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ALBERTO

GRILLI

IL PROBLEMA DELLA

VITA

CONTEMPLATIVA

NEL M O N D O G R E C O - R O M A N O

FRATELLI B O C C A EDITORI , M I L A N O < ROMA

Prima edizione: 1953

Printed

in Italy

- Stampato

in Italia

Propriet EDITORI

riservata

FRATELLI

BOCCA

Milano - Via Visconti di Modrone, 27 Roma - Via Quintino Sella, 69

Matri, magistro,

uxori.

La presente ricerca vuole studiare il problema della vita contemplativa nel mondo culturale greco-romano: perci ne sono rimasti sostanzialmente esclusi Platone e Plotino, non perch in essi non compaiano elementi contemplativi che anzi gi altri li hanno studiati , ma per il carattere metafisico o mistico che questi in loro assumono e ancor pi perch si sono avuti presenti tra i filosofi quelli il cui influsso ha maggiormente agito sul mondo di cultura. Per questo hanno invece speciale rilievo Epicuro, Panezio, Seneca; mentre Democrito e Aristotele vi sono trattati solo in quanto fonti cui pi tardi si attinto: Mi assai caro esprimere qui quanto devo al mio maestro Luigi Castiglioni, che mi ha confortato a questa ricerca e mi stato largo di aiuto e di consiglio:
Milano, aprile 1952

ALBERTO GRILLI

S O M M A R I O

AVVERTENZA SOMMARIO INTRODUZIONE

pag.

7 9 13

CAPITOLO
LA

PRIMO
ASSOLUTA DELL'EPICUREISMO. L'e-

33

CONTEMPLATIVIT

donismo epicureo (p. 33) Aponia e atarassia (p. 41) L a reoctSela contemplativa di Epicuro e la polemica contro la 7tai8ea tradizionale (p. 43) Gli elementi fondamentali del pio? &e<op7jTixs epicureo: a) avversione per la fama e per la folla (p. 48); b) il jx-Jj TcoXtTSiSea&cu (p. 59) c) Y'otium (p. 64) d) l'eliminazione di societ e famiglia (p. 69) Conclusione (p. 84). CAPITOLO
LA

SECONDO
RELATIVA DELLO

T
STOICISMO. L'at-

89

CONTEMPLATIVIT

tuosit teorica dello stoicismo antico e il suo temperamento in Crisippo (p. 89) Sviluppi ulteriori nello stoicismo di mezzo (p. 99) L o stoicismo imperiale: Musonio, Epitteto, Marco A u relio (p. 102) Conclusione sulla contemplativit relativa dello stoicismo fin qui esaminato (p. 107) Panezio e la sua concezione dell'uomo e della vita (p. 108) Elementi che vi concorrono: L'ideale di un $lo<; #ecop7)Tix<; secondo Aristotele (p. 125) e la controversia tra Dicearco e Teofrasto (p. 129) Democrito e la tradizione ellenistica (p. 133) Panezio e Democrito. Tratti fondamentali del Ilepl e&uu.ta<; paneziano (p. 137) Conclusione (p. 161). CAPITOLO
LA VITA E

TERZO
CONTEMPLATIVA CULTURA NELLA E

. . . . . . . . .
CULTURA ELLENISTICA FILOSOFIA: SENECA.

167

Pessimismo e desiderio del ritiro nella poesia e nel pensiero dell'et ellenistica (p. 167) Sviluppo dell'ideale del pio? 8'etopTjTixe nella societ romana : Cicerone (p. 192); l'et di Augusto (p. 200); l'alternanza dei due {3(oi, l'attuoso e il contemplativo (p. 204)
ROMANA.

10

Sommario
S e n e c a : i d i a l o g h i c o n t e m p l a t i v i nella v i t a del filosofo (p. 217); il de brevitate vitae (p. 230); il de tranquillitate animi (p. 236); il de otio (p. 249) L a sintesi delle Epistole s e n e c a n e (p. 261) C o n c l u sione s u S e n e c a (p. 278).

CAPITOLO

QUARTO

283

RIFLESSI DELLA VITA CONTEMPLATIVA NEL MONDO CRISTIANO. I l n e o p l a t o n i s m o (p .283) I Vangeli (p. 288) G l i Atti degli Apostoli e l e Epistole neotestament a r i e (p. 292) F u s i o n e d e l l ' i d e a l e c r i s t i a n o nel m o n d o o c c i d e n t a l e (p. 299) e nei P a d r i d e l l a C h i e s a g r e c a del I V secolo (p. 306) R i t o r n o a l l ' i d e a l e e u t i m i s t i c o (p. 323) C o n c l u s i o n e della ricerca (P- 344)INDICI I n d i c e dei n o m i e dei passi c i t a t i (p. 349) t e r m i n i p i significativi (p. 3 6 1 ) . I n d i c e dei 349

INTRODUZIONE

INTRODUZIONE

Ad un dato momento della storia della Grecia gi allo scorcio del V e lungo il IV sec. av. Cr. si deve notare come a grado a grado si scuota, si sgretoli, si frantumi tutta una tradizione. Le lotte intestine non fanno strage solo tra citt e citt, ma entro le mura di ognuna di esse e nell'ambito delle grandi leghe avverse; il governo dello stato ad Atene si sente sempre meno sicuro, passa in mano ai demagoghi, finisce in quel miserevole esperimento della oclocrazia, che suscita la ribellione dei benpensanti e degli intellettuali naturalmente conservatori; il commercio, divenuto internazionale, crea nuovi contatti e nuovi vincoli, che staccano l'uomo dal suo ambiente limitato nella visuale del mondo ellenico; le tradizioni patrie, politiche, religiose cedono e vanno sfumando nel sorger della critica del pensiero filosofico, e lasciano un vuoto incolmabile nella vita pubblica e privata dell'individuo. Se ben si guarda, chiaro che tutti questi fattori non sono isolati, n agiscono singolarmente, ma intrecciano in modo diverso a seconda delle circostanze contingenti i loro influssi e i loro effetti. Fazioni e lotte interne, sostituzione delle classi sociali al potere, in-; troduzione di novit dall'esterno stimolano e accentuano l'azione logoratrice delle cause pi immediate sulle tradizioni e favoriscono gli screzi interni, lo sfasciarsi dei legami famigliari, lo spirito avventuroso e com=. mercial, gi sviluppatissimo nel popolo greco.

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Vita contemplativa

Lo sprito greco, e in particolare quello ateniese, aveva dopo le guerre persiane preso gusto alla cultura, quella che i sofisti gli offrivano varia, piccante, mordace a volte, sempre col sorriso un poco scanzonato, se non canzonatorio, del loro relativismo. Da tempo ormai il senso religioso svaniva in quella irriverenza che esce in ironia incredula per divinit incapaci a tutelare la citt e la societ che parti colar-: mente le aveva venerate, le aveva scelte come benevole patrocinatrici a difesa dei propri interessi ( ). Quando il mondo ufficiale non ammetteva ancora questa mancanza di religiosit, la crisi morale veniva gi a galla nell'arte: lo scherno pensato di Euripide, che avanza armato di filosofia, di quella pericolosa filosofia sofistica, che nasce e vive in Grecia, dall'Asia alla Sicilia, perch risponde alla condizione spirituale che si veniva formando. Ma lo stato non poteva ammettere il relati-: vismo assoluto, n le sue comode formule, minatrici temibili della cosa pubblica. Cos si spiegano le numerose accuse d'empiet durante il V e il I V s e c , difesa vana di uno stato che cercava di salvaguardare il patrimonio pi essenziale: la religione. Quindi logico che a difesa della religione e dell'ortodossia si levi proprio la com3 media di Aristofane, contro Socrate ed Euripide: Aristofane aristocratico e cos conservatore non poteva vedere di buon occhio le innovazioni. Del resto anche la sua ortodossia sar piuttosto da prendere come forma di tradizionalismo che come reale, convinta fede; tanto pi, appunto, che la fede ufficiale, la reli-: gione di stato era un'arma potente, l'unica che aveva sempre aiutato gli aristocratici a conservare la passata
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i ) L a speculazione gi con Anassagora a v e v a incominc i a t o a s c a l z a r e l e basi d e l l a v e c c h i a c o n c e z i o n e religiosa. P r o t a g o r a a v e v a p o i f a t t o u n p a s s o i n n a n z i d i c h i a r a n d o di n o n p o t e r affermar n u l l a i n t o r n o a g l i d e i ; e d i q u i d e r i v a n o t u t t e le c o n s e g u e n z e c h e il p e n s i e r o filosofico t r a s s e ai t e m p i della g u e r r a del P e l o p o n n e s o .

Introduzione

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superiorit sui TTOXXOL Una figura caratteristica di questo tempo anche per la sua assidua religiosit Senofonte; ma in questa religiosit, che pure appare continuamente nella sua opera e nella sua vita, c' molto un senso di prudente precauzione nei confronti degli dei. Non c' in lui senso di profonda pietas, ma la sua religiosit risente di quel culto esteriore nelle sue forme pi svariate e popolari, che si ritrova in tutta la societ del tempo, la quale attendeva scrupolosamente ai misteri eleusini e ascoltava Hermes dire nel Fiuto : La patria l dove si sta bene , colmo di scherno su un dio e sugli uomini Anche l'autorit del pi vecchio, che aveva da se-: coli retto il mondo patriarcale, famigliare, statale della Grecia e dell'Attica, scompare. Nel complesso utopistico del tempo immediatamente successivo alla guerra peloponnesiaca Platone tenta di ricostruire una unica grande famiglia sui generis nello stato, ma cade in una forma di comunismo che per noi moderni offre qui il suo lato pi spiacevole: Oltre a questi problemi di carattere morale, ad altri ancora era legata la caduta dello stato, di cui l'aspetto politico non che una conseguenza. L a Grecia alla fine del I V sec. si era venuta a trovare di fronte a un grande cozzo, che poteva in parte aver paragone con le guerre persiane: se le stesse citt che avevano vit-: toriosamente respinto Dario e Serse non riescono questa volta a respingere Filippo e Alessandro, questo si deve certo in buona parte alle diverse capacit del nemico e alla diversa situazione del regno persiano e di quello macedone, ma anche non si pu trascurare un insieme di mutamenti che si sono venuti realizzando in Grecia
(') Aristoph. Plut. 1 1 5 1 . Vedi Mahaffy, A history of classical Greek Literature 11,2,46 e 55; R. Cohen, Athnes, une dmocratie, p. 162, dice giustamente di questo popolo ateniese che era "pieux aimablement et sans profondeur".

dopo il 480. L'economia ellenica, che era particolarmente legata al suolo, sia sotto la forma dell'allevamento nelle regioni settentrionali, come la Tessalia, sia sotto la forma della coltivazione diretta del suolo in tutte quelle zone dove il terreno lo permetteva, nel corso del I V sec. era andata modificandosi. Anche la conservatrice Sparta incominciava a vedere sostituita alla piccola propriet privata una modesta forma latifondistica, per cui la piana laconica veniva a passare gradatamente in possesso di un ridotto numero di persone; ma nell'Attica pi che in altre regioni era particolarmente sentito il problema agricolo, anche per il suolo povero, se pur adatto a produrre frutti d'ogni specie. Comunemente si dice che gli Ateniesi furono un popolo che volontieri viveva in campagna e ne onorava il lavoro ( ). Ma quando la vita politica prese un tal piede da attrarre come occupazione quotidiana anche il semplice cittadino, quando le scorrerie spartane resero pericolosa la vita campagnola e fecero rifugiare in citt, volenti o nolenti, molti che abitavano le campagne, quando lo splendore e le comodit della vita cittadina incominciavano a far dimenticare quella campagnola, faticosa e che esigeva sacrifici anche fisici ( ), rimase attivo come prima il lavoro agricolo ? Prima della guerra peloponnesiaca la maggior parte degli Ateniesi abitava in campagna, anzi ai tempi di Clistene ai diecimila abitanti della citt si opponevano 80.00090.000 campagnoli dell'Attica ( ) ; ma le condizioni
1 2 3

(*) Cfr. a n c h e B o e c k h , L'economia politica degli Ateniesi, 1, 8; G l o t z , he travati dans la Grece ancienne, P a r i s , 1920, p .213 e 277; c h e c i i n u n c e r t o p e r i o d o sia s t a t o v e r o , p u d i m o s t r a r l o a n c h e I s o c r a t e , Areop.52, c h e d i c h i a r a c h e le c a s e d e g l i A t e n i e s i e r a n o s t a t e p i s o n t u o s e i n c a m p a g n a c h e i n citt,. ( ) V e d i G l o t z , op. cit. p. 201-08; T u c i d i d e , 2, 13, 2, e 14,1, c i d i c e c h e fu P e r i c l e a f a r r i e n t r a r e d a i c a m p i l a p o p o l a z i o n e r u r a l e a l l ' i n i z i o della g u e r r a del P e l o p o n n e s o . ( ) T h u c y d . 2, 14, 2 xaX7rc5<; 8 oc-rot? (agli A t e n i e s i ) o*c T e i eia>&svai roq noWoi; v roiq ypoT? S t a i x a a ^ a i rj vdcoraaii; y i y v s - r o . E B e l o c h , Griech. Geschichte, I , 209, n.
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dell'agricoltura furono peggiorate dal continuo smembramento della propriet per via di eredit, di confische parziali, di vendite, di alienazioni per debiti. Perci male considerevole fu questo sminuzzamento eccessivo delle propriet fondiarie, che mise in disagio la massa rurale e le fece risentire un imbarazzo notevole nel riuscire a vivere sul proprio lavoro ; non meno considerevole quello delle conseguenze provocate dalle guerre continue: ogni invasione questo vale non solo per Atene, ma per tutta la Grecia significava una totale devastazione della campagna, con la distruzione di beni immobili, attrezzi, culture, con l'abbattimento degli alberi "da frutta, degli ulivi, delle viti. Ci volevano anni e capitali per risanare le conseguenze della catastrofe e risarcirne i danni: l'esperienza ci insegna che gli anni delle invasioni e quelli che seguono sono anni di miseria, in cui il risorgere di ogni sana iniziativa lento e faticoso. Poich lo sfruttamento oppressivo dello stato, che per le gravose imposte dirette del tempo di guerra molto poggiava sulla propriet fondiaria, rendeva pi scarsi i capitali disponibili, il numero degli anni non era ancora trascorso, quando una nuova invasione veniva a riportare il possidente nelle disperate condizioni di prima. L a fine della guerra del Peloponneso segna un disastro definitivo nell'economia rurale ateniese: se ne salvano i possidenti che hanno altre attivit nella metropoli e che lasciano uno schiavo a dirigere i lavori e vivono nel centro dei loro affari; ma il piccolo proprietario, coperto di debiti, continua ad alienare la poca terra che ha, senza per questo riuscire a viver meglio in citt, dove, dopo la disfatta, le condizioni economiche non sono pi floride come una volta
f ) U n a t e s t i m o n i a n z a sulle m i s e r e c o n d i z i o n i i n c u i si t r o v a v a l a c i t t ci d a t a d a I s o c r a t e , pac. 127-28, d o v e s i l a 1

Ma un disastro pi grave, che investir anche industrie e commerci, sar quello susseguente alla conquista m a cedone. La miseria che grava tutta la Grecia minaccia di svuotarla di uomini: le conquiste orientali di A l e s sandro accentuano queste tendenze, offrendo nuove colonie, nuove avventure e nuovi eserciti ai giovani su cui le miserie gravano inesorabili, tanto pi che l'Oriente con gli immensi tesori che Alessandro aveva aperto' all'Occidente accresce il desiderio di benessere. I giovani delle isole si arruolano come rematori nelle flotte (e guadagnano bene); quelli del continente si arruolanocome mercenari ( ). Ma, d'altro lato, non difficile vedere come questi mercenari significhino anche la scomparsa del senso del dovere civico nel cittadino.
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Se questa la condizione che, iniziatasi nel 432, ha continuato a peggiorare fino a tutto il I I I s e c , quando vediamo in Senofonte, Aristotele e Teofrasto le lodi dell'agricoltura, come dobbiamo giudicarle? consuetudine vedervi una conferma di quell'amore degli Ateniesi per l'agricoltura, amore che li avrebbe spinti, se non a lavorar la terra, a onorare questo lavoro. Ma certo in parte diversi erano gl'intendimenti di Senofonte e di Aristotele nel lodare la vita dei campi ( ). Senofonte dice che nemmeno le persone pi benestanti
a

m e n t a 7rX?i&o<;... yjfi&v > Siaxelu-evov (jnr)8va T & V 7toXiT&v fjSws 7jv (/7]8 pqc#{ji<><;, XX'Supfxuv (aeoT'Jjv c l v a t -fjv irXtv. (*) M e r c e n a r i d a v a n o i n g e n e r e le r e g i o n i m e n o p r o g r e d i t e e pi povere, come Arcadia e A c a i a ; ma d o v u n q u e c'erano p o v e r i , se I s o c r a t e ( I V , 146) n t a a d i e c i m i l a q u e l l i c h e p r e sero p a r t e a l l a s p e d i z i o n e in A s i a , p e r l a m a g g i o r p a r t e ot Sta pauXT -yjTai; v T a l ? auT &v o x . oloi T ' ^ o a v YJV. U n n o t e v o l e afflusso di s o l d a t i si e r a g i i n p r e c e d e n z a a v u t o a l s e r v i z i o del G r a n R e , s p e c i a l m e n t e q u a n d o , d o p o c h e l a b a t t a g l i a d i C u n a s s a a v e v a m o s t r a t o e v i d e n t e l a s u p e r i o r i t d e i G r e c i sui b a r b a r i , i r e di P e r s i a p r e s e r o a d a r r o l a r e m e r c e n a r i g r e c i p e r le l o r o g u e r r e . Cfr. a n c h e K a e r s t , Geschichte des Hellenismus, 1 9 4 7 , I, 1 1 4 - 1 5 e 1 2 9 . ( ) V e d i a n c h e L u c c i o n i , Les ides politiques et sociales de Xnophon, 1946, p . 95 e G l o t z , op. cit. p . 294.
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possono fare a meno dell'agricoltura, perch l'occuparsi di essa al contempo un diletto, un mezzo per accrescere il patrimonio ( o t x o o ao-yj<ri^) e un esercizio del fisico per renderlo atto a fare ci che si conviene a un uomo libero. Ed la terra che produce per chi lavora i prodotti di prima necessit, come anche tutto il resto, purch l'uomo sappia sopportare il freddo e il caldo e i disagi : tanto che a chi la coltiva essa d maggiori forze; Inoltre la terra sprona, a- difenderla con le armi e allo stesso tempo ci fa atti alla guerra. E ancora si 4eve aggiungere che la terra, essendo una divinit, insegna la giustizia a chi in condizioni d'apprenderla e che l'agricoltura rende assai nobili di carattere coloro che la praticano Dal canto suo Aristotele, pi esplicito, afferma che il popolo dedito all'agricoltura ottimo, tanto che possibile formare una democrazia l dove la massavive sull'agricoltura o sull'allevamento. Infatti, data la scarsit di beni, non pu perdere tempo e rinuncia perci a cianciare in assemblea (8i
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e per il fatto che mancano dei mezzi di prima necessit, usano del loro tempo per i loro lavori e non stanno a desiderare i beni d'altri, perch certo pi gradevole lavorare che darsi alla politica e alle alte cariche l dove dalle magistrature non c' da avere grandi profitti ( ).
xXYjcri^Eiv);
2

In tutti questi passi l'affermazione pi degna di nota che un popolo di agricoltori sia il pi giusto ( ) ; ma altrettanto interessanti possono essere le espressioni frequenti che sostengono come l'agricoltura sia meritoria in quanto rende robusti corpo e animo, facendoli atti alla guerra. Queste non sono lodi, sono giustificazioni del lavoro
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(') X e n . oec. 5, 1-2, 4, 7-8, 1 2 ; 1 5 , 1 2 . ( V A r i s t . polit. 4, i 3 0 o a 6; 1 3 1 8 0 9. (') Cos a n c h e [ A r i s t ] , oec. 1 3 4 3 a.


a

di campagna: c' in tutte una nota di rimpianto, forse gi un desiderio, un bisogno della vita semplice, non solitaria, ma lontana dal tumulto demagogico della citt; e pi di tutti lo dimostra Senofonte, che dopo aver lodato l'agricoltura come arte, lavoro e vita di popolo libero deve accontentarsi di dare consigli pratici solo per quanto riguarda la coltivazione cui accudiscono schiavi Che si tratti di elementi utopistici si ricava dal confronto tra Senofonte e Aristotele, che giungono a conclusioni opposte: per il primo l'agricoltura produce otxou a u r a t e ; , mentre quest'ultimo trova in essa caratteristico T [iy\ 7toXA7]v ocuav ' ^ e i v . Direi quindi che Senofonte e Aristotele vedessero la vita campagnola dei secoli precedenti come un ideale, avendola travestita di quelli che erano gli elementi secondo loro necessari per avere una polis e una politeia perfette ( ). La decadenza dell'economia rurale tutta a vantaggio del vigoroso sviluppo del commercio: si tratta di un commercio multiforme ed esteso, effettuato tutto per mare e su navi greche, per lo pi ateniesi o corinzie, l fenomeno generale, ma anche qui acquista una posizione particolare l'Attica. logico che appunto un paese povero di prodotti naturali in genere, favorito da porti splendidi lungo coste sviluppatissime e ricche di di approdi si sia rivolto al mare per cercare possibilit di vita migliore attraverso il commercio e l'importazione. Per l'Attica si tratta di una vera necessit, perch
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( ) I l c h e , se c e n e fosse b i s o g n o , ci c o n v i n c e c h e , a l m e n o per una t e n u t a di una certa entit, la m a n o d'opera libera nei c a m p i d o v e v a essere scarsa. ( ) P e r m o s t r a r e c o m e S e n o f o n t e sia il p u n t o di p a r t e n z a d i u n a l u n g a t r a d i z i o n e r e t o r i c a in c u i l a c a m p a g n a i d e a l i z z a t a r i c o r d e r c o m e gli e l e m e n t i stessi c o m p a i a n o in u n i n s i g n e r a p p r e s e n t a n t e di u n a c o r r e n t e c u l t u r a l e assai l o n t a n a nel t e m p o e n e l l e c o n c e z i o n i , L i b a n i o (land, agric. 4, V I I I , 262) i n f l u e n z a t o a n c h e d a P l a t . Theaet. 1 7 3 e d .
2

manca il grano necessario alla nutrizione di una popolazione che aumenta sempre pi in citt e diminuisce progressivamente in campagna. I dati del 329-28 ci dicono che, contro 395.000 medimni di frumento prodotti dall'Attica, ne furono importati 1.600.000 dal Ponto Eusino e altrettanti da Egitto e Sicilia si ammetta pure che si trattava di un anno di scarso raccolto, ma le statistiche moderne, per quanto basate su dati piuttosto scarsi e saltuari, sono arrivate a calcolare la produzione annua normale a 500.000/600.000 medimni tra orzo e frumento, con quest'ultimo rappresentato in una percentuale del solo 10% ( ): tale produzione con l'aumento continuo della popolazione bastava appena per soddisfare ai bisogni dei produttori. Condizioni del genere ci spiegano la necessit di una politica granaria, che si concreta nell'azione diplomatica e militare nei riguardi delle citt trace e ben giustifica l'impresa di Filippo contro Bisanzio; ma ci spiegano anche l'andamento dei prezzi dei generi di prima necessit, che in lenta, ma continua crescita fin dal V secolo ( ). Questo complesso di fattori econo2 3

(*) CI.A. I I , 834 ( C o n t i d i E l e u s i ) e G l o t z , op. cit. p . 30g. ( ) G l o t z , op. cit. p . 3 0 8 ; G u i r a u d , La proprit foncire en Grce jusqu' la conqute romaine, P a r i s , 1893, p . 4 9 1 . S i a g g i u n g a c h e il f r u m e n t o d e l l ' A t t i c a n o n d o v e v a essere d e l l a m i g l i o r resa, se p e r il n u t r i m e n t o di un a t l e t a o c c o r r e v a a l g i o r n o 1. 1 , 6 1 4 di f r u m e n t o b e o t i c o , m a 1. 2,188 di q u e l l o a t t i c o ( T h e o p h r . Hist. pi. 8, 4, 5; G u i r a u d , op. cit. p . 492). ( ) Il G l o t z , op. cit. p . 285, c a l c o l a c h e , p o s t o i n d i c e 1 al p r e z z o del f r u m e n t o i n t o r n o a l 590, si p o s s a n o d a r e g l i i n d i c i 1,5 v e r s o il 480; 3 nel 404; 6 v e r s o il 330. Il p r e z z o d i u n m e d i m n o di f r u m e n t o e r a a l l ' e p o c a di S o c r a t e di 3 d r a c m e , nel 340-30 di 9 dr. (e si t r a t t a di p r e z z o f a v o r e v o l e , se i d u e E r a c l i o t i c h e n e h a n n o i m p o r t a t o 400.000 m e d i m n i d a l l a S i cilia m e r i t a n o l ' o n o r e di u n a i s c r i z i o n e , / . G. ed. m i n . 408); nel 330-24 il p r e z z o di 5 dr. e c c e z i o n a l m e n t e b a s s o e f r u t t o d i u n a d o n a z i o n e di un t a l e C r i s i p p o , m e n t r e il p r e z z o del m e r c a t o i n q u e l p e r i o d o d i s c a r s i t era d i 1 6 dr. ( [ D e m ] . in Phorm. 38-39); nel 329/28 il r e n d i c o n t o g i c i t a t o di E l e u s i d i c h i a r a c h e il p r e z z o fissato d a l l ' a s s e m b l e a p o p o l a r e q u i n d i il p r e z z o m i n i m o del m e r c a t o e r a di 6 dr. A n c h e l ' o r z o , a l t r o g e n e r e di c o n s u m o i n A t t i c a , s p e c i e t r a le g e n t i p o v e r e ,
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mici non nel suo insieme favorevole ad Atene, anche se la tassa di transito al Pireo doveva rendere bene; questo anche perch il commercio non in mana ai cittadini, ma come del resto l'industria nei tempi pi recenti esercitato proficuamente dai meteci^ ). Ora dal nostro punto di vista, questo commercio,che apporta benessere e ricchezza a una notevole cerchia di persone, stimolo alla caccia di guadagni sfrenati, ad avventure lontane, a tutto un insieme di vita che si allontana e dimentica i due centri che avevano sino ad allora retto la compagine morale-sociale della Grecia: l'ara degli dei Tzohiovyoi e il focolare della famiglia. E le condizioni ci appariranno in una luce peggiore, se pensiamo alla massa dei malcontenti che dovevano turbulentamente agitarsi nella citt.
1

* * *

Numerosi elementi, di cui fondamentali quelli qui sommariamente accennati, minano la vita politica della Grecia nel I V secolo. Verso la fine del secolo, la polis perde ogni significato. Eppure Isocrate, quando celebrava nel Panegirico
p a s s a d a 3 dr. p e r m e d i m n o in f a r i n a a l l ' e t di S o c r a t e ( P l u t tranq. an. 469 B ) a 4 dr. ( 3 dr. in g r a n i ) t r a il 400 e il 350 (/. G. ed. m i n . 1 3 5 8 , I.45 e 50), p e r p a s s a r e a u n a m e d i a d i 5 dr. i n g r a n i ( = 7 dr. c i r c a in farina) d a l 340 ai 320 c i r c a . P e r q u e s t i d a t i v . S p a v e n t a - D e N o v e l l i s , / prezzi in Grecia e a Roma nell'antichit, P u b b l . Ist. S t a t i s t . K . U n i v . d i B o r n a , 1934, p . 28, 32-33, 49-50 e G l o t z , op. cit. 285-86. (') P e r c o m m e r c i o e i n d u s t r i , cfr. B e l o c h Griech. Gechichtc, I, 393-437 e I I , 336-67, m a bene a g g i u n g e r e p e r c h , se p u r v e c c h i e , n o n s o n o a n c o r a s u p e r a t e l e p a g i n e del B c h e r , Zur griech. Wirthschaftsgesch. in Festgaben fr A. Schaffte, T b i n g e n , 1 9 0 1 , spec. p . 203-208, in cui si r i d u c e l a i n d u s t r i a a t t i c a a u n a m e d i a di 20-30 o p e r a i a l l a fine d e l l a g u e r r a del P e l o p o n n e s o e n o n rerto a i 120 a t t r i b u i t i a L i s i a e P o l e m a r c o a t t r a v e r s o un f r a i n t e n d i m e n t o del t e s t o di in Erath. 8 e 1 9 . Cfr. a n c o r a G l o t z , op. cit., p . 2 1 3 ; G u i r a u d , ha maind'oeuvre dans Vancienne Grece e O e r t e l , Zur Fragen der attischen Grossindustrien, i n Rh. Mus. 7 9 (1930). 230-252.

saia

l'unione di tutti i Greci sotto l'egemonia del re macedone, non voleva che tutto ci significasse la fine della vita politica del proprio paese (ne la prova il Panaienaico), ma un nuovo fiorire di attivit fuori degli antagonismi campanilistici ; neppure perdeva il concetto di polis, perch l'autonomismo era un assioma per chiunque, greco, allora si fosse interessato di politica. Isocrate quindi il fallimento di una teoria ; anzi pi dei fallimento di una teoria soltanto, perch Filippo e Alessandro costringeranno la Grecia a subire quel panellenismo che con altri intenti Isocrate aveva prospettato. In questo panellenismo muore politicamente la Grecia, perdendosi la sua caratteristica essenziale di poleis, in cui lo spirito brillava in funzione del municipalismo <i solo astrattamente poteva uscire ad abbracciare il mondo, esso pure greco, che circondava. La scomparsa della libert politica nelle singole citt fece scomparire il senso immediato di patria e con esso i nobili sentimenti che nella patria-polis avevano trovato la loro ragione di essere. La situazione peggior con i successori di Alessandro, la cui politica burocratica e assolutista tendeva a soffocare tutte le libere istituzioni sopravvissute, fino a fare delle citt dei puri e semplici centri amministrativi. Tutti questi fenomeni si sommano: le masse impoverite, i giovani resi amorali dai filosofi di moda, la cittadinanza dissoluta nelle sue ricchezze, la libert e la vita politica spente, l'antica fede senza credenti perch incapace di soddisfare le anime e le coscienze, pur cos scosse concorrono a rendere pi spaventoso il crollo; crollo che avviene tra una apparente indifferenza, come volevano la filosofia del tempo e il timore della noia. Esplicitamente possiamo dunque dire che alla fine del secolo IV la polis muore: non ha potuto resistere alle lotte interne e alle pressioni esterne, alla azione

del commercio internazionale, al crollo di tutte le tradizioni; ormai non risponde pi a una necessit ben definita e durante il III secolo, tra le interminabili discordie del mondo ellenistico, si cerca di salvare questo concetto, che pare ancor vitale. Ma ormai non esiste pi la polis da quando, logora nelle sue istituzioni, le venuto a mancare lo spirito umano che la faceva atta a vivere. * * * Col crollo della polis contemporaneo e interdipendente lo sfacelo della religione: alla mancanza del controllo sociale risponde la mancanza di controllo dello spirito. Il x(j[xou TCOTY<; nasce perch ci si allontana appunto dalla patria-polis, non la si sente pi come organismo vivente, perch realmente si taciuta nelle sue voci pi forti, l'utilitaristica della difesa dei singoli cittadini e la sublime del vincolo religioso comune. Anzi, non l'uomo che si allontana; chiaro che se le comunit religiosa e politica che erano i due centri tra cui si svolgeva la vita quotidiana degli uomini venivano a mancare, la loro mancanza gettava l'uomo nell'isolamento della natura ostile. Nulla doveva parere pi temibile della natura all'uomo abituato a vivere entro determinati limiti e spazi, concessigli da una tradizione secolare che lo guidava nella vita dello spirito almeno esteriormente , nella vita politica, nella vita economico-sociale. Per l'essere sociale l'indifferenza della natura si mutava in spietata ostilit ( ). L'appoggio della societ politicamente costituita ormai non sus1

(*) Q u a n t o si d i c e q u i n o n c o n t r a s t a c o n l ' a m o r e p e r il paesaggio naturale che, come gusto o come vezzo, sviluppato nel m o n d o ellenistico. D i v e r s o g u a r d a r e a l l a n a t u r a c o n l ' o c c h i o d e l l ' u o m o sociale e r i c e r c a r l a c o m e i n d i v i d u o i n c o n t r a s t o al t u r b i n i o d e l l a v i t a c i t t a d i n a . S u q u e s t o a r g o m e n t o si v e d a p i o l t r e c a p . I l i , p a g g . 180 s g g .

siste ; i pi saranno perci politicamente e anche socialmente dei naufraghi, privi di una guida e di una meta comuneViene cos alla superficie, da un bisogno violento di un'umanit in crisi, la tendenza pi o meno spiccata dal I I I secolo in gi alla vita contemplativa in genere, alla vita solitaria in particolare. Non ostante quanto stato affermato e di cui anche noi riconosciamo appieno il valore , e cio che il Greco non conosce vita al di fuori della societ politica di cui fa parte, gi nell'et precedente si era venuto formando un nascosto ideale di vita contemplativa, le cui mosse iniziali hanno ben seguito il Boll, il Jaeger e R. Mondolfo (*) : Democrito ( ), Anassagora ( ), Eraclito ( ) furono i primi
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(*) B o l l , Vita contemplativa, in Sitzungb. Heidelberg. Acad. 1920, 8, p . 7 - 1 0 ; J a e g e r , Ueber Ursprung und Kreislauf des philos. Lebensideal, in Sitzungb. der Preuss. Akad. d. Wissenschaften, 1928, p . 390-421 ( v e d i l o t r a d o t t o in a p p e n d i c e a l l ' e d i z . i t a l i a n a dell'Aristotele a pp. 559-617); R. Mondolfo, Origen del ideal filosofico de la vida, in Rev. de Est. clas. ( U n i v . de C u y o ) , 1 (1944), 1-34, c h e a p p r o f o n d i s c e le r i c e r c h e del J a e g e r e g i u n g e a n u o v i e i m p o r t a n t i r i s u l t a t i . V e d i a n c h e F . W e h r l i , A # e pt,<aa<;, L e i p z i g , 1 9 3 1 , c h e c o n o s c o solo a t t r a v e r s o l a r e c e n s i o n e d e l N e s t l e , Philol. Woch., 1 9 3 3 , p . 3 s g g . N o t o q u i c h e m i soffermo solo a l l e d i c h i a r a z i o n i a p e r t e d i pfcos &')1<; e t r a s c u r o p e r c i q u e l p r e c e d e n t e l a v o r i o s o t t e r r a n e o c h e cos b e n e h a m e s s o ' i n l u c e il M o n d o l f o , art. cit., p. 22 s g g . , p e r P a r m e n i d e . ( ) V e d i per D e m o c r i t o pi oltre, cap. II, pag. 133 sgg. ( ) I l filosofo d i C l a z o m e n e ci c o m p a r e nella t r a d i z i o n e con i colori c a r a t t e r i s t i c i d e l l ' u o m o dewpYixixq: c o l u i c h e h a l a s c i a t o p e r d e r e le s u e r i c c h e z z e (la m e d e s i m a c o s a p e r D e m o c r i t o , Vors. 68 A 1 5 D . ) , c h e rcepl T-JJV T U V <pu<nx&v d e o i p t a v ?jv, o 9 p o v x ^ o i v T W V T T O X I T I X & V , c h e i n d i c a p e r p a t r i a il c i e l o e a f f e r m a d i v i v e r e e<; &eo>piav /jXtou x a i oeX^vv)? x a i opavou {Vors. 59 A 1 D . == D . L . 2,7 e 1 0 ; A 29-30 D . ) . L a stessa afferm a z i o n e a t t r i b u i t a a P i t a g o r a d a A r i s t . Protrept, fr. W a l z . Cfr. B o l l , op. cit. p . 9 ; Jaeger, op. cit. (ediz. ital.) p . 5 6 2 ; F e s t u g i r e , Contemplation et vie contemplative selon Piatoli, Paris, 1926, p . 33 s g g . ( ) L ' a f f e r m a z i o n e Si^rjadcfjtQv jxewuTv (Vors. 101 D . ) a v r u n riflesso n o t e v o l e e p a s s e r nel p a t r i m o n i o c o m u n e , c o m e c i m o s t r a n o n solo l a r i c c h e z z a d i a n t i c h i a u t o r i c h e l a c i t a n o , m a il f a t t o c h e E s i c h i o s e n t a il b i s o g n o di s p i e g a r l a
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con

^ 7 ) T Y ) o a u .auTv.

a gettar questo germe, che, dopo aver destato curiosit, suscit tanto interesse. Anche i sofisti non mancarono di trattare temi che potevano invogliare, sotto un aspetto o sotto un altro pi o meno direttamente, al ritiro dalle pratiche o normali attivit della vita: ricorder solo il noto frammento di Antifonte sul matrimonio ( ). Gli effetti di questo mondo di pensiero che si sovrappone ormai alle particolari condizioni di vita di cui abbiamo pi sopra parlato compaiono in Euripide, che riprende come ideale la vita, quale l'aveva intesa Anassagora: oX(3to<; 6 a T t c ; . . . & a v T o u , xa&op>v (?\)ozo)c, xarfxov y T j p w v : ed esce in un'affermazione che ci fa gi sentire come prossimo sia ormai il mondo ellenistico con le sue nuove concezioni :
1

"OOTIC, 8 pLoipo^,

Tcpcrcysi TtoXX u,7) 7ipa <rcrtv 9jv 7]8o>? 7rpy(ji.ova


2

rcapv, ( ).

rtapv

Del resto anche Platone, che parte da una concezione del tutto opposta e non smentisce mai la sua missione politica, ci d un quadro del saggio assente dalle cose del mondo ed estraneo ad ogni forma di

( ) Vors. So B 49 D . Cfr. a n c h e l e a f f e r m a z i o n i d i P r o t a g o r a {in P l a t . Prot. 320 s g g . ) p e r .cui l ' a t t i t u d i n e a l l a v i t a c i v i l e n o n f a c o l t n a t u r a l e , m a si a p p r e n d e . (*) E u r i p . fr. 9 1 0 e 193 N . Q u e s t ' u l t i m o f r a m m e n t o p r o v i e n e dall'Antiope, i n c u i c o m p a r i v a a n c h e il s u c c e s s i v o fr. 1 9 4 , S ' ^ C T U X O ? . . . j 7rXet r'&piazoq. U.TJ r xtvSuveu -aTa a l vtir''y y p ovire vauTiXov cpiXto | T o X u . w v T a X(av O U T E rcpoaTT7jv x ^ i ; (al v . 2 forse b e n e a c c e t t a r e l a c o r r e z i o n e del N a u c k psoT?, m a n e p p u r e essa - e cos si d i c a delle a l t r e - s o d d i s f a c e n t e ) . V e r s i dell'Antiope c i t a C a l l i d e nel Gorgia (484 e, 485 e-486 c ) , s f r u t t a n d o le p a r o l e di Z e t o , v^jp itpaxTtx<;, c o n t r o il f r a t e l l o A n n o n e . D e l r e s t o i n E u r i p i d e t r o v i a m o i n n o c c i o l o m o l t i d e i t e m i c h e v e r r a n n o s v i l u p p a t i nel p e r i o d o s u c c e s s i v o : cos l ' a n t i f e m m i n i s m o (fr. 401, 493, 498, 528, 544, 545, 662, 666, 808, 1059 N . ) e il c o n s e g u e n t e a t t e g g i a m e n t o c o n t r o il m a t r i m o n i o (fr. 464, 502, 543, 546, 5 7 1 N . " ) , il p e s s i m i s m o sulla v i t a u m a n a (p. es. Heracl. 595-96, fr. 285, 449, 908, 9 1 6 ) . V e d i a n c h e l a sfiducia negli dei 7TOXI.OOX<H n e l Belhrofonte (fr. 286). V e d i c a p . I l i , p . 1 7 1 ; B o l l , op. cit. p . 1 2 ; J a e g e r , op. cit. p . 564, R . M o n d o l f o , art. cit., p . 1 3 - 1 6 .
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vita civile e ad ogni foima di diritto ed proprio lui che per primo pone la domanda T OTTI T aoToo eTet[X>.ecrirat; Che cos' prendersi cura di se stesso ? ( ) . Ma solo Antistene aveva riconosciuto per primo che l'emancipazione dell'individuo dai legami della societ pu salvare l'uomo dalle rovine tra cui veniva a trovarsi e per primo aveva posto in chiaro quell'antinomia individuo-collettivit, che si risolver pi tardi in.quella individualismo-cosmop>olitismo ( ) ; ed ancora Antistene il primo che afferma quale vantaggio della filosofia T Svaat-at a u T t o fnXetv ( ). Primo a chiamare, con voce suadente dal tono e dal calore platonico, gli uomini verso i nuovi orizzonti Aristotele, nel suo Protrettico, che apre a quella umanit stanca, anela di pace e di riposo, il mondo della contemplazione: si devono abbandonare 1' e5 i r p r T e i v e l'ideale della vita attiva nell'agor, ci si deve portare in un mondo utopistico, simile alle isole dei Beati ( ) , in cui atto la contemplazione filosofica, l'astrazione pura del pensiero scientifico ( ). Ma non era possibile che il metodo d'educazione del giovane Aristotele, con tanto pessimismo specie verso ci che di sensibile e pi vicino alle passioni umane si
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(*) P l a t . Theaet. 1 7 3 0 - 1 7 6 0 ; Apol. 1 7 a ; F e s t u g i r e , op. cit. p. 235-46, B o l l , op. cit. p . 1 5 ; cfr. a n c h e c a p . I, pag. 45 e n. 2. ( ) P l a t . / Ale. i 2 7 e ; cfr. g i Symp. 2 1 6 a , c o l c o n t r a s t o !(zauTo jjiv u.e).w, T 8' ' A & Y J V O U W V 7 t p - C T a > , c h e A l c i b i a d e r i c o n o s c e c o m e r i m p r o v e r o di S o c r a t e . ( ) M i s c h , Geschichte d. Autobiographie, 1 9 4 3 I, 4 0 8 - 1 0 ; K a e r s t , op. cit. I, n o s g g . ; W e n d l a n d , Die hellenistisch-rmische Kultur, T b i n g e n , 1 9 1 2 , p . 3 5 - 4 1 , 45-50. (*) D . L . 6,6; cfr. c a p . I I I , p a g . 1 7 7 s g g . (*) Cfr. A r i s t . Protrept. ir. 1 2 W a l z . ( = C i c . Hort. fr. 50 B . ) (') Cfr. J a e g e r , Aristotele, p . 72 s q q . ; B i g n o n e , L'Aristotele perduto e la formazione filosofica d'Epicuro, Firenze, 1 9 3 6 , I, 88 s g g ; F e s t u g i r e , La rvlation d'Hermes Trnmg., I l , 170-74.
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agita nella vita, non trovasse polemiche e contrasti da parte di chi non era ancor giunto ad ammettere una vita priva dell'c Tcp-r-rsiv d'un tempo; Isocrate, il maestro delle ultime illusioni politiche, che polemizza con lui e insegna ancora la peTT) -rroXiTcxy], arte dei bei corpi e delle belle anime: quello stesso Isocrate che non perdona ad Antistene il suo rientrare in s e lo taccia d'impotente ( ). Eppure l'educazione aveva fallito il suo scopo e si era dimostrata incapace di assolvere il compito che lo stato prima, l'individuo ora richiedevano da lei. Ma certo che neppure Isocrate, con il suo metodo che in parte ritornava all'antico e si ricongiungeva ad antiche tradizioni finanche formali ( ), soddisfa i nuovi Greci, bench a loro non dispiaccia. Si attende una parola nuova. Ormai l'uomo non segue pi il vecchio ideale attico; vive in un mondo nuovo, in una nuova et i cui interessi non sono pi limitati alla polis, ma si son fatti universali. Presto lo stesso Aristotele, che ha offerto la filosofa e la sua contemplazione come rifugio ai suoi contemporanei, superato dall'incalzare dei tempi. La vecchia morale si spenta, ne sorta una nuova; se la vecchia era quella dell 's TcpaTTsiv, la nuova sar quella dell'e 9)v: ma l'sS Cvjv diverr presto YJSSOCK; 9jv. La contemplazione platonica, metafsica di Aristotele non pi rispondente alle necessit del tempo.
x 2

(') Isocr. ad Nicocl. 39 009001; v u . t ^ . . . T 0 ? u-rpia [Jiv Tcsp OCUTSV Xyovxac;, fjttXetv S x a t Tot? 7rpy(jtac7t x a t Tot? v&pa >7iot? Sovau -vou?. L ' a l l u s i o n e c o l t a e i l l u m i n a t a bene d a l D i i m m l e r , Akademika, Giessen, 1889, p . 64-65. ( ) E i n t e r e s s a n t e l e g g e r e Vad Demonicum, che indica assai b e n e q u a l e p o s i z i o n e gli a n t i c h i a t t r i b u i s s e r o a d I s o c r a t e in q u e s t o c a m p o ; l o s c r i t t o i n t e s s u t o di m a s s i m e c h e risalg o n o spesso al b u o n senso p o p o l a r e o a l l ' e t i c a t r a d i z i o n a l e e c h e s o n o c o n s i m i l i a n u m e r o s e a l t r e di D e m o c r i t o , p e r es., o c h e t r o v a n o r i s c o n t r o in o p e r e di I s o c r a t e . Q u a n t o p o i a l c o n c e t t o in c u i I s o c r a t e t e n e v a le s c u o l e filosofiche, q u e l l e dei sofisti e q u e l l e s o c r a t i c h e , si v e d a TZ. vxtS. 258-69: in s o s t a n z a p e r lui si t r a t t a di yu[xvcrta T T J ? diu%riq, n o n di filosofia.
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La metafisica platonica non rifiorir pi, ormai, se non con Plotino : ma allora sar cessata la fede in una realt politica e nella possibilit di una concreta felicit terrena. Sar una nuova metafisica che si abbeverer alla fonte dell'estasi e dello spasimo mistico; nascer dalla nuova esperienza che le anime avranno tratto da quel mistico oriente, da cui nato anche il cristianesimo, e pur arricchendosi di nuovi elementi, nello stesso tempo sar cos lontana dallo spirito dell'et classica come dallo spirito dell'et ellenistica. In qusto momento avviene il distacco del saggio dalla polis, dell'etica dalla politica ( ) e nascono dalle esigenze del tempo due nuove correnti di pensiero, l'epicurea e la stoica; loro originalit fu il rivolgersi alla natura che pareva nemica all'uomo e cercare soluzioni diverse, ma secondo natura , cio fuori dalla artificiosit della societ politica, invece rivolgendosi all'uomo, alla natura dell'uomo, nel tentativo di renderla consona a se stessa e di darle il suo posto nella natura universale ( ). Ma, anche, secondo natura vuol dire secondo una realt e l'uomo il cui mondo in dissoluzione cerca qualche cosa di concreto: ecco a parer mio l'elemento originale che radicato nelle nuove filosofie e le fa trionfare, mentre manca al primo Aristotele e porta a fallimento la sua metafisica.
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Su questo piano la nuova grande parola che entrambe le filosofie dicono all'uomo, mentre un mondo

(') Zeller, Die Philosophie d. Griechen, 1 8 8 0 , I I I , 1, p . 1 3 e 1 9 ; B o l l , op. cit., p . 1 4 . ( ) Il R u y s s e n , Tradition philosophique, Paris, 1922, p . 7 d i c e c h e ce f u t l ' o r i g i n a l i t p r o f o n d e d e l ' p i c u r i s m e e t d u S t o c i s m e d ' a v o i r a c c e p t d a n s t o u t e sa s i m p l i c i t t r a g i q u e ce redoutable tte--tte (con la natura), et d ' a v o i r tent de trouver dans la nature m m e l'quivalent de la cit vanouie e t des r a i s o n s d e l a foi p r i m e . S u l s i g n i f i c a t o di q u e s t e n u o v e filosofie nella c i v i l t ellenistica, v . W e n d l a n d , op. cit., p . 4 1 - 4 5 , 48, 1 0 1 - 0 7 ; P o h l e n z , Die Stoa, G e s c h i c h t e einer g e i s t i g e n B e w e g u n g , G t t i n g e n , 1948, I, 1 6 - 1 9 .
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crolla, a T p x e i a : ma questa autarchia individualismo e lo dimostra l'immagine del saggio, libero, che conta solo su se stesso e si separa dalla massa Attraverso l'indipendenza l'individuo pu guardare sfaldarsi le sue basi tradizionali con cuore sereno, sicuro di bastare a se stesso, mirando alla meta pi agognata in tempi cos agitati, cui era certo di giungere, perch della realt di se stesso non avrebbe mai dubitato. La meta di questa nime in angustia il riposo della contemplazione fuori di ogni turbamento, in un'interiorit del tutto nuova per lo spirito greco ( ). Si schiude cos quel (io; ftsipvjTtx;, che tanti animi n o bili conquister attraverso i secoli, fino a Boezio e fino anche a Petrarca ( ).
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(') Cfr. W e n d l a n d , op. cit., p . 48. ( ) Z e l l e r , op. cit., I I I , i , p . 1 9 : t r a g l i e l e m e n t i c o m u n i di q u e s t a filosofia p o s t a r i s t o t e l i c a c ' , i n u n a p a r o l a , d i e Z u r c k z i e h u n g d e s M e n s c h e n a u f s i c h s e l b s t , a u f eine B e s c h r n k u n g u n d I s o l i r u n g , m i t d e r V e r l u s t des l e b e n d i n g e n I n t e r e s s e n a n d e n A u s s e r w e l t . ( ) II B o l l , op. cit., p . 1 5 , c h i u d e il s u o d i s c o r s o i n a u g u r a l e con l e s e g u e n t i parole, c u i s o t t o s c r i v o , se p u r e i n t e n d o il ( o t ecopTr)Ttx<; i n m o d o u n p o c o p i r i s t r e t t o : D u r c h v o l l e t a u s e n d J a h r e , v o n 5. J a h r h u n d e r t v . C h r . bis z u m l e t z t e n E r ben d e r a n t i k e n K u l t u r , z u B o e t h i u s , d e m n o c h i m K e r k e r die E r k e n n t n i s d e r N a t u r u n d d e s W e s e n s der D i n g e T r o s t s p e n d e t u n d F l g e l l e h r t , r e i s s t die K e t t e d e r V e r h e r r l i c h u n gen des theoretischen L e b e n s als des einzig wahrhaft b e g l k k e n d e n n i c h t a b .
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PARTE

PRIMA

C e un punto in cui la necessit spirituale dell'epoca .e le teorie si incontrano; questo avviene in Epicuro, come lo mostra il successo che per molti secoli in Grecia e in Roma ebbe l'Epicureismo presso tutte le classi sociali Ma il quesito che si pone per risolvere nella sua sostanza la questione nei riguardi di Epicuro di discernere se la teoria combaci con le necessit spirituali per lievitazione dei suoi problemi nell'animo del filosofo o per pura polemica. Nel primo caso il pensatore scorda tutto il pensiero precedente; nel secondo ne viene informato. Per Epicuro siamo un po' nell'uno e un po' nell'altro caso. Se le sue teorie corrispondono a una meditazione di problemi nata nel suo spirito dall'osservazione dei mali del mondo reale, come prova tutta la sua vita che osservanza alle norme che egli aveva dichiarato essenziali; pure la stessa tarda formazione del suo pensiero ( ) non pu esimerci dal pensiero che fin dalle origini della sua elaborazione abbiano avuto peso notevole le polemiche spesso accanite che ebbe a sostenere durante tutta la sua vita, da Mitilene in poi. Della sincerit del suo
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( ) P e r l a v i t a l i t d e l l a s c u o l a si r i c o r d i l a t e s t i m o n i a n z a d i D i o g e n e L a e r z i o , 1 0 , 9 . D i o g e n e del I I I s e c o l o : si a g g i u n g a l a t e s t i m o n i a n z a di L a t t a n z i o , instit. div. 3, 1 7 , c h e d e l I V secolo. (*} R i t o r c e s u A r i s t o t e l e l ' a c c u s a di ^tfxa&T)!;. e v i d e n t e m e n t e p e r c h c o l p i t o cos d a g l i stessi p l a t o n i c o - a c c a d e m i c i .

entusiasmo, che lo far sentire Maestro di vita ancora a tante generazioni pi tardi, ci pu testimoniare la sua giovinezza fatta dolorosa dalla macilenza della carne: di l, da quella prima paziente sofferenza, che non lo rese scettico, ma gli diede forze mirabili per scrutare dentro se stesso e dentro l'animo umano, alla ricerca di una psicologia che fosse aderente all'uomo e al suo mondo senza basarsi su teorismo di etiche metafisiche, di l sgorga la sua concezione tanto umana, tanto diversa dagli altri edonismi. Nel tormento della sua anima, duramente provata forse dal consumarsi della carne, trov il medicamento che doveva curare l'anima di una intera umanit, angosciata dal crollo del suo mondo. Le polemiche ardite o minuziose, che culminano nell'ardore di tutta VEpistola a Meneceo, non fanno che acuire il suo ingegno, precisare la sua terminologia filosofica, metterlo sempre pi in contatto con i Cirenaici e con i Platonico-accademici ; ma lasciano intatto il suo pensiero, che si racchiude, se ben inteso, in due sue massime > Principio e radice di ogni bene il piacere del ventre: le cose sagge e raffinate ad esso hanno riferimento e Voce della carne non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Se qualcuno questo ha e spera di avere, anche con Zeus pu contendere per felicit N vi possibilit di fraintenderle, quando si scorra l'esposizione del suo pensiero, o quando si pensi alla vita di quest'uomo che viveva d'acqua e polenta e si beava nel suo y.v\izoc, del calmo filosofare con i discepoli. Il filosofo ellenistico deve ormai accanto alla teoria portare l'esempio della sua vita. Epicuro ha, sovra tutto, compreso questo, che l'uomo voleva accordare le teorie, belle per il campo intellettuale, con i principi da applicare alla vita pratica e cercava nel filosofo una guida che lo precedesse nei mali passi
(') E p i c . fr. 409 U s . ; 5 . 1 " . 33.

L'edonismo epicureo

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dell'esistenza. Infatti nella dottrina epicurea sono cercate con amore le verit pratiche, accanto a quelle speculative (*). pur vero che anche in Epicuro troviamo che accanto alla sua visione originale, nata da lui attraverso la sua intima meditazione, si sviluppa e si interseca una trama di pensieri e di elaborazioni, che si svolge e s'afferma dalla polemica con le correnti filosofiche contemporanee: e questo, nei riguardi del pio?, teoria, non pratica ( ). Si fanno cos forti e l'uno e l'altro elemento il polemico e l'originale , da costituire come due centri, intorno ai quali si svolgono le opere di Epicuro, degli epicurei e di tutti coloro che trattano, in genere con animosit, di queste dottrine: il piacere da un lato, l'aponia e la atarassia dall'altro. Distinguendo piacere e aponia-atarassia non voglio porli quasi due centri in certo modo in opposizione, ma solo far risaltare come il primo il problema dominante, se vogliamo, delle polemiche, mentre le seconde scaturiscono dal pensiero originale. Perch non c' in Epicuro solo la polemica per la polemica, pura espressione del contrasto di teorie che si differenziano, polemica che nasce e rimane nel campo teorico; vi necessit di rispondere alle accuse degli avversari, violente oltre modo, che lo colpivano attraverso una campagna sleale anche nella vita pratica, tanto vero che vediamo il nostro filosofo costretto a lasciare Mitilene per Lampsaco: Ma la polemica ( ), in alcuni lati violenta anche
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(') C i a p p a r e c h i a r o d a u n a parafrasi e p i c u r e a in S e n e c a (Epist. 88, 42), r i c a v a t a p r o b a b i l m e n t e d a l i a L e t t e r a ai filosofi di M i t i l e n e (cfr. B i g n o n e , L'Aristotele perduto, 1 1 , 65-68), i n c u i si a c c u s a n o q u e i filosofi c h e i n g e n e r e m e g l i o a p p r e n d o n o a p a r l a r e c h e a v i v e r e , cio d i v e r s a m e n t e d a g l i e p i c u r e i c h e s a n n o l a v e r a d o t t r i n a di v i v e r e . ( ) P r a t i c a p a r o l a , c o m e q u i intesa, l o n t a n a d a l s u o significato a t t u a l e : intendiamola c o m e i n s e g n a m e n t o concreto e i m m e d i a t o d e l TCpaxxov. ( ) P e r essa v e d i B i g n o n e , op. cit., I l , 4 3 - 2 1 5 .
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da parte di Epicuro ( ), importa assai pi dei sliti odii di scuola se ne guardiamo gli effetti sulle teorie epicuree come esse sono nella loro tradizione scritta definitiva. Nel lungo durare delle dispute ( ) c'era lo stimolo a continuamente riorganizzare, rivedere il sstema per mantenerlo sempre omogeneo di fronte alle critiche e alle falsificazioni degli avversari, a farlo anzi pi saldo prevenendo le obiezioni, replicando e parando i colpi, a volte ben dati, degli Accademici e Peripatetici.
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Se osserviamo con esame scrupoloso e al di sopra di pregiudizi le dottrine del nostro filosofo come gi fecero, per esempio, con diversa penetrazione lo Zeiier, il Guyau, il Bignone, il Diano , ai nostri occhi, alla nostra dinamica sensibilit di moderni nessuna etica antica pare velata da una tristezza costante pi di questa in cui si parla tanto di piacere, ma in cui, a ben vedere, si fanno chiare distinzioni, nette riserve. Una volta tolti i passi polemici, ci accorgiamo che il piacere viene ad occupare una posizione non cos essenziale neil'economia delle opere epicuree. Perch, allora, ha funzione polemica cos netta ? Ne possiamo ricavare alcune considerazioni interessanti. Non bisogna dimenticare che Epicuro, poco dopo aver preso a insegnare, si trov di fronte l'opposizione della scuola accademico-peripatetica in Mitilene, fondata da Aristotele e Teofrasto e assai ben visa ai potenti del tempo, che lo obblig a precipitare la formulazione della sua dottrina (fino ad allora sviluppatasi nel suo pensiero e nella sua personale esperienza senza ostacoli

(') Cfr. C r o n e r t , Kolotes und Memdemos, L e i p z i g 1906, 16-23 e B i g n o n e op. cit. (*) C r e d o c h e q u e l l a c o n A r i s t o t e l e e g l i a c c a d e m i c i , c a u s a t a d a l l a d e f e z i o n e d i T i m o c r a t e , d u r i b e n a l u n g o , d a l 310/09 a l 306 e p o i d u r a n t e il s o g g i o r n o a t e n i e s e d i E p i c u r o , se p u r e n o n fu p i p e r i c o l o s a p e r lui e p e r i s u o i .

esteriori) attraverso una amara attivit polemica. Di qui i tratti fondamentali si irrigidiscono, qua e l affinandosi e specificandosi attraverso le argomentazioni e le controargomentazioni, altrove spingendosi a delle curiose esagerazioni, che fuori dell'esasperazione polemica non avrebbero senso. Quello di Epicuro era edonismo e il Maestro su questo punto, che egli calcolava motore essenziale della sua filosofia, non transigeva; tanto pi ci insistevano gli avversari, che in mala fede lo accomunavano non volendone vedere il carattere austero, ma basandosi sull'eguaglianza di termini all'edonismo cirenaico. Ne consegue che anzitutto Epicuro parla spesso di per la necessit di chiarire in che rapporto si trovi con l'edonismo cirenaico, da cui dissente. Bisogna che egli distingua dalla u,ovxpovcx; T) S OVT ) di Aristippo la ?}8OVYJ x a T a c r T 7 ) { x a T i x ^ , che ha valori morali e dottrinali ben diversi; bisogna che egli mostri la intima opposizione tra il suo piacere che v crtdei e quello cirenaico che X e i a X C VTJCTK ;, poich l'uno e l'altro esistono e non solo quello in moto, che anzi lo stabile superiore al secondo, in quanto in esso consistono aponia e atarassia. Solo se al Nostro riesce di annullare le obiezioni rivolte al piacere da Platone (e da quanti polemizzando gli si accodavano), che nel Filebo lo definisce divenire e stato misto di piacere e di dolore, pu trionfare e rinfrancare i discepoli e quanti osservano lo svolgersi della disputa. Un gruppo ben serrato di obiezioni era sostenuto contro i piaceri da Platone e dagli accademici era acuito con un tono che, generico sulle prime, prendeva a mano a mano un deciso indirizzo antiepicureo ricco di acredine accresciuta da fatti come la defezione di Timocrate ( ) e la piega di
YjSov-)
x

(*) E f o r s ' a n c h e di A n t i d o r o ? cfr. C r o n e r t , op. cit., p a g .

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calunnia personale in cui spesso la polemica ricadeva ( ). Di fronte al complesso di colpi inferri al valore filosofico del piacere come bene, Epicuro risponde in particolare agli accademici, avversari pi temibili perch contemporanei, cercando innanzi tutto di dare alla sua YJSOVTJ un nuovo carattere pi stabile e pi elevato che non avesse quella di Aristippo. Nella terza delie Massime Capitali ( ) espressa nella maniera pi sintetica la teoria del 6po<; T O U u.ey&oo<;, limite in quantit, trovato nella 7C<XVT<; T O U X y o u v T O C U7csi ;aipcri<;; e, associando nella difesa i due punti interdipendenti dell'accusa, vi si dichiara che ovunque ci sia il piacere, x c c & ' o v a v / p v o v fj, non vi T O X y o o v nel corpo, >j T X U 7 TOU[ JL VOV nell'anima, rj T o - u v a j A < p T s p o v : chiaro dunque che, secondo Epicuro, giunti al p o c T O U (xey & o u c ; , non vi sono pi piaceri misti. Ma il vero piacere non deve nemmeno essere fugace ( s v x i v y j a e i ) , perch gli mancherebbe la possibilit d'esser base del xzkoq epicureo: la virt del saggio non pu pi essere data dal mantenersi in uno stato di continua attivit di sensi sempre solleticati e sempre soddisfatti in una scia luminosa di ( x o v x p o v o i Trovai. Il piacere in
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(*) L ' a c c u s a p i g r a v e r i v o l t a a l p i a c e r e d ' e s s e r m i s t o d i p i a c e r e e di d o l o r e ( P l a t . Phileb., 35 e 36 e), i n q u a n t o m o s s o d a d e s i d e r i e s u p p o n e sofferenze m a g g i o r i p e r p i a c e r i m a g g i o r i ; esso falso i n q u a n t o c o n t r a d d i t o r i o , p e r c h c o m p o s t o di d u e e l e m e n t i c o n t r a s t a n t i ; i m p e r f e t t o i n q u a n t o a p p a r t i e n e a l l a sfera d e l l ' # 7 r e i p o v [Phileb. 41 a-d), p e r c h n o n h a jtlpaq, e s s e n d o y.lvi\abc, e yvsaic,; infine, a n c h e n e l l a f o r m a p i e l e v a t a , u n a c c i d e n t e del b e n e in q u a n t o u n m e z z o p e r r a g g i u n g e r e il b e n e s t e s s o ; cio n e r i v e l a l a p r e s e n z a , n o n n e c o s t i t u i s c e l ' e s s e n z a (Phileb. 54 s q q . ) . A n c h e g l i A c c a d e m i c i i n s i s t o n o sul f a t t o c h e i p i a c e r i m i s t i , q u i n d i s u s c e t t i b i l i del pi e del meno, sono perci illimitati, p i a x a . Aristotele (Eth. Nic. 10, 2, i i 7 2 b - 3 , 1 1 7 3 ) n e g a c h e il p i a c e r e sia m i s t o e c o m b a t t e l a s u a i l l i m i t a t e z z a ; m a n e l l a p r i m a fase d e l s u o pensiero questi punti erano stati condivisi a n c h e d a lui. ( ) E bene ricordare, per rilevar l'importanza di questa m a s s i m a , c h e essa f a p a r t e della - ? e p i c u r e a .
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movimento il primo ad essere soddisfatto, ma non fondamentale al raggiungimento del xXo? ed diverso dal catastematico : ed Epicuro mistificato da Epitteto allorch questi gli fa dire che il bene nella carne ( ). Pure Epicuro era stato esplicito : principio e radice, non scopo, non meta il piacere del ventre; infatti cos inteso il principio coerente col resto del pensiero: una volta soddisfatti i bisogni necessari ed impellenti della carne corrispondenti a desideri naturali e necessari ( ) solo allora dal #pu (3o<; si passa alla calma, solo da questo stato, a r a c i ? , di iucundus sensus ( ) parte il saggio. Concludendo, Epicuro dichiara e dimostra che il piacere catastematico non in movimento, superando cos la teoria edonistica cirenaica e l'opposizione platonica degli accademici e dei peripatetici o sofisti , come egli li chiamava nella sua polemica Epistola ai filosofi di Mitilene. Proprio in questa lettera che segna il periodo pi acre della polemica, quando Epicuro dov lasciare Mitilene per Lampsaco ( ), rientrerebbero alcuni frammenti dal tono particolarmente violento ed aggressivo come i framm. 116 e 512 in cui evidente
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( ) E p i c t . , diss. 1, 20, 1 7 5 . O , a l m e n o , n o n n e l senso i n cui v o r r e b b e E p i t t e t o c h e E p i c u r o l o a f f e r m a v a . ( ) Cfr. l a d i s t i n z i o n e dei desideri i n epist. ad Meri. 1 2 7 , d o v e si l e g g e T M V S v a y x a i c o v a i u-v 7rp<; s S a t u - o v i a v s i a l v
2

vayxaai,

a i S rcpq TT]V T O U aa>u .aToi; o x X 7 ) a i a v , a i S Tcp?

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TJV.

( ) L u c r . 2, 1 9 . ( ) Per t u t t a questa polemica e specialmente per questa l e t t e r a v e d i l a r i c o s t r u z i o n e di B i g n o n e , op. cit., c a p . V I , p a r ticolarmente riuscita per la parte riguardante la controversia i n t o r n o a l p i a c e r e . I n d u b b i o s o n o p e r l ' a l t r a i n c u i si t r a t t a d e l l e m a l a t t i e di E p i c u r o e d e l l ' a c c u s a m o s s a g l i d a T i m o c r a t e che la sua stessa condizione di salute e quella di alcuni suoi intimi fossero p r o v a c o n t r a r i a a l l a f e l i c i t e p i c u r e a ; d i v e r s i d i q u e s t i f r a m m e n t i p o s s o n o risalire a l l ' a l t r a o p e r a e p i c u r e a d e d i c a t a a M i t r e , S I O I X T J T T J G di L a m p s a c o e s u o p r o t e t t o r e , d a l s i g n i f i c a t i v o t i t o l o t l s p i vcrcov x a i #avdcTou 8ai (cfr. D . L . 1 0 , 28 e P a p . H e r c . 1 0 1 2 c o l . 28 [ = c o l . 22 D e F a l c o ] , di D e m e t r i o L a c o n e ) .

la polemica contro le pertu, vane e stolte se non avevano uno scopo pratico, se non servivano cio aH'c5 9jv che era ^Sco? ^ v , quindi all'aponia e all'atarassia. Questo dice il fr. 1 1 6 : Io conforto ai piaceri permanenti e non alle virt vuote e vane e conturbatoci, piene d'aspettativa di frutti; questo dice con tono duramente polemico il fr. 512 : Io sputo sul bene e su quelli che lo ammirano con vacuit di mente, qualora esso non procuri nessun piacere : del resto entrambi spiegati dal fr. 70, che pi chiaro non potrebbe essere : Il bene e le virt e le cose del genere sono da apprezzarsi, se procacciano piacere: se non ne procacciano, son da tralasciare ( ). E d evidente come questo tono aggressivo sia dovuto agli attacchi che Epicuro aveva subito e cui replica, se si avvicini questa serie di frammenti al passo parallelo dell'Epistola a Meneceo, scritta in tempi in cui l'asprezza era diminuita ( ).
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(*) A l l a stessa s t r e g u a c ' d a o s s e r v a r e c h e l a frase d ' E p i c u r o x a v o-TpepXw&YJ B' ercxp?, slvou OCTV sa(u.ova ( D . L . 10, 118), r a f f o r z a t o d a C i c e r o n e c o n l ' e s e m p i o d e l s a p i e n t e c h e nel t o r o di F a l a r i d e d i r : quam suave est, quam hoc non curo* (Tusc. 2, 7, 1 7 ) h a un significato t u t t o speciale. N o n b i s o g n a i n t e n d e r l a a l l a l e t t e r a , m a b i s o g n a i n t e p r e t a r e c h e il saggio d e v e opporre t u t t a la sua fortezza d'animo di fronte a i m a l i esterni, i m p o n e n d o a i f a t t i l a s u a v o l o n t e l a s u a d e cisione d a c u i d i p e n d e l a d i r e z i o n e d e l n o s t r o spirito. Q u e s t e sono, c o m e d i c e b e n e il D e R u g g i e r o , Storia della Filosofia, 11, 1 3 2 , delle frasi a d e f f e t t o . (*) Ep. Meri., 1 3 1 - 1 3 2 . Il B i g n o n e , op. cit., I, 389 o p p o n e Ep. Meri. 1 3 2 fr. 1 1 6 ed Ep. Meri. 1 3 2 fr. 5 1 2 e 70 e d i c e c h e e v i d e n t e c h e E p i c u r o a n c h e qui, nella v i v a c i t d e l l a espressione e nella o c c a s i o n a l i t della p o l e m i c a , a t t e g g i a v a r i a m e n t e il s u o pensiero, n o n e v i t a n d o c o n t r a d d i z i o n i f o r m a l i e, in q u a l c h e misura, p i c h e f o r m a l i . E c o m e in a l c u n i m o m e n t i , per reazione a quel misticismo etico e a quell'intellettualismo c h e p r e v a l e nella s c u o l a a v v e r s a r i a , c o n d o t t o a d e s a g e r a r e q u e l l ' e l e m e n t o sensuale e m a t e r i a l e c h e s t a a n c o r a a f o n d o del s u o e d o n i s m o , cos nel p a s s o dell'Epistola a Meneceo... per evitare che la sua dottrina sottostia alle obiezioni m o s s e c o n t r o l ' e d o n i s m o d a A r i s t o t e l e e d a i suoi discepoli... b a d a b e n e a d affermare c h e p e r lui l e v i r t s o n o "connaturate c o n l a v i t a d i p i a c e r e " . S e n z a v o l e r giustificare E p i c u r o

Apona e atarassia

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Se, come abbiamo visto, nella precisazione del concetto di TJS'OVT; ha avuto grande peso la polemica con la scuola avversaria, molto meno discusso stato il concetto di aponia-atarassia. E d evidente il perch: gli accademici erano convinti e a buon diritto che se avessero troncato la ragion d'essere filosofica dell'eguaglianza piacere = bene , cadeva da s iL resto della costruzione epicurea, su di questa base innalzata. Ecco perch aponia e atarassia restano su un piano i cui valori sono costanti e non subiscono scatti bruschi come quelli osservati per il piacere; ecco anche perch pi sopra dicevamo che questa parte pi originale e schiettamente originaria della meditazione di Epicuro. Era infatti questo il <pp|xaxov che il mondo scoraggiato del secolo IV-III cercava: E p i curo elev a filosofia e chiam saggezza una dura e, se si vuole, miserevole necessit del suo secolo. *** Epicuro, come teorico della sSaifxovia, non ha fiducia in quel piacere che pone tanto in alto e si trova nella necessit di imporgli infinite limitazioni e precauzioni per non distruggerne il valore. Ma proprio il porre tanti limiti in quantit e in qualit ai piaceri che porta l'essere umano all'ascetismo o, almeno, a cos notevoli restrizioni che rendono impossibile l'azione. Oltre all'osservazione generale circa alle molteplici limitazioni per cui il piacere risulta in conclusione pi negativo che positivo, voglio ricordare che Filodemo definisce aponia e atarassia come fini ultimi naturali (qjucrix T X T J ) e che Epicuro afferma decisamente che
a d o g n i c o s t o , le a f f e r m a z i o n i dell'Epistola a Meneceo s o n o l a t e o r i a q u a l e egli l a a v e v a c r e a t a e q u a l e ci t e n e v a c h e fosse n o t a d i p e r s c o m e c e l o g a r a n t i s c e il t o n o m o l t o m e n o v i o l e n t e m e n t e p o l e m i c o della l e t t e r a , m e n t r e l a serie d i f r a m m e n t i s u c c i t a t i h a gli s c o p i p o l e m i c i c h e a b b i a m o n o t a t o .

appunto l'atarassia e l'aponia sono piaceri catastematici ( ). Quindi il piacere fine ultimo solo se lo si intenda come aponia e atarassia: ben distanti da ogni concetto grossolano di piacere. Del resto ci in logica perfetta e risulta chiaro se si segua un breve ragionamento: il TXO? non poteva essere alcunch v xivr)CTi, ma qualche cosa che dalla labilit si innalzasse e le fosse superiore come principio stabile di vita; tali sono aponia e atarassia, stati quietivi e non di indifferenza, perch dal godimento del piacere come il saggio sa coglierlo, non pu nascere uno stato di passivit, ma di quiete ( ). quindi l'aponia-atarassia la parte originale del pensiero epicureo. Poich l'uomo non un essere diverso da tutti gli altri, deve anch'egli obbedire alla legge comune: non pu che vivere secondo natura, purch sappia interpretare questa natura in maniera confacente alla sua anima. E siccome anche l'anima un f r p o t o - [ A a atomico, anche per lei valgono le leggi di natura e le basi su cui poggia la beatitudine fisica. perci assai logico che per Epicuro, posta in armonia la natura quella del corpo e dell'anima, che tutt'una la beatitudine sgorghi spontanea. Bisogna che il reciproco ordine armonico del tutto non sia turbato : di questa x o c T o - T a a i ? sono frutto aponia e atarassia, frutti positivi sul ramo pi alto dell'albero negativo del piacere, in contrasto ai moti disordinati del u v o ? e della T o c p a x ^ : l'una nell'anima, l'altro nel corpo; T a p a ^ , u v o ? e x a x v sono un'unica cosa ( ). Questa convinzione, che nega la v e x p o u x a r o -Taon? dei cirenaici e sorge a combattere le prece1 2 3

(*) P h i l o d . Rhet. I I , 56, c o l . X L I , 4 S u d h . ; E p i c . fr. 2 U s . ( ) F r . 423 U s . , d o v e s o n o i n t e r e s s a n t i a n c h e l e p r i m e p a role: Ci che d invincibile g o d i m e n t o un g r a n male sfugg i t o sul m o m e n t o , ( ) Cfr. L u e , Bis accus. 2 2 : S T O A ' K a x v Tjysi T V TCVOV; EinK. Noci.
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denti teorie, porta (di l dal T c p a ^ in cui cercato un accordo con Platone) alla vera contemplazione in condizioni di sensibilit. Qui torno a dire sta l'ideale di Epicuro e qui sta la sua scoperta, che riduceva assai la speculazione; ma dava all'uomo il c p p (.0CXOV pi sicuro.

Noi arriviamo cos alla conseguenza che il sovrano piacere e il bene sovrano sono la mancanza di dolore e di turbamento; l'atarassia propria dell'anima: il bene serenit, yaX7)vy]. Viene qui a proposito eli citare un passo di Seneca, che, per quanto riecheggi elementi polemici, mostra chiarissima quale fosse la concezione d'Epicuro: Apud Epicurum duo bona sunt, ex quibus summum illud beatumque componitur, ut corpus sine dolore sit, animus sine perturbatione. Haec bona non crescunt, si piena sunt. quo enim crescet, quod plenum est? dolore corpus caret; quid ad hanc accedere indolentiam potest? animus constai sibi et placidus est: quid accedere ad hanc iranquillitatem potest? quemadmodum serenitas caeli non recipit maiorem adhuc claritatem in sincerissimum nitorem repurgata, sic hominis corpus animumque curantis et bonum suum ex utroque nectentis perfectus est status et summam voti sui invenit, si nec aestus animo est nec dolor cor pori, si qua extra blandimenta contingunt, non augent summum bonum, sed, ut ita dicam, condiunt et oblectant. absolutum enim illud humanae naturae bonum corporis et animi pace contentum est ( ):
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(*) S e n . Ep. 66, 4 5 - 4 6 ; fr. 434 U s . Il m a t e r i a l e g e n u i n a m e n t e e p i c u r e o : cfr. P a p . H e r c . 1056 (Ethica Epicuri, ed. D i a n o ) fr. 6, c o l . I I ; C i c . Tusc. 5, 6, 1 6 (fr. 425 U s . ) . P e r l a serenitas caeli, v e d i l a maris tranquillitas d i C i c e r o n e ( l ' u n a r i s p e c c h i a il g r e c o eSta e, l ' a l t r a yaXr)V7)), p e r animus placidus, l'animi quietus et pacatus status e p e r ex utroque nectentis il t e c n i c o x a & ' -

Senza citare indirettamente, si pu ricordare anche tutto il paragrafo 128 dell'Epistola a Meneceo, per quanto sia meno comprensivo in vastit rispetto al passo di Seneca. Nella concezione di Epicuro, dunque, la carne di dove l'uomo parte, come da ci che si fa imperioso nel legare l'uomo al mondo circostante. Alla carne si deve perci cedere ed il nostro filosofo le concede benignamente ci che per natura necessario al vivere cede affinch l'animo sia poi libero da ogni legame insuperabile con il corpo. Sotto queste condizioni la filosofia aperta a tutti. Non ha limiti di et, \ir\xz vso? rie, &v U.SXXTG) c p i X o a o 9etv, (jfrjTS ypcov uupxtov xo7Tt.a.Tco < p 1X00*0 9 & V ( ) ; n ci sono restrizione di cultura, rudes Epicurus accipiet ( ) : anzi il Maestro si rivolge ad un discepolo dicendogli: Calcolo felice te, o Apelle, perch ti sei mosso verso la filosofia puro da ogni cultura ( ) ; n c' condizione sociale che lo impedisca: possono filosofare lo schiavo e il ricco. Non ci sono limiti alla filosofia, perch non ci sono limiti di tempo, n di condizioni all'aspirazione di raggiungere la felicit; possibile a
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{xopvjoiv ( P a p . H e r c . 1056, fr. 6 c o l . I I , 4), p e r aestus animo est, ^ U / T J I ; (id. c o l . I I , 5-6). Cos p u r e animus constai sibi, c h e t r o v o i n e v i t a b i l e a c c o s t a r e a l l a definizione d e l fine e p i c u r e o d a t a c i d a l l o S t o b e o {Ed. I I , 46, 1 8 ) : T olxelx; 8 i a T t & s a & a i s a u x o u rcps a u x v x 0 0 ? ^ Tsat)C, smfoXTJi;. I codici d a n n o Siaxi&vai e axv, entrambi corretti dal D i a n o (Giorn. crit. ftlos. ital. 1 9 4 1 , p . 2 3 ) : l'espressione s e n e c a n a c o n f e r m a a m i o parere, t r a l ' a l t r o , l e d u e i n t e l l i g e n t i c o r r e z i o n i . Q u e s t o f r a m m e n t o ci d preziosi e l e m e n t i sulla p o l e m i c a t r a Epicuro e i Platonico-accademici, elementi che scompaiono n e l l ' e n u n c i a z i o n e d e l l a t e r z a x u p l a 8 a, d a t o il s u o c a r a t t e r e .di sintesi. I l B i g n o n e (op. cit. I I , 25 s g g . ) p a r t e p e r r i c o s t r u i r e il p e n s i e r o filosofico di E p i c u r o c i r c a il -n-ipae d a l c o m m e n t o di O l i m p i o d o r o e t r a s c u r a p i u t t o s t o q u e s t a epistola s e n e c a n a . (') Cfr. i g i c i t a t i S". V. 33 e fr. 409 U s . ( ) Ep. Men., 1 2 2 . Si n o t i il t o n o d a p r o t r e t t i c o (*) L a c t . , div. instit., 3, 25, 1 2 . ( ) F r . 1 1 7 U s . ( A t h e n . , 1 3 , 588 A ) . I c o d d . h a n n o oc t r i a s c h e l ' U s e n e r c o r r e g g e in TraiSsla?, s e g u e n d o lo S c h w e i g h a e u s e r e il W a c h s m u t h .
l'atpa
a 4

La 'paideia contemplativa di Epicuro

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tutti {XYjTeXyeiv x a x a&fj-.a, (JLTQTS TapaTTecr &ai x a x 4 X^ (*) Epicuro si stacca, dunque, da una vita attuosa, il suo senz'altro un pio? &e&>p*/)'rix?. Non era nuovo il termine e gi ne avevano trattato Platone ed Aristotele. Ma il primo, partendo da una posizione fondamentalmente politica, aveva visto nell'eccellenza della vita secondo contemplazione un mezzo per cui il filosofo ascendesse al Bene, all'Essere, in modo da poter operare quaggi secondo la giustizia e da saper reggere queste 7 t o X i T e a i umane: ne basava le premesse e ne traeva le conseguenze della sua stessa realizzazione in un mondo attivamente politico, pur portando il OxcopeZv in un mondo del tutto estraneo a quello dell'azione ( ). A l riguardo l'Aristotele platonico, maturato nella --xaXp-/) del solitario giardino
,U V 2

(*) Epist. Men., 1 3 1 . (*) S e l a r a p p r e s e n t a z i o n e d e l filosofo c o n t e m p l a n t e p l a t o n i c o ci p u i n t e r e s s a r e (Theaet. I73c-i76a e Resp. 6,4Q6c-e), p e r c h in essa a p p a i o n o g i c h i a r a m e n t e d e l i n e a t i a l c u n i dei caratteri che saranno significativi in t u t t a la successiva tratt a z i o n e del -8-s6)p7]Tix? vif)p. V e d i a m o c h e i filosofi fin d a g i o v a n i non conoscono la strada che conduce all'agor, n s a n n o d o v e s i a n o il t r i b u n a l e , il p a l a z z o della Buie o a l t r i ; e n o n v e d o n o n a s c o l t a n o le l e g g i e i d e c r e t i p r o n u n c i a t i o s c r i t t i (Theaet. i 7 3 c d ) . Il filosofo t r a l a s c i a o g n i cosa, ^ o u x i a - J tytjcv x a i i a x o u itpTTtov, i n a t t e s a d i l a s c i a r x a d a p s S i x t a.q T S x a l v o o t o v fpywv q u e s t o m o n d o t e m p e s t o s o (resp. 4od). Il filosofo, n o n sa c h e c o s a s u c c e d e alla c i t t , n d i b e n e n d i m a l e , e n o n se n e c u r a p i c h e di s a p e r e q u a n t i barili r i e m p i o n o il m a r e (Theaet. I73d): a r r i v a al p u n t o di n o n s a p e r e q u a s i n e m m e n o se il s u o v i c i n o o il s u o p r o s s i m o u n u o m o o u n a l t r o essere, p e r c h , a l c a s o , c e r c a c h e sia l ' u o m o i n s ( i 7 4 b ) . Cos egli nella v i t a p r i v a t a , cos nella p u b b l i c a ; n o n g l i i m p o r t a n o le c a r i c h e e il p o t e r e ( i 7 4 d ) , n le r i c c h e z z e , n l a n o b i l t (i74e). Ma t u t t i questi elementi presuppongono un concetto d i c o n t e m p l a z i o n e e x t r a - m o n d a n a , c o m e p u m o s t r a r e il Gorgia (526e), d o v e , i n c o n t r a p p o s i z i o n e a l l e beffe c h e C a l l i d e si f a d e l filosofo i n c a p a c e di difendersi di f r o n t e a q u a l s i a s i t r i b u n a l e ( 5 2 1 C ) , S o c r a t e r e p l i c a K a l vetSi^to croi ori o\>x olc, r'aei aauTcjj j3o7 ]&7 )aai, o x a v YJ S IXYJ aoi fi x a i TJ xpLaiQ, vuv 8Y) yn i X e y o v : il t r i b u n a l e d e l l a v e r i t oltre q u e s t a v i t a e v a l e b e n p i dei t r i b u n a l i t e r r e n i . L a v i t a c o n t e m p l a t i v a d i P l a t o n e , la c u i g e n e s i cos b e n s e g u i t a d a l F e s t u g i r e n e l l ' o p e r a g i c i t a t a , t r o v a a p p u n t o nel Gorgia l a s u a d i c h i a r a z i o n e e s p l i -

dell'Accademia ,, ( ), era dell'opinione di Platone con . tmuandone lep osizioni e anche la sua utopia uep T-JJV XTj&eiav ( ). Dell'Aristotele scolastico ora poco m preme, in quanto ha esercitato scarso influsso su- tutto il pensiero del momento di cui discutiamo. Contro la scuola platonica sta Isocrate, perch come abbia m visto crede ancora nel valore della 7cato*eta del vecchio mondo superato. Unico dato comune tra Platone, Aristotele ed Epicuro proprio questo scetticismo per la 7cacSs(a. Platone (e con lui l'Aristotele platonico) pensa che nel sapere tutto debba essere formato e intuito sotto rapporti geometrici, spinti quasi al misticismo numerico che s'intuisce, ma difficilmente si arriva ad insegnare: onde in etica i concetti di -rcpac; e di jixpov ( ). Epicuro vede invece nella rcaiSsta uno di quei vincoli dannosi che costringono l'individuo a vivere nei limiti della polis e della societ, cio la costri2 3

c i t a , a n c h e se a m a r a . L a n o t e v o l e a s p r e z z a d e l l a c r i t i c a d ' e s s a in b o c c a a C a l l i d e (485a-e) d o v e v a r i p r o d u r r e per P l a t o n e u n a c r i t i c a diffusa c o n t r o di l u i ( F e s t u g i r e , op. cit., p . 3 9 7 ) ; nel Teeteto il m o m e n t o di " c r i s i " s u p e r a t o , g l i stessi e l e m e n t i del Gorgia d i v e n t a n o e l o g i a t i v i e il s a g g i o o r m a i a l di s o p r a del riso d e l l a folla. N o n pi il filosofo l ' u o m o c a p a c e s o l o di 4>t.#uplCeiv, c o m e d o n n e t t e a l l a f o n t a n a , m a c o n t e m p l a i misteri della n a t u r a ( i 7 3 e ) , a n z i v a a n c o r a p i oltre. Aio xoci 7reipa-9-ai XP"*) v&vcs x e i o e psoyeiv OTI T a / i c T a . <puY" u - o l c o a i ? &> x a x S u v a x v ( i 7 a - b ) . Q u e s t a e v a s i o n e , q u e s t o assimilarsi a d i o , c h e a v r a n n o poi cos l a r g a e c o n e l l o stoicir s m o (e n o n solo n e l l o s t o i c i s m o ) , ci f a n n o i n t e n d e r e l ' a l t o v a lore m i s t i c o d e l l a v i t a c o n t e m p l a t i v a i n P l a t o n e (cfr. a n c h e Phaed. 8oc) e l a s u a p i e n a e s i g e n z a filosofica, cos d i v e r s a d a l |3io? 9xwp7)Tix<; d e l l ' e u d e m o n i s m o d o p o A r i s t o t e l e e g i nell'Etica Nicomachea , c h e n o n h a pi mire o l t r a m o n d a n e . Per questo escludo dalla mia trattazione la contemplativit di P l a t o n e e r i m a n d o p e r essa a G . H e n z , Pessimismus und IVcltflucht bei Platon, 1 9 1 0 , o l t r e c h e al bel l a v o r o del F e s t u g i r e . (') Jaeger, Aristotele, p . 1 2 5 . ( ) Cfr. P l a t . Resp. 5, 4 7 5 e ; A r i s t . Eth. End. 1, 4, i a i 5 b 1 (sul qnXacxpoi;); Jaeger, op. cit., p . 86 s q q . ; 104 s q q . ; .571 sqq. P e r il s i g n i f i c a t o d e l l a 9 p v 7 ) c i < ; ( " J e t o p E i v nel Protrettico <ppov-?jerai T I x a jxa&eiv, fr. 1 1 , p . 50 W a l z . ) , v e d i c a p . II, pag. 127. ( ) Jaeger, op. cit., p. 1 1 3 ; .567-70, 5 7 3 - 7 4 . L ' a n i m a del filosofo [Theaef. 1730) y 0 )[xs-poaa e crTpovou-oGcra.
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zione a vivere contro natura. La particolare u a i S e i a di Epicuro mira all'atarassia e all'aponia, in cui si esprime un p i o ? ^ e t o p y j r i x c x ; che formazione spirituale dell'individuo per raggiungere il concreto ideale di quel saggio che ' veramente un asceta dell'arte della felicit ' ( ). In questo (3io<; &eo-p-Ttxc; c' davvero qualche cosa di nuovo; esso fa ripiegare l'uomo su se stesso, ma sul suo passato, gli insegna a godere di quanto ha gi goduto, di una gran gioia cio, giacche jiaxpiCTTo? yptov pspttoxc*; x a X c o ? . Un vero porto di calma (Xi (X7)v) quello che si raggiunge al termine di una bella vita: Dicevo che qui c' qualche cosa di nuovo: e intendo per nuovo proprio questo rivolgersi al passato, mentre tutta la vita greca tende a cogliere il presente e si protende al futuro. anche coerente che in questa 7 r a t 8 e i a prenda perci grande peso la polemica contro quelli che non sono veri uiTTjSe^aTa dei filosofi, contro la l y x x X i o ? nauSeia., contro cio retorica e scienze esatte dottrine che svegliano la curiosit e tolgono l'animo dalla sua quiete per portarlo al movimento continuo della ricerca, senza dare nessun frutto concreto alla felicit dell'uomo ( ). Ci altra prova dell'importanza che Epicuro annetteva fin dall'origine della sua
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( ) B i g n o n e , op. ci!., 1, 1 4 5 . ( ) P e r l o s v i l u p p o di q u e s t i c o n c e t t i si c o n f r o n t i t u t t a VEp. 88 d i S e n e c a , s o v r a t u t t o i p a r a g r a f i 8-13, d o v e n o t e v o l e l ' a t t a c c o c o n t r o l a g e o m e t r i a , 23-28, (in c u i si p a r t e d a u n a definizione e p a r t i z i o n e di P o s i d o n i o ) , s e m p r e c o n t r o le s c i e n z e e s a t t e . Cos s o n o c o n t r o l a r e t o r i c a e la c u l t u r a l e t t e r a r i a dei grammatici i p a r a g r a f i 37-42. N o n m a t e r i a l e s t o i c o , c h e a n z i gli s t o i c i si c o n c e d e v a n o spesso q u e s t i o n i scientifiche e i n t e p r e t a z i o n i o m e r i c h e (cfr. i n v e c e i 5-6); t u t t o m a t e r i a l e d e l l a t r a d i z i o n e a n t i r e t o r i c a c h e p e r u n l a t o fa c a p o a l l a s c u o l a e p i c u r e a c o s d e c i s a m e n t e a v v e r s a a l l a c u l t u r a i n u t i l e , fin d a E p i c u r o c h e y x u x X l o u Tzai8elctQ [n\)7]roq wv, r e p u t a v a felice chi g i u n g e v a a l l a filosofia s e n z a p r e v e n t i v i b a g a g l i c u l t u r a l i (fr. 1 1 7 U s . ; cfr. p a g . 44). P e r i j2 sqq. cfr. B i g n o n e , op. ti., I I , 65 s g g .
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attivit di pensatore alla quiete, alla contemplati vita della vita senza ricerche. Tant' vero che Polieno, matematico e geometra di fama, venne a lui e Epicuro

adsentiens totani geometriam falsam esse credidit


Ermarc lasci la retorica e Pitocle a ci esortato da Epicuro stesso ( ). Il complesso di attivit che gli epicurei interdicono a chi voglia vivere secondo i loro precetti si pu raccogliere sotto quattro punti, alcuni pi documentati, altri meno:
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a) il non curarsi di fama;


b) il (XYJ TtoXcTsuecr&oa

c) Yotium;
d) l'eliminazione di societ e di famiglia ( ) :
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3

Afferma Epicuro: T9}? tjrpcc'kziuc;

T9JC;

k\ v&pwuwv

Yevo{jt,v7jc; u-^pi TIV? Suvfasi T S ctepeio'Tix'fl x a s7rop (a eXixpiveo'TTT) ytverac r\ x TYJ<; y]o"UY,ta? x a l

xxcop7j<T(o<; TWV 7roXXwv c T c p X e i a , Della sicurezza che fino a un certo punto s' ottenuta dagli uomini, quanto ad efficacia d'appoggio e abbondanza di beni purissima la sicurezza che proviene dall'otium e dalla

(*) Cic. Lucul. 33, 1 0 6 ; fr. 229 a U s . ( ) Fr. 163 U s . ( ) Dispongo i punti in quest'ordine che mi pare sotto un angolo di visuale logica il pi soddisfacente quanto a coerenza: l'individuo deve incominciare con il non curarsi della fama che dalle azioni terrene gli possa provenire; indi potr, eliminata l'ambizione madre del desiderio di fama, abbandonare tutte le forme di v i t a politica. Cos sar giunto all'otium: ma perch questo sia completo anche necessario che la famiglia e la societ non siano d'impiccio. Per ognuno di questi punti cito i passi che considero fondamentali; relego gli altri nelle note, mediante la loro semplice indicazione o con la citazione, completa o parziale, a seconda della loro importanza.
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Avversione per la fama e per la folla

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vita appartata dal volgo Ma vediamo dunque TI o *'aT TOUTO { = T TSXO?), OTI TE j.rjTe 7CXOUTO? auro? S v a x a r . T c a p a a x e t v {JLTQTE S c ; a 7roXeiTt,,x'yj [xyjTe PaaiXeia ( j ^ & ' p p o S i a t T o ? p i o ? x a , T p a u e ^ w v 7roXuxXeta {i.7jT'9po8iotcov yXsXey(j!.v<ov v j S o v a l (AiQT 'XXo,

che cos' il i ne, supremo e come neppure la ricchezza pu procurarlo e non lo possono la gloria politica, n una corona regale, n un elegante tenor di vita, n il lusso della tavola, n raffinati godimenti di Afrodite, n null'altro, ma la sola filosofia procaccia ( ). Come sappiamo proprio l'atarassia, che ha preso corpo e sostanza, tanto da potersi definire, colle stesse parole di Epicuro, come il trovarsi estranei alle ricchezze, alla fama, all'ammirazione della folla e a tutte le cirr costanze esteriori: O X e i TTJV TYJ? 4>I>X"/)? T a p a x ^ v o u r e
{AYjSv, cptXooocpia S s T r s p w t o f i e T (jt-v/j],
2 ;

TT)V ^ i X o y o v [xyiaTO?

a T t o y s v v a x P<*v o u x e TCXOOTO? U 7 r p x w v 7tap

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p X s y t . ? o u x ' X X o TI T t V 7 c a p T ? S t o p t c r T O U ? a i T t a ? ( ) .

(') L a lettura di questa x . 8. X I V stata inutilmente tormentata:, a me pare che il miglior consiglio sia quello di lasciare il testo quanto possibile come ci tramandato e di questa opinione pure il Diano (Studi italiani di Filol. class., 1935 pagg- 240-43), che legge appunto 8uvctu.ei T S s | e p s t o T t x - f l xoc eTtopCa eiXixpiveoTTY], cui anch'io ero giunto per conto mio. Ma non concordo con la sua interpretazione (v. Epicuri Ethica ed. C. Diano, pag. 1 2 0 e la mia recensione in Paideia, 1 9 4 8 , pag. 400). Aggiungo che Suvu-et ha il suo attributo come si conviene ad un vocabolo generico,. mentre questo non occorre a siropta; che Epicuro usa spesso nel concorso di due termini determinare uno solo di essi; e infine che eXixpivscTT*/) riferito a s 7 t o p t a non darebbe senso, mentre riferito ad er<pXsta come predicato nominale di yivsrai corrisponde alle x e p a l o i x ; 7)8ovs di x . 8. X I I . () Diog. Oen. fr. X X I I I Will., col. I I , 3 - I I I , 1. (') S . V. 8 1 ; cfr. x. 8. V I I . Nel testo della Sentenza conservo col Diano T-JJV ^iXoyov, del cod. V , invece della correzione Ttv'^iXoyov dell'Usener. L o stesso concetto sotto altra forma espresso da Filodemo Rhet. I I , pag. 1 5 8 , fr. 1 9 , 6 Sudh., e come massimo nemico dei quieto vivere indicata la passione politica nelle sue varie attivit: e yp deX-ricrei Tt<; o t i t a v T ' ue^twv StacrxoTreTv ri piXtaq lerrlv Tt;oXeu.ifeTaTov

TTJC; e u 8 o t i u . o v i a ? /) St ^ecTt? T J ? il punto essenziale della felicit la nostra disposizione personale intima, di cui siamo noi padroni , purch ben inteso si resti in noi stessi ; ad uscire fuori di noi stessi, della nostra disposizione d'animo, si cade in potere degli altri e non si pu pi essere padroni di noi stessi. Ancora Epicuro parla: Dura la milizia e per di pi sotto il comando di altri; e il darsi alla retorica ricolmo di incertezza e di turbamento, nel tentativo di persuadere , come logico in persona eloquente che s'affanni se possa persuadere o se ottenga ci che vuole. Perch dunque perseguiamo un modo di agire tale da essere nelle mani di altri ? Non solo viver a disposizione degli altri, ma lo stesso vivere tra gli altri pericoloso alla felicit uT

Infatti:

x9ctXaiov

7)|XSI? x u p t o t ,

x a l Soojjieveiai; 7Tepyao-[x(,]xtxaxov, TcoXtxeiav v eupoi t r e TV cp&vov TV Trpcj xo<; Xeicpofxvoix; E T C r a u r a x a i x-/jv avTpcxpov xo<; X O I O X O K ; 9iXo7rp<>)xiav x a l TTJV x a x o x e 8 i a 9<ovtav v xoi<; ecnQyoufxvoK; x a i xo<; y t v o & s x o u v x a s ou u.vov l[8]xaq, X[X] x a l 8TJU.O[UCJ] x a i 8 t [ x a a x 7 ) p t , ] a TTXI^$[ouc;] x a l . . . Cfr. a n c h e P h i l o d . Rhet. I l , p a g . 2 7 0 c o l . X I V , 1 9 S u d h . c i t a t o p i o l t r e a p r o p o s i t o del \iri TtoXixeecr&ai. Il c o n c e t t o t a n t o fondamentale nell'etica epicurea e altrettanto capit a l e e r a il c o n s e g u e n t e sconsigliare l a v i t a n e l g i o c o a l t e r n o d e i f a v o r i e d e i c a p r i c c i d e l m o n d o , c h e esso u n t r a t t o c a r a t t e r i s t i c o d i c u i si s e r v e P l u t a r c o p e r definire l a s c u o l a d ' E p i c u r o : ' A X X r i v e ? e l a l v ol... ypcpovxsc" axaic; X^eaiv 6x1 " X y e t v S e i T Z O Q a p i a x a x XTJS cpaewc; xXot; ouvx^prjast x a l 7rco<; T I C ; xtov s l v a i u-vj u p c e i a i v px*0? izl rc, T V 7T X 7)&WV p / q " ; ( P l u t . adv. Col. 3 1 , 1 1 2 5 C ) . A n c h e l ' a u t o r e d e l l a Ethica Epicurea c o m p a r e t t i a n a finisce c o l d i r e l a s t e s s a c o s a , se si p e n s i c h e XyrjScv = T<xpu.yj\ : 7 r e p i y t v e x a i y p x T W V yvcaecov x o x w v (degli E p i c u r e i ) x x s JJLYI&SV Sicxstv 6 U-TJ rrcpuxev Xy7)8va Trspiaipelv, o l a x TrXeioxa xcov xaxEcrTuouSao-Exsvtwv] s o x l v Trap'v^pwTCou!; (Eth. Epic. P a p . H e r c . 1 2 5 1 c o l . I V , 1 0 S c h m i d ) . T x a x s a T t o u S a a j x v a efficacissimo a farci i n t e n d e re c h e c o s a v o g l i a d i r e l ' a u t o r e : q u e i r o c c u p a r s i delle f a c c e n d e u m a n e c o n acrimonia, con spirito di rivalit, sono ci c h e F i l o d e m o h a definito cp-vo? e cpiXoTrpcoxta. Q u e s t o d a n n o s o all'uo.TiO, n e r o v i n a l a s e r e n i t spirituale, l a t r a n q u i l l i t m a teriale. (') E p i c . apud D i o g . O e n . fr. L V I 1 W i l l . P e r a(puy\j.c, cfr. a n c h e a w p a 4' X^? * l ^ P - H e r c . 1 0 5 6 , fr. 6, c o l . 1 1 , 5-6 e n. 1 a p a g . 43.
t r U n

mana. Quantis molestiis vacant qui nihil omnino cumpopulo contrahunt ! Sar bene perci che il saggio lasci da parte ogni scritto politico; e che anzi non vada a partecipare alle feste del popolo ( ). Epicuro ben deciso a non ammettere che il saggio viva con la folla : egli vede in questo mostro multiforme, l'o^Xo?, una massa d'acque in perenne ribollimento, al polo opposto della YaX^vv) da lui perseguita. L'ignoranza che la massa aveva dei problemi che Epicuro calcolava necessario conoscere per eliminare la paura degli dei, della morte, del male e dell'infelicit nella vita, causava un tumultuoso modo di vivere, per nulla consono al sobrio e sereno tenor di vita che il saggio cercava; per questo il Maestro raccomanda: Tunc praecipue in
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te ipse secede, cum esse cogeris in turba ( ). Non ci poteva essere in comune nulla con la folla volubile, assetata di apparenza e di piaceri immediati, atta all'edonismo sensuale, ma non al godimento superiore di un ideale. Epicuro lo sa benissimo: lo ha sperimentato su se stesso nel corso della sua vita, quando ha pagato l'insegnamento della sua dottrina con l'esilio da Mitilene decretatogli dal ginnasiarca ( ). E di questa incompatibilit ammonisce i suoi seguaci con un tono sprezzante che risente certo l'amaritudine di recenti polemiche: OSnorz top;c#7}v roic, no'k'Xolc, pcrxstv'
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TYJ?

xsivoov

Sia^csco?,

voluto piacere alla folla. Quelle cose che piacevano ad essa io non le appresi, quelle che invece sa-

( ) C i c . Tusc. 5,36, 1 0 5 ; fr. 586 U s . ( ) D . L . , 10, 1 2 0 ; fr. 5 6 3 , 566 U s . ( ) S e n . , epist., 2 5 , 6; fr. 209 U s . L a m a s s i m a di d e r i v a z i o n e d e m o c r i t e a ; p e r il c o n c e t t o v e d i c a p . I I , p a g . 1 5 1 s g g . ( ) Cfr. P a p . H e r c . 1040, I I , col. 3, presso C r 8 n e r t , op. cit. p . 98 e B i g n o n e , op. cit. I I , 1 1 7 - 1 2 3 .
a 3 4

pevo io, erano ben lungi dal loro modo di pensare L'opera del saggio inutile del resto tra la folla irresponsabile, pi che inutile sprecata, tanto opposte sono le basi su cui poggiano le rispettive concezioni. Filodemo, interprete esatto del maestro, come si richiedeva a un buon epicureo (il che naturalmente non toglie che egli abbia attinto al fondatore della scuola in modo essenziale attraverso il suo maestro personale, Zenone di Sidone), completa in maniera davvero perspicua l'affermazione di Epicuro:
Aiirsp o68'[v TI PXTLOV o"ocp[cx; !][*) Xysiv, o l TroXXo o*u[vepo]u04v, oS TOU[T<JH]
, a

X?[~h v~

. O y p [ ] [ IvapflTTOV

o u[(Ji]9p[ov-

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TVJV 7c]X[tv

Siacppet

a[ocp]ou [X-

yO? T O U T7)V 7TOXITIX[T)V peTYjv ^XOVTO?, X[X 7Cp<; TYJV tSiav vTjxov.

o4 &eo4v

(*) Gnomol. Paris, cod. 1168 F , 1 1 5 * ; fr. 187 Us Appartiene anche questo frammento 187 alla famosa Epistola ai filosofi di Mitilene, come vorrebbe il Bignone? A me pare ohe questa lettera nell'opera del Bignone si sia smisuratamente ampliata. Massime capitali, Sentenze Vaticane, citazioni da autori e da papiri vengono agglomerate, unite dall'esile filo di un vocabolo che riecheggia o di un ragionamento che potr anche essere vero, ma non lascia convinti per la mancanza di prove concrete o almeno incontrovertibili. Per il fr. 187 io vedo poco probabile 'l'appartenenza alla lettera predetta. Il cod. Paris, ha Sicr&aecos, Maximus abbas, gnomol. 6, pag. 172 Tig. (che pure lo riporta) cUa&erex;; l'Usener corregge in ala&ifjoex;, bella correzione dal punto di vista generale, anche se fa qualche difficolt il cambiamento E / H . Esatta invece la lettura dell'abate Massimo, accettata anche dal Bignone e dal Diano: qui si parla della t&ean;, quella disposizione naturale che T xe<paX<xiov TYJS e&8atu.ovta<;. Seneca (epist. 29,10), che traduce con tanta esattezza da conservare l a costruzione chiastica del periodo greco, conferma questa

Perci appunto, neppure se il saggio ha qualche cosa migliore da dire, la folla sar d'accordo con lui, n di lui si servir. Infatti la parola di un saggio che abbia la TCOXITIXTJ psTV) si distingue non secondo un principio di adattamento a ci che conviene allo stato, ma secondo ci che si risolve nella disposizione intima del singolo ( ). Da questa constatazione fluiscono tutte le restrizioni che Epicuro pone al saggio : si svolgano pure tutte le sue attivit, ma diventa logico che esse si dovranno svolgere evitando la moltitudine che le fraintenderebbe : oS' ( T o c p o u Xyo<;ei? 6 / X o v x o d STJU-OV ( ) . Le legittime aspirazioni del saggio sono perci concesse sotto certe condizioni: il vero filosofo aspira ad aprire una scuola e a far partecipi tutti delle verit ritrovate; questo lo sente poi maggiormente il filosofo epicureo che si fa diffonditore del verbo di Epicuro, salvatore dell'umanit, tanto nel x9)7*;o<; di Atene, quanto nella villula campana di Sirone e Filodemo, quanto (ed espressamente dichiarato) nella stoa di Diogene ad Enoanda. Quindi gli concesso fondare la propria scuola, purch non sia per attirarvi folla {xXaY<OY?jc-at.); ed esser letto tra la moltitudine, ma non mettendosi in mostra ( ). Credo che per non mettersi in mostra e non per altro Epicuro abbia proclamato o$ x u v i e i v . . . . o 8 T t r c o x e e i v ( ), che il sag1 2 3 4

m i a i n t e r p r e t a z i o n e : Nunquam volili populo piacere, nani quae ego scio, non probat populus: quae probat populus ego nescio. N o n si t r a t t a d i c o n o s c e n z a , ato &Tjot?, m a d i d i s p o s i z i o n e i n t i m a , S i & e a t s , p e r c i c h e TOT<; 7toXXoTc 7jpeaxe e il t e s t o l a t i n o d i c e probare, n o n scire. Q u a n t o a l c o n t e n u t o , cfr. a n c h e P h i l o d . p a p . | H e r c . 1 2 3 2 , fr. 8, c o l . I, 1 2 s q q . [ V o g l i a n o , Epic. et Epicureorum scripta, B e r l i n , 1928, p . 70]. (') P h i l o d . Rhet. I I , 28 c o l . X X X I I I , 4 S u d h . ( ) P h i l o d . Rhet. I I , 1 2 , 87 S u d h . ( ) D . L . 1 0 , 1 2 1 ; fr. 564 U s . ; ( ) D . L . , 1 0 , 1 1 9 ; fr. 1 4 U s . C r e d o c h e n o n si p o s s a a l t r i m e n t i p e n s a r e , d a t o c h e a q u e s t a p i o p o s i z i o n e nel L a e r z i o p r e c e d e q u e l l a del JJLTJ 7toXiTea&at e del {ATJ Tupavveuetv; t u t t e d u e s o n o t r a t t e d a l I l e p l fiov, q u e s t a d a l I l i t r o , q u e l l a d a l I I .
a 3 4

gio non deve atteggiarsi da cinico, n mendicare : il divieto di mendicare potrebbe essere tutt'uno con quello di non imitare i cinici; ma forse, per quanto risvegliato da questo ricordo, ha un fondo pi vivo nella dottrina epicurea, mostra cio, fino a quale punto debba essere a x a p x Y ) ? l'uomo che aspira alla vera felicit (*). Sopra tutto nel saggio che aspira alla felicit suprema dell'atarassia non concepibile il desiderio di fama. N 8a 7 r o X s m x 7 ] , n y r c a p rolq TCOXXOI; TIU.7] xa, T t s p i p X e y t , ? ( ) possono procurare alcunch di stabile, chimere labili come esse sono, non nascendo da desideri fisici e necessari, e per di pi non avendo origine che fuori dell'individuo nel profanum vulgus. La salute e la beatitudine dell'uomo sarebbero cos poco in pugno all'individuo da dipendere completamente dagli altri e T r a p a rae, S t o p c T o u ? a t T a ? ? No, ancora il Maestro con il suo tono calmo ci rassicura ricordandoci la sua esperienza personale: multis itaque iam annis Metrodoro suo superstes in quadam epistula, cum amicitiam suam et Metro dori grata commemoratane cecinisset, hoc novissime adiecit, nihil sibi et Metrodoro inter bona tanta nocuisse quod ipsos illa nobilis Graecia non ignotos solum habuisset, sed paene inauditos ( ). Una cosa egli sa (e la dice esplicitamente a Idomeneo, che della scuola era stato influente protettore a Lampsaco e che con Epicuro aveva mantenuto cari rapporti anche pi tardi, quando quest'ultimo era ad Atene): non vera fama quella che viene dal mondo transeunte della politica; il favore del potente e quello della folla
2 3

(*) S u l v a l o r e dell' aTpxeia, cfr. epist. Men. 130. ( ) D i o g . O e n . fr. X X I I I , c o l . I I , 3 W i l l . e 5 . V. 8 1 , v e d . s o p r a n. 3 a p a g . 49. ( ) S e n . epist. 79, 1 5 . Cfr. D e m o c r i t o , B 1 1 6 D . ( = D . L i 9, 36), d o v e il L a e r z i o d i c e c h e il filosofo fece q u e s t o p e r "il f a t t o di (YJ orcouScrai Y ^' S^rjq x a r a 9 p o v c v .
2 3 v t 0 ( J 7 v o a

sono poco stabili e promettono pi di quanto in realt mantengano. Un'altra gloria, s, pu desiderare il saggio e ben pi duratura: Si gloria tangeris, notiorem te epistulae meae facient quam omnia ista, quae colis et fropter quae coleris D'essere cio ricordato nel mondo del pensiero o da chi di questo mondo figura significativa. Se gloria da savio il favor popolare non , se non 10 sono neppure e satrapie e onori pubblici, ovvio che tutto ci non bene, non da perseguirsi come ideale di vita felice. Infatti Epicuro trae le sue conseguenze di qui e scende a un gruppo di affermazioni capitali per l'atteggiamento contemplativo del sapiente. OS pTjTopecTstv xaXco? ( ) dovr il saggio, se vuol staccarsi dal volgo; a che mira questa retorica, una delle p Toi xsvou ( ), se non a dare preminenza sul popolo, che si lascia abbagliare dalla facile loquela e non sa distinguere tra il falso scintillante di orpelli e la nuda verit? Quando si cerchi la serena tranquillit dell'anima e della vita, proprio di coloro che non vogliono essere py-TopE? o 8 s 7tpocrTTou Sr^xcov oS'p /ovT? ( ) lo staccarsi dalle forme di attivit che 11 mettano in evidenza. Con la sua consueta gravit benevola, Epicuro si pronuncia su questo punto: T o E&2 3 4

SOUJXOV x a

j x a x p i o v o

xpyju.Ttov 7iX9)9-o<; oS 7rpar

( ) S e n . epist. 2 i , 3; fr. 1 3 2 U s . E S e n e c a , nel c i t a r e il passo, c o m m e n t a , c o m e c o m m e n t e r e m m o n o i : quis Idomenea nosset, nisi Epicurus illuni litteris suis incidisset? ( ) D . L . 1 0 , 1 1 8 ; fr. 565 U s . (*) F r . 1 1 6 U s . Cfr. D i o g . O e n . fr. L V I I W i l l . c i t a t o a pag- 50. ( ) P l u t . Contra Epic. b. 2, 1 0 8 7 B ; fr. 552 U s . I l c o m i c o S o z i o n e d i c e d e g l i E p i c u r e i ( I I I , p . 395 N., d a A t h e n . 8, 3 3 6 F ) : pxo Ss 7 i p e a ( e l a i xe x a l axpaxyjYiat, xu.7roi x e v o t tyoyouaiv v x ' v e i p x c o v .
2 4

11 c o n c e t t o r i s p o n d e e s a t t a m e n t e a l s e n s o di v a c u i t c h e p e r l a s c u o l a h a n n o gli i n c a r i c h i p o l i t i c i e militari.

7tpaT7)? 7ra&cov x a l S i & E c n ? V X ^ ? x a r 9t7iv p i ^ o u a a , N l'abbondanza di ricchezze, n il movimento degli affari, n particolari cariche, n potenza porgono la felicit e la beatitudine, ma la procurano la mancanza di sofferenza e la mitezza di affetti e la disposizione d'animo che sappia tenersi nei limiti dettati dalla natura ( ). E fedelmente Filodemo aggiunge:
XX'XuTua x a l
U T

"0&ev 0 * 7 ] x a l S i a T T a u & ' o C 7]Y0U{Afra TTjV 7ToXetTiXT)V Suvajxiv Tot? oux'a-

TOI?

xexTYjfxvoi?

o >T T a t ? TCXernv aT7)v xa&'aTYjv, XX 7 i o X X xt? aiTiav vTjxaTcov, xal ^i au(X90p(ov XyETat T OV

7toXXxt,? a i T i o v

Sv 9op(xa?.

Donde, dunque, per il fatto che stanno cos le cose, noi neanche utile stimiamo la potenza politica di per s n per quelli che la conseguono, n per le citt, ma spesso causa di guai insanabili, in quanto spesso si dice causa ci che offre l'occasione ( ). Non rimane perci che nl TYJV [Y)]ouxt.wTpa[v x ] a [ l ] Satu,ovt ,oiTpav, &<STzep EITCE, 9 i X o a o 9 t a v a u o / c o p e i v . stolto e ridicolo spronare alla politica, come fa Isocrate :
2

T fzv T O V , OJTI 7Tpi7r7T0l7j-

Tzpo-

(Jt[]V0t [XV TTjV U,7T?l-

S.

(*) P l u t . de aud. poet. 1 4 , 3 7 A ; fr. 548 U s . Cfr. a n c h e V. 8 1 ; a n c h e H o r . Carni. 2 , 1 6 , 9 - 1 2 . ( ) P h i l o d . Rhet. I I , p a g . 270, c o l . X I V a , 1 9 S u d h .


s

p t a [ v ] , WO-T'SVV^? TcoXiTeaea^ai, av

Sia TTJV

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TT)V v aTYJt

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7cir/jSeupi <XCTiv

7cpaoSoi OVTS<; o u x > fr. 4 4 p[&><; v ]^>vip[o-]av 7re[cpiX]o<Tocp7jxTe<;' et 2a <Y"*P aTYjv

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S'o[x] ax^t^Jfe?, Suvavxo

7roXtT$a&ai XpVOV 7ipoos8peu-'

U.7) TjfA7l0Xuv TTJt [yjvcio'st aavTe?,

x a l Six[i] 7rpo (rs / p i TO[U] TTJV XJP ) ""


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Spf[uc]avTE<;

<xTa[]av 7 t a u a a i [ x ] a [ t IO TYJV 7coXtTEiav OT7J[a]$u xara-

TCOX TYj? [7ca ]vel [S] U,TJ,

SoO [T]^? 711 TYJV Y)CrUXlV


9e [tCTT]-/)XE<jav 7cp [T ]spov....

prima di tutto, perch quelli che si fossero fatti la pratica cos da saper governare (rcoXiTeusa&ai) senza altro, <non potendo progredire a pi elette attivit, > per gli impegni che quella porta con s, evidentemente non avrebbero filosofato secondo un retto principio; se infatti avessero questa esperienza pratica senza aver ottenuto la saggezza, non potrebbero governare, non essendosi dedicati per moltissimo tempo alla vera conoscenza, e si sarebbero di molto allontanati dal cammino che conduce alla quiete, per il fatto che si sono occupati di politica fino a tanto da far cessare il disordine e stabilire un buon governo ( ). Pi an1

() Philod. Rhet. I I , pag. 6o, col. L V , 8 -12 e 1 5 sqq. Sudh. Le due ultime linee della colonna sono integrate per il senso dal Sudhaus; ma meglio del suo x a # a < p e t o T p o t < ; > , pre-

cora della retorica, definita come vana, qualche cosa pi grave al saggio, quell'attivit che al massimo grado perturbatrice e che causa prima del pregio che tra gli uomini insipienti ha preso la retorica: l'attivit politica, il 7uoXi.Tuecr9-ai. Quanto Filodemo sia stato esatto interprete dell'iniziatore della scuola ci vien confermato da una semplice massima di Epicuro:
'EXXUTEOV

auxo? x

TOU

rcepl x y x x X i a x a l

TCOXITI-

questo sciogliersi dai vincoli delle proprie attivit e di quelle politiche fondamentale in
x
STja^oTTjptou

ferisco x a ^ - a < p w T p o ! . < ; > (cfr. fr. 99 U s . e d E p i c . apud D i o g . O e n . fr. L X , 6 W i l l . p e r l ' u s o di xaS-ap?), c h e n o r m a l i z z a l a l u n g h e z z a della linea. I x a & a p w T e p a 7ti /rY)8euu.aTa s u p p l i t i q u i in F i l o d e m o s o n o quelli propri del filosofo, c o m e q u e l l i di c u i t r a t t a v a E p i c u i o nella Tcep T W V e T c t , T T ) 8 e u u . T < o v STTI.<T-roXy] (ctr. C r o n e r t . Kol. u. Meri. p . 20; B i g n o n e , Aristot. perd. Il, 56 s g g . ) ; e a d essi si c o n t r a p p o n g o n o i falsi e 7 t i T Y ) 8 e u \ X < X T < X non d e g n i di un filosofo, c o m e quelli di N a u s i f a n e q u e l N a u s i f a n e c h e s o s t e n e v a l ' a t t i v i t p o l i t i c a del filosofo {cfr. P h i l o d . Rhet. col. X X X V I , 6 sqq. S u d h . ) imxtrr Ssuxwq T o i a r a & V o Suvaxv ze, aocpiav X&eiv (fr. 1 1 4 Us.). A l l ' i n i z i o del fr. 44 l ' s l p e n d e n t e e m a n c a l a p r o t a s i del p e r i o d o i p o t e t i c o la c u i a p o d o s i d a t a d a ox av e S u v a v r o ; c o n g e t t u r o c h e il c o p i s t a a b b i a s a l t a t o u n a l i n e a il c u i c o n t e n u t o h o c e r c a t o di r e n d e r e c o n y ^ P XTTJV e l / o v , o o < p t a v . E c h i a r o p e r l'e [8] della p e n u l t i m a l i n e a c h e ci si t r o v a d i fronte a d u n ' a n t i t e s i , c h e c o m e fa p e n s a r e l a m a n c a n z a d i 7 r a p a y p a 9 o a d a c o l . L V , I .15 in poi d e v e essere r a c c o l t a in un u n i c o a m b i t o di pensiero, d e l i m i t a t o d a q u a n t o d e t t o in col. L V , 1 5 fr. 44, 2. S e c o n d o l a p r i m a i p o t e s i (ir. 44, 1. 2-13) si h a l a v i t a p r a t i c a , s e n z a a v e r r a g g i u n t o p r i m a la <iocpia, c o m e nel c a s o di c h i si o c c u p a di 7UT7 )o*suu.aT<x sul t i p o di quelli consigliati d a N a u s i f a n e : non si q u i n d i p i a t t i a g o v e r n a r e , ne t a n t o m e n o , p e r l o s p r e c o i n u t i l e di t e m p o in a t t i v i t p o l i t i c h e , si p u r a g g i u n g e r e l a rjeruxta; c o n c e t t o q u e s t ' u l t i m o c h e e r a g i c o n t e n u t o nel p r e c e d e n t e 8 i TTJV a x o X t a v TTJV v aryjt. N e l l a s e c o n d a ipotesi, c h e inizia c o n 1 .13, m a p e r noi p e r d u t a , era p r o b a b i l e si dicesse in o p p o s i zione a l l a p r i m a c h e , se i n v e c e n o n fosse, cos (el [8] u.^j), m a ci si fosse p r o c u r a t a p r i m a ( i r p [ - r ] e p o v ) la yveem; filosofica, n e s s u n o in t a l c o n d i z i o n e a v r e b b e c e r c a t o u n a su.Tcet.pia p o l i t i c a , u n a v o l t a c h e fosse t a n t o a v a n z a t o v e r s o l ' i d e a l e della v i t a c o n t e m p l a t i v a . Tvosaiq n a t u r a l m e n t e q u e l l a e p i c u r e a , c o m e p & c o ? qnXococpeiv filosofare s e c o n d o i princpi di quella scuola.
r

(') S.

V.

58.

chi voglia assaporare i frutti della vita serena. ' A X X


Ttvec; e l a l v ol T a u x a StaTaS'-v) Guyykovxzc, (TCoXt.Tia? xal xal px.<; x a l xal pSirjv vu.cov vaiTO? xaraXovTS?

pouvTS?;- ox ol 7roXi.TEta<; <pt.aTvTs<; a u r o ? x a l

7rXY ]o~iaovTa?; j< ol TOV TYJ? r a p a ^ l a ? arcpavov cru.pXrjTov e l v a t TXXQ [xsyXait; y)y(j(.ovtai? X y o v r s ? ; Ma

chi sono quelli che metton sossopra e riducono a nulla e dalle basi- distruggono costituzioni politiche, autorit e ordinamenti di leggi ? Non quelli dunque che staccano se stessi e i loro prossimi dall'attivit politica? Non quelli dunque che dichiarano che la corona dell'atarassia non pu esser messa a paragone con i grandi principati ? > ( ).
1

A questo punto appare evidente come vada intesa la recisa affermazione di Epicuro che oS 7 r o X t T e u c r e er-9-ai (TV crocpv) e a maggior ragione o& Tupavveuastv ( ). E le precisazioni si susseguono esplicite e, perch no ?, abbondanti. Son ben gli Epicurei che 2

{') P l u t . adv. Col. 3 1 , 1 1 2 5 C ; fr. 556 U s . Il t e s t o p r o s e g u e oi T PaotXsuetv u-apxiav x a l Sircxcoaiv r:o<paivovxE<; ; ( ) D . L . 1 0 , 1 1 9 ; fr. 8 U s . D i o g e n e ci i n d i c a a n c h e l ' o p e r a i n c u i il p a s s o si t r o v a v a , p r e c i s a m e n t e v xfj Tcpcxrj I I s p l Bioiv. L ' e s p r e s s i o n e d o v e v a essere u s u a l i s s i m a n e l l a s c u o l a e p i c u r e a e. direi a d d i r i t t u r a , u n " p e z z o f o r t e " d e l l a p r o p a g a n d a , se d u e v o l t e C i c e r o n e la c i t a in g r e c o : Epicuri mentionem facis et audes dicere [ X T Q T c o X i x e u e a & a t . (ad Att. 1 4 , 20, 5) e quid fiet populo Ulubrano, si tu statueris \xr\ T c o X i x e e a & a t oporten? (ad fm. 7, 1 2 , r i v o l g e n d o s i a T r e t a z i o T e s t a , t e m p o r a n e a m e n t e e p i c u r e o p e r i n g r a z i a r s i C. V i b i o P a n s a ) . v e r o c h e le espressioni g r e c h e c o m p a i o n o di f r e q u e n t e n e l l a c o r r i s p o n d e n z a di C i c e r o n e ( m e n t r e s o n o e v i t a t e nelle o p e r e filosofiche e r e t o r i c h e ) , m a s p e s s i s s i m o si r i f a n n o a p a r o l e p a r t i c o l a r m e n t e e s p r e s s i v e e d i n t r a d u c i b i l i , o a m o d i di dire, se n o n p r o v e r biali, a l m e n o o r m a i g e n e r a l m e n t e n o t i . S u l c o n c e t t o t o r n a a n c h e L u c r e z i o , 5, 1 1 2 7 (fr. 5 5 z U s . ) : Ut satius multo iam sii parere quietum Quam regere imperio res velie et regna tenere ; cfr. p u r e 3, 955 s q q . E cos O r a z i o , carm. 2, 1 6 , 9 - 1 2 (fr. 326 U s . ) : non enim gazae neque consularis Submovet lictor miseros tumultus Mentis et curas laqueata circum Teda volantis. 11 p a s s o i n s p i v i c i n o a l fr. 548 s o p r a c i t a t o ; l o s p i r i t o d e l l ' o d e , c o n l ' i n s i s t e n t e r i c h i a m o i n i z i a l e dlYotium pervaso da pensiero del t u t t o e p i c u r e o . ox
2

TcoTarca uoXiTeioc?
TcoXixelav S

xaS -Coacriv SOCUTO? x a l ouaTelXacn.v (iX^rjv x a l Guyyuaiv TOU

psuYovTS? ?

[xaxaptou, si son piazzati e raccolti quanto pi lontano dalla vita politica, fuggendola come un danno e un conturbamento dell'elemento beato ( ). Gli Epicurei, qualora scrivano, scrivono sull'attivit politica di non dedicarvisi, e sul poter regio di rifuggire dal vivere
2

coi

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( ),

T
4

(3ao"iXsuet.v

u.apxiav

x a l St-itTcoo-iv

dcTTOfpaivovTs? ( ). Non solo, dunque, il filosofo non si dedica all'attivit di governo e ne dissuade chi gli vicino, ma com' logica conseguenza xafYou&Jv a[y]?iv &L TV a o c p v eie, 7toXtTi,X75v u.7t:t.plav ouS p y j T o p i x T j v TotauTTjv, per nessun motivo bisogna che il saggio spinga alla pratica e alla retorica politiche ( ). Onde Seneca poteva dire che l'epicureismo era la fiosofia, quae civem extra pa.triam posuit ( ) e vedremo
5 6

(') PI ut. praec. sanit. 21, 135B. ( ) PLut. v. Pyrrhi, 20. Cfr. a n c h e P l u t . contro, Epic. beat. r$, 1100B. ( ) Plvt. adv. Col. 1 1 2 7 A . () P l u t . ib. 1 1 2 5 0 . () P h i l o i . Rhet. I I , p . 35, c o l . X X X V I I I , 7 - 1 2 S u d h . ( ) S e n . epist. 90, 35. E s p l i c i t e le a c c u s e di P l u t a r c o {adv. Col. 1126E) XX T I ? TtovCToepwvIrcXeuersv rrp TYJ? rcaTpiSo?, Tcpafeuasv, vrjXtoere, TCOC Y ^ Y P TCO X ITIXYJ 7rpa*;i? u[xtv; U n a g i u s t i f i c a z i o n e del U . Y ) TrroXiTeuso &ai, c h e p e r g l i a v v e r s a r i si r i s o l v e v a d u n q u e in u n u.7)]8v uepiTcoieiv T[YJI TtJaTplSt au(x<ppov, t e n t a t a d a F i l o d e m o I I , p . 1 5 4 , ir. 1 3 S u d h . ) ' . x S v o l tptXoo<po[l Y l*]'') TcoXtTE 'itpvxat, u .[eY]Xco? Tat;. Tca< T > p ( o i foT]fo]u<u T O ? vou? 8t8axovTe? a l s l Tri&sa&a[i. T O ] I ? vu.ot? ? rcl ao>T [r )]ptai [x]e [iu.]voi?. XX [Trat]8l vaY [xrj] x<xTa[u.a ]&e!v, x a v [u.]i]8ve? v(i]oi, u.7) [<Jf]aueiv 8ixa[?, 6v] Tprcov oS rcup?,fc>?u.90Tpb>v Xs&ptcov uTtapX V T W V 9<jcrei. M a n o t o c o m e l ' a t t e n z i o n e d i E p i c u r o n o n fosse s t a t a a t t i r a t a d a l l ' i n s e g n a m e n t o ai g i o v a n i i n q u a n t o t a l e , e p a r t i c o l a r m e n t e d a l l ' i n s e g n a m e n t o a d s l rret&eaS -ai Tot? vu-oi?, q u e l l e l e g g i c h e n o n a v a n t a g g i o d e l l a p a t r i a , m a x <*P ao9tv x s v T a t , o x OTCCO? [XT] S i x S a i v , X X ' # T t t o ? u-r, S t x t o v T a t (fr- 5 3 U s . ) . T u t t o il c o n c e t t o i n f o r m a t i v o d e l l ' e t i c a e p i c u r e a e r a d <A r e s t o t a l e c h e p e r f o r z a l o s t e s s o F i l o d e m o 7tp? T T O ? 91X006900? u-rjSv TcsitpaYU.aTeuoQ'ai nzpi rcoXiTsCac, lascia #XXoi?...avTprapYiv: rcap 8'7ju.<ov d i c e iio'koYeloSii x a l S i a T O U T O G\JY%opeLaQ-oi T u.rj8v rcoTeXeTv TCO X E[I]TIx o o ? TT)V 9tXoao9Cav (Rhet. I I , p a g . 267, col. X l a , 2 5 - X i I a ,
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A T R T A I

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pi oltre con quante altre ragioni ( ). Eppure Epicuro non si era posto su questa via tanto nettamente perch trascinato dal suo ideale di YJCTUX^' se Plutarco aveva a rammaricarsi cos: Epicuro crede che non debbano vivere nella calma (v\<s\)x&3 S u d h . ) . M a nel p a s s o in cui F i l o d e m o giustifica il s a g g i o che n o n p a r t e c i p a alla v i t a politica si h a d a v e d e r e u n a r i s p o s t a alla posizione s t o i c a (che noi c o n o s c i a m o a t t r a v e r s o P o sidonio in Cic. off. i , 44, 1 5 5 ) : atque UH ipsi, quorum studia vitaque omnis in rerum cognitione versata est, tamen ab augendis hominum utilitatibus et commodis non recesserunt; nam et erudiverunt multos.... (>) I n c o n t r a s t o c o n l a t e o r i a del u.rj rioXixeea&ai p a r e D i o g e n e di E n o a n d a (fr. X X I V , col. I I , 6 - 1 1 W i l l . ) : x a x 8 Trjv oXrjv rceptoxvjv xo[G]$e xoo xau .ou ui [a T c j v x c o v ruaxpt? crxiv ) Tcaoa yrj x a l s i ? xau .o? o l x o ? , c h e h a un v a l o r e c o s m o p o l i t i c o r a f f o r z a t o dal c o n t r a s t o c o n le linee p r e c e d e n t i ( 3-6) xa &'xaxYjv u.v y p 7roxou.7]v xj? yfl? XXcov XXrj rcaxpl? axiv, c o n l a c o n t r a p p o s i z i o n e t r a l a p a t r i a l o c a l e e l a p a t r i a universale, il che p r o p r i a m e n t e s t o i c o (cfr. l a t e s t i m o n i a n z a di Z e n o n e in S.V.F., I 262 A r n . ) e c i n i c o (esempio di D i o g e n e presso Dion. C h r y s . or. 4 , 1 3 ) . L ' U s e n e r a v e v a g i p e n s a t o , al p r o p o sito, c h e il u.7) TcoXixeuea&ou d ' E p i c u r o a v e s s e origine d a u n p r e c e t t o di q u e s t o t i p o , p e r cui a l l ' u o m o n o n a v r e b b e i n t e r e s s a t o il g o v e r n o della singola c i t t del singolo s t a t o a p p u n t o p e r c h e r a c i t t a d i n o TTJ? )? yyj?. Se d o b b i a m o p r e s t a r fede a un p a s s o di Cicerone (Tusc. 5, 37, 1 0 8 ; fr. 587*, p. 334, 21 sqq. U s . ), direi c h e il r a g i o n a m e n t o v a i n v e r t i t o e c h e il s a g g i o epicureo, a p p u n t o p e r c h u n a v o l t a a m m e s s o il u.7) TroXtxeuea^ai s t r e t t a c o n s e g u e n z a dell'ideale e p i c u r e o dell'atarassia, cio del p i a c e r e c a t a s t e m a t i c o , ogni l u o g o di q u e s t o m o n d o (58 .00) p e r lui eguale e indifferente, p o t r far sua, c o m e a g g i u n g e Cicerone, la m a s s i m a di T e u c r o patria est ubicumque est bene . D i c e i n f a t t i Cicerone, r i g u a r d o all'affermazione c h e l'esilio n o n un m a l e , ad omnis casus facillima ratio est eorum qui ad voluptatem ea referunt quae sequuntur in vita, ut, quocumque haec loco suppeditetur, ibi beate queant vivere. Se d u n q u e l a t e o r i a r i p o r t a t a d a D i o g e n e r i m a n e c a r a t t e r i s t i c a dei cinici e degli stoici, al t e m p o in cui fu incisa l'iscrizione di E n o a n d a e t di s i n c r e t i s m o t r a le v a r i e c o r r e n t i filosofiche e r a f a c i l m e n t e possibile f a r e il p a s s o c h e s e p a r a v a l a posizione s t o i c a d a quella e p i c u rea s e n z a c h e un d i l e t t a n t e di filosofia, c o m e D i o g e n e e r a , n e sentisse g r a n differenza. C o m u n q u e n in E p i c u r o , n negli E p i c u r e i ci r i m a n e f r a m m e n t o c h e a c c e n n i cos e s p l i c i t a m e n t e alla t e o r i a del s a g g i o xofxou TCO X TY]?: ci r i m a n e bens un f r a m m e n t o di D e m o c r i t o , della cui a u t e n t i c i t si i n u t i l m e n t e d u b i t a t o , c h e d i c e : vSpl < yrj (^. *}$ T*P Y<x.&T)q rcaxpl? $uu.ita<; xoofAo? (Vors. D e m . 247 D . ) .

eiv), ma piuttosto debbano seguire la loro naturai dedicandosi all'attivit politica (quegli YxxXix x a 7ioXt.Tt .xa che abbiamo visto altrove deprecati) coloro che anelino a onori e a fama, convinto che si vengono a trovare maggiormente turbati dall'inattivit e danneggiati, se non possono conseguire ci che bramano. Ma egli asssurdo, se vi esorta non quelli che possono assolvere a pubbliche cariche, ma quelli che proprio non possono vivere in quiete (*). Epicuro teneva troppo a mantenere l'uomo in quella che era la sua sfera ambientale, cio la sfera della sua Si&eGic, perr sonale, per costringerlo l dove non sarebbe convenuto; evidentemente il saggio potr occuparsi di politica per non forzare di troppo quella che una sua naturale tendenza: ci conseguente con quanto lo stesso filosofo afferma, che cio il piacere come e a x fteia T otxeico? S i a r i f t s a f r a t a u x o u nphe, a u x v ( )
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e che a volte conviene preferire dei dolori, ove questi ne evitino di maggiori. Su questa via fatta di comprensione, Epicuro precisa ancor di pi: x a l [xvapxov v xaipto d-zpaneuzw ( ), e cio qui claritati ac potentiae studet, huic praecipitur reges colere; qui molestiam ferre non potest, huic regiam fugere ( ). Appare di qui che
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(*) P l u t . tranq. an. 2, 4 6 5 F ; fr. 5 5 5 U s . (*) S t o b . ed. I I , 46, 1 8 ; U s . p a g . 264 adnot.; v e r a m e n t e il t e s t o c o n t i n u a x P ^ ? 7r'<3cXXo T I }?, m a il v a l o r e g e n e r a l e d e l p i a c e r e c o m e u n olmeto? SiaTi&ea &at, e g u a l m e n t e v a l i d o . P e r il t e s t o , cfr. p a g . 43, n o t a 1. () D . L . 1 0 , 1 2 1 ; fr. 5 7 7 U s . ( ) L a c t . div. instit. 3, 1 7 , 6. I l p r o b l e m a d o v e v a essere t r a t t a t o nelle A t , a 7 c o p i o a , c o m e m o s t r a L a t t a n z i o , il c u i t e s t o si p r e s e n t a a n c o r a c o i d u e corni del d i l e m m a : alla d o m a n d a V i v r il s a g g i o c o i r e e li f r e q u e n t e r ? (cfr. fr. 18) s e g u e l a r i s p o s t a di E p i c u r o , i n c u i d o v e v a a p p a r i r e q u e l l ' o p p o r t u n i s m o c h e t r a s p a r e d a l l ' v xatpcp di D i o g e n e ( m a p e r il v a l o r e d i questo opportunismo, vedi nota seguente); porremo accanto u n ' a l t r a l i m i t a z i o n e c a r a t t e r i s t i c a delle Diaporie: 7rspi -iv S (3too ( y a ^ a e i v ) ( D . L . 10, 1 1 9 ) . rcspic T a o i v e d Iv x a i p u si c h i a r i s c o n o e d i n t e g r a n o l ' u n l ' a l t r o : a v i t a presso i re, ' g i s c o n s i g l i a t a a l t r o v e , c o n c e s s a a c h i
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solo a chi ne ha pi completa la sensazione riser-t vata la vita contemplativa nel suo pi assoluto rigore ( ) . Cade cos l'osservazione tra sorridente e maligna di Cicerone, in hortulis quiescct suis (sectalor Epicuri) ubi vlt, ubi etiam recubans molliter et delicate nos avocai a rostris, a iudiciis, a curia... Nani si hoc tiobis atque optimo cuique persuaserint, non poterlint ipsi esse, id quod maxime cupiunt, otiosi ( ): in primo luogo, non a tutti gli uomini dato n l'essere saggi, n l'esserlo in egual grado, onde vi saranno sempre individui pronti a guidare lo stato; in secondo luogo, se fosse possibile che l'umanit si componesse tutta di 0-0901, ognuno si regolerebbe cos bene da s che non ci sarebbe bisogno del potere e dell'autorit dello stato. Chi vede bene la posizione di Epicuro il commentatore a Lucano: Epicurus cum dicat propter voluptatem omnia esse facienda, exclaudit ab officiis actuque civili sapientem et sibi tantum oportere vivere adfirmat ( ). Ma chi esalta questa vita, questo ri &iov...
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si t r o v i in un i n s i e m e di c i r c o s t a n z e t a l e d a r i c a v a r e u n u t i l e p e r il s o d d i s f a c i m e n t o d e l l a p r o p r i a i n d o l e a m b i z i o s a . M i p a r e c h i a r o d a l l a s o m m a d e i d u e passi c h e q u i v xatpq> s i a da intendere c o m e la congiuntura v a n t a g g i o s a ; infatti tal g e n e r e d i v i t a s a r e b b e u n xf <pasi xp^tf&ai c o m e d i c e P l u t a r c o nel p a s s o a p p e n a c i t a t o , c h e a q u e s t o s t r e t t a m e n t e l e g a t o t r a t t a n d o s i a n c h e l d i cpiXTt^oi. e d i <piX8ooi , solo se a i u t a al s o d d i s f a c i m e n t o d e l l a S i a t e c i ? . (*) E p i c u r o p e r s o n a l m e n t e a v e v a d i c h i a r a t o c h e fra i suoi stessi discepoli si p o t e v a n o f a r e delle d i s t i n z i o n i c i r c a l e loro capacit filosofiche, d i s t i n z i o n i estensibili a q u a n t i si d e d i c a s s e r o a l l a filosofia. C o m e r i p o r t a S e n e c a (epist. 52,3 s q q . ) , quosdam ait Epicurus ad veritatem sine ullius adiutorio exisse, fecisse sibi ipsos viam..., quosdam indigere ope aliena, non ituros, si nemo processerit, sed bene secuturos... Praeter haec adhuc invenies genus aliud hominum ne ipsum quidem fastidiendum eorum, qui cogi ad rectum compellique possunt, quibus non duce tantum opus sit, sed adiutore et, ut ita dicam, coactore. N a t u r a l m e n t e a questo terzo genere molto v a concesso, per cui l a p o s i z i o n e di E p i c u r o , c h e p o n e del r e s t o l ' a m p i a r i s e r v a v xoupto, m o s t r a d'essere u n a n o t a di p s i c o l o g i a e n o n s o l o una semplice transazione d'un opportunismo materialistico. ( ) C i c . de orat. 3, 1 7 , 63-64; fr. 552 U s . () Commenta Lucani I I , 380, p a g . 7 5 , 1 3 ; fr. 8 U s .
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o",xsicou,a, con una precisione che d rilievo all'importanza della cosa, personalmente Epicuro nei riguardi di uno sconosciuto amico, di cui decantata la vita intera: un esempio pratico di quella vita che i precetti del Maestro ponevano come la pi alta:
...Xioapstv [xo Tcajvxi; 7rpoaipo [i.vo[u x]e xo o 7cox[ o[u]x'l<; aXXvjv y)xovxa XO x p t a [ l v

Y)crux^^

t>v

ouVrc'psjxso-iv

fA]xacrx$v7o? x p [ i ] a i v [oS]jxiav

XX'ev <ptXoao<piai Sta[xp]t[3ovxo?

non prendersi cura di... e a tutto prefer restare in tranquillit, n mai durante sessantatr anni si mosse per occupare una carica, n alcun altro posto di responsabilit, ma sempre ha trascorso la vita nella filosofia ( ). Questo il quadro completo del saggio epicureo e ce lo mostrano le parole di colui che a questo ideale diede forma e sostanza.
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Epicuro otium ex proposito petit ( ) : questo lo scopo per cui la vita pubblica e ogni forma di attivit sono fuggite e sconsigliate. Dal Maestro fugienti turbarn solitudo laudatur ( ) : il passaggio da una proposizione all'altra cos ovvio da parere necessario. E
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(*) P h i l o d . npayjiaT. P a p . H e r c . 1 4 1 8 , c o l . X X I I I , 4 - 1 0 { D i a n o , Lettere di Epicuro e dei suoi, V , p a g . 10. I d u e a s t e r i s c h i ci assicurano c h e l a citazione diretta t e r m i n a v a qui). L a stessa v i t a q u e l l a di D i o d o r o , u n i g n o t o e p i c u r e o d e l l ' e t di S e n e c a , c h e c h i u s e l a s u a e s i s t e n z a cl s u i c i d i o : ille interim beatus ac plenus bona conscientia reddidit sibi testimonium vita excedens laudavitque aetatis in portu et ad ancoram actae quietem ( S e n . vit. beat. 1 9 , 1 ) . (*) S e n . ot. 3 , 3 ; fr. .9 U s . (*) L a c t . div. instit. 3, 1 7 , 5 ; fr. 5 7 1 U s . Si o s s e r v i , p e r , il t o n o m a l e v o l o di q u e l fugienti turbam.

il filosofo vecchio aureo fxvov ( ) massima di sapore democriteo che riassume in s i valori pi significativi che l'Epicureismo ebbe riconosciuti dalla migliore cultura antica. Anche nell'insegnamento non ci si doveva rivolgere a molti, ma ritirarsi l'un con l'altro, tra pochissimi, se non addirittura tra due; haec ego non multis, sed Ubi: satis enim magnum alter alteri theatrum sumus ( ). Questo insegnamento al singolo era senz'altro quello pi proficuo perch innamorava il neofita, gli faceva sentire il fascino della solitudine, che si fa ricca di una nuova yv&aic, e non vuota v s x p o o x a T t r r a c n * ; ( ) . Loquor enim de dodo homine et erudito, cui vivere est cogitare, aggiunger anch'io con Cicerone ( ). Ci che Epicuro deplorava era lo stato di narcosi in cui cadeva l'umanit quando credeva di essere in quiete, confondendo la stasi inerte e quasi ferina con la serena pace del saggio che dalla sua meditazione traeva il pi profondo godimento del= l'esistenza. Il filosofo si esprime mettendo in luce, attraverso il contrasto tra i due frequenti estremi dell'atteggiamento umano, la miseria di questa umanit che non vuol conoscere la aurea mediocritas di una posizione che ripiega dalle passioni violente e dalle ebeti inerzie: T&V TcXeicrrcov TWV v^-p<7c&>v T u,v TJ2
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oru^^ov vapxcj, T S x t v o u ^ s v o v AUTTSC, Nella

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gioranza degli uomini, la parte che in quiete s'intorpi( ) Eth. Epic. P a p . H e r c . 1 2 5 1 , c o l . X X I , 9 S c h m i d : x a [ t <p]eiSu-evoq X P TC<XVT<; u.5XXov x[al T]v[ay]xata 8jy]<i>v aurii u.yov M a per l'origine del c o n c e t t o vedi a n c h e p a g . 2 2 1 . A n c h e il p r i m o e l e m e n t o , q u e l l o del r i s p a r m i o del tempo, diverr un t e m a tradizionale comune dall'et di A u g u s t o in p o i : basta ricordare Orazio e Seneca; m a certo la sua origine n o n epicurea. (*) S e n . epist. 7 , 1 1 ; fr. 208 U s . ( ) I l p r i m o v o c a b o l o si t r o v a e s p r e s s a m e n t e i n P h i l o d . Rhet. I I , p . 60, fr. 44 S u d h . c i t a t o a p a g . 5 7 e i n P a p . H e r c . 1 2 5 1 , c o l . I V , 1 0 S c h m i d ; l a s e c o n d a espressione p r o p r i a d e i C i r e n a i c i p e r i n d i c a r e l a 7]8ov}] xaTaoTTjfxartx'}] e p i c u r e a . (*) C i c . Tusc. 5, 38, 1 1 1 ; fr. 5 9 9 U s .
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disce, quella che si muove smania ('); in questo contrasto di morte e di frenesia bisogna cercare una via che porti alla vera libert dello spirito, libert dai soliti mali che gi altrove sono stati denunziati come perenni insidie all'umanit in travaglio. Philosophiae servias oportet, ut Ubi contingat vera libertas ( ). La qual filosofia, sinonimo di vita, grida alto il A&s co-a?, monito capitale fra tutti nell'etica epicurea ( ). E in particolare ai migliori va questo consiglio a quanti possono comprendere la portata di una vita v 7jcru)* (3a&ta ( ), tale da elevare l'uomo alla felicit pi alta ^7)CTet? c, bzoc, v v&piTZoic , perch un simile consiglio pu essere rivolto soltanto ad esseri compiuti che hanno superato i primi ostacoli pi materiali. Questo stato perfetto di vita parifica l'uomo alla divinit: tra questa massima aspirazione dell'uomo e la beatitudine di cui fruiscono gli dei non c' sostanziale differenza. Lo ha compreso Seneca: itaque non dai deus beneficia, sed securus et neglegens nostri, aver2 3 5

(') S. V. i i . P e r i rischi a c u i si e s p o n e c h i vapxa, cfr. D e m o c r . Vors. 68 B 290 D . XUTTTJV ScrTcoTov tifoy^c v a p x t o T ) ? . ( ) Sen epist. 8,7; fr. 199 U s . ( ) L a m a s s i m a r i t o r n a , c o n b e n d i v e r s a t o n a l i t , in un a c c o r a t o d i s t i c o di O v i d i o (Trist. 3, 4, 2 5 ) : Crede mihi, bene qui latuit, bene vixit, et intra Fortunam debti quisque .manere su amisi n o t i a n c h e P r o p . 3, 9, 2, d o v e r i t o r n a l a m a s s i m a del p e n t a m e t r o o v i d i a n o , c o n il colore e p i c u r e o a d a t t o a M e c e n a t e , c u i r i v o l t a l ' e l e g i a : intra fortunam. qui cupis esse tuam) e i n u n ' e p i s t o l a di O r a z i o {epist. 1, 1 8 , 102 sq.; fr. 551 U s . ) , d o v e c o n t e n u t a u n a c o n c i s i s s i m a sintesi del p e n s i e r o e p i c u r e o : Quid pure tranquillet, honos an dulce lucellum, An secretimi iter et fallentis semita vitae. A n c o r a O r a z i o (epist. 1, 1 7 , 5 s q q . ) , r i v o l g e n d o s i a S c e v a , gli c o n s i g l i a Si te grata quies et primam somnus in horam Delectat di recarsi a F e r e n t i n o ; e c o m m e n t a : Nec vixit male qui natus moriensque fefellit. (*) P l u t . de occulte viv. 3, 1 1 2 8 E ; fr. 107 U s . x a [JiVjV etys voic, ypTqaxoXq Xav&veiv xat Y v o s a & a i TcapatvsT<; (si rivolge ad Epicuro). ( ) P h i l o d . Rhet. I I , p . 1 6 2 , fr. 27, 6 S u d h . : "AXXox; S x a Tau [xa] Tcpoa &STov, 6 -u [co]<p[ol] x a l <piXao<poi x [ a r ' X-^&etav OV>TS T c v [ T a < ; .nejy^pzo^za.c; yJo\>aiv dn/jS-pcTtou? v T j a o x ' t " p a ] ^ [ e ] t a i x a l S t x a t o a u v [ T ) i . . . ] C I Q I x a quXiai niaxfrji xaT ]a >vTsq.
2 3 & 0

sus a mundo aliud agii aut, quae maxima Epicuro felicitas videtur, nihil agit Che cosa si avvicina di pi al saggio epicureo, anch'egli securus et neglegens degli altri, aversus a mundo, che vive la sua felicit ideale fuori da ogni attuosit ? OSv OOTOI; s&u(j.ia<;
7C017JTWCV, OC, TO [L71 TCoXX 7rp<7o"lV [XYjS $UO"XXot.^ ETTtxstpeLV 7rpyu ,acrtv u.iqo' rcap Svafjuv TI fi,ea&(x.i

TY)V auTou ' 7cvTa y p l a u t a

x a p a y ? vrcotsi TTJI 90-

a[si], Nulla cos genera quiete ak m i m o come il far poche cose, non dar mano a spiacevoli imprese e non sforzarsi in alcunch oltre le proprie forze: tutte queste cose causano turbamenti alla natura umana ( ), dice Epicuro. Naturalmente nulla c' di meglio della vita campestre, fatta di riposo degli occhi e dell'anima, con le sue minime attivit, con la lontananza dal turbine e dalle tentazioni della citt: 9iXaypY)o-Et.v (cv crocpv), < c il saggio sar amante della campagna , quella campagna che in piccolo riprodotta nel x^rroc; epicureo ( ). L'accenno prende sviluppo sopra tutto
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(') S e n . benef. 4, 4 1 ; fr. 364 U s . C o m p l e t a b e n e il p a s s o s e n e c a n o L a t t a n z i o , de ira dei 4 , 1 : ex hoc, inquit, [deus) beatus et incorruptus est- quia nihil curai neque habet ipse negotium ncque alteri exhibet (fr. 365 U s . ) , c h e t r a d u c e e s a t t a m e n t e la x . 8. I. ( ) E p i c . apud D i o g . O e n . fr. L V 1 W i l l . L a m a s s i m a d i n e t t a d e r i v a z i o n e d e m o c r i t e a (cfr. Vors. D e m . B 3 D . ) : m a s e c o n d o il t e s t o c h e c e n e d l o S t o b e o (Fior. I V , 103, 25 H . ) si a g g i u n g e i n D e m o c r i t o u n ' o s s e r v a z i o n e sul c o m p o r t a m e n t o d i f r o n t e a l l a f o r t u n a , c h e in E p i c u r o n o n c o m p a r e ; i n f a t t i il N o s t r o m e t t e i n g u a r d i a c o n t r o le r a p a x a l , i n D e m o c r i t o si finisce c o l l o d a r e l a m o d e r a z i o n e , m e t t e n d o in g u a r d i a c o n t r o l a p r o s p e r a f o r t u n a . A c c a n t o a l l e p a r o l e del M a e s t r o p o s s o r i c o r d a r e u n ' e s p r e s s i o n e d i F i l o d e m o (oecon. p . 64, col. X X I I I , 1 1 J.) c i r c a l a v i t a c h e ^ x i o r a . . . rcircXoxs txex np$ ay?p<TCou<; e v i e n e i n d i c a t a c o m e x a l SKXYWYV THTepitj x a l (xex <p(Xo>v vaxtpTjoi? evioxoXov x a T t a p rolc, [ o w ppoaijv s^tyx'^tAovvjeTTa.T'iQv TtpooSov. ( ) D . L . 1 0 , 1 2 0 ; fr. 5 7 0 U s . P l i n i o A . H. 1 9 , 1 9 , 1 fa risalire l ' a b i t u d i n e d e i g i a r d i n i e n t r o le m u r a a p p u n t o a d E p i c u r o : Iam quidam hortorum nomine in ipsa Urbe delicias, agros, villas possident. Primus hoc instituit Athenis Epicurus, otii magister. Usque ad eum moris non fucrat in oppidis habitari rura.
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nei poeti, specie in quelli romani, culminando nella esaltazione lucreziana: Cum tamen inter se prostrati in gramine molli, propter aquae rivum, sub ramis arboris altae, non magnis opibus iucunde corpora curant, praesertim cum tempestas adridet et anni tempora conspergunt viridantis floribus herbas ( ) ; da cui non riesco a staccare Orazio: seu te in remoto gramine per dies festos reclinatum bearis interiore nota Falerni ( ). Anche Virgilio, che da giovane era stato influenzato dall'ambiente epicureo campano di Sirone, aggiunge qualche tocco. 0 fortunatos nimium, sua si bona norint agricolas... at secura quies et nescia falter e vita... at latis otta fundis... mollesque sub arbore somni non absunt ( ) ; e poco pi oltre, in un passo di mossa nettamente epicurea, loda la vita del campagnolo che non teme poteri politici, guerre civili, guerre esterne ( ).
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(*) L u c r . 2, 29, s q q . ; n o n si d i m e n t i c h i n o , per, l'infinito e a t t e n t o a m o r e c h e L u c r e z i o n u t r e p e r l a n a t u r a e gli s q u a r c i p o e t i c i in c u i si sofferma a c o n t e m p l a r l a . I m i t a z i o n e di L u c r e z i o t u t t o un l u n g o p a s s a g g i o del Culex (v. 58-75), s p e c i a l m e n t e p e r i v . 67 s g g . , in c u i v e n g o n o l o d a t i i bona pastoris, rappres e n t a t o pollentem sibi (v. 74). A l o r o v o l t a i v . 79-85 r i p e t o n o i v . 37-43 di L u c r e z i o . P e r il p o e t a del Culex al p a s t o r e dulcis adest requies et pura voluptas Libera, simplicibus exiris \ un i d e a l e b u c o l i c o p r o f o n d a m e n t e v e n a t o d a l l ' i d e a l e filosofico di E p i c u r o ; m a o r m a i c u l t u r a , n o n p i filosofia. P e r l ' i d e a l e di una v i t a c a m p a g n o l a , cfr. a n c h e c a p . I I I , p a g g . 180-190. ( ) H o r . carni. 2, 3, 6-7; cfr. carni. 1 , 1 , 20-21. I n O r a z i o u n a laudatio vitae rusticae l ' e p o d o 2 : Beatus Me, qui procul negotiis Ut prisca gens mortalium Paterna rura bobus exercet suis; l ' a c c e n n o p i s a l i e n t e a l l a r i p o s a t a v i t a c a m p e s t r e : libet iacere modo sub antiqua ilice, Modo in tenaci gramine (23-24); m a n o n ci si d e v e d i m e n t i c a r e del t o n o p a r o d i c o c h e le p a r o l e h a n n o i n b o c c a a l l ' u s u r a i o : a n c h e q u i pi un t e m a p o e t i c o c h e u n a riflessione filosofica. M e n t r e c o l o r i t a c o n sent i m e n t i p e r s o n a l i e un p e r s o n a l e g u s t o d e l l a c a m p a g n a O r a z i o si definisce t r a i ruris amatores t u t t a l a t o n a l i t delle e p i s t o l e X e X I V del I l i b r o . ( ) V e r g . georg. 2, 458-59, 4 6 7 - 7 1 ; n o t e v o l i s o n o n a t u r a l m e n t e le infiltrazioni della t r a d i z i o n e p o e t i c a , p e r c u i r i m a n d o a n c h e al c a p . I l i , p a g g . 180-84. ( ) V e r g . georg. 2, 493-99 e a n c h e i s e g u e n t i . 11 D e l l a V a l l e {Lucrezio e l'epicureismo campano, p. 1 2 1 ) r i c o r d a in p a r t i c o l a r e q u e s t i v e r s i ; e fin q u i s o n d ' a c c o r d o . M a d e l r e s t o bisogna andar molto cauti.
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Cos si delinea evidente e fuori di ogni dubbio la dottrina del x r ^ o ? , che conduce l'uomo fuori della vita politica e della vita attiva in cui germinano tutte le miserie, tutte le invidie, le r a p a t o c i , che fanno angustiata questa nostra povera esistenza terrena. L ' E picureo campeggia solitario in un mondo che gli estraneo : si fractus inlabatur orbis impavidum ferient ruinae
***

( ).

Da tutto ci non pu derivare, a mio parere, che il ripudio della vita sociale e di quella famigliare ( ). L'interesse che Epicuro mostra per la x o i v o m a degli uomini relativamente esiguo, o meglio tutto rivolto al suo mondo contemporaneo: probabile che sia giunto al problema della socievolezza naturale o meno tra gli uomini partendo dal problema contingente che gli premeva, cio in qual modo vedere i rapporti tra l'uomo e la societ che attualmente lo circondava. Perch innegabile che egli cerca per il suo saggio una sicurezza sociale ( ), ma la concepisce solo come un fatto del momento attuale e non come un principio valido nell'uomo. Non si deve, sopra tutto, confondere l'amorevole attenzione che Epicuro
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(*) . carm. 3, 3, 7-8. I v e r s i d ' O r a z i o r a p p r e s e n t a n o la fusione d e l l ' i d e a l e del s a g g i o e p i c u r e o e di q u e l l o del s a g g i o s t o i c o : che del r e s t o le d u e scuole, sulla figura d e l s a g g i o , v e n i v a n o o r m a i g r a d a t a m e n t e a v v i c i n a n d o s i . Cfr. P a s q u a l i , Orazio lirico, F i r e n z e , 1920, p . 682-83. () Il Philippson, Die Rechtphilosophie der Epikureer (in Arch. filr Gesch. der Philos., 23, 1 9 1 0 , p . 289 sgg.) s o s t i e n e l ' o r i g i n e n a t u r a l e n o n della s o c i e t , m a del d i r i t t o . P o g g i a n d o su q u e s t e i d e e G . G a r b o , Societ e stato nella concezione d'Epicuro (in Atene e Roma 1 9 3 6 , p . 243 s g g . ) a m m e t t e c h e l a s o c i e t umana naturale e come tale ammessa e ricercata da Epicuro. ( ) F r . 530 U s . 0 1 v[i.oi x * P " <*o?wv xeTvTai, ox :? .7) S t x & o i v , XX 'o7ic(; .7) SixuvTou.
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rivolge all'uomo visto praticamente come individuo limitato nel tempo con un problema del tutto diverso qual' quello dei rapporti generali e teoreticamente visti dell'uomo con l'uomo nell'insieme di una societ originaria Come Epicuro sentisse la questione ci mostra L a t tanzio in un elenco di affermazioni epicuree: Dicit Epicurus... nullam esse humanam socielatem, sibi quemque consulere; neminem esse qui alterum diligat nisi sua causa ( ). Le tre proposizioni sono in grado ascendente, strettamente legate l'una all'altra: l'amicizia nasce dall'interesse egoistico ( ) e perci l'amicizia Tzpbc, TI non secondo natura pi di quanto non lo sia qualsiasi altro atto utilitario estrinsecato dall'uomo; questa constatazione di un egoismo reale s'accoppia all'altra fondamentale che ciascuno pensa per s. Da queste due considerazioni che si presentano all'osservazione immediata del mondo quotidiano deriva l'affermazione generale della non esistenza della societ umana ( )> Epicuro giunge a negare che la xoivcovia sia cpazi, perch per essa non c'era posto nella sua visione individualistica della societ, che esiste solo &o-si e dietro l'artificiale creazione di o-ujjipoXa e d aov&YJxai (x. 8. 31, 33) tra gli uomini.
2 3 4

I ) Zeller, Gesch. der griech. Phlos. I I I , 1, 455 e n o t e , fa p i a m p i e c o n c e s s i o n i a l l a s o c i e v o l e z z a del s a g g i o e d e l l o s t e s s o g e n e r e u m a n o . M a si v e d a q u a n t o v e r r e m o d i s c u t e n d o q u i di s e g u i t o . ( ) L a c t . div. instit. 3, 1 7 , 2 4 ; fr. 523 U s . ( ) L o d i c e S e n e c a , epist. 9, 7 Epicurus dicebat (sapientem habere amicum velie) ut habeat qui sibi aegro adsideat, succurrat in vincula coniecto vel inopi. (*) P h i l i p p s o n {art. cit. p . 294) d i c e : S o w e n n L a c t a n z , D i v . I n s t i t . I H 1 7 , 24 b e h a u p t e t : "Dicit... societatem"; denn d a s h i n z u g e f g t e "sibi consulere" stellt den ersten S a t z aus F o l g e r u n g des L a c t a n z d a r . M a il P h i l i p p s o n (e c o n l u i il il G a r b o ) in e r r o r e : il p a s s o di L a t t a n z i o s t r a l c i a t o d a un e l e n c o di a f f e r m a z i o n i e p i c u r e e e le d u e p r o p o s i z i o n i s o n o in g r a d o a s c e n d e n t e c o n l a t e r z a . N o n solo : a g a r a n t i r e ohe si t r a t t a d i c o n c e t t o e p i c u r e o c' il m a n t e n e r s i del c o s t r u t t o infinitivo.
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L'individuo un quid chiuso in s in un aureo giar-. dino e non forma in origine un insieme di esseri socievoli e sociali: questo ci dice anche Lucrezio (*). A n che in questo senso l'epicureo non xo-fxoo 7coXta:7)<; e la cpt.Xav$p<>Tu<x degli Epicurei cosa ben differente da quella degli Stoici. A questa conclusione ci porta anche un passo di Epitteto in cui si legge: OUTW<; x a l
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TCICTTSUCTOCTS

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T a eTspa XyovTs? E ^ a T c a T c a c r t v

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Xoyt^ovTai",

Cos pure Epicuro, quando vuol abolire la naturale societ fra gli uomini si serve di ci che abolisce. Infatti che dice? " N o n lasciatevi ingannare n sviare, o uomini, non cascateci: non c' societ naturale reciproca tra gli esseri razionali, credetemi. Quelli che vi dicono altrimenti vi ingannano e sragionano" ( ). Ma perch si parla di cpuo-ix-y) x o i v o m a ? Epicuro l'ammetteva dunque come tale ? No, qui tutto considerato dal punto di vista stoico: chiaro che due cose son certe per Epitteto: che per lui la x o t v w v i a naturale, che per Epicuro essa non esiste. Infatti Epitteto pensa naturale questa societ, da stoico qual e, e da questa concezione non pu staccarsi neanche nei passi dove parla di Epicuro e di dottrine epicuree. Avendo avanti a s il problema della societ umana e vedendolo secondo il proprio punto di vista dottrinale, Epitteto trova che anche Epicuro aveva toccato il medesimo argomento, contrario per al suo individualismo. Non c' dubbio, perci, che la (puenxY) xoivcovla sia termine stoico introdotto per altra dottrina: si penserebbe
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() Lucr. 5, 931-32; 9 5 - 5 9 . (*) Epici. 2, 20, 6; fr. 523 U s .

forse che Epicuro voglia abolire quella societ che egli poneva come naturale ? No, chiaro che Epitteto dice che Epicuro con i suoi ragionamenti vuol abolire quella societ che essi Stoici stimavano cpuo-ix-/). Del resto le erronee conclusini cui sono giunti il Philippson e il Garbo] ( ) dipendono dal non aver osservato il complesso in cui questo passo compare: il capitolo si apre con una polemica contro gli Accademici e la polemica contro Epicuro non che il prolungamento logico della prima. Come gli Accademici dicono oSv axtv xafroXixv A7)fr<; (ib. 2) e cadono nel ridicolo perch come se dicessero ytyvcoo-xs 6x1 oSv zaxiv yvcoo"Tv (ib. 4), cade nel ridicolo Epicuro che dice: Tutti vi ingannano, non credete a nessuno: credete a me ( ). perci ben chiaro che Epicuro dice no alla xoivcovia, altrimenti non avrebbe senso fare un parallelo tra la fondamentale affermazione degli Accademici e una affermazione epicurea che non fosse sicuramente fondata. C' piuttosto un passo di Temi tio che testimonia proprio l'assenza della societ: 'E^EXOCUVELV ' E T C I x 2 c

x o u p o v T V NeoxAouc; xo OTi 'E7uxoupo<; X&pa

x^X.Xetv xou 7T7]VEZTO

xaTaXyou, xal E&ETO TE xat

fiiaxc,

Syjxa [jt,7) cpuoEi E t v a t T V v # p w 7 t o v xoivcovixv /ju-spov,

di espellere e cacciar via dal novero (dei filosofi) Epicuro figlio di Neocle, perch Epicuro era lodato per la sua vita ritirata e si pose come dottrina che non per natura l'uomo socievole e mite ( ) : ed
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() P h i l i p p s o n , art. cit. p . 294. ( ) U n e l e m e n t o di p a r a g o n e p r e c o r r e a n c h e nel p a r a g r . 4 : 7 U C T E U C V u .01... oSv Sei v&pTCcp TcioTeeiv. G i o v a a i n t e n d e r e t u t t o l ' i n s i e m e a n c h e l o s c o r r e r e i p a r a g r a f i 7-20. ( ) Themist. orai. X X V I , p . 390, 21 D i n d o r f (324 P e t a v . ) fr. 5 5 1 U s . Si p u a v v i c i n a r e forse M a x . T y r . 29, p302 ( D a v i s ) ' E r d x o u p o v S ^eXto Xyou x a l 7uoi7]Ttxou x a l tpiXoocpou. M a a s s o l u t a l a r i s p o n d e n z a c o n C i c . fin. 1, 8, 2 6 : Tu quidem, inquit, totum Epicurum paene e philosophovum choro sustulisii. Il philosophorum chorus e v i d e n t e m e n t e l o stesse di P l a t . Theaet. 1 7 3 D .
2 3 A

interessante osservare come sia messo un legame tra il X&e p 4 w o - a ? e la mancanza delle societ. Nel pensiero, se non di Epicuro, almeno di Ermarco, l'immediato suo successore, questa ),); era tanto lontana dall'essere secondo natura che solo dopo lunga attivit delle leggi sull'uomo vr,Tov ^ ^ ? T T O I x t X c o ? 7cou8aY<oy /]&v 9jX &sv sic pTYjTa
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xa &eaToicrav

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l'elemento irrazionale dell'anima umana, dopo essere stato educato in vario modo giunse alla tradizionale mitezza Possiamo dedurre da ci che tanto pi evidente che senza )(>]<; era a maggior ragione impossibile postulare una socievolezza, che non poteva esserne che la conseguenza. I primi uomini, infatti, per anni e anni non avevano vissuto errando allo stato ferino? ( ). I difensori della ) xoivovia epicurea ricorrono a due altri testi, che ancora non abbiamo esaminato: Il primo un passo di Porfirio che viene certo da buona fonte, poich si tratta di Ermarco: ol 8 'E7cixoupou oanzp YSVEaXoylav jzaxpv o 4 e i v T e < ; <pao"lv , ol TcaXaiol vou.o&Tai 7U$vT<; zie, TTJV TOO [3loo xoivtvtav . T W V v&ptTCtov xal ? 7rpc; XXv)Xou? -rcp^eii; vaiov s7rcp7][Aioav -Jjv v&pco7rou o<payyjv x a l ^7){xia<; o ? T U ^ o o o r a ? ipoo^av, / [xv xal ]? xivoc, olxetwo-eco? U7rapxoo "7j? Tot? varpe2

TTOI?

npc,

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v-9-po)7cou<; S4 T T J V (Xoi.TY)Ta )? ()? ^ ? , E I ? U,T) TTpo^eipoi? &; T O L -

7 T pV T t T & V CrOyXXC0py)(j!.VC0V, Gli Epicurei, raccontando estesamente come in una lunga cronologia per generazioni ( ) , dicono che
OOTOV ^ U O V
3

(*) P o r p h . abst. 1 , 9 ; c h e la f o n t e sia E r m a r c o h a ricavato a r a g i o n e il P h i l i p p s o n (art. cit. p . 316) d a l c a p . 26 ( m a vedi g i Z e l l e r , op. cit. I l i , 1, 4 5 5 , n. 3). ( ) L u c r . 5, 93I-32( ) yzvzct'koyiat.v: c i o c o m e nelle Tevea.'koy'ia.i ioniche; e t a l e il m o d o in c u i L u c r e z i o (e D i o g e n e d ' E n o a n d a , fr. X W . ) v e d e lo svolgersi della civilt u m a n a : un progresso
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gli antichi legislatori, per aver fatto attenzione alla comunit della vita negli uomini e ai loro rapporti reciproci, dichiararono empio l'omicidio e stabilirono pene non da poco fors'anche perch propria dell'uomo una certa affinit naturale nei riguardi dell'uomo, a causa dell'uguaglianza di aspetto e d'anima allo scopo di non uccidere tale vivente colla stessa facilit di un altro per cui l'uccisione concessa ( ). Nel contesto risaltano due parole: xowoovia e olxsitooic,. La x o t v w v i a cui qui si accenna altro non che la x o i v c o v i a di cui parla Epicuro in x . . 36-38, cio in un fatto posteriore gi a quelle o - u v f r T J x o u che richiedevano l'esistenza di -nrp? XXr]Xou? nptx^siq. Se poi esaminiamo attentameite tutto l'ultimo membro del periodo quello appu.ito in cui compare Totxei<oo-tc si vede con evidenza che non pi il pensiero di Ermarco, ma un'aggiunta esplicativa di Porfirio, come mostra bene il m ^ a introduttivo ; il vocabolo o'ix s i c o c r i ? non solo non epicureo, ma qui presente alla mente dell'autore il rapporto stoico d'influsso posidoniano tra OXZOGIC, e S I X O U O O - U V T J che vien trattato in questa stessa opera in 3, 1 9 ( ). Si aggiunga, inoltre, che di fronte all'aggiunta di Porfirio (introdotta da rdcxa jxv) si trova in quanto segue la vera causa secondo Ermarco: o {i.7;v XXT7]v ye 7tXeio-r/]v cd~
l 2

x a T ysvei;, di g e n e r a z i o n e i n g e n e r a z i o n e . A n c h e O r a z i o , serm. 1, 3, 1 1 2 d i c e : tempora si fastosque velis evolvere mundi, d o p o a v e r i n b r e v e e s p o s t o l ' e v o l u z i o n e d e l l a v i t a nel m o n d o { v . 9 9 - 1 1 0 ) , c o m e p r e m e s s a del f a t t o c h e iura inventa metu iniusti fateare necesse est: c h e l o stesso t e m a s v o l t o a m p i a m e n t e in q u e s t o l u o g o di Porfirio. (') P o r p h . abst. 1,7. ( ) Cfr. R e i n h a r d t , Poseidonios, p . 357. C e r t o n o n d o v u t o a influsso d i T e o f r a s t o , c o m e sostiene il D i r l m e i e r , Die Oikeiosis-Lehre Theophrasts, i n , Philol. S p b . (1937), 1, 7 1 - 9 2 e P l u t . am. prol. 495 B C ) . E c o m u n q u e i n t e r e s s a n t e n o t a r e c h e l a v o c e oExeicoctc; ( c o m e g e n t i l m e n t e m i c o m u n i c a d a N a p o l i l a d o t t . G u e r r i e r i ) m a n c a nel lessico e p i c u r e o m a noscritto dell'Usener.
2

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S t r s q 7retxovTO TOU X T E i v s t v Tcpoxsipw? XXyjXou?, ci non di meno dicono che la causa maggiore della esecrazione per l'omicidio e della dichiarazione della sua empiet la supposizione che esso non torni utile all'intero complesso della vita. Partendo da un principio di questo genere alcuni intesero l'utilit della disposizione e non ebbero affatto bisogno di una causa diversa da quella che vietava loro questa azione, altri invece, incapaci di rendersi ragione di ci, per timore della gravit della pena si astennero dall'uccidersi reciprocamente con leggerezza . Qui s compaiono genuini elementi epicurei, sovra tutto il o - u u ^ p o v , che trova conferma nei riguardi della giustizia in x . 8 . 31. Come si vede il problema impostato ben altrimenti e la o x E i c o o t ? T W V vfrpc7r(ov Tcp? XXYjXouc, cos caratteristicamente legata alla cpuaixY) x o i v w y i a degli stoici, non ha nulla a che vedere col pensiero di Ermarco, il quale ben chiaro ed esplicito nelle sue affermazioni. Dopo un attento esame, dunque, nulla rimane che riguardi l'argomento che ci interessa; come in nulla si risolve anche il secondo passo, di Epitteto, il quale non abbraccia solo il punto della vita sociale, ma tocca anche altri argomenti su cui mi fermer subito in seguito: ' E T C I V O E I x a l 'E7uxoupo?
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Tzpc,

s x y o v a ; S i a T I aTioarujjL^ouXeust? xoj *> x s x v o x p o c p e t v ; xi 9 0 ^ [) 8t, x a u x a zie, " );

Anche Epicuro ha in mente che siamo per natura socievoli; ma una volta che ha posto nell'involucro il nostro bene non pu pi dire null'altro. A sua volta infatti egli insiste assai sul fatto che non dobbiamo ammirare n accettare nulla che sia separato dall'essenza del bene: e bene vi insiste. Come dunque siamo concepibili noi, per cui non naturale l'amore per i discendenti ? Perch sconsigli al saggio di allevare i figli ? Perch temi che a causa di questi incappi in dolori ? ( ). Tenendo presente quanto ho detto riguardo alla 900*1x7) x o i v w v i o c a proposito di 2, 2 0 , ritengo che il passo vada inteso cos: Anche Epicuro ho pensato alla societ umana, che per noi naturale; ma una volta posto il bene nel nostro involucro non pu pi dir nulla in favore di quella societ di cui si discute. Le cose a mio parere sarebbero dunque cos: Epicuro constata come elemento reale la socievolezza attuale tra gli uomini (Epitteto, 1, 2 3 ) ; ma si pone come dottrina che questa socievolezza non per natura (Temistio). E dice agli uomini di non cadere nell'inganno (Epitteto, 2, 20): poich la societ umana non esiste per natura, l'uomo pensa ciascuno per s (Lattanzio). Restano cos eliminati anche i contrasti che a prima vista parevano esistere; resta decisamente un fatto solo: che per Epicuro la vita sociale un patto non naturale (ma nato dal --? -?), utile e forse anche necessario, ma esterno, comprensibile solo per ragioni di sicurezza, per quanta se ne possa avere tra gli uomini ( ).
1 2

0) E p i c t . 1 , 2 3 , 1 s q q ; fr. 5 2 5 e 1 9 U s . ( ) N o n si d i m e n t i c h i c h e l ' i n t e r e s s e di E p i c u r o t u t t o p e r il m o n d o c o n t e m p o r a n e o , i c u i v i v e n t i d e v e c o n d u n e alla f e l i c i t .


2

Quanto all'ultimo punto, quello che riguarda la famiglia, Epicuro nelle Diaporie raro dicit sapienti ineunda coniugia, quia multa incommoda admixta sunt nuptiis. Et quomodo diviiiae et corporum sanitates et celer, quae indifferentia nomtnamus, nec bona nec mala sunt, sed velut in meditullio posita usu et eventu vel bona vel mala fiunt, ita et uxores sitas in bonorum malorumquc confinio. Grave esse viro sapienti venire in dubium utrum bonam an malam ducturus sit Il matrimonio cio concesso al filosofo solo a condizione che non sia di ostacolo alla sua ascesi. Anche qui in complesso valgono le stesse norme restrittive che Epicuro aveva posto per il u./) 7roXt .Tuea^at: l'uomo deve cercar di non forzare la propria natura, ma di persuaderla al meglio, disposto a cederle l dove questo non sia possibile. La somma dei passi di Seneca e del Laerzio cos chiara e cos precisa nella citazione dell'opera da cui deriva, che nel suo ambito si deve ridurre anche l 'o Yau.yjTov di Epitteto ( ). Per i figli il Laerzio, nello stesso passo citato or ora dalle stesse opere di Epicuro, dice xal T X V O T T ; O I . Y ) O - - . V TV o-o'fv. Ma io son convinto che anche per il Txvo7iot.7)CT!.v valgono le condizioni poste per ammettere il matrimonio; non avrebbe avuto altrimenti ragione d'essere introdotta una simile questione nelle Diaporie accanto a quella gi vista. Anzi assai probabile che le ragioni fossero le stesse, poich Clemente Ales2

(!) S e n . fr. 45 H a a s e ; E p i c . fr. 1 9 U s . C h e il p a s s o p r o v e n g a d a l l e Diapone c e l o t e s t i m o n i a , o l t r e il venire in dubium = SianopeXv, D i o g e n e L a e r z i o nel p a s s o c h e c o r r i s p o n d e a l t e s t o di S e n e c a : x a l u,7jv x a y a ^ T j a e i v x a l TexvoTtoiev T V crcxpv, q '(<; v TOLIC Aiat.TzopLa.iq x a l v taiq !. <&ae<aq, T c e p i a T a a i v S [iou Ya {i .7)aet .v ( D . L . 10, 1 1 9 ) L ' a c c e n n o a g l i Sicpopa s e n e c a n o , d a t a l a t e r m i n o l o g i a s t o i c a . L a stessa p o s i z i o n e si r i t r o v a poi, a t t r a v e r s o il t o n o m a l e v o l o , in L a c t . div. instit. 3, 1 7 , 5 : qui odit uxorem, huic enumerantur caelibatus bona. ( ) E p i c t . diss. 3, 7, 1 9 ; fr. 525 U s .
2

sandrino d proprio come ragione dell'evitare il matrimonio e la figliolanza i contrasti e i pesi che da essi derivano (*). Perci anche qui bisogna intendere con una certa relativit l'oS 7ta ',So7coi ,Y]Tov di Epitteto e intenderlo al solito come un'immagine di Epicuro irrigidita dal polemizzatore nell'ardore della discussione ( ). In questo caso esatto il uccidono docv r c a p a i T s t TOU di Clemente Alessandrino ( ) che allude sempre alla medesima cosa, all'indirizzo che l'ascesi deve avere. Certo Epicuro non deve essere stato qui assoluto come (in confronto) era stato per il U,T) nolixeutad-xi, ma anche qui avr posto davanti agli occhi degli uomini che lo ascoltavano gli svantaggi che il matrimonio e in particolare la prole portavano alla vita contemplativa; infatti per questo dice che chi ha senno non si dar all'attivit politica: sa infatti quali cose deve fare chi si d alla vita politica ( ). Naturalmente questa una spiegazione che ci d di suo Epitteto, ma anche noi possiamo ben accettarla, perch il parallelo tra vita politica e famigliare poggia sulla preoccupazione dei turbamenti materiali e spirituali che entrambe possono apportare. Oltre ai motivi generici di Clemente, uno particolare ci resta ed il dolore, il tormento che procurano i figli cattivi: habenti malos liberos, orbitas praedicatur ( ). Per chiarire il pensiero di Epicuro ,
2 3 4 5

(*) C l e m . A l e x , strom. 2, 23, p. 189, 1 5 S t a hi. : Av -(i .xp-To? yu-ov x a l 7tatSo-Tottav irapaiTEiTai Sta x<". 7roXX<; 5 a T w v rj8(a<; T E x a l cpoXxi; T W V vaYxaioTpwv. a u y x a T a T T T S T O C I S aT^i x a l 'E7Ttxoupo<;. P e r c h i a r i r e l a p o s i z i o n e di D e m o c r i t o ( e q u i n d i di E p i c u r o ) , v . ( s u b i t o q u i oltre) Vors. Dcm. B 2 7 5 , 278 D . , d o v e s ' a c c e n n a c h i a r a m e n t e al p r o b l e m a . ( ) E p i c t . diss. 3, 7, 1 9 c i t a t o . ( ) Cfr. il p a s s o c i t a t o q u i s o p r a a p a g . 77, n o t a 1. (*) E p i c t . diss. 1 , 23, 6. Cfr. di r e s t o il f r a m m e n t o serrecano c i t a t o p o c o pi s o p r a . ( ) L a c t . div. instit. 3, 1 7 , 5 ; fr. 526, p. 320, 5 U s . ; il t o n o d i L a t t a n z i o , c o .ne al solito, iroso e v o r r e b b e essere i r o n i c o . I o m e t t e r e i il p a s s o t r a le t a n t e t e s t i m o n i a n z e di s l e a l t n e i c o n f r o n t i d e g l i E p i c u r e i ; q u i p e r l a c o l p a n o n di L a t t a n z i o , Se
2 3 5

per, necessario distinguere tra ^ O C I S O T T O I S L V e x e x v o T p o c p e t v . Questo ci fanno capire le parole di Epitteto:


' A X X ' o l S e v 6 x i v -xaH, ysvyjxai "xaiSlov, oxxt. 9'7](juv
crxt, [X7] axpysiv [XTjS 9 p o v x i e i . v T : ' a x q i . . . . X X ' 6 x a u x a xoX-xa Xysiv 6 T I " U . 7 ) vaipcu,efra x x -

[i.cq

elSc,

v a " , Ma Epicuro sa come una volta che ci sia nato un figliuolo, non stia pi in noi di non amarlo e di non provvedere a lui.... Ma pur sapendo queste cose afferma: " non dobbiamo allevare figli" Come stiano le cose ci pu aiutare a comprendere Democrito, la cui posizione strettamente analoga. Anch'egli sostiene: o S o x e \ioi yp^voni -xatSa? x x a o*&ai,. evopw y p v TtatSwv xxY)o*ei T C O X X O C u.ev x a l 7roXX? 8 Xu7ra<;, Xtya S x eahrjXovxa x a l x a u x a X e 7 i x xs x a l cr&sva, a me
(xeyaXoui; xivSvoui;,

non pare che ci si debba procurare figli: ben |vedo infatti nell'acquisto di figli molti e grandi rischi, molti dolori, ma pochi vantaggi e quei pochi miseri e insignificanti ( ); e quindi si trova anch'egli nella medesima condizione in cui pi tardi Epicuro, come del resto aveva gi notato Clemente. Ma nell'Abderita ben chiara la posizione riguardo all'allevamento della prole; in un altro frammento tramandato dallo Stobeo si legge: i r v x a y p x y o v a x x a x a t x a x 9UOHV -xco2

9eXei73?

ye

oSeu,i,a<;
xp9t

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XX'oxav

yvrjxat,
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Xat7ctopet x a l

e x a o x o v se, S u v a x a t

SSoixe,

(x^pt. <ru.ixp

-Jj, x a l T^V

XI

vtxat,,

c u i t u t t ' a l p i si p u m u o v e r l ' a c c u s a di n o n a v e r v a g l i a t o (fors'anche a bella p o s t a d a t o l o s c o p o del s u o s c r i t t o ) l ' a t t e n d i b i l i t d e l l a s u a f o n t e . L o stile di q u e s t a serie d i b r e v i , a s c i u t t e proposizioni incalzanti, la l o i o costruzione spesso simmetrica e s p e s s o i n f o r m a a p p r o s s i m a t a al xXu-a? f a n n o risalire l a l o r o origine a qualche testo diatribico stoico-cinico. Ma ci non t o g l i e c h e a n c h e q u i , c o m e p o c o sopra, L a t t a n z i o r i e c h e g g i u n genuino elemento epicureo. (') E p i c t . diss. 1, 23, 5 e 7 ; fr. 525 U s . v e r i s i m i l e c h e a n c h e q u e s t o p u n t o p a r t i c o l a r e fosse t r a t t a t o nelle Diaporie. (*) Vors. D e m o c r . B 276 D .

Tutti (gli animali) infatti procreano la prole secondo natura a causa d'alcun vantaggio: ma, una volta che sia nata, se ne preoccupano e la nutrono ciascuno come pu e assai temono finch piccola e s'angustiano se le accade qualche male ( ). E a rincalzo aggiunge ancora:
1

T xvoTpo <ptY] c"9<xXepV TYJV [xv y p k.Tznx>yir\v y & v o ? JLSCTTYJV x a l 9povr't.So? x s x T Y j T o a , xrjv S ' 7 r o T U x i ' / ] V vuTrsp-

L'educazione dei figli cosa rischiosa : essa riesce solo attraverso lotte e preoccupazioni infinite; l'insuccesso poi, causa di un dolore cui nessun altro pu esser paragonato ( ). Qui tutto chiaro: Democrito sconsiglia ( o SoxeZ [LOI) di procrear figli e quali ne sia il perch risulta spiegato dalle ansie e dai dolori che il loro allevamento procura. Ora questi dolori, osserva Epicuro, nascono dal fatto che l'amore per la prole, una volta che essa sia nata (ori v 7ra yvyjTat, Epitteto e cos pure Democrito, fr. 278), secondo natura e perci, empre una volta che essa sia nata, inevitabili sono quelle ansie su cui ci siamo soffermati. Chi ci documenta che Epicuro non aveva mai pensato di negare l'amore per i figli come fatto naturale Demetrio Lacone, in un interessantissimo, ma lacunoso papiro ercolanense:
& T O V TpT] SvTQ,
2

col. X L I V ,

5 'E-xixoupo?

x a l TCOc [ X y w ; j v s[.YJ 9U(J!.X7jV c xxva

XsyEV 7toX[X]^x [l<;] zivxi [T]YJV [7c ]pc


V

OMPY*I ;]

N. A Q N
TTJC 9 UO[EO?

TP

Tupc r r s x v [ a sXsyEV

( ) Vors. () Vors.

D e m o e r . B 278 D . D e m o e r . B 2 7 5 D . ; S t o b . I V , 24, 29 W .

col. X L V
<1>HC, TC!.SY)7T;p S i a a x p -

cpcoi;' 9uo"et S 7cvcov e l vai azi S e x r t x ? , 7teiYj x a S psTYjv $t>Tcpcxa? T[[aT]]Yjvayxacr(i.va)(;' 9TTJV

x e i v , rcel auu^epvTtoc' 9crei 8


T<X? T W V

vofi .TWv va9wvY ]o"!.? y s y o v v a t Xyou ,ev x a & col. XLVI 900-ei XyojjLev s l v a t x a i ]
TYJV

7rp? r T x v a CTTopy/jv,]

7reiSfj7rep o x a x r j v a y xaCTU,vct; o - T p y o u a t v ol av&p0t>7tot T e x y o v a . yp xaT'vyxYjv


T<OV

yetvo-

javtv 8iov T xo<nov, 7capaxoXo &Y'u,a o Y x o o a i o u Y ) vTtapa^K*;, 7cpoS"y)Xa)? aTceanv Tiqc, fto[v] fxvcov

(7TOpy9j?. E come Epicuro dovrebbe spesso dire senza aver una ragione che l'amore verso i figli non secondo natura ?....:: (Si dice che l'uomo( ?)) ....per natura capace di subir fatica, poich gli necessario; e che per natura persegue la virt, poich gli vantaggioso; per natura ancora diciamo che siano sorti i primi nomi pronunciati. < Per il che diciamo che per natura anche l'amore verso i figli, > giacch gli uomini amano all'infuori di ogni costrizione la loro prole. Propria dei fatti avvenuti per costrizione la contrariet e stretta conseguenza a causa della contrariet la reazione, il che, come

evidente, non si verifica affatto riguardo all'amore per i figli (i). Tutto il passo di Demetrio ci lascia comprendere che su questo argomento doveva essersi sviluppata una accanita opposizione polemica da parte stoica, polemica che Epicuro non aveva avuto e le cui tracce si ritrovano ancora nei passi da noi studiati di Epitteto ( ). Altri2

(') Il t e s t o di q u e s t o p a p i r o ( P a p . H e r c . 1 0 1 2 eoi. X L I V , 5 - c o l . X L V I , l i D e F a l c o ) m o l t o l a c u n o s o in a l c u n i p a s s i e n o n o s t a n t e le c u r e del C r o n e r t , d e l l ' U s e n e r , del B i g n o n e e del D e F a l c o , l a s u a c o s t i t u z i o n e l a s c i a m o l t o a d e s i d e r a r e . Tralascio perci t u t t i i s u p p l e m e n t i che non mi interessano o c h e n o n m i p e r s u a d o n o . L e d u e p r i m e l i n e e di col. X L V I sono supplite d a me, con p o c a differenza, in f o n d o , d a q u e l l o c u i p e n s a v a il D e F a l c o , c h e i n t e g r a : <pu<jei Ss V O U ^ S T O C - s l v a t 7j 7tp<-, x Txva axopyY). M a s o p r a t t u t t o m i d i s p i a c e il v a g o V O U ^ S T O U . D a c h i ? Si o s s e r v i p i u t t o s t o l a g r a d a z i o n e d i col. X L V , d o v e si e l e n c a n o t r e t i p i d i f a t t i s e c o n d o n a t u r a : essi p o s s o n o essere t a l i o p e r i s t i n t o n a t u r a l e (Sioca-rpcptoc-), c o m e l a n u t r i z i o n e (a I .2-3 si d e v e c e r t o l e g g e r e Tpo]<p9j(;), o p e r n e c e s s i t (xaTY]yxac-u.vG><;), c o m e l a t o l l e r a n z a d e i t r a v a g l i fisici, o p e r u t i l i t (auu.<pspvTco<-;), c o m e il p e r s e g u i r e l a virt. L a gradazione significativa: primo grado l'istinto e d i n f a t t i l ' i s t i n t o c h e s p i n g e l'essere v i v e n t e v e r s o il p i a c e r e (Cic. fin. 1, 9, 30; D . L . 1 0 , 1 3 7 X P ^ X y o u ; S e x t . E m p . adv. dognt. 5, 96 S t S x T c o ? ) , i n p a r t i c o l a r e il p i a c e r e f o n d a m e n t a l e del s o d d i s f a c i m e n t o di f a m e e d i s e t e (fr. 409 U s . ; 5 . V. 3 3 ) ; s e c o n d o g r a d o l ' a c c e t t a z i o n e di c i c u i c o s t r i n g o n o f o r z e n a t u r a l i , c o m e le m a l a t t i e fisiche, c h e n o n t o c c a n o l a x P<* d e l l a a n i m a (ne e s e m p i o E p i c u r o stesso, cfr. fr. 1 3 8 U s . ) ; t e r z o g r a d o l a r a g i o n e c h e ci f a c o n o s c e r e l ' u t i l e n o n i m m e d i a t o (cfr. Epist. Men. 1 3 2 ) . D a q u a n t o d i c e D e m e t r i o si p u i n f e rire c h e l ' a m o r e p e r l a p r o l e n o n del s e c o n d o t i p o , p o i c h n o n c' n c o s t r i z i o n e , n r e a z i o n e . P a r r e b b e d i d o v e r a m m e t t e r e l ' a m o r e p e r i figli t r a i c a s i del p r i m o t i p o , c o m e il n u t r i m e n t o o m e g l i o c o m e l a t e n d e n z a a l p a r l a r e a r t i c o l a t o (cfr. (cfr. fr. 334 U s . ) . M a l ' i n c e r t e z z a d i col. X L I V e l a m a n c a n z a d i u n a p i a m p i a c o n c l u s i o n e d o p o la col. X L V I n o n ci p e r m e t t o n o d i c o n c l u d e r e n u l l a , su q u e s t o p u n t o , c h e s u p e r i l a g e n e rica probabilit.
W a

( ) C h e si t r a t t i di u n a p o l e m i c a a n t i e p i c u r e a t r a d i z i o n a l e e c h e n o n i n v e s t i v a solo q u e s t o p r o b l e m a ci i n d i c a il f a t t o c h e l o s v o l g i m e n t o c h e s e g u e a l c i t a t o p a s s o di E p i t t e t o (2, 20, 6 - 1 1 ) p a r a l l e l o a P l u t a r c o , de latenter viv. 3, 1 1 2 8 F - 1 1 2 9 A : la p o l e m i c a p r e n d e colore diverso a seconda dello s p u n t o d a c u i p a r t e , m a c o m u n e il r i n f a c c i a r e a E p i c u r o l a s u a c o s t a n t e a n s i a di v e n i r e in s o c c o r s o a g l i u o m i n i , c h e in c o n t r a s t o c o l s u o i d e a l e di Xa&etv picaavTa.

menti non ci si spiegherebbe il tono delle tre colonne del papiro e in specie quell'iniziale E perch Epicuro dovrebbe dire....? . Evidentemente gli avversari avevano portato alle estreme conseguenze l'affermazione della scuola avversa; gli Epicurei non dicevano M-fy voupw|x&(x T s x v a per voler abbandonare la loro prole, ma l'avvertimento ha un ben altro valore: non mettiamo al mondo figli e quindi non alleviamone, perch una volta che son nati noi non potremo contrastare col naturale amore che ogni padre prova per la sua creatura e andremo cos incontro a dolori che, secondo Democrito (*), sono tra i pi grandi che uomo possa provare. Epicuro quindi ammetteva l'amore naturale per la prole e ci che afferma Epitteto, che cio secondo il suo antico avversario agli uomini u,-/) 91 )0-1x7) a-uv Tcp? t ^ x y o v a 9iXoo"TopYia, va inteso come una sua gratuita illazione, poggiata su una ormai vecchia polemica ( ), e la conclusione che egli ne ricava, per cui E p i curo renderebbe l'uomo pi stolto della pecora, pi crudele del lupo, che pure amano i loro piccoli, voluto o no un fraintendimento. Del resto trovo che la posizione epicurea assai
2

(*) l e g i t t i m o su q u e s t o p a r t i c o l a r e p u n t o d e l l a t r a t t a z i o n e s e r v i r s i del m a t e r i a l e d e m o c r i t e o g i u n t o fino a noi, l d o v e ci manca quello epicureo: una volta iniatti ammessa l ' i d e n t i t di p o s i z i o n e t r a i d u e filosofi, s e c o n d o q u a n t o s o s t i e n e C l e m e n t e i n slvom. 2, 23 (sopra c i t a r o a p a g . 78) n o n p o s s i b i l e p e n s a r e a u n n o t e v o l e d i v a r i o di q u e s t i o n i p a r t i c o l a r i , a m e n o c h e si t r a t t i d i p a r t i c o l a r i del t u t t o s e c o n d a r i . N o n s o l t a n t o in altre questioni, c o m e gi s t a t o bene osservato, D e mocrito maestro e guida d'Epicuro, m a anche per questo problema, che ha una meno immediata attinenza con quello dell'eu&ufiia, per la quale, come vedremo, t a n t o pensiero a n t i c o d i p e n d e d a l M a e s t r o di A b d e r a . ( ) E p i c t . diss. 1 , 2 3 , 3 , p o c o p r i m a del p a s s o c i t a t o p i sopra (vedi anche pag. 79); che un'illazione lo dimostra d a s il t e s t o , c h e p r o s e g u e : S i a T I 7roauu.(3ooXeoi,<; T V aotp-v T xvoTpo9sv; E d a q u e s t o s c o n s i g l i a r e al s a g g i o ; d ' a l l e v a r figli , i n d i s c u s s a m e n t e e p i c u r e o , c h e l o S t o i c o d e d u c e l a s u a p r e c e d e n t e a f f e r m a z i o n e . Il t e s t o c h i a r o a n c h e c o s , s e n z a c o r r e g g e r e , c o m e fa l o S t e l h v a g , S i a T I dei c o d d . in S i o n ' .
2

consona a quell'et; stato, societ, famiglia non dovevano essere ideali luminosi in un mondo come quello ellenistico contemporaneo di Epicuro. * ** Concludendo questa rassegna di testi epicurei, viene manifesta una constatazione: la scuola filosofica che ha dato dichiaratamente peso notevole alla contemplativit nella vita quella del y.r\izoq. Essa aveva spostato nettamente i termini della filosofia precedente (Platone) e di quella contemporanea (Accademia), scendendo dal mondo uranio e metafisico in terra per aiutare concretamente l'essere umano impegnato nella sua quotidiana fatica. Certo questo atteggiamento dell'epicureismo implica una notevole rinuncia alla speculazione pura, ma risponde a delle necessit immediate. Di fronte al mutarsi del mondo politico e sociale posteriore ad Alessandro, la nuova scuola offre all'uomo il sistema del minimo sforzo naturalmente necessario, di un buon senso che eviti gli eroismi inutili, ma tenga temprato l'animo all'occasione, di un quieto vivere fuori dei dis- sapori e degli scontri violenti della vita politica, un quieto vivere sentito a tal punto da consigliare il ritiro dalla vita sociale e famigliare nella solitudine ricca di meditazione serena. Solo cos l'uomo avr veramente raggiunto la ya>o)VY) cui aspira, ottenendola non con voli trascendentali dell'anima, ma con un raccolto equilibrio tra anima e corpo. N vi pu essere vita che pi di questa contemplativa risponda all'ideale di Epicuro; di piaceri Me et praeterifa-

rum (vluptatum) memoria et spe conseguenium sapitentis vitam refertam putat ( ). Dolce ricordo di sensa1

() Ci. Tusc.

3. 1 5 , 33.

Conclusione sulVEpicureismo

85

zioni gradevoli d'una vita in yaXyjvrj, in cui il saggio nulla ricorda di contrario alla sua St&s<x4<; personale che sia venuto a turbare la sua quiete; spe ranza di vita altrettale, piena di altrettanti beni quieti ed egoisticamente sereni per il futuro: il trionfo deirindividualismo di fronte alla sconcertante povert d'idee del nuovo mondo cosmopolita. Questa, io direi, pi religione che filosofia e per molte cose richiede fede nelle parole del maestro pi che fede nelle capacit razionali del proprio pensiero _ Una religione senz'altro d'un genere del tutto particolare, ma* come tale era sentita anche dal fondatore della scuola; una testimonianza indubbia ce lo prova: Epitteto ci rappresenta Epicuro che veglia alla luce delia lampada e si leva presto alla mattina per dedicarsi a scrivere grossi volumi perch gli uomini non cadano in errore (*). La posizione dell'epicureismo nel mondo greco all'inizio del III secolo giustifica che Epicuro
0 0 9 V u .ijo 'va cpvai TCXTJV a u r o u

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dicesse nessuno esser stato veramente saggio all'infuori di lui e dei suoi discepoli ( ). L'ambiente stesso, il x9J7to<"-; il legame che unisce i discepoli nella venerazione di Epicuro; l'amicizia che si instaura tra di loro costante e ferma; la comprensione delle necessit essenziali alla vita umana; tutto l'in() Epict. diss. 2, 20, 7. Anche togliendo il colorito accentuato dal tono diatribico dell'apostrofe, la sostanza rimane quello che ; gli stessi concetti sono ripresi pochi paragrafi pi sotto (v. pag. 82 n. 2). Epitteto era in posizione assolutamente negativa rispetto all'Epicureismo e quel perch ti scalmani ? rivolto all'avversario la miglior prova di questa incornprensione. Appunto per questo si pu credere alla testimonianza, data contro voglia, del proselitismo che l'epicureismo aveva gi nel suo iniziatore. Per l'immagine, del resto - in senso, naturalmente, p o s i t i v o , si confronti anche il lucreziano noctes vigilare serenas ( 1 , 1 4 2 ) nel suo contesto. Per il tono polemico con cui gli avversari riassumono il particolare, vedi anche la citata n. 2 a pag. 82 (} Plut. contro. Epic, b., 1 8 , i i o o A ; fr. 1 4 6 Us.

sieme crea un'aura di conforto in un mondo tanto sconfortante. Per la prima volta stato dato all'umanit un indirizzo contemplativo, che non cerca una speculazione, ma un quietismo raccolto. L'epicureismo, staccando l'uomo dal mondo .di cui non cittadino, eliminando ogni suo intervento nella politica della sua citt o dello stato in cui vive, lo ritrae in se stesso, alla ricerca di una quiete intima nata dal godimento di pochi beni spirituali.

CAPITOLO

SECONDO

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Lo stoicismo tutt'altro che avverso alla vita pubblica ma solo il devoto legame di figlio a padre che intercorre tra l'uomo e il Dio, per cui gli Stoici professano la pi alta venerazione, che mantiene l'uomo alle sue attivit, costringendolo all'obbligo che il cittadino ha, nei confronti degli dei T C O X I O U X O I , di partecipare all'attivit pubblica : di f>er se infatti i concetti di xofffxot) 7toX[TYj<; e degli $ i < p o p a avevano un contenuto che doveva finir per condurre a un concetto contemplativo della vita. Il cittadino del mondo perdeva, checch ne dicessero i filosofi stoici, ogni interesse per la minor patria cittadina, che naufragava nel cosmopolitismo. In un mondo in trasformazione come quello greco del III secolo av. C , o anche come quello romano dell'Impero, non c'erano che due vie. Una era quella che avevano scelto gli Epicurei, di negare ogni partecipazione a una vita politica e pratica che respingeva ogni libert e poteva mettere in pericolo l'esistenza stessa, per ritirarsi in una vita calma e serena, dove ogni, timore era stato spento e l'uomo era individuo adagiato in godimento <po{io<; e &popo<-, che lo garantiva dai turbamenti delle cose maggiori di lui. Op(*) Si ricordi la stessa definizione stoica dell'uomo: TOO V&(X&TCOU 6vroQ C>OU Xovixou &vrToO, pict TroXtTixou (Stob tel. II, 7 5 W.),

pure c'era la via su cui si erano messi gli Stoici. Certo, anch'essi lo ammettevano, la vita pubblica non senza pericoli; ma virt del saggio non appartarsene altro che quando questi pericoli si facciano reali E anche di altri interessi fatta la vita del saggio, che concede molto alla sete di sapere, non potendo in realt fare altrettanto per soddisfare la sete d'azione nella vita pubblica di uno stato autocratico. Ma anche gli Stoici ammettono che ci che possesso veramente consistente dell'uomo sono i beni dell'animo; il x i \ o c , stoico vivere conforme a natura (|xoXoYou (xv6>? TYJ 900-st. CTJV), cio secondo virt ( ), per cui la felicit la v i r t ( ) : di qui pienamente indifferenti (i9op<x) sono le cose esteriori, gli onori, la fama, la stima, la vita, la morte ( ). Sola, per l'uomo, deve contare la virt conseguente a natura, una virt rigida, con alcuni atteggiamenti che ricordano, se non la scuola, almeno gli insegnamenti di Antistene. Lo stoicismo predica la partecipazione del saggio alla vita politica; ma lo stato ideale e l'ideale dello stato sono astratti, troppo astratti per avere un contenuto concreto, tanto pi che nessuna norma data all'uomo per la sua condotta politica, salvo quelle che regolano la sua vita filosofica. Essere Siicpopoc,, izx&ric,, arpXY] c, e partecipare alla turbinosa vita politica non sono cose che possono andare d'accordo nella realt pratica e se, all'infuori dell'attivismo predicato dalla dottrina, vogliamo vedere la realt, troviamo che nessuno degli
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quid

(*) S e n . ot. 3,2 Accedet ai rem publicum sapiens, nisi si impedierit. V e d i a n c h e c a p . I l l , p a g . 258. ( ) D . L . 7, 8 7 ; fr. 1 7 9 A r n . Convenienter naturae vivere d i c e C i c e r o n e , fin. 4, 6, 1 4 . ( ) D . L . 7, 1 2 7 ; fr. 1 8 7 A r n . : auTapxT) 8k s l v a i auxr)v ( = apsTTjv) Tcpbc, STj &aifxoviav, xa&a 97)01 Z T J V W V . C) P l a t . comm. not. 5, 1 0 6 0 D ; .S. 1 './". I l l , 1 3 9 A r n . : toe XpuGi ~7ro<; e v ; w Tcpcbxco ilepl T O U 7rpoTps7vsaO-3a ysYpoc9 v, s v roi xaT'apeTTjv ^iouv u-ovov ea-rl T O euSoajJiovco:;, TCOV aXXwv, 97)crtv, ouSev 6VTCOV rcpoc, rju-aq ou&'et? T O U T O cTUvspyo'jvTtov.
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scolarchi stoici si dato alla 7tpai? ( ) . certo che adiaforia e apatia non possono germinare che vita contemplativa. L o osservava con sufficiente ampiezza gi Plutarco: Poich proprio si trovano scritte molte cose dallo stesso Zenone e molte da Cleante e ancor pi da Crisippo sullo stato e sul comandare e sull'esser comandati, sul render giustizia e sull'oratoria politica e giudiziaria, fin che si tratta di parole ( ): ma poi non fatto di trovare nella vita di nessuno di loro o una strategia, o una legislatura, o la partecipazione a qualche assemblea, o un patrocinio davanti ai giudici, oppure la partecipazione ad un'impresa militare in difesa della patria, o un'ambasceria, o una pubblica largizione; ma gustandosi un otium da stranieri ( ), come fosse un loto dell'oblio, passarono tutta la vita non breve, ma ben longeva nelle discussioni e tra i libri e in mezzo alle passeggiate con i discepoli. Per tutto questo, dunque, palese che vissero pi secondo ci che avevano scritto e ragionato gli altri che secondo ci che da loro stessi era stato asserito, visto che si erano abbandonati totalmente a quella
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(') W e n d l a n d , Die hellenistisch-rmische Kultur, p . 43 e 4 8 ; Zeller, op. cit. I I I , 1, 297 e s p o n e b e n e corne i n p o t e n z lo stoicismo contenesse t u t t i i presupposti atti a portare all'abbandono dell'attivit politica. ( ) w sv X y o i c . I l v a n L y n d e n , de Panaetio Rhodio, p . 84 sq., c o n f r o n t a q u e s t o passo' c o n C i c . legg. 3 , 1 4 : A . Etiam a-Stoicis ista (cio de magistratibus) tractata sunt? M . Non sane, itisi ab eo, quem modo nominavi, et postea a magno homine et in primis erudito, Panaetio. nam veter es verbo tenus, acute tili quidem, sed non adhunc usum populrem atque civilem, de re publica disserebant. Il v a n S t r a a t e n , Pantius, Amsterdam ! 9 4 6 , p . 58 ( fr. 48), i n t e n d e in c o n t r a p p o s i z i o n e verbo tenus e ad usum populrem, quasi "thoriquement scientifique" e " p r a t i q u e m e n t p o p u l a i r e " . N o n c r e d o : verbo tenus r i m a n f e r m o p e r veteres e p e r P a n e z i o e b e n e l o i n t e n d e il v a n L y n d e n col s u o a c c o s t a m e n t o ; l a c o n t r a p p o s i z i o n e a p a r e r m i o t r a acute, c o n s o t t i g l i e z z a t e o r i c a , e ad hunc usum populrem, c o m e m o s t r a il quidem a p p o s t o a Uli. ( ) XX' STT ! vTj... ysuCTfjievoi axoX7j: n o n si d i m e n t i c h i il i o ? I s v i x c di A r i s t . Polit. 7, 2, 1 3 2 4 .
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tranquillit ( y } o - u - / > ) che lodano Epicuro e Ieronimo. Il bello che lo stesso Crisippo nel libro IV delle Vite crede che la vita contemplativa non differisca per nulla dalla vita edonistica... E chi visse fino alla vecchiaia in questa vita contemplativa pi di Crisippo, di Cleante, di Diogene, di Zenone e di Antipatro? Essi che per= sino lasciarono la loro patria, nulla avendo da lamentarsi, ma per poter vivere in tranquillit nell'Odeo e sullo Zostere standosene oziosi e tenendo dotti discorsi... Cos si comporta quel Crisippo, il vecchio, il filosofo, quello che loda la vita regia e politica, e che crede per nulla differenti un'esistenza contemplativa e una godereccia {*). Da fonte comune con quella da cui scende Plutarco deriva anche Seneca, che smorza, per, la pungentezza dell'osservazione, anche se non ne modifica essenzialmente il concetto: Duae maximae in hac re dissident sectae Epicureorum et Stoicorum, sed u i r aq u e ad otium diversa via mittit. Epicurus alt: non accedei ad rem publicam sapiens, nisi si quid intervenerit ( ); Zenon ait: accedei ad rem publicam, nisi si quid impedierit. E aggiunge come commento alter otium ex proposito petit, alter ex causa ( ). Altrove Seneca si esprime pi esplicitamente ancora: Promptus, compositus sequor Zenona, Cleanthem, Chrysippum; quorum lamen nemo ad rem publicam accessit, et nemo non misit {'). Due sono gli esempi di Stoici famosi che
av

() P l u t . Stoic. repugn. 2, 1033B -D. Cfr. a n c o r a PI ut. il. 5, 1034B (S.V.F. I , 27; I I I , 702). (*) C f r . p e r es. P l u t . tranq. an. 2, 466A. ( ) S e n . ot. 3,2; S.V.F. I, 271 A r n . A l t r e afferra a z i o n i di Z e n o n e s o n o in D . L, 7,3 e 1 2 1 ; fr. 222, 270 A r n . Cjuesta s t e s s a a f f e r m a z i o n e di Z e n o n e si t r o v a in D . L . 7, 121, I I I , 697 A r n . a t t r i b u i t a a C r i s i p p o ( v e d i p a g . 98). {"*}" S e n . tranq. an. 1,7; fr. 291 A n i . L a t e s t i t i . o n i a n z a di Seneca ci importante, perch P l u t a r c o ha spesso l'acredine della p o l e m i c a , c o m e in p a r t e a n c h e q u i , e n o n s e m p r e si p u essere c e r t i d e l l ' a u t o r i t c h e g l i si d e b b a a t t r i b u i r e , se n o n ci sia un p a s s o p a r a l l e l o a c o n f e r m a .
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hanno vissuto la vita pratica dello stato, Seneca e Marco Aurelio : e sono i due in cui il desiderio e lo stimolo alla vita contemplativa appaiono pi vivaci. Epitteto poi tutto una contemplativit ideale, anche se la diversit dei problemi che lo urge lo fa, nelle sue lezioni, scrupolosamente stoico e pronto a spronare all'esplicazione delle proprie attivit individuali nei confronti della vita pubblica. Ma a che vale questa ortodossia esteriore, quando nessuno dei maestri ha dato l'esempio pratico di attenervisi ? Epitteto conduce quella che a giudizio di Seneca possiamo chiamare vita contemplativa. D a Zenone a Marco Aurelio anche lo stoicismo percorso da un filone di contemplativit che rimasto pi nelle intenzioni che nelle esplicite espressioni dei filosofi. Praticamente anche per gli Stoici bene che il sapiente si ritiri nella sua autarchia e non scenda in un determinato stato per amministrarlo; ma teoricamente no: deve ognuno di noi dar opera nella patria minore ad esplicare le mansioni di cittadino della patria maggiore Un punto di contatto con gli Epicurei c': il saggio non ha bisogno dello stato, n della vita sociale, la sua autosufficienza lo rende superiore a queste necessit. Se Zenone assoluto nella dichiarazione del principio, secondo il quale il saggio deve partecipare alla vita civica (e non parteciparvi, per lui, equivale ad essere uno dei cpauXoi), la posizione di Cleante non meno rigida ( ). Ma interessante un relativo addol2

f ) C o m e noter, P l u t a r c o , Stoic. rep. 5, 1034 B , x& 86y[Lxxx (degli S t o i c i ) TOC x p s t a ? vpu -ooTa x a l r a t 7tp^eai. ( ) L o s t e s s o si p u d i r e d e g l i a l t r i : cos d i P e r s e o , a u t o r e d i u n a I I o X i T s a A a x t o v i x T ) ( A t h e n . 4, 1 4 0 B ) c h e , c o m e a p p a r e d a l p a r a l l e l o c h e il H i r z e l i s t i t u i s c e c o n S e n o f o n t e ( Untersuchungen, I I , 7 7 ) , n o n p o t e v a m i r a r e a n e s s u n a c o n t e m p l a t i v i t . Cos p u r e Sfero, p e r c u i v e d i F . Ollier, Le philosophe stocien Sphairos et l'oeuvre rformatrice des rois de Sparte Agis IV et Clomne III i n Rev. Et. gr. 49 (1936), p p . 536-70.
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cimento in Crisippo: dargli troppo peso sarebbe fallace, perch in frammenti isolati non ci si deve lasciar trascinare dalle parole senza ambientarle nell'insieme delle dottrine, del pensiero. Il filosofo di Soli, interrogato perch non prendesse parte all'amministrazione dello stato, disse che era perch, se avesse compiuto atti disonesti, sarebbe dispiaciuto agli dei, e se ne avesse compiuti di onesti, invece sarebbe dispiaciuto ai concittadini Appunto qui viene a proposito ricordare quanto di Crisippo ci ricorda un'altra fonte: Adice nunc quod e lege Chrysippi vivere otioso licet : non dico ut otium patiatur, sed ut eligat. Negant nostri sapientem ad quamlibet rempublicam accessurum ( ). Quindi l'astensione dall'attivit di governo va intesa limitata al caso che esso sia cattivo e non garantisca la dignit e la sicurezza del saggio, e non in senso assoluto: il sapiente, perci, non deve gettarsi a capofitto nella politica, qualunque sia il governo dello stato ( ) : Cos sempre Crisippo nel libro I V del Ilepl Bicov esprit me la sua convinzione che l'uomo assennato non abbia grandi occupazioni ed attivit: O l ^ a i y<*p ^oye T V
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x a l oXiyo7cpay (xocrov73<; aTeicov OVTCOV ( ). E ancora dichiara: "Oo-oi 8 'u7EoXau.(}vouo-i 91X00-090^ s7u (3XXstv u-Xicra TV a - ^ o X a a T i x v jUiov, OLT: .pyj\c T I u,ot Soxouct, 8tau ,apTCpaTT!.v, u.oi<o<; TTJ? T 'auT07cpa "Y(as
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I ) S t o b . fior. 1 1 , 1 9 2 , 1 0 H . ; I l i , 694 A r n . ( ) Sen. ot. 8, 1 ; I I I , 695 A r n . ( ) V e d i a n c h e S t o b . e ci. I I , 1 1 1 , 3 W . ( I l i , 690 A r n . ) : u.7) 7roXiTeeu <j&ai S v T I < X C O X T ) > x a [ x X i a T ' < v > ji.v)Sv c p e X e t v U.SXXT) TYJV T t a T p i S a , x t v S v o u i ; S s TCapaxoXou&sTv 7ToXat /.pvYj ( i . Y a X o u ? x a l j ^ a X e r c o ^ x TTJC; T t o X i T e i a c . Il c o n t e n u t o s i c u r a m e n t e c r i s i p p e o , c o m e l o g i I I , 109, 1 0 ( I I I , 686 A r n . ) c h e p r e c e d e d i r e t t a m e n t e . C o n q u a n t o p r e c e d e il t e s t o d a noi r i p o r t a t o si m e t t a a r a f f r o n t o la c i t a z i o n e c r i s i p p e a di I I I , 691 A r n . V e d a s i a n c h e p a g . 98 n. 1. ( ) P l u t . Stoic. repugn., 20, 1 0 4 3 B ; 1 1 1 , 703 A r n .
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<x>pv]&9j 7]8coc, Quanti opinano che la vita contemplativa convenga ai filosofi, mi pare che sbaglino fondamentalmente, se pensano che questo debba avvenire per sistema di vita o per qualche cosa di simile e che debba trascinarsi cos tutta l'esistenza: questo, a ben considerare, vivere da edonisti Qui la spiegazione logica dal punto di vista di Crisippo: egli vuole da un lato che il suo otium non sia frainteso e non venga confuso con la quiete degli Epicurei (vedi accenno a y)So>? ^r v). D'altro lato siamo noi che dobbiamo chiarire il valore di 7 r p y u , w v e a questo scopo ci utile Diogene Laerzio che dice roc, C T T O U S O U O U * ; . . . a 7 i p y u . o v a < ; e l v o u ' x x X i t

^py(xtov e X t y o 7 r p y f A < o v sono il contrario della 7 t o X u 7 T p a y ( X O C V Y ) in cattivo senso ( ) . B i o ^ 7 t p y u , < o v non $ioc,
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vsiv y p T 7cpaTTiv T I rcap T xa&yjxov ( ) :

oxoXaaTixi;, ma qualche cosa di diverso e di meno; infatti quest'ultimo ha qualche cosa di sistematico, una Staycoy-J] che vale per tutta l'esistenza, ci chenon pu essere ammesso da uno Stoico, il quale invece ammette rupayu -oavYj come cosa che, pur frenando notevolmente l'attivit dell'uomo, la frena solo in ci che 7 c a p T xoc&yjxov ( ). Che questa nostra interr prefazione sia vera ci assicura un altro frammento di Crisippo, tolto dal I l e p l T < O V oYaT a p s T & v , dove si afferma: Tei y p O V T I <patveTat x a T T T J V T j a D / C a v fioc, xivSovv T I x a l acpaX;; e / s t v , orcvoT & V 7toXXcav 8 u v a ( x v c o v T O U T O C U V L S E I V , In realt ap4

(*) P l u t . Stoic. repugn. 2, 1 0 3 3 D ; I I I , 702 A r n . ( ) D . L . 7, 1 1 8 ; I I I , 649 A r n . ( ) Cfr. B o n h f f e r , Die Ethik des Stoikers Epiktet, p. 1 1 4 , n. 35(*) N o n p e r c i a s s o l u t a m e n t e n e c e s s a r i o p e n s a r e d a s s e b e n C h r y s i p p o f f e n t a r eine d o p p e l t e M s s e , eine fleischische u n d g e i s t i g e , u n t e r s c h i e d e n h a t (Bonhffer, op. cit. p . 1 1 8 , n. 68).
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pare che la vita in tranquillit abbia in se qualche cosa di lontano dai pericoli e di stabilmente sicuro, bench non possa affatto comprenderlo la massa ( ). Non va dimenticato oltre tutto che Crisippo il primo ad ammettere come una delle vite preferibili quella scientifica: xpec, S 7tpoY)Yoouivou<; slvai (3tou?, T V T E (3a<uXixv x a l T O V uoXmxv x a l xpirov T V 7TiCTTyj[xovt,xv. Ma la vita scientifica, cos vicina a quello che sar il pUo? #-Ea>p-y)Tt.x<; dei successori di Crisippo, ancora ancella delle altre due e non ha parit di diritti con le altre ( ). Crisippea si deve perci pensare anche la fonte di un lungo passo di Seneca, che si lega bene con tutta questa concezione del fioc, &scop7)Tix<; in Crisippo: Errare mihi videntur qui existimant philosophiae fideliter deditos contumaces esse ac refractarios contemptores magistratuum aut regum eorumve per quos publica administrantur. ex contrario enim nulli adversus illos gratiores sunt: nec immerito, nullis enim plus praestant quam quibus frui tranquillo otio licei.... At Me vir sincerus ac purus, qui reliquit et curiam et forum et omnem administrationem rei publicae ut ad ampiiora secederet, diligit eos per quos hoc ei facere tuto licei solusque illis gratuitum testimonium reddit et magnam rem nescientibus debet.... Confitebitur ergo multum se debere ei, cuius administratione ac providentia contingit Mi pingue o1 3

( ) P l u t . Stoic. repugn., 20, 1 0 4 3 B ; I I I , 704 A r a . N o n si dia, per, n e m m e n o qui un eccessivo valore alla v i t a x a r TTjv y )ouxtav: TJCTOXCK; il s a g g i o i n q u a n t o 7ta&7}<; e yjauxia vai pi "tranquillit i n t i m a " dell'animo, che "tranquillit" e s t e r i o r e d a l l e a z i o n i (cfr. 5 . V. F. I I I , 632 A r n . ) . ( ) S t o b . I I , p . 109, 1 0 W . ( I l i , 686 A r n . ) . L a s i c u r e z z a c h e l a d i s t i n z i o n e sia c r i s i p p e a c i d a t a d a P l u t . Stoic. repugn. 2, 1 0 3 3 F ' O Xpo(Ji7C7roq... T V fJaciXixv x a l TCOXITIXV TCatv&v pCov, d o v e v e n g o n o i n d i c a t i i d u e (loi d i p r i m o p i a n o . G i E r i l l o xXo<; elrzs TYJV 7uaT7)u.rjv ( D . L . 7, 1 6 5 ; I, 4 1 1 e segg. Arn.). (*) Cos si s p i e g a c h e q u e s t o t e r z o (io? i n P l u t a r c o s i a omesso.
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tium et arbitrium sui temporis et imperturbata publicis occupationibus quies Che si tratti di testo di origine stoica, nessun dubbio; che la fonte sia greca potrebbe aiutarci a scorgerlo quell'indicare l'autorit politica, ogni volta che se ne parli, nella forma monarchica (*): l'impersonare l'autorit nel ^aariXe? proprio di un Greco, Seneca difficilmente ci avrebbe pensato, perch non era nella mentalit romana pensarlo. Dare la paternit del concetto a Crisippo non pare infondato, se si pensa all'atteggiamento suo quale traspare dai frammenti or ora citati, anche se l'intensit dei colori stata aumentata da Seneca, che era giunto a una ben differente maturazione del problema del fiioc, & 6 > p 7 j T i x s ; forse ci possiamo servire di alcuni minuti riscontri: per Crisippo la folla non pu cruviSetv quell'xtvSuvv TI x a l crtpaXi; che proprio della vita x a r TT)V Y)<n>3^ e qui il saggio deve questa sicurezza nescientibus, cio a gente che non comprende che cosa d; per Crisippo sono molto vicine l'aTOTcpayia e rXiY07cpaY{Aoo-v7), come qui s'affiancano 'arbitrium sui temporis e Vimperturbata publicis occupationibus ^uies, contraria appunto alla 7toXu7tpaY{Jt.o<Tv7) ( ) . Si aggiunga che Crisippo aveva esaminato i rapporti tra saggio e sovrano proprio in quel Ilep B i o v , da cui derivano i passi citati da Plutarco ( ); ora anche
av
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(*) Sen. epist. 7 3 , i, 4 e 1 0 ; Crisippo quasi sicuramente fonte mediata. (*) Stoici in particolare i paragrafi 4 e 9, che si rifanno a una singolare casistica stoica sul modo di rendere il benefcio e di mostrare la gratitudine. Vedi per l'altro punto, magistratuum ac regum, pi sotto rex non pi mitigato da magistratus, n dall'espressione forse aggiunta da Seneca, cui rex non era vocabolo consueto eorumve per quos publica administrantur. probabile che il greco avesse qualche cosa come <pXQVT$ re x a l {taaiXac xiu.aovTS<;. (*) Per il concetto qui espresso, cfr. anche Democr. B 253 D . (il primo periodo). Per la xaT ^x"*) ? & oXXGv, cfr. cap. I l i , pag. 270. (*) Plut. Stoic. repugn. 20, 1 0 4 3 B (III, 6 9 1 Arn.): v T W 7tpd>T<j) izepl B i w v .
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qui il saggio considerato in rapporto ai re e ai governanti. Il complesso di Plutarco pi Seneca rende l'immagine di un filosofo, che, per essere stoico, aveva una particolare comprensione per le necessit contemplative della vita: al punto che vien fatto di pensare che abbia ragione il Laerzio a porre in bocca a Crisi ppo il famoso accedei sapiens ad rem publicam, nisi si quid impedienti), che Seneca attribuisce a Zenone Certo Crisippo la figura pi idonea ad aver mitigato la primitiva durezza dello Stoicismo e a concedere molto alle circostanze ( ). Ormai la posizione raggiunta da Crisippo si impone anche per questo problema a tutto lo stoicismo a lui posteriore; l'interesse per l'uomo si accresce e, pur restando immobile la definizione di T S X O C ; , esso viene interpretato da ogni pensatore secondo la sua posizione personale ( ) : ci che interessa nella visione di questa filosofia il modo: preferibile la vita razionale,
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tra acho e mentis agitatio ( ) la vita pur sempre una ed attraverso la ragione che si compie l'unione tra vita contemplativa e vita attiva: filosofare T X
rcpnzi xal 7rpo<ry)X!.... Ay< (JLV v a y ) T t v , 'pyo) S

(') D . L . , 7, i 2 i , d o v ' c i t a t o il p r i m o l i b r o d e l rcspl Bitov: 7roXLT crs (T-9 'oa... T VCT09V,v JJLTJ T I X C D X T J . S e n e c a , a t t r i b u e n d o a Z e n o n e l a m a s s i m a del de otio, se n o n s t a t o i m preciso, ha p r o b a b i l m e n t e v o l u t o porre di fronte i due c a p i s c u o l a d e l l o s t o i c i s m o e d e l l ' e p i c u r e i s m o (cos a n c h e W a l t z , Vie de Snque, 1 9 0 9 , p. 47, n. 2). () Si r i c o r d i s o p r a t u t t o il p a s s o g i c i t a t o d i S e n e c a ot. 8 , 1 , col r a f f r o n t o d i S t o b . I I , 1 1 1 , 3 W . ( I I I , 690 A r n . , r i p o r t a t o a p. 94). A n c h e il P o h l e n z , Antikes Fiihrertum), p . 4 7 : C h r y s i p p h a t t e . . . a u c h d i e V o r z g e der .T.pa.y\xoa\>V7] g e r h m t . ( ) V e d i a n c h e v a n S t r a a t e n , op. cit., p. 1 4 4 - 1 4 0 . ( ) C i c . off. 1, 5, 1 7 ; a n c h e se i v o c a b o l i c a m b i a n o , c' sempre, c o m e qui t r a Crisippo e Panezio, uno sviluppo, che, p e r q u a n t o n o t e v o l e , p a r t e d a p o s i z i o n i c o m u n i , c h e s o n o il p a t r i m o n i o b a s e di t u t t o l o s t o i c i s m o .
2 3 4

( ). Allo stesso modo sarebbe errore intendere che Seneca voglia sdoppiare la filosofia, quando
pTTEiv

dice : philosophia autem et contemplativa est et adiva: speciat simulque agii ( ) ; anche qui unit e la filoso2

fiate

superiore alle altre attivit dell'ingegno umano perch ars vitae ( ) e come tale la sola che sappia arrivare ad un'unit dell'uomo nei suoi elementi antitetici. ***
3

Prima di passare a seguire lo sviluppo di questi concetti nei riguardi del problema dei $ioi nel pensiero stoico postcrisippeo e di vedere fin dove il maestro di Soli abbia fatto sentire il suo influsso, bene chiarire che lo stoicismo a lui posteriore spesso sordo ai suoi insegnamenti a proposito di una vita non attuosa; bene perci anche chiarire che valore hanno ^ e w p s t v e 0;$<op7)Ttx<; presso questi filosofi. Un esempio: quando Epitteto si domanda Tauro, OV r i v o ? o-rl frscopstv; Di chi dunque proprio considerare questi problemi teorici?, come risponde? rou axoXCovrof;. serri, y p
cptXo&copov <pov v&pco7to<;. Ora questa contemplazio4

ne ha i suoi decreta, S y ^ a r a ( ), ricerca e conoscenza del vero, premessa teoretica dell'azione: vera contemplativit praticamente non mai; ma ha un suo peso, ,perch l'infiltrarsi d'un atteggiamento del pensiero anche nel campo che gli era pi ostile. Comunque la posizione di esortazione alla vita pubblica, limitata da
0) M u s o n . p . 7 6 , 1 4 E ; S t o b . I l i , 4. Cfr. a n c h e l a definiz i o n e d i TXO<; s e c o n d o P o s i d o n i o . (') S e n . epist. 9 5 , 1 0 ( p o s i d o n i a n o ?). ( ) S e n epist. 9 5 , 7 ; c f r . a n c h e 9 5 , 8 e 1 2 s q q . e P o h l e n z , Die Stoa, I, 2 2 . (*) E p i c t . diss. 1, 29, 5 8 ; S e n . epist. 9 5 , 1 1 . C f r . B o n h o f f e r , Epiktet und die Stoa, p . 7 ; a l l a stessa p a g i n a c i t a t o E p i c t . diss. 4, 8, 24, s e c o n d cuirxpipa><n<; d e i &swprju .aTa S u o x o X a n o n e c o m p i t o del xaXoxya &i;: xpf3u<u<;, p a r o l a c h e si a d a t t a a ima c o n t e m p l a z i o n e t e o r e t i c a , non a un p r o g r a m m a d i v i t a pratica.
! 3

condizioni che garantiscano il decoro spirituale del saggio, attribuibile in genere a tutta la cosidetta Stoa di mezzo. Anche Panezio, interessandosi dal punto di vista teorico al problema della vita politica, accentua in confronto a Crisippo l'atteggiamento dei primi Stoici ( ) ; ma allo stesso tempo da un lato il crescente influsso di Platone e di Aristotele ( ) e dall'altro il contatto con lo stato romano gli fanno infondere un pi positivo e preciso contenuto a quell'ideale dello stato che nei suoi predecessori era rimasto assai nebuloso. Certo non va sottovalutata l'importanza del fatto che egli sia vissuto a contatto col circolo di Scipione Emiliano, che ha egli plasmato nel suo sforzo di propagare nella societ romana il pensiero filosofico greco, ma da cui ha anche molto attinto. Quale sia la posizione di Panezio come teorico della politica ci dicono le opere di Cicerone che a lui si sono ispirate. Ma vero che c' in lui una nuova maturazione nel campo dell'etica pratica, di cui non improbabile che abbia trovato uno stimolo in Crisippo, anche se il suo pensiero si svolge secondo direte trici del tutto personali, che sar interessante soffermarci, pi oltre, a studiare. La posizione di Posidonio, invece, resa complessa dalla sua concezione di simpata cosmica; ma Posidonio attivista: per chi riportava a o -ojXTt &eia tuttoil creato, non era possibile intendere un'umanit di? staccata in singoli individui ( ). L'oxXTrjo-ta un falso
x 2 3

(*) C i c resp. i, 2, 3. (*) Cic. resp. 3, 33 sqq. (discorso di Lelio); Pohlenz, R.E. X V I I I , 2, col. 426 e 437. Vedine un accenno anche in Hor. carni. 1,29, I O - I I nobilis libros Panaeti Socraticatn et domum (Hirzel, op. cit. I I , 3 6 7 - 6 9 ) ; cfr. fr. 5 7 v. Str.: 9jv yp laxupfc <piXo7rX(T6>v xal piXoaptaTOTXrjq. Per le preferenze di Panezio, cfr. Cic. fin. 4, 28, 79 ( = f r . 55 v . Str.). ( ) cfr. Reinhardt, Kosmos und Sympathie, p. 1 8 3 : Auch was die menschliche Gemeinschafteint, ist "Sympathie"; Pohlenz, Die Stoa, I I , 1 2 1 .
s

<;, di fronte a quello vero, la virt: aH'o^Xiga-ia e al fiioc, *re6>p7jTix<; rende propensi la ^Sov^ ed essi, perci, non possono essere fondamentali nella definizione della vita ideale. Questo concetto riappariva nel suo ! 7tepC<TTao4v xaQ-^xovTo?, se, in quella sezione del primo libro del de officiis ciceroniano che a lui risale, si legge: si contigerit ea vita sapienti ut omnium rerum adfluentibus copiis, omnia quae cognitione digna sint summo otio secum ipse consideret et contempietur, tamen, si solitudo tanta sii ut hominem videre non possit, excedat ex vita Lo stesso concetto con pi decisione riappare altrove: magis est secundum naturam pr omnibus gentibus, si fieri possit, conservandis aut iuvandis maximos labores molestiasque suscipere... quam vivere in solitudine non modo sine ullis molestiis ( / ^ ) , sed etiam in maximis volup~ tatibus (YJSOV/)) abundantem omnibus copiis, ut excellas etiam pulchritudine et viribus ( ). La xoivoovta umana anche qui in primo piano come elemento essenziale nel valutare la virt e il saggio. Posidonio dichiara come TXOC; Y)V & > \ TTJV T&V oXaw
t 4

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il vivere contemplando la verit e l'ordinamento del tutto e realizzandolo per quanto possibile ( ) e se si vuol vedere col Hirzel ( ) in questo una dualit tra una virt puramente teoretica e una virt pratica, non da dimenticarsi che, per quanto la o-o<pia sia princeps omnium virtutum, pure
SuvaTv,
3 4

(*) C i c . off. i , 43, 1 5 3 . T u t t o l o s p i r i t o d i 1, 1 5 2 - 1 6 1 c h e d e r i v a d a P o s i d o n i o e n o n d a P a n e z i o f o r t e m e n t e differente d a quello di t u t t a la parte precedente. V . inoltre T h e i ler, Die Vorbereitung des Neuplatonismus, 1930, p . 120. ( ) C i c . off. 3, 5, 2 5 . P e r q u e s t a s e z i o n e cfr. P o h l e n z , Cicero de officiis III, i n N. G. G., 1 9 3 4 , 1 - 1 2 e P h i l i p p s o n , Philol.. Woch., 1 9 3 6 , 7 5 3 . (*) C l e m . A l e x , strom. 2, 1 8 3 , 1 0 Stani.. S u q u e s t a d e f i n i z i o n e , v . a n c h e p a g . 259 n. 3. (*) Untersuchungen cit. I I , 5 1 8 - 1 9 .
a

societas generis humani cognitioni anteponenda. est . E l'apparente contrasto tra le due affermazioni non va attribuito a confusione di Cicerone, come vuole il Hirzel; ma si risolve in quella distinzione'tra la virt individuale e la virt sociale che gi si trova in Panezio: etenim dir Cicerone, con concetti presi a Posidonio ( ) cognitio contemplatioque naturae , ( sempre dunque contemplazione intellettiva) manca quodam modo et incohata sit, si nulla actio rerum consequatur. Altra conclusione non ci si poteva aspettare.
: 2

*** Abbiamo seguito fin qui una sottile vena di contemplativit tutta teoretica, che non riesce a reggere all'ideale sempre pi vivo della xotvcovia umana e dell'attivit sociale che ad essa consegue: chi, per questi filosofi, sarebbe talmente avido di conoscenza teoretica ( ) che, se nella sua contemplazione ei... subito sit allatum periculum discrimenque patriae... non Ma omnia relinquat atque abiciat? ( ): Ma anche gli Stoici romani, fatta eccezione per Seneca cos sensibile agli umori e alle correnti del suo tempo restano nella scia dei grandi pensatori della scuola: l'ultima grande mente era stata quella di Posidonio e la speculazione non procede oltre le posizioni da lui raggiunte, anzi tende ad abbandonarne alcune. Anche Epitteto, con tutta la sua grandezza morale, ha una sua caparbiet filosofica che lo rattiene sul cammino gi tracciato: non solo le sue espressioni, i suoi esempi,
3 4

() C i c . off. i , 43, 1 5 3 e 1 5 4 ( ) C i c . off. i , 43, 1 5 2 . F o r t e e s u P o s i d o n i o a n c h e l ' i n f l u s s o d e i r e & u u i a p a n e z i a n a , c h e egli a s u a v o l t a diffonde. ( ) S i n o t i : in perspicienda cognoscendaque rerum natura; s p e c i e c o n P o s i d o n i o il detopeiv r i t o r n a a d u n a filosofia d e l l a n a t u r a : v . a n c h e p a g . 1 2 1 , n. 1. (*) C i c . off. 1, 43, 1 5 4 . S o n o p a r o l e c h e si r i f a n n o a t e o r i e posidionane.
2 s

i suoi interessi sono quelli del passato stoico, ma egli stesso pi stoico, forse, dei Maestri per la sua rigidit nell'applicare e nel propagare la dottrina rigorismo in cui vediamo profondi riflessi del cinismo attraverso l'influsso della diatriba. Un uomo come Musonio Rufo non poteva esser propenso alla vita contemplativa, se per essa intendiamo quella degli Epicurei o quella che, come vedremo, si diffondeva nella scettica societ del primo secolo. Ma, a guardare in lui con attenzione, si pu scorgere una contemplativit non molto diversa da quella di tutto il precedente stoicismo. Strano questo persistere di ideali filosofici in tempi tanto diversi da quelli in cui essi erano nati? Non direi", pi che segno della decadenza speculativa, indizio di un tenace attaccamento a qualche cosa che non era pi e non poteva pi essere, una libert che era morta e che nulla poteva far risorgere. Questo ci spiega anche perch tanto invisi fossero i filosofi e i loro adepti agli imperatori di quell'et. Inteso il scopeiv come una speculazione del vero, comprendiamo il modo in cui Musonio vede l'esilio, il matrimonio, la vita in campagna. Questa ultima non vale per s, per la vita contemplativa che in essa si pu condurre, ma perch rji ^xf 7c<xpx cxoX ^v reXeiova Siavosta&ai. T I xat Y ) T S I V TraiSeia? e / f x s v o v . I lavori dell'agricoltura, specie se non sforzano troppo il corpo, T O C O T ' O X a7tepYei T ' / J V ^ X * ) ^Xoytt 7

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Yivea&ai o-ofpcTepav, o5 8*7) x a l (xXiaTa izaic, 91X00090? ylexa.1. Onde conclude: Per tutto questo io amo moltissimo la pastorizia; che se appunto ci si dedica al contempo alla floyt (7 [xwv ar/jv
OCUTYS

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0 ) Cfr. Bonhoffer, Epiktet und die Stoa, p. 3 , 3 3 ; Barth, Stoa, p. 6 3 sg. Riflessi paneziani compaiono qua e l.

sofia e ai lavori dei campi, nessun altro tipo di vita metterei a confronto di questa, n alcun altro acquisto preferirei ( ). Che si vuole come compromesso pi chiaro ed evidente di questo? Non certo ritirarsi in una meditazione intima, che spregi la vita attiva, ma agire e meditare insieme: ancora la filosofia che spectat simulque agii. Ma Musonio arriva a trovare che la vita in campagna permette a 7 r e l v a i TWV
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d'esser lontani dai mali della citt, che sono un impedimento per il filosofare ( ). E pi esplicitamente ancora si esprime a proposito dell'esilio: ? u-v o x v ) ] x a o -uvspyotiq 7ip<; TOIOUTOV (cio
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[xaXXov 7j TcpTEpov, u.Y)fr'u7t 7 *<; ), S o x o u <77)C, TZZplz'kx.OyLZVOlC, SIC, TC'flpZGlV.C, [L7]TZ U7C voxXoufxvoi^, 7 t o o " 7 i a a i TYJC; rcl cptXcov otTive? xpstTTW

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p {A%; Come adunque l'esilio non collabora all'apprendimento e all'ascesi, dato che offre libert di tempo e la possibilit di apprendere ci che buono e di agire maggiormente di prima ? E infatti non si trascinati qua e l da quella che diciamo patria in gravosi servigi politici e non si inquietati da quelli che si credono amici e dai parenti, che sono capaci di creare impacci e di strapparci all'inclinazione verso il meglio ? ( ). Ma anche qui l'agire a fianco del meditare e solo sono esclusi quegli elementi di vita attiva che possono riuscire troppo gravosi al saggio, non per dargli la possibilit di una vita contemplativa in cui
3

(*) M u s o n . p. 58, 1 2 s q q . H . () id. p . 68, 1 0 H . ( ) id. p . 43, 7 sqq. H . Cfr. a n c h e P l u t . tranq. an. 1 3 , 4 7 2 B ; il raffronto i n t e r e s s a n t e se si t e n g a p r e s e n t e l a p o s i z i o n e d i q u e s t o o p u s c o l o p l u t a r c h e o , c o m e la r u t t e r e m o in l u c e p o c o pi oltre.
3

pratica, ma per concedergli la ZTZ\ xpeiTTw pu,vj. Ora questa inclinazione , come gi nei filosofi della Stoa di mezzo, strumento, non fine: non pura ricerca contemplativa fine a se stessa, in cui l'uomo si abbandona al pi alto meditare delle grandi verit ponendo in essa ogni sua attuosit, ma premessa all'azione, ricerca dei mezzi idonei per l'azione buona, per i x a X . Perch chiaro che filosofare vuol dire ricercare colla ragione ci che si addice e conviene e farlo con le opere ( ). Perci neppure il matrimonio, che costringe a tanta attivit e d tante preoccupazioni, d'impedimento al filosofare (u,TcSiov cpiXococpeiv) : lo mostrano gli esempi di Pitagora, Socrate, Cratete; (puotv, et TI aXXo
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( ).

Ci che conta, come nello Stoicismo di pi stretta osservanza, sono ') / e certamente le p / a l sono ox ^'r\[il\> ( ) , ^ ? TU^CLV non uno degli ) I p y a e non c' ragione di darsi pena per il fatto di vivere ,<; ( ). Ma Epitteto, dicendo questo, non intende dire che l'attivit politica vada respinta dall''xxXio-K;: l'attivit politica fa parte dei doveri naturali dell'uomo per quella ) x o i v o j v i a di cui egli caloroso asssertore; e infatti tra i ]youu,eva r/ore TTcXiTeuea&ai, ya[xeLV, uatSoTcoieLO'&ai ( ) ;
9

( ) M u s o n . p. 76, 14 H . ( ) M u s o n . p . 7 1 , 1 0 H . Il c o n c e t t o p o s i t i v o d e r i v a d a P a n e z i o , c o m e m o s t r a il c o n f r o n t o c o n C i c . off. 1 , 1 7 , 5 4 j ( S c h m e kel, Die Philos. der mittl. Stoa, B e r l i n , 1892, p . 31 sq., 3 7 6 , c i t a t o dal Hense). A p p a i o n o anche elementi di polemica c o n t r o gli E p i c u r e i , in forma presso che identica a quella usata d a E p i t t e t o , diss. 3, 7, 1 9 ; 1, 23, 7, p e r c o n s i m i l i p o l e m i c h e : & o r e dcvoaptov *; v &pwTraxv y.\iov, v a i p c t u.v o l x o v , v a i p e S 7TXLV, v o a p e 8 aou .7rav x v-&pa>7TEiov y v o ? (p- 7 3 , ( ) E p i c t . man. 1, 1. (*) ib. 24, 1. ( ') E p i c t . diss. 3, 7, 2 6 , c h e e v i d e n t e r i s p o s t a p o l e m i c a al 1 9 ( = E p i c . fr. 525 U s . ) .
2 s

cio tutto ci che estraneo alla vita contemplativa. Le cariche pubbliche non vanno cercate come fine a se stesse, perch gi coli'essere cittadino modesto e leale si adempiuto a un dovere verso la patria Il titolo di una sua diatriba, 7rp? TO<; :1 v / j o - u ^ t a Stysiv ?, parrebbe alludere a un argomento pi diretto e pi preciso di quello che in realt non sia ( ): ma il tema e il tono sono ancora gli stessi, infondo. Non rende miserabili solo il desiderio di potenza e ricchezza, ma anche quello di yjo- e di G / o l r ) , perch quale differenza c' tra desiderare d'essere senatore e il desiderare di non esserlo? ( ). Gli estremi si toccano: ? [] o x ?]' c u , u.7) p ^ T j c , s che l'uno e l'altro sono degni di riso ( ). Si insiste sul fatto che px?) e vapxta, ) e crxoXia sono Sicpopa e che ci vengono dalla T/V) dalla T c p v o i a del dio. Nell'ideale cos alto che ha della vita del saggio, nell'inesauribile insistenza che adopera per sollevare gli incerti e scuotere i ciechi, per Epitteto non c' posto per una vita che rinuncia a qualche cosa cui l'uomo non pu e non deve rinunciare, proprio perch figlio del dio ', il suo stesso misticismo misticismo filosofico, non religioso, e per ci tanto lontano da quello cristiano gli rappresenta l'uomo in uno sforzo per esser sempre pi degno di quel dio, per farsi sempre migliore e pi ossequiente a quelle leggi fatali, che sono le leggi pro2 3 4

c i E p i c t . man. z.\, 4 : si Ss aXXov x i v ccrfi x a x e a x e a X>Q TCOXITIJV TctcjTv x a l aiSrju-ova, oSv v axjv a>9sXeii;; ( ) I n g e n e r e i xscpXaia n o n r i e s c o n o a t e n e r d i e t r o a l v a r i a r e d ' a r g o m e n t o di c i a s c u n a d i a t r i b a ; cos q u i , c o n r i t o r n i aH 'cpysiv /u .y) px^v, il t e m a d o m i n a n t e p i v a y t Y v t o x e t v x a l s a ^ o X s i v ~ v a y i y v t a x e i v x a l x a x c o i ; yeiv. Il c h e e m o l t o p a r t i c o l a r e e si p r e s t a a u n a p o l e m i c a d e l t u t t o d i v e r s a . ( ) E p i c t . diss. 4, 4, 1-2. i n t e r e s s a n t e o s s e r v a r e c h e t r a c i c h e r e n d e m i s e r a b i l i c o m p a r e a n c h e l a cpiXoXoyta, e q u i v a l e n t e d e l l a s y x u x X t o s rcaiSeia d i E p i c u r o . ( ) ib., 19-20.
2 3 4

prie dell'umana natura, tra cui fondamentali la x o i vtovta per cui l'umano consorzio significa azione, non contemplazione. Senza di che crollerebbe la cptXav &poTua stoica, cos sentita da Epitteto. Pieno di misticismo dello stesso genere ci appare Marco Aurelio, l'imperatore che raccoglie in s la massima espressione dell'attivit e del potere politici, ma che si lascia sfuggire, preziosa testimonianza dei bisogni di un'anima, la massima di Democrito, ' O X l y a
7tp7jae cpvjouv si (jt,sXXei<; s#-uu,7)o"siv ( ).
2

Ma

anche per lui il bene dell'essere razionale consiste nella xotvtovla e che siam nati per essa da lungo tempo dimostrato^ ); ragion per cui poy? (peuytov TV 7 t o X m x v Xyov ( ). Un tema si rafforza, per, in Marco Aurelio, l'eli; a u r v va^copeiv, tema non nuovo allo stoicismo e che esamineremo pi oltre ( ) . L'imperatore che esalta la xo ivamo., il TroXtTtxi; Xyo<;, l'uomo voepv 7 t o X m x v <oov ( ) ed personalmente esempio di quella o -uvepyia per cui l'uomo nato e compie quelle ev 7coXeu,oi<; cruv&9jxai proprie dell'essere umano ( ), risente gi di un ambiente culturale diverso, in cui non si pu pi parlare specificamente di filosofia.
3 4 s
6

Non possibile cogliere nello svolgimento dello stoicismo, come l'abbiamo qui seguito in breve, un
(*) Cfr. p e r es. diss, i , 29, 58; 2, 20, 6. ( ) M . A n t . 4, 24, 1. A l t r o t e m a d e m o c r i t e o l a l o t t a c o n t r o l a TroXuTrpayu-oCTOviQ, cfr. 3,4 e p a g . ( ) id. 5, 16, 3. (*) id. 4, 29, 2. I l c o n c e t t o g i s t o i c o ; cfr. C i c . fin. 3, 19, 64: nec magis est vituperandus proditor patriae quam communis utilitatis out salutis desertor; p e r l ' u s o del v o c a b o l o , cfr. a n c h e S e n . ot. 1, 4 ( t r a d i m e n t o v e r s o l o S t o i c i s m o ) . (*) M. A n t . 4, 3, 2-3 e p a g . (<) Cfr. 5, 16, 3; 4- 9 . 2; 3. 7( ) Cfr. 2, 1, 4; 9, 9, 7.
2 3 2 7

filone di vita contemplativa; la contemplativit di questa scuola tutta teoretica e non scende nel campo pratico: anche quando il pensatore ne sente il bisogno, un appartarsi momentaneo, una parentesi per riprender forze a nuova attivit. I suoi due unici attori sulla scena politica di Roma, Seneca e Marco A u relio, sono i soli che apertamente dichiarano questo loro bisogno di vita secreta, appartata, tutta rivolta a quell'uomo intimo che abita dentro di noi. E certo Marco Aurelio con pi sincerit di Seneca, come quello che fu costretto dalla divinit al sommo impero; mentre il ministro di Nerone, contro cui Suillio aveva potuto appuntare strali malevoli, ma circostanziati, a'otium era stato costretto e ci si era rassegnato, forse anche un po' per quel quietismo che gli veniva

insegnato da Cleante: ducunt volentem fata, nolentem trahunt


Ma il saggio T t p a o ? x a l f i G u / i o ? , cpiXv^pcoTcoi; e x o c v w v t x ? , wcpeXyjTix? ha un suo peso per lo svolgimento degli ideali venturi: cos come ne ha il puro freopetv in quanto studio ed amore della verit e delle anime e del mondo, con cui si identifica, come r\ysjjiovixv diffuso in tutte le cose, la divinit, y a & c ; (Bao-iXec; xa, TOLIC; X-yj&stou? wxTr)p ( ). Non di qui nascer l'ideale della contemplativit cristiana, ma anche di qui attinger linfa per quel suo sincretismo di nuovo genere:
2

*** Nonostante le apparenze, la scuola epicurea, che aveva cos vivo il senso della vita contemplativa, non riesce assolutamente ad imporre nel mondo cultu-

() S e n . epist. 107, 1 1 . ( ) Cfr. S e n . ad Helv. 8,3;


a

Epict.

diss.

1, 6,

40.

Panezio e la sua concezione

109

rate greco e romano questa idea. che l'epicureismo, pur avendo un largo influsso, che si sente in ogni campo letterario, dalla commedia all'elegia, non era una corrente di pensiero che potesse penetrare le masse; proprio perch dalle masse rifuggiva energicamente e rinnegava quella socievolezza fra gli uomini che se un peso per anime angustiate e afflitte un tormento per le anime deluse dalla vita e dagli uomini per un elemento essenziale cui si aggrappa la mediocrit umana che ha paura di sentirsi sola. L o stoicismo predicava questa x o t v w v i a con un entusiasmo crescente di generazione in generazione, asserendola con sempre maggiore insistenza quanto pi il mondo faceva disperare di raggiungerla. Ora questa societ umana, che <pooiv da Zenone a Marco Aurelio, veniva a negare automaticamente la vita solitaria in cui l'uomo non pi, almeno in senso attivo, xcrfxou 7toXtT>)<;, il che ben s'accordava con lo stoicismo che predicava l'attivit politica e sociale, la partecipazione alla vita della citt, dello stato, l'interessamento per il benessere pubblico. Ma, come poi il cristianesimo, anche lo stoicismo presenta un suo intimo contrasto tra astratta teoria e pratica applicazione delle dottrine: la teoria elevava la virt cos in alto da spiritualizzare tutta la vita dell'uomo, fino a rendere il saggio una figura di eroe d'una moralit intatta e assoluta, cos che restano estranei alla filosofia gli uomini come realmente sono nella massa e nella loro fragilit effimera ( ). Di fronte al problema della
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i ) Del resto sulla malvagit umana l'antichit non ebbe il nostro pessimismo; ancora Epitteto dir pi volte: Se uno sbaglia fa male, perch non sa. Mostragli che in errore e non lo far pi. Vedi cos Zenone, 5 . V. F. I, 1 8 6 Arn.; Aristone, I, 3 6 7 Arn. In Musonio p. 7, 8 H . tzphc, peTTjv Yeyovvai T V v & p i T c o v . Gi l'aveva insegnato Democrito, Vors. 83 D . : .y.jxp'cirit; O L T I T ] ^ u,a4HYj xpocrovot;. Ma atteggiamento diverso ha Aristotele, combattendo il socratico oSei? ex<v <xu,apT*vet, in Eth. Nic. 3, 5, 1 1 1 3 b.

morale pratica e della vita reale con tutti i suoi fatti comuni, che nascono da bisogni materiali e ne reclamano il necessario soddisfacimento, anche lo stoicismo si tiene su una via non molto diversa da quella delle correnti peripatetiche, accademiche e scettiche; ma ha una sua umanit pi consistente che vela la disumanit di questo saggio aTapxT]? che giganteggia solitario e irrigidito sulla moltitudine dei mortali e si avvicina agli immortali, auaiH);; di fronte alla miriade di Siacpopoc che interessano la miseria umana. Ma l'applicazione pratica non pu staccarsi, come evidente, dalle condizioni contingenti dell'et in cui la teoria si sviluppa e vive. Direi che dall'osservazione di questo contrasto nasce la tendenza di una corrente, che potremmo dire davvero riformatrice, anche se non addirittura eretica, come s'esprime il Pohlenz la quale si stacca dal tradizionalismo stoico e assume posizioni nuove, cui gi la predisponeva un'avvicinamento al platonismo che la liberava da un assolutismo di scuola filosofica per aprirle una visuale pi ampia; Questa corrente pi conciliante con la vita contemplativa e poggia su un concetto vicino alla jxerpioT c r s i a di Crantore, bench non tanto a quella si rifaccia quanto alla {xsTptTYj? di Democrito. L'uomo che le d vita un vivo ingegno, una mente luminosa, aperta e di larghe vedute, Panezio. Ma prima e dopo di lui lo stoicismo si richiude in se stesso e Musonio Rufo, Epitteto conoscono scarsamente l'influsso del filosofo di Rodi. Doveva essere perci un poco suo malgrado che lo stoicismo introduceva nel mondo culturale del I sec. av. Cr. e ancor pi nel successivo un ideale destinato a subire infinite sfumature e colorature personali e ad arricchirsi di venature estranee che venivano a varie(') Die SLoa, Zeller, op. ci!. 1, 206. A b w e i c h u n g si l e g g e al I l i , r. 51.
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proposito

in

game l'aspetto e spesso a intensificarne la tonalit. Panezio apre la via a una nuova concezione della vita individuale, che dopo di lui continueranno Atenodoro e Seneca e che giunger a Plutarco. presumibile, perci, che da lui prenda diffusione un pi concreto ideale di vita non attuosa. Del resto anche per P a nezio vale l'affermazione generale degli Stoici: Mun-

dum autem censent regi numine deorum, eumque esse quasi communem urbem et civitatem hominum et deorum.:: ex quo illud natura consequi, ut communem utilitatem nostrae anteponamus n da dimenticare quanto Cicerone afferma, che prima causa coeundi est non tam imbecillitas quam naturalis quaedam quasi
congregatio ( ). C' quindi sempre alla base il concetto dell'uomo, che nato per la xoivcovta; con Panezio appunto si sviluppa vivacissimamente questo concetto della cpucnxY) xoivcova v&pcorco ic, 7 t p c ; XXYJXOO? ( ), che sar poi uno dei temi dominanti di tutto il successivo stoicismo. Ma anche vero che accanto
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a una appetitio quaedam principatus troviamo come propria dell'uomo la veri inquisitio atque investigano ( ) : , come dicevo pi sopra, un passo avanti del &coptv nell'individuo: la escupa di per s , pur nei limiti che si sono gi posti a questo concetto, superiore ad ogni attivit dell'uomo preso come individuo, anche se passa in secondo piano per l'uomo preso come membro della comunit ( ).
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() C i c . fin. 3, 1 9 , 64. S.V.F. I l i , 333. ( ) C i c . resp. 1, 25, 3 9 ; S c h m e k e l , op. ext., p . 72-73A g g i u n g i p e r es. C i c . off. 2, 5, 1 6 (fr. 1 1 7 v a n S t r a a t e n ) . ( ) Cfr. Hominum inter ipsos societatem coniunctionemque (Cic. legg. 1, 1 0 , 28. L a p a r t e g e n e r a l e di q u e s t ' o p e r a c i c e r o niana risente senz'altro dell'influsso di P a n e z i o ) . F a l s o c h e l ' a v e r i n t r o d o t t o n e l l a p r o p r i a filosofia l a nic greca abbia f a t t o d i m e n t i c a r e il c o s m o p o l i t i s m o del s a g g i o : q u e s t a x o i vcovia n e u n a p r o v a . (*) C i c . off. 1, 4, 1 3 . (*) Cfr. a n c h e H i r z e l , Untersuch. II, 521.
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Questa distinzione dell'uomo caratteristica di Panezio, che per primo divide decisamente la virt nei due aspetti di virt teoretica e pratica ( ) e ci ci illumina sulla concezione dell'individuo in modo tale da renderci piano tutto l'atteggiamento che il filosofo di Rodi ha assunto nei confronti del problema uomo . Inaugurando una filosofia di comprensione, rivolgendosi non perfectis hominibus pianeque sapientibus ( ), ma ad imperfectos et mediocres et male sanos ( ), insomma ai TrpoxTTTovTe?, Panezio abbandona di necessit quel concetto rigido dell'uomo che aveva caratterizzato lo stoicismo precedente e, accostandosi a Platone, esamina la nostra debolezza e la cura con i rimedi che chiedono i singoli casi. Questa concezione che, partendo dal vir bonus qual' inteso dal punto di vista comune, lo rende un 7rpox7CTCdv, poich gli d modo di porre in atto una 7rpoxo7trj che egli aveva in s solamente in potenza, rivoluziona un punto capitale della dottrina stoica, che distingueva nettamente saggi e cpauXot, senza ammettere nulla tra gli uni e gli altri. Ora anche questi ultimi vengono chiamati a una partecipazione pratica alla filosofia, tratti fuori dal disdegnoso abbandono in cui li aveva lasciati l'antico stoicismo ( ): al punto che pare di trovarci di fronte al mistico entusiasmo del giovane Aristotele, per cui sempre bisognava filosofare, o alla malinconica 9 tAav&p torcia d'Epicuro, che tutti invitava alla filosofia ( ). Anche nei 900X01 esistono simulacra virtutis, appare aliqua significatio virtutis ( ): questi
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(*) D. L . 7, 9 2 : IIavaixto<; u.v oov 8o pyjov pex?, &e<opiQTt,X7)v xa 7rpaxxtx /)v. Sar bene intendere che si tratta dei due aspetti fondamentali della virt pi che di due virt. L a stessa divisione in Cic. pari. or. 7 6 . (*) Cic. off. 1, 1 5 , 46. ( ) Sen. tranq. an. 1 1 , 1. ( ) Cfr. Philippson, Philol. Woch. 1 9 3 6 , p. 7 7 6 . ( ) Arist. Protrept. ir. 1 W . ; Epic. epist. Men. 122. (*) Cic. off. 1, 1 5 , 4 6 ; cfr. anche Lael. 1 4 , 48. A ci s'aggiungano D. L. 7, 91 e Cic. Tusc. 4, 1 3 , 30, con l'acuta disamina
, s 4 &

germi atti al progresso Panezio vuole curare e far progredire, rinnegando quell'insegnamento della sua scuola, per cui chi non saggio folle, qualunque sia il grado di TcpoxcmY) che abbia raggiunto; egli supera, cio, anche Crisippo, il quale gli aveva aperto la via a un nuovo intendimento del problema dei fioi, ma su questo punto era rimasto inesorabilmente aderente alla ortodossia stoica ( ). Quel ^SCTOV xaoHjxov, che per la vec= chia scuola era 9<XUXTY]<;, diventa attraverso una elaborazione che penetra profondamente la psicologia umana "eine fiir den edlen tS(.tT7]<; ausreichende Moralitt" ( ), purch egli sappia uscire dall'inerzia del occuXo? attraverso una 7rpoxo7u7] filosofica ( ).
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del Philipjpson, Das Sittlichschbne bei Pcmaitios, in Philol. 85 (1930), 3 7 9 - 8 1 . P e r l ' e s p r e s s i o n e , cfr. P l a t . Symp. 212 etScoXa pexTJq. (4 5 . V. F. I l i , 539 A r a . , C i c . fin. 3, 1 4 , 4 8 ; 4, 9, 21 e P h i l i p p s o n , art. cit., p . 385. I l p r o b l e m a n o n p o t e v a essere i m postato diversamente, dato che dipende dal paradosso stoico 5xi Cera [i .apxY)U -axa. ( ) B o n h o f f e r , Die Ethik des Stoiker Epiktet, p . 227, n . 1 ; s a r e b b e forse m e g l i o d i r e n o n solo t8t<x7]<;, m a bonus vir. ( ) Q u e s t a ) P a n e z i o t r o v a v a g i n e i P e r i p a t e t i c i (cfr. D L . 7, 1 2 7 ) ; u n p r i m o a c c e n n o se g e n u i n o c o m p a r e d i g i i n Z e n o n e , 5 . V. F. I, 232 (Cic. fin, 4, 5 6 ) . L ' a p p l i c a z i o n e d e i media officia, p r o p r i dell'uomo comun e (communia sunt et late patent), esige ecputa (ingenii bonitate) e ?) (progressione, discendi): non improbabile c h e i n q u e s t o p a s s o (off. 3, 3, 14) C i c e r o n e sfrutti l a p a r t e g e n e r a l e d i P a n e z i o , t r a l a s c i a t a a l l ' i n i z i o del I l i b r o ( P o h l e n z , Cicero de officiis III, i n N. G. G., 1 9 3 4 , 7 ) . E r r o r e del v a n S t r a t e n , op. cit. p . 1 9 7 , d i p a r l a r e di ao<pol e di cpauXot in s e n s o a s s o l u t o , m e n t r e si t r a t t a di 7ipox7i:Tovxe<;; n e l c o n c e t t o s t o i c o d e l l a Tcpoxo7T7j si s o m m a t o l ' i n s e g n a m e n t o c i n i c o c h e l a v i r t p u essere a p p r e s a (cfr. A n t i s t e n e , ap. D . L . 6, 1 0 ; C l e a n t e , S. V. F. I, 5 6 7 ; C r i s i p p o , I I I , 223 A r a . ) . S o n o i n v e c e d ' a c c o r d o c o l v . S t r . nel r e s p i n g e r e l ' a f f e r m a z i o n e c h e si t r a t t i d i " u n e morale d'un second dgr", sostenuta da Tatakis, Pantius de Rhodes, P a r i s , 1 9 3 1 , p . 1 5 6 . C r e d o c h e u n a simile e s p r e s s i o n e n a s c a d a l f r a i n t e n d i m e n t o di a l c u n i a c c e n n i d i P a n e z i o : i n effetti l e g g i a m o c h e i media officia s o n o quasi secunda quaedam honesta {off. 3, 4, 1 5 ) , e s p r e s s i o n e c h e il P o h l e n z t r o v a s o n s t n i c h t b e z e u g t (art. cit., p . 8, n. 1 ) , m a c h e a m i o p a r e r e v a s p i e g a t a s e c o n d o l a d i s t i n z i o n e delle v i r t &e<op7jTixat e d &e>)1, c i o q u e l l e x a x Tceptcxacriv, p e r d e r i v a z i o n e , l e q u a l i x a l x e p l ? ylvo^xai ( D . L . 7, 9 0 - 9 1 , d o v e a v r e m m o
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e.

L'uomo perci da vedersi sotto i due atteggiamenti che lo distinguono: da un lato I ' S I C T T ) ? , dall'altro il 7 C O X I T I X < ; vvjp. Tale distinzione s'imposta sul fatto,per Panezio essenziale, della duplice natura dell'uomo: ogni uomo in quanto uomo ha in s due personae (izpGCiza), una communis, che lo porta a vivere in quanto partecipe di ragione e superiore alle bestie, dandogli cio un senso della collettivit; l'altra individuale, che lo distingue da ciascuno dei suoi simili ( ). la parte universale che riguarda la xotvcovia tra gli uomini e tutti i doveri verso la collettivit, mentre la nostra natura individuale si rivolge a trovare la fAoXoyia in se stessi ( ) : questo si ricava anche dall'interpretazione
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P a n e z i o a t t r a v e r s o E c a t o n e , cfr. P h i l i p p s o n , art. cit. p . 374 s g g . ; se p u r e la t e r m i n o l o g i a t e c n i c a s t a t a i n t r o d o t t a s o l o d a E c a t o n e , c o m e v u o l e il P o h l e n z , Die Stoa, I, 2 4 1 ; I I , 1 2 4 , l a d i s t i n z i o n e s a r e b b e g i in P a n e z i o ) . 0 ) C i c . off. 1, 30, 1 0 7 ; il p r o b l e m a specifico q u e l l o d e l decorum, m a il m o d o in c u i f o r m u l a t a l a d i s t i n z i o n e e l ' a m p i e z z a c o n c u i a p p l i c a t a ci f a n n o sicuri c h e essa i n v e s t e t u t t a l'etica. ( ) C i c . off.. 1, 3 1 , 1 1 0 cantra universam naturam nihil contendamus, ea tamen conservata, propriam nostrani sequamur. T a l e definizione p a r r e b b e t r o v a r e u n p r e c e d e n t e i n u n p a s s o del L a e r z i o (7, 87-88; I I I , 4 A r a . ) c h e il v o n A r n i m e il P o h l e n z (Zenon u. Chrysipp, in N. G. G. 1938, p . 201-04 e Ant. Filhrertum, p . 53) h a n n o a t t r i b u i t o a C r i s i p p o e d i c u i h a g i i n p a r t e d i s c u s s o il H i r z e l , Untersuchungen, II, 106-111. Q u e s t ' u l t i m o h a m e s s o in l u c e c o m e D i o g e n e p a r t a q u i d a d u e p r e m e s s e , l a p r i m a c h e Z e n o n e p e r p r i m o h a definito il T S X O < ; c o m e u.oXoyouu.svw<; xfj cpucei TJV ( s e c o n d o S t o b . ed. I I , 6 7 , 3 W . solo u.. t ^ v , m e n t r e C l e a n t e a v r e b b e a g g i u n t o l a s p i e g a z i o n e Tfj paet. Cfr. P o h l e n z , Die Stoa, I, 1 1 6 ) ; la s e c o n d a c h e C r i s i p p o a s u a v o l t a ( TC X IV B) h a v o l u t o chiarificare il c o n c e t t o e s p r i m e n d o l o c o n ' u.7mpiav T & V pcsi auu.[3oaVVTCOV Z,r\v ( c o n f e r m a t o d a l p a s s o dello S t o b e o ) : [ipy] y p e i a i v a i 7).1 cpuaen; xr^q . I l 8t ,7isp i n i z i a l e del 88 i n t r o d u c e l a c o n c l u s i o n e : 8t7rep ? y i v e T a i xoXou&w<; ) tpasi f^yjv, S O T T E TYJV x a i TYJV T>VOXOV, cio s e c o n d o l a n a t u r a p r o p r i a e s e c o n d o q u e l l a del t u t t o , c o m ' c h i a r o d a l c o n t e s t o p r e c e d e n t e e d a 7, 89 cpuaiv 8 XpcHTCTCOi; u-v e *;axoOEi fj ; S E I CTJV, TTTJV T E X O I V 7 ) V x a i iSiux; TTJV vQ-ptoTcivvjv, c h e ci d a l a g e n u i n a c o n c e z i o n e di C r i s i p p o , il q u a l e d i s t i n g u e v a l a n a t u r a u n i v e r s a l e del t u t t o e q u e l l a p r o p r i a m e n t e u m a n a . F i n qui s i a m o d ' a c c o r d o e cos p u r e c h e v a d a s c h e D i o g e n e n o n h a t r a t t o per c o n t o s u o q u e s t a c o n 2

che

Panezio ci presenta del >.<;: 9;v rag

c l u s i o n e (p. 1 0 9 ) . M a n o n c o n c o r d o p i q u a n d o il H i r z e l s o s t i e n e c h e l a s e z i o n e c o m p r e n d e n t e i p a r a g r a f i 81-88 d e r i v a o r i g i n a r i a m e n t e d a l u s p l T S X O U S di C r i s i p p o (p. 1 1 1 , u r s p r i i n g l i c h d a h e r s t a m m t e ). P e r c h l ' a c c e n n o c o n t e n u t o i n 87 sull'accordo tra Cleante, Posidonio e E c a t o n e non h a semp l i c e m e n t e un c a r a t t e r e p a r e n t e t i c o (p 1 0 7 ) , m a c i r i v e l a q u a l c h e c o s a di p i , se r i c o r d i a m o c o m e c o m p o n e v a n o u n l i b r o gli a n t i c h i , a i q u a l i il r o t o l o p a p i r a c e o n o n p e r m e t t e v a l e n o t e in calce alla pagina. Diogene, g i l a sua fonte, t r o v a v a nel testo c h e a v e v a di fronte anche la citazione di C l e a n t e e d i P o s i d o n i o e h a t r o v a t o c o m o d o inserire l a n c h e il n o m e d e l l ' a u t o r e c u i a t t i n g e v a (il q u a l e c o n c o r d a v a con gii altri due), cio E c a t o n e . Se poi, com' del t u t t o p r o b a b i l e ( P h i l i p p s o n , art. cit., p . 358), D i o g e n e a t t i n g e v a a Ecatone non direttamente, m a attraverso Ario Didimo, ci non cambia nulla: logico che questi tardi epitomatori atting a n o pi meno direttamente ai testi e agli autori loro pi p r o s s i m i n e l t e m p o . D e l r e s t o n o n il solo p a s s o i n D i o g e n e che d e r i v i d a Ecatone, perch per restare in questa sezione del l i b r o V I I a n c h e 90 d e r i v a d a l u i (cfr. P h i l i p p s o n , art. cit., p . 374). T o r n a n d o a l p a s s o i n q u e s t i o n e e v i d e n t e c h e l a somiglianza t r a Crisippo e Panezio, riguardo alle prime parole del 88, p u r a m e n t e v e r b a l e , p e r c h r TUV OXOJV puoic q u e l l a u n i v e r s a l e , c o s m i c a , m e n t r e l'universa natura p a n e z i a n a q u e l l a che u n i s c e t u t t i g l i u o m i n i . Q u a n t o p o i a l l ' u s o d i t a l e espressione, n o n s a r m a l e r i c o r d a r e c h e (plur.) n o r m a l e i n P o s i donio e dopo di lui per indicare l'universo; mentre regolarm e n t e c r i s i p p e a q u e l l a d i 7 , 8 9 , r x o t v r ) <pai<; (a proposito* del q u a l e p a s s o il H i r z e l , op. cit., I I , 436-37, a b u o n a r a g i o n e , n e g a c h e C r i s i p p o sia m a i g i u n t o a p e n s a r e a l l a n a t u r a d e l s i n g o l o ) . L e p a r o l e riferibili a C r i s i p p o t e r m i n a n o , p e r c i , colla fine del 87 e il 88 v a r i f e r i t o a u n o s t o i c o p o s t c r i s i p p e o , il q u a l e h a c o n c l u s o il r a g i o n a m e n t o p a r a f r a s a n d o Crisippo c o n la terminologia sua propria. M a t a n t o pi posteriore a C r i s i p p o q u e l c h e s e g u e , c o m e f a r i t e n e r e l ' a c c e n n o a Z e u s i n t e s o q u a l e xa9 "r)ysu.vt. TT\Q TUV OVTCOV S IOIXYJOEOX; e a n c o r p i il s u c c e s s i v o OTKV T r v T a 7 ] 1 TT)V auu -cptovav TO' J ' S a [ j . o v o ; Tcpi; TYJV 8101XYJTO p o X v ) a i v . D i u n 8 a x w v i n d i v i d u a l e n o n a p p a r e t r a c cia, c h e i o s a p p i a , n e l l o s t o i c i s m o a n t i c o : l ' u s o d i t a l e v o c a b o l o i n q u e s t ' a c c e z i o n e f a p e n s a r e a d un a c c o s t a m e n t o a l p e n s i e r o p l a t o n i c o (cfr. P l a t . Tini. 90 a ) , q u a l e n o n p o s s i b i l e p r i m a di P a n e z i o (cfr. P l u t . tranq an. 470 D ? ) , e a l l a m i s t i c a c a r a t t e r i s t i c a d i P o s i d o n i o (cfr. G a l e n . plac. Hipp. et Pi. 5,6, p . 469 v S a f i o v avyyevei OVTC x a -rjv 6 u , o i a v qpaiv
T

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T V 6 X o v xG(jiov S i o i x o O v T i [in p o l e m i c a c o n C r i s i p -

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e x yaeoc,

di condotta predomina

tk^opinxc, L a prima linea nell'uomo politico, che d e v e

c o n c e z i o n e di s i m p a t i a c o s m i c a di P o s i d o n i o ) . U n l e g a m e t r a il o-uu.7ra&v x TcyEa xolq opavoli;, l a & s a Stoixyjatq d e l l ' u n i v e r s o , l a d i p e n d e n z a della n o s t r a a n i m a d a q u e s t ' u l t i m a e infine x a x o o Sa [xoiv c h e s e m p r e v e g l i a a c c a n t o e d n o s t r o s7tixpo7ro<; p o n e E p i t t e t o , diss. i , 1 4 , 2, 3-7, 1 2 - 1 4 (efr. a n c h e M. A n t . 5, 27). a b b a s t a n z a e v i d e n t e c h e sia il m a t e r i a l e d e l L a e r z i o , sia le c o n c e z i o n i q u i espresse d a E p i t t e t o d i p e n d o n o d a P o s i d o n i o , i n f l u e n z a t o d a P a n e z i o , e c h e h a n n o un i n t e r m e d i a r i o p r o b a b i l m e n t e E c a t o n e t r a il p e n s a t o r e c h e l e f o r m u l a e c h i c e le t r a m a n d a . A n c h e il P o h l e n z , Stoa und Stoiker, Z r i c h , 1 9 5 0 , p . 367, p e n s a a influsso p o s i d o n i a n o su n o t i zia dossografica. (*) S u l l a ^ f o r m u l a p a n e z i a n a si v e d a H i r z e l , Untersuch. I I , 430-38. E i n t e r e s s a n t e n o t a r e c o m e il t e r m i n e cpopu-V), c h e in C r i s i p p o significa " r e p u l s i o n e " e d c o n t r a r i o d i pu-Vj (S. V. F. I l i , 1 7 5 A r a . ; cfr. p o i E p i c t . diss. 1, 4, 1 1 ; 1, 2 1 , 2), q u i e q u i v a l e a " p r o p e n s i o n e , i n c l i n a z i o n e " , s e c o n d o il v a l o r e n o r m a l e di cpopu -av, cio c o n u n ' a c c e z i o n e c h e p o t e v a essere t r a t t a d a l l a l i n g u a p a r l a t a ; a l c o n t r a r i o pu.^ in P a n e z i o significa appetitus e, c o m ' b e n s p i e g a t o d a C i c . off. 1, 28, 1 0 1 , e l a p a r t e quae hominem huc et illuc rapii e si o p p o n e a l l a 9 p 6 vraiq (cfr. a n c h e 1, 37, 1 3 2 e 39, 1 4 1 ) , quae docet et expiorat quid faciendum fugiendumque sii ( = fr. 107 v . S t r . ) . A n c o r a i n C r i s i p p o l a p[XYj h a il s u o v a l o r e p r i m i t i v o (cfr. 5 . V. F. I l i , 1 ; 1 6 9 A r a . ) e i n o p p o s i z i o n e a d <popu.r ( I I I , 1 7 5 ; forse differente u n p o c o il v e r b o pu-Sv i n I I I , 1 7 7 ) ; n e i f r a m m e n t i del v . A r n i m il t e r m i n e n o n c o m p a r e c o l n u o v o s i g n i f i c a t o p r i m a di C r i s i p p o (per I, 566 v e d i s o t t o ) , n i n a l c u n i d e i f r a m m e n t i c h e l ' E d i t o r e h a a t t r i b u i t o a lui c o n s i c u r e z z a . M a nel s e g u i t o i m m e d i a t o di u n p a s s o c h e il P h i l i p p s o n h a d i m o s t r a t o d e r i v a t o d a E c a t o n e , c h e a s u a v o l t a a t t i n g e a P a n e z i o {art. cit. p . 365-76), l o S t o b e o d i c e c h e il fine d i t u t t e l e v i r t d i v i v e r e s e c o n d o n a t u r a e a g g i u n g e : xaaxyjv $ xoxou Sia x t o v ISlcov 7Tocpxeo"&ai x u y x v o v x a xv v^poTCov. " E ^ e i v y p <popu.<; 7 t a p xrq yazoiq (cfr. l a f o r m u l a d e l xXo<; p a n e z i a n a ) x a l Tzpq XY)V x o O x a & 7 x o v x o < ; epecnv x a l npq xijv T S V pu .Sv s a x a & s i a v x a l npq xq 7rou.ov<; x a l 7cp<; r a s TTovepivjCTei?. K a l < x a x > x cffxcpcovov x a l x aoxvjs x a x r j xSv psxtov 7tpxxoucra 7rapxsxat xv cv -8-pcj7rov xoXo&wc; Tfj <poasi w v r a ( S t o b . I I , 62, 8 s q q . W . ; 5 . V. F. I l i 264, p . 64, 45 A r a . ) . Si o s s e r v i o r a c h e 1) 2 x s i v (popy.q 7tap TYJC. piicrex; raffrontabile c o n l a f o r m u l a p a n e z i a n a di c u i t r a t t i a m o ; 2) izpbq x-Jjv xtov pu .wv Eaxa &siav r i c o r d a efficiendutn est ut adpetitus rationi oboediant... sintque tranquilli atque omni animi perturbatione careant (Cic. off. 1, 29, 1 0 2 ) ; 3) l ' u l t i m a p r o p o s i zione caratteristicamente paneziana, come risulta da Stob. I I , 63, 25 W . = P a n a e t . fr. 109 v . S t r . : i n o l t r e a xcxT) x iv p e x & v g i r i s p o n d e v a x a x r j v i n i z i a l e ; 4) le q u a t t r o ipopfxal q u i i n d i c a t e c o r r i s p o n d o n o alle definizioni delle q u a t t r o v i r t

provvedere essenzialmente al bene di tutti e quindi, salva la propria natura, deve portare la ^oXoyia in-

esposte p o c o p i a s o p r a d a l l o stesso a u t o r e (II, 60, 9 W . ) , cio <ppv7)ai<;, o-<o<ppoavy], v S p e t a , 8ixaioo-ov7] (esposte ne' m e d e s i m o o r d i n e d i qui) v a l e a dire le q u a t t r o v i r t f o n d a m e n t a l i p e r P a n e z i o nel de officiis (cfr. sapientia, 1, 6, 1 8 sq. ; temperanza, 1, 27, 93 sqq. ; animi magnitudo acrobur, 1, 1 8 , 61 sqq. ; iustitia, 1, 7, 20 sqq. ; q u a t t r o e r a n o p u r e p e r l ' a l l i e v o di P a n e z i o , P o s i d o n i o : D . L . 7. 92). A n c h e Z e n o n e a v e v a r i c o n o s c i u t o le q u a t t r o v i r t c a r d i n a l i , m a le a v e v a definite d i v e r s a m e n t e ; i n q u e s t o p a s s o , i n o l t r e , c o m p a i o n o l e v i r t &ewpvjxoi ( = x ? 8 x a t ? 7cpa>xai? TCoxexayu.va(;) e u n a di q u e s t e nei c o n f r o n t i dell'vSpela, proprio la paneziana {xeyaXo^ux^ - anche P h i l i p p s o n , art. cit. p . 360-65 e q u a n t o si d i s c u t e a c a p . I I I . D e l r e s t o p o s t c r i s i p p e o p u r e D . L . 7, 89 ( = I I I , 228 A r n . ) , d o v e si p a r l a d e l l a SiaoxpocpT) c h e d e r i v a o d a i f a t t i e s t e r n i o d a l l ' a t t r a z i o n e c h e e s e r c i t a s u di noi l a folla, p e r c h di p e r se stessa l a n a t u r a <popu.<; SiSoioi 8iaoxpcpou<; L ' i n s e g n a m e n t o c e r t a m e n t e g i c r i s i p p e o , c o m e m o s t r a G a l . plac. Hipp. et Plat. 441 (S. V. F. I l i , 2 2 g a , p . 5 5 , 1 s q q . ) : m a g i u s t o q u i m a n c a il t e r m i n e 90pu.ai ,che ci i n t e r e s s a ; il H i r z e l , Untersuch. I I , 468-69, t r o v a c h e il f a t t o c a s u a l e , d a t o il p a r a l l e l i s m o d e i d u e t e s t i , m a l g i u s t i f i c a z i o n e a s s a i d e b o l e , se si p e n s i c h e a n c h e P a n e z i o u n v i v a c e assertore^ d e l l a Siaoxpocp^, c o m e v e d r e m o p i o l t r e ' c a p . I l i , p a g . 270). E p e r c i assai facile c h e al L a e r z i o l ' a f f e r m a z i o n e g i c r i s i p p e a sia g i u n t a a t t r a v e r s o un t e s t o paneziano o posteriore a P a n e z i o ; io ritengo che, c o m e quanto immediatamente s e g u e ! 90, p e r cui vedi Philippson, art. cit. p . 374), a n c h e q u e s t o p a s s o sia filtrato a t t r a v e r s o E c a t o n e : t a n t o pi che anche la parte iniziale del nostro paragrafo c o m p l e t a e c h i a r i s c e q u a n t o e r a s t a t o d e t t o al 87 a p r o p o s i t o del xXoq (v. n. p r e c ) , c o n c o r d a n d o c o n S t o b . 1 1 , 76, 3, W . (S. V. F. I l i , 1 2 ) . R i m a n e solo S t o b . I I , 65, 7 W . , d o v e si n o m i n a C l e a n t e , a t t r i b u e n d o g l i l ' a f f e r m a z i o n e u a v x a ? y p v&p<7rou<; cpopu-i; iysiv e x cpuo-sto? 7cp<; pexrjv, elv x a i o o v e l xv x c o v 7)u.tau.petwv Xyov ^x x a x K X e v & T j v (S. V. F. I, 566 A r n . ) : m a i o r i t e n g o c h e il t e s t o v a d a i n t e r p r e t a t o diversamente, togliendo la v i r g o l a d o p o xeiv, in m o d o c h e l a c i t a z i o n e di C l e a n t e l i m i t a t a a oloveL... x . K X e v & i q v . T u t t a questa sezione dello Stobeo deriva da una fonte posteriore a P a n e z i o ( H i r z e l op. cit., I I , 469 e n. 1 ; P h i l i p p s o n , art. cit., p . 358-72) e p e r c i la espressione in q u e s t i o n e u n a i n t e r p r e t a z i o n e d e l l a c i t a z i o n e di C l e a n t e . R i t e n g o q u i n d i c h e il t e r m i n e cpopw.7) in q u e s t a n u o v a a c c e z i o n e sia d o v u t o a P a n e z i o . N o t e r a n c o r a c h e c o n t a l e significato il v o c a b o l o a p p a r e t a l v o l t a in E p i t t e t o , m e n t r e n o n n e h a a l t r o in M a r c o A u r e l i o (9, 1, 5 ; 42, 9). P o c o s i g n i f i c a t i v o l ' e s m p i o d i P h i l o d . ir., p . 53 W . (<p. tic, 9tXav^pco7rtav), p e r c h ' ' u s o p o t r e b b e d e r i v a r e d a l l a diffusa t e r m i n o l o g i a s t o i c a .
a : c r r

dividuale al piano della comunit come u.voi<x la seconda riguarda essenzialmente il privato cittadino. Ma per l'accordo tra ftscoptoc e 7tpi<; che Panezio ricerca sotto la guida della ragione ( ) neanche questo ultimo pu vivere secondo l'ideale di un (Ufo? evix<;, per cui vale t s a u x o u 7tp -TTeiv xod JAY) TcoXuTCpayfjLovetv in senso assoluto ( ) ; per naturale che, anche se le premesse sono genericamente comuni, debba esserci una differenza nella condotta di vita prescritta a due tipi di uomini (senza con questo pensare a una netta separazione in categorie, che sarebbe aliena al pensiero di Panezio) e l'ipotesi del Siefert ( ) che Panezio nel suo f l s p t s &u[xia<; trattasse dell'uomo non in senso politico, ma in senso assai pi largo ed umano non solo possibile, acquista anzi ogni apparenza di verit. Del resto anche nel I I s p l x a ^ Y j x o v T o ? , che doveva riguardare l'uomo con una visuale pi genuinamente stoica, osservandolo come 7TOXIT!,XV toov, appariva questa distinzione, che si conserva ben esplicita nell'esposizione di Cicerone: la grandezza d'animo si riconosce da due cose, o dalla rerum externarum despicientia, cio cum persuasum sit hominem ... nulli neque pertubationi animi nec fortunae succumbere; ovvero dalle grandi imprese che procurarono tutte le soddisfazioni pi appariscenti; causa autem et ratio efficiens magnos viros in priore ( ). E si predica quella tranquillitas animi et securitas che porta con s cum constantiam tura ctiam j27
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(*) V e d i a n c h e P o h l e n z , Ani. Fiihr., p. 50 -51 e 1 4 4 - 4 5 . ( ) Cic. off. 1, 5, 1 7 ; P o h l e n z , op. cit., p . 23. Cfr. a n c h e c a p . I l i , p . 236 e p . 253, n. 4. ( ) Cfr. p e r s t r a n i e r i e m e t e c i C i c . off. 1, 34, 1 2 5 Peregrini autem atque incolae ofpcium est nihil praeter suum negotium agere, nihil de alio anquirere minimeque esse in aliena re publica curiosum. (*) Plutarchs Schrift rcepl e<9-ou.ia<;, P f o r t a , 1908, p . 5 1 , n. 1 : S o ist a n b e d e n k e n dass es s i c h d o r t (== Cic. off. 1, 43, 80-81) u m die P f l i c h t e n , h i e r u m die s&uu,ia h a n d e l t , die a u c h d e r u n p o l i t i s c h e M e n s c h e r s t r e b t . ( ) Cic. off. 1, 20, 6 6 - 6 7 ; fr. 106 v . S t r .
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dignitatem; per concludere con l'aperta dichiarazione che multi et sunt et fuerunt qui eam, quam dico, tranquillitatem expetentes a negotiis publicis se removerint ad otiumque perfugerint; in his et nobilissimi philosophi longeque principes et quidam homines severi et graves nec populi nec principum ferre mores potuerunt vixeruntque nonnulli in agris delectati re sua familiari ( ). Appare da questo passo che Panezio distingue ancora tra coloro che si dedicano ad una vita estranea alla politica: da un lato i filosofi, dall'altro homines szveri et graves. Non si tratta di una distinzione casuale, perch ritorna una seconda volta nel de officiis, dove accanto a coloro qui res publicas regant, compaiono coloro che si danno a una vita ritirata, anche qui visti come quanti si dedichino alla ricerca dei problemi scientifici e quanti interiecti inter philosophos et eos qui rem publicam administrarent delectarentur re sua familiari ( ). Panezio dunque ammette un $Loc, 9-ecop7]Ttx<; e lo ammette esplicitamente per il filosofo, meno esplicitamente per il privatus; ci non discorda da quanto leggiamo in uno dei primi capitoli del de officiis, secondo cui in primis hominis est propria veri inquisitio atque investigatio. Itaque cum sumus necessariis negotiis curisque vacui, tum avemus aliquid videre, audire, addiscere cognitionemque rerum aut occultarum aut admirabilium ad beate vivendum necessariam ducimus ( ). Questo concetto di ftecopeiv scientifico, distinto nelle origini e negli scopi da quello di Platone e dell'Aristotele platonico, trova il suo elemento corrispondente in Democrito, il quale vitam beatam ... si etiam in rerum cognitione ponebat, tamen ex Ma investigatione naturae consequi volebat
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(*) ih. i , 20, 6 9 ; P o h l e n z , Stoa u. Stoik., p . 229-30. ( ) C i c . off. 1, 26, 9 2 ; Stoa u. Stoik p . 233. ( ) C i c . off. 1, 4, 1 3 ; si o s s e r v i c o m e c ' u n a n o t e v o l e c o r r i s p o n d e n z a c o n E p i c t . diss. 1, 29, 58 d o v e si p a r l a del &wp tv T O U axoXovTo<; ( c i t a t o a p. 99).
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ut esset animo dai rapporti particolarmente vivaci che verremo mostrando tra Democrito e Panezio ( ), vien fatto anche di domandarsi se la formulazione del passo ciceroniano non sia stata influenzata da Panezio : intendo dire che la notizia potrebbe derivare a Cicerone dal filosofo stoico e ci senza togliere valore all'affermazione, anzi rendendola preziosa perch ci assicurerebbe che anche per questo problema davanti agli occhi di Panezio campeggiava la figura del pensatore di Abdera; ci ci spiegherebbe largamente come mai la formulazione del concetto presenti tali punti d'aderenza tra il de officiis e il de finibus. Punto di partenza di questo ftecopstv un'cpopu//) che distingue l'uomo dalla bestia, in quanto il primo partecipe di ragione e per mezzo d'essa consequentia cernii, causas rerum videi earumque praegressus et quasi antecessiones non ignorai, similitudines comparai rebusque praesentibus adiungit atque adnectit futuras ( ). Questo valore della ragione agisce in modo sostanziale nei confronti della sapienza, che risponde appunto ad un '^opu/^ ; onde non meraviglia che si legga che omnes enim trahimur et ducimur ad cognitionis et scientiae cupiditatem in qua excellere pulchrum putamus ( ). Questi sono evidentemente i presupposti di una ricerca scientifica, che si rivolge allo studio delle cause prime e dei fenomeni naturali. Questo entusiastico spi2 3 t 4

( ) Cic. fin. 5, 29, 8 7 ; Vors. A 1 6 9 D . ( ) V . del r e s t o gi. P h i l i p p s o n , Panaetiana i n 'Ritein. Mus., 78 (1929), 348-50 e g l i scritti c h e c i t o a p . 1 2 4 . S i h a d a p e n s a r e c h e , c o m e l a e n e r g i c a e s a l t a z i o n e del ustopev d a p a r t e d i A n t i o c o (5, 1 8 , 48-19, 54) d e r i v a d a P a n e z i o , cos p u r e d a l u i A n t i o c o a b b i a c o l t o l a figura d e l l ' a n t i c o s a g g i o d ' A b d e r a ? ( ) C i c . off. 1, 4, 1 1 ; fr. 98 v . S t r . ; v a n S t r a a t e n , op. cit. p. 1 7 4 . ( ) Cic. off. 1 , 6, 1 8 ; fr. 1 0 4 v . S t r . N o t a c o m e si a c c e n n a a d un e l e m e n t o n a t u r a l m e n t e i n s i t o e n e c e s s a r i o (trahimur) a c c a n t o a q u e l l o v o l o n t a r i o (ducimur): per i due vocaboli, c h e s o n o e v i d e n t e m e n t e stoici, cfr. S e n . epist. 107,, 1 0 d uc uni volentem fata, nolentem tv a h n t (Cleante).
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rito di osservazione della natura caratteristico appunto di Panezio ed accentuato da Posidonio nella filosofia stoica successiva questo motivo pervade tutti gli scrittori che ad essa si accostino, sia Cicerone 0 Seneca, sia Plutarco o Marco Aurelio ( ). Una posizione del genere d un rilievo particolare alla vita contemplativa del filosofo, ma anche un mezzo per giustificare Yotium del singolo. Questi osservatori dell'otium hanno deciso come sovrani assoluti di goder di assoluta libert: come i gloriae cupidi, anche gli otiosi hanno la loro parte di ragione ( ) ; anzi poco prima Panezio aveva
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( ) P e r q u e s t ' u l t i m o , c o m p a r e a n c h e nella s u a definizione del T S X O ? e non mai scompagnato da un elemento a t t i v i s t i c o : x )v S-swpouvTa x-^v XC5V O X W V X^Q-eiav (gi i n P a n e z i o : cfr. off. i , 4, 1 3 e 5, 1 5 ) x a l x ^ i v x a l a u Y x a x a a x s u C o v x a <XTY;U x a x T S u v a x v ( C l e m . A l e x , strom. 2, 1 8 3 , 1 0 S t h l . ) ; C i c . ff- r, 43, 1 5 3 e 1 5 4 . P e r P a n e z i o p r i m o a d a r p r e g i o a l l ' " E r k e n n t n i s t r i e b " , cfr. P o h l e n z , Die Stoa, I , 202. ( ) Cfr. C i c . Tusc. 5, 24, 6 9 ; A caci. 2, 1 2 7 ; S e n . brev. vit. 1 9 , 1 ; ot. 4 , 2 ; epist. 94, 5 6 ; P l u t . tranq. an. 20, 477 C - E ( c o n influssi p l a t o n i c i ) ; M . A n t . 4, 2 9 ; 5, 8, 4 ; 5, 2 3 ; 10, 26. Cfr. a n c h e H i r z e l , op. cit., I l i , 293 sqq., 298. ( ) Cos i n t e n d o il p a s s o 1, 20, 70 His idem proposiium fuit quod regibus, ut ne qua re egerent, ne cui parerent, libertate uterentur, cuius proprium est sic vivere ut velis. Il P o h l e n z , Ant. Fuhrertum, p . 46-47, t r o v a s a r c a s t i c a l ' e s p r e s s i o n e i n c u i v e n g o n o b o l l a t i a f u o c o i filosofi c h e r i f u g g o n o d a l l o s t a t o . I n n a n z i t u t t o c i s a r e b b e c o n t r o le p a r o l e c h e p r e c e d o n o , d o v e i m e d e s i m i filosofi s o n o definiti nobilissimi longeque principes e c o m p r e n d o n o p e r c i a n c h e P l a t o n e ( c o m e a m m e t t e il P o h l e n z ) e D e m o c r i t o c h e d i P a n e z i o e r a n o m a e s t r i s p i r i t u a l i ; a n c h e i n o n filosofi s o n o definiti c o m e homines severi et graves e p a r r e b b e s t r a n o c h e il t o n o nei l o r o r i g u a r d i fosse a d d i r i t t u r a s a r c a s t i c o . A m i o m o d o di v e d e r e n o n v e n g o n o 1 filosofi c o n t e m p l a t i v i c o n derisione p a r a g o n a t i a i x p a v v o t , m a s e m p l i c e m e n t e P a n e z i o v u o l far n o t a r e c o m e i d u e e s t r e m i s i a n o f o n d a m e n t a l m e n t e d e g l i errori. I n o l t r e p e r la v a l u t a z i o ne del S-eopstv d a p a r t e di P a n e z i o , v . q u a n t o si dice a l l a p a g i n a p r e c e d e n t e , o l t r e a l l ' a f f e r m a z i o n e {off. 1, 2 1 , 7 1 ) c h e n o n s o n o forse d a r i m p r o v e r a r e c o l o r o c h e excellenli ingenio doctrinae se dediderunt. S e l a n a t u r a l e t e n d e n z a al principatus (off. 1, 4, 1 3 ) , c h e r i c o r d a il ^ a a i X i x ? (io<; d i C r i s i p p o , e c o e d e e giunge a buttarsi con t a n t a passionalit e spregiudicatezza n e l l ' a g o n e p o l i t i c o d a m u t a r s i i n t i r a n n i d e ; se il n a t u r a l e a m o r e a l l a r i c e r c a del v e r o (off. ibid.) e c c e d e e si r i d u c e a d u n a v i t a s o l i t a r i a , i n c u i e s c l u s o o g n i c o n t a t t o c o n l a societ u m a n a : e b b e n e , in e n t r a m b i i casi si r e a l i z z a u n ' a x p x s i a , m a T e e a 3

affermato nec vero imperia expetenda, pur moderandosi subito : aut non accipienda interdum aut deponenda nonnunquam ( ): il che , senz'altro, una aperta ammissione di vita contemplativa. Ma venendo alla valutazione politica dei due fioi non si pu fare a meno di trovare s Jacilior et tutior et minus aliis gravis aut molesta vita... otiosorum, fructiosior autem hominum generi... eorum qui se ad rem publicam et ad magnas res accomodaverunl ( ) . evidente che i consigli dati all'uomo politico appunto perch gi politico per definizione, dovevano essere diversi da quelli dati all'uomo che non mirava alla vita delle cariche; ma da Cicerone (e come vedremo, da Seneca) si pu ricavare una interessante distinzione. Panezio non abbandona la linea di condotta attuosa che era propria dell'antica Stoa, ma pi coerente ai tempi distingue tra uomo politico e non; al primo vanno i consigli che ritroviamo normalmente
1 2

c e s s o d e l l ' u n a e d e l l ' a l t r a c o n d i z i o n e n o n xocXv e n o n h a a s s o l u t a m e n t e a c h e f a r e c o n l ' i d e a l e p a n e z i a n o , p e r c u i il x a # 7 ) x o v il g i u s t o m e z z o t r a 7rep(3oX7) e d iWzityic,. A l P o h l e n z , op. cit. p . 6 5 , q u e s t a v i a d i m e z z o p a r e p e r i p a t e t i c a ; u n influsso di t a l g e n e r e in P a n e z i o c o s a c e r t a , m a in q u e s t o e q u i l i b r i o p r e s e n t e s o p r a t u t t o D e m o c r i t o , a n z i , p a r e e s i s t e r e in P a n e z i o cfr. S e n . epist. 1 1 6 u n a c e r t a q u a ! p o s i z i o n e p o l e m i c a c o n t r o l a m e t r i o p a t i a p e r i p a t e t i c a . I n s o m m a il filosofo v u o l e qui soltanto c o n d a n n a r e p a c a t a m e n t e gli estremi c h e sono eccesso e non misura. Il r a g i o n a m e n t o della K r e t s c h m a r ,
t

Otium, studia

litterarum,

Philosophie

und fioc, 9-ecopTjTixc; im

Leben u. Denken Ciceros, D i s s . L e i p z i g , 1 9 3 8 , p . 150, c h e s u p p o n e u n n o t e v o l e a c c o r c i a m e n t o del p e n s i e r o p a n e z i a n o d a p a r t e di C i c e r o n e , m i p a r e c o m p l i c a t o e p o c o c o n v i n c e n t e . f ) C i c . off. 1 , 20, 68. Q u a n t o d i c e il v a n S t r a a t e n , op. clt. p . 1 3 5 , p e r r i d u r r e il s i g n i f i c a t o del 66 a u n r i f e r i m e n t o a l l a sola v S p s t o c c a d e q u i a p p u n t o n e i 6 7 - 6 9 , d a c u i r i s u l t a b e n c h i a r o c h e si p e n s a a l l a virtus i n g e n e r a l e . () Panezio d a t u t t o ci fa conseguire la c o n d a n n a di c h i si r i t i r a d a l l a v i t a a t t i v a , c h e p e r e c c e l l e n z a q u e l l a p o l i t i c a ( 1 , 7 2 ) , s e n z a a l c u n a c a u s a , c o l l a sola s c u s a d i d i s p r e z z a r e c a r i c h e m i l i t a r i e c i v i l i (imperia et magistratus), perch non lo
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f a p e r despicientia

rerum

humanarum,

m a per una riprovevole

inerzia di f r o n t e ai t r a v a g l i c h e t a l e v i t a p u procurare o p e r v i l t d i f r o n t e a l r i s c h i o offensionum et repulsarum (Cic. off. 1 , 2 1 , 7 1 ) . Il c h e r i s p o n d e b e n e a u n o d e i d u e d i f e t t i d e l l a pfji'/), cio pigritiam aut ignaviam (off. 1 , 29, 102).

in Cicerone ed per lui che tra actio e mentis agitatio ( ) la prima ha il sopravvento ; per l'altro meglio non si poteva trovare di una teoria secondo la quale l'uomo non deve indifferenza assoluta, ma misura rispetto alle cose e all'azione politica. Questa era la teoria dell's&u[xia. democritea, poggiata sul concetto di jxcrov, di un equilibrio che appare fondamentale in Panezio ( ). Gli insegnamenti di Democrito non dovevano essere del tutto spenti all'et di Panezio, che anche per altri lati dimostra il suo interesse per il vecchio atomista di Abdera ( ). Il termine &ufi .ia, che non appare nella terminologia stoica prima di Panezio, indica appunto questo mutamento nella concezione tradizionale stoica; mutamento che ha valore, naturalmente, anche per il T:oXi.Tt .xc vYp, ma assume un particolare significato per il singolo, che fuori dall'attivit politica, nell'operetta appunto intitolata TI spi e &o 'juac ( ).
x 2 3 4

off. i , 5, 1 7 . ( ) C f r . p e r es. C i c . off. 1, 29, 1 0 2 , c h e il S i e f e r t {op. cii., p . 49) a v v i c i n a a S e n . tranq. an. 1 0 , 5 . R e s t a i n t e s o c h e q u e s t o c o n c e t t o di U.CTOV t r o v a l a s u a b a s e t e o r e t i c a n e l l a ^zaT-qq peripatetica.
2

i ) Cic.
3

( ) Cfr. Philippson,

Rhein.

Mus.

78 (1929) 337 s q q . C h e

il nep z\)&x>\x'n\q d o v e s s e essere o p e r a s u p e r s t i t e d i D e m o c r i t o p u m o s t r a r c e l o il f a t t o c h e d a S e n e c a , tranq. an. 2,3, e d a V a lerio M a s s i m o , 8, 7, 4, r i c o r d a t o c o m e volumen: naturalmente c o n q u e s t o si a r r i v a a d e d u r r e s o l o c h e c o m e volumen l o c o n o s c e v a n o le f o n t i d e i d u e a u t o r i , c h e p e r S e n e c a , c o m e v e d r e m o , a p p u n t o P a n e z i o e forse l o a n c h e p e r V a l e r i o M a s s i m o . (') I l t e r m i n e s & u u i a c o m p a r e nel 7iepl 7ra&5v d i A n dronico (cap. 6 = 5 . V. F. I l i , 43-. A r a . ) e i n D . L . 7, 1 1 5 a 0 ( I I I , 4 3 1 A r n . ) c o m e u n a s o t t o s p e c i e d e l l a x P<* gaudium, a c h e a s u a v o l t a u n a delle sTcdc&siat, e v i e n d e f i n i t a c o m e x p TZ S i a y c o y f i ^ v 7u 7)T7)aia rzxwxq. L a d e f i n i z i o n e , c h e c h i a r i s s i m a n e l l a s u a p r i m a p a r t e (x<*p ET S t a y t o y ^ ) , a f f a t t o n e l l a s e c o n d a ; a n z i t u t t o n o n riesco a i n t e n d e r e v Tti^yjTyjcua c o m e ' a b s e n c e of i n q u i r y ' ( L i d d e l - S c o t t ) . e v i d e n t e i n f a t t i c h e vETri^yjTrjata Ttavzq d e v e definire u n e l e m e n t o ess e n z i a l e d e i r s u & u u i a , d a m e t t e r e a p a r i c o n l a SiaywyiQ : t a l e n o n p u essere l a ' m a n c a n z a d i r i c e r c a ' , t a n t o p i se p e n s i a m o
n o n 1 0

Le ricerche del Hirzel ( ), che per primo parl dello scritto di Democrito come modello della letteratura eutimistica, e quelle del Siefert ( ), attraverso le varie polemiche con R . Heinze, con O. Hense e col Pohlenz ( ), hanno ormai assicurato due cose: che Seneca e Plutarco nei loro corrispondenti trattati hanno utilizzato il TI spi. sfruEJUTjc di Democrito e che il mezzo per cui tale testo giunge fino a loro l'omonimo scritto di Panezio. A me non interessa ora rifare tutto quel cammino, ma trarne i frutti o, dove sia possibile, ampliarne i risultati.
2 3

c h e p r i m o a s s e r t o r e dell's&uijua q u e l P a n e z i o , c h e a n c h e il p r i m o a s s e r t o r e , c o m e b e n e o s s e r v a a n c h e il P o h l e n z (Die Stoa, i , 202), d e l l ' E r k e n n t n i s t r i e b . S a r i n v e c e p s i c o l o g i c a m e n t e b e n e v e d e r e in vs7T:t,^Y)T7}aia l a n e g a z i o n e deirTuT)Trjo-!.<;, c i o ' d e s i d e r i o i n q u i e t o d i q u a l c h e c o s a ' ; nel q u a l c a s o t r o v i a m o c h e le v i e n e a corrispondere u n o degli elementi f o n d a m e n t a l i della

animi rerum

tranquillitas exlernarum

nel de officiis di Cicerone, e p r e c i s a m e n t e l a de spie lentia (off. 1, 20, 6 6 = P a n a e t . fr. 1 0 6

v . S t r . ; cfr. a n c h e 1, 20, 6 7 . 2 1 , 7 2 ) . L a c o r r i s p o n d e n z a s a r p o i c o m p l e t a o v e i n v e c e del 7tavT<;, c h e n o n significa n u l l a , si l e g g a TCOV SXT<;; r e s t a solo d a v e d e r e se si d e b b a l e g g e r e ue-i^y ]T7 ]CTia ( d a t i v o ) o v s T u ^ T T j a i a ( n o m i n a t i v o ) : c r e d o c h e il s e c o n d o c a s o sia q u e l l o g i u s t o , p e r c h , m e n t r e ha s e n s o u n a a 2711 X<xp ETC. SiaycoyTJ, n o n l ' h a u n a ve7ci ^YjT7jcyia TCOV x T q . Si t r a t t a , c o m e in m o l t i a l t r i c a s i p r e s s o A n d r o n i c o , d i d u e definizioni a f f i a n c a t e . A n c h e l ' A r n i m n o n p e n s a c h e l a d e f i n i z i o n e p o s s a risalire o l t r e C r i s i p p o ; p e r s o n a l m e n t e c r e d o c h e il t e r m i n e s i a p o s t c r i s i p p e o e c h e esso si sia i n s e r i t o n e l l a t e r m i n o l o g i a s t o i c a solo d o p o c h e P a n e z i o l o e b b e a s s u n t o c o m e espressione d e l l a s u a p e r s o n a l e s i n t e s i filosofica. Infatti il t e r m i n e r i c o m p a r e poi n e g l i s t o i c i r o m a n i , v . p e r es. E p i c t .

x p

diss.,

1, 1, 2 2 . (') Demikrits
p355 sgg.

Schvift

raspi

S^UJJIT]?,

in

Hermes,

24

'.1879),

('-) Op. cit. e g i p r e c e d e n t e m e n t e in De aliquot Fiutar chi scriptorum inorai, compositione atque indole (Commentationcs philol. Ienenses, 6 (1896), p. 49 s q q . ) a l c a p . I de libro ITE pi
s&uu,ia<; iti scripto, in Rhein. Plutarch, p u r c o n i n t e n t i in l a r g a p a r t e d i v e r s i .

(') R . H e i n z e , Ariston

von Chios

bei Fiutareh

and

Horac,

Mus. 4 5 ( 1 8 9 0 ) ^ . 497 s q q . ; O . H e n s e , Ariston bei in Rhein. Mus. 45 (1890,) p . 540 s q q . ; Al. P o h l e n z , Pluiarchs Schrift raspi Z<&\X.%C, in Hermes, 40, ( 10051, p . 275 sqq.. il q u a l e p e r h i a b b a n d o n a t o in b u o n a p a r t e le p o s i zioni del 1 9 0 5 fin dal 1 0 3 4 (Anlikcs Fiihrertum): cfr. a n c h e Die S'va, 1, 2 0 6 - 0 7 e R. F. i S , 2, col. 438.

* * * Gi Aristotele ( ) aveva sentito il problema del contrasto tra la vita pratica e la vita contemplativa e lo aveva apertamente posto nella Politica ( ) ; l espone le teorie dei sostenitori delle due correnti e prende posizione tra di essi, criticando s l'una e l'altra, ma accostandosi in fondo alla posizione teoretica dove dichiara TV 7 c p a x T i x v ((3iov) ox ocvayxodov slvat, rcpc , OUOVTOU T t v e c , oSs c k a v o t a c slvat, [xvac 7rpaxTtxc , xwv bto(3ouvvr>v x^P Y ~ yvo [xevac ex rcpaTTSiv, XX 7roX [xXXov TSXSLC x a i aT&v evexsv 9so>pia<c xal o4avoY)0"et.c ( ), anche se non accede all'opinione di coloro che *1[ ^ e credono TV TOO eXeu&poo p4ov eTepv Ttva e l v a i TOO 7 i o X t T i x o u ( ) . Ma pi esplicito Aristotele nell'Etnica Nicomachea. Quella che nell'Etnica Eudemea era ancora <9-soopia -9-eou, ricca di toni mistici, carica del calore di un entusiasmo che non solo non aveva dimenticato Platone, ma anzi ne aveva potenziato la religiosit, quella ftecopia che aveva investito tutta l'umanit nel suo complesso, nella Nicomachea si smorza, impallidisce, si " a t t e n u a " ( )
2 tv l , 3
4

f ) P e r n o n risalire a P l a t o n e , il c h e ci p o r t e r e b b e t r o p p o fuori d i s t r a d a : m a su q u e s t o a r g o m e n t o si v e d a l ' a c c e n n o a c a p . I, p a g . 45 e n. 2 . () Polii. 7, 2, I 3 2 4 a 1 3 , XX T O C U T ' ^ S T ) S U O arlv SeiToa oxtysac, v u-v 7rTpo<; a l p E T t o T E p o q fioq, S t a xo auu.TroXi .TSiJEa &ai x a l x o i v w v s i v -TCXECO; T) u,XXov ^svix<; x a l TTJS TroXiTiXTJi; x o i v c o v f c a q 7roXsXuu.voi;. E p o c h e righe p i o l t r e (ib. 25), r i p o r t a n d o l a d i s c u s s i o n e t r a s o s t e n i t o r i d i TCOXITIXS T r p a x T i x c x ; pio? e di q u e l l o 7rvTtov TCOV x x q 7roXeXuu,vo?, a g g i u n g e a q u e s t o p r o p o s i t o olov &wp7jTix<; Ttq, 6 v u,vov TIV <; patri e l v a i (piXooqpov. P e r il c o n t r a s t o c h e si r i v e l a in A r i s t o t e l e i n q u e s t i c a p i t o l i (2-3), v . J a e g e r , Aristotele, 379. ( ) Polii. 7, 3, i 3 2 5 b 1 6 s q q . ( ) ib. 7, 3, I 3 2 5 a 1 8 s q q . Si n o t i c h e il l i b r o V I I a p p a r t i e n e a l l a p r i m a s t e s u r a della Politica (cfr. J a e g e r , Arist., 3 7 1 - 8 1 ) , p r e c e d e n t e a l l ' E x . A^'r. ( ) J a e g e r , Arist. 327.
2
E

e da esperienza personale che era ( ) si fa TT:O ; nato dall'osservazione delle tendenze naturali dei reali caratteri degli uomini. L'insoddisfatto scolaro di Platone dunque sollecitato da nuovi bisogni e spinge a fondo il suo occhio di ricercatore nell'uomo: quanto la nuova & O p i a perde in misticismo, tanto acquista in precisione. Essa ora &top7 }Ti .xy) v e p y e t a e in lei si ritrova massimamente Y] Xsyou -vY) , perch il sapiente x a xa-9-' a u r v tov S v a T a i fretopsiv e tanto pi quanto pi sapiente ( ). Non solo, ma e qui gi vediamo far capolino la definizione di TSOC secondo le scuole ellenistiche si pu dire axvj [ivr oY aTTjv ya-rcaG&OLI. oSv y p :'7 ) y v e x a i 7 i a p ^ - s c o p p erai ( ). In questa -9-]1) v p y e t a consiste la felicit, che ayo^'h* ora proprio r vo v p y s i a . . . o o x s t
2 3

^EOiprjTixY) xa eoe vTa


4

o 5 o a 7tap 'aT7 ]v 5*7] x a

o S s v c scpieo-ftai. xa

...

a ^ o A a c r T c x a v

v&pc7r<p...

TaTYjv

TTJV v p y e i a v cpaveTa!.

( ). Il complesso di questa posizione che evidentemente non lo stesso che compare nel!'Eudemea e tanto meno nel Protrettico (di cui qui a bella posta evitiamo di parlare), pur con il massimo sviluppo del pensiero, non si stacca completamente dalla mentalit platonica; perci si spiega bene come la dichiarazione che la TSX s a eoSai.(jLovia &cop7)Tt,x7] e v p y s i a si rifaccia agli dei. Perch essi sono infatti (axapouc x a s S a i ^ o v a c ? Non certamente per le loro 7tp si.c; pure noi pensiamo a T o c v E p y s L v , in quanto vivono. Ma se togliamo a chi vive il 7 t p T T e t v e a maggior ragione il 7 r o i s i v , non rimane che fretopia, contemplazione, che appunto
(') J a e g e r , Arist., 324. ( ) Elfi. Nic. 1 0 , 7, i i 7 7 a 1 7 e 2 7 - 3 2 . ( ) ib. 1 1 7 7 D 1 e s q q . (*) ib. 1 1 7 7 D 4; 1 9 - 2 4 . S i t r a t t a d i ftecopeiv della v e r i t r a g g i u n t a e n o n della r i c e r c a d i essa; i n f a t t i sftXoyov x o t c s l S o i Ttov YJTOUVTCOV YJSICO TY)V 8iaytoyY)v slvou ( i i 7 7 a 2 6 - 2 7 ) : cfr. a n c h e R o s s , Aristotele, B a r i , 1 9 4 6 , p . 348-49.
2 3

7) &ou vpyeia, (xaxapiTTjTi Stacppouca. L a conclusione inevitabilmente che anche per l'uomo l'vpysia pi atta a rendere felici quella pi prossima a questo divino ftscopsiv Ma d'altra parte il filosofo stesso aveva insegnato che il (3ioc # e t o p 7 ) T i x c era superiore al 7 t p a x T i x c perch esso a sua volta pratico nel senso pi puro della parola, in quanto i contemplatori sono filosofi o scienziati o i icdc, Siavoouc pyTXTOVSC ( ). Si ritorna, per, al concetto di dio perch appunto la divinit che pu essere definita come sommo e perfetto apyixxxcov, pensante e contemplante se stesso e creante attraverso questa contemplazione; d'altro lato c', a quanto mi pare, un certo imbarazzo dovuto al fatto di porre l'uomo, definito precedentemente come coov 7 E O X I T I X V , in una perfezione ideale, la quale non ostante tentativi d'accordo ( ) antisociale e perci contrastante con le premesse. Causa e allo stesso tempo riflesso di questa posizione la poca nettezza del concetto di ppvrjcuc e quello ad esso superiore di 0-09toc. Gi il Jaeger aveva osservato come il concetto di 9 p v 7 ] ( 7 t c , ancor vivo nell 'ut demea nel suo valore platonico, scompare nel sesto libro della Nicomachea per far posto a quella di crocpta, la quale sola riguarda le cose divine e i problemi dell'intero cosmo ( ); risulta chiaro, per, che l'attivit pratica (tra cui quella politica), che era cos unita alla 9pv7 )cric platonica, ora decisamente sottoposta alla virt dianoetica della creca, i cui saggi non ricercano beni umani (o x v&pa>7uva. y a & c ^ Q T o u c n v ) . Ma pur sempre un Q-stopev ideale,
2 r 3 4

(*) Eih. Nic. 1 1 7 8 D 5 - 1 1 ; 20-23. C f r . a n c h e C i c . fin. 5, 4, 1 1 , c h e g i u n g e a l l a stessa c o n c l u s i o n e nei r i g u a r d i di A r i stotele. ( ) Polit. 7, 3, 1 3 2 5 D 23. ( ) V e d i a n c h e R o s s , op. cit., p a g g . 279-80 e 325. ( ) J a e g e r , Arist. ^jS-jgi Genesi e ricorso dell'ideale filosofico della vita) e 1 0 2 - 1 0 7 .
2 3 4

che si rivolge a una contemplativit metafisica, al di sopra del mondo degli uomini: e con ci si pu forse dire che troppo recisa l'affermazione dello stesso Jaeger ( ) che YEthica Nicomachea dimostra nel X libro che la sua vera o*atu.ovi<x assicurata dal (3ioc S-etopTjTixc, se non si precisa che questo non ancora quello che troveremo pi tardi nell'et ellenistica e gi in Teofrasto, tanto pi che per Aristotele la felicit vpyeia, cio attivit, e non ancora xaToco -Taoic ( ). Per se stesso, come uomo, Aristotele da vecchio si avvicina a queste posizioni, quando dice
1 2

O C T C O y p aTiTTjc x a {iov>Trc, six,


3

cpiXou-Ua-Tepoc

y-

y o v a ( ) : ma se bello vedere come la solitaria vita del filosofo lo porti a ritornare sull'intuizione del mito, non si pu arrivare qui a vedere l'espressione di un ideale valido per l'umanit. Sono semplicemente le parole di un uomo stanco della vita, che trova in se stesso la sua serenit e vi si ripiega un po' deluso di quanto ha intorno. Precisamente come tutta l'umanit che lo attornia, stanca di lotte sterili e di ideali abbattuti, molto pi debole del vecchio filosofo che esce dalla lotta della sua vita come u n vincitore nello spirito. Eppure questo il senso di stanchezza di quello scorcio di secolo; ormai i begli ideali platonici n o n reggono pi e anche gli scolari di Aristotele li abbandonano completamente : il distacco totale dagli ultimi elementi di Platone
f ) Aristotele,
2

p a g . 102.

( ) Cos in E p i c u r o la v i t a c o n t e m p l a t i v a s e m p r e e n t r o i l i m i t i di q u e s t o m o n d o , s a l v o c h e s u p e r a l a s u a a t t u o s i t in u n o s t a t o di q u i e t e . U n a c o n s i d e r a z i o n e di q u e s t o g e n e r e , direi pi p r a t i c o ed i m m e d i a t o , a n c h e in A r i s t o t e l e , Eth. Nic. 1 0 , 7, 1 1 7 7 b 1 2 : zeri S x a 7] 7 T O X I T I X O U ( v p y e i a ) aaxoXoc; x a ' T t o X i T e u s a & a i 7cept7coiouu ,vr] S u v a otzioLC, x a l Tia -? 7 5 TTJV y e e S a t j j . o v t a v x a l <; ; , T p a v o S a a v TTJ<; 7roXiTtxrji;, 7]v x a y]Touu-ev S?jXov &>q STpav o5oav. ( ) f r . 668 R . P e r c h i n A r i s t o t e l e si g e n e r i p e r l a p r i m a volta questo ideale contemplativo s p i e g a b e n e il F e s t u g i r e ,
3

Rvel.

Herm.

trism.

I l , 170 sg.

che ancora sopravvivevano nel Liceo avviene con Dicearco e con l'autore dei Magna moralia; o sotto una visuale del tutto diversa, con Teofrasto. Il contrasto latente in Aristotele, dovuto alla posizione poco chiara della crocpia nel problema etico e al taglio poco decisivo dato al problema dei (Sioi, viene risolto decisamente da Dicearco coli'invertire, a d esempio, la posizione del &top7 ]Ttxc (3loc. Per lui
5(i.otov S'arxtv TCO qnXoac^etv T TroXiTsuea &at. ( ) .
1

E gli antichi, quegli stessi antichi cui andava a riattaccarsi la tradizione del (3loc &ewp7jTixc per farne i suoi modelli e i suoi campioni, per lui agivano, non parlavano i ^pvcp de Xycov ^Xt-xcov yvo-<9-ai, riyyy\v x a vuv u,v oS rate 5pcov TV Tu &avtoc 7Ccoc, SiaXs^&vTa jxyav elvai Soxslv ou8 zi v<ptXaoq)ov. O y p E^TOUV SXEIVOI y e zi XX'7iroX!,TuovTo aruv(3tcoy. aTo 7TOXITSUTSOV ya(i.tv,

xaXcoc'

XP"?) ya(i.lv, XX yyjfxavTsc ov S EI Tp7tov


yuvat^ TauTa x a 7TtT7j8su(i,aTa 0-0900V a l &

7}v, 97 )0 tv, s p y a

a7t :o9&ytc

a ^ T a i 7cpyu ,a 9 o p T i x v , coll'andar del tempo si form l'arte dei discorsi da arringatone ed oggigiorno che si crede sia un gran filosofo chi parla con suasiva parola. Certo quelli di un tempo non stavano a cercare se si debba far della politica, n con quali limitazioni : ma senz'altro di persona la facevano e bene; n se ci debba sposare: ma si sposavano esemplarmente e convivevano con le loro mogli. Quelle erano opere degne di uomini e occupazioni da saggi: questo parlar saputo e sentenzioso d'oggi invece roba da zotici ( ). Non mi fermerei tanto su questo frammento, se da esso non trasparisse un cos accanito senso di polemica, che ha di mira qualcuno da colpire violentemente.
1

(*) P l u t . an seni resp. ger. 26, 7 9 6 D ; fr. 29 W e h r l i . ( ) A n o n . V a t . A r n i m , p . 1 2 0 ; fr. 3 1 W .


2

Che questo qualcuno sia Teofrasto coi suoi scolari, per H. von Arnim e per F. Wehrli non dubbio ( ) e non si pu che dar loro ragione; i due Z,r-zy)u.xT<x che qui son posti in linea zi 7toXt,TeoT ov, zi yau .7]Tsov erano stati trattati da Teofrasto, che aveva intensificato l'altra tendenza di Aristotele e sia per sua intima disposizione, sia per la successione nella direzione della scuola difendeva la preminenza del poc fretopYj-uxc ( ). Ma quelle per Dicearco erano parole e in quanto parole non valevano nulla, erano Xyot, xXixoi ( ) ; il suo avversano vi vedeva, invece, l'espressione di un ideale che egli si soffermava a sviluppare e a sostenere. Tale polemica dovette essere famosa
x 2 3

(') D i k a i a r c h c s , j ; a g . 52. [ ) Sulle ragioni s i s t e m a t i c h e per cui T e o f r a s t o a v r e b b e s o s t e n u t o la p r e m i n e n z a d e l $ioc, cfr. D i r l m e i e r , Die Oikeiosis-Lehre Theophrasts, i n Phlol. S p b . 30 ( 1 9 3 7 ) 1, p. 9 7 ; il s u o r a g i o n a m e n t o m o l t o i n t e r e s s a n t e , m a t o c c a solo m o l t o r a p i d a m e n t e il p u n t o c h e c i r i g u a r d a . I o p e n s o c h e T e o f r a s t o n o n sia g i u n t o a l l a p r e m i n e n z a d e l l a v i t a c o n t e m p l a t i v a a t t r a v e r s o la d o t t r i n a dei Tcpcora x a r cpvciv, m a s o n d ' a c c o r d o nel p e n s a r e c h e n e l l ' e t m a t u r a egli a b b i a v o l u t o c e r c a r d ' u n i r e q u e s t e sue d o t t r i n e (che s o n o a p p u n t o di t a l e p e r i o d o d e l l a s u a v i t a ) c o n q u e l l a del fioq Q - E c o p r j T i x q . P e r l'oxEtoa'.c, v e d i P o h l e n z , Grundfragen der st. Phios. in N. G. G., 1 9 4 0 , p . 1 s g g . .
2

() Vedi quanto dice all'inizio l'anonimo dell'Arnim {Hermes, 27, 1892, p. 1 1 9 ) , con parole che risentono del t o n o d i D i c e a r c o : o S ^riptov (sono 01 rcaXaioi dei R o m a n i , c o m e D i c e a r c o p a r l a v a dei TraXaio dei G r e c i ) TTJV 8<;av S E I V T T J T ! . Xycov r -Kzpiz-oZq x a mQ-o^oXq TCocp&yu.acnv, olq xp^aavro ' E X X T J V C O V -vivq. E q u e s t o p e r c h o x E ^ O X O V T O . . . aocpo sivat. S O X E V , m a v o l e v a n o esserlo x a T Q J T O roiq s p y o n ; stptxvouvxo (p. 1 2 0 ) . A n c h e q u i il c o n t r a s t o t r a e i v a i S o x s v e d slvat. p a r a l lelo a Xyot. di f r o n t e a e p y a . S e p o i n e l l ' i n s i s t e n z a d i D i c e a r c o sul TUQ-OCVW; 8itx\z-&evzct ( dell'anonimo sulla 8zivr-qc, Xycov e i Tzspi-r x a Trinava TTocpQ-yfxaTa, c h e r i t o r n a n e l l o s p r e g i a t i v o a i 8 aTuocp^y ^Et.? a T a t di D i c e a r c o ) si p o s s a v e d e r e un p a r t i c o l a r e a c c e n n o p o l e m i c o a l l a d i v i n a e l o q u e n z a di EcppaoToc; n o n riesco a v e d e r e c o n s i c u r e z z a , a n c h e se a v a n z o l ' i p o t e s i c o m e p o s s i b i l e . Il B i g n o n e , op. cit. I l , 6 5 , n. 4, p e n s a c h e c o n t r o T e o f r a s t o sia r i v o l t a l a frase di S e n e c a , in un p a s s o c h e a t t i n g e r e b b e a d E p i c u r o (epist. 88, 42), d o v e si d i c e ohe ai filosofi a m a n t i d e g l i s t u d i l i b e r a l i effectum est ut diligentius loqui scirent quam vivere.
e

Teofrasto e Dicearco

131.

se ancora Cicerone cita i due peripatetici come i rappresentanti della controversia Dice Cicerone: Puto enitn me Dicaearcho a fatim satisfecisse, respiczo mine ad hanc familiam, quae mihi non modo ut requiescam permittit, sed reprehenda quia semper non quierim ; chiara risposta al problema zi TTOXITSUTOV. Sempre Cicerone ( ), astraendo questa volta dalla contrapposizione con il peripatetico di Messene ed esponendoci la condotta che Teofrasto consigliava al cittadino privato, cos esprime la sua posizione: Vitae autem degendae ratio maxime quidem illis (ad Aristotele e a Teofrasto significativamente accoppiati) placuit quieta, in contemplatione et cognitione posila rerum, quae quia deorum eral vita simillima, sapiente visa est dignissima. Poche righe pi sopra Cicerone ci dice in particolare che Teofrasto ha insegnato quae essent in re publica rerum inclinationes et momenta temporum, quibus esset moderandum ulcumque res postular et ( ) : c ' qui un larvato accenno a precauzioni che si debbono prendere di fronte ai turbamenti politici, e che son tali da portare alla 0-/0X7] appartatrice dalla vita politica. Ora queste preoccupazioni si fanno esplicite nella chiara risposta all's y x (XTJTOV che compare nell''aureolus liber Hep yau.00, in cui indaga se il saggio debba prender moglie: dopo aver messo avanti quali e quante limitazioni si debbano porre al caso di matrimonio ( ), Teofrasto statim intulit: Haec raro in nuptiis\universa concordant. Non est igitur uxor ducenda sapienti, primum enim impediri
f 2 3 4

(*) C i c . ad Att. 2 , 1 6 , 3. ( ) C i c . fin. 5, 4, 1 1 . P e r cognitione rerum cfr. S t o b . II,. 1 2 5 , 2 2 - 1 2 6 , 1 , TYjv TI\C, Xyjfl-etai; sKiarrnif] e D i r l m e i e r , art., cit. p . 96-97 ( P o h l e n z , art. cit., p . 7 s g g . ) . ( ) S i o s s e r v i c o m e l ' e s p r e s s i o n e r i s p o n d e a l t i t o l o della o p e r a t e o t r a s t e a T t o X i r i x 7rp<; xoq xaipoi;. ( ) A q u e s t i ' s e ' e ' m a ' si c o n t r a p p o n e D i c e a r c o , c o n o g n i v e r i s i m i g l i a n z a , c o l s u o Yrjfxavxsi; ov Set xpTiov y<x.yLeXv, c h e t a g l i a s e c c o t u t t e le t e r g i v e r s a z i o n i del s u o a v v e r s a r i o .
2 3 4

studia philosophiae nec posse quemquam libris et uxori pariter inservire ( ). L a divina ftecooia di Aristotele qui, con Teofrasto, scesa sulla terra: i problemi che la interessano sono quelli che interessano la filosofia e la cultura ellenistica, la sua posizione la stessa di Epicuro, che raro dicit sapienti ineunda coniugia, quia multa incommoda admixta sintnuptiis ( ). Dai frammenti di Teofrasto non compare pi nulla di quella che doveva essere stata una vivace polemica di scuola e che doveva anche aver fatto un certo rumore. Nella tradizione culturale posteriore non ci appare pi che le due posizioni antitetiche siano segnate da Dicearco e da Teofrasto: direi anzi che questo ancor pi vero per il secondo. Ma il fatto non ci pu meravigliare: il materiale teofrasteo non interessava pi, quando un simile problema era ormai diventato di patrimonio culturale comune attraverso la ben pi decisa posizione di Epicuro. La posizione teofrastea continua nella scuola peripatetica con Critolao ( ) e poi con Ieronimo di Rodi, il cui fine l ' a o / X ^ o - t a o l ' o x X y j T c o c TJV , basata sull'assenza di dolore, come si pu ricavare da Cicerone ( ), se pur non si pu giungere fino alla ^ c r u / i a , tanto che Plutarco mette a fianco Ieronimo ed Epicuro ( ) .
1 2 3 4 5

(*) H i e r o n . adv. Lovm. 3 1 3 C - D . S e g u o n o i fastidi proc u r a t i d a l l e m o g l i . L a s t e s s a e s p r e s s i o n e non posse se et uxori et philosophiae pariter operam dare v i e n a t t r i b u i t a a C i c e r o n e , s e m p r e d a G e r o l a m o , adv. Iovin. 316 A = S e n . fr. 8; n o n p r i v o d ' i n t e r e s s e n o t a r e c h e solo C i c e r o n e c o l u i d a l q u a l e c i r e s t a a n c o r a d e l i n e a t a n e l l e figure di D i c e a r c o e T e o f r a s t o l a c o n t r o v e r s i a d e i 3t.cn. ( ) F r . 1 9 U s . ; cfr. c a p . I , p a g . 7 6 e 7 7 ( ) P h i l o d . Rhet. I I , 1 5 4 , fr. X I I I S u d h . : [cpiXo-ocpov] 7CoXix [su]}ievo[v o j i t sc5v u .[sTa ]Xocu.[3[vsi]v TTJ<; XTt .c]o[i.v/]<; TC[XSC]<; 7tep(3oX7]v cXXtoi [ x a T j a y X c o T o i ; ox 7rX[tTce]v. Cfr. anche P h i l i p p s o n , Die Rechtphilosophie der Epikureer,
3 2

in Arch.
(*)

f. Gesch.

der Philos.

23 ( 1 9 1 0 ) , 3 2 7 .

Clem. Alex, strom. 2, 2 1 , p . 1 8 1 , 1 1 S t a h l . ; l a m b . apud. S t o b . ed. I , 383 W . = fr. X I , 1 7 e 1 9 H i l l e r ; C i c . fin. . 3, 8 ; 2, 5, 1 6 ; 2, n , 3 5 ; 5, 5, 1 4 == fr. X I , 1, 2, 5, 9 H i l l e r . ( ) P l u t . Stoic. repugn. 2, 1 0 3 3 C = fr. X I , 1 6 H i l l e r ; c f r . a n c h e C i c . Tusc. 5, 4 1 , 1 1 8 .
2 6

Ma anche se questo ideale deH'o/X-naia, difeso o oppugnato (come, per esempio, da Posidonio), d un suo contributo nel crogiuolo ellenistico da cui sgorgher l'ideale culturale della vita contemplativa, non esso quello che colpisce il pensiero di Panezio. Piuttosto egli coglie dai Peripatetici la teoria della (AeoT-rjc in una maniera assai significativa, per cui possiamo dire che risale ad Aristotele, non senza conoscere e studiare l'esperienza della scuola che da lui deriva. Il bisogno di equilibrio, di evitare con ogni cura gli estremi e cercare

l'aurea mediocritas viene a Panezio di qui ed egli trova


la sua nuova posizione in un modo assai personale: sommando l'esperienza peripatetica della U X O - T T J C con l'e&h>u.ia e la uxTpiTYjc di Democrito

* **
La figura di Democrito god di una grande popolarit in tutto il mondo culturale del II e del I sec. av,. Cr., specialmente una volta che i Neopitagorici ne ebbero fatto un campione del loro ideale di vita. Ma gi al nascere del pioc O -ecopyjTixc la sua personalit fu una di quelle che subito si imposer. Ben presto i dati reali della sua vita si confusero con quelli ideali, talch
(*) T o r n o a ricordare, c o m e t e r z o e l e m e n t o , l a (xerpiox&ziu d i C r a n t o r e . Q u a n t o a l l a q u e s t i o n e d e i (Moi p e r i p a t e t i c i , se la s e z i o n e d e l l o S t o b e o i n p r o p o s i t o t a n t o c o n f u s a , si d e v e in p a r t e a l l a p r e s e n z a n e l l a m e d e s i m a s c u o l a d i u n a t e n d e n z a attivistica (Dicearco) e di una c o n t e m p l a t i v a (Teofrasto). V e d i a m o u n a d i v i s i o n e p e r c u i a b b i a m o u n xax'pex -Jjv filoc., u n o x a x TTjv jxsairjv ^iv (o \iiooc, fiioq, p . 1 4 5 , 7 ) e u n o x a x x a x t a v ( I I , 1 4 4 , 2 1 - 1 4 5 , 2), i n c u i affiora l a p r e o c c u p a z i o n e d e l l a u.eaTr)<; a n c h e a q u e s t o p r o p o s i t o : l ' i n t e r e s s a n t e c h e d ' a l t r a p a r t e si t e n t a d i f o n d e r e q u e s t a d i v i s i o n e c o n q u e l l a t r a d i z i o n a l e , p e r c u i a b b i a m o x TCOXITIXV, T &e<pt}TIXV, (iaov < x > 7rat8uxt ,xv (cx ^u.a S i a y a > Y ^ ? ) . * dal c o n t e s t o il p o l i t i c o r i s u l t e r e b b e q u e l l o U,ET' p E T j g ( 1 4 3 , 24 -144, 4). I m p o r t a n t e nei c o n f r o n t i d i P a n e z i o , c o m e v e d r e m o , una t e r z a d i s t i n z i o n e in ftloc, 7 r p a x x i x ? , &e<op7)xix(;, a v & e T C ( &v<polv ( S t o b . I I , 1 4 4 , 1 6 - 1 7 ; P - I I L p a g . 225). Q u a n t a alla f o r m a z i o n e di t u t t a q u e s t a p a r t e d e l l o S t o b e o , v . l e p a g i n e c o n c l u s i v e del P o h l e n z , Die Stoa, I, 2 5 3 - 5 4 .
n C I U c a

oggi ben difficile poter dire dove finisce il dato storico e dove incomincia la leggenda. Gi Teofrasto aveva portato il suo contributo accennando all'Abderite come esempio di vita contemplativa, forse come pensa il Diels nel suo I l e p suSaijxoviocc, forse piuttosto nel fi spi (3ttov, elogiandolo per il suo amore alla ricerca, per il quale TTOXXYJV 7x7)si yvjv, che gli aveva fatto s spendere il suo patrimonio, ma gli aveva procurato un frutto prezioso ( ): all'inizio del I I I s e c , dunque, gi si era formata la leggenda dei suoi viaggi; leggenda che certamente doveva avere un fondamento di realt, ma che sotto l'influsso della mistica neopitagorica prese un sempre maggior sviluppo e particolari direzioni ( ). Durante il I I I e il I I sec. la leggenda continu ad arricchire la figura di Democrito sino a farne uno dei perfetti rappresentanti del (ioc &topY)Tt.xc, spesso prendendo spunto dalla sua dottrina. Cos il suo spregio per le ricchezze parte dall'affermazione che 6 x ^x>yr\Q y a f r apefxsvoc x -9-eixepa apexou ( ), onde sia Democrito, sia Anassagora qnoootpiocc Ijxpco TrTojx&svxec
1 2 3

U.SAOBTOUC

si'aaav

Ysvcrfrou

xc

oa-iac

( ),

per

l ) A e l . V. H. 4, 2 0 ; A 1 6 D i e l s . ( ) S e nel p a s s o di E l i a n o o r a r i c o r d a t o a n c h e le p r i m e frasi c o n t e n g a n o il p e n s i e r o di T e o f r a s t o q u e s t i o n e d e l i c a t a , se p u r a l l e t t a n t e ; r i c a d i a m o i n p a r t e n e l l ' i n t e r r o g a t i v o c h e si p o n e v a il J a e g e r {L'ideale filosofico della vita i n Aristotele, 563, n. 2 ) : i n c h e m i s u r a le n o t i z i e p e r v e n u t e c i c i r c a i p e n s a t o r i p i a n t i c h i e il l o r o p i o ? risalgono a u n ' e f f e t t i v a t r a d i z i o n e s t o r i c a ? . G i A r i s t o t e l e n o t a v a (Polit. 1 , n , i 2 5 o a 6) a p r o p o s i t o d e l r a c c o n t o di T a l e t e e d e i f r a n t o i c h e P l i n i o , N: H. T8, 2 7 3 , riferisce a D e m o c r i t o c h e si t r a t t a v a d i u n a n e d d o t o c o l l ' i n t e n t o di m e t t e r e i n e v i d e n z a c o m e l a s c i e n z a n o n fosse i n u t i l e . Il c h e ci m o s t r a a n c h e c h e q u e s t o m a t e r i a l e era i n p a r t e g i f o r m a t o a q u e l l ' e p o c a . ( ) B 37 D . Q u e s t o t e m a fu u n o di q u e l l i c h e resero Democrito caro alla diatriba cinica. (*) P h i l o n . Vit. contempi. 2 , 1 4 ; D e m . A 1 5 D . N o n v e r o , p e r c i , c h e t a l e p a r t i c o l a r e sia s o l a m e n t e p i t a g o r i c o e p o c a d e m o c r i t e o , c o m e v o r r e b b e il P h i l i p p s o n , Verfasser und Abfassungzeit der sog. Hippokratesbriefe, i n Rhein. Mus. 1928, P- 3132 3

raggiungere quella conoscenza per cui detto yev<r&ou o-ocpv, quella rerum cognitio, da cui, attraverso l'investigazione della natura, voleva ottenere l'eufruu-ia ( ) ; come pure dalla sua affrmazione "HX&ov y p zie, 'A-iW)vac x a OUTIC \XZ 'yvwxe ( ) nasce la credenza del suo sTcifrou/io-xt. Xocfrstv ( ). Ma d'altro lato si crea la tradizione che abbia scelto dall'eredit paterna la parte, pur minore, delle ricchezze in denaro, per aver modo di viaggiare e d'imparare. Caratteristico a questo riguardo un aneddoto, anzi la somma di due aneddoti narrati da Filone: Democrito, nato da opulenta famiglia, per desiderio di sapienza trascur le ricchezze materiali per quella unica vera e costante. Propterea universas patriae leges dimovere visus est et quasi malus genius reputatus, tanto da correre il rischio di essere privato del sepolcro oh legem apud Abderitas vigentem quae insepultum proiciendum statuebat qui leges non observasset. Questo sarebbe toccato a Democrito, nisi misericordiam sortitus esset benignitate, quam ergo eum habuit Hippocrates Cous; aemulatores enim sapientiae inter se erant. Porro ex suis operibus celebratis quod appellatur Magnus Diacosmus C, nonnulli dicunt adhuc amplius Atticis talentis CCC, aestimatum fuit ( ). Per la notizia del processo, riportata anche da Ateneo ( ), sappiamo di poter risalire almeno fino al I sec. av. Cr., perch essa compariva nelle OiXo1 2 3 4 5

(*) C i c . fin. 5, 29, 8 7 ; A 1 6 9 D . ( ) B 116 D.; e A 11 D. ( ) A 1 6 D . g i c i t a t o ; il Xoc&ev h a u n c e r t o c o l o r i t o e p i c u r e o , c h e p o t r e b b e esser d o v u t o a l l ' e t di E l i a n o . Si p r e s e n t a a n c h e q u i i n t e r e s s a n t e il p r o b l e m a se T e o f r a s t o influenzi o n o q u e s t i p e r i o d i c h e p r e c e d o n o l a c i t a z i o n e espressa del suo nome. (*) P h i l o n . de prov. 2, 1 3 , p a g . 52 A u c h e r ; A 1 4 D . Il P h i l i p p s o n (art. cit. i n Rhein. Mus. 1 9 2 8 , 321) n o t a g i u s t a m e n t e c h e l ' a c c e n n o a l l ' i n t e r v e n t o di I p p o c r a t e d o v u t o a F i l o n e , c h e h a qui riunito notizie le quali gli p r o v e n i v a n o da parti diverse. P e r questo v e d i subito oltre. (*) A t h e n . 4, 168 A ; B o D .
2 3 c

ffcpwv St.aSoyat. del peripatetico Antistene, citato dal Laerzio ( ): un nuovo particolare che ci dimostra il filosofo perduto nel suo -9-ecopeZv al punto da sembrare dannoso al bene dei suoi concittadini, in quanto lascia andare in rovina il patrimonio paterno. Ma nel I secolo si era gi formata solidamente una leggenda che metteva di fronte Democrito e Ippocrate, a tutto favore dell'abderita. Essa doveva esser nata come una gara tra i due dotti, in cui Ippocrate finiva per soccombere ( ) ; per poi divenire, col sempre pi caldo interesse che raccoglieva Democrito come o-ocpc, una lezione impartita in cui la figura di Ippocrate oramai quella di chi impara: cos infatti ci si presenta il rapporto tra i due nelle Epistole pseudoippocralee ( ). la figura di questo saggio che gira tutto il mondo non come Platone e Pitagora, cari a Dicearco, per esser poi politico e legislatore, ma solo per imparare,
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H D . L . 9, 39. F i l o n e p e r il p a r t i c o l a r e d e l l a v i s i t a d i p r e n d e d a A n t i s t e n e , m a n o n d i r e t t a m e n t e , p e r c h il p e r i p a t e t i c o d i c e c o n m a g g i o r e c o e r e n z a c h e D e m o c r i t o ouvvxa, a c c o r t o s i del p e r i c o l o , v i p r o v v e d e s s e l e g g e n d o l a s u a o p e r a . F i l o n e t a c e q u e s t o vayvcovoa, o p e r p o t e r s a l d a r e le d u e n a r r a z i o n i i n u n a , o p e r c h nella s u a f o n t e , s c r i t t a o di t r a d i z i o n e c u l t u r a l e , il p a r t i c o l a r e si e r a offuscato. Cosi A n t i s t e n e . p a r l a di u n a l e g g e c o n t r o i d i s s i p a t o r i d e l p a t r i m o n i o , F i l o n e di c h i s o v v e r t e tutte le l e g g i p a t r i e . () C i c h i a r o d a F i l o n e {aemulatores... sapientiae Inter se erant); m a t r o v o c h e il s u o s v i l u p p o a p p a r e b e n e d a A t e n o d o r o d i S a n d o n e n e h ' V i l i l i b r o dei suoi IlepiTraToi. ( D . L . 9, 42), i c u i a n e d d o t i h a n n o t u t t a l ' a r i a delle b a t t u t e di u n a s f i d a : D e m o c r i t o si m e t t e in m o s t r a , f a v e d e r e q u e l c h e v a l e di f r o n t e a l r i v a l e , o&ev TYJV x p t p e i a v OCTOU 9-ao(xoai T V 'iTCTCoxpxTjv. ( ) Cfr. [ H i p p o c r ] . epist. 1 7 , 1 ; di q u i n e l l a dossografia n o t i z i e c o m e q u e l l a di Sudas, s. v . 'l7t7coxp<xTiQ?: O O T O ? jxa^r)T'Jjs y y o v e . . . 91X0CT90U, Q S T I V S ? , ArjfjtoxptTou T O U ' A ( 3 S-qptarou ( A 10 D . ) . L a p a t e r n i t d e l l ' i n c o n t r o fra i d u e n o n p u essere a t t r i b u i t a a D e m e t r i o , c h e n e g l i 'Ou.<i>vuu,a si e r a i n t e r e s s a t o a D e m o c r i t o , p e r c h a l t r i m e n t i n o n si s p i e g h e r e b b e c o m e l'autore delle L e t t e r e a b b i a dedicato a D e m e t r i o due delle s u e e p i s t o l e solo nelia s e c o n d a e d i z i o n e , i n c u i s p a r i t o G o r g i a ( v e d i il p e r c h di q u e s t o c a m b i a m e n t o i n P h i l i p p s o n , art. cit., p . 306-7): n o n era possibile c h e t r a s c u r a s s e cos q u e l l a c h e a v r e b b e d o v u t o essere la s u a f o n t e .
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per sete inestinguibile di sapere, senz'altro scopo che la scienza in s, questa figura che piacque a Teofrasto,. che ne tess l'elogio, facendolo pi grande degli eroi dell'epica, di Menelao e di Ulisse; Teofrasto dov vedere in lui colui che veramente era, secondo la definizione aristotelica, il &ecopy]Ti.xc ocv/jp, l ' p x t . T X T c o v della creazione pi perfetta, l'eroe di un ideale di vita che era quello principe della sua concezione filosofica. Ma non fu che il primo: dalla scuola peripatetica, che continua ancora in Ieronimo di Rodi l'ideale della o / X ^ c i t a e della 7) (TU /toc ( ), prima e dalla scuola neopitagorica poi dev'essere defluita quell'immagine del saggio d ' A b dera chiuso nei suoi giardini, dimentico di tutti, sola rivolto alla ricerca della verit e della pace interiore dell'animo, che Xyov fyzu... ysvo"^ai o-ocpv xoc 0*7) xocl 7U&i>u ,7Jcrou XOC&EIV ( ). A un filosofo ricco di interessi e di passione come Panezio tutto questo quadro doveva essere di stimolo ad avvicinare Democrito: infatti lo avvicin, lo studi, ne cerc le opere ( ) e vi trov quei principi di s&u(xta e di fxsTptT7 )s che soddisfacevano le sue esigenze di filosofo pratico.
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* **
Fra i tratti pi significativi della dottrina di Democrito accennando solo a ci che ebbe peso per la tradizione posteriore appare l'eu&ujxta) : che essa abbia avuto un contenuto contemplativo non ci mostra solo la famosa sentenza T V eu#uu,t<i#ou (xXXovroc / p T j [XTJ TxoXX 7rp7)o-o-Etv, u/fjTS tStfi U . Y ) T E U V T ) ( ), ma anche
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( ) Cfr. p a g . 1 3 2 e n o t e 4 e 5. (') L ' i n t e r e s s e c h e i P i t a g o r i c i a v e v a n o p e r D e m o c r i t o p u esser r i l e v a t o a n c h e d a l l a c o m p o s i z i o n e del I l e p i e&vyiia.q d i I p p a r c o (C 7 D . ) , c h e n o n solo nel t i t o l o , m a a n c h e nel c o n t e n u t o o r m e g g i a il filosofo i o n i c o . ( ) Cfr. P h i l i p p s o n , Panaetiana in Rhein. Mus., 7 8 , 1 9 2 9 . . (*) B 3 D . ; d e l l a m a s s i m a si g i t r a t t a t o a p a g . 6 7 ; ; p e r l a s u a diffusione v e d i p a g . 1 5 9 .
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il fatto che Epicuro la fece sua in una forma presso che identica a quella di Democrito ( ); e ce lo conferma quella sua insistenza a rivolgersi in se stesso per trovare in s il bene e il male: v 81 a a u T v avo t i ; 7 ) ? , ci dice espressamente in un frammento ( ). Ma l's^ufjttyj non va mai all'eccesso, perch Democrito ha come regola per la sua s S a t u - o v t y ] quella ^zxpiiric, che compare anche nel a-/] 7coXX 7rpYcro-t,v sopra citato ( ). Questi sono i due elementi che Panezio, come dicevo, trovava nel iilosofo d'Abdera e che fece suoi. Non, perci, un assoluto ritiro dalla vita politica, ma una pi larga applicazione del principio stoico 7toXiTSo--9-at TV 0090 V, v \ir) Tt XWXYJ e, sopra tutto, un'estensione del concetto di e&u[jtta a tutta la vita dell'uomo. Parlando di Panezio ho gi accennato pi sopra (pag. 114) alla distinzione tra TTOXITIXC; <xv7)p e t$icT7]<;. Il Ilept, #uu.tacj, forse dedicato a Tuberone come il De dolore patiendo ( ), si doveva rivolgere pi direttamente al secondo, che certamente era pi vicino ai 7Tpox7rTovT<; che non ai 0-090. e meglio doveva corrispondere al principio che sappiamo professato da Panezio, secondo cui era opportuno tralasciare la posizione del saggio per risolvere i problemi morali secondo la natura di noi uomini, qui adhuc a sapiente longe absumus ( ). Ricostruire lo scritto di Panezio a mio parere,
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i ) V e d i la g i c i t . p a g . 6 7 . V e d i a n c h e a p a g . 79-80 l a p o sizione di D e m o c r i t o r i g u a r d o al p r o b l e m a dei figli. l ) B 1 4 9 D . ; cfr. a n c h e B 84, 244, 264.. ( ) C f r . i fr. B 58, 70, 102, 1 6 9 , 284. su q u e s t o p u n t o c h e a v v i e n e in P a n e z i o la f u s i o n e c o n l a U.SOTTQ <; p e r i p a t e t i c a ; si n o t i c h e a n c h e n e l l a t e r m i n o l o g i a A r i s t o t e l e e D e m o c r i t o si c o r r i s p o n d e v a n o : e n t r a m b i p a r l a v a n o di u7iep(3oX7) e d i s X X s i ^ K ( A r i s t . Eth. Nic. B , 5, u o 6 a , 2 7 - 2 9 ; S t o b . I I , 139, 2r; D e m . B 1 9 1 D . ) ; cos p u r e per il [/vjSv y a v . i ) V e d i v a n S t r a a t e n , op. cit., p . 34-35. ( j Sen. epist. 1 1 6 , 5 ; fr. 144 v . S t r . . S u q u e s t a l e t t e r a ,
z 3 4 5

cfr. R a b b o w , Antike

Schriften
n

iib. Seelenheilung
e

u.

Seelenleitung,
pa-

L e i p z i g , 1 9 1 4 , p. 1 8 1 - 8 4 , c h e neziani.

rnette in luce gli elementi

Panezio e Democrito. Il e & u ^ t a

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anche dopo l'attento studio del Siefert sopra ricordato, una cosa impossibile; ma qualche tratto ben determinato pu essere con sicurezza attribuito a questo scritto, specialmente se ci si sottopone all'attenta e cauta ricerca di determinati elementi, che il van Straaten ha comodamente rinunciato a ricercare ( ). Le linee generali del componimento, le idee sostanziali che animavano Panezio nello scriverlo sono state mirabilmente sintetizzate dal Pohlenz ( ). Realmente Panezio si stacca dal rigorismo dei suoi predecessori e nega il valore assoluto d e l l ' v a X y Y j a i a e dell'O\TZL$eia ( ), ma pone la
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l ) A d e m o l i r e l a d e b o l e i m p a l c a t u r a del v a n S t r a a t e n , che dichiara nous ne v o y o n s a u c u n e raison pour accepter q u ' e n c o m p o s a n t s o n ixepi s&uuaa P l u t a r q u e a i t utilis c o m m e source unique ou principale l'oeuvre d u m m e nom f a i t e p a r P a n t i u s ( p a g . 301 ; l o stesso r a g i o n a m e n t o p e r il De tranquillitate animi di S e n e c a ) , a d e m o l i r e q u e s t o i n s i e m e d i g e n e r i c i t b a s t a n o le p o c h e l u m i n o s e p a r o l e d e l P o h l e n z (Die Sioa, I, 206 e r e c e n s i o n e a v a n S t r a a t e n in Gnomon, 2 1 , 1949, 1 1 5 e 1 1 9 ) . Si n o t i c h e il v . S t r . si e s p r i m e d u r a m e n t e nei r i g u a r d i del S i e f e r t , m a o l t r e a d a v e r n e m a l u t i l i z z a t o il sec o n d o s c r i t t o n o n c o n o s c e e v i d e n t e m e n t e il p r i m o , De aliquot Plutarchi scriptorum moral, compositione atqiie indole,gi citato. ( ) Die Stoa, I, 206. ( ) I d u e a s s e r t i in G e l i . N. A., 1 2 , 5, 1 0 ; fr. n i v . S t r . L ' e d i t o r e n o n o p p o n e n u l l a all'improbatio e alYabiectio della v a X y y j o t a , p e r c h c e l a c o n f e r m a C i c e r o n e (fin., 4, 9, 2 3 ; fr. 1 1 3 v . S t r . ) : nusquam posuit non esse malum dolorem; m a d i s c u t e r i g u a r d o '& e v u o l r i c o n d u r r e P a n e z i o a l l a o r t o d o s s i a s t o i c a i n t e n d e n d o c h e egli v o l e s s e solo e l i m i n a r e il 7rXsova(7U,c dei &) (p. 1 8 6 - 8 7 ) . I l c h e i o n o n c r e d o : c o m e egli h a s a p u t o f o n d e r e l a t e o r i a del u.cov c o n l a &zicc d i C r a n t o r e , a n c h e q u i h a p r e s o al filosofo a c c a d e m i c o q u e s t o smorzamento dell'insensibilit, propria degli Stoici, schierandosi con l u i c o n t r o T O u,vo )at TYjv cypiov xod axXvjpv -siav ([Plut], cons. Apoll. 3, 1 0 2 C , c h e d e r i v a d a l I l e p l Tcv&ou d i C r a n t o r e ) . N o n c h e P a n e z i o v o l e s s e fare l ' e r e t i c o , c h e a n z i b e n c h i a r o c h e s t o i c o si s e n t e e v u o l r i m a n e r e ; m a c e r t o d e v e a v e r s e n t i t o il b i s o g n o d i q u a l c h e c o s a d i p o s i t i v o e v e r a m e n t e 7tpax-n.xv di c o n t r o al v a l o r e n e g a t i v o deU' -Ti &eia. N e g a t i v a n o n p o t e v a essere l a base m o r a l e p e r c h i p o n e c o m e TXO, a m o d o d ' i n t e p r e t a z i o n e d e l l ' a n t i c a definizione s t o i c a , jv x a x x 8e8ou.va r\\iZv S X CTECO cpopu. ( C l e m . A l e x , strom., 2, 183 S t a e h l . ; fr. 96 v . S t r . ) , p e r c h e l a n a t u r a d l e g g i p o s i t i v e . C h i e d e r e di p i , in un senso n e l l ' a l t r o , c r e d o c h e s i a uscire d a l l e p o s s i b i l i t reali c h e l ' a t t u a l e c o n o s c e n z a d e l n o s t r o filosofo ci p u offrire.
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vita dell'uomo su un piano molto elevato, do\c ia tranquillit della nostra coscienza nata dalla soddisfazione morale della nostra personale disposizione naturale senza staccarci dall'umanit di cui facciamo parte ci conduce a godere una vita imperturbabile, in cui il presente, il passato e il futuro non sono elementi di turbamento, ma di calma osservazione o di serena attesa. Uno squarcio che riesce a darci un'idea chiara di come Panezio concepisse la tranquillit spirituale e di come tale concezione fosse colma di elementi democritei pu essere ricostruito attraverso Plutarco e Seneca. Possiamo esporre cosi ci che Panezio diceva, non tanto nelle parole che naturalmente risentono della personalit dei due scrittori che ce le hanno indirettamente tramandate , quanto nei concetti: L a volpe di Esopo, venendo a gara con il leopardo riguardo alla T r o i x i X t a , poich quello metteva in mostra l'aspetto esteriore del suo corpo maculato e per cos dire fiorito, mentre il color fulvo dell'altra era sudicio e spiacevole alla vista, disse: "Ma se guardi il mio intimo, o giudice, vedrai che io sono pi 7x0 t x D o j di costui". Voleva cio indicare la versatilit del suo carattere, che per lo pi si muta a secondo delle necessit. Il tuo corpo, o uomo, d s origine per natura a molti affanni e a molte sofferenze che nascono da lui stesso, e molti ne riceve che lo colgono dall'esterno: ma se aprirai il tuo intimo, vi troverai, multiforme e pieno d'ogni passione, un ripostiglio e scrigno di mali, come dice Democrito, che non vi affluiscono dall'esterno, ma hanno, direi quasi, sorgenti sotteranee e innate, che fa sgorgare la cattiveria, fonte abbondante e copiosa di passioni. Che ciascuno h a i n s il ripostiglio dell's -fru aix e della oua &uuia e che i vasi dei beni e dei mali non "stansi di Giove sul limitar", ma nell'anima, ce lo dimostrano i contrasti delle passioni. Infatti gli

stolti sprezzano e trascurano ci che loro di vantaggio anche se presente, continuamente trascinati al futuro dai pensieri, mentre i saggi anche ci che pi non si rendono realmente evidente coi ricordarsene. Dobbiamo inoltre farci adattabili per non soffermarci troppo sulla cose fissate e per passare a quelle cui la sorte ci possa aver condotto ; non dobbiamo temere eccessivamente di dover cambiar progetto o condizione, purch non ci colga la volubilit, difetto nemicissimo alla quiete. Entrambi gli estremi sono nemici della tranquillit, tanto il non poter nulla mutare, quanto il non sapersi adattare a nulla. Assolutamente l'anima deve essere richiamata a s via dalle cose esterne: abbia fiducia in s, gioisca di s, pregi i propri beni, si stacchi quanto le possibile da quelli degli altri e si dedichi a se stessa, non senta i danni materiali, interpreti con benevolenza anche le avversit. Perch possibile mutare la sorte distogliendola da ci che contro i nostri desideri. Il nostro Zenone, avuta notizia dei naufragio dell'unica nave che gli rimaneva, alla notizia che ogni suo bene era andato sommerso, disse: " L a fortuna vuole che io mi dia alla filosofia pi liberamente". Che cosa dunque ci vieta d'imitarlo? Brigavi per qualche carica e non ci sei riuscito ? Vivrai in campagna curando i tuoi beni privati. Aspiravi d'essere al seguito di un'alta autorit e non sei stato accolto ? Vivrai lontano dai pericoli e tranquillo. Non una casa preziosa, n la massa dell'oro, n la fama della stirpe, n l'altezza di una carica, n l'amabilit o la potenza dell'eloquenza offrono alla vita tanta serenit e tranquillit, quanto un'anima pura da azioni e da voleri malvagi, che abbia il carattere, che la sorgente della vita, imperturbato e limpido. Da quella defluiscono le belle azioni, che hanno un'energia entusiastica e serena accompagnata da alti pensieri, e lasciano un ricordo pi dolce e pi sicuro di ogni speranza .

Ecco ora i testi su cui si basa questa ricostruzione, per poterne vedere il contenuto complessivo e i nessi e legami col I I s p l u & u u . i a ? paneziano. Il primo brano ci viene da Plutarco, che, dopo aver narrato la favola della volpe, dice testualmente: 7roXX fxv, > v f r p c o - s ,
croi x a l T c r e o l a xal vofjyjjxocra xal 7r#-rj 9o"i
l

T'virja-iv v Ss

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SatjnXY]? ocra TOIC, 7r&0-i

Sempre Plutarco continua: " O r i S ' s x a c n r o s v s a u x ) ~ TYJ? $-opuac; x a l Soo -fruu -ia? &X f a [Aie l a , x a l
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U,VY]U,OVUEIV

( ) . Seneca, invece, che sviluppa il concetto del rivolgersi in se stessi : Facilis etam nos facere debemus, ne nimis deslinats rebus indulgeamus, transeamusque in ea, in quae nos casus deduxerit, nec mutationes aut consili aut status pertimescamus, dummoio nos levitas, inimicissimum quieti vitium, non excipiat... Utrumque infestum est tranqmilitati, et nihil mutare posse et nihil pati. Utique animus ab omnibus externis in se revocandus
vapyco? ovra 7TOIOUO"IV (') P l u t . , animine an corp. 2, 5 0 0 C - K ; c h e q u e s t o s c r i t t o rientri nel g r u p p o c u i s t a a c a p o il -nrepl #ufjt.iac; dello s t e s s o a u t o r e ha. d i m o s t r a t o c o n l a r g h e z z a e a u t o r i t di r a f f r o n t i il S i e f e r t nel s u o s c r i t t o a p p a r s o in Commentai. Ienenses citato, a c u i r i m a n d o . P r i m a di rcoXX u.v il t e s t o , g u a s t o , h a X ^ y o ^ s v ouv v -/jpuv o - r i ; t r a l a s c i o c o n o g n i c o r r e z i o n e a n c h e le p o c h e p i r o l e , c h e n o n h a n n o per noi i m p o r t a n z a . ( ) P l u t . tranq. an. 1 4 , 4 7 3 B - C .
2

Panezio e Democrito. Il

Ilsp s&ouia?

143

est: sibi confidai, se gaudeat, sua suspiciat, recedat quan-. tumpotest ab alienis et se sibi adpiicet, damna non sentiat, etiam adversa benigne interpretetur Subito Seneca fa seguire l'aneddoto di Zenone, quello stesso che Plutarco ( ) ci riporta a sua volta e quasi con le stesse parole; ma nell'autore greco precede una frase che par fatta per segnare il passaggio tra i concetti qui esposti da Seneca e il suo aneddoto: s^eo-Ti y p pisuia-rvoa TY)V T^YJV x Ttv (3ouXY)Tcov. Narrato l'aneddoto^ Plutarco prosegue: ri ov XCOXEI [^& ?; p ^ r j v TxapayyXXcov o4Y)u.apT<;; v ypai Starei? 7uuxXu ,vo<; T C V Sicov. XX cptXiav u.vc[Xvo? YJyu,vo<; a T t c a ^ T j i ; ; xivSvto? x a 7ipay[xvcoi; $]. E, per concludere riportiamo un altro passo di Plutarco, dallo stesso scritto: "O&EV o o V o t x i a TTOXUTSXYJC OUTE xP i-ov ^'-? ', y s v o u ? OUTE (xysO-oc a p x % , o Xyou X ^ P ^ ^ SEIVOTY]? o4av ^ (Sito2

u<J

xa

yaXir]vyjv T o a a u T Y j v , xa

O C T Y J V ) x a & a p s o u o - a TiovYjptov x a syouaa xa


xa

[xaTCOv 7xi^yyjv Y}?


ai

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uiavirov cp'

TJ&O? r p a ^ o v ^; Xapv

xaXa

pouaai , xa

TYJV

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EVS-OOCUCSY] x a ai xa
3

(j.sya cppovEiv s x o u [3[iaiOTspav TYJ? . . .

TTJV fxvYjfXYjv

YjStova

'kixlSoc, ( ). Il primo e il secondo passo di Plutarco si accordano tra su un concetto fondamentale, che pure fonda()
2

S e n . tranq.

an.

1 4 , 1-2.

( ) P l u t . tranq. an. 6, 467 D . L e p a r o l e di Z e n o n e in P l u t a r c o (sSy'w Tcoiei?, ze, T V Tpi(3wva x a l TTJV OTov a u v e X a u v o u a ' r\[iS.c,) si r i f a n n o a u n a /peto, c h e riappare in u n a a m b i e n t a z i o n e s t r e t t a m e n t e c i n i c o - d i a t r i b i c a , in inim. util. 2, 8 7 A e in f o r m a p r e s s o c h e i d e n t i c a in exit. 6 0 3 D . L a rit r o v i a m o in D . L . 7 , 5 s e n z a a c c e n n o al x p i f i w v , c o m e del r e s t o in S e n e c a , e diffusa in u n a l u n g a t r a d i z i o n e p o s t e r i o r e ( v e d i

Gerhard,
3

Phoinix

v.

Kolophon,

Leipzig,

1909,

p.

100-01}.

() P l u t . tranq. an. 1 9 , 4 7 7 A - B . M i si scusi l a l u n g h e z z a di q u e s t e c i t a z i o n i , r e s a q u i necessaria dalla discussione dei s i n g o l i p a s s i , c h e e s i g e il m i g l i o r e i n t e n d i m e n t o del c o n t e s t o .

mentale in Democrito e che, come vedremo, compariva anche in Panezio: in noi sta il Tocjjueiov x a x c a v (e quindi, sottinteso, degli ya-9-cov), che non altro che il rocu-islov di tB-u\Licc e Soo-O-ujjtia, secondo la concezione democritea deU'Sai.(jLova e del bene. A ragione il Siefert ( ) trova che l'accenno all' A l a t r n i o c, XcTxrj^ non ha nulla in contrario con Democrito, che almeno una volta ( B 244) aveva creato un parallelo con TY) A l acrzziri X U V L : lo stesso autore insiste sul gioco che c' in T t o i x t X o ? e T T o i x t X t a , che non avrebbe nessun significato, se non preludesse alla conclusione del T C O I X I X O V xocxv Tocu-iclov. N il paragone tra v o a ^ o c i a del corpo e dell'animo alieno alla mentalit di Democrito, se suo quel frammento in cui dice LaTpixY) u.v ...extu ,ax

7 oc v c o o ? x s T a i ,
2

00917; S e tj;u)(Y]V

Tta^oiv

9aipi-

7 a i ( ) . Ma sopra tutto interessante il paragone con le syyEiouc, x a a T x ^ o v a ? Tr^y?: la 7r7jy7] compare pure in un altro brano di quelli che abbiamo citato e in un contesto che vai la pena di esaminare. Che Plutarco, 477 A, sia di derivazione democritea sicuro dal confronto con B 1 7 1 : 8ai{i.oviY) o x v $oax.i)u:x.aiv

i ) Plutarchs
2

Schrift

iz. s -9-. cit.,

p.

27-28.

( ) B 31 D . ; il L o r t z i n g n o n a m m e t t e l ' a u t e n t i c i t d i questo frammento, riportato da Clemente Alessandrino, perch e s s o t o r n a i n f o r m a assai s i m i l e in u n a delle e p i s t o l e p s e u d o i p p o c r a t e e . V e d e r v i u n o dei m o l t i e l e m e n t i d i a t r i b i c i c h e s o n o filtrati i n q u e s t e l e t t e r e t u t t ' a l t r o ohe i m p o s s i b i l e , c o m e d'altra parte v e r o che non molti e generici sono gli elementi d e m o c r i t e i c h e a p p a i o n o i n esse. M a p u r v e r o c h e D e m o c r i t o era, n e l l ' e t di c o m p o s i z i o n e di q u e l l e l e t t e r e , a n c o r a c o n o s c i u t o e n o n s o l o a t t r a v e r s o g n o m o l o g i , se P a n e z i o n e l e g g e v a il izzp s & u u i r j ? ; c h e q u e s t a m a s s i m a , a p p u n t o p e r l a s u a g e n e r i c i t , g i u s t o u n a di q u e l l e c h e si a d a t t a v a n o b e n e a p e n e t r a r e i n u n o s c r i t t o di q u e l g e n e r e ; c h e i n E p i c u r o c o m p a r e lo s t e s s o p a r a g o n e (fr. 221 U s . ) a c c a n t o a l l a S-sparcela Tcat-iv (e dspaTreia v o c a b o l o c h e p r e s u p p o n e l ' e g u a g l i a n z a vcroi;TV.&OC,), s i c c h n o n a s s u r d o p e n s a r e x h e an-'he q u i il filosofo e l l e n i s t i c o sia s t a t o i n f l u e n z a t o d a l filosofo i o n i c o ; c h e infine la m a s s i m a p o t e v a s t a r e b e n i s s i m o nel Ttsp E&UU -/)?, c h e a n c h e u n a m e d i c i n a delle p a s s i o n i . C o n s i d e r a n d o t u t t o q u e s t o ,
non vedo r a g i o n i s o s t a n z i a l i per d i c h i a r a r e s p u r i o il f r a m m e n t o .

^ ox7 ]T7 ]piov S a t f j i o v o ? e il rapporto con Epicuro fr. 5 4 8 Us. (*) ci di maggior appoggio; il concetto nei tre autori lo stesso, ma qui la derivazione da Epicuro da escludere, perch e la yaXYivYj sono una coppia caratteristicamente democritea, specialmente per quel che riguarda il primo dei due termini. Come spesso, Epicuro ha fatto suo il concetto del suo predecessore, salvo mutare ci che gli conveniva, per cui alle immagini poetiche di e S i a e di y a Xyjvyj ha sostituito due termini pi positivamente concreti, s u S a i j x o v x a l [ x a x p i o v . Qui appunto il nostro testo trova che centro di questa serena placidit l'anima concetto gi riaffermato pi volte , ma l'anima
oixsl
oS v xa-9-apsuouo-a 7cpayu ,Ttov x a l p o u X e o u . T t o v
T O U (IOU
2

'
7

7tovY)po>v

che abbia

r)&oc, a T a p a ^ o v x a l u i a v T o v . I l Siefert ( ) con un certo entusiasmo calcola democritea quest'ultima espressione, che invece schiettamente stoica anche per quanto immediatamente segue: per Zenone Vr]d-oc, 7]] (3iou, cp 'yjc, a i ptipoc, T t p ^ e t c ; ( ) . Il pensiero di Democrito in proposito molto non doveva essere differente e ci doveva aver facilitato la fusione col concetto stoico ( ) ;
TTJV

uTjyyjv

(*) V e d i a n c h e 5 \ V. 81 e c f r . p a g . 5 6 . ( ) Op. cit., p . 36. P e r q u a n t o q u i i m m e d i a t a m e n t e s e g u e , v . l ' a c c e n n o d e l P o h l e n z , Philosophie u. Erlebnis in Senecas Dialogen, i n N. G. G., 1 9 4 1 , p . 1 9 6 . ( ) S. V. F., I , 203 A r n . S i n o t i p e r , c h e le 7cpeis s o n o q u i x a X a i , p r e n d e n d o m o l t o p r o b a b i l m e n t e colore dalla m a s s i m a c h e al . (. ; arc - T & V Ipytov yivovTai, ( 1 9 4 ) ; m a n o n escluso c h e c'entri a n c h e il c o n c e t t o d i x a X v c o m e a p p a r e i n P a n e z i o a t t r a v e r s o C i c e r o n e ( v . p e r es. off. i , , 4 , 1 3 - 1 4 ; f r . 98 v . S t r . ) . N o n i n s i s t o suH'sv#oua !,t87] x a l t X a p v , p e r c u i v. H i r z e l , art. cit., p . 3 7 5 , S i e f e r t , op. cit., p . 33 e R e i n h a r d t , Pascici, uh. Urspr. u. Entart., p . 45-47( ) Q u e s t o r i f i u t a il Siefert, op. cit., p . 36, n. 2, c o n u n semplice a b e r bei P l u t a r c h ist nicht a n ihn ( = Zenone) zu d e n k e n . A g l i S t o i c i a v e v a n o p e n s a t o i n v e c e il H e i n z . Rhein. Mus., 4 5 (1890), p . 1 5 0 , p e r v e d e r v i c o m e f r o n t e A r i s t o n e d i C h i o , e il P o h l e n z , Hermes g i c i t . , p . 2 8 5 . I l S i e f e r t n o n si a c c o r g e d i c a d e r e i n p a r z i a l e c o n t r a d d i z i o n e c o n se s t e s s o : a p . 35 a v e v a g i u s t a m e n t e p e n s a t o c h e i n 1 7 1 ?) olxyjTTrjptov
s 3 4

anzi, proprio quel TTYJYTJ che appare in una serie di passi di colorito e intonazioni democritei ( ) e che tutto fa ritenere sia democriteo, anche se non appare nei passi direttamente tramandati come di Democrito, doveva essere stato il punto di contatto tra i due concetti. Si legga ancora in Plutarco, 4 6 7 A , 816 TYJV 7rY)yyjv TYJC,
l

s&ufnac, v

OLTOIC,

oaav

Y)u,tv

xxa#-aiptou.v,

che

nuova conferma a quanto dicevamo fin ora, e vi si aggiunga T YJSECOC; ^T]V x a lAapcoc, ox Ic/ofrv ECTTIV,
A txacriv TovavTiov TjSovTjV x a
2

av&ptiiQc, X^P^

TOI? Tiep

aTv.

7rpyYjfrouc.

&o"rcp

T c r j y ^ ? TOU

( ), che fa ottimamente da ponte tra i testi succitati, presentando di nuovo il connubio dei due elementi democriteo e stoico. Ma chi poteva arrivare a fondere i due concetti e i due filosofi, Democrito e Zenone ? Certo non siamo di fronte a Plutarco, ma all'opera di uno stoico; tutto ci porta a vedere in lui Panezio, che, pur attingendo all'autore deH')i>u[xiYj, si sentiva troppo profondamente stoico per non completare secondo i dettami della sua scuola il concetto della sua fonte. Visto d'altro lato, come si leghino tra di loro i passi in cui si parla di 7t7]yy] non possibile altro che ammettere una loro unit, dovuta all'unica fonte cui si pu risalire per tutti, cio a Panezio. Mi si permetta ora di tornare un momento indietro a un passo gi trattato : in 5 0 0 D il nostro intimo appare chiamato da Democrito x a x c o v T a p u e i o v x a S-vjaapi7rpoo -Tiabjcn Sodu-ovoc; fosse u n a risposta a E r a c l i t o B 1 1 9 D . , i]&oq dcv&p>TV> 8a((xcov. I n f a t t i l a felicit p e r l ' A b d e r i t e&uuiy),che s t a d e n t r o di n o i : p e r c i nei beni d e l l o spirito, n o n nelle g r e g g i e n e l l ' o r o s t a l a f e l i c i t , p e r c h a b i t a z i o n e del d e m o n e l ' a n i m a ; si c r e a cos a l t e m p o s t e s s o u n l e g a m e g i e v i d e n t e nella c r e d e n z a p o p o l a r e t r a sSoapiovioc e il Saiu-tov c h e d e n t r o d i n o i . D a t o q u e s t o , n o n e f a c i l e c h e i m m a g i n e c i t a t a fosse di g i in D e m o c r i t o . ( ) V e d i n e a l c u n i in Siefert, op. ci/., p . 36. \-) P l u t . de viri, et vit. 1, 1 0 0 C .
]

cos pure x T Y J C , E &ou.iac. x a Sucr&ouiac, xotsi trovano nel nostro intimo secondo un altro dei passi che abbiamo sopra ampiamente citato, precisamente in 473B. Che si tratti di materiale democriteo per me sicuro: caratteristico l'uso dei vocaboli, caratteristico il pensiero di guardare in se stesso; vediamo anche che i due termini T a f A i E i o v e TTYJYTJ si equivalgono, non solo perch uno spiega l'altro in 500D, ma perch a questo concetto iniziale di 473B (con T a x i s t a ) risponde esattamente quello di 467A (con TCYjyy)). L a posizione quindi del Pohlenz, il quale crede che T a x i s t a provenga da Platone per via di quella citazione omerica che segue, v a capovolta (*). Non credo da parte mia che la citazione di Omero comparisse in Democrito, ma resto in dubbio se essa sia apparsa gi nella fonte di Plutarco o se sia di Plutarco stesso: Panezio e Plutarco sono entrambi o-xupw? cpiXoixXTcovs? e la cosa pu esser attribuita egualmente all'uno o all'altro. Comunque il T a x i s t a che h a sollecitato il ricordo del passo platonico attraverso il verso d'Omero. Superato questo punto e tolto il dubbio alla democriticit dell'espressione, interessante prosegui-; re e mettere a raffronto la figurazione degli O C V T J T O I con gli voY)[i,ovC; di Democrito, che T C O V Ttevrcov ma jueia pcYOVTai, x S 7rapvxa x a <7rep xcov> Tcapcp^vjfxvtov xp8acT pa v x a u.aX8uvoucnv,

[xa;

(( desiderano

(') L ' a f f e r . n i z i o a a del P o h l e n z in a p p a r a t o alla sua ediz i o n e , p . 20S, 2 4 ; egli p e n s a d i c o r r o b o r a r l a c o l r i s c o n t r o d i exil. 4, 600 C. E s i c u r o i n f a t t i c h e 600 d e r i v a d a l l e p a r o l e di P l a t o n e in resp. 3 7 Q D , d i c u i s v i l u p p a il t e s t o , c o l m e d e s i m o r i c h i a m o a d O m e r o e l a m e d e s i m a l e z i o n e ( 5 2 8 : x r j p u v iy.TtXeioi -v a $ X w v SebXaSv); cos p u r e l o Zebe, e i o v d i P l u t a r c o il ^ ? TJJJV Z e ? y a t - u v x a x w v d i P l a t o n e . M a c h e p r o p r i o d i l d e b b a v e n i r e , i n u n c o n t e s t o d e m o c r i t e o , q u e l ^ c h e c o m p a r e a n c h e i n u n f r a m m e n t o d i D e m o c r i t o "(B 1 4 9 g i v i s t o a p a g . 1 3 8 ) m i p a r e s i a t i r a r e u n p o ' l a c o s a p e r i c a p e l l i , a n c h e se P l u t a r c o sia, c o m ' , s c r i t tore t e n a c e delle proprie reminiscenze e frequente ripetitore d i frasi u n a v o l t a l e t t e .

ci che loro manca e lasciano andare ci che hanno presente, anche se pi vantaggioso di ci che passato ma ancora essi sono vittime ouv--ai , .\> e ? 9 p o v T i a i , che confermato da un altro frammento di Democrito: S?
97304 AYjU-xpiTo?, v a '^} 9povovT? v#-pto7roi
CTUVTVCO

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XXyjXoo?

pjjLTJ

& rcl ?

],1

crTca^vTS?

aXXo? X X a x f e v

rrpcxi? v i a T a v -

xai, gli uomini che. ogni giorno pensano a nuove cose, per la loro tendenza gli uni verso gli altri, come tirati da un cavo teso, sono spinti alle loro azioni chi qua chi l ( ). Ma anche il [ X V / J U - O V E U S I V , caratteristico dei 9 p v i ( x o t , ritorna in un passo gi citato ( 4 7 7 B ) , dove si dice che le x a X a rcp^si? hanno T T J V AVY]p.yjv YjSiova x a (SefiaioTpav T T J ? X-miSo?. Anche questo brano, dunque, da un lato colmo di elementi democritei, dall'altro si lega cos strettamente con i precedenti da formare un tutt'uno con essi. Veniamo ora a Seneca: il primo passo citato tutto basato sul concetto dell' aeguabilitas, dell 'io-ov, caro ad Aristotele e ai Peripatetici, e della [- cara a Democrito, in cui per Panezio consiste la ^ ; tale concetto Panezio chiaramente esprime nella massima che entrambi gli estremi sono nemici dichiarati dell 'euf o n i a . Nani ut adversas res, sic secundas immoderate ferre levitatis est, praeclaraque est aeguabilitas in omni vita et idem semper vultus eademque frons... Philippum quidem Macedonum regem rebus et gloria superalum a filio, facilitate et humanitate
2

(*) 2 0 2 ; cfr. P l u t . 4 6 6 C e a n c h e L u c r . 3, 1 0 5 . ( ) 1 5 8 ; n o n solo l e p a r o l e v a cp' rju.p7) ppovovxei; s o n o d i D e m o c r i t o , m a a n c h e le s e g u e n t i , c h e s o n o c o n t r o p r o d u c e n t i a g l i effetti d e l r a g i o n a m e n t o c h e s t a f a c e n d o P l u t a r c o , de lai. viv. 5, 1 1 2 9 E , i n q u e s t o p a s s o . M e n t r e c e r t o n o n d e m o c r i t e o , m a s t o i c o il TTJ ? )<; pu.7) ( a l l u s i o n e a l l a xoivtovCa v&p >T :<ov <; XXrjXoui;): D e m o c r i t o n o n pjxrj a v r e b b e d e t t o , m a x b y j c i c ; . P e r il c o n c e t t o c f r . a n c h e E p i c . fr. 4 9 1 e 4 9 4 U s .
2

video superiorem fuisse all'affermazione di Panezio presso Cicerone, risponde (anche pi chiaramente) Seneca nel nostro passo dando risalto alla contrapposizione dei due estremi: faciles etiam nos facere debemus... dummodo nos levitas, inimicissimum quieti vitium, non excipiat ( ). Si oppongono, dunque, pertinacia e levitas (stxouTrjc,) per trovare il giusto mezzo nella facilitas o exoTaoc ( ) ; per raggiungere questo equilibrio che
2
3

(*) C i c . off. i , 26, 9 0 ; il p a s s o s i c u r a m e n t e p a n e z i a n o , p e r c h l ' e s e m p i o d i S c i p i o n e c o n c u i p u r e si d i m o s t r a questoa s s u n t o r i p o r t a t o c o m e p r o p r i o di P a n e z i o (Panadio quickm... fr. 1 2 v . Str.)- O r a l ' e s e m p i o g i u o c a p r o p r i o s u l l a facilitas c h e i l r i m e d i o p r o p o s t o a l l a levitas p o c h e r i g h e p i s o t t o d e l t e s t o d a m e c i t a t o ; se p o i C i c e r o n e , a b b r e v i a n d o , h a t r a l a s c i a t o d i e s p r i m e r e il r a p p o r t o t r a aequabilitas e facilitas, l'omissione solo f o r m a l e , p e r c h il c o n c e t t o c h i a r o d a l c o n t e s t o . M a l e h a f a t t o il v a n S t r a a t e n a n o n r i p o r t a r e t r a i f r a m m e n t i d i P a n e z i o (e t r a i p i s i g n i f i c a t i v i , t a l e c h e l a p r e s e n z a n e l l a r a c c o l t a di 1, 3 1 , n i = fr. 97 n o n r e n d e a f f a t t o s u p e r f l u o q u e s t o nostro paragrafo) a n c h e questo i n s e g n a m e n t o sulla c o n d o t t a d a t e n e r s i n e l l a v i t a . Q u a n t o a l l ' e s e m p i o di F i l i p p o e A l e s s a n d r o , r i t e n g o c h e c o n esso P a n e z i o m e t t e s s e i m p l i c i t a m e n t e i n c o n t r a p p o s i z i o n e il s u o c o n c e t t o di [ x e y a X o ^ o x i a c o n q u e l l o p e r i p a t e t i c o (per q u e s t o , v e d i K n o c h e , Magnitudo animi, in Philol. S p b . 27, 3 (1935), s p e c i a l m e n t e p p . 30 s g g . ) , c o m e m e g l i o a p p a r e d a l l ' a l t r o e s e m p i o in c u i s o n o c o n t r a p p o s t i F i l i p p o e A l e s s a n d r o (off. 2, 1 5 , 53), c o n il p r e c i s o t e r m i n e di b i a s i m o largitorem, p e r c u i v e d i K n o c h e , art. cit. S i v e d a a n c h e S t r o u x , Die stoische Beurteilung Alexanders des Grossen, in Philol. 88 (1933), 233-36, il q u a l e , p e r , si s b a g l i a q u a n d o i n t e n d e facilitas T 7tpov (p.235), e il m i o a r t . Plut., Panezio e il giudizio su Alessandro Magno in Acme, 5 (1952), p . 451 s g g . ( ) S e n . tranq. an. 1 4 , 1 A n c h e il faciles etiam nos facere debemus eie. t r o v a r i s p o n d e n z a i n C i c . off. 1, 33, 1 2 0 : is (il c o e r e n t e ) constantiam teneat... nisi forte se intellexerit errasse in deligendo genere vitae, il c h e p u c a p i t a r e ; i n t a l c a s o morum institutorumque... mutationem si tempora acliuvabunt facilius commodiusque faciemus; sin minus, sensim erit pedetemptimque facienda. ( ) Cos P l u t a r c o , tranq. an. 466 D , d i r T o i a T - y j v 6 Xoyiau,<; e x o X i a v x a l u.Ta{3oXrjv (Sen. e C i c . mutationes) syyevu,evo(; rzoizl Ttpq sxaaTOv (3tov, e s e m p l i f i c a n d o c o n i d u e o p p o s t i , cio A l e s s a n d r o c h e p i a n g e di f r o n t e a l l ' i n f i n i t dei m o n d i , lui c h e n e p p u r e di u n o s i g n o r e , e C r a t e t e c h e c o n b i s a c c i a e m a n t e l l o TcaiC^cov x a l yeXtov tooTcep v opxT) Ttji S I S T S X S C T E (gli e s e m p i s o n o p l u t a r c h e i ) . A n c h e P a n e z i o (fr. 1 2 v . Str.) p e n s a c h e b i s o g n a c o n d u r r e g l i u o m i n i sfrenati (effrenatos) tamquam in gyrum, rationis et doctrinae, p e r r e n d e r l i faciliores (il p a r a g o n e c o n i c a v a l l i , o n d e gyrum).
2 3

Seneca trova la necessit di ritrarsi in s: il vecchio tema che ormai sappiamo esser democriteo e paneziano. Anche Plutarco lo riporta con parole che ricordano il se gaudeat di Seneca, in uno scritto appartenente al gruppo del Hep E f u u u a ? : kz\ s a u x o u ? ? i&i^U.EVOV X a u ^ v e i v ( ). Cos sua suspiciat vicino a auTv s7T !,crxo7r Lv xat, x a f a u T o v ( ): cos ad etiam adversa benigne interpretetur risponde oi <ppvi(xot...7c
1 2

T C O V Sucr^spso-TTCov xa, XP^Q ^


0 4 0 7

7toXXxt,?

7cpay(jiTtov OIXELOV
3

TI

( ); a reoedat quantum potest ab alienis et sibi adplicet corrisponde o U.YJV XX's7tt, 7cp? ? [i.XXov Y J ? ? 'a T o t ? Xau.(3voua4 (BeXxspia? sficrjjLefa t/Tjv ( ).
4

Ora questi concetti non sono fondamentali solo in questa forma di etica eutimistica, ma anche nel e p l x a f - Y ) x o v T o ? , che la sua maggiore opera etica, Panezio ci insegna come abbiamo gi visto la necessit di seguire la nostra natura personale, di ritrovare la u.oX o y t a in noi stessi, ut, etiamsi sint alia graviora atque meliora, tamen nos studia nostra <noslrae> naturae regula metiamur ( ) ; cio admodumtenenda sunt sua cuique non vitiosa, sed tamen propria, ed quello che Seneca nel suo stile breve e fratto dice con recedat quantum potest ab alienis (anche se essi sono pi degni e migliori, aggiunge Panezio) et se sibi adplicet. A modo di sin5

i ) P l u t . prof, in viri, i o , 8 1 B . Si t r a t t a d ' u n a c i t a z i o n e di D e m o c r i t o ( B 1 4 6 D . ) . ( ) P l u t . tranq. an. 1 0 , 4 7 0 B . ' E T T i a x o r o i ; n o n d i s, m a d e g l i a l t r i i n v e c e il s a g g i o d e l l a d i a t r i b a ( N o r d e n , Beitr. z. Gesch. der griech. Philosophie i n Jahrb. Sappi. 19, p. 377 s g g . , s p e c i e p . 3 7 8 , n. 1 ) . ( ) id. 5, 4 6 7 C ; cfr. exit. 5, 600 D ; g i S i e f e r t , op. cit., p . 5 3 ; P o h l e n z , N. G. G., 1 9 4 1 , p . 2 2 6 , n. 2. (*) Tranq. an. 1 1 , 4 7 1 A . A n c h e P l u t a r c o , del resto, c o n c l u d e i suoi e s e m p i s u l l ' e x o X i a i n v i t a n d o a p u r i f i c a r e x ^ v 7TY]Y7]V TY }? e$upuoc<; Iv OLTOIC, OCTOCV TJ[JV (467 A ; cfr. p . 1 4 6 ) . ( ) C i c . off. 1 , 3 1 , n o ; fr. 9 7 v . S t r . P e r q u e s t o t e m a e p e r l e b a s i su c u i P a n e z i o l o p o g g i a , cfr. p a g . i i 4 ( e n. 2) e c a p . I l i , p a g g . 225-228.
a 3 5

tesi Panezio (sempre attraverso Cicerone) afferma: omnino si quicquam est decorum, nihil est profecto magis quam a e q abili t a s universae vitae, tum singularum actionum, quam conservare non possis, si ali rum n a tur a m i mi t ans omitas tua m E come se non bastasse, poco pi oltre aggiunge: expender oportebit quid quisque habeat sui eaque moderan velie experiri quam se aliena deceant; id enim maxime quemque decet, quod est cuiusque maxime <suum>: Suum quisque igitur noscat ingenium acremque se et honorum et vitiorum suorum iudicem praebeat ( ). Queste affermazioni paneziane del De officiis non collimano in tutto e per tutto con le diciture senecane, che si riferiscono a una vera e propria introspezione che isola l'individuo dal mondo; ma certo vera anche qui quella distinzione posta dal Siefert, e da noi pi sopra ricordata, tra l'opera rivolta all'uomo politico e quella rivolta all'uomo privato, che cerca semplicemente il suo miglioramento interiore. appunto la posizione nuova dello stoicismo di Panezio: chi legge infatti le righe di Seneca poco sopra citate, vi ritrover spunti stoici, come in quel sibi confidai, se gaudeat; ma diffcilmente riuscir a trovarvi delle dottrine dello stoicismo antico. ben vero che Epitteto dice: * 4
2

eco

ox

n'\Loi'

7rpoaipvjcnc.

rc'u-oi.

^YJTYJCTCO

{iolc,'. ' E v Se T O L C , aXXoTpiot? .7)87 ' y a f v vo []? \ir x a xv, Di' : "i beni esterni non dipendono da me; la libera scelta dipende s da me. Dove cercher il bene e il male? Nell'intimo di ci che mio". Ma per ci che ti estraneo (cfr. in Seneca aliena, in Cicerone-Panezio aliorum naturam) non usar mai i termini di bene e di
a y a f v x a x v ; e ) ev .

xcd

v.

(*) id. 3 1 , n i ; q u i f i n i s c e il fr. 97 del v . S t r a a t e n . ( ) id. 3 1 , 1 1 3 - 1 4 ; il p a s s o m a n c a t r a i f r a m m e n t i Straaten.


2

del

male ( ) ; ma non c' chi non veda che sotto il manto della locuzione stoica (come zn u,cn, npoai?r aic,) il pensiero non ha nulla a che fare con quello stoicismo antico, con cui normalmente Epitteto legato. Si tratta di un tema nuovo che appare per la prima volta e gi in tutta la sua ampiezza, in bocca all'avo dell'illustre amico di Panezio: affermava Scipione niimquam se minus otiosum esse, quam cum otiosus, nec minus solum, quam cum solus esset ( ). Quindi dal I sec. av. Cr., fuggevolmente accennato da Davo ( ), ripreso da Persio col suo Tecum habita ( ), giunge fino a Seneca che lo sviluppa ampiamente : multimi et in se recede ndum est, e ancora in se redeundum est ( ). A b biamo detto che il motivo del ritiro in se stessi (tic, o c u r v v a / c o p s t v ) si fa sentire notevolmente in Marco Aurelio: quando si vuole, ci si pu raccogliere in se stessi e in nessun luogo l'uomo si ritira pi quietamente e con meno fastidi ( o o - s 7]eruy ic-repov GOTE 7 r p a Y [ x o v < 7 T s p o v ) che nella propria anima, specie per chi abbia nel suo intimo tali beni, ze, a zyx\)^iy.c v
t

(') E p i c t . diss. 2, 5, 4 - 5 ; cfr. 1, 29, 4 T O T O V T V vu,ov TO-etxsv x a l 91QCIV "et T I ya-9-v 9-Xeic, r.y.z G e a ' j T O U lifiz". C o s p u r e 3, 22, 38 (v uu,Tv). ( ) C i c . off. 3, 1 , 1 . S o t t o f o r m a s i m i l e l a s t e s s a m a s s i m a in resp. 1, 2 7 : nunquam se plus agere, quam cum nhil ageret, eie. Il t e m a del seemn loqiti m e r i t a un p i a m p i o s t u d i o . () Hor. semi. 2, 7, 1 1 2 : non horam tecum esse potes. 11 t e m a , d u n q u e , era g i p a s s a t o nel p a t r i m o n i o d e l l a p r e d i c a z i o n e p o p o l a r e , o O r a z i o lo t r o v a , c o m ' in r e a l t , n o n d i s simile dal m a t e r i a l e d i a t r i b i c o ? P e r q u a n t o so, l o s v o l g e r s i del t e m a non t a l e d a p o t e r n e f a r e u n o di q u e l l i d i a t r i b i c i : n o n c o m p a r e a d es. in D i o n e C r i s o s t o m o , c h e d e l l a d i a t r i b a c i n i c i z z a n t e un s e g u a c e a t t e n t o . M a n o n si t r a t t a d e l l ' u n i c o c a s o , in c u i e l e m e n t i p a n e z i a n i c o m p a i o n o in O r a z i o .
2 3

(') P e r s . sai. 4, 5 2 ; v e d i a n c h e il v . 2 3 : ut verno in scse temptat descendere, a c u i si p u a v v i c i n a r e S e n . tranq. an. 1 , 1 inquirenti mihi in me ite., se q u i n o n si i n s i n u a anche l ' e s a m e di c o s c i e n z a , c h e h a u n a s u a p r o p r i a storia. Si a g g i u n g a a n c o r a sai. 1 , 7 nec te quaesiveris evira. () Sen. tranq. an. 1 7 , 3 ; noi. qitacst. 4a, frettf. 20; c f t . e pisi. I,I \v indie a te Ubi); 2 , 1 ; brev. vii. 2,4. V e d i anche- q u a n r o si dir a p a g g . 266 e 2 7 1 .
5

Tcay) suu-apeta e a r ? y t v s T a i . E svSov 73 TTTjyyj v


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x a pu.7) x a t v ' pi

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x a 'xxXtcrt.*; IvSov

( ) : che anzi nulla

sventurato di chi v a tutt'attorno per ogni dove e " le viscere della terra (come dice il poeta) scruta " e cerca di conoscere attraverso sintomi ci che nell'anima di chi ha vicino, senza accorgersi ozi p x s i rcp?
u.v<p
T)

svSov s a u T o u Saifxovt, e l v a t x a
3

TOUTOV

yvYjcuco?-

f pa7T U!,v
x

( ) . Compaiono s i termini crisippei (manon

( ) M . A n t . 4, 3, 2 (su q u e s t o p a s s o t o r n e r e m o p i o l t r e cfr. p . 2 4 1 , n. 2 ); 7 , 59- M a r c o A u r e l i o a g g i u n g e T T , V 8 eu,peiocv oSv aXXo Xyto 7) s x o a u a a v ; l a s p i e g a z i o n e i n t e ressante: ci d i m o s t r a c o m e D e m o c r i t o n o n sia p i assolutam e n t e p r e s e n t e e n o n c i si p o t e v a a t t e n d e r e c h e fosse a l t r i m e n t i i n q u e s t e espressioni, c h e i n u l t i m a a n a l i s i risalgono* a l u i . I n f a t t i c h i a r e n d o [i.peia c o n , M a r c o m o s t r a d i p a r t i r e n e l l a s u a i n t e p r e t a z i o n e d a l decorum di Panezio, c h e si b a s a a p p u n t o s u l c o n c e t t o d i e x o a u i a ( C i c . off. 1 , 3 1 , 1 1 0 ; 33, 1 2 0 ) . S i n o t i c h e i n 7 , 5 9 c o r r e z i o n e delloS c h u l t z p e r l o a x i r e d i A ; il c o d . T h a (, m a s i t r a t t a forse d i b e l t e n t a t i v o d i c o r r e z i o n e d a p a r t e d e l l o X y l a n d e r , ( d o v u t o a l c o n f r o n t o c o n 6,3) c h e b a s s u q u e l c o d i c e , o r a p e r d u t o , l a s u a e d i z i o n e . P u r e u n t e n t a t i v o d e l g e n e r e oxrcei. del c o d . D . L o u n t e r m i n e c h e v a r i a il t e m a t r a d i z i o n a l e d e l l a r i c e r c a i n se stessi (del r e s t o a v v i c i n a b i l e a l l ' m sese... descendere d i P e r s i o ) e p r e a n n u n c i a l a c o n c l u s i o n e della massima. ( ) M . A n t . 8, 2 8 , 2. ( ) M . A n t . 2 , 1 3 . L a c o n c e z i o n e p a n e z i a n a filtrata a t t r a v e r s o P o s i d o n i o ; a c o n f r o n t o c o n - o G TcvTa xuxXa> 7Tspipxojxvou si m e t t a S e n . brev. vii. 1 4 , 3 (qui per officia discursant) cos p u r e l'interessarsi dei fatti [altrui
2 3

t o r n a spesso n e l de brevitate

vitae e nel de tranquillitate

animi.

Q u a n t o a l l ' a p p a r i r e in q u e s t o c o n t e s t o d e l Sa.iy.tuv c h e d e n t r o di n o i , o l t r e a r i c o r d a r e D e m o c r i t o ( B 1 7 1 ) ^ oxv]T7)piov Soau-ovoc; e q u a n t o d e t t o a p . 1 1 4 , n. 2, f a c c i o n o t a r e c o m e il n o s t r o p a s s o s i a u n a c o n f e r m a d i q u e l l o c h e l s o s t e n e v o , c h e cio 5". V. F. I I I , 4 n o n sia a f f a t t o f r a m m e n t o d a a t t r i b u i r e a C r i s i p p o . S u l l o s t e s s o p i a n o E p i c t . diss. 1 , 1 4 , 1 2 - 1 4 , d o v e p u r e si p a r l a d i u n 8ouu.cov c h e v e g l i a su d i n o i e n o n c i l a s c i a n e p p u r e nelle t e n e b r e , n e p p u r e q u a n d o s i a m o soli. 11 t o n o m i s t i c o d i q u e s t o p a s s o n o n ci p e r m e t t e d i v e d e r c i d i r e t t a m e n t e u n a p p o r t o p a n e z i a n o : esso p a s s a t o a t t r a v e r s o l ' e s p e r i e n z a d i P o s i d o n i o (cfr. W e n d l a n d , op. cit. p . 1 3 4 - 3 5 ; Z e l l e r op. il. I I P , 1 , 3 1 9 n. 2 ; T h e i l e r , Marc Aurei, Ziirich, 1 9 5 1 , p . 3 1 0 ) . N e l l ' e s p r e s s i o n e di M a r c o A u r e l i o evSov Sociu,ovi

soltanto crisippei) ]-), r c p y n c o v , ma accanto c' il vecchio vocabolo democriteo d e l l ' e n p e i a e ritorna Yzlc, a u T v , l ' e v S o v , la ) y a & o u ( ), con lo stesso paragone che compare, come gi osservato, in Plutarco, per cui essa non alla superficie, ma s y y e i o ? . Questo concetto, che non ha pi una forma solo filosofica, ma si diffonde per il mondo culturale e che con un valore mistico ed evangelico tutto diverso scender fino al Noli foras exire, in te ipsum redi di Agostino, non pu aver avuto origine, per lo stesso ambiente delle sue risonanze, che in un autore stoico; il quale certo lo ha attinto a Democrito ( ), ma lo ha fatto suo con
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possibile v e d e r e un s o m m a r s i dell' evSov p a n e z i a n o c o n la d o t t r i n a d e m o n o l o g i c a di P o s i d o n i o (gi in P l u t . tranq. an. i o , 470 D u -veov T V a u x o u 8 a i u . o v a , c f r . a n c h e M . A n t . 5, 2 7 ) : a m i o p a r e r e , del r e s t o , l'influsso di P o s i d o n i o sar d a v e d e r s i a n c h e n e l l ' i n s i s t e n z a c o n c i l i q u e s t o Sodu-tov si p r e s e n t a i n M . A u r e l i o ( c o m e q u i , 3, 1 2 , n ; e inoltre 3, 3, 6; 3, 7, 2 ; 3, 6, 4, 5, 2 7 ; 2, 1 7 , 4; 3, 6, 2 e t ) ; q u e s t a t e o r i a del Saiu,cov a p p a r i v a a n c h e in P l a t o n e . (Tim.goa.). C h e q u i l a c i t a z i o n e di P i n d a r o (fr. 2 4 9 T u r y n ) sia d e r i v a t a a t t r a v e r s o P l a t o n e (Theaet. 1 7 3 e) n o n si p u dire c o n c e r t e z z a sia p e r c h d a l l ' i n d i c a r e il filosofo ( c o m e i n P l a t o n e ) l'espressione p a s s a t a a i n d i c a r e g l i occupali, sia p e r c h essa come ci t e s t i m o n i a M a c a r i u s C h r y s o c e p h . 8,5 ( = Paroemiogr. Gr. I I , 2 1 4 , ^ 9 e r a p a s s a t a a p r o v e r b i o TCI T G W TroXu7rpay ;j.voiv. interessante i n v e c e v e d e r e c o m e il s e g u i t o del p e n s i e r o d i M a r c o A u r e l i o c o n t i n u i a d essere p a n e z i a n o : s p a i c e l a 8 a o x o u (cfr. S e n . tranq. an. 1 , 1 7 ; 2, 5, p e r q u a n t o si t r a t t i di espressione n o r m a l i s s i m a ) x a - a p v Tt-9-ouc; S c a T T j p e c v (stoico) x a l slxaiT7)Tt><; (Sen. tranq. an. 2, 6; 1 4 , 1 c o n t r o la levitas) x a l 8u<japeaT7]CTecD<; (Sen. tranq. an. 2 , 6 ; 1 2 , 2 ; 1 5 , 1 c o n t r o la tristitia &uuia) T7j? rcpbc, x e x & e t o v x a v&pcnrcov y v u , e v a (Sen. tranq. an. 16,1 e 15,1). (*) C f r . D e m . JB 223 D . rccu napzari eu.apa >s axsp (x^-frou x a xaXai7rcopir]<;.. ; B 1 4 9 v 8 c r a u x v voC^rj? E V S O & S V . P e r TCYJYT) cfr. la t r a t t a z i o n e p r e c e d e n t e . " E v S o v c o n lo s t e s s o s e n s o r i t o r n a i n 1 0 , 38, in 3, 3,5 e a l t r o v e : cfr. ecco fiXns i n 6,3. M a c o n i d e n t i c o v a l o r e r i t r o v i a m o le a l t r e espressioni c h e gi conosciamo: x p e i x x v T I xa S a i u - o v i c o T e p o v )( ^ c r a u x e o (12, 1 9 ) ; 7tvi,T>i. tiq auTv (6, 1 1 ) ; eie, auT o u a T p a 9 v (8, 48); s i i ; a a u T v a u v s i X o u (27,28).
e I , v

() O l t r e q u a n t o d e t t o s o p r a , n o t a lo s t e s s o c o n c e t t o d e f l u i t o in E p i c u r o , fr. 209 U s . , c i t a t o d a S e n e c a , epist. 25,6 (vedi pag. 51).

una personalit cos forte da dargli quella nuova veste "moderna", che ne fece il successo nei secoli successivi. U n concetto del genere non poteva nascere altro che da Panezio, dall'autore del ITepl sf uuia? e infatti anche il suo ITsp X<X&YJXOVTO? ci indica gli elementi fondamentali da cui esso si sviluppato. Aggiungo che il motto dell'Africano maggiore assume per Cicerone un significato diverso da quello che certamente aveva avuto in origine proprio perch vi si riflette l'atmosfera etica e spirituale che un cos grande maestro aveva saputo creare attorno a s nel circolo del nipote adottivo dello Scipione di Zama, Scipione Emiliano, uomo davvero degno di essere la figura ideale che Panezio, dignus Ma familiaritate, vedeva davanti a s, come l'unico che da lui avesse appreso quella geschlos-

i) C i c e r o n e d i c h i a r a di a v e r a t t i n t o l a f r a s e di S c i p i o n e d a u n o s c r i t t o di C a t o n e [off. 3, 1, 1 scripsit Caio); [Plut.], apophth. 1 9 6 B , d i c e c h e S c i p i o n e , q u a n d o , s t a n c o delle p u b b l i c h e a t t i v i t , si r i p o s a v a n e g l i s v a g h i (v yp[i.\ia.csi S i a r p t Troionsvo?), d i c e v a TTTE o^oX^oi, TCXetova 7rpxTetv: e q u i di c e r t o l a f o n t e n o n e C a t o n e ; d a S e n e c a , tranq. an. 1 7 , 4 , s a p p i a m o c h e il s u o s v a g o c o n s i s t e v a nel tripudium dignitoso dei m a g g i o r i . C r e d o c h e si p o s s a r i t e n e r e c h e il s e n s o del m o t t o s c i p i o n i a n o in C a t o n e fosse a p p u n t o q u e l l o di un r i p o s o n e c e s s a r i o p e r r i c o s t r u i r e le f o r z e spese, t a n t o p i c h e C a t o n e , sec o n d o la t e s t i m o n i a n z a d i C o l u m e l l a ( 1 1 , 1 ) , a q u e s t o otium

era c o n t r a r i o : nihil

agendo

homines

male

agere discunt.

M a il

s e n s o c h e C i c e r o n e gli d c o m e a p p a r e d a off. 3, 1 , 1

(magnifica

vox... quae declorai illuni et in otio de negotiis cogitare et in solitudine seenni loqui solitimi) g i nella sfera di u n a t r a d i z i o ne p i n o b i l e , c h e r i e n t r a nel c o n c e t t o ( p a n e z i a n o ) della animi re-

missio

( Sen. tranq. an. 1 7 , 5 e P o h l e n z , Antikes

Fuhrertum,

p. 66-

-67). R i c o r d o , e il f a t t o p u s e r v i r e a m o s t r a r e le figure d e g l i S c i p i o n i si s i a n o v e n u t e f o n d e n d o in un c o m p l e s s o u n i t a r i o p r e s s o la t r a d i z i o n e p o s t e r i o r e , c h e l o s t e s s o c o n c e t t o p e r c u i

oti fructus

est non contentio

animi,

sed relaxatio

compare con

l ' e s e m p i o q u e s t a v o l t a di S c i p i o n e E m i l i a n o e di L e l i o , c h e a v e v a n o l ' a b i t u d i n e di s t a r s e n e in c a m p a g n a (rusticari) e di t o r n a r e a d esser r a g a z z i (Cic. de or. 2., 6, 2 2 ; a g g i u n g i H o r . semi. 2, 1, 7 1 - 7 4 ) . C i n u l l a t o g l i e a l l a r e a l t dei f a t t i , m a l a s c i a v e d e r e c o m e f a c e s s e p a r t e di q u e l l a c e r c h i a c u l t u r a l e q u e s t o a t t e g g i a m e n t o caratteristico.

sene Weltanschauung , di cui fu il primo tra i R o mani a sentire il bisogno Altro concetto che appariva sicuramente in Panezio ci danno infine le poche righe che seguono l'aneddoto di Zenone: non dice Cicerone che quidam ho mi ne s severi et graves nec principum mores ferre potuerunt vixeruntque nonnulli in agris delectati re sua familiari ( )? Ora Plutarco ci presenta gli stessi motivi nel linguaggio colorito e concreto della diatriba; e il passo rincalzato da un altro luogo plutarcheo: Anche noi, dunque, quando sentiamo dire da qualcuno com' dappoco e penosa la nostra condizione, u.7] u 7 c a T e u v T w v [ir^'z-i2

Tpo7TuvTCov, TCpynaTa x a

CABOTI SL7CLV C^XCOT?

"Xau.7tp

Ta

xa &-'7 ][xa<;

fioc,' o ~ p o a a t TOU[AV, o x x f o c p o p O U U , S V , O X0XaXU0(jLv" ( ); lo stesso '^Eo-Tc che precedeva l'esempio di Zenone riappare qui e infatti si tratta dello stesso 9 a p ; j i a x o v per lo stesso male. Cos pure ritroviamo il concetto anche nel Uzpl c p o y Y J ? , con altre parole, ma con lo stesso valore: XX [ A T ] V ^ " o x a p y o u x v o8
r \xov
t
3 T

^ouXuou.v o S ' y c o v o f T o o u .

"

v T t f e ? T "o

ory-cn-

^ o j j i e v , oS'vaXiaxo [X v oS 7rpoo "Y ]pT7 )[X fa f p a i c 7 ) y s -

Il ncciolo del concetto sempre quello che appare in Cicerone cos sinteticamente espresso ; ma Plutarco ce lo d in forma pi ricca di particolari, di esempi, di colori c certo Panezio nel I l p l e f u ^ i a c dov scru-vo?" (M C f r . C i c . fui. 4 , 9, 2 3 ; fr. 1 0 v . S t r . c P o h l e n z , Die 1, 2 6 1 . ( ) C i c . off. 1, 20, 69 e PI ut. iranq. an. 6, 4 6 7 D . ( ) P l u t . tranq. an. 1 0 , 4 7 0 F - 4 7 1 A . ( ) P l u t . exit. 12, 6 0 4 B ; cfr. a n c h e l ' T u p a y ^ v c o c v r , a u x t a x a T o i x s v e q u e l c h e p r e c e d e i n exit. 9, 6 0 2 E . C o n s i m i l e a n c h e l ' a t t e g g i a m e n t o d i S e n e c a in tranq. an. 3,2 ( A t e n o u o r o ) e in brev. vit. 1 8 , 1 e 6; 20, 2 ; g l i e l e m e n t i c h e a p p a i o n o nel c o m p l e s s o d i q u e s t i p a s s i ci l a s c i a n o m o l t o d u b i t o s i c h e q u i si t r a t t i d i t e m i i n t e r a m e n t e d i a t r i b i c i ( A . O l t r a m a r e , Les crigines de la diatribe romaine, L a u s a n n e , 1926, p. 285), a n c h e se infiltrazioni d i a t r i b i c o - r e t o r i c h e s o n o e v i d e n t i , s p e c i a l m e n t e d a l p u n t o di vista formale. Stoa,
2 3 4

virsi di uno stile pi fiorito che nel Ilept. xa &vjxovTo?, i cui scopi erano meno pratici : non si creda con ci che io pensi di ritrovare nello stilizzazione di Plutarco il testo di Panezio, anche se il tono dell'esemplificazione ci chiarisce l'atteggiamento del filosofo stoico. Possiamo ancora far risalire a Panezio la definizione dell'eufujiia quale essa appare in Seneca; due passi ci danno un unico concetto: ergo quaerimus quomodo animus semper aequali secundoque cursu eat propitiusque sibi sii et sua laetus aspiciat et hoc gaudium non interrumpai, sed placido statu maneat nec adtollens se nec deprir mens. Considerandum est utrum natura tua agendis rebus an otioso studio contemplationique aptior sii et eo indir nandum quo te vis ingenii per et ( ). Come al solito si fondono elementi stoici e democritei: cos sicuramente ad animus semper aequali secondoque cursu eat corrisponde la stoica supoia fUou ( ), mentre a placido statu maneat risponde l'eo -Ta &si.a democritea ( ) ; cos pure democriteo il sua laetus aspiciat, come abbiam visto per il precedente se gaudeat ( ). Ma nec attollens se unquam nec deprimens la forma in cui
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(*) S e n . tranq. an. 2, 4 ; 7, 2 : m a q u e s t ' u . t i m o p a s s o c e r t o fuori della s u a l o g i c a c o l l o c a z i o n e ; v . l a n o t a di L . C a s t i g l i o n i i n a p p a r a t o a l l a s u a e d i z i o n e ( P a r a v i a , 1948) e q u a n t o d i s c u t i a m o p i o l t r e (cap. I l i , p . 244 n. 1 ) . ( ) Cfr. 5". V. F. I, 184 p e r Z e n o n e e I, 554 p e r C l e a n t e ; si n o t i a n c o r a l ' a c c o p p i a m e n t o e u p o i a x a l rcD -eia, I I I , 1 4 4 . E f o r m u l a c h e r i t o r n a i n S e n e c a , const. sap. 8,2. P e r l a fusione d e i c o n c e t t i di s o p o i a e di e ^ u u i a , cfr. E p i c t . p . 406, 6 S c h . ( ) Cfr. p o c o p i s o p r a (2,3) hanc stabilem animi Graeci sedem euthymian vocant. C h e C i c e r o n e , fin. 5, 29, 87, d i c a ille summum bonum s -9-uu .iav et saepe &au.[3iav appellai, id est animum terrore liberum n o n v u o l dire c h e la s u a s p i e g a z i o n e sia v e n a t a di e p i c u r e i s m o (Siefert, op. cit., p . 5, n. 1 ) , m a s o l o c h e r e n d e l a c o p p i a et -ouia T\ 9-au .[ia, m e n t r e S e n e c a r e n d e l a c o p p i a e & u u i a y\ e c j T & E i a . (*) I l c o n c e t t o n o n v a c o n f u s o c o n il t e m a d i a t r i b i c o d e l l a Sta<popta, c h e c o s a d i v e r s a . A l f r . B 1 4 6 D . si a g g i u n g a B 1 9 4 D . , a l u,eY<xXai -xptyzic, arc TOJ & e a & a t x x a X x & v a p y w v y t v o v x a t e q u a n t o o s s e r v a il Siefert, op. cit., p . 34, l" p r o p o s i t o .
2 3

Panezio applica l'i'aov democriteo; si veda Cicerone, che condanna appunto il suo contrario: sunt enim qui in rebus contrariis parum sibi constent, e cio voluptatem severissime contemnant, in dolore sint molliores, gloriam neglegant, frangantur infamia; atque ea quidem non satis constanter ('). L'espressione anneana ricompare, in una forma sintetica pari a quella dell'autore romano, con un sapore di y v c ^ y ] , nell'opuscolo plutarcheo: TO; u.v otTS^vou? x a l voTjTou? rcsp TV p i o v . . . *) u-v e T U ^ i a , !. 8z S u a x u y t a , T a p a T T o v T a i S 'u7c'u,cpoxpcov, f/,aXXov "'' a T c o v sv f x c p o T p o ! . ? ( ). Anche il concetto eo inclinandum quo te vis ingenti feret, oltre all'idea di sceglier la vita pi adatta a se stessi, proprio di Panezio e corrisponde alla sua interpretazione del {xoXoyou[j .vco? TY) cpo-et 9jv di Zenone e Cleante: c^yjv ? S s S o ^ v a ? /]{/.tv x 9Uo-(o? a<pop[Aa?. Infatti, come abbiamo visto, non ci si deve opporre alla natura propria dell'essere umano, ma, salva questa, necessario che propriam nostrani sequamur e che studia nostrae naturae regula metiamur ( ). Ma quale era la posizione di Panezio nei riguardi di Democrito ? Certo non possiamo attenderci da un filosofo di personalit cos spiccata l'accettazione materiale e totale delle idee del maestro d'Abdera; e ci
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(*) C i c . off. i , 2 i , 7 1 ; a n c h e se il v a n S t r a a t e n non m e t t e il p a s s o t r a i f r a m m e n t i di P a n e z i o , ci g a r a n t i s c e l a s u a o r i g i n e il f a t t o c h e in esso si a c c e n n a a d u e dei d i f e t t i c o n t r o c u i p i c a r a t t e r i s t i c a m e n t e s c e n d e in g u e r r a il N o s t r o , cpt.X7)8ovta e cpiXoSo^oc. () P i ut. tranq. an. 5, 467 B . Il p a s s o i n t e r e s s a n t e : si n o t i n o fianco a fianco q u e i r r x v o u q , c h e a l l u d e a l l a s t o i c a TSX l P ' ^ filosofia, e q u e l l ' vorjToui; dal c a r a t t e r i s t i c o t o n o d e m o c r i t e o . V a l e la p e n a di c i t a r e a n c h e le parole c h e t e r m i n a n o la f r a s e : x a oy *?JTTOV v rolq Xeyopivoi!; .ya.&o'ic,. C a r a t t e r i s t i c o di P a n e z i o , c o m e a b b i a m v i s t o , q u e s t o r i t r o v a r e in noi stessi l ' o r i g i n e del b e n e e del m a l e . ( ) C i c . off. 1, 3 1 , n o g i cit. P e r il p a s s o di S e n e c a , v e d i a n c h e c a p . I l i , p a g . 244, e n. 2.
2 vr O U 3

ancora pi inverosimile, se si pensa alla diversit di scuola e ancor pi alla diversit dei tempi. Abbiamo visto, d'altronde, che la definizione stessa di s & u u i a presentava un confluire di elementi democritei e stoici amalgamati nella concezione paneziana del TXO?. Ora qualche cosa ci possono dire su questo punto Plutarco e Seneca e fors'anche Cicerone. Mentre Plutarco apre la sua trattazione con la citazione di Democrito (B 3 D.), questo stesso passo appare invece in Seneca quando gi l'esposizione sta volgendo alla fine ( 1 3 , 1 ) : qual dei due riproduca la disposizione di Panezio forse vano cercare, tanto pi che gi Atenodoro poteva aver mutato la disposizione originale. N l'uno, n l'altro dei nostri autori s'accontenta di esporre la massima di Democrito con cui, se prestiamo fede a Seneca, s'iniziava il suo Ilepl s &utjUY]? entrambi aggiungono qualche cosa, salvo che questo qualche cosa non uguale nei due. Per me penserei che Plutarco abbia intensificato i toni sviluppandoli secondo idee sue : egli discute polemicamente il concetto democriteo e lo accusa di falsit nel porre l'eguaglianza a 7 i p a i a = sfrou -ia, perch meglio si parlerebbe di fruu -ia, quando poi non succeda come al vecchio Laerte, che pur vivendo ritirato in campagna, ebbe molti dolori. Ebbene, il fatto di porre il concetto di quiete su un piano di assoluta negativit ritorna in Plutarco con parole molto simili a quelle di questo passo, ma con un colorito nettamente antiepicureo ( ), quel colorito polemico che Plutarco prende contro la 7]o-uyJa di Epicuro in una serie di passi e di operette morali. Seneca invece intende meglio la posizione di Panezio, posizione che non di polemica, ma di precisazione; le sue parole ci danno chiara l'idea di come
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(') il K o c h cettato ()
2

L a questione, per, non ancor definita, t a n t o c h e n o n l e g g e coepisse, m a <prae>cepisse, che non a c dalla m a g g i o r a n z a degli editori. P l u t . tu end. san. 23-24, 1 3 5 B .

Panezio volesse il xa&9jxov come limite tra TtpaTTstv e .7] izpy.xxziy : ubi nullum vero officium sollemne nos citai, inhibendae actiones ( ); ma che esso va valutato secondo i rapporti di xaXv e di acrxpv lo dice solo Plutarco. Infatti i turpiter occupati ( ) sono la peggior categoria di 7roXo7tpyu.ovE? : e questo , secondo Plutarco, ci che pi contrario all 'sftufxa, perch non fare molte poche cose conta, ma il farle ? acr/pc? ( ). Per trovare in un unico testo raccolti i due elementi bisogna scendere fino a Marco Aurelio, che in un passo particolamente denso di reminiscenze paneziane dice: ' " O X y a cpYjcrtv - zi [xXXsi? su&u^Yja-siv". MTJTCOTS afAEivov x v a y x a t a T t p c r 1 2 3

aeiv

xa xa

ocra co? apel;

?ou

cpucrEi TTOXLTIXOU Xyo? yp o

a arc

pzi

TOUTO

U,VY]V TTJV
XX x a TTJV

xaXco?

TcpcrcTEt.v

s&ofxiav

cppee,

X i y a Tcpoereiv. T y p ,

cbv Xyouxv xa.

7ipcTC70[J.V, ox v a y x a i a ovTa l v XwTEpo? x a ? '^,

TL? TCEPLXYJ, ea^o-

Fa' poche cose, se vuoi esser tranquillo, dice quel grande. Non forse meglio fare ci che necessario e quanto la ragione dell'animale per natura politico sceglie con quel modo in cui lo sceglie ? Questo non ci porta la sola serenit che nasce dal compier le cose con decoro, ma anche quella che nasce dal compierne poche. Poich quando uno elimini la maggior parte delle proprie parole e delle proprie azioni in quanto inutili, sar pi quieto e pi pieno di sicurezza ( ). Si noti
4

(')

S e n . tranq.

an.

1 3 , 1 . B e n i n t e s o c h e q u i officium

sol-

lemne i n d i c a g l i o b b l i g h i o r d i n a r i d e l l a n o s t r a v i t a , c u i non d o b b i a m o s o t t r a r c i , p e r c h n o n s o n o supervacua, m a necessaria (cfr. C i c . resp. 1, 1 7 , 27 sulle c a r i c h e p o l i t i c h e e m i l i t a r i ) . () Sen. brev. vii. 7 , 1 . Il p r o b l e m a d e g l i o c c u p a t i s f u g g e nel de tranq. an., p e r c h S e n e c a ne a v e v a t r a t t a t o a p p o s i t a m e n t e a p p u n t o nel de brev. vitae. ( ) Cfr. P l u t . tranq. an. 2, 466 A . {*) M . A n t . 4, 24, 1 - 3 ; a c o n f r o n t o si m e t t a a n c h e S e n .
2

brev. vit. 1 9 , 1 .

Conclusioni

su

Panezio

161

bene, tutto questo non tanto per democritea, quanto per quella paneziana, come risulta chiaro dalla conclusione di Plutarco alla correzione di Democrito. Pi di tanto non ci dato, ma questo basta visto che concorda con quello che possiamo ricavare sull'argomento dal de officiis di Cicerone ( ) per convincerci che la ripresa del vecchio ideale democriteo era stata fatta da Panezio con la libert che il suo pensiero esigeva.
l

* * *
La lunghezza di questa trattazione su Panezio supera i limiti che erano nelle mie intenzioni; ma mi parso non inutile fondare quanto pi e meglio possibile la certezza che i brani riportati qualche pagina pi sopra risalgono al maestro stoico. Raggiunta questa sicurezza, solo ora possibile definire e valutare realmente la complessiva posizione di Panezio nei confronti dell's&ufjua e della vita contemplativa. Panezio, dunque pur non sostenendo l'innattuosit dell'uomo, pur salvando la sua funzione di membro della civitas, vede che l'umanit non conosce il aocp?, a cui si rivolgono i maestri della Stoa, e si rivolge ai 7rpox7TTovT? ( ) per dare loro un insegnamento realmente pratico, in cui valgono in sostanza gli elementi oggettivi della vita
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(M Cfr. p e r es. i , 2 1 , 7 1 . (*) O l t r e S e n . tranq. an. 1 1 , 1 , C i c . off. 1, 1 5 , 46 e piti a v a n t i S e n . epist. 1 1 6 , 5 , v e d i S e n . tranq. an. 7 , 4 : ubi enim istum (= sapientem) invenies, quem tot saeculis quaerimus? Mi p a r e c h e q u e s t a a f f e r m a z i o n e sia s u f f i c i e n t e m e n t e e s p l i c i t a e d e c i s a . V a n o t a t o c h e t a l e i n s i s t e n z a n o n c o m p a r e solo n e l l ' o p e r e t t a p r a t i c a di P a n e z i o , m a a n c h e nel I l e p xa-B -yjxovTcx;: h a p e r c i u n a r a d i c e p i f o n d a d i q u e l l o c h e p u essere u n interesse o c c a s i o n a l e , fa a n z i p a r t e di u n o dei p u n t i f o n d a m e n t a l i c h e ci d e l i n e a n o il s u o p e n s i e r o , c o m e a b b i a m o v i s t o a p a g . 1 1 2 . Sul prof echi s v . le p a g i n e di W . G a n s s , Das Bilci des Weisen bei Seneca, D i s s . F r e i b u r g ( S c h w . ) 1 9 5 2 , p p . 86-93, p e r q u a n t o n o n c o n c o r d i c o n l ' a u t o r e su a l c u n e p r e m e s s e (p. 84). Q u e s t ' e t i c a d e l 7 r p o x T t T e i v f a r poi sentire il s u o influsso sugli a u t o r i c r i s t i a n i .

umana ( ) : che cosa insegnasse all'uomo comune, pur che fosse vir bonus, abbiamo ben visto. L a morale individuale vive nell'intimo di ciascuno, non nel mondo esterno: l dobbiamo cercare la verit e il bene, di l correggere il male; in noi stessi, non nel mondo esterno, che troviamo la tranquillit nata dalla nuvsGIQ ( ) di azioni belle e di pensieri elevati, come pure sempre in noi troviamo la forza d'animo che ci fa superiori alle repulse politiche, agli scacchi della vita sociale. Per questo occorre far poche cose e solo secondo la nostra naturale disposizione, per questo bisogna lasciare ci che fuori di noi e in noi ricercare quella grandezza che ci viene dalla rerum humanarum despicienlia ( ). Questa la vera libert dell'individuo. La vecchia s-9-uuia stata da Panezio rinnovata, sistemata secondo le esigenze dei tempi nuovi: non solo egli l'ha fusa filosoficamente nel corpo della dottrina stoica, cio di una delle pi attive di quell'et, infondendola come contenuto in un pensiero attuale; ma ha anche trasformato l'idea nella sua forma esteriore. Panezio ha arricchito, nella sua operetta morale, la trattazione dell' e^ufxta con quegli a v v i v a formali e contenutistici che erano propri della forma letteraria ormai in voga in Grecia ( ) : il che non gli doveva
2 3 4

(*) v a n S t r a a t e n , op. cit. p . 1 9 4 - 9 5 . ( ) C f r . PI u t . tranq. an. 1 9 , 4 7 6 E - F . P u n t o di p a r t e n z a di q u e s t o c o n c e t t o di o u v e a t ? P l a t . resp. 3 3 o e - 3 3 i a , p a s s o c h e l o Z i i e k e r , Syneidesis-Conscientia (in Jenaer Akad. Nrdev, 6, 1 9 2 8 ) , t r a s c u r a . C f r . a n c h e c a p . I l i , p. 238, n. 1 ( ) C i c . off. 1, 2 0 , 66. ( ) A . O l t r a m a r e , op. cit., p . 4 5 , s o s t i e n e c h e a n c h e il t e r m i n e s&ou-ta s e r v e a i n d i c a r e l'Siacpopta c i n i c a d e l l a d i a t r i b a . E p o t r e b b e essere, a n c h e se n o n s o n o i n c o n d i z i o n e d i c o n f e r m a r l o p e r q u a n t o i o s o ; m a m i m e t t e in s o s p e t t o s u l l a v a l i d i t d e l l a s u a a f f e r m a z i o n e il f a t t o c h e egli v e d e nel TC. sS-uu-iac; d i P l u t a r c o < < le p l u s d i a t r i b i q u e d e ses c r i t s . D i a t r i b a s a n c h e se l ' O l t r a m a r e q u a l c h e v o l t a l a v e d e a n c h e l d o v e si t r a t t a s e m plicemente di t e m i tradizionali assorbiti dalla retorica e dalla r e t o r i c a (che v u o l d i r e c u l t u r a ) diffusi p e r l a r g o r a g g i o , m a t e m o c h e il n o n a v e r v i s t o l ' i m i t a z i o n e d a P a n e z i o i n q u e s t o
2 3 4

esser poi cos difficile, perch materiale democriteo era penetrato della diatriba fin da Bione e anche perch il filosofo d'Abdera, specialmente per la sua etica pratica, per il suo disprezzo della ricchezza, per la sua espressione ricca di aforismi, doveva essere diventato
scritto (come nei pochi altri, in cui ne a p p a i o n o tracce, gi r a c c o l t e e m e s s e i n l u c e d a l Siefert) g l i a b b i a f a t t o c r e d e r e puramente diatribico ci che democriteo-paneziano. Q u e s t o s f r u t t a m e n t o d i m a t e r i a l e d i a t r i b i c o d a p a r t e di P a n e z i o c i s p i e g a a n c h e c o m e il H e i n z e a b b i a c r e d u t o c h e f o n t e d e l l ' o p u s c o l o di P l u t a r c o fosse A r i s t o n e di C h i o . A r i s t o n e e r a s t a t a figura t r o p p o i n t e r e s s a n t e e s o p r a t u t t o t r o p p o v i v a nel m o n d o d i a t r i b i c o e r e t o r i c o , s p e c i e p e r i suoi f o r t u n a t i s s i m i 'Ou ,ot< [xaxa, p e r c h P a n e z i o p o t e s s e s f u g g i r e n o n d i c o a l s u o influsso, m a a l m e n o a l l ' u t i l i z z a z i o n e di m a t e r i a l e s u o . R i t e n g o di d o v e r riportare qui integralmente una osservazione del Philippson, al q u a l e l a m o r t e i m p e d di p o r t a r e a t e r m i n e e di p u b b l i c a r e una ricerca sugli scritti eutimistici. R e c e n s e n d o YAntikes Fiihrertum del P o h l e n z egli d i c e : U e b r i g e n s i s t m i r z w e i f e l haft, o b P l u t a r c h i n I I . e & . ( u n d S e n e c a i n D . t r . an.) P a n a i tios' gleichnamige Schrift unmittelbar b e n u t z t h a t ; die w e i t g e h e n d e U e b e r e i n s t i m m u n g a l l dieser E u t h y m i e s c h r i f t e n d e u t e n auf einen v o l k s t m l i c h e n T r a k t a t als gemeinsheftliche Vorlage, der ausser d u r c h D e m o k r i t und Panaitios v o n der kynisch-stois c h e n D i a t r i b e beeinflusst w a r (Philol. Woch. 1 9 3 6 , 745-46). E g i a l c u n i a n n i p r i m a a v e v a s c r i t t o : A u f diese u n m i t t e l b a r e n V o r l a g e n h a t s i c h e r l i c h s c h o n die k y n i s c h - s t o i s c h e D i a t r i b e eingewirkt auf Panaitios gewiss nur in geringem U m f a n g e , w i e j a i n d e n Offizien d e r K y n i s m o s a u s d r c k l i c h v e r w o r f e n i s t (ibid., 1930, p . 440). S u q u e s t a p r e c e d e n t e p o s i z i o n e p o s s o essere a n c h ' i o a b b a s t a n z a d ' a c c o r d o , n o n n e l l ' a m m e t t e r e un t r a t t a t o p o p o l a r e . Q u e s t o t r a t t a t o d i a t r i b i c o d o v r e b b e essere p o s t e r i o r e a P a n e z i o , p e r c h p r i m a di l u i n o n c o m p a i o n o c h e b e n p o c h i d e g l i e l e m e n t i c h e ci i n t e r e s s a n o , s o p r a t u t t o l 's &uu .ta n o n n o m i n a t a ; m e n t r e sia i n S e n e c a , sia a n c o r p i in P l u t a r c o essa l a b a s e e s s e n z i a l e dei d u e t r a t t a t i . Q u a n t o poi al ricco materiale diatribico, sono convinto, come ho detto, ohe esso d o v e v a , d a t o il c a r a t t e r e d e l l ' o p e r e t t a , c o m p a r i r e gi in p a r t e in P a n e z i o , t a n t o p i c h e , p r i m o t r a g l i s t o i c i ( s a l v o forse C l e a n t e ) , m o s t r a di c u r a r e l a f o r m a d e i s u o i s c r i t t i (Hirzel, op. cit., I I , 3 5 4 ) : c i b a s t i il g i u d i z i o d i C i c e r o n e , il q u a l e d i c h i a r a a p e r t a m e n t e c h e illovum ( Stoicorum) tristitiam atque asperitatem fugiens Panaetius nec acerbitatem sententiarum nec disserendi spinas probavit e c h e fu nelle d i s c u s s o n i illustrior (fin. 4, 28, 7 9 ) . I n c h e c o s a consistesse, p e r q u a n t o o r a c i i m p o r t a , l ' i n n o v a z i o n e di P a n e z i o , p u r e l o s a p p i a m o da C i c e r o n e : popularibus enim verbis est agendum et usitatis, cum loquimur de opinione populari idque eodem modo fecit Panaetius (Ci. off. 2, 1 0 , 35 = fr. 62 v . S t r . ) . C i n o n v u o l dire c h e in q u e s t o P a n e z i o contraddicesse alla sua a n t i p a t i a

il protagonista di pi d'una y^eia diatribica forse superfluo insistere sul fatto che ora l'e&ouia ha toccato un punto particolarmente delicato della vita romana del I sec. av. Cr. : 'otium pi o meno volontario. L'intristirsi progressivo dei tempi aiut questo concetto di e&uuia a farsi sempre pi largamente diffuso talora secondo i dettami di Panezio, talora con atteggiamenti pi o meno liberi: ma proprio dal filosofo di Rodi parte questo ideale che si spiega in cerchia sempre pi larga.

p e r il c i n i s m o ; il l i n g u a g g i o , lo stile d i a t r i b i c o v e n i v a n o o r m a i d i f f o n d e n d o s i nel m o n d o d e l l a r e t o r i c a e d e l l a c u l t u r a : a n c h e i raffronti a r i s t o n e i d e l H e i n z e m o s t r a n o di d o v e p o t e v a g i u n g e r e q u e s t o influsso f o r m a l e . S i c c h n o n n e c e s s a r i o a n d a r e a t r o v a r e a l t r o s t a d i o i n t e r m e d i o t r a P a n e z i o e i suoi d u e i m i t a t o r i . C e r t o questi ultimi arricchiscono gli elementi diatribici, oltre c h e p e r l a n a t u r a s t e s s a dei d u e s c r i t t o r i , a n c h e p e r c h l ' o p u s c o l o p a n e z i a n o a v e v a o r m a i p r e s o t a l e diffusione d a essere a s s i m i l a t o a u n a d i a t r i b a . Q u a n t o a P l u t a r c o , egli a t t i n g e f r e t t o l o s a m e n t e a u n g r u p p o di s c h e d e (cfr. tranq. av. i , 464 F ) , c h e a v e v a r a c c o l t o s u l l ' a r g o m e n t o d a l l o s c r i t t o di P a n e z i o : se si fa c a s o a l l a s t r u t t u r a del s u o o p u s c o l o , si v e d r c h e esso b e n c o n g e g n a t o n e l l e s u e p a r t i l, d o v e s e g u e P a n e z i o , n o n l o nel r e s t o ; m a a p p a r i r a n c h e q u a n t o e s i g u o sia q u e s t o " r e s t o " c h e s a r e b b e solo d i a t r i b i c o e c o m e in f o n d o n o n d i c a n u l l a di s o s t a n z i a l e . (') Nei brani scelti c o m e pi c a r a t t e r i s t i c a m e n t e panez i a n i m a n c a n o a b b o n d a n t i t r a c c e di d i a t r i b a , a p p u n t o p e r c h , nei l i m i t i del p o s s i b i l e , h o v o l u t o e v i t a r l i per n o n c a d e r e s o t t o l ' a c c u s a di p r e n d e r e p e r p a n e z i a n o c i c h e s e m p l i c e m e n t e d i a t r i b i c o ; m a l e g g e n d o i d u e s c r i t t i di S e n e c a e P l u t a r c o si t r o v a n o t a n t i c o n t a t t i di f o r m a e c o n t e n u t o c h e n o n s o n o s p i e g a b i l i s o l t a n t o c o l l ' i d e n t i t di m a t e r i a , m a p i u t t o s t o c o n t r a t t i g i p r e s e n t i n e l l a f o n t e c o m u n e (sia essa d i r e t t a o m e n o per Seneca). A l t r i elementi che s i c u r a m e n t e c o m p a r i v a n o nel l l e p eftu^juac p a n e z i a n o v e r r a n n o m e s s i i n l u c e nel H I c a p i t o l o , l d o v e t r a t t e r e m o dei d i a l o g h i di S e n e c a .

CAPITOLO

TERZO

ILI

Ci che ispira tutti i filoni filosofici e fa sorgere imperioso il bisogno di una vita contemplativa negli insegnamenti di Epicuro, come in quelli di Pirrone ( ) o di Ieronimo di Rodi ( ), di Critolao, di Crantore, non ultimi quelli di Panezio, non una necessit speculativa che tutte queste scuole sorte o cresciute dopo la morte di Alessandro sono poco speculative , ma il senso vivo del bisogno d'un rifugio fuori delle tempeste della vita. Ecco che l'immagine del porto sicuro (XIU,Y)V) si trova in tutta la prosa e la poesia di quest'et travagliata ( ). L a poesia appunto ci testimone di questa ricerca : l'abbandono del poema epico, l'avvicinarsi alla poesia delle piccole cose, spesso come VEcale callimachea di origine semplice e campagnola, il fiorire della poesia borghese e ancor pi di quella bucolica, il formarsi di quegl'intimi circoli poetici, in cui gli artisti si confortano della loro amicizia, un complesso di segni sintomatici, da cui si pu arguire il male di cui soffrivano i letterati pi sensibilmente del resto dell'umanit, al punto da
x 2 3

(*) V e d i il b r e v e a c c e n n o c h e se n e f a r p i o l t r e a p a g . 1 7 9 . ( ) V . pag. 1 3 2 ; noto a Cicerone per lettura diretta, come pure ben noto ad A n t i o c o d'Ascalona, con la sua larga cultura e s p i c c a t a p e r s o n a l i t (cfr. D a e b r i t z , R . E . V i l i , 2, c o l . 1 5 6 ) p o t a v e r e u n influsso forse sul s u o c o n t e r r a n e o P a n e z i o e c e r t o s u l l a c u l t u r a del I I e I sec. a v . C r . ( ) F o r s e m u t u a t a a D e m o c r i t o , essa si diffonde c e r t o p e r il c a n a l e d e l l a d i a t r i b a s t o i c o - c i n i c a ; m a c i n o n m o s t r a a l t r o c h e a n c h e q u e s t a c o r r e n t e sensibile alle n e c e s s i t del t e m p o .
2 3

restare influenzati nella scelta della loro materia ( ). Ragioni e pressioni sociali, oltre che economiche, fanno nascere questo desiderio di ritiro ( ): un bisogno di calma, di quiete affiora spesso nella poesia ellenistica; pi evidente il desiderio di 7 ]cu -/ia dai mali che turbano l'anima ( ), pace che non possibile raggiungere in questa vita, onde la speranza di pace, il Xtu,y)v, si riduce ad essere la morte. Per questo infatti la poesia cos sensibile al bisogno di ritiro, al pessimismo, ne raccoglie il tema, lo canta con tono dolente; ora pur vero che questi poeti si muovono in un mondo culturale raffinato, in cui la filosofia assorbita, studiata e discussa: ma dire che la poesia ellenistica dipende nei suoi atteggiamenti dagli influssi filosofici cui esposta, non sarebbe esatto. Nei comici pi che altrove la filosofia lascia tracce e, per esempio, non si possono staccare da essa versi come quelli di Filemone 6 & e v 7tveo-#ai u,X2 3

Xov

YjSscot;

yco 'yjiw TS [ x r p i a xau.epiu.vov 9jv


4

ftov

x a l ^T'yziv

7TXOUTV TE U,YJTS 7rpyu ,aTa ( ); ilpidelle

volte, per, si deve vedere solo il colorito esteriore che si tinge delle sfumature proprie dei problemi filosofici. Fra tutti gli elementi che appaiono nei nuovi poeti quello che pi si formula su un fondo poetico il pessimismo ; prendiamo l'esempio di Filita : debole e a lungo malato si trova fisicamente nelle stesse condizioni del suo contemporaneo Epicuro, ma la sua intima natura non lo porta a un'affermazione di quiete, di xaTao -xacn^, colma di godimenti interiori, bens a un pessimismo malin( ) C f r . P o h l e n z , Die hellenistische
x

Poesie

u. die

Philosophie

in Xpizeqfur Leo, W e i d m a n n , 1 9 1 1 , p. 8 3 ; E o h d e , Der griech. Roman, 1900, p. 1 2 7 - 2 8 . ( ) V e d i Introduzione, pag. 1 7 - 1 8 ; 21. ( ) C f r . P h i l e t . fr. 1 P o w . ( d e t t o degli dei) e m e g l i o fr. 7 ; P h a n o c l . fr. 1, v . 4 P o w . (della p a s s i o n e d ' O r f e o ) ; C a l l i m . A . P . 7, 2 7 7 , 3-4. ( ) P h i l e m . fr. 92 K . ; v . a n c h e H . v o n A r n i m Kunst und Weisheit in den Komdien Menanders in Neue Jahrbb., 1910^ P- 2 4 1 - 5 3 .
2 3 4

Contemplativit nella poesia ellenistica

169

conico e stanco, che aspira a una calma libera da dolore e da affanni ( ). Qui non filosofia, solo personalit, solo poesia; meglio di tutti lo mostra Leonida da Taranto col suo pessimismo venato di sconsolata malinconia, che non conosce sorriso: basti il bell'epigramma che ha in s veramente della poesia, anche se tetra, in cui la vita o-Tiyu/r) x a l o-Tiyu//]<; et T I X ^ } XTepov, per nullasoave, XX'x&pou .aTuyvoTepY] & a v TOU ( ). Il pessimismo un fatto generalmente diffuso, se anche Callimaco, che in complesso poeta oggettivo, esce nell'amara considerazione e7iel #e<; oS y e 1
0 7 -

X a c o u x X a u x u,ep7recraiv i^upoioiv IStoxev, che


3

poi

si diffonde in tutta la poesa successiva ( ). Il quadro del pessimismo dominante nel I I I sec. av. Cr. pu essere reso bene da un epigramma che va sotto il nome di Posidippo :
IIOITJV rie, veixea pUTOio xal Ta[X7] Tpi^ov; elv v S yopyj Sfxoic; "^aXdo-yj So?, u.v

^aXe^al

np^iee,'

9povTiSe<;" v S'ypoic; xau.<XT(ov Tap^o^* yjv

Vkie,'

v S
T l

iz

^etvTj? S',TT)V u,v

XT)?

S'7rop^<;, vtyjpv. ZGGZVLV o

Txva

7cvoi, al

eyeic, yu.ov; ox <xy.ipiy.voc yau,eet,c;; Xjfie, V pYjfxTepo^" TzripiGic, cUntxic, fioq' a l v e x y j x e c


TcoXta S''u,7raXt,v Spave^.

acppove^,

(') Si v e d a l a t o n a l i t d e i fr. 1,7 (parole d i Ulisse) e 1 1 P o w . ; m a n o n p o s s o essere d ' a c c o r d o c o n le c o n c l u s i o n i d e l P o h l e n z , art. cit., p . 1 1 1 - 1 2 . ( ) A . P . 7, 4 7 2 ; cfr. G e f f c k e n , Leonidas von Tareni, in Jahrbb. f. klass. Philol. S p b . 3 1 , p . 1 2 8 - 3 1 . ( ) C a l l i m . fr. 298 P f . ; il Pfeiffer, p u r c i t a n d o g l i a l t r i passi in c u i si r i t r o v a q u e s t o locus communis, si a v v i c i n a a l l a o p i n i o n e d e l l o S c h n e i d e r , c h e s e g u e n d o l o S c h o l . T a Z 484 i n t e n d e m a t e r i a l m e n t e l'espressione ( T J ^ K ) y p TC XT}<; S i a x u aztc, xou yXcoxoi; x S x p u a yevCT&at.) : m a f a c c i o p r e s e n t e c h e l o s c h o l i a s t e i n t e p r e t a v a s u l l a b a s e del t e s t o c h e c i t a v a , c i o Imi *>e<; oS Y ^ xXauxi, che non poteva dargli altro senso che questo.
2 3 2 a o e v

9jv

pa

TCHV

Stacroiv kvq T ftavstv

a t p y j c n ? , yj x aTixa

yEvcrfrai
1

[X7]S7roT'7)

TiXTfXsvov ( ) .

In dieci versi raccolto tutto il pessimismo sulla vita: nessun genere di vita e di ritiro possibile all'uomo come raggiungimento della felicit; sola soluzione quella squallida che abbiamo gi visto : o non esser mai nati, o morire appena venuti alla luce . Il Geffcken ( ) esamina attentamente gli elementi diatribici che compaiono in questa "Kurzelegie" e certo un influsso delle correnti di pensiero della filosofia popolare innegabile; ma non si possono dimenticare i precedenti poetici a cui questo poeta, come i suoi contemporanei, si rifa. Teognide uno degli autori che ha considerevole influsso su questa poesia per il suo carattere pessimistico e per quella certa asprezza che piacer molto anche agli autori della diatriba ( ) : gi Teognide aveva cantato
2 3

flvTCov fxv [X7] 9uvou my^ovioiaiv [xiqS'cnSstv ay<; o<; YJSXIOU, 'fuvra xal 8'QTZLC, xeicT&ai (xiaxcc

pto -rov

7ruXa<; ' A t S a o y^v

TrepYJcrat
4

7toXXY]v

7ra{XY)cy[Xvov ( ).

Di questi versi il primo e il terzo erano riportati anche nel Certame di Omero e di Esiodo, a cui si pu credere che la redazione di Alcidamante avesse dato una nuova attualit. Anche questo ci fa facilmente comprendere perch il tema fosse sviluppato epyao -Tt.xtd<; da Posidippo e perch ai versi suoi rispondesse Metrodoro ( ), al quale, come scolaro di Epicuro, impor5

H A . P . 9, 359. P e r i figli cfr. g i E u r i p . fr. 5 7 1 N . ( ) Kynika und Verwandtes, H e i d e l b e r g , 1909, p . 7 s q q . ( ) V e d i la n o t a del W e l k e r a T e o g n i d e p . X C 1 V . ( ) T h e o g n . 425-28. ( ) A . P . 9, 360. A P o s i d i p p o r i s p o n d e r , q u a s i mille a n n i d o p o , a n c h e G i u l i a n o l ' E g i z i o (A. P . 9, 446), m e n t r e l o p a r a fraser a n c o r a A u s o n i o , idyl. 1 5 , 1 sqq. e 43 s q q . : l a c o n c l u s i o n e
2 3 4 5

t a v a principalmente confutare quel pessimismo radicale che conduceva al nullismo ( ). Senza pi porre l'alternativa tra nascere o morire appena nati, anche Bacchilide aveva affermato &vaToioi
1

(XY) 9uv.at 9spio "Tov u.Y]S' eXiou Tupoo"t.Stv 9syyo<;

( ).

Questo pessimismo non era sconosciuto ai grandi tragici, se Sofocle aveva detto [XT] 9uvou TV ^ a v r a v t x a Xyov (Oed. Col. 1124) e a maggior conto Euripide aveva insistito con tono pi pessimistico che T U.Y) y e verfrai. xpsoercrov Y ) 9 u v a i PpoTolc; ( ). Da tutta questa tradizione trae alimento per il suo pessimismo la Commedia N u o v a : e se pur vero che noi ci poggiamo su frammenti, che non ci dicono mai o quasi mai a chi il poeta mettesse in bocca quella data espressione o come venisse dall'insieme corretto il pensiero, l'insistenza stessa ci fa sentire una certa compartecipazione dell'autore ; o almeno ci assicura che il modo di sentire era quello del tempo. Apparso gi in Filemone ( ), esso si rivela evidente in Difilo, che sente la vita piena di mali, da cui solo ftvaToc; xafrTcep t a r p c , 9 a v s ? ci libera ( ) ; anche Menandro si lascia sfuggire un senso di sfiducia
3 4 5

{homini... non nasci esse bonum, natimi a ut cito morte potiri) a n c o r q u e l l a t e o g n i d e a ; g l i stessi p e n s i e r i in G r e g . N a z . carni. 7T. TWV xou p(ou Stv, 1 5 - 2 0 ( P . ^ G . L X X V , 7 7 9 M i . ) . ( ) B i g n o n e , Fra Epicurei e poeti, i n Riv. di Filol. 1924.; p. 1 6 1 . C i n o n t o g l i e c h e i v e r s i di P o s i d i p p o s i a n o , c o m e v i d e r o il G e r h a r d (Phoinix v. Kolophon, 1909, p . 104) e il Geffc k e n , u n d o c u m e n t o del p e s s i m i s m o d e l l ' e t e n o n u n d o c u m e n t o d i p o l e m i c a a n t i e p i c u r e a , c o m e i n p a r t e il B i g n o n e v o r r e b b e n e l l ' a i , cit.
x

( ) B a c c h y l . 5, 160. ( ) E u r i p . fr. 908 N ; e di r i n c a l z o xpocTicrrov s l v a i 97)0.1 u,rj (puvat ppoxi (fr. 285) o a n c h e TV cpvxa S-prjvetv... TV a S'ao &avvTa xal TCVOV 7re7cau(xvov x ^PVTa<; ecpiqu.ouvTat; sxTCu.7retv Su.fv (fr. 449), q u e s t ' u l t i m o g i c i t a t o d a l P o h l e n z , art. cit.,p. 95-6.
3 2

() Cfr. i f r g g . 1 3 3 , 1 5 8 K . ( ) D i p h i l . fr. 88 K . ; v . a n c h e il fr. 4 , 1 . V e d i g i A e s c h . fr. 3 5 3 N.


s

nella vita attuale che si muta in un apprezzamento particolare della vita quieta, del ritiro nei campi. Che l'atteggiamento di questa poesia, nata dalle condizioni di tempi in cui i begli ideali sono sfumati, che pur non ignora il pensiero che fiorisce dagli stessi suoi presupposti, non si possa definire come influenzata decisamente dalle correnti filosofiche, meglio ancora di questo generico pessimismo pu dimostrarcelo la posizione di netta misoginia (anche se in Menandro ci sono nobili figure di donna) e di avversione al matrimonio. ben vero che qui ci ritroviamo di fronte a un elemento che poteva suscitare l'ilarit degli spettatori senza grande fatica, ma troppe volte il colore della frase troppo pensoso per ammettere che tutto fosse detto per risolversi solo in un lazzo. Questa volta il tema segna una ben connessa continuit fin dalla commedia cos detta "di mezzo": Antifane aveva sentenziato t<; SCTTI T yafjistv ecrxaTov TO S u a r u / e l v (fr. 292 K . ) ; Eubulo come pure Aristofonte (fr. 5) se la prende con colui che y u v a t x a SsuTepo^'YYju.s perch l'esperienza del primo avrebbe dovuto ben insegnargli quale male sia una moglie (fr. 116 K . ) ; e lo stesso motivo riprende Alessi (fr. 262 K . ) . Gi questo ci dimostra che non siamo di fronte alla campagna contro il matrimonio proprio di Epicurei, Cinici e Teofrasto, i cui effetti si sentiranno, se mai, pi tardi ( ); ma si tratta di atteggiamento che scende direttamente dalla misoginia euripidea ( ). Questa stessa tonalit, diremo, euripidea compare ancora in Menandro:
2 3

(*) V e d i p e r es. fr. 462 K . ( ) S a l v o forse il c a s o del fr. 62 di A n a s s a n d r i d a , c h e u n a t i r a t a c o n t r o il p r e n d e r m o g l i e : v i c o m p a i o n o s i n t e t i z z a t i anche alcuni degli elementi che s a p p i a m o usati d a T e o f r a s t o ( a t t r a v e r s o G e r o l a m o , adv. Iovin. 3 1 3 D - E ) al m e d e s i m o s c o p o . ( ) Cfr. a n c h e I n t r o d . , p a g . 26, n. 3.
2 3

o y<x.[Lzq, v vouv e/TK, TOUTO xaxaX!.7r>v TV (3iov yeyu,Y]xa yp a x < ; ' Sia TOUTO aot. 7rapai.vw U, T) Yau,ev E prima di Menandro lo stesso tono si pu ritrovare in Filemone, sia contro le donne, sia contro il matrimonio ( ). Significativo di questo sentimento proprio dell'uomo sperduto in una natura ostile il senso cui abbiamo gi sopra accennato, della morte come medicina e rifugio di tutti i mali: ecco perci l'immagine del Xip^v, il porto che conclude la lunga e tempestosa navigazione della vita. Se anche qui i nostri poeti sono preceduti da Sofocle, che parla di "AtSoo Xtu.7]v, ma come Suox & a p T o ? ( ), esso ricompare in uno dei frammenti sotadei, in cui detto che 7 t v T c o v >au,7)v T C O V [xepTccov <9-vaT<; cmv ( ); e si ripete due volte nel pi pessimistico poeta di questa et, Leonida, la prima con un asciutto xoivcx; 7rcn \i\xrp) 'AISY)<;, la seconda in un intero distico:
2 3 4

Xeiu -piov to7]V 07raX.UE0, veto S'<; op ^ov, co^ XYjyco OEISCOV K p i T o u , zie, 'AISYJV,
(*) M e n . fr. 65 K . ; lo s t e s s o p e s s i m i s m o c o n t r o il n a t r i m o n i o , s e m p r e in v i s t a d e l l a d o n n a , nei f r g g . 1, 302, 648, 6 5 0 ; e c o n t r o le d o n n e d i r e t t a m e n t e v . i f r g g . 6 5 2 , 800, 801, 803, 804. ( ) P h i l e m . f r g g . 1 6 9 , 1 7 1 , 1 1 7 , 236, 239 K . ( ) S o p h . Antig. 1 2 8 4 ; g i in A e s c h . Suppl. 4 7 1 Xiu.r,v x a x t o v ( m a v e d i a n c h e p e r l a m o r t e il fr. 353 c i t a t o ) , p e r in p a r a g o n e c o n izi'ka.yoc,: il t e r m i n e h a t a n t o p i f o r t u n a p e r c h Xiu.rjv q u e l l o c h e in E p i c u r o a p p a r e u s a t o p e r l a v e c c h i a i a (S. V. 1 7 : xa-9-aTrep v Xiu.vi Teli y ^ P x a & t p u , i x e v ) a c u i si c o n t r a p p o n e Bione che con i m m a g i n e eguale e opposto concetto dice l a v e c c h i a i a opu.ov TCOV x a x t o v ( D . L. 4,48). 11 t e r m i n e f o r t u n a t o g i u n g e fino a C l e m e n t e d ' A l e s s a n d r i a (protr. 1 2 , 1 1 8 , 4, p . 83 S t a h l . , c h e , c o n b e n a l t r o tono, d i c e xolq Xiu.eu x a & o p u i a e i T W V opavtv ; e v i d e n t e c h e s' a l l a c c i a t o a l c o n s u e t o p a r a g o n e d i a t r i b i c o t r a v i t a e n a v i g a z i o n e ) e a i C r i s t i a n i . C o s p u r e 7rp<; T V zrjq auvTj&ooq piXooocpioci; opfxov 7 i o 8 p a u . o u . e & a d i P r o c o p i o (epist. 38, p . 546 H . ) : m a v e d i i beatos portus di V e r g . cateti. 5,8.
2 3 a

()

S o t a d . fr. 1 3

l'ow.

Fuggi la vita tempestosa, va verso il porto, come me Fidone figlio di Crito, verso l'Ade ('). Quanto questo tema, in cui poesia e cultura si uniscono, si diffonda attraverso il suo inserirsi nelle consolazioni provano Cicerone nel Calo maior ( ) Plutarco nel ITspt, efru[jua<; dov' aggiunto l'elogio del suicidio, bench di solito negli scritti consolatori s'attenui di molto il tono pessimistico che compare invece in questa poesia : comunque qui come l la morte pace ( ) ; e infine Favorino, per cui chi vivr ossequiente alla divinit concluder il corso della sua vita
2 3

[eie, TV] Xiu-voc xXucnrov sSocijxovia^ ( ) .

un filosofo, Epicuro, che sostiene la stoltezza di questa opinione, citandola attraverso un verso di Teognide ( ) : e come Epicuro risponde a Teognide, lo scolaro prediletto, Metrodoro, risponde all'epigramma di Posidippo ( ). Come non bastasse, il tema di Posidippo ripreso tre secoli dopo da un imitatore di Sotade in un brano dove vengono elencate le melanconiche
5 6

(*) A . P . 7, 452 e 4 7 2 b i s ; l'uso di TCOCXESO n o n cos i n n o c u o , c' il r i c h i a m o d i O m e r o , 0, 2 7 5 TCOV 7rocXeuu.svoi; &dcvaxov x a l xrjpoc [xaivav (e cos a l t r o v e ) : l ' e s a t t o r o vescio della concezione omerica, d a sfuggire non la morte, m a questa, v i t a c h e n o n d a l t r o c h e t e m p e s t e a l l ' a n i m o e t r a v a g l i al c o r p o . () 1 9 , 7 1 : aliquandoque in portum ex longa navigalione esse venturas. ( ) C f r . Pi ut. tranq. an. 1 7 , 4 7 6 A - B ; m a P l u t a r c o s t e s s o a l t r o v e ( 1 1 0 3 E ) p e n s a a l t r i m e n t i , per il c h e v i e n f a t t o di p e n sare c h e q u e l l ' a t t e g g i a m e n t o sia p r e s o per influsso della s u a f o n t e e del c a r a t t e r e p a r t i c o l a r e del s u o s c r i t t o . N o n s o n o a l i e n o dal c r e d e r e c h e q u i si p r e s e n t i u n e l e m e n t o e p i c u r e o , r i e l a b o r a t o d a l l a f o n t e , e c h e il s u o s e g u i t o ( 4 7 6 B ) r i s e n t a dell'.-lpologia d i P l a t o n e , c o n e p e n s a il P o h l e n z , Hermes, 40 ( 1 9 0 5 ) , p. 288-89. L a stessa i m m a g i n e in Sen. ad Poi. 9,6: nullas portas nisi mors est. ( ) F a v o r . I I . cpuyrjs, F V G . 1 1 , c. 2 5 , 24-26. N o n si s c o r d i il p a s s o di C l e m e n t e c i t a t o p o c o s o p r a i n n o t a . ( ) Epic. epist. Menoee. 1 2 6 ; il v e r s o d i T e o g n i d e il v. 427. ( ) P e r la r i s p o s t a di M e t r o J o r o in A . P . 9, 360, subito di s e g a t o ai versi di P o s i d i p p o , v e d i a n c h e p a g . 1 7 1 e n. 1
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conseguenze di ogni buona qualit o condizione della vita umana, sicch grande guadagno l'esser senza dolori per un sol giorno. Cos, a distanza di secoli, lo stesso atteggiamento di pensiero persiste insistente a darci un quadro sconfortante della vita ( ). pur vero che questa insoddisfazione della vita ben poco lontana dall'incontentabilit della propria sorte, dal desiderio di continuamente mutarla. Anche il tema della fxejx^t-fxot.ptoc, che nasce dallo spirito di Bione ( ), un elemento che mostra l'uomo stanco della vita e fa vedere accentuato il senso di disorientamento: anche l dove di vita ritirata non si parla, anche quando forse non ci si pensa esplicitamente, s'infiltra lo scontento, l'osservazione amara dell'incapacit della vita a soddisfarci. Fatti del genere erano stati certo colti dai Cinici ( ) e il fatto stesso che l'Antologia Planudea aggiunga per l'epigramma sopra citato al nome di Posidippo quello di Cratete ci indica non che Posidippo non ne l'autore, ma che gi gli antichi sapevano bene di dove aveva avuto origine questo tipo di riflessione ( ). Abbiamo gi osservato che il tono di questa poesia non si rifa a determinate e proprie scuole filosofiche, ma un fatto che attinge al patrimonio della diatriba, le cui dottrine erano logicamente molto pi elastiche e i cui procedimenti passavano grado grado nella retorica. A p p u n t o per questa elasticit, anche riguardo ai problemi che hanno stretta attinenza con la vita contemplativa, vediamo tra i suoi esponenti posizioni contrastanti; tralasciando quelle dei fautori del rrpax] 2 3 4

S o t a d e a , fr. 6 P o w . ; il v . i o s u o n a yju.pa<; Xu7uoc xpSoq. P e r l a d a t a z i o n e , v e d i W i l a r n o w i t z , Hermes, 33 (1898), p . 5 4 . ( ) G e f f c k e n , Kynika cit., p . 8-9. ( ) C f r . T e l e s , p . 43, 1 e 49 H . p e r es. ; cos p e r l ' i n s a z i a b i l i t d e i d e s i d e r i , T e l e s , p . 32, 5. ( ) A n t h . P i a n , ol 81 )<; x u v i x o u ; cfr. G e f f c k e n , op. cit., p . 7-8 e C r a t e t . fr. 7 D i e l s .
U.SY' <*TI
a 8 4

f)

(itoti;

xiy.bc, fioc, sappiamo che si faceva dire da Cratete ai compagni c p i A o e r c ^ e L T e x a l [ir\ Tzo'kixt\)ZG&e, perch meglio ci che insegna agli uomini a non peccare, di ci che li costringe a non farlo ( ). Pure Bione, che del linguaggio diatribico cos grande diffusore diretto e indiretto, ci offre degli spunti significativi per l'ideale di -/jo -u/ta attraverso la sua polemica contro l'incontentabilit della propria sorte : l'uomo della strada di che si lamenta? v u v S , <py)o"tv, p U c o r o ? p i o ? , c r r p a T E i a , X e i 1

Toupyia,

TcoXixix vvjp

7rpyu,aTa, xal

ayo'KLGa.i

ox

ecmv

ancora:
pyjyei, rcai?

yyovs

xu.ei"

aTpaTsst, xal oTpaTYjyel, TOV

Ttps/ o ov

o - p u s i U 7 c p TYJ?

TcXeco?,

TcoXiTeusTai, xstvov

ycovo^ETet' tv p l c o o s
2

fxaxapi^ei

fiiov,

( ). L'ideale di questi infelici, dunque, ay;oXeiv e la loro vita cos stolta che ad essi pare che solo ritornando bambini sia possibile ritrovare la quiete; solo il vero saggio cinico che trova la sua quiete senza bisogno di 'rimbambire'. Infatti e S a t {xoviav xal Se TaTvjv el elvai Iv aXTjftivYjv r\Guyi<x xal T TY]V Stvotav Siarpte TT) V <\)uyy]V
3

IXapTYjTi

^eiv ( ). Ecco perci che Diogene l'ideale deH 'aTpxY]?, vivo rappresentante della libert dell'individuo, che sciolto dai legami dello stato, della societ, delle convenzioni raggiunge la salvezza ritornando alla natura, termine opposto della civilt umana, simbolo di rovina ( ). La sicurezza con cui i Cinici affermano la loro tranquillit di vivere tranquillit che anche spregio
4

H P s . C r a t . epist. 5, p . 208 H . : l a l e t t e r a n o n c e r t o di C r a t e t e , m a il p e n s i e r o in essa c o n t e n u t o c i n i c o . V . del r e s t o a n c h e n. 83. A l t r o a t t e g g i a m e n t o c i n i c o c o n t r a r i o alla v i t a p o l i t i c a i n V a r r o n c , fr. 4 5 2 : lume vocasset e liquida vita in curine faecem. ( ) T e l e s rei. p. 42, 10 e 50, 1 4 H . ( ) D i o g e n e s apud S t o b . I V , 906, 1 5 H . Si ricordi a n c h e P s . C r a t . epist. 7, p. 208 H . Sov yjpsu.Eiv, c h e p o t r e b b e , p e r , essere e l e m e n t o del n u o v o c i n i s m o . S v a r i a t i di q u e s t i e l e m e n t i v a r r a n n o a n c h e per il s a g g i o stoico, c h e q u e s t a la v i t a dello
2 3

CTCOU S OC T CX;.

()

Wendland,

Die

hellev.

rbm.

Kultur

cit.,

p. 7 6 .

della vita, come per Diogene di fronte alla morte ( ) e l'esempio pratico della vita quotidiana, massimamente rappresentato da Diogene e da Cratete, esempio che rende superflui insegnamenti teorici regolarmente costituiti a dottrina, acquistano loro un cerchio d'attenzione che s'allarga sempre pi. Diogene non per nulla , con Socrate (ma Socrate ormai un Diogene ante tempus ( ), autorevole antesignano della corrente cinica), la figura predominante in tutta la letteratura dei secoli successivi gi gi fino ai retori della seconda sofistica e oltre ; naturalmente il fatto che non abbia lasciato nessun nuovo insegnamento, ma sia stato il rappresentante di un modo di vivere, il fatto di aver dato origine, con il suo atteggiamento riguardo alla gente, a una nuova ) diversa da quella platonica e destinata per il suo tono vivace e pungente, mosso e nuovo ad avere grande fortuna, contribuiscono non poco a dargli quell'universalit di cui gode. La spinta definitiva alla sua fortuna la dar lo stoicismo, quando si impadronir in blocco della sua figura e del suo modo d'espressione. Il disinteresse per le questioni politiche Diogene l'aveva gi trovato in Antistene, che aveva affermato TV crocpv o TO? x e i u - v o u ? VJJLOU? 7roXt ,To"o'0'ai, TOV TYJ? ^,, che il saggio non governer secondo le leggi costituite, ma secondo quelle delle virt ( ), il che non un'aperta rinuncia alla vita politica, ma come conferma il raffronto con l'epistola pseudocratetea poco
2 3

(') C i c . Tusc. i, 43, 103-04. ( ) E l o s t e s s o si d i r di D e m o c r i t o , P l a t o n e , P i t a g o r a e a l t r i rivestiti c h i p i c h i m e n o di p a n n i cinici nelle e p i s t o l e l o r o f a l s a m e n t e a t t r i b u i t e ; il? c o l o r i t o p i b l a n d o l ' h a n n o , c o m e l o g i c o , quelle di P i t a g o r a e della sua scuola, che sent i v a n o solo u n influsso l o n t a n o (non si d i m e n t i c h i il rifiorire del neo-pitagoreismo, che a i u t a a c o n s e r v a r e una p a t i n a pi " g e n u i n a " a g l i s c r i t t i a t t r i b u i t i p e r f a l s o al m a e s t r o ) . ( ) D. L. 6,11.
2 3

sopra citata un chiaro ritirarsi in uno stato ideale; Diogene pi esplicito : lodava chi stava per sposarsi e non si sposava, chi stesse per navigare e non navigava, chi stesse per prendere parte al governo della citt e non vi prendesse parte, chi stesse per allevar tgli e non li allevasse e chi disponendosi a vivere al seguito dei sovrani non si recasse presso di loro ( ). Il matrimonio, anche quando non avversato, visto come un fatto puramente fisiologico, come pu mostrarlo il modo in cui Cratete intende la sua unione con Ipparchia; ma spesso visto come nocivo legame: Bione, riducendo tutto alla forma di una xpzly. diatribica, dir: v [xzv YTJJXY)? a a / p v , scozie, TTOIVTJV, v S XOCXYJV, zc]zic, xoivyjv, Se la prendi brutta, la sconterai, se bella, l'avrai in comune ( ). Infine da Antistcne scende un rivoletto, che si ritrover ingrossato da altre correnti consimili, cio il Svao-D-at. auTtp fxiXslv come frutto della filosofia; differente da quello delle scuole dogmatiche, se a quest' affermazione dobbiamo aggiungere il principio di Diogene che tutta la no1 2

(') yau,eiv,
xa loc,

D . L . 6, 2 9 : sTT7)vst. T O ? u.sXXovTa<; y a u . i v x a U T } x a l xoq [j.XXovrac; x a v c c n X e v x a l u.7) x a T a ^ X e i v ,


fXXXovTac; 7roXtTsusoi9-ai xa u.7] TroXiTeusat-ai, TOUC; xal xa [ir, T r a i S o T p o c p e l v , x a jrapaaxsua-

TOC;

7rai8oTpocpEiv

C ^o [i,vou<; cruu-Piouv TOTC; S u v a T a i c ; x a (JLTJ 7ipoeuvTa<;. Q u e s t ' u l t i m o t e m a r i e c h e g g i a t o d a F i l e m o n e , fr. 9 7 : a X c ; -9-EpaTresiv 8'ICTTIV, jxo SOXEL, / 7) cpuySoi; 7 5 ~ E I V C O V T O C ; TJ

[laaiifiou. Il t e m a r i a p p a r e in S e n e c a a n c h e p r i m a delle e s p e rienze personali. ( ) D . L . 4 , 4 8 ; l'arguzia riferita (anche dal Laerzio) a d a l t r i , o l t r e c h e a B i o n e , p e r es., a d A n t i s t e n e : r i m a n e , p e r , s e m p r e nel c a r a t t e r i s t i c o a m b i t o d e l l a d i a t r i b a , s p e c i e p e r il c o n t r a s t o dei d u e t e r m i n i a c c o s t a t i e p e r Vannominatio. Che a v e s s e u n ' o r i g i n e p i a n t i c a di B i o n e ci m o s t r a a n c h e A n a s sandrida, c h e contro la moglie dice t r a l'altro X X ' s X a P s v a 2

a^pv'

fkcoTv

ECTT'ETI,

oS'

E'CTOSOC;

T Ttapirav

ze,

TTJV

o x a v . / X X ' E X a ^ E v p a i a v TIC,' o S v y t v e r a i / [JLCXXV T I T O U y T j j x a v T O i ; 7) TCOV Y E L T V C O V (fr. 5 2 , g i s o p r a c i t a t o ) . 11 p r i m o p a s s o forse q u e l l o c h e a c c e n n a t o in S e n o f o n t e , Symp. 4 ,3 8 , a l l a p r e f e r e n z a d a d a r e alle d o n n e b r u t t e o d a c o n i o . G e l l i o , N. A., 5, 1, .1-2 (da F a v o r i n o ) a t t r i b u i s c e il d e t t o a B i a n t e .

stra vita deve essere sotto


[xo-cp) ( ) .
1

gli occhi di tutti ( s v TW

Un atteggiamento interessante presentano anche quei cirenaici che nel corso del I I I sec. tendono al cinismo; senza soffermarsi a mettere in evidenza il loro pessimismo che culmina neh' 'A7ioxapTeptov di Egesia T t s i c u & v a T o ? , vai la pena di ricordare come Teodoro l'Ateo, ad esempio, sXsysv Ss x a l soXoyov e l v a t . TV
(TTCOuSalov U7tp
tr]c,

TcarplSo?

17]

^ayayEiv

aoTv,

diceva logico che il saggio non dia la vita per la patria perch non bisogna rinunciare alla propria saggezza a pr' degli stolti ( ). il momento, del resto, in cui quasi tutte le scuole filosofiche sentono il significato del ritiro e della quiete spirituale, o, l dove le dottrine si conservano attivistiche, vediamo almeno farsi ritirata e in quiete la vita del filosofo ; questo caso quello di Arcesilao, il quale T TTOCV Svj S i r p i ^ s sv ' A x a S r j j j u a , TV 'TroXmo'u.v x T O T u tov ( ) ; il primo, invece, quello degli Scettici, che hanno di mira, non senza influssi democritei, la yjps[jua, con tanto calore che Antigono di Caristo fonte del Laerzio dice Timone x a l cpiXx-yjTtoc; ocpSpa x a l
2 3

(*) D . L . 6, 6 p e r A n t i s t e n e ( c h e l a s o l i t u d i n e s i a u n b e n e s o l o p e r il s a g g i o si r i c a v a d a l l a / p e t a c h e S e n e c a , e pisi. IO,I, m e t t e i n b o c c a a C r a t e t e , a p r o p o s i t o d i u n g i o v a n e c h e si r i t i r a v a i n s e s t e s s o : cimi homine malo loqucris); id. 6, 69 ( e d E p i c t . 3, 22, 13) p e r D i o g e n e . C f r . a n c h e p a g . 269. ( ) D . L . 2, 98; il s a g g i o , a p p e n a s i a ) ? , n o n h a p i b i s o g n o di a m i c i a p p u n t o p e r c h autosufficiente. E evidente n e l l ' e t f X o y o v \ir l ^ a y a y e v ocuxv l o s p u n t o p o l e m i c o c o n t r o l a eXoyo; ^aytoy/) s t o i c a : t a n t o pi s a p e n d o c h e gli S t o i c i sXyco^ t p a a i v ^ a y e i v (3ou T V a o < p v , x a l u i c p ^ 1 8 < ; x a l jzkp <piXo>v ( D . L . 7, 1 3 0 ; I I I , 7 5 7 A r a . ) . A g g i u n g e il L a e r z i o (2, 99) e l v a t 8 T V x a u - o v : d u n q u e c o s m o p o l i t i s m o e i n d i v i d u a l i s m o , c o m e a v e v a v i s t o b e n e il W e n d l a n d , s b o c c a n o allo stesso risultato dell'autosufficienza e dell'indip e n d e n z a d a l l a v i t a della polis. D e g n o di u n c i n i c o l ' a t t e g g i a m e n t o di T e o d o r o d a v a n t i a L i s i m a c o c h e gli m i n a c c i a l a m o r t e ( C i c . Tuse. 1, 43, 102 e 5, 40, 1 1 7 ; S e n . tranq. ari. 1 4 , 3 ) . ( ) D . L . 4, 39.
2 3

iSioTzptxYyLtv
2

( ). Sono essi che trovano felice l'uomo

xapxto? Sis^ycov x a l v 7)o-ux,la x a l yaArjvxYjxt, xa-

9-eo-xc? ( ). Se si pensa infine alla posizione dei Cinici che ora abbiamo visto e che destinata attraverso la diatriba a circolare per tutta la cultura ellenistica e romana, ci si pu fare un quadro di quelli che erano gli influssi non direttamente letterari che la letteratura sub durante l'et ellenistica ( ) ; Il tema antistenico del laureo (xiAeiv prelude alla pyjfjua, che pure appare nella commedia e ha un lontano fondo filosofico, se ancora la vediamo talvolta
3

ironizzata dai poeti: e p s x i x v


4

slvat

epaenv

XTJV epr)-

puav 01 x ? 9pu? a i p o v x s ? ( ). Ma quando Teocrito ci dice [X[juv 8' aerovia uiXoi, a noi stia a cuore la quiete , non solo vediamo qui riassunto un suo ideale di vita poetico, se pur altrettanto teorico quanto quello di Zenone e di Epicuro ( ), non meno sincero e sentito ; ma anche dato il carattere bucolico della sua poesia, scorgiamo che questo ideale si fa concreto in immagini di pyj{jia, di quiete agreste, dove la pace della natura concilia
5

(') D . L . 9, 1 1 2 ; cfr. 9,64 y.o ^YjXcoxi; 7roXXo<; e l ^ e ( P i r r o n e ) T T J ? (X7TpaY(iOCTuvTj(;. D i F i l o n e d ' A t e n e il L a e r z i o d i c e c h e x 7rXet(TTa auToS SteXyeTo (9, 69), r i c o r d a n d o cos l e parole di Antistene. ( ) T i m o n , fr. 63 D . ; cfr. a n c h e f r , 64. V e d i a n c h e l e p o c h e , m a belle p a g i n e d e l P o h l e n z , Das Lebensziel der Skeptiker, in Hermes, 39 (1904), p . 1 5 s g g . ( ) N o t e v o l e c h e u n a p o f t e g m a p o s t o in b o c c a a d A n t i g o n o G o n a t a ( A e l . V. H. 2,20; W i l a m o w i t z , Antigonos v. Karistos, p . 232, n. 66) d i c a T7]v PaoiXetav... evSo^ov e l v a i SouXeiav. s e g n o d e l l a diffusione n e l m o n d o c u l t u r a l e d i u n ' a v v e r s i o n e al r e g n o , il f a t t o c h e il s o v r a n o s t o i c i z z a n t e esca i n u n a m a s s i m a cos i n c o n t r a s t o a i p r i n c i p i d e l l a s c u o l a preferita. (*) M e n . fr. 39 ( d a l l ' A n d r i a ) ; T e r e n z i o , Andr. 406-08 (venit meditatus alicunde ex solo loco: orationem sperai invenisse se qui differat te), scioglie l a s i t u a z i o n e e d e l i m i n a l ' a l l u s i o n e a i filosofi (ol rq 9pu? aKpovxe?: cfr. a n c h e fr. 460, 1), perch i n Menandro d o v e v a apparire come c o m m e n t o incidentale alla situazione del vecchio Simone. (*) T h e o c r . 7, r 2 6 ; cfr. P o h l e n z , Die hellen. Poesie cit., p. 104.
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La "beata soludo" in campagna

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la tranquillit a un animo otiosus. Direi, per, che forse ancor pi interessante riscontrare nella poesia comica la stessa identit tra p v j ^ i a , -/jo-u^a e y p ? : Mentre nei poeti della commedia di mezzo troviamo l'esaltazione della campagna perch misericordiosamente salva dallo spettacolo pubblico della propria po^ verta (*), il tono pi spiccato in Menandro:
co? 7] pucTouvTi TOU? c p a X o u ? x a l TCO [xeXsTcovTt. [XTQSS v rpnovc

pvjjjua,

7xovyjpv i x a v v XTYJU/

ayp?

Tpcpcov x a X c o ? . rcXiv

x TCOV o ^ X c o v Se T)XO?, r) r e x a x

auTY) Tpucp-y] Xp.7ret, u .v, ? 8 ' X i y o v y^pvov,

Quant' soave per chi odia i cattivi costumi la solitudine, e che idoneo possesso per chi non pensa affatto a cose malvage un campo, il cui reddito sia buono ! Dalla folla invece si hanno solo contrasti e questo lusso cittadino sfolgora s, ma per poco ( ). C ' da chiedersi, piuttosto, se, quando Menandro riprende temi gi noti alla commedia di mezzo, non ci sia una garbata ironia nei riguardi dell'epicureismo; si vedano ad esempio
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i v. 79-82 del

Tscopy?:
8 [si yp r T i X o u T e J v aco?

r) vjv 7r [ou] xr u , [ p i r u p a ? ] x [ o u ] Sucnruxstv 7t [o]XXo? TI? c\zi

ypo]?

et?

TOO? p c o v T a ? ' SCTT S T TOCOOVSXTV r T 'prjjxia.

(*) A m p h i s , fr. 1 7 K . e l - r ' o / x p u c o v a x i rapay^' prjuia; / TuaxYjp y e xo yjv a x i v a.v&p>noic, ypi;, / rcevav Guyxp7TTei.v ercoTaTai u-vo?, / c x u 8 8-axpov x u x l a ? aacpouc; yu-ov (al v . 2 p e r 7rax7)p il K o c k b e n e p r o p o n e v a crtoxrjp, p e r v i a d e l l ' a r t i c o l o ; a g g i u n g o , a n c h e p e r v i a del s e n s o : il c a m p o ot^Ei, n o n ysvvqc l a v i t a d e l l ' u o m o ) . L o stesso t e m a in M e n a n d r o , fr. 406 e poi in L i b a n . V I I , 358 F . ( ) M e n . fr. 466 K . ; p e r il v . 3, cfr. i v v . 35-38 d e l Tecopy; ( P a p . G e n a v . 1 5 5 = fr. 96 K . ) , e il fr. 105 di F i l e m o n e . R i p r e s a m o l t o g e n e r i c a di 7)80 del v . 1 il fr. 7 9 5 g ^ e i x i T rtixpv x % yecopyta<; y X u x . I p r i m i v e r s i di q u e s t o f r a m m e n t o t r o v a n o un l o r o c o m p l e m e n t o nel fr. 408: cp' I C T T I V peT}; x a l fitou S i S a a x a A o i ; / i X e u & s p o u -roiq 7iaai v^pcTCoit; y p q .
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vivere in campagna ( c p i A o t y p e i v ) , vivere v spyjtutte queste sono belle cose filosofiche ; ma che c' in realt ? Solo il desiderio di nascondere la propria miseria, la propria povert agli occhi dei molti ; ed ecco che quello che era un tema gi noto alla precedente commedia, con un tocco leggero diviene ironia sulla filosofia che pi umanamente indulgeva alla comprensione delle debolezze umane: e le parole in bocca a Davo hanno un che di sentenzioso che le rende pi scherzevoli ancora. Dove siamo sicuri di non aver a che fare con un sia pur lontano riflesso filosofico nella poesia bucolica. A questo proposito mi piace soffermarmi un poco pi ampiamente su quello che diventa in quest'et un locus communis della poesia e, come vedremo, lo sar se non ora, poco pi tardi anche della retorica; intendo dire della siesta in campagna sotto un albero, presso una fonte, sdraiati sull'erba: questi sono i tre elementi del tema che in una larga serie di passi si accompagnano costantemente, e in pochi altri, in cui l'accenno di sfuggita, solo o l'uno o l'altro di essi appare. La sua origine molto lontana: gi la grande epica lo aveva conosciuto ed Omero in brevi tratti ci schizza il quadretto:
S, liitx, A a & s t v p i t a a v T a , arp

TUI x p x o ? Allevo? p s i f A a v

uScop,
( ).
l

xp-yjvT] u7r o -7T tou?* TTsp 8' a l ' y e i p o t

Ttscpuacnv

Pioppi e non platani, come troveremo altrove; l'erba sottintesa, ma certo fa molle il prato in cui i pioppi frondeggiano e certo su di essa Odisseo e i compagni si sdraiano a dormire (7ro (3pi avT? v. 1 5 1 ) . In Esiodo il quadro si sviluppa con un tono pi campestre che avr gran fortuna nella poesia
(*) H o m . , 1, 1 4 0 - 4 1 ; u n o s p u n t o xprjvrjv x a x e P y j a a T o xaXXipe-9-pov. anche in x, 107 sic,

successiva , salvo che la scena si svolge in un angolo ombroso sotto un masso ( ). Nel mondo della tragedia porta il tema Euripide, facendone uno dei desideri del sognante delirio di Fedra :
l

TTCO? v

Spocrspoc? uSrcov

arc

xpr\vl8oc,
XOfXY )TY]

xaO-apcov

7ico[x'puaai[xav,

UTC T ' y s t p O L ? Xstu.covL

V T

xAt^sZo"'

va7rauaaiu,av ;

Una volta che il tema ha preso a diffondersi e la sua diffusione ha luogo solo con l'et ellenistica , ogni poeta si lascia andare a variazioni che nascono dal suo gusto e da esso sono spinti a riprender questo oppur quel particolare della tradizione ( ). Non star qui a soffermarmi ad elencare i passi di Teocrito, di Mosco, e d'altri ( ), ma vorrei ricordare come torni anche l dove il mondo artistico non schiettamente bucolico e sia naturalmente sfruttato spesso nell'Antologia Palatina, come tema di genere, fino a Mariano, che canta il boschetto di Eros ad Amasea dove soffia lene lo zefiro, dove il prato fiorito e sgorga una dolce sorgente ( ). Con logica
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H H e s . O. et D. 5 8 2 - 5 9 5 ; al v . 589 TcexpociY]... a x i r j e ( - 593) v crjayj u.vov; (v. 595) y.pr\vy\c, r ' e v o u x a l 7ropp u r o u . V e d i l o ripreso, per es., in A . P . 10, 1 2 , 5-6 ( a d e s p o t o ) e in A . P I . 4, 230 ( L e o n i d a ) . () E u r i p . Hipp. 2 0 8 - 1 2 . Il t e m a o m e r i c o h a per m e , in E u r i p i d e , solo i n t e r e s s e in q u a n t o t e m a p o e t i c o ( K a l k m a n n , De Hippolyti Euripidei quaestiones novae, B o n n , 1 8 8 2 , p. 7 sg. ha presente p i u t t o s t o v v . 75 sqq.). () L . C a s t i g l i o n i , Decisa forficibus V I , in Rendic. Ist. Lomb. 82 ( 1 9 4 9 ) , p. 1 3 8 . ( ) T h e o c r . 7,6 e 1 3 5 - 3 7 ; 5, 45"49. i c u i si d e s c r i v e l ' a m b i e n t e nel q u a l e v i v e C o m a t a s ; v . a n c h e 22, 37 s g g . , c h e s e m plicemente un's^epyacua descrittiva; Mosch. fr. r, 1 1 - 1 3 , p a r t i c o l a r e v i c i n o p e r l ' a c c e n n o al s o n n o a H o r . epist. 1, 1 4 , 35 e a O p p . Cyneg. 2, 34, c i t a t i d a L . C a s t i g l i o n i , l. cit.; A . P . 16, 2 2 7 , 5. () A . P . 9, 668 * H xocXv aXaoc, " E p c o T o ? , TCOU x a A S v S p s a TOCTOC / TrpyjUi; izinvcitov f A c p i S o v e Zcpupoc;" / y j x ^ pcnfjei? u . a p u a a T o a avO -eai Xeiu.cv, / TTOU X V loarecpvcov
v 2 3 4 n 5
1 x a

vari alio l'albero non sempre lo stesso, ma accanto o in sostituzione del pioppo o del platano che nella tradizione aveva preso un certo predominio, troviamo un altro albero, spesso il pino, ma anche l'alloro ( ): tutti i termini che il tema esige troviamo in Nicia ( ) e in Ciro, col rimpianto della vita dei campi nei confronti delle sciagure che la vita politica della citt porta con s ( ). Anche Giuliano Egizio sente con toni tradizionali la pace della vita di campagna in contrasto alla vita di citt; ma questo ci porta ad un tema di cui abbiamo gi trattato ( ). Lo stesso tema era gi in Filita nel rapido accenno &prio<xad-0Li r c a T v c o y p a i f l u7ro ( ), ripreso da Ermesianatte a proposito del poeta di Cos con 7 T 7 i X a T a v w B i . T T i S a (xoTc^ovTa # - 0 7 J V ( ). Il platano mi riporta all'altro aspetto del problema: perch non solo i poeti ellenistici, cui tengon dietro tra i
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xau.ov dcvel? x a X u x t o v / x a yAuxsprjc; xpiazoi'/^oq sTusu -paSv aXXot; 7r'aXXcp / [iccazc, v a & X i p e i y s u - a x a N a ' i S o c . P e r la m o s s a iniziale, cfr. a n c h e S a t y r . A . P . i o , 1 3 , 1. (') U p i n o in L e o n i d a , A . P . 6, 334; M o i r , A . P. 6, 1 8 9 c o n in pi il fiume. A l t r o v e il b o s c h e t t o , s e n z a m a g g i o r e i n d i c a z i o n e : c o m e per es. in M a r i a n o ora c i t a t o ; in S a t i r o , A . P . 10, 1 3 s ' a c c e n n a a g l i allori, a l l ' a c q u a s o r g i v a , al fitto ombroso boschetto.

()
SLTOC,
3

A . P . 9, 3 1 5 " I ^ E U

UTC' y e p o i a i v , imi

-J.L[J.ZC.. vfrS',

/ x a TCT&'aaov cov TuSaxoc; u -sTpa?. () A . P . 9, 1 3 6 ; n o n t r a g g a in i n g a n n o il Biese, Dcr Naturgefllhl bei der Griechen, 1882, p. 1 1 4 : n o n si t r a t t a di senso p o e t i c o del r i t i r o d a l l a v i t a c i t t a d i n a , m a di u n ' a m a r a c o n s t a t a z i o n e , e s p e r i m e n t a t a dal p o e t a c h e sta a n d a n d o in esilio. (') I u l i a n . A . P . 7,586. D a l l a p o e s i a e d a s e n t i m e n t o diffuso, il t e m a l e t t e r a r i o d i v e n t a un t e m a p i t t o r i c o , c o m e mostra, o l t r e al v e c c h i o H e l b i g , Untersuchungcn iiber die cani puniscile Wandmalerei, Leipzig, 1873, p. 280-301, specie p. 292, L . C u r t i u s , Die Wandmalerei Pompejis, L e i p z i g , 1 9 2 9 , p. 387-88 (e le i l l u s t r a z i o n i no. 1 2 7 9 , 1 0 1 7 e m e n o s i g n i f i c a t i v e per il nostro t e m a particolare 1205, 1 5 5 8 , 70, 549, 1 0 5 3 , 1 1 8 3 , 1^56, 1 3 7 0 , 1 5 8 5 H e l b . , 208 C u r t . ) . ( ) P h i l e t . fr. 14 P o w . () H e r m e s i a n . fr. 7, 7 6 - 7 7 P o w . ; il r a v v i c i n a m e n t o g i nel P o h l e n z .
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Romani Tibullo, Virgilio, Orazio toccan questo tema, ma esso appare anche nella prosa. Ritengo che la sua origine, visto specialmente in quale prosa esso si ritrova, possa risalire al famoso passo platonico, in cui Fedro dice a Socrate, il quale cerca un luogo dove sedere ev T j t r u y j a , che sotto una u^vjXoTaTTjv T r A r a v o v c' ombra e brezza, c' erba per sdraiarsi; n manca una fonte gradevolissima d'acqua gelida che scorre sotto il platano ( ). I l passo rimase giustamente famoso nell'antichit, per cui io non sono alieno dal credere che l'insistente presenza del platano in certa poesia non sia estranea all'influsso esercitato da Platone, l dove si volesse accennare a poesia meditativa, o a quiete senza turbamenti ( ) . Certo un influsso platonico si deve
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( ) T i b . i , i , 2 7 - 2 8 sed Canis aestivos ortus vitare sub umbra arboris ad rivos praetereuntis aquae, d o v e l ' a c c e n n o a l l a c a n i c o l a g i g r e c o , c f r . H e s . /. cit. : a l t r o v e x a u u - a 8 ' T T O pi v o t o c p u y w v X.-OVC, ( A . P . 1 6 , 2 2 7 , 7 ) ; V e r g . bue. 1, 1 ; 7 , 4 5 - 4 6 ; H o r . epod. 2, 2 3 - 2 8 ; carm. 1, 1, 2 1 - 2 2 ; epist. 1, 1 4 , 3 5 . I l t e m a si p r e s t a b e n e p o i alle l ^ e p y a o i a t o v i d i a n e , d i c u i r i c o r d o l a p i c o m p l e t a , ars 3, 6 8 7 - 6 9 4 e l a p i n o t a , met. 3, 4 0 7 - 1 2 , i n t e r e s s a n t e e s e m p i o d i c o m e l o s v i l u p p o sia ormai i n d i p e n d e n t e d a l sig n i f i c a t o c h e o r i g i n a r i a m e n t e il t e m a a v e v a . S u l l ' a r g o m e n t o si v e d a L . C a s t i g l i o n i , Studi intorno alla Metam. di Ov. P i s a , 1 9 0 6 , p p . 2 2 2 - 2 9 , in c u i t r a t t a t o il t e m a g e n e r a l e della f o n t e . Narciso c o m p a r e a n c h e in dipinti pompeiani, cfr. H e l b i g , no. 3 4 5 ; 1 3 6 3 (fonte, b o s c h e t t o , p r a t o i n t o r n o , N a r c i s o seduto su u n m a s s o ) .
I

( ) P l a t . Phaedr. 229 a - b ; 230 b : fj 77]] x P * )<; TtAocTvou p e i . 8<;. Q u e s t o P l a t o n e p o e t a ; P l a t o n e filosofo v e d i l o i n 230 d. I l r a p p o r t o c o n P l a t o n e del r e s t o s e n t i t o d a g l i a n t i c h i , se l e g g i a m o i n A e n . G a z . epist. 2 (p. 2 4 H e i . ) L a e r t e d a v e c c h i o n o n v o l l e essere r e e c o m a n d a r e s u u o m i n i , m a xyjTtoupc; elvou x a TCOV SvSpcov 7 U u,Xea&ai. a ( C a s s o , c u i l a l e t t e r a d i r e t t a ) 8 y.01 S o x e c s ^ T j X t o x v a i Tv avt-pcoTrov, y p v TTJV TCXIV x a TToXiTrcbv xpvov u . a x p v v y p e o TrpoCTx&yjU.evoc TOC, cpuToic; Sifjyec; XaXcov , c o n t r a p p o n e n d o g l i il S o c r a t e d e l F e d r o . C f r . a n c h e E n e a d i G a z a , Epistole a cura di L . Massa P o s i t a n o , N a p o l i , 1 9 5 0 , p . 33, p e r il c o n t r a s t o t r a p o e t i e s o fisti ( c h e n o n cos d e c i s a m e n t e d i s t i n t o ) . L a figura d i L a e r t e c o m p a r e a n c h e a l t r o v e nelle p o l e m i c h e s u l fiioc; u e t o prjTtx<;, c f r . P l u t . tranq. an. 2, 4 6 5 D E . ( ) V e d i il f r a m m e n t o d i F i l i t a g i c i t a t o ; e a n c o r a A . P 1 6 , 2 2 7 , 8 e M o s c h . f r . 1, 1 1 - 1 3 TC 7rXaTavtp P a & u c p u X X t p .
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) 7 i : o

vedere nella prosa ; e questo influsso sicuramente non filtrato attraverso lo stoicismo, il quale era contrario almeno nella sua forma pi antica alla vita campagnola (che sapeva di epicureismo e di tradimento nei confronti del saggio XO-{AOO TTOXITY];), come compare anche dall'uso caratteristico di un vocabolo, y p o i x l a , per cui si definiva TTJV y p o i x l a v u s i p L a v s l v a i T C O V xax -Xiv O-cov x a l vu,cov ('). Se d'altronde troviamo lo stesso tema sviluppato in una delle Epistole pseudoippocralcc, chiaro che esso non si diffonde attraverso l'amore alla campagna proprio degli Epicurei, ma attraverso concetti e immagini penetrati nella diatriba; che queste epistole risentono forte l'influsso delle correnti cinicizzanti in ripresa durante la seconda met del I sec. av. Cr. Si tratta anche di uno dei passi pi importanti delle relazioni tra Ippocratc e Democrito, perch ci d la giustificazione teorica e quindi l'esaltazione, se pensiamo al trionfo di Democrito sull'ottusit degli Abderiti 7roXu7tpyu ,ovc; di quel viver appartato, in un angolo di natura, dedito completamente alla contemplazione del vero. Il grande medico fa una specie di diagnosi in base a quanto gli stato riferito,
'^y/TjC, " i v a p toeuv uTC pf3XXoua -av S t , a c r a 9 o v T ? x v S p c , o\L''ri~.Z 7iaiScOV [X7)T y U V a l X ? [JIY]T CJUyySvcOV U.Y)T

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9pv7 ]v 7rp? l a u r e o xar o"TcoTo? x a l S i ^ o v T o g Ttu.x:oXXa v vTpotcn xal pyjpUYjcrc, y]

U T C axnriai o*V-

o t o v x a l I v fi.aX'D-ax^at, 7coi7)crt yj 7rap' 7]cru^oto*o u S r t o v p e & p o i c u , riconoscendo un qual eccezionale vigor d'animo dell'uomo, che non si d pensiero di figli, di moglie, di parenti, di patrimonio, n di nulla affatto, ma,

l 'i S. V. F. I l i , 6 7 7 A r a . : p r e c e d e (il p a s s o dello S t o b e o , I I , 103, 24 W . ) cpaot Ss x a ypoi.xov etvou rcvxa <pauXov; cfr. a n c h e 5". V. F. I l i , 6 7 9 . Q u e s t ' u s o di ypoixiac n o n n a s c e c o n gli Stoici, m a c o n t i n u a u n a t r a d i z i o n e , profondamente g r e c a , c h e h a in s p r e g i o la c a m p a g n a .

vivendo ritirato in se stesso giorno e notte, se ne sta solo quasi sempre in grotte e luoghi solitari o sotto l'ombra degli alberi e sulla molle erba, o presso quiete correnti d'acqua ( ). Quadro pi completo del distacco dalla vita attuosa non si poteva dare, di una vita in cui la meditazione si accompagna al ritiro nella quiete della campagna. Gli stessi elementi compaiono, rivestiti di un tono poetico, che a questa piana, ma non insipida prosa manca, in Lucrezio quando allo stesso modo esalta l'ideale epicureo ( ). Che si tratti di materiale penetrato ormai nella tradizione retorico-filosofica (forse pi retorica, che filosofica) ci dimostra l'apparire degli stessi dati, sintomatici dell'estraniarsi di uno spirito contemplativo fuori di una vita concreta, in Filone, quando ci descrive la vita, staccata dall'attuosit, degli Esseni, i quali, pensando di esser gi morti quanto alla vita terrena, 7coXet7coocH ione, ocrca? ut1 2

ot? r)

fruyarpcnv

et TE iole, XXot? o -oyyevotv e, quan=

d'abbiano rinunciato ai loro beni, senza pi alcun allettamento fuggono senza neppur voltarsi indietro, dopo aver lasciato fratelli, figli, mogli, genitori, le numerose parentele, le compagnie d'amici, la patria ( ) ; anche gli Esseni, visti come li vede Filone con pensiero colmo di cultura greca, rei^cv eco 7rotouvTat r ? StocTpt3

p ? ev y.vjTcot? r) (jtovayptat? py]u,tav [xeTaSicxovTe?, o Sta Ttva cb[jt,7)v e7rtTTY)8eu[jt.VYjv u -tcTav&pcoTuav, XX T C O V vou,otcov TO r]&oc, 7rt[i,cta? XucuTeXet? T? ex

x a t pXafBep? etSTc?, < ( si raccolgono fuori della mura in giardini o nella solitaria quiete dei campi perseguendo la
( ) [ H i p p . ] epist. 1 2 , 1 , p. 293 H . ; cfr. a n c h e epist. 1 7 , 1 7 . ( ) L u c r . 2, 2 9 - 3 1 ; v . p a g . 68, d o v e i v e r s i s o n o c i t a t i , e p a g . 3 1 5 , n. 2. () P h i l o n . vit. contempi. 2, 1 3 , a c u i s e g u o n o gli e s e m p i d i A n a s s a g o r a e D e m o c r i t o , c h e l a s c i a r o n o p e r d e r e i loro b e n i : i n t e r e s s a n t e i n q u e s t o s c r i t t o v e d e r e i m o t i v i classici del 9-ecop7)Ti,x<; $ioc, c o n g i u n t i col c o n c e t t o m i s t i c o g i u d a i c o ; v . p e r il s e c o n d o b r a n o ih. 2, 1 8 .
2 3 J

solitudine, non per una disumana, deliberata misantropia, ma perch ben conoscono come svantaggiosi e dannosi i contatti con le persone di comportamento dissimile ( ). Il commento generale a questi passi lo d ancora la lettera di Ippocrate: Tvo%rio\)ai S'xvxpoc x a l Tjau /tTjv o TcvTco? 01 u ,avvT i;, XX x a l o l T C O V
1

v&pto7uvtov yj? Tzi&\j\iir)

TcpyjyfjtaTcov
2

u7tep <ppovY]o-avTec

Tapal-

( ) . L a conclusione, che se ne trae spontaneamente, ci d netta la sensazione del distacco dalla vita pratica, propria di tutte queste singole situazioni: non si tratta qui di una vita reale, ma la vita degli uomini come l'ha vista la poesia e la teoria filosofica ( ) e una prova in pi che ci documenta come gradualmente ci si venga a trovare di fronte a un locus communi s retorico, a una g x c p p a c u ? T7TOU, come ce la offre Longo, il quale giusto all'inizio del suo romanzo descrive appunto con questi colori la grotta in cui viene trovata da Driante la piccola Cloe. Qui non pi l'albero fronzuto, ma come del resto gi in parte della tradizione poetica che abbiamo osservato la grotta: ex S zr)c TryjYTJ? uStop <xva (3Xuov p e i ^ p o v znoUi /eu-svov, toc3

T e x a l Xeiu-tov u v u

yXacpop?

IxTSTaTO

7tp

TOO

vTpTpecpo-

o u , 7ToXX'?j<; x a l u . a X a x 7 ] ? reo a ? fxv/j


4

(JTZ TTJ? VOTISOC

( ). Ma qui usciamo ormai dal campo di ricerca che c'interessa; ci importa, per, di vedere come un "tema"
(') P h i l o n . vii. contempi. 2 , 2 0 ( v e d i Boll, art. cit., p . 2 3 ) ; cfr. a m o ' d i c o m m e n t o ( 2 , 1 9 ) 7i5cca y p TTX II;, x a l rj evou.tOTT7), yy.zi -9-opu^tov x a l t a p a x w v u ,ui>rjTtv, c o x a v urrofjieivai TIC, OLTZOLC] K aocpiccc, x & e i c ; - P e r il t e m a d i a t r i b i c o (e n o n solo d i a t r i b i c o ) d e l l a d i s s i m i g l i a n z a dei c o s t u m i , cfr. a n c h e S e n . tranq. an. 1 7 , 3 conversano enim dissimliuni bene composita disturbai etc. e d epist. 7 , 2 inimica, est multoruni conversatio (v. L . C a s t i g l i o n i , Motivi diatribici, in Rendic. Ist. Lomb. 6 4 , 1 9 3 1 , p . 5 4 0 , n. 1 ) e F l o r o , P. L. M. I V , 4 3 , 4 1 6 . ( ) [ H i p p . ] epist. 1 2 , 4. A n c h e Filone (v. n o t a preced e n t e ) d i c h i a r a c h e s o n o O-pu^oi. e r a p a x a c h e r e n d o n o i n t o l l e r a b i l e l a v i t a a t t u o s a a c h i h a a b b r a c c i a t o l a filosofia. ( ) L . C a s t i g l i o n i , Decisa forf. V I c i t . , p . 1 3 8 . ( ) L o n g . 1 , 4 ; p a s s o di d e r i v a z i o n e t e o c r i t e a (cfr. L . C a s t i g l i o n i , Studi cit., p . 2 2 8 ) .
2 3 4

in questo caso nato dalla poesia bucolica di Teocrito , sviluppatosi in particolari condizioni d'ambiente, si sia poi oltremodo diffuso: n v a dimenticato che il romanzo un genere letterario che poggia su un rimpianto del passato, in cui entra a far parte tra gli elementi pi disparati anche come nel romanzo di Longo il sogno di una vita lungi dalla citt nella quiete campestre L'unico passo in cui si pu forse vedere attraverso l'ossequio alla tradizione un vago tratto reale che fa da sfondo alla situazione ideale un brano di Giovanni Crisostomo in difesa della vita monastica. Il monaco infatti vive in campagna, aspo? aTCoXatov x a & a p o u x a l vau-xcov #cov x a l Xet.u,v<ov xal uyteivcov xal chi vsi eutocia? elXi.xpt.vou?. E

pu credere che stia meglio, TV ? Spcov


u.cpi,Xa9cv...xal rapa^y)? xal

(3a&eia?
fropu(3ou

xaxaSv7tppco ( ).
2

xexXtfxvov 7ia?, T r a p 7TY)Y7JV x a f r a p v , U7r crxiv

xa-8-/ju.evov, r) r v v olxlcrxtp x a T a x e x X e i c u - v o v ;

i ) A q u e s t o p r o p o s i t o , o l t r e g l i s c r i t t i di E . S c h w a r t z , Fnf Vortrge ber den griech. Roman e di E . R o h d e , Der griech. Roman, si v e d a r e c e n t e m e n t e a n c h e F . A l t h e i m , Literatur und Gesellschaft, H a l l e , 1 9 4 8 , I, 1 3 - 4 3 , i n p a r t i c o l a r e p . 29-30. P e r l a d e r i v a z i o n e d a l l a p o e s i a b u c o l i c a , v . G . R o h d e , Longus und die Bukolik, i n Rhein. Mus. 86, ( 1 9 3 7 ) , p . 23-26. C o m ' l o g i c o , t a l e " t e m a " si d i f f o n d e p o i a n c h e nei r e t o r i d e l l a s e c o n d a sofistica e o l t r e (nella p o e s i a s c e n d e fino alla s o g l i a d e l l ' e t b i z a n t i n a ) e n o n f a m e r a v i g l i a r i t r o v a r l o in P h i l o s t r . Her. 8 (p. 270 W e s t e r m . ) x a l s i u-v avaut>rj av TIC; (allusione a P r o t e s i l a o ) vTau&a o u x o l 8 a , icorj S ' a v TjSiaTa r e x a l Xu7tTaTa seX&tbv T O U. X OU ( t e m a d e l l a s o l i t u d i n e ) . S v S p a xe y p 7uepu,Y]xy] x a r a x p v o u a u r a pavrocj, Stop r ' x TCTJY&V T O U T I 7roixlXtov : n o n m a n c a n o l ' o m b r a e il p r a t o . Cos p u r e L i b a n i o , enc. agr. n - 1 2 ( V i l i , p . 265-66 F . ) v &uu.Y]&Y]Tto npc, a u r v . . . olov S UTC TZTMI x a l 7rXaxv6) (xe <jYj(ipiai; xeTcr &ai, olov S ISev X /jta e<pupcov aupatcj xivofzeva (cfr. H o r n . B , 147 P l'espressione); l'accenno alla fonte poche righe pi o l t r e (p. 266, 5-9). I n B o e t h . cons. 2 , c a r m . 5 , 1 0 - 1 2 (p. 39 P e i p e r ) i t r e e l e m e n t i (herba, amnis e pinus) e n t r a n o nel q u a d r o i d i l l i c o d e l l ' e t d e l l ' o r o (cfr. S e n epist. 90, 43). (*) I o a n n . C h r y s . vii. monast. p . 22, 4 - 1 4 D b n . Cfr. L . C a s t i g l i o n i , Decisa forf. V I I , i n Rendic. Ist. Lomb. 83, (1950), p. 47. L ' a c c e n n o a l l a yisict e l e m e n t o d i a t r i b i c o , m a c h e ci possa essere u n f o n d o u n p o c o p i c o n c r e t o fa p e n s a r e il
e r

La

v i t a in c a m p a g n a i n t e s a

come

contrapposto

della v i t a in c i t t , che si s v o l g e in m e z z o alla folla p r e d a di sentimenti contrastanti, piena di t u m u l t o n o n solo

m a t e r i a l e , in u n a b r e v e e p i s t o l a f a l s a m e n t e a t t r i b u i t a a P l a t o n e , che si apre c o n u n senso di s c o n f o r t o verso gli uomini: ysyovsv, vuv l^ol Ss cpiXocro<pia ox OIS'OTI TCOT ypr fxa
(

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cpAaupov r) x a X v , TCTE TroAAoic;. che Platone gli

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vuv x a l TV XXov aTtaVTa ^pvov, VTIVX v u / j v T](JUV SiSto Anche qui compare, nonostante la

8-s?

sfiducia n e l l ' u m a n i t , l'affermazione di u n a cpiAav9-pto= Tuia g e n e r i c a e u n po' v u o t a di si p u giustificare ria l'una reale che contenuto, che

solo s o s t e n e n d o gioco

sono p u r a t e o \xi-

e l ' a l t r a ; lo stesso

<piXavfrpco7iix/

c 7 a v & p c o 7 u a t r o v i a m o in F i l o n e , per cui S'o-Tsioc 'uTraXiv xal Sia 7tpy(jiovo? yarca, t ^yjAtoTy]? XavflvEiv

[3iou y s y o v c o ?

rzoy^copei

u ,vcoaiv

T O ? TtoAAou? ? i c o v , o

u,io -av#-pt07tiav (cpiXv&ptoTro? y p s i T I ? XXo?), XS i a T TcpofEjXrjCT&ai x a x i a v , YJV TTOX?

oy'koz

ciTrc^ETai,

y a t p c o v u.v cp'ol? CTTVEIV a iov, XOTTOULEVO? x a X v . L a conclusione la stessa

SE cp'oi? y s y r j & v a i

a n c h e q u i , cio che si c h i u d e in nella solitudine

c a s a o esce di c i t t e

c a m p e s t r e si i n t r a t t i e n e con gli spiriti

riscontro c o n de sacerd. 6,7, p . 320, 5 s q q . D . , s e c o n d o c u i i monaci " T I S xod TTJCJ p i C T T j c j u-oiptocn xpascocj T W V copwv' oSv y p O6TCO<; <pp-/]Tov Tcp x a T a T p u / o j J i v w v y j o T s i a q . tot; J) TCOV pwv vcou.aAia. (*) [ P l a t . ] e pisi, a p u d S o c r a t i c . e pisi. 24 K o h l e r .

magni, attraverso le loro opere Si tratta di un brano interessante, perch un notevole esempio di quanto sia pi giusto parlare, in testi come questi, di cultura, anzich di filosofia; elementi cinico-dia tri-: bici, stoici, epicurei vi si congiungono e fondono, s da formare un intreccio, o meglio un ordito su cui s'atteggia la personalit dello scrittore ( ). Un altro esempio ci pu essere dato dall' Assioco pseudo-platonico, la cui datazione deve scendere certo almeno al I I sec. av. Cr. ( ) e che, rientrando nel genere consolatorio, uno scritto che vive anche di tradizioni e materiali non del tutto filosofici: in questo dialogo vediamo confluire elementi accademico-peripatetici, neo-pitagorici, stoici (posidoniani ?), diatribici, epicurei, Nella parte che ci interessa direttamente vediamo il consueto pessimismo per l'attivit politica : e l'attivit politica, tanto pregiata, attraverso quali terribili prove passa ! Ha s una gioia (xapv) che come un'in
2 3

(!) P h i l o n . de Abrah. 4, 2 2 - 2 3 ; c f r . P o h l e n z , Die Stoa, 1 ,377* n o n c o m p r e n d o c o m e l ' A u t o r e s o s t e n g a c h e i n F i l o n e n o n c' n e s s u n r i t i r o d a l l a v i t a p r a t i c a . E v e r o c h e i n de fuga 23 s q q . m e t t e i n g u a r d i a c o n t r o il u.ovcoxi,xcj (OCJ, m a v e d i , p e r i n t e n d e r l o , il m o t t o di C r a t e t e i n S e n . epist. 1 0 , 1 c h e a u n g i o v a n e , il q u a l e p a s s e g g i a v a t u t t o a p p a r t a t o e g l i a v e v a d e t t o Mecum

loquor , rispose Cave,

rogo, et diligenter

attende:

cum

homine

malo loqueris . V e d e b e n e il W e n d l a n d , Philo und die kynisch-stoische Diatribe, Berlin, 1895, p. 46, c h e sostiene u n equilibrio t r a i d u e generi di v i t a , in q u a n t o F i l o n e v u o l e " d e n 7 r p a x x i x c j fioc, als P f l i c h t eines j e d e n M a n n e s a n g e s e h e n u n d d e m h o h e r e n A l t e r d e n v o l l e n G e n u s s d e s 9-ccoprjXt.xi; fMocj v o r b e r h a l t e n " . P r e c i s e r e i nel s e n s o c h e F i l o n e a s p i r a a l l a f u s i o n e t r a i d u e g e n e r i di v i t a , c o m e a p p a r e d a vi. Mosis, 1, 9, 48 e de decal. 20, 1 0 1 o m e g l i o a n c o r a 1 0 9 - 1 1 0 , c o m e r i conosce lo stesso P o h l e n z (II, 184). D i r e m o che la v i t a c o n t e m p l a t i v a , o 8r x X X i a x o v x a freiTccTv a x i v (vit. contempi. 8, 6 7 ) , p e r l u i n o n e s a u r i s c e l ' u o m o (cfr. a n c h e praem. et poen. 2, 1 1 ) , m a n o n p o s s i a m o n e g a r e n e l l a s u a r i c e r c a d ' e q u i l i b r i o un n o t e v o l e interesse per la c o n t e m p l a t i v i t . () W e n d l a n d , op. cit., p . 4 5 . () P e r l a d a t a z i o n e v e d i a n c h e il r e c e n t e s t u d i o di L .
2 3

A l f o n s i , VAssioco

pseudoplatonico,
ai

in Studi

di filosofia

greca,

Bari, 1950, p. 2 7 2 - 7 4 ; c e d o s o l o in p a r t e .

risultati di tale

studio, per, a c -

fiammazione ti agita e ti d il batticuore, ma ha poi la ripulsa dolorosa e peggiore di cento morti. E chi mai, vivendo in bala della folla, sarebbe felice, se sia stato blandito e applaudito, come zimbello del popolo buttato fuori dalla scena politica, fischiato, multato, condannato a morte, ridotto a far piet? ( ). Gli esempi valgono per gli scrittori greci, ma non meno per i romani, perch il sostrato culturale di cui si nutre Roma quello del mondo ellenistico.
1

* * * A Roma solo quando i colpi di stato ebbero frantumato il blocco aristocratico e indebolito il senato, quando lo stato d'eccezione dall'89 al 32 av. Cr. divenne con Augusto princeps uno stato di fatto usuale sancito dalla legge, solo con la caduta del regime repubblicano poteva prender piede l'idea del &etopY)Tix? pio?. La forte contrapposizione di otium e negotium ha un suo significato eminentemente pratico; a noi riesce difficile mettere in risalto l'aspetto schiettamente romano di tale contrasto, perch negli autori latini esso ci compare sempre sotto una luce che ci lascia sentire l'influsso greco: epicurei, stoici, predicatori della diatriba entrano in Roma quando letteratura e pensiero vengono vigorosamente formandosi, s che non riescono n l'uno n l'altra a restar esenti dal loro influsso. E p pure come gli "antichi" intendessero il nihil agerc ci possibile intendere da alcuni passi di Cicerone: pur(') [ P l a t ] . Axioch. 368 c-d. i n t e r e s s a n t e n o t a r e , p o i , -come l a t r a n q u i l l i t d e l l ' e s i s t e n z a o l t r e l a m o r t e , c h e h a s o s t a n z i a l m e n t e o r i g i n e n e o p i t a g o r i c a (non esclusi c o n c i a l t r i i n flussi), sia espressa c o n le t o n a l i t della x a x a x a c u c j e p i c u r e a e dell 'eEcrTw d e m o c r i t e a : v#a... yaXr\vbc, 8 TIC; xod x a x t o v yovocj (3Cocj, aaXexco rjauxta e8ia[i.evocj, x a 7repia9-pcv TTJV paiv, tpiXoacxptov o ixpcj #xXov * a l -9-axpov, XX Ttpc. u-cpiS-aX?) xrjv Xrj#eiav (ib. 370 d). V e d i a n c h e N a t c r p , Die Ethika des Demokritos, p . 69.

La societ romana: Cicerone

193

troppo i personaggi che tali cenni riguardano appartengono al circolo scipioniano e abbiamo gi visto che tale ambiente fortemente attratto nella sfera pane ziana ; del resto quel concetto di tranquillit dell'animo che nel capitolo precedente abbiamo potuto attribuire a Panezio non stona, data la sua posizione moderata, con i gusti romani dell'epoca. L'affermazione stessa

di Crasso che oti fructus est non contentio, sed relaxatio tutt'altro che estranea alla concezione dello stoico di Rodi, come s' visto pi sopra ( ). Forse uniche testimonianze della rigida posizione degli antichi sono quella che abbiamo su Appio Claudio, di
1

cui si sa crebro solitum dicere... negotium populo Romano melius quam otium commini, non quod ignorarci quam iucundus tranquillitatis status esset, sed quod animadverteret praepotentia imperia agitatione rerum ad virtutem capessendam excitari, nimia quiete in desidiam resolvi ( ); e quella di Catone che affermava
2

Nihil agendo homines male agere discunt ( ). Si pu


dunque concedere che per i vecchi Romani 'otium aveva valore solo come antitesi del negotium, non come principio assoluto di vita. A v e v a perci significato legittimo solo quando lo spirito affaticato dagli affari pubblici della citt, sentendo bisogno di quiete, si lascia andare libero e spensierato, come gli uccelli stanchi del lavoro di costruirsi il nido prendono a svolazzare per ogni dove esenti da ogni pensiero ( ). Anche nel de re4

( ) Cfr. cap. II, pag. 154, nota 1 ( ) Val. Max. 7, 2, 1. (*) Colum. 1 1 , 1 illud veruni est M. Catonis oraculum: " nihil discunt ". Concetti consimili [homines... si nihil exerceas, inertia atque torpedo plus detrimenti facit quam exercitatio) comparivano nel Carmen de moribus di Catone (A. Geli. N. A. 1 1 , 2, 6 = p. 83, 5 Jordan. {*) Cic. de orai. 2, 6, 23; questo valore deli'otium implicito anche nel iucundus tranquillitatis status di A p . Claudio. Il paragone con gli uccel ha un colorito eminentemente poetico, che potrebbe anche non essere direttamente ciceroniano.
a

publica ciceroniano solo i due paneziani ferventi, Scipione Emiliano e Tuberone, sono propensi a una maggiore contemplati vita della vita, ammettendo che i due piot, siano altrettanto nobili e dignitosi ( ); Lelio tende invece a limitare la speculazione entro quei limiti che possano dare dei risultati pratici ( ). Questo non toglie che tanto l'Emiliano quanto Lelio amino rusticar i (cp.Xaypev) e ritornare ragazzi; giocando al caso con le conchiglie o a rincorrersi, quom rus ex urbe tamquam e vinclis evolavissent ( ). Qualche cosa, invece, dell'antico sentimento di otium e negotium troviamo nelle parole di Crasso mihi enim liber esse non videtur qui non aliquando nihil agii: fa parte dell'uomo libero anche la facolt di poter disporre a proprio arbitrio del proprio tempo; qui in fondo non c' nulla che sia contemplativo ( ). Una generazione basta per modificare in parte l'atteggiamento della classe politica romana. Cicerone la figura caratteristica della nuova et che vive ancora rivolta agli antichi ideali e a una contemplativit della vita arriva a rassegnarsi solo per costrizione: esempi ne sono anche, ma meno insigni, Varrone, Marcello e Servio Sulpicio ( ). Sostanzialmente per Cicerone conta il po? 7 t p a x T i x ? , dedito all'attivit pubblica e rivolto al bene della comunit ; non molto lontano dalla posizione
x 2 3 4 5

(') U n a p r e v a l e n z a del fiiocj t-stprjTix? per S c i p i o n e p u d i m o s t r a r e il V I l i b r o ; m a n o n si p u f a r e a m e n o di t e n e r p r e s e n t i le p r e o c c u p a z i o n i p r o p r i e d i C i c e r o n e nella t r a t t a z i o n e d i t a l e p r o b l e m a : r a g i o n p e r c u i n o n facile v e d e r e fin d o v e la p r e o c c u p a z i o n e di n o n s t a c c a r e t o t a l m e n t e l a u t o p i a d a l l a p r a t i c a a t t i v a d e l l a v i t a p o l i t i c a sia di S c i p i o n e e fin d o v e sia di Cicerone. ( ) C i c . resp. i , 1 7 , 2 7 1 8 , 3 1 . ( ) C i c . de orai. 2, 5, 2 2 ; S c h o l . H o r . semi. 2, 1, 7 1 . Si n o t i
2 3

l'interessante non audeo dicere de talibus


tale
4

viris,

c h e ci f a v e d e r e

otium a n c o r a c o n t r a r i o a l l a dignitas. ( ) C i c . de orai. 2, 6, 2 4 : le p a r o l e s o n o s t a t e p r o n u n c i a t e d a C r a s s o nel p r o c e s s o in d i f e s a d i M a r i o C u r i o (c. 93 a v . C r . ) .

()

C f r . ad fani.

4, 9, 3 e 4, 4, 5.

delle generazioni che lo hanno preceduto, ma gi pi incerto. Da un lato l'approfondimento delle dottrine filosofiche greche, dall'altro le condizioni mutate che non gli consentono di soddisfare la sua ambizione personale che lo spingeva ad honorum studium ( ) lo mettono in contrasto con le aspirazioni pi alte della sua vita, s che bel documento di questo suo disagio spirituale l'ammissione, in una lettera per noi perduta, di essere semiliber ( ), incerto tra le ambizioni dei potenti: Questo fluttuare continuo tra otium e negotium non ci permette di dichiarare che egli sia un convinto seguace del pio? ^ s c o p T j T i x ? : mai, nemmeno quando egli stesso ne ha la convinzione, nemmeno quando i dolori famigliari e le sventure della patria lo spingono fuori della vita sociale. Nelle lettere del 4 5 , dopo la morte di Tullia, lettere sconsolate, si vede come poco contemplativo fosse quest'uomo che il dolore caccia fuori del consorzio umano: si ritira, s, nella selva fitta e aspra, con i suoi scartafacci; e legge e piange ( ). Se pur non pu non commuoverci questo padre nella sua dolorosa confessione, cos schietta e sincera, senza i mezzi termini del pudore umano, dobbiamo riconoscere come gli esteriore questa solitudine, che gli serve solo a sanare il dolore, che non gli mai stata in pregio per se stessa e che, anche ora, non ha un valore positivo, ma uno disperatamente negativo ( ). Tutta la sua vita scorre cos da un polo all'altro: all 'inizio la filosofia ancella della retorica, alla fine la reto1 2 3 4

(*) D i q u e s t a a m b i z i o n e c h e n a s c e d a l l a voluntas institutae vitae egli p a r l a i n ad Att. 1, 1 7 , 5 ( d i c e m b r e 6 1 ) . ( ) S e n . brev. vi. 5, 2. ( ) Cic. ad Att. 1 2 , 1 5 . ( ) A n c h e M. K r e t s c h m a r , op. cit., p. 92, a m m e t t e n d o c h e sein L e i d t r e n n t i h n w i e eine M a u e r v o n der W e l t , a m m e t t e - c h i a r a m e n t e c h e n o n c ' a n c o r a a m o r e p e r la c o n t e m p l a t i v i t a , n o n o s t a n t e l a p o s i z i o n e d e l l ' A u t r i c e sia d i v e r s a d a l l a m i a .
2 3 4

rica il saldo appoggio alla filosofia ma filosofia e amore per la filosofia non sono aderire alla v i ta contemplativa, n tale si pu dire la vita di chi si rivolge ad essa solo di tanto in tanto e per necessit, che non si potrebbe pi parlare di un problema dei $ioi. I vari stati d'animo di Cicerone nel corso della sua vita sono stati seguiti con paziente e attento esame da Marianne Kretschmar ( ) ; vediamo cos come 'otium ciceroniano sia ancora quello dei vecchi Romani e vada distinto dal t3coc; &ecopY)f ixc;, come il ftecopeiv cui aspira o fa aspirare i personaggi delle sue opere quello stoico, cui Panezio anche per il 7 r o X t x t x c ; v7)p si era accostato. Ancor giovane aveva avvicinato le scienze n TV oxoXao-TTjv ^ecopvjxixv lX&>v (tov solo perch c'era la dittatura di Siila ( ) : come far
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(!) C i . Tusc. i , 4, 7 hanc enim perfectam philosophiam semper indicavi, quae de maximis quaestionibus copiose posset ornateque dicere. ( ) Op. cit. ; m a d e l l a K r e t s c h m a r t o r t o a p p u n t o q u e l l o d i i n t e n d e r e in s e n s o t r o p p o l a t o il ioc; &ecopr]Ttxo<;, forse t r a t t a a q u e s t o d a l f o n d e r s i p e r lei dei p r o b l e m i d e i icu e d e g l i studia s p e c i e l e t t e r a r i e filosofici, c h e s o l o i n p a r t e p o s s o n o e n t r a r e n e l l a c o s t i t u z i o n e d ' u n d a t o t i p o di v i t a , m a n o n n e p o s s o n o d i p e r s soli f o r m a r e il n o c c i o l o . A g g i u n g e r c h e b e n e s e g u i t o l ' o n d e g g i a r e t r a le d u e v i t e e il c o n t e m p o r a n e o e p r o g r e s s i v o a c c o s t a r s i a l m o n d o di s t u d i o (che a n c h ' e s s o u n a f o r m a d i betopeiv), m a c h e , q u a n t o al pensiero, si rimane u n t a n t o in superficie, p e r c h a l i ' A . n o n i n t e r e s s a l'influsso c h e le f o n t i delle s i n g o l e o p e r e p o s s o n o a v e r e s e r c i t a t o sulla p e r s o n a l i t di C i c e r o n e . ( ) P l u t . v. Cic. 3. A m e n o n p a r e c h e d a q u e s t o si p o s s a n o ricavare le conseguenze della Kretschmar, che presuppone di q u i i n l u i eine tiefe V e r a n l a g u n g u n d L i e b e z u rein w i s s e n s c h a f t l i c h e r , b e s o n d e r s p h i l o s o p h i s c h e r T t i g k e i t {op. cit. p . 4). s t r a n o c h e l a K r e t s c h m a r s o s t e n g a i n C i c e r o n e u n g e n u i n o s e n s o di a m o r e al Cocj &e<opv)Tix<;, q u a n d o g l i s f u g g o n o e s p r e s s i o n i c o m e quid faciam? tempori serviendum est (ad fam. 9, 7, 1): i m o m e n t i i n c u i C i c e r o n e si r i v o l g e a q u e l g e n e r e di v i t a s o n o quelli i n c u i il tocj 7rp<xxTix<; g l i v i e t a t o dallo svolgimento degli a v v e n i m e n t i politici, o, n o n accontent a n d o s i egli di portas tueri (Sen. tranq. an. 3, 7), g l i v e n g o n o r i d o t t e le p o s s i b i l i t di p r i m e g g i a r e . N e u n i n t e r e s s a n t e e s e m p i o ad Att. 4, 18, 2, d o v e , a c c a n t o a l l ' i n i z i a l e s t i z z a e a m a r e z z a , c o m p a r e l a c h i a v e del p a s s o : dicendi laborem delectatione ora2 3

poi ogni volta in cui le vicende o il prepotere di qualcuno o butterano a riva ; in lui non c' mai un vero dualismo, perch i due momenti desiderio di gloria e desiderio di <piXoaocpeiv non sono mai contemporanei, anche se assai vicini temporaneamente l'uno all'altro. Che anzi questo ci prova l'emotivit di Cicerone e ci spiega quei suoi rapidi passaggi dalla decisione eroica alla vilt di un abbattimento scorato ; passaggi tanto rapidi, che in ognuna della due posizioni rimane uno strascico della precedente. Questo, stia per inteso, vale quando Cicerone convinto nel suo intimo, non quando vuol convincere s e gli altri: e quando ci dichiara in forma immediata e sentita cupio equidem... ab hac hominum satietate nostri discedere et cum aliquo desiderio reverti, che cosa pu valere poche righe pi sotto la rinuncia brusca a interessarsi degli affari pubblici, se non come un segno pi evidente del disappunto? Ogni volta che Cicerone accenna a q u e s t ' o h m c' per lo meno un senso di stizza: come quando dice fluctus numero, reso pi amaro dall'aggiunta nam ad lacertas captandas tempestates non sunt idoneae ( ) ; ovvero quando ammette di tabescere n'otium ( ). Il primo passo avanti avviene pochissimo tempo dopo : puto enim me Dicaearcho adfatim saHsfscisse: respicio nunc ad hanc familiam quae mihi non modo ut requiescam permittit, sed reprehendit quia non
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toria consolar; quindi consolazione, non convinzione. E l ' i n s i s t e n z a d i c h i v u o l c o n v i n c e r e a n c h e se stesso i n domus me et ruta nostra delectant, che ritorna identico poche righe pi o l t r e e in ad Qu. fr. 3, 7, 2. (') C i c . ad Att. 2 , 5, 1-2 (aprile 59). D i v e r s a m e n t e l a K r e t s e h m a r , l a q u a l e a p p u n t o sostiene q u e l d u a l i s m o (op. cit. p. 20). ( ) C i c . ad Att. 2, 6, 1 ; s o n o d ' a c c o r d o c o n l a K r e t s e h m a r (p. 20, n. 1 3 ) c o n t r o H a f n e r , Die literarische Plne Ciceros, Diss. M n c h e n , 1 9 2 8 , p . 68, c h e v i v u o l v e d e r e d e l l a m a l i n conia. : ( ) Ad Att. 2, 1 4 , 1 ; s t i z z a e d e p r e s s i o n e , n o n solo v o r b e r g e h e n d e D e p r e s s i o n ( K r e t s e h m a r , p , 22).
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semper quierim ( ); che sia frutto di questo avvicinamento a Teofrasto la ripresa degli studi, alcuni anni dopo? ( ) Sintomatica, prima di allora, era stata la posizione del de inventione, in cui l'autore aderiva alla concezione platonica, secondo la quale il ^ E c o p e i v deve portare a conquiste tali da dare il retto fondamento al politico. Cos Cicerone aveva detto a sua volta : nam hinc ad rem publicam plurima commoda veniunt, si moderatrix omnium rerum praesto est sapientia ( ). Ma allo stesso tempo l'Arpinate ci d un quadro di come a questo otium, cos opposto al mos maiorum, si sia giunti in R o m a ; il che molto interessante, perch ci viene da persona che, avendo sott'occhio la vita della citt, applicava al suo caso speciale un concetto posidoniano, che rivestiva di particolari reali. Quando il governo di Roma giunse in mano a temerarii atque audaces homines, lo stato and verso la pi miserevole rovina ; allora non iniuria avvenne che homines ingeniosissimi, quasi ex aliqua turbida tempestate in portum, sic ?x seditiosa ac tumultuosa vita se in studium aliquod traderent quietum ( ). L'atteggiamento politico di Cicerone non discu2 3 4

( ) Ad Att. 2, 1 6 , 3 (principio di m a g g i o del 59). (*) U n influsso di T e o f r a s t o n o n difficile a m m e t t e r e i n C i c e r o n e , se G e r o l a m o g l i p o n e sulle l a b b r a l a s e n t e n z a non posse se et uxori et philosophiae par iter operam dare (adv. lovin. 3 1 6 A ) , c h e l a stessa c o s a c h e c o m p a r e nel I l e p l ytxyLOv t e o f r a s t e o (cfr. adv. lovin. 313 D ) . ( ) Cic. inv. 1, 4, 5. C i c e r o n e n o n ha a t t i n t o d i r e t t a m e n t e a P l a t o n e , d a t o c h e , v i c i n a a lui e sullo stesso p i a n o , c ' la p o s i z i o n e a t t i v i s t i c a di P o s i d o n i o : a q u e s t o fa p e n s a r e la moderatrix omnium rerum... sapientia (=aocp(a).Se qui s'aggiung e c h e d a q u e s t o c o n n u b i o di sapientia ed eloquentia veng a n o lodi, onori, dignitas e q u i n d i a m i c i z i e r e c i p r o c h e , pu esser d o v u t o al f a t t o c h e C i c e r o n e v e d e le c o s e d a r o m a n o , m a u n ' o s s e r v a z i o n e simile era g i in A r i s t . Rhet. 1, 5, i 3 6 o b 1 9 . ( ) Cic. inv. 1, 3, 4 ; si n o t i il de inventione d e l l ' a n n o 8 1 ( S c h a n z - H o s i u s , I, 458) c h e l ' a u t o r e i n t r o d u c e n d o p e r l a p r i m a v o l t a l ' i m m a g i n e diffusa in g r e c o del Xifxyjv fjaruxtacj, s e n t e il b i s o g n o di m o d e r a r e l ' a n c o r improba translatio conserv a n d o , fianco a fianco, l ' i m m a g i n e p r o p r i a e la t r a s l a t a .
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tibile : egli non pu essere per un otium che rinnega tutta la tradizione dei padri, e gli contrappone fermamente la dignitas; ma di fronte alla realt cerca d'impostare il suo ideale politico nel principio pi moderato otium cum dignitate, salvi cio la dignit, il decoro, il prestigio della classe al potere i ). Tappa significativa quella del de oratore, cio di uno scritto che non pi politico, ma dottrinario: pagina piena di rammarico e delusione, quella con cui l'opera si apre, tacito riconoscimento di un fallimento politico ( ); ma nelle opere filosofiche egli aveva sempre cercato di risolvere in maniera veramente romana, con una conciliazione, il problema dei $Loi ( ). Con una continuit di pensiero, per cui inutile soffermarci alle esitazioni intermedie, Cicerone arriva ad ammettere il filoc, &zcpr]xiy.bc, soltanto per la vecchiaia, quando l'uomo ha gi dato tutto il frutto della sua attivit, quando Xotium a buon diritto pu essere anteposto al negotium: At Ma quanti sunt animum, tamquam ementis stipendiis libidinis, ambitionis, contentionis, inimicitiarum, cupiditatum omnium, s e c u m esse secumque, ut dicitur, v ivere ( ); egli, dunque, non riusciva a far suo l'insegnamento di Panezio, o almeno lo seguiva soltanto per quel che si rivolgeva al solo itomx? vvjp, e
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( ) P e r il v a l o r e , p e r n u l l a filosofico, di q u e s t a f o r m u l a , cfr. il m i o Otium cum dignitate, i n Acme, 1 9 5 1 , p . 227-40. A g g i u n g e r q u i c h e q u a n d o C i c e r o n e v u o l fare il p i a l t o e l o g i o a P o m p e o , ad Quir. 7, 1 6 , d i c h i a r a c h e egli h a d a t o a l l o s t a t o salutem, otium, dignitatem, d o v e i tre termini sono in gradazione retorica. ( ) C i c . de orai. 1 , 1, 1 - 3 ; in negotio sine periculo vel in otio cum dignitate i n q u e l c o n t e s t o ( v e d i m i o art. cit. p . 237-38) prende una sfumatura diversa anche perch Cicerone pensa a g l i a n n i c h e a v e v a s o g n a t o di passare t r a i suoi libri, c i r c o n d a t o d a l l ' a u t o r i t c h e gli d o v e v a p r o v e n i r e d a l l a s u a v i t a p o litica precedente: sogno ormai sfumato. ( ) Cfr. resp. 3, 3, 5 e K r e t s c h m a r , op. cit. p . 54. ( ) C i c . sen. 1 4 , 49. L ' e s p r e s s i o n e sola c a m b i a t a dal de republica i n poi, d a q u a n d o cio e r a c o m p a r s o nel m o n d o di s t u d i o c i c e r o n i a n o l'influsso s t o i c o - p a n e z i a n o .
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sentiva il bisogno di in guinguagesimum et sexagesimum annum differre questi sana Consilia ( ). Quella che per Cicerone era gioconda saggezza del vecchio che v i v e v a la sua attivit politica fino all'estremo, ormai per Seneca stulta mortalitatis oblivio. Basterebbe questo raffronto a mostrare quanto si mutata la concezione spirituale della vita in poco meno di un secolo ( ). Di quanti aspirano dX'uiium, alcuni si rivolgono all'epicureismo, che ebbe perci una diffusione che gli sarebbe stata impossibile un secolo prima, per quanto gli Epicurei in Roma non mancassero anche allora ; altri, e sono i pi, seguono lo stoicismo, che la filosofa quasi ufficiale dell'et imperiale. Il verbo quietista, contemplativo di Panezio trova le condizioni pi propizie per imporsi. Che esso fosse bandito da uno scolarca della corrente filosofica pi viva e pi generalmente accettata conta in fondo piuttosto poco: conta invece che Panezio aveva avuto una sua individuale personalit per cui fu capace di parlare a occidente e a oriente, conta che egli seppe trovare il punto d'equilibrio per affermare Yotium senza negare recisamente il negotium, in modo che nemmeno i Romani pi rigidi trovarono che vi fosse da opporsi. E sopra tutto, insisto, trov i tempi tanto aderenti alla sua posizione e tanto perfettamente maturi, che vediamo appunto diffondersi ormai questo bisogno di quies, y\auyja, eO-uuia in tutte le classi sociali e su tutto il territorio dell'impero mediterraneo di Roma. Ecco che allora certe affermazioni di Epitteto hanno una luce diversa, molte altre di Marco Aurelio non sono pi in contrasto con la teoria del 7t:oXmx<; vY]p o della xoivtovia, ma solo segnano che quel reclinare su se stessi che per
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f) S e n . brev. vii. 3,4. () Si n o t i c h e il p a s s o s e n e c a n o del de br evitai e viiae, cio di u n ' o p e r a in cui m o d e r a t a m e n t e a f f e r m a t a la c o n t e m p l a t i v i t della v i t a .
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La

societ romana: Vet d'Augusto

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Panezio era rivolto all'tSicTT]? e ancora per Seneca aveva tante restrizioni, nella seconda met del I I sec: d. Cr. era giunto tanto alto da farsi sentire vivo e penetrante nell'animo pensoso dell'imperatore filosofo. Non pi e questo gi dall'et di Augusto un problema filosofico, un problema che permea il mondo della cultura: secondo le tendenze e la cultura di ognuno questo ideale si colorisce di tonalit ciniche o peripatetiche o scettiche o epicuree; spesso prende il tono da una corrente sociale che si sia fatta radicata e usuale, come la tendenza a non sposarsi e a non aver figli all'epoca delle riforme di Augusto, spesso diventa una particolare coloratura di un atteggiamento intimo e spontaneo, come il ritiro di Tibullo Alla base di questo processo che penetra nella vita -sociale e cultu-E rale dell'impero, sta una sottile ragione psicologica, che modestamente espresso da Fedro: Regnare nolo liber ut non sim mihi ( ) e le cui conseguenze sono con grande efficacia sintetizzate da Tacito: subit quippe etiam ipsius inertiae dulcedo et invisa primo desidia p-, stremo amatur ( ). Non si deve credere per e questo valga ad evitare un fraintendimento nella valutazione generale della situazione all'assolutezza di questa umbratilit. Se vero che il f3to? &copy]Ttxc; si diffonde in tutte le classi sociali, necessario d'altra parte osservare che il
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( ) Si v e d a T i b . i , i , 6-7, d o v e il desiderio del p o e t a v i e n e a c o n t a t t o c o n l a t r a d i z i o n e ; v i t a nei c a m p i , q u e s t a s a r e b b e il s u o i d e a l e : i , 10, n - 1 2 ; 39-42. Cos si v e d a c o m e s o g n a il s u o a m o r e c o n D e l i a , 1, 5, 21 s q q . T u t t o l ' a t t e g g i a m e n t o d e l s u o s p i r i t o p e r l a v i t a fuori d e l t u m u l t o p o l i t i c o o s o c i a l e : v . a n c h e P o h l e n z , Die hellen. Poesie cit. p . 104 e C a r t a u l t , Tibulle et les auteurs du Coi pus Tibullianum, P a r i s , 1909, p . 39 ( d o v e d g i u s t o r i l i e v o al r i p e t e r s i di securus) e 40. ( ) P h a e d r . 3, 7, 27. L ' O l t r a m a r e , op. cit., p . 229, d i m o s t r a c o l c o n f r o n t o c o n A e s . 278 e 321 H a l m c h e nelle c o r rispondenti favole greche non c'era accenno a schiavit di sorta. ( ) T a c . Agr. 3.
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fenomeno largamente culturale e non intacca la compagine politica dell'impero; lo spettacolo di cos numerosi magistrati dell'ordine senatorio ed equestre che, seguendo il cursus honorum, si spostano da una parte all'altra dell'impero al seguito delle legioni o per incarichi di governo provinciale durante molti anni dell'et migliore, non ostante i gravami che la carriera porta loro, ci mostra senza possibilit di dubbio che le classi superiori, specialmente la senatoria, sentirono sempre il dovere del loro compito politico. Il senato, che rimane sempre attivo strumento di governo e in tanti casi sa sostenere l'opposizione al principe se questi man; ca all'ideale di una grandezza politica per cui principato e senato si trovano uno a fianco dell'altro, rimane nei primi secoli essenzialmente composto da Italici: ora, se la classe dirigente italiana fosse stata cos assoluta da declinare le funzioni di comando, il decadimento avrebbe dovuto portare in breve tempo ad effetti imponenti )) ( ). Resta un fatto acquisito la veste di pessimismo che tutto l'ambiente ha, pur di fronte alla sua continua attivit e alla sua costante presenza al dovere ; un fenomeno anche solo letterario sempre l'indizio di un disagio spirituale, che , sotto alla realt apparente, testimoniato dalla storia e dalle epigrafi. Il successo del fioc, ^ s c o p y j T c x c ; senza dubbio potenziato dalla retorica, che forma l'ossatura della cultura e che in questo momento ha assorbito i temi pi vivi della filosofia e della diatriba, fondendoli e variandoli. Cercare quindi quali elementi siano filosofici e quali pi vastamente culturali inutile, salvo in Seneca, che, pur riunendo le due cose nella figura di maestro di coscienze, rimane per un filosofo. Persino in Dione
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i ) A . P a s s e r i n i , Linee di storia romana in et imperiale, 1949, p . 1 2 8 ; m a v e d i p e r il p r o b l e m a d e l l a classe s e n a t o r i a t u t t e le p a g g . U 5 - I 3 7 -

Crisostomo, che seguace dell'antico cinismo, non c' una chiara linea che distingua filosofa e retorica. Questo ci spiega bene come Panezio non sia pi presente di fronte all'idea deU 's&upHa, che deve a lui la sua diffusione. La sua scomparsa paragonabile a quella di Posidonio, la cui influenza ha avuto cos vasto campo ( ) ; quando una dottrina diventa patrimonio comune di un'et, chi l'ha creata scompare, interiit maxime ob eam ipsam causam, quod tantopere placuerat ( ) : tutti sanno chi l'autore e quanto da lui attingono e gli debbono, ma dopo una o due generazioni il suo nome quasi tramontato, proprio in mezzo al trionfo e alla diffusione delle sue idee. Sintomatico di questo periodo l'alternarsi delle due posizioni; .frstopeiv e upnxieiv si alternano in tante personalit che ci appaiono davanti. Augusto non desiti quietem sibi precari e in una lettera al Senato, augurandosi e promettendo una quiete che non fosse indegna della sua precedente gloria, scrive: Me tamen cupido temporis optatissimi provexit, ut, quoniam rerum laetitia moratur adhuc, praeciperem aliquid voluptatis ex verborum dulcedine ( ). Non qui il caso di vedere quanto ci sia di sincero e quanto di politico in queste parole : importa solo che il concetto di quiete appare anche nello scritto del principe. Ma dove la ragion di stato sicuramente nulla ha a che fare in persone come Lucilio e Plinio, per non dire anche Seneca; o ancora in Calpurnio Pisone, che, disgustato dalla corruzione politica e giudiziaria, abire se et cedere urbe, victurum in aliquo et longinquo rure testabatur E nel II sec.
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() R e i n h a r d t , Kosmos und Sympathie, passim. () P o h l e n z , de Cic. Tusc. disputationibus, Gottingen, 1909, p- 5, a p r o p o s i t o di u n ' a l t r a o p e r a c h e e b b e l a stessa f a m a e l o s t e s s o d e s t i n o , il I l e p l TCSV&OD*; di C r a n t o r e . ( ) _Sen. brev. vii. 4, 2-3. I n C a s s . D i o n . 53, 9, 1 : v rcli <7i )Yxcop5iaat u,oi v ^cruxia TJSTJ icore xaTafiicovoa. (*) T a c . ann. 2, 3 4 ; cfr. 4,21 is... cessmum se urbe ob factiones accusatorum in senatu clamitaverat.
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vediamo Sulpicio Simile che vive, s, strettamente ligio al suo dovere, ma dopo aver trascorso gli ultimi anni nella quiete della campagna fa incidere sul monumento funebre Simile qui giace, che fu in vita per tanti anni, ma ne visse sette ( ), dimostrando di applicare a se stesso una sentenza passata in proverbio e largamente diffusa, che forse risaliva a Publilio Siro ed era nota anche a Seneca: annosus non diu vixit, diu fuit ( ). Se in Pisone l'atteggiamento dettato dal risentimento d'opposizione politica, pur avendo i colori della migliore tradizione contemplativa, non escluso un riflesso del Xa&sTv epicureo; e se Simile solo dopo aver gustato Yotium dichiara con una certa amarezza e con un certo pessimismo che quello la vera vita, per quanto in contrasto con tutti i suoi anni precedenti, Lucilio invece l'esempio di un continuo ondeggiamento nel suo intimo. Questo giovane e ambizioso amico di Seneca, che era dell'ordine equestre e, come tanti Romani coe1 2

Xiph.
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I. LXIX)
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19, 2:

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( ) P u b i . S y r i quae feruntur sent., 557 R i b b . ; p e r q u a n t o l a s e n t e n z a a p p a i a solo n e l l a r a c c o l t a del G r u t e r , il r i t r o v a r e lo stesso c o n t e s t o i n S e n e c a (br. vii. 7, 1 0 non Me diu vixit, sed diu fuit; si r i c o r d i l a g r a n d e s i m p a t i a c h e S e n e c a h a p e r P u b l i l i o , tranq. an. 1 1 , 8 ) f a p e n s a r e c h e essa p o s s a risalire a P u blilio. N e l de brevitate l a s i t u a z i o n e i d e n t i c a a q u e l l a d e l l ' e p i tafio d i S i m i l e , m e n t r e nelle Epistole del m e d e s i m o a u t o r e (93, 2-4) l a stessa s e n t e n z a r i a p p a r e c o n f o r m a q u a s i e g u a l e (non vixit iste, sed in vita moratus est, c o n a g g i u n t a l'espressione f o r m a l m e n t e a n t i t e t i c a nec sevo mortuus est, sed diu), m a l o s v i l u p p o dei c o n c e t t i n o n c o n t r o l a v i t a o c c u p a t a in difesa del ritiro, ' p i u t t o s t o r i v o l t o c o n t r o 'inerlia; per interessante mettere a confronto questa lettera con i primi due cap i t o l i del de brevitate vitae. A l q u a n t o d i v e r s o i n v e c e il v a l o r e del m o t t o di L e l i o il g i o v a n e (N. Q. 6, 32, 1 1 ) , c h e p u r h a rifer i m e n t o al t e m p o , m a q u e l l o c h e f u g g e e c h e q u i n d i p e r n o i i r r e p a r a b i l m e n t e p e r d u t o : Eleganter ille Laelius sapiens dicenti cuidam "Sexaginta annos habeo" "hos, inquii, dicis sexaginta quos non habes". S u l l o stesso p i a n o del de brev. vitae p i u t t o s t o u n a p o f t e g m a di S i m o n i d e , c h e , i n t e r r o g a t o q u a n t o a v e s s e v i s s u t o , r i s p o s e : / p v o v Xiyov, TTJ 8 -noXki. ( S t o b . V , 843, 1 W.).

tanei, aveva girato l'impero coprendo la carica di procuratore nelle Alpi, in Macedonia, in Cirenaica, in Sicilia, per la sua stessa ambizione doveva anelare alla vita politica; eppure ad intervalli esprime il suo desiderio di ritirarsi in se stesso : scrive all'illustre amico di voler tener ben saldamente tutte le ore della sua vita, di volersi rendere ogni giorno migliore ( ). Ma d'altra parte si meraviglia di vedersi invitato ad evitare la folla, si lascia andare troppo alla conversazione con persone troppo dissimili da lui, che non hanno di mira la vita del saggio, e cerca di rimandare il momento definitivo a quando abbia raggiunto ricchezze che gli consentano un otium beato ( ). Queste incertezze certe volte finiscono per essere delle vere e proprie ritirate in disordine di chi ha ceduto solo al malcontento e non ha deciso la condotta della sua vita per un profondo stimolo spirituale : si ripete un poco, insomma, quanto era successo a Cicerone, per cui i momenti di ritiro erano spesso stati causati dalle difficolt politiche e dal malumore di non vedersi apprezzato, come credeva di meritare, dai suoi
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contemporanei. Infatti saepe videmur taedio rerum civilium et infelicis atque ingratae stationis paenitentia secessisse: tamen in Ma latebra, in quam nos timor aut lassitudo coniecit, interdum recrudescit ambitio: lo dice
Seneca ( ) , che era buon conoscitore del suo mondo. Eppure anche questo un segno di una maturit dei tempi: quando era possibile, nei bei tempi antichi,
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vel innegotiosinepericulovelinoliocum dignitate esse ( ),


questi stizzosi capricci n o n erano ammessi dalla gravitas romana. Persino Plutarco, che si faceva vanto della sua attivit in Cheronea, che in pi opere aveva
(') Sen. omnes horas (*) Sen. ( ) Sen. () Cic.
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epist. 1,2: fac, ergo, mi Lucili, quod facere complectere ; id. 5 , 1 ; cfr. anche 1 0 , 3 . epist. 8 , 1 ; 32, 1 - 2 ; 1 7 , 1. epist. 5 6 , 9 . de or. 1 , 1 .

scribis,

combattuto l'idea epicurea, non solo s'avvicina a una transazione nel nep efruuia?, ma segno dell'imporsi di questo ideale contemplativo nel 7iepl r^v/lac, accede a una quiete ricca anche di elementi epicureizzanti. E dichiara esplicitamente di non parlare di '/)0"u^tav TT]V xoc7t7]t.x7]V xoc yopalav, X X TTJV (jLsyXQV, rjTiq yp ou,ot.o1 -9-eco TV aTYjv v a X a ( 3 v T a . a l u,v v Tcmlc, TZAZGI x a l TCOV v&pCOTCCOV OJXOIC, yiv[xsXTai yo^v^oucn TTJV Xsyofjiv^v aocplac; Spiu .uTTjTa, yuu .v-

fxevat,

rcavoupyiav cnov,

oOcrav... Y J S'piqu-la

oOaa

Yj-froTroi? ya &Y) x a l TcXTTSt, x a l u-eyafrvst. TCOV


U (<

vSpcov x? ^ X^?> della tranquillit volgare, ma di quella grande, che eguaglia a dio chi la persegue. Perch le occupazioni che nascono nelle citt e in mezzo alla folla umana esercitano quella che si dice acutezza d'ingegno, ed mancanza di scrupoli. L a solitudine invece, palestra di saggezza, come buona formatrice del carattere plasma e fa grande l'anima degli uomini ( ). Ma vai la pena di proseguire la lettura di questo frammento, in cui troviamo un tema a noi gi ben noto: nulla d'ostacolo nella solitudine e l'animo umano non piegato da tutte le consuetudini grandi e piccole, come lo sono quelli chiu1

( ) P l u t . ne pi y ) a X ^ ? . fr- X I X B e r n . (voi. V I I , p . 1 1 9 ) . L ' e s p r e s s i o n e ou.oioi 9-sco, b e n c h c o m p a i a g i in S e n o f o n t e u n ' e s p r e s s i o n e s i m i l e (Meni. 1 , 6, 1 0 , ftelou) e d i q u i si d i f f o n d a a n c h e a t t r a v e r s o l a d i a t r i b a , q u i m o d e l l a t a su P l a t o n e : ) (di q u a g g i ) 8 ^QLCGIC, -fteto 8uvaT V [Theact. 1 7 6 b ; c f r . u-oioucuai. -, resp. 6 1 3 b ) . s p e c i e se si t i e n p r e s e n t e il q u a d r o d e l s a g g i o c o n t e m p l a t i v o c h e p r e c e d e p o c h e p a g i n e p r i m a ( 1 7 3 c - 1 7 4 a ) il q u a l e r i fugge dalla a t t i v i t della citt. A n c h e l'eudemonia aristotelica u-oitou- T I ToiauxY]? ( d i v i n a ) s v e p y e i a ? ( A r i s t . Eth. Nic. H 7 8 b , 2 7 ; e cfr. E p i c . ad Menoec. 132); l o stesso t o n o c o m p a r i v a in T e o f r a s t o , c o m e a p p a r e d a G i u l i a n o , orai. 5, p 2 3 9 , 23 H e r t . S u l l a d i f f u s i o n e d e l l ' e s p r e s s i o n e e d e l c o n c e t t o a t t r a v e r s o l o s t o i c i s m o (esso f a g i c a p o l i n o i n S e n e c a , e pisi. 5 9 , 1 4 e 7 1 , 6) v e d i Q-eoa^cicc... [ &eco i n C l e m . protr. 9, 86. 2, p . 6 4 S t a h l . ( d a P l a t . resp. c i t a t o ) , i n o l t r e P o h l e n z , Die Stoa, I , 4 2 8 e I I , 2 0 6 e T h e i l e r A'orber, d. Neuplat. p. 53

si in citt ( a l
7rcov v l a c n

Tal?

7rAecn va7ret .X7]u,[Xvat.) xal

ma v kkTG>

pt x a & a p c o x a l T 7 i o X X ^co pfral

St,atTcu.vat. TCOV vO-pc-

TTTEpocpuoucuv, pSu,vat.

StauyC7TTcp TE x a l XEIOTOCTCO pu,aTt, TYJ? Yjcru /tac

Se lasciamo da parte il I l e p l E&upua?, che abbiamo visto colmo, se non sempre dello spirito, almeno della parola di Panezio ( ), altri spunti eutimistici, da cui traspaiono cenni anche pi significativi, per quanto di minor conto di quello che ci aspetteremmo dall'argomento dell'opera, troviamo nel II spi cpuyyj?. Anche se lo spirito che in essi si sente spesso occasionale, a noi possono servire per riconoscere tratti non nuovi, che si possono riallacciare a una tradizione pi vivamente contemplativa. Com' richiesto dal tema, l'elemento positivo dato dal pregio della 7 )o-u/Ja, che il dono non apprezzato di cui gode l'esule, dono d'altra parte di cui sono assetati molti tra coloro che vivono nell'agitazione della patria ( ); appare cos un'ideale di vita quieta, fuori dei triboli della politica, in cui si sente, per, pi il tono della consolatoria, che il sincero convincimento dell'autore ( ). Ma il fatto per noi lo stesso importante,
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( ) Cfr. i n p a r t i c o l a r e I o a n n . C h r y s . vita ., . 22, 4-24 D i i b n . e v e d i P l a t . Phaedr. 255 ? 8 I 8 OU? T & V rr-sptov cpSsi x a l copu,r)o-sv TUTEpocpuev (e p o c o p r i m a xXXou? peuu-a) p e r l a s c e l t a dei v o c a b o l i . ( ) A l t r e o s s e r v a z i o n i , oltre q u e l l e d e l Siefert, op. cit-., nel c o r s o di q u e s t o c a p i t o l o , a p r o p o s i t o di S e n e c a . R e s t a sott i n t e s o c h e nello s c r i t t o c' a n c h e l o s p i r i t o p e r s o n a l e di P l u tarco. ( ) P l u t . exit. 1 1 , 6 0 3 E < 8 > u i y i a T o v , yjGoxiac, ^q Sit ^coaiv , coi, TroXXxi? T U X E ? V S V S O T I V . Cfr. l ' e s e m p i o dei filosofi esuli v o l o n t a r i ( 1 5 , 6 0 5 B ) : TIC, o5v T O T O U ? Sito ^sv; oSei?' XX'aTol S I C O X O V T E ? y\o\>yia.v, ^q o 7rvu (-Tiv O I 'XOL ? yjvTivaouv 8av ^ 8uvau.iv ', u.v aXXa Xyoi?, 8 ' I p y o i ? 7]U-a? S i S a x o u a i E p o c h e r i g h e p i s o t t o (605 C) cpuyvTe? aTol - x a l rtspt ^ ? - x a l a^oXiccq, &q a l r r a r p i S a i tpspooai. (*) P e r l a v i t a q u i e t a , fuori d e l l ' a t t i v i t p o l i t i c a , v e d i l ' i n t e r p r e t a z i o n e del m i t o di A l c m e o n e r i t i r a t o s i s u l l ' i s o l o t t o f o r m a t o d a l l e s a b b i e d e l l ' A c h e l o o , p e r s f u g g i r e alle E r i n n i : c i s i g n i f i c h e r e b b e il r i t i r o di c h i f u g g e 7roXiTixc ?
2 3

perch ci dimostra che tali concezioni erano entrate nella topica usuale per tali temi. Si diceva di Lucilio che il tipo caratteristico dell'indeciso, che si sente attrarre dalla bellezza d'una ideale vita filosofica, come Seneca glie la presenta, ma si lascia allettare dalle lusinghe di una vita attuosa che soddisfa la sua ambizione. Plinio no: Plinio decisamente per la vita attiva, ma sente il fascino dell' otium; per la sua vanit e per il suo scrupolo del dovere vittima dei suoi cento impegni e finisce pi col desiderare che col godere il suo otium, tutto preoccupato com' di sfuggire inertiae crimen Il suo , per, atteggiamento di letterato; il secessus una campagna dipinta con i colori della poesia augustea e della retorica del I s e c , in cui pingue Yotium e rivolto ai pugillares, alle reti della caccia pi che alla meditazione ( ). Il suo vero ideale, io credo, quel Terenzio Iunior, che, dopo una vita attiva dedicata allo stato, si ritirato nei suoi campi e si dedicato alle letture ( ) : del resto, non dichiara personalmente di attendere con ansia il momento in cui, terminata la vita politica, potr vivere ritirato ?
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xal araceli; xal auxc^avriat; ptvucSei? per 7tpaY[*vco<; Iv rjoux^ x a r t u x e i v (9, 6 0 2 E ) ; nel cap. I I , pag. 1 5 5 , abbiamo gi citato 1 2 , 6 0 4 B . Per gli spunti eutimistici, cui accenno qui sopra, cfr. 2, 5 9 9 D ; 3, 5 9 9 F eooA (U.IYVOVT2<; e xepavvvxa? dolce e amaro); 4, 6 0 0 B (xpcu-evov EXOYICTTX; T C H < ; Tcapouoi); 5, 6 0 0 D ; 1 6 , 6 0 6 D (sul xp7<*&ai TOI? 7rapouoi e il dipendere dal futuro: cfr. tranq. an. 4 7 0 D , 4 7 3 B C e D, 4 7 6 A e 4 6 6 C ; Democr. B 1 1 9 , 58 D. e pi oltre pag. 234 ). (*) Plin. epist. 3, 1, 1 2 ; 4, 23, 4 : quando secessus mei non desidiae nomen, sed tranquillitatis accipient? A. M. Guillemin, Pline et la vie littraire de son temps, Paris, 1 9 2 9 , p. 1 5 sostiene che Plinio semole ignorer les rserves de Cicron a proposito del primato della vita letteraria fuori dell'attivit militare e cita epist. 1, 3, 3 di cui dir pi oltre. Ma bastano i passi citati or ora e 1, 9, 6 (0 dulce otium honestumque ac p a e n e omni negotio pulchrius!) per mostrare come l'affermazione della Guillemin sia per lo meno eccessiva. ( ) Plin. epist. 9, io, 2 ; 5, 6, 4 5 - 4 6 ; 1, 6, 1 - 2 ; 1, 9, 6. Cfr. Marchesi, St. della Lett. lat., 1 9 3 3 , II, 250. ( ) id. 7, 2 5 , 2-4. O lo Spurinna di epist. 3 , 1 .
a 2 8

Quando mihi licebit, quando per aetatem honestum erit imitari istud pulcherrimae quietis exemplum? ( ). Gi prima di Plinio c'era stato Seneca che sulla via del ritiro e della contemplati vita era giunto molto pi oltre: ma proprio questo ci rende pi interessante il fenomeno. Perch in Plinio abbiamo un saggio di che cosa voglia dire il diffondersi di questa grande corrente nel mondo culturale. Non vorremo gi che questo significhi che tutta la societ si ritiri a vita claustrale nella sue ville di campagna, o che avversi proprio con l'esempio o con la penna la vita pubblica : questo sarebbe non solo non rendersi conto di che cosa sia un fenomeno culturale, ma tanto pi sarebbe non capire il mondo antico e in special modo quello romano. Problema culturale in un caso come il nostro vuol dire "atteggiamento" e nulla pi, vuol dire vivo interesse per la cosa e non pratica di essa ; vuol dire sentirne l'importanza : e che il problema sia vivo in questi tempi mostrano anche Tacito e Dione Crisostomo, che alla vita contemplativa sono (specie il secondo) contrari. Il primo, nel contrapporre oratoria e poesia, fa dire ad Aprio che per i poeti, quando vogliono comporre qualche cosa di notevole relinquenda conversatio amicorum et iucunditas urbis, deserenda celer officia, utque ipsi dicunt, in nemora et in slitudinem secedendum est ( ). E ad Aprio risponde Materno che giusto quei nemora et luci et secretum ip~. sum gli danno una gioia particolare, proprio perch i versi non in strepitu nec sedente ante ostium litigatore nec inter sordes ac lacrimas reorum componuntur, sed secedit animus in loca pura atque innocentia fruiturque sedibus sacris e accenna alla inquieta et anxia oratorum
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i ) id. 4, 23, 4 ; v e d i q u a n t o d i c e u n p a r a g r a f o ita senescere oportet virum, qui magistratus amplissimos exercitus rexerit totumque se rei publicae, quamdiu obtulerit. L o s t e s s o t o n o i n 3 , 1 , 1 2 . (*) T a c . dial. de orat. 9.

prima: gesserit, decebat,

vita bene notare che le due posizioni indicano una contrapposizione del tutto teorica e culturale tra una vita ritirata e una vita attuosa, inadeguata certo al momento in cui il dialogo immaginato, quando cio poesia e oratoria avevano la loro maggior vitalit nelle sale di recitazione. Cos per Dione, che nel suo I l e p l devasto p r ^ o - s o ; si sforza di definire che cos' per lui questa vax <p7 ]cnc, di cui non pu rifiutare la realt palese, ma che non pu ammettere nel suo pieno valore. E allora si aggira attorno al problema, combatte la mutatio loci, la perdita di tempo, la solitudine che dannosa agli stolti; per lui 7] zie, a u T v v a x w p Y j c n c ; x a l TOL? u,ao"iv non la migliore perch troppo distante da quella che la legittima cr/oX-/), rispettosa dei doveri dell'uomo ( ). Ma ammette che coltura e filosofia, che tanto valore hanno per l'anima, -,
2

x a l vaxtopY]a-to<; T u y / v o u c u

eu,eva!. ( ) :

a malincuore per, perch a conclusione del suo discorso sostiene la necessit di avvezzare l'anima al suo dovere e alla riflessione in mezzo a qualsiasi condizione esterna (IZ<XVT<XX_O\> x a l v a 7 r a v T i ^ ) x a l v ) \>'), altrimenti e - ^ o - u / i a sono gli elementi che pi possono deviare dalla retta via ( ). E se non pu fare a meno di constatare, se pur inciden4

()

Tac.

dial.

1 2 e 1 3 ; si l e g g a n o a n c h e le p a r o l e s e g u e n t i

{licei istos certamina securum et quietimi


nella seconda m e t

et pericula sua Vergili secessum)


del c a p i t o l o : Ale

et coetus evexerint, malo e il r i c h i a m o a V i r g i l i o


vero dulces, ut Ver-

gilius sitate

ait, Musae, remotum a sollecitudinibus et curis et necesquotidie aliquid contro animimi faciendi (tema carattefi 105 S-ecopTjTtx?) in Ma sacra illosque

r i s t i c o d e l l a difesa del

foutis ferant nec insanitili ultra pallentem trepidus experiar.


()
3
4 2

et lubricum

forum

famamque

C h r y s . or. 20, 3 - 5 ; 1 7 ; 1 8 . 11. () D i o n . C h r y s . 20, 26. i n t e r e s s a n t e v e d e r e , c o m e al di l d e l l a s o m i g l i a n z a delle p a r o l e , sia differente lo s p i r i t o c h e a n i m a S e n e c a , epist. 56, 1 s q q . (v. p a g . 2 1 5 ) .

Dion.

()

id.

20,

talmente, la realt, cio che ben pochi filosofi hanno preso parte alla vita politica ( ), preferisce limitarsi a considerare che solo il saggio libero e fa ci che vuole, -rcpaYfxvco? <ov, secondo un tradizionale insegnamento cinico ( ). Questo imbarazzo in una figura dell'importanza culturale di Dione ( ) spiega chiaramente che il problema aveva assunto una larghezza di diffusione tale che neppure chi lo avversa pu passarlo sotto silenzio; ma allo stesso tempo il blando tono della polemica, cos diverso da quello tenuto da Dicearco o dagli Stoici antichi, lascia intravvedere il mutarsi sostanziale della questione, non pi polemica effettiva di opposte correnti filosofiche, ma se la parola non forse un po' eccessiva moda culturale. Quanto sia vera questa affermazione indica a sufficienza un eloquente accostamento: lo spirito che anima VEuboico, con quell'insistente contrapposizione tra la vita di campagna in cui l'uomo si mantiene retto e giusto in un ambiente semplice dove l'esistenza si svolge cos vicina ai dettami del cinismo, e quella della citt che schernisce e non capisce questa purezza di vita, prendendola per rozzezza; questo spirito lo stesso che scorre per le pagine di Longo, in cui la citt non ha attrattive per Dafni e Cloe, mentre la vita di campagna che^mantiene pii, puri e vicini agli dei ( ) ; infine lo stesso spirito che anima le parole d'Ippolito nella Phaedra di Seneca,
1 2 3 4

(*) D i o n . C h r y s . or. 49, 6 : sopoi 8'v -vie, a t a v i c o ? w.v qnXoayouc, p ^ a v r a c ; sv TOC, v&pKoiq, ASYLO 8k xq &>vou,aau.eva<; pr^u;, O T p a T 7 j Y ? fi (Tarp-rca? 9\ fJaaiXa? x a $ i a x a u , v o o < ; . (?) id. or. 6, 3 4 ; cfr. 4, 8-10. ( ) Cfr. H . v o n A r n i m , Leben und Werke des Dio von Prusa, B e r l i n , 1898. t*) Cfr. l a stessa o s s e r v a z i o n e g i in P o l i b i o (4, 7 3 , 9), a p r o p o s i t o d e g l i E l e i c h e t a n t o p r e d i l i g e v a n o l a v i t a in c a m p a g n a , d o v e c o n s t a t a c h e d a t e m p o t a l e a t t i v i t nei c a m p i d o v e v a essere g a r a n t i t a dalle l e g g i , p r i m a di t u t t o p e r l a q u a n t i t dei p o d e r i c o l t i v a t i , x S T C X E I O T O V , Sia xv urcpXovx 7Toxe 7rap'aToT<; epv fUov.
ou 3

dove s'esalta la virt e la moderatezza della vita di campagna, di contro ai vizi e agli eccessi della citt : Non alia magis est libera et vitio carens ritusque melius vita quae priscos colai, quam quae relictis moenibus silvas amat logico che il tono della contemplativit sia ora meno evidente ed intenso, che ci sia anzi una ricerca d'equilibrio la stessa che appare in Filone tra le due posizioni antitetiche: quanto pi un'idea si diffonde, tanto pi, per una legge che direi di natura, tende a perdere la sua assolutezza e a venir incontro alle posizioni delle classi in cui si diffonde. E d ecco che cos appunto troviamo un elemento di pi che comprova quanto stavo dicendo di Plinio, che cio il suo gusto del ritiro assai letterario ; senza voler con questo negare che al di sotto della letteratura ci fosse una condizione generale degli spiriti, provati dalla stanchezza e propensi alla fuga dalle fastidiose convenzioni della vita reale, tale da avviare la corrente culturale e letteraria in quella determinata direzione. Prima di vedere in particolare la posizione di Plinio, voglio solo ricordare ci che in un'epistola esclama : Hanc ego vitam voto et cogitatione praesumo ingressurus avidissime ut primum ratio aetatis receptui canere permiserit. Ebbene sono le stesse parole di Seneca e di A u gusto: e quel che non di Seneca, di Cicerone ( ). Naturalmente temperamento suo proprio che lo porta
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(*) S e n . Phaedr. 483-85. L ' e s a l t a z i o n e d e l l a v i t a c a m p e s t r e c o n t i n u a fino al v . 520 e p r o s e g u e poi nelle l o d i d e l l ' e t d e l l ' o r o . ( ) Plin. epist. 3, 1, 1 1 ; S e n . brev. vit. 4,4 d i c e d ' A u g u s t o tanta visa est res otium, ut illam, quia usu non poterai, cogitatione praesumeret; e pi o l t r e (4,6) in huius spe et cogitatione... hoc votum eroi eius; C i c . resp. 1, 2, 3 ncque ea signa audiamus, quae receptui canunt, ut eos etiani revocent qui iam pr oc esser ini (l'espressione n o n p e r e g r i n a : c o m p a r e a n c h e in S e n . e pisi. 56, n ; il t e n o r e del p a s s o c h e p o g g i a sullo stesso concetto .;
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La societ romana: l'alternanza

dei due $ioi 2 1 $

a un secessus agreste fatto di fredda contemplazione degli incanti della natura, di studio, di svago e anche di libert dalle schiavit cittadine Caccia e studio sono elementi assai importanti nella concezione pliniana dell'otium ( ): questo perch egli lo cerca per un bisogno di dar requie alla continua ressa di nuovi impegni, che per lui sono artissimos laqueos e quasi catene ( ), non per un'aspirazione che lo porti all'amore di una pura e perfetta contemplati vita. Volontieri, crederei, avrebbe seguito il consiglio che d a Pompeo Saturnino di alternare otium e negotium, per cui il primo una volta che l'uomo ne sazio cede di nuovo posto alla pubblica attivit ( ). In un tempo in cui l'onore del rango e il senso del dovere ancora si reggono ^ per cui si pu dire che (epist. 2, n , i) quamvis quietis
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() P l i n . 5, 6, 4 5 - 4 6 : altius ibi (nella v i l l a della T u s c i a ) otium et pinguius eoque securius; e l i m i n a l a t o g a , le v i s i t e , offre u n c i e l o p u r o , u n ' a r i a t r a s p a r e n t e e p o s s i b i l i t d i s t u d i o e di c a c c i a . ( ) O l t r e a q u e s t o p a s s o e a quelli c i t a t i a p a g . 208, n o t a 2, v e d i a n c o r a 2, 8, 1. ( ) P l i n . epist. 2, 8, 2. I n s i s t o su q u a n t o h o a p p e n a d e t t o : n o n c ' solo l e t t e r a t u r a in P l i n i o , c' a n c h e s e n t i m e n t o ; egli c e r c a il rus, n e s e n t e l ' a t t r a t t i v a c o m e p a c e , q u a l e s e n t i a m o i n O r a z i o , 0 rus quando te aspiciam? (serm. 1 , 6, 60). M a c ' i n Plinio una completa freddezza, che non troveremmo certo i n O r a z i o , i n n a m o r a t o della sua c a m p a g n a . (*) P l i n . epist. 7, 7, 2 : incipies primum istic otio frui, deinde satiatus ad nos reverti. C h e q u e s t a sia l a p o s i z i o n e d i P l i n i o m i p a r c o s a c e r t a : u n otium litteratum e p e r g i u n t a i n t e s o nella r e a l t d e l l a v i t a e n o n n e l l a c o l o r i t u r a i d i l l i a c a d i c e r t e e s c l a m a z i o n i c o m e u n a s o s t a , un r i p o s o d a l l e f a t i c h e d e l l ' a t t i v i t c i v i l e . L o d i m o s t r a il q u a d r o di t a n t i p e r s o n a g g i r i t r a t t i col c o l o r e t r a d i z i o n a l e e il s u o s t e s s o quando licebit? che a b b i a m g i v i s t o pi sopra. Non esatto, quindi, q u a n t o asserisce la G u i l l e m i n , op. cit., p . 1 6 , c h e o n se d r o b e v o l o n t i e r s t o u t e o c c u p a t i o n p o u r se c o n s a c r e r l ' t u d e : Yepist. 7, 1 5 , 1 (da lei c i t a t a ) d i c e studeo interdum, quod non interdum, sed solum semperque facere, non audeo dicere rectius, certe beatms erat. S a r e b b e , m a n o n l o f a {erat): di q u e s t o t o n o d ' i r r e a l t l a G u i l l e m i n n o n s ' a c c o r g e . E cos a epist. 1, 10, 10 E u f r a t e solo l a figura c h e in q u e l m o m e n t o s e r v e a P l i n i o p e r rafforz a r e il s u o a n i m o nel senso del p r o p r i o d o v e r e , n o n c o l u i c h e -k> p e r s u a d e n e p a s d s e r t e r s o n p o s t e . G l i e l e m e n t i c o n t e m p l a t i v i in P l i n i o s o n o p i l e t t e r a r i c h e p r a t i c i .
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amore secesseris, insidet tamen animo tuo maiestatis publicae cura , non fa meraviglia di veder applicato il principio caro a Seneca ancora al tempo del suo ritiro dalla vita politica: miscenda tamen ista et alternanda sunt, solitudo et frequentia ('). Salvo che quanto in Seneca era ancora obbedienza alla legge della disciplina stoica, qui , ai tempi rifiorenti di Traiano, obbedienza alla vecchia legge della disciplina politica. Del resto la campagna di Plinio non molto lontana da quella della cultura retorica tradizionale; una campagna 7)&o7ioio c, : nihil audio quod audisse, nihil dico quod dixisse paeniteat; nemo apud me quemquam sinistris sermonibus carpii, neminem ipse reprehendo... nulla spe, nullo timore sollicitor, nullis rumoribus inquietor: mecum tantum et cum libellis loquor ( ). Non c' perci differenza tra la villa di Laurento e la campagna di Cailipide che scrive a Cnemone: y p o x o u (3ou x xe XXa
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SCTXI xocX x a l SYJ x a l x ^xepov xoo xp7tou" r y p TJCTUyitt. x a l x y s i v ayoArv role, xrc, yrc, xaXyv 7 r p a x y x a

v e p y ^ s x a i , la vita dei campi, oltre che per tante altre ragioni, bella anche per la dolcezza del carattere : perch la tranquillit e il vivere in quiete procurano una bella mitezza d'animo a chi vive in contatto con la terra ( ). C' ancora da osservare in Plinio un atteggiamento
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l ) S e n . tranq. an. 1 7 , 3 ; m a a g g i u n g i ot. 4,2 ed epist. 9 1 , 1 5 , d o v e il r i g o r e filosofico m a g g i o r e . ( ) P l i n . epist. 1, 9, 5. ( ) P l i n . epist. 1, 9, 5(TJ{>OTI:OII; a v e v a d e t t o P l u t a r c o , fr. X I X B e r n . g i c i t a t o ) ; A e l i a n . rust. epist. 1 3 , p . 20 H e r c h e r . C i r c a l o stesso t o n o a n c h e nella l e t t e r a c h e s c r i v e F i l l i d e a T r a s o n i d e , l a m a d r e al figlio c h e h a a b b a n d o n a t o l a c a m p a g n a p e r l a c i t t : T o r n a d a noi e a m a q u e s t a v i t a i m m e r s a nella t r a n q u i l l i t : che i n f a t t i acpaXy]*; x a l x l v 8 u v o < ; 7] Y P Y ^ > Axouc,, o x v S p a ? , o pXayYaq e^oucra... e scegli n o n u n a v i t a d i c o n t i n u o r i s c h i o , m a l a s a l v e z z a sicura > ( A l c i p h r . epist. 3, 1 6 , p . 7 3 H . ) . Si noti, p e r , c o m e qui si sia prossimi a l l a v i t a i d i l l i c a dei c a m p i , q u a l e l a c a n t a n o i p o e t i s p e c i a l m e n t e , a R o m a , quelli a u g u s t e ! e in p a r t i c o l a r e T i b u l l o '
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che risente, ma molto alla lontana, appunto com' proprio di dati ormai assorbiti dalla cultura, di reminiscenze filosofiche: lo pu dimostrare il riscontro con Seneca, in cui la filosofia non solo cultura. Il tratto pi interessante offerto da quel passo dell'epistolario pliniano in cui si parla della tranquillit di chi si ritira nello studio, pur in mezzo alla turbolenza della citt in festa, concludendo : ac per hos dies libentissime otium meum in litteris colloco, quos alii otiosissimis occupationibus perdunt ; Seneca si trova invece sopra ai bagni pubblici, ma neppure lui storna il varius undique clamor. L'uno e l'altro hanno lo stesso tema, la tranquillit dell'uomo sereno, ma la inconcussa quies di Plinio nasce dall'esteriorit delle cose, dalla dolcezza che da esse pugillares ac libellos viene all'animo dell'uomo; mentre quella di Seneca la placida quies... quam ratio composuit. Quanto in Seneca ancora filosofia, in Plinio pi che altro sentimentalismo che, attraverso la retorica, ha attinto colore dalla filosofia Cos quando Plinio esclama effinge aliquid et excude quod sit Perpetuo tuum. nam reliqua rerum tuarum post te aiium atque alium dominum sortientur; hoc numquam tuum desinel esse, cum semel coeperit, non si pu negare che vi si riflette un tono da protrettico, che giusto il tono della filosofia dell'epoca: Seneca, Musonio Rufo, Epitteto. E ancor pi la ricerca di qualche cosa che sia profondamente e perpetuamente nostro, tema usuale alla filosofia pratica nella lotta contro gli aliena ( ). Ma non c' da far gran conto di queste espressioni, che
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(') P l i n . epist. 9, 6, 1 - 2 ; S e n . epist. 56, 1-6. ( ) P l i n . epist. 1, 3, 4 ; v a l g a c o m e e s e m p i o p e r tuumjalienum S e n . epist. 1,3. L o stesso si p u d i r e del p r o b l e m a delle o c c u p a z i o n i , c h e p u r s e m b r a n d o necessarie nel m o m e n t o in cui ci t r o v i a m o a c o m p i e r l e , si din o s t r a n o inania q u a n d o si o s s e r v i n o c o n u n a c e r t a p r o s p e t t i v a nel t e m p o {epist. 1, 9, 1-8): n o n m o l t o l o n t a n i s o n o v a r i passi del de brev.vitae senec a n o sul p r o b l e m a d e g l i occupati.
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vengono dalle scuole di retorica; infatti poche righe prima Plinio si era espresso con un'enfasi particolarmente retorica: Quin tu (tempus enini) humiles et sordidas curas aliis mandas et ipse te in alto isto pinguique secessu studiis adseris? Hoc sit negotium limm; hoc otium, hic labor, haec quies; in his vigilia, in his et iam somnus reponatur Tutta la vita sia studi e letture: questo il bene assoluto che nessuno potr toglierci, ci che massimamente cp'Tjfjuv; la filosofia ha prestato quanto essa aveva di meglio alla retorica, il grande ideale filosofico si fatto ideale culturale e cosi, sotto questa sua nuova veste, pervade quel mondo con una risonanza ben pi larga e diffusa che non quando era sostenuto dalla rigidit delle scuole filosofiche. Ma tutto ci vuol anche dire che da esigenza profondamente sentita si trasformato in un placido desiderio, altrettanto sincero, ma la cui soddisfazione non pi essenziale. Un'immagine esatta di questo modo di concepire il problema della vita contemplativa la d un breve epigramma di Marziale : Si tecum mihi, care Martialis, securis liceatfrui diebus, si disponere tempus otiosum et verae pariter vacare vitae: nec nos atria nec domos potentum nec litis tetricas forumque triste nossemus nec imagines superbas;

(*) C o m e l a s i t u a z i o n e sia m u t a t a e d o r a n o n si d i f e n d a p i , m a si affermi q u e s t o i d e a l e , p u mostrarlo in r r o d o int e r e s s a n t e il c o n f r o n t o c o n l a d i f e s a d e g l i studia littcrarum

nel pr Archia (7, 16) d i C i c e r o n e : at haec studia adulescentiam alunt, senectutem oblectant, secundas res omant, adversis perfugium ac solacium praebent, delectant domi, non impediunt foris, pernoctant nobiscum, peregrinantur, rusticantur. Sono
e l e m e n t i c o n s i m i l i , m a in u n c o n t e s t o c h e t u t t o ^ u n a a p p a s s i o n a t a , m a c a u t a d i f e s a di p o s i z i o n i , c h e a l l o r a n o n p o t e v a n o non parere d ' a v a n g u a r d i a .

sed gestatio, fabulae, libelli, campus, porticus, umbra, Virgo, thermae, haec essent loca semper, hi labores. Nunc vivit necuter sibi, bonosque soles effugere atque abire sentii, qui nobis pereunt et imputantur. Quisnam vivere cum sciai, moratur ? ( )
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Curioso documento della morte di un ideale, proprio nel momnto in cui raggiunge la sua massima diffusione ! Securi dies, tempus otiosum, vera vita, vivere sibi: sono i termini pi belli e pi alti dell'ideale filosofico del secessus; ma non servono pi ad altro che a definire ben modesti desideri, letture, chiacchiere, passeggi in citt. Ora appunto il pi io? <5>copY)Tix<; non pi vitale, non ha pi la forza di commuovere gli uomini e di spingerli sulla via dell'ascetismo; perch si ridotto in un ambito letterario, per cui non lontano dagli argomenti delle sale di declamazione. A vera, nuova vita non torner che quando la nuova religione avr cercato in esso il modo di raggiungere direttamente la mistica comunione con Dio: sar il monachesimo ( ).
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* * * Chi si leva in questo periodo con un'originalit che ne fa una grande figura, anche se discussa e discutibile, e sente in maniera ben diversa il problema della vita
( ) M a r t . 5 20. L ' a c c e n n o a l l e domos potentum a n c h e nei v e r s i a t t r i b u i t i a S e n e c a , di c u i p a r l a v o p i s u (Anth. Lat. I V , 6 1 ) . Il p a r t i c o l a r e del t e m p o c h e f u g g e i n v e c e a t t e g g i a t o su m o d e l l i p o e t i c i , cfr. C a t . 5, 4-5 e H o r . carni. 4,7 ( l o n t a n i come pi preciso contenuto, m a non come a t t e g g i a m e n t o formale o di pensiero), m a con una leggerezza e v a c u i t consid e r e v o l i . P e r M a r z i a l e , v e d i a n c o r a 10, 58 (specie il v . 7 mihi quando dies meus est?). ( ) J a e g e r , Aristotele (L'ideale eie), p . 6 1 7 .
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contemplativa Seneca: Seneca ci interessa assai come uomo che da una vita vissuta intensamente ha tratto un'esperienza personale, che per gradi ci appare nelle opere successivamente create dal suo pensiero. Il Nostro aveva iniziato la sua vita filosofica come seguace dello stoicismo alla scuola di Attalo: seguace convinto e caloroso, convinto sopra tutto del valore educativo della filosofia in genere e dello stoicismo in particolare. La convinzione doveva portarlo al campo politico, anche se in un primo tempo, infervorato dalla parola di Attalo, fu preso da un magnus mpetus per la vita filosofica; ma deinde ad vitam civitatis reducius ( ), disdicendo la pratica di tutti i suoi predecessori, per primo tra gli Stoici entra davvero e positivamente nella vita politica con la sua attivit in senato e poi con l'educazione di Nerone, che lo porta ad essere per anni il primo ministro del suo pupillo, tanto preso della sua attivit da dimenticare di tempo in tempo il filosofo che viveva in lui. Quest'uomo brillante che fino dall'epoca di Caligola si era messo in luce in senato, che aveva rischiato la condanna a morte e che aveva passato sette anni d'esilio sulle coste inospitali della Corsica, non era molto portato dal suo stesso tenor di vita a rivolgersi col pensiero e con la pratica alla contemplati vita. Quando dall'esilio scrive alla madre Elvia la consolatio, il pensiero di una simile vita molto lontano da lui. La vita contemplativa un ripiego di fronte alla necessit e quegli studi che per lui da essa non possono andar disgiunti anche per Seneca si tratta di otium Utter atum sono visti in primo piano sia per la madre sia per lui stesso (data la situazione in cui si trovano costretti entrambi) come studi propri dell' otium che s'alterna al negotium: dalle sue righe traspare una con1

(*) S e n .

e pisi.

108, 1 5 .

cezione negativa della quies, ben diversa da quella dei dialoghi successivi all'esilio, e un valore molto generico dei liberalia studia Circa un anno pi tardi, nel 4 3 - 4 4 , scriveva a Polibio, liberto potentissimo di Claudio, una consolatoria, che ha fatto clamorosamente condannare Seneca. In questo scritto compaiono ancora gli studi liberali, in cui Polibio eccelleva, ma anche qui sono solo munimenta contro il dolore ( ). Nel 4 9 Seneca ritorna a Roma, richiamato da Agrippina, che gli ha fatto condonare la pena. In questo momento di sconforto, di amarezza quasi, al rientro dall'esilio, Seneca pensa di ritirarsi ad Atene ( ), desideroso soltanto di studi, di riposo e di una vita serena che lo ritempri dal suo abbattimento morale. Lo domina un senso rancoroso di egoismo, di vita raccolta in s, lontano dalla vita attiva, inutile al pubblico bene e in pi dannosa al singolo che vi si metteva. Lo stesso sentimento che anima le pagine appunto composte in questo periodo di tempo del de brevitate vitae, decisa predicazione del vivere raccolto ( ). Una massima e un'esortazione
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( ) S c r i v e a l l a m a d r e : Ideo melius est vincere illuni (dolor em) qiiam falter e; nani qui delusus et voluptatibus aut occupationibus abductus est, resurgit et ipsa quiete impetum ad saeviendum conligit... Itaque ilio te duco, quo omnibus, qui fortunam fugiunt, confugiendum est, ad liberalia studia: Ma sanabunt vulnus tuum, Ma oninem tristitiam Ubi evcllent (Consol. ad Helv., 1 7 , 2-3). L o s t e s s o t o n o nei c o n f r o n t i di s t u d i a s f o n d o filosofico r i c o m p a r e in epist. 36, 3. questi

() S e n . ad Polyb., 1 8 , 1 Nane itaque te studiis merge altius, mine Ma Ubi velut munimenta animi ne ex ulta lui parte inveniat introtum dolor.
()
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3

iuis imcircumda,

Cfr.

S c h o l . in I u v e n . Sat.

5,

109.

( ) C f r . C a s t i g l i o n i , Della tranquillit dell'anima, della brevit della vita, T o r i n o , 1930, p a g . 1X-X1I .I; alle r a g i o n i c h e
si p o r t a n o per d a t a r e il d i a l o g o nel 49 c r e d o c h e si p o s s a a g g i u n g e r e q u e s t a c h e ci p o r g e l o scolio a G i o v e n a l e , c h e ci t e s t i m o n i a r e a l m e n t e un d e s i d e r i o di S e n e c a a ritirarsi in se s t e s s o : r a g i o n e l i e v i s s i m a , se sola, m a c h e nel c o m p l e s s o delle cose a c q u i s t a una sua i m p o r t a n z a , oltre a una sua r a g i o n e \ olezza. E ben v e r o c h e in q u e s t i o n i di d a t a z i o n e i m o t i v i pi c o n v i n -

risaltano nel dialogo: Soli omnium otiosi sunt qui sapientiae vacant, soli vivant; nec enim suam tantum actatem bene tuenlur; omne aevum suo adiciunt; quidquid annoYum ante illos actum est, illis adquisitum est (') e Recipe te ad haec tranquilliora, tutiora, maiora ( ); ma nel complesso la vita contemplativa concepita in senso negativo: non , cio, un amore per la vita ritirata quello che si sente nel dialogo, ma piuttosto un'irritazione per la vita politica. Insomma la vita solitaria, Yutium, la quies non sono cercati per il loro valore intrinseco, ma per un fastidio che il negotium ha prodotto: a tale constatazione ci porta il lungo esempio di A u gusto ( ), che s'apre con l'osservazione dei potenti che cercano la quiete per paura: potentissimis et in aitimi
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c e n t i s o a o quelli p o s i t i v a n e n t e c r o n o l o g i c i (e d a q u e s t o p u n t o di v i s t i si v e d a n o a l c u n e b e l l e o s s e r v a z i o n i del L e n z e n , Seneeas Dialog de brevitale vitae, L e i p z i g , 1 9 3 7 , p . 1 9 - 2 7 , c h e p o n e il n o s t r o s c r i t t o t r a il g e n n a i o 49 e al m a s s i m o il g e n n a i o 50). m a la s t e s s i differenza di t o n o t r a il de brevitate vitae e il d i a l o g o sulla s e r e n i t d e l l ' a n i m a (che f a p r e s u p p o r r e u n c e r t o i n t e r v a l l o t r a i d u e scritti) ci c o n v i n c e m a g g i o r m e n t e a p o r r e il p r i m o d i a l o g o n e l l ' a n n o 49 e n o n nel 62. A n c h e il P o h l e n z , Philosophie und Erlebnis in Seneeas Dialogen, N. G. G. 194.1, p . 2 1 1 , v e d e le cose in q u e s t o m o d o , se p e n s a c h e so f a n d er (Seneca) einen T r o s t in d e m G e f h l , d a s s er w e n i g stens die M g l i c h k e i t h a b e , die Z e i t f r s i c h z u n t z e n , sich seinen S t u d i e n u n d i n n e r e r E i n k e h r h i n z u g e b e n ; il m e d e s i m o a u t o r e i n Die Stoa, I, 3 1 2 d a t a il d i a l o g o u n m i t t e l b a r n a c h seiner R u c k b e r u f u n g . S o n o c o n v i n t o c h e l o s c r i t t o s t a t o c o r i p o s t o a p p e n a S e n e c a era t o r n a t o a R o m a , c i c h e s p i e g a b e n e l ' a s p r e z z a di certi toni, c h e solo p o c h i mesi p i t a r d i sarebbero psicologica n e n t e incoerenti. L a sua a m a r e z z a h a r a g i o n d'essere se ci i m m a g i n i a m o s c o n f o r t o e i r r i t a z i o n e d i S e n e c a al r i t o r n o nella g r a n d e c i t t , q u a n d o a l l ' i m p r o v v i s o l a v i t a della c a p i t a l e , c h e in C o r s i c a si era forse un p o c o i d e a l i z z a t a nel r i m p i a n t o , r i a p p a r e in p i e n o a g l i o c c h i d e l l ' e s u l e , c o n t u t t e le sue b a s s e z z e , i suoi i n t r i g h i , q u e l f r e n e t i c o a g i tarsi s e n z a posa e s e n z a r a g i o n e . Q u e s t e stesse c o n s i d e r a z i o n i n o i fanno logicamente pensare a una datazione negli ultimi t e n p i dell'esilio, c o m e i n v e c e K o s t e r m a n n , Untersuchungen zu den Dialogenschriften Seneeas, in Berlin. Sitsber., 1934, 7J3. .() Sen. brev. vi', ( ) ibid. 1 9 , 1. ( ) ibid. 4, 2-3.
a 3

r 4, T .

sublatis hominibus excidere voces videbis, quibus otium optent, laudent, omnibus bonis suis praeferant. Cupiunt interim ex ilio fastigio suo, si tuto liceat, descenderet nam ut nihil extra lacessat aut quatiat, in se ipsa for; una ruit ( ). Il problema ancora piuttosto nihil exsuo tempore delibari sinere che la ricerca della vita beata ; lo ammette anche Seneca stesso, quando proprio cos spiega in che consista ut vivere scirent ( ): maximi et eminentes viri furono quei tali proprio perch non persero il tempo della loro vita. Del resto il titolo stesso dell'opera ci fa comprendere come sia stizzosamente inteso q u e s t ' o h m che vuol significare non perder tempo in attivit pubbliche, le quali venivano in fin dei conti a dare un compenso quale quello.da cui Seneca era di fresco reduce. Che quella di Seneca fosse molto un'irritazione del momento a me par certo dalla vita del filosofo, che accetta l'incarico di precettore di Nerone e che per anni si dedica a questo suo compito e a quello successivo di guidare la nave dello stato sorreggendo l'inesperienza del giovane imperatore o mitigandone i primi segni di ferocia. Ma anche dalle opere appare evidente come per un certo periodo di anni il concetto di vita contemplativa sia rimasto remoto, anche se mai del tutto scomparso dalla mente di Seneca. Il dialogo de vita beata, posteriore al ritorno dall'esilio e assegnato generalmente al 58, ha un unico accenno alla quies, alla tranquillitas, posta come una delle conseguenze derivanti dalle condizioni
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i ) ibid. 4 , 1 . C o n v i g o r e e c o n a n c h e m a g g i o r c o n v i n z i o n e S e n e c a t r a c c e r il q u a d r o di c h i v i v e in isto invidioso fastigio in Epist. 94, 7 2 - 7 3 ; t e m a c h e i n S e n e c a , del r e s t o , c o m u n e e t o r n a a n c o r a i n tranq. an. 10 ,5 (v. pi o l t r e p . 225, n. 4). ( ) ibid. 7, 4-5 Magni, mihi crede, et supra humanos errores eminentis viri est nihil ex suo tempore delibari sinere et ideo eius vita longissima est, quia, quantumcumque patuit, totum psi vacavit, nihil inde incultum otiosumque iacuit, nihil sub alio fuit.
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essenziali che formano la vita beata ('). E d logico: il dialogo stato scritto da un Seneca ancora potente, che si difendeva da accusatori e calunniatori insistenti, i quali gli rimproveravano tra l'altro l'eccessiva ricchezza e il fasto disdicevoli ad un filosofo stoico ( ); lo scritto di un uomo di stato che si muove nella sua attivit e non pensa di doverla, o poterla, lasciare. Ma dopo la morte di Burro il problema doveva riapparire con particolare vigore alla mente di Seneca: ora era egli stesso uno di quelli che si trovavano in invidioso fastigio e guardavano alla quiete come via di scampo; ma da filosofo e da vero stoico non come quelli tremante e pensa ad un ritiro decoroso, che salvi la sua persona dall'ira dell'imperatore da cui si sapeva odiato, ma che salvi innanzi tutto la sua dignit di uomo. Queste sono le condizioni di spirito di chi scriveva il de tranquillitate animi, a mio parere composto nel 62 o ben poco prima, quando il suo autore aveva gi deciso il ritiro ( ). Lo aveva deciso s, ma per s, perch
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( ) S^n. vit. beat. 3,4 inlelleqis, etiam si non adiciam, sequi perpetuam tranquillitatem, depulsis iis quae irritant nos aul territant, o v e tranquillitas l'e&u[jUa e libertase 1' innere
F r e i h e i t ( P o h l e n z , N. G. G. 1 9 4 1 , p . 188), e n t r a m b e c a r e a P a n e z i o . S e n e c a s t e s s o p r e c i s a c h e sunt ista bona, sed conse-

quentia

summum

bonum,

non

consummantia

(auu .7i :XY)pcoTt.x;

vit. beat. 1 5 , 2 ) . N o t o q u i c h e nelle d e f i n i z i o n i d e l l a v i t a b e a t a (che in b u o n a p a r t e si c o p r o n o l ' u n l ' a l t r a ) c o m p a i o n o n u m e r o s i e l e m e n t i c h e r i s a l g o n o a P a n e z i o , c o m e l a vita conve-

niens naturae s u a e, l a sana mens, l a m a n c a n z a di ratio ( = 9 - a u [ x a a T ( x ; vit. beat. 3,3), la pax et concordia di 8,5 vis ac potestas concors

admianimi,

che l'intima serenit d o v u t a all'accordo con l a propria n a t u r a e l a p r o p r i a c o s c i e n z a (il P o h l e n z , art. cit. p . 1 9 1 , a p r o p o s i t o

sibi r e n d e c o n 8va juq a[z<pt>vo<;

auTYJ) o l t r e a d a l t r i e l e m e n t i c h e c o n c o r d a n o c o n l a d e f i n i z i o n e p a n e z i a n a dell' e&uu.ia in tranq. an. 2, 4, g i s t u d i a t a . A l t r i s p u n t i p a n e z i a n i i n 9, 4 ; 1 6 , 3 ; 20, 5 ; 24, 4. ( ) C f r . T a c . Ann. 14, 53. ( ) Il d i a l o g o d e d i c a t o a d A n n e o S e r e n o , c h e nel p r i m o c a p i t o l o e s p r i m e le s u e e s i t a n z e t r a l a v i t a a t t i v a e q u e l l a r i t i r a t a ; S e r e n o mor p o c o d o p o il r i t i r o d a c o r t e di S e n e c a : il filosofo stesso, epist. 6 3 , 1 4 , d i c e a L u c i l i o il s u o d o l o r e p e r l a m o r t e r e c e n t e del g i o v a n e . L a m o r t e a v v e n n e d u n q u e t r a ii 62 e il 6 f ; m i il d i a l o g o s i c u r a m e n t e del m o n e n t o in c u i
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gli pareva di avere motivi sufficienti per attuarlo in tranquillit con la sua coscienza; ma gli pareva che tale ritiro potesse essere concepito solo quando non possibile l'attivit civile. Evidentemente Seneca ha passato un periodo in cui il suo spirito, angustiato dalla situazione concreta in cui l'uomo politico si venuto a trovare, ha meditato e ha cercato conforto nell'insegnamento della sua scuola ; o forse ha cercato se qualcuno dei maestri gli offriva il modo di risolversi al ritiro senza mancare alla concezione stoica. Del resto in Seneca sempre cos: non c' in lui una concezione solida e organizzata del pensiero stoico, egli non accoglie di peso le idee di uno degli scolar chi precedenti a questo fermamente contrario, come dice egli stesso {epist. 33,7): turpe est enim seni aut prospicienti senectutem ex commentario sapere , n crea un organismo vitale nuovo. I suoi interessi lo portano ora qui, ora l: anche in campo epicureo, quando creder di trovarvi ci che cerca Ora il bisogno spirituale e la costrizione della necessit lo riportano verso uno scritto che era gi passato per le sue mani: il IIspl e&\>\xia.c di Panezio. Era una vecchia conoscenza, perch certo l'ideale della eO-uuia gli si era presentato agli occhi gi al momento del ritorno dalla Corsica ( ), quando il suo risentimento per tanti individui turpemente occupati, per chi multa varia agii lo doveva spingere a sentir profondamente la verit dell'insegnamento democriteo rinnovato
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S e n e c a si a c c i n g e v a a r i t i r a r s i a v i t a p r i v a t a : t r o p p i a c c e n n i c o i n c i d o n o c o n q u e i m o t i v i c h e il filosofo d o v e v a p r e s e n t a r e a se s t e s s o c o m e g i u s t i f i c a z i o n e della s u a determinazione. Cfr. a n c h e K . M u n s c h e r , Senecas Werke i n Philol. Supplbd. 1 6 ( 1 9 2 2 ) , 59 s g g . ( ) V e d i a n c h e A l b e r t i n i , La composition dans les ouvrages philosophiques de Snque, P a r i s , 1 9 2 3 , p . 205-06 e 300. ( ) I l P o h l e n z , N. G. G. 1 9 4 1 , p . 238 p e n s a a g l i u l t i m i a n n i d e l l ' e s i l i o , d a t a l a c o m p o s i z i o n e , p e r lui, del I I I l i b r o del de ira.
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da Panezio; donde la spiegazione dei vari elementi a colorito paneziano che compaiono nel de brevitate vitae, elementi che ritroviamo accennati anche nel Ilepl efroliitxc, di Plutarco. Al filosofo che meditava un ritiro in Grecia, che si sentiva restio a rientrare in quell'agone politico che gli aveva fatto pagare ben care le soddisfazioni in senato e fuori, il trattato di Panezio doveva essere stato molto significativo. Gli scritti dell'esilio almeno per quello che ci dato conoscere del Ilepl sfru\iicnc, di Panezio non ci confortano a pensare che Seneca conoscesse gi quello scritto durante gli anni trascorsi in Corsica, poich non si pu dare la paternit a Panezio di qualche tratto che non gli alieno, ma a sua volta tradizionale nella letteratura delle consolazioni. Un altro fatto che congiura, a parer mio, a farci pensare che l'opera di Panezio gli fosse venuta tra le mani al momento del ritorno dall'esilio il contenuto di de ira, 3,6-7: esso certo "democriteo", come lo definiscono genericamente i commentatori, ma in ultima analisi risale a Panezio; personalmente ritengo che Seneca, uomo di discrete letture, fosse a conoscenza di uno scritto che a quel tempo doveva essere ancora vivo ( ). Il passo in questione si apre con un paragone, tra il saggio e l'eSioc, che lo sviluppo di quello classico,
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f ) P a n e z i o era certo ancor v i v o come autore all'epoca di O r a z i o , se l e g g i a m o (carni. 1, 29, 1 3 - 1 4 ) coemptos undique nobilis libros Panaeti. Q u a n t o a S e n e c a , r i t e n g o sia d a s c a r t a r e l ' i p o t e s i c h e egli c o n o s c e s s e P a n e z i o a t t r a v e r s o A t e n o d o r o , -che u n a f o n t e del de tranquillitate animi; le r a g i o n i c o n s e g u o n o d a q u a n t o su A t e n o d o r o si dir a p a g . 237. Il p a s s o del de ira p r e s e n t a raffronti col de tranquillitate animi, m a h a c o n t a t t i col de officiis c i c e r o n i a n o e c h i a r i r i c h i a m i a l l ' e t i c a d e m o c r i t e a ; l ' a m p i e z z a dei r i s c o n t r i m i r e n d e p e r p l e s s o a p e n s a r e c h e ci si t r o v i di fronte a u n a c o n o s c e n z a m e d i a t a : a m e r e i p e n s a r e c h e t a n t a u n i t di r a p p o r t i ( D e m o c r i t o , C i c e r o n e , S e n e c a ) sia possibile s o l o a c h i a t t i n g e di p r i m a m a n o . M a la possibilit c h e a P a n e z i o a v e s s e g i l a r g a m e n t e a t t i n t o S o z i o n e , c h e c e r t o u n a delle f o n t i di S e n e c a , n o n d a e s c l u dersi t r o p p o c a t e g o r i c a m e n t e .

che abbiamo gi visto trovarsi in Panezio (cap. I I , pagg. 143 e 145) : qui, con tono di iperbole, il confronto fatto addirittura con la cristallina e immutabile serenit dell'etere Il quadro del saggio ci ricorda da un lato la definizione dell' s k > { t a nel de tranquillitate, dall'altro una delle definizioni della vita beata nel dialogo omonimo : il suo animo superiore ai tumulti della vita comune non conosce l'ira, che ne scomporrebbe la verecundia ( ). Per questo ci potr gio= vare il salutare insegnamento di Democrito, che ci addita la tranquillit, si eque privatim neque publice multa aut maiora viribus nostris egerimus ( ) ; come nel dialo.-: go sulla tranquillit dell'anima, anche qui la massima democritea la condanna del darsi da fare ex supervacuo, cio un tema largamente sfruttato nel de brevitate vitae ( ). Il de ira prosegue: Itaque ut quietus possit
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(*) Pars superior mundi et ordinatior ac propinquas ideribus (3, 6, 1 ) . Cfr. a n c h e l a ISav a # p a v di M . A n t . 8, 28, 1, in passo che per la seconda parte a b b i a m o g i precedentemente e s a m i n a t o ( c a p . I I , p a g . 1 5 3 ) . L o s t e s s o c o n c e t t o i n epist. 56 1 6 c o n c o l o r i t u r a p o s i d o n i a n a (cfr. A u r . A u g u s t . civ. dei, 7, 4). () Sublimis animus, quietus semper et in statione tranquilla collocatus (3, 6, 1) = quies mentis in tuto collocatae et sublimitas (vit. b. 4 , 5 ) ; placido statu maneat (tranq. an. 2,4 e c a p . I I , p a g . 1 5 7 ) . Sublimitas = (3a#TY)<; ( L a t t e s , Randbemerkungen in Philol. 1 9 3 2 , p . 2 7 3 c i t a i (aftu -repa x a l 7 r p a x s p a vj&yj d i P l a t . legg. 930 a ) = altitudo animi i n C i c .off 1, 25, 88, a p r o p o s i t o di i r a , m a a n c h e a l t r o v e . Modestas et venerabilis est et dispositus (ir. ibid.): p e r modestas cfr. C i c . off. 1, 27, 93 d o v e l a c o p p i a temperantia et modestia r e n d e il c o n c e t t o g r e c o di ccixppoovYj (e verecundia alSwi;, cfr. P o h l e n z , Ant. Fiihr. p . 5 6 ) ; dispositus p e n s o c o r r i s p o n d a al compositi! s c h e a p p a r e n e i d i a l o g h i p o s t e r i o r i e n e l l e e p i s t o l e (per es. epist. 4 , 1 ; 7 , 1 ecc.) e u n a v o l t a a n c h e nel n o s t r o s c r i t t o (ir. 3, 39, 1, bene componere animum); q u a n t o p o i a venerabilis, si p u r i p o r t a r l o al g r e c o ae\ivq, c h e t o r n a p i di u n a v o l t a p e r es. 6, 30,2 i n M . A u r e l i o : cfr. I o . C h r y s . P . G . X L V I I I , p . 1 0 5 5 oo<pv 7JCTX&0V x a i asu.vv. ( ) S e n . ir. 3, 6, 3. I l t e s t o p i c o m p l e t o c h e i n tranq. an. 1 3 , 1 , p e r c h v i c o m p a r e il [x.Y8'oa'v 7ipyCTorj r c p r e S v a {xiv atp<j #ai O U T O G x a pctv ( D e m . B 3 D . ) c h e l m a n c a . (*) Cfr. tranq. an. 1 3 , 1 ; ir. 3, 6, 3 in multa discurrenti ne golia e 3, 6, 3 in hoc vitae actu dissipato et vago; brev. vit. 3,2; 7 , 7 ; 1 2 , 1-9; 2 0 , 1 . L o s t e s s o l e g a m e fra i d i a l o g h i c h e c ' i n t e r e s s a n o c o n t i n u a p o c h e frasi p i s o t t o , d o v e l a f o r t u n a
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esse animus, non est iactandus nec multarum, ut dixi, rerum actu fatigandus nec magnarum supraque vires appetitarum; abbiamo, cio, uno sviluppo della massima sopra citata e al tempo stesso (come anche il paragone che segue con la sartina pi o meno adatta alle nostre forze) del democriteo u.7) -KAZC Kpoa.Tcrea&a.i TCOV SuvaTWV. Ma tutto il passo trova il suo riscontro in un contesto che pi oltre mostrer di sicura derivazione paneziana: aestimanda sunt deinde ipsa quae adgredimur et vires nostrae cum rebus, quas temptaturi sumus, comparandae... necesse est opprimant onera, quae ferente maiora sunt ( ). Si tratta di sentenze non rare in scritti del genere ( ), ma da notare come nel de ira derivino direttamente da una massima democritea e come esse ricompaiano in un'osservazione generale di Cicerone, che notando quali siano i tre principi fondamentali del decorum nelle azioni, pone come secondo il dovere di far attenzione quanta ilici res sit guani efficerc velimus ut neve maior neve minor cura et opera suscipialur guani causa postulet ( ). Siamo cio,
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m e s s a in c a m p o nel de ira c o m e , allo s t e s s o p r o p o s i t o , lo nel de iranqnillitate: e se n e l l ' u n o si l e g g e Nulli fortuna tam dedita est ut malta tentanti uhique respondeat, nell'altro t r o v i a m o nam qui multa agii saepe fortunae poteslatem sui facit, quam tutissimum est raro experiri (Sen. ir. 3, 6, 5 ; tranq. an. 13,2). C o n c e t t i c o n s i m i l i a p p a i o n o t a n t o nel d i a l o g o d e l l a b r e v i t della v i t a , q u a n t o in q u e l l o d e l l a t r a n q u i l l i t d e l l ' a n i m a ; cos q u e l l o t a n t o diffuso s u l l a p a r t i c o l a r e s i t u a z i o n e d e g l i in altum suolati homines. s o g g e t t i a l l a f o r t u n a c h e in se ipsa... ruit (brev. vii. 4 , 1 ) , o n d e il c o n s i g l i o ne invideamus altius stautibus; quae excelsa videbantur, pr aera pia sunt (tranq. au. io, 5-6; D e m . B 1 9 1 e 238 D . ) . T e m a c h e t o r n a spesso nelle Fpistole (cfr. per es. 94, 7 2 - 7 3 ) e a n c h e nell'Agamennone, in c u i si l e g g e : Quicquid in alluni Fortuna tulit, / ruitura levai. AJ 0dicis rebus \ longius aevum est; felix mediae / quisquis turbae sorte quietus ! aura siringit litora tuta / timidusque mari credere cumbam j remo lerras propiore le gii (Agam. 101-07), dove a p p a r e a n c h e il c o n c e t t o di u - e x p i T T ^ , se p u r e d o b b i a m o n o t a r e c h e , a l m e n o n e l l a f o r m a , il p a s s o d e r i v a d a O r a z i o . ( ) Sen. ir. 3, 6, 6; tranq. an. 6,3.
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() () Siefert,
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P e r tranq. an. 6,3, cfr. a n c h e T e l et. rei. p. 3 l i . C i c . off. 1, 49, 1 4 1 ; cfr. a n c h e 1, 2 1 , 7 3 ; 1, 3 1 . I T O ; op. cit., p. 55

sempre nel campo della mediocritas o ( x e r p i T Y ) ? , cosi decisamente affermata da Democrito e decisamente accettata da Panezio Lo stesso tenore e gli stessi raffronti permangono nel capitolo successivo: ma mentre il primo paragrafo non che una variazione sul tema del capitolo precedente, il secondo passa a concetti nuovi. Ita fit ut frequenter irrita sit eius voluntas, qui non quae facilia sunt aggreditur, sed vult facilia esse quae aggressus est. Quatenus aliquid conaberis, te simul et ea, quae paras quibusque pararis ipse, metire; faciet enim te asperum paenitentia operis infecti.... Ergo actiones nostrae nec parvae sint nec audaces et improbae, in vicinum spes exeat, nihil conemur quod mox adepti quoque successisse miremur. Nel de tranquillitate Seneca dice: Ante omnia necesse est se ipsum aestimare.... Non*sunt praeterea cupiditates in longinqua mittendae, sed in vicinum illis egredi permittamus.... Relictis is, quae non possunt fieri aut difficulter possunt, prope posila speique nostrae adludentia sequamur ( ). Sono gli stessi argomenti, raccolti intorno alla medesima questione, anche se in un ordine leggermente diverso; e anche se alcuni raffronti sono basati su luoghi non peregrini, il loro trovarsi riuniti
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(*) Il t e r m i n e [ x s T p t T y ] ^ , p e r l ' e s a t t e z z a , t e r m i n e s p e cifico d e l l a d o t t r i n a d e m o c r i t e a (nei p e r i p a t e t i c i e i n A r i s t o t e l e c o m p a r e il p l u r a l e U . E T P I T Y ) T 0 ; e s e r v o a differ e n z a del t e r m i n e p e r i p a t e t i c o u .aT7]<; (che s ' a p p o g g i a a q u a n t o d i c e C i c e r o n e , (off. i , 25, 89), numquam enim iratas qui accedei ad poenam mediocrit t.em Ulani tenebit, quae est inter nimium et parimi [si r i c o r d i n o a n c h e 'Xkeityiq e 7 r e p PoX^j di D e m o c r i t o e il u.r]v y a v ] , quae placet Peripateticis et vede placet), p e r i n d i c a r e c o m e P a n e z i o , o l t r e a l l ' i n f l u s s o p e r i p a t e t i c o , a b b i a s e n t i t o assai f o r t e a n c h e q u e l l o di D e m o c r i t o . D a l p a s s o di C i c e r o n e o r a c i t a t o p a r r e b b e di p o t e r d e d u r r e che P a n e z i o n o n a v e s s e a d o t t a t o il t e r m i n e ^eoT-yjc c o m e p r o p r i o della s u a d o t t r i n a . ( ) S e n . ir. 3 , 7 , 1 - 2 ; tranq. an. 6,2 (gi n o t a t o d a l R a b bow, op. cit., p. 1 0 6 ) ; 1 0 , 5 .
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che ha un suo peso Non si deve trascurare anche qui un parallelo con Cicerone, a proposito del decorum in generale : Efficiendum autem est ut appetitus rationi oboediant... Nam qui appetitus longius evagantur et tamquam exsultantes sive cupiendo sive fugiendo non satis a ratione retinentur, ii sine dubio finem et modum transeunte. Licei ora ipsa cernere iratorum..., quorum vultus, voces, motus statusque mutantur. Ex quibus illud intellegitur,... appetitus omnes contrahendos sedandosque esse... ut ne quid temere ac fortuito, inconsiderate neglegenterque agamus ( ). Il qual passo importante, oltre che per il fatto di indicarci un filo conduttore assai vicino ai contesti di Seneca, perch ci dimostra che anche nella fonte di Seneca non era assurdo ci fosse un accenno all'ira e agli irati ; naturalmente il Nostro ha sfruttato tale elemento l dove poteva tornargli utile, trascurandolo nel de tranquillitate animi ( ). Per
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(*) T a n t o ' pi c h e pensieri affini c o m p a i o n o a n c h e in D e m o c r i t o : r t i xoXq 8ovaxo?<; ov 8zX ifziv TYJV YVCU,T}V x a l xot<; rtapeoucuv pxea&at. ed sXrti8<; a l u-v x c o v p& 9pove6vxc>v q u x x a i , a l x w v ^ u v x w v Svaxat, ( D e m . B 1 9 e 58 D . g i i n d i c a t o q u e s t ' u l t i m o d a l H i r z e l , art. cit., p . 363); cfr. a n c h e P l u t . tranq. an. 1 2 , 4 7 1 D uxi^vcov q H s u , v o u < ; -cclq Xrticrtv. ( ) C i c . off. 1, 29, 102-03. A n c h e q u i e l e m e n t o b a s e
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( ) A g g i u n g o q u i altri t o c c h i e s p u n t i c h e r a v v i c i n a n o il t e r z o l i b r o del de ira a g l i s c r i t t i e u t i m i s t i c i : ir. 3, 8, 1 sitmuntur a conversantibus mores et ut quaedam in contados corporis vitia trasiliunt, ita animus mala sua proximis tradii.: tranq. an. 7, 1 (hominum dilectus: g i R a b b o w , op. cit., p. 109 n. 1) e 1 4 , 1; ir. 3, 30, 3 nostra nos sine comparatane delectant, numquam erit felix qnem iorquebit felido?. Minus habeo quam speravi: sed foviasse plus speravi quam debiti: P l u t . tranq. an. 10,470 B e 1 2 , 4 7 1 D ; ir. 3, 3 1 , 1 Nulli ad aliena respicienti sua placent: P l u t . tranq. an. n, 4 7 1 A ; p e r il r e s t o del p a r a g r a f o e p e r il 2, cfr. P l u t . tranq. an. 10, 470 B - D . N o t o p e r u l t i m o il c o n f r o n t o t r a ir. 3, 9, 2 e P l u t . tranq. an. 8, 469 A , d o v e il p a r a g o n e t r a il c o n f o r t o degli o c c h i c h e r i p o s a n o su virentia e quibusdam coloribus (xatq v&7jpat<; x a l rtoa>8e<u ^ p o t a t ? ) e il b i s o g n o di d i s t e n d e r e la m e n t e p o t r e b b e essere di d e r i v a z i o n e p u r a m e n t e r e t o r i c a . Ma non p o s s o far a m e n o di m e t t e r e i n r i s a l t o c o m e u n g r u p p o d i passi del de ira r a c c o l t i in m e n o di d u e c a p i t o l i (30, 3 - 3 1 , 2 ) c o r r i s p o n d a a u n c o m p a t t o g r u p p o di passi d e l l ' o p u s c o l o p l u t a r c h e o (470 B - 4 7 1 D ) .

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concludere, indicher un ultimo fatto che, toccando l'impostazione generale del libro, ha una sua considerevole importanza : Panezio impostava la risoluzione del problema dell'ira su due punti fondamentali, necessit di conservare la mediocrit^ e assurdit del punto di vista peripatetico che lodava l'iracondia e la trovava un utile dono di madre natura Ma anche Seneca sviluppa un identico piano, per cui oppugna la teoria peripatetica (3, 3,1 - 4,5), per passare poi a dimostrare la necessit di un equilibrio spirituale (3, 6, I - 8 , I ) : credo che la conoscenza di Panezio anche nel terzo libro del de ira sia davvero probabile ( ); il che conforta maggiormente quei riscontri tra de brevitate vitae e materiale paneziano che stiamo per fare ( ).
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H Cic. off. 1, 25, 89 c i t a t o a p . 227 n. 1, c h e p r o s e g u e rede placet, modo ne laudarent iracundiam et dicerent utiliter a natura datam (le stesse p a r o l e i n Tusc. 4, 1 9 , 43). Illa vero omnibus in rebus repudiando est. N o n m i p a r e a t t e n d i b i l e l ' o p i n i o n e del R a b b o w , op. cit., p . 107 e 140, s e c o n d o c u i S e n e c a q u i a t t i n g e r e b b e d i r e t t a m e n t e a d A r i s t . Rhet. 1 3 7 9 1 5 : n o n s o l o i raffronti s o n o molto generici, m a t u t t i t o c c a n o temi che gi P a n e z i o a v e v a a c c o l t o nella sua sintesi. ( ) Conoscenza diretta indiretta ? Il p r o b l e m a parrebbe d a risolversi nel p r i m o senso, p e r c h il m a t e r i a l e e s t r a n e o a P a n e z i o assai facile d e r i v i d a q u a n t o S e n e c a a v e v a r a c c o l t o s u l l ' a r g o m e n t o . N o n m i soffermo a d i s c u t e r e q u i le o p i n i o n i del R a b b o w , op. cit., p . 88 s g g . e 101 ; l e sue i d e e sugli s c r i t t i e u t i m i s t i c i s o n o a p p e n a a c c e n n a t e (un s e c o n d o v o l u m e m a i a p p a r s o a v r e b b e dovuto, credo, trattarne appositamente), ma molti dei v a l i d i raffronti f a t t i d a l u i r i s a l g o n o n o n ai t e s t i c h e S e n e c a a v e v a p e r m a n o , q u a n t o p i u t t o s t o a l l e f o n t i della s u a f o n t e . P e r il maximum remedium irae dilatio est (3, 1 2 , 4) n o n p a r e d i d o v e r p e n s a r e a d A t e n o d o r o , a n c h e se egli a d A u g u s t o a v e v a c o n s i g l i a t o di r e c i t a r e m e n t a l m e n t e t u t t o l ' a l f a b e t o quando v o l e v a superare l'impeto d'ira: dato troppo gener a l e e diffuso nella c u r a filosofica dell'ira. P e r l ' e s a m e d i c o s c i e n z a (3, 36-37), c h e p r o b a b i l m e n t e g l i d e r i v a d a S o z i o n e (cfr. P o h l e n z , Die Stoa, I I , 1 5 9 ) , m a n o n a f f a t t o c o s a s i c u r a , il c a s o di f e r m a r s i q u i a d un cos g r o s s o p r o b l e m a .
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( ) Si p u forse a g g i u n g e r e c h e l ' a p p a r i r e di u n o s p u n t o d o v u t o a i s p i r a z i o n e p a n e z i a n a p u a s u a v o l t a essere u n e l e m e n t o di p i p e r d a t a r e il I I I l i b r o d e l de ira nel 49-50, c i o p o s o d o p o il r i t o r n o di S e n e c a i n R o m a : i r i c o r d i delle l e t t u r e c h e g l i e r a n o s e r v i t e p e r il de brevitate vitae n o n si e r a n o c a n c e l l a t i d a l l a s u a m e m o r i a . P e r l a d a t a z i o n e , o l t r e il M u n s c h e r g i c i t a t o , v . A l b e r t i n i , op. cit., p . 1 7 - 1 9 .

Tutta la prima parte di questo dialogo un'ampia trattazione sugli occupati, con vari "excursus" dovuti solamente a Seneca, come gli esempi di Augusto, Cicerone, Druso (capp. 4-6,2), come i lunghi capitoli 12 e 13. Il punto di partenza la confutazione della massima ippocratea vitam brevem esse, longam artem : gi questo interessante, perch ci fa presupporre che la sua fonte non sia uno stoico antico; Zenone infatti aveva detto oSsvi; 7][x<; OUTCO 7rveo-frai w? xpvov. fpctxc, (xv
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TTIQ ^ u ^ v j ? vo -ou? o-ao-^-at Sovau.vy) ( ). E chiaro che le due posizioni sono antitetiche, anche se poi parte dei loro sviluppi possa non esserlo altrettanto. Com' logico, in una materia di tal genere gli apporti della diatriba sono assai ampi e frequenti: quanto essi risalgono alla fonte o alle fonti di Seneca e quanto si debbano a materiali che Seneca stesso, da profondo conoscitore, attingeva per conto proprio dai numerosi scritti diatribici ( ), non possibile dire; per questa parte non c' altro da fare che constatare quali dati tradizionali compaiano in lui e servano alla nostra ricerca. Vediamo cos che uno degli elementi di primo piano nella critica di questi faccendoni che non fanno nulla dato dalle molteplici attivit cittadine, sintomo di una sola cosa: cum Ma faceres, non esse cum alio volebas, sed tecum esse non poteras ( ). Questo tema, in cui riecheggia una nota paneziana, ritorna anche pi
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(') 5'. V. F. I, 323 A r r i . ; O . H e n s e c o n r a g i o n e o s s e r v a : p e r Svxcoc; indicar. Z e n o n se c o n s e n t i r e c u m H i p p o c r a t e . C a m b i a t o l ' a r g o m e n t o , m u t a t a la f o n t e , l ' a s s e r t o di Z e n o n e a p p a r i r a n c h e in S e n e c a : epist. 49 ,3 afferma et alioquin non possunt longa intervalla esse in ea re, quae tota brevis est. Punctum est quod vivimus et adhuc puncto minus, r i p r e s o c o n posizione p i g e n e r i c a al 9 mors me sequitur, fugit vita. ( ) P e r altri p a r t i c o l a r i s u l l a p a d r o n a n z a c h e S e n e c a a v e v a della d i a t r i b a , d a c u i t r a e infiniti s p u n t i , a m p l i a m e n t i , e s e m p i e t r a t t i stilistici, si v e d a a n c h e a p a g . 269. ( ) Brev. vit. 5,2.
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oltre: cius vita longissima est, quia, quantumcumque patuit, totum ipsi vacavit e perci nihil sub alio fuit Il tempo dunque prezioso, ma solo per attendere a noi stessi, perch non vada disperso: dato agli altri non vale pi nulla; riservato a s, non pi schiavo della fortuna ed un patrimonio in pugno al saggio: securae et quietae mentis est in omnes suae vitae partes discurrere ( ). L a conclusione, ed un poco la conclusione di tutta questa prima parte, esplicita: at quibus vita procul ab omni negotio agitur, quidni spatiosa est? Eccoci quindi giunti ad un'impostazione pi decisa del problema: solo Yotium ci fa signori della vita, che tota in reditu est ( ). Il tono identico, alla chiusa della lunga parentesi che occupa i capitoli 1 2 e 1 3 : il capitolo 1 4 si apre affermando, come abbiam gi visto, soli otiosi sunt qui sapientiae vacant, soli vivunt, che pare davvero voglia completare il pensiero che abbiamo or ora citato. Inizia qui la parte pi sostanziosa del dialogo; la parte iniziale , al confronto, un'introduzione, una messa a punto della questione che sotto sotto pi preme a Seneca: in lui non c' tanto il pensiero di darsi cura di quelli sventurati che perdono in inutili attivit la loro vita,. quanto un'amarezza contro chi si gode cos malamente il suo tempo, forse l'amarezza di chi sa che avrebbe avuto capacit e animo per goderne meglio. Non si tratta di una gratuita impressione che si ricava dalla lettura o dal tono di qualche espressione che appare qua e l; la struttura stessa dell'operetta lo rivela: infatti sempre lo schema tradizionale e si sviscera a fondo il male prima di cercarne il rimedio (&pa7rea 7ra#cov), ma questo rimedio non espresso dalle parole pacate del medico d'anime, ha in s invece il calore, la passione di chi difende o esalta una
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(*) Brev. vit. 7, 4 - 5 ; il s a g g i o solutus ( ) Brev. vit. 1 0 , 5 . ) Brev. vit. 1 1 , 4 ; cfr. 1 5 , 5 .


2 3

et sui iuris

(id. 5,3).

causa che la sua causa. Arriviamo cos agli ultimi tre capitoli, in cui le esortazioni al viver ritirato si concentrano; due immagini che ci son note da lunga tradizione appaiono subito, l"y\oc, e il AIU,T)V, i due opposti, ci che sta a cuore allo stolto e ci che preme al saggio : Excerpe itaque te volgo, Pauline carissime, et in tranquilliorem portum non pr aetatis spatio iactatus tandem recede... aliquid temporis stime eiiam tibi. Non ancora il mullum et in se recedendum est che troviamo nel de tranquillitate animi, ma nell'affermazior ne c' gi un vivo calore ( ). Si noti che una quale incertezza, direi meglio una esitazione nel prendere ferma posizione c' ancora: tra le due frasi del dialogo qui sopra citate s'inserisce, anche se con tono concessivo, una limitazione (che riapparir per un momento nel dialogo della tranquillit dove s'osserva che nimis videtur summisisse temporibus se Athenodorus, nimis cito refugisse) e cio maior pars aetatis, certe melior, rei publicae data sit. Non fa meraviglia la cosa, perch non ancora il tempo del de olio e, sia nel 4 9 , sia nel 62, Seneca sta ancora cercando una via e un equilibrio e non ha ancora abbandonato la posizione che aveva assunto Panezio, anche se alla contemplati vita si sente mano mano pi attratto; cos non fa meraviglia il tono un poco incerto nell'esaltazione del u e o o p e i v sul TEIV, in cui il O - e w p s i v ancora quello di Panezio nell'opera politica anche di Posidonio ( ). Ma dal complesso
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() Brcv. vii. 1 8 , i ; tranq. an. 1 7 , 3 . () Brcv. vii. 1 8 , 1 ; l ' e s i t a z i o n e tra v i t a contemplativa e a t t i v a espressa del r e s t o in m o d o c h e n o n e s c l u s i v o d i S e n e c a , m a p r o p r i o di t u t t o l o s t o i c i s m o r o m a n o . L ' a c c o p p i a m e n t o dei d u e t e r m i n i , cio n e c e s s i t di r i f u g g i r e le v a n e o c c u p a z i o n i e d ' a l t r o c a n t o d'interessarsi del b e n e p u b b l i c o , c o m p a r e a n c h e in M a r c o A u r e l i o : ) ^ u7roXeiTCU-evov plou \iepoq sv TCCIQ rcep kxzpcv cpavToccua!.c, TUOTOCV \] TT)V vacpopv TTI T I xoivoxpeXc; rcoif) (M. A n t . 3, 4, 1 ) . Q u a n t o i n v e c e al ^ e w p e v , cfr. brcv. vii. 2,3 ... hi dispectum veri alt oli ere oculos sinitnt e 1 9 , 1 ; v e d i q u a n t o si d i c e in p r o p o s i t o a p a g . 1 2 1 .
2

dell'opera appare una tenace convinzione del vivere fuori della turba e degli impegni, che imprime una caratteristica a tutto il dialogo se la sua espressione non altrettanto aperta e precisa, dobbiamo pensare come ho gi detto che l'autore non sentiva una necessit di vita che a questo lo spingesse, ma pi che altro un fondo di amarezza. L a corrispondenza parziale, ma reale tra la materia e lo stato d'anima di Seneca ci spiega che appunto della fonte greca pi adatta all'argomento, cio l'operetta paneziana, siano spariti quegli elementi che in quel momento non trovavano risonanza nello spirito di chi scriveva. Ma poich il problema degli occupati era apparso, come a b biamo gi accennato ( ), anche in Panezio, logico che nel nostro dialogo tornino degli elementi che da lui derivano; cos, io credo, si spiegano gli insistenti accenni al rivolgersi in se stesso, a partire dall'aliquid temporis lui sume etiam Ubi rivolto a Paolino, che si ripetono per tutto il dialogo, specialmente nel secondo capitolo: numquam illis recurrere ad se licei, che s'accompagna al paragone del mare tanto caro a Democrito; nemo se sibi vindicat: suus nemo est; tecum esse non poteras ( ). Un altro tema legato ali'e&uu .ia
2 3

( ) C o s a d es. 7,4, d o v e si r i c o r d a c h e gli u o m i n i pig r a n d i , cumdivitiis officiisvoluptatibus renuntiassent, hoc unum in extremam usque aetattm egerunt ut vivere scirent. N o t o q u i c o m e i t r e c a r a t t e r i s t i c i impedimenla sono schiettamente p a n e z i a n i : g i in C i c e r o n e (off. 1, 20, 68) si r a c c o m a n d a di e v i t a r e il p i a c e r e , l a pecuniae cupiditas e l a gloriae cupiditas. Che qui S e n e c a a l l u d a a t r e g e n e r i di v i t a ( L e n z e n , op. cit. p . 70, c i o
p oq cpiATtu-oq,
2

qnAo )(pY )U ,aTo<;,

cpiA^Sovoc;)

non

possibile,

p e r c h e c o m b a t t e s o l t a n t o t r e f o r m e di a t t i v i t c o n d a n n a b i l i . ( ) V e d i cap. 1 1 , pag. 160. ( ) Brev. vit. 1 8 , 1 ; 2, 3-5. I p a r a g r a f i 4-5 c o n t e n g o n o u n o s v i l u p p o s e n e c a n o sul t e m a di 2 , 3 : l ' i n s i s t e n z a di S e n e c a c i g a r a n t i s c e p e r c h e il m o d e l l o d o v e v a p o r r e l ' a c c e n t o su q u e s t o d a t o ; se r i c o r d o il p a r a g o n e del m a r e , n o n c h e d i m e n t i c h i q u a n t o esso o r m a i diffuso, m a v o g l i o f a r s o l o n o t a r e l ' a c c o s t a m e n t o , c h e p u q u i essere s i g n i f i c a t i v o . Il t e m a dell'eie; a u r v r i t o r n a , s o t t o l ' a s p e t t o della p a d r o n a n z a di s, in 5,3 e i n 7,5;. m a sotto questo aspetto genericamente stoico.
3

quello del saggio che signore di tutta la sua vita ; lo vediamo impostato cos: securae et quietae mentis est in omnes vitae suac parles discurrere, col contrapposto degli occupati che jledere se et respicere non possimi o, come aveva detto poco pi sopra, nec enim illis vacai praeterita respicere et, si vacet, iniucunda est paenitendae rei recordatio ( ). Che ol S cppvifxoi x o T. [XTJX1

T'OVXOC T W u.VY)fj.ovU(.v

svapyooc;

OVTOC TioiQUGiv

IOCUTOC

lo dice Plutarco e abbiam gi visto come il passo sia democriteo e paneziano ( ) , il quale prosegue con lo stesso tono del nostro dialogo affermando che per gli stolti non in nostro possesso nemmeno il presente, che pur tanto breve ( ), n essi sanno fare una la vita legando il presente al passato ( ). Plutarco conclude con un'osservazione che ritorna gi all'inizio del capitolo e si ripete pi volte, cio che questa gente s fanno T7J<; a u p i o v x x p f x a u . v o u < ; , OQ TWV izpuai
2 3 4

y.y.l p4>7]V x a l

^ p ? OCTOC; OVTCOV oS'oXcog

i ) Brev. vii. io, 5 e 2. L'inizio del capitolo (10,1) prettamente senecano, ma gi la normale divisione della vita in tre tempi, presente, passato, futuro sotto influsso stoico: quoti agimus breve est risponde allo stoico T V S ' v e c T t o T c x 7i-spacruivov (S. V. F. I l , 5 2 0 ; cfr. anche 5 1 9 ) e al quod egimus certuni pu essere avvicinato il crisippeo xaTrjY07]pu-aTa '!>7Tdcp/Eiv XyeTai [Jiva T au[i.ftzft'/)xTL. (S. V.F. I I , 509).
( ) P I ut. tranq. an. 1 4 , 4 7 3 B ; cfr. cap. I I , pag. 1 4 2 . f) hi. 4 7 3 C ; S e n . brev. vii. 1 6 , 6 : fluit et praccipitatur; miti, desinit esse quam venit = TTJV a i a - 9 - r j a i v x c p o y v ; brevissimum = x a X a ^ t a T c p xou ypvou u.opcp; id ipsum illis disfrictis in multa subducitur = o x T t S o x e ? Kpc, 73jxoc^ 08' 'r^iixzpov slvat xoic, voY)Toi<;. C h e il contesto s i a stoico pu confermarci S e n e c a , che dice praesens tempus brevissimum est, adeo quidem ut quibusdam nullum videatur, che combacia con l'affermazione stoica EVECTTOTT/ 8 [XYJ e l v o u xpvov, XX T ^v cpTt. x a T Tcpte>-/}V u c p s a T o c v o u , T 8 vov oXcoq [xyjSv e l v a i
3 2

(S. V. F. I I , .519). S u l tempo e il suo valore cfr. anche M . A n t . 1 2 , 1 3 e 1 4 , che si muovono i n una sfera non molto diversa da quella del dialogo anneano.
Ibid., 'va yzvG&au in omnes 4 7 3 C - D : ^ p i a x o ? X Y J & T ) . . . o x Iqc x v (iov cnJU.-n;Xexo[X V6 )v TCH <; Trapouot, T W V Trapcox^^^vcov vitae suae partes discurrere.

axotc; YSVOU.VCOV (*) ; ma la stessa osservazione troviamo anche in Seneca: praecipitat quisque vitam suam et futuri desiderio lborat, praesentium taedio, a cui s'aggiunge maximum vivendi impedimentum est exspectatio, quae pendei ex crastino, perdit hodiernum ( ). Il valore del passato per i saggi riaffermato infine da Seneca l dove c' la chiave del dialogo: qui sapientiae vacant... omne aevum suo adiciunt; quidquid annorum ante illos actum est, illis adquisitum est ( ). Quindi, non solo l'iniziale seeurae et quietae mentis, ma tutto il parallelismo tra il passo plutarcheo di cui abbiamo gi studiato in precedenza la prima parte e le espressioni di Seneca ci permettono di risalire anche qui a Panezio. L'aver potuto mostrare presente nel de brevitate vitae il riep. &u[xi(x<; paneziano ci consente di confermare quanto avevo gi detto, che nel de tranquillitate animi il problema degli occupati non compare direttamente, perch Seneca ne aveva gi trattato nel dialogo precedente; esso infatti rapidamente sbrigato nelle ultime parole riportate dallo scritto di Atenodoro
2 3

( ) P l u t . . 473 D . Cfr. C i c . off. i , 2 i , 7 2 : si quidem futuri sunt. ( ) Brev. vii. 7 , 8 ; 9,1 (e p o c o p r i m a clilatio... eripit praesentia, dum ulteriora promittit). Il r e s t o del c a p . 9 u n o s v i l u p p o a n n e a n o ; il c o n c e t t o g l i p i a c i u t o e t o r n a i n epist. 24,1 e 45, 1 2 . P e r i r a p p o r t i c o n D e m o c r i t o , v e d i c a p . I I , . 1 4 7 ; il c o n c e t t o a n c h e e p i c u r e o , cfr. E p i c . fr. 491 e 494 U s . U n a l t r o e l e m e n t o e p i c u r e i z z a n t e n e l n o s t r o d i a l o g o a p p a r e a 20,3 turpis Ule, qui vivendo lassus citius quam laborando inter ipsa officia conlapsus est, c h e E . T h o m a s (in Archiv fiir Gesch. der Philos. 4, 1 8 9 1 , 568) a c c o s t a a E p i c . fr. 204 U s . ( = 5 . V. 14) eq ? r)[xuv <JXAou .Voq aTro &vfjcrxet.. Q u a l i s i a n o s t a t i g l i interessi di P a n e z i o p e r E p i c u r o si p u i n d i r e t t a m e n t e r i c a v a r e d a l l ' a r t i c o l o del P o h l e n z i n Hermes, 1905. anxii
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( ) Brev. vit. 1 4 , 1 . V e d i a n c h e 1 5 , 5 : omnia UH (sapienti) saecula ut deo serviunt... longam UH vitam facit omnium temporum in unum collatio. P e r ru.oio>&7Jvat, $ e & , cfr. p a g . 206, n o t a 1 .

con male dispensare tempus, quod nobis natura consumendum dedit ( ). Libero da questo problema il nuovo dialogo si rivolge a una pi schietta contemplati vita, anche se l'autore, commentando le parole di Atenodoro, dichiara che gli sembrano un'eccessiva concessione ai momenti e che chi le ha scritte troppo presto si sia tratto indietro dalla vita attuosa ( ): ma notevole osservare come Seneca fa subito col cap. 6 la sue restrizioni alle pubbliche attivit, restrizioni che erano gi state paneziane e su buona parte della quali anche Antenodoro si sarebbe trovato d'accordo ( ). Se ben guardiamo, le idee che Seneca contrappone ad Atenodoro non sono molto diverse da quelle del filosofo greco, salvo, in certo modo, l'angolo di visuale: il che ci pu far concludere, nei riguardi di Atenodoro, che egli aveva accentuato la tendenza alla frewpioc che nel suo predecessore era ancora basata su un equilibrio con la 7rpai<;; e, nei riguardi di Seneca, che questi, non ancora ben deciso sulla via del ritiro, era stato istin1 2 3

()

Tranq.

an. 3,8; cfr. nel de brev. vit.: multimi

perdimus

( 1 , 3 ) , eius... prodigi sumus (1,4) ecc. A n c h e l a c o n c l u s i o n e d e l l a citazione atenodorea c o l m a di confronti con l'altro d i a l o g o : prodige uti a n c o r a c o m e i n 1,4 c i t a t o ; rationem reddere ad

computationem revocare (3,2) e dispungere et recensere. ( 7 , 7 ) ; a reliquias s'accosti 3,5 e 7 , 7 ; infine saepe grands natii senex nullum aliud habet argumentum quo se probet diu vixisse, praeter aetatem r i c o m p a r e in non est itaque quod quemquam propter
canos aut rugas putes diu vixisse ( 7 , 1 0 ) . N o n si t r a t t a d i a s s o c i a z i o n e d'idee ( A l b e r t i n i , op. cit., p . 280), m a d i r e s i d u i d i un problema, che Seneca non t r o v a v a interessante riprendere q u i . A l t r i a c c e n n i c o m p a i o n o nel c o r s o d e l d i a l o g o (per es. 12,1), m a non ne vien mai f a t t a esplicita trattazione.

() poribus
3

Tranq. an. 4,1 mihi...nimis se Athenodorus, nimis cito

videlur summisisse refugissc.

tem-

( ) Il c a p . 5 f a c i l m e n t e un a m p l i a m e n t o a fondo diatrib i c o , forse p i a n t i c o d i S e n e c a (cfr. ot. 8,2) e il c a p . 6, c o m e a b b i a m o v i s t o (pag. 227), sviluppo paneziano. Non cond i v i d o , p e r c i , l ' o p i n i o n e d e l l ' A l b e r t i n i , op. cit., p . 280, c h e i n s e n s i b l e m e n t , l'ide se m o d i f i e e t finit p a r se renverser.

tivamente portato a seguire la posizione pi contenuta di Panezio ( ). Che Seneca, oltre ad Atenodoro, conoscesse direttalmente anche Panezio si pu affermarlo con sufficiente sicurezza: perch, se possibile pensare che qui Seneca, avuta come fonte Atenodoro, se ne staccasse personalmente restringendone la concezione, questo non pu assolutamente reggere per il dialogo precedente, in cui la vita ritirata concepita in modo tale cio, si dia alla vita pubblica il meglio, ma non si tengano per s solo le briciole come solo Panezio poteva averla concepita, non certo Atenodoro ( ). Pensare, insomma, alla sola conoscenza di Atenodoro vorrebbe dire che questi aveva fatto una copia conforme del Ilepl e&vjxiixc,, se si tengono presenti tutti gli stretti contatti tra Seneca e Panezio che abbiamo finora riscontrato; ora pur vero che all'antico importava assai meno che a noi il contenuto originale di un'opera e assai di pi la sua impostazione formale, ma nel
1 2

(*)

Il

Philippson,

recensendo

l'articolo

del

Pohlenz,

Cicero

de officiis

III

(NGG,

1 9 3 4 , p p . 1-39) sostiene

(Philol.

Wochcnschr., 1 9 3 6 , 753) c h e A t e n o d o r o n o n a v e v a n e s s u n a t e n d e n z a al X-9-e $iaa.c, e si l a s a a p p u n t o su S e n . tranq. on. 3 , 1 . L a c i t a z i o n e di A t e n o d o r o n o n s ' a r r e s t a c e r t o a m e t d e l p a r a g r a f o 3, p e r c h a l t r i m e n t i n o n a v r e b b e s i g n i f i c a t o l'iniziale optimum erat; p e n s o p i u t t o s t o c h e il P h i l i p p s o n non a b b i a f a t t o caso a q u e s t o imperfetto della irrealt, che d a s o l o ci i n d i c a c o m e A t e n o d o r o n o n sia, a l m e n o s o t t o l a c o s t r i z i o n e delle c i r c o s t a n z e , p e r la v i t a a t t i v a . G r a t u i t a m i s e m b r a p o i l ' a f f e r m a z i o n e del P h i l i p p s o n c h e C i c . off. 1, 1 5 2 - 1 6 0 d e r i v a d a A t e n o d o r o {Philol. Wochcnschr. 1 9 3 6 , p . 740 a p r o p o s i t o

eW'Ant.
de
a

Fuhrert.

del P o h l e n z ; p . 7 5 3 a p r o p o s i t o d e l

Cicero

officili III ora ricordato): Cicerone stesso cita Posidonio 1 4 5 , 1 5 9 ; t h e se poi nel b r a n o a t e n o d o r c o di S e n e c a t r o v i a m o e l e m e n t i p o s i d o n i a n i , c i l o g i c o , se si p e n s a c h e A t e n o d o r o d i P o s i d o n i o era s t a t o a l l i e v o : m e n t r e n o n t r o v i a m o in off. 1, 1 5 2 - 1 6 0 n e s s u n o d i q u e g l i e l e m e n t i (copiosi nel l i b r o I I I ) d e r i v a n t i d a E c a t o n e d a c u i d i p e n d e s t r e t t a m e n t e r7ru .vrj [i .a d a A t e n o d o r o i n v i a t o a C i c e r o n e c o m e t r a m a p e r de off. III. () C h e Seneca conoscesse d i r e t t a m e n t e P a n e z i o opin i o n e a n c h e del P o h l e n z , A . G. G., 1 9 4 1 , p . 236. 11 p a s s o c i t a t o
T a

brev.

vit.

1 8 , 1.

nostro caso la massa dei paralleli e anche l'aderenza formale tanta, che nemmeno da questo punto di vista si dovrebbe pensare che Atenodoro avesse avuto una personalit, tale da far cadere nell'oblio l'opera da cui aveva attinto. Pu rimanere talvolta il dubbio, del resto sterile, se la forma sotto cui compaiono in Seneca certi spunti paneziani sia passata o meno attraverso Atenodoro; il che, d'altra parte, poco importa alla nostra attuale ricerca. Sarebbe poi assurdo pensare che Atenodoro sia stato indipendente da Panezio: prima di tutto non mi pare personalit cos forte da riuscire a creare una nuova fusione tra antico e moderno e tanto meno senza lasciarsi influenzare dal maestro stoico; in secondo luogo vediamo che nel testo da Seneca tramandatoci, pur rielaborato formalmente e nei particolari, quale genuina espressione del suo pensiero (tranq. an. 3) compaiono elementi di origine paneziana, come l'accenno alla bona conscicntia, gemella della GUVZGIC, di buone azioni ( ), come il legare gli studi con il problema degli occupati (ib. 3,6), come il prodesse velit singulis universisque ingenio, che il
l

(') P e r \\ C: ( CT'JVSOK;), veli q u a n t o h a e s p o s t o 10 Z u c k e r , Syneidesis-Conscieniia, in Jenaer Akad. Reden, o, 1928. M a , c o n e b e n e n o t a v a g i il P o h l e n z [Fililo v. Alex. in .V. G. G., 1 9 4 2 , 1 9 1 , n. 1), la t r a t t a z i o n e l a s c i a m o l t o a d e s i d e r a r e (v. a n c h e Die Stoa, I I , 1 5 8 ) ; u n a n u o v a r i c e r c a sul t e m a s a r e b b e d e s i d e r a b i l e , t a n t o pi c h e n o n r i t e n g o s o d d i s f a c e n t i le a t t u a l i c o n c l u s i o n i , n q u e l l e d e l l o Z u c k e r {art. cit., p. 2 1 ) , n q u e l l e del P o h l e n z (Hcllcn. Mensch, G o t t i n g e n , 1946, p . 343-44) c h e s o n o poi a n c o r a q u e l l e c u i a d e r i v a g i il B r h i e r (Les ides philosoph. et relig. de Philon d'Alex., Paris, 1 9 2 5 , p. 301 s g g . ) . Mi l i m i t o a d o s s e r v a r e c h e nei f r a m m e n t i d e g l i S t o i c i , a l m e n o per q u e l l o c h e r i s u l t a d a l l ' A d l e r e d a l l e mie l e t t u r e , csuvzcsic, v a l e c o m p r e n s i o n e , c a p a c i t a c o m p r e n d e r e ; 11 v o c a b o l o g e m e l l o o u v E i S ^ a i ? c o m p a r e p r e s s o q u e i filosofi solo n e l l a f o r m u l a T5J<; aoarccsecc, auvzi8'/]aic, (S. V. F\, I I I , 1 7 8 , C r i s t p p o ) , c h e reso d a S e n e c a (epist. 1 2 1 , 5) c o n consiitutionis 'suae sensus.: m a c e r t o d a c o r r e g g e r e auvaiaS -TjaK;, s e c o n d o m o s t r a il P o h l e n z (Grundfragen d. st. Philos. in N. G. G. 1940, p. 7 e Die Stoa, I I , 65, p o g g i a n d o su I e r o c l e , S t o b e o e il p a p . del Canini, ad Tlieaet).
2

punto d'accordo tra il &oopy]T!.xc; fiioq e la xoivoovia, come traspare anche da Cicerone nel de officiis ( i , 6, 19); non mi soffermo al problema degli occupati (3,8), perch vi abbiamo accennato poco inanzi E i due capitoli precedenti? Il terzo li presuppone, perch l'esposizione di Atenodoro non avrebbe significato senza una trattazione come quella; ed facile pensare che Seneca, con artificio retorico felicissimo, abbia scisso la materia in due capitoli, attribuendone una a Sereno che espone i mali della S u c r ^ - u a i a , uno a se stesso che propone il divino farmaco della e &ouia e indaga il male. Anche questi due capitoli hanno, per, elementi paneziani, tra cui particolarmente notevole la definizione delTsfruuia ( ), e non ci rimane, di conseguenza, che ammettere l'identit generica tra la trattazione di Panezio e quella di Atenodoro ;
2

H A n c h e il p a r a g o n e c o n g l i a t l e t i g i p a n e z i a n o , c o m e h a o s s e r v a t o il P o h l e n z , A . G. G. 1 9 3 4 , P- 3 , ( ^ v . S t r . ) ; m a si t r a t t a d i u n m o t i v o a n c h e d i a t r i b i c o a s s a i diff u s o , p e r q u a n t o sia s t a t o p a r t i c o l a r m e n t e a c c e n t u a t o d a P a n e z i o (cfr. a n c h e V a r r o n e , Tatprj Mevinnou I V Biich., citato


T n 2 c i r I r I I >

dal G r i m a l , Auguste et Athnoclore, in Rev. ci. Eludes anc. 48, (1946), 7 2 : magis delectatus Stoicorum pancratio quam athletarum): preferisco perci non elencarlo t r a gli elementi di confronto pi probanti. A proposito dell'articolo ora c i t a t o del G r i m a l , t r o v o i l l o g i c o s o s t e n e r e c h e A t e n o d o r o si d i s t a c c h i assai d a P a n e z i o , s p e c i e b a s a n d o s i sul f a t t o c h e , m e n t r e P a n e z i o (v. C i c . off. 2, 4, 14) e s a l t a le o p e r e d i p u b b l i c a u t i l i t , A t e n o d o r o (tranq. an. 3,7) le b i a s i m a (art. cit., p . 6 3 ) : f a c c i o n o t a r e c h e A t e n o d o r o n o n p a r l a a f f a t t o di o p e r e p u b b l i c h e , m a c o l p i s c e u n b e n d e t e r m i n a t o v i z i o , c h e si l e g a a l l a \xz\x^\.(xotpia (cfr. H o r . carm. 3, 1 , 3 3 - 3 7 e a n c h e 2, 1 8 , 1 9 - 2 2 ; P a s q u a l i , Orazio Lirico, p . 6 5 7 s g g . ); c h e a n z i A t e n o d o r o p e r f e t t a m e n t e d ' a c c o r d o c o n P a n e z i o il q u a l e e s a l t a l e o p e r e p u b b l i c h e c o m e utili a l l a s o c i e t (oltre off. 2, 4, 1 4 , cfr. a n c h e 2, 1 7 , 60), m a l e l i m i t a r i g i d a m e n t e (non probat) se s o n o f o r m e v i z i o s e d i largitio (off. ib. = fr. 1 2 2 v . S t r . ) c o m e t e a t r i , p o r t i c i , n u o v i t e m p l i , propilei. A n c o r a v o r r e i o s s e r v a r e c h e difficile dire fin d o v e si p u p a r l a r e d i b u o n a c o n o s c e n z a d e l l a v i t a r o m a n a d a p a r t e di A t e n o d o r o (art. cit. p . 62), o p i u t t o s t o n o n si d e b b a p e n s a r e a u n a p a t i n a f o r m a l e d o v u t a a S e n e c a ; c o n f r o n t a a l p r o p o s i t o a n c h e L . C a s t i g l i o n i , op. cit., p . X X 1 1 I . ( ) V e d i cap. II, pag. 157.
2

abbiamo anche visto che Seneca pi cauto nel definire le condizioni sotto le quali il ritiro della vita pubblica deve avvenire e, sopra tutto, non ammette un ritiro definitivo dall'attivit, come avviene in Atenodoro ( ). Probabile che Atenodoro, il quale certo non leggeva di nuovo e direttamente Democrito, non abbia sentito forte quello stimolo alla y.zxpwTy]c, e all'equilibrio che Panezio vi aveva attinto, tanto pi che i tempi da allora erano mutati in peggio e come abbiamo osservato avevano pi vivamente acceso il desiderio di ritiro. naturale che Seneca, ancora indeciso, ancora legato alla casa imperiale, si sia sentito pi attratto dalle idee del filosofo di Rodi; dato tutto questo, non fa meraviglia che di completa quies, come sar quella epicureizzante delle epistole, non si parli ancora: si parla con chiarezza di un'attivit privata, attivit educatrice, morale, di studio. C' in pi la preoccupazione di considerare l'indole dell'individuo ( ) e di assicurare decoro al ritiro stesso: hoc puto virtuti faciendum studiosoque virtutis: si praevalebit fortuna et praecidet agendi facultatem, non statim aversus inermisque fugiet latebras quaerens, quasi ullus locus sii, quo non possit fortuna persegui, sed parcius se inferat officiis et cum dilectu inveniat aliquid, in quo utilis civitati sit ( ). Bell'esempio di come Seneca sa fondere gli elementi dottrinali e quelli personali; perch in quel
1 2 3

( ) A t h e n o d . a p u d S e n . tranq. an. 3,2 a foro quidem et publico recedenduni; 1 7 , 3 miscenda tamen ista et alternanda sunt, solitudo et frequentici (gi i n d i c a t o d a l P o h l e n z , N. G. G., 1 9 4 1 , p . 220). ( ) S e n . tranq. an. 7,2 c h e p r o f o n d a m e n t e p a n e z i a n o ; cfr. a n c h e 4,1 c i t a t o a p a g . seg. n o t a 1. ( ) S e n . tranq. an. 4,2. N o t a c o m ' i n s i s t e n t e il p a r a g o n e d e l l ' a t t i v i t u m a n a c o n l a v i t a m i l i t a r e , s i m i l i t u d i n e essenz i a l m e n t e d i a t r i b i c a . G i un a c c e n n o del g e n e r e e r a c o m p a r s o nel p r i m o c a p i t o l o ( 1 , 1 ) l d o v e S e r e n o a c c e n n a v a ai v i z i c h e si r i p r e s e n t a n o a d i n t e r v a l l i , u t hostis vagos et ex occasionibus adsilientis. L a v i t a d e l l ' u o m o , e cosi p u r e q u e l l a del filosofo, militia.
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5* praevalebit fortuna fa capolino la sua personale situazione del momento e le conseguenze che egli ne trae son ben quelle alle quali vorrebbe attenersi egli stesso: un ritiro graduale che non offenda nessuno ( 4 , 1 ) , un ritiro saltuario, perch non c' mai situazione tale che non permetta un'azione decorosa ( 4 , 8 ) . Le due posizioni caratteristiche della teoria paneziana si sommano e, nella conclusione cui giunge Seneca, bene quadrano al piano spirituale che egli vuol mettere in pratica : aliquando cedendum, sed s en si m relato gradu ( ) e longe optimum est miscere otium rebus ( ). Si tratta dunque d'esser partecipi dei due
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C h e n o n sia S e n e c a a m i t i g a r e A t e n o d o r o , m a c h e gli si rifaccia a P a n e z i o c i p u d a r m o d o di m o s t r a r e a n c h e il sensim d i 4 , 1 : q u a l c h e v o l t a si d e v e , d u n q u e , cedere, m a sensim relatu gradu et salvis signis (il p a r a g o n e c o n l a v i t a m i l i t a r e ) , cio c o n u n a p a r t i c o l a r e l e n t e z z a e c i r c o s p e z i o n e , sai v a d o l a d i g n i t e d e v i t a n d o g l i s t r a p p i ; o r a C i c e r o n e , p r o p r i o t r a t t a n d o d e i c a m b i a m e n t i di t e n o r di v i t a , f a l a s t e s s a o s s e r v a z i o n e : eam mutationem, si tempora adiuvabunt (ma nel s e n s o di S e n e c a , c o m e a m m e t t e egli stesso, l a s i t u a z i o n e n o n a i u t a affatto) facilius commodiusque faciemus; sin minus, sensim erit pedelemptimque facienda (off. 1, 33, 120) e i n siste, nel p a r a g o n e c h e f a c o n le a m i c i z i e , a c o n t r a p p o r r e sensim dissuere c o n t r o repente praecidere (in S e n e c a p u e s s e r v i a c c o s t a t o il nimis cito refugisse). S e n e c a stesso t o r n a su q u e s t o m o d o d i r i s o l v e r e l e s i t u a z i o n i i n s o s t e n i b i l i (epist.22,8): il s a g g i o cum viderit gravia in quibus volutatur, incerta, ancipitia, referet pedem, non vertet terga, sed sensim recedei in tutum. I l p a s s o c o i n c i d e c o n q u e l l o i n d i s c u s s i o n e , p e r c h a n c h e q u i si t r a t t a d i ambitiosae res; n o n fuor di l u o g o p e r c i q u a n t o s o s t e n g o , cio, c h e S e n e c a a t t i n g e a P a n e z i o q u e s t a m o d e r a z i o n e e g r a d u a l i t del r i t i r o . ( ) 11 t e m a del miscendum r i t o r n a a n c h e p i oltre, 1 7 , 3 , a p r o p o s i t o d e l l a v i t a s o l i t a r i a ( = c o n t e m p l a t i v a ) e di q u e l l a tra gli uomini; m a t e m a v i v o per Seneca che lo sfrutter n o t e v o l m e n t e nel de otio (2, 1 ; 4 , 2 ; 5,8) e nelle epistole (3,6; 94, 95), o l t r e c h e i n form. 2, 1 0 . N o n f a m e r a v i g l i a di t r o v a r s p i e g a t o il p r i n c i p i o d e l miscendum con quello della ritirata p a s s o p a s s o : sed faciendum erit, si in rei publicae tempus minus tractabile incideris, ut plus olio ac litteris vindices, nec aliter quam in periculosa navigatione subinde portum petas (conc l u s i o n e , a 5,5, d e l l a p r i m a p a r t e , p r i m a d e l l ' i m p o r t a n t e c a pitolo 6 per cui v e d i subito oltre). In t u t t ' a l t r o m o d o sfrutta il t e m a E p i t t e t o (diss. 4, 4,30); m e n t r e d a l c o n c e t t o p a n e z i a n o d e r i v a M a r c o A u r e l i o (4, 3, 3) Euvex&<; ouv StSou o e 2

pi g r a n d i b e n i , d ' u n a v i t a g i o v e v o l e alla s o c i e t u m a n a , partecipando serena, stoica all'attivit pubblica, e di u n a q u i e t a ( ).


1

e la ci

d e d i c a n d o s i alla filosofa affermazione che con

Attraverso grande non

animo

a u T U TOCUTTJV T7)v v a y c p T j C H V x a l v a v o u asauxv <xsivoi<;, O'C TravpxY)> p p a y o c 81 x a l azoiyziiSri, E-S-*; T r a v T T j a a v T a p x a e i E<; x Traaav XU 7 TTJV (Reiske, axrjv c o d d . ) 7 r o x X i c a i x a l ^!. a s fxrj S u C T X p a t v o v x a [ x i v o i < ; cp' 7ravpxY)]- L a felice c o r r e z i o n e d o v u t a a l T h e i l e r , cfr. a n c h e p a g . 3 1 4 d e l l a s u a e d i z . ; si n o t i il c o n t r a s t o t r a vaycopEiv e [1 a e , t r a r i t i r o e r i t o r n o a l l a v i t a a t t i v a : t u t t a la sezione 4 , 1 - 4 , 3 influenzata d a teorie paneziane. (*) F a c c i o ! n o t a r e c h e q u e s t e p a r o l e , c h e cos b e n e c o m m e n t a n o l a p o s i z i o n e di P a n e z i o e q u e l l a di S e n e c a del de tranquillitatc animi, n o n s o n o a l t r o c h e l a t r a d u z i o n e di q u a n t o si l e g g e in [ P l u f ] , lib. e due. 1 0 , 8 A : S O E T V O V T O I V u.yiaToiv y a & o v STCTJ(SXOU <; rcpxEiv 7roXau .pvco, x xoivco9eXou<; fiioo - O X I X E U O [ J I V O U < ; , x o u x'xjjLovo? xa yaXrjvou SiccxpL^ovracq i r e p l 9'.Xoo-ocpta^. L o s c r i t t o a t t r i b u i t o a P l u t a r c o (per c u i vedi G l a e s e r , De Pseudo-Plutarchi libro ree pi TiaiScov ^ , in Dss. Philol. Vindob. 1 2 [ 1 9 1 8 ] , c h e si l i m i t a p e r a c o n s t a t a r e il c o n fluire di e l e m e n t i p e r i p a t e t i c i e stoici) m i r i s u l t a c o m p o s t o s u l l a b a s e di e l e m e n t i p e r i p a t e t i c o - a c c a d e m i c i , s o t t o il v i v o influsso d e l l ' e c l e t t i s m o di A n t i o c o d ' A s c a l o n a . Cos a l u i risale l ' e l e n c o d e i v a l o r i (? xprjo-xov), e cos p u r e l ' a t t r i b u i r e a l l a filosofia l a f a c o l t di f a r c o n o s c e r e T I T x a X v T I T a l a ^ p v , T I T S i x a i o v T I T a S i x o v , T I CTUXXTJPSTJV alpETv T I 9 S U X T S O V [ P l u t ] . op.cit. 7 D - E ; cfr. A u g . civ. dei, 1 9 , 3 e S t o b . I I , 1 2 0 , 8 ;

v e d i S t r a c h e , Der Ekleklizismus

des

Antiochus

v.

Askalon,

B e r l i n , 1 9 2 1 , p. 4 9 - 5 1 ; p e r l o S t o b e o , V. p e r P o h l e n z , Die Stoa, I , 2 5 3 - 5 4 , c h e t r a l ' e p i t o m e di A r i o D i d i m o e A n t i o c o pone come intermediario un peripatetico s t o i c i z z a n t e ) ; il vou<; p x t x ? X y o u , 8 Ayoc, TTTJPETIXC ; V O U pu aver risentito dell' p / t x q e 7ioTTayu.Vo<; Xyoc;, b e n c h o p p o s i z i o n e apxiy.be, TCTJPETIX !; sia g i a r i s t o t e l i c a ( d e t t o d e l l ' p E T T ) cfr. Polii. 1 2 6 0 23). I n p a r t i c o l a r e il c o n c e t t o di ( x e i ^ a i x a l x E p a a i ( T E X E I O U ^ S'v&pcitoui; yjyoufiat TOC, 8uvau.vou<; T T } V T T O X I T I X T J V 8 u v a u . i v u.eT^ai x a l x s p a a t . 91X0069(0, i o , 7 F - 8 A ) , senza coincidere con q u e l l o simile di P a n e z i o , h a c o n esso u n a e v i d e n t e affinit. D i A n t i o c o s a p p i a m o c h e era s e g u a c e del filoc, CTV&ETO? (Cic. fin. 5, 2 1 , 5 8 ; S t o b . I I , 1 4 4 , 4 e 1 5 - 1 8 ; a n c h e A u g . civ. dei. 1 9 , 2 ; S t r a c h e , op. cit., p. 59) e q u i n d i q u e s t a c o n c e z i o n e b e n g l i si a d d i c e . I n P a n e z i o , p e r , il u.slai h a u n v a l o r e u n p o c o d i v e r s o

(Sen. tranq.

an. 1 7 , 3 ; P l u t . tranq.

an. 8, 4 6 9 A ; exit. 3 , 600

A ) ed e v i d e n t e m e n t e A n t i o c o h a a d a t t a t o l ' i n s e g n a m e n t o p a n e z i a n o a g l i i n s e g n a m e n t i d e i p e r i p a t e t i c i , p e r c u i l a .), v a l e v a , c o m e a b b i a m o v i s t o , a n c h e p e r i (3ioi (u-icrov cy^y-a.; \j.ia'c\ E I < ; ) .

siamo chiusi tra le mura di una sola citt, ma siamo usciti in contatto con tutto il mondo e abbiamo professato come patria l'universo per dare pi vasto campo alla virt ( 4 , 4 ) , si apre la trattazione diretta del problema con il capitolo 6, dove pi ricca si fa la messe di materiale traslato dalla sua fonte. All'inizio di questo capitolo appare l'unica suddivisione della materia che s'incontri nel corso del dialogo: inspicere autem debebimus primum nosmet ipsos, deinde ea quae adgrediemur negotia, deinde eos quorum causa aut cum quibus ( ); tutt'altro che inverosimile pensare che la maggior coordinazione di questa parte sia dovuta al fatto che essa era essenziale nella trattazione della fonte. Questi tre punti dipendono infatti da un elemento che in Panezio aveva un peso considerevole : essi sono i tre aspetti del 7rps7rov T x a x x<; x o - T o u <popu.<; ( ), cio dell'aspetto individuale del decoro, che troviamo accanto alla forma generale di 7 t p s 7 t o v dell'uomo in quanto essere contrapposto ai bruti; quanto Panezio desse importanza a questa parte lo dimostra la cura e l'ampiezza con cui Cicerone tratta l'argomento ( ). Non fa del resto meraviglia che dei due 7rpo-6)7ra principali (secondari sono T/YJ O x a i p ? e T c p o a i p s a t t ; ) , nell'opera in cui si rivolgeva all'individuo per insegnargli la tranquillit dell'animo Panezio avesse accentuato proprio questo secondo aspetto del rcpTCov, pur senza aver del tutto dimenticato il primo: l'etfpoux (3tou nella nuova concex 2 3

(') P e r il p r o b l e m a d e l l a p a r t i z i o n e c h e a p p a r e n e l l a c o n c l u s i o n e ( 1 7 , 1 2 ) v e d i D ' A g o s t i n o , Seneca e il de tranquillitate animi, in Athenaeum, 1 7 ( 1 9 2 9 ) , p. 56, c h e p e r n o n n e t r a e c o n c l u s i o n i . S p e r o su q u e s t o f a t t o di p o t e r t o r n a r e in a l t r a sede. () Cos p o s s i a m o r e n d e r e il c i c e r o n i a n o , off. 1, 30, 1 0 7 , quae proprie singulis est tributa, accostato alla definizione p a n e z i a n a del T X o q , fr. 96 v . S t r . ( ) C i c . off. 1, 30, 1 0 7 - 3 3 , 1 2 1 , e s t e s o poi fino a 1 2 5 con c o n s i d e r a z i o n i pi g e n e r a l i ; P o h l e n z , Ant. Fuhrertum, p. 6 8 - 7 1 .
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zione paneziana poteva venire all'uomo solo attraverso un saggio equilibrio tra s e le cose e una ponderata fxoXoyia, che fosse appunto costanza nella linea di condotta della propria vita morale. Seneca sviluppa il concetto paneziano deYinspicere semel ipsos, che [jtiya Tcpbc, saruuiav, col se ipsum aestimare e il non accingersi a cose superiori alle nostre forze; aggiunge che dobbiamo sopra tutto seguire la nostra natura personale, perch reluctante natura inritus labor est e perci ciascuno deve astenersi da quelle attivit che sono in disaccordo con le sue disposizioni personali. Da tutto ci consegue strettamente il punto che riguarda i negotia, punto che abbiamo gi trattato a proposito del de ira (3, cap. 6-7). Terzo punto di notevole importanza la scelta delle persone, in particolare degli amici; certamente nello scorciare molto questa trattazione, che aveva in verit pi attinenza col problema del dialogo sulla brevit della vita, Seneca deve aver tralasciato alcuni elementi della parte negativa: infatti l'esaltazione dell'amico, tesoro prezioso nella vita dell'uomo, ci lascia scorgere le ragioni per cui era necessario Vhominum dilectus, cio l'esclusione di quelle persone che, perch insaziabili nei desideri, tristes et omnia deplorantes, sono cause di Sufr&uu,ia Solo un perfetto equilibrio in se stesso e
(') S e n . tranq. an. 6, 1-7, 4 ; a c c e t t o ( d ' a c c o r d o col P o h l e n z , N. G. G., 1 9 4 1 , p . 9 1 , n. 1) l'inserzione del G e r t z d i 7,2 consideranduni est... labor d o p o laborioso pressit officio (6,2): g l i e s e m p i c h e s e g u o n o , i n t r o d o t t i in serie dai quorundam, servono a p p u n t o a d i m o s t r a r e c h e p e r i c o l o s o o p p o r s i alle t e n d e n z e n a t u r a l i dell'ingenium ; si o s s e r v i c h e la stessa d i s p o s i z i o n e l o g i c a in C i c e r o n e , off. 1, 30, 107-09, d o v e q u e s t o s e c o n d o 7upa<07cov i n d i v i d u a l e del decorum v i e n e esemplificato (dopo a v e r d e t t o c h e c o m e le differenti c a p a c i t fisiche d e l l ' u o m o l o p o r t a n o a differenti estrinsecazioni, sic in animi exsistunt maiores etiam varietates) coi g r a n d i g r e c i e r o m a n i , o g n u n o g r a n d e in q u e l c a m p o e in q u e l l ' a t t e g g i a m e n t o c h e pi g l i f u r o n o c o n s o n i (per C i c e r o n e cfr. a n c o r a off. 1, 32, 1 1 5 , a c c e n n a n d o c o m e d i p e n d e dalla T t p o a i p s c i t ; l a s c e l t a d e l l a personam c h e i singoli v o g l i o n o rappresentare). La stessa

tra se stesso e le persone che ci circondano pu essere base sicura di una vera serenit dell'animo; in questo capitolo e mezzo il nucleo sostanziale del dialogo senecano e io credo che il filosofo romano abbia sentito qual era l'essenza intima dello scritto paeziano, molto pi e meglio che Plutarco. Un altro punto necessario alla tranquillit la misura nel denaro; nel tema, che gi appariva in Democrito ( B 284, 2 9 1 , 1 7 6 , 1 9 6 , in buona parte gi notato dal Hirzel, art. cit., p. 365), risalta il uv/jSv yav democriteo ( B 102, 2 3 3 ; cfr. Plut. tranq. an. 16, 4 7 4 C ) ; ma si tratta di un tema accettato dagli stoici sulla base che le ricchezze sono un male e diffusissimo nelle trattazioni diatribiche. Ecco perch Seneca divaga con grande
e s e m p l i f i c a z i o n e c o m p a r e i n P l u t . tranq. an. 1 2 , 472 A , d o v e si r i m p r o v e r a c h i v o g l i a f a r e e d essere o g n i c o s a a d u n t e m p o : x a x o i x a l T W V & S > V aXkoq aXXyjv xo>v Suvau.iv (Cic. off. 1, 32, 1 1 5 ipsarumque virtutum in alia a l i u s mavult excellere) u-v vuaXio? Ss u.avxeo<; Se xep8co<; 7rovo(xa^Tai. S u q u e s t o p r i m o p u n t o si p u a n c h e r i c o r d a r e a r i n c a l z o d a l l a stessa o p e r e t t a m o r a l e (10,470 A - B ) xal x o x o [iycc 7tp<; e&uu-iav ari, x u-Xtcxa u.v a x v Tuaxo7tsiv x a l x x a & ' aTv e ( 1 3 , 4 7 2 C) auxv x a x a u , a & s i v , c h e v i e n e a l e g a r s i a D e m o c r . B 3 p e r m e z z o di q u e l c h e s e g u e ( e l x a xpija &at. npq ev o 7r<pux, x a l fXTj 7rp XXov XXoxs fiou CjXov i X x e i v x a l 7tapa [3i .^a&ai XTJV qpaiv); i m p o r t a n t i q u e s t e u l t i m e r i g h e c h e m o s t r a n o s t r e t t a m e n t e l e g a t e l a n e c e s s i t di c o n o s c e r e se stessi e q u e l l a di c e d e r e a l l ' i n d i r i z z o d e l l a p r o p r i a n a t u r a , c o m e in S e n e c a , se si a c c e t t a l a t r a s p o s i z i o n e del G e r t z . L o stesso P l u t a r c o rincalza a n c o r a il c o n c e t t o ( 1 3 , 473 A ; g i il H e i n z e , Rhein. Mus. 45 (1890), 506 a v e v a r i p o r t a t o il p a s s o a P a n e z i o ) o s s e r v a n d o c h e l a n a t u r a h a d a t o a g l i u o m i n i 7toixiXa<; Tzpbc, ^ o v cpopu-i; e c h e Set 8r x rcpacpopov a u x o q Xofi.vou<; x a l 8ia7iovouvxa<;, v x . xcSv aXXtov; a n c h e q u i C i c e r o n e rimane s u l l a s t e s s a f a l s a r i g a , c o n p a r o l e m o l t o simili a q u e l l e di S e n e c a (off. 1, 3 1 , n o ) nil decet... adversante et re pugnante natura = S e n . 7,2 male enim respondent coacta ingenia; reluctante natura inritus labor est; 3 1 , 1 1 4 ad quas igitur res aptissimi erimus, in iis potissimum elaboremus [Siefert, op. cit., p . 47, l o c o n f r o n t a c o l SiaTCovovxaq di 473 A ] = S e n . 7,2 considerandum est utrum natura tua agendis rebus an otioso studio contemplationique aptior sit et eo inclinandum quo te vis ingenii feret (cfr. a n c h e C i c . 1, 32, 1 1 5 , e, f a t t o c h e d i m o s t r a la s u c c e s s i v a diffusione a n o n i m a del c o n c e t t o , il notare discrimina ingeniorum et quo quemque natura maxime ferat scire, e s p o s t o

larghezza in questi due capitoli ( 8 - 9 ) , saccheggiando raccolte di xP ^ soffermandosi su particolari che sono cari alla sua forma di educatore: ci non ostante, il cardine dell'argomento non sua innovazione; lo provano spunti come vitiosum est ubigue, quod nimium est, che quadra a perfezione coll'ideale di [lexpirriq e u,aT7)<;, e sopra tutto la strana posizione sulla
at e

(x S T p i o T r & e i a .

Strana per uno Stoico, per cui i 7r&7) sono assolutamente da condannare, e combattuta energicamente d a Seneca stesso nelle Lettere, questa teoria qui accettata e consigliata: evidentemente essa non pu provenire da Seneca, n da una fonte di rigido stoicismo ; ma noi sappiamo che questa la posizione di Panezio, che ripudiava la apatia, ritenendola disumana
c o m e m e r i t o c h e u s u a l m e n t e si c e r c a nel m a e s t r o , in Q u i n t . instit. or. 2, 8, 1 e a n c h e s e g u e n t i ) . C h e o g n u n o d e v e scegliere c i c u i a d a t t o u n o dei p u n t i p i s v i l u p p a t i i n P l u t a r c o (specie nel senso di n o n i n v i d i a r e q u e l l o c h e g l i a l t r i p o s s o n o ) e l o t r o v i a m o s v o l t o i n 1 2 , 4 7 1 D , 4 7 2 A ; 1 3 , 4 7 2 B - C . 1 negotia s o n o t o c c a t i di s f u g g i t a d a P l u t a r c o ( a c c e n n o i m p l i c i t o n e i fixpioi Ttvoi di 1 7 , 4 7 6 A ) , m e n t r e m a n c a in lui, c o m ' l o g i c o si p e n s i c h e s u l l ' a m i c i z i a P l u t a r c o h a u n o p u s c o l o p a r t i c o l a r e : cos C i c e r o n e , c h e s u l l ' a m i c i z i a si era diffuso nel Laelius, nel de officiis sar b r e v i s s i m o , l a s c e l t a d e l l e p e r s o n e e d e g l i a m i c i . F u g g e v o l m e n t e n e t o c c a C i c e r o n e col d i r e c h e t u t t o c o m u n e n e l l ' a m i c i z i a estque ea iucundissima amicitia, quam similitudo morum coniugava (off. 1, 1 7 , 58), d a a v v i c i n a r s i a tranq. an. 7, 1 e 3, n o n t a n t o p e r i c o n c e t t i , c h e s o n o c o m u n i (cfr. a d es. 5 . V. F., I l i , 1 1 2 ) , q u a n t o p e r l ' a c c o p p i a m e n t o d e l l ' a m i c i z i a e delVhominum dilectus, c h e i n p l i c i t o n e l l a similitudo morum (v. a n c h e off. 1, 1 7 , 56). Q u a n t o a l m a t e r i a l e democriteo, i confronti a b b o n d a n o : a quelli gi segnalati d a l H i r z e l , art. cit., p . 363 ( B 1 4 9 , 244, 264), a g g i u n g o B 1 8 4 , c h e s p i e g a il t e r z o p u n t o (cpaXcov JJUXIY] auve/r)*; S^iv xaxiTjq a u v a ^ E ! . ) , 9 4 , 93 (con an digni sint etc. di 7 , 1 ) , o l t r e n a t u r a l m e n t e a 1 9 1 . N o t o q u i p e r i n c i s o c h e C i c . off. 1, 32, 1 1 5 n o n h a n u l l a a v e d e r e c o n S t o b . I I , 64, 1 1 , c o m e r i t e n g o n o il H i r z e l , Unters. I I , 434-35 n., e, p i d e c i s a m e n t e , il P h i l i p p s o n (Fhilol. Wochenschr. 1 9 3 6 , 742), d o v e i n v e c e s t a n bene le c o r r e z i o n i di H e i n e e C a n t e r .
r

(*) V e d i q u i tranq. an. 9,2 discamus continintiam augere, luxuriam coercere (e n o n succiderei), gloricm temperare, iracundiam lenire etc; 10,7 et aliquae cupidiiates anin.nn acuent et finitae non in immensum incertvmque produce-ut ; e i n v e c e ,

Un'altra affermazione programmatica troviamo all'inizio del capitolo n : lo scritto si rivolge ai T i p o x 7 i T o v T e ? e anche questo, come abbiamo visto, uno dei punti cari a Panezio; si guardi con che insistenza in questo dialogo s'accenna ai proficientes e alla loro posizione: anche Sereno tra loro, quando gli vien fatto di dire nec aegroto, nec valeo ( ), anche Atenodoro vi accenna (simul et exercetur et proficit, 3 , 1 ) , pure gli amici si devono scegliere secondo questo concetto ( 7 , 4 ) perch il vero, perfetto saggio introvabile. E Seneca sulla loro figura si dilunga, mettendo loro di fronte il quadro del saggio ideale che gi ci cui essi aspirano ( ); naturalmente anche qui s'infiltra ricco il materiale diatribico e sarebbe illogico pensare che esso
1 2

i n p o l e m i c a c o i P e r i p a t e t i c i [epist. 85, 3-7), i q u a l i non his tollunt adfectus, sed temperant, m a a m m e t t o n o sapientem non vinci maerore, ceterum tangi, r e c i s a m e n t e n o n c o n c e d e c h e si p o s s a n o d a r e al i q u 0 s affectus sapienti. L o stesso p r i n c i p i o d e l d i a l o g o i n epist. 1 1 6 , d o v e , d o p o a v e r a f f e r m a t o ego non video quomodo salubris esse aut utilis possit ulta mediocritas morbi, d i c h i a r a {3), quis negai omnis adfectus a quodam quasi naturali fluere principio (ex T r p c T T ) ? olxsicaEox;)? curam nobis nostri natura mandavit ( = (puXaxijv rrq OXEOC; <juCTT<jswq, cfr. c a p . I V , p a g . 337-339). R i s u l t a c h i a r o di q u i c h e per P a n e z i o , o l t r e a l l a \j.zaxrQ p e r i p a t e t i c a , p e r c u i e g l i sostiene c h e la mediocritas morbi (cio dell'affectus) vitium, esiste u n ' a l t r a mediocritas c h e n a s c e d a l l a OXEOJOK;. cfr. a n c h e R a b b o w , op. cit., p p . 1 8 1 - 8 4 . Cfr. A r i s t . Eth. Nic B , 6, 1 1 0 6 a , 2 4 - 1 1 0 7 a , 5 ( d o v e c ' m o l t o m a t e r i a l e c h e P a n e z i o h a s f r u t t a t o d i r e t t a m e n t e o m e n o , p e r l a s u a mediocritas). Per P a n e z i o , cfr. G e l i . , N. A. 12, 5, 10 e c h e il P o h l e n z , Das zweite Buch d. Tusc. i n Hermes, 44, 1 8 9 9 , 23 s g g . e Die Stoa I I , 1 0 1 fa a r a g i o n e d e r i v a r e d a l de dolore patiendo di P a n e z i o ) = P a n . fr. n i v . S t r . (il v . S t r . c i t a solo l ' u l t i m o p e r i o d o ) , C i c . off. 1, 25,89 e c a p . I I , p . 139 e n. 3.
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(*) Tranq. an. 1 , 2 ; l o stesso p a r a g o n e r i p r e s o d a S e n e c a {2,1), c h e v e d e S e r e n o simile a q u e l l i ex longa et gravi valetudine expliciti; c h e si t r a t t i di c l a s s i c a s i m i l i t u d i n e p e r i proficientes c i m o s t r a S e n e c a stesso, epist. 7 2 , 6 hoc, inquam, interest nter consummatae sapientiae et alium procedentis, quod inter sanimi et ex morbo gravi ac aiutino emergentem. ( ) Tranq. an. n , 1 - 7 ; n o n h a r a g i o n e l ' A l b e r t i n i , op. cit., p . 2 8 1 , di t r o v a r e q u a s i u n a d i s g r e s s i o n e i 3 sqq.," a l l a c c i a t i p e r a s s o c i a z i o n e d ' i d e e ai 1 - 2 : n o n si fa il q u a d r o del s a g g i o a l t r o c h e p e r p o r l o c o m e m o d e l l o ai proficientes.
2

derivi da qualche fonte: la maestria di Seneca in proposito non aveva bisogno di modelli da seguire. L o stesso atteggiamento verso gli inperfecti cogliamo anche (13,2) nell'esortazione a far poco perch altrimenti cadremmo nelle mani della fortuna ( ). Vengono ancora oppugnate la tristitia (12, 1-2 e 5-7), la misantropia (15), l'ostentazione (17, 1-2). Il dialogo si chiude con un invito a ritirarsi in se stessi ( ), ad alternare solitudo et frequentia e a riposare la mente nella festosit: si conclude dunque come il Ilept e-9-u[L'IOLC, di Plutarco, che invita l'uomo a gioiosamente contemplare il creato come altrove Seneca invitava Paolino e a mantenere sereno il proprio animo ( ). Se in tutta la sistematica del ritiro difficile dire con precisione fin dove Seneca parli in proprio come predicatore che sa curare le anime e fin dove attinga a fonti stoiche, a Panezio, ad Atenodoro o a filoni diatribici, che cosa abbia messo di suo in questo dialogo appare luminosissimamente dal confronto con Plutarco. Non solo gli esempi romani e la scelta di quelli greci ormi classici, non solo la vivacit dello stile che rende gradevole la lettura, ma sopra tutto un'unit spirituale, che tien legato il dialogo, di per s non pi
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(*) V e c c h i o t e m a g i s f r u t t a t o in ir. 3, 6, 5 c a l t r o v e , l a l o t t a c o n t r o l a f o r t u n a f a p a r t e del p a t r i m o n i o d i a t r i b i c o ; r i s c o n t r i col n o s t r o p a s s o h a g i i n d i c a t i il C a s t i g l i o n i , Motivi diatribici in Rendic. Ist. Lomb. Scienze e Lett., 44 ( 1 9 3 1 ) , p- 549() Tranq. an. 1 7 , 3 ; per l a conversatio dissimi!utm, cfr. P h i l . vii. contemp. 2,20 ( c i t a t o a p a g . 1 7 7 ) e C i c . off. r, 1 7 , 5 6 ; il m o t i v o r i s e n t e d e l l a d i a t r i b a s t o i c o - c i n i c a . () Sen. tranq. an. 1 7 , 4-7, 8, 1 1 ; P l u t . tranq. an. 20, 4 7 7 C - F . T r a l a s c i o q u i l a q u e s t i o n e deirv&ou<uaGu.<; (Sen. 1 7 , 1 0 - 1 1 ; P l u t . 1 9 , 4 7 7 B ) , c h e n o n h a d i r e t t a a t t i n e n z a col n o s t r o p r o b l e m a : si v e d a c o m u n q u e H i r z e l , art. cit., p . 3 7 1 e 3 7 5 e Siefert, op. cit., p. 33. P e r Yanimi remissio e i rapporti c o n P a n e z i o , v e d i P o h l e n z , Antikes Tuhrertum, p. 6 6 - 6 7 ; per quelli c o n A t e n o d o r o , H e n s e Rhein. Mas. 62 ( 1 9 0 7 ) , p. 3 1 3 e H . v . A r n i m , Quellenstudien za Philo v. Alex. { Phil. l-ntcrs. X I ) , p. 130 sg.
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unitario degli altri scritti di Seneca; unit spirituale, che anche filosofica, perch, mentre lo scritto non dovuto ad un'improvvisa richiesta d'amico come quello di Plutarco, c' la sensibilit del problema, che tale nel vero senso della parola ed profondamente sentito,, meditato da chi scrive, perch egli stesso cerca quella tranquillit che insegna, anche se essa non gli manca quanto, caso vero o fittizio, a Sereno. pur sempre il maestro di morale, ma come ammetter con ammirevole umilt nelle Epistole ( ) cerca anch'egli un cammino, non lo addita dall'alto, anch'egli un 7rpox7TTcov, un proficiens nel pi umano significato. Questo spiega il calore del dialogo e spiega pure come vi manchi l'acredine del de brevitate vitae; sotto questo punto di vista il nostro dialogo doveva essere pi caldo e forse pi umano del E p l e&uu-ia? di Panezio, il quale, pur essendo nobile figura d'uomo e di pensatore, non si era dibattuto nel vivo problema e non poteva averne sentito la necessit allo stesso modo. Calore, ma anche serenit: e questo il dono della decisione intima, anche se non ancora giunta alla maturazione dell'atto esteriore. Per questo tanto calore mancher al de otio: nel de tranquillitate sono esposti personalmente motivi che possono concedere di lasciare le pubbliche attivit; in esso ha valore solo il principio di necessit, con la problematica che la sua definizione pu suscitare. Gli elementi suggeriti dalla propaganda del &cop-y)Tix<; pio? dal punto contenutistico venano profondamente l'esposizione, ma non ne sono il freddo e assoluto fondo filosofico. Nel de otio, invece, concesso ci che l negato e subentra il principio di convenienza; il ritiro, inoltre, giustificato attraverso la teoria filosofica. Dal De tranquillitate alle Epistole,
l

i ) Epist. 2 7 , 1 : tamquam in eodcm valetudinario de communi tecum malo conloquor et remedia communico.

accom

>

attraverso il De olio, esiste una linea di successione nitida e naturale... Il primo scritto prelude al ritiro...; il secondo lo giustifica alla luce clella teoria filosofica, le lettere esprimono in atto ci che e pu dare la solitudine operosa, in cui si affina lo spirito ( ) ; il de olio il ponte tra il de tranquillitate animi e le Epistole non solo cronologicamente e come teorie in s, ma specialmente come situazione psicologica dell'autore. Nella sua giustificazione filosofica egli ci tiene a dichiararsi stoico, ma libero da legami troppo stretti con la scuola; esplicitamente dichiara di seguire il parere della sua scuola, solo perch esso coincide con la realt dei fatti, che altrimenti seguire sempre l'opinione di uno solo non id curiae, sed iam factionis est ( ). Il dialogo prende le mosse, per i capitoli che ce ne restano, dalla constatazione che saremo migliori essendo soli, meliores erimus singuli, e che solo nelYotium possibile scegliersi un modello secondo il quale dirigere la propria vita ( ) . logico che un'affermazione del genere sollevi un'obiezione vivace da parte dell'interlocutore: questi sono principi che scendono per via diretta dalla scuola di Epicuro ( ). Seneca, difenden1 2 3 4

( ) Castiglioni, op. cit. (1930), p. X V I ; cfr. P o h l e n z , G. G., 1 9 4 1 , p . 228. ( ) L a stessa libert di opinioni S e n e c a a v e v a s o s t e n u t o nel de vita beata, 3, 2 c o n p a r o l e m o l t o simili a q u e l l e d e l de otto ( 3 , 1 ) . I n r e a l t n o n si a c c o n t e n t a di c o g l i e r e q u e g l i s p u n t i c h e gli S t o i c i g l i offrono. P e r es. e l e m e n t i d i a t r i b i c i , c h e q u i prendono un a s p e t t o pi v i v o , non sempre sono facilmente i d e n t i f i c a b i l i , p e r c h spesso li a m p l i a di s u a i n i z i a t i v a . A n c h e f o r m a l m e n t e f r e q u e n t i s s i m e s o n o le c a r a t t e r i s t i c h e d i a t r i b i c h e : q u a l i esse s i a n o definisce b e n e F r o n t o n e , r i f e r e n d o s i a C r i s i p p o N.
2

(Epist.

ad M. Antoninum,

p . 1 4 6 N a b e r ) ; il H i r z e l , Der

Dialog,

1, 3 7 1 , n. 1 , o s s e r v a g i u s t a m e n t e c h e q u e s t i n o n s o n o solo p r e c e t t i d e l l a r e t o r i c a c r i s i p p e a , m a di t u t t a q u e l l a d i a t r i b i c a . ( ) S e n . ot. 1 , 1 . (*) S e n e c a s t e s s o ci d u n t e s t o d i E p i c u r o d a c u i a v r e b b e p o t u t o d e r i v a r e l a s u a a f f e r m a z i o n e : Aliquis vir bonus nobis


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eligendus est ac semper ante oculos habendus, ut sic tamquam ilio spedante vivamus et omnia tamquam ilio vidente faciamus e a n c o r a Sic fac omnia tamquam spedet Epicurus (ir. 2 1 0 ,

dosi dall'accusa di proditor la stessa da cui si difender nelle epistole , replica che non va dove mandano i maestri della Stoa, ma l dove essi stessi lo conducono con il loro esempio (2,1 exempld). Viene qui, dunque, ripresa l'affermazione di Sereno nel dialogo or ora visto, in cui s'imputava agli scolarchi dello Stoicismo di aver prescritto l'attivit politica, senza avervi mai preso parte di persona (tranq. an. 1,10); affermazione che per la sua recisione stava meglio nello scritto di Atenodoro, che in quello di Panezio. Qui Seneca non solo si rifa ad Atenodoro, ma gli va oltre e giunge a conclusioni che certo superano quelle del filosofo di Tarso: per potersi esprimere cos decisamente egli ha dovuto di gi compiere il passo che 10 separava dalla vita politica
2 1 1 U s . ) . S e r e n o si s c a n d a l i z z a p i p e r l a f e r r e a e a p e r t a d i c h i a r a z i o n e de'otium che per questo particolare precetto, n o t o del r e s t o a n c h e a l l a d i a t r i b a . I n t e r e s s a n t e u n a m a s s i m a d i M a r c o A u r e l i o ( 1 1 , 2 6 ) : ' E v TOIC; T>V 'E9eot&>v ypu.u.aoi. T c a p y y X u . a 'xEtTO cuvz%5>c, Trou .iu.vfiaxea&ai T W V 7taXoacov Ttvoi; x w v pETYJ xP ) ! 2vo >v. L ' a l l u s i o n e a g l i E f e s i i m i r i m a n e o s c u r a e l a fine c o n g e t t u r a del G a t a k e r 'E7rixoupei<ov assai s e d u c e n t e ( q u a n t o i n e t t a q u e l l a d e l P u e c h tp7)l3G>v, c h e n o n si r e n d e c o n t o d e l l ' a m b i e n t e d a c u i s g o r g a il p e n s i e r o di M a r c o ) , m a forse n o n n e c e s s a r i a ; p e r c o n t o m i o n o n riesco a s t a c c a r e q u e s t a m a s s i m a d a brev. vii. 1 4 , 4 e 1 5 , 1 , d o v e si p a r l a d e l l a familiaritas c o n i g r a n d i spiriti a n t i c h i , Z e n o n e (l'eleatico, se v a l e un c e r t o o r d i n e c r o n o l o g i c o ) , P i t a g o r a , D e m o c r i t o , A r i s t o t e l e , T e o f r a s t o . A p r o p o s i t o di q u e s t o c o n c e t t o del V o r b i l d e di q u a n t o p e n s a il P o h l e n z , Die Stoa, 1 , ^ 1 5 7 H> 84, c f r . la m i a r e c e n s . c i t . (Paideia, 1 9 5 2 ) p . 208. E v e r o i n v e c e c h e esso c o m p a r e in E p i c t . man. 33,1 per q u a n t o si t r a t t i q u i d i u n xapaxTTJpa... x a TU7tov a s s a i pi i n d e f i n i t o . D ' a l t r a p a r t e
y C7a JL
e

11 c o n c e t t o s'affaccia g i i n C i c . Lael. 27, 1 0 2 nemo unquam animo aut spe maiora suscipiet, qui sibi non illius (di Scipione) nnnicriam atque imaginem proponendam putet. Infine v e d i l a in M u s o n i o , p . 6 1 , 1 5 H . xod a&iziv x a TTIVEIV x a l x a & c S e i v
9opcu,vov VTi'vSpc; y a ^ o u u-ya 9Xo<;. f ) L e p a r o l e di S e r e n o ' 1 , 4 ) n o n p o s s o n o c h e c o n f e r m a r c e l o . A n c h e le p a r o l e c h e S e n e c a p r o n u n c i a d a v a n t i a N e r o n e n e l l ' u l t i m o c o l l o q u i o c o H ' i r r p e r a t o r e ( T a c . ann. 1 4 , 53-54) s o n o un o t t i m o p r e l u d i o a q u a n t o c o n t e n u t o nel de otio: nel d i a l o g o s a n c i s c e , in c e i i o n o d o , il p a s s o c h e a l l o r a a v e v a c o m p i u t o , c o n l ' a p p o g g i o della d i m o s t r a z i o n e fi'.csofca. La n e c e s s i t p o l i t i c a si f a t t a c o n v i n z i o n e al p i n t o c a a r r i v a r e a g i u s t i f i c a r e Yotium in o g n i c a s o .
1

ben comprensibile che, tra la lezione di Panezio e quella di Atenodoro, Seneca abbia scelto quella pi vicina al suo nuovo stato d'animo e alle nuove condizioni: ora non gli verrebbe fatto dire che Atenodoro troppo presto si ritirato di fronte all'incalzare dei tempi; ora egli ha abbracciato appieno quella posizione ed d'accordo che a foro quidem et publico recedendum est. facile intendere perci che l'ambiente rimane quello dello stoicismo medio; logicamente Seneca cerca di sfruttare quanto Crisippo colla sua posizione mitigata poteva offrirgli e vedremo come trarr conclusioni che non sono perfettamente legittime rispetto ai testi su cui poggiano , ma il materiale migliore non poteva venirgli offerto che da Panezio o meglio ancora da Atenodoro. Di qui gli giunge l'affermazione decisa delle due res publicae, l'una magnani et vere publicam, la u-syaXTcoXi.? dell'antica Stoa ancora aderente al cinismo, la quale aveva per confini il mondo, non conosceva n matrimonio, n templi, n tributi, n ginnasi, n denaro, unica citt di dei e uomini ( ); l'altra a cui ci ha legato la nascita. Questa seconda, ritorno in mondo romano della vecchia polis greca, non poteva essere penetrata nello stoicismo altro che con Panezio, il quale ne aveva ancora esperienza per la situazione particolare di Rodi; ma subito s'accoppia all'altra, tanto che se l'una esige l'opera attiva
1

(*) S e n . ot. 4,1 ; D . L . 7, 3 3 ; Zeller, op. cit. I l i , 1, 204; P o h l e n z , Die Stoa, I , 1 3 7 ; jj .eyaX7ioXt; in 5". V. F. I l i , 3 2 3 . A magnani... rem publicam di S e n e c a r a f f r o n t o u e t ^ o v a 7roX>-

rsiav

di E p i c t . diss. 3, 2 2 , 84, e al vere publicam

si p u a c -

c o s t a r e TTjv q XvjO'ci; jjL yaXTcoXt.v di F i l o n e (leg. spec. 1, 34), t a n t o p i c h e q u a n t o in l u i s e g u e s i m i l e a ot. 4,2. L'ideale della cos.nopoli riprende vigore, d o p o Panezio, con Posidonio, che influenza t u t t a la tradizione successiva. N a t u r a l m e n t e nello stoicismo recente nulla rimane delle i d e e c o m u n i s t i c h e delle o r i g i n i : p e r S e n e c a e p e r E p i t t e t o [l. c.) r i m a n e d e t e r m i n a t o s o l o c h e l a c i t t c o m u n e d i d e i e u o m i n i e c h e in essa si t r a t t a n o i problemi del S - e w p s i v intesi d a o g n u n o dei due pens a t o r i c o . n e lo v u o l e l a l o r o p e r s o n a l e disposizione.

dei suoi cittadini (7?), l'altra esige un'operosit ben diversa ( f r e w p i a ) : huic maiori rei publicae et in olio deservire possumus ( ). Come si vede, Seneca coglie subito l'occasione per difendere la sua nuova posizione: e trova anzi che la "megalopoli" meglio servita nel'otium, che fuori di esso. Questo, evidentemente, non pi Panezio, Atenodoro e una prova di pi ce la pu dare il fatto che le attivit elencate qui come proprie del fteopelv nel'otium sono le stesse che conosciamo dal de brevitate vitae, proprie di Panezio s, ma l dove si consigliava l'alternanza di attivit e di quiete ( ), mentre qui si propugna in fondo, l'otium completo. Cos pure dato di pensare che alla diversa posizione di Atenodoro sia dovuta la scomparsa del problema dei proficientes, con tanta personalit impostato da Panezio ( ). Ma sopra tutto io crederei di cogliere l'influsso del filosofo di Tarso in quella interessante e caratteristica tripartizione dei generi di vita fondamentali che troviamo nel cap. 7 del de otio : non quella di Panezio, che aveva posto come massimi modelli
1 2 3

il

p i o ? frswpTjTi .x?,

il

7cpaxrix?

il

Xoyix?

( ),

(*) S e n . ot. 4,2. N o n direi c h e a P a n e z i o m a n c h i t o t a l m e n t e il senso d e l l a c o s m o p o l i ( P o h l e n z , D i e Stoa, I , 202): in lui si affievolisce t a l e s e n s i b i l i t , m a n o n s c o n p a r e . ( ) S e n . ot. 4 , 2 ; brev. vit. 1 9 , 1 ; a n c h e epist. 94, 56 (epistola r i c c a di riflessi p a n e z i a n i ) . C o m e c o n f r o n t o , v . a n c h e P h i l . Abrah. 162-163. ( ) N o n d e t t o , per, c h e p o s s a essere d o v u t o a S e n e c a s t e s s o ; c e r t o c h e i proficientes tornano a comparire pi volte nelle Epistole. (*) D . L . 7, 130 ( I I I , 687 A r n . ) . L a c i t a z i o n e a n o n i m a , m a l a s i c u r e z z a c h e si t r a t t a di p a r t i z i o n e p a n e z i a n a d a t a d a q u e l l o c h e s e g u e nel L a e r z i o : - r v . T p i x o v qxxcv a i p e r o v y e y o v v a i y p urt cpacox; hv:xr8sc; X o y i x v &ov npbc, >copav x a 7rpa iv. Q u e s t ' u l t i m a espressione si f a c h i a r a solo a c c o s t a n d o l e il fr. 108 v . S t r . ( = D . L . 7, 92), i n c u i si d i c e i l a v a T i o t ; u.v o5v So q>7)alv pexaq, &ewp7 )Tix -})v x a l 7rpaxTixTfv A n c h e se q u e s t o f r a m m e n t o s e m p l i f i c a l a c o n c e z i o n e di P a n e z i o , il s u o v a l o r e r i m a n e : a m m e s s o c h e n o i d o b b i a m o v i v e re XLC, SsSo(Jiva<; )[tv x (, cpopu-i; (fr. 96 v .
2 3

dando il primato al X o y i x ? , in quanto equilibrio tra i due altri generi; non neppure quella di Posidonio, che aveva posto TJSOV/J, ox^y}aia e X y o ? Qui Seneca ci presenta tre generi che aspirano ad essere i migliori e non sono mai disgiunti, pi o meno, l'uno dall'altro: unum voluptati vacat, alterum contempiationi, alterum actioni; appaiono s il ^z(prjziy.bc, (3io? e il u p a x - u x ? di Panezio, ma accanto ad essi si trova quello edonistico ( ). Senz'altro e T t p ^ i ? possono essere quelle paneziane, come risulta dalle parole di Seneca: nec Me cuius vita actionibus destinata est sine contemplatione est ( ) : ma paneziano non l'ammettere alla pari con gli altri ideali di vita anche l'edonismo; tant' vero che, pur ritenendo coi Peripatetici che la virt non autosuffciente, aggiunge ad essa y i e i a , ^opyjyia, G^Q ma senza far parola di piacere ( ). E non mi risulta che mai altrove Panezio abbia sostenuto questa "intercomunicabilit" dei generi di vita, per cui ognuno d'essi partecipe parzialmente degli altri: a noi risulta solo che Panezio aveva
2 3 4

Str.) e c h e q u e s t i a p p e t i t i s o n o d i r e t t i d a l "Xyoc, (v. S t r a a t e n , op. cit., p . 169-70) n o n a d a l t r o c h e a l l a v i r t (pur c o n q u e g l i e l e m e n t i c h e le son c o m p a g n i necessari per l a felicit, cfr. Ir. 1 1 0 v . S t r . ) , il Xyoq h a significato in q u a n t o e q u i l i b r a t o r e t r a 9 - s o j p l o c e r c p ^ i ? , c h e r a p p r e s e n t a n o l ' a t t o delle d u e f o r m e di v i r t . (') R e i n h a r d t , Kosmos u. Sympathie, p . 300-303; G a l e n . plac. Hipp. et Plat. p . 432 M u l i . ; S e n . epist. 92, 6. P e r il r a p p o r t o t r a i d u e passi, cfr. M o d r z e , Zur Ethik u. Psychol. des Poseidonios in Philol. 87 (1932), 3 1 2 - 1 3 . C o m u n q u e la rjSov/} e VoyCKr\aia. s o n o l o s c o p o u l t i m o delle d u e p a r t i i r r a z i o n a l i del Y ) Y P v , il solo Xyoq l o della p a r t e r a z i o n a l e (Sen. epist. 92, 1 e 8). ( ) Si b a d i b e n e c h e p e r voluptas n o n possibile i n t e n d e r e l a x P<* stoica, c h e u n ' s u X o y o ? P a p a i e ; , p e r c h ne afferm a t o c o m e a s s e r t o r e E p i c u r o , cio q u e l l o stesso c o n t r o c u i si e r a n o mossi P a n e z i o e P o s i d o n i o (v. a n c h e C r n e r t , Kol. u. Mened. 123). ( ) S e n . ot. 7 , 1 ; cfr. tranq. an. 1 7 , 3 ; ot. 6,2; Cic. off. 1,4, 13 ( = P a n a e t . fr. 98 v . S t r . ) . ( ) P a n a e t . fr. n o v . S t r . ; cfr. A r i s t . Eth. End. ny'&a. 24 e b 3 3 ; S t o b . I I , 1 2 2 , 21 sqq. ( = T e o f r a s t o ) .
s t 0 V t x 2 a 3 4

visto come ideale il pio? X o y i x ? in quanto affidava alla ragione il discernimento di come alternare actio e contemplatio. Questo dunque un ampliamento delle posizioni paneziane : e come Panezio a questa supremazia del pio? X o y t x ? era giunto tratto, probabilmente, dalla scuola peripatetica che trovava ideale realizzare la U-ECTTT]? appunto non nella vita attiva, non in quella contemplativa, ma nel pio? O-V&ETO? ( ), COS Antioco d'Ascalona, seguace, se non creatore, tra i Peripatetici, della superiorit del pio? O-V&STO? e dell'ideale di 7 t p a T T e i v x a t frecopstv x a X ( ) quale realizzatore dell 'sSaifxovia (vita beata), aveva a sua volta seguito e sviluppato Panezio, il quale gi aveva realizzato nel suo sistema etico un equilibrio tra 7 ? e uscopia. Ad Antioco risale probabilmente anche un passo della operetta pseudo plutarchea, che abbiamo gi ricordato per alcuni suoi significativi contatti con il de otio: " T r e sono i generi di vita, attivo, contemplativo, godereccio: u,v SXXUTO? x a l SouXo? T&V Y)8OV>V
1

)8]? x a l ,177]? o T i v , pyjcra?


,

S 7 c p a x T t x ? fxot-

9iXoo 6cpia? au,ouao? x a l 77),.)?, Ss &(/)?. izei-

copvjTtx? TOU T c p a x r t x o u S i a ^ a p r v c o v

p a r o v ov eie, 8uvau,t.v x a l x o i v 7rpTTt,v x a l TV]? 9&Xooocpia? vTiXau-Pvecr^ai 7rapixov TCOV x a t -

p&v" ( ). Ma nel testo latino c' in pi qualche cosa,


(') S t o b . I I , 1 4 4 , 1 6 - 1 7 ; c f r . a n c h e p a g . 2 4 2 , n . 1. ( ) S t o b . I I , 1 4 4 , 5 ; A u g . civ. dei, 1 9 , 2 ; S t r a c h e , op. cit. p . 59 e d E l o r d u y , Die Sosialphilosophie der Stoa, i n Philol. S p b . 28, 3 (1935), 230. ( ) [ P l u t ] . lib. educ. 10,8 A . S i n o t i c h e -? x a l 7IXT)U.[AEX7)<; t r o v a u n a c e r t a c o r r i s p o n d e n z a g i i n ot. 6 , 2 ; ; c o r r i s p o n d e a inertem d i ot. 7 , 2 ; infine l ' i d e a l e d i u - e t ^ a i x a t x s p c r a i v i t a p o l i t i c a e q u i e t e filosofica (10, 7 F ) g i espresso i n ot. 6,2 misceri enim ista inter se et conseri debent. D ' a l t r a p a r t e -^ c a r a t t e r i s t i c a m e n t e p e r i p a t e t i c o e l ' e q u i l i b r i o t r a l e d u e v i t e TCape'xov TUV x a t p & v r i c o r d a i 7roXtTix Ttpq , TO<; x a i p o q d i T e o f r a s t o . L o n t a n i s i a m o p e r dalle definizioni d e i f'101 s e c o n d o A r i s t o t e l e , c h e d i c e (Eth. Nic. 1, 5, 1 0 9 5 b 1 7 s q q . ) T p s t < ; y p e i a t , o t T c p o x o v T e q
2 3

che in quello greco manca : perch, a ben vedere, in quest'ultimo il problema dei (3toc si risolve eliminando quello edonistico, come esattamente fa lo Stobeo mentre Seneca sostiene la legittimit della vita edonistica degli Epicurei: questo atteggiamento particolare dipende dalla speciale trattazione del de otio ed dovuta a Seneca o al pi ad Atenodoro ? O risente di quella maggior comprensione che Panezio aveva avuto per Epicuro ed la libera espressione di quello stato di animo che Seneca poi riveler con tanta maggior sicurezza nelle Epistole, l dove difende Epicuro ? Con sicurezza posso dire solo che qui non c' da pensare a Panezio, anche se un influsso delle posizioni da lui assunte indiscutibile, n a Posidonio. Pure a questa fusione non addivenuto Seneca, ma un filosofo che aveva conoscenza delle teorie stoiche precedenti e
( p t o t ) , o T E vuv tp7]u.vo<; ( = 7uoXaoo"Tix<;) xtxi TroXtTtx x a i rpiroq 8-ewpy]Ttx<;, s e n z ' a c c e n n a r e a f f a t t o a l l a p o s s i b i l i t di fusione t r a l ' u n o e l ' a l t r o . G i nell'Etti. Eud. i, 4, T 2 i 5 a , 3 5 - i 5 b , i c o m p a r e u n a t r i p a r t i z i o n e , c h e a n c o r a p i simile a l l a n o s t r a : -rroXtTtx?, cptXaocpcx;, dcTcoXauoTtxcx; $loq; m a dalle definizioni c h e v e n g o n o di essi d a t e ( i 2 i 5 b , 1-5) p o s s i a m o v e d e r e c h e c ' d i v e r s i t di c o n c e z i o n e e di i n t e n z i o n i ; a b b i a m o i n f a t t i T O U T W V u-v 91X60090; (che d o v r e b b e c o r r i s p o n d e r e al contem-plativum di S e n e c a ) p o u X e x a t nzpl 9 p V7)CTIV s l v a i xal-9 -Etopiav TTJV ire pi TYJV a X i Q & s i a v ( d i v e r s o q u i n d i d a l n o s t r o c h e n a s c e d a un e q u i l i b r i o t r a a z i o n e e c o n t e m p l a z i o n e c h e d a l t e s t o a r i s t o t e l i c o n o n a p p a r e ) , 6 TCO X ITIXC; nepl ZCQ TTp ^Et? TOC? xaX<;,... S'7roXauoTtx<; rrspi xc, yjSovq T.-C, an>\xa.i\.y.q. T a n t ' c h e il p r o b l e m a dell'eo ?jv ( 1 , I 2 i 4 a , 30-34) si a s s o m m a o in 9pvy )ot<; ( = 91X600901; $ioq), o in pETif) ( = 7ToXtTtx<;), o 7)8o'v?i ( a T c o X a u o T t x i ; ) . Il c a r a t t e ristico equilibrio tra rcpaTTstv e 9->pEv in S e n e c a nasce p i o m e n o m e d i a t o d a l l o s t o i c i s m o di P a n e z i o e n o n c ' e n t r a a s s o l u t a m e n t e il Protrettico d i A r i s t o t e l e , c o m e v o r r e b b e il B i g n o n e {Annali Pisa, 1940, p . 2 4 1 - 4 2 ) ; e il m o t i v o del d e s i d e r i o di c o n o s c e r e cose n u o v e e r e m o t e . . . di c o n o s c e r e i m i steri del m o n d o e i p i m e r a v i g l i o s i s p e t t a c o l i n a t u r a l i n o n t a n t o p r o p r i o a p p u n t o d e g l i u o m i n i d e l l a s u a e t (ibid. 242-43), m a p r o f o n d o e l e m e n t o l e g a t o a l l a cuu .7c '9 'sia p o s i d o n i a n a e g i t r o v a v a r a d i c e i n P a n e z i o ( P o h l e n z , Die Stoa, , 321). (!) [ P l u t ] . /. c. ^ C O C S T ) ? x a i [xtxpoTtpe7rr)<;: S t o b . I I , 1 4 4 , 1 7 - 1 8 T ^TTOva 9] xaT'v^-ptoTrov.
l

cercava una via nuova unificando &so>pia e 7cpSi<;, cf.oy\ra<x e 7)Sovy) sotto l'influsso della triplice partizione di Antioco. Ci che mi fa pensare di darne la paternit ad Atenodoro non soltanto la costrizione dei dati cronologici, ma anche il riscontro di un'altra identit fra lo Stoico e il trattato attribuito a Plutarco: noi sappiamo che l'opera di Atenodoro si intitolava Ilepl 7cou8ia<; x a t O-TCOUSTJC;, titolo significativo che allude alla remissio animi gi paneziana e al principio dell'alternare attivit e riposo ; ma questa dottrina dell 'avecic; e della O-7COUSY] in nessun altro testo troviamo meglio e pi largamente espressa che nell'operetta morale pseudoplutarchea, dove essa sta bene, se la si vede come sviluppo di quei concetti che in forma generica gi apparivano in Aristotele (*). Ma se questo il materiale che Seneca trovava pronto, certo la luce sua e quel cercar di comprendere e valutare pi equamente la posizione di Epicuro nasce dal suo desiderio di non farsi gregario di nessuno ( 3 , 1 ) , ma anche pi dalla sua personale situazione ( ). La sua guies ormai, non pi contemplano, anche se tanto si batte a sostenere che la natura ci ha generato contemplationi rerum et actioni (4,2; 5 , 8 ) e conclude con una posizione stoica: nobis haec statio, non portus est (7,4). Del resto non solo qui troviamo che Seneca si professa stoico: tale si sente e tale vuole essere; parte da genuine affermazioni dei maestri della scuola, difende il loro modo di vivere ( ). Ma poi sottilmente
2 3

(>) [ P l u t ] . lib. educ. 1 3 , 9 B C ; A r i s t . Eth. Nic. i o , 6, 1 1 7 6 b 33. N a t u r a l m e n t e q u e s t o c o m p l e s s o di i n s e g n a m e n t i p a r t e s e m p r e d a q u e l l ' i d e a l e p e r i p a t e t i c o p e r c u i il p i a l t o ( l o ; quello che compone contemplazione e attivit: come abb i a m o g i v i s t o ('cap. I I , p a g . 1 2 1 n. 3), s e m p r e u n a forma di
2

(xeorT^c;.

( ) P e r l'influsso c h e P a n e z i o h a e s e r c i t a t o s u S e n e c a r i g u a r d o q u e s t a s i m p a t i a p e r E p i c u r o , v e d i p i o l t r e a p a g . . 262 ( ) L a difesa (6,4) t r a d i z i o n a l e , c o m e l ' a c c u s a : Z e n o n e e C r i s i p p o h a n n o f a t t o cose p i g r a n d i quam si duxissent exer3

trae conclusioni che non erano cos implicite nel testo, conclusioni che vanno certamente pi in l di quanto le affermazioni da cui partono permettessero. G i l'originario insegnamento stoico che il saggio deve governare, specialmente in quegli stati che mostrano una 7cpoxo7t7j verso la costituzione perfetta ( ) era stato addolcito con una concessione pi prossima a
l

quanto dice Seneca : J A Y ] 7i ;oXiT ecr9 -at... u .7 )8v wcpeXetv fxXXy] T Y } V TrarpiSa

[xXio"r' < v >


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( ) ; Seneca rincalza (ot. 3 , 3 ) : si res publica corruptior est quam ut adiuvari possit, si obscurata est mais, non nitetur sapiens in supervacuum nec se nihil profuturus impendet. Il concetto crisippeo non tale da non poter essere apparso anche in Panezio, ma certo nell'insistenza su questo stato marcio fino al midollo c' la personale esperienza di Seneca che sentiva di essere stato impotente a fermare quel male. Dell'uno e dell'altro fatto, cio che il tratto non sia esente da un influsso di Panezio, ma che risenta della personalit di Seneca, ci convince un passo delle epistole, dove appare la stessa situazione: persino la filosofa deve essere praticata tranquille modesteque; a questo manc Catone, che si butt a corpo perso nel pio? TTOXITIX? e non seppe ve= dere che ormai la libert da tempo pessumdata est, che si lotta solo per la scelta di un tiranno, chiunque vinca non pu essere che peggiore di chi soggiace. Tali furono gli ultimi anni della sua vita ; sed ne priores quidem anni fuerunt qui sapientem in Ulani rapinam
citus, gessissent honores, leges tulissenl; son proprio le stesse c o s e d i cui li a c c u s a P l u t a r c o , Stoic. rep. 2 , 1 0 3 3 B - C v Ss znXq fUoiq oSevc; e c x i v |epetv o o-xpaxrjYav, o voy.o&zaixv, o 7 r p c r o 8 o v elq POUATJV e t c . (>) S t o b . I I , 9 4 , 7 W . ( I l i , 6 1 1 A r c i . ) : I T O I T E C O ' & O C I T V aocpv x a i [xXiax'v xouc; x o i a x a t t ; T c o X i x e i o a i ; -zaiq [x<paivouaaiq x t v TrpoxoTurjV rcpc, rq x s X s i a i ; 7toXix iac. () Stob. I I , i n , 3 W . ( I l i , 690 Arci.); l a citazione c r i s i p p e a , p e r c h t u t t o il c o n t e s t o d e l l o S t o b c o , fin da I I , 109, 1 0 l o : si v e d a i n p r o p o s i t o c a p . I T , p a g . 9 6 .
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admitterent Fin qui, per, Seneca e lo stoicismo greco giungono alla stessa conclusione, cio che se lo stato in sfacelo e roso da mali insanabili, il saggio non vi prende parte. Ma a quanto diversi risultati giunga il Nostro lo dimostra la conclusione ultima che egli ne trae subito, tale che, a mio parere, troppo forte per uno stoico, anche se Atenodoro non doveva esser giunto lontano: a buona ragione si pu illibatum otium exigere anche prima di essere messo alla prova dai tumulti della vita ( ). Pi completa e bella espressione di illibatum otium, intatto e nella sua interezza, quasi aihxTOt;, non si pu dare: ma la si vedrebbe pi volentieri in bocca ad un Epicureo che a uno Stoico. E che Seneca, torno a dire, voglia essere stoico lo mostra la sua premura nel sostenere il principio stoico tenuto alto dallo stoicismo antico, come da Panezio, Posidonio, Atenodoro che dall'uomo si esige che giovi all'umanit ( 3 , 5 ) : a pi persone pu e, se non pu, a se stesso ( ): L'importanza di questo passo non va trascurata: Seneca qui vuol dimostrare come filosoficamente sia approvabile il ritiro sotto l'aspetto della morale in s e lo dimostra dal punto di vista stoico. Ma l'ammissione pi esplicita che i principi stoici vengono tratti alle
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(M Epist. 1 4 , 1 1 - 1 3 ; tranquillits e moderatici s o n o t e r m i n i p a n e z i a n i : e&u.w<; T E x a l atocppvax; a v r e b b e d e t t o P a n e z i o (cfr. C i c . off. 1, 27, 9 3 ) ; l ' e s e m p i o r o m a n o di C a t o n e e il d o vere di r i t i r a r s i di f r o n t e a l l a t i r a n n i d e r i s e n t o n o d e l l a p o s i z i o n e r e a l e di S e n e c a : P a n e z i o i n f a t t i n o n a v r e b b e m a i p e n s a t o cos e s p r e s s a m e n t e a u n a s i m i l e s i t u a z i o n e . ( ) S e n . ot. 3,4. M a in A t e n o d o r o (tranq. an. 3,2) s i a m o s e m p r e nella Q-epamia. TO^MV: evitare i danni della societ a t t u a l e , e il t u r b a m e n t o c h e n e c o n s e g u e , col r i t i r o . Q u i si v u o l p r e v e n i r e il m a l e c o n l a s c u s a c h e p o t r e b b e c o l p i r c i . ( ) R i t o r n a a n c h e , c o m e s c o p o di q u e s t a contemplano, l ' i d e a l e del 9'swpsiv scientifico, e t i c o , m e t a f i s i c o (che g i a b b i a m o v i s t o i n brev. vii. 1 9 , 1 ) c a r o a P a n e z i o e p o t e n z i a t o d a Posidonio colla sua dottrina della " s i m p a t i a " : quest'ultimo a v e v a p o s t o c o m e p a r t e del fine s u p r e m o T T}V &wpouvxa TTJV Ttov oXcov X7)#stav x a l TCC ^IV ( C l e m . A l e x , strom. 2, 1 8 3 , 1 0 Stahl.).
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loro massime conseguenze ci viene dalle parole stesse dall'autore: partendo dall'insegnamento crisippeo che il saggio non parteciper alla vita politica, se lo stato gli possa causare gravi e grossi pericoli, se esso non conformato in modo da tendere verso la perfezione, Seneca conclude che, come se uno raccomanda di navigare, ma esclude che si debba navigare in quel mare in cui avvengono naufragi, finisce col proibire di navigare, cos poich non si trova uno stato quae sapieniem aut quam sapiens pati possit, di conseguenza incipit omnibus esse otium necessarium, quia quod unum praeferri poterat olio nusquam est Cos rimane sospeso questo dialogo, iniziatosi con la promessa di dimostrare che 'otium conviene al giovane, conviene al vecchio e arrestatosi alla pi ferma e sostanziale affermazione, che per nessuno possibile sottrarvisi ( ): dialogo particolarmente sensibile alla situazione del momento, come indicano l'insistenza
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(') S e n . ot. 8, 1 - 4 ; 5". V. F., I I I , 690 e 691 g i c i t a t i ; episi. 8 , 2 e o r a G a n s s , Das Bild des Weisen bei Seneca, cit. p . 69. ( ) S e n . ot. 2, 1-2; m e n t r e il p r i m o p u n t o m o l t o b r e v e m e n t e r i p r e s o (3,4), del s e c o n d o c h e p u r e a r g o m e n t o s v o l t o d a l l a d i a t r i b a (come m o s t r a il c o n f r o n t o col Caio maior, 1 4 , 49, d i C i c e r o n e , o p e r a r i c c a di e l e m e n t i d i a t r i b i c i ) m a n c a l o s v o l g i m e n t o . N o n d e t t o c h e q u e s t o sia u n a p r o v a i n p i d e l l ' i n c o m p i u t e z z a del d i a l o g o , p e r c h si p o t r e b b e d a r e c h e l a p r o s a c e n t r i f u g a di S e n e c a a b b i a p o r t a t o l ' a u t o r e di a r g o m e n t o i n a r g o m e n t o , f a c e n d o g l i d i m e n t i c a r e u n o dei d u e a s s u n t i d e l l a d i m o s t r a z i o n e ; c r e d o del r e s t o difficile c h e , al p u n t o d o v ' g i u n t o a 8,4, l ' a u t o r e p o s s a r i t o r n a r e su q u e l l a d i v i s i o n e . T a n t o c h e m i d o m a n d o se d a v v e r o egli a b b i a m a i a v u t o l ' i n t e n z i o n e di t r a t t a r e s i s t e m a t i c a m e n t e l a m a t e r i a s e c o n d o t a l e d i v i s i o n e e se 3,4 n o n d e b b a essere c a l c o l a t o u n a c o n s e g u e n z a di 3,3 s e n z a n u l l a a c h e v e d e r e col s e c o n d o c a p i t o l o . p i u t t o s t o i n t e r e s s a n t e o s s e r v a r e c h e l'affermare l a v a l i d i t d e l filosofare p e r i g i o v a n i e p e r i v e c c h i p r o p r i a d e i p r o t r e t t i e i , m a c h e m e n t r e A r i s t o t e l e nel s u o Protrettico (ir. 2 W a l z e r ) e l ' i s o c r a t e o ad Demonicum ( 4) si r i v o l g e v a n o ai g i o v a n i e cos p u r e M e t r o d o r o e p i c u r e o ( K r t e , p . 5 7 r , c o l . X V ) E p i c u r o a l l ' i n i z i o d e l l a Lettera a Meneceo, 1 2 2 , a p p u n t o c o n t r o A r i s t o t e l e (cfr. B i g n o n e , op. cit., I, 1 2 1 - 2 2 ) s o s t e n e v a c h e d e v o n o filosofare il g i o v a n e e il v e c c h i o .
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La sintesi delle epistole senecane

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sulle disperate condizioni dello stato (3,3; 8 ,1 -4) e la ferma decisione di attenersi a una quiete estranea all'attivit politica. Certe posizioni negative di positivo c' solo la necessit dell'uomo di giovare al suo simile non potevano essere possibili a Seneca altro che quando egli aveva gi rotto i ponti col principe; questo serve anche a spiegarci come ora egli sia libero di dare una tonalit pi ferma e decisa al suo concetto di ritiro, e, al tempo stesso, di concedersi tanta libert nei riguardi della stretta ortodossia stoica:

* * *

Una fase nuova del pensiero di Seneca relativo alla vita contemplativa espressa dalle Epistole a Lucilio. Oramai uscito dall'agone politico, incerto del suo domani, ma stoicamente sereno di fronte al pensiero della morte, Seneca assapora le gioie di un otium abbellito dallo studio e dal diletto spirituale delle letture e giorno per giorno, si pu dire, affida le sue consides razioni a quelle lettere, che del suo animo sono il pi alto monumento. Cos un gruppo vivace di lettere quello delle prime trenta: Seneca con calore scrive a Lucilio e vuol persuaderlo della bont della nuova vita che si prefisso di vivere. Spesso, pi che la dottrina o la corrente da cui possono giungere queste voces di vita pacata, si pu cogliere l'esperienza personale dell'autore ( ); ma Seneca non per nulla conosce a
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P) B i s o g n a , p e r , a n d a r c a u t i nel v a l u t a r e g l i e l e m e n t i in c u i e n t r a n o s p u n t i di v i t a p e r s o n a l e c o m e t r a t t i o r i g i n a l i di S e n e c a : c o m e l a d i a t r i b a g r e c a t e n d e v a a d a r e p r e cisione ai suoi d a t i c o n l ' u s o delle c i t a z i o n i di l o c a l i t e d i n o m i , cos S e n e c a usa r i v e s t i r e i m o t i v i d i a t r i b i c i d e l l a v e s t e della s u a p e r s o n a l e e s p e r i e n z a . N o n , p e r c i , c h e q u e s t a n o n sia e s p e r i e n z a sua, m a essa v i e n e a s o v r a p p o r s i a d e l e m e n t i d i t r a dizione.

fondo la retorica e vive di ci che la sua arte ha saputo cogliere e fare personale nei fioriti giardini altrui. Nel suo studio si avvicina a Epicuro e lo osserva senza quel partito preso con cui il filosofo era stato giudicato da quasi tutta l'antichit ( ) : lo trova, qual'egli , non maestro di piacere, ma di una severa e serena astinenza. Questo interesse per Epicuro gli era stato risvegliato dallo scritto di Panezio, che ad Epicuro aveva attinto diversi spunti nel suo scritto eutimistico ( ). Personalmente, dobbiamo pensare, Seneca non era stato favorevole a questa corrente di pensiero, perch nei dialoghi che non risentono direttamente del II spi s&uu -ia? di Panezio gli elementi epicurei sono lasciati cadere; ma la maggior aderenza a Panezio nel de tranquillitate si fa anche legame maggiore con le idee del x9J7ro?. Sono idee, pi che teorie, che anzi Seneca in tutta la sua attivit di pensatore sar contrario alla dottrina epicurea del piacere; sono luci nuove che cadono ad illuminare in modo particolare disposizioni d'animo latenti, colori che vengono a tonificare tendenze prima non ben decise o a modificare posizioni gi esistenti, s da spostare l'accento su una maggiore contemplati vita. A d Epicuro Seneca si era avvicinato gi al tempo del de vita beata e aveva sentito il fascino di quel triste predicatore della voluptas, che in lui sobria ac sicca, tanto che i suoi precetti (vogliano o non gli Stoici) sono sancta e recta et, si prox 2

(*) C f r . d e l r e s t o g i vii. beat. 1 3 , 2-3 e ot. 7 , 1 . () Si v e d a P o h l e n z , Plutarchs Schrift 7 r s p #uuia<;, gi citato, c h e pur non essendo attendibile q u a n t o allo scopo c h e si p r e f i g g e v a , cio d i a m m e t t e r e q u a l e f o n t e d e l l o s c r i t t o p l u t a r c h e o u n filone e p i c u r e o , c o n s e r v a p e r i m p o r t a n z a p e r u n a serie d i i n n e g a b i l i r a p p o r t i m e s s i i n l u c e ; a r a g i o n e il P o h l e n z n o t a v a in calce alla sua edizione dell'opuscolo plut a r c h e o ( T e u b n e r , 1 9 2 9 , p . 1 8 7 ) ITep S U & U U T J C ; egerunt imprimis Democritus et Panaetius Stoicus Democritea et E p i c u r e a n o n a s p e r n a t u s .
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plus accesseris, tristia d'averne sentito il fascino dichiara egli stesso nel de olio, quando si fa accusare di diserzione, di defezione e di parlare in mezzo agli insegnamenti di Zenone con le parole di Epicuro (ot. 1 , 4 ) , quando sostiene che si deve deporre l'odio inesorabile che grava su costui (ot. 7 , 1 ) . Ma il superamento stesso delle posizioni di Panezio e di Atenodoro non gli poteva venire altro che dalla lettura diretta di Epicuro: per quanto ci sia un tentativo di giustificare attraverso concezioni stoiche quelle sue posizioni avanzate, quasi ormai nel campo nemico, tutto il contenuto del de olio titolo compreso gi un documento del progressivo avvicinarsi al maestro del X T J T C O C ; ; ora il suo insegnamento si fatto comprensibile anche a Seneca, che, in un tempo di cos largo sincretismo filosofico, quando ormai la vernice filosofica di tutti, trova facile avvicinare le due scuole attraverso quegli elementi che esse avevano comuni o simili. Da questa sua matura comprensione nascono le citazioni da Epicuro, scelte tra le massime che di lui erano meno note, anche se il loro contenuto a volte era diventato patrimonio comune e ormai anonimo; a questa maturit di comprensione per Epicuro corrisponde, come logico, una maturit per il problema della vita contemplativa, che qui abbracciata con osservazione amorevole e con pratica assidua, fuori ormai dagli schemi stretti della scuola stoica. Che Seneca abbia letto in questo lasso di tempo Epicuro cosa certa; se teniamo conto che le massime assai spesso sono delle meno note, dobbiamo pensare
P ) S e n . vit. beat. 13, 2-3; n o n s t r a n o di t r o v a r e c o n t a t t i c o n m a s s i m e e p i c u r e e g i nel de brev. vit. : l ' a d e r e n z a i n m o l t i p r o b l e m i e t i c i t r a D e m o c r i t o ed E p i c u r o e r a s e n z ' a l t r o u n a delle r a g i o n i p e r c u i p i facile e r a d i v e n u t o p e r P a n e z i o a c costarsi alle massime di quel caposcuola. M a t u t t o ci non toglie n i n P a n e z i o , n i n S e n e c a l ' a v v e r s i o n e d e c i s a a l l a t e o r i a d e l p i a c e r e (per q u e s t ' u l t i m o , cfr. vit. beat. 10,2).

che difficilmente lo leggesse in uno gnomologio o in un antologio del tipo di quelli che ci restano: di l non avrebbe ricavato sentenze cos poco conosciute che Lucilio non ne avesse gi notizia, n di tale importanza da sentire il bisogno di comunicargliele Dall'insieme delle citazioni si arriva a concludere che di Epicuro egli avesse davanti un epistolario : altrimenti non si spiega che cos spesso accenni a lettere di Epicuro e che i frammenti stiano tanto spesso bene in un'epistola e non in un trattato ( ). Se si pensa al fascino che Epicuro esercit sugli amici e discepoli, non solo con la sua conversazione, ma forse pi con la sua corrispondenza ; se si pensa al significato che ebbe l'amicizia nella sua scuola e all'affettuosit con cui il maestro si rivolgeva ai suoi seguaci, possiamo immaginarci
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(*)

Seneca

s t e s s o d i c h i a r a , epist.

1 3 , 1 7 , Non

adicerem

auctorem huic voci, nisi essel secretior nec inter vulgata Epicuri dieta. ( ) V e d i epist. 7, n (cum uni ex consortibus studiorum suorum scriberet); g, 1 8 (Epicuri epistula); i8,g (in is epistulis... ad Polyaenum); 2 1 , 3 (cum Tdomenaeo scriberet); 2 1 , 7 (ad hunc... scripsit); 2 2 , 5 (Epicuri epistulam); 18,9 fa pensare a d una rac2

c o l t a di l e t t e r e , t a n t o p i c h e i n d i c a t a l a d a t a (Charino magistratu). Q u a s i sicuramente d a epistole v e n g o n o 7 , 8 ; 1 6 , 7 ; 20,9; 2 4 , 2 2 e 2 3 ; 25, 5 e 6; m a a n c h e a l t r e c i t a z i o n i p o t r e b b e r o s t a r e b e n i s s i m o in u n a l e t t e r a . S i v e d a i n o l t r e , a c o n f e r m a d i q u a n t o d i c i a m o , epist. 99, 25, d o v e si l e g g e : ipsa Metrodori verba subscripsi. MyjxpoScpou sTuaroXcov 7rp<; TTJV SsXcp^v. Il t e s t o c h e S e n e c a a v e v a d o v e v a essere u n a r a c c o l t a di l e t t e r e di E p i c u r o e d i suoi d i r e t t i d i s c e p o l i . Si p u i n o l t r e d a r e p e r s i c u r o c h e S e n e c a c o n o s c e s s e l a Lettera a Meneceo, che cita

in epist. 1 4 , 1 7 (il f a t t o c h e a g g i u n g a Epicuri

est aut

Metrodori

aut alicuius ex Ma officina n o n p u s e r v i r e c o m e b a s e m e n t r e cos se n e s e r v e il M u t s c h m a n n , Seneca u. Epikur, in Hermes, 50, 1 9 1 5 , p . 3 2 7 p e r s o s t e n e r e u n a p o l e m i c a a n t i c a s u l l ' a u t e n t i c i t d e l l a l e t t e r a : il c o n s u e t o m o d o di S e n e c a , c h e a m a f a r v e d e r e di n o n interessarsi d i c u l t u r a p a r t i c o l a r e ) ; c h e c o n o s c e s s e t a l e l e t t e r a l o g i c o , se si p e n s a a l l o s p i r i t o c h e a n i m a l ' i n i z i o di q u e l l a e p i s t o l a e q u e l l o c h e t r o v i a m o nei p r i m i t r e l i b r i d e l l ' e p i s t o l a r i o a n n e a n o . N o n si t r a t t a , p e r c i , di u n ' e p i t o m e o g n o m o l o g i o epicureo, c o m e l'Usener h a s u p p o s t o (Epicurea,

p. L I V s q q . ) e il B o u r g e r y , Les lettres Lucile sont-elles des vraies lettres? in Rev. de Philol. 35 ( 1 9 1 1 ) , 5 1 - 5 2 h a a c c e t t a t o


per certo.

quanta impressione possa aver fatto sull'animo di Seneca la lettura di un suo epistolario. A l punto, direi, da poter essere questa una delle cause determinanti di questo nuovo epistolario; si badi, non un'illazione gratuita, perch Seneca spesso ci pensava, per esempio quando scriveva a Lucilio (ricordando esplicitamente la lettera di Epicuro a Idomeneo, cui il filosofo prometteva gloria e memoria solo attraverso le sue lettere) Quod Epicurus amico suo potuit promittere, hoc Ubi promitto, Lucili Anche qui maestro e discepolo, anche qui una corrispondenza d'elevato fondo morale. Questo ci spiega come nelle Lettere si faccia cos forte la concentrazione sull'io, o, come la chiama il Heinemann, " Selbsterkenntnis " ( ), tanto da divenire un elemento essenziale dell'eudemonia teoretica: Pi ancora che nei dialoghi sentiamo qui ingigantire quel richiamo in se stessi, dove c' il vero bene, dove necessario.combattere il vero male; appare qua e l il vecchio quietismo stoico, che placa l'animo del saggio in un'aderenza alla divinit fatta di assoluta e spontanea dedizione, e la ritroviamo sia ch'egli citi Cleante (epist. 107, 11), o sia che prenda posizione nei confronti della propria vita ( ) : ma la contemplativit del proprio intimo trionfa in tutto il complesso dell'epistolario. Sar bene aggiungere che non una contemplati vita dottrinale, ma una convinzione interiore dell'autore, che ad essa conforma o cerca di conformare
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(*) S e n . epist. 2 1 , 4 e M u t s c h m a n n , art. cit., p . 3 3 1 . ( ) Heinemann, Poseidonios' metaphysische Schriften, I, 7 0 ; P o h l e n z , Die Stoa, I, 299, D i e K o n z e n t r a z i o n a u f d a s I c h , p o s t a c o m e u n o dei t r e m o m e n t i essenziali d e l l ' e t i c a p r a t i c a d e l l o S t o i c i s m o i m p e r i a l e (e r i p r e s a nei r i g u a r d i d i S e n e c a p i o l t r e , p . 3 1 8 ) . Si n o t i p e r , c h e S e n e c a d un a c c e n t o p a r t i c o l a r e al p r o b l e m a nelle Lettere. ( ) Epist. 96,2 non pareo deo, sed adsentior. Ex animo illuni, non quia neeesse est, sequor.
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la propria esistenza. Questo il tema fondamentale, si pu dire, di tutte quelle lettere che non hanno un argomento dottrinario particolare che esca dal campo immediato dell'etica pratica; questo il primo avvertimento con cui s'apre la raccolta: Ita fac, mi Lucili, vindica te tibi la prima medicina morale appunto questa, rivendicarsi a se stessi: primum argumenlum compositae mentis existimo posse consistere et secum moravi ( ); bisogna imparare a far di noi cosa nostra, fuori del dominio altrui, multa possum tibi ostendere, quae adquisita acceplaque libertatem nobis exlorserinl: nostri essemus, si ita nostra non esseni, tanto pi che qui se iabet, nihil perdidit ( ). Inaeslimabile bonum est suum fieri, perch ci concede la tranquillit dell'animo, una volta scacciati gli errori, una libert che non ha altro padrone che noi stessi ( ) ; quisquis se sibi propitiavit ha propizi anche gli dei ( ). Riprendendo e rinnovando elementi che gi apparivano nei dialoghi, Seneca pu dire al suo discepolo: Dissimilali te fieri multis oportet, dum tibi tutum sii ad te recedere. Circumspice singulos: nemo est cui non salius sii cum quolibet esse quam secum. Tunc in te praecipuc in te ipse secede, cum esse cogeris in turba :
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e ) Epist. 1 , 1 . Il M u t s c h m a n n , art. cit. p . 3 3 3 , r i t i e n e c h e i p r i m i d u e p a r a g r a f i di q u e s t a e p i s t o l a s i a n o u n a v a r i a z i o n e sul t e m a d i S. V. 1 4 . M a si t r a t t a di s p u n t i c h e g i t u t t i a p p a i o n o nei t r e d i a l o g h i p r e c e d e n t e m e n t e s t u d i a t i e c h e d e r i v a n o d a q u e l m a t e r i a l e p a n e z i a n o di c u i S e n e c a e r a o r m a i p a d r o n e a s s o l u t o . C h e p o i i n p a r t i c o l a r e il t o n o d i q u e s t ' e p i s t o l a i is e n t a d e l l a r e c e n t e l e t t u r a di E p i c u r o , n o n .sono a f f a t t o a l i e n o dal p e n s a r l o .

() ()
3

Epist. Epist.
Epist.

2,1. 42,8 e 1 0 .
7 5 , 1 8 ; si s p i e g a b e n e , p e r c i , c h e S e n e c a s c r i v a

(*)

a L u c i l i o (epist. 20,1) si vales et te dignum putas qui aliquando fias tuus, gaudeo. V e d i a n c h e epist. 58, 32 iucundissimum est secum esse quam diutissime, cum quis se dignum quo frueretur effecit. P e r l a tranquillilas animi et expulsis erroribus dbsoluta libertas, dr. vit. beat. 3,4, d o v e e n t r a m b e s o n o le g u e n z e di a v e r r a g g i u n t o la v e r a v i t a felice. '*) Epist. 110,1. conse-

si bonus vir es, si quietus, si temperans. Alioquin in turbam Ubi a te recedendum est: istic malo viro propius es ( ). La massima di Epicuro si incastona perfetta mente nel contesto anneano, non vi la minima stonatura; il filosofo stoico non sente nemmeno il bisogno di correggere o modificare la massima della scuola avversa, tanto il suo animo compreso di questa nuova contemplazione che ha realizzato e tanto vibra all'unisono con le necessit spirituali che avevano agito in Epicuro. Tendenza a ritirarsi in se stesso, tendenza ad evitare la folla, che aveva appreso da Panezio, si potenziano qui attraverso la lettura di Epicuro; la contrariet per la folla appare in un gruppo notevole di passi, la cui origine varia: molti spunti sono del fondo diatribico o anche di genuino ceppo stoico, molti altri risentono dell'influsso epicureo. Se primum argumentum compositae mentis secum morari, ne deriva ovviamente che quod Ubi vitandum existimem la turba; inimica est multorum conversatio, che solo pu dare vizi e non soltanto ad un animo ancor tenero e non ben radicato alla virt, che persino Socrate, Catone, Lelio avrebbero potuto subire danno dalla dissimilis multitudo ( ). Anche l'esperienza personale di Seneca sfavorevole alla folla: numquam mores
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(*) Epist. 25,7 (i c o d d . h a n n o tutum non sit: il non s t a t o e s p u n t o d a P . T h o m a s ) ; cfr. tranq. an. 1 7 , 3 ; brev. vit. 2 , 5 ; E p i c . fr. 209 U s . A g g i u n g i epist. 83,2 hoc nos pessimos facit, quod vitam suam respicit. N e l l e Nat. Ouaest. 4, pr. 20 S e n e c a g i u n g e a n c o r a p i in l : fugiendum est et in se recedendum; immo etiam a se recedendum. C i si g u a r d i bene, p e r , di dare un senso mistico all'espressione. ( ) Epist. 7, 1, 2, 6. S e c o n d o l a s u a c o n s u e t u d i n e , S e n e c a all'esempio d i a t r i b i c o di S o c r a t e h a a g g i u n t o , n o n s o s t i t u i t o , q u e l l i r o m a n i . R i c o r d o il p a s s o di F i l o n e , vit. cont. 2, 20, c i t a t o a p a g . 1 8 7 - 8 S ( d o v e 7uu,ii;ia = conversatio e dissimilis = voU - C H W V ) e S e n . tranq. an. 1 7 , 3 . P e r l ' a t t e g g i a m e n t o nei c o n f r o n t i d e l l a folla v e d i g i de mor. 23 H a a s e : nondum es felix, si nondum te turba dimiserit.
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guos extuli refero, qualche cosa di ci per cui egli ha trovato un equilibrio interiore (composui) si sconvolge, torna in lui qualche cosa di cui era riuscito a liberarsi; egli rientra peggiorato, quia inter homines fui. Solo consiglio salutare recede in te ipse quantum potes, de tuo gaude, de... te ipso ( ), fuge multitudinem, fuge paucitatem, fuge etiam unum, questa la ferma convinzione di Seneca: quanta la differenza dal tempo del de tranquillitate animi, dove si predicava di mescolare solitudine e vita tra gli uomini, non occorre sottolinearlo ( ). Ma questa fuga fuori della societ pu essere solo quando si possa affidare un individuo a se stesso, quando si fatto degno di vivere con se stesso, perch ormai bonus vir e non ha pi necessit di un pedagogo spirituale, dato che tra i mali che gravano gli stolti c' proprio anche la solitudine: omnia nobis mala solitudo persuadet ( ) . Quando costoro si trovan soli non fanno che pensare, preparare il male, che eccitare i propi vizi e perdono il gran bene che al saggio d la solitudine ( ). Il saggio invece retto dalla bona mens, che lo fa superiore a tutto e lo isola fuori del frastuono materiale e spirituale del mondo: Numquid tam turbidum fieri potest quam forum? ibi quoque licei quiete vivere, si necesse sit. Ma meglio, se si pu disporre di se stessi, fuggire la vista e la vicinanza del jpro, per la stessa ragione per cui bene fuggire la folla :
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H Epist. 7 , 1 e 3 (con c u i si r a f f r o n t i P h i l o n . de Ahr ah. 4, 22 c i t a t o p e r e s t e s o a pasj. 1 9 0 : S'oTso ...u-vcocnv yaTCqc... Sia T 7tpoeXr )a&at, x a x i a v , YJV TCOX 'XXOC a T c e r a i ) ; 7 , 8 ; 2 4 , 6 ; de mor. 27 H a a s e .

( ) Epist. 1 0 , 1 Sic est, non muto sententiam: fuge etc.; cfr. epist. 94, 69 magna pars sanitatis est... ex isto coitu invicem noxio procul abisse. ( ) Epist. 2 0 , 1 ; 58, 3 2 ; 2 5 , 7 ; 1 0 , 1 ; 2 5 , 6 e 5; 1 1 , 9 ; c f r . epist. 94, 69 non est per se magistra innocentiae solitudo. ( ) Epist. 1 0 , 2 Tane mala Consilia agitant, tane aut aliis aut ipsis futura pericula struunt, lune cupiclitate mprobas ordinant.
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la vita in mezzo al tumulto del mondo il saggio sa sopportarla, non la sceglie, non vuole mettere a repentaglio la sua saggezza. Ma d'altra parte quid prodest nobis totius regionis silentium, si affectus premunP... Illa tranquillitas vera est, in quam bona mens explicatur ( ). Seneca attinge qui a piene mani alla diatriba cinicizzante : se ce ne fosse bisogno, lo testimoniano due passi di Dione, che corrispondono esattamente a quanto abbiamo ora citato, salvo che nell'atteggiamento diverso delle conseguenze, che in Dione strettamente cinico. Si veda il retore greco constatare che I S e t v . . .
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d'altro canto r\ 8k ps^pouivy) (^ux^).-.oSv v ^zXr &ELY) OS'UTCO Tv]? Tz<xat]c, riav/lcuc, TE x a l spirjuia? ( ) . Se poi ai passi sopra citati sulla folle solitudine degli stolti aggiungiamo, dall'epistola i o , l'aneddoto di Cratete su chi se ne sta appartato senza essere dotato di virt, abbiamo conferma che in questa specie di sincretismo senecano ritroviamo, oltre ai vecchi elementi stoici e paneziani, oltre ai nuovi epicurei, quel fondo diatribico che sempre Seneca aveva sfruttato: non solo Cratete uno dei personaggi che pi di frequente compaiono nelle x P ^ della diatriba, ma la constatazione che la solitudine un male per lo stolto vien essa pure di qua, come mostra il fatto che Dione si esprime anche a questo proposito con parole presso che identiche a quelle di Seneca ( ).
a t 3

(*) S e n . epist. 28,6-7; 56, 5-6. Si n o t i l a p r e s e n z a i n ent r a m b i i p a s s i d e l l a bona mens. i ) D i o n . C h r y s . or. 20,9 e 1 4 . ( ) L a xP ^ d i C r a t e t e i n epist. 10,1 c i t a t a a p a g . 1 7 9 , n. 1 ; D i o n . C h r y s . or. 20, 1 7 r) ox v TOLIC, pt\iiia.i<; x o d
2 3 e a

fio-o^tocic;, ox v x a u & a u - X i a x a v e p y j x a c n v oi v7 )xot a v & p t o T:OI oTi(x>q [X7 )8v Biavotovraa T W V Sevxtov, c r e p a , 7roXX x a l

cxoTra S i a v o ^ u , a x a , olq

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Vedi

TrXouxout; x a l X X ' x x a & a i > u . a a x v a T r X x x o v x e i ; a x o t c ; ;

a n c h e C a s t i g l i o n i , Motivi diatribici ze e Leti. 64 (1931), .540.

i n Rend.

Ist.

Lomb.

Scien-

L'avversione per la folla, che formata di stolti, non solo epicurea, ma anche stoica, perch in Crisippo (che verr in questo seguito da Panezio) troviamo energicamente riprovata la x a T T ^ o " ! ' ? TCOV TTOAXCOV vista come una delle due fondamentali cause di S t a o-xpocp-y) o perversio rationis che avviene appunto Sia TT]V Y.<xTT}yrriaiv TCOVCTUVVTCOV:cos si spiega come Seneca sia tanto contrario e calcoli come male esiziale il seguire il consiglio dei pi, la voce del popolo, che mittit nos ad longinqua bona et incerta et errantia, cum possimus felicitatem domo promere Stoico, come in fondo stoica l'avversione per gli aliena ( ) : ma il chiudere il problema della felicit e della infelicit cos decisamente nell'alternativa tra nostra e aliena, cio tra le cose che sono in noi e abitano nel T a j j u s t o v democriteo e dall'altra parte tutto ci che ci circonda, questa decisa alternativa propria dello spirito di Seneca, che, secondo l'insegnamento di Panezio, fonde elementi diversi in una potente crasi personale. Non aver fiducia nelle cose esterne, dunque, poich summum bonum extrinsecus instrumenta non quaerit, ma sempre sibi falere, che causa e fondamento della vita felice ( ) . cos che si affaccia all'uso di Seneca, e solo qui nelle lettere, un vocabolo che ci ricorda assai l ' e v S o v che da Democrito era sceso a Panezio: domi; il sommo bene domi colitur, la letizia dell'animo, quella vera e immutabile, non pu che domi nasci ( ). Che mera2 3 4

5.

(') 5 . V. F., I l i 2 2 9 (cfr. 229) A r n . ; p e r P a n e z i o c f r . V. F. I l i , 2 2 8 e p a g . 1 1 7 n o t a ; p e r S e n e c a , c f r . vit. beat.

1,4 e ot. 1 , 1 ; vit. beat. 2 , 1 e ot. 1 , 3 ; epist.


(qui
7 2

7 , 1 ; 1 1 5 , 1 1 ; 94, 52

c i t a t o ) e v e d i P o h l e n z , A . G. G., 1 9 4 1 , p . 2 1 5 . ( ) P e r C r i s i p p o (fr. 2 2 g - 2 2 g a ) l a s e c o n d a c a u s a di S i a ] Sta z<xq TCOV e5<o-9-v 7 .> TVi&avT/]rot.q. ( ) S e n . epist. 9, 1 5 (cfr. p e r l ' e s p r e s s i o n e p a g . 1 2 3 n. 4 ) ; 3 1 , 3 ; cfr. epist. 2 3 , 3 e 6; 59, 1 8 . T e m a g i a p p a r s o in tranq. an. 2,2 e 1 1 , 1 , il sibi fidere e l e m e n t o d e H ' a T d c p x e t a .
3

()

E pisi.

1 5 ; 23, 3 ; 7 2 , 4 domestica

itti

(sapienti)

viglia, dunque, se a Lucilio rivolge l'esortazione Introrsus bona tua spectent ( ) Insomma, ad summa pervenit... qui felicitatem suam in aliena potestate non posuit ( ). Non solo lo scopo di Seneca, che si sente anch'egli medico d'anime come il saggio di cui paria e a cui aspira, ricerca di se stesso e acquietamento della irrequietezza umana nel proprio intimo, ma la conquista di questa interiorit spirituale nasce essenzialmente da noi, uno sforzo nostro di conoscere noi stessi e il risultato dipende dalla nostra volont e personalit, anche se nel procedere lungo il cammino del nostro miglioramento molto ci pu giovare la scelta delle persone che ammettiamo presso di noi. Questo non ci indicato solo dall'accento che spesso compare sulla conoscenza di s, come quando si legge Nunc ipse te consule ovvero intus te ipse considera ( ), ma dall'insistenza, sulla spontaneit del ritiro: Recede in te ipse quantum potes, o ancora cum secesseris, non est hoc agendum, ut de te homines loquantur, sed ut ipse tecum loquaris ( ). Per tutte le epistole passa questo caldo entusiasmo per il ritiro in se stessi e l'abbandono delle cose esterne, del mondo esterno: Seneca non esita a mettere a frutto
l 2 3 4

felicitasi 94, 53, c h e t u t t a e p i s t o l a r i c c a di m o t i v i p a n e z i a n i . V e r a m e n t e domi gi i n rem. fori. 1 6 , 9 , s c r i t t o p r o b a b i l m e n t e p o s t e r i o r e a l de tranquillitate anini ( M i i n s c h e r , art. cit., p . 62). ( ) Epist. 7, 1 2 ; cfr. 1 1 9 , 1 1 Me quem nos et popido et fortunae subduximus, beatus introrsus est. D i q u i a n c h e c o m e c o n s e g u e n z a d e l l ' a n t i t e s i nostra I aliena, le c o n t r a p p o s i z i o n i t r a intus, intra, introrsus e foris, extra, extrinsecus (epist. 9, 1 5 ; 1 2 4 , 2 3 ; 7 2 , 5, o l t r e i g i c i t a t i ) . ( ) Epist. 2 3 , 2 ; e a n c o r a (75, 18) u n o dei f o n d a m e n t i deil'e-9'uuia in se ipsum habere maximam potestatem. ( ) S e n . epist. 54, 1 9 ; 80, i o ; 42, 9 haec ergo tecum ipse versa. N o n n e g o c h e q u e s t a i n s i s t e n z a dell'ipse sia a n c h e p r o p r i a d e l l a s t r u t t u r a g r a m m a t i c a l e d e l l a l i n g u a ; m a il r i p e t e r s i di t a l e f o r m a a c q u i s t a s i g n i f i c a t o p e r la s u a stessa f r e q u e n z a , cfr. a n c h e 94, 2 ; 23,3 e 6; 4 1 , 7 ; 7 5 , 1 8 . D e l r e s t o nelle l e t t e r e n o n r i s u l t a c h e a c c e n t u a t o l ' u s o dei d i a l o g h i , v . p e r es. riti beat. 4 , 2 ; tranq. an. 5,5. ( ) Epist. 7 , 8 ; 68,6.
J 2 3 4

gl'insegnamenti di ogni corrente filosofica, pur di cogliere quanto pi conforme alla sua attuale condizione di spirito. I particolari stoici sono, naturalmente, i meno interessanti, perch pi o meno sono gi comparsi nei dialoghi tornano anche motivi paneziani, essi pure in gran parte gi noti ( ). Si infiltrano, invece, molto pi interessanti i concetti epicurei: tutto il tono acceso con cui Seneca attacca la turba risente di certo della dottrina epicurea, bench tale posizione non sia propria solo di essa; certe lettere,
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iM Cfr. epist. 8, 1-2 e 6 ( d o v e s ' i n t r e c c i a n o a n c h e elem e n t i p a n e z i a n i ) : Ouod ego Ubi videor interim suadere, in hoc { secedere) me recondidi et fores elusi, ut prodesse pluribus possem. Nullus mihi per otium dies exit: partem noctium studiis vindico; 1 0 4 , 1 6 inter studia versandum est et inter auctores sapientiae, ut quaesita discamus, nondum inventa, quaeramus ( p o s i d o n i a n o ? ) ; 6 8 , 2 (da c o n f r o n t a r s i c o n tranq. an. 4,4) cum sapienti rem publicam ipso dignam dedimus, id est mundum, non est extra rem publicam etiam si secesserit, immo portasse relieto uno angulo in maiora atque ampliora transit et caelo impositus intellegit, cum sellam aut tribunal ascenderai, quam humili loco sederit. M a in q u e s t ' u l t i m o p a s s o c ' d a v e d e r e , a n c h e se l ' i m p o s t a , z i o n e g e n e r a l e p o t r e b b e essere c r i s i p p e a , u n influsso e s t r a n e o perche Crisippo non sarebbe mai uscito con un'espressione c o m e q u e l l a finale (cfr. C i c . resp. 6, 1 9 . 20). ( ) Cfr. epist. 8, 1-2 (vitare turbam iubes, secedere et conscientia esse contenlum) e 6 (qui nihil agere videntur maiora agunt, humana divinaque simul tractant); 33,7 ( n e g l i g e n z a del f u t u r o ) ; 35, 4 (sibi constare); 4 1 , 9 (secundum naturam suam vivere); 7 4 , 6 ; 94,50 imbecillioribus ingeniis necessarium est aliquem praeire (che c o m p l e t a tranq. an. 1 1 , 1 huic [= sapienti] non timide nec pedetemptim ambulandum est), 53 e 7 2 (cfr. brev. vii. 4 , 1 ) ; 98, 5-6 (cfr. tranq. an. 1 1 , 1 , c u i s ' a g g i u n g o n o p a r t i c o l a r i della t r a d i z i o n e d i a t r i b i c a , brev. vit. 1 7 , 1 e 9,1) e 1 1 (cfr. P l u t . 4 7 3 C e la x p i o T o ? Xyj&r)). A l t r i a c c e n n i s o n o t a l m e n t e fusi nel c o n t e s t o c h e difficile estrarli a s. M a u n d a t o n u o v o c o m p a r e in epist. 1 5 , 10 cum aspexeris quot te antecedagli, cogita quot sequantur, c h e t o r n a i n P l u t . tranq. an. 10, 470 B T . . . T O I ; vnoSezaripoo<; 7to $ecopetv x a t U.Y), xa&aTirep ot TCOXXO 7tp<; T O ? 7CpxovTa<; v T i 7 t a p e ! ; y o u a t v e in F a v o r i n o , TC. cpuy7)<; (P- V . G . l i ) , c. 23, 4 1 - 4 4 : x < v > [xv S Y] s & u u . e t a & a t e&XovTa Xpvj v u,v xoXq y a & o t < ; cpopcv he, T o g XdcTTto y a & x e XT7ju.voui;, v S T o t ? x a x o t ? he, T O ? u,aXXov S u o T U x o u v T a ? , d o v e s i n t o m a t i c o il v e r b o et-ou-stcrt-at. D e l r e s t o l ' i d e n t i c o p r e c e t t o c o m p a r i v a a n c h e nel I I s p et -upti?)!; di D e m o c r i t o ( B 1 9 1 D . ) . S ' a g g i u n g a infine S e n . ir. 3, 3 1 , 1.
a

in cui c' una citazione diretta di Epicuro, ci fanno pensare con buona ragione che anche il contesto sia dovuto ad un influsso epicureo. Esempio caratteristico di questo caso l'epistola 25, intessuta su tre massime epicuree, tutt'e tre citateci proprio da Seneca ( ); un altro passo ci ricorda Epicuro: Non est ergo quod te gloria publicandi ingenii producat in medium, ut recitare istis velis, aut disputare: quod facere te vellem, si hdberes isti populo idoneam mentem, che pu essere messo a confronto con OSk pyjTopeast. x a X c o ? ( CT09?), con x a t vayvtcyso-^at, a X X ' o / x v r a e infine con O u S s T t o T e top^&Tjv TOI"? TCOXXOL? po"Xi.v.
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2

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sfumatura del A & s p i t o - a ? compare l dove Seneca accetta il ritiro e per giunta l'oscurit nel ritiro: neque ego suaserim Ubi nomen ex olio, subito moderato da quanto segue, quod net iactare debes nec abscondere; o meglio ancora quando ammette con Lucilio: Consilio tuo accedo, absconde te in olio; sed et ipsum otium absconde, perch gloriarsi del ritiro ambizione inets ta ( ). U n ultimo attacco alla vita in mezzo alla folla e
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(*) Hoc quidem longe magnificentius est, sic vivere tamquam sub licuius boni viri ac semper praesentis oculis; sed ego etiam hoc contentus sum, ut sic facias quaecumque facies tamquam spectet aliquis... Cum hoc effeceris et aliqua coeperit apud te tui esse dignatio, incipiam tibi permittere quod idem suadet Epcurus: " praecipue in te ipse secede etc. A b b i a m o g i v i s t o c o m e l a l e t t e r a si c o n c l u d a c o n u n a s i c u r a a f f e r m a z i o n e del ritiro. L e m a s s i m e d i E p i c u r o s o n o fr. 2 1 0 (Sen. epist. 1 1 , 8 ) e fr. 2 1 1 ( S e n . epist. 25,5) c i t a t i a p . 2 5 0 ; l a t e r z a (fr. 209) quella citata col primo testo di Seneca in questa nota. ( ) S e n . epist. 7 , 9 ; E p i c . fr. 5 6 5 , 564 e 1 8 7 U s . ( q u e s t o u l t i m o v e d i l o i n S e n e c a , epist. 29,10). Si o s s e r v i c o m e i n idonea mens si f o n d a n o il c o n c e t t o e p i c u r e o della &<; e q u e l l o p a n e z i a n o della natura proprie singulis tributa. () Epist. 1 9 , 2 ; 1 1 3 , 5 ipsam autem philosophiam non debebis iactare; 6 8 , 1 : q u i il c o n c e t t o v i e n e r e t o r i c a m e n t e s v i l u p p a t o c o n il c o l o r i t o esteriore p a r t i c o l a r m e n t e p r o p r i o d e l l a d i a t r i b a c o m e S e n e c a l a c o g l i e (per n u m e r o s i riscontri, m a p i u t t o s t o g e n e r i c i , s u c o n c e t t i e t r a t t i stilistici p i p r o p r i a 2 3

in particolare tra le vane occupazioni del mondo lanciato nell'epistola 1 9 : Ita fac, oro atque obsecro.... si potes, subduc te istis occupationibus; si minus, eripe., Satis multum temporis sparsimus, incipiamus vasa in senectute colligere ( ). Numquid invidiosum est? in freto viximus, moriamur in portu.... Aliquid et Pro olio audendum est, aut in ista sollicitudine procurationum et deinde urbanoruni oficiorum senescendum, in tumultu ac semper novis fluclibus, quos ejfugere nulla modestia, nulla vitae quiete contigit ( ). L'esortazione al ritiro decisa e corona bene tante lettere in cui Yoiium stato predicato: un otium che anche secum loqui per cercare ci che in s dev'essere corretto e migliorato, per potenziare quei germi di bene che sono in noi e certo non ci possono giungere dalla folla mutevole ; nihil tamen aeque proderit quam quiescere et minimum cum aliis loqui, plurimum secum ( ). Il precetto che gi metteva in pratica Scipione, continua ad essere vivo e attivo. Fermo resta quanto stato acquisito nel de olio,.
] 2 3

m e n t e d i a t r i b i c i , si v e d a n o W e b e r , De Senecae philosophi dicendi genere Bioneo, 1895, t e n e n d o presente, per, c h e ci c h e il W e b e r d i c h i a r a b i o n e o p r o p r i o d i t u t t a l a d i a t r i b a , e A. Oltramare, op. cit., p. 259-90). Infine un ultimo passo in cui forse riconoscibile un influsso

e p i c u r e o 1 0 4 , 1 6 Sic eximendus animus ex miserrima servitale in libertalem adseritur, c u i corrisponde la m a s s i m a di E p i c u r o (fr. 1 9 9 U s . , S e n . epist. 8,7) Philosophiae servias oportet, ut Ubi contingat vera libertas: m a il c o n c e t t o c h e s o l o
il s a g g i o l i b e r o a n c h e s t o i c o e d i a t r i b i c o ; q u i i n o l t r e il c o n c e t t o c h e l a v i t a u m a n a servitus v a a c c o s t a t o a tranq.

an. 10,3, in c u i si dice c h e omnis vita servitium


c h e il c o n c e t t o , p e r q u a n t o n o n verso Panezio azzardato.

est. M a p e n s a r e

d i a t r i b i c o , sia f i l t r a t o a t t r a -

(')
2

C f r . S e n . brev. vii. g , r .

() Epist. 1 9 , 1-2 e 8. L e s t e s s e p a r o l e , c h e s o n o poi a n c o r a q u e l l e c h e i n t e s s o n o t u t t o il de brevitale vitae, r i c o m p a i o n o

in epist. 6 2 , 1 : Mentiuntur qui sibi obstare ad liberalia studia t urbani negotiorum videri volunt; simulant occupatimi e s et augelli et ipsi se occupant.
f)
3

Epist.

1 0 5 , 6 ; p e r l a c u r a di se stessi, cfr. epist. 08,

b-j,

in p a r t i c o l a r e quid

in olio facio?

ulcus

meum

curo.

cio l'abbandono della vita politica, e quanto aveva gi preso rilievo nei dialoghi pi strettamente paneziani, cio il rivolgersi in se stessi: e di questa concezione, che rappresenta il fattore positivo di fronte a quello negativo del sottrarsi all'attivit pubblica, abbiamo trattato. D'altra parte, per quanto rielaborate, le lettere devono certamente essere uno scambio reale di corrispondenza tra Seneca e Lucilio: pretendere perci che il loro tono sia sempre eguale, che la stessa concezione di un ideale cos sensibile alla situazione contingente e all'umor spirituale di chi scrive, com' l'ideale delVotium, permanga perfettamente identica da un capo all'altro della raccolta, assurdo. Sfumature, che mutano pi l'apparenza che la sostanza, ne troviamo molte: nelle epistole che citano Epicuro, come ad esempio 22,6 (che non abbiamo fin qui ricordato), appare un'inclinazione maggiore alla yaXTjvY) epicurea, tanto che Seneca stesso a un certo punto si fa rivolgere l'obiezione, che nel de otio era gi apparsa, Otium, inquis, Seneca, commendas mihi? Ad Epicureas voces delaberis ( ). Sono sfumature, perch Seneca, pur ammirando Epicuro, rimane sempre stoico e risponde con parole che gi conosciamo e che erano state scritte nella scia del pensiero di uno stoico eminente: Otium Ubi commendo, in quo maiora agas et pulchriora quam quae reliquisti ( ). N pu accettare apertamente e senza notevoli riserve il &e Bttcra? come lo intende il volgo : non vera l'esclamazione 0 Vatia, solus scis vivere , che pure cos sintomatico segno dei tempi, perch Me latere sciebat, non vivere. La vita ignava morte in vita; il volgo che calcola otiosum... et securum et se contentum, sibi viventem l'uomo che vive appartato (seductum), ma soltanto il saggio sa vivere
1 2

(*) Epist. 68, 1 0 ; cfr. ot. 1,4. I ) Epist. 68, 1 0 ; brev. vit. 1 9 , 1 ; tranq. an. 3,2 ( A t e n o d o r o ) .
2

per se stesso e per Vazia il ritiro come la morte: come dire Vatia hic silus est. Per questo Seneca affermer altrove che qui latitant et torpent sic in domo sunt quomodo in conditivo e, riprendendo il gioco di parole che gli piace, che multum interest inter otium et conditivum Ma, nonostante l'avversione per questo secludersi che non conosce il vero vivere secondo i principi d una retta filosofia, Seneca non pu non trovarsi d'accordo con Epicuro, che di altro ritiro era stato assertore, nel condannare gli estremi: utraque res detestabilis est, et contractio et torpor, tanto XUTTSV quanto vapxav ( ). Ancora lo vediamo in questa medesima epistola rivestire posizioni stoicizzanti, come Votium litteris traditum, di un ammanto diatribico ( ) . Resti ben
2 3

f ) Epist. 5 5 , 3-4; 6 0 , 4 ; 8 2 , 2 ; c f r . a n c h e 1 2 2 , 3 . G i o c o d i parole c h e parte d a u n a tradizione polemica antiepicurea, d i c u i t r o v i a m o t r a c c i a i n P l u t . lat. viv. 6, 1 1 3 0 B xevoTacpcov T V S i o v ( e 2, T128C a u r o S - TIOQ o Trovvjpv, X & s fiubaccq; q .8>?)-<;;) ; g i o c o p a s s a t o p o i n e l l a t r a d i z i o n e r e t o r i c a . N o n s i s c o r d i d e l r e s t o , a n c h e il g i o c o > . / ). ( P l a t . Gorg. 4 9 3 ) , r i p r e s o d a P o s i d o n i o ( c f r . P h i l . leg. alleg. 1, 1 0 8 ) a n c h e s e i m o t i v i f i l o s o f i c i s o n o d i v e r s i d a i nostri. ( ) Epist. 8 2 , 3 ; E p i c . S. V. n ; i n t e r e s s a n t e r i s c o n t r a r e l ' a d e r e n z a v e r b a l e , che, q u a n t o a l l a c o n d a n n a d e g l i e s t r e m i , g i a b b i a m o v i s t o c o m e l a ()? d e m o c r i t e a f o s s e s t a t a scelta qual c a r d i n e del s u o pensiero d a P a n e z i o e di qui fosse ben n o t a a Seneca.
z

( ) Epist. 82,3 otium sine litteris mors est et hominis vivi sepultura; 94, 7 2 otium ipse suspiciat traditum litteris; 82, 5 philosophia circumdanda est, inexpugnabilis murus, quem fortuna multis machinis lacessitum non transit. In insuperabili loco stat animus qui externa deseruit, et arce se sua vindicat; infra
illum omne telum cadet. Q u e s t ' u l t i m o p a s s o , c h e r i e n t r a n e l XQTZOQ d i a t r i b i c o p e r c u i l a v i t a militia, t r o v a r i s c o n t r o i n d u e Xpetou ciniche; l a p r i m a , r i p o r t a n d o parole di A n t i s t e n e , dice ( D . L . 6, 1 3 ) : ^, o-<paXo-T<XTOv ( p p v y j o i v \iy]xz y p psTv [Z7]Ts 7 ;818 &. xzlyi) xoXc, a u T & V v a X e T o i q Xoyt<7U,ot<;. L a s e c o n d a , r i p o r t a t a d a D i o n e C r i s o s t o m o (or. 64, 18), r i g u a r d a D i o g e n e : A t o y v v j c 8z xov y p o i x c o c ; x a T X E O V o 7 C O X I T I X < U C 'f\u-/_zi TX??I <<;> (jiv () cpieicj?]c aTw < b q 7, ^ ' ^ Ss. [x-/) SuvapLsvYjc ( c f r . a n c h e S e n . const. sap. 1 , 1 ) . C o m e si v e d e , m a n c a n e l l a ypzXa. l ' a c c e n n o a g l i externa; interessante

inteso che con litterae s'intende lo studio filosofico e che philosophia altro non ormai che otium, come dimostra l'avvicinamento di due distanti lettere : quando

a Lucilio si dice quantum potes autem, in philosophiam


recede e lo si esorta a non iactare questa stessa filosofia, non c' differenza assolutamente da quando gli si

raccomanda che non deve iactare il suo otium


Il pensiero di Seneca giunto al punto che pi d'una volta la filosofia si per lui ristretta alla pura contemplativi t. Tra tutte queste posizioni che mutano di volta in volta non sostanzialmente, ma almeno quel tanto da poterne cogliere la variazione, c' per sempre un filo che d loro unit; Seneca non si rivolge mai a Lucilio parlando del saggio assoluto dello stoicismo antico,
c o n s o n a n z a f o r m a l e (e n o n solo f o r m a l e ) c ' t r a arce se sua vindicat e vindica te Ubi di epist. 1 , 1 . L a filosofia (o s a g g e z z a filosofica) v i s t a c o m e s a l d o m u r o c o n t r o i m a l i c h e a n g u s t i a n o l a v i t a u m a n a h a u n a n o t e v o l e diffusione: fin M a r c o A u r e l i o (8, 48, 3) xp7ioXl<; o-uv -f) Xeu&pa TCa&wv S i v o i a si t r o v a i n u n c o n t e s t o n o n e s e n t e d a influsso delle posizioni p a h e z i a n e e p o s i d o n i a n e ( x a T a u - x T F o v y i v E r a i x 7 )yeu.ovi.xv, O T O C V ze, a u x auaTpacpv p x s a & f ) saura U , T ) Troiouvxt 8 u.7) $Xsi, 4 8 , 1 ) . Il r i f e r i m e n t o a l c i n i s m o n o n a m m e t t e l ' o r i g i n e p a n e z i a n a del p a s s o ; S e n . epist. 1 1 3 , 2 7 c i c o n v i n c e c h e chi l ' h a i n t r o d o t t a P o s i d o n i o ( v e d i a n c h e T h e i l e r a M . A n t . 8, 48, p . 332). F o r s e s o t t o q u e s t o influsso l ' a u t o r e d e l de liberis educandis (8, 5 E ) , m e n t r e B o e z i o (cons. phil. 1, p r . 3, 45 P . ) eoque vallo muniti quo grassanti stultitiae adspicere fas non sii d e r i v a d a S e n e c a . C o m e del m o t i v o si sia i m p a d r o n i t a a n c h e l a r e t o r i c a p u m o s t r a r e A e n . G a z . epist. 5 (p. 25 H . ) d o v e , se c i si r i v o l g e a s c i e n z a e s a g g e z z a n o n o c c o r r e p i o TSIX ?> X oreXcov, O cpuXaTxvTcv (pXayyoi;, p e r c h si t r a t t a di un possesso sicuro e imprendibile. L'espressione hominis vivi sepultura n e l l a t r a d i z i o n e r e t o r i c a del g i o c o t r a otium e conditivum; p e r l e p a r o l e i n s cfr. S o p h . Ant. 888. K&aa. ruu-Bsstv. ( ) Epist. 1 0 3 , 4-5 (M. A n t . 6 , 1 2 , 2 7toXXxis 7cvi {h); 1 9 , 2 . (col s o l i t o m a t e r i a l e , cfr. moriamur in portu). P e r il v a l o r e d i litterae, v e d i epist. 1 4 , 1 1 Ad philosophiam ergo confugiendum est; hae litterae, non dico apud bonos, sed apud mediocriter malos infularum loco sunt (cfr. 1 0 3 , 4 ^ huius sacrario). N o n d i v e r s o s i g n i f i c a t o a v r p e r c i , inter studia versandum est et inter auctores sapientiae (104, 1 6 ) .
OU 0 U J n

ma discutendo, sia che tratti dell'amico, sia che parli di s, sul 7tpox7TTcov: mihi et libi, qui adhuc a sapiente longe absumus, come aveva detto Panezio, citato proprio da Seneca Perci tanto spesso si accenna a un otium vigilato da se stessi, o da un uomo di spettata saggezza, o dalla guida dei grandi maestri del pensiero. Un otium perfetto solo per fedi viri est ac summam consecuti felicitatis humanae, per servirsi delle parole stesse di Seneca ( ). Ci non toglie nulla alla convinzione di Seneca, che ben sa di non esser pervenuto alla perfetta saggezza, n alla sua gioia di ritrovarsi in se stesso; quella gioia intima, che trabocca in un'esclamazione, di cui nessuno potr mai negare la profonda sincerit: Vaco, Lucili, vaco et ubicumque sum, ibi meus sum ( ).
2 3

* **

La concezione della vita del saggio nello stoicismo antico dipendeva dall'asserzione che il saggio era perfetto, era l'essere pi idoneo a d ogni attivit: quindi anche a quella politica e persino a quella regia. Gi Crisippo a v e v a addolcito questo principio rivolgendo la vita del saggio verso un indirizzo maggiormente meditativo; Panezio, infine, a v e v a segnato una svolta capitale nell'impostazione del problema della conteml ) Epist. 1 1 6 , 5; a c c e n n i ai 7tpox7UTovTs<; n o n m a n c a n o : p e r es. 5,1 ; 7,1 (cfr. tranq. an. 2 , 1 ) ; 2 0 , 1 ; 2 5 , 6 ; 7 1 , 30 (il H e i n e m a n n , op. cit. I, 3, r a f f r o n t a S t r a b o n . 7 8 7 ) , 31 e 3 6 ; 7 5 , 8 ; 94 ,50. A n c h e p e r A r i s t o t e l e e T e o f r a s t o il 9-eo>pTQTt.)t<; fiiot; e r a p e r l ' u o m o p e r f e t t o ; p e r i P e r i p a t e t i c i il y.aoq, q u e l l o c h e d a v a beatemi vitam, n o n beatissimam era q u e l l o p r o p r i o d e l l ' u o m o s a g g i o n e l l a n o r m a l i t dei casi ( S t o b . I I , 1 4 4 , 2 1 - j - C i c . fin. 5, 27, 8 1 ) . Q u e s t a u m a n a filosofia c h e s ' a c c o s t a a l l ' i n d i v i d u o e per q u e s t o r i n u n c i a a l l a p e r f e z i o n e , l a s c i a , p e r sia essa s t o i c a , p e r i p a t e t i c a , o di A n t i o c o -, u n a c e r t a m a l i n c o n i a p e r il c r o l l o d i q u e l l a u m a n i t . (") Epist. 94, 50. ( ) Epist. 6 2 , 1 .
3 1

Conclusione su Seneca

279

plativit con la sua e&ujxia. Vita contemplativa non in un senso pi mistico, ma certo in uno meno materialmente umano di quello cui aspira la Y ^ Q ] P curea, specialmente se si pensa al modo notevolmente pi vivo in cui gli Stoici conservavano il senso del problema morale. Tutto questo rivissuto da Seneca nel corso della sua vita e nello sviluppo del suo pensiero. Di natura contrario alla vita raccolta in s, gli eventi fortunati e fortunosi della sua carriera politica gli fanno comprendere per esperienza personale quanto siano precari i fastigi della gloria del mondo, quando si viva in una societ come quella di cui Nerone era l'aToxpaxcop. E il suo pensiero che nel de tranquillitate animi era ancora piuttosto riottoso ad accondiscendervi, si rivolge gradatamente al ritiro in se stesso. Una preparazione spirituale progressiva lo convince alla quies, come pi tardi un'altra preparazione spirituale disporr il suo animo alla morte. Solo quando ogni ponte con il passato interrotto, nelle Epistole, Seneca umanamente completo e sentiamo davvero in lui il maestro d'anime, perch la sua vita l'esempio delle sue parole. In una delle ultime epistole Seneca racchiude cos, in una breve frase, il suo concetto di vita contemplativa: Quid est vita beata? Secura et perpetua tranquillitas ( ). Anch'egli, uscito dalle tempeste della vita, giunto al XI,[XY)V, dove la vita si conduce serena e tranquilla; con il conforto della lettura e della meditazione. Cos anche quest'uomo, che non era riuscito in giovent a tener fede ai propositi di vita ascetica che gli aveva insegnato Attalo, conchiude la sua travagliata esistenza ne'otium che non aveva compreso prima e che ora egli, fatto il passo decisivo, nell'attesa della morte
a 1 V7 e 1 _ 1

(') Epist.

92,2.

che sapeva impendergli inesorabile sul capo, ha trovato unico conforto dei suoi ultimi giorni, vissuti con una serenit veramente degna del saggio cui aveva aspirato.

PARTE

QUARTA

IV

Abbiamo visto in Seneca, specialmente nelle lettere, che tutti gli elementi di differente origine che portano al Sto? &toprjT!.x; confluiscono nel pensiero e nella concezione di vita del filosofo romano. Seneca un esempio: perch lo stesso fenomeno avviene ormai in tutti gli scrittori dal II sec. in avanti; in tutti c' questo fondersi di varie correnti o, meglio, digi il risultato di quella fusione, in un'unit di cultura filosofica che per filosofia non . Non star qui a ripetere quello che ho gi citato o ricordato : ma solo accenner come sia la poesia sia la prosa fino al V I sec. siano sensibili, dove pi dove meno, a questo atteggiamento ( ). Anche un imperatore, che assume aspetti di filosofo e che l'ultimo grande difensore degli ideali pagani con l'azione e con gli scritti, Giuliano, dichiara solennemente che c'inganna chi vuol convincere che la vita filosofica non superiore ad ogni altra cosa: et TIC,
1

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u7roXa{xSvco ( ) .

i ) R i c o r d o , c o m e i p i t a r d i c i t a t i n e l c o r s o della ricerca, M a r i a n o (ca. I l i , p a g . 183) e d E n e a di G a z a (cap. I l i , p a g . 185 n.2 e 2 7 7 n.). ( ) l u i . i m p . epist. 5 4 , 1 , p . 373 H e r c h .
2

Non necessario sottolineare che il filosofare (gi in Seneca equivalente alla vita- contemplativa) ormai non concepito che come una condizione determinata e stabile della vita individuale; anzi, se il suo ideale traversa la nostra vita come una fiamma luminosa, ma effmera, non pu darci la beata felicit. A questo complesso di condizioni cui non si sottraggono nemmeno i cristiani, si sottrae almeno in gran parte il neoplatonismo. Questa scuola, che viva profondamente solo in Plotino, partendo da Platone di cui ritiene di dare la genuina interpretazione ha assunto una posizione tale che investe (pur in uno sforzo mirabile di "ellenicit") di profonde, intime tonalit mistiche il corpo del pensiero. Plotino risente notevolmente dell'insegnamento di Ammonio Sacca e, forse ancor pi, di quell'impalpabile pulviscolo mistico che, diffusosi dall'Oriente e rielaborato in quel gigantesco crogiuolo di religioni e di pensiero che fu l'Egitto, aveva penetrato tutto l'ambiente della scuola di Alessandria. Plotino , per, tale figura che d la sua impronta personale a tutto questo mondo mistico come pure a quel mondo tradizionale che giunge fino a lui. Vedere com'egli s'atteggia in questo problema esce dai limiti del quadro che mi sono delineato, per le medesime ragioni per cui ho escluso Platone e il primo Aristotele, e per qualche altra in pi. Ma vorrei qui solo brevemente accennare ad alcuni dati che possono mostrare la continuit dell'ideale contemplativo che abbiamo fin qui seguito. Anche Plotino ammette l'apatia del saggio e non improbabile che essa, possesso originale dell'essenza dell'anima, derivi dall'apatia stoica; c' per altro ben espressa in Plotino l'intenzione che questa apatia serva a sgombrare dall'influsso delle affezioni del corpo li nostro giudizio e la nostra rappresentazione, s da portarci, come ultimo grado di una vita secondo lo

spirito, al u.ot.co#9ivou T C O orso) ( ). Torniamo al vecchio ideale platonico del Teeteto, le cui belle pagine riecheggiano spesso nel pensiero di Plotino l'immagine di quel saggio che fugge di quaggi: Osuycou-ev STJ qnXrjv c, 7 r a r p t S a . . . IlaTpc; SYJ V]U,LV, 6&V 7cap-y]X#ou,v, x a l TCaTYjp

xsi,cio fuori del mondo. A questa fuga non ci serviranno n piedi, n carro tirato da cavalli, n nave, ma tutto questo dev'esser gettato e non bisogna guardare (BX7T i.v), ma, come uno che chiuda gli occhi, risvegliare un'altra vista, che tutti abbiamo, ma cos pochi usiamo: XX'olov fxo-avTa otyiv aXXvjv XX^aa 'O 'ai.
x a l a v E y E i p a t , 7)v

I^EI u,v
3

Tra?,

xP&

V T a l

^ Xiyoi

( ).

La contemplazione deve giungere ad essere "visione", 'vSov o^iiq, pv ( ): ma allora estasi e come tale inammissibile per il pensiero ellenistico che, da Aristotele in poi, aveva dato corpo al &copy]Tt.x<; Bio<;. Cos pure il concetto di una gerarchia di contemplazioni ognuna modello all'inferiore, che sempre pi debole della superiore, fino a giungere alla pi bassa, le cose sensibili e l'ascesa dalla pi bassa contemplazione alla pi perfetta, fino all'identit del contemplante col contemplato ( ), sono cose che nella concezione contemplativa fin qui seguita non han senso. Significa qualche cosa e qualche cosa di divinamente grande solo in un mondo mistico. Tutta la posizione di Plotino riflette questo atteggiamento mistico, che non affatto consono nemmeno a Platone, il quale mistico nell'animo lasciava questo mondo per strappare al divino, all'immutabile il modello e giungere ad un'azione perfetta che direttamente derivasse dall'immediata contemplazione del Bene e delle idee: un agire quaggi, per cos dire,
4

P) () () ()
2 3 4

P o r p h . abst. 2, 43, 34. P l o t . enn. 1, 6, 8, 1 6 - 1 7 21-27 Henry-Schwizer. P l o t . enn. 1, 6, 4 1 , 1 (e t u t t o 4 2 ) ; 3, 8, 9, 32 H . - S c h . P l o t . enn. 3,8.


e

con gli occhi fissi lass. Ora questo agire quaggi, il TtoAiTeueo-frou, del tutto ignoto al supremo ideale del neoplatonismo ; troppo corrotto trova questo mondo e il suo idealismo troppo elevato per accogliere contatti con un organismo senza valore come il suo mondo contemporaneo. Per questo chi s'occupa di affari pubblici vien meno ai precetti della scuola ( ), che definiscono il potere e tutto ci che ad esso si connette come fatti indifferenti: p^<; S 7rot-y)cyTat. ( aoqc,), come tutto ci che riguarda il corpo ( ), perch nel nostro corpo, in quanto materia, il male e la catarsi appunto cercare di separarsi dal corpo quanto pi si pu ( ). Appunto per il raggiungimento di questa catarsi Plotino d valore alle virt pratiche, tant'
1 2 3

vero che 7) p a npSi^ic,

svsxa. &top!a<; x a l

&z<x>prniy.-oc,,

a causa della contemplazione e del suo oggetto e chi si d alla vita attiva vuole raggiungere lo stesso rloc, della contemplazione, ma per incapacit di dirigersi per la via retta ( eO-sia?) cerca di giungervi per un ben pi lungo cammino Esempio caratteristico di questa concezione R o gaziano, un ^senatore amico di Plotino, il quale per disgusto di questa vita tutto lasci, beni, schiavi, onori; con sapore di aneddoto Porfirio aggiunge che, mentre come pretore stava per muovere in testa ad una processione, lasci tutto a mezzo ( ). interessante
5

f ) Porph.

abst. 2, 43 (e 33);

'Acpopu..

32;

Bidez,

Vie

de

Porphyre,
2 3

p a g . 48 e 68, n. 1.

( ) P l o t . enn. 1, 4, 7, 1 8 - 2 0 ; 1 4 , 20 H . - S c h . ( ) P l o t . enn. 1, 2, 5, 1-5 H . Seri.: T O T O (YJ x-9-apot.<;) S ari [xXiaxa ^ Y J T E T V . . . T X ^ P ^ S W o-a>u,aTo<; ETC TZoov S UVOCTV.
4

( ) P l o t . enn. 3, 8, 6, 1-3 H.-Sch.; Pohlenz, Die Stoa, I, 396. Il C i l e n t o t r a d u c e S-ecoptat; x a l 9 -ecopY )U .aToc; c o n p e r a m o r e di u n a c o n t e m p l a z i o n e e di u n a v i s i o n e , c h e p e r m e t t e d'esser i n t e s o a m b i g u a m e n t e ; forse m e g l i o il B r h i e r < p o u r c o n t e m p l e r e t p o u r a v o i r l ' o b j e t c o n t e m p l e r . ( ) Porph. Vii. Plot. 7, 3 1 - 3 7 H . - S c h . ; Porfirio a g g i u n g e c h e P l o t i n o c o n m o l t e l o d i lo p r o p o s e c o m e e s e m p i o a c o l o r o c h e si d e d i c a v a n o a l l a filosofia.
5

Il neoplatonismo

287

osservare lo squilibrio interiore che appare in questa decisione repentina, che tutta la tradizione sia epicurea, sia eutimistica non avrebbe mai ammesso: ma che invece concorda cos bene con l'ideale cristiano espresso dalle parole di Ges: xoXou &et, \xoi xo cpec; TOQ v s x p o ? fr^ou Toq auTtov vexpoc; ( ). L a conclusione di Plotino, la sua fuga da solo a solo , con tutto l'ardore di una ascesa, u,voc; vaSeSTjxto? verso T xafr 'aT fxovoeiSf;, verso l'Uno, che questa la vita degli dei, degli uomini divini e felici: 7 r a X X a y y )
1

T C O V aXXcov T C O V TTJSe, Bio<; vrjSovoc;


2

T C O V TflSs,

cpuyr)

(XVOU TZpOC, (JLVOV ( ) . Quest'ascesa per cui l'anima umana raggiunge grado per grado l'Uno ricorda da vicino quella di Agostino, che sul far dell'alba sale dalla contemplazione delle cose terrene fino a quella del perfettissimo eterno ( ) : ma l'una e l'altra non hanno rapporto con quella serenit dell'anima c h e | l'uomo dei secoli passati aveva raggiunto raccogliendosi intimamente in se stesso, distaccandosi dal mondo attivo che travolgeva ogni calma, senza per uscirne, cercando anzi i rimedi nell'ambito stesso delle sue forze umane. Apatia, serenit del saggio, superiorit al mondo materiale, anche la sua intima pace sono elementi che provengono dalla Stoa e il saggio di Plotino quello stoico, con
3

(*) M t .

8,

22;

cfr.

Me.

1, 1 7 - 1 8 (xo s&oc,

txyvzzq

S i x r o a , ixoXou&7]o-av aureo di P i e t r o e A n d r e a ) ; 2, 1 4 (di Matteo). ( ) P l o t . enn. 6, 9, 1 1 , 4 8 - 5 1 ; 9, 4, 2 2 - 2 3 ; 9. 3. 43 B r h . : di q u e s t ' u l t i m o p a s s o g i il p r e a n n u n c i o in 6, 9,4, 1 6 (cfr. i n o l t r e N u m e n i o d ' A p a m e a , apud E u s e b . praep. evang. 1 1 , 22, jxiX ^ o a t x w y a & u (JIVCD - vov); p e r l ' e s p r e s s i o n e cfr. a l c u n e i n t e r e s s a n t i o s s e r v a z i o n i d i E . P e t e r s o n , Herkunft und Bedeutung der M O N O S 0 2 M O N O N Formel bei Piotivi, in Philol. 88 (1933). P- s g g . (spec. p . 34-35). ( ) A u r . A u g u s t . conf. 9,10.
2 3

alcuni tocchi diatribici ( ): ma la innovazione che nell'uso e nel significato questi vocaboli e questi concetti subiscono presso i neoplatonici, muta profondamente il rapporto con lo stoicismo, perch tutt'altro questo spirito di ascesi. * ** A maggior ragione mia intenzione non entrare espressamente in una trattazione metodica ed esauriente delle posizioni che il Cristianesimo ha avuto nei riguardi della vita contemplativa. L a profonda differenza che separa il mondo pagano da quello cristiano dipende dalle origini e dalle fonti che quest'ultimo ha dinanzi ai suoi occhi: un poderoso complesso di libri sacri si offre agli scrittori cristiani e il primo cibo, quello essenziale, viene attinto di qui. Questo non va scordato neppure per quelli tra di loro che accettano e sfruttano la cultura retorico-filosofica, in cui il pi delle volte si sono formati. Mi limiter, dunque, scorrendo qua e l e cogliendo a caso, a mettere in luce alcuni elementi che sono la continuazione di quella cultura e che con un lavoro d'intarsio, quasi sempre abile assai, appaiono frammisti alle citazioni dei testi sacri o alle derivazioni da essi. Gi i Vangeli offrivano spunti che permettevano il fiorire di pensieri contemplativi, quando il Cristianesimo prese a rivolgersi al S t o ? &cop7)Ttx<; senza disdegnarne i motivi pagani. Dice Ges nella parabola del seminatore : coloro che seminano tra le spine, oftxot s a t v o t TV Xyov xocravTec;, x a l a t [jtptf/.vat rou a t o v o ? x a l 7] ( X T C O C T T J TOO 7TXOUTOO x a a l 7iepl x A o t 7 t
(') Cfr. P o h l e n z , Die Stoa, I, 396; P l o t . enn. 1, 4, 1 2 , 7 - 1 0 ; 1 1 , 3 e 7 - 1 0 H . - S c h . (per c u i il B r h i e r c i t a E p i c t . 3, 22, 38 a p r o p o s i t o di sic, loco e 3,3; 3, 20 a p r o p o s i t o di r lt>> m a a l t r i e s e m p i si p o t r e b b e r o a g g i u n g e r e ) .

/ vangeli
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1

289

TV Xyov

xal

( ). Termini che dovevano apparire consueti alle orecchie dei Gentili (come uxptu.va TCXOUTCX;, eretto u-toc) si accompagnano ad espressioni che il mondo non cristiano non aveva mai conosciuto, come atcov nel senso di "vita di questo mondo" (e nello stesso senso $io<; in L u c a ) ; ma il concetto dei mali che penetrano nell'uomo e soffocano il verbo non doveva suonar loro nuovo, perch s'adattava bene agli atteggiamenti che tutta la predicazione stoica aveva preso di fronte alle cose esteriori (x<x I^CO&EV). Del resto, dove, si poteva meglio innestare il concetto del T<x|xttov di beni e di mali, che da Democrito era sceso per tutta la tradizione? yafrcx; v^-pto7i:o? x TOU y a & o u &7)o-aopou
T9)<; xapSta? Tcpo9pei T ya-^v xat
2

7rov7)p<;

ex TOU 7rovvjpou 7rpo9spi T Ttovvjpv ( ). Il vangelo di Marco ci testimonia ancor pi decisamente questa affermazione di Ges: oSv c m v e^co&ev TOU <xvO-pc7Too to"7ropuu,vov E i ? auTv o o~at aTv' XX T ex TOU SvaTai xotvtov^pcTtou X7iopEOu ,v

SOTIV T x o t v o u v T a TV av&pto7cov; lo contamina infatti perch Eo-to&ev y p x TYJC; x a p S t a ? T C O V vfrpc7ttov escono i cattivi pensieri, gli adultri, i furti, gli omicidi, gl'inganni, l'impudicizia, la superbia, la stoltezza e tutti gli altri mali ( ). Se sostituiamo al cuore l'anima, vediamo che il concetto di 'vSov si pu perfettamente sovrapporre alle parole del Messia. Su questo tema il vangelo di Marco non ci offre
3

P) M e . 4, 1 8 - 1 9 ; cfr. M t . 1 3 , 2 2 ; L e . 8, 1 4 ( d o v e TOU odtovo? s o s t i t u i t o d a TOU fUou).


()
3
2

L e . 6,

4 5 ; cfr.

Mt.

1 2 , 34 x

T O U 7tepioceu .aTO<; xr^q

x a p S t a ? / cx(xa XaXeT, c u i s e g u e il t e s t o d i L u c a . ( ) M e . 7, 1 5 - 2 7 ; cfr. M t . 1 5 e 16-20. L a p o l e m i c a d e l Cristo parte qui dall'usanza farisaica di lavarsi le mani prima del pasto, per non restare contaminati, m a la parte che i pagani p o t e v a n o m e g l i o afferrare l ' a f f e r m a z i o n e i n s : e r e a l m e n t e questa che h a v a l o r e nella predica di G e s .

altri spunti, ma in Luca leggiamo di nuovo qualche cosa che molto ci interessa : Nuv vyieZc, O a p i a a t o t e^couev
7TOT7jptou xo 7 u v a x o ? --^, S eato&sv fxcov yfxei ]? x a l Tcovyjpta? Ma

tutto il passo un violento attacco contro l'apprezzamento dei beni esterni, che non valgono nulla in confronto all'amor di Dio ( ). Non si pensi, per, che tra questi passi, quello in cui il bene vero dentro di noi e quello secondo cui i beni esterni entrando dall'esterno soffocano il verbo, ci sia contrasto: in Me. 7,15 Ges fa aperto riferimento all'usanza ebraica, di evitare i cibi impuri e cos si spiega la dichiarazione che ci che vien dall'esterno non ci contamina. A g giungo, anzi, che anche nel mondo stoico, precisamente in Panezio, appare la medesima discordanza verbale: e^to&ev anche l sono causa di male, eppure in noi la fonte dei beni e dei mali; in entrambe le concezioni vale il principio che il contatto coni mali esterni irrita quanto di male c' in noi, tema che verr poi largamente trattato dai Padri della Chiesa. Come pure sar svilups pato pi tardi il tema dell'abbandono delle persone che ci sono legate da vincoli terreni: seguire il Cristo vuol dire odiare il padre e la madre, la sposa e i figli; i fratelli e le sorelle, vuol dire e questo il punto pi alto rinnegare se stessi ( ). Per questo tra gli scrittori cristiani non potr pi apparire il vecchio tema del sibi fidere, perch ormai diverr Beo fidere ( ). E nel senso che il bene sovrano del nostro intimo appunto Dio intender la successiva cristianit il passo di Luca: Sou yp TJ BacuXsta S V T ?
1 2 3

(') L e . 1 1 , 3 9 - 4 3 ; del r e s t o g i in M e . 4, 1 9 era a p p a r s o il r i p u d i o dei b e n i esterni. () L e . 1 4 , 2 6 : I T I T S x a l TTJV 4 ' Z sauToG ((/.tosi); M e . 8, 34 Tcapv7 )ac>&c a u T v . Si r i c o r d i , c o m e p u r a e f o r t u i t a c o i n c i d e n z a di c o n c e t t i c h e h a n n o un o r i g i n e del t u t t o i n d i p e n d e n t e , Sen. nat. queiest. ,ia, pr. 20 immo etiam a se recedendum est. ( ) Cfr. P a u l . 2 Cor. 1 . 9 ; W e n d l a n d , op. eit., p. 235.
2 1> 7 V 3

ufjLcov o T i v (*) : gi in questo senso l'intende uno degli apocrifi, quando afferma x a l r\ BaofiXela T C O V opavcov] EVT? j x c o v [JcTTtv [ x a l ocm? v a u x v ] y v t o
f

TauTTjv

eupif)[o-et]

( ).

Ora tutto questo porta a un dispregio dei beni ter-; reni che reso pi evidente e pi intenso dal fatto che non qui la vera vita, ma quella che ci attende oltre la morte del corpo, presso il Padre celeste: a questa vita tende l'uomo buono, colui che nel Cristo ha riconosciuto Dio e vuole vivere secondo il suo insegnamento. Appare chiaro che dispregio dei beni terreni vuol dire ricerca di qualche cosa che di essi non si serve, anzi li getta lungi da s, come materia satanica che solo pu portarci al peccato e invescarci in lacci che non ci permettono di mirare alla vera vita. Nasce di qui un nuovo 9-ecop7]Tt,x<; Bio?, che nei Vangeli non trova un'esplicita espressione; ma un chiaro modello la nuova fede ve lo trova : come il mondo pagano aveva trovato in due fratelli, Zeto e Anfione, i campioni dei due S i cu , cos il mondo cristiano ritrova i modelli in due sorelle, Marta e Maria. Tutta la cristianit pu far sue le parole di Ges: Mpfra, Mp9-a, u,epi.a,v? xal fropuB^y] 7 i s p l 7roXX, Xiytov o sen. ypzla. 7) v?' Mapi.au, yp TTJV yaB-yjv u.piSa ^sX^axo, 'f]Tic, ox 9aipY)o -xa!, aT'^? ( ): di una sola cosa abbiamo bisogno e questa l'ha colta Maria contemplando la verit seduta ai piedi del Salvatore. Ma quando questi non pi tra noi a farci luce, a darci forza e fede colla sua parola e la sua presenza ? Come allora ritrovare la via per raggiungere la con3

( ) L e . 1 7 , 2 i ; a c o n f o r t o del senso c o n c r e t o ("tra di v o i " ) si c o n f r o n t i I o . 1, 1 4 ; 1, 2 ; 1 2 , 3 5 ; P a u l . 2 Cor. 1, 1 9 . (*) P a p . ' O x y r . 654, 1. 1.5-17; T W V o p a v w v , n o n xou 0 e o u richiesto dalla l a c u n a ; m a l'espressione non peregrina. L ' u l t i m o s u p p l e m e n t o reso s i c u r o d a q u a n t o s e g u e nel p a p i r o (1. 1 8 - 2 0 ) : sauTo<; y v w a s a & c e yve < ere > a&z auxoi;. ( ) L a 10, 4 1 - 4 2 .
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templazione di Dio ? Ancora una volta l'esempio di Ges: x a l 7tp6>t e v v u / a X i a v v a c r x ? ^TJXS-ev x a l 7CYJX &sv eie, epr)(Aov TTCOV x x s i Tcpocreu ^eTO (*). Come quest'esempio della preghiera nella solitudine incontrer successo nel Cristianesimo dal I V sec. in poi, lo dimostra il monachesimo. La predicazione di Ges non ha rapporti con l'ellenismo, nasce anzi da premesse che trovano la loro giustificazione nel mondo e nella concezione del giudaismo; ma, se pure Ges ein Kind seiner Zeit und ein Sohn seines Volkes , anche vero che la luce di cui risplende tutta sua propria ( ). Eppure le sue parole hanno in loro qualche cosa di tanto sublime e tanto umano, che parlano anche fuori della sfera del giudaismo: anzi in esse il mondo stanco che cerca una parola nuova la trova e in essa ha fede. Parola nuova, ma che ha sufficienti addentellati con i bisogni del tempo perch, una volta superato l'antagonismo tra cultura pagana e fede cristiana, si possa giungere ad una feconda fusione delle due concezioni. Come abbiam visto, questi addentellati esistevano anche per un rinnovamento del Bios & e w p r j T i x ! ; .
2

Altra fonte sacra per il Cristianesimo sono gli altri scritti neotestamentari; tra di essi, gli Atti sono totalmente privi di spunti che ci possano servire per la nostra ricerca e la cosa non ci meraviglia, perch il tema della contemplativit non era certo di quelli che preoccupavano un apostolo che mirava solo a diffondere la sua fede. E siccome problemi del genere possono venire a galla durante la confermazione dei
(*) Me. i , 35. L a s o l i t u d i n e c o m e Me. 6, 3 1 : m a i n s e n s o c o n c r e t o . ( ) W e n d l a n d , op. cit., p . 2 1 3 .
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vaTraucn? a n c h e

in

Atti degli apostoli ed Epistole

293

convertiti nella nuova fede, pure logico che esso appaia invece nelle Epistole di Paolo; veramente il grande apostolo non arriva mai a contrapporre l'attivit politica ad un ritiro nella quiete di se stessi, ma alla vita generale di questo mondo contrappone quella celeste che ci attende dopo morte. Perci il tema dell'abbandono dei beni terreni ha tutto un altro tono e anche la terminologia, come gi nei Vangeli, almeno in parte mutata da quella propria della contemplativit terrena : xa(xoo, ovvero octtbv O U T O S , Biou, (*), che si sostituiscono negli scrittori cristiani del I I I e specie del I V sec. ai termini pagani, pure vivono accanto ad essi, indicano i beni e i mali di questa vita, che morte in confronto alla vera vita. L'affermazione pi generale che il Regno di Dio superiore ad ogni potere umano ( ): dico generale, perch non ha diretta attinenza colla vita contemplativa, ma pone nettamente distinti e differenziati due piani di valori; logica conseguenza perci che vju-wv 7toXTi )xa ev o p a v o L ? 7rpyet ( ). Sgorgano di qui le appassionate esortazioni dell'Apostolo: a v o 9povetT, ] ETC TTC, yrc,, fino ad affermare N E xptcraTE o5v [) ini TTJC; yrQ ( ); ancora, con uno spunto nettamente diatribico, oSs? 2 3 4

(') Cfr. r i s p e t t i v a m e n t e 2 Cor. 7, 1 0 ; 1 Tim. 6 , 7 ; Tit. 2, 1 2 ; Eph. 2,2 d o v e a p p a r e a n c h e acv ( TV alcova


- T O T O U ) , c h e g i \ i n M e . 4, 1 8 , L e . 20, 34, Mt., 1 3 , 2 2 ;

in P a o l o r i c o r d o di a v e r t r o v a t o $ioq i n q u e s t o s e n s o solo i n 2 Tim. 2.4 ( v e d i l o , p e r in L e . 8, 1 4 ) , m a c ' a n c h e in 1 Cor. 0 , 3 e 4 ; infine n o n solo (2 Cor. 1, 1 7 ; 5, 1 6 ; 10, 3; 1 1 , 1 8 ; Phil. 3,3 e t ) , m a a n c h e a a p x i x o . g l i u o m i n i c h e s ' a t t a c c a n o a q u e s t o m o n d o (1 Cor. 33) l a s a g g e z z a t e r r e n a (2 Cor. 1, 1 2 ) . P e r g l i a l t r i t e s t i a p o s t o l i c i , v . p e r es. I a c . 4,4; 1 I o . 2, 1 5 e 1 6 . Si c o n f r o n t i n o infine i t e r m i n i l a t i n i saeculum e mmidiis nei P a d r i l a t i n i . ( ) Eph. 1, 20-21. ( ) Phil. 3, 20. {*) Col. 3,2 e 5.
2 3

(j,evo?

e (X7rXx Tai r a t ?
1

Siou

7rpay (xaTtan;,

iva
wv

crTpaToXoYTjo-avTi po-Y] ( ). Infine l'incalzante domanda: SI 7UorvT 0"l)V Xpt (7Tc5 arc T&V 0 "TOtX l xajiou, Tt w<; C ^ U V T E S v xo"[xq> o*oy[AaTto-&; Perch dovremmo curare questi beni ? e l'Apostolo riprende un motivo biblico che avr infinita fortuna in tutta la patristica e poi scorrer per tutta la letteratura ascetica medievale latina: oSv Eto-7)vyxau.Ev
zie, TV XO"(JLOV, ori. oS ^EvsyxELV TI o*uvu,efta ( ).
2

Nel distacco delle cure terrene, nel rivolgere animo e pensiero a Dio, nell'agire prendendo come modello Ges Cristo ( ) consiste il rinnovamento dell'uomo, che non uniformarsi a questo mondo, ma trasformarsi attraverso il rinnovamento della propria mente ( ): proprio rinnovamento , perch bisogna, &3 4

U-Evo i TV 7iaXaiv

av&pooTrov, vSuo"ao-#-ai TOV 0sv


xTio"9-vTa
( ).
5

xatvv

v0-pa>7rov TOV

(') 2 Tim. 2,4; la militia divisti, t r a s f o r m a z i o n e del t e m a d i a t r i b i c o c h e la v i t a t u t t a c o m e un s e r v i z i o m i l i t a r e (v. c i c h e si d e t t o a 240 n o t a 3 ) : per t a l e t e m a c r i s t i a n i z z a t o , c h e a v r poi l a r g a f o r t u n a , cfr. a n c h e 2 Cor. 1 0 , 3-5 ed Eph. 6, 1 1 - 1 7 . Q u e s t ' u l t i m o p a s s o essenziale, p e r c h ci i n d i c a c o m e al t e m a P a o l o g i u n g e s s e a t t r a v e r s o gli s p u n t i g i u daici, c h e p r e s s o c h n u l l a a v e v a n o a v e d e r e c o n il c o n c e t t o d i a t r i b i c o , i m p r e g n a t i c o m e s o n o di s p i r i t o e b r a i c o (cfr. Is. 59, 1 7 e, m e n o a d e r e n t e , 1 1 , 1 5 ) . A n c h e l ' i m m a g i n e c h e s e g u e i n P a o l o d i a t r i b i c a ( l ' y c b v e l o o-T9<xvo<;, cfr. a n c h e 1 Cor. 9, 2 4 - 2 5 ; 2 Tim. 4,7) e p u essere a v v i c i n a t o a L u e . Anach. 1 3 ; altri s p u n t i pi o l t r e . P e r l a d i a t r i b a e il p e n s i e r o c r i s t i a n o , cfr. W e n d l a n d , op. cit. p . 9 5 ; p . 356-58 e N o r d e n , Kunstprosa, p . 506, n. 1. A g g i u n g e r e i c h e n o n v a d i m e n t i c a t o l ' a p p o r t o di F i l o n e , c h e h a u n o stile n o t e v o l m e n t e d i a t r i b i z z a t o . ( ) Col. 2, 20; 1 Tim. 6,7; I o b 1, 2 1 ; E c c l . 5, 1 4 . A d a r g l i g r a n d e diffusione in O c c i d e n t e h a c e r t o c o n t r i b u i t o il de contemptu mundi di p a p a I n n o c e n z o I I I . () Eph. 5,1 fl^eaSe. {ifAY)f od TOU 0EO ( A l t r o v e c o n s i g l i a d i n o n i m i t a r e l u i m a C r i s t o ) . N o n r i t e n g o c h e si p o s s a c r e a r e u n p a r a l l e l o t r a l ' i n s e g n a m e n t o p a o l i n o e il " m o dello" stoico, in Seneca, per esempio. (*) Rom. 1 2 , 2 x a i \xr\ auvaxr[iaTl,ea&- r e o a t t o v i . T O T W ,
2 s
o o v

XX
5

u .sTocu.opcpoa&e T?) v a x o a v c a e i T O U VO6Q.

( ) Col. 3,9 -f- Eph. 4, 24 (dove al v . 23 si t r o v a un s i g n i ficativo v a v e o a & o a ) . L a questione dell'autenticit o meno d e l l e singole epistole non h a a c h e v e d e r e c o n l a n o s t r a r i c e r c a .

Da questo rinnovamento derivano considerazioni che ci possono interessare; sommamente importante la distinzione tra l'uomo esteriore e quello interiore:
zi xa Z%I ^[xcov av<9-pco7ro<; Siacp&sfcpexai, 7)u,pa XX'

Certo di qui si ispirato Agostino quando, fondendo Paolo con un concetto che da Panezio si era ormai diffuso fino a" farsi comune nella cultura occidentale, poneva in interiore homine la verit ( ). Quest'uomo di dentro che solo ha valore porta a un'insistenza che, pur differendo notevolmente dall' ze, sauxv paneziano (e non solo per la opposta concezione da cui traggono origine Paolo e il filosofo stoico), pu ben prestarsi in seguito a creare un ponte tra i due mondi. L'Apostolo precisa e distingue : quando dice \j.y\ r auT&V O-XO7TOUVT<;, XX x a l r STpcov exacyroi vuol mettere in guardia contro l'egoismo ( ) ; ma un vero raccoglimento in se stessi raccomanda a Timoteo: ea< 7)[X(ov v a x a i v o u T a t >)u,pa x a
2 3

ree^e aeauTW x a l XJI S t S a a x a X i a , zniy.evz y p TCOI&V x a <rou ( ).


4

auxoT<;' xouxo xoc, axouovxs

aeauxv

GOGZIC, x a

Se teniamo presente che il fine ultimo dell'insegna= mento sacro yaTCT] ex x a ^ a p ? x a p S i a ? x a o-uvetSrjcrecos ya&yjs x a niaxzoc, avur;oxpixoo ( ), abbiamo colto lo spirito pi intimo e pi umanamente vivo del grande apostolo: sopra tutto amore, Dio stesso amore; ma amore che nasce da purezza di cuore, da buona
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d a t o c h e c e r t o c h e g l i s c r i t t o r i c r i s t i a n i le r e p u t a r o n o a u t e n t i c h e . S u l l a q u e s t i o n e , v e d i W e n d l a n d , Die urchristliche Literatur formen, p . 358-67. (*) 2 Cor. 4, 1 6 ; ze, T V SCTC v&pco7uov i n Eph. 3, 1 6 . ( ) A u r . A u g u s t , ver. relig. 7 2 . ( ) Phil. 2,4; i n senso c o n s i m i l e Phil. 2, 21 ot Tcvrec; yp T a auTtov ^TjTocnv, o x a X p i a T o 'I YJCO e a l l o stesso m o d o liT] sauro"*; p o x e i v {Rom. 1 5 , 1 ) n o n h a n u l l a di a c c o s t a b i l e al sibi piacere s t o i c o . ( ) 1 Tim. 4, 1 6 . ( ) 1 Tim. 1,5.
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coscienza di s, da fede schietta. Amore e fede sono due elementi profondamente cristiani e non trovano un corrispondente nel mondo del pensiero filosofico pagano; ma al cuore (che gi ha un notevole peso nei Vangeli, e proprio nel senso cui ora accenniamo) risponde la tyuyri dei Greci, o meglio spesso quell'intimo di cui abbiamo cos a lungo parlato a proposito degli stoici: basti come esempio quando Paolo dice che x xpu7ix TTIQ x a p S t a s a x o u 9 < x v e p y i v e x o u ( ). L a GwsiSy]Giq, su cui l'accento cade con una intensit e insistenza forse pari all'amore e alla fede, la stessa che appare in Filone e in Seneca; che anzi nei Vangeli non appare mai ed forse dovuta proprio ai contatti con un mondo diverso da quello strettamente giudaico. Direi che di tutti gli elementi che gli scritti neotestamentari hanno in s (originali o rielaborati), tali da permettere un accostamento al paganesimo, questo forse il pi fortunato, perch anche Filone e non solo la tradizione greca lo portano in s ( ). Non mi resta oramai che indicare alcuni altri spunti, che hanno dei contatti con temi diatribici o eutimistici, che ci sono gi noti attraverso la tradizione greca e latina. Abbiamo gi notato la presenza insistente del paragone tra la vita cristiana e la vita militare ( ) ;
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( ) i Cor. 1 4 , 2 5 ; l'espressione g i b i b l i c a , cfr. D e u t . 2, 4 7 ; si p o s s o n o a g g i u n g e r e , per es., 2 Cor. 1 , 22 v TCCXQ x a p S i a i ? 7 )u.tov; 4, 6; 5, 1 2 ; Col. 4,7. S ' a g g i u n g a p u r e 1 P e t r . 3,4, d o v e xpuTcxc; -vr)c, x a p S i a q av&pa >7CO<; c o i n c i d e n t e c o n eow ctv&pco7rocj di P a o l o . ( I passi i n c u i c o m p a r e l a OUVI8Y)CU<; sono n u m e r o s i s s i m i : s e g n a l o Rom. 2, 1 5 e 9,1 (o-ovu.apTopocfY)<; x r j ? o u v s t Srjoecoi;); 1 Cor. 8,7 e i o ; 2 Cor. 5, 1 1 ; 1 Tim. 3,9; Tit. 1, 1 5 (u,eu.iavTou x a . v o u ? x a \ CTUVSSYJCTK;). A n c h e 1 P e t r . 3, 1 6 e 2 1 . ( ) P o c o p i s o p r a a p a g . 2 9 4 ; n o t a r e 1 Tim. 1, 1 8 d o v e d u e m o t i v i d i a t r i b i c i si s o m m a n o , d a t o l ' a p p a r i r e del paragone v i t a = n a v i g a z i o n e : i v a c r T p a T S u y j v .ictiq TTJV x a X r j v c r x p a T e i a v , s x c o v TCIOTIV x a yat-vjv a u v e i S r j c H v , ^ v n v e q '7100apievoL 7tepl TTJV 7riariv I v a D a y / j o a v . P e r i m o t i v i d i a t r i b i c i cfr. B u l t m a n n , Der SUI der paulinische Predigt u. d. kynisch-stoische Diatribe i n Forsch. su Rei. u. hit. d. Alien u. Neuen Test. 1 9 1 0 .
2 3

altrettanto logico trovare cenni ed espressioni che deprezzino il corpo: o-Tpxivov o-xeuoc; o axrjvoq Non pu essere accostato altro che in parte ad elementi diatribici, invece, v Tccrtv vaXaBvT<; TV &upev
Tr\c, TZGXZCC,, v ai 8uvY]aa--r rcvxa BeXv)

TOU
a

TCOVTJPOU T Tce7rupw {xva c B a a i , che ricorda una X P ^ di Diogene, ma trova i suoi elementi anche nella tradizione biblica ( ). Una larga eco nel mondo diatribico ed eutimistico aveva il paragone tra l'anima presa dalle passioni e le tempeste del mare; Paolo lo riprende, come pure Giacomo, il pi diatribico tra gli scrittori del Nuovo Testamento, e di qui trova diritto di cittadinanza nella letteratura cristiana, che lo svilupper ampiamente con un continuo trapasso dall'uno all'altro mondo. Raccomanda Paolo: u.7)XTi &u.v VTJTUOI, x X u 8 t v i u , e 2

voi x a v
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T9J<; S t S a t r x a X i a s v[AiofXV>

T9J x u B t a TWV vfrpcoTCcov e Giacomo rincalza y p


3

o iaxpt,vu.VO<; EOLXEV xXScovi <9-aXo-cr7]S x a pi7u o(xv<p

( ). Sempre in questo ambiente siamo ma ammettere un diretto influsso in questo caso problematico quando l'Apostolo sostiene che <p&ipoucuv TJ&Y) x p v j a T fjuXiat. x a x a i : del valore negativo della conversatio malorum o dissimilium avevano gi parlato Seneca e Filone pi di tutti ( ). Invece troppo laterali rimangono gli accenni alla tranquillit della vita, perch valga la pena di ricordarli, salvo uno, in cui pu essere intravista una concezione che star
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(*) 2 Cor. 4 , 7 : "Exo(xev S T V d^craupv T O T O V v a x p a XVOIQ a x s s a i v e a n c o r a i Thess. 4,4; 1 P e t r . 3,7; B a r n a b . epist. 2 1 , 8 (<JXSUO<;) ; CXTJVCX; (2 C o r . 5.1 e 4) g i i n D e m o c r i t o e nll'Assioco 366 A . ( ) Eph. 6 , 1 6 (per l ' i m m a g i n e a n c h e 6, 1 3 ; 1 Thess. 5,8; 1 P e t r . 5,9); p e r l a x P ^ di D i o g e n e cfr. c a p . I l i , p . 276 e n.3 ; v . Is. 59, 1 7 ; d u p e o i n Is. 3 1 , 5 (secondo A q u i l a ) . ( ) Eph. 4, 1 4 ; I a c . 1,6. S u i r a p p o r t i t r a G i a c o m o e l a d i a t r i b a , v . G e f f c k e n , Kynika u. Verwandtes, p . 45 s g g . e W e n d l a n d , Die urchrist. Literaturformen, p. 370-71. (') 1 Cor 1 5 , 3 3 ; S e n . tranq. an. 1 7 , 3 ; P h i l . vii. contempla 2, 20.
2 e a 3

poi alla base della vita monastica: l'esortazione a '.& Y)o"ux<x^eLv x a 7cp<ro"et,v io4a x a spy^so -^-at, , y^epav u,tov Su un altro punto gli scrittori cristiani si atterranno alla parola di Paolo, riguardo cio al matrimonio; implicitamente i Vangeli lo avevano abbassato ad un livello inferiore, quando in essi si leggeva che gli uomini al momento della resurrezione dei morti ( OVT<XI, ma sono come gli angeli nei cieli ( ), ed ora Paolo si mantiene nella stessa posizione riconoscendo il privilegio di un'assoluta superiorit alla verginit: arriva anzi ad aggiungere, a proposito del matrimonio, con massima circospezione questo vi dico per indulgenza, non per comando e conclude che chi d in isposa la propria figlia fa bene; che non la d in sposa fa meglio ( ). Anche Giovanni Crisostomo, da poco tornato dal suo ritiro nella solitudine e ancor tutto ardente di spirito ascetico, non oser andare pi oltre e si limiter a trovare migliore lo stato di verginit che il matrimonio ( ). A concludere questa rapida scorsa degli scritti del Nuovo Testamento, si potrebbe scegliere un passo della Epistola prima di Giovanni che riassume in s molti degli elementi che servono da anello tra il mondo pagano e il mondo cristiano : Mvj 7 TV xo -^ov
2 3 4

UTQS

v T C O XG-U,CO. e v TIC, y a r e a TOV XOCTJXOV, o x


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T C O V

P) i Thess. 4, l i (per il t e r z o d a t o a g g i u n g i 2 Thess. 3, i o TI s TIC o &Xet pYsor &ai, u.Yj8 oS-ixco). I n I Tim. 2,2 c o n s i g l i a di p r e g a r e p e r t u t t i i p o t e n t i ?va -ju.epov x a l ^00^(tov pCov Stywu-Ev v Ttay) sae^siat. x a l ceuvxTjxi. ( ) M e . 1 2 , 2 5 ; M t . 22, 30; L e . 20,34. ( ) 1 Cor. 7, 6 - 1 1 e 38. ( ) L o s c r i t t o sulla v e r g i n i t , c h e n o n h a d a t a s i c u r a , p r o b a b i l m e n t e d a t a b i l e p r i m a d e l l ' i n i z i o del p r e s b i t e r i o di Giovanni ( P u e c h , Histoire de la Littr. grecque chrt., 1930, I I I , 480 e 482-83).
2 3 4

o<p&aA[Acov x a

r\ Xac ^ovia Stou, ox xcru,oo ECTTIV ( ) .


1

SCTTIV EX

;, XX x

* ** Si visto da quanto abbiamo fin qui preso in esame delia tradizione cristiana pi antica che i riferimenti alla diatriba comunque alla tradizione pagana non offrono pi di tanto: alcuni temi certo nascono dalla identit di situazione in un mondo che il medesimo per Greci e Cristiani, altri sono elementi formali che vengono attinti da un linguaggio che si ormai diffuso per tutto il mondo civile dell'epoca ( ). Una differenza netta c' e l'abbiamo messa in rilievo , dovuta all'ideale nuovo del Cristianesimo, consistente in una rivelazione e in una vita oltremondana, in una fede insomma; c' un misticismo ardente, che manca nei pi mistici tra i Greci e Romani, c' un bisogno di purificazione che non aveva mai raggiunto tale livello nel mondo pagano ( ), c' il concetto, inconcepibile per il mondo greco, che Dio a indicare all'uomo che cosa da fare e che cosa no ( ). Un primo passo aveva certamente fatto Paolo nato a Tarso, dove era nato pure Atenodoro (che giusto in quel tempo
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P) i I o . 2, 1 5 - 1 6 . (*) Cfr. W e n d l a n d , Die urchristl. Literaturformen, p. 225-26. ( ) V a l g a c o m e e s e m p i o G i a c o m o : CCTTCIXOV OCOTV xyjpstv arc TOU xau-ou (Iac. 1, 27), d o v e c ' u n c o n c e t t o di c o n t a m i n a zione c h e m a n c a nella tradizione greca ed espressamente g i u d a i z z a n t e o c r i s t i a n o ; &.a-niko$ r i t o r n a p e r es. i n 1 Tim. 6, 1 4 ; 1 P e t r . 1, 1 9 . (*) Cfr. P o h l e n z , Die Stoa, I, 4 0 1 , d o v e i l l u m i n a i n u n a c h i a r a e d efficace sintesi n o n solo q u e s t o p u n t o , m a a n c h e t u t t o il p a n o r a m a d e i c o n t a t t i e dei c o n t r a s t i t r a i d u e m o n d i . P e r t u t t o c i , v e d i a n c h e W e n d l a n d , op. cit. p . 230-33 e a l c u n e belle o s s e r v a z i o n i sulla d i f f e r e n z a t r a p o s i z i o n i di c r i s t i a n i e g r e c i (ma a p r o p o s i t o di a p a t i e ) in R i i t h e r , Die sittl. Forderung der Apatheia in den beiden ersten Jahrh. u. bei Klem. v. Alex., F r e i b u r g , 1 9 4 9 , p . 25-26.
3

doveva essere la gloria ben nota della citt) e prima di lui anche Zenone, Antipatro, Eraclide, Archedemo, per non ricordare che anche il padre di Crisippo era di Tarso ( ). Il pensiero stoico non gli doveva essere rimasto ignoto durante la sua giovent, come pure la cultura di quell'et; assai verosimile che una conoscenza particolare dovesse avere degli scritti di Filone, che era suo contemporaneo e il cui pensiero doveva venire rapidamente diffondendosi negli ambienti giudaici ( ). Paolo quello che pi di tutti sente questo influsso, che in fine risale allo stoicismo: gli altri scritti neotestamentari, eccetto la lettera di Giacomo, non sono altrettanto presi di questo pensiero;
1 2

(*) D e l r e s t o Soli s t e s s a e r a s u u n a delle d u e p r i n c i p a l i linee di c o m u n i c a z i o n e c h e p e r v i a di t e r r a p a s s a v a n o a t t r a verso Tarso e non distava g r a n c h da questa citt. P e r la cult u r a della c i t t nei p r i m i a n n i d o p o C r i s t o , v . S t r a b . 1 4 , 6 7 3 - 7 4 e B o h l i g , Die Geisteskultur v. Tarsos im augusteischen Zeitalter in Forsch. z. Rei. u. Lit. d. Alten u. Neuen Test., 1 9 1 3 , p . 1 1 3 s g g . , c h e t r a t t a a n c h e d e l l ' i n f l u s s o c h e l o s t o i c i s m o e b b e su Tarso. ( ) P e r la conoscenza che P a o l o ha della cultura retorica della s u a et, cfr. il d i s c o r s o d e l l ' A r e o p a g o (Aet. 1 7 , 2 2 - 3 1 ) : se l ' o p i n i o n e di W . S c h m i d , Die Re de des Apostels Paulus vor den Philosophen u. Areopagiten in Athen, in Philol. 95 (1942), 7 9 - 1 2 0 e s a g e r a t a i n u n senso, direi c h e l o nel s e n s o o p p o s t o q u e l l a del D i b e l i u s , Paulus auj den Areopag, i n Heidelb. Sitz. ber., 1938,2 e del P o h l e n z , Die Stoa, I, 404; " L u c a " p u a v e r c e r t o d a t o u n a p a t i n a p i d i a t r i b i c a al t e s t o (cfr. p e r q u e s t o e l e m e n t o d i a t r i b i c o , N o r d e n , Agnostos Theos, L e i p z i g , 1 9 1 3 , p . 1-27), m a n o n mi p a r e c h e egli sia s c r i t t o r e c h e t i e n e nel r e s t o d e l l a s u a n a r r a z i o n e u n t o n o d i v e r s o solo p e r desiderio di s e m p l i c i t . Cos s o n o s c r i t t i gli Atti, p e r c h c h i li s c r i v e v a m e g l i o n o n s a p e v a : e il discorso d e l l ' A r e o p a g o p i fiorito di espressioni c o l t e , p e r c h P a o l o l o a v e v a t e n u t o c o n u n t o n o p a r t i c o l a r e , e s s e n d o l ' u n i c o discorso " u f f i c i a l e " c h e p r o n u n c i a v a . Q u a n t o i n v e c e all'influsso del g i u d a i s m o ellen i z z a n t e , n o n sarei a l i e n o d a l p e n s a r e c h e , per es., l o s v i l u p p o c h e P a o l o d a l l a ax>vsi?r\aiq (che l o S t e i n m a n n , Das Geivissen bei Paulus in Bibl. Zeit- u. Streitfragen, 1 9 1 1 , p.3 fa risalire a l l a g r i e c h i s c h e n B i l d u n g di P a o l o ) d i p e n d e i n b u o n a p a r t e d a l pensiero s t o i c o e s t o i c o g i u d a i z z a n t e di q u e l l ' e t . P e r la c u l t u r a di P a o l o , si v e d e B S h l i g , op. cit., p. 1 1 9 s g g . d o v e si f a u n ' i n t e r e s s a n t e c o n f r o n t o t r a P a o l o e A t e n o d o r o di T a r s o , a n c h e se n o n in t u t t o c o n c o r d o ; p . 1 5 4 s g g . ; B u l t m a n n , op. cit., passim.
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ma, come dicevo, questo influsso rimane sull'Apostolo assai esteriore, perch il suo spirito era pervaso dalla y r c T ] , che schiettamente cristiana e non trova nessun corrispondente nel mondo pagano, che non si era spinto pi in l di un'altissima cpiXav &ptTua. La saggezza del mondo intesa come pazzia, concetto che con tanta grandiosa insistenza Paolo presenta ai Corinzi, una delle forze del cristianesimo durante i primi secoli e giunge fino quasi all'et, e in qualche caso anche pi oltre dell'et in cui la Chiesa si fatta ormai una potenza culturale: i Cristiani si sentono in contrasto con il. mondo che hanno intorno, chiusi come sono in una fede che rapporto dell'anima con Dio e che non ha nulla di paragonabile per intensit con quanto Seneca, Epitteto, Marco Aurelio ci possono offrire; anche il concetto della prossima fine del mondo e pi tardi del millenarismo non possono che creare un distacco dal mondo in mezzo al quale essi vivevano. legittimo dire che, non ostante questo, l'apologetica greca segna un regresso: in nessuno degli apologisti compare un tema che si possa definire contemplativo; sono i tempi della lotta e delle persecuzioni, in cui il mondo pagano sentito come il nemico, a cui si deve evangelicamente perdonare, ma da cui ci si deve attentamente guardare, perch non ne rimanga corrotta e indebolita la fede. L a posizione pu assere sintetizzata da quello che dice Giustino dei suoi compagni di fede: TV TE xo-fzov urcEpoptoot, rcvTEc; *a 9 -avxou
xaTa<ppovoucn ( ).
1

Differente la posizione degli apologisti occidentali che, mentre da un lato rinnovano l'apologetica greca, dall'altro vivono in un mondo in cui il cristianesimo
A fol. i , 1 4 l o s p i c z ; o per Per l'apologetica, vedasi G e f f c k e n , Zwei griech. Apologeten, Leipzig, 1907 e P u e c h , Les apologistes grecs du II sicle de noire ere, F a r i s , 1 9 1 c .
Xp7]U.aTcov

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lustin.
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ad Diogn.

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XT7][X<XT6>V

7rpouc.

diventa sempre pi una forza insopprimibile. Un esempio assai interessante del modo in cui questi scrittori lavoravano ci offerto dal de pallio di Tertulliano. Lo scritto stato esaminato dal punto di vista della diatriba cinicizzante dal Geffcken in modo ampio e documentato e do, quindi, per acquisiti i risultati che quello ha raggiunto. Ebbene la prosopopea del pallio si apre con queste parole : Ego inquit nihil foro, nihil campo, nihil curiae debeo, nihil officio advigilo; nulla vostra praeoccupo, nulla praetoria observo; canales non odoro, cancellos non adoro; subsellia non contundo, iura non conturbo; causas non elatro, non iudico, non milito, non regno; secessi de populo. In me unicum negotium mihi est; nisi aliud non curo quam ne curem. Vita meliore magis in secessu fruare, quam in promptu... nemo alii nascitur moriturus sibi. Certe cum ad Epicuros et Zenonas ventum est, sapientes vocas totum quietis magisterium, qui eam summae atque unicae voluptatis nomine consecravere ( ). Osserva il Geffcken che "ist hier alles kynisch" : lo anche il non milito, che a lui pare cristiano ( ), perch ci troviamo di fronte a una serie i cui ultimi due termini corrispondono al greco o o -rpaTTjyco, o Soco-iAeuco, espressioni che sono ben note alla diatriba greca Naturalmente il vecchio motivo cinicizzante prende un nuovo significato: non pi un astenersi dalla vita attuosa per un disgusto
2 3

f) Geffcken, Kynika u. Verwandtes. 1909, p. 58-138. (Per il p a s s o c h e c ' i n t e r e s s a cfr. in p a r t i c o l a r e p. 1 2 5 sgg. ,1. L a p o l e m i c a d e l l a Z a p p a l a in Ricerche religiose, 1 (1925), p p . 1 3 2 . - 1 4 9 e 3 2 7 - 3 4 4 m o s t r a s o s t a n z i a l m e n t e s c a r s a c o n o s c e n z a del m o n d o d i a t r i b i c o e, s a l v o p o c h e o s s e r v a z i o n i i n t e l l i g e n t i , m o l t a i n c o m p e t e n z a nei p r o b l e m i dei r a p p o r t i t r a m o n d o p a g a n o e m o n d o cristiano. () T e r t . pali. 5,3. ( ) G e f f c k e n , op. cit., p. 1 2 6 e n. 2 ; p. 87. (*) V e d i , del r e s t o , a n c h e S e n . ot. 6,4 e P l u t . Stoic. repugn2, 1 0 3 3 C : l o s t e s s o G e f f c k e n c i t a il p a s s o di S e n e c a , m a per a l t r i s c o p i e p e r c i g l i s f u g g e il duxissent exercitus. Q u a n t o poi al t e m a d i a t r i b i c o , c h e e s p r i m e di s o l i t o l ' i n a n i t di q u e s t e c o s e ,
3

generale della tumultuariet di passioni, di azioni; della malvagit degli uomini, della durezza dei tempi; per i Cristiani c' un motivo ben pi forte, perch separazione dalla vita politica (sia essa cursus honorum o servizio militare), avversione per l'attivit forense, a maggior ragione necessit di schivare le cerimonie religiose nascevano dall'impossibilit per loro di sacrificare al genio dell'imperatore e agli dei pagani. Anche contro l'accusa che essi siano cattivi cittadini e misantropi si leva questa pagina del de pallio, che non soltanto una esaltazione di una vita diversa spiritualmente, e anche diversa praticamente, da quella dei pagani e di quei cristiani che debolmente difendevano la loro propensione a partecipare alla vita dei pagani. Se anche, dal punto di vista formale, il nostro testo schiettamente cinico, nel contenuto si presenta influenzato da quegli elementi stoici che si erano infiltrati in tutta la cultura dalla fine del primo secolo avanti Cristo. A noi sopra tutto interessa di mettere in rilievo il secessi de populo, che pare eco di tante affermazioni di Seneca, e l'in me unicum negotium mihi est, che ricorda assai da vicino certe esortazioni di Seneca a Paolino o a Sereno; anche se in ultima analisi possono essere riportati al l a u r e o o^ikzlv di Antistene. Mi pare perci evidente che non si deve pensare solo a una diatriba esclusivamente cinica, ma anche all'influenza esercitata dal mondo culturale, in cui tanti elementi vivevano, in modo da modificare l'atteggiamento e l'espressione di Tertulliano o della sua fonte. Siamo, comunque, in un caso in cui, pi che altro, si deve osservare la derivazione dal greco, una derivaci!-. Telet. rei.
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p. 50
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q u e s t o n o n gli p e r m e t t e di cr/oXerai (cfr. S t o b . V , 8 1 5 - 1 6 W . ) . L a s c e l t a d i milito d o v u t a a n c h e a l l a n e c e s s i t r e t o r i c a d e l p a r a l l e l i s m o dei xcoXa.

zione un po' greve, un po' di peso, su cui si impostata la forma dello scrittore. Ma gi molto perch di solito gli apologisti non si interessano di tali questioni. L'Occidente in questo sempre meno interessante dell'Oriente: la stessa cosa che abbiamo or ora osservato per Tertulliano, pu esser detta di tutta la patristica latina; salvo che la cultura pagana, non pi avversata, d i suoi frutti e lo studio dei pensatori classici lascia nell'animo di questi cristiani, che sono tutti dei convertiti, un riflesso molto caldo, quand'anche non diventi una fonte o un modello per gli scritti loro. Come ha gi detto, a me non interessa sviluppare questa parte, ma solo dare alcuni esempi, che valgono a indicare il modo, il sistema con cui questo lavoro veniva portato e termine. Cos scelgo di Agostino il de beata vita non perch esso sia il pi importante scritto, o quello in cui meglio appare questa crasi di elementi diversi, ma perch - non ostante esuli da quel campo di vita contemplativa non mistica a cui ci siamo limitati ci offre alcuni spunti di indubbio interesse. Vi trovano posto perci l'immagine del della navigazione, che avevano .gi una grave e antica tradizione, cui si aggiungono sviluppi retorici, che avranno fortuna in seguito ( ); cos tra retorica e filosofia rimangono espressioni come optatae tranquillitati vel quassatam navem fessamque perducerem ( ). Quello che a noi interessa l'ideale che Agostino si pone come vita beata: essa consiste nell'avere Dio, cio la Dei safdentia, che la sola ; e siccome stato detto Ego sum veritas, questa sapienza di Dio la verit ( ). Il bisogno che abbiamo in noi di cercare Dio, di ricordarlo, ut eum
1 2 3

(*) A u r . A u g u s t . beat. vit. i , 1 - 3 ; v e d i il n u o v o p a r t i c o l a r e ~pe\'unus inmanissimus mons ante ipsum portum constitutus c h e r a p p r e s e n t a il superbum studium inanissimae gloriae. ( ) ibid. 1,4. ( ) ibid. 4, 34.
2 3

pulso omni fastidio sitiamus, de ipso ad nos fonte veritatis emanai ( ). Anche se Agostino non lo dichiara apertamente, questo bisogno, dalla cui saziet sola dipende la nostra felicit, bisogno contemplativo, non attivo e ad esso il nostro autore giunge attraverso YHortensius di Cicerone, sommando cio elementi che nascono dal Protrettico di Aristotele e da dottrine stoiche, come Yomnis sapiens fortis, e pi particolarmente paneziane come attraverso la citazione terenziana Yhoc primum in vita esse utile, ut ne quid nimis ovvero il modus animi, hoc est quo sese animus librai, ut ncque excurrat in nimium neque infra quam plenum est coartetur ( ), somma dunque questi elementi ad altri cristiani che gli servono (e questa la convinzione di tutti gli scrittori cristiani) a completare l'imperfetta verit dei pagani ( ). Classico esempio di come venga sfruttata un'opera pagana il de officiis ministrorum d'Ambrogio; ma non solo a Cicerone deve molto il vescovo di Milano, deve anche a Filone e ai Padri della chiesa orientale. Questo debito alla patristica greca, si ritrova a un certo momento in tutti i principali scrittori latini, non ultimo Gerolamo, che tanti contatti ha avuto con quel mondo e l in mezzo ha passato i molti anni
1 2 3

(!) ibid. 4, 35. ( ) 4, 2 5 ; 4, 3 2 ; 4, 3 3 ; n o n d e t t o c h e l a fusione di t a l i e l e m e n t i n o n fosse g i nl'Hortensius; per certi particolari ci si p u c h i e d e r e se A g o s t i n o n o n a b b i a a t t i n t o d i r e t t a m e n t e a d insegnamenti accademico-peripatetici. A d ogni modo,
2

per

il

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cfr.

pag.

138

n.

3;

227

n.

1;

246;

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il modus, t u t t a l a t r a t t a z i o n e su P a n e z i o e su S e n e c a . Q u a n t o a l l ' u s o di infra quam plenum est, si t e n g a p r e s e n t e il v a l o r e c h e h a plenitudo nel n o s t r o d i a l o g o , 4, 30-31. Infine p e r il p a r a g o n e c o n l a b i l a n c i a , si v e d a D . L . 8,18 T 8 t > y v u,7) TCepPodvetv, cio T ECTOV x a l Stxouov [xy] u7UpPaCveiv, m o t t o di P i t a g o r a , c h e p o i d e f l u i t o l u n g o u n a t r a d i z i o n e sua propria. ( ) C i t a z i o n i d i r e t t e solo 1 Cor. 1, 24 e I o . 1 4 , 8 ; n o t e v o l m e n t e c r i s t i a n i z z a t e s o n o solo a l c u n e p a r t i (2, 1 2 ; 3, 1 8 ; 4, 34-35)3

della sua vita ascetica ( ). Qui mi limito a ricordare quanto abbiamo riportato dallo scritto ieronimiano adversum Iovinianum, in cui si raccoglievano elementi epicurei e teofrastei contro il matrimonio, elementi tutti che, con altri molti, risalgono al de matrimonio di Seneca, come ha largamente dimostrato per ultimo il Bickel ( ). Un mondo ricchissimo di interessi e di ardore per la cultura 'antica' tutto quello greco del I V s e c : in occidente forse solo Gerolamo pu esser messo a paragone. Un grande maestro (grande nonostante quei difetti e quei torti che gli si possono imputare) Libanio : alla sua scuola crescono Giovanni Crisostomo e Basilio e ne sentono l'influsso immediato altri, come i due Gregori e Nilo. Entro questo ambiente voglio restringere le mie osservazioni e anche in tale cerchia d'autori mi limito a cogliere da qualche scritto, che serva pi di saggio, di quanto non sia vera ed esauriente ricerca. Il fatto che molto spesso la patristica stata legata al mondo cristiano medievale ha forse in parte ridotto sia il numero delle ricerche, sia i loro risultati in questo campo, quando lo si voglia collegare alla let2

(!) P e r A m b r o g i o e F i l o n e , cfr. I h m , Philon u. Ambrosius, in Fleck. Jahrbch. 1890, 1 4 1 ; u n n u o v o e s e m p i o di d i p e n d e n z a d a o r i g i n a l i g r e c i h a m e s s o in l u c e i . C a z z a n i g a , La tradizione manoscritta del De lapsu Susannae , T o r i n o , 1950, p . 243 1 , a p r o p o s i t o di t a l e s c r i t t o e a l c u n e o m e l i a di G i o v a n n i C r i s o s t o m o . Si v e d a i n o l t r e B i c k e l , Das asketische Ideal bei Ambr., Hieron., August., in N. Jahrb. 1916. () B i c k e l , Diatribae in Senecae philosophi fragmenta: I de matrimonio, L e i p z i g , 1 9 1 5 ; si n o t i n o , t r a gli s p u n t i c h e c i p o s s o n o i n t e r e s s a r e , l a m a s s i m a dlYEccli. 1 6 , 4 utile est mori sine filiis, quam relinquere ftlios impios (p. 5), c h e assai v i c i n a a l l a f o r m u l a z i o n e s i n t e t i c a (di o r i g i n e d i a t r i b i c a ) c h e L a t t a n z i o fa in div. instit. 3, 1 7 , 24 del p r i n c i p i o e p i c u r e o ; l a c i t a z i o n e dell'ei Y O C U , 7 } T O V T C O (jotpw di F i l o n e di L a r i s s a (p. 2 1 6 ) ; e i n fine a l c u n e c i t a z i o n i c r i s t i a n e , c h e d e r i v a n o d a C i c e r o n e ( m a n o n c o m e c r e d e il B i c k e l , d a resp. 1 , 27, bens da. off. 3, 1, 1) t r a cui H i e r o n . adv. Iovin. 47, 3 1 5 C numquam minus solus crii quam cum solus fuerit; A m b r . de virg. 2, 2, 10, Maria... ultn sibi minus sola videbatur, cum sola esset.
2

Il monachesimo e Giovanni Crisostomo

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teratura e al pensiero pagani; ci significa che voler completare una ricerca, se pur limitata agli interessi contemplativi, nella patristica greca, equivarrebbe a iniziarne una di ben vasto respiro, chi pensi alla fecondit di quegli scrittori e oratori, alla notevole differenza da ambiente a ambiente culturale, alla disparit di influssi a cui essi sono stati esposti. Questo non il luogo per tale approfondimento, che risulterebbe svisato lo scopo e rotto l'equilibrio della ricerca. Ma se si pensi come quell' et sia ritornata alla lettura di testi che per secoli, forse, nessuno aveva letto pi direttamente, e come la cultura non si fosse ancora, almeno nei suoi centri migliori, irreparabilmente avviata sulla china dei compendi e delle epitomi, non si potr totalmente trascurarla. Un esempio oltremodo significativo ci offerto da Giamblico: i risultati delle ricerche del By= water, del Jaeger, del Bignone hanno portato alla luce in modo inaspettato una larga serie di brani del Protretiico di Aristotele, che certo non era pi letto stato da tempo, anche se indirettamente continuava a far sentire il suo indiscutibile fascino su tutta la letteratura delle due lingue ( ). U n altro esempio, questa volta molto meno importante, ma non meno interessante, ci verr offerto da Basilio e dai suoi stretti rapporti con le teorie eutimistiche ; c' in lui e in Giovanni Crix

I ) D i q u e s t a m i a a f f e r m a z i o n e n o n q u i il l u o g o di r e n d e r r a g i o n e : m a c e r t o n S e n e c a , n M a r c o A u r e l i o , n B o e z i o , n il P s e u d o p l u t a r c o , de liberis educ. (autori p e r i q u a l i si v e d a B i g n o n e , Aristotele perduto, I I , 1 9 6 - 1 9 7 ; I, 239 n . ; Annali Pisa, 1940, p . 2 4 1 - 2 4 9 ; Studi sul pensiero antico, p . 280-87) a v e v a n o l e t t o il Protrettico. Sull'argomento mio desiderio r i t o r n a r e , e s a m i n a n d o n e l l a q u e s t i o n e a n c h e 'Hortensius cic e r o n i a n o e a l t r i s c r i t t i : m i l i m i t o q u i a n o t a r e c o m e i passi r a c c o l t i d a l B i g n o n e (e i n c u i q u a s i s e m p r e i n d i s c u t i b i l e u n r i c o r d o p i o m e n o l o n t a n o di q u e l l o scritto) c o n t e n g o n o p e r l o p i e s e m p i o r m a i d i v e n u t i classici p e r q u e i t e m i . A l t r i p o i , c o m e q u e l l o della c o n t e m p l a z i o n e d e l l e b e l l e z z e del c o s m o e di t u t t a l a n a t u r a c h e ci c i r c o n d a , s o n o , se n o n a l t r o , p a s s a t i attraverso l'intepretazione paneziana e posidoniana.

sostomo un risveglio dell'ideale dell'eo&ufjua, veramente significativo: non possibile affermare che la lettura degli scritti di Panezio, o di qualche scrittore che abbia seguito molto da vicino le orme di lui, sia dovuta alla scuola da cui i due insigni padri della Chiesa provengono, piuttosto certo che l'ideale della tranquillit dell'animo e della contenuta letizia interiore non poteva non esercitare una forte attrazione su quegli scrittori cristiani che avessero avuto occasione o modo di raggiungere gli scritti che ne trattarono. Un altro motivo particolare del mondo cristiano quello del monachesimo; ho gi accennato come alcuni punti dei Vangeli e delle epistole paoline potessero offrire materia a una meditazione del ritiro asso-, luto dalla vita comune ( ): a questo si dovevano aggiungere la speranza di una prossima fine del mondo, l'effetto della letteratura apocalittica e, non ultima, l'osservazione pessimistica del peggiorare dei costumi degli stessi cristiani, man mano che i seguaci della nuova fede si moltiplicavano ( ). Era un ritorno al mondo chiuso e separato in cui si er an tenuti e in parte erano stati tenuti i cristiani nei primissimi secoli, prima che la Chiesa divenisse una potenza ufficialmente riconosciuta dallo stato: di nuovo i pi ferventi e i pi mistici tra i fedeli vedevano nel mondo esteriore il regno di Satana. Quando la Chiesa decide alla met del II sec. prendendo cos un'importanza mondiale di riconoscere le differenze sociali fra i suoi membri, appaiono i primi che prendono a raccomandare ai vescovi e al gregge dei fedeli di astenersi dalla progressiva mondanizzazione ( ) : le proteste contro questa
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f) Cfr. p a g . 292 ( ) Acuta e vera tum, Giessen, i 9 o i , stentum berhrt, um z u sein . ( ) H a r n a c k , op.
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e 298. l ' o s s e r v a z i o n e del H a r n a c k , Das Mnchp. 1 3 : Sie waren zu stark vom Chries z u lassen u n d z u w e n i g zu C h r i s t e n cit., p . 1 4 .

posizione della Chiesa portano verso la met del I I I sec. ai primi esempi di vita monastica, che vuol rifarsi al rigido modello della vita predicata dai Vangeli, per quanto Ges non sia stato nella sua vita terrena un esempio di ascesi, n come l'intendeva il mondo antico^ n come lo intendono questi anacoreti. Ma anche su questi nuovi solitari aveva agito il mondo pagano con la sua cultura e perfino con la sua nomenclatura: &TX7]CH<; questa nuova come quella cinica, cpt,Xoao<pia la loro, come quella degli Esseni e dei Terapeuti di cui ci parla Filone ; e anche per loro e un v a x c o p e t v dal mondo in se stessi, onde essi prendono il nome di v a x t o p y j T o u . Il paragone posto dal Hatch tra il filosofo profano che si ritira disgustato dal mondo e il filosofo cristiano che abbandona questa nstra societ per contemplare nella solitudine, ha il suo pieno valore ( ). Solo pi tardi l'crxY)Tif)pt.ov o 9povucrT7)piov prender il nome di u,ovao-TY)piov, solo quando agli anacoreti verr dato, dalla loro vita solitaria, il nome di [ x o v a x o t ( ). Certamente quando noi prendiamo la vita ascetica di Antonio monaco nella Tebaide, non vi troveremo nulla di questo pensiero: anzi l'Egitto dei Copti ignoranti e talora fanatici di misticismo non il campo pi atto a ricevere e ad assorbire quei contatti col mondo greco. Ma subito il grande vescovo di Alessandria, Atanasio, interviene a regolare e al tempo stesso a ricollegare con la cultura (che era ancora cultura profana) questa tendenza monastica; se la sua Vita di sant'Antonio ricolma di leggende miracolistiche, contiene per anche una prima
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(') H a t c h , Griechentum u. Christentum, F r e i b u r g , 1882, p . 122. ( ) Il H a t c h , op. cit. in n o t a a p . 1 2 2 o s s e r v a c h e c' diff e r e n z a , sia p u r l i e v e , t r a q u e s t i t e r m i n i e c i t a p e r es. F. i a g r . hist. eccl. 1 , 2 1 , d o v e o-x.^Trjpiov ha v a l o r e m e n o esteso di
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ppOVTlCTTJpiOV.

disciplina dei monaci, i cui elementi di equilibrio non mancano di risentire dell'influsso del pensiero ellenico. Quando nei decenni successivi la vita monastica attrarr a se con un ritmo sempre crescente un sorprendente numero di persone, stanche di lottare e anelanti a una pi immediata comunicazione con Dio, questi { A U C T T O U ( ) si rinchiudono in se stessi e trovano in questa loro vita il rinnegamento delle cose di questo mondo, s che essa diventa davvero un fine, in quanto, macerando la carne ed esaltando lo spirito, una preparazione e quasi un'anticipazione della vera vita ultraterrena. L a parola che comunemente concentra in s l'ideale del monaco 7 r ^ e i a : ma la vecchia apatia stoica, che distaccava l'uomo da ogni allettamento dei sensi intesi come male, qui si tinge di una tonalit dualistica che nei suoi precedenti era impossibile ( ); e anche se i cristiani sfrutteranno l'apatia della diatriba stoico-cinica, anche qui molta differenza corre tra il vecchio e il nuovo concetto. Tanto ho detto perch il trattato di Giovanni Crisostomo in difesa della vita monastica si possa trovar meglio ambientato e non ci facciano meraviglia espressioni come TOC; zie, cp tXoo-ocptav y o v T a < ; ovvero rote, cpiXoacxpsLV a i p o u f A s v o i ? , dove filosofia equivale a fiio<? & e t o p 7 ) T i x < ; , come gi presso gli scrittori profani dei secoli precedenti, ma questa vita contemplativa altro
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(*) Il P o h l e n z , Die Stoa, I, 433 ( l i , 2 1 2 ) r i c o r d a il \xeiv TOC, cp #aAu .oi; e m e t t e fianco a fianco G r e g . N a z . carni. II, 2, 1, 47 s g g . e P l o t . enn. 1, 6, 8, 2 1 ( c i t a t o q u i a p a g . 285). ( ) C f r . P o h l e n z , op. cit. I , 4 3 3 - 3 4 ; I I , 2 1 2 - 1 3 . D a lui rip o r t o l ' e s e m p i o pi i n t e r e s s a n t e : u .v &ea>pY )Tix<; v:a9-r\c; ICTTOCI 7ravTa7Ta<i!,v..., S a T c o u S a t o t ; u .sTpioTCaS -ifji; (Nemes. i o ; &G>p7)Tix<; = m o n a c o , s e c o n d o c a p . 4 1 , p . 328). N o t e r c h e la d i s t i n z i o n e t r a 9-wp7]Ti,x<; o simili p e r i n d i c a r e il m o n a c o e aTco'jSaioc, p e r i n d i c a r e l ' u o m o d a b b e n e (vir bonus avrebbe d e t t o il C i c e r o n e del de officiis o S e n e c a ) c o m p a r e a n c h e a l t r o v e n e g l i s c r i t t i p a t r i s t i c i . S u l l ' a p a t i a c o m e i d e a l e p e r il m o n a c o r i c o r d o in p a r t i c o l a r m o d o t u t t o il serm. ascet. I di B a s i l i o <P. G . X X X I , 872 s q q . M i g n e ) .
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non che monachesimo ( ). L o scritto del Crisostomo ricco di elementi diatribici, senza che per questo si debba pensare a uno speciale amore per la diatriba: il linguaggio dell'ascesi cinica trapassa qui, perch diffuso nel mondo della cultura, come diffuso vi si l'ideale del saggio al di sopra di ogni passione; non siamo di fronte a un caso specifico, come quello di Gregorio Nazianzeno messo in luce dal Geffcken ( ); a differenza che nelle omelie, nel trattato in questione appaiono i riferimenti all'antica tradizione: Socrate, Diogene, Anacarsi, Cratete ( ). Ma quello che ci interessa pi di questi esempi il contenuto, sono i temi: oltre al ricorrere al modello dell'assetato, del febbricitante, del malato d'amore, della febbre di ricchezze ( ), vediamo il saggio cinico ed il u,ovcov posti sullo stesso piano, nelle stesse condizioni, dotati delle stesse virt e degli stessi privilegi; naturalmente, data l'evoluzione che la diatriba ha subito attraverso i secoli, non solo ci sono concezioni cinicizzanti, ma compaiono anche elementi di origine stoica. Se il vedere l 'vaxtpTjo -K; come un T C O V ptov ILC, x o p u 9 ? o t x t ^ e t v dovuto alla mentalit essenziale del monachesimo cristiano, il vedere la necessit dei monasteri nella mancanza di s u v o u i a , onde la ricerca di rifugio nella solitudine (zie, TYJV gp-rj^ov x a T o c i p o y / ) ) , combina con la realt pratica il tema stoico, gi ap2 3 4

( ) I o . C h r y s . adv. opp. vit. mori. 1,2, p . 2, 33 D i i b n e r ; 2,1, p. 14, 21. ( ) G e f f c k e n , op. cit., p . 21 s g g . ; su t a r d i e c h i d e l l a t r a d i z i o n e c i n i c a e s t o i c a r a c c o l t i i n t o r n o a l l a figura di U l i s s e e s e m p l a r e d i v i r t , cfr. a n c h e C a s t i g l i o n i , Decisa forficibus V, i n Acme, 1 (1948), p . 3 1 - 4 3 . ( ) S o c r a t e : 2 , 1 , p . 1 4 , 41 s g g . ; 3 , 1 1 , p . 54, 9-23 (cfr. Geffc k e n , Sokrates u. das alte Christentum, H e i d e l b e r g , 1908, p p . 32-34); D i o g e n e : p . 20, 49 s g g . ; p . 22, 34 s g g . i n u n insiene t u t t o d i a t r i b i c o ; p . 54,7 s g g . ; a n c h e de s. Babyla 8, p . 225, 4 6 s g g . A n a c a r s i e C r a t e t e : p . 54,7 s g g . ( ) I o . C h r y s . ibid., p . 1 8 , 1 6 - 1 9 , 332 3 4

parso in Crisippo, del saggio che abbandona la vita politica, perch la mancanza di perfezione nello stato non gli pu essere che nociva Tema invece stiano la solitudine che rigogliosamente fiorisce di frutti della filosofia ( ), ma l'intenderla come un liberarsi da TYJ? )<; ?]? x a ? ] ? basta da s a portarci in un mondo ben noto; ed logica conseguenza di ci vedere i monaci definiti come , TV TTJ; 7)o*uxta<; STJYOOVTEC; Xifxva ( ) e che attirano da questo mondo sconvolto alla calma gli uomini che s'agitano in mediis rebus ( ). Il motivo delle tempeste della vita torna assai spesso in questi scritti che esortano alla vita monastica e l'insistenza pi che logica, tanto pi se si pensa ai motivi che spingono al ritiro dal mondo. Nello scritto del Crisostomo esso prende spesso un tono da protrettico, quando l'autore esorta a venire 7i TYJV xou,avTov ^COTJV x a t TV euSiov Xifjt,eva ancora kit TV ), 7rpayu.oo"vn <;...X !,fi,va, con pi calore esorta il padre per il bene del figlio:
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XX'p7i:a<70v

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T^ST) T C O V TcvTo &ev

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[xvcov 7taycov, TTJ<; ^)?, xXuScovtou, ricordando Veripe te di Seneca; quando esclama: 'EVTOCU&a OUTS
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x a t 7)

) yaXr)-

V7), qui invece non sono tanto grandi i flutti della tempesta e molta la calma ( ). Le stesse espressioni
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i ) Ibid. p . 1 2 , 1 9 ; p . 1 0 , 4 7 s g g ; 5 . V. F., I l i , 690. ( ) Ibid.: i) S pvjpiia 7roXXcii ppst xc]> xrjq <piXooocpia x a p u c o ; cfr. l ' u s o di xaprci; i n M e . 4 , 1 9 e i n P a o l o p e r e s . Eph. 5 , 9 ; Phil. 1, 1 1 e 2 2 ; 2 Tim. 4,3 ( g i P h i l . spec. legg. 3 , 1 ) ; a n c h e B a s . hom. rcpa. oeauTt 6, 2 1 2 B M i g n e . N a t u r a l m e n t e il X T ) cpiXoaocptat; n a s c e d a c o n t a m i n a z i o n e t r a i d u e m o n d i . ( ) Ibid. p . 1 0 , 54 s g g . ; cfr. p . 50, 19-20; p . 50, 5 3 - 5 1 , 4 ; p o r t o e t e m p e s t a a n c h e p . 6 2 , 47, 5 1 . ( ) V . p . 1 1 , 1 7 , d o v e afferma c h e non v a accusato xoo (j.exa^vxot; arc xax7j<; X7js itxpa.yj\q rzpq X7]v yaXyjvvjv x e t V7]v -zoq v u-ato x i ^ ! ^ v o u ? v&pc7iou<;. ( ) Ibid., p . 32, 1 1 ; p . 50, 1 9 - 2 0 ; p . 5 6 , 3 ; p . 6 2 , 5 3 . U s u a l e l ' a c c o p p i a m e n t o 6 &pu(3o<; xod TJ YOCXYJVT), m a u n t e r z o t e r m i n e si a g g i u n g e i n sacerd. 6,2, p . 3 1 6 , 1 0 ol XTJV p7)u,ov olxouvxei;
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sono anche in Nilo, ma il suo scritto sull'ascesi monastica assai pi scolastico e precettistico : anche in lui, accanto al T C O V &opoBcov 7i;<xXXTTtv e al YJcruxiav y e t v , compare la yaXYjv/) ( ), ma essa diventato un vocabolo senza rilievo che in uno scrittore dotto solo rimasto come parola attinta distrattamente dalla tradizione. Lo troviamo invece con ben altra vitalit nel suo maestro, Basilio, in cui non compare una precettistica formata da nuda dottrina, ma c' sempre un appassionato calore. Ma, tornando a Giovanni Crisostomo e a quanto dicevamo a proposito dell'eguaglianza tra saggio cinico-stoico e monaco cristiano, interessa notare come xetvo<; S Sta Tz.at\c, T9)<; O C U T O U 7ropeareTat yyj? e tutta la terra gli offre bevanda e cibo: Democrito aveva detto che tutta la terra accessibile al saggio, i Cinici che di nulla ha bisogno il saggio, perch la natura tutto gli porge ci che indispensabile; il Crisostomo fonde e adatta i due motivi intendendoli validi anche per il monaco ( ). Quasi trascinato dalle parole di Democrito, che proseguono dicendo Patria d'uno spirito elevato tutto il mondo , egli si lascia prendere la mano dalla concezione stoica del filosofo xcru,oi) 7toXtT7)<; al punto di doversi correggere: Mai si scaccer il vero monaco dalla sua patria, eco? v U.YJ ^ a y y y ) ? T9J? y ^ ? Tco"/)?' TCCO<; y p OUTCO? etpv]o--8-co Tcet x a T TOV Xy)&?) Xyov TOTC [jtXtcTTa a T v et? :raTp Sa a 7 r o 7 r u , ^ e t ? , O T O C V arc TT]? yvj? ayy7)<;. Anche Seneca si era servito del fatto che il saggio
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r

x a l TrXeco? x a l y o p ? x a T M V lxs-8-ev iT7 )XXaYU .voi & o p^cov x a t S t a r r a v T c x ; y ixki\vT c, x a Xifxsvoi;. P e r epist. ad Olymp. 3, i A , v . p i o l t r e . (!) N i l . mon. exercit. 45, P . G . L X X X , p . 7 7 6 B M i g n e ; 48, p . 7 7 7 C. (*) I o . C h r y s . adv. opp. vitae mon. p . 2 1 , 1 8 D . ; cfr. D e m o c r . B 247 D . ; il t e m a c i n i c o c o m p a r e f r e q u e n t e m e n t e i n Dione Crisostomo.
t

cittadino del mondo della [i.EyaX7:oXt<; , per sostenerne la contemplati vita ; ma, naturalmente, solo un cristiano pu giungere a pensare come vera patria la vita ultraterrena ( ) . nella vita contemplativa che esistono adiaforia e apatia: nessuno pu nuocere al monaco, che superiore ad ogni cosa, a ricchezze, alla patria, alla gloria; nulla pu toccarne l'anima, n le offese portate contro il suo corpo, n le passioni che non riescono a farlo loro vittima: egli ^ s t p c o T o v
1

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vXcoxov.

T6arc,

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2

XTYJfjta, ( ). Vi-

Karq

pxYJc;, izGrc,

Ti[i.icTepov;

cino a Plutarco e ad Epicuro il Crisostomo, quando afferma, con parole che simili si trovano in Basilio e
in Nilo, che o y p v *C6TZOIC, x TYJ<;
xa 7repi9avsa?, oS v tfxaTtotc; oS v

XafX7tpT7)T0<;
SuvaaTSta,

aXX'v p s T f l <\iuyrc, x a 9tXocro9tac; u-vov: e rincalza il concetto quando asserisce che i padri stessi male consigliano i figli, se li esortano agli studi letterari dicendo Il tale era di modesta origine ed, essendosi acquistato potere con l'oratoria, ha coperto le pi alte cariche, si procurato molte ricchezze, ha preso una moglie facoltosa, si fatto una splendida casa, incute gran rispetto a tutti ed circondato da chiara f a m a ; questo per lui ispirare due cattive passioni,

H I o . C h r y s . , op. cit. p . 2 1 , 2 8 s q q . ; c f r . S e n . , ot. 4 , 1 - 2 ( ) Ibid. p . 2 5 , 1 - 3 e 5 1 (xp^u-axa o x OTI iztxp' axco... el -rtaxpiSa o x x -S^YJ? o x tpCsTat). M u t a n a t u r a l m e n t e la p o s i z i o n e d e l t i m o r e d e l l a m o r t e , p e r c h p e r v i a d e l l a xpoc K,(T] essa o r a 7raXXayrj Ttvwv e i S p w x w v XGatc; x a va7rauXa ( 2 6 , 5 ; c f r . de Las. 5 , 2 , p . 1 0 1 9 ) ; p . 2 6 , 8 , d o v e v i e n m u t a t o il p a r a d o s s o e p i c u r e o e s t o i c o x v cxpE^XcoQ-fj 0090; e t c . : x v y p [xupia ne, a x v Ipyarjxat, S e t v , x v [xaax^rj, x v 8ay\, x u-v CTto[i.a TcX^xxexai Sta XYJV 9 u a i v , rj S i ^X*) 7iXrjxxo(; Sta X7)v 9 t X o a o 9 f a v (xvet. I l t e m a s o t t o q u e s t a f o r m a appare frequentemente in E p i t t e t o ; interessante trovarlo anc o r p i a m p i a m e n t e i n B a s . hom. grat. act. 2 , P . G . X X X I , 2 2 0 C M i g n e . Infine v e d i p . 2 6 , 1 8 e 2 5 , o v e s o n o t e m l a r g a m e n t e s v i l u p p a t i d a l l a d i a t r i b a , c o m e l a 7rapprjaia v e r s o i p o t e n t i (p. 2 6 , 4 1 ) .
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quella per la ricchezza e quella per la fama vacua e v a n a (*). L'elogio della vita monastica introdotto in un modo che ci ricorda Platone e Lucrezio: XX (v zolq [xovaciTyjpioK;), xaiTOt XLU,COVO<; Yjpjxvoo TOCTOTOU,

(xvot x#7)VTai, TTOXXYJ, xa^rcep

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yaXyjVTj x a opavou Ta

Xtu-vt.

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aqjaXeta

T C O V XXcov S7CICTXO-

7rouvxe? v a u y t a , ma nei monasteri, quantunque si sia levata cos grande tempesta, soli se ne stanno in calma, in porto sicuro e in gran sicurezza, osservando come dal cielo i naufragi degli altri ( ). Ma interessante osservare come, nel prendere l'immagine che aveva certo una sua larga vita al lucreziano e terra si sia sostituito un cristiano ih] opavou. Elogi di monaci e del monachesimo compaiono com' logico lungo tutto il corso del dialogo, spesso con un sapore del tutto dovuto a vecchie tradizioni del pensiero profano, come nel dire ouxe T J Iprjuia rtu-ov ITO t e i , OUTE Xau,7cpv x a 7reptcpavrj T a pacuXeia o nell'asserire che i monaci, avendo scelto la vita solitaria e quieta da faccende
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(TOV

StcoTixv

Xu.evot pUov x a

7Tpyfxova),

non
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avendo neppure voluto avvicinarsi all'attivit politica, sono stati pi illustri dei re e dei loro seguaci ( ). L a nuova parola che indica la OXOXYJ cristiana, questa nuova Yjo-uyja, che solo una sosta lungo il cammino

(') I o . C h r y s . op. cit., p . 23.37 <l-> c h e v a con P l u t tranq. an. 1 9 , 4 7 7 A ; p . 42, 3-47, d o v e sono n o t e v o l i le espressioni TTjv arc T W V Xytov XTrjcnxu.Evo<; Suvajxtv e a l l a fine 8rj<; xsvrj? x a u ,axaia<;. ( ) Ibid. p . 5 2 , 1 0 ; P l a t . in Gnorri. Vat. (Wiener Studien, 1 1 , 1 9 9 ) ; L u c r . 2, 1-2. N o n s a r superfluo n o t a r e il raffronto t r a L u c r . 2, 29-33 c h e a b b i a m o g i c i t a t o a p a g g . 68 e 1 8 7 , col n o s t r o p . 22, 3 - 1 4 , r a f f r o n t o n o n cos superficiale, p e r c h c o m p a i o n o elementi sufficientemente significativi e che poss o n o a u t o r i z z a r c i a p e n s a r e ( v . a n c h e L u c r . 2, 1 9 e q u i p . 22, 14) a d u n a v i c i n a n z a dei d u e t e s t i m a g g i o r e d i q u e l l a c h e n a s c e dall'attingere semplicemente a un particolare tradizionale. ' E7rt.axo7rev p r o p r i o del c i n i c o . ( ) Ibid., p . 22, 30 e 23, 22.
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Vangelo: x a eupyj(TTe v 7 t a o c u v r a t ? y u ^ a i c ; uu,cov: anche se non manca forse l'influsso delle v d o r a u X a t . e v a 7 c a u c r e t ^ platoniche, per indicare ben altro cammino e soste ben diverse, se pure egualmente elevate, della anima umana alla ricerca del divino ( ). Perci 7roXXco
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per raggiungere Dio di queste pfxoo-^eto-a^ ^ u j ? , Giovanni Crisostomo la deriva dal

reo

eco

yp

p X T i o v a7c 7tvcov <5c7tetpov

7rpoo-xaipcov p u . e v o v

rcp?

requie che la gioia dell'aldil, ma non va distaccata da quella x a & a p v


v7taucnv -uva TeXeurv, Se e9pocruvyjv x a eXtxptvyj xa evSo^ov xal

che il piacere di chi si staccato dalle cose di questo mondo (YJ 7 r a p ' Y][JUV yjSovrj), n dalla bella e rinnovata immagine simile e pur tanto diversa dal y p c o v (3e(3t,coxcb? xaXco<; di Epicuro del vecchio monaco, il quale TOTE v a 7 c a c 7 T a i [ x X t a r a ,
izXoc,
o x '^oucrav, o r a v y e p o - r j , a r e ze, Xt,pt,eva e7retyfi ,evoc; X&etv ( ).
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Tutto questo senso di quiete non contrasta affatto con la definizione della vita monastica, che lo stesso scrittore ci d in un altro suo trattato: essa T p i v e t v
9'auTG) xa T<X? T C O V IXOXXCOV fJuXia? xTpTtecT&a!.,

esser soddisfatti e contenti di s e rifuggire la compagnia della folla ; affermazione che ci riporta alla mente reminiscenze diatribiche, paneziane e filonee ( ).
3

() l r . i g e 3 o ; 3 5 5 i rx3it3 c i t a t o i n G i o v a n n i , op. cit: p . 6 1 , 38; in P l a t o n e , Leg?,. 2, 653 (e 1, 6 2 5 ; 4, 7 2 2 C , cfr. F e s t u g i r e , Coniemplation et vie contemplative selon Platon, p . 457). Il t e r m i n e m a n c a n e g l i stoici a n t i c h i , a l m e n o s e c o n d o l ' i n d i c e d e l l ' A d l e r , e i n E p i c u r o , s a l v o un'vruaucnv TCV v T YJV x a x w v (epist. Men. 1 2 6 ) , c h e a m i o p a r e r e s o l a m e n t e r e m i n i s c e n z a p o l e m i c a d i T h e o g n . 343-44; m a si t r o v a rj v 7rao(jt? T M V TTTVWV i n [ P i u t ] , lib. educ. 1 3 , 9C. e in P o l i b . 39, 1, 6 Nei c r i s t i a n i il t e r m i n e a p p a r e g i in C l e m . A l e x , strom. 7, 1 0 , 57, 1 e 1 1 , 68, 4-5 (v-rcaucuO, e 6, 1 6 , 1 3 8 , 3 ( v a 7 t a u a a a 9 ' a i ) . ( ) Io. C h r y s . , op. cit. p. 3 2 , 3 ; p . 3 1 , 1 6 (che in c o n t r a s t o al p i a c e r e v o l g a r e , p . 30, 24, c h e si s p e g n e nel g i r o di un g i o r n o , o m e g l i o n o n in un g i o r n o , n in u n ' o r a , XX x a v u . i x p a xa x a p i a t a poirfi); p . 30, 1 7 a c u i c o r r i s p o n d e E p i c . 5 . V. 1 7 , y s p o j v x a f t r c s p v X'.u-vi. T 5 y T j p a xa&cpu-Lxe. ' ) I o . C h r y s . sacerd. 6,8, p . 320, 1 5 D ; l o stesso si d i c a
2 3

A Filone appunto ci porta Nilo, con il suo scritto dotto, ma assai spesso greve ( ); non saprei dire fin dove la sua cultura sia diretta, ma certo che conosceva di prima mano Filone e senz'altro doveva conoscere gli Stoici, tanto pi se a lui che dobbiamo la cristianizzazione del Manuale di Epitteto. indiscutibile che il suo trattato sull'ascesi monastica un mosaico di notizie attinte a fonti diverse ; forse appunto questa disparit di materiali, a mano leggera suturati, spesso senz'altro mezzo che una citazione biblica, o accostati semplicemente, lasciando sentire un certo disagio al lettore che percepisce l'iato tra parte e parte, forse appunto tutto questo che rende grigia la sua opera, o forse anche il fatto di non aver esercitato l'oratoria sacra quanto Giovanni Crisostomo o Basilio, quando non sia la sua stessa statura, inferiore a quella di quei due grandi Padri. Scritto curioso, in cui di ritiro vero e proprio non si parla quasi mai in forma decisa; in cui il tema a questo proposito capitale appunto il tenersi lontano dalla folla; in cui tanti consigli in forma non diffcile, ma relativamente estranei all'argomento vengono dati con larghezza e ampiezza: tanto da far pensare che sia lo scritto d'un uomo distaccato dal mondo e chiuso nel suo monastero, il quale si rivolge ai 7Tpox7rTovT^ della nuova filosofia e parla loro non con l'esperienza della vita, ma con l'esperienza dei libri. Comunque sia, interessante vedere come l'autore attinga alle sue fonti a man salva, senza lo scrupolo di mutare: tanto pi da Filone, che offriva meno punti in cui le sue posizioni fossero in netto dissidio con la fede cristiana. Se necessario togliere il dubbio della derivazione
1

d i q u a n t o l e g g i a m o p o c o pi o l t r e (p. 320, 33)


yovTe<; fj[xet<; xa rq TGV TCOXXCOV

TYJV

y o p v <peu-

auvoucia^.

(*) I l de monastica exercitatione d e l l a Patrologia Graeca d e l M i g n e .

s t a nel v o i .

LXXIX

da Filone e della spregiudicatezza, con cui Nilo prende ci che gli torna utile, senza preoccuparsi di nascondere il suo plagio (ed plagio anche per un antico, perch

l'identit anche formale), credo che sar pi che sufficiente l'esempio che qui Nil. mon. exerc. 4 5 , col. 7 7 6 B ] E Y ^ P otuTo? xvivjxxCT&ai 7TpXiTGCC T7]V XO 9-pa7relV tyuyj]v porto: Philon. praem. et poen. ed, Cohn-Wendland

7tvTCOV

T C O V [AOXUVVTCOV, voc ^cop iv TcvTov T C O V 7tpayu,T C O V cpEXoucn, oYcov p TZOC, (*) a u ^ e T a i , xat, (xa- 3,21 [V, 340, 14-15] x TYJC T C O V s x a i o T E p c o v cruvSiat,Tr)o"co? vp^^a-8-at.. 3,20 [V, 340, 5-6] TO? T C O V 7roXXcov
3

xpv T C O V sps&t^vTCOv yzvcr&ou x a T C O V EOXOUOTpcov ( ) cpEYi.v


2

cTuvSiat.-

T7)(Tt?, {lvCOCUV (T7Ca^i.Vot, T7)v xrc, cpiXoarocpa? XYjTpa. "EcTt [46, S col. 776C] TOl? EU^Ep?

JHcroiK;

EXTps-

7CCr^CO U . V C 0 O . V <T7Ta<C A S V O C ; ( ). 3,20 [V, 340 ,6-10] 7r<pUX yp x a l 7c TV]c X X o S a o t x o i Si-

a T O t ? 7cXlV

TCEpiTTEO-EV

SIXTOI.?, cov 7tY]XXx&a!. EVu,t,o"av, O T O C V o*co? TOU? 7T(pup(xvou? o^Xou? auvSi.ai.Tao'&ou, o"7rou8cocnv. 'AXUCUTEXEC; ypTco (XTot,xio"a(jivcp izpbc, p s T7]v T TOZC, axolq X"~ p iv r c p y f x a c n v , cov x a r a -

TC7j<; 6(i.oi.a xoiq

X T u a , ole; v y x Y ] 7tspt7C pea&at


A

TO? ^ p o o p T c o ? T C O V TTOXfuXiai<;"
0 V T A

XOVTOC<; x a rode, Xcov x ^ P TI ?

yp C T O C X T O V xo-

CTfZOV 7rXyjU.U.X^ U7TaTt ,OV TOTO oy^Xoc; ECTTL, [IZ&' o

() P e r l'uso del v o c a b o l o , cfr. M . A u t . 7, 4 7 . ( ) I l M i g n e h a otasiorptov ; m a , oltre a l t e s t o d i F i l o n e * fa d e c i d e r e i n f a v o r e d i exoaoTspcov il f a t t o c h e i n N i l o s t e s s o l e g g i a m o , 7 2 , col. 805 B e i n episl., 3, 238, /) u-er TCOV exouorpeov auv8ioaT7 |cuc;. ( ) I l t e r m i n e Q-ifxaoc, c h e q u i n o n c o m p a r e , si r i t r o v a in c o n t e s t o filoneo, c h e e s a m i n e r e m o p i o l t r e (72, 805 B ) .
2 3

yvo?

uSpa

9 pso-frai, TOV

T C O

V U V

7rpco-

jx Toixi .o"au.vco T i p o ? aXucnTEXecTTaTov.

pETTjV oky.cN So? y p Y) a u v Y j ^ s i a , c? elvat {xrj TYJV x

3,18 [ V, 339,22 - 340,1 ]


Xxv co? yp 7) ciuvrj&Eia, u,Y) x a x a 8o? elvai

7roXXrj?

ar7rouS9j?
aV T

yyivo&
v

[XSVYJV 7]CIUYj

[xsiva? xxXco 9#-EI?, T7]V /tav

Xco TOCTOUTOI? v 9iXTpoi? cov a i


2

axpcov s7UTY )o 'su|ATcov u Xiv u,a? v a x a i . v i a ' c o o ' i . x a U,VT]T C O V 7uXsX7 ]ciu,vcov

TToXrjY]0"U-

9avTacr(at

yy V0[xv7]V ( )

xaxtov

pycicovTat..

T C O V a a ^ p c o v 7UT7]~ 7rXtv vaxt,-

SU[xaTcov

V / J C T O U C U xa aXou?, xaXv "Eotxs yp vou? T C O V cov

\Lvii\L<x.e, v7uXX7Jc7&ai.

-rjv, v E p y c r o v T a i .

3,21
yp xp?

[V, 340 10-15] co?


TOI? x voou [xasvaXa[x^vtv

e v a y x o ? TYJ? x a x i a ? v a jCCopyjo-vTcov [xaxpa? o-c(xaTt. x

ppeocTTta?

va^>

XcoTa 7tc? SCITI T crcfxaxa [ X ^ T C C O 7rp? yvTa ici^v 7 t a 00vuv rrXaxa el-

Xafi.pvstv xa TYJ?

pau,vco,

Y J TU^oucia Tcpcpaat,? rc TV v a o v va-

xpaTatoTpav o l ? 7) ^w/) yt^sTat

TCO? x a TcpcoTov Scoot

Xcrsco? a m a 7 T C O 7tp<;

y i V E T a t . \Lr\u v

tax

7rayvTt, IlXaScocu TOco?

0 1 v o s p o Tvot, co? S s o ?

xpaTatoTspav. yp

xpaSaivovTat, vai, T (X7) 7tXt.v 7l&0?, 0

o TOTCOV v o e p o

^opu,Y]a.7} 7T 9UX EX

vot x a x p a S a t v o v T a i , Sso? slvai

(XT) TcaXivSpo-

T7)? TCOV

ExaioTspcov CTUvapsO -i^E-

[X7)0"jQ T 7 r & 0 ? , 7C9UX<; x TTJ? v T o t ? oxXot? v a Xo"co? SispC'9't^sci^'at. ( ).


3

vS*i.atTY]cico?

(*) I n N i l o m a n c a q u i il vuv rcpcTov d i F i l o n e , p e r c h t u t t o il c o n t e s t o ( c o m e q u a s i t u t t o l o s c r i t t o ) si riferisce al n e o c o n v e r t i t o al n u o v o genere di vita. ( ) S o l o A p o r t a syYtvou .sv7 ]v c o m e N i l o ; F h a Y VOU.VY ]V gli a l t r i m s s . jYzvoiLivriv. ( ) N e m m e n o l a differenza t r a 8ipe-9-isa$ai e v a p s & t 2 3

Il testo di Nilo che abbiamo dato qui presenta delle identit cos complete con quello di Filone, che non ammissibile altra soluzione, che Tanto pi quella di una deri-

vazione diretta

se a questo passo un

altro se ne aggiunge, che proviene dalla medesima opera : quasi alla fine del ycou,v TO? T C O V suo scritto, vcocpeXtov Nilo raccomanda: t2>v#-pc7rcov ^ l c o u ? yp xo \x-

vcoCFtv c T 7 c a ^ u , e v o i * kv:i$'kvL$y\c, xaTaaTacTscoi; o-uvStatTYjo-t.?, ampliamento 9 &opo7roi<: che di altro r\ non

LpY)vix?j<;

u ,x se

T C O V non citato

elxaioxspcov un di leggero Filone

quanto

abbiamo

{3,20 [V, 340, 5-6]-j-3, 2 1 [ 3 4 0 , 1 4 , 1 5 ] ) . I l testo di Nilo prosegue: ' O ? y p 0 1 sv pt, Xotu-txqj ytvjxevot T T O C V TCO? vocroucuv, OUTCO? 01 v v&pa>7rcH? Siacppoic, ( ): ri2

SiyovTe?, Il passo

[XETaXafx^voucrt assai

TY]? xstvcov

xaxta?

interessante,

perch, mentre

corda da vicino Filone, che trova x.q x T C O V vojiotcov x Y]9-O? 7ctu .i^ia<; Xoat.TXei<; contatti xa. ^Xa^Ep? ( ) , solo
3

d'altra parte presenta

con Seneca, non

per questo stesso particolare, ma anche per al contagio e per

l'accenno uomini

quello del consorzio degli

sscr&xt, c o n p l e t a n e n t e i n d i p e n d e n t e d a F i l o n e , c h e p o c h e r i g h e p i s o p r a (3, 1 9 , p . 340,4) h a u s a t o Siepe&LCT &TjcyeTai.. T u t t o questo ultimo passo ricompare in un'epistola di Nilo (2, p . 6 7 ) , c o i p o c h e v a r i a n t i n e l l ' o r d i n e delle p a r o l e e q u a l c h e l i e v e differenza d i v o c a b o l i . p e n s a b i l e c h e N i l o q u i e l a b b i a imitato un passo di Filone, c h e gli era particolarmente garbato. ( ) I l p a r a l l e l o t r a N i l o e S e n . tranq. an., 2 ,1, c h e il P o h l e n z f a r i l e v a r e i n N. G. G., 1 9 4 1 , p . 2 1 9 , n . 1, n o n sussiste, d u n q u e : m a si p r e s e n t a il n u o v o p r o b l e m a d e l p a r a l l e l o t r a Filone e Seneca, parallelo tutt'altro che unico t r a i d u e autori e tale d a sollecitare u n a ricerca i n proposito. ( ) N i l . mon. exercit. 7 2 , c o l . 805 B = epist. 3, 2 3 8 ; il f a t t o c h e a n c h e q u i u n p a s s o del n o s t r o s c r i t t o si r i p e t a i n un'epistola senza significativi m u t a m e n t i m i h a fatto sospett a r e di avere un'altra citazione di Filone: m a per quel ch'io c o n o s c o d i F i l o n e n o n m i s t a t o possibile r i n t r a c c i a r l a ; m a essa p o t r e b b e r e a l m e n t e esistere, c o m e p o t r e b b e essere u n c a s o in c u i N i l o c i t a se stesso ( m a v e d i s u b i t o s o t t o ) . (*) P h i l o n . vii. contempi. 2, 20. I l de vita contempi, d i F i Jone s t a t o il m o d e l l o di t u t t e l e a p o l o g i e c r i s t i a n e ( G e f f c k e n , Die altchrisU. Apologetik i n N. Jahrbb. ci. Alt. 1 5 , 6 3 2 ) .
1 2

dannosi U n doppione di questo passo pare, in parte, ci che possiamo leggere una decina di capitoli prima: Aia ?TCXEI?ecpuyov o y i o i xod ?
cuvTUX^a? Xoifjuxyj? ^eTpa7TovT ,o T C O V 7roXXcov, (xXXov Se vcrou cpiropo7roiv elSTe? TTJV T C O V Siecp &spauvSiaiTvjcnv Sta TOUTO u,7]Sv Xa-

{xsvcov v &pc7rcov

PVTS? [XYjXo^TOU? ?

XT7JCTSI? YjcptSCTaV TV e x T O U T C O V

Per questo i santi fuggono le citt ed evitano i contatti con la folla, sapendo corrompitrice pi di un contagio la convivenza con uomini corrotti; per questo, senza prender nulla, abbandonano in pascolo ai greggi i loro beni, rigettando le distrazioni che da quelli provengono . Ma la stessa osservazione fa Filone, dicendo che Anassagora e Democrito U.T)XO? sl'acrav yevcT&at. ? o c u a ? : anche Nilo porta i suoi esempi, ma con un procedimento frequente tra gli autori cristiani, per esempio in Basilio, ai due saggi greci sostituisce Elia, Eliseo, Giovanni Battista, per proseguire poi dicendo con un motivo del tutto cristiano che i santi fuggirono la terra abitata errando nel deserto e sui monti e nelle caverne, per sfuggire ? 7 i X s t ? 7i;XY]u.{xupouvTcov XXoxTcov 7 i p a y u ; T t o v . . . x a t p o v T e ? Ss ) [ T C O V ^-rjptcov SiaycoyT)
TCpia7raau -v 7 i a p a L T o u , e v o i , xa TYJV s x T O U T C O V pX^Yjv ( ).
2

sXaTTova )? s x

T C O V v-

ancora Filone che ci d un passo d i raffronto assai aderente: 7rXvjtJL[xupouvTcov TCXEI? XXoxTcov TcpayfxaTCov e subito dopo Eva -: 5hjpicou.svov TV p4ov Trpoo -sX &vTe? s^Tju-spccrcocuv ( ).
&pc7rcov xpivovTs?
8

(*) S e n . , tranq. an. 1 7 , 3 conversatio enim dissimilium bene composita disturbati 7,4 itaque, ut in pestilentia, curandum est ne eie; epist. 94, 68 magna pars sanitatis est... ex isto coitu invicem noxio procul abisse. (*) N i l . op. cit. 60-61, c o l . 7 9 2 D - 9 3 A = monach. praest. 1 2 , 1 0 7 3 D ; il p a s s o in c u i F i l o n e c i t a D e m o c r i t o e A n a s s a g o r a v. cont. 2, 1 4 . ( ) P h i l o n . quod omnis prob., 1 0 , 63-64. L a p r i m a c i tazione di Filone un riscontro in cui l'identit addirittura v e r b a l e ; m a a n c h e il c o n c e t t o d e l s e c o n d o a d e r e n t i s s i m o
3

Se per questa serie di passi il portato della cultura non cristiana in Nilo stato chiaro e sicuramente determinato, molto meno facile per altri punti arrivare a stabilire di dove e come al nostro autore siano giunti certi temi e certi spunti. Mi limito qui a due casi, per amore di brevit. Quasi a conclusione di un suo lungo ragionamento, Nilo osserva: A s t y p TV (xv TXEIOV
7rpo&uu.ta 7 r p ? ? xaT'peT7]v xiveta&ai ucpyjYoufx7Cpst.?, TV SE 7rpoxTCTovTa 7rapat ,vcTEi voo 7T[,B-u.vov.

Ora, abbiam visto quanta importanza avesse avuto per Panezio la distinzione tra il saggio perfetto e il proficiens: qui essa appare ben dichiarata e nell'identico modo in cui l'abbiamo trovata in Seneca, il quale dice che al primo non timide pedemptim ambulandum est, mentre imbecillioribus ingeniis necessarium est aiquem praeire: hoc vitabis, hoc facies ( ). Altrove lo vediamo consigliare a chi da poco ha abbandonato i tumulti della vita (TCOV uop^cov) di Y)auxocv
1

y E l V U,Y]T CTOVE^EOt 7tpo8oi? YYtvu,va . TYJ S t a v o i a 7caXouoL? T C O V [xapTyju.aTCov

8t. TCOV atO"$"]QO"CdV

vaaveiv, u-YjS TOI? / ET'iyziv

eScXoi?

p a ? fxop9a?, XX'sxxXivstv T C O V veapcov 7rpoo"^oXr)v, bz 7roav TYjv O T T O O S Y J V 7tp?


2

^'!. ? el'ScoXa

7taXoa? -

9avTao-a?

( ). Se la teoria degli

e delle

a N i l o . A c o m p l e t a r e il q u a d r o p r e s e n t e al m o n a c o c r i s t i a n o , b e n e r i c o r d a r e c h e a n c h e P a o l o s o s t e n e v a c h e le c a t t i v e c o m p a g n i e r o v i n a n o (cp&eipoucuv) i b u o n i c o s t u m i (i Cor. 1 5 , 3 3 ) . Qui, poi, P a o l o entra d i r e t t a m e n t e in questione, perch i l u o g h i d i r i t i r o d i N i l o (v p7)Uoa<; 7rX<xvcu.evot x a l o p e o i v x a l 07C7)Xaioi<; x a l xccic, mxiq )<; sono citazione testuale di P a o l o , Hebr. 1 1 , 38. (!) N i l . op. cit. 5 7 , p . 7 8 9 B ; S e n . tranq. an., 1 1 , 1 ed cpist. 94, 5 0 : il t e s t o c r i s t i a n o c o n f e r m a q u a n t o d i c e v a m o a c a p . I l i , p a g . 2 7 2 , n. 2, cio c h e i d u e t e s t i d i S e n e c a si i n t e g r a n o a v i c e n d a . & espressione c a r a a F i l o n e (per es. spec. legg., 1, 1 4 4 [ V , 35, 1 0 ] ; v. Mos. 2, 1 3 7 e 1, 6 3 I V , 2 3 2 , 8; 1 3 4 , 16]), m a n o n c o m p a r e m a i , c h ' i o s a p p i a , in u n c o n t e s t o simile al n o s t r o . ( ) N i l . ibid. 4 5 , 7 7 6 A = episi. 3, 2 2 3 , c o l . 486 icfr. in p a r t e 48, 7 7 7 C - D ) . C o n o g n i p r o b a b i l i t si d o v r l e g g e r e
2

TCOV

VEOCpWV < T 7 ] V >

(3.

pu essergli venuta da Filone, il passo risveglia una serie di ricordi di autori stoici: cos Seneca, l dove parla delle piaghe che nocituras manus adpetunt, piaghe ulcerose che si trovano anche nella mente di chi schiavo dei desideri; l dove dice che quicquid imbecillum in animo nec percuratum est exulcerat: per quanto questa necessit di curare il ricordo dei desideri passati e di prevenire i nuovi sia presente assai di frequente nell'epistolario di Seneca ( ); cos anche Marco Aurelio raccomanda Xet.cp XQLC, 9 a v T a c i a < ; o-uve^to? ( ). C' insomma la possibilit di una serie di riscontri che ci danno netta l'impressione che Nilo attingesse al materiale profano con una certa larghezza in modo da assorbire per la cultura e l'edificazione cristiana quanto di meglio e pi adattabile trovava nel patrimonio del mondo pagano: seguendo in questo i principi che gi il suo maestro aveva esposto nel suo scritto rivolto ai giovani sul modo di utilizzare la letteratura greca non cristiana. Basilio, infatti, stato uno dei Padri che pi largamente ha saputo far tesoro delle immense ricchezze che tutto il pensiero pagano offriva alla nuova religione ed anche si dimostrato uno degli artefici pi capaci e pi alti di quella rinascenza, breve, ma luminosa, in cui i due mondi parevano fusi in modo che l'uno venisse a completare l'altro e nell'altro si continuasse. In Basilio particolarmente, ma anche in Giovanni Crisostomo, presenta una notevole continuit la tradizione eutimistica: non credo che essi attingano sostanzialmente al 7cspt e&uy.Ly.c, di Plutarco, bench non escluda che quello scritto fosse loro noto ( );
1 2 3

P) S e n . tranq. an. 2, 11-12; 1 7 , 3 ; a g g i u n g i a n c h e tranq. an. 1,8 a p r o p o s i t o del m a l e c h e fa a c h i p i e n o di b u o n i p r o p o n i m e n t i il v e d e r s i d a v a n t i n u o v i e s e m p i dei s u o i p a s s a t i d i f e t t i ; tranq. an. 0 , 3 , sulle o c c u p a z i o n i c h e v a n n o e v i t a t e , p e r c h ci c a u s a n o m a g g i o r i e pi g r a v i m a l i . ( ) M . A n t . 8, 2 9 ; cfr. a n c h e 1 1 , 1 6 , 2 e 8, 47. ( ) U n a d i r e t t a d e r i v a z i o n e d a P l u t a r c o s o s t i e n e il P o h a 3

ma devono avere anche una fonte molto pi fedele, se pur non si ha da pensare che conoscano l'opera di Panezio, che, per quanto non pi letta, perch uc^ rsa dalla sua stessa notevolissima diffusione, poteva ancora esistere nelle migliori biblioteche filosofiche di quell'et ( ). anche interessante notare come Giovanni si lasci largamente andare nelle omelie e nelle lettere (scelgo come esempio quelle ad Olimpiade) a espressamente parlare di e-9-uu,ia ed & u u i a ( ) , mentre Basilio, i cui obblighi verso le idee paneziane sono infinitamente maggiori, usa raramente il termine e lo sostituisce con altri che dovevano essere vivi a quel tempo, se si deve tener conto di quanto largamente appaiano negli altri scrittori ecclesiastici del tempo. Il Crisostomo non giunge a questa sua conoscenza deH'e&uu,a solo nella tarda et, come farebbero pensare le lettere ad Olimpiade, che sono degli anni del secondo esilio da Costantinopoli, quello a Cucuso, che si concluder con la morte; a bella posta ho scelto tra le omelie di Antiochia un gruppo di passi che servono al nostro scopo. In particolare cito un'omelia tenuta, a quanto pare, al primo di gennaio del 387, quando
1
m

l e n z sia nel s u o a r t i c o l o Philosophische Nachklnge in altchrisi. Predigien, in Zeitschr. f. wissenschaftl. Theologie, 48 (1905), 7 2 - 9 5 , sia in a p p a r a t o a l l ' e d i z i o n e t e u b n e r i a n a d e l l o s c r i t t o p l u t a r c h e o (voi. I l i , p a g . 1 8 7 : P l u t a r c h i i p s i u s l i b e l l o C h r i s t i a n i usi s u n t , v e l u t B a s i l i u s i n s e r m o n e Trepi euxaptoTiac; e t s e q u e n t i e t J o h . C h r y s o s t o m u s ) : m a r i t e n g o di p o t e r d i mostrare perch dissento dal P o h l e n z su q u e s t o punto. (M Si r i c o r d i q u a n t o si d e t t o sulla s o r t e dello s c r i t t o d i P a n e z i o (cap. I l i , p a g . 203) e ^ a p r o p o s i t o d e l Protrettico d i A r i s t o t e l e ( c a p . I V , p a g . 307). E b e n e p e n s a r e c h e L i b a n i o ha t e n u t o scuola a d A t e n e e a Costantinopoli, due centri not e v o l i di m a t e r i a l e l i b r a r i o e p e r g i u n t a a l m e n o il p r i m o c a p i t a l e di u n a s c u o l a filosofica e r u d i t a . B a s i l i o e G r e g o r i o di N a z i a n z o furono t u t t ' e due a d A t e n e p e r completare i loro s t u d i a l l e l e z i o n i d i L i b a n i o e di I m e r i o ; G i o v a n n i e b b e l e z i o n i da Libanio in Antiochia. ( ) Q u i n o n s a r e b b e il c a s o di p a r l a r e di S u a & u u i a , p e r c h i o n o s c r i t t i , c o m e q u e l l i a S t a g i r o , in c u i si o p p u g n a l ' & u u , t a .
a

L'ideale eutimistico in Giovanni Crisostomo 325


cio era appena stato ordinato prete e aveva ricevuto dal vescovo Flaviano l'incarico di predicare in sua vece. Rivolgendosi ai fedeli in occasione della festa di Capodanno, che anche in Oriente era festeggiato alle calende di Gennaio, Giovanni viene a dire: OSv y p * ? e&ojjuav x a EcppoCTvyjv TCoistv ECCO&EV, C O ? i x e p cpiXoo-oqna? ^ , TCOV 7rapvTcov ~ 7cspopav 7rpaY[AaTcov, ? u-XXovTa XE^VJv v a i , U, Y)O*EV T C O V v&pco7uvcov [3 (3aiov e t v a t v o [XtC^ElV, (X7J 7T:X0UT0V, [.] 8ovcTTEt,aV, (X7) Tl(l.?, [XYJ

Perch nulla procura a tal punto tranquillit d'animo e letizia, quanto i precetti della filosofia, cio il trascurare i fatti presenti, il tendere con grande attesa a quelli venturi, il ritenere che nulla delle cose umane certo, n ricchezza, n potere s o vrano, n onori, n clientele . Chi sappia filosofare a questo modo, non attanagliato dall'invidia, se vede qualcuno ricco, n si umilia fino a mendicare, se cade nel bisogno: cos pu continuamente essere in festa (StarcavT? o p T ^ s i v Svacrat). Bisogna infatti che il Cristiano non sia in festa soltanto alle calende, ai noviluni, alle domeniche, ma che faccia, durante t u t t a la sua vita, festa in quel modo che per lui decoroso (XX o4 7 c a v T ? pUou TTJV 7tp7couffav sopTYjv dtyeiv). Questo il modo che l'Apostolo Paolo ha raccomandato. * A v TOIVUV x a & a p v /)? auvEtS?, o p TYJV ^ e i ? Sia7ravT? / ^ ? cruvTpscpjxEVo? kniai
&pa7cela?, xa vTpocpcov TTJ T C O V U,EXXVTCOV ya&cov TcpocrSoxta,

Se hai dunque pura la coscienza, sei in continua festa, vivendo tra buone speranze e gioendo dell'attesa dei beni venturi. E ancora prosegue: Che vantaggio ho d'una bella giornata, se per causa della coscienza la mia anima ottenebrata ? Se vuoi far bene, alla fine dell'anno x a T a v u ^ v TT]V x<xpo4<xv, vapt&fAYjcrat TV X P ^ eink ? s a o T V A i Y ) f A s p a i
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TCO X rr\c, xaXv; pa vTEU^ev Tipo?

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S t - x a t o a u v y j i ; Tcoyj?

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x o \xaa-xY )ptov ETC -8-upat?, ETCEiYstat, Xornv r\ COY ), pun-

gi il tuo cuore, fa il computo del tempo della tua vita, di' a te stesso: Scorrono e se ne vanno i giorni, gli anni si compiono, molto del cammino gi lo si fatto ; ebbene, che si fatto di buono ? Non ce ne andremo di qui vuoti e deserti d'ogni giustizia? Il giudizio alle porte; la nostra vita, per quel che ne resta, s'affretta verso la vecchiaia ( ). Lungo brano che dall'esaltazione della festa continua che nell'animo del buon cristiano, festa che nasce dalla tranquillit della propria coscienza, giunge fino all'esame di coscienza. Vediamone ora un poco i temi, uno per uno; anche se si tratta di un particolare, non manca d'interesse il notare l'espressione iniziale: oSv y p ooxcoc; e u # D | j u a v 7roLtv ECO<8-V ricorda curiosamente la formulazione epicurea suH' ^uu,ia, che appunto incomincia con oSv O U T C O ? ZU$\J[L<X.C, TCOIY)T I X V ( ); ma assai pi interessante il primo tema in cui vediamo invertita la posizione consueta nei confronti deU'su &ufjua : qui infatti non affermato che praecipitat quisque vitam suam et futuri desiderio laborat, praesentium taedio ( ), ma il rovescio, perch per il cristiano esiste un'altra vita e in quella consistono x (xsXXovxa. Ma al predicatore sfuggito quel xsx ,Y )vvai che cos poco adatto all'aspettazione del regno di Dio ed un residuo di quella stupida attesa degli stolti, propria degli scritti che gi conosciamo; infatti Democrito che l'afferma e abbiam visto che ci raffigura gli stolti che rcapvra x xprjorL Tcapoptoen x a (xe1 2 3

H I o . C h r y s . hom. in kal. 2, P . G . X L V I I I , (*) E p i c . apud. D i o g . O e n o a n d . fr. 56 W i l l . ( ) S e n . brev. vii. 7,8.


3

c o l . 955-56-

Xoucuv

TOU o"uvTTacit-at, npbc, x (JLXXOV e xtxlc, L a polemica contro i beni esterni ci gi nota dallo scritto in difesa della vita monastica: praticamente non ci sono differenze tra i due testi, e nemmeno col passo di Basilio che a questo corrisponde; ormai il tema fisso e difficile dire se esso stato attinto al patrimonio generale, o se dipende direttamente dalla fonte eutimistica che qui vediamo ormeggiata. Tanto pi che questo uno di quei motivi destinati ad essere di volta in volta ridotti o ampliati a seconda delle immediate esigenze di chi se ne serve ( ). Un passo di Seneca ci dice che dalla Suo-<9-uu,ia nasce alienis incrementis mimicissima invidia e parla di aversatione alienorum processuum et suorum desperatione ( ): ora il Crisostomo dice al buon cristiano che, se vedr qualcuno ricco, o SYJX&^CTT) <p&vcp e, se verr in povert, o TaTTsivoo&Yjo-Y) xfi 7iTcoxia ( ). L a situazione spiU7t <ppovTicuv
2 3 4

(*) D e m . B 202 e 1 5 8 D . ; P l u t . tranq. an. 1 4 , 473 B C l cfr. c a p . I I , p a g . 1 4 7 ; I I I , p . 234. ( ) Cfr. I o . C h r y s . adv. opp. vit. mon. p . 23, 37 D i i b n . (e q u i a p a g . 3 1 4 ) ; B a s . hom. rcpa. aeauTco, 3, P . G. X X X I , p. 204 A M i g n e ; v e d i a n c o r a I o . C h r y s . in epist. ad Rom. hom. 1, P . G. L X , c. 400 M i g n e : E # u u i a v yp x a x P<*v o x pyj\c, U-yeS -ot;, o xprj[i.dcTtov TTTXTJ&CX;, o S u v a c x e t a i ; oyxoc;, ox la/c; G)[1<XTO<;, o 7roXuTXeia Tpa7r^rjq, o / lu -aritov XCTU.O<;, o x aXXo T I TCOV v&p<07uvcov Tuoietv elco&ev, XX'Y) xacTp-tou,a JJLVOV 7rvuu.aTixv x a auveiSi; ya &v, c h e il P o h l e n z f a risalire a P l u t a r c o tranq. an. 1 9 , 4 7 7 A . I c o n t a t t i s o n o r e a l m e n t e c o n s i d e r e v o l i , m a il p r o b l e m a della d e r i v a z i o n e o m e n o d a P l u t a r c o di q u e s t e e l e n c a z i o n i di za ^to^ev p u essere r i s o l t o solo a t t r a v e r s o l ' e s a m e d e g l i i n t e r i c o n t e s t i . T a n t o p i se si t e n g a p r e s e n t e q u a n t o l e g g i a m o in E p i c u r o , d o v e si p a r l a di /pTjtxxcov 7TXYJ&O<; oS Tcpayu.Tcov yxoi; (fr. 548 U s . ) ; e in un f r a m m e n t o c h e il D i a n o a r a g i o n e a c c o s t a a l p r e c e d e n t e , t r o v i a m o e s p r e s s a m e n t e i n d i c a t a l a x P<* p r o p o s i t o dei b e n i esterni (S. V. 8 1 ) . Cos, infine, l a 7roXuTeXr)S TpTCE^a di fr. 207 U s . e l a Tpa7rcv TCoXuxXcia di D i o g . O e n o a n d . fr. 23, c. I I W . ( ) S e n . tranq. an. 2, 10. ( ) I o . C h r y s . hom. in hai. 2, 9 5 5 - 5 6 M . ; cfr. a n c h e P l u t . tranq. an. 1 0 , 470 D , il q u a l e p e r f o n d e i n u n o solo i d u e m o t i v i : o x et T I vtovrJTTOv vSo^q axi x a l TCXoaiot;, Sup{xevoq x $yjTai x a l Ta7retvou.Evo<;.
a a a a 3 4

rituale la medesima e risponde al principio paneziano e democriteo di guardare sempre a chi ha meno di noi. Ma che siamo sempre nel campo del pensiero eutimistico, ci fa meglio vedere il tema del opTaCeiv: tema che compare sia in Seneca, sia in Plutarco; anzi a proposito di Plutarco, il Pohlenz ritiene che il nostro passo derivi appunto dal capitolo finale dello scritto plutarcheo: il che io non credo ( ). E questo perch il motto di Diogene avrjp yat-? o T u a c a v r](xpav opTTjv YJYSITOU; riassume in breve quello che il Crisostomo sviluppa pi largamente e i cui riscontri si trovano in Filone e in Seneca. Dice infatti il vescovo cristiano che non solo alle feste comandate si deve far festa, ma Sia 7tavT<; fUou TTJV 7cp7rouoav opT7]v yeiv : ebbene a ci risponde solo Filone che afferma che SCXTCO? Iveucppaiv^evoi 1 ? ? 7 r a v T a Y Ptav opTTjv youenv e aggiunge toccando 10 stesso tema della coscienza pura che anche qui risuona, T C O V cpocXcov ooVi ?...sopT ei, auveiS^oet. TCOV }(JLOCTCOV YX ^t ? f j ) xaTy)<pcov. E anche Seneca ha uno spunto che a Plutarco manca, quando dice che et magni... viri quidam sibi menstruas (ou/ [xvjva? oS vou.7jvia?) certis diebus ferias dabant, quidam nullum non diem inter otium et curas dividebant ( ). Ma si veda sopra tutto come il passo che conclude 11 testo citato dall'omelia presenti dei contatti singolari col de brevitate vitae anneano: si mettano a fianco a fianco l'esame di coscienza, che qui posto alla fine dell'anno (che pu essere paragonato con quello che
1 < JLV0 x a t T 2

( ) P o h l e n z , apud e d i t . T e u b n . , I l i , p . 2 1 9 a d 1. 1 0 s q q . art. cit., p . 92. ( ) P h i l o n . spec. legg. 2, 46 (line) e 4 9 ; cfr. a n c h e 48 ( f i n e )


1 2

xcvTx

Ss

xv

via'jTou

xxXov

elvai

sopTvjv;

Sen.

tranq.

an. 1 7 , 7 . G i o v a n n i a g g i u n g e n a t u r a l m e n t e al c o n c e t t o di f e s t a p a g a n o quello cristiano ( x u p i a x ; ) .

Seneca ir. 3, 36, 1 pone alla fine di ogni giornata) con ci che Seneca dice nel dialogo sulla brevit della vita; al computo del tempo della propria vita, al tempo che fugge veloce, agli anni che passano, alla vecchiaia che incombe, ecco che cosa troviamo corrispondere: Pervenisse te ad ultimum aetatis humanae videmus, centesimus Ubi vel supra premitur annus: agedum ad computationem aetatem tuam redige... non observatis quantum iam temporis transierit Mi pare che ci sia materiale sufficiente per ritenere che Plutarco non fonte del passo, ma che necessario ammettere l'esistenza di una fonte che trattava specificamente il problema deH'eu&ufjua e che sull'argomento in questione fosse pi diffusa di Plutarco da una parte, di Seneca dall'altra. Ci che al primo momento potrebbe lasciar perplessi il legame tra la prima e la seconda parte del brano citato: come, cio, v a inteso quel se si sappia filosofare a questo modo (v T O C U T O C eiSyic, <pt,Xoao9siv) ? che rapporto c' tra questo filosofare e il comportamento del ricco verso il pi ricco e del povero in grande miseria ? C' nel testo una abbreviazione logica, che si fa chiara solo se pensiamo che l'autore parlava avendo ben netta l'idea di ci che voleva dire, in quanto gi lo trovava nella sua fonte, e appunto questo fatto lo ha un poco tradito e non gli ha fatto esprimere il suo pensiero con tutta evidenza: ma intanto c' un
(*) S e n . brev. vit. 3 ,2 e 4 ; u n e s a m e d i c o s c i e n z a a n c h e quello c h e inizia col 3 (repete memoria tecitm) ; p e r il p o c o s i g n i f i c a t i v o p T I TJU.V e l ' p y a a x a i x a X v ; , cfr. ir. 3, 36, 1

qua parte melior es? e (pi g e n e r i c o ) brev. vit. 2 ,3 quid Ubi in tam longo aevo facti operis est? P e r l'iniziale vocpi &u.Y]c7a!. cfr. a n c h e brev. vit. 7 , 7 dispunge, inquam, et recense vitae tuae
dies ( p r o b a b i l m e n t e r i p r e s a a n n e a n a d e l t e m a di 2 -4). P e r il S i x a a T Y j p i o v , cfr. P l a t . Gorg. 5 2 1 , c o n c u i si s o m m a l a c r e d e n z a c r i s t i a n a nel g i u d i z i o d i v i n o al t e r m i n e d e l l a n o s t r a v i t a t e r r e n a . T u t t o q u e s t o p a s s o del C r i s o s t o m o n o n t r o v a q u a s i a l c u n r i s c o n t r o i n P l u t a r c o (in c u i n o n c' n e m m e n o a c c e n n o c h e ci r i p o r t i a P l a t o n e di c u i e g l i f e r v e n t e a m m i r a t o r e e i m i t a t o r e ) m a s i p u r i c o r d a r e P h i l . praem. poen. 69.

passo delle lettere a d Olimpiade che ci soccorre assa bene; quanto poi alle conclusioni, non sar difficile trarle. In una bella lettera alla pia ed energica dama di Costantinopoli, il vescovo in esilio cerca di combattere l'&ufjua, lo scoramento, che aveva preso lei come tanti fedeli di Giovanni al momento del suo allontanamento. Affettuosamente le dice che ancora ha bisogno d'assistenza perch in lei si faccia profonda la pace (pa&siocv pyo -yjTai TYJV eipyjVTjv) e, spezzato il ricordo di tutti i turbamenti procurati dallo scoramento, essa dimostri una candida e solida calma (Xeux7]v...xa 7 r a y i a v . . . y a XYJVYJV) e si stabilisca in grande tranquillit d'animo (v 7toXA?i CTE xocTacrTyjo-Y) TV] e&ufjua). L a letizia ( e 9pooruv7)) raggiungibile solo a volerlo. Ou y p v iole, xivYjTcn? TV)? 900-eco? vfxcn? ou? vau-ox^Eucrat. TJU.LV SvaTov xa, [xeraO-eivat, XX'v Xeufrsptoi? TYJ? 7rpoatpaZCC, XoyL<7[JLOL? OU? [XTaXt.pi^!.V 7JU.LV pStOV T TV]? s-fruu-ia? XSLVTOU... O y p v TY) epuaet, T C O V Tcpayu .aTcov co? v TY] yvcu.7j T C O V v-8-pC7TCOV T T9J? s&uu.ta? iaxa.o-^at. 7 t 9 u x v , Certo non nelle immutabili leggi della natura che non ci dato di forzare e di mutare a piacere nostro, ma nelle libere riflessioni della nostra volont, che ci facile governare, stanno i fondamenti della tranquillit spirituale. Certo non nella natura delle cose quanto nell'intelletto degli uomini naturalmente si trovano i fondamenti della tranquillit spirituale ( ). Vale la pena di osservare come il Crisostomo abbia impostato il problema: l 'si ^poo -vY], che il frutto deh"e&uu.ia, dovuto alla volont dell'uomo e non a leggi di natura e immutabili; su questo punto egli ben fermo, perch il concetto torna altrove: ' H y p
1

( ) I o . C h r y s . epist. Olymp. 3 , 1 bc (cito, p e r m i a c o m o d i t , s e c o n d o l ' d i t i o n d u Cerf, P a r i s , 1 9 4 7 , m a c o n s e r v o l a n u m e r a z i o n e t r a d i z i o n a l e n o n l a c r o n o l o g i c a delle epistole).

Tocpax?) x a ^ p u ^ o ?

dice in un trattato y TO-

T? Siamo in un ambiente che ben concorda con quello di Panezio: ma se cerchiamo in Plutarco il contesto che pu aver dato origine a questa impostazione, non ci dato di trovarlo. Anche Plutarco, vero, trova che nelle nostre anime stanno le cause dei beni e dei mali ( ), anche Seneca, aggiungo, dichiara non locorum vitium esse quo laboramus, sed nostrum ( ), ma nessuno dei due chiarisce con tanta precisione il fatto ; che il materiale stoico dimostra l'affermazione che la volont libera da cause determinate, la quale combacia con quanto Cicerone dichiara in proposito ( ).
2 3 4

( ) de fato et prov. 1 , 1 , P . G . L , p . 750 M i g n e ( I I , 7 5 2 B C M o n t f . ) Si o s s e r v i c h e S i v o i a xaXcoq xaxaxeuacxu.vr) l a sola espressione, c h ' i o mi sappia, tale da corrispondere alla composita mens (epist. 2 , 1 ) e a l bene componere animum (ir. 3, 36,1) di S e n e c a . ( ) P l u t . tranq. an. 1 4 , 4 7 3 B ; cfr. c a p . I I p a g . 1 4 2 . ( ) S e n . tranq. an. 2, 1 5 , d a m e t t e r e a raffronto c o n o y p xfi cpcrei xcov 7Tpayn.Tti>v >q v xf) yva>u,7) TCOV v&pc7rcov. P o c h e ' r i g h e p i s o p r a ( I I , 7 5 2 A B M o n t f . ) il C r i s o s t o m o d i c e : Y.%1 Q-a. xr)q voiccq TTJV 7iEp JoX7 )V o y p STC TOI <; axotc; Tcpyjxaatv, aXX 'srui xoI<; vavxtoit; i'aco? 7 r v x < ; 9-prjvouu.ev. I l t e m a m a n c a n e l l o s c r i t t o di P l u t a r c o , m a n o n in ^Sen e c a , c h e l o e s p r i m e a l m e n o d u e v o l t e , u n a i n tranq. an. 2,6 i n d i c a n d o c o m e v i t t i m e d e l l a S u a & u u i a a n c h e hi qui levitate vexantur ac taedio adsiduaque mutatione propositi, quibus semper placet quod reliquerunt (legato al t e m a p a n e z i a n o della exaiTYjs ~ levitas, cfr. ibid. 1 4 , 1 ; p e r l a s e c o n d a p a r t e cfr. D e m . B 202 D . e c a p . I I , p a g . 1 4 7 ) ; u n a s e c o n d a i n ot. 1 , 2 : nam inter cetera mala Mud pessimum est, quod vitia ipsa muiamus... aliud ex alio placet ( a n c h e q u i l e g a t o d a q u a n t o s e g u e a l t e m a d e l l a eixatx7]<; e a q u e l l o d e l l a x a x r j x ^ i ^ TCOV TCOXXCOV; cfr. anche al 3 petita relinquimus, relieta repetimus e Plut. tranq. an. 466 C psyouai TTJV y o p v e l x a xrjv Tjcux^av o
2 3 0

9pouCTt).

(*) C i c . fat. 8 * = 5 . V. F. I I , 9 5 1 : non enim, si ahi ad alia propensiores sunt propter causas naturalis et antecedentis, ideirco etiam nostrarum voluntatum (7tpoaipoetov) atque adpetitionum (pu ,cv) sunt causae naturales et antecedentes. Nam nihil esset in nostra pot state si ita res se haberet.

Ma elementi in comune col Crisostomo presentano anche altri testi, che abbiamo gi riportato alla tradizione paneziana", cos la f i a & e i a spYjvTj, la Xeuxv] yaXiQvyj, l'v noXkyi xaTacTT ^aat, Tyj s&ufjua rispondono all'ideale del [xeYaX4uxo? in Seneca, che ne paragona l'animo alla tersa e immota serenit dell'etere e ce lo presenta quietus semper et in statione tranquilla collocatus.. .et dispositus ( ), per non dimenticare ci che Marco A u relio dice dei travagli rispetto all'anima: zt^zaxi a-r?) (TYJ y u / y j ) TYJV Siav a & p i a v x a yaXvjvrjv StacpuXo"CTiv
1

xa

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u7toXau ,p vstv

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TCVO?). ITa-a

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xpiai?
Sv

xa

pu.7) x a 6pei<; x a SXXXICTK; SVSOV x a o2

( ). Anche qui vien riferita all'intimo dell'uomo e non al caso esterno la causa prima del nostro stato d'animo. Con tutto ci nessun testo ci d in un unico complesso i dati stoici, che compaiono in Giovanni Crisostomo. Il quale, premesso quanto abbiamo sopra citato, prosegue: Stando cos le cose, molti ricchi sfondati ritengono che la vita non sia vita (TV [MOV ^icoTov s l v a i ) e altri ridotti alla pi estrema miseria vivono pi sereni (s$uu ,T poi) di tutti, d'altra parte quelli che godono di guardia del corpo, di fama, di onori spesso maledicono la loro v i t a e invece quelli ignobili e figli di persone non nobili e a nessuno noti son convinti d'essere pi felici ( u , a x a p i c o T s p o u ? ) di molti ( ). Qui la connessione chiara: si parla precisamente di quelle Siacpopa 7ra &cov, di cui parla anche Plutarco nel. passo ricordato poco sopra (473B) e che sono cos profondamente paneziane;
coSs

va[3aivst,

(') S3n. ir. 3, 6, i(c r. c a p . I l i , p a g . 225). P e r dispositus composiius, v e l i q u a n t o si or ora d e t t o a p r o p o s i t o di


s5 xaTEaxs'jacrpisvT).

Sidcvoia

('-) M. A u t . 8, 28, (che a b b i a m o per la s e c o n d a p a r t e r i p o r t a t o a l l a t r a d i z i o n e p a n e z i a n a : cfr. c a p . I I , p a g . 1 5 3 (il T h e i l e r c o r r e g g e , forse a r a g i o n e , < s ^ c o O ' V > S s ) ; a g g i u n g i 8,29. ( ) Io. C h r y s . epist. Olymp. 3,1 d; si c o n f r o n t i a n c h e
3

eoa

Bas.

hom.

nrpc.

CTEOCUTCO,

6,

212

A.

e questo ci spiega anche perch nell'omelia il Crisostomo con un passaggio brusco scorresse da un punto all'altro, come avviene in chi parla e segue rapidamente il filo di qualche cosa di ben noto a lui, senza preoccuparsi se allo stesso modo l'accenno sia chiaro per chi lo ascolta. Anche col variare dei vocaboli non muta lo sostanza : abbiamo letto nella lettera ad Olimpiade che l's&ufjua dipende dalla nostra 7tpoaipCH<; e nel De fato et Providentia che dipende dalla nostra S i v o i a ; ma un contesto identico a quello del passo, test citato, ad Olimpiade (i ricchi scontenti di s e i poveri pronti a sopportare la loro miseria) si trova in un'altra omelia antiochena e si conclude con la medesima osservazione, che non la natura delle cose, quanto T J TCOV 7tacrxvTtov St&ecu? ci fa parere grandi o piccoli i mali ancora la teoria del TapuEiov s&uu,iac; x a SuofrufiCa?, che abbiamo ben presente come dottrina paneziana. A t v o i a , rcpoaipEcu? o 8i &eai<;, sempre
essa quella che XU7IEIV yjfxa? " Av stvai
v

EICO&EV x a

ecppatveiv. cuav
2

rauTrjv

(TY)V Stvotav)

xaTacrxsuo -co [A v

XP~h 7co"y]? &u(juac Iv^upov EOU,SV ( ) . Sempre il concetto medesimo che torna con una particolare insistenza; ma, anche se esso rimane cos limpidamente espresso in quella stessa forma in cui lo avrebbe enunciato uno scrittore pagano, una volta lo troviamo rivestito della nuova forma cristiana: y p TV 0ev. toc, XP ) poou-svo? x a 7r 'aTco 0-appcov TYJV pav xap7rto "aTO TYJ? YJSOVYJ? x a 7racrav TY)? s&otua? sxet rcv)Yy)v, chi ha timor di Dio come si deve e in lui confida, ha raggiunto la radice del piacere e possiede
7

a n c h e q u i t o r n a l ' e s p r e s s i o n e TCOXXOI TCV 7rXouTovTtov f i t o TOV e l v a t x v (3iov voui^ouai.. (2) ibid. 3, p . 1 8 6 M . p e r xaTaoxeuc^eiv TTJV S t v o i a v c f r . p a g . 331 e n . 1.

Hom. 1 8 in

sedit.

Aut. i, p . 1 8 2 , P G . X L V 1 I 1 M .

ogni fonte della tranquilit dello spirito ( ). Vediamo il passo da vicino: chi ha timor di Dio t? xpT) poi ancora colui che ha ben disposta la sua mente, o t a v elvou XPV ancora si osservi come qui si tratta di Tu'aTco frappeiv, non pi cp'auTco, cio la nuova fede soprannaturale che si sovrappone all'antica, a quella del sibi fidere che ci cos ben testimoniato da Seneca ( ). E infine, proprio a conclusione del passo cristianizzato, ecco apparire la T Y J ? s&ojjua? 7173773, quella fonte intima, che abbiamo potuto vedere come schiettamente paneziana; ora la T T J ? e&ujjua? 71737-/), come ci nota per altra via, non si presenta mai in un tale contesto, per giunta tutto paneziano e mi parrebbe alquanto strano che il Crisostomo sia arrivato a una crasi di tre elementi paneziani attraverso Plutarco, che di essi due non ne conosce e il terzo presenta in situazione del tutto diversa. Tralascio qui di parlare dei tre libri a Stagiro 7 t s p l #o[ju<x?, (dove questa passione vista come opposto dell's&u [Aia viene discussa con numerosi tratti che ci fanno pi o meno ricordare quelli che abbiamo gi definito paneziani), per soffermarmi brevemente alle lettere a Olimpiade; in entrambi i casi, del resto, si tratta di sottrarre una persona alla tirannide dello scoramento ( T ? ) TY ]? & u j j u a ? T o p a v v S i ) ( ). In queste lettere e$u[jua e & u f u a rivivono veramente, perch il vescovo le ha ormai fatte profondamente sue e per lui significano un ideale e il suo contrario, tanto che nel suo contesto non sanno pi di citazione dotta,
m a 2 3

H ibid. 2, p . 1 8 3 M . (per il s e g u i t o , c f r . a n c h e p. 9 5 5 ) : c u r i o s o a c c o s t a m e n t o , pia TT)C, j\8ovy\c, h a u n s a p o r e t u t t o e p i c u reo, xap7roua$at, d e l l a t r a d i z i o n e p a o l i n a . ( ) Cos e s p l i c i t a m e n t e , d a S e n e c a s o l t a n t o ; il c o n c e t t o a n c h e cinico, e lo t r o v i a m o in bocca a Cratete: $ a p p e v s<p' l a u r e o x a l TJI Siaftaet. ( P l u t . adul. et amie. 28, 6 9 C ) . S i n o t i in M . A t t . 6, 1 0 , 5 $ a p p w xS> S I O I X O J V T I ( p o s i d o n i a n o ) . ( ) L'espressione infatti frequente sia nello scritto a S t a g i r o , sia nelle l e t t e r e a O l i m p i a d e .
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ma sono naturale espressione del suo pensiero. Ci non toglie che locuzioni fissate dalla tradizione compaiano in lui, che, anzi, ci siano interi pensieri che gli derivano da veneranda origine abbiamo gi visto un brano della lettera terza, ma bene tornare proprio su quella e proprio sul paragrafo che precede quella che abbiamo trattato poc'anzi. Per spiegare come Olimpiade, non ostante ogni sua buona volont, non riesca a ritrovare completa la sua serenit di spirito, Giovanni porta una coppia di paragoni che sviluppa parallelamente : Sia i corpi che hanno lottato con febbri violente, sia i mari che sono stati in lotta con venti selvaggi non d'un colpo cessano gli uni dal male delle febbri, gli altri dalla tempestosit dei marosi, ma adagio e a poco a poco. Infatti i corpi hanno bisogno di notevole tempo per ritornare, dopo aver eliminato le febbri, alla salute perfetta e liberarsi dalla debolezza che loro rimasta in conseguenza della malattia; d'altro lato le acque, anche quando siano cessati i venti, rimangono per un buon tempo sconvolte e mosse, spinte avanti e indietro dal molto impeto, e anch'esse hanno bisogno di tempo per ritornare alla calma perfetta ( ). Col suo stile nervoso, Seneca assai scarno, ma nel de tranquillitate animi i paragoni compaiono identici: Sereno, che sulla via del miglioramento, simile a coloro qui ex longa et gravi valetudine expliciti motiunculis levibusque interim offensis perstringuntur et, cum reliquias effugerunt, suspicionibus tamen inquietantur..: sicut est quidam tremor etiam tranquilli maris, utique cum ex tempestate requiescit ( ).
2 3

(') P e r c e r t e l o c u z i o n i , cfr. v vaei. x a l s-9-u[i.ta, epist. 1,5 e; x a & a p v e&v\iiav episi. 1 4 , 4 d; Xi[xrjv x j x a v T O ^ . . . Y J Iv xXStovi YaXrjvrj d e t t o d e l l a TCOVOU.?), epist. 7,4 d.

( ) Io. Chrys.
3

epist.

Olymp.,

3,1 a. mari.

( ) Sen. tranq. an. 2 , 1 ; il p r i m o p a r a g o n e a b b i a m v i s t o a n c h e in F i l o n e e d a lui p a s s a t o a N i l o ( v e d i p a g . 320); il s e c o n d o

ripreso d a S e n e c a stesso (brev. vii. 2,3): velut profundo

Altri consigli d Giovanni ad Olimpiade, come quello di addolorarsi moderatamente, quando sentir dei travagli della Chiesa: X y e i uiv..., Xyst, S uirpov md-zIvoLTyi XTCYJ. Se male dolersi violentemente di ci che capita a noi, molto di pi vano ed inutile farsi fiacchi e lasciarsi piegare l'animo da ci che capita agli altri; anche l'apostolo Paolo ( i Cor. 5 , 1 - 8 e 2 Cor. 2, 7 - 1 1 abusivamente collegati) vien a mostrare 7? a a T a v i x v u- ? X y s i v . Se Paolo dice tutto quello, ? ox
a^aTT]? v o l a ? TE x a (xavia? XysLv co? x a xa

TTJ Stavoa xa 7ToXv 9-puPov x a o y x u c u v x a Tapa /^Tjv x a ^Xrjv foparov; ( ). Chi metta a confronto di queste pagine del Crisostomo quella parte del dialogo di Seneca sulla tranquillit in cui vengono trattati gli effetti che fanno su di noi le avventure subite dai buoni e il modo in cui dobbiamo comportarci di fronte a chi ha subito una disgrazia ( ), pu facilmente rendersi conto di come quel [ i T p c o ? Xyetv non sia casuale e, d'altra parte, di come lo scrittore abbia saputo trasfondere la sua personalit nei concetti che coglieva dal patrimonio altrui ( ).
CTXOTO? tpaTov
7tyt,v
A 2 3

Vengo ora a quello che intendo sia l'ultimo autore su cui si sofferma la mia ricerca, Basilio; di lui ho scelto tre omelie che hanno un carattere unitario, al punto che di due tra esse sappiamo per dati interni che sono
in quo post ventimi quoque volutatio est. Il r i t o r n o in s a l u t e c h e a v v i e n e yjpu,a x a u.t.xpv p u r i c o r d a r c i q u a n t o a b b i a m o o s s e r v a t o a p r o p o s i t o d i sensim in C i c e r o n e e S e n e c a (cap. I I I , p . 241 n . 1 ) . L o stesso puxpv r i a p p a r e i n u n p a s s o s i g n i f i c a t i v o d i B a s i l i o [epist. 4 2 , 1 , P . G . X X X I I , col. 3 4 9 D M i g n e ) . Io. C h r y s . epist. Olymp. 2,1 d - 2 c, 3 a. ( ) S e n . tranq. an. 1 5 , 5 - 1 6 , 1 ; cfr. a n c h e P l u t . tranq. an. 468 C - D ; il s e c o n d o t e m a a n c h e i n B a s . , hom. in mart. Iulittam, 7-8, P . G . X X X I , c o l . 256 C - 2 5 7 M i g n e . ( ) F r e q u e n t i s o n o g l i a c c e n n i a d . (epist. 2,1 e, 2 c[bis], 2, d [si? u.expiav )], 3 a ; 9,1 a [ [] etc.) e a , .1 (ibid. 2,1 d ; 9,1 a [--? x a &>c, : XEV ] e t c ) ; cos p u r e p e r st-uuia, & u u i a , )^ 2 s

state pronunciate in giorni immediatamente successivi. Ho gi detto che la massa di dati decisamente paneziani in queste omelie cos imponente da far restar perplessi se pensare che Basilio dovesse conoscere direttamente uno dei due scritti eutimistici di cui abbiamo notizia, o quello di Panezio o, forse pi probabilmente, quello di Atenodoro. Per questa particolare questione e per un'ampia dimostrazione di quanto e come Basilio derivi da una fonte paneziana non ritengo questo il luogo pi adatto e rinvio perci a una ricerca a parte ; ma non posso rinunciare a dare qui alcuni dei dati pi interessanti che compaiono in quei tre scritti. Dir in primo luogo che, mentre non mi risulta che altri fuori che Clemente d'Alessandria ci abbia tramandato la formula del TXO? propria di Panezio, qui essa ci appare, bench anonima, in tutta evidenza: cito tutto il passo dell'omelia che trae spunto da un tema significativo attinto al Deuteronomio (15,9): T c p s x s a s a u T c p . Un tema, cio, che si trovava assai vicino alla predicazione dell'in se recedendum est. Dice dunque Basilio: TCOV COCOV EXOCCTTOV 7 i a p TOU T 7 t v T a <7uarTYjcra[xvou @sou OIXO&EV &X *? cpopjx? itpbq TYJV cpuXaxrjv TYJ? o x E i a ? GUCT<X.G<C,. L a maggior parte degli esseri irrazionali per istinto (SiSaXTOV) ha avversione per ci che loro nuoce (T (3X7iTov) e sono per un naturale impeto (Xxvj) spinti al godimento di ci che giova: questo invece noi lo abbiamo per aiuto della ragione (ex TOU Xyou (3OY)&ia?), e perci quanto nei bruti avviene a buon fine al di fuori di ogni razionale attenzione (XOCTOP&OUVTOCI <xvE7tiCTTaTco?) in noi portato a termine dalla costante
ei
T(

attenzione della ragione (Sia

TT)<; o-uvE^out; TCOV cou,v

Xoyixpix

<T[xcov 7cicrTo-C0(;) : perci x a cpXaxE?

^ i ? TCOV rcap EOO SESOU.VCOV y\[iiv cpop[xcov ( ).


(*) B a s . hom. rcpo. osauTcli, 2, P . G . X X X I , c o l . 201 A - B .

Ora Panezio (fr. 9 6 v. Str.) che definisce il suo fine supremo come T CYJV x a r TOC? 8sSo (xsva? r j u , i v ex cpuC T S C O C epopea?: Basilio alla natura stoica ha sostituito il Dio cristiano, come aveva gi fatto poche righe pi sopra (dove uno stoico avrebbe meglio detto TY)? TX u v T a o-uo-TTjo-au-vYj? guasco?), ma non ha mutato una parola della definizione. Inoltre anche alla accurata conservazione delle cpopu,al ci esorta Panezio, quando osserva che senza contrastare con la natura universale, dobbiamo seguire la nostra individuale, che ci deve servire di guida e di misura ( ). Tutto il contesto stoico ( ), ma forse ancora pi importante notare che esso ha una considerevole corrispondenza con un frammento di Panezio: principio generi animantium omni est a natura tributum ut se, vitam corpusque,
l 2

(*) P a n a e t . fr. 97 v . Str. = Cic. off. 1, 3 1 , n o , c h e g i era s t a t o c a l c o l a t o c o m e p a n e z i a n o d a H e i n e , Einleit. zu Cic. off. p . 24 e d a H i r z e l , Untersuch. I I , 431 s g g . Cfr. a n c h e C i c . off. 1, 1 3 1 , 1 1 4 nec tam est evitandum ut bona, quae nobis data non sint, quam... (e H i r z e l , op. cit. I I , 435-36). L a s o s t i t u z i o n e del d i o a l l a n a t u r a p o t e v a essere g i a v v e n u t a i n P o s i d o n i o (cfr. D i o C h r y s . 1 2 , 29 e Cic. noi. deor. 2,34, 86). E l e m e n t i p o s i d o n i a n i c o m p a i o n o n u m e r o s i in q u e s t e o m e l i e . ( ) Il c o n c e t t o p o s t c r i s i p p e o (cfr. H i r z e l , Untersuch. I I , 444-461), la p o s i z i o n e d i C r i s i p p o q u e l l a di 5". V. F. III,. 1 7 8 . P e r t u t t a l a p r i m a p a r t e cfr. G e l i . N. A. 1 2 , 5, 7 (che d e r i v a dal de dolore patiendo di P a n e z i o , cfr. c a p . I l i , n. 228) = 5 . V. F., I l i , 1 8 1 : Natura... omnium rerum, quae nos genuit, induit nobis inolevitque in ipsis statim principiis, quibus nati sumus, amorem nostri et caritatem; e a n c o r a 5 . V. F. I l i , 182 = Cic. fin. 3, 5, 1 6 : Placet his... simulatque natum sit animai... ipsum sibi conciliari et commendari ad se conservandum et ad suum statum eaque quae conservantia sunt eius status diligenda; alienari autem ab interitu iisque rebus quae interitum videantur afferre; cfr. a n c h e I I I , 1 7 8 . I n t e n d o ol'xo&sv = pxrjQ'ev (in ipsis statim principiis quibus nati sumus). P e r l a s e c o n d a , 5 . V. F. I l i , 1 7 8 , (p. 43, 1. 18-20); 2 o o a : ratio ergo perfecta proprium bonum est (in homine); I I , 1002. A n c h e il g i o c o v 7rioTTco?Sia ...-xiaT.asaq di d e r i v a z i o n e s t o i c a , p e r c h nlarixaiQ per q u e l l a s c u o l a v o c a b o l o t e c n i c o e C l e m e n t e (S. V. F., I l i , 5 1 5 ) definisce l a txcovj 7tpai? del nl&c, TZIGTC, ( = 7rpox7tTcov) c o m e (Ji7]S7uco x a r Xyov 7it,TEXou[xvrj (qui I T U T E X E I V ) jxrjS (X7 )v x a T ' 7 t t ( T T a C T i v x a T o p & o u f i v / ] (anche q u i x a T o p & o u r a t .
2

vs7U(jTTto<;).

tueatur, declinet ea quae nocitura videantur omniaque quae sint ad vivendum necessaria anquirat et paret... Sed inter hominem et beluam hoc maxime interest, quod haec tantum, quantum sensu movetur... homo autem, quod rationis est particeps,... facile totum vitae cursum videt ad eamque degendam praeparat res necessarias (*). Non siamo cio di fronte ad una casuale o isolata citazione del xXo?, ma tutto il contesta ha la medesima origine e la teoria dell'oUeicocn? strettamente legata all'affermazione della difesa delle nostre acpopfxou, di cui la giustificazione ( ) . | E come in Panezio, attraverso Plutarco, cos qui appare come centro la massima dell'oracolo: 'E^xacrov creauTV tic, ti, yvcoO-i c a u T o u T T j v <pucuv. Seneca pi dolcemen2

te dice inspicere debebimus primum nosmet ipsos ( ).


Come in Panezio, la definizione di stolti a chi lascia andare il presente per inseguire il futuro ( ), la condanna del 7ToAu7rpaYH- ^ * XXoxpia di fronte a x o i x e i a auxou o*iaax7txso-frai ( ). Come in Panezio
4 ove vT( 5

(') Panaet. fr. 98 v. Str. = Cic. off. 1, 4, 1 1 ; anche per iXxfj cfr. fr. 81 = Cic. off. 1, 30 1 0 5 illae (beluae) nihil sentiunt nisi voluptatem ad eamque feruntur omni i m p e t u. {*) l Pohlenz, che nota la presenza di questa dottrina in Basilio (Die Stoa I, 4 3 2 ; I I , 2 1 1 ) mette sullo stesso piano il nostro passo e hom. Hex. 7, 5 ; 9, 3 e 4 ; ma tra i due testi c' una differenza considerevole, perch quelli delle .omelie sull'Esamerone sono sotto un chiaro influsso posidoniano, che in questo specifico passo invece manca. ( ) Plut. tranq. an. 1 3 , 4 7 2 C (Sei reo IIo&ix> Ypu-fAaxt. rceidfAsvov axv xaxau.a&Ev); Bas. hom. cit. 3, col. 204 B ; Sen. tranq. an. 6, 1. Vedi la trattazione a cap. I I I , pag. 2 4 5 . ( ) Bas. hom. cit. 5, col. 208 B - 2 0 9 A ; Plut. tranq. an. 1 4 , 4 7 3 B C ; Sen. brev. vit. 7,8 etc. L a trattazione del tema a cap. I I pag. 1 4 7 - 4 8 e cap. I l i , pag. 234-35. ( ) Bas. hom cit. 5, 209 A ; Plut. curios. 1, 5 1 5 D ; Sen. tranq. an. 1 4 , 2 e t c ; del particolare si era gi discusso a cap. II, pag. 1 5 2 . Qui devo osservare in pi che il passo plutarcheodel. de curiositate sotto influsso paneziano (la TCoXuTtpay^oauvr) ptXou-&eia xtov XXoxpicov xaxtov: invece u.sx&<; ^co^cv xai ( t e x a x p E ^ o v tXa<x> xrjv 7roXu7tpaYU .oovrjv); mail pensierodi Basilio ricorda nella seconda met il plutarcheo a x v moxoneiv (tranq. an. 1 0 , 4 7 0 B). A questa fusione venuto B a iMo sommando i due passi plutarchei ? O non piuttosto ha
3 4 B

due parti sono


xa
(xv

distinte nell'anima, T LXV


TcaO'VjTtxv xa aXoyov.

Xoytxv Ka

vospv,

T Ss

9CTI T

xpaTeiv

T c p / s i , TO SS T 7 t a x o 6 e i v

TCT) Xycp x a

xaTaTce-rsa&ai.

Un altro tratto che Basilio svolge largamente, tanto da esporlo nell'omelia rcep. s ^ a p t o - T a ? e di nuovo nella successiva, quello che non bisogna l a sciarci cogliere alla sprovvista : un tema che noi conosciamo attraverso Plutarco e attraverso Seneca; l'uno ci ricorda l'esempio di Anassagora, che alla notizia della morte del figlio dice Sapevo di averlo generato mortale , esempio che compariva nell'opera di Panezio, l'altro condanna quelli che escono in espressioni come Non putavi hoc futurum et umquam tu hoc eventurum credidisses? ( ). Basilio assai-prossimo ora all'uno ora all'altro dei due scrittori profani:
2

a t t i n t o a d u n ' a l t r a f o n t e c h e si e s p r i m e v a a d d i r i t t u r a cos ? Si n o t i c h e tranq. an. i o , 470 u n o d e i p a s s i s c h i e t t a m e n t e paneziani dell'opuscolo. ( ) B a s . hom. cit. 7, col. 2 1 3 C ; P a n a e t . fr. 87 v . S t r . = Cc. off. 1, 28, 1 0 1 duplex est enim vis animorum et natura; una pars in appetitu posila est, quae est pptrj Graece, quae hominem huc et illuc rapii, altera in ratione docet et explanat quid faciendum fugiendumve sit. Ita fit ut ratio praesit, appetitus obtemperet (ofr. a n c h e fr. 88 = C i c . off. 1, 36, 1 3 2 , s p e c i a l m e n t e appetitum rationi oboedientem praebeamus, e 1 4 1 ) . L o stesso c o n c e t t o , m a c o n t e r m i n o l o g i a p o s i d o n i a n a , i n M . A n t . 7, 5 5 , 4. ( ) P l u t . tranq. an. 1 6 , 4 7 4 D ; cohib. ir. 1 6 , 463 D = P a n a e t . fr. 1 1 5 v . S t r . ; S e n . tranq. an. n , 9. L ' e s e m p i o t o r n