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Franco Ferrari**

1. Tra le ragioni che fecero del Timeo il dialogo platonico più letto,
commentato e dunque influente dell’antichità la più nota, ma certa-
mente non l’unica1, risiede nella circostanza che intorno al significato
della generazione dell’universo in esso descritta sia sorto un dibattito
pressoché millenario, che si originò nell’Accademia antica, tra gli allievi
diretti di Platone, per proseguire fino agli estremi confini del pensiero
antico, con Giovanni Filopono (VI sec. d.C.)2.
Le due posizioni intorno alle quali si focalizzò fin da subito questo
dibattito si richiamano 1) a un’esegesi letterale, secondo la quale le affer-
mazioni platoniche relative alla “generazione” dell’universo evocano un
evento reale, cioè la nascita “temporale” del mondo, e per contro 2) a
un’interpretazione didattica o didascalica, la quale suppone invece che la
genesi descritta da Platone costituisca un espediente narrativo utilizzato
a scopi didascalici ( ), di chiarezza espositiva
( ), vale a dire al fine di rendere più facilmente com-
prensibile la natura del cosmo, che è “generato” non in quanto ha avuto

*
Il presente contributo rielabora il testo di una relazione tenuta presso l’Università di
Göttingen nell’ambito di un seminario sul medioplatonismo dal titolo Die Mittelplatoniker
im Gespräch (24-26 Agosto 2010). Esso presenta i risultati parziali e provvisori di una ricer-
ca tutt’ora in corso sulla ricezione antica della cosmologia del Timeo.
**
Università di Salerno.
1
Per un rapido quadro delle ragioni che concorsero a fare del Timeo lo scritto platonico
più influente dell’antichità mi sia concesso rinviare a F. Ferrari, L’esegesi medioplatonica del
Timeo: metodi, finalità, risultati, in F. Celia, A. Ulacco (a cura di), Il Timeo. Esegesi greche,
arabe, latine, Plus, Pisa 2012, pp. 81-131, spec. pp. 84-86.
2
Una ricostruzione magistrale di questa importante vicenda esegetica e storiografica si
trova in M. Baltes, Die Weltentstehung des Platonischen Timaios nach den antiken Interpreten,
Bd. 1-2, Brill, Leiden 1976-1978. I principali documenti relativi al dibattito antico sulla
cosmogenesi del Timeo sono raccolti e commentati in M. Baltes, Der Platonismus in der
Antike. Grundlagen – System – Entwiklung, Bd. 5: Die philosophische Lehre des Platonismus.
Platonische Physik (im antiken Verständnis) II, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cann-
statt 1998, Baust. 136-145.

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un inizio reale, ma in quanto rappresenta un’entità composta, e più in


generale qualcosa di costitutivamente generato, ossia un .
Come è noto, Aristotele optò decisamente per l’interpretazione lette-
rale, mentre Speusippo e Senocrate, nel tentativo di “portare soccorso”
( ) a Platone, sostennero il secondo tipo di esegesi, invocando
l’analogia tra la “nascita” dell’universo e quella delle figure geometriche,
le quali sono eterne ma vengono “generate” a fini didattici3.
L’interpretazione didascalica o metaforica della cosmogenesi fu
ripresa e sensibilmente rinnovata da Crantore, per il quale Platone
avrebbe parlato del cosmo come di un’entità “generata” ( ) per
sottolinearne la dipendenza da una causa esterna (
), ossia la circostanza che esso non costituisce una realtà
autonoma e indipendente ( )4.
Nel corso del periodo ellenistico il dibattito si affievolì e l’interpreta-
zione letterale finì per prendere il sopravvento, soprattutto per merito
degli avversari di Platone, i quali la consideravano più facilmente con-
futabile. Solo a partire dalla seconda metà del I secolo a.C. la questione
del significato della cosmogenesi tornò in auge, probabilmente anche
grazie a Eudoro di Alessandria, il quale riprese con rinnovato vigore
l’esegesi didascalico-metaforica dell’Accademia. Quando, sul finire del
I secolo d.C., Plutarco compose il De animae procreatione in Timaeo,
l’interpretazione didascalica doveva risultare ormai egemone, se l’au-
tore si sentì in dovere di giustificare la stesura del suo scritto proprio
invocando l’esigenza di opporsi a una tendenza che si stava imponendo
come una sorta di communis opinio5.
Non c’è dubbio che tra il I e il III secolo d.C. la questione della natu-
ra della cosmogenesi del Timeo si trasformò in un “campo di battaglia”,
che vide coinvolti tutti i più importanti platonici di questo periodo,
ossia i cosiddetti “medioplatonici”, ma al quale non si sottrassero nep-
pure gli aristotelici, come mostra il caso di Alessandro di Afrodisia. Alla
tendenza, che si andava progressivamente imponendo, a leggere in chia-

3
Aristot. De caelo, A 10, 279b17-280a11 (Baust. 136.0b Dörrie-Baltes). Su questo
fondamentale documento si veda il commento ad locum di M. Baltes, Der Platonismus in
der Antike, cit., pp. 377-87. Una buona presentazione del dibattito alto-accademico rela-
tivo alle esegesi della cosmologia del Timeo si trova ora in B. Centrone, L’esegesi del Timeo
nell’Accademia antica, in F. Celia, A. Ulacco (a cura di), Il Timeo, cit., pp. 57-80.
4
Procl. In Tim. I 277,8-10 Diehl (Baust. 139.1 Dörrie-Baltes), con commento di M.
Baltes, Der Platonismus in der Antike, cit., pp. 437-42.
5
Plut. An. procr. 1. 1012 B. Si veda quanto scrivo a commento di questo passo in Plu-
tarco, La generazione dell’anima nel Timeo, introduzione, testo critico, traduzione e com-
mento a cura di F. Ferrari e L. Baldi, D’Auria, Napoli 2002, p. 216 nota 3.

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ve metaforica la cosmologia del Timeo, si opposero i fautori dell’esegesi


letterale: tra gli interpreti “didattico-didascalici” si possono annoverare
Alcinoo, Albino e Calveno Tauro, mentre i sostenitori più agguerriti
dell’interpretazione letterale furono Plutarco e Attico. Non mancarono
neppure tentativi di conciliare, almeno in parte, le due posizioni, soste-
nendo, come fece ad esempio Severo sulla base del mito delle età cosmi-
che contenuto nel Politico, che l’universo in senso assoluto ( ), cioè
nella sua totalità, è ingenerato, ossia eterno, ma che la fase cosmica nella
quale ci troviamo ha avuto un inizio temporale, vale a dire è generata6.
Tra i nomi appena menzionati il meno noto è probabilmente quello
di Lucio Calveno Tauro, un platonico attivo nel II secolo d.C. La scarsa
notorietà di cui oggi gode, che si rispecchia nella quasi totale assenza di
menzioni nelle esposizioni generali del pensiero antico, è tuttavia indi-
rettamente proporzionale all’importanza che egli ebbe nella storia del
platonismo. È probabile che la definitiva affermazione dell’esegesi di-
dascalico-metaforica in Plotino, Porfirio e Proclo molto debba all’opera
di questo autore, la cui fama è quasi unicamente legata al nome di Aulo
Gellio, che frequentò ad Atene la scuola di Tauro, come testimoniano
ampiamente le sue Notti Attiche7.

2. Gellio presenta Tauro, la cui città di nascita si situa certamente nella


parte orientale del Mediterraneo romanizzato (Beirut o, secondo un’al-
tra fonte, Sidone), come vir memoria nostra in disciplina platonica cele-
6
Procl. In Tim. I 289,6-13 Diehl (Baust. 137.9 Dörrie-Baltes = Sev. 6 T. Gioè). Si veda-
no i commenti a questa testimonianza di M. Baltes, Der Platonismus in der Antike, cit., pp.
419-21 e A. Gioè, Filosofi medioplatonici del II secolo d.C. Testimonianze e frammenti. Gaio,
Albino, Lucio, Nicostrato, Tauro, Severo, Arpocrazione, Bibliopolis, Napoli 2002, pp. 406-10.
7
Sulla presentazione che Gellio fa di Tauro si veda il fondamentale studio di M.-L.
Lakmann, Der Platoniker Tauros in der Darstellung des Aulus Gellius, Brill, Leiden-New
York-Köln 1995, che contiene in appendice la prima raccolta delle testimonianze su Tauro.
Gellio presenta Tauro come un maestro di filosofia platonica, che tentò di riprodurre nella
sua scuola il clima delle discussioni accademiche e lo spirito di synousia che animava la vita
nell’istituzione di Platone. Le discussioni che si tenevano in contesti “simposiaci”, sebbene
si presentino come non gravia nec reverenda, nascondevano problemi teorici di notevole
profondità. Un esempio è certamente rappresentato dall’interrogativo relativo a quando
moriens moreretur, ossia quando muore chi muore: quando è già morto o quando è ancora
in vita? Come mostra Gellio si tratta di una questione collegata alla natura dell’“istante”
( ) descritto nel Parmenide, dunque di un problema tutt’altro che di poco conto
(Aul Gel. Noct. Att. VII 13,1-12 = Text 8 Lakmann = 11 T. Gioè). Su tutto ciò si rinvia a M.
Engert, Gellius als Quelle bekannter und unbekannter Autoren. – Zur Funktion der Tauros-
Figur in der Darstellung der Lehre Platons in den Noctes Atticae, in «Würzburger Jahrbücher
für Altertumswissenschaft», N.F. 35 (2011) pp. 127-45.

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bratus8. La fama di cui egli godette tra il II e il III secolo viene confer-
mata da altre testimonianze, le quali sembrano alludere anche all’acqui-
sizione di riconoscimenti pubblici, come la cittadinanza, la prossenia e
il diritto di precedenza nei tribunali9. Sappiamo che Tauro compose un
certo numero di scritti, andati tutti perduti, tra i quali un commento in
più libri al Gorgia, uno alla Repubblica o più probabilmente a qualche
parte del dialogo, un’opera polemica contro gli stoici, una di carattere
generale dedicata alla differenza tra le dottrine di Platone e di Aristotele
e uno scritto sulle cose corporee e incorporee10. Non c’è dubbio, tutta-
via, che egli dovette la sua fama principalmente all’
, ossia al Commento al Timeo, perduto anch’esso, ma di cui ci
restano estratti anche piuttosto estesi nello scritto di Giovanni Filopono
De aeternitate mundi (Contra Proclum).
In questo scritto Tauro raccolse, riformulò e codificò i principali
argomenti in favore dell’esegesi didattico-metaforica della cosmogenesi
del Timeo e finì per rappresentare il serbatoio fondamentale da cui at-
tinsero nei secoli successivi, in forma diretta o indiretta (ossia tramite
Porfirio), i sostenitori di questo tipo di interpretazione11. A lui si deve
probabilmente la prima classificazione sistematica dei significati non
temporali dell’aggettivo verbale , cioè “generato”, che veniva
assegnato all’universo del Timeo sulla base della celeberrima sequenza di
28b1-7, dove a proposito della natura del cielo, vale a dire del cosmo o
dell’universo, alla questione se esso «era sempre, non avendo alcun prin-
cipio di generazione, oppure se è generato, avendo preso inizio da un
qualche principio» (
), Timeo risponde perentoria-
mente con il perfetto , vale a dire «è nato», è generato12.

8
Aul. Gel. Noct. Att. VII 10,1 (Text 7 Lakmann = 7 T. Gioè). Si vedano i commenti
di M.-L. Lakmann, Der Platoniker Tauros, cit., pp. 59-61 e A. Gioè, Filosofi medioplatonici,
cit., pp. 299-301.
9
Cfr. Text 2 Lakmann (1 T. Gioè).
10
Cfr. rispettivamente Aul. Gel. Noct. Att. VII 14,5 (Text 20 Lakmann = 14 T. Gioè),
Ps. Hero. Alex. Def. 156,21 Heiberg (Text 21 Lakmann = 21 F. Gioè), Aul. Gel. XII 5,5
(Text 12 Lakmann = 17 T. Gioè), e Sud. IV 509,12-15 Adler (Text 18 Lakmann = 3 T.
Gioè). Sull’atteggiamento di Tauro nei confronti di Aristotele, presumibilmente piuttosto
critico, cfr. G.E. Karamanolis, Plato and Aristotle in Agreement? Platonists on Aristotle from
Antiochus to Porphyry, Clarendon Press, Oxford 2006, pp. 179 ss.
11
Scriveva in proposito M. Baltes, Die Weltentstehung, cit., Bd. 1, p. 105: «keiner der
Exegeten vor Porphyrios, soweit wir wissen, hat sich so intensiv Gedanken über das Werden
der Welt im Timaios gemacht wie Tauros».
12
Sui formidabili problemi connessi a questa dichiarazione cfr. l’ormai classico articolo
di M. Baltes, (Platon, Tim. 28 B 7). Ist die Welt real entstanden oder nicht?, ora

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Dalla lettura del Timeo si ricava dunque la tesi che l’universo, in


quanto è nato ( ), costituisce un’entità generata ( ). Se-
condo Tauro, tuttavia, questo termine non comporta automaticamente
un significato temporale, come testimonia Filopono, il quale attribuisce
a lui, a Porfirio e a Proclo il tentativo di determinare in quanti signi-
ficati ( ) si dice 13
. È ragionevole ritenere che i due
filosofi menzionati insieme a Tauro ripresero e probabilmente estesero
la classificazione proposta da Tauro, al quale si deve comunque il primo
tentativo organico di elencare i significati non temporali del termine
“generato”. Tutto ciò non fa che confermare l’eccezionale importanza
che questo misterioso platonico rivestì nella storia del dibattito antico
sulla cosmogenesi descritta nel Timeo.

3. Il documento più significativo relativo alla strategia che Tauro mise


in atto allo scopo di depotenziare la portata temporale dell’aggettivo
si trova nel VI libro del De aeternitate mundi di Filopono. Si
tratta di una citazione letterale del commento di Tauro, preceduta da
una breve premessa nella quale l’autore cristiano ascrive a Tauro, ancora
accomunato a Porfirio e Proclo, la convinzione che Platone avrebbe
affermato che il cosmo è generato non intendendo però sostenere che
esso ha avuto un inizio “temporale”, ma utilizzando il termine “ge-
nerato” in un altro senso, vale a dire in un’accezione non temporale,
appunto perché essi sostengono che .
Dopodiché Filopono riporta un lungo estratto del Commento al Timeo
di Tauro nel quale l’autore medioplatonico distingue quattro significati
in base ai quali si può dire di qualcosa che è generato senza che ciò
comporti un senso temporale14.

in Id., Dianoemata. Kleine Schriften zu Platon und zum Platonismus, Teubner, Stuttgart-
Leipzig 1999, pp. 303-25. Si veda anche F. Fronterotta, “Principio” del cosmo e “inizio” del
discorso. Una nuova ipotesi intorno all’“origine” del mondo nel Timeo platonico, in L. Palum-
bo (a cura), . La filosofia come esercizio del rendere ragione. Studi in onore di
Giovanni Casertano, Loffredo, Napoli 2012, pp. 661-79.
13
Philop. Aet. mund. 121,18-21 Rabe (Text 22A Lakmann = 22 T. Gioè). Si tratta
evidentemente di una ripresa della questione con la quale si apriva il cap. 11 del I libro del
De caelo, dove Aristotele affermava l’esigenza di stabilire come, cioè in quanti e quali modi,
si dice che le cose sono ingenerate e generate, incorruttibili e corruttibili (280b1-2): cfr. A.
Gioè, Filosofi medioplatonici, cit., pp. 346 ss.
14
Philop. Aet. mund. 145,1-147,25 Rabe (Baust. 140.1 Dörrie-Baltes = Text 22B La-
kmann = 23 F. Gioè). Cfr. M. Baltes, Der Platonismus in der Antike, cit., pp. 454-60, A.
Gioè, Filosofi medioplatonici, cit., pp. 348-53 e G.E. Karamanolis, Plato and Aristotle, cit.,
pp. 181-83.

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La prima accezione non temporale di si riferisce a quelle


realtà che pur non essendo effettivamente generate ( ),
ossia non essendo venute all’essere, appartengono comunque al genere
delle cose generate. Allo stesso modo si è soliti dire che qualcosa è “vi-
sto” ( ), anche se non lo si è mai effettivamente visto e neppure
mai lo si vedrà, ma rientra nel genere delle cose “visibili”. È probabile
che Tauro, forzando i termini della questione, applicasse all’aggettivo
la distinzione tra attualità e potenzialità, ossia tra ciò che è
effettivamente generato e ciò che lo è solo potenzialmente. Si tenga
inoltre presente che la natura stessa dell’aggettivo verbale greco, il cui
significato oscilla tra la possibilità e la effettività, si presta a produrre
qualcosa di simile a un “Paralogismus der Äquivokation”15.
Il secondo senso atemporale di “generato” riguarda ciò che è compo-
nibile concettualmente ( ), senza essere composto,
vale a dire ciò che è logicamente risolvibile nei suoi costituenti, senza
però che tali costituenti abbiano un’esistenza indipendente e anteriore
rispetto al composto16. Di questo tipo è la composizione, ossia la “gene-
razione”, della nota mese, la quale è composta dalla nete e dalla hypate,
perché risulta logicamente risolvibile in esse. Secondo Tauro, il cosmo
sarebbe composto in maniera analoga, in quanto risulta costituito di
qualità nelle quali esso è logicamente risolvibile. I commentatori han-
no giustamente osservato che questo secondo significato atemporale di
è abbastanza simile a quello implicato nel ragionamento con
cui gli accademici avevano equiparato la generazione dell’universo alla
costruzione delle figure geometriche17.
La terza accezione non temporale dell’aggettivo verbale vie-
ne immediatamente riferita al cosmo, e dunque assume nel ragiona-
mento di Tauro un valore indubbiamente più rilevante. Sulla base di
questo terzo significato il cosmo sarebbe generato perché si trova peren-
nemente nella condizione di generarsi ( ), ossia per-
ché rappresenta una realtà costitutivamente soggetta al divenire: è come
Proteo che si trasforma in svariate forme. Da questo punto di vista, la
generazione sarebbe per il cosmo non un evento ma una condizione

15
Cfr. K. Praechter, Tauros, in RE, Bd. V A1, pp. 58-68, spec. p. 64.
16
Corretta l’osservazione di K. Verrycken, Porphyry, In Timaeum fr. XXXVII (Philo-
ponus, De aeternitate mundi contra Proclum, 148,9-23), in «L’Antiquité Classique», 57
(1988) pp. 282-89, spec. p. 286, il quale scrive: «Taurus’ notion of is
applied to a synthesis which absorbs its components and does not leave them to be what
they are separately».
17
Si veda, per esempio, A. Gioè, Filosofi medioplatonici, cit., pp. 348-49.

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ontologica: tanto le entità collocate nel mondo sublunare quanto quelle


situate nella sfera astrale, sia pure in modo diverso, mutano costante-
mente e nessuna permane identica a sé, legittimando così l’attribuzione
all’universo dello status di realtà generata.
Anche il quarto significato, che riprende l’accezione già individuata
da Crantore, viene immediatamente riferito al cosmo, il quale potreb-
be dirsi “generato” in quanto il suo essere, ossia la sua stessa esisten-
za, gli proviene da altrove, cioè dall’esterno, e per la precisione da dio
( ), in riferimento al quale è stato ordinato (
) . La dipendenza del cosmo da dio sarebbe simile a quella
18

della luce lunare dal sole: come la luna riceve la luce che le proviene dal
sole, senza che ci sia un solo istante in cui essa non sia illuminata, così
il cosmo riceve l’essere da dio, senza che tale dipendenza sia circoscritta
a un solo atto, essendo invece eterna, come eterno è il cosmo stesso.
Al termine di questo elenco dei valori non temporali assegnabili alla
nozione di “generato”, Tauro espone un argomento che, a suo modo
di vedere, dovrebbe orientare l’esegesi della cosmogenesi del Timeo in
senso decisamente non temporalistico. Egli osserva che il dettato della
proposizione fondamentale, quella in cui Timeo si domanda se il co-
smo non abbia alcun principio di generazione ( )
oppure sia nato a partire da un qualche principio ( ),
non dovrebbe lasciare dubbi circa l’opportunità di assumere un’esegesi
non temporale. Ai suoi occhi, infatti, la presenza accanto alle due oc-
corenze di di e di dimostra che Platone non assu-
me il sostantivo nel suo significato ordinario, cioè temporale; è invece
sensato ritenere che egli alluda al valore di come principio, cioè
come causa, tanto è vero che alcuni, tra i quali forse lo stesso Tauro,
concepiscono il principio , vale a dire in quanto
attività demiurgica . 19

18
La formula metonimica + l’accusativo solitamente indica nel linguaggio sco-
lastico la causa paradigmatica, che in questo caso verrebbe assunta da dio, il quale sarebbe
dunque sia causa efficiente sia modello del cosmo. Il seguito dell’argomentazione di Tauro
lascia invece supporre che per lui il modello sia indipendente dalla divinità. Si tratta di
un’oscillazione abbastanza frequente negli autori medioplatonici. Condivisibili osservazio-
ni si leggono in proposito in A. Gioè, Filosofi medioplatonici, cit., p. 351.
19
Il testo potrebbe essere lacunoso e per questo non risulta semplice ricostruire con
esattezza l’argomentazione di Tauro (cfr. in proposito M. Baltes, Der Platonismus in der
Antike, cit. p. 459). Il senso generale appare tuttavia perspicuo: egli intende respingere la
nozione temporale di arche opponendole un significato causale, tanto nel caso in cui la
causa sia rappresentata dal demiurgo, quanto in quello in cui essa vada identificata con il
modello eidetico. Scriveva in proposito M. Baltes, Die Weltenstehung, cit., Bd. 1, p. 111 «er

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Secondo Tauro, dunque, le parole di Timeo non si riferiscono alla


scelta tra l’eternità del cosmo e la sua generazione nel tempo, bensì al
problema di stabilire se esso sia un’entità , ossia sempre essente,
come le idee, oppure se sia “generata”, cioè soggetta a un processo di
generazione ontologica determinato da un principio (o da un sistema di
principi) esterno, evidentemente costituito dal demiurgo o dal demiur-
go e dal mondo delle idee. E la maniera in cui Timeo risolve questo
dilemma, vale a dire collocando l’universo nell’ambito delle realtà ge-
nerate, non può che risultare agli occhi di Tauro perfettamente coerente
con i principi generali della metafisica di Platone.

4. Le nostre fonti documentano anche del tentativo di Tauro di rendere


compatibile con la sua interpretazione un celebre passaggio che precede
il lungo monologo di Timeo e che apparentemente depone in favore di
un’esegesi letterale della cosmogenesi o assume un’attitudine neutrale.
In 27c4-5 Timeo annuncia i discorsi che si appresta a tenere intorno
all’universo , ossia «come è nato o anche è
ingenerato» . Secondo Filopono, Tauro avrebbe addirittura manipolato
20

il testo platonico, trasformando la congiunzione disgiuntiva o dubitativa


nella concessiva , e intendendo “anche se è ingenerato”, cioè “sebbe-
ne sia ingenerato”21. In altri termini, Platone avrebbe annunciato i di-
scorsi intorno all’universo «come è nato, sebbene sia ingenerato», aprendo
così la strada all’interpretazione metaforica dell’intera descrizione della
cosmogenesi, la quale assume fin dall’inizio l’eternità del mondo.
Che l’intervento di Tauro consistesse in una vera e propria manipo-
lazione del testo platonico è stato messo in discussione da Matthias Bal-
tes, il quale ipotizza piuttosto che Filopono abbia confuso un semplice
suggerimento esegetico, consistente nell’intendere la come se avesse
un valore concessivo ed equivalesse a un , con una correzione del testo

[Tauros] weist auf die Meinung hin, man könne arche hier als das demiuorgoun auffassen;
d.h. der Kosmos ist vom Demiurgen her geworden, hat von ihm her sein Sein».
20
Baust. 136.0a Dörrie-Baltes. Fondamentale in proposito il commento di M. Baltes,
Der Platonismus in der Antike, cit., pp. 375-77.
21
Philop. Aet. mund. 123,19-23 Rabe (Text 25A Lakmann = 29 T. Gioè). Si veda,
oltre al commento di A. Gioè, Filosofi medioplatonici, cit., pp. 362 ss., anche Id., Aspetti
dell’esegesi medioplatonica: la manipolazione e l’adattamento delle citazioni, in «Rendiconti
dell’Accademia Nazionale dei Lincei: Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche»,
393 (1996) pp. 287-309, spec. 296-97 e F. Ferrari, Struttura e funzione dell’esegesi testuale
nel medioplatonismo: il caso del Timeo, in «Athenaeum», 89 (2001) pp. 525-74, spec. 545.

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tràdito22. Resta il fatto che le fonti di cui disponiamo consentono di


attribuire a Tauro anche un’attitudine filologica ed esegetica sul testo
del Timeo, non diversa da quella di molti platonici della sua epoca, i
quali non si fecero scrupolo a correggere il dettato del testo per renderlo
omogeneo al loro punto di vista interpretativo23.
L’importanza di Calveno Tauro nella storia del dibattito antico sulla
cosmogenesi del Timeo non dipende solamente dalla classificazione dei
significati non temporali di e dalla minuzia filologica del suo
impegno sul testo platonico. Nello sforzo di articolare e giustificare su
un piano complessivo l’esegesi didascalica del dialogo, Tauro si pre-
murò anche di segnalare le ragioni ( ) per le quali Platone, pur
essendo convinto dell’eternità dell’universo, ne abbia parlato come di
un’entità generata. Anche in questo caso il ragionamento di Tauro ci
viene restituito da Filopono attraverso una citazione contenuta nel VI
libro del De aeternitate mundi24.
Due sarebbero i motivi per i quali Platone ricorse a una descrizione
apparentemente “temporale” della generazione dell’universo, entrambi
di natura filosofica. Il primo si richiama all’esigenza di veicolare nel
lettore la devozione ( ) nei confronti della presenza della
provvidenza nel cosmo e costituisce, come vedremo immediatamen-
te, una replica a certe posizioni circolanti nel platonismo dell’epoca. Il
secondo invoca invece il vecchio principio accademico della chiarezza
espositiva ( ) e si richiama al presunto uso platonico di
descrivere realtà eterne e ingenerate come se fossero generate.
Secondo Tauro, dunque, Platone avrebbe descritto il cosmo come
generato perché la maggioranza dei lettori non è in grado di compren-
dere l’esistenza di una relazione causale che non sia di natura tempora-
le ( ), ossia che non preveda una priorità/
anteriorità temporale della causa nei confronti del causato. Tuttavia
il mancato riconoscimento dell’esistenza di un rapporto di causalità
extra-temporale ha come conseguenza la negazione della provvidenza,
vale a dire dell’azione causale di dio nei confronti del cosmo. Dal mo-
mento che la maggior parte degli uomini è in grado di riconoscere solo

22
M. Baltes, Die Weltentstehung, cit., Bd. 1, pp. 112-15.
23
Sulla pratica della manipolazione in usu citandi si veda, accanto ai due articoli men-
zionati nella nota 21, anche il celebre saggio di J. Dillon, Tampering with the Timaeus: Ide-
ological Emendations in Plato, in «American Journal of Philology», 110 (1989) pp. 50-72.
24
Philop. Aet. mund. 186,17-189,9 Rabe (Baust. 138.2 Dörrie-Baltes = Text 23B La-
kmann = 26 F. Gioè). Si vedano in proposito i commenti ad locum di M. Baltes, Der Pla-
tonismus in der Antike, cit., pp. 428-35 e A. Gioè, Filosofi medioplatonici, cit., pp. 355-61.

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F F

l’esistenza di una relazione causale, e dunque provvidenziale, quando


la causa è temporalmente anteriore rispetto a ciò di cui è causa, allora
Platone ha deciso di ricorrere a una sorta di temporalizzazione di un
rapporto nel quale la dipendenza è di ordine metafisico. In questo modo
egli suggerisce in modo allusivo ( ) a coloro che sono capaci di
comprendere una diversa modalità espressiva che il cosmo non è gene-
rato temporalmente, mentre offre a coloro che non hanno questa capa-
cità un eccellente argomento in favore dell’esistenza della provvidenza.
Assegnando all’espediente narrativo, ossia al racconto ( ), il
compito di presentare in forma temporale relazioni di priorità di or-
dine metafisico, Tauro precorse una celebre concezione formulata da
Plotino nel trattato su Eros (III 5 [50]). A proposito della funzione
dei miti l’autore delle Enneadi sostiene infatti che essi «se veramente
vogliono essere miti, devono frazionare nel tempo le cose di cui par-
lano e separare tra loro le molteplici componenti degli esseri, le quali,
benché unite, si distinguono per rango e potenza – tanto più che an-
che i ragionamenti producono nascite di realtà ingenerate e separano,
essi pure, cose che sono unite –; e dopo avere impartito, per quanto
possono, il loro insegnamento, lasciano a chi li ha intesi la possibili-
tà di effettuare la ricomposizione (

)» (III 5, 9,24-29).
Si è accennato sopra all’ipotesi che una simile spiegazione costituisca
una replica a un argomento utilizzato dagli interpreti letteralisti, i quali
erano soliti richiamarsi al fatto che l’unico atteggiamento in grado di sal-
vaguardare la provvidenza divina consisteva nell’ammettere che il cosmo
fosse il prodotto di un atto demiurgico reale, nel quale si manifestava
appunto questa pronoia25. Con la distinzione tra due tipologie di lettori,
l’uno preparato e in grado di comprendere relazioni complesse, ossia
rapporti di dipendenza metafisica, anche se non formulate in termini
temporali, l’altro superficiale, capace solo di collegare la dipendenza alla
25
Cfr., per esempio, Attico fr. 4 des Places, per il quale quei platonici che concepiscono
l’universo come eterno eliminano di fatto la provvidenza demiurgica, la quale viene sal-
vaguardata solo da una concezione che ammetta un intervento diretto e reale di dio nella
fabbricazione del cosmo. Sulla connessione in Attico tra provvidenzialismo e concezione
temporale della genesi dell’universo cfr. M. Zambon, Porphyre et le moyen-platonisme, Vrin,
Paris 2002, pp. 152-53.

330
L C T  ’ …

priorità temporale, Tauro intese probabilmente replicare all’argomento


provvidenzialistico, spesso invocato dai sostenitori dell’interpretazio-
ne letterale della cosmogenesi del Timeo. È appena il caso di osservare
che una simile distinzione tra tipi di lettore (autentico, cioè profondo,
e inautentico, cioè superficiale) sarà destinata a una notevole fortuna
nell’ambito dell’ermeneutica neoplatonica. Distinguendo tra il lettore
capace di comprendere tutte le implicazioni del testo platonico e quello
in grado di cogliere solo i rapporti di dipendenza temporale, Tauro an-
ticipa, mutatis mutandis, una simile attitudine esegetica.
Il secondo motivo invocato da Tauro per spiegare la scelta platonica
di ricorrere a una descrizione temporale della generazione dell’universo
risale all’Accademia antica, e in particolare a Senocrate. Oltre all’analo-
gia “accademica” con la costruzione delle figure geometriche, che sono
eterne ma vengono descritte per ragioni di chiarezza espositiva come
se fossero generate, Tauro accenna anche all’uso platonico di presenta-
re le realtà come se fossero generate e si richiama
all’esempio della Repubblica, dove la città viene descritta come genera-
ta, «perché nell’ordinamento di questa risulti più chiara la genesi della
giustizia».
Tauro poi respinge, a dire il vero in maniera tutt’altro che irrepren-
sibile dal punto di vista logico, le obiezioni che Aristotele e Teofrasto
avevano indirizzato all’analogia tra la “generazione” del cosmo e quella
delle figure geometriche. Infine, egli polemizza con quei platonici che
avevano invocato il Crizia e il Politico per supportare l’esegesi letterale
del Timeo. Si tratta ai suoi occhi di un’operazione destinata al naufra-
gio, dal momento che in questi dialoghi non si trova nessun argomento
consistente a sostegno della tesi che nel Timeo il cosmo sia generato26.

5. Come abbiamo visto, Tauro non fu il primo, neppure tra i platonici


di epoca imperiale, a sostenere l’esegesi metaforico-didascalica della co-
smogenesi del Timeo. La sua opera si innestò all’interno di un dibattito
che nei primi secoli della nostra èra fu eccezionalmente vivace. Egli fu
però l’autore platonico che esercitò l’influsso più significativo nel pro-

26
È probabile che Tauro alluda polemicamente a Plutarco, il quale aveva menzionato il
mito di Atlantide del Crizia e quello dei cicli cosmici del Politico allo scopo di confermare la
sua interpretazione letterale della genesi del cosmo (e dell’anima) nel Timeo: cfr. An. procr.
10. 1017 C; si veda in proposito il mio commento in Plutarco, La generazione dell’anima,
cit. pp. 270-71 note 134-35.

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F F

cesso che segnò il progressivo imporsi, almeno nell’ambito del platoni-


smo pagano, dell’interpretazione didattica del Timeo.
Il suo appartiene molto probabilmente
al genere degli Spezialkommentare, ossia quegli scritti esegetici, partico-
larmente diffusi nei primi secoli dell’epoca imperiale, che affrontavano
l’interpretazione di un singolo aspetto di un dialogo platonico, molto
spesso il Timeo27. Il Commento alle parti mediche del Timeo di Galeno, il
commento alle sezioni matematiche e astronomiche di Adrasto di Afro-
disia, il commento alle parti musicali di Eliano, lo stesso trattato Sulla
generazione dell’anima nel Timeo di Plutarco costituiscono esempi di
questo genere di opere, le quali alternavano parti in cui era più marcata
la dipendenza dal dettato del testo di partenza a sezioni più espositive.
Di questo genere di scritti il Commento al Timeo di Tauro riproduce
le procedure esegetiche, e in particolare il metodo (o
) e quello (che presso i neoplatonici si chia-
merà ). La procedura consiste nell’esame dettagliato
dei significati di un termine o di un sintagma e nell’individuazione
dell’accezione in cui esso ricorre nel passo commentato; l’indagine in-
torno ai significati dell’aggettivo verbale doveva rappresentare
l’applicazione di questo tipo di procedura esegetica. L’approccio
consiste invece nell’esame del contenuto teorico di una certa
dottrina e, nel caso del commento al Timeo, attiene probabilmente alle
motivazioni di ordine filosofico che rendono preferibile l’assunzione
dell’esegesi metaforica o anche alle ragioni che hanno indotto Platone
a ricorrere a una descrizione temporale, pur sapendo che il cosmo è in
realtà eterno28.

27
Sulla diffusione dei commentari specialistici dedicati a singole parti del Timeo rinvio
a F. Ferrari, I commentari specialistici alle sezioni matematiche del Timeo, in A. Brancacci
(a cura), La filosofia in età imperiale. Le scuole e le tradizioni filosofiche, Bibliopolis, Napoli
2000, pp. 169-224 e Id., Esegesi, commento e sistema nel medioplatonismo, in A. Neschke-
Hentschke (Hrsg.), Argumenta in dialogos Platonis, Teil 1: Platoninterpretation und ihre
Hermeneutik von der Antike bis zum Beginn des 19. Jahrhunderts, Akten des Internationalen
Symposions von 27.-29. April 2006 im Istituto Svizzero di Roma, Schwabe, Basel 2010,
pp. 51-76, spec. 68-71.
28
È possibile che un’allusione alla presenza in Tauro di un doppio registro nel commen-
to di Platone si trovi in Aul. Gell. Noct. Att. XVII 20,1-7 (Text 14 Lakmann = 10 T. Gioè),
dove si dice che il filosofo facesse seguire l’esame linguistico e terminologico del brano da
un’indagine rivolta ad ipsa enim Platonis penetralia ipsarumque rerum pondera et dignitates.
Si veda l’illuminante commento di M.-L. Lakmann, Der Platoniker Tauros, cit., pp. 174-
77. Sulla distinzione tra metodo kata lexin e metodo kata pragmata cfr. F. Ferrari, Struttura
e funzione dell’esegesi testuale, cit., pp. 549-52.

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L C T  ’ …

È probabile che il Commento al Timeo di Tauro fosse interamen-


te dedicato al tema della cosmogenesi (con qualche appendice sulla
“fisica” degli elementi) e costituisse in un certo senso la replica allo
scritto di Plutarco, andato perduto, dal titolo
(n. 66 Catalogo di Lampria), nel quale
l’autore dei Moralia si proponeva di dimostrare in maniera sistematica
l’opportunità di assumere un’interpretazione letterale della generazione
dell’universo descritta nel Timeo. L’esito di questo dibattito, che vide a
partire da Plotino e Porfirio il trionfo dell’esegesi metaforica, sembra
dimostrare che le ragioni di Tauro finirono per prevalere su quelle di
Plutarco (e di Attico)29, a conferma dell’importanza e della profondità
di questo misterioso platonico del II secolo d.C.

29
Ad alcuni aspetti dell’esegesi temporalistica della Weltentstehung del Timeo ho dedica-
to un saggio dal titolo Materia, movimento, anima e tempo prima della nascita dell’universo:
Plutarco e Attico sulla cosmologia del Timeo, in corso di stampa nel volume E. Coda, C.
Martini Bonadeo (éd.), Études de logique et de cosmologie offertes à Henry Hugonnard-Roche,
Vrin, Paris 2014.

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