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MARIN, Parmenide 1

Sapienza Filosofica
PARMENIDE, Sulla Natura





































MARIN, Parmenide 2

Maurizio MARIN, Parmenide: la via dellEssere

Parmenide di Elea un punto di riferimento fondamentale per la filosofia greca antica, per cui
esistono innumerevoli studi e interpretazioni del suo pensiero. Questo che si aggiunge non ha
nessuna pretesa di essere il migliore o il pi valido, ma solo offrire un aiuto alla riflessione
facilmente accessibile, innanzitutto ai miei studenti e poi a chiunque sia interessato alla filosofia
greca, con la presentazione di informazioni storiche e archeologiche su Elea, di riferimenti per il
ricupero del testo di Parmenide, un accenno al suo contesto culturale, una rassegna delle principali
interpretazioni individuate, poi la presentazione di ogni frammento del poema parmenideo con testo
greco, traduzione e commento sulla base di studi di vari specialisti. Ne scaturir, ovviamente,
unaltra interpretazione che si aggiunger alle numerose gi sviluppate da altri, anche se non
milludo che sia migliore, ma forse solo pi consapevole di aver detto ancora poco e al di sotto di
quello che il pensiero di Parmenide meriterebbe.
Da come sinterpreta Parmenide dipende anche la comprensione di Platone e Aristotele, anzi
spesso le precomprensioni che abbiamo di Aristotele e Platone le proiettiamo, pi o meno
consapevolmente, sullinterpretazione che forniamo di Parmenide. Gi Platone e Aristotele hanno
proiettato su Parmenide la loro interpretazione di Melisso, ma si possono giustificare per motivi
teoretici in quanto non pretendevano di fare gli storici della filosofia. Per avere unidea della
differenza tra la loro interpretazione e il contenuto del testo parmenideo, basta confrontare la figura
di Parmenide nellomonimo dialogo platonico con quella che emerge dai frammenti del poema: in
Platone un nobile vecchio e nel proemio al poema un giovane dinamico su un carro veloce, nel
dialogo platonico un implacabile dialettico e nel poema un giovane in attento ascolto di una dea, nel
dialogo un ferreo logico e nel poema una mente ispirata dalla rivelazione divina dellessere. Noi
invece, che riteniamo di aver acquisito una mentalit critica, cerchiamo di non mortificare il
pensiero di Parmenide con la nostra simpatia o antipatia per la metafisica aristotelica, di non
ingannare noi stessi nascondendo tale precomprensione viscerale sotto un cumulo di erudizione,
memori dellesperienza storica che spesso lerudizione la foglia di fico dello scetticismo.
Per correttezza verso il paziente lettore dico subito che nellinterpretazione di Parmenide trovo
particolarmente stimolanti le letture di Martin Heidegger e di Emanuele Severino, ma come avvio al
contesto quella di Antonio Capizzi, invece per lanalisi dei frammenti, oltre agli studi di Nestor-
Luis Cordero e a quelli promossi da Pierre Aubenque, i commenti di Mario Untersteiner, Luigi
Ruggiu e Giovanni Reale. Anche se Platone ha spostato Parmenide nel Ceramico di Atene, per
evitare un altro parricidio eviteremo la trascrizione in termini pi rigorosi come fa Aristotele
con vari pensatori e cercheremo di comprenderlo nellantica Elea del VI-V secolo a.C.
MARIN, Parmenide 3

1. Elea, citt della Magna Grecia
Lorigine di Elea accennata da Erodoto nel racconto delle peripezie degli abitanti di Focea nella
Ionia per sfuggire al dominio persiano: da anni i Focesi con le loro pentecontere , navi con
cinquanta vogatori, percorrevano lAdriatico, il Tirreno e avevano intensi rapporti commerciali con
Tartesso, nella Spagna meridionale. Dopo che Ciro ebbe conquistato Sardi capitale della Lidia, nel
547 a.C. circa, poi con il suo generale Mazare inizi a sottomettere le citt ioniche e
successivamente con il generale Arpago anche quelle della costa a cominciare da Focea munita di
possenti mura, ma i Focesi, sapendo che non avrebbero resistito alla sua tecnica dassedio con i
terrapieni, preferirono approfittare di una tregua per imbarcarsi sulle navi e cercarsi una nuova
patria. Prima tentarono nellEgeo presso Chio, ma rifiutati, met di loro si scoraggiarono e
tornarono a Focea sottomessa ai Persiani e met si diressero nel Tirreno allisola di Cirno, la
Corsica, doveva avevano gi fondato la colonia di Alalia. Dopo cinque anni, in reazione alle loro
scorrerie, nel 535 circa furono attaccati da Cartaginesi e Tirreni, cio Etruschi, che si spartirono i
prigionieri. Quelli toccati alletrusca Agilla, cio Caere che corrisponde allodierna Cerveteri,
furono lapidati. I Focesi sfuggiti alla cattura si rifugiarono nella colonia eubea fondata da Calcide
sulla punta meridionale della Calabria, la citt di Reggio, poi da l simpadronirono di Jele, una citt
dellEnotria, a sud dellattuale Salerno.
1

Da Strabone, nella sua Geografia una vasta opera in 17 libri scritta ai tempi di Augusto, identifica
la Jele di Erodoto con Ele, dal nome di una fontana, ai suoi tempi nota come Elea, citt fondata dai
Focesi e dove nacquero i filosofi, definiti pitagorici, Parmenide e Zenone. La citt aveva buone
leggi, anche per merito dei due filosofi, fu attaccata dai Lucani che avevano conquistato Posidonia,
ma li sconfisse sebbene fossero pi numerosi. Rispetto a Posidonia la citt si trovava dopo un
promontorio, su un golfo che si estende fino a capo Palinuro e aveva di fronte due isole dette
Enotridi,
2
probabilmente dal nome della regione, ora nota come Cilento.
Dal contemporaneo Diodoro Siculo si apprende che Elea dovette difendersi non solo
dallavanzata dei Lucani ma anche dalle mire egemonistiche di Dionigi tiranno di Siracusa, per cui
le citt greche della zona si riunirono in una lega.
3
Lo storico greco Polibio, del secondo secolo a.C,
aveva gi spiegato che le discordie tra le citt della Magna Grecia erano iniziate dopo la cacciata dei
Pitagorici, di tendenza aristocratica, dal governo e la loro persecuzione, ma per i disordini senza

1
ERODOTO, Storie I 161-167; sullo scritto di Senofane, La colonizzazione di Elea dItalia, di duemila versi se considerato
insieme al poema La fondazione di Colofone o pi probabilmente Lemigrazione da Colofone, che per alcuni interpreti
costituiscono un unico poema, ma del quale non rimasto niente, cf. M. MARIN, Senofane di Colofone, il poeta-filosofo
della Terra. Come fa notare Enzo Passa, dal punto di vista geografico e linguistico la citt di Elea si trova in mezzo ad
altre colonie fondate da Greci dellEubea e con stretti rapporti nellentroterra con le colonie fondate dai Dori (E. PASSA,
Parmenide, tradizione del testo e questioni di lingua, Edizioni Quasar, Roma 2009, p. 145).
2
STRABONE, Geografia VI 1.
3
DIODORO SICULO, Biblioteca storica XIV 91; nel testo non viene fatto il nome esplicito di Elea.
MARIN, Parmenide 4

fine che ne seguirono le citt italiote chiesero laiuto degli Achei e ne imitarono la confederazione
con il culto comune a Zeus Omario verso la fine del quinto secolo a.C., poi sciolta nel quarto secolo
dagli intrighi da parte di Dionigi di Siracusa.
4
Sempre da Polibio, siamo informati che durante la
prima guerra punica Elea, insieme a Taranto, Locri e Neapolis forn triremi ai Romani per il loro
attacco in Sicilia.
5

Plutarco, il fecondo scrittore greco del secondo secolo d.C., fa sapere che Lucio Emilio Paolo, il
vincitore di Lusitani, Liguri e Macedoni nel secondo secolo a.C., trascorse, su consiglio dei medici,
verso la fine della vita un lungo periodo a Velia in una casa di campagna vicino al mare per curare
una sua lunga malattia.
6
Velia era un punto di riferimento anche per Bruto che la raggiunse per
salpare alla volta di Atene,
7
e per Cicerone dalla quale scrive allamico Trebazio per esprimergli
quanto gli sia gradita quella localit,
8
tanto che proprio navigando tra Velia e Reggio aveva iniziato
la stesura dei suoi Topici sullesempio di quelli di Aristotele.
9

Da altri riferimenti antichi si ricava che Elea, dopo essersi conservata indipendente dallavanzata
dei Lucani e dalle mire espansionistiche di Dionigi di Siracusa, si alle con i Romani, rimase fedele
a Roma durante le guerre puniche, nel 88 a.C. divenne municipio romano con moneta propria e
lingua greca, divenne luogo di villeggiatura di ricchi romani come Paolo Emilio, Cicerone, Bruto e
Orazio. Nel periodo di Augusto vi era una famosa scuola medica, ma nel primo secolo d. C. inizi
linsabbiamento dei porti velini, comunque il luogo continu ad essere abitato fino al sesto secolo.
Dalle ricerche avviate agli inizi del diciannovesimo secolo e trasformate in scavi archeologici
sistematici a met del ventesimo, sono state individuate per il periodo arcaico della citt (540-450
a.C.) due approdi, a sud e a nord del promontorio roccioso, con due nuclei abitativi distinti e sopra il
promontorio una terrazza per unarea sacra, per il periodo classico (450-300 a.C.) un potenziamento
dellabitato sul promontorio che diventa lacropoli riservata alle cerimonie politico-religiose e il
rafforzamento del circuito di mura a difesa dellintera citt, per il periodo ellenistico (300-100 a.C.)
la riorganizzazione della citt in quartieri e la monumentale Porta Rosa oltre a numerose altre opere
di abbellimento e fortificazione, per il periodo romano (100 a.C.-500 d.C.) la necropoli della zona
gi insabbiata davanti al quartiere meridionale ma anche numerosi edifici pubblici particolarmente
prestigiosi.
10


4
POLIBIO, Storie II 39, 1-7.
5
Ivi I 20, 14.
6
PLUTARCO, Vita di Emilio 39, 1-2.
7
PLUTARCO, Vita di Bruto 23, 1-24, 1.
8
CICERONE, Lettera ai familiari VII 20.
9
Ivi VII 19.
10
Cf. come guida semplice dello scopritore della Porta Rosa, M. NAPOLI, Guida agli scavi di Elea, Di Mauro Editore, Cava
dei Tirreni 1972, come panoramica storica e archeologica dellintera Magna Grecia M. NAPOLI, Civilt della Magna
Grecia, Eurodes, Roma 1978; in particolare lattento studio aggiornato alle ricerche pi recenti nella tesi di laurea di
MARIN, Parmenide 5

In sintesi, nel quinto secolo a.C. Elea era una polis greca indipendente, fondata dagli intraprendenti
Focei, con lacropoli sul promontorio nel golfo tra punta Licosa e capo Palinuro, un quartiere
settentrionale e uno meridionale rispetto a tale promontorio.

2. Note biografiche su Parmenide
Diogene Laerzio, che raccolse da varie fonti antiche e compose la sua opera in dieci libri nel terzo
secolo d.C., dedica uno spazio insignificante a Parmenide e non coglie pi lesistenza di una scuola
eleatica; nella breve nota biografica riporta che era figlio di Pire di Elea e ricava da Sozione, che
scrisse varie biografie di filosofi, le Diadochai in 23 libri, nel secondo secolo a.C. attingendo dalla
giustamente famosa Biblioteca di Alessandria dEgitto,
11
che fu discepolo di Senofane ma non lo
imit, invece imit il pitagorico Aminia; era di nobile casato eleate, fu discepolo e imit il povero
Aminia perch ricco di virt e valore (xoiq xot oyoq), infatti per riconoscenza gli elev un
heroon, cio una sepoltura monumentale come un santuario ad un eroe.
12

Che Parmenide sia stato discepolo di Senofane riportato come opinione comune da Aristotele
nel primo libro della Metafisica, confermato da Alessandro di Afrodisia e Simplicio in base ad uno
scritto di Teofrasto successore di Aristotele.
13
Diogene aggiunge che la sua fama raggiunse il
culmine durante la sessantanovesima Olimpiade, cio fra il 504 e il 501 a.C., con un ricercato
sincronismo con Eraclito, fa notare Untersteiner, per cui, tenendo presente che per la fonte
Apollodoro di Atene il culmine di un personaggio sta quasi sempre nel quarantesimo anno di et,
Parmenide sarebbe nato nel 540 a.C.
14
Sulla base dello scritto Sui filosofi di Speusippo, nipote e

Eufemia GUARIGLIA, Parco Archeologico e Antiquarium di Velia. Progetto di musealizzazione dellAcropoli, Politecnico di
Milano 2011 (https://www.politesi.polimi.it/bitstream/10589/23764/27/2011_07_Guariglia_15.pdf, 7 marzo 2013)
11
Cf. Italo GALLO, La biografia greca. Profilo storico e breve antologia di testi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005, p. 30-
31.
12
DIOGENE LAERZIO, Vite e dottrine dei pi celebri filosofi, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2005 [DL], IX 21;
Diogene insiste, probabilmente sulla base di Sozione, che fu Aminia e non Senofane ad avviare Parmenide alla quiete
(rt qouto), intesa come vita contemplativa, in netto contrasto con altre testimonianze di un suo forte impegno
politico, ma laccentuazione di Sozione va letta nel contesto culturale dei Mediopitagorici che tendono ad attribuire
alla propria scuola tutti i meriti degli altri filosofi (cf. G. REALE, Storia della filosofia greca e romana. Vol. 7. Rinascita del
Platonismo e del Pitagorismo, Bompiani, Milano 2004, p. 191-199); cf. il dettagliato e ampio commento di Mario
Untersteiner al passo di DL (M. UNTESTEINER e G. REALE, a cura di, Eleati: Parmenide-Zenone-Melisso, Bompiani, Milano
2011[UN], p. 224-29); sui rapporti di Parmenide con loriginale Senofane e con il pitagorico Aminia ha fatto alcune
sagge considerazioni anche il benemerito Bernard Van Hagens sulla base di buoni studi del proprio tempo (B. VAN
HAGENS, Parmenide, La Scuola, Brescia 1944, p. 10-19). Passa fa notare a proposito dellheroon al pitagorico Aminia
che, secondo Diels, probabilmente dalliscrizione sulla sua tomba deriv a Sozione e pass in Diogene lespressione
avviato alla vita serena, inoltre Cerri come esametro di Parmenide la citazione di Boezio, (i cieli forgiarono il corpo
di quella sacra persona, nel suo Sulla consolazione della filosofia (4, 6.38), che Cerri ritiene appartenente alliscrizione
dellheroon, Passa forse estratto dal poema di Parmenide (PASSA, Parmenide, o.c., p. 17).
13
Cf. H. DIELS- W. KRANZ, I Presocratici, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2006 [DK] 28 A 6-7.
14
DL IX 23, UN nota a p. 238-42, dove si evidenzia la difficolt a conciliare tale data con lincontro immaginato da
Platone nel Parmenide ad Atene, cio verso il 450 a.C. allet di 65 per cui la nascita sarebbe stata nel 515 a.C.; oltre
alle varie soluzioni gi ricordate da Untersteiner, indichiamo quelle opposte di Antonio Capizzi per il quale Parmenide
nato nel 510 a.C. (A. CAPIZZI, La porta di Parmenide, Edizioni dellAteneo, Roma 1975, p. 61-62; nella cronologia di
MARIN, Parmenide 6

successore di Platone allAccademia, Parmenide red leggi per i suoi concittadini,
15
quindi ebbe un
preciso incarico politico
16
ed era uno esperto stimato delle condizioni sociali di una giovane polis
greca.
Il filosofo neoplatonico Giamblico, sulla base di unaffermazione del matematico Nicomaco di
Gerasa, conferma il racconto platonico nel Parmenide di una visita ad Atene da parte di Parmenide
con il suo discepolo Zenone durante le grandi feste religiose delle Panatenee, visita che Untersteiner
ritiene probabile e Capizzi certa.
17
Platone nel Parmenide descrive lomonimo filosofo di Elea come
un vecchio di 65 anni con i capelli bianchi e il portamento ancora vigoroso, Zenone sui 40 anni, alto
di statura e di bellaspetto; nel Teeteto descrive Parmenide come molto vecchio per ancora di
mente profonda e in termini omerici, cio come fa il grande poeta epico Omero per descrivere i suoi
eroi, uomo venerabile (otooto) e temibile (ortvo ).
18

La formulazione pi particolareggiata della vita di Parmenide offerta dalla ricostruzione storico-
interpretativa di Antonio Capizzi che ha il merito di un forte collegamento delle vicende probabili
di Parmenide con quelle della storia greca nel Mediterraneo occidentale nella prima met del quinto
secolo a.C. I capisaldi principali della sua ricostruzione, partendo dalla massima valorizzazione dei
ritrovamenti archeologici, sono laffermazione di Plutarco sulle buone leggi redatte per Elea da
Parmenide, tanto ammirevoli che ogni anno i magistrati facevano giurare i cittadini di osservarle, e
quella platonica sul viaggio di Parmenide con Zenone ad Atene; a questi due capisaldi sono
collegate tutte le altre testimonianze fino a focalizzare quattro aspetti in Parmenide: lo studioso
avviato alla riflessioni linguistiche dal contatto con Senofane e soprattutto dallesempio di Aminia,
il politico a capo prima di una fazione e poi dellintera polis, il legislatore aristocratico che
promuove lomogeneit propugnata dai Pitagorici e il medico.
19
In forma schematica Capizzi
elabora la seguente cronologia: Parmenide nasce nel 510 da una ricca famiglia di Elea e si
appassiona allo studio, nel 485 nasce Zenone che Parmenide adotta come figlio, nel 480 i Siracusani
sconfiggono i Cartaginesi a Imera e cominciano a espandersi anche fuori dalla Sicilia, nel 474

Apollodoro, fa notare Capizzi, Parmenide sarebbe nato nello stesso anno della fondazione di Elea o addirittura prima)
e di Giovanni Reale che condivide la valutazione critica gi fornita da Eduard Zeller e alla quale aggiunge unulteriore
rassegna dinterpretazioni per concludere che, come prospettato da Zeller, non si pu fissare una data con sicurezza
ma solo collocare la vita di Parmenide tra il sesto e il quinto secolo a.C. (E. ZELLER R. MONDOLFO, G. REALE, Gli Eleati da
La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Bompiani, Milano 2011 [ZMR], note alle pagine 167-171).
15
DL IX 23; Untersteiner fa notare che laffermazione di un impegno in politica da parte di Parmenide stata ripresa
anche da Strabone e Plutarco, in Speusippo per gli analoghi tentativi dello zio e in Plutarco per limpostazione
attivistica avviata da Dicearco, e richiama anche limpostazione opposta, contemplativa, affermata da Aristotele nel
Protreptico per Anassagora e Parmenide, due impostazioni che hanno suscitato letture opposte anche tra alcuni
studiosi moderni (UN note p. 243-45)
1616
Secondo Capizzi, per analogia con le magistrature di Focea e Marsiglia colonia dei Focei, ebbe la carica di pritano
(A. CAPIZZI, Introduzione a Parmenide, Editori Laterza, Roma-Bari 1986
2
, p. 86).
17
DK 28 A 4, UN p. 250-51, CAPIZZI, Introduzione, o.c., p. 87-89.
18
PLATONE, Parmenide 127 B, Teeteto 183 E; DK 28 A 5; UN p. 251-54.
19
CAPIZZI, Introduzione, o.c., p. 61-78.
MARIN, Parmenide 7

sconfiggono gli Etruschi sul mare davanti a Cuma, nel 470 fondano una colonia a Pitecusa, lattuale
isola di Ischia, ma gli aristocratici di Elea, per timore di essere circondati dai Siracusani, incaricano
Parmenide di cercare la conciliazione con il quartiere settentrionale che si era staccato da quello
meridionale. Parmenide ottiene la riunificazione e diventa capo dellintera polis, nel 468 redige la
costituzione e pubblica il suo poema, nel 466 con la cacciata di Trasibulo da Siracusa termina
legemonia siracusana nel Tirreno, nel 460 inizia lingerenza ateniese nelle citt greche dItalia
mentre a Elea Zenone reagisce a un libello che denigra le teorie di Parmenide sostenendo invece che
le teorie degli avversari portano a conseguenze molto pi assurde, nel 445 Parmenide e Zenone si
recano ad Atene per allearsi con Pericle e prevenire il pericolo dellegemonia cartaginese, nel 440
sono attestate monete di Velia con la testa della dea Atena che indossa un elmo attico, il 435 la
data probabile della sua morte, cio sui 75 anni.
20


3. Informazioni sul suo scritto
Diogene Laerzio, nellelencare i filosofi in rapporto agli scritti, annovera Parmenide tra quelli che,
come Melisso e Anassagora, scrissero una sola opera mentre agli estremi stanno, con nessun scritto,
Socrate con vari altri e Crisippo, il pi prolifico superiore, in ordine decrescente, a Epicuro,
Aristotele, Democrito e Senocrate.
21
Ancora Diogene informa che scrisse in versi come prima di lui
Esiodo e Senofane, dopo di lui Empedocle.
22
Il neoplatonico Simplicio, nei suoi commenti agli
scritti aristotelici, dimostra particolare predilezione per Parmenide sia perch vede nel suo pensiero
una esplicita trattazione sulluno sia perch il suo scritto nel sesto secolo d.C. ormai diventato

20
CAPIZZI, Introduzione, o.c., p. 92-93; tale ricostruzione suggestiva ma molto contestata da vari studiosi i quali
ritengono molto meglio motivata la collocazione della data di nascita di Parmenide nel 540 a.C. e soprattutto che tra
Elea ed Atene il rapporto fu tuttaltro che di collaborazione diretta (PASSA, Parmenide, o.c., p. 13-16); se dal punto di
vista storico-politico ci sembra adeguata la cautela sulle facile convergenze tra Elea e Atene, dal punto di vista storico-
filosofico ci sembra esagerato sia interpretare la scuola eleatica come un austero ritrovo di filosofi razionalisti sulla
scia dellinterpretazione aristotelica sia intenderla come sodalizio di medici e mistici consacrati ad Apollo Guaritore
probabilmente istituito da Parmenide stesso come afferma Enzo Passa (PASSA, Parmenide, o.c., p. 17); una scheda
biografica pi attenta alle precise testimonianze antiche fornita da Giovanni Cerri nella sua edizione commentata del
poema parmenideo (G. CERRI, a cura di, PARMENIDE, Poema sulla natura, Rizzoli, Milano 2009
4
, I edizione 1999 [CR], p.
49-52); fornisce inoltre numerosi dettagli sullattivit scientifica di Parmenide, in particolare sulla difesa della sfericit
della terra, lidentificazione di Hesperos o prima stella della sera con Phosphoros o ultima stella della notte, la
riscoperta dellorigine della luce lunare (p. 52-57).
21
DL I 16, cf. DK 28 A 13.
22
DL IX 22; confermato anche da Plutarco che lo avvicina, oltre che ad Empedocle anche a Nicandro e Teognide (DK 28
A 15). Empedocle, come Parmenide, oltre a varie competenze era soprattutto filosofo, Nicandro medico e Teognide
pedagogo, per tutti loro espressero le loro teorie, Empedocle sulla sua concezione delluniverso, Nicandro sui rimedi
ai morsi degli animali velenosi e Teognide le sue sentenze gnomiche in versi esametri per conferire loro la nobilt del
procedimento poetico ed evitare quello prosaico, cio, come dice il termine greco (rrov) a piedi, lento come quello
di un fante. In un altro scritto Plutarco ritiene che il risultato sia piuttosto criticabile dal punto di vista poetico perch
ad Archiloco rimprovera la scelta dellargomento, a Sofocle lincostanza nel rendimento, e a Euripide il modo di
esprimersi, a Parmenide critica proprio il modo di comporre i versi (DK 28 A 16).
MARIN, Parmenide 8

raro.
23
Nel commento allo scritto aristotelico Sul cielo, Simplicio riferisce che il titolo dello scritto
di Parmenide era Sulla natura, come pure quello successivo di Melisso, cercando di motivare in
modo maldestro un titolo che suona piuttosto generico, dato successivamente dai dossografi agli
scritti dei filosofi naturalisti.
24

Proclo, il grande neoplatonico per oltre cinquantanni diadoco della scuola di Atene nel quinto
secolo d.C., nel vasto commento al Timeo di Platone osserva che il procedimento poetico scelto
hanno tolto chiarezza allesposizione del pensiero nello scritto di Parmenide, inoltre nel commento
al Parmenide di Platone precisa che sebbene leleate, spinto dalla modalit poetica di esprimersi, sia
stato costretto a far uso di metafore, figure e tropi, il suo procedimento molto vicino alla prosa,
evita gli ornamenti inutili ed usa i termini in modo sobrio.
25

Il testo attuale del poema di Parmenide, spiega Denis OBrien, deriva dai manoscritti di una
trentina di autori antichi dai quali sono stati ricavati secondo le competenze di codicologia e di
filologia degli editori moderni; ai soliti errori dovuti ai copisti qui si aggiunge la mancanza del
contesto originale e persino linserimento di manipolazioni tendenziose.
26
A cominciare dal secondo
secolo d.C. nel testo parmenideo sono state inserite progressivamente formule anacronistiche
dispirazione platonica o neoplatonica.
27

Il testo parmenideo, secondo Nestor-Luis Cordero, compare due volte nel contesto culturale
antico, la prima volta nel periodo che va da Platone a Teofrasto (Platone lo cita cinque volte,
Aristotele due volte e Teofrasto una volta ma in una versione diversa da quella di Aristotele), la

23
DK 28 A 21.
24
DK 28 A 14; cf. lattenta analisi delle testimonianze antiche e degli interpreti moderni sul titolo Hrpt uorc in UN
nota a p. 240-50, dove sostanzialmente si concorda sulla sua accettazione. Cf. inoltre le annotazioni critiche di Zeller e
il loro aggiornamento in ZMR note a p. 171-73.
25
DK 28 A 17-18; tali aspetti sono ribaditi anche da Simplicio che fa una lettura piuttosto spigliata di alcune espressioni
di Parmenide e degli inni agli di da parte di antichi teologi, riducendole a finzioni poetiche (28 A 20); nonostante il
parere negativo di vari interpreti antichi e moderni sulla formulazione poetica di Parmenide per la durezza degli
esametri e leccessiva densit dei concetti, Passa ribadisce che Parmenide oltre ad a essere stato un pensatore
rivoluzionario per il suo tempo, stato anche un grande innovatore nel campo delle forme letterarie perch
rivitalizza la prestigiosa tradizione epica, fornisce forma poetica ai contenuti filosofici divulgati nella prosa, collega i
versi in esametri alla lingua di uso quotidiano, il dialetto ionico di origine orientale, Focea, con interferenze locali, ma
nei frammenti attuali con molti atticismi dovuti alla trasmissione del testo nellambito ateniese (PASSA, Parmenide,
o.c., p. 145-49); i passaggi compiuti da Parmenide per riadattare il genere epico alla funzione didattico-scientifica
ben espressa da Cerri che analizza anche i motivi per cui non piace n agli antichi n ai moderni interpreti,
evidenziandone, invece, il valore allinterno della scuola ad Elea della quale, tramite Platone, ricava persino un
fotogramma per procedimento didattico (CR p. 90-95).
26
D. OBRIEN, Problmes dtablissiment du texte, in tudes sur Parmnide, par Pierre Aubenque, Tome II, Problmes
dinterpretation, J. Vrin, Paris 1987, p. 314 ; ad es. Al fr. 1,29 la differenza tra il testo parmenideo in Plutarco, Sesto
Empirico, Clemente dAlessandria e Diogene Laerzio rispetto a quello dei neoplatonici Proclo e Simplicio (illuminato
o ben rotondo invece di persuasivo p. 315-16); in 8, 4 per Plutarco intero nelle sue membra e per Simplicio
intero, unico nel suo genere (p. 318-19); in 8, 5 per Simplicio n era n sar poich ora tutto intero, invece per
Ammonio n era n sar poich solamente tutto intero, ossia sopprime anche ora per influsso del Timeo di
Platone (p. 334-36). John Whittaker fa notare linflusso di Plotino sul testo parmenideo riportato da Simplicio (Ivi, p.
337).
27
Ivi, p. 341.
MARIN, Parmenide 9

seconda volta dopo quattro secoli da Plutarco al sesto secolo d.C. e che sembra abbia avuto tre
versioni diverse (Sesto, Proclo e Simplicio); tutte le successive sono citazioni indirette. La prima
ricostruzione del testo avviene nel 1573 ad opera di Henri Estienne che redige una serie di note
sulla base dei codici di Sesto, Clemente, Proclo e Teofrasto; sulla base di tali note nel 1600 Joseph
Scaliger ricostruisce il testo parmenideo, poi utilizzato da Karsten nel 1835, mentre nel 1812
Brandis ne fornisce una ricostruzione meglio documentata aggiungendo alle fonti precedenti anche
Aristotele, Galieno, Celio Aureliano e il commentario di Simplicio alla Fisica aristotelica.
28

I 19 frammenti, di 150 versi in esametri, anche oggi considerati autentici sono stati individuati da
Karsten nel 1835 sulla base del lavoro di Scaliger; ledizione di Karsten stata ripresa con qualche
leggera modifica da Diels nelle sue edizioni dei Frammenti dei Presocratici tra il 1897 e il 1912,
infine in quella diventata punto di riferimento nelledizione di Kranz nel 1951, alla quale si
aggiunta nel 1984 ledizione critica a cura di Cordero, unaltra prestigiosa ricostruzione critica si
trova nelledizione di Coxon nel 1986 e nella sua revisione nel 2009 ad opera di Richard
McKirahan.
29

Denis OBrien ricostruisce cos il testo: i 150 versi rimasti sono un quarto del poema, ma sulla
base di fonti secondarie come Plutarco e Simplicio si possono individuare le sue parti principali,
cio un prologo in cui passa attraverso le porte di giorno e notte per essere accolto dalla dea che
nella prima parte del poema gli spiega i principi dellesistenza e nella seconda parte lorigine del
cosmo e degli esseri viventi; il proemio di 32 versi ricavato da Sesto, Simplicio, Diogene, Plutarco
e Proclo, lo sviluppo iniziale di 23 versi tratta delle due vie, dellerrore dei mortali e della fallacia
dei sensi, la via dellesistenza di 49 versi espone le caratteristiche dellessere nel frammento 8, versi

28
N.-L .CORDERO, Lhistoire du texte de Parmnide, in tudes, o.c., p. 4-10.
29
Ivi, p. 14-18; segue unappendice nella quale si analizza il lavoro di Hermann Diels nelle sue varie edizioni ed elenca,
secondo Cordero, i punti da correggere (Ivi, p.14-21), con una successiva appendice sulle fonti antiche del testo
parmenideo (p. 22-24); la ricostruzione critica del testo greco con traduzione francese e giustificazione delle scelte si
trova in N.L. CORDERO, Les deux chemins de Parmnide, dition critique, traduction, tudes et bibliographie, J. Vrin, Paris
1984 In continuit con gli studi di Cordero, Passa individua tre gruppi come fonti del testo parmenideo: un primo
gruppo nel quarto secolo a.C. con Platone, Aristotele, Teofrasto ed Eudemo ossia nellAccademia e nel Peripato, un
secondo gruppo piuttosto eterogeneo nel secondo e terzo secolo d.C. con Plutarco, Galeno, Clemente di Alessandria,
Sesto Empirico e Diogene Laerzio, un terzo gruppo con i neoplatonici con Plotino, Giamblico, Proclo, Damascio,
Ammonio e Simplicio, ai quali dobbiamo la maggior parte del testo (PASSA, Parmenide, o.c, p. 21); nella trasmissione
del testo emergono le seguenti fasi: 1) la pi antica che pre-platonica, in cui il testo fu tramandato ad Elea e in Asia
minore con un suo filone confluito in Sesto Empirico 2) una fase attica con Platone che linterpret come
propedeutica al proprio pensiero e nel quarto secolo a.C. gener due diverse tradizioni attiche del testo, una collegata
allAccademia e laltra al Peripato o dossografica con Teofrasto, mentre Aristotele rimase collegato a quella
accademica 2a) il silenzio dellet ellenistica che senzaltro conserv e trasmise il testo ma di cui non rimasta
nessuna traccia 2b) le modifiche nel periodo del Medioplatonismo che riprende la tradizione accademica in Plutarco e
Proclo, riprende la tradizione dossografica con un testo molto rovinato in Clemente di Alessandria 3) la fase
neoplatonica che accentua laspetto simbolico interpretando Parmenide come intermedio tra Pitagora e Platone, in
cui Proclo riprende dalla tradizione accademica e Simplicio tramite Giamblico una tradizione dellAsia minore (Ivi, p.
143-45). Per il testo critico, oltre a Cordero, cf. A.H. COXON, The Fragments of Parmenides: A critical text with
introduction and translation, the ancient testimonia and a commentary, edited with new translation by Richard
McKirahan, Parmenides Publishing, Las Vegas-Zurch-Athens 2009; cf anche CR, p. 146-60.
MARIN, Parmenide 10

1-49, cui seguono tre versi di passaggio (8, 50-52), la seconda parte contiene le opini dei mortali
con uno sviluppo iniziale di 31 versi in cui si espongono i due principi del cosmo e il ruolo della
daimon, seguono 13 versi sui corpi cosmici e sulle parti degli animali, infine la conclusione in tre
versi conservati nel frammento 19.
30


4. Collegamenti al contesto culturale
Nel poema di Parmenide non si hanno solo i versi in esametri come nei poemi omerici ma anche
richiami ai suoi contenuti, in particolare a Ulisse che nel libro dodicesimo dellOdissea riceve dalla
divina Circe le indicazioni per la via giusta, per evitare quelle funeste ai suoi compagni e rispettare
la mandria custodita dalle Eliadi.
31
Il riferimento alla collaborazione indispensabile di una dea, oltre
che allinizio dei poemi omerici richiama anche quello dei poemi di Esiodo in particolare della
Teogonia che contiene, come nel testo parmenideo, anche una cosmogonia.
32

I molti nomi della dea che rivela la verit va considerata nel contesto del rinnovamento religioso
del sesto secolo a.C. favorito dalla diffusione dei culti orfici che esprimono una sensibilit molto
pi intensa ed elevata, stimolato anche dalle polemiche di Senofane verso le forme grossolane di
antropomorfismo, ormai incomprensibili nelle poleis che richiedono legislazioni precise e hanno gi
smarrito la sensibilit naturalistico-panteistica della civilt micenea o le tradizioni sacrali
dellaristocrazia omerica.
33

La scelta dello stile epico invece della prosa come nei filosofi ionici permette di collegare la
razionalit da loro potenziata alla ricchezza della forma mitica che consente una pluralit di registri
interpretativi della realt.
34
Secondo Emanuele Severino, Parmenide collegato ad Anassimandro
dalla concezione della giustizia, che per Anassimandro consiste nellespiazione della pena per aver
scacciato il contrario, per Parmenide nellevidenza dellimmutabilit dellessere.
35
Mentre nei
riguardi di Anassimandro, pur nella diversa impostazione, si ha una convergenza secondo Severino,

30
D. O BRIEN, La rpartition des fragmentes, in tudes, o.c, p. 239-52 ; Coxon e McKirahan concordano sulla seguente
lista di fonti dei frammenti : da Platone (7, 1-2 ; 8, 38, 43-45 ; 13), da Aristotele (7, 1 ; 8, 44 ; 13 ; 17), daTeofrasto (17),
da Eudemo (8, 43, 44), da Plutarco (1, 29-30 ; 8, 4 ; 13 ; 14 ; 15), da Sorano nella versione latina di Celio Aureliano (19),
da Galeno (18), da Sesto Empirico (1, 1-30; 4; 6; 8, 3-4; 9), da Clemente Alessandrino (1, 29-30; 4; 6; 8, 3-4; 9), da
Plotino (4; 8, 5, 25, 43), da Diogene Laerzio (1, 28-30; 7, 3-5), da Giamblico (8, 24), da Proclo (1, 29-30; 2; 3; 4; 6, 1; 8,
4, 5, 25, 26, 29-32, 35-36, 43-45), da Damascio (6, 2; 8, 25), da Ammonio (8, 5), dallo scoliasta allEsamerone di Basilio
(16), da Simplicio (1, 28-32; 3, 3-8; 5; 7, 1-2; 8; 10; 11; 12; 13; 20).
31
CAPIZZI, Introduzione, o.c., p. 12-14.
32
L. RUGGIU, Commentario filosofico al poema di Parmenide Sulla natura, in PARMENIDE, Poema Sulla Natura. I
frammenti e le testimonianze indirette, a cura di Giovanni Reale e Luigi Ruggiu, Rusconi, Milano 1991, p. 156-58.
33
Cf. Ivi, p. 165; M. UNTERSTEINEER, La fisiologia del mito, Bollati Boringhieri, Torino 1991; O. KERN, ORFICI, Testimonianze
e frammenti, a cura di Elena Verzura, Bompiani, Milano 2011; per lincidenza della religiosit orfica sullinizio della
filosofia cf. G. REALE, LOrfismo e la novit del suo messaggio, in Storia della filosofia, o.c., vol. 1. Orfismo e presocratici
naturalisti, p. 57-73.
34
RUGGIU, Commentario, o.c., p. 156-57.
35
E. SEVERINO, La parola di Anassimandro, in Ritornare a Parmenide, Libreria Vita e Pensiero, Milano 1966, p. 9-21.
MARIN, Parmenide 11

invece nei riguardi di Anassimene, secondo Mario Untersteiner, si ha una forte polemica senza
nominarlo.
36

In continuit con lo sviluppo delle ricerche promosse dai Pitagorici si ha, secondo Giovanni Cerri,
in Parmenide un forte sviluppo dellepistemologia che si distingue dallepica, dalla poesia
teogonica, dai logografi-storici, dai geografi e che diventa via al monismo ontologico.
37

Dagli studiosi moderni ha ricevuto particolare attenzione la presenza o meno nel testo di
Parmenide di una polemica contro la concezione di Eraclito. Zeller sostenne che Parmenide non
conosceva il testo di Eraclito, invece Nestle che c sicuramente una polemica antieraclitea, per
Diels possibile che Ermodoro, scacciato da Efeso, abbia potuto raggiungere Elea e far conoscere il
libro di Eraclito, ipotesi condivisa anche da Burnet; Bernays individua la polemica contro Eraclito
nel frammento sei ai versi 4-9 sugli uomini a due teste, interpretazione condivisa anche da
Schwegller e approfondita da Diels che individua, nei frammenti dei testi di entrambi, diversi
termini corrispondenti e contrapposti fra i due filosofi, per Patin addirittura tutto il poema di
Parmenide sarebbe una polemica contro la concezione di Eraclito, interpretazione ripresa e ribadita
da Loew, da Kranz, Gomperz e molti altri studiosi nella prima met del secolo scorso. Reinhardt
difende la tesi di Zeller che Parmenide non conobbe il testo di Eraclito e persino rovescia il
rapporto, ossia che fu Eraclito a polemizzare con il testo di Parmenide perch gli Eleati riconoscono
che nel mondo tutto contrasto e pongono il problema degli opposti ma non risolvono a differenza
di Eraclito che vede nellopposizione lessenza delle cose, lunit nellarmonia degli opposti e non
nel ritenerli falsi, invece Mondolfo obietta a questa tesi che il problema degli opposti era gi stato
affrontato da Anassimandro e dai Pitagorici, ed contro di loro che polemizza Eraclito. Si
schierarono per lestraneit fra la concezione di Parmenide e quella di Eraclito Wilamowitz-
Moellendorf e Verdenius, Doering e Reich precisano che la polemica di Parmenide contro i
Pitagorici, secondo Schwabl contro dottrine ioniche e pitagoriche in generale, tesi condivisa anche
da Gadamer e Untersteiner, per Mansfeld la polemica contro gli uomini in generale come si ricava
anche da tanti passi di poeti arcaici come Simonide, Teognide, Solone ed Esiodo contro la scarsit
della conoscenza umana, la sua nullit in confronto a quella divina e la sua insufficienza per la
stessa vita umana.
38
Secondo Capizzi i mortali oggetto della polemica non sono altri filosofi e
neppure i mortali in generale, come facevano i poeti lirici, ma i barbari, in particolare i Fenici per
precisi motivi politici oltre che linguistici.
39


36
UN p. XCIX e nota 195 a p. XCIC-CI in cui riprende la tesi di Reinhardt e altri studiosi che ritengono che nel
frammento 4 ai versi 2-4 si abbia una polemica di Parmenide alla cosmologia di Anassimene.
37
CR p. 57-64.
38
ZMR nota a p. 173-83.
39
CAPIZZI, La porta di Parmenide, o.c., p. 85-102.
MARIN, Parmenide 12

Dalla collocazione cronologica e geografica di Elea ai tempi di Parmenide facile intuire intensi
rapporti politici, economici e culturali con le altre citt greche, mentre risulta pi difficile precisare,
in base al testo di Parmenide, quali siano stati gli influssi precisi ricevuti dai filosofi della Ionia, se
abbia conosciuto il pensiero di Eraclito, quanto debba a Senofane e quanto ai Pitagorici, se la sua
polemica sia verso gli uomini in generale, verso situazioni politiche contingenti o verso
limpostazione del sapere promosso dai Pitagorici.

5. Interpretazioni degli antichi
Hermann Diels nei Frammenti dei Presocratici ha raccolto diverse testimonianze degli antichi
sulla dottrina di Parmenide, tra i quali emergono, in ordine cronologico, Platone, Aristotele, Aezio,
Plutarco, Diogene Laerzio e Simplicio, inoltre sono emerse interpretazioni di Parmenide anche in
Isocrate, Euclide di Megara, Teofrasto, Filodemo, Cicerone, Ippolito, Tertulliano, Lattanzio,
Macrobio, Censorino, Plotino, Proclo, Ammonio e Filopono.
40

Zenone di Elea e Melisso di Samo sono i pi noti continuatori del pensiero sullessere avviato da
Parmenide, ma anche quelli che ne hanno condizionato alla radice le interpretazioni successive. Le
teorie dei Fisici pluralisti sono elaborazioni originali che hanno gi assimilato alcune istanze
promosse dagli Eleati. Un primo risultato dellinterpretazione del pensiero di Parmenide come
incentrato sullUno traspare in un accenno di Diogene Laerzio al legame di Euclide di Megara con
leleate: aveva familiarit con gli scritti di Parmenide e affermava che lUno il bene.
41
Alla luce
affermazione il pensiero megarico stato interpretato come monismo ontologico che collegava la
concezione di Socrate con quella di Parmenide.
42

Un punto di riferimento fondamentale per la comprensione di Parmenide linterpretazione
complessa, profonda e articolata che ne fornisce Platone in diversi scritti (Simposio, Teeteto,
Parmenide, Sofista in modo esplicito, ma anche Fedone, Repubblica, Timeo in modo implicito),
tanto che lo studioso John Palmer ha distinto due fasi nellassimilazione platonica della concezione
delleleate: la prima fase negli scritti della maturit (Simposio, Fedone, Repubblica) dove attribuisce
le caratteristiche dellEssere parmenideo alle Idee e la seconda negli scritti della vecchiaia (Teeteto,
Parmenide, Sofista, Timeo) dove identifica lEssere parmenideo allUno.
43
Il collegamento tra

40
Cf. DK 28 A 22-54, UN p. 270-337.
41
DL II 106.
42
Cg. REALE, Storia della filosofia, o.c., 2. Sofisti, Socrate e Socratici minori, p. 301-309; per una interpretazione diversa,
pi erudita ma meno sostanziosa, cf. G. GIANNANTONI, Socratis et Socraticorum reliquiae, Bibliopolis, Napoli 1990, p. 33-
60; sul rapporto della concezione di Euclide con quella di Parmenide, cf. R. MULLER, Euclide de Mgare et Parmnide,
in tudes, o.c., p. 274-74 (il pensiero megarico come frutto duna interpretazione restrittiva del criterio eleatico di
razionalit applicato alla ricerca socratica sul bene).
43
Cf. DK 28 A 5 (UN commento a p. 251-53), A 26 (UN comment a p. 288-91), J. PALMER, Platos Recption of
Parmenides, Oxford University Press, Oxford 1999; PASSA, Parmenide, o.c., p. 23.
MARIN, Parmenide 13

lEssere e la sfera, nel frammento 8 ai versi 42-45, ha esercitato una profonda influenza su Platone,
tanto che nel Fedone (108 C-109 A) lo ha applicato alla terra e nel Timeo (33 B-C) a tutto il cosmo
in un modo cos denso di termini parmenidei che Aristotele, Eudemo, Proclo e Simplicio si servono
dei passi platonici per interpretare leleate.
44

Isocrate accoglie linterpretazione accademica e megarica dellessere parmenideo come uno,
infatti nellElena, del 390/380 a.C., attribuisce il monismo delluno solo a Melisso, invece
nellAntidosis, del 354 a.C. circa, lo ritiene proprio anche di Parmenide che include esplicitamente
nella critica.
45

Le testimonianze ricavate dai testi aristotelici sono particolarmente numerose e strutturate.
46
Le
interpretazioni fornite da Aristotele sono state sottoposte ad una critica particolarmente dura da
Harold Cherniss,
47
ma ridimensionate negli studi successivi, ossia non bisogna leggere i passi
aristotelici come affermazioni da prendere alla lettera ma da interpretare, le sue non sono pagine di
storia della filosofia ma di rielaborazione teoretica, imprescindibili per la vicinanza alle fonti e per
lacutezza dellanalisi ma fortemente riduttive rispetto al loro contesto originario che va ricuperato
tramite confronti con altre testimonianze antiche. La riduzione del pensiero di Parmenide al
monismo ontologico e alla negazione del divenire, gi attuata da Platone con la sovrapposizione di
Melisso, solo aspetto, non secondario, dei possibili risvolti del pensiero eleatico.
Hermann Diels, nel suo ampio studio sui dossografi antichi, ha recuperato anche varie
testimonianze da Teofrasto successore di Aristotele e Aezio suo epitomatore nel primo secolo a.C,
48

che proseguono con mentalit dossografica, ossia raccolta di opinioni, sulla linea interpretativa
aristotelica. Non si discosta di molto neanche Plutarco, sebbene le sue citazioni attestino una fonte
diversa da quella accademica e filologicamente pi vicina al testo originale.
49
Ugualmente preziosa
risulta la citazione di Sesto Empirico anche se nel contesto di uninterpretazione nettamente
scettica, ossia al fine di dimostrare che i sensi sono una fonte di conoscenza fallace.
50
Con
limpostazione fornita dai dossografi non meraviglia che in Diogene Laerzio la dottrina di
Parmenide sia ridotta ad una cosmologia anche, sulla base dello scritto di Teofrasto Sulla fisica,

44
PASSA, Parmenide, oc., p.23-24.
45
DK 28 A 23 in UN p. 274-75.
46
DK 28 A 6, 24 (UN commento critico a p. 277-84), 25 con la critica pi dura agli Eleati (UN p. 284-88), 27(UN p. 291-
92), 35 (UN p. 303-4), 52 (UN p. 330-32).
47
H.F. CHERNISS,, Aristotles Criticism of Presocratic Philosophy, Johns Hopkins Press, Baltimore 1935)
48
Per Teofrasto cf. DK 28 A 46 (UN p. 323-25), per Aezio cf. DK 28 A 29 (UN p. 297), 31, 32 (UN p. 299), 36, 37 (UN p.
305-6), 38, 39 (UN p. 310), 40 a (UN p. 311-12), 41,42 (UN p. 313), 43, 43 a, 46 a, 47 (UN p. 326), 48 (UN p. 327), 50, 53
(UN p. 332-35), 54 (UN p. 335).
49
Cf. PASSA, Parmenide, o.c., p. 27-29; DK 28 A 15 (UN p. 265-66), 16 (UN p. 266-67).
50
Cf. PASSA, Parmenide, o.c., p. 29-31; DK 28 B 1 (UN p. 338-42)
MARIN, Parmenide 14

ricorda che il poema era diviso in due parti, la prima per esporre la verit (xoto oiqrtov) e la
seconda per esporre lopinione (xoto ooov), ossia la conoscenza rigorosa e quella probabile.
51

La fonte pi cospicua e le interpretazioni pi suggestive sono fornite dai Neoplatonici, in
particolare da Simplicio, in continuit con la lettura platonica e nella rivalutazione del pensiero
pitagorico, per cui Parmenide visto come lanello concettuale tra Pitagora e Platone, come
prosecuzione dellapertura della ragione al divino iniziata con Pitagora e anticipazione del
rapportarsi di tutta la realt allUno esplicitata in Platone.
52


6. Interpretazioni di studiosi moderni
Come gli studi in pratica anche le interpretazioni moderne sono innumerevoli, per cui ne
accenniamo soltanto ad alcune per poi tenerne conto, nellanalisi dei frammenti individuati dai
filologi, nella misura in cui aiutano a cogliere il contesto culturale in cui sono stati elaborati.
Uninterpretazione particolarmente intrigante quella politica di Capizzi, o meglio, topografica
per il Proemio, linguistica per il testo e politica per lo scopo. Il Proemio, secondo Capizzi, descrive
un viaggio reale di Parmenide dal quartiere settentrionale al quartiere meridionale di Elea passando
per la Porta Arcaica a ridosso dellacropoli. Lo scopo del viaggio riconciliare il quartiere
meridionale con quello settentrionale, riaprire la porta di collegamento che era stata chiusa per
dissenso politico; il risultato cos soddisfacente che Parmenide viene incaricato di redigere leggi
per la polis e gli viene affidato il governo, poi passato al suo discepolo Zenone. La scelta del
linguaggio e la logica che vi traspare sarebbero funzionali alla costituzione aristocratica promulgata
per garantire lequilibrio e lintegrazione sociale tra le sue componenti.
53

Uninterpretazione contemporanea ma opposta emerge nel bel libro di Lugi Ruggiu, secondo il
quale il viaggio descritto da Parmenide nel Proemio solo simbolico, mentre lo scopo
liniziazione misterica alla rivelazione della verit espressa nella sua pienezza dalla dea; la

51
DL IX 21-23 (UN p. 224-46), DK 28 A 44 (UN p. 314-18); G. ROCCA-SERRA, Parmnide chez Diogne Larce, in tudes,
o.c., p. 254-73).
52
Cf. per Plotino DK 28 A , per Giamblico 28 A 4 (UN p. 25051) per Proclo 28 A 4, 17 (UN p. 267), 18 (UN p. 267-68), per
Ammonio 28 A 30 (UN p. 297-99), per Damascio, per Filopono 28 A 21 (UN p. 271), per Simplicio 28 A 8 (UN p. 260-
61), 10 (UN p. 261-62), 14 (UN p. 264-65), 19 (UN p. 268), 20 (UN p. 268-70), 21 (UN p. 270-71), 28 (UN p. 292-96), 34
(UN p. 301-2). Unanalisi dettagliata dellinterpretazione neoplatonica, in particolare di Plotino e Proclo fornita da
CH. GUERARD, Parmide dle chez les noplatoniciennes, in tudes, o.c., p. 294-313 ; inoltre, con specialmente per
Simplicio, cf. PASSA, Parmenide, o.c., p. 33-43. Simplicio, in continuit con gli insegnamenti di Proclo, dedica molta
attenzione anche ai testi di Aristotele, infatti le fonti maggiori di citazioni dei Presocratici sono i commentari agli scritti
aristotelici Sul cielo, Fisica, Categorie, Sullanima, attingendo molto materiale anche dalla scuola neoplatonica siriaca
di Giamblico (Ivi, p. 36); sullinterpretazione di Semplicio merita particolare attenzione lacuta analisi svolta da Annick
Stevens (A. STEVENS, Postrit de ltre. Simplicius interprte de Parmnide, Ousia, Bruxelles 1990).
53
CAPIZZI, La porta, o.c., p. 30-68 ; Giovanni Cerri apprezza le suggestioni fornite da Capizzi nellinterpretazione
allegorica del poema, ma altamente improbabile nel resto, anzi diventa fantasia pura, emblematica
dellinsoddisfazione che serpeggia negli interpreti di Parmenide, che manifestano in vari modi la sensazione di non
averne ancora colto il significato profondo (CR p. 24-25); per uninteressante rassegna dinterpretazioni del Proemio in
vari autori dellOttocento e del Novecento cf. Reale in ZMR p. 320-34.
MARIN, Parmenide 15

simbologia iniziatica evita sia limpoverimento realistico sia lo svuotamento nel simbolismo
astratto. I primi dieci versi del Proemio, secondo Ruggiu descrivono il ritorno dalla casa della dea
dopo la rivelazione, gli altri come avvenuto il viaggio e il resto del poema il contenuto della
rivelazione nel cuore delle tenebre, dove si trovano le case della Madre Notte.
54
Laspetto pi
suggestivo di tale interpretazione lanalisi dei nomi divini che esprimono i vari aspetti della dea
che accoglie e rivela a Parmenide la realt dellessere.
55

Una linea interpretativa ancora diversa stata avviata da Emanuele Severino fino a farla diventare
lessenza dellintero sviluppo della sua filosofia: ritornare a Parmenide per riscoprire il senso
univoco dellessere nella sua opposizione radicale al nulla;
56
infatti il filosofo di Elea, mentre ha
posto per primo in tutta la sua pregnanza levidenza dellessere anche il primo responsabile del
suo tramonto in quanto ha posto le differenze nella doxa come falsa, differenze che poi Platone ha
reintrodotto nellessere trasformando tutta la metafisica occidentale in una fisica.
57
In questa
riscoperta di Parmenide come profondo pensatore metafisico Severino stato preceduto da Martin
Heidegger che nelle lezioni a Friburgo nel 1942/43 ne ha fornito uninterpretazione magistrale sul
legame tra essere e verit come svelamento che connette lessere non alla totalit delle differenze
ma allapertura che riscopre il suo inizio come fondamento di ogni possibilit nella custodia della
verit dellessere.
58
In continuit con il monismo ontologico che traspare in Severino possono essere
lette, come suo sviluppo divergente, anche le interpretazioni del suo discepolo Massimo Don che
accentua il ruolo del nulla,
59
e quella opposta di Albino Nolletti che interpreta lessere parmenideo

54
RUGGIU, Parmenide, o.c., p. 15-24.
55
Ananke come espressione di forza e necessita, Moira come destino che vincola, Peith forza persuasiva della
razionalit, Themis come norma delle cose, Dike come giustizia che custodisce la dimora ed centro di unit del
divino, fondamento delle leggi e valore cosmico, custode dei legami dellessere, Ivi, p. 67-113.
56
Cf. Ritornare a Parmenide, o.c, inoltre Il parricidio mancato (1985), Il giogo, alle origini della ragione (1988), Verit,
volont, destino (2008), La morte e la terra (2011).
57
SEVERINO, Ritornare a Parmenide, o.c., p. 27-29.
58
M. HEIDEGGER, Pamenide, Adelphi, Milano 1999, p. 286-88.
59
M. DON (a cura di), PARMENIDE, Dellessere e del nulla, AlboVersorio, Senago (Milano), 2012 (testo greco di DK, tr. it.
di Giuseppe Girgenti dei primi otto frammenti e commento di Massimo Don); cf. M. SIMIONATO, Nulla e negazione.
Laporia del nulla dopo Severino, Editore Plus, Pisa 2012. Secondo Don la filosofia occidentale minata fin dalle radici
da una falsa domanda sullalternativa radicale tra essere e nulla mentre nel nominarlo il nulla diventa solo un altro
positivo DON, o.c., p. 41-42), con un ardito accostamento tra Parmenide ed Hegel, riduzione dellessere al suo
manifestarsi al pensiero (p. 43-44). In tale prospettiva lorizzonte parmenideo (quello secondo cui lessere non pu
venire dal nulla e neppure il nulla dallessere) e quello pi specificamente nichilistico (secondo cui, invece, lessere
verrebbe sempre dal nulla e il nulla dallessere) finiscono per mostrarsi assai pi solidali di quanto non si potrebbe
pensare. Almeno nella misura in cui entrambi concepiscono il nulla sempre e comunque come un semplicemente altro
dallessere (p. 61). Da questo punto di vista, sarebbe risultato del tutto vano anche il tentativo di un pensatore come
Emanuele Severino; il quale, dopo aver escluso il nulla dallessere (sulla scia di Parmenide anzi, radicalizzandone il
proposito), e quindi dopo aver fatto dellessere un essere costitutivamente finito (de-terminato da un nulla, inteso
appunto come suo semplice altro), si sarebbe proposto di dimostrare che il nulla non- per leternit. Ossia che,
necessariamente, il nulla non-, finendo, invece, con sancire proprio contrario, ossia che il nulla eternamente (p.
62-63); la soluzione di Don quella di Pirrone senza nominarlo e senza nemmeno accennare alla distinzione tra non
essere relativo e non essere assoluto, invece di evocare loriente e loccidente in gran miscuglio di mitologie (per una
trattazione ampia da varie prospettive sul nulla cf. Lambivalenza del Nulla, tra negazione dellumano e apertura al
MARIN, Parmenide 16

come una enorme sfera costituita di materia uniforme nel quale tutte le distinzioni operate dai nostri
sensi sono puramente illusorie.
60

Untersteiner vide in Parmenide lelaborazione della conoscenza che media tra molteplicit del
mondo e lunit dellessere, in continuit con Anassimandro che aveva gi colto la continuit
temporale del pensiero al quale Parmenide aggiunge la continuit spaziale fino a trasformarlo
nellunit spaziale della molteplicit concettuale e coglie lessere come universale gnoseologico.
61

Nel ripensamento pubblicato trentanni dopo, Untersteiner precisa tale concezione dellessere di
Parmenide come un intero (ouiov), esplicitato tramite lunione di metodo di ricerca e concezione
ontologica, come perfetta uguaglianza fuori del tempo e dello spazio; Platone aveva accolto
linterpretazione megarica che assolutizzava luno, mentre la sua unit solo un aspetto dellessere
quale intero, completo in tutte le sue parti (ouiorir) e indifferenziato (ouiour).
62

Per Zeller il pensiero di Parmenide in continuit con quello di Senofane ma con molto maggior
vigore sullunit dellessere ora contrapposto allopinione comune degli uomini che considera le
realt percepite dai sensi come composte di elementi tra loro opposti per spiegare il molteplice,
mentre esse si riducono alla contrapposizione tra essere e non-essere, a livello fenomenico come
luce e tenebre, delle quali solo lessere o luce esprime la verit.
63

Giorgio Imbraguglia interpreta lintero poema parmenideo non come la nascita dellontologia ma
la via consapevole al pensiero logico astratto che insieme diventa, nella seconda parte, missione di
verit concreta, impegno culturale pratico, guidato da solari evidenze per passare dal mondo
tenebroso dei sensi a quello luminoso della ragione sulla strada maestra del pensiero logico.
64
Denis
OBrien coglie nel poema parmenideo, allopposto di Imbraguglia, persino una duplice ontologia:

divino, che in occasione della Tavola Rotonda del 26 febbraio 2009 ha raccolto 15 interventi di vasta portata in
https://sites.google.com/site/ateneaccademia)
60
A. NOLLETTI, Parmenide profeta della globalizzazione? Che cos lessere di Parmenide. Spiegazione di un enigma , La
Nuova Editrice, Teramo 2004.
61
M. UNETERSTEINER, Parmenide, studio critico, frammenti testimonianze-commento, Fratelli Bocca, Torino 1925, p.
23-36.
62
UN p. 40-62, 168-77.
63
ZMR p. 165-73, 244-60; cf. la lunga nota alle p. 292-334 per unampia rassegna dinterpretazioni moderne della doxa
nel pensiero di Parmenide (storico-genetica, dossografico-polemica, ipotetico-fenomenologica, gnoseologica,
ontologiche come ad es. in Schwabl che interpreta lessere parmenideo come lunit dei contrari, in Untersteiner che
distingue tra la doxa parmenidea che prosecuzione sulla via della verit e la doxa dei mortali che il dualismo
introdotto dalla cosmogonia ionica, in Montero Moliner per il quale la doxa lo stesso essere ma nella prospettiva dei
sensi invece che in quella della ragione, in Mansfeld che ritiene la disgiunzione giorno-notte una falsa disgiunzione
rispetto a quella vera di essere e non-essere); unaltra rassegna dinterpretazioni moderne si pu trovare in Internet
nella Standford Encylopedia alla voce Parmenides di John Palmer (monista come quella di Guthrie, logico-dialettica
come in Raven, Russell, Owen e Barnes, meta-principio come in Mourelatos, Nehamas e Curd, modale come
Finkelberg e Hussey) (http://plato.stanford.edu/entries/parmenides/) (19 marzo 2013).
64
G. IMBRAGUGLIA, Lordinamento assiomatico dei frammenti parmenidei, Marzorati, Milano 1974, n. 1, p. 56-58; la tesi
ripresa e approfondita in G. IMBRAGUGLIA, Teoria e mito in Parmenide, Studio Editoriale di Cultura, Genova 1979; per
una lettura completamente diversa del rapporto tra mitologia e filosofia in Parmenide, cio non in quella
dellassiomatica ma della scienza delle religioni, cf. K. HEINRICH, Parmenide e Giona. Quattro studi sul rapporto tra
filosofia e mitologia, a cura di Massimo De Carolis, Guida editori, Napoli 1988.
MARIN, Parmenide 17

lontologia divina della dea per quale laffermazione dellessere rende impossibile il non-essere,
lontologia umana costituita dalle opinioni dei mortali per i quali laffermazione dellessere
connesso alle cose sensibili giustifica anche la loro negazione.
65
Nota Pierre Aubenque che
Parmenide lunico pensatore presocratico a interessarsi in modo esplicito dellessere, a
tematizzarlo con tale forza da prestarsi ad essere letto in diversi modi (verbo senza soggetto, verbo
impersonale, uso impersonale dun verbo personale) e a collegarlo con altrettanta forza al pensiero
da creare la correlazione tra essere e intelletto.
66
Nel pensiero parmenideo si ha una densit tale,
osserva Lambros Couloubartsis, per cui alcuni vi hanno scorto due cammini di ricerca, altri tre e
altri quattro, come sostiene lo stesso Lambroso: il cammino della divinit e la credenza degli
uomini, ai quali saggiungono la via o dimora del giorno e la via o dimora della notte; le quattro vie
corrispondo a quelle dellessere e del non-essere, dellopinione dei mortali quale doxa falsa e del
discorso mitologico sul cosmo quale doxa vera.
67

Giovanni Reale ribadisce la tesi delle tre vie di ricerca presenti nel poema: una dellassoluta verit
o dellessere, laltra dellassoluta falsit o del non-essere e la terza quella del verosimile o
dellopinione plausibile; lessere parmenideo quello del cosmo individuato dai filosofi ionici ma
senza il cosmo, immobilizzato e purificato dalle sue instabilit, al quale vanno ricondotte anche le
due forme dellopinione plausibile, cio i principi cosmogonici di luce e notte.
68
Lorenzo Perilli
riprende la lettura di Sesto Empirico, senza citarlo ma avvicinadno Parmenide a Eraclito, sulla
negazione del valore conoscitivo dei sensi accentuando il legame con il contesto mistico nella
modalit espressiva per arrivare a individuare sei argomenti sugli attributi fondamentali dellessere
con i quali diventa insostenibile la concezione di una sostanza unica che si trasforma per dare
origine a tutte le cose.
69


7. Presentazione e analisi dei frammenti del Poema
Il testo di riferimento per il greco ledizione critica di Cordero con alcuni ritocchi ricavati da
OBrien, Cerri e Passa. La traduzione italiana basata sul testo greco accolto, comunque ne

65
D. = BRIEN, Ltre et non-tre, in tudes, o.c., Tome I, Le pome de Parmnide, texte, traduction, essai critique, par
Denis OBrien en collaboration avec Jean Frre pour la traduction franaise, p. 237.
66
P. AUBENQUE, Syntaxe et smantique de ltre dans le Poeme de Parmnide, in tudes,o.c., tome II, p. 104-17.
67
L. COULOUBARITSIS, Les multiples chemins de Parmnide, in tudes, o.c., tome II, p. 40-43 ; una tesi chiaramente
opposta a quella sostenuta nella sua edizione critica, ossia che le uniche due testi presenti nel poema parmenideo
sono quella che afferma lesistenza e quella che la nega (CORDERO, Les deux chemins, o.c., p. 79 ss).
68
REALE, Storia della filosofia, o.c., vol. 1. Orfismo e Presocratici naturalisti, p. 175-87.
69
L. PERILLI, I Presocratici, in L. PERILLI, D. TAORMINA (a cura di), La filosofia antica. Itinerario storico e testuale, Utet,
Torino 2012, p. 112-20.
MARIN, Parmenide 18

esistono diverse di buone anche in italiano e tra le pi facilmente accessibili, oltre che
particolarmente equilibrata, segnaliamo la traduzione di Giovanni Reale.
70


PARMENIDE, Poema Sulla Natura (Hermann DIELS Walther KRANZ = DK 28 B, frammenti 1-19)
B1. Proemio (da SESTO EMPIRICO, Contro i matematici, VII, 111ss)
Il testo greco del Proemio ricavato da Sesto Empirico integrato per i versi 28b-32 dalla citazione
ricavata da Simplicio (Sul cielo 557-58) e corretto per 28b-30 dalla citazione in Diogene Laerzio
(IX, 22). La citazione di Sesto preceduta da una breve introduzione che fornisce la sua chiave di
lettura, cio la negazione del valore conoscitivo delle sensazioni per una conoscenza scientifica,
seguita da unampia spiegazione per dimostrare la superiorit della ragione.
71

Il Proemio o frammento 1 unanticipazione dellintero Poema, con forma e metro epico,
nellintreccio di mithos e logos (mito: racconto sacro/rivelazione; logos: ragionamento/scoperta).
Mithos e logos sono parti essenziali dellaletheia/verit. uno stile che si contrappone alla prosa
dei filosofi ionici, quindi si pone in continuit con Omero ed Esiodo, per non per creare semplici
racconti ma per parlare dellessere.
72

v. 1-5:
trrot tot r rpouotv ooov t rrt uo txovot,
rrrov, rrrt r ooov qoov roiuqov oyouoot
ootovo, q xoto :
73
rprt rtooto cto
tp rpoqv, tp yop r roiupootot rpov trrot
opo tttotvouoot, xoupot o ooov qyrovruov
Le cavalle che mi portano fin dove arriva il desiderio
mi conducevano, dopo che erano venute per guidarmi
alla via famosa della dea, che reca <> la luce del sapere.
Per quella ero portato, per quella infatti mi conducevano le abili cavalle
tirando il cocchio, mentre le giovani precedevano sulla via.
v. 6-10:
ocv o rv vot potv t rt: oupptyo outqv

70
CORDERO, Les deux chemins, o.c, [CO], OBRIEN, Le pome de Parmnide, texte et traduction, in tudes, o.c., tome I
[BR], CERRI, Parmenide di Elea, o.c., [CR[, PASSA, Parmenide, o.c., [PS] ; G. REALE (a cura di), PARMENIDE. Sulla natura
(Bompiani, Milano2001); Poema sulla natura. I frammenti e le testimonianze indirette (Bompiani, Milano 2003); I
Presocratici, o.c. (Bompiani, Milano 2006), p. 479-501.
71
DK 28 B 1; per unampia analisi del Proemio, tra le molte disponibili, cf. UN p. 63-92. Dopo la traduzione sar fornita
la sintesi di tre diverse letture per comprendere il contenuto del testo da tre diverse prospettive tra loro integrabili.
72
RUGGIU, Commentario, o.c., (edizione Rusconi 1991), p. 155-58.
73
BR p. 3 e p. 9-10, dove si giustifica lomissione dellintegrazione proposta da Mutschmann (rovt ootp) per
supplire alle diverse incertezze dei manoscritti dellopera di Sesto Empirico.
MARIN, Parmenide 19

otorvo (ootot yop rrrtyrto otvctototv
xuxiiot ootrpcrv), otr orrpototo rrrrtv
qitoor xoupot, rpoitrouoot ocoto vuxto,
rt oo, coorvot xpotcv oro rpot xoiurtpo
Lasse nei mozzi emetteva uno stridio
infiammandosi (da due cerchi rotanti infatti era premuto
dambo i lati), quando saffrettavano nel guidarmi
le giovani Eliadi, lasciate le dimore della Notte,
verso la luce, togliendosi dai capi con le mani i veli.
v. 11-14:
rvo ruiot vtxto tr xot qoto rtot xrirucv,
xot oo urrpupov ot rrt xot iotvo ouoo
74

outot o otrptot riq vtot ryoiotot uprtpot
75

tcv or Atxq
76
roiurotvo rrt xiqtoo ootou
L la Porta del cammino di Notte e Giorno,
con intorno un architrave e una soglia di pietra,
e chiusa nelletere da grandi battenti.
Di essi la Giustizia, che molto punisce, ha le chiavi.
v. 15-21:
tqv oq roporvot xoupot oioxotot ioyotot
rrtoov rrtpoorc c otv oiovctov oq o
ortrprc cortr ruircv oro
77
tot or uprtpcv
oo oovr rotqoov ovortorvot roiuoixou
oovo rv ouptytv ootooov rtitooot
yoot xot rrpovpotv opqpotr
78
tp po ot outcv
tu rov xoupot xot oottov opo xot trrou
Le scaltre giovani con tenere parole la persuasero (v. 15)
astutamente a togliere senza indugio per loro
la sbarra del chiavistello; e quelle al volo

74
Cf. lanalisi del testo greco in PS p. 99-100.
75
Cf. PS p. 100-2.
76
Sulla legittimit della maiuscola cf. PS p. 53.
77
Cf. PS p. 84 per il confronto con due versi della Teogonia di Esiodo.
78
Br p. 6, PS p. 84-85 sulla preferenza per ou trcv della maggior parte degli editori e pi corretto dal punto di vista
della poesia aulica ma pi improbabile nelloriginale.
MARIN, Parmenide 20

spalancarono la porta facendo girare con stridii
alternamente i bronzei battenti irrobustiti
da chiodi e grappe; per di l facilmente le giovani (v. 20)
trassero dritto per la via maestra cocchio e cavalle.
v. 22-28:
xot r ro rpopcv urroroto, rtpo or rtpt
orttrpqv rirv, cor o rro oto xot r rpooquoo


c xoup oovototot ouvoopo
79
qvtoototv,
trrot t ot
80
or rpouotv txovcv qrtrpov oc,
otp , rrrt outt or otpo xoxq rpourrrr vrroot
tqvo ooov (q yop or ovpcrcv rxto rotou rottv),
oiio rt tr prc
81
or or rovto ruroot
E la Dea mi accolse benevola, mi prese per la mano
destra, mi rivolse la parola e cos mi disse:
O giovane, compagno di immortali aurighi,
che giungi, con le cavalle che ti portano, a casa nostra, (v. 25)
benvenuto, perch non ti ha condotto una cattiva sorte a percorrere
questa via (infatti essa fuori dal passaggio degli uomini),
ma decreto divino e giustizia. Bisogna che tu apprenda ogni cosa:
v. 29-32:
qrv oiqrt q rurrtro
82
otprxr
83
qtop
84

qor potcv oo o, tot oux rvt rtott Aiqq
oii rrq xot touto oqorot

c to ooxruvto
85

pqv ooxtc rtvot oto rovto rovto rrpcvto
86

e della persuasiva Verit il cuore retto
e dei mortali le opinioni, in cui non c convinzione di Verit. (v. 30)
Ma pure questo imparerai, come le apparenze
bisognava davvero che ci fossero, essendo sempre tutte transitorie.
Di questo proemio esistono numerose interpretazioni; propongo le tre pi interessanti che
sembrano integrarsi invece di scontrarsi e creare disorientamento:

79
PS p. 132-37 dotta analisi del termine ouvoopo e sua comprensione nel contesto della letteratura arcaica.
80
PS p. 57-60 analisi dei manoscritti e scelta di t ot invece di tot oppure ot.
81
PS p. 77-79 confronto con versi omerici e innovazione di Parmenide.
82
Sulla base dei testi di Plutarco, Diogene Laerzio e Sesto Empirico rurrtro invece di ruxuxiro come in
Simplicio; cf. BR p. 7 e 11-12; PS p. 51-52 e 55-57.
83
Sulla base di Plutarco invece di otprr come in Simplicio; cf. PS p. 52 e 53-55.
84
Cf. PS p. 52-53 sul suo uso e sulla connessione alla Verit.
85
PS p. 121, il termine ooxouvto di Simplicio una tipica atticizzazione.
86
Simplicio riporta rrp ovto accolto anche da Cerri e Reale, cf. BR p. 14, PS p. 127.
MARIN, Parmenide 21

1) (CAPIZZI, La porta di Parmenide, 1975) lettura topografica: partendo dalla somiglianza con
Odissea XII, CAPIZZI ritiene che possa essere un viaggio reale descritto ai concittadini:
- Via = la strada che attraversa una gola della collina di Elea e congiunge le tre parti della citt: il
quartiere settentrionale, lacropoli e il quartiere meridionale.
- Le case della Notte = le case del quartiere settentrionale allombra della collina.
- Verso la luce = verso il quartiere meridionale.
- Le fanciulle figlie del sole = i pioppi (mitologia).
- Il levarsi dal capo i veli = man mano che la strada sale verso il colle, i pioppi cominciano ad avere
le cime illuminate.
- Le cavalle = animali comuni e quadriga con salita rapida.
- La Porta = Porta Antica nel punto pi alto del colle (la descrizione corrisponde ai ritrovamenti
archeologici; per i resti sono gi sul versante opposto in discesa).
2) (CAPIZZI) lettura politica: discorso rivolto ai concittadini per indicare la giusta strada per la
riconciliazione interna dopo che hanno affidato proprio a Parmenide il governo della citt a questo
scopo. La citt si era divisa in tre partiti di fronte alla minaccia siracusana dopo la vittoria di
Siracusa a Imera contro i Fenici/Cartaginesi (480 a.C.): panellenici, secessionisti e filo-fenici. I filo-
fenici contavano sui Fenici contro i Siracusani, i secessionisti insistevano sulla separazione dal
quartiere settentrionale perch poco fidabile in quanto non era greco, i panellenici puntavano
sullalleanza con Atene.
- La porta chiusa = gli abitanti del quartiere meridionale avevano deciso di separarsi da quelli del
quartiere settentrionale e perci avevano sbarrato la porta. Parmenide li aveva convinti a riaprirla al
traffico locale e quindi a riunirsi politicamente.
- Le tre vie: A) Sul piano linguistico di partenza (dagli studi di Parmenide): la prima via quella del
discorso razionale affermativo che porta a riconoscere lesistenza di una cosa come necessaria, la
seconda via quella del discorso razionale negativo che porta a negarla fino a dirla impossibile, la
terza via quella degli ambigui farfugliamenti come nella lingua fenicia che porta a rinunciare a
decidere. B) Sul piano politico di arrivo corrisponde ai tre partiti sorti di fronte alla minaccia
siracusana e a quella retrostante fenicia la prima via il riconoscimento e lunificazione dei tre
nuclei di Elea, la seconda lostinata continuazione della secessione, la terza contare sui Fenici
contro i Siracusani. Dunque la terza esprime i filo-fenici, la seconda gli intransigenti, la prima i
nazionalisti panellenici come Parmenide che salvarono appunto Elea con la collaborazione di
Atene.
3) (RUGGIU REALE) lettura metafisica: Il Proemio prefigurazione dellintero Poema che tratta
dellessere. Lattribuire ad una divinit il contenuto dellopera nello stile epico il mezzo
MARIN, Parmenide 22

espressivo comune; per il disvelarsi del reale nella sua essenza anche manifestazione divina (p.
160). Il logos che si auto-svela insieme rivelazione del divino e autonomo contenuto del
pensatore; uomini e di sono entrambi testimoni dellessere che si rivela. Ci sono molti blocchi
tematici tratti sia da Omero sia da Esiodo sia dagli Orfici, temi che erano ormai patrimonio comune
della cultura.
- Il carro = cosmo e opera di Parmenide (1. Nella sua valenza cosmica il carro Elios/il sole che
percorre quotidianamente il sentiero di Notte e Giorno = il sole tramonta a occidente, attraversa con
il carro gli Inferi e rispunta a oriente; 2. Nella valenza iniziatica il carro esprime unassociazione tra
miti solari e miti della rinascita delluomo = il morto segue la via del sole per rinascere, secondo gli
Orfici; 3. Nella valenza letteraria il carro rappresenta lo stesso Poeta o meglio lopera del Poeta; 4.
Nella valenza teologica esprime la presenza del divino per cui si parla del carro di Zeus, di Apollo,
di Afrodite, ecc.). Il carro, nel suo significato globale, la rappresentazione della Filosofia: la
dottrina (carro) in quanto rivela la natura delle cose si identifica con la struttura di tutto luniverso
(carro cosmico). Nellispirazione poetica e filosofica si attua, come nellepica, la stessa rivelazione
divina che non annulla liniziativa umana, ma esprime collaborazione di entrambi (p. 171).
- Notte e Giorno: Non vanno intesi come essere e non-essere, ma come due aspetti dellessere, ossia
lunit e la molteplicit, perci il sentiero lo stesso. A differenza di Anassimandro, non c
prevaricazione di un contrario sullaltro, ma, come in Eraclito, unit dei contrari. Giorno e Notte
esprimono la polarit del reale, i due aspetti di una stessa realt (p. 174).
- Le cavalle = forza istintiva/ impulsi alla verit/ forza cosmica impersonale con la quale il poeta si
identifica perch conforme al suo desiderio di conoscenza.
- Figlie del sole = forze conoscitive/ potenze divine insieme solari e notturne (il velo segno di
potenze ctonie); il velamento e lo svelamento costituiscono una nuova polarit.
87


87
(MARIN, Cera posto per gli angeli nel politeismo greco?, in Salesianum 58, 1996, p. 674-77) Il miglior esempio di
guida personale di carattere divino nellambito epico senzaltro la dea Atena nellOdissea; nellambito filosofico,
oltre alla voce interiore di Socrate, sono le Eliadi del proemio al poema di Parmenide. I termini del proemio
parmenideo sono tipici dellepica e in vari punti coincidono con argomenti omerici. Le giovani figlie del Sole indicano la
via al filosofo che procede con il suo carro e le sue cavalle. Ad un certo punto esse si tolgono i veli dal capo e
accelerano la corsa al carro del filosofo verso la luce della verit. Arrivati alla porta solenne della Giustizia, sono le
figlie del Sole a convincere la dea ad aprire. Esse sanno adoperare con maestria il linguaggio e ottengono subito
quanto chiedono. La dea, vedendo il filosofo in loro compagnia, accoglie in modo cordiale Parmenide: lo prende per
mano, lo saluta e lo incoraggia ad accettare la sua missione divina.
Chi sono le Eliadi? Il significato che si attribuisce ai termini mitologici dipende dallinterpretazione generale data alla
filosofia di Parmenide. Per lo scettico SESTO EMPIRICO le fanciulle sono le sensazioni che guidano alla conoscenza, in
particolare le Eliadi esprimono la vista. I termini mitici sarebbero mediocri allegorie dei concetti utilizzati nel resto del
poema. Lo storico tedesco del XIX secolo Eduard ZELLER, nella sua ampia storia della filosofia greca, non dedica
neppure una riga al proemio parmenideo: dato che nella concezione di Parmenide non c nessuna realt al di fuori
dellUno, non resta nessun spazio per la mitologia.
Se, invece, si riconosce al linguaggio mitico un proprio valore anche nellambito filosofico, allora il proemio diventa
molto significativo e le Eliadi assumono una propria consistenza concettuale ed esistenziale. Per alcuni interpreti le
Eliadi sono le dee che guidano il carro del sole nel percorso sotterraneo da occidente ad oriente e nel percorso celeste
MARIN, Parmenide 23

- Viaggio = cammino verso la Verit (che coincide con la Natura e il Diritto). Il viaggio il motivo
centrale del Poema: 1) via che dice molte cose = datrice di tutte le conoscenze; 2) via della
Daimon = appartiene a lei; 3) porta alla Daimon, perci non percorribile senza il suo consenso (v.
27: fuori della via battuta dagli uomini). Il procedere lungo la via richiede corrispondenza tra il
volere delluomo e le forze cosmiche che lo conducono (cavallo, carro Eliadi). Qui, nel caso di
Parmenide, c convergenza tra il desiderio del filosofo e quelle forze cosmiche, anzi progressiva
identificazione. La via percorribile solo dalluomo che sa (v. 3) = in qualche modo noi siamo
sempre nella via, ma essa si manifesta solo quando la sappiamo come tale (RUGGIU p. 178)
bisogna conoscerla e volerla, per cercarla. Luomo deve partecipare in qualche modo di quella
medesima essenza divina della quale partecipa la via. Senza lassistenza del divino, e quindi senza
liberazione di ci per il quale luomo si rende estraneo allEssere, vi sarebbe Ubris/ tracotanza
come nei mitici Fetonte e Orfeo che fallirono il loro viaggio col carro celeste. La via implica scelta,
ossia superare con fatica le abitudini nate da numerose esperienze dei mortali, abitudini che
impediscono di vedere quanto pure si mostra. La via porta per tutti i luoghi/ per tutte le citt = per la
totalit dei domini della conoscenza (teologia, cosmologia, antropologia); eppure essa via del
Ritorno/nostos (come per Odisseo a Itaca), cio lautorivelazione dellEssere qualcosa che deve
continuamente venire rinnovata (p. 181-82).
- Dea = la Verit che si manifesta, pur avendo una pluralit di nomi Daimon (1, 22), Moira (8,
37), Themis (1, 28), Dike (1, 14), Aletheia (1, 29), Ananke (8, 30), Afrodite (fr. 18), Eros (fr. 13)
che esprimono la potenza della Dea che rimane identica nel mutare dei suoi aspetti: Nel richiamo
allunit della Dea il molteplice riprende la forma unitaria. Nel molteplice dei nomi e della
differenziazione e articolazione si esprime la ricchezza del reale (p. 166).

da oriente ad occidente. Altri, sottolineando lo stretto legame tra dea, fanciulle e via come fattori di conoscenza,
identificano le Eliadi con le forze necessarie per ascendere alla verit. Sono simboli tratti dai culti misterici per lo
stretto legame fra ricerca misterica e ricerca della verit. Nellallegoria delliniziazione, in questo caso alla filosofia, le
guidatrici del carro del sole, che portano dunque la luce sinonimo di conoscenza, rappresentano le varie forme del
sapere da assimilare liberandole dalloscurit espressa dal velo sul capo, prima di poter accedere alla pienezza del
sapere proprio della dea.
Con questa trasposizione di simboli dal campo religioso a quello filosofico abbiamo un nuovo mondo spirituale. Per
alcuni interpreti il proemio non unallegoria, ma la descrizione nel linguaggio mitico di unautentica esperienza
religiosa che esprime la collaborazione tra forze divine e iniziativa delluomo. In questultima prospettiva le Eliadi sono
espressione di elementi costitutivi della nostra intelligenza e il viaggio il loro graduale emergere a illuminare tutta la
mente per lincontro con la dea. Le cavalle sono le forze che portano Parmenide dalla terra fino alla via della luce, le
figlie del Sole sono le dee che lo incontrano su tale via e lo accompagnano per il resto del viaggio.
Sia la dea o demone sia le fanciulle o vergini sono esseri impregnati di forza sovrannaturale, adatti a mediare
fra gli uomini la divinit. Parmenide simmedesima con le Eliadi per elevarsi alla dea suprema. Al primo verso del
proemio si dice che son le cavalle a guidare il carro di Parmenide, al sesto le fanciulle. Entrambe, cavalle ed Eliadi,
sono manifestazioni della dea che attira potentemente a s il filosofo. Esse sono forze cosmiche che elevano
Parmenide al divino e manifestano la cooperazione tra uomo e dio, la compenetrazione tra uomo e cosmo. La guida
delle fanciulle, al quinto verso, esprime la vicinanza della dea che assiste Parmenide nel suo ardito viaggio, lontano
dalle vie comuni degli altri uomini, la mediazione offerta dalla stessa Daimon fra s e la via da percorrere, il tramite
necessario alluomo perch possa entrare nel divino.
MARIN, Parmenide 24

Daimon/ Dea (1, 22) = la potenza divina in tutti i suoi aspetti
Ananke/ Necessit (8, 30) = forza in grado di imporre un vincolo che non pu essere infranto
Moira/ Destino (8, 37) = norma e necessit che vincola lEssere: andare oltre precipitare nel nulla
Peith/ Persuasione (2, 4) = persuasivit e razionalit che genera fiducia
Afrodite/ dea dellamore (fr. 18) = imposizione interna per la generazione
Eros/ Amore (fr. 13) = principio del cosmo
Themis/ Norma (1, 28) = la norma fondata sulla tradizione che regola la polis
Dike/ Giustizia (1, 14.28; 8, 14) = la norma fondata sulla razionalit, sul logos.
Gi Anassimandro ed Eraclito avevano esaltato Dike, come espressione del valore astratto della
norma che si impone sia a livello cosmico sia a livello politico. In Parmenide esprime la legge della
totalit del reale = la valenza onniesaustiva dellessere nel suo valore normativo. La legge vincola e
salvaguarda.Dike la Verit gi in Esiodo in quanto espressione della effettiva realt delle cose
(p. 191). Ha anche un valore cosmico nel frammento 9: Garantisce le parti che competono a ciascun
dio, mantiene ciascuno nei limiti.
- Il cuore retto della Verit persuasiva = la condizione essenziale per conoscere la fermezza che
manifesta lininterrotta attivit del centro vitale cui fanno riferimento le diverse potenze conoscitive
e vitali (p. 199). Persuasiva = ha la forza della ragione. Verit persuasiva = ci che guida alla
pienezza della conoscenza. Cuore = il centro pi significativo.
88

- Le parole della fanciulle = le qualit di Parmenide che lo rendono degno di entrare.
- La Porta = laccesso alla conoscenza che separa e unisce la realt (oltre la porta sta loscurit che
racchiude Notte e Giorno, ossia il fondamento della totalit dellapparire; oltre la porta sta la sede
della Daimon, cio della madre di tutte le cose, dalla quale le cose attingono vita ed esistenza). La
realt non che il manifestarsi dellinfinita ricchezza di aspetti della forza divina.
89


88
(MARIN , Il fascino del divino, Las, Roma 2000, p. 146-47) Sullo scudo di Atena, la dea della sapienza sta la testa della
terribile Medusa che pietrifica chi la guarda (Iliade 5, 737-742). Altrettanto suggestivo e potente era per molti
pensatori, secondo Platone (Teeteto 183 E5-184A1), il pensiero di Parmenide. Alcuni di loro, osserva Aristotele (Sulla
generazione e corruzione 352 a2-23), applicarono in modo cos radicale la concezione parmenidea dellessere, anche
contro levidenza delle sensazioni, da ridurre tutto ad ununit immobile e con i loro procedimenti logici finirono per
rasentare la pazzia.
Lesigenza dellunit, gi espressa da Eraclito con il logos, in Parmenide si rivela il cuore della Verit, seduta al suo
centro come la terribile Gorgone sullo scudo rotondo di Atena. insieme scoperta e rivelazione, conquista umana e
dono divino, esigenza logica e realt razionale evidente. una conferma dellaspetto divino dellintelligenza umana.
Richiede il massimo sforzo nella ricerca, con laudacia della giovent, la collaborazione delle forze naturali, come docili
e tenaci cavalle, il soccorso delle forze divine, come luci che guidano sulla via inesplorata, e la conferma della Verit
quale dea benevola che sulla soglia dellunit accoglie luomo libero da passioni ingiuste, non squilibrato verso qualche
aspetto particolare, per sostenerlo nello stupore della novit e guidarlo nel pensiero e nel linguaggio ad accogliere la
pienezza dellessere.
89
Per una visuale ancora pi ampia richiamo due interpretazioni opposte, quella di Sesto Empirico e quella di
Giovanni Cerri.
Sesto Empirico, storico dello scetticismo vissuto tra il secondo e il terzo secolo d.C., nellopera Contro i matematici,
nel settimo libro diretto Contro i logici, riporta i versi del proemio per dimostrare che Parmenide aveva un giudizio
MARIN, Parmenide 25

Dunque il Viaggio verso lessere, il quale sta al di sopra degli di e degli uomini. Il Proemio
abbraccia in unit il mondo solare e quello notturno, il mondo dei mortali e le dimore della Daimon,
lEssere come cuore della Verit e lApparire come sua manifestazione nelle cose (p. 208). In
particolare, nota Rmi Brague, i due ultimi versi contengono il prologo alla sezione ontologica e a
quella cosmologica del poema, versi interpretati anche come lannuncio della dea al poeta-filosofo
del programma del suo insegnamento e visti come la chiave dellintero poema.
90
Le apparenze sono
gli enti come espressi nelle opinioni dei mortali, per cui c parallelismo tra la descrizione
dellessere in s e quella del mondo, con la differenza che le apparenze sono instabili invece
lessere permanente, per cui lerrore principale dei mortali consiste nel voler attribuire loro la
stabilit dellessere.
91
Le cose che i mortali ritengono reali, precisa Denis OBrien nella sua analisi
del testo, per la dea sono apparenze spiegate nel loro fondamento reale nella seconda parte del
poema, nella cosmogonia e nella precisazione corretta dei nomi e delle forme, per cui anche le
apparenze hanno una loro necessit, ossia come manifestazione di quelle che poi saranno rivelate

contrario a quello di Senofane sulle argomentazioni basate sulle opinioni e stabil come criterio di verit
largomentazione scientifica rinunciando alla garanzia fornita dalle sensazioni. In tale prospettiva di discredito delle
sensazioni le cavalle esprimono gli impulsi e i desideri irrazionali dellanima, la via che Parmenide percorre sta per il
ragionamento filosofico, il demone lo stesso ragionamento filosofico che lo guida alla conoscenza di tutte le
esperienze, le fanciulle sono le sue sensazioni, i due cerchi stanno per i due orecchi come udito, dalla notte alla luce
sta per la vista e in questo caso le xoupot sta per pupille, la Dike esprime lautorit della ragione, il cuore della verit
per la base della scienza e le opinioni dei mortali le conoscenze prive di garanzie.
Secondo Cerri quella di Sesto Empirico un tipica interpretazione allegorica del periodo ellenistico e romani, molto
sofisticate ma altrettanto arbitrarie. In alternativa offre la seguente interpretazione del proemio: in senso generale,
nel contesto della poesia arcaica, il carro metafora della poesia, le ragazze sono le Muse ispiratrici che
accompagnano il poeta sulla retta via, la via il percorso discorsivo pi adatto alla circostanza, ossia nella scelta del
mito o dei miti per la celebrazione, la porta linizio del canto; nel caso di Parmenide il carro la poesia sapienziale, la
strada la via della divinit che guida luomo sapiente attraverso lesperienza alla Verit ultima, le Eliadi o figlie del
sole sono quelle che guidano il carro al posto delle Muse perch dee della luce, pi necessarie della memoria perch
quello di Parmenide non un racconto mitico ma un discorso scientifico, la porta ha un ruolo centrale, gi nellepica
Giorno di Notte e Giorno o del Sole o dellAde, si erge dalla terra fino al cielo e dopo di quella sta labisso dei morti,
che nella poesia teogonica anche luogo dorigine di tutte le cose, per cui la porta diventa luogo della verit
sapienziale sulleterno presente del cosmo e in tale prospettiva il proemio, secondo Cerri, smette di essere un rebus
e diventa una narrazione facilmente seguibile a livello sia di ascolto che di lettura, costruita su immagini e miti noti,
provvisti di unallusivit trasparente, nellambito di un linguaggio convenzionale e standardizzato. Le immagini usate
sono simili alle metafore usate nella poesia corale da Pindaro e da Eschilo. Il carro, che sta per la poesia, in quanto
guidato dalle Eliadi si assimila al carro del Sole e al carro dellAde che rap Persefone e confrontabile con linno
omerico a Demetra, le cavalle sono forze del suo ingegno, luomo che sa sta per la sapienza preliminare al viaggio, lo
stridore delle assi del carro esprime il suono della poesia, il velo levato sta per la luce dellalba quindi non di notte
come le Muse di Esiodo, la porta il luogo cosmico gi descritto da Esiodo, la Giustizia la portinaia che giudica i morti
per la mitologia e ipostasi della legge fisica che vincola gli elementi per Anassimandro; il percorso del carro come
quello del sole perci dallalba al tramonto, da est a ovest, e Parmenide varca la porta dellAde ancora vivo per
acquisire una conoscenza totale. La dea che lo accoglie, secondo Cerri, non Dike che fa da portinaia, ma un altro
volutamente non nominata, ma che si pu indentificare con Persefone,sulla base di Esiodo e del culto presente a
Elea(CR p. 96-108).
90
R. BRAGUE, La vriasemblance du faux (Parmnide, fr. I, 31-32), in tudes, o.c., tome II, p. 44; Brague difende la lettura
di rrp ovto nel testo di Simplicio (Ivi, p. 45-60).
91
Ivi, p. 66-68.
MARIN, Parmenide 26

come le due forme, giorno e notte, che costituiscono tutte le cose transitorie.
92
Il rapporto dei due
ultimi versi, ricuperati dal testo di Simplicio, con il resto del proemio descritto molto bene da
Mario Untersteiner: Il proemio si conclude trasformando in rivelazione lesperienza della o oo:
dopo che dalle ooot si saliti al vero si dovr scendendo dal vero giudicare e valutare le ooot.
evidente, e certo voluta, la composizione ad anello secondo un ritmo chiastico con funzione
anaforica (oo otoiqrto/ oiqrtoooo) che, del resto, corrisponde perfettamente al ritmo
logico.
93


B2 La via che e la via che non (da PROCLO, Commento al Timeo di Platone)
La citazione del neoplatonico Proclo, nel suo vastissimo commento in cinque libri al Timeo di
Platone, riporta insieme altri anche questi versi di Parmenide per dire che anche il filosofo di Elea,
in un modo oscuro data la sua scelta del linguaggio poetico, anticipa in qualche modo la distinzione
platonica tra la realt sensibile e quella intelligibile, tra la conoscenza scientifica e quella solo
probabile:
rt o oy
94
rycv rprc,
95
xotoot or ou uov
96
oxouoo
otrrp ooot ouvot otqoto rt ot voqoot


q rv orc rottv tr xot c oux rott q rtvot
97

rrtou rott xriruo ( Aiqrtq yop orqort)
q o c oux rottv tr xot c prcv
98
rott q rtvot

92
OBRIEN, Le pome de Parmnide, in tudes, I, o.c., p. 13-14.
93
UN p.91.
94
CD p. 45-46: formula enfatica usata gi da Omero (es. Iliade 1, 301) e qui ripresa per conferire al proprio messaggio
uno stile facilmente memorizzabile come per i poemi omerici ed esiodei, un carattere didattico.
95
CR p. 187-88 sulla correzione proposta da Coxon (rt o oy tcv rprc) ma non convincente per il verso.
96
CD p. 47-48: il termine u o riappare in 8, 1 ma l per indicare il solo cammino valido di ricerca, qui alla possibilit
di due cammini.
97
Nei versi 3 e 5 non chiaro quale sia il soggetto, osserva Reale che passa in rassegna varie soluzioni a cominciare da
quella di Zeller che intende come soggetto lessere (lessere e non pu non essere) seguito da molti altri studiosi a
quelle radicali di Guido Calogero nel 1932 (v. 3 luna che dice che e che non possibile che non sia; v. 5 laltra che
dice che non e che necessario che non sia) che intende lessere come indeterminato, puro elemento logico, e per
Mario Untersteiner che intende in verso 3 come una risposta al verso 2 (quali vie di ricerca siano logicamente
pensabili) per cui al centro non sta lessere ma la via (in quale modo una esista e che non possibile che non esista),
interpretazione contestata da Rodolfo Mondolfo in base al parallelismo con il frammento 8, parallelismo ribadito da
Mansfeld (ZMR p. 185-90). Cordero coglie nei versi 3 e 5 una struttura sintattica particolare per esprimere i due
cammini: due affermazioni contrapposte costituite dagli stessi termini distribuiti in coppie semanticamente
equivalenti raggruppati per riprendere la similitudine o per segnalare lopposizione ( non , non bisogna che
sia), per cui ai versi 3 e 5 si hanno quattro proposizioni (2, 3a: 2, 3b: non non essere; 2, 5a: non 2, 5b: bisogna
sia non essere): due precedute da congiunzioni dichiarative e due da congiunzioni coordinative (CD p. 52-54); cui
segue una lunga analisi con rassegna di varie interpretazioni del primo emistichio del verso 2 (p. 54-66), poi del
secondo emistichio (p. 66-71), dalle quali trae le seguenti conclusioni: il primo emistichio dei versi 3 e 5 (2, 3a e 2, 5a)
per lenunciazione dei due cammini di ricerca comprendono la terza persona singola del verbo essere quale forma
impersonale, senza soggetto (p. 72). Nei due versi il solo termine pienamente significativo il verbo essere alla terza
persona singolare (p. 73).
MARIN, Parmenide 27

tqv oq tot poc rovorruro rrv otoprov


outr yop ov yvotq to yr q rov(ou yop ovuotov)
outr pooot
Su, se io
99
parlo, tu custodisci il discorso che senti,
quali uniche vie da cercaresono pensabili:
100

luna che e come non sia non-essere,
il cammino della Persuasione (infatti saccompagna alla Verit),
laltra che non e come necessario che non sia,
perci ti dico che oscura del tutto inconoscibile:
infatti il non ente non n conoscibile n fattibile,
neppure esprimibile.
Nel frammento 2 la Dea rivolge al giovane linvito ad ascoltare la parola/ mithos, riprendendo in
generale a quanto aveva esortato alla conclusione del proemio (28b-32). La rivelazione divina della
via predispone un tracciato da percorrere per giungere alla Verit (RUGGIU p. 211). La Dea
prospetta quali sono le vie di ricerca che sole possono essere (v. 2), cio la gamma di possibilit
tra le quali si deve decidere e quindi scegliere. La dea presenta un metodo in base al quale si sceglie
la via, metodo che comprende tutte le vie possibili, ossia pensabili = v. 3 luna che , v. 5. laltra
che non . La meta lo stesso Essere.
La prima via il sentiero della Persuasione (v. 4) perch tiene dietro alla Verit, la seconda il
sentiero del nulla in cui nulla si apprende (v. 6). La prima il sentiero della persuasione perch
infonde fiducia e razionale adesione, in quanto manifestazione della Verit in termini mitici,
mentre in termini logici, in quanto la via vera, persuasiva e degna di fiducia.
Invece dalla seconda via non deriva alcuna conoscenza positiva perch negando lessere annulla il
soggetto e quanto del soggetto viene cercato e detto nella via.
Essere: Allessere possiamo dare un significato predicativo (dire di), oppure un significato
veridico (corrisponde a), oppure un significato esistenziale (esiste).
Se allessere si d un significato predicativo, si legge lindagine di Parmenide come determinazione
dellessere che per viene in Parmenide assolutizzato slittando il verbo essere dalla funzione

98
Cf. PS p. 79-80 sulla sinizesi di prcv col losservazione che il legame di tale termine con rott tipico della prosa
come si ricava da Erodoto e Platone, ma introvabile nei versi delle tragedie.
99
La maggior parte degli interpreti ritiene che parli la Dea e si rivolga a Parmenide per cui ci sarebbe continuit diretta
tra il proemio e il testo del frammento due, invece Untersteiner avanza lipotesi, solo per somiglianza con linizio del
poema di Empedocle che si rivolge al giovane Pausania e Teognide al giovane Cirno, ma tale ipotesi deve aggiungere
anche quella supplementare che qui manchino alcuni versi per spiegare il cambio del soggetto che insegna (UN p. 92).
Reale condivide losservazione di Tarn che il tono altezzoso verso i mortali si addice meglio alla Dea (ZMR p. 184-85).
100
Poi si esplicita, in 8,17, che quello veramente pensabile uno solo (CD p.50).
MARIN, Parmenide 28

predicativa a quella esistenziale, ma in una posizione assolutizzata astratta e senza soggetti
particolari cui si predica.
Se allessere dato il valore veridico loggetto della ricerca la Verit annunciata dalla dea, ma poi
tale valore logico diventa valore esistenziale.
Dando allessere il valore esistenziale si ha il sostegno di tutti gli altri significati dellessere. La
determinazione esistenziale quella pi povera, ma anche quella decisiva. Di contro il non-
significa il nulla assoluto, la negazione assoluta dellesistenza e quindi di ogni determinatezza (p.
223-26).
Esistere: Nel linguaggio comune non c opposizione radicale, assoluta, tra essere e non-essere
perch si ritiene che sia possibile che qualcosa non-esista. Solo con Parmenide la questione
dellessere diventa problema fondamentale e invece diventa secondario il problema della natura/
fusis e la ricerca del principio/arch. La natura delle cose e le determinazioni o attribuzioni
dellessere sono solo segni indicatori dellessere, ma non solo lessere, anche se appartengono
allessere. Il senso esistenziale dellessere non uno fra gli altri, ma costituisce ci che d senso a
tutti gli altri significati. Cos qui il non-essere non la negazione di un aspetto dellessere ma
assenza assoluta di esistenza, negativit assoluta tale da rendere impossibile sia il pensare che il
dire. Pensare e pensare lessere la stessa cosa, perch se il pensiero non pensa lessere, esso
neppure si istituisce come pensiero. Dunque, necessario pensare lessere ed impossibile pensare
il non-essere (p. 227-32).
Parmenide riprende il significato esistenziale del verbo essere e gli conferisce un valore assoluto e
necessario, rendendolo il concetto centrale del suo intero sistema.
101
Nei versi 3 e 5, nel primo
emistichio si hanno due usi esistenziali di rott, nel secondo due usi impersonali o modali; nel
secondo uso laspetto pi importante non la determinazione del soggetto ma che /esiste per
spostare la ricerca dalla determinazione del principio al fatto primario di esistere, fatto espresso in
vari modi: un infinito (rtvot, rrirtv), un participio (rov),un verbo alla terza persona singolare
(rott). Tale idea centrale sar ripresa nel frammento 8 per dire come (8, 2) e come non (8, 16).
Parmenide dimostra una preferenza per la terza persona singolare perch esprime meglio la

101
CD p. 215; cf. CORDERO, La signification du verbe EINAI dans la littrature pr-parmnidienne, in CD p. 215-36 : il
verbo essere deriva dallindoeuropeo asmi rimasto tale anche nel sanscrito, dalla radice originale as, diventato in
molte lingue un verbo ausiliare che attraverso vari passaggi ha guadagnato una progressiva astrazione, ad es dalla
radice as che significa respirare e vivere derivato nel sanscrito asu che significa soffio vitale e vita(p. 215). Nei
poemi omerici si trova una vasta gamma di significati del verbo essere: esistere, essere possibile, essere come
copula; gi nei poemi omerici , quindi, si trova un uso assoluto o esistenziale, relativo o predicativo e modale o
impersonale del verbo essere (p. 217-22)(per lanalisi dei passi omerici cf. p. 224-26). Anche nelluso predicativo,
allinterno dei passi omerici, si ha il rimando al significato esistenziale (p.230). Luso impersonale con verbo modale
per esprimere unidea di possibilit limitato alla terza persona singolare del verbo essere e sempre in rapporto ad un
infinito per cui interamente a disposizione del verbo allinfinito, specialmente per una proposizione consecutiva o
finale; linfinito o la frase con linfinito funge da soggetto (p. 232-33).
MARIN, Parmenide 29

cosificazione del concetto di presenza, il fatto di esistere nel presente, rafforzato in 8, 5
dallavverbio ora (vuv). Nel frammento 8 vengono esplicitate le conseguenze di tale affermazione
sul primato dellesistenza, della presenza in quanto . Il primo cammino di ricerca, annunciato in 2,
3 non detto solo che ma anche che non non essere, conferendo a un valore assoluto,
per cui solo lessere possibile; solo lessere possibile mentre il non essere impossibile, inoltre
solo questa affermazione possibile. Il secondo cammino di ricerca, esposto in 2, 5, costituito da
unenunciazione opposta alla precedente per rafforzarla in quanto costituita da una duplice
negazione, ossia negazione della negazione, quindi riaffermazione del primo cammino. Non si tratta
di semplici formule, di schemi astratti come interpretati da Calogero e ribaditi da Mourelatos e
Barnes, ma di tesi che conferisco al fatto dessere presente il carattere di necessit assoluta, ossia
unesistenza necessaria, assoluta e unica, formulata prima in modo positivo e poi negativo, nella
duplice negazione del soggetto e del predicato, per rafforzare il modo positivo: lessere . Uno
studio esaustivo della realt deve tener conto che il campo di ricerca racchiuso nellalternativa: o
non , lessere necessario e il non essere impossibile.
102

Le due vie, precisa Denis OBrien, non sono solo la contrapposizione tra e non , ma tra
non possibile che non possa essere ed necessario che non possa essere, due espressioni
modali opposte, per le quali il non essere impossibile e lessere necessario;
103
lespressione
modale della prima via, impossibile che non possa essere, esclude lenunciato iniziale della
seconda via, non , mentre lenunciato modale della seconda via, necessario che non possa
essere va contro lenunciato iniziale della prima via, : le due vie sono incompatibili per la
necessit della prima e limpossibilit della seconda, in quanto la prima rende impossibile la
seconda.
104
Il soggetto di tale alternativa non n lessere n il non essere, o meglio, la prima via
presenta un verbo senza soggetto e la seconda un soggetto senza verbo.
105
La seconda via non una
contraddizione, come interpreta Kahn, il non essere non diventa intelligibile nella misura in cui
soppone allessere, non si riduce ad elemento logico ma acquisisce un significato esistenziale
personale.
106
Luso dellindicativo, dellinfinito e del participio del verbo essere ha una molteplicit

102
CD p. 74-91.
103
Sulle modalit di impossibile e necessario cf. BR p. 180-86; critica alla tesi di Owen che nega la modalit, cf. BR
p. 187-96; p. 216-25 sugli errori dei mortali che mescolano esistenza e non esistenza.
104
BR p. 140-41.
105
BR p. 145-50; sullassenza del soggetto cf. la nota complementare 1, p. 253-61 (non un soggetto implicito, n
unelissi per un soggetto indefinito, n unelissi per un soggetto definito, ma fa parte della tattica della Dea che lo
differisce per la via positiva e lo abolisce per quella negativa; se si aggiunge un soggetto implicito tanto all che al non
, si perde la differenza essenziale introdotta dalla Dea tra essere e non essere, ossia che l necessario che abbia un
soggetto questo lessere, il non impossibile che abbia un soggetto perch non esiste n come soggetto n come
predicato).
106
BR p.154-68.
MARIN, Parmenide 30

di significati: determinativo, soggetto, in opposizione al soggetto e funzione copulativa.
107

Nellindicare la prima via e nel negare la seconda, la Dea aiuta ad evitare lerrore dei mortali, cio
la confusione tra essere e non essere, per cui, secondo OBrien, si ha unontologia divina che
laffermazione netta dellessere e unontologia umana che lo confonde con il non essere, mentre per
la Dea il non essere necessario che non possa essere.
108

Su 157 versi conservati del Poema di Parmenide ben 86 contengono il verbo essere (rtvot) in
una delle sue forme, mentre nei 369 versi delle Olimpiche di Pindaro solo sei volte, 44 nei 128
frammenti di Eraclito, osserva Pierre Aubenque; nei versi di Parmenide il verbo essere presente
solo tre volte nel Proemio e 46 volte nella seconda parte del Poema, ben 72 nella prima parte, per
cui si pu dedurre che esso svolge un ruolo chiave senza precedenti, anche in rapporto a Senofane
che invece parla duna teologia dellUno, secondo Aristotele.
109
Proprio con Parmenide la filosofia
si costituisce per la prima volta come ontologia, non fisiologia, cosmologia, teologia o henologia
(come ritiene Reale), laffermazione dellessere come affermazione necessaria, come oggetto
imprescindibile del pensiero, del non essere come impensabile, parlare dire lessere ed vero
adesso per sempre.
110


B3. Pensare ed essere (da CLEMENTE ALESSANDRINO, Stromati)
Il verso, citato sesto libro degli Stromati di Clemente per confrontarlo con uno simile di
Aristofane,
111
ripetuto anche da Plotino che ne forniscono uninterpretazione neoplatonica, ossia
come definizione del mondo intelligibile, intendendo i due infiniti come soggetti invece che come
complementari del pronome.
112

To yop outo vortv
113
rottv tr xot rtvot
Infatti lo stesso pensare ed essere.
Essere e pensare sono affermati sia come identici sia come distinti: sono identici perch hanno la
medesima natura in quanto si implicano reciprocamente, ossia senza lessere non si d neppure il
pensiero (RUGGIU, p. 232-35). Lessere costituisce lo stesso conoscere in quanto essere. Il pensare
diventa cos manifestazione dellessere, espressione dellessere e nientaltro. Ma senza il pensare,
lessere diventa indicibile e impensabile, ossia riveste le stesse caratteristiche del nulla. Invece

107
BR p. 172.
108
BR p. 234-37.
109
AUBENQUE, Syntaxe et smantique de ltre dans le pome de Parmnide, in tudes, tomo II, o.c., p. 102-5.
110
Ivi p. 109-28. Cerri riduce le due vie allopposizione tra via scientifica che unifica progressivamente le opinioni e il
metodo errato che le registra e produce un sapere molteplice dispersivo (CR p. 191).
111
CR p. 193
112
BR p. 19.
113
CR p. 194-95: vort v sta per capire razionalmente, termine specifico di Parmenide preparato dal suo significato di
vedere intellettualmente in modo superiore in vari passi omerici.
MARIN, Parmenide 31

limpensabile il non-essere. La differenza tra essere e pensiero sta nel fatto che uno (il pensiero)
il soggetto e laltro (lessere) oggetto, uno il conoscente e laltro il conosciuto.
Se si unisce il frammento3 con il 4, osserva Untersteiner, il pensare non sidentifica con lessere,
lesistente che di ro v, ma con lesistere, lessere presente di rtvot, per cui anche il pensare
esistente, esiste un metodo per conoscere lesistente.
114

Questo breve frammento, per la sua suggestiva densit, ha ricevuto molte interpretazioni che
meritano di essere accennate: Zeller legge rottv come rott, sia possibile, traducendo la stessa
cosa pu essere pensata ed essere, lettura condivisa da molti studiosi (es. Burnet, Di, Cornford),
ma altri propendono per la identificazione di pensare ed essere (es. Gomperz, Praechter, Kranz),
altri ancora per una lettura intermedia tra le due precedenti (es. Calogero che traduce: la stessa
cosa il pensare e il pensiero che , ossia come unione di pensabilit ed esprimibilit).
Linterpretazione idealistica che assorbe lessere nel pensiero fu iniziata da Plotino e continuata da
Hegel, variata negli studiosi da accentuazioni fichtiane, kantiane e neo-kantiane; linterpretazione
logico-verbale stata sviluppata da Calogero che (come alla fine del secolo scorso fa Cerri) rilegge
il testo in funzione di una concezione moderna della scienza; linterpretazione esistenziale intende
luguaglianza tra essere e pensiero non come identit ma come unit per cui il pensiero riguarda
lessere ed possesso dellessere; lesegesi metodologica sviluppata da Untersteiner identifica la via
non solo con un metodo ma anche con lessere.
115

Pensare ed essere, secondo Cerri, non esprimo come distinti un atto della mente e uno stato delle
cose, ma che latto intellettivo laspetto soggettivo dellidentit tra due cose che sembrano
diverse e lesistente laspetto oggettivo dellatto intellettivo.
116


B4. Il nous (da CLEMENTE ALESSANDRINO, Stromati)
Secondo Untersteiner il frammento va letto in stretta connessione con il frammento 3 che lo
precede e il frammento 5 che lo segue.
117

La citazione ricavata dal quinto libro degli Stromati di Clemente nativo di Atene e composti,
secondo Coloman Viola, tra il 193 e il 211 d.C., offrendoci secondo Reinhardt, seguito da Calogero
e Untersteiner, un testo aggiustato alla sua fede cristiana, in realt senza fare confusione tra fede
cristiana e credenza parmenidea, ma ponendo in parallelo alcuni termini comuni come la via, la

114
Un p. 118-19.
115
ZMR nella lunga nota sul frammento 3, p. 218-24, una rassegna con accurata bibliografia delle principali
interpretazioni elaborate da Zeller fino al 1967; una breve rassegna in quattro indirizzi interpretativi (idealistica a
cominciare da Plotino, ontologica da Zeller, esistenzialista sviluppata da Heidegger, gnoseologia sviluppata da
Verdenius ) si trova anche in UN p. 114-18.
116
CR p. 193.
117
UN p. 353.
MARIN, Parmenide 32

verit, il nous, per unanalisi gnoseologica, per cui le cose assenti diventano presenti tramite il
nous.
118

iruoor o oc orrovto voq roprovto
119
rotc


ou yop orotqrt
120
to r ov rovto rroot
outr oxtovorvov rovtp xoto xooov
121

outr ouvtotorvov
122

Guarda come le assenti allintelletto siano stabilmente presenti;
infatti non potrai separare lente dallavere lente
n disperdendolo completamente per tutto il cosmo
n compattandolo.
Il nous automanifestazione dellessere, un aspetto dello stesso essere, lo stesso essere in quanto
si rivela. Il nous quella facolt e insieme funzione che radica luomo nellessere, che consente di
cogliere lessere come sfondo originario di ogni ente, delluomo come di ogni singola cosa.
primariamente la capacit di oltrepassare il molteplice e cogliere il radicamento nel profondo. Si
esplicita cos il radicamento del molteplice e dellapparire nellessere, sfondo e orizzonte nel quale
e per il quale il molteplice e quindi il mutamento sono, cio appartengono ed esprimono lo stesso
essere nellapparire e come apparire. Cos le cose assenti sono del pari presenti, cio nellessere
come quelle vicine nel tempo. Il nous ha presenti le cose assenti nella loro verit e realt perch
anche se non appaiono non possono recidere il legame con lessere come totalit, non semplice
unit. Il legame quello tra ciascuna cosa e le cose nel loro insieme con lessere (RUGGIU,p. 244-
49).
Il frammento stato molto discusso dagli studiosi per le difficolt grammaticali, le ambiguit
morfologiche, problemi di nessi tra i termini, dindividuazione del soggetto, di allusioni polemiche
e di collocazione del frammento.
123
Dopo unampia analisi di ogni elemento, Viola focalizza sei
elementi connessi allinterno della citazione: 1) lessere (rov) si diversifica, per un gioco dialettico
inerente al testo, in presenti (roprovto) e assenti (orrovto) che nello stesso tempo si uniscono
nellessere 2) lessere messo in rapporto con se stesso perch non pu mai essere separato 3)
lessere messo in rapporto con uneventuale dispersione o raggruppamento conferendogli un
ordine (xoto xooov) 4) i presenti e gli assenti son messi in relazione con uno sguardo luminoso

118
C. VIOLA, Aux origines de la gnosologie: rflexions sur le sens du fr. IV du pome de Parmnide, in tudes, o.c., tomo
II, p. 70-78.
119
CR p. 199, v. 1, il termine presente anche nel frammento 34 (DK) di Eraclito.
120
CR p. 199, v. 2, PS p. 32-33.
121
CR p. 199 v. 3, il termine presente in Omero e in passi simili in Anassagora e laristotelico De mundo.
122
CR p. 200, v 3-4, lo stesso verbo nel frammento 91 di Eraclito.
123
VIOLA, Aux origines, o.c., p. 69.
MARIN, Parmenide 33

che diventa una visione chiara 5) i presenti sono connessi allidea di solidit che corrisponde alla
certezza 6) il voo lo strumento dello sguardo luminoso che unifica presenti e assenti, inoltre
impedisce la separazione tra ente ed ente.
124

Mentre per Ruggiu (p. 249-51) si polemizza per allusione con una teoria cosmologica ciclica in
due fasi alterne, dispersione e concentrazione, questa interpretazione infondata e il testo va letto in
chiave epistemologica, precisando che nel termine enti vanno intese sia le cose materiali sia le
entit mentali, queste ultime a loro volta sia le nozioni depositate nella lingua sia i concetti euristici
elaborati dalla scienza, la frase in esame afferma che, dati due enti qualsiasi, per quanto distanti ed
eterogenei possano sembrare a prima vista, essa prima o poi, a un certo grado dello sviluppo
scientifico, risulteranno inesorabilmente vicini, cio identici, allocchio vigile della mente, e che ci
vale tanto per gli enti dellesperienza comune, cose e nozioni di lingua, che la sapienza tradizionale
si limita a inventariare, quanto per gli enti, meno numerosi ma pur sempre molteplici, che sono il
frutto dellunificazione progressiva operata dalla scienza.
125


B5. La circolarit (da PROCLO, Commento al Parmenide di Platone)
Il frammento citato solo da Proclo nel suo vasto commento allopera platonica riletta in unottica
neoplatonica che intende correggere quella poco rigorosa di Plotino del testo di Parmenide.
126

uvov or ot rottv
orrorv opcot

tot yop roitv toot out


127

Per me indifferente
da dove comincerai, infatti l di nuovo ritornerai.
Limmagine della circolarit ha un ruolo molto importante nel Poema di Parmenide. Il frammento
5 ha due significati distinti e tra loro intrecciati, in base a come si intende il punto che accomuna
inizio e fine: I) si pu intendere per ritorno lesposizione totale, con le sue molteplici prove che
nullaltro sono che due momenti dellunico e intero discorso, in quanto concerne lessere come
tutto; II) si pu intendere come la sequenza nella singola prova. Nel primo caso si ha lassunzione
di un predicato (segno indicatore) piuttosto che di un altro, perch la conclusione deve fare ritorno
al punto di partenza assunto per dimostrare la compiutezza e la conclusivit del discorso. Nel
secondo caso, poich si tratta di unesposizione che ha a che fare con levidenza, necessariamente la

124
Ivi, p. 100.
125
CR p. 196-201.
126
GUERARD, Parmnide, o.c., p. 306.
127
CR p. 204 segnala unespressione simile anche in un trattato ippocratico, De locis homine 1: A mio parere, non
esiste alcuna parte iniziale del corpo umano, ma tutte le parti egualmente sono inizio e fine; per i due emistichi citati
Cerri rimanda a due passi omerici.
MARIN, Parmenide 34

conclusione non pu che ritornare allinizio. In entrambi i significati la fine del discorso circolare
pu essere anche il suo inizio.
Il processo dimostrativo si configura in un necessario andamento circolare, nel quale occorre
sempre far ritorno allinizio per rapportare in unit comune inizio e fine, e cos concludere la
dimostrazione. La sequenza del ragionamento assume una struttura espositiva e narrativa, legata alla
chiarezza dellesposizione in funzione di chi ascolta, piuttosto che rinviare alla natura della prova;
lessere costituisce levidenza prima e ultima di ogni discorso (RUGGIU, p. 253-54).
Lidea di ciclo, osserva Untersteiner, deriva dalla religiosit agraria ed stata applicata anche alla
cosmologia per assumere il carattere di necessit naturale e giustizia sociale in Anassimandro, in
Eraclito e nei Pitagorici; ma tale concezione di ciclicit implica anche quella del divenire e
dellinfinito che Parmenide intende negare, in quanto concepisce lessere come immobile e finito,
per cui nega anche la ciclicit come processo necessario senza negare il valore del confronto
dialettico, per cui nel procedimento non prestabilita una direzione sola, anzi indifferente la
direzione scelta, perch si rimane lo stesso nellessere.
128


B6. Critica ai mortali (da SIMPLICIO, Commento alla Fisica di Aristotele)
Il frammento ricavato da tre passi di Simplicio in cui viene citato sempre in modo parziale.
129

pq to iryrtv to vortv t rov rrvot

rott yop rtvot,
qorv o oux rottv

to o ryc poroot ovcyo
rpctq yop o o ooou toutq otqoto rt pyc:,
130

outop rrrtt oro tq, qv oq potot rtootr ouorv
rioooovtot,
131
otxpovot
132
oqovtq yop rv outcv
otqrotv tuvrt rioyxtov voov

ot or opruvtot
133

xcot oc tuiot tr, trqrotr, oxptto uio,

128
UN p. 109. Cerri, nella sua prospettiva epistemologica, propone di collocare il frammento 5 subito dopo il proemio
e di nominarlo 2, ma ne incerto perch potrebbe anche aver parte di un ragionamento articolato in pi punti non
pi ricostruibili oppure di un riflessione di carattere geometrico sulla circonferenza; comunque propone la seguente
interpretazione: La Dea, dopo aver detto (fr. 1, vv. 28-32) che esporr sia la verit assoluta sia le opinioni prive di vera
certezza, pone il problema se iniziare con il primo o il secondo dei due temi, aggiungendo la considerazione che il
dilemma in fin dei conti di poca importanza, data la fondamentale unitariet del discorso complessivo, per cui, da
qualunque parte si prendano le mosse, se si procede sistematicamente, alla fine non si pu che tornare al punto di
partenza (p. 202-3). La ricerca scientifica implica una circolarit e da un passo del Sofista (237 a) di Platone, si ricava
lindicazione del procedimento didattico di Parmenide, ossia il richiamo continuo al suo principio metodologico di
esclusione del non essere, principio espresso talvolta in versi e talvolta in frasi colloquiali (Ivi).
129
CR p. 205.
130
BR p. 24-25; Cordero presenta unanalisi della tradizione manoscritta di tale verso (CORDERO, La tradition manuscrite
du vers 6, 3 in Les deux chemins, o.c., p. 234-36).
131
PS p. 104-10.
132
PS p. 137-41.
133
PS p. 121, come grafia pi probabile anche se equivalente a opouvtot.
MARIN, Parmenide 35

ot to rrirtv tr xot oux rtvot toutov vrvototot
xou toutov

rovtcv or roitvtporo rott xriruo


Bisogna che il dire e il pensare fissino lente: infatti lessere ,
il niente non ; io ti esorto a rifletterci.
Ti tengo lontano da questa prima via di ricerca,
poich da questa i mortali che non sanno niente
furono modellati, con due teste; infatti in essi la disperazione
dirige nei petti un intelletto instabile: ma quelli sono sballottati
sordi e nondimeno ciechi, dissennati, razze indistinte,
per i quali lesistere e il non essere sono considerati lo stesso
e non lo stesso; ma quello di tutti loro un cammino che torna indietro.
Tra le varie interpretazioni di chi fossero quei mortali, RUGGIU ritiene pi probabile quella di
UNTERSTEINER e GADAMER. La polemica contro lo sfondo grandioso della filosofia milesia nel
suo complesso.
Essi: 1) sul piano della vita sono mortali/ broti; 2) in relazione alla conoscenza nulla sanno;
3) in rapporto al reale sono incapaci di discernere lessere dal nulla quindi si abbandonano al flusso
del divenire. Invece luomo che sa (fr. 1,3) procede lungo la via della Daimon sotto la guida delle
Eliadi.
Il discriminante sta nellaffermazione che lessere e il nulla non . Chi si radica nellessere,
insieme radicato nella totalit del reale e nella totalit dellorizzonte del conoscibile. il diverso
modo di rapportarsi allessere che costituisce lelemento discriminante. Sono uomini a due teste
(v. 5) perch si riferiscono in modo contradditorio allesperienza, per cui sono trascinati di qua e di
l. lo stesso nous che diviene doppio e procede, osserva MANSFELD, sbadato e oscillante. I
contrasti presenti nel tumultuoso procedere dellesperienza si imprimono nel nous rendendolo
fluttuante e contradditorio. Non lesperienza in s contraddittoria ma luomo che, attribuendo
realt al non-essere, la rende tale e quindi rende se stesso sordo e cieco (v. 7), cio incapace di
conoscere il reale. Di conseguenza sono incapaci di giudicare perch hanno reso contraddittorio
ogni contenuto percepito e ogni significato, come fossero misti al non-essere (RUGGIU, p. 256-62).
In questo frammento riemerge il discorso sulle vie di ricerca gi focalizzato nel secondo
frammento. Nella traduzione fornita risultano solo due vie, quella dellessere quella del non essere,
ma per molti interpreti si hanno tre vie, ad esempio per Reale i primi tre versi del frammento 6
parlano della via del non essere, dal verso 4 in poi di unaltra via errata che Bernays intendeva
quella degli Eraclitei, interpretazione condivisa anche da Diels, Kranz, Nestle e Calogero con
sfumature diverse e riassumibili come due vie del divenire, una ingenua che identifica il divenire al
MARIN, Parmenide 36

puro non essere e una elaborata nellidentit di essere e non essere; invece per Mansfeld dei comuni
mortali che, come si esprimeva nella lirica, diventano mostruosi nelle loro esperienze
contradditorie, per cui le due vie erronee sono quella del puro non essere, imperocrribile, e quella
del divenire, percorsa dai mortali.
134


B7. Lesperienza del logos (da SESTO EMPIRICO, Contro i matematici VIII)
I primi due versi sono tratti da una citazione nel Sofista di Platone e nel Commento alla Fisica di
Aristotele di Simplicio, gli altri dalla citazione in Sesto Empirico che per li riportava collegati al
frammento 1.
135

ou yop qrotr touto
136
oop
137
rtvot q rovto
oiio ou tqoo o ooou otqoto rtpyr voqo
138

qor o ro roiurrtpov
139
ooov xoto tqvor tooc,
vcov ooxorov oo xot qqrooov oxouqv
140

xot yicooov
141
xptvot or ioyq
142
roiuoqptv riryov
143

r rrrv p qrvto
Infatti non sar mai dimostrato questo, che lessere non sia;
ma tu tieni lontano il pensiero da questa via di ricerca,
n labitudine a una via con molte esperienze ti costringa a quella,
muovendo locchio che non vede e lorecchio che rimbomba
e la lingua; invece giudica con la ragione la prova molto contestata
da me proclamata.
Questo non potr mai imporsi: che siano le cose che non sono! = la risposta ai mortali per le
loro argomentazioni in base allesperienza invece i sensi non possono essere separati dalla
ragione, anzi la causa della decettivit dei sensi questa loro separazione dal logos, cio dal senso
profondo delle cose. Lattestazione dei sensi, da sola, non pu scorgere la norma immanente del

134
ZMR p. 190-93; Cerri ne fornisce una diversa lettura intendendo i primi due versi come ricapitolazione dei principi
epistemologici secondo i quali nessun fenomeno sostanzialmente diverso dagli altri, mentre anche per Cerri dal
verso 4 in poi si una terza via e ribadisce la tesi che si tratti proprio di quella di Eraclito con cui Parmenide
polemizzerebbe (CR p. 205-8).
135
CR p. 214, ZMR p. 193, BR p. 28. Molti interpreti, come Untersteiner, OBrien e Cerri, lo leggono unito al frammento
8 (cf in particolare la lunga nota 52 in UN p. 138-41 che ne fa anche una rassegna delle interpretazioni).
136
CR p. 215.
137
CR p. 215-16.
138
CR p. 216 nota un parallelo con Esiodo, Le opere e i giorni v. 335.
139
CR p. 216-17.
140
CR p. 217.
141
CR p. 217-18.
142
CR p. 218.
143
CR p. 218-19.
MARIN, Parmenide 37

reale che fonda gli stessi contenuti dellapparire. Lapparire parla sempre di contenuti determinati,
rimanendo al di qual del discorso che concerne lessere e il nulla (RUGGIU, p. 267-68).
Dalla lettura dei due frammenti, il 6 e il 7, secondo Cordero si ha la descrizione completa
dellimpraticabilit del cammino di ricerca fondato sui sensi, infatti nei versi 6-8 del sesto
frammento i mortali sono definiti dalla Dea come uomini a due teste perch con una guardano
lessere e con laltra il non essere, loro modo abituale di formare le loro opinioni, come si dice nel
verso 3 del settimo frammento; dalla mescolanza dei due cammini enunciati nel secondo
frammento, secondo Cordero, si ha il terzo cammino che consiste nellunione dei primi due o
confusione di essere e non essere che viola il principio di non contraddizione, per cui il settimo
frammento termina con appello al poeta di aggiogare con il logos la confutazione del non essere.
144



B8. I segni indicatori dellessere (da SIMPLICIO, Commento alla Fisica di Aristotele)
I versi citati in questo frammento sono attestati in molte fonti antiche, ma quella che lo riporta
continuo dai versi 1 al 52 lopera citata di Simplicio.
v. 1-10:
ovo
145
o rtt uo oooto
irtrrtot c rottv

toutp o rrt oqot
146
root
roiio oi , c oyrvqtov rov xot ovcirpo v
147
rottv
ouvovt :
148
ouiorir
149
tr xot otprr
150
qo otrirotov
151

ouor rot qv ouo rotot, rrrt vuv
152
rottv, oou rov,
rv, ouvrr

ttvo yop yrvvov otqorot outou ,
153

rp, rorv ouqrv , out rx q rovto ro ooc
ooot o ou or vortv

ou yop otov ouor voqtov


rottv orc oux rott tt o ov tv xot pro
154
cporv
uotrpov q rpoorvv, tou qorvo oporvov, uv,
Lunico discorso che ancora rimane sulla via

144
CORDERO, Les deux chemins, o.c., p. 147-58.
145
PS p. 87-89.
146
CR p. 219.
147
PS p. 89, 111-12; per una rassegna di interpretazioni e problemi connessi cf ZMR p. 196-98.
148
Br p. 34 sulla base di Plutarco.
149
BR p. 34, PS p. 61-66, sulla base di Plutarco al posto di Simplicio ouvoyrvr tratto dal Timeo di Platone.
150
CR p. 222 che lo paragona a Senofane.
151
CR p. 222-23.
152
ZMRp. 201-2 sullessere di Parmenide come presente eterno.
153
ZMR p. 198-201 esamina il testo proposto da Untersteiner e lobiezione di Mondolfo.
154
PS p. 82-83.
MARIN, Parmenide 38

che : su questa ci sono molti segni,
come che ingenerato e che incorruttibile,
unico e tuttintero e indiviso gi senza fine;
n allora era n sar, poich ora, tutto insieme,
uno, continuo: infatti quale origine cercherai di lui?
Dove, da dove aumenter? Dal non essere non ti permetter
di dirlo n di pensarlo; infatti non n dicibile n pensabile
che sia ci che non . Che cosa e quale necessit potrebbe
spingerlo a nascere prima o dopo, se derivasse dal nulla?
v. 11-18:
outc q rorov rrirvot prcv q out
ouor rot rx q ovto
155
rq ort rtotto tou
ytyvroot tt rop outo

tou rtvrxrv outr yrvroot


out oiiuoot ovqxr Atxq oiooooo rropotv,
156

oii rrt

q or xpt ot rrpt toutcv rv tqo rottv


rottv q oux rottv

xrxpttot
157
o ouv, corrp ovoyxq,
tqv rv rov ovoqtov ovcvuov
158
(ou yop oiqq
rottv ooo), tqv o cotr rrirtv xot rtqtuov rtvot
Cos bisogna che o esista del tutto o per niente.
Allora la forza di convinzione non permetter il nascere
dal non essere di qualcosa presso di lui: perch la Giustizia
n il nascere n il perire permette siano sciolti dalle catene,
ma cessino; il giudizio su di loro questo:
o o non . Allora sia giudicato, secondo necessit,
che una via impensabile, innominabile, infatti non
la via della verit, laltra esiste ed veritiera.
v. 19-25:
rc o ov rrrtto rriot to rov,
159
rc o ov xr yrvotto,
rt yop ryrvt , oux rott, ouo rt rotr riirt roroot


tc yrvrot rv orrorotot xot oruoto oirpo
160


155
Sulla base di Simplicio.
156
ZMR p. 203-7 per le discussioni sul testo dei versi 6-14.
157
PS p. 89-90.
158
PS p. 111-12.
159
CR p.226-27.
MARIN, Parmenide 39

ouor ototprtov rottv, r rrt rov rottv ootov


ouor tt tp oiiov, to xrv rtpyot tv ouvrroot,
ouor tt rtpotrpov, rov o rrirov rottv rovto
tq uvrr rov rottv

rov yop rovtt rriort


161

Come potrebbe lessere esistere in seguito? Come potrebbe esser nato?
Se infatti fosse generato, non , neppure se in qualche modo sar in futuro.
Come stata estinta la nascita anche la morte stata allontanata.
Non divisibile, poich tutto uguale;
Non c qualcosa di pi, che possa impedirgli di essere unito con se stesso,
n qualcosa di meno, ma tutto pieno dessere.
tutto continuo con s; infatti lessere si accosta allessere.
v. 26-33:
outop oxtvqtov ryoicv rv rrtpoot orocv
162

rottv ovopov orouotov, rrrt yrvrot xot o irpo
tqir oi rrioyqoov, orcor or rtott oiqq
toutov t rv toutq tr rvov
163
xo routo tr xrttot
164

outc rrroov out rvrt

xpotrpq yop Avoyxq


rrtpoto rv oroototv rrt, to tv ot rrpyrt
ouvrxrv oux otrirutqtov to rov rt rtvot


rott yop oux rrtorur
165
rov o ov rovto rort to
166

Tuttavia immobile nei vincoli di grandi catene
e senza inizio e senza fine, poich origine e distruzione
molto lontano sono state cacciate, respinte da una convinzione vera.
Lo stesso nello stesso rimanendo per se stesso sta
e rimane proprio l cos fermo: infatti potente Necessit
lo tiene vincolato con catene, lo chiude intorno,
poich norma che lessere non sia incompleto;
infatti non mancante: se lo fosse mancherebbe di tutto.

160
CR p. 227-28; cf. ZMR p. 207-9 per le discussioni sul testo dei versi 16-21.
161
CR p. 228-29; cf. ZMR p. 209-13 per le discussioni sui testi e sul significato dei versi 22-25.
162
CR p. 229-30.
163
PS p. 39, confronto con Proclo, p. 67-69 confronto con Anassagora e Platone per la formula dellidentit per cui si
ipotizza che il testo di Simplicio presenti una versione platonizzata non ricostruibile diversamente.
164
ZMR p. 213-16 per le discussioni sui versi 26-29.
165
PS p. 112-15.
166
ZMR p. 216-18 per le discussioni sul testo e sul significato dei versi 30-33.
MARIN, Parmenide 40

v. 34-41:
toutov o rott vortv tr xot ouvrxrv rott voqo
167

ou yop ovru tou rovto, r q rrottorvov rottv,
168

rupqort to vortv

ouorv yop q: rottv q rotot


169

oiio ropr tou rovto, rrrt to yr Motp rrr oqorv
ouiov oxtvqtov t rrvot

tq rovt ovo rotot
170

oooo potot xotrrvto rrrototr rtvot oiqro,
171

ytyvroot tr xot oiiuoot, rtvot tr xot out,
xot torov oiioortv oto tr poo ovov ortrtv
172

Lo stesso il pensare e perch pensiero;
infatti non senza lessere, in cui sia stato espresso,
troverai il pensare: niente o sar
diverso fuori dallessere, poich la Sorte lha legato
che sia intero e immobile: sar un nome tutto
quanto i mortali hanno stabilito, convinti che sia vero,
il nascere e il morire, lessere e il non essere,
il cambiar luogo e il modificare luminosit delle superfici.
v. 42-49:
outop rrrt rrtpo ruotov, trtrirrvov rott
rovtorv, ruxuxiou
173
ootpq rvoityxtov oyxq,
rooorv tooroir ro vtp
174
to yop outr tt rtov
175

outr tt ototrpov rrirvot prov
176
rott tp q tp
177

outr yop oux rov rott, to xrv rouot tv txvrtoot
178

rt oov, out rov rottv orc rtq xrv rovto

167
ZMR p. 224-27 per le questioni sul verso 34.
168
ZMR p. 227-31 questioni sul verso 35.
169
CR p. 236-37.
170
ZMR p. 231-32 cenno alle questioni sul verso 38.
171
PS p. 122, dal confronto con Empedocle propone di sostituire lattico oiqq con uguale significato.
172
PS p. 45-47, confronto del testo di Simplicio con un passo di Platone; p. 76 confronto dellultimo emistichio con
Omero., Iliade 5, 858.
173
ZMR p. 237-41 sulle diverse interpretazioni dellessere come sfera, a cominciare da quelle opposte di Zeller e
Natorp, con la conclusione di Montero-Moliner che la sfera non va presa alla lettera n ridotta solo a metafora, ma
intesa nella connessione arcaica forte tra intuizione, concetto e immagine.
174
CR p. 238-39.
175
PS p. 124, atticismo antico per rov.
176
PS p. 80-86.
177
PS p. 23-24, confronto con Platone.
178
PS p. 90, confronto con Omero e Senofane; ZMR p. 232 cenno alle questioni sul verso 46.
MARIN, Parmenide 41

tp oiiov tp o qooov, rrrt rov rottv oouiov
179

ot yop rovtorv toov, oc rv rrtpoot xuprt
Tuttavia poich il limite ultimo completo
da ogni parte, simile a curvatura di sfera ben rotonda,
dal centro in uguale tensione dappertutto; infatti n qualcosa di pi grande
n qualcosa di pi piccolo necessario si trovi qui o l.
N infatti il non essere , il quale glimpedisca di arrivare
alluguale, n lessere come se ci fosse dellente
di pi qui e di meno l, poich tutto inviolabile.
Infatti in ogni direzione uguale, si trova ugualmente nei limiti.

Nel lungo frammento ottavo si ha la presentazione di alcune caratteristiche o segni indicatori
dellessere. Il segno rivelativo solo per colui che sa che esso rinvia ad altro da s, altrimenti lo
stesso segno diventa fuorviante se viene scambiato per la realt. I segni usati da Parmenide si
presentano come negazioni (alfa privativo + aggettivo) di qualcosa del linguaggio comune; cos
lessere si manifesta come negazione del negativo, cio di generazione, corruzione, parzialit,
movimento, aver fine, temporalit, perch tutti quegli aspetti riporterebbero lessere al nulla.
Lessere ingenerato (oyrvrtov) perch non pu derivare dal non-essere in quanto non esiste e
neppure dallessere in quanto esiste gi (v. 6-10: Come e da dove sarebbe cresciuto? Dal non-
essere non ti concedo/ n di dirlo n di pensarlo, perch non possibile n dire n pensare/ che non
. Quale necessit lo avrebbe mai costretto/ a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla?).
Lessere indistruttibile (ovcirpov) in quanto il nulla, che non esiste, non pu nuocerlo in
alcun modo, mentre il ragionamento giusto esige la salda permanenza (v. 11-15; v. 19-21)
Lessere intero (ouiorir) in quanto insieme, in tutte le sue possibili parti, tutto quanto solo
essere (v. 22-25).
Lessere quieto (otprr) perch non ha alcun motivo per cui agitarsi in quanto non gli manca
nulla e nulla lo minaccia.
Lessere senza fine (otrirotov) perch indistruttibile (v. 26-33).
Lessere uno (rv) perch non si tratta di una cosa particolare, ma dellessere nella sua
assolutezza, cio totalit compiuta, per cui non c posto per la pluralit al di fuori dellessere (v.
36-41).

179
CR p. 240.
MARIN, Parmenide 42

Lessere continuo (ouvrr) in quanto non c in esso alcuna frattura dovuta al non-essere o a
forme di essere che non si attengano alla sua salda assolutezza, infatti non c alcuna parte che non
sia di pi o di meno nellessere, perci di conseguenza tutto uguale.
Lessere immobile (oxtvqtov) perch non gli manca nulla, ma saldissimo nei legami
dellesigenza rigorosa della ragione quale espressione diretta dello stesso essere.
Lessere senza principio (ovopov) perch non mai nato, ma esiste da sempre.
Lessere incessante (orouotov) perch la certezza della sua verit ha riconosciuto che non c
alcun istante senza la sua presenza, in quanto nascita e morte sono state allontanate fra le opinioni
instabili senza legami saldi con la verit.
Lessere identico (toutov) con se stesso, perch non ha parti diverse, e con il pensiero, in
quanto sua causa e suo contenuto. La Moira, alla quale sottostanno tutti gli di, ha decretato lessere
intero e immobile, ossia dato che si tratta di ci che esclusivamente essere, non pu in alcun
modo, a meno di rinunciare alla propria identit di essere e verit del pensiero, accogliere parti
diverse, ritenersi incompleto o muoversi verso qualcosa daltro da s.
Lessere compiuto (trtrirorvov) perch ha un limite esterno che racchiude la totalit ed
esclude sia dallesistenza sia dal pensiero veritiero qualunque cosa che non si riconosca in esso.
Lessere paragonabile alla costituzione di una sfera perfetta (ruxuxiou ootpq rvoit yxtov
oyxct), cos il suo splendore affascina e rinsalda la mente nella verit, quale uguaglianza di ogni
parte e totalit inviolabile (rov oouiov) (v. 42-49).
Essere e pensiero: Il pensiero sussiste solo in riferimento allessere, lessere costituisce il
contenuto e lorizzonte della pensabilit. C perfetta uguaglianza tra pensare, dire ed essere, perch
lessere nella sua totalit espresso nel pensare e nel dire, infatti pensare e dire non sono altro che
lo stesso essere nella sua manifestabilit. Il pensiero identico allessere, allessere che fonda la
stessa espressivit. Essere e dire: la verit del nome non sta nel nome in se stesso considerato,
ma in ci che d fondamento al nome, in ci che il nome nomina, cio nellessere. Il senso vero
delle parole sta nel seno dellessere; solo la parola radicata nellessere diviene significativa. Nessun
nome pu trascendere lessere, ma sempre lespressione dellessere; in ogni nome si afferma
lessere, anche se lessere non saputo come tale. Il linguaggio pu istituirsi e avere espressivit
solo in quanto lessere costituisce comunque il suo punto ultimo di riferimento (RUGGIU, p. 276-
307).
180


180
Cerri vede, invece, nella concezione di Parmenide un proiezione cosmologica ultimativa, analoga sul piano del
discorso a certe teorie generali della fisica attuale, per cui lEssere ha natura materiale e quella di Parmenide una
teoria fisica (CR p. 241); ma su tale presunto materialismo di Parmenide come anche su un suo opposto spiritualismo
ritengo ancora pienamente valida lanalisi e le osservazioni in ZMR p. 241-42, ossia si tratta di questioni sorte molto
dopo leleatismo per cui si deve evitare lerrore di proiettare categorie posteriori sui Presocratici.
MARIN, Parmenide 43

LESSERE E NON PU NON ESSERE: SEGNI I NDI CATORI

28 B 8, 3-6:
1) INGENERATO (a\genhton)
2) INDISTRUTTIBILE (a\nwlejron)
3) INTERO (ou\lomelev)
4) QUIETO (a\tremev)
5) SENZA FINE (a\teleston)
6) UNO (e$n)
7) CONTINUO (sunecev)

28 B 8, 26-27:
8) IMMOBILE (a\kinhton)
9) SENZA PRINCIPIO (a"narcon)
10) INCESSANTE (a"pauston)

28 B 8, 29:
11) IDENTICO (tau\ton)

28 B 8, 42-43:
12) COMPIUTO (tetelesmenon)
13) COME UNA SFERA PERFETTA









MARIN, Parmenide 44

II PARTE:
B8, 50-61
Errore dei mortali
rv tq oot rouc rtotov ioyov qor voqo
ot oiqrtq

ooo o oro touor potrto


ovovr
181
xooov rcv rrrcv
182
orotqiov oxoucv
opo yop xotrrvto ouo yvco ovoortv


tcv tov ou prcv rottv rv q rrriovqrvot rtotv
183

ovtto o rxptvoto oro xot oqot
184
rrvto
cpt or oiiqicv, tp rv ioyo
185
otrptov rup,
qrtov ov, ry ]opotov] riopov, rcutq rovtoor tcoutov,
186

tq o rtrpq q tcutov
187
otop xoxrtvo xot outo
tovtto vuxt oooq,
188
ruxtvov oro rptr tr

181
Il verbo ovo vc, osserva Cerri, non indica un semplice imparare, ma nel contesto assume un senso preciso e
forte, divenendo un termine tecnico: non indica lascoltare e memorizzare una relazione genericamente informativa,
unesposizione elencatoria, bens lesser fatto partecipe di unelaborazione scientifica, di una dimostrazione rigorosa
ed esaustiva dei rapporti di identit e differenziazione che legano fra loro i dati bruti dellesperienza, alla luce di una
ricerca e di un approfondimento che vadano al di l della semplice apparenza (CR p. 242-43).
182
Kooo rrr cv non si contrappone a ioyo, come discorso poetico a discorso razionale intesi da Cxo, osserva
Cerri, ma come costrutto di parole poiematico che assume i diversi significati da xooo gi presenti nei testi
omerici (ordine contro disordine, ordine di una costruzione fatta con arte, ordine come opportunit nel parlare,
ordine del canto aedico) non come descrizione o riflesso verbale del mondo dellesperienza, ma come otoxooo,
cio ricognizione sistematica, adeguata alla sistematicit delle cose stesse (CR p. 243-44).
183
Dei versi 53-54, segnala Reale, sono possibili quattro traduzioni diverse che esprimono anche quattro
interpretazioni diverse:
1) Gli uomini han posto e nominato due forme, delle quali una non doveva essere assunta
2) Gli uomini han posto e nominato due forme, di cui non si pu nominare luna senza laltra
3) Gli uomini han posto e nominato due forme, delle quali neppure una si doveva porre
4) Gli uomini ha posto e nominato due forme, la cui unit non necessaria (ZMR p. 249, preceduta alle p. 245-49
dallanalisi delle quattro diverse interpretazioni in esse implicate: la prima sostenuta da Zeller, Ferrari, Burnet e altri,
ma rischia didentificare la luce con lessere e la notte con il non essere, la seconda sostenuta da Karsten, Dis, Raven
e altri, ma secondo Pasquinelli non chiaro il motivo dellaffermazione del loro legame, la terza sostenuta da
Cornford, Untersteiner, Pasquinelli e altri, ma forza il testo, la quarta sostenuta da Diels e altri, come contrapposizione
tra monismo e dualismo.
Secondo Cerri le due forme esprimono le sensazioni aurorali e basilari della luce e della tenebra, connesse con le
esigenze vitali elementari dellanimalit umana (CR p. 246); Cerri appoggia linterpretazione avviata da Zeller e la
spiega cos: Lerrore umano consiste nellaver immaginato due figure ontologicamente eterogenee, la luce e la
tenebra, ipostatizzandole addirittura in divinit contrapposte, laddove luce e tenebra sono in realt un unico
fenomeno (CR p. 247).
184
Il termine oqoto, gi usato al verso 7 per esprimere indizi scientifici, qui sta per segni di lingua o
semplicemente parole, secondo la lettura scientista di Cerri (CR p. 248).
185
Di solito ioyo indica la vampa del sole, ma qui Parmenide intende enso pi generico luce solare(CR p. 248).
186
PS p. 126-27 sui tentativi di ricuperare lesametro corretto del verso, espungendo riopov oppure opotov, con
risultati ancora incerti; cf. CR p. 248-52 per una sua analisi dettagliata.
187
PS p. 123 sulla atticizzazione di cu in ou.
MARIN, Parmenide 45

tov oot ryc otoxooov
189
rotxoto rovto ottc,
c ou q rotr tt or potcv yvcq ropriooop
In quello termino il discorso certo e il pensiero
doppiamente veritiero; ma da questo comprendi le opinioni
dei mortali, ascoltando lordine ingannevole delle mie parole,
infatti prendendo la decisione di nominare due forme,
delle quali una non necessaria, in quella si sono ingannati;
ma ritenendola corpo e segno contrario le posero
separate tra loro, in una il fuoco etereo della fiamma,
ente benigno, molto luminoso, in se stesso uguale dappertutto,
nellaltra non uguale: tuttavia anche quella per se stessa
contraria la notte oscura, corpo denso e pesante.
Io ti espongo lordinamento di tutte le cose verosimili,
cos che non ti devii nessuna opinione dei mortali.
Nei versi 50-52 si ha il passaggio dallaletheia/ verit alla doxa/ opinione che non sinonimo di
falsit perch anche la doxa rivelata dalla Dea. La doxa, discorso che ha per oggetto lapparire,
non ha in se stessa le ragioni della Verit, e quindi deve rinviare ad altro per acquisire il proprio
fondamento, ossia al cuore della verit persuasiva (fr. 1, 29).
I mortali dimenticano questo rinvio e cadono nellerrore (vv. 53-54). Il loro errore non consiste
nel porre due forme o principi contrari ma nel ritenere non necessaria la loro unit. I due principi
contrari sono invece costituiti dalla Dea sulla base di uno sfondo unitario, ossia la loro radice lo
stesso essere. Quindi ciascuna delle due forme appartiene allessere. Nei versi successivi sono
descritti i principi della fisica, gi individuati dai mortali, ossia Fuoco (rup) e Notte (vu ), ma li
intesero come principi assoluti, il fuoco come luminoso e leggero, la notte come oscura e pesante
(RUGGIU, p. 311-13).
190


188
La notte come assolutamente oscura opposta dai mortali alla luce pure assoluta, per cui la notte oltre che cieca
anche densa e pesante perch nellimmaginario umano la luce associata allalto e al leggero, mentre la notte al
pesante e al basso che nella sua forma assoluta lAde (CR p. 253).
189
Secondo Cerri la Dea sinonimo di Parmenide stesso, per cui in questa seconda parte del Poema la Dea
(Parmenide) far una ricognizione razionale sistematica (otoxooo)delle idee/opinioni umane, in modo che non
siano pi elementi di errore, ma oggetti di riflessione consapevole. Proprio come xooo del v. 57, anche otoxooo
ha in questo verso la duplice valenza di organizzazione sistematica del discorso scientifico e di organizzazione
sistematica della realt, oggetto del discorso sceintifico (CR p. 253-54).
190
Untersteiner dedica il quarto capitolo della sua Introduzione a Parmenide ala valutazione della doxa (UN p. 178-
222): il legame tra la prima e la seconda parte gi indicato nei versi 28-32 del Proemio, un sapere completo include
anche le opinioni dei mortali perch esistono in quanto alimentano le fantasie che vanno distinte dal pensiero
speculativo; anzi, secondo Untersteiner, verit e doxa costituiscono ununica via che afferma lessere ed esclude la
visione dualistica delle cose come nelle opinioni dei mortali, le quali vanno rilette nella nuova prospettiva dellessere
MARIN, Parmenide 46

B9, Luce-Notte (SIMPLICIO, Commento alla Fisica di Aristotele)
outop rrrtoq rovto oo xot vu ovoootot
xot to xoto ortrpo ouvort rrt totot tr xot tot,
rov rirov rottv oou oro xot vuxto oo vtou
tocv ootrpcv, rrrt ouortrpq rto qorv
Quando poi tutte le cose sono state nominate luce e notte
e le loro potenze a queste e a quelle,
tutto pieno similmente di luce e notte invisibile,
entrambi ugualmente, poich in nessuno dei due sta il nulla.
I principi del mondo fisico per Parmenide sono Luce (oo) e Notte (vu): esprimono
determinazioni contrarie ma non inconciliabili,
191
anzi si implicano a vicenda nella costituzione di
ogni realt fisica.
192
In base alle due forme, luce e notte, sul piano dellapparire si fonda una
spiegazione totale dello stesso apparire, senza lasciare alcun vuoto e insieme senza che il nulla
possa avere alcuna parte. Laletheia fonda la doxa nellessere e la doxa manifesta laletheia
nellapparire. Luce e Notte occupano la totalit dellapparire come lEssere sul piano
dellaletheia.La dualit delle due forme contrarie si radica sullunit ontologica dellEssere, quindi
le due forme hanno pari dignit ontologica. Scopo della fisica parmenidea spiegare i fenomeni
dellapparire, nella loro genesi e nella loro struttura, in modo tale che non venga mai introdotto
come principio di spiegazione il nulla (RUGGIU, p. 322-30).
193


quali manifestazioni nella dimensione della temporalit, aspetti complementari nella vitalit della natura, nel
polimorfismo della Dea.
191
Zeller vede come giusta solo la concezione che ammette come giusta la realt dellUno che equivale allEssere,
invece nelle opinioni comuni si hanno due elementi, la luce che corrisponde allessere e al notte che corrisponde al
non essere (ZMR p. 244); invece Reale accoglie linterpretazione di Untersteiner che non legge il frammento 9 in
continuit con la conclusione del frammento 8 ma come una diversa impostazione, nell8 polemizza contro il dualismo
ionico, nel 9 lo riformula in modo positivo (ZMR p. 250-51).
192
Secondo Untersteiner si ha una netta differenza tra i principi di fuoco e notte citati nel frammento 8 e i principi di
luce e notte nel frammento 9, nel primo sono in antitesi inconciliabile, nel secondo sono i due elementi della
temporalit addirittura presenti in ogni cosa (UN p. 195-99). Il contesto pi adeguato per cogliere le implicazioni del
frammento 9, secondo Cerri, quello pitagorico ala quale sia Parmenide sia poi Empedocle appartengono: la continua
ricerca di equilibrio tra gli elementi opposti che costituiscono la realt, come attesta il contemporaneo Alcmeone epi
tardi Alessandro Poliistore nel I sec. a.C. In Parmenide si avrebbe la ripresa del principio pitagorico della equivalenza
degli opposti per cui se lideologia e il linguaggio si sono costituiti a partire da quelle due idee-base [luce e tenebra[ o
aree semantiche oppositive, nessuna idea pi particolare, elaborata successivamente, pu essere estranea a
entrambe, ma apparter o senza residui alla luce o senza residui alla tenebra. Ma ogni idea si oppone a unaltra
particolarmente opposta: se dunque unidea appartiene alla luce, lidea contraria appartiene alla tenebra, e
viceversa; se unidea costituita ad esempio di 2/3 di luce e di 1/3 di tenebra, lidea opposta costituita di 1/3 di
luce e di 2/3 di tenebra. Ne consegue che nelleconomia del cosmo pensato dalluomo, luce e tenebra hanno
uguale estensione (CR p. 256-57).
193
(MARIN, Il fascino del divino, o.c., p. 134) Parmenide riconosce il valore del fuoco nella formazione del mondo e delle
cose, ma non come elemento primo e neppure come fase intermedia. Il fuoco non riassume in s la tensione degli
opposti, ma uno degli opposti; laltro costituito dalla notte oscura, che necessariamente sempre collegato al
primo. Il fuoco non pu mai essere compreso senza il suo collegamento necessario alloscurit. Sul fatto del divenire e
MARIN, Parmenide 47

B10, Cosmologia (CLEMENTE, Stromati V 138)
rtop o otrptov tr u otv
194
to t rv otrpt ro vto
oqoto
195
xot xoopo ruoyro
196
qritoto
iorooo rpy otoqio
197
xot orrorv rryr vovto
rpyo tr xuxicro rruop rrptotto oriqvq
xot uotv, rtoqort or xot oupovov ot
198
rovto
rvrv ru tr xot tv oyouoo rrroqorv Avoyxq
199

rrtpot rrtv ootpcv
Conoscerai la natura eterea e tutti i segni
nelletere e le opere invisibili della pura luminosa
lampada del sole e da dove provengono,
sarai informato sulle opere e sulla natura del tondo occhio vagante
della luna, conoscerai anche il cielo che sta intorno,
da dove cresce e come la Necessit lo guidi costringendolo
a tenere i limiti degli astri.
Le forze o potenze originarie Luce-Notte si manifestano nella fusis/ natura di ogni cosa, sono il
fondamento della determinazione della natura di ciascuna cosa. Allesterno sta lOlimpo o Cielo che
tutto circonda e al suo interno gli astri nelletere: stelle, sole e luna rigidamente vincolati a un ordine
preciso da Ananke/ Necessit: Ananke guida sicura che conduce la fusis nel proprio essere, in

sulla tensione dei contrari, quale fondamento stesso del movimento, prevale lesigenza dellunit dellinsieme
nellintelligibilit dellessere.
194
Per etere Parmenide intende laria latmosfera pi pura, rarefatta e stabile, nella quale sono librati e ruotano gli
astri, mentre per aria intende quella sublunare, dislocata intorno alla superfice terrestre, da lui concepita come
meno pura, pi densa e soggetta al sommovimento eolico (CR p. 259).
195
A differenza di 8,2 e 8,5 qui non sta, come osserva Diels, per note o caratteri essenziali, ma per stelle fisse (in ZMR
p. 262).
196
PS p. 141-42.
197
Potrebbe significare, osserva Cerris, in base ad analoghe espressioni omeriche sia effetti distruttivi sia operazioni
invisibili, ma per evitare contraddizione con quanto detto nel frammento 8,57 del sole come utile, allora meglio
intenderlo nel secondo significato: le influenze che il sole esercita sul mondo terrestre (ad es. evaporazione delle
acque, stimolo alla crescita vegetale, ecc.) non sono visibili nel loro attuarsi, nel loro processo causativo, debbono
perci essere ricostruite e postulate scientificamente, attraverso il ragionamento applicato allesperienza (CR p. 260).
198
Il cielo intorno (oupovov ot) corrisponde allultimo Olimpo (oiuro rooto) di 11,2. (ZMR p. 262); qui sta
per uno strato duro di etere su cui sono infisse le stelle e avvolge quello in cui ruotano i pianeti (CR p. 261).
199
BR p. 63. Per i Pitagorici Ananke sta intorno alluniverso, per gli Orfici unita al tempo, per Parmenide, osserva
Untersteiner, rivolta allessere legge logica, rivolta alla realt quella legge del divenire che si chiama tempo (UN
p. 206-7). Esprime la Necessit, il Destino, che governa i fenomeni e ne determina sia il divenire sia la costanza, ed
anche Cerrri sostiene che la stessa che costringe lEssere totale alla sua immutabilit-immobilit assoluta, con un
richiamo allimmagine del Prometeo incatenato (CR p.262).
MARIN, Parmenide 48

quanto il suo potere identico e insieme differenziato sia sul piano dellapparire che su quello
dellessere. Il legame fisico sta saldo sul terreno del vincolo ontologico (RUGGIU, p. 335-38).
200

B11, Cosmogonia (SIMPLICIO, Commento a Sul Cielo di Aristotele)
Hc yoto xot qito qor oriqvq
otqp tr uvo
201
yoio t oupovtov xot oiuro
rooto
202
qo ootpcv rpov rvo cpqqoov
ytyvroot
Come la terra e il sole e la luna
e letere comune e la via lattea e leccelso
Olimpo e il forte calore degli astri furono spinti
a generarsi.
Il processo di formazione del cosmo ha origine dalle due potenze originarie di Luce-Notte. Esse
determinano un impulso a congiungersi e a mescolarsi, impulso guidato da una potenza immanente
ad ogni singola cosa e una forza cosmologica dellintero processo. In base alla testimonianza di
AEZIO (A 37), letere avvolge il tutto nella zona pi alta, il fuoco al di sotto di quello; ma i due si
mescolano nella costituzione degli astri.

200
Zeller, dopo aver lamentato la situazione lacunosa dei frammenti, tenta una descrizione della cosmologia
parmenidea: Parmenide si ricollega al sistema cosmico pitagorico, senza tuttavia seguirlo in tutto; egli pensa cio
luniverso come composto di una pluralit di cerchi o sfere avvolte le une intorno alle altre; la pi interna e al pi
esterna di esse, che constano dellelemento massiccio ed oscuro, formano il nucleo solido e il muro di cinta del
mondo. Intorno alla sfera pi interna e al di sotto della pi esterna stanno sfere di puro fuoco: nella regione
intermedia fra esse stanno sfere commiste di elemento tenebroso e di igneo. Nella pi esterna di queste sfere
dovremo supporre rappresentata la volta celeste, nella sfera di fuoco al di sotto di questa il fuoco periferico dei
Pitagorici o la Via Lattea; la solida sfera centrale, invece, pu essere solo la terra, di cui anche da altra parte
testimoniato che Parmenide se la sia rappresentata come una sfera che riposa al centro del mondo [DL IX 21 = DK 28 A
1 e A 44] e che si formata come sedimento dellaria [DK 28 A 22]. Dalla terra devessersi separata la nostra aria per
compressione di una sua parte [DK 28 A 37] (ZMR p. 262-69). Le ricostruzioni antiche sono state raccolte da Diels in
28 A 37. La cosmologia parmenidea ben espressa da Untersteiner che ne accentua loriginalit: La temporalit della
ooo parmenidea appare, nella sua completezza e nella sua rivelazione pi concreta, poich il filosofo inserisce queste
manifestazioni, cielo, sole, luna astri, ecc. in una struttura cosmica del tutto organica, atta a stabilire una successione
di sfere od orbite celesti, cio di quelle che Parmenide chiama otrovot [corone]. Questa cosmologia astrale, che
particolarmente sviluppata nel pensiero delleleate in modo molto pi sistematico che negli altri presocratici ha
una sua precisa ragione dessere. Se la ooo il dominio della temporalit, essa non poteva raffigurarsi, nel suo
fondamento essenziale, in un altro modo che in un reciproco rapporto di astri, poich essi sono appunto i misuratori e,
perci, i creatori del tempo. Fu merito di Parmenide laver fissato entro lunit di una filosofia metodicamente
costruita la temporalit di origine astrale di fronte alla atemporalit assoluta dellrov [essere](UN p. 206).
201
Letere comune quello in cui sono immersi gli astri )CR p. 263).
202
Corrisponde al precedente oupovov ot (CR p. 262). In Omero ed esiodo lOlimpo e il cielo sono tra loro distinti,
ma in alcuni passi, osserva Cerri, sono equivalenti, equivalenza qui accolta da Parmenide, non solo perch lOlimpo
cos alto che la sua punta tocca il cielo ma anche perch Parmenide ha un preciso programma di reinterpretazione del
pantheon tradizionale [di abolizione degli di secondo Cerri, di ricupero della religiosit mediterranea pre-greca
secondo Untersteiner] (CR p. 264).
MARIN, Parmenide 49

B12, Il governo della Daimon (SIMPLICIO, Commento alla Fisica di Aristotele)
ot yop otrtvotrpot riqvto
203
rupo oxpqtoto,
ot o rrt tot vuxto, rto or ioyo t rtot otoo
204

rv or roq toutcv
205
oot cv q rovto xurpv
206

rovtp yop q: otuyrpoto toxou xot tto oprt
rrrouo oporvt qiu tyqv to t rvovttov outt
oporv qiutrpq
207

Infatti le pi strette piene di fuoco puro,
le altre di notte, con immessa parte di fiamma;
in mezzo a queste la Dea, che tutto governa:
infatti presiede in tutto al doloroso parto e alla congiunzione,
spingendo alla mescolanza il femminile al maschile e il contrario di nuovo
il maschile al femminile.
La Daimon lartefice della generazione di tutti gli enti in un cosmo costituito da corone alternate
di Fuoco e Notte, con al centro di questo universo, cio di queste corone, la stessa Daimon e la sua
dimora.
Secondo la descrizione di AEZIO si ha: 1) una sfera esterna che lestremo Olimpo, di etere; 2)
una corona di fuoco, il Cielo; 3) zone miste; 4) il Centro. PLUTARCO rapporta la Daimon al Sole
datore di vita, invece SIMPLICIO alla Hestia dei Pitagorici. La Daimon costituisce lespressione
personificata della stessa forza vivificatrice presente in tutte le cose; cos ogni ente un nome o un
aspetto dellunica potenza divina (RUGGIU, p. 342-44).
208


203
PS p. 102-3; le corone pi strette, quelle pi vicine alla terra (CR p. 270).
204
Le corone del sole e della luna sono molto pi splendenti di quelle degli astri, per cui, invece di accentuare le
distanze nelle corone degli altri astri accentua la purezza del fuoco in quelle del sole e della luna che lo riflette (CR p.
270).
205
Interpretazioni divergenti: in mezzo a queste cio al centro di tutto (Zeller), oppure nella corona mediana, cio a
met strada tra cielo e terra (Untersteiner, Reale, Cerri)(cf. ZMR p. 274-75).
206
Da governo della nave a governo politico (CR p. 27-71).
207
PS p. 28-29.
208
Cerri ricollega la teoria delle sfere concentriche alla concezione astronomica di Anassimandro e informa ancora pi
semplice a quella traspare nella descrizione omerica dello scudo di Achille (CR p. 266). Ancora esemplare la
descrizione di Zeller: Nel centro di tutto luniverso Parmenide assegna il suo posto alla divinit che governa il mondo,
la generatrice degli Dei e di tutte le cose, che in questa sua posizione corrisponde, in modo che non pu disconoscersi,
al fuoco centrale, alla madre degli Dei, formatrice del mondo, dei Pitagorici. Ma per il suo sistema, astronomico,
questa figura non ha una seria importanza, come non lha lEros che da essa fatto nascere, attingendolo alle antiche
cosmogonie (ZMR p. 273-75).
MARIN, Parmenide 50

B13, Teogonia (PLATONE, Simposio 178A)
Hpcttotov rv Epcto rcv qttooto
209
rovtcv
Concep Amore come il primo di tutti gli di.
La teogonia di Parmenide, come quella di Esiodo, si sviluppa nel collegamento tra divinit e forze
cosmiche. I legami espressi prima in termini cosmogonici e cosmologici, vengono ora espressi in
termini religiosi. Mentre Esiodo fa iniziare il mondo dal Caos, invece Parmenide da Eros. Dalla
Daimon, la forma originaria del divino, chiamata da SIMPLICIO causa degli di, viene pensato per
primo il divino Amore. Al posto di Caos e Gaia, la coppia originaria di Esiodo, in Parmenide si
hanno Luce e Notte, espressioni dellidentit polare della Daimon. Tali potenze sono originarie e
non generate, perch da esse ha origine tutto il resto del cosmo.
Eros la potenza divina originata per prima, la quale costituisce il principio cosmico in cui si
esprime quella medesima forza di congiunzione che Parmenide assegna alla Daimon come Signora
delle Mescolanze. Quindi si tratta di un aspetto personificato della grande Dea.
La generazione teogonica in Parmenide si manifesta attraverso il verbo metsato/ pens, che
richiama lormai avvenuto processo di purificazione del divino che si ritrova in SENOFANE, dove al
dio non si addice muoversi, ma soltanto con la forza della mente egli scuote ogni cosa senza
fatica. Il mondo, con tutti i suoi aspetti cosmologici e teologici, in Parmenide costituisce il risultato
del pensare divino, il contenuto del pensato della Grande Dea (RUGGIU, p. 349-50).
210


209
Cerri fa notare che qui si ha medit invece di gener perch, se da una parte Parmenide si collega a Esiodo che
pone per primo nel processo cosmogonico il dio Eros, dallaltra nel momento stesso in cui mitizza il processo
generativo del cosmo, raffigurandolo teogonicamente nella nascita di un dio da una dea, lo demitizza con una brusca
sterzata lessicale, sostituendo allatteso gener, linatteso medit, pens: ricorda cos a chi lo ascolta o legge che
latto generativo di cui sta parlando, al di l dellapparato divino, in realt solo un atto di pensiero, un rapporto di
pura filiazione concettuale. Una sorta di anti-metafora disallegorizzante, di straordinario vigore poetico (CR p. 273);
lo stesso verbo viene letto in modo diametralmente opposto da Ruggiu.
210
Nellinterpretazione di Eros non serve fare distinzione tra forza fisica e forza divina in quanto, in una mentalit non
creazionista, le due realt sfumano luna nellaltra, quasi si compenetrano, per cui nellambito naturale agisce il divino
e la realt divina pu essere intesa come lespressione pi pura di quella naturale senza forzatamente introdurre
unaltra acquisizione concettuale successiva come la distinzione tra personale e impersonale. In una prospettiva
polisemica, per noi, o polivalente, per gli antichi del V sec. a.C., Eros oltre che una divinit esprime anche la forza di
attrazione che costituisce le singole entit del cosmo, la manifestazione della Daimon a livello fisico, il suo operare
nella dimensione della temporalit. Ecco come Ruggiu interpreta la teogonia parmenidea in connessione con la
cosmogonia: Con la cosmogonia abbiamo la creazione dei vari domini del mondo, mentre la teogonia pone quelle
divinit che in esso esplicano le rispettive potenze, che negli stessi domini si riassumono. Conforme ad una tendenza
gi in parte presente nella Teogonia esiodea, approfondita nel contesto di cultura parmenideo, si attua un sensibile
trapasso tra le divinit e le potenze cosmiche, con cui quelle vengono a coincidere. Sebbene siano molto scarsi gli
elementi di cui disponiamo, tuttavia plausibile ipotizzare una concordanza di fondo con quanto dice Esiodo circa la
divisione delle rispettive parti e la distribuzione degli onori. La teogonia non si sovrappone alla cosmogonia ma
esprime lo stesso cosmo dei ta dokounta visto sotto la prospettiva del divino. Tuttavia, a differenza di Esiodo che
pone come primi nellordine della generazione Chaos e Gaia, per Parmenide Eros che precede tutto lordine divino.
In Esiodo Eros ha una funzione eminentemente cosmogonica; [] probabile che anche in Parmenide costituisca il
principio informatore immanente nelle cose stesse con il compito di consentire lunione e la mescolanza e quindi esso
forma nellambito del divino la realt nella sua determinatezza. Non ha discendenza giacch la condizione di ogni
discendenza a partire da Luce-Notte, potenze originarie non generate. Queste sono perci da sempre date. In questo
MARIN, Parmenide 51

B14 La luna (PLUTARCO, Contro Colote)
Nuxttor
211
rrpt yotov oicrvov oiiotptov c
212

Brillando di notte intorno alla terra di luce altrui.
B15 (PLUTARCO, Il volto della luna)
otrt rortotvouoo
213
rpo ouyo
214
qritoto
sempre cercando i raggi del sole.
Sole e Luna sono prodotti delletere in base ala mescolanza di Luce-Notte, sicch quando il Sole si
manifesta la Luna si nasconde, e insieme ruotano intorno alla Terra che per primo Parmenide,
secondo TEOFRASTO, disse che una sfera fissa al centro delluniverso ma nel frammento 15a
(tratto da un scolio) si dice che la terra ha radici nellacqua. Qui Parmenide riconosce, come ha
evidenziato POPPER,
215
che la luce della luna non propria ma proviene dal sole, il suo riflesso
(RUGGIU, p. 351-53).
216


nuovo modo di porre le due potenze, serbatoio del tutto, si avverte leco della critica rivolta al principio della teogonia
esiodea nel VI sec.: se anche le due potenze fossero originate, esse lo sarebbero dal nulla. Eros quindi solo la
personificazione in termini di divino della forza che relaziona i due aspetti polari della realt (RUGGIU, Parmenide, o.c.,
p. 357-58).
211
Letteralmente di notte splendente, come osserva Cerri, il quale fa notare che laggettivo ricorre solo qui nel verso
10 del 54 inno orfico, anzi ritiene tale aggettivo un probabile neologismo di Parmenide (CR p. 274).
212
PS p. 76. Cerri fa questo commento squisitamente filologico: Verso mirabile per la sua struttura lessicale, sintattica
e ritmica. Dal punto di vista astrattamente metrico, un esametro regolarissimo, leggibile a piacere con cesura
femminile o con dieresi bucolica. Il suo ritmo concreto in realt molto pi complesso: si fanno sentire entrambe le
pause, pi unaltra, altrettanto forte, tritemimere (secondaria, in termini di metrica astratta).Il verso ne risulta fratto
in quattro blocchetti ritmici, rispettivamente un coriambo, un peone terzo, un peone secondo, un adonio,
armonicamente bilanciati tra autonomia reciproca e unit esametrica. Ognuno di essi corrisponde a un elemento
lessicale dellenunciato, anchesso bilanciato tra autonomia e unit sintattica (CR p. 274).
213
Letteralmente guardando attentamente, intensamente, lanciando sguardi a(CR p. 276).
214
PS p. 142.
215
Cf. K. POPPER, Il mondo di Parmenide: Alla scoperta della filosofia presocratica, Piemme, Casale Monferrato 1998 (=
raccolta di saggi e conferenze tra il 1950 e il 1989) (The World of Parmenides: Essay on the Presocratic Enlightenment,
London 1998). In questopera Popper vede Parmenide essenzialmente come un cosmologo e ritiene che siano
attendibili le attribuzioni a Parmenide della scoperta della coincidenza della stella della sera con quella del mattino,
cio il pianeta Venere, la sfericit della terra, che anche la luna sferica e la sua luce riflessione di quella del sole,
che le fasi lunari non sono vere crescite e decrescite della luna ma solo cambiamenti del modo in cui viene illuminata
dal sole e vista dalla terra, per cui sarebbe arrivato alla conclusione che i sensi inattendibili ma bisogna basarsi invece
sul rigore dei ragionamenti, addirittura che il mondo sensibile illusorio e contradditorio.
216
Commenta Cerri: Il tema ancora quello della luna che, illuminata dal sole, illumina a sua volta, ma di luce riflessa,
non propria. Parmenide sfrutta la diversit di genere grammaticale tra oriqvq femminile ed qrito maschile, nonch
la concezione tradizione dei due astri rispettivamente come dea e dio, per rappresentare il fenomeno fisico nei
termini di una donna innamorata che pende dagli sguardi delluomo da lei amato.. Empedocle far sua la splendida
immagine parmenidea(CR p. 276). In uno scoglio a Basilio di Cesarea ripotato questo commento: Parmenide nella
sua opera poetica disse che la terra <<ha le sue radici nellacqua>> (uootoptov, unico termine accolto come proprio
di Parmenide) e commenta, sulla base di vari studiosi, che sebbene sembri richiamarsi alla concezione di Talete, molto
pi probabilmente si riferisce alla concezione comune, accolta anche da Senofane, secondo la quale il mondo abitato
circondato dallOceano (UN p. 387). Sulla sfericit della terra secondo Parmenide cf. la nota di Reale in ZMR p. 268-69,
il quale riassume largomentazione di Mondolfo che critica Heidel dove sosteneva che prima di Platone nessuno ha
sostenuto la sfericit della terra: in base ad un passo platonico nel Fedone 97 D in cui Socrate ricorda che nella sua
MARIN, Parmenide 52

B16, Gnoseologia (ARISTOTELE, Metafisica IV 5)
c yop rxooto
217
rrt xpootv rircv roiurioytcv,
218

tc voo ovpcrotot
219
roptototot
220
to yop outo
rottv orrp povrrt rircov uot ovpcrototv
xot rootv xot rovtt

To yop rirov
221
rott voqo
Infatti cos ogni mescolanza ha nelle membra molte deviazioni,
e cos si presenta la mente degli uomini: infatti proprio
la stessa natura delle membra che pensa negli uomini
in tutti e in ciascuno: poich il pi il pensiero.
La natura delle membra che pensano negli uomini la medesima, ossia il nos che pensa in tutti e
in ciascuno. Il nous comune a tutti gli uomini, uno e identico nel molteplice perch il simile si
conosce attraverso il simile: il fondamento della gnoseologia sta nella proposizione fondamentale
dellontologia (v. 4: il pieno il pensiero) = il pensiero pu conoscere il reale in quanto esso
identico a quello e in esso sono presenti quelle stesse potenze, Luce-Notte, che costituiscono
lintero della realt nel suo apparire.
Se Essere e pensiero, conoscente e conosciuto, fossero diversi, resterebbero estranei. Dunque ci
che il pensiero pensa lIdentico; e questo tale in quanto la realt pensabile o pensiero della
Dea (RUGGIU, p. 352-61).
222


giovinezza era viva la discussione tra coloro che sostenevano che la terra piatta e coloro che sostenevano che
sferica; tra i sostenitori della terra piatta sono da annoverare Anassimandro e Anassimene, tra i sostenitori della terra
sferica, in base alla testimonianza di Teofrasto (DK 28 A 44) e a Diogene Laerzio che lo ribadisce si ha Parmenide che,
secondo Moldolfo, laveva appresa dai pitagorici del VI-V sec. a.C.
217
rxootot un qualche momento (Aristotele, 1009 b 22, codice E
1
)(= ROSS e JAEGER) (cf. BR p.73). , rxooto in base
a E
2
e Alessandro di Afrodisia (cf. PS p. 90); cf. largomentazione contraria in ZMR p. 280-83 e CR p. 280.
218
PS p. 48, sulla base di Teofrasto correggendo la citazione a memoria di Aristotele (roiuxortcv); pure CR p. 280-
81, contrario UN p. 213 e nota 124.
219
CR p. 281 ovpcroto
220
PS p. 48-51, sulla base di Aristotele e non di Teofrasto (roprotqxr).
221
Per le diverse traduzioni e interpretazioni cf. ZMR p. 283-84; per Cerri il comparativo di roiu molto e non il
neutro di riro pieno, per cui va tradotto il pi, ci che prevale; la lettura di Ruggiu e Reale come Untersteiner e
molti altri interpreti in contrasto con quella fatta da Teofrasto e Alessandro di Afrodisia (CR p. 282).
222
Il frammento va letto in rapporto alla testimonianza di Teofrasto nel sul scritto Sul senso e raccolto in 28 A 46, dal
quale proviene anche il testo del frammento e dove si spiega in questi termini la teorica della conoscenza secondo
Parmenide: la sensazione per Parmenide, Empedocle e Platone deriva dal simile, per Eraclito e Anassagaora dal
contrario, ma Parmenide in linea assoluta no ha specificato nulla, la conoscenza si forma secondo quello che prevale.
Infatti ogni volta che il principio caldo o quello freddo prevalga, il conoscere diventa diverso, migliore e pi puro quello
MARIN, Parmenide 53

La pur suggestiva lettura ontologica di Ruggiu va riletta in base alle testimonianze di Teofrasto e
Alessandro di Afrodisia per cui risulta meglio adeguata al contesto la parafrasi di Giovanni Cerri:
Come (ciascuno) di momento in momento si trovi ad avere la mescolanza dei due elementi (luce e
tenebra, ovvero caldo e freddo) nelle sue membra variabili (variabili appunto in ragione del
variare del rapporto quantitativo tra i due elementi), cos sopravviene la percezione (voo,
sensazione-pensiero, sensazione che si elabora in giudizi immediati): infatti per gli uomini, per
tutti insieme (diversificandosi luno dallaltro per composizione organica) e per ognuno di loro (che
a sua volta vede cambiare di momento in momento la composizione del suo corpo), la natura delle
membra la stessa e identica cosa che sente-pensa: lelemento prevalente (e la misura del suo
prevalere sullaltro) costituisce la sensazione-pensiero.
223


dovuto al principio caldo. [] Il percepire e il pensare egli afferma che sono identici; quindi la memoria e la
dimenticanza derivano per via di mescolanza da questi; ma ogni volta che la mescolanza sia di elementi uguali, egli
non ha punto determinato se esister il pensare o no e quale sia il modo del conoscere. Che egli attribuisca la
sensazione anche al principio contrario assolutamente considerato, evidente da quel punto dove afferma che il
cadavere non ha sensibilit per la luce, per il caldo e per il suono, per il fatto che scomparso il principio igneo, per
ha la sensibilit per l freddo, per il silenzio e per gli elementi contrari. E in generale ogni essere dotato di una facolt
conoscitiva. In tal modo dunque egli crede di eliminare con questa sua teoria le difficolt che risultano dalla sua
concezione (UN p. 325).
Per una rassegna delle diverse interpretazioni cf. ZMR p. 284-86, tra le quali emerge per chiarezza quella riportata da
Mansfeld: Luomo legato al cosmo, poich ha la medesima elementare struttura ed anche legato alla medesima
causa motrice. La prima deve essere denominata identit, la seconda mutamento allinterno dei limiti e sul
fondamento delle premesse di questa identit. Lo spirito si muove insieme al rapporto continuamente mutantesi della
mescolanza delle membra in molti sensi erranti. Si potrebbe dire, introducendo una coppia di concetti non del tutto
adeguata, che il mutamento quantitativo del rapporto reciproco degli elementi allinterno del composto dellessere
umano produce un mutamento qualitativo: precisamente uno spirito di volta in volta sempre diverso. Lo spirito
laspetto qualitativo delle quantit fisiche, con cui si identifica(citato a p. 285).
223
CR p. 279-80. Per evitare le obiezioni di Teofrasto poco dopo riportato, e gi anticipato qui nella nota precedente,
Cerri introduce una distinzione che se fosse esistita sarebbe stata certamente rilevata dagli interpreti antichi a
cominciare da Aristotele, ossia che il frammento non va letto come espressione della gnoseologia di Parmenide ma
come aspetto soggettivistico del sentire umano, ossia come il suo pensare sia condizionato dalle condizioni fisiche del
suo corpo; ne deriverebbe uninterpretazione scettica della capacit di conoscenza delluomo, ma questa si evita e si
ricupera la capacit scientifica di conoscere la verit, come evidente nel resto del poema, tramite la distinzione tra la
dinamica fisica della sensazione-percezione e della formazione del pensiero e il pensiero scientifico, il quale
procede sulla base dell<<>>, cio delle identificazioni successive acquisite con metodo matematico: appunto
questaltra la via che permette alla mente umana di sottrarsi ai condizionamenti impressionistici e di elaborare
proposizioni dotate di certezza (rtott) (CR p. 277-78) [dimenticando che il problema fondamentale della
gnoseologia proprio di dimostrare il fondamento di questa capacit scientifica e che non basta affermarla
esistente].
Nellinterpretazione di Cerri si accentua limpostazione scettica esplicitata da Sesto Empirico nella sua lettura del
proemio al Poema, ossia che Parmenide e gli altri Eleati negano ogni valore conoscitivo alle sensazioni mentre
esaltano al massimo il valore dei ragionamenti, tesi che rielabora alcuni aspetti della critica di Aristotele agli Eleati,
per mentre in Aristotele e Teofrasto si osserva che la distinzione tra sensazione e pensiero arbitraria perch in
realt il pensiero ridotto alle sensazioni, Cerri d per ovvio che tale distinzione sia ben fondata tramite la distinzione
tra origine delle sensazioni e metodo nel ragionamento, come se il metodo potesse prescindere dalle sue origini.
Nellinterpretazione di Ruggiu le sensazioni vengono conciliate con il ragionamento perch il fondamento ultimo di
entrambi il radicamento nella realt dellessere e lerrore nelle sensazioni come errore di interpretazione quando le
sensazioni sono staccate dallunicit dellessere per assolutizzare gli aspetti contrapposti, in tal modo sarebbe corretta
la critica a Parmenide di mancanza di adeguata distinzione tra sensazione e pensiero con tutte le conseguenze che tale
mancata distinzione comporta. Molto probabilmente, dai frammenti e dalle testimonianze ritrovate, Parmenide ha
MARIN, Parmenide 54

B17, Embriologia (GALENO, Commentario a Sulle Epidemie di Ippocrate VI 2)
orttrpototv rv xoupou, iototot or xoupo
224

A destra i bambini, a sinistra le bambine.
Questo frammento tratto dal medico Galeno del II secolo d.C., il quale testimonia che Parmenide
condivideva lopinione popolare che i maschi sono generati dalla parte destra dellutero e le
femmine da quella sinistra, infatti nel museo di Paestum si trovano numerosi uteri fittili con lovaia
destra accentuata (probabile dono votivo per avere un figlio maschio) (RUGGIU, p. 363).
225



cercato di cogliere il rapporto tra sensazioni e pensiero, ma al di l dei tentativi di spiegazione fisiologica delle
sensazioni, ha mantenuto fermo il valore del ragionamento rigoroso per la verit nella sua certezza.
224
Cerri dissente con tale correzione del testo greco e propone la seguente: orttrpototv rv xoupou, iotot o
ou xoupo con le seguenti spiegazioni: Il testo offerto dai manoscritti il seguente orttrpotot rv xoupou,
iototot o ou xoupo, che contiene due erroi metrici, eliminabili con la massima semplicit aggiungendo il ny
efelcistico a orttrpotot e sostituendo iotot a iototot: ne risulta un esametro spondaico con fine di parola (per
altro non particolarmente marcata) dopo lo spondeo del quinto piede, fenomeno piuttosto raro, ma ben attestato
nella versificazione arcaica. Per lo pi, il verso viene emendato dagli editori nella maniera seguente: orttrpototv r v
xoupou, iototot or xoupo, con il ricorso alla prima delle correzioni prospettate sopra, troppo ovvia per non
essere effettuata, e con la correzione di o ou in or, che, contro metodo, sostituisce una forma valida semanticamente,
pi complessa e meno comune, con una pi banale (CR p. 283-84). O?Brien condivide il testo greco criticato da Cerri,
ma riporta in nota linteressante proposta ricostruttiva di Wnkebache Pfaff: orttrpotot ]rv], iotototv o ouxttor:
xoupo sc. Mq tpq rprotv q ootcv (la divinit crea nella parte destra dellutero i bambini, nella parte sinistra le
bambine) (OBRIEN, tudes, o.c., I, p. 75); il testo accolto sopra condiviso anche dalledizione critica di Cordero
(CORDERO,Le Poeme, o.c., p. 33)
225
Sullantropologia di Parmenide, Zeller notava: Accanto a queste rappresentazioni cosmologiche di Parmenide ci
sono riferite solo poche nozioni antropologiche. Egli faceva nascere i primi uomini dal fango terrestre, perch la sua
opinione in proposito posta insieme con quella di Empedocle. Ci che diceva sulla distinzione dei sessi e sulle origini
di essa nella procreazione privo di valore. Pi importane per noi il sapere che egli faceva derivare i fenomeni della
vita psichica, la percezione e il pensiero, dalla mescolanza delle sostanze nel corpo. Egli ammetteva, cio, che ognuna
delle due sostanze fondamentali senta ci che le affine, e che per ci le rappresentazioni e i pensieri delluomo sian
costituiti in questa o quellaltra maniera, e che i suoi ricordi vengono conservati o perduti a seconda che prevalga nel
suo corpo lelemento caldo o il freddo. Il fondamento della vita e della razionalit lo cercava nel calore; ma anche l
dove questo manca completamente, cio nel cadavere, doveva ancor sempre esistere una sensibilit, solo che non
doveva riferirsi alla luce e al calore, ma puramente al freddo ed alloscurit. Vediamo di qui che lopposizione dello
spirituale e del corporeo resta ancora lontana dal pensiero di Parmenide e che egli non va ancora neppur in cerca di
un differenziamento della percezione e del pensiero secondo la loro origine e il loro carattere formale, per quanto egli
riconosca la preferibilit del discorso razionale sulla intuizione sensibile (ZMR p. 275-82 on ricche note che
aggiornano e correggono alcune delle affermazioni, in particolare sul valore storico delle affermazioni sulla
embriologia).
Sul frammento molto appropriato il commento di Cerri: Largomento cui si riferiva il verso ben chiarito dalla
pagina di Galeno. Si tratta di un problema che la medicina greca si pose fin dallet arcaica: qual il meccanismo
fisiologico per cui latto di fecondazione, apparentemente sempre identico, certe volte produce lembrione di un
maschio, certe volte di una femmina? Parmenide sosteneva la tesi che, essendo lutero femminile diviso in due cavit,
una destra, laltra sinistra, se il seme maschile viene a cadere nella cavit destra, concepito un maschio, se nella
cavit sinistra, una femmina. La differenza del risultato sarebbe provocata dal fatto che la parte destra dellutero
sarebbe pi calda e sanguigna della sinistra. Galeno osserva che la teoria di Parmenide fu seguita da Empedocle, del
quale cita itre versi pertinenti (fr. 67 DK), e trov poi codificazione nel Corpus Hippocraticum, appunto nelle Epidemiae
e nel Hrpt xpoorcv; egli stesso la ritiene corretta e la difende contro le obiezioni di altre correnti scientifiche (CR p.
283).
MARIN, Parmenide 55

B18, Genetica (CELIO AURELIANO, Sui morbi acuti e cronici IV 9)
femina virque simul Veneris cum germina miscent,
venis informans diverso ex sanguine virtus
temperiem servans bene condita corpora fingit.
nam si virtutes permixto semine pugnent
nec faciant unam permixto in corpore, dirae
nascentem gemino vexabunt semine sexum.
Quando la donna e luomo mescolano insieme i semi di Venere
dalle vene, la forza che si forma da sangue diverso
se mantiene lequilibrio plasma corpi ben formati,
invece se nel seme mescolato le forze si contrastano,
senza formare una mescolanza unitaria nel corpo, vesseranno
crudeli il sesso che nasce col duplice seme.
Il frammento conservato nei versi latini di Aureliano, medico del V secolo d.C., per dire che
lorigine di uomini effeminati sta nel concepimento. La condizione armonica nella costituzione
organica delluomo, attraverso la mescolanza del seme maschile e del seme femminile, la fusione
dei principi originari (semi) in un nuova unit che esprima pieno equilibrio. Questa condizione
rispecchia lunit polare di tutto luniverso fisico (RUGGIU, p. 364-67).
226



226
Largomentazione qui presentata per spiegare lorigine degli ermafroditi sembra contrastare con quella che emerge
nel frammento precedente, ossia qui sembra come nota Cerri (CR p. 287 con breve rassegna ma forzature moderniste)
che Parmenide ritenga che il concepimento avvenga per lapporto del seme di entrambi i genitori, invece nel
frammento precedente sembra che ci sia solo il seme maschile. Il testo, come notano vari interpreti e afferma lo
stesso Celio Aureliano una rielaborazione del testo parmenideo dal quale si ricava che nella formazione
dellembrione non operano solo i semi maschili e femminili ma anche altre potenze che ne condizionano un
mescolamento equilibrato oppure squilibrato. Da Cerri merita di essere riportata la nota sullautore dei versi latini:
Celio Aureliano di Sicca in Numidia fu medico e studioso di testi medici. Non possibile determinare con precisione la
cronologia: visse probabilmente nel V sec. d.C. e deve comunque essere considerato anteriore a Cassiodoro, perch
citato da lui. Tradusse in latino molte importanti opere della tradizione medica greca. I suoi due trattati Celerum sive
acutarum passionum libri e Tardarum sive chronicarum passionum libri sono appunto traduzioni delle dueparti del
monumentale trattato di Soranodi Efeso (fine I-inizio II secolo d.C.), Sulle malattie acute e croniche (Hrpt orcv xot
povtcv rocv), che andato invece perduto. Quella di Celio non per una traduzione letterale, ma, secondo la
prassi romana del vortere, una traduzione-rielaborazione, nella quale sono liberamente inserite aggiunte e
considerazioni del traduttore: ci risulter chiaramente dal brano stesso in cui citato il frammento di Parmenide,
brano [] nel quale Celio parla della propria decisione di tradurre in versi e non in prosa il passo di Parmenide citato
da Sorano (CR p. 285). Dunque il testo riportato una citazione di Cassiodoro di una versione latina di Celio di una
citazione greca di Parmenide riportata nel testo di Sorano di Efeso.
Ruggiu fa notare che anche nella concezione della malattia formulata da Alcmeone, secondo Ruggiu per influsso di
Parmenide che ha avuto influsso su dei trattati ippocratici ed attestato come medico da uniscrizione ritrovata
nellarea velina, consiste nello squilibrio tra i diversi elementi del corpo, mentre la salute come il benessere politico
consiste nellarmonia tra le diverse componenti, che nella critica di Parmenide ai Pitagoric, mancava di unit
ontologica per la mancanza di riferimento allunit dellessere e di unit a livello fisico per la mancanza di riferimento
allunit polare di luce e notte (RUGGIU; Commentario, o.c., p.365).
MARIN, Parmenide 56

B19, Il divenire (SIMPLICIO, Commentario a Sul Cielo di Aristotele)
outc tot xoto ooov r u toor
227
xot vuv
228
root
xot rtrrrtt oro touor trirutqoouot tporvto
229

tot o ovo ovpcrot xotrrvt rrtoqov rxootq
Cos ti dico secondo lopinione queste erano e sono
e in seguito crescendo per questo termineranno;
ma gli uomini imposero ad esse per ciascuna un nome distinto.
Lapparire viene spiegato da Parmenide attraverso tre momenti: lEssere come sfondo unitario e
identico, e i due contrari Luce-Notte. Il nulla perci, anche nellambito della doxa, tenuto
rigorosamente fuori della realt. Il principio di non contraddizione e lesperienza coesistono, anzi il
primo costituisce lo sfondo necessario della seconda, mentre la seconda esprime lEssere stesso
nella sua visibilit, ricondotta in unit dai due principi contrari.
Lapparire momento della verit e la verit si dispiega nel suo apparire. La via dellessere
abbraccia come unica via la totalit, insieme ricomprende e in s racchiude lopposizione.
Parmenide parla di divenire al frammento 4 in termini di assenza-presenza, nel frammento 9 con
le due potenze di Luce-Notte, qui al frammento 19 nel nominare i mortali, nel loro tentativo di
spiegare in modo sistematico lesperienza. I loro nomi sono nozioni vuote perch introducono come
opposto il nulla, invece entrambi gli opposti appartengono allessere e ne esprimono il duplice
aspetto sul piano dellesperienza: apparire-scomparire, presenza-assenza. In questa unit dialettica
consiste il divenire nella doxa, divenire che include anche lunit dialettica di vita-morte, ossia il
duplice aspetto dellessere nellapparire espresso dai principi di Luce-Notte (RUGGIU, p. 368-72).
230


227
CR p. 288-89: queste cose, cio tutti i fenomeni illustrati a partire dalla distinzione originaria compiuta dalla
mente umana traluce e tenebra (fr. 8, 58-66 e fr.9), in ultima analisi tutte le cose del cosmo.
228
CR p. 289: normalmente vuv enclitico, con lo hypsilon breve, significa dunque, vuv perispomeno significa ora,
adesso. Qui si impone la forma vuv, per il metro, ma il significato ora, adesso, in ragione del contesto.
229
CR p. 289: trirutqoouot tporvto si pu intendere in tre modi: 1) completeranno il proprio sviluppo , si
svilupperanno; 2) finiranno, smetteranno di svilupparsi, cio avranno termine; 3) sviluppatesi (tporvto),
moriranno (trirtqoouot).
230
Zeller sinterroga sul senso della fisica parmenidea notando che gli stessi antichi hanno opinioni diverse, ossia per
alcuni solo esposizione di opinioni ingannevoli, per altri difendere un qualche valore del mondo dei fenomeni, ma sulla
base di Platone e Aristotele, non ritiene sostenibile la seconda interpretazione (ZMR p. 289). Reale nella lunga nota
79passa in rassegna le principali interpretazioni moderne riassumibili in una prima storico-genetica che stacca la prima
parte del Poema dalla seconda come espressione di tesi abbandonate in seguito, una seconda dossografico-polemica
che vede nella seconda parte una rassegna di tesi insostenibili di altri pensatori, una terza ipotetico-fenomenologica
che vede nella seconda parte la formulazione pi coerente seppure insoddisfacente del mondo sensibile, una quarta
gnoseologica per la quale la seconda parte non unipotesi ma spiega lorigine dellerrore nelle nostre
rappresentazioni, una quinta ontologica che intende superare linterpretazione aristotelica secondo la quale lessere
corrisponde alla luce e il non essere alle tenebre mentre nella seconda parte del Poema la forma unica lessere che
comprende sia la luce sia le tenebre; secondo questa quinta interpretazione, espressa nel 1916 da Schwalb,
Parmenide non nega il divenire ma la mancanza di unit dei contrari in quella superiore dellessere: il mondo dei
fenomeni plausibile sotto la guida della Dea; sulla linea di Schwalb anche le esegesi di Untersteiner, Montero
Moliner e Mansfeld (ZMR p. 292-319).
MARIN, Parmenide 57

8. Rilettura prosaica del Poema
Una rilettura in prosa di uno scritto in versi facilmente perde la bellezza del ritmo, la suggestione
dei termini polisemantici, il fascino delle immagini simboliche, ma pu acquisire la chiarezza del
discorso diretto, la precisione delle definizioni e il vigore dei ragionamenti. Non si propone una
parafrasi del testo parmenideo perch per essere corretta dovrebbe esplicitare tutti i giri delle sue
argomentazioni. Si offre una rilettura che cerca di esplicitare i concetti principali che emergono nei
suoi versi secondo uninterpretazione che si presuppone valida, ossia unintroduzione generale, una
prima parte sullessere quale verit assoluta e una seconda parte sulla doxa vista da due prospettive,
da quella errata nel pensiero comune e da quella corretta nel collegamento allessere.
1. Levidenza dellessere come la rivelazione della divinit in unesperienza misterica: richiede un
forte desiderio di conoscenza, un tenace impegno per risalire oltre il pensare comune. Incoraggiato
anche dal sostegno divino che sollecita sulla via giusta, nonostante lattrito con le abitudini degli
altri uomini, il giovane coraggioso nella ricerca del sapere supera le ombre dellignoranza e arriva
alla porta della verit che esige un animo forte giusto per accedervi, ma il linguaggio al servizio
dellintelligenza sa esprimere il valore del ricercatore e introdurlo nella piena luce della manifestare
dellessere che si manifesta come benevolenza divina pronta ad incoraggiare perch il valoroso
ricercatore si lasci persuadere dallessere stesso nella sua verit assoluta e impari a valutare le
opinioni espresse nella mentalit umana comune.
2. La via di ricerca per la comprensione piena e rigorosa della realt la via dellessere, invece
quella del non-essere non esiste, infatti non neppure esprimibile e quando si insiste per affermarla
si accresce loscurit nella mente fino a rendere tutto inconoscibile.
3. Il pensare vero e intelligibile solo nella misura in cui esprime lessere.
4. Lessere sempre presente nellintelletto, anche se lintelletto lo concepisse disperso per tutto il
cosmo o condensato in sol luogo, infatti ogni ente individuale inseparabile dallessere in senso
assoluto.
5. Qualunque sia il punto di partenza di un ragionamento veritiero, questi non potr mai staccarsi
dallessere, anzi la sua conclusione, nella misura in cui esprime la verit, deve ritornare allevidenza
dellessere sempre presente.
6. il linguaggio e il ragionamento devono restare sempre collegati allessere, per non finire nelle
contraddizioni delle opinioni comuni che sempre oscillano tra il riconoscimento dellessere e la sua
negazione. In tal modo finiscono sempre per ricadere nella confusione iniziale dalla quale han
tentato inutilmente di uscire.
MARIN, Parmenide 58

7. Le abitudini radicate in molte esperienze confuse privano i sensi dellintelligenza dellessere,
invece chi si attiene ai ragionamenti rigorosi si libera dalla confusione che scaturisce da evidenze
sensibili diventate contradditorie.
8, 1-49. La via del ragionamento che si basa sullessere percorribile seguendo i segni indicatori
espressi dalle negazioni degli aspetti che rendono instabili le evidenze sensibili: gli enti sensibili
sono generati e corruttibili, invece lessere ingenerato e incorruttibile, gli enti sensibili sono
molteplici e divisi, invece lessere unico e indiviso, perci sempre tutto intero e come tale
pensabile ed esprimibile. La ragione, in quanto saldamente vincolata allessere, non pu staccarsi
dallinterezza dellessere senza perdere la verit e rendere il linguaggio insignificante. In quanto
unitario e indivisibile non ha senso parlare, per lessere, di nascita o di morte e neppure di un prima
o di un dopo, perci si rivela pienamente unitario, uniforme, continuo, senza nessuna concessione al
non-essere, proprio per evitare di ricadere nella confusione delle evidenze sensibili non illuminate
dalla ragione. Gli enti sensibili sono in continuo mutamento, lessere invece immobile, senza
inizio e senza fine, stabilmente fermo nei vincoli della sua perfezione e interezza, completo e non
mancante di niente, fondamento del pensiero nella verit che manifesta linconsistenza delle
convinzioni comuni sul nascere e sul morire, sul non-essere, sui mutamenti di luogo dei corpi e
sulle variazioni di colore delle superfici. La completezza dellessere paragonabile a quella di una
sfera perfetta in cui ogni punto della superfice equidistante dal centro, cos ogni aspetto dellessere
equidistante dalla verit della ragione che lo esprime tramite lesclusione sistematica del non-
essere.
8, 50-61. Precisata la via da percorrere per esprimere levidenza dellessere che fonda la verit della
ragione tramite lindividuazione dei segni che la determinano, si passa, nella luce acquisita della
verit dellessere, allanalisi delle opinioni espresse nella mentalit comune. Per definire la
molteplicit degli enti sensibili, in genere gli uomini si riferiscono a due principi diversi, ma fanno
lerrore di ritenerli uno espressione dellessere e laltro del non-essere. In base allesperienza dei
sensi hanno individuato come principi di tutti gli enti il fuoco e la notte, collegano poi al fuoco gli
aspetti positivi di calore, luce e conoscenza, alla notte quelli negativi della densit impenetrabile e
della pesantezza dei corpi.
9.Lerrore che si compie nella mentalit comune di collegare i due primi principi degli enti sensibili
non solo allessere, come si dovrebbe in forza della ragione, ma anche al non-essere, pu venire
rimediato con una nuova impostazione: ritenere che i due primi principi, come luce e notte con tutte
le caratteristiche ad essi connesse, sono presenti in modo uguale nellinsieme del mondo sensibile
perch sono tutti aspetti dellessere come colto dai sensi, ossia in modo molteplice.
MARIN, Parmenide 59

10. Con questa nuova impostazione si pu riformulare la cosmologia, la concezione del mondo
senza reintrodurre il non-essere. Si tratta di indagini che collegano i fenomeni colti dai sensi al
rigore della ragione per vagliare le ipotesi sulla natura delletere quale parte suprema del cielo, sulla
luminosit del sole, sullorigine della luce della luna, sulla collocazione degli astri, sempre
vagliandole con il rigore dei ragionamenti che colgono i legami necessari tra i fenomeni e le loro
cause.
11. Lindagine pu elevarsi fino a formulare teorie sullorigine dellintero cosmo sensibile, della
luce proveniente dagli astri, del calore del sole, della collocazione della luna, della posizione della
terra, della formazione della via lattea e della natura del cielo supremo, paragonabile al monte che
sede degli di.
12. La descrizione pi rigorosa del cosmo sensibile, in base alla ragione che esclude
sistematicamente il non-essere da ogni aspetto della realt, pu essere espressa, tenendo presente i
due principi fisici supremi di luce e notte, nella composizione di cerchi concentrici di fuoco e di
corpi oscuri. Gli anelli pi stretti sono di fuoco puro, gli altri di corpi oscuri ed in mezzo ad essi il
principio divino che dirige tutto e che collega ogni cosa, diventando anche principio della vita nel
suscitare lattrazione tra maschi e femmine, unattrazione cos forte che li porta alla piena
congiunzione reciproca.
13. Dopo che nella cosmogonia emersa la centralit non di due semplici principi fisici, ma di un
superiore principio divino, il ragionamento si pu elevare dalla cosmologia alla teologia per
riformulare la teogonia, lorigine degli di, degli enti perfetti: lattrazione universale che fonda la
realt sensibile nella sua molteplicit espressa nella sua espressione pi elevata dal primo degli
di, e questi lAmore.
14. Sempre riflettendo sui fenomeni con la ragione radicata nellessere, si nota che la luna girando
intorno alla terra, a differenza del sole, non ha luce propria ma la sua luce quella riflessa da un
altro astro.
15. La luna, come una donna innamorata sempre intenta a cercare con lo sguardo il volto del suo
amato, sempre in cerca dei raggi del sole, ossia la sua luce la riflessione di quella del sole.
16. Gli uomini sbagliano spesso nellinterpretare i fenomeni perch sono condizionati dalla
mescolanza instabile nelle loro membra dei due primi principi fisici, cio luce e notte, infatti
quando prevale il principio luminoso si ha un pensiero chiaro, quando prevale quello oscuro si ha di
conseguenza un pensiero confuso.
17. Sempre con il rigore della ragione applicata allinterpretazione dei fenomeni, si pu notare una
connessione stretta tra la parte destra dellutero e lorigine dei maschi, tra la parte sinistra e lorigine
delle femmine, come si ritiene anche nellopinione comune.
MARIN, Parmenide 60

18. Nella formazione prenatale dei bambini, se il seme maschile e quello femminile si mescolano in
modo armonioso allora si formano anche corpi armoniosi, maschili o femminili ben distinti, ma se
la loro mescolanza contrastata invece che favorita da altre forze provenienti dal sangue, allora si
avranno individui dalla sessualit confusa, piena di inquietudini.
19. La comprensione degli enti sensibili molteplici alla luce della ragione radicata nellessere
unitario aiuta a migliorare luso del linguaggio, ossia senza negare che gli enti sensibili molteplici
siano tutti transitori mentre lessere in s rimane sempre unico e immutabile, bisogna evitare
lerrore frequente di ritenere che i diversi nomi per i singoli enti non siano radicati tutti nellunico
essere, non abbiano in lui il fondamento della loro verit.