Sei sulla pagina 1di 383

SYMBOLON

STUDI E TESTI DI FILOSOFIA ANTICA E MEDIEVALE


Direttore: Francesco Romano
UNIVERSIT DI CATANIA - DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANE
GIOVANNA R. GIARDINA
GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
TRA NEOPITAGORISMO E NEOPLATONISMO
COMMENTARIO ALLA INTRODUZIONE ARITMETICA
DI NICOMACO DI GERASA
INTRODUZIONE, TESTO, TRADUZIONE E NOTE
CATANIA 1999 CUECM
20
ouoo yo aotixo voo
roarirv xoto xooov
Or. Ch. Fr. 108 dP
In copertina: Ecate raffigurata in un amuleto (da C. Bonner, Studies in Ma-
gical Amulets, Michigan Univ. 1950).
Department of Umanities - University of Catania
Propriet letteraria riservata - Prima edizione
Catania 1999 - Cooperativa Universitaria Editrice Catanese di Magistero
Via Etnea, 390 - 95128 Catania - Tel. e fax (095) 316737 - C.c.p. 10181956
Tutti i diritti di riproduzione sono riservati. Sono pertanto vietate la con-
servazione in sistemi reperimento dati e la riproduzione o la trasmissione,
anche parziali, in qualsiasi forma e mezzo (elettronico, meccanico, incluse
fotocopie e registrazioni) senza il previo consenso scritto delleditore.
INDICE GENERALE
Prface di Dominic OMeara p. IX
Premessa XI
1. Introduzione 1
1.1. La figura e lopera di Giovanni Filopono 3
1.1.1. Neoplatonismo e cristianesimo 3
1.1.2. Classificazione degli scritti 23
1.2. Nicomaco di Gerasa e la tradizione pitagorica 36
1.2.1. La matematica pitagorica prima di Nico-
maco 36
1.2.2. LIntroduzione Aritmetica di Nicomaco 44
1.3. Il Commentario di Filopono a Nicomaco 53
1.3.1. Il Commentario e loriginalit filosofica di
Filopono 53
1.3.2. I temi filosofici di fondo 66
1.4. Considerazioni conclusive 90
2. Giovanni Filopono, Commentario a Nicomaco. Testo
greco 95
2.1. La tradizione manoscritta 97
2.2. Libro Primo 105
2.3. Libro Secondo 183
3. Giovanni Filopono, Commentario a Nicomaco. Tra-
duzione 243
3.1. Criteri della traduzione 245
3.2. Libro Primo 247
3.3. Libro Secondo 389
4. Bibliografia 489
4.1. Fonti 491
4.2. Opere di consultazione p. 496
4.3. Letteratura critica 497
5. Indici 515
5.2. Indice dei nomi antichi 517
5.3. Indice dei nomi moderni 521
VIII INDICE GENERALE
PRFACE
Les sciences mathmatiques ont fait lobjet de nombreux tra-
vaux dans les coles noplatoniciennes de lAntiquit tardive. Jam-
blique, Syrianus, Proclus, Marinus, Ammonius, Jean Philopon et
bien dautres ont consacr des commentaires au sujet, dont limpor-
tance pour eux sexplique surtout par la fonction que Platon avait
donne dans la Rpublique la mathmatique comme mode de
pense permettant le passage une connaissance mtaphysique
suprieure. Cest ainsi que le curriculum dune cole noplatoni-
cienne se devait dinclure, non seulement luvre dAristote et de
Platon, mais aussi des manuels mathmatiques, notamment
larithmtique de Nicomaque de Grase, la gomtrie dEuclide et
lastronomie de Ptolme, ce qui a entran la rdaction de nom-
breux commentaires portant sur ces textes. Prparant le passage
une connaissance mtaphysique, ltude des manuels de math-
matique pouvait aussi faciliter, pensait-on, la comprhension de
certains textes mathmatiques difficiles dans les dialogues de Pla-
ton, par exemple dans le Time. Enfin, le tournant pythagorisant
quavait donn Jamblique, vers le dbut du IVme sicle, la phi-
losophie noplatonicienne, a eu pour effet daccentuer encore plus
limportance philosophique de la pense mathmatique qui deve-
nait ainsi non seulement la prfiguration de la connaissance mta-
physique, mais aussi lexpression paradigmatique des principes de
la physique, de lthique et de la politique.
Les recherches actuelles portant sur les travaux mathma-
tiques des philosophes noplatoniciens de lAntiquit tardive nous
permettent de cerner dans une certaine mesure ce vaste domaine.
Mais beaucoup reste encore faire et dcouvrir. Cest pourquoi
la prsente publication est vraiment bienvenue : elle met notre
disposition le texte et une traduction du commentaire sur larith-
mtique de Nicomaque d Jean Philopon, un philosophe impor-
tant et original du VIme sicle, membre de lcole dAmmonius
Alexandrie. La premire dition du texte grec, publie par R.
Hoche en 1864 et 1867, est trs difficile daccs et la version am-
liore de cette dition que nous propose ici Madame Giovanna R.
Giardina, accompagne dune premire traduction et de notes, faci-
litera beaucoup ltude du texte de Philopon, dune part par rap-
port aux travaux mathmatiques dautres philosophes noplatoni-
ciens, et dautre part par rapport lensemble de luvre philoso-
phique de Philopon lui-mme.
Dans son introduction, Madame Giardina nous propose une vue
densemble de la recherche actuelle sur Jean Philopon. Elle montre
que Philopon, dans son commentaire sur Nicomaque, dpasse le
champ de larithmtique en donnant expression, dans des rvisions
ultrieures, ses propres thses philosophiques, notamment au su-
jet de la question de lternit du monde. Le commentaire de Philo-
pon sur Nicomaque est ainsi, non seulement un document de la p-
dagogie des mathmatiques dans lcole dAlexandrie vers le dbut
du VIme sicle, mais aussi une source intressante pour ltude de
la personnalit et de la pense dun philosophe aussi htrodoxe
quil ne ltait comme thologien chrtien.
Univ. Fribourg, Suisse
Dominic OMeara
X G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
PREMESSA
Evidentemente queste conoscenze somigliano a scale e a
ponti, poich fanno passare il nostro pensiero dalle realt
sensibili e opinabili alle realt intelligibili e scientifiche.
Nicom., Intr. Aritm., 7,21-8,3.
Questo lavoro prende origine da un mio studio iniziato nel 1993
per la preparazione della tesi di dottorato di ricerca. A quel tempo
giungevo al dottorato in filosofia portando con me soltanto un baga-
glio di conoscenze di filologia greca, soprattutto di et tarda. Lar-
gomento della tesi, suggerito dal mio tutor, il prof. F. Romano, mi
suscit subito un vivo interesse. Si trattava, da un lato, di rimette-
re in circolazione, dopo un letargo di quasi un secolo e mezzo, un
interessantissimo testo greco del VI sec. d.C., il Commentario a Ni-
comaco di Giovanni Filopono, appunto, ingiustamente trascurato
dagli studiosi, e, dallaltro lato, di contribuire al recupero e alla ri-
costruzione di un aspetto non secondario del pensiero di uno dei
pi grandi esponenti della scuola neoplatonica di Alessandria. Gio-
vanni Filopono fu al centro dellattivit di quella scuola, e del suo
illustre maestro, Ammonio figlio di Ermia, quale seguace attento e
fedele dellinsegnamento di questultimo, nonostante la sua fede
cristiana non gli consentisse certo di emergere istituzionalmente
tra i discepoli di Ammonio (egli non divenne capo della scuola alla
morte del maestro), e fosse quindi una specie di filosofo tra paren-
tesi, espressione con cui ho cercato di definirlo nel corso della mia
Introduzione, nellintento di comunicare al lettore le difficolt che
ho incontrate nel delinearne il ruolo storico e di comprenderne il
pensiero e la posizione, non tanto attraverso la lettura dei numero-
si saggi critici che su di lui sono stati scritti, quanto attraverso una
lettura analiticamente attenta del testo che avevo intrapreso a cor-
reggere e tradurre, e nei confronti del quale mi ero posta in duplice
e alterno atteggiamento, ora di muto dialogo, ora di conversazione
e di confronto con altre opere di Filopono.
Il mio interesse per il Commentario a Nicomaco era accresciuto
anche dal fatto che le scienze matematiche della tradizione neopita-
gorica e le stesse opinioni di Nicomaco, che Filopono esponeva sem-
pre con senso critico e nel rispetto solo di quella che a lui appariva
la verit, lungi dallessere semplici scienze di calcolo, cosa che cer-
tamente lo confesso non mi avrebbe entusiasmato pi di tanto,
mi si rivelavano invece strumenti di elevazione alla conoscenza me-
tafisica, secondo la visione comune ai pitagorici e ai neoplatonici.
Dopo lacquisizione del titolo di dottore di ricerca, ho deciso,
sempre sotto la spinta e lincoraggiamento del mio tutor (che ormai
era divenuto il mio maestro), di rielaborare il lavoro di tesi, di ag-
giungere il testo greco che attualmente difficilmente reperibile
nelle biblioteche europee , rivedendo e migliorando, tramite la col-
lazione dei manoscritti, ledizione Hoche, e di approfondirne lo stu-
dio con un apparato di note storico-filosofiche e, qua e l, anche teo-
retico-matematiche.
Adesso che sono pervenuta alla fine della mia non lieve fatica e
sono sul punto di licenziare il lavoro per la stampa (si sa che le pre-
messe si collocano allinizio del libro, ma si scrivono alla fine), desi-
dero ringraziare le persone da cui ho ricevuto, in questi anni, aiuto
e sostegno. In primo luogo ringrazio il prof. Dominic OMeara i
cui studi mi sono stati di grandissimo ausilio per avere avuto la
pazienza di leggere il mio volume in bozze di stampa (peraltro an-
cora non del tutto corrette), anche al fine di redigere la Prface che
generosamente ha voluto che aprisse questo volume. In secondo
luogo, ma non secondo per importanza, ringrazio il mio maestro, il
prof. Francesco Romano, che mi ha guidato e sostenuto con prezio-
sa e paziente cura in ogni momento della mia crescita sul piano
scientifico, oltre che su quello umano: con lui, prima ancora che con
altri, sento di dovermi scusare di eventuali limiti o pecche, che cer-
tamente non mancano in questo lavoro, e che, nonostante il suo ze-
lo, per mia causa, non avr potuto farmi evitare. Ringrazio inoltre i
membri e i collaboratori del Centro di Ricerca sul Neoplatonismo,
i quali non mi hanno fatto mancare sempre in spirito di fraterna
amicizia e solidariet consigli e suggerimenti, spesso anche con il
semplice esempio del loro impegno di studio e di lavoro, per me fon-
te di incoraggiamento a non fermarmi fino al compimento dellope-
ra. Desidero ringraziare inoltre la prof.sa C. Maccarione, che con
affetto ha contribuito anchessa a farmi resistere nei momenti di
XII G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
particolare tensione morale. Un ringraziamento particolare, infine,
va a mio marito, per la pazienza con cui ha sopportato gli inevitabi-
li contraccolpi familiari nascenti dalle lunghe ore di studio che mi
hanno sottratto, soprattutto in questultimo periodo, alla normale e
serena quotidianit di rapporti.
Catania, aprile 1999
Giovanna R. Giardina
PREMESSA XIII
ai miei genitori
GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
TRA NEOPITAGORISMO E NEOPLATONISMO
COMMENTARIO ALLA INTRODUZIONE ARITMETICA
DI NICOMACO DI GERASA
1.
INTRODUZIONE
1.2. Nicomaco di Gerasa e la tradizione pitagorica
1.2.1. La matematica pitagorica prima di Nicomaco
Per gli antichi Greci lo studio dellaritmetica fu, a differenza che
per noi moderni, unoccupazione di tipo prettamente filosofico e teo-
retico. Essi distinguevano infatti la logistica, ossia la disciplina che
veniva utilizzata per gli affari pratici e il commercio e che si occu-
pava degli oggetti numerabili e non dei numeri, sia dallaritmetica
in senso proprio, la scienza che discute dei numeri e delle loro pro-
priet, sovente tramite precise dimostrazioni e prove rigorose,
96
sia
dallaritmologia, una sorta di aritmetica mistica e teologica che ri-
conosceva ai numeri poteri magici e giungeva a identificarli ciascu-
no con delle propriet fisiche o addirittura con qualche divinit.
97
La scienza aritmetica greca, daltra parte, affonda le sue radici
in un passato molto lontano, poich presso i Greci la riflessione filo-
sofica fu, sin dai suoi primi albori, una riflessione di stampo astro-
nomico-naturalistico e matematico. Sarebbe stato addirittura lo io-
nico Talete colui che per primo, recatosi in Egitto, vi impar delle
nozioni geometriche e, portatele in Grecia, le utilizz ben presto
per predire uneclissi.
98
La stessa insistenza con cui le fonti ci testi-
moniano i numerosi viaggi di Pitagora in Oriente suggerisce lim-
possibilit di parlare dellorigine della matematica greca e della
dottrina pitagorica prescindendo dallEgitto e dagli interessi di ca-
rattere astronomico-naturalistico.
99
36 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
96
La distinzione gi in Platone, Repubblica, 522c.
97
Cf. F.M. Cornford (1923), pp. 1-12. Il termine aritmologia entrato in
uso a partire dal libro di A. Delatte (1915), p. 139. Aritmologi, oltre che Nico-
maco, sono considerati Filone di Alessandria, Teone di Smirne, Anatolio, lo
pseudo-Giamblico dei Theologoumena arithmeticae, Calcidio, Macrobio, Mar-
ziano Capella, Giovanni Lido. Lo stesso Nicomaco ritenuto essere un aritmo-
logo, autore di Theologoumena arithmeticae (cf. Fozio, Bibliotheca, cod. 187).
Sullaritmologia e sul suo significato storico-teorico rimando a F.E. Robbins
(1920), pp. 309-322; Id. (1921), pp. 97-123; M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Kar-
pinski (1926), p. 90; J.A. Philip (1966), pp. 79 ss. Esempi di teologia della mate-
matica si trovano gi a partire da Filolao, come ci testimonia Proclo, In Eucli-
dem, 130,8.
98
Per quanto riguarda le nozioni matematiche attribuite a Talete cf. A.
Frajese (1951), pp. 9-27. Per il problema delle fonti orientali dellaritmetica
greca cf. A. Milhaud (1911), pp. 41-133; M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpin-
ski (1926), pp. 5-15.
99
Cf. L. Brunschvicg (1929), pp. 33-42. Sulla matematica egiziana cf. O.
Neugebauer (1974), pp. 94-122. Tra le fonti antiche che ci testimoniano i rap-
Per la prima volta, con il pitagorismo, la realt viene indagata
e spiegata attraverso il concetto di numero: il numero lessenza
delle cose. Il pensiero pitagorico si colloca ancora nellambito della
riflessione presocratica e risente dellinflusso della scuola ionica o,
pi genericamente, della pratica arcaica di ricercare una og del
mondo di natura quantitativa,
100
ma allo stesso tempo le dottrine
pitagoriche muovono in un senso nuovo: il numero sarebbe per i pi-
tagorici principio delle cose, sostanza delluniverso. Se gli ionici
avevano tentato esclusivamente una definizione di tipo quantitati-
vo della realt, i pitagorici si spingono pi avanti, cercando di chia-
rire il modo in cui le cose si formano allinterno di tale infinit
quantitativa. Le cose naturali, in quanto tali, sono misurabili, anzi
la misurabilit il loro modo di essere essenziale. La novit che il
pitagorismo soprattutto secondo la testimonianza aristotelica
avrebbe portato alla luce per la prima volta che non solo tutte le
cose possiedono dei numeri,
101
ma che tutte le cose sono nume-
ri,
102
in una prospettiva che si potrebbe quasi definire atomistica.
103
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 37
porti fra lEgitto e il pitagorismo cf. Erodoto, I, 96; II, 81; II, 123 e IV, 95; per i
rapporti fra lEgitto e Pitagora cf. Isocrate, Busiride, 28-29; Porfirio, Vita di Pi-
tagora, 6.
100
Cf. L.J. Zhmud (1989), pp. 270-292.
101
Cf. Filolao, fr. B 58.
102
Contrario a questa tesi L.J. Zhmud (1989), p. 286: principi ed elemen-
ti delle cose sono il limite e lillimitato; principi ed elementi dei numeri, invece,
il pari e il dispari. La distinzione fra due generi di enti, le cose e i numeri, e li-
dentificazione dei loro primi principi deve essere stata successiva a Platone e
quindi, piuttosto che risalire ai pitagorici, deve essere una interpretazione per-
sonale di Aristotele.
103
Probabilmente il pitagorismo non influ soltanto sul platonismo, ma an-
che su altre filosofie contemporanee, fra cui latomismo. Se possibile infatti
spiegare lorigine delle teorie degli atomisti senza dover ricorrere necessaria-
mente al pitagorismo, pur tuttavia un rapporto fra atomismo e pitagorismo
reso plausibile o almeno probabile dalle evidenti simiglianze concettuali che
esistono fra la monade e latomo, oltre al fatto che la tradizione ci testimonia
linteressamento di Democrito verso le dottrine pitagoriche e cita un suo scritto
su Pitagora (cf. Diogene Laerzio, IX 38). Verosimilmente alcune dottrine pita-
goriche sono state rivisitate dagli atomisti, anche se questi non si occuparono
di ricerca matematica in senso stretto. Contro una tale ipotesi si pone L.J. Zh-
mud (1989), pp. 277-278: se dobbiamo credere ad Aezio, De placitis, I 3,19, so-
stiene Zhmud sarebbe stato Ecfanto il primo pitagorico che consider corpo-
ree le monadi o unit pitagoriche. Egli avrebbe chiamato unit i corpi minuti
che compongono il mondo. Ne consegue che, se fu veramente Ecfanto il primo a
combinare la teoria pitagorica dei numeri con latomismo fisico conclude lo
studioso , allora non si pu pi parlare di influenza del pitagorismo sullato-
mismo. In realt, quindi, latomismo aritmetico posteriore allatomismo fisico.
Erede delle dottrine pitagoriche fu Platone, il quale trasse dal
pitagorismo cos fertili e numerosi spunti per la sua filosofia che
non mancato chi ha visto nel platonismo una filosofia squisita-
mente matematica.
104
La differenza sostanziale, per quanto ci testi-
monia Aristotele nella Metaphysica, consisterebbe tuttavia nel fat-
to che Platone spiega la realt attraverso la dottrina delle idee tra-
scendenti e si limita a vedere nei numeri degli enti intermedi, i mo-
delli sulla base dei quali il demiurgo ha costituito il cosmo secondo
rapporti ordinati ed armonici che fanno del cosmo stesso un tutto
ordinato e perfetto, mentre i pitagorici avrebbero posto sullo stesso
piano la realt numerica e la realt naturale.
105
Per Platone la scienza dei numeri fa luce sulle determinazioni
delle cose, rispetto alle quali i numeri sono a priori. Le matemati-
che hanno quindi per Platone e i platonici una validit non empiri-
ca ed i numeri sono caratterizzati da uno status ontologico che su-
periore rispetto a quello della realt sensibile.
106
In Metaphysica,
38 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
Tuttavia occorre dire che, se Zhmud pu avere ragione nel considerare che la-
tomismo aritmetico sia posteriore allatomismo fisico, in quanto nasce allinter-
no del pitagorismo con Ecfanto, per non si pu dire che si conclude con Ecfan-
to, perch il Timeo platonico fondato, anche se in maniera non del tutto espli-
cita, su una concezione di elementarismo matematico: esistono degli elementi
atomici irriducibili, dei corpi primi che sono numeri o figure elementari.
104
Secondo J.A. Philip (1966), p. 16, linfluenza pitagorica si fece sentire
poco sul Platone giovane, mentre il pitagorismo lo avrebbe conquistato molto
probabilmente dopo che ebbe conosciuto Archita di Taranto. La convinzione che
la filosofia platonica, sotto linfluenza del pitagorismo, fosse fortemente mate-
matizzata si riscontra gi negli studi dellinizio del nostro secolo, si veda per
esempio L. Brunschvicg (1929), p. 43.
105
Aezio, De placitis, II 6,5: Pitagora, delle figure solide che sono cinque,
che si chiamano anche matematiche, dal cubo afferma che sia provenuta la ter-
ra, dalla piramide il fuoco, dallottaedro laria, dallicosaedro lacqua e dal dode-
caedro la sfera del tutto.
106
Che i numeri sono caratterizzati da uno status ontologico che ad essi
deriva direttamente dalle idee , in realt, dottrina neoplatonica. Ecco quanto
scrive, infatti, F. Romano (1995), pp. 38-39: Ma se da una parte vero, come
dicevo, che quellidea del rapporto intrinseco tra pitagorismo e platonismo si fa
strada fin dallantica Accademia, anche vero, dallaltra parte, che fino alle so-
glie dellet plotiniana (intendo dire fino allet del cosiddetto medioplatoni-
smo) tutta la tradizione pitagorico-platonica non riusc a fare sufficiente chia-
rezza su un punto che solo con i neoplatonici assume evidente configurazione,
sul fatto cio che la realt degli enti matematici, pur nella sua indipendenza
ontologica quale realt mediana (cosa che del resto risale al pi antico platoni-
smo), discende dalla realt intelligibile, n potrebbe valere come forma o
essenza della realt naturale se non possedesse e non conservasse tale lega-
me metafisico con lintelligibile in s.
986a 1-21, Aristotele dichiara che i pitagorici consideravano i nu-
meri come oggetti materiali, come enti reali. Per tali filosofi i nu-
meri non hanno esistenza separata dagli oggetti percepibili con il
senso. Quando quindi affermavano che tutte le cose sono composte
di numeri o che i numeri sono lessenza delluniverso sempre
stando alla testimonianza di Aristotele , essi intendevano questa
espressione in maniera letterale, mentre cosa certa che Platone e
i suoi seguaci guardarono ai numeri come ad entit ideali.
107
Per
Platone i numeri e le figure geometriche non hanno nulla di mate-
riale e sono distinti dagli oggetti fisici; i concetti della matematica
sono indipendenti dallesperienza sensibile e hanno una realt loro
propria.
108
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 39
107
Bisogna tenere presente quanto le testimonianze di Aristotele sulle dot-
trine pitagoriche siano confuse e spesso in contraddizione fra loro. In Metaphy-
sica 986a 16, 987b 28, 1083b 11, leggiamo che per i pitagorici le cose sono nu-
meri, nel senso che i numeri servono come base materiale del mondo. Invece, in
Metaphysica 985b 27 e 987b 11, leggiamo che i pitagorici pongono una somi-
glianza fra le cose e i numeri. In primo luogo, quindi, risulta ovvio che le due te-
si sono contraddittorie fra loro, dal momento che pu somigliare al numero solo
ci che non numero, in secondo luogo, Aristotele afferma che il numero per i
pitagorici un primo principio materiale, senza per supportare questa afferma-
zione con alcun esempio concreto. Molto probabilmente i pitagorici non si pone-
vano il problema di una eventuale esistenza indipendente del numero fuori del
mondo fisico (cos infatti ci testimonia Aristotele in diversi passaggi delle sue
opere, si veda, ad esempio, Metaphysica 987b 27 ss., 1080b 17 ss., 1086b 16 ss.,
Physica 203a 6 ss.), per essi infatti il numero non sarebbe unentit indipen-
dente poich sempre e soltanto numero di qualcosa. Si tratta, come si vede, di
una posizione tipicamente presocratica, dal momento che nessuno aveva ancora
parlato di esistenza indipendente di astrazioni e nessuno aveva ancora diviso il
mondo in sensibile e intelligibile. Ponendo in rilievo la stretta connessione, tipi-
camente pitagorica, fra il numero e le entit corporee, Aristotele vuole probabil-
mente tenere distinta la posizione dei pitagorici da quella di Platone e dei pla-
tonici, che per primi sollevarono il problema dellindividuazione dello statuto
ontologico degli enti matematici in vista di una loro netta distinzione dai due
ordini di realt, sensibile e intelligibile. A tutto ci tuttavia si potrebbe anche
aggiungere che comunque non considerare i numeri come entit ideali, non si-
gnifica di per s considerarli principi materiali. Potrebbe darsi che i pitagorici
non si preoccuparono di dare una definizione filosofica di numero, perch si ac-
contentavano della pura definizione matematica, e anzi, a questo proposito, lo
stesso Aristotele che in Metaphysica 1080b 16, 1083b 13, afferma che il numero
dei pitagorici solamente matematico e che essi non ne conobbero altro.
108
Per Platone, cos come in seguito per i neoplatonici, i numeri hanno uno
statuto ontologico forte, sul quale ha insistito fugando ogni possibilit di dub-
bio il Merlan (1990), pp. 47-52, il quale a questo proposito parla di Universa-
lienrealismus, realismo esagerato. Gli enti matematici costituiscono per i plato-
nici una delle tre sfere dellessere, cosa che Aristotele contestava ai platonici.
Il legame di Platone con il pitagorismo un topos della tradizio-
ne, non a caso nel V secolo d.C. Siriano scrive unopera per dimo-
strare la sumfwniv a Orfevw", Puqagovrou, Plavtwno".
109
Lopera perdu-
ta, ma gi prima di Siriano gli antichi avevano spesso definito Pla-
tone un pitagorico e da Diogene Laerzio ci viene riferita la leggen-
da secondo cui Platone avrebbe trovato il modo di acquistare a ca-
rissimo prezzo dei libri contenenti le dottrine segrete dei pitagorici,
da cui trasse il Timeo.
110
Platone un pitagorico, afferma Giovanni
Filopono nel Commentario al De anima
111
e il suo insegnamento
non di tipo allegorico, ma pi precisamente di tipo enigmatico-
simbolico, poich riprende tramite il mito la ouoixg oioooxoio
in uso presso i pitagorici.
112
40 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
109
Sui rapporti fra pitagorismo, orfismo e Platone si veda A. Maddalena
(1954), pp. 317-364, ma si cf. anche E. Dodds (1978), pp. 159-209. Per la tradi-
zione matematica post-platonica cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski
(1926), pp. 23-35; M. Kline (1972), pp. 48-182. Lo sviluppo dellaritmetica dal
IV secolo fino ai tempi di Nicomaco registra molti nomi, fra cui quelli di Eucli-
de, di Eudosso di Cnido, di Ipsicle e di Eratostene. Di certo furono in molti colo-
ro che si occuparono di matematica: Euclide e i matematici euclidei studiarono
le matematiche, in primo luogo la geometria, come scienze nel senso moderno
del termine, senza tutte quelle implicazioni metafisiche che resero la matema-
tica oggetto di studio per i neopitagorici e i neoplatonici. La stessa Introduzione
di Nicomaco, quindi, presenta diverse nozioni della matematica come gi comu-
nemente acquisite.
110
Diogene Laerzio, III 1, VIII 7, VIII 1, afferma che Platone aveva com-
prato un libretto che era uno scritto Sulla natura del pitagorico Filolao. Proclo,
In Platonis Timaeum commentaria, considera opera di Timeo uno scritto di
breve estensione Sullanima del mondo e sulla natura, da cui Platone avrebbe
attinto spunti per la scrittura del Timeo. Anche Timone di Fliunte, nei suoi Sil-
li, riteneva che Platone avesse copiato da qualcuno. Ad ogni modo la fonte del
Timeo certamente pitagorica. Nel Commentario a Nicomaco, Filopono, II 60,
cita lopinione comune di Platone e di Filolao sulla monade e la diade, mostran-
do di considerare i due filosofi come appartenenti ad uno stesso filone di pen-
siero.
111
Filop., In De anima, 117,26: Platone un pitagorico, poich ha posto
come iscrizione alla sua scuola non entri chi ignora la geometria (Hu0oyorio
or o Hotev, ou xoi ao tg oiotig raryryoato oyrertgto g rioite). Laf-
fermazione che Platone un pitagorico ricorre, del resto, anche nel Commenta-
rio a Nicomaco II 55.
112
Cf. i seguenti passaggi: Filop., In De anima, 116,29; 117; 118,2; 122,20-
24; 125. A proposito delle formule pitagoriche cf. J.A. Philip (1966), pp. 134-150
e H.D. Saffrey (1967), pp. 198-201. Questultimo discute proprio un passo tratto
dal Commentario al De anima di Giovanni Filopono. Per un confronto fra il mi-
to platonico e linsegnamento simbolico dei pitagorici in Filopono si veda anche
K. Verrycken (1991), pp. 216-218. Il significato del termine ouoov allinterno
del mito platonico trattato nelle pagine di R.L. Cardullo (1985), pp. 188-198,
Anche per Aristotele il pensiero di Platone si basa, per molti
aspetti, sulle teorie dei pitagorici, che egli ritiene i filosofi precurso-
ri della filosofia platonica. Tuttavia testimonia Aristotele ogni
tema che Platone usa uscirebbe dalle sue mani del tutto mutato, a
causa di un processo di ripensamento tale da rendere impossibile
distinguere ci che apparteneva gi alla tradizione, la misura in
cui Platone lavrebbe riplasmata o le avrebbe apportato delle vere
novit. Platone si allontana dai pitagorici nel porre i numeri oltre
le cose sensibili, perch i pitagorici dicevano che i numeri sono le
cose stesse, e non ponevano tra i numeri e le cose gli enti matema-
tici.
113
Platone assume s la matematica per una via del tutto nuo-
va, lontana dal pitagorismo, come afferma giustamente Aristotele:
le matematiche, infatti, si devono secondo lui situare nel mondo
della oiovoio, ma tutto ci non pu suonare come una falsificazione
della scientificit della matematica per la ragione che Platone fa ri-
siedere la verit delle matematiche in una scienza di ordine supe-
riore, quella dialettica discorsiva che rompe ogni legame con il
mondo sensibile e che prepara la dialettica della vogoi.
114
Questo
significato costruttivo della revisione che Platone fa del pitagori-
smo antico stato colto da Proclo quando, nel secondo prologo del
suo Commento al primo libro degli Elementi di Euclide, scrive Pla-
tone [] fece prendere il massimo incremento alle altre scienze
matematiche e alla geometria, per il suo grande amore verso di es-
se: ci manifesto poich riemp i suoi scritti di considerazioni ma-
tematiche e ovunque dest ammirazione per queste scienze in colo-
ro che studiano filosofia.
Non si pu dubitare che Platone abbia avuto un grande ruolo
nello sviluppo della scienza matematica antica. Egli fu influenzato
dalla matematica e influenz il corso successivo di tale scienza.
Platone non fu un matematico nel senso proprio del termine, ricer-
catore e studioso delle propriet dei numeri, e tuttavia la matema-
tica occupa nel suo sistema filosofico un ruolo cos notevole che ne-
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 41
la quale ne discute soprattutto per dimostrarne la ricezione e la differenziazio-
ne semantica con altri due termini analoghi, rixev e ouv0go, da parte del neo-
platonico Proclo.
113
Si tratta del passaggio di Aristotele, Metaph., 987b 26-30, a cui si gi
fatto riferimento.
114
Platone pone le idee al di sopra dei numeri e considera gli enti matema-
tici come preparatori alla vera filosofia. Le matematiche preparano la strada
verso il Bene, cio verso il fine ultimo della filosofia platonica, perci esse sono
preparatorie alla conoscenza delluniverso ideale.
cessariamente gli ambienti filosofici legati allAccademia o sem-
plicemente successivi allinsegnamento di Platone dovettero subi-
re un particolare incoraggiamento verso gli studi matematici. Pla-
tone assegn alle matematiche un posto definitivo allinterno del-
linsegnamento, egli si pu infatti considerare il vero fondatore del-
linsegnamento matematico nel senso che realizz il metodo di inse-
gnamento delle matematiche inaugurato dai pitagorici, attribuen-
do a questo tipo di insegnamento un valore definitivo allinterno
della ryxuxio aoiorio. In Repubblica 526b scrive: Ma non ti sei
accorto anche di questo, che coloro che per natura sono versati nel
calcolo (oi tr uori oyiotixoi) sono pronti ed acuti (ori uovtoi) in
quasi tutte le discipline e che i tardi (oi oori), qualora in questa
disciplina vengano educati ed esercitati, anche se non ne traggono
nessun altro vantaggio, tuttavia guadagnano tutti in acume (outr-
oi) e fanno progressi?.
115
Lo studio assiduo delle matematiche fu una pratica ereditata
dalla prima Accademia subito dopo la morte di Platone, una prati-
ca che rimase nel tempo fino alle ultime scuole neoplatoniche. In-
tanto, nel corso del primo secolo a.C., si verifica un risveglio del pi-
tagorismo, soprattutto a Roma con Nigidio Figulo e ad Alessandria
con Eudoro e Ario Didimo.
116
Tale risveglio ci viene inoltre testimo-
niato dalla circolazione di diversi testi neopitagorici: le Memorie pi-
tagoriche di Alessandro Poliistore, il Trattato sulla natura delluni-
verso dello pseudo-Ocello Lucano, il trattato Sui principi dello
pseudo-Archita, e altri.
Fra i neopitagorici si annovera Moderato di Gades, un contem-
poraneo di Nerone e dei Flavi che avrebbe tentato di interpretare
lantica teoria pitagorica del numero in senso metafisico e simboli-
co. La tradizione vuole infatti che nei suoi dieci o undici libri di
Studi pitagorici di cui ci d notizia Porfirio nella Vita di Pitagora
(48=pp. 58-59 des Places), Moderato si sarebbe servito delle dottri-
ne pitagoriche sui numeri per spiegare i principi metafisici di Pla-
tone. Simplicio (In Phys., IX 181,10 ss.) riferisce unopinione di Eu-
doro di Alessandria, che questultimo attribuirebbe ai pitagorici,
nella fattispecie a Moderato: questi sarebbe stato il primo a porre i
gradi della gerarchia neoplatonica delluniverso, a formulare cio
42 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
115
La stessa opinione sul valore educativo delle matematiche si trova an-
cora in Repubblica, 527c; 536d-537a; Leggi, 747b, 819a-b.
116
Le origini della rinascita del pitagorismo sono discusse da H. Thesleff
(1961), pp. 46-71.
unanticipazione della dottrina neoplatonica dei principi dopo aver
interpretato pitagoricamente il Parmenide.
117
Il neopitagorismo, che lega le sue dottrine con certe posizioni di
tradizione accademica e con il medioplatonismo, di fatto rappresen-
ta la continuazione di quel legame che fin dallantica Accademia lo
aveva mantenuto in stretta connessione con il platonismo.
118
La
fusione fra neopitagorismo e neoplatonismo avvenne probabil-
mente attraverso Numenio di Apamea, la cui dottrina gi pre-
neoplatonica
119
e attraverso lo stesso Plotino. Numenio di fatto
un pitagorico platonizzante, citato e discusso da Plotino, da Porfi-
rio, da Giamblico, autore di unopera perduta a sfondo politico inti-
tolata Sui dissensi fra lAccademia e Platone, nella quale finiva
secondo le testimonianze in nostro possesso per identificare la
dottrina platonica, purgata di tutti i suoi difetti e di tutte le sue in-
congruenze, con il puro pitagorismo.
120
Un neopitagorico sarebbe stato Anatolio,
121
il maestro di Giam-
blico e, secondo alcuni, lo stesso Ammonio Sacca il maestro di Ploti-
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 43
117
Tale dottrina dei principi oggi comunemente attribuita allo stesso Eu-
doro e non a Moderato. Essa articolata come segue: principio assoluto di ogni
cosa lUno, a cui fanno seguito due altri principi o, pi propriamente, due ele-
menti primi, lUno e la Molteplicit, che stanno allorigine di tutti gli altri ele-
menti, ossia di tutte le coppie di contrari pitagoriche, le ouotoiioi di cui ci for-
nisce testimonianza Aristotele, Metaph. 986a 22 ss. Per una discussione detta-
gliata dellargomento rimando a F. Romano (1998), pp. 21-22. Si vedano tutta-
via anche E. Dodds (1928), pp. 129-142; J.A. Philip (1966), pp. 16-17; A.H.
Armstrong (1967), pp. 90-94; L.M. Napolitano Valditara (1988), pp. 418-419.
118
Del resto gi con Antioco di Ascalona, ultimo scolarca dellAccademia
nel primo secolo a.C., si era profilata lidea di conciliare le diverse tradizioni
dogmatiche (platonismo, aristotelismo e stoicismo, soprattutto) sulla base di
una loro filiazione dal pensiero di Platone. Sin dai tempi di Antioco il pensiero
ellenistico si era presentato come una comunanza di dottrine filosofiche di di-
versa origine, cosicch i pitagorici non incontrano alcun imbarazzo nelladotta-
re e adattare quelle dottrine al loro presupposto metafisico-matematico, che in
seguito sar fatto proprio dal neoplatonismo. A questo proposito si veda F. Ro-
mano (1995), pp. 38-41. Per maggiori dettagli sulla posizione di Antioco nei
confronti con il medio- e neoplatonismo, ritengo sufficiente, in questa sede, ri-
mandare alle pagine di F. Romano (1998), pp. 23 ss., che presenta la figura di
Antioco di Ascalona sotto una corretta e misurata ottica storiografica: Antioco
sarebbe il preconizzatore del medioplatonismo, egli avrebbe congiunto, a livello
ontologico, la teoria platonica delle idee con la teoria aristotelica delle forme.
119
Questo ruolo di rappresentante della fase culminante del medioplatoni-
smo come preparazione matura del neoplatonismo indicato da H. Drrie
(1955), p. 444 n. 3, e da F. Romano (1995), p. 38 n. 94, Id. (1998), pp. 24-27.
120
Cf. D.J. OMeara (1989), pp. 10-14.
121
Cf. ibid., pp. 23-25.
no sarebbe stato membro di una setta neopitagorica.
122
Giamblico
da parte sua matematizza, o meglio pitagorizza incisivamente la fi-
losofia platonica ed autore di una intera enciclopedia della filoso-
fia pitagorica dal titolo Sunagwgh; tw'n Puqagoreivwn dogmavtwn,
123
divi-
sa in nove o forse dieci trattati, di cui si sono conservati solo alcuni.
Nel primo, Peri; tou' Puqagorikou' bivou, Sulla vita pitagorica, egli
probabilmente tentava di riprodurre nella persona di Pitagora il ri-
tratto ideale del saggio, anzi delluomo di natura divina e capace di
operare miracoli.
124
Il quarto dei trattati della Sunagwghv invece un
commento allIntroduzione aritmetica di Nicomaco, il quale, come si
vedr qui di seguito, un autore il cui ruolo fu di fondamentale im-
portanza per la rinascita del pitagorismo, di cui si detto, e al qua-
le non a caso guardarono con interesse i filosofi neoplatonici.
1.2.2. LIntroduzione aritmetica di Nicomaco
Fra il primo e il secondo secolo d. C si colloca la figura del neo-
pitagorico Nicomaco di Gerasa.
125
Di lui sappiamo ben poco, ma
44 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
122
Cf. ibid., p. 5.
123
Questopera di Giamblico, dopo i vari tentativi di intitolazione in lingua
moderna ad esempio il Larsen traslittera il titolo, Synagoge Pythagorica, Dil-
lon traduce Pythagorean Sequence, e OMeara On Pythagoreanism stata in-
dicata da F. Romano, dopo motivate e fondate argomentazioni di cui egli stesso
ci parla cf. F. Romano (1995), pp. 13-16 con il titolo di Summa Pitagorica. I
riferimenti che si incontreranno in questo volume a La scienza matematica co-
mune, a LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco e ai Theologoumena arith-
meticae di Giamblico, che fanno parte della Summa Pitagorica per lappunto, si
riferiscono sempre alledizione di F. Romano (1995).
124
Il sincretismo religioso si sposa nel neopitagorismo con una forte ten-
denza al misticismo, nel caso specifico al misticismo numerico. Non sorprende
quindi di trovare fra i neopitagorici un personaggio come Apollonio di Tiana, fi-
losofo, predicatore itinerante e maestro, un asceta operatore di miracoli. Lim-
magine che possediamo di lui attraverso la biografia di Filostrato probabil-
mente esagerata ed esasperata, ma essa in linea con un ideale diffuso di filo-
sofo saggio, mago, dotato di poteri soprannaturali come quello dellubiquit.
in breve limmagine canonica di Pitagora, quella stessa a cui ader Apuleio di
Madaura, contro il quale non a caso fu intentato un processo con laccusa di es-
sere un indemoniato e un mago, processo di cui lo stesso scrittore ci testimonia
le accuse e lo svolgimento nelloperetta Della magia, (cf. Apuleio, Della magia,
a cura di C. Marchesi, Bologna 1955).
125
Nicomaco nativo di Gerasa, citt della Palestina. La sua cronologia
fissata indirettamente. Nel suo scritto intitolato Egceirivdion aJrmonikh'", cono-
sciuto con il titolo latino Manuale Harmonicum, cf. F.R. Levin (1967), egli cita
Trasillo, uno scrittore di musica dei tempi di Tiberio, ma non fa menzione n di
Teone di Smirne n di Claudio Tolomeo. Inoltre, sappiamo che Apuleio di Ma-
cosa certa che durante la sua vita ebbe fama di essere un grandis-
simo matematico e che, dopo la morte, continu ad essere studiato
e stimato da quanti si occupavano di matematica e di filosofia. Nel-
la Vita di Proclo (cap. 28), infatti, Marino testimonia di due eventi
della vita di Proclo: il primo una visione nella quale Proclo vide
chiaramente di appartenere alla catena di Hermes e il secondo un
sogno in cui Proclo credette di essere una reincarnazione del neopi-
tagorico Nicomaco. Labbinamento di questi due eventi ci fa sup-
porre che Proclo avesse consapevolezza che sia lui che Nicomaco
appartenessero alla stessa catena di Hermes, dal momento che
possiamo supporre Proclo non poteva essere al tempo stesso ap-
partenente a quella catena e incarnazione di Nicomaco senza che
anche Nicomaco appartenesse a quella catena.
126
Nicomaco autore, oltre che dellIntroduzione aritmetica, anche
dei seguenti altri scritti: Introduzione alla geometria;
127
Vita di Pi-
tagora; Manuale di armonica; Sulle feste egiziane;
128
Theologoume-
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 45
daura, scrittore del tempo degli Antonini, fu autore di una traduzione latina,
ormai perduta, dellIntroduzione aritmetica, il che ci permette di stabilire un
approssimativo terminus ante quem. Per le notizie biografiche su Nicomaco
rimando a Th. Heath (1921a), I, pp. 97-112; M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C.
Karpinski (1926), pp. 71-87; J.M. Dillon (1969), pp. 274-275; J. Bertier (1978),
pp. 7-10; D.J. OMeara (1989), pp. 14-23; W. Buchwald-A. Hohlweg-O. Prinz
(1991), p. 615.
126
Cf. Marino di Neapoli, Vita di Proclo, cap. 28: Oltre a ci ebbe chiara
visione di appartenere alla catena di Hermes e una volta ebbe in sogno la cer-
tezza di avere lanima del pitagorico Nicomaco. Utilizzando questa testimo-
nianza di Marino e il fatto che le metempsicosi, secondo la dottrina pitagorica,
dovevano avvenire ogni 216 anni circa, J.M. Dillon (1969), pp. 274-275, risale
alla data di morte di Nicomaco: il 196 d.C. La catena di Hermes da identificar-
si con la catena aurea di cui parla Omero, Il. VIII,18 ss., ma anche con la di-
scendenza di Solone secondo la testimonianza dello stesso Marino, cap. 26, dove
si dice che Egia, discepolo di Proclo, apparteneva alla stirpe della catena au-
rea discendente da Solone. Alla discendenza di Solone, noi sappiamo da Dioge-
ne Laerzio, III 1, apparteneva, per via di madre, anche Platone: appare evidente
che la catena di Hermes o catena aurea di cui parlano i neoplatonici, altro non
che la discendenza dei filosofi platonici, ossia la discendenza dei veri filosofi.
127
Nicomaco si riferisce a questopera in Introduzione aritmetica 83,4 H.
Mentre gli scribi medievali stilarono poche copie del Manuale harmonicum,
nulla ci resta dellIntroduzione alla geometria, opera forse troppo prolissa e di
difficile comprensione. Di essa inoltre non troviamo riferimenti in alcuna fonte
a parte che in Nicomaco stesso: lopera di Euclide, infatti, deve essere stata
considerata dagli antichi il massimo raggiungimento in materia di geometria,
il che ha forse comportato la scarsa trascrizione e quindi la perdita per noi
moderni di opere di geometria non euclidee.
128
Cf. la citazione di Ateneo, Dipnosophistarum epitome, XI 55,478 a.
na arithmeticae.
129
Si talvolta pensato che Nicomaco avesse scrit-
to anche una Lettura di Platone e un Trattato di aritmetica, distin-
to dallIntroduzione, ma si tratta di erronee esegesi di alcuni riferi-
menti testuali sia dello stesso Nicomaco sia di altri.
noto che il rispetto e lammirazione dei discepoli di Platone
per il maestro, allinterno ma anche fuori dellAccademia, fu tale da
provocare una ininterrotta tradizione di studi del suo pensiero non
soltanto metafisico, etico e politico, ma anche matematico e cosmo-
logico. In questa tradizione furono composti, quindi, anche com-
mentari di argomento matematico, soprattutto in rapporto alla ese-
gesi e interpretazione di numerosi passaggi del Timeo, in primo
luogo degli argomenti aritmetici sulla psicogonia. I commentari
matematici a Platone, soprattutto al Timeo, furono certamente di
numero prevalente rispetto a quelli sugli altri dialoghi. Tra questi
scritti esegetico-matematici relativi a Platone, alcuni hanno in-
fluenzato notevolmente la tradizione neopitagorica che, come si sa,
era e rimase legata alla tradizione platonica. Esempio di questa in-
fluenza , appunto, il nostro Nicomaco, con la sua Introduzione ari-
tmetica, che contiene numerosi passaggi di riferimento a Platone,
130
passaggi che potrebbero essere letti anche in relazione ad uno scrit-
to matematico su Platone di un altro platonico pitagorizzante, pi o
meno contemporaneo di Nicomaco, ossia Teone di Smirne, di cui ci
giunto uno scritto esplicitamente destinato a coadiuvare la lettu-
ra di Platone, dal titolo Expositio rerum mathematicarum ad legen-
dum Platonem utilium.
131
Tra i commentari matematici a Platone,
anteriori allet di Nicomaco e Teone, degno di menzione il Plato-
nicus del famoso bibliotecario di Alessandria Eratostene, che fu la
probabile fonte di Teone e di Nicomaco.
132
I principali riferimenti a Platone nellIntroduzione aritmetica di
46 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
129
A parte queste opere sicuramente autentiche, a Nicomaco vengono at-
tribuiti altri scritti, fra cui una Vita di Apollonio di Tiana, unopera di astrono-
mia e altre ancora. Per notizie pi esaurienti cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C.
Karpinski (1926), pp. 79-87, e J. Bertier (1978), pp. 8-10.
130
Cf. ad esempio Nicom. 75,14-17 H., 129,14-17 H., 119,19-120,2 H. An-
che in questultimo passo, in cui Nicomaco cita in modo generico gli antichi, il
riferimento a Platone, non a caso, infatti, il commento di Filopono al lemma,
ossia II 70, parla di Platone e del Timeo.
131
Teone di Smirne, Expositio rerum mathematicarum ad legendum Plato-
nem utilium, edidit E. Hiller, Lipsiae 1878; su Teone cf. Th. Heath (1921a), I,
pp. 112-113 e II p. 238-244.
132
Per un confronto dettagliato fra lopera di Teone e lIntroduzione di Ni-
comaco cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp. 36-43.
Nicomaco sono: 75,14-17 H.: A tale teoria consegue un teorema ec-
cellente e utilissimo per la psicogonia platonica e per tutti gli inter-
valli armonici; 129,14-17 H.: Sar assolutamente opportuno che
arrivati a questo punto facciamo menzione di un corollario per noi
utile a comprendere una teoria platonica; 119,19-120,2 H.: A que-
sto punto sarebbe opportuno (Eai or toutoi xoio) che noi, aggiun-
gendo il discorso sulle proporzioni, che assolutamente necessario
per le speculazioni relative alla natura e per le teorie relative alla
musica, alla sferica, alla geometria e non meno che per la lettura
degli antichi, ponessimo allIntroduzione aritmetica un termine che
sia al tempo stesso conveniente e appropriato. Il generico riferi-
mento agli antichi include certamente Platone, se vero che il com-
mento di Filopono a questo passo, corrispondente al lemma II 70,
parla esplicitamente, di Platone e del Timeo.
LIntroduzione aritmetica di Nicomaco si inquadra come av-
verte il titolo stesso nel genere delle cosiddette Introduzioni:
operette brevi, concise ma accurate, scritte in uno stile chiaro e sin-
tetico, finalizzate alla descrizione pratica e allesposizione sistema-
tica dei principi di alcune arti o scienze.
133
Le Introduzioni erano
dei trattatelli poco originali, manuali composti ad uso scolastico,
destinati appunto, grazie allo scopo divulgativo per il quale erano
composti, ad avere una grandissima circolazione.
134
E lIntroduzio-
ne di Nicomaco ebbe effettivamente presso i contemporanei e i po-
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 47
133
Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 207: E qui,
nel libro di Nicomaco, si trova quello che, come io credo, non si potrebbe mini-
mamente vedere negli altri libri <sullargomento>, e cio sinteticit e precisio-
ne, oltre che completezza e perfezione, concatenazione e connessione, e ricchez-
za di idee e fecondit, giacch Nicomaco presenta laritmetica pitagorica nella
sua autentica purezza.
134
Cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), p. 16. La novit
dellopera di Nicomaco che si tratta di uno scritto in cui laritmetica viene
considerata a s, sganciata dalla tradizionale subordinazione alla geometria. Si
sa infatti che il pitagorismo aveva studiato le regole aritmetiche in stretta con-
nessione con la visualizzazione geometrica, cf. M. Kline (1972), p. 29. Parimen-
ti, nei primi secoli d.C., anche lalgebra assumeva un ruolo a s, sganciata dal
legame con la geometria, soprattutto ad opera di Erone e di Diofanto, cf. M.
Kline (1972), pp. 136-144. Il metodo utilizzato da Nicomaco nella sua Introdu-
zione aritmetica molto diverso da quello usato da Euclide. La differenza fon-
damentale rispetto al metodo espositivo euclideo il fatto che Nicomaco non of-
fre mai delle prove delle sue teorie, che sono comunque esposte senza divisione
in proposizioni, come troviamo in Euclide. Ci accade perch molto probabil-
mente le Introduzioni, o manuali di artes, avevano uno scopo descrittivo e di-
vulgativo piuttosto che, come per Euclide, uno scopo dimostrativo.
steri una vasta eco. La traduzione di Apuleio di Madaura, scompar-
sa senza lasciare traccia di s, fu il primo tentativo di introdurre
nel mondo romano lopera di Nicomaco, sicuramente non molto
tempo dopo la morte del suo autore.
135
Alcuni secoli dopo, Severino
Boezio scriveva un piccolo trattato, il De institutione arithmetica,
che pu essere considerato come una traduzione in forma di para-
frasi del testo di Nicomaco, anche se con alcuni personali adatta-
menti, qualche soppressione e, a volte, qualche aggiunta.
136
Boezio
fu lunica fonte per la conoscenza di Nicomaco da parte del mondo
latino e, quindi, fonte importante per i pi tardi trattati di aritme-
tica ad opera di Cassiodoro e di Isidoro di Siviglia.
Numerosi i commentari a Nicomaco in lingua greca: oltre a
quello di Giovanni Filopono, di cui trattiamo in questa sede, i prin-
cipali furono quello di Giamblico,
137
di Asclepio di Tralle e di Soteri-
co.
138
LIntroduzione di Nicomaco si trasmise anche al mondo ara-
bo attraverso la traduzione di Tbit ibn Qurra (836-901 d.C.)
139
e
giunse ad influenzare, pi tardi, unopera anonima dellundicesimo
secolo,
140
Quadrivium, e gli scritti di Giorgio Pachimere.
141
Nicomaco di Gerasa fu come si detto un neopitagorico e
deve quindi essere inquadrato come uno dei pensatori pi significa-
tivi della sua corrente filosofica, anche perch i suoi scritti furono
48 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
135
La testimonianza di tale traduzione deriva da Cassiodoro e Isidoro. Cf.
Cassiodori Senatoris Institutiones, ed. R.A.B. Mynors, Oxford 1937, liber II, De
arithmetica, 140,15-20; Isidori Hispalensis Episcopi, Etimologiarum sive Origi-
num Libri XX, recognovit brevique adnotatione critica instruxit W.M. Lindsay,
Oxonii 1911, liber III, De mathematica, 2,1.
136
Anicii Manlii Torquati Severini Boetii, De institutione arithmetica libri
duo, ed. G. Friedlein, Lipsiae 1867. Per un confronto fra Boezio e Nicomaco cf.
M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp. 132-137.
137
Iamblichi, In Nicomachi Arithmeticam Introductionem Liber, ed. H. Pi-
stelli, Lipsiae 1894, e ora edita e tradotta da F. Romano (1995), pp. 203-391.
138
Soterichus, Ad Nicomachi Introductionem Arithmeticam de Platonis
psychogonia Scholia, ed. R. Hoche, Elberfeld (progr.) 1871. Altri commentari
perduti, o di cui rimangono tracce nei manoscritti, sono indicati da L. Ta-
rn (1969), pp. 5-6 e da M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp.
125-126.
139
Cf. W. Suter (1900), pp. 35-37; W. Kutsch (1959).
140
Cf. Anonymi, Logica et quadrivium cum scholiis antiquis. Historisk-fi-
lologiske Meddelelser, ed. J.L. Heiberg, Berlin 1929; cf. N. Zeegers-Vander Vor-
st (1963), pp. 129-161.
141
Cf. P. Tannery (1940). La suddivisione che Nicomaco opera delle quat-
tro scienze matematiche, aritmetica, geometria, musica e astronomia, fu effet-
tivamente allorigine del quadrivio, cf. Ph. Merlan (1990), p. 82 e pp. 153-160.
letti e studiati come si visto da diversi autori neoplatonici.
142
Esiste innegabilmente una certa difficolt di comprendere ap-
pieno la natura delle sette neopitagoriche, anche perch esse nasco-
no come eredi di una tradizione gi di per s complicata. I neopita-
gorici furono sovente dei filosofi mistici si pensi ai Theologoume-
na , che indagavano i significati riposti di formule pitagoriche lo-
gorate dal tempo e giunte fino a loro.
143
Inoltre, le informazioni sui
neopitagorici pervenute fino ai tempi moderni sono esse stesse esi-
gue e frammentarie. Non bisogna certamente enfatizzare il vuoto
che sembra separare lantica scuola pitagorica e il neopitagorismo,
poich ci sono motivi di credere che, in realt, la tradizione pitago-
rica si sia mantenuta ininterrottamente fino ai tempi di Nicomaco
e oltre.
144
La fine della vecchia scuola pitagorica, cio, non fu di per
s la fine del pitagorismo, che riflett subitanee influenze, si det-
to, su Platone e sui suoi immediati seguaci, Speusippo e Senocra-
te.
145
Le dottrine pitagoriche furono fissate in opere commentarie
che nel periodo ellenistico dovettero rappresentare la base delledu-
cazione e loggetto dellapprendimento.
146
Oltre tutto proprio lese-
gesi del Timeo doveva condurre ad un uso frequente del simbolismo
numerico. Naturalmente il pitagorismo accolto dalle nuove sette
neopitagoriche era un pitagorismo che aveva ormai la sua storia e
che, passato attraverso le esperienze del platonismo, dellaristoteli-
smo e della Sto, si era necessariamente modificato e sviluppato.
147
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 49
142
Cf. E. Zeller (1892-1923), III 2, pp. 92 ss. e H. Thesleff (1961).
143
Cf. J.A. Philip (1966), pp. 134-150; H.D. Saffrey (1967), pp. 198-201.
144
Cf. L.M. Napolitano Valditara (1988), pp. 413-420. Nel cosiddetto cata-
logo di Giamblico, il filosofo elenca una lunghissima lista di pitagorici, suddivi-
si per citt, cf. Giamblico, De vita pythagorica, 267.
145
Per il pitagorismo dei successori di Platone, Speusippo e Senocrate, e
per le difficolt che essi incontrarono nellinterpretazione platonica della dottri-
na dei numeri cf. L. Brunschvicg (1929), pp. 67-70. A differire notevolmente
dalle posizioni dei membri dellAccademia fu Aristotele, sempre restio ad accet-
tare teorie matematizzanti. Egli consider la dottrina platonica simile a quella
pitagorica in quanto Platone credette lUno essere una sostanza e non che ci
fossero altre sostanze di cui lunit potesse essere attributo. Secondo Aristotele
per Platone, come per i pitagorici, i numeri erano per le cose la causa della loro
natura sostanziale. Aristotele, Metaph., 987b 22-25: Sostenendo che luno so-
stanza (rv ouoiov rivoi) e non predicato di una qualche cosa diversa da s (xoi
g rtrov ti ov ryro0oi rv), Platone sosteneva una tesi vicina a quella dei pita-
gorici (aooagoie toi Hu0oyorioi rryr); e si poneva sulle loro stesse posi-
zioni, quando diceva che i numeri sono la causa della sostanza delle altre cose
(tou oi0ou oitiou rivoi toi ooi tg ouoi o eooute rxrivoi).
146
Cf. J.A. Philip (1966), pp. 12-15.
147
Le sette neopitagoriche avranno avuto certo la necessit di utilizzare e
In questo stato di cose Nicomaco pu essere considerato un neo-
pitagorico prevalentemente per il suo interesse verso le matemati-
che e i numeri e perch prese come punti di riferimento Pitagora,
148
Filolao ed Archita, ma pi precisamente bisognerebbe affermare
che sebbene la sua filosofia fu costruita sopra una base di pitagori-
smo essa fu altres una filosofia che attingeva a diversi filoni di
pensiero.
Da un lato come si detto Nicomaco fu un filosofo mistico.
149
Nei Theologoumena arithmeticae egli esalta le virt dei numeri e
ne pone in evidenza la natura divina. Con questo scritto Nicomaco
si presenta, quindi, come un aritmologo e si colloca in una tradizio-
ne che affonda le sue radici nel pitagorismo di Filolao e di Archita e
che vide fiorire un certo numero di trattati di aritmologia o, come
anche si dice, di teologia dei numeri.
150
Oggetto di trattazione dei Theologoumena il numero divino, il
quale si presenta in forma decadica, nel senso che i primi dieci nu-
50 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
sistemare una terminologia divenuta ormai universale. A questo proposito si
noter che, rispetto ai primi pitagorici, i nuovi pitagorici non aborrirono la
scrittura come strumento di divulgazione dottrinale. Per quanto concerne, inol-
tre, la presenza di elementi platonici, aristotelici e stoici nel pensiero di Nico-
maco cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp. 88-110.
148
In Intr. arit., 1,5-2,5 H. Nicomaco presenta Pitagora come il primo filo-
sofo che stabil il contenuto della scienza. Dopo aver citato vari tipi di scienze o,
meglio, vari tipi di arti (trvoi), afferma che Pitagora per primo limit luso del
termine saggezza (ooio), alla sola scienza dellessere, la quale consisterebbe
nella intellezione della realt immateriale e immutabile, ossia della vera
realt, opposta al mutevole mondo sensibile che da quella deriva come limma-
gine da un modello. Gi in questo primo paragrafo quindi, in relazione con Pita-
gora, Nicomaco stabilisce la distinzione ontologica che propria del platonismo.
149
Cf. L.M. Napolitano Valditara (1988), pp. 419-422.
150
La prima letteratura neopitagorica dovette essere occupata in gran par-
te da opere di aritmologia. Questa aritmetica teologica riconosceva ai primi die-
ci numeri delle propriet che venivano identificate con propriet fisiche e con
gli dei. Lo stesso Filolao nello scritto Sulla natura aveva identificato il 7 con il
sovrano delluniverso e aveva proposto delle identificazioni per i numeri oltre il
4. Archita era stato autore di unopera Sulla decade, mentre lo stesso Speusip-
po aveva scritto unopera sullaritmologia. Successivamente tali argomenti
hanno trovato probabilmente posto nei commentari platonici, cf. M.L. DOoge-
F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), p. 90. Proclo, In Euclidem, 130,8, sottoli-
nea come i pitagorici e, fra di essi, Filolao, consacrassero gli angoli del triango-
lo, del quadrato, e di altre figure geometriche a delle specifiche divinit; men-
tre Aezio, De placitis, II 6,5 (forse tratto da Teofrasto, Physicorum opiniones),
testimonia che Pitagora identificava ciascuna delle cinque figure solide, ossia
cubo, piramide, ottaedro, icosaedro e dodecaedro, con un elemento fisico, rispet-
tivamente la terra, il fuoco, laria, lacqua e la sfera del tutto.
meri hanno propriet particolari e si identificano con gli dei, men-
tre i numeri successivi al 10 sono semplicemente delle ripetizioni. I
numeri divini influenzano la realt attraverso le loro propriet,
poich essi recano le proprie qualit alle cose sulle quali agiscono.
Dalle propriet dei numeri e dalle etimologie dei loro nomi prendo-
no poi avvio le identificazioni. Il 2 ad esempio alterit perch si
oppone alla monade, materia perch questa origina diversit nel-
la natura come il 2 origina diversit nel numero,
151
audacia per-
ch osa separarsi dalla unit originaria, ed , fra le divinit, Era-
to, Iside, Rea-Demetra, Artemide e Afrodite.
152
NellIntroduzione aritmetica, al contrario, lapproccio con le dot-
trine matematiche di natura scientifico-filosofica. Sin dalle sue
primissime pagine Nicomaco appare un filosofo che, secondo la di-
stinzione ontologica platonica, pone da una parte lintelligibile, il
mondo delle idee eterne e immutabili, e dallaltra il sensibile, le co-
se mutevoli e transeunti soggette a decadenza e morte. Le cose ma-
teriali sono una combinazione di materia e forma e, a causa della
loro natura materiale, sono sottoposte a costante mutamento, nel
quale imitano la materia, poich proprio nel mutamento che es-
se si assimilano al proprio principio materiale. Limpressione di
una forma determinata nella materia ferma, seppure per un breve
istante, lincessante fluire del cambiamento in cui la materia
coinvolta e ne deriva il toor ti, loggetto determinato. Le cose mate-
riali esistono allora grazie alla forma di cui partecipano e per que-
sto esse sono oevue ovto, esseri per omonimia, in contrapposi-
zione agli enti reali, xuie o ovte ovto. Si pu notare, quindi, che
di tali forme (riog) Nicomaco parla pi in senso platonico che ari-
stotelico pur mescolando insieme e integrando le due dottrine
giacch esse sono incorporee e immutabili ed solo per accidente
che si mostrano nella materia e nel flusso relativo ai corpi. Si trat-
ta di forme eterne, immateriali, senza cominciamento. In 2,20-3,2
H. tali forme sono elencate: qualit, quantit, configurazioni,
grandezze, piccolezze, uguaglianze, relazioni, atti, disposizioni, luo-
ghi, tempi, e in breve tutte le cose in cui sono comprese le propriet
di ciascun corpo. Si tratta probabilmente di un esempio di mesco-
lanza delle dottrine di Platone con quelle di Aristotele, ma in gene-
rale la terminologia e la teoria dominanti sono quelle platoniche.
INTRODUZIONE - NICOMACO E LA TRADIZIONE PITAGORICA 51
151
Cf. Giamblico, La teologia dellaritmetica, p. 401.
152
Per le identificazioni dei numeri con gli dei cf. M.L. DOoge-F.E. Rob-
bins-L.C. Karpinski (1926), pp. 104-107; cf. anche Giamblico, La teologia della-
ritmetica, pp. 409-411.
Secondo Nicomaco, infatti, le forme ideali si trovano nellintel-
letto divino e attraverso la contemplazione di esse il dio crea il
mondo plasmando la materia originaria.
153
Dio quindi primaria-
mente un demiurgo, creatore del mondo.
154
In 9,9 ss. e in 12,1 ss.
H., per, Nicomaco afferma che il mondo ordinato in base al nu-
mero: i numeri sono le reali essenze eterne e le forme sono ad essi
inferiori. Ad un primo sguardo, quindi, la relazione fra matemati-
che e filosofia stabilita da Nicomaco appare incoerente. Da una
parte le matematiche sono ponti o scale che conducono alla pura
realt
155
e purificano gli occhi dellanima allo scopo di condurla lon-
tano dalla realt materiale fino agli enti incorporei ci che sugge-
risce che Nicomaco concep una realt pura e la sua scienza diffe-
renti rispetto alle matematiche e ai numeri e superiori ad esse
dallaltra parte il filosofo identifica i numeri con la pura realt e
sembra possibile che egli tenda a considerare le matematiche, e so-
prattutto la pi elevata di esse, laritmetica, come la pi elevata
forma di conoscenza e il numero come la pi elevata forma di esse-
re. Lintenzione di Nicomaco sembrerebbe quindi quella di ridurre
le forme-categorie alle propriet formali del numero. Il filosofo
avrebbe cio riconosciuto la differenza fra numeri e forme per su-
bordinare per le seconde ai primi
156
ribaltando la gerarchia plato-
nica in una prospettiva che considera lo studio dellaritmetica come
preparatorio ad una metafisica basata sul concetto di numero divi-
no. Scopo dellIntroduzione aritmetica potrebbe essere, quindi,
quello di fornire i rudimenti di quelle conoscenze matematiche at-
traverso le quali si giunge allaritmetica teologica.
157
52 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
153
Cf. Nicom. 9-10 H.
154
Il DOoge (cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp. 95-
96) riconosce in questo concetto di dio in Nicomaco una influenza stoica.
155
Nicom. 7,21-8,7 H.: Evidentemente queste conoscenze somigliano a
scale e a ponti (xioi tioi xoi yruoi roixr touto to o0goto), poich fanno
passare il nostro pensiero dalle realt sensibili e opinabili alle realt intelligi-
bili e scientifiche (oioioovto tgv oiovoiov gev oao tev oio0gtev xoi ooootev
rai to vogto xoi raiotgovixo ), e dalle realt che ci sono abituali e familiari dal-
linfanzia, materiali e corporee, a quelle di cui non si ha labitudine e che sono
di unaltra specie rispetto alle sensazioni (xoi oao tev ouvtoev giv xoi rx
rev ovtev ouvg0ev uixev xoi oeotixev rai to oouvg0g tr xoi rtrouo ao
to oio0gori), pi imparentate con le nostre anime per limmaterialit e leter-
nit (ouio xoi oioiotgti ouyyrvrotro toi grtroi uoi), e che stanno molto
prima della facolt intellettiva che nelle nostre anime (xoi aou aotrov te rv
outoi vogtixe ).
156
Cf. D.J. OMeara (1989), pp. 14-23.
157
In questa direzione sembra indirizzare anche la testimonianza di Pro-
Nicomaco appare quindi, in definitiva, un platonico pitagoriz-
zante o un neopitagorico platonizzante, che cerc di matematizzare
del tutto la filosofia platonica sostituendo alla dialettica unaritme-
tica elevatissima e alle forme i numeri-principi.
1.3. Il Commentario di Filopono a Nicomaco
1.3.1. Il Commentario e loriginalit filosofica di Filopono
Il Commentario di Giovanni Filopono allIntroduzione aritmeti-
ca si inserisce in una tradizione di commentari a Nicomaco che an-
novera, come si gi detto, in primo luogo il Commentario di Giam-
blico, poi quello di Asclepio di Tralle, contemporaneo di Filopono, e
infine quello di Soterico. A questi commentari Filopono legato in
maniera pi o meno evidente, ma il problema essenziale, in questa
sede, quello di stabilire il rapporto fra il Commentario di Giovan-
ni e quello di Asclepio, suo condiscepolo alla scuola di Ammonio, il
cui Commentario, derivando anchesso dalle lezioni orali tenute dal
comune maestro, risulta essere simile a quello di Filopono, al punto
che, in molti passi, la corrispondenza fra i due commentari , addi-
rittura, letterale. Questa somiglianza cos stretta ha provocato, co-
me si vedr, anche una certa confusione allinterno della tradizione
manoscritta dei due commentari; essa, comunque, pone il problema
della determinazione del grado di originalit del Commentario a
Nicomaco di Filopono. Occore distinguere, infatti, quanto, nel Com-
mentario, appartiene ad Ammonio, quanto ad Asclepio e quanto,
invece, sia pensiero originale di Filopono.
Il problema delloriginalit del pensiero di Giovanni Filopono
costituisce un tema ampiamente dibattuto da quanti soprattutto
nellultimo cinquantennio si sono occupati di studiare questo filo-
sofo neoplatonico alessandrino. un problema infatti che, come si
accennato precedentemente, lungi dal riguardare il solo Commen-
tario a Nicomaco, abbraccia i numerosi commentari ad Aristotele
che Giovanni redasse in relazione allinsegnamento di Ammonio,
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 53
clo, In Euclidem, 22, su Platone, i pitagorici e Filolao: Perci sia Platone ci in-
segna molte e mirabili dottrine sugli di mediante figure matematiche, sia an-
che la filosofia dei pitagorici ricorrendo a queste coperture nasconde liniziazio-
ne misterica alle dottrine divine. Di tal genere infatti nel suo complesso tutto
il discorso sacro, e cos anche Filolao nelle Baccanti, e lintero modo di indiriz-
zare di Pitagora sugli di.
soprattutto i commentari alla Physica, agli Analitica posteriora e ai
Meteorologica, e che ha dato luogo a molte discussioni relative alla
sistemazione cronologica del corpus filoponiano. Ogni motivo di in-
teresse rivolto a questo filosofo subirebbe, infatti, un considerevole
ridimensionamento, se si dovesse credere che lattivit svolta da
Giovanni nella scuola di Alessandria fosse stata semplicemente
quella di redigere e pubblicare, con letterale aderenza alle lezioni
di Ammonio, i corsi tenuti dal maestro, durante i quali quegli espli-
cava le dottrine aristoteliche e neoplatoniche. Bisogna infatti tene-
re presente, per quanto la tradizione ci consenta di conoscere, qua-
le fosse la natura della collaborazione che legava il oioooxoo neo-
platonico ai suoi assistenti pi vicini e fidati e quale fosse lattivit
didattica e di ricerca allinterno della scuola di Alessandria. Sareb-
be infatti una prospettiva troppo riduttiva e parziale, metodologi-
camente fuorviante, quella di identificare il discepolo di un maestro
neoplatonico come un semplice incaricato di raccogliere accurata-
mente gli appunti alla lezione di quello e di redigerli, ordinarli, or-
ganizzarli per la pubblicazione o per lutilizzo allinterno della scuo-
la stessa, magari per corsi futuri destinati al medesimo argomen-
to.
158
Lo stesso Richard, nel suo celebre articolo dedicato al metodo
della redazione oao evg, espressione contenuta nellintitolazione
di numerosi commentari neoplatonici, e anzi proprio a proposito
degli scholia di Asclepio di Tralle oao evg Aeviou tou Eriou
alla Metaphysica di Aristotele, dopo aver affermato che lespressio-
ne indica che tali scholia sono stati redatti daprs lenseignement
oral dAmmonius, precisa: Mais plusieurs nuances sont possibles:
ou bien Asclpius a stnographi les paroles de son matre; ou bien
il sest propos de reproduire sa manire, avec une libert plus ou
moins grande, ses enseignements. Ce dernier sens parat plus vrai-
semblable []. Toutefois il est croire que sa part personnelle ne-
st pas si considrable que celle de son condisciple Jean Philopon
dans tels de ses commentaires, par exemple celui des Premires
Analytiques, dont le premier livre est intitul: Ieovvou yootixou
Arovorio ri to aetov tev aotrev ovoutixev ooixoi oaoog-
rieori rx te v ouvouoie v Aeviou tou Eri ou.
159
Se quindi lespressione oao evg non implica, di per s, una to-
54 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
158
Sulla genesi e la struttura dei commentari neoplatonici cf. F. Romano
(1983), pp. 49-66.
159
Cf. M. Richard (1950), p. 193.
tale, letterale e pedissequa aderenza alla lezione orale tenuta dal
maestro, a cui si fa risalire il testo, anzi non esclude del tutto la
presenza di qualche considerazione personale, laffacciarsi discreto,
qua e l, di posizioni teoriche del redattore stesso, a maggior ragio-
ne si potr suppore una pi grande libert per i commentari la cui
intitolazione, pur risalendo al nome del maestro, non reca lespres-
sione che pi di tutte dovrebbe indicare il rapporto di dipendenza.
Ebbene, fra i commentari ad Aristotele di Filopono solo quattro so-
no rx tev ouvouoiev Aeviou, e cio In Analytica priora, In Analy-
tica posteriora, In De generatione et corruptione e In De anima, dei
quali i titoli degli ultimi tre recano laggiunta rto tivev ioiev rai-
otoorev, con alcune proprie osservazioni critiche.
160
Loriginalit di Filopono, il taglio personale e di chiara impron-
ta cristiana di certe dottrine fisiche che si riscontrano allinterno
dei commentari ad Aristotele, in primo luogo nel Commentario alla
Physica, sono state messe in luce soprattutto da vrard nel 1953,
nellarticolo intitolato Les convictions religieuses de Jean Philopon
et la date de son Commentaire aux Mtorologiques, nel quale l-
vrard, come si accennato sopra, sottolinea appunto la presenza
ancora nella fase iniziale del pensiero di Giovanni delle dottrine
antiaristoteliche delleternit del mondo e dellimpetus, non riscon-
trabili nei contemporanei Simplicio e Olimpiodoro. Queste dottrine,
stando alla tesi di vrard, avrebbero captato lattenzione di Filopo-
no proprio per il fatto che era cristiano; esse sarebbero, quindi,
unanticipazione del pi tardo scritto, chiaramente antiaristotelico,
De aeternitate mundi contra Aristotelem.
161
Non certamente il caso di entrare nel merito di tali tematiche,
n possibile discutere, in questa sede, il problema delloriginalit
di pensiero di Giovanni Filopono, problema che, tuttavia, deve es-
sere chiarito per quanto riguarda le pagine del Commentario a Ni-
comaco. A tale scopo, in passato, stato gi fatto, prima da Weste-
rink e, successivamente, da Tarn, un confronto fra il Commenta-
rio di Giovanni e quello di Asclepio. Vediamo di definire i termini
della questione.
In un articolo del 1954, il Saffrey si soffermava a chiarire il ruo-
lo di Filopono nella scuola di Ammonio, definendolo editore ufficia-
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 55
160
A me sembra che il valore semantico di rai otooi si avvicini qui a quello
del termine rvotooi, che indica propriamente lobiezione. Filopono vuole inten-
dere, infatti, che si sofferma a fare delle considerazioni proprie sul commento
di Ammonio, non solo di approfondimento, ma anche di valutazione critica.
161
Cf. . vrard, (1953), pp. 299-357.
le di Ammonio alla scuola di Alessandria. Accanto a lui un altro
allievo ed editore ufficiale, Asclepio, pubblicava il Commentario del
maestro alla Metaphysica aristotelica.
162
Secondo il Saffrey, inoltre,
gi a partire dal 517, anno in cui si data il Commentario alla Physi-
ca, Ammonio non pubblicherebbe pi le lezioni dei suoi corsi se non
per mezzo dei discepoli-redattori e, anzi, per meglio dire, attraverso
lintermediazione di un cristiano, il suo allievo Giovanni il Gram-
matico. La scelta di un cristiano, infatti, sarebbe servita tra laltro
ad Ammonio, sempre secondo il Saffrey, per aggirare i pericoli in
cui poteva incorrere lintera scuola in seguito alla politica imperiale
filocristiana,
163
che in quegli anni guardava con critica attenzione
alle ultime cittadelle della cultura pagana e che, di l a poco, nel
529, con leditto di Giustiniano, avrebbe interdetto i maestri pagani
dallesercizio del pubblico impiego, provocando lespulsione di Da-
mascio e Simplicio dallinsegnamento presso la scuola neoplatonica
di Atene.
164
In realt, per, nulla suggerisce che il progetto di Gio-
vanni di curare e pubblicare i commentari di Ammonio sia stato
ispirato o supervisionato da Ammonio stesso, ch, anzi, come si ve-
dr, il Commentario a Nicomaco, secondo lopinione di Tarn, sem-
brerebbe risalire ad un corso di Ammonio indirettamente, ossia
tramite le note di Asclepio. Del resto, sembra pi naturale pensare
che Ammonio preferisse avvalersi della collaborazione di allievi-
editori pi fedeli ai suoi insegnamenti di quanto non fosse Giovan-
ni, allievi che, per intenderci, si comportassero come aveva fatto
Asclepio nelledizione del Commentario a Nicomaco e di quello alla
Metaphysica. Larticolo del Saffrey, inteso principalmente a deli-
neare i rapporti che legavano i neoplatonici di Atene e di Alessan-
dria, non fa per alcun cenno del Commentario di Filopono allIn-
troduzione aritmetica di Nicomaco.
Le ipotesi del Saffrey sono state riprese, dieci anni dopo, dal
Westerink, in un articolo
165
che analizza, in maniera specifica, il
rapporto che lega i due commentari a Nicomaco rispettivamente di
Filopono e di Asclepio. Sulle orme del Saffrey, Westerink afferma
che Filopono deve essere considerato editore ufficiale delle opere di
56 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
162
Cf. H.D. Saffrey (1954), p. 405.
163
Questa prospettiva si trova affermata, oltre che dal Saffrey, anche dal-
larticolo di M. Mahdi (1967), pp. 234-235.
164
Cf. J. Maspro (1923), pp. 40-41; M. Meyerhof (1933), pp. 110-114; H.I.
Marrou (1968), pp. 150-151; G. Ostrogorsky (1968), pp. 51-59; P. Brown (1974),
pp. 118-119.
165
Cf. L.G. Westerink (1964), pp. 526-535.
Ammonio. Questo tipo di collaborazione sarebbe esplicitamente
confermato dallespressione contenuta negli stessi titoli attribuiti
dalla tradizione manoscritta ai commentari ad Aristotele: ooixoi
oaoogrieori rx tev ouvouoiev Aeviou tou Eriou. Se nel Com-
mentario a Nicomaco non si trova una tale etichetta, aggiunge We-
sterink, la cosa non ha importanza alcuna, poich non solo Giovan-
ni cita il maestro Ammonio, ma ha anche conservato scrupolosa-
mente la forma del Commentario oao evg con le sue formule ste-
reotipate.
166
Ma c di pi. Lanalisi testuale, la quale mostra una
somiglianza pressoch letterale con il Commentario di Asclepio, e il
riconoscimento che il testo di Filopono grammaticalmente pi
corretto e ampliato fino a raggiungere una dimensione quasi dop-
pia rispetto a quello del condiscepolo,
167
hanno indotto il Westerink
ad affermare che Filopono, in questo caso, ha editato non tanto un
Commentario a Nicomaco, quanto un Commentario ad Ammonio su
Nicomaco, usufruendo degli appunti di Asclepio e, anzi, per meglio
dire, plagiandolo.
168
infatti impossibile stando allopinione di
Westerink ammettere che i due abbiano preso appunti alla lezio-
ne del maestro in maniera autonoma e indipendente, perch dal-
laccordo quasi letterale fra i due commentari si dovrebbe conclude-
re che il maestro tenesse la sua lezione con estrema e inverosimile
lentezza.
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 57
166
Cf. L.G. Westerink (1964), pp. 533-534. Bisogna precisare per che, a
differenza di quanto avviene in Asclepio I 6 e 7, le citazioni di Ammonio nei
corrispondenti passi di Filop. I 7 e 8, sono una critica del maestro in difesa di
Nicomaco.
167
L.G. Westerink (1964), pp. 531-532, sottolinea come Filopono, da buon
grammatico, corregga spesso lo stile e gli errori di Asclepio. Pi corrette in Fi-
lopono le forme condizionali, luso dei tempi e delle particelle. Lespressione
inoltre pi chiara e pi esatta. In II 84,1-2 Filopono corregge una progressione
aritmetica che in Asclepio esposta in maniera complessa ed errata; aumenta
il numero degli esempi, aggiunge note critiche, osservazioni di tipo filosofico,
talvolta riscrive interi passi per ragioni di chiarezza. Entrambi i commentari si
presentano chiaramente come note di un corso, con la caratteristica distinzione
fra 0reio e ri, ed entrambi rimontano ad un corso tenuto da Ammonio
sullIntroduzione aritmetica di Nicomaco di Gerasa, di cui la redazione di Ascle-
pio rappresenta la versione pi fedele.
168
Westerink, come argomento a sostegno dellipotesi del plagio, cita gli
attacchi che Simplicio rivolse a Filopono nel Commentario al De caelo, dovuti
per a mio avviso soprattutto allavversione prodottasi in ambiente atenie-
se contro il nostro filosofo, probabilmente dopo la pubblicazione del suo De ae-
ternitate mundi contra Proclum, di cui troviamo riferimento in Simplicio, In De
caelo, 135,26. Pi che portavoce del neoplatonismo pagano cf. L.G. Westerink
(1964), p. 534 Simplicio il portavoce dei pagani neoplatonici di Atene.
Contro queste ipotesi, che finiscono per negare a Giovanni qual-
siasi carattere di originalit, si lev vrard nel 1965: allinterno del
Commentario a Nicomaco di Filopono troviamo un riferimento al
suo Commentario ai Meteorologica (In Nicom. I 14,4-5) che non ha
riscontro in Asclepio.
169
In relazione a tale riferimento, vrard
identifica un passo dei Meteorologica che condurrebbe anche il
Commentario a Nicomaco allinterno della polemica antipagana di
Filopono contro leternit del mondo. Non si ha la certezza, in
realt, che il passo indicato nel Commentario a Nicomaco sia pro-
prio quello individuato da vrard, e Westerink infatti afferma che
esso fa parte delle pagine perdute del Commentario ai Meteorologi-
ca, ma lvrard, come io ritengo, nel giusto quando individua in-
direttamente anche nel Commentario a Nicomaco un intento pole-
mico di Giovanni contro largomento delleternit del mondo. Tale
citazione dellIn Meteorologica rivelerebbe, quindi, secondo vrard,
nel Commentario a Nicomaco, un Filopono sempre incline alle-
spressione di idee originali e sganciate dallattaccamento pedisse-
quo alle posizioni teoriche di Ammonio. Ma potremmo aggiungere
ci ci riporterebbe cronologicamente ad un Filopono maturo che
ha gi scritto il Contra Proclum e che, impegnato come cristiano in
discussioni antiaristoteliche, avrebbe deciso di scrivere un Com-
mentario di soggetto matematico, nellottica, si presume, di affron-
tare sempre il medesimo problema, ossia quello della creazione, an-
che attraverso lo strumento fornito dalle matematiche.
Al contrario di questo riferimento al Commentario ai Meteorolo-
gica, ha invece un riscontro in Asclepio (In Nicom., II 11,38) ed
vrard non manca di sottolinearlo il riferimento al Commentario
alla Physica (cf. Filopono, In Nicom., II 31,19-20), in relazione alla
formazione dei quadrati tramite il metodo chiamato diaulo, una ci-
tazione che rimonta, quindi, per entrambi allorigine ammoniana di
quel Commentario.
170
Per vrard, in conclusione, i due commentari
58 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
169
Cf. . vrard (1965), pp. 592-598. Questa citazione del Commentario ai
Meteorologica costituisce per vrard un terminus post quem per datare lIn Ni-
com, dal momento che nellarticolo del 1953, p. 301 n. 3, egli ha stabilito che la
composizione del Commentario ai Meteorologica avvenuta dopo il 529, cio
dopo il Contra Proclum e prima del Contra Aristotelem. Secondo lvrard do-
vremmo porre, quindi, la composizione del Commentario a Nicomaco sicura-
mente dopo il 529.
170
Cf. L.G. Westerink (1964), p. 533; . vrard (1965), pp. 594-595. In
questo articolo, a p. 595, vrard rileva che curiosamente lallusione al metodo
del diaulo non si ritrova nel Commentario alla Physica di Simplicio, egli pure
discepolo di Ammonio, sebbene tale Commentario presenti numerosi passi pa-
a Nicomaco, quello di Asclepio e quello di Filopono, sono certamen-
te collegati fra loro, ma non ci sarebbero prove che questultimo
non possedesse suoi appunti del corso di Ammonio, ossia che la sua
sola fonte sia stato Asclepio.
Un ulteriore contributo alla questione deriva dalla pubblicazio-
ne, nel 1969, del Commentario a Nicomaco di Asclepio, ad opera di
L. Tarn. Nellintroduzione alla sua edizione, Tarn riprende il
problema e si pone in sostanza a met strada fra la posizione del
Westerink e quella dellvrard. Entrambe le recensioni del Com-
mentario a Nicomaco, quella di Asclepio di Tralle e quella di Gio-
vanni Filopono, risalgono ad una fonte comune: un corso sullarit-
metica di Nicomaco tenuto da Ammonio. Ci spiega infatti, in par-
te, la somiglianza delle due redazioni, anche se non ne spiega anco-
ra la corrispondenza spesso letterale. Anche per questa, per, Ta-
rn propone una soluzione: Giovanni avrebbe letto il testo del corso
di Ammonio negli appunti presi da Asclepio e su questo avrebbe la-
vorato con aggiunte e modifiche. Non possibile, infatti, afferma
Tarn cos come aveva affermato Westerink, che Asclepio e Giovan-
ni possano aver preso appunti, cos tanto corrispondenti fra loro, in
modo indipendente luno dallaltro; non possibile, se non altro,
che Ammonio conducesse le sue lezioni cos lentamente da consen-
tire la registrazione di ogni sua parola. Il Commentario di Giovanni
inoltre, come aveva gi precisato Westerink, oltre ad essere molto
pi ampio di quello di Asclepio, anche pi corretto e presenta del-
le considerazioni personali che non sono consuete allo spirito acriti-
co che caratterizza le pagine di Asclepio. Giovanni, quindi, avrebbe
editato il corso di Ammonio attraverso le note che Asclepio aveva
raccolto a lezione e che, probabilmente, aveva lasciato inedite, scor-
rette e disorganizzate.
171
Il Commentario di Asclepio costituisce,
quindi, la redazione pi fedele del corso di Ammonio. Asclepio per,
secondo Tarn, dopo aver raccolto di persona gli appunti delle le-
zioni del maestro, non li corresse n ordin per la pubblicazione.
Prova di ci sarebbero i numerosi errori e le imprecisioni presenti
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 59
ralleli che riconducono sia lui che Giovanni Filopono al maestro comune. Biso-
gna ricordare, per, che Simplicio e Filopono probabilmente non furono condi-
scepoli alla scuola di Ammonio, dal momento che Simplicio nel suo Commenta-
rio al De caelo, 26,17-19, afferma di non aver conosciuto Filopono, n c motivo
di dubitare della veridicit di questa testimonianza.
171
Cf. L. Tarn (1969), pp. 12-14. Anche P. Tannery (1912b ss.), II, p. 110
n. 2, afferma che il Commentario di Asclepio fu la fonte del Commentario di
Giovanni.
nel suo Commentario.
172
Filopono, quindi, avrebbe raccolto gli ap-
punti di Asclepio, o una redazione molto vicina ad essi, e li avrebbe
corretti e rimaneggiati per la pubblicazione.
173
Tale sfruttamento
delle note di Asclepio, quindi, non esclude, precisa Tarn, che la re-
dazione di Giovanni sia pienamente originale.
Queste ipotesi devono essere tuttavia vagliate, allo stato attua-
le delle conoscenze su Filopono, alla luce delle recenti ipotesi del
Verrycken, alle quali si accennato precedentemente. K. Verry-
cken, come si visto, propone una soluzione che sconvolge la crono-
logia e lunitariet degli scritti di Filopono e che, conseguentemen-
te, coinvolge anche il problema della composizione del Commenta-
rio a Nicomaco. Lo studioso propone la distinzione di due momenti
ben separati nelle vicende biografiche e, quindi, nel pensiero e ne-
gli scritti di Filopono, due momenti che distingue con le espressioni
Filopono I e Filopono II: lo spartiacque fra il primo e il secondo Fi-
lopono sarebbe, ancora una volta, il 529.
174
Lopera di revisione de-
gli scritti precedenti alla fase matura, dei quali parla Verrycken,
riguarderebbe in primo luogo il Commentario alla Physica che, pro-
prio in seguito a tali rimaneggiamenti, mostrerebbe le nuove posi-
zioni del commentatore a proposito della teoria delleternit del
mondo, posizioni che sono in aperto contrasto con la teoria aristote-
lica della quinta essenza, la quale afferma leternit dei cieli.
175
60 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
172
L. Tarn (1969), p. 8, considera Asclepio uno scrittore in genere poco
originale e gli nega originalit anche per il Commentario alla Metaphysica,
scritto specificamente oao evg Aevi ou.
173
Cf. L. Tarn (1969), p. 12. In un passo Filopono modifica un racconto
che Asclepio attribuisce ad Ammonio, mostrando il rapporto di maggiore li-
bert nei confronti del maestro. Si tratta dei passi di Filop., In Nicom., I 29,6-
11 e Ascl., In Nicom., I 29,8-15: Ma che le anime si rallegrano per la scoperta
delle dottrine risulta chiaro dal fatto che quando scopriamo qualcosa proviamo
piacere, e proviamo piacere al punto che versiamo anche lacrime. Certamente
anche il filosofo Ammonio raccontava: spiegavo ad un uomo le linee ed egli si
dilettava molto della mia spiegazione del teorema. Quando smisi disse: sono
triste perch ora hai concluso, volevo infatti ascoltare la dimostrazione.
174
Cf. K. Verrycken (1990a), pp. 233-274; Id. (1990b), pp. 223-226; Id.
(1991), pp. 211-234.
175
Sullargomento delleternit del mondo il Commentario a Nicomaco pre-
senta, nel primo libro, dei passi in contraddizione fra loro. I passi in cui il tema
ricorre sono Filop., In Nicom., I 3 e I 14. Alle li. 46 ss. di I 3 Filopono, rispetto
al passo corrispondente di Asclepio di Tralle, elimina la posizione eternalista di
Ammonio, ma poi aderisce alla posizione aristotelica con unespressione che
identica a quella di Asclepio, cf. la discussione nel seguente paragrafo del pre-
sente volume.
Lipotesi di Verrycken suggerisce che Giovanni sarebbe stato,
allinterno della scuola neolatonica di Alessandria, un convinto filo-
sofo neoplatonico, commentatore di Aristotele, e non avrebbe senti-
to mai il peso delle contraddizioni che sussistono fra le dottrine
neoplatoniche e aristoteliche e la fede cristiana. Tale insensibilit
da parte del filosofo, continua Verrycken, potrebbe forse attribuirsi
anche alleffetto del potere di Ammonio, che sulla scorta dellAm-
monius di Zaccaria di Mitilene
176
pu essere considerato un mae-
stro capace di blandire le anime dei giovani e affascinarli al punto
da allontanarli dalla fede. Il 529, per, avrebbe segnato un momen-
to difficile per i cristiani, una fase in cui questi, resi pi consapevo-
li della loro forza in seguito ai provvedimenti giustinianei, avrebbe-
ro cominciato a esercitare delle pressioni su Giovanni, costringen-
dolo con minacce di violenza a ritornare allantica fede e/o con lof-
ferta di denaro a testimoniarla con delle opere che abiurassero il
passato interessamento alla filosofia platonica e aristotelica. Tali
opere sarebbero il Contra Proclum e il Contra Aristotelem.
177
Verrycken suppone, inoltre, che Giovanni, nello scrivere il Contra
Proclum e il Contra Aristotelem, probabilmente sentisse soltanto di
obbedire ad una necessit contingente, poich sempre stando alla
tesi del Verrycken egli non avrebbe affatto creduto, in quel fran-
gente, alle teorie esposte nel Contra Proclum e nel Contra Aristote-
lem e contrarie al sistema filosofico a cui aveva aderito fino a quel
momento. E di tale insincerit di Filopono sarebbero prova, tra lal-
tro, gli attacchi di Simplicio.
Intorno al 530 Filopono sembrerebbe uscire dalla scena filosofi-
ca poich, maturata la consapevolezza dellimpossibilit di sposare
le dottrine aristoteliche alla recuperata fede cristiana, egli avrebbe
rinunciato del tutto al suo passato di filosofo. Tuttavia, dopo la
morte di Ammonio o, comunque, dopo il 529, Filopono pensa Ver-
rycken sarebbe stato de facto il filosofo pi rappresentativo e il
capo della scuola, sebbene de iure egli sia rimasto sempre essen-
zialmente un grammatico, cio un esperto di filologia.
178
In questo
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 61
176
Cf. Zacaria Scolastico, Ammonio, 93,27-32.
177
Verrycken segue le notizie fornite dalle fonti arabe e riportate da J.L.
Kraemer (1965), p. 322. Una prova di tali pressioni sarebbe rappresentata an-
che dalla prefazione del De opificio mundi, in cui Giovanni si direbbe sollecita-
to da cristiani a partecipare alle polemiche relative al problema della creazione
rifiutando le posizioni pagane eternaliste e provando che il mondo ha avuto
una origine. A sollecitare il filosofo sarebbe stato, tra gli altri, Sergio di Tella, a
cui lopera dedicata; cf. K. Verrycken (1990a), p. 258 n. 173.
178
K. Verrycken (1990a), p. 241: It is not unlikely that from 529 onwards
periodo Filopono avrebbe sottoposto a revisione opere come il Com-
mentario alla Physica e i commentari ai Meteorologica e agli Analy-
tica posteriora, probabilmente, sempre stando a quanto dice
Verrycken, per necessit scolastiche, mentre le revisioni avrebbero
lasciato poche tracce nei commentari al De anima e al De genera-
tione et corruptione.
179
I commentari alla Physica, ai Meteorologica
e agli Analytica posteriora presenterebbero, quindi, delle stratifica-
zioni di dottrine che permettono di distinguere un Filopono I da un
Filopono II. Il filosofo, inoltre, non avrebbe provveduto a riscrivere
i commentari, limitandosi solamente a ritoccarli, per necessit di
tempo, forse appunto perch spinto da necessit didattiche.
Pur ritenendo che tali ipotesi del Verrycken siano in parte
plausibili, e che anzi esse risolvano molti dei problemi relativi alla
determinazione dello sviluppo spirituale di Filopono, tuttavia resta
inconfutabile, a mio avviso, il fatto che Filopono rappresent, nella
tradizione scolastica neoplatonica di Alessandria, una figura atipi-
ca e, in qualche modo, eterodossa. Egli fu cio un pensatore indi-
62 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
Philoponus taught philosophy de facto for some times, although de iure he was
only a grammatikos, i. e. a professor of philology. Lespressione professor of
philology non significa che Filopono insegnasse tale disciplina alla scuola di
Alessandria. Lespressione significa, genericamente, che Filopono era propria-
mente un filologo e che come tale Ammonio ne utilizzasse la collaborazione.
Ci, tuttavia, rischia di oscurare loriginalit filosofica che Giovanni dimostra
di possedere anche nelle opere commentarie. La posizione del Verrycken ci
sembra contrastare con il ruolo che la tradizione critica ha a lungo attribuito a
Filopono allinterno della scuola alessandrina, un ruolo che potremmo dire di
filosofo tra parentesi. Ecco quanto scrive ad esempio M. Mahdi (1967), pp. 235:
Furthemore, Philoponus position in the philosophic school of Alexandria was
a marginal one. He did not occupy the chair of philosophy after Ammonius
death. The next philosopher to occupy this chair, Olympiodorus, was still a pa-
gan. And neither Olympiodorus, nor his successors, Elias, David, and Stepha-
nus, who were Christians, were in any real sense Philoponus disciples they
simply continued the tradition of Ammonius. Io propendo per considerare Fi-
lopono un pensatore in parte indipendente seppure legato allambiente scolasti-
co alessandrino, con il quale in breve non doveva trovarsi negli stessi rap-
porti nei quali si trovavano altri discepoli, come ad esempio Asclepio di Tralle.
Questo il motivo per cui Giovanni non venne mai considerato ioooo, ma
sempre esclusivamente un grammatico; questo il motivo per cui troviamo nelle
sue opere, anche negli scritti commentari, tratti di originalit che allontanano
la sua figura da quella di altri commentatori che operarono allinterno della
scuola alessandrina.
179
Verrycken, come si detto, distingue due gruppi di opere: In Categorias,
In Analytica priora, In De generatione et corruptione, In De anima, attribuite a
Filopono I, e In Analytica posteriora, In Physica, In Meteorologica, che conter-
rebbero dei passaggi dovuti a Filopono II, cf. K. Verrycken (1990a), pp. 243-244.
pendente, al punto che, pur collaborando con Ammonio prima e con
gli altri membri della scuola dopo, non manc di sostenere dottrine
contrarie alla tradizione della scuola stessa. Non a caso, dopo Euto-
cio, una figura un poco diafana, forse neutra nel campo delle idee,
sembra che il vero successore di Ammonio sia stato Olimpiodoro, un
maestro chiaramente e dichiaratamente pagano. Questa riafferma-
zione pagana della scuola di Alessandria, avvenuta con Olimpiodo-
ro, probabilmente fu possibile anche perch, dopo il 530, ai pagani
si erano riaperte quelle opportunit di ripresa dello studio e dellin-
segnamento, a cui avevano dovuto rinunciare per un breve periodo.
Il punto per noi interessante della questione , comunque, che
in questopera di revisione, da parte di Filopono, dei suoi scritti,
della quale Verrycken delinea le trame, rimane coinvolto anche il
Commentario allIntroduzione aritmetica di Nicomaco, sia per via
delle menzioni della teoria delleternit del mondo relativi a Timeo
27d-28a, sia per il riferimento al Commentario ai Meteorologica, di
cui, altrimenti, verrebbe ad essere rimessa in discussione la data
proposta da vrard. Pur non occupandosi del Commentario a Nico-
maco in maniera specifica, Verrycken afferma che esso fu sottopo-
sto a revisione nel periodo in cui Giovanni, essendo de facto mae-
stro ad Alessandria e successore di Ammonio, avrebbe avuto neces-
sit di avere testi adeguati ai fini dellinsegnamento. Nonostante
ci, tuttavia, il Commentario a Nicomaco conserverebbe un aspetto
che lo riconduce pi al Filopono I che al Filopono II, avendo subto
una revisione molto superficiale.
180
La posizione del Verrycken coinvolge e sconvolge quindi quelli
che sono i pochi punti fermi della cronologia delle opere di Filopono
e mette in discussione lunitariet e la linearit della sua produzio-
ne. Di certo si tratta di una ricostruzione tanto puntuale quanto
complessa, che necessita proprio per il fatto che sconvolge gran
parte dei risultati di tutti gli studi precedenti su Filopono di ulte-
riori approfondimenti e di numerose verifiche. Le ipotesi del Verry-
cken, inoltre, non entrano nel merito della originalit delle dottrine
filoponiane dellIn Nicom., n toccano il problema dei rapporti che
legano questultimo con il corrispondente Commentario di Asclepio.
Occorre quindi, a questo punto, trarre le conseguenze del discorso.
Se dovessimo credere, come suggerisce lvrard, che il corpus
degli scritti di Filopono segue uno sviluppo e un iter cronologico li-
neare, dovremmo tener conto del riferimento, che Filopono fa nel-
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 63
180
Cf. K. Verrycken (1990a), pp. 265-266 n. 192.
lIn Nicom. al Commentario ai Meteorologica, e concludere, conside-
rando la datazione di questultimo, che per vrard deve collocarsi
dopo il 529, che il Commentario a Nicomaco sia uno scritto della
maturit di Filopono: il che non verosimile. Pi credibile mi sem-
bra, invece, lipotesi di Verrycken: il Commentario a Nicomaco, in-
fatti, si presenta come unopera del primo Filopono, perch nello
spirito dei commentari ammoniani, come conferma anche la somi-
glianza con il Commentario di Asclepio. Semmai occorre chiedersi
per quale motivo Filopono, ormai nel periodo in cui si avviava a
sganciarsi o si era gi in parte sganciato dallambiente neoplatoni-
co alessandrino e si preparava a dedicarsi alle opere di contenuto
cristiano, si preoccupasse di rivedere e di pubblicare il Commenta-
rio a Nicomaco di Ammonio, con tutta probabilit, come suggerisce
Tarn, attraverso gli appunti di Asclepio. Perch, in una fase teori-
ca matura, Giovanni avrebbe dovuto preoccuparsi di rimaneggiare
unopera riguardante la matematica pitagorica?
Il Commentario a Nicomaco, in conclusione, nella sua versione
pi recente, che quella che ha subto delle revisioni, anche se su-
perficiali, deve essere datato intorno al 529. Una prima ipotesi
quindi quella che esso si debba inquadrare nellambito del piano di
pubblicazione dei commentari ammoniani e che appartenga, quin-
di, al primo periodo dellattivit che Filopono svolse allinterno del-
la scuola di Alessandria. Dopo il 529 Giovanni lo avrebbe ripreso
secondo Verrycken per esigenze scolastiche o, come anche pro-
babile, per giustificare, anche mediante la matematica neopitagori-
ca, le sue pi mature dottrine cosmogoniche e psicogoniche, per
spiegare cio, in senso anti-eternalista e quindi antiaristotelico, Ti-
meo 27d-28a. Una seconda ipotesi, altrettanto plausibile, che Fi-
lopono possa aver redatto tardivamente questo Commentario, nel
quale quindi il riferimento al Commentario ai Meteorologica non
deve necessariamente essere spiegato con un rimaneggiamento
successivo, sempre al fine di avvalersi dello strumento matematico
per interpretare il Timeo nel senso della creazione. Nelluna e nel-
laltra ipotesi, la sostanza della questione non cambia, in quanto,
essendo il materiale di base costitutivo di questo Commentario
grosso modo quello stesso che si legge nel Commentario di Asclepio,
lopera si presenta come tipica dello spirito dei commentari ammo-
niani e, quindi, eventualmente, di un primo Filopono, e revisionata
solo in modo molto superficiale. Ci che mi sembra del tutto verosi-
mile tuttavia, sia nelluna ipotesi che nellaltra, il fatto che lin-
tenzione di Giovanni, nellIn Nicom., sia quella stessa che si riscon-
64 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
tra in tono pi polemico e programmatico nel Contra Proclum e nel
Contra Aristotelem, ossia lintenzione di sostenere la dottrina della
creazione contro quella delleternit del mondo, posizione questa
che coinvolgeva positivamente lesegesi che Filopono dava del Ti-
meo, in quanto interpretava la cosmogonia del Timeo in senso lette-
rale e usava tale interpretazione contro la Physica aristotelica. Pro-
babilmente il primo Filopono, commentatore di Aristotele, vivendo
in unepoca in cui i dogmi del cristianesimo erano ancora in via di
sistemazione teorica e in cui si rendeva ancora necessaria la convo-
cazione di concili ecumenici che salvassero la fede ortodossa dai pe-
ricoli delle eresie cristianeggianti, non sent mai un vero dissidio
fra la sua formazione cristiana e le dottrine aristoteliche e neopla-
toniche. La sua formazione culturale di commentatore di Aristotele
e filosofo neoplatonico doveva essere un habitus delluomo colto del
suo tempo, che non avvertiva ancora un dissidio fra scienza, filoso-
fia e fede, ma che cercava di spiegare la realt con gli strumenti
che gli sembravano pi consoni alla conoscenza di essa. Del resto
lapproccio aristotelico, la mentalit con cui Filopono, educato alla
logica di Aristotele, affronta anche problemi di carattere religioso,
in una via che nei primi tempi del suo iter speculativo ingenua-
mente di conciliazione, la prova della sua buona fede, cio la pro-
va dellinesistenza o quasi del dissidio fra il filosofo neoplatonico e
il teologo cristiano.
Sembra inverosimile, comunque, che il filosofo abbia sentito
lincompatibilit fra filosofia e fede improvvisamente, in un mo-
mento determinato: il 529, anno che, tra laltro, era stato preceduto
da alcuni editti giustinianei contro i pagani, anche se questi editti
non avevano sortito molti effetti. pi credibile, semmai, che la
sensazione dellincoerenza fra filosofia aristotelica e fede cristiana
sia precedente al 529, e tuttavia latente, sotterranea, imprecisata.
Dopo il 529 le contingenze storiche avvicinano Giovanni a pro-
blemi di carattere religioso in misura maggiore di quanto, probabil-
mente, non gli fosse accaduto prima, soprattutto in un ambiente co-
me quello alessandrino in cui certo sincretismo, certa tolleranza,
erano diventati un costume necessario alla sopravvivenza e al quie-
to vivere, e si erano radicati al punto da permettere che Ammonio
avesse numerosi studenti cristiani, i quali essi pure, come Giovan-
ni Filopono, non avvertivano il dissidio fra filosofia pagana e reli-
gione cristiana, essi pure fedeli credenti in una verit unica, che
poteva avere alla sua base la scienza di Aristotele e al vertice il dio
cristiano.
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 65
Il 529 pu aver rappresentato per i cristiani un grave momento
di crisi e di dissidio fra filosofia e fede. Le pressioni di cristiani fa-
natici, lamicizia con Sergio di Tella e il nuovo interesse che questa
amicizia comport, condussero Filopono verso argomenti pi squisi-
tamente religiosi, di stampo monofisita e triteistico. Di qui labban-
dono progressivo, da parte di Filopono, della filosofia pagana, scal-
zata dallinteresse esclusivo per i dogmi della fede.
In questo quadro culturale si possono inserire i rimaneggia-
menti apportati da Giovanni al testo dei suoi commentari, rima-
neggiamenti che dovettero precedere il periodo di totale dedizione
ai dogmi cristiani e che, probabilmente, furono contemporanei al
periodo della stesura degli scritti polemici contro Proclo e Aristote-
le. Di tali rimaneggiamenti, messi in luce dal Verrycken, rimango-
no tracce nel Commentario a Nicomaco, uno scritto che, in ogni ca-
so, rimane tipico dello spirito del primo Filopono, per dirla col
Verrycken. Tali rimaneggiamenti trovano spiegazione, a mio avvi-
so, nel tentativo di difesa della tesi anti-eternalista del mondo deri-
vata dalla interpretazione di Timeo 27d-28a.
Per concludere, il Commentario a Nicomaco costituisce un ulte-
riore segno della originalit di pensiero di Filopono. In primo luogo
perch, nonostante la somiglianza stretta con il Commentario di
Asclepio, esso si presenta pi corretto nella forma stilistica e so-
prattutto negli esempi esplicativi delle dottrine matematiche. Filo-
pono presenta un testo molto pi curato, pi prolisso ma pi ricco e
preciso, matematicamente, rispetto a quello di Asclepio. In secondo
luogo, esso conferma loriginalit del suo autore anche per lo sfrut-
tamento che questi fa delle dottrine neopitagoriche al fine di inter-
pretare matematicamente il Timeo platonico nel senso della crea-
zione ex nihilo, unintenzione questa, che assolutamente estranea
al Commentario di Asclepio.
1.3.2. I temi filosofici di fondo
Il termine ioooio significa avverte gi Nicomaco 1,2-3 H.
iio ooio, amore di sapienza. Da ooio deriva il termine ooo,
saggio, termine che, sulla base delle indicazioni dei dieci libri Pe-
ri; filosofiva" di Aristocle di Messene,
181
veniva utilizzato dagli anti-
chi in cinque diversi significati. Sia Filopono I 1 che Asclepio I 1
66 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
181
Su Aristocle di Messene cf. A. Gercke (1895), coll. 934-935 e Suidas,
Lexicon, I, p. 356 n. 3916.
forniscono questi cinque significati, ed entrambi li mettono in rela-
zione con un differente periodo dellevoluzione e della civilizzazione
della razza umana. In primo luogo gli uomini procurarono di assi-
curarsi tutto ci che necessita per soddisfare i bisogni elementari,
quindi sorsero le tecniche artigiane e larte in senso proprio, sotto
limpulso della sensibilit estetica tipica della specie umana, poi la
teoria fisica e poi ancora le norme di una societ in via di civilizza-
zione: il diritto e la politica. La capacit inventiva che presiede ad
ogni innovazione veniva chiamata genericamente sapienza, cos co-
me ogni riflessione che riguardasse il mondo della natura, finch
Pitagora non limit luso del termine alla sola scienza delle cose
eterne, mentre denomin filosofia lamore per la sapienza stessa.
Per Pitagora, quindi, ioooio indicherebbe la sola speculazione
metafisica.
182
questo linizio del Commentario allIntroduzione
aritmetica di Nicomaco di Giovanni Filopono. Fine ultimo della filo-
sofia infatti, per Filopono, la conoscenza degli intelligibili, ma ad
essi si giunge attraverso le scienze matematiche.
Da buon platonico Giovanni chiaramente un dualista. Richia-
mandosi alla distinzione platonica di Timeo 27d, egli distingue ci
che sempre e non ammette mutamento da ci che sempre diviene
e mai . Da una parte quindi gli intelligibili, xuie to ovte ovto, to
ori xoi eooute rovto, to oioio, to ortogto, enti in senso pro-
prio, che sono sempre e allo stesso modo, eterni, immutabili,
183
e
dallaltra parte gli enti sensibili soggetti a mutamento, chiamati
enti solo per omonimia, oevue ovto, cos detti perch esistenza e
nome non appartengono ad essi ma alle loro forme. Nel Commenta-
rio la differenziazione semantica ha immediato riscontro in una
netta contrapposizione ontologica, ma nessuna coppia di termini
opposti ha una valenza attributiva di uno statuto ontologico cos
forte come la coppia di avverbi xui e /oevue.
184
Il dualismo ontologico-onomatologico platonico, ovvero la distin-
zione fra i veri enti e gli enti che sono tali solo per omonimia, pu
essere mediato da una classe di enti intermedia fra gli intelligibili
e i sensibili, che ha comunanza con entrambi sotto aspetti diversi.
Si tratta appunto degli enti matematici, oggetto dellIntroduzione
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 67
182
Questa testimonianza di Nicomaco 1,5-2,8 H. secondo cui Pitagora
avrebbe corretto luso errato dei termini ioooio e ioooo, si legge anche in
Ammonio, In Porphyrii Isagogen, 9,7.
183
Cf. Filop., In Nicom., I 3.
184
Sul ruolo che questa coppia di termini ha nellIntroduzione di Nicomaco
si veda J. Bertier (1978), pp. 17-19.
aritmetica di Nicomaco commentata da Filopono. Gli enti matema-
tici sono mediani fra il regno dellintelligibile e quello del sensibile
perch, se da un lato esistono non separati dai corpi, dallaltro lato
sono separati dai corpi allo stato mentale. Gli enti matematici so-
no, cio, non separati dai corpi relativamente allessenza, ma ne so-
no separati a livello razionale; possibile infatti pensare e definire
i numeri e le figure geometriche teoricamente, senza applicarle ad
alcun corpo che sia a caso quadrato, circolare, cubico eccetera.
185
Pitagora, quindi, ha attribuito il termine sapienza alla cono-
scenza dellessere, riferendosi chiaramente agli enti in senso pro-
prio, eterni ed immutabili, e non ai sensibili, mutevoli e transeunti,
i quali esistono solo come imitazioni di forme intelligibili che ad es-
si fanno da modelli. Al contrario degli intelligibili, infatti, i sensibi-
li sono mescolati al non essere. Ci accade in primo luogo perch la
realt sensibile una realt temporale e il tempo composto di
passato presente e futuro, dei quali il primo e lultimo sono non-en-
ti; esso, inoltre, uno scorrere continuo, quindi le cose che sono im-
merse nel tempo non possono essere stabili, immutabili. In secondo
luogo perch le realt sensibili sono realt materiali e la materia
non , giacch la sua esistenza condizionata dalla unione con
una forma determinata. Cos infatti si esprime Filopono, I 3,9-13:
In primo luogo perch quaggi c il passato e il futuro; e questi
sono non-enti; infatti il primo scomparso e non pi, laltro inve-
ce non affatto. Tutte le cose della natura passano insieme al tem-
po, ma soprattutto il tempo la conseguenza del loro movimento,
sicch, se il tempo un continuo scorrere che mai si arresta, a mag-
gior ragione le cose di cui esso conseguenza non potranno essere
stabili e sempre allo stesso modo. La temporalit quindi dimen-
sione caratteristica degli enti sensibili, del mondo materiale. Del
resto, anche nel Commentario alla Physica e nel Contra Aristo-
telem, Filopono afferma che la temporalit non appartiene al mo-
dello intelligibile, che eterno.
186
Egli, nel Contra Aristotelem, trat-
ta il problema del tempo in connessione con largomento delleter-
nit del mondo e anche in relazione alla definizione aristotelica di
movimento.
187
In questultimo scritto, infatti, una delle maggiori
68 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
185
Cf. Filop., In Nicom., I 3.
186
Per i riferimenti precisi ai passaggi di questi due commentari e per la
discussione relativa rimando a G. Verbeke (1981), pp. 47-50.
187
Si detto che il Contra Aristotelem andato perduto, ma stato rico-
struito in parte attraverso la trattazione polemica dei commentari alla Physica
e al De caelo di Simplicio.
obiezioni di Filopono alla eternit del mondo posta in relazione al
concetto aristotelico di movimento: esiste movimento in atto di ci
che mobile in potenza, definizione che implica chiaramente che il
mobile in potenza prima del movimento in atto. Ma se il mobile
in potenza esiste sempre prima del movimento in atto, allora, di
conseguenza, il movimento non pu esistere ab aeterno, il che signi-
fica che la definizione di movimento data da Aristotele non uni-
versale.
188
Ma anche largomentazione aristotelica delleternit del
tempo in connessione con quella delleternit del mondo non , se-
condo Filopono, conclusiva. In primo luogo, non possibile asserire
che tutti gli istanti sono al limite fra passato e futuro: se il tempo
ha avuto un cominciamento, il primo istante non alla frontiera di
passato e futuro. Ma se il tempo si domanda ancora Filopono ha
avuto un inizio, potremmo chiederci che cosa cera prima del tem-
po. A questa obiezione Filopono replica che il termine prima non
deve essere interpretato necessariamente in senso temporale, per-
ch il prima non si riferisce ad una dimensione temporale. I ter-
mini anteriore e posteriore non implicano sempre un significato
temporale; ad esempio anche dio vuole le cose secondo un ordine
successivo, secondo un prima e un poi, e tuttavia non esiste
temporalit nella volizione divina.
189
Filopono quindi in disaccor-
do con tutti coloro che pensano che il tempo non abbia mai avuto
un cominciamento e pensa di essere del tutto coerente con il pen-
siero di Platone nel considerare che sia il tempo sia il mondo non
esistono ab aeterno.
190
Ma i sensibili sono mescolati al non essere come si detto
non soltanto perch sono nel tempo, ma anche perch sono costitui-
ti di materia. Dice infatti Filopono, I 3,16-17 e li. 24-28: In secondo
luogo, le cose fisiche sono relative alla materia, la quale nulla: in-
fatti non ha alcuna forma, ma priva di forma; [] le forme di
quaggi n provengono dalla materia, n da se stesse: non proven-
gono dalla materia perch non possibile che le cose superiori sia-
no prodotte dalle inferiori; ma neanche le forme producono se stes-
se, perch la forma ha bisogno della materia per sussistere, perci
anche la sua sostanza nella materia: dove la sostanza, col an-
che latto, come stato indicato da Aristotele. Come si pu notare,
qui la dottrina platonica che distingue i sensibili dagli intelligibili
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 69
188
Cf. Simplicio, In Physica, VIII, 1, 1130,7 ss.
189
Cf. Simplicio, In Physica, VIII, 1, 1157-1158, 1163 e 1167.
190
Cf. Simplicio, In Physica, VIII, 1, 1164.
si incrocia e si intreccia con quella aristotelica di materia-forma. Fi-
lopono non dedica molta attenzione al problema della materia origi-
naria,
191
a cui accenna solo per chiarire lespressione di Nicomaco
2,17-18 H. (tg r og oioiou ug), ma guarda piuttosto alle cose
sensibili, alla materia (ug) informata dalla forma (rioo), il ouv0r-
tov di I 8,6 che ricorda da vicino il ou voov aristotelico.
192
infatti il
composto reale di materia-forma, e non la materia, ci che subisce il
mutamento secondo le forme incorporee: nel momento in cui la for-
ma informa una data quantit di materia, si ottiene lessere deter-
minato indicato da Nicomaco 2,15 H. con lespressione aristotelica
to or ti e la materia passa dal suo stato di potenzialit allatto.
Le forme incorporee, elencate da Filopono in I 8,5-6, aoootgtr
xoi aoiotgtr xoi oio0rori xoi rvryrioi xoi agixotgtr, richiamano
le categorie di Aristotele
193
e, tuttavia, sono dei predicati di cui Fi-
lopono parla in un modo che ricorda piuttosto le idee platoniche, so-
prattutto in virt della immaterialit che ad esse attribuisce. Pur
nelle indubbie suggestioni derivate dalla teoria aristotelica, sugge-
stioni che sono gi forti nel testo di Nicomaco, la terminologia e la
dottrina predominanti nel Commentario a Nicomaco sono, infatti,
chiaramente platoniche.
194
A proposito del problema della materia originaria come modello
delle forme corporee, connesso al passo di Nicomaco 2,17-18 H., sia
Filopono che Asclepio citano direttamente il maestro Ammonio. Si
tratta dei paragrafi di Filopono I 7 e 8 e di Asclepio I 6 e 7. Nel pa-
ragrafo I 6 Asclepio fa notare che Nicomaco ha usato lespressione
r og per indicare la materia originaria, al posto dellespressione
oouog, e prosegue: <Nicomaco> dice dunque, di questi enti cor-
porei, che essi imitano la materia. Tuttavia, il filosofo Ammonio,
mio maestro, ha detto che Nicomaco non si bene espresso a propo-
sito del fatto che la <materia> imitata, perch essa non modello
di nulla: quale materia infatti vuole divenire? (Ascl., In Nicom., I
6,2-6).
E ancora, a proposito della mutevolezza della materia, Asclepio
aggiunge in I 7: <Nicomaco> Ha espresso male anche questo con-
70 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
191
Cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), p. 93.
192
A questo proposito cf. R.B. Todd (1980), pp. 164-166.
193
Cf. Aristotele, Categ., 4, Ib 25. Pi numerosa e dettagliata la citazione
delle categorie da parte di Nicom. 2,21-3,2 H.: aoiotgtr, aoootgtr, ogoti-
ooi , ryg0g, ixotgtr, iootgtr, orori, rvryrioi, oio0rori, toaoi, ovoi [].
194
Per un riscontro del medesimo problema in Nicomaco cf. D.J. OMeara
(1989), pp. 14-23.
cetto, come dice il divino maestro [scil. Ammonio]. Bisognava infat-
ti dire: che rende possibile il mutamento e la trasformazione,
195
poi-
ch i mutamenti e le trasformazioni avvengono in essa; non c
dubbio infatti che la materia mai si muta o si trasforma, poich, se
mutasse, avrebbe bisogno di unaltra materia, nella quale potrebbe
trasformarsi e mutarsi; sicch, mentre essa immutabile e inalte-
rabile, si trasformano le forme che la riguardano; intendo dire le
qualit, le quantit, le disposizioni, le attivit, le uguaglianze e co-
se siffatte.
196
Al contrario di Asclepio, che si limita a riferire la polemica di
Ammonio, Filopono difende Nicomaco contro il suo maestro. Ecco,
infatti, quanto scrive in I 7 per chiarire il senso che ha in Nicomaco
il concetto di imitazione della materia: [] la materia infatti
contemporanea al principio. <Nicomaco> dice dunque che queste
forme corporee, essendo in continuo divenire, imitano in maniera
instabile le caratteristiche del loro principio materiale; e anche la
materia, infatti, essendo in potenza tutte le forme, ricusa di ricopri-
re sempre la stessa forma. Tuttavia il filosofo Ammonio, mio mae-
stro, ha detto che <Nicomaco> non si bene espresso a proposito
del fatto che la materia imitata, poich la materia non modello
di nulla: quale materia infatti vuole divenire? Io per non credo che
Nicomaco intendesse questo con lespressione imitare, cio che le
forme la imitano guardandola come si guarda a un modello, ma
come se dicesse che i sensibili sono in continuo divenire per questo
motivo, perch si assimilano al proprio principio, intende dire alla
materia, per il fatto di non potere essere stabilmente in essa a cau-
sa della sua instabilit. come se si dicesse che chi su di una na-
ve, credendo che egli stesso propriamente e tutte le cose si muovo-
no, imita linstabilit della nave.
Come si pu vedere, Nicomaco, secondo quanto intende Filopo-
no, non parla di imitazione della materia nel senso di imitazione di
un modello, ma intende piuttosto che, essendo le cose corporee fat-
te di materia, esse si assimilano alla materia riproducendone lin-
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 71
195
Ammonio avrebbe proposto cio di correggere lespressione tratg xoi
ooietg di Nicomaco, 2,19 H. con gli aggettivi tratixg xoi ooietixg, che in-
dicano lattitudine.
196
Per il confronto di questi passi cf. L.G. Westerink (1964), pp. 528-529;
L. Tarn (1969), pp. 9-10. Si pu notare che Filopono ha sostituito lespressio-
ne di Asclepio divino maestro con come ha detto il mio maestro stesso, ri-
cusando forse per riserbo cristiano di usare laggettivo divino per indicare Am-
monio.
stabilit.
197
Anche la seconda critica di Ammonio a Nicomaco, cio
che questultimo avrebbe espresso male il concetto di una materia
mutevole e trasformabile (tratg xoi ooietg), mentre avrebbe
dovuto dire che rende possibile il mutamento e la trasformazione
(tratixg xoi ooietixg ) , viene riferita da Filopono, in I 8, pas-
saggio in cui egli precisa che la materia s immutabile, ma che il
mutamento avviene nelle forme che la riguardano: quando si dice
che avviene un mutamento, cio, ci non significa che muta la ma-
teria, perch se la materia mutasse verrebbe meno dallessere ma-
teria, n mutano le forme nel senso che esse divengono altro da ci
che sono, poich le forme, qualificate come le idee platoniche, sono
immutabili. Quando un ente sensibile muta, la materia permane e
una forma prende il posto di unaltra.
198
La materia aristotelicamente pura potenzialit ed seconda-
ria rispetto alla forma come la potenza lo rispetto allatto ed il
causato rispetto alla causa: [] perci mentre la forma causa fi-
nale (oio to rv rioo ou rvrxo), la materia causa strumentale (g or
ug rvrxo tou) dellente sensibile (Filop. I 178,6).
199
Una sottile li-
nea di demarcazione, tuttavia, divide le forme aristoteliche, to riog,
dalle idee platoniche vere e proprie, oi ioroi: la forma aristotelica,
infatti, quasi un ente a met strada fra lintelligibile platonico in
senso proprio, ossia lidea, e lente sensibile. In Filopono I 178,7-8
infatti, la forma materiale, ossia la forma che con la materia costi-
tuisce il sinolo, appartiene ai relativi, in quanto in relazione con
la materia, ma lidea da cui tale forma deriva , rispetto alla mate-
ria, assolutamente prima e irrelata: ri xoi to rvuov rioo tev ao
ti, e ao tgv ugv, oouv g ioro, r g aogxtoi, aetg xoi oorto
ao tgv ugv. Tale ruolo mediano delle forme corporee fa s che Fi-
lopono senta tali forme che egli chiama aristotelicamente riog,
cio forme inerenti alla materia, e non platonicamente ioroi, che
sono le forme pure , come analoghe al numero. Non a caso, infatti,
la relazione materia-forma di cui Giovanni parla in I 178 serve da
introduzione e paragone al discorso sul numero, sul mondo e sulla-
nima, poich, come la forma informa la materia, cos il numero
ci che informa e d realt al mondo e allanima: Anche tra i nu-
72 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
197
Non lunico esempio in cui Giovanni si discosta da Ammonio, egli per
esempio confuta una difesa di Aristotele tentata dal maestro gi nel Commen-
tario alla Physica, 583,13-585,4.
198
Cf. Filop., In Nicom., I 8.
199
La materia strumentale come rvrxo tou si trova in Proclo, In Remp. I
227,12 e II 261,16.
meri e le misure, dunque, le cose definite e ordinate vengono prima
di quelle indefinite e prive di ordine; da quelle infatti si realizza
lordine e si giunge ad un mondo cos come devessere (Filop. I
178,8-10).
I numeri sono le forme con cui il demiurgo organizza il mondo; i
numeri sono i oyoi oarotixoi dellintelletto demiurgico. Anche
per questo motivo, infatti, laritmetica precede le altre scienze ma-
tematiche, perch essa preesiste alle altre nel pensiero del demiur-
go, il quale ad essa ha guardato come a un modello.
200
Platone e i
pitagorici denominarono numeri le forme, perch come il numero
misura e circoscrive ci di cui numero, cos anche le forme ordina-
no e determinano la materia.
201
In Filop. I 42 si legge infatti quanto
segue: Dice dunque Nicomaco che allorigine il numero si trova
presso il demiurgo, se vero che le forme l sono corrispondenti al
numero, in quanto atte ad enumerare e determinare tutte le cose.
Anche il mondo quindi dice sorto secondo questo numero, sia
nella sua stessa interezza che nelle singole parti, poich il numero
capace di determinare e misurare tutto.
In questo passo il numero di cui il filosofo discute , chiaramen-
te, il numero noetico, che va distinto dal numero scientifico, chia-
mato anche epistemonico o dianoetico.
202
Il numero dianoetico ha
con il numero noetico lo stesso rapporto che limitazione ha con il
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 73
200
Cf. Filop., In Nicom., I 35-38.
201
Cf. Filop., In Nicom., I 34,2-5; Nicom. 9,5 ss. H.; M.L. DOoge-F.E. Rob-
bins-L.C. Karpinski (1926), p. 97. Questo passo di Filopono diverso dal testo
di Asclepio, In Nicom., I 33,6-14, nel quale si legge: <Nicomaco> dice anche
che laritmetica dimora presso il demiurgo, se l sono i principi razionali di tut-
te le forme (xoi goiv oti g oi0gtixg aoitrurtoi aoo te ogiouye, ri yr rxri
ri oiv oi oyoi te v rioev aovtev). Di certo Platone chiama le forme numeri perch
come il numero capace di misurare e delimitare ci di cui pu essere numero
(or ri o Hotev to ri og o i0ou aoooyoru ri, r ariog eoar o oi0o rtgtixo
r oti xoi arioiotixo rxrivou ou ov g oi0o), cos anche le forme sono capaci di
limitare e misurare tutte le cose (oute xoi to riog aovtev oiotixo rioi xoi rtg-
tixo): poich dunque col ci sono i principi razionali delle forme che imitano i
numeri, per questo l [scil. nella mente del demiurgo] laritmetica prima (rari
ouv oyoi tev rioev rxri tou oi0ou iourvev, oio touto oi0gtixg roti aetg
rxri). Mentre per Filopono sia Platone che i pitagorici rapportano il numero
alle forme, Asclepio cita soltanto Platone. Inoltre, Filopono ha mutato lespres-
sione di Asclepio poich dunque col ci sono i principi razionali delle forme che
imitano i numeri (oyoi degli rioe v iourvev tou oi0ou ).
202
Tale distinzione era chiara gi al pensiero di Nicomaco, il quale pi vol-
te distingue fra numero noetico e numero dianoetico; cf. M.L. DOoge-F.E. Rob-
bins-L.C. Karpinski (1926), pp. 98-99.
modello: infatti il numero intelligibile, preesistendo nella mente di
dio, modello di per s, mentre in noi il numero, che dianoetico,
in quanto immagine di quello (Filop. I 43). Questo discorso mette
gi in luce oltre che il significato, anche il valore scolastico e filoso-
fico di una trattazione sui numeri.
Abbiamo gi detto come il significato delloperetta di Teone di
Smirne sulla matematica sia esplicitato dallautore nello stesso ti-
tolo, Expositio rerum mathematicarum ad legendum Platonem uti-
lium, e come sia in parte lo stesso, anche se nascostamente e attra-
verso citazioni disseminate nel testo dellIntroduzione, il significato
dellopera di Nicomaco.
203
Lintenzione primaria di Nicomaco dove-
va essere, infatti, quella di fornire un manuale sullaritmetica, e
tuttavia una trattazione sui numeri non poteva, in ogni caso, rima-
nere del tutto fine a se stessa, totalmente sganciata dal ruolo che i
numeri avevano nella creazione del mondo e dellanima del mondo.
Non a caso, infatti, anche Soterico intitol il suo Commentario a
Nicomaco Ad Nicomachi Introductionem arithmeticam de Platonis
psychogonia scholia. Ebbene, la comprensione e lapprendimento
della teoria matematica, soprattutto della teoria delle proporzioni,
oltre che essere insegnamento validissimo per se stesso, era una
tappa necessaria per la comprensione della cosmogonia e della psi-
cogonia proprie delle dottrine platoniche e, soprattutto, del Timeo.
in vista di un interesse metafisico che i neoplatonici, in obbedien-
za allinsegnamento di Platone, riservavano larghissimo spazio al-
linsegnamento matematico. Per questo motivo anche la scuola di
Atene, dedicata allesegesi platonica, annoverava fra le sue file de-
gli esperti matematici, fra cui non ultimo lo stesso Proclo. Forse,
come fini a se stesse insegnava le dottrine matematiche Ammonio,
se dobbiamo credere che il suo accordo con il vescovo di Alessandria
prevedesse una certa limitazione del suo insegnamento alle teorie
pi propriamente scientifiche e aristoteliche, dovendosi egli tenere
lontano dallinsegnamento di dottrine che potessero causare imme-
diati coinvolgimenti dogmatici anticristiani ma, da quanto si legge
nel Commentario a Nicomaco di Asclepio, Ammonio fornisce anche
interpretazioni eternalistiche traendo spunto da taluni passaggi di
Nicomaco.
Grazie a tali risvolti filosofici della teoria matematica, Filopono
II, per usare la terminologia di Verrycken, nel momento del suo
progressivo distinguo fra la filosofia pagana e i dogmi cristiani, nel-
74 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
203
Cf. ad esempio Nicom. 75,14-17 H. e 129,14-17 H.
la fase in cui sempre pi nitida si proponeva alla sua mente lipote-
si dellinconciliabilit e si profilava la necessit di affrontare largo-
mento delleternit del mondo, non rinunci a rimaneggiare, anche
se superficialmente, il Commentario allIntroduzione aritmetica di
Nicomaco. Vista in questottica appare quindi chiara, in Filop. I 32,
la citazione di Platone, Repubblica, 527d-e, in corrispondenza di
Nicomaco 8,8 ss. H., che propone lavvertimento di Socrate a Glau-
cone: le matematiche non sono utili per i motivi che Glaucone ritie-
ne primari, ossia per costruire le fondazioni di citt e di accampa-
menti; per stabilire tasse o fare calcoli; per inventare canzoni che
allietino feste o cerimonie sacrificali; per favorire lagricoltura o la
navigazione: Dunque non sono inutili avverte Socrate infatti
quelle cose che tu credi che siano utili, proprio queste sono inutili a
chi filosofa; la loro utilit infatti non questa di cui tu parli, ma es-
se sono utili per se stesse a guardare verso il divino, poich colui
che fa geometria e aritmetica semplicemente e non le separa dalla
materia e non le riporta alle cose divine, ha una intelligenza <di
queste scienze> limitata alla sola tavoletta. Non bisogna dunque
esaminarle materialmente, bens osservare le loro idee, allora in-
fatti che locchio (non intendo quello corporeo, ma locchio dellani-
ma) si purifica e scaccia le cispe dellignoranza (Filop. I 32).
Le matematiche, quindi, se pure sono validissime come scienze
di calcolo, tuttavia devono essere considerate primariamente per il
valore che hanno nella costituzione degli enti fisici e psichici. Si
tratta, in sostanza, della classica distinzione fra logistica e aritme-
tica. Ci a cui Glaucone fa riferimento appunto la logistica, per-
ch egli non considera i numeri come enti aritmetici, in s e per
s; al contrario, sulla scorta del Socrate della Repubblica platonica,
Filopono pensa ai numeri tramite i quali il demiurgo ha costituito
il mondo. Questo ruolo dei numeri suggerito da diversi fatti.
In un passo in cui, sulla scorta di Timeo 27d-28a, Ammonio
sembra arguire largomento delleternit del mondo, Filopono sop-
prime il passo che invece ritroviamo in Asclepio. Si tratta di Filop.
I 3,54-58 e Asclepio I 3,68-79. Ecco quanto si legge in Ascl. I 3,68-
79: A partire da questo risulta spiegabile anche ci che viene detto
da Platone nel Timeo:
204
cos ci che sempre e che non ha genera-
zione? E che cos invece ci che diviene e non mai? (ti to ov rv
ori, yrvroiv or oux rov xoi ti to yivorvov rv, ov or ouoraotr)
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 75
204
Cf. Platone, Timeo, 27d 6 ss. La stessa citazione si riscontra in Ascle-
pio, In Nicom., I 3,68-71.
chiaro infatti che chiama ci che sempre e non ha generazione il
tutto intelligibile ed eterno (ogov yo oti ov rv ori, yrvroiv or oux
rov to vogtov aov xoi oioiov xori ); e che cos ci che diviene? Le
cose di quaggi che non sono mai ente (ti or to yivorvov rv, ov ou-
oraotr to tgor). chiaro che qui non intende significare, come ri-
tengono taluni, ci che generato, cio il cosmo generato (xoi
aouatov rotiv oti ou, e tivr voiouoi, to yrvgtov rvtou0o outov
ourtoi, touto or roti yrvgto o xooo); infatti dice che esso diviene
sempre (ori yo yivro0oi outov), ma, come abbiamo detto, chiama
generato (yrvgtov) ci che mutevole e variabile (to rtogtov xoi
tratov), e che di conseguenza non mai ente (nel senso di ente in
senso proprio) (o0rv xoi ov (ovti tou xuie ovto) ouoraotr roti): co-
me pu esserlo, infatti? (ae yo ouvotoi).
205
Asclepio si pone con-
tro coloro che interpretano il Timeo affermando che luniverso ha
avuto una origine nel tempo in seguito al fatto che Platone chiama
il cosmo generato. La differenza sta cio nei termini yrvgtov e yi-
vro0oi: lespressione platonica indica, secondo Asclepio, che il co-
smo si trova in un processo continuo senza che ci implichi alcuna
generazione nel tempo.
Diverso, invece, il commento di Filopono, che in I 3,54-58 scri-
ve: A partire da questo risulta spiegabile anche ci che viene detto
da Platone nellintroduzione del Timeo: cos ci che sempre e che
non ha origine? E che cos ci che invece diviene e non mai?
chiaro infatti che chiama intelligibile ed eterno ci che sempre e
che non ha principio, perch del tutto immutabile, mentre chiama
diveniente e che giammai tutto ci che cos a causa del continuo
mutamento. Giovanni ha evidentemente soppresso linterpretazio-
ne di Ammonio del passo del Timeo che avvalorava leternit del
mondo, cio la credenza che il mondo non abbia avuto unorigine,
ipotesi che egli, da buon cristiano, non poteva accettare e contro la
quale aveva gi scritto il De aeternitate mundi contra Proclum.
206
Del resto, in I 14,4-5, sempre in connessione con il medesimo pro-
76 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
205
Linterpretazione di Asclepio quella diffusa e favorita sin dai tempi
del platonismo medio, cf. Alcinoo, Didaskalikos, cap. 14, 32,32-35; Tauro presso
Filop., Contra Proclum, 145,8-147; e Proclo, In Timaeum, I, 290,13-291,12.
206
Laffermazione che il De aeternitate mundi contra Proclum fosse gi sta-
to scritto nel momento della composizione del Commentario a Nicomaco dipen-
de dalla citazione del Commentario ai Meteorologica di I 14,4-5 e dalla cronolo-
gia stabilita da . vrard (1953), pp. 299-357, che pone tale Commentario ai
Meteorologica dopo il Contra Proclum e prima del Contra Aristotelem; mentre
C. Wildberg (1987a), pp. 202-208, lo pone comunque dopo il Contra Aristotelem.
blema sollevato da Timeo 27d-28a, egli rimanda al passo del suo
Commentario ai Meteorologica, nel quale egli confuta appunto la
credenza nelleternit del mondo. Tale passo che, come abbiamo
detto, Westerink considera perduto, viene identificato da vrard
con il passo del Commentario ai Meteorologica 50,20-28: [] se
quel corpo non totalmente impassibile e immutabile, mentre mu-
tamento di un corpo altro non che una variazione secondo la qua-
lit (ri or g aovtre oao0r rotiv rxrivo to oeo go ovooietov,
ooieoi or oeoto ouorv rtrov roti g rtoog xoto aoiotgto) e di
ogni qualit corporea le prime due coppie di opposti sono il caldo e
il freddo, il secco e lumido (aoog or oeotixg aoiotgto oi aetoi
ouo tev ovti0rorev roouoiv g tou 0rou xoi tou uou tou rou
tr xoi uyou ), ed impossibile che ci che prima non partecipa di
queste partecipi di qualche altra qualit infatti Aristotele ha mo-
strato che tutte le altre sono conosciute da quelle (xoi rotiv oou vo-
tov tev oev rtrriv tivo tov g toutev rtrovto aotrov - aooo
yo Aiototrg rorir to oo ua rxrivo ovoyvorvo), se dunque
il corpo divino muta e patisce (ri ouv ooioutoi xoi aoori to 0riov
oeo), assolutamente necessario che si muti secondo una delle
quattro qualit precedentemente dette, come sembra anche a Pla-
tone (aovte ovoyg xoto tivo tev rigrvev troooev aoiotgtev
aogyour ve ooiouo0oi, xo0o ooxri xoi Ho tevi).
207
In questo passo Filopono sta parlando del sole e si pone contro
la nozione di Aristotele secondo cui il sole sarebbe fonte di calore a
causa del suo movimento. Secondo Filopono, invece, il sole fonte
di calore perch esso stesso caldo. Ci significa che un corpo cele-
ste, e quindi tutti i corpi celesti, non ammettono soltanto il muta-
mento secondo il luogo, ma anche il mutamento qualitativo. Filopo-
no pensa, quindi, che anche i corpi celesti non hanno affatto quella
purezza di cui parlava Aristotele, poich non sono impassibili e im-
mutabili, ma sono soggetti a corruzione come tutti gli enti corporei.
Da qui naturale pensare che Filopono, nel contraddire la tesi di
Aristotele della immutabilit dei corpi celesti, voglia colpire la dot-
trina delleternit del mondo, dal momento che la immutabilit e la
impassibilit sono una conseguenza della eternit dei corpi celesti.
Potrebbe darsi che il passo dellIn Meteorologica a cui Giovanni
fa riferimento nel Commentario a Nicomaco non sia propriamente
questo indicato da vrard, e tuttavia certo che esso si lega alla
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 77
207
Su questo passo di Filopono cf. L.G. Westerink (1964), p. 533; . vrard
(1965), pp. 592-598.
polemica sulleternit del mondo. anzi importante notare che Fi-
lopono, nel Commentario a Nicomaco, fa riferimento a questa dot-
trina proprio in relazione alle sostanze celesti, to ouovio.
Asclepio, dal canto suo, considera i cieli come intermediari fra il
mondo dellintelligibile e quello del divenire ed afferma espressa-
mente che essi sono soggetti soltanto al mutamento di luogo, ne-
gando implicitamente con questa affermazione che possano essere
soggetti anche a mutamento di qualit. Ecco infatti quanto si legge
in Ascl., I 3,55-60: I corpi celesti (to rvtoi ouovio), poich sono
mediani (e rtou ovto), hanno comunanza (xoivevri) con quelli
[scil. con gli intelligibili] relativamente allessenza (xoto tgv ouoi-
ov), (e infatti sono eterni e divini), con noi invece relativamente al-
lattivit (giv or xot rvryriov) (sono infatti mutevoli, ma non co-
me noi rtogto yo, o ou oute gri ) ma soggiacciono soltan-
to al mutamento di luogo (toaixgv ovgv rtoogv); perci si muo-
vono da oriente ad occidente e da occidente a oriente.
Il passo riportato da Filopono, grosso modo con un testo equi-
valente a questo di Asclepio, ma con una omissione molto significa-
tiva, perch l dove Asclepio [=Ammonio] dice che i cieli sono mute-
voli perch hanno in comune con noi lattivit, ma non sono mute-
voli cos come lo siamo noi (rtogto yo, o ou oute gri) per
il fatto che hanno in comune lessenza con gli intelligibili, Filopono
omette questa seconda parte dellaffermazione, dice cio che sono
mutevoli, ma omette che non sono mutevoli come noi. Questa esclu-
sione si spiega soltanto con il fatto che il non essere, i cieli, mute-
voli come noi consegue allaffermazione della loro essenza divina
ed eterna, cosa che Filopono non ha interesse di sottolineare. Ecco
infatti come riporta questo passo Filopono (I 3,46-49): I corpi cele-
sti (to rvtoi ouovio), poich sono intermedi fra gli uni e gli altri
(e rtou ootrev ovto), hanno in comune con quelli la sostanza
(rxrivoi rv xoto tgv ouoiov xoivevri ), perch sono immutabili se-
condo la sostanza (e ortogto xot ouoiov), con noi invece lazione
(giv or xot rvryriov): essi sono infatti mutevoli (rtogto yo
touto), poich sempre passibili di mutare luogo (tgv toaixgv rto-
ogv uaorvovto), nel senso che si muovono da oriente ad occidente
e da occidente a oriente (xo0o oao ovotoev rai ouoo xivritoi xoi
oao ouoev rai ovotoo). Filopono esclude, quindi, implicitamente
linterpretazione in senso eternalista, e infatti, qualche riga pi
sotto, egli sopprime linterpretazione eternalista di Asclepio e, in I
14, sottolinea ancora una volta che i corpi celesti mutano anche se-
condo la qualit.
78 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
Ma, ritornando al discorso scaturito dal lemma di Filopono I
178, che cio esiste un paragone diretto fra limpronta della forma
nella materia e limpronta del numero nella creazione e nellordina-
mento del mondo, curiosamente il filosofo sembra spezzare il di-
scorso passando a considerare lanima umana: Giustamente anche
la facolt razionale (to rv oyixov) dellanima simile allugua-
glianza, mentre quella appetitiva (to or r ai0ugtixo v) di essa e quel-
la animosa (to 0uorior) sono simili alle due specie della disugua-
glianza. Sembra infatti che la facolt appetitiva (to rai0ugtixov)
somigli alla disuguaglianza in meno perch abbassa la tensione
dellanima e indebolisce le attivit razionali ad essa conseguenti; e
che invece la facolt animosa (to 0uorior) somigli alla disugua-
glianza in pi perch lanimo pi operoso e perch stimola verso
atti irrazionali. Luguaglianza invece la facolt razionale che re-
gola ciascuna di quelle due facolt e le ordina e le conduce allugua-
gliamento e le accorda e sintonizza con la ragione, delluna appia-
nando laspetto rude e ferino, dellaltra biasimando laspetto debole
e rilassato (Filop. I 178,10-17).
Uguaglianza e disuguaglianza sono, quindi, i termini distintivi
del numero e delle facolt dellanima. Su tali concetti insiste molto
Nicomaco nella sua Introduzione aritmetica e, sulla sua scia, anche
Filopono. Uguaglianza e disuguaglianza sono i due poli su cui viene
costruita la teoria dei numeri, i quali possono infatti essere consi-
derati o per s, ossia come uguali a se stessi, o in relazione, cio se-
condo rapporti diversi di disuguaglianza e, in questo secondo caso,
vengono sceverati a seconda che siano disuguali nelluno dei due
sensi della disuguaglianza, ossia della disuguaglianza in pi o in
meno.
Dallo studio della quantit relativa scaturiscono due considera-
zioni importanti. La prima che le specie del numero sono conse-
quenziali fra loro per natura, e non per convenzione, in un ordine
preciso. La seconda che ogni specificazione della disuguaglianza
proviene dalluguaglianza e ad essa si riconduce per natura. Filopo-
no I 139 dice che Nicomaco vuole mostrare che lordine delle specie
citate non tale per posizione o per convenzione bens per natura,
e in questo passo riguardante lordine delle specie del disuguale
egli dimostra, tramite un diagramma, che esso sta cos come lab-
biamo esposto per natura. Successivamente mostrer, in maniera
pi elegante, che anche luguaglianza precede la disuguaglianza.
Alla fine del primo libro dellIntroduzione Nicomaco fornisce
una regola, descritta dettagliatamente da Filopono I 179-191 e
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 79
qualificata come mirabile,
208
che visualizza la derivazione della
disuguaglianza dalluguaglianza e il dissolvimento della prima nel-
la seconda per conversione.
Questa regola consiste nel porre tre numeri uguali, ad esempio
tre unit, e nel ricavare da questi altri tre numeri, fissando il pri-
mo numero uguale al primo, il secondo uguale al primo pi il se-
condo, il terzo uguale al primo pi due volte il secondo pi il terzo.
In tal modo, per addizione, si otterranno tutti i rapporti numerici
in una successione naturalmente consequenziale a partire dallu-
guaglianza. Ad esempio, da 1 1 1, seguendo la procedura sopra de-
scritta, ricavo 1 2 4, che sono fra loro in rapporto doppio, da questi
ricavo 1 3 9, che sono fra loro in rapporto triplo, eccetera. Tale re-
gola, considerata nel senso contrario, ossia per sottrazione e non
pi per addizione, costituisce largomento che apre il secondo libro
del Commentario a Nicomaco, quindi, mentre alla fine del primo li-
bro si mostrato come le relazioni di disuguaglianza derivino dal-
luguaglianza per addizione di tre termini uguali, nel secondo si
mostra come, operando al contrario, tramite sottrazione, da una
qualsiasi relazione di disuguaglianza si arriva alluguaglianza dei
tre termini.
209
Uguaglianza e disuguaglianza o, come anche possiamo dire,
identico e diverso, sono pure i due termini su cui si gioca il ruolo
della monade (ovo), ossia lunit, e della diade (ouo ), il due.
Monade e diade non sono numeri, ma sono ooi, ossia origini,
principi dei numeri e insieme otoirio, elementi del numero. Il me-
todo di approccio al concetto di monade e di diade da parte di Nico-
maco e di Filopono quello della raffigurazione geometrica: in geo-
metria il primo concetto il punto, che adimensionale. Da esso
deriva la prima forma dimensionale, la linea, creata per movimen-
to del punto. Nicomaco e Filopono hanno la stessa idea a proposito
della molteplicit e del numero: il punto in geometria il corrispon-
dente di ci che la monade in aritmetica.
210
Tuttavia il punto non
parte della linea in quanto adimensionale, mentre la linea si de-
finisce come avente una sola dimensione,
211
quindi sommando infi-
niti punti non otterremo mai una linea. Il punto per potenzial-
mente una linea, in quanto da esso, per traslazione, si origina la li-
80 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
208
Filop., In Nicom., I 179,4, 0ouootou aootoyoto, cf. anche Asclepio, In
Nicom., I 152,6.
209
Cf. Filop., In Nicom., II 1-11.
210
Cf. Filop., In Nicom., I 1.
211
Cf. Nicom., 84,8 ss. H., Filop., In Nicom., II 4 e 26.
nea. A differenza del punto, la monade, oltre che essere principio
anche parte, elemento della molteplicit e del numero: Infatti non
solo lessere principio di alcune cose, ma anche il risolvere i compo-
sti nel medesimo fa lelemento. Per esempio, il punto il principio
della linea ma non anche elemento <di essa> perch non possibile
risolvere la linea nei punti in quanto non composta da essi. Simil-
mente anche ladesso principio del tempo, ma non anche ele-
mento <del tempo> perch il tempo non composto dalladesso n
si risolve in esso. Lunit invece principio ed elemento del nume-
ro, infatti la composizione del numero fatta di unit e il dissolvi-
mento <del numero avviene> in essa (Filop. II 4). Caratteristica
della monade , quindi, quella di non essere numero, ma principio
dei numeri, in coerenza con quella prospettiva che considera il
principio come altro da ci di cui principio.
212
Ci appare chiaro
sottolinea Filopono se si considera che ogni numero la met del-
la somma dei numeri che gli stanno da una parte e dallaltra nel
flusso naturale, come 10 la met della somma di 9 e 11, mentre la
monade non ha alcun numero prima di s ed la met del termine
ad essa successivo, cio del 2.
213
Dalla monade scaturiscono immediatamente la diade e, succes-
sivamente, gli altri numeri, tramite accumulo di unit. La diade
anchessa principio e, tuttavia, in un modo diverso rispetto alla mo-
nade: mentre la monade og in senso proprio, la diade piutto-
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 81
212
Cf. Filop., In Nicom., II 60,10. Che lunit non un numero era chiaro
gi ad Aristotele, che in Metaph., 1088 4-8 scrive: Luno infatti significa misu-
ra di una molteplicit, il numero significa molteplicit misurata e molteplicit
di misure: per questo anche ragionevole che luno non sia un numero, n la
misura una molteplicit di misure, ma la misura e luno sono un principio.
Tale dottrina potrebbe essere di origine pitagorica. Nicomaco la professa (cf. In-
tr. arit., 84-86) ed essa implicita in Eucl., Elem., VII def. 1 e 2, dove si legge
rispettivamente che Unit ci secondo cui ciascun ente detto uno e che
Numero una pluralit composta di unit. Per le definizioni di unit cf. Th.
Heath (1921a), I, pp. 69-70.
213
Cf. Filop., In Nicom., I 62. A questo punto in Nicomaco manca la discus-
sione relativa al problema se lunit debba considerarsi pari o dispari, discus-
sione che invece presente in Teone, op. cit., 21,24-22,16, cf. Th. Heath (1921a),
I, p. 71. In genere lunit non definita n pari n dispari e Filopono la consi-
dera anchegli principio e non numero; fa eccezione soltanto Filop., In Nicom.,
II 3, che non va tuttavia preso alla lettera: In breve lunit il principio di
ogni quantit, sia dispari che pari, mentre il 2 <lo> soltanto del pari, infatti
dal 2 risommato a se stesso nascono <numeri> tutti pari, n in ogni numero di-
spari c meno di 1 n nel pari di 2; infatti il 3 non il pi piccolo dei dispari,
poich anche lunit dispari.
sto ooriog, affine al principio, e quindi non ancora numero in
senso proprio. Mentre infatti lunit principio di ogni numero, sia
dispari che pari, la diade principio ed elemento dei soli numeri
pari.
214
Per incontrare un vero numero in atto bisogner procedere
quindi fino al 3. Sia l1 che il 2 hanno propriet non comuni agli al-
tri numeri. L1, per esempio, ha la somma con se stesso pi elevata
del prodotto per se stesso, mentre tutti i numeri hanno il prodotto
per se stessi pi elevato della somma con se stessi, e il 2 ha il pro-
dotto uguale alla somma, costituendo in ci un termine medio fra
lunit e la molteplicit vera e propria. Il 2 inoltre, a differenza de-
gli altri numeri pari, non pu essere diviso in due parti uguali o in
due parti disuguali, ma solo in parti uguali, due unit. La potenzia-
lit dellunit si esprime, inoltre, anche nella raffigurazione geome-
trica dei numeri: lunit in potenza un numero triangolare, qua-
drato, pentagonale eccetera, ma anche fra i numeri solidi lunit
in potenza un numero cubico, piramidale eccetera.
Monade e diade sono i principi fondamentali dellidentit e del-
la diversit.
215
La monade per Pitagora e i pitagorici causa
dellidentico, poich moltiplicata per se stessa rimane tale e quale,
e anche moltiplicata per altri numeri li conserva allo stato di par-
tenza. Nella diade, al contrario, si vede per la prima volta la diver-
sit, poich essa, se divisa, si scinde in due unit e, se moltiplicata
per se stessa o per altri numeri, d luogo ad altri numeri ancora.
216
Tale scarto fra la monade e la diade lo scarto che esiste fra nume-
ri quadrati e numeri eteromechi, poich nei primi abbiamo la mol-
tiplicazione di due numeri uguali, mentre nei secondi abbiamo la
moltiplicazione di numeri che si differenziano fra loro di uno scarto
minimo, ossia di una unit.
Veniamo adesso allanima. La tripartizione delle facolt della-
nima in base ai due concetti di uguaglianza e disuguaglianza si tro-
va gi in Nicomaco 65,8-13 H.: cos infatti a buon diritto anche la
parte razionale dellanima (to tg ug oyixov) sar ordinatrice
della parte irrazionale (tou ooyou xoogtixov rotoi) e la pulsione (o
0uo) e lappetito (g rai0uio), poste nelle due specie della disugua-
glianza (rv toi tg oviootgto ouoiv rioroi), saranno ordinati ade-
82 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
214
Cf. Filop., In Nicom., II 3.
215
Monade e diade sono fra i numeri il corrispettivo dei due principi del
mondo, lidentico e il diverso. Tale considerazione scaturisce in relazione con
linterpretazione del Timeo 35a ss. cf. Filop., In Nicom., II 60,34-35: Vuole
dunque che il numero sia modello del mondo e il mondo immagine del numero.
216
Cf. Filop., In Nicom., II 55.
guatamente dalla ragione (uao tou oiovogtixou rutoxtg0goovtoi) co-
me da una uguaglianza e da una identit (e uao tivo iootgto xoi
toutotgto). In qualche modo quindi, gi in Nicomaco possiamo
mettere in relazione il discorso sui numeri con il discorso sullani-
ma: come la disuguaglianza nei numeri deriva dalluguaglianza e
in essa si converte, cosa che sottolinea la principialit e la supe-
riorit delluguaglianza sulla disuguaglianza, cos anche nellanima
i due aspetti del disuguale, ossia la parte appetitiva (rai0ugtixov)
e quella pulsionale (0uorior), sono soggette allinfluenza della fa-
colt razionale ad esse superiore.
Oltre che in I 178, Filopono suggerisce lanalogia fra la triparti-
zione dellanima e i numeri gi in I 31, poich in questo passo egli
insiste sul ruolo mediano delle matematiche che avvicinano lani-
ma razionale o, ci che lo stesso, la facolt dianoetica dellanima,
agli enti intelligibili. Tuttavia, il punto essenziale del contatto fra
la dottrina dellanima e quella sui numeri, riguarda il ruolo che i
numeri hanno nella creazione extratemporale dellanima. Al pro-
blema relativo alla psicogonia platonica di Timeo 35a-36d, Filopono
approda in II 12 e, in seguito, accenna in II 90 e 91: <Platone> in-
segnando simbolicamente la nascita dellanima, dice che il dio,
prendendo lessenza che sempre uguale a se stessa e quella divisa
nei corpi, e mescolandole come in un cratere, e poi, riducendo a li-
nea retta tale miscuglio, ha creato una sola retta, che divide secon-
do rapporti armonici, emiolii, epitriti ed epiottavi, e dopo averli ta-
gliati in due in lunghezza e quindi ripiegati a forma di crea due
cerchi; poi, dopo aver reciso sei volte quello interno crea sette cer-
chi e muove a destra quello esterno e a sinistra quello interno e ha
chiamato quello esterno <cerchio> dellidentico e quello interno
del diverso (Filop. II 12,1-8).
Un passo simile riportato da Filopono, In De anima, 115,22-
122,26 e si legge anche in De aeternitate mundi contra Proclum,
195,13-200,3. Entrambi i passi sono studiati e discussi da Segonds
nellarticolo del 1992, intitolato propos dune page du De aeterni-
tate mundi de Jean Philopon,
217
nel quale lautore mostra come en-
trambi i passi non derivino tanto da Timeo 35a-36d quanto da un
riassunto che conserva i tratti principali del passo del Timeo, ma
che resta una fonte intermedia. Accanto a questi due passi si deve
collocare questo, molto pi breve, del Commentario a Nicomaco.
Lanima, cos come lintero cosmo, stata creata dal demiurgo se-
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 83
217
A.Ph. Segonds (1992), pp. 461-479.
condo rapporti numerici ben precisi e tali da dare luogo a relazioni
armoniche. Non a caso, quindi, il punto terminale della trattazione
sui numeri sono le proporzioni. Anzi, tutto il discorso sulle mate-
matiche in Nicomaco sembra finalizzato alla comprensione delle
dieci mediet, che riassumono in s e presuppongono la conoscenza
delle relazioni numeriche e delle configurazioni geometriche dei
numeri.
A partire dal lemma II 64 Giovanni Filopono si occupa delle
proporzioni. Per prima cosa egli ribadisce la relazione in tre termi-
ni che esiste fra due quadrati e un eteromeche o fra due eteromechi
e un quadrato, determinati a priori, di cui il filosofo aveva gi fatto
cenno in I 152 e seguenti, dove tratta degli eteromechi e dei qua-
drati. Laccenno ai quadrati e agli eteromechi non casuale, se si
pensa che i numeri quadrati sono considerati come esempi di ugua-
glianza perch sono numeri uguali un ugual numero di volte, men-
tre gli eteromechi rappresentano la prima disuguaglianza, perch
derivano dalla moltiplicazione di un numero per un numero pi
grande di una unit, per cui lo scarto fra i due termini, quadrati ed
eteromechi, lo scarto minimo, ossia la pi piccola disuguaglianza
possibile. Se si pone il primo eteromeche, 2, in mezzo ai primi due
quadrati, 1 e 4, di cui 1 il primo quadrato in potenza e 4 il primo
quadrato in atto, si ottiene la proporzione 1 2 4, nella quale i termi-
ni stanno fra loro in rapporto doppio. In tutte le relazioni di questo
genere si trova che lultimo sta al medio come il medio sta al primo.
Se, invece, si pone un quadrato fra due eteromechi, come 4 fra 2 e
6, si ottiene 2 4 6, che non hanno lo stesso rapporto, ma hanno la
stessa eccedenza, ossia di quanto lultimo maggiore del medio di
tanto il medio maggiore del primo.
Si comprende gi da questa puntualizzazione che esistono di-
versi tipi di proporzione o per meglio dire di mediet. Filopono
infatti chiama le proporzioni in generale mediet, rootgtr, per il
fatto che in esse essenziale il ruolo giocato dal termine medio,
mentre chiama proporzione in senso proprio ovooyio soltanto
la proporzione geometrica, che si basa sullidentit dei rapporti fra
i tre o pi termini di cui si compone.
218
La distinzione si trova gi in
Nicomaco 119,19-122,10 H. In realt i due termini, ovooyio e r-
ootg, indicano entrambi la proporzione e Nicomaco li usa spesso
indiscriminatamente per indicare le tre proporzioni: aritmetica,
geometrica e armonica, ma, in senso proprio, xuie, la ovooyio
84 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
218
Cf. Filop., In Nicom., II 75.
combinazione di due o pi rapporti, oyoi, e soltanto in senso pi
generale, xoivotrov, essa combinazione di relazioni, orori.
219
Le proporzioni sono dieci
220
avverte Nicomaco in II cap. 22 e
dieci il numero perfetto secondo i pitagorici, infatti sono dieci an-
che le relazioni numeriche, le dita delle mani e dei piedi, le catego-
rie logiche, eccetera.
221
Le dieci proporzioni sono le seguenti:
11) A-B=B-C (proporzione aritmetica)
12) A:B=B:C (proporzione geometrica)
13) A:C=(A-B):(B-C) (proporzione armonica)
14) A:C=(B-C):(A-B) (proporzione subcontraria)
15) B:C=(B-C):(A-B)
16) A:B=(B-C):(A-B)
17) A:C=(A-C):(B-C)
18) A:C=(A-C):(A-B)
19) B:C=(A-C):(B-C)
10) B:C=(A-C):(A-B)
La proporzione aritmetica
222
caratterizzata da una relazione
di quantit e la sua precedenza rispetto alle altre proporzioni di-
pende dal fatto che essa si manifesta nella semplice esposizione del
flusso naturale dei numeri a partire da 1 allinfinito. Nella propor-
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 85
219
Nicom. 120,2-5 H. DOoge cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpin-
ski (1926), p. 264 n. 2 discute la differenza che sussiste in Nicomaco fra i ter-
mini ovooyio e rootg, e sottolinea che non mancato chi ha attribuito il ter-
mine ovooyio alla proporzione disgiunta (di quattro termini, cf. Filop. II 75), e
rootg invece alla proporzione continua (di tre termini, cf. Filop. II 74). Giam-
blico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 325 considera ovooyio rife-
rito propriamente alla proporzione continua, e ovooyov invece riferito alla pro-
porzione disgiunta, ma resta il fatto che ovooyio in senso proprio la propor-
zione geometrica, cio secondo (ovo) lo stesso rapporto (oyov), ecco infatti cosa
scrive nel passo appena citato: Bisogna per partire dalla premessa che gli an-
tichi chiamavano proporzione in senso proprio quella geometrica, ma pi comu-
nemente ormai anche le altre sono dette proporzioni, perch appunto in senso
generico sono tutte mediet. Per la differenza fra oyo e oroi cf. Teone, op.
cit., 22,19. Cf. anche Eucl., Elem., V def. 3; Erone di Alessandria, Definitiones,
def. 127.
220
Sulle proporzioni cf. Th. Heath (1921a), I, pp. 84-90. Le proporzioni pi
importanti sono le prime tre, quella aritmetica, quella geometrica e quella ar-
monica, gi note agli antichi pitagorici; cf. Th. Heath (1921a), I, pp. 84-86.
221
Sul 10, numero perfetto secondo i pitagorici, cf. Th. Heath (1921a), I,
p. 75.
222
Cf. Filop., In Nicom., II 76-84.
zione aritmetica la relazione di tipo quantitativo perch un estre-
mo ha sul medio la stessa eccedenza che il medio ha rispetto allal-
tro estremo. Al contrario, nella proporzione geometrica
223
la rela-
zione fra i termini di natura qualitativa, poich una relazione di
rapporti.
Diversa da entrambe la proporzione armonica, che stabilisce
luguaglianza del rapporto degli estremi e di quello fra la differenza
dei termini pi grandi e la differenza dei termini pi piccoli, come
esprime la formula citata, la quale permette anche di determinare
il numero medio, che risulta uguale al quoziente ottenuto dal dop-
pio prodotto degli estremi e dalla loro somma.
224
Tale proporzione
detta armonica, perch su di essa si basano i rapporti fra le corde
degli strumenti musicali, rapporti che danno luogo a suoni deter-
minati. La musica antica avverte Filopono conosceva tre siste-
mi di corde, in numero di quattro, di cinque e di otto: nel sistema a
quattro corde le due estreme sono fra loro in rapporto epitrite, di 4
a 3; nel sistema a cinque corde, le due estreme sono fra loro in rap-
porto emiolio, di 6 a 4; da questi due sistemi sommati deriva lac-
cordo di ottava, poich nella proporzione 3 4 6 gli estremi sono in
rapporto doppio. Una armonia deriva dalla combinazione del rap-
porto di quinta con quello di ottava, perch gli estremi risultano es-
sere in rapporto triplo, mentre infine la doppia ottava si realizza
quando i due estremi sono in rapporto quadruplo.
225
Le mediet numerate quarta, quinta e sesta, hanno in comune
linversione del rapporto delle differenze proprie della mediet ter-
za; infatti, al secondo membro, anzich (A-B):(B-C) troviamo (B-
C):(A-B). La quarta mediet, per, conserva come primo termine il
rapporto con gli estremi, il che la rende direttamente opposta alla
proporzione armonica, in relazione alla quale infatti stata deno-
minata subcontraria.
226
86 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
223
Cf. Filop., In Nicom., II 85 -92.
224
Ad esempio per la mediet armonica 6 4 3 troviamo che 4=2x(6x3)/6+3.
Cf. Nicom. 139,21-140,13 H. e Filop., In Nicom, II 119.
225
Cf. Filop., In Nicom., II 103.
226
La quinta e la sesta mediet sono invece subcontrarie della proporzione
geometrica. Queste tre mediet non furono note ai pitagorici pi antichi e
Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 325, attribuisce la loro
scoperta ad Eudosso; mentre in altri luoghi egli afferma che erano in uso pres-
so i successori di Platone, ma che erano parte della tradizione di Archita e Ip-
paso, cf. ibidem, p. 345. Le rimanenti quattro mediet, dalla settima alla deci-
ma, si dice siano state aggiunte da due pitagorici tardi, Mionide ed Eufranore,
cf. ibid., p. 345.
Alla fine del secondo libro, sulla scorta di Nicomaco 144,20-147
H., Giovanni tratta largomento delle proporzioni geometriche soli-
de, che Nicomaco ha definito la mediet pi perfetta, quella che
compendia in una sola formula numerica le prime tre mediet.
227
Mentre le mediet piane necessitano di un solo medio proporziona-
le in quanto sono bidimensionali, le mediet solide necessitano di
ben due termini medi, poich sono tridimensionali.
228
La proporzio-
ne detta da Nicomaco perfetta sia che gli estremi siano cubi, doci-
di, plintidi o scaleni una proporzione i cui termini conservano le
relazioni armoniche, le relazioni aritmetiche e i rapporti geometri-
ci. Un esempio di formula numerica che esprime la mediet perfet-
ta, larmonia in senso pi proprio, data dallesposizione di 6 8 9
12: 6 e 8 sono scaleni, 9 plintide e 12 docide. Secondo la propor-
zione geometrica 12:8=9:6 e 8:6=12:9; secondo la mediet aritmeti-
ca 12 eccede sul 9 di quanto 9 eccede sul 6 e, infine, secondo la me-
diet armonica, 8 eccede sul 6 di 2, ossia di 1/3 di 6 e 12 eccede
sull8 di 4, ossia di 1/3 di 12. La sequenza 6 8 9 12 reca in s una
tridimensionalit esemplare dei termini che la compongono e, in
essa, i medi proporzionali costituiscono le misure degli intervalli
della scala armonica dellanima del mondo.
Il discorso sui numeri ha condotto Nicomaco a discorrere delle
proporzioni, avverte Filopono II 70, anzi egli costretto ad insegna-
re la proporzione (ovoyxoie vuv ari outg oioooxri tg ovooyio)
229
che utile per la lettura degli antichi: Se, infatti, non la conoscia-
mo non possiamo neppure intendere (voriv ouvor0o) le cose dette
da Platone nel Timeo sulla psicogonia. Certamente questo un dia-
logo fisico (xoitoi uoixo outo rotiv o oiooyo) e non solo noi non
intenderemmo le cose dette in maniera enigmatica in alcune alle-
gorie, ma non comprenderemmo di tali cose neppure lo stesso signi-
ficato letterale, che manifesto (outg tg oivorvg rri). Troviamo
in questo passo, oltre alla relazione dichiarata fra la teoria della
proporzione e la psicogonia del Timeo, un riferimento allinsegna-
mento platonico per oiviyoto, su cui Filopono insiste avverte
Verrycken nella fase dei commentari aristotelici. Non a caso, in-
fatti, larticolo del Verrycken, La psychogonie platonicienne dans
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 87
227
Cf. Filop., In Nicom., II 133-135.
228
Tale teoria alla base di Timeo 32a-b, nel passo in cui Platone afferma
che fra due piani sufficiente un solo medio e fra due solidi invece assoluta-
mente due, intendendo come medi numeri quadrati e cubici, cf. Th. Heath
(1921a), I, p. 89.
229
Filop., In Nicom., II 70,2-3.
luvre de Philopon, insiste sulla interpretazione simbolica della
psicogonia del Timeo platonico di Filopono I nel Commentario al De
anima aristotelico, a cui si opporrebbe linterpretazione letterale
dello stesso testo di Platone da parte di Filopono II nel De aeterni-
tate mundi contra Proclum. Il riferimento, espresso in questo pas-
so, In Nicom. II 70, alla necessit di interpretare simbolicamente la
psicogonia platonica, ricondurrebbe sottolinea Verrycken il
Commentario allIntroduzione aritmetica di Nicomaco entro la fase
produttiva di Filopono I.
Nella fase in cui scriveva il suo Commentario al De anima, vo-
lendo armonizzare la filosofia di Platone con quella di Aristotele,
Filopono I partiva dalla interpretazione aristotelica della psicogo-
nia del Timeo, nella quale Aristotele critica appunto Platone.
230
Aristotele nel De anima aveva inaugurato linterpretazione lettera-
le del Timeo, che era necessariamente una interpretazione eterniz-
zante, ripresa poi da Plutarco e giunta a maturazione con Proclo.
231
In obbedienza alla sua intenzione di armonizzare Aristotele e Pla-
tone, Filopono insiste sul fatto che la critica di Aristotele alla psico-
gonia platonica non affatto una critica al senso riposto di quella
dottrina platonica, ossia al senso vero, ma soltanto alla lettera del
testo. Lintenzione di Aristotele sarebbe quindi quella di mettere in
guardia tutti i lettori incapaci di cogliere il significato vero e ripo-
sto della dottrina del Timeo. In breve, quindi, la psicogonia del Ti-
meo sarebbe un discorso enigmatico; essa sarebbe un esempio esi-
mio del simbolismo platonico.
232
Al contrario, nel De aeternitate
88 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
230
Cf. Aristotele, De anima, 3, 406b 25-407b 12; Filopono, In De anima,
116,21-117,30.
231
Cf. Plutarco, De an. procr. in Tim., 1015f-1017b; Proclo, In Tim., II
117,11-14; 119,29-30; 104,4-9.
232
Cf. K. Verrycken (1991), pp. 215-225. Linsegnamento simbolico, enig-
matico del Timeo viene paragonato da Filopono al mito poetico, poich anche
questultimo ha un significato riposto che diverso e pi profondo di quello del-
la lettera. Tuttavia linsegnamento platonico ben lontano dallessere un mito
poetico. Questultimo infatti ha, come linsegnamento simbolico, due livelli o
strati, ma il primo livello, quello sotto cui si nasconde la verit, una storia
perfettamente comprensibile e coerente. Per questo motivo quindi il mito poeti-
co non invoglia a cercare il significato riposto, pi difficile da trovare, e non si
presta alleducazione dei giovani ma, anzi, li corrompe, perch permette loro di
accontentarsi di ci che espresso al livello pi evidente ed accessibile. Diverso
linsegnamento platonico per oiviyoto, che deriva dalla ouoixg oioooxoio
tramite la quale insegnavano i pitagorici. Tale simbolismo pitagorico caratte-
rizzato dallassurdit e dallincoerenza della lettera, dallevidente mancanza di
significato apparente che spinge i giovani a ricercare la verit ed ha quindi un
mundi contra Proclum, Filopono smentisce la sua precedente posi-
zione espressa nel Commentario al De anima, considerando che la
psicogonia del Timeo e il Timeo stesso devono essere interpretati
alla lettera.
Ma, per tornare al discorso sulle proporzioni, alla fine del Com-
mentario a Nicomaco, Filopono sembra non cogliere, o comunque
non sottolineare chiaramente, lintento che Nicomaco ha nellulti-
mo capitolo del suo trattatello. In Nicomaco tale capitolo infatti
improntato a Timeo 36a-b.
233
Si ha limpressione che lIntroduzione
aritmetica di Nicomaco organizzi i temi sviluppati in tutta lopera
in funzione di questultimo capitolo, ossia in funzione di una giusti-
ficazione matematica della psicogonia platonica. Tutta la teoria
matematica sembrerebbe finalizzata a spiegare le dottrine fisiche e
psicogoniche della dottrina platonica. In verit il trattato di Nico-
maco ha una esplicita finalit di natura scientifica e matematica e
non pu quindi essere collocato sulla stessa linea dellExpositio di
Teone di Smirne, che invece esplicitamente indirizzata a scopo
esegetico della matematica platonica. Tuttavia non trascurabile il
fatto che nellultimo capitolo di Nicomaco, lintenzione di esegesi
del Timeo platonico abbia un notevole significato, che investe la fi-
nalit stessa dellopera.
Certamente non questa limpressione che d Filopono, soprat-
tutto nel commento a questultimo capitolo di Nicomaco. Rimane
comunque il fatto che sia Nicomaco che Filopono intendono il di-
scorso matematico anche in chiave filosofica e, quindi, non ignora-
no il risvolto teoretico e teologico che presenta qualunque dottrina
matematica, esposta e interpretata in chiave neopitagorica.
in questottica che Filopono scrisse il Commentario a Nicoma-
co come edizione degli appunti di un corso di Ammonio, non si sa in
quale rapporto con le lezioni orali del maestro e con gli appunti di
Asclepio, che costituiscono oggi il testo delledizione di Tarn, ma
in questottica tuttavia, proprio in virt del ruolo delle matemati-
che nel discorso sulla creazione del mondo, che il Filopono tardo e
INTRODUZIONE - IL COMMENTARIO A NICOMACO 89
altissimo valore educativo. Cf. Filopono, In De anima, 116,28-118,2; 122,20-
125; 127,5-6.
233
Platone, Timeo 36a, [trad. F. Adorno]: Dopo di ci riemp gli intervalli
doppi e tripli, staccando ancora dal tutto altre parti, disponendole negli inter-
valli fra luna e laltra, di modo che in ciascun intervallo vi fossero due medi, s
che il primo medio oltrepassasse gli estremi o fosse oltrepassato da essi della
stessa frazione di ciascuno degli estremi, ed il secondo medio oltrepassasse gli
estremi di una quantit uguale a quella di cui esso stesso medio oltrepassato.
cristiano, impegnato nella superficiale opera di revisione dei suoi
commentari di stampo neoplatonico, nel periodo in cui si occupava
proprio di problemi di eternalismo, rivedeva il testo del Commenta-
rio a Nicomaco, riconoscendo ancora una volta alle dottrine mate-
matiche il ruolo primario nellambito della problematica filosofica,
che ad esse avevano gi riconosciuto gli immediati successori di
Platone, Speusippo e Senocrate.
1.4. Considerazioni conclusive
Poche parole sono necessarie per trarre alcune conclusioni e
precisazioni preliminari alla lettura del testo.
Nel corso delle precedenti pagine si visto quanto sia difficile e
problematica la ricostruzione, anche parziale, della figura di Gio-
vanni Filopono, soprattutto quando si affronta il tentativo di defi-
nire i termini in cui trovano conciliazione il suo ruolo di filosofo
neoplatonico, che studiava ed editava i commentari ad Aristotele
alla scuola di Ammonio ad Alessandria, e il suo ruolo di cristiano,
impegnato, almeno nella fase tarda, come teologo teorizzatore di
dogmi cristologici e trinitari di stampo eretico, essendo egli stato
prima un sostenitore del monofisismo e poi, pi specificamente, un
teorizzatore del triteismo. Le vicende della formazione spirituale di
Filopono non sono del tutto note n, di conseguenza, possono essere
delineate in maniera lineare e completa; possibile, tuttavia, con-
siderare qualche aspetto della sua figura come storicamente molto
probabile e verosimile.
Giovanni Filopono entr nella scuola di Ammonio allinizio del
VI secolo, quando aveva gi terminato, dopo esservisi dedicato per
suo conto, degli studi di grammatica. Nel tempo in cui egli inizi la
sua collaborazione con Ammonio, la condizione politica, sociale e
religiosa dellimpero aveva subto delle trasformazioni: il cristiane-
simo, perseguitato per secoli, aveva trovato ogni giorno sempre pi
terreno fertile per il suo sviluppo e si era impadronito progressiva-
mente dellimpero. Dal canto suo, Alessandria aveva sperimentato,
gi nel corso del IV e del V secolo, forme di tolleranza religiosa che
erano, in realt, sforzi di contenimento di azioni di intolleranza
che, talora, erano sfociate anche nella violenza. In questo stato di
cose, la collaborazione di un cristiano con un maestro neoplatonico
non era affatto inusuale e, anzi, non mancato chi, come il Saffrey,
ha visto in questa collaborazione un esempio dello status di pacifica
90 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
convivenza fra pagani neoplatonici e autorit cristiane gi inaugu-
rato dallo stesso Ammonio, in occasione dellaccordo da lui stipula-
to con un anonimo vescovo alessandrino, che pu essere probabil-
mente identificato, sulla base di un codice della Bibliotheca di Fo-
zio, con Atanasio II.
Sotto Ammonio, Filopono segu il regolare corso di studi della
scuola neoplatonica alessandrina, che dedicava molta attenzione
allinsegnamento scientifico e al commento del corpus aristotelico.
A tale studio, per, Filopono si applicava recandovi, oltre al suo im-
pegno di filosofo, anche la sua sensibilit di cristiano. Del resto, pi
tardi, dopo i primi editti di Giustiniano, sollecitato dal mutare dei
tempi, egli non manc di accorgersi e di trarre sempre pi le conse-
guenze della inconciliabilit fra la dottrina neoplatonica e aristote-
lica e i dogmi del cristianesimo; dopo un periodo intermedio di
scritti polemici, quindi, cio il Contra Proclum e il Contra Aristo-
telem, si dedic esclusivamente alla definizione delle dottrine cri-
stiane. Dopo la morte di Ammonio, intanto, avvenuta verosimil-
mente non molti anni dopo la pubblicazione del Commentario alla
Physica, cio comunque dopo il 517, Filopono ebbe, in qualche mo-
do, la guida della scuola. Verrycken precisa che egli fu de facto il
caposcuola, pur non essendolo mai de iure, volendo chiarire con
questa affermazione che, pur non avendo noi moderni notizie certe
che Filopono sia divenuto caposcuola, poich anzi abbiamo testimo-
nianze, e comunque soltanto per un periodo pi tardo, che fu capo
della scuola il pagano Olimpiodoro, tuttavia la sopravvivenza della
scuola e la notizia di discepoli di Filopono, fra cui, ad esempio, Ste-
fano, ci fanno supporre che Filopono guid, per un certo periodo, la
scuola come successore di Ammonio. Dopo il 529, ad ogni modo, e
cio dopo la stesura degli scritti polemici sullargomento delleter-
nit del mondo indirizzati a confutare Proclo e Aristotele, Giovanni
si impegna, con un interesse che diviene presto esclusivo, alla defi-
nizione dei dogmi cristiani. In questa sua attivit di teologo, tutta-
via, egli rivela lhabitus, ormai acquisito, del filosofo neoplatonico
commentatore di Aristotele. In altri termini, anche quando egli
tenta di definire le dottrine cristiane, il suo pensiero condizionato
dalla sua precedente formazione filosofica ed egli non pu fare a
meno di avvalersi degli strumenti forniti dalla logica aristotelica,
appresa alla scuola di Alessandria, e di misurarsi con la metafisica
classica.
In questo quadro di formazione teorica e, pi precisamente, nel
momento in cui Filopono si accorge dellinconciliabilit fra filosofia
INTRODUZIONE - CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 91
pagana e fede cristiana, rientra lattivit di revisione delle opere
precedenti, nelle quali si trovano, quindi, dottrine che ce lo mostra-
no in conflitto e in polemica con altri neoplatonici e anche, in primo
luogo, con linsegnamento del suo maestro Ammonio. Si citata a
questo proposito la dottrina dellimpetus che contraddice la fisica di
Aristotele; la dottrina della creazione ex nihilo, che contraddice
Aristotele e Proclo. Ma obiezioni rivolte anche contro il suo maestro
Ammonio troviamo, come si visto, anche nel Commentario a Nico-
maco. Questultimo scritto rappresenta, inoltre, anche una testimo-
nianza del rapporto che sussisteva fra il neoplatonismo e la mate-
matica neopitagorica.
Il Commentario a Nicomaco , in larga misura, un testo di pura
matematica pitagorica: in esso sono sciorinate, sulla scorta di Nico-
maco, regole aritmetiche e teoremi matematici, che sono di grande
interesse anche se considerati in s e per s. Ma in tale Commenta-
rio, come si visto, c di pi. Il testo infarcito di dottrine filosofi-
che, gnoseologiche, fisiche e metafisiche, che si snodano e si preci-
sano fra le righe di una regola matematica e laltra. Filopono allo-
ra, con il Commentario a Nicomaco, non solo si colloca nella tradi-
zione filosofica neoplatonica che aveva dato grande impulso e im-
portanza alle matematiche e che era stata profondamente segnata
dalla Summa Pythagorica di Giamblico ma, da buon neoplatonico,
si serve delle matematiche come punto di partenza per la spiega-
zione e la interpretazione di dottrine metafisiche, cosmologiche e
psicologiche, che sono il centro del suo vero intendimento e del suo
interesse. Con il Commentario a Nicomaco Filopono ci testimonia il
suo interessamento per una disciplina largamente nota ai filosofi
neoplatonici e da questi coltivata, appunto la matematica, ma tale
interessamento va comunque inteso nel senso che le matematiche
vengono considerate come propedeutiche e, anzi, necessarie allo
studio delle realt metafisiche. per questo motivo, quindi, e con
questi scopi che il Filopono tardo ritorna a revisionare unopera
matematica che si colloca nel periodo della collaborazione con Am-
monio alla scuola di Alessandria. N il motivo della ripresa dello-
pera dopo la stesura del Commentario ai Meteorologica potrebbe
avere spiegazione diversa di quello di una sua rilevanza per la riso-
luzione del problema della eternit del mondo, anche se si presup-
pone che Filopono si fosse occupato tardivamente e per la prima
volta di questo Commentario a Nicomaco, riprendendolo dagli ap-
punti inediti di Asclepio di Tralle. Filopono, in effetti, non fu un ve-
ro matematico, ma scrisse il Commentario a Nicomaco per soddi-
92 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
sfare secondi fini, ossia per mettere in luce il risvolto filosofico e
teoretico della matematica neopitagorica. Linteresse per laritmeti-
ca di Nicomaco quello di chiarire alcune dottrine, principalmente
quelle relative al problema della creazione del mondo in rapporto
allinterpretazione del Timeo, e quindi in chiave antiaristotelica.
in questottica, infatti, che Filopono sfrutta il testo di Nicomaco per
fare obiezioni al suo maestro, che seguiva Aristotele, e trova degli
addentellati che lo riconducono coerentemente alle dottrine prece-
dentemente sostenute nel Contra Proclum e nel Contra Aristo-
telem.
Le linee che si incontrano e si intrecciano nel Commentario a
Nicomaco sono quindi in definitiva due: in primo luogo c laspetto
immediato del Commentario, quello esteriore, ossia lintenzione di
dare una spiegazione chiara e dettagliata del manuale sullarit-
metica di Nicomaco, dunque anche una trattazione succinta e facil-
mente comprensibile delle dottrine matematiche neopitagoriche, e
ci avviene nellambito della collaborazione scolastica con Ammo-
nio, sia che linsegnamento del maestro sia stato la fonte diretta del
Commentario di Filopono, sia che si intenda porvi come termine
medio il Commentario a Nicomaco di Asclepio di Tralle. In secondo
luogo si pone il significato secondario che sottende ad un Commen-
tario che ha per oggetto la matematica neopitagorica, e cio linte-
resse per il risvolto metafisico della stessa. Filopono non fu, infatti,
un matematico nel senso stretto del termine, come conferma il fat-
to che non esiste una sua produzione filosofica sullargomento, n
fu interessato alla scienza aritmetica come fine a se stessa; i suoi
intendimenti sono altri, e cio quelli di comprendere, attraverso le
matematiche, la realt fisica e metafisica.
in virt del ruolo che le matematiche occupano nel problema
della creazione del mondo che esse diventano interessanti per il Fi-
lopono tardo, che si vieppi sganciato dalle dottrine pagane e si
pi incisivamente avvicinato al cristianesimo. Di qui la ripresa del
Commentario a Nicomaco, le modifiche, seppure superficiali, appor-
tate ai passi che potevano dare limpressione di essere a favore del-
leternalismo aristotelico. Di qui la citazione del Commentario ai
Meteorologica di Filopono I 14,4-5, identificato da vrard con il
passo in cui Filopono ammetterebbe per un corpo celeste, il sole, un
mutamento di qualit, dottrina chiaramente contraria alle affer-
mazioni di Aristotele e che conduce a posizioni antieternalistiche.
Finito il periodo della tentata conciliazione di dottrine eteroge-
nee fra loro, ivi compresi i dogmi cristiani, conciliazione sentita co-
INTRODUZIONE - CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 93
me naturale da una natura eclettica come quella di Filopono e, allo
stesso tempo, giustificata dal periodo storico e dallambiente ales-
sandrino, Filopono si accinge a risistemare la sua posizione, il suo
pensiero, non ricusando la fatica e lonere di compiere un gravoso
ripensamento, sempre guidato da quel desiderio di verit che lo
aveva reso pensatore e scrittore infaticabile e leale e che, probabil-
mente, gli aveva meritato lepiteto di filopono.
94 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
2.
GIOVANNI FILOPONO
COMMENTARIO A NICOMACO
TESTO GRECO
2.1. La tradizione manoscritta del Commentario di Filopono a Ni-
comaco
Il commentario di Giovanni Filopono allIntroduzione aritmeti-
ca di Nicomaco si divide, cos come il testo di riferimento del com-
mento, in due libri, editi da R. Hoche in due tappe: il primo libro ,
infatti, del 1864 e il secondo, invece, del 1867. Entrambi i libri, di
cui il primo precede la pubblicazione delledizione critica di Nico-
maco, curata dallo stesso Hoche nel 1866, vennero pubblicati in
una edizione non critica; tuttavia leditore, nellintroduzione, ci for-
nisce le prime notizie che ci permettono di far luce sulla tradizione
del testo. Scopriamo cos che per il primo libro Hoche ha utilizzato
fondamentalmente due codici, G e H, e si avvalso, parimenti, del
confronto della tradizione di G e H, che la medesima, con quella
conservata da un terzo codice, che egli ha siglato C.
Il migliore fra i tre apparso a Hoche il codice G, cio il Gottin-
gensis Philol. gr. 66, di pergamena, che egli data al X secolo,
1
il
quale, per, presenta numerose brachilogie, di difficile comprensio-
ne, e diverse gravi lacune, per cui leditore ha dovuto fare ricorso
sovente al codice H (Hamburgensis Philol. gr. 88-89),
2
del XVI seco-
lo, dono di Luca Holsten alla biblioteca di Giovanni di Amburgo, il
quale codice contiene oltre allAritmetica di Nicomaco e agli scholia
di Filopono, anche gli scholia a Nicomaco di Soterico.
3
Senza il codi-
ce H, ammette Hoche, egli non avrebbe potuto ricostruire parte del
libro primo, proprio a causa della cattiva condizione di G. Alla stes-
1
Il codice G presenta 20 versi di Nicomaco e, accanto a questi, 40 versi de-
gli scholia di Filopono; cf. la Praefatio di R. Hoche a Filop. p. I.
2
88=ff. 55, 89=ff. 550. Su questo codice cf. H. Omont (1890), pp. 355-368;
R. Munzel (1905), ad loc.
3
Cf. anche quanto dice P. Tannery (1912b ss.), II, p. 286.
sa famiglia di G e di H appartiene, inoltre, il codice siglato S, ossia
il Vaticanus gr. 198 (ff. 2-35; 90-94).
Come sottolinea lo stesso Hoche, G e H concordano fra loro in
maniera straordinaria, poich hanno conservato con cura gli errori
del comune archetipo e hanno restituito soltanto pochi passi che li
mostrano discordanti fra loro. Tali discordanze risultano spiegabili,
del resto, se attribuite allindolenza dei copisti o allarbitrio di
emendatori. Ci che conta che essi si completano in maniera tale
che moltissime lacune delluno possono essere colmate con laiuto
dellaltro.
4
Da questi due codici, al contrario, si allontana molto il terzo co-
dice che Hoche ha utilizzato, ossia il Cizensis 67,
5
siglato C, conser-
vato nella biblioteca di Zeitz, datato dalleditore nel periodo com-
preso fra il XIV e il XV secolo. In esso alcuni scholia sono diversi
solo di poco rispetto alla tradizione di G e H ma, allo stesso tempo,
esso fornisce alcuni passi che in G e H sono omessi, e altri passi in-
vece sono corretti e mutati a tal punto che questo codice appare de-
rivare da una recensione diversa e pi recente rispetto a quella tr-
dita dagli altri due codici, sia che questa recensione sia dello stesso
Filopono aggiunge Hoche sia che si debba attribuire ad uno dei
suoi discepoli.
6
Nella Praefatio al secondo libro, inoltre, Hoche avverte il lettore
che vengono presi in considerazione altri due codici, entrambi di
Monaco, il primo siglato (Monacensis 76) del XVI o XVII secolo, il
quale presenterebbe confuse fra loro le prime due recensioni del
commentario di Filopono, e il secondo siglato M (Monacensis 482),
un codice del XV secolo, che presenterebbe soltanto la prima recen-
sione.
Qualche anno dopo ledizione di Hoche, nel 1888, la questione
della tradizione manoscritta dei commentari a Nicomaco fu affron-
tata da P. Tannery, nel suo Rapport sur une mission en Italie
7
e, in
98 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
4
Una piccola parte di questo codice si trova in Spicilegium Romanum, II,
pp. 392 ss., vedi: Bibliothecae Apostolicae Vaticanae codices manu scripti recen-
siti iussu Pii XI Pontificis Maximi (1923), I, codici 1-329.
5
Cf. C. Wendel (1921), pp. 368-376.
6
Cf. Filop., Praef., p. II: [] sive Philopono ipsi sive sectatorum eius ali-
cui haec debetur recensio. Nella stessa pagina leditore indica come autore del-
la seconda recensione un certo Proclo-Procleio. Le varianti che C reca alle lezio-
ni di G e H sono parzialmente registrate nelle pp. II-XV della prefazione alle-
dizione di Filopono.
7
Cf. P. Tannery (1912b ss.), II, pp. 302-309.
tempi pi recenti, essa stata ripresa prima da A. Delatte e poi da
L. Tarn.
8
In realt, avverte gi il Tannery, esistono quattro diverse re-
censioni di commentari a Nicomaco, di cui le prime tre particolar-
mente vicine tra loro e spesso mescolate insieme in alcuni mano-
scritti.
La prima recensione costituita dal commentario a Nicomaco
che i manoscritti attribuiscono a Filopono; la seconda una modifi-
cazione parziale della prima ed quella che Hoche attribuisce a Fi-
lopono o a uno dei suoi discepoli. Questa recensione secondo Tan-
nery andrebbe invece attribuita ad Isacco di Argira (XIV sec.),
poich essa presenta delle modifiche che i codici pongono in relazio-
ne, appunto, con Isacco di Argira. Il nome di Isacco di Argira com-
pare nel cod. Vaticanus gr. 1411 (ff. 43
r
-106
r
), siglato V, del XV se-
colo, e nellapografo di questo, il Parisinus 2377, siglato P, del XVI
secolo.
9
La terza recensione, che sappiamo essere attestata dal cod. Mo-
nacensis 431 e dal Parisinus 2376, appartiene ad Asclepio di Tralle
e la quarta, ancora effettivamente anonima, secondo Tannery an-
drebbe attribuita ad Arsenio Olbiodoro. Tale attribuzione propo-
sta da Tannery sulla base di un epigramma che, in alcuni mano-
scritti, si trova alla fine della quarta recensione.
10
Tannery sottoli-
nea, infine, che ci sono dei manoscritti che presentano una mesco-
lanza delle recensioni prima e seconda e altri manoscritti, invece,
che presentano mescolanza delle recensioni terza e quarta.
La confusione accresciuta dal fatto che taluni manoscritti che
recano la quarta recensione o una mescolanza delle recensioni ter-
za e quarta indicano come autore Asclepio di Tralle, per cui non
mancato chi ha pensato che la quarta recensione sia da attribuire
ad Asclepio e la terza, invece, a Filopono, ipotesi respinta dallo
stesso Tannery.
11
Inoltre, la terza recensione straordinariamente
vicina alla prima, anche se in taluni punti ne differisce ed note-
volmente pi corta. A questo punto Tannery tenta di spiegare la so-
miglianza fra la prima e la terza recensione ipotizzando una fonte
LA TRADIZIONE MANOSCRITTA 99
18
A. Delatte (1939), pp. 129-187, pubblica la seconda recensione del secon-
do libro del commentario di Filopono; cf. anche L. Tarn (1969), pp. 6-23.
19
Cf. P. Tannery (1912b ss.), II, p. 302.
10
Tale epigramma riportato da L. Tarn (1969), p. 7. La quarta recensio-
ne ci sarebbe conservata fondamentalmente da un manoscritto di Torino, cf. P.
Tannery (1912b ss.), II, p. 308.
11
Cf. P. Tannery (1912b ss.), II, p. 304.
comune per entrambe: un commentario a Nicomaco perduto di Pro-
clo, commentario che sarebbe servito ad Asclepio e che Giovanni
Filopono avrebbe rimaneggiato a suo piacimento. Lesistenza di
questo commentario sarebbe comprovata non solo dal sogno nel
quale Proclo si autoidentificava con Nicomaco, di cui ci riferisce
Marino nella Vita Procli,
12
ma anche, soprattutto, dalla notizia da-
ta dalla Suda che, con una delle confusioni ad essa consuete, attri-
buirebbe il commentario a Nicomaco, insieme con altre opere di
Proclo, ad un Proclo-Procleio figlio di Temisione e ierofante di Lao-
dicea in Siria.
13
Lidentificazione con Proclo dellautore originario del commen-
tario a Nicomaco stata ripresa e avvalorata da Delatte nel 1940.
Lo studioso ha infatti trovato un nuovo manoscritto, del XVIII seco-
lo, lAtheniensis 1238 (ff. 74-136), siglato A, che presenta il nome di
Proclo.
14
LAtheniensis tramanda lo stesso testo del codice Vatica-
nus gr. 1411 e, pertanto, contiene le osservazioni particolari attri-
buite ad Isacco argiro. In questi due codici, lAtheniensis e il Vatica-
nus, si rileverebbero delle critiche rivolte a Nicomaco che non figu-
rano nella prima recensione, e tuttavia vi si trova la citazione giv
rigtoi xoi rv toi duoixoi
15
che rimanda al commentario alla Phy-
sica di Giovanni Filopono. Questa citazione suggerirebbe quindi,
stando a Delatte, che Proclo scrisse il commentario originario a Ni-
comaco e che Filopono lo avrebbe poi rimaneggiato, cos come aveva
gi affermato Tannery.
16
In realt non si hanno notizie in base alle quali si possa affer-
mare, con un certo margine di certezza, che Proclo abbia scritto un
commentario a Nicomaco e, in ogni caso, ci non proverebbe che
Asclepio o Filopono o entrambi lo abbiano conosciuto e se ne siano
serviti. N Asclepio n Filopono, infatti, furono discepoli di Proclo.
Luno e laltro furono, invece, allievi di Ammonio ed editori dei suoi
corsi. Pi esatta appare quindi la soluzione assunta da Tarn nella
100 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
12
Cf. Marino di Neapoli, Vita di Proclo, cap. 28.
13
Cf. P. Tannery (1912b ss.), II, pp. 304-305. Fra le opere di Proclo indica-
te da R. Beutler (1957), col. 203, opera n. 30, troviamo il titolo Egygoi ri to
aetov tg Nixoo ou oi0gtixg riooyeyg.
14
Lipotesi che i commentari di Filopono e di Asclepio risalgano ad un
commentario perduto di Proclo allIntroduzione aritmetica, oltre che ad A. De-
latte (1939), p. 130, piacque anche a R. Beutler (1957), col. 203,5-14; cf. anche
P. Tannery (1906), pp. 362-363. Contro questa ipotesi vedi, invece, L.G. Weste-
rink (1964), pp. 527-528.
15
Cf. Filop. II 31,19-20.
16
Cf. A. Delatte (1939), p. 130.
introduzione alla sua edizione di Asclepio, pubblicata nel 1969, e
gi suggerita dal Saffrey e dal Westerink:
17
entrambe le recensioni
del commentario a Nicomaco quella di Asclepio di Tralle e quella
di Giovanni Filopono risalgono ad una fonte comune: un corso
sullAritmetica di Nicomaco tenuto da Ammonio. Ci spiega, infatti,
in parte, la somiglianza delle due redazioni, anche se non ne spiega
ancora la corrispondenza spesso letterale. Anche a questo, per,
Tarn propone una soluzione: Giovanni non ha seguito di persona
il corso di Ammonio, ma ha avuto il testo delle lezioni del maestro
attraverso Asclepio; egli cio sarebbe venuto in possesso degli ap-
punti di Asclepio e su questi avrebbe lavorato con aggiunte e modi-
fiche. Non possibile, infatti, che due testi cos corrispondenti fra
loro possano derivare dalle annotazioni prese durante la lezione da
due individui diversi, Asclepio e Giovanni; non possibile, se non
altro, che Ammonio conducesse la sua lezione cos lentamente da
consentire la registrazione di ogni sua parola. Il commentario di
Giovanni, inoltre, oltre ad essere molto pi ampio rispetto a quello
di Asclepio, anche pi corretto e presenta delle considerazioni
personali che sono lontane dallo spirito acritico delle pagine di
Asclepio. Giovanni, quindi, per concludere con Tarn, avrebbe edito
il corso di Ammonio attraverso gli appunti che Asclepio aveva rac-
colto a lezione e che, probabilmente, aveva lasciato inediti, scorretti
e disorganizzati.
18
Alla luce di quanto si detto, la situazione della tradizione ma-
noscritta si presenta, quindi, in questo modo:
I recensione: la recensione di Filopono edita da Hoche e tra-
mandata dai codici GHS.
II recensione: la recensione trdita oltre che da C, da e M
dal Vaticanus gr. 1411 e dal suo apografo, il Parisinus 2377.
19
Ta-
li manoscritti attribuiscono lopera a Filopono, ma certi scholia
LA TRADIZIONE MANOSCRITTA 101
17
Cf. H.D. Saffrey (1954), pp. 396-410 e L.G. Westerink (1964), pp. 526-
535.
18
Cf. L. Tarn (1969), pp. 12-14.
19
Un altro codice, il Florentinus Magliabechianus 16, del XVI secolo, sigla-
to F, di cui non abbiamo notizia, viene indicato da W. Haase (1982), pp. 400-
447, pagine in cui lautore fornisce unedizione critica sulla base dei codici
GMP (che, per Haase il cod. Parisinus gr. 2483) CFH limitatamente ad al-
cuni lemmi, pochissimi rispetto allestensione dellintero testo, del primo e del
secondo libro del commentario a Nicomaco di Filopono.
marginali e certe parti del testo sembrano risalire ad Isacco di Ar-
gira.
Delatte ha invece scoperto lAtheniensis 1238 con lattribuzione
a Proclo. La Suda attribuisce a Proclo-Procleio, ierofante di Laodi-
cea, la composizione di un commentario allIntroduzione aritmetica
di Nicomaco, ma Delatte segue Tannery nel sostenere che la Suda
si sbagliata e che il commentario in questione si deve attribuire
al diadoco Proclo, ci che fa appunto il manoscritto di Atene.
Il codice A contiene il medesimo testo di V e, pertanto, ha le os-
servazioni particolari attribuite ad Isacco di Argira. Nei due mano-
scritti si notano anche delle critiche indirizzate dallautore a Nico-
maco che non figurano nella prima recensione. Hoche, invece, con-
sidera come proprie della seconda recensione le varianti di C, che
aggiunge nella Praefatio alledizione del primo libro del commenta-
rio di Filopono, e sottolinea che tale redazione opera di Filopono o
di qualche suo discepolo. Delatte chiarisce che dai riferimenti (giv
rigtoi xoi rv toi duoixoi) si deduce che Filopono ha, in qualche
modo, preso parte a tale recensione, probabilmente rimaneggiando
il testo di Proclo.
La seconda recensione quindi, in definitiva, una variante da
attribuire a Filopono, di cui lo stesso Hoche registra le lezioni per il
primo libro attraverso la lettura di C, mentre Delatte la pubblica li-
mitatamente al secondo libro, basandosi prevalentemente su A.
20
III recensione: attribuita ad Asclepio di Tralle e attestata dal
Parisinus 2376 e dal Monacensis 431.
IV recensione: anonima; attribuita da Tannery ad Arsenio Ol-
biodoro e contenuta, sostanzialmente, in un codice di Torino.
21
Questa distinzione delle quattro recensioni mi sembra, a
tuttoggi, la pi plausibile o, comunque, quella che spiega in misura
maggiore i rapporti di somiglianza e di dissomiglianza che legano
le quattro recensioni. Occorre precisare, tuttavia, che la mia lettu-
102 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
20
L. Tarn (1969), p. 12 n. 53, ci informa di avere ricevuto dal Professor
David Pingree dellUniversit di Chicago il microfilm di un altro codice, il Gay-
ri islmi Eserler, Poz Topkapi Sarai
5
, di Istanbul, che conterrebbe la seconda
recensione con dei lemmi pi lunghi e, talvolta, diversi rispetto alla seconda re-
censione registrata da Hoche nella Praefatio alla sua edizione di Filopono.
21
Per i manoscritti della IV recensione cf. P. Tannery (1912b ss.), II, pp.
307-308.
ra del testo, che qui segue immediatamente, non ha alcuna pretesa
di risolvere definitivamente il problema della tradizione manoscrit-
ta n si prefigge il difficile e faticoso compito di fornire una edizio-
ne critica di questo commentario di Giovanni Filopono. La mia let-
tura dei manoscritti, infatti, parziale, dal momento che mi sono
limitata ai passaggi o a interi commenti che mi sono apparsi di dif-
ficile lettura perch lacunosi o corrotti. Il testo che propongo, quin-
di, registra alcune varianti, che credo e spero lo migliorino anche
solo in parte, e tuttavia esso non si allontana del tutto dalla edizio-
ne di Hoche, che servita come base di partenza e come testo di ri-
ferimento.
LA TRADIZIONE MANOSCRITTA 103
CONSPECTUS SIGLORUM
G: Gottingensis Philol. gr. 66 (I rec.)
H: Hamburgensis Philol. gr. 88 e 89 (I rec.)
S: Vaticanus gr. 198 (I rec.)
M: Monacensis 482 (I rec.)
: Monacensis 76 (I+II rec.)
C: Cizensis 67 (II rec.)
V: Vaticanus 1411 (II rec.)
A: Atheniensis 1238 (II rec.)
104 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
2.2. EEHIHEIE TOT dIAOHONOT EIE TO HPOTON TON EIE ATO
THE NIKOMAXOT TOT IEPAEHNOT ARIQMHTIKHS EISAGW-
GHS
o. Oi aooioi]
22
Hotevixo ev o aotg tou iiou xoto tov Hote-
vixov oxoaov gtri to tro tg ovte ioooio xoi tgv ooov tgv oyou-
oov rai toutgv oti rv ouv, e xoi Nixooo, oirtoi ioooio roti
iio ooio, aovti aouatov gtgtrov or, ti roti ooio xoi ao0rv ror
to ovoo ooio rv ouv rxg0g, oiovri oorio ti ouoo, e oogviouoo
aovto touto or to oor rigtoi oiovri or ti ov aoo to oo xoi e,
oio to ri e oyriv to xrxurvo. rari toivuv to vogto xoi 0rio, e o
Aiototrg goiv, ri xoi ovototo roti xoto tgv routev ouoiov, giv
oio tgv raixrirvgv tou oeoto ouv oxotrivo ooxri xoi ouoo, tgv
touto giv ri e oyouoov raiotggv ooiov rixote evoooov. rariog
or oe ooiov xoi ooov ovooorv, iotrov, oti oevuov roti to tg
ooio ovoo xoi to tou ooou rigatoi yo toi aooioi xoto r to-
22
Nella edizione Hoche, prima del commento al primo lemma, leggo, fra
parentesi quadre, il seguente passaggio: Lopera intitolata Introduzione
con riferimento ai suoi scritti teologici, ovvero la Grande aritmetica; chiamato
Geraseno dalla citt, il cui nome Gerasa e che si trova nei pressi di Bostra e
dellArabia; essa poi chiamata Gerasa dal nome di coloro che avevano milita-
to nellesercito di Alessandro e che, vecchi e impossibilitati a combattere, stabi-
lirono col la loro dimora (Eiooyeyg raiyryoatoi e ao to yryorvo oute 0ro-
oyixo gtoi ryoo oi0gtixo Iroogvo or ryrtoi oao tg aore, g ovoo Ir-
ooo roti or ari Bootov xoi Aoiov Irooo or ryrtoi oao tou tou ouototru-
oovto te Arovoe yrovto xoi g ouvg0rvto aorriv rxri tgv oixgoiv aoigoo-
o0oi). Tale iscrizione, che precede linizio vero e proprio del commentario,
tramandata dal codice C e non si trova n in G n in H. Essa stata giusta-
mente espunta da Hoche, dal momento che chiara la sua natura di scholion.
Inoltre, chi lha scritta fa una banale confusione fra i Theologoumena di Nico-
maco ed un suo presunto trattato di aritmetica, confusione che di certo non pu
attribuirsi a Filopono.
1,5
10
15
aou, ou goi xoi Aiotoxg
23
rv toi ari ioooio orxo iioi.
g yo riorvoi, oti 0riovtoi rv ov0eaoi oiooe xoi yo uao
oiev xoi orioev xoi aorev xoi vooev aoixiev xoi u rtrev oi-
tiev, oioto or uao xotoxuoev o0oetrov oio rivoi ryrtoi o rai
Aruxoievo, ryo rv, ou aovtev or xotoxotgoo oi rv yo vori
xoi oooi r v toi o roi to oiotio r ouoiv g toi uaerioi, oiooe ov-
toi, to or aroio xoi oi rv toutoi oixouvtr xotoxuovtoi oute youv
xoi Aooovov te xotoxuoe ooiv rx Eoo0oxg ri tgv uotrov
Toiov xg0rioov oiovgorvov oe0gvoi. orri or tou rx tou uooto
oiooe0rvto to uaerio oixriv
24
e ogoi xoi o aoigtg, ryev oute
Aooovov ou aetov trxrto vrrgyrr to Zru
xtior or Aooovi gv rari ou ae Iio i g
rv aroie araoioto, ao i ro aev ov0eaev,
o r0 uaerio e xrov aouaioo xou Iog.
25
to yo rti ogoi to g ae outou xoto0ori v rv toi aroio oi to oio-
tio rriv. outoi ouv oi aririaorvoi, g rovtr o0rv toeoiv, r-
arvoouv ua ovoyxg to ao tgv riov, g to og0riv uoi oitov g to
oaririv g ti toioutov oo, xoi rxoroov tgv toioutgv raivoiov ooiov,
tgv ri to ovoyxoio tou iou to uoitrr rruioxouoov, xoi ooov tov
raivrvogxoto. aoiv rarvogoov trvo, e goiv o aoigtg, uao0go-
ouvgoiv A0gvg, ou ri ovg tg ri tov iov ovoyxg iotorvo, o-
o xoi ri tou xoou xoi ootriou aoiouoo xoi touto aoiv ooiov
xrxgxooi xoi tov ruo vto ooov, e to ooo gor trxtev, ru ri oe
ooig uao0goouvgoiv A0gvg oio yo tgv uarogv tev rugotev
ri 0rov to toutev raivoio ovrrov. aoiv oarrov ari to aoi-
tixo aoyoto, xoi rruov voou xoi aovto to ouviotevto to aori
xoi toutgv aoiv tgv raivoiov ooiov rxoroov toioutoi yo goov oi
oooi, aoitixo tivo orto ruovtr. rito oiaov ooe aoiovtr xoi
ra outo to oeoto xoi tgv ogiouyov outev aog0ov uoiv, xoi
toutgv ioixetrov uoixgv rxoroov 0reiov, xoi ooou to ari tgv
uoiv tou toioutou orv aratov ra outo oiaov r0ooov
26
to 0rio
106 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
23
Aiotoxg CSVM (cf. paragrafo 15, in cui si cita di nuovo Aristocle, e
Ascl. I 1,16-17) : Aiototrg GH or xo iioi GCM : arvtr iioi HSV.
24
orri or tou rx tou uooto oe0rvto to uaerio oixriv Hoche : tou uooto
torrxrivou oiooe0rvto to uaerio oixriv C. Ho seguito il testo di Hoche, ma
a oe0rvto ho preferito oiooe0rvto che lectio difficilior.
25
Omero, Il., 20,215-218.
26
r0ooov MSV : r ooov Hoche.
20
25
30
35
40
xoi uarxooio xoi ortogto aovtre, xoi tgv toutev yveoiv xuie-
totgv ooiov evoooov. oi rv ouv ao Hu0oyoou ouyxrurve xoto
aovtev tev gotev to tg ooio rrov ovoo aeto or Hu0oyoo
outo ouvrotrirv, rai ovg tg tev oioiev raiotgg to tg ooio 0ri
ovoo, xoi ioooiov tgv tg ooio toutg iiov evooor. touto yo
roti tg ooio to tro, g tev 0riev aoyotev yveoi to or rai
toutgv oyovto tgv ooiov, e Hotevi xoi Hetive ooxri, g tev o0g-
otev rotiv raiotgg. aooootrov yo toi vroi to o0goto, goiv o
Hetivo, ao ouvr0ioov tg ooeotou uore. rariog yo uixoi
ouararyr0o oeooi xoi toutev rxto ri0ior0o voriv ouorv, oouvo-
tov gv oroe r outev rai to vogto xoi xreiorvo aovtre oe-
otev r0riv rrorv yo aooriv, o aooouoiv oi rx oxotrivou
oixou rai etrivototov oroe rorvoi xoi te o0oe eti to ori
oaotuourvoi. ori yo rx tev rvovtiev xoto ou oio tev roev
aoiovto ooiriv rai to rvovtio. rariog ouv tev oeiotev aovtre
rioev tg ug, oiov ooxo, ootou, ro xoi tev uoixev rioev o-
aovtev (toutev yo ouorv ouor uaootgvoi ouor vog0gvoi ei tg u-
aoxrirvg outoi ug ouvotov) xoi tev aovtg eiotev xoi oortev,
oio rioi to uarxooio, to o0goto roo roti, tg rv ouoio oeotev
oeioto, tg o raivoi o eioto xuxov yo ti yevov xoi ao v og o xoi
vogooi xoi oiooo0oi ei aoog ug ouvotov rrtg tr xoi o0gori
toutev roti oi outev oue to eioto riog voriv xoi tgv rxrivev, e
roti, ouoyiro0oi ouoiov. ri yo rotiv riog to aovto tg ug oei-
oto, roti or xoi to ag rv eioto, ag or oeioto, ovoyxg aou xoi tgv
titgv tev rioev rivoi oiov, tev aovtoaooiv eiotev xoi tg ouoio
xoi tg raivoio . aovto r v ouv to o0goto ooo r oti ao to vogto o i-
oto or toutev g oi0gtixg, og aovtev ouoo xoi yo ouoixg, riar
outg rv ari to rv orori aooov xotoyivrtoi, tov gioiov rr oi0-
ov g raititov g oiaooiovo g ovtivoouv, g o oi0gtixg ari to oor-
tov aotro or tev rv orori to oorto. oo og xoi yrertio aotr-
o aoo yo tev yrertixev oaoorirev oio tg oi0gtixg aoiooi
xoi oe rariog to ogoto g rx io yog, e o xuxo, g rx
ariovev ouvrotgxr touto or oi0ou, to rv xoi to ag0o xoi oti aov-
to ryr0ou og rotiv g ovo xoi yo to ogriov oiov ovo ti uao-
ri, orr yo xoi oti g ovo ooioirto, gti rotiv og oi0ou
toioutov or xoi to ogriov, ou ro ouorv. ri or yrertio g oi0g-
tixg aotro, xoi ootovoio r ovoyxg roti aotro riar g yrer-
tio rv ari ryr0g oae oxivgto rri, to toutev ovov ariryoo-
rvg riog, ootovoio or ari to xivourvo xoi to toutev xivgori xoi
ao ogo orori outev gtouoo. rari ouv rigtoi giv xoi ti roti
ioooio xoi ti to toutg tro xoi ti g rai to tro oyouoo ooo xoi
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 107
45
50
55
60
65
70
oti oxoao te aoxrirve ouyyooti tgv rai ioooiov oyouoo go
ooo v aoooou voi, r r og xoi tg v r iv outg v r rtooerv.
. o oyr Hu0.] Koe ragyoyr to g ogiouyio rariog ou aooo
trvg ogiouyixg rotiv. ioou yo g tev gvioev rrtg trvg rv rotiv,
ouorv or ogiouyri oti or trvg roti, ogoivri xoi o aoigtg, rye
g ti toi g vioo ariyi vrtoi gviooio.
y. xoi ovgv] Ovto xoourv xuie to ovte ovto, to ori xoi e -
ooute rovto, to oioio, to ortogto, r ev aooyovtoi xoi to rvtou-
0o, otivo xuie ovto oux rioiv, rariog toi g ouoi ouarutoi o-
oieto yo xoi rtogto roti, xov aotr voievtoi ortogto rivoi
r rxootg yo gro ooiour0o. orri rto ovov aooxi tov-
or tivo reoxotr, ov aotrov ryiveoxorv,
27
orv o outo rotiv o
orivo e ori0rvto outou xoi oio touto gev ra oute oiotoovtev
xoi to ao oi rioo ou x r aiyiveoxo vtev. ou x rioi v ou v to r vtou 0o xui e
ovto, oo ag ovto, rariog te g ovti agoioouoi to or ao toi g
ouoi oroov xoi outo oux ovto rioi ae or toi g ouoi yritviori ae-
tov rv, rariog rvtou0o to aor0ov roti xoi to rov touto or g
ovto to rv yo goviotoi xoi ouxrt roti, to or ouae roti. ouaoo0rri
or te ove to uoixo aovto, oov or tg xivgore outev roti ao-
oxoou0go o ovo eotr ri o ovo rv uori roti xoi ou rotgxr,
aoe oov xoi to, ev roti aooxoou0go outo, to otooiov xoi to
eooute rivoi ou rri. to rv yo uao orgvgv aovto roti rtogto
xoi xot ouoiov xoi xoto to ari tgv ouoiov ourgxoto to or ouo-
vio, ri xoi ooxri xot ouoiov rriv to otooiov, o ouv rv ouvrri
xivgori 0reritoi xoi ouoraotr xoto touto to eooute rovto, xoi
ootr ogv tgv ao ogo aoiritoi oroiv. orutrov or, oti ao tg
ug rioi to uoixo, gti ouorv rotiv rioo yo ouorv rri, o rotiv o-
vrioro ri yo rirv eiorvov ti rioo, ouorvo rioou orxtixg ov ryi-
vrto ri or gorv tev ovtev rioo rri, oux ov rotiv. ri yo og0r ri-
ariv ari outg, oti outr uoe rotiv outr au oux ov0eao ou iaao
oux oo ouorv tev ovtev, to g ov ae rig ov ouxouv ri aovto to u-
oixo xoi rvuo rotiv, g or ug to g ov rotiv, ouorv oo tev uoixev
ovte ov rotiv, rariog xoi tou g o vto rtrri. to rv ouv uoixo aovto
toiouto roti, to or vogto xoi 0rio
28
oi oio xoi ortogto xo0oe ovto
108 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
27
ov aotrov ryiveoxorv CV. Nelledizione Hoche tale espressione si tro-
va fra parentesi quadre perch unintegrazione di C. Io lho qui accolta per-
ch, sebbene si presti al dubbio dessere una nota inseritasi nel testo, a mio av-
viso rende pi chiaro il contesto.
28
xoi 0rio Hoche : xoi riog 0ri o M.
75
2
3
5
10
15
20
xoi r rxrivev aooyovtoi to rvtou0o riog, e rx aetotuaev xoi aoo-
oriyotev rixovr outr yo rx tg ug yivovtoi to rvtou0o riog, out
r routev rx rv tg ug ou yivovtoi, rariog ou ouvotov roti to xrit-
tovo uao tev riovev aooyro0oi o ouo routo to riog aooyouoi
to yo rioo gri tg ug ri to uaootgvoi ouxouv xoi g ouoio outou
rv outg rotiv oaou or g ouoio, rxri xoi g rvryrio, e ororixtoi te
Aiototrri to o rv oe to rivoi rov aooyriv routo ou ouvotoi
oe tr ouorv routo aooyriv ouvotoi to yo aooyorvov, g aooyr-
toi, oux roti ae ouv to g ov outo ri to rivoi aoori rxri0rv ouv rx
tev otratev xoi oioiev xoi ovte ovtev to rv0ou to aooyovtoi rxrivo
or otrato rotiv, rariog xoi oievio ou yo roti ovo rxri, oo aov-
to ori ovto oux rotiv ouv aorgu0o rxri xoi rov ouxouv ouor to
g ov o0rv xoi o Aiototrg riar ari outev rv te rto to uoixo r-
ottovi oo oti tg rv ioriv orao, tg or xo0oo xoi ovototo ovo-
toto rv xoi xo0oo ao tgv oixriov uoiv, rariog ovte ovto rioi xoi
tou g ovto ouooou rtrouoi xoi toi rvtou0o tou rivoi rioiv oitio
orao or, oti ooxooouxti ou ouvor0o yvevoi rxrivo oio tgv grtr-
ov oo0rvriov, eoar ouor oxtivo giou otrve ioriv oio to tev o-
otev oo0rvr xoitoi ti toutou ovotrov o yo aoori g vuxtri oio
to tev ootev oo0rvr rv tg gro xoi gri ao to oxtivo oaor-
aovtr tou giou, touto xoi g ug aoori rv tg tev vogtev 0reio
oe tr xoi e rigtoi rv te doioevi ouoxoov go 0regooi to vog-
to, aetov rv oio to raooiriv giv to oeo voooi xoi ouooi xoi
ovtioi uioi oourvov xoi oio touto oxotiov tov vouv orutrov
or oti, ri xoi tou oeoto xotoovgoorv, g ovtooio aotrouoo oux
ro oxioge rxrivo 0regooi, o ru0re oyxou aorri xoi ogo-
to xoi oo toiouto ao raooioov tg tev ooeotev 0ro ouxouv oio
aovtev ororixtoi, oti rxrivo rv ouo xoi otrato xoi 0rio xoi ori xo-
to to outo xoi eooute ovto, touto or trato xoi ouoraotr eooute
rovto to rvtoi ouovio, e rtou ootrev ovto, rxrivoi rv xoto
tgv ouoiov xoivevri, e ortogto xot ouoiov, giv or xot rvryriov
rtogto yo touto, tgv toaixgv rtoogv uaorvovto xo0o oao ovo-
toev rai ouoo xivritoi xoi oao ouoev rai ovotoo to ariov ouv
rxrivoi xoivevri, e agoioovto toi ori xoi eooute rouoiv o0rv
xoi aovtr rxri tov 0rov iouo0oi voiouoiv, e oov tev ouoviev
tg rxrivou rore rtrovtev eoar yo tov ryxroov oov o-
aoouriv ryorv tev tg ug rvryriev, oute xoi tov ouovov tg
tou 0rou oov rixo rtrriv rore o0rv xoi to rio aovtr
oi ov0eaoi ruorvoi ove oiouoiv e ov rxri tou 0riou xotoixouvto
rx toutev rotiv raiuooo0oi xoi to aoo Hotevo rv Tioie riogyr -
vov ti to ov ori, yrvroiv or oux rov ti or to yivorvov rv, ov or ouor-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 109
25
30
35
40
45
50
55
aotr ogov yo, oti ov rv ori, yrvroiv or oux rov to vogtov aov xoi
oioiov xori oio to aovtg ortogtov rivoi, yivorvov or xoi ouoraotr
o v to tg or ao v oio to ouvrr tg rtoog .
o. raiotggv] Oute yo xoi o Aiototrg rv toi oaoorixtixoi r-
yri, raiotggv rivoi tgv ori xoi eooute rouoov xoi tgv outgv rai-
otgg yo rigtoi aoo to ri raiotooiv oyriv tgv ugv. ae ouv ov rig
raiotgg tev g rotetev, o rv ouvrrio rtoog 0reourvev
ovev ou v tev ori ovtev g yveoi raiotg g r otiv.
r. rv te xooe] Ou oti rv te xooe uaoouoi oio aovto ae yo,
riar rioiv uarxooio o oti ori to rv te xooe xooouoiv, raio-
aovto tou toi to route v oyo0o v rixovixe.
. ev xoto rtouoiov] Ooar yo o evu e to ovte e ov xoi to yr-
yorvov xoourv, oute to tgor ovto ou yo ouvevue rxrivoi
rouoi to aoogyoi o.
. tgv r og] Avti tou tg oouog outev ug oo yo tg og
xoi g u g. ryri ouv, oti to oeotixo touto ri og, rv oigvrxri ovto uori,
iouvtoi tg uixg outev og to oototov xoxrivg yo, ouvori aov-
to ouoo to riog, oux ovrrtoi to outo otryriv rioo ori. o rvtoi io -
ooo Aevio, o grtro oioooxoo, rg, oti ou xoe riar Nixoo-
o to irio0oi tgv ugv ouorvo yo aoooriyo rotiv g ug ti yo
0rri ug yrvro0oi o oui touto oioi tov Nixooov ogouv oio tou
irio0oi, oti e ao aoooriyo toutgv
29
oaoraovto iritoi outgv
to riog, o e ri rryrv, oti to oio0gto oio touto rv ouvrri roti rto-
og, tg oixrio og, tg ug goi, ouvrooiourvo te g ouvoo0oi oio
to oototov outg rv outg rivoi ori eoar ov ri xoi tov rv aoie, oivri -
o0oi xoi outov ioio xoi aovto voiovto, ryri ti to oototov tou iri-
o0oi.
g. tratg xoi] Koxe riar xoi touto, e rg o outo gev oioooxo-
o rori yo riariv tratixg xoi ooietixg ari outgv yo oi toaoi
xoi oi ooieori yivovtoi ou ogaou yo outg trartoi g ooioutoi ri
yo outg rtrarto, rorrt ov rtro ug, rv g rrrv ooiouo0oi xoi
traro0oi eotr outg rv otrato xoi ovooieto, to or ari outgv
riog ooiouvtoi rye og aoootgtr xoi aoiotgtr xoi oio0rori xoi r -
vryrioi xoi agixotgtr oov or to ouv0rtov xoto tou to tgv ooie-
110 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
29
toutgv M: toutg Hoche.
4
5
6
7
5
10
8
5
oiv uaorvri to rv yo ooiourvov uaorvriv ori xoi oe to xivou-
rvov touto or ou uaorvri, otov xot outo g ooieoi yrvgtoi to
yo rx ruxou yivorvov rov oiov ov0eao outo rv uaorvri, ri-
otorvou or tou ruxou ovtioovri to rov. roti or aoiv oaooyou-
rvov uar tou Nixooou ryriv, oti to og oi og trartoi ou e
xoi outg, xo0o ug roti, rtooouog xoi riotorvg tou rivoi ug,
o eoar ov riaoirv oov oi oou tov oxov ri to rv oute yivor-
vo oxrutixo riog traro0oi, ou tg ouoio tou oxou
30
riotorvou,
o e aruxoto outou, xo0 oov outov to rv oaoaturiv tev rioev, to
or orro0oi oute xoi tgv ugv rtooriv rigxr xot og0riov yo,
e gog riaov, oux roti to rioo to rtooov, oo to uaoxrirvov tev
yo rioev to rv 0rirtoi, to or yivrtoi oute yo xoi tgv ri ogo
rtoogv tev aoyotev yivro0oi ryorv te to uaoxrirvov outev
ootr ri oo rtoeriv rioo to yo rtooov uaorvriv ori, ivo
r oou ri oo rtoeg, e o rx toaou ri toaov rtooivev eotr
to rv toi rtoooi uaorvov g ug rotiv outg yo rotiv g ri to riog
traorvg xoi rtooouoo.
0. ooeoto] Ei yo goov oeoto, ou ogaou to outo ov gv oeo o u-
oixo xuxo te trvgte, rari gor to uoixov te yryorve ae ouv
to v ou tov oute raiorrtoi oioov ao xuxo, ri oe oto gv rariog ou x
oxe ove to tou xuxou yivrtoi ogo, oo xoi rv oioge xoi rv
ue xoi toi oiaoi oaooiv g oti o rv xuxo ri ogo ev raiaroov
uao io yog arirorvov xoi to oiao tou oou tev or uaooro-
rvev toutov oeotev rxootov rotiv rtrov. ri ouv xoi outo o xuxo
oeo gv, outo rye to ogo, aovte ov gv oeo rv oeooiv, oar rotiv
oouvotov. rti ri to ogoto oeoto gv, tig ov gv aovte oioototo vuv
or rotiv raiaroo, ao o xoi g orii g aoxrirvg oi or ooi xoi ao
to otrro te v ogotev.
i. to or ari outgv] Hri outgv
31
rv iootgtr, oviootgtr, orori,
ovoi, toaoi, rvryrioi, ouv outg
32
or aoiotgtr, aoootgtr, ryr0g,
oixotgtr, agixotgtr tou to ao vto, goi v, uaori xo0 r outo o xivg-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 111
30
Ledizione Hoche, subito dopo oxou, presenta, fra parentesi quadre,
lespressione rx tou rioou tou routg, tramandata da GHCMS. Sono daccordo
con Hoche di espungere tale espressione, poich sembrerebbe essere uno scho-
lion inseritosi nel testo.
31
ari outg v M: ari outo GHC Hoche : oi outgv V. La lezione di M prefe-
ribile dal momento che Nicomaco si riferisce chiaramente alla materia, di cui
quelle elencate sono le determinazioni incorporee.
32
ou v outg M: ou v ou tgv V : ou v outoi GHC Hoche.
10
15
20
9
5
10
to xoi ortoateto ouor yo urotgxrv oe xo0 routo to or oeoto,
e to xoto tivo tou tev xivou rvo xoi rtoo ovto.
io. ourgxote] Eurgxote goi, toutroti to ooeoto ou
ae te, o o xoto oru trov o yov.
i. te v og toioutev] Avti tou tev 0riev xoi ortog tev.
33
iy. A rxrivo] Atrato yo rioi xoi oariyoato te toae oio xoi
ryrtoi to 0riov aovtoou rivoi xoi ouooou aovtoou rv tg ouvori
xoi tg ri go rori, aovoio tr xoi yveori, ouooou or tg uaooto-
ori xoi tg ouoio oux rri yo toaov aov yo to aou aro rri ouxouv
xoi arirrtoi to or 0riov oariov to or toioutov ooeotov rotiv o-
oeotov or o 0ro.
io. to or rv yrvrori] Aio aovto yo ri xoto tgv aoiotgto ooiou-
toi yo xoi xoto aoootgto ouovorvo xoi riourvo, toaou tr rx
toaev oriovto xoi ovou ooie, orori tr oo ao oo aoiou-
rvo, ouorv or gttov xoi xot ouoiov yivorvo xoi 0riorvo (oti or
xoi to ouovio ooioutoi xoto aoiotgto, rv toi ri to rtreo oo-
oi roriorv) to rvtoi vogto xoto tov Tioiov ovto roti, ori, yrvr-
oiv ouoriov rovto rari ouv rv toi oeooiv oi yrvrori xoi oi 0o-
oi, rv toutoi or ouiyr xoi to g ov, rixote oevue rotiv ovto
oio rv to rtrriv rxrivev ovto, oio or to yivro0oi ori xoi 0riro0oi
rtr ovto xoi tou g ovto xoi oio touto ou xuie, o oevue ovto
rotiv.
ir. ruoyov oo] Hog rigxorv tou iiou toutou tov oxoaov xoi
oti ioooio roti iio ooio, e ogoi xoi to ovoo xoi oti to ooo,
e xoi Aiotoxg rv toi ari ioooio orxo iioi goi, arvtoe
ryrtoi xoi oti xuie ioooio rotiv g ioooouoo to ori xoi e-
ooute ovto o toivuv Nixooo rvtrve aovu to tro aotrov gtri,
xoi oute rai tgv ooov tgv oyouoov rai touto rrtoi. eoar yo o
0r ev oi xov aoigooi rx tou trou 0reri xoi oute xotortoi ae tov
yo tgv oogv raivori, xeuo 0ooaoiou xuou xoi 0oaou, rito
ivo outg rai tivo oivg, toiou gxovotoi xoi oio toutou 0rriov,
xoi oio toutov outtri ygv rvtru0rv oiaov ortoi, oute xoi o Nixo -
oo aotrov gtri to tro tg ioooio xoi ryri, oti tro g rr-
oi tou oyo0ou, oyo0ou or ou tou tuovto, oo tou rueiov oior-
112 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
33
Questo paragrafo manca in C.
11
12
13
5
14
5
15
5
10
vou roti yo rv aovti rixov oyo0ov xoi rv i0e yo rotiv oyo0ov,
oiov to rro0oi outov rai tgv oixriov eov ou toioutov ouv rotiv o-
yo0ov, ou rirtoi g ioooio. ri rv yo ove oeoto grv, oyo0ov ov
gv giv g uyrio ovg eooute xoi ri eo ovov, oyo0ov ov gv xoi g
ruoio0goio rariog or ou oae rorv eo, oo oyixo eo, ugv
rovto oyixgv (g or ug eg ti roti oyixg), rueiov raitgoruorv
oo or ovgv outgv xo0 outgv ori ooxriv tgv rueiov g rto tivo yve-
ore. ogov oti ori yveoiv rriv, rariog ovru yveore rueio roixr te
tue xoto tugv ariaotouvti o0e oe tr xoi oittev ouoev tev
tg ug ouvorev, tg rv etixg, tg or yveotixg, xoogtrov tgv
rv oio tg rueio, tgv or oio tg yveore touto toivuv roti to tg i-
oooio tro. tivo or rri rai touto orv oti to o0goto, rariog
g oroe rai to 0rio ouvor0o egooi, oo ori oao toutev tev oi-
vorvev ri rxrivo ovr0riv touto or to oivorvo g ouvrg rotiv, g
oiggrvo. rariog yo rxri0rv aog0r, rtrriv outo tev ioiev oev
ovoyxg roti or xoi rv rxrivoi ouvrrio xoi oioiroi,
34
xoxri yo
oioxioi uev, oyyrev, vev xoi oev ouvorev rvtou0o rvtoi to
ovoaoiv oov g oioxioi xoi gttov g rveoi. rotiv ouv to ouvrr
xoi to oieiorvov, oar xoi rvovtiov ooov ooiouoi to rv yo oiei-
orvov oao ovooo oorvov ra oariov ourtoi ouoraotr yo o oi-
0o ouovorvo aourtoi to or ouvrr touvovtiov eiotoi rv rai to
riov xoi yo outo tou xooou to oeo ararootoi g or to rottov
rieoi ra oariov aorioi aov yo ryr0o ra oariov roti oioirtov.
rari ouv xoi to ouvrr xoi to oieiorvov, xo0 ov riaorv toaov,
oario rotiv, oi or raiotgoi oariev rv ouooe, araroorvev or
rioi aoyotev ovtigri, raiotgo rivoi orv to ari to aooov xoi
to agixov xotoyivorvo r0ooou to rigrvo o, ari ev aoiev oi-
oori. rariog or tou aooou to rv roti xo0 outo, to or ao ti, ryorv,
oti to rv xo0 outo aoiri tgv oi0gtixgv, gti 0reio roti tev toi oi-
0oi ouoivovtev rioev, oiov oti
35
tev oi0ev oi rv rioi raiarooi,
tiyevoi tr xoi trtoyevoi xoi oae aouyevoi, oi or otrroi oi rv
arittoi, oi or otioi. to or ao rtrov oroiv rov aoiri tgv ouoixgv
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 113
34
Dopo oioiroi ledizione Hoche reca, fra parentesi quadre, lespressio-
ne o ou oeotev, o rxri oov rv g rveoi, gttov or g oioiroi che lezio-
ne di H. Io non ho accolto tale espressione perch ritengo che si tratti di uno
scholion.
35
Accolgo lespressione gti 0reio roti tev toi oi0oi ouoivovtev
rioev, oiov oti, contenuta nei manoscritti CV. Hoche, nella sua edizione, rac-
chiude lespressione fra parentesi quadre perch essa trdita da C e non da
G, che il codice su cui leditore si basa. Lo stesso Hoche, tuttavia, non propone
lespunzione perch, evidentemente, egli riconosce che tale integrazione del te-
sto rende il medesimo pi chiaro e comprensibile.
15
20
25
30
35
oyev yo aooaooiev xoi raioiev 0regtixg rotiv g ouoixg,
oiov
36
o raitito, o gioio, o oiaooio, tev oxev ooev toutev ti-
vo oroiv ao ogo rouoev. tou or agixou to rv oxivgtov roti,
to or xivourvov ari rv ouv to xivourvov xotoyivrtoi g ootovoio,
ari or to oxivgtov g yrertio. outoi rv ouv oi ari to aooov o rai-
otgoi tou o0gotixou yrvou rioi, oi ev rai to eioto tev ovtev i-
oro ovoyor0o, aoxo0o0rvtr oi outev xoi to ao0gtixov tg ug
aoiooyeygoovtr voriv ooeote xoi tg ug arioov. o youv Hotev
xoi rv toi Hoitrioi tou voouoxo oio toutev rai 0rooyiov ovo-
yro0oi ourtoi, ivo toxri 0reouvtr xog ovtieoi ao tgv
rxrivev rutoiov tgv rv toi aoroiv oarixoriv tr xoi ao to ouvotov
rooiouv o0rv xoi gtri, g oo ooixerv outou rx tg 0reio tev
0riev rai to aoitixo xotoyovtr aoyoto, xoi goiv, e tg aotioi
reotouoi torio tg toioutou outou ryooorvg ouxouv oixoioi ov
rirv ooio toutg aorovtr r ai tg v rair riov ou tg xotirvoi.
i. oxie oirriv] Hoio or touto roti, to ouvrr ogovoti xoi to
oieiorvov g or tou oyou ouvrrio ao to ovetre r0rvto roti
toioutg ruoyov o o xoi oixoiototov, oxie oirri v xoi to rg.
i. xoi ogouourvo] Toutroti ouvrg uao tev ioiev rev ari-
oiyyorvo oiov yo og oi to oio toutev, xoi ua ogev ouvrr-
toi rxootov ou tev xoi to aov uao te v tou xo oou re v.
37
ig. vogtev] Nogtev goiv ovti tou oiovogtev ouor yo ari tev xu-
ie vogtev xoi uarxooiev o oyo vuv, oo ari tev o0gotev. o
yo Hotev ooorrotrov rv to ovto oioiri ri vogto tr xoi oio0g-
to uaooioiri or to vogto ri tr to oiovogto xoi ri to te yrvri oe-
vue xoourvo vogto oiovogto rv to tg oiovoio gato, oio roti xoi
to o0goto vogto or xuie to ove te ve gato, oar roti tev tgor
aoooriyoto xoi to oio0gto or uaooioiri ri tr to rixooto, oio roti
to rv toi rvoatoi, xoi to xuietrov oio0gto, ev outo0rv oi oio0g-
ori ge v ovtioo vovtoi vogto ou v r v tou toi to oiovogto o xouotr ov,
oar roti to o0gotixo .
i0. to rv rotiv] Toutroti ouvrg xoi ua ogev xoi tev ioiev o-
iev ouvro rvo, oar ioi e, goi, xori toi ryr 0g.
114 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
36
oiov fra parentesi quadre in Hoche perch lezione del codice H.
37
I paragrafi 17 e 19 mancano in C.
40
45
16
17
18
5
19
x. to or oiggrvo] To orutrov rioo tou aooou toutou yo tou ao-
oou to rv roti ouvrr, to or oieiorvov, ev rxotrov o0gotixo
aoiri raiotgo to rv ouvrr yrertiov xoi ootovoiov, tgv rv
tou oxivgtou aooou, tgv or tou xivourvou to or oieiorvov rtro
oi0gtixg v ari to v oortov oi0ov xotoyivor vgv, xoi ouoixgv ari
to v rv orori.
xo. raiotggv] H yo raiotgg aoo to ri raiotooiv oyriv tov vouv
gev rigtoi xoi oioio rru0rouoo tg ari to yveoto. ovoi or
outoi oi raiotgoi to oatoiotov rouoi xoi rv toi uaoxrirvoi outoi
aoyooi xoi rv toi oyoi toi ari outev, xoi oioto yrertio xoi
oi0gtixg rixote oo g toutev raiotgg xuie roti ooio. o
rvotooiv rv toutoi uaoaiatouoov uri tou yo oariou oux rotiv rai-
otgg rv rxotre or 0reritoi to oariov xoi rv te ouvrri xoi rv te
oieiorve to rv yo oieiorvov oao ovooo oorvov ra oariov
ourtoi, to or ouvrr ra oariov oioiritoi, tg rai to rottov rie-
ore ouoraotr aouorvg ae ouv rv toutoi, goiv, rotiv raiotgg
uev or tgv oaoiov goiv, e outr tou oae ag0ou, outr tou oae
ryr0ou raiotgg rotiv, oo ari tivo rv rxotre toutev eiorvou,
tou rv ag0ou ari to aooov, tou or ryr0ou ari to agixov, aooov
ryev tov eiorvov oi0ov, to or agixov aoiv ooie to eiorvov,
tov oiaooiovo, tov raititov, tov gioiov, tov otiov, tov ariooov,
xuxov tr xoi ooiov, xoi oae ari ooev oi o raiotgoi tgv oogv
oyouoi. xoi rari rto tgv ouoiov to aetov yrvo roti aooov tev ovtev,
toutou or riog , to tr ouvrr xoi to oieiorvov, rv oi to o raiotg-
o ouotgvoi ororiorv, rixote oo toutev ei uaootgvoi tgv ooi-
ov oouvotov. rari ouv iio ooio rotiv g ioooio, rv toutoi or xoi
ovoi rotiv g ooio, toutev oo ei ioooriv rotiv oouvotov. tou -
tou or aooi uao tev aooiev aooti0rvtoi aiotri Avooxuog yo
goiv o Hu0oyorio eoar eyoio toi ovouooi trvoi ouo-
rtoi oxioyoouoo to rxootg ryov (xoi yo tg ovoiovtoaoigtixg to
yrvgoorvov oioyori aooo xoi oixoooe to oixooogo xoi toi ar-
i to ro0gto aoixitoi xoi tov uoov xoi tov oyuov ryoorvoi
xoi aooiv oae) oute xoi toi ioooouoiv oi o o0gotixoi raiotg-
oi ouoovtoi, oiovri rrtov r0iouooi, to tev eiotev xoi
0riev rioev ouoio oio aoog ug voriv. xoi Autov or tov Toov-
tivov to outo aoiotgoi ryovto oeiouoi or aovtr outoi xoe
yo
38
oi ooxouvti, goiv rxrivo, ari to o0goto oioyvervoi
ooxouvti ovti tou ooxouoi ari to o0goto to yo ag0uvtixo tev g-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 115
38
Nel testo di Nicomaco manca il yo.
20
5
21
5
10
15
20
25
otev oi rvixou rtoixou rxrouoi, ooxouvti ovti tou ooxouoi xoi
aoiouvti ovti tou aoiouoi ryovtr to or oioyvervoi ovti tou oioyve-
voi.
x. oio rvti] Toutrotiv oio rioiv uao yo to xo0oou trouoi to xo-
0rxootov oti or ari to aooov rto to ouoio g aooo oroov tev ovtev
0reio ouvrotgxrv, rv e xoi oi o rioi o0gotixoi raiotgoi, e
oriovtr r 0grv.
xy. oorro] Auo riog to, ri o to aooov oioiritoi to yo aooov
oioiritoi ri to ouvrr xoi to oieiorvov. rariog ouv ooro roti to
riog r rvo yrvou tou aooou aor0ovto, ruoye oo xoi oi ari
outo raiotgoi ooroi rioiv oi0gtixg rv xoi ouoixg ari to oie-
iorvov aooo v, yrerti o or xoi o otovoi o ari to ouvrr.
xo. xoi Hotev] Koi tgv Hotevo raixoritoi otuiov, oti ori
tov ovte ioooov to rigrvo o o0gotixo raiotgo riorvoi, ivo
oi outev rai tgv tev 0riev xoi ouev aovtg yveoiv ovoerv, o xoi o-
aoi0ri toi ouvto e o Hotev oute ryev.
xr. oioyoo] Toutroti yrertio oi0ou tr ouotgo tgv oi0g-
tixgv ryri (ouotgo yo roti ovooev ao oi0o), xoi oovio ou -
otooiv oaooov tgv ouoixgv xoi outg yo xoto tou Hu0oyoriou ao-
uiyrev xoi oio ovrovtev rotiv rveoi. Tg tr tev ootev oo
tgv ootovoiov
39
oio toutou ogoi. To or iov ovoovgvoi toutev
rxootgv
40
rg 0rev orioi toi oiaoi ouevou oov, e iov ou te v yr-
vro0oi ouavoiov. touto or ae ori yrvro0oi, aoor0gxrv riaev ovg-
ortoi o, ov to ryorvov xoi to rg. g ouv oute vogtrov to
41
tgv ooo-
yiov iov ovoovgvoi, eotr goi to o touto o0goto iov oooyiov
aoig ooi, o rotiv ri r v tro oyoyri v aoooi yo ou toi oi r aiotg oi ri rv
tro go to tg ioooio oyouoiv. g oti ori outo touto to o rai-
otgo ooxouoo oiorriv ri iov oueviov oyoyriv, xoi orioi, oti
xoivevouoiv. ioiov yo ioooio to rv toi aogv rouoi oiooov
orioi tgv xoiveviov xoi to rv toi aogv rouoi xoiveviov orioi, tivi
oiorouoiv ou yo ouorr to orioi ottg xoi ariotro xoivevi-
116 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
39
Lespressione tgv ootovoiov fra parentesi quadre nelledizione Hoche
perch lezione di H. Essa per necessaria.
40
Ritengo che si debbano conservare le parole, toutev rxootov, lezione del
codice H (che Hoche propone di espungere), ma correggendo rxootov in rxootgv
per accordarlo con ouevouoov.
41
ou vto C.
22
23
24
25
5
10
ov, aovti yo aouatov, oo to oiooov toutev riariv ouor xuvo xoi
iaaou oiooo v, oo ti xoivo v r ouoiv.
x. ri rv raev]
42
Ei or ti ri rv, ovti tou ri ti ri rv tro xoi
rvo oxoaov, to ioooriv, raev aovto touto ov0ovri, toutroti tgv
tev 0riev xotogiv xoi to to ouo ouvoo0oi 0reri v.
x. oroo] Tev yo o toutev ri oroo roti xoi io rveoi, to to
ori xoi eooute rovto 0goooi aooootrov yo toi vroi to o0go-
to, Heti vo goi, ao ouvr0ioo v tg ooeotou uore.
xg. ri or ti oe] Hog yo rigxorv, oti o g oio toutev ror-
vo roixr tue xoto tugv o0e ooiovti ori ouv tugv xoriv tgv
og0goouoov tov g oio toutev rorvov ao ioooiov o rai-
otgg ou x rotiv oi tio tug.
x0. ritr orao] Eariog tivr ooiv, oti ouorg rioi xoi ou ouvo-
tov oio toutev ao ioooiov irvoi aooi, oio touto goiv ritr orao
ritr ooio gyritoi ti rivoi, io rotiv g oi outev rai ioooiov ooo, ri
o0e oroi ioooriv, xoi oe ou ouvotov rai to vogto ooruooi. ri or
xoto toiv oi outev ooioorv, ruov0rigrv ov, e gor xoov oriv
r a ou toi xoi ryriv to tou Hoiooou oixoiov gioig o r arito ar ri o-
rag ar rouoo. oti or oiouoiv oi uoi rai rurori tev ooyotev,
ogov rx tou goro0oi go ruioxovto ti, xoi oute goro0oi, e u g-
oovg xoi ooxuov aooxi aori o0oi aotr youv ti roi ouvg0g oao -
oriiv yrertixou tivo 0regoto uao tou oioooxoou aoooev
xoi tg xotooxrug iov rgoorvo, rariog ao te ouaroooti yryo-
vrv, ovioo0oi rg tou oyou aro rigoto, eoar ri ti oe iov
goovti g aote tivi, rarioov ooaovg0rig, uaourvo. aoiev or xoi
oaouoo ev ovti tou aovti toae.
. xioi tioi] Agovoti touto to o0goto ori ouv oio toutev rai
tgv oiorxtixgv r0riv, ou tgv aoo te Aiototrri oiorxtixgv, oo
tgv aoo Hotevi, tgv to 0rio xoi aeto oirruvervgv, xoi oute oio
toutg rai to ori xoi eoou te rovto ooi ooi.
o. tg or ouio] Euyyrvg yo to ouo toi grtroi uoi, oi-
oto tg oyixg, eiotg oeotev ouog. xoi g ooyo rv yo oov tou
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 117
42
Il lemma di Nicomaco per intero il seguente: ri ti ri rv raev aovto
ov0o vri.
26
27
28
29
5
10
30
31
oeoto ouyyrvg roti toi 0rioi e ooeoto oe to oyixov rotiv
outg to oioto ouyyrvr xoi agoiov toi 0rioi xoxri xoto uoiv
oixri. rvtou0o rvtoi oaorvouvtoi o0rv oori vuv ra outg to aoig-
tixov riariv yoig rv ooooag voiri oaovru0r toxgev. oioto o ouv
g oyixg ug ouyyrvg rotiv rxrivoi ouxouv xoi to o0goto ao-
ourototo tr rotiv outg xoi ovo ri raiotggv oyoyriv outgv ouvorvo
oio tgv ouiov outev xoto tgv 0reiov e ouo ouv g grtro ug,
gyouv to toutg oiovogtixov, oue toi o0gooiv raioouoo tev u-
aoxrirvev outoi oeotev ei r0irtoi xoi rai tgv tev aovtg ei-
otev xoi ouyyrvroto tev ou tg xotovo goiv raoyrtoi.
43
. aoo Hotevi] Iotrov, oti rv toi Hoitrioi tou Hotevo Eex-
otou ryovto te Iouxevi, oti ori tou voouoxo oio tev o0g-
otev g0oi, ryri o Iouxev oti voi aoogxri g rv yo yrertio
ouortoi ao to xtiori tev aorev xoi to ototoaroruori, g or
oi0gtixg ao ouvriooo xoi oiovoo, eooute xoi oyioou, g
ouoixg ao roto xoi 0uoio xoi 0ugoio xoi aovgyuri, g or o-
otovoio ao yreyio xoi voutiio xoi to oo tev aore. tou-
to rv o Iouxev. o or Eexotg, ouv ao outov oriorvo gou ri,
goiv, roixo oi orio0oi, g oo ogoto rioi o yo voiri goto
rivoi, touto rotiv ogoto te ioooouvti ou yo to gotov outev
touto rotiv, o ryri, o outo xo0 outo te rai to 0riov oov rari o
ovov yrertev xoi oi0ev, g rvtoi tg ug outo eiev xoi ri
to 0rio ovoyev, rai tou ooxiou ovou ovio rotiv. ou ori ouv r-
vue outo 0reriv, oo to ioro outev oxoariv totr yo to oo (ou
to oeotixov rye, oo to uixov) xo0oirtoi xoi oaoori to g -
o tg oyvoio eoar yo tev tou oeoto ootev te oaoyye to g-
o o ioto oovri, oute xoi tou uixou ooto oaoxo0oiouoi
oixgv oaoyyou to go oi o raiotgoi outoi xoi aoiouoi xo0oe o -
ov. r vtou 0o ou v ori ryriv to tg A0gvo
ouv o out oa o0oe v r ov, g ai v r agrv,
o ru yiveoxg gor 0ro v gor xoi ovoo.
ori ouv to oo tg ug to uiev oeotixev o0oev xrittov
rriv xo0oo v o vov yo ou to 0go tgv og0riov.
y. Tivo ouv] Oti rv ouv ao tro tg ovte ioooio ou ouvo-
tov oe r0riv, ri g ooioorv oio tev o toutev raiotgev, o rai-
118 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
43
raoyrtoi C.
5
10
32
5
10
15
33
otgo ouoo 0riev tr xoi ov0eaivev aoyotev o Nixooo rorirv,
ouxrt oioov oti or aotro tev oiaev rotiv g oi0gtixg, oio
toutev xotooxruo ri.
o. tou trvitou 0rou] H oi0gtixg, goi, aoitrurtoi aoo te og-
iouye, ri yr rxri rioiv oi oyoi tev rioev toutev. orri o Hotev
xoi oi Hu0oyorioi to riog oi0ou aoooyoruouoiv, rariog, eoar o
oi0o rtgtixo roti xoi arioiotixo, ou ov g oi0o, oute xoi to
riog aovto rotiv oiotixo xoi rtgtixo xoi tgv ugv ooiotov ouoov
xoi otoxtov oiri xoi tottri rari ouv tev rioev rxrivev oi oi0oi
tuyovouoiv rixovr, oio touto g oi0gtixg roti aetg. o0rv xoi g
aoigoi ryri, A0gvov rv trxtoivro0oi, Hoiotov or oxruriv, ou-
oixg v or xoi tori ov xoi iotixg v Aaoevo rtir voi, xoi o ov oo ti
tev 0rev raitgoruriv, ou oti rievoxtixo rtiooi trvo (u0eor
yo touto), o oti oi oyoi toutev xoi to aoooriyoto ao rxrivoi
eoar o ioto tev voorev rri tou oyou, g ev outo vooro. xoto
touto toivuv aetg g oi0gtixg xoi xoto tou oou or tou aou0-
ugtou xovovo aotro rotiv. iotrov or, oti tg uori aetov ryo-
rv to ouvovoiouv rv, g ouvovoiourvov or, xoi to ouvrioror-
vov rv, g ouvriorov or oute orv to eov uori tou ov0eaou
aetov, rariog ovoir0rvto rv eou xoi o ov0eao ovggtoi, ov0e-
aou or ovoir0rvto to eov oux ovggtoi xoi aoiv ov0eaou rv ri -
ororvou ouvriorrtoi aovte xoi to eov, ouxrti or te ee ouvri-
orrtoi o ov0eao. xoto tov outov toivuv toaov xovtou0o ovoiou-
rvg oi0gtixg ovoiritoi xoi yrertio g yo ovto oi0ou oux
roti to ovog xoi oig xoi tig xoi to rg g ovte or toutev ouor
yog ouor raiovrio ouor ryr0o ouor oe ogoto, ev to rv rx
io ouvrotgxr yog, e o xuxo, to or rx , e to gixuxiov, to or
rx ariovev, e to tiaruo xoi to trtoaruo xoi to oiao, aoiv
ouvriorrtoi tg yrertio g oi0gtixg ae yo ov r0rig oxtor-
oov xoi trtoyevov xoi oiaooiov xoi tiaooiov, g aouaoouog
oi0gtixg ri g yo rig o, oux rotoi trtoyevov, ouor tiyevov, g
ovtev y, ouor oxto roov, g aouaoovtev g o ou or tiao oiov g oi-
aooiov, riyr oi0gtixg touto ari yo toioutev oyev xoi rv te r
e
ii e o yrer tg oioryrtoi. rori 0g ou v, e aotr o oi0gtixg yre-
rtio oo xoi ouoixg, riyr aotrov outo to xo0 outo tou ao
rtrov eotr g rv oi0gtixg outg xo0 routgv, g or ouoixg rv tg ao
rtrov orori ouxouv aotro g oi0gtixg tg ouoixg. oe tr oi
ouoixoi oyoi, o rotiv o oio o, o oio r, o oio aooev g o oi oio aooev,
ae ov yrvoito g ovto oi0ou o rv yo oio r tov gioiov oyov
rri, o or oio o tov raititov, o or oio aooev tov oiaooiov, o or oio ao-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 119
34
5
10
15
20
25
30
2.3. IOANNOT IPAMMATIKOT AAEEANAPEOE EIE TO AETTEPON
THE NIKOMAXOT APIOMHTIKHE EIEAIOIHE
105
o. Eariog otoiriov] Eigtoi giv gog, oti tou ao ti aooou to rv
ioov roti, to or ovioov, xoi oti tou ovioou aooi oi orori. rv rv ouv
te trri tou aetou toutou ouyyooto oio tivo 0riou aootoyoto
rorirv, e rx tg iootgto aorrtoi g oviootg rariog or to rx tivo
e oao otoiriou aoiov xoi ri outo ovourtoi e ri ioiov ogv xoi
otoiriov, aoiv oio tou outou aootoyoto orioi ourtoi, oti xoto
tgv ovo uoiv to tou ovi oou ri og rai to ioov u aootr ri, e otr xoi oio tg
yrvrore xoi oio tg ovouore ogv xoi otoiriov tou ovioou to ioov
orixvuo0oi. oovri ouv to outo aootoyo xoi tgv outgv r0ooov, o-
oiev rvtoi xoi ou aooti0ri, oiov rx tev y ioev ovooev ryrvrto
aetov to
106
oiaooiov, rito rx tou oiaooiou to raioiov xoi rx tou -
tou to rairr xoi to oiao riog oxoou0e. rov ouv og rairri
xoi tg outg r0ooe xoto ovouoiv gog, aovte ovouri outou ri g-
ioiou xoi toutou ri oiaooiou xoi toutou ri to y ioo ovooo.
xrruri ouv go oriv y oou rrg rv tg outg orori ovto, ivo e
rri o o
o
ao tov roov, oute rg xoi o roo ao tov rootov g rv
oiaooiovi g rv gioie g rv oteouv oye, xoi ooo raoo0rv xoto ouv-
0roiv raoiourv, tooouto aoiriv rvtou0o xoto ovouoiv xoi ooiroiv
105
Il titolo quello delledizione Hoche, il quale lo ha formulato esemplan-
dolo sullintitolazione del libro I ricavata da G. Ag tou
ou
oyou M: Tou outou ,
gyouv tou dioaovou Ieovvou Iootixou Arovore ri to
ov
iiov tg oi-
0gtixg Nixooou riooyeyg H : Egygoi ri to
ov
tg oi0gtixg. Tou dioao-
vou C : Ag tg rgygore tou dioaovou ri
ov
tou Nixooou iiov ari tev o-
i0ev : tou outou oi0gtixg riooyeyg tev ri ouo to orutrov A (in questo co-
dice lintitolazione del libro I la seguente: vixooou yrooivou [sic!] oi0g-
tixg riooyeyg te v ri ouo to o oar rgyri toi o i(ooo)o Hoxo) : rgygoi i-
oaovou ri to tou yroogvou V : Ag tg rgygore tg ri to orutrov tev oi-
0gtixe v o r gyri toi o dioaovo Delatte.
106
to lezione di Hoche, mentre leggiamo xoi in GHM.
1
5
10
ra outev or tev uaooriyotev to ryorvov ogov yrvgortoi 0r rair-
ri rrg oi0ou y, 0, ir, xr
107
or toivuv tou 0, toutrotiv outov
tov o
ov
oov xoi o
ov
rv rtre otie toov rito ooiri toutov oao tev
tou
ou
, o roti tou ir, yivovtoi xoi toutov rrg ti0ri te 0 rito aoiv
tov 0 xoi oi tov ooiri oao tou y
ou
tou xr, oiaov o, toutov ori y
ov
tooi. rxxrirvev ouv rrg tev 0, , o, oitivr rv gioie rioi oye,
ororixtoi, oti ovru0g o rairg, toutrotiv o oioraitito,
108
ri tov g-
ioiov. aoiv ooiri to o xoi ti0ri rv rtre otie, rito oao tev ao o
or to o, yivovtoi touto rrg ti0ri ao tou o. rito aoiv oao tou
0 ooi ri tov o xoi oi xotoriartoi o tou to xri o0e o
ov
. rx0ou ouv o,
, o ioou tov gioiov ri oiaooiov ovruoo, r ou xoi ryrvrto. aoiv
o r o, rito tgv o o rr oao tev yivrtoi o aoiv o xoi oi o oao tou o
orr xotoriartoi o
109
yivovtoi ouv o, o, o. ioou ovruoorv ri to
ovooo, o rotiv ri tgv iootgto r og, r g xoi aog0ov oi ovi-
ootgtr. xoi aovto or to oiao riog ovouori ri to, r ev ouvrtr0g-
oov, tg outg r0o oe e rvo.
. 0oyyoi or] Koi yo aoog reoio otoirio o ou xoi ou
0oyyo xoi oi toutev rtou ouorio yo ouv0roi oiooo ei yi-
vrtoi ouv0rtoi or xoi oi reoioi. oute youv xoi oi Hu0oyorioi tgv
oueviov eiovto aouiyr ev xoi oio ovro vtev rveoiv.
y. tou yo oae] Aae rv yo aovto aooou og g ovo xoi ar-
ittou xoi otiou, g or ouo
110
otiou ovou toutg yo routg raiouvti-
0rrvg yrvvevtoi aovtr oi otioi outr or rv aritte aovti oi0e tg
ovooo rotiv rottov, outr rv otie tg ouooo g yo tio oux roi-
otov rv arittoi xoi yo g ovo arittg.
o. oiaov or] Ou yo to og rivoi ovov tivev, oo xoi to ri outo
to ouyxrirvo ovouro0oi aoiri to otoiriov to youv ogriov og
yog, ouxrti or xoi otoiriov, rari g ri ogrio tgv yogv ovou-
ro0oi ouvotov, e ouor r outev ouvti0ro0oi. ooie xoi tou ovou to
vu v og, ouxr ti or xoi otoiri ov, rari g ouyxritoi r x tou vu v o o vo
go ri outo ovourtoi. g rvtoi ovo xoi og xoi otoiriov oi0ou
xoi yo r x ovooev g tou oi0ou ouvtroi xoi ri ou tgv g o vouoi.
184 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
107
roteoov rrg tri oi0oi rv oye raioirri 0 ir xr Delatte. Questa
recensione appare pi precisa, ma non muta il senso.
108
o raioirg, toutrotiv raioitito Delatte : rairg (con oi soprascritto)
raioitito M.
109
aoiv oxotoriartoi o integrazione di Hoche da accettare.
110
Ledizione Hoche ha ouo r , ma ho ritenuto corretto espungere r .
15
20
25
2
3
4
5
r. rv gtiviouv orori]
111
Egrieooi, oaou ovooyio xoi oroi, ou
gv to ovoaoiv. g yo oroi xoi rv ouoi 0reritoi oiov o o ao tov
oroiv rri, oti o rv rotiv gioio, o or o ugioio o 0 ao tov
oroiv rri tgv tou gioiou g or ovooyio aoiv rv toutoi toi tioiv
oo 0reritoi ryorv yo, gv oroiv rri o o ao tov , tgv outgv
rri xoi o ao tov 0 xoi o g ao tov i ovooyouoi yo ao og-
ou, rari riarv, oti tg v outg v ovooyi ov 0r ri rriv o roo ao tov r-
ottovo gtoi o aooyo ao tov uaooyov , gv rri o riev ao tov
roov, aooyo ev,
112
gtoi o rottev ao tov roov, gv rri o roo
ao tov rie, uaooyo e v.
113
. ivo r v te ou te ] Avti tou ivo oi y to v ou to v reoi o yov, o r otiv g -
ioiov g raititov g tivo rtrov, xoi g tev oovorvev y oev o rv
gioio g tou roou, o or roo tou oiaou raitito tuov g ti rtro.
. ori tov rottovo] Eoteoov e rv uaooriyoti y ooi rv trtoao-
oiovi ao ogou oye o, o, i e ouv rri o i ao tov o, oute xoi o
o ao tgv ovooo, xoi raoiv, e rri g ovo ao tov o (uaraitrto-
to yo), oute xoi o o ao tov i. oev ouv tov rottovo tgv ovooo
0r ioio rito rx tou
ou
tou o ooiri tgv ovooo, xotoriartoi y, touto
ti0ri rrg tou o ooie orr oao tou i oao to o xoi oi to y, o r -
otiv , oiaov xotoriartoi 0, xrio0e to 0 rto to y yivovtoi ouv o, y, 0,
oar rri ao ogo tov tiaooiov oyov ovruoorv oo tov trto-
aooiovo ri tov tiaooiovo te oute toae xoi toutov ri tov oiaooi-
ovo o vou ori xoxrivov ri tg v iootgto, r g xoi yryovooi.
g. to or ri0rv] Oiov e rai tou aotr0rvto giv tev trtoaooiev
uaooriyoto, tou o, o, i tov yo rottovo tgv ovooo totte o
ov
oao or
tou
ou
, toutroti tg trtooo, ogr0g g ovo, oiaov y touto ti0rrv
rto tg v ovooo.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 185
111
Questo paragrafo, assente in Asclepio, manca in GH. invece presente
in C, mentre in M unito al paragrafo 3. Nelledizione di Delatte esso corri-
sponde al paragrafo 6.
112
Lintegrazione mia. Il testo, come indica lo stesso Hoche, incerto.
113
Lespressione delledizione Hoche di Filopono, riportata alle li. 5-7, cio
oti tgv outgv ovooyiovuaooyo ev, non del tutto corretta, infatti la frase il
medio tende ad avere con il pi piccolo la stessa proporzione, ovvero il prologo
con lipologo, subito contraddetta da gtoi o rottev ao tov roov, ovvero il
pi piccolo con il medio, espressione che per giustifica la frase successiva
che ha il medio con il pi grande, essendone prologo. Di tutto ci nulla si tro-
va in Asclepio, n nelledizione di Delatte. Questo paragrafo 5, che in M unito
al paragrafo 3, non a caso, quindi, manca nella tradizione di GH.
5
5
6
7
5
8
0. rvo or] Evo toioutou, oio ogr0g xoi oao tou roou tev tiev
o rottev, eoar vuv g ovo, xoi toioutev tev rto tgv ooiroiv
tou roou xotori0rvtev, eoar vuv tou y ooiri ouv tou riovo
o ou eoar vuv tou i, tov tr o
ov
, toutr oti tgv ovooo xoi oi tgv tiooo,
oar yivovtoi , e uaoriaro0oi o 0, ovtivo rv tg y
g
eo tottri, e
rivoi o, y, 0.
i. rv og tivi] Mrto tgv rigrvgv, goiv, ooiroiv oi xotoriao-
rvoi y ooi toutgv rouoi tgv oroiv ao ogou, gti uori aetg
tg orore rxrivg, gv riov oi tg ooirore ooi. eoar vuv rx tg
ooirore tou o, o, i, oitivr rv trtoaooiovi oye rioi v, ryr vovto oi
o, y, 0 rv tiaooiovi oye. to or tiaooiov tou trtoaooiou uori
ao trov.
io. aoiv or] Hoiv or, goiv, rov tg outg r0ooe rx tev tiaooiev
tgv ooiroiv aoigog xotogri ri au0rvixou
114
oou tev yo
aooaooiev au0rvr oi oiaooioi aoiv or orev oao tou y ovooo
xoi oao tou 0 ovooo xoi oi ouooo aoigori o, , o, oitivr rv oiaooio-
vi oye tuyovouoiv rov or rx toutev aoiv tgv outgv ooiroiv aoig-
ori, rx rv tou roou ovooo, rx or tou o tov tr o
ov
, toutroti ovooo,
xoi oi tov rto tgv ooiroiv tou roou, toutrotiv oo ovooo,
xotoriri xoi rx tou y
ou
ovooo, eotr roovtoi y ooi ovoor o, o, o,
oitivr rv iootgti rioiv g or iootg otoiriov tou ao ti aooou, rx tou-
tou tr yo ouvrotg xoi ri touto rootov tg v o vouoiv araoi gtoi.
i. aorartoi or] Eigxe, ae ovouovtoi oi raioioi ri rxri -
vou, r ev ouvrtr0goov, aoooioeoi vuv aovu oirototov 0rego,
aooou ouoorvov giv xoi oioto rv tg uoyovio Hotevo.
ouoixe or rxrivo tgv tg ug oioooxev yrvroiv goiv, oti oev
o 0ro rx tg ori xoto to outo xoi eooute rouog ouoio xoi tg ari
to oeoto riotg xoi touto io e rv xotgi, rito to iyo touto
ru0uvo iov raoigorv ru0riov, gv oirev xoto oovixou oyou, g-
ioiou xoi raititou xoi raoyooou, xoi toutou oig xoto gxo oi-
oo, rito iorioe ovoxooo, xuxou aoiri, rito tov rvto
xi
trev
aoiri xuxou rito tov rv re xivri rai orio, tov or rvto ra oi-
otro, xoi tov rv rxto rxoror toutou, tov or rvto 0otrou. to rv
ouv ari uoyovio aoo Hotevi ryorvo ouvtoe riariv toiouto
tivo tuyovri goiv ouv o Nixooo, e to vuv rvtru0rv r0goorvo
186 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
114
Ledizione Delatte, paragrafo 10, p. 136,8 ha au0rvixetrou, che non
sembra plausibile, dal momento che non esiste una gradazione di basalit.
9
10
11
5
12
5
10
ouortoi giv ri oovixo 0regoto xoi ri tgv ruroiv tev rv
uoyovio aoo Hotevi xrruorvev ouoixev oyev oovro0oi.
aoooioeoi rv toutoi giv o Nixooo, ae oiov tr roti oriv org
rr0ooe gioiou g y g o g ooouoouv. ooie xoi raititou r-
rg g y g xoi ra oariov eooute xoi raitrtotou xoi raiaratou
xoi raoyooou xoi ra oariov. to rv yo oiaooiou y g o g r g aooou
ogaou ruriv ovru trvg ooiov, oao ovooo rrg tov aooaooiov
aoiourvou,
115
oiaooiou rv tou oao ovooo rrg xoi ra oariov
oiaooioovto, tiaooiou or tiaooioovto, xoi rai tev oiaev e -
ooute. raioiou or g ariovo rrg ruriv ou ooiov aoooioe-
oiv ou v r 0ooov, oi g touto aoiriv ouvo r0o, e gor vo go aotr rxu-
yriv raioiov oi0ov, rrg oov oe aooxrirvov, oo aovto
ru ioxro0oi ou tou rutoxte xrir vou. g or r0ooo r oti toioutg.
iy. Aao aooaooio] Aao, goi, aooaooio toooutev raio-
iev gygortoi oyev ovtiaoevuev oute, oaooto ov outo ev tuyovg
oao ovooo, outr or arovev outr roooovev. ovtiaoevuouvto or
goi tou r outev tev aooaooiev tgv aoevuiov tev raioiev
oovovto oi yo oiaooioi tou gioiou yrvveoiv, oi tiaooioi
tou raititou xoi rrg ooie. rov ouv 0rg gioiou ruriv, tou
oiaooi ou oovr, ri or r aiti tou, tou tiaooi ou, xoi tou to r rg
aoiri. oiov ti rye aootooori oi ti rur oi o gioiou rrg oi-
0ou. oove toivuv o oiaooiou , o, g, i. rari ouv o
o
oiaooio r-
otiv o rto tgv ovooo, rvo aoigori tov y. giou yo tou o o ouv y
tou gioio ri ouv yivrtoi r outou gioio, ouxrti yo tou y rotiv
oo gioio, giou yo oux rri aritto ev. r0erv rai tov
ov
oi-
aooiov, o roti tov o outo gioiou aoiri tov xoi tov 0. e yo o o
ao tov , oute xoi o ao tov 0 aoiv or o o
o
ev oiaooio ouo g-
ioiou yrvvgori tov xoi tov 0, xoi outr ariou outr rottou.
116
r0erv rai tov y
ov
oiaooiov tov g outo y gioiou aoigori, tov i,
tov ig xoi tov x giou yo tev g o, r ev yivovtoi i ioou ri gioio
aoiv tev i to giou , r ev yivrtoi ig ioou xoi oo gioio aoiv
tev ig giou 0, r ev yivovtoi x, o roti tou ig gioio rioiv ouv y g-
ioioi i, ig, x o or x ouxrti gioiov rri, rariog ou oioiritoi ri
giog. oute rrg aoxoatev rugori tov oi0ov tev rrg xri-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 187
115
aoiourvou in posizione prolettica; esso si riferisce infatti sia a oiao-
oiou sia al tiaooiou del rigo successivo.
116
o yo tou o gioio gioiou aoigori Hoche. Questo passaggio pre-
senta un errore, dal momento che il 4, e non il 6, crea due emiolii. Alledizione
Hoche ho quindi preferito il testo delledizione Delatte, paragrafo 12, p. 137,15
e cio ou o gioiou yrvvgori tov xoi to v 0.
15
13
5
10
15
rvev gioiev rutoxte rov yo r rrg r0rgog ruriv, oovr
tov r
ov
oiaooiov xoi aovte aiatouoi r gioioi xoi outr ariou outr
rottou ooie xoi rai tev oiaev gioiev, xoto tov outov or toaov
xoi rai te v r aititev.
io. oao or tev tiaooiev] Hoiv yo ri ti riaoi ooi rur oi y r-
rg raititou, o ovr to v y
ov
tiaooiov to v x ovo oo r v yo ti-
aooio o y, toutou or o 0, toutou or o x. iotrov yo, oti xoi tou ao-
oaooiou rrg ori oovriv, e tov outov oyov rriv ao og -
ou. e o ao tov o, oute xoi o o ao tov xoi o g ao tov o, xoi
e o y
117
tiaooio tg ovooo, oute xoi to 0 tg tiooo xoi to x tg
0 xoi rrg oxoou0e. o0rv ori ori tov rigrvov aooaooiov o-
oie aooaooioriv, oiov tg o to , oiaooio xoi toutev to o xoi
toutev to g xoi toutev to i. aoiv tou o to y tiaooio xoi toutev to 0
xoi toutev to x o y ouv o
o
tiaooio ouxrti or tov tiaooiov o-
ovri, oioti ti , oo tov 0, rariog tou o
ou
tiaooiou tou y tiao-
oio rotiv o 0 y
o
ouv o x ti yo 0 x oao tou x ouv rugori tou y
raiti tou, toutou rv tov , tou or tov g, tou or g tov o. ioou y r-
ai titoi ouxrti or o o rri raititov, ouxrti yo raiorrtoi y
ov
xoi rai
aovtev or tev oiaev eooute. xoi tou raoyooou or tou rv tg uo-
yovio
118
rugoorv. ri yo 0roirv raoyooou ruriv, oovorv tov

ov
oxtoaooiov, o rotiv o o
o
rv o g, tg ovooo yo oxtoaooio,
tou g oiaov o o ruioxovtoi ouv ouo ovoi tou rv o raoyooo rotiv
o o, tou or o o ao tou or ao oux rotiv raoyooo ou yo rri g
ov
o ao.
0ouootg ouv g ari toutev r0ooo, ouorvo giv ouyeouoo oioov-
0ovriv to ouvoov.
ir. g raiorxtixov]
119
O youv y
o
oiaooio o g yrvvo y gioiou, tov
i, tov ig, tov x, o or x o aroivev outou ovraiorxto rotiv gioro
oiou, xo0 o aorxoatov oi gioioi. aoiv y
o
roti tiaooio o x
yrvvev raititou y, tov , tov g, tov o outo ouv o o o aroivev ou-
tou ovraiorxto roti y
ou
oiou, xo0 o oi raititoi aorxoatov xoi rai
tev oiae v to outo ouoi vov rugori.
188 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
117
Lespressione outee o y correzione di Hoche di un testo non appro-
priato di GHM.
118
r v tg Hotevixg uoyovi o M.
119
Non ha ragion dessere il lemma tramandato da AV, g raiorixtixou (cf.
ledizione Delatte, lemma 14, p. 137,23), perch esso non solo non ha riscontro
in Nicomaco, ma neanche trova spiegazione nel corpo stesso del commento al
lemma cos come si legge nelledizione Delatte.
14
5
10
15
15
5
i. oiaooiev rv] Exti0rtoi ouv rrg rv oioyooti tou oiao-
oiou, oiov , o, g, i,
120
, o, xg xoi uaoti0goiv rxoote xoto o0o
ooou xoi aoiri rxooto gioiou, te rv tov y uaoxote, te or o tov
xoi uao tov tov 0, te or g tov i xoi uao toutov tov ig xoi uao toutov
tov x aoiv te i tov xo xoi uao toutov tov xoi uao toutov tov vo
xoi uao toutov tov ao to outo xoi rai tev rg, e uaoxritoi rv te oio-
yooti. rito aoiv tou tiaooiou rv oe ti0goi oioyooti y, 0,
x, ao, oy, xoi aoiv rxoote toutev uaotottri, ooou rxooto aoiri r-
aititou, e rv te oioyooti aorotiv oov. to outo o ov xoi rai tr-
toaooiev xoi ra oariov rugori,
121
ioiov rxootou aoiev oioyoo.
toutev or oute yrvorvev, xotovoriv rotiv, oae rxooto oi0o oao-
arotev rxootov tev aooaooiev ovraiorxto roti tou oiou, xo0 o
aoxo atouoiv oi r outev yrvve rvoi raio ioi. oi or xoto gxo aovtr
yrvvervoi otioi ooriori rioiv rv rxoote oioyooti e yo oi rv
te o
e
otie tou o
ou
oioyooto o, , o, g, i, , o xoto oiaooiovo o-
yov aoxoatouoiv, oute xoi oi rv te
e
otie y, , i, xo, g, , xoi rv
te y
e
otie ooie 0, ig, , o, o, xoi rv te o
e
to outo x, vo, g, oi,
xoi rai tev rg otiev. ooie or xoi rv te
e
oioyooti aovto
rugori rv rxoote otie xoto gxo xoto tiaooiovo oyov aoouo-
rvou. xovtru0rv or aoiv, goiv, eoar oao tivo 0rio govg orix-
vutoi, oti aetoi rv rioi uori oi oiaooioi rx toutev or eoar aor-
ovtoi oi tiaooioi, oute xoi rx tev tiaooiev oi trtoaooioi xoi
rx toutev oi arvtoaooioi xoi ra oariov. oute rv te tev oiaooiev
oioyooti rov tou oioyeviou og, rye or tou tgv o0gv tou
tiyevou yeviov uaotrivovto rugori oaovto xoto tov tiaooiovo
oyov, oiov o, y, 0, x, ao, oy, x0, a. aoiv or rv te rtre oioyo-
oti, rv e oi tiaooioi xoi oi rx toutev yrvvg0rvtr raititoi xotr-
yogoov, tou outou aoiv og tou uaotrivovto tgv o0gv, trto-
aooiou toutou rugori rioi or oior o, o, i, o, ov, oxo. ooie
xov trtoaooiev aoigog oioyoo, tou oioyeviou rugori arvto-
aooiou, xoi rv toi arvtoaooioi roaooiou, xoi touto ra oariov.
oute oo 0rio tivi trvg xoi oux ov0eaivg raivoio g aoooo outev
yryovrv.
i. oi rv yo rai aoto] Eov yo eoi oiaooioi oi tou o
ou
otiou
xoto aoto, oiov o, , o, g, i, xoi oi oiaoi aovte, xoi oi rv te u-
aoxote otie oiaooioi rioi xoto aoto, e o y, , i, xo, g, xoi rti
oi uao toutou xoi oi ua rxrivou xoi ri tou rootou otiou oi or u -
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 189
120
Ho corretto ledizione Hoche, nella quale leggo , cio 6, che errato.
121
rugori congettura di Hoche.
16
5
10
15
20
17
aoxote tev raove ootoyri gioioi, oi or uaotrivovtr tgv o0gv ye-
viov, o rotiv oi oioyevioi, aovte tiaooioi o, y, 0 xoi oi oiaoi touto
or ouoivri, rov eoi oiaooioi. ri or tiaooioi, xoi oi ua outou aov-
tr xoto aoto tiaooioi, oi or uaoxote tev raove ootoyev raiti-
toi, ootoyri ootoyev, o o tou y xoi o i tou 0 xoi o tou x xoi r-
i trou rx yo tev tiaooiev oi raititoi xoi oi oioyevioi toutev
trtoaooioi ruioxovtoi o, o, i, o xoi oi oiaoi. rov or eoi trto-
aooioi, oi o
oi
xoto aoto xoi oi ua outou trtoaooioi aovtr rioiv,
oi or uaoxote tev raove raitrtotoi, oi or oioyevioi arvtoaooioi, xoi
rai aovtev or tg outg r0ooe xrgoo. uaooriyoto or oiv uaoxritoi
to rigrvo oioyooto, to tr tev oiaooiev, r ev oi gioioi, rv e
xoi oi uaotrivovtr oioyevioi tiaooioi rioiv, xoi to rtrov to tev ti-
aooiev, r ev oi raititoi, rv e xoi oi uaotrivovtr oioyevioi trto-
aooioi rioiv, rv e xoto to outo oor0o tov rv o
ov
tov y rvo ovou r-
aititou gyourvov oyov tou o xoi yo rv te tou oiaooiou oioyoo-
ti o o
o
oiaooio rvo gioiou gyrito tou y, e xoi oi
oi
xoi oi y
oi
y
xoi ri trou ovooye oi ootoyri te v ootoye v. y
ov
yo ou x raior-
rtoi o o eoar yo o y oux raiorrtoi giou, oute ouor o o y
ov
, oioar
ouor o y aoiri gio iov, ouor o o r aititov.
ig. ri o oi rai aoto]
122
Koi rai tou oioyooto tev oiaooiev
aovtr oi rrg otioi tou xoto aoto oiaooiou rouoi xoi rai tev
tiaooiev tiaooiou, xoi rai trtoaooiev xoi arvtoaooiev xoi
aovtev oae to outo ouoivri oi or oioyevioi ovooi riovo tov
aooaooiooov tev xoto aoto ououoi tev rv yo oiaooiev oi u-
aotrivovtr tgv yeviov rioi tiaooiovr, tev or rv te
e
oioyooti
tiaooiev trtoaooioi, xoi ri trtoaooiev oioyoo yrvoito, arv-
toaooioi xoi ou te ri aovto rxxri o0e or to oioyooto.
i0. Aoiaov og, aooogvioovto]
123
Eigxe, ae ori ruioxriv ari-
ou rrg gioiou g raititou raitrtotou g raoyooou xoi ra
oariov, vuv rtrov ti 0rego oioooxri. goi yo, oti to aeto riog
tou raioiou rrg xrirvo, rito oug0rvto, aovte tov oiaooiov
aoiri oyov. aeto or riog raioiou to gioiov xoi to raititov, r ev
190 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
122
In Hoche troviamo le stesse parole del lemma precedente, oi rv yo rai
aoto, ma, in realt, si tratta del lemma tratto da Nicom. 79,20 H., ossia oi rai
ao to.
123
Ledizione Hoche di Nicomaco ha, nel testo, Aoiaov ori, oogvioovto
ecc., ma lo stesso editore, in apparato, segnala che la lezione Aoiaov og ci tr-
dita da C, mentre il aooogvioovto, oltre che dalleditio Wecheliana, trdito
dai codici che io ho siglato CMH.
5
10
15
18
5
19
ouyxrirvev g tou oiaooiou yivrtoi oroi, xoi ri touto aoiv ovou-
rtoi. oiov ti rye o o tou raitito rotiv, o y tou gioio o oo o tou
oiaooio. r raititou oo xoi gioiou o oiaooio ouvrotgxrv. e-
ooute xoi rai tev oiaev gioiev xoi raititev rrg xrirvev to
outo touto yrvorvov rugori oiov o i tou 0 raitito, o or 0 tou g-
ioio o i oo tou oiaooio xoi touto ra oariov. te oute or
toae xoi g ovouoi tou oiaooiou ri toutou yivrtoi. tou yo i oi-
aooiou ovto ao tov , ri g0rig ti rtou oi0o ao rxotrov
tev oxev oyov rev, e vuv o 0, ogov oti o rv i tou 0 rotiv raiti-
to, outo or o 0 tou gioio ovru0g oo o oiaooio ri gioiov
xoi raititov. xoi touto oio aovto o g0ru ov ru g oorv ei o vou tou
au0rvo oiaooiou tou xoi o toutev yo ouorv roti rtou, outo or
touto to yrvvg0rv aoiv o
ov
rioo tou aooaooiou, o roti to oiaooiov,
rto tou gioiou ouvti0rrvov aovte tiaooiov aoiri. oiov o ig tou
i g ioio, o or i tou oiaooio o o o ig tou tiao oio. aoiv o x
tou ig gioio, o ig tou 0 oiaooio o oo x tou 0 tiaooio xoi tou-
to ra oariov aooi vov rugori.
x. rov or xoi o tiaooio] Eov or xoi o tiaooio
o
ev tou ao-
oaooiou te
e
riori tou raioiou, o roti te raitite, ouvtr0g, trto-
aooiov aoigori, oiov o i tou 0 raitito, o 0 tou y tiaooio,
124
xoi
ivo g oxgyoerv, xoi rai tev rrg o rv trtoaooio rto tou
raitrtotou arvtoaooiov aoiri, o or arvtoaooio rto tou raiaratou
roaooiov,
125
xoi touto ri oariou. rariog or toioutev oyev
rvgo0g o Nixooo, riaerv tou otoirietou xo0oixov tivo oyov, e
xrgrvoi rugoorv aovto. goiv ouv o Euxriog, oti oyo rx o -
you ouyxrio0oi r yrtoi, o tov oi agixotgtr outou r routo aooao-
oioo0riooi aoieoi tivo o toivuv tev oev roo, ritr rottev rig, ritr
riev, aoigori to gtourvov. agixotgtr or ryovtoi oi o ev aoe-
vue xoouvtoi oi oi0oi oiov tou oiaooiou o agixotg, tou ti-
aooiou o y agixotg, tou gioiou agixotg to o xoi to giou, tou r-
aititou to o xoi to y
ov
xoi rai tev oiaev aovtev ooie. roteoov ouv
ooi y i, , . o rv ouv i oiaooio tou o or tiaooio tou , ti
or rai , oioar o o
o
, toutrotiv o i, roaooio roti tou . oe tr
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 191
124
Dopo lespressione o 0 tou y tiaooio di Filop. II 20,3, riportata gi dal-
ledizione Hoche, nelledizione Delatte, al corrispondente paragrafo 17, p.
138,22-23, si legge: o or i tou y aovte trtoaooio e in Asclepio di Tralle, pa-
ragrafo 6 p. 57,25 (edizione Tarn), si legge o o o i tou y trtoaooio.
125
Ledizione Delatte, paragrafo 17, p. 138,26-27, dopo roaooiov, che leg-
giamo nelledizione Hoche (cf. Filop. II 20,4), reca: xoi o roaooio rto tou r-
airxtou ratoaooiov ...
5
10
15
20
5
10
toutev o ri raioio, oi or oxoi ooi g xoi , roo or outev rig0e
ro ttev tou rvo , ri tug o o toivuv g tou r aitito r oti, o or tou
tiaooio, ouxouv rariog rotiv o-y
ov
ro oio to raititov xoi y oio to
tiaooiov, to y rai to o-y
ov
yivovtoi o ioou ouv trtoaooiovo oyov
r ri o g ao tov . ao iv o roo riev o , oxoi or o x xoi o xo xoi
xrio0eoov rrg oute x, , xo. ootroi or raioioi roti yo o
tou rv x raitito, tou or xo gioio ouv rai y to oio toutev
aoiou oi to v xoi to oo aoiouoiv g oio tou to tev o xev o x tou xo r -
otiv rao yooo rri yo o x to v xo xoi to g
ov
outou to v y. o rai to ri-
aorvov ierv. rig0e yo o roo tev oxev ootrev rottev, oiov
o , xoi roovtoi oxoi o i xoi xo toutev roov ootrev o . tou
toivuv o rv xo trtoaooio, o or i oiaooio ouxouv giou rai o yi-
vovtoi , oiaooio ouxouv o xo tou i. to yo tou oiaooiou ouvoi.
outg toivuv g r0ooo ao vto ooi to ri og aoooi oeoi.
xo. oiaooio rv yo] To tou aooaooiou, goi, o
ov
rioo, oiao-
oio,
126
rto tou o
ou
tev raioiev rioou oaoootixov yivrtoi tou oo-
yrvou oute ouvrou rioou, toutroti tou tiaooiou rx yo aovto oi-
aooiou xoi gioiou ouvtr0rvtev tiaooiov r ovoyxg urtoi. oiov o
i tou oiaooio, o tou o gioio, o i oo tou o tiaooio. aoiv o
x trtoaooio roti tou r, o or r raitrtoto roti tou o, o x oo arvto-
aooio roti tou o. rti o arvtoaooio roti tou xoi o raiarato
tou r, o oo roaooio roti tou r, xoi rai aovtev ooie. ae or xoi
to oiao riog tev aooaooiev r ogev orrtoi yrvroiv, ooe oi-
oooxri xoi tg r gev ou oritoi aoo0gxg agv uaooriyotev ovev,
oar r x tev aorigo tev ruriv o oiov.
x. ori yo oi ogev] Koi yo rv toi yoixoi 0regooiv rx
aogyourvev ori to oxoou0o orixvutoi ou yo ov to
ov
0rego o-
0oi, ri g to o
ov
yvou, ouor to y
ov
, ri g to
ov
, xoi to o
ov
, ri g
aorigoto tou y
ou
e xoi rai tou gioiou tov oiaooiov ruorv, rx
toutou or tov tiaooiov, r ou tov trtoaooiov xoi ri aovto o-
oie.
xy. o or g aoraioxoagooi] Aior0ri ari tou oortou aooou
tou aovto xoi r0ev ri to rv orori xoi rigxe ro outou xoi
rugxe, oti ri to oiao outou rg aoixietro ovto rio tivev tou
oortou aooou, aooti0goi xoxrivo, oiov ari trtoyevev oi0ev xoi
192 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
126
to tou oiaooiou, goi, o
ov
rioo Hoche; la correzione e lintegrazione so-
no mie.
15
20
21
5
22
23
xuev xoi ogvioxev xoi ooxioev xoi tev toioutev. touto rv oori
tg yrertio, agv rariog oixetro rotiv g oi0gtixg, gtri outo
xoi outg. touto toivuv to ogoto, trtoyevo rye xoi rtrogxg xoi
ooiixo xoi to oiao, ryr0g rioi. tev or ryr0ev yog rv r rvo
roti oioototg 0reritoi or outg rv ooe xoto gxo ovov oovorvg
tou aotou g raivoourvou ao gev. raiovrio or rai roti oio-
ototg rv eioi or outg ootoi touto yo xoi gxo rri xoi aoto.
xoi to otrrov oeo rai y roti oioototov 0reritoi or touto rv rooi,
to yo ro ao te gxri xoi o0ri xoi aoto rri rti or xoi rv
oixoooioi xoi uev rtgori xoi i0ev. rari or aovtev tev ryr0ev
outr o r oti v g ru0rio (or ri xoi toi g xot ru 0u ooi ouoi orv
ti g oiexri tgv ru0riov, oo aovo), uao toutg rtouvtoi to ryr-
0g aovto to yo rtov roiotov roti or y, gxo, o0o, aoto ari-
ovo yo toutev ru0rio xot o0gv yeviov o rvo ogriou otgvoi oou-
votov g rv ouv ryiotg aooev io toutev rig, toutgv raovooorv
gxo, rai or tev ruev tgv xote0rv ove oiootooiv ri or
o
yorig,
eotr rv raiaroov rto tou gxou aoigooi, xoritoi aoto. xoritoi or
xoi raiovrio, rari to raioivorvov toi roti ryr0o g or y
g
xoi uao
tgv raiovriov xotoouorvg xoritoi o0o, tg ori g uaoaiatov ooov
rai tg 0rori tg outg, ri g oioovr rig, oi ou xoi to rv o0ri ao0g oi-
vrtoi. ori or yiveoxriv, oti outo rv to uo tev ovooev xot ru0riov
xrirvov rv oiootgo aoiri xoi iritoi yogv, ri or xoi xoto aoto
oao0g ti ovooo, aoiri oiootgoto, o rotiv raiovrio, ri or xoi xoto
o0o, to otrro v oaotrritoi.
xo. aotrov or] To yooto, oiov to o, to e xoi to xoi to toiouto
0rori rioiv, xoi ou uori. orri ooi oou yoouoiv outev o-
oxtgo oi ouv ogriour0o yoooi, touto ou uori rioi ogriou -
r0o or tov rv oxtoxooio oi0ov oio tou e, tov or troooo oio tou o
uoixg or r0ooo ogrie ore xoi ou xoto 0roiv yivor vg g oio otiye v
aooi xoivg oiov ri 0rri tov tri oi0ov ogrieooo0oi, aoigoov y
otiyo, xoi ri to v arvtr r, xoi ri to v or xo i.
xr. aoogo rx0roi] Hoogov rx0roiv xori ou tgv yo-
ixgv, to aoogov ru0riov xrio0oi, oo to agoiov ogev xoto
aoto xrio0oi, e uaotrtoxtoi.
127
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 193
127
Questo paragrafo 25 di Hoche corrisponde, nelledizione Delatte, al pa-
ragrafo 19, pp. 142,28-143,2, dove il discorso sembra un po pi chiaro per via
dellesempio delle rette parallele che si estendono da ambedue i lati allinfinito.
Conviene allora leggere il testo Delatte: <Nicomaco> chiama esposizione pa-
rallela di questi numeri non la disposizione parallela delle linee rette (aoog-
5
10
15
20
24
5
25
x. ooioototov yo] Kov ouv ooioototo oerv xov ariovo, oiov
ogrio g vuv, ouorv rotoi oiootgo to r outev, eoar ouo ri ti ou-
orv ouorvi aooti0rrvov uao0rig, ouo ri rtrov ti rig, oiov uoi, voi,
xoi to ooioototo ouv
128
xo0o ooioototo ouorv rotiv. rixote ouv, xov
uio ogrio oerv ri rv ouviovto, e to aroto tev yoev tev o-
ao tg arirrio rai rv to tou xuxou ouviouoev xrvtov, ouorv rx
toutev aooyivrtoi ryr0o to outo yo rotoi xoi ouorv ogori oiootg-
o. xoi yo ri og ovooo, rariog iooi rioiv ogoi, ovoor yo
xoi ooioi rtoi, xoi aooaooioog outo r a o g o, oiootgo ou aoig -
ori, oo to outo yrvgortoi oao yo o aoiv o. rov or og xoi
xoi aooaooioog, ou rtro tg ouv0rore yivrtoi oi0o. ao rv
yo oi0o aooaooioorvo rtrov ti aoiri. y rv yo xoi y , ti
or to y 0 xoi rai aovtev ooie g or ovo ouvtr0rirvg rv r routgv
aoiri, o yo xoi o , aooaooioorvg or routgv xoi ouorv oo
yrvvo oao yo to o aoiv rotiv o
129
g or ouo gtr ovo ouoo, uyou-
oo or xoi to rioo tev oi0ev xoi ouvtr0rirvg ri routgv xoi aoo-
aooioorvg tov outov oi0ov yrvvo ( yo xoi o), ouorv re0rv r-
aoyorvg oio otgo, xo0o ar oi ooi oi0oi.
194 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ov or toutev rx0roiv xori ou xoto tgv tev ru0riev yoev aoogov 0roiv),
che si dice cos quando tali rette hanno da entrambe le parti uguali estensioni,
le quali rette, estendendosi allinfinito da ambedue i lati, non si intersecano
(gti oute ryrtoi otov oi toioutoi ru0rioi ao rxotro to rg ioo reoi to oio-
otgoto, oitivr xoi ri oariov rxoorvoi ao rxotro ou ouaiatouoiv), ma
egli espone le unit vicine fra loro in larghezza e in lunghezza, come nei <se-
guenti> diagrammi (oo to agoiov ogev to ovooo rxti0ro0oi xoto gxo g
xoto aoto, e r v toi oioyo ooiv outo rx0r ori).
128
xoi to ooioototo ouv in Hoche posto prima dellespressione ouo ri rtr-
ov ti rig. Sintatticamente la posposizione mi sembra necessaria.
129
La recensione di A, registrata dalledizione Delatte, paragrafo 20, p.
143,11-23, precisa il rapporto fra lunit e il punto meglio di quanto non faccia
il Filopono delledizione Hoche: Lunit, pertanto, senza dimensione per so-
miglianza con il punto e per questa stessa mancanza di dimensione non fa ac-
crescere n se stessa n alcun altro fra i numeri (ooioototo oo xoi g ovo xo0
ooiotgto tou ogriou, xot outo rvtoi to g oiootgo gtoi ougoiv aoiriv g routgv
g rtrov tivo tev oi0ev), e per questo stesso motivo non si somma (ou rvtoi
xoi xoto to ouvti0ro0oi): infatti, il punto sommato al punto o ai punti fa di nuo-
vo il punto ed senza dimensione (ogriov rv yo ogrie ouvtr0rv g ogrioi
aoiv ogriov aoiri xoi ooioototov) mentre lunit sommata allunit fa 2 e som-
mata a 2 fa 3 e cos via (ovo or ovooi ouvtr0rioo aoiri xoi ouoi tri xoi r -
rg). oo toivuv oti xoi o Nixooo oux riar tgv ovooo ogriov rivoi, oo og-
riou oyov rarriv toutrotiv ooiotgto rriv ao rxrivo xoi ovooyiov. rari ouv
ororixtoi g ovo ooioototo ouoo otov aootr0g outg xoi rtro ovo, aete ru-
0u ao rxrivgv aoiri oiootgo ouvtr0rioo yo rxrivg aoiri xoi ri rtro aootr-
0rig, yivovtoi tri xoi rrg o oie.
26
5
10
x. oux rotiv ouooe] Aouvotov yo o rvo ogriou xot o0gv
yevi ov ar ov ru0riev y yog voi.
xg. oi xoto toaov] Tou yo oeoto tig oiroteto, tou rv o0ou
roti to ove xoi to xote, tou or aotou orio xoi oiotro, tou or
gxou to aooe xoi oaioe. ariotoori or touto rxororv, rariog xo-
to toutou toaou ovtiarii otovtoi o g oi to oe oto.
x0. yoixoi rv] Oooi yo oao ouooo oovtoi, ovooo aoo-
ovovtr yog v iouvtoi iov yo oiootooiv r ouoiv.
. xoi tgv raevuiov] Oi rv oao tiooo oorvoi tiyevoi rioiv
oi or oao trtooo trtoyevoi, oi or oao arvtooo arvtoyevoi. o
o
ouv o-
i0o raiaroo o tiyevo outo or o
o
rotiv, oti aovtr ri toutov ovo-
uovtoi oiov rov rv toi ooi raiarooi ogooiv oao tev yeviev rai
to roo ru0rioi ovo0eoi, aovte rxootov ru0uyoov ri tooouto o-
vou0gortoi tiyevo, oooi xoi oi aruoi outev rioiv.
130
oiov rai aoo-
oriyoto oerv tov trtoyevov, xoi rai to roo outou oao tev ye-
viev o0eoiv ru0rioi o. rur0goovtoi oo o tiyevo. rote yo trtoye-
vov to ABIA, roov or outou to E xoi rairu0gteoov oi AE, BE, AE,
IE rari toivuv trtoyevov uar0rr0o, tooouto tiyevo yivovtoi, oooi
aruoi. o or goov aruoi, o oo xoi to tiyevo, to AEI, AEB, BEA,
AEI. o oi e xoi rai arvtoye vou o ao te v yevie v r o v r ai to r oov o yo ye-
rv ru0rio, aovte r tiyevo yrvgoovtoi, rariog r aruo rri to arv-
toyevov, xoi rai aovtev ooie. touto ouv roti to ri tooouto tiyevo
urtoi rxootov ru0uyoov, oooi xoi toutev aruoi, to rv trtoye-
vov ri o tiyevo, to or arvtoyevov ri r xoi to royevov ri . ri ouv
aovto to ru0uyoo ri tiyevo ovouovtoi, aetruri oo to tiyevov.
ri or xoi rai tou tiyevou oao tev yeviev rai to roov oyoyg ru0rio,
ou aoigori oo ogo, oo tiyevo aoiv y yrvgortoi, rari xoi aru-
oi tou tiye vou y, r xo otg ti yevov u aotrivou og r v. ae toi vuv ori og-
riouo0oi
131
tou tiyevou oi0ou ooi oao ovooo xoi aotoov
outgv, rito aooge outg ovooo uaotoov, xoi yivrtoi tiyevo
oi0o, e uaotrtoxtoi, rev ioo to y aruo rxootg yo aruo
ouooo roti.
132
aoiv aoigoov y ovooo uaoxote tev xoi rur0gortoi
o ti yevo xoi ao iv o, xoi r rg o oi e xr goo r i o ari ou.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 195
130
Tutto questo periodo riproduce il testo stesso di Nicom. 87,9-13 H.
131
Nelledizione Delatte, paragrafo 23, p. 144,31, si legge xotoyo riv.
132
Nelledizione Delatte, paragrafo 23, p. 145,1-3: uaotoov xoi aoiv rto
tg aotro ovooo rotoi tiyevov rvryrio aetov o y oi0o rev rxootgv
aruov ovooev ou o.
27
28
29
30
5
10
15
o. yrvvotoi or] Aoiaov tgv yrvroiv outev aoooioeoi xoi goiv, oti
tiyevoi rv oi0oi yivovtoi aovto tou uoto tev ovooev aoo-
ge oovorvev xoi oae xo0 uarogv ovooo rugori tou
tiyevou oiov g ovo tiyevo roti ouvori. oao toutg yo ori or-
o0oi rai aovtev, rariog ouvori ao oi0o rotiv g ovo. oxoaev or,
ti uarrri outg ovooi, ruioxe oti o ouvti0gi ouv tou xoi tgv
ovooo xoi yivovtoi y o y oo tiyevo roti. aoiv rariog o gv o ouv-
tr0ri, oxoae, ti ovooi outou uarrri xoi ruioxe oti o y ouvti0gi
ouv outov te y, xoi yivovtoi rito to o xoi tov , yivovtoi i o i oo
tiyevo roti. aoiv tg trtooo ti uarrri ovooi o r ouvti0gi tov
i xoi tov r, xoi yivovtoi ir o ir oo ti yevo xoi r ai ao vtev tev oiae v
ooie xoi to ogoto or to yoixo re0rv outoi ariyor toi o-
i0oi, eotr roou rv rivoi tev ogotev tou oi0ou, re0rv or
to tiyevov g oti ov rig ogo. oute rv ouv g tev tiyevev yrvroi. r-
ai or tev trtoyevev tov ouooi uarrovto tou ouvti0rrvou gtev
aoigori tou trtoyevou oiov g ovo ouvori trtoyevo, gte or,
ti outg uarrri ouooi xoi ruioxe, oti o y outo yo ouooi rv outg
uarrri, ovooi or rxriari, rv roe yo ri ovo o roti, xo0 ov rx-
riari aoie toivuv y xoi o, yivovtoi o o o toivuv trtoyevo. aoiv
gte, ti tg tiooo ouooi uarrri, xoi ruioxe, oti o r outo yo
ouooi rv uarrri, ovooi or rxriari. roo yo roti tev y xoi tev r
ri oi0o o o o toivuv r rto tou o ouvti0rrvo aoiri tov 0, o roti
trtoyevo. aovtr oi arittoi xoto toiv ouvti0rrvoi toi yrvorvoi
trtoyevoi oov trtoyevov aoiouoi xoi touto ri aovto. Eoti or
xoi og r0ooo trtoyevev, gti ovoortoi oiouo, rigtoi or giv
xoi rv toi uoixoi ari outou ooi oao ovooo xoi gov, oaou 0r-
ri, xoi ri o ov gg rxrivo yrvgortoi aovte tou rovto yivro0oi
trtoyevou aruo. rto or to goi aoiv uaootrov oi ovooo
xoi yrvgortoi trtoyevo. oiov oooi oao ovooo, gye ri ouooo
aoie ouv o , yivovtoi y. aoiv uaootre ri ovooo, yivovtoi o ioou o
o trtoyevo. gv or go ri ouooo, outg oo aruo tou o oi yo o.
eooute aoxoate oi tiooo o y yivovtoi aoiv uaootre
r yev o, yivovtoi 0. o 0 oo trtoyevo xoi rariog rgo ri tiooo, o
y aruo outou yivrtoi to outo ra oariov rugori. touto rv ouv re-
0rv tou xrirvou eoar or oi trtoyevoi yivovtoi, oovovtev gev
tgv ouooi rv uarogv tou ouvti0rrvou, ovooi or rriiv, oute or
oi arvtoyevoi oovovtev gev tgv tiooi rv uarogv ouooi or
rriiv oiov g ovo ouvori arvtoyevo uarrri outg tiooi o o,
rxriari or ouooi yo rioi rooi oi0oi o xoi o y ouvti0gi ouv to
o xoi o xoi yivovtoi r, o r oo arvtoyevo. aoiv uarr ri tou o tiooi o
, rriari or ouooi yo rioi rooi oi0oi o r xoi o ouv xoi r yi-
196 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
31
5
10
15
20
25
30
vovtoi i i oo arvtoyevo xoi rai tev rg ooie. aoiv rai tev
royevev oovr tou trtooi rv uarrovto, tiooi or rxriaovto,
rai or tev ratoyevev tou arvtooi rv uarrovto, trtooi or rri-
aovto xoi rai aovtev ooie ouev aoigori aovto tou aouyevou.
oae o o v r0rg , outou xoto yor ri tr tou o i0ou ae tov ogoto-
yoev rv te aoxrirve riori xoi uotrov re0rv to ogo ari-
yoev, ritr tou yveovo aetov outo to tiyevov, to trtoyevov, to
arvtoyevov xoi to rg, xoi uotrov rvoo0rv ouogotiev outoi tou
oi0ou g rv ouv ovo ouvori tiyevo roti xoi yo ao oi0o r -
oti ouvori g ovo, e og oi0ev xoi otoiriov. iooaruoi or aov-
tr rioiv oi0oi oi tiyevoi ioo yo oi aruoi outev ovooo rou-
oiv. o o
o
rvryrio tiyevo ovooo rv rri y, aruov or rxootgv
ovooev, rxootg ovooo oi aoooovorvg tg rv ryyevou xoto
to aruo , te v or oiae v xoi tgv ooiv oaotrouoe v.
. xoto yo rxootgv]
133
Ex tou rxxrir vou otiou uoixou tev oi-
0ev tou tiyevou yrvvgori oaovto xoi tre ru0u rri tov ouvo-
ri tiyevov tgv ovooo. e yo riaev r0gv, og xoi otoiriov ouoo
aovto oi0ou, ouvori rotiv outev rxooto xot rioo tiyevo, tr-
to yevo xoi oi rg toutg ou v tg ovooi aoo0ri rrg ouo oo xoi ao-
oge outg uaotoo tov o
ov
rvryrio aoigori tiyevov, rx o-
vooev aruov rxootgv rovto. toute y rtro uao0ri tiyevixe tov

ov
rvryrio aoigori tiyevov, ovooev rv ovto , tgv or aruov tou
o
ou
ovooi riovo, toutroti y. toute or oute aoiv o uaoti0ri tov y
ov
tiyevov rugori, ovooev rv ovto i xoi rxootgv or aruov o. toutg
tg oerio r oo uaotoo tov o
ov
ori tiyevov, ovooev rv ovto ir,
aruov or rxootgv r xoi oute ra oariov te yrvorve tov tou uo-
to rrg aooti0ri oi0ov, toute rv tov , te or rt outov tov
xoi ra oariov, ouori or tev xoto ouvrriov tiyevev oiogori. rxo -
otou riovo riovo ovooi tgv aruov rovto tou ao outou g or
aoo0g xg ori xot ro aeoiv te v ovo oev tiyevior vev yi vrtoi.
y. Trtoyevoouvrg toute] Toutrotiv o rto tov tiyevov ru-
0u tev yo y xoi o ouori rtou xoi ouvrg or ovti tou oxoou0o
xoi ouvgrvo, roooouvto ouorvo. trtoyevov or roti ogo to
rx o ru0riev ioev xoi yeviev o0ev yrvvgori or trtoyevou rxootov
oi0ov r routov aooaooioev oi o, ti y 0, o
xi
o i, r
xi
r xr. r -
ari toivuv xoi oao o aoiv o yivrtoi, rixote xoi g ovo ouvori tr-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 197
133
Nelledizione Delatte mancano i paragrafi che corrispondono, nelledi-
zione Hoche, ai paragrafi 32, 33 e 34.
35
40
32
5
10
33
5
toyevo roti. xoi toutev or g ouv0roi trtoyevixe aoooovrtoi,
e g tev ao outev tiyevixe, xoi g rxootou aoougoi ovooi tgv
aruov tg ao outou riovo rri o rv yo o o
o
ev rvryrio tr-
toyevo ovooev tgv aruov rri, o or 0
o
ev y, o or i y
o
ev o, o
xr o
o
ev , xoi oute ra oariov.
o. yrvvotoi or] Auvori rv trtoyevo g ovo, tov o
ov
or rvryrio
trtoyevov rugori tov y tg ovooi aooti0ri, toute or tov raiao-
o0ri tov 0 tov
ov
rugori trtoyevov, toute or tov tov i aoigori
y
ov
ovto, toute or tov 0 tov xr o
ov
, toute or tov io tov r
ov
, xoi oute
aoie v ra oariov ao vto rugori.
r. Hrvtoyevoovooyoi]
134
Hovtr outoi rioi arvtoyevioi, ouvo-
ri rv g ovo, rvryrio or oi oiaoi o
o
or tev xot rvryriov arv-
toyevev o r, aruov rxootgv ovooev rev
o
arvtoyevo o i,
135
ouar rxootg aruo y rri ovooo, rxootg ryyeviou ovooo rxotr-
o aruo ouvoi0ourvg xoi tg rv arotouog, tg or oorvg
g or xoug rxotro og.
136
y
o
or arvtoyevo rotiv o x uarti0r-
rvev yo , gi og tou g xoi tou 0, o i oiaov toi i aooti0rrvo
aoiri y
ov
arvtoyevov tov x, tgv aruov rovto o. aoiv uarti0rrvev
tou io xoi tou i, o iy toi x aootr0ri aoiri to v r, o roti o
o
rv arv-
toyevo rri or xoi outo tgv aruov tou ao outou ovooi riovo
tou or y
ou
o rovto tgv aruov, o o
o
r ovooev outgv rri. rti uarti-
0rrvou tou io xoi tou ir o i aooti0rrvo te r aoiri vo, o r
o
roti
arvtoyevo, rev tgv aruov tou ao outou ovooi riovo . aoiv u-
arti0rrvou tou i xoi ig o i0 aooti0rrvo te vo aoiri tov o
ov
arv-
toyevov ovooev tgv aruov rovto. xoi oute ra oariov oatoiote
g r0ooo aorioiv. oti or oi aoxrirvoi aovtr oi0oi arvtoyevixe
ogotiovtoi, oa outev tev aoyotev rioor0o tgv og0riov. rxxri -
o0e to arvtoyevixov ogo xoi rv rxootg yevio ti0ro0e ovo, xoi
ori tov o
ov
arvtoyevov. rv or te
e
rxootg aruo y rouog ovo-
oo, r or tev aruev ouoev, tev or ryyeviev oi aoooovorvev, i
ouoivri to ovooo rivoi. ogotiro0e or xoi o y
o
, ovooev uao-
ev x, tgv or aruov o rev ovooev.
137
ti0ro0e rv tg uarxrirvg
198 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
134
ovooyov Hoche.
135
o i una aggiunta di Hoche corroborata sia da A che da V.
136
Al posto dellespressione rxootg ryyeviourxotro og delledizione
Hoche, li. 3-4, nelledizione Delatte, paragrafo 26, pp. 146,30-147,2, si legge:
rxootg ryyeviou ovooo toi rxotro aruo ovooi ouvoi0ourvg. yivrtoi
or xoi ou to rx tiev oi0ev ouvtr0rvtev tou o xoi o xoi .
137
r ev ovooev opportuna integrazione di Hoche sulla base di H.
34
35
5
10
15
yevio g ovo xoi rxotre0rv outg ovo y xoi ri tou aroto ovo y
rtroi xoi to rtou xrveoto ovoagouo0e tev rv y rtou io ti-
0rrvg ovooo, tev or o ouv otiev ovtev oao o ovooev xoi rvo y
xoi oou xoi io tg xoug oaovtev, to aov rotoi ouotgo tou y
ou
arvtoyevou ovoor x. tg outg r0ooe xoi tov o
ov
arvtoyevov ogoto-
yoev rugori ovooev r xoi tov r
ov
ovooev vo xoi tov
ov
o, to
rxootou ovooo ri arvtoyevov oioxivev xoi oute ra oariov tg
ou tg r0ooe ervov ou ori or oiogortoi tev arvtoye vev.
. xo0oou yo]
138
Oiov o o
o
rvryrio arvtoyevo tg ovooi tg tr-
tooo raioeru0riog ouvrotg xoi rariog outov ouvr0gxov oi0oi,
ovooev tgv aruov rri o
o
o tev i ao toi toutoi aooror
xoi tov oio touto y rri tgv aruov rx tou o xoi tou o xoi tou oe-
ru0ri o y
o
o tev rigrvev y oi0ev xoi o
ou
tou i ouyxritoi, oioar
tgv aruov rri o o o
o
o tev r rx tev aoxrirvev o xoi r
ou
tou iy ou-
vrotg, oio r ovooev tgv aruov rri o r
o
o tev vo rx tr tev aoxri-
rvev r xoi rx tou i ouvrotg, oioar ovooev rotiv g aruo toutou.
to outo xoi rai tou
ou
xoi
ou
xoi ra oariov.
. oi or rai toutoi] O
o
i ovooev gv toi r tou o
ou
tev ouvtr-
0rvtev, rvtru0rv xo0oixe rai tev rg oaooivrtoi aovtev, oti te
aooovti arvtoyeve tev oao tg orxooo xoto tiooo uarogv ru -
toxte aooti0rrvev tev oi0ev oi ouvrri aovtr yrvvevtoi arv-
toyevoi, oiov te i
e
aootr0ri o i aoiri y
ov
tev x ovooev, toutoi
aootr0ri o iy aoiri tov o
ov
ovooev r, toute o i aootr0ri aoiri tov
r
ov
ovooev vo, toute o i0 aoiri tov
ov
ovooev o, toute o x aoiri tov

ov
ovooev, toutoi o xr aoiri tov g
ov
i, xoi oute ra oariov
aoiovto xoto to outo tg aoougore rioo ouori or tev arvtoyevev
oioru rtoi.
g. xoi royevoi yveovo] H uar0roi rvtou0o tev yveovev u-
ar o yivrtoi tg yo ovooo royevou ouog ouvori tov rt outgv
139
o
ov
oi0ov aooti0ri outg tov r aoiri tov , tov rvryrio o
ov
roye-
vov, toute or tov 0 aoiri tov ir
ov
, toute tov iy oaotrri tov xg y
ov
,
toute tov i aoiri tov r, toute tov xo ori tov r
ov
, xoi ra oariov.
uaoori yoto or oiv xoi toutev oi yoi xotoyor o0eoov.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 199
138
Il paragrafo 36 delledizione Hoche spiega bene il testo di Nicomaco pre-
so in esame. Al contrario, non mi sembra pertinente con quanto dice Nicomaco,
il paragrafo 27 delledizione Delatte, pp. 147,31-148,10.
139
rt outov inspiegabilmente Hoche.
20
36
5
37
5
38
5
0. oi or toutoi oxoou0oi] Tg outg yo oxoou0io tg rv ovooi o
aooti0rrvo aoiri tov , o
ov
rvryrio ratoyevov, toute ouviev o io
aoiri tov ig
ov
, toute or o i aoiri tov o y
ov
, toute or o xo tov vr o
ov
,
toute or o x tov ao r
ov
, toute or o o tov i
ov
, toute or o tov g

ov
.
. oxtoyevoi or] Ei yo oi ratoyevoi tou yveovo riov arvtooi
rv oiorovto, trtooi or oioriaovto, xoto ovooo or toutev g ao-
ougoi yivrtoi, oi oxtoyevoi oo rooi rv tou yveovo rouoi oio-
rovto, arvtooi or oioriaovto, oiov o, , iy, i0, xr, o ouvti0ri to o
xoi to aoiri tov g, o
ov
rvryrio oxtoyevov toute to iy yivovtoi xo,
o
rvryrio oxtoyevo, toute to i0 yivovtoi , y
o
oxtoyevo, xoi ra oari-
ov e ooute.
o. ivo or rai aovtev] Ai tev aouyevev oi0ev yrvrori ouvti0r-
rvev tg tr uarog xoi tou yveovo ouviotovto. rariog ouv ouoi-
vri ryiotov giv oi0ov ovooo0gvoi, ou tgv uarogv ruriv ou
ooiov, oiov rr oyoogxovtoyevov g rxotovtoyevov, oio touto ouvto-
ov tg rurore outg xoi xoivov rai aovtev aoooioeoi oyov. rxo-
otou aouyevou, goiv, rx tou xoto touvoo oi0ou ouooo orev tov
riaorvov uarogv rivoi rri oiov tou tiyevou orr ouooo, ri-
artoi o outg gv outou uarog. aoiv tou trtoyevou orr ouooo, ri -
artoi oo ouo outg roti tou trtoyevou uarog. tou r orr , ri-
aovtoi y outg tou arvtoyevou uarog ooie tou royevou o, tou ra-
toyevou r xoi tou oxtoyevou xoi rai aovtev ra oariov, ovooo ori
aooti0rrvg te rg. oute ouv xoi tou rxotovtoyevou ri ooir0rig
ouo, uaoriartoi uarog ovooev ouoo g. xoi rxrivo or aooi ogov,
o xoi gog r0gv riaev, oti xot rutoxtov ovooo aoo0roiv g tev og-
otev ougoi yivrtoi to rv tiyevov oao tiooo, to trtoyevov oao
o, to arvtoyevov oao r, xoi oute ra oariov xoto ovooo yivrtoi tev
ogotev g aoou goi.
. oti or ouevototg] Hog rigxorv, oti ourtoi ogoto oi-
0gtixo aoooouvoi ouevouvto tg yrertio, xoi aoroexr. aoiv
ouv orixvuoiv, oti eoar to trtoyevov oioiritoi ri tiyevo, oute
xoi o trtoyevo oi0o ri tiyevo, oiov o 0 ri tov y tiyevov xoi
ri tov ooie tiyevov. ri or ti riaoi oo to trtoyevov raiaroov
ri ioo trvrtoi tiyevo, vuv or rai tev oi0ev ri ovioo, ou toutov
riariv y xoi , riar ao outov, oti rov ovooixe rxtr0g ogo tr-
toyevov xoi oyoyg oioyeviov ru0riov, oioiri outov ri iooaruo
tiyevo. uaooriyoto or oiv rx0er0o tov o oi0ov trtoyevixe,
200 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
39
40
5
41
5
10
42
5
e uaotrtoxtoi, xoi to oioyeviou ovooo rairuov, xoi oute
tiyevo yivovtoi oao ovooev tgv aruov rovto. rx0ou or xoi tov

ov
trtoyevov trtoyevixe tov 0 xoi rairuov to oioyeviou
oigxri or g oiorto oio tg rog ogovoti ovooo xoi yivovtoi ogo-
voti tiyevo, rxootgv aruov y rovto ovooev. o or y
o
trtoyevo
ovooev roti i trtoyeviro0eoov or outou oi ovoor xoi rarru-
0eoov oi oioyevioi, e uaoxritoi, tg ru0rio oigxouog oio rv tg

o
ovooo tou
ou
otiou, oio or tg y
g
tou y
ou
, ryrvovto ouv aoiv
tiyevo ioo, aruov rxootgv o ovooev rovto xoi rai aovtev touto
yrvgortoi. iotrov or, rov rx0rig ti aouyevev oi0ev ag0o aoo-
ge, rx rv tev tiyevev ouvti0rrvev ootoye yivovtoi oi trtoye-
voi, rx or tev trtoyevev xoi tev tiyevev oi arvtoyevoi, rx or tev
arvtoyevev xoi tev tiyevev oi royevoi, rx or tev royevev xoi tev
tiyevev oi ratoyevoi, rx or tev ratoyevev xoi tev tiyevev oi ox-
toyevoi, xoi touto ra oariov. uaooriyoto or oiv uaoxrio0e to oio-
yoo ioou toivuv oi rv tiyevoi rrg ouvti0rrvoi tou trtoye-
vou aoiouoiv o rv y tiyevo rvryrio tg ovooi tiyeve ouvori
ouog ouvti0rrvo aoiri tov o, o uaotrtoxtoi oute, trtoyevo ev ao-
iv o te y ouvtr0ri aoiri tov 0 xoi o i te tov i xoi o ir te i tov xr
xoi rai aovtev ooie. oo xoi o rvryrio trtoyevo o o te ouvori
tiyeve tg ovooi ouvtr0ri aoiri tov arvtoyevov tov r xoi o 0 te y
aoiri tov i arvtoyevov, xoi ra oariov ooie. aoiv o arvtoyevo r -
vryrio, toutrotiv o r, te ouvori tiyeve tg ovooi ouvtr0ri aoiri tov
royevov, xoi o i arvtoyevo te y aoiri tov ir royevov, xoi rai
aovtev ooie g r0ooo aoegori. rx toutev ouv oog yryovr aovto
to r0goo rvo ri or ti aou ouorr ri g, tou to gtgoorv.
y. ivo rxooto aouyevo] Eai tev o
ev
aouyevev oxouotrov, tou y,
o, r xoi rrg outoi yo ovooi ogev uarrouoiv, o o tou y xoi o r
tou o xoi tou r o , xoi rioi aovtr aetoi o y o
o
tiyevo, o o o
o
tr-
toyevo g ouv ari toutev goiv, oti ovooi rioiv roooovr tou uar-
rovto o uarrorvo, g ri rai aovtev oae tev aouyevev rigtoi,
ovooi roooovr ryoi ov tou ouvrri ogoi xoi rtou gorvo
rovto ouvrg yo o y tiyevo te xoi toute o i xoi toute o ir xoi
toute o xo xoi rai tev oiaev xoto o0o otiev ooie roooev ouv o
y tou xoi o tou i io tori o
ou
yo ovto tou y
o
roti rt outov o
xoi y
o
o i xoi o
o
o ir xoi r
o
o xo xoi rt outov o xg oute ouv xoi rai
tev aouyevev oxouotrov tov ovooi roooovo o
o
yo rvryrio tiye-
vo o y,
o
o , y
o
o i xoi oute ri trou
o
yo tiyevo o
toutev ouv rxootou ovooi roti tg tori rottev o ao outou. to outo
xoi rai tev trtoyevev o yo o ovooi roooev tou 0 xoi outo tou i
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 201
10
15
20
25
43
5
10
xoi rai aovtev ooie. ooyevioi or rioi aovtr oi xo0 rxootov otiov
xoto o0o ootoyri, oiov oi oao tou y ri tou iov yo aoiouoi
yevi ov rai to orio rorvev, xoi rai rxootou te v oiae v ooie.
o. xoi xoto o0o] H yrvroi tev aorigrvev, goi, xoi xoto
aoto xoi xoto o0o ru ioxrtoi te v rv yo trtoye vev xoto aoto
o yo y tg ovooi aootr0ri aoiri tov o xoi o te y tov 0 xoi o i te
tov i, trtoyevou uaoxrirvou tev tiyevev, xoi rrg ooie. ioou
ou v xoto aoto te v tiyevev g0r vtev oi uaoxrirvoi ou toi trto ye-
voi yryovooiv oi rvtoi ooi aovtr aouyevoi rx tev xoto o0o oio-
rovte ouvrotgoov o yo o tg ovooi tg ouvori tiyeve ouvtr0ri
aoiri tov r, tov uaoxrirvov oute arvtoyevov xoto o0o or xrivtoi o o
xoi g ovo g ouvori tiyevo, rouoi or tivo xoi xoto aoto oioo-
ov ooie xoi o 0 trtoyevo xoi tiyevo o y aoiouoi tov i arvtoye-
vov, xoi rai aovtev ooie.
r. Evtru0rv gog] Hgeoo or tgv ari tev raiaroev oi0ev tr-
vooyiov rtrioiv rai tou otrrou xoi ortoi oao auoioo. rariog
to tiyevo tev oev ogotev goov aotro, auoi or rv toi yrer-
tixoi ogooiv rx tiyevev ouvrotgxrv, rvo rv r roo uaoxri-
rvg, rx or tev y outou aruev oev tiyevev oviotorvev xoi tev
y ri iov xougv xoi ogriov ri o ouvvruovtev yivrtoi or xoi tr-
toyevo ooi auoioo xoi arvtoyevo xoi royevo xoi ootioouv
tev aouyevev, oioar g rv ooi outg rurio rotiv, g or xoug og-
riov o, ri o aovto to rx tev aruev tg oore oviotorvo tiyevo
ouvvruri. g rv ouv yrertixg auoi toioutg, ari g ixove rigtoi
Nixooe ioerv or, aoiov rixooiov xoi ovooyiov rri ao toutgv
xoi g rv toi oi0oi auoi. goi yo ou te xt.
. oute or xoi] Avooovri tgv yrvroiv tev yoixev raiaroev
oi0ev, ivo r outev xoto ouvrriov xoi tou otrrou yrvvgog xoi
ao yr aovtev tgv auoioo, e o
ov
tev otrrev xoi yo rv tg yrer-
tixg 0reio toiou tg roti v outev yrvroi rx rv tou ogriou uioxor -
vou yivrtoi g yog, rx toutg or aoiv oiovri xivourvg rai aoto
to raiaroov, rx toutou or xoto o0o rorvou to otrrov oute ouv
xoi rai tev oi0ev rxootg rv yo tg ovooo raiouvoatorvg toi
rg o yoixo oi0o gxo ovov rev, o, , y, xoi ra oariov rx
toutou or oi raiarooi tiyevoi xoi trtoyevoi xoi oae oi aouyevoi,
r x or tou tev oi otrroi xoi tev otrre v o o
o
g auoi.
. tov outov og toaov] He rv ouv rxooto tev aouyevev yivr-
toi tev raiaroev, rv toi aooouoiv ryverv outev or toutev, goi,
202 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
44
5
45
5
46
5
47
tev raiaroev oi0ev tev aouyevev raioeruorvev ogoi xoi
oiov raoixoooourvev oi ooyrvri rxoote ogoti auoior yrvvev-
toi. rx aovtev rv ouv tev aouyevev auoior yivovtoi, oi rv oao
tiyevev xoi tgv ooiv tiyevov rouoi xoi to raoixoooourvo outg
r rxootg aruo tiyevo aovte rioiv iooaruo, ouvvruovto og-
oi xoi ri o oaoarotourvo ogriov, tgv tou oou oeoto xougv.
g or rv toi oi0oi oao tiyevou oore auoi outev tev tiyevev
oi0ev raiouvti0rrvev yivrtoi tg rv ouv ovooi o y tiyevo rai-
ouvtr0ri aoiri tov o auoioo, toute or o aoiri tov i, xoi toute o i
aoiri tov x, xoi toute o ir tiyevo tov r auoioo xoi toute o xo tov
v xoi toute o xg tov ao xoi toute o tov x. aoooi or auoior rioiv
oao ovooo tg xoug oorvoi, ori or rai tev auoioev tov rio-
vo oi0ov ooiv aoiriv xoi oute raiti0rvoi outg xoto ro toi ri-
ooi to rottou xoi oute ori otrvourvg outg ri tgv ovooo tr-
rutov. ri or rottovo rivoi to auoioo orgori, oao tou ryiotou o-
i0ou tg ooirore oxtrov o
ov
tev o
ev
x, orr aootr0rvto roo-
tov tov xoi xotoriartoi auoi rottev ao ovo oev ri or xoi rot-
tovo gtri, orr xoi tov xg xoi aoigori rti rottovo auoioo v o-
vooev, xoi oute rrg ri tg ovooo. ori or, goiv, oao tg ovo-
oo oorvov uaoti0rvoi tov y xoi te y tov xoi toute tov i xoi toute
tov ir xoi oute rrg tou ri ovo u aotottr toi r ottooiv, ivo r x tg
ryiotg oviev oore rai tou rottovo oaooivg, re ov g ovo rai
tg xoug tou ogoto ovg xoi oiov ri ogriov oaoriouiog. rariog
or otrrov roti to ogo, ou ori ra ru0rio voriv to ovooo, oo
otrrorioe ouvti0rrvo xoi oiov raoixoooourvo ogoi. xoi ou-
to riar tou rv ouv y tgv iov ovooo gxixgv uaovogtrov. tgv or rtr-
ov aotixgv, tgv or y
gv
tou o0ou, tou or ovo rxootg oiootoori oi-
oovoi, xoi rai te v oiae v ovooye.
g. Ai or rg auoior] Koai toutev g ovo ouvori trtoyevo
ouoo te rvryrio o
e
trtoyeve te o raove ti0rtoi e xoug xoi aori
tov r o
gv
auoioo xot rvryriov tgv ogv or toutgv tgv tev r raiti0gi
oori te 0 trtoyeve xoi yivrtoi auoi ovooev io, ioo aruo
rouoo aovtoo0rv ovooev rxootgv y rariog yo rx y trtoyevev ou-
vrotg, tou o, tou o, tou 0, ovoyxg xoi rvtou0o tgv aruov rivoi to-
ooutev ovooev g yo tou r auoi rx trtoyevev ouvroteoo, tou o
xoi tou o, aruev gv. tgv or te v, io, goi, auoi oo o oiv r ouoov to v
0 ogv raiti0gi te i trtoyeve xoi yivrtoi auoi ovooev, tev
aruev or rxootg o, rari xoi toooutoi ouvrtr0goov oi0oi. y
g
or xot
rvryriov outg auoi o
g
yo gv g tev r,
o
or g tev io, y
g
g tev . ri or
toutgv ogv rai0gori te xr trtoyeve, aoiri o
gv
auoioo ovooev vr,
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 203
5
10
15
20
48
5
xoi toutgv te , yivrtoi r
g
auoi ovooev o to outo xoi rai tev
oiaev xoi ra oariov. outoi or aoooi oao trtoyevou oore rioi to
outo or aoigtrov xoi ri arvtoyevo rig g ooi xoi royevo xoi ra
oariov. aoiv yo tov o
ov
rvryrio arvtoyevov uaoti0gi tg ovooi xoi
aoie to v , xoi o ov tou tov r ai to v
ov
xoi aoie to v y
ov
xoi r rg o oi e.
0. xoi rx toutou or ogov] Eori0g yo, oti xoi to trtoyevov rx
tiyevev ouyxritoi xoi ri tiyevo ovourtoi, xoi oae riariv,
aovtev tev ru0uyoev to tiyevov roti otoiriov, r ou aoiv ogov,
e aovtev tev ru0uyoev ogotev og xoi otoiriov roti to tiye-
vov, e xoi 0ooovtr g og orori orv.
v. ivo or g ovgxooi
140
] Aiooo ari auoioev xoi tgv yrvroiv
outev aoooou, rariog ao0g outoi raiouoivri tivo xoi oixoiov gv,
ri xoi riooyeyixov gv to iiov, g ovrvvogtou go toutev oioto
roooi, goiv rariogar toi toioutoi ovoooiv, oio rixo, rvtruor0o
r v iioi tioi 0regtixoi (xoi ou to yo ryiotgv aoyotri ov 0roo-
yixgv toioutgv ryorv), riaerv e ri ovooo xougv xotogyri au-
oi oaooo. rov ouv ti tgv ovooo outg org, xoouo g toioutg
xoritoi auoi, ri or e rai tev tiyevixev auoioev xoi tou o
ou
r-
vryrio tiyevou ooir0g tou y, xoritoi oixoouo, ri or xoi tou
ou
rvryrio tiyevou (gv or outo o ), xoritoi tixoouo, ri or xoi tou
y
ou
tou i, xoritoi trtoxoouo xoi touto, r ooov rvorrtoi. to or
tou xoouou ovoo xoritoi xuie to rai to ouo xrxooervov.
rariog ouv aooo ouo ri ou gyri, xoi oi xouoi or tev auoioev
ri ou gyouoi, xoi rai toutev oio tgv ooiotgto tou ogoto rtgyo-
yov oi aooioi to toioutov o voo.
vo. Etro or ti] Hgeoo tov ari auoioev oyov r rtro otr-
rev riog rtooivri, o xoi oaoi0ritoi, ari ev rxootou ryorv, xoi
tre ari xuou. oi trtoyevoi or aovtr raiarooi ovtr rx o aruev
ioev xoi yeviev o0ev yrvvevtoi, tg io outev aruo r routgv
aooaooioo0riog oi yo o. ri or ori toutov xoi o0o rriv, outgv
ao iv tgv aruov rai tov yrvo rvov oi0o v aooaooio oo aoiri to v
g oi yo o g xoi outo xoritoi xuo, aovtoo0rv ioo, gxo, o0o,
aoto.
141
aoiv ti rai y 0 xoi ti 0 x, xoi outo roti xuo. o
xi
o i,
o
xi
i o, xoi outo y
o
roti xuo xoi r ai aovtev trtoye vev o oie.
204 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
140
ovgxooi erroneamente in Hoche.
141
Dopo aoto, rev integrazione di Hoche secondo M, che tuttavia ri-
tengo superflua.
10
49
50
5
10
51
5
v. toooutev or] O rv yo g oao tou o trtoyevou yryovrv gv or o
o ouooev , oio touto xoi rxootg aruo tou g xuou ovooev roti .
aoiv o 0 trtoyevo y roti tiooev ti yo rai y 0 oio touto o tev x
xuo rxootgv aruov y rri ovooev. rvtru0rv, goi, xoi g aruo
tou ouvori xuou, toutroti tg ovooo, rariog oao to o aoiv roti v o,
ovooo rri tgv ouvori aruov. ao rv ouv, goi, trtoyevo rv
142
r-
otiv raiaroov, aruo or rri o xoi yevio ioo o or r outou xot
ougoiv yrvvg0ri xuo raiaroo rv rri ogoi ioo rxootou or r-
aiaroou yoo rovto o xoi rxootg yog rv 0reourvg rai-
ar ooi, ouoivri i ovo rivoi to tou xuou aruo yevio or g otr-
ro rri, ev rxootg, goi, arirrtoi uao y, oio rotiv rxootg tev rv te
aoyove trtoyevev. uao y or tivev ryri, yoev ogovoti tivev yo
oev oi rv yo rv te raiaroe yevioi rxootg uao yoev arirr-
toi, o0uvorvou or tou raiaroou ao toi tg yevio yooi xoi y
g
ou toi aooti0rtoi g tou o0ou.
vy. Eariog ouv] Oi ov rr, ivo to r v g xo ri g tuo v x, to or aoto
ir, to o0o or i, xoi touto ogoivri oi ev rg oi, ti, o
xi
oi r tuov
xoi ti r xoi o
xi
r, g oaeoouv oe uao0oito ti tev y oiootgotev tgv
ovioo tgto.
vo. to or toiouto] Koi rv raiarooi rotiv g toioutg oviootg to yo
tiyevov to rov to y aruo ovioou ryrtoi oxogvov, xoi rv trto-
aruoi
143
rvorrtoi to o ovioou rivoi, ri xoi g toioutou trtugxo-
oiv ovooto. tivr or tou outou oi0ou ogxioxou xoouoiv, ou
yo rxo ror ogvioxou oio tgv tev ogvev ooio tgto. toutou, goi, ti-
vr ogxioxou evoooov, aoiv oio tgv tou ogoto tev ogxev ove-
oiov. aoo touto or rixo xoi to ogxeo evooo0oi, to rv ovoo
Egvixov Aiotoovou agv oti to ogxeo rri aovov aouv,
144
ooigv ov outoiv ioooev y oivixo. xoi oi rv aoo to ogxouv, toutr-
oti oiyyriv, oute evoovtoi
145
xoi oi ogxr aoo to roiy0oi outev
to roo. oioti or xoi eioxou tivr rxoouv outou, ooe roioor.
rtou or, goi, xuou tr xoi oxogvou, tou rv aovtg ioou, tou or
aovtg ovioou, rootgto goiv rivoi otrrou tivo oi0ou aoogr-
aiaroou xoourvou, ev xoi to raiaroo, goiv, rtrogxri uaoou-
oiv oi0oi, eoar xoi tev xuev outev to raiaroo trtoyevoi rioiv o-
i0oi. ri or aoogo gv outev to raiaroo xoi g oxogvo ri o0o
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 205
142
o in Hoche, cf. il testo di Nicom. 106,9 H.
143
Ledizione Hoche, li. 2, ha un errore di stampa, ossia trtoaru oi.
144
In AV manca il riferimento ad Aristofane.
145
evooo0oi ooi Hoche, dove ooi lezione di H, mentre G ha evoootoi.
52
5
10
53
54
5
10
ioe xivg0rvto ri oveoiov oag0goov, oio xoi roo ae roti to
toiouto ogoto tev tr xuev tev aovtg ioev xoi tev oxogvev tev
aovtg ovioev ri yo to raiaroo toutev roti aoogo, ogov e xoi oi
arirouooi touto yooi iooi ogoi uaoouoiv. ou ovov or
outoi aoograiarooi rioiv, oo xoi oi xuoi xoi oi rtrogxri
o outoi ovooto ioiou roov xoi toute yveiovtoi, oioar ioiov
ovoo yr yovr to aoograi aroov te v aoxrir vev oi0ev.
vr. Hoiv ouv ove0rv] Hri aoograiaroev o oyo gv oute
r0gv yo riaev, oti xoi o xuo aoograiaroo rotiv, o outo rv
rri aooo to aruo ioo, to or, ari ev o oyo, aooo ovioou. g-
oiv ouv toutev oi rv rioiv rtrogxri, oi or aogxri rtrogxri
rv ouv rioiv oi rovtr ovooi ovg to aruo ovioou oiov o rtr-
ogxg, ti yo , o or y tg ouooo ovooi ovov riev rotiv e-
ooute o i rtrogxg, ti yo o i, o or o tev y ovooi riev rotiv
oute rri xoi o x, o
xi
to r x, xoi o xoi o ,
xi
yo to xoi rai aov-
to rtrogxou to outo aogxri or rioiv oi ariooi ovooiv rovtr
to ovioov rv toi aruoi, oiov o ir aogxg, ti yo r, o or r tou y
ouo oi riev e ooute xoi o ig aog xg, ti yo ig, tou or y o tio-
oi riev roti, xoi rai aovtev ooie. touto rv ouv ari toutev. oioti
or to ovooi arovoov rtrogxr rxoouv, oui or xoi to ariooi, oi-
oooxri. Hu0oyoo yo goi xoi oi toutou oiooooi. au0rvixe rv tg
ouooi to rtrov 0rerio0oi tev yo oi0ev rv tg ovooi rv to outo
xoi tgv toutotgto ryev, rv tg ouooi or tgv rtrotgto g rv yo ovo
ooioirto xoi ouorv aooaooioorvg eri rtrov, ruoye ouv tou
toutou xoi tg toutotgto rotiv oitio g or ouo tgv aetgv oioiroiv r -
aroroto, oiovri oio ti ouoo rixote ouv ra outg au0rvixe to
rtrov rryov rv0rerio0oi xoi tgv rtrotgto. oute xoi o Hotev Hu-
0oyorio ev tov rv re0rv tou aovto xuxov rvo ovto ooioirtov xoi
iov rovto xot rioo xivgoiv toutou rxori, tov or rvto ri ariovo
oioir0rvto xoi xuxou xoi xivgori 0otrou, oio xoi g Egvixg g-
oi rai rv ouo aoooyoruri to rtrov, rai or ag0ou to oo, ri xoi
oi A0gvoioi, e xoi r rtrev aoogoorvoi tg evg xoi rai ag0ou
to rtrov xotrg oovto.
v. oo gv] Hovto arittov oi0ov aroivri g ovo, aov or re-
0rv arirri to riooaoiourvov. rixote ouv g ovo tev ariooev rotiv
rioo, gxtixg aovtev
146
uaoouoo, g or ouo tev otiev oi yo o
206 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
146
Errato il aooev delledizione Hoche, perch laggettivo si riferisce a tev
ariooe v, sottinteso oi0ev.
15
55
5
10
15
56
xoi oi o g ovooi yo oi otioi g aroivorvoi, araroorvoi o oe
ovtr, ti riartoi, g tg ouooi aroivro0oi rto yo tgv ovooo rotiv g
ouo. toooutov or g ovo toutou rotiv, g or ouo 0otrou, oti g rv o-
vo xoto toiv rto tev arittev raioeruorvev yrvvo tou trtoye-
vou, oitivr ioo routoi rouoi to aruo xoi to yevio o0o tg
yo ovooi tov y aoo0ri tov o aoiri trtoyevov, xoi toute tov r
aoiri tov 0 trtoyevov, xoi toute tov aoiri tov i, xoi toute tov 0
aoiri tov xr, xoi toute tov io aoiri tov , xoi oute ra oariov ou-
tou ouvti0ri ovou trtoyevou aoigori. oti or xoi g ouo rotiv rtr-
ou, ogov r ev aovtr oi otioi r outg ogoi raiouvti0rrvoi o-
vou rtrogxri aoiouoiv, rari xoi outg rtrogxg rotiv g ouo oao
yo aoiv yivovtoi, eotr g rv io outg aruo ovooo rotiv, g or
rtro ouooo te or ri aoo0rig tov rrg otiov, toutroti tov o,
aoiri tov rtrogxg te or y
e
ri aoo0rig tov o
ov
, aoiri tov i rtr-
ogxg, ti yo o i toute tov r
ov
aoiri tov x rtrogxg, o
xi
r x xoi
toute tov
ov
aoiri tov ,
xi
yo to r , xoi touto ra oariov, aruo
rxootg ovooi riaouog tg oiag. rixote oo tgv rv ovooo tou-
tou, tgv or ouooo 0otrou aooevoooov oi Hu0oyorioi. roteoov e r-
ai oioyooto rv otioi oi tr arittoi rv otie rvi o, y, r, , 0, io,
iy, ir, i, i0, xo, r ev oi trtoyevoi xoto tgv rigrvgv yivovtoi oeri-
ov rv
e
or otie xrio0eoov oi otioi , o, , g, i, i, io, i, ig x, x, r
ev aoiv xoto tgv rigrvgv r0ooov yrvvevtoi oi rtrogxri. ouxouv
oi rv trtoyevoi tg toutou uore roovtoi, e to aruo oo xoi
to yevio ioo xoi ooio rovtr xotoouog outev tg ovooo, gti
ouor outg ri routgv ouor r0 rtrou aooaooioorvg riototoi
routg oao yo o aoiv rotiv o xoi ao rtrov, oao yo yivovtoi
, o ao y yivovtoi y, xoi rai aovtev o oie, oar r v oe aoo tg v ovo-
oo ruriv oux rotiv. oi or rtrogxri tg 0otrou uore rioi, xoto-
ri yo outev g ouo, gti outg ri routgv aouaooioorvg xoi ri
rtrov riototoi outg oi yo o xoi oi o g xoi oi r i xoi oi i x, oti-
vo rioi otrro tg ouooo ogoto. xoi touto rotiv, o goiv, ritr yo
routgv ritr oev aooaooioorirv, riotgoiv ori tou r og
routgv rv rv te oi , yivovtoi yo o, r oev or rv te oi o, yivovtoi
yo g, oi g i. rov or xoi touto aoiv rai tgv ouooo aooaooioog, to
yrvo rvo roti otrro , oi ov oi o g, oi i, oi g i.
v. aiv0ior] Iooxi iooi rioiv oi trtoyevoi, oiov o o, o 0 rov tou -
tou rottovoxi aooaooioog, oi yrvorvoi aiv0ior xoouvtoi r -
ottovoxi or ouar rioiv oi0ou ogovoti 0
xi
y x, 0
xi
o outoi
aiv0ior xoouvtoi oti or otrroi oi toioutoi oor, xoi oti tou o -
0ou rotiv o oi0o, r ov o
o
yryovr aouaooiooo, xoi touto og-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 207
5
10
15
20
25
57
ov. oti or to o0o uo ovooouoi tivr, aooev rigxrv ri rv ra
rottov, gar rioiv, oi trtoyevoi aooaooioo0eoiv, oi rx toutev yr-
vorvoi xoouvtoi aiv0ior, e oi aoxrirvoi o g, o i, o x, o . oi
yo iooxi iooi trtoyevoi rottovoxi raooaooioo0goov xoi roti
tev toioutev oi0ev g rv ooi iooxi iog, trtoyevo yo, g or xo-
ug, toutroti to o0o, ri oar raooaooioo0goov, rottev toiou-
to yo rivoi ooi to aiv0ou oao riovo o0ou ra rottovo
aoi ouoo xoug v, ioe oute ao trov te v ai v0ev ogotior vev.
vg. ooxior] Oiovri tov o trtoyevov ri tov r g ri tov ra oov
outou riovo aouaooioori o
xi
r x, o
xi
xo, o
xi
xg, xoi r rxo-
otou trtoyevou ooie uo or, e riaev r0gv, to o0o evooor
xoi rioiv oi toioutoi oi0oi oao oore rottovo rai riovo aoiov-
tr xougv, e tev ooxioev toioutev ouoev to rv yo outev rottov
roti, to or riov. rito xoi oirtoi tov toioutov oi0ov roti yo, g-
oiv, ooxi oi0o iooxi ioo riovoxi iooxi rv ioo oio tgv ooiv
trtoyevov ouoov, riovoxi or oio to uo, r oar raooaooio-
o0g. oi or ogvioxoi goov oviooxi oviooi oviooxi, aovtoo0rv yo
goov oviooi, iourvoi tev ogvev to ogoto oi or xuoi, goiv, i-
ooxi iooi iooxi xoi oao trtoyevev tev iooxi ioev ri routou ao-
oaooioo0r vtev ryrvovto oi o xoi oi o g.
v0. outev or tev xuev]
147
Oiov o xr trtoyevo goto rv oao tou
r xoi ri outov tov r xotrgr aoiv or o xr ra outov tov r aooao-
oioo0ri aoiri tov xr xoi outov aoiv ri tov r xotogyovto. ooie o-
ao tou
xi
xoi
xi
oi xoi outov aoiv ri tov xotogyovto,
xoi oooxi ov, goiv, outoi aooaooioo0eoiv, ri tov outov xotog-
youoiv oi0o v. outoi or ovoi te v r vto tg orxo oo toiou toi ri oiv, oi tr
oao tou r xoi oao tou ri to outo xotogyovtr, tev o oev ouori
outoi or outoi ouoixe xuxixoi xoouvtoi xoi ooiixoi, ou oti
xuxov g ooiov rx tev outev toutev ouvti0rvoi ouvotov, e to ao-
uyevo, o oti rouoi tivo ao to ogoto touto ooiotgto. o yo
xuxo oao tou ogriou, r ou ortoi uioxro0oi, ri to outo aoiv o-
aoxo0i ototoi toioutoi ri oi xoi oi aoxrirvoi o yo xr oao tou r oo -
208 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
147
La recensione delledizione Delatte, paragrafo 42, p. 159,10-17, introdu-
ce, in modo conciso ma chiaro, i numeri apocatastatici: toutev or tev xuev, g-
oiv, oooi ao te i oo xi iooi i oo xi rivoi r aior ovtoi xoi to ori xotog yriv xoto ao -
oov aouaooiooiv ri to outo o ouar goto gtoi ri tov outov ovooixov oi0-
ov ov xoi o aeto aooaooioo0ri oi0o rir, ooiixoi xoouvtoi xoi oaoxo-
toototixoi. eoar oi oao tg tou r aruo xoi oi oao tg tou g ir xoi i g xr xoi
x xoi r rg.
5
10
58
5
59
5
rvo, r
xi
yo r, ri tov outov r xotrgr, xoi ri outov yr tov xr aoo-
aooioori rai tov r, aoigori tov xr xoi outov ri tov r xotogovto.
rti xoi o xr rai tov r aooaooioorvo aoiri xr xoi outov ri tov
r xotogovto, xoi ri toutov aoiv ri tov r, aoiri tov yxr, xoi touto
ra o ariov. to outo yivrtoi xoi rai tou ri routov aouaooioo0r vto
ri yo outov tov ri tov aooaooioori, aoigori
148
tov oi,
govto xoi outov ri tov xoi outov or toutov ooie, aoigori oo,
xoi touto aoiev ra o ariov rxootov tev yivorvev ri to xotogyovto
rugori. outoi or rioiv oi ovoi tev rvto tg orxooo oi touto ao -
oovtr xuxixoi or outoi xoouvtoi oi0oi xoi ooiixoi oi rv ouv
xoto tov o
ov
aooaooiooov yrvorvoi, otr xr xoi o , raiarooi rioi
xuxoi, oi or rx toutev oaovtr xoto tov
ov
aouaooiooov yrvorvoi
otrroi rioiv. rixote ouv outou ooiixou aoooyoruouoi xoi o-
aoxotoototixou, rariogar oao tou outou ri to outo aovtr oaoxo0i-
otovtoi oi rv oao tou r ri tov outov r, oi or oao tou ri tov outov .
tooou to ari otrre v oi0e v.
. rari or oo] Koto toutou rrg to ryro0oi rovto gog rv
ouv ouvtoe rigtoi, youetrov or aoiv outo touto raovoo-
ovev oioooxri. e yo tou xooou uori rioiv ooi, to toutov xoi to
rtrov, oute xoi tev oi0ev rioiv ooi
149
tou toutou rv g ovo
oitio, tou 0otrou or g ouo xoi touto aiotoutoi rx tr tg tev aooiev
oog, Hotevo tr xoi diooou xoi r outev tev aoyotev. to rv
ouv tev aooiev outo ao riv ti0goi, to or rx tev aoyotev ogo
roti yo xoi toutotg rv te aovti rv yo to aov xoi r rvo aoxritoi
tou ogiouygoovto roti or xoi rtrotg xoi g ri to ag0o tou rvo
oioiroi oiooo yo xoi rtrotgto ei ag0o rivoi oouvotov,
xoi oae r r vovti ev tou aovto g ouv0roi. toiou to v r oti xoi to tev o-
i0ev yrvo yo oi toutev ooi, ovo tr xoi ouo, ouortrov or
toutev oi0o, e aooxi roriorv, o ooi oi0ev g or og
rtrov rotiv, ou rotiv og og yo yog to ogriov, oux ov
yog, xoi g yog raiovrio og, oux ouoo raiovrio, xoi outg
oe oto og, oux ouoo oe o o o xoi to vuv o g o vou, ou x ov o-
vo. g rv ouv ovo toutotg rotiv ooioirto ouoo to yo toutov o-
oioirtov. toioutoi rioiv xoi oi r outg arittoi aovtr xoi outoi yo
ooioirtoi, oio xoi toi rx toutev yrvvervoi trtoyevoi toutotg
rvrotiv iooxi yo iooi gtr rv toi aruoi, gtr rv toi yevioi ou-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 209
148
Ledizione Hoche ha aoiri. Ritengo opportuno tuttavia adottare il futu-
ro, in accordo al aooaooioori che precede e al aoigori del rigo successivo.
149
to toutovooi una giusta integrazione di Hoche sulla base di H.
10
15
20
60
5
10
15
toi routoi ovtr oouevoi g or ouo rtrotg roti, oio ti ouoo xoi
oioooi tioi to uaoxrirvo trvouoo, oio xoi tev otiev rotiv oitio
xoi oi rx toutev yrvvervoi rtrogxri rioi xoi aogxri oiorou-
oi or ogev, oti oi rv rtrogxri ovooi tgv rtrov tev aruev
tg rtro rouoi riovo, e oio tev aooovtev ryverv, oi or
aogxri g ariooi. aoiouoo yo g rtrotg oov to ua outg tr-
ouvto oirxivrv rv oi yo g oiooo ariev, rv toutoi xoi g oiooto-
oi xoi g rtrotg
150
ou oute yo o y tou oirotgxrv, ooov o o, xoi
toutou oov o r xoi toutou o xoi ra oariov. riev ouv rv toi
aog xroi te v aruev g oio otooi gar rv toi r trog xroi, oio xoi
ov
tg rtrotgto rotiv rioo. oi rv yo rtrogxri rai tou ovooi ri-
ovo tev oi0ev aooaooioor vou ryi vovto, oi ov oi y xoi ti o
i, oi or aogxri rai tou ouoi riovo g tioi xoi ra oariov oiov
oi o, oi r, oi , ti r, o
xi
g xoi ra oariov. aogxri ouv rxg0goov
oi toioutoi oiov uarrgxotr tgv ourtiov tou gxou tev yo tr-
toyevev ioov to gxo rovtev te aotri, tev or rtrogxev io xoto
gxo ovooi uarooovtev to aoto, oi ariooi ovooiv uarrgxo-
tr aogxri rxg0goov, oiovri uargxri, oioar oi rv trtoyevoi
eiorvoi xoi ovoriori xoi arotoi, oio xoi rtrotgto ovraiorxtoi,
oi or aoo touto xoi ooiotoi xoi oarioi, tg aoo0gxg tou gxou
ouovorvg ori xoi aro oux raiororvg, o ouog ooiotou tr
xoi oariou. xoe oo tgv rv ovooo toutou, tgv or ouooo oio to
rigrvo oitio 0otrou aoogyoruoov. rari ouv rx araroorvou
xoi oariou ouvr otgxrv o oi0o , rixo vo tou tou goi yryovr voi to v xo -
oov xoi to aov yo r rvovtiev ouvrotgxr, oio xoi oovio rorg0g.
roti or xoi xoto tou Hu0oyoriou g oovio aouiyrev xoi oio o-
vrovtev rveoi. tov ouv oi0ov
151
aoooriyo rivoi tou xooou our-
toi, tov or xooov rixovo tou oi0ou.
152
ivo or touto orig, oti r rvov-
tiev to aov, rvo rv trtoyevev ti0goi otiov, oiov o, o, 0, i, xr, , 0,
o, rtrov or tev rtrogxev , i, x, , , v rx or tg toutev ou-
avoio tr xoi iio xoi ouvovtigre tou oiaou aovto yrvro0oi
210 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
150
Ledizione Delatte, paragrafo 43 p. 161,21-22 ha invertiti i termini del-
ledizione Hoche, Filop. II 60,20, da r v oi a g rtrotg, e tuttavia la sostanza del
discorso la medesima: rv oi yo g oiootooi ariev, rv toutoi xoi g oiooo xoi
g rtrotg.
151
Dopo oi0ov AV tramandano xoto ooov rgvixgv, cf. edizione Delatte,
paragrafo 44, p. 162,19-20.
152
Dopo ri xo vo tou o i0ou ledizione Delatte, paragrafo 44, p. 162,21-26 ri-
porta il seguente passaggio: oar oJ th'" eujsebeiva" lovgo" ou aooorrtoi ou yo
aouarotg tou xooou o oi0o, iv rvtru0rv e ao aoooriyo toutov o ogiou-
yo te v o ev o oe v 0ro tg v te v o vtev xoto r o aoooyo yoi u aoiv, o o tou tev
aoo0rvtev xoi aete ri uaoiv r0ovtev, ouaouarotg toutoi xoi o oi0o.
20
25
30
35
orixvuoi aooor yo o
ov
o
e
, tgv ovooo tg ouooi xoi ori tov oiao-
oiov o yo tg ovooo roti oiaooio
ov
or
e
, tov te o, xoi ori
tov gioiov gioio yo o tou o y
ov
y
e
xoi rugori raititov o yo
i tou 0 raitito o
ov
o
e
xoi 0roog tov raitrtotov toiouto or o x ao
tov i o or ao tov xr rotiv raiarato, o ao tov rairxto, o
v ao tov 0 rairooo to outo xoi ra oariov oute rv ouv oi rai-
oioi e0goov. aetg rv ouv outg tev rxxrirvev ovtiaoo0roi,
orutro or xo0 rtrov toaov to outo aoiv ouvoyouoo or or tov o
ov
rtrogxg tov xoi tov
ov
trtoyevov tov o xoi ori tov oiaooiov, tov
y
ov
trtoyevov tov 0 xoi tov
ov
rtrogxg tov , tov gioiov rugori
o o
o
trtoyevo o i tou y
ou
rtrogxou tou i raitito rotiv, o r
o
tr-
toyevo o xr tou o
ou
rtrogxou tou x raitrtoto roti, o
o
trtoye-
vo o tou r
ou
rtrogxou tou raiarato, o
o
trtoyevo o 0 tou

ou
rtrogxou tou rairxto, o g
ou
trtoyevo o o tou
ou
rtr-
ogxou.
o. oi or oioooi] Ev r v yo tg aotgo ouyxi ori o
ov
o
e
ovtrrto-
orv, tgv ovooo tg ouooi, xoi tov oiaooiov ruioxorv,
153
vuv or ao-
rvtr tgv ovooo tov o
ov
rtrogxg tov te o
e
xot rvryriov tr-
toyeve te o ouyxivorv au0gv yo outo tev trtoyevev, e xoi o
tev rtrogxev au0gv, xoi aoiv giv o oiaooio oivrtoi o o tou o
or 0 tou gioio, xoi to oiao, e aorigtoi. roti xoi ogv oriv
te v oi0ev toutev ovtrrtooiv xoi to ou to aoiv yivo rvov ru ri v o -
r to uaroo tg o
g
oiooo g o
g
or ao o uagrv oiorri or
tou o to ovooi rv or tg
o
oiooo o o tou uarrri ouooi oi uar-
ooi oo toutev ouo gv xoi ovo aoiv ouv g ouo tg ovooo roti
oiaooio rti o tou o uarrri xoto tgv o
gv
oiooov ouooi, o or 0 tou
xoto tgv
ov
tiooi o y tou rotiv gioio ooie 0reev rai tev
oiaev rutoxtov tgv aoooov tev raioiev rugori, e rv tg aotro
ouyxiori o
o
rv o
ou
o
ov
au0rvo aooaooiov rri rv yo tg aotro
ouyxiori aoroorv tgv ouooo rv tou
ou
otiou, tgv ovooo or tou
o
ou
, oiaooio or gv g ouo tg ovooo tev or aooaooiev au0gv o
o
o au0gv ouv tev rv aooaooiev o oiaooio, tev or oiaooiev au-
0gv o , tg ovooo ev oiao oio.
. orutro or orutrou] O
o
or tou
ou
otiou o tou
ou
tou o
ou
otiou tou o gioio roti, tev or oao au0rvo, toutroti rto tov au0-
r vo tov ,
o
roti o , y
o
or oao au0rvo o i, y
ou
tou 0 r aitito.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 211
153
Nel testo delledizione Hoche leggo un errore, lespressione xoi tov ti-
aooiov ruioxorv. Lerrore consiste nel fatto che si tratta chiaramente del
doppio e non del triplo.
40
45
61
5
10
62
y. rti or oi rv trtoyevoi] Aiorri yo tg ovooo o o ariooe
te y, o or 0 tou o ariooe te r, o i tou 0 ariooe te , o xr tou i ar-
iooe te 0, o tou xr ariooe te io, o 0 tou ariooe te iy, o o
tou 0 ariooe te ir
154
o or
o
otio o tou rtrogxri rev rtou
toutev tou oti ou rri oiooo , oi ov o tou to v o, o i tou tov , o
x tou i tov g, o tou x tov i, o tou tov i, o v tou tov i o, o o
tou v to v i.
o. ov or xoi tov aetov] Iouo tivo tev aoxrirvev oi0ev
0reg oto aoooi oeoi xoi tre touto r ov, goi , to v o
ov
rtrog xg tov
rtou 0rig tev o
ev
trtoyevev tou tr ouvori, toutroti tg ovooo,
xoi tou rvryrio, tou o, ruioxovtoi rv o, , o e or rri o o ao tov
, oute xoi o ao tgv ovooo oiaooioi yo oe. aoiv tov
ov
rtr-
ogxg tov 0r rtou tou o xoi tou 0, xrioovtoi rrg o, , 0, xoi e
o 0 ao tov , oute o ao tov o, gioioi yo. aoiv o y
o
rtrogxg
o i xrio0e rtou tou 0 xoi tou i oute 0, i, i e or o i ao tov
i, oute o i ao tov 0, raititoi yo oe. rti tov o
ov
rtrogxg tov x
rtou tou i xoi tou xr oute i, x, xr xoi rotiv e o xr ao tov x,
ou te xoi o x ao to v i, rioi yo oe raitr totoi. r ti tov rtrogxg
rtou tou xr xoi tou oute xr, , e or o ao tov , oute
xoi o ao tov xr, ootroi yo rioiv raiaratoi. rti tov rtr-
ogxg rtou 0r tou xoi tou 0 oute , , 0 e yo o 0 ao
tov , oute o ao tov oe yo rioiv rairxtoi oo xoi tov v
ri 0rig rtou tou 0 xoi tou o, yivovtoi 0, v, o e or o o ao tov
v, oute o v ao to v 0, rioi or rr oooi, xoi ou te ra o ariov. iov
oo xoi tgv outgv oroiv xoi tov outov oyov aoooi oi aoxrirvoi ou-
uyioi rouoiv rai aooev yo, e o rooto ao tov roov, oute o r-
oo ao tov o
ov
aoixie or goiv, oti g rv o
g
tio rv oiaooiovi oye
rotiv, g or
o
rv gioie, g y
g
rv raitite, xoi xoto toiv rrg oaoo -
otov, e aoxritoi rov or rvoo rtou rtrogxev trtoyevo
0rigrv, oiov rtou tou xoi tou tov o oute , o, , uarog rv g
outg tou ao tov o xoi tou o ao tov , ouo yo, oyo or ou o ou-
to roti yo o rv tou o gioio, o or o tou oiaooio. aoiv xrio0e
o xoi o i xoi roo o 0 , 0, i xoi toutev g uarog rv g outg, xoi
yo o i tioi tou 0 uarrri xoi o 0 tou , o ou o outo rxotro
ouuyio oyo o rv yo i tou 0 raitito, o or 0 tou gioio, xoi r-
ai aovtev ooie uarooi r v r x tev toioutev ouuyiev oi outoi , oyoi
or ou oi outoi. rvoo or goiv, oti aotrov rv tev trtoyevev r-
212 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
154
Ledizione Hoche presenta erroneamente i=16, che pari, mentre 64-
49=15. Si rendeva quindi necessaria, per ragioni di senso, la correzione.
63
5
64
5
10
15
20
oov rti0rrv tov rtrogxg, vuv or tev rtrogxev o trtoyevo rtr0g
roo xoi g uarog toutev rutoxto xoto ovooo ouorvg g rv yo
o
g
ouuyio tgv uarogv rri ouooo, g or
o
tiooo, tg or y
g
ouuyio
roti, tg i, i, x, g rv uarog ooiv trto o yo x tou i uarrri
trtooi xoi o i tou i ooie trtooi ovooyio or ou g outg o rv
yo x tou i rotiv raitrtoto, o or i tou i raitito xoi rai aovtev
tev rrg ooie. o ri xoi oi oyoi tev ouvrruyrvev oioooi,
o ouv g uarog rutoxto, e r0gv riaev, xoto ovooo aoouorvg,
r aititoi or xoi raitr totoi xoi r ai aratoi xoi ra oariov ou te r ai or
tev o
ev
, rv oi o rtrog xg tev trtoyevev raiatr rtou, raoiv ovo-
oyio rv g outg, g uarog or ou g outg, oiov o, , o uarrri yo o
rv o tg ouoiv, o or ovooi tg o oiaooio or o rv o tou , o or
tg ovooo. aoiv o xoi xoi 0 gioioi rv xoi oe, uarrri or o
r v 0 tou tioiv, o or tou o ouoi , xoi r ai te v r g ooi e.
r. xoi rai aooev tev ouuyiev] Otov or rtou tev trtoyevev
0rig rtrogxg, rai toutev aovtev to uao tev oxev ioov yivrtoi te o-
ao tou roou oiov rtou toutou tou o xoi 0 xrio0e o aouaooiooov
tou oxou, o
xi
0 yivovtoi , xoi tov roov r routov aooaooio-
oov,
xi
ioou to uao tev oxev ioov yryovr te oao tou roou. ao iv
tou 0 xoi tou i trtoyevev roo xrio0e rtrogxg o i aouaooio-
oov to 0 rai tov i yivovtoi o aouaooiooov xoi tov i r routov,
i
xi
i xoi i
xi
x, oi i aoiv x xoi oi o, to aovto o ao iv to u ao te v
oxev ioov te oao tou roou yryovr, xoi rai aovtev tev toioutev o-
oie. xoi oo or ti toi aoxrirvoi aooti0goi aooxoou0go rov
oao to oxo ouv0g, tov or roov oi (touto yo rotiv rvoo), o r
ooiv yrvorvo oi0o trtoyevo rotiv, oiov o, , 0 ouvti0rrvou
tou o te 0 yivovtoi iy xoi oi o roo i oou xr, outo or trtoyevo r -
oti, xoi rai aovtev o outo oyo roti or, e outo rg, xoi rvtru0rv
oxoagooi to iogov tev rioev toutev, ae rtoaiatouoiv ri
ogo rvi yrvri ouvoou rvo.
. to aovtev toutev youetotov] Hoiv xovtru0rv to oorior
tev tiyevev orixvuoi yo raiouvti0rrvev oi0ev rutoxte oi
tiyevoi xoto ouvrriov yi vovtoi oi ov o, o
o
r outev ti yevo o y yi -
vrtoi tou or xoi tou o ouvtr0rvtev o
o
uiototoi tiyevo, tou o
xoi tou o i y
o
ouvrotgxr tiyevo, tou xoi tou 0 o ir o
o
, r
o
tiyevo
tou 0 xoi tou i o xo,
o
tou i xoi tou i o xg,
o
tou i xoi tou x o .
xoi ou te r a o ariov xoi i vo ouvto e ri ae, te yrvver ve u ao tottr o ri
tov ovooi tou rootou otiou riovo xoi aoiri tov rg oiov uao tgv
ouooo tou o
ou
tiyevou ra ru0rio oute y ovooo uaotooor xoi toute o
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 213
25
30
65
5
10
66
5
xoi toute r xoi toute xoi ra oariov oute. xovtru0rv, e aovtev tev
aouye vev oixe troi ri oiv oi ti yevoi r ori orv or , o ti xoi r ou te v
oi trtoyevoi yivovtoi, touto og outo xovtru0rv orixvuo0e rai aovtev
te v ri oe v oiaooi ev, tiaooi ev xoi ao vtev o ae te v aouye vev oi tr-
toyevoi rv toi arittoi eoi ruioxovtoi. rxxrio0eoov oi oiao-
oioi rv rvi otie o, , o, g, i, , o, xg, ov ioou toivuv o o trtoye-
vo ev rv arittg xritoi eo y
g
yo rotiv oao ovooo. ooie o i tr-
toyevo rv tg r
g
xoi o o rv tg
g
. ooie xoi rai tev tiaooiev o, y,
0,
155
x, ao, oy, x0 ao iv o 0 trto yevo e v r v tg y
g
r oti e o xoi o ao
rv tg r
g
to outo xoi rai tev trtoaooiev rugori xoi aovtev oae
te v aouaooi ev. xoi oi xu oi or u ao tg v touto tgto o vtr xoto to iv te v
arittev yivovtoi oiov g ovo o
o
xuo roti, rt outgv rv tg y
g
tori o
g, rto yo tg v ovooo oi r yyu arittoi o y xoi o r ouvti0rrvoi aoiouoi
tov g xuov. aoiv rrg arittoi y yrvveoi xuov rtrov tov x, o , o
0, o io trtoyevou yo oao tiooo ovto tou 0, ouv0rori tiev ario-
oe v tou , tou 0, tou io yi vrtoi o x xu o r ai to v y yo aooaooio ev
tov 0 aoigori tov x xuov y
ov
yrvorvov tov or o
ov
o arittoi o io, o ir,
o i, o i0, oi ouvti0rrvoi aoiouoi tov o, o
ov
xuov rto or tou aoxri-
rvou r arittoi o xo, o xy, o xr, o x, o x0, tov xr r
ov
oaotrouoi xu-
ov, yrvorvov rx tou xr trtoyevou xoi outou rx tou r yrvorvou. tov
or rt outov
ov
rg oi rt outou tou aoxrirvou oaotrouoi ar-
ittoi, o, y, r, , 0, o, tov oi yrvorvov rx tou
xi
yo tou-
tov aoiouoi xoi oute ra oariov, rvo ori aooti0rrvou arittou te
rairorve. xoi rx toutg ouv tg oaoootou tore ogovoti g tou-
totg rv tg ovooi xoi toi oa outg arittoi uaori, g or rtrotg rv
te otie xoto ooiroiv yivorvg xoi aoo0roiv. ao yo trtoyevo,
goi, aoooev tgv routou aruov, rtrogxg yivrtoi g ooir0ri
tgv routou aruov oiov trtoyevo rotiv o o, tgv aruov rev o-
vo oev tou tgv o re v yi vrtoi o vev aoooe v or ou tg v tg v ouo oo yi -
vrtoi xoi o or xoi o r trog xri. o oi e xoi r ai tou 0 aruo v r v
r ri ovo oev y. tou tgv or r o v o r erv, yi vovtoi aoooe v or yi vov-
toi i xoi o or xoi o i rtrogxri. rx tg ioo tgto oo xoi tou outou
aoo0rori g ooirori g rtrotg yivrtoi xoi yo g oviootg ooie rx
tou i oou g aoo0r ori g o oir ori yi vrtoi xoi r vtru 0rv or to io gov
tev rioev toutev, tou outou xoi tou rtrou orixvutoi rv e rv yo oi
uarooi oi outoi, oi oyoi oioooi, xoi rvoo, rv e oi outoi, oi uar-
ooi oioooi, rxotrou te oiae tou ioiou aooeouvto xoi ovtioi-
oo vtev o g oi to i oio. tou to or xotooxruo ri xoi r vtru 0rv.
214 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
155
Ho corretto ledizione Hoche, nella quale leggo o, cio 4, al posto di 0, os-
sia 9.
10
15
20
25
30
35
. o yo rtou tou o xoi ] O rv yo o xoi o 0 tou o
ou
otiou tg
toutotgto rioiv, o or xoi o tou
ou
tg rtrotgto xoi ooie rotiv,
e o o tou oiaooio, oute o gioio tou o aoiv o rv 0 tou r-
otiv gioio, o or i tou 0 rai tito, xoi rai ao vtev gte v to ou to rug-
ori, oti ovtioiooooiv ogoi tou uaooyou oi yo aoiotgti oi outoi,
aoootgti rtroi xoi aoiv, e rai tev aogyourvev tiooev, ev rv oi
oyoi oi outoi, oi uarooi oioooi, xoi raoiv, ev oi uarooi oi ou-
toi, tou tev oi o yoi oioooi.
g. o or oioto roieori] O yo trtoyevo rv tg y
g
eo xoi o i
rv tg r
g
xoi o o rv tg
g
xoi o ov rv tg 0
g
, trtoyevo ev xoi outo oao
aruo ovooev i ri routgv aooaooioo0riog to outo xoi rai tev
tiaooiev oxoaev rugori o 0 trtoyevo rv tg y
g
eo xoi o ao rv
tg r
g
, o x0 rv tg
g
ri ouv oi trtoyevoi aovtr, rv toi arittoi ogo-
vo ti eoi oio to og v rriv tou arittou , touto tgto rtr ouoi, xoi
outoi yo ooioirtoi ovtr tg v r trotgto ru youoiv.
0. oo xoi oi iooxi iooi] Eai arov tou xuou goi rtrriv
toutotgto, rariog xoi xoto gxo xoi xoto aoto xoi xoto o0o rioiv
iooi, oio xoi tie outou ovoori ioou, iooxi iooi iooxi. ari or
tg rx tev arittev ouv0rore outev gog riaorv. oti g y xoi g r tov
rvo xuov aoiouoi tov g, oi or rt outou y, o , o 0, o io tov x,
ov
xoi
rai aovtev ooie. ari tg toutev yrvrore ixove riaovtr r0grv.
o. Eai or toutoi xoio] Hgeoo tov ari tev oi0ev oyov,
ooo tg ari outev riooyeyg aoogxov gv, xoi rv toi ariooi tg ari
outev ovooyio vggv araoigrvo, ovoyxoie vuv ari outg oioo-
oxri tg ovooyio, xoi rariog og rv rotiv g oi0gtixg ovooyio,
og or g ooiixg tr xoi yoixg, og or aoiv g ouoixg, rixote
vu v to v ari aoog o vooyi o rarr rtoi o yov, r v aoog r0ooe oyixg
toutg giv goiruouog, ou ovov or, oo xoi rv toi tev aooiev
ouvovoyveoroiv roti goio. ri yo toutgv oyvooirv, ouor to rv Ti-
oie r0rvto Hotevi ari uoyovio voriv ouvor0o. xoitoi uoixo
outo rotiv o oiooyo xoi ou ovov to rv uaovoioi tioiv oiviyoteoe
rigrvo vogooirv, o ouo outg tg oivorvg outev raiotgooirv
rri. ou Hotev or ovo, oo xoi Aiototrg rv toi uoixoi ovo-
oyio oivrtoi ervo, aooou rv, xoioto or rv oi tgv Hu0o-
yoriov rryri uao0roiv ri aovto to tev eev oeoto rtoirvvuou-
oov to grtro uo. xrgtoi yo ao rryov outg ovooyio
toioutg oiov oyov oi trvoi ao to oyovo rouoi, toutov xoi oi u-
oi ao to oeoto. ori yo, goi, tgv rv trvgv toi oyovoi go0oi,
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 215
67
5
68
5
69
5
70
5
10
tgv or ugv te oeoti oyovixo v yo to tou eou oeo ou g tuouoo
or trvg te tuovti gtoi oyove, oo te ovooye, e o aiev xoi o
oxraovo ovooyo tg trxtovixg ouo oo g tuouoo ug te tuovti
oyovixe gortoi oeoti, eotr ouor g grtro rtre ao o vuv rri
ruor oo to aovto to tev eev rtoirvvuo0oi oeoto tgv grtrov
ugv. xoi o uoixo ouv ovooyio gortoi xoi o yrertg xoi o ou-
oixo ri ouv o
g
tev raiotgev g oi0gtixg, ovoyxoiototov ov rig te
ari tev oi0ev oioooxovti, xoi tov ari tg ovooyio rtoriioo-
o0oi oyov xoi outov riooyeyixetotov. to rv ouv ovoyxoiov tg
aoxrirvg 0reio ixove rori0g roti or xoi g ovooyio tittg,
156
g
rv oi0gtixg, g or ouoixg, g or yrertixg tr xoi ooiixg, ari ev
rxootg outou oioooxovto o0goo r0o. rariog or touoiotov g o voo-
yio rv y ooi 0reritoi, toi oxoi xoi te roe toutev, o oitio yi-
vrtoi tg tr tev oxev ao routov xoi tg ao ogou outev or-
ore, rixote ari rootgtev oute aooo g gtgoi. toutev or aorig-
rvev tg v r iv rar0erv.
oo. rotiv ouv ovooyio] Ei ovooyio rotiv, e toor ao toor, oute
xoi toor ao toor, ou rvo oo ovov, oo touoiotov roti oyev
ougi, xoi ri ao oyo o xoto ougiv oux rv io rri aotr xoto-
yivrtoi, o rv touoiotov, xoi g ovooyio oo rv touoiotov u-
aori oyoi, rv y oo xotoyivrtoi rroiv, oiov e o g rr ao tov o,
oute o o ao tov yivrtoi or xoi rv ariooi oyoi, otov xoi ooi
ariovr eoi aooti0rrvou toivuv o
ou
oou tg ovooo xoi y
o
aooti-
0rtoi oyo oute xoi ao ovooo. xoi ioe ri rri ti, ouvori tou y
rvo oyov rivoi tov tou oiaooiou, orv xoi gri o oi0e rioi
ariovr. eotr orgori giv xoi rtrov uaooriyo toioutov e g trto
ao tgv tiooo oyov rri, ogovoti raititov oute xoi g tio ao tgv
ouooo oyov rri, xoi ogov, e ou tov outov, oo tov gioiov ao-
oxrio0e xoi o
o
oo g ovo, xoi g ouo ao tgv ovooo ouortrov
rxrivev, oo tov oiaooiovo. oio touto ouv to oyev ovti ororev r-
trorv, o eoar oroi ou io tou raititou xoi tou gioiou xoi
tou oiaooiou, oute ouor oyo ri ou oioiori ouv ouorv, ritr ororev
ti, ritr oyev riaoi xoivov yo rai ariovev ogoivorvev rxotrov
ovoo.
o. oyo rv ouv roti] Ex yo tou riariv o o tou y rotiv raitito,
trrio roti oyo, xoi aoiv o y tou rotiv gioio xoi to tou o roti
oiaooio, ovooyio or toutev ouorio xo0 outov, o otov tou ouv-
216 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
156
tittg congettura di Hoche, che io qui accolgo.
15
20
71
5
10
72
0erv g tou y, e aoxritoi toi to ouvoriv oiourvoi oioi, xoi to-
tr rotiv ovooyio oiov e o o ao to y xoi to y ao to , oute rri
xoi to ao to o e rri to o ao to , oute rri xoi to ao to o
ri aooyo rotiv o o tou , oiaooio yo xoi o oo tg ovooo roti
aooyo, g oiaooio g riev g oti ouv oo tev ooovtev outoi
ouvotoi xoi ariooi oyoi xoto to outo oiootgo iov rivoi ouvrriov,
oiov e to i ao to g, oute to g ao to o, xoi to o ao to , xoi to
ao to o.
oy. ovooyio oo g o, , o] Toutroti ouyxivouoo y touoiotov
oou rrg xrirvou e yo to o tev rotiv giou, oute xoi to
tev o giou e rri oo to o ao to , oute xoi to ao to o. oti or
xoi ariovo oyou ouvoatriv ouvotov xoi aoiriv raigxrotrov tgv o-
vooyi ov, ororiorv, e rai te v o, , i, g, o, , o i o yo roti toutev
g tou oiaooi ou ovooyi o.
oo. rov rv ouv o outo] Kritoi xoi ao giv toutg to uaooriyoto
e to o ao to , o rv yo uaooyo, o or aooyo, oute to ao to
o xoi to o ao to g xoi to g ao to i xoi touto ao to xoi touto
ao to o, xoi roti io ovooyio g og ouvoourvg toi to rg outg
ouvoatouoi oioi, xoi o roo ri ev tou rv uaooyo roti tou gyou-
rvou, tou or raorvou aooyo, xoi aoev ovtev roev aooi oyoi
ri ovooyiov ouvg0ov iov, xoi oio touto ouvgrvg rotiv g toioutg
ovooyi o.
or. rov or rtro rv oo] Ooar rai tev ouoyioev, oar ogoi
oiooev oyev ouoygv, ri rotiv o roo xoivevev rxotre tev
oxev te tr riovi xoi te r ottovi, ou te ri xoi rvtou 0o ri roti r oo
xoi o outo rxotre tev oev uagrtev, rixote ouvgrvg rotiv g
toioutg ovooyio ri or rvo rig tg o
g
ouuyio xoi ootio, oiov e
o ao v, oute o x ao i xoi o ao , oirruyrvg roti xoto tou
oou g toioutg ovooyio, roov g rouoo xoivov ouor yo rgooto
oi te v, o ovt outou rtrov ror tov x tg or aoiotgti ovg xoive-
vouoiv oi oyoi, oti xoto tov oiaooiov oyov g ouv0roi outg oe
yryovr, xoi toutg io ryoit ov [xoto or to aooov, e o o, , y, xoto rv
to aoiov ri rotiv, ri oute rryov e o y tou gioio, oute o tou o
oiaooio, e outo uaryor]
157
xoto rv to aoiov o, , o, g, aovto yo
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 217
157
xotorryov espunzione di Hoche. Io ritengo che il passo da espunge-
re debba includere le successive parole fino a uaryor, perch potrebbe trat-
tarsi di una chiosa scivolata nel testo e non ha, peraltro, riscontro alcuno nelle-
dizione di Delatte. Inoltre, lesempio che segue subito dopo esplicativo di
5
73
74
5
75
5
rotiv rv oiaooiovi oye xoi ri ovtiotrorv tgv oroiv, e to o ao
to , giou yo o o tev , oute to ao to o xoi to o ao to g, xoi r-
voo, e to o ao to o, oute xoi to ao to g o
ov
yo o rottev r-
oti tou riovo xoto or to aooov, e o, , y, o g rv yo ovo rtro
ovooi tou riartoi, g or ouo tou y xoi o y tou o tg outg riaovtoi o-
vooi.
o. Eioiv ouv ovooyioi] Hri rv tev oev ovooyiev ixov
uotrov outou ryovto xoi gri raioxror0o, vuvi o o ari tev o
ev
y
xoto tgv outev toiv outou ryovto oxoaerv. orio or, oti o
g
roti g
oi0gtixg ovooyio, xoi yo gog aotrov o
gv
tev raiotgev tgv oi-
0gtixgv roriorv, ari outg aetov oioooxri, gv xoto aooov ovoo-
yiov xori, rariog xoi outg g oi0gtixg raiotgg ari to aooov rori-
0g xotoyivorvg oixoie ouv xoi g ari outgv ovooyio tev oev roti
aotr o.
o. Eotiv ouv oi0gtixg] Krirvev rv goi tev outo0rv rvryrio
rxxrirvev, raivoourvev or, e otov ei outg tg tev oi0ev rx-
0rore xot raivoiov ovooovtr tg evg trvooyerv ari outev
outg or g xoto aoootgto oiooo rv toi xoto tgv uoixgv toiv rxxri-
rvoi oi0oi rotiv oiov e rai tou uoto tev oi0ev o, , y, xoi
ri ou ouri tgv rx0roiv outev rarxtrivev. gv yo rri xoto ao-
ootgto oiooov to o ao to , toutgv rri xoi to ao to y, xoi touto
ao to o ovooi yo oi riou
158
tev rottovev uarrouoi xoi oi r-
ottovr tev riovev rriaovtoi, oi ouvrri ogovoti oyov rvtoi
ouxrti tov outov oi ooi ao ogou oeouoiv g rv yo ovo giou
tg ouooo rotiv, rxrivg or tg ovooo oiaooio aoiv g ouo tg tio-
oo roti oioiov, g or tio tg ouooo gioio rti o rv y tev o rotiv
uaraitito, o or o tev y raitito, xoi rai tev rg oaovtev ooie. g
rv ouv oi0gtixg ovooyio tr xoi rootg xoto rv to aooov 0reri-
toi, ouxrti or xoi xoto tou oyou g yrertixg yo g ovooyio rotiv
outg rai or tg oi0gtixg ao oi0o agv tg ovooo xoi rootg
roti tev rxotre0rv o rootg tou o xoi tev y o y rootg tev xoi
tev o, xoi outo rootg tev y xoi tev r, xoi ra oariov oute xoto tgv
uoixgv ogovoti toiv aovtev xrirvev xoi gorvo uarioorvou.
xoi ouvgrvg or rotiv g ovooyio outg otov ri xoi o outo oo uao-
oyo rv rig tivo, aooyo or rtrou otov or touto gxrti, o rtr-
o raiatev oi0o rtrou tivo rig aooyo, xoto tgv tov outov o-
218 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
quanto viene affermato prima di questa espressione, perch riguarda una pro-
porzione in cui viene conservata la qualit dei rapporti.
158
riou come si sa forma contratta per riovr.
10
76
5
77
5
10
15
yov oirruyrvg rotiv g ovooyio outg, e r0grv oriovtr oiov ri
oute riaerv e rri o ao tov v, oute xoi o x ao tov i xoi o g
ao tov o xoi o o ao tov , rv toutoi ouv oux r otiv ri xoi o outo r-
oo, uaooyo rv tou ao outou, aooyo or tou rt outov outg or r-
oti oirruyrvg, g tov rvo xoi tov outov oyov rriv rxootgv ouuyiov
aoiou oo, eoar vu v to v oiaooiovo riovo ooxri .
og. r ov r v ou v rx tg rx0r ore] Hoog ou goiv ovti tou agoi -
ov ogev xoi ouvrri, e ao toutev rryrv oiov o, , y, o, r, , , g
xoi ooou ov r0roirv oti or toutev oaovtev g uarog io, aoovr
ovooi yo rxooto g uarrri tou ao outou g rriari tou rt outov,
ri ouvrri rirv oi tgv ovooyiov toutgv rxagouvtr, gorvo or ao-
orrir vou.
o0. rov or g aoogou] Oiov xrio0eoov xoi o xoi , rvo r
r xotro aoorrir vou, rto r v tou tou y, rto or tou o tou r rv
tou toi ou v u arrri o tou o ouo oi xoi o o tou . xoi ao iv, rv tioi r v
ouvgr vg, r v ariooi or oiggr vg rv rv yo toi y i o roti v ovooyi-
o, rv or toi o e , y, o, r e yo o r ovooi uarrri tou o, oute xoi
o o tou y xoi ao iv, e o o tou y ovo oi u arrri, oute xoi o y tou .
a. ri or ouo oi aooriaorvoi] Ei or rtou tev rrg, goi, ao-
ori0rirv, oiov , r, g, tio toutev rotiv g oiooo e yo o g tou r
oiorri tiooi, oute xoi o r tou , xoi ogovoti rrg xoto to oxo-
ou0ov oooi ov rtou aoori0rirv, toooutg xoi g uarog tev ri-
ovev rotoi ao tou rottovo g raoiv rrii tev rottovev ao
tou riovo. aooo ouv oi0gtixg ovooyio, goi, aooou rv rv toi u-
arooi tr xoi oioooi ioou rtrri, aoiou or ouxrti ioou, g yrer-
tixg or raoiv aoiou rv tou outou, aooou or ouxrti oiov e o g oi-
aooio roti tou o, oute xoi o o tou o ou ooov uarrri tou o o g,
trtooi yo, toooutov xoi o o tou , ouooi yo xoi rai aovtev ooie.
toutou or oitiov, oti tg rv oi0gtixg oieiorvov roti to uaoxrir-
vov xoi roti to roiotov tou oi0ou oriv tgv ovooo, gv oouvotov
rootgto tivev uaoriv oouoov aovto oi0ou, o ouor tev ou-
vrev roti rootg, oiov tou o xoi tou g tou xoi tou y g tou y xoi tou
o eotr eiorvoi outev rioiv oi uarooi g or yrertixg ari ryr-
0g xoi to ouvrr xotoyivrtoi aooov, touto
159
or ra oariov roti oioi-
rtov xoi oio touto roti oriv r rxootou gioiov g raititov g raitr -
totov xoi ra oariov eotr rai rv tev oi0ev rariog eiotoi rxo-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 219
159
touto erroneamente in Hoche.
20
78
79
5
80
5
10
otou xoi to ryr0o xoi g toi, oux rotiv rai aovto oriv rootgto,
rai or tev ryr0ev, rariog ra oariov roti touto oioirto, xoi rrotiv
r rxootou xoi riovo rg oovriv xoi roooovo, rvorrtoi rai
aovto oriv rootgto, eotr o rv oi0o eiotoi, g or tev ryr0ev
oioiroi rotiv ooioto. rari ouv rv rv tg oi0gtixg xoto to oiei-
orvov aooov g uarog yivrtoi, rv or toi ryr0roiv oi oyoi xoi rx tg
tev ryr0e v tog ouoivouoiv, gti r oti v oo ioto, oux ovoyxg toi o-
i0oi tou oyou raro0oi ou or r aoiv toi oyoi tou oi0ou.
ao. ioiov or]
160
Oiov rote rrg , y, o ouv0r to xoi to o, yivov-
toi , to or roov gv y oiaooio ouv o tou y ouxouv o y uaooiaooio
220 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
160
Il testo di riferimento Nicom. 125,10-15 H.: ioiov or uaori tgoor tg
rootgto, o gorio og ourgxr, to xoto ouv0roiv tev oxev uaooiaooiov g
ioov to roov rivoi, ov tr ouvgrve ov tr oirruyrve oxoagtoi ov tr rvoo g
yo to roov ouv route g to roo ouv ogoi ioo tg tev oxev ouv0rori. Dubbi
su questo passo avanza il DOoge (1926), p. 161, il quale interpreta nel seguen-
te modo: it is the peculiarity of this proportion [...] that the sum of the mean
terms [sic!] is half or the mean term is equal. Tale affermazione appare al
DOoge del tutto assurda, dal momento che la somma degli estremi non pu es-
sere la met del medio. Lautore cita quindi ledizione Ast (1817), nella quale
leditore, pur non avvalendosi del codice C, emendava allo stesso modo di C, os-
sia scrivendo oiaooiov tou roou g ioov toi rooi, affinch si potesse intendere
che la somma degli estremi doppia del termine medio o uguale ai termini
medi, nel caso in cui cio la proporzione fosse disgiunta e avesse, quindi, non
uno ma due termini medi. La tradizione manoscritta per, avverte lo stesso
DOoge, non d ragione ad Ast, dal momento che la lezione oiaooiov attesta-
ta dal solo codice C, mentre tutti gli altri codici che contengono lIntroduzione
di Nicomaco, compreso lautorevole codice G, tramandano la lezione uaooiao-
oiov, peraltro non troppo lontana dalluaooiaooio di G. DOoge, quindi, si limi-
ta ad emendare nel seguente modo: tou xoto ouv0roiv tev oxev uaooiaooiov g
ioov to roov rivoi, cio the mean is half of the sum of the extremes, or equal
to it, e precisa che il termine roov si deve interpretare come singolo medio in
riferimento alla proporzione continua e come i medi in riferimento alla pro-
porzione disgiunta. Infine, DOoge precisa di non essere soddisfatto della solu-
zione trovata, asserendo che il testo originale di Nicomaco doveva essere pi
chiaro e pi immediatamente esplicito, e tuttavia ammette di non trovare solu-
zione migliore di questa. In effetti questo passo di Nicomaco non del tutto
chiaro e presenta delle difficolt. Tuttavia non trovo difficolt l dove la riscon-
tra, invece, il DOoge. Non ritengo infatti che emendare il to in tou cambi so-
stanzialmente il significato del passo, che deve intendersi nel seguente modo:
Di questa mediet c una particolarit, che non accade a nessunaltra, ed
che il medio sotto-doppio o uguale alla somma degli estremi. Il medio sar
sotto-doppio, ossia la met della somma degli estremi nella proporzione conti-
nua, e sar invece uguale alla somma degli estremi nella proporzione disgiun-
ta, cos come Nicomaco chiarisce immediatamente dopo, sia che la proporzione
si osservi in maniera continua sia in maniera disgiunta. Il to rivoi, quindi, si
15
81
roti tou . ooie o, r, ouv0r tou oxou, yivovtoi i toutev o r r-
otiv uaooiaooio, o yo i tou r oiaooio xoi rai aovtev ooie. ti or
roti to ov tr rvoo oioi, oti aotrov rv to oxo ouvrti0rrv xoi
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 221
unisce a uaooiaooiov e a ioov sempre in riferimento al successivo to roov che
il soggetto. Ci che nel passo di Nicomaco crea difficolt e insinua il dubbio
sulla genuinit del testo , invece, quanto viene detto successivamente, cio le-
spressione ov tr rvoo, sulla quale si sofferma Giovanni Filopono. Dopo aver
fatto due esempi che mostrano come il medio sia met della somma degli estre-
mi, Filopono si chiede cosa possa significare lespressione ov tr rvoo, ossia
viceversa. Spiega allora che viceversa dovrebbe significare che, mentre in
un primo momento si sommano gli estremi fra di loro e si verifica che il medio
risulta essere la met di tale somma, in un secondo momento si somma il me-
dio con se stesso e si verifica che tale somma risulta uguale alla somma degli
estremi. Tale spiegazione appare tuttavia un poco forzata. Per sostenere que-
sta interpretazione aggiunge infatti Filopono occorre leggere, al posto di
ouv route , il pronome oute con lo spirito aspro, quindi occorre leggere route
nella sua forma attica oute. Non chiaro affatto il motivo di questa correzione,
infatti lespunzione della preposizione ouv potrebbe dipendere dal fatto che es-
sa gi contenuta nel verbo, ouvti0gi, ma non si comprende il motivo per cui
bisognerebbe leggere oute al posto di route, quando, oltretutto, Filopono prose-
gue con lespressione to roov ouv xo0 routo ouvti0rrvov xoi to oxo ouv og-
oi yivovtoi, espressione in cui utilizza nuovamente il pronome riflessivo. Ri-
tengo, quindi, da tutto ci, che il passo di Nicomaco sia in parte corrotto e che,
allo stesso tempo, la frase in cui Filopono consiglia di aspirare il pronome di-
mostrativo sia da espungere. Non trovo del resto nulla di simile n in Asclepio
n nella recensione di Delatte. Ecco infatti cosa scrive Asclepio II 26: <Nico-
maco dice> la particolarit di questa mediet al posto di <mediet> aritmetica
(ioiov or uaori toutg tg rootgto ovti tou tg oi0gtixg), il risultare il me-
dio uguale agli estremi sommati sia in sequenza [scil. nella mediet continua]
sia in separazione [scil. nella mediet disgiunta] (to toi oxoi ouvti0rrvoi
ioov yivro0oi to roov xoi xoto ouvrriov xoi xoto oirriov), ma se <la mediet>
in sequenza (o ri rv xoto ouvrriov), il medio si somma con se stesso
(route ouvti0rtoi o roo), mentre se in separazione, il medio si somma con
laltro medio (ri or xoto oioiroiv, te oe ); ad esempio siano posti in sequenza
1, 2 e 3: ecco che 3+1=4, ma anche due volte 2 uguale a 4 (oiov rote xoto ouvr-
riov o, , y ioou y xoi o o, oo xoi oi o). Ma <luguaglianza si ottiene> anche
in separazione: 1, 2, 3 e 4: 4+1=5, ma anche 2+3=5 (oo xoi xoto oioiroiv o, ,
y, o o xoi o r, oo xoi xoi y r) [] , e anche viceversa (xov xov ed. Tarn,
ov Hoche tr rvoo) e anche, dice <Nicomaco>, se invertirai e comincerai
dalla fine facendo 3, 2 e 1, anche cos la somma degli estremi uguale a quella
del medio (xov tr, goiv, ovtiotrg, xoi oao tou trou og xoi aoigog y, , o,
xoi oute to uao tev oxev ioov roti te oao tou roou). Come si vede, Asclepio
non ha alcuna difficolt a spiegare lespressione di Nicomaco xov tr rvoo, ed
inoltre fornisce una spiegazione differente da quella data da Filopono, mentre
per questultimo, infatti, si trattava di mostrare luguaglianza del medio som-
mato a se stesso con la somma degli estremi, per Asclepio si tratta di mostrare
che il rapporto di uguaglianza fra il medio e gli estremi che tra laltro luni-
co preso in considerazione, dal momento che non si parla, come in Filopono, del
oiaooiov tou roou tov yivorvov r outev oi0ov raoiourv vuvi or
tov roov r routov ouvti0rvoi xrruri, toutroti oi to r, xoi aoiourv
oute tov roov toi oxoi ioov [xoto or toutgv tgv rvvoiov ooouvtrov
tgv oute ovtevui ov ovti tou ou v route ]
161
to roov ouv xo0 routo ouv-
ti0rrvov xoi to oxo ouv ogoi ioo
162
yivovtoi gaotr or to rvo-
o, g oti xov ovtiotrg tou oou xoi oao tou trou og o, y, ,
xoi oute to uao tev oxev ioov roti te oao tou roou, xov g ouvr-
ri, oo xoto oirriov aoog0eoiv oi ooi oiov e o r tou y ouooi
uarrri, ou te xoi o y tou o, xoi oio tou to to uao tev oxev tou r xoi o,
o rotiv , ioov te oao tou y oi .
222 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
medio come met della somma degli estremi sussiste anche se i termini della
proporzione sono presi al contrario, ossia dallultimo al primo. Nessuna delle
considerazioni fatte da Filopono nella prima recensione trovo, invece, nella edi-
zione Delatte, paragrafo 53, nella quale leggo quanto segue: espone la prima
particolarit della mediet aritmetica e cio che il risultato della somma degli
estremi il doppio del medio nella proporzione continua o uguale ai due medi
in quella disgiunta (aetov ioiov tg oi0gtixg rootgto rxti0goiv oti to rx tg
ouv0rore tev oxev oiaooiov roti tou roou rv ouvgrvg ovooyio g ioov toi
ouoi rooi rv oirruyrvg). Siano posti dunque i termini della <mediet> conti-
nua, 4, 6 e 8, di quella disgiunta, 8, 10, 12 e 14. 4 e 8 sommati fanno 12, che
doppio di 6, e ancora 8+14=22, e 10+12=22; e cos per gli altri (roteoov ouv ooi
ouvgrvg o g, oirruyrvg g i i io. to o xoi to g ouvtr0rvto aoiouoi i, otivo
rioi oiaooio tev . xoi aoiv g xoi io x, xoi i xoi i x xoi rai tev oev ooie).
Il contrario invece qui non ha luogo, anche se la sequenza viene assunta se-
condo il tratto con cui si sceglie per le proporzioni (to or rvoo rvtou0o eov
ou rri, riar xoto tgv goiv g0rig xo0 gv rai tev ovooyiev rxoovrtoi).
Mi sembra poi che dica questo, cio che per le proporzioni il cui medio uno so-
lo, questo met del <numero> che deriva dalla somma degli estremi, mentre
per quelle in cui i medi sono due, questi sono uguali al <numero> che deriva
dalla somma degli estremi. E questa cosa la stessa di quella di prima (ooxri
oi or touto ryriv oti r ev ovooyiev to roov rv roti, touto giou roti tou rx tg
ouv0rore tev oxev, r ev or ouo to roo, touto ioo roti te rx tg ouv0rore tev
oxev. xoi roti rv xoi touto toutov te aotre ). evidente che la lezione tra-
mandata dai codici AV edita da Delatte, oiaooiov roti tou roou rv ouvgrvg
ovooyio g ioov toi ouoi rooi rv oirruyrvg (oirruyvurvg A), , seppure pi
chiara e pi completa, sulla stessa falsariga di quella gi vista in C per il testo
di Nicomaco e congetturata da Ast. Ci accade perch tutti e tre questi codici
tramandano la recensione che risulta essere seconda in base alla suddivisione
di Tannery. Inoltre, lespressione rvoo viene qui compresa allo stesso modo
in cui mostra di comprenderla Asclepio, ossia una sequenza numerica al con-
trario quando viene invertito linizio con la fine.
161
Ritengo che queste parole tra parentesi quadre siano da espungere per-
ch appare poco plausibile che un filologo della statura di Filopono possa avere
fatto una tale considerazione su unespressione che egli stesso utilizza subito
dopo nella stessa forma di Nicomaco.
162
Nelledizione Hoche trovo un oo che quasi certamente per errore di
stampa sta per ioo.
5
10
a. rti xoi oo] Eiaorv, oti oi oioooi tev rrg ao routo ri-
oiv iooi, ritr ouvrri g0rirv oi oi0oi ritr xoto oirriov uov
or, to outo route ioov ryriv tov roov to yo ioov rtre tivi rotiv
ioov, ou r oute ioe yo r otiv ioov, ou route .
ay. rti to youetotov] Tiev rrg ovtev oi0ev o rx tev
oxev, goi, aouaooioorvo toooutov riag roti tou oao tou r-
oou, ooo roti xoi o rx tev uaroev ouvoyorvo, ritr ovoor rioiv
oi uarooi, ritr ouoor, ritr tioor, ri0 oooi ogaotouv oiov xrio0e-
oov , o, oi i, o
xi
o i rottev rotiv o i trtooi tou i outoi yo
goov uarooi o tr yo uarrir tou o ouooi xoi o o ouooi tou . o-
oie xrio0eoov , g, i
xi
i , g
xi
g o. uarrri aoiv o oao tou roou
tg ou tg trto oi o oi e xoi rai aovtev.
ao. trtotov or] Oiov o, , y o y xoi o riovr ooi tou xoi tou
o, o o oyo tev rottovev tou o xoi tou oiaooio, o or tev ri-
ovev tou y xoi tou gioio. aoiv tou , o, oi rv riovr rioiv o
, o o, xoi o o yo oute v rotiv gioio, te v rotto vev or tou o, tou oi-
aooio, xoi rai aovtev ooie. oti o rvovtie rri g oi0gtixg r-
ootg tg yrertixg, ori0gortoi rv te ari oovixg ovooyio oye,
te rvovtie tg oi0gtixg,
163
oti oi rv toi riooiv ooi oyoi rio-
vr rioi tev r v toi r ottooi.
ar. g or rai toutg] Hgeoo to ari tg oi0gtixg ovooyio rai
tgv yrertixgv oxoou0e rtrioi rog yo outg xoto uoiv tg oi-
0gtixg xoi tg oovixg riaorv or gog. e g rv oi0gtixg xoto
tgv uarogv tgv ao ogo tev oev 0reritoi, ou gv xoto tou o-
you outev, g or yrertixg touaoiv xoto tgv oroiv tev oev, gv
ao ogou rouoi, tgv tou oiaooiou xoi tiaooiou xoi trtoao-
oi ou xoi te v rg oaovtev. r xxrio0eoov or oi oao ovo oo oi0oi xoto
oiaooiovo oyov ogev uarrovtr o, , o, g, i, , o, xoi r ooov
iouri aor0riv ooie xoi oi tiaooioi o, y, 0, x, ao, xoi r ooov
ov r0rg, xoi oi trtoaooioi o, o, i, o, ov xoi ori outoi og xoto y
tou ouvrri oovorvoi, oiov o, , o, tov outov rouoi oyov e yo
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 223
163
oi0gtixg mia correzione, al posto del yregtixg che leggo invece
nelledizione Hoche. La correzione necessaria, dal momento che la mediet
armonica si oppone a quella aritmetica e non a quella geometrica, che invece
termine medio fra le due (cf. nota al testo). Essa inoltre confortata dalla lezio-
ne di entrambi i codici AV, per la quale cf. Delatte, paragrafo 53, p. 174,9-11: r v
rv yo tg oovixg tev riovev oev oi oyoi riovr rioi tev rv toi rottooiv,
rvovtie tg o i0gtixg .
82
83
5
84
5
85
5
3.
GIOVANNI FILOPONO,
COMMENTARIO A NICOMACO
TRADUZIONE
3.1. Criteri seguiti nella presente traduzione
La presente traduzione riproduce, cos come del resto il testo
greco che ho qui rieditato, la divisione e la numerazione in para-
grafi che si trova nei mss. e che conservata dalledizione Hoche.
Allinizio di ciascun paragrafo si trover quindi: in primo luogo un
numero, che indica il paragrafo di Filopono, seguito immediata-
mente dallindicazione del passo di Nicomaco da cui tratto il lem-
ma oggetto del commento. Tale indicazione dei vari passaggi del-
lIntroduzione Aritmetica si riferisce alle pagine e alla numerazione
delle linee delledizione Hoche, e non fa pi riferimento alla vecchia
suddivisione in paragrafi e sottoparagrafi di ciascuno dei due libri
di cui lopera si compone, cos come era nelleditio Wecheliana e co-
me conservata, a margine, nelledizione Hoche. Infatti, lindica-
zione H., che segue i numeri indicanti pagina e linea, un riferi-
mento esplicito a Hoche. Per fare un esempio concreto, nel paragra-
fo 1 del primo libro di Filopono, il contesto di Nicomaco in cui si
trova il lemma commentato da Filopono non indicato come Ni-
com. I 1, 1, dove I indica il libro di Nicomaco, il primo 1 il paragra-
fo e il secondo 1 il sottoparagrafo, ma indicato nel seguente modo:
Nicom. 1,5-11 H., dove 1 la pagina delledizione Hoche e 5-11 le
linee della medesima edizione. Lindicazione del passaggio di Nico-
maco seguita immediatamente dalla traduzione, compresa fra
virgolette basse, dal momento che in tale passaggio contenuto il
lemma oggetto di commento. Ho ritenuto, infatti, che la traduzione
del testo di Nicomaco possa agevolare il lettore nella comprensione
del commento di Filopono, il quale talvolta si spinge a commentare
pi del lemma preso in esame ed allarga per lappunto il suo com-
mento a tutto il contesto di Nicomaco in cui il lemma si trova. Al-
linterno della traduzione di Nicomaco, ovviamente, ho inserito fra
parentesi tonde le parole greche che compongono il lemma.
La traduzione del passaggio di Nicomaco subito seguita, sepa-
rata da un tratto medio, dalla traduzione del commento di Filopo-
no. Al margine esterno di tale traduzione sono indicate le linee in
cui Hoche divide ciascun paragrafo di 10 in 10 (anzich di 5 in 5 co-
me nel testo greco). Allinterno dei singoli paragrafi di Filopono, si
riscontrer talvolta la presenza di tratti lunghi, che ho usato se-
guendo Hoche e che stanno ad indicare delle espressioni di Nicoma-
co, che Filopono commenta e che non appartengono al lemma speci-
fico a cui dedicato il paragrafo.
Ho suddiviso a gruppi, inoltre, tutti i paragrafi dei due libri di
Filopono secondo il loro contenuto teorico, facendo precedere cia-
scun gruppo dal titolo relativo al contenuto. Il lettore trover, quin-
di, in corsivo, dei titoli seguiti da parentesi tonde, nelle quali sono
contenuti i numeri che indicano il gruppo dei paragrafi. Tutti que-
sti titoli sono raccolti in un sommario che precede ciascuno dei due
libri del commentario filoponiano, affinch il lettore possa reperire
con facilit il paragrafo o il gruppo di paragrafi in cui approfondi-
to un particolare argomento.
Infine, ho posto fra parentesi uncinate le integrazioni, e fra pa-
rentesi quadre, invece, ci che deve essere estrapolato dal testo o
che semplicemente esplicativo, cio espressioni introdotte da scil.
Ho tralasciato, inoltre, diverse parentesi quadre che si riscontrano
nelledizione di Hoche, dal momento che leditore poneva tra paren-
tesi quadre le lezioni di codici diversi da G, che il codice che egli
utilizza principalmente, pur accogliendo le lezioni medesime. Quan-
do ho accolto tali lezioni, quindi, ho ritenuto opportuno eliminare le
parentesi quadre, che indicherebbero lestrapolazione, e nei casi pi
rilevanti ne ho dato giustificazione nelle note al testo greco.
Lapparato delle note alla traduzione, a differenza di quello al
testo greco che esclusivamente filologico contiene sia indica-
zioni esplicative di alcuni concetti o espressioni che ho ritenuto do-
vessero apparire in modo pi chiaro al lettore, sia anche e soprat-
tutto degli approfondimenti dottrinali sia teorici che storico-filosofi-
ci, allo scopo di accompagnare la lettura del commentario di Filopo-
no con mie valutazioni su punti specifici del suo pensiero che non
ho affrontato nellIntroduzione. Avrei potuto, infatti, accorpare in
un commentario a s tutte queste considerazioni critico-teoriche,
ma ho preferito lasciarle nelle note affinch, poste a pi di pagina,
risultassero immediatamente evidenti.
246 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
3.2. Commento al Libro I
Sommario 1-2: La filosofia amore di sapienza 3-14: Enti intelligibili ed en-
ti sensibili, il binomio materia-forma e gli oggetti della scienza 15-20: Il continuo e
il discreto: grandezza e molteplicit 21-26: Le quattro scienze del quanto: le mate-
matiche 27-32: Le matematiche: mezzi per giungere alle idee platoniche 33-41:
Superiorit dellaritmetica e attivit demiurgica 42-49: Numero noetico e numero
dianoetico 50-61: Il quanto in s: il pari e il dispari 54: Pari e dispari: prima de-
finizione 55-57: Pari e dispari: seconda definizione e prima definizione pitagorica
58-60: Pari e dispari: terza definizione e seconda definizione pitagorica 61: Pari e
dispari: quarta definizione e terza definizione pitagorica 62: Lunit principio dei
numeri 63-95: Le tre specie del pari 64-78: La prima specie del pari: il parimente-
pari 73-74: Numeri paronimi e numeri antiparonimi di numeri parimente-pari
79-88: La seconda specie del pari: il pari-dispari 89-95: La terza specie del pari: il
dispari-pari 96-113: Il dispari e le sue tre specie 100: Il crivello di Eratostene
114-121: Numeri ridondanti, numeri deficienti, numeri perfetti 122-191: Il quanto
in relazione 123-125: Uguaglianza e disuguaglianza: le cinque specie del quanto
relativo ed i loro reciproci 126: Omonimia ed eteronimia 127: Antinomia fra le
cinque specie del quanto relativo e le specie reciproche 128-138: Il multiplo, il sotto-
multiplo e le rispettive specie 134-137: Prologhi ed ipologhi 139-147: La sequenza
naturale delle specie del quanto: lepimorio 148-151: Monadi di primo, secondo e
terzo ordine 152-154: Teorema: sommando due quadrati successivi fra loro e i due
eteromechi adiacenti si ottiene il quadrato successivo 157-158: Lepimere e il sottoe-
pimere 159-160: Lorigine degli epimeri 161-175: Il multiplo-epimorio 176-177:
Il multiplo-epimere 178: I numeri, il mondo e lanima 179-191: Progressione delle
specie del disuguale per addizione.
La filosofia amore di sapienza (1-2).
1
1 Nicom. 1,5-11 H.: Gli antichi (Oi aooioi ) che sono stati an-
che i primi a trattare metodologicamente la scienza, a cominciare
da Pitagora, definivano la filosofia amore della sapienza, come rive-
la anche lo stesso nome, mentre prima di Pitagora tutti venivano
1
I paragrafi 1-14 di questo primo libro del Commentario di Filopono spie-
gano il significato e il valore che, allinterno della filosofia platonica, ha lo stu-
dio delle scienze matematiche: tale studio una strada obbligata che deve per-
denominati indistintamente sapienti, ad esempio il carpentiere, il
calzolaio, il nocchiero e genericamente chi era esperto di unarte o
di un mestiere Essendo un platonico, lautore di questo libro ri-
cerca, con intenzione platonica, il fine ultimo della vera filosofia e
la strada che conduce ad essa: risulta del tutto evidente dunque
che, come anche Nicomaco la definisce, filosofia amore di sapien-
za,
2
ma bisogna chiedersi, che cos sapienza e donde ha tratto il
suo nome?
Ebbene, fu denominata sapienza perch come una chiarezza,
in quanto chiarisce tutte le cose; ma questo termine, chiarezza,
detto come fosse qualcosa che luminoso per la sua luminosit, e
luce per il fatto che porta alla luce le cose nascoste. Poich infatti
gli enti intelligibili e divini, come dice Aristotele, anche se sono i
pi luminosi per la loro essenza, a noi appaiono oscuri e indistinti a
causa della oscurit che si trova nel corpo, giustamente gli antichi
denominarono sapienza la scienza che ci porta alla luce tali cose.
Ma poich noi adoperiamo i nomi sapienza e sapiente in maniera
generalizzata, bisogna sapere che i termini sapienza e sapiente so-
no omonimi: essi infatti sono stati assunti dagli antichi in base alle
10
248 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
correre chiunque desideri giungere alla vera filosofia, ossia a quella conoscenza
piena della verit e della vera realt che fonte e coronamento della felicit
dellanima nella sua parte pi nobile. Il primo paragrafo introduce la 0reio.
La filosofia desiderio di sapienza, ma Nicomaco non ha chiarito il significato
specifico del termine sapienza: ooio si riporta ai termini oorio e oor e come
tale la sapienza una sorta di chiarezza, che getta luce sulle cose su cui inda-
ga. La derivazione del termine ooio da ooio risale allinsegnamento di Am-
monio e si legge non solo in Filop. I 3,33 ss., ma anche in Ascl. I 1,6 ss., I 3,36
ss. Essa, inoltre, va confrontata con i seguenti passaggi di Asclepio e di Filopo-
no, in cui si riscontrano altri riferimenti: Asclepio, In Metaphysica, 3,30-34,
4,30-35, 14,32-15.2, 19,33-34, 114,1-10 e 29 ss., 117,24-32; Filop., In Analytica
posteriora, 332,5-24; Filop., In De anima, 23,26-24,3. L. Tarn (1969), p. 14,
sottolinea che tali riferimenti rientrano fra le formule e le citazioni di antichi
autori ormai stereotipate nelluso che ne faceva la scuola neoplatonica alessan-
drina. Tarn propone anche che la derivazione di ooio da ooio sia da collega-
re con Aristotele, Metaph., 993b 9-11, che infatti esplicitamente citato da Fi-
lopono al paragrafo 3 (cf. nota corrispondente), anche se, secondo taluni, tale
interpretazione deriva da un frammento del De philosophia di Aristotele. Per
una discussione pi dettagliata della questione e per la bibliografia relativa ri-
mando quindi a L. Tarn (1969), p. 73, ossia alla nota ad Ascl. I 1.
2
Cf. Alcinoo, Didaskalikos, 1,1-11. Una analoga formulazione della defini-
zione di filosofia si riscontra in Platone, Repubblica, 475b 8-9: E parlando del
filosofo, non diremo anche che non desidera solo un ramo della sapienza, ma la
sapienza tutta? (ouxouv xoi tov ioooov ooio goorv rai0ugtgv rivoi, ou tg
rv, tg o ou, o o aoog).
cinque condizioni di cui parla anche Aristocle nei dieci libri Sulla
filosofia.
3
Bisogna infatti sapere che gli uomini periscono in diversi modi:
a causa di pestilenze o di carestie o di terremoti o di guerre o di
malattie di vario genere o per altre cause, ma soprattutto per le
frequenti inondazioni: si dice, ad esempio, che linondazione avve-
nuta al tempo di Deucalione fu s grande, ma non le super tutte; i
pastori infatti e quanti hanno la loro dimora sui monti o sulle falde
dei monti si salvano, mentre le pianure e quanti vi abitano vengono
sommersi.
4
Cos, per esempio, dicono che, durante uninondazione,
si sia salvato anche Dardano, il quale dalla Samotracia era giunto
a nuoto alla citt che in seguito fu chiamata Troia. Bisogna poi che
coloro che sono scampati allacqua abitino le falde dei monti; come
dichiara anche il Poeta, dicendo cos:
Allora Zeus, adunator di nubi, gener per primo Dardano;
questi fond poi Dardania; poich la sacra Ilio, citt di mortali,
non era stata ancora costruita in pianura,
abitavano quindi le falde dellIda ricco di sorgenti;
5
questo infatti ancora chiaro, che cio non sono affatto corag-
giosi coloro che hanno le loro dimore in pianura.
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 249
3
LAristocle qui citato da identificarsi con Aristocle di Messene, scrittore
del II secolo d.C. I suoi dieci libri Peri; filosofiva" si inseriscono nel genere delle
cosiddette oiooooi, ossia storie delle scuole filosofiche basate sulla successione
nello scolarcato a partire dal fondatore della scuola. Di questo genere era stato
iniziatore il peripatetico Sozione di Alessandria. Aristocle di Messene era, inol-
tre, il maestro di Alessandro di Afrodisia, cf. P. Moraux (1967), pp. 169-182.
4
Deucalione e lepisodio del diluvio sono citati da Platone, Timeo, 22a, ma
il contesto in cui si trova questo passaggio ha un pi preciso riscontro in Timeo,
22c-e: Molti e per molti modi sono stati e saranno gli stermini degli uomini: i
pi grandi per il fuoco e per lacqua, altri minori per moltissime altre ragioni
(aooi xoto aoo 0ooi yryovooiv ov0eaev xoi roovtoi, aui rv xoi uooti r-
yiotoi, uioi or ooi rtroi outroi). [] Allora dunque gli abitanti delle
montagne e dei luoghi alti e aridi muoiono pi di quelli che dimorano presso i
fiumi e il mare (totr ouv oooi xot og xoi rv ugoi toaoi xoi rv goi oixouoiv
oov oiouvtoi tev aotooi xoi 0oottg aoooixouvtev). [] Quando invece
gli dei, purificando la terra con lacque, linondano, i bifolchi e i pastori, che abi-
tano i monti, si salvano, ma gli abitanti delle vostre citt sono trasportati dai
fiumi nel mare (oi rv rv toi oroiv oiooeovtoi ouxooi vog tr, oi o rv toi
ao ui aoroiv ri tg v 0oottov uao tev aotoe v rovtoi).
5
Filopono, in questo passo, si riferisce alle primitive organizzazioni socia-
li, cos come anche Ascl. I 1. Sia Filopono che Asclepio distinguono, infatti, cin-
que significati del termine ooio, che sono poi le cinque condizioni sopracitate
di cui parlerebbe Aristocle di Messene, e procedono ad attribuire ciascun signi-
ficato ad una fase di evoluzione della civilizzazione umana. A conforto di tale
Questi superstiti, quindi, non avendo di che sostentarsi, si inge-
gnavano, spinti dalla necessit, di procurarsi ci di cui avevano bi-
sogno, ora di macinare il grano con le macine, ora di seminare o
qualche altra cosa del genere, e chiamarono sapienza tale capacit
inventiva, poich essa aveva fornito ci che era utile alle necessit
della vita, e chiamarono sapiente colui che aveva avuto capacit in-
ventiva. Ancora, inventarono le arti, come dice il Poeta, dietro sug-
gerimento di Atena,
6
non soltanto istituite per soddisfare i bisogni
del vivere, bens promosse anche secondo le esigenze del bello e del
piacevole, e ancora una volta hanno chiamato questa invenzione
sapienza e linventore sapiente, come indicano le espressioni il sa-
piente architetto accomod,
7
che un buon conoscitore della sa-
pienza per i suggerimenti di Atena; infatti proprio a causa della
sovrabbondanza delle scoperte attribuirono alla dea le invenzioni
di queste. E ancora volsero la loro attenzione agli affari politici, e
scoprirono le leggi e tutte le norme costituenti delle citt, e ancora
una volta denominarono tale capacit inventiva sapienza. Tali era-
no infatti i sette sapienti: scopritori di alcune virt politiche. In se-
guito, del resto, proseguendo su questa strada arrivarono anche
agli stessi corpi e alla natura che li crea, e questa la chiamarono in
maniera pi specifica teoria fisica, e sapienti noi diciamo costoro
che indagano circa la natura. In quinto luogo e da ultimo giunsero
anche agli enti divini, sovramondani e assolutamente immutabili, e
denominarono la conoscenza di essi sapienza nel senso pi proprio.
Coloro, dunque, che vissero prima di Pitagora, recavano il ter-
mine sapienza in tutte le espressioni indiscriminatamente: Pita-
gora per primo ne limit luso, con limporre il nome sapienza alla
sola scienza delle cose eterne, mentre denomin filosofia lamore di
30
40
250 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
tesi viene citato Omero, Il., 20,215-218. Tale citazione di Omero, posta nel me-
desimo contesto, doveva far parte del bagaglio delle citazioni di antichi autori
in uso allinterno della scuola alessandrina, di cui si detto. La ritroviamo, in-
fatti, anche in Asclepio, In Metaphysica, 10,30-11,5; cf. L. Tarn (1969), p. 14 e
p. 73.
6
Cf. Omero, Il., 15,412. Tale espressione, utilizzata da Ammonio, In
Porphyrii Isagogen, 9,7-23, citata da Filopono per intero alla li. 35, sempre
del primo paragrafo, dove per al posto di ru rioe leggiamo ru riog .
7
Cf. Omero, Il., 23,712. In alcune edizioni di Omero si legge xuto al posto
del ooo che cita Filopono. Per la lezione ooo cf. Ammonio, In Porphyrii Isa-
gogen, 42,30; e Clemente Alessandrino, Stromata, 1,41. Per la definizione filo-
sofia amore di sapienza riferita a Pitagora e in connessione con le citazioni
di Omero, Il., 15,412 e 23,712 cf. Ascl. I 1 e Ammonio, In Porphyrii Isagogen,
9,7-15.
questa sapienza.
8
Questo infatti il fine ultimo della sapienza, la
conoscenza delle cose divine, mentre ci che conduce a questa sa-
pienza, come pensano Platone e Plotino,
9
la scienza degli enti ma-
tematici. necessario infatti trasmettere ai giovani le nozioni ma-
tematiche, afferma Plotino, per abituarli allo studio della natura
incorporea.
10
Giacch infatti siamo stati congiunti a corpi materiali
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 251
18
Diogene Laerzio, I 12,1-4: Per primo Pitagora denomin la filosofia e
chiam se stesso filosofo (dioooiov or aeto evooor Hu0oyoo xoi routov i-
oooov), parlando a Sicione con Leone, il tiranno dei Sicionii o dei Fliacidi (rv
Eixuevi oioryorvo Arovti te Eixueviev tuovve g diooiev), secondo quanto
dice Eraclide Pontico nel Sulla respirazione (xo0o goiv Hoxriog o Hovtixo
rv tg Hri tg oavou); cf. anche Pyth. 58 B 15 = Dox. 280: Pitagora [] il pri-
mo che, avendo chiamato la filosofia con questo nome, dice principi (oo) i
numeri e le simmetrie che sono in essi (tou oi0ou xoi to ourtio to rv
toutoi), simmetrie che chiama anche armonie (oovio).
19
Cf. Plotino, Enn., I 3 3,5-10: Bisogna dargli [scil. al filosofo] dunque le
matematiche per abituarlo alla nozione degli esseri incorporei ed assicurare in
lui questa nozione (to rv og o0goto ootrov ao ouvr0ioov xotovogore xoi
aiotre ooeotou) (egli le ricever facilmente perch egli amico del sapere
xoi yo ooiov orrtoi ioo0g ev); come egli virtuoso per natura, elever le
sue virt al loro pi alto grado (xoi uori r vortov <o vto> ao trri eoiv orte v
oxtrov), poi, dopo le matematiche, bisogna insegnargli gli argomenti della dia-
lettica e fare di lui un dialettico (xoi rto to o0goto oyou oiorxtixg ootrov
xoi oe oiorxtixov aoigtr ov).
10
Filopono introduce subito il discorso sulle matematiche: il dualismo logi-
co-ontologico platonico pu essere mediato da una classe di enti intermedia fra
gli intelligibili e i sensibili, che ha comunanza con entrambi sotto aspetti diver-
si. Le matematiche sono mediane fra luna e laltra classe di enti perch esisto-
no non separate dai corpi, ma sono separate dai corpi allo stato mentale. In
questo passo Filopono utilizza lespressione tg raivoio due volte. La prima volta
alla li. 56, in riferimento alle matematiche, che sono non separate (oeioto)
dai corpi per ouoio ma lo sono, appunto, per raivoio, la seconda volta, invece,
alla li. 61, in riferimento agli intelligibili che sono assolutamente separati sia
per ouoio che per raivoio. Il termine raivoio, che comporta una certa difficolt
di traduzione fedele al senso che lautore vuole dargli, indica il livello mentale,
razionale di comprensione e di conoscenza degli enti. I o0goto, allora, sono
enti razionali, oiovogto, la facolt che li indaga la oiovoio, il cui livello opera-
tivo o conoscitivo lraivoio. Gli intelligibili, invece, in quanto trascendono non
solo gli enti sensibili, ma anche gli enti oggetto della oiovoio, sfuggono al livello
conoscitivo di questultima, cio sfuggono anche all raivoio, rivelandosi quindi
come assolutamente separati dagli uni e dagli altri enti, ossia dai sensibili e
dai raziocinabili. Filopono giunge, dunque, agli intelligibili gradualmente,
avanzando in senso ascendente per i diversi gradi dellessere: procedendo se-
condo i diversi gradi di comunanza degli enti con i corpi si passa dai sensibili
alle matematiche e agli intelligibili, che dai corpi sono separati in maniera as-
soluta. Il termine raivoio usato anche da Giamblico, il quale, ad esempio, a
proposito dei concetti di molteplicit e di grandezza afferma che tali concetti
e ci siamo abituati a non pensare nulla al di fuori di questi, era im-
possibile, partendo da essi giungere direttamente agli enti intelligi-
bili e del tutto separati dai corpi. Stavamo infatti per provare ci
che provano coloro che giungono in maniera immediata da una di-
mora buia alla pi luminosa e si abbacinano gli occhi per la densa
luce. Occorre, infatti, dai contrari avanzare verso i contrari proce-
dendo a poco a poco attraverso i termini medi.
Poich, dunque, le matematiche sono intermedie fra le forme
non del tutto separate dalla materia, come carne, ossa, vene e le
specie fisiche tutte (infatti non possibile che alcuna di queste cose
esista o sia pensata separatamente dalla materia che il loro so-
strato), e quelle che sono del tutto separate e irrelate, quali sono le
forme ipercosmiche, esse saranno non separate dai corpi relativa-
mente allessenza, ma separate come entit mentali; possibile in-
fatti pensare e definire il cerchio, il triangolo e ogni figura separa-
tamente da ogni materia, poi con lo studio e lapprendimento di
queste possibile pensare, attraverso di esse, immaterialmente, le
forme separate, e ragionare sulla essenza di quelle, cos com. Se
infatti esistono forme assolutamente non separate dalla materia,
ed esistono anche quelle in un qualche modo separate e in qualche
altro non separate [scil. le matematiche], necessario allora che vi
sia anche una terza classe di forme assolutamente separate sia per
essenza sia mentalmente. Tutte le matematiche, di certo, costitui-
scono la strada che conduce agli intelligibili e, fra queste, soprat-
tutto laritmetica, giacch essa allorigine di tutte le altre mate-
matiche, e infatti principio della musica, se vero che questa si
occupa del quanto in relazione, per esempio numero emiolio o epi-
trite,
11
doppio o qualche altro numero del genere, mentre laritmeti-
ca concerne il quanto irrelato; infatti le cose prive di relazione sono
prima di quelle in relazione. Ma <laritmetica> precede anche la
geometria: molte dimostrazioni geometriche infatti procedono per
mezzo dellaritmetica, giacch in generale le figure constano o di
una sola linea, come il cerchio, o di molte; ma questo vale anche per
il numero: luno e la molteplicit.
12
Il principio di ogni grandezza
50
60
252 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
sono ambedue infiniti, per natura e per rappresentazione mentale (u ori og xot
raivoiov, cf. Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 211).
11
Si chiama emiolio un numero intero formato dalla somma di un altro
numero intero pi la sua met, ad esempio 6=4+1/2(4); si chiama, invece, epi-
trite quel numero intero che risulta dalla somma di un altro numero intero pi
un terzo dello stesso, per esempio 12=9+1/3(9).
12
Il termine tradotto molteplicit to ag0o: esso indica la quantit
lunit, infatti il punto sussiste come una unit poich privo di
parti: lunit che principio del numero indivisibile e siffatto
anche il punto, privo di parti. Ma se laritmetica precede la geome-
tria, essa precede necessariamente anche lastronomia, poich se la
geometria si occupa di grandezze assolutamente immobili, investi-
gandone soltanto le forme, lastronomia, invece, indaga circa le
grandezze in movimento, i loro moti e le loro relazioni reciproche.
Dopo avere detto, dunque, che cos la filosofia, quale sia il suo
fine ultimo, quale strada conduca a tal fine e che lo scopo della pre-
sente opera di fornire appunto la via che ci conduce alla filosofia,
allora esamineremo il lemma stesso.
2 Nicom. 1,11-2,5 H.: Ma Pitagora (o o yr Hu0oyoo) dopo
aver limitato fra tutti i possibili significati il nome di sapienza alla
scienza e comprensione dellessere e aver chiamato sapienza in sen-
so proprio la sola (xoi ovgv) conoscenza della verit che nellesse-
re, egli ha anche, a giusto titolo, denominato filosofia il desiderio e
la ricerca di questa, cio dire il desiderio della sapienza Giusta-
mente <Nicomaco> ha aggiunto lespressione o di un mestiere,
perch non ogni arte creativa.
13
Ecco infatti che loccupazione de-
gli aurighi unarte, ma non crea nulla; che sia arte lo spiega an-
che il Poeta dicendo: in nulla lauriga supera lauriga.
14
Enti intelligibili ed enti sensibili, il binomio materia-forma e gli
oggetti della scienza (3-14).
3 Nicom. cf. par. 2 Chiamiamo enti in senso proprio gli enti
che esistono realmente, che sono sempre e allo stesso modo, eterni,
immutabili, dai quali sono prodotte anche le cose di quaggi [scil.
70
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 253
aritmetica o numerica, ovvero il numero come quantit discreta. La geometria,
invece, come Filopono chiarisce subito dopo, si occupa di ryr0g. Mryr0o la
grandezza, ossia la quantit geometrica che quantit del continuo. La distin-
zione fra ag0o e ryr0o era gi chiara ad Aristotele, che in Metaph., 1020a 7-
14 scrive: Una quantit una molteplicit se numerabile, una grandezza se
misurabile (ag 0o r v ouv aooo v ti r o v oi0gtov g, ryr0o or o v rtgto v g ). Si
dice molteplicit ci che divisibile in potenza in parti che non sono continue;
si dice grandezza ci che divisibile in parti continue (ryrtoi or ag0o rv to
oioirtov ouvori ri g ouvrg , ryr0o or to ri ouvrg ).
13
Questo commento di Filopono si riferisce non tanto allespressione di Ni-
comaco citata come lemma, ossia o o yr Hu0oyoo, bens piuttosto allespres-
sione che di poco la precede, e cio o trvg tivo g ogiouyio r ario.
14
Cf. Omero, Il., 23,318.
le realt sensibili], le quali non sono enti in senso proprio, dal mo-
mento che sono mescolate ai non-enti: sono infatti alterabili e mu-
tevoli, anche se, a volte, sono ritenute immutabili; noi, infatti, ci
trasformiamo ogni giorno. Certo spesso, rivedendo un tale che co-
noscevamo da prima dopo un certo tempo, diciamo: ma proprio lui
quel tizio? Poich egli cambiato, proprio per questo noi siamo in
dubbio sulla sua identit e non riconosciamo laspetto chegli aveva
in passato. Quindi le cose di quaggi non sono enti in senso pro-
prio, ma enti in qualche modo, giacch si avvicinano al non essere.
Ma le cose che sono prossime ai non-enti sono anchesse quasi non-
enti; ma in che modo sono prossime ai non-enti?
In primo luogo perch quaggi c il passato e il futuro; e que-
sti sono non-enti; infatti il primo scomparso e non pi, laltro in-
vece non affatto. Tutte le cose della natura passano insieme al
tempo, ma soprattutto il tempo la conseguenza del loro movimen-
to, sicch, se il tempo un continuo scorrere che mai si arresta, a
maggior ragione le cose di cui esso conseguenza non potranno es-
sere stabili e sempre allo stesso modo. Infatti, tutto ci che nel
mondo sublunare mutevole sia secondo la sostanza sia secondo gli
accidenti che sono nella sostanza: i corpi celesti invece, se anche
sembra che abbiano stabilit secondo la sostanza, tuttavia si os-
servano in continuo movimento e giammai, per questo motivo, sono
allo stesso modo, e assumono fra loro ora questa ora quella relazio-
ne. In secondo luogo, perch le cose fisiche sono relative alla mate-
ria, la quale nulla: infatti non ha alcuna forma, ma priva di for-
ma; se infatti avesse una forma determinata, non sarebbe stata ca-
pace di accogliere qualsiasi forma; se poi nessuno degli enti pos-
siede una forma, esso non ente. Se infatti vero il dire di essa
[scil. della materia] che non n acqua, n fuoco, n uomo, n ca-
vallo, n alcun altro degli enti, in che modo <la materia> sar il
non essere?
Ebbene, se tutte le cose fisiche sono anche materiali, e la mate-
ria il non-ente, allora nessuna delle cose fisiche veramente ente,
poich partecipa anche del non essere. Tali sono dunque le cose fi-
siche tutte, mentre le forme intelligibili e divine sono enti eterni e
immutabili in senso puro e da queste sono prodotte le forme di
quaggi, come immagini da archetipi e da modelli. Infatti le forme
di quaggi n provengono dalla materia, n da se stesse: non pro-
vengono dalla materia perch non possibile che le cose superiori
siano prodotte dalle inferiori; ma neanche le forme producono se
stesse, perch la forma ha bisogno della materia per sussistere,
10
20
254 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
perci anche la sua sostanza nella materia: dove la sostanza,
col anche latto, come stato indicato da Aristotele.
Non poi possibile che lessere possa mutare se stesso in un al-
tro, e in altri termini nulla pu produrre se stesso: infatti ci che
prodotto, in quanto prodotto, non : in che modo dunque il non es-
sere si condurr allessere? da lass, quindi, dagli enti immutabi-
li ed eterni e che veramente sono che sono prodotte le cose di quag-
gi, e quelli sono immutabili perch anche imperituri: non c tem-
po lass, ma tutto eternamente; non v dunque, lass, passato
n futuro, quindi neanche il non essere; donde anche Aristotele nel
libro alfa piccolo della Metafisica
15
dice, riguardo ad essi, che per
un verso sono difficili da conoscere mentre per altro verso sono puri
e luminosissimi; luminosissimi e puri in rapporto alla loro propria
natura, poich sono veri enti, per nulla partecipi del non essere e
cause dellessere per le cose di quaggi; difficili invece perch non
possiamo conoscerli fissandoli direttamente a causa della nostra
debolezza, cos come non possiamo guardare fisso i raggi del sole
per la debolezza degli occhi. E tuttavia c qualcosa di pi luminoso
di questo. Ci che infatti prova la nottola di giorno per la debolezza
degli occhi, anche noi lo proviamo guardando verso i raggi del sole,
e questo stesso fastidio anche lanima lo prova contemplando gli in-
telligibili; in altre parole, come detto anche nel Fedone
16
diffici-
30
40
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 255
15
Cf. Aristotele, Metaph., 993a 30-31 e b 7-11. Nel primo passaggio di Ari-
stotele, infatti, leggiamo: La considerazione della verit per un aspetto diffi-
cile, per un altro aspetto facile (oti g ari tg og0rio 0reio tg rv orag tg or
ooio); mentre nel secondo leggiamo: Lintelligenza della nostra anima sta di
fronte alle cose che per natura sono pi evidenti come gli occhi delle civette di
fronte allo splendore del giorno (eoar yo to tev vuxtrioev ooto ao to ry-
yo rri to r0 grov, oute xoi tg grtro ug o vou ao to tg uori ovre-
toto aovtev).
16
Cf. Platone, Fedone, 66b 5 ss.: [] fino a quando abbiamo il corpo e la
nostra anima mescolata e confusa con un male di tal natura (re ov to oeo
r erv xoi ouarurvg g gev g ug rto toioutou xoxou ), noi non saremo mai
capaci di conquistare compiutamente quello che desideriamo e che diciamo es-
sere la verit (ou g aotr xtgoer0o ixove ou rai0uourv orv or touto rivoi
to og0r). Infinite sono le inquietudini che il corpo ci procura per le necessit
del nutrimento (uio rv yo giv oooio aorri to oeo oio tgv ovoyxoiov
togv); e poi ci sono le malattie che, se ci cpitano addosso, ci impediscono la
ricerca della verit (rti or, ov tivr voooi aooaroeoiv, raooiouoiv gev tgv tou
ovte 0gov); e poi esso ci riempie di amori e passioni e paure e immaginazioni
di ogni genere (rioeev aovtoooaev), e insomma di tante vacuit e frivolezze
che veramente, finch siamo sotto il suo dominio, neppure ci riesce, come si di-
ce, di fermare la mente su cosa alcuna. La stessa parafrasi del Fedone si pu
leggere in Ascl. I 3,45-53.
le per noi contemplare gli intelligibili, in primo luogo per la ostaco-
lante presenza in noi del corpo, turbato da malattie, infortuni ed
innumerevoli preoccupazioni, e che per questo oscura lintelletto; in
secondo luogo perch, se pure non terremo il corpo in nessun conto,
la fantasia, procedendo velocemente nel produrre immagini, non
permette di contemplarli senza falsificazioni di sorta, ma subita-
mente presenta masse e figure ed altre cose siffatte impedendo la
contemplazione degli incorporei.
Quindi, da tutto ci si mostrato che quelli sono immateriali,
immutabili, divini, sempre conformi a se stessi e allo stesso modo,
questi [scil. i sensibili] invece sono mutevoli e mai allo stesso modo.
I corpi celesti in verit, in quanto sono intermedi fra gli uni e gli al-
tri, hanno in comune con quelli la sostanza, perch sono immutabi-
li secondo la sostanza, con noi invece lazione: essi sono infatti mu-
tevoli, poich sempre passibili di mutare luogo, nel senso che si
muovono da oriente ad occidente e da occidente a oriente. Laspetto
maggiore, dunque, lhanno in comune con gli intelligibili, in quanto
sono prossimi alle cose che sono sempre e allo stesso modo, donde
tutti sono anche soliti stabilire col il dio, in quanto i corpi celesti
sono pi partecipi della illuminazione di quello: come infatti dicia-
mo che maggiormente la testa che trae vantaggio dalle attivit
dellanima, cos anche ragionevole che il cielo partecipi di pi del-
la illuminazione di dio; donde anche tutti gli uomini, volgendo in
alto le mani, le sollevano perch l potrebbe abitare dio.
A partire da questo risulta spiegabile anche ci che viene detto
da Platone nellintroduzione del Timeo:
17
cos ci che sempre e
che non ha nascita? E che cos ci che invece nato e non mai?
50
256 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
17
Ecco cosa scrive Platone, Timeo, 27d 6-28a 5: Che quello che sempre
e non ha nascimento, e che quello che nasce sempre e mai non ? (ti to ov ori,
yrvroiv or oux rov, xoi ti to yiyvorvov rv ori, ov or ouoraotr). Luno spiega
ancora Platone apprensibile dallintelligenza mediante il ragionamento,
perch sempre nello stesso modo (to rv og vogori rto oyou arigatov, ori
xoto touto ov); laltro, invece, opinabile dallopinione mediante la sensazione
irrazionale, perch nasce e muore, e non esiste mai veramente (to o ou oog
rt oio0gore ooyou ooootov, yiyvorvov xoi oaourvov, ovte or ouoraotr
ov). La stessa citazione di questo passo platonico ricorre in Ascl. I 3,68-71.
Nello spiegare questo passaggio, Asclepio si pone contro coloro che interpretano
il Timeo in favore di un cominciamento delluniverso nel tempo in base al fatto
che Platone chiama il cosmo yrvgto. Il termine, afferma Asclepio, viene utiliz-
zato da Platone semplicemente perch il cosmo si trova coinvolto in un processo
continuo; cf. lIntroduzione di questo volume. Filopono ha sostituito la spiega-
zione di Asclepio con lespressione oio to ouvrr tg rtoog .
chiaro infatti che chiama intelligibile ed eterno ci che sempre e
che non ha principio, perch assolutamente immutabile, mentre
chiama nato e che giammai tutto ci che quaggi a causa del
continuo mutamento.
4 Nicom. 2,5-13 H.: Ed egli pi degno di fede di coloro che
danno della filosofia una diversa definizione, nella misura in cui ri-
vela la nozione del nome proprio e del suo significato. E questa sa-
pienza egli la definiva scienza (raiotggv) della verit che negli
enti, ritenendo che da un lato la scienza la comprensione infalli-
bile e immutabile del sostrato mentre gli enti sono ci che si compie
sempre in modo identico nel mondo (rv te xooe), senza mai uscire,
neanche per poco, dallessere Cos infatti dice anche Aristotele
nei libri apodittici [scil. negli Analitici secondi],
18
che la scienza
sempre e allo stesso modo e identica a se stessa: infatti detta
scienza perch conduce lanima a stabilit; come dunque ci potreb-
be essere una scienza di ci che non stabile, ma che allosserva-
zione appare in continuo divenire? La scienza dunque conoscenza
soltanto delle cose che sono.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 257
18
Il riferimento ad Aristotele, An. post., 71b 9-16, 75b 24-26, 88b 30-32.
Nel primo passaggio citato Aristotele discute la natura assoluta, e non acciden-
tale, delloggetto della conoscenza o della scienza, dicendo quanto segue: Dal-
tro lato, noi pensiamo di conoscere un singolo oggetto assolutamente non gi
in modo sofistico, cio accidentale (raiotoo0oi or oior0 rxootov oae, oo g
tov ooiotixov toaov tov xoto ourgxo) quando riteniamo di conoscere la
causa, in virt della quale loggetto (otov tgv t oitiov oier0o yiveoxriv oi gv
to aoyo rotiv), sapendo che essa causa di quelloggetto, e crediamo che al-
loggetto non possa accadere di comportarsi diversamente. [] Di conseguenza,
impossibile che loggetto di scienza assoluta si comporti diversamente (eotr
ou oae rotiv raiotgg, tout oouvotov oe rriv). Allo stesso modo cogliamo
il significato che Aristotele conferisce alla nozione di scienza, ossia di conoscen-
za assoluta e vera degli enti, da quanto dice a proposito dei suoi oggetti in 75b
24-26: Agli oggetti corruttibili afferma il filosofo non si rivolge, dunque, n
la dimostrazione n la scienza in senso assoluto (oux rotiv oo oaoorii tev
0otev ouo raiotgg oae); di essi piuttosto si d scienza come per accidente,
poich non si pu dedurre che la determinazione appartenga universalmente
alloggetto corruttibile, ma soltanto che vi appartiene in un certo tempo e in un
certo modo (o oute eoar xoto ourgxo, oti ou xo0 oou outou rotiv oo
aotr xoi ae); infine, in 88b 30-32 leggiamo: Daltra parte, loggetto della
scienza e la scienza differiscono dalloggetto dellopinione e dallopinione, in
quanto la scienza universale e si sviluppa attraverso premesse necessarie (to
o raiotgtov xoi raiotgg oiorri tou ooootou xoi oog, oti g rv raiotgg xo0o-
ou xoi ovoyxoiev), e in quanto ci che necessario non pu comportarsi diver-
samente da come si comporta.
5 Nicom. cf. par. 4 Non nel senso che gli enti esistono nel
mondo perennemente: come infatti potrebbero esistere <nel mon-
do>, se vero che sono enti ipercosmici? Ma nel senso che adorna-
no eternamente le cose che sono nel mondo, facendo risplendere in
esse il proprio bene come immagine.
6 Nicom. 2,13-15 H.: Questi enti sarebbero gli enti immateria-
li, per partecipazione dei quali (ev xoto rtouoiov) ciascun altro
<degli enti> che ed detto per omonimia ed detto un ente de-
terminato Come infatti chiamiamo <animale> per omonimia
19
lanimale reale e lanimale dipinto, cos accade anche per le cose
che sono in questo mondo: hanno infatti le loro denominazioni non
per sinonimia con gli intelligibili.
7 Nicom. 2,15-19 H.: Infatti gli enti corporei, ovvero materiali,
sono certamente sempre imitazioni, nel loro perpetuo flusso e mu-
tamento, della natura e della propriet della materia nella sua
eterna sussistenza fin dallorigine (tgv tg r og); questa infatti
era interamente e assolutamente mutevole (tratg xoi ) e trasfor-
mabile <Dice fin dallorigine> al posto di della loro [scil. degli
enti materiali] materia originaria: la materia infatti contempo-
ranea al principio. <Nicomaco> dice dunque che queste forme cor-
poree, essendo in continuo divenire, imitano in maniera instabile le
caratteristiche del loro principio materiale; e anche la materia, in-
fatti, essendo in potenza tutte le forme, ricusa di ricoprire sempre
la stessa forma.
Tuttavia il filosofo Ammonio, mio maestro, ha detto che Nico-
maco non si bene espresso a proposito del fatto che la materia
imitata, poich la materia non modello di nulla: quale materia in-
fatti vuole divenire? Io per non credo che Nicomaco intendesse
questo con lespressione imitare, cio che le forme la imitano
guardandola come si guarda a un modello, ma come se dicesse
che i sensibili sono in continuo divenire per questo motivo, perch
258 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
19
Per il concetto di omonimia cf. Aristotele, Categ., 1a 1-3: Omonimi si
dicono quegli oggetti, che possiedono in comune il nome soltanto, mentre hanno
differenti discorsi definitori, applicati a tale nome, ad esempio <si dicono> ani-
male sia luomo sia un oggetto disegnato (oevuo ryrtoi ev ovoo ovov xoi-
vov, o or xoto touvoo oyo tg ouoio rtro, oiov eov o tr ov0eao xoi to yr-
yorvov). Filopono, nellutilizzare la nozione di omonimia, si riferisce proprio
a questo passo aristotelico, dal momento che usa unespressione molto simile a
quella di Aristotele 1a 2-3, oiov eov o tr ov0eao xoi to yryorvov, poich
scrive to ovte e ov xoi to yryorvov xoou rv.
si assimilano al proprio principio, intende dire alla materia, per il
fatto di non potere essere stabilmente in essa a causa della sua in-
stabilit.
20
come se si dicesse che chi su di una nave, credendo
che egli stesso propriamente e tutte le cose si muovono, imita lin-
stabilit della nave.
8 Nicom. cf. par. 7 Ha espresso male anche questo concetto,
come ha detto il mio maestro stesso. Bisognava infatti dire: che
rende possibile il mutamento e la trasformazione, poich avvengo-
no in essa [scil. nella materia] i mutamenti e le trasformazioni; non
c dubbio infatti che mai essa si muta o si trasforma, poich se mu-
tasse, avrebbe bisogno di unaltra materia, in cui trasformarsi e
mutarsi; sicch, mentre essa immutabile e inalterabile, si trasfor-
mano invece le forme che sono in essa; dico cio quantit, qualit,
disposizioni, azioni e grandezze.
21
Ma soprattutto il composto am-
mette il mutamento secondo tali forme. Infatti ci che muta, e che
in generale si muove, deve permanere, mentre le forme non per-
mangono quando il mutamento si genera in esse.
22
Infatti ci che
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 259
20
Filopono difende Nicomaco contro il suo maestro Ammonio: Nicomaco
non parla di imitazione della materia nel senso che essa viene imitata come un
modello, ma intende piuttosto che, dal momento che le cose corporee sono fatte
di materia esse si assimilano alla materia riproducendone linstabilit. Tale di-
fesa di Nicomaco contro Ammonio non presente nel corrispondente passo di
Asclepio, cio I 6. Su questo argomento, di cui fa cenno anche L. Tarn (1969),
p. 10, cf. lIntroduzione al presente volume. Nicomaco, inoltre aggiunge Filo-
pono nel commento successivo , ha scritto tratg xoi ooietg , mentre avrebbe
dovuto scrivere tratixg xoi ooietixg , termini che hanno entrambi significato
attivo. Secondo Filopono, quindi, occorrerebbe sottolineare che la materia ci
che consente il mutamento, giacch nessun mutamento potrebbe realizzarsi
senza la materia.
21
Filopono si distacca dalla lista delle forme che informano la materia for-
nita da Nicom. 2,21-3,2 e per la quale cf. anche Plotino, Enn., V 9 10,6-9. Nico-
maco presenta dei predicati con stretto riferimento ad Aristotele, Categ., 1b 25-
27: I termini che si dicono senza alcuna connessione esprimono, caso per caso,
o una sostanza, o una quantit, o una qualit, o una relazione, o un luogo, o un
tempo, o lessere in una situazione, o un avere, o un agire, o un patire (tev xoto
goriov ouaoxgv ryorvev rxootov gtoi ouoiov ogoivri g aooov g aoiov g ao
ti g aou g aotr g xrio0oi g rriv g aoiriv g aooriv). A proposito delle categorie
citate da Nicomaco, M.L. DOoge (1926), p. 95 n. 2, sottolinea la possibilit che
ai tempi di Nicomaco circolasse uno scritto sulle categorie attribuito ad Archita
e che, quindi, Nicomaco abbia potuto attingere a questo scritto pitagorico piut-
tosto che ad Aristotele.
22
Lespressione utilizzata da Filopono per indicare il composto to ouv0r-
tov o, per dirla in termini aristotelici, il sinolo. Ad ammettere il mutamento se-
condo le forme incorporee non , infatti, la materia originaria, quanto piuttosto
da bianco diviene nero, ad esempio luomo, permane, mentre il nero
prende il posto del bianco che scompare.
possibile dire, di nuovo, in difesa di Nicomaco, che quando di-
ce che la materia muta interamente e assolutamente
23
non inten-
de questa espressione nel senso che anchessa, in quanto materia,
muta ed esce dallessere materia; ma come se dicessimo: il rame
si muta interamente e assolutamente nelle forme ramiche che in
esso risultano, non perch la sostanza del rame sia venuta meno,
ma nel senso che per sua natura esso rigetta interamente alcune
forme e ne accoglie altre. cos che <Nicomaco> dice che anche la
materia muta; in verit infatti, come ho gi detto, non la forma
ci che muta, ma il sostrato, infatti delle forme luna perisce, laltra
nasce; cos infatti noi diciamo anche che si verifica il mutamento
delle cose luna nellaltra per il fatto che il loro sostrato passa da
una forma allaltra. Infatti, ci che muta deve permanere affinch
passi da una forma allaltra, come passando da un luogo allaltro,
sicch ci che rimane nei mutamenti la materia, essa infatti
quella che muta o si trasforma nelle sue forme.
9 Nicom. 2,20-3,4 H.: [] invece gli aspetti incorporei
(ooeoto) sono quelli che si osservano in essa (to or ari outgv) o
anche con essa, ad esempio qualit, quantit, configurazioni, gran-
dezze, piccolezze, uguaglianze, relazioni, azioni, disposizioni, luo-
ghi, tempi e, in una parola, tutti gli aspetti nei quali sono comprese
tutte le cose che, in ciascun corpo, esistono in se stesse come immo-
bili e immutabili Se infatti fossero corpi, di certo non sarebbe lo
stesso corpo il cerchio naturale rispetto a quello artificiale, perch
neanche lanimale naturale lo rispetto a quello dipinto: dunque se
sono corpi com che ogni cerchio ammette per s la stessa defini-
zione?
24
Perch la figura del cerchio non solo nel rame, ma anche
10
20
260 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
il composto reale di materia e forma. In questo passaggio il mutamento asso-
ciato da Filopono al concetto di movimento, secondo quanto aveva insegnato
Aristotele. Nel mutamento ci che permane la materia. In sostanza, infatti,
non corretto dire che la materia perisce n che la forma muta, poich il muta-
mento , semplicemente, il passaggio da una ad unaltra forma, per cui a tra-
sformarsi il sostrato, nel quale la materia permane mentre una forma prende
il posto di unaltra.
23
Lespressione di Nicom. 2,19 o g yo oi og.
24
Se le forme incorporee della materia fossero corporee, il cerchio naturale
e quello artificiale, assunti da Filopono come esempio esplicativo, sarebbero
due corpi diversi e quindi non si potrebbe attribuire loro la medesima determi-
nazione. Inoltre: 1) manifestandosi la figura del cerchio nel rame, nel ferro ec-
nel ferro, nel legno e in tutti gli altri materiali; perch mentre il
cerchio uno solo, in quanto figura piana circoscritta da ununica
linea e quel che segue nella definizione,
25
invece ciascuno dei corpi
che lo contengono diverso dallaltro. Se dunque il cerchio come ta-
le, intendo dire la stessa figura, fosse corpo, sarebbe del tutto corpo
tra corpi, il che impossibile. Ancora, se le figure fossero corpi,
avrebbero assolutamente triplice dimensione: ma ora si tratta di fi-
gure piane, per le quali valida anche la presente descrizione;
mentre le altre riguardano anche le figure solide.
10 Nicom. cf. par. 9 Le cose che sono nella materia sono
uguaglianze, disuguaglianze, relazioni, tempi, luoghi, azioni, quelle
che sono con la materia invece qualit, quantit, grandezze, pic-
colezze, grandezze quantitative; tutti questi aspetti, egli dice, esi-
stono per se stessi immobili e immutabili, infatti non sussistono af-
fatto per se stessi.
26
I corpi invece sono mobili e mutevoli secondo
ciascuno di questi aspetti.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 261
cetera, essa sarebbe corpo nei corpi, il che impossibile; 2) la definizione unica
del cerchio quella di figura piana descritta da ununica linea che circoscrive,
contenendola, una certa area, mentre se una figura diviene corpo essa avr ne-
cessariamente triplice dimensione.
25
Filopono qui intende indicare la parte rimanente della definizione del
cerchio, cio della definizione fornita da Euclide, Elem., I def. 15, che la se-
guente: Cerchio una figura piana compresa da ununica linea [che si chiama
circonferenza] (Kuxo roti ogo raiaroov uao io yog arirorvov [g xo-
ritoi arirrio]) tale che tutte le rette, le quali cadano sulla [stessa] linea,
[cio sulla circonferenza del cerchio,] a partire da un punto fra quelli che giac-
ciono internamente alla figura, sono uguali fra loro (ao gv o rvo ogriou tev
rvto tou ogoto xrirvev aoooi oi aooaiatouooi ru0rioi [ao tgv tou xuxou
arirriov] iooi ogoi rioiv). Questa definizione di Euclide, non a caso, ha
esercitato la sua influenza sulla tradizione del codice C, che la seguente:
Ogni cerchio ammette la medesima definizione sia che la figura del cerchio sia
nel rame, sia che sia nel ferro, sia nel legno e in tutti gli altri materiali (ao or
xuxo tov outov raiorrtoi oioov, ritr rv oe to tou xuxou ogo rotiv, ritr
r v oioge , ritr r v ue xoi toi oiaoi oaooiv). Dunque le figure non sono corpi o
per questo motivo oppure perch il cerchio una figura piana descritta da
ununica linea, e allora tutte le rette che partendo da un unico punto fra quelli
interni al cerchio, giungono su di essa sono uguali fra loro (g ouv xoto touto to
ogoto oux rioi oeoto, g oti o rv xuxo ri ogo ev raiaroov uao io yog
ariro rvov, ao gv o rvo te v rvto tou xuxou ogri ev ao ooi oi aooaiatouooi
ru0rioi iooi ogoi rioi). In breve, mentre il cerchio una figura unica, ca-
ratterizzata da determinazioni sempre uguali, i corpi che ne accolgono la figura
sono diversi fra loro.
26
Filopono, in questo passo, distingue gli aspetti incorporei della materia,
11 Nicom. 3,3-5 H.: [] questi aspetti incorporei sono per se
stessi immobili e immutabili, ed per accidente (ourgxote) che
partecipano e beneficiano delle affezioni del corpo che loro sostra-
to Dice che sono per accidente gli aspetti incorporei; non in mo-
do primario, ma secondo un rapporto secondario.
12 Nicom. 3,6-9 H.: La sapienza per eccellenza scienza degli
enti di questo genere [scil. degli enti veramente enti, cio degli in-
telligibili] (tev og toioutev) mentre per accidente scienza di ci
che ne partecipa, ossia dei corpi <Nicomaco dice degli enti di
questo genere> anzich dire enti divini e immutabili.
13 Nicom. 3,9-11 H.: Ma quelle realt [scil. gli enti veramen-
te enti] (A rxrivo) rimangono per natura immateriali, eterne,
senza fine, sempre identiche e immutabili [] Sono infatti im-
mutabili e incircoscrivibili circa il luogo; perci si dice anche che il
divino sia dovunque e in nessun luogo: dovunque per la potenza e
perch risplende verso di noi, per la provvidenza e per la conoscen-
za; in nessun luogo per la sussistenza e la sostanza; infatti non
ha luogo perch possiede per intero il confine del luogo, sicch an-
262 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
che Nicomaco indica con due differenti espressioni: ari outgv e ouv outg. Filo-
pono fa tale distinzione usando due verbi che, per un neoplatonico, hanno una
certa importanza semantica, precisamente il verbo uaori per indicare gli
aspetti incorporei che stanno nella materia, ari ugv, e urotgxrv per indicare
gli aspetti che sono con la materia, ouv outg . Occorre, dunque, dare a questi
due verbi un significato fortemente differenziato da un punto di vista filosofico.
Tale differenza, infatti, se non ha importanza per un matematico come Nico-
maco, invece importante per un neoplatonico. Secondo Filopono, gli incorporei
che esistono nella materia sono, per se stessi, immobili e immutabili, ma, in
quanto incorporei, non sussistono per se stessi perch sono in concomitanza
con la materia. Come dire, allora, che, secondo Filopono, un conto dire che ci
che incorporeo nella materia per se stesso immutabile, mentre il corpo ma-
teriale mutevole, altro conto dire che ci che immutabile per se stesso non
sussiste per se stesso. il corpo, ad esempio, che cambia quantit, pur essendo
in s sussistente, mentre la quantit immutabile per se stessa ma non sussi-
ste per se stessa, in quanto esiste solo nella materia, come suo accidente. In ef-
fetti sembra che qui Filopono si ricordi della lezione di Aristotele intorno agli
accidenti, i quali esistono ma non sussistono, perch sono in altro e non sono in
se stessi. Peraltro, lo stesso Nicomaco fa riferimento, indirettamente, alla teo-
ria di Aristotele, poich subito dopo usa il termine ourgxote, per acciden-
te, in riferimento agli incorporei. Di certo, tutto questo discorso per Filopono
concerne gli aspetti incorporei dei corpi e non i numeri, che invece sussistono in
s e per s, poich questi, nella dottrina neopitagorica e quindi per Nicomaco e
per Filopono, sussistono di per s, sono enti reali.
che lo contiene. Il divino illimitato: tale lincorporeo e dio in-
corporeo.
27
14 Nicom. 3,12-15 H.: [...] mentre quelle che sono coinvolte nel-
la generazione (to or rv yrvrori) e nella corruzione, nellaccresci-
mento, nella diminuzione, in ogni tipo di cambiamento e nella par-
tecipazione, appaiono in continuo mutamento e sono chiamate es-
seri per omonimia con quelli [scil. con gli intelligibili] [] <Dice
nella generazione> perch scorrono sempre secondo la qualit; in-
fatti si trasformano anche perch aumentano e diminuiscono secon-
do la quantit, e parimenti passano da luogo in luogo e da tempo in
tempo, creano fra loro relazioni sempre differenti, e nondimeno na-
scono e periscono secondo la sostanza,
28
(che anche i cieli mutino
secondo la qualit lo abbiamo gi mostrato nel commentario ai Me-
teorologica).
29
Certamente secondo il Timeo gli intelligibili sono
enti eterni, che non hanno alcuna nascita.
30
Poich dunque le ge-
nerazioni e le corruzioni avvengono nei corpi, ed in questi si riscon-
tra la mescolanza e il non essere, a giusto titolo essi sono enti per
omonimia: in quanto partecipano degli intelligibili sono, ma in
quanto nascono e muoiono continuamente partecipano anche del
non essere, e per questo sono esseri non in senso proprio ma per
omonimia.
Il continuo e il discreto: grandezza e molteplicit (15-20).
15 Nicom. 4,5-13 H.: Ci conforme alla ragione (ruoyov oo)
e del tutto necessario se perseguiamo un fine conveniente e appro-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 263
27
Si gi visto che le forme non hanno dimensione temporale, esse sono
eterne, mentre, al contrario, i sensibili, proprio per la loro esistenza nel tempo,
sono mescolati al non essere. Adesso troviamo che le forme non hanno neppure
una collocazione spaziale, la quale invece indispensabile per tutto ci che
corporeo. Filopono chiarisce il concetto prendendo come esempio il divino: dio
in potenza dovunque, ma di fatto non in nessun luogo. Dio, semmai, contiene
e comprende ogni confine spaziale. Sia dio che le forme sono illimitati in quan-
to incorporei.
28
Il divenire dei sensibili presentato secondo sei delle dieci categorie ari-
stoteliche: sostanza, qualit, quantit, relazione, spazio e tempo.
29
Tale riferimento stato identificato da . vrard (1965), p. 594 n. 8, con
il passo del Commentario di Filopono ai Meteorologica, 49,25-52,5. Daccordo
con vrard, a proposito di tale identificazione, L. Tarn (1969), p. 11 n. 50.
Cf. lIntroduzione al presente volume.
30
Filopono si riferisce, ancora una volta, a Platone, Timeo, 27d-28a. Tale
passo parafrasato anche da Ascl. I 10,8-13 e da Nicom. 3,19-4,5 H.
priato alluomo, cio il vivere bene
31
(questo si realizza soltanto at-
traverso la filosofia e nientaltro: la filosofia per noi, come ho gi
detto, desiderio di sapienza, la sapienza scienza della verit che
negli enti, gli enti sono detti gli uni in senso proprio, gli altri per
omonimia), distinguere (oxie oirriv) e articolare con precisione
gli accidenti degli enti Gi abbiamo detto qual lo scopo di que-
sto libro e che la filosofia amore di sapienza, come mostra anche il
nome, e che sapiente, come dice anche Aristocle nei dieci libri Sulla
filosofia, si dice in cinque modi; e che la filosofia propriamente
quella che studia gli enti che sono sempre e allo stesso modo.
Nicomaco, pertanto, molto abilmente prima ricerca il fine, e
quindi passa a indicare la strada che conduce ad esso. Come infatti
colui che vuole costruire una casa prima deve esaminare il progetto
da realizzare in base al fine e quindi inizia la costruzione: per pri-
ma cosa progetta il tetto, rimedio alla forza distruttiva del freddo e
del caldo, quindi, affinch esso si appoggi a qualcosa, deve costruire
le mura e per queste le fondamenta e per queste ultime scava la
terra e solo in seguito mette mano al resto; cos anche Nicomaco in
primo luogo indaga il fine della filosofia e dice che questo fine il
desiderio del bene, ma non di un bene qualsiasi, bens di quello che
favorisce il vivere bene; infatti in ogni cosa c un bene particolare,
anche nella pietra c il bene, che quellequilibrio che la conduce
al suo proprio posto, ma non questo il bene che ama la filosofia.
Se infatti fossimo soltanto corpi, il bene per noi sarebbe soltanto la
salute e, parimenti, se fossimo soltanto animali, il bene per noi po-
trebbe anche consistere in una sensibilit acuta, ma poich non
siamo semplicemente animali, bens animali razionali, poich pos-
sediamo unanima razionale (la <nostra> anima infatti una vita
razionale), ci adoperiamo di vivere bene: pertanto bisogna ricercare
il vivere bene soltanto per se stesso ovvero accompagnato da cono-
scenza.
chiaro che bisogna avere conoscenza, poich senza conoscen-
za il vivere bene somiglia ad un cieco che cammini nella giusta di-
rezione per caso. In altre parole, essendo di due specie le potenze
10
264 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
31
Il concetto di rueio si trova in Aristotele, Etica Nicomachea, 1098b 21.
Il fine della filosofia la conquista del bene, quel bene che realizza la rueio,
termine che indica una vita potenziata, pi piena rispetto a quella delluomo
comune, una vita totalmente appagante nel suo contenuto di bene e di bello. La
condizione essenziale da aggiungere alla rueio , chiaramente, la conoscenza,
giacch assolutamente inconcepibile un tale ideale superiore di vita in condi-
zione di brutalit ed inconsapevolezza.
dellanima, luna vitale, laltra conoscitiva, bisognerebbe adornare
luna per mezzo del vivere bene, laltra per mezzo della conoscenza;
questo dunque il fine della filosofia. Quali cose conducono ad es-
so? Diciamo le matematiche, poich non possiamo raggiungere im-
mediatamente gli enti divini, ma necessario che ci innalziamo fi-
no ad essi partendo dalle realt fenomeniche; e queste realt feno-
meniche sono o continue o discrete.
32
Poich dunque procedono da-
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 265
32
Il continuo e il discreto in Nicomaco sono qualit fondamentali di tutte
le realt presenti nelluniverso, sia sensibili che intelligibili. Questo accade per-
ch Nicomaco, nel paragrafo 4 del primo libro, mostra di non distinguere gli en-
ti noetici da quelli dianoetici: gli enti matematici sono, per Nicomaco, intelligi-
bili perch incorporei. Per quanto riguarda luso dei termini greci, le realt con-
tinue sono chiamate da Nicomaco ogouourvo, cio, propriamente, coese,
mentre per Filopono esse sono ouvrg, con riferimento allespressione touto to
oivorvo di p. 6,21; le realt discrete, invece, sono, per entrambi gli autori,
oiggrvo. In Filopono, comunque, troviamo i termini continuo e discreto in-
dicati solitamente con le parole to ouvrr e to oieiorvov, mentre Nicomaco
per esprimere il continuo preferisce il termine ogouourvo e, per il discre-
to, il termine to oieiorvov. Aristotele usa sia il termine oiggrvov sia il ter-
mine oieiorvov per indicare la quantit discreta, mentre usa il termine ouvr-
r per indicare la quantit continua, cf. Aristotele, Metaph., 1054a 22-23: in-
fatti si dice una molteplicit ci che discreto o divisibile, mentre si dice uno
ci che indivisibile e non discreto (to rv yo g oiggrvov g oioirtov ag0o
ti ryrtoi, to or ooioirtov g g oiggrvov rv); Physica, 233a 11: Contempora-
neamente, chiaro che ogni grandezza continua (Ao or ogov xoi oti ryr0o
oaov roti ouvrr), infatti il tempo si divide in medesime e uguali divisioni e co-
s anche la grandezza (to outo yo xoi to ioo oioirori o ovo oioiritoi
xoi to ryr0o); De caelo, 268a 7-8: Per cominciare, continuo ci che divisi-
bile in parti sempre divisibili, corpo ci che divisibile secondo tutte le di-
mensioni (ouvrr rv ouv roti to oioirtov ri ori oioirto, oeo or to aovtg oioi-
rtov); Categ., 4b 20-25: Del quanto c il discreto e il continuo (tou or aooou to
rv roti oieiorvov, to or ouvrr); [] Il discreto , ad esempio il numero e il
rapporto, il continuo invece la linea, la superficie, il corpo e ancora, oltre a que-
ste cose, il tempo e il luogo (roti or oieiorvov rv oiov oi0o xoi oyo, ouvr-
r or yog, raiovrio, oeo, rti or aoo touto ovo xoi toao). Continuo e
discreto sono due qualit associate la prima con la nozione di grandezza, ryr-
0o, laltra con quella di molteplicit, agto, cf. Nicom. 4,13-20 H. e Filop. I 18.
Da buon platonico Filopono, a differenza di Nicomaco, considera continuo e di-
screto come qualit proprie delle sole realt fenomeniche e non come qualit
della realt tutta, idee comprese. In I 18 infatti, Filopono si preoccupa di chia-
rire il passaggio di Nicomaco 4,13-20 H. e di correggerlo: in questo passo Nico-
maco afferma che gli enti intelligibili sono continui mentre quelli sensibili sono
discreti. In realt, precisa Filopono, Nicomaco ha sbagliato, dal momento che
ha chiamato i primi enti noetici anzich chiamarli dianoetici; il discorso che
egli fa, infatti, riguarda gli enti matematici e non le idee. I concetti di grandez-
za e di molteplicit sono concetti indefiniti e illimitati, dal momento che la
grandezza divisibile allinfinito e la molteplicit pu essere aumentata allin-
gli intelligibili, necessario che esse partecipino dei loro propri
principi; anche in quelli [scil. negli intelligibili] infatti c conti-
nuit e divisione, perch anche lass c distinzione di anime, di
angeli, di intelletti e di altre potenze; quaggi al contrario c pi
distinzione e meno unione. Esistono dunque il continuo e il discre-
to, che appunto percorrono strade opposte: luno, il discreto, proce-
dendo dallunit si accresce allinfinito, il numero infatti non ha un
limite daccrescimento; il continuo, allopposto, limitato verso il
pi, infatti anche il corpo stesso del mondo limitato, ma la dimi-
nuzione verso il meno procede allinfinito, perch ogni grandezza
divisibile allinfinito.
Poich dunque sia il continuo che il discreto, secondo il modo in
cui ne parliamo, sono infiniti, e non vi sono mai scienze di cose infi-
nite,
33
mentre vi sono percezioni di cose limitate, diciamo che sono
30
266 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
finito. La nozione di non infinit della grandezza e della molteplicit si riscon-
tra gi in Aristotele, Metaph., 1066b 4, in cui il filosofo, discutendo del concetto
di infinito, afferma: [] infatti ci che divisibile o grandezza o moltepli-
cit (to yo oioirtov g ryr0o g ag0o). In De caelo, 271b 33, invece, Aristote-
le tenta di dimostrare che il cielo finito, mostrando come sia assurdo il caso
contrario, ed afferma che noi diciamo infinito il numero in quanto non c un
numero massimo (oi0ov ryorv oariov, oti ryioto oux rotiv); infinita ,
quindi, per Aristotele, in questo passo del De caelo, la molteplicit numerabile,
il numero, ma non la grandezza. Tuttavia non possono esistere in atto oggetti
appartenenti a tali generi e infiniti, come ha insegnato Aristotele in Metaph.,
1066b 18: Linfinito non pu esistere come cosa indipendente: infatti linfinito,
se non n una grandezza n una molteplicit, ma esso stesso una sostanza,
e non un accidente, sar indivisibile (ri yo gtr ryr0o gtr ag0o, ouoio o ou-
to to oariov xoi g ourgxo, ooioirtov rotoi), perch ci che divisibile o
grandezza o molteplicit (to yo oioirtov g ryr0o g ag0o); e si legge anco-
ra in Physica, 204a 28: [] impossibile che ci che in entelechia sia infini-
to: difatti necessario che esso sia una quantit (oouvotov to rvtrrrio ov oari-
ov aooo v yo ti rivoi ovoyxoiov). E allora linfinito, si dir, esiste come acciden-
te (xoto ourgxo oo uaori to oariov). Ma si pur detto che, se cos, non
lo si pu considerare principio (ou x ror rtoi outo ryriv ogv), bens principio
proprio quello cui esso capita come accidente: laria, ad esempio, e il pari (o
rxrivo e ourgxrv, tov oro g to otiov). Poich la scienza, allora, sempre
scienza di cose finite, bisogner considerare una grandezza determinata il
quanto grande, to agixov, ed una molteplicit determinata il quanto, to ao-
oov, cf. Aristotele, Metaph., 1020a 7 ss. La molteplicit determinata, to aooov,
per Filopono, sinonima di numero, oi0o. La stessa cosa si pu riscontrare
in Nicomaco, cf. M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp. 112-113.
33
Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 211, per sottoli-
neare che non pu esistere una scienza di ci che infinito, riferisce una
espressione di Filolao: non ci potr essere cominciamento per il nostro cono-
scere, se tutto infinito (oov yo ouor to yveoourvov rooritoi aovtev oariev
scienze i quattro suddetti metodi, su cui, procedendo, Nicomaco
dar il suo insegnamento, e che si occupano del quanto e del quan-
to grande. Ma poich del quanto c il quanto in s e il quanto in
rapporto ad altro, diciamo che il quanto in s d origine allaritme-
tica, la quale teoria delle forme che si trovano nei numeri, perch
ad esempio dei numeri gli uni sono piani, triangolari, quadrangola-
ri e in breve poligonali, gli altri solidi, e sono alcuni dispari, altri
pari. Invece, il quanto che in rapporto ad altro d origine alla mu-
sica: la musica infatti lo studio teorico dei rapporti multipli ed
epimori, ad esempio quello epitrite, quello emiolio, quello doppio,
avendo queste corde estreme una certa relazione fra di loro.
34
Del quanto grande invece c quello immobile e quello in movi-
mento: di quello mobile si occupa lastronomia, di quello immobile
la geometria. Queste che riguardano la quantit sono quattro
scienze del genere matematico, per mezzo delle quali ci eleviamo
alle idee separate dagli enti, purificando, attraverso di esse, ed
educando la facolt dellanima soggetta a passione a pensare in
maniera incorporea e a guardare oltre la materia.
35
40
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 267
rovtev), cf. Filolao, 44 B 3. Per questo frammento di Filolao seguo la traduzio-
ne di F. Romano, il quale, alla p. 363 n. 23, avverte il lettore sul carattere con-
troverso della medesima.
34
Il quanto, to aooov, pu essere considerato in s o in relazione: il quanto
in s oggetto dellaritmetica, il quanto in relazione invece d luogo alla musi-
ca. Alla teoria delle relazioni numeriche fa riferimento, seppure senza che vi
sia un primario interesse matematico, anche Aristotele, Metaph., 1020b 26-
1021a 6. Linizio del passo aristotelico ci fornisce la misura della sua trattazio-
ne: Si dicono relative (ao ti) in primo luogo le cose come doppio rispetto a
met (oiaooiov ao giou), triplo rispetto a un terzo (tiaooiov ao titgo-
iov), in generale multiplo rispetto a sottomultiplo e ci che supera rispetto a
ci che superato (xoi oe aooaooiov ao aoootgoiov xoi uarrov ao
uarrorvov).
35
Questa divisione della matematica in quattro scienze particolari, arit-
metica, geometria, musica e astronomia, allorigine della partizione delle
scienze del Quadrivium. Diversa la divisione delle matematiche che si legge in
Teone di Smirne, 15,13 ss., che invece la seguente: aritmetica, geometria (os-
sia geometria piana), stereometria (ossia geometria solida), astronomia (scien-
za dei solidi in movimento). Accanto a queste quattro scienze matematiche tro-
viamo in Teone la musica, che si occupa in primo luogo dei movimenti, dellor-
dine e dellarmonia delle stelle. La divisione di Teone legata, evidentemente,
alla partizione delle scienze matematiche di Platone, il quale in Repubblica,
521-528 aveva distinto, in ordine, aritmetica, geometria piana, geometria soli-
da e astronomia, a cui aveva affiancato la musica o armonia (cf. 529a ss.). An-
che per Platone, quindi, prima dellastronomia, che studia i solidi in movimen-
to, bisogna ben conoscere la stereometria, che la geometria dei solidi. In que-
sto lungo passo della Repubblica, cio 521-528, Platone interessato alle mate-
Certamente anche Platone nella Repubblica vuole, per mezzo
delle matematiche, che i custodi delle leggi siano elevati alla teolo-
gia, affinch contemplando le bellezze di lass curino di assimilare
allordine di quelle lordine delle citt e lo riproducano per quanto
possibile; donde anche indaga, se per caso non li danneggiamo ab-
bassandoli dalla contemplazione degli enti divini agli affari politici,
e dice che come i custodi delle leggi pretendono il mantenimento
dalla patria che li forma come tali, saranno giusti tributandole gra-
titudine con labbassarsi alla cura di essa.
16 Nicom. cf. par. 15 Di che natura sono questi, cio il conti-
nuo e il discreto? La continuazione del discorso, in base alle cose
dette sopra, questa: ragionevole dunque e molto giusto distin-
guere accuratamente anche ci che segue.
268 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
matiche nella misura in cui i due interlocutori, Socrate e Glaucone, riconoscono
queste scienze come necessarie per leducazione dei custodi dello stato. La con-
nessione fra scienze matematiche e formazione dei soggetti destinati a dirigere
lo stato non sfugge a Filopono, il quale in questo stesso paragrafo 15 cita ap-
punto la Repubblica platonica con riferimento al passo 519c 8 ss. In questo pas-
so, citato anche da Asclepio sia nel suo Commentario a Nicomaco I 11,66 ss.,
sia in quello alla Metaphysica, 20,6-16, Platone individua i custodi delle leggi
in coloro che sanno elevarsi fino alla contemplazione degli intelligibili e, prima
di tutto, fino alla contemplazione dellidea di bene: dunque compito nostro,
dissi, compito proprio dei fondatori, quello di costringere le migliori nature ad
accostarsi a quella disciplina che prima abbiamo definita la massima (to tr
rtioto uori ovoyxoooi oixro0oi ao to o0go o rv te aoo0rv rorv rivoi
ryiotov), vedere il bene e fare quellascesa (ioriv tr to oyo0ov xoi ovogvoi
rxrivgv tgv ovoooiv). E quando sono salite e lhanno visto pienamente, non
dobbiamo permettere loro ci che si permette ora. Che cosa? Rimanere col,
feci io, senza voler ridiscendere presso quei prigionieri (g r0rriv aoiv xoto-
oivriv ao rxrivou tou oroeto) e partecipare delle fatiche e degli onori del
mondo (gor rtrriv tev ao rxrivoi aovev tr xoi tiev), a prescindere dalla
minore o maggiore loro importanza. Ma, rispose, dovremo veramente fare in-
giustizia a queste nature e farle vivere peggio, quando possono vivere meglio?
(ooixgoorv outou, xoi aoigoorv riov gv, ouvotov outoi ov orivov). In que-
sto passo Platone mostra, a mio avviso, come linteresse e il fine costante della
sua riflessione filosofica consista nel bene comune, quindi come esso sia di na-
tura fondamentalmente politica. Lo scrupolo di abbassare le anime dei custodi,
soggetti di tale levatura intellettuale da giungere fino alla contemplazione de-
gli intelligibili, al mondo inferiore degli enti materiali, annullato dallo scopo
fondamentale, che il bene generale. Filopono non trascura, nel suo commento,
nemmeno questo aspetto del passo platonico, quando, alla fine del commento
stesso, accenna alla giustizia dei custodi, che ricambiano il bene che ricevono
dalla patria con labbassarsi fino al mondo sensibile per portare in esso, quanto
pi possibile, limpronta del bene assoluto che hanno contemplato.
17 Nicom. 4,13-20 H.: Degli enti in senso proprio e di quelli
che sono per omonimia, cio degli intelligibili (vogtev) e dei sensibi-
li, gli uni sono (to rv rotiv) unificati e coesi (ogouourvo), come
il vivente, il mondo, lalbero e simili cose, le quali in senso proprio e
particolare si chiamano grandezze, gli altri invece sono divisi (to or
oiggrvo) e giustapposti e come in un mucchio: questi si denomi-
nano molteplicit, ad esempio un gregge, un popolo, un mucchio,
un coro e simili Cio continui in quanto serrati dalle proprie par-
ti, come infatti le loro parti poggiano luna sullaltra e ciascuna di
esse tenuta in coesione dalle altre anche luniverso dalle parti del
mondo.
18 Nicom. cf. par. 17 Dice noetici al posto di dianoetici; infatti
il presente discorso non riguarda gli enti propriamente noetici e
ipercosmici, bens gli enti matematici. Platone, infatti, distingue in
modo pi netto gli enti in intelligibili e sensibili;
36
suddivide poi gli
intelligibili in enti dianoetici e quelli che sono chiamati intelligibili
omonimamente rispetto al genere.
37
Gli enti dianoetici si afferrano
tramite la ragione, come le matematiche; gli intelligibili in senso
proprio invece si afferrano soltanto tramite lintelletto, ed essi sono
modelli degli enti di quaggi. Suddivide per anche i sensibili in
percepibili sotto forma di immagini, come quelli riflessi in uno
specchio, e sensibili in senso pi proprio, che i nostri sensi afferra-
no direttamente. Bisogna intendere dunque intelligibili in questo
brano come dianoetici, che sono gli enti matematici.
19 Nicom. cf. par. 17 Cio i continui, tenuti in coesione sia lu-
no con laltro sia dalle proprie parti, egli dice si chiamano in senso
proprio grandezze.
20 Nicom. cf. par. 17 La seconda specie del quanto: di questo
quanto, infatti, c il continuo e il discreto; ciascuno dei due aspetti
d origine a due scienze matematiche: il quanto continuo alla geo-
metria e allastronomia, la prima scienza del quanto immobile, la
seconda scienza del quanto in movimento; mentre il quanto discre-
to d origine ad altre due scienze: laritmetica che si occupa del nu-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 269
36
Questo riferimento a Platone pu essere identificato con Repubblica,
509a-d ss., ossia con la dottrina della linea divisa. Tale riferimento si riscontra
anche in Ascl. I 13 e nel suo Commentario alla Metaphysica, 142,7-11.
37
Cio gli intelligibili veri e propri, che sono oggetto del vou, omonimi con
se stessi.
mero privo di relazione e la musica che si occupa invece di quello in
relazione.
Le quattro scienze del quanto: le matematiche (21-26).
21 Nicom. 4,20-21 H.: Dunque bisogna ritenere che scienza (r-
aiotggv) di queste due specie la sapienza [] detta scienza
perch conduce il nostro intelletto a stabilit e libera dallincer-
tezza relativa alle cose conoscibili. Queste sole scienze possiedono il
carattere dellinfallibilit sia negli oggetti di loro pertinenza che
nei rapporti che li riguardano,
38
e soprattutto la geometria e larit-
metica: giustamente dunque la scienza di queste cose sapienza in
senso proprio.
Ma Nicomaco scioglie unobiezione che capita a questo punto:
non esiste infatti scienza dellinfinito; sia nel continuo che nel di-
screto si scorge linfinito: il discreto si accresce allinfinito a partire
dallunit, mentre il continuo si divide allinfinito, giacch il decre-
mento non si arresta mai. Come dunque possibile, dice, che di es-
si si dia scienza? Sciogliendo poi laporia afferma che n della sem-
plice molteplicit, n della semplice grandezza
39
si d scienza, ben-
s intorno a qualcosa di determinato in ciascuna di esse: della mol-
teplicit intorno al quanto, della grandezza intorno al quanto gran-
de, intendendo per quanto un numero determinato e per quanto
grande similmente di nuovo qualcosa di determinato, doppio, epi-
trite, emiolio, pari, dispari, il cerchio e la sfera, e in breve si d
scienza intorno a quelle cose che insegnano le quattro scienze <ma-
tematiche>. E poich dopo la sostanza il primo genere degli enti il
quanto,
40
e di questo ci sono due specie, quello continuo e quello di-
screto, nei quali abbiamo mostrato che consistono le quattro scien-
ze, allora chiaro che impossibile che sussista una sapienza che
prescinda da esse.
10
270 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
38
Il carattere di assoluta certezza, svincolata dallopinione, riguarda sia i
principi che ogni singola scienza assume come punti di partenza che gli svolgi-
menti interni di tali principi, i quali costituiscono appunto i nuovi raggiungi-
menti di ogni scienza in maniera specifica.
39
La molteplicit quantit aritmetica, ovvero il numero in quanto quan-
tit discreta. Da essa deriva il quanto, to aooov. La grandezza , invece, quan-
tit geometrica. La quantit di una figura geometrica quantit del continuo.
Da essa deriva il quanto grande, to agixov.
40
Si tratta ancora una volta della tavola aristotelica delle categorie, cf.
Aristotele, Categ., 1b 25-27.
Poich dunque la filosofia amore di sapienza, e la sapienza
in queste sole scienze, allora impossibile filosofare prescindendo
da esse. Di ci vi sono molte testimonianze da parte degli antichi;
afferma infatti il pitagorico Androcide:
41
come la pittura soccorre
le arti manuali dipingendo lopera di ciascuna (e infatti disegna al-
la statuaria limmagine che lartista realizzer, allarchitetto la co-
struzione, a coloro che ricamano sugli abiti, a quanti lavorano loro
e largento e insomma a tutti), cos anche le quattro scienze mate-
matiche soccorrono coloro che filosofano, perch abituano a pensa-
re, ad intuire le sostanze delle forme separate e divine separata-
mente dalla materia tutta. Mostra poi che Archita di Taranto
42
ha
detto le stesse cose. Scrivono dorico tutti costoro: infatti dice
quello mi sembra che conoscano bene le matematiche; <dice>
ooxouvti <le matematiche> al posto di ooxouoi le matematiche;
rendono il plurale dei verbi con il participio singolare, dicendo
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 271
41
Il pitagorico Androcide, gi menzionato da [Giamblico], La teologia del-
laritmetica, p. 459, come autore di uno scritto Sui simboli, citato sia da Ni-
com. 6,15-16, sia da Ascl. I 19,1.
42
Filopono cita il passo di Archita che corrisponde allinizio del frammento
47 B 1: A me sembra che i matematici siano capaci di esaminare accurata-
mente ogni cosa [], e non c da meravigliarsi che essi pensino in maniera
corretta quali siano le qualit delle singole cose xoe oi ooxouvti toi ari to
o0goto oioyvervoi, xoi ou0rv otoaov o0e outou, oio rvti, ari rxootev o-
vrriv. La stessa citazione di Archita si legge in Giamblico, La scienza matema-
tica comune, p. 97: Perci queste scienze che si occupano di soggetti fratelli,
ragionevole considerarle scienze sorelle (oioar ari ooro to uaoxrirvo xoi
outo yrvorvo, ruoyov ooro xoi to raiotgo touto voiriv), affinch non
si ritenga insensato il detto di Archita: sembra che queste scienze siano sorel-
le (touto yo to o0goto ooxouvti rirv ooro) e ricorre, sempre in Giambli-
co, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 211. A proposito della nota lin-
guistica relativa allespressione di Archita, che Filopono aggiunge nel suo com-
mento, ooxouvti e aoiouvti sono forme arcaiche di indicativi presenti, terze per-
sone plurali, dove si conservato loriginario gruppo vt. Lespressione rendono
il plurale dei verbi con il participio singolare, dicendo ooxouvti al posto di
ooxouoi e aoiouvti al posto di aoiouoi tuttavia generica, poich potrebbe signi-
ficare sia rendono lindicativo plurale con il participio singolare sia rendono
il participio plurale con quello singolare. Io propendo per la prima interpreta-
zione, confortata tra laltro dal paragrafo successivo, dove rvti sostituito con
rioi. Per questa notazione filologica cf. anche Ascl. I 20. rvti, che il termine
commentato nel successivo paragrafo, la terza persona plurale del verbo rii,
indicativo presente: rvtihrvti ha perduto laspirazione per analogia con rii , cf.
L. Heilmann, Grammatica storica della lingua greca, in Enciclopedia classica,
II (1959), p. 209 n. 334. Filopono suggerisce rioi, al posto di rvti. Il testo di Ni-
comaco si riferisce agli esseri particolari, affermando che chi conosce la totalit
conosce, eo ipso, le cose particolari.
ooxouvti al posto di ooxouoi e aoiouvti al posto di aoiouoi; oioyver-
voi al posto di oioyvevoi.
22 Nicom. 6,20-22 H.: Coloro che conoscono bene, infatti, le na-
ture delle cose universali, vedranno bene anche le cose particolari
quali esse sono (oio rvti) Cio <dice> quali esse sono; infatti <i
pitagorici> vogliono che le cose singolari siano sussunte sotto gli
universali; perch quasi tutta la teoria degli enti si costituita, do-
po la sostanza, intorno al quanto, in cui consistono anche le quattro
scienze matematiche, come abbiamo indicato prima.
23 Nicom. 7,2-5 H.: Queste matematiche dunque sembrano
ben essere sorelle (oorro), perch esse si riferiscono alle due spe-
cie primordiali dellessere, le quali sono sorelle Sono due le spe-
cie in cui si divide il quanto: il quanto infatti si divide in continuo e
discreto. Giacch dunque le due specie sono sorelle, in quanto pro-
cedono da un unico genere, il quanto, ragionevolmente sono sorelle
anche le scienze che le riguardano: laritmetica e la musica che ri-
guardano il quanto discreto, la geometria e lastronomia che ri-
guardano il quanto continuo.
43
24 Nicom. 7,5-14 H.: Ma anche Platone, alla fine del tredicesi-
mo libro delle Leggi, che alcuni intitolano Il filosofo, perch egli vi
esamina e definisce come devessere il vero filosofo, [] aggiunge:
occorre che ogni figura (oio yoo) e sistema numerico, ogni compo-
sizione armonica o relativa alla rivoluzione degli astri manifestino
ununica proporzione a colui che apprende con metodo, e ci che di-
ciamo apparir corretto se si apprende ogni cosa, guardando allu-
no (ri rv raev)
44
Viene invocata anche la testimonianza di
272 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
43
da notare, a questo proposito, che il fatto che Filopono dica che in-
torno alla quantit, che segue la sostanza, che si costituisce ogni teoria degli
enti e che quindi le matematiche, come scienze della quantit, sono scienze teo-
retiche degli enti, suggerisce che anche qui Filopono si richiama alle categorie
di Aristotele, in cui troviamo il quanto subito dopo la categoria della sostanza e
quindi come la prima delle categorie accidenti. Questo indiretto richiamo alle
categorie di Aristotele avvalorato anche dal fatto che il continuo e il discreto,
come le due specie del quanto, sono espressi in termini aristotelici, ossia oiei-
orvov e ouvrg, come gi si detto.
44
Nicomaco cita Platone, Epinomide, 991d-992b, il quale associa in un
unico metodo le quattro scienze matematiche, che considera un tuttuno: Ecco,
comunque, il metodo buono questo va detto : occorre che ogni figura e siste-
ma numerico, ogni composizione armonica o relativa alla rivoluzione astrale
Platone, che necessario che il vero filosofo conosca le quattro
scienze matematiche di cui si detto, in modo che attraverso di es-
se risaliamo alla conoscenza degli enti divini e assolutamente im-
materiali, che anche Platone, parlando in tal modo, enumera in
modo sintetico.
25 Nicom. cf. par. 24 Cio la geometria; sistema numerico
chiama laritmetica (ogni numero infatti un sistema di unit),
45
e
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 273
(aov oioyoo oi0ou tr ouotgo xoi oovio ouotooiv oaooov tg tr tev ootev
arioo ), rivelino, a chi apprende seguendo il vero metodo, lunico accordo esi-
stente fra tutti questi sistemi (tgv oooyiov ouoov iov oaovtev ovoovgvoi ori
te xoto toaov ov0ovovti), e ci che diciamo si manifester correttamente se si
apprende guardando verso luno (ovgortoi or, ov, o ryorv, o0e ti ri rv
raev ov0ovg ): a chi rifletta, infatti, apparir un unico naturale vincolo che
lega tutte le cose; chi invece intraprende in maniera diversa <da quella mate-
matica> tali studi, deve invocare, come siamo soliti dire, la fortuna (oroo yo
aruxe aovtev ri ovoovgortoi oiovoourvoi ri o oe ae touto rtoriiri-
toi ti, tugv ori xoriv, eoar xoi ryorv). Per quanto riguarda laderenza di
Nicomaco al testo platonico, rimando a M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpin-
ski (1926), p. 185 n. 3. Il passo platonico ripreso fedelmente anche da Giam-
blico quando, ne La scienza matematica comune, pp. 83-85, scrive: Occorre
mostrare a chi deve imparare come si deve che ogni diagramma e sistema nu-
merico e tutta la combinazione armonica e la proporzionalit del movimento
circolare degli astri rivelano, a chi impara con metodo, che c un unico accordo
in tutto (aov oioyoo oi0ou tr ouotgo xoi oovio ouotooiv oaooov tg tr
tev ootev arioo tgv ovooyiov ouoov iov oaovtev ovoovgvoi ori te xoto
toaov ov0ovovti). E tale unit apparir, lo ripetiamo, se si apprende con os-
servazioni corrette ci che noi diciamo, perch a chi ci ragioni sopra tutti questi
aspetti del mondo riveleranno un unico legame naturale (oroo yo aruxe
aovtev toutev ri ovoovgortoi oiovoourvoi). Se invece a tale studio ci si appli-
ca in un modo non metodico, allora, bisogna invocare la fortuna (tugv ori xo-
riv), come noi pure siamo soliti dire. Senza questi studi, infatti, non nasce mai
nelle citt natura felice, ma questo il metodo (outo o toao), questa leduca-
zione matematica (outg tog), queste le matematiche (touto o0goto), difficili
o facili che siano (ritr orao ritr ooio), in questo modo bisogna procedere.
Dal momento che sia Giamblico sia Nicomaco 7,14-15 H. riprendono lEpinomi-
de di Platone, si deduce che per entrambi le matematiche sono legate fra loro,
cos come insegna appunto Platone, da una linea unica, oroo. Leggiamo infat-
ti in Nicomaco: oroo yo oaovtev toutev ri ovoovgortoi. Il concetto di oroo
indica, in entrambi gli scrittori, la nozione di unit della scienza matematica,
che in Giamblico acquista un rilievo particolare, cf. a questo proposito F. Roma-
no (1995), p. 24 ss. Lunit delle quattro matematiche, spiegher Filopono nel
commento 25 del primo libro, consiste nel condurre tutte ad un unico fine, che
quello di elevare alla contemplazione degli enti immateriali e divini. questo
lo scopo ultimo della filosofia.
45
La definizione di numero come sistema di unit comunemente attri-
buita a Talete, cf. Th. Heath (1921a), I, pp. 69-70. In Teone di Smirne, 18, leg-
ogni composizione armonica <chiama> la musica: essa infatti ,
secondo i pitagorici, unione di cose molto confuse e di persone che
hanno pareri discordanti; o relativa alla rivoluzione degli astri in-
dica perci lastronomia. manifestare ununica <proporzione>:
<Nicomaco> dice cos volendo mostrare che ciascuna di queste
<quattro matematiche> si accorda con le altre, in quanto c di esse
ununica ispirazione.
In che modo le cose stiano cos lo ha aggiunto dicendo: ci che
diciamo apparir eccetera. Oppure la suddetta espressione si deve
intendere cos manifestare un unico accordo, sicch <Nicomaco>
dice che queste quattro scienze matematiche formano un unico ac-
cordo,
46
cio conducono ad un unico fine; infatti tutte queste scienze
ci conducono allunico fine che quello della filosofia. Oppure in-
tende dire che bisogna condurre queste stesse quattro scienze, che
sembrano differire, ad un accordo armonico, e mostrare che hanno
una natura comune. Infatti proprio della filosofia mostrare la co-
munanza fra le cose che possiedono molta differenza ed evidenziare
in che cosa differiscono quelle che hanno molta comunanza; non
infatti difficile mostrare la comunanza fra il colombo e la colomba,
cosa del tutto evidente, ma esporre la loro differenza; n difficile
mostrare la differenza fra il cane e il cavallo, ma ci che hanno in
comune.
26 Nicom. cf. par. 24 <Nicomaco dice> Se qualcuno guarda
alluno anzich dire se qualcuno guarda allunico fine e allunico
scopo, che il filosofare, costui impara tutte queste cose, cio com-
prende le cose divine e pu contemplare le realt immateriali.
10
274 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
giamo: Il numero un sistema di unit, ovvero una progressione di moltepli-
cit che inizia dallunit e una regressione che termina nellunit (oi0o roti
ouotgo ovooev, g aoaooioo ag0ou oao ovooo oorvo xoi ovoaooioo
ri ovooo xotogyev). Lunit invece ci che compie la quantit [principio ed
elemento dei numeri] (ovo or roti aroivouoo aoootg [og xoi otoiriov tev
oi0ev]). Una simile definizione troviamo anche in Stobeo, Anthologium, I
8,1 ss., che la riferisce a Moderato: Il numero , grosso modo, un sistema di
unit, ovvero una progressione di molteplicit che inizia dallunit e una re-
gressione che termina nellunit (Ex tev Moorotou Hu0oyoriou roti or oi0-
o, e tuae riari v, ouotgo ovo oev, g aoaooioo ag0ou o ao ovooo o orvo
xoi ovoaooioo ri ovooo xotog yev).
46
Filopono riprende alla lettera il termine adoperato da Platone (oooyi-
ov), trascurando quello adoperato da Nicomaco nel citare lo stesso Platone (o-
vooyiov).
Le matematiche: mezzi per giungere alle idee platoniche (27-32).
27 Nicom. 7,14-19 H.: Si riveler ununico legame (oroo) di
tutte queste scienze, ma se qualcuno intraprende a filosofare in al-
tro modo (ri or ti oe), bisogna che chiami in aiuto la fortuna.
47
Infatti, senza queste scienze, egli non ha una strada, ma questo
metodo, cio queste matematiche, facili o difficili (ri tr orao ), deve
passare per di qua e bisogna che non se ne disinteressi Infatti di
queste quattro scienze c ununico legame ed ununica unione, cio
ricercare gli enti che sono sempre e allo stesso modo; necessario
infatti insegnare ai giovani le matematiche, afferma Plotino, per
familiarizzarli con la natura incorporea.
28 Nicom. cf. par. 27 Infatti abbiamo gi detto che chi non pro-
cede attraverso di esse [scil. attraverso le matematiche] simile ad
un cieco che cammini nella giusta direzione per caso;
48
bisogna
dunque che colui che non procede verso la filosofia attraverso di es-
se chiami in aiuto la fortuna: ma la fortuna non causa di scienza.
29 Nicom. cf. par. 27 Giacch taluni dicono che <le matemati-
che> sono difficili
49
e che non possibile a tutti giungere alla filo-
sofia attraverso di esse, per questo motivo Nicomaco dice: sia che
qualcuno reputi che siano difficili sia che siano facili, unica la
strada che, attraverso di esse, conduce alla filosofia, se si deve filo-
sofare in maniera corretta, ed in altro modo non possibile andare
verso gli intelligibili; se invece procederemo attraverso di esse ordi-
natamente, allora potremmo esserne contenti, sicch su di esse non
varr n dice cosa giusta il detto di Esiodo: facile quindi pur es-
sendo difficile.
50
Ma che le anime siano gratificate alla scoperta delle dottrine ri-
sulta chiaro dal fatto che quando scopriamo qualcosa proviamo pia-
cere, e proviamo piacere al punto che per la gioia spesso versiamo
anche lacrime.
Una volta, per esempio, un mio compagno, apprendendo dal
maestro la dimostrazione di un teorema geometrico e compiacendo-
si molto per il ragionamento, allorch fu giunto alla conclusione 10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 275
47
La fonte ancora Platone, Epinomide, 992a.
48
Filopono ha fatto questo stesso esempio nel paragrafo I 15.
49
Platone, Epinomide, 992a.
50
Cf. Esiodo, Opera et Dies, 291-292: ragv o ri oxov ixgvoi, gioig og
rarito arri, orag ar rou oo.
disse di essere triste perch il discorso si avviava alla fine, come se
uno fosse addolorato per un companatico molto piacevole o per una
bevanda dopo che siano state consumate.
51
<Nicomaco dice poi>
scherzando e facendo sul serio
52
invece di in qualsiasi modo.
30 Nicom. 7,21-8,7 H.: Evidentemente queste matematiche so-
migliano a scale (xioi tioi) e a ponti, poich fanno passare la no-
stra ragione dalle realt sensibili e opinabili alle realt intelligibili
e scientifiche, e dalle realt che ci sono abituali e familiari dallin-
fanzia, materiali e corporee, a quelle di cui non si ha labitudine e
che sono dunaltra specie rispetto alle sensazioni, pi imparentate
con le nostre anime per la loro immaterialit (ouio) e leternit, e
ancor prima per la loro natura noetica Chiaramente <somigliano
a scale> queste matematiche: bisogna dunque, attraverso queste,
pervenire alla dialettica, non alla dialettica che troviamo in Aristo-
tele, ma a quella che c in Platone,
53
la quale indaga sulle cose di-
vine o sui principi e cos, attraverso di essa, procedere verso ci che
sempre e allo stesso modo.
31 Nicom. cf. par. 30 Infatti gli enti immateriali sono conge-
neri con le nostre anime, soprattutto con la parte razionale, che
separata dai corpi. Anche lanima irrazionale, infatti, pi che con il
276 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
51
Per questo aneddoto che si riferisce ad Ammonio e che raccontato an-
che da Ascl. I 29, sebbene in termini leggermente diversi da quelli usati da Fi-
lopono, rimando alla discussione di L.G. Westerink (1964), pp. 534-535 e di L.
Tarn (1969), p. 13.
52
Nicom. 7,19-21 H.: Ma colui che afferra tutte queste cose cos come io le
dico, questo io ben chiamo il pi saggio (ooetotov) e lo affermo scherzando e
facendo sul serio (xoi oiiouiooi aoiev tr xoi oaouooev). In Giamblico, La
scienza matematica comune, p. 97, leggo unespressione simile a questa di Nico-
maco, che si richiama per apertamente a Platone, ancora una volta a Epino-
mide 992a ss.; scrive infatti Giamblico: [] e che colui che ha acquisito linsie-
me di tutte queste scienze, cos come egli pensa si debba fare, Platone lo chia-
ma sapientissimo (ooetotov xoi oiiouirtoi aoiev) nel senso pi vero del
termine e lo afferma scherzando, e raccomanda a chi desideri filosofare di ricer-
care e desiderare sempre queste matematiche, siano esse difficili o facili.
53
Filopono precisa la funzione delle scienze matematiche contrapponendo
alla dialettica aristotelica la dialettica platonica: le matematiche hanno lo sco-
po di avvicinare luomo alla conoscenza degli intelligibili. Agli intelligibili non
si pu giungere se non tramite le matematiche, che sono preparatorie in quan-
to educano ed innalzano alla scienza vera e propria, la dialettica, che intesa,
quindi, nel senso platonico, come scienza del vero filosofo. Tramite la dialettica
lindividuo giunge a contemplare gli intelligibili.
corpo congenere con gli enti divini, in quanto incorporea; nondi-
meno la parte razionale di essa che soprattutto congenere ed
prossima agli enti divini e l dimora per natura.
54
Quaggi, di certo,
le anime sono in esilio, donde si adatta ora allanima il detto poeti-
co abita in terra straniera lontano dai genitori.
55
Soprattutto,
dunque, lanima razionale ad essere imparentata con quelli [scil.
con gli intelligibili]; sicch anche le matematiche sono le pi affini
allanima e le sole che possono condurla alla scienza, per mezzo del-
la loro immaterialit per contemplazione. In quanto immateriale,
dunque, la nostra anima, o meglio la sua facolt dianoetica, volgen-
dosi immaterialmente alle nozioni matematiche, separatamente
dai corpi che sono presenti in esse, si abitua e si procura lintelli-
genza delle realt che sono del tutto separate e ad essa pi affini.
56
32 Nicom. 8,8 H.: Perci anche Socrate, in Platone, nella Re-
pubblica []
57
Bisogna sapere che, nella Repubblica di Platone,
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 277
54
Lanima umana immateriale ed ha comunanza con gli intelligibili; di
essa anche la parte pi irrazionale, il platonico rai0urtixov, congenere agli
enti divini, e tuttavia questultima la parte che pi di tutte conserva lim-
pronta inferiore del corpo. Per questo motivo lanima razionale pi congenere
con gli intelligibili che quella irrazionale.
55
Cf. Omero, Od., 9,36: yoig rv ooooag voiri oaovru0r toxgev. Platoni-
camente il luogo naturale dellanima in alto, presso gli enti divini. Nel corpo
essa si trova quindi per caduta, in esilio.
56
Gi nei primi paragrafi del Commentario Filopono aveva chiarito che le
matematiche sono in certo qual modo separate e in certo qual modo non sepa-
rate dai corpi. In quanto entit mentali le nozioni matematiche sono immate-
riali e questa loro immaterialit le rende affini allanima, che quindi potr av-
valersi di esse per elevarsi fino alle realt assolutamente immateriali. Tramite
le matematiche lanima pu compiere il suo processo ascendente: dalla sua col-
locazione nel corpo materiale fino alle idee.
57
Nicomaco cita un passo della Repubblica di Platone, che corrisponde in
parte a 527d-e. Nella prima parte della sua citazione Nicomaco riassume parte
del dialogo fra Socrate e Glaucone, durante il quale questultimo, interrogato
da Socrate, ha esposto i motivi e gli aspetti secondo cui egli ritiene che le mate-
matiche siano utili, dopo di che Nicomaco passa a citare Platone in maniera
pi letterale, ma con un passaggio che non corrisponde del tutto a quello plato-
nico. Ecco cosa scrive Nicomaco 8,19-9,4 H.: Come sei divertente e sembri te-
mere che io proponga che queste matematiche siano inutili (e gou ri, oti
roixo oroirvoi, g o o ogoto tou to to o0g oto aooto ttoii); questo per del
tutto difficile, o, piuttosto, impossibile (to or roti aoyoraov, oov or
oouvotov), infatti, locchio dellanima, accecato e seppellito dalle altre occupa-
zioni, soltanto da queste <scienze> rianimato e rinvigorito (oo yo tg ug
uao tev oev raitgoruotev oaotuourvov xoi xotouttorvov oio toutev ovev
ovoeauritoi xoi ovryrirtoi), essendo la sua conservazione preferibile a quel-
quando Socrate dice a Glaucone che necessario che i custodi delle
leggi siano stati educati per mezzo delle matematiche, Glaucone ri-
sponde che sicuramente conviene: la geometria infatti giova per le
fondazioni di citt e di accampamenti; laritmetica alle contribuzio-
ni collettive, alle ripartizioni e parimenti ai calcoli; la musica alle
feste, alle cerimonie sacrificali, agli eventi lieti e alle riunioni so-
lenni; lastronomia allagricoltura, alla navigazione e allintrapresa
di attivit. Queste cose dice Glaucone. Ma Socrate gli ribatte: sei
divertente dice e mi sembri spaventato. Dunque non sono inuti-
li, infatti quelle cose che tu credi che siano utili, proprio queste so-
no inutili a chi filosofa; la loro utilit infatti non questa di cui tu
parli, ma esse sono utili per se stesse a guardare verso il divino,
278 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
la di mille occhi corporei, perch con questo solo si vede la verit delluniverso
(xrittov ov oe0gvoi uiev oeotixev ootev ove yo oute g ari tou aovto
og0rio ootoi). Possiamo confrontare il testo di Nicomaco con quello di Plato-
ne, Repubblica, 527d-e: Sei divertente, dissi io; hai laria di temere che i pi ti
possano accusare di prescrivere discipline inutili (g ou ri, g v o rye , o ti roixo or-
oioti tou aoou, g ooxg ogoto o0goto aootottriv). Invece un fatto
tuttaltro che trascurabile, per quanto difficile a credere, che in queste mate-
matiche di ciascuno si purifica e come fuoco si ravviva un certo organo dellani-
ma rovinato e accecato dalle altre occupazioni (rv toutoi toi o0gooiv rxootou
oyovov ti ug rxxo0oirtoi tr xoi ovoeauritoi oaourvov xoi tuourvov
uao tev oev raitgoruotev), essendo la sua conservazione preferibile a quella
di tutti gli occhi di questo mondo, perch soltanto con quellorgano si pu vede-
re la verit (xrittov ov oe0gvoi uiev ootev ove yo oute og0rio ootoi).
Le differenze del testo di Nicomaco rispetto al passo platonico sono irrisorie, ad
eccezione di due: Nicomaco parla di occhio dellanima anzich di organo del-
lanima e dice verit delluniverso anzich dire semplicemente verit, come
fa Platone (cf. J. Bertier (1978), p. 147 n. 17). Rispetto a questi due passi, Filo-
pono dapprima riassume il testo di Nicomaco in cui questultimo, riassumendo
gi Platone, aveva esposto gli aspetti secondo cui Glaucone riteneva utili le ma-
tematiche. Successivamente, nella parte del testo che ho riportato qui sopra,
Filopono si discosta sia da Nicomaco sia da Platone: il commentatore espone il
concetto del discorso platonico e cio che le matematiche sono scienze mediane
che conducono alla conoscenza degli intelligibili. Esse purificano locchio del-
lanima, aggiunge Filopono in linea con Nicomaco. Le matematiche non devo-
no intendersi, quindi, come scienze pratiche di calcolo, poich chi non le sepa-
ra dalla materia e non le riporta alle cose divine, ha una intelligenza <di que-
ste scienze> limitata alla sola tavoletta. Lobiezione di Socrate a Glaucone era,
infatti, estremamente chiara agli antichi: le quattro matematiche non sono tec-
niche di calcolo o di misurazione, come crede Glaucone, ma sono scienze che
hanno una giusta collocazione nella formazione del vero filosofo platonico. I
Greci, del resto, distinguevano anche linguisticamente laritmetica, oi0gtixg,
scienza dei numeri e studio filosofico, dalla logistica, oyiotixg, relativa ad og-
getti numerabili, usata a scopi pratici, e dallaritmologia, una pseudo-scienza
misticheggiante che attribuiva ai numeri poteri magici.
poich colui che fa geometria e aritmetica semplicemente e non le
separa dalla materia e non le riporta alle cose divine, ha una intel-
ligenza <di queste scienze> limitata alla sola tavoletta. Non biso-
gna dunque esaminarle materialmente, bens osservare le loro
idee, allora infatti che locchio (non intendo quello corporeo, ma
locchio dellanima) si purifica e scaccia le cispe dellignoranza. Co-
me infatti il medico con la spugna toglie le cispe degli occhi del cor-
po, cos anche queste quattro scienze, agendo come una spugna,
nettano le cispe dellocchio dellanima e permettono di vedere lim-
pidamente. A questo punto, dunque, bisogna citare il detto di Ate-
na: e ti ho tolto dagli occhi la caligine che cera sopra, affinch rico-
noscessi bene sia dio che luomo.
58
Occorre dunque che locchio del-
lanima, superiore agli innumerevoli occhi corporei, sia puro: esso
soltanto infatti ricerca la verit.
Superiorit dellaritmetica e attivit demiurgica (33-41).
33 Nicom. 9,5-9 H.: Quale dunque (tivo ouv) di questi quattro
metodi necessario imparare per primo? Evidentemente quello che
per natura preesiste a tutti gli altri ed pi importante fra tutti e
che ha funzione di principio e di radice e come di madre per tutti
gli altri <metodi> Nicomaco ha dunque mostrato, in maniera
non ambigua, che non possibile giungere in altro modo al fine ul-
timo della vera filosofia, se non procederemo attraverso queste
quattro scienze, le quali sono scienze delle cose divine e umane; e
che prima delle altre ci sia laritmetica lo afferma per mezzo delle
suddette considerazioni.
34 Nicom. 9,9-18 H.: E questa laritmetica, non soltanto per-
ch abbiamo detto che essa presussiste alle altre [scil. scienze ma-
tematiche] nella ragione del dio artefice (tou trvitou 0rou), in qua-
lit di principio razionale cosmico e paradigmatico, sul quale, come
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 279
58
Omero, Il., 5,127-128: ouv o ou toi oa o0oev rov, g aiv ragrv, o
ru yiyveoxg grv 0rov gor xoi ovoo. Questa citazione , evidentemente, una
conferma delladerenza di Filopono allinterpretazione nicomachea di occhio
dellanima di ci che in Platone , propriamente, organo dellanima. La stes-
sa citazione di Omero, inoltre, ma pi corretta rispetto a quella di Filopono,
troviamo in Ascl. I 31,17-18. Infine, nellultima linea del commento, Filopono
riprende il discorso platonico: Occorre dunque che locchio dellanima, superio-
re agli innumerevoli occhi corporei, sia puro: esso soltanto infatti ricerca la ve-
rit. Qui Filopono dice semplicemente og0riov, come scrive Platone, anzich
g ari tou aovto o g0rio, come scrive Nicomaco.
su un disegno (aoxrvtgo) e un modello archetipo, il demiurgo del-
luniverso si appoggia per ordinare ci che si realizza a partire dal-
la materia (to rx tg ug) e fa trovare loro il proprio fine, ma anche
perch laritmetica primogenita per natura, in quanto, se sop-
pressa sopprime con s medesima anche le altre scienze, mentre
non soppressa se sono soppresse le altre Laritmetica, egli dice,
dimora presso il demiurgo, se vero che l [scil. presso il demiurgo]
ci sono i principi razionali di queste forme.
59
Senza dubbio Platone
e i pitagorici denominano numeri le forme perch come il numero
capace di misurare e anche di determinare ci di cui sarebbe nume-
ro, cos anche le forme tutte sono capaci di determinare e misurare
e determinano e ordinano la materia che indeterminata e disordi-
nata. Poich dunque i numeri sono le immagini di quelle forme, per
questo motivo laritmetica la prima [scil. fra le quattro scienze
matematiche]. Donde anche la poesia dice che Atena costruisce,
Efesto lavora i metalli, Apollo fornisce la musica, la tecnica del ti-
rare con larco e la medicina, e un altro fra gli dei si occupa di qual-
cosaltro, non perch forniscono le arti manuali (infatti questo un
racconto da favola), ma perch i principi razionali, ovvero i modelli
di queste arti, sono presso di quelli;
60
in egual modo il medico pos-
siede i principi razionali delle malattie pur non essendo egli stesso 10
280 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
59
Lespressione di Filopono la stessa che si legge in Ascl. I 33,7-8, men-
tre essa non si trova in Nicomaco. Ci sono, fra il passo di Filopono e quello di
Asclepio, delle differenze di carattere testuale che, tuttavia, non si riscontrano
anche sul piano concettuale, dal momento che entrambi i commentatori affer-
mano la medesima cosa, cio che nellintelletto demiurgico si trovano i oyoi
delle forme e non le forme in se stesse. Ecco, infatti, quanto si legge in Ascl. I
33,6-15: <Nicomaco> dice anche che laritmetica dimora presso il demiurgo, se
vero che l ci sono i principi razionali di tutte <le forme> (g o i0gtixg aoitru-
rtoi aoo te ogiouye, ri yr rxri rioiv oi oyoi tev rioev aovtev). Senza dubbio
Platone denomina numeri le forme (orri o Hotev to riog oi0ou aoooyo-
ruri) perch come il numero capace di misurare e anche di determinare
quello di cui sarebbe numero, cos anche le forme di tutte le cose sono capaci di
determinare e di misurare (rariog eoar o oi0o rtgtixo roti xoi arioi-
otixo rxrivou ou ov g oi0o oute xoi to riog aovtev oiotixo rioi xoi rtg-
tixo): poich dunque l [scil. presso il demiurgo] ci sono i principi razionali delle
forme che imitano i numeri, per questo motivo l laritmetica prima (rari ouv
oyoi tev rioev rxri tou oi0ou iourvev, oio touto oi0gtixg roti aetg
rxri). Allora l ci sono i principi razionali di tutte le forme, infatti non ci sono le
forme in se stesse, ... (oi ouv oyoi aovtev rxri rioiv, ou yo outo to riog ...). La-
ritmetica, quindi, precede le altre matematiche perch nel demiurgo ci sono i
o yoi delle forme che sono, queste ultime, imitazione dei numeri.
60
Scil. presso gli dei. Anche i miti, quindi, come si visto, indicherebbero
la presenza nel divino dei principi razionali delle cose.
malato. Per questo, dunque, laritmetica prima e sta prima ri-
spetto agli altri canoni noti.
61
Bisogna poi sapere che primo per na-
tura diciamo ci che sopprime, non ci che soppresso, ci che ag-
giunto,
62
non ci che aggiunge; cos diciamo che lanimale per natu-
ra prima delluomo perch soppresso lanimale anche luomo
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 281
61
In Nicomaco lanteriorit logica ha valore di anteriorit ontologica. Gi
in Aristotele, Metaph., 1017b 18-21; 1018b 37-1019a 4; troviamo che si dicono
prime, logicamente ed ontologicamente, quelle cose che sussistono anche senza
le altre, e seconde quelle che senza le altre non sussistono. In 1017b 18-21, in-
fatti, Aristotele, dopo aver definito la sostanza come ci che non si predica di
alcun soggetto, ma di cui si predicano le altre cose che non sono sostanze, scri-
ve che le sostanze sono tali che, eliminate, conducono alleliminazione del tut-
to, per esempio si elimina il corpo se si elimina la superficie, come dicono alcu-
ni, e si elimina la superficie se si elimina la linea (ev ovoiourvev ovoiritoi to
oov, oi ov raiaroou oe o, e ooi tivr, xoi rai aroov yog ). E in generale ad al-
cuni sembra che anche il numero abbia propriet di questo genere, perch, una
volta che lo si sia eliminato, non ci sarebbe pi nulla, e perch il numero defini-
sce tutte le cose (ovoiourvou tr yo ouorv rivoi, xoi oiriv aovto). Inoltre
leggiamo in Metaph., 1018b 37-1019a 4 si considerano anteriori le propriet
delle cose che sono anteriori, per esempio lesser retta precede lessere liscio,
perch luna una propriet di per s della linea, laltra della superficie (rti
aotro ryrtoi to tev aotrev ao0g, oiov ru0utg riotgto to rv yo yog
xo0 outgv ao0o to or raiovrio). Alcune cose si dicono anteriori e posteriori in
questo modo, altre secondo natura e secondo sostanza (to rv og oute ryrtoi
aotro xoi uotro, to or xoto uoiv xoi ouoiov), e in questo senso sono anteriori
quelle che possono esistere senza le altre, mentre queste ultime non possono
esistere senza le prime (ooo rvorrtoi rivoi ovru oev, rxrivo or ovru rxrivev
g). Sullanteriorit dellaritmetica rispetto alle altre scienze matematiche in-
siste anche Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 213: Fra
queste quattro scienze, laritmetica si rivela come quella che precede le altre
(aogyrio0oi oivrtoi), perch si scopre che anteriore e pi originaria (oio to
aotro xoi oryovetro ruioxro0oi). Escludendo se stessa, infatti, essa esclu-
de al tempo stesso le altre, e viceversa quando sono poste le altre posta an-
chessa (ouvovoiri tr yo routg to oiao, xoi aoiv rxrivoi ouvrairrtoi); ma
le cose che escludono le altre senza essere escluse da quelle (to or ouvovoiouv-
to rv g ouvovoiourvo or), e daltra parte sono implicate dalle altre senza im-
plicarle (g oe ouvrairorvo rv g ouvrairovto or), si rivelano in qualche
modo anteriori e superiori (aotro ae xoi aroutro orixvuvtoi). Al para-
grafo 38, sempre del primo libro, Filopono riprender il discorso per chiarire il
aroutrov di Nicomaco 10,1 H.: laritmetica precede le altre scienze non sol-
tanto perch essa preesiste nel pensiero del demiurgo, il quale ad essa ha guar-
dato come ad un modello in base al quale forgiare il mondo, ma soprattutto
perch se si elimina laritmetica, si eliminano eo ipso anche le altre scienze. Eb-
bene, il termine la cui soppressione implica anche quella degli altri deve consi-
derarsi pi antico rispetto a questi ultimi.
62
Il verbo ouvriore non si trova nel passo di Nicomaco commentato.
Laggiungere indica il processo logico del genere richiamato dalla specie.
soppresso, mentre soppresso luomo lanimale non soppresso; e
ancora, aggiunto luomo aggiunto assolutamente anche lanimale,
ma non luomo che si aggiunge allanimale. Allo stesso modo,
quindi, anche in questo caso, soppressa laritmetica si sopprime an-
che la geometria, infatti se il numero non non neanche ci che
consiste di una sola parte o di due o di tre e cos via; se poi queste
cose non sono, non sono neanche la linea, n la superficie, n la
grandezza n, in generale, le figure, di cui alcune si formano da
ununica linea, come il cerchio, altre da due linee, come il semicer-
chio, altre ancora da pi linee, come le figure di tre lati, di quattro
lati, eccetera. E ancora, laritmetica si aggiunge alla geometria; in-
fatti, come si potrebbe parlare di ottaedro, di quadrato, di doppio,
di triplo, se laritmetica non esistesse prima? Se infatti non esistes-
se il 4 non esisterebbe il quadrato, n il triangolo se non vi fosse il
3, n lottaedro se prima non esistesse l8; ma neanche il triplo o il
doppio se non vi fossero questi elementi dellaritmetica; infatti in-
torno a questi rapporti discute il Geometra [scil. Euclide] nel libro
quinto <degli Elementi>.
Si mostrato dunque che laritmetica precede la geometria; ma
essa precede anche la musica se ci che per s precede ci che
relativo ad altro. Sicch laritmetica per s, mentre la musica in
relazione ad altro, dunque laritmetica precede la musica. Diversa-
mente, se non esistesse il numero, come potrebbero esserci i rap-
porti musicali, cio il rapporto di quarta, di quinta, di ottava o di
doppia ottava? Infatti laccordo di quinta ha un rapporto emiolio,
quello di quarta <un rapporto> epitrite, quello di ottava <un rap-
porto> doppio, quello di ottava e insieme di quinta <un rapporto>
triplo, quello di doppia ottava, che il pi perfetto, <un rapporto>
quadruplo; tutte queste cose sono proprie dei numeri. Infatti il 3
emiolio di 2, perch il 3 contiene il 2 pi 1/2 di 2; il 4 epitrite di 3,
perch il 4 contiene il 3 pi 1/3 di 3; il 6 triplo di 2; il 4 doppio di
2 e l8 ne il quadruplo; infatti il 3 sta a 2 in rapporto emiolio, il 4
sta a 3 in rapporto epitrite, gli estremi in rapporto doppio, come 4
sta a 2, questa armonia la chiamano di ottava; e di certo se le corde
stanno in tale rapporto, come 2 sta a 4 e 4 sta a 8, l8 che dunque
quadruplo di 2, in quanto composto da due doppi, si chiama invece
doppia ottava: nella musica invero il rapporto pi perfetto quello
di doppia ottava. I rapporti fra le corde, infatti, non aumentano al-
linfinito, cos come i numeri, perch leccessiva tensione causa del-
le rotture e ancora non bisogna neanche diminuire la tensione di
molto, perch leccessivo rilassamento non fa suonare le corde, e
20
30
40
282 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
per questo ancora lultima diminuzione giunge fino al rapporto epi-
trite.
Tutto ci riguarda la musica e laritmetica; ma questa anche
prima della sferica. Poich infatti ci che immobile precede ci
che si muove, ed stato mostrato che la geometria riguarda ci che
immobile e lastronomia invece ci che si muove, la geometria vie-
ne allora prima dellastronomia. Ma se si mostrato che laritmeti-
ca prima della geometria, a maggior ragione dunque preceder
anche lastronomia. Come possiamo trovare in altro modo gli inter-
valli reciproci degli astri, se non per mezzo di un numero? Che cosa
intendo per reciproci? Allorch non sono per se stessi. Le regressio-
ni per esempio e le progressioni, le albe e i tramonti, e cose sif-
fatte le conosciamo partendo dai numeri. Il numero, infatti, ricerca
perch adesso Afrodite ad occidente e dopo poco tempo sar ad
oriente, e similmente indaga circa altre questioni. Si mostrato
quindi, attraverso tutti questi argomenti, che laritmetica supera le
altre matematiche al punto che bisogna trarre da questa il princi-
pio dellinsegnamento. Tali le cose dette da Nicomaco e che noi ab-
biamo considerato alla lettera.
63
35 Nicom. cf. par. 34 Evidentemente lartefice <delluniver-
so>, in quanto egli possiede le cause prime e i principi razionali di
tutte le cose.
36 Nicom. cf. par. 34 Un disegno , ad esempio, ci che si dice
abbozzo o disegno ombreggiato.
64
Dunque come noi, guardando a
50
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 283
63
A questo punto Teone inserisce un discorso sulluno e sulla monade che
non trova luogo n in Nicomaco n in Filopono. Cf. Teone di Smirne, 21,13-19:
Infatti uno e non molti, perci anche si chiama uno unicamente (rv yo roti
xoi ou aoo, oio xoi rvixe xoritoi rv). E infatti se in Platone, nel Filebo, le
enadi si chiamano cos, non sono state denominate in confronto alluno ma in
confronto allenade, che unit per partecipazione alluno (xoi yo ri aoo
Hotevi rvoor rigvtoi rv dige, ou aoo to rv rr0goov, oo aoo tgv rvooo,
gti roti ovo rtog tou rvo). Per tutte le cose luno, determinato questo nella
monade, immutabile (xoto aovto og ortogtov to rv to eiorvov touto rv tg
ovooi); sicch sono differenti luno e la monade poich quello determinato e
limite, mentre le monadi sono illimitate e indeterminate (eotr oioroi ov to rv
tg ovooo, oti to rv rotiv eiorvov xoi aro, oi or ovoor oarioi xoi ooi-
otoi). Per un confronto dettagliato dei contenuti delle opere di Teone e di Nico-
maco rimando a M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), pp. 37-43.
64
Filop. I 36,1: Hoxrvtgo rotiv oiov o xoourvo oxoio xoi oxioyoio.
Si tratta propriamente di disegni ombreggiati, cio di chiaroscuri. Lautore
intende indicare un abbozzo, un disegno non definito nettamente nelle sue par-
questi disegni, creiamo qualcosa di determinato, cos anche il de-
miurgo, volgendo lo sguardo verso quelli [scil. verso i numeri], ordi-
na le cose di quaggi. Bisogna sapere per che quelli di qui sono di-
segni imperfetti, mentre quel principio razionale archetipo e asso-
lutamente perfetto.
65
37 Nicom. cf. par. 34 Infatti <il demiurgo>, guardando verso
quelle [scil. le idee], ordina le realizzazioni tratte dalla materia,
cio quelle composte di materia e di forma. Da l stata prodotta
anche la materia:
66
se infatti non derivasse da l, neanche da l sa-
rebbe stata ordinata, poich il dio non potrebbe ordinare ci di cui
non egli stesso causa.
38 Nicom. 9,24-10,1 H.: [] di conseguenza, poich ci che
sopprime, per questo anche pi antico (oio touto xoi aroutr-
ov) [] Anche se non concepisci prima il pi vecchio, ma al con-
trario il pi giovane, troverai <tuttavia> che il pi vecchio si ag-
giunge ad esso mentre il pi giovane non si aggiunge affatto al pi
vecchio. Come anche il grande prima del pi grande, non perch
il grande prima del pi grande ed infatti qualcosa di piccolo, co-
me un granello di fico, pu essere pi grande di unaltra cosa pi
piccola ma perch se sta per essere pi grande del grande, ne-
cessario che il grande funga da presupposto affinch, a paragone
con quello, divenga pi grande dello stesso,
67
allo stesso modo an-
284 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ti. La skiagraphia la tecnica del disegno a chiaroscuro per dare lillusione del
rilievo. Tale tecnica sembrerebbe essere stata utilizzata da Eurito, cf. Aristote-
le, Metaph., 1092b 10-11. Con lausilio di sassolini di diverso colore Eurito
avrebbe segnato i punti minimi necessari a individuare superfici che formano
la struttura tridimensionale di uomini, animali e piante.
65
I modelli umani sono imperfetti, come ogni cosa nel mondo sensibile. Al
contrario le idee, che sono i modelli a cui guarda il demiurgo, sono perfettissime.
66
Il riferimento implicito al discorso che Platone fa, a proposito della
creazione del cosmo, in Timeo 28a-29a, dicendo che il demiurgo crea e ordina la
materia, da cui ricava linsieme degli enti che costituiscono il cosmo, guardando
sempre al mondo che identico a se stesso (o ogiouyo ao to xoto touto rov
raev ori), di cui si serve come di un modello (toioute tivi aooervo aoo-
ori yoti). Questa dottrina del Timeo influenzer una lunga tradizione di pensie-
ro, non soltanto platonico, se vero che si trova anche in commentatori bizanti-
ni di Aristotele come Eustrazio di Nicea, In Ethica Nicomachea I 41,16-20: rr-
yov or to ri og oi r yovtr aooori yoto aoxri o0oi te ogiouye , i v o oe v ao ou -
to e aoxrvtg oto xoi aoooyoto xotooxruog to r vuo, oyou o vto r xri vo og-
iouyixou xoi oiovri vogoto tou aoiouvto xoi 0regoto. Cf. anche Filop. I 43.
67
Con questa seconda affermazione Filopono non vuole indicare una prio-
che se qualcuno sta per diventare pi ricco di un altro bisogna che
a lui preesista un qualche ricco, e similmente per le rimanenti cose.
39 Nicom. 11,10-12 H.: Risulta ancora pi evidente (rxogotr-
ov yr) che la sferica ottenga tutte le figure che si addicono ad essa
attraverso laritmetica [] Tutte le figure della scienza sferica
dice <Nicomaco> si ottengono in modo del tutto evidente attra-
verso laritmetica. Gli astronomi, infatti, indagano sulle grandezze,
le distanze e altre cose del genere, le quali sono tutte scoperte at-
traverso alcuni numeri e parti e sono chiaramente proprie dellarit-
metica.
40 Nicom. 11,13-14 H.: [] infatti il movimento (g yo xivgoi)
per natura segue la stasi [] Infatti, ci che immobile precede
ci che si muove: la geometria indaga ci che immobile, lastrono-
mia invece ci che si muove; dunque la geometria prima della-
stronomia, ma laritmetica precede la geometria, a maggior ragione
dunque laritmetica precede lastronomia.
41 Nicom. 11,14-15 H.: [] e non perch i movimenti degli
astri partecipano dellarmonia (ouo oti oovio) totalmente melo-
diosa [] E ancora laritmetica precede lastronomia non soltan-
to per questo, cio perch alcuni melodiosi movimenti degli astri
hanno armonia. Egli potrebbe dire questo o nel senso che ciascun
astro possiede il suo movimento ordinato e armonioso, oppure nel
senso che i movimenti degli astri hanno ordinatamente fra loro un
rapporto musicale, oppure anche nel senso che, secondo i pitagorici,
dal moto armonioso di questi si produce unarmoniosa melodia, che
noi dicono non possiamo percepire in modo continuo e ininter-
rotto. Dunque non soltanto per questo laritmetica prima della
sferica, ma anche perch il sorgere, il tramontare e tutte le rima-
nenti cose sono ricavate con metodi aritmetici e secondo quantit
numeriche. Giustamente, quindi, sapendo che essa sta prima e che
madre e nutrice delle altre,
68
noi la insegniamo prima delle altre.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 285
rit in termini di superiorit. Il grande non primeggia sul pi grande, dal mo-
mento che il pi grande pi grande del grande, ma lo precede perch non pu
esserci un pi grande se non c il grande.
68
Seguendo Nicomaco, Filopono ha definito laritmetica di volta in volta
principio, og, radice, ig, madre, gtg, e nutrice, too, delle altre scienze
matematiche.
Numero noetico e numero dianoetico (42-49).
42 Nicom. 12,1-12 H.: Tutto ci che nel mondo disposto dalla
natura secondo unarte (Hovto to xoto trvixg v) dello sviluppo, si ri-
vela, sia nelle parti che negli interi, essere stato differenziato e or-
dinato secondo il numero dalla provvidenza e dallintelletto che ha
prodotto luniverso, poich il modello, che sta in funzione di abboz-
zo preliminare, viene consolidato (roiourvou) dal ricevere il nu-
mero preesistente nella mente del dio creatore; numero solamente
intelligibile e totalmente immateriale, di certo essenza (ouoiov rv-
toi) realmente eterna, affinch, in relazione al numero come a ra-
gione tecnica, si compiano tutte queste cose insieme, tempo, movi-
mento, cielo, astri, rivoluzioni (rriyoi) di tutti i tipi <Nicoma-
co> dice si rivela nel senso che attraverso le quattro matematiche
ci portiamo verso il fine ultimo della filosofia. Avendo poi mostrato
che laritmetica per natura precede le altre matematiche, giunge a
ci che precede, intendo dire al numero, che vogliamo intendere in
maniera corretta. Dice dunque Nicomaco che allorigine il numero
si trova presso il demiurgo, se vero che le forme l sono corrispon-
denti al numero, in quanto atte ad enumerare e determinare tutte
le cose.
69
Anche il mondo quindi dice sorto secondo questo nu-
mero sia nella sua stessa interezza che nelle singole parti, perch il
numero capace di determinare e misurare tutto. Da quel numero
intelligibile, quindi, derivato questo numero dianoetico che si tro-
va nella nostra anima.
70
Poich dunque questo composto (infatti
non semplice), allora formato da enti sia omogenei sia contra-
ri,
71
nulla infatti potrebbe essere composto da non enti. Ma non
composto da enti a lui omogenei, cio non differenti, come ad esem- 10
286 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
69
Cf. la nota corrispondente al paragrafo I 34 di Filop.
70
Nicomaco qui distingue il numero dianoetico o scientifico, come giusta-
mente spiega Filopono, proprio della matematica, dal numero noetico o intelli-
gibile, che quello in base al quale il demiurgo ha creato e ordinato luniverso.
71
Una simile riflessione troviamo in Filolao, fr. B 62, a proposito dellordi-
namento armonico del mondo. Ci che composto chiarisce Filopono for-
mato da enti sia omogenei che contrari: 1) non formato da non enti perch
nulla viene formato da non enti; 2) non formato da enti semplicemente omo-
genei perch essi formerebbero non un composto ma una addizione delluno al-
laltro; 3) non formato da enti completamente contrari perch essi non trova-
no modo di accordarsi fra loro. Esso composto quindi da enti contrari, che co-
me tali hanno necessit di accordo reciproco, ma appartenenti allo stesso gene-
re in modo da trovare nella composizione il loro punto daccordo. Gli enti omo-
genei e contrari nel numero sono il pari e il dispari, le prime specie del numero.
pio un corso dacqua da due acque diverse, poich esso non una
combinazione bens una aggiunzione di diverso a diverso, n infatti
da due corde basse potrebbe prodursi armonia. Ma non composto
neppure da enti diversi, cio non omogenei, n da contrari, perch
non accade che dal bianco e dal calore o dal bianco e dal dolce na-
sca qualcosa. Al contrario composto da enti assolutamente con-
trari e omogenei, come, ad esempio, il grigio deriva dal bianco e dal
nero, e il temperato dal caldo e dal freddo. Che poi larmonia sia co-
sposta da contrari lo dimostra anche la definizione che di essa dan-
no i pitagorici, dicono infatti che larmonia unione di cose molto
confuse e di persone che hanno pareri discordanti.
72
Anche in questo caso, quindi, il numero accordo di enti omo-
genei e contrari, intendo dire di pari e di dispari: queste infatti so-
no le prime specie di esso.
73
Dalla suddivisione di queste stesse spe-
cie poi si trovano altre specie: dal pari il parimente-pari, il pari-di-
spari e il dispari-pari; dal dispari invece il primo e non composto, il
secondo e composto e ci che sta nel mezzo di questi.
Qual ciascuna di queste specie lo impareremo. Di esse Nico-
maco ricerca sia lessenza sia ci che consegue ad esse e il modo co-
me nascono; poi mostrer, oltre a ci, anche che per natura lunit
precede ed principio dei numeri; insegna anche le definizioni del
pari e del dispari, prima quelle comuni e pi note, poi quelle
espresse da Pitagora: tramite la presente teoria noi impareremo
queste cose.
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 287
72
Cf Filolao, fr. B 61.
73
Del pari e del dispari esistono quattro definizioni, di cui la prima quella
pi diffusa e popolare, la seconda la definizione pitagorica, la terza un corol-
lario della seconda, la quarta ancora una volta una definizione pitagorica e de-
riva dalla comparazione delle due specie, il pari e il dispari. Esse sono le se-
guenti: 1) pari il numero che si divide in due parti uguali senza che vi cada in
mezzo lunit; dispari il numero che non si divide in due parti uguali senza
che vi cada in mezzo lunit (cf. Filop. I 54); 2) pari il numero che ammette in
un sol colpo la divisione nelle pi piccole e nelle pi grandi parti, nelle pi picco-
le per la quantit e nelle pi grandi per la dimensione; dispari il numero che
non ammette in un sol colpo la divisione nelle pi piccole e nelle pi grandi par-
ti, ma divisibile solo in due parti disuguali (cf. Nicom. 13,15-20 H.; Filop. I 55);
3) pari il numero che pu essere diviso in due parti uguali e in due disuguali
(fa eccezione la diade che pu essere divisa solo in parti uguali e non anche in
parti disuguali (cf. Filop. I 59); dispari il numero che divisibile solo in due
parti disuguali; 4) pari il numero che differisce dal dispari di una unit, o per-
ch maggiore o perch minore di uno; dispari il numero che differisce dal pa-
ri di una unit, o perch maggiore o perch minore di uno. Per la classificazione
dei numeri, sia pari che dispari, cf. Th. Heath (1921a), I pp. 70-74.
43 Nicom. cf. par. 42 <Nicomaco dice consolidato al posto di
rafforzato,
74
perch il numero dianoetico ha la funzione di model-
lo e di abbozzo; infatti il numero intelligibile, preesistendo nella
mente di dio, modello di per s, mentre in noi il numero, che
dianoetico, in quanto immagine di quello.
44 Nicom. cf. par. 42 Infatti soltanto quello [scil. il numero
noetico] sempre e allo stesso modo, donde anche vera essenza.
75
unespressione platonica chiamarla vera essenza, poich anche
vero ente. Dire che solo questo numero intelligibile non significa
altro che dire cosa di per s intelligibile e immateriale, non compor-
tando niente di materiale. Cos Platone, chiamando omonimamente
le idee e le immagini che di quelle si trovano nei sensibili, solito
aggiungere a quelle lin s: vivente in s, uomo in s e cos via, in-
dicando con laggiunta del pronome che ciascuna di queste cose
tale e in maniera primaria, mentre le cose chiamate omonimamen-
te e non propriamente a partire da quelle sono come limmagine ri-
spetto allarchetipo.
45 Nicom. cf. par. 42 <Dice rivoluzioni> al posto di movi-
menti circolari e circonvoluzioni; infatti tutte queste cose, il cielo,
il tempo, gli astri, sono derivate da quei principi razionali. Ma
Amelio, non so donde spinto, crede che anche i principi razionali
dellidea di cose malvage si trovino presso dio, smentire la qual co-
sa adesso non spetta a noi.
46 Nicom. 12,12-14 H.: dunque necessario che il numero
scientifico (raiotgovixov), che esiste nel caso di tali cose (rai tev
toioutev), si regge secondo se stesso e non secondo altro, ma da se
stesso (u routou) <Dice scientifico> al posto di dianoetico, in-
torno al quale stiamo discutendo e di cui si occupa la scienza arit-
metica; infatti noi non stiamo parlando del numero paradigmatico
o intelligibile (la teoria di quelli propria della filosofia prima),
bens intorno a quello che si afferra per sottrazione dei sensibili,
288 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
74
Filopono suggerisce semplicemente xotuvorvou, verbo esprimente la
forza, al posto di roiourvou.
75
Nicomaco chiama il numero, intendendo il numero noetico, vera essen-
za, in senso platonico. Non , invece, vera essenza il numero dianoetico, che
sar chiamato per omonimia con il numero intelligibile, cos come per Platone
tutte le cose sensibili sono chiamate per omonimia con le idee che ad esse fun-
gono da modelli.
che per questo Nicomaco ha chiamato scientifico anzich scibile
in quanto ci rende sapienti attraverso la conoscenza di s.
76
47 Nicom. cf. par. 46 Quali sono queste cose? forse chiaro
che si tratta di quelle enumerate prima, cio i tempi, il movimento
degli astri e il resto? In questi infatti il numero dianoetico si osser-
va essere immagine di quello intelligibile.
48 Nicom. cf. par. 46 Come si regge da se stesso lo insegna
attraverso le cose che dir dopo, infatti composto dalle proprie
parti, non simili, ma contrarie.
49 Nicom. 12,14-20 H.: Tutto ci che si accorda, si accorda
completamente a partire dai contrari e dagli enti reali. Infatti i non
enti non sono capaci di entrare in accordo, n gli enti simili gli uni
agli altri, n quelli differenti (oiorovto) e privi di rapporti fra lo-
ro. Restano dunque, per entrare in accordo, gli enti che sono diffe-
renti e che hanno rapporto fra loro Ad esempio il basso e il bian-
co, perch nessuna combinazione fra loro pu derivare da questi,
poich tali cose non hanno alcun rapporto tra loro.
Il quanto in s: il pari e il dispari (50-61).
50 Nicom. 12,20-13,6 H.: Da questi dunque deriva anche il nu-
mero scientifico, infatti in esso sono le prime due specie, le quali
hanno lessenza (ouoiov tr) della quantit e differiscono fra loro
senza essere eterogenee: il dispari e il pari, accordati fra loro nel-
lalternanza (xoi rvoo) da una natura mirabile e divina in ma-
niera inseparabile e uniforme, come vedremo immediatamente
E infatti c il quanto dispari e quello pari. Quindi dice hanno les-
senza della quantit invece di dire che si sostanziano nella quan-
tit; infatti spesso si dice che si chiama ousia non soltanto la cate-
goria distinta dagli accidenti [scil. la sostanza], ma anche in modo
pi generale ogni ente oltre allessere.
51 Nicom. cf. par. 50 Dice che in siffatto ordine si uniscono di-
vinamente fra loro nellalternanza. Cosa vuol dire nellalternan-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 289
76
La teoria dei numeri intelligibili propria della filosofia prima. Qui Fi-
lopono vuole sottolineare che il numero di cui sta spiegando le propriet non
il numero intelligibile, che ha massimo grado ontologico, ma il numero mate-
maticamente inteso, cio quello depurato dallelemento sensibile perch inteso
in senso razionale, il numero dianoetico.
za? Vuol dire che c alternativamente un numero pari e uno di-
spari, poich si conserva lunione e la continuit, ad esempio 2
pari, 3 dispari, 4 pari, 5 dispari, e cos di seguito.
Avendo esaminato fin qui le cose che era necessario esamina-
re a proposito del numero, Nicomaco in seguito lo definisce dicendo
cos ...
52 Nicom. 13,7-10 H.: Il numero (Ai0o roti) una moltepli-
cit definita o un sistema di unit o un flusso di quantit (aooo tgto
uo) costituito di unit.
77
Il pari e il dispari sono la prima divisio-
ne del numero In breve, lunit ci per cui ciascuno degli enti
detto uno anche se un insieme. Nel senso pitagorico frontiera
tra numero e parti.
78
A partire da essa [scil. dallunit], infatti, co-
me da principio e da radice eterna, per ciascun numero accadono
due processi inversi, cio che il quanto si accresce mentre il quanto
grande al contrario diminuisce, poich le sue parti diventano a de-
290 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
77
La prima definizione di numero, ossia quella di molteplicit definita,
ha riscontro in Aristotele, Metaph., 1020a 13: [] ci che limitato in molte-
plicit numero (ag 0o r v to araroorvov o i0o ). La troviamo poi anche in
Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, p. 213, che la riferisce al
pitagorico Eudosso: Il numero , dice il pitagorico Eudosso, molteplicit deter-
minata (Euooo or o Hu0oyorio, oi0o rotiv, riar, ag0o eiorvov). Nella
stessa pagina di Giamblico troviamo anche la seconda definizione, il numero
un sistema di unit, che egli riferisce stavolta a Talete: Talete defin il quan-
to, cio il numero, sistema di unit (secondo la dottrina degli Egizi, presso i
quali egli anche studi. Tale definizione si legge anche in Teone di Smirne,
18,2-5: oi0o roti ouotgo ovooev, g aoaooioo ag0ou oao ovooo oor-
vo xoi ovoaooioo ri ovooo xotogyev; in Stobeo, Anthologium, I 8,1-8, che
la riferisce a Moderato: Eoti or oi0o, e tuae riariv, ouotgo ovooev, g ao-
aooioo ag0ou oao ovooo oorvo xoi ovoaooioo ri ovooo xotogyev.
Tale definizione discussa da Th. Heath (1921a), I pp. 69-70. La terza defini-
zione, invece, il numero un flusso di quantit costituito di unit, non ha un
esatto richiamo in nessun autore, ma si ricollega alle definizioni citate di Teone
e di Stobeo. Fra le tre definizioni di numero , forse, la pi pitagorica, soprat-
tutto perch evidenzia il concetto di numero come un flusso che si sviluppa dal-
lunit; essa discussa da Th. Heath (1921a), I p. 70. Per altre definizioni cf.
Aristotele, Metaph., 1039a 12, il numero unione di unit (o oi0o ouv0roi
ovooev); 1053a 30: il numero una molteplicit di unit (o o oi0o ag0o
ovooev); 1057a 3-4: il numero una molteplicit misurata dalluno (roti yo
oi0o ag0o rvi rtgtov); 1085b 22: il numero una molteplicit di indivi-
sibili (to yo ag0o ooioirtev rotiv oi0o); 1088a 5: il numero significa
molteplicit misurata e molteplicit di misure (xoi o oi0o oti ag0o rrtg-
rvov xoi ag0o rtev).
78
La stessa espressione troviamo in Giamblico, LIntroduzione allaritme-
tica di Nicomaco, p. 215.
nominatore pi elevato,
79
come appare in una figura a forma di
lambda. stata chiamata poi unit dal fatto che i numeri moltipli-
cati per essa non cambiano assolutamente, ma rimangono nelli-
dentica maniera.
53 Nicom. cf. par. 52 Poich il quanto applicato anche nel
caso del continuo, <Nicomaco qui> lo distingue dicendo flusso di
quantit
80
per indicare solo la <quantit> discreta. Poi definisce
anche le specie del quanto.
Pari e dispari: prima definizione (54).
54 Nicom. 13,10-13 H.: pari (otiov) ci che si pu dividere in
due parti uguali, senza che vi cada in mezzo ununit; dispari quel-
lo che non pu essere diviso in due parti uguali in ragione della
suddetta posizione mediana dellunit Frattanto parla delle defi-
nizioni comuni
81
e dice che pari il numero che si divide in due
parti uguali, senza che si inserisca in mezzo unaltra unit, dispari
invece il numero che non si divide in due parti uguali, come si
detto, per il fatto che c lunit che sta in mezzo.
82
Enuncia in ma-
niera pi generale queste definizioni, ma pone anche altre due defi-
nizioni pitagoriche, una per ciascuna specie [scil. una per il pari e
una per il dispari], e una definizione che deriva dalla loro relazione
reciproca.
Pari e dispari: seconda definizione e prima definizione pitagori-
ca (55-57).
55 Nicom. 13,14-20 H.: [] questa dunque la definizione che
risulta dalla concezione comune del numero; ma secondo linsegna-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 291
79
Nel quanto il numero che aumenta al numeratore, e il denominatore
resta uguale a 1, mentre nel quanto grande ad aumentare il denominatore e
il numeratore resta uguale a 1. Quindi, mentre il quanto aumenta, il quanto
grande diminuisce.
80
Nicomaco fornisce inizialmente tre definizioni di numero: esso molte-
plicit definita, sistema di unit, flusso di quantit costituito di unit. Con
flusso egli intende una serie. La quantit per allorigine sia del continuo
che del discreto, quindi precisa Filopono Nicomaco parla di flusso per indi-
care la quantit discreta.
81
Nicomaco fornisce prima le definizioni pi comuni e diffuse e poi quelle
pitagoriche.
82
Ad esempio il 9=4+1+4; 13=6+1+6; il 33=16+1+16.
mento pitagorico, il numero pari quello che ammette allo stesso
tempo la divisione (xoto touto togv) nelle pi grandi e nelle pi
piccole parti, nelle pi grandi per la grandezza quantitativa, nelle
pi piccole per la quantit, essendo questi due generi inversi fra lo-
ro per natura (xoto uoixgv), mentre il dispari (ariooo) non pu
tollerare ci, ma divisibile in due parti disuguali Ad esempio
l8 si divide in due parti, 4 e 4: ecco che tramite questo, intendo dire
tramite il 4, ha mostrato la separazione sia nelle parti pi grandi
sia nelle pi piccole. Il 4 costituisce la divisione pi grande perch
l8 non pu essere diviso in due parti in unaltra divisione pi gran-
de; la divisione pi piccola invece il numero 2, infatti le due parti
in cui <l8> stato diviso sono le pi piccole, poich dopo il 2 non c
un altro numero.
83
56 Nicom. cf. par. 55 Infatti questi due, il quanto grande e il
quanto, sono contrapposti; il quanto grande infatti, che la gran-
dezza, si accresce verso il pi piccolo, poich la grandezza divisi-
bile allinfinito. Il quanto, invece, (che come dire il numero) si
accresce verso il pi grande; il numero infatti accoglie sempre
unaggiunta, verso il meno invece ha per limite lunit.
84
57 Nicom. cf. lem 55 Definisce il dispari per negazione: dispa-
ri infatti il numero che non subisce <la stessa divisione> del pari,
infatti si divide in due parti disuguali.
85
Pari e dispari: terza definizione e seconda definizione pitagorica
(58-60).
58 Nicom. 13,20-14,4 H.: Detto in modo diverso (rtre or
toae), secondo lantica definizione, pari il numero che pu essere
diviso in due parti uguali e in due parti disuguali ad eccezione del
2, che in esso affine al principio in quanto ammette solamente lu-
na (0otrov) delle due partizioni, quella in parti uguali, nella quale
292 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
83
Il numero pi piccolo per cui pu essere diviso l8 il 2 e 4 la sua parte
pi grande. Ecco che in una sola divisione abbiamo trovato le parti pi piccole e
le pi grandi.
84
La quantit aritmetica si pu accrescere e la grandezza geometrica inve-
ce si pu dividere. In ci consiste lopposta natura di quanto e quanto grande.
85
Nicomaco definisce il dispari tramite la negazione della definizione for-
nita per il pari: il dispari, infatti, non ammette in un colpo solo la divisione nel-
le pi grandi e nelle pi piccole parti.
divisione dunque appare soltanto laltra specie del numero, quando
essa divisa in due, che non partecipa dellaltra Un altro modo
di definirlo <Nicomaco> lo chiama lantica definizione pitagori-
ca:
86
pari dunque il numero che pu essere diviso in due parti
uguali e in due disuguali, come l8 che si divide in due parti uguali,
4 e 4, e in due disuguali, ad esempio in 6 e 2, o in 5 e 3, o in 7 e 1;
ad eccezione del 2 che affine al principio <del pari>; il 2 infatti,
che pari, si divide soltanto in parti uguali, in due unit, e Nico-
maco lo chiama affine al principio in quanto principio dei numeri
<pari>. Il dispari invece si divide sempre in parti disuguali, ad
esempio il 5 non pu essere diviso in parti uguali, ma in disuguali,
4 e 1, o 2 e 3. Bisogna sapere poi che in questo il pari e il dispari
hanno comunanza, perch il pari, come si gi detto, si divide an-
che in parti disuguali.
Che cosa dunque ci in base a cui essi sono essi stessi?
87
Di-
ciamo che la loro differenza consiste in questo, infatti mentre il pa-
ri anche diviso in parti disuguali crea numeri disuguali della stessa
specie, cio o entrambi dispari o entrambi pari; ad esempio l8 si di-
vide in parti disuguali, 6 e 2 o 5 e 3, appunto ambedue pari o ambe-
due dispari; allo stesso modo anche per tutti gli altri numeri pari.
Il dispari invece non crea mai parti disuguali della stessa specie.
Ad esempio il 9 si divide in 6 e 3, che sono appunto di specie diver-
se perch luno pari e laltro dispari; allo stesso modo anche diviso
in 7 e 2 o 8 e 1, e per tutti i numeri dispari allo stesso modo.
59 Nicom. cf. par. 58 Infatti, il 2 ammette soltanto laltra divi-
sione, quella in parti uguali e non anche quella in parti disuguali.
Anche nella divisione mostra soltanto le partizioni uguali, infatti il
2 si divide soltanto in due unit, non potendo partecipare dellaltra
divisione, cio quella in parti disuguali. Se poi queste cose riguar-
dano il 2 dice <Nicomaco> il dispari si trova in ciascuna divisio-
ne, perch il 2 ammette ununica e sola divisione, quella in due
unit.
88
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 293
86
In realt, lespressione di Nicomaco , semplicemente, xoto to aooiov.
87
Cio in base a quale elemento il pari e il dispari sono differenti fra loro.
88
Con questa affermazione Filopono sembrerebbe considerare lunit co-
me dispari. Tale considerazione non ha riscontro nel passo corrispondente di
Ascl. I 54. Un numero pari, quando si divide in due parti uguali, ed lunico ti-
po di divisione ammesso dal 2, avr parti dello stesso genere, cio o entrambe
dispari o entrambe pari. In questo caso ogni parte dispari, trattandosi di due
unit.
60 Nicom. 14,4-8 H.: dispari invece il numero di cui in ogni
divisione, che si realizza sempre in parti disuguali, entrambe le
due specie appaiono insieme (ootro oo), mai senza mescolanza
delluna allaltra, ma sempre insieme Evidentemente <Nicomaco
intende> il pari e il dispari, anzich dire creando parti di specie di-
verse e mai della stessa specie. Questo infatti significa il non es-
sere mai non mescolate fra loro, poich non creano parti non me-
scolate, n soltanto pari, n soltanto dispari, ma contemporanea-
mente una pari e una dispari.
89
Pari e dispari: quarta definizione e terza definizione pitagorica
(61).
61 Nicom. 14,8-12 H.: Nella definizione luna tramite laltra (rv
or te oi ogev), dispari quel <numero> che differisce dal nume-
ro pari di una unit in uno dei due sensi, cio per il pi o per il me-
no, e pari quello che differisce dal numero dispari di una unit per
ciascun senso, cio perch pi grande di una unit o pi piccolo di
una unit Ecco la definizione della relazione:
90
dispari il nume-
ro che differisce dal pari di una unit nei due sensi, cio per il pi o
per il meno. Ad esempio il 7 differisce dal pari di una unit in un
senso e nellaltro: per un verso, il di pi, <differisce> dall8, infatti
l8, che pari, viene dopo il 7; per laltro <verso>, il meno, <differi-
sce> dal 6, il 6 infatti, che pari, viene prima del 7; dunque differi-
sce di una unit dal pari. Allo stesso modo anche il pari differisce
dal dispari di una unit per luno e laltro verso, ad esempio il 6 che
per il di pi si rapporta al 7 e per il meno al 5.
Lunit principio dei numeri (62).
62 Nicom. 14,13-16 H.: Ogni numero (Ho oi0o) la met
della somma dei due numeri che gli stanno da una parte e dallal-
tra, ed similmente la met della somma di quelli che sono distan-
ti di uno da questi due numeri, e ancora la met di quelli che ven-
gono dopo, e questo finch possibile Qui, in maniera del tutto
294 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
89
Quando un numero pari si divide in due parti disuguali esse saranno o
entrambe pari o entrambe dispari, mentre al contrario, quando si divide un nu-
mero dispari, ed esso si divide necessariamente in parti disuguali, saranno una
dispari e una pari.
90
Filopono intende dire che tale definizione deriva dal mettere in relazio-
ne le due specie del numero, il dispari e il pari.
necessaria e divina, <Nicomaco> vuole dimostrare che il principio
dei numeri per natura lunit; dice infatti cos: ogni numero la
met della somma dei due numeri che gli stanno da una parte e
dallaltra.
91
Si prenda infatti come esempio il 10: ai lati di questo
sono il 9 e l11, somma 9 e 11, fanno 20, dunque il 10 la met di
20. E cos per tutti, ad esempio ai lati di 8 ci sono 7 e 9, somma i
due numeri e risulta 16: 8 la met di 16. Ma non soltanto la
met dei numeri che gli stanno da una parte e dallaltra sommati,
bens anche di quelli che li scavalcano di uno dalluna e dallaltra
parte. Ad esempio il 10 la met non soltanto di 9 e 11, ma anche
di quelli che stanno dalluna e dallaltra parte, come 8 e 12; somma-
li, infatti, e risulta 20 e la met di 20 10. Allo stesso modo dicasi
dei numeri che stanno dalluna e dallaltra parte, 7 e 13, e ancora 6
e 14, 5 e 15, 4 e 16, 3 e 17, 2 e 18, 1 e 19. Ci di certo non vale nel
caso dellunit, ma per il numero che viene dopo, cio il 2, di cui
la met. Non ha alcun numero prima di s per cui possa essere
met della somma di due numeri che le stanno da una parte e dal-
laltra, cosicch si dimostrato che non ha alcun numero prima di
s, ma per natura lunit principio ed indivisibile. Si noti dun-
que che lunit non si divide mai, in quanto unit, ma quando di-
ciamo che essa viene divisa, la grandezza che viene divisa, donde
la divisione produce di nuovo 2 unit indivisibili.
Le tre specie del pari (63-95).
63 Nicom. 14,19-15,3 H.: Per suddivisione (xo0 uaooioiroiv)
del pari <risulta> il parimente-pari, il dispari-pari e il pari-dispari.
Il parimente-pari e il pari-dispari sono contrari fra loro come degli
estremi, e il dispari-pari comune ad entrambi come loro medio
Abbiamo detto che Nicomaco prosegue dicendo che lunit per na-
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 295
91
In 14,13-16 H. Nicomaco enuncia un nuovo teorema: ciascun numero in-
tero la met della somma dei due numeri interi che gli stanno ai lati dalluna
e dallaltra parte, cio n=[(k1)+(k+1)]:2. Tale teorema si riconduce, chiara-
mente, a quanto egli ha detto in 13,20-14,8 H. a proposito della divisione del
pari e del dispari in parti disuguali. Questo teorema gli offre lo spunto per sot-
tolineare la particolare condizione dell1, che non ha numeri da entrambe le
sue parti, ma met soltanto del numero che lo segue, 2. A questo punto Teone
di Smirne introduce una discussione sulla monade, se essa sia da considerare
pari o dispari, che Nicomaco al contrario non affronta. A questo proposito cf.
M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), p. 38. Ma proprio perch non
ha alcun numero prima di s, dice Filopono nel suo commento, lunit il prin-
cipio di tutti i numeri.
tura il primo numero e lessenza del pari e del dispari e il loro modo
di generarsi e le loro conseguenze. Avendo parlato quindi dellu-
nit, del pari e del dispari, li suddivide in altre specie e dice che del
pari ci sono tre specie, il parimente-pari, il dispari-pari e il pari-di-
spari. Del dispari sono pure tre le specie, il primo e non composto,
il secondo e composto, e il terzo secondo e composto in rapporto a se
stesso, primo e non composto in rapporto ad altro. Dapprima inse-
gna le specie del pari e la loro generazione e le conseguenze di cia-
scuna specie.
La prima specie del pari: il parimente-pari (64-78).
64 Nicom. 15,4-6 H.: Dunque parimente-pari (Atioxi ouv
otio) il numero che pu essere diviso in due parti uguali secondo
la natura del genere (xoto tgv tou yrvou uoiv) [] Dunque pa-
rimente-pari il numero che ammette la divisione in due parti fino
allunit.
92
Ad esempio 64, perch la sua met 32, e la met di 32
16, e di 16 8, e di 8 4, e di 4 2, e di 2 1: lunit non divisi-
bile ulteriormente. Il parimente-pari questo.
Il pari-dispari invece di natura opposta rispetto a questo,
comportando una sola divisione in parti uguali, giacch dopo resta
diviso in parti dispari. Ad esempio il 14, giacch la sua met 7, ed
ecco dimostrato che un numero pari-dispari ammette una sola divi-
sione in due parti: il 7 non ne ammette unaltra, dal momento che
dispari, e il pari-dispari opposto al parimente-pari perch que-
stultimo si divide in due fino allunit, mentre il pari-dispari am-
mette una sola dicotomia e non unaltra ancora. E si chiama pari-
dispari anche per la prevalenza del dispari, infatti in esso la supe-
riorit del dispari ha ottenuto la parte finale del nome.
Il dispari-pari, invece, intermedio fra questi due, infatti n si
10
296 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
92
Il parimente-pari quindi un numero esprimibile nella forma 2n. Allop-
posto del parimente-pari il pari-dispari, poich pari-dispari ogni numero pa-
ri le cui met sono dispari, ossia 2(2k+1). La terza specie del pari, invece, in
qualche modo intermedia fra queste due specie opposte fra loro, poich ha delle
propriet delluna e dellaltra. Si tratta del dispari-pari, poich dispari-pari
ogni numero che pu dividersi in due parti uguali pi volte, ma non fino allu-
nit, dal momento che si giunge alla divisione in due parti dispari. Il dispari-
pari , quindi, esprimibile con la formula 2n(2k+1) con n>1. Diversa la classifi-
cazione di Euclide, Elem., VII def. 8-10. In IX prop. 32-34 Euclide specifica qua-
li categorie di numeri sono parimente-pari e quali sono invece parimente-pari e
insieme parimente-dispari. A questo proposito cf. la nota al paragrafo I 68 di
Filopono; cf. anche G.R. Giardina (1997), p. 39.
divide fino allunit n ammette una sola divisione, bens due o pi.
Ad esempio il 24: la met di 24 12, di 12 6, di 6 3, questo non
si divide ancora in due parti perch dispari. Si chiama dispari-pa-
ri in quanto ha il pari prevalente.
Queste sono dunque le specie del pari: dopo aver completato il
discorso su ciascuna di esse passiamo poi allesposizione relativa
alle specie del dispari; e intanto adesso affrontiamo il lemma se-
guente.
65 Nicom. cf. par. 64 Evidentemente quella del pari:
93
infatti
ogni numero pari si divide in due, ma non del tutto fino allunit
come il parimente-pari. Proprio questo dunque, lessere divisibile
in due, derivando dal genere comune, proprio a tutte le specie del
pari.
66 Nicom. 15,15-20 H.:
94
Da ci segue (aooxoou0ri or oute )
anche che, qualsiasi parte si prenda in questo numero essa sem-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 297
93
Scil. la natura del genere pari. Propriet di tale genere, la quale si con-
serva appunto in tutte e tre le specie, la divisibilit in due parti.
94
Al posto dei paragrafi 66, 67, 68 e 69, il codice C presenta un unico lun-
go paragrafo, che traduco qui di seguito perch esso esemplifica e chiarisce an-
cor pi il discorso di Filopono: Dicendo quale sia il numero parimente-pari e
quali le altre specie del pari prima di aver introdotto la spiegazione intorno a
tali specie, dapprima espone le conseguenze che appartengono al parimente-
pari in generale e poi insegna sulle altre specie. Ma poich non utilizza parole
logorate dalluso di molti, credo sia giusto chiarire in primo luogo il significato
di ciascun lemma, poi successivamente interpretare il senso completo delle cose
dette qui. Chiama dunque potenze la quantit di unit che compie ciascuno dei
numeri. Ad esempio 4 la met di 8 ed la potenza di 4, chiaramente la quan-
tit delle 4 unit che compiono il 4; e dice che sono parti di nome pari quelle
chiamate da parimente-pari, come la seconda o la met poich deriva dal 2, la
quarta perch deriva dal 4, la sesta perch deriva dal 6 e lottava perch deriva
dall8. Di queste parti quante sono paronime di parimente-pari, come la quar-
ta, lottava, la sedicesima, la trentaduesima, eccetera, si dicono di nome pari-
mente-pari. Queste poi le dice anche pari di potenza, perch la quantit di
unit che in esse pari. Ma se oltre ad essere semplicemente pari, <la poten-
za> anche parimente-pari, conseguentemente chiama tali <parti> parimente-
pari di nome. Ad esempio il 64, essendo parimente-pari e possedendo tutte
quante le parti, si trova che parimente-pari per nome e parimente-pari per
potenza. parimente-pari per nome perch la sua seconda parte, cio la met,
paronima di 2; la sua quarta parte paronima di 4; lottava di 8, la sedicesi-
ma di 16; la trentaduesima di 32 e la sessantaquattresima di 64, e cos per gli
altri parimente-pari. Dice che esse sono parimente-pari di nome, cio che in
ciascuna di queste parti la quantit di unit che in essa parimente-pari. Co-
me si dice: la met di 64 sono 32 unit, la quarta 16, lottava 8, la sedicesima 4,
pre parimente-pari per sua denominazione, e che la medesima par-
te di potenza parimente-pari per la quantit di unit che sono in
essa, e che n luna n laltra partecipano mai di altro genere
Dopo avere detto quale sia il numero parimente-pari e quante e
quali siano le sue specie
95
prima di introdurre in particolare linse-
gnamento di ciascuna specie, dapprima insegna le conseguenze che
sono in comune a questo genere, e poi, da qui in avanti, parla di
ciascuna specie. Poich non utilizza parole logorate dalluso comu-
ne, credo sia opportuno spiegare in primo luogo il significato di cia-
scuna parola, poi successivamente interpretare il complessivo sen-
so razionale delle cose dette qui.
Dunque Nicomaco chiama potenze i numeri da cui prendono
nome le parti di qualsiasi numero, come la met da 2, perch la
met una seconda parte, e cos terzo da 3, quarto da 4, dunque
2 3 e 4 sono potenze da cui traggono lessere le parti, infatti anche
terzo e quarto sono paronimi
96
di 3 e di 4, e cos per gli altri. La po-
298 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
la trentaduesima 2. Tutti questi sono numeri parimente-pari. Tutte le parti del
parimente-pari dice sono pari di nome e di potenza e il numero parimente-
pari non pu avere pi di tali parti. Ma giammai dice le parti del parimen-
te-pari possono avere qualcosa in comune con un altro genere, essere cio di-
spari di nome o di potenza e neanche semplicemente pari di nome o di potenza,
ma avranno per entrambe le cose il parimente, saranno cio parimente-pari
per nome e parimente-pari per potenza. A questo punto alcuni obiettano a Eu-
clide che nelle definizioni del libro VII della Geometria enuncia la definizione
del parimente-pari, dicendo che parimente-pari quel numero che misurato
da un numero pari secondo un numero pari. Ecco allora che 24 misurato dal
numero pari 6 secondo il numero pari 4 e tuttavia non parimente-pari, ma
dispari-pari, perch non si separa in due fino allunit. Quanto dunque concer-
ne ci, il biasimo sembra ragionevole, ma noi troviamo coloro che scrivono il
contrario che hanno come aggiunta lespressione soltanto, ossia che parimen-
te-pari quel numero misurato da un numero pari secondo un numero pari
soltanto; ed chiaro che il biasimo non ha luogo per laggiunta del soltanto.
Infatti non possibile che il parimente-pari sia misurato anche da un numero
dispari.
95
In realt il pari un genere che ha specie, non il parimente-pari, che
gi, esso stesso, specie del pari.
96
La paronimia un processo di derivazione del nome che si d ad una co-
sa, ossia ci che paronimo ci che ha nome derivato da. Tale concetto si
trova gi in Platone, Sofista, 268c: Sapiente, mi pare, impossibile, dal mo-
mento che abbiamo stabilito che egli non sa (to rv aou ooov oouvotov, rariar
oux riooto outov r0rrv); essendo, invece, un imitatore del sapiente, chiaro
che prender un nome derivato da esso (igtg o ev tou ooou ogov oti aoevu-
iov outou ti grtoi) ed ho ormai compreso, direi, che dobbiamo chiamare co-
stui realmente il vero e proprio sofista (ori aooriariv og0e outov rxrivov tov
aovtoaooiv ovte ooiotgv). Per Filopono, cos come per Nicomaco, esiste una
tenza questo; mentre chiama parti pari per nome quelle che sono
paronime di potenze pari, cio di numeri pari interi. Quarto dal 4
pari, sesto da 6. Dice quindi che tutte le parti del parimente-pari
sono anchesse parimente-pari per nome, e le potenze da cui quelle
prendono nome, sono parimente-pari per potenza. Ad esempio il 16,
essendo parimente-pari, ha come seconda parte l8, come quarta 4 e
come ottava 2, ebbene ciascuna di queste parti parimente-pari;
l8, il 4 il 2 si dividono infatti in due fino allunit: l8 prende nome
da numeri parimente-pari, essendo seconda parte di 16 <prende
nome> dal 2, il 4 essendo quarta parte prende nome da se stesso, il
2, parte ottava, dall8. A buon diritto quindi tali parti si dicono pa-
rimente-pari per nome, perch sono paronime di numeri parimen-
te-pari. Se infatti fossero state nominate soltanto da numeri pari,
come decimo da 10, sarebbero chiamate unicamente pari per nome,
e per, poich sono paronime di parimente-pari, giustamente ven-
gono denominate parimente-pari per nome, e le potenze da cui de-
rivano queste parti, parimente-pari per potenza. Infatti ancora, se
le potenze fossero soltanto pari, cio dire i numeri da cui sono deno-
minate le parti, avrebbe preso a chiamarle pari per potenza, come
il 10, da cui denominata la decima parte di qualche cosa.
Quindi ogni numero parimente-pari ha tutte le sue parti pari-
mente-pari per nome, e le potenze o i numeri, da cui le parti sono
denominate, parimente-pari per potenza per la denominazione
stessa, cio per il nome con cui sono denominate, intendo dire con
ottavo o con quarto eccetera. La medesima parte di potenza pari-
mente-pari per la quantit delle sue unit, infatti il quarto di 16,
che paronimo di 4, ha il numero delle unit del 4 di cui paroni-
mo e che parimente-pari per potenza, il 4 infatti potenza del 4.
Quindi bisogna prendere la parte nella quantit di unit che sono
in essa o per la stessa denominazione della parte o per la parte
stessa, come dire ad esempio: il 16 la quarta parte del parimente-
pari 64, dunque intendo la quantit delle unit della parte (ovvia-
mente del numero 16, che era la quarta parte di 64) o le stesse 4
unit di cui paronima la quarta parte che maggiore,
97
e abbiamo
detto come il 4, da cui <deriva> il quarto, sia pari per potenza. An-
che il 16 sar parimente-pari per potenza se di esso pu essere pa-
10
20
30
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 299
dipendenza imprescindibile fra ci che denominato per derivazione e le realt
delle quali esso paronimo.
97
Scil. stata denominata quarta parte dal numero delle unit che forma-
no il 4 pur essendo maggiore del 4, giacch la quarta parte di 64 , appunto, 16.
ronima una qualche parte di un numero parimente-pari, infatti la
sedicesima parte di 128 8,
98
quindi 16 parimente-pari per poten-
za, tanto che mentre la sua quarta parte, in quanto gi paronima
di 4, parimente-pari per potenza, il 16 invece, rendendo paronima
la parte di un altro numero parimente-pari, intendo del 128, sar
anchesso parimente-pari per potenza e mai potr partecipare di un
altro genere: mai infatti n la parte n la potenza sono riducibili
sotto un genere diverso dal pari che non sia soltanto il parimente-
300 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
98
Che cosa intenda Nicomaco per potenza e cosa intenda Filopono que-
stione complessa. Di certo non si tratta n della potenzialit in senso aristoteli-
co, n della potenza nel senso delle nozioni matematiche moderne, ossia come
prodotto di pi fattori uguali al numero di cui si esegue la potenza. Per questo
argomento rimando a G.R. Giardina (1998), articolo in cui mi occupo in modo
specifico del concetto di potenza nei commentatori di Nicomaco. In questa sede,
quindi, mi limito a dare, sulla nozione di potenza, soltanto alcune indicazioni.
In una lunga nota, il DOoge (cf. M.L. DOoge (1926), pp. 193-194 n. 3), cerca di
dimostrare che il significato del termine potenza (ouvoi) in Nicomaco sarebbe
quello di valore numerico, interpretazione confortata, a suo avviso, dal testo
del De institutione arithmetica di Boezio I 9: Sed ideo mihi videtur hic nume-
rus pariter par vocatus, quod eius omnes partes et nomine et quantitate pares
pariter inveniantur. Filopono, invece, sempre secondo DOoge, avrebbe inter-
pretato la nozione di ouvoi del testo di Nicomaco come quoto, interpretazione
che porrebbe allo stesso Filopono dei problemi nel paragrafo I 82, riferito al
passo di Nicomaco 19,17-20,5 H. A questo proposito la Bertier, (1978), p. 157
nelle sue note di commento al testo di Nicomaco, sottolinea: [] les nombres
dune srie de termes pairement pairs sont considrs alternativement comme
des parties et comme des diviseurs (facteur de partage) les uns des autres, ce
quils sont naturellement du fait de leur valeur numrique. Nel corso del suo
Commentario, a mio avviso, Filopono sembra identificare la ouvoi con il divi-
sore, come ben si comprende dallesempio riportato in I 66, ossia 128:16=8. 128
un numero parimente-pari; 8, che una delle sue parti, parimente-pari: es-
sa parte sedicesima e sedicesima denominazione parimente-pari perch
prende nome da una potenza parimente-pari, il 16, il quale appunto divisore,
giacch parimente-pari in potenza in quanto virtualmente capace di dividere
un numero parimente-pari, in questo caso il 128. Per Filopono, infatti, sono po-
tenze i numeri di cui sono paronime ossia da cui traggono denominazione le
parti, come nellesempio citato il 16 da cui trae denominazione l8, che la se-
dicesima parte di 128. Il concetto di potenza dipende in modo diretto dal con-
cetto di paronimia: potenza di un numero quel numero di cui paronima la
parte del numero dato. Tale potenza il divisore. Non un caso che lunico pas-
so che presenta lidentificazione del concetto di potenza con quello di quoziente,
ossia Filop. I 71,4-7, sia del tutto identico al corrispondente passo di Asclepio, I
64,4-8. In Asclepio, infatti, non esiste alcuna insistenza sul ruolo della paroni-
mia. Allo stesso tempo, per, pu avvenire lo scambio fra le potenze e le parti:
nellesempio citato, dal momento che 8 la sedicesima parte di 128, mentre
contemporaneamente 16 lottava parte dello stesso numero, quella che era po-
tenza pu divenire parte e viceversa.
pari, infatti non si trover mai n il dispari n semplicemente il pa-
ri, ma assolutamente il parimente-pari.
99
67 Nicom. 15,20-16,1 H.: Nondimeno (gtoi or) anche per que-
sto si chiama parimente-pari, perch, essendo pari, ha sempre pari
sia le parti sia le parti delle parti (xoi to tev rev) fino allunit
per nome (ovooti) e per potenza Pitagoricamente, nondimeno,
dice <Nicomaco>, anche per questo parimente-pari, perch anche
le sue parti sono parimente-pari.
68 Nicom. cf. par. 67 A questo punto quindi viene confutato
Euclide perch nel settimo libro <degli Elementi> ha definito male
il numero parimente-pari, egli dice infatti che parimente-pari
quel numero che misurato da un numero pari secondo un numero
pari. Infatti, in virt di tale definizione si scopriranno parimente-
pari anche quei numeri che sono soltanto pari e non parimente-pa-
ri. Ad esempio il 24 non parimente-pari perch non si divide fino
allunit, secondo Euclide invece si scoprir parimente-pari, infatti,
tu vedi, misurato dal 4, che pari, secondo il numero pari 6, poi-
ch 24 46. Ne consegue che <Euclide> ha definito male <il pari-
mente-pari>.
100
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 301
199
Le parti e le potenze di un numero parimente-pari saranno sempre e
assolutamente numeri parimente-pari.
100
Nel VII libro degli Elem., def. 8-11, Euclide distingue tre specie di nu-
meri, che si riferiscono al numero in generale e non semplicemente al numero
pari come in Nicomaco e in Filopono: il parimente-pari, il parimente-dispari e il
disparimente-dispari, questultimo assente dalla classificazione di Nicomaco. Il
numero parimente-pari , per Euclide, un numero misurato (cio diviso) da un
numero pari secondo un numero pari (VII def. 8, otioxi otio oi0o rotiv o
uao otiou oi0ou rtourvo xoto otiov oi0ov); il parimente-dispari un
numero misurato da un numero pari secondo un numero dispari (VII def. 9, o-
tioxi or ariooo rotiv o uao otiou oi0ou rtourvo xoto ariooov oi0ov),
e pu anche dirsi disparimente-pari, che un numero misurato da un numero
dispari secondo un numero pari (VII def. 10, arioooxi or otio rotiv o uao ar-
iooou oi0ou rtourvo xoto otiov oi0ov); il disparimente-dispari un
numero misurato da un numero dispari secondo un numero dispari (VII def.
11, arioooxi or ariooo oi0o rotiv o uao ariooou oi0ou rtourvo xoto
ariooov oi0ov). Secondo tali definizioni, per, ci sono dei numeri che posso-
no essere al tempo stesso parimente-pari e parimente-dispari. Ad esempio, 12
che diviso 2 fa 6 ma diviso 4 fa 3. Nel libro IX, prop. 32-34, tuttavia, Euclide
tenta di specificare quali categorie di numeri sono propriamente parimente-pa-
ri e quali sono, invece, parimente-pari e insieme parimente-dispari. Le tre pro-
posizioni che vengono dimostrate da Euclide IX 32-34 sono le seguenti: Cia-
scuno dei numeri che si ottengono raddoppiando successivamente a partire da
69 Nicom. cf. par. 67 Per nome e per potenza sta al posto di
per nome della parte e del numero di cui la parte paronima.
101
Ad esempio, di 32, parte, presa a caso, la quarta, cio 8, mentre
potenza il numero 4, da cui prende nome la quarta parte. Noi
diciamo allora per la quantit delle unit della parte, nel senso
che anche se <Nicomaco> dice la quantit delle unit dello stesso
numero 16, la sua parte, ad esempio la quarta, paronima di 4;
questo allora, il 4, ha parimente-pari per potenza la quantit delle
unit che sono in esso.
70 Nicom. 16,1-4 H.: E detto in altri termini (xoi rtre), ogni
parte che potrebbe possedere parimente-pari secondo il nome, ed
essa stessa (to or outo) anche parimente-pari secondo la potenza
Dicendo e detto in altri termini sembra anche introdurre un di-
scorso diverso da quello in cui tale numero stato chiamato pari-
mente-pari; invece non cos, ma tale espressione esplicativa di
quanto detto prima, espresso in maniera pi concisa.
71 Nicom. cf. par. 70:
102
O un altro discorso oppure viene
spiegato dettagliatamente il precedente. parimente-pari quel nu-
mero a cui capita che ogni parte, che esso pu avere, parimente-
pari e che, di ciascuna delle parti, vi sia paronimia sia secondo il
suo proprio nome, cio per esempio la quarta parte, lottava eccete-
ra, sia secondo la potenza, ossia secondo il numero di cui <la parte>
302 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
una diade non pu essere che un numero parimente-pari (prop. 32); Se un
numero ha la met dispari, non pu essere che parimente-dispari (prop. 33);
Se un numero non fra quelli che si ottengono raddoppiando di seguito a par-
tire dal numero 2, n ha dispari la met, esso insieme parimente-pari e pari-
mente-dispari (prop. 34). La differenza fra le definizioni euclidee e quelle for-
nite da Nicomaco non sfugge a Filopono che, in I 68, sottolinea che Euclide ha
definito male il numero parimente-pari e conduce come esempio dellerrore il
caso di 24=46 che per non parimente-pari. Del resto, la stessa critica a Eu-
clide VII def. 8-11 e IX prop. 32-34 era gi stata condotta, diffusamente, da
Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nicomaco, pp. 225-231.
101
Cio ad esempio 8, sedicesima parte di 128, parimente-pari per il suo
proprio nome e per il termine sedici da cui deriva il nome della parte, che ap-
punto sedicesima. Nicomaco ha precisato, infatti, che la parte di un numero pa-
rimente-pari, la quale necessariamente parimente-pari, essa stessa di po-
tenza parimente-pari per la quantit di unit che contiene.
102
Linversione del termine della divisione che identifica la potenza, che in
questo paragrafo , appunto, il quoto e non il divisore, si spiega con il fatto che
il testo di Filopono corrisponde qui, in maniera letterale, ad Ascl. I 63 e 64. Cf.
la discussione di questo passo in G.R. Giardina (1998), pp. 359-360.
paronima. Faccio un esempio: se dico che del numero 32 8 la
quarta parte, quarto parte mentre 8 potenza e ciascuno di que-
sti parimente-pari. E ancora di 32 lottava parte 4: ne risulta
che lottava la parte e 4 invece potenza, e sono entrambi di nuo-
vo parimente-pari. Ne consegue che nessun <numero parimente-
pari> manca di generare parti parimente-pari.
72 Nicom. 16,4 H.: Nascita (yrvroi or ) delle parti parimente-
pari []
103
Sullorigine del parimente-pari <Nicomaco> dice ed
espone un metodo secondo il quale, procedendo allinfinito, possia-
mo trovare di che natura siano i parimente-pari, tali che nulla vi
sta in mezzo. Meraviglia dunque la grandezza di tale scienza, per-
ch ci consente di pronunciarci anche intorno ai numeri non ancora
trovati in atto, tanto che impossibile che un solo numero pari-
mente-pari ci sfugga se procediamo con il metodo prestabilito, ma
tutto deve essere ricercato con trame cui nulla pu sfuggire.
104
Il metodo il seguente: procedi a partire dallunit secondo un
rapporto doppio e avrai allinfinito tutti i numeri parimente-pari,
in modo tale che nel complesso tu non tralascerai nessun numero
che stia in mezzo.
105
Ad esempio raddoppia lunit: risulta 2 e il 2
un numero parimente-pari; raddoppia il 2 e risulta 4, e 4 pari-
mente-pari; allo stesso modo raddoppia il 4 e risulta 8 e questo
parimente-pari; allo stesso modo l8 d 16 e questo 32, questo 64,
questo 128 e questo 256; e cos di seguito raddoppiando allinfinito
produrrai assolutamente numeri parimente-pari e nessun numero
parimente-pari ti sfuggir tra questi. E questo accade a ragione: se
infatti un numero parimente-pari si divide in due parti fino allu-
nit e quel numero che non pu essere diviso cos, fino allunit,
non parimente-pari allora verosimile che siano parimente-pari
questi numeri soltanto, quanti a partire dallunit possono essere
raddoppiati sempre in accrescimento allinfinito ed impossibile
che se ne inseriscano in mezzo altri: quei numeri che infatti fossero
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 303
103
Nelledizione di Nicomaco, dopo il lemma, yrvroi or , si legge lespres-
sione che chiude il precedente paragrafo di Filopono. facile pensare che lori-
gine del parimente-pari , per Nicomaco, come si detto, il raddoppiamento.
Raddoppiando a partire dallunit si otterranno sempre, allinfinito, numeri pa-
rimente-pari.
104
0goe, gi usato pi volte da Filopono, verbo che, letteralmente, signi-
fica cacciare, e qui limmagine della caccia completata dallespressione i-
voi ouxtoi, con inevitabili reti.
105
Chi procede con il metodo indicato da Nicomaco trover allinfinito tutti
i numeri parimente-pari senza che se ne tralasci alcuno.
per caso fra questi non potrebbero essere divisi in due parti fino al-
lunit.
Numeri paronimi e numeri antiparonimi di numeri parimente-
pari (73-74).
73 Nicom. 16,14-16 H.: [] e ogni parte (xoi aov or ro) che
esso si trova a contenere del tutto paronima di uno dei numeri
che sono davanti ad esso []. Nicomaco insegna dellaltro che
consegue al parimente-pari: ogni parte di un numero parimente-
pari, egli dice, paronima di uno dei numeri parimente-pari che
stanno prima di esso; e oltre a ci: quante unit pu avere quella
parte, tale sar assolutamente il sistema di unit che possiede uno
dei numeri parimente-pari che stanno prima di esso. Infatti, siano
esposti a partire dallunit i seguenti numeri parimente-pari: 1 2 4
8 16 32 64 128: lultimo di questi, 128, ha quattro parti; la seconda
parte 64, la quarta 32, lottava 16 e la centoventottesima 1, e di
esso non vi alcuna altra parte. Osserva dunque che ciascuna par-
te di esso ha un sistema di unit tale da essere composta di tante
unit quante ne possiede uno dei numeri parimente-pari che stan-
no davanti ad esso.
106
La seconda parte di 128, o meglio la met,
che 64, avr anche un sistema di unit uguale a quello che ha il
numero che precede 128, che il parimente-pari 64. La quarta par-
te, 32, essa stessa al terzo posto da esso, lottava, 16, al quarto po-
sto, la centoventottesima al primo. Ma dunque anche le denomina-
zioni delle parti del numero parimente-pari 128 sono paronime di
uno dei numeri parimente-pari che sono prima di esso, la seconda
da 2, la quarta da 4, lottava da 8 e cos scoprirai nel caso di tutte.
Ma a quale dei numeri che sono prima di esso paronima ciascuna
delle parti e a quale dei numeri che sono prima di esso uguale se-
condo il sistema di unit che contiene lo spiega in questo modo: la
quantit numerica esposta dei numeri parimente-pari egli dice
10
304 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
106
Esposta una sequenza di numeri parimente-pari, 1 2 4 8 16 32 64 128,
ciascuno di questi avr ogni parte paronima di uno dei numeri parimente-pari
che lo precedono. Ad esempio di 128 la seconda parte paronima di 2, la quar-
ta parte paronima di 4, lottava di 8, la sedicesima di 16, eccetera, e questi so-
no tutti numeri parimente-pari che lo precedono nellesposizione. Allo stesso
modo ogni parte di 128 contiene tante unit quante ne contiene un certo nume-
ro parimente-pari che lo precede, ad esempio la sua met contiene 64 unit, la
sua quarta parte contiene 32 unit, eccetera, e questi sono numeri parimente-
pari che precedono 128.
assolutamente o dispari o pari.
107
Ebbene se pari avr necessa-
riamente due termini medi, infatti i presenti parimente-pari, che
sono otto [scil. da 1 a 128], hanno come medi 8 e 16, a ciascun lato
dei quali ci sono rispettivamente tre parimente-pari;
108
se invece
sono dispari di numero avranno necessariamente un solo termine
medio, perch se andassero da 1 a 64 lunico loro medio sarebbe l8,
e da ciascun lato di 8 vi sono tre parimente-pari.
Sempre dunque, egli dice, partendo dai termini medi e poi
prendendo quelli che sono ai lati di ciascuno di essi, questi li trove-
rai antiparonimi fra loro, come 8 e 16 per lesposizione pari. Se
dunque potenza l8, 16 sar lottava parte di 128. Ai lati rispetti-
vamente di 8 e di 16 vi sono 4 e 32, i quali di nuovo si alternano fra
loro; infatti, se si prende come potenza il 4, 32 sar la quarta parte,
e se invece al contrario potenza 32, 4 sar la trentaduesima par-
te, e lo stesso accade per 2 e 64. Allo stesso modo sta anche l1 ri-
spetto a 128, perch l1 la centoventottesima parte dellintero
mentre 128 lintero in rapporto allunit, poich anche lunit, es-
sendo indivisibile, un intero e lintero chiamato intero per il fat-
to che partecipa dellunit o delluno. Essendo quindi due i medi,
lalternanza delle parti e quella delle potenze sar in questo modo.
Se invece i parimente-pari sono esposti in numero dispari il medio
uno solo, ad esempio se essi procedono fino a 64, come abbiamo
detto prima, il suo stesso medio, 8, si alternerebbe a se stesso es-
sendo contemporaneamente potenza e parte, infatti sarebbe lotta-
va parte dellintero, cio di 64, prendendo nome da s: infatti lotta-
va parte <prende nome> dall8.
109
Similmente dunque, procedendo i parimente-pari allinfinito,
iniziando dai medi e avanzando ai lati di ciascuno troverai lalter-
nanza delle parti e delle potenze, da cui si mostrato che ogni par-
te di ogni numero parimente-pari paronima di un <numero> pari-
mente-pari fra quelli che si trovano prima e che secondo il sistema
delle unit uguale ad uno di quelli che stanno prima, da cui trae
nome la parte, e con cui, in quanto potenza, si alterna. Tali sono
quei <numeri> che si allontanano ugualmente da ciascun lato del
medio o dei medi. <Nicomaco> ha chiamato ci alternanza perch
le parti e le potenze, che prendono nome luna dallaltra, prendono
20
30
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 305
107
Cio la sequenza esposta pu contenere un numero dispari o un numero
pari di numeri parimente-pari.
108
Che sono, rispettivamente, al lato di 8, 1 2 4 e, al lato di 16, 32 64 e 128.
109
64:8=8, quindi 8 , contemporaneamente, divisore e quoto, cio potenza
e parte.
il posto luna dellaltra come anche <prendono posto luno dellal-
tro> i corpi che alternano i propri luoghi.
74 Nicom. 17,4-5 H.: [] sicch lintero (eotr xoi to oov) sar
antiparonimo dellunit e lunit dellintero Chiama intero lulti-
mo dei parimente-pari esposti perch lultimo dei numeri parimen-
te-pari posti prima di esso assolutamente una sua parte. Ad
esempio, prima di 128 vi sono, a partire dallunit, i seguenti nu-
meri: 1 2 4 8 16 32 64. Lunit, dunque, la centoventottesima par-
te di 128, 2 la sessantaquattresima, 4 la trentaduesima, 8 la sedi-
cesima, 16 lottava, 32 la quarta, 64 la met, ossia la seconda. E tu
osserva che alternandosi le une alle altre sono antiparonime luna
dellaltra, infatti il 2 la sessantaquattresima parte di 128 e 64
la seconda parte del medesimo numero e cos 4 la trentaduesima
e 32 la quarta, e allo stesso modo i numeri successivi, intendo an-
che 8 e 16, 8 la sedicesima parte e 16 lottava parte dellintero,
cio di 128, i quali corrispondono fra loro parte per parte, ossia
quando luno parte laltro diviene potenza e se questa diviene par-
te quella diviene potenza. Nicomaco dice qui essere corrisponden-
ti
110
come ha detto essere alternati.
111
75 Nicom. 17,5-17 H.: Per parlare con un esempio, se poniamo
come termine maggiore 128, i termini esposti saranno dello stesso
genere di esso, cio pari, infatti tutti i termini fino ad esso compre-
so saranno otto e non avranno un unico medio, perch ci impos-
sibile in una sequenza pari, ma <ne avranno> necessariamente
due, l8 e il 16, che corrispondono (oi tivr ovtoaoxivou vtoi) luno al-
laltro parte per parte; in effetti lottava parte dellintero 128 16, e
inversamente la sedicesima 8 e proseguendo da una parte e dal-
laltra, la quarta parte 32 e 4 la trentaduesima, e ancora 64 la
sua met e 2 la sessantaquattresima, e infine, secondo i termini
estremi, lunit la sua centoventottesima parte (rxotootorixootoy-
ooov) e, inversamente, lintero secondo lunit 128 Questa
espressione ci chiara per le cose da noi dette sopra e non necessi-
ta di una interpretazione ancora pi chiara eccetto che ci che Ni-
comaco sopra ha abilmente chiamato alternanza e mutamento
qui lo chiama corrispondenza, significando quella stessa cosa.
40
10
306 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
110
Nicomaco 17,10 H. usa infatti lespressione oitivr ovtoaoxivou vtoi.
111
Filopono sta commentando il significato dei verbi usati da Nicomaco e
sottolinea che ovtoaoxivro0oi ha lo stesso valore semantico di ovtiariioto-
o0oi. Questa notazione grammaticale non ha riscontro in Ascl. I 68.
76 Nicom. cf. par. 75 Anche qui, infatti, parte lunit e po-
tenza 128, di cui lunit paronima, ma essa intero secondo lu-
nit della parte che 1 [scil. 128 intero rispetto a 1]. cos se il
numero dei parimente-pari esposto pari. Se invece dispari e pro-
cede fino a 64 risulta un solo medio, l8, che ha tre numeri da una
parte e dallaltra di se stesso: prima di 8 l1, il 2 e il 4, dopo l8 il 16,
il 32 e il 64. Dunque egli dice tale medio, l8, corrisponde a se
stesso perch non ha un numero appaiato, infatti lo stesso numero
8, che il medio, esso stesso sia potenza sia parte (e infatti lot-
tava parte di 64) e di esso paronima la parte; infatti lottava parte
paronima del numero 8.
77 Nicom. 18,4-8 H.: Accade che (ourgxr or) tutte le esposi-
zioni sommate insieme cumulativamente siano uguali al termine
ad esse successivo meno 1, sicch necessario che la somma, qua-
lunque essa sia, sar un numero dispari, infatti il dispari sar sem-
pre uguale al pari meno 1 Insegna unaltra propriet dei numeri
parimente-pari. Se infatti esponi egli dice i parimente-pari uno
dopo laltro a partire dallunit, fin dove vuoi, ad esempio 1 2 4 8 16
32 64 128 e allinfinito, quanti ne potrai aggiungere iniziando dal-
lunit, il numero che risulta dalla somma inferiore di 1 rispetto
al successivo, cio al parimente-pari non ancora sommato.
112
Infatti
lunit inferiore di 1 rispetto al 2; 1 e 2 sommati fanno 3, che in-
feriore di 1 rispetto a 4; e 4 sommato ancora a 3 fa 7, che inferiore
di 1 rispetto a 8; 8 sommato a 7 fa 15, che inferiore di 1 rispetto a
16; e di nuovo 16 sommato a 15 fa 31, che inferiore di 1 rispetto a
32 che dopo di esso, e cos allinfinito. Il presente metodo gli sar
utile in seguito per trovare i numeri perfetti.
113
78 Nicom. 18,19-19,3 H.: assolutamente necessario ricordare
anche questo (xoxrivo or rvgo0oi): se infatti le esposizioni del nu-
mero parimente-pari di cui si sta trattando sono pari, il risultato
degli estremi moltiplicati luno per laltro sar sempre uguale a
quello dei medi moltiplicati fra loro, se invece le esposizioni sono
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 307
112
Ecco cosa intende Filopono: 1+2+4+8+16=31; 1+2+4+8+16+32=63;
1+2+4+8+16+32+64=127; e cos allinfinito. In altri termini potremmo dire che
2
n1
=2
n
1. Tale teorema non ha alcuna corrispondenza in Teone di Smirne.
113
Perfetto un numero che pari alla somma dei suoi divisori; ad es.
6=3+2+1. Sui numeri perfetti cf. i paragrafi 114-117 di questo primo libro di Fi-
lopono con le relative note. Dei numeri perfetti discute, inoltre, Th. Heath
(1921a), I pp. 74-76.
dispari, il prodotto degli estremi uguale al prodotto del medio per
se stesso Aggiunge alle cose dette ancora unaltra conseguenza.
Infatti dei numeri parimente-pari esposti luno dopo laltro a parti-
re dallunit, dice, se la quantit di essi in numero dispari, il nu-
mero che deriva dagli estremi per moltiplicazione fra loro uguale
a quello che deriva dal medio moltiplicato per se stesso. Ad esem-
pio 1 2 4 8 16: essendo dispari il numero <dei parimente-pari> da 1
a 16,
114
il medio 4, gli estremi sono 1 e 16: ebbene, 116 e 44 fan-
no ugualmente 16. Aggiunto 32 e divenuti due i medi, 4 e 8, quanto
fa 4 moltiplicato per 8, tanto fa 1 moltiplicato per 32, e cos sempre.
I medi che sono dalluna e dallaltra parte, moltiplicati fra loro dan-
no lo stesso prodotto, ad esempio 2 e 16, perch 216=32.
115
Ci ac-
cade a ragione: anche nella <proporzione> geometrica
116
infatti ab-
biamo che, se la proporzione di quattro grandezze il prodotto che
risulta dagli estremi uguale a quello dei medi, mentre nel caso
dei dispari il prodotto degli estremi uguale a quello del medio
<per se stesso>, perch il medio uno solo. Anche questo, infatti,
noi abbiamo indicato linearmente, che se la proporzione di tre
grandezze il prodotto degli estremi uguale a quello del medio.
117
La seconda specie del pari: il pari-dispari (79-88).
79 Nicom. 19,9-11 H.: Pari-dispari (Atioar itto or ) il nume-
ro che, pur essendo esso stesso di genere pari (te yrvri), contrap-
posto specificamente al parimente-pari di cui si parlato prima
118
10
308 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
114
Infatti da 1 a 16 abbiamo cinque numeri.
115
Nella sequenza 1 2 4 8 16 32 abbiamo sei numeri. 132=216=48.
116
Il testo, letteralmente, ha in geometria, ma chiaro che qui il termine
vale per proporzione geometrica; anche i termini di questa proporzione sono
indicati come grandezze geometriche, ryr0g, e non come numeri. evidente
per che si tratta di propriet delle proporzioni geometriche che sono oggetto
dellultima parte dellaritmetica, ossia dellaritmetica delle proporzioni. Quindi
il fatto che si tratta della proporzione geometrica che determina luso di que-
sti termini, pi attinenti alla geometria che non allaritmetica.
117
Ad esempio: la sequenza 1 2 4 8 16 32 64 128 composta da otto nume-
ri, cio da un numero pari di numeri, quindi il prodotto degli estremi, 1 e 128,
uguale al prodotto dei medi: 264=128; 432=128; 816=128. La sequenza 1 2 4
8 16, invece, composta da cinque numeri, cio da un numero dispari di nume-
ri, pertanto il prodotto degli estremi uguale a quello del termine medio,
44=16. Il riferimento alla geometria riguarda la ricerca del medio proporzio-
nale di due numeri dati, problema che Nicomaco affronter nel secondo libro.
118
In questo commento Filopono espone il contenuto di tutto il capitolo di
Nicomaco, di cui poi andr specificando il significato dei singoli lemmi nei pa-
Dopo aver parlato della prima specie del pari, intendo appunto il
parimente-pari, ora intende parlare delle altre due specie, del pari-
dispari e del dispari-pari, e parla in primo luogo del pari-dispari.
Dice dunque che pari-dispari il numero che ammette una sola di-
visione in due <parti uguali> e nessunaltra, perch crea subito
parti indivisibili e dispari. Il 6 ad esempio pari-dispari, perch la
met di 6 3 e il 3 non pu essere diviso ulteriormente. Allo stesso
modo anche 10 e 14 sono pari-dispari.
Il pari-dispari contrario al parimente-pari perch mentre il
parimente-pari si divide in due <parti uguali> fino allunit e il suo
ultimo termine, cio lunit, indivisibile, il pari-dispari invece am-
mette una sola divisione e la parte pi grande di esso indivisibi-
le.
119
Ad esempio il 10 ha come parte pi grande la met e questa,
ossia il 5, indivisibile, e cos per tutti gli altri numeri pari-dispari.
Essi quindi hanno natura opposta ai parimente-pari. Questo per
quanto riguarda il pari-dispari. Discutiamo poi dellorigine di esso.
Esponi i dispari a partire dallunit e raddoppiali per se stessi:
quelli raddoppiati sono pari-dispari.
120
Siano posti dunque tutti i
dispari, ti sia permesso di tralasciare lunit in quanto essa prin-
cipio <dei numeri> e non numero <in senso proprio>, perci siano
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 309
ragrafi successivi, dedicati in modo specifico ai lemmi stessi. I commenti dal 79
all88 sono tutti dedicati al pari-dispari, la seconda delle tre specie in cui Nico-
maco ha diviso il genere pari. Filopono accoglie la definizione data da Nicomaco
secondo cui pari-dispari quel numero pari che ammette una ed una sola divi-
sione in due parti uguali, rimanendo subito diviso in due parti dispari. La me-
desima definizione fornisce Teone di Smirne, 25,19. Mi sembra che il DOoge
commetta un errore quando traduce even times odd, cio pari-volte-dispari, il
termine otioaritto. Pari-volte-dispari significa infatti un numero pari molti-
plicato per un numero dispari, moltiplicazione che pu dare luogo sia a un pari-
dispari che a un dispari-pari. Probabilmente DOoge si lasciato influenzare da
Euclide, Elem., VII, def. 9.
119
Appartenendo al medesimo genere, cio il pari, sia il parimente-pari
che il pari-dispari sono divisibili per 2, ma mentre il parimente-pari divisibile
sempre fino allunit, il pari-dispari ammette una sola divisione. Inoltre, men-
tre il parimente-pari ha indivisibile soltanto la parte pi piccola, 1, il pari-di-
spari ha indivisibile la parte pi grande, perch non appena si divide, e nella
prima divisione troveremo le parti pi grandi, le due parti risultano indivisibili
perch dispari. Filopono indica come la parte pi grande ambedue le parti del
numero pari-dispari perch, essendo una sola la divisione possibile dividendo
per 2, non si possono ottenere parti uguali pi piccole per ulteriori divisioni.
120
Ancora una volta loperazione costitutiva della specie del pari non la
moltiplicazione, come per Euclide, che definisce il pari-volte-dispari come un
numero pari che deriva dalla moltiplicazione di un numero dispari per un nu-
mero pari, bens , nel caso di Nicomaco e di Filopono, il raddoppiamento.
esposti a partire dalla triade: 3 5 7 9 11 13 15 17 19 21; raddoppia
ciascuno di questi e ne risultano pari-dispari, in questordine: 6 10
14 18 22 26 30 34 38 42 e allinfinito. Cos dunque risultano i pari-
dispari. Nel flusso di ogni numero poi si trovano sempre quinti lu-
no dallaltro, infatti dal 6, che il primo pari-dispari, fino al 10 si
trovano cinque numeri, 6 7 8 9 e 10, chiaramente contati pure gli
estremi, come qui 6 e 10; e di nuovo dal 10 al 14 si trovano cinque
numeri, e cos da questo [scil. dal 14] fino a 18; e il primo pari-di-
spari, 6, quinto dal 2 (infatti abbiamo lasciato da parte lunit),
121
2 3 4 5 6. Si superano lun laltro di quattro numeri, infatti il 10 su-
pera il 6 di quattro <numeri> e il 14 il 10 e similmente i successivi
si superano lun laltro.
Saltano tre numeri, che stanno in mezzo ad essi, ad esempio fra
il 6 e il 10 vi sono tre numeri, 7 8 e 9, e fra 10 e 14 ancora tre nu-
meri, 11 12 e 13. Questa dunque una conseguenza, ma bisogna
saperne anche unaltra. Infatti bisogna sapere che nel caso dei nu-
meri parimente-pari sia la parte che la potenza erano pari. Ad
esempio la parte di 32 era la quarta e la sua potenza il numero 8,
infatti 48=32; ma sia quarto era pari, perch quarto tratto da
4,
122
sia 8 pari, e cos per tutte le parti di esso che troverai. Nel
caso del pari-dispari non pi cos, ma la parte e la potenza stanno
assolutamente al contrario; infatti se la parte pari la potenza
dispari e viceversa, evidentemente.
123
Ad esempio 14 ha come parte
la met, 7, ma la met pari (infatti la seconda parte, cio la met,
deriva dal 2) mentre il 7 un numero dispari. E in generale si tro-
va questo, donde, come dice Nicomaco, per questo motivo probabil-
mente stato chiamato pari-dispari, perch predomina il dispari.
124
Infatti, dopo la prima divisione resta indivisibile e la parte che ri-
20
30
310 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
121
La regola per cui tutti i pari-dispari, compresi gli estremi, sono quinti
dal precedente non si applica al primo pari-dispari, 6, che quinto da 2, perch
si lasciata da parte lunit, la quale non propriamente pari-dispari perch
non propriamente numero, ma principio di tutti i numeri.
122
Anche qui, come nel caso del paragrafo 71, Filopono, seguendo pedisse-
quamente Asclepio, propone un diverso concetto di potenza, che anzich essere
il numero che d il nome alla parte, invece la quantit numerica della parte
stessa.
123
Nel pari-dispari la parte e la potenza appartengono sempre a generi op-
posti: se la parte pari la potenza dispari, se la parte dispari la potenza
pari.
124
Come Filopono precisa nel commento 83, la parte finale della parola che
indica ogni singola specie del pari pregnante, quindi, nel termine pari-dispari
il dispari, e infatti il dispari in questa specie abbonda, arittruri te aritte.
sulta dalla sua met, il 7, non ammette unulteriore divisione. Ma
anche questo consegue per i pari-dispari, come abbiamo gi detto,
cio che quelli che seguono i pari-dispari che vengono prima di loro
sono luno maggiore dellaltro di quattro numeri, ad esempio il pa-
ri-dispari 6: dopo di esso c il 10 e questo, il 10, maggiore di esso
di quattro; allo stesso modo anche il 14 di 10. Mi riferisco al nume-
ro che lo precede e gli sta vicino
125
poich 14 di certo pi grande
di 6, ma non lo supera solamente di quattro numeri perch il 14
non vicino a 6, infatti c in mezzo il 10. Il 10 dunque maggiore
e vicino al 6 e per questo lo supera di quattro. Per quale motivo lu-
no supera laltro di quattro? Senza dubbio perch i dispari si oltre-
passano lun laltro di due, come il 5 supera di due il 3 e il 7 il 5, il 9
il 7, l11 il 9 e cos di seguito. Se dunque i dispari si superano lun
laltro di due e i dispari raddoppiati creano i pari-dispari, la diade
sar stata raddoppiata e raddoppiata crea il numero 4, dunque giu-
stamente luno supera laltro di quattro. Ma c anche unaltra con-
seguenza per i pari-dispari: come infatti si detto a proposito dei
pari,
126
che se prendiamo un sistema dispari di numeri pari si trova
un solo medio e il prodotto degli estremi uguale a quello del me-
dio per se stesso, se invece prendiamo un sistema pari, vi sono due
medi e <il prodotto> degli estremi uguale a quello dei medi luno
per laltro, qui invece, per i pari-dispari, se prendiamo una sequen-
za dispari di essi, il medio sar la met degli estremi e non uguale
ad essi.
127
Per fare un esempio, siano esposti secondo un flusso di-
spari i pari-dispari cos come seguono: 6 10 14 18 22. Qui appunto
il medio 14, quindi somma gli estremi, cio 6 e 22, e risulta 28 e
facendo la met di 28 si trova il medio, infatti la met di 28 14.
Similmente <accade> anche nel caso degli estremi che sono dallu-
na e dallaltra parte, come 10 e 18, perch 10+18 fa 28 e la met
14. Tali cose accadono se le esposizioni sono dispari, mentre se sono
pari si troveranno due medi e tali medi non saranno pi met degli
40
50
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 311
125
Scil. al numero pari-dispari che lo precede immediatamente, come il 6
rispetto al 10, il 10 rispetto al 14, e cos via.
126
In realt la regola qui esposta vale per i parimente-pari e non per i pari
in genere. Non a caso, Ascl. I 72,67-71 scrive: segue poi anche unaltra conse-
guenza (uaori or xoi oo aooxoou0go); bisogna osservare che, come si
detto per i parimente-pari (iotr ov oti e rigtoi rai tev otioxi otiev), se pren-
diamo un sistema dispari di numeri pari, si trova un solo termine medio ed ac-
cade che il prodotto degli estremi uguale a quello dei medi (ri rv arittov ou-
otgo oerv otiev, ri roo ruioxrtoi xoi to uao tev oxev ioov te uao tev
roev tuyovri).
127
Nei pari-dispari il medio la met della somma degli estremi.
estremi bens uguali. Ad esempio siano posti di nuovo i pari-dispari
secondo una sequenza pari: 6 10 14 18 22 26. Qui sono due i medi,
14 e 18, ed essi sommati saranno uguali agli estremi, infatti som-
ma gli estremi, ossia 6 e 26, e risulta 32 e somma i medi, 14 e 18 e
risulta pure 32. Allo stesso modo anche nel caso di quelli che sono
pi vicini agli estremi, infatti 10 e 22 fanno 32, ma anche 14 e 18
fanno 32; quindi la somma degli estremi uguale a quella dei me-
di, per cui nel caso delle esposizioni pari c una certa comunanza
fra i pari-dispari e i parimente-pari, perch anche l ci che risulta
dagli estremi uguale a ci che risulta dai medi e qui pure, ma dif-
feriscono perch l lo facevamo moltiplicando, come 816 e 264,
qui invece sommando, perch non facciamo 626 ma 6+26. Sono
queste le cose che Nicomaco vuole dire a proposito del pari-dispari:
dunque leggiamo pi velocemente il testo, perch sono state esami-
nate in modo chiaro tutte le cose che saranno dette.
80 Nicom. cf. par. 79 Infatti queste tre specie si chiamano co-
munemente pari perch sono pari sia il parimente-pari, sia il pari-
dispari, sia il dispari-pari.
81 Nicom. 19,17-20,5 H.: Accade poi ad esso che ogni parte che
si scopra in esso di nome opposto alla potenza e ogni quantit del-
la parte di potenza opposta al nome, ma in ogni modo mai la po-
tenza della parte omogenea al suo nome; per fare un solo esem-
pio, la met di 18 (to rv giou), che pari per nome, 9, che di-
spari per potenza, mentre inversamente, la terza parte che di no-
me dispari, 6 che pari di potenza Ecco la prima conseguenza:
la parte sta in opposizione alla potenza; se la parte pari la poten-
za dispari, se la potenza pari la parte dispari; come nel caso di
18: la sua met una parte pari giacch la seconda parte prende
denominazione dal 2, come ho detto pi volte, le singole parti delle
due met per, intendo dire i due 9, sono dispari; e ancora la terza
parte di 18 dispari, poich la terza parte paronima di 3, ma il 6
un numero pari.
82 Nicom. cf. par. 81:
128
Se ha detto che la potenza il nume-
ro, di cui paronima la parte, e la met trae denominazione dal 2,
60
312 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
128
18:2=9, qui Filopono ritorna a considerare potenza il divisore, 2, da cui
la parte chiamata seconda o met, ma egli ha usato lo stesso procedimento in
precedenti esempi, nei quali ha considerato potenza il quoto. Per ovviare al te-
sto di Nicomaco, Filopono propone un iperbato, connettere cio tg ouvori con
com che qui dice che la met dispari per potenza? Ebbene, biso-
gna leggere in ordine inverso: la met dispari <di 18>, 9, chiamata
pari per potenza (cio dal 2, infatti la met la seconda parte),
dispari in quanto numero 9.
83 Nicom. 20,7-9 H.: A meno che (gtoi or oo) anche per que-
sto chiamato in tal modo, per il fatto cio che essendo pari gli ca-
pita subito di avere le due met dispari Infatti due sono le met
di 18, ambedue 9, che sono dispari; a ragione dunque stato chia-
mato pari-dispari, perch il significato delle parole si giudica dalla
parte finale. Infatti il nome creatore derivato da creo e il verbo
vivo umanamente derivato da uomo. Poich dunque i pari-di-
spari divisi hanno le due met dispari, a ragione ha avuto preva-
lenza la parte finale del nome che dispari. Poi <Nicomaco> inse-
gna la loro origine, infatti nascono quando ciascun dispari molti-
plicato per 2: 32=6, 52=10, e allinfinito. I maggiori poi differisco-
no sempre di quattro dai minori vicini.
84 Nicom. 20,15-20 H.: [] differiscono fra loro di quattro,
sempre i maggiori (oi riovr ori) dai minori vicini. La ragione
(oitiov or) di ci che i loro gnomoni iniziali, cio i dispari, supe-
randosi fra loro di due si sono moltiplicati per due, affinch nasces-
sero questi [scil. i pari-dispari], e il 2 moltiplicato per 2 fa 4 Ab-
biamo gi detto che si tratta necessariamente di quello che sta vici-
no, quindi il 10 oltrepassa il 6 di quattro, infatti il 10 vicino al 6 e
non c nessun <numero> della stessa specie che sta nel mezzo, e il
14 <supera di quattro> il 10, e cos nel caso degli altri.
85 Nicom. cf. par. 84 Chiamiamo gnomoni
129
quei <numeri>
che misurano altri numeri. Poich dunque si mostrato che i pari-
dispari nascono dai numeri dispari raddoppiati in se stessi,
130
loro
gnomoni sono allora i numeri dispari, ciascuno < gnomone> del
pari-dispari da esso generato. E fino ad oggi poi chiamano gnomoni
le misure, che sono come dei criteri distintivi per riconoscere log-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 313
evooorvov; cf. M.L. DOoge, pp. 193-194 n. 3. Una discussione di tale passo si
trova in G.R. Giardina (1997).
129
A proposito di gnomoni discute Th. Heath (1921a), I pp. 77-79. Il termi-
ne gnomone ha largo uso in Giamblico, LIntroduzione allaritmetica di Nico-
maco, cf. lindice matematico di F. Romano (1995), p. 534, mentre non ha alcun
riscontro in La scienza matematica comune.
130
Cio non moltiplicati per se stessi ma sommati a se stessi, ossia molti-
plicati per 2.
getto della loro ricerca. Poich quindi i dispari in sequenza si supe-
rano lun laltro di due e ciascuno dei dispari raddoppiato crea un
pari-dispari allora dei pari-dispari posti in sequenza i maggiori su-
perano i minori di quattro.
86 Nicom. 20,20-21,1 H.: Nel tessuto naturale del numero i pa-
ri-dispari si troveranno quinti luno dallaltro, superandosi di quat-
tro e tralasciando tre numeri, generati dalla moltiplicazione dei di-
spari per 2 (ouooi or gxuvorvev) Infatti il 5 supera il 3 di 2, il 7
<supera di 2> il 5 e cos tutti quanti. Gnomone di 6 3 che, molti-
plicato per 2 fa 6, similmente 5 gnomone di 10, e cos accade che
il maggiore supera di quattro il minore che gli sta vicino. Accade
quindi che, compresi nel conto gli estremi, i pari-dispari sono quin-
ti luno dallaltro; infatti 3 sono i medi fra il 6 e il 10, cio 7 8 e 9, e
cos per tutti.
87 Nicom. 21,1-7 H.: Si dice che essi hanno delle propriet op-
poste (rvovtioao0riv) a quelle dei parimente-pari nel senso che di
questi divisibile solo lestremo pi grande, mentre di quelli era in-
divisibile soltanto il pi piccolo; e anche, nel senso che nel loro caso
lalternanza (g ovtiariotooi) delle parti a partire dagli estremi
verso il medio o verso i medi rende il prodotto degli estremi uguale
a quello dei medi o del medio per se stesso Sono detti di pro-
priet opposte rispetto ai parimente-pari. Questi hanno propriet
opposte anche in altro modo, nel senso cio che le potenze e le parti
dei parimente-pari sono parimente-pari mentre le potenze di questi
[scil. dei pari-dispari] sono opposte alle parti, come si detto prima
nella teoria, e nel senso che, come dice qui, di questi [scil. dei pari-
dispari] divisibile soltanto lestremo pi grande ed estremo pi
grande ciascun numero pari-dispari che nasce dalla somma di nu-
meri dispari, come ad esempio il 6, il 10 e il 14, infatti ciascuno di
questi ha soltanto lestremo pi grande divisibile, perch ciascuno
di essi ammette una e una sola divisione. Ciascuno dei parimente-
pari invece, ammettendo ogni divisione fino al termine pi piccolo,
conserva indivisibile solamente questo stesso termine pi piccolo
(intendo appunto lunit). Ne consegue che, se gli uni si dividono fi-
no al termine pi piccolo, gli altri invece hanno soltanto il termine
pi grande divisibile: dunque hanno propriet opposte.
88 Nicom. cf. par. 87 Aggiunge poi unaltra propriet opposta.
Nel caso di quello [scil. del numero parimente-pari], egli dice, lal-
10
314 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ternanza delle parti a partire dai termini estremi verso il medio
o verso i medi fornisce un prodotto <degli estremi> uguale a
quello del o a quello dei, cio un prodotto degli estremi uguale a
quello dei medi, se vi sono due medi, come accade nel caso delle
esposizioni pari, o a quello del, cio a quello del medio, se vi un
solo medio, come nel caso delle esposizioni dispari; nel caso di que-
sti invece, i pari-dispari, secondo il medesimo scambio e raffronto
degli estremi con i medi e dei medi con gli estremi, il medio sotto-
doppio dei due estremi sommati insieme. Infatti, se il medio uno
solo, sommati gli estremi si trova che il medio la met del numero
che deriva dalla loro somma (infatti chiama sottodoppio la met),
come nel caso di 6, 10 e 14, perch 10 la met di 20 che deriva
dalla somma di 6 e 14; oppure, se i medi sono due, luno e laltro in-
sieme sono uguali ai due estremi, infatti se le esposizioni sono pari,
ad esempio 6 10 14 18, i medi sono due, 10 e 14, e questi sommati
fanno 24, numero che uguale a quello generato dagli estremi, per-
ch 6 e 18 fanno 24. E in questo ha qualcosa in comune con i pari-
mente-pari: anche in questi ultimi, infatti, se cerano due medi il
prodotto dei medi era uguale a quello degli estremi, ma anche in
ci differiscono da essi, in quanto l luguaglianza si prodotta per
la moltiplicazione dei medi luno per laltro e similmente degli
estremi luno per laltro, di questi [scil. dei pari-dispari] invece per
addizione.
La terza specie del pari: il dispari-pari (89-95).
89 Nicom. 21,12-13 H.: Dispari-pari (Hrioootio) il numero
che manifesta la terza specie (o to titov rioo) del pari []
131

10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 315
131
Di questo paragrafo una tradizione diversa, che contiene considerazioni
di carattere grammaticale e linguistico, tramandata da C, cf. la prefazione
delled. Hoche, pp. VI-VII. Pongo qui di seguito, a scopo chiarificatore, la tradu-
zione del passo: Prima di esaminare le cose dette osserviamo com che questa
specie chiamata dispari-pari. Se infatti chiamata cos per la combinazione
del dispari e del pari, poich pur essendo pari non si divide in due parti fino al-
lunit ma ha anche delle met indivisibili a causa della disparit, questo acca-
deva anche al pari-dispari. Cosa vieta allora che anche questa specie si chiami
pari-dispari? Taluni invero dicono che soltanto per distinzione con quello [scil.
con il pari-dispari] stato chiamato cos allinverso di quello; poich infatti
hanno differenza fra loro era anche necessario che si chiamassero in maniera
differente. Altri invece dicono che giacch il significato delle parole si giudica
dalla loro parte finale (infatti il nome aoigtg deriva da aoie e si caratterizza
tramite lultima sillaba, cos come ov0eaie una parola derivata da ov0eao
Dopo avere discusso del pari-dispari ora discute del dispari-pari e
dice che il dispari-pari, essendo intermedio delle due specie del pari
di cui si detto, cio il parimente-pari e il pari-dispari, ha qualcosa
in comune con entrambe e differisce da entrambe.
Ha qualcosa in comune con il parimente-pari in quanto anches-
so ammette pi divisioni, anche se non fino allunit, mentre per
questo stesso motivo differisce dal pari-dispari che invece ammette
una e una sola divisione, ma di nuovo ha qualcosa in comune con il
pari-dispari per il fatto che n luno n laltro si dividono fino allu-
nit; infatti, anche se ammette pi divisioni, il dispari-pari tutta-
via non si divide fino allunit. Avendo qualcosa in comune per que-
sto con il pari-dispari, per questo stesso motivo differisce dal pari-
mente-pari, questo infatti ammette fino allunit la divisione in
parti uguali.
132
Nasce in questo modo: esponi il flusso di tutti dispa-
ri e di parimente-pari e, moltiplicando i dispari per i parimente-pa-
ri o i parimente-pari per i dispari, infatti lo stesso, avrai tutti i di-
spari-pari. Per dirla con un esempio, siano esposti i dispari 3 5 7 9
11 13 15 e siano esposti poi in ordine anche i parimente-pari 4 8 16
32 64 128 256: moltiplica quindi uno dei dispari con uno qualsiasi
dei parimente-pari e otterrai i dispari-pari che ne risultano.
133
10
316 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
che ha la sillaba caratterizzante e), verosimilmente anche queste due specie
del pari sono state denominate in maniera inversa a partire dalle parole che,
mostrandosi gli idiomi gli stessi, sono state assunte nella combinazione dellu-
no e dellaltro nome nella parte finale; per il pari-dispari perch diviso in due le
sue parti divise sono subito dispari, mentre per il dispari-pari perch le sue
parti divise non sono subito dispari ma pari. Poich una simile soluzione della
questione un anacoluto, <una soluzione> si assumer dalla parola medesima,
perch se il pari-dispari si chiama cos perch essendo pari si divide in parti di-
spari bisognava allora che, secondo la parola medesima, anche il dispari-pari
fosse dispari ma avesse le parti pari. Tuttavia non cos, quindi la soluzione
non verosimile. Sembra poi che il dispari si trovi maggiormente nella combi-
nazione del dispari-pari, non perch indica che alcune parti di quella specie so-
no dispari, ma perch perlopi in maniera dispari anche il pari ammette parti
tratte dal dispari; e da questo discorso non emerge alcuna contenzione. Avendo
discusso della questione sul nome e avendola sciolta come si vede, passiamo al-
le cose che riguardano il lemma.
132
Quindi, ci che il dispari-pari ha in comune con luna specie del pari
ci in cui differisce rispetto allaltra specie del pari, e viceversa: gli aspetti,
cio, che il dispari-pari ha in comune con il parimente-pari, questi stessi sono
opposti al pari-dispari e viceversa. Tutto il discorso di Nicomaco e di Filopono
vuole dimostrare che il dispari-pari una specie mediana, quasi una mescolan-
za delle altre due specie del pari.
133
La sequenza dei parimente-pari inizia da 4 e non da 2 perch un dispa-
ri moltiplicato per 2 d un pari-dispari non un dispari-pari. Si ricorder che la
Ad esempio, moltiplica 34 e fa 12, 12 quindi dispari-pari per-
ch ammette pi divisioni; infatti la sua met 6, e la met di 6 3
e 3 indivisibile. Allo stesso modo moltiplica anche il dispari 3 per
il parimente-pari successivo, 8, e otterrai un dispari-pari, perch
38 fa 24: 24 appunto dispari-pari perch ammette pi divisioni
fino al 3. E allo stesso modo otterrai nel caso dei rimanenti, infatti
316 fa 48, e questo un dispari-pari, e 332 fa 96, e 364 fa 192.
Alla stessa maniera anche quando ciascuno dei numeri dispari
moltiplicato per ciascuno dei parimente-pari troverai che risultano
assolutamente dispari-pari.
La stessa cosa poi la troverai anche con un altro metodo: infatti
col raddoppiare il 12, che risultato dalla moltiplicazione di 34,
otterrai il dispari-pari 24, e col raddoppiare similmente questo <ot-
terrai> il 48 e raddoppiando anche questo di seguito e allinfinito
troverai che risultano tanti dispari-pari quanti ne risulterebbero
da ogni moltiplicazione del 3 per ognuno dei parimente-pari in se-
quenza;
134
e ci a buon diritto poich anche i parimente-pari risul-
tavano luno dallaltro per raddoppiamento. Puoi trovare che risul-
ta la stessa cosa anche se moltiplicherai 5 per 4 perch otterrai il
20 che dispari-pari; poi col raddoppiare questo di seguito otterrai
il 40 e raddoppiando sempre questo di seguito e allinfinito troverai
che risultano dispari-pari. Similmente anche se moltiplicherai 7
per 4, e poi raddoppierai il dispari-pari 28 che risultato da essi e
<se> raddoppi sempre allinfinito il numero che risulta troverai tut-
ti dispari-pari.
Lo stesso accade anche moltiplicando ciascuno dei dispari per
ognuno dei parimente-pari, e poi accrescendo allinfinito per rad-
doppiamento il numero che ne risulta troverai che risultano tutti
numeri dispari-pari. Da ci chiaro che questo [scil. il dispari-pari]
in qualche modo un miscuglio delle due specie di cui si detto
prima [scil. il parimente-pari e il pari-dispari], per il fatto che si po-
ne sotto entrambi i generi [scil. il pari e il dispari], come <Nicoma-
co> stesso insegna chiaramente nel testo. Questa la nascita del
dispari-pari. Ad esso consegue di avere le parti e le potenze sia di
generi contrari sia di generi uguali. Ad esempio il 24 dispari-pari:
20
30
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 317
formula del pari-dispari 2(2k+1) mentre per il dispari-pari 2n(2k+1) con
n>1. Potremmo dire, quindi, che i numeri dispari-pari sono i prodotti di numeri
dispari per le potenze di 2 superiori ad 1; cf. il paragrafo 92.
134
Filopono fa notare una conseguenza giusta ma, allo stesso tempo, direi,
banale, e cio che raddoppiando un numero dispari-pari si trover un altro nu-
mero dispari-pari. Questa precisazione non c in Nicomaco.
se ne prendiamo la terza parte, 8, e lottava, 3, saranno di genere
diverso sia luna dallaltra
135
sia dalle proprie potenze, infatti la
terza parte dispari, perch paronima di 3, mentre la quantit
delle unit che sono in essa pari, 8; lottava parte invece pari
per potenza, poich paronima di 8, mentre dispari per la quan-
tit delle unit che sono in essa, intendo 3, perch 3 lottava parte
di 24. Tali parti, quindi, sono di genere contrario alle potenze; ma
se prendiamo la quarta parte di 24, 6, la parte sar omogenea alla
potenza, e infatti sia il 6 pari sia la quarta parte pari.
136
Simil-
mente sia la met sia 12, mentre nel pari-dispari la parte era sem-
pre contraria alla potenza. E ancora ci sono alcune altre conse-
guenze di esso che scopriremo leggendo il testo.
90 Nicom. cf. par. 89 Tre sono infatti le specie del pari, di cui
la terza era il dispari-pari, che comune alle due specie di cui si
detto e quasi un miscuglio, come lo stesso <Nicomaco> mostra.
91 Nicom. 21,18-22,4 H.: C il <dispari-pari> quando (roti or,
otov) un numero pari, che pu essere diviso in due parti uguali, ha
le sue parti ugualmente divisibili, e sono allora (roti o otr) <divisi-
bili> anche le parti delle parti, e tuttavia esso non pu condurre la
divisione delle parti fino allunit
137
C dunque dispari-pari, di-
ce <Nicomaco>, quando un numero pari, che sia stato diviso in due
parti uguali, ha le due parti divise che possono essere divise di nuo-
vo ma non fino allunit.
92 Nicom. cf. par. 91 I dispari-pari, dice, ammettono non due
divisioni soltanto, ma alcuni di essi anche pi di due, anche se non
40
318 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
135
Sono di genere diverso fra loro perch terza parte ha nome dispari e ot-
tava, invece, pari. Hanno potenze di genere diverso perch potenza di 3, ottava
parte di 24 8, che pari, e viceversa, potenza di 8, terza parte di 24 3, che
dispari.
136
Il dispari-pari pu avere le parti e le potenze sia omogenee sia eteroge-
nee fra loro. Per quanto riguarda le altre due specie, si ricorder che il pari-
mente-pari aveva le parti e le potenze sempre omogenee e il pari-dispari, inve-
ce, sempre eterogenee. Anche questa caratteristica, quindi, mostra che il dispa-
ri-pari specie mediana fra le altre due.
137
Si era gi detto che il DOoge (1926) traduce erroneamente even times
odd, cio pari-volte-dispari, il termine otioaritto. Alla p. 196 dello stesso li-
bro egli traduce il termine arioootio con odd times even, cio dispari-vol-
te-pari, espressione che indica un numero pari moltiplicato per un numero di-
spari. Ma un numero che deriva dalla moltiplicazione di un pari per un dispari
pu essere sia pari-dispari che dispari-pari. Cf. anche M.L. DOoge-F.E. Rob-
bins-L.C. Karpinski (1926), p. 49 e Filop. I 92.
fino allunit. Ad esempio il 96 ammette molte divisioni, infatti la
sua met 48 e la met di questo 24 e di questo 12 e di questo 6 e
di questo 3. Ecco, ha accolto cinque divisioni, ma non fino allunit,
infatti questa caratteristica era propria del parimente-pari.
93 Nicom. 22,15-19 H.: Ad esso solo accade (ourgxr o oute)
<di possedere> ad un tempo le propriet specifiche di ambedue le
altre specie e ancora quelle che non sono proprie di nessuna delle
due; e infatti di queste (xoi yo rxrivev) [scil. delle specie del pari]
luna aveva soltanto la parte pi grande divisibile [scil. il pari-di-
spari], laltra soltanto quella pi piccola indivisibile, mentre questo
non ha n luna n laltra A ragione <dice questo>, in quanto <il
dispari-pari> intermedio di entrambe e come una loro mescolan-
za: se infatti diverso da ciascuna di quelle <specie> allora avr al-
cune sue proprie conseguenze che in quelle non si vedono.
94 Nicom. cf. par. 93: Insegna quali cose accadono al dispari-
pari che sono proprie di ciascuna delle altre due specie, cio il pari-
mente-pari e il pari-dispari. Il parimente-pari infatti egli dice
dividendosi interamente aveva soltanto la sua parte pi piccola in-
divisibile, mentre il pari-dispari, ammettendo una sola divisione,
aveva indivisibile la sua parte pi grande, intendo la met. N lu-
na n laltra di queste caratteristiche per propria del dispari-pa-
ri, infatti la parte maggiore di esso, quella che appare dalla prima
divisione, non indivisibile, ma ha pi divisioni fino a quando le
ammette e non ha indivisibile la sola parte pi piccola, come il pa-
rimente-pari lunit, ma ne ha pi di una. Ad esempio il 24, che si
divide nella sua parte pi grande che 12 e questo nel 6 e il 6 nel
3, che la parte pi piccola che deriva dalla divisione del 24 e che
ha in s tre unit indivisibili. Sul dispari-pari bisogna dunque sot-
tolineare tali cose. Poich sono chiare le cose dette successivamente
e gi esaminate tralasciamo di interpretare il testo.
95 Nicom. 25,11 H.: Secondo la larghezza [scil. in linea vertica-
le] (xoto rv to aoto) []
138
Per il dispari-pari segue uno sche-
ma pi raffinato da cui si mostra di nuovo la comunanza con le al-
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 319
138
Nicomaco, 25 H., ha stabilito uno schema di numeri dispari-pari che
hanno rapporti diversi a seconda che vengano considerati in verticale (xoto
aoto), ossia secondo la larghezza, o in orizzontale (xoto gxo), cio secondo la
lunghezza, e nel quale i dispari e i parimente-pari sono gnomoni. Lo riproduco
qui di seguito, dal momento che il commento di Filopono vi fa riferimento:
tre due specie del pari e come ne mescolanza, la qual cosa appun-
to bene ricordare. Infatti, a proposito del parimente-pari egli dice:
se le esposizioni di questi sono dispari il prodotto degli estremi
uguale a quello del medio <con se stesso>, mentre se sono pari, il
prodotto degli estremi uguale a quello dei medi <luno per lal-
tro>. Tali cose dice sul parimente-pari; a proposito del pari-dispari
invece, nel caso delle esposizioni dispari il medio era sottodoppio
[scil. 1/2] degli estremi, mentre nel caso di quelle pari i medi som-
mati risultavano uguali agli estremi sommati. Tali cose riguardano
quelle due specie del pari. Al dispari-pari invece le cose toccate a
quelle, intendo le cose gi dette, accadono insieme nello stesso tem-
po, e infatti il prodotto degli estremi uguale a quello dei medi se
le esposizioni sono pari, e a quello del medio <per se stesso> se le
esposizioni sono dispari, cos come nel caso dei parimente-pari; e di
nuovo come nel caso dei pari-dispari, se lesposizioni dispari, per
il dispari-pari il medio la met degli estremi sommati, se lesposi-
zioni pari invece i due medi sommati saranno uguali agli estremi
sommati, sicch ci che toccato a ciascuna di quelle specie in par-
ticolare a questa toccato contemporaneamente, ma non secondo
la stessa <direzione> bens ora secondo luna ora secondo laltra.
139
Ci che dico pu risultare chiaro se richiamiamo alla mente la na-
scita del dispari-pari; abbiamo detto infatti che, esposti i dispari
dal principio di seguito a partire da 3 in ununica fila e i parimente-
pari di nuovo di seguito in unaltra fila, questi moltiplicati luno per
laltro creano i dispari-pari. Esponiamo quindi i dispari a partire
da 3, finch vogliamo, nella prima fila, e i parimente-pari nella se-
conda: 3 5 7 9 11 13 15 4 8 16 32 64 128 256; si moltiplichi quindi
il 3 per ogni parimente-pari, 34, 38, 316, 332, 364, 3128,
10
20
320 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
dispari 3 5 7 9 11 13 15
parim.-pari 4 8 16 32 64 128 256
dispari-pari 12 24 48 96 192 384 768
20 40 80 160 320 640 1280
28 56 112 224 448 896 1792
36 72 144 288 576 1152 2304
44 88 176 352 704 1408 2816
139
Cio a seconda che si considerino xoto aoto o xoto gxo. Consideria-
mo la tabella su descritta e particolarmente la prima fila orizzontale di numeri
dispari-pari. 12 24 48 96 una esposizione pari, quindi 1296=2448, e infatti
1296=1152 e anche 2448=1152. 12 24 48, invece, una esposizione dispari,
quindi 1248=2424=576. In verticale, invece, xoto aoto, sar esposizione pa-
ri 12 20 28 36, dove 12+36=20+28=48; mentre sar esposizione dispari 12 20 28
dove 12+28=40 di cui 20 chiaramente la met.
3256, essi creano i seguenti numeri: 12 24 48 96 192 384 768.
Questi dunque siano posti in serie di seguito gli uni agli altri. Dopo
il 3 di nuovo si moltiplichi il 5 per i numeri parimente-pari e si crei
unaltra fila di dispari-pari, la seguente: 20 40 80 160 320 640
1280. Similmente di nuovo si moltiplichi il numero dispari succes-
sivo, 7, per i parimente-pari e si crei unaltra fila di dispari-pari, la
seguente: 28 56 112 224 448 896 1792. Di nuovo si crei, moltipli-
cando il successivo per i parimente-pari, unaltra fila di dispari-pa-
ri: 36 72 144 288 576 1152 2304; e allo stesso modo per gli altri; ma
questi basteranno come esempi.
Se dunque sembra opportuno, esponiamo contemporaneamente
le file di dispari-pari in modo parallelo: troverai allora che, nel caso
della esposizione secondo la loro lunghezza, essi hanno qualcosa in
comune con i parimente-pari, per acrostico [scil. xoto aoto, in ver-
ticale], invece, con i pari-dispari. Ad esempio, nel caso della prima
fila, sono estremi 12 e 768: si moltiplichino quindi come facevamo
nel caso dei parimente-pari (anche l infatti moltiplicavamo gli
estremi), 12768 fa 9216, e questo il prodotto degli estremi; luni-
co medio, poich lesposizione dispari, 96, il quale moltiplicato
per se stesso d lo stesso <numero>, 9216; cos anche 96 moltiplica-
to per se stesso d lo stesso numero. Allo stesso modo anche nel ca-
so dei numeri che sono da una parte e dallaltra, perch di nuovo il
prodotto degli estremi, 24 e 384, uguale a quello del medio 96 per
se stesso; infatti 24 moltiplicato per 384 fa 9216, ma anche 96 mol-
tiplicato per se stesso d 9216. Se invece prendi delle esposizioni
pari, di nuovo troverai che il prodotto degli estremi uguale a quel-
lo dei medi; siano infatti quelli esposti i numeri che vanno dal 12 al
384: chiaro che di essi vi saranno due medi, 48 e 96; il numero
che deriva dalla moltiplicazione di 12384 sar 4608 ed esso deriva
poi anche dalla moltiplicazione di 4896, sicch il prodotto degli
estremi risulta uguale a quello dei medi. Ecco allora, hanno avuto
qualcosa in comune con il parimente-pari in questa <direzione>,
poich gli estremi erano presi in lunghezza. Alla stessa maniera
anche nel caso della seconda fila troverai che il prodotto degli
estremi, 20 e 1280, uguale a quello del medio, 160; infatti 20 mol-
tiplicato per 1280 fa 25600, ma anche 160 moltiplicato per se stesso
fa 25600. Allo stesso modo anche il prodotto di 40640 uguale a
quello del medio 160, perch risulta di nuovo 25600, similmente
anche il prodotto di 80320 uguale a quello di 160 per se stesso.
Alla stessa maniera troverai anche nel caso delle altre file, sicch
finora si mostrata la comunanza con il parimente-pari, come ho
30
40
50
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 321
detto, se gli estremi sono assunti secondo la lunghezza.
Passiamo poi allacrostico e troveremo assolutamente anche la
comunanza del dispari-pari con il pari-dispari.
140
Nel caso del pari-
dispari il medio era la met degli estremi se le esposizioni erano di-
spari, se invece erano pari i medi erano uguali agli estremi: anche
qui dunque troverai questa caratteristica. Per lesempio proposto,
infatti, gli estremi sono per lacrostico 12 e 36: sommali (infatti per
il pari-dispari si assunta la somma, come abbiamo mostrato, e
non la moltiplicazione), risulta 48; somma anche i medi 20 e 28 e
risulta 48. Osserva che la somma degli estremi uguale a quella
dei medi. Se invece assumi delle esposizioni dispari verr trovata
assolutamente la met degli estremi, se infatti subordini a 36 44,
141
il quale viene direttamente dopo di esso, c un solo medio, 28, che
si scoprir essere la met di 56, che nasce dalla somma di 12 e 44;
similmente sar met anche dei numeri che sono da una parte e
dallaltra, intendo dire di 20 e 36 sommati, che di nuovo 56. Si
mostrato, quindi, come nel dispari-pari accadono le conseguenze
sia del parimente-pari che del pari-dispari, ma si mostrato anche
che ad esso conseguono cose sue proprie, le quali non capitano n
alluna n allaltra di quelle specie. Bisogna poi osservare questo,
che i numeri che sono sotto acrostico
142
si superano lun laltro di
seguito di otto. E questo a ragione perch i dispari si superano lun
laltro di 2, 5 supera il 3, 7 il 5 e cos di seguito, ma i numeri in
acrostico sono risultati moltiplicando ciascuno dei dispari per 4: se
quindi i dispari si superano lun laltro di 2, 24 fa 8, a ragione allo-
ra nellacrostico i successivi si superano lun laltro di 8. Cos quelli
trovati sotto la prima serie dellacrostico. I successivi per crescono
secondo un rapporto raddoppiato, perch la seconda fila, quella
successiva allacrostico, ha ciascun numero che supera di 16 unit
quello precedente, la terza fila <ha ciascun numero che> supera di
32, la quarta di 64, la quinta di 128; e la causa evidente, poich
anche i parimente-pari, moltiplicati per i quali i dispari creano i
presenti numeri, si accrescono secondo un rapporto doppio. Bisogna
osservare poi anche questo sullorigine dei dispari-pari: i dispari-
pari che risultano dalla moltiplicazione dei dispari per i parimente-
pari non si trovano tutti posti in sequenza fra loro. Per dirla con un
esempio, dalla moltiplicazione del 3 per i sottostanti parimente-pa-
60
70
322 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
140
Quindi mentre xoto gxo i dispari-pari hanno propriet comuni con i
parimente-pari, xoto aoto, invece, hanno propriet comuni con i pari-dispari.
141
Cio, letteralmente, se poni 44 sotto 36.
142
Scil. nel caso di questo particolare acrostico.
ri, 4 8 16 32 64 128 256, derivano i seguenti dispari-pari: 12 24 48
96 192 384 768. Questi per non sono in sequenza, ma vi sono in
mezzo altri dispari-pari, che sono omessi; dopo il 12 <c> 20, dopo
il 24 28 36 e 40, dopo il 48 52 56 60 68 72 76 80 84 88 92; similmen-
te poi anche a proposito dei successivi alcuni sono omessi, i quali
sono creati assolutamente da alcuni altri dispari moltiplicati per i
parimente-pari, come 20 da 54, 28 da 74, 36 da 94, 40 da 58,
44 da 114, 52 da 134, 56 da 78, 60 da 154, 68 da 174, 72 da
98, 76 da 194, 80 da 516, 84 da 214, 88 da 118, 92 da 234, e
similmente cercando allinfinito troverai i successivi dispari-pari,
donde ciascuno ha tratto origine. Infatti il metodo tramandato non
ha tutti i dispari-pari creati posti in sequenza, bens dispari-pari
che ne tralasciano altri. Se invece esponiamo i dispari, e similmen-
te anche i parimente-pari, nella lunghezza maggiore possibile e poi
li moltiplichiamo tutti per tutti, i numeri originatisi si troveranno
in sequenza fra loro, ma dalla sovrabbondanza di essi possiamo
scegliere i successivi per una maggiore lunghezza.
Il dispari e le sue tre specie (96-113).
96 Nicom. 25,19-26,8 H.: Anche se il dispari (tou or ariooou )
si distingue dal pari nella suddivisione (xo0 uaooioiroiv) e non ha
niente in comune con esso, se vero che il pari divisibile in due
parti uguali mentre il dispari indivisibile in due parti uguali, tut-
tavia si scoprono parimenti <di esso> tre specie diverse fra loro, di
cui il primo si chiama primo e non composto, quello opposto a que-
sto secondo e composto, e un terzo che considerato intermedio fra
ambedue questi come una mediet fra estremi, che chiamato se-
condo e composto in rapporto a se stesso e primo e non composto in
rapporto ad altro Dopo aver detto che sono tre le specie del pari,
ora <Nicomaco> passa a quelle del dispari, che sono per caso an-
chesse tre <specie>: uno primo e non composto, un altro secondo e
composto e un terzo che secondo e composto in rapporto a s e pri-
mo e non composto relativamente ad altro. Come dire: primo e non
composto <il dispari> che misurato soltanto dallunit come mi-
sura comune. Ad esempio il 3 primo e non composto, ma anche il
5, il 7, l11, il 13, il 17 e, in breve, tutti i numeri che sono misurati
soltanto dallunit sono primi e non composti. Quanti invece sono
misurati sia dallunit che da un altro numero sono secondi e com-
posti, come 9 15 21 e numeri siffatti, infatti il 9 misurato dallu-
nit ma anche misurato da un altro numero, dal 3, infatti 33=9;
80
90
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 323
allo stesso modo anche il 15
143
e la maggior parte degli altri nume-
ri. Dunque quelli si dicono primi e non composti perch non hanno
alcun altro numero che li compone, ma sono formati dallunit co-
me origine a tutti comune; mentre il 9, il 15 e numeri simili sono
detti secondi e composti perch i numeri primi e non composti li
compongono e li misurano, come il 9 misurato dal 3 e il 3 era pri-
mo e non composto. Allo stesso modo poi il 15 misurato dal 3 e dal
5, ma sia il 3 che il 5 sono primi e non composti, sicch si riducono
in primi e non composti: ci in cui si riduce una cosa proprio quello
primo e pi originario.
144
E questo vale per la seconda specie del
dispari.
Il terzo <dispari>, invece, secondo e composto per se stesso,
mentre relativamente ad altro primo e non composto, in quanto
di nuovo una mediet delle altre due specie ovvero una mescolan-
za nascente in qualche modo da ambedue. Come sono 9 e 25 tra lo-
ro, perch ciascuno di questi per se stesso secondo e composto,
mentre reciprocamente sono primi e non composti, infatti non han-
no alcuna misura in comune tranne lunit, che principio e misu-
ra comune di tutti; il 9 infatti composto dal 3 e in questo secon-
do rispetto al 3 e composto da esso, [lo stesso vale per 25 misura-
to dal 5]; tuttavia sono fra loro primi e non composti e non misurati
da alcun metro comune tranne lunit come ho detto infatti i
numeri dai quali misurato il 9 non sono quegli stessi da cui mi-
surato il 25 e di nuovo i numeri dai quali misurato il 25 non <so-
no quegli stessi da cui misurato> il 9, perch il 9 misurato dal 3,
infatti 33=9, il 25 invece dal 5, perch 55=25, ma n nel 9 c co-
me misura il 5 n nel 25 il 3.
145
Infatti, la terza specie del dispari
10
20
324 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
143
Il 15, infatti, pu essere misurato dallunit, ma anche da altri numeri,
3 e 5, perch 35=15. E cos per i numeri ancora pi grandi, mentre, ovviamen-
te, numeri come 5 o 7 non possono essere misurati da numeri diversi dallunit.
144
I numeri secondi e composti si scompongono nei numeri primi e non
composti che li compongono.
145
Scil. i numeri che appartengono alla terza specie del dispari sono nu-
meri secondi e composti, ma se si confrontano fra loro non si trover un diviso-
re comune, quindi essi sono primi e non composti se posti in rapporto reciproco.
Non lo sono, quindi, allo stesso modo che i numeri appartenenti alla prima spe-
cie, nel senso cio che sono pi originari, pi elementari, bens, appunto, per-
ch hanno come unica misura comune lunit. La peculiarit di questa terza
specie, per cui appunto essa viene classificata come terza senza confluire e an-
nullarsi nella seconda, appare proprio quando i numeri che rientrano in essa
sono considerati non per se stessi, bens in relazione, giacch si riscontra che
essi sono il risultato delle potenze di numeri primi e non composti.
somiglia ai relativi, i quali assumono il loro essere nella relazione
reciproca e ciascuno di essi non pu sussistere per se stesso. Infatti
n esiste la destra senza relazione con la sinistra n la sinistra sen-
za relazione con la destra. Cos, quindi, anche qui <le cose stanno
cos>: il 9, considerato per se stesso, appartiene alla seconda specie
del dispari, e cos anche il 25, ma quando considereremo la loro re-
lazione reciproca, allora che si origina la terza specie del dispari.
Come per esempio il discepolo considerato per se stesso e il maestro
per se stesso sono anche uomini e si riconducono allessenza, men-
tre quando accolgono la relazione reciproca allora si originano i re-
lativi, e poich dei relativi gli uni si contrappongono per dissimi-
glianza, come il destro al sinistro e il padre al figlio, gli altri invece
per somiglianza, infatti lamico amico dellamico e il fratello fra-
tello del fratello, anche questi <numeri dispari della terza specie>
somigliano, tra i relativi, a quelli che si contrappongono per somi-
glianza; come infatti si comporta il 9 nei confronti del 25 cos anche
il 25 nei confronti del 9, perch n il 3 misura il 25 n il 5 il 9, sic-
ch ciascuno primo rispetto allaltro; infatti il 9 non primo ri-
spetto al 25 come se fosse principio di esso o come se lo compones-
se, ma perch pur non misurato rispetto ad esso da un metro comu-
ne tuttavia ha accolto la relazione con esso: per questo stesso moti-
vo dunque anche il 25 primo rispetto a 9.
97 Nicom. cf. par. 96 E infatti il dispari differisce dal pari
quanto alla prima divisione
146
se vero che del numero c da un
lato il pari e dallaltro il dispari, ma anche secondo la ulteriore sud-
divisione, se vero che differiscono le specie dei numeri, infatti
nessuna specie del dispari ha qualcosa in comune con alcuna specie
del pari. Si sono osservate prima le specie del dispari che sono an-
chesse tre come quelle del pari. Il primo e non composto risulta
quando il numero dispari non ammette alcunaltra parte se non
quella ad esso paronima, la quale necessariamente lunit. Il 3 ha
soltanto la terza parte di s, il 5 la quinta e il 7 la settima; il 9 in-
vece, che segue il 7, non ha soltanto la parte ad esso paronima, la
nona, ma ha anche la terza parte, il 3;
147
e cos di seguito sia per i
dispari esposti sia per quelli omessi.
30
40
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 325
146
Il pari, infatti, pu essere diviso sia in parti uguali sia in parti disugua-
li, mentre il dispari si pu dividere soltanto in parti disuguali.
147
Il 9, infatti, non numero primo e non composto, ma appartiene alla
terza specie del dispari: esso avr una sola parte eteronima, la terza, oltre a
quella paronima. I numeri dispari secondi e composti, hanno sempre una parte
98 Nicomaco 27,12-16 H.: Secondo e composto un numero di-
spari per il fatto che lo divide un numero dellunico e medesimo ge-
nere [scil. un numero dispari], senza avere in s nulla che sia della
natura del principio (oorior); infatti esso ha origine quando si
somma un altro numero Cio in quanto non esso stesso princi-
pio di altro, perch i principi sono non composti. Quanti fra i nume-
ri sono composti da altri non possono essere principi; perci ad esso
accade di guadagnare, oltre alla parte paronima, anche una o pi
parti eteronime. Hanno una parte eteronima i numeri che risulta-
no dal lato moltiplicato per se stesso, come il 9, perch in questo c
una sola parte eteronima, la terza, infatti il 3 moltiplicato per se
stesso ha creato il 9. Hanno pi parti eteronime invece quei numeri
che risultano da due lati moltiplicati fra loro e che sono di lati dis-
simili, anzi diseguali, come il 15, perch 3 moltiplicato per 5 fa 15.
99 Nicomaco 28,18-19 H.: [] nulla di ci che pu essere
scomposto (ouorv or oioutov) non composto, ma assolutamente
composto Nicomaco ha insegnato in modo sintetico e dimostrati-
vo perch chiamiamo composti siffatti numeri: perch egli dice
si scompongono in altri numeri e tutto ci che si pu scomporre
composto e non non composto. Se infatti una cosa stata scompo-
sta in altre cose vuol dire che era anche composta da esse e di con-
seguenza seconda, perch ogni composto secondo rispetto a ci
che semplice, da cui riceve la sua composizione.
Il crivello di Eratostene (100).
100 Nicomaco 29,17-18 H.: La genesi di questi (g or toutev yr-
vroi) numeri [scil. dei numeri primi] chiamata crivello da Erato-
stene La genesi di questi numeri prende il nome di crivello da
Eratostene, in quanto nasce da un unico metodo <discriminativo>
delle tre specie del dispari. Poich infatti il crivello distingue fra lo-
ro il grano, la pula e la sabbia, cos anche qui si riconducono ad un
unico metodo le tre specie del dispari e le distinguiamo in questo
modo: esponi i dispari a partire da 3 in ununica fila prolungandola
il pi possibile finch non avrai afferrato, nel complesso, le tre spe-
cie del dispari. Poi, iniziando dal primissimo numero [scil. dal 3],
326 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
paronima ed inoltre una o pi parti eteronime. Il caso di un dispari con una so-
la parte eteronima il caso del 9, mentre il 15, al contrario, avr una parte pa-
ronima, che la quindicesima, ossia 1, e due parti eteronime, 3 e 5, perch la
terza parte di 15 5 e la quinta parte 3, cio 35=15.
esamina quali esso pu misurare, e troverai che possibile misura-
re quelli che lasciano due medi, fin dove vogliamo avanzare. Per
non vengono misurati a caso e non importa come, ma misura il pri-
mo di essi,
148
cio quello che supera due medi, secondo la quantit
del primissimo numero nella fila, cio secondo la sua propria quan-
tit, ossia tre volte; quello che ne lascia due partendo da questo lo
misura secondo la quantit di quello che ordinato al secondo po-
sto, ossia cinque volte; e di nuovo quello che ne lascia due partendo
da questo lo misura secondo la quantit di quello che ordinato al
terzo posto, ossia sette volte; e ancora quello pi lontano, posto ol-
tre due numeri, lo misura secondo la quantit di quello che ordi-
nato al quarto posto, ossia nove volte; e cos allinfinito.
Di nuovo, passato al 5 e assuntolo come misura, ricerca quali
misura fra i numeri successivi, e troverai che misura quelli che
stanno dopo ogni quattro numeri;
149
dunque tale numero [scil. il 5]
moltiplicato per 3 misura il 15, che ne lascia in mezzo quattro, cio
7 9 11 e 13; oltrepassando poi 17 19 21 e 23, moltiplicato per se
stesso, misura il 25; moltiplicato per 7 misura il 35, e cos allinfini-
to oltrepassando quattro numeri per volta. Similmente a sua volta
il 7, oltrepassando sei numeri, misura i successivi dispari moltipli-
cato o per se stesso o per uno dei dispari, mentre il 9 oltrepassa ot-
to numeri, l11 dieci numeri e cos laumento dei termini trasposti
di due allinfinito.
150
Avendo fatto ci e avendo segnato tutti i numeri trovati con il
detto metodo,
151
fra questi troverai le tre specie dei dispari in que-
sto modo: quanti fra i dispari ne potrai trovare che non sono misu-
rati da alcun altro numero eccetto che dalla sola unit, questi sono
primi e non composti; quanti invece sono misurati da due numeri,
questi sono secondi e composti; quanti poi sono misurati da un nu-
mero moltiplicato per se stesso, questi sono per se stessi secondi e
composti, luno relativamente allaltro invece primi e non composti,
10
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 327
148
Scil. il 9, perch il 3 misura il numero che ne tralascia due a partire da
esso, cio il 5 e il 7. Il primo numero misurato dal 3, inoltre, per lappunto il 9,
misurato secondo la quantit del 3, perch 33=9. Il numero, invece, che ol-
trepassa due numeri partendo da 9 15, che misurato dal 3 secondo il nume-
ro ordinato al secondo posto nella sequenza, ossia 5, infatti 35=15.
149
Scil. tutti quelli che lasciano in mezzo quattro numeri.
150
Infatti il 13 misura il 39 e fra 13 e 39 vi sono dodici numeri dispari; il
15 misura il 45 e fra 15 e 45 vi sono quattordici numeri dispari, e cos via allin-
finito.
151
Nicomaco consiglia di segnare su ciascun numero esposto il numero o i
numeri che sono i suoi divisori.
ma non relativamente a qualsiasi altri.
152
E affinch la distinzione
di essi ti sia evidente, prendi nota del numero che misura un altro
numero, che sia uno solo o due o pi, sopra di quello misurato, e
quanti ne troverai che non presentano sopra alcuna aggiunta,
chiaro che saranno quelli primi e non composti, in quanto che non
sono misurati da alcun numero; quanti ne puoi trovare che hanno
due o pi numeri che li misurano, questi sono secondi e composti;
quanti poi ne trovi segnati poich non comune n lo stesso in
ciascuno il numero misurante giudica questi riconoscibili per se
stessi secondi e composti, fra loro invece primi e non composti. Con
ordine poi come ho detto avanza la loro origine; infatti il 3 mol-
tiplicato per se stesso fa 9 e oltrepassa i due numeri che sono in
mezzo, 5 e 7, ma allo stesso modo con il 5 misura il 15, poich
35=15 e ha oltrepassato di nuovo due numeri, 11 e 13; e ancora
moltiplicato per 7 misura il 21, avendo oltrepassato il 17 e il 19, e
cos allinfinito. Il 5 invece come ho detto con lo stesso metodo
misura i numeri che vengono dopo di lui, superando quattro nume-
ri, ed il 7 superandone sei, e il 9 superandone otto; e cos di seguito
laumento dei termini oltrepassati di due secondo lordine daccre-
scimento dei numeri pari. Ad esempio, il 2 il primo pari, perci
dunque il 3, essendo il primo dispari, ha due medi da oltrepassare;
ancora 4 il secondo pari, perci dunque il 5, essendo il secondo di-
spari, ha quattro medi <da oltrepassare>; allo stesso modo il 6 il
terzo pari, perci dunque il 7, essendo il terzo dispari, ha sei medi,
e il medesimo ordine si ritrover nel caso di tutti gli altri. Si pu
poi anche trovare altrimenti lordine dei numeri superati: raddop-
pia infatti i posti
153
dei dispari e quanto il raddoppiamento tanti
sono i medi; ad esempio il 3 ha fra i dispari il primo posto, ebbene
21 fa 2: perci dunque il 3 oltrepassa due medi. Poi viene il 5 che
ha il secondo posto, ebbene 22 fa 4: perci dunque il 5 oltrepassa
quattro medi. Il 7 ha il terzo posto e appunto 23 fa 6: ebbene per-
ci il 7 oltrepassa sei medi, e per tutti gli altri procedendo allinfini-
to troverai tale ordine.
Dopo che dunque sono state insegnate le cose concernenti tale
metodo, esponiamo di seguito, come esempio, tutti quanti i dispari,
30
40
328 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
152
Le potenze di numeri primi e non composti sono numeri primi e non
composti se considerati in rapporto reciproco. Lo stesso non accade nel caso di
potenze di numeri secondi e composti. Oppure, lespressione ma non relativa-
mente a qualsiasi altri pu significare che sono primi e non composti solo se
considerati in rapporto reciproco.
153
Scil. il numero che indica il posto di ciascun dispari.
in maniera tale che si presentino sopra di essi quei numeri dal qua-
le o dai quali sono stati misurati, cio il numero misurante o i nu-
meri misuranti:
33 35 37 55 39 311
3 5 7 9 11 13 15 17 19 21 23 25 27 29 31 33
57 313 315 77 317 511 319
35 37 39 41 43 45 47 49 51 53 55 57 59
Ecco dunque, quelli che non hanno sopra di loro delle misure
sono primi e non composti, quelli che ne hanno sopra due sono se-
condi e composti, quelli invece che ne hanno uno sono per se stessi
secondi e composti, fra loro primi e non composti. Si pu dire poi in
generale che i numeri che risultano da ciascuno dei dispari molti-
plicato per se stesso sono fra loro primi e non composti, come il 9,
perch 33 fa 9; il 25, perch 55; il 49, perch 77; l81, perch
99; il 121, perch deriva dall11 moltiplicato per se stesso, e cos
allinfinito procedendo nellordine dei dispari e moltiplicando cia-
scuno di essi per se stesso troverai di seguito che tutti quanti i nu-
meri che risultano sono fra loro primi e non composti, e sono tutti
quadrati di dispari. Quanti invece, a loro volta, derivano da due di-
spari qualsiasi moltiplicati fra loro, questi sono assolutamente se-
condi e composti, e non possibile trovarli in ordine. Tutti i rima-
nenti invece, che non sono misurati da alcun numero tranne che
dallunit, sono primi e non composti. Ma non questi soltanto sono
per se stessi secondi e composti e fra loro primi e non composti,
quelli cio che sono derivati dai dispari moltiplicati per se stessi,
ma anche altri numeri sono derivati da alcuni numeri moltiplicati
fra loro e tuttavia sono fra loro primi e non composti; se infatti mol-
tiplicherai gli stessi numeri primi e non composti fra loro o per se
stessi o per i loro gnomoni,
154
dai quali sono derivati, i numeri che
ne derivano sono di nuovo primi e non composti fra loro; infatti
93=27 e 525=125, ebbene 27 e 125 sono fra loro primi e non com-
posti; ma anche se moltiplicherai di nuovo 273 e 1255 i numeri
che ne derivano, 81 e 625, sono fra loro primi e non composti, per-
ch non hanno alcuna misura comune tranne lunit. Cos proce-
dendo allinfinito troverai che tutti i numeri che risultano sono fra
50
60
70
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 329
154
Gnomoni sono, in questo caso, i numeri assolutamente primi e non com-
posti.
loro primi e non composti. Ma anche se prendi quattro numeri pri-
mi e non composti e ne moltiplichi due fra loro e ancora gli altri
due fra loro i numeri che ne risultano sono, fra loro, primi e non
composti. Per esempio, siano posti quattro numeri primi e non
composti, 3 5 7 e 11: 53=15 ma 711=77, ebbene 15 e 77 sono, fra
loro, primi e non composti. Ma anche se far 311=33 e 57=35, an-
cora una volta 33 e 35 sono, fra loro, primi e non composti. Ma an-
che se faccio 37=21 e 511=55, di nuovo 21 e 55 sono, fra loro, pri-
mi e non composti. Anche se vengono moltiplicati quattro numeri
successivi che sono primi e non composti non per se stessi, bens
fra loro, come 9 25 49 e 121, i primi due per gli altri due, risulte-
ranno essere similmente primi e non composti fra loro, infatti da
9121 risulta 1089, e da 2549 invece 1225. Poich dunque anche i
numeri primi e non composti per se stessi confrontati con uno qual-
siasi dei numeri composti e secondi, ad esempio 5 e 21, non hanno
alcuna misura comune eccetto lunit, noi diremo che anche questi
sono, fra loro, primi e non composti.
155
Intendo appunto che 21 e 27,
presi a caso, e numeri siffatti, sono rispetto al 5 primi e non compo-
sti, e che il 5 stesso non primo e non composto rispetto a quelli
ma tale per se stesso.
101 Nicom. 31,2-32,10 H.: Il procedimento del crivello il se-
guente: esponendo tutti i dispari in successione a partire da 3 il pi
possibile su una linea molto lunga e partendo dal primo (oorvo
oao) io esamino quali numeri esso pu misurare, e trovo che pu
misurare quelli che lasciano due medi, fin dove vogliamo procedere,
e non misura a caso e non importa come, ma misurer quello posto
per primo (oo tov rv aete), cio quello che lascia due medi se-
condo la quantit di quello posto nella fila come assolutamente pri-
mo, cio dire secondo la quantit di se stesso, infatti tre volte; inve-
ce quello che ne tralascia due partendo da quello (to v or oa rxrivou)
<lo misura> secondo la quantit del secondo nellordine, infatti cin-
que volte; quello invece pi avanti, che ne tralascia di nuovo due,
<misura> secondo la quantit del terzo (xoto tgv tou titou), infatti
sette volte Cio dal 3 con due numeri in mezzo, 5 e 7; moltiplica-
to per se stesso il 3 misura il 9, e ancora 5 moltiplicato per 3 fa 15 e
supera l11 e il 13 che stanno in mezzo, e di seguito, metodicamen-
te, come si detto, finch vuoi misurare.
80
330 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
155
Con i suoi esempi Filopono dimostra quanto segue: due o pi numeri
sono fra loro primi e non composti tutte le volte che non hanno come divisore
comune, oltre lunit, un numero assolutamente primo e non composto.
102 Nicom. cf. par. 101 <Nicomaco dice quello posto per pri-
mo> anzich dire il numero misurato per primo dal 3, cio il 9.
Dunque non misura a caso, ma misura per primo il 9, posto in ma-
niera tale da superare due medi, 5 e 7. Quindi lo misura secondo la
quantit del numero posto come primo in assoluto nella fila, ossia
il 3, infatti questo moltiplicato per se stesso d 9.
103 Nicom. cf. par. 101 <Nicomaco dice da quello> anzich
dire il 15; si tralasciano infatti due medi, 11 e 13, quindi il 3 mi-
surer secondo la quantit del secondo numero nellordine anzi-
ch dire secondo la quantit del 5; poich questo il secondo fra i
dispari. Il 3, infatti, misura il 15 secondo il 5, perch 53=15.
104 Nicom. cf. par. 101 Anzich dire secondo la quantit del
7; quindi il 3 misura il 21 secondo il 7, perch 73=21, che lascia
in mezzo due numeri, 17 e 19.
105 Nicom. 32,11-12 H.: Dopo di questo (rito rto toutov), par-
tendo da un altro inizio, passo al secondo termine e osservo quali
<numeri> esso pu misurare passato al 5 e di nuovo, come da
un altro principio,
156
misura i numeri successivi tralasciandone
quattro, ma il primo lo misura secondo la quantit del <numero>
posto nella fila come primo anzich dire secondo il 3, perch
35=15. Il secondo invece lo misura ancora secondo la quantit del
secondo, cio del 5, perch 55=25, infatti misura questo numero
dopo il 15, tralasciandone quattro, 17 19 21 e 23, come allinizio ha
misurato il 15 secondo il 3 tralasciando quattro medi, 7 9 11 e 13. Il
terzo lo misura secondo la quantit del terzo, perch 75=35. E di
nuovo il terzo dal principio, il 7, assunto come misura, misurer i
numeri che tralasciano sei medi; infatti il 7 moltiplicato per 3 fa
21, il quale viene dopo sei dispari lasciati in mezzo, 9 11 13 15 17
19; moltiplicato per 5 fa 35, e in mezzo fra questo e 21 sono trala-
sciati sei numeri dispari: 23 25 27 29 31 e 33.
106 Nicom. 33,2-3 H.: [] di modo che i numeri accoglieranno
la capacit di misurare (eotr to rv rtriv) secondo il posto da essi
occupato nella fila Ad esempio, il primo nella fila, cio 3, misura-
va per primo, per secondo invece il 5, perch ha il secondo posto,
per terzo il 7, e cos di seguito. Lordine dei numeri che tralasciano
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 331
156
Scil. come ha operato nel caso del 3.
<altri numeri in mezzo>, come si detto, risulta in due modi, o se-
condo la progressione ben ordinata dei pari allinfinito o secondo il
raddoppiamento del posto, come abbiamo gi detto.
157
Troverai nel-
lordine dei dispari che quante volte secondo la progressione ben
ordinata dei dispari a partire da 3 allinfinito il 3 infatti misura il
9, il 15 e il 21 tante volte misura ciascun numero; infatti il 9, che
il primo, lo misura secondo il primo dispari, cio secondo se stesso,
il secondo, 15, lo misura secondo il secondo, cio 5, e cos allinfinito.
107 Nicom. 33,8-9 H.: Se dunque segni (rov ouv ogrioi) i nu-
meri [] Egli stesso dice che fa un segno sopra i numeri misura-
ti e riconoscerai quali sono primi e non composti, perch questi non
sono affatto misurati, quali invece sono secondi e composti, perch
questi sono misurati da due numeri, quali poi sono per se stessi
composti e in rapporto ad alcuni altri non composti, perch questi
derivano da un unico numero moltiplicato per se stesso. Ma pi
bello che le misure stesse siano poste sopra per una maggiore di-
stinzione.
108 Nicom. 33,14-15 H.: [] alcuni sono misurati da un solo
<numero>, altri da due (uao ouo xoi) o pi Ammette infatti che il
medesimo numero sia misurato contemporaneamente da pi nume-
ri. Per esempio 315 misura il 45 e cos 59, e 9 per se stesso d 81
e anche 327.
109 Nicom. 33,18-23 H.: [] ma quelli misurati da un solo nu-
mero (oi o uao rvo ovou) secondo la propria quantit avranno una
sola parte eteronima oltre a quella paronima, mentre quelli che so-
no misurati da un solo numero (oi o uao rvo rv), ma secondo la
quantit di un altro e non secondo la propria, oppure da due nume-
ri contemporaneamente, avranno pi parti eteronime oltre a quella
paronima Oltre allunit come misura comune, infatti, avranno
anche e soltanto unaltra parte eteronima;
158
ad esempio il 9 ha la
terza, il 25 la quinta, il 49 la settima, tanto che tutti questi numeri
sono per se stessi composti e fra loro non composti. Infatti, avendo
ciascuno una sola parte eteronima e non la stessa per luno e per
laltro, giustamente saranno fra loro primi e non composti, n sono
misurati da una misura comune n sono principio di un altro nume-
ro perch nessun altro di tali numeri composto da alcuno di essi.
332 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
157
Cf. Filop. I 100.
158
Si tratta dei numeri che appartengono alla terza specie del dispari.
110 Nicom. cf. par. 109 Certamente tale numero stato misu-
rato da un numero soltanto non secondo la sua propria quantit
ma secondo la quantit di un altro. Ad esempio il 15 misurato dal
3 secondo il 5, quindi avr parti eteronime, la terza 5, la quinta
3. Se misurato invece da due numeri, esso misurato non secon-
do la quantit degli stessi, ma di altri numeri come il 45, e infatti
risulta da 59 e da 315, donde avr pi parti eteronime: la terza
15, la quinta 9, la nona 5, la quindicesima 3. E ancora pu essere
misurato da due numeri, uno che misura secondo la propria quan-
tit e laltro secondo quella di un altro numero, come l81, perch
misurato da 9 per se stesso e da 327, dunque ha parti eteronime:
la terza 27, la nona 9, la ventisettesima 3.
159
Chiama invece parti
omonime quelle paronime degli stessi numeri misurati: dal 3 la ter-
za, dal 5 la quinta, dal 7 la settima e cos di seguito per tutti i nu-
meri si trova lunit come parte omonima.
160
111 Nicom. 33,24-34,6 H.: La terza parte [scil. specie], comune
ad entrambe, cio quella per s seconda e composta, relativamente
ad altro prima e non composta, sar costituita dai numeri risultan-
ti da un numero primo e non composto che misura secondo la sua
propria quantit (xoto tgv routourtgoovto tivo), se un numero
generato (ri ti yrvorvo) viene confrontato con un altro che ha ge-
nesi allo stesso modo Cio moltiplicato per se stesso, come il 9
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 333
159
In sostanza Filopono registra tre casi relativi ai numeri secondi e com-
posti: 1) quando il numero secondo e composto misurato da un numero se-
condo la quantit di un altro, ad esempio 15=35: nel caso si tratti come qui
e questa la differenziazione proposta da Nicomaco e da Filopono di due
numeri primi e non composti, il numero secondo e composto che ne risulta avr
soltanto due parti eteronime; 2) quando il numero secondo e composto misu-
rato da pi numeri, ciascuno secondo la quantit di un altro, ad esem-
pio 45=315=59: tale numero avr pi di due parti eteronime; 3) quando il nu-
mero secondo e composto misurato da pi numeri, fra cui uno lo misura se-
condo la sua propria quantit e gli altri ciascuno secondo la quantit di un al-
tro numero, ad esempio 81=99=327: tale numero avr pi di due parti etero-
nime.
160
Secondo linterpretazione di J. Bertier (1978), p. 166, Nicomaco intende
che i numeri primi e non composti non hanno alcun rapporto fra loro per la
mancanza di una parte omonima comune, quindi di un divisore comune, dal
momento che due numeri hanno una parte omonima comune qualora possano
essere misurati, ossia divisi, da un medesimo numero. Filopono intende lomo-
nimia della parte in rapporto al numero intero di cui essa parte, quindi asso-
lutamente lunit, che la stessa cosa che egli ha indicato come parte paroni-
ma nel paragrafo I 98.
deriva da 33, e il 25 dal 5, infatti 55, e il 49, perch 77 e tut-
ti i quadrati fra i dispari.
161
112 Nicom. cf. par. 111 Questi stessi infatti per se stessi sono
secondi e composti, in quanto sono misurati da alcuni numeri e ri-
cevono da essi la loro composizione, confrontati invece fra loro, poi-
ch non sono misurati da un numero che funga da misura comune
n hanno la medesima parte, saranno primi e non composti fra lo-
ro. Ma allespressione se un numero generato si deve aggiungere
in questo modo affinch sia come segue: se un numero generato
in questo modo confrontato con un altro numero che ha origine
allo stesso modo.
162
113 Nicom. 34,10-15 H.: Sicch noi avremo un metodo di di-
scernimento dei numeri che sono fra loro o primi e non composti o
secondi e composti, perch dei primi ci sar lunit come misura co-
mune mentre dei secondi c un altro numero oltre allunit e sap-
piamo qual Affinch, proposti da noi due numeri qualsiasi, che
siano fra loro primi e non composti o no, non ci volgiamo alla loro
ricerca indiscriminatamente, in modo specifico e senza ragione, per
questo Nicomaco ci insegna un metodo con il quale dobbiamo trova-
re, con trame cui nulla pu sfuggire, se sono fra loro, cosa di cui sta
parlando, primi e non composti o se sono secondi e composti. Dice
dunque che bisogna prendere i numeri dati, che sono chiaramente
disuguali (quelli che infatti sono uguali non hanno neppure diffe-
renza): se dunque sono disuguali chiaramente luno sar maggiore
e laltro minore; sottrai quindi dal maggiore il minore quante volte
possibile, poi sottrai di nuovo dal maggiore il minore e fai questo
finch non si pu pi sottrarre, ed avvenuto questo, se perverremo
fino allunit allora i numeri a noi dati sono assolutamente primi e
non composti, se invece perverremo ad un altro numero essi saran-
no assolutamente secondi e composti. Ad esempio siano supposti i
numeri 53 e 31: sottrai il 31 dal 53, il resto 22: sottrai di nuovo 22
da 31, il resto 9; sottrai due volte 9 da 22, il resto 4; sottrai due
volte 4 da 9 e il resto 1; quindi 53 e 31 sono primi e non composti.
Si suppongano ancora altri numeri, 23 e 45: sottraiamo 23 da 45, il
resto 22, sottraiamo 22 da 23, resta 1, di conseguenza 23 e 45 so-
no fra loro primi e non composti. Se invece esponiamo, a caso, 21 e
10
334 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
161
Scil. tutti i numeri dispari risultanti dal quadrato di un dispari.
162
In sostanza, secondo Filopono, al testo di Nicomaco bisogna aggiungere
lespressione to v toaov tou tov.
49, sottraiamo dal 49 due volte 21, il resto 7; e ancora sottrai da
21 due volte 7, il resto 7, quindi resta il 7, che la misura comune
di 21 e 49, infatti luno lo misura secondo il 3, perch 73=21, lal-
tro invece secondo se stesso, 77; quindi sono secondi e composti,
perch entrambi sono misurati dal 7, sia il 21 che il 49. Quindi con
questo metodo non trovi semplicemente la misura comune, ma la
pi grande e non la pi piccola.
163
Questo il significato chiaro del
testo.
Numeri ridondanti, numeri deficienti, numeri perfetti (114-121).
114 Nicom. 36,6-9 H.: Ripartiamo di nuovo dallinizio (Hoiv or
ove0rv). Fra i numeri semplicemente pari sono alcuni ridondanti,
altri deficienti, che sono come estremi opposti fra loro, altri invece
sono in mezzo fra questi due e sono chiamati perfetti
164
<Nico-
maco> vuole insegnare unaltra divisione del pari. Dice appunto
che dei pari alcuni sono ridondanti, altri deficienti, altri ancora
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 335
163
Con il metodo esposto si trova il massimo comune divisore e non il mi-
nimo comune multiplo. Si ricorder che il massimo comune divisore di due o
pi numeri il maggiore dei loro divisori comuni ed il metodo qui utilizzato
non quello che si serve della scomposizione in fattori primi, bens quello che
laritmetica moderna chiama metodo delle divisioni successive. Cio, per trova-
re il massimo comune divisore di due numeri, si divide il maggiore per il mino-
re; se il resto della divisione zero, se cio il primo divisibile per il secondo,
questo il massimo comune divisore dei due numeri dati. Se, invece, vi un re-
sto, si divide il numero minore per tale resto; se il nuovo resto zero il primo
resto il massimo comune divisore, mentre se esso diverso da zero si divide il
primo resto per il secondo resto e si continua cos fino ad ottenere per resto ze-
ro. Il divisore dellultima divisione il massimo comune divisore ricercato. Ad
esempio 91 e 52. 91:52 ha come resto 39; 52:39 ha come resto 13; 39:13 ha come
resto zero, quindi 13 il massimo comune divisore. Nel nostro testo le cose
stanno in modo un poco diverso. Intanto sia Nicomaco che Filopono non parla-
no propriamente di divisione, ma di sottrazione; inoltre, la regola applicata ai
numeri dispari e lo zero non considerato numero. Quindi, quando si trova co-
me resto 1, come nellesempio di 31 e 53, i due numeri saranno fra loro primi e
non composti perch misurati dalla sola unit, mentre quando si trova un altro
divisore comune, che sempre quello pi grande, sono secondi e composti, co-
me nellesempio di 21 e 49. Euclide, negli Elem., dedica allargomento le prop.
VII 1-3 e X 3.
164
Nicomaco tratta opportunamente, a questo punto, dei numeri perfetti,
perch essi derivano dal prodotto di un numero parimente-pari per un numero
primo, quindi dalla moltiplicazione di due specie numeriche molto lontane fra
loro. Dico opportunamente, perch egli ha esaurito la trattazione relativa alle
specie del pari e del dispari e quindi passa a trattare un tipo di numero che di-
pende da un loro rapporto.
perfetti.
165
Sono deficienti quei numeri le cui parti sono minori di
essi. Ad esempio il 4 deficiente perch ha le parti met e quarta,
met che 2 e quarta che 1, 2+1 fa 3 e 3 minore di 4. Allo stesso
modo anche l8 deficiente, perch ha le parti met, quarta e otta-
va, met che 4, quarta che 2 e ottava che 1, 4+2+1 fa 7. Allo
stesso modo anche il 10, perch ha la met 5, la quinta parte 2, la
decima 1, 5+2+1 fa 8; dunque tali numeri sono tutti deficienti. Sono
ridondanti, invece, quelli le cui parti sommate si rivelano maggiori
degli interi. Ad esempio il 12 perch le sue parti fanno 16, il 12 in-
fatti ha la met 6, la terza parte 4, la quarta 3, la sesta 2 e la dodi-
cesima 1: 6+4+3+2+1 fa 16. Allo stesso modo anche il 24 e tutti i
numeri siffatti sono ridondanti. perfetto invece il numero che
uguale alle sue proprie parti, come il 6: ha infatti le parti met che
3, terza che 2 e sesta che 1, 3+2+1 fa 6; allo stesso modo anche
il 28 e tutti i numeri siffatti.
Bisogna osservare poi che i ridondanti rassomigliano agli esa-
dattili
166
e a quelli che hanno una crescita irregolare, oltre il neces-
10
336 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
165
I termini sono uartrg ridondante, riag deficiente, e trrio perfet-
to. Ritroviamo ancora una volta una classificazione dei numeri che segue lo
stesso schema delle precedenti classificazioni, quella delle specie del pari e lal-
tra delle specie del dispari, cio appunto due specie opposte fra loro, in questo
caso i numeri ridondanti e deficienti, e una specie mediana fra queste, in que-
sto caso i numeri perfetti. Sono deficienti i numeri che risultano inferiori alla
somma dei loro fattori; sono ridondanti i numeri che risultano maggiori della
somma dei loro fattori; sono perfetti, infine, i numeri che risultano uguali alla
somma dei loro fattori. Del numero perfetto non v traccia n nei frammenti di
Filolao e neppure in Platone o Aristotele. Pare che gli antichi non conoscessero
il numero perfetto prima di Euclide, che invece lo definisce in Elem., VII def.
22, dove leggiamo: numero perfetto quello che uguale alle sue parti (tr-
rio oi0o rotiv o toi routou rroiv ioo ev), mentre in IX prop. 36 trovia-
mo spiegato il metodo tramite il quale si possono trovare i numeri perfetti: ogni
numero che si presenta nella forma 2
n1
(2
n
1) insegna Euclide perfetto se
(2
n
1) un numero primo. Scrive infatti Euclide IX prop. 36: Se, partendo dal-
lunit, si prendano quanti si voglia numeri in successione in proporzione dop-
pia (rov oao ovooo oaoooiouv oi0oi rg rxtr0eoiv rv tg oiaooiovi ovooyio )
sino a che la loro somma venga ad essere un numero primo (re ou o ouao
ouvtr0ri ae to yrvgtoi), e se la somma stessa vien moltiplicata per lultimo dei
numeri considerati, il prodotto sar un numero perfetto (xoi o ouao rai tov
rootov aooaooioo0ri aoig tivo, o yrvorvo trrio rotoi). La definizione di
numero perfetto si trova, fra i matematici posteriori ad Euclide, oltre che in Ni-
comaco, anche in Teone di Smirne, 45.
166
Cio con sei dita. Il testo di Nicomaco, che paragona i numeri ridondan-
ti a esseri che hanno parti in pi rispetto a quelle regolari per natura, richiama
la descrizione di Scilla che Circe fa ad Odisseo in Omero, Od., 12,89-92: I piedi
sario e parti in pi, mentre quelli deficienti somigliano a coloro che
difettano nelle parti, come i tetradattili, o non hanno la lingua o un
altro delle restanti membra; quelli perfetti invece perseguono la
giusta misura. Ogni male infatti duplice, sia in eccesso sia in di-
fetto. Cos quindi anche per le virt: la sovrabbondanza di giusti-
zia un vizio per eccesso mentre la carenza <di giustizia un vi-
zio> per difetto; la sovrabbondanza di coraggio <vizio per ecces-
so>, ovvero temerit, mentre la <carenza di coraggio> <un vizio>
per difetto, ovvero vilt. Allo stesso modo anche per la temperanza,
lintemperanza e la dabbenaggine, e per la saggezza la malizia e la
schiettezza.
167
Il numero perfetto dunque sfugge a tali cose [scil. al-
leccesso e al difetto] ed commisurato. Sono moltissimi i numeri
ridondanti e deficienti, perch sono peggiori, mentre sono pochi
quelli perfetti, perch sono migliori.
168
Biante dice, infatti, che i pi
sono cattivi e le cose buone sono rare.
169
Quelli perfetti fra i numeri
sono tanto rari che a partire dallunit fino a 10 un solo numero
perfetto, il 6; da 10 fino a 100 un altro, solo il 28, da 100 a 1000 il
496 e da 1000 fino a 10.000 uno solo, l8128. Il primo numero per-
fetto, il 6, ha questo stesso numero 6, il secondo, che 28, finisce
con 8, il terzo, 496, di nuovo col 6 e il quarto, 8128 con l8 come il
secondo. Prendendo i numeri perfetti uno ad uno troverai che que-
sta caratteristica conservata di seguito.
170
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 337
son dodici, tutti invisibili (tg g toi aoor rioi oueorxo aovtr oeoi), e sei colli
ha, lunghissimi, e su ciascuno una testa da fare spavento (r or tr oi orioi ar-
igxrr, rv or rxootg, oroorg xrog ); in bocca su tre file i denti, fitti e ser-
rati, pieni di nera morte (rv or tiotoioi ooovtr, auxvoi xoi 0orr, arioi ro-
vo 0ovotoio). Al contrario, il numero deficiente viene paragonato ad un essere
che ha delle parti in meno.
167
Le virt e i vizi, qui riportati, con le relative qualit mediane, riprodu-
cono parte della tabella di Aristotele, Etica Eudemia, 1220b 38-1221a 11.
168
Nicom. 40,10-22 H., precisa che come le cose belle e conformi alla virt
sono rare, mentre le cose brutte e senza valore sono molte, cos i numeri ridon-
danti e deficienti sono numerosi e li si pu trovare disordinatamente, non se-
condo un ordine organizzato e sistematico, mentre i numeri perfetti sono raris-
simi e si trovano ordinatamente, secondo i metodi che lo stesso Filopono ci rife-
risce in I 115. Dei numeri perfetti, infatti, uno solo fra le unit, il 6, uno fra le
decine, il 28, uno fra le centinaia, il 496, e uno fra le migliaia, l8128.
169
Cf. Biante, fr. 1.
170
Tutti i numeri perfetti, afferma Filopono, terminano alternativamente
per 6 o per 8. Questa affermazione, tuttavia, non del tutto corretta, infatti si
pu riscontrare che il quinto e il sesto numero perfetto terminano entrambi per
6, mentre il settimo e lottavo terminano entrambi per 8, cf. Th. Heath, I pp.
74-75.
115 Nicom. 40,23-41,2 H.: La nascita di questi numeri (yrvroi
or outev) elegante e sicura, in quanto non trascura alcuno dei nu-
meri perfetti n salta (outr ooiooouoo) alcuno dei numeri che non
lo sono e avviene in questo modo Dopo avere dunque discusso di
questi [scil. dei numeri perfetti], siamo giunti infine al metodo che
trova, tramite regole fisse, tutti i numeri perfetti. Il metodo, che
elegante, questo: esponi dei parimente-pari a partire dallunit
fin dove vuoi e sommali di seguito osservando di quale specie sia il
numero dispari che risulta dalla loro somma, e se il numero som-
mato primo e non composto, dopo averlo moltiplicato per quel pa-
rimente-pari che si sommato per ultimo troverai che il numero
che risulta assolutamente un numero perfetto. Se invece non
primo e non composto, ma secondo e composto, aggiungi il pari-
mente-pari successivo finch non trovi che il numero sommato
primo e non composto.
Affinch il discorso sia chiaro, sia esposto il flusso dei parimen-
te-pari a partire dallunit finch vogliamo: 1 2 4 8 16 32 64 128
256 512. Partiamo dunque dallunit e passiamo al 2, 1 e 2 somma-
ti fanno 3, il 3 appunto primo e non composto, dunque creer un
numero perfetto, moltiplicalo infatti per quello dei parimente-pari
che hai posto per ultimo, cio per 2, che hai posto per ultimo, 32 fa
6 e 6 perfetto. Quindi passiamo al 4: 1+2+4 fanno 7, il 7 primo e
non composto perci moltiplicato di nuovo per il numero che si po-
sto per ultimo, cio per 4 (infatti si posto per ultimo quello), far
28, perch 74 fa 28 e 28 perfetto. Similmente anche per i succes-
sivi: passiamo infatti all8; 1 2 4 e 8 fanno15, ma 15 non primo e
non composto perch lo misurano sia il 3 che il 5, dunque non
creer un numero perfetto; moltiplicato infatti per il numero che si
posto per ultimo, cio per 8, fa 120, e 120 non perfetto. Prendia-
mo ancora 16: 1+2+4+8+16 fanno 31: questo primo e non compo-
sto, quindi moltiplicato per 16 creer un numero perfetto; 3116
infatti fa 496 e 496 perfetto. Anche per i rimanenti, procedendo
con lo stesso metodo, potrai ricercare tutti i numeri perfetti e non
ce n uno che ti sfuggir.
Bisogna poi ricordare che Nicomaco ha detto sopra come il di-
spari sia sempre uguale al pari con una unit di differenza, e dice
che ci ci utile per la comprensione dei numeri perfetti. Diciamo
dunque come si calcola, in modo che non ti stanchi sommando i pa-
rimente-pari a partire da 1, soprattutto se vuoi esercitare questo
metodo per molti numeri parimente-pari. Dato, in generale, un pa-
rimente-pari, togli ununit e osserva se il numero trovato primo
10
20
338 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
e non composto, e se primo e non composto moltiplicalo per il nu-
mero parimente-pari che sta prima del numero parimente-pari a te
dato e creerai un numero perfetto. Ad esempio, ti sia stato dato il
32, togli 1 e diventa 31, questo appunto primo e non composto,
moltiplicalo per il parimente-pari che sta prima di 32, cio per 16, e
risulta 496: ebbene 496 perfetto. Se invece il numero che risulta
dopo che lunit stata sottratta non primo e non composto non
creer un numero perfetto. Ad esempio, se ti viene dato il 16 togli 1
e fa 15: questo secondo e composto; avendo fiducia quindi nella
forza della dimostrazione mostra e predici che esso non creer un
numero perfetto, poich moltiplicato per il parimente-pari che vie-
ne prima di 16, 8, fa 120 e 120 non perfetto, ma sottoperfetto.
171
Sono queste le cose che Nicomaco vuole insegnare con queste paro-
le. Quindi superiamo senzaltro il testo, perch chiaro a tutti.
116 Nicom. cf. par. 115 <Dice cos> anzich dire n mette da
parte un altro numero che non sia perfetto come se fosse perfetto,
ma <il metodo descritto> riconosce anche quelli che non sono per-
fetti e non si inganna sui numeri prendendo anche quelli che non
sono perfetti come se fossero perfetti.
117 Nicom. 42,4-12 H.: [] perci lo moltiplico [scil. il 3] per la
quantit del secondo termine preso nella somma cumulativa, cio
2, e mi si genera 6 e mostro che questo il primo numero perfetto
in atto (oaooivooi rvryrio) e che ha come sue parti quelle che si
scorgono negli stessi numeri da cui stato composto; infatti si avr
lunit tratta dalla sua parte paronima, cio dalla sesta, il 3 tratto
dalla sua met, cio secondo il 2 (r gioou xoto tov ), e inversa-
mente il 2 tratto dalla terza parte esatto dire in atto perch
lunit primariamente numero perfetto,
172
quadrato e cubico:
perfetto perch uguale a se stesso, quadrato perch moltiplicato
per se stesso fa 1, infatti 11 fa 1 e se lo moltiplicherai di nuovo per
lo stesso numero, cio 1, come nel caso del cubo, lintero ancora 1
solido; < perfetto> anche perch tutti i numeri derivano da esso,
ma non tale in atto bens in potenza.
30
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 339
171
Cio minore della somma dei suoi fattori, ossia deficiente.
172
Il 6 il primo numero perfetto in atto mentre a rigore il primo numero
perfetto 1, che per lo solo in potenza, cf. anche M.L. DOoge, p. 211 n. 3. Le
regole tramite le quali si trovano i numeri perfetti non si adattano allunit,
che priva di antecedente e non somma di alcun numero. Lunit , tuttavia,
assolutamente prima e questa sua caratteristica supplisce, di volta in volta, al
difetto delle condizioni enunciate.
118 Nicom. cf. par. 117 Seconda parte infatti la met per di-
cotomia, invece 2 dalla terza parte [scil. di 6] per converso, infatti
la seconda parte di 6 3 e la terza per converso 2.
173
119 Nicom. 42,17-43,5 H.: [] perci lo moltiplico per la quan-
tit dellultimo termine preso nella somma cumulativa e mi risulta
28 che uguale alle sue proprie parti in quanto esso possiede in s
le parti che sono fra quelle derivanti dai numeri precedenti, la
met [scil. 14] in corrispondenza di 2, la quarta in corrispondenza
di 7, la settima in corrispondenza di 4, la quattordicesima in corri-
spondenza alla met (troooroxoiorxotovovtioiootogv), la ventot-
tesima in contrapposizione della sua parte paronima, che lunit
per tutti Credo che il prefisso ovti sia in pi, cio opposizione
della met rispetto alle altre parti.
174
120 Nicom. 43,11-13 H.: [] perci non lo moltiplico [scil. il 15]
per 8, ma sommo cumulativamente (o raioerue) il numero se-
guente, cio 16, e fa 31 Con lo stesso metodo trovo anche il nume-
ro perfetto nelle centinaia aggiungendo al 7 il numero successivo,
cio l8, e poich il 15 che ne risulta non primo e non composto ag-
giungo il numero successivo, cio 16, e dalla somma risulta 31, il
quale, essendo primo e non composto, moltiplicato per lultimo nu-
mero preso, cio 16, d il terzo numero perfetto, 496. Allo stesso mo-
do poi troverai il numero perfetto anche nel caso delle migliaia.
175
121 Nicom. 44,5-7 H.: Lunit appunto il numero perfetto in
potenza; infatti essa uguale (iog yo) alle proprie parti in potenza,
mentre gli altri numeri perfetti lo sono in atto Ecco lespressione
in potenza, infatti 11=1 e non muta forma nella moltiplicazione.
Tutti gli altri numeri perfetti invece lo sono in atto: il 6, il 28 e gli
altri.
Il quanto in relazione (122-191).
122 Nicom. 44,8-9 H.: Dopo aver trattato tecnicamente (aotr-
trvooygrvou) il quanto in s, ora passiamo al quanto relativo
340 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
173
Scil. 2 e 3 sono parti corrispondenti del numero 6, poich 3 la seconda
parte di 6 e 2 la terza parte.
174
Si tratta di una nota grammaticale: Filopono suggerisce oiootogv al
posto di ovtioiootog v, propone cio di eliminare la preposizione.
175
1+2+4+8+16+32+64=127, 12764=8128, che il successivo numero per-
fetto.
Allinizio abbiamo detto che il quanto ora per s e ora in rapporto
ad altro. Dopo aver insegnato dunque intorno al quanto in s, ades-
so <Nicomaco> vuole dissertare del quanto relativo, quello che ha
relazione con qualcosaltro.
176
Uguaglianza e disuguaglianza: le cinque specie del quanto rela-
tivo ed i loro reciproci (123-125).
123 Nicom. 44,10-13 H.: Le divisioni pi generali del quanto
relativo (tou ao ti toivouv) sono due, uguaglianza e disuguaglian-
za, infatti tutto ci che considerato in comparazione con altro o
uguale o disuguale e non esiste un terzo caso oltre a questi Dopo
aver determinato il quanto in s, subito dopo discute di quello in
relazione. Distingue dunque il quanto in relazione cos:
177
il quanto
in relazione lo si vede o nelluguaglianza o nella disuguaglianza,
178
la disuguaglianza o secondo il pi o secondo il meno, il pi o secon-
do il multiplo o lepimorio o lepimere
179
o il multiplo-epimorio o il
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 341
176
Cio finita la trattazione dei numeri assoluti si passa, adesso, a quella
dei numeri relativi.
177
Cf. Teone di Smirne, 76,1-7: E ancora, secondo lesposizione aritmeti-
ca, si chiamano rapporti di numeri, come tramanda anche Adrasto, i multipli,
gli epimori, gli epimeri, i multiplo-epimori i multiplo-epimeri (aoiv or xoto tgv
oi0gtixgv aoooooiv ryovtoi oyoi tev oi0ev, e xoi o Aoooto aoooioe-
oiv, oi rv aooaooioi, oi or raioioi, oi o rairri, oi or aooaooiraioioi,
oi or aooaooirairri), e gli altri, fra i <rapporti> minori, gli uni sottomulti-
pli, poi i sottoepimori e i rimanenti che sono opposti ai <rapporti> maggiori (oi
o ouortroi, tev or rottovev oi rv uaoaooaooioi, oi o uaraioioi, xoi oi oi-
aoi o vtiotrovtr toi riooi).
178
Trattando dei numeri assoluti Filopono ha seguito la classificazione di
Nicomaco, il quale ha distinto due generi, il pari e il dispari, e poi tre specie di
ciascun genere. Adesso, trattando dei numeri relativi, ritroviamo una chiara
corrispondenza nella suddivisione di questi ultimi, giacch vengono distinti due
generi, luguale e il disuguale, e cinque specie per ciascun genere di disugua-
glianza.
179
Si chiama epimorio quel numero che contiene un numero intero pi una
frazione con al numeratore lunit, ossia 1+1/n. Se al denominatore avremo 2
lepimorio sar emiolio, se avremo 3 lepimorio sar epitrite; se avremo 4 lepi-
morio sar epiquarto, e cos di seguito. Si chiama, invece, epimere quel numero
che contiene un numero intero pi una frazione con al numeratore un numero
pi elevato dellunit, cio 1+k/n, dove k>1. Si chiama multiplo-epimorio un
numero che contiene un multiplo di un altro numero pi una frazione di esso il
cui numeratore uguale a 1, quindi multiplo-epimorio un numero di questo
tipo: m+1/n dove m un multiplo. Es. 16=(35)+1/5 (5). Si chiama, infine, mul-
tiplo-epimere un numero che contiene un multiplo di un altro numero pi una
multiplo-epimere; il meno o sottomultiplo o sottoepimorio o sot-
toepimere o sottomultiplo-epimorio o sottomultiplo-epimere.
180
Questa la divisione del quanto relativo a qualcosa e in relazio-
ne.
181
Luguaglianza quindi resta indivisibile perch non c diffe-
renza fra gli uguali, infatti ci che uguale a unaltra cosa non
pi o meno, infatti il 10 non differisce dal 10 n l8 dall8, n una
mina maggiore di una mina n un talento di un talento.
182
Infatti
il quanto si divide non soltanto in continuo e discreto, ma anche nel
peso; cos infatti diciamo che sono uguali due mine e due talenti
183
se uno non considerer il peso insieme al quanto continuo, perch
luguale e il disuguale si vedono e in grandezza e in volume. in-
fatti uguale linea a linea, superficie a superficie, corpo a corpo sia
nei pesi sia nelle voci sia nelle potenze. Queste sono tutte le specie
del quanto.
<Nicomaco> dice che la relazione delluguale la pi principia-
le. Infatti la prima divisione delle grandezze avviene per dicotomia
e le parti dicotomizzate sono uguali. In quanto principio di ogni di-
visione luguaglianza indivisibile, i principi infatti sono privi di
parti. Molta invece la differenza fra i disuguali, poich del disu-
guale c il maggiore e il minore, e ancora il maggiore per suddivi-
sione o multiplo del minore come il doppio o il triplo o il quadru-
plo eccetera, cos diciamo che 8 maggiore di 4 in quanto multiplo,
poich doppio di esso: 24 fa 8; allo stesso modo anche 6 di 3, per-
ch il doppio di esso, ma anche 15 di 5 in quanto triplo e 16 di 4
in quanto quadruplo, e 15 di 3 in quanto quintuplo e cos di seguito;
dunque il maggiore o multiplo del minore o epimorio: epimorio
10
20
342 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
frazione di esso il cui numeratore maggiore di 1, quindi multiplo-epimere
un numero siffatto: m+k/n. Es. 15=(34) + 3/4 (4).
180
Il commentatore anticipa subito la distinzione delle specie che in Nico-
maco si trova alle pp. 45,15-46,8 H., mentre la spiegazione dettagliata delle
propriet delle specie del quanto relativo occupa, sempre in Nicomaco, tutta la
fine del primo libro, ossia le pp. 46-70 H.
181
Il quanto ao ti e il quanto rv orori sono la medesima cosa, entrambe
le espressioni indicano, infatti, il quanto in relazione.
182
Gi a partire dal VII secolo i Greci utilizzarono un sistema monetario
basato su unit ponderali comuni. Fra queste unit ponderali fu fondamentale
la mina, del peso di 436 grammi circa, in base alla quale si stabiliva il valore
della dracma (quella attica era 1/100 della mina; la dracma eginetica 1/80;
quella corinzia 1/150; quella corcirese 1/75, eccetera). Il massimo multiplo della
mina utilizzato era il talento dargento, pari a 60 mine, quindi a circa 26 chili.
La mina e il talento sono, dunque, allo stesso tempo unit ponderali e unit
monetarie.
183
Uguali perch sono entrambe in numero di due.
quel numero che contiene un qualsiasi altro numero pi una sola
parte dello stesso. Il 3, per esempio, contiene il 2 pi la met di 2,
ossia lunit (infatti 2+1 fa 3) ed emiolio di esso. Ugualmente, del-
lepimorio c anche lepitrite, come il 4 che epitrite di 3, perch
contiene il 3 pi un terzo di 3. Ugualmente c anche lepiquarto, 5
di 4, e lepiquinto,
184
6 di 5, e cos allinfinito.
epimere invece quel numero che contiene un qualsiasi altro
numero pi alcune parti dello stesso e non una parte soltanto; ad
esempio il 5 epimere di 3 giacch contiene il 3 pi due terze parti
di esso. multiplo-epimorio quel numero che contiene un altro nu-
mero due o pi volte pi una sola parte qualsiasi di esso, per esem-
pio 16 < multiplo epimorio> di 5 perch il triplo di esso oltre a
possedere anche una sola parte di esso, cio la quinta, infatti 35 fa
15 e la quinta parte di 5 1. Multiplo-epimere invece quel nume-
ro che moltiplica un altro <numero> oltre a possedere anche delle
parti [scil. pi di una] di esso, ad esempio 15 di 4 perch lo triplica
e possiede tre parti di esso: infatti 34=12 che pi 3 fa 15. Quindi
del disuguale secondo il pi sono queste le cinque specie, mentre
del disuguale contrario, secondo il meno, vi sono pure cinque spe-
cie, chiamate con gli stessi nomi con la sola aggiunta del prefisso
sotto: sottomultiplo, sottoepimorio, sottoepimere, sottomultiplo-
epimorio, sottomultiplo-epimere. Ad esempio 4 multiplo di 2, per-
ch il doppio, e 6 ancora di 2, perch ne il triplo mentre 2 sot-
tomultiplo di ciascuno di essi, 6 e 4, perch sottodoppio di 4 e sot-
totriplo di 6, sicch il prefisso sotto mostra la subordinazione del
minore al maggiore. Sottodoppio significa sotto il doppio, cio la
met di esso, e sottotriplo significa sotto il triplo, cio un terzo, e
cos per tutti. Ancora il 3 genericamente epimorio di 2, mentre
specificamente emiolio,
185
mentre il 2 a sua volta genericamente
sottoepimorio di 3 e specificamente sottoemiolio. Allo stesso modo
il 4 genericamente epimorio di 3, specificamente invece epitrite,
mentre il 3 genericamente sottoepimorio di 4, ma specificamente
sottoepitrite. E ancora 16 genericamente multiplo-epimorio di
5, mentre specificamente triplo-epiquinto, quindi 5 sottomulti-
plo-epimorio di 16 e sottotriplo-epiquinto; di nuovo 15 multiplo-
30
40
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 343
184
Si chiama epiquarto quel numero che risulta dalla somma di un nume-
ro intero pi un quarto di esso. Es. 20=16+1/4(16). Si chiama, invece, epiquinto
quel numero che risulta dalla somma di un numero intero pi un quinto di es-
so. Es. 6=5+1/5(5).
185
Lepimorio specie del disuguale, ma si suddivide, a sua volta, in diver-
se specie: emiolio, epitrite, epiquarto, epiquinto, eccetera.
epimere di 4, quindi 4 sottomultiplo-epimere di 15.
Tali cose dunque riguardano la divisione del disuguale. Tutta-
via Nicomaco mostra in modo elegante anche tramite un diagram-
ma che la disuguaglianza non potrebbe derivare da altro se non
dalluguaglianza. Come infatti la forma gratifica la materia ren-
dendola mondo e quasi essere, se vero che essa in se stessa nul-
la, poich essa non alcuno degli enti, cos anche la disuguaglianza
procede dalluguaglianza.
186
Tra le specie del disuguale il primo nu-
mero il multiplo, poi lepimorio e terzo lepimere, quarto il multi-
plo-epimorio e quinto il multiplo-epimere; e dellepimorio primo
lemiolio, poi lepitrite, e cos di seguito nellordine dei numeri. Ma
in che modo mostra tali cose ce lo insegna con unaltra teoria.
124 Nicom. 44,13-20 H.: Luguale dunque si vede quando tra le
cose confrontate luna non eccede n difetta nella comparazione con
laltra; cos 100 rapportato a 100, 10 a 10, 2 a 2, una mina a una
mina, un talento a un talento, un cubito a un cubito e misure simi-
li, qualunque sia il volume (ritr rv oyxe), la lunghezza, la gravit o
la quantit Intenderebbe volume ci che si vede in tre dimensio-
ni; lunghezza la linea; gravit i pesi: dracma, mina, libbra,
187
talen-
to; il quanto discreto: il 3, il 5 e in breve il molto e il poco.
125 Nicom. 44,20-45,4 H.: Questa relazione delluguaglianza
propriamente non separabile e non divisibile in s, come se fosse
assolutamente principiale (oixetotgv), perch non ammette alcu-
na differenza; delluguale infatti non c questo o quellaspetto, ma
50
344 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
186
La disuguaglianza deriva dalluguaglianza. Tale dipendenza spiegata
ricorrendo al rapporto materia-forma considerato platonicamente, non nellari-
stotelica dialettica di subordinazione-correlazione. La materia in s nulla:
poich priva di forma essa non nessuno degli enti, mentre informata diviene
il mondo stesso, nelle sue complesse e variegate differenziazioni. Ma, come la
materia dipende dalla forma, cos la disuguaglianza dipende dalluguaglianza,
giacch questultima che concede lesistenza alla materia prima. Nel para-
grafo 125 di questo libro I, inoltre, Filopono sottolineer la priorit della rela-
zione di uguaglianza rispetto a quella di disuguaglianza, tramite il ragiona-
mento che ha gi usato per stabilire la priorit fra le quattro scienze matemati-
che: soppressa la relazione di uguaglianza si sopprime eo ipso anche quella di
disuguaglianza, cf. Filop. I 4,2. Nel paragrafo 125, appunto, la questione viene
affrontata mediante il concetto di diade: la prima divisione delle grandezze
quella in due parti uguali e la diade principio dei numeri. In 65,17 ss. H., Ni-
comaco cercher di dimostrare che la relazione duguaglianza lelemento base
di ogni rapporto.
187
La libbra ununit ponderale pari a poco meno di un chilogrammo.
luguale in un solo e medesimo modo <Nicomaco> dice che la
relazione delluguale la pi principiale perch la diade il princi-
pio dei numeri. Il 2 infatti il primo fra i numeri e la dicotomia av-
viene secondo il 2 perch divide le grandezze in due parti uguali.
Giustamente, dunque, anche la relazione fra gli uguali priva di
differenza: ogni principio infatti per natura indivisibile, come il
punto, come listante attuale, come il movimento, come lunit.
Omonimia ed eteronimia (126).
126 Nicom. 45,4-6 H.: Di certo anche ci che corrisponde allu-
guale (to ov0uaoxouov te ioe ) non porta un nome diverso dal suo,
ma lo stesso nome; come il caso di amico, vicino, compagno dar-
mi, cos anche il caso delluguale, infatti uguale alluguale
Come diciamo che il maggiore maggiore del minore e che sono
eteronimi (una cosa infatti il maggiore e unaltra il minore), non
cos anche per luguale: infatti luguale uguale alluguale e non so-
no eteronimi in questi i nomi corrispondenti luno allaltro.
188
Tra i
relativi, alcuni si dice che sono relativi secondo il luogo, come il de-
stro e il sinistro, altri invece secondo la sostanza, come il padre e il
figlio, altri ancora secondo la qualit, come il pi bianco e il pi dol-
ce, altri ancora secondo la relazione soltanto, come il maggiore e il
minore, altri secondo il caso, come lo schiavo e il padrone. Fra que-
ste categorie poi Nicomaco dice che dei relativi alcuni si dicono per
omonimia,
189
come lamico si dice amico dellamico e il fratello si di-
ce fratello del fratello e similmente il vicino e il compagno darmi e
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 345
188
Due cose disuguali fra loro cos come sono disuguali hanno nomi diver-
si, cio sono eteronime. Al contrario accade se si tratta di cose uguali, perch
cos come sono uguali hanno anche nomi uguali, cio sono sinonime.
189
In realt Nicom. 45,5 H. usa il verbo ouvevuriv non oevuriv. Scrive,
infatti, Nicomaco, 45,5-6 H.: orri xoi to ov0uaoxouov te ioe ou rtrevuri
ao outo, oo ouvevuri, eoar xt.. Lapparato critico di Hoche non registra
peraltro oevuriv come variante. Sembra, quindi, che Filopono consideri i due
termini come equivalenti, con lo stesso identico significato, tanto da scambiarli
indifferentemente. In Nicomaco per, bisogna precisare, troviamo ouvevuriv
soltanto in questo paragrafo, mentre alle pagine 3-5 H. troviamo oevue e
oevuio che, in coppia con xuie, esprime unimportante opposizione sul pia-
no ontologico, quella del sensibile allintelligibile; e ancora, alle pagine 28-36 H.
troviamo oevuriv e oevuo a proposito del fatto che i numeri primi sono mi-
surati soltanto dalla parte paronima, che in tutti lunit, ma che non mai
omonima, nel senso che, ad esempio, i numeri primi 3 e 7 sono misurati soltan-
to dallunit che nel primo la terza parte e nel secondo la settima, e terzo e
settimo non sono omonimi.
il collega nel comando militare, altri invece in rapporto agli etero-
nimi,
190
come il padrone rispetto allo schiavo e il maestro rispetto
al discepolo e il padre rispetto al figlio e il maggiore rispetto al mi-
nore e il doppio rispetto alla met e cos per cose simili.
Antinomia fra le cinque specie del quanto relativo e le specie re-
ciproche (127).
127 Nicom. 45,7-15 H.: Il disuguale si divide anchesso in due
per suddivisione e di esso c il maggiore e il minore, che sono anti-
nomici (ovtevuourvo) e opposti tra loro secondo la loro quantit e
relazione: infatti il maggiore maggiore di unaltra cosa e vicever-
sa il minore minore di unaltra cosa posta a confronto, e i nomi
non sono gli stessi, ma ambedue ne hanno uno diverso, come ad
esempio padre e figlio, colpente e colpito, insegnante e discente, e
simili Infatti il maggiore e il minore sono antinomici
191
e sono
opposti luno allaltro, perch essi si contrappongono fra loro in
quanto relativi, donde sono anche antinomici fra loro: come infatti
il maggiore maggiore del minore, cos anche il minore minore
del maggiore. Essi sono opposti secondo la relazione [scil. se consi-
derati reciprocamente]. Sono opposti secondo la quantit, invece, se
qualcuno divide il multiplo nelle sue stesse specie, ossia in doppio,
triplo eccetera. Infatti il doppio doppio del sottodoppio, cio della
met, ma anche il sottodoppio, cio la met, sottodoppio del dop-
pio. Similmente accade anche nel caso del triplo e del sottotriplo e
dei successivi. E ancora, anche se viene diviso lepimorio nelle sue
proprie specie, lemiolio, lepitrite eccetera, corrispondono fra loro
lemiolio e il sottoemiolio, lepitrite e il sottoepitrite. La stessa cosa
accade anche nel caso di tutti gli altri.
Il multiplo, il sottomultiplo e le rispettive specie (128-138).
128 Nicom. 45,19-46,8 H.: Del suo opposto, cio del minore, si
costituiscono similmente, per divisione, cinque specie opposte alle
cinque specie citate del maggiore, (come il tutto corrisponde al tut-
to (e oov oe ) e il minore al maggiore, cos anche si oppongono
ciascuna specie a ciascuna nellordine di cui si parlato con lag-
giunta del prefisso sotto): sottomultiplo, sottoepimorio, sottoepi-
10
10
346 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
190
Scil. per eteronimia, in opposizione a ci che si dice omonimamente.
191
ovtevure significa ho denominazione opposta; cf. J. Bertier (1978), p.
173 n. 7.
mere, sottomultiplo-epimorio, sottomultiplo-epimere Come il
maggiore si contrappone al minore come il tutto al tutto, cos anche
le parti del maggiore si contrappongono alle parti del minore, come
apprenderemo subito, infatti Nicomaco mostrer, fra poco come
egli dice che il multiplo primo fra tutte le parti e che quelle suc-
cessive sono secondo lordine suddetto.
192
129 Nicom. 46,9-13 H.: Cominciando dallinizio dunque la pri-
ma specie del maggiore e la pi antica per natura il multiplo, co-
me vedremo subito, ed un numero che, quando considerato a
confronto con un altro, lo contiene tutto intero in s pi di una sola
volta (arovoxi g oao) [] Quando moltiplichi un numero e non
lo misuri una sola volta.
193
Ad esempio, tutti i numeri che vengono
dopo lunit in ordine sono multipli di essa; infatti 2 doppio, 21 fa
2; il 3 triplo, perch 31 fa 3; il 4 quadruplo, perch 41 fa 4, ec-
cetera. Ma lespressione di una sola volta si trova al posto di che
una volta, infatti in questo passo la particella di esplicativa.
130 Nicom. 47,5-9 H.: il sottomultiplo un numero che, para-
gonato con il maggiore, pu misurarlo pienamente (agouvte) pi
di una volta, e pi di una volta (to or arovoxi g oao) comincia da
due volte e procede allinfinito <Dice pienamente> al posto di
compiutamente e interamente, ad esempio 2 rispetto a 6, perch
6 multiplo di 2 e 2 sottomultiplo di 6, infatti sotto di esso in
quanto compreso in esso;
194
allo stesso modo anche 6 rispetto a 18.
Ebbene questo accade perfettamente, quando il minore, nel misu-
rare, non tralascia alcuna parte del maggiore, che non possa essere
misurata [scil. non lascia resto]. Non posso dire infatti che il 3 sia
sottomultiplo di 8, perch non lo misura interamente: 32 infatti fa
6, rimane il resto di 2 e il 3 non misurer il 2, perch il maggiore
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 347
192
Come il maggiore si oppone al minore cos troviamo corrispondenza e
opposizione fra le specie del maggiore e quelle del minore, che sono fra loro an-
tinomiche tramite laggiunta della preposizione sotto (uao). Cos al multiplo si
oppone il sottomultiplo, allepimorio il sotto-epimorio, eccetera.
193
Scil. senza lasciare resto. Euclide, Elem., VII def. 5: Un numero mag-
giore multiplo di un numero minore, quando sia misurato [scil. sia diviso] dal
minore (aooaooio or o riev tou roooovo, otov xotortgtoi uao tou roo-
oovo). Segue un esempio: i numeri che si trovano nel flusso naturale sono
multipli dellunit e mostrano quindi tutte le specie del multiplo. Ci evidenzia
il carattere naturale, non convenzionale, delle relazioni numeriche.
194
Il 2 arirorvo, abbracciato dal 6, che appunto lo comprende tre
volte.
non misura affatto il minore. Infatti, sempre la parte pi piccola in
ciascun numero la sua misura. Ad esempio, la misura di 10 2,
infatti nel 10 non c alcuna parte pi piccola di 2 tranne lunit
che comune a tutti i numeri, quindi il 10 misurato da questo
numero. Similmente del 15 la parte pi piccola 3 e di 16 di nuovo
il 2 e cos per gli altri.
131 Nicom. cf. par. 130 Poich conosce la consuetudine degli
attici che il principio della molteplicit a partire dal 3, di qui ha
concepito anche i caratteri duali per distinguere la diade dalla mol-
teplicit e per separarla come dallunit cos anche dalla moltepli-
cit.
195
I matematici, invece, chiamano multiplo anche il doppio:
questo stesso significa che le cose che sono per noi molte volte si
originano dal due volte.
196
132 Nicom. 47,14-20 H.: Poich il multiplo e il sottomultiplo
sono luno e laltro genericamente infiniti (yrvixe or oariou), an-
che le differenze secondo la loro suddivisione e le loro specie si ve-
dono procedere allinfinito per natura; infatti il doppio (to yo oi-
aooiov), che comincia da 2, procede attraverso tutti i pari, se pren-
diamo i numeri nel flusso naturale uno s e uno no [] Come il
multiplo e il sottomultiplo si prendono allinfinito (il doppio, il tri-
plo, il quadruplo e allinfinito, e altres il sottodoppio, il sottotriplo
e allinfinito), cos anche ciascuna delle parti del doppio procede al-
linfinito.
197
Infatti il raddoppiamento procedendo allinfinito non
cessa: partendo dallunit e procedendo allinfinito troverai che tut-
ti i numeri pari in successione sono doppi dei numeri che procedono
da 1 in continuit. 2 infatti doppio di 1, e 4 doppio di 2, 6 di 3, 8
di 4, e cos allinfinito. Lo stesso vale nel caso del triplo, del quadru-
plo e di tutti gli altri <multipli>. Ma non bisognava chiamare tali
cose specie del doppio, bens piuttosto indivisibili o singola-
348 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
195
Filopono si avvale di un uso linguistico, proprio del dialetto attico, che
ha oltre ai numeri singolare e plurale anche il duale, il quale indica due cose o
persone, per sottolineare che, sul piano grammaticale, la dualit distinta dal-
la singolarit cos come dalla pluralit. La diade, in grammatica, non d luogo,
quindi, al plurale. Appare dunque evidente che i participi femminili oioxivou-
oo e oioeiouoo non possono riferirsi che alla lingua attica. Ci dimostra lin-
fluenza del Filopono grammatico sul Filopono filosofo.
196
Lespressione di Filop. ao giv significa che lopinione comune dei filo-
sofi e matematici, non quindi dei grammatici, che la molteplicit inizia dal 2.
197
Scil. i doppi sono infiniti di numero. Per parti del doppio bisogna in-
tendere qui numeri doppi.
ri.
198
Infatti il 2, essendo doppio di 1, non una specie del doppio,
ma piuttosto un che di indivisibile; e lo stesso vale per tutti gli altri
<multipli>.
133 Nicom. cf. par. 132 <Nicomaco> ci insegna un metodo per
trovare tutti i doppi e dice che in ogni flusso di numeri, prendendo-
ne uno s e uno no, troverai tutti quanti i doppi.
199
Questi sono tutti
pari, infatti, posti uno s e uno no, soltanto essi sono doppi in rap-
porto ai dispari, infatti non possibile che vi sia un dispari che sia
doppio di un altro numero in quanto non ammette la divisione in
due parti uguali. Dunque, ogni numero pari doppio di un altro
numero, perch se doppio si dice da 2 e due il primo pari, a ragio-
ne allora tutti i pari sono doppi e viceversa tutti i doppi sono pa-
ri.
200
Quelli che sono sotto questi [scil. i sottomultipli del doppio],
essendo sottodoppi, non sono tutti pari, bens sia dispari che pari.
Partendo da 1 troverai ciascun sottodoppio in successione: l1
sottodoppio del primo pari che 2, il 2 sottodoppio del secondo pari
che 4, il 3 sottodoppio del terzo pari che 6, il 4 sottodoppio del
quarto pari che 8, e cos allinfinito. E inversamente 2, che il
primo pari, doppio del principio primo dei numeri, cio lunit; il
secondo, 4, doppio del secondo numero, il 2; il terzo, 6, del terzo nu-
mero, il 3, e cos allinfinito. In breve si pu dire che ciascun pari,
fra quelli che a partire dallunit sono uno s e uno no, luno dop-
pio di un pari e laltro di un dispari. Per esempio 4 doppio di 2, 6
di 3, 8 di 4, 10 di 5, e cos di seguito allinfinito uno s e uno no,
moltiplicando il 2 ora per un pari e ora per un dispari creerai tutti
quanti i doppi, i quali a partire da 2 allinfinito sono di seguito tutti
quanti pari. E che tutti i pari sono doppi per il 2, che il primo pa-
ri, da cui viene denominato il doppio, chiaro da ci: esso raddop-
piando con il moltiplicare per se stesso di seguito ciascuno dei nu-
meri a partire dallunit genera tutti numeri pari. Ad esempio 21
fa 2, e genera se stesso, il primo numero pari, perch il doppio
10
10
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 349
198
Nicomaco, in realt, non parla di specie del doppio, bens di specie del
multiplo e del sottomultiplo, che sono effettivamente infinite di numero. Lobie-
zione consiste nel fatto che bisogna considerare ciascun numero in se stesso, co-
me termine particolare e indivisibile.
199
Nel flusso naturale dei numeri, ad un numero pari segue un dispari e
viceversa, motivo per cui bisogna prendere i numeri uno s e uno no.
200
Il 2 il principio dei numeri pari e il doppio, la prima specie del multi-
plo, prende il suo nome dal 2, quindi tutti i numeri pari sono doppi, in quanto
sia il pari che il doppio hanno il principio in comune, cio il 2, che il primo pa-
ri e il primo doppio.
dellunit; e ancora moltiplicato per se stesso, 22, genera il secon-
do pari in quanto doppio di s; e ancora 23 d il terzo pari, 6, dop-
pio di 3, e 24 d 8 e cos sempre.
Sono invece tripli tutti quei numeri che, presi dallinizio, ne tra-
lasciano due. Per esempio, il 3 triplo dellunit e tralascia due nu-
meri, 1 e 2;
201
il 6 triplo di 2 e tralascia due numeri, 4 e 5; 9 tri-
plo di 3 e tralascia due numeri, 7 e 8; 12 triplo di 4 e tralascia due
numeri, 10 e 11, e cos di seguito. Bisogna poi sapere che tutti i
doppi sono pari, mentre accade che i tripli siano uno pari e uno di-
spari. Ad esempio il 3, che triplo di 1, dispari, e il 6, che viene
dopo e che triplo di 2, pari; il numero ancora dopo, il 9, triplo di
3, dispari; il 12 pari, il 15 dispari e cos di seguito. I numeri
quadrupli invece sono anchessi pari come quelli doppi, dal momen-
to che sono prodotti dal 4, che pari. Questi invece fanno in modo
da tralasciare 3 numeri: ad esempio il 4 quadruplo dellunit e
tralascia tre numeri, 1 2 e 3; l8 quadruplo di 2 e tralascia tre nu-
meri, 5 6 e 7; 12 quadruplo di 3 e tralascia 9 10 e 11, e cos di se-
guito. Il quintuplo, invece, considerato anchesso di volta in volta
risulta, come il triplo, ora pari e ora dispari.
202
Questo per trala-
scia quattro numeri; il sestuplo ne tralascia cinque; il settuplo sei e
lo stesso accade per tutti. E i tripli, i quadrupli e quelli successivi,
come anche i doppi, procedono ordinatamente secondo il flusso dei
numeri, avendo tutti i sottomultipli a partire dallunit. Infatti si
pu moltiplicare 31, 32, 33, 34, 35, e cos di seguito. I quadru-
pli invece sono il 4=41, l8=42, il 12=43, il 16=44, il 20=45, il
24=46, il 28=47, il 32=48.
Prologhi ed ipologhi (134-137).
134 Nicom. 48,11-12 H.: [] a questi [scil. ai quadrupli], infat-
ti, accade (ourgxr or) di essere tutti pari [] Anzich dire se
anche ai quadrupli accade di essere pari, non tutti i pari per sono
quadrupli come lo erano tutti i doppi, ma lo sono uno s e uno no.
Per dirla con un esempio: il 4 quadruplo, 41 fa 4, ed ecco che ha
superato un pari, il 2. E ancora l8, 42 fa 8, ed ecco che ha trala-
sciato il 6; e di nuovo 43 fa 12, ed ecco che ha tralasciato il 10; e
30
40
350 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
201
A differenza degli altri numeri tripli, tuttavia, il 3 tralascia anche il nu-
mero di cui triplo, ossia lunit. Cos, a differenza degli altri numeri quadru-
pli il 4 tralascia anche il numero di cui quadruplo, ossia lunit.
202
Considerati per se stessi, i quintupli sono uno pari e uno dispari: 5, 10,
15, 20, 25, 30, eccetera.
cos di seguito. Mentre i pari sono tutti doppi e i doppi sono tutti
pari, invece i quadrupli sono s pari ma i pari non sono tutti qua-
drupli, ma lo sono uno s e uno no. Ad esempio 4 quadruplo di 1 e
tralascia il 2; e ancora 8 quadruplo di 2 e tralascia il 6; quello do-
po, 12, quadruplo di 3, e cos per gli altri. Allo stesso modo i pari
non sono affatto tutti sestupli, ma lo sono uno ogni due, come il 6
che sestuplo di 1 e oltrepassa il 2 e il 4. E ancora, oltrepassa il pa-
ri 8 ed il 10 e troverai il 12, sestuplo di 2; e ancora, oltrepassa il 14
ed il 16 e troverai il 18, sestuplo di 3, e ci allinfinito.
Bisogna dunque osservare che i doppi e i quadrupli e in breve
quanti sono paronimi di numeri pari, questi sono tutti pari, mentre
i tripli, i quintupli e quanti sono paronimi di numeri dispari, questi
sono uno pari e uno dispari.
203
Infatti triplicati o quintuplicati, i pa-
ri creano pari mentre i dispari creano dispari. Invece, quando si
raddoppia o si quadruplica, non soltanto i pari ma anche i dispari
creano numeri pari. Infatti lunit raddoppiata e ogni dispari an-
chesso raddoppiato creano un pari.
204
Si potr osservare invece che
i quintupli tralasciano quattro numeri e sono ordinati al quinto po-
sto luno dallaltro. Per esempio 5 quintuplo di 1 e tralascia quat-
tro numeri, 1 2 3 e 4; e ancora 10 quintuplo di 2 e ne ha superati
quattro 6 7 8 e 9. Ma sono ordinati al quinto posto luno dallaltro:
infatti 10 quinto a partire da 5 e 15, quintuplo di 3, quinto a
partire da 10, e cos allinfinito. Ancora, anchessi, fra tutti i numeri
successivi a partire da 1, sono quintupli il 5 che quintuplo di 1
dispari, il 10 che quintuplo di 2 pari, il 15 che quintuplo di 3
dispari e in breve quanti sono multipli di numeri pari sono pari,
quanti invece sono multipli di numeri dispari sono dispari.
205
10
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 351
203
Si noti che lelemento discriminante delle due classi di multipli dato
dal nome: a seconda che essi abbiano paronimia con i numeri pari o con i dispa-
ri si trovano ad essere, nel primo caso tutti pari e, nel secondo, uno pari e uno
dispari. Tale considerazione non si trova n in Nicomaco n nel breve passo di
Ascl. I 119.
204
La regola di Nicomaco questa: un numero pari moltiplicato per un nu-
mero pari uguale a un numero pari; un numero dispari moltiplicato per un
numero dispari uguale a un numero dispari (cf. Eucl., Elem., IX prop. 29); un
numero pari moltiplicato per un numero dispari o un numero dispari moltipli-
cato per un numero pari uguale a un numero pari (cf. Eucl., Elem., IX prop.
28). Tale regola, per, viene introdotta da Nicomaco soltanto alle pp. 130,18-
131,12 H., come nota esplicativa delle moltiplicazioni di numeri quadrati, ete-
romechi e cubi.
205
I quintupli di numeri pari sono pari e i quintupli di numeri dispari sono
dispari.
135 Nicom. 49,1-14 H.: epimorio un numero ed la secon-
da specie del maggiore per natura e per ordine che contiene in s
il numero paragonato tutto intero pi una sola parte di esso. Ma se
questa parte la met, allora il pi grande dei numeri confrontati
chiamato specificamente emiolio, il pi piccolo sottoemiolio; se in-
vece questa parte un terzo, epitrite e sottoepitrite, e se procedi co-
s fino alla fine ci si accorder in modo che anche queste specie
(eotr xoi touto) si seguiranno allinfinito, essendo in verit specie
di un genere infinito; infatti accade che quella assolutamente pri-
ma fra esse, cio lemiolio, ha come ipologhi (tou rv uaooyou) la
serie dei numeri pari a partire da 2, e nessun altro numero in nes-
sun modo, e come prologhi invece la serie dei numeri tripli a parti-
re da 3, e nessun altro numero Bisogna sapere che ciascuna del-
le specie qualcosa in meno del proprio genere, infatti lanimale
qualcosa in pi che luomo. Dunque se il genere infinito, cio lo si
vede allinfinito, le specie saranno come limitate a <termini> pi
piccoli, cio ciascuna di esse non sar guardata allinfinito, infatti
non esiste qualcosa pi grande dellinfinito.
206
Poich dunque in
questo passo sono infiniti sia i generi che le specie, per questo moti-
vo Nicomaco dice ci come se fosse un paradosso e dice che sono in-
finite anche le specie particolari del numero, quando appunto in-
finito anche il genere. Infatti bisognava che non stessero cos le co-
se se le specie sono qualcosa in meno del genere. Per quale motivo
dunque accade ci? Perch non sussistono in atto. Nel caso infatti
delle cose per cui sono in atto sia le specie che i generi, infatti, per
queste le specie sono qualcosa in meno dei generi. Ora per, poich
il numero si accresce allinfinito, sono infiniti in potenza e non in
atto sia i generi che le specie.
136 Nicom. cf. par. 135 Chiama ipologhi
207
i numeri pi pic-
coli e prologhi i pi grandi; e sono ipologhi tutti i numeri fra quelli
10
352 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
206
Chiaramente il concetto di genere pi vasto rispetto a quello di specie,
che appunto una parte del genere, cos come uomo un aspetto pi partico-
lare e pi ristretto rispetto al genere vivente. Quindi, seppure il genere infi-
nito, comunque la specie di un genere infinito non essa stessa infinita. Ci,
tuttavia, non vale per le specie in oggetto. In termini logici, infatti, le specie
non potrebbero essere infinite, anche se infinito il loro genere. Tuttavia, nel
caso del multiplo, del sottomultiplo e delle rispettive specie, possono essere in-
finite anche le specie, perch esse lo sono in potenza, non in atto, cos come
infinito in potenza anche il genere.
207
Si chiama ipologo il termine pi piccolo di una relazione di disugua-
glianza, mentre si chiama prologo il termine pi grande di una relazione di di-
suguaglianza. In una relazione multipla il numero pi piccolo ipologo del pi
doppi o tripli ordinatamente a partire dallunit: ad esempio l1
ipologo di 2 che il suo doppio, del 3 che il suo triplo e di seguito;
prologhi invece il 2 suo doppio, il 3 suo triplo, e cos di seguito. Di
nuovo 2 ipologo del doppio, 4, 3 di 6, 4 di 8 e 5 di 10; quindi tutti i
prologhi doppi sono pari, mentre i loro ipologhi a partire da 1 sono
ora pari e ora dispari. Bisogna poi abbinarli ordinatamente, il pri-
mo ipologo con il primo prologo, il secondo col secondo e cos di se-
guito; per esempio abbinare l1 che il primo ipologo del suo dop-
pio, cio 2, con questo, il 2 con il 4, il 3 con il 6 e allinfinito. Lo stes-
so accade anche nel caso degli epimori e degli epimeri: 2 ipologo
dellemiolio 3,
208
4 di 6 e 6 di 9. Prologhi dunque fra gli emiolii sono
3, 6 e 9, ipologhi invece 2, 4 e 6. Fra questi quindi gli ipologhi sono
tutti pari, i prologhi invece uno s e uno no.
209
Ancora, nel caso del-
lepitrite, ipologo di 4 3, di 8 6 e di 12 9.
137 Nicom. 49,23-50,5 H.: lepitrite un numero che contiene
in s il numero confrontato
210
tutto intero e oltre allintero la terza
parte; come esempi (uaooriyoto or) saranno presi da noi in ordine i
quadrupli da 4 di seguito abbinati ai tripli a partire da 3, quelli
dello stesso posto con quelli dello stesso posto, ad esempio []
Se triplicherai i numeri a partire dallunit egli dice e insieme
li quadruplicherai, troverai da un lato gli ipologhi tripli sottoepitri-
ti e dallaltro i prologhi quadrupli epitriti.
211
Per esempio, 41 fa 4,
31=3, dunque 4 epitrite di 3. Di nuovo 42=8, 32=6: 8 epitrite
di 6. Allo stesso modo 43=12, 33=9: 12 epitrite di 9; e troverai
che cos anche nel caso dei rimanenti, quadruplicando e triplican-
do lo stesso numero: infatti il numero che risulta dal numero qua-
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 353
grande che, a sua volta, sar prologo del pi piccolo. Ad esempio: 2 doppio di
1, quindi 1 lipologo di 2 e 2 il prologo di 1. Gli ipologhi sono, in breve, i sotto-
multipli, che, nella relazione doppia, come Filopono aveva gi avvertito in I
133, sono ora pari e ora dispari.
208
2, infatti, sottoepimorio, o, pi in particolare, sottoemiolio di 3.
209
Si noti che la frazione della specie emiolia 1/2, che lesatto opposto
del doppio. Mentre nel doppio, quindi, i prologhi erano tutti pari e gli ipologhi
uno pari e laltro dispari, qui avviene lesatto opposto, giacch mentre i prologhi
sono uno pari e uno dispari gli ipologhi sono tutti pari.
210
Erroneamente in Nicomaco 50,1 H. ouyxivorvev al posto di ouyxivo-
rvov; cf. anche Nicom. 49,3-4 H.
211
Se si prende un numero nel flusso naturale e lo si triplica e lo si qua-
druplica, il numero triplo che risultato ipologo sotto-epitrite del numero
quadruplo che risultato, il quale sar prologo epitrite. Ad esempio: si prenda
il 3; triplo di 3 9 e quadruplo 12, ebbene 12 sar epitrite di 9, infatti
12=9+1/3(9).
druplicato epitrite, mentre quello <che risulta dal numero> tripli-
cato sottoepitrite.
138 Nicom. 50,13-15 H.: Di tutti i numeri in questione quelli
chiamati primi o basi (aetoi xoi au0rvr) sono vicini tra loro nel
flusso naturale [] mentre quelli che non lo sono avranno degli
intervalli. <Nicomaco> chiama i numeri ultimi primi o basi,
212
dopo i quali non pi possibile prendere una parte pi piccola o
emiolia o epitrite, e in breve chiama i primi numeri a partire dallu-
nit emiolii o epitriti o epiquarti. Ad esempio nel caso degli emiolii,
3 e 2 sono ultimi e basi, mentre nel caso degli epitriti 4 e 3. Bisogna
sapere dunque che questi numeri ultimi non hanno alcun numero
in mezzo che li separi luno dallaltro. Ad esempio nessun numero
sta in mezzo fra 2 e 3, tuttavia fra il secondo emiolio, cio 6, e 4, c
un numero in mezzo, il 5; fra il terzo, 9, ed il 6, ce ne sono in mezzo
due, 7 e 8; fra il quarto, 12, e 8, saranno trovati in mezzo tre nume-
ri, 9 10 e 11; nel caso del quinto <emiolio si trovano in mezzo>
quattro <numeri>: il quinto emiolio 15 di 10, fra di essi i medi so-
no 11 12 13 e 14, e cos di seguito.
213
Allo stesso modo anche nel caso degli epitriti: nessun numero
sta in mezzo fra i numeri ultimi, 4 e 3; fra il secondo, 8, e 6, uno
soltanto, il 7; fra il terzo, 12, e 9, due <numeri>, 10 e 11, e nel caso
del quarto similmente ce ne sono in mezzo tre, e nel caso del quinto
quattro e cos di seguito.
La sequenza naturale delle specie del quanto: lepimorio (139-
147).
139 Nicom. 50,21-51,1 H.: Per natura (oti or uoixe), non per-
ch lo abbiamo posto noi, il multiplo pi primordiale e pi antico
10
354 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
212
Il termine au0gv, che significa base, ha una tradizione consolidata
negli scrittori matematici, Nicomaco, ma anche Teone di Smirne (cf. 80,15)
e nei filosofi. au0gv infatti usato anche da Platone, Repubblica, 546b-c, cio
nel famoso passaggio in cui parla del numero nuziale. Su questo termine cf.
M.L. DOoge p. 216 n. 1 e Th. Heath, I p. 116. Sono au0rvr, basi o radici, i
primissimi numeri che rappresentano una specie o un rapporto o simili. Ad
esempio, chiarisce Filopono, nel caso di rapporto emiolio, i numeri che fanno da
base sono il 3 e il 2, perch il primissimo rapporto emiolio , appunto, quello di
3 a 2, e non ne esiste uno pi piccolo, mentre, nel caso del rapporto epitrite, le
basi saranno 4 e 3, perch non esiste un rapporto epitrite che preceda quello di
4 a 3.
213
Quindi, man mano che ci si allontana dalle basi, il numero dei termini
intervallanti aumenta sempre di uno.
dellepimorio [] Abbiamo gi detto che tutte le relazioni del
quanto relativo sono undici, una di uguaglianza e dieci di disugua-
glianza, infatti il disuguale o maggiore o minore e il maggiore re-
gistra cinque specie: il maggiore era multiplo, epimorio, epimere,
multiplo-epimorio o multiplo-epimere; allo stesso modo anche il mi-
nore, con laggiunta del prefisso sotto, registra le medesime cin-
que specie. Dicevamo che primo per natura il multiplo, secondo
lepimorio, terzo lepimere e poi il multiplo-epimorio e il multiplo-
epimere, e del multiplo primo il doppio e poi il triplo eccetera, e
dellepimorio primo lemiolio e poi lepitrite, lepiquarto eccetera.
Ebbene, in questo passo Nicomaco vuole mostrare che lordine delle
specie citate non tale per posizione o per convenzione bens per
natura, e in questo passo riguardante lordine delle specie del disu-
guale egli dimostra, tramite un diagramma, che esso sta cos come
labbiamo esposto per natura.
214
Successivamente mostrer, in ma-
niera pi elegante, che anche luguaglianza precede la disugua-
glianza. Quindi mostra che il multiplo la prima fra le altre specie
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 355
214
Il diagramma di Nicomaco, riprodotto qui di seguito (i numeri in gras-
setto sono quelli diagonali e quadrupli), serve a dimostrare che lordine con cui
sono disposte le specie del disuguale non frutto di convenzione, ma un ordi-
ne naturale:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
3 6 9 12 15 18 21 24 27 30
4 8 12 16 20 24 28 32 36 40
5 10 15 20 25 30 35 40 45 50
6 12 18 24 30 36 42 48 54 60
7 14 21 28 35 42 49 56 63 70
8 16 24 32 40 48 56 64 72 80
9 18 27 36 45 54 63 72 81 90
10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
Il diagramma presenta nella prima fila, sia in orizzontale che in verticale,
i numeri da 1 a 10, inoltre se si considerano la prima fila orizzontale e la prima
verticale si potr notare che esse iniziano dallo stesso 1 e terminano in due di-
versi 10.
del disuguale e che del multiplo <la prima specie> il doppio e poi
il triplo. Dunque espone nel diagramma la prima fila, che contiene
da 1 a 10, in ordine, i numeri 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10. Poi nella seconda
fila espone i doppi [scil. di quelli della prima fila] dall1 al 10 paral-
lelamente, sistemando i prologhi sotto gli ipologhi, per esempio sot-
to l1 sistema il suo doppio, il 2, sotto il 2 il 4, e cos fino alla fine,
sistema sotto il 10 il suo doppio, 20, e secondo la lunghezza termina
la seconda fila che, da quelli di sinistra a quelli di destra, registra
dieci numeri da 2 a 20: 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20, di cui ciascuno
supera in successione di due unit.
Di nuovo, pone con il medesimo ordine i numeri tripli da 1 a 10
[scil. dal triplo di 1 al triplo di 10], che sono posti sotto in terza fila:
3 6 9 12 15 18 21 24 27 30, che iniziano col 3 e finiscono con il 30. Si
superano fra loro in successione di tre unit e si trovano di nuovo
in posizione parallela sotto i doppi: il primo triplo, 3, sotto il primo
doppio, 2; il secondo, 6, sotto il secondo, 4; e cos fino alla fine. Allo
stesso modo nella quarta fila pone i quadrupli a partire <dal qua-
druplo> di 1, ciascuno dei quali supera di quattro unit il preceden-
te, l8 supera il 4, il 12 l8, e cos di seguito fino alla fine. Nella
quinta fila pone i quintupli e cos, con il medesimo ordine, fino ai
decupli che pone come ultima fila. Esposto quindi cos il diagram-
ma, i numeri della prima fila da sinistra a destra in lunghezza ini-
ziano la progressione secondo natura, da 1 e ancora in profondit,
iniziando sempre da 1, troverai di nuovo la stessa naturale progres-
sione dei numeri fino a 10. Quindi si scopre che queste due file sono
a forma di gamma (I), avendo luna e laltra origine comune, cio la
stessa unit, terminando ciascuna delle due nellun senso e nellal-
tro per 10. Cos dunque, essendo dalluna e dallaltra parte il flusso
naturale del numero posto in ordine, osserva come subito nella se-
conda fila incontriamo la prima specie del multiplo, il doppio. Infat-
ti, tutti i numeri della seconda fila sono doppi di quelli che stanno
loro sopra [scil. dei numeri che occupano la prima fila]; quelli della
terza fila a loro volta, invece, sono tripli di quelli della prima fila e
quelli della quarta, quadrupli degli stessi, e cos fino alla fine.
Osserverai poi che fra di essi anche le eccedenze reciproche so-
no esposte secondo la naturale eccedenza dei numeri. Infatti: il pri-
mo doppio, il 2, che nella seconda fila primo, supera di una unit
il suo stesso ipologo, l1; il secondo, 4, supera di 2 il numero che gli
sta sopra, cio il 2; cos anche il terzo, 6, supera di tre lipologo stes-
so che gli sta sopra, cio il 3; e cos vedrai risultare allinfinito lec-
cedenza dei doppi secondo l1.
215
Invece, con il passaggio alla terza
20
30
40
356 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
fila, quella dei tripli, vedrai che essi aumentano secondo il 2, infatti
il 3 che il primo triplo supera di 2 il proprio ipologo, lunit; il se-
condo, invece, il 6, supera di 4 il proprio ipologo, il 2; il terzo, 9, su-
pera di 6 il proprio ipologo, il 3, e il 12 supera di 8 il 4, e cos per
quanti sono i numeri in questione. Allo stesso modo vedrai che lec-
cedenza dei quadrupli risulta secondo il 3 e quella dei quintupli se-
condo il 4 e cos di seguito, e non per nostra immaginazione, al con-
trario, lordine di queste specie qualcosa di naturale e divino.
Quindi, tramite tali argomentazioni ci stato mostrato che la pri-
ma specie del disuguale , per natura, il multiplo, e che dopo il mul-
tiplo troverai lepimorio, che ha il secondo posto, e la prima specie
di questo, lemiolio, poi lepitrite e di seguito, come stabilito, se-
condo lordine e la potenza dei numeri. Infatti, tutti i numeri della
terza fila sono emiolii di quelli che sono prima di essi, intendo dire
di quelli della seconda fila: 3 emiolio di 2, 6 di 4, 9 di 6, 12 di 8, 15
di 10, 18 di 12 e troverai ci di seguito e non troverai emiolio prima
di essi. Poi, dopo gli emiolii, ci sono gli epitriti, infatti di nuovo i nu-
meri della quarta fila sono epitriti di quelli della terza ancora nel-
lordine. Il 4, infatti, epitrite di 3, 8 di 6, 12 di 9, 16 di 12, 20 di 15
e di seguito allo stesso modo, e prima di questi non troverai epitriti.
Dopo di questi vengono gli epiquarti: infatti i numeri della quinta
fila sono epiquarti di quelli della quarta. Il 5 epiquarto di 4, 10 di
8, 15 di 12, 20 di 16, 25 di 20 e di seguito allo stesso modo, e prima
di questi non troverai epiquarti. Di nuovo i numeri della sesta fila
sono epiquinti di quelli della quinta e quelli che si trovano nella
settima sono episesti di quelli della sesta e cos allinfinito. Dopo le-
pimorio troverai lepimere: i numeri che si trovano nella quinta fila
sono tutti epimeri di quelli della terza. Ad esempio 5 epimere di 3,
infatti contiene il 3 pi due terzi di 3. Similmente anche il 10 di 6,
il 15 di 9, il 20 di 12 e tutti i successivi senza soluzione di conti-
nuit, e prima di questi non potresti trovare un altro epimere.
Dopo lepimere troverai, di seguito, il multiplo-epimorio, che
viene prima del multiplo-epimere. Infatti 5 multiplo-epimorio di 2
perch doppio di 2 e ha in pi una sua parte, la met;
216
simil-
mente anche il 10 doppio-epiemiolio di 4 e 15 di 6 e 20 di 8 e cos
fino al termine della fila. Invece tutti i numeri dellottava fila sono
multiplo-epimeri di quelli della terza, come 8 di 3, infatti il dop-
pio di esso e contiene in pi due terze parti di 3. Lordine di queste
50
60
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 357
215
Cio leccedenza dei prologhi rispetto agli ipologhi aumenta sempre di
una unit e coincide con lipologo stesso.
relazioni, quindi, si mostra essere qualcosa di mirabile, ma anche
questo bisogna sapere, cio che dalle righe nascono molti gamma,
infatti sono dieci in tutto: il primo quello contenuto dalle prime fi-
le, che sono quella in lunghezza e quella in profondit; il secondo
dalle seconde file, il terzo dalle terze e il quarto dalle quarte.
217
Ma
il primo gamma quello <contenuto> dalle linee 10-1 e 1-10; il se-
condo <dalle linee> 20-4 e 4-20; il terzo < dalle linee> 30-9 e 9-30 e
cos di seguito, cambiando riga ad una ad una. I numeri angolari,
invece, appartengono a tutti i gamma e in qualit di vertici, l1 del
primo gamma, il 4 del secondo, il 9 del terzo, il 16 del quarto, e poi
25, 36, 49, 64, 81, 100, i quali sono posti in diagonale e tagliano il
quadrato in due triangoli. <Nicomaco> mostrer molti e piacevolis-
simi aspetti conseguenti a questo taglio, che vedremo esaminando
il testo.
Bisogna poi sapere che tutti i numeri posti in diagonale sono
quadrati, 4 9 16 25 36 49 64 81 100; infatti ciascuno di questi ri-
sultato da un numero moltiplicato per se stesso, 4 da 2, 9 da 3, 16
da 4, 25 da 5, e cos gli altri. poi necessario sapere anche questo,
e cio che dopo le due prime file,
218
qualsiasi numero delle file che
stanno sotto tu prenda e confronti con il corrispodente di una delle
file che stanno sopra, troverai sempre che leccedenza delluno sul-
laltro o si trova tra i due numeri confrontati oppure al di sopra di
entrambi. Chiarir ci che dico tramite degli esempi: si prenda, in-
fatti, la sesta fila e la si confronti con la seconda: ebbene, 6 supera
il 2 di 4 e 4 si trova fra i numeri confrontati, 6 e 2; parimenti anche
12 supera il numero che gli sta sopra nella seconda fila, cio 4, di 8,
e 8 si trova fra loro nella quarta fila, e cos fino alla fine. Si con-
fronti ancora la sesta fila con la quinta, che le vicina: 6 supera il
5 di 1 e 1 si trova allinizio della prima fila al di sopra delle file con-
frontate;
219
similmente 12 supera il 10 di 2 che si trova di nuovo
nella prima fila, al di sopra di quelle confrontate, e cos ancora fino
alla fine. Di nuovo, il numero 4, nella quarta fila, supera l1 della
prima fila di 3, e 3 sopra il 4 in mezzo fra i numeri confrontati.
Allo stesso modo anche il 18 supera il 12 di 6 e 6 sopra il 12, e per
tutti gli altri troverai lo stesso ordine. Tali sono dunque le cose det-
70
80
90
358 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
216
5=(22)+1/2(2). Quindi, pi specificamente, il 5 doppio-epiemiolio di 2.
217
Scil. nel diagramma non abbiamo soltanto un I, quello relativo alla pri-
ma fila orizzontale e verticale, bens un I per ogni fila.
218
Infatti, nelle prime due file troviamo la relazione doppia e leccedenza
data dagli stessi ipologhi.
219
Ovviamente fra la quinta e la sesta fila non ci sono file di mezzo, quindi
te: si esponga per il diagramma affinch, in base ad esso, le cose
che sono state dette divengano chiare.
140 Nicom. 52,2-15 H.: Poich dunque le prime file partono da
1 in larghezza e in profondit a forma di gamma, le seconde, che
partono da 4 nei due sensi a forma di gamma (yoorioe), sono
multiple secondo la prima specie del multiplo, infatti sono doppi, e
il primo (o rv aeto) differisce dal primo di 1, il secondo dal secon-
do di 2, il terzo dal terzo di 3, e i seguenti di 4 e quelli dopo di 5, e
tu troverai questa successione fino alla fine; le terze linee (oi or ti-
toi) invece nei due sensi, partendo dal 9 in comune saranno triple
secondo la seconda specie del multiplo sempre rispetto ai numeri
della prima linea, e a loro corrispondono (ouvrrtoorvev) le bran-
che del chi () che va da una parte e dallaltra verso il 3 Biso-
gna osservare che come a ciascun lato dellunit, sia in lunghezza
che in profondit, i numeri sono gli stessi, cos accade anche per
tutti gli altri numeri diagonali: dalluna e dallaltra parte del 4, sia
in lunghezza che in profondit, c il 6; dopo 6 e 6, dalluna e dallal-
tra parte del 4 ci sono 8 e 8 e poi ancora, dopo di questi, 10 e 10, e
lo stesso si verifica nel caso di tutti i gamma. Infatti, anche dallu-
na e dallaltra parte di 9 ci sono 12 e 12 e dalluna e dallaltra parte
di questi, 15 e 15. Osserverai dunque come subito tutti i numeri
che si trovano nel secondo gamma, di cui il 4 quello angolare, so-
no doppi di quelli che si trovano nel primo di posto corrispondente,
quelli in lunghezza <doppi di> quelli in lunghezza e quelli in
profondit di quelli in profondit. E ancora quelli che si trovano nel
terzo gamma e che iniziano dal 9 sono tripli di quelli che si trovano
nel primo ed emiolii di quelli che si trovano nel secondo; infatti 12
triplo di 4 ed emiolio di 8. Quelli che si trovano nel quarto gamma e
che iniziano dal 16 sono quadrupli dei numeri che si trovano nel
primo, doppi di quelli che si trovano nel secondo, epitriti di quelli
che si trovano nel terzo e sottoemiolii di quelli che si trovano nel
sesto. Quelli che si trovano nel quinto gamma e che iniziano da 25
sono quintupli dei numeri che si trovano nel primo, multiplo-epi-
mori di quelli che si trovano nel secondo, epimeri di quelli che si
trovano nel terzo ed epimori di quelli che si trovano nel quarto. La
sesta fila sestupla della prima, tripla della seconda, doppia della
terza, epimoria della quarta e similmente della quinta,
220
e per le
file successive troverai cose simili.
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 359
leccedenza data da un numero che si trova nelle file soprastanti.
220
I numeri della sesta fila infatti sono emiolii di quelli della quarta ed
141 Nicom. cf. par. 140 Infatti il primo doppio, 2, differisce di
1 dal primo sottodoppio, 1; il secondo doppio, invece, 4, differisce di
2 dal secondo ipologo, 2; e similmente il terzo, 6, differisce di 3 dal
terzo ipologo, cio 3, e cos allinfinito aumentando sempre di 1.
142 Nicom. cf. par. 140 Linizio del terzo gamma costituito
dal 9. Tutti i numeri invece ai lati di esso, ossia da 3 a 30, sono tri-
pli rispetto a quelli della prima fila, infatti anche lo stesso 30 tri-
plo di 10.
143 Nicom. cf. par. 140 Dallinizio, infatti, tutti quanti i nu-
meri della terza fila confrontati con tutti quelli della prima fila so-
no tripli di quelli secondo lo stesso posto. La differenza di questi
crescer secondo la natura dei pari, infatti il primo, 3, differisce di
2 dallunit; il secondo, 6, differisce di 4 da 2; il terzo, 9, differisce
di 6 da 3; il 12 differisce di 8 da 4, e cos allinfinito.
144 Nicom. 52,21-24 H.: Nella quarta fila, il cui principio co-
mune nei due sensi 16, le branche del chi (oi or ioooi) si con-
ducono fino a 4, mostrando la terza specie del multiplo, cio il qua-
druplo [] Anche qui, di nuovo, della specie quadrupla si fa un
segno a forma di che si stende fino al 4.
221
Infatti, essendo la
quarta fila assolutamente quadrupla della prima, mostra la terza
specie del multiplo [scil. il quadruplo], infatti la differenza fra 4 e 1
3, fra 8 e 2 6, fra 12 e 3 9, e cos fino a 40 laccrescimento dei
prologhi rispetto agli ipologhi di 3.
In generale anche nel caso di tutti i multipli, dove i prologhi
differiscono dagli ipologhi, la differenza di questi si scopre essere
mediana fra questi numeri esaminati; infatti, per esempio, essendo
8 quadruplo di 2 e differendo da questo di 6, hanno il 6 in mezzo fra
loro. Di nuovo, essendo 12 quadruplo di 3 e superandolo di 9, hanno
in mezzo lo stesso 9, e cos nel caso di tutti gli altri. Della terza spe-
cie del multiplo, invece, il segno si produce in modo tale da essere il
3 dalluna e dallaltra parte del ,
222
il terzo numero della prima fila
e il primo della terza.
360 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
epiquinti di quelli della quinta fila.
221
Infatti Nicomaco, ma non Filopono, aveva gi segnalato per la specie
tripla il segno che tocca i due 3. In realt la consequenzialit logica del
discorso sembrerebbe indicare come terza specie del multiplo il triplo, il che
falso.
222
Il 3 il primo numero della specie tripla, che la seconda non la terza
145 Nicom. 53,9-21 H.: Rispetto alla seconda fila che nei due
sensi <orizzontale e verticale> (ao or tov r rxotro) inizia con 4
come principio comune e cade formando una nel 2 proprio di am-
bedue i sensi, le linee che sono state ordinate sotto manifestano la
primissima specie dellepimorio, cio lemiolio, nei numeri che occu-
pano lo stesso posto. Cos, per natura divina e non per nostra con-
venzione o accordo gli epimori nascono dopo i multipli, come 3 di 2,
6 di 4, 9 di 6, 12 di 8, 15 di 10, eccetera. Anche questi poi hanno co-
me differenza (oiooov or xoi outoi) i numeri successivi a partire
da 1, come quelli precedenti Dopo aver completato il suo discorso
sullordine del multiplo, passa a parlare delle restanti specie e in-
tanto mostra che dopo il multiplo c subito lepimorio, infatti tutti i
numeri della terza fila sono emiolii di quelli della seconda.
146 Nicom. cf. par. 145 Anche questi, dice <Nicomaco>, han-
no le medesime differenze che avevano i doppi a partire dallunit:
ad esempio 3 emiolio di 2 e lo supera di 1, che nella prima fila; il
6 a sua volta emiolio di 4 e lo supera di 2, numero che sopra ad
esso nella prima fila; il 9 emiolio di 6 e lo supera di 3, che gli sta so-
pra, e cos di seguito. Quale dunque era leccedenza per i multipli,
tale anche per gli epimori, ma mentre nel caso dei multipli lecce-
denza era intermedia ad esempio il 3, essendo triplo di 1, aveva
in mezzo leccedenza 2 e il 6, essendo triplo di 2, aveva in mezzo il
4, e di seguito allo stesso modo qui invece, [scil. nel caso degli epi-
mori] non hanno leccedenza in mezzo, ma sopra.
147 Nicom. 53,22-54,4 H.: Gli epitriti, seconda specie dellepi-
morio, avanzano con un progresso uguale (iog tivi) e omogeneo a
partire da 4 di 3, 8 di 6, 12 di 9, 16 di 12 e, di conseguenza, prendo-
no un accrescimento delle differenze che anchesso uguale
Uguale agli emiolii. Come infatti quelli accrescevano la progres-
sione di 1, cos anche gli epitriti. Infatti 4 supera il 3 di 1, 8 il 6 di
2, 12 il 9 di 3 e cos per tutti.
Monadi di primo, secondo e terzo ordine (148-151).
148 Nicom. 54,7-11 H.: Ma anche questo non (xoxrivo or oux)
meno esatto nel diagramma: <i numeri> che stanno ai quattro ver-
tici <di quelli che formano il quadrato> sono monadi, una semplice
al principio, una di terzo grado alla fine e di secondo grado, nella
doppia ricorrenza (rv oiogori), le altre due, sicch risulta (eotr o-
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 361
aotrri v) che il prodotto del medio per se stesso [scil. 1010] ugua-
le a quello degli estremi <Nicomaco> parla di una conseguenza
raffinata, e cio che i numeri diagonali
223
del diagramma sono mo-
nadi. Infatti allinizio c l1 puro e semplice, alla fine 100 e, nellal-
tra posizione diagonale, due decadi [scil. le due decine opposte]. So-
no tuttavia tutte monadi, sia lunit sia la decade sia il centinaio,
ma mentre lunit in quanto unit monade pura e semplice, la de-
cade invece viene chiamata monade ma di secondordine. Monade
perch lunit pu esserci fino al 10 tante volte quante il 10 fino a
100; di secondordine, invece, perch seconda nellordine della mo-
nade naturale. Allo stesso modo anche il centinaio chiamato mo-
nade, perch anchesso pu esserci tante volte fino a 1000 quante
volte lunit pu esserci fino a 10, ma di terzordine, perch ha il
terzo posto. Allo stesso modo anche il migliaio si chiama monade
perch fino a 10.000 pu esserci tante volte quante lunit fino a 10,
per di quartordine, perch quarto a partire dallunit; infatti
ciascuna di queste monadi moltiplicata d origine alle successive.
149 Nicom. cf. par. 148 <Nicomaco> dice che le due monadi
nella doppia ricorrenza sono due decadi: nella doppia ricorrenza
perch sono assunte due volte nel diagramma, luna posta di fronte
allaltra nei due angoli, luna che termina la prima fila e laltra che
inizia lultima.
150 Nicom. cf. par. 148 Lunit, infatti, allinizio e la decade
alla fine della prima fila; e ancora sotto, allinizio c la decade e al-
la fine il centinaio. Lunit e il centinaio sono quadrati, perch
11=1 e 1010=100. Le due decadi, invece, non sono quadrate, ma
sono lati del quadrato, perch 1010 fa 100. Di conseguenza, poich
1100 fa 100 e 1010 (le diagonali) fa 100, il prodotto della due de-
cadi uguale a quello dellunit per 100.
224
Ancora, la prima fila
inizia da 1 e finisce col 10 da una parte e dallaltra, sia a destra che
in basso. E ancora, la prima fila termina con il 10, partendo dal 10
verso il basso si accresce di 10 in 10, e lultima fila, partendo essa
stessa da 10, si accresce di 10 in 10 fino a 100. Ambedue <le ultime
10
10
362 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
specie del multiplo.
223
Filopono scrive oioyevioi mentre in Nicomaco si legge raiyevioi. In ef-
fetti i numeri diagonali di cui si parlato fino ad ora sono costituiti dai quadru-
pli, che vanno da 1 a 100. Sono monadi, invece, i quattro numeri che stanno
agli angoli del diagramma, cio i vertici delle due diagonali, quella che va da 1
a 100 e laltra da 10 a 10.
file> hanno, quindi, i numeri 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100, ma
luna dallalto verso il basso, laltra invece da sinistra a destra.
225

chiaro quindi che ciascuna delle due decadi, cio quelle diagonali,
pur procedendo separatamente, terminano nel medesimo centinaio.
151 Nicom. 54,11-14 H.: Ma da una parte e dallaltra (oo xoi
rxotre0rv) la progressione da 1 a 10 uguale, e ancora, alloppo-
sto, anche luno e laltro avanzamento da 10 a 100 A partire dal-
lunica e medesima unit che costituisce il vertice delluna e dellal-
tra fila poste a forma di gamma, sia la fila che va verso destra sia
la prima che dallalto procede verso il basso terminando col 10 e
quella che va verso il basso termina in un 10 diverso mentre sia il
10 che sta in alto che quello che sta in basso terminano nello stesso
centinaio.
226
Teorema: sommando due quadrati successivi fra loro e i due ete-
romechi adiacenti si ottiene il quadrato successivo (152-154).
152 Nicom. 54,14-23 H.: Anche i numeri diagonali (xoi oi rv
oioyevioi), che vanno da 1 a 100, sono sempre numeri quadrati che
si allungano ugualmente un numero uguale di volte, mentre quelli
che li accompagnano da una parte e dallaltra sono sempre etero-
mechi e disuguali e si allungano secondo lati che sono luno mag-
giore dellaltro di 1 (xoi ovooi), in modo tale che da una volta (eotr
r oao) due quadrati successivi e due volte leteromeche che sta lo-
ro in mezzo risulta sempre un quadrato e viceversa da una volta i
due eteromechi che si trovano presso il quadrato pi una volta il
quadrato che sta loro in mezzo risulta sempre un quadrato Che i
numeri diagonali, secondo i quali si produce la croce, siano tutti
quadrati, risulta chiaramente dagli stessi numeri: 4 9 16 25 36 49
64 81 100; quelli ai lati dei numeri quadrati, invece, che Nicomaco
chiama di accompagnamento per il fatto che stanno da una parte
e dallaltra di quelli, come se facessero ad essi da scudo, questi dun-
que sommati insieme pi i <due> quadrati fanno tutti i numeri
quadrati. Per esempio, in mezzo a 9 e 4 ci sono gli eteromechi
227
6 e
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 363
224
1 10 e 100 sono proporzionali fra loro: 1:10=10:100.
225
Scil. le due file che iniziano con 10 hanno gli stessi numeri.
226
Nel diagramma abbiamo un solo 1 e un solo 100, mentre i 10 sono due:
le due file che partono da 1 finiscono nei due diversi 10, mentre le due file che
partono dai due diversi 10 finiscono nello stesso 100.
227
Il numero eteromeche quello che si pu ridurre a una figura piana
6, sono risultati infatti da lati disuguali di cui luno supera laltro
di una unit, infatti 32 fa 6; somma, quindi, due volte il 6 e ne ri-
sulta 12, e ancora somma i due quadrati 4 e 9, che fanno 13, e ag-
giungi il 12: 12 pi 13 fa 25 che un numero quadrato, infatti 55
fa 25.
228
Lo stesso vale per i quadrati moltiplicati fra loro, ma anche
gli eteromechi generano, allo stesso modo, sempre lo stesso numero
quadrato, infatti 66 e 49 danno il quadrato 36. Lo stesso, ricer-
cando, troverai che accade per gli altri numeri diagonali quadrati e
per gli eteromechi che li accompagnano. E ci accade perch sono
proporzionali fra loro, infatti come 6 emiolio di 4 cos anche 9 di
6.
229
Si mostrato, infatti, che se tre numeri o tre grandezze sono
in proporzione, il prodotto degli estremi uguale a quello del medio
<per se stesso>; poich dunque come 4 sta a 6 (perch sottoemio-
lio) cos anche 6 sta a 9, perci come 49 fa 36 cos anche 66.
153 Nicom. cf. par. 152 I numeri infatti che accompagnano il
4 e il 9 da una parte e dallaltra, cio 6 <e 6>, nascono da 3 molti-
plicato per 2, e il 3 supera il 2 di 1. Ancora, i numeri che accompa-
gnano il 9 e il 16 da una parte e dallaltra, cio 12 <e 12>, <nasco-
no> da 4 e 3 moltiplicati <fra loro>, e di nuovo il 4 supera il 3 di 1.
Lo stesso discorso vale anche in tutti gli altri casi.
230
154 Nicom. cf. par. 152 <Nicomaco dice> da una volta due
quadrati, cio da due quadrati presi una volta; infatti una volta 4
pi una volta 9 fanno 13 e, invece, da due volte leteromeche che vi
cade in mezzo, il 6, infatti 26 fa 12, dunque 12 pi 13 crea il qua-
10
364 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
rettangolare la quale presenti la differenza di 1 tra lato maggiore e lato mino-
re. I pitagorici chiamavano eteromeche il numero pari ed amfiteche, invece, il
numero dispari, perch d parti di ambedue le lunghezze. Esempio di eterome-
che il 6 perch deriva dal prodotto di 32.
228
Quindi, il teorema prevede che sommati due numeri quadrati successivi
ai due eteromechi uguali che stanno ai loro lati si ottiene un quadrato.
229
Scil. questi numeri creano una proporzione: 6:4=9:6 e cos 4:6=6:9.
230
Nicomaco considera di accompagnamento gli eteromechi che sono im-
mediatamente vicini ai quadrati presi in considerazione e non propriamente i
vertici del che li comprende, come nel caso del 4 il 2 e del 9 il 3. Nel paragrafo
successivo Filopono espone due diversi metodi per trovare i numeri quadrati: il
primo metodo consiste nel sommare due numeri quadrati, contenuti nel dia-
gramma di Nicomaco, ed un solo eteromeche, quello adiacente o, come dice Ni-
comaco, di accompagnamento, preso due volte. Con tale metodo si troveranno
sempre e soltanto quadrati di numeri dispari. Il secondo metodo consiste invece
nel sommare un solo quadrato, preso due volte, e i due numeri eteromechi a cui
esso adiacente: con il secondo metodo si troveranno tutti i quadrati soltanto
drato 25. E viceversa, da una volta i due eteromechi posti vicino a
questi e due volte il quadrato che in mezzo ad essi risulta un qua-
drato. Infatti, vicino al 9 da una parte e dallaltra stanno 6 e 12:
una volta 6 pi una volta 12 fa 18 e 29 fa 18 e 218 fa 36, che
numero quadrato perch corrisponde a 66.
155 Nicom. 55,1-11 H.: E chi ama queste ricerche potr trova-
re molti altri <aspetti> siffatti, che sono gradevoli e appaiono in
questo diagramma, sui quali adesso non opportuno dilungarsi
perch non abbiamo ancora appreso, dalla sola introduzione, a rico-
noscere (ouae yo tgv raiyveoiv) <i numeri>, sicch bisogna volgersi
a ci che segue. Infatti, dopo queste due relazioni generiche (rto
yo to ouo), del multiplo e dellepimorio, e le altre due ricavate con
il prefisso sotto ad esse opposte, cio il sottomultiplo e il sottoepi-
morio, del disuguale ci sono per la parte maggiore lepimere, per la
minore il sottoepimere che ad esso opposto Infatti, dopo avere
esposto il metodo <di indagine di questi numeri> in maniera intro-
duttiva, non abbiamo ancora una conoscenza perfetta dei numeri.
156 Nicom. cf. par. 155 Dopo aver parlato del multiplo, delle-
pimorio e delle specie opposte a questi, cio il sottomultiplo e il sot-
toepimorio, Nicomaco vuole anche parlare delle altre specie, delle-
pimere, del multiplo-epimorio, del multiplo-epimere e delle specie
ad essi opposte.
Lepimere e il sottoepimere (157-158).
157 Nicom. 55,12-16 H.: Una relazione epimere quando un
numero contiene in s il numero confrontato per intero ed inoltre
pi di una parte di esso. Pi di una parte (to or ariovo rvo) inizia
a sua volta da 2 e procede per tutti i numeri successivi, [] Poi-
ch <Nicomaco> ha detto che epimere quel numero che ha pi
parti e per consuetudine si sa che la molteplicit inizia da 3, per
questo Nicomaco dice che pi di una parte inizia da 2. Infatti il 2
la parte pi piccola del molteplice. Abbiamo poi appreso che la di-
visione in 2 parti, secondo il quanto, la pi piccola, mentre secon-
do il quanto grande la pi grande.
231
Secondo il quanto la pi
piccola perch non c parte pi piccola di 2; mentre secondo il
quanto grande la pi grande perch la divisione nelle parti pi
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 365
di numeri pari.
grandi quella in due parti. Ad esempio, se hai tagliato un legno in
due parti, ossia in due parti uguali, tali porzioni sono le pi grandi,
come avviene in una separazione uguale [scil. in una divisione in
due parti uguali]. Se infatti dividi loggetto in 3, in 4 o in 5 parti, si
riscontrer che tali porzioni sono pi piccole. Quindi, bisogna che
gli epimeri inizino da due parti come dal numero pi piccolo;
232
ad
esempio il 5 epimere di 3 perch contiene il 3 pi due terze parti
di esso. Quindi, questo epimere il primo e la base di tutti gli epi-
meri, perch contiene un numero per intero pi due terzi di esso
[scil. 5=3+2/3(3)]. Infatti, la radice delle parti inizia dal terzo e non
dalla met:
233
se infatti c un numero che contiene un numero per
intero pi due met di esso, questo non pi un epimere, bens un
doppio. Ad esempio, se un numero contiene il 4 per intero pi due
met di esso, cio due 2, sar in tutto 8, e l8 il doppio non lepi-
mere di 4. Similmente neppure possibile prendere due quarti, per
esempio, di 4; infatti il 6, che emiolio di 4, non epimere, di due
unit in pi dellintero. Lo stesso vale anche per due sesti: se pren-
di due sesti di 6 pi lintero
234
otterrai 8, che non epimere di 6,
ma epimorio, perch epitrite. Ne consegue che nel caso degli epi-
meri mentre la quantit delle parti inizia da 2, avr invece le parti
paronime a partire dal 3.
235
Infatti, il primo degli epimeri lepidi-
trite e cos laccrescimento degli epimeri si realizza in continuit,
perch la quantit delle parti supera sempre di 1 partendo da cia-
scun numero delle parti che sono paronime a partire da 3. Ad
esempio epiditrite, epitriquarto, epitetraquinto, epipentasesto,
epiesasettimo, episettottavo e cos allinfinito, in maniera che la
10
20
366 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
231
Cf. Filop. I 13-21.
232
Scil. poich sono epimeri quei numeri che hanno al numeratore della
frazione ad essi relativa un numero pi grande dellunit, il primo numero che
essi avranno sar 2, giacch esso rappresenta la quantit numerica pi piccola.
233
La primissima frazione che esprime un epimere 2/3. Il primo denomi-
natore degli epimeri costituito dal 3, perch epimere un numero che contie-
ne un numero intero pi una frazione di quel numero che abbia il numeratore
pi elevato di 1. Poich al numeratore possiamo trovare anche il 2, il primo de-
nominatore sar 3, giacch la frazione 2/2 in realt un numero intero.
234
2/4, infatti, lo stesso che 1/2, la frazione dellemiolio, che un epimo-
rio. Cos 2/6=1/3, la frazione degli epitriti.
235
La paronimia delle parti, infatti, deriva loro dalle potenze, ossia dai di-
visori, e poich il divisore pi piccolo degli epimeri , come si detto, il 3, le
parti saranno paronime a partire dal 3. Inoltre, come Filopono aggiunge subito
dopo, la quantit delle parti espressa dal numeratore e aumenta sempre di 1.
Anche il divisore per, espresso dal denominatore, avanza sempre di 1, a parti-
specie delle parti sia inversa rispetto alla quantit.
236
Infatti, se la
quantit delle parti pari, la specie dispari di nome, come lepidi-
trite o lepitetraquinto; viceversa, se la quantit delle parti dispa-
ri la specie pari di nome, come nel caso dellepitriquarto e dellepi-
pentasesto; e cos allinfinito lavanzamento avviene secondo la loro
successione.
Bisogna tuttavia sapere che, se fra gli epimeri si assumono co-
me ipologhi numeri primi e non composti, possibile che la loro
specie sia omogenea alla quantit delle parti. Ad esempio, se la
quantit dispari anche le parti sono dispari di nome: infatti se li-
pologo 5, il numero 8 il suo epitriquinto, perch contiene il 5 pi
tre quinti di esso; tuttavia non accade che, se la quantit pari, es-
sa ammetta che le parti siano pari di nome, perch, essendo dispari
ogni numero primo, ha le parti paronime solo di se stesso; ad esem-
pio il 3 soltanto le terze parti, il 5 soltanto le quinte, il 7 soltanto le
settime e cos per tutti.
237
158 Nicom. 56,12-16 H.: Dopo lepimere (rto or tov rairg) si
costituisce subito il sottoepimere, quando un numero contenuto
per intero nel numero confrontato e inoltre pi parti di esso, o 2 o 3
o 4 eccetera
238
Occorre infatti che i numeri opposti siano anche
30
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 367
re dal pi piccolo che 3.
236
I termini di Filopono sono pi specifici di quelli di Nicomaco. Infatti, in
Nicom. 55,12-22 H. troviamo i termini epidimere, epitrimere, epitetramere,
epipentamere, che esprimono solo la quantit delle parti. In Filopono lepidime-
re , pi specificatamente, lepiditrite, lepitrimere epitriquarto, eccetera, ter-
mini che, oltre alla quantit delle parti esprimono anche il numero delle parti,
come dire contemporaneamente numeratore e denominatore. Negli epimeri, il
numero che costituisce il denominatore di specie dispari se il numeratore
pari e viceversa. Ad esempio nellepiditrite la quantit delle parti, 2, pari,
mentre la specie del denominatore, 3, dispari, donde tale specie dellepimorio
di denominazione dispari. Al contrario, lepitriquarto ha il numeratore dispa-
ri, il 3, e il denominatore pari, 4, donde tale specie dellepimorio di denomina-
zione pari. La denominazione tratta dal divisore. Tuttavia questa regola, che
il numeratore e il denominatore delle frazioni caratterizzanti i numeri epitriti
appartengono a generi diversi, come Filopono chiarisce subito dopo, non vale se
lipologo numero primo e non composto. In tal caso numeratore e denominato-
re potranno appartenere al medesimo genere, che sar per soltanto il dispari,
dal momento che i numeri primi e non composti sono soltanto dispari.
237
Si ricorder, infatti, che i numeri primi hanno come misura comune sol-
tanto lunit ed hanno una sola parte, quella paronima, ossia ancora una volta
lunit.
238
La traduzione rende poco il significato del verbo ouvuiotootoi, che indi-
ca in primo luogo la coesistenza delle due specie, epimere e sotto-epimere, giac-
in corrispondenza fra loro e in successione, perch sono tra i relati-
vi; infatti i prologhi sono prologhi degli ipologhi e di converso gli
ipologhi sono ipologhi dei prologhi, e per ciascuna specie, il doppio
doppio della met e la met met del doppio. Si mostrato poi
che i relativi coesistono e si annullano reciprocamente. A ragione
quindi dopo i prologhi, secondo ciascuna specie del quanto relativo,
bisogna subito subordinare i loro ipologhi, ciascuno a ciascun altro.
Lorigine degli epimeri (159-160).
159 Nicom. 56,17-57,3 H.: Lordine di entrambi e lorigine con-
seguente (oxoouto yrvroi) si trova quando, esposti i numeri pari
e dispari di seguito a partire da 3, confrontiamo con essi i soli di-
spari in pura successione a partire da 5, il primo con il primo, come
5 con 3, il secondo con il secondo, come 7 con 4, [] <Nicomaco>
intende inoltre parlare dellorigine degli epimeri e dice: esponi tutti
i numeri in successione a partire da 3, sia pari che dispari, ad
esempio 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 e cos via; esponi poi anche quelli
a partire da 5, in modo appropriato in unaltra fila, soltanto i dispa-
ri, ad esempio 5 7 9 11 13 15 17 e i dispari successivi, e troverai che
il primo dei dispari epimere del primo di quelli che partono da 3 e
il secondo del secondo, il terzo del terzo e cos di seguito. Ad esem-
pio, 5 epimere di 3, perch epiditrite; 7 epimere di 4, perch
epitriquarto; 9 epimere di 5, perch epitetraquinto, e cos di se-
guito. Bisogna sapere poi che tutti questi numeri che derivano da
siffatta esposizione sono basi; infatti, fra gli epiditriti lultimo il 5
in rapporto a 3; fra gli epitetraquinti il 9 in rapporto a 5. Infatti, al
di sotto di questi non ce n un altro; e nel caso degli altri troverai
la stessa cosa.
Se poi raddoppi o triplichi o quadruplichi tutti questi numeri ri-
sultati e fai cos di seguito, troverai altri epimeri, non basi, ma i
successivi. Ad esempio, 5 epimere di 3, perch epiditrite, e que-
sti sono basi, raddoppia il 5, diventa 10, e il 3, che diventa 6: di
nuovo 10 epimere ed epiditrite di 6, ed quello successivo alla ba-
se; se poi di nuovo triplicherai le basi, 35 fa 15, 33 fa 9, troverai
che di nuovo 15 epiditrite di 9, terzo nellordine dopo il 10 che
epiditrite di 6. E ancora, se quadruplicherai le basi, 45 fa 20 e 43
10
368 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ch i prologhi sono prologhi degli ipologhi e viceversa, e in secondo luogo come,
nel naturale susseguirsi delle specie numeriche, su cui tanto insiste Nicomaco,
il sotto-epimere tenga subito dietro allepimere. Questo accade per ciascuna
specie. Cos lemiolio emiolio del sotto-emiolio, come 3 di 2; lepitrite epitrite
fa 12, 20 epiditrite di 12 e, per dirla in breve, quante volte tu po-
trai moltiplicare le basi tale troverai in ordine il numero che ri-
sultato, se cinque volte il quinto,
239
se sei volte il sesto, e lo stes-
so allinfinito, e allo stesso modo per i trimeri
240
e per i tetrameri e
allinfinito, per quanto puoi volere avanzare circa i polimeri. Ma
poi, se anche non raddoppierai le stesse basi ma quelli derivati dal-
le basi, nondimeno di nuovo i numeri che ne derivano saranno del-
la stessa specie. Allo stesso modo anche se sono triplicati, eccetera.
Ad esempio, il 10 raddoppiato fa 20 e 6 fa 12: 20 epiditrite di 12
perch contiene 12 pi due terzi di 12, ossia due volte 4, e il 4 un
terzo di 12. Di nuovo, 7 epitriquarto di 4: raddoppiali e faranno
14 e 8, e 14 epitriquarto di 8, perch contiene 8 pi tre quarti di
8, cio tre 2, infatti il 2 appunto la quarta parte di 8. E se li rad-
doppierai creerai epitriquarti e troverai la stessa cosa anche per gli
altri epimeri. E se li triplicherai o li quadruplicherai o per quanto li
moltiplicherai, creerai sempre epimeri secondo la stessa specie del-
la base o semplicemente quella dellepimere moltiplicato.
160 Nicom. 58,1-7 H.: Bisogna poi stare attenti (aoorxtrov or )
che a partire da due parti, presenti nel numero maggiore oltre al-
lintero, sia sottinteso [scil. faccia da denominatore] il terzo, nel ca-
so di tre il quarto, nel caso di quattro il quinto, nel caso di cinque il
sesto e cos sempre,
241
affinch la progressione sia tale secondo la
sua denominazione: epiditrite, epitriquarto, epitetraquinto, poi epi-
pentasesto e cos nel caso dei rimanenti <Nicomaco> insegna in
che modo negli epimeri stanno fra loro la quantit delle parti [scil.
il numeratore] e la specie stessa della parte [scil. il denominatore],
nel senso che se sono 2 le parti bisogna sottintendere la terza, ad
esempio lepiditrite; se sono 3 la quarta, come lepitriquarto; se 4 la
quinta, come lepitetraquinto, e cos allinfinito, in modo che il nu-
mero, di cui le parti sono paronime, superi di 1 la quantit delle
parti.
242
Stando cos le cose, in essi saranno contrarie luna rispetto
allaltra le due specie del numero; se infatti la quantit dispari si
20
30
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 369
del sotto-epitrite, come 4 di 3, eccetera. Cf. Filop. I 123.
239
Se prendiamo ad esempio un epiditrite, 5 di 3, e moltiplichiamo i termi-
ni per lo stesso numero, ad esempio 8: 85=40 e 83=24, 40 sar epiditrite di
24 e sar lottavo fra gli epiditriti, dopo 5 di 3, 10 di 6, 15 di 9, 20 di 12, 25 di
15, 30 di 18 e 35 di 21.
240
Letteralmente ci che ha tre parti, ossia epimeri che contengono frazio-
ni di un numero con al numeratore il 3.
241
Nicomaco vuole dire che il denominatore un numero sempre maggiore
di una unit rispetto al numeratore.
trova la parte di nome pari, e al contrario se la quantit pari si ri-
scontra la parte di nome dispari, e questo a ragione, perch n biso-
gna dire due met, poich sar un tutto, n due quarti, poich si
trover essere la met, n tre terzi n quattro quarti, poich sar
di nuovo un intero e non parti.
Il multiplo-epimorio (161-175).
161 Nicom. 58,8-59,6 H.: Ebbene, le relazioni semplici e non
composte del quanto relativo (Ai rv ouv tou ao ti aooou oaoi xoi
oouv0rtoi orori) sono quelle di cui si parlato, mentre quelle da
queste composte, (oi or ouv0rtoi) e che quasi condensano in una so-
la due <relazioni> distinte, sono quelle di cui sono prologhi il multi-
plo-epimorio e il multiplo-epimere, ed ipologhi invece quelle che si
costituiscono subito dopo ciascuna di queste, denominate con lag-
giunta del prefisso sotto, dopo il multiplo-epimorio il sottomulti-
plo-epimorio, dopo il multiplo-epimere il sottomultiplo-epimere e,
per suddivisione dei generi, quelle specifiche (oi rioixoi ) si oppor-
ranno a quelle specifiche, denominate anchesse con laggiunta del
prefisso sotto Sono tre, infatti, le specie semplici del quanto re-
lativo: il multiplo, lepimorio e lepimere. Queste poi, sommate luna
allaltra, producono altre due specie che sono composte; infatti il
multiplo sommato allepimorio e allepimere genera il multiplo-epi-
morio e il multiplo-epimere. infatti irrealizzabile che le altre due
specie <oltre al multiplo> possano combinarsi fra loro, perch im-
possibile che lepimorio e lepimere risultino un tuttuno.
162 Nicom. cf. par. 161 Infatti dal multiplo e dallepimorio de-
riva il composto multiplo-epimorio, e ancora dal multiplo e dallepi-
mere deriva il multiplo-epimere. Bisogna poi sapere anche questo,
che nel caso degli epimeri e degli epimori le basi sono fra loro sem-
pre <numeri> primi e non composti, infatti sono misurati come mi-
sura comune dallunit, ad esempio 5 e 3 sono primi fra loro, anche
3 e 2, 4 e 3, e tutti i numeri in successione.
163 Nicom. cf. par. 161 Come infatti i prologhi generici sono
opposti agli ipologhi generici, cos anche quelli specifici lo sono ri-
spetto a quelli specifici.
243
Ad esempio i doppio-epiditriti rispetto ai
370 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
242
Scil. il denominatore supera sempre di una unit il numeratore.
243
Il multiplo-epimorio opposto al sottomultiplo-epimorio e il multiplo-
epimere opposto al sottomultiplo-epimere. Lo stesso accade ad ogni grado di
sottodoppio-epiditriti e i triplo-epiquarti rispetto ai sottotriplo-epi-
quarti, e cos per tutte le combinazioni.
164 Nicom. 59,7-12 H.: Dunque, una relazione multiplo-epi-
moria (Hooaooiraioio) quando il numero maggiore fra quelli
confrontati contiene in s il minore pi di una volta ed in pi una
sola parte qualsiasi di esso. Il multiplo-epimorio, in quanto compo-
sto, varia in duplice modo (oitte or) a seconda della propriet di
ciascuno dei due nomi combinati Dopo avere parlato delle specie
semplici, intendo del multiplo, dellepimorio e dellepimere, adesso,
in queste pagine, Nicomaco vuole discutere di quelle composte [scil.
del multiplo-epimorio e del multiplo-epimere].
165 Nicom. cf. par. 164 Infatti la sua
244
combinazione dupli-
ce, perch la combinazione risulta o dal multiplo che si accresce
mentre lepimorio resta quello che , oppure, al contrario, dallepi-
morio che si accresce mentre il multiplo resta quello che . Ad
esempio, se dico doppio-epitrite, triplo-epitrite, quadruplo-epitri-
te eccetera, aumento il multiplo, perch dico due volte, tre volte,
quattro volte, cinque volte eccetera, mentre la parte rimane comun-
que la stessa, intendo appunto la terza; se invece dico doppio-epi-
trite, doppio-epiquarto, doppio-epiquinto, la prima parte del ter-
mine rimane la stessa, intendo dire doppio, mentre si accresce le-
pimorio.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 371
specificazione di queste specie.
244
Scil. la combinazione di ci che abbiamo tradotto un tale termine e
che corrisponde nel testo di Nicomaco 59,11 H. a o toiouto. Ritengo che il di-
scorso di Nicomaco sottolinei in primo luogo, qui come in altri passi, laspetto
linguistico, e che quindi la traduzione un tale termine potrebbe considerarsi
pi corretta di quella, anchessa possibile, un tale numero, perch in realt
termine indica sia il numero sia la parola. Quando diciamo il multiplo-epimo-
rio in maniera pi specifica in sostanza esprimiamo sia un termine sia un rap-
porto numerico secondo una regola fissa, che quella dellaccrescimento di uno
solo dei due componenti, o il multiplo o lepimorio. per questo motivo, a mio
avviso, che Filopono, in linea con tale interpretazione, specifica to rv ro r-
vri to outo, rye og to oiaooiov, ourtoi or to raioiov, dove ro appunto e
in primo luogo una porzione della parola e, quasi conseguentemente, anche
elemento di un preciso rapporto numerico. Tale preoccupazione linguistica in
Nicomaco permea di s tutto il passo 59,7-60,24 H., tant che, comio credo, il
o you di p. 60 li. 19 andrebbe tradotto ancora una volta con termine, conferen-
do ad esso un senso primariamente linguistico, e non con rapporto numerico,
come traduce J. Bertier (1978), p. 88; infatti in M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C.
Karpinski (1926), p. 223 troviamo [] by this quantity the first part of the ra-
166 Nicom. 60,16-20 H.: Infatti per la quantit di volte (oooxi
rv yo) il maggiore contiene in s il minore per intero, per tale
quantit sar chiamata paronimamente la prima parte del rappor-
to fra quelli combinati nel multiplo-epimorio [] Se infatti con-
tiene due volte lo stesso numero doppio, se tre volte triplo, se
quattro volte quadruplo, eccetera.
167 Nicom. 61,2-20 H.: [] e facendo sempre cos li genererai
[scil. i multiplo-epimori] in ordine confrontando (ouyxivev) con i
pari e i dispari a partire da 2 i semplici dispari a partire da 5, il
primo col primo, il secondo col secondo, il terzo col terzo e tutti gli
altri, secondo lo stesso posto, mentre di tutti i pari successivi a par-
tire da 2 (oao or ouooo), i numeri in successione a partire da 5 che
differiscono di 5 saranno puri doppio-epiemiolii, secondo lo stesso
posto; esposti invece tutti quelli che a partire da 3 (oao or tou
titou) differiscono di 3, come 3 6 9 12 15 18 21, e in unaltra fila
esposti allinfinito quelli che a partire da 7 differiscono di 7, come 7
14 21 28 35 42 49, e confrontati i maggiori con i minori [scil. i pro-
loghi con gli ipologhi], il primo col primo, il secondo col secondo, il
terzo col terzo eccetera, appare la seconda specie, quella dei doppio-
epitriti, esposta con il suo proprio ordine Troverai in ordine, dice
<Nicomaco>, i multiplo-epimori se esponi i pari e i dispari a parti-
re da 2 e, in unaltra fila, soltanto i dispari a partire da 5 e se con-
fronti il primo numero con il primo, il secondo con il secondo, ecce-
tera. Ad esempio, 5 doppio-epiemiolio di 2, 7 doppio-epitrite di
3, 9 doppio-epiquarto di 4, 11 doppio-epiquinto di 5, e cos di se-
guito.
168 Nicom. cf. par. 167 Se vuoi trovare tutti i doppio-epiemio-
lii, esponi tutti i pari a partire da 2 e poi tutti i doppi in successio-
ne a partire da 5, ad esempio 2 4 8 16 32 e poi quelli a partire da 5
cio 5 10 20 40 80;
245
troverai che tutti quelli posti in successione a
372 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
tio of the terms joined together in the multiple superparticular is named.
245
Mi sembra che Filopono qui faccia un po di confusione. Per prima cosa i
pari citati, 2 4 8 16 32, non sono semplicemente numeri pari in successione ma
sono numeri parimente-pari, n i numeri che partono da 5 sono quelli che diffe-
riscono fra loro di 5, giacch sono, invece, luno doppio dellaltro: 20 di 10, 40 di
20 eccetera. In realt, in base alla proposizione di Nicomaco, dobbiamo porre i
numeri 2 4 6 8 10 12 eccetera, ed i numeri 5 10 15 20 25 30 eccetera, dove 15
doppio-epiemiolio di 6, 25 di 10 e 30 di 12. Se come dice Filopono ponessimo
tutti i pari successivi a partire da 2 e i doppi a partire da 5, non potremmo tro-
partire da 5 sono doppio-epimet di quelli che partono da 2, secon-
do lo stesso posto. Infatti 5 doppio-epimet di 2, 10 di 4, 20 di 8,
40 di 16, 80 di 32 e cos allinfinito.
169 Nicom. cf. par. 167 Poich 7 di 3 era il primo doppio-epi-
trite, Nicomaco parla di tutti i numeri che partendo da 3 differisco-
no di 3 e quelli che partendo da 7 differiscono di 7 e crea i doppio-
epitriti.
246
Ad esempio 7 doppio-epitrite di 3: aggiungi al 3 3 e al 7
un altro 7, 14 appunto doppio-epitrite di 6, perch contiene due
volte il 6 pi un terzo di 6, 2. Di nuovo aggiungi al 14 7, e fa 21, e al
6 3, e fa 9, 21 appunto doppio-epitrite di 9, perch contiene due
volte 9 pi un terzo di 9, 3. E ancora, se aggiungi 7 a 21, fa 28, 3 a
9, fa 12, 28 appunto doppio-epitrite di 12; e cos sempre aggiun-
gendo al prologo il primo prologo, cio 7, e allipologo il primo ipolo-
go, cio 3, troverai in successione tutti i doppio-epitriti.
170 Nicom. 61,20-62,2 H.: E poi di nuovo, partendo da un altro
principio (rito aoiv oa og og), se si esporr la semplice fila
dei quadrupli, 4 8 12 16 20 24 28 32, e poi si aggiunger a questa,
in unaltra fila, lesposizione del numero a partire da 9, in succes-
sione secondo una progressione di 9, cio 9 18 27 36 45 54, avremo
che appare di nuovo il multiplo-epimorio specifico, cio, in ordine, il
doppio-epiquarto Il 9 di 4 era il primo doppio-epiquarto; di con-
seguenza se aggiungi al 4 un altro 4 e al 9 un altro 9, creerai i dop-
pio-epiquarti. Ad esempio 9 doppio-epiquarto di 4, 18 di 8, 27 di
12, 32 di 16, 45 di 20, e cos di seguito. Anche nel caso degli altri
multiplo-epimori, utilizzando lo stesso metodo, li troverai tutti di
seguito in ordine secondo ciascuna specie; ad esempio ottenendo al-
linizio il triplo,
247
infatti 7 triplo-epimet di 2 e 14 di 4 e cos al-
linfinito secondo il metodo insegnatoci da lui, troverai tutti i <rap-
porti> della stessa specie. Poi, passando al triplo-epitrite troverai il
primo, 10 di 3, e cos si fatta descrizione di questa specie.
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 373
vare i doppio-epiemiolii, perch posti 2 4 6 8... e 5 10 20 40... 20 non sar dop-
pio-epiemiolio di 6 n 40 di 8. Il corrispondente paragrafo di Ascl., ossia I 146 ,
invece, corretto. Doppio-epimet, inoltre, termine che Filopono usa al rigo suc-
cessivo, sinonimo di doppio-epiemiolio.
246
Cf. Nicom., 62 H., ossia il diagramma delle specie del multiplo-epi-
morio.
247
Il metodo dato funziona non soltanto per i doppio-epimori di cui si
detto, ma in generale per tutti i multiplo-epimori. Tale metodo sempre quello
di aggiungere al prologo il primo prologo e allipologo il primo ipologo. In questo
modo si troveranno tutti i termini di ciascuna specie del multiplo-epimorio al-
171 Nicom. 62,10-63,10 H.: [] le quali cose [scil. i rapporti
multiplo-epimori] possiamo osservare in modo pi accurato (o og
oxirotrov) e preciso nel diagramma gi noto.
248
Infatti tutti i nu-
meri nellordine successivo confrontati con la prima fila (ao rv
yo tov aetov otiov) per intero mostrano nellordine le specie del
multiplo allinfinito, se confrontati sempre tutti con la prima fila,
mentre se si confrontano con le file che stanno sopra (ao or tou u-
arove), ciascuna con quella immediatamente vicina. Se per noi li-
nizio parte dalla seconda fila si generano tutte le specie dellepimo-
rio nel loro proprio ordine, mentre a partire dalla terza fila (oao or
tou titou) tutte quelle di ordine dispari a partire dalla quinta raf-
frontate sempre con la prima e con ciascuna delle file ad essa suc-
cessive mostreranno tutte le specie ordinate dellepimere Che ci
siano nellordine la prima delle specie del disuguale, il multiplo, e
del multiplo il doppio, il triplo eccetera, e dopo il multiplo lepimo-
rio e di questo lemiolio e poi lepitrite e le altre specie, come abbia-
mo gi preannunciato, chiaro non solo dai pari di cui si detto,
ma anche dal diagramma precedentemente esposto.
172 Nicom. cf. par. 171 Ad esempio 2 doppio di 1, 4 di 2, 8 di
4, 10 di 5, e cos fino alla fine della fila, perch 20 doppio di 10.
Infatti tutti i numeri in successione confrontati con la prima fila
creano tutte le specie del multiplo nello stesso ordine di posto. E
ancora, i numeri che si trovano nella terza fila sono tripli di quelli
che si trovano nella prima, nello stesso ordine di posto: 3 di 1, 6 di
2, 9 di 3, e cos fino alla fine, infatti 30 triplo di 10. Similmente i
numeri che si trovano nella quarta fila sono quadrupli di quelli che
si trovano nella prima, quelli che si trovano nella quinta quintupli
e cos di seguito.
Ma, passando dalla prima alla seconda fila, troverai che i nu-
meri che si trovano nella terza fila, confrontati con essa, sono emio-
lii; infatti 3 emiolio di 2, 9 di 6, 12 di 8, e cos di seguito. I numeri
che si trovano nella quarta fila, poi, sono epitriti rispetto a quelli
della terza; quelli della quinta epiquarti rispetto a quelli della
quarta, e cos in successione procedono le specie dellepimorio, poi-
ch ciascuna fila paronima di quella immediatamente preceden-
10
374 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
linfinito.
248
Cio il diagramma in cui sono esposte le dieci file dei numeri naturali,
ossia la cosiddetta tavola dei multipli, che si trova nelledizione di Nicomaco al-
la pagina 51 e che io ho riprodotta qui nella nota 214, supra. Il lemma ao or
tou uarove, che Filopono commenta subito dopo, si riferisce, appunto, alle file
te
249
e trae la denominazione paronima della parte dalla quantit
del proprio ordine; infatti, la quinta fila epiquarta rispetto a quel-
la che la precede e la sesta epiquinta rispetto alla precedente e cos
sempre.
173 Nicom. cf. par. 171 Infatti, in rapporto alla prima fila tut-
te quante le file in successione creano i multipli, mentre in rappor-
to a quelle confinanti, iniziando dalla seconda, ciascuna fila crea gli
epimori; ad esempio la terza <fila> in rapporto alla seconda crea
lemiolio, la quarta <fila> in rapporto alla terza lepitrite, la quinta
<fila> in rapporto alla quarta lepiquarto, e cos di seguito.
174 Nicom. cf. par. 171 Se inizi dalla terza fila e prendi i di-
spari in successione a partire da 5 e li confronti con lo stesso 3 e
con i dispari successivi ad esso, creerai gli epimeri. Ad esempio, 5
epimere di 3, 7 di 5, 9 di 7, 11 di 9, 13 di 11, e cos per tutti. Biso-
gna quindi intendere i dispari successivi a partire dal 5: non i di-
spari che si trovano nella quinta fila, come 15, 25, 35, 45, infatti
anche questi sono epiditriti, bens i dispari che, a partire dal 5, so-
no successivi secondo lintero flusso dei numeri. Infatti 15 non
successivo di 5, perch in mezzo ci sono 7 9 11 e 13, ma 7 epimere
di 5, 9 lo di 7 e di questo [scil. del 9] 11 e cos di seguito.
175 Nicom. 63,10-12 H.: I confronti del multiplo-epimorio (tou
or aooaooiraioiou) avranno un loro proprio ordine natura-
le [] Dunque, 5 doppio-epimet di 2 e 10 di 4 e 15 di 6, e fino
alla fine i numeri dello stesso posto si comportano allo stesso modo.
Infatti sono tutti doppio-epiemioli, sicch dopo le tre specie sempli-
ci, il multiplo, lepimorio e lepimere, apparsa la prima specie di
quelle composte, il multiplo-epimorio e la prima di questo, il dop-
pio-epimet. Se poi confronti la settima fila con la terza, troverai i
doppio-epitriti, infatti stanno cos 7 a 3, 14 a 6, 21 a 9 e fino alla fi-
ne. I numeri della nona fila confrontati con la quarta creano il dop-
pio-epiquarto, infatti cos stanno 9 a 4, 18 a 8, 27 a 12, e fino alla fi-
ne della fila. E similmente prendi sempre i prologhi di posto dispa- 10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 375
di numeri della tavola dei multipli.
249
Ad esempio i numeri della quinta fila sono epiquarti di quelli della
quarta e la paronomasia evidente. E ancora, nel caso della quinta fila epi-
quarta della quarta, la parte, espressa dal quoto, determinata dal denomina-
tore della frazione 1/4. Quindi, ciascun numero di una fila, per esempio la quin-
ta, trae il suo nome derivandolo dalla parte, ossia dal numero iniziale della fila
ri, uno s e uno no, e gli ipologhi tutti quanti in successione sia di-
spari che pari.
Il multiplo-epimere (176-177).
176 Nicom. 63,22-64,1 H.: Il multiplo-epimere (Hooao-
oirairg) la restante relazione del numero Nicomaco d il
suo insegnamento sulla seconda specie composta e frattanto defini-
sce quale mai essa sia, e cio che numero che contiene in s un al-
tro numero pi volte e in pi alcune parti, pi di una, di esso, cio
due o tre o quattro e cos di seguito. Queste, poi, non sono la met
per i motivi gi esposti, infatti abbiamo detto che non possibile
che anche la quantit delle parti sia pari, come 2 o 4 o 6, e che la
specie sia di nome pari, ad esempio la met, la quarta o la sesta.
250
Infatti, due met costituiscono un intero, due quarti la met e, si-
milmente, due sesti fanno un terzo. Ma di ci si detto prima in
maniera accurata.
177 Nicom. 64,16-18 H.: [] e per le restanti specie (xoi rai
tev oiaev rioev) sar possibile, seguendo i numeri gi citati, trova-
re un buon ordine [] A chi osserva infatti possibile trovare
nel diagramma [scil. nella tavola dei multipli] la specie di ciascun
rapporto. I numeri che si trovano nellottava fila sono doppio-epidi-
triti di quelli che si trovano nella terza, come 8 di 3, perch contie-
ne due volte il 3 pi due terzi di esso. Cos anche 16 di 6 e 24 di 9 e
gli altri di seguito rispetto ai numeri dello stesso posto. Per i nume-
ri in cui il doppio rimane mentre le parti sono in progressione tro-
verai che sono in successione doppio-epitriquarti,
251
doppio-epite-
traquinti eccetera, a condizione che fra i prologhi ne superi sempre
due (gli ipologhi infatti non oltrepassano nulla in nessuna relazio-
ne). Ad esempio, dopo lottava fila, per la relazione multiplo-epime-
re rispetto alla quarta,
252
oltrepassa la nona e la decima <fila>; in-
376 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
precedente.
250
Cf. Nicom. 55,12-56,12 H. e Filop. I 157.
251
Lundicesima fila doppio-epitriquarta della quarta. Ad esempio
11=(24)+3/4(4). Se si superano poi le file dodicesima e tredicesima, la quattor-
dicesima sar doppio-epitetraquinta della quinta. Ad esempio 14=(25)+4/5(5).
Quindi bisogna prendere i prologhi saltandone due e gli ipologhi di seguito.
252
Filop. II 177,7-8 scrive: oiov rto tov g
ov
ao tov aooaooirairr (cf.
nota al testo) ao tov o
ov
uaro tov 0
ov
xoi tov i
ov
, roti yo rto toutov io
o
otio Non bisogna sottovalutare la presenza dei due ao, che indicano la
nuova relazione multiplo-epimere non pi dellottava fila, bens della undicesi-
fatti dopo di questa c lundicesima fila che ha esposti i seguenti
numeri: 11 22 33 44 55 66, in maniera analoga alle file esposte so-
pra, in modo che i numeri che si trovano in questa fila siano ende-
capli di quelli della prima, nello stesso ordine di posto; quindi 11
doppio-epitriquarto di 4, perch contiene due volte il 4 pi tre quar-
ti di esso, e 22 lo di 8, 33 di 12, e quelli successivi allo stesso mo-
do; infatti questi sono tutti doppio-epitriquarti. Di nuovo, se oltre-
passi la dodicesima e la tredicesima fila, troverai la quattordicesi-
ma, che doppio-epitetraquinta della quinta, sicch i prologhi sono
uno pari e uno dispari;
253
ma quando il prologo pari lipologo di-
spari, come per 8 e 3, mentre quando il prologo dispari lipologo
pari, come per 11 e 4. In tal modo dunque avviene la progressione
quando il multiplo resta quello che mentre la parte cambia. Se in-
vece la parte a restare com mentre il multiplo cambia, ad esem-
pio doppio-epiditrite eccetera, sia mantenuto il medesimo ipologo,
3, e vengano superati i due prologhi: ad esempio 8 di 3, mantieni il
3 e supera due numeri dopo l8, 9 e 10, 11 dunque triplo-epiditrite
di 3 e i numeri successivi lo sono analogamente rispetto a quelli
dello stesso posto. Supera di nuovo il 12 ed il 13, 14 dunque qua-
druplo-epiditrite di 3, e cos di seguito. Ad esempio, 28 di 6 e 42 di
9, e gli altri similmente di seguito. Cos dunque, osservando ciascu-
na specie, troverai il metodo adatto a trovare ciascuna specie.
I numeri, il mondo e lanima (178).
178 Nicom. 64,21-65,2 H.: E cos le dieci relazioni aritmetiche
costituiscono per noi il termine della teoria, come in una prima in-
troduzione. C per un metodo pi raffinato (roti or ti youetr-
o rooo) e assolutamente necessario per ogni studio naturale del-
luniverso, il quale metodo ci offre le cose pi certe e in maniera
inequivoca, perch anzitutto <ci offre> ci che bello, definito e og-
getto di scienza E infatti negli enti naturali quelli perfetti e
quelli in atto sono primi per natura rispetto a quelli imperfetti e
quelli in potenza, e da essi, come da cause creatrici, traggono il loro
essere le cose imperfette: per natura la causa prima del causato e
la materia, anche se presoggiace alla forma, come la carena nella
nave, tuttavia per natura posteriore, se pure anela alla forma
254
10
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 377
ma rispetto alla quarta.
253
Infatti lottava fila pari, lundicesima dispari, la quattordicesima pa-
ri, eccetera.
254
Tutto ci che indeterminato anela a ricevere una determinazione. Sol-
come il brutto anela al bello. Ci che desiderabile converte a se
stesso i soggetti che lo desiderano, ma esso non si converte verso
quelli, perci mentre la forma la causa finale, la materia invece
la causa strumentale, dunque per natura prima la forma. Detto
anche in altri termini: anche se la forma materiale appartiene ai
relativi, in quanto relativa alla materia, tuttavia lidea da cui sta-
ta prodotta, prima e irrelata rispetto alla materia.
Anche tra i numeri e le misure, dunque, le cose definite e ordi-
nate vengono prima di quelle indefinite e prive di ordine; da quelle
infatti si realizza lordine e si giunge ad un mondo cos come deves-
sere. Giustamente anche la facolt razionale dellanima simile al-
luguaglianza mentre quella appetitiva di essa e quella animosa so-
no simili alle due specie della disuguaglianza. Sembra infatti che la
facolt appetitiva somigli alla disuguaglianza in meno perch ab-
bassa la tensione dellanima e indebolisce le attivit razionali ad
essa conseguenti; e che invece la facolt animosa somigli alla disu-
guaglianza in pi perch lanimo pi operoso e perch stimola
verso atti irrazionali. Luguaglianza invece la facolt razionale
che regola ciascuna di quelle due facolt e le ordina e le conduce al-
luguagliamento e le accorda e sintonizza con la ragione, delluna
appianando laspetto rude e ferino, dellaltra biasimando laspetto
debole e rilassato. Da ci, dice Nicomaco, nascono le virt etiche,
essendo la facolt animosa e quella appetitiva subordinate alla ra-
gione. Per natura, quindi, la ragione prima in quanto causa crea-
tiva o formale delle dette cose, perch quelle hanno la funzione del-
la materia e di ci che patisce.
Progressione delle specie del disuguale per addizione (179-191).
179 Nicom. 65,17-21 H.: Ecco dunque, esamineremo (rr ouv
raioxrer0o) di che tipo sia il teorema che mira a conoscere que-
ste cose naturali. Esso dimostra che partendo dalluguaglianza, che
assolutamente unica e prima, come da una madre e radice, sono
10
378 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
tanto quando viene informata dalla forma la materia acquista una precisa de-
terminazione che la rende identica a se stessa e simile al proprio modello, cio
alla forma ideale. quindi in virt della forma in essa impressa che la mate-
ria, ormai determinata, acquista esistenza e nome. Per una discussione detta-
gliata di questo passo, interpretato come esempio dellassimilazione del concet-
to di numero a quello di forma in senso aristotelico, si veda il mio articolo Il
concetto di numero nellIn Nicomachum di Giovanni Filopono, in corso di stam-
pa nel volume degli Atti del Colloquio Internazionale La Philosophie des
generate tutte le varie specie della disuguaglianza e le differenze
delle specie Dopo aver mostrato dal diagramma come il multiplo
preceda le altre specie, perch il multiplo il primo e di esso primo
il doppio e poi seguono lepimorio, lepimere, il multiplo-epimorio
e il multiplo-epimere, adesso, con unaltra mirabile regola, mostra
di nuovo che lordine questo e inoltre che la natura delluguale
la prima e che da questo procedono la disuguaglianza e le sue spe-
cie, come da un principio primo o radice, se vero che luguaglianza
una sorta di ordine e di limite mentre il disuguale una mancan-
za di ordine e di limite.
255
Ci che privo di ordine viene ordinato e
informato dallordine. Cos, dunque, si comporta anche la processio-
ne delle specie del disuguale ed come se il loro ritmo procedesse
dalluguaglianza. I numeri somigliano anchessi alle forme, in
quanto circoscrivono e delimitano tutte le cose. Quindi com che le
dette cose vengono alla luce con il metodo su stabilito? Esponi in
successione le unit, come nellordine seguente: 1 1 1 (esse sono
certamente uguali), poi prendi la prima e ponila cos com in unal-
tra fila, perch necessario che il primo numero sia uguale al pri-
mo numero della fila precedente, il secondo numero <uguale> al
primo pi il secondo, il terzo <uguale> al primo pi due volte il se-
condo pi il terzo;
256
da questi ci deriver la relazione del numero
doppio. Ad esempio, vi siano di seguito tre unit: prendi la prima,
ed 1, prendi la seconda pi la prima, e fa 2, prendi la terza pi la
prima pi due volte la seconda, e fa 4; abbiamo quindi 1 2 e 4,
257
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 379
mathmatiques de lAntiquit tardive, Fribourg (Suisse), 24-26 settembre 1998.
255
In base al discorso fatto nel precedente paragrafo sembra che Filopono
voglia sottolineare il rapporto che lega dei binomi: il primo quello ontologico
di materia-forma, il secondo quello psicologico di anima irrazionale (ivi compre-
se le due facolt, quella pi propriamente irrazionale e quella animosa) e ani-
ma razionale, il terzo invece il binomio che sta alla base dellaritmetica, quel-
lo cio di uguaglianza-disuguaglianza. Ci sottolineerebbe lo stretto legame che
intercorre fra i numeri, la realt fisica e quella psicologica, oltre che dimostra-
re, ancora una volta, la naturalit delle relazioni numeriche.
256
La regola con cui si trova il terzo termine corrisponde alla moderna re-
gola algebrica con cui si calcola il quadrato di un binomio, che la seguente:
(a+b)
2
=a
2
+2ab+b
2
. A questo proposito cf. anche M.L. DOoge (1926), pp. 53-54.
Partendo dalle tre unit si trova subito la specie doppia. Il metodo in questione
ci fornisce diverse indicazioni. In primo luogo esso mostra come tutte le relazio-
ni di disuguaglianza di cui si discusso fino ad ora derivino dalla relazione du-
guaglianza. Ci accade partendo dallunit, quando essa esplica il suo potere di
cumulazione. Inoltre i termini posti a tre a tre si presentano sotto forma di un
continuo e naturale sviluppo dei numeri quadrati che hanno, come medio pro-
porzionale, il prodotto di ciascuno dei lati dei due quadrati.
che sono in rapporto doppio fra loro, perch come 2 doppio di 1 co-
s anche 4 di 2. Se invece farai queste stesse cose in senso contra-
rio, con lo stesso metodo, iniziando dalla fine, troverai lemiolio: ad
esempio 1 2 e 4, inizia da 4, ed ecco che abbiamo 4, prendi 4 pi 2, e
fa 6, prendi il terzo che lunit pi il primo che sta sotto, cio il 4,
pi due volte il secondo, che 2, e fa 9; dunque sono 4 6 e 9 e questi
sono emiolii, 9 infatti emiolio di 6 e 6 di 4. Quindi osserva da que-
sti esempi che dalluguaglianza derivata la disuguaglianza. E co-
s per tutte le altre specie, la loro origine si realizza in buon ordi-
ne, come mostrer lo stesso Nicomaco: dal doppio deriva subito il
triplo.
180 Nicom. 65,22-24 H.: Infatti, ci siano posti dinanzi dei nu-
meri uguali in tre termini, dapprima le unit, poi le diadi (rito ouo-
or) in altri tre termini, poi le triadi e di seguito le tetradi []
Nel modo secondo cui, nel caso delle tre unit e di queste tre regole,
sono state generate le tre specie del disuguale dalluguale, in que-
sto stesso modo saranno trovate anche se i tre termini, anzich
unit, sono diadi; infatti prima il 2, poi 2 pi il 2 di mezzo fa 4, poi
il primo pi lultimo pi due volte il medio, cio 8 (perch 24 fa 8),
avranno di nuovo un rapporto doppio; e cos seguiranno le altre
specie. Alla stessa maniera anche se i tre termini sono triadi o te-
tradi e allinfinito, fai il primo uguale al primo, il secondo <uguale>
al primo pi il secondo, il terzo al primo pi due secondi [scil. due
volte il secondo termine] pi il terzo, cio nella fila successiva, nella
quale bisogna che le specie, che saranno generate, si allontanino
dal doppio. Fai il primo termine uguale al primo dei termini dellu-
guaglianza, come per il precedente esempio lunit, ed chiaro che,
essendo i tre termini uguali, esso uguale non solo al primo, ma a
ciascuno dei tre; ma poich utilizziamo la stessa regola anche in
quelli successivi, nei quali i tre termini non si riscontrano pi esse-
re uguali, per questo viene prescritto di fare il primo uguale al pri-
20
10
380 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
257
Si ricorder che una proporzione di tre termini la minore possibile, os-
sia una proporzione per essere tale deve essere composta da almeno tre termi-
ni. Cf. Eucl., Elem., V def. 8: Una proporzione che consista di tre termini la
minore possibile (ovooyio or rv tioiv ooi roiotg rotiv). Essendo, tutte
quelle che Nicomaco e Filopono adducono come esempi, proporzioni di tre ter-
mini, esse saranno proporzioni cosiddette continue. Si ricorder che la moderna
aritmetica definisce continua una proporzione che ha i due medi uguali, come
in questo caso il 6 (4:6=6:9). Poich la propriet fondamentale della proporzio-
ne consiste nel fatto che il prodotto dei medi uguale al prodotto degli estremi,
troveremo che in ogni proporzione continua il prodotto degli estremi uguale
mo;
258
si generano infatti luno dallaltro in ordine, dal doppio il tri-
plo e da questo il quadruplo e da questo il quintuplo e cos allinfi-
nito, non <prendendo i termini> in senso inverso, bens secondo la
disposizione iniziale [scil. seguendo la sequenza cos com]. Per
esempio, dai tre termini delluguaglianza ci risultato, come si
mostrato, il medio 2 doppio dellunit; dal terzo pi il primo pi
due volte il secondo risultato il 4, ed spuntato il doppio: 1 2 4.
Lunit dunque la prima, secondo il 2 e terzo il 4. Ebbene, fai di
nuovo il primo uguale al primo, ed 1; poi il secondo uguale al pri-
mo pi il secondo, e fa 3, poi il terzo uguale al primo pi il terzo pi
due volte il secondo, e fa 9; sono dunque in successione 1 3 e 9: ecco
che spuntata la specie tripla. Similmente, da questa deriver il
quadruplo. C infatti l1, poi 3+1=4, e poi 9 pi 1 pi due volte il
medio 3 fa 16; sono dunque 1 4 e 16, ed il quadruplo, e cos trove-
rai per tutti i casi, procedendo in buon ordine, le specie dei multipli
che derivano luna dallaltra. Regole <Nicomaco> ha chiamato
una tale argomentazione, perch egli non procede per dimostrazio-
ne, ma come se ci fosse una legge o soltanto una ipotesi.
259
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 381
al quadrato del medio.
258
Se poniamo, ad esempio, 2 2 2, collocheremo nellaltra fila come primo
numero il 2, che uguale non solo al primo, ma a tutti e tre i termini dellugua-
glianza da cui deriva, poich tuttavia loperazione pu continuare allinfinito,
nei casi successivi il primo termine, 2, sar uguale soltanto al primo termine
della sequenza precedente e non agli altri, che frattanto si saranno accresciuti.
259
Del significato di questo termine, ipotesi, aveva gi discusso il mae-
stro di Filopono, Ammonio, nei suoi Commentari al De interpretatione e agli
Analitica priora. In In De int. 9,20-24, infatti, leggiamo: Inoltre, pi in genera-
le, Aristotele ritiene opportuno di chiamare tesi tutti quanti i principi imme-
diati delle dimostrazioni, principi che sono opposti agli assiomi (xoi rti toutou
xoivotrov 0rori oioi xoriv o Aiototrg oae oaooo to oroou oo tev
oaoorirev to ovtioioiourvo toi oieooiv), ad esempio le definizioni, come
si detto, i postulati e le ipotesi (oiov tou tr oioou, e rigtoi, xoi to oitgoto
xoi to uao0rori), che, se da un lato hanno bisogno di dimostrazione, dallaltro
lato sono dette a prescindere dalla dimostrazione (oaoorire rv gog ororvo
ovru or toutg rigrvo), come stato chiaramente spiegato nel primo libro
degli Analiti posteriori (e rv te aete ooe oieiotoi tev Aaoorixtixev).
NellIn An. pr. 20,35-21,2, invece, leggiamo: Come i geometri, assumendo alcu-
ni principi e ipotesi, dimostrano i teoremi (eoar oi yrertoi oo tivo xoi u-
ao0rori oovovtr oaoorixvuouoiv to 0regoto), cos anche chi dimostra per
via di sillogismi assume alcune ipotesi evidenti e di per s note (ou te xoi o oao-
orixtixo ouoyiorvo oovri uao0rori tivo rvoyri xoi outo0rv yvei-
ou), le quali ipotesi sono indimostrate per il fatto stesso che sono di per s
chiare ed evidenti, e sono come principi della dimostrazione (oi oio to oor xoi
rvoyr outo0rv ovoaoorixtoi rioiv xoi oiov ooi tou oaoorixtixou ): infatti di
181 Nicom. 67,6-9 H.: Da questi stessi (rx or outev toutev)
multipli presi in ordine ma allinverso, si generano subito, per una
natura necessitante, gli epimori, attraverso le tre stesse regole []
Da questi ancora presi allinverso derivano le specie degli epimo-
ri.
260
La prima specie dei multipli il doppio, osservato nei termini
1 2 e 4. Inverti, con lo stesso metodo a partire da 4, utilizzando lul-
timo numero come primo, e troverai la specie emiolia, infatti 4, poi
4 pi 2 fa 6, e poi 1 pi 4 pi due volte 2 fa 9; fanno quindi 4 6 e 9:
ecco la specie emiolia dellepimorio, infatti 9 emiolio di 6 e 6 di 4.
E ancora i tripli 1 3 e 9; incomincia da 9 e ottieni 9, e di nuovo 9+3
fa 12, e ancora 1 pi 9 pi due volte 3 fa 16; dunque 9 12 e 16 sono
epitriti, perch 16 epitrite di 12 e cos 12 di 9. Anche prendendo i
quadrupli e sommandoli al contrario troverai gli epiquarti, e cos di
seguito.
182 Nicom. 67,15-18 H.: Partendo da un altro inizio (oao or
og og), posti gli stessi epimori cos come anche si producono,
ma in ordine invertito, si generano gli epimeri, che per natura ven-
gono dopo di quelli [] E ancora osserva un altro ordine: dagli
emiolii invertiti (cio iniziando dalla fine) secondo quelle tre regole,
nascono gli epimeri, e non epimeri qualsiasi, ma gli epidimeri, da-
gli epitriti gli epitrimeri eccetera. Ad esempio, 4 6 e 9 sono emiolii,
con lo stesso metodo inizia da 9, ed 9; poi 9 pi 6 fa 15 e ancora 4
pi 9 pi due volte 6 fa 25: ecco che sono spuntati gli epidimeri in
successione, infatti 25 epidimere di 15, perch contiene 15 pi
due terzi di 15. Allo stesso modo poi, prendendo gli epitriti e utiliz-
zandoli con il metodo in senso invertito creerai gli epitrimeri. Ad
esempio, 9 12 e 16 sono epitriti; inizia da 16, ed 16; poni anche
28, perch 16 pi 12 fa 28: 28 e 49 sono epitrimeri, infatti 49 epi-
trimere di 28 perch contiene 28 pi i tre quarti di 28. E ancora
troverai gli epitetrameri prendendo gli epiquarti e utilizzando sem-
pre il metodo in senso invertito; e allo stesso modo anche per le al-
tre specie.
10
382 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ogni arte e di ogni scienza i principi sono sempre indimostrati (ori yo rxootg
trvg xoi rxootg raiotgg ooi ovoaoorixtoi rioiv). Si comprende quindi co-
me in questo contesto filoponiano il termine ipotesi sia usato in senso tecnico,
per indicare lenunciato che fa da premessa ad una dimostrazione matematica.
260
Se si prende una sequenza di tre termini multipli e si procede allinver-
so, cio facendo dellultimo numero il primo, seguendo lo stesso metodo, si tro-
veranno tutte le specie dellepimorio. Ad esempio 1 3 9 una sequenza tripla;
poniamo 9 3 1 e risulter 9 12 16, che una sequenza in rapporto epitrite. Cos
183 Nicom. 67,21-24 H.: Se poi gli epimori non sono invertiti
(g ovootrorvev), ma sono posti correttamente in buon ordine, si
generano tramite le stesse regole i multiplo-epimori Se utilizzi lo
stesso metodo, dice Nicomaco, nel caso degli epimori non invertiti,
ma posti correttamente in buon ordine, creerai multiplo-epimori,
dallemiolio il multiplo-epimet, dallepitrite il multiplo-epitrite e
cos per gli altri.
261
Ad esempio, 4 6 e 9 sono emiolii: non inverti-
re,
262
ma poni il 4, poi 4 pi 6 che fa 10 e 9 pi 4 pi due volte 6 25;
dunque sono di seguito 4 10 e 25: ecco, questi sono multiplo-epie-
miolii, perch 25 contiene il 10 due volte pi met di esso; allo stes-
so modo anche il 10 contiene il 4 due volte pi met di esso. Per
non dire poi pi volte le stesse cose, con lo stesso metodo senza in-
vertire, dagli epitriti creerai i multiplo-epitriti, dagli epiquarti i
multiplo-epiquarti e cos di seguito.
184 Nicom. 68,1-7 H.: Dai numeri generati dagli epimori in-
vertiti (r ovootog), cio dagli epimeri, e da quelli non invertiti,
cio dai multiplo-epimori, ancora una volta si genereranno allo
stesso modo, per mezzo delle stesse regole, correttamente posti e
invertiti, i numeri che rivelano le rimanenti relazioni In questo
passo Nicomaco, fornendo il procedimento ben ordinato delle rela-
zioni e passando a quello delle due relazioni composte, rimanendo
il multiplo della stessa specie in entrambe mentre a mutare per il
multiplo-epimorio la parte e per il multiplo-epimere allo stesso mo-
do le parti,
263
ha insegnato come trattarli tramite le tre regole gi
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 383
dai quadrupli derivano gli epiquarti, dai quintupli gli epiquinti eccetera.
261
Dagli epimori presi nel senso in cui si trovano derivano i multiplo-epi-
mori, presi invece al contrario, cio ponendo come primo termine lultimo (ossia
il pi grande) e viceversa, derivano gli epimeri. Nelluno e nellaltro caso il nu-
mero che determina la specie epimoria permane nelle specie derivate, al deno-
minatore della frazione nel caso del multiplo-epimorio, al numeratore nel caso
dellepimere. Per questo motivo le specie create sono determinate: dallemiolio
il multiplo-epimet e lepiditrite; dallepitrite il multiplo-epitrite e lepitriquar-
to eccetera.
262
La proporzione fatta da tre numeri, in questo caso 4 6 9, del tipo
4:6=6:9, ma invertendo i rapporti della proporzione avremo 9:6=6:4 (da 9 6 4).
Questo procedimento noto gi ad Eucl., Elem., V def. 13: Il rapporto inver-
so quando si considera il conseguente come antecedente rispetto allanteceden-
te come conseguente (ovoaoiv oyo roti gi tou raor vou e gyour vou ao to
gyourvov e raorvov).
263
La distinzione data dal fatto che il multiplo-epimorio contiene una
frazione con al numeratore lunit, mentre il multiplo-epimere ha al numerato-
re un numero pi elevato dellunit. Bisogna notare che nel primo caso la parte
esposte, dicendo che queste due relazioni composte derivano dagli
epimeri e che non bisogna ripetere su di esse le stesse cose.
185 Nicom. 68,7-10 H.: Dette tutte le cose che precedono,
(aovtev or tev aorigrvev), cio lorigine e lordine di esse [scil.
delle relazioni], sia lordine corretto che quello invertito, ci bastino
gli esempi per ricordarceli quanti essi siano Ci fornisce una bre-
ve ricapitolazione delle cose dette negli esempi, che sono pochi, per
quanto riguarda largomento, perch a scopo mnemonico. Sono
dunque emiolii, a partire dal termine maggiore, 9 6 4, infatti il 9
emiolio di 6 e 6 di 4. Prendendoli secondo le tre regole e partendo
da un altro inizio
264
poniamo il 9 cos com; prendendo come secon-
do termine 9 pi 6, creiamo il 15 e lo poniamo in mezzo; poi pren-
diamo il terzo, 4 pi due volte il medio pi una volta il primo e fac-
ciamo 25; sono di seguito 9 15 e 25, i quali sono epimeri: 25 contie-
ne il 15 pi i due terzi di 15; 15 il 9, infatti nel 15 c il 9 pi due
terzi di 9, cio 6. Invece 4 10 e 25 nascono per inversione dalle tre
regole, perch partendo dal maggiore cerano 9 e 4; dunque inver-
tendoli poniamo per primo il minore, 4, poi sommando questo con
il medio [scil. 6] creiamo il 10, sommando 4 pi 9 pi due volte il
medio creiamo 25, e questi sono, a partire dal minore doppio-epie-
miolii, infatti il 25 contiene due volte il 10 pi la met di esso, il 10
due volte il 4 pi la met di esso. Dalla relazione degli epitriti a
partire dal numero maggiore deriva lepitrimere o trisepiquarto
[scil. 3/4, che un epimere], a partire dal minore invece il doppio-
epitrite. Esempi di questi sono 16 12 e 9; questi sono epitriti, il 16
di 12 e questo di 9. Di nuovo, con lo stesso metodo, poniamo in
unaltra fila il primo numero, 16, poi sommiamo questo al numero
di mezzo [scil. 12] e fa 28, poi il 9 pi due volte 12 pi una volta 16
e fa 49; poni dunque di seguito 16 28 e 49, il 49 di 28 trisepiquar-
to, perch contiene 28 pi i tre quarti di esso; il 28 similmente tri-
sepiquarto di 16. Con lo stesso metodo, partendo dal minore, avre-
mo 9 21 e 49, il 49 di 21 doppio-epitrite, perch contiene il 21 due
volte pi un terzo di esso, 7; il 21 allo stesso modo contiene due vol-
te il 9 pi un terzo di esso, 3. Questi stessi, 9 21 e 49, invertiti, con
lo stesso metodo danno 9 30 e 100: sono triplo-epitriti, il 100 di 30
10
20
384 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
indicata dallespressione tou or oiou e nel secondo caso, invece, dallespres-
sione tev rev. I due termini che indicano entrambi la parte, sono le parti fi-
nali dei termini epimorio ed epimere.
264
Filop. I 185,4 scrive oa og og perch, presi nel senso originario,
gli emiolii sono 4 6 9, cos come alla li. 9 leggiamo xoto ovootogv in riferimen-
(perch contiene tre volte il 30 pi un terzo di esso), e il 30 di 9.
Dalla relazione degli epiquarti a partire dal numero che supera gli
altri deriva lepimere o il tetraepiquinto [scil. 4/5]; ad esempio 25
20 e 16 sono epiquarti, 25 di 20 (perch contiene 20 pi un quarto
di esso, 5), e 20 di 16. Se poi vengono invertiti, con luso delle tre
regole, diventano 25 45 e 81, e questi sono tetraepiquinti, infatti 81
contiene il 45 pi i quattro quinti di esso, un quinto di 45 9 e i
quattro quinti 36, che sommati con 45 fanno 81; il 45 < tetraepi-
quinto> invece di 25, poich contiene il 25 pi i quattro quinti di es-
so, ossia 20. Oppure, dice <Nicomaco>, 16 36 e 81: questi sono dop-
pio-epiquarti, 81 di 36, infatti 236 fa 72, pi un quarto, 9, fa 81;
36 invece doppio-epiquarto di 16.
186 Nicom. 69,10-13 H.: Nel caso di tutte e <due> le relazioni
disgiunte (tev oioru0rioev), e in quella a partire dalla quale deri-
vano entrambe, mentre lultimo quadrato rimane lo stesso e il pri-
mo <quadrato> passa al <posto> minore, gli estremi invece sono
sempre quadrati Sono relazioni disgiunte sia quelle combinate
in ordine diretto sia quelle connesse in ordine invertito, infatti lor-
dine invertito disgiunto dallordine diretto. Gli estremi di ciascu-
na relazione, dunque, sono sempre quadrati.
265
Diremo per quale
causa ci avviene. Da un lato, egli dice, lultimo resta com: non
procede infatti verso un altro termine diminuendo o aumentando,
perch lultimo; dallaltro lato il primo invertito procede verso il
pi piccolo fino allunit, perch comincia a partire dallunit.
266
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 385
to ai termini 4 6 9, soltanto perch egli partito da 9 6 4.
265
Cf. Euclide, Elem., VIII prop. 11: Fra due numeri quadrati esiste un
solo numero medio proporzionale (ouo trtoyevev oi0ev ri roo ovooyov r-
otiv oi0o), ed un numero quadrato ha con laltro numero quadrato rapporto
duplicato rispetto a quello che il lato delluno ha con il lato dellaltro (xoi o tr-
toyevo ao tov trtoyevov oiaooiovo oyov rri gar g aruo ao tgv aru-
ov). In questa proposizione euclidea si dimostra, in termini moderni, che
A
2
:AB=AB:B
2
.
266
Cio considerando come termine della relazione madre lunit. Il discor-
so meglio precisato da quanto riportato da Hoche nelledizione di Nicomaco,
70 H., in apparato, e dallo stesso editore nella prefazione a Filopono, p. XV. In
tutte le serie date, gli estremi sono assolutamente quadrati; i termini medi de-
rivano dai lati dei quadrati moltiplicati fra loro; il primo termine del rapporto
generante diventa il termine pi piccolo del rapporto generato e in entrambe le
sequenze proporzionali create da una stessa sequenza lultimo quadrato il ter-
mine pi grande ed lo stesso. Poniamo ad esempio gli emiolii 4 6 9; essi gene-
rano nel senso diretto 4 10 25 (doppio-epiemiolii) e, nel senso invertito, da 9 6 4,
9 15 25, che sono epimeri. In tutti e tre i casi gli estremi sono quadrati e i medi
Ci poi risulta chiaro dalle relazioni gi considerate e da ci che sta
per essere detto: in tutte le relazioni, dice <Nicomaco>, gli estremi
sono quadrati. Per gli emiolii, 4 6 e 9, il 4 e il 9; per gli epitriti, 9 12
e 16, il 9 ed il 16, e cos per gli altri. E questa cosa ragionevole:
stato dimostrato dal Geometra [scil. Euclide] che se tre numeri
aventi fra loro lo stesso rapporto sono i pi piccoli, i loro estremi so-
no quadrati.
267
Poich quindi nel caso degli emiolii il 4, il 6 e il 9 so-
no i pi piccoli ed hanno fra loro lo stesso rapporto, per questo mo-
tivo i loro estremi sono quadrati. Ma forse si potrebbe ugualmente
dire: non sono i pi piccoli, perch non sono basi degli emiolii. Ecco,
infatti che 3 emiolio di 2. Perci diciamo che si scoprono emiolii i
due ultimi in successione, 2 e 3, e mai si trovano tre in successione
che siano pi piccoli di 4 6 e 9. Allo stesso modo possibile trovare
piccolissimi anche due epitriti, 3 e 4, ma impossibile trovarne tre
in successione al di sotto di 9 12 e 16. Lo stesso vale nel caso delle
altre relazioni: a ragione, quindi, questi hanno gli estremi costituiti
da quadrati.
187 Nicom. 69,16-26 H.: Ma per dirla anche in altri termini,
dagli epimeri (rx tev rairev) spuntano i multiplo-epimeri ed epi-
meri di diverso genere, ad esempio dal disepitrite nasce, a partire
dal termine pi piccolo (oao rv tou rottovo oou), il doppio-disepi-
trite, e a partire dal pi grande il trisepiquinto, [] dal trisepi-
quarto (rx or tg tioraitrtotou), invece, a partire dal pi piccolo il
doppio-trisepiquarto, e a partire dal pi grande il tetraepisetti-
mo [] Che dagli epimeri spuntino i multiplo-epimeri, risulta
chiaro dalle cose dette in precedenza, quando abbiamo ricordato co-
se simili anche a proposito delle relazioni secondo la specie dei
multiplo-epimori. In questo passo Nicomaco dice che dagli stessi
epimeri nascono diversi epimeri, che egli dice essere di genere di-
verso anzich dire di specie diversa, trattandosi, in verit, di epi-
meri presi per inversione. Ad esempio da 25 15 e 9, che sono in re-
lazione epiditrite, risultano 25 40 e 64, che sono in relazione epitri-
10
386 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
derivano dal prodotto dei loro lati (6=23; 10=25; 15=35); il primo termine
del rapporto generante il pi piccolo del rapporto generato, 4 e 9, e in entram-
be le sequenze create lultimo quadrato il pi grande e lo stesso, cio 25.
267
Si tratta di Eucl., Elem., il corollario a VIII prop. 2: da ci evidente
che, se tre numeri fra loro in proporzione continua sono i pi piccoli fra quanti
abbiano tra loro lo stesso rapporto (rx og toutou ovrov oti rov tri oi0oi
rg ovooyov roiotoi eoi tev tov outov oyov rovtev outoi), i loro estremi so-
no numeri quadrati, e che, se sono quattro [i numeri nella suddetta proporzio-
ne], i loro numeri estremi sono numeri cubi (oi oxoi outev trtoyevoi rioiv, rov
quinta. Occorre notare che anche per questo motivo Nicomaco dice
di genere diverso, per il fatto, cio, che questi non sono conformi a
quegli epimeri: in quelli, infatti, gli epidimeri manifestavano con le
due parti i due terzi, mentre gli epitrimeri manifestavano i tre
quarti, e gli epitetrameri allo stesso modo i quattro quinti, e cos di
seguito. In questi invece, se sono epitrimeri, si producono i tre
quinti, se invece sono epipentameri, i <cinque> noni, e di seguito
secondo lo stesso rapporto.
268
188 Nicom. cf. par. 187 9 15 e 25 sono epiditriti, 25 di 15, per-
ch contiene 15 pi i due terzi di esso, 5 e 5, e 15 di 9, perch con-
tiene 9 pi i due terzi di esso, cio 6. Utilizzando queste tre regole,
creiamo 9 24 e 64, che sono doppio-epiditriti, 64 di 24, perch con-
tiene due volte 24 pi i due terzi di esso, ossia 16; e ancora, 24 dop-
pio-epiditrite di 9. 25 40 64 sono epitriquinti, e cos passiamo dagli
epiditriti agli epitriquinti, che sono disomogenei fra loro:
269
64
epitriquinto di 40, perch contiene 40 pi i tre quinti di esso, ed il
quinto di 40 8; 40 invece epitriquinto di 25, perch contiene 25
pi i tre quinti di esso, ossia 15, infatti un quinto di 25 5.
189 Nicom. cf. par. 187 Infatti 16 28 e 49 sono in relazione
<tra loro> trisepiquarti: 49 di 28, perch contiene 28 pi i tre quar-
ti di esso, un quarto di 28, infatti, 7; 28 di 16, perch contiene 16
pi i tre quarti di esso, ossia 12, un quarto di 16, infatti, 4. Da
questi poi nascono, in virt delle suddette regole, 16 44 e 121: e 121
contiene due volte 44 pi i tre quarti di esso, ossia 33, un quarto di
44, infatti, 11; nello stesso rapporto sta 44 rispetto a 16, perch
contiene due volte 16 pi i tre quarti di esso. Questo si ottiene se si
parte dal numero pi piccolo. Se si parte invece dal pi grande, ri-
sultano 49 77 121, che si sono originati da 16 28 49, e hanno per
inizio lultimo, 49, poi questo pi il medio, 28, fa 77, e poi il terzo
pi due volte il medio, 28, pi una volta 16, e fanno 121. 49 77 e
121 sono tetraepisettimi: 121 di 77, perch contiene 77 pi i quat-
tro settimi di esso, un settimo di 77, infatti, 11; 77 di 49, perch
10
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. I 387
or trooor, xu oi). Cf. anche VIII prop. 11, 12 e 22.
268
Nicom. 58,1-7 H. e Filop. I 160 avevano insegnato che negli epimeri il
denominatore supera sempre di una unit il numeratore. Ebbene, adesso si
scopre un fattore importante, e cio che tale regola non vale per gli epimeri de-
rivati da una sequenza di epimeri presi in senso invertito.
269
Questo, secondo Filopono, vuol dire che mentre gli epiditriti hanno nu-
meratore pari e denominatore dispari, gli epitriquinti hanno, invece, sia nume-
contiene 49 pi i quattro settimi di esso, un settimo di 49, infatti,
7. E questi sono eterogenei rispetto alla specie che parte dal termi-
ne pi piccolo.
270
190 Nicom. 70,6-14 H.: [] e ancora, dal tetraepiquinto (aoiv
or rx tg trtoxioraiaratou), come 25 45 81, a partire dal pi picco-
lo nasce il doppio-tetraepiquinto, nei termini 25 70 196, mentre a
partire dal pi grande di nuovo (oao or tou riovo aoiv) nasce un
epimere ovvero il pentaepinono, come nei termini 81 126 196 []
81 < tetraepiquinto> di 45, perch contiene 45 pi i quattro
quinti di esso, e un quinto di 45 9, di 25 invece 5. Da questa re-
lazione poi, a partire dal termine pi piccolo, nasce il doppio-tetrae-
piquinto, come stanno tra loro 25 70 e 196. Infatti 196 doppio-te-
traepiquinto di 70, perch la quinta parte di 70 14, e quattro volte
14 fa 56, e due volte 70 pi 56 fanno 196. Nello stesso rapporto sta
anche 70 a 25, perch contiene due volte 25 pi i quattro quinti di
esso, che fanno 20.
191 Nicom. cf. par. 190 Dunque 81 45 e 25 sono <di relazio-
ne> tetraepiquinta; infatti 81 contiene 45 pi i quattro quinti di es-
so, cio 36; similmente anche 45 tetraepiquinto di 25. Da questi
nasce, in virt delle suddette tre regole, l81 iniziale; questo, poi,
pi 45 fa 126; il terzo, 25, pi il primo pi due volte 45, fa 196; e
questo pentaepinono di 126, perch contiene 126 pi i cinque noni
di esso, un nono di 126, infatti, 14, e cinque volte 14 fa 70; 126
pi 70 fanno 196.
Partendo poi da questi esempi, dice Nicomaco, ci possibile
procedere allinfinito, per quanto lo si possa fare.
388 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ratore che denominatore dispari.
270
Quindi gli epimeri che risultano dagli epimeri presi in senso invertito
sono eterogenei non solo rispetto agli epimeri generanti ma anche rispetto ai
3.3. Commento al Libro II
Sommario 1-11: Progressione delle specie del disuguale per sottrazione 3-4:
Monade e diade; lunit, il punto e listante 12: La psicogonia platonica di Timeo
35a-36d 13-18: Teorema: come trovare gli epimori a partire dai multipli 19: Teo-
rema: lemiolio sommato allepitrite crea il doppio 20-22: Teorema: il triplo somma-
to allepitrite crea il quadruplo 23: Le grandezze geometriche 24-25: I segni con-
venzionali per indicare i numeri 26-29: Luno e il due, il punto e la dimensione
30: Il triangolo ovvero la prima figura piana 31-32: Lorigine dei numeri piani
33-34: Numeri quadrati 35-37: Numeri pentagonali 38: Numeri esagonali 39:
Numeri ettagonali 40: Numeri ottagonali 41: Gnomoni di numeri poligonali 42-
44: Rapporti fra i numeri poligonali 45-50: I numeri solidi, la piramide 51-53:
Numeri cubici 54: Numeri scaleni 55-56: Monade e diade: numeri eteromechi e
numeri promechi 57: Numeri plintidi 58: Numeri docidi 59: Numeri sferici o
apocatastatici 60: Monade e diade principi delluniverso: ancora Timeo 35a ss.
61-63: Sulle differenze 64-67: Rapporti fra numeri quadrati e numeri eteromechi,
principialit dei numeri triangolari 68-69: Il dispari come causa di identit 70:
Le proporzioni, uno strumento necessario alla comprensione del Timeo 71-75: Defi-
nizione della mediet e della proporzione 76: Le prime tre proporzioni 77-84: La
mediet aritmetica e le sue propriet 85-92: La proporzione geometrica e le sue pro-
priet 93-109: La mediet armonica e le sue propriet 103-104: Rapporti fra le
corde e consonanze musicali 110-116: Differenze fra le prime tre proporzioni 117-
119: Metodo per trovare il medio proporzionale 120-132: Le altre proporzioni 133-
135: La mediet perfetta, ossia le proporzioni geometriche solide.
Progressione delle specie del disuguale per sottrazione (1-11).
1. Nicom. 73,5-74,5 H.: Poich si dice ed elemento (Eariog
otoiriov) la parte pi piccola a partire dalla quale qualcosa si co-
stituisce e nella quale si risolve (ad esempio si dicono elementi le
lettere della voce scritta [] i suoni (0oyyoi or) di ogni melodia, da
cui essa comincia a combinarsi e in cui si risolve []) vogliamo di-
mostrare che anche luguaglianza elemento del quanto relativo
Abbiamo gi detto che del quanto relativo c luguale e il disuguale
e che le relazioni del disuguale sono molte. Ebbene, alla fine del
primo libro di questo trattato <Nicomaco> ha mostrato, tramite
una regola divina, come dalluguaglianza derivi la disuguaglianza;
ma poich ci che procede da qualcosa come da un suo elemento, in
questo stesso anche si risolve come in un proprio principio ed ele-
mento, egli vuole mostrare di nuovo, tramite la stessa regola, che le
specie del disuguale si riconducono, in virt di una loro risoluzione,
alluguale, cos da mostrare che, sia per nascita che per risoluzione,
principio ed elemento del disuguale luguale.
271
<Nicomaco> assu-
me quindi la stessa regola e lo stesso metodo, ma, in questo caso,
sottraendo e non sommando, ad esempio dalle tre unit uguali
nato prima il doppio, poi dal doppio lepimorio e da questo lepimere
e di seguito le restanti specie. Se dunque prendi degli epimeri e uti-
lizzi lo stesso metodo per risoluzione, li puoi risolvere sempre in
emiolii e questi in doppi e questi nelle tre unit uguali. <Nicoma-
co> ci invita quindi a prendere tre termini che stiano in successio-
10
390 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
multiplo-epimeri, generati dagli epimeri presi in senso diretto.
271
Elemento ci di cui una cosa si compone e ci in cui si risolve quando
viene scomposta, appunto, nelle sue componenti pi elementari. La definizione
di elemento che ci fornisce Nicomaco, 73,1-3 H., otoiriov ryrtoi xoi rotiv r
ou roiotou ouviototoi ti xoi ri o roiotov ovourtoi, ricorda quella gi for-
nita da Aristotele, Metaph., 1014a 26-27 : Si dice elemento il componente pri-
mo di una cosa e che inerisce a quella cosa (Etoiriov ryrtoi r ou ouyxritoi
aetou rvuaoovto) []. Si consideri per di pi che anche Nicomaco, cos co-
me Aristotele, cita come esempio gli elementi della voce, sebbene in un senso
diverso, poich laddove Aristotele 1014a 27-28 dice: ad esempio, elementi del-
la voce sono quelli di cui la voce si compone e nei quali si divide come termini
ultimi (oiov evg otoirio r ev ouyxritoi g evg xoi o oioiritoi rooto), Nico-
maco, invece, afferma: ad esempio, le lettere si dicono elementi della voce
scritta, da essi, infatti, deriva la composizione della voce articolata per intero e
in essi si risolve come nei termini ultimi (oiov yooto rv tg ryyootou
evg otoirio ryrtoi, r outev tr yo g ouotooi tg ouaoog rvo0ou evg xoi
ri outo rooto ovourtoi). La differenza fra i due consiste, invece, nel fatto
che Nicomaco si riferisce a numeri e a grandezze, mentre Aristotele parla, in
generale, di elemento delle cose. per questo motivo, quindi, che Nicomaco de-
finisce lelemento come r ou roiotou ouviototoi ti xoi ri o roiotov ovour-
toi, perch roiotov il numero pi piccolo di cui si compone un numero pi
grande, mentre Aristotele dice semplicemente aetou. Partendo dal suo concet-
to di elemento, dunque, Nicomaco, 63-70 H., ha mostrato come dalluguaglian-
za derivi la disuguaglianza, esplicitando il metodo delle cosiddette tre regole
nella sua fase construens, cio per somma, mentre adesso, utilizzando il proce-
dimento contrario, cio per sottrazione, mostrer come le specie del disuguale
si riconducono alluguaglianza, per dissolvimento di esse nel fattore elementare
o elemento, appunto luguaglianza. I termini utilizzati da entrambi gli autori,
Nicomaco e Filopono, su cui si gioca la relazione uguaglianza-disuguaglianza
sono i seguenti: otoiriov elemento, ouviotgi compongo o sommo, ovoue risol-
ne nella medesima relazione [scil. in proporzione continua], in mo-
do che, come sta il primo al medio, cos stia anche il medio allulti-
mo, in rapporto o doppio o emiolio o qualsivoglia altro, e che quante
<specie> in precedenza abbiamo create per addizione, tante ne
creiamo qui per risoluzione o sottrazione. Ci che stato detto ri-
sulter chiaro grazie ai medesimi esempi. Poni come epimeri tre
numeri in successione, 9 15 25, prendi quindi il 9, cio lo stesso pri-
mo termine, e ordinalo come primo in unaltra fila, poi sottrailo dal
secondo che 15, e fa 6 e poni questo di seguito al 9; poi sottrai an-
cora una volta 9 pi due volte 6 dal terzo termine, 25, il resto 4:
questo bisogna ordinarlo come terzo. Esposti dunque in sucessione
9 6 4, che sono in rapporto emiolio, si mostrato che lepimere, os-
sia il disepitrite [scil. lepiditrite, ossia 2/3], stato risolto nelle-
miolio. Di nuovo togli il 4 e ponilo in unaltra fila, poi dal termine
che viene prima del 4, 6, togli 4 e fa 2; poni questultimo, in succes-
sione, prima del 4, e poi ancora da 9 sottrai 4 pi due volte 2, e re-
sta 1; questultimo sia posto come primo termine.
272
Esponi quindi
1 2 4: ecco che hai risolto lemiolio nel doppio, da cui nato. Ancora,
prendi l1 e poi sottrai 1 dal 2, e fa 1, e ancora sottrai 1 pi due vol-
te 1 da 4, e resta 1, risulta quindi 1 1 1: ecco che li abbiamo risolti
nelle unit, cio nelluguaglianza originaria da cui sono derivate
anche le disuguaglianze. Utilizzando lo stesso metodo risolverai
anche tutte le altre specie in quelle da cui sono state composte.
2 Nicom. cf. par. 1 E infatti sono elementi di ogni melodia il
suono acuto e basso e quelli mediani fra questi perch senza diffe-
renza non si realizza alcuna composizione mentre le melodie sono
composte. Cos appunto anche i pitagorici definivano laccordo
unione di cose molto confuse e di persone di pareri discordanti.
273
Monade e diade; lunit, il punto e listante (3-4).
3 Nicom. 74,5-8 H.: [] infatti del quanto semplice (tou yo o-
ae) e per se stesso lunit e la diade erano gli elementi pi princi-
piali da cui esso, come dalle cose pi piccole, si compone e cresce
sempre allinfinito e a cui si arresta come al meno grande in cui si
risolve In breve, infatti, lunit il principio di ogni quanto, sia
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 391
vo-dissolvo/ovouoi risoluzione-dissolvimento.
272
In questo esempio Filopono procede al contrario, cio ponendo come an-
tecedente il conseguente e come conseguente lantecedente.
dispari che pari, mentre il 2 <lo> soltanto del pari, infatti dal 2 ri-
sommato a se stesso nascono tutti i pari, n in ogni numero dispari
c meno di 1 n nel pari <c meno> di 2; infatti il 3 non il pi
piccolo dei dispari, perch anche lunit dispari.
4 Nicom. 74,12-14 H.: Rimane per (oiaov or ) da dimostrare,
affinch <luguale> sia veramente elemento <del disuguale>, che
anche le risoluzioni terminano nellidentit come termine ulti-
mo [] Infatti, non solo lessere principio di qualcosa, ma anche
il risolversi dei composti nellelemento rende questultimo tale. In
verit, il punto principio della linea ma non anche elemento <di
essa> poich non possibile risolvere la linea nei punti come nep-
pure si compone di essi. Similmente anche ladesso principio del
tempo, ma non anche elemento <del tempo> poich il tempo non
composto dalladesso n si risolve in esso. Lunit invece princi-
pio ed elemento del numero, infatti il numero si compone di unit e
si risolve in unit.
5 Nicom. 74,16-75,7 H.:
274
Ti siano dati tre termini in qualsiasi
relazione (rv gtiviouv orori) o proporzione, sia multipla, sia epimo-
ria, sia epimere o composta da queste, multiplo-epimoria o multi-
plo-epimere, in modo che soltanto il medio stia al minore nello stes-
so rapporto (ivo rv te oute ) in cui il maggiore sta al medio o vice-
versa [scil. come il minore sta al medio cos il medio stia al maggio-
re], togli sempre il pi piccolo (oiri tov rottovo) dal medio, sia che
sia posto come primo che come ultimo e poni il pi piccolo stesso co-
me primo termine, poni poi come secondo termine il resto (to or
ri0rv) ottenuto dalla sottrazione <del primo> dal secondo [scil.
dal medio], fai come terzo termine il resto ottenuto dopo avere sot-
tratto dal termine rimanente, cio dal maggiore dei termini a te da-
ti, una volta (rvo or ) questo primo termine e due volte questo se-
condo e le specie di rapporto che risultano saranno in unaltra rela-
zione (og tivi) precedente per natura
275
Nota bene: quando c
392 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
273
La stessa definizione data da Filopono sia in I 25 che in I 42.
274
Questo paragrafo presenta una certa confusione per il fatto che i termi-
ni si trovano invertiti. Il significato per il seguente: dati tre numeri in pro-
porzione fra loro, ad esempio 4 6 9, essi sono legati da relazioni reciproche, i
prologhi con gli ipologhi e, viceversa, gli ipologhi con i prologhi.
275
Per esempio, nel caso di 4 6 9, che sono in rapporto emiolio, possiamo
considerarli o in questa sequenza o al contrario, 9 6 4. Nelluno e nellaltro caso
bisogner sempre sottrarre 4 da 6. Avremo quindi 4 2 1, che sono in rapporto
proporzione c relazione e non viceversa.
276
Infatti la relazione si
osserva fra due termini.
277
Ad esempio 4 ha relazione con 6, perch
6 emiolio e 4 sottoemiolio; 9 ha con 6 la relazione dellemiolio; la
proporzione, invece, si osserva a sua volta in questi tre termini con-
temporaneamente: dicevamo infatti che la relazione che 4 ha con 6,
la stessa lha 6 con 9 e 8 con 12, infatti sono in proporzione fra loro
perch, come <Nicomaco> ha detto, il medio ha con il pi piccolo la
stessa proporzione, ovvero il prologo con lipologo ovvero il pi pic-
colo con il medio, che ha il medio con il pi grande, essendone ipo-
logo.
6 Nicom. cf. par. 5 Anzich dire in modo che i tre <termini>
abbiano lo stesso rapporto, cio emiolio o epitrite o qualche altro, e
non dei tre termini presi luno sia emiolio del medio e il medio, a
caso, epitrite o di qualche altra specie dellaltro.
7 Nicom. cf. par. 5 Si pongano come esempio tre termini in
rapporto quadruplo fra loro, 1 4 16. Dunque, come 16 sta a 4 cos
anche 4 sta a 1, e viceversa, come 1 sta a 4 (poich sottoepiquar-
to) cos anche 4 sta a 16. Prendendo quindi il pi piccolo, 1, ponilo
in quanto tale, poi sottrai 1 dal secondo <termine>, 4, resta 3, poni
questo successivo all1; similmente sottrai da 16 una volta 1 e due
volte 3, cio 7, rimane come resto 9, metti il 9 dopo il 3. Risultano
quindi 1 3 e 9 che hanno fra loro un rapporto triplo: abbiamo quin-
di risolto un <rapporto> quadruplo in uno triplo. Allo stesso modo
risolverai anche questo in un <rapporto> doppio e questo nellugua-
glianza, da cui si sono originati <questi rapporti multipli>.
8 Nicom. cf. par. 5 Ad esempio, come nel caso dellesempio
propostoci dei quadrupli, 1 4 16; infatti ordino come primo <termi-
ne> il pi piccolo, 1; poi 1 stato sottratto dal secondo, ossia da 4,
col resto di 3, e questo lo poniamo dopo l1.
9 Nicom. cf. par. 5 Una volta questo [scil. il nuovo primo ter-
mine], cio il pi piccolo che viene sottratto anche dal medio dei
tre, come ora l1, e due volte questo <secondo> <cio quello> che
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 393
doppio, e il doppio precede per natura lemiolio.
276
Per la teoria delle quattro principali proporzioni cf. Th. Heath (1921a),
pp. 84-86.
277
Se c proporzione c anche relazione, ma se c relazione non detto
che ci sia proporzione, perch per esserci proporzione i termini devono essere
rimane dopo la sottrazione del medio, come ora il 3
278
sottrai
dunque dal termine maggiore, come ora il 16,
279
il primo, ossia 1, e
due volte 3, che fanno 7, in modo che resti 9, che poni al terzo po-
sto, sicch sono 1 3 e 9.
10 Nicom. cf. par. 5 Dopo la detta sottrazione, dice <Nicoma-
co>, i tre termini rimasti hanno fra loro la relazione, che per natu-
ra viene prima di quella relazione che avevano i termini <prima>
della sottrazione. Come ora dalla sottrazione di 1 4 e 16, che sono
in rapporto quadruplo, sono risultati 1 3 e 9 <che sono> in rapporto
triplo, e il triplo per natura viene prima del quadruplo.
11 Nicom. 75,7-12 H.: E di nuovo (aoiv or) se da questi stessi,
allo stesso modo, sottrai ci che resta del termine,
280
i tre termini
ricalcolati da te saranno trovati ridotti in altri tre pi basali e que-
sto troverai sempre come risultato conseguente fino a che raggiun-
gono luguaglianza Di nuovo egli dice se con lo stesso metodo
farai la sottrazione a partire dai tripli, finirai nei termini basali;
infatti i doppi sono basi dei multipli.
281
E ancora sottraendo dal 3 1
e dal 9 1 pi due volte 2 creerai 1 2 e 4, che sono in rapporto dop-
pio. Se poi da questi farai di nuovo la stessa sottrazione, <toglien-
do> dal medio 1, dal 4 invece il primo, cio 1, pi due volte il <nu-
mero risultante> dopo la sottrazione del medio [scil. 1], ossia altre
due unit, anche dal terzo lascerai 1, sicch i tre termini saranno
unit, 1 1 1, che sono in <rapporto di> uguaglianza. Ma lugua-
glianza elemento del quanto relativo, perch da questo <elemen-
to> composto e a questo come termine ultimo ricondotto per ri-
soluzione.
La psicogonia platonica di Timeo 35a-36d (12).
12 Nicom. 75,14-17 H.: A tale teoria consegue (aor artoi or ) un
teorema eccellente e utilissimo per la psicogonia platonica e per
394 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
almeno tre; cf. Eucl., Elem., V def. 8.
278
Nicomaco intende, seguendo la solita regola, che bisogna sottrarre una
volta il primo termine e due volte il secondo dal terzo.
279
In questo specifico esempio il termine maggiore 16. Filopono, infatti,
risolve un rapporto quadruplo, 1 4 16, in un rapporto triplo, 1 3 9.
280
Scil. ci che si ottiene come resto, ossia come nuovo termine, dopo la
sottrazione.
281
Nicomaco dice pi basali, intendendo in generale, fino alla relazione
duguaglianza che la pi fondamentale di tutte. Filopono invece specifica che
tutti gli intervalli armonici Dopo aver detto come si risolvono gli
epimori in quelle <specie> da cui sono stati composti, ora insegna
un teorema ingegnosissimo nel quale ci imbattiamo sovente e so-
prattutto nel caso della psicogonia di Platone.
282
Questultimo, inse-
gnando simbolicamente la nascita dellanima, dice che il dio, pren-
dendo lessenza che sempre uguale a se stessa e quella divisa nei
corpi, e mescolandole come in un cratere, e poi, riducendo a linea
retta tale miscuglio, ha creato una sola retta, che divide secondo
rapporti armonici, emiolii, epitriti ed epiottavi, e dopo averli taglia-
ti in due in lunghezza e quindi ripiegati a forma di chi crea due
cerchi; poi, dopo aver reciso sei volte quello interno crea sette cer-
chi e muove a destra quello esterno e a sinistra quello interno e ha
chiamato quello esterno <cerchio> dellidentico e quello interno
del diverso.
283
Ebbene, queste cose che diciamo sulla psicogonia in Platone so-
no come un parlare sommariamente. Dice appunto Nicomaco che
quello che si dir dora in poi ci servir anche per comprendere i
teoremi armonici e per la scoperta dei rapporti musicali che sono
suggeriti nella psicogonia di Platone. Con ci Nicomaco ci insegna
come sia possibile prendere di seguito metodicamente due rapporti
emiolii o tre o quattro o quanti si voglia. Cos anche due epitriti in
successione o tre o anche allinfinito; e allo stesso modo epiquarti,
epiquinti, epiottavi e allinfinito. Infatti facile senza una tecnica
trovare tre doppi o quattro o cinque o quanti si vuole, producendo il
multiplo a partire dallunit in successione, <cio> raddoppiando i
doppi in successione e allinfinito a partire dallunit, triplicando i
tripli, e per gli altri allo stesso modo. Non facile per trovare due
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 395
il doppio il pi fondamentale fra le specie del multiplo.
282
Lopera di Teone e quella di Nicomaco sono entrambe legate, anche se
in modo e in misura ben diversi, alle dottrine matematiche che Platone ha dis-
seminato nei suoi dialoghi. Teone, come si detto, si richiama a Platone aper-
tamente nel titolo dellopera, Expositio rerum mathematicarum ad Platonem le-
gendum utilium, e nellintroduzione; Nicomaco, invece, pur nellintenzione
principale di fornire un manuale di aritmetica, indipendentemente dalla filoso-
fia platonica, non manca tuttavia di fare dei riferimenti, pi o meno velati, a
questultima, soprattutto alla psicogonia, cf. infatti Nicom. 75,14-17 H.; 119,19-
23 H.; 129,14-17 H.; 140,14-15 H. Su tale argomento si trovano dei riferimenti
in M.L. DOoge-F.E. Robbins-L.C. Karpinski (1926), p. 28, ma cf. anche lIntro-
duzione al presente volume, paragrafo 1.2.2.
283
Cf. Platone, Timeo 35a-36d. Questo passo sulla generazione dellanima
del mondo ricorre, meno semplificato di quanto non sia in questo testo, in Filo-
pono, In De anima, 115,22-122,26; e con tratti molto simili in Filopono, De ae-
ternitate mundi contra Proclum, 195,13-200,3. Ho affrontato questo argomento
o pi epimori in successione. <Nicomaco> quindi insegna un meto-
do con il quale possiamo farlo in modo che non ci sfugga mai alcun
numero epimorio, stando quello successivo vicino allaltro, ma ven-
gano trovati tutti in buon ordine. Il metodo questo [scil. quello
che sta per essere commentato].
Teorema: come trovare gli epimori a partire dai multipli (13-18).
13 Nicom. 76,1-4 H.: Ogni multiplo (Aao aooaooio) rego-
ler tanti rapporti epimori ad esso antiparonimi per quanto esso
stesso sar distante dallunit n pi n meno per nessun artificio
Ogni multiplo egli dice regoler tanti rapporti epimori ad esso
antiparonimi, per quanto esso stesso sar distante dallunit, n
pi n meno. Dice antiparonimi poi quelli fra gli epimori che trag-
gono la paronimia dagli stessi multipli;
284
infatti i doppi generano
gli emiolii, i tripli gli epitriti e cos di seguito. Se quindi vuoi trova-
re emiolii, prendi i doppi, se epitriti i tripli, e fai questo di seguito.
Per esempio, dico, qualcuno mi comanda: trovami quattro numeri
emiolii in successione. Allora prendo quattro doppi, 2 4 8 e 16 e poi-
ch il primo doppio dopo lunit il 2 creer un solo emiolio, il 3.
Infatti la met di 2 1, quindi 3 emiolio di 2. Da esso deriva,
quindi, un solo emiolio perch non esiste un altro emiolio di 3, in-
fatti, essendo dispari, non ha met. Passiamo al secondo doppio,
cio 4: questo crea due emiolii, 6 e 9.
285
Infatti 6 sta a 9 come 4 sta
a 6, e ancora il 4, essendo il secondo doppio, creer due emiolii, il 6
e il 9, n pi n meno. Passiamo al terzo doppio, l8: questo creer
tre emiolii, 12 18 e 27; infatti la met di 8 4, da cui deriva 12,
286
ecco un emiolio; di nuovo la met di 12 6, da cui deriva 18, ed ecco
un altro emiolio; ancora di 18 la met 9, da cui deriva 27, che
emiolio di 18; quindi sono tre emiolii: 12 18 e 27, e 27 non avr un
ulteriore emiolio perch non si divide a met. Avanzando cos di se-
guito troverai il numero degli emiolii posti ordinatamente in suc-
cessione; se infatti vorrai trovarne 5 in successione prendi il quinto
10
396 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
nellIntroduzione al presente volume, paragrafo 1.3.2.
284
Il nome dellepimorio deriva da quello del sottomultiplo di ciascun mul-
tiplo. Quindi per trovare ciascuna specie dellepimorio bisogner partire da cia-
scuna specie del multiplo ad essa antiparonima.
285
In sostanza ogni multiplo creer un numero di epimori, ovviamente di
specie opposta alla sua, uguale al posto che esso occupa nella sequenza natura-
le dei multipli della sua specie. Se prenderemo ad esempio il terzo doppio avre-
mo tre emiolii, dal quarto triplo quattro epitriti, eccetera.
doppio e vi corrispondono in assoluto 5 emiolii, n pi n meno. Co-
s anche nel caso degli altri emiolii e, allo stesso modo, anche nel
caso degli epitriti.
14 Nicom. 76,13-14 H.: A partire dai tripli (oao or tev tiao-
oiev) procederanno tutti gli epitriti [] Infatti, di nuovo, se
qualcuno ti dicesse, trovami tre epitriti in successione, tu prendi il
terzo triplo, 27, perch triplo di 1 3, di 3 9 e di 9 27. Bisogna sape-
re infatti che occorre prendere anche i multipli in successione in
modo che abbiano fra loro il medesimo rapporto. Come 2 sta a 1 co-
s anche 4 sta a 2 e 8 a 4, e come 3 triplo di 1 cos anche 9 di 3 e
27 di 9 e cos di seguito. Per questo bisogna sempre moltiplicare in
modo simile il multiplo scelto, ad esempio il doppio di 1 2 e di que-
sto 4 e di questo 8 e di questo 16. Di nuovo il triplo di 1 3 e di que-
sto 9 e di questo 27; il 3, quindi, il primo triplo e non prendi il 6
come triplo perch 32 fa 6 ma il 9, perch 9 triplo del primo tri-
plo, 3. Il terzo dunque 27 perch 39 fa 27. A partire dal 27 trove-
rai i tre epitriti, di 27 36, di 36 48 e di 48 64. Ecco tre epitriti, e 64
non ha un ulteriore epitrite perch non ammette una terza <par-
te>; e questo vale nel caso di tutti i rimanenti. Troveremo anche gli
epiottavi, quelli che sono nella psicogonia. Se infatti vogliamo tro-
vare due epiottavi prendiamo il secondo ottuplo, che 64: il primo
<ottuplo> 8 perch ottuplo di 1, di 8 poi 64; dunque se ne tro-
vano soltanto due: lepiottavo di 64 72 e di 72 81. Di 81, invece,
non esiste epiottavo, perch l81 non ha lottava <parte>. mirabi-
le quindi il metodo relativo a queste <specie>, perch non consente
che ad alcuno di noi sfugga linsieme.
15 Nicom. 76,17-20 H.: [] anche gli epiquarti allo stesso mo-
do <derivano> dai quadrupli, assumendo come numero <termina-
le> quello che dopo la dovuta progressione non ammette (g raiorx-
tixov) la quarta parte Il terzo doppio, appunto, 8, genera tre
emiolii, 12 18 e 27. Il 27, in quanto li termina, non ammette la
met, secondo la cui processione nascono gli emiolii. Ancora, il ter-
zo triplo 27, che genera tre epitriti, 36 48 64; questo, quindi, 64,
in quanto li termina, non ammette la terza parte, secondo la cui
processione nascono gli epitriti; anche nel caso dei rimanenti trove-
rai che accade la stessa cosa.
16 Nicom. 76,20-23 H.: Per esempio, poich i doppi (oiaooiev
rv) generano un uguale numero di emiolii, essi costituiranno la
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 397
prima fila dei multipli superiore <agli emiolii> Dunque, <Nico-
maco> espone in un diagramma in successione i doppi, come 2 4 8
16 32 64 128 e sotto a ciascuno pone in profondit quanti emiolii
crea ciascun <numero>, sotto il 2 il 3, sotto il 4 il 6 e sotto il 6 il 9,
sotto l8 il 12, sotto il 12 il 18 e sotto questo il 27; ancora, sotto il 16
il 24, sotto 24 il 36, sotto 36 il 54 e sotto questo l81. Lo stesso <va-
le> anche nel caso dei successivi, come si trovano nel diagram-
ma.
287
Poi di nuovo pone i tripli in un altro diagramma: 3 9 27 81
243 e di nuovo pone sotto ciascuno di questi quanti epitriti crea cia-
scuno, come possibile vedere nel diagramma. La stessa cosa po-
trai trovare anche nel caso dei quadrupli e allinfinito, creando un
diagramma proprio per ciascun <multiplo>. Stando cos le cose si
pu capire come ciascun numero, che termina ciascuno dei multi-
pli, non ammette la parte secondo la quale procedono gli epimori
da essi prodotti. Tutte le file prodotte secondo la lunghezza, invece,
sono della stessa specie, in ciascun diagramma [scil. in ciascun dia-
gramma si trova una sola specie]. Infatti, come i <numeri> della
prima fila del primo diagramma, 1 2 4 8 16 32 64, procedono secon-
do un rapporto doppio, cos anche quelli della seconda fila 3 6 12 24
48 96, e cos nella terza, 9 18 36 72 144, e lo stesso nella quarta, 27
54 108 216 e nel caso delle file successive.
Similmente, poi, anche nel secondo diagramma troverai che
tutti i <numeri> in ciascuna fila si accrescono in lunghezza secondo
un rapporto triplo. E da qui ancora, dice <Nicomaco>, come ad ope-
ra di un qualche divino espediente, si dimostra che i doppi sono pri-
mi per natura, poi come da questi derivino i tripli, e cos dai tripli i
quadrupli e da questi i quintupli e allinfinito. Cos, se nel diagram-
ma dei doppi prendi i <numeri> diagonali, intendo quelli che si
stendono sotto langolo retto del triangolo [scil. i numeri che si tro-
vano lungo lipotenusa], li troverai tutti in rapporto triplo, come 1 3
9 27 81 243 729 2187. Di nuovo, se nellaltro diagramma, nel quale
sono stati segnati i tripli e gli epitriti generatisi da questi, prendi
di nuovo quelli che si stendono sotto langolo retto, troverai che
questi sono quadrupli; sono i seguenti: 1 4 16 64 256 1024. Cos an-
che se farai un diagramma di quadrupli troverai che quelli diago-
nali sono <numeri> quintupli, e nei quintupli esapli, e questo al-
linfinito. Cos, dunque, la loro progressione derivata da qualche
tecnica divina e non da umana invenzione.
10
20
398 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
286
8+4=12, e cos, negli esempi successivi, 12+6=18, 18+9=27.
287
Ossia sotto il 32 di seguito 48 72 108 162 e 243; sotto il 64 invece 96 144
17 Nicom. 79,14-19 H.: Infatti, le file che stanno pi in alto,
considerate in larghezza (oi rv yo rai aoto), se sono numeri dop-
pi, avranno parimenti [scil. ugualmente doppi] i numeri posti sotto
di essi parallelamente e quelli che invece si stendono in diagonale
della specie successiva dello stesso genere maggiore di uno, cio tri-
pli [] Se infatti i <numeri> della prima fila secondo la larghez-
za sono doppi, come 1 2 4 8 16 32 e tutti i rimanenti, anche quelli
nella fila sottostante sono doppi secondo la larghezza, come 3 6 12
24 48 96 e ancora quelli sotto questi e quelli ancora sotto e fino al-
lultima fila; quelli invece sottostanti sono emiolii dello stesso posto
di quelli sovrastanti, mentre quelli che si stendono sotto langolo
retto, cio quelli diagonali, sono sempre tripli [scil. i numeri che si
trovano lungo lipotenusa]: 1 3 9 e gli altri; ma ci accade se sono
doppi. Se invece sono tripli,
288
anche quelli sotto di essi secondo la
larghezza sono tutti tripli, mentre quelli sottostanti sono epitriti di
quelli sovrastanti dello stesso posto, in corrispondenza di posto fra
loro, 4 di 3, 12 di 9, 36 di 27 e fino alla fine, perch dai tripli deriva-
no gli epitriti. Anche i loro <numeri> diagonali si trovano essere
quadrupli: 1 4 16 64 e gli altri. Se invece sono quadrupli, i primi se-
condo la larghezza e quelli sotto sono tutti quadrupli, mentre i sot-
tostanti sono epiquarti dei sovrastanti, quelli diagonali invece
quintupli, e per tutti si utilizzi lo stesso metodo.
Per esempio, si pongano i due suddetti diagrammi, quello dei
doppi da cui derivano gli emiolii e nel quale i <numeri> diagonali
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 399
216 324 486 e 729.
288
Propongo qui di seguito i due diagrammi di Nicomaco, quello dei doppi
e laltro, dei tripli, riprodotti nelledizione Hoche di Nicomaco.
Diagramma dei doppi, Nicom. 77 H.:
1 2 4 8 16 32 64
3 6 12 24 48 96
9 18 36 72 144
27 54 108 216
81 162 324
243 486
929
Diagramma dei tripli, Nicom. 78 H.:
1 3 9 27 81 243 929
4 12 36 108 324 972
16 48 144 432 1296
64 192 576 1728
256 768 2304
1024 3072
lungo lipotenusa sono tripli, e laltro, quello dei tripli, da cui deri-
vano gli epitriti e nel quale i <numeri> diagonali lungo lipotenusa
sono quadrupli, in esso, allo stesso modo, vedremo il primo numero,
3, che comanda il rapporto di un solo epitrite, 4. Infatti, anche nel
diagramma del doppio il primo doppio comandava un solo emiolio,
3, come anche il secondo due, e il terzo tre e analogamente fino alla
fine i corrispondenti dello stesso posto. Il 4, infatti, non ammette la
terza <parte>, perch come il 3 non ammette la met cos il 4 non
ammette la terza <parte>. Perci n il 3 crea un emiolio, n il 4 un
epitrite.
18 Nicom. 79,20-23 H.: Ma se in larghezza sono tripli, i diago-
nali saranno sempre quadrupli, se invece quelli sono quadrupli,
questi saranno subito quintupli, e cos allinfinito Anche nel caso
del diagramma dei doppi tutte le file in successione hanno, secondo
la larghezza, dei doppi, e nel caso dei tripli tripli, e per i quadrupli
e per i quintupli e in breve per tutti si verifica la stessa cosa. I <nu-
meri> diagonali, invece, aumentano la moltiplicazione, che mag-
giore di uno rispetto ai <numeri> che sono secondo la larghezza; in-
fatti quelli che si stendono sotto langolo dei doppi sono tripli, men-
tre, nel secondo diagramma, <quelli che si stendono sotto langolo>
dei tripli sono quadrupli, e se il diagramma dei quadrupli sono
quintupli e cos sempre. Siano esposti i diagrammi.
Teorema: lemiolio sommato allepitrite crea il doppio (19).
19 Nicom. 80,1-3 H.: Poi, dopo aver chiarito (Aoiaov ori oogvi-
oovto) di quali altri <rapporti> sono produttrici le composizioni
dei rapporti, bisogna passare ai successivi argomenti dellIntrodu-
zione Dopo aver detto come bisogna trovare pi emiolii in suc-
cessione o epitriti o epiquarti o epiottavi e allinfinito, ora <Nicoma-
co> insegna un altro teorema. Dice, infatti, che le prime specie del-
lepimorio poste di seguito e poi riunite, creano assolutamente il
rapporto doppio. Le prime specie dellepimorio sono lemiolio e lepi-
trite dalla cui composizione deriva la relazione del doppio e <que-
sta> si risolve nuovamente in quelli. Per esempio dico: 4 epitrite
di 3 e 3 emiolio di 2, dunque 4 doppio di 2. Quindi dallepitrite e
dallemiolio si costituito il doppio. Allo stesso modo anche nel caso
dei rimanenti emiolii ed epitriti in successione troverai che accade
la stessa cosa; ad esempio 12 epitrite di 9 e 9 emiolio di 6, quin-
di 12 doppio di 6; e questo allinfinito. Allo stesso modo accade an-
400 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
che la risoluzione del doppio in questi. Infatti, essendo 12 doppio di
6, se si prende un numero medio che abbia rapporto con ciascuno
degli estremi, come in questo caso il 9, chiaro che 12 epitrite di
9 e che lo stesso 9 emiolio di 6; dunque il doppio stato risolto in
emiolio ed epitrite. E troveremo che questo si verifica sempre tran-
ne che nel solo doppio basale, 2 di 1, perch tra questi non esiste al-
cun medio, mentre ancora questa stessa prima specie del multiplo
che stata generata, cio il doppio, sommata con lemiolio, d sem-
pre il triplo. Ad esempio, 18 emiolio di 12 e 12 doppio di 6, quin-
di 18 triplo di 6. Di nuovo, 27 emiolio di 18 e 18 doppio di 9,
quindi 27 triplo di 9. E troverai che ci procede allinfinito.
Teorema: il triplo sommato allepitrite crea il quadruplo (20-22).
20 Nicom. 81,17-23 H.: [] se invece anche questo triplo (rov
or xoi o tiaooio), che la seconda specie del multiplo, si combina
con lepitrite, che la seconda specie dellepimorio, da ambedue si
generer la successiva specie del multiplo, cio il quadruplo, il qua-
le anche necessariamente si risolver in ambedue secondo la stessa
natura delle cose gi messe in evidenza Se poi anche il triplo,
che la seconda <specie> del multiplo, si combina con la seconda
specie dellepimorio, cio con lepitrite, creer il quadruplo; ad
esempio 12 epitrite di 9 e 9 triplo di 3 e, per non dilungarci, an-
che nel caso dei successivi. Il quadruplo insieme allepiquarto crea
il quintuplo, il quintuplo insieme allepiquinto <crea> il sestuplo, e
questo allinfinito. Ma poich Nicomaco ha ricordato tali rapporti,
enunciamo una definizione generale dellautore degli Elementi, av-
valendoci della quale troveremo tutti <i rapporti composti>. Dice
appunto Euclide
289
che un rapporto si dice essere composto da un
10
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 401
4096
289
Eucl., Elem., VI def. 5: Un rapporto si dice composto da rapporti quan-
do le grandezze dei rapporti, moltiplicate fra loro, ne creano unaltra (Aoyo rx
oyev ouyxriotoi ryrtoi, otov oi tev oyev agixotgtr r routo aooaooio-
o0riooi aoieoi tivo). Tale definizione viene considerata comunemente spuria,
anche perch Euclide non la utilizza mai, neppure nella proposizione 23 del li-
bro VI, relativa ai parallelogrammi che hanno angoli uguali quando hanno fra
loro rapporto composto dal rapporto dei lati. La regola che viene esposta da Fi-
lopono, subito di seguito, non ha riscontro in Nicomaco n nel Commentario di
Giamblico. Essa presente, invece, in Ascl. II 6,29 ss. negli stessi termini. Tale
regola prescrive che, dati tre numeri, se moltiplichiamo il rapporto che il primo
ha col secondo per quello che il secondo ha col terzo troveremo il rapporto che il
primo ha col terzo. Tuttavia, sia in Filopono che in Aslepio, crea qualche pro-
rapporto quando le sue grandezze moltiplicate luna per laltra ne
creano un altro: quindi il medio dei termini, sia esso pi piccolo o
pi grande, creer ci che viene cercato. Si dicono poi grandezze
quelle da cui i numeri sono chiamati paronimamente; ad esempio
la grandezza del doppio 2, la grandezza del triplo 3, la grandez-
za dellemiolio 1+1/2, dellepitrite 1+1/3 e cos nel caso di tutti
gli altri. Siano posti quindi tre termini: 12 6 2: orbene 12 doppio
di 6 e 6 triplo di 2, 32 fa 6, per cui il primo, cio 12, sestuplo di
2. Detto in altro modo: sia preso un unico <rapporto>, epimorio, e i
10
402 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
blema di imprecisione lesempio posto come caso di un termine medio maggiore
di entrambi gli estremi, che si legge per lappunto in questo paragrafo 20. Nel-
lesempio 12 6 2, 2 e 3 sono le quantit dei rapporti che intercorrono, rispettiva-
mente, fra 12 e 6 e fra 6 e 2. Filopono, quindi, pone dapprima il caso in cui il
medio minore di uno dei due termini estremi, come nellesempio successivo,
appunto, medio il 6 che minore di 8. La regola esposta , infatti, valida, dice
Filopono, sia nel caso che il medio sia maggiore sia che sia minore, sia di uno
che di entrambi gli estremi. Non si comprende, tuttavia, il modo in cui Filopono
calcoli qui il rapporto fra 27 e 24 tramite gli altri due rapporti, se non pensan-
do che qui Filopono fa uninversione della regola euclidea di calcolo dei rappor-
ti. Infatti, Filopono, in questo esempio di 27 36 24, in cui il medio superiore
ad ambedue gli estremi, anzich partire dal rapporto fra il primo estremo e il
medio, parte dal rapporto fra il medio e il primo estremo, che un rapporto epi-
trite. Dopo di che considera come basi dei due rapporti 3 e 2, poi li moltiplica
fra loro, ottenendo 6, a cui aggiunge la somma degli interi, cio 2, per ottenere
8, che effettivamente la base del rapporto epiottavo, rapporto degli estremi. Il
risultato corretto, ma il procedimento in qualche modo irregolare. Che il ri-
sultato, a parte lapplicazione della regola, sia giusto, lo si ricava applicando
correttamente la regola euclidea. Infatti, il rapporto fra 27 e 36 sottoepitrite,
cio 3/4, mentre il rapporto fra 36 e 24 emiolio, ossia di 3/2. Moltiplicando 3/4
per 3/2 otteniamo 9/8, ossia 1+1/8, che il rapporto epiottavo tra i due estremi,
27 e 24, poich 27=24+1/8(24). Lesempio non ha maggiore chiarezza in Ascle-
pio, II 6,45-52, che ad ogni modo utilizza termini diversi, ossia 27 36 e 18: An-
cora, sia il medio maggiore, siano dunque gli estremi, presi a caso, 27 e 18 e co-
me medio maggiore di essi sia posto il 36 (aoiv rote o roo riev r oteoov ouv
oxoi o x, ri tuoi, xoi o ig, roo or riev outev uao0ou o ): ebbene, 27 sot-
toemiolio [sic!] di 36, quindi 27 ha la met pi la quarta parte di 36 (o ouv x
r ri to giou xoi to trtotov tou ). Ancora, 36 doppio di 18: faremo allora due
volte la met pi la quarta parte e risulta 1+1/2; 1+1/2 emiolio, quindi 27
emiolio di 18 (aoiv o tou ig oiaooio rotiv ouxouv aoigoerv oi to giou
<xoi> trtotov, yivovtoi rv rv giou to rv rv giou gioiov rotiv o ouv x tou ig
gioio roti). 27 non , come si visto, sottoemiolio di 36, ma sottoepitrite,
quindi lesempio diventa comprensibile solo se si corregge il testo, sostituendo
allugioio delledizione Tarn 57,47-48 il termine ugaitito, dal momento
che alla li. 48 lo stesso Asclepio afferma, correttamente, che 27 1/2+1/4 di 36,
cio i 3/4 di 36, che la frazione del sottoepitrite. Moltiplicando 2, che espri-
me il rapporto doppio che esiste fra 36 e 18, per 3/4, otteniamo 3/2, ossia 1+1/2,
termini estremi siano 8 e 2, il termine medio di questi poi sia <un
numero> minore di uno solo <dei due>, nella fattispecie 6: 8 epi-
trite di 6 e 6 triplo di 2, di conseguenza, poich la parte per lepi-
trite 1+1/3 e per il triplo 3 e 3(1+1/3) fa 4, ecco dunque che 8 ha
rispetto a 2 un rapporto quadruplo. Di nuovo, siano posti il medio
maggiore <di ambedue gli estremi>, 36, gli estremi 27 e 24, secon-
do questa successione: 27 36 24. <I rapporti> sono entrambi epimo-
ri, perch 36 epitrite di 27 ed emiolio di 24; quindi le parti 2 e 3
moltiplicate tra loro danno 6, che sommato agli interi, cio 2, d 8;
perci, fra gli estremi, il 27 epiottavo di 24, perch 27 contiene 24
pi lottava parte di esso, 3. Ma volgiamoci al caso che si trala-
sciato [scil. quando il medio minore di ambedue gli estremi]. Sia
preso infatti il medio minore di entrambi gli estremi, ad esempio 6,
e gli estremi saranno 12 e 24: 6 sia il medio di entrambi. Di 6 ap-
punto 24 il quadruplo e 12 il doppio.
290
Di conseguenza 1/24 fa
2,
291
quindi 24 il doppio di 12. Infatti, 2 la potenza del doppio.
292
Questo stesso metodo, dunque, ti fornisce tutte le specie <di rap-
porto>.
21 Nicom. 81,23-82,7 H.: Il quadruplo combinato con lepiquar-
to produrr il quintuplo e ancora questo, combinato con lepiquinto
produrr il sestuplo e questo sempre in modo che i multipli di par-
tenza ben ordinati moltiplicati con gli epimori iniziali ben ordinati
anchessi si rivelino produttivi di multipli successivi maggiori di un
posto; infatti il doppio (oiaooio rv yo) combinato con lemiolio
crea la triplicit, mentre il triplo combinato con lepitrite crea la
quadruplicit [] La prima specie del multiplo, il doppio, dice
<Nicomaco>, combinata con la prima specie degli epimori, <lemio-
lio>, produce la specie omogenea [scil. multipla] ad essa successiva,
cio il triplo, perch da ogni combinazione di doppio ed emiolio na-
sce necessariamente il triplo. Ad esempio 12 doppio di 6 e 6
emiolio di 4, ebbene 12 triplo di 4. Di nuovo 20 quadruplo di 5 e
5 epiquarto di 4, ebbene 20 quintuplo di 4. Ancora 30 quintu-
plo di 6 e 6 epiquinto di 5, ebbene 30 sestuplo di 5, e cos per
tutti. Come poi anche le altre specie dei multipli nascano luna dal-
20
GIOVANNI FILOPONO, COMMENTARIO A NICOMACO - L. II 403
che il rapporto emiolio che sussiste fra 27 e 18.
290
Posti 12 6 24: 12=26 e 6=1/4(24); 21/4=1/2, infatti 12 la met di 24.
291
Tale moltiplicazione considera i termini posti secondo questa sequenza:
24 6 12.
292
2 la potenza del doppio perch doppio paronimo da 2 e nel corso del
primo libro Filopono ha chiarito diffusamente che potenza il numero che con-
laltra <Nicomaco> lo insegna chiaramente e non necessita di una
aggiunta da parte nostra eccetto che i soli esempi che facile trova-
re fra quelli presi prima.
22 Nicom. 82,18-20 H.: [] infatti sempre le teorie matemati-
che in qualche modo amano articolarsi e chiarirsi tra loro (ori yo
oi ogev)
293
E infatti nelle teorie geometriche le conseguenze
si mostrano sempre dalle cose precedenti, infatti non potrai impa-
rare la seconda teoria se non conosci la prima, n la terza <se non
conosci> la seconda, e la quarta se non <conosci> la terza che la
precede. Cos nel caso dei numeri: dallemiolio abbiamo trovato il
doppio, da questo <troviamo> il triplo, dal quale <troviamo> il qua-
druplo e cos sempre.
Le grandezze geometriche (23).
23 Nicom. 82,20-83,1 H.: Ci che bisogna prima esaminare (o
or g aoraioxoagooi) e considerare riguarda sia numeri lineari,
che quelli piani, solidi []
294
Dopo aver discusso del quanto pri-
404 G.R. GIARDINA - GIOVANNI FILOPONO MATEMATICO
ferisce