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Fenomenologia, esistenzialismo, ermeneutica

La fenomenologa e Husserl

1. La fenomenologia, una nuova corrente di pensiero

La fenomenologia lo studio della coscienza


La fenomenologia una corrente d i fiensiero che si sviluppa a cavallo del Novecento ed eser-
cita una profonda influenza nei decenni successivi. Per comprendere i suoi tratti principali
utile partire dal nome. "Fenomenologia" significa "studio dei fenomeni": come sappiamo, in
filosofia il fenomeno l'oggetto cos come ci appare, contrapposto alla cosa i n s. Ricordiamo
che, per esempio, per Kant i l fenomeno l'oggetto costruito dalle forme a priori a partire dai
dati sensibili. Per Schopenhauer, invece, solo apparenza, una maschera che nasconde la vo-
lont d i vivere. Proponendosi d i studiare i fenomeni, la fenomenologia novecentesca prende
inoltre le distanze dal positivismo, secondo cui ci che percepiamo sono dati oggettivi. M a i
fenomeni da che cosa sono percepiti?
Per rispondere a questa domanda, chiamiamo i n causa la maggiore fenomenologia d e l l ' O t -
tocento: la Fenomenologia dello spirito di Hegel. Protagonista d i quest'opera lo spirito che.
durante la sua avventura nel mondo, acquisisce sempre pi coscienza d i s. D i qui possiamo
ricavare un suggerimento che riguarda la fenomenologia novecentesca: i fenomeni esistono
per una coscienza.

La coscienza coscienza di qualcosa


N e l Novecento si approfondisce peraltro l'idea che la coscienza non sia un dato stabile, un sog-
getto in senso psicologico, ma sia "coscienza d i " . Potremmo dire quindi che la fenomenologia
considera i fenomeni "dati della mente" come sono considerati dalla coscienza. Sintetizzando:
la coscienza, che oggetto della fenomenologia, sempre coscienza d i qualche cosa;
' i l dato fenomenico tutto ci d i cui la coscienza dispone e non vi altro prima e al d i U
di esso. N o n esiste perci alcuna ontologia al d i l della fenomenologia, non esiste cio uno
studio dell'essere posto al d i l dei fenomeni.
I n questa prospettiva la fenomenologia si distingue evidentemente dalla psicologia. A d i l -
ferenza della psicologia, scienza naturale che si occupa di stati psichici reali e concreti, la
fenomenologia studia la coscienza nel suo rapportarsi con i fenomeni. Seguendo una strada
"kantiana" {considerando cio non tanto gli oggetti della conoscenza, ma il modo i n cui la
mente si rapporta agli oggetti), la fenomenologia non studia i singoli stadi d i coscienza, bens
descrive come accade che la coscienza sia coscienza di qualcosa.

Bolzano tratteggia un mondo logico valido in s


La riflessione fenomenologica, che sar sviluppata nelle sue forme pi significative da E d -
m u n d Husserl, trae spunto dalla riflessione d i Bernard Bolzano (1781-1848) e d Franz
Brentano (1838-1917). Interessato ai processi logico-matematici, nello scritto Teoria della
sdenzu (1837) Bolzano elabora una teoria logica che giustifica i passaggi logici in senso non
psicologistico ma strutturale alla coscienza. E g l i afferma cio che certi princpi, come l p r i n -
cipio d i non contraddizione, sono validi indipendentemente dal loro essere espressi o pensati.
Questa teoria delle proposizioni in s giustifica la verit d i un assunto logico indipenden-
temente dalle condizioni soggettive o psicologiche in cui le proposizioni sono pensate. Si
definisce cos un m o n d o logico \'alido i n s.
1. La fenomenologia e Husserl

Brentano introduce la nozione di intenzionalit


La Psicologhi lini putito ili vista cmpirto (1874) del tlosot tedesco Brentano continua per
questa strada e arriva a definire l'idea d i intenzionalit della coscienza. L'oggetto della co-
scienza pu essere reale o imrriaginario, ma per la coscienza sempre qualcosa d i reale, i n
quanto la realt si riduce a fi:nomeno della coscienza. D u n q u e non esiste altra realt se non
quella fenomenica e la coscienza tale i n quanto si occupa d i fenomeni.
D i qui i l recupero del termine latino intentio (l'atto del tendere verso qualcosa), che nel
linguaggio della scolastica medievale indica i concetti. La coscienza, secondo Brentano, si
riferisce sempre ad altro e non a se stessa. ^ Caratteri della fenomenologia contemporanea

2. Husserl: dalla matematica alla fenomenologa

Husserl passa dagli studi scientifici a quelli flosofci


E d m u n d Husserl nacque i n Moravia, a Prossnitz, nel 1859 da famiglia d i origine ebraica.
Comp inizialmente studi d i matematica e astronomia, e consegu la laurea i n matematica
a Berlino nel 1884. La sua prima opera pubblicata fj Filosofia deWaritmetica (1891), un evi-
dente omaggio a Brentano d i cui aveva frequentato le lezioni a Vienna dopo la laurea. I p r i m i
lineamenti della fenomenologia, disciplina a cui lavorer tutta la vita, furono proposti nelle
Ricerche logiche, i cui due volumi uscirono fra l 1900 e i l 1901, anno i n cui si trasfer all'uni-
versit d i Gottinga. N e l 1911 scrisse Lafilosofia come scienza rigorosa. N e l 1913 pubblic i l suo
principale lavoro, Idee per unafenomenologia pura e unafilosofiafenomenologica. N e l 1916 pass
all'universit d i Friburgo. I n questi anni Husserl si sforz d i precisare la fenomenologia e d i
distinguerla dalla psicologia. T I p. 4 9 6

La disputa con Frege lo induce a liberarsi degli influssi psicologicistici


Husserl elabor la sua concezione fin dalle tesi sostenute in Filosofia dell'aritmetica. Riflet-
tendo qui sul concetto d i numero, egli arriv a sostenere che tale concetto debba riferirsi a
una serie d i processi psichici generali connessi all'atto del contare. Per contro Frege oppose a
questa idea i l fatto che i l concetto d i numero non pu essere ridotto ai processi psichici che
lo producono. I giudizi matematici sono universali e necessari, mentre i processi psichici s
attivano in relazione a situazioni d i fatto.
Questa critica indusse Husserl a liberarsi d i ogni influsso pscologistico e a sostenere che i n
effetti le leggi logiche, universali e necessarie, non possono identificarsi con i processi psichici.

Con l'avvento del nazismo si ritira dalla vita pubblica


D o p o la Grande guerra, i l nome d i Husserl incominci a essere conosciuto i n tutta Europa.
U n ciclo di lezioni che egli tenne alla Sorbona d i Parigi nel 1929 sarebbe stato poi rielaborato
e pubblicato nel 1931 con i l titolo d Meditazioni cartesiane. N e l 1929 pubblic Logicaformale
e logica trascendentale. A l 1931 rsale la rottura con i l suo pi brillante discepolo, M a r t i n H e i -
degger: i l dissidio, che riguardava contenuti d i filosofia, f i i poi accentuato dalle circostanze

> Caratteri della fenomenologia contemporanea

I f e n o m e n i sono
La Pertanto la co-
ci d i c u i la N o n esiste a l c u n a
fenomenologia scienza i n t e n -
coscienza dispo- coscienza i n s
la scienza zionale, cio
ne c o m e p r o p r i o che preceda la
che s t u d i a s e m p r e coscienza
oggetto di cono- conoscenza
i fenomeni d qualcosa
scenza

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Unit 8 Fenomenologia, esistenzialismo, ermeneutica

determinatesi con l'avvento del nazismo i n Germania. I n quanto ebreo Husserl, che pure si
era convertito da tempo al luteranesimo, dovette abbandonare l'insegnamento. Progressiva-
mente si ritir quindi dalla scena pubblica e lavor fino alla morte (1938) alla sua ultima e
pi pessimistica opera, La crisi delle scienze europee e lafenomenologia trascendentale, pubblicata
postuma nel 1954.

3* Ripartire da Cartesio
Husserl parte dalla riflessione cartesiana sul soggetto
U n utile punto di partenza per capire la fenomenologia di Husserl l'attenzione che egli
dedica alla filosofia d i Cartesio. Secondo Husserl, si deve ripartire da Cartesio, nonostante l
lungo percorso che nel frattempo la filosofia ha compiuto, e per varie ragioni:
innanzitutto, perch come in Cartesio i l soggetto i l centro dell'attivit conoscitiva e
l'attivit della conoscenza in ogni sua forma si dirige dal soggetto all'oggetto;
d i conseguenza, dato che i l mondo esiste in quanto fenomeno per i l soggetto, n o n pos-
siamo pensare a u n m o n d o oggettivo, a un fondamento del m o n d o che sa esterno alla
coscienza;
infine, perch non esiste altra filosofia che quella che indaga la coscienza come attivit
trascendentale, cio come attivit costitutiva della conoscenza attraverso forme e principi
a priori.

Husserl prende le distanze dalla nozione di sostanza e chiarisce il ruolo della


coscienza nella fondazione del mondo
Anche se il punto d i partenza del pensiero d i Cartesio, l ' I o , corretto, Husserl prende le d i -
stanze da alcuni aspetti della riflessione cartesiana:
fondare una filosofia del soggetto non significa elaborare una metafisica della res cogitans da
cui dedurre le altre sostanze metafisiche; i l concetto stesso di sostanza metafisica erroneo:
l'esistenza del m o n d o fondata sulla presenza del mondo alla coscienza del soggetto e
non indipendente dal soggetto stesso.

TI La fenomenologia come scienza della coscienza

E. Husserl, la filo- La fenomenologia scienza della coscienza ma ben distinta dalla psicologia: la psicologia infatti indaga la natura
sofa come scienza della coscienza, il suo essere qualche cosa di empirico, mentre la fenomenologia si occupa della coscienza pura, colto
rigorosa, trad. C. nel suo essere coscienza di qualcosa.
Sinigaglia, Laterza,
Roma-Bari 1994,
Guida alla lettura Costruisci una tabella a due colonne inserendo nella pnma le caratteristiche della
p. 28
psicologia, nella seconda quelle della fenomenologia. Spiega poi che cosa distingue le due discipline.

Ci imbattiamo in una scienza - della cui enorme estensione i contemporanei non hanno ancora alcuna idea - che
si scienza della coscienza, sebbene non psicologia, vale a dire in una/enomeno/ogla della coscienza, di contro ad una
scienza naturale della coscienza. Ma poich non si tratter qui soltanto di un casuale equivoco, ci si dovr gi aspettare
che fenomenologia e psicologia debbano stare in un'intima relazione, avendo entrambe a che fare con la coscienza,
sia pure in modi differenti, in un atteggiamento differente, cosa che potremmo esprimere dicendo che la psicologia
ha a che fare con la coscienza empirica, con la coscienza colta nell'atteggiamento empirico, intesa come qualcosa
che esiste nella connessione della natura; di contro, la fenomenologia, tratta della pura coscienza, vale a dire della
coscienza colta nell'atteggiamento fenomenologico'.

1 c i mbattamo...fenomenologico: La feno- pirico da classificare e di cui indagare la natura. attivit pura, indipendentemente da! mondo
menologia scienza della coscienza in modo La fenomenologia, invece, studia la coscienza esterno e dalle sue caratteristiche naturali.
diverso dalla psicologia. La psicologia studia la nel suo interessarsi dei fenomeni, nel suo es-
psiche, la coscienza come un qualcosa di em- sere cio coscienza di qualche cosa, cio come

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1. La fenomenologia e H usseri

Air io sono di Cartesio Husserl sostituisce un io conosco


Diversamente da Cartesio, I lusserl ha ripudiato i l realismo trascendentale, cio la pretesa di
intendere la res cogitans come ente i n s al d i l del suo essere nell'atto del pensare, cio come
sostanza che precede tale atto. N o n esiste alcun " l o psicologico" come ente i n s e dato al
soggetto che lo pensa (o comunque non interessa indagarne l'esistenza). Esiste soltanto un " I o
fenomeno" logicamente trascendentale e inteso come intenzionalit: la coscienza sempre
coscienza d i qualche cosa. Airio sono d i Cartesio occorre sostituire un io conosco, nel
senso di universale struttura apodittica (necessariamente e intuitivamente vera) d i esperienza
deU'Io.
L a fenomenologia trascendentale si occupa allora non delle miriadi di conoscenze possibili
dell'io penso, ma del fatto che esiste un Io i n generale a fondamento delle possibili espe-
rienze molteplici. L I p. 563

Nello studio delle esperienze vissute Husserl si rende conto che l'identit di un
oggetto dipende da una coscienza che lo concepisce come unit
L a fenomenologia si concentra %\x\\'Erlebnisse, termine tedesco che significa "esperienza vis-
suta" e che indica ogni processo di organizzazione del dato fenomenico in quanto esperienza
vissuta dalla coscienza.
Husserl prende i n analisi la categoria essenziale dell'identificazione, quale primo e origi-
nario processo delle esperienze vissute dalla coscienza. U n determinato oggetto, per esempio
u n cubo, si presenta alla coscienza come una molteplicit infinita d i casi e d i volta i n volta
possiamo isolare la percezione della sua forma, del suo colore, della sua vicinanza-lontananza,
ecc. M a che cosa rende questo oggetto un cubo, al d i l dei vari casi in cui ci si presenta? I l
fatto di essere oggetto d i una coscienza intenzionale: essa lo concepisce come unit sintetica
di tutte le percezioni che possiamo averne.
Ora, secondo Husserl, i l processo identificativo precede e condiziona l'esistenza di molte-
plici casi percettivi e, a sua volta, la coscienza come stato intenzionale precede l'identificazione
e la rende possibile. Lidentifcazione

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Fenomenologia, esistenzialismo, ermeneutica

4* La fenomenologia come scienza eidetica

La ricerca filosofica deve trovare delle verit evidenti come il cogito cartesiano
Husserl parte da Cartesio perch intende trovare i fondamenti universali e apodittici (termine
che Husserl usa per indicare ci che e necessario in quanto intuitivamente certo) della ricerca
filosofica, cio una serie d i verit che abbiano la stessa evidenza del cogito. Si tratta d i cogliere
le essenze o idee dei fenomeni, attraverso i l processo intuitivo dell'evidenza.
D i qui nasce la riflessione sulla dimensione eidetica (ovvero formale, dal greco eidos, cio
"idea"o "forma") della verit, cio l'idea universale e necessaria che non dipende dai processi
psichici con cui prendiamo consapevolezza dei fenomeni, bensi l i precede.
L a logica, la scienza che fornisce i prncipi universali d i tutte le altre scienze, acquista allora
il valore d i scienza delle scienze. I l principio d i non contraddizione, per esempio, una verit
apoditticamente posta e non pu essere dimostrata se non per autoevidenza. A l l o stesso modo
ogni scienza deve essere ricondotta a una serie d i proposizioni universali e necessarie.

La fenomenologia scienza delle essenze, dei caratteri immutabili di un fenomeno


Nelle Ricerche logiche e poi nelle Idee per una fenomenologia pura e una filosofa fenomenologica
prende vita una scienza fenomenologica intesa come scienza delle proposizioni universali e
assiomaticamente intuite a partire dalla condizione della coscienza intenzionale. Husserl par-
la i n questo caso d i intuizione eidetica, diversa dal processo intuitivo con cui si acquisiscono
i singoli e specifici casi e fatti.
La fenomenologia si occupa quindi non d i cose e d i enti, ma d i forme della conoscenza.
Husserl prospetta una riduzione eidetica, ossia un processo secondo cui l'indagine filosofica
si concentra sulle forme pure dei fenomeni, ignorando t u t t i g l i elementi del fenomeno che
in qualche modo sono accessori alla sua essenza. I n pratica, la riduzione deve arrivare a ci
che nel fenomeno immutabile, alla sua essenza: per esempio, i l rosso che cogliamo quando
vediamo una mela rossa, i l rumore che cogliamo quando udiamo i l suono d i un tamburo. I n
questo senso la fenomenologia scienza delle essenze.

Le essenze delle cose sono colte in modo diverso dalle realt particolari
L a nostra coscienza coglie qualcosa d i determinato e contingente perch coglie innanzitutto
le essenze universali dei fenomeni, senza le quali nessun caso particolare sarebbe esperibile.
L e essenze precedono dunque i casi particolari. Esse non derivano dai casi particolari, ma ser-
vono alla loro identificazione. L'essenza d i triangolo, per esempio, viene colta con un processo
intuitivo diverso da quello che viene messo i n atto quando abbiamo a che fare con i singoli
c specifici triangoli. L'intuizione eidetica dell'essenza del triangolo un processo precedente
e distinto dalle intuizioni empiriche. Su d i essa si fonda la filosofia fenomenologica, che si
occupa d i conoscenze pure e formali e non d i contesti specifici ed empirici.

Kant, Hegel, Husserl: la coscienza e i fenomeni

Kant Hegel Husser '

La conoscenza sempre conoscenza Le coscienze sono in lotta tra loro oppure La fenomenologia studia la coscienza nel
fenomenica. con il mondo. Il campo gnoseologico suo essere pura coscienza di qualcosa.
L'esistenza di una realt JP s e di una di ogni lo dunque l'altro da s, ma per Da Kant riprende l'idea della coscienza
coscienza in s sono solo ipotesi. Hegel questo non vuol dire negare un "in come pura attivit conoscitiva. Da
s' della coscienza. Hegel l'idea che la coscienza si protenda
necessariamente verso l'altro da s.
1. La fenomenolopa c''hfiMri

Con Vepoch il soggetto sospende il suo giudizio sul mondo per arrivare a cogliere
i princpi fondamentali
Il tatto che sia centrale l'atto con cui la coscienza coglie i propri oggetti fa comprendere l ' i m -
portanza del richiamarsi a'Cartesio. I I percorso seguito da Husserl raccoglie per importanti
suggestioni anche dalla riflessione d i Kant e pu essere posto a confronto con i l pensiero d i
Hegel sul terreno del rapporto tra l'Io, i l mondo e l'altro da s. Kant, Hegel, Husserl: la coscienza
e i fenomeni
La scienza delle essenze, la fenomenologia, non ha niente a che vedere con la conoscenza
della realt specifica. I n questa scienza l'Io si pone come spettatore e osservatore disinteressato
che coglie l'elemento essenziale. I n questo contesto Husserl introduce Yepocb, la sospensione
del giudizio sul mondo, i n quanto l'esistenza o meno del mondo indifferente allo studio dei
processi fenomenologici.
Pi che un procedimento dubitativo, Vepoch k un procedimento d i sospensione del g i u d i -
zio al d i fuori della condizione intenzionale della coscienza, che tutto ci d i cui la filosofia
deve occuparsi. Si tratta quindi d i un approccio diverso da quello degli scettici antichi, per i
quali Vepochcrz una sospensione del giudizio d i verit: qui si tratta d i prendere le distanze dal
mondo d i t u t t i i giorni e dalle convinzioni che lo sorreggono per potere cogliere qualcosa d i
pi vero e profondo, ovvero le essenze. ^ La fenomenologia come scienza eidetica

5. Una svolta egologica

Messo tra parentesi il mondo, resta solo la coscienza intenzionale


L'atteggiamento naturale, quello della vita d i tutti i giorni, si fonda sulla credenza nell'esisten-
za delle cose e produce molte convinzioni su d i esse. Anche la filosofia crede nell'esistenza del
mondo, afferma Husserl.
C o n Vepoch, per, i l filosofo mette la realt fra parentesi e si dedica a cogliere i princpi
universali su cui si fonda la certezza nella realt. Potremmo dire che non vi altra certezza al
di fuori della coscienza intenzionale e che quindi la coscienza stessa n o n ha una natura i n s
indipendente dall'essere coscienza d i qualche cosa. Q u e l che noi chiamiamo "mondo" consiste
nella coscienza intenzionale e i l mondo ha filosoficamente senso solo i n questa dimensione.

In questo modo la filosofia segue una direzione egologica


Se anche i l filosofo ha una cognizione naturale del mondo e i l mondo orienta gli interessi del
filosofo, questo non vuol dire che i l filosofo non abbia una cognizione naturale del mondo, che
lo pu orientare, come accade a t u t t i g l i altri u o m i n i , nella vita quotidiana.
Tuttavia, sul piano scientifico-filosofico, i l mondo non interessante: i l problema della
filosofia rio e la sua attivit coscienziale. E in relazione all'Io che i l mondo ha senso e signi-
ficato, ed sempre i n relazione all'Io che si pu parlare d i conoscenza del mondo. I n questo

> La fenomenologia come scienza eidetica

n o n si occupa di d a t i di f a t t o m a dell'essenza f o r m a l e
dei d a t i d i f a t t o (eidos)

La f e n o m e n o l o g i a
e u n a scienza eidetica l ' i n t u i z i o n e eidetica n o n coglie i singoli casi,
perch: m a le essenze u n i v e r s a l i a f o n d a m e n t o d e i singoli casi

i n t r o d u c e l'epoche, l a sospensione del g i u d i z i o s u l m o n d o


i n q u a n t o tale

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Unit 8 Fenomenologia, esistenzialismo, ermeneutica

senso ha ragione Cartesio quando afferma che solo l ' I o resiste al dubbio radicale sull'esistenz-L
del mondo. A l tempo stesso Husserl rimprovera a Cartesio d non aver portato fino in fondo
la sua rivoluzione "egologica" e d i aver "ricostruito" i l mondo che aveva appena cancellato eoo
il dubbio. T 2
L'Io per Husserl l'unica realt, la realt assoluta. EgU parla d i un ego-cogi/o come sogget-
tivit trascendentale, poich non esiste altro mondo ai d i fuori d i ci che pensa la coscienza,
al d i fuori, cio, delle sue cogilationes. L'Io trascendentale tutto ci che sopravvive iW'epwh:^
in questo sta i l distacco di Husserl da Cartesio. I l filosofo francese aveva infatti dato dwio
alla contraddizione d i un mondo oggettivo oltre e fijori dell'Io. Husserl riduce all'Io trascen-
dentale ogni sapere. Scrve Husserl nelle Meditazioni cartesiane: L'io, con i l suo orizzonrt-
si profila come oggetto d i esperienza raggiungibile i n una possibile esperienza d i s che p u .
estendersi ed arricchirsi all'infinito-. La condizione trascendentale dunque in generale, suIU
falsariga della definizione kantiana, quella i n cui l'Io si manifesta come orizzonte di tutte n
conoscenze possbili.

T2 Il difetto della svolta trascendentale cartesiana

E. Husserl, Medi- \n questo passo della prima meditazione cartesiana. Husserl accusa Cartesio, cui peraltro riconosce notevoli mere
tazioni cartesiane. filosofia, di essere stato il padre del realismo trascendentale, cio di quel controsenso filosofico per cui si pretensi
Prima meditazio- di dimostrare l'esistenza del mondo a partire dall'Io. Cartesio non ha portato a compimento quella grande nvoiuZK-
ne, a cura di P. A, ne filosofica che consisteva nel porre l'Io al centro dei propn studi.
Rovatti, Bompia-
ni, Milano 2009,
Guida alla lettura Nei testo si definisce controsenso l'aver dedotto l mondo dall'Io. Spiegane
pp, S6-S7
perch alla luce dell'argomentazione contenuta nel testo.

4 10. Excursus. Il difetto della svolta trascendentale cartesiana


Sembra tanto facile, seguendo Cartesio, cogliere l'ego puro e le sue cogitationes! Eppure come se ci trovassimo s- i
cresta di una roccia scoscesa, avanzare con calma e sicurezza sulla quale questione decisiva per la vita o la m o m
della filosofia. Cartesio nutriva la pi seria volont di evitare i pregiudizi. Ma noi sappiamo [...] quanta Scolastici :
sia nelle Meditazioni cartesiane, ma quasi nascosta, in forma di oscuro presupposto. Ma non solo, dobbiamo fin c:;;
principio saperci guardare dai pregiudizi insorgenti nel tener di mira le scienze matematiche della natura, pregiudia
appena avvertiti, come se nella frase "ego cogito" si trattasse di un assioma apodittico fondamentale che in conne's :-
ne con altri da esso derivati dovesse fornire il fondamento di una scienza deduttiva, di una scienza ordine geomt : - ..
In connessione con ci non deve nemmeno ritenersi affatto ovvio che nel nostro io apoditticamente puro possianM
salvare una particella del mondo, come quella che per l'io filosofante fosse l'unica cosa del mondo da non doversi por-
re in questione. N si dovr perci pensare che si debba mediante corretti ragionamenti sillogistici, condotti in base a
princpi innati nell'ego, dimostrare ulteriormente il resto del mondo'.
questo purtroppo quel che capita a Cartesio in quella svolta del suo pensiero, che potrebbe sembrare insigntficantt
ma piena d'insidie e che fa dell'ego la substantia cogitans, la mens siVe animus umana separata, punto di partenza A
ragionamenti d'ordine causale: la svolta, per dirla in breve, per la quale egli divenuto il padre di quel controsenso chr
il realismo trascendentale (cosa che qui ancora non p u essere chiaramente intesa). Noi ci terremo discosti da tutto
ci se ci manterremo fedeli al radicalismo proprio dell'autoriflessione e, insieme, al principio della intuizione pura o
dell'evidenza, in modo che non lasciarne valere nulla che non abbiamo effettivamente, anzi in modo del tutto imrne-
diato, posto sul campo dell'ego cogito apertoci dalla epoche, in modo da non esprimere altro se non ci che abbiamo
noi stessi veduto. In questo punto Cartesio ha mancato, e ci accade perch egli, avendo fatto in certo senso la pi
grande scoperta, non ne coglie tuttavia il senso proprio, e non coglie quindi il senso della soggettivit trascendentale
sicch non oltrepassa la soglia della filosofia trascendentale autenticai

1 Scmbra...mondo: L'accusa di ispirarsi alla spetto all'Io stesso che esiste in quanto tale e non il cent-
scola-itica, rivolta da Husserl a Cartesio, deriva 2 qucsto...autentki: Cartesio commette tivo de<la conoscenza fenomenica. Pe'
dal fatto che egli avrebbe utilizzato una forma l'errore di fare dell'Io la res cognam, cio un ente invece, quando parliamo dell'Io dobb
di sillogismo deduttivo per ricavare il mondo metafisico al pan del mondo (res extersa). 7ale spendere ogni giudizio sia sull'Io sia si.,
dall'<tio penso Dai principi innati dell'Io Car- res cogitans finirebbe per essere mesa come e sulla loro esistenza come 'sostanze' Ir
tesio avrebbe infatti dimostrato ognr rea/ti separata dall'attivit conoscitiva dell'Io. Si trat- senso Cartesio non ha portato fino m K
metafisica, m special modo avrebbe ricostruito ta di una posizione definibile come 'realismo sua rivoluzione filosofica.
l'esistenza dd mondo come cosa a s stante ri- trascendentale', secondo la quale l'Io un ente

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1. La fenomenologia e Husserl

k Riflessi L'originalit del punto di vista di Husserl sulla coscienza

L e riflessioni di Husserl sulla


coscienza sono in sintonia
con il clima culturale che accom-
Pablo Picasso,
Ritratto di Am-
broise Vollard
pagna il passaggio fra Ottocento e 1909-1910). La
riproduzione
Novecento. Il sogno che animava
del volto uma-
Husserl era tuttavia peculiarmente no, secondo la
diverso dall'incubo che angosciava tecnica cubista,
artisti, scrittori e filosoln che si po- la conse-
guenza della
nevano quesdoni analoghe alle sue
sovrapposizio-
nello stesso periodo. Husserl affer- ne di vari punti
ma che la filosofia una scienza di vista possibili
dell'Io non come ente metafisico, di chi guarda.
ma come centro di conoscenza k-
nomenologica. Pertanto il termine
"lo" non indica nessun ente che
precede l'attivit del conoscere, la
quale, nella sua originaria struttu-
ra, consiste nell'aver coscienza di
qualche cosa. Per Husserl ci non
comporta una perdita definitiva
di stabilit e di equilibrio, perch
Ilo resta un centro stabile e forte,
capace di organizzare e connettere
ogni sapere.
La posizione di Husserl mostra
perci carattere diverso rispetto
alla perdita di certezze e di orienta-
mento che caratterizza tanta lette-
ratura del tempo: in romanzi come
i'Ulisse di james Joyce (1921) o
come Mrs Dalloway di Virginia
Woolf (1925). il mondo filtrato
alla luce delle categorie soggettive
della coscienza individuale, per
cui. cambiando il punto di vista
0 il narratore, cambia la realt e il
tempo si dipana in brevi o lunghe
sequenze indipendentemente
dalla cronologia esatta degli eventi,
finendo per dipendere dagli staci
d'animo della coscienza.
Anche m pittura l'accentuazione
della dimensione percettiva e
ricettiva del soggetto cosciente
produce la perdita dell'oggettivit
del punto di vista e l'alterazione
del sistema percettivo spazio-tem-
porale legato alla rappresentazione Vasilij Kandinskij. Pnmo raggiunge il culmine del
prospettica classica, come nel caso acquerello astratto (1910). processo di riduzione
di alcune opere di Pablo Picasso e Il primo acquerello della realt per attingere
di Vasilij Kandinskij. astratto, opera fondante direttamente alle radici
dell'astrattismo picconco. dell'impulso creativo.

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Unit 8 Fenomenologia, esistenzialismo, ermeneutica

(Husserl distingue l'oggetto di cui si ha coscienza (noema) dall'avere coscienza (noesi)


Rivolgendo l'attenzione alla coscienza Husserl imposta una dialettica fra noesi, cio l'aver,
coscienza, e noema, ci di cui si ha coscienza. Questi due termini stmo a fondamento delli
critica trascendentale che Husserl intende effettuare della coscienza. L a noesi si riferisce alL
condizione stessa dei modi d i coscienza come tali (riflettere, percepire, chiarire, distinguere
L a noesi intenzionale e conferisce un senso agli oggetti a cui si rivolge.
I l noema invece attento all'oggetto intenzionale i n quanto tale (al suo essere per esempi
presente, passato, certo, possibile). Questa distinzione consente d i accentuare la dimensione
eidetica, essenziale, della fenomenologia, la quale non s occupa affatto dei casi concreti, ma li.
ci che sta dietro, a livello d i coscienza, all'apprensione dei casi concreti.

La fenomenologia si esercita sulla coscienza


"Ci che sta dietro" n o n u n a "cosa in s". N o i non possiamo dire se esiste qualcosa al d i fuor
della coscienza che si rivolge ad altro da s o a se stessa. N o n possiamo provare che esistar,
"cose". Possiamo solo affermare che nella coscienza si determina una distinzione originar
fra cose e atti conoscitivi, e che questo i l campo formale e trascendentale i n cui si esercita !
disciplina fenomenologica. ^ Riflessi p. 501

6. La crisi delle scienze europee nella prospettiva


fenomenologica

Husserl critica il naturalismo e l'esaltazione della scienza


Nella sua ultima opera. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale^ Husser!
sottopone a riflessione critica non tanto la scienza i n quanto tale, ma ci che alla scienza e
connesso sul piano epistemologico e metodologico, cio i l naturalismo, la pretesa dell'esisten-
za dell'oggetto come cosa i n s e l'idea che la verit sia appannaggio della scienza. Si trat-
di una posizione spesso chiamata scientismo: l'esaltazione e t'assolutizzazone della scienz..
nell'accezione positivistica, i n base alla quale i problemi generali della filosofia risultano se-
condari rispetto al sistema delle verit effettuali.

Alla scienza sistematica si oppone la filosofia che apre sempre nuovi orizzonti
L'idea che l'unica razionalit possibile sia la razionalit scientifica viene contestata dalla scien-
za fenomenologica, che considera i l mondo delle esperienze vissute dalla coscienza intenzio-
nale come precedente alla determinazione delle leggi della fisica, della storia e della geometria.
La filosofia ha a che fare con la vita intenzionale e schiude perci sempre nuovi orizzonti,
mentre la scienza, sistematica per definizione, mette ordine e stabilizza ci che la creativit i n -
tenzionale cattura intuitivamente. Solo grazie all'intuizione e all'intenzionalit la dimensione
soggettiva pu trionfare rispetto airoggetti\ismo scientifico sviluppando una piena consape-
volezza cosciente.

L'uomo non pu essere ridotto a oggetto


Le scienze europee, c o n l loro specalsmo sperimentale, sono la causa della degenerazio-
ne della capacit creativa e intuitiva che l'uomo pu aflidare solo alla filosofia. C o m p i t o di
quest'ultima dunque quello d i preservare la condizione della soggettivit dall'oggettivism
scientista, che riduce i l sapere a tecnica e l'uomo a parte d i un sistema d oggetti. Solo la filu
sofia recupera la dimensione della soggettivit come vero e u l t i m o significato.

7. Altri aspetti della filosofa fenomenologica: Max Scheler


e Rudoff Otto

Scheler sviluppa una riflessione etica in chiave fenomenologica


M a x Scheler (1874-1928) approfondisce i temi della fenomenologia i n relazione all'etica,
campo non approfondito da Husserl. Tali sviluppi sono particolarmente evidenti nelle opere

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1. La fenomenologa e Husserl

//formalismo dell'etica e letica materiale dei iw/or/ (1916) e Essenza eforme della simpatia (1923),
in cui Scheler presenta una riflessione etica al tempo stesso antiempirista e antikantiana.
Dell'etica d i Kant contesta l'elemento formalistico: i valori, che sono la materia della discipli-
na etica, non possono ridursi all'elemento meramente formale bens sono eterni e assoluti, a
differenza dei beni, che sono gli oggetti concreti i n cui i valori s incarnano.

I valori sono colti in modo intuitivo


Stante la loro indeterminatezza i \'alori possono essere colti non tramite l'esperienza sensibi-
le, come sosteneva l'etica empirista, ma attraverso la pura esperienza emozionale. Lcs|Terenza
emozionale un approccio intuitivo, distinto sia dalla ragione sia dall'esperienza sensibile, ed i l
mezzo innato con cui l'uomo coglie i valori.Tale intuizione intenzionale, nel senso che Husserl
d a questo concetto, ed immediata. I n tal modo attraverso l'intuizione i l mondo dei valori
assume caratteristiche oggettive, ha le sue leggi a priori rispetto all'esperienza ed possibile d i -
sporre i valori secondo una gerarchia che non dipende dalla loro utilit e dalla loro realizzazione.
Scheler distingue fra valori sensoriali (come piacere e dolore), valori vitali (come l'efficien-
za), valori culturali e spirituali (a loro volta distinti i n estetici, etico-giuridici e speculativi,
ossia valori che distinguono bello-brutto, buono-cattivo, vero-falso). I l valore supremo per
per Scheler la santit, cio i l massimo compimento dell'amore che la spinta che muove
l'etica.

A partire dalla nozione di persona Scheler individua nella religione lo sbocco


dell'etica
Scheler rinuncia ai concetti d i " I o " o d i " i n d i v i d u o " come soggetto dell'apprendimento dei
valori. E la persona a essere protagonista di questa esperienza. La persona incarna i n s la
condizione intenzionale per eccellenza, perch sa porsi in direzione dell'altro da s e non pre-
tende, a differenza dell'Io, i l d o m i n i o su d i esso. I l mondo sempre i l mondo d i una persona
e ogni persona ha l suo mondo d i relazioni affettive intenzionali fondato sulla simpatia. La
persona si apre al mondo per mezzo della simpatia, che la rinuncia all'egoismo e al solipsi-
smo, determinando i l trionfo dell'amore. Da questa prospettiva scaturisce l'esigenza di D i o
come persona assoluta che ricongiunga verso l'unit t u t t i i m o n d i delle persone individuali (o
giuridiche, come sono le nazioni). Solo nell'esperienza religiosa l'etica ha i l suo compimento.

Otto sviluppa un'analisi del sacro


La declinazione in chiave religiosa della fenomenologia compiuta da R u d o l f O t t o (1869-
1937) ne // sacro. L'irrazionale nell'idea del divino e la sua relazione al razionale (1917). A
fondamento della sua opera O t t o pone la necessit d i evitare ogni forma d i razionalismo
nell'interpretazione della religione. La religione appartiene all'ambito dell'irrazionale e non
ha senso cercare di ridurre i l sacro entro i l i m i t i della conoscenza razionale. La categoria del
sacro, che egli pone al centro della sua analisi, deve godere d i autonomia rispetto a ogni altro
aspetto della cultura. 11 sacro per O t t o , con evidenti richiami al lessico kantiano, la f o r m a a
priori della conoscenza religiosa e la religione la conoscenza sintetica a priori dei valori del
sacro. V i sarebbe dunque la forma a priori del sacro a fondamento d i tutte le religioni, le quali
condividono l'esperienza d i ci che totalmentealtro.Td\t esperienza al tempo stesso provoca
terrore e affascina. D i fronte al sacro l'uomo prende consapevolezza della propria pochezza e
sviluppa nei confronti del sacro una dipendenza irreversibile.

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