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Linterpretazione dei demoni S.

Agostino contro Apuleio A cura di Fabia Zanasi

Il percorso didattico di seguito proposto si articola nei seguenti punti: 1. riferimenti al contesto culturale dei due autori; 2. analisi comparativa di passi estrapolati dal De deo Socratis di Apuleio e dei commenti ad essi riferibili tratti dallopera di SantAgostino; 3. tipologia del testo argomentativo adottato da Agostino; 4. confronto con la contemporaneit: la teoria della ghianda di James Hillmann; 5. ipotesi per una ricerca iconografica: i mosaici del Museo del Bardo di Tunisi e la Domus di Apuleio ad Ostia secondo la ricostruzione di Filippo Coarelli.

1. Riferimenti al contesto culturale dei due autori

Apuleius enim, ut de illo potissimum loquamur, qui nobis Afris Afer est notior... (Ep. 138,19) Apuleio infatti, per parlar di lui soprattutto, essendo africano assai noto a noi africani. Nellepistola 138 a Marcellino, S. Agostino sottolinea la comune appartenenza territoriale alla provincia d Africa che fa di Apuleio uno degli autori della classicit pi conosciuti dagli scrittori cristiani. Agostino, nato a Tagaste (354), nella Numidia romana, ha frequentato la scuola a Madaura (366-370), citt natale proprio di Apuleio, il cui ricordo vivissimo era tramandato anche mediante le immagini,diffuse inoltre in molte citt africane, dove erano state dedicate statue in suo onore, come lo stesso autore delle Metamorfosi rende noto, menzionando quella eretta a Cartagine (Florida, 16). Proseguendo nella lettura del lettera del santo gi menzionata, si incontra per un giudizio poco lusinghiero: Apuleio, con tutte le sue magiche arti, non pot giungere, non dico al potere assoluto, ma neppure a qualche funzione giurisdizionale nellambito dello stato, egli che pur era nato in una famiglia nobile della sua patria, con uneducazione liberale e dotato di grande eloquenza. Disprezz forse ogni forma di potere di sua volont, da filosofo qual era? Proprio lui, che, sacerdote di una provincia, diede grande importanza allorganizzare spettacoli, a ingaggiare gladiatori, a litigare a causa dellopposizione di alcuni cittadini per una statua che avrebbe voluto innalzare in suo onore nella citt di Oea, da cui proveniva sua moglie; e che pubblic lorazione scritta in occasione della lite, perch i posteri non ignorassero quella vicenda. Per quanto attiene alla felicit terrena, egli esercit dunque la magia, nei limiti in cui ne fu capace. Onde risulta chiaro che egli non fu niente di pi di quello che riusc ad essere, non perch non volle, ma perch non ne fu capace. Sebbene si fosse difeso in modo estremamente eloquente contro alcuni che lo avevano accusato del crimine di esercitare arti magiche. Perci mi stupisco che i suoi elogiatori, che lo celebrano per avere compiuto con quelle arti non so quali miracoli, cerchino poi di portare testimonianza contro la sua difesa. Ma in definitiva affar loro, se riferiscano essi una vera testimonianza, o lui piuttosto una falsa difesa.(Trad. A. Natucci) In altre contesti, sono almeno riconosciute, da parte di Agostino, le capacit retoriche di Apuleio, definito filosofo platonico, in grado di padroneggiare la lingua greca e la latina (C.D. 8,12) e abilissimo nel difendersi con doviziosa facondia dallaccusa di praticare le arti magiche (Ep., 137,4,13).
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La polemica agostiniana contro lautore pagano si focalizza principalmente sulle considerazioni riguardanti i demoni, reputati nel mondo classico quali mediatori tra gli uomini e le divinit. Linsistenza con la quale il santo tratta la tematica fa bene intuire come la diffusione del cristianesimo, tra la fine del IV secolo e gli inizi del V, non fosse stata in grado di estirpare le credenze popolari nei riguardi dei culti e delle superstizioni precedenti. In particolare, viene esaminato il De deo Socratis, dove Apuleio disserta ed espone di quale natura fosse il nume congiunto a Socrate, favorevole in virt di una certa amicizia, dal quale, si riferisce, era solito essere ammonito, affinch desistesse dallagire, allorch ci che voleva intraprendere non si fosse realizzata in modo positivo(CD 8,14.2). La confutazione del testo concerne persino il titolo, perch Apuleio, sulla base della distinzione da lui stesso operata dei demoni rispetto agli di, avrebbe dovuto parlare del De daemone Socratis: evidentemente, ipotizza il santo, egli si vergognava e prefer precisare il carattere dell intercessore nel contenuto, piuttosto che nella titolazione del trattatello, perch il solo nome dei demoni, avrebbe destato orrore in tutti gli uomini o quasi. 2. Analisi comparativa dei capitoli XII (parte conclusiva) e del XIII del De deo Socratis di Apuleio e dei passi tratti dallopera di SantAgostino ad esso riferibili. I paragrafi scelti dal saggio di Apuleio mettono in evidenza le peculiarit dei demoni, secondo alcuni aspetti propri della demonologia diffusa tra i platonici del II secolo.La formulazione di una demonologia particolarmente sviluppata e articolata aveva scopo, pi o meno esplicitamente dichiarato,di mediare l'enorme spazio che la tendenza al trascendente lasciava tra la divinit somma e l'uomo:quanto pi la filosofia (o comunque la cultura) dell'et imperiale allontanava la divinit dall'uomo, tanto pi l'uomo sentiva la necessit di colmare, almeno in parte, questo lato, ricorrendo ad una serie di divinit intermedie. (C. Moreschini, Divinazione e Demonologia, Augustinianum, 1987, III pag..269). Intermediari in grado di comunicare agli dei desideri e meriti degli uomini. Apuleius, De deo Socratis Apuleio, Il dio di Socrate

XII Quapropter debet deus nullam perpeti uel odii uel amoris temporalem perfunctionem et idcirco nec indignatione nec misericordia contingi, nullo angore contrahi, nulla alacritate gestire, sed ab omnibus animi passionibus liber nec dolere umquam nec aliquando laetari nec aliquid repentinum uelle uel nolle. XIII Sed et haec cuncta et id genus cetera daemonum mediocritati rite congruunt. Sunt enim inter nos ac deos ut loco regionis ita ingenio mentis intersiti, habentes communem cum superis inmortalitatem, cum inferis passionem. Nam proinde ut nos pati possunt omnia animorum placamenta uel incitamenta, ut et ira incitentur et misericordia flectantur et donis inuitentur et precibus leniantur et contumeliis exasperentur et honoribus mulceantur aliisque omnibus ad similem nobis modum uarient. Quippe, ut fine conprehendam, daemones sunt

XII Un dio non deve sopportare alcuna momentanea passione o di odio o di amore e pertanto essere colpito dallindignazione o dalla misericordia, n essere contristato da alcuna angoscia, n esultare per qualche felicit, ma, immune da ogni sentimento dellanimo, non deve mai addolorarsi, n talvolta allietarsi n volere o disvolere improvvisamente qualcosa. XIII Ma tutto ci e anche i restanti sentimenti sono consoni alla condizione mediana dei demoni. Essi sono posti infatti tra noi e gli dei, pertanto in posizione intermedia per quanto concerne la loro ubicazione nello spazio, come per la facolt dingegno, avendo in comune con gli esseri superiori limmortalit e con gli esseri inferiori la passionalit. Infatti proprio come noi possono avvertire i lenimenti e le eccitazioni degli animi, essere provocati dallira e placati dalla misericordia, gratificati dai doni, leniti dalle preghiere, esasperati dalle offese, allettati
dagli onori e mutano nel nostro stesso modo per 2

genere animalia, ingenio rationabilia, animo passiua, corpore aria, tempore aeterna. Ex his quinque, quae commemoraui, tria a principio eadem quae nobis sunt, quartum proprium, postremum commune cum diis inmortalibus habent, sed differunt ab his passione. Quae propterea passiua non absurde, ut arbitror, nominaui, quod sunt iisdem, quibus nos, turbationibus mentis obnoxii.

tutte le altre emozioni. Per spiegare, i demoni sono creature animate, razionali nellingegno, danimo sensibile alle passioni, di corpo aereo, desistenza eterna. Di queste cinque prerogative che ho rammentato, le prime tre sono in comune con noi, la quarta loro prerogativa, la quinta in comune con gli dei, bench differiscano da essi per quanto concerne la passione. Il fatto che io li abbia

indicati non senza motivo, come credo, passionali perch, come noi, sono inclini agli sconvolgimenti della mente. Aurelio Agostino, La citt di Dio Natura dei demoni secondo Apuleio

Aurelius Augustinus, De civitate dei Quam naturam Apuleius dicat esse daemonum VIII, 16. De moribus ergo daemonum cum idem Platonicus loqueretur, dixit eos eisdem quibus homines animi perturbationibus agitari, irritari iniuriis, obsequiis donisque placari, gaudere honoribus, diversis sacrorum ritibus oblectari et in eis si quid neglectum fuerit commoveri. Inter cetera etiam dicit ad eos pertinere divinationes augurum, aruspicum, vatum atque somniorum; ab his quoque esse miracula magorum. Breviter autem eos definiens ait daemones esse genere animalia, animo passiva, mente rationalia, corpore aeria, tempore aeterna; horum vero quinque tria priora illis esse quae nobis, quartum proprium, quintum eos cum diis habere commune. Sed video trium superiorum, quae nobiscum habent, duo etiam cum diis habere. Animalia quippe esse dicit et deos, suaque cuique elementa distribuens in terrestribus animalibus nos posuit cum ceteris, quae in terra vivunt et sentiunt, in aquatilibus pisces et alia natatilia, in aeriis daemones, in aetheriis deos. Ac per hoc quod daemones genere sunt animalia, non solum eis cum hominibus, verum etiam cum diis pecoribusque commune est; quod mente rationalia, cum diis et hominibus; quod tempore aeterna, cum diis solis; quod animo passiva, cum hominibus solis; quod corpore aeria, ipsi sunt soli. Proinde quod genere sunt animalia, non est magnum, quia hoc sunt et pecora; quod mente rationalia, non est supra nos, quia sumus et

VIII, 16. Lo stesso seguace di Platone, parlando del carattere dei demoni, afferm che sono agitati dalle stesse passioni che agitano gli uomini, sono offesi dalle ingiurie, sono placati da servigi e da doni, gioiscono degli onori, si dilettano dei diversi riti religiosi e si rattristano se viene trascurato qualche rito nei loro confronti. Peraltro aggiunge che si occupano delle divinazioni di auguri, aruspici, vati e dei sogni: proprio da loro derivano i miracoli dei maghi. Definendoli in breve, afferma che i demoni sono per genere animali, per temperamento soggetti a passioni, posseggono una mente razionale, il loro corpo aeriforme e vivono eternamente; di queste cinque caratteristiche le tre prime le condividono con noi, la quarta loro propria, la quinta lhanno in comune con gli dei. Ma mi accorgo che le prime tre, che hanno in comune con noi, le hanno in comune anche con gli dei. Afferma, infatti, che sono animali e dei e, nel distribuire fra gli animali terrestri le qualit proprie a ciascuno, pose noi uomini insieme agli altri, che in terra vivono e sentono, fra gli animali dellacqua i pesci e gli altri esseri che nuotano, fra gli aeriformi i demoni, fra i celesti gli dei. E la qualit di appartenere al genere degli animali, i demoni lhanno in comune non solo con gli uomini, ma anche con gli dei e con le bestie; in quanto dotati di mente razionale, assomigliano agli dei e agli uomini, in quanto eterni assomigliano solo agli dei; in quanto soggetti alle passioni, sono simili solo agli uomini; il fatto, invece, di possedere un corpo aeriforme, proprio solo a loro. Quindi, che siano per
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nos; quod tempore aeterna, quid boni est, si non beata? Melior est enim temporalis felicitas quam misera aeternitas. Quod animo passiva, quo modo supra nos est, quando et nos hoc sumus, nec ita esset, nisi miseri essemus? Quod corpore aeria, quanti aestimandum est, cum omni corpori praeferatur animae qualiscumque natura, et ideo religionis cultus, qui debetur ex animo, nequaquam debeatur ei rei, quae inferior est animo? Porro si inter illa, quae daemonum esse dicit, annumeraret virtutem, sapientiam, felicitatem et haec eos diceret habere cum diis aeterna atque communia, profecto aliquid diceret exoptandum magnique pendendum; nec sic eos tamen propter haec tamquam Deum colere deberemus, sed potius ipsum, a quo haec illos accepisse nossemus. Quanto minus nunc honore divino aeria digna sunt animalia, ad hoc rationalia ut misera esse possint, ad hoc passiva ut misera sint, ad hoc aeterna ut miseriam finire non possint!

genere animali, non una grande qualit, perch tali sono anche le bestie; che siano dotati di ragione, non li fa essere superiori agli uomini, perch lo siamo anche noi; che vivano in eterno, non certo un bene alcuno, se non sono beati! meglio, infatti, una felicit limitata nel tempo, che uneternit infelice. Che siano soggetti alle passioni, come potrebbe porli sopra di noi, quando anche noi lo siamo? E non sarebbe forse cos, se non fossimo infelici? Che abbiano un corpo aeriforme, quanto dobbiamo stimarlo, dal momento che ad ogni specie di corpo viene preferita lanima, qualunque sia la sua natura? E perci il culto religioso, che dovuto da parte dello spirito, non si deve in nessun modo ad una entit che inferiore allanima? Infine se, tra le qualit che il nostro filosofo afferma essere proprie dei demoni, egli annoverasse la virt, la sapienza, la felicit e, se sostenesse che posseggono tali qualit in comune e in eterno con gli dei, certamente direbbe qualche cosa da desiderarsi e da stimare grandemente; a causa di queste qualit, ad ogni modo, non dovremmo venerarli al pari di Dio; dovremmo invece venerare Dio stesso, dal quale sappiamo che le avrebbero ricevute. Quanto meno sono degni di onore divino questi animali aerei, razionali per poter essere miseri, soggetti a passione per poter essere infelici, eterni affinch linfelicit non possa cessare mai! (Trad. A. Natucci)

AMANUENSE DI BRUXELLES (XV sec.) Agostino abbatte gli idoli pagani di Apuleio e VarroneBiblioteca Alberto I di Bruxelles, ms. 9005

(Riferimento immagine http://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/pittori/quattrocento/bruxelles/eretici.html)

L attivit didattica pu impegnare gli studenti, preventivamente, nella traduzione dei testi proposti in lingua latina, poi in una analisi e in un raffronto dei due testi stessi, in base al riconoscimento e alla schematizzazione dei punti principali.
Apuleio, De deo Socratis
Immunit degli dei rispetto ai sentimenti dellanimo; posizione intermedia dei demoni per quanto riguarda lo spazio; demoni immortali come gli dei; passionali come gli uomini; 1. creature animate, come gli uomini; 2.razionali nellingegno, come gli uomini; 3. danimo sensibile alle passioni, come gli uomini; 4. di corpo aereo, loro prerogativa; 5. dotati desistenza eterna, come gli dei.

S. Agostino, De civitate dei


I demoni sono irritati dalle offese, placati da omaggi e doni, rallegrati dagli onori, lusingati dai diversi riti misterici e si turbano se viene trascurata qualche pratica che li riguarda. 1. 2. 3. 4. 5. sono viventi: aspetto comune con uomini, dei e bestie; ragionevoli: aspetto comune con gli di e gli uomini; sono mossi dalle medesime passioni degli uomini; da soli sono aerei nel corpo; eterni nell'esistenza: aspetto comune solo con gli di.

Successivamente si potr procedere alla ricerca della parole chiave, allidentificazione del loro etimo e alla funzione espressa, sulla base dei suffissi. Parole chiave nel testo di Apuleio
Parola indignatio incitamentum placamentum alacritas perfunctio turbatio angor Etimologia indignor+ -tio incto + -mentum placo + -mentum alcer + -tas perfungor + -tio turbo + -tio ango + -or Funzione espressa nomen actionis: indica azione o attivit nel suo essere o nel suo svolgersi nomen instrumenti: nome dello strumento che compie lazione nomen instrumenti: nome dello strumento che compie lazione nomen qualitatis: nome di una qualit connessa nomen actionis: indica azione o attivit nel suo essere o nel suo svolgersi nomen actionis: indica azione o attivit nel suo essere o nel suo svolgersi nomen agentis: indica chi o ci che compie lazione

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Tipologia del testo argomentativo adottato da Agostino: convincere vs persuadere

S. Agostino non riconosce alcuna distinzione tra demoni cattivi e demoni buoni, vien dunque meno lidentificazione del termine greco daimon con il genius dei latini, deverbale di geno, forma arcaica di gigno, atto a definire la personalit dellindividuo e a tutelarla (cfr. Censorino). Il corrispettivo del genius, in ambito cristiano piuttosto langelo custode. La funzione di intermediari delle richieste umane presso la divinit, assegnata ai demoni e sollecitata mediante offerte, nonch specifici rituali, determina la reviviscenza di culti superstiziosi, proprio in un periodo in cui in atto un violento scontro che segna la distruzione degli edifici sacri, come attesta lopera di Libanio, Pro templis (390), indirizzata allimperatore Teodosio, per invocarne la conservazione. Peraltro allinterno della chiesa stessa, gi nel II sec. si erano riscontrate posizioni contrastanti, come quelle degli gnostici.
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Acquistato a Londra nel 1772 da Askew, entrato nelle raccolte del British Museum nel 1785, studiato nel XIX secolo e variamente annotato sino alledizione H. Schenke del 1959, il testo copto della Pistis Sophia, fede e saggezza, fa riferimento allarconte Typhon, rappresentato in forma dasino: un arconte violento sotto il cui potere si trovano 32 demoni: sono quelli che entrano negli uomini e li inducono alla concupiscenza, alla prostituzione, alladulterio. (L. Moraldi, Pistis Sophia, ed. Adelphi, Milano 1999) Una rappresentazione di tale arconte asiniforme osservabile nella basilica paleocristiana di Aquileia, a riprova della sopravvivenza delliconografia pagana. In opposizione ad elementi che, anche sotto il profilo dellesperienza estetica, di certo continuavano a sollecitare la fantasia dei suoi contemporanei, S. Agostino si vale dunque di uno stile argomentativo che non mira a persuadere, ma piuttosto a convincere i propri interlocutori: la sua non una confutazione del testo che smentisce la teoria di Apuleio mediante dimostrazioni inoppugnabili, piuttosto una requisitoria veemente, atta soprattutto a sradicare le pericolose credenze dei suoi contemporanei. Secondo una prospettiva psicologica, il demone pu infatti rappresentare la ricerca di una dimensione animico-affettiva, mediante la quale stabilire un personale accesso diretto alla dimensione trascendente, mentre a livello antropologico ha la funzione di raccordo tra la terra e il cielo. In conclusione, S. Agostino vuole invece ribadire che lunico mediatore tra luomo e Dio Cristo, totus deus et totus homo (Sermo 193,7): Egli Dio che, fatto uomo, salva senza lausilio di angeli o demoni.

Mosaici pavimentali della Basilica di Aquileia

Arconte Typhon

Arconte Ariuth Riferimento per le immagini http://www.gnosi.it/mosaici1.html

Infine, sulla base di alcuni passi tratti dal De civitate dei si possono cos riassumere gli elementi principali della confutazione del De deo Socratis: errato pensare che i demoni siano superiori agli uomini in relazione alla loro collocazione e alla loro natura aerea: molti animali hanno infatti qualit corporee migliori rispetto a quelle umane (CD. 8,15); la dimensione aerea piuttosto una sorta di carcere (CD. 8.22);
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esistono in una condizione di eterna dannazione, poich il loro spirito non viene separato dal corpo, dopo la morte (CD. 9.10); vittime delle loro passioni che non riescono a controllare, non sono comparabili agli uomini sapienti (CD. 9.3); atteggiamento stolto da parte degli uomini che li venerano (CD. 8.17)

4. Confronto con la contemporaneit Prima della nascita, lanima di ciascuno di noi sceglie unimmagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quass, un daimon, che, unico, tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, lui dunque il portatore del nostro destino. Nel saggio di James Hillman, Il codice dellanima, si ripropone la presenza del daimon che, come guida prenatale, ricorda alluomo la vocazione prescelta quale dato fondamentale dellesistenza umana, sulla base della quale allineare la propria vita, interpretandone gli eventi come tappe obbligate per la sua realizzazione. In termini psicanalitici, il riconoscimento del daimon, consente di reintegrare anche le ferite nel progetto di realizzazione del disegno da portare a termine sulla terra, sapendo coglierne lessenza preziosa. Ancora, il riconoscimento del daimon diventa lassunzione di responsabilit da parte dellindividuo che non imputa ad altri che a se stesso il valore del proprio destino: nella piccola ghianda si trova gi impressa limmagine della quercia, il codice geniale, che luomo dovr sviluppare. Attraverso la teoria della ghianda possibile riscoprire il senso recondito che lega lo scorrere degli avvenimenti di una esistenza in base alla vocazione personale.

Mosaico pavimentale della Basilica di Aquileia Due volatili affiancano un melograno, simboleggiando le opposte tendenze dellanima, tra bene e male. Riferimento per limmagine http://www.gnosi.it/mosaici1.html

5. Ipotesi per una ricerca iconografica: i mosaici del Museo del Bardo e la Domus di Apuleio ad Ostia secondo la ricostruzione di Filippo Coarelli. Il percorso didattico pu, eventualmente, essere arricchito da una ricerca iconografica riguardante i mosaici romani del II-IV, conservati nella sezione archeologica del Museo del Bardo di Tunisi. Si tratta di una rassegna prestigiosa, sia per leccezionale stato di conservazione dei reperti, sia per la variet dei soggetti rappresentati: temi mitologici, scene che illustrano momenti della vita quotidiana, rassegna di ritratti di personaggi famosi, tra i quali quello di Virgilio che reca tra le mani lEneide, affiancato dalle muse Clio e Melpomene. Un altro interessante mosaico (220-250), proveniente da El Jem, lantica Thysdrus, rappresenta alcuni individui banchettanti nell arena dellanfiteatro: vi si legge la scritta silentium dormiant tauri; secondo alcuni interpreti la frase designa il motto di una fazione circense, secondo altri il contrassegno di una confraternita segreta o di un collegio religioso. Sul capo dei cinque convitati una frase lacunosa ipoteticamente integrata secondo la seguente trascrizione:
a. [n]os nudi [f]iemus b. bibere ue nimus c. ia(m) multu(m) lo quimini d. auocemur e. nos tres te

nemus [saremo nudi/ venimmo a bere/ parliamo molto/ andiam via / noi teniamo i nostri tre (calici?)].
Riferimento per limmagine Antonio Stramaglia, Il fumetto prima del fumetto, momenti di storia dei comics nel mondo Greco-Latino (Academia Edu)

Joan Gmez Pallars interpreta realisticamente la scena, collegandola al contesto dellanfiteatro e pertanto in riferimento alla venatio del giorno seguente. Dunque, i cinque si incontrano durante una festa/cena per bere, discutere e, secondo me, anche per farsi passare un po la paura che precede lo spettacolo. a. Noi vogliamo bere e giocare fino a rimanere in mutande, dichiarano tutti allinizio. [] b. Siamo venuti qui per bere, rispondono tutti cinque. c. Avete parlato troppo, rimprovera qualcuno dei cinque agli altri. d. Meglio partire. [] e. Noi tre rimaniamo ancora un po, dicono tre dei cinque venatores. Le battute che i commensali si scambiano riferibile alla dimensione gaudente del presente, mentre la frase che campeggia al centro della composizione silenzio! Che i tori possano dormire, proferita dai servitori, appare in stretta relazione con la rischiosa attivit agonistica del giorno seguente. Tale monito, peraltro, ricorre anche altrove nelle decorazioni musive africane, proprio nelle citt che vantavano imponenti anfiteatri. Lobiettivo di tale ricerca consiste pertanto nella identificazione di elementi caratteristici del contesto storico relativo alle citt africane, dove sono vissuti gli autori dei testi presi in analisi.

Unaltra indagine pu infine prendere in esame gli apparati iconografici di Ostia, accogliendo la suggestiva, ma molto discussa, ipotesi di Filippo Coarelli che, nella citt laziale, riconosce addirittura una dimora, dove sarebbe vissuto Apuleio nel 150. In prossimit della presunta domus dello scrittore sono ubicati peraltro quattro tempietti e il Mitreo delle sette sfere, il cui pavimento era decorato con un mosaico rappresentante i sette pianeti. Proprio la presenza degli edifici sacri, secondo larcheologo, avvalora lipotesi che Apuleio svolgesse un ruolo sacerdotale in Ostia.

La testa di Medusa compone il mosaico pavimentale di una stanza della domus di Apuleio. Foto di Eric Taylor

Conclusione Come ogni percorso didattico, anche questo deve infine riconoscere la propria specificit allorch calato nel contesto reale della classe, mettendo a fuoco ci che meglio si presta a suscitare linteresse dei discenti. La programmazione del docente pu dunque essere intesa come patto preventivo, che dichiara una pertinente selezione di testi dautore e manifesta con chiarezza le linee guida del percorso stesso, nonch gli obiettivi da perseguire, ma questo non pu prescindere dal confronto con ulteriori tracce di ricerca, frutto delle proposte stesse dei discenti. Se i demoni sono stati intesi, nel mondo antico, quali intercessori tra la dimensione terrena e quella trascendente, pu non essere ininfluente discutere con gli studenti leventuale presenza, sul piano concreto, nella societ contemporanea, di altri mediatori, atti a dare senso ad una visione del mondo spesso in chiave romanzata e forse contaminata da ambigue suggestioni.

Bibliografia essenziale G. H. GAISSER, The Fortunes of Apuleius and the Golden Ass, Princeton University Press, 2008 J. HILLMAN, Il codice dellanima, trad. A. Bottini, Adelphi, Milano 1997 M. HORSFALL SCOTTI, Apuleio tra magia e filosofia, in Scritti di filologia offerti a Scevola Mariotti dai suoi studenti, Urbino 1990 C. MORESCHINI, La polemica di Agostino contro la demonologia di Apuleio, Annali della Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia, Serie 3, 2, 1972, pp.583-596 J. PARNELL, Augustine s taxonomy of Daemons, in The Theurgic Turn in Christian Thought: Iamblichus, Origen, Augustine, and the Eucharist , PhD Dissertation, University of Michigan, 2009 Pistis Sophia, a cura di L. Moraldi, Adelphi, Milano 1997 J. G. PALLARS, Nuove e vecchie interpretazioni discrizioni latine su mosaico, Zeitschrift fr
Papyrologie und Epigraphik 129 (2000) 304310 9

P. SINISCALCO, La demonologia di Apuleio e la critica di Agostino, in L'autunno del diavolo, a cura di E. Corsini e E. Costa, Milano 1990, pp. 279-291(291)

Il presente testo trascrizione dellintervento illustrato il 28 febbraio 2013, in occasione della Giornata di studi tra Universit e Scuola presso lUniversit degli Studi di Ferrara, polo degli Adelardi, organizzata dalla prof. Monica Longobardi e dedicata al tema La fortuna di Apuleio nelle letterature romanze.

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