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Quaderni del Gruppo di Ur

VIII

LA PORTA ERMETICA DI ROMA


I Ediz.: Ottobre 2004 - II Ediz.: Settembre 2006, III Ediz. : Giugno 2007

Ogni quaderno del Gruppo di Ur raccoglie, in forma organica e sintetica, quanto emerso nell'omonimo forum, in relazione ad un determinato argomento. In esso si trovano, perci, sia citazioni degli autori studiati, sia commenti. I quaderni si devono considerare in continuo aggiornamento, dal momento che l'emergere di nuovo materiale sull' argomento trattato pu rendere opportuna una nuova edizione.

Prefazione alla II Edizione di Sadescan e Tullio Quasimodo

Dopo la pubblicazione delle prime edizioni dei Quaderni del Gruppo di Ur, diversi autori hanno fatto eco a quelle idee su vari libri e periodici, anche se alcuni fanno finta ... che sia farina del loro sacco e ... non citano, dimenticandosi che l'onest intellettuale la prima dote di un ermetista. Un esempio eclatante costituito dall'articolo "Considerazioni sulla Porta Ermetica" di Ivan Dalla Rosa (Elixir 22006), che ricalcato in maniera evidente sulla I edizione del presente Quaderno. Infatti, l'autore parte dalle medesime considerazioni del nostro EA, che stato il primo studioso a far rilevare che quei simboli della Porta, che di solito vengono sommariamente attribuiti ai Pianeti, in realt ne differiscono per pi di un aspetto, che non pu essere ignorato nell'interpretazione. A dire il vero Dalla Rosa scrive in nota: " Desidero premettere che questo studio nasce da uno scritto che ho potuto visionare qualche tempo fa, di cui per ignoro l'autore". ?? E questo mai stato un problema nel campo degli studi ermetici? molti alchimisti ed ermetisti hanno utilizzato pseudonimi e sono stati sempre immancabilmente citati, proprio con i suddetti pseudonimi e con il titolo ed anno delle loro opere. Dalla Rosa aggiunge nella medesima nota: "il mio lavoro si unicamente limitato ad integrarne il contenuto e ad estenderne i concetti in forma pi organica". ?? il che fa sorridere! perch egli ha semplicemente sostituito i concetti operativi e veramente innovativi del Quaderno con altri pi generici e di poca o nessuna utilit nell'Opus. Ad es. mancano completamente le fondamentali indicazioni relative all'Ermete, il cui complesso simbolo, contraddicendo alle promettenti premesse, viene semplicemente attribuito al Sole. La II edizione del Quaderno accresciuta da alcune premesse generali sul simbolismo chimico.

Nota alla III Edizione di Ea

La III Edizione arricchita da un'appendice relativa alla polivalenza di significato che pu avere un simbolo - che dunque va sempre interpretato nel suo contesto - ed alla pluralit dei simboli relativi ad una stessa sostanza alchimica. L'argomento non nuovo, visto che gi nella II ediz. si parlato sia dei simboli dei metalli, che sono in astrologia simboli planetari, sia della pluralit dei simboli che possono indicare i cinque elementi; tuttavia il dibattito in appendice un buon esempio delle difficolt interpretative cui va incontro lo studioso di ermetismo o di alchimia. Gli autori di alcuni interventi pertinenti all'argomento, ma pervenuti privatamente, sono stati come al solito collettivamente indicati come "Turba Philosophorum". Pertanto questa III ediz. cos strutturata (tra parentesi vengono indicate le aggiunte apportate rispettivamente nella II e nella III ediz.):

I) "Nota sul linguaggio chimico e sulla storia della Chimica" di Sipex (II ediz) II) "I cinque elementi" di Sipex e Fr. Petrus (II ediz) III) "I Sette metalli" di Sipex (II ediz) IV) "La Porta" Introduzione di Leo Young V) "I Simboli della Porta" di EA (nella II ediz. stata aggiunta una nota sui simboli B & S) VI) "Le altre Epigrafi di Villa Palombara" di EA VII) "Lettere, Sillabe e Parole dell'Alchimia secondo Johannes de Monte-Snyder" di Afrodite Urania e Tullio Quasimodo VIII) "Studio Storico" estratto da Pietro Bornia, La porta magica di Roma, Luce e Ombra -Verona 1915 IX) Appendice: Polivalenza di Significato e Pluralit dei Significanti (III ediz).

I) Nota sul linguaggio chimico


e sulla storia della Chimica

di Sipex
Il linguaggio chimico, parlato e scritto-grafico, oltre che per gli scopi precipui di questa scienza (senso letterale), pu essere adoperato (come pu avvenire del resto per le scienze e le arti in genere) in senso allegorico, morale e anagogico. Ci facilmente verificabile, osservando il nostro linguaggio anche abituale. Se dico "fusione di due societ" sto usando il termine fusione in senso allegorico, se dico "lascia decantare l'emozione, prima di agire" sto dando un consiglio etico. Se dico "separa l'oro della tua coscienza dal resto del tuo essere" sto dando una indicazione anagogica. La studio della storia della chimica e del suo linguaggio sta favorevolmente influenzando gli stessi esoteristi, un tempo soliti ad affermare che la chimica nata da un aspetto secondario e deteriore dell'alchimia. Oggi si sa che..."In principio fu la chimica" (periodo prealchimistico), l'alchimia essendo fenomeno pi recente e l'interpretazione ermetica della stessa ancora pi recente. Semmai solo la chimica moderna a potersi, ma solo in parte, considerare figlia dell'alchimia. La maggior parte degli attuali studiosi della Storia della Chimica occidentale accettano la seguente suddivisione in periodi: 1 . PERIODO PRE-ALCHIMISTICO (dalle imprecisabili origini fino al IV.sec. d.C. circa) Nei documenti storici non sembrano presenti nozioni generali raggruppanti le conoscenze acquisite, che venivano tramandate, per lo pi, nell'ambito delle caste sacerdotali. Poich per tali tradizioni erano spesso orali e riservate a pochi, le suddette nozioni generali potevano benissimo esistere ed esserci ignote. Il limite tra periodo pre-alchimistico ed alchimistico un po' incerto e variabile a seconda dell'area geografica. Chi pensava che, nel periodo pre-alchimistico, la chimica fosse ancora "bambina" ha dovuto ricredersi, perch le scoperte e gli studi storici hanno dimostrato che lo sviluppo della chimica e dell'annessa tecnologia interessava, gi in quel lontano periodo, praticamente ogni settore della vita umana: da quello farmaceutico a quello cosmetico, da quello metallurgico e a quello delle costruzioni etc. 2. PERIODO ALCHIMISTICO (dal V sec. al XV sec. d.C.) Obiettivi trainanti della chimica di questa vasta epoca furono la ricerca della pietra filosofale, dell'elisir di lunga vita o rimedio universale (panacea) e del solvente universale (alkahest). Alla fine di questo periodo, in certi ambiti, il simbolismo chimico si mescol con svariati miti, il pi famoso dei quali quello di Ermete Trismegisto. Il Corpus Hermeticum, insieme di scritti a lui attribuiti e probabilmente risalenti al II-III sec d.C., pervenne a Firenze nel 1460 e venne tradotto (salvo

l'Asclepio, che da secoli circolava in latino) da Marsilio Ficino, fondatore nel 1462 dell'Accademia platonica fiorentina. Nacque cos un'alchimia dal carattere pi cosmologico-speculativo (Ermetismo), a fianco dell'alchimia effettivamente operativa. 3. PERIODO DI UNIFICAZIONE (a partire dal XVI sec. al XVIII) Segna l'inizio dello strutturarsi della chimica moderna come vera e propria scienza autonoma e unitaria. E' a sua volta suddiviso in quattro sottoperiodi: - sottoperiodo della iatrochimica (in cui i chimici, tra i quali Paracelso, si interessarono specialmente all'applicazione medica dei prodotti chimici); - sottoperiodo della chimica pneumatica (in cui si studi particolarmente il comportamento dei gas); - sottoperiodo della teoria del flogisto (secondo la quale il calore una sostanza ponderabile); - sottoperiodo del sistema antiflogistico di Lavoisier (famoso studioso che confut la teoria precedente). 4. PERIODO DELLE LEGGI QUANTITATIVE (primi 60 anni del XIX sec.) Comprende il completamento delle leggi ponderali, lo sviluppo della teoria atomica di Dalton, la teoria atomico-molecolare di Avogadro, le ricerche per determinare i pesi atomici di Cannizzaro. 5. PERIODO MODERNO (dal 1860 circa fino ai giorni nostri) E' in questo periodo che si sviluppano la classificazione periodica degli elementi, lo nozione di valenza e la stereochimica. Si approfondiscono inoltre i metodi di indagine sulla costituzione dei corpi e la sintesi chimica di sostanze di ogni tipo, anche biologiche.

II) I CINQUE ELEMENTI di Sipex e Fr. Petrus


Un argomento assolutamente iniziale, in qualunque studio elementare di chimica, dovrebbe essere un esame delle antiche concezioni chimiche di sostanza. La pi antica, risalente al periodo prealchimistico, sicuramente quella inerente ai cinque elementi. A questo riguardo, occorrer premettere che il termine elemento, cos come usato dagli antichi, non ha nulla a che fare col concetto moderno, cosa che gi la rilevante differenza del numero degli elementi dovrebbe far sospettare ad uno studioso, che non sia un "facilone". Del resto, grazie ad una miglior conoscenza della storia della chimica, nei testi di chimica odierni piuttosto difficile trovare affermazioni grossolane, frequenti fino a qualche decennio fa, del tipo "gli antichi credevano all'esistenza di cinque elementi naturali, mentre oggi sappiamo che sono novantadue". I cinque elementi rappresentano piuttosto cinque aspetti della Sostanza (materiale e sottile): spazialit (etere), movimento (aria), radiazione (fuoco), coesione (acqua), inerzia (terra). Ciascun elemento ha aspetti materiali e sottili. L'etere ad es. la spazialit fisica, ma anche il campo di coscienza. Nella trattazione dell'antica dottrina degli elementi, conviene senz'altro ragruppare, per affinit, la concezione occidentale dei cinque elementi con quella ind, pur rilevando le differenze che vi sono tra i due simbolismi. Notiamo di passata che da respingersi l'affermazione guenoniana che gli antichi studiosi occidentali (in particolare quelli Greci), al contrario di quelli Ind, quasi non conoscessero l'etere o comunque gli dessero poca importanza. Vero che l'etere, essendo generalmente considerato senza forma e senza limiti naturali (l'apeiron di Anassimandro), non aveva corrispondenti simboli grafici. Solo nell'ambito dei cinque "solidi platonici", o poliedri regolari, si pervenne ad identificare il dodecaedro con l'etere. Come noto, all'aria si fece invece corrispondere l'ottaedro, al fuoco il tetraedro, all'acqua l'icosaedro e alla terra il cubo.

I Solidi Platonici Nell'ambito delle figure piane, invece: la terra ha per simbolo un triangolo isoscele tagliato con un segmento parallelo alla base e rivolto verso il basso; l'acqua un triangolo isoscele rivolto verso il basso; il fuoco un triangolo isoscele rivolto verso l'alto; l'aria un triangolo isoscele tagliato come quello della terra, ma rivolto verso l'alto; l'etere, per quanto detto sopra, non aveva un suo simbolo. In epoca pi recente, per, ha assunto talvolta tale funzione la stella a sei punte: infatti, tutti e quattro i simboli precedenti costituiscono delle parti o aspetti di tale stella e perci ne rappresentano delle "specializzazioni", proprio come i quattro elementi pi grossolani possono essere considerati specializzazioni dell'etere. In India, il problema dei simboli dei cinque elementi fu risolto, accoppiando differenti figure piane ai colori : la terra ha per simbolo un quadrato giallo; l'acqua una mezzaluna bianca; il fuoco un triangolo rosso rivolto verso l'alto; l'aria un cerchio azzurro; l'etere una ellisse nera, con l'asse maggiore disposto verticalmente. Bisogna riservare una trattazione particolare alla dottrina dei cinque elementi della tradizione cinese (metallo, acqua, legno, fuoco, terra) per i loro nomi parzialmente diversi. Il simbolismo dei colori in questo caso: la "terra" gialla, il "metallo" bianco, il "fuoco" rosso, il "legno" azzurro, l' "acqua" nera. Comparando gli elementi della tradizione ind con quelli della tradizione cinese, occorre guardarsi dall'identificare, senza ulteriori considerazioni, gli elementi che sembrano avere gli stessi nomi. Bisogna invece identificarli in base all'uguaglianza dei colori (1), che sono gli stessi in tutta l'Asia, e perci: la terra chiamata ugualmente in entrambi i sistemi; l'acqua degli Ind equivale al metallo dei Cinesi; il fuoco chiamato ugualmente nei due sistemi; l'aria degli Ind equivale al legno dei Cinesi; l'etere degli Ind equivale all'acqua dei Cinesi. Il differente uso del termine "acqua" si deve al fatto che gli esseri umani conoscono due tipi di "acque": quella che cade gi dal cielo (acqua "superiore" e simbolicamente "originaria", considerata dal sistema cinese) e quella che scorre sulla terra (acqua "inferiore", e simbolicamente "derivata", considerata dal sistema Ind-Occidentale). Ci si ricordi, a questo proposito, del libro della Genesi, che descrive, tra le altre cose, il momento in cui Dio separ le acque superiori dalle inferiori. (1) Questo procedimento del tutto tradizionale, giacch i colori simboleggiano gli elementi sottili (scr: tanmatra) dai quali quelli grossolani (scr: bhuta) provengono e nei quali si riassorbono quando l'asceta ha raggiunto la realizzazione suprema che, in talune tradizioni dell'Asia, detta appunto "Corpo di Arcobaleno". Nell'ambito del confronto tra la tradizione cinese e quella occidentale, si pu rilevare che entrambe usano, come simboli complessivi dei cinque elementi, la croce dai bracci uguali e la stella a cinque punte. Riguardo al simbolo della croce equilatera, in Occidente al centro della medesima viene posto il primo elemento, l'etere, mentre sui bracci il fuoco opposto all'acqua e l'aria opposta alla terra. In Cina, al centro della croce si pone non il primo, ma l'ultimo degli elementi: la terra. Sui bracci, il fuoco si oppone all'acqua ed il legno si oppone al metallo. Dunque in Occidente il centro della croce (l'etere) emanatore dei quattro elementi pi grossolani disposti sui bracci, mentre in Cina il centro della croce (la terra) il "coagulato" finale degli elementi pi sottili disposti sui bracci. I loro simboli, nel codice binario dell'antico Libro dei Mutamenti (I Ching), sono rispettivamente due linee intere sovrapposte per il fuoco, due linee spezzate sovrapposte per l'acqua, una linea intera

sormontata da una spezzata per il legno, una linea spezzata sormontata da una intera per il metallo. Proprio come in Grecia non esisteva un simbolo grafico per l'etere posto al centro, cos anche in Cina, essendo solo quattro le combinazioni possibili con due linee, non esisteva un quinto simbolo per la terra posta al centro. Alcuni maestri suggerivano, come possibile simbolo per la terra, qualcosa di dinamico: due linee intere che si stanno spezzando o due linee spezzate che si stanno unendo. Da altri il problema venne risolto ricorrendo ai trigrammi (combinazioni di tre linee), che per sono otto e perci ad alcuni elementi ne devono essere assegnati due.

I Cinque Elementi in Cina

I cinque elementi possono essere disposti sulla stella a cinque punte in ordini assai svariati: ordine di emanazione-assorbimento, ordine di sottigliezza-grossolanit, ordine di evocazione-bando, ordine di alimento-esaurimento, ordine di sottomissione-ribellione etc. A riguardo, ogni tradizione ha le sue preferenze. Nella figura sottostante rappresentato l'ordine di evocazione (senso antiorario percorrendo le linee della stella) e bando (senso orario percorrendo le linee della stella).

Pentagramma degli Elementi

III) I SETTE METALLI di Sipex


Si gi parlato del simbolismo dei cinque "elementi", sia occidentale sia orientale. Un altro simbolismo molto antico, risalente anch'esso con ogni probabilit al periodo prealchimistico e usato dagli ermetisti ancor oggi, quello dei sette metalli maggiori (oro, argento, mercurio, rame, ferro, stagno e piombo ). Prima di parlarne daremo per qualche riferimento al simbolismo egizio pi antico e geroglifico. Per gli storici della chimica occidentale consuetudine considerare l'Egitto come la terra dove si raccolsero le nozioni chimiche pi vaste dell'antichit; ci si ritiene sia connesso con i bisogni pratici

imposti dal superiore tenore di vita raggiunto dalle caste dominanti. Senza alcun dubbio gli Egiziani utilizzavano abitualmente sei di questi metalli - ferro, piombo, stagno, rame, argento e oro - e conoscevano il mercurio. Questa popolazione sapeva estrarre, macinare e fondere i metalli per purificarli dalle impurit. La metallurgia dell'oro degli Egiziani pass agli altri popoli, incluso quello romano, senza che ad essa si apportassero sostanziali modifiche. L'analisi di resti in siti archeologici in Asia minore e nelle isole del Mar Egeo indica che, oltre che in Egitto, anche in quelle localit l'argento, gi nel quarto millennio avanti Cristo, veniva separato dal piombo, sfruttando le caratteristiche bassofondenti di quest'ultimo. Gli antichi egizi usavano anche l'elettro (con cui a volte ricoprivano gli obelischi) che una lega di oro e argento, presente in natura o realizzata artificialmente, molto diffusa nel Nuovo Regno. I principi e i gran signori se ne facevano fare delle corazze e delle bracciere. Il rame fu conosciuto fin dai tempi preistorici, sia allo stato libero sia in leghe con lo stagno per ottenere il bronzo. Il ferro fu conosciuto in epoca posteriore a quella del bronzo e del rame. Gli Egiziani lo utilizzavano per modellare utensili. Essi conoscevano il processo di riduzione di minerali di ferro in forni a fusione, e questo processo fu poi esportato ad altri popoli i quali lo fecero proprio e lo rielaborarono. Ma questo non fu il solo processo scoperto dagli Egiziani; si suppone, infatti, che anche quello della tempra (mediante il quale si indurisce il ferro tramite un brusco raffreddamento) fosse loro gi noto. La scoperta degli usi del piombo viene collocata dagli storici in un periodo posteriore a quello della scoperta del ferro; il piombo venne utilizzato per la fabbricazione di monete e per la realizzazione di condutture di acque. Fu poi largamente usato dai Romani anche in lega con lo stagno. Il mercurio era gi noto, nell'antichit, ai Cinesi e agli Ind ed stato rinvenuto in tombe egizie datate intorno al 1500 a.C.. Il suo uso come amalgamante per altri metalli attestato dal 500 a.C. . I Greci antichi lo usavano come pigmento per dipingere, e i Romani lo impiegavano in cosmetica. Dal punto di vista della "preziosit" dei metalli e dei minerali in genere, secondo l'egittologo tedesco Karl Richard Lepsius (Metals in Egyptian Inscriptions, 1860) gli Egiziani distinguevano, nelle loro iscrizioni, otto prodotti minerali particolarmente preziosi, che venivano indicati nell'ordine seguente: l'oro o Nub, l'elettro o Asem, l'argento o Hat, la pietra blu (zaffiro) o Chesbet, la pietra verde (smeraldo) o Mafek, il rame o Chomt, il ferro o Men e infine il piombo o Taht. Ecco la maggior parte dei relativi simboli riportati da Lepsius:

Ma il simbolismo dei sette metalli che si imposto, nel corso dei secoli successivi, al punto da rimanere quasi immutato sino ad oggi, non quello geroglifico, ma quello successivo nato verosimilmente in epoca greco-alessandrina . A ciascun metallo venne associato, secondo criteri di corrispondenza macro-microcosmici, uno dei sette corpi celesti "erranti" maggiori (rispettivamente: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno). Di conseguenza quei metalli e quei corpi celesti furono rappresentati con gli stessi simboli. Assumeremo come ipotesi che il simbolismo dei metalli sia derivato da quello dei cinque elementi: infatti, essendo tutte le sostanze concepite come combinazioni, in varie proporzioni, dei suddetti elementi, non potrebbe essere altrimenti. Diremo "puri" i metalli nei quali i quattro elementi inferiori sono equilibrati. In tal caso, il metallo tanto pi puro quanto maggiore la proporzione dell'etere: Abbiamo tre possibilit generali: l'etere prevalente rispetto agli altri elementi (oro) o in ugual proporzione (mercurio) o in minor quantit rispetto ad essi (argento). Al contrario, nei metalli pi impuri, gli elementi sono "squilibrati", con uno degli inferiori nettamente prevalente: se prevale il fuoco abbiamo il ferro (al fuoco resistente e forgiabile) , se prevale l'aria il rame (particolarmente vibratile, come dimostrano gong e campane), se prevale l'acqua lo stagno (facilmente fusibile), se prevale la terra il piombo (di elevato peso specifico, "pesante"). Se poniamo sulla croce equilatera il fuoco a sinistra, l'aria in alto, l'acqua a destra e la terra in basso, ciascun metallo sar indicato legando al braccio elementare corrispondente il simbolo del sole o della luna, a seconda della loro "affinit" maggiore (tendenza a formare leghe) con l'oro (ferro e rame) o con l'argento (stagno e piombo). Secondo questa ipotesi, il simbolo originario del ferro era un simbolo solare posto a sinistra della croce elementare (solo successivamente la croce si sarebbe deformata in una punta, ad indicare figurativamente nel ferro il metallo pi idoneo a forgiare armi); quello del rame un simbolo solare sormontante la croce degli elementi; quello dello stagno una luna posta a destra della croce elementare ed infine quello del piombo una luna sottostante la croce elementare. Il mercurio che il pi "equilibrato" dei sette metalli, anche se meno "puro" rispetto all'oro, presenta tutti e tre i simboli di base (sole, luna e croce) anche per la sua affinit (forma facilmente amalgame) con tutti gli altri sei metalli. Riguardo alla presenza o meno della "macula" centrale nel simbolo dell'Oro difficile che tale elemento simbolico venisse usato o meno indifferentemente, come talvolta fanno gli studiosi odierni. La macula indica la presenza di impurezze e perci obbligatoria nei simboli compositi (ferro, rame, mercurio). E' invece da omettersi se si vuole indicare l'oro puro.

Chiave simbolica dei Sette Pianeti

IV) La Porta
Introduzione di LEO YOUNG "Io Sono la Porta(1).Chi per me passer sar salvo; ed entrer e uscir,e trover pascoli" Ev.di Giovanni - X - 9 Eccoci a parlare della Porta Magica o Porta Coelestis del Marchese di Palombara (1614-1685?). La sua strutttura ci richiama le cosidette false-porte(2) delle mastabe egizie predinastiche e protodinastiche, cio pseudoporte scolpite sul vivo masso, oppure su betilici steli, il cui significato verteva sul mistero della Pietra-Verbo, sul trapasso cio dalla vita immateriale alla vita materiale, attraverso la simbolica pietra di occlusione spiritualizzata dal verbo (significato ad es. della Porta Santa giubilare di San Pietro(3)) o viceversa(4). L'effige del defunto(5) in atto di affacciarsi od uscire dalle false porte ce ne offre la prova, poich nei prototipi appariva semplicemente il segno della porta occlusa, scolpita nella roccia o sulla stele (per esempio la pseudoporta sul petto della sfinge di Gizeh). N.d.U.: (1) Ogni porta un luogo di passaggio, un luogo (fisico o non) di confine, di delimitazione, di separazione fra due mondi, due realt, due stati. Una porta aperta simboleggia accoglienza, fiducia, attesa. Esprime anche libert di movimento, facolt di entrare ed uscire, possibilit di passare in un altro luogo, di cambiare. Se la porta invece chiusa pu indicare separazione, rifiuto di un incontro, ma pu anche essere il sigillo materiale, esprimente l'effetto di un rito di protezione magica, nei confronti di un pericolo che rimane, per ci stesso, "fuori" portata. Una porta chiusa pu evocare, infine, la presenza d un mistero. (2) La falsa-porta, porta dipinta o incisa, attraverso la quale il ka poteva entrare o uscire e davanti alla quale venivano depositate le offerte, era posta sul lato orientale della mastaba. Costituiva il punto di comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. (3) Dal 1423 i giubilei sono segnati dall'apertura di una porta santa. All'inizio di un Anno Santo, "qualcosa" per i credenti si apre e li invita a passare, a mettersi in cammino, a non fermarsi sulla soglia. Possono entrare, passare da un mondo a un altro, da una situazione ad un altra, dalla loro realt di peccato alla realt della grazia d Dio. Apritemi le porte della giustizia: voglio entrarvi e rendere grazie al Signore (Sal 118,19): il grido di desiderio che per bocca del salmista si eleva da tutta la Chiesa e viene simbolicamente esaudito, quando il papa, aprendo la porta santa, d inizio al giubileo. Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria (Sal 24,7); Dio apre le porte del cielo e colma d benedizioni la terra (Mal 3, 10). (4) Come si pu superare una porta se murata? Se non con un corpo non impedito dalla materia (quello sottile per intenderci)? (5) L'immagine in cui il defunto prende possesso dell'offerta rituale, insieme agli altri temi come i momenti dei funerali o i portatori di offerte presente nelle mastabe del Regno Antico ed spesso collocata sull'architrave della falsa-porta o edicola contenente la statua con funzione sostitutiva del defunto stesso.

Falsa-porta di Nikaura, da Saqqara, 2460 a.C. circa . Il Cairo, Museo Egizio

La Porta Magica consta di tre stipiti (trilito) ed una soglia, incassati nei pressi di un ninfeo (fontana monumentale) del III sec. d.C. (dal quale provengono i cosidetti Trofei di Mario, oggi sulla balaustra capitolina), tra due grotteschi gorgonici mostri(6). N.d.U.: (6) Si tratta verosimilmente di due statue, ben pi antiche della Porta Ermetica, raffiguranti il dio egizio Bes.

La Porta Magica in Piazza Vittorio, accanto al Ninfeo di Alessandro Severo

La leggenda ricca di significati esoterici racconta che al Marchese di Palombara, alchimista, che qui aveva una sua villa, si presentasse un oscuro personaggio per cercare fra le erbe del luogo una certa pianticella (l'erba Moly?) capace di trasformare le pietre in oro. Rintracciata questa, il negromante(7) si sarebbe trattenuto in misteriose operazioni nel laboratorio alchemico del Marchese, ecclissandosi poco dopo non senza lasciare un buon mucchietto d'oro puro e la formula cabalistica per ottenerlo: formula che sarebbe proprio quella incisa sugli stipiti della porta. Soffermiamoci ad es. sulla quarta iscrizione: IL DRAGO CUSTODISCE L'INGRESSO DELL'ORTO MAGICO DELLE ESPERIDI E, SENZA ERCOLE, GIASONE NON AVREBBE GUSTATE LE DELIZIE DELLA COLCHIDE. Siamo dunque sullo stesso tema del Ramo d'Oro, del Legno Lucente, donde la specifica indicazione che le Esperidi, conservando i Pomi d'oro, conservano il Fuoco Celeste, che era il meraviglioso segreto dell'Hortus cio del Tempio. (Nell'orto delle Esperidi era quindi simboleggiato il Tempio ove le Vestali conservavano il fuoco sacro, luogo in cui si trova l'attuale comune di Nemi che consiglio agli studiosi di visitare). Ma per noi, i pomi d'Oro rapiti da Ercole erano le chiavi alfabetiche delle prime parole sacre adamitiche, come risulta dal famoso rilievo di Villa Albani (Anzio) con la chiave del PHI (numero aureo) adombrata nelle spire del serpente(8).
N.d.U.: (7) Che, probabilmente, era l'alchimista Francesco Giuseppe Borri. (8) Un mito massonico afferma che la massoneria ebbe inizio nel giardino di Eden e che Adamo sia stato il "Primo Massone". La divinit possedeva in esclusiva il potere di "nominare" ed in virt di questo veniva dato significato alle cose e un destino alle creature. Una facolt che venne condivisa con Adamo, a cui fu consentito di dare un nome prima di tutto agli animali, poi alle piante e a tutte le altre cose. Ogni cosa ha perci un "nome primordiale", direttamente datole da Adamo, e ogni nome a sua volta un numero.

V) I Simboli della Porta


di Ea I) Il Rosone
Il medaglione oggi rimastoci era circondato da un motivo ornamentale andato perduto [N.d.U.] EA: Esaminiamo i simboli della Porta Ermetica, cominciando dal Rosone in alto. E' molto simile al simbolo posto sul frontespizio dell'opera "Aureum Saeculum Redivivum" del rosacrociano Hinricus Madathanus, soprattutto alla versione del simbolo usata nell'edizione del 1625.

Aureum Saeculum Redivivum 1621

Aureum Saeculum Redivivum 1625

Porta Ermetica di Roma 1680 Limitamoci, almeno per il momento, all'esame del rosone della Porta Ermetica. Nel cerchio esterno c' l'iscrizione: Tria sunt Mirabilia Deus et Homo Mater et Virgo Trinus et Unus. Deus et Homo nella teologia cristiana Ges. Ermeticamente la parte sovrannaturale dell'uomo, cio il principio Zolfo ( in greco theion significa 'zolfo', ma anche 'divino'). Mater et Virgo nella teologia cristiana Maria. Ermeticamente la Natura Naturante, il principio Mercurio. E' "madre" di tutte le cose create (cio della Natura Naturata) e tuttavia "vergine", perch tutto ci che attualmente esiste (il manifesto) un bruscolino insignificante, rispetto a tutte quelle potenzialit attualmente non in atto (il non manifesto). Trinus et Unus nella teologia cristiana Dio. Ermeticamente si tratta del principio Sale. Esso proviene dall'azione del principio maschile Zolfo sul principio femminile Mercurio. Il Sale (qui da intendersi come Solfuro di Mercurio o Cinabro) trino perch costituito dagli altri due principi e dal legame tra essi. In altri termini il Sale contiene Zolfo e Mercurio in forma non pi libera, ma individuata. All'interno del cerchio, il triangolo con il vertice in alto sta per il fuoco celeste, lo Zolfo; il triangolo con il vertice in basso indica l'acqua d'argento, l'Hidrargirium o Mercurio. L'incrocio dei due triangoli, a formare una stella esagonale, indica la loro unione. Nel Rosone, il triangolo dello Zolfo (come spessore) posto sotto a quello del Mercurio, ad indicare una maggiore interiorit del principio Zolfo,

rispetto al principio Mercurio. Il cerchio sormontato dalla croce qui simbolo del Sale, termine da intendersi nel suo significato pi ampio possibile, cio di individuo vivente, considerato nella sua totalit. Del sale inteso, invece, nel senso ristretto di "forze vitali" si dir altrove. Rimane da aggiungere che quando gli alchimisti parlano rispettivamente di "sale solubile" e "sale insolubile", intendono rispettivamente l'aspetto interiore (globalmente considerato) e quello fisico dell'individuo. Come spiegheremo meglio in seguito, con altra terminologia, l'adepto giunto a piena realizzazione diventa, anche nel suo aspetto fisico, un "sale completamente solubile". Nel cerchio del simbolo del Sale, vi un'altra epigrafe: "Centrum in Trigono Centri" [Il Centro nel Triangolo del Centro]. Di quale centro si tratti indicato da un disco solare con un punto centrale (come vedremo simbolo dell'Ego). Il punto disposto esattamente all'intersezione del triangolo rivolto verso il basso con il segmento alla base del triangolo rivolto verso l'alto. Ora, assai noto che un triangolo rivolto verso il basso e tagliato da una linea orizzontale sinonimo dell'elemento "terra". Tale "triangolo della terra" anche detto "triangolo del centro". Dice infatti Cesare della Riviera (Mondo Magico degli Heroi, I/VII): "Ricordiamoci inoltre quel che si disse al principio, ossia che la Terra il vaso e il fondamento di tutti gli elementi. Allora noi vedremo chiaramente che essa Terra il dianzi descritto Centro o punto, origine del Mondo naturale". E' anche noto che i quattro elementi derivati dall'etere o quintessenza, sono utizzati dagli alchimisti anche (ma non solo) come simboli alternativi dei quattro "corpi" dell'uomo e che l'elemento pi grossolano, la terra, simboleggia allora il corpo fisico. In sintesi, l'espressione Centrum in trigono centri indica il centro del corpo fisico. Qual la sua importanza? Dopo Madathanus, quest'espressione diventata assai importante, per tutte le organizzazioni collegate in qualche modo ai Rosacroce. Ne "La Visione del Mercurio Universale" di Frater S.M.R.D. della Golden Dawn si legge: "Tuttavia in Mercurio tu devi ricercare tutte le cose. Perci non senza ragione i nostri Antichi Fratres affermavano che la Grande Opera era Fissare il Volatile. Vi un solo luogo dove esso pu essere fissato ed il Centro, il centro esatto: Centrum in trigono centri". Come "ancorare" il volatile mercurio al centro del corpo fisico? Ne "Il doppio e la coscienza solare" (Introduzione alla Magia, vol II) si trova scritto:"Fui indotto a questo: a raccogliere tutte le mie forze per mantenere fermo, dentro il corpo fisico giacente, l'altro essere che sentivo emergere, formarsi, liberarsi. Tentativi su tentativi, rinunce, prudenza, attesa. Alla fine, una notte si produsse il fenomeno meraviglioso, il capovolgimento indescrivibile: fu la visione solare, sfolgorante e sfavillante, nel centro di me che era il centro di tutto; fu il senso centrale e travolgente della realt assoluta spirituale e immortale, che sommergeva le cose cosiddette reali nel rapporto di riflessi di ombre traslucide". E in nota si aggiunge:"Nella tecnica messa istintivamente in opera da chi scrive per fissare il volatile, si tratta di far s che il cuore (il centro) dell'uomo interiore coincida col "cuore" del'uomo esteriore, il che conduce come ad un corto circuito che supera la soluzione di continuit".

Sui Simboli B & S


EA: Dopo la pubblicazione della I edizione del presente Quaderno, qualcuno mi ha chiesto il significato delle misteriose lettere B e S, che si trovano nel simbolo posto sul frontespizio dell'opera "Aureum Saeculum Redivivum" di Hinricus Madathanus, ma mancanti nell'analogo simbolo del rosone della Porta Ermetica di Roma. Mi stato anche riferito che, in qualche sito Internet, le due lettere vengono considerate, senza alcuna spiegazione, quali simboli indicanti rispettivamente il Bismuto e lo Zolfo. Il Bismuto ha attualmente simbolo 'Bi'(1), ma John Dalton (1766-1844) agli inizi dell'Ottocento lo indicava con una B all'interno di un cerchio. Tuttavia non vi traccia di un tale uso anteriormente a Dalton e le edizioni dell' "Aureum Saeculum Redivivum" sono del 1621 e del 1625. Del resto, nonostante che il termine latino Bisemutum o Bisematum risalga al 1400(2), tale elemento chimico fu a lungo confuso con altri metalli quali lo Stagno e il Piombo(3) (e forse anche con l'Antimonio) e riconosciuto come nuovo elemento solo nel 1753 da Claud J. Geoffroy. Anche per quanto riguarda lo Zolfo, il simbolo S (dal latino Sulphur) stato adottato solo in epoca moderna. Dalton, ad es., usava la S collocata all'interno di un cerchio per indicare l'Argento (Silver in inglese). Perci l'identificazione delle due lettere del simbolo di Madathanus con il Bismuto e lo Zolfo priva di reale fondamento. L'uso delle lettere per indicare gli elementi in genere recente. Gli alchimisti indicavano, invece, gli elementi con dei simboli figurativi. Usavano le lettere per indicare strumenti ed operazioni chimiche. La B (da Balneum) indicava, per lo pi, l'azione solvente dell' "Acqua Forte" sia semplice (o prima, cio acido nitrico), sia composta (o seconda, cio acqua regia); la S (da Sol)

indicava invece l'intenso "Fuoco di terzo grado", adatto alla calcinazione della pietra (4). Poich l'Acqua Forte ha energica funzione solvente e il Fuoco di terzo grado intensa azione coagulante, ne consegue che il simbolo complessivo B & S del tutto equivalente al ben noto motto alchimico "Solve et Coagula". (1) La B da sola usata oggi quale simbolo del Boro, elemento scoperto nel 1808. (2) Era ben noto a Paracelso (1493 - 1541) che lo riteneva una latinizzazione del tedesco Wissmut, perch estratto (gemutet) nei prati (in den Wiesen) in Sassonia nella localit di S. Giorgio. (3) Era infatti anche detto "Bastardo dello Stagno" e "Piombo leggero" o "Piombo Scadente". (4) Si confronti con il Dizionario di Alchimia di Gino Testi, Roma 1980, alle voci 'B' ed 'S'.

II) Parte centrale dell'Architrave

EA: Sotto il rosone, sullarchitrave, scritta in ebraico, c' l'epigrafe: "Ruah Elohim" [spirito
divino]. Heinrich Khunrath nell'Amphitheatrum sapientiae aeternae dice:"Quid est Lapis Philosophorum? Lapis Philosophrum est ruah elohim Ruach Elohim, (qui incubabat aquis, Gen. 1.) [Che cos' la Pietra dei Filosofi? La Pietra dei Filosofi ruah elohim lo Spirito Divino (che aleggia sulle acque, Genesi 1)]". Si tratta dunque della forza creatrice degli Elohim (Zolfo) che si accinge ad operare sulla natura ancora indifferenziata (Natura Naturante, Mercurio Universale). Segue un avvertimento: "Horti magici ingressum hesperius custodit draco et sine Alcide colchicas delicias non gustasset Iason" [Il drago delle Esperidi custodisce lingresso del magico giardino e senza Alcide (Ercole), Giasone non avrebbe assaporato le delizie della Colchide]. Eracle uccise il drago che custodiva l'albero delle mele d'oro, posto nel giardino delle Esperidi. Giasone uccise il drago che custodiva il vello d'oro nella Colchide. Della distinzione tra il primo o piccolo "Guardiano della Soglia" e il secondo o grande "Guardiano della Soglia" ha parlato R.Steiner nel libro "L'Iniziazione". Si veda anche Giovanni Colazza "Dell'Iniziazione", che un commento del testo dello Steiner.

III) Parte sinistra dell'Architrave e parte alta dello Stipite Sinistro

EA: E veniamo al simbolo che si trova in alto, al di sopra dello stipite sinistro della Porta Ermetica. Tale simbolo comunemente identificato con quello di Saturno e perci del Piombo. Tale identificazione corretta ma, nello stesso tempo, riduttiva. Il simbolo di Saturno, come gi sappiamo, costituito da una croce degli elementi, che sormonta una luna. Nel simbolo della Porta Ermetica, sopra il braccio sinistro della croce, vi per una seconda luna, abbastanza pi piccola della precedente. Apprenderemo, dall'esame del simbolo del VITRIOLVM, che questa lunula indica l'azione del "sale volatile" (prana) sugli elementi. Dunque non si tratta semplicemente di un simbolo indicante Saturno o il Piombo, giacch indica piuttosto l'azione del "sale volatile" sul piombo. L'epigrafe che accompagna il simbolo recita: "Quando in tua domo nigri corvi parturient albas columbas tunc vocaberis sapiens" [Quando nella tua casa i neri corvi partoriranno bianche colombe allora sarai chiamato sapiente]. Si tratta dunque di un processo interiore ("nella tua casa") che conduce alla conoscenza ("sarai chiamato sapiente"). Tutti gli studiosi sanno che i corvi neri partorienti le bianche colombe simboleggiano il transito dall' "opera al nero" all' "opera al bianco". Ma bisogna tener conto che l'autore ha scelto, come mezzo per tale transito, l'azione del "sale volatile" sul piombo, cio l'azione del respiro, funzione organica semivolontaria, che in stretta relazione con la forza vitale, simboleggiata dal sale volatile. Su tale metodo si soffermano varie monografie di Introduzione alla Magia. Si veda, in particolare, nel primo volume: 1) Luce: Opus Magicum: Il Fuoco; 2) Abraxa: Istruzione per la Conoscenza del Respiro; 3) Arom: Prime Esperienze. In nota al saggio di Luce, vi anche un riferimento ad una variante del metodo, riportata in un antico codice dell'abate Xerocarca del convento del Monte Athos. Massimo Scaligero, nelle sue opere (vedi in particolare "Tecniche della Concentrazione Interiore") ha indicato, come pi opportuno per chi possiede la costituzione animica oggi pi frequente, un metodo che sostanzialmente quello consigliato da Abraxa. In esso, usando le sue parole, non si tratta di

giungere allo Spirito muovendo dal respiro, ma piuttosto di giungere al respiro muovendo dallo Spirito. Scaligero ha anche fornito indicazioni sul concetto di "Arcangelo dell'Aria", che solo accennato nella monografia di Abraxa.

IV) Parte destra dell'Architrave e parte alta dello Stipite Destro

EA: Sullo stipite destro in alto della Porta Ermetica si trova l'epigrafe: "Diameter spherae thau
circuli crux orbis non orbis prosunt" [Il diametro della sfera, il tau del cerchio e la croce dell'orbita non giovano ai ciechi.] , sormontata, sulla parte destra dell'architrave, da un simbolo, comunemente identificato con quello di Giove. Come abbiamo gi detto per il precedente simbolo, tale identificazione, pur esatta, incompleta. Infatti il simbolo di Giove ha normalmente una sola luna disposta sull'asse orizzontale della croce, di solito sul braccio di sinistra. Il simbolo della Porta Ermetica, che stiamo considerando, ha invece due lune: una piccola disposta sul braccio di sinistra e una pi grande "rettificata", cio stilizzata con tratti rettilinei e congiunta al braccio di destra a mo' di freccia. Come per il simbolo precedente la lunula sulla sinistra indica l'azione del "sale volatile" (spesso usato, ber brevit, come simbolo sintetico di tutte e cinque le forze vitali) sugli elementi. Analizzando il simbolo dell'Ermete, vedremo che la luna rettificata indica l'intelletto ricettivo, nel suo atto di percepire le cose cos come sono, senza distorsioni egoiche. In sintesi abbiamo: un'azione delle forze vitali e i loro effetti sugli elementi, percepiti senza distorsioni dall'intelletto ricettivo. Si gi visto che l'azione delle forze vitali pu stimolarsi ermeticamente mediante le pratiche respiratorie. Si tratta dunque di portar oltre quella pratica. Come? Ci viene in soccorso l'epigrafe. Essa, oltre a indicarci l'impossibilit della pratica per chi incapace di osservare le cose cos come sono (i "ciechi"), ci rimanda ai simboli delle cinque principali forze vitali. In alchimia, una sfera o un cerchio, con evidenziato il diametro verticale, indica la forza vitale per eccellenza (la pi dinamica) cio il sale volatile (scr: prana), che presiede ai processi di assorbimento dell'organismo. Come esempio di sale volatile (ma ne facevano anche altri pi pertinenti), gli alchimisti citavano di solito il salnitro. Si riteneva infatti che si trovasse anche nell'aria. Scrive ad es. Anton Josef Kirchweger ne "La catena aurea di Omero": "Che vi sia salnitro e sale nell'aria evidente dal lampo, dal tuono e dalla grandine". Nelle Oeuvres Posthumes, Grimaldy cos descrive simbolicamente l'attivazione del respiro da parte del salnitro, concepito come forza vitale: "Il sal Nitro [come] un magnete che attira senza posa un sale simile dallaria, che lo rende fecondo e vivificante". Al contrario, una sfera o un cerchio con evidenziato il diametro orizzontale indica la forza vitale opposta alla precedente, il sale fisso (scr: apana), che presiede ai processi di espulsione. Come esempio di sale fisso, gli alchimisti indicavano di solito quello che si otteneva dal "Tartaro di vino" (residuo dei barili di vino) : il sal di tartaro fisso, cio il carbonato di potassio. Se al diametro verticale si aggiunge un (solo) braccio orizzontale si ottiene un tau inscritto nel cerchio, simbolo del vetriolo (termine con il quale si indicava di solito un solfato) nel suo aspetto di forza vitale attivatrice del sistema nervoso e di tutti gli organi e recettori sensoriali (scr: udana). Se al diametro orizzontale si aggiunge un (solo) braccio verticale si ottiene un tau inscritto in un cerchio (diversamente disposto rispetto al precedente), che indica il "sale di miniera" (anima minerale), cio la forza vitale che attiva e controlla il sistema digerente (scr: samana). Infine, se si iscrive una croce (azoth) in un cerchio, si ottiene il simbolo del verderame, cio di quella forza vitale (il verde un simbolo delle forze vegetative), che coordina, in tutto il corpo, le altre precedentemente viste e presiede alla circolazione del sangue e della linfa e al movimento di tutti i muscoli (scr: vyana). Scrive Massimo Scaligero (in Tecniche della Concentrazione Interiore): "Egli stesso [l'operatore] in base a tale percezione sottile dell'aria, pu intuire il ritmo che deve imprimere al respiro e per quanti minuti". Infatti, il modo di respirare interconnesso con l'agire delle cinque forze vitali e la diversa intensit e durata delle fasi della respirazione (inspiro, pausa, espiro, pausa), nonch il diverso prevalere dei muscoli coinvolti (pettorali, addominali etc.) e, non ultimo, il diverso focus attenzionale della mente mettono in atto tali forze con differenti modalit.

V) Parte Media dello Stipite Sinistro

EA: E veniamo all'epigrafe che si trova nella parte centrale dello stipite sinistro. Essa dice: "Qui scit
comburere aqua et lavare igne facit de terra coelum et de coelo terram pretiosam" [Chi sa bruciare con l'acqua e lavare con il fuoco, fa della terra un cielo e del cielo una terra preziosa].

L'epigrafe accompagna il simbolo di marte, che rappresentato con la freccia perfettamente perpendicolare al cerchio solare e perci non obliqua come nelle rappresentazioni pi frequenti. Gli alchimisti erano a conoscenza delle sostanze alcooliche, che, pur rassomigliando all'acqua come consistenza fisica, tuttavia danno, se ingerite, una sensazione di fuoco e di calore. E' ben noto il termine "aguardiente" (acqua che brucia) , dato tutt'oggi ad un distillato del succo della canna da zucchero. L'acqua che brucia simbolo dell'elixir di vita, sulla cui tecnica interiore accenneremo parlando del simbolo di Venere). In certe scuole, un elixir "esterno" (talvolta lo stesso alcool) viene utilizzato per propiziare quello "interno". Invece, la scuola dello Steiner si pronunciata sfavorovolmente all'uso dell'alcool per un praticante, che abbia la struttura interiore tipica dell'uomo occidentale moderno. E' un punto sul quale si ritorner pi ampiamente in futuro. Riguardo al fuoco che lava, Glauber, nel De Purgatorio Philosophorum, dice:" Io intendo in questo libro trattare de... il fuoco di pulizia dei filosofi, fatto dello spirito di vino distillato, con il quale essi purificano le anime dei vegetali, degli animali e dei minerali, rendendoli degni perci di entrare nel loro cielo". Come si pu notare, esattamente come l'acqua che brucia, anche il fuoco che lava chimicamente un distillato alcoolico. C' solo una lieve differenza di ...intensit. Si dice che la parola brandy venga da una espressione olandese, che significa "vino bruciato", nel senso che, similmente al vino bruciato, non possiede la qualit di "bruciare". Infatti, gli intenditori sanno che, bevendo un vero brandy, si deve avere una sensazione netta, ma non "bruciante" di fuoco. In altri termini, chimicamente, un'acqua ardente un distillato alcoolico pi energico di una "flamma non urens" (brandy). Da un punto di vista simbolico, acqua che brucia e fuoco che lava sono perci solo due intensit diverse dell'elixir di vita. Esso lo stadio intermedio che conduce alla pietra filosofale. Questa si ottiene sempre in base al ben noto principio del Solve (far dellla terra un cielo) et Coagula (far del cielo una pietra preziosa). Ci chiaramente indicato dal simbolo marziale della Porta Ermetica: in basso disceso il principio dell'ego (disco solare), mentre in alto si trova la stessa freccia che vedremo in cima al simbolo del VITRIOLVM. A ragione si dice che, come le frecce dirette orizzontalmente sono lune rettificate, cos le frecce dirette verticalmente non sono altro che il simbolo dell'ariete rettificato. Nel V cap. de "Il Mondo Magico degli Heroi", Cesare della Riviera dice:"Il geroglifo dell'Ariete consta di due semicerchi connessi in un comun punto. Esso non meno misterioso degli altri, inquantoch chiudendo e congiungendo magicamente l'un semicerchio all'altro si forma un circolo intero, ma differente da quello del Sole. Infatti nel centro del secondo posto un punto che geroglificamente significa la Terra, per indicarci il dominio e il corso del Sole intorno a detta Terra, mentre nel primo un tal punto visibile manca, onde verr ad essere simbolo dell'ottavo Cielo, detto Firmamento, cio cielo delle Stelle Fisse, le quali da Platone sono chiamati fuochi eterni, allo stesso modo che il carattere mistico dell'Ariete segno della triplicit ignea". In altri termini, il cerchio con un punto al centro, cio il sole che gravita attorno alla materialit della terra, l'ego. Il cerchio senza il punto centrale invece l'intelletto attivo, "stella fissa", cio motore immobile nell'uomo. Dunque l'ariete situato in alto e "rettificato" indica la nuova e corretta posizione di tale sommo principio nella compagine umana.

VI) Parte Media dello Stipite Destro

EA: Proseguendo ad analizzare i simboli della Porta Ermetica, soffermiamoci su un simbolo assai
noto, che si trova nella zona centrale dello stipite destro. E' un simbolo comunemente usato per indicare il pianeta Venere e, come metallo, il Rame. Il simbolo formato da un disco solare, che sormonta la croce degli elementi. Ermeticamente indica perci il dominio dell'ego sugli elementi stessi. Occorre tener presente che, in generale, per mezzo degli elementi sottili che l'ego pu controllare gli elementi grossolani. L'iscrizione che accompagna il simbolo dice: "Si feceris volare terram super caput tuum eius pennis aquas torrentium convertes in petram" [Se avrai fatto volare la terra al di sopra della tua testa, con le sue penne tramuterai le acque dei torrenti in pietra]. Si tratta di un equivalente del notissimo motto ermetico: "Solve et coagula". Ogni qualvolta liberiamo ("facciamo volare") una parte della nostra struttura umana (la "terra") dall'abitudine o dalla "legge" che la vincola , ci troviamo in uno stato fluidico (acque dei torrenti) ove siamo liberi di scegliere consapevolmente e volontariamente una nuova struttura (pietra). Le penne variopinte degli uccelli, in particolare quelle del pavone, sono per gli alchimisti il simbolo dei colori sottili e dei corrispondenti elementi. E' negli elementi sottili che si riassorbono sempre i grossolani, per poter poi essere nuovamente e volontariamente ricoagulati. Il principio enunciato applicabile a tutti i campi. Ci limitiamo a tre esempi: I) Se utilizzando il "separando di controllo", cio la presenza mentale, diventiamo consapevoli delle

nostre abitudini motorie, emotive o di pensiero, ci "sciogliamo" da esse e diventiamo in grado di sostituirle con comportamenti volontari e consapevoli. II) L' "eterizzazione" del sangue, cio la sua trasformazione in luce sottile, sperimentabile generalmente nel cuore, permette, agendo in senso contrario, di influenzare il sangue stesso tramite la luce sottile. Su un consimile procedimento si basa l'elixir interiore degli alchimisti. III) Al culmine della realizzazione ermetica, la "soluzione" dell'intero corpo grossolano, permette all'adepto di "ricoagulare", se necessario, un nuovo corpo, visibile con gli occhi fisici anche dagli altri esseri, ma sottratto alle leggi materiali cui soggiacciono questi ultimi. In certi ambienti teologici del cristianesimo primitivo, si pose il problema se il corpo del Cristo risorto fosse uguale a quello degli altri uomini oppure no. Da un punto di vista ermetico, sono vere entrambe le affermazioni. Assumendo per autentiche le scritture evangeliche, il corpo di Cristo, percepito dagli altri uomini, dava le stesse sensazioni di un qualunque altro corpo umano. Ma Cristo stesso, che aveva avuto il potere di far risuscitare quel corpo, non lo percepiva, come avviene per gli altri uomini, quale "prigione dell'anima", bens come docile strumento: riprova di ci l'ascensione con il corpo ai cieli. In altri termini, la risposta diversa, a seconda che ci si ponga dal punto di vista degli altri uomini, oppure dal punto di vista di Cristo. Essendo i punti di vista entrambi possibili e corretti, non vi tra le due risposte contraddizione.

VII) Parte Bassa dello Stipite Sinistro

EA: Sulla parte bassa dello stipite sinistro della Porta Ermetica di Roma, si trova l'epigrafe: "Azot et
ignis dealbando Latonam veniet sine veste Diana"[Se Azot e Fuoco sbiancano Latona, apparir Diana senza veste], che accompagna un simbolo che tutti gli studiosi identificano con quello di Mercurio. Anche in questo caso l'identificazione del simbolo vera, ma riduttiva. Infatti, occorre spiegare come mai la luna posta, abitualmente, tangente al cerchio solare (o addirittura intersecantesi ad esso), ne sia invece separata e, pur tuttavia, collegata graficamente mediante un segmento rettilineo. Ci viene in aiuto un'opera alchimica, che riporta sette simboli praticamente identici a quelli degli stipiti e del gradino della porta. Si tratta della Commentatio De Pharmaco Cattolico (1665), un'opera di Johannes De Monte-Snyder. Una parziale traduzione da parte di Tikaipos si trova nel primo volume di Introduzione alla Magia, con il titolo De Pharmaco Catholico. La traduzione completa, eseguita a suo tempo da Tikaipos, stata pubblicata nel 1974 dalle edizioni Arch, con il titolo Commentario sul Farmaco Universale. Dice De Monte-Snyder (opera cit. cap.18, par. 9): -E Mercurio non altro che una certa vera Venere portante lunar corona e avente in s solar solfo, sicch Giove equo e buono desidera esaltarla ad onor pi eccelso. Tu strappa a Mercurio le corna, bruciagli, cio, le ali ed eccolo cos [diventato] una certa Venere. Inverti allora codesta e ne hai un certo solfo efficace;- e aggiunge (par.10)- Il Mercurio metallico mattutino e vespertino Lucifero; spogliato dell'ornamento del capo, ed eccolo uno sferico tronco su cui Fortuna volteggia, sinch il rude ed indigesto alimento prorompa in alto al di fuori di s;-. Nel II vol. di Introduzione alla Magia, vi una monografia intitolata "Esperienze: Il Doppio e la Coscienza Solare", dedicato all' Ars Dormiendi. Nella descrizione delle relative esperienze, si trova scritto: - Ma ad un tratto, nella sensazione sgomentante di un istante, scorsi "l'altro" , che felinamente sgusciava fuor dal mio corpo, mentre io subito piombavo nella plumbea incoscienza del sonno. Ho ragione di pensare che questa apparizione doveva gi essere accaduta altre volte, senza per che me ne fosse rimasto un ricordo definito. Un dettaglio curioso: una frase piuttosto insignificante che avevo letto in un libro di alchimia, ad un tratto si present nella mia memoria e cominci a tornare e ritornare con insistenza, senza alcun motivo, come una idea fissa: "Beati gli Atteoni che giungono a vedere la Diana tutta nuda"...Ora, il mattino che ricordai l'apparizione di cui ho detto, mi balen un senso, che si pu riassumere in due parole: "Ho capito"-. Dunque il simbolo da noi considerato si riferisce all'atto di spogliare Mercurio "dell'ornamento del capo". Tale ornamento non per del tutto abbandonato, perch, come abbiamo detto, un segmento continua graficamente a tenerlo unito, proprio come quando, sollevando il proprio cappello per salutare, si continua a tenerlo unito al corpo con la mano. La luna separata dal resto del simbolo mercuriale (cio dal simbolo di Venere) Diana senza le vesti, Latona sbiancata. Riguardo all'uso dell'Azoth e del Fuoco per la sbiancatura, cos si esprime Nicolas Flamel nel cap. IV delle sue "Figure

Geroglifiche" (Londra, 1624): " Dovete quindi fare due parti e porzioni di questo corpo Coagulato, luno dei quali servir per Azoth, per lavare e pulire laltro, che chiamato Letch, che deve essere sbiancato: Egli che lavato il Serpente Pitone, che, avendo preso il suo essere dalla corruzione della melma della Terra raccolta insieme dalle acque del diluvio, quando tutti gli ingredienti erano acqua, deve essere ucciso e sopraffatto dalle frecce del Dio Apollo, dal Sole giallo, che come dire, dal nostro fuoco, uguale a quello del Sole".

VIII) Parte Bassa dello Stipite Destro

EA: Per riassumere l'argomento reincarnazione-trasmigrazione e palingenesi (trattato in un


precedente Quaderno) conviene riferirsi al simbolismo ermetico-alchimico e, in particolare, a quello in uso nella scuola del Kremmerz. In quel "miscuglio" che l'uomo, possono distinguersi normalmente quattro enti. La figura seguente ne riporta sinteticamente i simboli, i significati e, per chi proviene da studi orientalistici, gli equivalenti nella dottrina Samkhya, forse la pi antica della tradizione ind. Il termine "intelletto attivo", riferito al principio solare, non tragga in inganno, trattandosi di "attivit non agente" (motore immobile nell'uomo).

Alla morte, come ha indicato Kremmerz, si possono avere tre differenti destini. Dal punto di vista dell'individualit umana, il caso peggiore si ha quando i quattro enti del "miscuglio" si separano (in maniera progressiva) completamente. In tal caso, il complesso individuale pu dirsi disfatto e ciascun ente segue il destino proprio del suo piano di esistenza. Come Evola ha sottolineato, nel buddhismo si d particolare rilevanza al destino del mercurio (perch l'ente che conserva la maggior parte delle caratteristiche animiche individuali) descritto come un "demone" o stato intermedio (antarabhava), che si reincarna poi in stato umano o trasmigra in stato non umano, unendosi ad un ente solare (ben difficilmente lo stesso dell'esistenza precedente). La causa di un tale destino negativo soprattutto l'ego, che, durante la vita, paragonabile ad un tiranno, tutto teso al proprio soddisfacimento

egoistico, che si disinteressa completamente del destino del suo regno, facendolo deperire e sfasciare. Che il destino sia, invece, parzialmente o completamente positivo, si deve, secondo l'insegnamento del Kremmerz (fascicolo B della Miriam), alla formazione di un quinto "corpo", l'ERMETE, che funga, durante la vita, da "trait d'union" tra i due corpi superiori e i due inferiori. A differenza del comune ego, Ermete paragonabile ad un saggio principe, che, pur non trascurando il decoro e il ruolo della sua corte, si occupa per assiduamente del suo popolo, che perci fiorisce sotto la sua saggia guida. Egli realizza l'equilibrio tra tutti e quattro i "corpi". L'Ermete fa capolino gi nella vita ordinaria. Dice Kremmerz nel I fascicolo del Commentarium (1910): "In fondo Ermes l'intelletto della forza divinizzante l'uomo. Il poeta nei momenti di estro (istros furore) - il matematico che risolve problemi arditissimi - il fisico che trova una legge e la prova - un oratore che seduce una assemblea - un musico che incanta i suoi uditori - sono manifestazioni dell'ermes, intelletto sottile delle pi alte pulsazioni ipercerebrali. La filosofia ermetica la scienza che ricerca questo dio inafferabile e lo fissa. ... L'ermes volgare il Mercurio trafficante, che si manifesta nella necessit di adattamento della vita all'ambiente. L'Ermes filosofico, il Mercurio generoso, che monta all'Olimpo dove gli dei si sollazzano e ricerca, se possibile, l'elixir di lunga vita e la trasmutazione del piombo in oro." In Introduzione alla Magia (vol. III "Ancora sulla sopravvivenza. Sui patti , la paura e altro ancora") sono indicati diversi casi nei quali, anche in persone non iniziate, l'Ermete si sufficientemente costituito, cos da proteggere (vista la sua posizione intermedia) i due corpi pi elevati, dal disfacimento degli altri due, e realizzare quelle nozze chimiche tra sole e mercurio, che fanno di essi non pi un miscuglio, ma un tutto indissolubile, che si reincarna compatto in nuovo stato umano o trasmigra compatto in stato non umano. Ci riesce in maniera pi consapevole, ovviamente, in persona che sia stata iniziata. In realt, per un iniziato, ci costituisce l'obiettivo minimo (solo il mercurio si tramuta in oro, il corpo di gloria al primo stadio: solo un corpo mentale, che si pu manifestare agli altri ad es. come volontario pensiero telepatico). Sempre per la sua posizione intermedia, Ermete ha accesso e pu assumere il dominio del corpo lunare, cos da mantenere, nel post-mortem, anche le forze vitali unite ai due corpi superiori. Si tratta dell'obiettivo intermedio: anche l'argento si trasforma in oro; il corpo di gloria al secondo stadio: si pu manifestare ad altri, ma solo come immagine, durante i sogni o in stati analoghi (allucinatori, medianici, ipnotici, meditativi etc.). Tramite il corpo lunare, Ermete pu per spingere il suo dominio fino alla compagine fisica. Se ci riesce, nell'attimo della morte, tutti i "corpi" rimarranno uniti. Gli elementi elementati (bhuta) si riassorbiranno negli elementi elementanti (tanmatra). Non rimarr "residuo di cadavere". Il corpo di gloria allora perfetto (triplice corpo): anche il piombo (dopo il mercurio e l'argento) si tramutato in oro. Ermete ora "tre volte grandissimo" (trismegisto). L'adepto pu apparire agli altri, rendendosi visibile anche agli occhi materiali. Il simbolo dell'Ermete cos rappresentato nella Porta Ermetica:

il simbolo facilmente comprensibile, se si tiene presente che Ermete una sorta di "dissoluzione" della superbia dell'ego (cerchio solare presente nel simbolo del mercurio) che, umilmente discendendo, va a collocare il fuoco della propria attenzione tra gli elementi elementanti (croce elementare) e le forze vitali (luna). Tullio Quasimodo: Osservando il simbolo dell'Ermete e il modo in cui si trasformato in esso il simbolo primitivo del mercurio, si nota che mentre la luna in basso che indica le forze vitali ha mantenuto la sua forma abituale di falce, la luna in alto che simboleggia l'intelletto ricettivo stata stilizzata con due linee ad angolo. Non credo che il mutamento sia casuale. EA: L'intelletto ricettivo sovente paragonato ad uno specchio, che riflette gli oggetti esterni od interni grazie alla luce dell'intelletto attivo. Tuttavia questa "riflessione" normalmente modificata dalla presenza dell'ego, che filtra e distorce tutto secondo la propria ottica. La falce lunare ben si presta ad indicare una riflessione distorta, perch uno specchio concavo o convesso distorce di norma le immagini che vi si riflettono. Nell'Ermete, la nuova collocazione del disco solare dell'ego non pu non

ripercuotersi favorevolmente anche sull'intelletto ricettivo, che ora riflette perfettamente gli oggetti come uno specchio piano. Di qui la particolare rappresentazione stilizzata, realizzata con due tratti rettilinei, della luna: si tratta di una luna "rettificata". Il simbolismo della "rettificazione della luna" (intesa come intelletto ricettivo) ha analogie con quello della "chiarificazione dell'acqua" o dello "sgrezzamento della pietra". La luna, intesa invece come l'insieme delle forze vitali, deve essere "dominata". Si ricordi l'immagine della Vergine Maria che tiene la falce lunare (dritta o capovolta) sotto i suoi piedi. Quelle vitali sono un gruppo di forze, che, pur essendo utilizzabili nel modo opportuno (si pensi ai vari fenomeni pscicosomatici di malattia e di guarigione), di solito sono abbandonate a s stesse. Afrodite Urania: Mi sono chiesta qual il significato dell'epigrafe della porta che accompagna il simbolo dell'Ermete, anche se ritengo probabile che ribadisca semplicemente il significato del simbolo stesso. EA: L'epigrafe che accompagna il simbolo dell'Ermete dice: "Filius noster mortuus vivit Rex ab igne redidet Coniugio gaudet occulto"[ Il figlio nostro, ch'era morto, vive; torna re dal fuoco; gode dell'occulto accoppiamento]. Abbiamo visto che esistono due simboli solari: il cerchio e il cerchio con il punto al centro. Come dice Cesare della Riviera nel V cap. de "Il Mondo Magico degli Heroi", il cerchio da solo indica l'ottavo cielo o cielo delle stelle fisse; la stella "fissa", o "sole considerato in s stesso", simbolo dell'intelletto attivo. Il cerchio con un punto al centro indica , in un sistema di rifermento geocentrico, il sole che ruota attorno al pianeta terra. Questo secondo simbolo allude perci all'ego, il cui agire ha per centro il mondo materiale. Il punto al centro anche il simbolo del "sensorio comune", che fornisce all'ego un'immagine complessiva del mondo materiale, unificando le informazioni dei vari sensi. I due "soli" possono essere detti rispettivamente "sole padre" e "sole figlio", giacch il secondo come un'immagine del primo nello "specchio" dell'intelletto ricettivo (sul "Figlio" inteso quale "immagine del Padre", in un contesto mistico cristiano, si confronti ad es. l'antologia dell'opere di Meister Eckart "La Nascita Eterna" a cura di G. Faggin). L'ego come morto nell'uomo comune: nel tantrismo shivaita si dice che Shiva (il principio "maschile", solare) un cadavere senza vita (shava) se non congiunto a Shakti (la potenza, il principio "femminile", lunare). Della Riviera ricorda anche che le Stelle Fisse, da Platone sono chiamati "fuochi eterni". L'ego ritorna "re" dall'unione con il fuoco eterno. Unione che si realizza, nel modo pi certo per il praticante, tramite "l'ars dormiendi". La traslazione del senso di s nel cuore, praticata durante il giorno, facilita l'ars dormiendi. In Introduzione alla Magia, diverse monografie danno indicazioni su entrambe queste pratiche. Questo nuovo ego, che ha superato il vincolo individuale, va unito con "la regina", con la forza vitale (luna). Se infatti l'intelletto ricettivo (la luna che sormonta il sole nel simbolo del mercurio, che appare come luna rettificata in quello dell'ermete) "madre" dell'ego, la forza vitale (la luna solitaria nell'uomo comune e sormontata dall'ego nel simbolo dell'ermete) ne la desiderata "sposa". Di una modalit di questa unione, che spesso congiunta ad esperienze di beatitudine, e cio delle tecniche con il respiro si parler tra poco.

IX) Il Gradino

EA: In basso, sul gradino troviamo il suggerimento: "Si sedes non is" [se ti siedi non procedi]. E' una frase palindroma che pu essere letta anche partendo da destra verso sinistra (si non sedes is, se non ti siedi procedi). Non una banale esortazione ad agire, ma una frase che sintetizza l'intero opus alchimico. Significa: "Se siedi in meditazione (si sedes) , concentri la mente, e non divaghi (non is). Se non siedi in meditazione (si non sedes), mantieni la presenza mentale e agisci normalmente (is)". Si tratta cio dell'aplicazione del "separando di controllo" o presenza mentale ad ogni istante della giornata (Ciclo del Giorno e della Notte).
X) La Faccia Anteriore del Gradino

Ida La Regina: Uno dei simboli pi complessi della Porta Ermetica di Roma sicuramente quello
che si trova in basso, sulla faccia anteriore del gradino. Taluni lo identificano con il Vitriol (vetriolo), altri con la Monade. La prima interpretazione supportata dall'epigrafe che l'accompagna: "Est opus occultum veri sophi aperire terram ut germinet salutem pro populo". [ opera occulta del vero saggio aprire la terra, affinch faccia germogliare la salvezza per il popolo].

EA: Il simbolo, situato sulla faccia frontale del gradino della Porta Ermetica di Roma, il seguente:

Taluni chiamano questo simbolo "la monade", pi che altro per la sua complessit, paragonabile alla "monade geroglifica" di John Dee. Che non si tratti veramente della monade, si pu arguire facilmente, notando che non vi in esso la minima traccia di un cerchio solare e perci, come rappresentazione della monade, sarebbe senz'altro un simbolo incompleto. Altri vi vedono il Vetriolo, dal momento che l'epigrafe che l'accompagna fornisce una raccomandazione "Est opus occultum veri sophi aperire terram ut germinet salutem pro populo", analoga al "Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem", le cui iniziali, come si sa, costiuiscono la parola VITRIOL. L'identificazione con il Vitriol corretta, a patto che si tenga presente che l'epigrafe parla anche dell'effetto dell'aprire la terra e cio il germogliare della salute del popolo. In effetti, esiste una formula estesa del Vitriol che suona: "Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam" e le cui iniziali formano la parola VITRIOLVM. Si pu senz'altro identificare la "medicina autentica" di tale formula con la causa che produce la "salute del popolo". Perci il simbolo surriportato sintetizza visivamente l'apertura della terra (considerandolo dall'alto versio il basso) e il germogliare della salute (considerandolo dal basso verso l'alto). Della necessit della discesa della coscienza dell'ego verso il "basso" si gi parlato, occupandoci del simbolo dell'Ermete. Il simbolo del Vitriolum rappresenta ci che si apre alla sua visione. Trascuriamo, per il momento, la freccia che sormonta il simbolo e che inerisce, come indica il suo stesso verso, al "germogliamento" prodotto dall'apertura. Il primo simbolo che allora incontriamo perci una croce elementare. Si tratta degli elementi sottili o elementanti, entit con le quali l'ego ha comunemente a che fare, ma che esso non nota. Si consideri ad es. il processo della visione oculare e si ammetta pure la comune spiegazione scientifica di essa. In base a tale spiegazione, la luce del mondo materiale si ferma a livello di cellule della retina, chiamate "coni" e "bastoncelli", dalle quali partono gli impulsi nervosi diretti verso il cervello. E' dunque evidente che la luce, da noi effettivamente vista mentalmente, non quella materiale (fermatasi al livello delle cellule della retina), bens una sua rappresentazione interiore, una luce "sottile". La stessa luce sottile che, in assenza di percezioni esteriori, costituisce le immagini della memoria e quelle dei sogni. Dice Kremmerz e gli fa eco Abraxa: "Chiudi gli occhi, creati una immagine e mirala. Nel buio della tua voluta cecit tu vedrai con una vista che, pur essendo comune a tutti gli uomini, non una virt ordinaria. ... Quando dormi e sogni, le tue immagini le vedi luminose, eppure manca il sole, e quella non n luce solare n elettrica, ma eterea o astrale". Quel che si detto per la luce, pu ovviamente ripetersi, in modo analogo, per gli oggetti degli altri sensi (suoni etc). Questi oggetti sottili dei sensi costituiscono gli elementi sottili o elementi elementanti. Continuando a scendere lungo il nostro simbolo, incontriamo il simbolo della luna. All'interno di essa troviamo una croce sormontata da due punti. Come sappiamo, la luna simboleggia le forze vitali. Anche esse, proprio come gli elementi sottili e grossolani, sono raggruppabili in numero di cinque e sono perci sinteticamente rappresentabili dai quattro bracci di una croce e dal suo centro. A differenza del punto unico del disco solare dell'ego, che indica centralit ed autoriferimento, i due punti, che sormontano l'estremit destra e quella sinistra della croce lunare, indicano l'esistenza di una polarit: quella tra "sale volatile" (= prana) e "sale fisso" (= apana). Il primo "sale" presiede ai processi di assorbimento dell'organismo, il secondo a quelli di espulsione. Ai simboli delle cinque forze vitali, singolarmente considerate, allude una iscrizione posta in alto sullo stipite destro della porta ermetica: "Diameter spherae thau circuli crux orbis non orbis prosunt". Di essa ci siamo gi occupati. Continuando a scendere lungo il simbolo, troviamo un'altra croce elementare: quella degli elementi grossolani o elementi elementati. Su di essi si esplica l'azione delle forze vitali. Tale azione simboleggiata dalle due lunule, legate ai bracci destro e sinistro. La lunula del braccio sinistro (in riferimento a chi guarda e perci destro se invece ci immaginiamo di essere al posto della figura) sale verso l'alto: rappresenta gli effetti del sale volatile. La lunula legata al braccio destro discende verso il basso: simboleggia gli effetti del sale fisso.

L' "apertura della terra" cos completa. Alla base della croce degli elementi grossolani ecco la "pietra nascosta", "la medicina autentica". Ripercorriamo ora il simbolo dal basso verso l'alto. Balza subito agli occhi l'asse centrale, che, partendo dalla base e attraversando tutti gli enti prima analizzati, termina con la freccia indicante il verso del movimento. Ma cos' che germoglia e sfreccia verso l'alto? Si tratta in verit della stessa forza che, nell'uomo comune, ritraendosi, provoca la morte e il disfacimento, ma che per "i metalli vili" dell'iniziato (il "popolo" di cui parla l'epigrafe) fonte di salute. E' quel "basilisco filosofale" o "drago igneo", che "quando sale per la via secca, fonde tutti i metalli imperfetti". Si pu aggiungere che la stessa forza che, nell'adepto pienamente realizzato, ritraendosi provoca il riassorbimento degli elementi elementati negli elementanti e perci la "soluzione del cadavere".

VI) Le altre Epigrafi di Villa Palombara


di EA
Le iscrizioni fatte porre dal marchese Palombara si trovavano in sei parti diverse della sua villa. Una appunto la Porta Ermetca. Le altre cinque (dell'ingresso secondario e del casino) sono attualmente scomparse. [N.d.U.]

1)Epigrafe dell'arco di accesso di via Merulana

EA: Sull'arco d'accesso alla villa, in via Merulana, fu posta l'iscrizione seguente:
"VILLAE IANUAM TRANANDO RECLUDENS ISON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE(1). 1680" [Oltrepassando la porta della villa, lo scopritore Giasone ottiene il prezioso vello di Medea. 1680.] Questa lapide rimase al suo posto fino all'inverno dell'anno 1801, durante il quale cadde a terra e si ruppe. Venne allora portata dentro gli Orti Palombara. In seguito se ne perse ogni traccia. Come abbiamo gi visto, l'alchimista paragonabile ad Ercole nell'affontare il primo (piccolo) guardiano della soglia e a Giasone nell'affrontare il secondo (grande) guardiano dellla soglia. L'alchimista, col suo opus, ottiene varie "fortune", collaterali rispetto al potere magico in s stesso, ad es. ha varie esperienze di beatitudine. Il superamento del secondo guardiano, nato dal sangue del mostro Tifone vinto e ucciso da Zeus, ha a che fare col superamento dell'attaccamento a tali "fortune". Simbolo di questo superamento Medea, grazie alla cui magia Giasone domina il drago. Apollonio Rodio dice che Medea un "doppio" della dea luna (K. Kerenyi, Goddesses 33). Ella simboleggia la luna rettificata, l'intelletto ricettivo non pi turbato dall'egoit, che vede le cose cos come sono. Nei confronti dell'esperienza delle "fortune" sorge allora l'evidenza: "Ivi sono solo sensazioni!" Il non attaccamento alle fortune permette a Giasone di oltrepassare la soglia del recinto sacro (simboleggiato dalle stessa villa Palombara) e accingersi alla suprema realizzazione: ottenere "il corpo o veste di gloria", il vello d'oro. N.d. U. (1) Si noti che le iniziali dell'iscrizione formano la parola VITRIOLVM. Questa epigrafe dunque da mettersi in relazione con quella della faccia anteriore del gradino della Porta Ermetica.

2) Le Quattro Epigrafi del Casino (I)

EA: Cominciamo ad esaminare le epigrafi del "casino", che, come dice Pietro Bornia, si innalzava al
centro della tenuta dei Palombara. Sopra la porta laterale, alla destra di chi entrava, nella sala centrale del pianoterra del casino, si

leggeva: CUM SOLO SALE ET SOLE SILE, SOPHORUM LAPIS NON DATUR LUPIS [Accontentati (sile) con solo sale e sole. La pietra filosofale non data ai lupi]. I minerali auriferi erano macinati, dagli alchimisti, per via umida in molini. Dai concentrati l'oro veniva estratto per amalgamazione con mercurio. L'oro cos ottenuto conteneva per ancora impurit (argento, rame, piombo, ecc.) per cui doveva essere ulteriormente raffinato. Questa raffinazione poteva essere effettuata in molti modi. Un metodo era quello che utilizzava una pianta che agli alchimisti identificavano con quell'erba Moly, che, secondo Omero, Ermete don ad Ulisse come antidoto alle pozioni magiche di Circe. Questo metodo era conosciuto anche dal Borri, che anzi si serv proprio di campioni dell'erba, rinvenuta nella stessa villa Palombara. Si trattava di piante del genere "oxalis" (ad es. acetosella), cio ricche di acido ossalico. Partendo da una lega ricca di rame e povera d'oro (non superiore al 25%) e perci rossiccia , color bronzo, si strofinava detta lega con il succo della pianta e poi la si riscaldava, in modo che la superficie assumesse il colore dell'oro, grazie all'eliminazione del rame dagli strati superficiali. Questo metodo poteva sembrare una vera e propria trasmutazione, se il manufatto di partenza era un semplice strato di lega. Non a caso Palombara, quando il "pellegrino" scomparve trov, secondo le parole di Bornia, "una striscia di materia congelata di color d'oro sul pavimento istesso". Infatti, il metodo dell'oxalis permette, come abbiamo detto, solo una doratura superficiale e, se l'oggetto avesse avuto un certo spessore, Palombara, che non era un novellino, si sarebbe accorto del trucco, ad es. con una semplice misura di peso specifico. Tale metodo (che ha tra i suoi difetti anche quello di non poter eliminare eventuali impurezze di argento) venne perfezionato con la scoperta dell' "acqua da partire" (acido nitrico), che elimina (e non solo superficialmente) le impurezze, argento incluso. Un metodo anch'esso relativamente moderno quello basato sul trisolfuro di antimonio. L'antimonio, ricavato dal trisolfuro, si unisce in lega con tutti i metalli conosciuti dagli antichi tranne l'oro, un fatto che lo ha reso utile nella separazione dell'oro da altri metalli. Basilio Valentino ha usato il simbolo del lupo grigio per indicare il trisolfuro di antimonio e lo ha descritto come lupus metallorum, cio "lupo dei metalli" perch "divora" gli altri metalli, isolando l'oro. Nell'antichit, il miglior metodo conosciuto per raffinare l'oro era invece quello di "cementazione", che viene ad es. descritto da Plinio nel I sec. dopo Cristo. In questo processo, l'oro impuro veniva posto in un crogiolo in intimo contatto con una miscela di sale e di polvere di mattone ed era poi riscaldato. Il sale (cloruro di sodio, ma spesso erano presenti anche altri sali) reagiva con la lega, formando cloruri con l'argento, il rame e gli altri metalli presenti come impurezze. I cloruri fusi venivano poi assorbiti dalla polvere di mattone, lasciando un residuo di oro relativamente puro, che poteva essere separato dalla polvere di mattone con un lavaggio. Per la comprensione di tutto questo simbolismo ermetico-alchimico di grande aiuto la monografia di Maximus (III vol. di Introduzione alla Magia). "Appunti sul Distacco". Maximus indica chiaramente la differenza tra un distacco semplicemente intellettuale (equilavente alla doratura superficiale ottenuta con l'erba oxalis), da uno reale e positivo. Ottenuto il primo tipo di distacco, l'alchimista "sente impellente la necessit di attingere energie vitali per sorreggere ed animare la propria esistenza corporea". Due vie gli si offrono: una dal basso e una dall'alto. Quella dal basso pi facile, l'alchimista "potr alimentare la propria vitalit fisica venendo ad un 'patto' con forze 'infere' dalle quali potr effettivamente assorbire calore ed energia, tanto da superare l'interruzione. E questo pu essere il principio di gravi deviazioni." Questa via quella simbolicamente basata sul lupus metallorum e l'epigrafe di villa Palombara, che chiama appunto "lupi" gli alchimisti che se ne servono, esclude addirittura che con essa si possa ottenere la Pietra Filosofale. "Ma- dice Maximus- c' l'altra via , quella solare, la via per cui 'il lottatore contro la morte' porta a compimento il distacco ricongiungendosi con quella forza, che la vera essenza originaria del suo spirito, che il purusha correlativo non ad una prakrti particolare e mentale, ma all'intera prakrti". Questo metodo in cui il "sole figlio" (oro impuro, cerchio con un punto al centro, ego) si ricongiunge con il "sole padre" (oro puro, cerchio senza il punto centrale, intelletto attivo) si serve, come dice l'epigrafe che stiamo esaminando, del sale, cio del metodo di cementazione. Al simbolismo del sale come forza vitale e alle relative pratiche con il respiro si gi accennato altrove. Maximus aggiunge: "Se il provvisorio 'io' mentale dell'uomo distaccatosi soltanto dalla dinamica mentale intendesse affrontare con i suoi soli mezzi il mondo delle emozioni, dell'angoscia, della paura del desiderio, degli attaccamenti organico-istintivi alla vita fisica, con grande probabilit verrebbe sopraffatto o giuocato". Ci equivale simbolicamente a tentare di perfezionare la doratura superficiale, ottenuta con l'oxalis, usando l'acido nitrico. Pu andar bene, ma se per caso presente anche acido cloridrico si forma "acqua regia" e l'oro, anzich purificato, viene "sciolto".

(II)

EA: L'iscrizione, che ora esamineremo, era affissa al muro esterno del "casino" della villa; ma non si
sa a quale delle quattro pareti. Per, a giudicare dagli ultimi versi della medesima epigrafe, molto probabilmente si trovava sulla porta d'ingresso. Essa scritta in un latino tutt'altro che classico, ma ricchissimo di assonanze(1). Riportiamo a fianco la versione italiana, fornita da Pietro Bornia, nell'opera "La Porta Magica di Roma". La traduzione per non sua, giacch egli dice " dovuta a un mio amico, esimio latinista". Grazie ad altre fonti, ci noto che l'esimio e schivo latinista Ercole Quadrelli. N.d.U. (1) Questa epigrafe presenta numerose somiglianze di forma e di contenuto con il "Ludus Hermeticus", un lungo componimento che fa parte delle Rime latine del Palombara HOC IN RUBE, CAELI RORE, FUSIS AEQUIS, PHYSIS AQUIS, SOLUM FRACTUM, REDDIT FRUCTUM, DUM CUM SALE NITRI, AC SOLE, SURGUNT FUMI SPARSI FIMI. ISTUD NEMUS, PARVUS NUMUS, TENET FORMA SEMPER FIRMA, DUM SUNT ORTAE SINE ARTE VITES, PYRA, ET POMA PURA. HABENS LACUM, PROPE, LUCUM, UBI LUPUS NON, SED LEPUS SEPE LUDIT; DUM NON LAEDIT MITES OVES, ATQUE AVES; CANIS CUSTOS INTER CASTOS AGNOS FERAS MITTIT FORAS, ET EST AEGRI HUJUS AGRI AER SOLUS VERA SALUS, REPLENS HERBIS VIAS URBIS. SULCI SATI DANT PRO SITI SCYPHOS VINI. INTROVENI, VIR NON VANUS. EXTRA VENUS. VOBIS, FURES, CLANDO FORES. LABE LOTUS, BIBAS LAETUS MERI MARE, BACCHI MORE. INTER UVAS, Sl VIS, OVAS, ET QUOD CUPIS, GRATIS CAPIS. TIBI PARO, CORDE PURO, QUICQUID PUTAS, A ME PETAS. DANT HIC APES CLARAS OPES DULCIS MELLIS, SEMPER MOLLIS. HIC IN SILVAE UMBRA SALVE TU, QUI LUGES, NUNC SI LEGES NOTAS ISTAS, STANS HIC AESTAS, VERA MISTA; FRONTE MOESTA NUNQUAM FLERES, INTER FLORES SI MANERES, NEC MANARES INTER FLETUS, DUM HIC FLATUS AURAE SPIRANT, UNDE SPERANT MESTAE MENTES INTER MONTES, In questa villa dalla rugiada celeste, dai piani arati e dalle acque correnti, il suolo dissodato d frutto; mentre che, pel salnitro e pel sole, dallo sparso letame s'alza fumo. Questo bosco, di poca entit, conserva sempre identico il suo aspetto; mentre sono nati spontaneamente i tralci delle viti, i peri e i meli sinceri. Vicino al lago v'e un boschetto, dove spesso scherza non gi il lupo, ma la lepre ; scherza senza offendere le miti pecorelle e gli uccelletti. Il cane custode de' casti agnelli, mette in fuga le fiere; e la sola aria di questa campagna rid la salute all'infermo. Questa tenuta riempie d'erbaggi le vie della citt. I solchi coltivati danno, per la sete, coppe di vino. Entra, uomo modesto! Che Venere stia lontana! A voi, ladri, chiudo le porte. Bevi allegramente, a profusione, vino puro, a mo' di Bacco. Gioisci tra i vigneti e prendi liberamente ci che pi ti aggrada. A te preparo schiettamente quanto mi chiedi. Qui le api producono a dovizia dolce miele, sempre tenero. Salute a te, che piangi all'ombra della selva! Ora, se tu comprendessi questo, che qui l'estate mista alla primavera, non piangeresti mestamente. Se tu restassi qui, in mezzo ai fiori, non staresti a piangere, perch qui spira l'effluvio dell'aria. Perci le anime melanconiche sperano tra i monti,

INTER COLLES, INTER GALLES, ET IN VALLE HUJUS VILLAE, UBI VALLUS CLAUDIT VELLUS. BONUM OMEN, SEMPER AMEN ETIAM PETRAE DUM A PUTRE SURGUNT PATRE, ITA NOTAS, HIC VIX NATUS, IN HAC PORTA, LUTO PARTA, TEMPUS RIDET, BREVI RODET.

tra i colli, tra i sentieri e nella valla di questa villa, dove l'ovile recinge le pecore. Ti faccio buon augurio: Che sia sempre cos! Ma tu, appena ti sarai levato, segna qui, su questa porta, che il fango (la malta) ha generata , - perch le pietre (i minerali) nascono dalla putrefazione, che il tempo scherza noncurantemente, ma che in brev'ora tutto distrugge.

Da un punto di vista letterale, l'epigrafe riporta un breve dialogo tra il padrone della villa, che ne esalta le caratteristiche e invita il pellegrino a soggiornare in essa e il pellegrino stesso che gli augura eterna prosperit, pur rammentandogli la caducit delle cose. Naturalmente il significato alchimico che va indagato. Che non interessi affatto la villa materialmente intesa lo si capisce gi dal primo verso, quando essa viene chiamata "villa dalla celeste rugiada". La rugiada, per la sua collocazione intermedia tra cielo e terra, considerata simbolo delle "acque primordiali", anteriori alla separazione tra "acque celesti" e "acque terrestri". Le acque simboleggiano l'aspetto lunare o ricettivo della natura e sono un simbolo intercambiabile con quello della luna. Nel simbolismo ermetico, perci, le "acque superiori" corrispondono a quella luna (intelletto ricettivo) che sormonta il simbolo del mercurio . Le "acque inferiori" corrispondono a quella luna (facolt di senso e di azione) che sottomessa alla croce degli elementi nel simbolo di saturno. Le "acque primordiali" o mediane corrispondono invece al simbolo lunare isolato, corrispondente alle forze vitali. Sono dunque tali forze ad animare la "villa", che qui semplicemente il simbolo dell'essere umano nel suo complesso. Riguardo ai campi arati e che dissodati danno frutto, dice Evola ne "La Tradizione Ermetica:"Il Campo come la Terra, rappresenta generalmente l'insieme degli stati e dei principi chiusi dentro la corporeit, cio la corporeit presa in senso integrale. Il seme soprattutto l'Oro volgare, che separato dalla miniera [dalla vita universale] come morto: ma gittato sulla Terra o Campo, dopo esservisi putrefatto, rinasce e porta in atto il principio di cui conserva la potenzialit: donde un simbolismo ulteriore tratto dal regno vegetale, che nasce e vien su dalle profondit della terra: alberi, fiori, giardini e via dicendo". Le acque correnti simboleggiano qui il flusso del pensiero, che ancora quello abituale. Siamo all'inizio dell'opus e il "modus operandi" chiarito dall'espressione successiva " pel salnitro e pel sole, dallo sparso letame s'alza fumo". Essa del tutto equivalente all'altra espressione ermetica "Fuoco intorno alla pietra nera - nube che se ne leva". Identica infatti l'azione del sole e del fuoco. Il letame "substantia nigra" in decomposizione, da cui si produce salnitro, fa le veci della "pietra nera". "Fumo" poi lo stesso che "nube". Per l'approfondimento, nonch la messa in pratica di tale simbolismo non possiamo che rimandare alla monografia di Abraxa "La nube e la pietra" (III vol. di Introduzione alla Magia"). Nel periodo successivo, il bosco simboleggia la dimora delle forze vitali, cio il corpo, che esteriormente non mostra alcun cambiamento di rilievo, tuttavia all'interno, come ha indicato Evola, a putrefazione ultimata, il seme ha dato vita agli alberi da frutto, cio alla consapevolezza del corpo sottile con le sue dinamiche energetiche. Il flusso del pensiero non pi impetuoso come nello stadio precedente (acque correnti), ma un

flusso quieto, paragonabile a quello delle acque di un lago. Sul significato del "lupo dei metalli" e sul fatto che gli alchimisti di villa Palombara ne sconsigliassero l'uso si gi detto altrove. Col metodo da loro seguito la "lepre (o lebbra) dei metalli imperfetti" continua in questo stadio a sussistere, ma ormai in un modo che non danneggia n i corpi inerti (pecore), n gli spiriti vitali (uccelletti). La vigilanza mentale (il cane) protegge i neofiti (agnelli) dalle pulsioni incontrollate (le fiere) e le sole pratiche col respiro bastano a produrre la medicina universale. La forza vitale (erbaggi) si effonde dal praticante ("la tenuta") e diventa capace di guarire anche altri ("la citt"). Ma la sete di pi elevate esperienze spirituali, cio della "preparazione seconda del caduceo ermetico" si fa sentire. Dice Abraxa nell'omonima monografia (vol I di Intr. alla magia): "Quanto alla preparazione seconda di questo nostro Oro, tu puoi conseguirla in via regolare per consacrazione o investitura, ovvero con l'ausilio di aceti filosofici ed acque corrosive, se sai e sei capace di resistere loro". L'acqua corrosiva nell'epigrafe simboleggiata dal vino. Si precisa che quest'acqua corrosiva non ha a che fare con la magia dell'eros (Venere), n adatta per coloro che pensano, tramite essa, di impadronirsi furtivamente ("ladri"), senza la corretta preparazione, della pietra filosofale. Necessita invece un praticante "modesto", che agisca cio in base al principio classico della "misura". Il successivo riferimento al miele indica, infatti, che tale acqua corrosiva deve essere equilibrata. Scrive Massimo Scaligero nel saggio "Dioniso" (in Testimonianze su Evola): "Mi colpiva il fatto che Evola, che era un potente sopportatore dell'alcool, curasse di bere vini molto dolci, come il passito o il mantnico: me lo spieg dicendomi, non so quanto umoristicamente, che, avendo appreso da Colazza che l'alcool attutiva l'Io, mentre lo zucchero era l'alimento fisico dell'Io, egli, per non correre rischi, provava a conciliarli". E' peraltro dalla fermentazione del miele nell'acqua che si ricava la bevanda sacra detta idromele. Continua Abraxa: "Tanto basti per la preparazione dell'Oro. Adesso tratter del secondo principio, il quale la forza astrale, l'ente fluidico stesso". A seconda dello scopo, l'ente pu essere diverso. L'alchimia indica, ad es., la possibilit di una completa vittoria sulle leggi cicliche ("l'estate mista alla primavera"). Ma, per un fine cos elevato, pu rivelarsi utile, come precisa Abraxa, non limitarsi ad operare con il proprio ente fluidico ("in mesta solitudine") ma con l'ente fluidico di uno spirito degli elementi ad es. una Silfide ("effluvio dell'aria") o di una catena magica ("l'ovile che recinge le pecore"). Occorre "fissare" e, nello stesso tempo, rimanere liberi dal risultato. L'espressione "appena ti sarai levato" allude al principio "Sole" che deve fissare ("segna") nel risultato ottenuto (la pietra coagulatasi dalla malta) che esso cosa senza importanza (scherzo) sulla quale indugiare finch si vuole, ma che, volendo, ci si pu disfare di una tale forma in un attimo (brev'ora).

Ida La Regina: Penso sarebbe interessante approfondire quali sono gli effetti dell'alcool nell'uomo
comune e nell'asceta. L'atteggiamento, in merito, di R.Steiner praticamente lo stesso di quello del Buddhismo delle origini, cio si prescrive l'astensione. Mentre altri studiosi di alchimia interiore hanno un atteggiamento analogo a quello descritto dai Tantra. A mio parere, deve esservi un punto di vista superiore ad entrambi i due precedenti, dal quale essi derivano come applicazione a differenti tipi umani.

Janus: L'intraprendere la via umida, come similmente quella secca, credo dipenda unicamente da
una predisposizione personalissima, dal proprio Genius. Il problema che, nelle condizioni attuali, certe pratiche di "distacco", un preciso percorso "corrosivo", pu essere facilmente frainteso ed invertito da persone alla ricerca di "sballo esotico", senza una pur minima presenza a se stessi. Dobbiamo ammettere, inoltre, come ci pu rappresentare un modo per giustificare gratuitamente delle proprie incapacit o debolezze: nel Tantra, il virya al di l del bene e del male solo quando

stato fortificato da un'ascesi ferrea: pu "uccidere" il proprio maestro solo dopo aver imparato ad obbedirgli alla perfezione.

[A questo punto, si sarebbe potuto inserire lo scritto di Frater Petrus "Le Ebbrezze Etiliche"; essendo per esso basato sul simbolismo della medicina cinese arcaica, nostra intenzione inserirlo in un futuro Quaderno, dedicato alla Tradizione Cinese. N.d.U.]

Ea: L'uso del vino nella II Operatio Solis


Per quanto riguarda il precetto di astensione dalle bevande inebrianti, facente parte della "retta condotta" (sila) del Buddhismo delle origini, cos scrive Evola, ne "La Dottrina del risveglio": "Una prescrizione particolare...nel campo del sila quella di astenersi da sostanze intossicanti o 'forti', in ci intendendosi essenzialmente le bevande alcooliche. Anche questo precetto ha una base tecnica. Tali sostanze producono uno stato di ebrezza il quale, in s stesso, specie poi come poteva manifestarsi non nell'uomo moderno ma in quello antico, potrebbe perfino rappresentare una condizione favorevole, l dove la corrispondente 'esaltazione' -piti- fosse condotta ad agire nel giusto senso. Senonch si tratta di una esaltazione 'condizionata', che come tale quasi sempre lede l'Io: nel punto in cui avrebbe dovuto agire una forza propria, intervenuta invece una forza esteriore, s che lo stato corrispondente inficiato, nel profondo, da una originaria rinuncia e passivit. In un modo o nell'altro si dunque creato un 'debito', ci si vincolati con un oscuro 'patto' ". La medicina antroposofica, fondata da Rudolf Steiner, riconosce che, fino a qualche secolo fa, l'uso del vino aiutava l'Io a incarnarsi, ma che, nell'uomo venuto a prevalere nel secolo XX, che ha diversa costituzione interiore, blocca, al contrario, lo sviluppo dell'Io. Infatti, come le esperienze psichiche e spirituali possono avere manifestazioni fisiche, cos i processi fisici possono agire fino nella 'regione' soggetta allorganizzazione dellIo. Il tasso glicemico del sangue umano, regolato dall'insulina, dipende, nell'uomo odierno, da un processo in cui si manifesta sostanzialmente l'Io medesimo. Esso dirige il metabolismo dello zucchero, con formazione di calore, che diventa la base fisica per la presenza dell'Io nel sangue, nel cervello e nel muscolo, per mezzo dei quali esprime le sue caratteristiche soprasensibili, come il pensiero e la volont. L'alcool, producendo anch'esso calore, viene a svolgere un ruolo di antagonista dell'Io, tendendo ad esautorarlo dalle sue funzioni. Si hanno dunque due obiezioni all'uso del vino: quella valida, fin dai tempi del Buddha, relativa alla dipendenza prodotta dal vino e quella specifica dell'uomo moderno, nel quale l'alcool agisce da antagonista dell'Io. Tali obiezioni (la prima delle quali pu estendersi a tutte le droghe) colpiscono al cuore scuole, come quella del Crowley, dove il vino ed altre sostanze sono state utilizzate per propiziare esperienze sovrasensibili. Non scalfiscono invece quegli insegnamenti provenienti, tramite Ercole Quadrelli, dal "Grande Oriente Egiziano", che vennero pubblicati su Ur con la firma Abraxa. Qui l'uso delle acque corrosive contemplata come possibile, nell'ambito della preparazione seconda del caduceo ermetico (non dunque prevista per i neofiti) ed esclusivamente come "Operatio Solis", cio per temprare ad un superiore livello il principio "Io". Non si cerca affatto, tramite la droga, di avere esperienze extranormali (non ci si serve di essa per agire sul corpo mercuriale o lunare) e dunque non si firma alcun "patto" con la droga stessa: al contrario, l'atteggiamento interiore 'marziale' e perci superata la prima obiezione. Riguardo alla seconda, si riconosce pienamente che l'alcool, nell'uomo moderno, un antagonista dell'Io, ma proprio per questo lo si sceglie come 'avversario'. Trattandosi della preparazione "seconda", il praticante ha gi sviluppato a buon livello il separando di controllo o presenza mentale. Si tratta ora, unicamente, di mettere alla prova tale presenza in una situazione antagonistica, come quella indotta dall'ingestione di vino. Si comincia sempre in una situazione "artificiale", nella quale si possa avere il pieno controllo: ad es. in posizione seduta. Successivamente si pu passare ad altre situazioni pi complesse: in piedi, camminando, sdraiati, lavorando da soli e infine stando in relazione con altri. Si formuli, innanzitutto, la volont di mantenere una presenza mentale continua dopo l'ingestione del vino. Si pu accompagnare tale formulazione con l'assunzione rituale di una piccola quantit di sostanza zuccherina (simbolo dell'attivit dell'Io) quale uva o miele. Tale assunzione non si fa nel caso di vini dolci. Si beva dunque la quantit preparata di vino (modesta agli inizi). Mentre si beve, si notino le sensazioni che si producono: olfattive, gustative, di contatto, di calore etc., similmente a quello che fanno i degustatori.

Finito di bere, la presenza mentale deve ancorarsi a ci che pi facile osservare e cio alla posizione corporea e al contatto del corpo con la terra e con il sedile. L'osservazione pu essere eseguita a rotazione. Si scelgano liberamente cinque punti di contatto, ad es. il contatto del piede destro, quello del piede sinistro, quello della coscia sinistra, quello della coscia destra e infine quello della schiena con il sedile. Si noti la posizione seduta, poi la pressione corporea nei cinque punti di contatto, osservati in successione; quindi si torni ad osservare la posizione seduta, ricominciando il ciclo. Durante l'osservazione, potr interferire il calore, le pulsazioni, l'euforia, l'irrequietezza corporea, la divagazione mentale, la sonnolenza, la comparsa di immagini mentali, etc. Qualunque cosa interferisca, ci si limiti a "prender nota" mentalmente di essa, per poi ritornare subito all'osservazione della posizione e del contatto. Riguardo al "prender nota" consigliabile farlo sistematicamente, usando parole singole. Notando la posizione seduta, si dica mentalmente "seduto", osservando ciascun punto di contatto si dica "contatto". Se nasce il desiderio di muovere un arto, si dica mentalmente "intenzione"; se una parte del corpo si muove si dica "movimento"; se si sperimenta una sensazione di caldo si dica "calore"; se interferisce una sensazione di sonno, si dica "sonnolenza" e cos via. Se, soprattutto agli inizi, si ometter di verbalizzare mentalmente, sar facile perdere la presenza, per il divagare della mente, che l'alccol facilita. Dovendo ripetere l'esperienza, si lascino passare alcuni giorni, durante i quali ci si eserciti nella presenza mentale, ma senza l'assunzione di vino. L'Operatio Solis potr dirsi conclusa non dalla comparsa di esperienze "mirabolanti", ma quando si manterr continua la presenza, per tutto il periodo in cui agisce l'alcool.

(III)

EA: Sopra la porta d'ingresso della sala centrale del pianoterra del casino, dalla parte interna, dentro
un disco sostenuto da due geni alati, si leggeva:

AQUA A QUA HORTI IRRIGANTUR NON EST AQUA A QUA HORTI ALUNTUR

[L'acqua con la quale i giardini sono annaffiati non l'acqua dalla quale sono alimentati]. La frase, presa in un contesto meramente materialistico, ovviamente assurda, contraddicendo l'evidenza. Non cos nell'ambito delle scienze tradizionali, infatti "l'acqua" che tiene in vita (alimenta) le piante e gli altri esseri viventi, compreso l'uomo, organizzando opportunamente il nutrimento materiale (l'acqua dell'innaffiatoio) la forza vitale (il corpo lunare).

(IV)

EA: Sopra un'altra porta laterale, alla sinistra di chi entrava nella sala, v'era quest'altra iscrizione:
QUI POTENTI NATURAE ARCANA REVELAT MORTEM QUAERIT HODIE PECUNIA EMITUR SPURIA NOBILITAS SED NON LEGITIMA SAPIENTIA

[Colui che svela gli arcani della natura al potente, cerca la morte. Oggi col danaro pu esser comprata una fittizia nobilt, ma non il vero sapere]. Tralasciando il significato letterale, osserviamo che il "potente" il comune ego, tiranno dell'ente umano. Dopo un'acquisizione meramente dottrinaria (che non pu mai essere libera dai vincoli egoici) degli "arcani della natura" si esige la morte iniziatica: se ci si limita ad una conoscenza acquisita dagli altri con mezzi materiali, si pu creare solo una apparente nobilt d'animo, ma il vero sapere si acquisisce esclusivamente per esperienza diretta.

VI) Lettere, Sillabe e Parole dell'Alchimia


secondo Johannes de Monte-Snyder di Afrodite Urania e Tullio Quasimodo

Afrodite Urania: Ho seguito con attenzione tutti i messaggi sulla Porta Ermetica e sulla Villa Palombara. Evidenziare la sostanziale identit dei simboli della porta, in parte con quelli del Commentario sul Farmaco Universale e in parte con quelli dell'Aureum Saeculum Redivivum, ha gettato nuova luce sull'interpretazione dei simboli stessi e delle iscrizioni che le accompagnano. Seguendo le indicazioni di Ea, ho visto che nella "Commentatio de Pharmaco Catholico", Johannes de Monte-Snyder presenta i comuni simboli degli elementi alchimici come l'abecedario o alfabeto della Chimica: si tratta dei metalli "astrologici" pi il nitro, il sale, lo zolfo, l'antimonio e l'aceto/Azoth. Per ciascuno di essi viene data una lista di termini simbolici e chimici equivalenti. Tullio Quasimodo: Trascrivo tale alfabeto a vantaggio di chi non possiede il suddetto libro di Johannes de Monte-Snyder: Simbolo Saturno Giove Marte Sole Venere Mercurio Luna Nomi Equivalenti Piombo, Lupo nero, Morte, Oro Stagno, Mercurio sublimato, Sale ammoniaco Ferro Oro, Leone rosso e Dragone Rame; Femmina verde, Leone verde Argento vivo, Mercurio, Serpentigero, Tilbone, Ermete o Messagero degli dei, Angue (serpente), Sale volatile Argento, ha Armi saturnie, si abilita all'Universale in proporzione alla sua qualit etc.

Simbolo Cerchio con linea verticale Cerchio con linea orizzontale

Solfi e Sali Metallici Nitro, Rupicolubro, Mercurio, Dragone dei saggi etc., Aquila, Saturno Sale, Propriet venerea, Leone verde, Pozione del dragone, Bagno di Venere, Sale dei metalli

Triangolo su una Cerbero infernale, Dragone igneo, Diluvio di fuoco, Saetta di morte, Olio e spirito T invertita di vita, Anima vivificante per s vivente, Chiave delle Chiavi, Dragone alato Croce su un cerchio Croce per Antimonio si intende sempre Mercurio. Vien detto Vita nova, Medicina ignota, Albero della Vita, della Scienza del bene e del male, Arsenico di nera morte, Non mi toccare, Cerbero infernale tricipite Aceto o Azoto, con la croce inteso per lo pi l'Azoto, vale a dire il Redentore.

Afrodite Urania: I simboli, che sono usati sulla Porta Ermetica, sono presentati invece come combinazioni di questi, cio come "Syllab Chymic". Egli non ne fa una vera analisi, ma commenta che non sua intenzione discutere in quella sede di argomenti sublimi, ma solo dell'alfabeto, da cui si pu vedere come possono essere formate "sillabe" e poi "parole". Questo alfabeto, aggiunge, consiste di caratteri semplici; le sillabe ovviamente sono loro combinazioni, dove pi caratteri sono

fusi in uno. Queste sillabe mettono capo a parole che hanno senso o significato; esse rappresentano la natura e le propriet delle cose indicate e rappresentate: cio quel che noi possiamo trarre da una particolare cosa e come sia prima contenuto in essa potenzialmente.

Gli esempi di Syllab Chymic, forniti da Johannes de Monte-Snyder Il fatto che l'ideatore della Porta Ermetica e Johannes de Monte-Snyder abbiano scelto le medesime sette Syllab Chymic e le abbiano poste nella stessa sequenza, per comporre un Verbum Chymicum, rende assai probabile che quest'ultimo sia una valida forma grafica di quella Parola Vivente che, come dice Oso in "Appunti sul Logos", permette di "discendere o salire tutta la scala degli esseri, ingi fino al minerale e sotto, ins fino al Padre".

VIII) STUDIO STORICO estratto da PIETRO BORNIA

"La porta magica di Roma",


in "Luce e Ombra"-Verona 1915.

All'Illustre Maestro Dottor Giuliano Kremmerz per devoto omaggio.

LA PORTA MAGICA DI ROMA. Nel 1870 la via San Vito, a Roma, era stretta e solitaria, limitata a destra e a sinistra da mura basse, lunghe, uniformi, intramezzate solo da rare casupole. Immetteva nella via di Santa Croce in

Gerusalemme, passando innanzi alla chiesa di Sant'Eusebio e al castello dell' Acqua Giulia. Muovendo dall'arco di Gallieno e avanzando nella menzionata via, si vedeva allora, a circa duecento metri dall'arco, sulla destra, l'intelaiatura marmorea d'una porticina, addossata al muro di cinta di un orto. Quella cornice destava generalmente la curiosit dei passanti, poich aveva la soglia, gli stipiti e l'architrave ornati di segni "cabbalistici" e di iscrizioni latine ed ebraiche. Si diceva fosse la porta del laboratorio d'un alchimista che, in altri tempi, aveva tentato di produrre l'oro estraendolo dall'orina solidificata. In quella popolare tradizione era qualcosa di vero; ma da essa non si ritraeva pi precisa notizia (1). E' da notare che in quell'anno, nessun accesso era praticato a fianco o a breve distanza dalla porticina, chiamata la Porta Magica. In seguito alla demolizione del muro di cinta dell'orto e alla sistemazione della piazza Vittorio E.manuele e delle vie adiacenti, tale porta, nel 1873, per ordine della Commissione Archeologica comunale, venne scomposta e conservata nel magazzini municipali, per essere poi trasportata e sistemata dove presentemente si vede cio nel giardino della piazza Vittorio Emanuele, di fianco al castello dell'Acqua Giulia(2). Quest'ultimo monumento chiamato Trofei di Mario, perch presso di esso, fatto erigere da Settimio Severo, venenero trovati i due trofei marmorei, che ora adornano la piazza del sacro colle. Si credette che essi fossero quelli stessi che Mario aveva fatto innalzare a perpetuo ricordo delle sue vittorie sui Cimbri e sui Tutoni, e che, distrutti da Silla, vennero poi restituiti da Cesare. Questa opinione, al d d'oggi, ritenuta erronea. Sisto V, nel 1585, li fece trasportare al Campidoglio insieme ad altre statue. Furono messi in capo alla cordonata, a fianco delle statue colossali di Cstore e Polluce, ch'erano state rinvenute presso la Sinagoga (3); non lontano dal teatro di Pompeo, e fatte restaurare e piazzare nello stesso colle da Gregorio XIII (1572-1586). A fianco della porta Magica sono stati posti due indecenti nani marmorei, provenienti dagli sterri del Quirinale, del 1888. Per la porta, durante i trasporti, ha sofferto molto, e gli stipiti si sono, o sono stati, spezzati, mentre nel 1869 erano in ottimo stato di conservazione.[4] (l) Vidi la porta sul posto nel 1869 e la mia immaginazione ne rest colpita: avevo allora otto anni. Le poche notizie sopra riportate mi furono date da mio padre, che le aveva sapute da vecchi romani. (2) Il Lenormant (Memoire sur la veritable disignation du monument de Rome connu sous le nom des Trophee de Marius, Revue Numismatique, 1842) riconosce invece in quei resti il Ninfeo di Severo Alessandro, che si trovava appunto nella regione V o Esquilina. (3) La vecchia sinagoga, in piazza delle Scuole, dov' il palazzo Cenci. [4] La villa rimase propriet della famiglia Palombara fino al 1804, per essere poi acquistata dalla famiglia Massimo. Venne espropriata dal Governo italiano nel 1870, per la costruzione del nuovo quartiere umbertino di Piazza Vittorio. La Porta divenne perci di propriet del Comune di Roma e fu prima smontata e poi rimontata dove si trova ancora oggi. Nel 1888, ai suoi lati, vennero sistemate, a mo' di guardiani, due statue gemelle marmoree rappresentanti il dio egiziano Bes. Le due statue non si trovavano nella villa dei Palombara, ma sono di epoca molto pi antica, e sono state ritrovate, nei pressi della Stazione Termini (e perci non distante da Piazza Vittorio), durante alcuni scavi per l'ampliamento della ferrovia Roma-Napoli, avvenuto nel 1888-89. [n. di Tullio Quasimodo] CRISTINA ALESSANDRA E L'OLTRAMONTANO. Cristina Alessandra, regina di Svezia, figlia di Gustavo Adolfo, nacque il 18 dicembre 1626,e regn dal 1632 al 1654. Donna allegra e originale, esperta in tutti gli esercizi fisici e dottissima, stanca un giorno della vita che menava in mezzo a un popolo che non conosceva che le armi, consigliata astutamente da alcuni gesuiti che l'attorniavano, pens d'abdicare. Detto fatto, nel 1654 abdica e i suoi sudditi le fissano un'annua pensione. Ella viene a Roma con alcuni amici e alcune amiche, dopo avere a Innsbruck abiurato il protestantesimo per assumere la religione cattolica. Per ordine di Alessandro VII, allora pontificante, viene accolta con grandi feste in tutte le terre papali che attraversa: a Ferrara, nella Romagna, nelle Marche, nell'Umbria e nel Lazio, Se non che, dovunque, i buoni sudditi pontifici si domandano, trasecolati, con chi mai abbiano a fare, se cio con persona che goda la grazia di Dio, oppure con un'invasata. L'ex-regina procede, infatti, fra uno sfavillante corteo e pur stando a cavallo ne fa di tutti i colori, con scambio di cappelli coi cavalieri, corse e fermate improvvise e banchetti notturni. Nondimeno popolo, nobili, clero la ricevono con infinite dimostrazioni di stima e di deferenza. Accolta a Roma come una trionfatrice, acclamata regina e accompagnata con pompa solenne, dalla

nobilt e dai prelati, da ponte Milvio al palazzoo Farnese, statole assegnato per dimora. In tale occasione Alessandro VII fa perfino murare nella parte interna di Porta del Popolo, una lapide commemorativa tuttora esistente, con l'epigrafe: FELICI FAUSTOQ. INGRESSUI ANNO. DOM. MDCLV. (1) Ci avviene il 20 diccmbre 1655. Stabillita che si in Roma, l'ex-regina si d a proteggere le scienze, le lettere e le arti, e crea quell'Accdemia di Camera, che il 5 ottobre 1690 prese il nome di Arcadia. Le prime sedute dell'Accademia di Camera (che si occupava di scienze morali) furono tenute nel palazzo Farnese; le successive lo dovettero essere nel palazzo Mazzarino (seconda abitazione romana dell'ex-regina); e le ultime sono state nella terza abitazione di lei, cio al palazzo Riario (presentemente Corsini), alla Lungara. La gran dama svedese assunse il nome accademico di Basilissa. Per quanto immensamente dotta e intelligente, ella era per vanitosa, senza freno morale, si spingeva a eccessi che la diffamavano e, correndo dietro a illusioni fantastiche, passava d'amore in amore, in mezzo a un continuo turhinio di maldicenze, scialacquando il suo appannaggio. Il popolino di Roma, sia per la maschia figura, che per gli esercizi di equitazione e gli sport ai quali si dedicava, la soprannomin "il Maschiotto". Di questo strano tipo di donna restato in Roma un ricordo: una bocca di vasca. La storia di qnesta bocca narrata dal Maes nelle "Curiosit romane " in tal guisa: "Un giorno Cristina di Svezia si rec a visitare Castel Sant'Angelo, che in qnel tempo era una specie di fortezza, posta a guardia della Citt leonina. Presa da ardor bellicoso, volle dar prova d'animo virile tirando per divertimento tre colpi di cannone, a bersaglio dei quali prese la porta di ferro di villa Medici (sul monte Pincio). Due colpi andarono a vuoto; il terzo prese nel segno. E la palla fortunata sorge ancora come trofeo in mezzo all'ampia tazza di granito di quella fontana che forma vago ornamento (in via della Trinit dei Monti) sotto il padiglione delle elci secolari dinanzi al prospetto dell'Accademia di Francia. Dalla palla forata guizza un bel zampillo, che ricade nella gran tazza e gronda nel sottostante bacino ". La corte dell'ex-regina si componeva di donne equivoche, di nobiluzzi spiantati, di avventurieri, di dilettanti, di ciarlatani, di ladri e di sicari (2). Pur tuttavia, essendo ella una nobile convertita, il papa sopportava tutte le sue stravaganze e la compagnia di saltimbanchi e di depredatori che l'attorniava. (1) Pel fortunato e felice ingresso [di Cristina Alessandra in Roma], nell'anno 1655, [fu posta questa marmorea memoria]. (2)Ernesto Masi, Saggi di Storia e di Critica, p. 228 (Zanichclli, Bologna, 1906). *** Cristina Alessandra era donna dottissima per i suoi tempi, tanto che i cuntemporanei la soprannominarono "la divina musa". Ella si dedic a studi severi e predilesse la compagnia dei dotti; fece anche la conoscenza di scienziati e di occultisti. Tra i primi merita special menzione il Cartesio (1), che ella chiam alla sua corte, a Stoccolma nel 1649, e del quale, con le sue esigenze, cagion la morte. Di fatti ella volle prendere da lui lezione di filosofia, per la quale non trov ora pi adatta della aurora. Poverina! non aveva in tutta la giornata, altra ora disponibile! Cos l'illustre fondatore del metodo sperimentale, nell'inverno del 1649-50, col freddo clima dei paesi nordici, fu costretto a recarsi a Corte tutti i giorni, alle cinque del mattino per dissertare sulla filosofia innanzi a un aristocratico uditorio. Ne segu che prese una infreddatura, in conseguenza della quale mor l'11 febbraio 1650, nel suo cinquantaquattresimo anno di vita. Tra gli occultisti da notare il celebre gesuita tedesco Atanasio Kircher(2), divulgatore della lanterna magica, il quale, essendo gi stabilito in Roma da vent'anni, all'avviso di Cristina Alessandra, si diede premura di invitare quella sovrana a visitare il suo laboratorio. Ella vi si rec e il Kircher, allora, tra le altre cose, le mostr un esemplare di palingnesi. "In una fiala dal lungo collo egli conservava le ceneri di una pianticella, alle quali un dolce calore ridava le vitali apparenze". Era un miracolo somigliante a quello del sangue di San Gennaro. Per quella visita non rec fortuna al gesuita tedesco. Egli soleva tenere la fiala sul davanzale della finestra e, dopo che la svedse la ebbe esaminata, egli torn a posarvela. Cristina, pochi mesi dopo parti dall'Urbe, ma quando, nel febbraio del 1657, il mago, un giorno, volle esaminare di nuovo la fiala, la trov crepata pel gelo. Egli pens che essa, commossa pel grande onore di essere stata fra le mani di una regina tanto illustre, si fosse sdegnata di doversi mostrare ancora a chi era da meno di lei (3). Cristina, protesse anche quanti si

occuparono di scienza e di filosofia. Cos giunse anche - fin dalla sua venuta in Roma, cio dai primi del 1656 - a sovvenire gli esperimentatori e a porger loro le comodit per eseguire esperienze. Tra queste vanno menzionate quelle riferentesi alla fabbricazione dell'oro, poich ella si interessava di crisopea. L'abate Cancellieri, illustre e noto archeologo del secolo passato (4), a riguardo di lei e della fabbricazione dell'oro, scrive quanto segue: "Ella, fatti costruire nella propria abitazione [al palazzo Farnese] vari laboratori, invit i dilettanti di una tal arte ad andare a fare in essi le loro operazioni, somministrando loro quanto occorreva per eseguirle". Il nostro archeologo aggiunge anche questa importante notizia: " Si present un giorno alla regina un giovane oltramontano, rammentandole la permissione di prevalersi di uno dei suoi laboratori; ed avendoglielo (quella) accordato, incominci egli il lavoro. Dopo qualche mese, presentossi di nuovo alla regina, e le disse, che aveva bisogno di andare altrove per trovare un'erba, che serviva al compimento dell' operazione, e la preg di dargli un ripostiglio, ad oggetto di custodire in esso, durante la sua assenza, due vasi d'un liquore, che colla giunta dell'erba, la quale mancava, sarebbe diventato oro; ma che lo bramava chiuso a due chiavi di mappa diversa, una delle quali rimanesse presso la regina, l'altra presso di lui. Gli fu tuttavia accordato e part. Dopo molto tempo tempo la regina, non vedendolo tornare, irritata di essere stata derisa, fece aprire a forza il ripostiglio, e presi i vasi, trov congelato il liquore, e convertito uno in oro e l'altro in argento, ambedue perfettissimi in tutte le loro rispettive qualit. Frequentava la conversazione della regina il marchese Massimiliano Palombara, che fu Conservatore nel 1651 e nel 1677 (5), e che pure studiava l'arte di far l'oro. Essendogli stato da lei narrato l'avvenimento, la motteggi, con dirle, ch'erasi fatto fuggire l'uccello dalla gabbia. Dovette per egli, dopo non molto tempo, pentirsi del motteggiamento (6) ". Noi ne conosceremo tra breve il motivo. Il fatto ora esposto da ritenersi sia avvenuto - per un insieme di circostanze - nella primavera dell'anno 1656. (1)Renato Descartes, in latino Cartesio, nacque nel 1596 all'Aia, presso Loches Indre et Loire; ebbe una giovinezza tempestosa, viaggi in gran parte d' Europa, e nel 1637, pubblic l'immortale "Discorso del Metodo", che gett le basi di una nuova filosofia. (2) Atanasio Kircher nacque a Geisa [in Germania] circa il 1601 e mori a Roma nel 1680, dopo avervi fondato quel museo, che da lui ha nome. (3) ALPHONSE GALLAIS, Les mysteres de la magie, Paris, 1911, pag. 290. (4) Francesco Gerolamo Cancellieri nacque a Roma nel 1751 e mori nel 1826. (5) GALLETTI, Inscript. Rom. T. II. p. 128. 142. I Conservatori erano i consiglieri comunali. (6) FRANCESCO CANCELLIERI, Dissertazioni epistolari sopra la statua del Dioscobolo, (Roma 1806), pag. 3, nota 2. IL MARCHESE E IL PELLEGRINO. Nell'anno 1656, dietro il posto occupato presentemente dalla chiesa di S. Alfonso, a via Merulana, e dietro la localit costituente oggi la villa Caserta, si stendeva la villa Palombara. Il Cancellieri, che ne parla nelle "Dissertazioni epistolari di G. B. Visconti e Filippo Waquier de la Barthe sopra la statua del Dioscbolo, scoperta nella villa Palombara " dice che fu acquistata nel 1620 da Oddone Palombara, marchese di Pietraforte, dal precedente proprietario, il duca Alessandro Sforza, con lo sborso di 7.000 scudi (pari a lire 35.000) per le fabbriche e i terreni. Soggiunge che in quell'epoca si componeva di 30 pezze di terra (circa 80.000 m. q.) che in seguito vennero aumentate. Esaminando la pianta di Roma del Noili, disegnata nel 1748, si rileva che il latifondo aveva a un dipresso la forma d'un esagono irregolare. Si estendeva, longitudinalmente, dal cancello settentrionale del giardino di piazza Vittorio Emanuele fino al viale Manzoni; e, in larghezza, dal cancello meridionale del detto giardino fino alla via Merulana. La villa Palombara confinava a N..E. con la strada Felice (detta in seguito via di San Vito e convertitasi poi nella piazza Vittorio Emanuele); a S.-E. con la villa Altieri, della quale oggigiorno non resta che un piccolo lembo; al S., col viale Manzoni; a O., con la via Merulana e col giardino Manganetti; e al N.-E., col giardino Gaetani. Aveva cinque accessi: tre sulla strada Felice (presentemente via di San Vito), uno sulla via Merulana e uno sul viale Manzoni. Nella prima via era, all'angolo N. dell'appezzamento, un'ingresso secondario, poco discosta da questo, "incontro a Sant'Eusebio, di rimpetto ai Trofei di Mario e prima del cancello di ferro della villa" (1) v'era una porticina (la porta magica); e in ultimo, cio pi al S., veniva l'ingresso principale, con cancello di ferro, come or ora s' detto. Un altro ingresso

secondario si trovava al canto dell'ora via Alfieri con via Merulana; e l'ultimo era situato nell'ora viale Manzoni, in prossimit del canto che questo forma con via Merulana. Al centro della tenuta s'innalzava il "casino", del quale parla il Cancellieri, casino che sembra esser rimasto in piedi fino oltre il 1870 (2). La villa possedeva, inoltre, cinque piccoli edifizi, dei quali non mi stato possibile accertare la destinazione. Tutto il terreno era diviso in due parti distinte: la villa propriamente detta, al N. ; e le vigne al S. Nella detta villa fu rinvenuta una riproduzione del Discobolo di Alcamene, che ora conservata nel museo vaticano (sala della Biga). In breve tempo la famiglia Palombara si estinse: ultima sua rappresentante era, nel 1806, la marchesa Barbara Savelli Palombara Massimi, dama dell'ordine della Crociera, signora coltissima. La villa a quanto n' dato arguire, and in deperimento. Infatti, in quello stesso anno, aveva di gi assunto il modesto titolo di "Orti Palombara". Alla morte della marchesa Barbara pass a nuovi proprietari: successivamente dovette essere venduta a vari acquirenti. Nel 1870, nella via di San Vito, non vi erano pi neppure le tracce dell'ingresso principale, e la porticina era, come s' detto, una semplice cornice, senza imposte, murata all'esterno di un muro di cinta. Presentemente tutto quel vasto appezzamento solcato da strade od occupato da case e palazzi. *** Il marchese Massimiliano Palombara viveva nella sua villa ; e, da quell'amatore di alchimia che era, aveva stabilito il suo laboratario nel pianterreno del casino. S'era probabilmente, all'autunno dell'anno 1656. "Una mattina - scrive il Cancellieri nella summenzionata opera - pel portone che sta sulla strada, la quale conduce da Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano (cio pel portone che dava sulla via Merulana), entr uno, vestito da pellegrino, il quale si pose a girare e a guardare sul terreno, come se qualche cosa ricercasse. Fu veduto da uno dei servi del marchese, il quale subito corse ad avvertirne il padrone ; ed egli gl'ingiunse di condurlo a s. Ubbid il servo ; e il pellegrino, che altro non bramava, si rec subito al casino ; e presentossi al marchese con un mazzetto d'erba nella mano. Dimandogli, a qual fine erasi introdotto nella villa. Gli rispose il pellegrino, che cercava quell'erba che teneva in mano, e che, sapendo quanto il signore della villa si dilettasse dell'arte di far l'oro, voleva col fatto dimostrargli, che l'opera era difficile, ma non impossibile ad eseguirsi ; ma che, per altro, desiderava d'osservare come egli lavorasse e a qual termine fossero i suoi lavori. Non esit il marchese a mostrarglieli ". "Entrato nel laboratorio, trov l'operazione ben diretta. Quindi abbrustolita e polverizzata l'erba che aveva raccolta, la gett nel crociuolo, che era pieno di un liquore, ed ordin che non si aggiungesse altra materia combustibile al fuoco, che ardeva sotto di esso, e che si lasciasse naturalmente estinguere. Il pellegrino si fece dare la chiave della stanza del laboratorio, affinch niuno andasse a guastare l'operazione, e dimand di dormire nella notte seguente in una stanza contigua al laboratorio medesimo, per essere in caso di osservare di quando in quando il lavoro, promettendo al credulo marchese, che nella seguente mattina sarebbe stato compto, e che egli poi gliene avrebbe svelato l'arcano. Si lasci sedurre il marchese dalle promesse del pellegrino, il quale mostrava all'aspetto di esser uomo ingenuo ed onesto, n appariva di essere impostore e mendico, perch nulla aveva richiesto per la sua opera". *** "Venuta la mattina, ricerc subito il marchese del pellegrino; ma dai servi gli fu detto, che ancora non aveva aperta la stanza del laboratorio, perch forse tuttora dormiva. Aspett impaziente qualche altro tempo; ma, essendosi inoltrato molto il giorno, fece picchiare alla porta per destarlo dal supposto sonno. Niuno rispose; onde, temendo fosse stato sorpreso da qualche grave male, fece aprire la porta con violenza, e vide, che il pellegrino non era nella stanza assegnatagli, essendo uscito forse da una finestra che, stando in pianterreno, non era alta da terra. Allora entrato in quella del laboratorio, trov il crociuolo rovesciato sul pavimento, ed una striscia di materia congelata di color d'oro sul pavimento istesso. La raccolse e la sent pesante, e fattone poscia esperimento, trov essere oro perfettissimo. Il pellegrino per non manc alla promessa fattagli di svelargli l'arcano. Sopra il tavolino del laboratorio lasci una carta in cui erano delineati e scritti vari enigmi. Il marchese Massimiliano, in memoria di un tale avvenimento, oltre varie iscrizioni, messe nella sala, e nel muro esterno del casino, nel 1680 li fece incidere in marmo, parte sul portone posto sulla strada, la quale come si detto conduce da Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano (cio posto sulla via Merulana), (e quest'iscrizione riguarda la invenzione e l'esistenza dell'erba, accennata di sopra, in quel sito); parte intorno ad una piccola porta (la porta magica), sulla strada, incontro a Sant'Eusebio; e questi enigmi e iscrizioni sono le ricette per la manifattura dell'oro". "Saputosi il curioso fatto dalla regina di Svezia, si compiacque di poter restituire al mottegiiatore i ricevuti motteggiamenti" (3).

(1) CANCELLIERI, Op. cit., p. 3, nota 2. (2) Si consulti la "pianta di Roma nel 1870", del Comune di Roma. (3) CANCELLIERI: Op. cit. stessa nota. VICENDE DELL' EX- REGINA DI SVEZIA, Cristina Alessandra, nell' estate del 1666 - cio mentre avveniva il primo de' narrati fatti - si trovava, per le eccessive spese incontrate, a corto di denari; sicch fu costretta a impegnare le proprie gioie. Allora decise di recarsi in Francia per farsi pagare dal cardinal Mazzarino un preteso credito, rimontante alla guerra dei Trenta anni. Giunse col nel giugno di quell'anno. Ma l'astuto ministro di Luigi XIV temporeggi. Ella allora torn in Italia e si ferm a Pesaro, donde mand a Roma il conte Francesco Maria Santinelli, per predisporvi il suo ritorno. Questi per, che era un gran ciambellano ladro, spegn vero i gioielli di lei; ma li rimpegn subito per conto proprio, vendette piatti, vassoi e candelabri, e cav persino l'oro e l'argento dai ricami dei vestiti. Anche il palazzo Farnese fu svaligiato ; il conte fece man bassa su ogni cosa: quadri,. tappezzerie, mobili e persino il piombo dei cornicioni. da ritenere che sia stato durante il soggiorno a Pesaro, che l'ex-regina abbia avuto contezza del fatto avvenuto al marchese Palombara, e che se ne sia rallegrata con lui per iscritto. Stanca d'attendere in Italia la risposta del Mazzarino, mentre il conte Santinelli compiva le note prodezze, Cristina Alessandra aveva lasciato Pesaro, ed era tornata in Francia. Fu col che ella commise un gravissimo abuso di potere, del quale Luigi XIV fu tanto indignato che la fece pregare di partire immediatamente dalla Francia. *** La Pallade svedese, il 15 maggio 1658, era di ritorno in Roma. Dopo quanto era avvennto al palazzo Farnese, non convenendole metter campo a rumore, entr nella nostra citt silenziosamente e prese stanza al palazzo Mazzarino (ora Rospigliosi), prossimo a quello del Quirinale. Sua Santit a cui erano ben note e la condotta della illustre convertita, e le truffe del conte Santinelli, non vedeva di buon occhio quella vicinanza. Sapendo le ristrettezze in cui ella versava, le mand qualche regalo di commestibili; ma poi fece crescere le guardie al Quirinale e custodire a vista lei e quella schiuma dei suoi cortigiani (1). In pari tempo le fece sapere, per mezzo del cardinale Decio Azzolino, suo consigliere, che il gran ciambellano non si lasciasse vedere, ch sarebbe incappato nel bargello. Il conte Santinelli fu perci inviato da lei a Vienna, a riverire Leopoldo I, nuovo imperatore dei Romani. In seguito, recatasi al palazzo Riario, alla Lungara, scelto qual nuova abitazione, cominci per lei un periodo non brillante, ma in compenso calmo, dopo tanta travagliata esistenza. Nel 1660 mor il re di Svezia e allora la Riformatrice del Nord si rec a Stoccolma, per farsi riconfermare le rendite, che infatti lo furono. Col si trattenne fin quasi alla met dell'anno 1662. Rientr in Roma il 20 giugno di quell'anno e riprese le sue occupazioni ordinarie d'arte, di scienze e lettere. Nel palazzo dei Riari (ora Corsini) la Accademia di Camera tenne importanti e sontuose sedute, e al giardino che adorna l'edifizio fu dato il titolo arcadico di Bosco Parrasio (2), che poi pass all'orto dei francescani, a San Pietro in Montorio, sede ufficiale dell'Arcadia, nel 1690. (1) Masi, op.cit. capitolo VIII. (2) La sala accademica fu chiamata "serbatoio". *** Basilissa torn adunque alle conversazioni geniali, alle lettere, agli studi, ai quali si aggiunsero allora l'alchimia e la ricerca della pietra filosofale. A tal riguudo si sa ch'ella, per la brama di far scoperte si mise attorno un bolognese, di nome Bandiera, insieme al quale attendeva di continuo ai lambicchi e ai fornelli; e non di rado avveniva che le spalle forti del bolognese avessero a rimaner dolenti delle busse che lei indispettita di non veder sortire il bramato effetto, sapeva fargli somministrare. Si immaginava inoltre Cristina di conoscere il segreto di campare pi di un secolo; ed avendo essa un giorno letto nel Mercurio Galante un'altro segreto di simil genere, e tosto sperimentatolo, poco manc che non ne rimanesse vittima. (1). (1) CLARETTA, La regina Cristina di Svezia in Italia. Brano tratto dalla "Nuova miscellanea

archeologica" di E. CAETANI LOVATELLI (Roma, Tlpografia dell'Accademia dei Lincei 1894). Pag. 95.

LA FINE DEL PALOMBARA E DELL'EX-REGINA. Massimiliano Palombara, marchese di Pietra Forte; tipo genuino di romano, buono, semplice, dotato di una discreta coltura, s da essere eletto per ben due volte Conservatore al nostro Comune, e dall'animo aperto a quella che, pei suoi tempi, era la Grande Scienza, viveva - a quanto n' dato immaginare - a contatto della nobilt e del grosso clero di Roma. E' da ritenere, perci, che non potessero restargli celati certi avvenimenti di Stato; sicch alcuni anni dopo l'avvenuta trasmutazione, dovette sapere chi fosse il pellegrino e forse conoscerlo personalmente. Ma v' di pi: la cura con la quale, nelle iscrizioni, evit di menzionare la persona di lui, prova che, fin dal momento del primo incontro, conobbe chi egli fosse e per qual motivo si celasse. Sarebbero state davvero poco liete, pel nostro marchese, le conseguenze della propalazione della personalit del pellegrino! Egli aveva ospitato un ricercato della Santa Romana Inquisizione! D'altronde si pu mai credere ch'egli fosse tanto semplice da alloggiare in sua casa uno sconosciuto, e per di pi da affidargli la chiave del suo sancta sanctorum? Chi conosce il carattere romano, non pu certo credere a tanta dabbenaggine. Il Cancellieri si limita a designare l'alchimista con l'appellativo di pellegrino; ma dopo lui, come tra breve vedremo, si potuto sapere il nome del personaggio che tanto accuratamente si celava. Il marchese Palombara viveva ancora nel 1680; l'epoca del suo decesso s'ignora. *** L'ex-regina di Svezia, stabilitasi nel 1662 nel palazzo dei Riari, non rimase nella nostra citt fino al giorno di sua morte; ma se ne assent per due anni, perch complicandosi gli affari di Svezia, parti da Roma il 22 maggio 1666 per recarsi ad Amburgo, dove rivide l'ultramontano, che altro non era che il pellegrino del Marchese, il quale le spill molto danaro, In Svezia non fu accolta molto bene poich i suoi buoni connazionali si erano stancati di quella sanguisuga, come la chiama il De Bildt (1). Tornata ad Amburgo, dove - avendo voluto celebrare con sontuosa festa l'elezione al pontificato (avvenuta il 20 giugno1667) di Clemente IX, in mezzo ad una popolazione protestante - cagion un gran tumulto, che cost a quella citt otto morti e venti feriti, fu costretta poco dopo a partirne. Rientr in Roma, festeggiatissima dalla Corte pontificia, il 22 novembre 1668. Il nuovo papa le assegn una pensione di 12.000 scudi (L. 60.000), che per le venne tolta dal successore, Innocenzo Xl, assunto al pontificato nel 1676. Cristina Alessandra non sment la fama che aveva saputo acquistarsi; e nel carnevale del 1669 si fece vedere ad un balcone del Corso (ora Corso Umberto l), insieme a ventiquattro cardinali. Maria Mancini, principessa Colonna, dell'ex regina non meno celebre, passeggiando per quella via, la salut. Ella era mascherata da Armida, con veste leggerissima e bizzarra, e cavalcava seguita da cavalieri vestiti alla turca, oltre che da un gran bass, da sei staffieri, da tamburini e trombettieri. Il giorno dopo, negli "Avvisi" di Roma, comparve la descrizione della mascherata, accompagnata da questa arguta osservazione. E' nato il dubbio chi fosse meglio accompagnata o la Contestabilessa (la Colonna) da ventiquattro turchi, o la Regina da ventiquattro cardinali (2). L'ex-regina mor il 19 aprile 1689 in quella che attualmente la quinta sala (quella dalle colonne) della Galleria Nazionale d'arte antica, al palazzo Corsini, e dai romani le vennero fatte celebrare ventimila messe. Questa esuberanza di esequie non deve recar maraviglia: il nostro popolo le voleva bene. Difatti, in fine in fondo, ella non era cattiva ed noto che largamente dispens con la sinistra, tra poveri e infelici alleviando tante e tante mi. serie - quanto con la destra ricev dal Governo di Svezia e dal Vaticano. Le sue mortali spoglie, con solenne cerimonia, furono deposte nelle Grotte del maggior Tempio della cristianit; e se ne pu ammirare tuttora il sontuoso cenotafio, addossato al secondo pilastro della navata destra di San Pietro. Questo marmoreo sepolcro fu inaugurato nel 1701, sotto Clemente XI; ma venne fatto erigere dal suo predecessore, lnnocenzo XII; su disegno di Carlo Fontana (3). Consta di un'urna di diaspro, poggiante sopra uno zoccolo di marmo africano. Sull'urna posa la corona reale; e due putti, opera dello scultore Lorenzo Ottone, sostengono lo scettro e la spada. Al disopra dell'urna un bassorilievo, opera di Giovanni Teudon, rappresenta l'abiura di Cristina a monsignor Olstenio e ad altri dignitari della chiesa cattolica, nella cattedrale d'lnnsbruck. In alto un gran medaglione di bronzo dorato col ritratto della defunta, reca la seguente leggenda: CHRISTINA ALEXANDRA D[EI] O[RATIA] GOTHOR[UM] VANDALORUMQUE REGINA (4). I letterati che si riunivano in casa di

quella dotta, per quanto bizzarra regina, stabilirono dopo la sua morte di non interrompere o distruggere il cenacolo. A tal fine nel 1690, per iniziativa del Crescimbeni e di altri quattordici istitutori, fu fondata in Roma l'Accademia degli Arcadi, alla quale Enrico V di Portogallo don una propriet, in cui fu trasferita la sua sede, che prese il nome di Bosco Parrasio. Primo Custode dell'Arcadia fu appunto il Crescimbeni, che assunse lo pseudonimo di Alfesibeo Cario. Quell'accademia si assunse il nobile compito di far risorgere la poesia italiana, mandata a soqquadro dalle barbarie del secolo XVI, delle quali fu autore principale il cavalier Marino. Contro le sdolcinatezze, gli sdilinquimenti e le pastorellerie degli Arcadi si scagli il Baretti (1716-1789) con la sua "Frusta letteraria". Quell'Accademia esiste tuttora in Roma, dimenticata dai pi quantunque compia opera civile e istruttiva. L'Accademia di Camera sub, invece, scissioni e trasformazioni. Una parte dei suoi membri, dominata forse da egoistici sentimenti di supremazia, cre l'Accademia degl'Infecondi; un'altra istitu l'Accademia dei Quiriti, che in seguito si sciolse; e finalmente unn terza si un all'Arcadia. (1) BARON DE BILDT. Christine de Sude et le cardinall Azzolino (Paris, Plon, 1899). (2) Da un articolo dell'ABATIE CANCELLIERI: Maria Mancini Colonna, pubblicato dal Messaggero di Roma, nel Giugno 1914 (3) La tomba primitiva sta sotto la chiesa di San Pietro, nelle cosiddette Grotte Vaticane, cio nelle fondamenta della basilica del Rossellino. (4) NIBBY, Guida di Roma, pag. 389 (Roma 1894). IL FILOSOFO ERMETICO MILANESE Il prof. David Silvagni, nella sua opera "La Corte e la Societ romana nei secoli XVIII e XIX ", scrive quanto segue, con riferimento all' ignoto pellegrino. Nel secolo precedente a quello di cui parliamo (cio nel secolo XVII) era stato in Roma lo astuto avventuriero Francesco Giuseppe Bono, che dopo avere ingannato il re di Danimarca, dandogli ad intendere d'aver trovato la pietra filosofica, ossia il metodo per fabbricar l'oro, si present alla regina Cristina e la ingann allo stesso modo, mangiandole parecchie migliaia di scudi (1). Costui ingann pure il marchese Massimiliano Palombara (Massimi) (2) ". Ecco dunque chiarito il mistero; se non che altri autori, che parlano di tale avventuriero, lo chiamano differentemente: Bona, Borro, Borri. Quest'ultima forma di cognome, a quanto m' dato arguire, la vera. La biografia del nostro ermetista si riassume in brevi parole; io l'ho desunta da diversi e talvolta anche discordi autori. Giuseppe Francesco Borri (3) nacque a Milano il 6 Maggio 1627; e perci giustamente il Cancellieri lo chiama ultramentano. La sua famiglia discendeva - come asserisce egli stesso da quello Afronio Burro, che fu prefetto del pretorio sotto Claudio e che mor avvelenato da Nerone. I1 suo cognome Burrus - molto probabilmente deriva dal latino volgare urus, che significa bue selvatico od uro. Difatti nel suo stemma rappresentato un bisonte (non un torello), come si pu vedere nell'arme gentilizia delineata appi del suo ritratto, dipinto dall'Ovens e - nel 1675 - magistralmente inciso dal Von Schuppen. Il nostro Giuseppe Francesco, figlio del medico Branda Borri, fece i suoi studi nel seminario dei gesuiti, a Roma; studi che non termin, perch venne licenziato per insubordinazione, il 16 marzo 1649. Ammesso, in seguito, in Vaticano, si diede allo studio della medicina, della chimica e dell'alchimia. Nel 1654, ricercato dalla polizia pontificia perch dava scandalo con le sue abitudini egocentriche e scapigliate, finse di correggersi. (1) Allusione ad avvenimenti del 1655 e del 1656. Perci il Borri conobbe la regina di Svezia prima del 1655. (D. Calvari F. G. Borri pag. 24). (2) Silvagni, op. cit., vol. I, Cap. XV, Cagliostro. (3) Secondo altri, Francesco Giuseppe Borri. Dopo la morte di Innocenzo X, avvenuta nel 1655, essendo stato innalzato alla tiara (il 7 aprile dello stesso anno) Alessandro VII, nemico dei novatori, egli che era tra questi, e per aver confutato un certo dogma sulla Madonna, e per aver ideato una riforma della Chiesa cattolica (voleva un solo ovile, un solo pastore, l'unione dei fedeli con gl'infedeli e la venuta del regno di Dio sulla terra) (1), si vide ridotto a mal partito. Difatti il nuovo pontefice, appena asceso il soglio, aveva emanata l'enciclica contro i novatori. Tale nuovo pericolo fece decidere il Borri ad allontanarsi da Roma (probabilmente

verso la fine del 1656, cio dopo aver visitato Cristina Alessandra e il Palombara) ed a rifugiarsi nella sua nativa citt, dove torn ad esporre le dottrine sovvertitrici tra i fautori di dee progressiste ed a fare proseliti, alcuni dei quali (nel 1659) furono arrestati e processati da quella Inquisizione. Costretto a fuggire nuovamente, ripar in Svizzera. In quel periodo si svolse a Milano il processo intentato ai suoi seguaci, che termin con l'abiura, in quella metropolitana (26 marzo 1661), di tali eresiarchi. Subito dopo, l'Inquisizione di Roma apr un processo contro il Borri, e - riuscite vane le intimazioni, fatte in data 2 marzo 1659 e 2 ottobre 1660, - lo condann in contumacia "rilasciando, in mancanza della persona, la sua effige al cardinale progovernatore e suo luogotenente criminale, per eseguire in essa le dovute pene". Il 2 gennaio 1661 segu, nella chiesa della Minerva, l'abiura di quattro discepoli del Borri, alla presenza di molti prelat e di numeroso popolo, e il giorno seguente, come risulta dal sommario processuale "l'effige del detto Giuseppe Francesco Borri, dipinta al naturale in un quadro, fu portata per Roma sopra un carro, accompagnato dalli Ministri di Giustizia, nella piazza di Compo di Fiori, dove dal carnefice fu appiccata sulle forche e dopo abbruciata con suoi scritti" (2). Il nostro filosofo ermetico, come risulta dagli atti del processo (il cui sommario si trova pubblicato in fine al libro di Gregorio Leti, intitolato: L'ambasciata di Romolo ai Romani, che fu stampato a Bruxelles nel 1671), fu alchimista, cabbalista, occultista e teraputa; e fu constatato pure che egli, spesso rapito in estasi, si metteva in comunicazione con gli spiriti, gli angeli e i serafini, che leggeva il pensiero, ch'era eretico e che aveva alfine istituita una congregazione segreta di sacerdoti ribelli. Dopo le sentenze di Milano e di Roma, il Borri si rec in Alsazia e quindi si ferm alquanto a Strasburgo; pass in seguito ad Amsterdam, dove si stabil. "Tutti gli scrittori sono concordi nell'affermare che in quella citt egli raggiunse l'apogo della sua fortuna e della sua fama: per le sue cure meravigliose fu ritenuto medico insuperabile, un vero taumaturgo. Ai poveri prodigava i suoi aiuti e le sue medicine gratuitamente e tutti quelli che ricorrevano a lui se ne partivano guariti: "cavalieri e principi di Francia e di Germania venivano per le poste a consultarlo e conoscerlo " (3), Il Se nato di Amsterdam lo fece cittadino di quella citt: agli onori si aggiunsero i lauti guadagni che, pare, lo condussero a una vita tuttaltro che sobria e umile, quale aveva predicato ai suoi seguaci in Italia. (1) Dizionario biografico italiano, voce Borri. (2)Decio Calvari, op. cit., p. 29-30. (3) Cant: Gli Eretici d'Italia, vol III, Discorso I. "Nacquero bentosto negli scienziati e nei medici locali invidie e calunnie, rafforzate dal fatto ch'eg1i con la sua vita fastosa s'era creato del debiti cui non poteva far fronte; ma anche ad Amsterdam, come gi a Roma e a Milano, quando stavano per mettergli le mani addosso per arrestarlo, egli fugg (1664) (1) senza che nessuno potesse raggiungerlo" (2). Arrivato a Copenaghen si fece largamente sovvenire dal re Federico III, (1664-1670) allo scopo di trasmutar metalli, come ad Amburgo carp nuove somme all'ex-regina Cristina, sempre per la crisopea. Doveva correre allora l'autunno del 1666, perch appunto in quell'epoca ella part nuovamente da Roma, per non tornarvi che nel 1668. Probabilmente nel 1669, il Borri torn a Copenaghen, dove Federico III gli concesse le pi alte onorificenze e lo fece proprio consigliere e ministro (3). Il 19 febbraio 1670 questo suo ultimo mecenate mor e gli successe il figlio Cristiano V, a lui avverso. Il nostro alchimista, sapendosi odiato dai cortigiani, risolse di abbandonare la Danimarca e rifugiarsi in Turchia, ma mal gliene incolse, ch avviatosi per la Moravia, a Goldingen fu fatto imprigionare dal governatore, che fortemente dubitava di lui. Nel 1670 l'imperatore d'Austria Leopoldo I, dietro richiesta del nnzio pontificio, cardinale Antonio Pignatelli (poi papa Innocenzo XII), lo feee consegnare al pontefice, che allora era Clemente X (Altieri) (1670-1676), il quale ordin che fosse rinchiuso in una cella di Castel Sant' Angdo, in attesa della sentenza capitale. Passarono cos circa due anni, dopo i quali fu riaperto il processo (7 maggio 1672), nel quale non gli fu confermata la pena di morte, ma il carcere perpetuo, l'abiura pubhlica ed altri atti d'umiliazione e di penitenza (4) gli vennero imposti. Tale sentenza porta la data del 25 settembre 1672. Il giorno seguente Il Borri fu costretto a ritrattare pubblicamente, nella chiesa della Minerva, le proprie idee, o come allora si diceva - ad abiurare i propri errori. La cerimonia riusc terrificante. "Sotto le severe arcate di quella chiesa si erano raccolti principi e baroni, cardinali e ambasciatori in gran pompa, compresi i due inquisitori, e l'irrequieto popolino dell'Urbe. Questo, anzi, aveva occupato il tempio fin dalle prime ore del giorno e mangiava e beveva allegramente - senza rispetto alcuno per la santit del luogo - su tavole imbandite sulle sedie o sulle balaustrate degli altari. Orbene, mentre "il reo vestito degli ahiti dell'Inquisizione (tunica di tela nera, senza collare, scendente fino alle calcagna, sul petto e sul dorso dipintevi croci

rosse), avvinto da catene le mani e i piedi, ginocchioni s'un palco da patibolo, con un cero nella destra. adempiva le formalit processuali, il popolino ch'era avido di gustarsi un atroce spettacolo, si mise a gridare a squarciagola: Al fuoco! al fuoco! (5) ". Quanti infelici di questa nostra citt non aveva il Borri soccorsi in altri tempi, o guariti, con le sue portentose cure? Pure, in quello angoscioso momento, non una voce si lev in suo favore! La gratitudine fiamma che solo gli animi eletti sanno alimentare. (1) Commentarium, volume I (1910) p. 67. (2) CALVARI, op. cit., p. 30-31. (3) DE CASTRO. Un precursore milnnese di Cagliostro, in "Archivio storico lombardo",serie III volume II (1894). (4) CANTU', Gli Eretici d'Italia. Discorso I. (5) CALVARI, op. cit., p. 39-.40. Dopo l'abiura, il Borri fu condotto nelle tetre carceri del SanfUffizio, dove rimase fino al 1678. In quell'anno il duca d'Estres, ambasciatore di Francia, che - col permesso del pontefice era stato curato dal Borri e guarito miracolosamente, ottenne che quest'ultimo fosse trasferito in carceri meno dure, a castel Sant'Angelo, e gli venisse anche accordato di crearsi col un laboratorio alchimico. Ancora oggi non si pu precisare in quale prigione egli abbia dimorato, e per noto che gli fu destinato un locale composto di due camere con sotterranei (1). Gli fu pure concesso di uscire liberamente da Castello, per esercitare la sua professione, attendere alle ricerche ermetiche e frequentare a case patrizie. Numerosi salvacondotti, rilasciatigli a tal uopo, e che sono stati trovati tra gli atti amministrativi del forte, lo provano chiaramente. Moltissimi lasciapassare, per persone malate, furono anche rinvenuti. Queste persone dovettero recarsi alla sua prigione, onde consultarlo. Godendo cos quasi di una lihert completa, il Borri rivide Cristina di Svezia e la sua corte, e certo anche il marchese Palombara, e pass intere notti al palazzo Riario accanto al fornello filosofico. Probabilmente fu il nuovo incontro del Borri che richiamando alla mente del marchese di Pietraforte l'avvenimento del 1656, determin in quest'ultimo la volont di esumare le carte con gli enimmi e le iscrizioni, e fare apporre le epigrafi alla villa (1680). Dame e cavalieri desideravano il Borri nelle loro case, attratti dalla sua fama e dalla credenza nei suoi poteri straordinari e misteriosi (2). Una prova della stima e della reputazione che il Borri god presso il pubblico si trova nei quattro medaglioni che circondauo il suo ritratto, inciso del Van Schuppen (3). Difatti essi si riferiscono tutti a lui e ne esaltano le virt e i poteri, in altre parole ne tessono l'elogio. Mi consentano, perci, i lettori che mi dilunghi su di essi. I detti medaglioui sono disposti ai quattro estremi dell'ovale che inquadra la figura: i due superiori (che distinguer coi numeri I e II) sono circolari e i due inferiori (III e IV) ottagonali. Il I - che alla sinistra del riguardante - rappresenta un arciere che colpisce lo stemma del Borri, dal quale alcune frecce tornano contro il lanciatore. Reca le leggende: Fortunae ludibrium, "Scherzo della sorte", e Dum ludit luditur ipsa, "Mentre scherza (la Sorte) schernita". Il suo significato dunque questo: Tu, o Borri, ti ridi della sorte. Il medaglione a destra, il II, rappresenta un tritone posto su di una fontana, il quale getta acqua dalla buccina che suona e dal tridente che impugna. Dicono le leggende: Artis miraculum, "Miracolo dell'arte" e Ipsa suas fons spargit aquas, "La fonte stessa sparge le sue proprie acque". Significa: Tu, o Borri, con l'arte tua compi prodigi. Il III medaglione, a sinistra, rappresenta il Sole e la Luna al disopra delle nuvole. Dicono le iscrizioni: Naturae prodigium, "Prodigio della natura" e In geminas formantur lumina soles, "Le luci si trasformano in due astri" . Vale: Tu, o Borri, sei fonte di sapienza e di intelligenza. Il IV medaglione, che a destra, raffigura un uragano: in mare un vento furioso solleva una tromba d'acqua e capovolge un veliero, in terra un fulmine colpisce un campanile. Reca queste iscrizioni: Virtutis exemplum, "Esempio di alto valore" e Non te qui caetera vincit impetus, "La violenza, che vince le altre cose, non vince te . Significa dunque: Tu, o Borri, sei incrollabile. (1) Nel 1911 stata fatta in Castello, nella casetta situata all'estremit orientale della seconda casermetta d'Urhano VIII, una ricostruzione ipotetica della prigione e del gabinetto del Borri. Tale casetta, che dell'epoca del detto pontefice, cio della prima met del 600, consta appunto di due camere e di sotterranei, donde sorge la lontana supposizione che essa possa essere stata l'abitazione del nostro alchimista. La ricostruzione stata intitolata: il Gabinetto dell'Alchimista. (2) Calvari, In cit. pag. 43. (3) Vedi tavola a pag. 180, fascic. d'Aprile, corr. anno.

Al disotto dello stemma del Borri, che - come si detto - reca in campo un bisonte, si legge quest'ultima iscrizione: Quid mirum si mira patrat mirabile - Naturae omni parae se superantis opus, cio "Qual alta maraviglia se egli (il Borri) compie dei miracoli e sorpassa l'opera della natura, che fa ogni cosa?" - la quale una nuova attestazione della capacit scientifica del nostro filosofo ermetico. Chiarito cos il valore effettivo di lui, torniamo alla sua biografia, che oramai volge al termine. Con la morte dell'ex-regina di Svezia e con la elevazione al pontificato di Innocenzo XII, cess - per - la libert pel ravveduto: per ordine di quel pontefice venne rinchiuso rigorosamente (1691) in Castel Sant'Angelo, dove mor di febbri miasmatiche, il 20 di agosto dell'anno 1695 (1). Il nostro teraputa, al quale l'opinione pubblica odierna d, con la leggerezza solita e propria degli ignoranti, l'appellativo di ciarlatano, appellativo che non tange la sua elevata ed illuminata personalit, lasci in Castello libri ed apparecchi. Il Borri scrisse alcune opere di vario soggetto (2). (1) Dizionario biografico italiano. - Termine Borri. (2) Gentis Burrorum notitia, anonima, pubblicata a Strasbnrgo ne1 1660; De vini generatione in acetum, decisio experimmtalis; Epistolae duae ad Th. Bartholinum, de ortu celebri et usu medico, necnon de artificio oculorum humores restituendi, Copenagen, 1669; Istruzioni politiche date al re di Danimarca, in Colonia, appo Pietro del Martello [Marteau], 1681. I suoi nemici pubblicarono dieci sue lettere in un libro intitolato: La chiave del gabinetto del Cavalier G. B. Borri, col favore del quale si vedono varie letture srientifiche, chimiche e curiosissime, con varie istruzioni politiche ed altre cose degne di curiosit, e molti segreti bellissimi; Colonia, Marteau, 1681 piccolo in 12. Di queste lettere, la prima e la seconda (pubblicate nel "Commentarium" del 1910 n 2-10) trattano degli elementini o spiriti degli elementi; le altre sette della grand'opera, della congelazione del mercurio e di alcuni segreti metallurgici e cosmetici (di queste nel "Commentarium" del 1911 ne furono ridate due, trattanti del mercurio e della fabbricazione della pietra, vedi pag 267-277, e una terza, il cui soggetto l'estrazione del metallo dalle miniere, vedi pag. 77-78); la decima infine ha per soggetto l'anima animale. Il tutto preceduto da una lettera ironica, indirizzata al Borri. Delle due prime lettere del gesuita milanese fu pubblicato un estratto dall'abate di Villars nel suo Conte di Gabalis o conversazione sulle scienze occulte.

APPENDICE

Polivalenza di Significato e Pluralit dei Significanti


L'occasione del dibattito stata fornita da un passo di G. Kremmerz (Mondo Secreto 1898, Elementi della Magia Naturale e Divina, Nota di Magia Pratica al n.3), che riportiamo per esteso: "Il segno dei tre mondi non solo sul triangolo che rappresenta il Dio Onnipotente nelle chiese

cattoliche, ma nella statuaria religiosa in tutte le immagini del bambino Ges che tra le tre dita e che i preti dicono rappresentare il aperte regge una sfera sormontata da una croce cos mondo governato dal principio-secondo della Trinit: mentre tanto facile vedere che la formola esoterica ha rovesciato nella mano del bambino il segno astronomico e cabalico di Venere in

segno di purit dominatrice dei veri nei tre mondi. Da quanto ho scritto in questi fascicoli del Mondo Secreto sulla pessima ed antiscientifica interpetrazione che i preti cattolici danno ai segni da essi adoperati, si ricava che un libro da farsi da chi ha mente, scienza e tempo questo di esaminare il simbolismo chiesastico al lume delle scienze occulte e del progresso delle scienze moderne".

Madonna delle Grazie

Vandermok: Il cerchio sormontato da una croce il simbolo della Terra. Kremmerz ritiene sia il glifo di Venere rovesciato ad opera della Chiesa. In realt, nelle "Madonne in maest" con scettro nella destra e il bambino nella sinistra, questi tiene un globo azzurro suddiviso, solo nell'emisfero superiore, da tre coluri aurei, con la croce allo zenit; i Tre Mondi sono quindi presenti. Venere non il pianeta azzurro e l'orientamento dei due coluri cardinali (proiettati nel Cardo e nel Decumano nelle citt romane ed etrusche) intersecanti il piano dell'orizzonte, ha senso solo nell'astrologia geocentrica, in questo caso sferica e legata allo spazio locale, cio ad un osservatore terrestre. Ida La Regina: Venere non il pianeta azzurro ma non lo neppure la Terra! Lo sanno anche i bambini cos' il "Globo Celeste"!

Globo Celeste e Coluri

Afrodite Urania: Il globus cruciger o crucifer simboleggia il potere temporale di imperatori cristiani e papi. Ma il regno di Cristo - secondo i cristiani - non di questa Terra. Ecco perch in mano a Ges vi la Sphaera Coelestis e non la Terra.

Teophilus

Costantino IX Monomachus

Imperatore (Mazzo Visconteo)

Imperatore (Mazzo Wirth)

Elisabetta II

Tiara

Giuseppegvs: Io sapevo che il globus cruciger rappresentasse l'antimonio. Afrodite Urania: Esatto, ma in alchimia. Seguendo il filo logico di Vandermok e Ida, io ho invece fatto riferimento al significato politico-religioso cristiano. Tutti i simboli, infatti, sono polivalenti: ad es. una croce equilatera rappresenta il pi in matematica, i cinque elementi in alchimia, il triplice mondo in cosmologia etc. Turba Philosophorum: Come si verifica spesso in alchimia, il globus cruciger non sempre simbolo dell'antimonio, significando - come indicato da Ea nel caso del Rosone della Porta Ermetica - anche l'aspetto terreno dell'essere umano, cio il sale nel suo significato pi generale. Inoltre l'antimonio ha in alchimia molti altri simboli. Lo studioso deve perci sempre tener presente, oltre alla polivalenza di significato di uno stesso simbolo, anche la pluralit di simboli (o significanti) che possono avere lo stesso significato.

Simboli alchimici dell'Antimonio

Vandermok: Il cerchio, e non la sfera, sormontato dalla croce, il glifo della Terra in astrologia, e dell'antimonio (anti-monos) in alchimia, come ricordato da altri. La sfera ha tre dimensioni. Non la "sfera celeste" (o il regno dei cieli) solo uno di questi tre mondi? Ida La Regina: In linea del tutto generale, il passaggio dalla bidimensionalit alla tridimensionalit (e viceversa) non modifica il significato di un simbolo. Ad es. la tradizione Ind assegn all'elemento terra il simbolo del quadrato, Platone e la tradizione greca gli assegn quello del cubo. All'inverso, gli artisti egizi, passando dalla scultura alla rappresentazione grafica, non si preoccupavano minimamente di rappresentare lo spessore degli oggetti tridimensionali, proprio perch sapevano che il passaggio alla bidimensionalit non ne modificava il valore simbolico. La sfera celeste non uno solo dei tre mondi, perch contiene come sue parti microscopiche (rispetto alla di lei immensit) sia la terra, sia l'uomo.

La sfera crucifera dell'Antimonio

Globo Celeste contenente la Terra

Vandermok: L'azzurro pu riferirsi anche alle acque superiori, infatti i tre fratelli olimpici, Zeus, Posidone, Ade, si dividevano questi mondi, e il secondo governava appunto l'azzurro oceano che circondava la terra, e non l'Olimpo. Ida La Regina: Se l'azzurro si riferisse alle "acque superiori" o "acque celesti", l'identificazione della sfera azzurra con il cielo non cambierebbe di una virgola, perch le acque celesti ovviamente si trovano ... in cielo. Il dio delle acque celesti non affatto Poseidone, ma Giove nel suo particolare aspetto di Juppiter Pluvius, cio datore di pioggia. Le acque superiori o celesti circondano la Terra, ma dall'alto e perci circondano ... anche l'Olimpo! Poich Giove la divinit celeste, gli compete come colore simbolico l'azzurro, che gli astrologi hanno puntualmente assegnato anche al pianeta che reca il suo nome. Giuseppegvs: ma io so che l'acqua legata al globo con la croce, simbolo dell'antimonio, quell'acqua da cui nasce mercurio, tanto che delle stampe rinascimentali rappresentano mercurio che esce dalle acque con in mano il globo con la croce, quindi l'antimonio che si ottiene dall'acqua di mercurio. Sipex: Da un punto di vista chimico ed alchimico, il mercurio liquido e forma amalgame con metalli e metalloidi tra i quali l'antimonio che, nel suo stato stabile, ha un aspetto metallico bianco-azzurrognolo. Per l'importanza dell'antimonio in uno dei metodi per preparare l'oro, come anche su alcune sue confusioni (o identificazioni) con altri elementi, si gi detto in questo stesso quaderno. Dal punto di vista del mito, Hermes nasce sul monte Cileno in Arcadia ed figlio di Zeus e di Maia (che si scrive con la "i" e non con la "y" come sovente si trova), una delle Pleiadi, che assieme alle Iadi son figlie di Atlante (il reggitore del globo) e apportatrici di pioggia. Ida La Regina: Dice infatti ll'Inno a Mercurio, riportato da Ovidio nei Fasti (V, 663 e sgg): "Clare nepos Atlantis, ades, quem montibus olim edidit Arcadiis Pleias una Iovi, pacis et armorum superis imisque deorum arbiter, alato qui pede carpis iter, laete lyrae pulsu, nitida quoque laete palaestra,

quo didicit culte lingua docente loqui. ..." Vieni o illustre nipote di Atlante, che un tempo a Giove partor una delle Pleiadi sui monti dellArcadia, arbitro di pace e di guerra per gli di celesti e inferi, che percorri lo spazio coi piedi alati, lieto del suono della lira e lieto anche della lucente palestra, tu per il cui insegnamento la lingua apprese a parlare con eleganza. ... Vandermok: Un bambino sorregge il globo insieme alla madre. Madre e figlio nell'incesto filosofale alchemico, oppure nel misterioso verso dantesco: Vergine Madre figlia del tuo figlio. Ne la Tradizione Ermetica, Evola cita un verso piuttosto uroborico della Turba Philosophorum a questo riguardo: La madre genera il figlio, il figlio genera la madre e l'uccide. Tornando al fatto che la croce della materia stia sopra la sfera, Kremmerz ne d una spiegazione. La croce sulla sfera azzurra potrebbe per indicare non solo una prospettiva aberrante, ma una preferenza per la via sacrificale-tellurica, attraverso la croce stessa, che certo rappresenta anche il quaternario elementare nel simbolo del polo o centro rotante. Che poi questo sacrificio, questo farsi Uomo del Dio, piuttosto che l'operazione contraria, agli occhi pagani, rappresentasse un'aberrazione, naturale. Piaccia o no, i Re Magi hanno deposto i Tre Doni davanti al bambino, cos Cesare e Dio si sono divisi, o volendo: Merlino andato nella sua foresta e Art rimasto da solo sul trono. Certo, tutte cose che sanno anche i bambini; uno in particolare, che ha strozzato due serpenti nella culla e ha succhiato il seno di Hera/Giunone cos forte da farsi scaraventare via, e lo schizzo di latte in cielo ci ha dato la Via Lattea. Turba Philosophorum: ?? Per i pagani un'incarnazione divina non costituisce affatto una aberrazione. Nella loro forma pi completa le discese avatariche sono state teorizzate dalla religione Ind, che notoriamente politeista. Kremmerz ha solo sottolineato la distorsione di significato che inevitabilmente si produce in un simbolo, passando dall'esoterismo alla religione.