Scuola Pitagorica
Scuola Pitagorica
Scuola pitagorica
La scuola pitagorica, appartenente al periodo presocratico, fu fondata da Pitagora a Crotone intorno al 530 a.C.,
sull'esempio delle comunità orfiche e delle sette religiose d'Egitto e di Babilonia, terre che, secondo la tradizione,
egli avrebbe conosciuto in occasione dei suoi precedenti viaggi di studio.
La scuola di Crotone ereditò dal suo fondatore la dimensione misterica ma anche l'interesse per la matematica,
l'astronomia, la musica e la filosofia.
Infine la partecipazione alla scuola, riservata a spiriti eletti, implicava che gli iniziati che la frequentavano avessero
disponibilità di tempo e denaro per trascurare ogni attività remunerativa e dedicarsi interamente a complessi studi: da
qui il carattere aristocratico del potere politico che i pitagorici ebbero fino a quando non furono sostituiti dai regimi
democratici.
Si dice che Pitagora, che proveniva da Delphi avesse interpellato
l'Oracolo del Dio Apollo che gli aveva predestinato la città di Crotone
come sede della sua scuola che quindi nasceva per volontà del dio.
Crotone si presentava adatta poiché era già una città dove si era
sviluppata una cultura scientifica-medica e dove Pitagora grazie al suo
sapere,riuscì a guadagnarsi i favori del popolo che governò per molto
tempo.
La scuola, che poteva essere frequentata anche dalle donne,[2] , offriva
due tipi di lezione: una pubblica e una privata.
Durante quella pubblica, seguita dalla gente comune, il maestro
spiegava nel modo più semplice possibile, così che fosse comprensibile
Moneta romana raffigurante Pitagora
a tutti, la base della sua filosofia basata sui numeri. Quella privata era
invece di più alto livello e veniva seguita prevalentemente da eletti
iniziati agli studi matematici.
Pitagora infatti aveva diviso i suoi discepoli, in due gruppi:
Scuola pitagorica 2
• I matematici (mathematikoi), ovvero la cerchia più stretta dei seguaci, i quali vivevano all'interno della scuola, si
erano spogliati di ogni bene materiale e non mangiavano carne ed erano obbligati al celibato. I "matematici" erano
gli unici ammessi direttamente alle lezioni di Pitagora con cui potevano interloquire. A loro era imposto l'obbligo
del segreto, in modo che gli insegnamenti impartiti all'interno della scuola non diventassero di pubblico dominio;
• Gli acusmatici (akusmatikoi), ovvero la cerchia più esterna dei seguaci,ai quali non era richiesto di vivere in
comune, o di privarsi delle proprietà e di essere vegetariani, avevano l'obbligo di seguire in silenzio le lezioni del
maestro.
Il carattere religioso dogmatico dell'insegnamento è confermato dal fatto che la parola del maestro non poteva essere
messa in discussione: a chi obiettava si rispondeva: «autòs epha» (l'«ipse dixit» latino), «l'ha detto proprio lui» e
quindi era una verità indiscutibile.
Nelle sue lezioni, che si tenevano nella "Casa delle Muse", un imponente tempio all'interno delle mura cittadine, in
marmo bianco, circondato da giardini e portici, Pitagora ribadiva spesso il concetto che la medicina fosse salute e
armonia, invece la malattia disarmonia. Quindi l’obiettivo principale della medicina pitagorica era di ristabilire
l’armonia tra il proprio corpo e l’universo.
Poiché i pitagorici erano sostenitori delle teorie orfiche dell’immortalità dell’anima e della metempsicosi, ritenevano
che per mantenerla pura e incontaminata occorresse svolgere delle pratiche ascetiche, sia spirituali che fisiche.
Tra queste, solitarie passeggiate mattutine e serali, cura del corpo ed esercizi quali corsa, lotta, ginnastica e diete
costituite da cibi semplici e che abolivano anche l’assunzione di vino.
È celeberrima l'idiosincrasia di Pitagora e della sua Scuola per le fave: non solo si guardavano bene dal mangiarne,
ma evitavano accuratamente ogni tipo di contatto con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga
dagli scherani di Cilone di Crotone, preferì farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo attraverso un
campo di fave. [3]
L'aritmogeometria
Tra le pratiche per la purificazione del corpo e dell'anima i pitagorici privilegiavano la musica che li portò a scoprire
il rapporto numerico alla base dell'altezza dei suoni che, secondo la leggenda, Pitagora trovò riempiendo con
dell’acqua un’anfora che percossa emanava una nota, poi togliendo una parte ben definita dell’acqua, otteneva
un’altra nota maggiore di un’ottava.
È probabile che proprio da queste esperienze musicali nacque nei pitagorici l'interesse per l'aritmetica concepita
come una teoria dei numeri interi che essi ritenevano non un'entità astratta bensì concreta; i numeri venivano visti
come grandezze spaziali, aventi una stessa estensione e forma ed erano infatti rappresentati geometricamente e
spazialmente (l'uno era il punto, il due la linea, il tre la superficie, il quattro il solido.)
Pitagora formulò inoltre l'importante teoria della tetraktys.[4]
Etimologicamente il termine significherebbe "numero triangolare".
Per i Pitagorici la tetraktys consisteva in una disposizione
geometrica che esprimeva un numero o un numero espresso da una
disposizione geometrica. Essa era rappresentata come un triangolo
alla cui base erano quattro punti che decrescevano fino alla punta;
la somma di tutti i punti era dieci,il numero perfetto composto
dalla somma dei primi 4 numeri (1+2+3+4=10), che combinati tra
loro definivano le quattro specie di enti geometrici: il punto, la
linea, la superficie, il solido.
Questa matematica pitagorica che è stata definita un' "aritmogeometria" agevolò la concezione del numero come
archè, principio primo di tutte le cose.
Fino ad allora i filosofi naturalisti avevano identificato la sostanza attribuendogli delle qualità: queste però,
dipendendo dalla sensibilità, erano mutevoli e mettevano in discussione la caratteristica essenziale della sostanza: la
sua immutabilità.
I pitagorici ritenevano di superare questa difficoltà evidenziando che se è vero che i principi originari mutano
qualitativamente essi però conservano la quantità che è misurabile e quindi traducibile in numeri, vero ultimo
fondamento della realtà. Affermava Filolao: «Tutte le cose che si conoscono hanno numero; senza questo nulla
sarebbe possibile pensare né conoscere.»[6]
- - →
- - →
Poiché i numeri si dividono in pari e impari, e poiché i numeri rappresentano il mondo, l'opposizione tra i numeri si
riflette in tutte le cose. La divisione tra i numeri porta quindi ad una visione dualistica del mondo, e la suddivisione
della realtà in categorie antitetiche.
Sono state individuate 10 coppie di opposti, conosciuti come opposti pitagorici:
1. bene e male
2. limite ed illimite
3. dispari e pari
4. rettangolo e quadrangolo
5. retta e curva
6. luce e tenebre
7. maschio e femmina
8. uno e molteplice
9. movimento e stasi
10. destra e sinistra
Numeri importanti
Inoltre il 10 "contiene" l'intero universo poiché è dato dalla somma di 1+2+3+4 in cui l'1 rappresenta il punto
geometrico, 2 sono i punti necessari per individuare la linea, 3 sono i punti necessari per individuare un piano e 4 per
individuare un solido.
Pentade Decade
La sfera
La scuola aveva una profonda venerazione verso la sfera. Questo solido era la rappresentazione materiale
dell'Armonia. Ciò era dovuto all'osservazione della caratteristica della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro,
che rappresenta il fulcro, e con la stessa "forza" tengono insieme la sfera.
Anatomia
I pitagorici rivoluzionarono la concezione dell'anatomia umana. Introdussero con Alcmeone di Crotone la teoria
encefalocentrica che indicava il cervello come organo centrale delle sensazioni.
Furono infatti i primi a dare importanza a questo organo poiché prima, già con gli egizi, era diffusa l'idea che
attribuiva tutte le funzioni vitali al cuore. Inoltre affermarono che tutte le parti del corpo fossero unite da una
sovrannaturale armonia, la quale componeva l'anima.
Bibliografia
• Vincenzo Capparelli, Il messaggio di Pitagora: il pitagorismo nel tempo, Edizioni Studio Tesi, 1990, ISBN
88-272-0588-8 [12]
• Giorgio Manganelli; Cortellessa A. (cur.), La favola pitagorica, Adelphi 2005, ISBN 88-459-1947-1
• Simone Notargiacomo, Medietà e proporzione, Lampi di Stampa, Milano 2009, ISBN 978-88-488-0935-1 [13]
• Giamblico, La vita pitagorica, con testo greco a fronte, Rizzoli ISBN 88-17-16825-4
• Giamblico, Summa pitagorica, Bompiani 2006, ISBN 88-452-5592-1
Voci correlate
• Pitagora
• Scuola pitagorica reggina
• Neopitagorismo
Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali sui pitagorici
Note
[1] Anche sulla prima definizione di se stesso come filosofo (come è stato riferito da Cicerone e Diogene Laerzio) attribuita a Pitagora, cioè come
"colui che ama il sapere", sono stati recentemente avanzati fondati dubbi da Riedweg Christoph ,in Pitagora. Vita, dottrina e influenza,
Editore: Vita e Pensiero 2007 (http:/ / books. google. it/ books?id=eWc6-RU0oh8C& dq=Riedweg+ Christoph+ ,in+ Pitagora. + Vita,+
dottrina+ e+ influenza,& printsec=frontcover& source=bl& ots=SvNzGTi0mr& sig=eWEonq9SDU_-cwffK5J6roQo1fk& hl=it&
ei=GJ-rSfi_BZH__QbWptXzDw& sa=X& oi=book_result& resnum=2& ct=result#PPA156,M1)
[2] La tradizione vuole che le donne pitagoriche più famose fossero 17 (in Greek women: Mathematicians and Philosophers. (http:/ / www.
mlahanas. de/ Greeks/ WomenPhilosopher. htm) Fonte primaria: Giamblico) Fra queste si ricorda Timica, moglie di Millia di Crotone.
La comunità pitagorica ha in parte innovato le tradizioni del mondo classico greco, affermando che la donna ha il
riconoscimento di un proprio mondo interiore. Pitagora, infatti, rendeva edotte le sue allieve sulle questioni
filosofiche da lui trattate poiché le riteneva dotate di ottima intuizione e di spirito contemplativo. Non aderì dunque
allo stereotipo della donna incolta e subalterna, relegata alle occupazioni domestiche.
Pitagora stesso, narra Aristosseno, apprese gran parte delle dottrine morali ed i segreti dell'ascesi e della theurgia da
Temistoclea, sacerdotessa di Delfi. Clemente Alessandrino nelle sue Stromata attesta l'eccellenza delle donne
Scuola pitagorica 8
pitagoriche.
[3] A propositò di questo divieto pitagorico di cibarsi di fave, Giovanni Sole nel libro Pitagora e il tabù delle fave, Rubettino editore, ne dà
un'interpretazione fisica e una spirituale. La prima è collegata al favismo che secondo studi medici era diffuso proprio nella zona del crotonese
([Link]. pagg.90 e sgg.), mentre la seconda fa riferimento a credenze antiche, messe in luce da Levi Strauss, secondo cui le fave erano
considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità ([Link]. pagg.142 e sgg.) dalle quali il filosofo si deve tenere
lontano.
[4] [Link], Metafisica XIII.
[5] Aristotele, Metafisica, 985b-986a.
[6] Diels-Kranz, 44 B 11; (EN) : frammento 4 (http:/ / books. google. ie/ books?id=ASijqFryr5IC& pg=PA104#v=onepage& q=& f=false).
[7] Diogene Laerzio ci informa che Pitagora sacrificò un'ecatombe quando scoprì il celebre teorema geometrico che porta il suo nome. Sembra
tuttavia un'informazione non corretta, in quanto Pitagora era vegetariano e amava gli animali. Molti secoli dopo, l'epigrammista Filippo
Pananti (q:Filippo Pananti) trasse dal lontano episodio la seguente morale:
Licenza
Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
http:/ / creativecommons. org/ licenses/ by-sa/ 3. 0/