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Scuola pitagorica 1

Scuola pitagorica
La scuola pitagorica, appartenente al periodo presocratico, fu fondata da Pitagora a Crotone intorno al 530 a.C.,
sull'esempio delle comunità orfiche e delle sette religiose d'Egitto e di Babilonia, terre che, secondo la tradizione,
egli avrebbe conosciuto in occasione dei suoi precedenti viaggi di studio.
La scuola di Crotone ereditò dal suo fondatore la dimensione misterica ma anche l'interesse per la matematica,
l'astronomia, la musica e la filosofia.

Setta mistica, scientifica,


aristocratica
L'originalità della scuola consisteva
infatti nel presentarsi come setta
mistica-religiosa, comunità scientifica
ed insieme partito politico aristocratico
che sotto questa veste governò
direttamente in alcune città dell'Italia
meridionale.

La coincidenza dei tre diversi aspetti


della scuola pitagorica si spiega con il
fatto che l'aspetto mistico nasceva Pitagorici celebrano il sorgere del sole di Fyodor Bronnikov (1827-1902)
dalla convinzione che la scienza libera
dall'errore che era considerato una colpa e quindi, attraverso il sapere, ci si liberava dal peccato dell'ignoranza, ci si
purificava e ci avvicinava a Dio, l'unico che possiede tutta intera la verità: infatti l'uomo è "filosofo" (da φιλείν
(filèin), amare e σοφία (sofìa), sapienza), può solo amare il sapere, desiderarlo ma mai possederlo del tutto.[1]

Infine la partecipazione alla scuola, riservata a spiriti eletti, implicava che gli iniziati che la frequentavano avessero
disponibilità di tempo e denaro per trascurare ogni attività remunerativa e dedicarsi interamente a complessi studi: da
qui il carattere aristocratico del potere politico che i pitagorici ebbero fino a quando non furono sostituiti dai regimi
democratici.
Si dice che Pitagora, che proveniva da Delphi avesse interpellato
l'Oracolo del Dio Apollo che gli aveva predestinato la città di Crotone
come sede della sua scuola che quindi nasceva per volontà del dio.
Crotone si presentava adatta poiché era già una città dove si era
sviluppata una cultura scientifica-medica e dove Pitagora grazie al suo
sapere,riuscì a guadagnarsi i favori del popolo che governò per molto
tempo.
La scuola, che poteva essere frequentata anche dalle donne,[2] , offriva
due tipi di lezione: una pubblica e una privata.
Durante quella pubblica, seguita dalla gente comune, il maestro
spiegava nel modo più semplice possibile, così che fosse comprensibile
Moneta romana raffigurante Pitagora
a tutti, la base della sua filosofia basata sui numeri. Quella privata era
invece di più alto livello e veniva seguita prevalentemente da eletti
iniziati agli studi matematici.
Pitagora infatti aveva diviso i suoi discepoli, in due gruppi:
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• I matematici (mathematikoi), ovvero la cerchia più stretta dei seguaci, i quali vivevano all'interno della scuola, si
erano spogliati di ogni bene materiale e non mangiavano carne ed erano obbligati al celibato. I "matematici" erano
gli unici ammessi direttamente alle lezioni di Pitagora con cui potevano interloquire. A loro era imposto l'obbligo
del segreto, in modo che gli insegnamenti impartiti all'interno della scuola non diventassero di pubblico dominio;
• Gli acusmatici (akusmatikoi), ovvero la cerchia più esterna dei seguaci,ai quali non era richiesto di vivere in
comune, o di privarsi delle proprietà e di essere vegetariani, avevano l'obbligo di seguire in silenzio le lezioni del
maestro.
Il carattere religioso dogmatico dell'insegnamento è confermato dal fatto che la parola del maestro non poteva essere
messa in discussione: a chi obiettava si rispondeva: «autòs epha» (l'«ipse dixit» latino), «l'ha detto proprio lui» e
quindi era una verità indiscutibile.
Nelle sue lezioni, che si tenevano nella "Casa delle Muse", un imponente tempio all'interno delle mura cittadine, in
marmo bianco, circondato da giardini e portici, Pitagora ribadiva spesso il concetto che la medicina fosse salute e
armonia, invece la malattia disarmonia. Quindi l’obiettivo principale della medicina pitagorica era di ristabilire
l’armonia tra il proprio corpo e l’universo.
Poiché i pitagorici erano sostenitori delle teorie orfiche dell’immortalità dell’anima e della metempsicosi, ritenevano
che per mantenerla pura e incontaminata occorresse svolgere delle pratiche ascetiche, sia spirituali che fisiche.
Tra queste, solitarie passeggiate mattutine e serali, cura del corpo ed esercizi quali corsa, lotta, ginnastica e diete
costituite da cibi semplici e che abolivano anche l’assunzione di vino.
È celeberrima l'idiosincrasia di Pitagora e della sua Scuola per le fave: non solo si guardavano bene dal mangiarne,
ma evitavano accuratamente ogni tipo di contatto con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga
dagli scherani di Cilone di Crotone, preferì farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo attraverso un
campo di fave. [3]

L'aritmogeometria
Tra le pratiche per la purificazione del corpo e dell'anima i pitagorici privilegiavano la musica che li portò a scoprire
il rapporto numerico alla base dell'altezza dei suoni che, secondo la leggenda, Pitagora trovò riempiendo con
dell’acqua un’anfora che percossa emanava una nota, poi togliendo una parte ben definita dell’acqua, otteneva
un’altra nota maggiore di un’ottava.
È probabile che proprio da queste esperienze musicali nacque nei pitagorici l'interesse per l'aritmetica concepita
come una teoria dei numeri interi che essi ritenevano non un'entità astratta bensì concreta; i numeri venivano visti
come grandezze spaziali, aventi una stessa estensione e forma ed erano infatti rappresentati geometricamente e
spazialmente (l'uno era il punto, il due la linea, il tre la superficie, il quattro il solido.)
Pitagora formulò inoltre l'importante teoria della tetraktys.[4]
Etimologicamente il termine significherebbe "numero triangolare".
Per i Pitagorici la tetraktys consisteva in una disposizione
geometrica che esprimeva un numero o un numero espresso da una
disposizione geometrica. Essa era rappresentata come un triangolo
alla cui base erano quattro punti che decrescevano fino alla punta;
la somma di tutti i punti era dieci,il numero perfetto composto
dalla somma dei primi 4 numeri (1+2+3+4=10), che combinati tra
loro definivano le quattro specie di enti geometrici: il punto, la
linea, la superficie, il solido.

La tetraktys aveva un carattere sacro e i pitagorici giuravano su di Tetraktys


essa. Era inoltre il modello teorico della loro visione dell'universo,
cioè un mondo non dominato dal caos delle forze oscure, ma da numeri, armonia, rapporti numerici.[5]
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Questa matematica pitagorica che è stata definita un' "aritmogeometria" agevolò la concezione del numero come
archè, principio primo di tutte le cose.
Fino ad allora i filosofi naturalisti avevano identificato la sostanza attribuendogli delle qualità: queste però,
dipendendo dalla sensibilità, erano mutevoli e mettevano in discussione la caratteristica essenziale della sostanza: la
sua immutabilità.
I pitagorici ritenevano di superare questa difficoltà evidenziando che se è vero che i principi originari mutano
qualitativamente essi però conservano la quantità che è misurabile e quindi traducibile in numeri, vero ultimo
fondamento della realtà. Affermava Filolao: «Tutte le cose che si conoscono hanno numero; senza questo nulla
sarebbe possibile pensare né conoscere.»[6]

Contributi alla matematica


La chiarificazione della natura dei numeri si pose come domanda
imprescindibile a Pitagora e ai suoi seguaci. Essi si interrogarono sulle
proprietà dei numeri pari e dispari, dei numeri triangolari e dei numeri
perfetti e lasciarono un'eredità duratura a coloro che si sarebbero
occupati di matematica.
Secondo il mito, ai pitagorici si devono le seguenti scoperte:
• che la somma degli angoli interni di un triangolo è pari a due angoli
retti. Più in generale, nel caso di un poligono di n lati la somma
degli angoli interni è uguale a 2n-4 angoli retti;
• che in un triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull'ipotenusa è
equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti, ossia
l'enunciato (ma non la dimostrazione) del teorema noto come
teorema di Pitagora [7] ,[8] ;
• la soluzione geometrica di alcune equazioni algebriche;
• la scoperta dei numeri irrazionali; Il teorema di Pitagora
• la costruzione dei solidi regolari.
Secondo i pitagorici esiste una coppia di principi.
• L' Uno, o principio limitante
• La Diade, o principio di illimitazione
Tutti i numeri risultano da questi due principi: dal principio limitante si hanno i numeri dispari, da quello illimitato i
numeri pari. Una rappresentazione grafica di questi principi è la seguente.
I numeri pari, così disposti, fanno pensare ad un' "apertura": lasciando passare qualcosa che li attraversi danno l'idea
dell'illimitatezza, e dunque erano considerati imperfetti, poiché solo ciò che è limitato è compiuto, non manca di
nulla e quindi è perfetto.
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- - →

Al contrario i numeri dispari sono chiusi, limitati, e dunque perfetti.

- - →

Poiché i numeri si dividono in pari e impari, e poiché i numeri rappresentano il mondo, l'opposizione tra i numeri si
riflette in tutte le cose. La divisione tra i numeri porta quindi ad una visione dualistica del mondo, e la suddivisione
della realtà in categorie antitetiche.
Sono state individuate 10 coppie di opposti, conosciuti come opposti pitagorici:
1. bene e male
2. limite ed illimite
3. dispari e pari
4. rettangolo e quadrangolo
5. retta e curva
6. luce e tenebre
7. maschio e femmina
8. uno e molteplice
9. movimento e stasi
10. destra e sinistra

Numeri importanti

• 1, o Monade. Indica l'Uno, il principio primo. Considerato un


numero né pari né dispari, ma pari-mpari. Geometricamente
rappresenta il punto.
• 2, o Diade. Femminile, indefinito e illimitato. Rappresenta
l'opinione (sempre duplice) e, geometricamente, la linea.
• 3, o Triade. Maschile, definito e limitato. Geometricamente
rappresenta il piano.
• 4, o Tetrade. Rappresenta la giustizia, in quanto divisibile
equamente da entrambe le parti. Geometricamente rappresenta una
figura solida.
• 5, o Pentade. Rappresenta vita e potere. La stella iscritta nel
Il pentagramma: i pitagorici usarono questo
pentagono era il simbolo dei pitagorici.
simbolo come un segno segreto per riconoscersi
• 10, o Decade. Numero perfetto. Infatti secondo la loro concezione tra di loro. Rappresenta la pentade, il numero
astronomica 10 erano i pianeti e questo numero veniva cinque

rappresentato con il tetraktys: il triangolo equilatero di lato 4 sul


quale veniva fatto il giuramento di adesione alla scuola.
Questo simbolo del triangolo ebbe un influsso importante persino nell'iconografia paleocristiana dove la stessa figura
verrà rappresentata con un occhio al centro.
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Inoltre il 10 "contiene" l'intero universo poiché è dato dalla somma di 1+2+3+4 in cui l'1 rappresenta il punto
geometrico, 2 sono i punti necessari per individuare la linea, 3 sono i punti necessari per individuare un piano e 4 per
individuare un solido.

Monade Diade Triade Tetrade

Pentade Decade

Numeri figurati e geometria


I Pitagorici basavano anche la geometria sulla teoria dei numeri interi. Le figure geometriche erano infatti da essi
concepite come formate da un insieme discreto di punti, indivisibili ma dotati di una certa grandezza.
Esistevano quindi strette relazioni tra i numeri e le forme realizzabili con il corrispondente numero di punti. Un
residuo delle concezioni pitagoriche è ancora nella nostra terminologia quando parliamo di numeri quadrati: il 25, ad
esempio era considerato quadrato perché disponendo 25 punti in 5 file di 5 si poteva realizzare la forma di un
quadrato. I pitagorici non si limitavano però ai numeri quadrati. Consideravano anche i numeri triangolari (ottenuti
sommando interi consecutivi a partire da 1; erano cioè triangolari i numeri 1, 3, 6, 10, 15, ...), i numeri gnomoni,
ossia i numeri dispari (con i quali si poteva formare una figura costituita da due bracci eguali ortogonali collegati da
un punto), numeri poligonali e così via.
Tra i vari numeri e le figure corrispondenti, sussistevano relazioni allo stesso tempo aritmetiche e geometriche: ad
esempio sommando due numeri triangolari consecutivi si ottiene un quadrato; sottraendo da un quadrato il quadrato
immediatamente minore si ottiene uno gnomone; sommando un certo numero di gnomoni consecutivi a partire da 1
si ottiene un quadrato.
Tutta la matematica pitagorica entrò in crisi in seguito alla scoperta di grandezze incommensurabili. Tale scoperta,
avvenuta all'interno della scuola e attribuita in genere a Ippaso di Metaponto, impediva infatti di considerare tutte le
grandezze come multiple della stessa grandezza punto.
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La sfera
La scuola aveva una profonda venerazione verso la sfera. Questo solido era la rappresentazione materiale
dell'Armonia. Ciò era dovuto all'osservazione della caratteristica della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro,
che rappresenta il fulcro, e con la stessa "forza" tengono insieme la sfera.

Anatomia
I pitagorici rivoluzionarono la concezione dell'anatomia umana. Introdussero con Alcmeone di Crotone la teoria
encefalocentrica che indicava il cervello come organo centrale delle sensazioni.
Furono infatti i primi a dare importanza a questo organo poiché prima, già con gli egizi, era diffusa l'idea che
attribuiva tutte le funzioni vitali al cuore. Inoltre affermarono che tutte le parti del corpo fossero unite da una
sovrannaturale armonia, la quale componeva l'anima.

Astronomia, armonia e misticismo


L'avanzata astronomia pitagorica è stata attribuita a Filolao e Iceta i quali pensavano che al centro dell'universo vi
fosse un immenso fuoco, chiamato Hestia: chiara la similitudine con il sole che i pitagorici si raffiguravano come
una enorme lente che rifletteva il fuoco e dava calore a tutti gli altri pianeti che giravano attorno ad esso.
Il primo dei pianeti ruotanti è l'Anti-Terra, poi la Terra, che non è immobile al centro dell'universo ma è un semplice
pianeta, poi il Sole, la Luna, cinque pianeti e infine il cielo delle stelle fisse. L'idea del'esistenza dell'Anti-Terra
probabilmente nasceva con la necessità di spiegare le eclissi ed anche, come sostiene Aristotele [9] , per far arrivare a
dieci, il numero sacro, segno della tetrakis, dell'armonia universale, i pianeti ruotanti intorno al fuoco centrale.
Keplero per il suo eliocentrismo si rifece, e ne diede testimonianza, alla teoria cosmologica pitagorica che per primo
concepì l'universo come un cosmo[10] un insieme razionalmente ordinato che rispondeva anche ad esigenze mistiche
religiose.
I pianeti compiono movimenti armonici secondo precisi rapporti matematici e dunque generano un suono sublime e
raffinato. L'uomo sente queste armonie celestiali ma non riesce a percepirle chiaramente, in quanto immerso in esse
fin dalla nascita.
Secondo Alcmeone anche l'anima umana è immortale, poiché della stessa natura del Sole, della Luna e degli astri e,
come questi si genera dall'armonia musicale di quegli elementi opposti di cui parlerà Simmia, il discepolo di Filolao,
nel Fedone platonico.
Il divino è l'anima del mondo e l'etica nasce dall'armonia che è nella giustizia rappresentata da un quadrato che
risulta dal prodotto dell'uguale con l'uguale.
L'anima immortale dell'uomo, attraverso successive reincarnazioni, si ricongiungerà all'anima del mondo, alla
divinità ma per questo fine il pitagorico dovrà esercitarsi alla contemplazione misterica, derivata dall'orfismo, basata
sulla sublime armonia del numero.
La vita contemplativa (bìos theoretikòs) per la prima volta assumeva nel mondo greco un'importanza primaria.
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La crisi della scuola pitagorica


La scoperta, tenuta segreta, delle grandezze incommensurabili, come ad esempio l'incommensurabilità della
diagonale con il lato del quadrato, causò la crisi di tutte quelle credenze basate sull'aritmogeometria, sulla
convinzione che la geometria trattasse di grandezze discontinue come l'aritmetica.
La leggenda narra che Ippaso di Metaponto avesse rivelato questa segreta difficoltà, confermata dal fatto che
l'aritmogeometria non riusciva a risolvere i paradossi del continuo e dell'infinito che per es. erano alla base delle
argomentazioni di Zenone di Elea.
La matematica e la geometria si divisero e divennero autonome.
La crisi della scuola si originava anche da motivi politici: i pitagorici sostenitori dei regimi aristocratici che
governavano in numerose città della Magna Grecia furono travolti dalla rivoluzione democratica del 450 a.C. e
furono costretti a cercare rifugio in Grecia dove fondarono la comunità pitagorica di Fleio o si stabilirono a Taranto
dove con Archita rimasero fino alla metà del IV secolo a.C. A Siracusa operarono Ecfanto e Iceta, a Tebe Filolao,
Simmia e Cebete, a Locri Timeo [11]

Bibliografia
• Vincenzo Capparelli, Il messaggio di Pitagora: il pitagorismo nel tempo, Edizioni Studio Tesi, 1990, ISBN
88-272-0588-8 [12]
• Giorgio Manganelli; Cortellessa A. (cur.), La favola pitagorica, Adelphi 2005, ISBN 88-459-1947-1
• Simone Notargiacomo, Medietà e proporzione, Lampi di Stampa, Milano 2009, ISBN 978-88-488-0935-1 [13]
• Giamblico, La vita pitagorica, con testo greco a fronte, Rizzoli ISBN 88-17-16825-4
• Giamblico, Summa pitagorica, Bompiani 2006, ISBN 88-452-5592-1

Voci correlate
• Pitagora
• Scuola pitagorica reggina
• Neopitagorismo

Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali sui pitagorici

Note
[1] Anche sulla prima definizione di se stesso come filosofo (come è stato riferito da Cicerone e Diogene Laerzio) attribuita a Pitagora, cioè come
"colui che ama il sapere", sono stati recentemente avanzati fondati dubbi da Riedweg Christoph ,in Pitagora. Vita, dottrina e influenza,
Editore: Vita e Pensiero 2007 (http:/ / books. google. it/ books?id=eWc6-RU0oh8C& dq=Riedweg+ Christoph+ ,in+ Pitagora. + Vita,+
dottrina+ e+ influenza,& printsec=frontcover& source=bl& ots=SvNzGTi0mr& sig=eWEonq9SDU_-cwffK5J6roQo1fk& hl=it&
ei=GJ-rSfi_BZH__QbWptXzDw& sa=X& oi=book_result& resnum=2& ct=result#PPA156,M1)
[2] La tradizione vuole che le donne pitagoriche più famose fossero 17 (in Greek women: Mathematicians and Philosophers. (http:/ / www.
mlahanas. de/ Greeks/ WomenPhilosopher. htm) Fonte primaria: Giamblico) Fra queste si ricorda Timica, moglie di Millia di Crotone.

La comunità pitagorica ha in parte innovato le tradizioni del mondo classico greco, affermando che la donna ha il
riconoscimento di un proprio mondo interiore. Pitagora, infatti, rendeva edotte le sue allieve sulle questioni
filosofiche da lui trattate poiché le riteneva dotate di ottima intuizione e di spirito contemplativo. Non aderì dunque
allo stereotipo della donna incolta e subalterna, relegata alle occupazioni domestiche.
Pitagora stesso, narra Aristosseno, apprese gran parte delle dottrine morali ed i segreti dell'ascesi e della theurgia da
Temistoclea, sacerdotessa di Delfi. Clemente Alessandrino nelle sue Stromata attesta l'eccellenza delle donne
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pitagoriche.
[3] A propositò di questo divieto pitagorico di cibarsi di fave, Giovanni Sole nel libro Pitagora e il tabù delle fave, Rubettino editore, ne dà
un'interpretazione fisica e una spirituale. La prima è collegata al favismo che secondo studi medici era diffuso proprio nella zona del crotonese
(Op.cit. pagg.90 e sgg.), mentre la seconda fa riferimento a credenze antiche, messe in luce da Levi Strauss, secondo cui le fave erano
considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità (Op.cit. pagg.142 e sgg.) dalle quali il filosofo si deve tenere
lontano.
[4] Cfr.Aristotele, Metafisica XIII.
[5] Aristotele, Metafisica, 985b-986a.
[6] Diels-Kranz, 44 B 11; (EN) : frammento 4 (http:/ / books. google. ie/ books?id=ASijqFryr5IC& pg=PA104#v=onepage& q=& f=false).
[7] Diogene Laerzio ci informa che Pitagora sacrificò un'ecatombe quando scoprì il celebre teorema geometrico che porta il suo nome. Sembra
tuttavia un'informazione non corretta, in quanto Pitagora era vegetariano e amava gli animali. Molti secoli dopo, l'epigrammista Filippo
Pananti (q:Filippo Pananti) trasse dal lontano episodio la seguente morale:

Allorquando Pitagora trovò


Il suo gran teorema,
Cento bovi immolò.
Dopo quel giorno trema
De' buoi la razza, se si fa
Strada al giorno una nuova verità.
[8] L'enunciato del teorema era tuttavia conosciuto da babilonesi e indiani prima di Pitagora, e si trova descritto anche nel Sulvasutra
[9] Commento alla Metafisica di Aristotele e testo integrale di Aristotele di Tommaso d'Aquino, (trad. di Lorenzo Perotto), Edizioni Studio
Domenicano, 2004 p.797
[10] La parola kòsmos nella lingua greca nasce in ambito militare per designare l'esercito schierato ordinatamente per la battaglia (in Sesto
Empirico, Adv. Math. IX 26)
[11] Di questi scrive Platone ma alcuni storici della filosofia ne negano l'esistenza.
[12] http:/ / books. google. it/ books?id=10rmhtk9c5wC& printsec=frontcover& vq=aristotele& source=gbs_summary_r& cad=0
[13] http:/ / www. lampidistampa. it/ index. php?p=catalogo& id=1299
Fonti e autori delle voci 9

Fonti e autori delle voci


Scuola pitagorica  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=33540587  Autori:: Alessandro Astarita, Alfreddo, Aliogiu, Alpi84genova, Amada44, Andy91, Angelosante, Antiedipo,
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