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Le teorizzazioni di Mitchell sono state rivoluzionarie all'interno del panorama psicoanalitico,

creando una forte connessione tra psicoanalisi classica e psicoanalisi statunitense . Il panorama della
ricerca psicoanalitica può essere interpretato come il dispiegarsi degli sforzi progressivi di
conoscenza e delle molteplici possibilità di focalizzazione sull'esperienza psichica umana. Queste
focalizzazioni sono connessa alle esigenze degli individui, della società, delle culture; sono
connesse alla specificità dei fenomeni osservati, gli strumenti concettuali e metodologici disponibili
in certi tempi in certi luoghi. Michell rappresenta un punto di svolta rispetto alle teorizzazioni di
carattere biologistico che sono state a lungo dominanti nel panorama e psicoanalitico. Ogni
orientamento si propone d'indagare solo un aspetto del funzionamento della mente solo una parte
dell' esperienza umana. Alla luce di questa parzialità dei modelli psicoanalitici, integrarli aiutare
una visione più olistica. Ogni modificazione teorica è avvenuta sempre mantenendo al centro degli
interessi psicologici la relazione. Molti modelli del passato si fondavano sulle dicotomie tra
cognitivo/affettivo, individuale/familiare, mondo/interno mondo/esterno. Dall'intreccio tra
l'indagine psicologica ed altri ambiti di ricerca quali l'antropologia, la sociologia, la neurobiologia e
gli studi etologici possiamo trovare nuovi modelli di spiegazione della mente umana che superino
questa dicotomia. Oggi i modelli relazionali propongono modelli di studio e della mente non più
considerata come un insieme di strutture predeterminate con un contenuto a priori tipiche
dell'organismo individuale che premono per potersi esprimere nell'ambiente sociale, ma piuttosto le
relazioni e non le pulsioni vengono poste al centro come elemento fondamentale della vita mentale
dell'individuo considerando l' individuo inevitabilmente inglobato in una matrice relazionale.
Quindi abbandonando la teoria psicoanalitica freudiana secondo la quale l' individuo è un coacervo
di spinte di tipo fisico che premono per potersi esprimere si accede ad un'idea di individuo che all'
interno della sua matrice relazionale lotta contemporaneamente per mantenere i suoi legami con gli
altri da un lato e per potersi differenziare, dall'altro, alla luce di quella dicotomia idem/autos,
individuazione/differenziazione. Oggetto di studio dunque non è l'individuo come entità separata
ma la mente composta da configurazioni relazionali. Ad oggi infatti ogni psicopatologia viene
concepita all'interno della prospettiva psicodinamica relazionale che tiene in considerazione le
relazioni passate e le relazioni presenti. Tuttavia questo non significa sostituire la teoria pulsionale
con un ambientalismo ingenuo. Piuttosto è più utile concepire che natura e cultura siano
reciprocamente influenzabili, in modo da considerare le relazioni sociali al pari delle funzioni
biologiche radicate e codificate geneticamente e non come un'aggiunta secondaria alle pulsioni
primarie. Le relazioni vengono esperite attraverso modelli di risposta fisiologica, tratti costituzionali
di temperamento, sensibilità e talenti e vengono rielaborate, assimilate, scomposte e ridefinite
mutando le loro caratteristiche e plasmando così la personalità. Tutti i modelli di auto regolazione e
regolazione interattiva si basano su questo assunto, su questa connessione tra aspetti biologici e
fisiologici di come il corpo reagisce all'esperienza relazionale. Sessualità e aggressività non sono
più istinti primordiali come da Freud intesi, ma il modo in cui il corpo risponde a ciò che ci accade
è strettamente legato al come siamo immersi nel campo relazionale in cui cresciamo e in cui
veniamo plasmati. Se guardiamo più da vicino all'elaborazione post-freudiana osserviamo già uno
spostamento verso l'importanza della relazione, soprattutto alla relazione madre-bambino. Già
Winnicott affermando “il bambino non esiste senza sua madre” mette in evidenza come lo sviluppo
non può prescindere da questa inscindibilità madre-bambino. Tutto il filone delle relazioni
oggettuali con Fairbain ad esempio, mostrava quanto i bambini maltrattati fossero legati ai loro
genitori maltrattanti, confutando l'idea che alla base della ricerca di vicinanza vi fosse solo una
ricerca del piacere, ma mettendo in evidenza quanto, al di là della sua valenza, instaurare una
relazione intensa con un altro sia un bisogno primario, sopra qualsiasi ricerca di piacere. Winnicott
con il concetto di ​holding e di madre sufficientemente buona, evidenzia l'importanza della madre
nel regolare i bisogni del bambino, un madre che sempre per necessità di vita, causa delle
frustrazioni inevitabili. E queste può rimanere nell'alveo di una frustrazione normale oppure
costituire un insuccesso nell'esperienza di continuità del bambino e quindi sfociare in modalità
disturbate di sviluppo. Si introduce dunque il tema del trauma non solo come qualcosa di negativo,
dirompente, ma anche il fallimento delle cure necessarie a sostenere la continuità del bambino
stesso. Anche la psicoanalisi interpersonale ha influenzato la costruzione del modello relazionale. È
stata infatti dominante in America per anni con Sullivan, il quale affermava che gli esseri umani
sono inseparabili dal campo interpersonale in cui sono immersi. La personalità dell'individuo
prende forma nell'incontro con l'altro, per cui il sé si manifesta nelle relazioni interpersonali,
nell'habitat in cui l'individuo è cresciuto. La mente umana si produce e si evolve in interazione con
altri individui. Sullivan parlava di ​personificazioni​, cioè rappresentazioni che ciascuno ha degli
altri e che contribuiscono alla formazione della nostra vita psichica. Anche la psicologia di Erikson,
con i concetti di campo storico-culturale e di relazioni sociali, non solo familiari spiega come la
cultura e la storia danno significato ai desideri del bambino, incanalandole verso una direzione
piuttosto che un'altra. Il contributo di Kohut inerente le esperienze di oggetto-Sè, serve a
confermare l'esperienza del bambino, a confermare la sua possibilità di espressione nel mondo, o
ancora il coinvolgimento del bambino con l'adulto onnipotente con cui si può fondere in una
relazione di infallibilità. In questa esperienza con gli oggetti-sè si sviluppa quello che Kohut
definisce come narcisismo sano, che poi viene temperato nel momento in cui una frustrazione
ottimale dovuta alle circostanze della vita modifica l'ideale di onnipotenza degli oggetti-sè
caratterizzandoli di attributi più realistici.
Con questa contaminazione di posizioni proposta da Mitchell si crea quella che è stata definita la
svolta relazionale.