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Psicologia delle differenze di genere

Ambrosino Elena matricola: 1016842

Rielaborazione personale delle principali tematiche affrontate nel corso e recensione

critica del testo bisessualità e dintorni

Capitolo 1: L identità di genere, tra stereotipi e nuove tendenze

Nell ambito della psicologia delle differenze di genere è importante analizzare le diffe-

renze tra due concetti cardine dai significati differenti: Sesso e Genere. Il termine

sesso può essere definito un contenitore simbolico basato su dati biologici ed è usato

per attuare una distinzione tra le categorie maschio/ femmina. Il termine genere ,

invece, comprende oltre al semplice dato biologico i processi sociali, psicologici e

culturali che stanno alla base della distinzione tra uomo e donna.

L identità sessuale è un concetto multifattoriale che si riferisce all individuo nella sua

totalità, è il risultato dell interazione tra le componenti biologiche, psicologiche e

sessuali che caratterizzano una persona; per questo motivo il termine identità rimanda a

una serie di costruzioni e decostruzioni che riguardano l individuo. Un aspetto impor-

tante dell identità è il suo legame con il tempo: ogni trasformazione è sempre accompa-

gnata da un senso di continuità temporale. E importante, infatti, che alla base di ogni

personalità sia presente un organizzazione coerente, che permetta al soggetto di perce-

pirsi uguale a se stesso nel tempo. L identità permette, inoltre, di interagire meglio con

l altro, grazie a una serie di confronti che mettono in relazione le rispettive differenze e

somiglianze. Muriel Dimen afferma che l identità di genere si sviluppa sempre a partire

dal contrasto tra maschile e femminile, entrambi questi stati non vanno intesi come

polarità rigide, in quanto esiste uno spazio transazionale nel quale è in corso una

continua tensione e scissione tra i due poli. Il passaggio continuo da una polarità

all altra può comportare disagio e senso di non appartenenza, le persone infatti tendono

a sviluppare ansia quando non si sentono totalmente appartenenti al proprio genere.

L identità individuale è strettamente connessa alle relazioni sociali (identità di ruolo),

una parte importante del sé, infatti, è costituita dall auto riconoscimento soggettivo,

basato sull appartenenza a una classe, a un genere ecc. Secondo Erikson il concetto di

identità si basa sulla continua interazione tra individuo e cultura, è quindi importante

per l individuo possedere una solida identità personale che sia riconosciuta socialmente.

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La costruzione dell identità maschile è per certi versi più problematica di quella femmi-

nile, in quanto il bambino è soggetto a una serie di paure e inibizioni che prendono

corpo a partire dagli stereotipi maschili di forza e virilità. Il maschio, inoltre, prima di

identificarsi con il padre dando forma alla propria mascolinità, deve rinunciare alla

primaria identificazione con la madre, propria dello stato fusionale. Jessica Benjamin

sottolinea le diverse modalità con cui maschi e femmine raggiungono la propria identità.

Il bambino di sesso maschile è soggetto nel corso dello sviluppo a una doppia

esperienza di separazione: la separazione dal corpo materno e la negazione

dell identificazione primaria con il sesso femminile. Di conseguenza il raggiungimento

dell autonomia maschile passa sempre attraverso il rifiuto della figura materna. Questo

non avviene nello sviluppo della bambina la quale, appartenendo allo stesso mondo

della madre, non ha bisogno di separarsene e affermare la propria indipendenza.

Secondo la Benjamin è proprio questa complicità femminile tra madre e bambina che

spinge il maschio a sminuire la donna come soggetto, in questo caso l unica via d uscita

nella relazione uomo-donna potrebbe essere ammettere le proprie differenze e cercare

uno spazio di equilibrio tra gli opposti.

Secondo Bauman nel corso della storia umana si è passati da un identità solida a

un identità liquida, dal fare al consumare. L identità solida era fortemente legata alla

genealogia dei padri e alla tradizione, per questo motivo era possibile stabilire una serie

di schemi preesistenti, in cui fissare un individuo. L identità liquida, invece, appare

soggetta a continui mutamenti riconducibili alle mode del momento ed è fortemente

legata al consumo; questa mentalità ha portato (negli ultimi anni) a un isolamento

dell individuo a scapito delle relazioni. Esiste una terza forma di identità che sta pren-

dendo piede lentamente nel nostro tempo, ossia l identità consapevole o ecologica. In

questo caso la storia genealogica è integrata con la dimensione emozionale, è inoltre

esaltato il rapporto con l ambiente, in quanto è solo a partire da un contesto che

l esistenza umana può avere un senso: il cambiamento dell ambiente genera modifica-

zioni nell individuo e viceversa.

Spesso le convinzioni comuni sull identità sessuale sono caratterizzate dalla presenza di

numerosi stereotipi, i quali hanno la funzione di semplificare e generalizzare le infor-

mazioni, rendendo così consueto l inconsueto. Gli stereotipi di genere ruotano intorno a

polarità contrapposte, tra cui le più famose sono: Forza / grazia, indipendenza

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/dipendenza, autoaffermazione / altruismo. In base a queste contrapposizioni, il carat-

tere femminile sembra essere caratterizzato da debolezza, remissione, dipendenza

dall altro; le qualità sociali sarebbero un grande altruismo, associato ad un empatica

comprensione del prossimo. Le caratteristiche tipicamente maschili, invece, sembrano

essere legate a una grande sicurezza, tendenza all azione e predisposizione al dominio.

Usare queste categorie è rischioso, in quanto la tendenza comune porta a minimizzare le

differenze individuali presenti all interno di una categoria, enfatizzando invece le diffe-

renze tra categorie contrapposte. Le culture del nostro tempo sono particolarmente inte-

ressate alla semplificazione e, di conseguenza, tendono a fare un uso sempre maggiore

di stereotipi. In questo contesto il genere può assumere la funzione di un vero e proprio

programma sociale , con la funzione di adeguare gli uomini agli unici copioni

ammessi: il maschile e il femminile. Questa rigida demarcazione tra maschile e

femminile può dare luogo a una serie di restrizioni in campo emotivo.

Nel libro La psicologia maschile spiegata alle donne vengono analizzate le numerose

limitazioni riguardanti il genere maschile. Sembra, infatti, che il ruolo storico e culturale

abbia indotto l uomo a ridurre notevolmente la sua tavolozza emozionale; delle sei

emozioni di base, quelle più frequentemente espresse sembrano essere solo due:paura e

rabbia. Il problema è che il genere maschile, essendo più propenso a tradurre diverse

emozioni in rabbia aggressiva, rischia di incorrere sovente in condizioni di violenza.

Zatti, l autore del libro, in seguito a queste considerazioni arriva ad affermare che

l uomo di oggi dovrebbe allargare la propria gamma emozionale, in modo da essere più

consapevole di sé e giungere a un intelligenza emotiva oltre che logica. Aumentando la

sensorialità e il sentimento (allenabili attraverso pratiche come lo yoga) l uomo

potrebbe acquisire una maggiore familiarità con le dinamiche mente-corpo e sviluppare

maggiormente le proprie competenze cognitive. Anche per quanto riguarda la dimen-

sione biologica si sono sviluppati nel corso degli anni una serie di stereotipi riguardanti

le differenze tra i sessi; ad esempio nel secolo scorso era convincimento comune che le

regioni del cervello dedicate all intelletto fossero maggiori negli uomini rispetto alle

donne. In realtà da studi più recenti è emerso che le differenze tra cervello maschile e

femminile sono riconducibili a una maggiore concentrazione della materia grigia (neu-

roni) negli uomini e una maggiore quantità di materia bianca (connessioni nervose)

nella donna. Sembra quindi che maschi e femmine non differiscano nel punteggio

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medio di intelligenza, semplicemente utilizzino aree cerebrali differenti; il che spieghe-

rebbe perché l uomo pare avere una maggiore predisposizione per le capacità matemati-

che e spaziali, mentre la donna dimostra tendenzialmente maggiori capacità linguistiche.

Una parte del libro La psicologia maschile spiegata alle donne è dedicata alle innova-

zioni portate dal movimento femminista; queste donne sono state le prime ad affermare

che le differenze nei ruoli sociali maschili e femminili non sono più giustificabili. A

partire dal femminismo si sono sviluppati numerosi studi, i quali hanno dato vita alla

psicologia delle differenze di genere, una disciplina con l intento di attuare una vera

trasformazione sociale, smantellando il concetto di universalità delle scienze umane.

Comunemente si intende la scienza come una disciplina basata su soggetti neutri e

oggettivi; in realtà dietro ai concetti universali si nasconde spesso una posizione

specifica: quella di una cultura occidentale elaborata da individui maschili. Le ricerche

femministe hanno evidenziato come qualsiasi ricerca pone le sue basi a partire da un

punto di vista soggettivo, non può esistere scienza senza un coinvolgimento personale,

quindi la verità è sempre soggettiva. Ammettendo che il fondamento della scienza è

sempre soggettivo, si potrebbe affermare che l intera storia culturale è una storia della

maschilità. Tutto ciò è una conseguenza dello scarso valore attribuito al femminile per

centinaia di anni; questa tendenza, infatti, ha portato scienziati e pensatori ad

interessarsi unicamente al mondo maschile. Un altro merito da attribuire al femminismo

è la riscoperta del corpo, un entità estremamente importante in quanto costituisce il

confine tra mondo soggettivo e mondo oggettivo. Il corpo segue l evoluzione della

cultura di appartenenza, di conseguenza è un importante segnale di cambiamento;

inoltre il suo modo di manifestarsi attraverso i sintomi può avere grande rilevanza

simbolica se inserito nell ambito di un contesto sociale. Nella tradizione occidentale le

scoperte mediche hanno aperto le porte ad un nuovo modo di approcciarsi al corpo: il

distacco. Si è diffusa l abitudine a praticare un distacco dal corpo per poterlo analizzare

ed è nata così una forma di conoscenza corporea basata sull emersione dal corpo.

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Capitolo 2: Lo sviluppo psicosessuale e il potere maschile

E possibile rintracciare una serie di pilastri che a, grandi linee, differenziano le identità

maschili da quelle femminili: nella donna i pilastri dell identità maggiormente enfatiz-

zati sono la seduttività e la maternità. Per quanto riguarda l identità maschile, invece, il

nucleo centrale sembra essere il potere in tutte le sue aree: potere sessuale, economico e

sociale. Nel libro La psicologia maschile spiegata alle donne viene descritto il potere

maschile attraverso la dimensione simbolica del fallo, una dimensione, questa, che non

può essere ridotta al pene eretto, in quanto questo stato costituisce un sottoinsieme di

significati derivanti da una costruzione simbolica più ampia. Il maschio è soggetto

comunemente ad una dinamica di tipo ciclico: eccitazione, plateau, eiaculazione e

refrattarietà; ognuna di queste fasi pone le sue basi per una diversa manifestazione del

potere. L eccitazione è attivata soprattutto da stimoli visivi e può essere evocata anche

attraverso l immaginario; per questo motivo è inibita da condizioni stressanti e pericoli

incombenti. In questa fase il corpo deve potersi abbandonare, infatti è attraverso il rilas-

samento che si manifesta il potere. Nella fase successiva, plateau, il potere come con-

trollo è amplificato al massimo grado: il controllo è indirizzato verso l ambiente esterno

(in particolare la donna) e verso se stessi. Nell eiaculazione si manifesta il potere come

dono gratuito di sé, mentre nella refrattarietà riemerge una forma di potere legata

all abbandono; questa fase è caratterizzata da una sensazione di completo benessere e

appagamento. Infine nel riposo, l uomo sperimenta il potere della rigenerazione ed è

con questa fase che si chiude il ciclo. Il simbolo del fallo, quindi, può essere descritto

solo dalla totalità del periodo, caratterizzato da una continua evoluzione.

Dal punto di vista biologico lo sviluppo sessuale ha inizio nel momento del concepi-

mento, questa è la fase in cui la presenza di due cromosomi X pongono le basi per lo

sviluppo sessuale femminile, i cromosomi XY, invece, sono alla base dello sviluppo

maschile. Le gonadi (ghiandole sessuali) iniziano la loro differenziazione solo a partire

dalla settima settimana di sviluppo fetale, nelle prime settimane di vita è infatti presente

una matrice indifferenziata. Ciò che permette la trasformazione delle gonadi in testicoli

è il gene Tdf situato sul cromosoma y; l assenza di questo gene promuove, invece, la

trasformazione delle gonadi in ovaie (questo per quanto riguarda la formazione dei

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genitali interni). Successivamente, la presenza dei testicoli influenzerà il resto del corpo

tramite la produzione degli ormoni androgeni, i quali permetteranno lo sviluppo dei

dotti di Wolf . La presenza di questi ormoni da il via allo sviluppo dei genitali esterni

maschili (pene e scroto) , contemporaneamente la presenza di testosterone influenza

alcune regioni del cervello, come l ipotalamo, che iniziano a organizzarsi in senso

maschile. Per quanto riguarda lo sviluppo sessuale femminile, al contrario, l assenza del

cromosoma y e di conseguenza del gene Tdf, promuove la trasformazione delle gonadi

in ovaie. A questo punto, l assenza degli ormoni androgeni, provoca lo sviluppo dei

dotti di Muller e la formazione dei genitali esterni femminili (clitoride, grandi e piccole

labbra).

E possibile che un individuo abbia genitali in parte maschili e in parte femminili, in

questo caso stiamo parlando di un fenomeno particolare, noto con il nome intersessua-

lità. In tali situazioni l ambiguità morfologica può dare luogo a una serie di problemati-

che e incertezze riguardo all orientamento sessuale. Esiste un infinita varietà di casi

intersessuali, per questo è necessario essere prudenti nel prendere decisioni riguardo agli

interventi chirurgici; di norma è opportuno ritardare gli interventi il più possibile, in

modo da poter almeno abbozzare un indagine psicologica.

Freud riteneva che le componenti maschili e femminili coesistessero all interno di

ciascun individuo, in quanto a livello atrofizzato ogni individuo porta con sé parte

dell apparato riproduttivo appartenente all altro sesso. In base a questa premessa Freud

affermò che gli esseri umani sono costituzionalmente bisessuali. Per quanto riguarda lo

sviluppo sessuale Freud attribuisce un primato al fallo e afferma che la minaccia della

perdita del pene nel maschio e la mancanza del pene nella femmina hanno alla base la

stessa valenza simbolica. Successivamente si presenta la fase edipica, momento in cui il

bambino desidera il genitore del sesso opposto, questa fase è preceduta nella donna dal

complesso negativo : momento in cui la figura del padre è interpretata come fastidiosa

e ostile. Abraham, rielaborando il pensiero freudiano, arriva alla conclusione che il

movimento femminista è la conseguenza naturale del complesso di castrazione. Questo

complesso è sempre presente all interno del genere femminile, infatti, a un certo punto

della loro vita tutte le donne vorrebbero essere uomini. A differenza di Freud, Abraham

afferma che il complesso di castrazione non è in relazione con la figura del padre

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autoritario: esiste un inferiorità reale nei genitali femminili, che una volta percepita

scatena il complesso in entrambi i sessi. Clara Thompson, invece, interpreta il

complesso di castrazione dal punto di vista culturale; ritiene infatti che il desiderio

femminile di avere il pene sia una richiesta simbolica di uguaglianza con gli uomini,

detentori di una posizione dominante nella cultura. Afferma, inoltre, che il momento

evolutivo più difficile per il genere femminile è l adolescenza, in quanto in questa fase

vengono percepite le innumerevoli limitazioni sociali rispetto al mondo maschile.

Capitolo 3: Femminilizzazione e bisessualità

Esiste una certa plasticità dell identità sessuale; di conseguenza numerosi fattori di

natura culturale, famigliare o psicologica possono influenzare lo sviluppo psicosessuale

individuale. Jessica Benjamin sostiene la tesi secondo cui i bambini nella fase iniziale

di identificazione sono tutti bisessuali, in quanto nel primo anno e mezzo di vita si

identificano con entrambi i genitori. Inizialmente tutti i neonati sentono di essere uguali

alla madre, in seguito il processo di identificazione termina in modo più problematico

per i maschi, i quali si accorgono che non possono diventare come lei, solamente averla.

Questa identificazione duplice potrebbe essere alla base delle ambiguità future.

Il libro bisessualità e dintorni indaga la bisessualità a partire da una serie di considera-

zioni: gli apparati sessuali maschili e femminili inizialmente presentano elementi di en-

trambi i sessi, in seguito è necessario che accada qualcosa perché questi elementi indif-

ferenziati si trasformino in caratteri sessuali maschili. Il concetto di protofemminilità

maschile mette in evidenza come la programmazione biologica di base è femminile;

inoltre un ulteriore femminilizzazione del bambino è favorita dall intenso contatto con

la madre nei primi mesi di vita. Per il maschile, quindi, lo sviluppo sessuale può essere

considerato come una corsa ad ostacoli e in particolare nella scelta dell oggetto del

desiderio possono presentarsi numerose difficoltà. Freud affermava che dal punto di

vista biologico il clitoride non è altro che un piccolo pene, ma a partire dai presupposti

citati sembra essere chiaro il contrario: il pene è un clitoride androgenizzato.

Il processo di femminilizzazione iniziato alla nascita tende ad essere enfatizzato anche

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comportamenti che percepisce come femminili e a punire quelli maschili (questo

atteggiamento può protrarsi fino alla pubertà e oltre). Per uscire dallo stato fusionale,

quindi, il bambino deve passare attraverso una de femminilizzazione , ossia

identificarsi con il padre rinunciando alla primaria identificazione con la madre. La

madre dovrebbe aiutare il bambino nell affrontare la fase del distacco ma, al contrario,

una madre iperprotettiva tenderà a impedire la separazione del bambino, mantenendo

con il piccolo uno stretto legame corporeo. Per quanto riguarda la sfera sessuale, il fatto

che l omosessualità riguarda più spesso il genere maschile, può essere un altro segno

delle maggiori difficoltà incontrate dal bambino durante le fasi dello sviluppo

psicosessuale. Anche Hillman nel libro Anima. Una nozione personificata parla di

femminilizzazione, con il termine Anima si riferisce, infatti, alla controparte femminile

presente in ogni uomo. In questa cornice Anima rimanda alla fantasia degli opposti

uomo-donna e diviene in questo modo l immagine della totalità. In quanto immagine o

archetipo di tutte le rappresentazioni femminili nell uomo, anima mette in evidenza la

controsessualità presente in ogni individuo. Secondo Hillman, il fatto che l uomo nella

seconda metà della vita assume alcuni elementi della psicologia femminile, rivela

chiaramente la presenza di Anima nella dimensione maschile.

Il ruolo dei genitori risulta cruciale anche durante la fase edipica, in quanto questa fase

ha lo scopo di confermare la virilità o la femminilità dell individuo e di conseguenza

determina la capacità di amare e essere amati in un futuro. E importante che la madre

offra un buon modello di femminilità, in quanto una donna scialba non rappresenterà un

modello sufficientemente attraente per la bambina che, di conseguenza, potrà preferire

l identificazione con il padre. Anche una madre troppo seducente e femminile può

essere un problema, poiché potrebbe essere percepita come un modello irraggiungibile

tanto da indurre la bambina a scegliere il modello opposto. Lo stesso meccanismo può

presentarsi per quanto riguarda la figura paterna: se il padre non si presenta come

modello accettabile (ad esempio perché violento) il bambino potrebbe prediligere il

modello opposto. Viceversa se il padre è percepito come un modello irraggiungibile e

perfetto, il figlio non tenterà nemmeno di imitarlo e svilupperà atteggiamenti fortemente

contrapposti alla figura maschile.

Per quanto riguarda l orientamento sessuale, nell attuale società occidentale sembrano

essere presi in considerazione solamente due versanti: l eterosessualità e

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l omosessualità. La bisessualità rimane spesso nell ombra, forse a causa della grande

variabilità di forme che rende questo fenomeno ancora più complesso. Esistono forti

pregiudizi che riguardano i bisessuali: gli eterosessuali li considerano spesso persone

piene di conflitti e immature, d altro canto gli omosessuali ritengono che la bisessualità

in realtà non esiste, è solo una finzione dietro cui si cela un omosessuale terrorizzato. In

realtà esistono molte prove che confermano la tesi secondo cui la natura umana è bises-

suale, ad esempio non si può negare che nei casi in cui l uomo viene privato delle figure

femminili (come nelle carceri o collegi), spesso emerge la capacità di scegliere come

oggetto del desiderio un individuo dello stesso sesso. Una teoria affascinante, confer-

mata da alcuni studi, descrive l esistenza di una bisessualità originaria ed universale che

solo le regole sociali impediscono di praticare. Un altro caso esplicativo è la ricerca di

extrastimoli per rivitalizzare il desiderio: le fantasie più frequenti e le più agibili sem-

brano essere quelle riguardanti i triangoli e i rapporti multipli; queste esperienze si spin-

gono chiaramente fino al limite del comportamento bisessuale. Anche nell antichità, e

in particolare nell antica Grecia, si sono susseguiti numerosi comportamenti bisessuali

che spesso vengono definiti erroneamente omosessuali. Si trattava, infatti, di esperienze

sessuali omosessuali che si alternavano o affiancavano a un rapporto matrimoniale. Per

quanto riguarda la storia passata è possibile affermare che la misoginia, fortemente radi-

cata nella psicologia maschile, è stata la base principale della bisessualità romana e

greca.

La psicologa Gloria Persico, autrice del libro bisessualità e dintorni, afferma che la bi-

sessualità può essere considerata un particolare stadio evolutivo, che in futuro potrà

svilupparsi in direzione sia dell eterosessualità che dell omosessualità. In termini psi-

cologici la bisessualità è caratterizzata da oscillazioni temporali, che spingono alternati-

vamente verso uno dei due oggetti sessuali. Le emozioni che accompagnano il vissuto

bisessuale sono molteplici: esistono bisessuali sereni, bisessuali con problematiche di

identità e bisessuali tormentati dalla propria vita clandestina. La bisessualità può essere

considerata episodica se si verifica in un momento nel quale i rapporti eterosessuali

sono impossibili, in questo caso tenderà a svanire al momento di ritorno alla situazione

abituale. Come qualsiasi altro orientamento sessuale, anche la bisessualità non si basa

unicamente sull aspetto erotico, comprende infatti numerosi fattori sociali, affettivi e

ideologici. In molti casi gli individui sono attratti da un sesso per quello che riguarda la

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parte affettiva -relazionale e dall altro per quello che riguarda la sessualità; in questo

caso è come se fossero necessari entrambi i sessi per colmare i bisogni e i desideri di

una persona. La scarsa integrazione dell erotismo da una parte e dell affettività

dall altra è molto comune nei bisessuali. Tale scissione tra anima e corpo, però, è

riscontrabile anche in numerosi eterosessuali, la differenza sta solo nelle diverse

modalità con cui viene espressa questa scissione. I bisessuali spesso non riescono a

trovare una sola persona che riesca a soddisfare i bisogni sessuali e affettivi allo stesso

tempo, di conseguenza tendono a rifiutare una relazione monogamica perché

comporterebbe l impegno con una sola persona. Esiste senza dubbio una categoria di

bisessuali incapaci di stabilire relazioni, che sono portati a stabilire rapporti tra uomini

perché questi non implicano necessariamente un coinvolgimento emotivo. E

interessante capire perché a questo punto non si dedichino in modo definitivo ai rapporti

omosessuali, una risposta potrebbe essere che oltre alle relazioni occasionali sentono il

bisogno di stabilire relazioni più intime e famigliari.

Capitolo 4: Dal patriarcato all androginia psicologica

Negli ultimi millenni si è transitati da un ordine sociale matriarcale, in cui la funzione

procreativa femminile aveva una posizione centrale, a una cultura patriarcale, basata

sulla forza maschile in quanto capace di proteggere la prole dalle minacce esteriori. Nel

libro La psicologia maschile spiegata alle donne sono indagate queste due posizioni;

l autore afferma che entrambe queste impostazioni sociali ruotano intorno alla funzione

procreativa: mettere al mondo il frutto dell umanità e proteggerlo dai pericoli. Si tratta

di sistemi differenti accomunati da un ignoranza di fondo, il matriarcato ignora il

contributo maschile nella procreazione, il patriarcato, invece, tende a impoverire il

genere femminile, limitandolo nella partecipazione sociale. Oggi è necessario

avvicinarsi a una nuova prospettiva simbolica, che superari definitivamente il sistema

patriarcale e ricollochi così il maschile e il femminile su un piano di uguale dignità e

valore. Solo in questo modo sarà possibile favorire un rapporto di scambio costruttivo

tra questi due mondi, diversi ma allo stesso tempo bisognosi l uno dell altra. Nel libro

Psicologia della differenza di genere di Taurino è indagato questo momento di

transizione. Secondo l autore la nostra è l epoca postmoderna , caratterizzata da grandi

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innovazioni culturali e forti cambiamenti, i quali hanno portato a nuovi modi di

intendere la sessualità e le differenze tra maschile e femminile. In questo tempo

caratterizzato da una forte fusione di razze, etnie e culture non può più esistere

un interpretazione definitiva e standardizzata della realtà, di conseguenza è in atto una

rottura anche per quello che riguarda i ruoli e le identità di genere. Il patriarcato era un

sistema caratterizzato da forti contrapposizioni: tra maschile e femminile, tra potere e

sottomissione, tra eterosessualità e omosessualità. Oggi, in controtendenza rispetto alle

ideologie precedenti, si sta diffondendo il concetto di androginia psicologica , un

termine, questo, che enfatizza la coesistenza di caratteristiche maschili e femminili

all interno del medesimo individuo. A questo proposito negli stati uniti è stato coniato il

termine metrosessualità ; questa categoria include gli individui di sesso maschile che

hanno adottato comportamenti, gusti e modi di fare tradizionalmente attribuiti alla

dimensione femminile. Un metrosessuale è un uomo libero dagli stereotipi virili del

passato e in controtendenza rispetto ai ruoli definiti culturalmente, questo lo porta a

manifestare una mascolinità diversa, non più incentrata sulla forza fisica e sulla

protezione. Il metrosessuale è, ad esempio, un uomo che ha fatto proprie caratteristiche

tipicamente femminili quali la dolcezza, la sensibilità e la delicatezza. Un altro

fenomeno in espansione impossibile da racchiudere in una categoria standardizzata è il

transessualismo. Gli individui che effettuano un transito dal sesso maschile a quello

femminile non necessariamente sono attratti da uomini (orientamento sessuale

eterosessuale); è possibile che uomini diventati donne abbiano un orientamento sessuale

omosessuale, ossia siano attratti da altre donne. In questo caso come in molti altri,

risulta difficile racchiudere la realtà indicata all interno di una categoria esaustiva.

Questo dimostra che la dicotomia eterosessualità-omosessualità non è più in grado di

cogliere la complessità della soggettività postmoderna; oggi la sessualità trova

espressione in una pluralità di forme in continua evoluzione e di conseguenza

difficilmente classificabili. Anche Bianca Gelli nel libro Psicologia della differenza di

genere preannuncia questo passaggio parlando di un genere non più forte, coeso e

durevole nel tempo ma poroso, fluido frammentato e nomade .

A partire da questi presupposti sorgono spontanee alcune domande: come possiamo de-

finire i concetti di genere e identità? In che modo è possibile superare le contrapposi-

zioni classiche uomo- donna, eterosessuale- omosessuale? Può esistere un genere che

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non sia né maschile, né femminile, né contemporaneamente maschile e femminile? Pro-

babilmente la nostra è un epoca di passaggio, nella quale è in atto il superamento della

categoria di genere; secondo la Gelli il soggetto femminista prende le distanze

dall identità e si salva nella non-identità . Nel nostro tempo , quindi, risulta necessaria

una decostruzione delle tradizionali concezioni riguardanti il genere e la sessualità. Va

promosso un allontanamento dalle concezioni universali e totalizzanti, in favore delle

specificità di ogni singolo individuo, a partire dalle peculiarità economiche sociali e

culturali che ognuno di noi porta con sé.

Bibliografia

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