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RIASSUNTO: “Psicologia Clinica”

1.Psicologia Clinica e Psicopatologia


Nonostante la Psicologia Clinica abbia attraversato controversie e importanti cambiamenti all’interno dello
studio della materia, ha comunque mantenuto quelli che comunemente vengono definiti i sei concetti
chiave.
Essi sono:
1)L’importanza del contesto: Il contesto è fondamentale per tre ragioni. E’ anzitutto importante conoscere
il contesto nel quale si attuano determinati comportamenti al fine di classificarli come patologici o meno.
Inoltre è fondamentale per la spiegazione e la definizione vera e propria del problema patologico che ci
troviamo di fronte. Ed infine è importante perché molti comportamenti attuati dalle persone sono frutto
del proprio contesto di appartenenza.
2)Il Continuum tra patologico e normale: Questo punto risponde alla domanda “Quanto oltre deve arrivare
un comportamento per cominciare ad essere definito patologico?”
3)Il relativismo storico e culturale: La storia cambia e con essa anche i comportamenti. Alcuni atteggiamenti
in epoche passate ritenuti patologici, oggigiorno non provocherebbero nessuna preoccupazione in quanto
ritenuti normali.
4)I vantaggi e i limiti della diagnosi: Per essere utili, i sistemi di classificazione devono essere coerenti e
precisi.
5)Il principio di causalità multipla: In passato, le spiegazioni dei disturbi dipendevano spesso da una singola
teoria, provocando un problema noto come riduzionismo. Il principio di causalità multipla ci avvisa del fatto
che in una patologia le cause possono essere appunto multiple (precipitanti e predisponenti) e non
riconducibili ad un unico evento.
6)La connessione tra mente e corpo: sottolinea l’importanza dell’associazione tra il cervello e le esperienze
sensoriali.

2.Definire la Psicopatologia
Anzitutto bisogna sottolineare il fatto che non esiste ancora una definizione precisa di psicopatologia.
I criteri principali che vengono presi in considerazione per avanzare l’ipotesi che un comportamento possa
essere patologico sono 5, e sono:
La ricerca di aiuto: Si può riconoscere una psicopatologia dal momento che lo stesso soggetto invoca aiuto a
causa di problemi emozionali. Tale criterio è spesso impreciso in quanto difficilmente le persone con
psicopatologia si rivolgono direttamente per una psicoterapia. (Studio di Rosenhan – Pseudo pazienti).
Irrazionalità/Pericolosità: Fare equivalere la razionalità con la sanità e l’irrazionalità con la patologia è
un’idea culturalmente connotata, soprattutto nelle culture anglo-americane e nord europee. (Gabriel
Garcia Marquez – Culture latine, l’amore forma di pazzia).
Devianza: Si riferisce ai vari comportamenti e sentimenti estremi o statisticamente inusuali.
Limiti: Non sempre la malattia mentale si esprime con comportamenti deviati ed estremi;
Non necessariamente è il primo segnale di malattia mentale;
Spesso persone socialmente e culturalmente diverse da noi vengono additati come malati
Mentali, quando in realtà esprimono solo legittime opinioni controcorrente.
Thomas Szasz è il più noto critico dell’uso del criterio della devianza.
Distress Emozionale: Si tratta di uno stato negativo in cui una persona non riesce completamente ad
Adattarsi. E’ uno dei criteri più utili per la valutazione psicopatologica.
Limiti: In alcuni disturbi può costituire un fattore di secondaria importanza;
Molte delle sue forme sono normali e non indicative di psicopatologia, come ad
esempio per quanto riguarda la tristezza a seguito di un lutto.
Danno Significativo: Si tratta di un effetto negativo che intacca le normali funzioni dell’individuo.
Limiti: Spesso tali danni vengono causati da malattia o eventi traumatici e non da stati
Psicopatologici;
Esistono disturbi i quali causano danni significativi molto lievi e dunque non
Centrali;
Tale danno è tanto difficile da definire quanto stabilire che cosa sia la psicopatol.
3.Spiegare la Psicopatologia
[Relativismo storico e culturale]: E’ possibile trovare traccia di documenti riguardanti informazioni e
trattamenti circa le malattie mentali già nella Bibbia. Di seguito descriveremo l’excursus storico che la
Psicopatologia e i suoi trattamenti ha affrontato.

Le prime spiegazioni a riguardo delle malattie mentali ci sovvengono dalle popolazioni primitive, che
professavano l’animismo. Le testimonianze archeologiche ci hanno mostrato un trattamento chiamato
“Trapanazione”, mediante il quale appunto veniva trapanato il cranio del “malato mentale”, in modo da far
uscire lo spirito che aveva invaso il suo corpo.
Con metodo diverso, ma con stessi obiettivi, si sviluppò la pratica dell’esorcismo, durante il quale
un’autorità, solitamente religiosa, cercava di scacciare il diavolo dal corpo del malato mediante imposizione
verbale.

Con i Greci però, cambia drasticamente sia la percezione di malato mentale, che i probabili trattamenti a
cui sarebbe stato sottoposto. Da uno stampo religioso/spirituale si passa dunque ad un’indagine
prettamente scientifica.
Due sono le principali teorie che “rivoluzionarono” questo ambito: le teorie di Ippocrate e la scoperta
dell’isteria.
-Il medico/Filosofo credeva che il corpo umano fosse costituito da 4 umori principali, sangue(cattivo
umore), flemma(letargia), bile nera depressione/melanconia), bile gialla(aggressività e ansia), e che la loro
composizione e dispersione all’interno del corpo potesse in qualche modo influenzare i comportamenti di
una persona.
Le cure adottate da Ippocrate tendevano al ristabilimento dell’equilibrio interiore di questi 4 umori
mediante prescrizioni dietetiche e comportamentali.
-Anche il disturbo noto come Isteria venne scoperto e analizzato dai Greci. Fu scoperto che tale disturbo
poteva manifestarsi sotto una molteplicità di sintomi quale paralisi del braccio, insensibilità alle gambe,
cervicale e mal di testa, etc. I Greci osservarono anzitutto che questo disturbo era solito manifestarsi nelle
donne, e in secondo luogo si accorsero che i sintomi riportati sopra spesse volte migravano da una zona del
corpo all’altra. Da queste osservazioni, i medici Greci stabilirono che l’Isteria (dal greco “utero”) fosse una
migrazione da parte appunto dell’utero da una zona del corpo all’altra dovuta al suo seguire di aromi
piacevoli e stimolanti.
La cura adottata in questo caso, fu il ristabilimento della posizione giusta dell’utero, ovvero nell’addome,
adagiando sul ventre del malato un bouquet di fiori che avrebbero attratto appunto l’utero.

[Principio di causalità multipla]: In questo caso il riduzionismo ci pone un problema: ovvero la maggior
parte dei disturbi non ha una sola spiegazione, bensì molteplici cause identificabili attraverso una presa in
considerazione di più prospettive teoriche. Un esempio importante del principio della causalità multipla è
l’interazione tra Cause precipitanti (catalizzatore immediato di un evento) e Cause predisponenti (processi
soggiacenti).
Il riferimento a questo punto di vista è il modello diatesi-stress(predispozione-precipitante).

[Connessione tra mente e corpo]: Per quanto le teorie possano dividersi in teorie psicologiche e teorie
biologiche, la maggior parte delle spiegazioni relative ai disturbi mentali è da attribuirsi all’associazione e
all’interazione fra entrambe le aree, psicologica e biologica.
I principi alla base di questo punto di vista sono 3:
1)Le cause dei disturbi mentali possono essere sia biologiche, che psicologiche, che miste.
2)Anche nei disturbi in cui o le cause biologiche o psicologiche, sono presenti, in maniera minore, cause
viceversa. (Modello Biopsicosociale).
3)Ogni comportamento presenta aspetti sia biologici che psicologici.
Come abbiamo accennato in precedenza, sono molte le teorie che sono spesso utilizzate per spiegare e
trattare i disturbi mentali.

-Le prospettive psicodinamiche: tuttoggi scuola in evoluzione. Sebbene sia spesso associata a Freud, molte
delle teorie adottate da questa corrente differiscono da quello che era il pensiero dello psicologo austriaco.
Nonostante ciò, i concetti e la struttura del pensiero di Freud sono di fondamentale importanza per la
comprensione di tale prospettiva.
Freud difatti pensava che la maggior parte dei disturbi mentali fosse un’amplificazione dei conflitti di cui
ognuno fa esperienza e che la condizione patologica emergesse soltanto quando la persona non riusciva a
trovare una buona soluzione agli inevitabili conflitti emozionali.
L’obiettivo degli interventi di psicodinamica è aiutare il cliente a raggiungere una migliore padronanza dei
conflitti emozionali. Attraverso l’insight, infatti il cliente avrà una maggiore comprensione del sé.
Per facilitare l’autoesplorazione e l’insight, il cliente è incoraggiato nel compiere libere associazioni.

-Le prospettive umanistica ed esistenziale: Secondo la prima (Rogers & Maslow), la psicopatologia è
ritenuta un esito della mancanza di autostima e di considerazione di sé. Ascolto attivo, empatia, e
considerazione positiva incondizionata, sono alcune delle tecniche usate dagli umanisti per fronteggiare un
disturbo mentale (Terapia centrata sul cliente).
Secondo la seconda prospettiva invece, ogni persona deve affrontare il fatto che non esiste un senso
intrinseco alla vita e che tutti noi siamo destinati a morire. La salute mentale difatti è data dalla capacità di
lottare e fronteggiare questo dato di fatto.

-Le prospettive comportamentali: Il comportamentismo si è sviluppato come alternativa al modello


psicodinamico. Alla base di questo punto di vista c’è il fatto che “la maggior parte del comportamento è
appreso”.
Pavlov – Condiz. Classico: La caratteristica del condizionamento classico è la capacità di uno stimolo,
originariamente neutro, di sollecitare una risposta grazie alla sua associazione con un altro stimolo che
provoca automaticamente la stessa risposta.
Pavlov, fisiologo russo, condusse una serie di ricerche sul proprio cane e sulla sua salivazione alla vista del
cibo. Il fisiologo si accorse con il trascorrere del tempo che il cane aveva subito un cambiamento nel proprio
comportamento, ovvero era stato condizionato. In che modo? Adesso il cane ancora prima che gli venisse
servito il cibo all’interno della bocca cominciava a salivare alla semplice vista del piatto o non appena udiva
i passi del padrone che si avvicinava a lui.
In questo caso il cibo è lo STIMOLO INCONDIZIONATO, e la salivazione è la RISPOSTA INCONDIZIONATA.
Pavlov però andò oltre, scoprì che introducendo un nuovo stimolo si accorse che anche quest’ultimo
provocava una risposta uguale a quella provocata dallo stimolo incondizionato. Cominciò dunque a far
precedere la vista del cibo al cane da un semplice tintinnio di campanello. Con il passare dei giorni il cane fu
dunque condizionato e cominciò a salivare non appena il padrone suonava il campanellino. In questo caso il
suono del campanellino è lo STIMOLO CONDIZIONATO mentre la salivazione diviene una RISPOSTA
CONDIZIONATA.
Obiettivo: Estinzione: graduale indebolimento, o scomparsa, di una RC.
Tecniche utilizzate: Esposizione, Desensibilizzazione Sistematica.
Skinner – Condiz.Operante: La base della procedura del condizionamento operante è rappresentata dal
controllo del comportamento attraverso la manipolazione delle ricompense e delle punizioni nell’ambiente
sperimentale.
L’unità strutturale del suo approccio è la risposta, quale che sia un semplice riflesso condizionato oppure
una complessa espressione comportamentale. Skinner distingue le risposte dovute a specifici cambiamenti
ambientali dunque prevedibili e conosciute, e risposte operanti, ovvero che non possono essere associate
ad alcuno stimolo.
Di fondamentale importanza nel suo approccio è il concetto di Rinforzo: ovvero un evento che segue la
risposta in grado di far aumentare le possibilità che tale risposta si verifichi nuovamente. (Legge dell’Effetto
di Thorndike).
La terapia del condizionamento operante è eliminare i rinforzi positivi sostituendoli a quelli negativi nei
comportamenti adottati dal malato mentale.
Obiettivo: Gestione delle contingenza ; Tecniche utilizzate: Token Economy, Training delle abilità sociali.
Apprendimento sociale: O altrimenti definito Modeling, o ancora Condizionamento Vicario, indica
l’apprendimento che si realizza osservando e imitando un terzo.
Le terapie apportate in questo ambito, svolgono appunto funzione di disapprendi mento.

Nel caso del Condizionamento Classico, sono 4 le tecniche principali che vengono adottate: Estinzione
(annullamento dell’associazione fra stimolo e risposta), Esposizione (Soggetto messo a confronto
intenzionalmente con uno stimolo condizionato), Desensibilizzazione Sistematica (Wolpe – tecniche di
rilassamento), Terapia Aversiva (Stimolo avverso, Lieve Shock).

Nel caso del Condizionamento Operante sono 3 le tecniche principali: Gestione delle contingenze (Rinforzi e
Punizioni), Token Economy (Monete come rinforzo), Training delle abilità sociali (Rinforzo e Modeling).

-Le prospettive cognitiviste: L’attenzione principale di questo approccio è focalizzata sui pensieri e sulle
credenze che influenzano i sentimenti e i comportamenti. Secondo i cognitivisti gli uomini sono diversi gli
uni dagli altri in quanto interpretano il mondo diversamente.
Le terapie cognitive dunque si basano sul cambiamento di tali pensieri e credenze in modo tale da fare in
modo che il soggetto cominci a reinterpretare il modo in maniera diversa. Tale approccio terapeutico viene
definito Ristrutturazione cognitiva.
Albert Ellis sottolinea il ruolo delle assunzioni irrazionali e delle credenze come causa di distress emozional.
Aaron Beck invece mette in luce il ruolo delle distorsioni cognitive come amplificazione,
ipergeneralizzazione, astrazione selettiva.

-Le prospettive socioculturali: scovano le radici culturali e sociali che influenzano in un soggetto la nascita
della psicopatologia. Si basano sulle tradizione intellettuali della sociologia e dell’antropologia. Secondo
questo approccio, il disturbo mentale è un fenomeno reale ma influenzato dalle istituzioni sociali, dalle
pressione ambientali, etc.
Esempio lampante è il caso dell’anoressia nervosa, la quale si sviluppa per la maggior parte dei casi in
donne giovani appartenenti alla società industrializzata occidentale.

-Le prospettive sistemico-familiari: pongono l’attenzione sulle dinamiche familiari per spiegare i disturbi
emozionali. La famiglia viene vista come un sistema complesso e viene suddivisa in famiglia invischiata
nella quale i confini fra i membri sono deboli, e in famiglia disimpegnata, nella quale la relazioni fra i
membri sono fredde e distanti.

-Le prospettive biologiche: si concentra sulle strutture fisiche e le funzioni biochimiche che generano
psicopatologia.
4.Classificare la Psicopatologia
Il processo attraverso il quale si ottengono informazioni utili sul cliente, per formulare la diagnosi, è
tecnicamente definito assesment.
Bisogna ricordare però che la diagnosi, così come può avere dei vantaggi, ha anche degli svantaggi.
Vantaggi: la diagnosi permette ai medici di comunicare meglio fra loro; facilita la ricerca delle cause dei
disturbi; facilita la scelta dei trattamenti.
Svantaggi: non esiste un sistema diagnostico in grado di rendere unico un problema individuale; La diagnosi
spesso disumanizza il paziente e lo etichetta.
Fino ad oggi il sistema diagnostico più utilizzato in materia è il DSM.
Per far si che un sistema diagnostico sia scientificamente accettato ed apprezzato, ha bisogno di due
caratteristiche: affidabilità e validità.
Per affidabilità si intende la stabilità e la coerenza delle decisioni classificatorie su cui il sistema si basa. Al
fine di rendere una diagnosi il più accurata e coerente possibile si utilizzano due tipi di affidabilità:
affidabilità interindividuale, ovvero il paziente viene visitato e diagnosticato da più clinici, e affidabilità test-
retest, ovvero tramite l’analisi dei risultati ottenuti dal paziente ad un determinato test.
La validità invece si riferisce all’accuratezza della diagnosi appena effettuata.
Uno dei primi moderni sistemi diagnostici fu sviluppato da Philippe Pinel , famoso per il suo lavoro di
umanizzazione dei pazienti e per il suo movimento per il “trattamento morale”: melanconia, mania, idiozia,
e demenza erano le 4 tipologie di diagnosi.
Un secolo dopo, Kraepelin considerato padre della moderna psichiatria, propose un sistema diagnostico
che constava di 13 disturbi.
Nel 1952, l’APA pubblicò la prima edizione del DSM, che elencava 108 disturbi mentali.
Il DSM-II ne elencava 182, il DSM-III ne elencava 265 e il DSM-IV, edizione corrente, le elenca circa 300.

Vantaggi e Limiti del DSM-IV


[Vantaggi]: Affidabilità e validità migliorata.
Viene data maggiore importanza alla diagnosi, adottando un linguaggio comune a clinici e
ricercatori.
[Limiti]: Alcuni critici sostengono che in realtà affidabilità e validità siano diminuite anziché aumentate.
Alcuni critici sostengono l’idea che malgrado il DSM voglia mantenere la propria ateoricità, esso
sottenda pregiudizi teorici a favore della prospettiva biologica.

Ritornando al DSM-IV e alla sua struttura, bisogna anzitutto sottolineare la principale differenza che
nell’ultima edizione, ovvero quella del DSM IV, è stata fatta; L’Asse I e l’Asse II, difatti, è la distinzione
compiuta dai ricercatori per distinguere due categorie di psicopatologia nettamente differenti e
contrastanti. Esse sono Psicopatologie che riguardano disturbi sintomatici, e in tal caso facciamo
riferimento all’Asse I e a patologie molto comuni, e disturbi di personalità, Asse II, meno comuni e meno
familiari. Raramente si verifica che nel paziente c’è presenza di sintomi che si rifanno ad entrambe le Assi, e
in quel caso parliamo di comorbidità.
La prima regola del clinico è quella di stabilire se il paziente appartiene all’Asse I o II.
La seconda regola da tener presente è che per quanto riguarda i disturbi di personalità essi entrano in gioco
nella maggior parte della vita dell’individuo, influenzandone la quotidianità. Al contrario per quanto
riguarda l’Asse I i disturbi hanno focus più specifico.
La terza regola ci spiega che l’individuo vive la sua malattia in un modo anziché un altro a dispetto che sia
affetto da una patologia dell’Asse I o dell’Asse II: nell’Asse I il problema per il paziente viene vissuto come
un agente stressante e disorientante, dando vita ad una situazione definita ego-distonico. Invece nell’Asse
II il paziente non avverte nulla di disorientante né di preoccupante, situazione definita ego-sintonico.
Le successive 3 assi, III, IV,e V, rappresentano informazioni supplementari di rilievo.
Ad esempio l’Asse III contiene le condizioni mediche che si susseguono nel caso fossimo dinanzi ad una
patologia piuttosto che un’altra.L’Asse IV rappresenta le situazioni psicosociali ed ambientali che possono
influenzare un soggetto a sviluppare una determinata psicopatologia.
L’asse V riporta il giudizio del clinico su di una scala di valutazione, la Scala di Valutazione del
funzionamento globale (VGF).
Un altro metodo per ottenere informazioni utili allo scopo di formulare una diagnosi (assessment), è
l’intervista.
Ci sono due tipi di intervista clinica: strutturata e non strutturata, spesso combinate fra loro in un
continuum diagnostico.
Nella prima, il clinico segue uno schema che lo porta a indagare determinate aree di contenuto. (Maggiore
affidabilità, Minore Validità). Un esempio può essere il Mental Status Exam (domande per accertare se il
paziente soffra di un qualunque problema che riguarda le funzioni cognitive di base e l’esame di realtà).
Al contrario, nell’intervista non strutturata, le domande sono meno precise e specifiche, in modo che il
paziente possa, ad ampio raggio, parlare della propria situazione.
Strutturata=Maggior Affidabilità – Minor Validità

Ancora un altro metodo per l’assessment è il test.


Essi si dividono in: 1)Questionari; 2)Test Proiettivi; 3)Test Cognitivi; 4)Test Biologici.
Questionari: misurano i sintomi psicologici basandosi sulle risposte del paziente a domande somministrate.
Beck Depression Inventory-II e Minnesota Multiphasic Personality Inventory sono i due più utilizzati in
ambito psicopatologico.
Il BDI-II è un questionario composto da 21 items che valuta i sintomi della depressione.
Il MMPI è un questionario di personalità ed è composto da 567 domande con risposta vero/falso e valuta in
generale la presenza di un disturbo mentale nella persona a cui viene somministrato.
Il vantaggio principale dei questionari è la facilità di somministrazione oltre all’accuratezza dell’affidabilità e
della validità.
Test Proiettivi: si basano sulle risposte e sull’interpretazione da parte del paziente di stimoli ambigui.
A differenza dei questionari sono meno strutturati.
Vengono dunque utilizzati solitamente per valutare il mondo interiore del paziente in modo più
approfondito. Tre test proiettivi molto importanti sono utilizzati largamente in questo ambito: Test di
Rorschach, il Test di Appercezione Telematica, e il Test del disegno della figura umana.
[Test di Rorschach]: Ideato da Hermann Rorschach, medico e psicoanalista dell ‘800, E’ costituito da 10
tavole contenenti macchie di inchiostro.
Dopo aver messo a proprio agio il soggetto, lo sperimentatore gli dà le indicazioni essenziali per eseguire il
test e gli presenta le tavole. Il soggetto deve riferire cosa vede e tutte le risposte andranno registrate sul
protocollo dl test. Il modo in cui le persone danno forma alle proprie percezioni è in relazione al modo in cui
in generale organizzano e strutturano gli stimoli nel proprio ambiente. Il contenuto può essere interpretato
simbolicamente. L’interpretazione si basa sulla globalità delle risposte.
[T.A.T]: Murray e Morgan. E’ costituito da alcune tavole sulle quali sono rappresentate delle scene.
Il soggetto dovrà comporre, in base alla scena raffigurata, un racconto, indicando cosa sta accadendo, i
pensieri e i sentimenti delle persone coinvolte, quali avvenimenti hanno preceduto la scena e quale sarà la
sua conclusione. Alcune tavole sono specifiche per maschi, altre per femmine. Il TAT è usato per scoprire
tendenze inconsce ed inibite.
[Test del disegno della figura umana]: Al paziente viene chiesto di disegnare una persona, poi una del sesso
opposto, ed in seguito se stesso.
Il principale vantaggio dei testi proiettivi è la possibilità di valutare schemi di personalità nascosti e profondi
del soggetto. Il principale svantaggio è la difficoltà di standardizzazione per ottenere affidabilità e validità.
Test Cognitivi: valutano abilità e deficit cognitivi. Si dividono in 3 gruppi:
Test d’intelligenza:Stanford-Binet (1916), serie di prove verbali e non verbali, valutanti il Q.I.
Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS), attualmente il più utilizzato test di intelligenza.
Test di Profitto: misurano i concetti appresi o il livello raggiunto da una persona in una particolare materia.
Test Neuropsicologici: valutano deficit neurologici che compromettono funzione psicologiche.
Test Biologici: TAC, PET, Risonanza Magnetica.
Un ultimo metodo per l’assestment è l’Osservazione Comportamentale: per quanto riguarda ad esempio
l’osservazione sistematica si possono dividere in osservazioni condotte dal cliente stesso
(automonitoraggio), e quelle condotte da un osservatore esterno. Il maggior limite dell’osservazione
comportamentale sono i pregiudizi dell’osservatore che compromettono affidabilità e validità.
5.Ansia e disturbi d’ansia
L’ansia viene di solito definita come un’emozione spiacevole associata a un senso generale di pericolo, la
sensazione che qualcosa di brutto stia per accadere.
Per definire un disturbo d’ansia, si prendono in considerazione due concetti di base: il contesto in cui l’ansia
si verifica e la gravita dell’ansia su un continuum da moderata a grave.
Nel primo caso ci riferiamo al fatto che le persone che soffrono di disturbi d’ansia, provano tale sensazione
in contesti che appunto non giustificano tali sensazioni: essi difatti si sentono terrorizzati per motivi futili e
alquanto ridicoli.
Altri ancora invece, percepiscono ansia anche in assenza di pericolo: tale fenomeno viene definito
flashback e si riferisce alla sensazione di ansia provata da una persona nel momento in cui ricorda traumi
passati.
Per quanto riguarda invece il secondo concetto, quello di continuum comportamentale, dobbiamo far
differenza fra due tipi di ansia: l’ansia di tratto e l’ansia di stato.
L’ansia di tratto è la tendenza individuale a rispondere a una varietà di situazioni con più o meno ansia.
L’ansia di stato è invece il livello individuale di ansia in un momento specifico e preciso.

Nel DSM-IV, la categoria “disturbi d’ansia” viene presa in considerazione esclusivamente quando l’ansia è il
sintomo principale nel soggetto. I disturbi d’ansia sono i più diffusi negli U.S.A e colpiscono ogni anno circa
il 15% della popolazione.
Il DSM-IV identifica 6 principali disturbi d’ansia: Disturbo d’ansia Generalizzato, Disturbo di Panico, Fobie,
Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo Post-Traumatico da stress, Disturbo acuto da stress.
[Disturbo d’ansia Generalizzato]: (DAG). E’ una forma d’ansia cronica e pervasiva. Le persone che ne
soffrono si sentono tese e preoccupate per la maggior parte del tempo.
[Disturbo di Panico]: Unico disturbo d’ansia che raramente viene riscontrato nell’infanzia. Le persone in tal
caso soffrono di attacchi di panico intensi ed improvvisi. Hanno un forte impulso a fuggire o a chiedere
aiuto. Dopo svariati attacchi di panico, la persona può cadere nella cosiddetta “paura della paura”, ovvero il
timore che un nuovo attacco possa generarsi di li a poco.
[Fobie]: Sono paure esagerate e persistenti di specifici oggetti o situazioni. Si dividono in: Fobia sociale,
come ad esempio parlare in pubblico o essere osservati, Agorafobia, ovvero la paura degli spazi aperti, e
Fobie specifiche, come ad esempio paura degli animali etc.
[Disturbo Ossessivo-Compulsivo]: Condizione per la quale il soggetto ripete rituali compulsivi atti a
proteggerlo dall’ansia. Contaminazione, Disordine, Aggressione, sono alcune delle più frequenti cause di
DOC.
[Disturbo Post-Traumatico da stress]: Il trauma è un’esperienza emotiva travolgente in cui è possibile la
morte o il ferimento grave di se stesso o di una persona amata.
A seguito di un trauma alcune persone manifestano disturbi che durano da pochi giorni ad anni. Se tali
disturbi si susseguono per oltre un mese si parla di DPTS. Se invece i disturbi si limitano a pochi giorni a
massimo un mese, si parla di Disturbo acuto da stress.

Il vantaggio principale nella diagnosi per un disturbo d’ansia è la relativamente alta affidabilità e validità
della stessa. Al contrario lo svantaggio è la frequente comorbidità causata dalla presenza di più disturbi
inerente a diverse tipologie di ansia riportate nel DSM-IV.

-Per quanto riguarda le componenti comportamentali, gli interventi terapeutici al fine di decondizionare
una persona ad avere paura sono molteplici: desensibilizzazione sistematica, training di rilassamento,
desensibilizzazione in vivo, desensibilizzazione immaginaria, flooding, modeling, esposizione enterocettiva,
esposizione graduale e prevenzione della risposta, esposizione immaginativa prolungata.
-Per quanto riguarda le componenti cognitive, le persone che soffrono d’ansia tendono a fraintendere gli
eventi in tre modi principali: si fissano persistentemente su di un pericolo o una minaccia, sovrastimano la
gravità di tale pericolo, e sottostimano le loro abilità per poterlo superare.
Tali credenze fanno parte degli schemi generali di pensiero, chiamati schemi cognitivi.
I cognitivisti hanno sviluppato 4 processi principali mediante i quali si verificano distorsioni cognitive:
Pensiero dicotomico, Catastrofizzazione, Etichettamento, Personalizzazione.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, esse sono in grado di suscitare reazioni fisiologiche
causando ansia in un soggetto.
Nel caso di una situazione di pericolo, il Sistema nervoso Autonomo attiva il Sistema Simpatica in modo che
fornisca il corpo di alcuni ormoni dello stress quali adrenalina, cortisolo, noradrenalina); il cuore dunque
comincia a battere più velocemente, i muscoli si contraggono e le pupille si dilatano. Tale attivazione è
conosciuta come risposta attacco o fuga. Quando il pericolo passa, il Sistema Parasimpatico ristabilisce
l’equilibrio .
Per la prospettiva biologica, gli attacchi di panico possono essere visti come un’attivazione della risposta
attacco o fuga in assenza di una reale minaccia.
Gli interventi terapeutici adottati dai ricercatori biologici sono prettamente basati sui farmaci
antidepressivi, in grado di ridurre o eliminare la frequenza degli attacchi di panico.
SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) come il Prozac, e gli antidepressivi triciclici
come il Tofranil, modificano il livello di neurotrasmettitori come serotonina e noradrenalina.
I barbiturici, farmaci sedativi, (Amytal), utilizzati fino agli anni 50.
Le Benzodiazepine (Valium, Ativan), potenziano il neurotrasmettitore GABA.
I BetaBloccanti (Inderal), diminuiscono l’attività della noradrenalina.
L’Azaspirone (Bu-Spar), regola la serotonina.

-Per quanto riguarda le componenti Psicodinamiche, Freud propose una teorie sulle cause dell’ansia.
Egli era convinto che l’ansia fosse la causa della rimozione, e non il risultato della stessa. Essendo un
segnale d’allarme, l’ansia forma dei meccanismi di difesa quali appunto la rimozione.
Gli psicodinamici si sono soffermati maggiormente sulle fobie e sul disturbo ossessivo-Compulsivo per
spiegare le cause dell’ansia.
Per quando riguarda le fobie, Freud inizialmente, ipotizzò la presenza di ansia da una primitiva forma di
Spostamento della paura nei confronti di una situazione sgradevole (Hans e i cavalli).
Successivamente gli psicodinamici hanno enfatizzato il ruolo della Proiezione
Per quanto riguarda invece il DOC, i meccanismi di difesa chiamati in causa sono isolamento e
annullamento.
6.Umore e disturbi dell’umore
L’umore, oltre ad essere uno stato emotivo, comprende anche aspetti cognitivi, motivazionali e fisici. Esso
difatti influenza non solo il nostro stato d’animo, ma anche il modo in cui pensiamo, agiamo e viviamo. Il
concetto di alterazione patologica dell’umore non è nuovo: già sumeri ed egizi nel 2600 trattavano
l’argomento. Poi ci furono i Greci con Ippocrate, Kraepelin con la distinzione Schizofrenia e disturbo
bipolare, e infine Karl Leonhard distinzione fra disturbi unipolari e bipolari.
In ambito patologico, gli sbalzi d’umore possono portare la persona a due esiti fra loro opposti: depressione
e mania.
Tali sbalzi d’umore avvengono nella maggior parte dei casi in risposta ad eventi esterni alla propria vita.
Nel DSM-IV, vengono riconosciuti cinque principali disturbi dell’umore: disturbo depressivo maggiore,
disturbo distimico, disturbo bipolare I, disturbo bipolare II, disturbo ciclotimico.
Tali disturbi si focalizzano su tre fondamentali episodi di alterazione dell’umore: Episodio depressivo
maggiore, episodio maniacale, episodio ipomaniacale.
[Ep.Depressivo Maggiore]: la persona in questo caso è travolta da sensazioni di tristezza e vuoto. Tale
episodio arresta il pensiero, l’agire e a volte il sonno. Uno dei sintomi più importanti e da prendere in
considerazione in questo caso, è la tendenza al suicidio.
Tale disturbo infatti costituisce il maggior fattore di rischio al suicidio: Over 75 anni maggiormente soggetti
suicidi; uomini 4-5 volte maggiore rispetto alle donne anche se le donne tentano il suicidio 1,5 volte di più
rispetto agli uomini. Il suicidio è la 3 causa di morte fra gli adolescenti, dopo incidenti e omicidi.
[Ep.Maniacale]: La mania è l’opposto della depressione. Le persone in questo caso sono frenetiche,
energiche ed instancabili, parlano costantemente.
La grandiosità è il marchio di fabbrica della mania. A volte questa loro grandiosità può far perdere loro il
contatto con la realtà, facendogli sviluppare convinzioni errare o allucinazioni.
[Ep.Ipomaniacali]: Simile alla mania ma meno grave. La loro grandiosità non raggiunge mai livelli per i quali
sarà probabile un’eventuale presenza di allucinazioni o alterazioni psichiche.

Il DSM-IV distingue 5 tipi di disturbi dell’umore:


Disturbo depressivo maggiore: Persone che soffrono di diversi episodi depressivi maggiori e non maniacali.
Disturbo distimico: Meno grave del DDM, ma persistente nel tempo. Non avvengono cambiamenti.
Quando peggiora avviene la “doppia depressione”, ovvero si entra in un Disturbo Depressivo Maggiore.
Disturbo Bipolare I: Episodi maniacali e depressivi maggiori. Alternanza di mania a depressione.
Disturbo Bipolare II: Simile al I, eccetto che per la presenza di episodi Ipomaniacali al posto di quelli
maniacali.
Disturbo Ciclotimico: Oscillazioni dell’umore meno gravi, ma costanti per almeno 2 anni.

La depressione viene definita il raffreddore delle malattie mentali a causa della sua alta frequenza.
Essa può colpire a tutte le età, anche durante l’infanzia.
Il bambino depresso può smettere di mangiare da solo, non acquisisce il controllo sfinterico, perde
l’appetito, diventa sonnolente, sviluppa incubo, diventa appiccicoso o apatico.
In età scolare i sintomi sono simili a quelli mostrati negli adulti: tristezza, autocritica, perdita di
motivazione.
Nell’adolescenza hanno problemi a scuola, marinano la scuola o la abbandonano. Diventa come un
porcospino spaventato: stizzoso e sembra voler esser lasciato solo. Spesso sono irritabili, polemici e
aggressivi.
Le donne dai 12 anni hanno probabilità doppia di diventare depressi rispetto ai maschi, spesso a causa dello
stress di ruolo, dovuto al fatto che essendo casalinghe svolgono mansioni faticose e sottovalutate.
La depressione è correlata alla povertà, a bassi livelli culturali e alla disoccupazione.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, si è ipotizzato che alcune forme di depressione possono
essere ereditate geneticamente.
Difatti fattori genetici possono predisporre una persona alla depressione interessando le strutture cerebrali
e influendo sulle funzioni di regolazione dell’umore. Ad esempio le monoammine quali noradrenalina,
dopamina e serotonina, quando non sono sufficientemente trasmesse possono far insorgere depressione.
I disturbi bipolari I e II, hanno un’importante componente genetica.
Gli interventi biologici sono basati esclusivamente sull’utilizzo di tre tipi di farmaci: triciclici, inibitori delle
monoamino-ossidasi, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
Anche se la loro funzione è diversa, questi tre tipi di farmaci agiscono allo stesso modo, ovvero
aumentando i livelli dei neurotrasmettitori, in particolare serotonina e noradrenalina.
Esiste tuttavia una forma di intervento alternativa ai farmaci, la ECT (terapia elettroconvulsivante):
scoperta negli anni 30 da due neurologi italiani, Cerletti e Bini, consiste nell’inviare una corrente elettrica
attraverso il cranio per provocare una scarica cerebrale che duri alcuni minuti; per ragioni ancora da
accertare questa terapia è altamente efficace per persone affette da depressione grave.
Diversamente da come veniva effettuata negli anni 30 e 40, attualmente l’ECT è attentamente controllata e
non pericolosa: i soggetti vengono sottoposti ad anestesia totale, l’intensità dello shock è controllata.
Per i disturbi bipolari invece, il litio, un sale presente nel corpo umano, viene utilizzato come stabilizzatore
dell’umore.

-Per quanto riguarda le componenti cognitive Beck notò che alcuni dei suoi pazienti affetti da depressione
mantenevano una visione irrazionalmente negativa di se stessi, del mondo e del loro futuro (triade
cognitiva negativa).
Tra gli schemi più importanti adottati da Beck ci sono anche i pensieri automatici negativi, le distorsioni
cognitive, e le spiegazioni pessimistiche.
Un altro approccio cognitivo alla depressione fu sviluppato da Seligman (Impotenza appresa – Esperimento
cani).
Gli interventi cognitivi per la depressione si basano su tre assunti: 1)I pensieri negativi contribuiscono alla
depressione; 2)I pensieri negativi possono essere monitorati e modificati con metodi logici e direttivi; 3)Tali
cambiamenti del pensiero miglioreranno l’umore e il comportamento.
Sacco & Beck descrivono i 5 passi da affrontare per intervenire sulla depressione:
1)Identificare e monitorare i pensieri automatici negativi;
2)Riconoscere le connessioni tra i pensieri, le emozioni, e i comportamenti;
3)Valutare la ragionevolezza dei pensieri automatici negativi;
4)sostituire le attribuzioni distorte con interpretazioni più ragionevoli;
5)Identificare e alterare le assunzioni disadattive.

-Per quanto riguarda le componenti comportamentali Skinner fu il primo a ritenere che la depressione
fosse il risultato dell’interruzione del rinforzo o ricompensa ambientale. Al fine contrario invece, frequenti
punizioni possono influire sull’insorgere della depressione.
Lewinsohn identificò 3 condizioni ambientali in grado di favorire depressione: 1)Scarse abilità sociali;
2)Ambiente a basso potenziale di rinforzo e ad alto potenziale di punizione; 3)Diminuita capacità di
apprendimento.
Gli interventi comportamentali per la depressione si basano sull’aumento dei rinforzi e la riduzione delle
punizioni.
Lewinsohn e i suoi colleghi nel 1980 hanno sviluppato un intervento comportamentale della durata di
dodici settimane al fine di insegnare alla persona l’importanza dell’umore, alcune tecniche di rilassamento,
come gestire situazioni avverse.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, Freud & Abraham furono i primi a proporre una teoria
sulla depressione. Freud ad esempio nel suo saggio “Lutto e Melanconia” del 1917, scrisse che quando una
persona soffre di melanconia, termine che all’epoca stava ad indicare l’odierna depressione, sviluppa uno
stato d’animo simile a quello processato durante il lutto della perdita di una persona amata, ma a
differenza da quest’ultimo, nella melanconia c’è la totale assenza del motivo o della ragione per cui tale
lutto abbia dovuto svilupparsi.
I recenti psicodinamici hanno trovato un legame fra la depressione e i tratti di personalità narcisistici.
Gli interventi psicodinamici sono atti ad aiutare il paziente e renderlo consapevole dei propri conflitti
emozionali. La Psicoterapia Interpersonale di Klerman & Weissman è un trattamento molto utilizzato per
la depressione in quanto basandosi sul principio di causalità multipla, prende in considerazione diversi
aspetti e componenti della patologia. I pazienti si incontrano una volta a settimana con i clinici per 12-20
settimane.
8.I disturbi del comportamento alimentare
Il DSM-IV identifica tre disturbi dell’alimentazione: anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbi
dell’alimentazione non altrimenti specificati.

[Anoressia Nervosa]: Caratterizzata da estrema magrezza oltre che dal rifiuto da parte del soggetto di
mantenere il peso corporeo al di sopra del 85% della normalità. Queste persone hanno paura di aumentare
peso e persistono fermamente con la dieta. La maggior parte delle volte l’anoressia nervosa viene
accompagnata da distorsioni cognitive circa la percezione del proprio corpo e della propria silhouette.
Nelle donne che soffrono di anoressia nervosa solitamente scompare il ciclo mestruale.
Le anoressiche sono irritabili, hanno un minore interesse sessuale e soffrono di insonnia.
Rallentamento del metabolismo e ipotensione sono alcuni dei sintomi dovuti alla risposta naturale e
fisiologica del corpo agli effetti della fame.
L’anoressia è una delle forme di psicopatologia più pericolose: anche fino al 10% delle persone che ne sono
affette muoiono a seguito di un attacco cardiaco.
Il DSM-IV distingue due tipi di anoressia nervosa: anoressia di tipo restrittivo, in questo caso la persona
mangia poco e non tenta di eliminare quel poco di cibo mangiato attraverso il vomito. E anoressia di tipo
bulimico, in questo caso la persona perde peso abbuffandosi e vomitando.

[Bulimia Nervosa]: Comprende episodi in cui si è presi dall’impulso di consumare una quantità
eccessivamente elevata di cibo, seguiti da comportamenti compensatori, quali vomito.
L’ “abbuffata” dura pochissimo tempo, e solo in seguito ad esse si ripete lo stesso schema, compensando il
cibo eliminandolo mediante vomito o farmaci diuretici. La sensazione descritta da persone affette da
bulimia è solitamente la perdita del controllo associata alle abbuffate.
Le persone affette da bulimia soffrono spesso di ansia e depressione. Sono a maggior rischio, rispetto alle
anoressiche, di abusare di droga e alcol. La bulimia inoltre si associa spesso a disturbi di personalità, nello
specifico quello BORDERLINE. I problemi fisici più riscontrati sono quelli dovuti al passaggio del vomito
attraverso la trachea, le ghiandole, e i denti.
Il DSM-IV distingue due tipi di bulimia nervosa: bulimia con condotte d’eliminazione, in questo caso la
persona evita l’aumento di peso eliminando il tutto attraverso vomito o lassativi. E bulimia senza condotte
d’eliminazione, in questo caso la persona evita l’aumento di peso bruciando le calorie in eccesso,
solitamente attraverso il digiuno o l’esercizio fisico.

[Disturbo alimentare non altrimenti specificato]: NAS. Comportamenti alimentari anomali che non
soddisfano i criteri delineati per anoressia e bulimia.

Tutti questi disturbi alimentari sono influenzati da fattori demografici quali l’età, il genere, classe sociale e
cultura. Ad esempio la maggior parte dei disturbi alimentari colpisce adolescenti nei Paesi industrializzati.
Sono più comuni fra le femmine tra i 15 e i 25 anni e spesse volte il disturbo è causa di un evento stressante
della propria vita.
Il 90% dei disturbi colpisce le donne. Molti ricercatori sostengono che tale differenza abissale fra maschio e
femmina è dovuta alla enorme pressione sociale a cui le donne vengono sottoposte ogni giorno per
raggiungere ideali di bellezza e perfezione.
Gli uomini al contrario possono essere affetti da anoressia inversa o dismorfia muscolare, ovvero
l’eccessiva preoccupazione che i propri muscoli siano troppo piccoli e sottosviluppati.
Tornando alle donne, le atlete che praticano sport da esibizione o di durata, sono a maggior rischio di
anoressia.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, Hilde Bruch, con il suo libro “La gabbia d’oro”,
sottolinea che le pazienti con anoressia sono così spesso focalizzate sui bisogni e sui desideri degli altri, che
perdono consapevolezza di ciò che vogliono per se stesse. Esse difatti vivono per soddisfare le aspettative
degli altri, quali ad esempio i genitori.
Pike & Rodin nel 1991 hanno osservato che le madri di figlie con disturbi alimentari erano più disordinate
nella propria alimentazione rispetto alle madri le cui figlie mangiavano normalmente, dando valore
all’ipotesi che l’atteggiamento della madre nei confronti del peso abbia un’influenza indiretta anche per la
figlia.
Gli interventi psicodinamici per i disturbi alimentari utilizzano tecniche quali l’associazione libera, l’analisi
dei sogni, il transfert.

-Per quanto riguarda le componenti sistemico-familiari, i disturbi dell’apprendimento sono spesso


influenzati dall’ambiente appunto familiare. Minuchin ad esempio attribuì tale psicopatologia di qualunque
membro all’interruzione del funzionamento del sistema famiglia. Credeva inoltre che molti dei disturbi
alimentari fossero in qualche modo presenti in famiglie eccessivamente invischiate, ovvero in famiglie nelle
quali i confini fra i membri sono deboli e le relazioni intrusive ed invasive.
Dunque si può dire che gli approcci psicodinamici e sistemico-familiari si sovrappongono.
Gli interventi sistemico-familiari prendono in considerazione il paziente come la “famiglia intera” e non
come singolo individuo affetto da disturbo alimentare, comunemente chiamato paziente designato.

-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, l’anoressia e la bulimia sono il risultato di


una combinazione di pensieri ed esperienze disadattive che hanno rinforzato i comportamenti tipici del
disturbo alimentare, come ad esempio credere che la propria forma fisica rifletta il proprio valore umano.
Secondo la teoria di Terence Wilson del 1989, i processi cognitivi scatenano risposte comportamentali che
portano a reazioni emotive che rinnovano il ciclo di distorsioni cognitive (Astrazione selettiva,
Ragionamento dicotomico, IperGeneralizzazione, Esagerazione, Catastrofizzazione) e sospensioni
comportamentali.
Gli interventi cognitivo-comportamentali comprendono molteplici tecniche. Spesso viene chiesto al
paziente di trascrivere le proprie sensazioni durante la cura; in seguito il terapeuta valuta le registrazioni
per descrivere le probabili cause del disturbo, cercando di informare il paziente degli aspetti negativi in cui
incorre come ad esempio vomito, nausea, digiuno etc.
Si cerca di comprendere quali sono state le cause scatenanti l’anoressia.

-Per quanto riguarda le componenti socioculturali si indica come maggior responsabile del numero
crescente di ragazze affette da disturbi alimentari i mass-media, che presentano immagini femminili in
perfetta forma associandole a successo, fama, potere ed autocontrollo.
Il messaggio in sottofondo è chiaro: le persone in sovrappeso sono pigre, deboli, stupide, senza
autocontrollo.
Naomi Wolf, in quest’ottica, è stata un’attiva femminista, la quale ha sostenuto l’impossibilità da parte
delle donne di seguire tali standard di bellezza, dovute ad una loro sempre più elevata indipendenza
economica e potere sociale.

-Per quanto riguarda le componenti biologiche fattori genetici, squilibri ormonali e neurotrasmettitori
dell’anoressia e bulimia sono i principali elementi da tenere in considerazione.
Ricercatori hanno ipotizzato che i disturbi alimentari possano essere la causa di un disturbo più ampio,
ossessivo-compulsivo.
Il soggetto difatti sarebbe pervaso da sentimenti e pensieri ansiogeni, quali ad esempio “ho paura di
diventare grassa” e li compensa con gesti e schemi ripetitivi come il vomito o l’eccessivo sforzo fisico.
Gli interventi biologici si basano principalmente sulla somministrazione di Antidepressivi SSRI (Inibitori
selettivi della ricaptazione della serotonina).
11.Personalità e disturbi di personalità
I tratti di personalità sono schemi di esperienza interiore e di comportamento relativamente stabili nel
tempo, a differenza dei sintomi, i quali vanno e vengono.
Esistono due tipi di tratti, ego-distotici (il soggetto percepisce che il proprio comportamento è indesiderato
e disturbante), ed ego-sintotici (il soggetto considera coerenti i suoi comportamenti).
Ricordiamo che questa distinzione è alla base della suddivisione fra Asse I e Asse II del DSM-IV.
I disturbi primari basati sui tratti (trattati nell’Asse II), vengono definiti disturbi di personalità.
Gli esperti definiscono personalità la modalità unica e stabile per ogni individuo di fare esperienza del
mondo, che si riflette in uno schema prevedibile di reazioni a una varietà di situazioni.
Dunque i disturbi relativi alla personalità rappresentano la rigidità e la non coerenza di tali tratti.

Il DSM-IV include 10 disturbi diversi di personalità raggruppati in 3 Cluster principali: A, B, C.


Cluster A: (eccentrico, bizzarro). Paranoide, Schizoide, Schizotipico.
Cluster B: (drammatico, emotivo, esplosivo). Antisociale, Borderline, Istrionico, Narcisistico.
Cluster C: (ansioso, pauroso). Evitante, Dipendente, Ossessivo-Compulsivo.

[Dis.Pers.Paranoide]: caratterizzato dalla convinzione, in quasi tutte le situazioni, che gli altri “ce l’abbiano”
con noi. Le persone affette da tale disturbo presumono sempre che si parli male di loro. Hanno difficoltà a
mantenere rapporti nelle relazioni
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, c’è la credenza che le aspettative e gli
schemi delle persone affette da DPP siano in qualche modo rigidi e privi di adattabilità alle situazioni.
Secondo Aaron Beck tali schemi cognitivi si sviluppano fin dalle prime esperienze di vita; quando si formano
schemi cognitivi disadattivi già dalla prima infanzia, persistono in grado di sfociare poi in futuro in un DPP.
Gli interventi cognitivo-comportamentali mirano a trasformare tali schemi cognitivi disadattivi. Spesso lo
stesso terapeuta viene considerato dal Paranoide come un “altro contro di lui” che cerca di fargli cambiare
idea.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, il focus è incentrato su due aree: relazioni infantili
problematiche , e meccanismi di difesa disadattivi.
Secondo tale prospettiva infatti tale disturbo ha inizio spesso con le ripetute esperienze infantili di
umiliazione, criticismo e ridicolizzazione. Allo stesso modo i meccanismi di difesa utilizzati sono disadattivi,
in quanto ad esempio un paranoide fa spesso ricorso alla proiezione in modo troppo frequente.
Molto importante il concetto di transfert, grazie al quale il terapeuta può insospettirsi della presenza di tale
disturbo.

[Dis.Pers.Schizoide]: caratterizzato da distacco emotivo e carenza d’interesse nelle relazioni interpersonali.


I soggetti affetti da DPS vengono solitamente considerati solitari, ma al contrario degli autistici, possiedono
ancora un funzionamento adeguato nelle situazioni sociali. Sembrano essere prive di emotività.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, le ricerche sul temperamento, ovvero le tendenze del
comportamento innate, hanno ipotizzato una correlazione fra la presenza di tale disturbo e l’interazione fra
tale temperamento e l’ambiente.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, si interpreta questo disturbo come un ritiro,
meccanismo di difesa in base al quale il soggetto evita contatti con altri proprio per prevenire un’eventuale
sofferenza.
Oltre al ritiro, lo schizoide attua anche l’intellettualizzazione, meccanismo di difesa in base al quale tutte le
emozioni vengono razionalizzate e distaccate per proteggersi da eventuali emozioni negative e disturbanti.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, il paziente si crede un solitario e dal
momento che lo schizoide non prova curiosità nell’osservare che gli altri traggono piacere dalle relazioni, il
terapeuta ha il compito di cambiare le sue credenze e le sue aspettative circa gli altri e circa se stesso.
[Dis.Pers.Schizotipico]: caratterizzato da pervasiva, cronica e disfunzionale eccentricità nel
comportamento, nell’aspetto e nel pensiero. Le persone affette da DPSTipico sono ansiose, sospettose,
sempre all’erta e in qualche modo isolate.
Spesso hanno disturbi percettivi e di pensiero associati alla schizofrenia (disturbo psicotico), difatti tale
disturbo viene frequentemente connesso e collegato alla schizofrenia.
Condivide inoltre molti aspetti con il disturbo di personalità Schizoide e Paranoide, ma ne differisce perché i
comportamenti adottati sono eccentrici.
In questo disturbo si verificano spesso le idee di riferimento, ovvero credenze che eventi normali
contengano significati speciali o dietrologici, e il pensiero magico, ovvero la credenza che il proprio
pensiero influenzi gli eventi esterni.
Durante l’eloquio sono spesso vaghi e circostanziali, utilizzando le parole in modi inusuali.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche nel caso del DPSchizotipico ci avviciniamo molto agli effetti
della schizofrenia, infatti si può rilevare una significativa dilatazione dei ventricoli del lobo frontale sinistro.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali i soggetti che ne sono affetti fanno strane
connessioni tra disparati fenomeni e hanno opinioni altamente idiosincratiche.

[Dis.Pers.Antisociale]: caratterizzato da una profonda trascuratezza per i diritti delle altre persone.
Antisociale in questo caso rappresenta quasi l’egoismo che pervade il soggetto disturbato: egli difatti è
interessato solo ed esclusiva mente ai propri interessi facendolo a spese degli altri. La mancanza di rimorso
è un tratto distintivo di questo disturbo. Non necessariamente questi soggetti infrangono la legge. In essi è
presente ottusità, indifferenza emotiva etc.
Non si fanno scrupoli di mentire, manipolare e trarre vantaggi dagli altri.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche tale disturbo comprende una deficienza nelle normale
reazioni d’ansia. Le azioni o le situazioni che normalmente provocherebbero un alto livello d’ansia per una
persona sana, nel caso dei soggetti affetti da questo disturbo non provocano alcun fastidio o apprensione.
Proprio per questo motivo, le persone affette da DPA si collocano sul continuum dell’ansia, al lato opposto
occupato dagli iperansiosi.
Inoltre recenti ricerche biologiche hanno trovato un collegamento con tale disturbo e l’esposizione
prenatale alle droghe. E’ inoltre presente nel cervello un ridotto volume della materia grigia prefrontale.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, molti degli adulti antisociali sono stati figli
di genitori antisociali. Apparentemente potrebbe far rilevare un collegamento genetico, ma non si deve
sottovalutare la componente cognitiva in quanto il bambino è cresciuto con schemi e modelli antisociali
accettabili e talvolta ricompensati.
Inoltre gli atteggiamenti impulsivi e aggressivi riflettono un deficit nell’abilità di connettere le azioni che si
sta compiendo con le loro conseguenze.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, fin dall’infanzia, cresciuti in un ambiente non del tutto
familiare, dove si subivano abusi e crudeltà, i bambini che in futuro saranno adulti antisociali, hanno
sviluppato un meccanismo di difesa chiamato identificazione con l’aggressore, che consiste nel causare ad
altri le stesse esperienze di vittimizzazione e impotenza che li ha travolti da bambini.

[Dis.Pers.Borderline]: caratterizzato da instabilità e sconvolgimento cronico delle relazioni, del senso di sé


e del comportamento. E’ uno dei disturbi più drammatici.
I soggetti presentano disturbi emotivi, impulsività, atteggiamenti auto-distruttivi e suicidari. Include episodi
di depersonalizzazione e autolesionismo al fine di manipolare il prossimo.
La maggior parte degli atteggiamenti adottati da persone sofferenti tale disturbo sono dovuti a tentativi
disadattivi di gestire eventi o situazioni stressanti.
Le persone con questo disturbo si affezionano subito e profondamente in una nuova relazione e il solo
pensiero che tale relazione possa finire scatena in loro rabbia, tristezza e terrore.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, Mahler ipotizzò che le persone che sono affette da
questo disturbo, nell’infanzia fossero state cresciute da genitori non affidabili e poco coerenti. Inoltre
un’alta percentuale di adulti affetti da borderline, in passato hanno subito abusi fisici e sessuali.
Si è infatti scoperto che il 75% dei Borderline ha subito almeno un abuso infantile.
Le persona borderline utilizzano spesso il meccanismo di difesa della scissione, ovvero quando vede se
stesso e gli altri come “tutti buoni” o “tutti cattivi” per difendersi dai sentimenti conflittuali.
Anche la svalutazione lavora come meccanismo di difesa per un Borderline.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche si è scoperto che le persone borderline possiedono bassi
livelli di serotonina.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali il focus è incentrato sul pensiero
dicotomico (tutti buoni, tutti cattivi).
La Terapia Dialettico-Comportamentale (TDC), è un trattamento largamente utilizzato per la cura del
disturbo borderline. Ideato dalla Psicologa Marsha Linehan, la TDC riconosce che tale disturbo comprende
disturbi del pensiero, dell’azione, delle emozioni e della neurotrasmissione. Il trattamento si basa sul ruolo
della sregolazione emotiva ed è atto a valutare le esperienze passate e presenti del paziente in modo da
aiutarlo a concentrarsi nello sviluppare soluzioni ai propri problemi o alle proprie ansie. La TDC procede in
modo gerarchico con i comportamenti: sopravvivenza, terapia, qualità della vita, stress, e rispetto di sé.
Se necessario, vengono somministrati farmaci.

[Dis.Pers.Istrionico]: caratterizzato da un forte bisogno di essere notati. I soggetti istrionici tendono ad


avvicinare gli altri tramite flirt, auto-drammatizzazione e qualunque altro modo che attiri l’attenzione.
E quando ricevono attenzione la interpretano come più intima di quanto non sia in realtà.
-Per quanto riguarda la prospettiva psicodinamica, i ricercatori hanno notato che la richiesta incessante di
attenzione da parte di un soggetto istrionico, ha spesso le radici nell’attaccamento infantile insicuro ai
genitori. Dunque in questo caso conflitti sessuali e insicurezza nelle relazioni sono alla base di tale disturbo.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, i ricercatori sostengono che gli istrionici
siano convinti di non essere in grado di prendersi cura di se stessi e dunque per questo motivo ricercano
attenzioni dagli altri per compensare le proprie insicurezze.

[Dis.Pers.Narcisistico]: caratterizzato da un profondo senso di superiorità e di sentirsi in diritto nei


confronti degli altri. Tale manifestazione solitamente maschera una profonda crisi di autostima.
Le persone narcisistiche sono gelose dei successi altrui, cercano di convincere gli altri di essere speciali e
unici.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, queste manifestazioni di megalomania e narcisismo
nascondono problemi di autostima e sentimenti di inadeguatezza. Ad esempio le persone narcisistiche
potrebbero essere state trascurate dai propri genitori nell’infanzia. Lorja Benjamin sostiene che genitori
troppo indulgenti spesso siano causa in futuro del narcisismo del figlio.
Le persone narcisistiche utilizzano spesso 2 meccanismi di difesa: idealizzazione, quando qualcuno viene
visto in modo perfetto per evitare sentimenti e pensieri negativi, e svalutazione, quando qualcuno viene
disprezzato per coprire i sentimenti negativi verso se stessi.
Il trattamento psicodinamico per la cura del narcisismo si basa su due importanti approcci:
1)Heinz Kohut (1977): il terapeuta doveva trasmettere empatia ed essere tollerante nei confronti del
paziente.
2)Otto Kernberg (1989): il terapeuta doveva confrontarsi con il paziente riguardo le sue credenza di
grandiosità.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, è difficile rilevare il problema narcisistico
in una persona in quanto essa stessa, nel caso scegliesse di chiedere aiuto ad un terapeuta, lo farà
sostenendo che la sua ansia e il suo stress è dovuto ad una causa esterna, come ad esempio la fine di una
relazione importante.
[Dis.Pers.Evitante]: caratterizzato da un’estrema e patologica timidezza. Le persone evitanti sono spesso
tese nelle situazioni sociali e convinte che gli altri le reputino inadeguate.
Sono spesso solitari, ma che paradossalmente desiderano fortemente far parte delle relazioni sociali ma
sono convinti di venire rifiutati. Differente dalla fobia sociale in quanto il DPE è pervasivo e cronico, mentre
la fobia sociale è ristretta a una o poco più situazioni spiacevoli.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, la maggior parte delle persone affette da DPE sono
state in passato, ridicolizzate e svergognate dai propri genitori, rendendoli consapevoli del fatto che sono
molteplici le situazioni in cui possono essere rifiutati.
Ricorrono spesso a meccanismi di difesa quali il ritiro e la fuga nella fantasia.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, i soggetti considerano selettivamente quei
dettagli che rientrano nelle loro convinzioni.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, il temperamento in questo caso assume un ruolo
fondamentale nel processo del disturbo.

[Dis.Pers.Dipendente]: caratterizzato dalla convinzione da parte del soggetto dell’essere incapace di


prendersi cura di se stesso, di prendere decisioni o assumersi determinate responsabilità. Fanno totale o
quasi affidamento sugli altri.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, gli studiosi ipotizzano che soggetti
dipendenti in passato fossero stati puniti per i loro atteggiamenti indipendenti e rinforzati per quelli
dipendenti, in modo da far costruire in loro credenze e schemi errati.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, inizialmente i teorici avevano collegato la presenza di
questo disturbo ad una passata fissazione allo stadio orale infantile del bambino. Oggigiorno si è scoperto
che la regressione, meccanismo di difesa, viene attuata dalle persone dipendenti per proteggerle dalle
ansie associate al ruolo adulto, che di fatto richiede notevole indipendenza. Inoltre vengono anche utilizzati
identificazione e idealizzazione.

[Dis.Pers.Ossessivo-Compulsivo]: caratterizzato dalla necessità e dal bisogno da parte del soggetto di


essere sempre in ordine e in totale controllo con le situazioni che lo circondano. Spesso a causa delle loro
manie di perfezionismo, sono persone altamente produttive, ma incapaci di rilassarsi. Sono dei collezionisti,
in grado di raccogliere oggetti anche inutili con l’idea che in futuro possano tornare utili.
Diverso dal disturbo d’ansia O-C in quando pervasivo e cronico. Solitamente le persone affette da DPOC si
vantano delle proprie capacità di organizzazione e perfezione.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, i primi studi si riferivano alla causa del DPOC come alla
fissazione del bambino allo stadio anale.
Tuttavia oggigiorno gli studiosi sono propensi nell’affermare che la causa di tale disturbo sia l’uso
disadattivo di tre meccanismi di difesa: formazione reattiva, annullamento, isolamento dell’affetto.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, la persona ossessiva-compulsiva tende a
focalizzarsi talmente tanto sui dettagli fino al punto di smarrire il significato o l’importanza del compito.

Per quanto riguarda l’affidabilità e la validità dei Disturbi di personalità, esse sono relativamente deboli,
derivato dal fatto che molti disturbi di personalità, in particolare quelli facenti parte di una stesso Cluster,
hanno criteri diagnostici sovrapponibili.
Un altro limite riguarda il fatto che il DSM-IV si basa su un gruppo di criteri polietici o multipli.
12.Psicosi e Schizofrenia
La Psicosi è uno stato di profondo distacco dalla realtà, che provoca allucinazioni e deliri.
Una della forma Psicotiche più importanti e drammatiche è la Schizofrenia. Viene solitamente paragonata
alla follia in quanto le espressioni di tale disturbo sono appunto di tipo psicotico. La schizofrenia causa oltre
a sintomi psicotici, anche disfunzioni mentali e fisiche. Approssimativamente 1 soggetto su 100 viene
colpito da schizofrenia, circa il 12% degli schizofrenici commette suicidio entro i primi 17 anni di
ospedalizzazione, e fra il 20% e il 40% commette suicidio ad un certo punto della vita.
La schizofrenia, secondo le sue credenze più comuni, porta il soggetto ad una divisione della personalità, ad
essere pericoloso e violento. Ebbene nessuna di queste credenze riflette la realtà, in quanto il soggetto
schizofrenico anzitutto non scinde la sua personalità, bensì interrompe il funzionamento mentale, ed
inoltre non è più violento o pericoloso di qualunque altra persona normale.

La Psicosi è stata presa in considerazione e trattata fin dai tempi antichi. Già nel vecchio e nel nuovo
Testamento si faceva riferimento ad essa. Spesso è stata associata, al contrario di oggi, ad una qualche
forma di creatività, di genio e di spiritualità.
Nell’800, la comunità scientifica cominciò a considerare la psicosi un sintomo di malattia, dunque ne
classificò le diverse forme. Le descrizioni più accurate cominciarono ad apparire durante l’inizio del XIX
secolo, grazie a Philippe Pinel, uno dei fondatori della moderna psichiatria.
Verso le fine del 1800, Emil Kraepelin (padre della moderna psichiatria) pose una netta distinzione fra le
psicosi: psicosi maniaco-depressive (disturbo bipolare), e Dementia praecox (schizofrenia).
Il termine schizofrenia (mente divisa) fu coniato circa 15 anni dopo da Eugene Bleuler che intendeva
seguire il lavoro svolto in precedenza da Kraepelin. Bleuler si focalizzava sui sintomi noti come le 4° della
schizofrenia: Ambivalenza, Anormalità, Affettività, Autismo.

Dal momento che la schizofrenia non si tratta di un singolo disturbo bensì di un gruppo di disturbi associati,
il DMS nel suo sviluppare definizioni e caratteristiche ha trovato non pochi problemi riguarda validità e
affidabilità delle diagnosi.
Nel DSM-IV però, si arriva probabilmente ad un punto fermo per quanto riguarda questa patologia.
La si indica come una costellazione di sintomi gravi sia cognitivi che comportamentali, che permangono per
un certo periodo di tempo e producono una significative compromissione del funzionamento nella vita
quotidiana.
I sintomi della schizofrenia sono divisi in 5 tipi: deliri, allucinazioni (Sintomi positivi - forme più comuni),
eloquio disorganizzato, comportamento grossolanamente disorganizzato, sintomi negativi.
Deliri: sono credenze fisse e false. Il DSM-IV distingue due tipi: bizzarri e non bizzarri. Deliri di persecuzione,
di grandezza, di riferimento, di peccato, ipocondriaco, nichilistico.
Allucinazioni: percezioni sensoriali anomale in cui una produzione interna all’individuo viene percepita
dallo stesso come esterna e reale.
Eloquio/pensiero disorganizzato: aberrazione nei processi di pensiero o nel comportamento. A volte è il
sintomo centrale della schizofrenia. Sussiste perdita dei nessi associativi, neologismi, ecolalia, eco prassia,
incoerenza, insalata di parole.
Comportamento grossolanamente disorganizzato: comportamenti bizzarri come disordine, agitazione,
infantilismi, etc. I comportamenti motori bizzarri vengono definiti catatonici; la rigidità catatonica a volte
comprende un sintomo inusuale conosciuto come Flessibilità cerea.
Sintomi Negativi: (o Sintomi di tipo II) indicano la presenza di un deficit o di una perdita di funzioni normali.
Meno drammatici dei sintomi positivi eccessivi e bizzarri, ma più invalidanti e cronici.
3 principali tipi: appiattimento affettivo (riduzione o assenza delle emozioni normali), alogia (carenza di
comunicazione verbale affiancata a volte dal blocco del linguaggio nel quale il paziente ha volontà di parlare
senza riuscirci), e l’avolizione (perdita di motivazione).
L’anedonia, assenza di piacere, pur non essendo elencata come un tipo di sintomo negativo, è tuttavia
devastante e relativamente comune.
Oltre ai disturbi, ci sono altri due metodi per la diagnosi di schizofrenia: il paziente deve presentare i
sintomi da almeno 6 mesi, e prove di compromissione significativa.
Esistono 5 sottotipi della Schizofrenia:
1)Paranoide: più comune e meno grave – deliri e allucinazioni uditive
2)Disorganizzato: il più grave – eloquio e comportamento disorganizzato, affettività appiattita.
3)Catatonico: immobilità, rigidità fisica, agitazione, mutismo.
4)Indifferenziata: attiva sintomi che non rientrano nei precedenti 3.
5)Residuale: in passato presenza di schizofrenia, e permanenza del presente di lievi sintomi.

Si parla di spettro schizofrenico quando ci si riferisce ad un gruppo di disturbi collegati e in sovrapposizione


che possono avere basi eziologiche comuni.
Quando ai sintomi della schizofrenia si aggiungono sintomi del disturbo dell’umore si parla di disturbo
schizoaffettivo.
Quando i sintomi della schizofrenia non permangono per oltre 6 mesi si parla di disturbo schizofreniforme.
Quando i sintomi della schizofrenia non permangono per oltre 1 mese si parla di disturbo psicotico breve.
Quando un individuo mostra segni di deliri non bizzarri (gelosia) per più di un mese si parla di disturbo
delirante. Quando un individuo mostra segni di deliri dovuti alla stretta relazione intima con un soggetto
psicotico stiamo parlando di disturbo delirante condiviso / folie a deux.
In generale la schizofrenia percorre tre fasi di sviluppo: Prodomica(in sviluppo), Attiva(sintomi), Residuale.

-Per quanto riguarda le componenti biologiche, è utile distinguere tra cause immediate e predisponenti.
1) Le cause immediate(prossimali) comprendono anomalie nel funzionamento cerebrale e nell’assetto
neuropsicologico. Ad esempio studi recenti hanno scoperto che alcuni sintomi schizofrenici vengono
associata ad una diminuzione nell’attività della corteccia prefrontale (ipofrontalità – Sintomi Negativi).
Gli studi hanno inoltre suggerito alterazioni del metabolismo della membrana cellulare nella regione
frontale del cervello.
L’anormalità delle neurotrasmissioni però assume un ruolo centrale nella schizofrenia: dopamina,
serotonina, glutammina e GABA sono i principali neurotrasmettitori causanti sintomi psicotici.
Negli anni 50 si tentò di introdurre farmaci quali la cloropromazina , che avevano il compito di eliminare
deliri e allucinazioni nelle persone psicotiche, ma che spesso aveva effetti collaterali di tipo parkinsoniano
(rigidità e tremori).Si scoprì in seguito che tali effetti collaterali furono causati da una riduzione grazie al
farmaco di dopamina, e da qui l’ipotesi dopaminergica, la quale sostiene che un’eccessiva trasmissione di
dopamina causi i sintomi psicotici e la schizofrenia.
I primi a sostenere tale ipotesi furono gli studiosi Carlsson e Lindqvist (1963).
Al contrario sostanze stimolanti quali cocaina e anfetamina aumentano notevolmente il rischio di presenza
di sintomi psicotici.
I Recettori D2 svolgono un ruolo fondamentale per l’apertura e la chiusura delle neurotrasmissioni
dopaminiche.
Si è scoperto inoltre, grazie all’utilizzo di TAC e RMN, che la maggior parte degli schizofrenici possiede delle
caratteristiche strutturali cerebrali anomale, come ad esempio un sottile ampliamento dei ventricoli
laterali; questa scoperta ha portato Crow alla distinzione fra due tipi di Schizofrenia, tipo I, caratterizzata da
eccessivo rilascio di dopamina, e tipo II, caratterizzata dall’allargamento dei ventricoli. La maggior parte dei
soggetti possiede una combinazione di caratteristiche fra tipo I e tipo II.
Prendendo in considerazione invece le anomalie neuropsicologiche, spesso il soggetto schizofrenico ha
difficoltà nel processare gli input sensoriali percependo una sorta di sovraccarico, chiamato
compromissione della via sensoriale.
2) Le cause predisponenti (distali) riguardano processi sottotanti che creano le condizioni che rendono
possibile il provocarsi di un evento a opera di una casa precipitante.
Un concetto con crescente consenso scientifico è la presenza di uno stadio intermedio sul continuum
patologico, fra normalità e schizofrenia, denominato dallo psicologo Paul Meehl schizotassia.
In questo caso si asserisce che la schizofrenia sia un disturbo del neuro sviluppo, diversamente da come la
pensava Kraepelin, e dunque che la schizofrenia nasca precocemente nella vita.
Tornando alle cause predisponenti, ci riferiamo ad esse come ad esempio i fattori genetici e biologico-
ambientali.
Per quanto riguarda i fattori genetici, quando un membro soffre di schizofrenia, altri membri della famiglia
hanno una probabilità molto più elevata rispetto alla popolazione generale, di sviluppare il disturbo. Più
vicina è la parentela, più si alzano le possibilità. Cugino 2%, Nipote 4%, Fratello 9%, Gemello Dizigote 17%,
Gemello Monozigote 48%. (Gotzeman).
Heston nel 1966 fece alcune ricerche sulle adozioni di figli di madri schizofreniche in Oregon: su 47 Bambini
adottati, nati da madri schizofreniche, 5 svilupparono schizofrenia, e più della metà sviluppò altri tipi
significativi di psicopatologia. Di contro su 50 bambini adottati, nati da madri normali, nessuno sviluppò
schizofrenia e meno del 20% sviluppò altri disturbi.
Dalle ricerche si sono evidenziate almeno 7 diverse regioni cromosomiche suscettibili di far sviluppare
schizofrenia. Si è scoperto inoltre la caratteristica poligenica della schizofrenia.
Negli anni 50 ci fu una rivoluzione per quanto riguarda il trattamento della schizofrenia in quanto vennero
introdotti i farmaci antipsicotici. Tali sostanze conosciute anche come fenotiazine o tranquillanti maggiori /
neurolettici, riuscirono a migliorare le condizioni di molti pazienti schizofrenici.
Prima degli anni 50, i pazienti venivano trattati con l’ETC, coma insulino-indotto, lobotomia.
Solitamente questi trattamenti erano non solo inefficaci, ma anche dannosi. Solo Dagli anni 60, il governo
statunitense, con Kennedy, fondò il movimento di deistituzionalizzazione, ovvero la risistemazione di
pazienti psicotici in comunità.
Bisogna dire che comunque, i nuovi farmaci che si somministravano, non ebbero lungo effetto. Inoltre
provocavano effetti collaterali quali eccessiva sedazione, apatia, costipazione, secchezza della fauci,
balbuzie, visione offuscata. Gli effetti collaterali più importanti erano la discinesia tardiva, un disturbo del
movimento, i sintomi parkinsoniani indotti da neurolettici, e la sindrome neurolettica maligna.
Così negli anni 80, si tentò di sviluppare un nuovo tipo di farmaco in grado di contrastare definitivamente la
schizofrenia. Venne così messo in commercio un farmaco chiamato clozapina (Clorazin: a differenza delle
fenotiazine, la clozapina produceva un minor blocco della dopamina e sembrava aumentare la trasmissione
dopaminergica nella corteccia prefrontale. L’1-2% però dei pazienti, aveva un effetto collaterale chiamato
agranulocitosi, ovvero un abbassamento della conta leucocitaria ematica, con effetti letali.
Vennero così sviluppati nuovi farmaci, conosciuti come atipici o antipsicotici di seconda generazione.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche il lavoro di Freud ci risulta molto utile. Egli riteneva la
psicoterapia abbastanza inefficace per il trattamento della Schizofrenia, in quanto secondo lo psicologo,
sussisteva nel paziente una mancanza di emotività e di relazioni con gli altri e dunque sarebbe stato
impossibile anche un eventuale rapporto con lo psicoterapeuta.
Per Freud la Schizofrenia rappresentava una fissazione a uno stadio infantile.
Solo in seguito, psicologi come Frida Fromm-Reichmann (coniatrice del termine madre schizofrenogena) e
Harry Sullivan, ritennero la schizofrenia un processo patologico esclusivamente psicologico, e dunque
trattabile tramite psicoterapia.
-Per quanto riguarda le componenti cognitive, i ricercatori si focalizzano sul ruolo dei processi attentivi
patologici, causando una Iper-Attenzione(Sintomi Positivi) nei pazienti che non riescono a gestire lo stress,
e Ipo-Attenzione (Sintomi Negativi) che diventano apatici.
Interventi cognitivi sono ristrutturazione cognitiva e riabilitazione cognitiva.
-Per quanto riguarda le componenti comportamentali, i ricercatori sostengono che il rinforzo delle risposte
patologiche, come l’attenzione per l’eloquio disorganizzato, possano contribuire allo sviluppo dei
comportamenti tipici della schizofrenia. La Token Economy è l’intervento più utilizzato in quest’ottica,
durante il quale vengono usati dei gettoni simili a monete come ricompensa in un programma di
trattamento. Anche il Training delle abilità sociali viene molto utilizzato.
-Per quanto riguarda le componenti sistemico-familiari, i ricercatori si focalizzato sull’ostilità dell’ambiente
infantile dello schizofrenico. Ad esempio Bateson teorizza l’idea del doppio legame, ovvero una situazione
di contraddittorietà nella comunicazione fra madre e bambino. Tale devianza comunicativa si manifesta
con la presenza nel soggetto di emozioni espresse (criticismo e ipercoinvolgimento in famiglia).
-Per quanto riguarda le componenti socio-culturali, i ricercatori sostengono che gli stress associati alla
povertà urbana possano essere uno dei fattori che contribuiscono alla schizofrenia.
Lo psichiatra scozzese R.Laing fondò il movimento dell’antipsichiatria e sosteneva che la schizofrenia fosse
semplicemente un modo con il quale il soggetto cercava di rispondere ai propri problemi familiari e non, e
che non fosse trattata come una malattia, ma semplicemente doveva seguire il proprio corso.TRATAMB/TE
13.Sviluppo nell’arco della vita
PARTE I : DISTURBI DELL’INFANZIA
I primi tentativi di descrivere e classificare i diversi disturbi infantili risalgono solo all’inizio del XX secolo. Il
motivo per il quale la psicologia adulta ha avuto più “successo” a confronto di quella infantile era da
attribuire al fatto che quest’ultima era molto più difficile da stabilire. I 5 punti utilizzati per definire la
psicopatologia (HIDES), in che modo possono essere applicati ai bambini?
Una delle definizioni più importanti riguardo la psicopatologia infantile ci viene fornita da Anna Freud, figlia
di Sigmund, la quale sosteneva che diagnosticare una malattia mentale in un bimbo significava capire se lo
stesso aveva raggiunto i livelli di sviluppo adeguati alla sua età.
Il continuum tra comportamento infantile normale e patologico assume un ruolo fondamentale per la
comprensione e la definizione di una patologia. Nonostante ciò bisogna dire che è molto complicato
prenderlo in considerazione in quando facendo un banale esempio, molti bambini sono a volte disattenti,
appiccicosi o aggressivi.
Nella prima metà del XX secolo, cominciarono a delinearsi le prime teorie riguardo l’evoluzione mentale del
bambino. Stanley Hall & Arnold Gesell proposero una visione prettamente maturazioni sta la quale
sosteneva l’esistenza di determinati stadi mentali cui il bambino andava incontro inevitabilmente, così
come avviene per quanto riguarda l’evoluzione biologica. Contemporaneamente si affermava anche il
comportamentismo di John Watson il quale presupponeva la forza dell’influenza ambientale come causa
delle paure, degli interessi e delle caratteristiche personali del bambino.
Per quanto riguarda invece gli studi di Freud, egli si colloca esattamente fra le teorie di Hall e di Watson:
difatti sosteneva l’esistenza degli stadi precisi in cui il bambino si sviluppava, pur ammettendo ugualmente
l’influenza dei fattori ambientali quale ad esempio la famiglia.
La prima edizione del DSM conteneva solo 2 categorie diagnostiche per i bambini: reazioni di adattamento
e schizofrenia infantile.
Nel DSM-II fu aggiunta una terza categoria, disturbi del comportamento infantile, e con il DSM-IV si è
arrivati a contenere 10 categorie: ritardo mentale, disturbi dell’apprendimento, disturbi delle abilità
motorie, disturbi della comunicazione, disturbi pervasivi dello sviluppo, disturbi da deficit di attenzione con
comportamento dirompente, disturbi dell’alimentazione, disturbi da TIC, disturbi
dell’eliminazione/Encopresi/Enuresi, altri disturbi d’ansia (Mutismo, ansia da separazione…).
I cinque disturbi più importanti e prevalenti sono: Ritardo Mentale; Disturbi dell’apprendimento; Disturbi
pervasivi dello sviluppo; Disturbi da deficit di attenzione; Disturbo d’ansia da separazione.

[Ritardo Mentale]: è uno dei pochi che è presente fin dalla nascita e persiste per tutta la vita. Per essere
giudicato tale, l’individuo deve avere un punteggio di QI inferiore al 70, contemporaneamente alla presenza
di significativi problemi di funzionamento indipendente.
Il DSM-IV classifica il ritardo mentale in 4 livelli: lieve, moderato, grave e profondo (distinzione basata sul
punteggio del QI).
Lieve: comprende circa l’85% di tutti i ritardati mentali. Anticamente venivano giudicati educabili in quanto
essi non hanno profonde lacune comunicative e sociali.
Moderato: comprende circa il 10%. Tali individui hanno difficoltà fin da adolescenti e necessitano di aiuto
per le cure.
Grave: comprende il 3%. Tali individui non leggono, parlano a malapena, e raramente apprendono oltre le
basilari abilità elementari. Da adulti non badano a se stessi.
Profondo: comprende il 2%. Hanno un QI minore di 20. Richiedono cura a tempo pieno per tutta la vita.
Vita più breve.
Il ritardo mentale è la psicopatologia molto ben compresa. E’ chiaramente definibile e identificabile ed è il
prodotto fra anomalie biologiche e fattori socioculturali-familiari.

-Per quanto riguarda le componenti biologiche le cause principali del ritardo mentale sono anomalie
genetiche, problemi metabolici, e complicazioni prenatali e postnatali.
Anomalie Genetiche: comprendono la maggior parte dei ritardati mentali. La Sindrome di Down (trisomia
21) colpisce un bimbo su 1000 ed è la principale causa.
La Sindrome dell’X fragile comprende varie anomalie del cromosoma X. I maschi in tal senso sono quasi
sempre ritardati mentali: facce allungate, orecchie larghe, iperattivi. Bambine invece non mostrano ritardo
mentale ma notevoli disturbi d’apprendimento.
Problemi metabolici: I disturbi metabolici emergono quando entrambi i genitori sono possessori di un gene
patologico recessivo che trasmettono al figlio. Il più comune disturbo è la Fenilchetonuria (PKU), malattia
in cui il fegato non riesce a produrre un enzima che metabolizza la fenilalanina: causa ritardo mentale,
convulsioni e iperattività.
Simile alla PKU, la Malattia di Tay-Sachs è un progressivo deterioramento del sistema nervoso e
solitamente causa la morte: diffusa notevolmente nelle popolazioni ebraiche, attualmente incurabile.
Complicazioni pre/post natali:Il ritardo mentale può risultare quando il feto o il bambino è esposto a veleni,
malattie o traumi fisici che danneggiano il cervello. Cocaina, Marijuana e nicotina sono tra le maggiori
sostanze note per causare danno cerebrale al feto utilizzate da una donna in gravidanza.
Le donne che assumono alcol durante la gravidanza possono causare la Sindrome alcolica Fetale (FAS).
La Sindrome del Bambino scosso invece è la più comune forma infantile di trauma fisico, dovuta allo
scuotimento violento da parte del padre verso il figlio.

-Per quanto riguarda invece i fattori socioculturali e sistemico-familiari, il ritardo mentale a volte potrebbe
esser collegato all’estrema povertà e alle difficoltà che ne conseguono, come ad esempio inadeguate cure
prenatali, scarsa nutrizione, voti scolastici bassi etc.
-Dal lato familiare invece, un bambino sano può sviluppare ritardo mentale nel momento in cui la propria
famiglia non gli fornisce un ambiente di sviluppo adeguato per la sua stimolazione mentale.
L’Head Start, uno dei programmi d’intervento statunitense, ha promosso lo sviluppo intellettivo dei
bambini poveri in modo che in futuro essi possano essere parimenti sviluppati degli altri bambini.

[Disturbi dell’apprendimento]: A differenza del ritardo mentale nel quale tutte le aree cerebrali vengono
intaccate, in questo caso gli individui hanno problemi solo con specifiche abilità scolastiche.
Tale disturbo viene diagnosticato quando c’è una significativa discrepanza fra le abilità intellettive generale
del bambino e ciò che il bambino apprende realmente dalle specifiche materie.
Il DSM-IV distingue tre tipi di Dis.dell’apprendimento: dislessia (lettura), disgrafia (scrittura), discalculia
(calcolo).
DSM in questo caso molto debole per la diagnosi dei disturbi d’apprendimento.

-Per quanto riguarda le componenti biologiche ci sono due fattori predominanti: influenze genetiche e le
anomalie cerebrali. Uno studio ha trovato che il tasso di concordanza per dislessia è del 68% per i gemelli
identici e 40% per i gemelli fraterni. Recenti risonanze magnetiche hanno trovato una correlazione fra la
dislessia e il funzionamento anormale di due sistemi di sezione posteriore (occipitale) dell’emisfero sinistro.
Attualmente non esistono interventi biologici per tali disturbi. Inoltre è stato osservato un alto tasso di
comorbidità tra i disturbi d’apprendimento e il deficit d’attenzione/iperattività (70% dei bambini con deficit
d’attenzione hanno anche disturbi d’apprendimento).
-Per quanto riguarda le componenti sistemico-familiari, Gerald Coles nel 1989 propose la teoria
dell’interattività secondo la quale famiglia e scuola devono contribuire insieme per sviluppare le capacità
mentali del bambino. Coles sostiene che le differenze neurologiche tra i bambini con disturbi
d’apprendimento e quelli normali possono essere il risultato di fattori ambientali che hanno causato il
disturbo stesso, e non la causa del disturbo in sé.
-Per quanto riguarda le componenti comportamentali e cognitive, gli interventi principali rappresentano un
recupero cognitivo delle abilità scolastiche, e problem solving.
[Disturbi pervasivi dello sviluppo]: caratterizzati da compromissione profonda e persistente in diverse aree
del funzionamento. A differenza del ritardo mentale e del disturbo d’apprendimento i quali intaccano
funzioni intellettive e scolastiche, i disturbi pervasivi dello sviluppo intaccano anche funzionamenti sociali e
comunicativi. L’autismo in quest’ottica è la diagnosi più comune all’interno dei disturbi pervasivi dello
sviluppo. I bambini che soffrono di autismo hanno principalmente tre aree di funzionamento intaccate:
interazione sociale, comunicazione, comportamenti ed interessi. Per quanto riguarda l’interazione sociale
gli autistici non riescono a decodificare i messaggi non verbali centrali nelle relazioni sociali. Il loro stile è
rigido, inespressivo e carente di spontaneità. Per quanto riguarda la comunicazione circa la metà degli
autistici non riesce a sviluppare un linguaggio utile (≠ autistici ad alto funzionamento). Sembrano robotici
quando parlano perché posseggono un eloquio privo di intonazione e cadenza. Scambiano spesso i pronomi
personali e ripetono quello che hanno appena sentito (ecolalia).
Per quanto riguarda le aree di interesse, negli autistici sono spesso inusuali e ristrette (bambina autistica
che invece di vestire una bambola, si interessa solo del meccanismo di chiusura del pannolino).
Un preconcetto comune è quello che l’autistico rappresenti un idiota sapiente, ovvero che nonostante egli
abbia significanti disturbi in diverse aree, li compensa in qualche modo eccellentemente con altre abilità.
Ebbene, si è scoperto che tale possibilità accade solo in meno di 2 soggetti autistici su 1000.

Il DSM-IV oltre all’autismo, classifica anche il Disturbo di Rett (Simile all’autismo ma colpisce solo le
bambine nei primi sei mesi di vita); il Disturbo Disintegrativo dell’infanzia (Simile al Disturbo di Rett ma
colpisce maschi e femmine dopo i due anni); e il Disturbo di Asperger (≠autismo perché chi è affetto da
Asperger mantiene intatte le capacità linguistiche e cognitive, anzi spesso superiori alla media. Possiede
compromissioni sociali ma può andare bene a scuola. Spesso tali individui sviluppano una conoscenza
enciclopedica rispetto ad un argomento specifico).
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, è in corso tuttoggi un dibattito circa la loro influenza
sull’autismo. Alcuni studi hanno dimostrato che le coppie di gemelli omozigoti e dizigoti hanno una
componente genetica molto forte, con tassi di concordanza di oltre il 90% per gli MZ e 0% per i DZ.
Inoltre è appurato che individui autistici posseggono caratteristiche proprie di disturbi genetici, quali la
Sindrome dell’X fragile, convulsioni, sclerosi tuberosa.
Studi hanno dimostrato inoltre un’elevata presenza di serotonina in persona autistiche.
Dal momento che le cause biologiche dell’autismo non sono chiare, non sono stati sviluppati trattamenti
biologici per tale disturbo.
-Per quanto riguarda le componenti comportamentali, gli interventi in tal proposito sono i più utilizzati per
l’autismo. Si utilizzano i principi del condizionamento operante, dello shaping (modellaggio). Ivar Lovaas a
tal proposito ha sviluppato il Progetto di intervento precoce, in cui i bambini piccoli autistici ricevono 40 ore
di intervento comportamentale alla settimana.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, storia molto sfortunata per l’autismo. Per molto
tempo si era pensato che la causa dell’autismo fossero esclusivamente i genitori dal momento che si
credeva che i bambini nascessero sani e diventassero autistici solo dopo aver sviluppato un ritiro da
interazioni dolorose con genitori ostili e freddi (madre frigorifero), prospettiva proposta e seguita da
Bettleheim.
[Disturbi da deficit d’attenzione con comportamento dirompente]: Il DSM-IV include tre diagnosi di tale
disturbo: disturbo da deficit d’attenzione/iperattività (DDA/I), disturbo oppositivo-provocatorio (DO-P),
disturbo della condotta (DC).
Il DDA/I: è uno dei disturbi più frequentemente diagnosticati nell’infanzia. Circa un bambino su 20/30 soffre
di tale disturbo. A partire dagli anni 80, con l’avvento del Ritalin (farmaco psicostimolante), le diagnosi di
DDA/I sono aumentate notevolmente.
Disattenzione prevalente, iperattività/impulsività prevalente, e di tipo combinato, sono le forme di DDA/I
maggiormente diagnosticate. Spesso diagnosticato quando il bambino comincia la scuola e dunque quando
gli viene chiesto di prestare attenzione.
Per giustificare la diagnosi un bambino deve mostrare sintomi almeno in due ambienti diversi, come scuola
e casa. Il 30% dei bambini con DDA/I elimina i propri sintomi poco prima dell’adolescenza, mentre il
restante 70% continua ad avere problemi comportamentali.
Il DDA/I può essere causato sia da fattori biologici che psicologici.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, fattori genetici e fattori neurologici hanno un’influenza
importante nella nascita del disturbo.
I farmaci che stimolano il sistema nervoso centrale sono la forma più comune di trattamento biologico. Il
tale ottica il Metilfenidato (Ritalin, Concerta), la Destroanfetamina (Dexedrina) sono i farmaci più utilizzati:
tali farmaci hanno il compito di calmare efficacemente il bambino aiutandolo a focalizzarsi su una cosa alla
volta. Un nuovo farmaco, diversamente dai precedenti perché non stimolante, lo Strattera sta prendendo
piede negli USA.
-Per quanto riguarda le componenti sistemico-familiari, alcuni ricercatori suggeriscono che il DDA/I possa
presentarsi quando i genitori non riescono a sviluppare le abilità auto-regolatrici dei propri figli.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, si è rilevato un collegamento fra il DDA/I e un alto
tasso di stress emotivo nel bambino. Gli interventi a riguardo mirano ad aiutare il bambino a gestire meglio
i suoi conflitti.
-Per quanto riguarda le componenti comportamentali-cognitive, Russell Barkley ha sviluppato un
programma di training per i genitori di figli DDA/I. Esso si basa su componenti sistemico-familiari, in
comportando però anche quelle cognitive e comportamentali

Lo studio MTA ha cercato di valutare quale trattamento sia il più efficace per il DDA/I. 600 Bambini sono
stati selezionati e trattati A)solo con farmaci, B)solo con interventi comportamentali, C)Farmaci e
Int.Comportamentali, D)cura comunitaria – ovvero gestione dei farmaci da parte del pediatra del bambino.
Si è scoperto che i gruppi A e C nei quali venivano utilizzati i farmaci hanno prodotto maggior risultati, e
nello specifico il gruppo C, nel quale veniva combinato un intervento comportamentale al farmaco.

Disturbo Oppositivo-Provocatorio: i bambini con tale disturbo si mostrano solitamente ostili, irritabili,
irritanti e con atteggiamenti di sfida. I tassi di comorbidità fra il DO-P e il DDA/I vanno dal 20% al 57%.

Disturbo della Condotta: si applica a bambini o adolescenti che violano considerevolmente i diritti degli altri
e le norme significative appropriate per l’età (Aggressione a persone o animali, Distruzione della proprietà,
Menzogne e furti, Grave violazione delle regole).
Il 61% dei bambini con DC riceve anche una diagnosi di disturbo antisociale di personalità che comprende
atteggiamenti simili a quelli degli adulti.
La differenza fra DO-P e DC è che il primo generalmente colpisce bambini più piccoli, mentre il secondo
colpisce bambini più grandi e adolescenti.
-Per quanto riguarda le componenti sistemico-familiari, i bambini che vivono in quartieri poveri e pericolosi,
palazzi affollati sono i soggetti più a rischio di DC.
Inoltre alcolismo, disturbi di personalità e comportamenti criminali da parte dei genitori possono mettere a
rischio il bambino di sviluppare DO-P e DC.
Terapia Familiare Funzionale e Parent Management Training sono gli interventi più studiati per questo tipo
di disturbo.
[Disturbo d’ansia da separazione]: è una diagnosi riservata a bambini ed adolescenti.
Si tratta di un’eccessiva ansia riguardo alla separazione da casa o dalle figure di attaccamento, solitamente i
genitori. I bambini con DAS non sono in grado difatti di lasciar andare i genitori, anche per breve tempo.
Tale disturbo colpisce circa 1 bambino su 25 (4%).
-Per quanto riguarda le componenti socioculturali e sistemico-familiari, genitori iperprotettivi o nervosi
potrebbero contribuire al DAS.
-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, si sostiene che i bambini con DAS stiano utilizzando
meccanismi di difesa come la proiezione per gestire il rigetto o i sentimenti di rabbia verso i genitori.
Gli interventi psicodinamici mirano a esplorare tutti i sentimenti del bambino verso i propri genitori.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, Philipp Kendall ha sviluppato un
programma di training per bambini con DAS. Ai bambini viene insegnato come gestire l’ansia attraverso la
respirazione e attraverso il Self-Talk, ovvero frasi positive che contrastano i pensieri negativi e ansiosi.
-Per quanto riguarda le componenti biologiche, le benzodiazepine e gli antidepressivi possono ridurre gli
stati d’ansia nei bambini anche se con effetti collaterali come l’assuefazione.

Limiti delle diagnosi infantili: 1)L’affidabilità di alcune diagnosi dipende dall’età e dal sesso del bambino.
2)I tassi di comorbidità sono molto alti mettendo in discussione il sistema diagnostico categoriale.
3)Critici sostengono l’esistenza di troppe diagnosi per bambini.

Il Sistema di derivazione empirica più popolare, la Child Behavior Check-List (CBCL), ha tre forme diverse:
un modulo per genitore, un modulo per insegnante, e un modulo di self-report per i bambini d’età
compresa fra gli 11 e i 18 anni. Essa ha il compito di identificare i bambini con problemi predominanti di
internalizzazione e esternalizzazione. Può essere utilizzata anche per identificare altri 8 gruppi di sintomi
comportamentali come il ritiro, ansia etc.

PARTE II : DISTURBI DELLA VECCHIAIA


Due tipi di disturbi mentali colpiscono principalmente gli anziani e vengono considerati separatamente: il
delirio e la demenza.
[Delirio]: si tratta di un disturbo cognitivo acuto che consiste nell’interruzione dell’attenzione e in
cambiamenti nelle capacità cognitive come perdita della memoria, disorientamento o problemi di
linguaggio. Può colpire persone di diversa età come risultato di esposizione a tossine, uso d’alcol o droghe
etc. Tali soggetti perdono coscienza del tempo, del posto e delle persone. Solitamente esordisce
improvvisamente e altrettanto velocemente si sviluppa la sua durata.
A causa della loro precarietà fisica, gli anziani sono soggetti spesso a delirio. Al di sopra dei 65 anni, il 10%
degli individui sperimenta delirio.
Basse dosi di farmaci antipsicotici vengono prescritte a pazienti agitati, ma nella maggior parte dei casi i
medici cercano di non somministrare alcun tipo di farmaco.
Alcuni pazienti sperimentano il cosiddetto sundowning, ovvero l’essere più lucidi al mattino e via via
agitarsi con il trascorrere delle ore.
[Demenza]: si tratta di un disturbo cognitivo progressivo, solitamente riscontrato tra gli adulti di età più
avanzata, che consiste nello sviluppo di deficit cognitivi multipli, inclusi compromissione della memoria,
afasia, aprassia, agnosia e disturbi del funzionamento esecutivo. Diversamente dal delirio, che come detto
esordisce e scompare rapidamente, la demenza è caratterizzata da un declino graduale e permanente dei
funzionamenti cognitivi. Tali individui hanno sempre problemi di memoria, la quale peggiora con l’avanzare
del tempo. Inoltre sono presenti: Afasia (deterioramento delle abilità linguistiche), Aprassia (difficoltà
nell’eseguire azioni fisiche comuni, ed Agnosia (perdita della capacità di riconoscere oggetti o persone).
Tale demenza può essere prodotta da una varietà di malattie specifiche.
Demenza di Alzheimer: costituisce più della metà di tutti i casi di demenza. Il cervello dei soggetti affetti da
A. si riduce considerevolmente a causa di una morte cellulare. Solitamente diagnosticato dalla presenza di
placche neuritiche e grovigli neuro fibrillari.
Viene a volte confuso con il Morbo di Pick, una rara malattia degenerativa del cervello che danneggia i lobi
frontale e temporale. Le cause dell’Alzheimer sono di origine genetica: i parenti di primo grado dei pazienti
affetti d’Alzheimer hanno una possibilità del 50% di svilupparlo. Per l’Alzheimer non esiste una cura ma
alcuni farmaci come la Tancrina e il Donepezil prevengono la scissione del neurotrasmettitore acetilcolina e
sembrano apportare benefici al paziente.
Demenza vascolare: dovuta al blocco del flusso ematico in alcune aree del cervello che porta alla morte
del tessuto cerebrale. Diversa dall’Alzheimer in quanto essa è improvvisa e non graduale.
Morbo di Parkinson: consiste nel graduale deterioramento della sub stantia nigra (sostanza nera), ovvero
un’area di cellule scure all’interno del cervello che produce dopamina. Caratterizzato da tremore, rigidità e
difficoltà di movimento. Correlazione del 100% si riscontra in gemelli identici (MZ) e 16,7% in gemelli
dizigoti (DZ).
Corea di Huntington: graduale degenerazione di aree specifiche del cervello, incluso nucleo caudato.
Irritabilità, depressione, compromissione dell’eloquio, sono le caratteristiche principali. Gli individui con
questa malattia sviluppano movimenti spasmodici involontari (corea=danza). La malattia è causata da un
singolo gene dominante localizzato nel cromosoma 4: dunque ogni bambino nato da una persona con
Huntington ha una possibilità del 50% di svilupparla anch’egli.
HIV: causa l’AIDS. Tale malattia penetra nel cervello. Il sistema immunitario viene compromesso ed il virus
può replicarsi all’interno del SNC.

I disturbi mentali della vecchiaia si sviluppano maggiormente nelle donne, proprio perché vivono
solitamente più a lungo dell’uomo. Si è scoperto che il matrimonio tende a diminuire le probabilità di
psicopatologia in età avanzata.
14.Stress psicologico e disturbi fisici
Lo stress viene definito da Selye come una reazione agli eventi fisici e psicologici che ci mettono alla prova.
Un evento viene considerato stressante in base alla percezione individuale soggettiva (valutazione
cognitiva). Essa si concentra su due fattori: 1)evento minaccioso a breve o a lungo termine; 2)se sono
disponibili risorse adeguate per la gestione.
Le caratteristiche principali per le quali un evento viene considerato stressante sono: negatività,
incontrollabilità, ambiguità, imprevedibilità, livello di adattamento.
Tali eventi stressanti vengono definiti stressor.
La Scala di valutazione del riaggiustamento sociale (SRRS),valuta la misura dello stress. Anche se essa non
tiene conto del fatto che le persone percepiscono gli stressor in modo diverso, è stata ugualmente un
grande contributo allo studio di tale argomento.
Stress cronico: stress continuo relativo a circostanze difficili della vita quotidiana, come la povertà o liti
familiari.
Seccature quotidiane: piccoli eventi stressanti della vita quotidiana.
Eventi catastrofici: eventi negativi estremi e inconsueti. (Durata, gravità, prossimità, difficoltà psicologica,
supporto sociale). Spesso persiste negli anni, come nel caso del PTSD.
Lo stress contribuisce ai disturbi psicofisiologici in tre diversi modi: sui comportamenti legati alla salute,
sulle reazioni fisiologiche, e nel ruolo dei tratti di personalità.
-Lo stress può contribuire allo sviluppo di malattie psichiche: diminuisce comportamenti salutari, il sonno,
l’esercizio fisico, aumenta il consumo di alcol e nicotina.
-Nel 1932 Walter Cannon ha descritto il fenomeno della risposta di lotta o fuga, ovvero una risposta
fisiologica primitiva che comprende una varietà di reazioni fisiche all’interno della branca simpatica del
SNA.
Selye in futuro, concentrandosi sugli studi di Cannon, è riuscito a sviluppare la teoria della Sindrome
generale di Adattamento (GAS): la prima fase della GAS viene chiamata Fase di allarme e comprende la
mobilitazione delle difese del corpo; la seconda fase della GAS viene chiamata Stadio di resistenza in cui il
sistema cerca di adattarsi agli stressor; e la terza fase della GAS viene chiamata Stadio di esaurimento in cui
il corpo diventa incapace di adattarsi allo stress cronico.
La Psiconeuroimmunologia n tal ottica tenta di comprendere il meccanismo scientifico per cui uno stressor
possa interferire con il funzionamento immunitario. Gli Studi sulle sfide virali a tal proposito è una delle
ricerche più importanti che sta prendendo piede: i soggetti vengono valutati in base al loro livello di stress
ed in seguito vengono esposti deliberatamente a virus quali raffreddore o influenza, in modo da poterli
monitorare e controllare chi di loro si ammala oppure no.
Cohen & colleghi ebbene scoprirono che alti livelli di stress psicologico preinfettivo erano predittivi
dell’aumento della gravità dell’infezione.
Ma in che modo lo stress può intaccare il sistema immunitario? Cellule B, T e Cellule Naturali Killers sono
alcune degli agenti del sistema immunitario. Esse aiutano il corpo a riconoscere e attaccare malattie
esterne o interne; con l’aiuta delle Cellule T-Helper (Colpite in caso di HIV) mobilitano le altre cellule in
modo da attaccare tali malattie. Gli studi dimostrano che stress acuto, dunque breve, riesce ad aumentare
la produzione di cellule immunitarie, mentre stress cronico, dunque di lunga durata, porta ad un
immunosoppressione, ovvero un calo del funzionamento immunitario.
Inoltre si è scoperto un collegamento fra lo stress e la reattività cardiovascolare: ai soggetti veniva misurato
il battito cardiaco durante eventi stressanti sperimentali, quali ad esempio Stroop Test o Cold Pressure
Task: i soggetti molto reattivi sperimentano un aumento del battito cardiaco, mentre quelli poco reattivi
non lo sperimentano.
Esperti suggeriscono anche l’ipotesi dell’ipertensione essenziale, ovvero un aumento della pressione
sanguigna dovuta a stressor esterni, come avere un lavoro stressante, vivere in zone di guerra, etc.
Hanno inoltre suggerito che il modo in cui le persone rispondono a queste situazioni stressanti possa
contribuire ad un fattore psicologico per il CHD, ovvero un complesso di malattie cardiache quali
arteriosclerosi, aterosclerosi, e infarto miocardico.
Asma, Emicrania, e Cancro, sono altri disturbi che possono essere associati alla presenza di stress in un
individuo.
Bisogna dire che oltre alla personalità di Tipo A, collegata alle malattie coronarie, i ricercatori hanno
scoperto che anche atteggiamenti quali pessimismo, ottimismo e coping repressivo, influenzano la salute.
Per quanto riguarda pessimismo ed ottimismo c’è un effetto rispettivamente negativo e positivo per la
salute.
Per quanto riguarda invece il coping repressivo, ovvero una forma di repressione da parte dell’individuo, di
sentimenti ed emozioni negative. Tale sforzo sembra avere un effetto dannoso alla salute.
Tecniche di rilassamento, Biofeedback, Riaddestramento cognitivo, e Supporto Sociale (emotivo,
strumentale,informativo), sono i principale interventi per il trattamento di agenti ansiogeni e stressanti.

I Disturbi Somatoformi sono disturbi in cui i sintomi fisica sono causati da fattori psicologici. In questo
senso, il focus della preoccupazione è la causa di tali disturbi. A differenza dei disturbi somatoformi, i
Disturbi Fittizzi sono causati dalle preoccupazioni di un individuo volontariamente, in quanto egli stesso
cerca di farsi ritenere un malato.
Al contrario ancora della Simulazione, in quanto il soggetto finge di essere ammalato per evitare un
obbligo.

Il DSM-IV include cinque diversi disturbi somatoformi: Disturbo di conversione, Disturbo di Somatizzazione,
Disturbo Algico, Ipocondria, Disturbo Dismorfofobico Corporeo.
Le caratteristiche in comune sono il fatto di lamentarsene senza riscontri fisiologici e la constatazione di
sintomi né prodotti intenzionalmente né simulati.
[Disturbo di conversione]: sintomi specifici o deficit nella mobilità volontaria o nelle funzioni sensoriali
senza causa fisiologica. Veniva chiamato precedentemente isteria.
Tali individui sviluppano la cosiddetta Belle Indifference, cioè non sembrano essere particolarmente
disturbati dai propri strani sintomi.
[Disturbi di somatizzazione]: ricorrenti sintomi dolorosi, gastrointestinali, sessuali e pseudo neurologici
senza causa fisiologica. Diverso dal disturbo di conversione in quanto consiste in disturbi a lungo tempo.
Tali individui descrivono i sintomi in modo esagerat e drammatico. Veniva chiamato Sindrome di Briquet.
[Disturbo algico]: molto simile al disturbo di somatizzazione. Ma l’algico consiste esclusivamente in dolori
fisici.
[Ipocondria]: preoccupazione e paura di contrarre, o erronea convinzione di avere una grave malattia.
[Disturbo dismorfofobico corporeo]: preoccupazione per un difetto immaginario o esagerato nell’aspetto
fisico.

-Per quanto riguarda le componenti psicodinamiche, Freud & Breuer furono i primi a coniare il termine
Conversione Isterica per descrivere la conversione di emozioni scomode in sintomi fisici (ANNA O.).
I moderni psicodinamici credono che i sintomi di conversione possano risultare dalla rimozione di
qualunque sentimento che la persona consideri proibito, dunque rabbia, eccitazione sessuale, tristezza etc.
Tali sintomi a volte possono provocare un beneficio primario in quanto riescono temporaneamente a
supplire tale contrasto emotivo; e un beneficio secondario dovuto all’attenzione avuta da parte degli altri a
causa del sintomi fisico.
-Per quanto riguarda le componenti cognitivo-comportamentali, i ricercatori si trovano d’accordo con
quanto sostenuto dalle teorie psicodinamiche, ma sottolineano l’importanza di altri processi che
favoriscono i sintomi somatici: modeling, rinforzi, amplificazione (ipocondria – esaltazione ansiosa di
sensazioni fisiche minori), catastrofizzazione (ipocondria – distorsione cognitiva che consiste nella tendenza
a vedere piccoli problemi come grandi catastrofi).
Gli interventi cognitivi più utilizzati sono i trattamenti di esposizione e prevenzione della risposta
(Dismorfofobia) in cui il paziente è incoraggiato a confrontarsi con un pensiero o una situazione spaventosa
e quindi a non mettere in atto i comportamenti per ridurre l’ansia.
E la ristrutturazione cognitiva in cui il soggetto è incoraggiato a trascrivere le preoccupazioni riguardo ai
loro sintomi.
-Per quanto riguarda le componenti socioculturali, si crede che il disturbo di somatizzazione sia dovuto al
fatto di aver subito un abuso sessuale infantile.