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Genere, femminismo, politica


1.1 Donne e politica
Uno dei filosofi americani pi influenti del Novecento, Richard Rorty, autore del celebre Verit e progresso,1 allinizio di un saggio sullintreccio tra azione e politica nel pensiero femminista, riporta un aneddoto significativo alla luce del presente lavoro: commentando lascesa di due donne alla Corte Suprema dello Stato del Minnesota, Catherine MacKinnon si chiedeva: -useranno gli strumenti della legge in quanto donne, e per tutte le donne?- e continuava: -Il vero problema del femminismo non se i maschi o le femmine, in senso biologico, occupino una posizione di potere, posto che per le donne occuparla resta cruciale, e nemmeno penso che le opinioni siano dotate di genitali. Mi interessa invece mettere a fuoco i modelli di identificazione, capire la nostra appartenenza, [...] perch non sappiamo cosa una donna avrebbe da dire in quanto donna. Sto evocando un ruolo tutto da costruire.2 Questa citazione immette il lettore nel vivo della questione: il rapporto tra le donne e la politica, o meglio, tra genere e politica. Secondo Rorty infatti la legge non sa come rapportarsi alle donne,3 in quanto il preteso universalismo del pensiero razionale che informa leggi e teorie politiche in realt frutto del pensiero delluomo e per luomo. Come fa notare Adriana Cavarero nella sua risposta al filosofo: la ragione cosiddetta universale, e tutto il sistema che su in essa si fonda, etica, politica e diritto compresi, rappresenta in effetti le ragioni di un soggetto particolare, molto maschio e molto bianco.4 Il femminismo italiano ha affrontato tale questione, parlando di sessuazione del diritto: le norme come linguaggio che si atteggia a universale ma che di fatto si pone come espressione del maschile e che su di esso appiattisce ogni altra realt. Occorrer dunque comprendere in che modo il genere e le politiche interagiscono: se bastino delle politiche di genere opportunamente declinate nella direzione della parit, oppure se sia necessario un mutamento pi profondo nelle strutture istituzionali, sociali e culturali della societ, che consenta alle donne, e a chi possiede una specifica identit di genere, di essere i soggetti e non pi soltanto gli oggetti delle politiche sociali. E vero che negli ultimi decenni le lotte femministe hanno ottenuto numerosi risultati: ma esistono pensatrici che ritengono il concetto stesso di uguaglianza sessuale una vera e propria istituzione patriarcale. 5 Richard
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Rorty, R., Verit e progresso, Feltrinelli, Milano, 2003. Rorty R., Femminismo e pragmatismo, in Micromega, 1997, 1, pp. 145-146. 3 Ibidem. 4 Ivi, p. 172. 5 Cfr. Frye M., The Politics of Reality, Trumansburg N.Y., The Crossing Press, 1983, p. 108.

Rorty, nel sopracitato articolo, fa notare che quando le femministe canadesi degli anni Venti sostennero che la parola persona che compariva nellatto che definiva le condizioni per diventare senatori, si riferiva sia agli uomini sia alle donne, la Corte suprema del Canada decise che la parola non dovesse essere intesa in questo modo, cos non era mai stato ,6 sebbene in seguito sarebbe stata costretta a dare ragione alle femministe. Una chiarificazione preliminare dei termini utilizzati dunque necessaria. In tal senso Rorty propone una soluzione, sostenendo lutilit del pragmatismo inteso come pratica di redefinizione della realt, di possibilit non ancora immaginate e realizzate, al di fuori dei linguaggi e delle pratiche esistenti. In questa prospettiva, la politica per le donne la politica delle donne, che non ricalca meramente la politica maschile per le donne, ma esplora nuove potenzialit, che cercano di mettere in atto possibilit fino ad allora nemmeno sognate, adoperando nuove pratiche linguistiche, o di altro tipo, e dando vita cos a nuove costruzioni sociali7, respingendo quello che Jacques Derrida ha chiamato il fallogocentrismo. Non solo liberazione della donna dunque, ma anche creazione della donna. Le femministe profetiche come MacKinnon e Frye prevedono, secondo Rorty, che la costruzione di una nuova identit di genere dar luogo ad una nuova societ: una societ nella quale la distinzione maschio/femmina non sia pi rilevante.8 Tuttavia Cavarero sottolinea che una societ indifferente alle differenze sia un societ ancora modellata sul modello maschile, incentrata cio su un punto di vista che generosamente auspica lestensione dei propri privilegi anche a coloro che differiscono da esso. Tale prospettiva tuttavia mette in luce il fatto che non vi unessenza di donna che si possa definire in modo statico, fisso o immutabile; come vedremo pi avanti il sesso non costituisce un destino immutabile, esso semmai investito da sovrastrutture culturali e sociali che lo definiscono e orientano in una direzione ben precisa. Allo scopo di chiarire le tematiche pocanzi citate, il rapporto uguaglianza-differenza, il binomio sesso-genere, natura-cultura, ed infine la dinamica genere e politica, al centro di questa ricerca, occorrer dunque precisare lo sfondo teorico sul quale si stagliano tali problematiche.

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Rorty R., Femminismo e pragmatismo, cit., p. 147. Ivi, p. 152. 8 Ivi, p. 171.

1.2 Il sesso e la costruzione sociale del genere


Nel saggio introduttivo ad unantologia di respiro europeo sulla tematica, 9 le curatrici Simonetta Piccone Stella e Chiara Saraceno richiamano le parole di Galey Rubin, spesso citata nella letteratura accademica in quanto nel 1975 col saggio The Traffic in Women introdusse ufficialmente nel discorso scientifico il termine genere. Utilizzando questa parola la studiosa si riferiva al modo in cui la societ trasformava i dati biologici della sessualit in costrutti culturali, dividendo i campi dazione degli uomini dalle donne, soprattutto nel lavoro, differenziandoli in modo radicale e creando cos il famigerato genere. Il termine e la categoria di genere hanno avuto molta fortuna nella teorizzazione accademica del femminismo americano, che si tratti di antropologia o sociologia, psicanalisi o storia, in quanto sono andati a sostituire le precedenti espressioni riferibili ai due ruoli sessuali, e ben presto hanno preso piede anche in Europa, con esiti diversi. Ma cosa sintende con genere? Il genere in primo luogo un modo di individuare delle categorie, di classificare dei tipi. Contrariamente all'opinione comune, tuttavia esso non si riferisce in modo univoco alla "condizione femminile", non un suo mero sostituto, ma ha senso soltanto in una prospettiva binaria, in quanto segnala la duplicit dei sessi e la loro costruzione sociale. Non c' dubbio che gli studi di genere siano nati sotto l'egida e ricevano continui impulsi dalla ricerca e dalla riflessione di uno dei due generi, quello delle donne, ma come fanno notare Chiara Saraceno e Simonetta Piccone Stella nella loro introduzione il termine genere duale, ovvero da intendere in riferimento ai due sessi, in quanto il concetto di genere non si limita a significare un rapporto oppressivo o comunque di subordinazione tra i due sessi, bens segnala potentemente la costruzione sociale dell'appartenenza ad un sesso. Inoltre il concetto di genere sottolinea l'inscindibilit delle due condizioni, quella femminile e quella maschile, influenti l'una sull'altra, incomprensibili se analizzati separatamente, in quanto profondamente intrecciati. "Genere dunque, oltre che un codice binario, anche un codice che implica reciprocit, dialettica costante fra le sue componenti di base".10 La continua ed ineludibile interazione tra femminile e maschile, continuamente in fieri, senza alcun dubbio influisce in maniera notevole nello statuto del termine genere, che si caratterizza non come statico e immodificabile ma come dinamico e flessibile. Tra le prime a sostenere la reciprocit tra maschi e femmine e l'importanza di tale questione quando si affrontano tematiche inerenti la condizione femminile d'altra parte era stata gi nel
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Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere. La costruzione sociale del femminile e del maschile, Il Mulino, Bologna, 1996. 10 Ivi, p. 9.

1976 Natalie Zemon Davis, come mettono in risalto Piccone Stella e Saraceno. Zemon Davis anzich il termine genere utilizza l'espressione "ruoli sessuali", e sottolinea come isolando le donne dagli uomini difficilmente si giunge alla comprensione dei rispettivi ruoli all'interno della societ, e del modo in cui tali ruoli mutano nel tempo, come si evince dalla ricerca storica. Il riferimento a Zemon Davis significativo perch nel suo scritto per la prima volta si prevedeva l'utilizzo di una categoria nuova, quella che poi le studiose femministe avrebbero chiamato genere, categoria che assurge a vero e proprio programma per l'intero campo delle scienze sociali. Il concetto di genere consente infatti di rompere gli schemi abituali degli studiosi e degli scienziati sociali, oltrepassando i consueti ed obsoleti pregiudizi sul rapporto uomo-donna: si aprono nuove possibilit nterpretative e molteplici livelli d'analisi, laddove, precedentemente, se ne considerava soltanto uno,ovvero quella del sesso. Il genere non un dato in pi, qualcosa da aggiungere, ma una prospettiva che consente di rileggere in modo pi complesso l'insieme dei dati raccolti: non si tratta semplicemente di considerare la realt come doppia, bisessuata, ma di analizzare le concezioni sottese ad una determinata visione/costruzione del maschile e del femminile, considerando in che modo la realt che ci appare come data invece intessuta di convinzioni su ci che maschile e su ci che femminile. Il genere dunque diviene di primaria importanza non soltanto per la sociologia e la psicologia ma anche per l'economia, gli studi demografici, ecc., come stato sottolineato da insigni studiosi, tra cui il celebre economista Amartya Sen. Ma come nasce il concetto di genere? La sua origine non indifferente per la presente ricerca. Il genere non nasce da una constatazione neutrale della realt fattuale, ma dall'analisi e dalla rilevazione di uno squilibrio esistente tra i due generi. La presa d'atto di tale squilibrio da parte del femminismo ha spinto la ricerca teorica ad affinare la propria metodologia e i propri strumenti d'analisi allo scopo di concettualizzare i movimenti e le pratiche, le azioni e le risposte che inizialmente avevano avuto una caratterizzazione schiettamente politica. La scelta di utilizzare il termine genere per esprimere i due sessi e i loro rapporti intendeva porre in rilievo la costruzione sociale di una disuguaglianza di genere, disuguaglianza falsamente modellata su una disparit biologica intesa come limitante per la donna. Il termine genere assumeva dunque un enorme potenziale contestatario dello status quo. Per dirla alla Simone De Beauvoir, "donne non si nasce, si diventa". Nonostante la sua genesi nella storia del femminismo, il genere rimane uno strumento delle scienze sociali che non si chiude nella dimensione del femminile, ma che mette l'accento, come abbiamo visto, sulla relazione tra i due sessi nella direzione di una visione pi completa della femminilit e della sessualit. 4

Il carattere di relazionalit impedisca al concetto di genere di cristallizzarsi, in quanto campo di continui confronti e mutamenti politici e teorici. L'introduzione del genere ha avuto come suo portato la riflessione sul rapporto sesso-genere e sul sostrato biologico che differenzia gli uomini dalle donne. Sebbene alle prime femministe la definizione del "soggetto donna" dovesse sembrare ovvia ed evidente, non bisognosa di chairificazioni, alla ricerca attuale la questione appare molto pi intricata. Tale questione nel tempo si infatti posta in relazione a numerose istanze intellettuali, quali il decostruzionismo francese( Derrida, Deleuze), al quale debitrice la teoria della differenza sessuale in Francia ed in Italia, movimenti di pensiero che hanno rigettato il termine di genere, pur fornendo notevoli contributi al dibattito teorico, ma che rifuggono da un'analisi storico-sociale per la definizione del genere. Ma qual' il rapporto tra sesso e genere? Secondo Linda Nicholson, il genere si presta a interpretazioni contraddittorie, ed anche il suo rapporto col termine sesso da chiarire. La studiosa ha notato infatti che da un lato, il termine genere ha assunto il significato opposto alla parola sesso, [] d'altro lato stato sempre pi usato per indicare qualsiasi costruzione sociale relativa alla distinzione maschio/femmina .11 La studiosa invece ritiene che il genere non escluda il sesso, ma lo incorpori in s, ma non nel senso che si limita a rispecchiare delle differenze fisiche fisse e ben individuate, bens riorganizzando le nostre conoscenze sul corpo e la percezione stessa del corpo. Il genere dunque non sostituisce il sesso, ma lo integra. Come gi sosteneva Galey Rubin nel 1975, il sistema sesso/genere l'insieme delle disposizioni sulla base delle quali una societ trasforma la sessualit biologica in prodotti dell'attivit umana e nelle quali questi bisogni sessuali trasformati trovano soddisfazione.12 Col genere si sta tentando di sminuire l'importanza del sesso, ma per farlo bisogna richiamarsi a esso. Il genere dunque include il sesso; ma il modo in cui tale inclusione avviene a suscitare polemiche ed indagini appassionate, in quanto il dato biologico non di rado stato ed mero pretesto per la disuguaglianza dei generi e per l'individuazione dei relativi ruoli e destini sociali. A tal proposito interessante lo studio di Kessler sui bambini intersessuati: a partire da un presunto dato biologico, determinato dalla visione personale del medico, si costruisce il genere del bambino, non solo in modo culturale ed educativo, ma intervenendo sul corpo coi ferri del chirurgo.13
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Nicholson L., Per una interpretazione di genere, in Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere, cit., p. 41. Ivi, p. 43. 13 Cfr. Kessler S.J., La costruzione medica del genere: il caso dei bambini intersessuati, in Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere, cit., pp. 95-117.

Secondo l'essenzialismo o culturalismo, la differenza sessuale della donna intesa come creatrice di vita: teoriche quali Rich, Daly (sostenitrici della teologia femminista) Ruddick, che hanno trovato ampio consenso presso Giovanni Paolo II, mettono in primo piano le qualit femminili da sempre ascritte alla donna, basandosi sul corpo femminile e i suoi intrinseci significati, che andrebbero recuperati e rivisti per attuare una vera rivoluzione femminile. Su un versante pi psicologico, che si contrappone al filone sociologico, Nancy Chorodow col suo The Reproduction of Mothering ha individuato nella cura che la donna-madre ha nei confronti del figlio una prima genesi della differenziazione sociale e psicologica che soggiace al divaricarsi dei due generi: il rapporto con la madre segnerebbe la costruzione del processo che porta all'identit di genere.14 Tuttavia si potrebbe sostenere che tale approccio non mette in risalto un fattore biologico alla base della differenza di genere, ma piuttosto uno di tipo psicologico, sicuramente di non secondaria importanza nel processo identitario. Nella prospettiva culturalista, la cultura femminile dunque il frutto dell'avere un corpo almeno potenzialmente materno: l'anatomia sessuale e la sua ineliminabile differenza sarebbe dunque un prerequisito essenziale per la costruzione del genere. E' facile indovinare le critiche mosse a tale prospettiva interpretativa, che per molti si limiterebbe a riprendere e cristallizzare le qualit femminili da sempre attribuite alla donna, esaltandone soltanto gli aspetti positivi. Ben diverso il filone di pensiero legato al decostruzionismo di Foucalt e Derrida, che intende appunto decostruire, smontare i presupposti nascosti nel processo di formazione dei generi: diventa dunque centrale l'analisi attenta e profonda dei meccanismi sociali e culturali che hanno portato alla costruzione del femminile e del maschile. Grande attenzione viene rivolta principalmente alle dimensioni del discorso e del linguaggi, mettendo in secondo piano il sostrato biologico del sesso. Il logocentrismo di Derrida intende smascherare la presunta neutralit insita nel linguaggio, e punta l'indice contro il cumulo di significati e simboli riposti nella cultura in cui si manifesta la disuguaglianza di genere; egli ritiene infatti che tale discriminazione abbia la sua genesi principalmente nel discorso sociale. Seguendo questa lettura, uomini e donne risultano essere pura costruzione sociale, che cos com' stata assemblata, allo stesso modo pu essere disfatta risalendo al percorso che ha condotto alla sua formazione/stratificazione. Tale prospettiva tuttavia incappa in un problema opposto a quello del culturalismo,in quanto elimina il corpo e le differenze, e poich sostiene che esistono mere interpretazioni e non dati oggettivi alla base di queste, ogni cosa, compreso il genere e l'esperienza che ogni donna vive come originaria e autentica, viene ricondotta ad una visione sociale in fondo arbitraria, perch passibile di decostruzione. Pur avendo un grande valore nel
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Cfr. Chodorow N., La funzione materna: psicanalisi e sociologia del ruolo materno , Milano, La Tartaruga, 1991.

negare l'assolutezza delle categorie sociali in cui le donne sono state imprigionate, il decostruzionismo compie dunque un passo forse sproporzionato nella direzione opposta, impedendo alle donne di elaborare nuove dimensioni interpretative che abbiano valore, che diano significato e che non siano un gioco o un mero esercizio costruttivo/decostruttivo della mente sulle categorie sociali. Pur di non rimanere imprigionata nella mentalit dominante e nelle identit affibbiate alla donna dal soggetto maschile e dal suo millenario paradigma,il decostruzionismo giunge a suggerire alla donna di rinunciare all'idea tessa di identit. Questa era l'idea di una nota teorica, Julia Kristeva, secondo la quale "Women can never be defined". Sul decostruzionismo, da cui non si pu comunque prescindere per la portata rivoluzionaria sull'interpretazione del linguaggio, delle pratiche culturali e della dimensione simbolica, occorrer in seguito ritornare con maggiore attenzione. In questo momento preme sottolineare che tale approccio, per quanto valido sul piano culturale, presenta sul piano sociale delle lacune da compensare: esso infatti non tiene nella giusta considerazione il peso assolutamente centrale che sulla condizione femminile hanno avuto e tuttora mantengono la forza delle istituzioni, delle leggi e dei rapporti economici, come asseriscono numerose sociologhe, tra cui Chiara Saraceno. Tra l'altro, il pensiero della differenza sessuale, fondamentale in Francia ed in Italia per la profondit del suo radicamento nella teoria e nella pratica femminista, pur assimilando la lezione decostruzionista approda ad esiti differenti. Tale prospettiva infatti rigetta gli sbocchi culturalisti sull'annosa questione sesso-genere, ma pur criticando il costrutto simbolico che ha luogo sul sesso, non rinuncia all'indagine sull'identit femminile. Qui l'indagine sul genere non investe il suo mero sostrato biologico-sessuale, ma si orienta verso una direzione che senza alcun dubbio pu definirsi ontologica. Questa scuola di pensiero prende le mosse dal lavoro di una celebre psicoanalista francese, rinnegata dai circoli accademici per l'audacia e la radicalit delle sue tesi, espresse principalmente in Speculum. L'altra donna15, nelle quali per la prima volta la stessa psicanalisi veniva smascherata, in vari passi con fare volutamente polemico, nei suoi tentativi di assoggettamento simbolico del femminile a partire da Freud stesso e della famigerata invidia del pene. Nel pensiero occidentale, dominato dal soggetto maschile atuoproclamatisi neutro, non a caso entrato in crisi dal punto di vista epistemologico e non soltanto politico-sociale, stata negata un'autonoma capacit significativa all'identit femminile, il cui corpo stato storicamente considerato come una versione inferiore di quello maschile, in quanto incompleto o dimidiato. A questo proposito L. Nicholson cita gli studi sulla letteratura medica di Laquer,16 che mostra come la differenza di genere dagli antichi Greci fino al diciottesimo secolo, ma in realt fino a Freud ed al nostro secolo, fossero considerate
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Irigarary L., Speculum. Laltra donna, Feltrinelli, 2010. Laquer T., Lidentit sessuale dai greci a Freud, Roma-Bari, Laterza, 1992.

variazioni di grado e non tipologiche: i genitali femminili erano ritenuti genitali maschili imperfetti, il ciclo mestruale un fenomeno rientrante nella generale economia corporea di fluidi e liquidi di cui si parlava gi dai tempi di Galeno. La nuova visione bisessuale si sostitu gradatamente alla prospettiva universalistica della scienza del soggetto maschile; per la prima volta venne assegnato un nome alla vagina ed una nuova dignit al corpo di donna. La teoria dei due sessi comport tuttavia la delegittimazione dell'ermafroditismo: era impensabile la commistione di maschile e femminile per la nuova mentalit dell'epoca, come sottolineano gli studi di Michel Foucalt. Tali cambiamenti nella scienza si accompagnarono a cambiamenti economici e sociali: ruoli maschili e femminili vennero distinti pi che mai nell'epoca storica dell'industrializzazione. La visione bisessuale si basava su quello che Saraceno e Piccone Stella chiamano culturalismo, ovvero sul radicamento della differenza in dati biologici ritenuti incontestabili. Storicamente, invece, dopo Marx l'importanza della societ sulla formazione del carattere divenne sempre pi importante nell'analisi dei fenomeni sociali. In qualche modo la teoria della differenza sessuale s'inscrive in questa tradizione teorica, in quanto si distanzia dal cosiddetto fondamentalismo biologico, ma intende riappropriarsi dell'espressivit e della pienezza del corpo sessuato, colmando la mancanza della scienza del dominio maschile. Secondo il pensiero della differenza sessuale le donne devono costruirsi un nuovo metodo, capace di rifondare ex novo l'identit femminile. Tale rifondazione avviene, secondo la prospettiva esaminata, mediante il riconoscimento dell'originariet dell'essenza femminile, rintracciabile in un corpo sessuato il corpo della donna, origine fisica e simbolica di un'identit. Tale identit non va intesa in modo chiuso, o tradizionale, come per il culturalismo, e neppure in modo oppositivo, alla maniera della vecchia visione bisessuale. La differenza infatti non sussiste solo tra donne e uomini, ma anche tra donne e donne. In questa prospettiva vengono dunque a mancare i luoghi comuni su ci che femminile e ci che maschile; il genere, per quanto ricomprenda il sesso, non qualcosa di determinabile o prevedibile in modo statico. Tuttavia la differenza tra i due sessi non pu mai essere annullata: maschio e femmina non possono mai eludere i propri corpi sessuati, portatori di una precisa visione sul mondo. Sulla falsariga della teoria della differenza sessuale, il pensiero sulla soggettivit femminile e sulla nozione sul genere si evoluto, sino a giungere ai cosiddetti teorici del postmoderno, riassunto nella celebre opera del 1979 di Lyotard. 17 La condizione postmoderna, per citare il titolo della celebre opera del sociologo francese, consiste nella fine delle grande narrazioni metafisiche, politiche, narrative tipiche della modernit, che avevano dato alluomo un senso unitario e globale della realt: il postmoderno dunque privo di
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Lyotard J.-F., La condizione postmoderna, Feltrinelli, 1981.

riferimenti certi, un pensiero debole, come dir in Italia Gianni Vattimo, privo di un ancoraggio saldo e inamovibile a dei criteri unici: siamo davanti alla proliferazione di modelli molteplici e polimorfi che non sono in alcun modo unificabili. Col postmoderno siamo davanti al declino di ogni ideologia o paradigma totalizzante. Il concetto di genere assume in questa prospettiva confini mutevoli, in quanto si intende evitare la dissociazione dei due poli del binomio sesso-genere; il corpo, il dato biologico, sostiene Linda Nicholson, non una stampella neutra cui appendere degli abiti culturali man mano differenti, non si pu intendere il corpo come entit gi data, esso piuttosto un'esperienza. Il genere non una mera sovrapposizione della cultura alla natura, ma la modulazione sociale e storica dei significati che vengono attribuite alle differenze fisiche tra uomo e donna. L. Nicholson muove delle critiche significative alla prospettiva della differenza sessuale: pur riconoscendo il valore di questo paradigma teorico nell'aver presentato modi radicalmente nuovi di guardare alle relazioni sociali, la studiosa sottolinea il fatto che questa visione molto incompleta, sbilanciata su un versante. Secondo Nicholson occorre infatti riconoscere che ogni donna pu trovare in s tratti e qualit mascolini, ed ogni uomo pu scoprire aspetti femminili, come d'altra parte suggerisce il concetto di genere cos come lo abbiamo esposto poc'anzi. Spingere troppo sulla differenza significherebbe ignorare anche importanti fenomeni sociali quali il transessualismo. Un altro esito interessante della riflessione pi recente quello di Linda Alcoff, secondo la quale la percezione o concezione del s in futuro non dovrebbe pi essere dipendente dall'opposizione dei due generi tra loro. Le concezioni generali sottese a tutte le teorie a met tra postmoderno e femminismo in ogni caso sottolineano l'apertura del concetto di genere, in antitesi ai modelli statici ed alle categorie chiuse che in passato avevano imprigionato i due sessi. Le differenze si allargano sempre pi, ricomprendendo, oltre a quelle tra uomo e donna e quelle tra donna e donna anche quelle tra varie nazioni,etnie, stili di vita, religioni. Le pratiche locali di ricerca identitaria hanno dunque dato luogo a quello che Sylvester definisce femminismo world travelling, ovvero un femminismo non centralizzato o univoco ma decentrato e polifonico, fatto di incroci e incontri tra le varie differenze/identit. Non vi un io di genere predeterminato, ma l'apertura alla pluralit. Da questo punto di vista, sociologia, antropologia e femminismo di matrice filosofica finiscono per convergere, riconoscendo la complessit sociale, la molteplicit di punti di vista, stili di vita, prospettive sul mondo e visione.

Il soggetto donna non pi una categoria immodificabile, ma un concetto aperto a future trasformazioni. Per tali ragioni, "il genere rappresenta dunque sia lo sbocco che il punto di partenza di un processo di costruzione sociale ".18 In base al genere ci si auto-definisce, da esso si parte, ma al contempo si giunge, poich il soggetto, donna o uomo che sia, si auto-progetta per realizzarsi. L'unione di questi due momenti rappresenta la fusione del dato politico, costruito in decenni di storia delle donne e delle loro mobilitazioni, e di quello teoricoconoscitivo, che segue quell'azione che, come dicevamo all'inizio, riconosce un grave squilibrio nella relazione tra i due generi. Questo processo aperto di autocostruzione assimilato con geniale intuizione da L. Nicholson al concetto di gioco del filosofo Ludwig Wittgenstein, ma si presterebbe anche quello, sempre wittgensteiniano di aria di famiglia: la donna, ed il genere intesi non come un insieme determinato di caratteristiche, ma come rete complessa cui appartengono elementi diversi che compaiono in varie altre reti e con lineamenti non necessariamente comuni, come in un intreccio multicolore ove ogni colore frutto dell'incrocio tra svariati e numerosi fili. 19 La scelta di una determinata mossa nel gioco, di un intreccio particolare, di una definizione, non legata a caratteristiche ontologiche o biologiche della donna, ma si tratta di atti politici che riflettono i contesti a cui apparteniamo e i tipi di futuro che vorremmo vedere.20

1.3 Applicazione del concetto di genere in sociologia


L'applicazione pi immediata del concetto di genere sul quale abbiamo effettuato una rapida ricognizione quella che ha luogo negli studi delle donne, ed pienamente comprensibile se si considera che dalla riflessione sulle donne il concetto stesso di genere ha in fondo tratto origine. Gli studi sulle donne, alla luce delle precedenti considerazione, non si configurano come un blocco monolitico, ma intrecciando la categoria di genere con quelle legate all'etnia, l'estrazione sociale, le istituzioni politiche, ecc. consentono una lettura approfondita e complessa della realt culturale e sociale. Un campo particolarmente fecondo si rivelato quello che analizza i modelli di stato sociale e i sistemi politico-istituzionali in relazione al concetto di genere, approccio fondamentale per il presente lavoro. Questa prospettiva in realt, come vedremo, travalica l'ambito degli women's studies in senso stretto, in quanto riguarda anche il rapporto tra uomini e donne ed il modo in cui quest'ultimo definito dall'accesso a specifiche condizioni economiche. Compare un altro grande campo di applicazione del concetto di genere, quello relativo al genere maschile, i cosiddetti men's
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Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere, cit., p. 24. Nicholson L., Per una interpretazione di genere, in Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere, cit., p. 62. 20 Ivi, p. 65.

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studies, che hanno avuto risonanza soprattutto negli ultimi dieci anni nei paesi angloamericani,accanto ai lesbian and gay studies, quasi del tutto assenti in Italia. Tale tipologia di studi evidenzia un interesse del tutto nuovo verso la condizione umana maschile, evidentemente sollecitato dall'esempio degli women's studies. Chiaramente gli studi sull'uomo non possono ricalcare quelli sulla donna, in quanto storicamente e socialmente i loro destini hanno avuto costruzioni e sorti ben diverse, e probabilmente il lavoro decostruttivo in questo campo superiore a quello degli woman's studies proprio a causa della presunta neutralit di cui si ammantato nei secoli il sistema simbolico maschile. Molto interessanti si rivelano gli studi sulla mascolinit, che sulla falsariga del femminismo, rifiuta idee preconcette e si apre a molteplici modelli, collegandosi in questo senso al filone degli studi gay e a quello prettamente americano dei queer studies. L'attenzione per il genere tuttavia non riguarda soltanto gli studi sulla costruzione del femminile e del maschile, ma si rivela potente strumento d'indagine per la comprensione di numerosi fenomeni, ovvero il modo in cui i rapporti di genere informano e modellano le organizzazioni sociali, sia storicamente che geograficamente, i meccanismi di riproduzione sociale, le differenti tipologie di disuguaglianza, ecc. Come fanno notare Piccone Stella e Saraceno, a questo proposito sintomatico che "molti manuali di sociologia, specialmente quelli anglo-americani, non solo dedichino ormai ampio spazio al genere come tema specifico accanto a quelli canonici, ma utilizzino la categoria di genere a livello analitico anche quando affrontano, appunto, i temi classici di un manuale, il lavoro e l'economia, la cultura, le forme di stratificazione sociale, e cos via".21 In questo tipo di ricerche, l'interdipendenza tra i due generi non deve mai essere dimenticata, anche quando l'analisi di primo acchito sembrerebbe rilevare esclusivamente un problema del genere femminile. Ad esempio, per citare uno dei temi principali in questo lavoro, la questione della marginalit della donna nel mondo del lavoro non legata soltanto al carico di lavoro familiare o alla maternit, ma anche al fatto che l'organizzazione del lavoro familiare tra i due generi squilibrata, in quanto viene accettato come normale il fatto che una persona in famiglia, quella del genere maschile, possa esimersi dal lavoro di cura e familiare purch se ne occupi un rappresentante del genere femminile. Le aree di indagine in cui quest'approccio teorico d maggiori risultati dunque quello maggiormente configurato dalla dinamica dei rapporti maschio-femmina, come la famiglia, l'organizzazione dei tempi sociali, la stratificazione e la mobilit sociale, il mercato del lavoro e i differenti modelli del welfare state. E stato infatti sottolineato da insigni studiosi che pur
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Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere, cit., p. 31.

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nella loro variazione interna tutti i modelli di welfare state, di cui analizzeremo alcune tipologie, presuppongono un sistema dualista nel meccanismo di distribuzione dei compiti: gli uomini lavoratori fuori dal nucleo familiare, le donne occupate nelle mansioni di cura interne alla famiglia. Come hanno fatto notare Tilly e Scott e infine anche Groppi, il concetto tradizionale di lavoro quello che indica i compiti svolti delluomo, e ci gi significativo, in quanto mette in luce il fatto che socialmente il lavoro femminile nelle sue varie sfaccettature ha un riconoscimento sociale di gran lunga inferiore.22 I vari tipi di welfare state, pur operando per colmare il dislivello, sono spesso partiti da simili presupposti e non di rado hanno avallato e rafforzato modelli di famiglia e di matrimonio cui soggiacciono logiche della disuguaglianza, in modo esplicito o implicito. Tali questioni si legano inoltre al problema della cittadinanza e della democrazia e dalla partecipazione delle donne alle leve del potere istituzionale.

1.4 Il dominio maschile


Nel trattare la questione femminile e la costruzione sociale del genere, non si pu prescindere dallopera di uno dei pi importanti sociologi del XX secolo, Pierre Bourdieu. Allievo di Derrida, si laure in Filosofia ed intraprese, in seguito allintensa esperienza sotto le armi in Algeria, studi di antropologia e sociologia che lo avrebbero poi condotto a divenire una delle voci pi influenti sulla cultura europea e americana. Caposaldo della sua prospettiva di lavoro lidea secondo la quale la cultura, leducazione, lo stato e la chiesa sono dei mezzi fondamentali di affermazione e riproduzione di quelle disuguaglianze sociali che asseriscono di voler abolire: come se tali istituzioni perpetuassero uno stato di cose basato sul modello dominante-dominato ma che riproducendosi automaticamente agisce spesso a livello sottile e quasi inconscio, al punto di poter affermare che la stessa posizione del dominante in realt agita da quelle stesse istituzioni piuttosto che scelta in modo consapevole. Ne Il dominio maschile Bordieu applica tale modello di lettura alle differenze di genere. Egli ben consapevole del fatto che il sospetto pregiudiziale che pesa spesso sugli scritti maschili relativi alla differenza tra i sessi non del tutto privo di fondamento,23 poich la mente di colui che analizza potrebbe essere soggetta a pregiudizi inconsci e collettivi non decostruiti, come a tanti illustri pensatori era avvenuto in passato, tra i quali vengono citati Kant, Sartre, Freud, Lacan.

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Cfr. Tilly L.-Scott J., Donne, lavoro e famiglia, De Donato, Bari, 1981; Groppi A., Il lavoro delle donne, Laterza, Roma-bari, 1996. 23 Bourdieu P., Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano, 1998, p. 133.

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Tuttavia si decide a scrivere sulla tematica perch convinto che i risultati delle sue ricerche sulle cause e gli effetti sociali del dominio simbolico possano produrre unanalisi capace di orientare in modo diverso sia la ricerca sulla condizione femminile, o in termini pi relazionali, sui rapporti tra i generi, sia lazione destinata a trasformarli.24 Lo sfondo teorico del suo pensiero sul dominio simbolico si colloca a met tra determinismo strutturalista alla Talcott Parsons, criticato da Bourdieu perch trascurerebbe la libera creativit dellattore sociale, e il volontarismo interazionista di un Erving Goffman, in quanto i fatti sociali, pur non essendo totalmente determinanti sulla libert dellindividuo, lo condizionano e non sono facilmente aggirabili. Egli ritiene che linterpretazione dei simboli e delle situazioni sfugga, almeno in parte, al controllo dellindividuo. Limportanza posta sul simbolico mette in luce la critica dellutilitarismo, che ritiene importante soltanto interessi e capitali economici. Bourdieu sottolinea invece come il capitale simbolico, che implica simboli di legittimazione, sia fondamentale per lassetto sociale e determini quello che si potrebbe definire inconscio collettivo di una determinata fascia sociale, e che Bourdieu definisce habitus, connessa strettamente a processi educativi e culturali. L habitus spiegherebbe il perpetuarsi di quella che il sociologo francese definisce violenza simbolica, impressa nelle menti di dominanti e dominati in maniera automatica, mediante linteriorizzazione di quella che viene denominata doxa, con un termine greco che allude chiaramente alla fallacit di tali convinzioni. Il punto di partenza dellindagine sul dominio maschile proprio il paradosso della doxa, ovvero il fatto, per Bourdieu sorprendente, che lordine del mondo o ordine stabilito con i suoi rapporti di dominio, i suoi abusi, il suo strapotere venga sostanzialmente accettato senza tanti problemi. Le situazioni pi intollerabili divengono la norma e spesso dunque non solo vengono accettate, ma persino considerate come naturali. Il dominio maschile incarna per eccellenza questo paradosso, questa sottomissione paradossale denominata violenza simbolica, simbolica in quanto sottile, persuasiva, esercitata attraverso la comunicazione e la conoscenza, o meglio mis-conoscenza, ma non per questo meno deleteria. Bourdieu intende dunque smontare, illuminato da una femminista deccellenza che continua a citare lungo tutta lopera, ovvero Virginia Wolf, il potere ipnotico del dominio, mostrando come dei fattori culturali, contingenti, e legati a necessit e fattori di tipo sociologico, vengano arbitrariamente trasformati e proposti come naturali, inevitabili, immutabili. Gli esempi tratti dalla tradizione cabila mostrano come la socializzazione del biologico inverta i rapporti tra cultura e natura, cause ed effetti, cercando di far apparire le costruzioni sociali come dati di natura. La decisione, frutto anche della sensibilit di antropologo ed etnologo
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Ivi, p. 134.

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dello studioso, di affrontare lesempio esotico dei berberi, in primo luogo un metodo che Bourdieu adotta per sottrarsi al circolo vizioso del pensiero dominante in cui tutti, uomini e donne, sono inseriti. Solo lanalisi di una societ particolare esterna a quella di provenienza permette di oggettivare le categorie in cui lanalista immerso. Inoltre, lo studio sui cabili intende mostrare che quelle che ad un livello superficiale potrebbero apparire come invarianti naturali della storia delle donne (la visione maschilista del rapporto tra i sessi) invece uno stimolo per unanalisi profonda della storia: se al di l di tutti i cambiamenti della condizione femminile, certi paradigmi sessisti si ripropongono, ci non perch la rappresentazione del dominio maschile insita nella natura, ma perch i meccanismi e le istituzioni storiche non hanno mai cessato di riproporre tali presunte invarianti alla storia. "La descrizione etnologica di un mondo sociale abbastanza lontano da prestarsi con una certa facilit all'oggettivazione e tutto costruito introno al dominio maschile agisce come una sorta di detector delle tracce infinitesimali e dei frammenti sparsi della visione androcentrica del mondo "25 e funziona anche come scandaglio di quell'inconscio arcaico falsamente concepito come naturale, in realt costruito socialmente, che trova espressione nelle abitudini familiari cos come nelle metafore di un poeta, ed spesso dato come scontato, passando dunque inosservato. La forza dellordine maschile si misura dal fatto che non deve giustificarsi: la visione androcentrica si impone in quanto neutra e non ha bisogno di enunciarsi in discorsi miranti a legittimarla;26 le donne, ovvero i dominati acquisiscono tale prospettiva, o meglio i loro pensieri e le loro percezioni sono strutturati conformemente allo schema di dominio in modo tale che i loro atti di conoscenza sono in realt atti di sottomissione: e questo un punto che senza alcun dubbio torna molto utile alla riflessione femminista, in quanto contribuisce a spiegare il modo in cui le stesse donne hanno perpetuato la loro stessa oppressione. La naturalizzazione della costruzione sociale del dominio maschile e del rapporto tra i generi necessaria in quanto soltanto cos ha luogo quella che Bourdieu chiama sociodicea, legittimazione di un modello sociale basato sullandrocentrismo mediante linscrizione delle sue caratteristiche nel biologico. La forza di tale sociodicea giace solo in parte nelle sua azioni politiche e pedagogiche espresse in modo esplicito. La riproduzione del dominio ha luogo soprattutto come automatismo della societ perfettamente organizzata in modo tale da riprodurre, pur in assenza di agenti attivi, il principio di divisione androcentrica che lo informa: le divisioni costitutive dellordine sociale, pi precisamente i rapporti di dominio e sfruttamento istituiti tra i generi si inscrivono cos progressivamente in due classi di habitus differenti, sotto forma di hexeis corporee opposte e
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Ivi, p. 67. Ivi, pp.17-18.

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complementari e di principi di visione e di divisione che portano a classificare tutte le cose del mondo e tutte le pratiche secondo le distinzioni riducibili allopposizione tra maschile e femminile.27 Tali habitus sono come marchi distintivi che fungono da matrici delle percezioni, dei pensieri e delle azioni di tutti i membri delle societ, sono il sostrato universalmente condiviso, che divengono dunque realt oggettive, appartenenti al senso comune. La violenza simbolica un circolo vizioso, che usurpa la natura e continua ad autoriprodursi proponendosi come naturale: i dominati applicano categorie costruite dal punto di vista dei dominanti ai rapporti di dominio, facendoli apparire come naturali.28 Ci conduce allautosvalutazione, o allautodenigrazione sistematica: la violenza simbolica ha raggiunto il suo pi grande risultato, proprio quando il dominato aderisce intimamente al pensiero del dominante. Il risultato assurdo del dominio maschile che esso spontaneo, in quanto profondamente radicato nella mente, nei pensieri e negli stessi schemi percettivi di uomini e donne, e al contempo estorto, frutto di una violenza perpetrata nel tempo. Per queste ragioni Bourdieu aveva criticato il volontarismo: quando una legge sociale stata profondamente interiorizzata, incorporata in s, difficile liberarsene mediante un semplice sforzo di volont, o presa di coscienza. Anche se viene a mancare la cogenza delle leggi esteriori, la violenza simbolica continuer ad agire dallinterno. La donne deve, secondo Bordieu, prendere consapevolezza di questa situazione, e riconoscere la sua connivenza col dominio maschile nella sua sottomissione, in quanto anche esse hanno contribuito a riprodurlo. A tale consapevolezza deve seguire unanalisi del potere che ha prodotto le strutture cognitive che lhanno resa complice della sua sottomissione: solo una trasformazione radicale delle condizioni sociali di produzione del simbolico pu rompere lautomatismo della violenza simbolica. Ci perch, come dice Bourdieu citando Leibniz, le disposizioni sono inseparabile dalle strutture, i meccanismi cognitivi dai suoi agenti di produzione e riproduzione. Sicuramente il disinnesco del dominio maschile gioverebbe anche al cosiddetto dominante, imprigionato dal mito della virilit a tutti i costi, costruito come maschera che ripara dalla latente paura del femminile sottomesso e represso, innanzitutto nelluomo stesso.29 Dunque, secondo lautore, il contributo dellanalisi del suo libro consiste nel mostrare come se lunit domestica, e i rapporti di forza materiali e simbolici che si esercitano al suo interno, uno dei luoghi in cui il dominio maschile si manifesta nel modo pi indiscutibile e visibile, il principio della perpetuazione di questi rapporti di forza (che deve molto, evidentemente, alla trasmissione allinterno della famiglia), si situi per la parte essenziale
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Ivi, p. 40. Ivi, p. 45. 29 Cfr. Tosh J., Come dovrebbero affrontare la mascolinit gli storici?, in Piccone Stella S.-Saraceno C. (a cura di), Genere, cit., pp. 67-94.

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fuori da tale unit, in istanze come la chiesa, la scuola o lo stato, e nelle azioni propriamente politiche dichiarate o nascoste, ufficiali o ufficiose, di esse.30 Ci vuol dire che la politicizzazione femminista di comportamenti e fenomeni ignorati dalla societ in quanto ritenuti privati, per quanto importante, devessere integrata da unaazione costante sul livello politico pi tradizionale, in quanto latore delle strutture inconsce maschili e femminili che perpetuano i rapporti sociali di dominio tra i sessi. Lazione politica volta ad eliminare la disuguaglianza di genere deve perci tenere conto sia del dominio simbolico insito in quelle che Bourdieu chiama strutture incorporate, ovvero linteriorizzazione della logica del dominio maschile nella psiche femminile cos come in quella maschile, sia delle strutture del dominio propugnate dalle grandi istituzioni, dallo stato alla scuola. I rapporti di dominio vengono somatizzati, iscritti nei corpi di uomini e donne, attraverso ingiunzioni esplicite, simbolizzazioni allusive e suggerimenti mimetici. La teoria del dominio consente in maniera abbastanza evidente di distaccarsi dal presunto egualitarismo del soggetto; ma il sociologo prende le distanze anche dalla prospettiva del femminismo differenzialista: egli sottolinea infatti che "la differenza appare solo quando si accetta di guardare il dominato dal punto di vista del dominante e quando proprio ci da cui essa si adopera a differenziarsi [...] il prodotto di un rapporto storico di differenziazione.31 L'esperienza femminile del corpo, e non solo di quello, si configura come un essere per gli altri, come significativo in quanto percepito, continuamente esposto allo sguardo: il femminile non valevole per s, la donna stessa subordina la propria autostima alla rappresentazione ricevuta dagli agenti esterni, rappresentazioni che ovviamente sono conformi alla dialettica instaurata tra i due sessi dal dominio maschile. La percezione di s mediata socialmente: si esplica qui un altro effetto della violenza simbolica, che s'infiltra impercettibilmente persino nei luoghi pi intimi della mente umana. Gli agenti principali, o meglio i responsabili del lavoro di riproduzione che eterna e naturalizza le costruzione socio-culturali del dominio maschile vengono considerati da Bourdieu la famiglia, la chiesa, la scuola e lo stato, ovvero le principali istituzioni della societ. Se questi sono i fattori di permanenza del dominio maschile, tuttavia possibile rintracciare anche dei fattori di cambiamento, innanzitutto perch il dominio maschile, grazie all'immenso lavoro critico del femminismo non si pone pi come ovvio, ma quantomeno da giustificare. L'accesso delle donne all'istruzione e all'indipendenza economica, la trasformazione delle strutture familiari, il divorzio, la visibilit pubblica di nuovi modelli sessuali (omosessualit): tutto ci contribuisce a spezzare la doxa. Quel che nota Bourdieu che nonostante ci siano stati
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Bourdieu P., Il dominio maschile, cit., p. 134. Ivi, p. 77.

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numerosi cambiamenti visibili, il dominio maschile perdura mascherandosi e perpetuando le sue logiche all'interno dei presunti principi di uguaglianza: cos se oggi le donne hanno maggiore accesso al lavoro, tuttavia le tipologie di lavoro spesso rientrano in quelle categorie di mansioni ritenute tipicamente femminile; allo stesso modo, nonostante molte donne abbiano accesso all'istruzione superiore, anche all'interno di ogni disciplina spesso si riproduce una dicotomia che assegna alla donna la parte ritenuta meno nobile o pi pratica (per esempio: tra le discipline mediche, la pediatria o la ginecologia una disciplina molto pi femminile di quanto non lo sia pi la chirurgia, quasi esclusivamente maschile). Dunque i cambiamenti visibili delle condizioni celano in effetti permanenze nelle posizioni relative: la parificazione delle opportunit daccesso e dei tassi di rappresentanza non deve mascherare le ineguaglianze che sussistono nella ripartizione tra i diversi curricula scolastici e quindi tra le carriere possibili.32 Vi dunque una permanenza invisibile del dominio attraverso il cambiamento visibile: leguaglianza formale tende infatti a mascherare che a parit di condizioni le donne occupano sempre posizioni meno favorite rispetto agli uomini. Le posizioni dominanti che le donne sono riuscite a raggiungere con i cambiamenti socio-economici sono situate perlopi nelle aree dominate dal campo del potere, ovvero nellambito della produzione e della circolazione dei beni simbolici: insegnamento, editoria, giornalismo, media, ecc. Inoltre tali lite dominanti spesso pagano la loro condizioni con la repressione di ogni simbolo sessuale dalla loro hexis corporea; inoltre significativo che spesso le donne dominanti debbano sacrificare la vita privata, non riuscendo a raggiungere nella famiglia o nella coppia i risultati deccellenza ottenuti sul lavoro, cos come le donne che viceversa si dedicano alla famiglia debbono ritagliarsi un posto minore nel mondo del lavoro. La collocazione delle donne sul mercato dei beni simbolici spiega inoltre unimportante caratteristica delle donne nella societ odierna: in quanto lessere femminile essere percepiti, ed essendo legato alla visibilit sensibile, per la donna il ruolo del corpo o viene negato o messo in estremo risalto, sessualizzato allinverosimile mediante il trucco, le pose, labbigliamento. Con grande acutezza e senso dellironia un sociologo contemporaneo, Robert W. Connell, che a lungo si occupato del concetto di genere nota come a distanza di quarantanni dalle prime critiche degli stereotipi sessisti da parte del Movimento di Liberazione della Donna, i media occidentali abbondano ancora di immagini della passivit femminile [...] La cultura di massa insegna ancora alle ragazze a dover essere, come prima cosa, desiderabili [...]; ai ragazzi invece generalmente non si insegna a essere attraenti ma
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Ivi, p. 107.

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piuttosto ad apparire forti e dominanti.33 Lapparente libert delle donne impegnate in importanti compiti di riproduzione simbolica in realt non che un incentivo del dominio maschile che le spinge verso lipercorrettismo etico ed estetico in quanto questultimo rinforza il modello del dominio. Lunico momento in cui la grande lotta tra dominante e dominato si arresta secondo Bourdieu la coppia in cui regna la non violenza dellamore, in cui la donna ha rinunciato a tiranneggiare nel privato luomo che la sottomette: piccola isola incantata in cui vi pieno riconoscimento delluno e dellaltro, e assenza di manipolazione, di interesse, che rende possibile un rapporto destrumentalizzato. Per tali motivi Bourdieu ritiene la diade amorosa lunit sociale elementare, dotata di una potente autarchia simbolica, capace di rivaleggiare con tutti le consacrazioni proposte dal simbolismo della societ e dello stato, e dunque lunica capace di creare un nuovo universo simbolico per luomo e la donna.

1.5 Breve storia del femminismo


Uno dei volumi pi interessanti degli ultimi anni sul pensiero femminista Le filosofie femministe,34 scritto a due mani da Franco Restaino e Adriana Cavarero. Il primo rievoca i momenti salienti nella storia del femminismo; la seconda, che nella storia stessa del femminismo italiano riveste un importante ruolo, descrive lapproccio pi strettamente teoretico alla questione. Nel tracciare le linee generali della storia del femminismo Restaino assume come punto di partenza la nota e discussa figura di Mary Wollstonecraft, londinese vissuta negli anni del dibattito sulla Rivoluzione francese. Definita alla sua epoca "iena in gonnella" dallo scrittore Horace Walpole per laudacia delle sue tesi, ritenuta sfrontata dai suoi contemporanei, Mary Wollstonecraft fu una delle prima donne a incarnare uno stile di vita libero dal dominio maschile, a riflettere sulla condizione delle donne ed a incitarle, mediante le sue opere, alla rivoluzione. Restaino la definisce "donna eccezionale per la sua biografia oltre che per i suoi scritti".35 Wollstonecraft scrisse un'opera fondamentale per il nascente pensiero femminista: la Rivendicazione dei diritti delle donne, pubblicata nel 1792, in aperto contrasto con l'ideologia vittoriana e subito stampata anche negli Stati Uniti e in Francia. Anche in Francia d'altra parte le donne si stavano muovendo, sia le rivoluzionarie repubblicane, sia le moderate, tra cui spicca Olympe de Gouges, che aveva pubblicato una Dichiarazione dei diritti delle donne

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Connell R. W., Questioni di genere, Il Mulino, Bologna, 2006. Restaino F., Cavarero A., Le filosofie femministe, Paravia, Milano, 2002. 35 Ivi, p. 3.

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dedicata alla regina Maria Antonietta. Tale iniziativa per fu poco gradita dalle repubblicane, che presentarono una denuncia che avrebbe portato Olympe alla ghigliottina. A partire da tali esordi storici del femminismo, intimamente legati agli episodi della Rivoluzone francese, la storia del pensiero femminista e delle sue lotte a grandi linee suddivisa da Restaino in quelle che egli definisce " ondate". La prima ondata, storicamente collocata tra 1848 e 1918, volta ad ottenere l'uguaglianza con gli uomini, ed include due grandi orientamenti, quello liberale e quello socialista, che non sempre saranno in accordo su obiettivi e modi della lotta. La corrente femminista liberale, informata dai contributi fondamentali di Harriet Taylor e del marito John Stuart Mill, contesta la pretesa inferiorit naturale della donna. Taylor nel saggio del 1851 "L'emancipazione delle donne" prefigura molti dei contenuti successivi della riflessione femminista, sostenendo che la donna sar libera ed emancipata soltanto quando ci sar la parit tra i due sessi ( oggi tra i due generi) sia nel mondo del lavoro sia nel privato,in quanto quelli che gli studiosi contemporanei chiamano lavoro di cura e familiare dovrebbe essere condiviso da uomini e donne e non delegato per intero alla donna mediante un processo di giustificazione culturale e sociale di tale condizione. E' qui evidente la straordinaria attualit del pensiero di H. Taylor. Anche Mill sostiene l'origine storica, e non naturale, dell'asservimento delle donne, esercitata non solo sul piano legale o economico-sociale, ma anche su quello privato, sentimentale ed educativo, all'interno della famiglia e del matrimonio. Queste tematiche, con accenti diversi le ritroveremo anche nel filone socialista. Intanto basti sottolineare la parola d'ordine della corrente liberale: parit o uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Una delle pi note dichiarazioni dei diritti delle donne all'uguaglianza quella di Elizabeth Cady Stanton durante la prima assemblea femminista, che ebbe luogo a New York nel 1848. In genere con questa dichiarazione che si fa iniziare la storia del movimento femminista. Come vedremo le conquiste legali del movimento liberale in futuro lasceranno immutati nella sostanza molti problemi delle donne, ma saranno comunque significative: il diritto di voto, la gestione dell'eredit e della propriet, l'accesso all'istruzione superiore e alle libere professioni.36 I limiti del pensiero liberale vennero evidenziati gi dalla corrente socialista del femminismo, la quale sostenne che l'uguaglianza formale tra uomo e donna non cambia, se non in minima parte, le condizioni materiali di subordinazione delle donne. Secondo il socialismo,la
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La giornalista Gabriella Parca in un avvincente saggio divulgativo degli anni Settanta ricostruisce il percorso politico e intellettuale del femminismo, e segnala come sia altamente simbolica della cultura di un paese la data di attribuzione alle donne del diritto di voto. Ne citiamo alcuni per dare unidea: Stati Uniti dAmerica 1920, Nuova Zelanda 1893, Australia del Sud 1895, Commonwealth australiano 1902, Finlandia, Norvegia e Danimarca 1906, Svezia 1919, Cfr. Parca G., Lavventurosa storia del femminismo, Mondadori, Milano, 1976.

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subordinazione delle donne, come ogni altro tipo di subordinazione, scomparir veramente solo mediante la rivoluzione che spazzer via il sistema capitalista. Tali osservazioni tuttavia se da un lato sono concrete in quanto mirano al cambiamento delle condizioni materiali della vita delle donne, dall'altro subordinano la questione femminile ad altri problemi sociali ed economici. Non di rado molte donne socialiste lamenteranno la superficialit degli uomini socialisti di fronte alla loro condizione. I capisaldi di tale pensiero affondano ovviamente le proprie radici nella riflessione teorica di Marx ed Engels, i quali con lucidit critica giudicavano il grado di evoluzione della civilt a partire dallo stato di degradazione morale oltre che della subordinazione materiale delle donne. Engels si rivolger addirittura contro l'istituzione della famiglia monogamica: molti sociologi d'altra parte oggi s'interrogano sulla naturalit o meno di certi modelli di famiglia. Secondo Engels infatti il matrimonio un'istituzione del dominio maschile, e come Mills egli sostiene che la cura e l'educazione dei figli non dev'essere ad esclusivo carico della donna, ma un problema di interesse pubblico: come vedremo, quest'idea alla base del welfare scandinavo. Nonostante tali importanti conquiste teoriche, sul piano pratico il socialismo sotto alcuni aspetti contraster i tentativi del femminismo di portare avanti delle iniziative autonome, in quanto subordina, come abbiamo visto, le problematiche specifiche delle donne alle lotte generali per l'uguaglianza tra le classi. Tra il 1918 e il 1968 Restaino individua un "periodo di riflusso" tra le due principali ondate del movimento femminista, nel quale si collocano due delle pi importanti pensatrici del Novecento: Virginia Woolf e Simone De Beauvoir. Questo periodo di reflusso infatti un momento di crisi e di riflessione per il movimento: le correnti liberali e socialiste hanno infatti ottenuto importanti risultati, sia sul piano dei diritti che su quello delle condizioni materiali, come viene documentato da numerose ricostruzioni storiografiche, tra cui fondamentale risulta la vasta storia delle donne di Duby e Perrot, soprattutto il volume dedicato al Novecento.37 Ma proprio riflettendo sui risultati ottenuti che molte donne travalicano i confini dei due filoni del femminismo, interrogandosi a fondo sulla condizione femminile, e gettando le basi per quella che Restaino chiama "rifondazione teorica" del femminismo.38. p.20 Le riflessioni pi importanti per la rivendicazione dei diritti delle donne vengono esplicitate dalla famosa scrittrice del circolo di Bloomsbury in due celebri saggi: Una stanza tutta per s, del 1929, e Le tre ghinee, del 1938. Nel primo saggio Virginia Woolf si interroga sulle condizioni delle donne di classe medio-alta desiderose, al pari degli uomini, di scrivere. Lautrice nota che alle donne, simbolicamente
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Cfr. Duby G.-Perrot M., Storia delle donne, Laterza, Roma-Bari, 1990-92, in particolare cfr. vol. V, Il Novecento. Restaino F.-Cavarero A., Le filosofia femministe, cit., p. 20.

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rappresentate da una immaginaria sorella di Shakespeare, sempre mancato il supporto materiale per realizzare i propri sogni: uno spazio privato, quella che viene chiamata stanza tutta per s, e una rendita per potersi dedicare al lavoro intellettuale, mezzi che ogni uomo del ceto medio-alto ha invece sempre avuto a disposizione come scontati. La scrittrice inoltre inaugura la tematica della genealogia materna, ovvero di una tradizione femminile alla quale potersi riallacciare. Nel secondo saggio, Le tre ghinee, la scrittrice spiega invece in che modo spenderebbe tre ghinee dovendo scegliere fra tre cause: quella di un'associazione maschile pacifista, quella per aiutare i pochi istituti di istruzione superiore per le donne e quella per aiutare le donne ad inserirsi nel mondo delle professioni. Virginia Woolf spiega che darebbe la pria ghinea a favore dell'istruzione superiore femminile, purch non ricalchi i valori maschili che hanno prodotto la guerra, ma insegni ad esercitare quelle che reputa virt femminili: l'arte della comprensione, dell'ascolto, della condivisione, fautrici di pace. La seconda ghinea andrebbe all'associazione che aiuta le donne ad inserirsi nel mondo del lavoro, anche in questo caso con la condizione che le donne facciano la differenza, grazie alla loro, di differenza. Infine la terza ghinea la scrittrice la verser all'associazione maschile che lotta per la pace, perch la pace l'obiettivo coune di uomini e donne, quel che muta il metodo; l'uno sceglie il pubblico, la donna il privato. Vedremo che tali tematiche prefigurano molti di quelli che saranno dei veri e propri motti del nuovo femminismo: accanto all'uguaglianza formale ed economica, il riconoscimento della diversit della donna e del contributo specifico che essa pu dare alla societ, che non si pu appiattire su quello dell'uomo; ed infine l'importanza della sfera privata, riassunta in seguito nella frase "il personale politico" e nella ricerca, da parte delle donne, di nuovi metodi e nuove parole. Nel secondo dopoguerra si colloca invece Simone De Beauvoir, donna privilegiata, studiosa e scrittrice, legata all'esistenzialismo anche tramite il suo rapporto, del tutto non convenzionale, con Jean Paul Sartre. L'autrice pubblica nel 1949 un'opera monumentale alla quale si ispireranno intere generazioni: Il secondo sesso. La filosofa sostanzialmente sostiene la necessit di percorsi di liberazione della donna collettivi pi che individuali; vengono contestate le spiegazioni biologiche, freudiane e marxiste sulle ragioni della subordinazione della donna. De Beauvoir spiega in termini esistenzialistici la condizione femminile, interpretandola come una scelta elaborata nel tempo dalla societ: da qui la famosa frase secondo cui donna non si nasce ma si diventa. La donna infatti non una realt fissa, ma un divenire, come oggi sottolineano i numerosi studi sulla nozione di genere. L'essere umano un essere libero, e cos lo anche la donna, che ha accettato la subordinazione impostale, ma che sulla base della stessa libert pu, secondo l'autrice, rifiutarla e riscattarsi, passando da una condizione di differenza subita ad una differenza liberamente ed armonicamente espressa, 21

frutto della consapevolezza delle proprie peculiarit rispetto all'uomo, intesa in senso positivo e arricchente e non pi come una diversit menomante. Nel 1963 uscir negli Stati Uniti un altro libro di grande successo: La mistica della femminilit di Betty Friedan. Lautrice sostiene che la societ a lei contemporanea abbia come drogato la donna atraverso la tecnologia: i nuovi elettrodomestici casalinghi, prodotti di bellezza, immagini di determinate donne relegano nuovamente la femminilit nellangolo del focolare, in modo sottile ma persuasivo che indirizza verso lambito della cura e della famiglia. E questa la mistica della femminilit: limposizione allopinione pubblica mediante una convincente produzione simbolica di una determinata visione della donna. Nel 1966 con Juliet Mitchell compaiono le prime forti riflessioni sulleredit del femminismo socialista. Nel saggio Donne: la rivoluzione pi lunga la giovane Mitchell, pur situandosi sulla linea di Simone De Beauvoir intende andare a fondo nella questione dellemancipazione, ed individua quattro elementi che sarebbero, seppure in modalit e tempistiche differenti, sempre presenti quando ha luogo la subordinazione delle donne. Tali elementi sono: la produzione, la riproduzione, il sesso e la socializzazione dei figli. Soltanto se questi elementi saranno completamente trasformati la donna potr emanciparsi. La produzione va slegata dallo sfruttamento di classe e dalle discriminazioni di genere ; la riproduzione mediante lo sganciamento dalla sessualit ovvero mediante il controllo delle nascite, la contraccezione; il sesso attraverso il liberamento da pregiudizi sociali e morali, svincolato da matrimonio, procreazione, propriet; la cura dei figli come che non va ritenuto un compito esclusivo delle madri-donne, ma va condiviso in maniera equanime coi padri e sorretto a 360 gradi dallintera societ. Secondo Mitchell lobiettivo primario delle lotte femministe dovrebbe essere quello economico-produttivo, ovvero lingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro. Vedremo tuttavia che il nuovo femminismo dibatter questo punto e assegner notevole importanza anche agli altri tre. La seconda ondata del femminismo, nato tra il 1968 e il 1969, viene definito radicale in alternativa ai paradigmi socialista e liberale: esso afferma con forza la centralit della sfera della riproduzione e della sessualit. Inevitabilmente tali questioni si legano alla tematica della differenza sessuale, che diviene il cuore pulsante della riflessione del movimento. Nel 1969 le donne pi istruite continuano infatti a chiedersi perch siano ancora relegate al ruolo di ancelle degli uomini, di esseri umani ancora una volta di secondo livello, cui viene proposta unimmagine sottomessa e limitante. Le risposte liberali e socialiste non sono pi sufficienti: la risposta deve essere radicale e va appunto alle radici del problema, che le femministe radicali rintracciano non pi nello sfruttamento economico e nella privazione di 22

diritti civili e politici, ma nellla supremazia che luomo ancora mantiene per quel che concerne la sessualit e la riproduzione. Lesperienza personale, anche mediante la diffusione dei piccoli gruppi femministi di autocoscienza, diviene il dato politico di principale riferimento: la famiglia, la coppia, i ruoli sessuali vengono messi in dubbio. E cos che pian piano sorgono gli studi sulle donne e sul genere, e vengono messi in crisi i dogmi del pensiero maschile. Molti sono i nomi delle donne che hanno contribuito allelaborazione del nuovo femminismo: citiamo a titolo esemplificativo le americane Shulasmith Firestone, del gruppo newyorchese Red Stockings, che in La dialettica dei sessi, dedicata a De Beauvoir, teorizza la separazione del sesso dalla procreazione come mezzo di liberazione delle donne; Kate Millett, autrice di unacuta critica del sessismo e della sua legittimazione sociale e culturale nellopera La politica del sesso; e infine Anne Koedt, che scrisse un libro da un titolo ai tempi scandaloso, Il mito dellorgasmo vaginale, che avrebbe aperto la strada alle riflessioni femministe delle lesbiche. Negli stessi anni Mary Daly critica la teologia cattolica ed il suo patriarcato, e Galey Rubin pubblica degli studi, gi citati, sulla nozione di genere. Molto importanti saranno le riflessioni sulla maternit, da intendere non tanto come un peso, ma come un valore in pi per la donna. Rilevante il movimento radicale che nasce in Francia. Il gruppo pi combattivo quello noto come Psy et Po, psicanalisi e politica, al qaule appartengono le pi note esponenti del femminismo francese: Luce Irigaray, Hlne Cixous e Julia Kristeva, tutte interessate ai problemi del linguaggio di derridiana memoria. In Speculum, termine polemicamente contrapposto allo specchio di Lacan , Irigaray rifonda il significato e lessenza della femminilit. In opposizione al fallologocentrismo che vede nella donna un vuoto, lo speculum quello strumento che consente di cogliere la ricchezza della femminilit. Kristeva svolge invece un discorso legato allordine simbolico, cui contrappone lordine semiotico della madre, fatto di segni, pi che di parole. Il linguaggio, in questa prospettiva appare legato al linguaggio del padre, al dominio maschile. Kristeva riprende inoltre la tematica gi presente in Virginia Woolf, ovvero la genealogia femminile ed il rapporto madre-figlia. Col passare degli anni, degli stdi, il movimento femminile e le sue teorizzazioni si amplia, si moltiplica, ramificandosi in numerose direzioni, a tal punto che effettuarne una veloce ricognizione non unimpresa semplice. Baster sottolineare lestensione del femminismo, che entra in crisi come movimento organizzato, ma si diffonde incredibilmente a livello culturale: nasce il femminismo nero, quello lesbico, quello etnico, e seguono gli studi sul genere e sulla mascolinit, che contrariamente a quanto si potrebbe pensare ha molto da guadagnare dalla

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riflessione sui ruoli; contemporaneamente alla teorizzazione femminista ha luogo la crisi di due nozioni fino ad allora considerate fondamentali, quella di soggetto e quella di identit. Per quanto riguarda lItalia, il femminismo si diffonde negli anni Settanta principalmente a Milano e Roma, a partire soprattutto da gruppi fortemente politicizzati. Nascono librerie, case editrici, archivi e centri di documentazione specializzati; tra questi citiamo la Libreria delle Donne di Milano. Per quanto riguarda lelaborazione teorica spiccano i nomi di Luisa Muraro e Adriana Cavarero, appartenenti al gruppo Diotima di Verona, che maturano la propria riflessione in stretto collegamento col femminismo francese di Luce Irigaray, proponendo unalternativa femminile al linguaggio ed alla prassi di ascendenza maschile. A Roma spiccano gli scritti fortemente polemici di Carla Lonzi, legata al gruppo noto come Rivolta Femminile. Lonzi paradossalmente rigetta luguaglianza tra uomini e donne, sostenendo che la donna deve rivendicare la propria differenza dalluomo e a partire da quella costruire il proprio percorso di liberazione. Le tematiche del femminismo radicale si sono rivelate negli anni fondamentali per levoluzione dellintera societ; vedremo infatti che le tematiche della riproduzione e della cura dei figli sono ormai centrali negli studi di genere e nellelaborazione di un modello di welfare state che intenda proporre delle valide politiche di uguaglianza di genere.

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