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Maurizio Barozzi

DELITTO MATTEOTTI
IL TEOREMA DI MAURO CANALI

Un inchiesta su un delitto storico complesso, con


innumerevoli complicazioni che viene configurata,
tramite congetture e illazioni, come un teorema.

ROMA - MARZO 2015 TESTO NON IN VENDITA AI SOLI FINI DI STUDIO

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INDICE

Introduzione ............................................................................. pag. 3

Delitto Matteotti: Il teorema di Mauro Canali .......................... pag. 5

Arnaldo Mussolini ............................................................. pag. 7

Il Petrolio negli anni 20 ............................................................ pag. 9

La Convenzione con la Sinclair Oil ................................... pag. 13

Mussolini come Al Capone ....................................................... pag. 20

Il personaggio Mussolini ................................................... pag. 23

Prove della colpevolezza di Mussolini .................................... pag. 26

Controdeduzioni di Mauro Canali ............................................ pag. 29

I documenti spariti ........................................................... pag. 30

Testimonianze di Carlo Silvestri ....................................... pag. 36

Il non alibi di Mussolini ................................................. pag. 42

Il parere dei familiari di Matteotti ...................................... pag. 44

I ricordi di Edda, la figlia del Duce ........................................... pag. 45

Conclusioni. ............................................................................ pag, 47

Note ......................................................................................... pag. 61

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INTRODUZIONE

Parte di una certa storiografia da


sempre impegnata, con risultati assai scarsi,
a voler dimostrare Mussolini quale
mandante dellomicidio di Matteotti, ha
trovando in Mauro Canali e nel suo testo:
Il delitto Matteotti . Affarismo e politica
nel primo governo Mussolini Ed. Il
Mulino 2004 [copertina a lato],
libro preceduto da una edizione pi pregna
di documenti del 1997), colui che lha
finalmente confezionata, dietro una attenta
analisi, in una tesi ben definita e dettagliata,
ma che a nostro avviso resta pur sempre un
ipotesi, pi che altro strutturata come un
teorema, con tutti i limiti del caso.
Si da il caso per che per alcuni, questa del Canali, un opera che farebbe
testo, sia per le documentazioni presentate e sia per lautorevolezza
dellautore, gi professore ordinario di Storia contemporanea
allUniversit di Camerino, a suo tempo allievo di Renzo De Felice, spesso
ospite di programmi televisivi, in particolare la La Grande Storia della
Rai Tv, e che ha tenuto conferenze anche allestero.
Con il presente articolo, non abbiamo certo la presunzione di voler
confutare uno storico di professione, ma riteniamo di poter apportare delle
critiche e delle osservazioni che, a nostro avviso, riducono e di molto, le
tesi dellautore e configurano la sua inchiesta sul delitto Matteotti, pi che
altro, come un teorema, perch proprio di un teorema in effetti si tratta.
In ogni caso una nostra inchiesta sul caso Matteotti, labbiamo pubblicata
nel sito della Fncrsi : Il delitto Matteotti visibile on line:
http://fncrsi.altervista.org/il_delitto_matteotti_150218.pdf a cui
rimandiamo per una pi completa esamina di questo argomento.
Prima di addentrarci nella analisi del testo del professor Canali, occorre
fare una premessa: ricostruire oggi le vicende del delitto Matteotti,
risalendo alle rispettive responsabilit in quel delitto, possibile solo con
un certo margine dubitativo.
Nonostante i processi svolti, infatti, del resto influenzati da notevoli spinte
politiche (quello di Chieti del 1926 addomesticato dal Regime fascista e
quello di Roma del 1947 sotto l influenza del clima post resistenziale
antifascista), le tante testimonianze rese, poi modificate o ritrattate, i

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memoriali, ecc., non possibile avvalorare una ricostruzione, invece di
un'altra, basandosi su questo materiale, a causa di troppi inquinamenti,
interessi, speculazioni alle quali nessuna autorit pose limiti, anzi sia il
regime fascista che il contesto antifascista del dopoguerra, ne furono il
brodo di coltura.
Non si pu fare neppure pieno affidamento ai verbali di interrogatorio e
alle deposizioni in tribunale perch non di rado i testi mentirono
spudoratamente, poi in seguito le ritrattarono o modificarono, insomma
un vortice di versioni a cui i ricercatori hanno attinto solo quello che gli
tornava comodo per le loro tesi, spesso senza verificarle e incrociarle con i
dati conosciuti.
Ma del resto anche lincrocio delle testimonianze serve a poco, perch,
come detto, tutto il materiale a disposizione inaffidabile e tanti
protagonisti dellepoca rilasciarono o corressero testimonianze (e spesso
gli fu possibile anche concordarle tra di loro in carcere) in funzione degli
interessi degli incriminati o della linea del regime fascista e allopposto
altri le pronunciarono negli interessi dellantifascismo (anche sotto
ispirazione massonica) teso ad inguaiare il Duce ed abbattere il regime
durante il fuoriuscitismo nel periodo del ventennio, o nel dopoguerra
post resistenziale per denigrarne la memoria.
Scrive giustamente Giuliano Capecelatro, giornalista storico:
una materia complessa, imbrogliata, resa da ancor pi
difficile decifrazione da una fioritura sterminata di bugie,
lacune, omissioni, sparizioni, ambiguit che ancora oggi
mantengono un velo sulla verit.1
Con il tanto materiale oggi disponibile, pur scremato di quanto risulta
palesemente falso, incrociando deposizioni e testimonianze, rivelazioni e
sentito dire, si potrebbe allegramente confezione pi di una versione,
opposte tra loro, ma comunque le si motivi non reggerebbero ad una
attenta critica.
E questo vale anche per le ipotesi avanzate dal Mauro Canali il quale,
nonostante porti a supporto varie documentazioni, deve spesso
confermare le sue ipotesi rifacendosi alla tal testimonianza o al tal
memoriale finendo ogni ipotesi per diventare un castello di carte.
Detto questo analizziamo il lavoro del Canali:
[Da qui in avanti, tutti i riferimenti ai testi di Mauro Canali,
se non diversamente riportato, sono alla sua opera: Canali
M.: Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo
governo Mussolini, Il Mulino, 1997 e/o alla Edizione
riveduta 2004.
Per comprendere bene il presente Saggio, oltre che i
suddetti testi, necessario conoscere fatti, antefatti e
cronache del caso Matteotti. In questo senso invitiamo a
leggere il nostro testo: Il delitto Matteotti, sopra indicato].
MAURIZIO BAROZZI

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DELITTO MATTEOTTI
Il teorema di Mauro Canali

Riflettendo sui lavori e le analisi di Mauro Canali, possiamo, rilevare


che questo storico, che per il delitto Matteotti si sostiene sia andato oltre
Renzo De Felice, basa il tutto su una sua convinzione: Mussolini trafficava
in tangenti. Una convinzione che, lo diciamo subito, non condividiamo, ma
ne parleremo anche perch il potere, da sempre, ha comportato sistemi
di finanziamento ai quali si affianca il malaffare e quindi la confusione su
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questo argomento alquanto facile.
Di certo anche Renzo De Felce conosceva i sistemi di finanziamento che si
praticano dalla notte dei tempi e sono ancora il mezzo consueto di
finanziamento dei partiti anche della Repubblica democratica del
dopoguerra (nonostante che ora i partiti abbiano finanziamenti di Stato).
De Felice conosceva queste cose, magari non fino a dove, nelle
documentazioni, ha proseguito il Canali, ma non solo in questo modo
che si possono sciogliere certi dubbi storici ed interpretare le vicende del
delitto Matteotti.
Per altri versi sarebbe come stabilire che siccome Lenin prese ingenti
finanziamenti da Wall Strett e dal servizio segreto tedesco, se ne deducesse
che Lenin era un uomo dellAlta finanza e uno strumento del Kaiser.
Oppure che Hitler avendo avuto finanziamenti anche da banche ebraiche
era uno strumento dellebraismo; o ancora Mussolini, visto che prese
finanziamenti per creare il Popolo dItalia da tutti quegli ambienti, in
genere massonici, interessati a portare lItalia in guerra a fianco dei franco
britannici, e durante la guerra venne anche finanziato dagli inglesi per
tenere in piedi il pericolante fronte interno del paese, questi era uno
strumento al servizio della massoneria e un agente inglese.
Chi ragiona in questo modo dimentica le leggi storiche, leggi che
attestano che sempre e comunque ci sono poteri e interessi che
hanno convenienza, per paura o per interesse, a finanziare
qualcosa o qualcuno e uomini e movimenti che hanno
necessit di farsi finanziare.
Stiamo oltretutto parlando di un epoca ove da decenni imperava il
malcostume delle tangenti, piaga generata dal risorgimento. NellItalia
degli anni 20 la corruzione diffusa e annidata nella burocrazia. Il
rinnovamento, che avrebbe dovuto portare il fascismo, gli uomini nuovi,
sar lento e si manifester solo con gli anni, ma per il contingente troppi
elementi marci si erano innestati nella rivoluzione fascista ed ora erano
assurti al potere. Questo era il contesto dellepoca nel quale il governo
Mussolini si barcamenava dovendo far fronte a necessit non sempre
conciliabili: gli interessi prioritari del paese, gli interessi di lobby che il
governo, volente o nolente, aveva ereditato dai passati regimi e che
comunque doveva subire anche perch landata al potere del fascismo
aveva avuto finanziamenti da varie parti.
Tutte le vicende e le confidenze dellepoca attestano che Mussolini
disdegnava il denaro, aborriva la corruzione e ne aveva come fine ultimo

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la sua estinzione; che poi per opportunit tattiche o costrizioni di potere
lasciava che ci fosse chi la esercitava, un altro discorso.
Per la verit le presunte tangenti che Mauro Canali pretende di aver
scoperto a vantaggio di Mussolini, il fratello Arnaldo, ecc., di fatto
vengono fatte passare anche quale un interesse personale, un arricchirsi,
sfruttando la raggiunta posizione di potere e questo assume un diverso
aspetto, finendo per configurare Mussolini e il suo governo come una
specie di Al Capone con tutto il suo sistema gangsterico.
Resta il fatto, per, che tutti questi illeciti arricchimenti, per la famiglia
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Mussolini, non si sono poi manifestati n per lui, n per gli eredi, ed
allora, ci chiediamo: come pu lo storico Canali, preso da fazioso furore
nel dimostrare la corruzione del Duce, dedurre che alcuni documenti, una
certa ricevuta, un certo finanziamento, da far risalire a Mussolini,
sarebbero la prova della sua personale corruzione?
Quando oltretutto non la corruzione la prassi e lessenza politica di un
uomo che poi realizzer lo Stato del Lavoro e lo Stato sociale; la creazione,
al tempo rivoluzionaria, dellIRI; la societ socialista con la RSI, e la
formulazione dottrinaria del tutto nello Stato, niente fuori dello Stato e
soprattutto niente contro lo stato, e che invece, qui si sottende, che
avrebbe preso il potere per il potere, per arricchirsi.
E la stessa sicumera tangentista, il Canali la ripete quando afferma, in
una intervista, di aver trovato almeno tre prove di tangenti a Mussolini e
una lettera delle ferrovie circa la vendita di residuati bellici e il versamento
che Mussolini riceve e sigla riservatissimo.4
E non si presume, invece, che quel versamento, pu avere destinazioni che
non si conoscono, tanto che sigla riservatissimo, ma a quanto pare non
lo fa poi sparire?
Sono vicende consuete in un sistema di governo, ma sono relative alle
contingenze del tempo, con la pluriennale politica di Mussolini, anche
perch qui non stiamo facendo valutazioni di correttezza e moralit, nel
qual caso, non potremmo dimenticare il particolare periodo dellepoca, in
un certo senso rivoluzionario, laddove la stessa rivoluzione, un
atto illegale, ma non come tale pu essere valutato.
In ogni caso, oggi come oggi, tutte le documentazioni che il Canali pu
portare per attestare tangenti che sarebbero finite nelle tasche di Mussolini
o del fratello, possono interpretarsi come tali, come malaffare, solo
attraverso congetture, quando invece siamo in presenza di un complesso
quadro storico, dove determinati finanziamenti passano di mano e non
possono mancare, oltretutto Arnaldo Mussolini, nella sua qualit di
amministratore del giornale il Popolo dItalia preposto proprio a
questa funzione di finanziamento, comune a tutti i giornali, o si crede che,
tanto per fare un esempio, Il Corriere della Sera o lAvanti! del tempo si
alimentavano con i cioccolatini?
Tutti gli attori dellepoca sono morti e quindi non possono ora spiegare e
dettagliare a cosa e a chi quei documenti che il Canali va tirando fuori, si
riferivano, a cominciare da Arnaldo Mussolini che per il Canali sarebbe al
centro della Tangentopoli dellepoca.

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Arnaldo Mussolini

Arnaldo Mussolini (11 gennaio 1885 21 dicembre 1931), di due anni


pi giovane di Benito, era una delle pochissime persone di cui Mussolini,
da sempre malfidato rispetto agli uomini, si fidava e apprezzava,
facendone il suo uomo di fiducia e confidente. Gli aveva affidato la carica,
importante di direttore amministrativo del Popolo dItalia e poi, dopo la
marcia su Roma, quella di Direttore del giornale. Come direttore
amministrativo, cosa da non sottovalutare, deve preoccuparsi della
sopravvivenza economica del giornale.
Si dice che fosse sensibile a farsi coinvolgere in qualche partecipazione
azionaria, dove il suo nome era appetito o in qualche affare, che poteva
nascondere intrallazzi, ma quello che si conosce della vita e della
personalit di Arnaldo non attesta che questi fosse un furfante, n
tantomeno i lasciti alla sua morte, verso la famiglia, attestano illeciti
arricchimenti, se a quanto sembra ammontavano a 130.000 lire, una
somma modesta rispetto al ruolo e alle funzioni da lui assolte in vita.
E vero che vi erano voci che dicevano che Arnaldo Mussolini era incline a
farsi coinvolgere in affari e partecipazioni azionarie (del resto lo era anche
Gabriele DAnnunzio), dove il suo nome era appetito, ma non ci sembrano
queste vicende cos rilevanti, n tantomeno disoneste, da giustificare un
coinvolgimento del fratello del Duce nel malaffare.
Costituiscono, tutto al pi, degli scheletri nellarmadio che potevano
frenare Mussolini in qualche dura polemica con avversari facenti parte di
poteri forti.
E questo compresa la famosa tangente, stimata in 40 miliardi di lire
(rapportate al 2000) che il Canali afferma che doveva essere versata, e una
parte fu versata, dai petrolieri ad Arnaldo Mussolini. Qui attraverso una
unilaterale interpretazione di documenti, si confondono giri di
finanziamenti con tangenti da corruzione, il tutto elaborato dietro evidenti
congetture per arrivare ad avere un movente che dimostri da parte di
Mussolini, lintento di assassinare Matteotti.
Due nipoti di Arnaldo Mussolini, Anna e Pio Luigi Teodorani Fabbri,
vinsero una causa contro il settimanale lEspresso che parlando di un libro
di Denis Mack Smith con le solite accuse non provate contro Arnaldo, in
un articolo di Gianni Corbi: Matteotti contro laffare petrolio, del 13
giugno 1996, aveva definito Arnaldo spregiudicato procacciatore
daffari. Il settimanale, tre anni dopo, venne obbligato a pubblicare una
loro precisazione e fu condannato al pagamento delle spese.
Canali, praticamente, tratteggia la figura di un criminale, Benito
Mussolini, furbo e spietato e di un disonesto truffatore, il fratello Arnaldo,
che tra laltro era una persona religiosissima e sensibile che alla morte
prematura del figlio, di fatto, si lasci morire, perdendo ogni stimolo alla
vita. Se, tra le tante, cera un differenza sostanziale tra i due fratelli
Mussolini, possiamo dire che mentre Mussolini non era interessato, anzi
disdegnava il denaro, trovando appagamento nella prassi politica e
nellesercizio del potere, Arnaldo, religiosissimo, amava interessarsi anche

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degli aspetti finaziari, ma per principio sosteneva la necessit di un
substrato spirituale per le questioni politiche, sociali ed economiche.
Benito, lassassino, nel 1927 scriver al truffatore Arnaldo:
Lindustriale Somaini, in una lettera mandata al segretario federale di
Como, Tarabini, affermava di avere diritto, alla mia personale
gratitudine.
Non conoscendolo e non avendo avuto ragione di contatti con lui, gli ho
fatto chiedere a mezzo del prefetto di Como, che si spiegasse. Egli ha
allora dichiarato che alla fine del 1925, sollecitato dal dottor Ambrogio
Binda, fece un offerta di lire 50 mila al Popolo. Non appena possibile
gliele restituirai, magari con gli interessi maturati nel frattempo.
A chi lo accusava di favoritismi, il 4 luglio 1924 Arnaldo cos rispondeva:
Sfido qualsiasi vicino o lontano, illustre o sconosciuto, amico o
avversario in buona fede o in mala fede, a dimostrare che durante 20
mesi di governo fascista e di fatica improba per me, io mi sia giovato per
raccomandare una legge o un decreto, un favoritismo, un attenzione, un
riguardo, dal quale mi siano venuti direttamente o indirettamente
benefici di qualunque genere. Sfido chiunque e metto come posta la vita a
dimostrare che mi sono valso in qualsiasi caso, in qualche occasione, che
mi sono attivato presso privati, gerarchie, ministri, etc., della mia
parentela fraterna con il Duce, supremo dItalia e se invece tutto questo
non mi abbia imposto una severit di vita, un riserbo, un silenzio
eccessivo che onora entrambi, e che ci mette, almeno nellopera, di
profonda rettitudine, ad uno stesso altissimo livello.
Per il Canali, ogni documento, ogni ricevuta, che si poteva far risalire a
Mussolini e riguardante finanziamenti o presunte tangenti, traffici che in
qualche modo non potevano mancare e in particolare quelli della faccenda
del petrolio, della Sinclair Oil, ecc., sono il corpus di un vero e proprio
teorema costruito su vicende petrolifere molto complesse, con
compagnie straniere che si muovono sul nostro mercato e di cui molto
difficile attestare con certezza assoluta quali erano le esatte strategie, e le
vere propriet azionarie che per le compagnie minori potevano cambiare
dalloggi al domani attraverso accordi, acquisizioni ecc.
Lo stesso Mauro Canali si rende conto di questa complessit:
Sarebbe sbagliato con questo concludere che la Sinclair Oil fosse una
controllata della Standard Oil, ma certamente per la sua dipendenza
finanziaria, dal money trust newyorkese, di cui la banca Rockefeller era
autorevolmente esponente, essa non era assolutamente in grado di
resistere a eventuali pressioni che il colosso petrolifero avesse ritenuto
necessario, per motivi strategici, esercitare su di essa, soprattutto tramite
la casa Morgan.
Ma vediamo un poco pi addentro questo problema del petrolio. sul
quale il Canali basa quasi tutto il suo teorema.

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IL PETROLIO
Negli 20
Quando le riconversioni industriali promossero il petrolio quale
materia prima nellindustria e nei trasporti e giacimenti petroliferi erano
stati scoperti, loro nero divenne la causa prima di guerre e rivoluzioni.
LAlta Finanza, nei primi anni del 900, sotto il regno dei Rothschild e in
accordo con i Rockefeller e i Morgan, divenne anche grande capitale
monopolistico, proiettato al controllo delle aree petrolifere e alla
acquisizione delle grandi imprese capitaliste.
Tutta la Prima Guerra mondiale era stata scatenata pi che altro per gli
interessi della grande Finanza, la quale al termine di quel macello, da lei in
buona parte procurato, si ritrov proiettata, sullasse City di Londra e Wall
Stret di New York, ad un dominio mondiale poco visibile, ma sostanziale.
Precedentemente, a met ottocento lItalia, dopo lapertura del canale di
Suez e poi le prime grandi scoperte di giacimenti petroliferi nel
Medioriente, era diventata strategicamente importante per il controllo
delle rotte petrolifere, soprattutto per gli inglesi che consideravano il
Mediterraneo come un loro Lago. Praticamente i britannici
consideravano il nostro paese come una specie di protettorato e noti erano
i loro legami con casa Savoia e il controllo esercitato nella nostra societ
attraverso la massoneria, in accordo o in concorrenza con quella francese.
Fu da quel momento che gli inglesi passarono da un sostegno ideale, ad un
sostegno finanziario e concreto al Risorgimento.
Adesso per lItalia, uscita dalla Grande Guerra, era fuori dal giro
petrolifero e gli inglesi con la Anglo Persian Oil Company, Apoc e gli
americani con la Standard oil di Rockefeller (sia pure in misura minore
mettiamoci anche i Sovietici), quando potevano non ci pensavano due
volte a boicottare, interferire e sabotare i nostri interessi a vantaggio dei
loro, non solo in Medio oriente, ma anche in aree come lAlbania che
potevano rientrare anche nei nostri spazi geopolitici. Oltretutto, al tempo,
solo le grandi compagnie petrolifere, come la Standard Oil di Rockefeller,
avevano mezzi ed attrezzature adeguate per procedere in certe particolari
ricerche e difficoltose estrazioni.
Una nostra vera compagnia di Stato, lAGIP, venne creata, per ogni attivit
relativa all'industria e al commercio dei prodotti petroliferi, solo nel 1926.
Nel 1923 /24, il nostro fabbisogno petrolifero era fornito per l8o % dalla
Standard Oil of New Jersey di Rockefeller, la futura Exxon (tramite la
Societ Italo-Americana del Petrolio, SIAP) che lo trasportava gi raffinato
attraverso lAtlantico e per il 20 % dalla filiale italiana della anglo olandese
Royal Dutch Shell che lo trasportava a minor prezzo dalla pi vicina Persia.
Nel 1923 ad ottobre la britannica Anglo Persian Oil Company, APOC, la
futura BP, (britannica, ma di propriet dellAmmiragliato, come la stessa
Home Fleet, nelle loro migliori tradizioni piratesche), aveva firmato un

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accordo con il governo italiano e a gennaio del 1924 costitu la sua filiale
italiana.
Al tempo quindi, da noi, si giocavano importanti trattative che
coinvolgevano l'onnipotente Standard Oil e la sgomitante britannica
Anglo Persian Oil Company; ed infine la spregiudicata piccola compagnia
americana Sinclair Exploration Company, (del petroliere Harry Ford
Sinclair).
Anche i sovietici, dopo il riconoscimento dellUrss da parte del nostro
governo, ufficialmente concluso i primi di febbraio del 1924 e il varo di
diversi accordi commerciali, cercavano un loro spazio per piazzare il loro
petrolio..
In ballo c'erano anche i sospetti su Casa Savoia, riferiti al
petrolio libico apparentemente non ancora scoperto e
l'impegno del Re (dicesi a suo tempo ben remunerato) a
mantenere il pi possibile ignorati covered i giacimenti nel
Fezzan tripolino e in altre zone del retroterra libico e forse
anche per certe propriet azionarie che erano state regalate al
Savoia per qualche sua acquiescenza. 5
Il governo Mussolini si barcamenava dovendo far fronte a necessit non
sempre conciliabili: gli interessi prioritari del paese, gli interessi di lobby
che il governo, volente o nolente, aveva ereditato dai passati regimi e che
comunque doveva subire anche perch landata al potere del fascismo
aveva avuto finanziamenti da varie parti: era il malcostume delle tangenti,
piaga generata dal risorgimento. NellItalia degli anni 20 la corruzione
imperava, tramite la politica e annidata nella burocrazia. Il rinnovamento,
che avrebbe dovuto portare il fascismo, sar lento e si manifester con gli
anni, ma per il contingente troppi elementi marci si erano innestati nella
rivoluzione fascista ed ora erano assurti al potere.6
Ma non indifferente era anche il fatto che lItalia fosse fortemente esposta
in debiti con gli Stati Uniti e la Banca Morgan (debiti bellici) , e Mussolini
sapeva bene che, obtorto collo, era obbligato a pagare quei debiti e aveva
bisogno di trattare con il mondo finanziario americano dove buona parte
della finanza e delle banche erano rette da grandi finanzieri ebrei. Fu forse
anche per questo che accett di lasciar far da tramite a Guido Jung
(finanziere e industriale israelita eletto nel 1924 con il PNF nel Listone,
intimo con il mondo finanziario di New York) anche per la questione di
quelli che poi furono gli accordi con la Sinclair Oil. Lo Jung poi nel 1932
divenne ministro.
Altra questione secondaria, ma non indifferente era poi quella, gi
accennata, che vedeva affacciarsi anche i sovietici nel nostro mercato
petrolifero. Sono vicende che ruotano attorno al riconoscimento dellUrss
ratificato nel febbraio 1924, con importati accordi commerciali con i
Sovietici per limportazione di petrolio. Emblematico, per esempio, il fatto
che allepoca, nel pieno degli accordi con i Sovietici, Mussolini si accorge
che qualcosa non funziona, che ci sono dei boicottaggi. Sar il comunista
Nicola Bombacci, a denunciare la faccenda alla Camera, evidenziando che
mentre a Mosca tutto pronto per concludere i contratti, in Italia, queste

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informazioni sono nascoste al Capo del Governo. Mussolini non ci mette
molto a scoprire che tutto ci risponde al vero (se gi non lo sapeva e con
un gioco delle parti, fece fare all amico Bombacci dellopposizione, la
denuncia) e che i boicottaggi avvengono anche nelle segrete stanze della
Presidenza evidentemente per venali interessi contrari.
Ricostruire comunque le vicende storico-petrolifere dei primi anni 20 non
difficile, ma pi difficile inquadrare con presunzione di certezza cosa
cera, e chi cera, dietro determinate scelte, dietro certe propriet ed
interessi.
Quelle vicende infatti devono tenere conto, se si vuol comprendere a pieno
loperato del Capo del governo Mussolini, di certe situazioni del tempo,
degli interessi della nazione che dovrebbero, ma spesso non possibile,
conciliarsi con la situazione oggettiva del mercato petrolifero, degli
interessi sporchi di chi immischiato in quei traffici, ma non si pu fare a
meno del loro supporto, della oggettiva forza (alquanto esigua) su cui pu
contare il Duce nel portare avanti certe iniziative e piegare certi interessi,
e via dicendo.
I primi mesi del 1923, per esempio, il ministro dellAgricoltura
(competente in queste vicende) Giuseppe De Capitani dArzago promosse
un progetto finalizzato alla rapida costituzione di un Ente petrolifero di
Stato, prospettando quindi di ridurre il mercato gestito dalle grandi
compagnie, Standard Oil soprattutto, che ne avevano il monopolio nel
nostro paese. Il suggerimento, presentato a Mussolini venne da questi
accolto favorevolmente.
Ma tempo dopo Mussolini lascia cadere questo progetto e nel contesto di
un ristrutturazione generale, vengono soppressi i ministeri
dellAgricoltura e dellIndustria per crearne uno nuovo che li accorpi: il
Ministero dellEconomia Nazionale a cui verr posto a capo, il 1 agosto
1923, il ministro Orso Mario Corbino, un siciliano tecnico, professore
laureato in fisica e manager industriale che viene dallarea liberal
democratica.
Cosa era accaduto nel frattempo? Tra le altre cose si era prospettata
leventualit di concedere una Concessione, dalla durata decennale, che
abbracciava la produzione di oli minerali, gas e relativi idrocarburi. Una
vera e propria Convenzione con privilegi di natura fiscale a vantaggio
della americana Sinclair Oil che laveva richiesta.
Il Canali non lo dice espressamente, ma traspare poi evidente nel proseguo
della sua analisi, che Mussolini, interessato per motivi anche personali e
speculativi, alla trattativa con la Sinclair, predispose le cose per renderla
fattibile.
Ecco quindi che, seppur con una certa logica, le vicende storiche vengono
piegate alla dietrologia, quando invece, nel cambiamento di Mussolini,
potevano essere compresi vari problemi politici e rapporti di forza, come
ad esempio linteresse a determinare in Italia un fronte di concorrenza che
spezzasse il monopolio della Standard Oil (quando la stampa avanz i
dubbi che dietro la Sinclair Oil ci potesse essere la Standard Oil, anche il
governo fece chiedere informazioni in America, segno che si avevano dei

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duhbi e ci si voleva regolare di conseguenza. Successivamente poi,
nonostante che i dubbi rimasero, anzi forse si accentuarono , si decise di
procedere comunque con la Sinclair).
In definitiva, oltre che linteresse per la Sinclair, in quella occasione,
Mussolini, che pur mostrer sempre di privilegiare gli interessi nazionali,
soppesando il tutto aveva valutato che conveniva continuare a comprare il
petrolio e proprio questa prassi gli veniva suggerita da esperti del settore,
finendo forse per fare come quel chirurgo, che pur sapendo che il suo
intervento potrebbe essere nocivo (stop al progetto di un Ente di Stato),
per costretto a metterlo in atto, perch altre strade non ci sono e il
paziente morirebbe.
Come sostiene intelligentemente Marcello Staglieno nel suo Arnaldo e
Benito due fratelli, 7 non si dimentichi che Mussolini era digiuno in
materia di petrolio egli, per esempio, dava retta a Luigi Einaudi che
scriveva che era pi conveniente comprarlo allestero che spendere milioni
per cercalo. Proprio cos forse si spiega che non si insospett di una strana
clausola apposta in una relazione governativa del 19 luglio 1923 dove, pur
invocando la necessit di effettuare trivellazioni nelle Colonie, escludeva la
Tripolitania (ne sapeva niente il Re?).
Certo se sono congetture quelle del Canali, seppur supportate da alcuni
elementi di cronaca storica, ancor pi congettura la nostra, ma qui
stiamo parlando di Mussolini, non di un qualunque dittatore delle
Bahamas, impelagato con interessi personali: nei 20 anni successivi, se
lItalia ebbe uno Stato degno di questo nome, riforme sociali
allavanguardia nel mondo, Enti, strutture e grandi Opere al servizio del
popolo, lo deve al fascismo, ed riconosciuto che forse, senza Mussolini e
nonostante i danni della seconda guerra mondiale, lItalia sarebbe rimasta
un paese sottosviluppato come molti paesi dei Balcani.
Nelle analisi e valutazioni storiche, tutto questo varr pur
qualcosa!
Su queste vicende petrolifere, non meno del Canali, sono altres
interessanti varie osservazioni, riportate da Marcello Staglieno nel suo
citato Arnaldo e Benito due fratelli. Si sostiene che al tempo le
conoscenze petrolifere di Mussolini si basavano sulla famosa relazione
Sitta del novembre 1920, redatta dal sottosegretario alla Marina
Mercantile Combustibili e Aeronautica del V governo Giolitti. Pietro Sitta.
La relazione, riportava lindicazione di costituire un Ente dei petroli che
infatti venne progettato nelle linee essenziali nel luglio 1923 e far poi da
base per la costituzione dellAgip nel 1926.
Le drastiche deduzioni del Canali, quindi, di un vero e proprio
affossamento di ogni iniziativa per la costituzione di un Enti di Stato, sono
fuori luogo, dovendosi parlare invece di scelte e tattiche operative del
tempo.
In ogni caso De Capitani, agli inizi del 1923 aveva ripetuto a Mussolini,
quanto gi gli aveva esposto sei mesi prima in un Consiglio dei Ministri,
sulla necessit di importare, nellimmediato futuro, ben pi delle 500.000

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tonnellate annue necessarie a compensare le estrazioni di petrolio sul
territorio nazionale, pari a 4o0.000 litri lanno. Queste necessit erano cos
evidenti che il Duce allindomani della formazione del governo, aveva
dichiarato alla Stefani, proprio sulla base della Relazione Sitta, che da
una parte era volto alla valorizzazione delle nostre risorse minerarie, ma
dallaltra non intendeva indugiare nellassicurarsi allestero il fabbisogno
nazionale.
Proprio in tal senso il 4 febbraio 1923, fa osservare Marcello Staglieno
(opr. cit.), si era espresso leconomista Luigi Einaudi, sul Corriere della
Sera, con questo tautologico interrogativo: Non probabile che, in
qualunque evenienza, costi sempre meno comprare il petrolio da chi ne
ha da vendere?.
Il 18 luglio 1923, particolare che Canali trascura (fa osservare Staglieno), in
una relazione riservatissima a Mussolini, De Capitani lo aveva informato
delle trivellazioni sul territorio nazionale, ma rilevando che era necessaria
la somma di 200 milioni, di cui un quarto dovrebbe essere versato dallo
Stato.
Ma cera il deficit di bilancio. Una partenership, anche dal punto di vista
tecnico era ancora necessaria.
E a questo punto che Gelesio Caetani, ambasciatore a Washington, ma
anche esperto ingegnere minerario, prospetta un accordo con la Sinclair
Oil, anche per le necessit degli approvvigionamenti petroliferi.
Si misero quindi in moto tutta una serie di situazioni che portarono il Duce
ad indirizzarsi in un certo modo.
Fatto sta che lavvento di Corbino, con il nuovo ministero dellEconomia
Nazionale, che si aggiunge alle nomine gi in auge dal novembre del 1922
di Gelesio Caetani ambasciatore in America e il ministro dei lavori
pubblici, il fascista siciliano Gabriello Carnazza, rafforz, nellambito che
stiamo prendendo in considerazione, la presenza di uomini con interessi
privati, come il Corbino e il Carnazza,, o legati al mondo finanziario, alle
banche, la Guggenheim per esempio, come Caetani (con moglie inglese),
tanto che lambasciatore aveva subito fatto entrare nel giro anche Guido
Jung, industriale e finanziere ebreo, che per i suoi ottimi rapporti allarg
le relazioni con il mondo finanziario americano ai Rockefeller, i Morgan,
ecc. A dicembre del 22, lo Jung era gi al lavoro come ministro
plenipotenziario.

La Convenzione con la Sinclair Oil


E veniamo cos alla Sinclair Oil perch fu in questo contesto che a
luglio del 1923 vennero in Italia Jung e Caetani, anche a supportare le
proposte della compagnia americana che puntava ad una Convenzione con
il nostro paese.
A settembre poi venne in Italia anche il banchiere Otto Kahn consulente
del gruppo finanziario newyorchese dei maggiori azionisti della Sinclair.
Kahn venne ricevuto da Mussolini ed essendo comproprietario della
Westinghouse con il gruppo Mellon, per un giro di amicizie e relazioni,

13
entr in ballo a presenziare alle udienze anche Aldo Finzi sottosegretario
agli interni, che a questi gruppi imprenditoriali era vicino.
Nel colloquio con Mussolini si parl anche di ricerca petrolifera e sembra
che il Duce si mostr favorevole alle trattative con la Sinclair.
Il procedere in questo senso vede un certo zelo di Cesare Rossi nei
comunicati ufficiali e di Filippo Filippelli sul Corriere Italiano, a favore
degli accordi. E gi da qui si potrebbe sospettare un certo giro di tangenti
use a oliare certi ingranaggi. Ma sono tutte situazioni inevitabili e a latere
di Mussolini.
Matteo Matteotti, e Giuseppe Rossini affermano che laffare Sinclair,
procedeva a tenaglia. Da una parte Caetani e, dallaltra, forse attraverso
De Bono, che a sua volta agiva su Rossi e Finzi, la Corona. A completare il
quadro poi Pippo Naldi e il banchiere ministro plenipotenziario onorario a
Washington, Guido Jung quale consulente finanziario in stretto contatto
con Caetani e Arthur Weatch vicepresidente della Sinclair.
Si comprende quindi come tutta questa situazione sia complessa, che
sicuramente vi girano tangenti, come scorretto costume della Sinclair, ma
che il procedere di Mussolini non pu essere interpretato unicamente
nellottica del malaffare.
Ci furono poi delle impasse alle trattative perch certa stampa,
evidentemente legata a interessi rivali, compreso il Nuovo Paese di Carlo
Bazzi (altro giornale ambiguo, oppure Il Corriere dei Petroli di Giorgio
Cavallotti) mise in risalto che la Sinclair in America era stata coinvolta in
un grosso scandalo comprensivo di tangenti, quello di Tea Pot Dome e si
vociferava di intese e dipendenza tra la Sinclair Oil e la Standard Oil.
L8 marzo del 24 Mussolini incontra Corbino, il quale, particolare
veramente curioso, cominciava ad avere perplessit sulla Sinclair e poi
invia alle nostre ambasciate a Londra e Washington e alle legazioni di
Teheran e Mosca richiesta di esplicite informazioni a conferma delle voci
di accordi segreti tra la Sinclair Oil e la Standard Oil.
Il 10 marzo inoltre rifiuta, a causa delle voci dello scandalo americano che
giravano sulla Sinclair di incontrarne il rappresentante in Italia che, in
ripartenza per gli Usa, desidera vederlo, scrivendo sul foglio di richiesta
delle udienze che dopo le voci di questi scandali se ne pu tornare in
America senza vedermi.
Alcuni, come lo storico Canali, vedono in queste manovre di Mussolini
solo una manfrina, una certa prudenza a causa delle imminenti elezioni,
ma in realt ritengono che il Capo del governo, avendo in ballo le tangenti
della Sinclair, solo questo interesse sta perseguendo. Noi invece riteniamo
che Mussolini, su questa questione petrolifera, sta seguendo un disegno
politico molto pi ampio, un silenzioso confronto anche con ambienti
come la Commerciale con cui sta entrando in conflitto (come vedremo tra
poco); le tangenti, se ci sono, come ci sarebbero in qualsiasi altro accordo
del genere, sono del tutto secondarie, e non riguardano accaparramenti
personali del Duce, ma semmai per personaggi del partito e del governo.

14
[E incredibile che il Canali non affronti il problema delle
ingerenze vampiresche dellAlta Banca con cui Mussolini deve
fare i conti. Si vedano tutte le volte che nei suo libro egli cita la
Commerciale, e non si trover un sospetto, una critica, anzi. E
questo fa il paio con il ruolo della Massoneria. Eppure Finanza e
Massoneria, sono al centro del delitto Matteotti, ma si sa, il
Canali ha cancellato gli aspetti politici di quel delitto e per quelli
finanziari contano solo le presunte tangenti di Mussolini]

Comunque, a gennaio dello stesso 1924, dopo la costituzione di una nuova


societ petrolifera, la SAPER, in comune tra la Commerciale e la Standard
Oil e dopo le sue richieste di esplorazione di terreni in Sicilia, il ministro
dellEconomia Nazionale Corbino aveva fatto presente alla Commerciale
che sul territorio siciliano vi erano gi in atto trattative per la richiesta di
un accordo con la Sinclair Oil. Il 22 febbraio per Corbino annunciava al
senatore Cremonesi della Saper linterruzione di queste trattative con la
Sinclair, facendo anche capire che egli intendeva abbandonare il progetto
in atto. Una nota scritta, sicuramente da Toeplitz, indicava che
tutto lasciava prevedere il buon esito, per la Commerciale, per
le richieste Saper.
Proprio alla fine di febbraio e i primi di marzo per si viene anche a
sapere che il Capo del governo intenzionato a chiudere gli accordi con la
Sinclair.
Ed infatti Mussolini era risoluto a portare a termine queste trattative,
anche se si vedr costretto, in prossimit delle elezioni del 6 aprile 1924,
sotto loffensiva della stampa, offensiva alla quale sicuramente la
Commerciale ed altre compagnie petrolifere non erano estranee, a
fermarle, per riavviarle poi con discrezione.
Un passo indietro per accennare che alla fine del 1923 anche la britannica
Apoc, grazie ad un accodo con il Ministero delle Finanze, aveva rilevato a
S. Sabba presso Trieste (proprio vicino ai depositi della Standard Oil), i
depositi cisterna di una ex societ austriaca e quindi al fine di operare nel
mercato italiano, costitu la Benzina Petroleum societ mista con capitale
anglo italiano.
La concorrenza tra la britannica Apoc e la Standard Oil, con il nuovo anno
1924 si annunciava quindi pi acuta e molti ritengono che alla Standard
Oil, proprio per tenere fuori dalle ricerche sul nostro territorio i rivali,
poteva tornargli anche utile la Convenzione che stava perseguendo la
Sinclair con il nostro governo.
E qui accadde un fatto difficilmente inquadrabile, se non per congetture.
Come abbiamo accennato la Standard Oil, dopo aver rinunciato a
presentare sue richieste di concessioni, si era associata a gennaio con la
Banca Commerciale, costituendo una nuova societ petrolifera, la Saper.
Nei mesi caldi che precedono laccordo con la Sinclair Oil vedremo anche
uno strano ripensamento del ministro Corbino sullaccordo stesso, strano
ripensamento nel quale noi ci vediamo lo zampino dalla Standard Oil e
della Commerciale, ma difficile individuarne la strategia precisa.

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[Una domanda: se, come si dice, dietro la Sinclair vi la
Standard Oil, e se come molti attestano il ministro Corbino, ha
anche preso tangenti dalla Sinclair, perch ora lo stesso, ha un
ripensamento? Ergo tutta questa faccenda molto pi
complessa]

Fatto sta che resa nota ad aprile la prossima firma del decreto legge che
assicurava alla Sinclair il monopolio sulle ricerche petrolifere in ampie
aree del nostro sottosuolo (Emilia Romagna e Sicilia), la Standard Oil,
tramite i dirigenti della Siap, inviarono un telegramma a Roma a Filippo
Cremonesi, presidente della Saper, affinch si attivasse per bloccarne la
firma.
Al contemp0 lamministratore delegato della Commerciale, Toeplitz,
spediva un telegramma di protesta a Mussolini, in visita in Sicilia con il
quale si lamentava degli accordi con la Sinclair che assicuravano a questa
compagnia il monopolio delle esplorazioni nel nostro sottosuolo, senza
esser stata messa in concorrenza con la proposta Saper.
Sembra poi che la Standard Oil, dal marzo 1924, dopo che la Sinclair
oramai aveva idealmente raggiunto laccordo per la Convenzione, aveva
cercato forti contatti nel nostro governo, tramite Filippo Filippelli del
Corriere Italiano.
Risulterebbe poi che tramite tal Francesco Terrizzani, amministratore
della Siap (Standard Oil) e della Saper (Standard Oil e Commerciale) e
dopo incontri con Cesare Rossi, capo ufficio stampa della presidenza del
Consiglio e Giacomo Acerbo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio,
venne versato del denaro, con una prima rata di un milione di lire, nelle
casse di Filippelli, per la buona riuscita di concessioni petrolifere.
Il quesito che nasce, porta ad domanda: se oramai la Concessione alla
Sinclair aveva monopolizzato lo sfruttamento dei terreni della Sicilia e
della Romagna, quale altra concessione veniva ora a pagare la Standard
Oil?
La difficolt di rispondere esattamente a questa domanda porta ad una
congettura: non che per caso quel milione riguardava invece la buona
riuscita degli accordi con la Sinclair, confermando che dietro questa cera
la Standard Oil? E nel caso la Standard Oil avrebbe anche fatto un certo
doppio gioco con la Commerciale, ma quale necessit poteva avere per
farlo?
A questa congettura se ne aggiungeva un'altra. Quel milione restava al
Filippelli e il suo Corriere Italiano, o veniva in buona parte dirottato al
Popolo dItalia di Arnaldo Mussolini?.
A nostro avviso, congettura per congettura, noi riteniamo che la
Standard Oil, valutando realisticamente la situazione,
prendendo atto della volont governativa di arrivare alla
Convenzione con la Sinclair, dopo aver cercato, anche con la
Saper (e quindi la Commerciale), di entrare in concorrenza,
abbia fatto una scelta strategica, ovvero considerando
preminente di chiudere il mercato italiano alla potente rivale
britannica Apoc, ha ritenuto confacente o non pericolosa la

16
Convenzione appena raggiunta dalla Sinclair Oil, ben sapendo
che questa compagnia minore, in qualche modo pu sempre
controllarla attraverso le fonti finanziarie, banche Morgan e
8
Rockefeller che la sostengono.
E da questo momento quindi che si pu ritenere che la Sinclair
Oil torna confacente anche alla Standard Oil la quale poi finir
per fagocitarla del tutto. In questo campo, del resto, guerre,
scontri, accodi, rinunce e nuove strategie, si susseguono a ritmi
vertiginosi.
Altrimenti bisognerebbe considerare che la Standard Oil ha fatto un
doppio gioco con la Commerciale, un doppio gioco dai fini incomprensibili
e contro una sua vecchia e attuale partner in diversi affari e interessi, il
ch ci sembra alquanto improbabile.
Ma in sostanza, quale erano i veri fini delloperato di Mussolini, nel
privilegiare gli accordi con la Sinclair, che per quanto sia non crediamo
erano finalizzati al procacciarsi tangenti, ma erano complementari ad un
pi ampio gioco politico e di potere e a noi danno oggi la precisa
impressione che Mussolini con la sua politica, i suoi equilibri, le sue
iniziative, fosse seduto ad un delicato e pericoloso tavolo da gioco, con
amici, comprimari, nemici giurati ed avversari. Un roulette russa che poi
con il caso Matteotti gli esploder in faccia e per chi guarda da di fuori, pu
dare la sensazione della sua complicit nel malaffare.
[In queste storie, bisognerebbe anche considerare un aspetto
mai sufficientemente appurato, ovvero linfluenza sotterranea di
Casa Savoia nellappoggiare la Sinclair Oil. Molti ne hanno
parlato, sostenendo che il vero scandalo lo paventava il Re.
Prove tangibili in questo senso non si sono trovate, poi storici
come il Canali hanno ripiegato sulle tangenti di Mussolini].

Ma Mussolini per mantenere il potere, da una posizione di debolezza


rispetto ad altre forze ben pi potenti, doveva pur destreggiarsi, doveva o
no dividere gli avversari e appagare certi appetiti?
Era un caso che Giorgio Cavallotti anche dalle pagine del Nuovo Paese
di Bazzi sparava a zero contro la Convenzione con la Sinclair, tanto da
destare anche linteresse di Matteotti (lo aveva rivelato Nino Ilari un
redattore del giornale e amico di Matteotti) oppure era il sintomo che
cerano in gioco anche altri interessi? Stiamo infatti parlando del Nuovo
Paese, un giornale meno legato al fascismo rispetto al Corriere Italiano,
ma a specchio di questo con le stesse funzioni di promuovere o sostenere
grossi interessi e con tanto di direttore massone, grande amico di Cesare
Rsosi, distintosi in molti traffici durante la guerra assieme all ineffabile
Pippo Naldi e anche dopo con la faccenda dei residuati bellici.
Comunque sia, finalmente, il 29 aprile 24 erano stati firmati gli
accordi con la Sinclair che due giorni dopo furono approvati
dal Consiglio dei Ministri e il 4 maggio il Re firmava i relativi
decreti legge.

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La Convenzione con la Sinclair Oil gli concedeva per i primi 3 anni il
monopolio esclusivo della ricerca di oli minerali, gas naturali ed
idrocarburi, in regioni considerate geologicamente promettenti, come la
Sicilia e lEmilia per 75 mila chilometri quadrati di territorio, un quarto di
quello nazionale.
Delle clausole consentivano alla societ americana di disporre di quel
territorio e quindi di impedire che altre compagnie facessero ricerche nelle
aree promettenti per 10 anni, al termine dei quali la compagnia doveva
indicare un area pi ristretta in cui avviare la produzione per tutta la
durata della Convenzione che era di 50 anni.
Anche le agevolazioni fiscali erano molto estese.
Abbiamo rievocato queste vicende per evidenziare che, a nostro avviso,
lipotesi di un coinvolgimento nel malaffare da parte di Mussolini resta
solo una congettura, mentre invece gli interessi di casa Savoia restano
occultati.
Ogni ipotesi, infatti, resta pur sempre avvolta in una situazione molto
complessa dove non si hanno assolute certezze sui segreti accordi e
controlli azionari della Sinclair Oil e sui veri rapporti di forza
internazionali al tempo (1923 /24) esistenti nel campo petrolifero e in
rispetto al nostro paese.
Per sintetizzarla qui, lipotesi che tira dentro il giro delle tangenti
9
Mussolini in persona, parte dal presupposto che nel nostro mercato
petrolifero, la britannica Anglo-Iranian Oil Company, Apoc, in
concorrenza con la Standard Oil, trov che il nostro ambasciatore a
Washington Gelasio Caetani, si fece portavoce di altra azienda
statunitense, la Sinclair Oil, azienda minore, ma gi coinvolta e
condannata nel 1929 in uno scandalo negli Stati Uniti, e che si suppone
agirebbe per conto della Standard Oil di John D. Rockefeller.
Fatto sta che il governo fascista si mette a trattare con la Sinclair Oil una
Convenzione a costi complessivamente pi onerosi di quelli che forse
potrebbe avanzare la Compagnia inglese e che verr invece approvata dal
Consiglio dei Ministri dopo le elezioni dellaprile 1924.
La Sinclair Oil, con questa Convenzione, ottenne cos lesclusiva per la
ricerca e lo sfruttamento di tutti i giacimenti petroliferi presenti nel
territorio italiano, come in Emilia Romagna e in Sicilia e ampie esenzioni
dalle imposte.
Insomma si era assicurata un vero monopolio.
Il tutto ruotava attraverso il sistema delle tangenti. In ballo cera poi
anche limpegno verso un ente petrolifero statale ergo, italiano di non
intraprendere trivellazioni nel deserto libico, colonia italiana.
I mediatori del governo italiano con la Sinclair furono politici del Pnf,
imprenditori e diplomatici (i ministri delleconomia nazionale Orso Mario
Corbino e dei lavori pubblici Gabriello Carnazza), molti con interessi
personali anche in Sicilia e in America. Tra i mediatori, si afferma qui, vi
sarebbe anche Filippo Filippelli con il suo Corriere Italiano il quale
sarebbe legato ad Arnaldo Mussolini.

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Logico, ne deduce, per esempio, Mauro Canali, che il governo britannico
interpret gli accordi fra il governo Mussolini e i nordamericani della
Sinclair Oil come un attacco diretto ai suoi interessi e la stampa
britannica, di ogni tendenza, protest e si fece sentire.
Ed qui che spunta Giacomo Matteotti segretario del PSU (il leader era
Filippo Turati, fondatore del Psi) di casa in Inghilterra e molto vicino al
Indipendent Labour Party, che era al potere (e aggiungiamo noi: tutto
questo anche in virt di qualche fratellanza massonica).
Durante il viaggio a Londra di aprile 1924, si suppone che Matteotti acquis
le prove della corruzione presente nellaffare Sinclair, o per lo meno
informazioni che in parte erano gi in suo possesso.
Canali indica che erano in progetto tangenti (nella accennata intervista ad
Oggi parla di 40 miliardi di lire attuali (anno 2000), ma non si sa quanto
doveva, di questa cifra, pagare la Sinclair) che dovevano finire anche ad
Arnaldo Mussolini (pochi giorni prima della stipula della convenzione,
dicesi ricevette una prima rata pari a un milione di lire, a cui ne sarebbero
dovute seguire altre dalla Siap, filiale italiana della Standard Oil, filtrate
attraverso il Corriere Italiano).
A prescindere da questa ipotesi, che a nostro avviso costituita da una
serie di congetture, il problema vero di tutto questo , in ogni caso, quello
di stabilire chi effettivamente sarebbe stato colpito e danneggiato dalle
denunce e rivelazioni alla Camera da parte di Matteotti, perch in ballo,
oltre a vari ambienti e potentati economici, cera anche il Re Vittorio
Emanuele III, e i suoi impegni a mantenere celati i giacimenti in Libia,
oltre agli affari sulle case da gioco, e altro ancora, con in primo piano gli
interessi della Banca Commerciale.
Storici e giornalisti storici che seguono le tesi del Canali, attestano che
presero tangenti dalla Sinclair i ministri Gabriello Carnazza dei Lavori
Pubblici, e Orso Mario Corbino, entrambi massoni di Piazza del Ges.
Noi riteniamo che solo chi temeva direttamente e personalmente certi
scandali e il delinearsi di politiche non favorevoli per il futuro, come per
esempio un governo aperto ai socialisti moderati, con tanto di
riavvicinamento alla Chiesa e non vedeva possibilit di parare il colpo,
poteva giocare il tutto e per tutto e arrivare al rapimento e alla
soppressione di Matteotti.
Oltretutto se Matteotti aveva veramente avuto delle documentazioni
scandalistiche a Londra, queste non potevano che coinvolgere il Re, non
certo le tangenti girate in Italia per laffare Sinclair.
Per la cronaca dopo lomicidio Matteotti, con feroci campagne di stampa
che ponevano il problema del dubbio su chi cera dietro la Sinclair Oil, la
famigerata Convenzione con la Sinclair, firmata il 29 aprile 1924 non ebbe
mai attuazione.
Mauro Canali sostiene he Mussolini cerc di procedere oltre e anche Jung
era intenzionato ad attuare gli accordi e fino alla imminenza del dibattito
parlamentare di novembre, Cesare Nava il ministro che veniva dai Popolari
e che dal 1 Luglio succeduto a Corbino (lo steso 1 luglio lasci il Ministero
dei Lavori Pubblici, anche il Carnazza) era ben deciso a sostenere questi

19
accordi, alla fine il Duce si dovette arrendere e il progetto venne
abbandonato.
Come testimoni un anziano Dino Grandi, negli anni 80 a Marcello
Staglieno, Mussolini ritenne coinvolto nel malaffare Sinclair il ministro
Orso Mario Corbino, magari innocente per lassassinio di Matteotti e lo
fece dimettere.
E possibile che il Duce volle, nonostante tutto, procedere nel suo progetto
petrolifero (non certo per le tangenti), ma anche vero che il 20 novembre
1924 incaricher una Commissione che, valutati attentamente i termini
dellaccordo con la Sinclair, determiner il fato che il 4 dicembre 1929
Mussolini eman un comunicato nel quale si dichiar
personalmente contrario alla ratifica della Convenzione
Sinclair.
Il rappresentante in Italia della Sinclair, Wulkoff, si mostr
particolarmente colpito dal cambiamento di Mussolini ed ebbe anche ad
esprimere allambasciatore britannico a Roma, il sospetto che dietro
questo ripensamento cera stato lintervento inglese.
Alla fine del gennaio 1925 la Sinclair Oil ricevette indietro la cauzione di un
milione di lire che aveva versato, ma perse tutte le spese che aveva
affrontato fino a quel momento. Prov a richiedere questo risarcimento,
ma trov un fermo rifiuto e tutto fin l.

Mussolini come Al Capone


Tutte le vicende dellepoca attestano che Mussolini non poteva
essere stato il mandante del delitto Matteotti, che anzi quel delitto lo
danneggiava enormemente, molto pi di una ipotetica denuncia per
presunte tangenti; che lattitudine di potere del Duce, il suo dirigismo
nella prassi governativa dava enormemente fastidio a certi poteri forti ,
questi si che invece hanno interesse a tacitare Matteotti la cui scomparsa
non li danneggia, ma li agevola; che il Duce, non a caso, si rimangiato
certe promesse che aveva fatto allAlta Banca che lo aveva finanziato fino
alla marcia su Roma, come quelle di creare uno Stato non ferroviere, non
postelegrafonico, ecc., quindi uno Stato totalmente liberista, ingolosendo
gli interessati alle privatizzazioni e invece ora mira a rafforzare lo Stato, a
riportare gli interessi privati sotto linteresse pubblico, e cos via.
Il Canali al movente vi aggiunge anche una presunta inclinazione omicida
di Mussolini ripetendo spesso che Mussolini sarebbe il responsabile e il
mandante delle aggressioni ad Amendola, Forni, Misuri, Gobetti, lassalto
alla casa di Nitti, ecc.
Non sempre cos (oltretutto ordinare una spedizione punitiva non
equivale ad ordinare un omicidio a freddo), ma ammettiamolo pure e
magari per tutti costoro, ma consideriamo che in quel periodo la politica si
faceva anche con la violenza. Del resto, per i socialisti, che nel famoso
biennio rosso, 1918 /20, attuarono in Italia un violento tentativo
sovversivo, chi ne era responsabile, chi ordinava le azioni violente?

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Uno storico veramente singolare questo Mauro Canali, visto che
costruisce un vero teorema, al pari di un giudice inquirente, laddove prima
interpreta la eventuale tangente, leventuale finanziamento, da lui
scoperto, come un interesse privato dei Mussolini (in primis il fratello
Arnaldo) e quindi trasforma, questa che pi che altro una sua
congettura, in un movente, laddove asserisce che Matteotti, sarebbe a
conoscenza di questi scandali e li sta per denunciare.
Che Matteotti intendeva denunciare il malaffare sul petrolio e per il gioco
dazzardo (e non si sa fino a che punto e in che termini lo avrebbe
denunciato), indiscutibile, ma che Matteotti voleva chiamare in causa
personalmente Mussolini non risulta da nessuna parte.
E quindi il Canali, presumendo di avere il movente, indica anche il
mandante dellomicidio di Matteotti, incurante del fatto che poi questo
mandante, cio Mussolini, prima, durante e dopo il delitto da lui ordito
si comporta come un imbecille, invece di crearsi un alibi, sbraita in
pubblico contro la imminente vittima.
Strabiliante poi che il Canali in questo suo teorema, tutto preso a
scoprire tangenti e il movente di Mussolini nel delitto, non trovi spazio
per analizzare il ruolo malefico della Massoneria, Lobby a cui
sono praticamente iscritti tutti gli implicati in questo delitto;
n quello della onnipotente Banca Commerciale di Toeplitz che,
di fatto, sottintende, per suo esclusivo interesse, a buona parte
della finanza nazionale e che ad un certo momento va in
collisione con la politica del capo del governo con tutte le
conseguenze immaginabili.
Ma ci sono anche personaggi, come Aldo Finzi, Filippo
Filippelli, soprattutto Filippo Naldi (un uomo che traffica
svolazzando dalla prima alla seconda guerra mondiale e anche
oltre, svolgendo importantissimi compiti e maneggi politico
finanziari) tutti personaggi legati alla Commerciale e implicati
con gravi sospetti nellaffaire Matteotti.10
Il Canali, invece, ignora quasi completamente gli aspetti politici del tempo,
le reazioni che si possono determinare nel mondo politico dalle intenzioni
di Mussolini di aprire ai socialisti moderati e alla Chiesa, in particolare tra
le forze conservatrici che hanno appoggiato il fascismo e le lobby
massoniche che oramai vedono nel fascismo un pericolo alla loro
esistenza; sorvola sulle reazioni degli ambienti speculativi, soprattutto
quelli della finanza, che non sopportano pi la conduzione dirigista del
governo da parte del Duce; ignora che c tutto un fermento nel
fascismo, dai revisionisti a certi giornali apparentemente filo fascisti e a
suo supporto finanziario, ma in realt legati a doppio filo con lalta Banca,
che stanno facendo un gioco sporco contro Mussolini; liquida come
fantasie le rivelazioni di Carlo Silvestri che ha potuto consultare
determinate documentazioni, guarda caso sparite, che scagionano
Mussolini dalle responsabilit del delitto; non considera tutti gli elementi
che stanno ad indicare chiaramente che Mussolini non pu aver avuto
alcun interesse ad ammazzare Matteotti, ma lui decide che questo

21
interesse nella tangentopoli dellepoca impiantata da Mussolini e messa
in pericolo dalle rivelazioni del segretario dei socialisti, e su questa
supposizione pretende di risolvere un delitto complicato, di portata
storica, con interessi di vario genere, anche internazionali e conseguenze,
tra laltro, tutte devastanti per il governo di Mussolini.
E in ogni caso, come presupporre, ammesso e non concesso, che Mussolini
avesse avuto paura di eventuali denunce di Matteotti alla Camera e quindi
decida di risolvere il problema con il mezzo, lassassinio, pi pericoloso e
deleterio per lui, e non invece di confutarlo, di negarlo, di batterlo sul
terreno a lui pi consueto quello della abilit dialettica, del carisma, della
forza che gli conferiva una inattaccabile maggioranza al parlamento?
Oltretutto era improbabile che Matteotti pubblicasse documenti
esplosivi, tali da non poter essere confutati e discussi da un capo del
governo, tanto vero che poi questi documenti esplosivi nessuno li ha
mai tirati fuori! E semmai ci fossero stati, non potevano di certo essere in
mano solo a Matteotti, il che fa presumere che in quella uccisione non cera
solo un aspetto affaristico, ma anche politico.
Nel suo teorema, infine, il Canali deve supporre che Rossi (capo ufficio
stampa di Mussolini), Marinelli (segretario amministrativo del Pnf) i due
che dirigevano informalmente la Ceka, ovvero il gruppetto dei rapitori, e ci
mette anche il Fasciolo (segretario e stenografo del Capo del governo),
sono direttamente implicati nella organizzazione delittuosa, e questo
perch ovviamente Mussolini non avrebbe potuto dare lui stesso certe
direttive ai sicari.11
In sostanza: abbiamo lasserzione di tangenti a Mussolini basata
su congetture interpretative di certe documentazioni;
un movente basato sulla supposizione che le denunce di
Matteotti potessero gravemente danneggiare Mussolini tanto da
doverlo far eliminare;
un ordine omicida che non si pu dimostrare ma si dedurrebbe
dalla congettura che gli organizzatori del delitto siano Rossi e
Marinelli e il Fasciolo, tutti stretti collaboratori del Duce che
non potevano aver agito di loro iniziativa allinsaputa di
Mussolini e quindi il vero mandante Mussolini.
Da storico attento, quale del resto , il Canali avrebbe dovuto rendersi
conto che il delitto Matteotti e le circostanze che lo precedettero, erano una
questione di affari, ma anche politica in un certo contesto storico.
Per prima cosa avrebbe dovuto valutare la figura di Mussolini, che non
risulta un santo, ma neppure un freddo assassino,12 ma un rivoluzionario,
di stampo politico, uso a prediligere i mezzi della politica per prendere e
difendere il potere e in questi mezzi c anche luso di una certa violenza.
La storia insegna che il potere rivoluzionario si prende con la forza e si
difende con la forza e questo spesso comporta lo spargimento del sangue e
i plotoni di esecuzione, ma forse dimentico di questo il Canali scrive:
Che senso ha allora pretendere la presenza di una razionalit e
ragionevolezza tattiche nellazione politica di Mussolini, se essa era gi
dominata e guidata da un progetto politico che se ancora non ben

22
definito , prevedeva in definitiva la liquidazione delle opposizioni e del
garantismo legislativo liberale?.
Ma lo storico lo sa come regolarono il potere e liquidarono le opposizioni
interne Stalin o Hitler, tanto per stare a quei tempi o come lo regolano nei
paesi democratici, dove di prassi lomicidio mirato, la strategia della
tensione e lo stragismo?
Non insegna forse la storia che la guerra, sotto varie forme, la
prosecuzione della politica con altri mezzi e fa parte dellarchetipo
umano?
In definitiva, se non fosse per limportanza cha assunto il testo del Canali,
uno storico di spessore, non ci sarebbe neppure bisogno di confutarlo visto
che gli elementi a carico di Mussolini, sono congetture su alcune
documentazioni e ipotesi, sia pure intelligenti e ben sviluppate, ma spesso
basate su testimonianze e particolari, di dubbia interpretazione o
contraddetti da altre testimonianze, ma tutte, nel complesso, lasciano a
desiderare.
Si dovrebbero opporre testimonianze e particolari dubbi, ad altri forse
ancora pi dubbi, ma non il caso.

Il personaggio Mussolini
Per la verit Mussolini, rivoluzionario politico, rispetto ad altri
rivoluzionari, ha utilizzato, tra laltro al minimo possibile, luso della
violenza (spedizioni punitive, manganellate e olio di ricino), consistendo i
suoi mezzi principali in quelli eterni della politica nei quali era maestro
insuperabile, ovvero dividere e scompaginare i nemici con accordi e
mediazioni,13 convincere ed entusiasmare, adulare e minacciare, ricattare,
promuovere e blandire, cinismo e magnanimit, ed inoltre il controllo
delle delazioni e la corruzione, con luso dellOvra che aveva a libro paga
quasi tutto lantifascismo (soprattutto quello fuoriuscito, ma anche quello
rimasto in Italia) e via dicendo. Niente di diverso da tutti i grandi politici.
Ed anche, quando necessario, violente aggressioni, seppur non numerose,
a nemici particolarmente pericolosi. Una violenza che del resto, come
accennato, avevano anche usato i suoi avversari. E ancor peggio la
useranno nelle radiose giornate del 1945 con le vere e proprie mattanze
contro i fascisti e presunti tali!
Anzi era proprio il mancato uso di una violenza pi risolutiva,
specialmente contro i traditori, che gli veniva rimproverato dai camerati
pi decisi e che poi port il fascismo a finire come era finito il 25 luglio del
1943.
Durante la guerra civile 43 45, innumerevoli furono gli antifascisti,
compresi quasi tutti i capi della Resistenza, salvati da Mussolini, il quale
firmava ogni specie di grazia gli venisse sottoposta.14
Questo in linea di massima era luomo, che per lanalisi e linchiesta sul
delitto Matteotti, che qui ci interessa, non deve n piacere, n non
piacere, ma che considerandolo nel suo pi che ventennale periodo di
governo, non dimostra di essere un sanguinario e praticare il potere per il
potere o peggio linteresse privato.

23
Si pu avversare irriducibilmente e non condividere in toto il Fascismo, la
sua politica, ma dietro Mussolini, nel bene o nel male, volenti o nolenti, si
deve riconoscere che cera una sua visione della vita e del mondo, un
progetto rivoluzionario, anche se poi era incline a mediare ed essere
pragmatico, e traspariva evidente che in questo progetto cera il desiderio
di realizzare una societ socialista (non marxista e realizzata nella
nazione), innalzare gli italiani e di fare dellItalia almeno una media
potenza in Europa e soprattutto indipendente.
Viceversa non si sarebbe giocato tutto, vita compresa, con la guerra.
Se il Canali avesse valutato luomo e il contesto storico in cui era costretto
ad agire ovvero una nazione dove il potere era pi che altro nelle mani
della Monarchia e dellEsercito, della Chiesa (aveva una parrocchia in ogni
paese), della Confindustria, della Finanza massonica legata ad interessi
extranazionali, ecc., avrebbe compreso che il delitto Matteotti, pur
restando un delitto, che la pratica delle tangenti e la stessa Ceka, pur
restando un qualcosa di oltremodo illegale, sono tutti avvenimenti di un
particolare periodo storico e legati allo scontro di potere in atto.
E tutto questo non pu essere giudicato solo con canoni morali come in
un contesto storico normale e comunque non pu utilizzarsi, attraverso
congetture, per stabilire che Mussolini il mandante del delitto Matteotti.
Solo fissandosi ed esagerando sul fatto che Mussolini usa anche la violenza
per la sua politica (detto per inciso, senza voler scandalizzare: come ovvio
che sia in quel periodo!), per prendere il potere per via rivoluzionaria e poi
difenderlo, il teorema di Canali pu apparire convincente: Mussolini
compie azioni violente e illegali, il rapimento di Matteotti violento e
illegale, ergo Mussolini ha fatto anche uccidere Matteotti.
Ma tutto questo non viene avvertito dal teorema del Canali, anche perch
la parte politica stata da lui talmente sminuita da non
esistere.
Quando invece gli aspetti politici, ovvero il modus operandi di Mussolini
nel regolare amici fascisti e opposizioni, poteri forti, ecc., realizzare un
progetto politico, lunico che gli pu dare soddisfazione ideologica e
garantirgli la saldezza del governo, ovvero aprire ai socialisti, sono
importantissimi aspetti che contribuirono a scatenare il delitto Matteotti.
Ma si sa, per il Canali, Mussolini, praticamente un gangster e quindi la
sua politica, solo finzione, tattica funzionale ai suoi disegni criminosi.
Un vero teorema, tutto incentrato sul postulato che Mussolini un
assassino e un tangentista, mandate dellomicidio Matteotti e di
conseguenza ogni aneddoto, ogni testimonianza, ogni illazione viene
piegata o interpretata a conferma perch, a nostro avviso, non scaturisce
dallinchiesta e dalla analisi dei fatti, ma proprio come un postulato, senza
essere dimostrato, li precede e li elabora di conseguenza.
Ci sorprende che uno storico come Mauro Canali non abbia decifrato la
personalit e la politica di Mussolini, che non sono identificabili con il
malcostume tangentista con il quale, per, allepoca pur ci doveva
convivere.

24
Nessuno contesta che Mussolini, da rivoluzionario, abbia fatto uso della
violenza (e qui ci sta anche la Ceka), per prendere il potere e poi
difenderlo, ma questo non lo fa automaticamente autore di un ordine
omicida (ben diverso da un ordine per una spedizione punitiva) che
condanna a morte Matteotti.
Ma oltretutto, lAffaire Matteotti non decifrabile senza analizzare il
contesto politico, perch la sentenza di morte per il deputato socialista
nasce dal pericolo che Matteotti possa denunciare certi scandali e rovinare
grossi interessi, ma accentuata dal desiderio di defenestrare un Capo di
Stato scomodo, che intralcia certi poteri dellAlta Banca e del mondo
massonico.
In pratica avviene che gli organizzatori di questo omicidio, tutti con la
tessera massonica in tasca, hanno anche potuto sfruttare un certo umore
che vi era tra il Viminale e Palazzo Chigi, dove si utilizzavano gli uomini
della Ceka per spedizioni punitive ed altre azioni del genere a cui
Mussolini non era estraneo.
Da tempo inoltre Matteotti era fortemente inviso sia a Mussolini che al suo
entourage. Per Mussolini vi era un astio particolare, determinato dal fatto
che Matteotti gli rifiutava ogni approccio sottobanco di apertura del
governo ai socialisti, ma anche perch psicologicamente si rendeva conto
che molte accuse di Matteotti erano veritiere.
Forse, dopo il forte discorso antifascista di Matteotti del 30 maggio 24,
Mussolini, a caldo, ha anche accarezzato lidea di fargli dare una lezione,
ma come intu perfettamente Renzo De Felice, non era stupido e deve
essersi subito reso conto che non era proprio il caso, tanto vero che con il
suo discorso di replica del 7 giugno, Mussolini non solo ribalt la
situazione a suo vantaggio, ma avanz anche alcune offerte ai socialisti (io
non respingo nessuno) che volessero collaborare al governo.
Ma intanto nel suo entourage, quello che oltretutto dispone della Ceka: i
Marinelli, i Rossi, i De Bono, i Finzi, e anche soggetti estranei a questi
uffici, ma a loro attigui, come Filippelli, vi a disposizione un alibi per
unazione contro Matteotti, facendo credere agli esecutori della Ceka, che
la vuole Mussolini.
E in questo entourage c chi si mette a disposizione, verso i mandanti che
vogliono far fuori Matteotti e ridimensionare Mussolini. Forse il solo
Marinelli che mette in atto intenti omicidi verso il parlamentare, qualcun
altro, magari intuisce qualcosa e cerca di trovarsi un alibi, qualcuno
colluso con quellambiente politico che vuole ridimensionare Mussolini,
altri invece non sanno nulla o non si rendono bene conto di quello che sta
maturando e che potr travolgerli e cos il meccanismo si mette in moto
inesorabile.

25
PROVE COLPEVOLEZZA DI MUSSOLINI
Lautore, come la stessa presentazione del suo libro cita, pur
dovendosi arrendere alla evidenza che la prova provata, il
documento, l'ordine scritto che faccia risalire a Mussolini la
responsabilit del delitto Matteotti, non c' e forse non ci sar
mai ha cercato per di forzare ogni prova indiziaria per un Mussolini
corrotto e mandante dellomicidio e nel suo testo, estendendo la prova
documentata di un preciso ordine a quella pi elastica e sfumata, ma dal
sottinteso equivoco di responsabilit, ha scritto:
I documenti fino ad oggi noti che chiamano apertamente in causa le
responsabilit personali di Mussolini nel delitto Matteotti, sono il
testamento americano di Dumini il memoriale scritto da Rossi in
Francia per Salvemini e le due lettere di Dumini a Finzi, una del 24 e
laltra del 28 luglio, 1924.
Ebbene, a parte che quel chiamare direttamente in causa alquanto
indefinito, vediamo questi documenti citati dallautore:
Il testamento americano del reiterato bugiardo Amerigo Dumini.
Questo documento o lettera del Dumini, il capo del gruppetto di
rapitori, detto la Ceka, chiama in causa Mussolini per sentito dire,
perch il Marinelli, dice Dumini, che gli commissiona lazione delittuosa
contro Matteotti, gli avrebbe detto che voluta da Mussolini e lui riteneva,
che era in relazione al fatto che negli ambienti fascisti si dava per certo
che Matteotti avrebbe portato alla Camera un offensiva accusatoria sulla
faccenda del petrolio che avrebbe coinvolto Arnaldo, il fratello del Duce.
Quindi stiamo al sentito dire.
Si dice che questa lettera venne sequestrata, con un fascicolo che
Mussolini aveva con s a Dongo, consegnata agli Alleati e ritrovata molti
anni dopo (nel 1986 quando quei documenti, negli Usa, erano stati
desecretati) nei National Archieves di Washington.
Evidenti le contraddizioni: Mussolini, giunto allepilogo, che si porterebbe
dietro un documento per lui compromettente e gli Alleati, una volta
avutolo, non lo utilizzano per denigrarlo, ma lo lasciano giacere in un
Archivio.
Qualcosa stride, e occorre anche ridimensionare quella che una delle
tante versioni di Dumini, confezionate per vari scopi tutti a suo uso e
consumo, e semmai considerarla facente parte di qualche fascicolo messo
insieme da Mussolini (ovviamente smembrato e sottratto!) e che letto nel
complesso, poco ma sicuro, attestava ben altro che la sua responsabilit.
Sarebbe assurdo presupporre che Mussolini si porti dietro una prova
contro s stesso, senza allegarvi tutte le documentazioni che la inficiano.
Ma le vicende delle documentazioni di Mussolini che lo scagionano
rispetto al delitto Matteotti, fatte sparire, le riprenderemo pi avanti
parlando di Carlo Silvestri.
Su questo memoriale americano del Dumini (riportato nel 1986 dalla
rivista Il Ponte: Il Memoriale Dumini. Contributo alla storia del
fascismo: il delitto Matteotti, dopo averlo ritrovato nei National Archives
di Washington, 15 ci sarebbe da scrivere un intero trattato a cominciare

26
dal fatto che venne sicuramente purgato dagli americani, i quali, guarda
caso non intesero utilizzarlo per denigrare il Duce.
Il fatto che questo memoriale tutto uno spasso, laddove un inattendibile
Amerigo Dumini, cerca, goffamente , di edulcorare la sua persona e le sue
vicende.
Basti pensare che nel memoriale il Dumini che, ricordiamo, veniva
chiamato il signor omicidi, perch si vantava dei suoi delitti, ora si
dipinge un pentito in cerca delloblio per espiare il suo folle gesto che per
a suo tempo fu forzato a compiere dal Giovanni Marinelli, visto che lui,
dice, pur non avendo materialmente commesso il delitto, si sente per
responsabile della morte della povera vittima.
Oltre che di scarsa credibilit quindi esso costituisce solo una prova
indiretta e per sentito dire della colpevolezza del Duce, ma allo stesso
tempo per le sue assurdit e contraddizioni costituisce anche un
ridimensionamento di buona parte di quello che si era precedentemente
montato per le versione di un Mussolini mandante del delitto. Forse per
questo che gli autori colpevolisti tendono a pubblicarne solo gli stralci
che gli interessano.

Il memoriale di Rossi, del 1927, citato dal Canali venne scritto in


Francia da Cesare Rossi tra confratelli massoni e antifascisti vari,
durante il suo fuoriuscitismo.
Il Rossi accusa Mussolini per responsabilit morali nel delitto, perch
quelle azioni, quella prassi violenta del tempo laveva voluta il Duce, quindi
per le male azioni della Ceka il gruppetto dei rapitori di Matteotti, ma non
attesta che Mussolini abbia dato direttamente lordine di rapire
Matteotti. Quindi come prova del tutto fuori luogo.

Le lettere di Dumini a Finzi, infine, sono opera di un soggetto in


quel momento carcerato e avvelenato in quanto si sente abbandonato, e
quindi uso ad utilizzare ogni arma ricattatoria per uscir fuori da quella
scabrosa situazione.
In una, quella del 24 giugno 24, egli fa notare che fino a quel momento
non ha compromesso nessuno, n del Viminale, n di Palazzo Chigi, ma
era tuttavia in possesso di documenti scottanti per il governo fascista.
Un accusa generica, che abbraccia un vasto campo di situazioni, diciamo
illegali, che chiamerebbero in causa De Bono e lo stesso Finzi per il
Viminale e Mussolini e Cesare Rossi per Palazzo Chigi, ma sono questioni e
presunti documenti (che poi nessuno ha visto), che non scritto
riguardino un ordine omicida di Mussolini verso Matteotti, al massimo
potremmo ritornare al suo memoriale nascosto in America: Marinelli
mi ha detto, ho ritenuto, ecc.
Nellaltra lettera, invece, egli accusa De Bono il quale, rivela Dumini, che
nel primo incontro, quando venne fermato la notte del 12 giungo, gli
avrebbe detto: Se ella s qualcosa neghi, neghi, neghi, io voglio salvare il
fascismo.

27
Quindi al massimo potrebbe riguardare le paure di De Bono, del possibile
scandalo che potrebbe scoppiare per quella vicenda.
In tutto questo sporco affare, infatti, bisogna distinguere tra
personaggi che possono aver inquinato prove, depistato o
mentito e i veri responsabili del delitto, perch non detto che
chi ha cercato di salvare s stesso, il governo, il regime o il
fascismo lo abbia fatto perch autore o organizzatore
nellomicidio di Matteotti.
Il Canali poi cita un'altra lettera del settembre 1924 ove il disperato
Dumini , scrive al suo avvocato Giovanni Vaselli, pi o meno cos: ma lo
vuoi capire o no che di certe azioni (praticamente si riferisce alle
aggressioni ad Amendola, Forni, Misuri, casa Nitti, ecc.) noi siamo solo
esecutori di ordini e che gli stessi Rossi e Marinelli non fanno altro che
riceverli dallalto?, intendendo che gli ordini vengono dallalto, dunque
da Mussolini.
Anche questa, per il Canali, sarebbe una prova, ma a nostro avviso non si
pu non considerare che si tratta di una supposizione generalizzata del
Dumini, il quale a conoscenza da dove venivano certi ordini si espresso in
tal modo, ma estendere questa considerazione anche al delitto Matteotti
arbitrario, tanto vero che Dumini, anche nel suo memoriale segreto
americano, scriver che lordine di rapire Matteotti gli venne da Marinelli
il quale gli fece credere che veniva da Mussolini, e lui pu solo presumere
da dove veniva lordine di uccidere Matteotti. Tanto pi che in quel delitto
ci fu proprio chi approfitt di queste situazioni, questo andazzo violento
dellepoca, gli strali di Mussolini, per prendere autonomamente liniziativa
omicida.
Insomma siamo in presenza di un sillogismo: siccome si ritiene che gli
ordini di certe precedenti azioni violente (tra laltro non ordini
direttamente e specificatamente omicidi come quello per Matteotti, ma pi
che altro spedizioni punitive) venivano da Mussolini, ergo anche quello
di Matteotti dovrebbe venire da Mussolini.
Che grado di scarsa credibilit abbia questo sillogismo evidente a tutti.

28
CONTRODEDUZIONI DI MAURO CANALI

Il Canali, forse conscio che nel suo teorema ci sono dei punti deboli,
rispetto ad alcune situazioni che gli storici hanno sempre considerato a
discarico di Mussolini, a tal proposito, si produce anche in alcune
controdeduzioni.
Pi che altro al Canali, preme sminuire se non misconoscere le
testimonianze di Carlo Silvestri, raccolte negli anni, e la sua
attestazione di un dossier Gatti Bombacci sul delitto Matteotti.
Silvestri come noto ebbe modo, durante la Rsi, di visionare un certo
dossier che Mussolini aveva fatto preparare a Nicola Bombacci e Luigi
Gatti il suo segretario, e dal quale traspariva che autori di quel delitto
erano stati certi ambienti putridi di affarismo corrotto.
Quel dossier Bombacci Gatti, era trasportato in un baule zincato, su un
camioncino che seguiva la colonna Mussolini in trasferimento la sera del
25 aprile 1945 verso Como. Rimasto in panne, venne poi razziato dai
partigiani nei pressi di Garbagnate, con grande costernazione di Mussolini.
Il contenuto di questo dossier, legato con nastrino tricolore, venne
inventariato al CLN milanese, ma non tutto giunse in seguito agli Archivi
di Stato. Bisogna anche segnalare che forse una parte di questo dossier era
stata estrapolata e la portava seco Mussolini in una valigia, che poi gli
venne requisita a Dongo il 27 aprile. In un caso o nellaltro, fatto sta, che la
parte importante e decisiva del dossier Bombacci - Gatti sparita.
Anche il vecchio progetto che stava a cuore a Mussolini quello di aprire
a sinistra e far entrare nel governo alcuni socialisti e confederali,16
progetto che contrasta nettamente con un Mussolini desideroso di
assassinare Matteotti, viene ridimensionato dal Canali, di fatto
ignorando tantissime testimonianze e attestazioni (anche da parte
socialista), riportate anche da Carlo Silvestri e che lo stesso Renzo De
Felice aveva sempre sottolineato. Per il Canali, si tratterebbe solo di
espedienti tattici di Mussolini. In questo senso il Canali cerca di
invalidare alcune delle testimonianze riportate dal Silvestri, per
esempio quella di Umberto Poggi, di Aldo Finzi e di Italo Balbo, ma le
sue contestazioni sembrano un arrampicarsi sugli specchi..

Altra importante osservazione da tanti espressa, quella dellalibi di


Mussolini ovvero del fatto che se egli fosse stato il mandante
dellomicidio di certo si sarebbe creato un alibi o comunque non
sarebbe andato in giro a inveire contro limminente vittima, ha visto il
Canali produrre le sue controdeduzioni.

Ed infine il Canali ha voluto dire la sua sul fatto che i familiari di


Matteotti non hanno mai creduto alla colpevolezza del Duce.
Vediamo tutti questi aspetti.

29
Controdeduzioni di Mauro Canali:
I documenti spariti

Carlo Silvestri, socialista, firma autorevole del Correre della Sera,


nel 1924 era stato il principale accusatore di Mussolini.
Con una serie di articoli sul Corriere della Sera e proseguiti poi sul
cattolico Il Popolo, partendo dalla congettura, che Mussolini non poteva
non sapere, Silvestri lo dipinse come il vero mandante del delitto. Entr
cos nellocchio del ciclone, perch i fascisti, passata la buriana, se la
legarono al dito, e il Silvestri dovette subire tutte le persecuzioni, finendo
al confino, e scontando la pena solo nel 1938. Furono forse le vecchie
amicizie con Italo Balbo e con il federale milanese Mario Giampaoli, oltre
ad una certa magnanimit di Mussolini verso vecchi amici, che gli
evitarono guai peggiori.
Ma durante quegli anni aveva maturato molti dubbi e si era reso conto che
le sue accuse non andavano oltre le congetture. Quando li espresse tra i
suoi sodali, li preoccup e questi pensarono bene di redarguirlo. Carlo
Rosselli, per esempio, gli disse chiaramente che non si potevano avere
scrupoli verso Mussolini.
E Silvestri tacque, proprio negli anni in cui un suo ravvedimento gli
avrebbe procurato non pochi vantaggi.
Ma durante la RSI non si trattenne, incontr Mussolini e chiar tutta la
faccenda. Per incontrare Mussolini, Silvestri aveva premesso che egli
avrebbe fatto la parte di uno spietato inquisitore, ponendo al Duce ogni
genere di domanda, di sospetto. E questi incontri avvennero, i pi
pertinenti tra febbraio e marzo 1945.
Nel dopoguerra antifascista Silvestri rivel pubblicamente le sue
considerazioni, ricavandone odio e disprezzo, se non peggio, dai suoi
vecchi compagni, tanto pi che lo fece in sede processuale a Roma.
Cosicch, durante la RSI Silvestri ebbe vari incontri con Mussolini e con
Bombacci a Gargnano: Villa Feltrinelli, residenza del Duce o a Villa delle
Orsoline il suo quartier generale, e da buon giornalista li stenograf.
Il dossier Gatti - Bombacci
Nel corso del processo 1947 di Roma il Presidente del tribunale gli
chiese: Lei il dossier di Luigi Gatti lo ha visto?
Io devo dire che la frase dossier estremamente importante, fu una
frase di Mussolini e di Gatti. In occasione di un viaggio a Genova
compiuto nel periodo dei miei colloqui (Bombacci aveva parlato
allAnsaldo e poi ad una folla di 30 mila lavoratori in piazza De Ferrari,
cercando di convincerli sulla sincerit delle intenzioni socialiste di
Mussolini), Bombacci e Gatti avevano potuto rallegrarsi, di qualche
nuovo spunto per le loro indagini.
Di ritorno Bombacci venne a trovarmi a Milano, avendo
straordinariamente lincarico di informarmi circa lesito positivo di un
mio intervento di Croce Rossa e mi disse di essere esultante per quegli
elementi nuovi di cui le indagini si erano arricchite. E mi aggiunse:

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Purtroppo gli imputati non sono qui. Magari dopo essere stati
manutengoli dei tedeschi saranno oggi al servizio degli inglesi o meglio
ancora degli americani. Comunque ci sono dei nomi. Ma sino a quando
Mussolini non mi autorizzi io non te li posso ripetere .
Racconta il Silvestri:
Neppure per un istante ho supposto che la documentazione da me
esaminata fosse di pubblicazione postuma... Il mio esame non stato n
sommario, n affrettato... mi rimase affidata per un paio di giorni... ebbi
anche agio di copiare qualcuno dei pi rimarchevoli tra gli originali di
Mussolini.
Silvestri al processo di Roma, con grande coraggio che gli fa
onore, ebbe a premettere:
Io mi rendo conto che se confermassi la mia vecchia
deposizione, il caso Matteotti sarebbe facilmente risolto. I
giornali del conformismo antifascista mi farebbero fare un
figurone.
Ed infine, lui che era stato il massimo avversario del Duce, arrivando a
pensare di giustiziarlo (e si era anche predisposto lassassinio), disse:
Signori della Corte, ho deciso di venire qui, dinanzi alla Maest della
Giustizia per dire in piena coscienza che se noi, nella seconda met del
giugno 1924, avessimo giustiziato Benito Mussolini come responsabile,
come mandante, come comunque coinvolto nel delitto Matteotti noi non
avremmo commesso un atto di giustizia, ma avremmo compiuto un
delitto ! .
Mussolini nel 1945, tra le altre cose, gli aveva fatto questa confessione:
Il pi grande dramma della mia vita si produsse quando non ebbi pi la
forza, non potendo fare appello alla collaborazione dei socialisti, di
respingere l'abbraccio dei falsi corporativisti, che agivano in verit come
procuratori del capitalismo, il quale voleva abbracciare il corporativismo
per poterlo meglio soffocare. Tutto quello che avvenne poi fu la
conseguenza del cadavere che il 10 giugno 1924 fu gettato tra me e i
socialisti per impedire che avvenisse quell'incontro che avrebbe dato
tutt'altro indirizzo alla politica nazionale e forse non solo a quella
nazionale.
Riferendosi invece al tempo del delitto Matteotti, Silvestri venne a
precisare:
Ho avuto modo di convincermi nella maniera pi decisiva... che il
discorso del 7 giugno (di Mussolini, tre giorni prima del delitto, in cui il
Duce ribalt la situazione delle critiche al fascismo e ventil una apertura
ai socialisti, n.d.r.) era stato pronunciato come premessa a un nuovo
incontro di Mussolini con i dirigenti della Confederazione Generale del
Lavoro (...)
Io mi convinsi che Mussolini intendeva portare al Governo
Buozzi e Baldesi e perci non potevo e non posso pi supporre
che egli meditasse di far uccidere il Segretario del Partito cui
intendeva rivolgersi ufficialmente per avere almeno quattro
dei suoi uomini nel governo come ministri .

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Ma da Mussolini, Carlo Silvestri aveva ricevuto anche alcune confidenze di
grande importanza storica che oltremodo interessante conoscere:
Io sarei l'assassino di Matteotti? Voi sapete, per essere stata la stessa
vedova di Matteotti a dichiararvelo senza mezzi termini, che lei, la
signora Velia Ruffo Matteotti, era pienamente convinta della mia
innocenza.
Parlatene col mio segretario particolare, Luigi Gatti, e con Nicola
Bombacci: essi stanno indagando da anni sui retroscena e sulle
fondamentali responsabilit del delitto Matteotti. Vi autorizzo a parlare
tanto con Gatti, quanto con Bombacci e li autorizzo a dirvi liberamente
tutto quello che per ora si pu dire.
Se ancora non posso anticiparvi le conclusioni in termini di nomi e
cognomi, posso per assicurarvi, sin d'ora, che le indagini di Bombacci e
di Gatti hanno dato conferma dell'affermazione contenuta nel discorso al
Senato dell'estate 1924: il delitto stato compiuto non da me, ma contro
di me. Alle origini dell'assassinio di Matteotti vi fu un putrido
ambiente di finanza equivoca, di capitalismo corrotto e
corruttore, privo di ogni scrupolo, di torbido affarismo.
Si era sparsa la voce che nel suo prossimo discorso alla
Camera, Matteotti avrebbe prodotto tali documenti da portare
alla rovina certi uomini che erano venuti ad infiltrarsi
profondamente tra le gerarchie fasciste. L'idea di catturare
Matteotti per metterlo nell'alternativa di restituire gli
accennati documenti o di perdere la vita sorse in questo sporco
ambiente dove ogni volta che riprendeva a circolare la notizia
di una possibile collaborazione tra me e i socialisti si
manifestava immediatamente una reazione che chiamerei
feroce, Il discorso del 7 giugno fece temere che io mi fossi
definitivamente orientato nel senso di offrire al alcuni
socialisti la partecipazione al ministero.
Da ci forse il precipitare dei tempi, da ci la cattura di
Matteotti gi da parecchi giorni predisposta, avvenuta il
pomeriggio del 10 giugno
Questa inchiesta sul delitto Matteotti era da anni un pallino di Bombacci
che laveva condotta di propria iniziativa e con qualche perplessit di
Mussolini, che per quando si rese conto di certi risultati, gli affianc Gatti
(32 anni, gi capo della provincia di Treviso, collocato a disposizione del
Ministero dellInterno per incarichi speciali a giugno 1944). Bombacci, nel
marzo del 43, raccont:
Ho sempre avuto lassillo di riuscire a provare la pi completa
estraneit di Mussolini nel delitto Matteotti attraverso la scoperta delle
vere origini del delitto. Accertare la verit divenne per me unidea fissa.
Se insistetti per poter lavorare non lontano da Mussolini, con un incarico
che mi dimostrasse la sua fiducia, fu per crearmi una specie di protezione
che giovasse alla libert dei miei movimenti tali da suscitare sovente
allarmi nei capi e negli organi del partito. Se riuscissi nel mio compito
sarei lieto di concludere cos la mia vita. Se il proletariato italiano si
dovesse convincere, come io sono ora convinto, che Mussolini non volle

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luccisione di Matteotti e che, al contrario, il suo pi bel sogno si sarebbe
realizzato quando gli fosse riuscito di portare i socialisti al governo, forse
il dopoguerra potrebbe vedere ancora una conciliazione tra lantico
socialista (Mussolini, N.d.R.), rimasto sempre tale nellanima, e i
lavoratori delle officine e dei campi.
Ed infine Carlo Silvestri, al processo, fa una osservazione che qualunque
storico, degno di questo nome, dovrebbe porre:
Luigi Gatti custodiva un dossier estremamente importante
quella documentazione scomparsa. Chi mai lha fatta
scomparire?
Come mai nessun giornale ha pubblicato degli estratti di questi
documenti?
Chi ha fatto scomparire il dossier? Io arrivo a credere che
cerano in quei giorni, nelle adiacenze, dei procuratori, degli
interessati, non estranei al fascismo 25 luglio.
Orbene rievocato tutto questo, vediamo che Mauro Canali, dedica un
intero capitolo a Carlo Silvestri e le carte del camioncino, scriver,
riportando una osservazione di Renzo De Felice:
Tra i documenti della segreteria di Mussolini oggi presso lArchivio
centrale dello Stato mancano i fascicoli riguardanti il delitto Matteotti e
Cesare Rossi. Tali fascicoli erano tra quelli che Mussolini nellaprile 1945
port con s La prefettura di Milano consegn tutti questi documenti
compresi i due fascicoli in questione al governo italiano. I due fascicoli
non sono per stati versati, come gli altri che Mussolini aveva con s,
allArchivio centrale dello Stato.17
Effettivamente il Canali ha rintracciato e citato i fascicoli legati al caso
Matteotti, ma deve per ammettere: evidente che mancano almeno due
fascicoli, confermando, almeno in parte la tesi di Renzo De Felice sulla
sparizione dei fascicoli su Matteotti (compreso il ruolo di Cesare Rossi).
Quindi nella sua edizione del libro del 2004, dopo aver riassunto tutto
quello che stato inventariato, il Canali confermer che: evidente che
mancano almeno due fascicoli, ma la sua meticolosa ricostruzione delle
mancanze gli fa escludere che si tratti del fascicolo con il dossier
Bombacci Gatti.
Su questo non ci pronunciamo, anche perch, daccordo per la sua
ricostruzione, ma nessuno pu giurare, anche se il Canali lo esclude
(niente misteri niente asportazione dolosa) che in quei fascicoli
rintracciati e inventariati, non sia stato asportato qualcosa di
compromettente.
E sappiamo i giri che fecero prima di arrivare allArchivio Centrale di
Stato: dai capi del CLN, probabilmente vennero visionati, tanto per citarne
alcuni, i pi importanti, oltre che dal Luigi Meda, anche da Emilio Sereni,
preposto nellimmediato dopoguerra a queste operazioni (e quindi, in caso
di materiale scottante, ne inform sicuramente Togliatti), poi quel Pier
Maria Annoni (come ha raccontato il suo sodale Luigi Carissimi-Priori,
ebbe una certa parte, assieme a De Gasperi, su documenti riguardanti il
Carteggio Mussolini Churchill, anche questi poi spariti), quindi Luigi Re a

33
cui venne affidato il coordinamento per il ritorno a Roma di tutti gli archivi
dei Ministeri trasferitisi al Nord con la RSI, e quindi dalla Presidenza del
Consiglio al Ministero degli Interni che finalmente li consegn, nel luglio
1969, allArchivio Centrale di Stato.
Quanti occhi li visionarono, e non peregrino, conoscendo certe situazioni
e soppesando certi personaggi, supporre che molti di questi occhi erano di
colore massonico.
Vi era in questi due fascicoli scomparsi il famoso dossier visionato da
Carlo Silvestri? Come sopra, non possiamo dirlo con certezza, ma noi, a
differenza del Canali, non escludiamo che vi fosse, anche se forse
propendiamo pi che il dossier decisivo fosse nelle valige di Dongo, del
resto, altrimenti, dove sarebbe?
Non escluso infatti, anzi molto probabile, che Mussolini si port dietro
nella valigia, requisitagli poi a Dongo, alcuni fascicoli originariamente
facenti parte dellintero dossier, come per esempio quello su Cesare Rossi,
che doveva riportare il famoso biglietto o farfalla carceraria di Marinelli
che scagiona sia Mussolini che Cesare Rossi dal delitto e forse il fascicolo
riguardante Emilio De Bono, requisito nel 1943 al vecchio generale da
Pavolini e consegnato a Mussolini.
Ma o da camioncino di Garbagnate o da dalle valige di Dongo, questi
documenti sono stati presi e fatti sparire.
Alessandro Minardi, unico giornalista ammesso alle udienze del processo
di Verona confid al giornalista Marcello Staglieno nel 1975 che i due
fascicoli sul delitto Matteotti, rinvenuti in una borsa di Mussolini al
momento dellarresto (27 aprile 1945), erano verosimilmente quelli con i
documenti di Matteotti sottratti da De Bono nel 24 (anche se alcuni hanno
messo in dubbio questo possesso da parte del De Bono) e facevano parte
del dossier requisito a Dongo. Vi una fotografia del verbale di consegna
dei dossier sul delitto Matteotti (pubblicata sul Tempo illustrato il 16
giugno 1962) che funzionari della prefettura di Milano il 2 maggio 1945
pretesero dagli emissari governativi che avevano ritirato i dossier. Essi
per non sono stati versati, allArchivio centrale dello Stato.
O dobbiamo supporre come fa il Canali che il dossier Bombacci Gatti,
forse non mai esistito, se non nei racconti del Silvestri, e che comunque,
sempre secondo lui, i fascicoli ritrovati dimostrano che non ci sono
misteri o sparizioni?
Come detto vi anche lipotesi che il fascicolo in questione, quello
determinante (cio Bombacci Gatti), Mussolini per non separarsene lo
avesse portato seco in una valigia e gli fu poi preso e Dongo.
Occorre infatti domandarsi: da dove venne la lettera - memoriale di
Dumini, finita agli Alleati e dove sono gli altri fogli che sicuramente
laccompagnavano, perch Mussolini non poteva essere cos scemo da
portarsi appresso una prova a carico senza altri documenti che la
confutavano?
Il Canali potr trovare tutte le spiegazioni possibili, per mettere
in dubbio le testimonianze di Silvestri, ma non potr mai
spiegare e soprattutto convincere, perch Silvestri and anche

34
al processo di Roma 1947 su Matteotti a riportare e dettagliare,
fatti, testimonianze e particolari, a discolpa di Mussolini,
tirandosi addosso le ire e le vendette degli antifascisti.
Si potrebbe obiettare che il Silvestri, magari voleva giustificare il suo
precedente riavvicinamento a Mussolini, ma assurdo che per trovare
qualche giustificazione e attenuare le critiche (ne avrebbe potute trovare
molte, compresa la sua attivit nella Rsi con la Croce Rossa Socialista,
autorizzata appunto dal Duce che aveva permesso di salvare dalla prigione,
dalla morte o dalla deportazione in Germania, tanti antifascisti), si and
invece ad avventurare, in pieno clima antifascista, con la volante rossa
che ogni tanto faceva ancora fuori qualcuno, proprio su questo pericoloso
argomento quale la innocenza di Mussolini nel delitto Matteotti,
inventandosi addirittura un dossier, a discolpa del Duce.
Ma oltretutto noto che Silvestri aveva avuto un ripensamento circa la
colpevolezza di Mussolini gi durante il ventennio, ma venne invitato dagli
antifascisti a non esternarlo; ebbene il Silvestri invece di pronunciarsi
durante il ventennio quando avrebbe ottenuto onori e vantaggi lo va a fare
durante la RSI, con una guerra chiaramente perduta e sapendo a cosa si
andr incontro nel dopoguerra. E nel clima infuocato del dopoguerra, in
vece di defilarsi, si espone con coraggio e conferma tutto!
No, le supposizione del Canali su Silvestri non reggono proprio.
Anche se il dossier Matteotti di Bombacci e Gatti, non si trova, e non si
trova proprio perch stato fatto sparire, non un buon motivo per
sostenere che non esiste, quando la logica degli eventi, le coincidenze e le
testimonianze ce lo confermano.
Come accennato, neppure il Canali potr mai facilmente spiegare e
convincere perch Mussolini che si portava quelle carte su Matteotti,
appresso nelle sue ultime ore di vita, fece fuoco e fiamme, quando seppe
che il camioncino si era smarrito. Va bene che su quel camioncino cerano
anche altri documenti importanti, anche di ordine militare, ma se quel
dossier non esisteva o non aveva poi questa grande importanza, perch
Mussolini se ne preoccupava eccessivamente e come scrive il Canali stesso
lo precipit in uno stato di grande agitazione?
Oltre a considerare che molto probabilmente Mussolini aveva seco e si
port fino a Dongo, anche un'altra borsa con documenti sul caso Matteotti.
Era evidente la sua intenzione, a guerra finita e una volta prigioniero, di
dimostrare le sacrosante ragioni per le quali lItalia era entrata in guerra (e
qui riguarda il famoso Carteggio con Churchill, fatto dal britannico
sparire) e se il caso di dimostrare la sua innocenza nella uccisione del
parlamentare socialista, non di certo la sua colpevolezza!

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Controdeduzioni di Mauro Canali:
Testimonianze di Carlo Silvestri
Per le testimonianze che Carlo Silvestri ebbe in periodi diversi e che
confermavano la innocenza di Mussolini oltre il suo intento di portare i
socialisti al Governo, a parte quelle di Mussolini stesso, il Canali ne
contesta alcune: quelle di Umberto Poggi, di Aldo Finzi e di Italo Balbo, e
ne ignora altre. Vediamo.

Francesco Giunta
Nel corso del processo di Roma venne chiamato a testimoniare l'ex
dirigente fascista Francesco Giunta che dichiar:
Quel che ha detto Silvestri la pura verit. Mussolini non ebbe il
coraggio di portare i socialisti al governo nel 1922, ma li avrebbe portati
alla fine di giugno del 1924...
Io sono testimone di questo episodio Dopo il discorso del 7 giugno
Mussolini usc dallaula e and nella sala riservata al Presidente del
Consiglio a Montecitorio Eravamo soli. - Ti ho chiamato perch bisogna
riunire prima della fine del mese il Gran Consiglio. Ti avverto subito che
tu perderai limpiego, disse sorridendo, perch il Gran Consiglio non sar
pi lorgano supremo del Governo, ma rientrer nel partito come un
organo superiore.
Cos le opposizioni si calmeranno. O si addomesticheranno o si
tranquillizzeranno...
Mi dicono che tu sei stato in guerra con Tito Zaniboni Che ne pensi?
Era un ottimo ufficiale bel soldato, e buon comandante -
Mi fa molto piacere tutto questo.
E chiaro che Mussolini era in trance. Era veramente soddisfatto quel
giorno, per farmi quelle confidenze.
(Mussolini mi disse) Ho pensato di fare un gran governo. E' il momento.
Offrir l'Educazione Nazionale a Giovanni Amendola, il Ministero dei
Lavori Pubblici ai socialisti, penso che potrebbero mettervi D'Aragona o
Casalini, io lascer gli Interni e mi terr gli Esteri e alla Presidenza, come
sottosegretario metter Zaniboni .
Ora loro possono immaginare come sono rimasto io quando dopo tre o
quattro giorni ho saputo della scomparsa di Matteotti.

Umberto Poggi.
L'ex collaboratore di D'Annunzio, Umberto Poggi, invece, sempre a
Silvestri e con l'intenzione di incoraggiarlo perch si impegnasse a far uscir
fuori dal processo di Roma quella verit rimasta nascosta, ebbe a dirgli:
Mi sono fatta la convinzione che il vero mandante alla
soppressione di Matteotti era il gruppo finanziario e
industriale, creatore e finanziatore, dell'organizzazione che
faceva capo al Corriere Italiano... Su Mussolini pesa pur

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sempre la grave colpa di non avere messo al muro almeno gli
esecutori di quel delitto.
Dico almeno gli esecutori, perch i mandanti erano
intoccabili per la supremazia acquisita con il finanziamento
dello squadrismo operante nei punti nevralgici della nazione.
Ma il grosso guaio che a tutt'oggi quei mandanti, che non sono nel
frattempo morti, di morte naturale vegetano e prosperano all'ombra
della Repubblica
Ma sempre Umberto Poggi ci fa comprendere lassurdit di quanto
abbiamo gi accennato, cio di un Mussolini perfetto imbecille, che ordina
un delitto e/o un rapimento del genere e poi negli stessi momenti in cui
tale delitto sta per essere consumato, va in giro a parlare usando un
linguaggio intimidatorio, infuriato e violento come quello che ebbe a fare a
Umberto Poggi.
Umberto Poggi, che fu anche segretario generale, alla Federazione Italiana
Lavoratori del Mare, infatti, ebbe anni dopo a far notare al socialista Carlo
Silvestri che Mussolini, infuriato perch il suo appello alla collaborazione e
alla distensione, contenuto nel discorso del 7 giugno 1924 (soprattutto
indirizzato verso i socialisti riformisti), era stato ignorato, se non fosse
stato innocente, non avrebbe mai tenuto il discorso che invece gli tenne a
lui Poggi forse proprio il giorno del rapimento o quello successivo, ma
comunque quando ancora nulla si sapeva del sequestro dell'onorevole
Matteotti.
Nella mattina dell11 giungo 1924, Mussolini si sfog con Poggi che aveva
ricevuto proveniente da Gardone Riviera, dicendogli:
La vita degli Albertini, dei Treves e dei Turati, se io fossi una societ di
assicurazioni non l'assicurerei per due soldi. Quella gente vuole i plotoni
di esecuzione, invece che la collaborazione, li avranno ed i loro cadaveri
resteranno l (e indic al Poggi Piazza Colonna), una settimana di
esempio.
E per di pi, aggiunse il Poggi nel raccontarlo al Silvestri, egli ebbe anche
l'incarico di andarlo a riferire, senza cambiare una virgola, a Gabriele
D'Annunzio, a causa del quale si era avuto quell'incontro (D'Annunzio,
come noto, in quel periodo, era da tempo al centro di manovre che lo
volevano utilizzare per una ampia riunificazione sindacale).

[I Canali si rende conto che questa testimonianza del Poggi,


smentisce ogni ipotesi di un Mussolini autore del delitto (solo un
idiota poteva dire quelle cose mentre compiva il crimine) e
quindi cerca di invalidare questa testimonianza in riferimento al
giorno, a ridosso del delitto, in cui avvenne il suddetto incontro
con Mussolini, Mauro Canali avanza dei dubbi, perch
quellincontro non troverebbe riscontro nella presenza delle
udienze a palazzo Chigi e qualche altra incongruenza.
Ma a nostro avviso ha ugualmente una certa importanza perch
il progetto delittuoso era in auge da almeno 20 giorni prima del
10 giugno e se anche lincontro ci fosse stato prima, Mussolini
non si sarebbe esposto in quel modo]

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Giacomo Acerbo
Acerbo, elemento moderato, deputato, gi facente parte del Comitato
Centrale del PNF, ovviamente massone di piazza del Ges, autore del
precedente patto di pacificazione con i socialisti, scrisse in un suo
quaderno di memorie che Mussolini dopo lapprovazione del bilancio e la
sospensione dei lavori parlamentari, avrebbe costituito il nuovo ministero
includendovi, insieme a personalit politiche e tecniche di valore, gli
onorevoli DAragona e Baldesi con i quali lanno prima aveva avuto ripetuti
colloqui e richiamando a partecipare il partito Popolare che non si sarebbe
potuto rifiutare avendo egli in programma la sollecita pacificazione con la
Santa Sede.

Raimondo Sala
Sala, fascista dissidente, a suo tempo espulso dal PNF, per aver dato
vita ad un movimento fascista scissionista, al tempo della opposizione
Aventiniana, scrisse una lettera, laddove vi un passaggio interessante,
tanto pi per il fatto che costui non aveva alcun motivo per essere
indulgente con Mussolini. Scrisse il Sala, rivolgendosi ad un certo, non
identificato, Resis, di un suo colloquio con Emilio De Bono del 21 maggio
1924 , nel quale il generale gli assicur che Mussolini intendeva mutare
politica orientandosi a sinistra e lui pure ne era lietissimo. De Bono gli
fece per notare che Matteotti sarebbe stato un irriducibile avversario , ma
il Sala assicur al De Bono che anche Matteotti alla fine avrebbe seguito la
condotta degli altri ed avrebbe visto con piacere il nuovo orientamento.
E qui facciamo un inciso per rilevare che Matteotti era visceralmente
antifascista, ma anche per porsi come polo di riferimento della sinistra
antifascista, in vece dei comunisti, che altrettanto osteggiava. Ma questa
posizione, tutto sommato non era immutabile. Matteotti in definitiva era
un riformista, una specie di socialdemocratico, che gi aveva dimostrato
nei Consigli comunali del Polesine di non disdegnare alleanze con la
borghesia. Del resto possedeva ettari di terra e altra ne aveva comprata,
ma la trascurava affittandola agli affittuari invece che ai contadini. Il
Corriere della Sera, in un articolo titolato Il Marat del Polesine
evidenzi la profonda contraddizione del socialista Matteotti il quale, se lo
si incontra al Baglioni di Bologna o al Flora di Roma, elegante e con il
sorriso, non lo si riconoscerebbe come quello in calzoni corti con le
mollettiere, avvolto in un mantello largo, e dalle larghe tese di un
cappellaccio, che fa il Marat del Polesine, e condanna a morte la
borghesia. E cos suscita la speranza nei contadini di una donazione delle
sue terre, speranza che per resta immancabilmente delusa.

Mario Giampaoli
Nel 1945 Silvestri era anche andato a trovare Mario Giampaoli, fascista
Sansepolcrista, noto federale di Milano, che il Silvestri conosceva da

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quando questi era un ragazzetto (nell'ottobre del 1926 Silvestri, ferito dai
fascisti, dovette la sua vita proprio a Giampaoli che lo protesse mentre era
ricoverato all'ospedale); ora era il Giampaoli ricoverato all'ospedale,
oramai in fin di vita (morir pochi mesi dopo ridotto dal cancro a 37 chili),
e questi gli volle parlare, come disse, quale un uomo che non ha pi alcuna
speranza di vita.
Gli disse Giampaoli:
...Ti dico quella verit, della quale gi altra volta, vent'anni
fa, tentai invano di convincerti. Mussolini stato estraneo al
delitto Matteotti. Rossi vi rimasto egualmente estraneo. Il
responsabile di tutto Marinelli, la figura pi brutta fra quelli
che io ho avvicinato nel periodo in cui ero un gerarca.
Marinelli, ordinando la cattura di Matteotti, ha obbedito alle
direttive che gli sono venute da persone le quali temevano
l'esistenza di certe prove delle loro malefatte.

Aldo Finzi
Carlo Silvestri, alla fine del 1926 ebbe una appassionata
conversazione con un Finzi che a suo tempo impelagato fino al collo per i
suoi traffici politico finanziari, salvatosi da responsabilit penali, era
rimasto come sospeso nel subentrante regime. Come fece notare il Finzi
al Silvestri, oramai il processo di Chieti era passato in archivio e quindi
non aveva interessi che potessero condizionare il suo giudizio.
Mussolini disse Finzi non poteva aver impartito lordine di uccidere
Matteotti, se non altro per il fatto che questi era uno dei principali
esponenti di quel partito al quale meditava di rivolgersi nuovamente
affinch non impedisse la formazione di un governo basato sulla pi
stretta collaborazione con la Confederazione Generale del Lavoro.
Ma su Finzi facciamo un passo indietro e torniamo a quando, infuriato per
le impostegli dimissioni, scrisse una lettera testamento che fece vedere a
varie persone, per esempio lo Schiff Giorgini e alcuni giornalisti tra cui
Carlo Silvestri. Poi, come noto, rinunci ad utilizzare questarma e ritenne
per lui pi opportuno starsene tranquillo e far passare la buriana. Anzi
arriv anche a negare di averla mai scritta. La lettera parlava della Ceka e
come scrive Mauro Canali , era di una gravit estrema nei riguardi delle
gravissime responsabilit di Mussolini. Visto che questo memoriale non
vide mai la luce, chi legge cos, pu ritenere che le gravissime
responsabilit di Mussolini siano anche concernenti il delitto Matteotti. Il
Canali infatti, ha dimenticato di rimarcare che la lettera fu letta dal
Silvestri e se questi, nel 1945 si convinse della innocenza di Mussolini,
dovette come minimo ritenere che quelle gravissime responsabilit non
inficiavano questa convinzione. Come noto il Silvestri ebbe poi a valutare
la lettera del Finzi, come una sua precauzione per salvarsi la pelle.

[Per questa testimonianza di Finzi, che escludeva il Duce quale


autore del delitto, il Canali mette in dubbio la buona fede dello
stesso nel riferire quelle cose a Silvestri, un Finzi, dice lo

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storico, che sperava di rientrare in qualche modo nellagone
politico, una fonte interessata, infida e inattendibile. Ma come si
vede la contestazione di questa testimonianza, da parte del
Canali, pi che altro una sua congettura, che non dimostra
niente].

Italo Balbo
Silvestri ebbe anche modo di confrontarsi con Italo Balbo, ex
comandante squadrista e futuro governatore della Libia. Balbo gli
conferm anche che a suo tempo aveva proposto a Mussolini di fucilare i
responsabili dell'omicidio di Matteotti, ma il rifiuto di Mussolini di
procedere in questo senso non poteva leggersi come una correit del Duce.
Infatti, disse Balbo, il discorso del 7 giugno, in cui cautamente tast il
terreno per una apertura verso i socialisti, esclude assolutamente un
nascosto intento omicida di Mussolini, anzi proprio in quei giorni il Duce
aveva sondato il parere di Balbo per un eventuale scioglimento della
Milizia, cosa questa forse indispensabile per attuare poi concretamente
l'apertura ai socialisti e alla CGdL
In realt in quei giorni Mussolini, disse Balbo, mi sembrava come un
pentito che non volesse scivolare nella dittatura. E concluse con questa
affermazione:
Ora invece per le conseguenze del delitto Matteotti sar
costretto a fare il dittatore senza averne la stoffa. E saranno
guai, perch un dittatore non deve avere paura del sangue. Se
egli fosse cos stato e se aveva delle responsabilit nel delitto
Matteotti, non avrebbe esitato un attimo a mettere al muro la
squadraccia di Dumini, nonch Marinelli e Filippelli e magari
anche Cesare Rossi e Finzi, pure sapendoli innocenti.

[Per la testimonianza riguardante Balbo il Canali fa osservare


che il Balbo era uno strenuo difensore della Milizia e lo stesso
Mussolini, nel suo ultimo discorso del 7 giugno prima del delitto,
aveva esaltato la Milizia, dicendo alle opposizioni di mettersi in
testa che non sarebbe stata sciolta.
Secondo il Canali quindi, non sarebbe possibile che Balbo e
Mussolini avessero affrontato, in quei termini, quellargomento.
Ma anche in questo caso ci non toglie che in quei giorni di
giugno prima del delitto, Mussolini non ne abbia parlato a Balbo,
magari come ipotesi, come accenno, o altro e il fatto che poi alla
Camera abbia fatto quel discorso non vuol dire niente, non
inficia di certo di raggiungere un accordo con i Socialisti dai
contenuti differenti da quelle enunciazioni.
Anche questa testimonianza del Balbo al Silvestri, quindi, per
noi resta validissima]

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Carmine Senise e Arturo Bocchini
Non meno importanti e decisivi due altre pareri acquisiti da Carlo
Silvestri. Carmine Senise, da pochi mesi divenuto Capo della Polizia gli
disse (praticamernt4e nel 1941) che escludeva categoricamente che
Mussolini fosse il mandante dellomicidio Matteotti. Egli nutriva questa
convinzione prima ancora di divenire il pi diretto collaboratore del sen.
Arturo Bocchini alla direzione generale PS. Con gli elementi venuti a sua
conoscenza , tramite il segreto d ufficio, tale convinzione si era rafforzata
in guisa di non essere suscettibile di incrinature. Anche il giudizio del sen.
Bocchini, luomo che pi di altri aveva avuto modo di farsi una opinione
aderente alla realt dei fatti, era sempre stato assolutamente negativo.

La confessione di Giovanni Marinelli


Ma il Silvestri (e non solo lui) riport anche un'altra importantissima
testimonianza, riferitagli da Mussolini, quella che Giovanni Marinelli,
condannato a morte al processo di Verona contro i traditori del 25 luglio e
in procinto di essere fucilato, confid a Carlo Pareschi, presente Tullio
Cianetti, di essere stato lui ad aver impartito nel 24 lordine omicida e lo
scrive anche nel famoso biglietto o farfalla carceraria a Mussolini
(ovviamente sparito con tutto il dossier) chiedendo scusa a lui e a Cesare
Rossi di averli a suo tempo coinvolti.
Il Mauro Canali potr essere scettico quanto vuole su questi fatti, ma c
un'altra importantissima, seppur indiretta, osservazione:
n Giovanni Marinelli, n Emilio De Bono (secondo Canali, il
primo organizzatore del rapimento e il secondo comunque
informato), in procinto di essere fucilati accusarono Mussolini,
n tentarono di ricattarlo, indicandolo quale mandante. Anzi
tuttaltro e questo fatto un altra prova della estraneit di
Mussolini al delitto!

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Controdeduzioni di Mauro Canali:
Il non alibi di Mussolini
Un'altra questione, che tanti hanno rilevato questa: non erano
neppure passate 24 ore dalla scomparsa del deputato socialista e
nonostante che i suoi assassini venivano mano a mano arrestati, che subito
si innesc una violenta campagna di stampa, una questione morale, contro
Mussolini: la attiguit del Viminale e della Presidenza del consiglio con gli
arrestati e le frasi minacciose, esternate da Mussolini ed altri fascisti
contro Matteotti, dopo il violento discorso antifascista di questi alla
Camera del 30 maggio 1924, furono ritenuti elementi sufficienti per
individuare in Mussolini il mandante (si diceva che un Mussolini, adirato,
aveva esclamato Quelluomo l non dovrebbe pi circolare!).
Lo storico Canali, per supportare la sua tesi di un Mussolini mandante
dellomicidio Matteotti, riporta anche un riferimento di Aldo Finzi agli
inquirenti (ammesso poi che sia veritiero, visto che il soggetto non era
esente dal profferir bugie), dove questi disse che intorno al 2 giugno 24,
il Rossi e il Marinelli erano stati redarguiti severamente da Mussolini che li
incalz con frasi violente, sollecitandone un loro maggiore impegno nello
stroncare le iniziative degli avversari politici. Ne conclude il Canali che
in quella data si raggiunse tra Mussolini e i due dirigenti della
Ceka la definitiva intesa omicida. 18
Ma il Canali si contraddice dimenticando che tutta la ricostruzione degli
avvenimenti, da lui spesso ricordata, attesta dal 22 maggio che Dumini e
gli altri membri della Ceka, questi chiamati a Roma dal Dumini il 20, si
erano installati allhotel Dragoni da dove stavano preparando il rapimento.
Quindi luscita di Mussolini verso Rossi e Marinelli, in questo caso,
avverrebbe quando i due capi della Ceka avevano gi avuto lordine e
avevano gi incaricato il Dumini che appunto stava preparando limpresa e
quindi la supposizione di Canali e le date ricostruite sono in
contraddizione, anche se volesse intendere che prima era solo in atto un
progetto sui generis e poi il 2 giugno divenne definitivamente esecutivo,
ma la cosa non regge perch Dumini al 2 giugno aveva gi predisposto con
i suoi sodali il progetto delittuoso.
In ogni caso, resta assurdo ritenere che chi aveva in animo di
compiere quella impresa delittuosa, chiaramente premeditata,
se ne era andato in giro a profferir minacce contro la sua
vittima!
Sembra che a caldo, dopo il discorso di Matteotti alla Camera del 30
maggio 24, un Mussolini adirato invocasse la Ceka e come accennato,
proprio a ridosso del rapimento, anche se forse qui la datazione incerta,
lo stesso Mussolini ad Umberto Poggi, gi collaboratore di Dannunzio,
addirittura fece un altro discorso bellicoso, invitandolo persino di andare
a riferirlo.
Il primo giugno 24, oltretutto, il Popolo dItalia, pubblic un corsivo
senza firma da tutti ritenuto opera del Duce, in cui si diceva:

42
Matteotti ha tenuto un discorso oltraggiosamente provocatorio che
merita una risposta pi concreta dellepiteto di canaglia urlatogli alla
camera da Giunta.
Sono tutte reazioni istintive a caldo, istigate dal comportamento
di Matteotti, ma attestano che non possono essere frutto di un
mandante di un omicidio i cui meccanismi hanno gi preso a
girare.
Praticamente nel mentre impartisce gli ordini per rapire, bastonare o
addirittura uccidere Matteotti, Mussolini tanto cretino di minacciarlo
pubblicamente!
Se ne deduceva quindi che tutto il quadro dinsieme di queste accuse a
Mussolini stonavano e non reggevano, a meno che questi non fosse
stato un perfetto imbecille, che premedita di ammazzare un
importante rivale, il cui delitto avr sicuramente reazioni
eclatanti, dirama gli ordini necessari e poi va in giro a profferire
minacce contro la sua imminente vittima!
Ebbene di fronte a queste importanti considerazioni, il Canali cosa fa?
Con incredibile noncuranza cerca di volgerle a suo vantaggio.
Dopo aver, infatti, ricostruito che nei giorni precedenti il delitto e
soprattutto dopo il discorso antifascista di Matteotti del 30 maggio,
lentourage mussoliniano e Mussolini stesso si impegnarono molto a
rendere ancor pi incandescente lo stato dei rapporti tra il fascismo e
Matteotti, ne deduce che questi sarebbero passi lucidamente compiuti
per indurre a seguito nellopinione pubblica lidea di un delitto scaturito
dal particolare clima politico suscitato dal discorso di Matteotti
(intende: deviando cos il sospetto di un delitto per affari e tangenti che
riguardano Mussolini stesso).
La deduzione del Canali, per, e solo teoricamente, potrebbe avere valore
per alcuni personaggi, ma per tutti no di certo, perch si dovrebbe
supporre che lentourage di Mussolini sia tutto complice e al corrente
dellimminente delitto e comunque sia sicuro che almeno il capo del
governo, impegnato in quel periodo con i Questori e i Prefetti e di fronte
allopinione pubblica a ristabilire la legalit, per suo alibi, avrebbe
comunque recitato una parte ben diversa che quella dellirato sobillatore
contro la sua imminente vittima.

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Controdeduzioni di Mauro Canali:
Il parere dei familiari di Matteotti
Come noto i familiari di Matteotti, compreso Matteo il figlio che
divenne ministro e segretario del Psdi, non hanno mai creduto che
Mussolini fosse lassassino di Matteotti. Il figlio di Matteotti, ha anche
avanzato lipotesi che dietro lodine omicida cera il Re e ha sostenuto che
in una sua visita in Inghilterra ha trovato conferme alle implicazioni del Re
negli affari del petrolio.19
Il Canali, di fronte a questi ingombranti pareri, cerca di minimizzarli con
una sua illazione ovvero che la moglie di Matteotti e poi i figli, avrebbero
tenuto questo atteggiamento perch aiutati finanziariamente da Mussolini.
Il Canali per supportare questa sua insinuazione vi dedica anche un intero
capitolo I finanziamenti alla famiglia Matteotti, ma cosa pu dimostrare
lautore? Niente altro quello che si sempre saputo, che Mussolini aiut
economicamente la famiglia Matteotti, tutto il resto sono solo malevole
illazioni!
Nel caso bisognerebbe allora anche supporre che poi, nel
dopoguerra antifascista, i figli di Matteotti (la madre era
deceduta), anche senza pi necessit economiche, di fatto,
continuarono a vendersi la memoria del padre, quando gli
sarebbe bastato affermare, che oggi, dopo molti anni, alla luce
di nuove documentazioni e informazioni, si erano sbagliati
nellassolvere Mussolini. Tutto qui.
Ma oltretutto, linsinuazione del Canali, non regge per un altro motivo: egli
infatti sorvola sul particolare che la moglie di Matteotti, Velia Ruffo, fin dai
giorni adiacenti al rapimento, incontr Mussolini e mostr di credere alla
buona fede del Duce, tanto da sollevare lastio di Filippo Turati e Claudio
Treves a cui la faccenda non stava ovviamente bene.
La moglie di Matteotti quindi aveva questa convinzione molto
prima che, a seguito delle sue traversie economiche venne poi
aiutata finanziariamente da Mussolini !
Se proprio quindi vogliamo fare una ipotesi dobbiamo pensare che forse la
moglie di Matteotti, gi sapeva qualcosa (dal marito?), che la induceva a
scartare Mussolini come il mandante dellomicidio.
Anche in questo caso, quindi, linsinuazione del Canali non
regge assolutamente.

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I ricordi di Edda, la figlia del Duce
Leggiamo anche una interessante testimonianza di Edda Ciano
Mussolini, la figlia prediletta del Duce. Essendo la figlia di Mussolini,
viene a pensare che costei, nonostante per le note vicende del marito, ebbe
motivi di forte astio contro il padre, potrebbe non essere attendibile, e la
stessa Edda se ne rendeva conto, visto che disse chiaramente che tanto io
sono la figlia del duce, nessuno mi creder.
Ed infatti questi ricordi non li estern pubblicamente.
Anche il fatto che Edda riporti frasi dettegli da Mussolini stesso, potrebbe
far ritenere che forse il padre gli diede una versione addomesticata.
Ma le cose non stanno cos, perch questa testimonianza, che oltretutto
corrisponde perfettamente agli avvenimenti storici, ha il suo valore, ma
rimase in certi quaderni della figlia del Duce e venne poi raccolta, con
estemporanee interviste, da un suo amico, il romagnolo Domenico Olivieri
che laveva ospite nella sua villa di Conselice presso Ravenna o nella sua
piantagione di ananas in sud Africa.
Dagli appunti dello stesso Olivieri, lo storico Arrigo Petacco, ne ha tratto
questa importante testimonianza, ritenendola estremamente veritiera.
Edda aveva chiesto al padre una cosa che gli stava a cuore: Ma il
delitto Matteotti da chi venne ordito?
Pap si ferm di scatto e mi guard con due occhi che sembrava
volessero uscire dalle orbite. Edda, mi disse, prendendomi le mani e
continuando a fissarmi: tu pensi o puoi aver pensato che io sapessi di
quel mostruoso delitto? Edda, mi si potr accusare di tante cose, ma di
assassinio o di mandante, mai, ripeto mai!
Ma lo sai che luccisione di Matteotti mi costata la fine di un sogno che
poteva avverarsi nel giro di un anno o al massimo due?
Lo sai che la morte di Matteotti ha cambiato la storia dItalia. Lo sai che
la sua morte mi mise in una crisi morale e politica dalla quale non
sapevo come uscire?
Da quando diventai Presidente del consiglio, nel 1922, fino alla uccisione
di Matteotti, io, essendo pur sempre socialista, volevo anche i socialisti al
governo. Lo affermai chiaramente nel mio discorso del 7 giugno 1924.
Leggilo, se non mi credi. Non potevo essere pi esplicito.
Ero certo che il 1924 sarebbe stato lanno in cui avrei realizzato i miei
desideri. Invece, tre giorni dopo, il 10 giugno, mi ammazzano Matteotti.
Quando mi comunicarono la notizia sentii il mondo cadermi addosso.
Vidi il mio sogno dissolversi Edda, vorrei che mamma e pap non
avessero pi pace se dico una bugia. Ero completamente alloscuro di
quellinfame delitto. Un giorno usciranno sicuramente fuori prove
schiaccianti sulla mia innocenza.
Se la storia dItalia cambiata e se io ho preso una strada diversa da
quella programmata, lo si deve all'uccisione di Matteotti.
Il mio spietato accusatore fu un giornalista di nome Carlo Silvestri che
formulava le sue accuse solo su teoremi e congetture fuori strada. In quel
periodo gi mi accusavano di essere un dittatore, ma se lo fossi stato

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davvero non avrei permesso a Silvestri di continuare la sua campagna
accusatoria. L'avrei fatto incarcerare. Invece Silvestri, che era un
socialista, se ancora in vita lo deve a me che per ben due volte sono
riuscito a fare arrestare in extremis chi voleva assassinarlo. Immagina
cosa sarebbe accaduto se avessero ucciso anche lui: la colpa sarebbe
ancora ricaduta su di me e per il fascismo sarebbe stato il colpo di grazia.
I mandanti che volevano la sua morte erano gli stessi mandanti
dell'assassinio di Matteotti, ma non sono mai riuscito a individuarli.
Chiesi anche l'aiuto di uomini dell'opposizione che mi ritenevano estraneo
al delitto, ma neanche col loro aiuto siamo riusciti ad avvicinarci alla
verit. Cos Silvestri fu lasciato libero di continuare la sua campagna
bench buona parte della direzione socialista non lo appoggiasse
completamente.
Io, alla fine, dovetti prendere le decisioni drastiche che tutti conoscono.
Mi costrinsero a proclamare la dittatura fascista quando invece avrei
preferito costituire con i socialisti un grosso governo democratico.
In un'altra occasione Mussolini torn a parlare con la figlia dei suoi
rapporti conflittuali con i socialisti e Edda cos lo ha riportato:
Ancora oggi, dopo tredici anni che sono Capo del governo fascista
(quindi dovremmo essere nel 1935, n.d.r.), darei il mio braccio per una
collaborazione coi socialisti. Anche due anni orsono ho avuto dei contatti
segretissimi con i socialist e democratici fuoriusciti e con altri ancora in
patria, per convincerli a un'azione comune e, perch no? portarli al
governo.
Sarebbe stato necessario un colpo di timone che io avrei organizzato con i
fascisti sani. Nella pi assoluta segretezza, emissari miei e loro si
spostavano fra Roma, Parigi e anche Londra.
Posso farti anche dei nomi: Giovanni Amendola, il pi qualificato che
aveva aderito al mio progetto bench fosse un mio grande avversario
politico. "Zio Pietro" (Nenni, n.d.r.), mio vecchio amico, ma ora
segretario del partito socialista a Parigi, rimase su due staffe, del resto
come aveva sempre fatto.
L'altro socialista, Claudio Treves, essendo convinto della mia buonafede,
si mise a disposizione, ma sfortunatamente mor durante le trattative.
Bruno Buozzi, il sindacalista che aveva guidato la Fiom, mi scrisse
dall'esilio una lettera personale dichiarandosi entusiasta dell'idea.
I miei pi stretti collaboratori erano Luigi Federzoni, Italo Balbo,
Giacomo Acerbo, Edmondo Rossoni, Emilio De Bono, Costanzo Ciano e
Cesare Maria De Vecchi, tutti membri del Gran Consiglio del Fascismo.
Tutti costoro avevano mansioni ben precise nel governo riguardanti
l'esercito, la polizia, i carabinieri per favorire l'operazione. Bene, per
20
farla corta, tutto and in fumo....
Ne pi e ne meno che quello che noi e altri storici abbiamo sostenuto.

Nel nostro testo citato: Il Delitto Matteotti abbiamo tracciato


delle conclusioni, cercando di ricostruire un quadro il pi possibile
realistico di quel periodo storico.
Le riportiamo qui appresso a chiusura di questo nostro saggio.

46
Conclusioni
Il tempo trascorso e le sparizioni di importanti
documentazioni, in particolare quelle raccolte da Bombacci e
Gatti e forse chiss anche alcune pagine del memoriale di
Amerigo Dumini occultate dagli inglesi e dagli americani, non
consentono oggi di accollare responsabilit precise, di indicare
senza errare i nomi dei mandanti sconosciuti. I processi di
Chieti e di Roma, per evidenti motivi, servono a poco.
Mettendo insieme le documentazioni disponibili, le
testimonianze pi attendibili e analizzando fatti e circostanze,
possiamo comunque ricostruire il quadro di questa brutta storia
e intuire e forse qualcosa di pi, le varie responsabilit.
Vediamo.
Il contesto storico - politico dellepoca
Prima di tirare le conclusioni di questo sporco affare bisogna
fare una premessa fondamentale che consiste nellinquadrare
la figura di Mussolini e le sue intenzioni su cosa si prefiggeva
con la conquista del potere. Di fatto vi sono due posizioni
opposte, che non sono corrette e non inquadrano bene il
personaggio e il contesto storico.
Da una parte infatti abbiamo coloro, come lo storico Canali, che
considerano Mussolini un mezzo gangster che messe le mani
sul potere lo usa a suo uso e consumo e per chi lo ha sostenuto
e sviluppa quindi un sistema di tangenti e malversazioni.
Matteotti ne metterebbe in pericolo la sopravvivenza e quindi
non ci pensa due volte a farlo sopprimere.
Dallaltra quelli che considerano Mussolini un anima candida,
ignaro di tutto e ingannato dagli stessi uomini che lui ha portato
a certi posti di potere e che ora stanno usando questo potere
per interessi personali. E sono costoro che, sentendosi
minacciati dalle possibili denunce di Matteotti e dai
cambiamenti politici che il Duce intenderebbe fare prendono la
decisione di sopprimere Matteotti e far cadere il governo.
Le cose in realt sono molto pi complesse e stanno in modo
alquanto diverso ed per questo che i seguaci di una
interpretazione o dellaltra, si trovano poi alle prese con
contraddizioni ed elementi che ne mettono in dubbio la
ricostruzione di quelle vicende.
In realt Mussolini in quei suoi primi anni di governo, conscio di
avere un potere effimero per le mani, raggiunto anche
attraverso accordi e compromessi con poteri che non gli
piacciono; di dover ripagare quegli interessi che lo hanno
aiutato nella sua ascesa al governo, forze che potrebbero
anche farlo crollare e lui non potrebbe opporsi con serie

47
possibilit di successo, si barcamena, accondiscende a che
molti intrallazzino e si impinguino, anzi tutto questo gli fa gioco,
ma intervenendo a volte al momento opportuno per avocare a
s decisioni importanti, suscita inevitabili reazioni.
Egli vorrebbe governare nellinteresse della nazione, avendo in
mente certi progetti, ma seduto ad un grande e pericoloso
tavolo da gioco, con comprimari, amici e nemici, e almeno per
quanto riguarda la vicenda Matteotti, ne rimarr invischiato e
scottato.
Non pu fare diversamente, non ha uomini allaltezza e un vero
partito rivoluzionario per le mani con cui giocare il tutto e per
tutto, mentre di fronte ci sono la Monarchia, lEsercito, la
Polizia, la Chiesa, la Massoneria, gli Agrari, gli Industriali e la
finanza con le Banche, tutti poteri enormemente pi forti, in
mezzo ai quali pu sopravvivere solo dividendoli, stringendo
accordi e alleanze, promettendo e sfruttando la necessit
comune di avere un governo forte che rimetta in sesto la
nazione, sconquassata dalla guerra e dal disordine.
Quale governo, post risorgimentale, fino ad allora, non ha
sopravvissuto anche attraverso giochi sporchi, traffici di ogni
genere, tangenti e altro che appagano determinati interessi che
sono stati coinvolti nel potere? Chi pi e chi meno tutti,
compresa Casa Savoia.
Tutto questo nella natura stessa del potere che al tempo,
quale lascito risorgimentale, sostanzialmente si configurava
nellequilibrio o nella contrapposizione di una triarchia: la
Chiesa, la finanza massonica e il rampante capitalismo. Senza
dimenticare gli interessi internazionali che pesano sul nostro
paese, soprattutto da parte britannica: controllare lItalia, quale
portaerei naturale nel mediterraneo e punto strategico sulle
rotte petrolifere.
Al contempo la Finanza, sviluppatasi con il risorgimento
massonico, si pu dire che gestiva buona parte della nostra
economia.
In questa situazione Mussolini, che e resta un rivoluzionari,
sia pure di genere politico, qualunque siano i suoi futuri intenti
e programmi ha per il momento una necessit prioritaria:
sopravvivere in sella al potere, da poco conquistato, cercando
di allargarlo e consolidarlo. Programmi e progetti di grande
respiro e che possono toccare determinati interessi creando
reazioni contrarie, avverranno con il tempo, con la possibilit di
utilizzare il potere a questi fini.
E a questi fini egli usa le armi in cui maestro: quelle della
politica supportate, alloccorrenza da un minimo di violenza,
come allepoca era uso fare.

48
Volete quindi che Mussolini non sappia che certi uomini e certi
ambienti che lo hanno aiutato a prendere il potere e a cui ha
fatto promesse, ora vorrebbero intascare i frutti del loro
appoggio?
Ma certo che lo sa, anzi molti uomini li ha piazzati proprio lui in
determinati gangli del poter, sia perch gli sono utili e sia
perch li deve in qualche modo ricompensare.
Che non sappia che il suo partito, il suo giornale fanno fronte a
necessit economiche come si sempre fatto ovvero
procacciandosi finanziamenti (da non confondere con
arricchimenti personali)?
Conoscete forse rivoluzionari che fino a quando il potere non gli
consente di mettere in piedi situazioni diverse, risolvono il
problema di reperire mezzi economici, diversamente
dallesproprio o dal farsi finanziare da chi ha paura o ha
interesse a farlo?
Siamo realisti: tutto questo nella natura umana, nelle leggi
storiche del potere e tutto questo anche il contesto del tempo,
ma non bisogna neppure esagerarlo, perch, anzi, Mussolini,
mostra sempre di avere un occhio per gli interessi della
nazione, del resto vero fine del suo potere, e spesso interviene
o si mette di traverso stroncando o frenando certi appetiti. Non
a caso va in rotta di collisione con gli ambienti della onnipotente
Commerciale. E se si arriva al delitto Matteotti proprio perch
Mussolini su un altro piano rispetto a chi sta usando il potere
solo per i suoi interessi.
Ecco perch, quando scoppier il caso Matteotti, lui che in
definitiva ne fuori (ma a chi vede dallesterno, considerando
luso della Ceka, il giro delle tangenti, pu dare la sensazione di
essere invischiato nel delitto), reagisce nellunico modo
possibile: sbatte fuori molti suoi stretti collaboratori, Rossi e
Finzi in primis, misconosce e scarica Dumini e la sua banda, si
pone contro i vari Filippelli, Naldi, ecc. che pur avevano
trafficato con i suoi uomini, tutta gente che per ingordigia si
sono bruciati con le loro mani, i quali per restano stupefatti e
indignati ed ovviamente la prendono, molto male.
E non avendo scelta costretto ad arrangiarsi, a mischiare le
carte, se il caso a mentire e dare disposizioni che possano
salvare il governo e il fascismo che gli sono costati anni di
sacrifici e per i quali ci sono stati non pochi morti.
Ed ecco perch una volta che riuscito a sopravvivere al
cataclisma del delitto, sconfinando nella dittatura e liquidando
quella sporca storia con un processo a Chieti addomesticato,
lascia che tutti coloro che, colpevoli o innocenti, sono stati
invischiati nel delitto e non sono fuggiti allestero, ponendoglisi
platealmente contro, si trovino una loro collocazione, come per
esempio Finzi e gli stessi della banda Dumini, ed anzi molti

49
come De Bono, Marinelli, ecc. li recupera nellalveo del regime.
E sempre stata questa la costante del suo modus operandi:
mettere una pietra sopra, badare al sodo e alle necessit
contingenti.
E non deve neppure stupire che in qualche modo concede
sussidi e agevolazioni agli uomini della Ceka caduti in
disgrazia. Egli s benissimo che quegli uomini un tempo
gli sono stati utili e fedeli, che le rivoluzioni necessitano di
fegatacci e che queste qualit spesso si accoppiano a
tendenze delinquenziali, ma del resto, le rivoluzioni non si
possono fare con i soli, pochi, idealisti e le educande.
Se costoro hanno ucciso Matteotti, se sono stati utilizzati
da chi poteva farlo, anche contro il suo governo,
creandogli un cataclisma, egli sa bene che sono pur
sempre stati suoi uomini, forse alcuni hanno anche
creduto di agire per il fascismo e non li pu abbandonare
del tutto, senza contare che potrebbero rivelare particolari
imbarazzanti per il fascismo.
Portiamoci ora ai momenti precedenti il delitto dove possiamo
constatare che in quella tarda primavera del 1924 molti nodi
stavano venendo al pettine, a cominciare dal governo di
Mussolini e la sua posizione di potere a cui vari ambienti
conservatori e speculatori avevano pur contribuito e finanziato
per raggiungere.
Questi ambienti, con lAlta Banca in testa che presiede a tutti i
processi industriali in atto, e branche speculatrici di capitalismo,
si sono annidati nelle pieghe del Partito fascista, della stessa
Presidenza del Consiglio e del Viminale. Mussolini che con la
marcia su Roma ha contratto una specie di cambiale con detti
poteri, per un po ha lasciato fare, ed era inevitabile, ma
adesso, non solo non onora quella cambiale consegnando a
costoro lo Stato e tutta leconomia, ma comincia a mettersi di
traverso su alcune importanti speculazioni. Ci vuole vedere
chiaro, prende tempo, concede e poi ritratta la condivisione per
lemanazione di leggi e concessioni importanti: petrolio, bische,
dazi doganali, residuati bellici, privatizzazioni e quantaltro.
Interessi di vario genere vengono messi in pericolo o almeno in
forse, perch Mussolini, pur essendo un pragmatico e un
realista, sotto, sotto, mostra di privilegiare gli interessi
nazionali, e la sua ideologia, contrariamente a quanto aveva
lasciato capire a certi poteri forti, prima di andare al potere e
per averne lappoggio, socialista nel sociale e opposta a
quella liberista nella considerazione dello Stato e al contempo
la sua prassi di governo dirigista e non da semplice mediatore
e controllore.
Ma la cosa non certo semplice perch lItalia ha avuto un
Risorgimento di stampo massonico ed infeudata di ambienti

50
anglofili e francofili, di logge massoniche e anche la Chiesa ha
non indifferenti interessi in ballo, scontrarsi con costoro pu
essere esiziale.
Tutta la finanza nazionale, la nostra cultura (eccetto quella
cattolica), e leditoria, sono nate da culla massonica, bilanciate
dal potere e dalla cultura della Chiesa e i governi post
risorgimentali sono sempre stati caratterizzati, da
malversazioni, scandali finanziari, speculazioni e via dicendo: Il
regno delle tangenti e delle speculazioni, insomma.
Affari sporchi
Tra questi interessi emerge quello importantissimo del petrolio,
che coinvolge la posizione ambigua della filo britannica Casa
Savoia, lobby e conventicole che lucrano sulle tangenti che
vengono pagate (anche alle opposizioni!) per ottenere contratti,
concessioni e sgravi fiscali.
Coinvolge anche gli interessi britannici (Anglo Persian Oil
Company), quelli degli Stati Uniti (Standard Oil e Sinclair Oil) e
in parte anche quelli Sovietici (soprattutto dopo il
riconoscimento da parte del governo italiano dellUrss), tutti
paesi interessati a fonti petrolifere, accordi commerciali di
monopolio, di aree di raffinazione, ecc.
Difficile per seguire i veri interessi e le vere strategie delle
compagnie inglesi e quelle di Rockefeller, oltre a quelle minori
(per esempio Sinclair, che spesso giocano ruoli indefiniti),
perch un campo soggetto ad accordi, guerre, contrasti,
ricomposizioni e acquisizioni azionarie, repentine e a getto
continuo.
Comunque il governo italiano si muova, non pu che favorire un
settore e danneggiare gli altri e in questa realt c chi vorrebbe
operare, favorendo propri interessi, e chi invece non trascurare
quelli nazionali.
Anche il grosso affare delle bische, dove sono state pagate
tangenti per una Legge che autorizzi il gioco dazzardo e
predisponga la possibilit di aprirne di nuove, con tutto lindotto
di alberghi, treni di lusso ecc., non cosa da poco e c chi si
sente gravemente danneggiato dallimpasse che questi
provvedimenti stanno subendo.
Privatizzazioni gi promesse, ingenti affari su residuati bellici,
dazi doganali, ed altro ancora, si trovano al centro di enormi
interessi.
In un caso o nellaltro, troviamo sempre gli interessi dellAlta
Banca, con la Commerciale di Toeplitz in testa, e la stessa
Standard Oil cointeressata in vari affari non solo petroliferi.
Ma occorre anche avvertire il lettore che nulla in questa
vicenda pu essere dato per scontato, come invece hanno
fatto, molti storici: non detto che lelemento scatenante il

51
delitto sia stato proprio il petrolio, certamente il pi
indiziato, o non invece lo furono le bische o entrambi
questi due malaffare, o altro ancora.
ll progetto dei socialisti al governo
In questa situazione, cos delicata, cos contraddittoria, con
tutti questi interessi in ballo, Mussolini deve muoversi con i
piedi di piombo e non ha alcuna intenzione di sfasciare il partito
(gi stretto dai Ras che vorrebbero spadroneggiare e i
revisionisti che con la scusa della normalizzazione lo
vorrebbero liberalizzare per sottometterlo ai poteri forti), e
mettere a rischio il governo, ma ha per accarezzato anche un
suo vecchio progetto, ora in un certo senso obbligato, quello di
portare al governo i popolari (interessando il Vaticano) e i
socialisti moderati con i Confederali che controllano i settori
sindacali.
E lunico modo per rafforzare la sua posizione e per
coinvolgere nel difficile progetto di riforme e crescita nazionale,
di un paese estremamente arretrato, tutte le componenti
popolari.
Questo progetto, prematuro e gi fallito dopo la marcia su
Roma, sta ora, nel 1924, riprendendo corpo e vari sondaggi e
contatti sotto banco sono in essere. A questo proposito,
Matteotti che si pone come un irriducibile antifascista, non poi
un problema insormontabile, in quanto con il moderato
successo che il suo PSU ha ottenuto alle elezioni di aprile, ci
sono ora tutte le condizioni oggettive perch, da una posizione
di prestigio, lui che in definitiva un riformista e un
anticomunista, possa alla fin fine dare il consenso ad una
partecipazione dei socialisti al governo.
Ovviamente un governo forte, aperto a sinistra, sia pure
moderata, vede lostilit della massoneria, minacciata anche da
intese del governo con il Vaticano, di cui gi si hanno i primi
sentori, e danneggiata in tutti quei settori speculativi che
controlla. Anche il fatto che precedentemente Mussolini aveva
fatto approvare dal Gran Consiglio del fascismo lincompatibilit
tra fascismo e massoneria, una enunciazione sia pure pi che
altro teorica, non era stato per i massoni un buon segnale
La massoneria italiana, era al tempo divisa in due obbedienze,
quella di Palazzo Giustiniani, decisamente avversa al fascismo,
e quella di Piazza del Ges, pi possibilista e non aliena ad
accordi con il regime e che conta molti affiliati nelle fila del
fascismo.
Il progetto di apertura a sinistra di Mussolini, non di certo
gradito da casa Savoia e vede poi lostilit degli ambienti
reazionari e conservatori del partito fascista e di quelle lobby

52
speculative che gi mal digeriscono i freni che Mussolini
continuamente frappone alla realizzazione dei loro interessi.
Intendiamoci, non che Mussolini voglia fare il grande
moralizzatore:, egli abbastanza realista per comprendere che
con quellandazzo inevitabile che anche il Pnf, il suo stesso
giornale Il Popolo dItalia, e uomini e ambienti del suo
entourage ministeriale, si procaccino finanziamenti (in pratica
quello che sempre avvenuto in Italia, anche nel dopoguerra
con la Prima Repubblica e con la Seconda Repubblica!), ma la
sua filosofia di governo, il suo concetto dello Stato, lo inducono
a privilegiare gli interessi nazionali, ad imporsi con forza
decisionale e questo lo pone in rotta di collisione con tutto il
mondo delle grosse speculazioni, Finanza in testa.
La situazione nel paese, quindi comincia a farsi esplosiva,
soprattutto dopo le elezioni dei primi di Aprile 24, dove, come
accennato, il PSU di Matteotti risolutamente antifascista, ma
anche avverso ai comunisti, ha ottenuto un buon successo
(5,9% e 24 deputati alla Camera superando sia la corrente
ortodossa del socialismo che i comunisti) e potrebbe avere ora
le mani libere per prendere qualsiasi decisione e anche
Mussolini ha ottenuto un grosso successo con il Listone (oltre
il 61% con 355 eletti), garantendo al governo, grazie al
meccanismo elettorale maggioritario, un ampia maggioranza.
Probabilmente non sfugge, a chi di dovere, che Matteotti, nel
suo famoso discorso antifascista alla Camera del 30 maggio
24, dove denuncia brogli, non mette per sotto accusa il
governo, non ne chiede le dimissioni, e successivamente
Mussolini nella sua magistrale risposta del 7 giugno alla
Camera, pur difendendo il partito e la validit delle elezioni,
manda pi di un segnale ai socialisti e ai confederali per una
futura partecipazione al governo.
Evidentemente Mussolini sa di poter fare queste aperture,
grazie a sondaggi sottobanco che devono essere intercorsi con
settori moderati della sinistra. Ma per il 7 giugno, il
meccanismo di morte, era gi in moto, e quel discorso non
accentu i progetti gi avviati.
In questa situazione esplosiva, era accaduto, infatti, che
Matteotti nel suo breve viaggio a Londra dal 22 al 26 aprile 24,
aveva ottenuto, di sicuro da ambienti massonici e laburisti,
importanti informazioni, forse documentazioni (difficile per
ipotizzare che furono forniti documenti, compromettenti e
tangibili, che poi nessuno ha mai pi tirato fuori) che potevano
procurare un grosso scandalo nel paese. Soprattutto sulla
faccenda del petrolio e delle bische.
Fatto sta, che Matteotti avesse avuto documenti
compromettenti o invece solo informazioni in merito, era filtrata
la voce che il deputato socialista avrebbe denunciato una

53
specie di tangentopoli alla camera. Matteotti nel suo
programmato intervento per l11 giugno, in sede di discussione
del Bilancio provvisorio dello Stato, avrebbe tratteggiato la
finanza di Mussolini come rovinosa per il paese, puntando
lindice su tutta una serie di accuse: per le tariffe doganali
protezionistiche, sfacciate protezioni accordate a gruppi
industriali, tangenti petrolifere e cos via. Avrebbe chiamato in
causa uomini di governo coinvolti in casi di corruzione.
Ma se anche il partito fascista poteva essere coinvolto in
finanziamenti e tangenti, da nessuna parte filtra lintento di
Matteotti di chiamare in causa direttamente Mussolini. Anzi da
quel poco che se ne deduce dallarticolo anonimo dei primi di
giugno, autore Matteotti, su Echi e Commenti, e da quello
postumo su English Life, sembra che Matteotti, mandi un
messaggio a Mussolini, pi o meno: guarda che stai
consegnando il governo e il fascismo alla speculazione, cambia
registro oppure ne resterai coinvolto.
Il delitto
Arriviamo al punto: ad aprile - maggio 1924, in questo
coacervo di interessi e situazioni esplosive, Giacomo Matteotti
viene a trovarsi al centro di un crocevia di morte, laddove
aspetti economici e venali, posizioni di potere da difendere ad
ogni costo e giochi internazionali, hanno interesse a impedirgli
che faccia certe denunce alla Camera, determinando uno
scandalo e rovinando importanti personaggi e, al contempo,
chi vede oramai di traverso il governo di Mussolini e vuole farlo
cadere gli tornerebbe anche utile un crimine da addossargli.
Insomma si determinano le condizioni giuste per prendere
due piccioni con 1 fava: tacitare Matteotti e defenestrare
Mussolini.
Ma oltre ai moventi, ci sono anche i mezzi per realizzare una
operazione con duplice finalit: la Ceka, il gruppetto di
prezzolati che apparentemente agisce agli ordini della
Presidenza del Consiglio e del Viminale e ne a libro paga, ma
di fatto controllata soprattutto da Giovanni Marinelli e anche
da Cesare Rossi ed facilmente condizionata da certi poteri e
interessi eterogenei, attraverso Finzi, ambienti del Corriere
Italiano, massoni , ecc., senza escludere il lavorio di
Intelligence straniere.
Mussolini non pu essere il mandante
Per gli intermediari che progettarono e diedero incarico alla
Ceka per questo delitto, ovvero la cos detta Banda del
Viminale e personaggi attigui, non ci pronunciamo, eccetto una
forte propensione a considerare colpevole il Marinelli e, almeno
in parte, innocente il Rossi. Ma il Rossi, attraverso collusioni
massoniche non per estraneo a tutto quellambiente, che sta

54
cercando di ridimensionare, se non defenestrare Mussolini,
sebbene sia conscio che se cade Mussolini cade anche lui. Il
suo gioco quindi risulta di difficile comprensione e forse si pu
presumere che egli miri solo a ridimensionare Mussolini o
metterlo con le spalle al muro, nellinteresse di certi ambienti a
cui legato, ma senza farlo cadere.
Per il mandate (ma sarebbe meglio dire i mandanti), si pensi
quello che si vuole su Mussolini, ma egli non pu essere il
mandante dellomicidio di Matteotti e neppure di una spedizione
punitiva degenerata in assassinio.
Se prendiamo atto, come lo stesso storico Mauro Canali deve
ammettere, che un ordine omicida diretto di Mussolini non c e
non si trover mai, e quindi anche lui deve formulare quello che
resta un teorema, in base a congetture e deduzioni su
documenti dubbi, per esempio la lettera di Dumini presente
negli archivi americani, allora sono molto pi concrete e valide
le seguenti deduzioni contrarie:
Primo: se Mussolini fosse stato il mandante, non avrebbe
reiteratamente inveito contro il deputato socialista, durante le
fasi preparatorie del delitto e fino a ridosso del crimine. Non
poteva non essere coscio che lui, Capo del governo, avrebbe
poi dovuto cavalcare tutta la fase calda post delitto, dando
limpressione allopinione pubblica di un Capo di governo che si
sta impegnando per normalizzare lordine pubblico.
Secondo: avrebbe semmai ordinato un delitto professionale, e
non in pieno giorno davanti a testimoni, con esecutori a lui
riconducibili. Ed oltretutto, a delitto consumato, si sarebbe
comportato ben diversamente che non subire un mezzo crollo
morale e psicologico.
Terzo: era abbastanza intelligente per capire che la scomparsa
di Matteotti sarebbe stata la tomba di ogni progetto politico di
apertura a sinistra per il quale stava lavorando da mesi e per il
suo governo, molto pi deleteria di eventuali denunce alla
Camera. Denunce alle quali, alla peggio, forte di un ampia
maggioranza e riconosciute abilit dialettiche e di manovra,
avrebbe, potuto in qualche modo tamponare. E anche poco
credibile che Matteotti nel suo viaggio a Londra, avvenuto pochi
giorni prima che venisse sottoscritta la Convenzione Sinclair,
aveva potuto gi avere documenti compromettenti, e quindi pi
che altro poteva fornire denunce verbali, sempre contestabili
(pi probabile che a Londra ci fossero documenti
compromettenti per il Savoia).
Ma torniamo comunque al paragrafo precedente: eventuali
accuse si possono controbattere o negare, uccidendo invece
Matteotti ci si sarebbe dati la zappa sui piedi.

55
Quarto: diciamolo chiaramente: non pu essere un caso, ma
anzi significativo, che le documentazioni sequestrate a
Mussolini nel 1945, precedentemente esaminate da Carlo
Silvestri, dove risultava evidente che il Duce nulla centrava con
lomicidio Matteotti, vennero fatte letteralmente sparire dagli
antifascisti e nel caso dagli Alleati che avrebbero dovuto avere,
invece. tutto linteresse a non scagionare Mussolini.
Quinto: proprio il fatto che il mandante di questo crimine, che
nasce in un contesto di situazioni che si sono evolute in un
certo modo, non Mussolini, ma ambienti e personaggi
potentissimi, che sono per sfumati dietro le quinte e non
facilmente identificabili, spiega che a costoro necessita solo un
azione sbrigativa che elimini la minaccia Matteotti e poi metta
nei guai il Duce.
Costoro, attraverso i loro intermediari in grado di arrivare alla
Ceka, ordinano, probabilmente a Marinelli, quel rapimento che
sostanzialmente una via di mezzo tra una spedizione punitiva,
a cui i membri della Ceka sono abituati, un impresa di minacce
e bastonature per venire in possesso di informazioni dalla
vittima, e probabilmente la commissione di un delitto vero e
proprio. E questi sicari finiscono proprio per muoversi su questi
tre piani, combinando anche una serie di goffe e malaccorte
azioni.
In questo contesto i Finzi, i Rossi, i De Bono potrebbero anche
essere innocenti, rispetto ad aver diramato un ordine omicida o
esserne complici nella sua progettazione, ma in virt dei tanti fili
che li legano agli ambienti affaristici che hanno interesse a
tacitare Matteotti e alla massoneria, non si pu definire con
certezza ogni singola posizione, e comunque anche loro, in
qualche modo, ne sono idealmente invischiati.
Questa impresa criminale era stata progettata ancor prima del
discorso del 30 maggio 1924 che espose Matteotti alle ire dei
fascisti e qualche esternazione di rabbia di Mussolini che offrir
anche un capo di accusa verso Mussolini e un pretesto per il
delitto.
La data esatta di progettazione di questo delitto sicuramente
legata al momento in cui si ebbe voce che Matteotti poteva
denunciare concretamente certi scandali e certi ambienti. Il
discorso quindi del 30 maggio fu probabilmente un
acceleratore, ma non lelemento determinante per dare il via
alle operazioni. In ogni caso certezze in questo senso non ci
sono. Ad un paio di giorni prima del 20 maggio 1924, invece,
data in cui Dumini convoca a Roma gli altri componenti della
Ceka, che arriveranno il 22, si pu forse attestare il momento in
cui gli venne dato lordine omicida da eseguirsi in fretta, prima
dell 11 giugno e del previsto discorso di Matteotti alla Camera.

56
Ordine omicida o spedizione punitiva degenerata?
Lattento esame degli esiti autoptici (sia pur carenti date le
condizioni dei resti organici) e la valutazione delle cronache del
rapimento (sicari che agiscono alla luce del sole con un auto a
cui neppure nascondono la targa), farebbe ritenere che
luccisione fu preterintenzionale, avvenne in macchina nel luogo
e nel momento sbagliato, probabilmente per la reazione della
vittima, che forse doveva solo essere rapita, bastonata, e fatta
parlare. I sicari si trovarono invece tra le mani un cadavere
inaspettato e un auto imbrattata di sangue senza i mezzi per
sotterrarlo.
Si deve quindi propendere per un omicidio non ordinato?
Andiamoci piano, perch difficile credere che si sarebbe poi
liberato Matteotti, il quale non solo avrebbe sicuramente dato
indicazioni per far arrestare i rapitori, ma avrebbe anche potuto
reiterare le sue minacciate denunce alla Camera e comunque
scatenare reazioni incontrollate.
La stessa mancanza di una pala, che i rapitori non si sono
portati appresso, potrebbe dipendere dal fatto che non
necessitava, perch Matteotti doveva essere portato e ucciso in
un posto dove sarebbe poi stato fatto sparire. Ma avanza
sempre una domanda: perch in quel posto non ci sono
ugualmente andati con il cadavere?
Comunque se quasi certo che Matteotti fu ucciso in
macchina non volendo, anche prevedibile che la sua
soppressione, con altri modi e in altro luogo, era
comunque prevista.
Ci sono quindi elementi, circa le finalit del progetto criminoso,
per optare sia per una ipotesi che per un'altra, senza cambiare
di troppo il quadro complessivo del crimine, visto che
importante il movente affaristico con previsti effetti politici,
quindi linteresse dei mandanti a tacitare Matteotti e far cadere
Mussolini, tutti scopi da raggiungere con lutilizzo di persone (la
banda del Viminale) a cui i mandanti possono arrivare
attraverso altre persone e altri ambienti.
Data questa eterogeneit e contraddittoriet di situazioni, il fatto
che il delitto ha un movente affaristico, non disgiunto dai sicuri
effetti politici; che i veri mandanti sono sfumati dietro le quinte;
che gli intermediari che arrivano fino a Marinelli e la Ceka,
sono lobby massoniche a scatole cinesi legate da invisibili fili,
perfettamente inutile sforzarsi di inquadrare il tutto in una
ferrea logica e pretendere di spiegare ogni avvenimento,
ogni fatto ogni contraddizione e ogni gesto insensato.
Anche il fatto che tra la banda del Viminale erano a tutti note
le invettive di Mussolini contro Matteotti, non fu difficile, per chi

57
di dovere, far credere che lazione contro il deputato socialista
fosse voluta o comunque gradita da Mussolini.
Cosicch il destino di Matteotti segnato, e di riflesso sembra
segnato anche quello di Mussolini.
Le condizioni ideali per lomicidio, ripetiamo gi previsto e
organizzato, le determina il forte discorso del 30 maggio di
Matteotti alla camera che espone al massimo il parlamentare,
attirandogli la reazione dei fascisti infuriati, e la reazione a caldo
di Mussolini che gli inveisce contro, profferendo minacce (forse
interpreta quel discorso, che pur letto bene non chiude
totalmente a future intese di governo, come un ulteriore diniego
21
di Matteotti).
Questa reazione, oltretutto in pubblico, espose anche Mussolini
nel senso che se fosse successo qualcosa a Matteotti, tutti lo
avrebbero ritenuto responsabile nonostante poi il suo discorso
del 7 giugno, dove non solo mostr di aver smaltito la collera,
ma profuse anche un rilancio verso future intese con i socialisti
moderati.
Resta per il fatto che coloro che incaricarono Dumini giocarono
sullequivoco, di precedenti stati danimo di Mussolini, che in certi
momenti dovette aver espresso intenzioni bellicose contro
Matteotti, ma rendendosi poi conto della assurdit della cosa, le
lasci cadere, ma altri utilizzarono queste situazioni per
coinvolgere gli esecutori nel nome di Mussolini.

Riassumendo queste conclusioni:


Il delitto ha un movente affaristico (tacitare Matteotti), ma con
effetti, previsti e desiderati, di natura politica (far crollare il
governo di Mussolini o almeno metterlo con le spalle al muro),
possibile quindi che vi siano pi personaggi e ambienti
cointeressati o non estranei, se non al delitto a tutto il contesto
che lo determina, compresi anche interessi stranieri (inglesi,
americani e sovietici).

Mussolini fu assolutamente estraneo al rapimento e al delitto


che in definitiva lo danneggiava in ogni senso.

Insinuazioni su possibili tangenti intascate da Mussolini e/o il


fratello Arnaldo, sono solo congetture; metterle poi in relazione
ad una presunta volont di Mussolini di tacitare, uccidendo,
Matteotti, una assurdit che si configura in un vero e proprio
teorema fantasioso. Vero per che landazzo del tempo
contemplava giri di tangenti, possibile quindi che ci sia stato

58
anche un giro che riguardava il PNF e il Popolo dItalia, come
riguardava i governi precedenti, i partiti e anche le opposizioni.

Che Arnaldo Mussolini fosse coinvolto in qualche giro affaristico


non ha alcuna incidenza su questa vicenda, se non magari,
scanso di equivoci, nel legare poi le mani a Mussolini nel poter
fare un repulisti generale.

Difficile appurare, in mancanza di precise documentazioni, il


coinvolgimento del Re o addirittura che sia partito da lui lordine
omicida. In ogni caso lipotesi di Matteo Matteotti non del tutto
peregrina va tenuta in considerazione (la ripetiamo: De Bono
informa emissari di Casa Savoia che Matteotti sta per far
esplodere uno scandalo che coinvolge il Re nelle vicende del
petrolio. Forse tramite FilippeIli e questi a sua volta attraverso
Dumini, mettono in atto il delitto forzando certi intenti di dare
una lezione a Matteotti e trasformandola in un omicidio. Detto
en passant si dovrebbe aggiungere il Marinelli. Una cosa
certa: se Matteotti avesse coinvolto casa Savoia in uno
scandalo, i contraccolpi, come minimo, avrebbero potuto
provocare il passaggio della corona al Duca DAosta.

Di sicuro lordine omicida part da ambienti e personaggi che


avevano tanto da perdere sia per le denunce di Matteotti che
per la politica di Mussolini..

I Finzi, i De Bono, i Cesare Rossi, sono probabilmente estranei


allordine omicida (formuliamo per questa considerazione con
tante riserve), ma sono in qualche modo coinvolti nel
complesso della vicenda per via di certi fili, politico - affaristici e
finanziari che li legano agli ambienti nei quali si trovano i veri
mandanti. Giovanni Marinelli invece seriamente indiziato per
aver organizzato il delitto, e intermediari come Filippelli, Naldi e
la stesa Commerciale, lo seguono a ruota.

Menzogne, depistaggi, inquinamenti e altro messi in atto da


molti attori di questo Affaire, non sono necessariamente da
mettere in relazione con il loro diretto coinvolgimento nel delitto.

Difficile stabilire, con assoluta certezza, cosa veramente


volevano fare i rapitori sequestrando Matteotti. E evidente che
lo ammazzarono in auto, nel modo e momento non previsti,
ma quasi cero che comunque lo avrebbero poi soppresso.

59
Gli effetti, per il governo di Mussolini di un omicidio o anche del
solo rapimento con bastonatura di un deputato di quella
notoriet e portata, sarebbero stati non troppo diversi. Ergo
assume minore importanza dirimere il dubbio precedente.

Testimonianze contraddittorie del Dumini hanno scarso valore:


il suo primo memoriale ridicolo, mentre quello nascosto nel
1933 in America, che tra laltro non si conosce per intero, non
totalmente affidabile, perch evidente che il Dumini
confezion un prodotto che gli salvasse la vita e fosse al
contempo utilizzabile per eventuali ricatti.
Ebbene, come gi detto, in quel memoriale americano il
Dumini dichiara di aver ricevuto lordine omicida dal Marinelli,
cosa questa che conferma il famoso biglietto o farfalla
carceraria, con la confessione di Marinelli, che Mussolini
asser di aver ricevuto dallex gerarca condannato a morte
a gennaio del 1944.

Quello che accadde dopo divenne inevitabile, ma ogni


elemento sta a dimostrare che in definitiva ci furono
due vittime e queste furono Matteotti e Mussolini, oltre
alla storia del paese che viceversa avrebbe di certo
preso un altro indirizzo.

***

60
NOTE

1
Capacelatro G. La banda del Viminale, Ed. Il Saggiatore 2004.
2
Oltre ad articoli e interviste, questo tema il Canali lo ha sviluppato nei
suoi: Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, Il
Mulino, 1997, e la sua riedizione del 2004, pi snella, elisa di alcune
documentazioni, ma sostanzialmente uguale; e in Mussolini e il petrolio
iracheno. L'Italia, gli interessi petroliferi e le grandi potenze, Einaudi, 2007.
Ci sarebbe da osservare che se il malcostume delle tangenti praticato
dalla notte dei tempi, una spassionata e obiettiva analisi del periodo del
fascismo, dimostra che fu molto inferiore al malcostume dei regimi
democratici, reso evidente dal fatto che speculatori e pescecani vari non si
arricchirono in modo smisurato come nei tempi attuali
3
Le favolose ricchezze di Mussolini. Per la precisione, i beni di
Mussolini che sono riscontrabili, al momento della sua morte (a parte la
residenza della Rocca delle Caminate vicino Predappio, che fra il 1924 e il
1927, fu totalmente restaurata con un prestito littorio, una sottoscrizione
indetta fra i cittadini della Romagna, per poi essere donata a Mussolini che
la elesse sua residenza estiva migliorandola poi con suoi beni), erano
costituiti dai proventi della cessione degli stabilimenti e macchinari del
Popolo dItalia, avvenuta in quei giorni, allindustriale Riccardo Cella (che li
comprava per conto di terzi) e che il Duce aveva diviso con i suoi parenti,
eredi del fratello, del figlio Bruno e la sorella Edvige), e dalla rimanenza di
una liquidazione appena riscossa per i diritti dautore di suoi scritti. La moglie
Rachele inoltre, aveva con s (oltre parte di questi proventi) gioielli di
famiglia e molti regali, anche di valore, avuti dal Duce nel ventennio, che gli
furono sequestrati dagli Alleati e poi restituiti riconoscendogli la propriet.
Durante la Rsi, Rachele, protest pi volte con il marito, perch con il
modesto stipendio di Stato che percepiva, non ce la faceva, a far fronte alle
spese di una famiglia allargata a vari rifugiati e lui si rifiutava di farsi
concedere altro che pur gli poteva spettare. Nel dopoguerra poi non sembra
proprio che Rachele Guidi vedova Mussolini e i suoi figli, abbiano condotto
una vita lussuosa, anzi tuttaltro, e neppure che abbiano rivendicato
ricchezze allestero. Basta per tutti lironia di Romano, il figlio di Mussolini:
ditemi dove sono questi soldi che me li vado a prendere. Chiss se il
Canali potr spiegare dove sono i beni. Queste dicerie sulle ricchezze di
Mussolini, dicesi anche accumulate di nascosto allestero vedesi il nostro
articolo: La favolose ricchezze di Mussolini nascoste allestero, visibile on
line nel sito della Fncrsi: http://fncrsi.altervista.org/
4
Da un servizio di G. Di Stefano su Oggi, n. 51, 13 dicembre 2000
(Matteotti fu ucciso perch scopr le mazzette di Mussolini), riportiamo
questo passaggio, perch evidenzia bene le forzature e le congetture usate
dal Mauro Canali, il quale riscontrando ricevute passate per Mussolini, le
interpreta come una riscossione di tangenti.
<<Nel mio libro sulla genesi del delitto Matteotti, precisa lo storico [Mauro
Canali, n.d.r.], sono riuscito a dimostrare almeno tre tangenti sicure e non
certo facile trovare le prove materiali della corruzione C poi una lettera
del commissario straordinario delle Ferrovie, incaricato di vendere i residuati
bellici della prima guerra mondiale, che scrive a Mussolini: Le 250 mila lire
(circa 400 milioni attuali, n.d.r) che ebbi a consegnarvi poche sere or sono
provengono da una vendita di materiali esistenti in magazzini di corpo
darmata. E Mussolini, sullappunto, verga la parola riservatissimo. Vi sono

61
poi altre sicure tangenti, come una di 750 mila lire (circa un miliardo di oggi,
n.d.r.) fatta passare per donazione a un istituto per ciechi>>.
Commenta Alessandro De Felice (nel suo: ): Il gioco delle ombre. Verit
sepolte della Seconda Guerra Mondiale (reperibile tramite il Sito
www.alessandrodefelice.it):
Si tratta in questo caso di un leit motiv caro a Canali, il quale, nel suo
saggio sul delitto Matteotti teso a dimostrare la colpevolezza di Benito
Mussolini nellomicidio del deputato socialista veneto avvenuto nel giugno
1924, cerca di costruire un circuito storico univocamente monocorde con
non poche forzature interpretative legate ad episodi per nulla inerenti
loggetto della sua peraltro apprezzabile ricerca.
5
Proprio il figlio di Matteotti, Matteo, ha voluto ricordare un articolo
pubblicato su Stampa Sera il 2 gennaio 1978. Era a firma di Giancarlo
Fusco. In sintesi: nellautunno del 1942, Aimone di Savoia duca dAosta,
scriveva Fusco, raccont a un gruppo di ufficiali che nel 1924 Matteotti si
rec in Inghilterra dove fu ricevuto, come massone dalto grado, dalla loggia
The Unicorn and the Lion. E venne casualmente a sapere che in un certo
ufficio della Sinclair, ditta americana associata allAnglo Persian Oil, la futura
BP, esistevano due scritture private.
Dalla prima risultava che Vittorio Emanuele III, dal 1921, era entrato nel
register degli azionisti senza sborsare nemmeno una lira; dalla seconda
risultava limpegno del Re a mantenere il pi possibile ignorati (coverei) i
giacimenti nel Fezzan tripolino e in altre zone del retroterra libico..
6
Tutti contatti e passaggi, con giri di tangenti petrolifere, non ignoti a Cesare
Rossi responsabile della comunicazione alla Presidenza del Consiglio,
sostenuto dal Corriere Italiano di Filippo Filippelli, da Filippo Naldi attiguo a
potenti ambienti finanziari, dagli ambienti finanziari vicino ad Aldo Finzi
sottosegretario agli interni, e dagli ambienti della Commerciale.
7
Marcello Staglieno: Arnaldo e Benito due fratelli, Mondadori 2003..
8
Gi tempo prima la Standard Oil negli Usa, attraverso la grande stampa e
il circuito Rockefeller, aveva spinto, sfruttando lo scandalo in America che
aveva coinvolto la Sinclair Oil, per il ridimensionamento di questa
compagnia.
9
Spesso giornalisti e storici, impregnati di antifascismo, perdono la realt
delle vicende storiche. Tutti presi nel considerare Mussolini intento chiss a
quali malversazioni e accaparramenti, per esempio, interpretano il fatto che
Mussolini nel 1934 rinunci, a vantaggio degli inglesi, a certe concessioni
petrolifere che avevamo in Irak. Dimenticano per di valutare il contesto
storico che port a quella dolorosa rinuncia. Il fatto che lItalia, si stava
indirizzando verso la realizzazione di un grosso progetto geopolitico:
lacquisizione dellEthiopia che necessitava di grossi fondi, e che trovava i
britannici strenuamente contrari. Fu quindi necessario incamerare pi soldi
possibile dalla vendita delle concessioni dei pozzi petroliferi in Irak agli
inglesi, e poi barattare segretamente con gli inglesi il passi per le nostre
navi, che altrimenti sarebbe stato impedito, anche se questo costitu un
ridimensionamento dellAgip. Fu cos che gli inglesi ci estromisero dal
petrolio irakeno, che oltretutto al tempo in Italia non si valut che avrebbe
raggiunto limportanza strategica che poi ebbe e in cambio gli inglesi si
limitarono ad una dimostrazione di facciata e a sanzioni destinate a
stemperarsi. Insomma Mussolini giudic pi importante la realizzazione
dell Impero che non il petrolio irakeno: potr forse aver sbagliato, ma il
giudizio non pu riguardare la malafede.

62
10
Lascia perplessi il fatto che nel suo voluminoso testo il Canali non
sviluppi una analisi sul ruolo della Commerciale e del Toeplitz e neppure del
Naldi e della Massoneria, incanalando invece il tutto sulla malafede di
Mussolini. La Commerciale e il Toeplitz al tempo veri vampiri della nostra
economia e finanza, a cui molti attori del delitto Matteotti sono legati, viene
citata di rado, anzi quando viene citata lo per riportare che si lamentava di
un possibile doppio gioco della Standard Oil con cui si era consociata per la
petrolifera Saper, Standard Oil che invece gli era legata a doppio filo. Il
Naldi, potente uomo ombra dellepoca, citato pi che altro come agente
della Sinclair, il che anche dubbio. La Massoneria viene appena sfiorata,
eppure era una potente forza dellepoca e nellAffaire Matteotti non stava di
certo a pettinare le bambole.
11
Forse conscio di questo buco nel suo teorema, il Canali, cos
congettura:
<<Le responsabilit dirette di Rossi, Marinelli e Fasciolo,
nellorganizzazione del delitto, e quello di De Bono, Finzi e Acerbo,
nellintralciare le indagini e nelloccultare prove, conducono
direttamente alle responsabilit morali di Mussolini. Non infatti
possibile credere che un intero gruppo dirigente, quello, sia detto per
inciso, la cui fedelt era pi antica e fidata, potesse decidere
concordemente e in completa autonomia di sopprimere un avversario
politico di grande spicco>>.
Attestare come organizzatori del delitto, diversi collaboratori di Mussolini,
funzionale a sostenere poi che il Duce non poteva essere ignaro, dunque
era lui il mandante. Questo ragionamento del Canali per indimostrato
nellipotesi di partenza, quella che furono pi di uno ad organizzare il delitto
(quando probabilmente, fu il solo Marinelli, imbeccato da certi poteri a cui
non poteva dire di no). In realt tutti gli altri, che avevano vari scheletri
nellarmadio, ne restarono invischiati o coinvolti : Rossi per certi maneggi
politici con cui trafficava e per la sua vicinanza al Dumini, stesa cosa per
Finzi attiguo a quel mondo finanziario speculatore, il Fasciolo perch ne
venne coinvolto la sera del 10 giugno quando i rapitori rientrarono in citt (o
chiss per quale traffico), il De Bono per il suo ruolo di capo della Polizia
per cui si mise a disposizione non si sa bene di chi e perch. Ma se poi
anche un altro di questi componenti la banda del Viminale, era complice
con il Marinelli non cambia il contesto di fondo.
12
Per attestare un Mussolini assassino, il Canali porta lesempio di alcune
aggressioni ordinate da Mussolini contro avversari politici, dicendo che
potevano finire con un assassinio. Certo che potevano finire in un assassinio
(ma non avevano quelle spedizioni punitive ordini omicidi) ed in ogni caso
non si pu asserire che siccome Mussolini avrebbe ordinato un
omicidio in altre occasioni (e questo ordine a freddo non neppure
veritiero), per forza deve averlo fatto anche per Matteotti.
13
Le necessit tattiche, tattica in cui Mussolini era maestro, non di rado
hanno fatto si che lo troviamo dietro situazioni opposte. Era un modo per
interferire chi poteva dar fastidio. Per esempio lo troviamo, in parte dietro la
nascita della corrente revisionista, che poi cercher di scompaginare il
fascismo e dovr abbandonare al suo destino; lo troviamo non avverso alla
fondazione del Corriere Italiano, un giornale che pu tornargli utile come
fonte ufficiosa del governo e del fascismo e procacciatore di finanziamenti,
ma che poi come sappiamo, legato alla Banca Commerciale e altri ambienti
finanziari, prese una diversa strada., E cos via..

63
14
Mussolini ebbe a scrivere: <<Quando io non ci sar pi, sono sicuro che
gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto
trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto
altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri
forse potr dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto
io. (...) Tutti i dittatori hanno sempre fatto strage dei loro nemici. Io sono il
solo passivo: tremila morti (tra le camice nere n.d.r.) contro qualche
centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho
strappato gli stlirumenti di tortura. Stalin seduto sopra una montagna di
ossa umane.
E' male? Io non mi pento di avere fatto tutto il bene che ho potuto anche agli
avversari, anche nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con
l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia
strappandoli alla morte. Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini,
quale responsabilit avrei assunto salvandoli?
Stalin in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei
vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto.
La rivoluzione francese considerata per i suoi risultati, mentre i
ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera>>.(Intervista a Ivanoe Fossati
Mussolini si confessa alle stelle, 1945, pubblicata postuma nel 1948),
15
A cura di P. Paoletti: Il Memoriale Dumini. Contributo alla storia del
fascismo: il delitto Matteotti, Rivista N. 2, marzo-aprile 1986, Sansoni
Editore, Firenze.
16
Come ha documentato Renzo De Felice, Mussolini voleva portare al
governo: alle Finanze, Filippo Meda dei Popolari, la sindacalista riformista
Argentina Altobelli allAgricoltura; il genovese Lodovico Calda,
amministratore del quotidiano socialista Il Lavoro, o il sindacalista Alceste
De Ambris allAssistenza sociale; e pensava anche a Giovanni Amendola,
se questi avesse accettato, allIstruzione. Probabilmente non tutti avrebbero
accettato, ma la linea politica era quella. E Mussolini contava anche sul
sindacato della CGdL, almeno i meno compromessi con i comunisti, a cui
si rivolse proprio nel suo discorso del 7 giugno 1924 in risposta agli attacchi
di Matteotti. Cfr.: De Felice R.: Mussolini il fascista. La conquista del
potere, Einaudi, 1966.
17
De Felice R.: Mussolini il fascista .La conquista del potere, Einaudi, 66.
18
Scrive il Canali: siamo quindi al 2 giugno () lira di Mussolini che
si scaglia contro linerzia dei due collaboratori (Rossi e Marinelli, n.d.r.), si
pu senzaltro concludere che lintesa definitiva tra il Capo del governo e i
due responsabili della Ceka per la soppressione di Matteotti venne raggiunta
nellincontro del 2 giugno.
19
Cfr.: Delitto Matteotti Il mandante fu il Re non Mussolini, visibile in:
http://guide.supereva.it/alleanza_nazionale/interventi/2003/05/134356.shtml
20
Cfr.: Petacco A., La storia ci ha mentito, Ed. Mondadori, 2014.
21
Mussolini confesser molti anni dopo che il discorso di Matteotti lo aveva
oltremodo irritato perch intimamente doveva riconoscere che le accuse di
Matteotti che il fascismo stava divenendo succube di poteri forti e del
capitalismo era vera.

ROMA - MARZO 2015 TESTO NON IN VENDITA AI SOLI FINI DI STUDIO

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