Sei sulla pagina 1di 58

A tutti gli Italiani

che resero possibile la Carta del Lavoro

1
Un ringraziamento particolare:

al Professor Gerardo Palermo e al Dr. Andrea Bianchi


per i buoni consigli e le opportune correzioni

a Enrico Bucciero e Angelo Effe


che ci hanno fornito le immagini della vetrata della Carta del Lavoro.

2
MARTINA MUSSOLINI
ANDREA PIAZZESI
EDOARDO FANTINI

FASCISMO:
stato sociale
o dittatura?

3
Finito di stampare nel mese di giugno 2015
dalla Tipografia Nome stampatore

In copertina e retro copertina:


particolari e visione intera de La Carta del Lavoro, 1931-1932.

Vetrata artistica policroma realizzata dallartista Mario Sironi su richiesta a lui rivolta dallallora mini-
stro delle Corporazioni Giuseppe Bottai, nella fabbrica milanese Fontana Arte di Pietro Chiesa junior,
pannello centrale: m 10 x 4,35, pannelli laterali: m. 10 x 1,56 ciascuno. Roma, Palazzo delle Corpora-
zioni, poi dellIndustria, attualmente sede del Ministero delle Attivit Produttive.

Autorizzazione Ministero dello sviluppo economico

Progettazione grafica e impaginazione:


Giorgio Bartolommei

Autori servizio fotografico vetrata in copertina:


Enrico Bucciero e Angelo Effe

E vietata la riproduzione del testo anche parziale, di documenti e fotografie, compresa la fotocopia,
senza lautorizzazione degli autori.

ISBN 979-12-200-XXXX-X

4
SOMMARIO

LORO ALLA PATRIA Pag. 9


ABBREVIAZIONI Pag. 13
INTRODUZIONE Pag. 14

Parte I
1914-1924: LE PREMESSE ALLA TRASFORMAZIONE
DELLITALIA LIBERALE
1 LInternazionale Socialista e la prima guerra mondiale Pag. 19
2 Socialisti e fascisti. Gli scontri, le differenze politiche e gli obiettivi Pag. 22
3 Il nemico da abbattere: il liberalismo Pag. 27
4 Le origini dellassociazionismo fra lavoratori. Pag. 33
Il sindacalismo al centro dello Stato

Parte II
1926-1927: VERSO UN NUOVO SINDACALISMO
1 La Carta del Lavoro Pag. 43
2 Lorganizzazione sindacale fascista Pag. 56
2.1 Schema riepilogativo dellordinamento sindacale Pag. 61
3 La legge sindacale Pag. 64
4 Ulteriori funzioni dei sindacati e nuovi istituti in campo sociale Pag. 68
4.1 Istruzione professionale dei contadini Pag. 74
4.2 Previdenza e assistenza sociale Pag 75
4.3 Assicurazioni contro gli infortuni e le malattie professionali Pag. 77
4.4 Assistenza sociale Pag. 77
5 Principali disposizioni in materia di lavoro per i lavoratori Pag. 84
e per gli imprenditori
5.1 Orario di lavoro Pag. 84

5
5.2 Retribuzione Pag. 85
5.3 Assegni familiari Pag. 86
5.4 Ferie Pag. 87
5.5 Regolamento tributario applicato ai cittadini Pag. 90
5.6 Il lavoro delle donne e dei fanciulli Pag. 91
5.7 Disposizioni per gli imprenditori Pag. 91
5.8 Istruzione tecnica e professionale Pag. 91
6 Le Opere Nazionali Pag. 96
6.1 Opera Nazionale Dopolavoro Pag. 96
6.2 Opera Nazionale Balilla Pag. 105
6.3 Opera Nazionale per la protezione Pag. 106
della maternit e dellinfanzia

Parte III
1930-1934: DAL SINDACALISMO AL CORPORATIVISMO
1 Principi di economia corporativa Pag. 115
2 Gli organi Corporativi Centrali Pag. 118
2.1 Le Corporazioni Pag. 118
2.2 Il Consiglio Nazionale delle Corporazioni Pag. 127
2.3 Il Ministero delle Corporazioni Pag. 130
2.4 I Consigli Provinciali delle Corporazioni Pag. 133
2.5 Ispettorato corporativo Pag. 146
3 Come, in certi momenti, si formarono i prezzi Pag. 147
4 Capitalismo e Corporativismo Pag. 151
5 La Camera dei Fasci e delle Corporazioni Pag. 157
6 Come si arrivava alla formazione di una legge Pag. 166
CONCLUSIONI Pag. 170
APPENDICE I: Opere pubbliche Pag. 177
APPENDICE II: Opere nelle colonie Pag. 247
APPENDICE III: Leggi Pag. 279
BIBLIOGRAFIA Pag. 311

6
Per noi fascisti il popolo non una astrazione della
politica, ma una realt viva e concreta. Io soffro per i
dolori del popolo. Il nostro amore per il popolo, amore
armato e severo, tutto vibrante di una profonda e con-
sapevole umanit.
Benito Mussolini

(Annibale Alberti, Il regime fascista e il Parlamento,


in AA.VV., Dal Regno allImpero: 17 Marzo 1861 - 9
Maggio 1936, Tipografia della Reale Accademia Na-
zionale dei Lincei, Roma 1937, p. 162)

7
8
LORO ALLA PATRIA

Il 19 dicembre 1935 si verific un fatto che rimarr unico in tutta la storia dItalia:
il popolo don le fedi nuziali allo Stato affinch questo potesse far fronte, oltre che
alle spese ordinarie, anche a quelle della guerra in Etiopia iniziata il 2 ottobre dello
stesso anno. In quel momento il governo, che gi aveva poche risorse per gestire la
quotidianit (figuriamoci i costi di un conflitto improvviso) fu costretto a ricorrere alla
generosit degli italiani in quanto le banche estere gli negarono ogni aiuto finanziario.
utile approfondire il motivo di tale decisione.
Dal 1919 era stata costituita la Societ delle Nazioni,1 con sede a Ginevra, che
nel 1935 contava ladesione di cinquantadue paesi, il cui ruolo avrebbe dovute essere
quello di risolvere le pi importanti controversie internazionali, allo scopo di evitare
i conflitti armati fra i popoli. Da alcuni anni, fra lEtiopia e lItalia, erano nate delle
profonde tensioni alle quali non riuscivano a trovare una soluzione n i due governi
n la Societ delle Nazioni, che in tal modo dimostr tutti i suoi limiti. La situazione
degener a tal punto che, il 2 ottobre del 1935, a seguito di una nostra dichiarazione
di guerra, si arriv al conflitto armato. Ci non fu accolto con favore dagli organismi
societari che, infatti, decretarono dure sanzioni economiche nei confronti del nostro
paese: con lItalia i membri della Societ delle Nazioni non dovevano commerciare n
dovevano concederle finanziamenti. Il tutto in base al principio secondo il quale non
si poteva permettere che uno Stato ne conquistasse un altro per sfruttarne le risorse
naturali anche se tale prassi era seguita da secoli dalla Francia e dalla Gran Bretagna,
ovvero proprio da coloro che allinterno della Societ delle Nazioni facevano sentire
maggiormente il loro peso, dato che di essa non facevano parte potenze quali Germa-
nia, Stati Uniti, Russia e Giappone. LInghilterra, che aveva da tempo posto sotto occu-
pazione militare lIraq, lIndia e lEgitto, faceva sentire la sua preponderante influenza
politica su molti altri territori: Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione Sudafricana,
Rhodesia, Ceylon, nonch sui protettorati di Nigeria e Uganda. Queste terre, che co-
stituivano limmenso Impero Britannico, nel 1921 rappresentavano unarea di pi di
32 milioni kmq con una popolazione di quasi 440 mila abitanti. Quanto alla Francia, si
ricorda che, nel momento in cui si affrett a riconoscere giuste le sanzioni per lItalia
conquistatrice, la stessa era in possesso dellAlgeria, del Marocco, della Tunisia,
dellAfrica occidentale francese, di quella equatoriale, della Siria, del Libano, della
Nuova Caledonia e di parte, rispettivamente, dellIndocina, della Guyana, delle An-

1 La Societ delle Nazioni fu fondata a Parigi il 28 giugno 1919 e fu cessata il 19 aprile 1946.

9
tille e della Polinesia.
Questi due paesi,
decisamente coloniz-
zatori, non rinunciava-
no certo allinfluenza
commerciale su tutte
quelle terre che aveva-
no conquistato manu
militari nel XIX seco-
lo, anzi, alla fine della
prima guerra mondiale,
vinta anche grazie alla
nostra alleanza, si spar-
tirono le colonie dei
paesi che erano stati
sconfitti, ottenendo ri-
spettivamente, la Gran
Bretagna 2 milioni 620
mila kmq di terre, con
una popolazione di 9
milioni e mezzo, la
Francia 922 mila kmq
e 4 milioni e mezzo di
popolazione.
AllItalia non
tocc che il territorio
dellOltre Giuba, cio
90 mila kmq di steppa
predesertica in Soma-
lia, dove erano possibili solo la pastorizia nomade, la pesca e una magra agricoltura,
anche se la vittoria ci era costata 672 mila morti, 1 milione e100 mila feriti, 478 mila
mutilati e cento miliardi di lire. Ora che andava a conquistarsi un posto al sole in
Etiopia, con il proposito di sfamare parte dei suoi 44 milioni di abitanti, possibilit
che avevano persino piccoli Stati come Belgio, Portogallo e Olanda (anchessi con un
impero ciascuno), si vide chiudere i mercati e rifiutare i prestiti dei quali aveva un im-
pellente bisogno. Fu allora che il Governo Mussolini chiese al suo popolo un aiuto per
sostenere le casse dello Stato in quella che ricordata come la giornata della fede.
In quelloccasione gran parte degli italiani, per prima la regina Elena, offrirono le
loro fedi nuziali per garantire oro alla patria (solo a Roma, quel 19 dicembre, furono
raccolti 250 mila anelli). Nella stessa ora in cui a Roma la Regina depositava il pro-
prio anello e quello del Re consorte nel tripode, posizionato presso il Soldato Ignoto

10
sullAltare della Patria, in ogni altra citt e borgo dItalia il solenne gesto era ripetuto
da centinaia di migliaia di donne italiane.
Limportanza di questo avvenimento colp anche il comunista Giorgio Amendola,
il quale vide nella giornata della fede Una delle pi espressive manifestazioni della
partecipazione popolare sottolineando che quattrocentoquindici senatori (su quat-
trocentodiciannove), e tra questi Benedetto Croce, Luigi Albertini, V.E. Orlando, Iva-
noe Bonomi, diedero le loro medagliette doro di parlamentari alla raccolta promossa
dal regime.2 Anche il drammaturgo siciliano Luigi Pirandello partecip allevento
offrendo la medaglia del Nobel ricevuto nel 1934.3
Alla fine i preziosi raccolti assommarono a 37.000 kg doro e 115.000 kg dargen-
to, per mezzo dei quali furono pagati lestate successiva, quindici milioni di quintali
di grano straniero importato, data la scarsit del nostro raccolto.4
Per quale motivo tanti italiani acconsentirono alla richiesta del loro governo di-
mostrandosi cos ben disposti ad un appello che in fin dei conti li privava di un bene

2 Giorgio Amendola, Storia del partito comunista italiano 1921-1943, Editori Riuniti, Roma 1978,
p. 250.
3 Marco Innocenti, Storie dalla storia / Loro alla patria, Il Sole 24 ore, 14 dicembre 2007.
4 Benito Mussolini, Al direttorio Nazionale del P.N.F., Il Popolo dItalia, 18 maggio 1942, in Opera
Omnia, XXXI, p. 66.

11
dal valore affettivo, oltre-
ch economico, come la
fede nuziale? Cosa convin-
se il popolo a seguire lin-
vito del suo Presidente del
Consiglio, considerato che
la diffidenza da sempre
il sentimento che divide la
gente dai suoi politici?
Probabilmente per-
ch in Italia era in atto, dal
1922, un grosso cambia-
mento della societ, sia dal
punto di vista dellordine
pubblico che della mo-
dernizzazione dei servizi.
Ricordiamo che, tre anni
prima, il 28 ottobre 1932,
Donna Rachele Mussolini reca allAltare della Patria il suo anello
nuziale e quello del Duce.
era stato festeggiato il de-
cennale del regime che, re-
lativamente alle opere realizzate in quel lasso di tempo, indicava in 24.708.590.492
di lire limporto utilizzato per costruire ospedali, strade, acquedotti, opere igieniche,
impianti per la navigazione interna, utilizzazioni idroelettriche, met delle grandi bo-
nifiche, i porti marittimi e fluviali, ledilizia statale, scolastica e popolare, le stazioni e
le reti ferroviarie, la ricostruzione delle zone danneggiate dai terremoti e dalla prima
guerra mondiale. Il governo fascista aveva speso 24 miliardi e 709 milioni di lire nei
suoi primi dieci anni mentre, nei sessanta precedenti, quelli liberali avevano investito
in opere per il popolo, soltanto 21 miliardi e 536 milioni di lire.5 Risultato fu che gli
italiani avevano acquisito fiducia nelle loro istituzioni, anche perch per la prima volta
erano state varate delle leggi del tutto rivoluzionarie che, trasformando i rapporti eco-
nomici e sociali dei cittadini da competitivi a cooperativi, avevano migliorato il loro
modo di lavorare e quello di condividere il tempo libero.
Il presente lavoro verte proprio sul percorso che fu necessario per raggiungere
questo storico traguardo.

5 Per approfondimenti vedi Alberto De Stefani, Lazione dello Stato italiano per le opere pubbliche
(1862-1924), Libreria dello Stato, Roma 1925.

12
INTRODUZIONE

A seguito dei grandi sconvolgimenti politici e sociali esplosi con veemenza nel corso
del XVII e del XVIII secolo, il pi conosciuto dei quali sicuramente la rivoluzione
francese,6 le dottrine liberali, forti delle proprie tesi individualistiche, si affermarono
rapidamente in gran parte degli stati occidentali opponendosi, con decisione, ai poteri
delle monarchie assolute. Queste, garantendo privilegi ed esenzioni fiscali a clero e
nobilt, governavano disinteressandosi delle necessit della stragrande maggioranza della
popolazione la quale versava in condizioni di evidente miseria.
Le concezioni liberali, che avevano come fine quello di tutelare i diritti civili, reli-
giosi e le ambizioni di ricchezza della persona, propugnavano uno Stato che non si in-
tromettesse nei rapporti economici fra i cittadini: questi avrebbero dovuto essere regolati
esclusivamente dagli accordi intrattenuti dai privati secondo il mercato della domanda e
dellofferta. La domanda di lavoro era accentrata nelle mani dei proprietari delle terre,
delle miniere, delle prime fabbriche, cos come in quelle di coloro che avevano capitali da
investire, cio da quella piccola fetta di societ rappresentata dalla ricca borghesia.7 Lof-
ferta di lavoro era formata da una massa immensa di uomini, donne e addirittura, bambini,
in evidente stato di povert, che potevano offrire solo la fatica delle proprie braccia. La
loro fragilit economica li esponeva alle rigide condizioni dei detentori della domanda di
lavoro, i quali ricavavano un esagerato profitto sfruttandoli senza alcuno scrupolo.
Il raggiungimento di questo risultato venne favorito non solo dallutilizzo di strumen-
ti fondamentali quali la propriet privata, liniziativa individuale e la libera concorrenza
ma, sopratutto, dalla completa assenza di condizionamenti e di regole da parte dello Stato.
Fra il 1760 e il 1780 la rivoluzione industriale, portando allutilizzo di macchinari
sempre pi efficienti, che richiedevano un minor bisogno di mano dopera, fin per au-
mentare i problemi dei lavoratori, i quali, ormai in soprannumero, dovettero accettare
condizioni di salario sempre pi gravose, fra laltro senza la tutela dei sindacati, non a
caso vietati dalle leggi di quei tempi. Come se non bastasse levoluzione liberale fece s
che nella maggior parte dei parlamenti occidentali fossero presenti in prevalenza i partiti
politici impegnati ad applicare i principi del liberismo cos che, anche giuridicamente,

6 Si devono ricordare, al riguardo, la rivoluzione inglese del 1688 (nota come Gloriosa rivoluzione),
quella americana, protrattasi dal 1775 al 1783, che vide i coloni dAmerica lottare contro la Corona
inglese e, appunto, quella francese che dur dal 1789 al 1793.
7 In questo testo la borghesia interpretata come la classe globalmente detentrice dei mezzi di pro-
duzione e quindi racchiudente in s il potere economico e politico: si contrappone al proletariato che
privo di detti mezzi e possiede unicamente la sua forza-lavoro (Norberto Bobbio - Nicola Matteucci
- Gianfranco Pasquino, Il dizionario di politica, UTET, Torino 2004, p. 82).

14
si potesse realizzare una societ nella quale la gran parte del capitale veniva accumulato
nelle mani di pochi.8 Questa situazione, che risultava oltremodo umiliante per i lavoratori
e devastante per la pace sociale, ebbe, anche in Italia, i suoi effetti, tanto che furono in
molti a studiare soluzioni per far progredire la condizione dei proletari anche se le diffi-
colt per superare limpianto dello Stato liberale, che considerava la mano dopera come
una qualsiasi merce in vendita, sembravano insormontabili.9 Tutto questo si protrasse fino
al 1924 quando, un nuovo partito, denominato fascista, applicando le idee del proprio sin-
dacalismo e della Carta del Lavoro, riusc ad equilibrare le esigenze delle diverse parti
della produzione opponendosi allo sfruttamento sistematico della povera gente.
Nonostante la vastissima letteratura esistente sulle vicende del Ventennio, poco sta-
to scritto in modo approfondito su questo documento, che si pu definire il pi importante
e caratterizzante di quel periodo storico, attraverso il quale fu realizzato un nuovo assetto
politico e sociale nazionale.
Lo scopo di questo libro proprio quello di provare come i legislatori di quegli anni
riuscirono a modificare lo Stato assegnandogli il nuovo ruolo di coordinatore di ogni rap-
porto economico che si fosse realizzato entro i propri confini.
Nuove idee, una buonissima conoscenza del mondo del lavoro e lemanazione di tut-
ta una serie di documenti e di leggi senza precedenti, permisero di intervenire proprio in
quel settore in modo rivoluzionario, indirizzando per la prima volta la situazione politica
ed economica anche a favore dei lavoratori pi umili.
La storiografia ufficiale sostiene invece, in linea col principio secondo il quale il
fascismo non deve avere il crisma rivoluzionario (di esclusiva socialista e comunista),
che il movimento di Mussolini oper spinto da interessi borghesi ma, se cos fosse stato,
la sua azione si sarebbe limitata ad appoggiare i partiti al potere, gi tutti in mano alle
classi pi agiate, anzich combattere contro di essi fino a spazzarli via. Non a caso fra
i suoi iniziatori, assieme a non pochi operai, si trovarono coinvolti nazionalisti, repub-
blicani, socialisti e sindacalisti rivoluzionari, questi ultimi collocati addirittura a sinistra
del partito socialista, tutti quanti animati dal desiderio di risolvere le gravi difficolt che
denunciavano da molti anni e che si chiamavano miseria, fame, arretratezza culturale dei
tanti lavoratori i quali, perdurando il disinteresse che lo Stato liberale nutriva nei loro
confronti, non avevano alcuna speranza di migliorare le proprie buie esistenze.
La soluzione di questi problemi pass attraverso lordinamento sindacale-corpora-
tivo fascista che intese porre fine alla questione sociale (ovverosia agli squilibri fra il
capitale ed il lavoro e al conseguente sfruttamento delluomo sulluomo) e alla mancanza
di un progetto statale relativo allottimizzazione della produzione nazionale.

8 Il Liberismo, nella sua accezione pi semplice, la dottrina favorevole alle libert economiche
(Bobbio - Matteucci - Pasquino, Il dizionario di politica, p. 531).
9 Proletariato: vasto raggruppamento sociale costituito dal sottoinsieme dei lavoratori manuali che,
occupati nei diversi rami di attivit, nellambito del processo capitalistico di produzione, percepiscono
in cambio del lavoro prestato, un salario da parte di chi detiene la propriet dei mezzi di produzione e
il controllo sulla sua prestazione lavorativa (Bobbio - Matteucci - Pasquino, Il dizionario di politica,
p. 772).

15
Parlate con un medico che non sia anima e corpo venduto al dio mammone
ed egli vi dir che ci sono delle malattie prodotte dalla miseria, vi dir che ci sono
degli ammalati che tali non sarebbero, se nei loro tuguri fosse entrato un po pi di
sole, un po pi di ossigeno, se sulle loro tavole ci fosse stato un po pi di pane.
Parlate con un medico che non sia un mestierante o un forcaiolo, e vi dir, e
lo confermano del resto le statistiche, che la tubercolosi fa strage nei quartieri
poveri, nelle famiglie povere, che le malattie infettive si propagano con rapidit e
con risultato letale dove le case sono stridentissime negazioni delligiene e della
civilt.
Il colera risparmia i ricchi che vivono nei palazzi, i ricchi che fuggono fuori
dalle zone pericolose, ma decima la poveraglia che non pu fuggire e non pu
difendersi. []
La miseria costringe alla promiscuit pi rivoltante e questa genera lincesto, lo
stupro, labiezione. la miseria che popola gli ospedali, le prigioni, gli asili. la
miseria economica che produce la miseria psicologica.
I popoli pi poveri sono anche i pi sudici, i pi intolleranti, i pi superstiziosi, i
pi reazionari. []
Basta con la metafisica del dovere che ha curvato luomo al prete, al padrone,
alla legge.
Leguaglianza religiosa illusoria, quella politica menzogna: noi vogliamo
leguaglianza economica. [...]
La politica, larte, la letteratura, la scienza, la morale sono frasi prive di senso per
un cervello ottenebrato dalla denutrizione, per un cuore rigonfio dodio pronto ad
esplodere nel delitto.
Prima dellalfabeto, il pane, il buon pane, il pane bianco su tutte le tavole della
povera gente.

(Benito Mussolini, Il pane e lalfabeto, Lotta di Classe, 21 gennaio 1911, in


Opera Omnia, III, p. 311)

16
6

Le Opere Nazionali

6.1 Opera Nazionale Dopolavoro

LOpera Nazionale Dopolavoro fu istituita con il r.d. 1 maggio 1925, n. 582, allo
scopo di organizzare il tempo libero dei lavoratori attraverso iniziative sportive, cul-
turali e ricreative.
La legge 24 maggio 1937, n. 817, con lart.1 assegn allOpera Nazionale Dopo-
lavoro i seguenti scopi:
a) promuovere limpiego delle ore libere dei lavoratori con delle iniziative dirette
a sviluppare le loro capacit fisiche e intellettuali;
b) controllare, coordinare e dirigere lattivit di tutti gli altri organismi ed istitu-
zioni dirette al fine anzidetto, escluse le societ di mutuo soccorso, anche se
aventi fini ricreativi, i doposcuola e le assicurazioni similari.
LOpera promuoveva molteplici attivit fra le quali latletica leggera, quella pe-
sante, la scherma, il tennis, la ginnastica, il nuoto, il canottaggio, il tiro a segno, le
bocce, il tamburello, il pugilato, il tiro alla fune e gli scacchi.
Dalle varie attivit sportive negli stadi, che terminavano ogni anno con un saggio
ginnico nazionale, si passava a quella escursionistica che prevedeva lorganizzazione
di gare ciclistiche, marce podistiche, raduni e gare ciclo-turistiche, campeggi fissi e
mobili, gite turistiche a carattere popolare, visite ad opere darte o localit storiche,
viaggi e crociere.
Lattivit culturale comprendeva la formazione di corsi professionali (quali quelli
di disegno, di pittura, di scultura, di lingue e di cultura generale), le mostre artisti-
che, le biblioteche, le manifestazioni di arte popolaresca (gruppi in costume, canteri-
ni, gruppi corali), lorganizzazione di filodrammatiche, di cinema stabili e ambulanti
nonch la programmazione e il funzionamento dei carri di Tespi, per la lirica, la prosa
e il cinema, iniziative queste che costituivano lo strumento migliore per suscitare e
diffondere fra il popolo lamore per la cultura.
Allattuazione degli scopi dellOpera provvedeva una Direzione generale, con sede
a Roma, che aveva alla periferia i Dopolavoro provinciali presieduti dai Segretari pro-
vinciali del Partito e dai quali dipendevano i Dopolavoro comunali, rionali, e aziendali.
Il patrimonio era costituito da una quota che proveniva da un contributo annuo corri-
spondente al 1,07% dei contributi sindacali obbligatori (art. 5); dai contributi di ammi-
nistrazioni pubbliche e di privati; dalle quote degli iscritti; dai beni mobili e immobili

96
TRENI POPOLARI.
Furono una delle pi caratteristiche e gradite innovazioni attuate dal Fascismo nel campo ferroviario.

provenienti da enti sciolti e assorbiti dallOpera; da tutti i beni provenienti da donazioni


o lasciti. Il Presidente era il Segretario nazionale del Partito Fascista ed era assistito da
un Consiglio tecnico composto da sei rappresentanti provenienti dai Ministeri ed un
membro per ogni Confederazione nazionale dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Limportanza ricoperta da questo istituto durante il Ventennio confermata anche
da uno dei massimi avversari politici del fascismo, il comunista Giorgio Amendola
quando scrive:
Non deve essere dimenticata la funzione svolta dal dopolavoro,
organizzazione creata per permettere ai lavoratori di svolgere attivit ricreative,
sportive, artistiche. Insediati spesso nei locali delle vecchie Case del popolo, i
dopolavoro permettevano al regime di rispondere a un bisogno dei lavoratori
di utilizzare quello che oggi viene chiamato il tempo libero, di divertirsi e di
conoscere il paese. Liniziativa che pi ebbe successo fu quella dei treni popolari,
che permisero, a prezzi ridotti, a migliaia e migliaia di lavoratori, di conoscere
le bellezze di Venezia, Firenze, Napoli. Naturalmente il viaggio privilegiato era
quello per Roma, che permetteva, oltre a vedere le vestigia dellimpero romano,
di arrivare, nella visita allAltare della patria, a piazza Venezia.87

Affinch i lavoratori potessero usufruire di questa iniziativa, fu decisa una ridu-


zione dell80% sui prezzi dei biglietti che venivano normalmente praticati.88

87 Amendola, Storia del partito comunista italiano 1921-1943, p. 290.


88 AA.VV., Le ferrovie dello Stato nel primo decennio fascista 1922-1932, Istituto Geografico De
Agostini, Novara 1932, p. 65.

97
Una folla piena di vita e gaiezza invade nei giorni festivi le stazioni, gremisce i treni,
per andare a cercare, con lievissima spesa, uno svago salutare ed istruttivo.

Arrivo di gitanti a Venezia.

Il festoso arrivo a Roccaraso dei dopolavoristi partecipanti al raduno.

98
Sede del Dopolavoro di Roma, costruita appositamente nel 1930 - Ingresso al Teatro.

Sabato Teatrale a Mantova.

99
Carro di Tespi. Il Carro di Tespi recava nei piccoli paesi per parecchi mesi allanno, la gioia di
grandiosi spettacoli darte: n. 147 spettacoli lirici in 66 localit dinanzi a 600.000 spettatori; n. 877
spettacoli drammatici in 481 piazze dinanzi a 1.650.000 spettatori.

Il Carro di Tespi Lirico a Bologna.

100
Una banda del Dopolavoro.

Il concerto di fabbrica eseguito da autentici la-


voratori.

Un concerto in fabbrica.

101
Una rappresentazione a Benevento.

Carri-cinema dellOND portavano gli spettacoli nei piccoli centri rurali.

102
Allo Stadio Olimpionico, durante il Concorso Ginnico Atletico.

Migliaia di atletesse e di atleti cantano gli inni della Patria dopo il Concorso Ginnico Atletico.

103
Concorsi dopolavoristi.
Concours des inscrits lOeuvre. - Gymnastic competitions. - Gymnastik der Dopolavoristen,
Certmenes gimnstcos dopolavoristi-

104
6.2 Opera Nazionale Balilla

LOpera Nazionale Balilla per lassistenza fisica e morale della giovent, istituita
con la legge 3 aprile 1926, n. 2247, era un ente che aveva la sede centrale a Roma e
quelle periferiche in tutte le provincie e comuni dItalia. I suoi scopi riguardavano la
formazione fisica e culturale dei giovani per prepararli ad una sana vita sportiva e sen-
sibilizzarli a condividere la cosa pubblica.
LOpera provvedeva integrando i programmi scolastici con listituzione di scuole
sussidiarie, doposcuola, sale di lettura, biblioteche circolanti, organizzando frequenti
visite a musei e monumenti pubblici.
In ogni comune italiano non dovevano mancare una sala cinematografica e un
teatro. Per quanto riguarda linsegnamento sportivo, questo era impartito negli istituti
primari e medi, secondo i programmi statali, e si allargava e si completava nelle sedi
dellOpera dove i giovani venivano avviati agli esercizi fisici e alla pratica di ogni
altra disciplina sportiva: dalla scherma al ciclismo, dal podismo al calcio, dallatletica
leggera al nuoto, dallequitazione al canottaggio.
Tutte le attivit e le attitudini dei singoli erano controllate, incoraggiate ed espres-
se poi nelle gare ginniche che avevano luogo negli stadi comunali e provinciali.
Di particolare rilievo era lattivit riguardante lorganizzazione delle colonie (del
tutto gratuite) che riscosse il plauso anche di Giorgio Amendola che infatti scrisse:
Dopo il 1936 circa 700.000 bambini vennero inviati annualmente in colonie estive,
al mare e ai monti, in un periodo in cui la maggioranza dei figli dei lavoratori non co-
nosceva il mare.89

Colonie marine. Bellaria - Interno della Pineta.

89 Amendola, Storia del partito comunista italiano 1921-1943, p. 381.

105
Castellammare di Stabia - Figli di ferrovieri al mare.

6.3 Opera Nazionale per la protezione della maternit e dellinfanzia

Con la legge 10 dicembre 1925, n. 2277 fu istituita lOpera nazionale per la


protezione della maternit e dellinfanzia, con il compito di provvedere allassistenza
delle gestanti e delle madri bisognose, di favorire la diffusione delle norme e dei meto-
di scientifici di igiene prenatale e infantile, di organizzare la profilassi antitubercolare
dellinfanzia e la lotta contro le altre malattie infettive pediatriche. LOpera fu posta
sotto il controllo del Ministero dellinterno ed amministrata da un Consiglio centrale
composto da undici membri scelti fra pediatri, biologi, igienisti, medici sociali, psi-
chiatri e sociologi.
In ogni provincia cerano le Federazioni provinciali dellOpera ed ognuna era
amministrata da un comitato
composto dal Presidente della
provincia, dalla fiduciaria pro-
vinciale dei Fasci femminili,
dal medico provinciale e da
altre cinque persone nomina-
te dal Prefetto e scelte fra gli
esperti della varie tematiche
affrontate dallente.

106
I compiti delle Federazioni provinciali consistevano nellorganizzare (r.d. 15 apri-
le 1926, n. 718, art. 79):
Congregazioni di carit, ospizi ed asili di maternit, istituti per lassicurazione
di maternit, ambulatori ostetrici, opere per lassistenza delle puerpere e delle
madri nutrici, opere per i sussidi del baliatico, brefotrofi, asili nido, ambulatori
dispensari e cucine infantili, istituti e scuole di puericultura, asili infantili e
giardini dinfanzia, colonie marine e montane, colonie di vacanze, colonie
agricole, asili profilattici ed altri istituti per fanciulli deboli, rachitici, scrofolosi
e predisposti alla tubercolosi, orfanotrofi, istituti per artigianelli, conservatori,
istituti per linfanzia abbandonata o maltrattata, riformatori per fanciulli discoli o
traviati, patronati per i minorenni, istituti per fanciulli ciechi, sordomuti, storpi e
anormali psichici, ospedali e ospedaletti infantili, istituti per la propaganda per lo
sviluppo delle opere di assistenza sociale a favore della maternit e dellinfanzia.

LOpera svolgeva, inoltre, unazione indiretta, che veniva attuata diffondendo le


norme e i metodi scientifici digiene prenatale e infantile presso tutte le famiglie; or-
ganizzava lopera di profilassi antitubercolare dellinfanzia e la lotta contro le altre
malattie infantili, daccordo con le province e con i consorzi provinciali antituber-
colari, in quanto era indispensabile combattere il pi possibile la mortalit infantile,
oltremodo elevata allepoca.
Questa prevenzione si svolgeva attraverso i cosiddetti Comitati di patronato a
seguito della verifica sullammissibilit allassistenza (ricordiamo che il titolo allas-
sistenza non era condizionato dallo stato di povert della donna o del bambino, ma
solo dalla mancanza della persona che avesse voluto o potuto assumerne lincarico).
Dopodich si poteva accedere ai consultori ostetrici o pediatrici, agli asili nido per
bambini no ai tre anni, ai refettori materni per gestanti (dal sesto mese di gravidanza)
e per nutrici (sino al settimo mese compiuto).90
Lattivit dellOpera si esplic oltre che nellistituire i refettori degli asili infantili
e i doposcuola, anche in quella mirante allassistenza dei minorenni abbandonati e per
la rieducazione dei minorenni anormali. Affront, inoltre, problemi di straordinaria
importanza morale e sociale, quali quello della ricerca della paternit e quello della-
dozione. Particolari disposizioni furono emanate nei riguardi dei fanciulli abbandonati
o fatti crescere in locali insalubri o pericolosi, o impiegati negli spettacoli al pubblico.
Inoltre fu stabilito che chiunque fosse stato a conoscenza di tali situazioni di degrado,
avrebbe dovuto informarne i competenti Comitati di patronato.

90 I consultori erano presenti in molte citt, fra le quali Roma, Milano, Napoli, Genova, Livorno,
Perugia, Ancona, Bari, Verona, Cremona, Como, Cuneo, Siena, Pavia, etc.

107
108
109
110
111
112
5

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni

Io lo vedo, il popolo italiano, inquadrato nel-


le sue formazioni politiche, inquadrato nelle sue
formazioni militari, inquadrato nelle sue orga-
nizzazioni sindacali e corporative, andare deci-
samente al suo posto di responsabilit nelleco-
nomia della Nazione.

(Alberti, Il regime fascista e il Parlamento, p.


163)

Nel 1928 fu varata la legge che sostitu, nella composizione della Camera dei
deputati, gli uomini appartenenti ai partiti politici con coloro che provenivano dal
mondo del lavoro. Le Confederazioni nazionali selezionavano, con regolari votazioni,
ottocento produttori, mentre altri duecento venivano, con un identico sistema, scelti da
numerosi altri enti, per un totale di mille. Questi nominativi venivano inviati al Gran
Consiglio del fascismo il quale ne individuava quattrocento e ne faceva una lista da
sottoporre allapprovazione degli elettori: se questa veniva accettata, quei produttori
sarebbero divenuti membri della Camera dei deputati.
Cos si verific sia per la tornata elettorale del 1929 che per quella del 1934.
Nel 1939, infine, la Camera dei deputati fu sostituita dalla Camera dei Fasci e
delle Corporazioni che risult formata da 664 Consiglieri, di cui 500 provenienti dalle
Corporazioni e 164 dal partito fascista.

La realizzazione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni segn il punto di


arrivo della riforma corporativa italiana che si realizz dopo tredici anni di studi svi-
luppatisi in tre fasi: quella sindacale, quella corporativa e quella politica.
Abbiamo gi considerato come la prima di esse, la fase sindacale, ebbe inizio con
la legge n. 563/1926.
La seconda, quella corporativa, che vide la luce con la legge 20 marzo 1930, n.
206, relativa al Consiglio nazionale delle Corporazioni, costituito dalle sette Sezioni e

157
Sottosezioni (vedi p. 128) si concluse con la legge 5 febbraio 1934, n. 563, che istitu
le ventidue Corporazioni (vedi p. 118).
La terza fase, quella politica, termin con la legge 19 gennaio 1939, n. 129, in
seguito alla quale si insedi la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che rappresent
la svolta voluta dal fascismo in questo campo.
A questo punto sar utile riportare i vari cambiamenti che sub il Parlamento ita-
liano dal 1923. Come gi riportato a p. 30, secondo le norme dello Statuto del Regno
risalenti al 4 marzo 1848, il massimo organo legislativo doveva essere organizzato in
due rami: Senato e Camera dei deputati.
I senatori venivano scelti dal Re con nomina a vita, ai sensi dellart. 33 dello
Statuto, mentre per ci che riguardava la Camera dei deputati, nellanno 1924 i suoi
componenti furono eletti secondo la legge del 18 novembre 1923, n. 2444, detta legge
Acerbo, che prevedeva lassegnazione dei due terzi dei seggi a quel partito che aves-
se primeggiato, superando per il 25% dei voti utili.
Il Partito Nazionale Fascista, presentatosi alle urne con una percentuale del 10%
(riportata alla tornata elettorale del 1921), ottenne, il 6 aprile 1924, il 63,4% dei voti
raggiungendo, quindi, la maggioranza assoluta degli scranni.
Animati da un vivo interesse verso il mondo del lavoro, i legislatori approntarono
la legge elettorale del 2 settembre 1928, n. 1993, che ebbe come presupposti quelli
riportati in unintervista rilasciata da Mussolini allinviato americano del Chicago
Tribune, il 25 novembre 1926:
Il diritto elettorale sar esercitato attraverso le Corporazioni. Ma da
notare che il cittadino non avr diritto di voto come elettore, ma soltanto come
lavoratore e come produttore. Col nuovo ordinamento politico-sociale del paese,
che sostituisce il regime democratico-liberale col regime corporativo, il cittadino
che non lavora non potr esercitare il diritto di voto.121

In definitiva, durante il fascismo, era ritenuto assurdo che un uomo avesse il di-
ritto di andare a votare solo perch maggiorenne. Molta pi importanza veniva riser-
vata allo status di lavoratore, sia per gli elettori che per coloro che venivano eletti,
cos come chiarisce il Duce in una successiva intervista del 7 dicembre del medesimo
anno: Devono partecipare alla direzione e allamministrazione dello Stato solamente
coloro che lavorano, producono e portano una qualunque collaborazione alla Stato col
prodotto dellopera individuale.122
Con questa norma si elesse la Camera nel 1929, per la XVIII legislatura e nel
1934, per la XIX.

121 Benito Mussolini, Il nuovo Stato Corporativo, Il Popolo dItalia, 27 novembre 1926, in Opera
Omnia, XXII, p. 270.
122 Benito Mussolini, La funzione dello Stato Corporativo, Il Popolo dItalia, 8 dicembre 1926, in
Opera Omnia, XXII, p. 281.

158
Secondo queste nuove disposizioni, potevano esprimere il loro voto i cittadini di
sesso maschile che avessero compiuto i 21 anni, che fossero iscritti ad un sindacato,
quelli che risultassero stipendiati o pensionati dello Stato; che contribuissero con al-
meno 100 lire annue di imposte dirette allo Stato e coloro che risultassero membri del
clero.
Non erano invece ammessi al voto, n potevano divenire parlamentari: i militari
nei gradi di truppa e sottufficiali, sia del Regio esercito della marina che dellaero-
nautica che della Milizia fascista, nei medesimi gradi, se in servizio permanente, co-
loro che si trovavano in stato di interdizione o inabilitazione per infermit di mente,
i commercianti falliti finch fosse durato lo stato di fallimento e comunque non oltre
cinque anni dalla sentenza, i ricoverati negli ospizi di carit, i condannati per oziosit,
vagabondaggio e mendicit, gli ergastolani, chi fosse stato condannato allinterdizione
perpetua ai pubblici uffici o alla reclusione per un tempo superiore ai tre anni, coloro
che fossero stati condannati per peculato, concussione, corruzione, calunnia, falsit in
giudizio, associazione per delinquere, prevaricazione, falsit in monete o carte di pub-
blico credito, falsit in sigilli, bolli pubblici e loro impronte, falsit in atti, frodi negli
incanti, per i delitti contro lincolumit pubblica, violenza carnale, corruzione di mi-
norenni, oltraggio al pubblico pudore, lenocinio, omicidio e lesione personale seguita
da morte e rapina, estorsione, truffa, appropriazione indebita, ricettazione e bancarotta
fraudolenta, coloro che fossero stati condannati gi due volte per ubriachezza molesta
e ripugnante o per delitto commesso in stato di ubriachezza, i condannati per reato di
diserzione, gli ammoniti a norma di legge, i soggetti alla vigilanza speciale e gli asse-
gnati al confino di polizia per cinque anni dopo il termine del provvedimento.
In questo elenco di esclusi non rientravano i condannati riabilitati e le persone che
avevano perso la patria potest sui figli.123
Le liste elettorali degli aventi diritto al voto venivano predisposte nei comuni in
seguito alla consegna da parte delle Associazioni sindacali legalmente riconosciute
dellelenco dei datori di lavoro e dei lavoratori iscritti, di sesso maschile, di et non
inferiore ai 21 anni.124
Il numero dei deputati da eleggere corrispondeva a quattrocento unit, secon-
do quanto stabilito dallart 14 della legge n. 1993/1928, mentre la facolt di indi-
viduare i candidati spettava alle Confederazioni nazionali dei sindacati, legalmente
riconosciute,125 nonch a numerosi enti ed associazioni presenti ed attivi nella vita dei
cittadini.126

123 Cfr. art. 107 della legge n. 1993/1928.


124 Cfr. art. 13 della legge n. 1993/1928.
125 Cfr. art. 47 della legge n. 1993/1928.
126 Gli Enti, a norma del r.d. 17 gennaio 1929, n. 13 erano: Associazione generale fascista del pubblico
impiego, della scuola primaria, dei ferrovieri, dei postelegrafonici, degli addetti alle aziende industriali
dello Stato, le Accademie, le Universit e le scuole superiori, gli istituti di belle arti, quello fascista
di cultura, la Societ Dante Alighieri, lAssociazione nazionale combattenti, lassociazione nazionale

159
Le Confederazioni proponevano otto-
cento candidati, dopo averli selezio-
nati fra gli appartenenti ai Sinda-
cati di primo ordine, o alle Federa-
zioni o alle Confederazioni stesse,
tramite votazioni che dovevano
avvenire a norma di rispettivi sta-
tuti, mentre gli enti e le associazio-
ni ne indicavano duecento; la lista
veniva mandata al Gran Consiglio
del Fascismo il quale
sceglieva quattrocen-
to persone selezionan-
dole tra queste mille o
inserendone altre dal
mondo delle scienze,
delle arti, della poli-
tica o delle armi,127
formando cos la li-
sta da sottoporre agli
elettori.
La votazione
si svolgeva propo-
nendo allelettore la
domanda formulata
sulla scheda elettora-
le: Approvate voi la
lista dei Deputati de-
signati dal Gran Con-
siglio Nazionale del
Fascismo? e il voto
si esprimeva tramite una scheda riportante un S o tramite una scheda riportante un
NO.128
Nella parte esterna entrambe le schede si presentavano bianche, allinterno, invece, la

mutilati e invalidi di guerra, il Centro nazionale italiano, la Lega navale italiana, listituto coloniale
fascista, lEnte nazionale per la cooperazione, lassociazione delle casse di risparmio, quella fra le so-
ciet italiane per azioni, lAssociazione nazionale consorzi di bonifica e irrigazione, il Touring Club, il
Comitato olimpico nazionale, e lOpera Nazionale Dopolavoro.
127 Cfr. art. 52 della legge n. 1993/1928.
128 Cfr. art. 53 della legge n. 1993/1928.

160
scheda S recava il tricolore, mentre la scheda NO era bianca.129
Il Presidente del seggio elettorale, che era un magistrato o un ufficiale delle forze
armate, consegnava le due schede allelettore il quale, dopo essere entrato da solo nella
cabina, depositava in unurna chiusa quella che aveva deciso di scartare. Quindi, una
volta uscito, consegnava al Presidente quella scelta, ripiegata e chiusa, corrispondente
al proprio voto. In tal modo la decisione espressa dal cittadino risultava assolutamente
segreta.
Se la lista dei designati dal Gran Consiglio fosse stata bocciata e, quindi, alle
elezioni, avesse prevalso il NO, si sarebbe dovuto procedere alla redazione delle
cosiddette liste concorrenti che in quel caso non sarebbero state redatte dal Gran
Consiglio, bens, da tutte quelle organizzazioni o enti presenti in Italia, ognuna delle
quali avesse avuto al suo interno almeno cinquemila elettori.130
Nella votazione sarebbero risultate proposte le persone che avrebbero riportato il
maggior numero di voti, ma ogni lista non poteva riportare pi di tre quarti dei deputati
da eleggere (art. 89 della legge n. 1993/1928).
Sarebbero stati dichiarati eletti tutti i candidati della lista che avrebbe ottenuto il
maggior numero di voti e i posti riservati alla minoranza ripartiti tra le liste, in pro-
porzione al numero dei voti riportati da ciascuna (art. 100 della legge n. 1993/1928).
Comunque, poich sia nel 1929 che nel 1934 vinse il S, non fu necessario
continuare in tal senso. Proprio in virt di questa nuova filosofia politica, furono i
soggetti appartenenti al mondo del lavoro che, scelti dai loro colleghi allinterno delle
organizzazioni sindacali, entrarono nella Camera dei deputati, rappresentando molto
pi fedelmente il popolo di quanto non avessero fatto fino ad allora le tante formazioni
politiche. Con questo meccanismo furono anche scongiurate le competizioni dei par-
titi, i loro attriti, le loro alleanze, le convergenze, le divergenze, i doppi giochi e quelli
tripli: tutti aspetti rilevanti per i loro fini, ma che in nulla potevano giovare allinteres-
se pubblico.
I partiti funzionavano per annullarsi, se erano avversi, o per potenziarsi se com-
plementari, ma in tutti i casi, la lotta per contendersi i voti degli elettori aveva come
effetto quello di distoglierli dai bisogni del popolo.
I sindacati fascisti, invece, non nacquero per farsi la concorrenza elettorale, bens
per risolvere i problemi del lavoro: nel loro intimo erano assenti le finalit di scontro
tipiche dei partiti ed i loro uomini erano presenti nelle liste elettorali non in virt di
accordi pi o meno sottobanco, ma a seguito di una selezione espressa dal Gran Con-
siglio.
Ecco sullargomento quanto pronunciato da Mussolini al congresso dei Sindacati
allAugusteo, il 6 maggio 1928:

129 Cfr. art. 57 della legge n. 1993/1928.


130 Cfr. art. 88 della legge n. 1993/1928.

161
Tutti quei partiti che abbiamo disperso irrevocabilmente, i partiti cosiddetti
sovversivi, consideravano le masse operaie, quelle delle officine e dei campi,
come una specie di armento elettorale che di quando in quando doveva
deporre una famosa carta nellurna per dimostrare con questa solenne e ormai
documentatissima menzogna costituzionale che il popolo sovrano.131

Con questa legge furono pertanto selezionati i Deputati sia della legislatura 1929-
1934 che di quella del periodo 1934-1939. Nel 1939, si giunse allultimo sistema di
elettivo e con ci si arriv alla conclusione dellordinamento corporativo.
Per rendere pi facilmente comprensibile questultimo passaggio opportuno ri-
petere dei concetti gi espressi nel capitolo riguardante le Corporazioni.
Secondo il testo della legge 19 gennaio 1939, n. 129, che istitu la Camera dei Fa-
sci e delle Corporazioni, per designare coloro che avrebbero costituito quel ramo del
parlamento non venne pi seguito il principio del sistema elettorale appena spiegato
(quello dei mille proposti dalle associazioni, sindacali e non, successivamente ridotti
a quattrocento dal Gran Consiglio e poi sottoposti allapprovazione del corpo eletto-
rale) in quanto, a norma dellart. 3, i parlamentari della nuova Assemblea, per quello
che riguardava la parte delle Corporazioni, sarebbero risultati la met dei membri che
componevano le Corporazioni le quali, come abbiamo gi visto, fin dal 1934, erano
gi presenti come organi dello Stato.132 Pi precisamente si trattava di coloro che era-
no stati eletti con la qualifica di effettivi (vedi pag. 122). Questi, in totale 500 (434
di provenienza dalle Federazioni sindacali e 66 dal Partito), sarebbero diventati oltre
che membri delle ventidue Corporazioni anche parlamentari della Camera dei Fasci e
delle Corporazioni. A questo scopo, da ogni Corporazione, furono attinti uomini in un
numero prestabilito dalla legge ed uguale per ognuna di esse per evitare lo scontro fra
gruppi, per favorire la collaborazione e scongiurare la competizione. Per la restante
parte (quella del partito) il rinnovato ramo venne formato dai componenti del Gran
Consiglio del fascismo e da quelli del Consiglio Nazionale del Partito.133 La loro cari-
ca di parlamentare sarebbe venuta meno col cessare della funzione che ricoprivano in
questi enti, secondo lart. 8, legge 19 gennaio 1939, n. 169.134

131 Benito Mussolini, Al congresso dei sindacati fascisti, Il Popolo dItalia, 8 maggio 1928, in
Opera Omnia, XXIII, p. 139.
132 Cfr. art. 3 della legge 5 gennaio 1939, n. 10.
133 Costituito dalle seguenti figure: il Segretario del P.N.F.; il direttorio nazionale del P.N.F.; gli ispet-
tori del P.N.F.; tutti i segretari federali del partito; due ispettori dei fasci italiani allestero; i Fiduciari
nazionali delle Associazioni fascista della scuola, del pubblico impiego, dei ferrovieri, dei postele-
grafonici e degli addetti alle aziende industriali dello Stato; il Presidente dellAssociazione nazionale
mutilati ed invalidi di guerra; il Presidente dellAssociazione nazionale combattenti; i Presidenti delle
Confederazioni fasciste dei datori di lavoro e dei lavoratori; il Presidente della Confederazione fascista
dei professionisti e degli artisti e il Segretario del partito fascista albanese.
134 Ad esempio, erano previsti tre anni per coloro che provenivano dalla parte sindacale, un anno
per i segretari provinciali del Partito, tre anni per i membri del Gran Consiglio nominati dal Capo del
Governo, un tempo illimitato per i quadrunviri della Marcia su Roma e per coloro i quali, in qualit di

162
Ragionando in cifre, nel 1941, allinterno della Camera si trovavano 664 Consi-
glieri Nazionali: 500 provenienti dalle Corporazioni e 164 dal Partito; in questa diver-
sificazione, da segnalare che i 500 membri effettivi delle Corporazioni contenevano
66 politici fino ad allora attivi nel partito i quali, comunque, erano anchessi produttori
dediti al lavoro dato che il Partito Nazionale Fascista non disponeva di alcuna somma
per stipendiare i suoi componenti.
La legge per la nuova Camera era composta da due parti: luna riguardante li-
stituzione e la composizione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, laltra con-
cernente la funzione legislativa e lesercizio di essa, sia da parte della Camera che del
Senato.
Questa legge super lart. 39 dello Statuto Albertino, in base al quale i deputati
dovevano essere scelti dopo essere stati posti nei collegi elettorali, ma conferm in
pieno il sistema bicamerale preesistente. Infatti, accanto alla nuova Camera dei Fasci
e delle Corporazioni, rimase integro il Senato con la sua composizione e con le sue at-
tribuzioni. Ad essere modificata fu soltanto la sua organizzazione interna con la messa
in opera delle Commissioni legislative, per rendere possibile il normale svolgimento
dei lavori, in conformit con quanto disposto per laltro ramo del Parlamento. Inutile
dire che tutti i parlamentari nelliter della formazione delle leggi erano strettamente
vincolati ai principi della Carta del Lavoro, vero e proprio documento costituzionale
del fascismo.
I componenti della nuova Assemblea assunsero la denominazione di Consiglieri
nazionali, i quali dovevano possedere i requisiti previsti dallart. 40 dello Statuto del
Regno135 e, prima di essere ammessi allesercizio delle loro funzioni dovevano pre-
stare il giuramento di fedelt al Re e di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello
Stato, secondo quanto disposto dallart. 49 dello Statuto Albertino.
Valutiamo ora il nuovo meccanismo concernente la funzione legislativa, fissato
per la discussione e per lapprovazione delle leggi sia per il Senato che per la Came-
ra.136
Questa venne esercitata, per mezzo dellAssemblea plenaria, della Commissione
generale del bilancio e delle Commissioni legislative costituite in relazione a determi-
nate attivit nazionali.137
Il legislatore si prefisse di rendere agile e pratico il funzionamento sia della Came-
ra che del Senato, ripartendo gli esercizi fra le Assemblee Plenarie e le Commissioni
legislative; i pochi disegni di legge a carattere costituzionale (le norme sullordina-

membri dellesecutivo, avevano fatto parte del Gran Consiglio per almeno tre anni e per i Segretari del
partito usciti di ufficio dopo il 1922.
135 Tali requisiti erano: let, che non poteva essere inferiore ai venticinque anni; la cittadinanza italia-
na; il godimento dei diritti civili (patria potest, capacit di testare, di succedere, di contrattare, di pos-
sedere) e dei diritti politici (capacit di partecipare alla vita politica della Nazione); il sesso maschile.
136 Cfr. legge 19 gennaio 1939, n. 129, artt. 15-19.
137 Cfr. legge n. 129/1939, art. 12.

163
mento giudiziario, la competenza dei giudici, lordinamento del Consiglio di Stato e
della Corte dei Conti, i progetti delle spese dello Stato) venivano discussi e votati dalla
Camera e dal Senato nelle loro assemblee plenarie su relazione delle Commissioni
competenti.
I rimanenti disegni di legge che non avevano rivestito carattere costituzionale
e facevano parte delle leggi cosiddette speciali, venivano redatti ed approvati in via
esclusiva dalle Commissioni legislative tanto della Camera quanto del Senato.
A norma dellart. 13 della legge 19 gennaio 1939, n. 129, era appannaggio del
Presidente della Camera inserire i Consiglieri Nazionali allinterno delle Commissioni
legislative le quali, in base allart. 27 del Regolamento della Camera, erano dodici:
1. Commissione degli affari esteri;
2. Commissione degli affari interni;
3. Commissione degli affari dellAfrica italiana;
4. Commissione della giustizia;
5. Commissione delle forze armate;
6. Commissione delleducazione nazionale;
7. Commissione dei lavori pubblici e delle comunicazioni;
8. Commissione dellagricoltura;
9. Commissione dellindustria;
10. Commissione degli scambi commerciali e della legislazione dogana;
11. Commissione della cultura popolare;
12. Commissione delle professioni e delle arti.
Ciascuna delle suddette Commissioni doveva essere composta da un minimo di
venticinque ad un massimo di quaranta membri.
I Consiglieri venivano convocati solo per i lavori della rispettiva commissione e
per pochi disegni di legge a carattere costituzionale.
Per i restanti periodi dellanno continuavano a svolgere i loro impieghi usuali.
A tutti i componenti di Camera e Senato la legge 24 maggio 1925, n. 790 riconob-
be unindennit di 15.000 lire annue (equivalenti a 12221,84 euro del 2012, secondo la
tabella degli indici dei prezzi al consumo FOI, riportata in Appendice II).
Ci fu un abbassamento del 59,65% rispetto al potere di acquisto della cifra dispo-
sta nel 1912 (riportata a p. 31).
Questa non era certo una grande somma se si pensa che rappresentava il doppio di
quanto veniva corrisposto ad un usciere capo (vedi tabella seguente, relativa alla legge
11 novembre 1923, n. 2395).
Verr portata a 24.000 lire annue (40774,93 euro del 2012) nel 1929 e ridotta del
12% una prima volta nel 1930, e una seconda nel 1934 in armonia ai provvedimenti
di riduzione degli stipendi e delle indennit disposte per il personale dello Stato.138

138 Enrico Gatta, Indennit parlamentare, in Nuovo Digesto Italiano, VI, pp. 1010-1012.

164
165
6

Come si arrivava alla formazione di una legge

Per tutta la durata del Regno dItalia lorganizzazione giuridica dello Stato segu i
principi fondamentali contenuti nello Statuto Albertino, vera e propria carta fondante,
promulgata per lo Stato Sardo dal Re Carlo Alberto nel 1848 e poi adottata anche per
lItalia unita dal 1861 in avanti. Questo documento assegnava allo Stato tre funzioni
fondamentali: quella di legiferare tramite il Parlamento ed il Re, quella di ammini-
strare i suoi enti con il Governo, quella di giudicare per mezzo dei tribunali. A queste
prerogative, come abbiamo visto, il sistema fascista aggiunse quella corporativa, volta
ad organizzare il lavoro degli italiani.
Entrando nel dettaglio dello Statuto, si osserva che lart. 2 recitava che lo Stato era
retto da un governo monarchico rappresentativo; lart. 3 stabiliva che il potere legisla-
tivo doveva essere esercitato collettivamente dal Re, dalla Camera e dal Senato; lart.
5 che al Re solo apparteneva il Potere esecutivo, che era il Capo supremo dello Stato,
comandante di tutte le forze militari e lunico a poter dichiarare guerra, a stipulare
trattati di pace, di alleanza o di commercio; lart. 6 sanciva che il Re nominava tutte le
cariche dello Stato e faceva i decreti e i regolamenti necessari per le esecuzioni delle
leggi; lart. 7 disponeva che solo il Re poteva sanzionare e promulgare le leggi; lart.
8 decretava che il Re poteva fare la grazia e commutare le pene; lart. 65 prescriveva
che solo al Re apparteneva il potere esecutivo cos come la facolt di nominare e revo-
care i suoi ministri e lart. 68 proclamava che la giustizia emanava dal Sovrano ed era
amministrata in suo nome dai giudici che egli istituiva.
Dunque la figura centrale del Regno dItalia era il Re e dato che il monarca no-
minava e revocava tutti i suoi ministri, questi erano responsabili solo di fronte a lui
e sottoposti soltanto al suo giudizio e non a quello del Parlamento. Come abbiamo
visto a p. 52, nel gennaio del 1926 fu varata la legge n. 100 per stabilire che lattivit
legislativa poteva essere svolta anche dal Governo: siccome il potere esecutivo era
responsabile del funzionamento di tutte le Amministrazioni dello Stato, fu deciso che,
per normare i suoi enti, questo potesse emettere dei decreti immediatamente attuativi.
In forza di tale provvedimento, lattivit in questo senso venne esplicata per mez-
zo dei decreti legislativi o dei decreti legge. Per i primi, come abbiamo gi preci-
sato, il Consiglio dei Ministri necessitava di apposita delega da parte del Parlamento
e il conseguente decreto legislativo era strettamente vincolato ai limiti della delega
stessa. Relativamente ai decreti legge, invece, il potere esecutivo era giustificato in
questa azione solo dallurgenza dellatto, urgenza che era soggetta esclusivamente al
controllo politico del Parlamento.

166
Questi ultimi decreti dovevano essere convertiti in legge nel tempo massimo di
due anni, a pena di decadenza.
Il commento di Mussolini, in allegato al testo di questa legge, spiega bene il con-
cetto:
ci che viene attribuito alla competenza del Potere Esecutivo la materia
dellorganizzazione, sia delle Amministrazioni dello Stato, sia degli Enti pubblici
ivi indicati, vale a dire la loro costituzione e il loro funzionamento interno, e
in genere i loro rapporti interiori; perci restano fuori dal campo regolamentare
i rapporti fra Amministrazioni od Enti e i cittadini, e in genere tutte quelle
materie che toccano i cittadini e che creano, in essi, diritti e doveri. Cos, nel
concetto della legge in esame, se spetta al regolamento lordinamento interno
della pubblica istruzione, come organizzazione di scuole e di studi (esempio
tipico di organizzazione statale), o lorganizzazione delle Casse di Risparmio
e degli Istituti di emissione (esempio di enti pubblici) possono, invece, essere
disciplinati da norme legislative lobbligo dellistruzione elementare ed i rapporti
fra gli istituti stessi e i terzi, come la facolt di emissione, appunto perch in
queste materie si creano vincoli alla libert personale e ai diritti dei cittadini.

Per quello che riguarda, invece, lattivit legislativa del Parlamento, questa inizia-
va con la presentazione di un disegno di legge da parte di un deputato, di un senatore
o di un ministro, al Capo del Governo. Non era, per, affatto scontato che questo atto
andasse a discussione: questa che appare unincoerenza con lalto ruolo di ogni parla-
mentare, non rappresentava una stortura istituita nel Ventennio.
Infatti, fin dal 1900 il Regolamento della Camera, allart. 132, stabiliva che nes-
suna proposta di legge di iniziativa di uno o pi Deputati potr essere letta in seduta
pubblica prima che gli Uffici ne abbiano autorizzato la lettura. Perch questa autoriz-
zazione venga accordata sar necessario che sia consentita da tre Uffici almeno.
LAssemblea era divisa in nove uffici.
Successivamente, il 24 dicembre 1925 fu varata la legge n. 2263 sulle Attribuzio-
ni e prerogative del Primo Ministro Segretario di Stato.
Questa stabil, allart. 2, che il Capo del Governo era responsabile di fronte al
Re dellindirizzo politico dellesecutivo. Inoltre lart. 6 recitava: nessun oggetto pu
essere messo allordine del giorno di una delle due Camere, senza ladesione del Capo
del Governo, di fatto rimarcando la mancanza di una totale autonomia sia da parte di
un Ministro che di un Parlamentare ad iniziare fattivamente liter legislativo.
Per capire il senso di tutto ci, va considerato che le materie sulle quali poteva
legiferare il Parlamento riguardavano anche lattivit amministrativa del Governo, e
che tutti i decreti legge del Consiglio dei Ministri dovevano essere presentati al Parla-
mento per la conversione in legge prima di due anni, pena la loro decadenza.
Era quindi opportuno che fosse il Capo del Governo a decidere lordine del giorno
delle discussioni parlamentari, anche in considerazione del fatto che era giuridicamen-
te responsabile di fronte al Re della politica del paese.

167
Questo il commento di un giurista sul punto:
La prima parte dellart. 6 della citata legge conferisce al Primo Ministro,
in ordine al lavoro delle Camere, la facolt di negare il suo assenso a che un
oggetto sia messo allordine del giorno di una di esse. Lo scopo principale di
questa disposizione quello di non esporre il Governo a sorprese di discussioni
immature o nocive al regolare andamento degli affari, o, comunque, allindirizzo
generale politico di cui il Capo del Governo ha la responsabilit.139

Fu per rispettare le disposizioni di legge relative al suo ruolo, che Mussolini, du-
rante il Ventennio, incontr il Re in una o due udienze settimanali (i giorni prescelti
erano il luned e/o il gioved). Tale prassi si rivel necessaria perch, dato che lo Sta-
tuto Albertino, prescriveva che fosse il Sovrano a decidere o meno la promulgazione
di una norma di legge, era quanto meno consigliato lassenso di questultimo circa
lopportunit, o meno, dellinoltro di un progetto di legge al Parlamento.
Comunque, ottenuta lapprovazione del Capo del Governo, la presentazione dei
disegni di legge veniva fatta al Presidente della Camera che provvedeva ad assegnarli,
entro cinque giorni, alle commissioni legislative secondo la competenza.
La discussione del documento avveniva inizialmente in generale e successiva-
mente sui singoli articoli; lapprovazione era presa a maggioranza di voti mentre, in
caso di parit, il voto del Presidente della commissione ne avrebbe determinato la
prevalenza.
La relazione e il testo di ciascun disegno di legge, approvato dalle Commissioni,
erano immediatamente stampati e sottoposti alla firma del presidente della Camera e
trasmessi al presidente del Senato.
Entro un mese dalla presentazione di ciascun disegno di legge, se il testo risultava
discusso e approvato da entrambe le Camere, doveva essere trasmesso al Capo del
Governo che ne disponeva linoltro al sovrano per la firma e quindi pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del Regno.
Nelle premesse doveva essere indicata lavvenuta approvazione da parte delle
Commissioni legislative della Camera e del Senato. I disegni di legge non approvati
potevano essere riproposti dal Capo del Governo non prima di tre mesi. La costituzio-
ne delle Commissioni legislative risult determinante per la formazione delle norme
considerando che, le stesse, poterono essere discusse ed approvate dai due rami del
Parlamento in brevissimo tempo.
Tutto ci conobbe la sua realizzazione finale nel 1939, dopo tredici anni dal varo
della legge sindacale.
Ma, al di l del funzionamento delle varie Commissioni e di quale fosse liter legi-
slativo dei lavori del nuovo istituto parlamentare, quello che pi conta ribadire che il
fascismo, realizzando la nuova assemblea (La Camera dei Fasci e delle Corporazioni),

139 Pietro Chimienti, Capo del Governo, in Nuovo Digesto Italiano, II, pp. 839-841.

168
garant una rappresentanza diretta, organica e permanente del popolo, continuando ci
che era stato iniziato undici anni prima, nel 1928, quando lingresso alla Camera dei
Deputati fu riservato ai soli produttori.

169
Varese: Una vista prospettica del nuovo Ospedale Psichiatrico Provinciale di Varese.

Portoferrario (Livorno): Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

226
Pisa: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

227
Pavia: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.) in via XI Febbraio.

Mantova: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

228
Massa Carrara: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

Como: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

229
Brescia: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

Pavia: Case per gli impiegati dello Stato


(I.N.C.I.S.) in S. Pietro in Ciel dOro.

230
Albenga (Savona): Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

Novara: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

231
Vercelli: Case per gli impiegati dello Stato (I.N.C.I.S.).

Pavia: Edici dellIstituto autonomo per le case popolari, in via Lodi.

232
Torino: Edici dellIstituto per le case popolari.

Bologna: Edici dellIstituto per le case popolari.

233
Egna (Trento): Asilo infantile.

Uta (Cagliari): Scuole elementari.

234
Oristano (Cagliari): Scuole elementari.

Nuoro: Scuole elementari Benito Mussolini.

Ancona: Scuola industriale di Falciano.

235
Soragna (Parma): Scuole elementari.

Ancona: Scuole comunali di avviamento al lavoro.

236