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Corso di Storia delle Dottrine Politiche

della dottoressa Bruna Bianchi

IL PROCESSO DI NORIMBERGA

Demetrio Serraglia
matricola n.776515
Corso di laurea in Storia
1
Indice:
Introduzione, 2
La denazificazione della Germania, 2
Le violazioni dei trattati di pace, di arbitrati, di convenzioni, 3
I capi di accusa, 4
Gli imputati, 6
Le particolarità procedurali, 9
Le tesi dell’accusa, 10
Le organizzazioni naziste al processo, 10
Le ombre su Norimberga, 12
Le condanne, 13
Conclusioni, 14
Bibliografia, 17

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Introduzione:

L’idea di approfondire le dinamiche del Processo di Norimberga nasce da quanto è successo


nel recente conflitto nei balcani, le problematiche emerse dopo più di cinquant’anni sono le
stesse: la necessità di un organismo al di sopra delle parti che controlli che il diritto
internazionale sia rispettato da tutti i membri della comunità internazionale.
Alle soglie del terzo millennio si può affermare senza essere smentiti che il processo di
Norimberga ha avuto solo una funzione punitiva e non ha dissuaso nessuna guerra. La
Società delle Nazioni non riuscì ad impedire la seconda guerra mondiale, e la stessa ONU
non è riuscita ad impedire lo svilupparsi di una serie di guerre, cosiddette regionali (con
milioni di morti), che sono rimaste tali e non sono degenerate in conflitti totali
esclusivamente per la presenza deterrente atomico.
Il problema è che l’ONU non hanno più ragione di esistere, se non tenuta in nessuna
considerazione, la stessa NATO non ne segue più le direttive e agisce indipendentemente
violando spesso i trattati internazionali ed il suo stesso statuto.
Sembra che prevalga spesso la legge del più forte e che chi dovrebbe garantire i più deboli
sia sotto ricatto dei più forti, e forse questo il destino a cui e destinata la terra o ci sono vie
d’uscita?

La denazificazione della Germania:

In una direttiva statunitense dell’aprile 1945 si leggeva: “La Germania non viene occupata
allo scopo di liberarla, ma come un paese nemico sconfitto”.
Infatti uno dei principi fondamentali che alla fine della guerra ispirarono la politica
d’occupazione degli Alleati in Germania fu quello della punizione dei tedeschi per i delitti
commessi dal regime nazista, di cui erano ritenuti collettivamente colpevoli. Questo criterio
si basava sulla decisione di non accettare che la guerra finisse con un patteggiamento. Così
nel 1945, a Yalta, Roosevelt, Stalin, Churchill proclamarono la volontà di punire i criminali
di guerra e di distruggere il militarismo tedesco ed il nazismo.
Comunque “i tre grandi” non potevano permettersi di non reinserire la Germania
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nella comunità degli Stati, per questo alla punizione si affiancarono misure costruttive di
“rieducazione” democratica. Per di più l’economia USA aveva forti interessi economici nel
rimettere in piedi l’apparato produttivo tedesco.
Il primo atto punitivo fu il processo di Norimberga, intentato dagli Alleati contro i principali
responsabili del Terzo Reich. Il processo si svolse dal novembre 1945 all’ottobre 1946 in
una città simbolo del passato regime, quella in cui si era svolto annualmente il Congresso
del Partito Nazionalsocialista.
Molte critiche vennero avanzate sui principi che improntarono quel processo, incentrato su
dei capi d’accusa solo parzialmente previsti dal diritto internazionale, come il reato di
“crimine contro l’umanità”; capi d’accusa che furono applicati retroattivamente.
In risposta alle varie accuse di illegittimità il procuratore Jackson (rappresentante per gli
Usa nel collegio d’accusa) afferma che il diritto internazionale “è il risultato dei trattati e
degli accordi internazionali, e delle usanze riconosciute come giuste nei paesi civili”. Inoltre
la stessa Costituzione di Weimar all’art. 4 citava così: ”I principi generalmente accettati del
diritto internazionale devono essere considerati parte integrante del Reich tedesco”, questi
principi furono violati da parte del regime nazista ed è proprio su queste violazioni che era
basato il regime Nazista.
Nella propria arringa il procuratore Jackson afferma quanto segue: “la legge internazionale
non si può sviluppare nel modo normale di tutti i codici, non essendovi un’assemblea o
corpo legislativo che sieda in permanenza; essa subisce cambiamenti o perfezionamenti
soltanto per opera dei governi che vogliono risolvere i problemi nuovi continuamente
sorgenti dalle circostanze della storia, e viene completata attraverso decisioni che di volta in
volta applicano o adattano vecchi principi a nuove situazioni. In queste condizioni è
inevitabile che la legge non possa avanzare che a spese di coloro che l’hanno male
interpretata, e che troppo tardi si accorgono del loro errore”. Quindi in base a quanto detto
gli alleati fecero il processo a coloro che persero la guerra.

Le violazioni dei trattati di pace, di arbitrati, di convenzioni:

L’atto d’accusa evidenziò diverse violazioni di trattati di pace, di arbitrati e di convenzioni


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attuate dal regime Nazista mentre era al potere tra cui:
- Violazione delle varie convenzioni dell’Aia relative alla risoluzione pacifica dei
contenziosi internazionali, alle formalità in caso di apertura delle ostilità, ai diritti e
doveri degli Stati e dei cittadini neutrali in caso di guerra terrestre.
- Violazione del Trattato di Versailles del 28 giugno 1919 durante le rimilitarizzazione
della Renania, l’annessione dell’Austria, l’incorporazione del territorio di Memel,
l’annessione di Danzica, l’occupazione della Boemia – Moravia.
- Violazione del trattato che ristabiliva le relazioni amichevoli fra Stati Uniti e Germania
del 25 agosto 1921.
- Violazione dei diversi trattati stipulati a Locarno il 16 ottobre 1925 (mutuo soccorso tra
Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia).
- Violazione del patto Briand – Kellogg che sanciva la rinuncia alla guerra come
strumento della politica nazionale.
- Violazione dell’accordo di Monaco del 29 settembre 1938.
- Violazione del patto di non aggressione firmato tra Germania e URSS il 23 agosto 1939.

I capi di accusa:

- complotto;
- crimini contro la pace;
- crimini di guerra;
- crimini contro l’umanità.
Questi furono i quattro capi d’imputazione contenuti negli accordi di Londra dell’agosto
1945 e sottoscritti da inglesi, francesi, statunitensi e sovietici.

1° Capo d’accusa
Piano concentrato o complotto:
Tutti gli imputati, di concerto con diverse altre persone, hanno per un certo numero di anni
anteriormente all’otto maggio 1945, partecipato in qualità di capi, organizzatori, istigatori o
complici, alla concezione o all’esecuzione di un piano concertato o complotto, avente
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come obbiettivo di commettere crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro
l’umanità. Questo piano concertato o complotto ha comportato o implicato l’esecuzione di
crimini contro la pace, in quanto gli accusati concepirono, prepararono, iniziarono e
condussero guerre di aggressione che furono anche guerre fatte in violazione di trattati,
accordi o impegni internazionali. Lo sviluppo e la messa in atto di questo piano concertato o
complotto condussero all’esecuzione di crimini di guerra, in quanto implicavano guerre
spietate contro i Paesi e le popolazioni, decise e messe in atto dagli imputati in violazione
delle regole e dei costumi di guerra.

2° Capo d’accusa
Crimini contro la pace:
Direzione, preparazione, inizio o prosecuzione di una guerra di aggressione o di una guerra
in violazione dei trattati, delle garanzie o degli accordi internazionali, ovvero partecipazione
a un piano concertato o a un complotto per l’esecuzione di uno qualsiasi di detti atti.

3° Capo d’accusa
Crimini di guerra:
Violazioni delle leggi e dei costumi di guerra. Queste violazioni comprendono l’assassinio,
il maltrattamento o la deportazione ai lavori forzati, o a qualsiasi altra destinazione, delle
popolazioni civili nei territori occupati, l’assassinio o il maltrattamento di prigionieri di
guerra o delle persone in mare, l’uccisione degli ostaggi, il saccheggio di beni pubblici o
privati, la distruzione senza motivo di città e di villaggi o la devastazione non giustificata
dalle esigenze militari.

4° Capo d’accusa
Crimini contro l’umanità:
Assassinio, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione, e ogni altro atto inumano
commesso contro ogni popolazione civile, prima o nel corso della guerra, ovvero
persecuzioni per motivi politici, razziali o religiosi, qualora questi atti o queste persecuzioni,
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che abbiano o non abbiano costituito violazione del diritto interno del paese dove sono stati
commessi, siano stati compiuti in conseguenza di qualsiasi crimine di competenza del
Tribunale, o in connessione con tale crimine.

Gli imputati:

Chi erano coloro che dovevano comparire di fronte al tribunale militare internazionale di
Norimberga?
Gli avvocati della difesa erano soliti discolpare i loro clienti dicendo che il capo dello Stato
è libero da responsabilità legali e inoltre che gli ordini dei superiori proteggono e
giustificano coloro che li adempiono. Si giunge così ad uno strano risultato, ovvero che
nessuno sarebbe responsabile per i crimini della Seconda Guerra Mondiale.
Lo Statuto del tribunale internazionale afferma: “chi ha commesso atti criminali non può
difendersi in base a ordini superiori o in base alla teoria che tali delitti erano azioni dello
Stato”. Persino il codice militare tedesco riconosce tale stato di cose, affermando: “Se
l’esecuzione di un ordine militare costituisce violazione della legge criminale, il superiore
che ha dato l’ordine ne sarà responsabile. Il subordinato che obbedisce all’ordine dovrà però
essere ugualmente punito se: 1° ha superato i limiti dell’ordine ricevuto, oppure: 2° se egli
sapeva che l’ordine del suo superiore tendeva appunto a commettere un delitto od un reato
militare”.
Secondo la dichiarazione di Mosca del 30 ottobre 1943, sottoscritta da Roosevelt, Churchill
e Stalin, “le tre potenze alleate, parlando a nome dei 33 Stati aderenti alle Nazioni Unite, e
nel loro interesse, proclamano solennemente e rendono pubblico che nel momento in cui
sarà concesso l’armistizio a un governo tedesco, qualunque esso sia, gli ufficiali e i soldati
tedeschi, e i membri del partito nazista, responsabili o complici delle atrocità dei massacri e
delle esecuzioni di cui si è parlato, saranno consegnati ai paesi in cui hanno commesso i loro
abominevoli atti, per essere giudicati e puniti secondo le leggi di quelle nazioni liberate e
dei liberi governi che li si saranno formati. […] L suddetta dichiarazione non prescinde dal
caso dei criminali di guerra tedeschi i cui crimini non siano localizzabili geograficamente.
Costoro saranno puniti dai governi alleati con un verdetto comune”.
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Le potenze alleate (USA, URSS, Gran Bretagna e Francia) con l’accordo quadripartito di
Londra (8 agosto 1945) decisero la creazione di un tribunale militare internazionale che
giudicasse a Norimberga i grandi criminali di guerra, i cui crimini non sono localizzabili
geograficamente.
La caccia ai criminali era stata da tempo preparata e fin dal 2 ottobre 1944 era pronta la
prigione che avrebbe dovuto ospitare i detenuti nazisti. Prima che il carcere fosse utilizzato
passarono alcuni mesi, anche se già da tre anni uno dei principali capi nazisti era già da tre
anni prigioniero degli inglesi: Rudolf Hess. Gli altri vennero arrestati a partire dal 1945.
Tra i vertici del Partito Nazionalsocialista a Norimberga mancavano comunque nomi
eccellenti, oltre a quello di Adolf Hitler, suicidatosi nel bunker della Cancelleria nei giorni
della caduta di Berlino in mano ai russi nel 1945. Innanzi tutto mancava Gobbels, ministro
della Propaganda del Reich e tra i massimi collaboratori di Hitler, suicidatosi con la moglie
nel 1945, anch’esso nel bunker della Cancelleria, dopo aver ucciso i sei figli. E poi Himmler
comandante delle SS dal 1929 e della GESTAPO dal 1934: fra i principali responsabili
dell’Olocausto Himmler si era suicidato con una capsula di cianuro dopo l’arresto da parte
degli americani.
Degli imputati di Norimberga, il principale era certamente Goring. Maresciallo del Reich e
comandante della Luftwaffe, Goring era stato responsabile dell’economia di guerra ed era
stato arrestato dagli americani nell’aprile del 1945 nella Germania meridionale. Condannato
a morte dal tribunale di Norimberga, Goring sfuggì alla forca ingerendo una capsula di
cianuro.
Accanto a Goring, a Norimberga altri quattro imputati dovevano rappresentare i vertici
militari: il feldmaresciallo Keitel, capo dell’Alto Comando della Wehrmacht, che la notte tra
il 7 e l’8 maggio aveva firmato la resa; il generale Jodl, capo dello Stato Maggiore della
Wehrmacht; l’ammiraglio Raeder, comandante in capo della Marina fino al 1943 e
consigliere militare di Hitler, catturato dai sovietici a Berlino; e l’ammiraglio Donitz,
successore di Raeder alla Marina, che alla morte di Hitler aveva costituito un governo
provvisorio e firmato l’armistizio.
La presenza dei vertici delle forze armate tedesche sul banco degli imputati significava
chiaramente che gli Alleati intendevano porre l’accento sulle responsabilità naziste nella
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premeditazione e preparazione della seconda guerra mondiale, oltre che sui crimini di
guerra.
Altri imputati rappresentavano il Partito Nazionalsocialista. Speer, l’architetto di Hitler,
nominato nel 1942 ministro per l’industria; Sauckel, il responsabile dell’organizzazione del
lavoro coatto arrestato a Kiel nel 1945; Hess, il segretario particolare e rappresentante
personale di Hitler, detenuto fin dal 1941 in Inghilterra, dove si era recato per una missione
“di pace” che presenta ancora oggi molti lati oscuri; Streicher, direttore ed editore del
giornale antisemita Der Sturmer. Altri due imputati in rappresentanza del Partito
Nazionalsocialista non erano presenti in aula. Il primo era Ley, ministro del Lavoro e capo
del Fronte del Lavoro: catturato dagli americani a Berchtesgaden, nella Germania
meridionale, Ley si era impiccato nella sua cella di Norimberga, alla vigilia del processo. Il
secondo era Bormann, successore di Hess alla segreteria particolare di Hitler. Le tracce di
Bormann si erano perse a Berlino durante gli ultimi giorni di guerra e sulla sua sorte, così
come sulla sua presunta fuga in America Latina, si sarebbero fatte fino a pochi anni fa varie
ipotesi. A Norimberga Bormann fu condannato a morte in contumacia.
Fra i ministri e diplomatici nazisti erano Schacht, ministro delle finanze e direttore dalla
Reichsbank fino al 1939; Funk, successore di Schacht; Frick, ministro degli Interni e poi
Reichsprotektor di Boemia e Moravia; von Ribbentrop, ministro degli Esteri dal 1938; von
Papen, vicecancelliere del Reich nel primo governo Hitler nel 1933. La burocrazia era
rappresentata da Kaltenbrunner, responsabile dell’Ufficio per la sicurezza del Reich dopo la
morte di Heydrich, e da Fritzche, membro del ministero per la propaganda e commentatore
della radio. Il rango di quest’ultimo era molto inferiore a quello degli altri imputati; Fritzche
era stato scelto per rappresentare Gobbels e l’intero ministero della propaganda.
Al processo comparvero anche cinque responsabili dei territori occupati dalla Germania,
prima e durante la guerra: von Schirach, governatore di Vienna; von Neurath, ministro degli
Esteri fino al 1938 e governatore di Boemia e Moravia; Rosemberg, ministro dei territori
occupati dell’Est; Seyss – Inquart, governatore della Polonia prima e dei Paesi Bassi poi;
Frank, governatore generale della Polonia. Infine si scelse Krupp, per rappresentare la
grande industria, ma il suo stato di salute era tale che si decise di separare il suo caso.
Inoltre gli alleati decisero di mettere sul banco degli imputati molte delle associazioni e
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organizzazioni in cui gli stessi imputati avevano militato:
- le gerarchie del NSDAP (Partito nazionalsocialista dei lavoratori),
- le SS,
- le SA,
- il Gabinetto del Reich,
- la polizia segreta di Stato o GESTAPO,
- le SD,
- lo stato maggiore generale.
I membri di queste organizzazioni erano tutti volontari, fatta eccezione per alcuni casi.
Quando venne emessa la sentenza, ogni appartenente delle organizzazioni di cui sarà
stabilito il carattere criminale sarà passibile di condanna nei vari processi di denazificazione.

Le particolarità procedurali:

Per un Tribunale che vedeva come giuria quattro stati con diverse procedure processuali era
necessario adottarne una che facilitasse e snellisse i lavori del processo. Dato che ispiratori
principali del processo furono gli americani, la procedura seguita fu di ispirazione
anglosassone: il processo consistette essenzialmente in uno scontro tra l’accusa e la difesa. I
mezzi di prova usati furono i documenti scritti e le testimonianze orali.
Le prove documentali prodotte a Norimberga erano tali che sarebbero state sufficienti a
condannare chiunque. Furono i servizi speciali americani a raccogliere e ordinare i
documenti trovati nei ministeri, negli archivi, nei comandi militari, in sotterranei, spesso
accuratamente protocollati con la precisione tipica tedesca. A ciò vanno aggiunte le prove
materiali, le spille, le protesi auree, i gioielli di ogni tipo razziati dalle SS e depositati nei
sotterranei delle Reichsbank.
Il pubblico ministero non usò molto la prova testimoniale. Si limitò a far testimoniare le
vittime dei campi di concentramento. La difesa, al contrario, se ne servì molto.

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Le tesi dell’accusa:

L’accusa portò a carico degli imputati prove inattaccabili sostenute da documenti che gli
stessi tedeschi avevano redatto: partendo dalla conquista del potere, proseguendo con il
consolidamento del potere nazista, arrivando alla guerra alla classe operaia, alle Chiese e ai
delitti contro gli Ebrei, continuando con il terrorismo in vista della guerra che si stava
preparando e con le prime prove di aggressione, finendo con la vera e propria guerra di
aggressione e con il complotto con il Giappone, per arrivare ai delitti commessi nella
condotta della guerra.
Negli atti sovra elencati si trovano tutti i delitti di cui si sono macchiati i gerarchi del Terzo
Reich e che i quattro capi d’accusa illustrano.
Il complotto e i crimini contro la pace sono collegati come reati nel processo di Norimberga,
e prevedono la guerra d’aggressione, la violazione dei trattati internazionali e tutto ciò con il
fine di realizzare un programma ben preciso che nel caso dei Nazisti era quello della
sopraffazione degli altri Stati, per elevare la Germania a capo di vari Stati vassalli al proprio
servizio riducendone le popolazioni in schiavitù.
Il terzo capo d’accusa si basa sulla definizione dei delitti di guerra: come il bollare a fuoco i
prigionieri russi, il mettere in catene i prigionieri anglosassoni, l’uccidere i paracadutisti e le
truppe da sbarco.
Il quarto capo d’accusa comprende i delitti contro l’umanità, tra i quali gli eccidi in massa di
innumerevoli persone solo perché erano di una determinata religione, razza o credo politico
non conforme a quello dettato dal regime, assassinate a sangue freddo senza motivo, o gli
esperimenti su persone fatti nei campi di concentramento.

Le organizzazioni Naziste al processo:

Era la prima volta nella storia che una nazione capitolava senza condizioni ed era di difficile
compito giudicare un’intera nazione con tutto il suo popolo.
La principale caratteristica della Germania, subito dopo la resa, era quella di non avere più
un apparato statale perché era stato sostituito dall’apparato del Partito Nazista. I
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nazisti istituirono un potere extra – statale ed extra – legale, con i propri plotoni di
esecuzione e campi di concentramento.
Una di queste organizzazioni che si sostituì all’apparato statale erano le SS, responsabili
della morte di 5 milioni di Ebrei, assassinati sistematicamente.
Nel corso del processo era necessario da parte del tribunale prendere posizione sulle
organizzazioni Naziste e non solo sui loro capi.
1- Il gruppo dirigente del partito nazista, l’organizzazione si reggeva su una gerarchia che
partitiva dal Führer fino ad arrivare ai Blockleiter (i capi edificio) che spiavano gli
atteggiamenti politici dei cittadini, per un totale di 600.000 persone, tutte volontarie. Gli
scopi erano quelli di mantenere il controllo sul popolo tedesco e di “germanizzarlo”, di
perseguitare gli ebrei e di reclutare forzatamente i lavoratori dai paesi occupati. Il
tribunale dichiarò criminale l’intero gruppo.
2- La GESTAPO e il SD, la polizia politica era comandata da Heydrich, il servizio di
sicurezza era collegato alla GESTAPO e alla Kripo. Il tutto fu riunito, nel 1939, in un
solo organismo chiamato RSHA (ufficio centrale per la sicurezza del Reich), a capo del
quale si trovava lo stesso Heydrich poi sostituito da Kaltenbrunner. Tutta
l’organizzazione raggruppava circa 68.000 uomini. Innumerevoli crimini furono
commessi dal RSHA tra cui arresti arbitrari, torture, assassinii, istigazioni di pogrom,
deportazioni di ebrei, maltrattamento e uccisione di prigionieri di guerra. Il tribunale a
giudicato criminale l’organizzazione e i membri che ne presero parte.
3- Le SS, erano alla fine della guerra 580.000 di cui 2/3 volontari, furono responsabili delle
impiccagioni nei vari paesi occupati, e di massacri di interi paesi, del reclutamento
forzato dei lavoratori, della deportazione degli ebrei, e di vari atti di crudeltà, come i
cosiddetti esperimenti scientifici sui prigionieri dei campi di concentramento. Il tribunale
non ebbe dubbi a dichiarare criminale questa organizzazione.
4- Le SA, avevano un’organizzazione paramilitare, nel 1939 il loro numero era di 3.000.000
circa. Erano dei veri e propri picchiatori, esercitavano violenze sugli ebrei e
sorvegliavano i campi di concentramento. Nel 1934 le SA furono sottoposte ad una
sanguinosa epurazione e molti dei loro capi vennero uccisi, seguì un ridimensionamento
del ruolo dell’associazione, riducendola a gruppo di simpatizzanti. Il tribunale stabilì che
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le SA non erano da considerarsi un’organizzazione criminale.
5- Il Governo del Reich, era composto dal governo regolare, dai membri del consiglio dei
ministri per la difesa del Reich e dai membri del consiglio segreto. Esso non fu
dichiarato criminale per due motivi: primo, perché dal 1937 non si riunì nemmeno una
volta e non esistette praticamente come governo; infatti quando Hitler dichiarò i suoi
progetti di aggressione il governo non fu mai consultato; secondo, del gruppo di persone
del governo otto erano morti, diciassette sotto giudizio, e i restanti ventitré facilmente
identificabili.
6- Lo stato maggiore generale e l’Alto comando delle forze armate, il tribunale rifiutò le
tesi dell’accusa dichiarando non colpevoli questi organismi, però biasimando
l’atteggiamento avuto durante la guerra dalla casta militare tedesca.
La natura criminale dell’organizzazione ebbe per i processi di denazificazione un carattere
accessorio rispetto a quella dell’imputato. L’art. 10 dello statuto del Tribuna citava: “in tutti
i casi in cui il tribunale avrà decretato il carattere criminale di un’organizzazione o di un
gruppo, le competenti autorità avranno il diritto di processare davanti ai tribunali nazionali,
militari o di occupazione qualsiasi persona per il fatto di essere stata membro di quel gruppo
o di quella organizzazione. In questo caso il carattere criminale del gruppo o
dell’organizzazione è da considerarsi accertato e non potrà essere rimesso in discussione”.
In base a ciò la qualifica di membro di un’organizzazione criminale poteva quindi costituire
titolo di responsabilità.

Le ombre su Norimberga:

Il patto di non aggressione Ribbentrop – Molotov stipulato a Mosca il 23 agosto 1939 era di
pubblico dominio, rimaneva però sconosciuto un protocollo di quel patto. Protocollo che
costituiva una violazione dei trattati internazionali da parte della stessa Unione Sovietica.
Con questo accordo tra tedeschi e sovietici si stabiliva la divisione della Polonia. L’accordo
divenne pubblico durante l’interrogatorio dell’ex ministro degli Esteri von Ribbentrop,
quando esso disse: “Discutemmo di che cosa sarebbe successo da parte russa e da parte
tedesca in caso di guerra […] fissammo una linea di demarcazione, quella, quella
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dei fiumi Vistola, San e Bug in Polonia. Fu convenuto che in caso di conflitti i territori a
Ovest della linea sarebbero stati considerati parte della sfera di interesse tedesca, quelli a
Est, sarebbero invece finiti sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Si stabilirono anche altre
divisioni delle aree di interesse, in Finlandia, nei paesi baltici e in Bessarabia”. Questa
dichiarazione creò molte difficoltà da parte russa che tentò di mettere a tacere la connivenza
presente all’inizio della guerra tra russi e tedeschi, uno degli avvocati della difesa Seidl
parlando di guerra di aggressione dichiarò: “Se in questa sede si parla di aggressione, allora
tutti e due i paesi (Germani e URSS) sono colpevoli”.
Durante l’interrogatorio Donitz ammise di aver fatto affondare navi mercantili senza
preavviso in violazione dei protocolli di Londra del 1936, causando la perdita di molte vite
umane; quest’affermazione comportava la pena di morte. L’avvocato difensore di Donitz,
Kranzbuhler, inviò un questionario in materia di guerra sottomarina all’ammiraglio Nimitz
(dal 1941 al 1945 comandante in capo della flotta americana del Pacifico). Nimitz rispose
che era regolare per i sottomarini in zona d’operazioni attaccare navi mercantili senza
preavviso, e aggiunse inoltre che i sommergibili americani non curavano il salvataggio dei
naufraghi nemici qualora l’operazione avesse comportato rischi aggiuntivi.
Il procuratore aggiunto Taylor disse che se fossero stati condannati a morte Donitz e Raeder
allora la stessa cosa la meritava anche Nimitz. Grazie a ciò sia Donitz che Raeder ebbero
salva la vita.

Le condanne:

Imputato Capi d’accusa Condanna


Goring 1,2,3,4 Impiccagione
Hess 1,2 Ergastolo
Von Ribbentrop 1,2,3,4 Impiccagione
Keitel 1,2,3,4 Impiccagione
Kaltenbrunner 3,4 Impiccagione
Rosemberg 1,2,3,4 Impiccagione

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Imputato Capi d’accusa Condanna
Frank 3,4 Impiccagione
Frick 2,3,4 Impiccagione
Streicher 4 Impiccagione
Funk 2,3,4 Ergastolo
Schacht Non colpevole
Donitz 2,3 10 anni
Raeder 1,2,3 Ergastolo
Von Schirach 4 20 anni
Sauckel 3,4 Impiccagione
Jodl 1,2,3,4 Impiccagione
Von Papen Non colpevole
Seyss – Inquart 2,3,4 Impiccagione
Speer 3,4 20 anni
Von Neurath 1,2,3,4 15 anni
Fritzche Non colpevole
Bormann 3,4 Contumace – Impiccagione

Conclusioni:

Col finire della Seconda Guerra Mondiale era giusto giudicare e condannare tutti coloro che
si erano macchiati dei vari crimini. Ma come adoperarsi per non fare dei torti alle vittime?
Sarebbe stato ovvio dare sfogo alla vendetta che ogni uomo voleva infliggere a quei
delinquenti che avevano sulla coscienza milioni di morti, ma per non porsi sullo stesso
piano di quei criminali era necessario agire secondo metodi civili, che però non evitassero la
giusta punizione.
Le potenze alleate si comportarono da vincitori ergendosi ad accusatori e giudici nei
confronti di chi aveva perso. Avendo come monito quello che era successo dopo la Grande
Guerra con i processi di Lipsia, svolti dai tedeschi contro i propri responsabili di crimini di
guerra, che risultarono una farsa; la situazione però era diversa, ora ci si trovava
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di fronte ad una nazione che non esisteva più, perché stata del tutto occupata da potenze
straniere.
I tedeschi portarono come due uniche difese alle loro azioni: che quanto avevano fatto non
poteva essere condannato perché loro agivano come governanti e per l’interesse supremo
dello Stato; e che loro non potevano rifiutarsi di eseguire un ordine dato dal loro capo
supremo, Hitler. Quindi in base a ciò ritenevano, sbagliando, di essere immuni da ogni
condanna.
La Dichiarazione di Mosca affermava, giustamente, che i criminali dovevano essere
giudicati nei paesi dove avevano commesso i loro crimini da delle corti dei paesi liberati o
dalle corti d’occupazione.
Ci si può domandare perché per i grandi criminali fu costituita una corte ad hoc con delle
leggi ad hoc?, e non furono invece utilizzate le leggi tedesche in vigore prima del nazismo?;
è mia opinione che le leggi della Repubblica di Weimar (portata spesso ad esempio come
simbolo di democrazia) garantissero anch’esse una severa e giusta condanna ai criminali
nazisti, senza andare inoltre incontro ad possibili atti di arbitrio da parte degli alleati (si veda
la sentenza Donitz – Raeder).
Come giustamente affermato dagli alleati a Norimberga dovevano comparire coloro che si
erano macchiati di crimini di guerra, purtroppo non comparvero coloro che anche tra gli
alleati si erano macchiati di disumane atrocità come chi ordinò il bombardamento di Treviso
provocando 7.000 morti, o il bombardamento che rase al suolo Dresda ormai a guerra
terminata causando decine di migliaia di morti, senza dimenticare le due bombe atomiche
sul Giappone e i già citati naufragi ad opera dei sottomarini USA. Questi atti criminali non
ebbero alcun obbiettivo militare, ma soltanto dimostrare all’alleato Sovietico la potenza
militare Statunitense, già in previsione della futura Guerra Fredda.
Il processo di Norimberga fu detto che sarebbe servito a monito e minaccia per chi avesse
voluto intraprendere un’altra guerra di dimensioni mondiali. E’ lecito supporre che l’unica
cosa che ha evitato una nuova guerra mondiale non siano state delle sanzioni penali, ma
piuttosto il deterrente atomico.
Le dichiarazioni da me citate del procuratore Jackson sono emblematiche specialmente
quando afferma parlando del Diritto Internazionale che: “esso subisce cambiamenti o
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perfezionamenti soltanto per opera dei governi che vogliono risolvere i problemi nuovi
continuamente sorgenti dalle circostanze della storia”, quindi c’è da domandarsi quali siano
i governi che abbiano la forza di cambiarlo se non quelli sostenuti da una forza militare, c’è
da domandarsi come sarebbe cambiato il Diritto Internazionale se avessero vinto i tedeschi.
Comunque io mi limito ad osservare come il Diritto Internazionale sia cambiato da quando
hanno vinto gli americani ed i propri alleati nella seconda guerra mondiale, in ogni
situazione esso è stato applicato unicamente per i loro avversari sia fossero vincitori
(Vietnam), sconfitti (Iraq), o non battuti (Jugoslavia). La forza che sostiene gli americani ed
i propri alleati, ma anche i russi in ogni guerra permettendogli di fare stragi (distruzioni e
omicidi di massa in Afganistan e Vietnam, sepoltura di soldati vivi iracheni all’interno delle
proprie trincee, bombardamenti contro obbiettivi civili in Jugoslavia, ecc.) è quella di essere
immuni dal diritto internazionale, che va solo usato verso i criminali ormai sconfitti. Questa
è la dura realtà che ci si presenta di fronte: i milioni di morti causati dai criminali nazisti non
hanno generato che degli altri criminali.

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Bibliografia:
Francois de Fontette, Il processo di Norimberga. Roma –Editori Riuniti, 1997
Robert H. Jackson, Il processo di Norimberga. Milano – Garzanti, 1948
V.S.G., Atti del III Congresso. Venezia – Editoria Universitaria, 1999
RIVISTE:
Storia Illustrata n. 156 – Mondadori, novembre 1970
Storia e Dossier n. 63 – Giunti, giugno 1992
Ragionamenti Storia n. 45 – Editrice Pantheon, giugno 1995
Archivi di Guerra, Il processo di Norimberga – Hobby & Work, dicembre 1998
SUPPORTI AUDIOVISIVI:
Archivi di Guerra-Il processo di Norimberga – Hobby & Work, dicembre 1998
XX secolo, La storia, i personaggi, gli avvenimenti-Vincitori e vinti – 1999

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