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I TOTALITARISMI DEL NOVECENTO FASCISMO, NAZISMO, STALINISMO

Natura del totalitarismo e categorie interpretative: Karl R. Popper, Sigmund Freud. Lanalisi teorica di Hannah Arendt. Ascesa al potere e struttura degli Stati totalitari europei nella prima met del Novecento.

Liceo Scientifico Statale "Gaspare Aselli"


Storia e Filosofia per le classi quinte Insegnante: Prof. Marco Paolo Allegri Questa copia di

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PRIMO FASCICOLO

Pagina |3 NATURA DEL TOTALITARISMO E CATEGORIE INTERPRETATIVE.

a storiografia coglie le affinit tra fascismi e stalinismo, ma poi distingue nettamente la loro origine sociale (la rispondenza allesigenza di conservazione imposta da blocchi sociali industriali-agrari, da parte dei fascismi; la frattura rivoluzionaria non sorretta da una crescita democratica nella societ, come premessa del dispotismo autocratico di Stalin). In realt le affinit sono ben pi consistenti delle differenze, e riguardano non tanto la genesi quanto la natura stessa del totalitarismo, il suo funzionamento, la sua logica di pianificazione - livellamento oppressione - persecuzione di societ e di uomini. I fascismi, storicamente, nascono come risposte autoritarie alla modernizzazione che, con F industrializzazione e la societ di massa, porta con s lemancipazione politica delle "classi subalterne". Esse chiedono il riconoscimento della rappresentanza sindacale, lintervento pubblico a tutela del lavoro e dei lavoratori, il suffragio universale, levoluzione democratica dello Stato liberale. I partiti di massa mettono in crisi i sistemi liberali tradizionali, chiedono diritti per i salariati agricoli e industriali. I fascismi non negano la modernit, promuovono anzi lo Stato sociale, ma impongono alle masse uno Stato autoritario-totalitario che impone un rigido controllo corporativo da parte di lites dominanti vecchie e nuove (capitalismo agrario e industriale). Le masse vengono coartate alla nazionalizzazione, sottomesse allo Stato totalitario che impone il dirigismo centralista in economia, elimina ogni dissenso ideologico-culturale-politico, afferma il partito unico e il mito/culto del capo (duce, fuehrer, capo del partito). Ora, lo stalinismo ha una genesi ed una configurazione diversa. Esso nasce da una rivoluzione che abbatte il regime zarista e la vecchia classe proletaria ma incontra una societ diffusamente arretrata, operai e contadini senza formazione democratica e civile. Il totalitarismo di Stalin non mira a salvaguardare un ceto dominante (laristocrazia) ma si impone, dopo la rivoluzione, ad una debole societ civile, priva di consolidato senso della democrazia e di partiti operai pluralisti. La societ russa prevalentemente rurale, le masse contadine sono da poco uscite dalla servit della gleba, il proletariato di fabbrica ha conosciuto i soviet, ma non ha una evoluta coscienza civile come quello occidentale. Il comunismo di guerra e la nuova politica economica di Lenin, prima, e lautocrazia dispotica di Stalin, poi, non trovano resistenze in una societ civile troppo debole. Certamente questo spiega | avvento dello stalinismo come totalitarismo economico e sociale ma non ne giustifica la natura. I Piani quinquennali staliniani fanno dellURSS un Paese industrializzato: industrializzazione forzata, onnipotente burocrazia di Partito, Partito totalitario invasivo e pervasivo. A quale prezzo? Il nazismo hitleriano voleva fare della Germania un Reich millenario che avrebbe asservito lEuropa e il mondo: spazio vitale per il popolo tedesco, schiavit per gli altri popoli, Partito totalitario. A quale prezzo? Che differenze vi sono tra lager e gulag? Che differenze vi sono tra Hitler e Stalin? In nome di quale classe agiva Stalin? Che cosa giustifica la barbarie? La classe proletaria o il popolo tedesco? Il bolscevismo contro laccerchiamento capitalistico o la razza superiore contro il complotto giudaico-capitalista? La nomenklatura sovietica o il partito nazional-socialista? giusto essere destinati a morire per consunzione progressiva nel lavoro forzato, per la modernizzazione stalinista o per lonnipotenza hitleriana?

Pagina |4 Insomma, che cosa rende sostanzialmente differenti i due totalitarismi? La sostanza del totalitarismo perversione - abbrutimento - degenerazione - abominio - mortificazione dellumanit, riduzione dellindividuo a cosa, della massa a strumento tecnico. Le giustificazioni del totalitarismo non reggono. I dittatori nobilitano la propria immagine e coltivano il culto della propria personalit, cui immolano le masse, e giustificano con i loro "miti" (la razza, la classe) ogni aberrazione. vero che la razza non esiste, al contrario della classe, ma labominio sta negli atti e non nelle loro giustificazioni. Le stesse considerazioni valgono per la seconda met del Novecento. Socialismo reale dellEuropa dellEst o dittature anticomuniste latino-americane? La violazione dei pi elementari diritti umani non ha giustificazioni ideologiche n alcuna legittimazione. Che cos' dunque il totalitarismo? Totalitari sono, storicamente, quei regimi autoritari e oppressivi, liberticidi e sanguinari, inumani e barbari, ma lucidamente razionali, calcolatori e pianificatori, che si sono affermati nella prima met del Novecento in Europa, secondo laccezione data al termine da Hannah Arendt (Origini del totalitarismo, 1951). Esito non anomalo o collaterale ma strutturale delle societ a sviluppo capitalistico-industriale, il totalitarismo, secondo Arendt, il frutto della societ di massa, dellatomizzazione dellindividuo. La societ democratico-liberale potenzialmente totalitaria. La massa, erede del popolo nazionale e della classe proletaria, esposta al totalitarismo. La societ di massa priva di relazioni autentiche tra individui. Massificazione, omologazione, uniformit, livellamento, spersonalizzazione, espongono al dominio dellideologia o del capo carismatico. Il partito unico o il leader (meglio: luno e laltro) sono la guida della massa (informe) cui danno senso conferendole obiettivi e fini che giustificano ogni mezzo: la massa non ha diritti, idee, volont; essa trova unit in un unico nemico, lebreo o il capitalista, e pu e deve essere manovrata con la propaganda, infiammata, schiacciata, diretta, piegata, da una parte, con la polizia segreta, la tortura, la riduzione dellindividuo a unit produttiva da sfruttare sino a consunzione ed eliminazione, per poi sostituirlo con altra unit produttiva; dallaltra con lidentificazione nel capo e il suo mito-adorazione.1 Karl R. Popper (La societ aperta e i suoi nemici, 1945) oppone alla societ aperta, disposta a correggersi sulla base dellesperienza, una societ chiusa, rigida, utopistica, che vuole imporre un modello perfetto a tutti i costi, a cominciare dallo Stato ideale assoluto della Repubblica di Platone, passando per Rousseau (cittadinanza e comunit totalizzanti), Hegel (Stato etico), Marx (dittatura del proletariato).
Societ chiusa Ideologia dogmatica Intolleranza, organicismo, totalitarismo Rigidit delle regole sovra individuali Immutabilit, immobilismo Purificazione della societ esistente in nome di un ideale (utopia) Paradiso promesso - inferno reale Societ aperta Ragione critica Tolleranza e accettazione delle differenze, dei rilievi critici, delle diversit Libert dellindividuo Apertura alle riforme e al mutamento Riforme graduali e loro verifica costante Gradualismo, realismo

Jacob Talmon ( Origini della democrazia totalitaria, 1952) ha opposto la democrazia liberale (pronta a ripensarsi e riformarsi in vista di una migliore convivenza) alla democrazia totalitaria, che assolutezza un unico progetto sociale-politico, cui asserve P individuo. Il totalitarismo ha, secondo Talmon, le sue radici nel Contratto sociale di Rousseau e quello giacobino il primo Stato totalitario: "volont generale", individuo-cittadino. Terrore; ecco gli esordi ideologici e storici del totalitarimo.

Pagina |5 Una societ aperta (democratica), al di l di ogni generica accezione di "democrazia", una societ nella quale autorit e poteri sono controllabili e revocabili e chi li ottiene non pu opporsi a riforme e mutamenti pacifici. La mancanza di tali condizioni produce totalitarismo anche se chi governa ha il sostegno della maggioranza e non pu esser giustificata da vantaggi economici. Una societ aperta protegge le minoranze ed educa al cambiamento pacifico e legale. "La democrazia non pu compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza, bench listituzione delle elezioni generali sia della massima importanza. Infatti una maggioranza pu governare in maniera tirannica... In una democrazia i poteri dei governanti devono essere limitati ed il criterio di una democrazia questo: in una democrazia i governanti - cio il governo possono essere licenziati dai governati senza spargimento di sangue. Quindi se gli uomini al potere non salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilit di lavorare per un cambiamento pacifico, il loro governo una tirannia. "Dobbiamo distinguere soltanto fra due forme di governo, cio quello che possiede istituzioni di questo genere e tutti gli altri; vale a dire fra democrazia e tirannide. "Una costituzione democratica consistente deve escludere soltanto un tipo di cambiamento nel sistema legale, cio quel tipo di cambiamento che pu mettere in pericolo il suo carattere democratico. "In una democrazia, lintegrale protezione delle minoranze, non deve estendersi a coloro che violano la legge e specialmente a coloro che incitano gli altri al rovesciamento violento della democrazia. "Una linea politica volta allinstaurazione di istituzioni intese alla salvaguardia della democrazia deve sempre operare in base al presupposto che ci possono essere tendenze antidemocratiche latenti sia fra i governati che fra i governanti. "Se la democrazia distrutta, tutti i diritti sono distrutti, anche se fossero mantenuti certi vantaggi economici, essi lo sarebbero solo sulla base della rassegnazione" (Karl R. Popper, La societ aperta e i suoi nemici, Armando, Roma 1974). Le ideologie totalitarie nascono, comunque, dagli errori dello storicismo, la cui prospettiva "olistica" - metafisica presume di conoscere linevitabile finalit oggettiva della storia." N la natura n la storia possono dirci cosa dobbiamo fare" e lanalisi epistemologica del marxismo conferma linadeguatezza della sua pretesa alla scientificit e alla prevedibilit2. Le teorie possono essere messe in "stato d' assedio" e nessuno pu prevedere gli sviluppi della storia (e della scienza). La conoscenza e lo studio dei fatti storici non rivelano nulla circa la loro necessit. Il metodo distico si illude di conoscere la realt nella sua essenza e totalit. Da Platone a Hegl a Marx, i "sacerdoti delle leggi della storia" si ritengono i detentori della verit,impongono agli
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Secondo le "filosofie oracolari" di Hegel e Marx, "la storia ha un senso", lessere dei fatti, il corso fattuale della storia rivela il dover essere, il significato che essa cela. Ma dai fatti non possono esse dedotte decisioni, dall' essere non pu esser tratto il dover essere, "...la storia non ha senso ... N la natura n la storia possono dirci che cosa dobbiamo fare. I fatti, sia quelli della natura sia quelli della storia, non possono decidere per noi, non possono determinare i fini che ci proporremo di perseguire. Siamo noi che introduciamo finalit e significato nella natura e nella storia. Gli uomini non sono uguali, ma noi possiamo decidere di batterci per l eguaglianza dei diritti. La storia non ha alcun fine o senso, ma noi possiamo decidere di conferirle luno e laltro (La societ aperta e i suoi nemici). Coloro che sostengono la deducibilit delle norme-decisioni dai fatti, come Platone, Hegel e Marx, impongono societ chiuse, nelle quali agli individui non concessa alcuna autonoma decisione critica e responsabile e dominano i tab e le ideologie totalitarie.

Pagina |6 individui il presunto, inevitabile percorso della storia, di cui ritengono possedere la chiave. Le loro intolleranti utopie sono destinate allo scontro - non solo teorico - e producono violenza. Platone (utopista) e Marx (realista e storicista) sono solo apparentemente contrapposti: Marx, in nome del determinismo storico, rifiuta ogni "ingegneria sociale", ogni "pianificazione razionale delle istituzioni sociali". In realt, tanto Platone quanto Marx peccano di "radicalismo" ed "estetismo". Entrambi vogliono sradicare la societ esistente; intendono andare alla radice del male sociale e imporre un "miracolo politico", una societ perfetta. Sono accomunati da un irrazionalismo che ignora la gradualit dellapprendimento per prove ed errori: "... non ragionevole presumere che una completa ricostruzione del nostro mondo sociale debba portare senz' altro a un sistema capace di funzionare. Al contrario, dobbiamo aspettarci che, data la nostra mancanza di esperienza, saranno commessi molti errori che possono essere eliminati solo mediante un lungo e laborioso processo di piccoli aggiustamenti; in altre parole mediante il metodo razionale dellingegneria gradualistica della cui applicazione siamo propugnatori... In ogni campo possiamo imparare soltanto attraverso tentativi ed errori, facendo sbagli e miglioramenti". Lirrazionalismo di chi vorrebbe "realizzare il cielo in terra", si traduce in inferno per chi vive in terra. Lesplicazione e la comprensione pi credibili dei meccanismi individuali e collettivi profondi che possono aiutare a comprendere il totalitarismo, sono costituite dalla psicologia collettiva - sociale di Sigmund Freud (Psicologia delle masse e analisi dellio, 1921)3. Un' entit collettiva cui appartiene lindividuo pu essere stato, chiesa, trib, classe, partito politico... ed ha una sua organizzazione - gerarchia interna, oppure una folla amorfa e occasionale. Freud concepisce la folla come un organismo unico in cui gli individui, perdendo la loro identit, si dissolvono e uniscono. Lanima della folla affine alla vita psichica dei primitivi e dei bambini e le sue espressioni sono analoghe a quelle oniriche. Le istanze di rimozione - repressione dellindividuo saltano quando faccia parte della folla, che scarsamente critica, esposta alle suggestioni delle immagini, semplice e forte nei sentimenti, volta all appagamento immediato degli impulsi4. Contraddittoria, priva di senso della realt, intollerante, chiusa alle novit, capace dei massimi sacrifici come della pi bestiale brutalit, la "folla disorganizzata" contraddistinta dal contagio mentale (rapida riproduzione, da parte di tutta la folla, di un sentimento o atto: lindividuo si appropria indiscriminatamente di convinzioni e sentimenti che altrimenti considererebbe in modo critico). determinante in questo la suggestione, e il rapporto della folla con il capo lo stesso che si instaura tra lipnotizzato e lipnotizzatore5. Un esempio di "folla organizzata" coesa e permanente sono gli eserciti, nei quali il capo, pur non essendo necessariamente conosciuto personalmente dagli uomini, il loro padre e la loro guida. Essenziale per la folla il sentirsi amata, al punto tale che lesercito pu disgregarsi (come nel caso dellesercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale: il militarismo degli ufficiali Junker imped loro di comprendere questa esigenza dei soldati). Nelle formazioni collettive, comunque, invece del capo, pu esservi un' idea, non necessariamente positiva: lodio per una classe, una "razza".
Lo scritto Psicologia delle masse e analisi dellIo tradotto nel non volume delle opere di Freud, pubblicate da Boringhieri. Mi sono attenuto, per questo paragrafo, oltre che alla suddetta opera di Freud, a Lindividuo e i gruppi sociali, in Cesare L. Musatti, Trattato di psicoanalisi, Boringhieri, Torino 1977. 4 Soggetto di vita psichica pur sempre Iindividuo, ma lindividuo non isolato e la psicoanalisi studia la vita affettiva nei rapporti dellindividuo con lambiente familiare e sociale. 5 Loperatore (o il capo) si sostituisce parzialmente al Super io dellindividuo.
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Pagina |7 In ogni caso, il rapporto con il capo si costituisce, nel gregario, come sostituzione in lui dellautorit del capo stesso al Super io6 (ideale dellio): il capo come modello. (Lidentificazione - introiezione pu esser parziale e permanente come nel caso della classe e del partito politico). Il capo colui che appare come pi indipendente affettivamente, che non ha bisogno di soddisfare il narcisismo legato allio e investito su di esso prima della formazione del Super io. La sottomissione al capo una regressione allo stato dellorda primitiva, in cui solo il capo era libero e indipendente, mentre i gregari, cui imponeva lobbedienza con la forza, non avevano iniziativa individuale e agivano solo in base agli impulsi collettivi. La psicologia della folla e quella del capo differiscono in questo: che il capo non ha bisogno di amare nessuno, mentre i gregari hanno bisogno di essere amati. In questo implicito un duplice ordine di legami: quelli tra il capo e i gregari e quello tra i gregari. I secondi spiegano luniformit di comportamento della folla. Lambivalenza dei rapporti umani (amore/narcisismo, accettazione/ostilit, donazione/odio) tale che, comunque, dove vi rapporto positivo vi anche aggressivit7. Lambivalenza scompare nella solidariet della folla, il narcisismo individuale diventa narcisismo collettivo: tutti si sentono ugualmente amati dal capo. Neilorda primitiva tutti gli individui si sentivano ugualmente minacciati dal capo; il capo (forte e potente) il padre che sta al di sopra di tutti, il garante delluguaglianza di tutti, la condizione per controllare il narcisismo individuale. In sostanza, il bisogno di eguaglianza esige il bisogno di essere asserviti. Vi per, in questo, un' implicanza: con lidentificazione nel capo, il narcisismo individuale diventa narcisismo di gruppo. I legami affettivi che si stabiliscono nel gruppo folla proiettano laggressivit fuori del gruppo stesso. Ecco lintolleranza, limpulso aggressivo distruttivo rivolto allesterno. Questo meccanismo spiega la guerra e le varie manifestazioni di odio etnico - razziale nazionalistico... La distruttivit accresce la coesione interna.

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Il Super io di Freud il frutto dellintroiezione e traslazione dellautorit parentale e di quelle successive.

Narcisismo - senso di onnipotenza - genericamente amore di s. Narcisismo primario: precedente lamore per gli altri. Non spregiativamente: investimento di energia (libido) sul s, come stadio dello sviluppo. Da non confondersi con la sopravvalutazione dellio (egocentrismo, solipsismo). La metapsicologia freudiana concepisce la storia dellapparato psichico come sviluppo/emergenza/differenziazione di un Io strutturato da un Es indifferenziato LEs segue il principio del piacere, lIo il principio di realt. LEs segue i principi primari, indifferenti alle contraddizioni, alle differenze, allo spazio, al tempo. I processi secondari caratterizzano lIo e sono analitici, seguono il principio di contraddizione, lo spazio e il tempo. Il Super-Io la parte dellIo in cui sono fissati gli introietti dei genitori. Linternalizzazione dei genitori produce auto-osservazione, autocritica, ingiunzioni, inibizioni. Talvolta la psicoanalisi intesa come modificazione del Super-lo verso maggior tolleranza e realismo. Il Super-lo non va inteso come semplice ripetizione delle figure parentali introiettate: la severit del Super-Io legata alla forza dei sentimenti infantili del soggetto, giacch linternalizzazione avvenuta nei primi anni di vita. Nel concetto di Super-lo confluiscono gli introietti infantili e lautocoscienza riflessiva.

Pagina |8 IL TOTALITARISMO: L'ANALISI TEORICA DI HANNAH ARENDT Hannah Arendt, ebrea tedesca (1906/1975), formazione con Heidegger (Marburgo) e Jaspers (Heidelberg), esule in Francia, poi negli Stati Uniti (dal 1940). Le origini del totalitarismo (1951); condizioni del totalitarismo: la societ di massa e la democrazia plebiscitaria, in cui scompare la partecipazione consapevole e autonoma dellindividuo alla vita politica. Aspetti comuni (e sostanziali) al nazismo e allo stalinismo: la sinistra non accetta. La banalit del male (1963): il processo a Eichmann (Gerusalemme); banalit delleccidio, quotidianit, la prassi subordina la responsabilit morale. Stavolta le critiche I vengono dal mondo ebraico. Vita activa (1958): opera poco valorizzata per lisolamento e lindifferenza seguiti alle polemiche. La vita della mente (postuma, 1975). Da ricordare: Sulla rivoluzione (1965), Sulla violenza (1970), Politica e menzogna (1972).

Vita activa: il fondamento delletica la prassi, non la riflessione teoretica che pure si imposta con Platone nel pensiero occidentale. La vita activa esprime le attivit umane: Attivit lavorativa (labor) volta alla conservazione biologica e al soddisfacimento dei bisogni primari. Loperare (work) volto alla costruzione di cose "artificiali", strumenti d' uso.

Lazione (action) politica - pubblica, in cui la dimensione individuale, caratterizzante le precedenti forme di attivit, viene superata da quella personale. Il lavoro e loperare sono impersonali. Con lazione luomo diventa soggetto morale. "Con il termine vita activa propongo di designare tre fondamentali attivit umane: lattivit lavorativa, loperare e l'agire; esse sono fondamentali perch ognuna corrisponde a una delle condizioni di base in cui la vita sulla terra stata data alluomo. "Lattivit lavorativa corrisponde allo sviluppo biologico del corpo umano, il cui accrescimento spontaneo metabolismo e decadimento finale sono legati alle necessit prodotte e alimentate nel processo vitale dalla stessa attivit lavorativa. La condizione umana di quest' ultima la vita stessa. "Loperare lattivit che corrisponde alla dimensione non-naturale dellesistenza umana, che non assorbita nel ciclo vitale sempre ricorrente della specie e che, se si dissolve, non compensata da esso. Il fatto dell'operare un mondo "artificiale" di cose, nettamente distinto dallambiente naturale. Entro questo mondo compresa ogni vita individuale, mentre il significato stesso delloperare sta nel superare e trascendere tali limiti. La condizione umana delloperare lesserenel-mondo.

Pagina |9 "Lazione, la sola attivit che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralit, al fatto che gli uomini, e non lUomo, vivono sulla terra e abitano il mondo. Anche se tutti gli aspetti della nostra esistenza sono in qualche modo connessi alla politica, questa pluralit specificamente la condizione - non solo la conditio sine qua non, ma la conditio per quam - di ogni vita politica. Cos il linguaggio dei romani, forse il popolo pi dedito allattivit politica che sia mai apparso, impiegava le parole "vivere" ed "essere tra gli uomini" (inter homines esse) e rispettivamente "morire" e "cessare di essere tra gli uomini" (inter homines esse desinere) come sinonimi... "Tutte e tre le attivit e le loro corrispondenti condizioni sono intimamente connesse con le condizioni pi generali dellesistenza umana: nascita e morte, natalit e mortalit. Lattivit lavorativa assicura non solo la sopravvivenza individuale, a anche la vita della specie. Loperare e il suo prodotto, l"artificio" umano, conferiscono un elemento di permanenza e continuit alla limitatezza della vita mortale e alla labilit del tempo umano. Lazione, in quanto fonda e conserva gli organismi politici, crea la condizione per il ricordo, cio la storia. "Lavoro, opera e azione sono anche radicati nella natalit in quanto hanno il compito di fornire e preservare il mondo per i nuovi venuti, che vengono al mondo come stranieri, e di prevederne e valutarne il costante afflusso. Tuttavia, delle tre attivit, lazione che n pi stretto rapporto con la condizione umana della natalit; il cominciamento inerente alla nascita pu farsi riconoscere nel mondo solo perch il nuovo venuto possiede la capacit di dar luogo a qualcosa di nuovo, cio di agire" (Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 1989). Alle tre attivit umane corrispondono tre "mondi":
Attivit lavorativa Operare Azione Mondo biologico della conservazione. Dimensione naturale. Mondo artificiale degli oggetti costruiti, essere-nel-mondo (esserci di Heidegger). Persistenza - permanenza dellazione umana, che supera lindividuo ed attestata dagli oggetti costruiti dalluomo. Mondo delle istituzioni (storia). La citt umana.

"La vita activa, la vita umana in quanto attivamente impegnata in qualcosa, sempre radicata in un mondo di uomini e di cose fatte dall'uomo che non abbandona mai o non trascende mai del tutto. Cose e uomini costituiscono lambiente di ogni attivit umana che sarebbe priva di significato senza tale collocazione; tuttavia questo ambiente, il mondo in cui siamo nati, non esisterebbe senza lattivit umana che lo produce, con la fabbricazione delle cose; che se ne prende cura, con la coltivazione della terra; che lo organizza, mediante listituzione di un corpo politico. Non potrebbe esistere vita umana, nemmeno quella degli eremiti nelle solitudini, senza un mondo che, direttamente o indirettamente, attesti la presenza di altri esseri umani. Tutte le attivit umane sono condizionate dal fatto che gli uomini vivono insieme, ma solo lazione non pu essere nemmeno immaginata fuori della societ degli uomini. Lattivit lavorativa non richiede necessariamente la presenza di altri, bench un essere che lavori in assoluta solitudine non sarebbe umano; sarebbe un animal laborans nel significato pi letterale del termine. Un uomo che lavori, fabbrichi ed edifichi un mondo abitato solo da lui sarebbe s un costruttore, ma non homo faber; avrebbe perduto la sua qualit specificamente umana e sarebbe piuttosto un dio - non certamente il Creatore, ma un demiurgo divino come quello descritto da Platone in uno dei suoi miti".

P a g i n a | 10 Neilenciclopedia aristotelica del sapere sono distinte scienze teoretiche8 , pratiche9 , poietiche10. Il loro metodo diverso. Pur essendo scienze, quelle pratiche hanno conclusioni non rigorose come quelle matematiche. Dalle loro premesse si possono trarre dimostrazioni, ma con un certo grado di approssimazione che non esiste in quelle matematiche. D' altra parte, poiesis e praxis, produzione e agire, sono da distinguere: la produzione rimanda alla techne, allarte -tecnica produttiva di oggetti; la praxis, lagire morale esige la proairesis, la scelta deliberata. Il fine della poiesis loggetto, il manufatto, la cosa prodotta, non latto del produrre. Il fine della praxis lazione in se stessa. un bene in se stessa. Arendt concepisce lavoro e produzione come poiesis, mentre la praxis, lazione, destinata alla convivenza civile, alla vita comunitaria, alla polis (citt, bene pubblico). Il fine dellagire riguarda direttamente il soggetto etico. La modernit ha privilegiato lavoro e produzione, ignorando lazione, che pi propriamente umana. Lazione politica, diretta al bene della comunit e coinvolgente tutti i suoi componenti, stata svalutata; si dimenticato il discorso, la relazione dialettica, il confronto razionale, mortificato, ad esempio, dallidea machiavellica della politica, che giustifica la forza, la coercizione, linganno, ai danni del pacifico dibattito fra i membri della citt nelle decisioni che riguardano la cosa pubblica. Lautonomia del politico di Arendt consiste nella praxis, che non va confusa con leconomico e listituzionale, che pure caratterizzano la vita politica concreta, fattuale, effettiva. Limplicazione che, se gli uomini possono viver bene senza lavoro e senza usare oggetti prodotti, il discorso e lazione sono invece indispensabili al loro vivere bene. Luomo aristotelico era animale razionale "capace di discorso". Il cittadino della polis parlava con gli altri cittadini. Questo era il suo vero e proprio agire. Gli uomini si manifestano in quanto uomini con il discorso e lazione. Azione = iniziativa = iniziare qualcosa = fare qualcosa di sempre nuovo, inatteso. Ecco la vera vita attiva. "La pluralit umana, condizione fondamentale sia del discorso sia dellazione, ha il duplice carattere delleguaglianza e della distinzione. Se gli uomini non fossero uguali, non potrebbero n comprendersi fra loro, n comprendere i propri predecessori, n fare progetti per il futuro e prevedere le necessit dei loro successori. Se gli uomini non fossero diversi, e ogni essere umano distinto da ogni altro che , fu o mai sar, non avrebbero bisogno n del discorso n dellazione per comprendersi a vicenda. Sarebbero soltanto sufficienti segni e suoni per comunicare desideri e necessit immediati e identici... Discorso e azione rivelano questa unicit nella distinzione. Mediante essi, gli uomini si distinguono anzich essere meramente distinti; discorso e azione sono le modalit in cui gli esseri umani appaiono gli uni agli altri non come oggetti fisici, ma in quanto uomini". Nella dimensione politica gli individui non sono identici e semplicemente contrapposti/giustapposti come nella dimensione sociale (lavoro e operare). La "sfera pubblica" "mondo comune", "in-fra", che "mette in relazione e separa gli uomini nello stesso tempo": "La sfera pubblica, in quanto mondo comune, ci riunisce insieme e tuttavia ci impedisce, per cos dire, di caderci addosso a vicenda". "Ci che rende la societ di massa cos difficile da sopportare non , o almeno non principalmente, il numero delle persone che la compongono, ma il fatto che il mondo che sta tra
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Metafisica, fisica, matematica Etica e politica, praxis, azione 10 Poiesis, produzione di oggetti

P a g i n a | 11 loro ha perduto il suo potere di riunirle insieme, di metterle in relazione e di separarle. La stranezza di questa situazione ricorda una seduta spiritica dove alcune persone raccolte attorno a un tavolo vedono improvvisamente, per qualche trucco magico, svanire il tavolo in mezzo a loro, cos che due persone sedute da lati opposti non sarebbero soltanto separate, ma sarebbero anche del tutto prive di relazioni, non essendoci niente di tangibile tra loro". Lo "spazio pubblico" costituisce significati, d oggettivit air esperienza, costruisce una realt superiore alla dimensione soggettiva. Nello "spazio pubblico" gli individui vedono anche riconosciuta la propria interiorit. L'interiorit comunicata diventa pubblica. "... il termine "pubblico" significa il mondo stesso, in quanto comune a tutti e distinto dallo spazio che ognuno di noi vi occupa privatamente. Questo mondo, tuttavia, non si identifica con la terra o con la natura, come spazio limitato che fa da sfondo al movimento degli uomini e alle condizioni generali della vita organica... Vivere insieme nel mondo significa essenzialmente che esiste un mondo di cose tra coloro che lo hanno in comune, come un tavolo posto tra quelli che vi siedono intorno; il mondo, come ogni in-fra (in- between), mette in relazione e separa gli uomini nello stesso tempo". Il mondo delle cose (come quello delle istituzioni) non importante in s, ma per i rapporti che favorisce, per lazione comune che consente, per la collocazione che d a ciascun individuo, facendolo operare con gli altri pur permettendogli di distinguere la propria identit (anzi conferendogliela). "Spazio pubblico" significa relazioni interindividuali. Partecipazione attiva dei singoli significa distinzione degli individui. Distinzione non alterit. Alterit = esser altro, stare vicino di individui che non hanno nulla in comune, essere vicini con indifferenza. Distinzione significa per ciascuno affermare se stesso nella propria unicit; con lazione e il discorso che il singolo costruisce la distinzione, mentre lalterit originaria. Quando lindividuo si rivela, con lazione, agli altri individui, come se nascesse la seconda volta, perch se esiste come essere biologico e dotato di interiorit, soltanto nel logos, nel discorso intenzionale, nella vita comune, che viene ad essere pubblico soggetto capace di iniziativa. Lazione (intenzionale) che introduce lindividuo nello spazio pubblico, nella dimensione politica, non il mero fare. Lazione (intenzionale) progetto di interazione costruito col discorso (logos). Il discorso, la razionalit intenzionale, costituiscono un mondo di relazioni tra identit individuali, non meno reale del mondo naturale e del mondo delle cose artificiali. Il linguaggio che intercorre tra gli individui e colloca lazione del singolo nello spazio pubblico, non ha la sola funzione della trasmissione di informazioni: anche se il linguaggio riguarda cose e oggetti, esso rivela, mostra, propone chi lo parla e stabilisce relazioni tra soggetti. Arendt distingue tra "spazio inter" e "spazio infra". Lo "spazio inter" lo "spazio mondano", la dimensione delle "realt oggettive del mondo" attorno a cui e riguardo a cui si sviluppa/articola il linguaggio. Lo "spazio infra" lo "spazio relazionale" fatto di atti e parole, lo spazio in cui si rivela il soggetto dellazione, del discorso. Lo"spazio infra", soggettivo, deve la sua origine soltanto "a fatto che gli uomini agiscono e parlano direttamente gli uni agli altri". "Lazione e il discorso si svolgono tra gli uomini, in quanto si rivolgono a loro, e mantengono la capacit di rivelare lagente anche se il loro contenuto esclusivamente "oggettivo" e ha come riferimento quel mondo di cose in cui vivono gli uomini, un mondo che fisicamente si trova tra loro

P a g i n a | 12 e dal quale derivano i loro interessi specifici, oggettivi, mondani. Tali interessi costituiscono, nel senso pi letterale del termine, qualcosa che inter-est, che sta tra le persone e perci pu metterle in relazione e unirle. La maggior parte delle azioni e dei discorsi riguarda questo spazio relazionale, questo inter che varia in ogni gruppo di persone , cos che gran parte delle parole e degli atti sono intomo a qualche realt oggettiva del mondo, in aggiunta al fatto di consentire il rivelarsi di chi parla e agisce. Poich il rivelarsi del soggetto parte integrante di ogni relazione umana, anche la pi "oggettiva", si pu dire che allo spazio mondano, insieme con i suoi interessi, si sovrappone uno spazio relazionale completamente diverso che ricopre il primo, e che consiste di atti e parole e deve esclusivamente la sua origine al fatto che gli uomini agiscono e parlano direttamente gli uni agi altri. Questo secondo spazio, o infra, soggettivo, non tangibile, poich non esistono oggetti tangibili in cui esso pu cristallizzarsi". Nello spazio infra ogni soggetto interseca, intreccia, attraversa con la propria azione le azioni degli altri e viceversa. Linterazione e la sintesi che ne risultano sono distinte e autonome dai singoli soggetti, dalla loro intenzione; si tratta di una storia indeterminata in cui la storia di ciascuno agisce in modo indeterminato su quelle degli altri e viceversa. Lazione di ciascun individuo concorre alla comune identit/storia, indeterminata, fluida, sempre plasmabile/modificabile, e nello stesso tempo costituisce la propria identit/individualit/storia personale. Lindividuo, secondo Arendt, fragile in quanto un "chi", un soggetto, solo nellinterazione-sintesi, nella storia in cui confluiscono, condizionano, influenzano lo storie individuali (lidentit/storia individuale si costruisce opponendosi allidentit/storia collettiva). "La sfera degli affari umani, strettamente parlando, consiste nellintreccio di relazioni umane che esiste ovunque gli uomini vivono insieme. Le rivelazioni del "chi" attraverso il discorso e linstaurazione di un nuovo inizio mediante lazione, ricadono sempre in un intreccio gi esistente dove possono essere percepite le loro immediate conseguenze. Insieme promuovono un nuovo processo che alla fine emerge come irripetibile storia di vita del nuovo venuto, che a sua volta influenzer in modo unico le storie di vita di tutti gli altri con cui egli verr in contatto. a causa di questo intreccio gi esistente di relazioni umane, con le sue innumerevoli volont e intenzioni contrastanti, che lazione raramente consegue il suo scopo; ma anche a causa di questo medium, nel quale solo lazione reale, che essa "produce" storie, con o senza intenzione, con la stessa naturalezza con cui la fabbricazione produce cose tangibili". La plis greca aveva posto rimedio alla fragilit dell'individuo, dando visibilit - riconoscibilit attestabilit - risonanza allazione del singolo cittadino, dando permanenza e stabilit allazione/interazione. "Loriginale rimedio greco prefilosofico a questa fragilit era stata la fondazione della plis, cos come si svilupp e rimase radicata nellesperienza ad essa precedente (che attribuiva tanta importanza a ci per cui vale la pena vivere insieme, syzn, cio il condividere parole e atti) aveva una duplice funzione. In primo luogo, doveva permettere agli uomini di fare permanentemente, pur sotto certe restrizioni, ci che altrimenti sarebbe stato loro possibile solo come una impresa straordinaria e occasionale per la quale dovevano lasciare le proprie case. La plis serviva a moltiplicare le occasioni di conseguire "fama immortale", cio moltiplicare le opportunit per ciascuno di distinguersi, di mostrare con gli atti e le parole chi fosse nella sua unicit irripetibile... La seconda funzione... era offrire un rimedio alla futilit dellazione e del discorso; infatti le

P a g i n a | 13 possibilit che un atto degno di fama non fosse dimenticato ma divenisse immortale, non erano molte". La modernit ha abbandonato la "dimensione politica", ha distrutto lazione privilegiando il mero fare, sottraendo allindividuo lo spazio comune e l'identit come tale. Solo lartista e lo scienziato possono "agire" nella societ moderna; per il resto, gli individui sono crescentemente ridotti a massa. Le categorie che si impongono, nella cultura contemporanea, allindividuo, privandolo della sua dimensione soggettiva e personale, sono la classe (Marx) e la specie (Darwin). "Teoreticamente, il passaggio dallinsistenza con cui agli inizi dellet moderna si sottolineava la vita egoistica al pi tardo accento spostato sulla vita "sociale" e sull"uomo socializzato" (Marx) si verific quando Marx trasform la pi cruda nozione delleconomia classica - che tutti gli uomini, in quanto agiscono, agiscono per ragioni di interesse personale - in forze di interesse che determinano, muovono e dirigono le classi della societ, e attraverso i loro conflitti dirigono la societ come un tutto. Lumanit socializzata quello stato della societ in cui prevale un unico interesse, e soggetto di questo interesse sono sia le classi sia il genere umano, ma mai luomo o gli uomini. Scomparve cos anche lultima traccia di azione compiuta dagli uomini, il motivo implicito nellinteresse personale. Rimase solo una "forza naturale", la forza del processo vitale, alla quale tutti gli uomini e tutte le attivit umane erano egualmente sottomesse"11.

LE ORIGINI DEL TOTALITARIS MO: EQUIVOCI CULTURALI E MECCANISMI PERVERSI Il totalitarismo12 hitleriano e stalinista , secondo Arendt, diverso da qualsiasi altra oppressione politica impostasi nei secoli precedenti. Anzi, nazismo e stalinismo sono da distinguersi da tutte le altre forme dittatoriali/dispotiche/tiranniche. Al contrario della prevalente storiografia (che distingue i fascismi dallo stalinismo), Arendt isola nazismo e stalinismo, cogliendone le sostanziali affinit.
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Il presente passo e i precedenti sono desunti da: Hannah Arendt, Vita Activa. La condizione umana, Bombiani, Milano 1979. 12 Si veda: Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunit, Milano 1989. Per le riflessioni introduttive al brano: A. Enegrn, Il pensiero politico di Hannah Arendt, Edizioni Lavoro, Roma 1987; M. Cedronio, La democrazia in pericolo, Il Mulino, Bologna 1984; L. Boella, Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995.

P a g i n a | 14 Il totalitarismo non un accadimento gratuito, un accidente - incidente, bens la degenerazione in cui possono incorrere tutti i regimi politici, anche la stessa democrazia. La democrazia di massa la pi esposta allinvoluzione totalitaria. Con la morte di Hitler e Stalin il pericolo totalitario non si affatto esaurito. Regimi totalitari che abbattano e scavalchino ogni legge sono sempre possibili. Stalin aveva voluto le "grandi purghe" proprio mentre varava l"unica costituzione democratica" al mondo. Hitler prendeva il potere in Germania attraverso crescenti violenze, lasciando formalmente in vigore la Costituzione democratica della Repubblica di Weimar. Costoro si sono avvalsi di presunte leggi naturali o storiche inscritte nel destino dellumanit. La supremazia della razza ariana sarebbe una legge naturale e luguaglianza violerebbe la stessa legge naturale (cos Hitler nel Mein kampf): naturale che la massa si pieghi al capo, che la razza inferiore sia subordinata a quella superiore. legittima (naturale) la "soluzione finale per il popolo ebraico". legittima (naturale) leliminazione dei "nemici del popolo" sovietico. Il grave equivoco del giusnaturalismo quello di sostenere che vi sia una legge naturale/divina, di per s giusta. Certamente i giusnaturalisti (da Grozio in poi) ritengono a ragione che i diritti naturali debbano essere garantiti dal diritto positivo, ma il giusnaturalismo, se ha predisposto il liberalismo (i diritti degli individuici diritto di pensiero, di parola... sanciti dai diritti positivi degli Stati) ha anche fornito la giustificazione a teorie aberranti che sostengono la naturalit delle proprie tesi: la supremazia della razza ariana sarebbe una legge naturale. E cos leliminazione dei "nemici del popolo" sovietico. Il diritto non viene dalla Natura o da Dio; il diritto frutto di un patto tra gli uomini, di una convenzione che mira a rendere tutti uguali politicamente e giuridicamente, nasce da un consensus che delimita e garantisce la libert di ciascuno. Proprio quel consensus inris che il totalitarismo annienta. Il totalitarismo la negazione di qualsiasi consensus iuris, di qualsiasi contratto tra gli uomini, di qualsiasi diritto. Se lautorit garante del rispetto delle leggi, dellaccettazione di norme, della vita comunitaria stabile e ordinata, quando essa venga meno, la societ esposta al totalitarismo. il caso della societ moderna. D' altra parte le filosofie del Novecento hanno favorito lavvento del totalitarismo, quando sono state usate arbitrariamente, come nel caso dellevoluzionismo di Darwin: il nazismo giustifica il primato della razza ariana sulle altre razze, concependola come la razza emergente dalla lotta per la selezione. Il comunismo sovietico ha il suo fondamento nel materialismo storico-dialettico (Marx, Engels). Il totalitarismo isola lindividuo, lo costringe ad un "senso di non appartenenza al mondo", lo deresponsabilizza per i crimini che gli fa compiere (imponendoglieli come ordinati da un superiore o come necessari per legge storica). Nella Germania nazista come nellUnione Sovietica stalinista, il totalitarismo ha avuto il consenso del popolo perch chi lo ha imposto era convinto di agire secondo leggi naturali e storiche. Lindividuo agiva nel solo ed esclusivo interesse della razza o del popolo. Egli era totalmente sottomesso alla volont del capo; il membro dellorganizzazione era del tutto deresponsabilizzato: un mero esecutore. Ma luomo capace di azione. Se ripensiamo a quello che Arendt scriver in Vita activa, lazione crea il nuovo, imprevedibile, pu generare la continuit col passato. Agire assumere liniziativa, agere, mettere in movimento, libert in senso kantiano, interruzione della causalit deterministica e imposta, autonomia. Lindividuo pu, se vuole, opporsi, responsabilizzarsi, gettare nella realt la sua azione, senza aver certezza delle conseguenze, ma attendendosi che la

P a g i n a | 15 sua azione (imprevedibile) interferir con le azioni altrui. Certo in democrazia limprevedibilit dellazione singola esige che essa sia controllata dalla legge, ma in un regime totalitario essa (come responsabilizzazione, come azione secondo coscienza) spezza lasservimento al capo. Il totalitarismo distrugge lazione, la pluralit, la differenza, si impone col terrore ed emargina il diverso. Diversit e pluralit sono i fondamenti della democrazia. Lunica uguaglianza ammessa dalla democrazia e che anzi la alimenta, quella giuridica: essa garante del pluralismo. Ogni altra uniformit/eguaglianza produce conformismo. Nietzsche critic lo storicismo e vide in esso il rischio, affermatosi con Hegel, di concepire la storia come retta da leggi necessarie che deresponsabilizzano lindividuo, lo privano della sua capacit di agire. Il totalitarismo schiaccia lazione, priva lindividuo di ogni capacit di giudicare e conoscere. Giudizio, conoscenza, azione esigono la socialit, la dimensione collettiva, linterazione. Il totalitarismo cancella con il terrore lo '"spazio politico", isola lindividuo, lo deresponsabilizza, lo costringe alla delazione, al tradimento. Il totalitarismo nato da ideologie che, superando ogni dubbio ed ogni atteggiamento autocritico tipico della scienza (la scienza procede per prove ed errori, lentamente, acquisendo esperienze), presumono di dare una spiegazione onnicomprensiva del mondo. Con rigore logico deducono da presunti principi - come la razza - conclusioni pseudo-scientifiche. Le loro dedizioni sono svincolate dalla realt, eppure pretendono di imbrigliarla, riducendola alla propria logica. Le ideologie eliminano ogni contraddizione astraendo dalla realt e poi intendono spiegarla e guidarla con assoluta certezza. Le ideologie costruiscono le proprie strutture concettuali senza legami con la realt e poi le si impongono con la propaganda, la violenza, il crimine gratuiti ed efferati, ma da quelle giustificati. Le loro verit sono assiomatiche, non hanno bisogno di essere verificate; le loro deduzioni sono inflessibili. Esse pretendono di dare spiegazioni totali/onnicomprensive/sistematiche del mondo, espungendo ogni contraddizione. Alle ideologie totalizzanti e totalitarie, alla "coercizione del potere totale che irreggimenta le masse di individui isolati", Arendt contrappone il pensiero. Il pensare privo di coercizioni, improduttivo contro lideologia (che comunque funzionale), autoriflessivo (dialogo interiore contro lannientamento del dialogo con gli altri da parte dellideologia), sperimentale e legato alla realt (contro il dogmatismo dellideologia). Il pensiero modifica lidea del potere detenuto da un capo. Il potere non capacit di dominio, imposizione, violenza, bens azione concertata di un gruppo. Chi ha il potere agisce in nome del gruppo che glielo ha conferito (potestas in populo). Il totalitarismo trova comunque terreno fertile nella societ di massa in cui domina lalienazione (Marx). Dallhomo faber, creativo e discorsivo, la societ di massa giunta allanimal laborans, omogeneizzato e uniformato, votato al consumo, privo della dimensione politica.

P a g i n a | 16 IDEOLOGIA E TERRORE "... il totalitarismo (), oltre che pi radicale, essenzialmente diverso da altre forme conosciute di oppressione politica come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Dovunque giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del paese. A prescindere dalla specifica matrice nazionale e dalla particolare forma ideologica, ha trasformato le classi in masse, sostituito il sistema dei partiti non con la dittatura del partito unico, ma con un movimento di massa, trasferito il centro del potere dallesercito alla polizia e perseguito una politica estera apertamente diretta al dominio del mondo. Quando i sistemi monopartitici, da cui esso si sviluppato, sono divenuti veramente totalitari, hanno cominciato ad operare secondo una scala di valori cos radicalmente diversa da ogni altra che nessuna delle categorie tradizionali, giuridiche, morali o del buon senso, poteva pi servire per giudicare, o prevedere, la loro azione... "... la crisi del nostro secolo non una semplice minaccia dallesterno, una conseguenza della politica estera aggressiva della Germania o della Russia, destinata a scomparire con la morte di Stalin o il crollo del regime nazista... "... il regime totalitario... semplicemente una soluzione di ripiego che prende i suoi metodi intimidatori e i suoi strumenti organizzativi dal noto arsenale della tirannide, del dispotismo e della dittatura, e deve la sua esistenza soltanto al fallimento, deplorevole ma forse accidentale, delle tradizionali forze politiche (liberali e conservatrici, nazionaliste e socialiste, repubblicane e monarchiche, autoritarie e democratiche) ? O ha una propria natura e pu esser definito al pari di altre forme di governo che il pensiero occidentale ha conosciuto fin dai tempi della filosofia antica? Se ci vero, vuol dire che le nuove istituzioni ad esso proprie poggiano su una delle poche esperienze fondamentali che gli uomini possono avere quando vivono insieme e si occupano di affari pubblici. Se c' un' esperienza fondamentale che trova la sua espressione politica nel regime totalitario, deve trattarsi, data la novit di tale forma di governo, di un' esperienza che, per qualche ragione, non mai servita di base a n corpo politico e il cui tono generale, bench familiare per altri aspetti, non ha mai indirizzato la condotta degli affari pubblici. "Dal punto di vista della storia delle idee, ci sembra estremamente improbabile. Le forme di governo adottate dagli uomini sono state pochissime; inventate nella pi remota antichit, sono state classificate dai Greci e si sono rivelate straordinariamente longeve. Se si considerano tali invenzioni, la cui idea fondamentale, malgrado le molte varianti, non cambiata nei due millenni e mezzo che separano Platone da Kant, si tentati di interpretare il totalitarismo come una moderna forma di tirannide, cio un governo senza legge in cui il potere detenuto da un uomo solo. Un potere arbitrario, non frenato dal diritto, esercitato nellinteresse del governante e contrario agli interessi dei governati, da un lato; la paura come principio dellazione, cio paura del popolo da parte del governante e paura del governante da parte del popolo, dallaltro: queste sono state le caratteristiche della tirannide per tutta la nostra tradizione. "Invece di dire che il regime totalitario non ha precedenti, si potrebbe anche dire che esso ha demolito lalternativa su cui si sono basate tutte le definizioni dellessenza dei governi nella filosofia politica, lalternativa fra governo legale e governo illegale, fra potere arbitrario e potere legittimo. Che governo legale e potere legittimo fossero aspetti inseparabili di una stessa cosa, come d' altronde illegalit e potere arbitrario, non mai stato posto in dubbio. Eppure, il regime totalitario ci mette di fronte ad n tipo di governo completamente diverso. Certo, esso sfida tutte le

P a g i n a | 17 leggi positive, persino quelle che ha promulgato (come nel caso della costituzione di Weimar). Ma n opera senza la guida di una legge n arbitrario, perch pretende di obbedire rigorosamente e inequivocabilmente a quelle leggi della natura o della storia da cui si sono sempre fatte derivare tutte le leggi positive. Esso sostiene infatti che,lungi dallessere "senza legge", va alle fonti dellautorit da cui il diritto positivo ha ricevuto la sua legittimazione, che, lungi dallessere arbitrario, pi ossequiente a queste forze sovrumane di qualsiasi precedente governo, che, lungi dallesercitare il potere nell'interesse di un uomo solo, pronto a sacrificare gli interessi vitali immediati di chiunque allattuazione di quella che considera la legge della storia o della natura. La sua noncuranza per il diritto positivo pretende di essere una forma superiore di legittimit che, ispirandosi alle fonti, pu fare a meno della meschina legalit. "Disprezzando la legalit, il regime totalitario pretende di attuare la legge della storia o della natura senza tradurla in principi di giusto e ingiusto per il comportamento individuale. Esso la applica direttamente allumanit senza curarsi del comportamento degli uomini. Si aspetta che tale legge, se correttamente eseguita, produca alla fine un' umanit di per s destinata ad essere soltanto la sua esponente. Dietro la pretesa di dominio totale c' sempre lambizione di trasformare la specie umana nel!' attivit sicura portatrice di una legge a cui gli individui altrimenti si assoggetterebbero solo passivamente, con riluttanza. Se vero che i paesi totalitari hanno perso il contatto col mondo civile commettendo crimini mostruosi, altres vero che questa criminalit non stata dovuta semplicemente ad aggressivit, spietatezza, bellicosit e perfidia, bens ad una deliberata rottura di quel consensus iuris che, secondo Cicerone, costituisce il "popolo" e che, come diritto internazionale, ha costituito nei tempi moderni il mondo civile nella misura in cui rimane la pietra angolare delle relazioni internazionale anche durante una guerra. Giudizio morale e punizione giuridica presuppongono entrambi questo consenso fondamentale; il delinquente pu essere giudicato appunto perch partecipa al consensus iuris. "A questo punto viene in luce la differenza sostanziale fra la concezione totalitaria del diritto e le altre. La politica totalitaria non sostituisce un corpo di leggi con un altro, non istaura un proprio consensus iuris, non crea con una rivoluzione una nuova forma di legalit... "Nellinterpretazione del totalitarismo, tutte le leggi sono diventate leggi di movimento. La natura e la storia non sono pi fonti stabilizzatrici di autorit per le azioni dei mortali, ma esse stesse dei movimenti, dei processi. Alla base della fede nazista nelle leggi razziali come espressione della legge della natura delluomo vi lidea darwiniana delluomo come prodotto di un' evoluzione naturale che non si arresta necessariamente alla presente specie di esseri umani; alla base della fede nella lotta di classe come espressione della legge della storia vi la concezione marxista della societ come prodotto di un gigantesco movimento storico, che corre con rapidit sempre maggiore verso la sua fine, verso il momento in cui si annuller come storia... "La straordinaria rivoluzione intellettuale avvenuta a met del secolo scorso consisteva nel rifiuto di considerare o accettare qualcosa "cos com'" e nella coerente interpretazione di tutto come semplice stadio di un ulteriore sviluppo. Che la forza motrice di questo si chiamasse natura o storia, era cosa relativamente secondaria. In queste ideologie anche il termine "legge" cambiava significato: da espressione della cornice di stabilit entro la quale possono svolgersi le azioni umane diventava lespressione del movimento. "La politica totalitaria, che ha tentato di seguire le prescrizioni delle ideologie, ha messo a nudo la vera essenza di tali movimenti mostrando chiaramente che il processo non poteva avere una fine. Se conforme alla legge naturale eliminare tutto ci che nocivo e inadatto a vivere, sarebbe la fine della natura stessa se non si

P a g i n a | 18 potessero pi trovare nuove categorie del genere; se conforme alla legge storica che nella lotta certe classi si "estinguano", sarebbe la fine della storia umana se non si formassero nuove classi rudimentali, destinate a loro volta ad "estinguersi" sotto i dittatori totalitari. In altre parole, la legge di eliminazione, in base alla quale i movimenti totalitari assumono ed esercitano il potere, rimarrebbe una legge di movimento anche se essi riuscissero ad assoggettare lintera umanit al loro dominio. "Per stato di diritto si intende un corpo politico in cui le leggi positive sono necessarie per attuare limmutabile ius naturale o gli eterni precetti divini traducendoli in principi di giusto o ingiusto. Solo in tali principi, nel complesso di leggi positive di ciascun paese, il diritto naturale o i precetti divini acquistano una loro realt politica. Nel regime totalitario il posto del diritto positivo viene preso dal terrore totale, inteso a tradurre in realt la legge di movimento della storia o della natura. Come le leggi positive, pur definendo le trasgressioni, ne sono indipendenti - lassenza di reati in una societ non rende superflue le leggi denotando, casomai, la perfezione della loro autorit - cos il terrore nel regime totalitario cessa di essere uno strumento per la soppressione dellopposizione, pur essendo usato anche per tale scopo. Esso diventa totale quando prescinde dallesistenza di qualsiasi opposizione; domina supremo quando pi nessuno Io ostacola. Se la legalit r essenza del governo non tirannico e lillegalit quella della tirannide, il terrore lessenza del potere totalitario. "Esso la realizzazione della legge del movimento; si propone principalmente di far s che le forze della natura o della storia corrano liberamente attraverso lumanit, senza I' impedimento dellazione umana spontanea e, in quanto tale, cerca di "stabilizzare" gli uomini. il movimento stesso che individua i nemici dellumanit contro cui scatenare il terrore; non si permette che alcuna azione libera, di opposizione o di simpatia, interferisca con leliminazione del "nemico oggettivo" della storia o della natura, della classe o della razza. Colpevolezza e innocenza diventano concetti senza senso; "colpevole" chi d' ostacolo al processo naturale o storico, che condanna le "razze inferiori", gli individui "inadatti a vivere", o le "classi in via di estinzione" e i "popoli decadenti". Il terrore esegue queste sentenze di condanna, e davanti ad esso tutte le parti in causa sono soggettivamente innocenti: gli uccisi perch non hanno fatto nulla contro il sistema, e gli uccisori perch non assassinano realmente, ma si limitano ad eseguire una sentenza di morte pronunciatala un tribunale superiore. Gli stessi governanti non pretendono di essere giusti o saggi, ma soltanto di eseguire le leggi naturali o storiche; non applicano leggi, ma eseguono un movimento in conformit alla sua legge intrinseca. Il terrore legalit se legge la legge del movimento di qualche forza sovrumana, la natura o la storia. "Il terrore come esecuzione di una legge del movimento, il cui fine ultimo non il benessere degli uomini o linteresse di un singolo, bens la creazione dellumanit, elimina gli individui per la specie, sacrifica le "parti" per il "tutto".la forza sovrumana della natura o della storia ha un proprio principio e un proprio fine, di modo che viene ostacolata soltanto dal nuovo inizio e dal fine individuale che la vita di ciascun uomo. "Il terrore totale... sostituisce ai limiti e ai canali di comunicazione fra i singoli un vincolo di ferro, che li tiene cos strettamente uniti da far sparire la loro pluralit in un unico uomo di dimensioni gigantesche... Premendo gli uomini uno contro laltro, il terrore totale distrugge lo spazio fra di essi; se confrontato con questo vincolo di ferro, persino il deserto della tirannide, essendo ancora una specie di spazio, appare come una garanzia di libert. Il regime totalitario non si distingue dunque dalle altre forme di governo perch riduce o abolisce determinate libert, o sradica lamore per la libert dal cuore degli uomini, ma perch distrugge il presupposto di ogni libert...

P a g i n a | 19 "Il terrore totale, lessenza di un simile regime, non esiste n per gli uomini n contro di essi. Esso viene considerato uno strumento incomparabile per accelerare il movimento delle forze della natura o della storia. Tale movimento, che procede secondo la propria legge, non pu alla lunga essere impedito; perch alla fine si dimostra pi potente di qualsiasi forza prodotta dalle azioni e dalla volont degli uomini... "Nel ferreo vincolo del terrore, che distrugge la pluralit umana fondendola nel tutto unico che agisce infallibilmente come se fosse parte del corso della storia o della natura, stato trovato uno strumento capace non solo di liberare le forze storiche e naturali, ma di accelerarle fino a una velocit che non avrebbero mai raggiunto se lasciate a se stesse. In pratica, ci significa che il terrore esegue sul posto le sentenze di morte che, a quanto suppone, la natura avrebbe pronunciato contro razze e individui "inadatti a vivere", o la storia contro le "classi morenti", senza attendere i processi pi lenti e meno efficaci della natura o della storia "Nel regno del terrore totale nemmeno la paura pu pi suggerire come ci si deve comportare, perch le vittime sono scelte senza alcun riferimento ad atti o pensieri individuali, esclusivamente in base alla necessit oggettiva del processo naturale o storico. Essa probabilmente pi diffusa che altrove; ma ha perso la sua utilit pratica dal momento che le azioni da essa guidate non giovano pi ad evitare i pericoli temuti. Lo stesso vale per la simpatia o F appoggio dato al regime; perch il terrore totale sceglie, oltre che le sue vittime, anche i suoi esecutori, secondo criteri oggettivi, senza tener alcun conto delle convinzioni e simpatie dei candidati. Il deciso ripudio della convinzione come motivo dellagire stato messo in luce dalle grandi epurazioni avvenute al tempo di Stalin in Russia e nei paesi satelliti. Leducazione totalitaria non ha mai avuto io scopo di inculcare convinzioni, bens quello di distruggere la capacit di formarne. lintroduzione di criteri puramente oggettivi nella selezione delle SS stata la grande invenzione organizzativa di Himmler; egli sceglieva i candidati in base alle fotografie, secondo presunti criteri razziali. La natura stessa decideva non solo chi doveva essere eliminato, ma altres chi doveva essere addestrato come carnefice... "Le ideologie - ismi che per la soddisfazione dei loro aderenti possono spiegare ogni cosa e ogni avvenimento facendoli derivare da una singola premessa - sono un fenomeno molto recente e, per parecchi decenni hanno avuto una parte trascurabile nella vita politica. Solo col senno di poi possiamo rintracciare in esse certi elementi che le hanno rese cos utili per il dominio totalitario, tanto che le loro grandi potenzialit politiche non sono state scoperte prima di Hitler e Stalin. "Le ideologie sono note per il loro carattere scientifico: esse combinano approccio scientifico con risultati di rilevanza filosofica e pretendono di essere ima filosofia scientifica. La parola "ideologia" sembra implicare che un'idea possa divenire materia di studio di una scienza, come gli animali lo sono per la zoologia e che il suffisso -logia di ideologia, come in zoologia, non indichi altro che i logoi, le affermazioni scientifiche in proposito. Se ci fosse vero, un' ideologia sarebbe in realt una pseudoscienza e una pseudofilosofia, infrangendo al tempo stesso le limitazioni della scienza e quelle della filosofia... Le "idee" degli ismi - la razza nel razzismo... - non costituiscono mai la materia delle ideologie e il suffisso -logia non indica mai semplicemente un insieme di affermazioni "scientifiche". Un' ideologia letteralmente quello che il suo nome sta a indicare; la logica di un' idea. La sua materia la storia, a cui l"idea" applicata; il risultato di tale applicazione non un complesso di affermazioni su qualcosa che , bens lo svolgimento di un processo che muta di continuo. Lideologia tratta il corso degli avvenimenti come se seguisse la

P a g i n a | 20 stessa "legge" dellesposizione logica della sua "idea"... Si suppone che il movimento della storia e il processo logico del concetto corrispondano F uno allaltro, di modiche quanto avviene, avviene secondo la logica di un' "idea".Tuttavia, lunico movimento possibile nel regno della logica il processo di deduzione di una premessa... "Appena la logica come movimento di pensiero - e non come suo necessario controllo - viene applicata a un' idea, questa si trasforma in una premessa. Le visioni ideologiche del mondo hanno compiuto questa operazione molto prima che diventasse cos fruttuosa per il ragionamento totalitario. La coercizione puramente negativa della logica, la messa al bando delle contraddizioni, diventava "produttiva", di modo che tutta una linea di pensiero poteva essere iniziata, e imposta alla mente, traendo conclusioni nella maniera della mera argomentazione... "... nella loro pretesa di spiegazione totale, le ideologie hanno la tendenza a spiegare non quel che , ma quel che diviene, quel che nasce e muore. Esse si occupano in ogni caso soltanto dellelemento di movimento, cio della storia nel senso usuale della parola. Sono sempre orientate verso la storia anche quando, come nel caso del razzismo, partono dalla premessa della natura; questa serve semplicemente a spiegare i fatti storici riconducendoli a fatti naturali. Ci si ripromette di far luce su tutti gli avvenimenti storici, di ottenere una spiegazione totale del passato, una completa valutazione del presente, un' attendibile previsione del futuro. In secondo luogo, il pensiero ideologico diventa indipendente da ogni esperienza, che non pu comunicargli nulla di nuovo neppure se si tratta di un fatto appena accaduto. Emancipatosi cos dalla realt percepita coi cinque sensi, esso insiste su una realt "pi vera", che nascosta dietro le cose percettibili, dominandole tutte, e che si avverte soltanto disponendo di un sesto senso. Questo fornito appunto dallideologia, da quel particolare indottrinamento che viene impartito negli istituti appositamente creati per leducazione di "soldati" politici", nelle Ordensburgen naziste o nelle scuole del Comintern e del Cominform. Anche la propaganda del movimento totalitario serve a staccare il pensiero dallesperienza e dalla realt, sforzandosi sempre di attribuire un significato segreto ad ogni avvenimento pubblico e un intento cospirativo ad ogni atto politico. "... poich non hanno alcun potere di trasformare la realt, le ideologie ottengono tale emancipazione del pensiero dallesperienza ricorrendo a certi metodi di dimostrazione. Esse ordinano i fatti in un meccanismo assolutamente logico che parte da una premessa accettata in modo assiomatico, deducendone ogni altra cosa; procedono cos con una coerenza che non esiste affatto nel regno della realt. La deduzione pu avvenire logicamente o dialetticamente; in entrambi i casi comporta un' argomentazione uniforme che, in quanto pensiero in termini di processo, dovrebbe essere in grado di comprendere il movimento dei processi sovrumani, naturali o storici... "Il metodo usato dai dittatori totalitari per trasformare le rispettive ideologie in armi con cui costringere ciascuno dei sudditi a mettersi al passo col movimento del terrore era poco appariscente. Luno si vantava della "freddezza glaciale del ragionamento" (Hitler), laltro dell"inesorabilit della sua dialettica", e spingevano le implicazioni a estremi di coerenza logica che, allosservatore, apparivano ridicolmente "primitivi" e assurdi: una "classe in via di estinzione" consisteva di gente condannata a morte; le razze "inadatte a vivere" venivano sterminate. Chi ammetteva che esistevano "classi in via di estinzione" senza trarre da tale fatto la conseguenza delluccisione dei loro membri, o riconosceva che il diritto alla vita era legato alla razza senza trarre la conseguenza delleliminazione delle "razze inadatte", era semplicemente o uno stupido o

P a g i n a | 21 un codardo. Questa logicit stringente, in quanto guida dellazione, permea l'intera struttura dei movimenti e dei regimi totalitari. stata esclusivamente opera di Hitler e di Stalin che, pur non avendo aggiunto una sola idea nuova al bagaglio teorico e propagandistico dei loro movimenti, devono essere considerati per questa ragione ideologi della massima importanza". (Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunit, Milano 1989).