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7.

1→ DALLA VITTORIA MUTILATA AL BIENNIO ROSSO

Il 4 novembre 1918 l’italia festeggiò da vincitrice la fine del conflitto: per gli interventisti
questa vittoria segnava l’ascesa della potenza della nazione, ma ben presto i rappresentanti
di Francia, UK, e USA mostrarono fin da subitodi voler dare all’italia un posto in secondo
piano.
A determinare l’insuccesso della diplomazia italiana, furono le richieste contraddittorie di
Sonnino e Orlando, che volevano rivendicare, tra altri territori, anche DALMAZIA E FIUME.
La cessione della dalmazia era prevista dal patto di londra, ma la regione era rivendicata dal
regno dei serbi, croati e sloveni in base al principio di nazionalità. L’annessione di Fiume, al
contrario, non era prevista dagli accordi, ma venne concessa data l’origine italiana della gran
parte della popolazione. Quindi, se da una parte ci si appellava al principio di nazionalità,
dall’altra lo si negava.
Di fronte a queste trattative, molti, tra cui D’ANNUNZIO, parlarono di vittoria mutilata,
poichè all’italia non venivano riconosciuti i meriti della vittoria. Cosi il poeta-soldato l’11
settembre 1919 marciò sulla città di Fiume, istituendovi una reggenza provvisoria.

Alla debolezza sul piano internazionale contribuì anche quella interna al paese, soprattutto
per quanto riguarda l’economia, il mondo delle fabbriche e quello operaio. Condizionati da
quanto accadde in russia, erano molti a credere che la rivoluzione fosse alle porte: questa
previsione si realizzò durante la stagione di moti di protesta, il cosiddetto biennio rosso.

Nello scenario post-bellico si aggiunsero anche le proteste delle leghe dei braccianti, che
organizzarono scioperi e boicotaggi per far valere alcune rivendicazioni come l’imponibile di
manodopera e la prassi delle liste di collocamento.
Al sud, la mobilitazione delle masse prese una foma diversa: nelle campagne del meridione
continuavano ad essere preminenti i grandi latifondi e il malessere sfociò in un’ondata di
occupazioni delle terre incolte da parte di contadini senza terra, che cercavano di diventare
piccoli proprietari terrieri.

Per quanto riguarda le città, le agitazioni sociali sfociarono in una lunga ondata di scioperi,
che si spostarono nelle fabbriche. Nel settembre 1920 fu organizzato uno sciopero da operai
metalmeccanici a causa del rifiuto della richiesta, da parte della FIOM, di rinnovare i contratti
di lavoro. Il sindacato reagì annunciando l’occupazione delle fabbriche e gli operai le
presidiarono con le armi.
Queste rivolte assunsero presto una valenza politica, poichè si trattava di stabilire chi
dovesse detenere il potere nella fabbrica. Nacquero così i consigli di fabbrica (commissioni
composte da rappresentanti della fabbrica) che avevano come modello i soviet russi.

LA FINE DELLA LEADERSHIP LIBERALE

Nel quadro economico del dopoguerra si erano svolte nuove elezioni, caratterizzate dal
suffragio universale maschile e l’adozione del sistema proporzionale (per capire le
tendenze dell’elettorato). Le elezioni videro la vittoria del partito socialista e una grande
avanzata del partito popolare italiano nato con LUIGI STURZO, un sacerdote (da questo
momento il mondo cattolico partecipa attivamente alla vita politica del paese) : questi due
partiti opposti tra loro riflettono la divisione dell’italia.
Con le elezioni del 1919 i liberali persero, per la prima volta, la maggioranza assoluta in
parlamento.
Nella primavera del 1920, il ministro NITTI diede le dimissioni e assistiamo al ritorno di
GIOLITTI, il quale riprese la sua tattica riformista per evitare l’occupazione delle fabbriche e
ulteriori sommosse. Annunciò quindi un programma socialmente avanzato che mirava ad
una politica redistributiva del reddito attraverso una serie di misure fiscali.
Grazie alla sua politica, Giolitti riuscì ad evitare ulteriore occupazione delle fabbriche e
convinse il patronato ad un aumento dei salari . 27 settembre 1920= accordo per
sgomberare le fabbriche.

Per quanto riguarda la questione di Fiume, intraprese un negoziato diretto con il regno di
serbi,croati e sloveni, che si concluse con il trattato di rapallo, che stabilì che l’italia
conservasse istria e zara, cedendo la dalmazia; Fiume venne dichiarato stato indipendente.

Tuttavia la politica di Giolitti non riuscì a reggere a causa del radicale mutamento che aveva
subito la politica italiana del dopoguerra, anche perchè all’interno del PSI aveva prevalso la
corrente massimalista ( che escludeva qualsiasi riforma dell’assetto politico e sociale) , che
non fu comunque in grado di guidare le rivolte del bienno rosso , e per questo una parte
sempre piu consistente dell’opinione pubblica fu spinta su posizione antisocialiste.

In seguito al fallimentare esito dell’occupazione delle fabbriche, abbiamo la scissione del PSI
dell’estrema sinistra. All’ingresso di livorno, il massimalista GIACINTO SERRATI si rifiutò
di adottare la denominazione “partito comunista” e a quel punto gramsciani e bordighiani
abbandonarono il congresso e fondarono il PARTITO COMUNISTA D’ITALIA.

IL MOVIMENTO FASCISTA E L’AVVENTO AL POTERE DI MUSSOLINI

Nel marzo 1919, l’ex membro del PSI BENITO MUSSOLINI fondò i fasci di combattimento
: il termine fascio indicava una nuova formazione politica rivoluzionaria. Il fascismo univa a
un aggressivo nazionalismo una prospettiva di istituzione repubblicana e in generale
un’ideologia che andava contro quella di sinistra.
Tuttavia, nel suo periodo di affermazione, il fascismo non riscosse molta fortuna; solo a
partire dal 1920 il neonato movimento acquisì visibilità, proponendosi come un partito
antisocialista. Per contrastare i poteri delle leghe, i fascisti fecero ampio ricorso alla violenza.
Il primo grande edpisodio si verificò a bologna , in occasione dell’insediamento della nuova
giunta comunale socialista. 500 fascisti assalirono il palazzo d’accursio. I socialisti aprirono
il fuoco contro gli attaccanti e i fascisti crearono le squadre d’azione che contribuirono al
dilagare della violenza.
Le spedizioni punitive effettuate dai fascisti per liberare le campagne dalla tirannide rossa
furono sostenute e finanziate dagli agrari; tuttavia il gran consenso dato al fascismo non si
può spiegare con questi motivi, bensì con il fatto che riuscì a darsi una dimensione
popolare e anche il consenso delle istituzioni.

Ben presto il fascismo entro anche in PARLAMENTO : Giolitti inserì i fascisti all’interno dei
blocchi nazionali , cioè delle liste di coalizione che avevano il compito di riconquistare la
maggioranza perduta nel 1919 tenendo unito lo schieramento liberale e riassorbire la
componente fascista. I fascisti fecero eleggere 35 deputati, tra cui BENITO MUSSOLINI.
Giolitti si mantenne al governo per pochi mesi, per poi cedere la guida a BONOMI , che
sembrava in grado di trovare appoggio sia dal PSI che dai nazionalisti moderati.

Nell’agosto 1921 fu stipulato un patto di pacificazione tra Mussolini , il PSI e la


Confederazione generale del lavoro; tuttavia per l’opposzione dei capi locali, l’accordo non
ebbe mai seguito pratico.
Successivamente Mussolini procedette alla trasformazione dei fasci nel nuovo PARTITO
NAZIONALE FASCISTA , che contò il maggior numero di aderenti.

Nel febbraio 1922 anche BONOMI diede le dimissioni e salì al governo lo statista
piemontese LUIGI FACTA: tuttavia il nuovo governo non riuscì a fermare il dilagare della
violenza della violenza dei fascisti.
Solo nel luglio del 1922 i deputati socialisti si ribellarono alla linea di governo, dichiarandosi
disponibili a formare un governo di coalizione in funzione antifascista; anche i sindacati si
mobilitarono proclamando uno sciopero generale legalitario guidato da TURATI FILIPPO.
Tuttavia la partecipazione allo sciopero fu scarsa e successivamente furoono espulsi i
riformisti dal partito; questi ultimi crearono il PSU, il cui leader fu GIACOMO MATTEOTTI.
MARCIA SU ROMA per la conquista violenta del potere e fine italia liberale.

I PRIMI PROVVEDIMENTI DI MUSSOLINI


● Il fascismo inizialmente andò incontro alle aspettative degli industriali.
● Rassicurare il vatcano, introducendo l’obbligo di insegnamento della religione
cattolica a scuola (GIOVANNI GENTILE)
● liquidare le opposizioni tramite dura politica repressiva
● Istituito il GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO che doveva dettare le linee guida del
governo
● elaborazione legge elettorale che si basava sull’adozione del sistema maggioritario
● approvazione legge acerbo , che segnò l’abdicazione della vecchia classe dirigente,
affinchè il fascismo potesse detenere pieni poteri

Il 30 maggio 1924, il leader del PSU Matteotti denunciò gli esponenti del fascismo causa
serie di brogli; qualche giorno dopo fu assassinato. Questo ebbe un forte impatto
sull’opinione pubblica+ numerose manifestazioni antifasciste.

Alla camera intanto cominciarono a muoversi i partiti di opposizione guidati da GIOVANNI


AMENDOLA( secessione dell’aventino). Tuttavia le proposte dei comunisti non furono prese
in considerazione.
DISCORSO DEL 3 GENNAIO 1925→ Mussolini si prese la responsabilità di quanto
accaduto e chiuse la questione matteotti.

7.2→ LA COSTRUZIONE DELLO STATO FASCISTA


LA FASCISTIZZAZIONE

Nei giorni dopo il discorso del 3 gennaio, si scatena ondata di violenze e repressione libertà
di espressione in Parlamento.
La definitiva svolta autoritaria l’abbiamo nel corso del 1926 con le LEGGI FASCISTISSIME,
concepite dal giurista napoletano ALFREDO ROCCO .
Le due leggi principali furono due: con la prima, la carica di presidente del consiglio diventò
quella di capo del Governo, a cui si conferivano ampie prerogative; una seconda legge,
invece, rafforzò le funzioni di governo, a cui venne attribuito il potere di emanare leggi senza
l’approvazione del parlamento. Quindi non c’è più divisione tra potere legislativo ed
esecutivo.
Tuttavia, Mussolini doveva sempre confrontarsi con la monarchia e dunque con il RE
VITTORIO EMANUELE III, che era comunque capo di stato.
Nella fase di conquista del potere, il principale scopo del fascismo era ottenere il controllo
sulle amministrazione comunali: così, con la legge del 26 febbraio 1926, fu abolito il
carattere elettivo dei membri del governo locale, introducendo la figura del potestà,
nominato dal re e nelle cui mani si concentravano i poteri di sindaci, giunte e consigli
comunali.
Le province erano invece governate dal prefetto, il cui potere fu rafforzato grazie alla figura
del segretario federale , cioè responsabile del partito fascista a livello provinciale.

Successivamente, si dedicarono al rapporto con il lavoro, sopprimendo il ruolo del


sindacato. Gli ideologi del regime erano dell’idea che l’autonomia del sindacalismo fascista
sarebbe dovuta esser posta sotto il controllo dello Stato. Nasce quindi un sistema
economico e sociale improntato ai principi del corporativismo : in questo modo, gli interessi
dei lavoratori dovevano essere mediati dallo Stato. Il primo risultato di questa evoluzione
della struttura economica sociale dello stato fu il riconoscimento, da parte di
CONFINDUSTRIA, del monopolio della rappresentanza dei lavoratori.

Il passo successivo si ebbe con l’emanazione della LEGGE SINDACALE DEL 3 APRILE,
attraverso cui il sindacato veniva riconosciuto come organo dello Stato; viene soppresso il
diritto di sciopero e della serrata (temporanea chiusura totale o parziale di un’azienda
imposta dall’imprenditore al fine di esercitare pressione sui propri lavoratori che
rifiutano di aderire alle condizioni contrattuali), mentre la risoluzione dei problemi legati
al datore di lavoro veniva affidata alla MAGISTRATURA DEL LAVORO. Si sciolse la CGdL
e proibiti festeggiamenti del primo maggio.

NASCITA CORPORAZIONI, che avrebbero dovuto riunire le associazioni dei datori di lavoro
e quelle dei lavoratori, E DELLA CARTA DEL LAVORO.

Successivamente, una serie di attentati contro Mussolini, come quello organizzato da


ANTEO ZAMBONI, subito ucciso sul posto. Il governo si servì di questo episodio per
imprimere al regime un carattere autoritario: leggi per inasprire pene contro immigrati
clandestini, contro coloro che si opponevano al fascismo, contro libertà di stampa.
Infine, il 9 novembre venne dichiarat la decadenza del mandato di coloro che avevano
partecipato alla secessione dell’aventino+ leggi di pubblica sicurezza.
OVRA E MVSN. PENA DI MORTE E ISTITUZIONE TRIBUNALE SPECIALE PER LA
DIFESA DELLO STATO.
PLEBISCITO in cui il popolo era chiamato ad approvare o respingere una lista unica
nazionale, ovviamente di matrice fascista.

L’ANTIFASCISMO TRA OPPOSIZIONE E REPRESSIONE

Oltre al divario ideologico, cominciò a crearsene uno generazionale, tra i giovani che si
riconoscevano nelle posizioni più radicali, e i vecchi che non le condividevano. In particolare,
fu PIERO GOBETTI che meglio espresse l’esigenza di una rivolta contro il fascismo, anche
se questa non trovò adesione. Tra scegliere di combattere contro il regime e rimanere in
silenzio, si preferì il secondo atteggiamento. A tal proposito fu importante il contributo di
BENEDETTO CROCE che scrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Con l’emanazione delle leggi fascistissime, ogni forma di opposizione divenne impraticabile,
tant’è che gli antifascisti furono costretti ad agire in clandestinità o partire fuori dall’italia
(fenomeno del fuoriuscitismo). L’epicentro delle attività antifasciste in europa fu la Francia,
dove questi si raccolsero intorno a TURATI E TREVES.

Che l’antifascismo non potesse ridursi a un circolo di intellettuali lo pensavano in molto: fu


soprsttutto il movimento GIUSTIZIA E LIBERTA’, fondato a parigi da EMILIO LUSSU E
CARLO ROSSELLI, che riuniva in sè diverse ideologie politiche accomunate dal fatto di
riconoscersi nei postulati del socialismo liberale. Il loro obbiettivo era quello di porsi in
contrasto con il fascismo ma allo stesso tempo prendere le distanze dal movimento
comunista.
Questo partito si fece promotore di alcune audaci iniziative, come il lancio aereo di volantini
su roma e milano.

Il partito comunista mantenne un atteggiamento di isolamento rispetto alle altre forze


antifasciste. Questi accusavano i partiti socialisti e socialdemocratici di socialfascimo.
Dopo l’arresto di Antonio Gramsci la direzione del partito era stata affidata a PALMIRO
TOGLIATTI, che definì il fascismo come regime reazionario di massa , denunciandone non
solo i caratteri dittatoriali, ma anche la capacità di coinvolgere la collettività nelle sue scelte
politiche ed ideologiche.

I RAPPORTI CON LA CHIESA E I PATTI LATERANENSI

Il maggior ostacolo che il fascismo poteva incontrare era l’opposizione della chiesa cattolica.
Data la sua influenza, Mussolini era consapevole che doveva arrivare ad un accordo con le
gerarchie ecclesisastiche e risolvere la questione romana (conflitto stato chiesa).
La possibilità di giungere ad un accordo tra le due parti era possibile poichè la chiesa non
era intervenuta ne in seguito all’estromissione del partito popolare dalla scena politica, ne in
seguito alla definitiva scomparsa del sindacalismo bianco.

I negoziati tra stato e chiesa proseguirono per due anni, fino a quando furono firmati i patti
lateranensi, che comprendevano due documenti distinti: trattato internazionale e
concordato.
Con il primo, la Santavsede riconosceva la sovranità del regno d’italia, mentre lo stato
italiano riconosceva lo Stato della CITTA DEL VATICANO. Per la prima volta, alla chiesa
viene riconosciuta una piccola entità territoriale. Con il trattato in questione, fu messa a
disposizione anche una convenzione finanziaria con la quale lo stato si impegnava a pagare
una somma di denaro per l’estinzione dello stato pontificio.
Il secondo documento riguardava la questione della religione in Italia:nesso garantì alla
chiesa uno status di privilegio, abbandonando definitvmente il principio liberale di laicità.
Al matrimonio furono attribuiti effetti civili; fu sancito il divieto di divorzio; sacerdoti no
servizio militare; insegnamento religione cattolica nelle scuole poichè il cattolicesimo è
religione di stato.
Grazie a questo, Mussolini prese ancora più consensi, riuscendo a passare agli occhi dei
cattolici come “l’uomo della provvidenza”.

L’ORGANIZZAZIONE DEL CONSENSO


I giovani furono inquadrati in organizzazioni affiliate al PNF. L’educazione scolastica venne
fascistizzata dalla riforma Gentile, mentre l’università mantenne un atteggiamento di passiva
accettazione in cambio di una relativa autonomia. Il regime controllava direttamente
l’informazione attraverso mezzi di comunicazione di massa, come giornali,radio e cinema.
Creazione OPERA NAZIONALE BALILLA, istituzione dedita all’istruzione ginnico-sportiva;
creazione GRUPPI UNIVERSITARI FASCISTI e GIOVENTU’ ITALIANA DEL LITTORIO e
OPERA NAZIONALE DEL DOPOLAVORO, che si faceva promotrice di eventi sportivi,
sociali e culturali.

7.3→ ECONOMIA E SOCIETA’ DURANTE IL FASCISMO

LO STATO INTERVENTISTA

La politica liberista di Alberto de Stefani aveva favorito un netto incremento della


produttività ma, allo stesso tempo, un disavanzo delle importazioni di materie prime
rispetto alle esportazioni. Questo ha portato ad un rialzo dei prezzi, rimettendo in
moto l’inflazione.
Per risolvere il problema dell’inflazione, Mussolini affidò il ruolo di Ministro
delle Finanze a Giuseppe Volpi, il quale inaugurò una linea di politica
interventista, simile a quella attuata da Roosevelt.

1. Con la “Battaglia del grano”, si varò un programma di


stanziamenti per la produzione cerealicola, procedendo
all’inasprimento dei dazi doganali sui cereali.
2. Battaglia della lira”, che portò ad una rivalutazione della lira,
fissando a quota 90 il cambio con la valuta britannica. Per
rendere il paese indipendente dalle importazioni, il regime puntò
ad incrementare la produzione nazionale per sostituire quella di
provenienza straniera (autarchia).
3. Le misure adottate dal regime non riuscirono ad attutire gli effetti
devastanti della crisi, per questo si dovette ricorrere a interventi di
emergenza: Avviato un ampio programma di lavori pubblici;
garantito il sostegno dei settori più in difficoltà;
realizzazione di infrastrutture e bonifica di terre incolte o paludose.
4. INTERVENTI SETTORE FINANZIARIO:
● Creazione dell’IMI, l’Istituto mobiliare italiano, specializzato
nell’erogazione del credito a medio e lungo termine alle attività
industriali, grazie al quale le banche furono sollevate dall’impegno
di sostenere direttamente le imprese in crisi;
● Creazione dell’IRI, l’Istituto per la ricostruzione industriale, che
diventa l’azionista di maggioranza delle tre più importanti banche
nazionali e prende il controllo delle imprese indebitate con queste
banche. Con l’IRI, lo Stato si trovò a controllare buona parte del
sistema bancario (come negli USA), per questo parliamo di
economia mista.

Al fine di rendere il paese indipendente dalle importazioni, il regime puntò ad


incrementare la produzione nazionale; impose un limite alla quantità massima
importabile per ogni genere e prodotto e istituì il monopolio statale delle
operazioni in valuta , proibendo agli italiani di possedere e usare monete
estere. PER QUESTO SI PARLA DI AUTARCHIA.

LA SOCIETA’ ITALIANA TRA ARRETRATEZZA E SVILUPPO

Il processo di sviluppo fu segnato da aspetti contraddittori, dovuti alla concentrazione


delle imprese e del capitale e al crescente divario tra nord e sud.
● Il regime cercò di migliorare le condizioni di vita della popolazione: molti
interventi a livello sociale interessavano una politica di incremento
demografico. A tal proposito, fu istituita l’ OPERA NAZIONALE PER LA
MATERNITA’ E L’INFANZIA, che aveva il compito di dare sostegno a madri
bisognose e bambini abbandonati.La politica demografica si tradusse anche
nell’esaltazione del matrimonio e della famiglia, preferibilmente numerosa.
Nonostante queste iniziative, calo della natalità.
● Migliorare le condizioni dei lavoratori, con l’istituzione dell’INFPS e INFAIL
che esistono ancora oggi.
● Nuova amministrazione pubblica, con una nuova schiera di funzionari,
tecnici ed esperti. La dirigenza diventa dunque un elemento differenziato dal
resto della popolazione, contribuendo all’aumento del burocratismo.

7.4→ LA POLITICA ESTERA AMBIVALENTE DI MUSSOLINI

Dopo la fine della prima guerra mondiale, il ruolo che aveva avuto l’italia in campo di politica
internazionale era stato molto limitato. Per questo Mussolini si pronunciò a favore di una
revisione dei trattati di pace che desse modo all’italia di far valere le sue aspirazioni
espansionistiche. In qesto contesto, Mussolini sottoscrisse l’accordo di Locarno,
assumendo il ruolo di garante dei confini tra francia, germania e belgio.
Allo stesso tempo, creazione area d’influenza italiana nell’europa danubio-balcanica.

La politica estera italiana subì una svolta negli anni di ascesa al potere di Hitler, quando
l’atteggiamento dell’italia divenne determinante. In un primo momento, mussolini si dimostrò
a favore delle potenze liberali, attuando insieme a francia e uk alcune misure per contenere
revisionismo tedesco. Su questa linea, sottoscrisse l’accordo di stresa col quale italia, uk e
francia condannavano il riarmo tedesco e sottolieavano la necessità di preservare la
dipendenza austriaca. Questo accordo aveva comunque dei secondi fini: mussolini partecipò
al blocco del riarmo austriaco poichè temeva l’espansionismo tedesco.

Conquista etiopia per motivi di ordine economico e sociale. L’invasione del paese africano
fu sostenuta da un’ampia propaganda; tuttavia la conquista fu condannata dalla comunità
internazionale e i suoi costi si rivelarono maggiori dei benefici ricavati.

7.5→ L’ANTISEMITISMO E LE LEGGI RAZZIALI FASCISTE

Il 15 luglio, il GIORNALE D’ITALIA pubblicò IL MANIFESTO DEGLI SCIENZIATI RAZZISTI, IN CUI SI


SOSTENEVA l’esistenza delle razze umane e il fatto che gli italiani fossero di razza ariana e
dovevano proclamarsi francamente razzisti; inoltre tale manifesto specificava che gli ebrei non
appartenevano alla razza italiana, la quale doveva quindi essere difesa da ogni genere di
contaminazione.

Il 5 settembre 1938 il regime fascista promulgò le LEGGI PER LA DIFESA DELLA RAZZA, norme
che avevano come obiettivo la discriminazione degli ebrei e che riprendevano l’impostazione delle
leggi di norimberga.
Comprendevano una serie di vincoli per gli ebrei:
1. vietati i matrimoni misti con gli italiani
2. licenziati da tutte le pubbliche amministrazioni
3. divieto di possedere aziende o beni sopra un certo valore
4. altri vincoli professionali
5. non potevano più frequentare scuole

Queste leggi furono adottate solo in italia, nonostante erano coerenti con l’alleanza con la germania di
Hitler.
La santa sede tutelava gli ebrei convertiti al cattolicesimo e rifiutava il razzismo antisemita.

GLOSSARIO
-CAMERATI: sono i commilitoni appartenenti alla stessa compagnia di soldati ed è stato il
nome con cui si indicavano gli iscritti al partito fascista.
-FASCIO LITTORIO: era un emblema politico durante rivoluzione francese e simboleggiava
potere repubblicano. Dopo la disfatta di caporetto, il termine fascio cominciò ad essere usato
in italia per esprimere il bisogno di un unione nazionale. Nel 1919 il termine fu accolto da
mussolini come simbolo dei fasci di combattimento e poi dal partito fascista.
-DUX: deriva dal latino e significa guida, condottiero per sottolineare il ruolo di capo assoluto
della nazione.
-CORPORATIVISMO: visione rapporti di lavoro basata su esistenza di corporazioni, cioè
associazioni di lavoratori che avevano finalità sindacali, civili ed economiche.
-AZIONE CATTOLICA: associazione fondata da PIO X ed era l’unica a poter competere con
il regime fascista.
-DIRIGISMO: politica caratterizzata da intervento dello stato nei campi della vita economica
del paese

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