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Teoria delle pulsioni

LA PULSIONE è un processo dinamico consistente in una spinta che fa tendere l'organismo


verso una META. Le caratteristiche della pulsione sono:
• LA FONTE, cioè la zona corporea dove ha luogo l'eccitamento somatico che la
pulsione rappresenta;
• LA SPINTA , cioè l'energia o la somma di forze;
• L'OGGETTO, cioè il mezzo per cui viene raggiunta la meta(la borsa, la moto ecc..)
• LA META che è sempre il soddisfacimento.
A questo bisogno Freud attribuisce quattro fattori:
1. la spinta, cioè la quantità di energia richiesta per soddisfarla;
2. la meta, cioè il fine che vuole ottenere, che è sempre il soddisfacimento;
3. l’oggetto, cioè lo strumento grazie a cui la pulsione può soddisfarsi, e
4. la fonte, cioè l’organo o parte del corpo in cui ha origine lo stimolo pulsionale.
Prendiamo l’esempio della sete: l’organismo invia un segnale che indica il bisogno di bere
(spinta) che ha origine nella bocca (fonte). L’oggetto che serve a soddisfare la pulsione è
naturalmente l’acqua e la meta è il soddisfacimento che si ottiene bevendo.

Il modo in cui l’individuo si comporta per soddisfare la pulsione, nel caso degli animali, è
stato chiamato istinto. Gli istinti sono degli schemi comportamentali fissi con i quali gli
animali rispondono alla pressione delle pulsioni. Negli animali questi bisogni di origine
organica si soddisfano solo con determinati oggetti (l’acqua, il cibo) e in modi in gran parte
determinati a livello della specie, ma nella pulsione umana—Freud precisa—nulla è
prestabilito tranne la meta, che è il soddisfacimento.

Se le cose stanno così diventa necessario separare la categoria degli stimoli che
provengono dall’interno del corpo e segnalano i bisogni insopprimibili dell’organismo,
come la fame e la sete, dalla pulsione vera e propria. La pulsione non è un bisogno nello
stesso modo in cui lo sono la fame e la sete. È evidente che negli esseri umani esistono
‘bisogni’ che non servono a soddisfare necessità organiche precise, per esempio una
persona può sentire una spinta a mangiare molto di più o molto meno di quanto richiesto
dall’organismo (obesità, bulimia, anoressia), e gli alcolisti bevono forse per soddisfare il
bisogno di bere? Così Freud è costretto a chiedersi:

Di quali e quante pulsioni è lecito stabilire l’esistenza? È chiaro che vi è qui un ampio
margine di discrezionalità. E non vi è nulla da obiettare contro chi voglia introdurre il
concetto di pulsione di gioco, di una pulsione di distruzione, di una pulsione di socialità,
quando l’argomento lo esiga e la specificità dell’analisi psicologica induca a farlo.
Tuttavia dovremmo domandarci se questi motivi pulsionali, per un verso già così
specializzati, non consentano una ulteriore scomposizione nella direzione delle fonti
pulsionali, e se quindi non competa un vero significato soltanto alle pulsioni originarie,
ossia alle pulsioni non ulteriormente scomponibili. (“Pulsioni e i loro destini", p. 34)
La prima topica
La prima concezione topica dell’apparato psichico fa la sua comparsa nel capitolo VII dell’
Interpretazione dei Sogni. Entrando più nello specifico, nel modello della prima topica
freudiana la mente umana viene suddivisa in tre distinti sistemi:
• Inconscio
• Preconscio
• Conscio
Con una celebre metafora, Freud paragona la mente ad un iceberg: l’attività cosciente
(tutte le riflessioni che facciamo, delle quali siamo pienamente consapevoli), rappresenta la
punta di tale iceberg (CONSCIO). La parte più rilevante della nostra attività psichica si svolge
però in una dimensione sommersa, non visibile, non immediatamente accessibile, e quindi
inconsapevole (INCONSCIO). I pensieri che giungono alla coscienza e le azioni che ne
derivano appaiono in questo quadro come l’esito di forze psichiche inconsapevoli.
In una fascia intermedia dell’iceberg si collocano i pensieri normalmente non disponibili
alla coscienza ma che possono essere richiamati tramite un atto di volontà (PRECONSCIO).

1. Inconscio
L’inconscio venne considerato nella prima topica freudiana come il luogo del rimosso, di
tutto ciò che non può o non deve emergere alla coscienza e il cui nucleo è costituito da
esperienze infantili. I punti chiave che caratterizzano l’inconscio nella prima topica
freudiana sono:
• assenza di reciproca contraddizione
• processo primario
• atemporalità
• sostituzione della realtà esterna con la realtà psichica
• i contenuti sono rappresentanze delle pulsioni
• tali contenuti sono regolati da meccanismi specifici del processo primario, quali la
Condensazione e lo Spostamento
• i contenuti dell’inconscio, fortemente investiti di energia pulsionale, cercano di
ritornare alla coscienza, ma non possono aver accesso ai sistemi Preconscio e
Conscio se non sotto forma di compromesso

2. Preconscio
Nella distinzione prospettata nel contesto della prima topica freudiana, il preconscio è
formato da una serie di contenuti che non si trovano attualmente nel campo della
coscienza ma che potrebbero diventarlo con uno atto di volontà. Al sistema preconscio può
essere ricondotta anche l’ispirazione artistico-poetica.

3. Conscio
Nella prima topica freudiana, il Conscio è la parte dell’apparato psichico che, attraverso gli
organi di senso, si trova a diretto contatto con il mondo esterno e consapevolmente utilizza
pensieri, ricordi e desideri per compiere azioni volontarie nella propria vita, esaminando
con attenzione la realtà.
Seconda topica

L'es è ciò da cui ha origine ogni relazione istintuale, ma anche le pulsioni di morte.
Possiamo definirlo come la sede di tutto ciò che è irrazionale, impulso, istinto.

Il Super-io, al contrario, rappresenta la regola, la razionalità. E' ciò che gli altri credono
giuso che tu faccia. Per cui è dettato dall'interazione con la società. Il Super-io agisce
secondo una logica convenzionalmente riconosciuta come "giusta" dagli altri, e non da ciò
che l'individuo realmente desidera.

L'io è il mediatore tra queste due istanze. Freud durante alcune lezioni che teneva
all'università, amava appresentare lo schema delle tre istanze con questo esempio: Metti
caso che ti rendi conto di essere in sovrappeso. Allora lavori tantissimo e fai degli
straordinari per racimolare i soldi che ti servono per pagare un medico che ti prescriverà
una dieta. Dopo tanti sforzi riesci a risparmiare la quota per pagare la dieta, e ti rechi dal
medico. Il medico ti prescrive la dieta ed esci dallo studio. Ti trovi davanti una pasticceria,
con tanti dolci e torte in vetrina e ti fermi a contemplare tale splendore. Allora il tuo ES ti
dirà:" Dai, mangiati un bel tortino alla crema! Si vive una volta sola!Goditi la vita! La dieta la
comincerai dopo!" Il tuo SUPER-IO ti dirà" Assolutamente no! hai faticato per mettere i
soldi da parte e adesso butti via tutti i sacrfici fatti con il sudore della tua fronte?" L'IO
invece ti dice:" Facciamo così. Mi mangio un tortino, ma stasera non ceno!".Questo per
spiegarti che le tre istanze sono in continua lotta per il controllo delll'individuo.

Il sintomo è una formazione dell'inconscio che, a differenza dei sogni o dei lapsus, che sono
manifestazioni limitate a un breve o brevissimo arco di tempo, irrompe – gradualmente o
all'improvviso – nella vita del soggetto, e si installa in essa in maniera spesso duratura e
continuativa, arrecando un disagio anche importante, o addirittura intollerabile. Quando il
disagio, il disturbo e la limitazione della libertà della persona diventano invalidanti, il
soggetto si rivolge al professionista.

NEVROSI
Con il termine nevrosi, Freud indica, in generale, quella malattia mentale la cui causa è
puramente psichica e che non può essere, pertanto, spiegata sulla base di disturbi o lesioni
organiche. Per spiegare la genesi della nevrosi è quindi necessario considerare il flusso
della libido, ossia dell’originaria energia pulsionale radicata nell’Es e osservare verso quali
oggetti essa si dirige.
In generale risulta che la nevrosi ha origine dal fatto che, per necessità di varia natura e
spesso difficilmente eliminabili, la libido è ostacolata e non può trovare soddisfazione
nell’oggetto verso cui spontaneamente si dirige.
In questo quadro di sistematizzazione generale della teoria, Freud chiama “processo
primario” la tendenza a dare libero e immediato soddisfacimento alle pulsioni, mentre
viene detta “processo secondario” la tendenza, imposta dal mondo esterno al soggetto, a
deviare il flusso dell’eccitamento verso altri oggetti, non più desiderati spontaneamente,
ma scelti sotto la direzione del pensiero.
La nevrosi, dunque, sorge dal conflitto tra queste tendenze contrapposte dette,
rispettivamente, “pulsioni sessuali” e “pulsioni dell’io”. Questa, però, è soltanto una teoria
generale della nevrosi.
Più in concreto la nevrosi sorge nei casi in cui il conflitto edipico non viene risolto mediante
l’identificazione interiore con la figura del genitore dello stesso sesso.
Il “complesso di Edipo” può essere definito come la struttura psichica in cui si organizzano i
sentimenti amorosi e ostili che il bambino avverte nei confronti dei genitori e dal cui
superamento dipende, secondo Freud, il futuro profilo psicologico del soggetto.
La modalità con la quale è superato, infatti, decide la scelta oggettuale in età adulta. Freud
ritiene che questo complesso abbia una portata universale, e l’antropologia psicoanalitica si
è affaccendata per reperire le prove della sua presenza anche in quelle culture in cui non
predomina la famiglia coniugale.
Secondo le teorie psicoanalitiche, la mancata risoluzione del complesso di Edipo
costituirebbe il conflitto nucleare di tutte le nevrosi, per questo è possibile incontrarlo,
dotato della stessa operatività, in altri settori della vita psichica.
Il complesso edipico non completamente risolto sarebbe alla base di alterazioni
dell’affettività e della sessualità, per cui l’uomo, ad esempio, potrebbe essere oppresso da
sentimenti di rivalità e gelosia, oppure acquisire una personalità di tipo femminile
idealizzando l’immagine femminile al punto da non accettare il rapporto erotico-sessuale;
mentre la donna potrebbe essere oppressa dalla paura inibitrice nei confronti di qualsiasi
partner maschile, oppure scegliere un partner più anziano quale sostituto paterno.

Rimozione: meccanismo di difesa con cui il soggetto cerca di respingere o mantenere


nell'inconscio contenuti psichici sgraditi, angosciosi o comunque considerati intollerabili.

Libido: energia psichica connessa alla pulsione sessuale.

Fase di latenza: collocabile all'incirca tra i sei e dieci anni, questa fase segna una sorta di
arresto e regressione dello sviluppo sessuale, destinato a riattivarsi nelle pubertà.