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ALBERT CAMUS

Non voglio essere un genio: ho gi problemi a sufficienza cercando di essere solo un uomo.

Albert Camus (1913-1960) stato un importante esponente dell'esistenzialismo francese. Nato a Mondovi (Algeria) il 7 novembre 1913, sostenitore della resistenza anti-nazista, nell'immediato dopoguerra ha avuto un intenso vincolo di amicizia con Sartre, poi interrotto per ragioni politiche: se infatti Sartre era un convinto filocomunista, Camus, invece, si attest sulla linea dell'anti-comunismo. Camus, ancor prima che filosofo, stato scrittore, con una vocazione artistico-letteraria forse pi genuina e intensa di quella di Sartre (entrambi, comunque, sono stati insigniti del premio Nobel per la letteratura). I suoi testi narrativi contengono per molti motivi filosoficamente rilevanti: dei testi narrativi meritano di essere ricordati Lo straniero (1942), La peste (1947), La caduta (1956), L'esilio e il regno (1957), mentre di quelli teatrali doveroso citare Il malinteso (1944), Caligola (1944), Lo stato d'assedio (1948), I giusti (1950). In Lo straniero , considerato unanimemente uno dei capolavori della letteratura novecentesca, Camus d voce ad alcuni dei temi pi caratteristici dell'esistenzialismo nella sua versione tragica e "negativa". Il breve romanzo esprime in modo difficilmente dimenticabile l'incolmabile distanza, anzi (come suggerisce il titolo) la vera e propria "estraneit" che separa l'uomo dal mondo. La realt per Camus non ha alcun senso; gli eventi accadono, avvengono senza che il pensiero possa coglierne motivi e significati plausibili: ecco allora che l'uomo, con il suo pensiero, si trova ad essere straniero nel mondo. Per anche gli atti e i comportamenti umani non riescono a esibire una razionalit in grado di giustificarli, o almeno di giustificarli. Come accade al protagonista de Lo straniero , si pu anche uccidere senza saper dire perch lo si fatto. Protagonista del libro Meursault, un impiegato di Algeri, che vive in uno stato di atonia, di totale indifferenza e di estraneit rispetto alla vita. Giuntagli la notizia della morte della madre, si reca senza commozione ai funerali, poi fa all'amore con una ragazza, infine passa la domenica osservando con inerte distacco ci che gli si svolge attorno. Dopo una lite con due arabi incontrati per caso e un nuovo scontro con loro, minacciato con il coltello, accecato dal sole, ne uccide uno con un colpo di pistola, senza sapere ci che sta facendo. Poi, senza ragione, spara altre quattro volte sul cadavere. Processato, Meursault viene

condannato a morte, senza reazione alcuna da parte sua: si limita ad assistere passivamente al proprio processo. In attesa della morte, ha uno scontro con il cappellano, al quale manifesta la propria totale estraneit ai significati religiosi dell'esistenza: gli resta poco tempo da vivere e non vuole sprecarlo con Dio. Poi si acquieta accettando serenamente il proprio assurdo destino. Nel saggio Il mito di Sisifo (1942), sottolineato significativamente Saggio sull'assurdo , Camus esprime in modo pi diretto le sue posizioni teoriche. Il punto di partenza costituito da un'analisi di quello che viene definito " l'unico problema filosofico veramente serio ": il suicidio. Dice Camus: " C' un solo problema filosofico veramente serio: il suicidio. Giudicare se la vita vale o non vale la pena di essere vissuta significa rispondere alla questione fondamentale della filosofia. " Esso rappresenta per lo scrittore francese una situazione limite dell'essere e dell'agire dell'uomo, che obbliga quest'ultimo a porsi domande radicali sul senso della vita e sul nostro atteggiamento dinanzi ad essa. La tesi di fondo di Camus che gli argomenti etico-religiosi e sociali tradizionalmente invocati contro il suicidio non valgono. In effetti, la vita non ha valore intrinseco, e la realt " senza ragione " ; il tempo corrode l'individuo e le sue opere, e la morte comunque l'esito che attende ogni creatura. Impegnarsi in opere e iniziative pratiche ricorda davvero la vicenda di Sisifo, il mitico personaggio condannato dal destino a sospingere in cima ad un monte un macigno, che poi ogni volta ricade gi, obbligando Sisifo a ripetere inutilmente il suo sforzo. Come gi era stato detto in Lo straniero , la dimensione costitutiva e pi peculiare dell'esistenza umana l'assurdit: l'assurdit nel duplice senso che le cose e gli eventi non hanno senso, e che gli atti umani sono sempre inadeguati sia rispetto alle possibilit e ai desideri, sia rispetto al contesto mondano entro il quale vengono compiuti. " L'assurdo un peccato senza Dio ", dice a tal proposito Camus, in modo molto eloquente, ribadendo l'assurdit della vita per cui " tutto ci che esalta la vita ne accresce, nello stesso tempo, l'assurdit ". E nonostante ci che Camus afferma in Il mito di Sisifo , egli condanna il suicidio: esso gli appare (non diversamente dalla speranza religiosa) una sorta di evasione rispetto all'assurdo della vita. La giusta risposta di fronte a tale assurdo la non-rassegnazione, anzi la rivolta (uno dei concetti-chiave della filosofia di Camus). Contro l'insensatezza del mondo l'uomo pu e deve avere il coraggio di reagire levando alta la sua voce, la sua protesta, la sua prospettiva donatrice di senso (sia pure di un senso non assoluto). Si tratter, certo, di una testimonianza infondata, in quanto non pu invocare ragioni e implicazioni oggettive a proprio sostegno. Ma questo, a ben guardare, non fa che aumentare il valore, la dignit della rivolta umana. Altri due testi (il romanzo La peste e la raccolta di saggi intitolata proprio L'uomo in rivolta, 1951) svilupperanno in pi modi le tesi in qualche misura positive ( " Nella profondit dell'inverno, ho imparato alla fine che dentro

di me c' un'estate invincibile ") affiorate nel Mito di Sisifo . Poich la vita assurda e priva di significato, essa appare come un'inutile fatica di Sisifo. Quando se ne prende coscienza, si pu vivere solo come stranieri, estranei all'esistenza. Accade appunto questo al protagonista del romanzo Lo straniero ; L'uomo in rivolta , invece, esprime la necessit di rivolta contro l'insensatezza: solo ribellandosi, l'esistenza pu acquistare un suo significato. La peste simboleggia invece i flagelli che colpiscono l'umanit (il riferimento al nazismo): nell'assurdit dell'esistenza, non resta che la ribellione all'insensato di chi si impegna ricercando la solidariet coi propri simili. In La peste Camus oltrepassa l'individualismo assoluto e senza blocchi che aveva ispirato Lo straniero e afferma la realt di una dimensione ulteriore e diversa: la dimensione della socialit e della solidariet umana. Questa la trama de La peste : la citt di Orano colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda, preannunciata da una grande moria di topi. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la citt diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un'umanit al limite tra disgregazione e solidariet. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede nelle astrazioni, ma neppure capace di " essere felice da solo ", il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del mondo. Tra i personaggi principali il dottor Rieux, il medico che, al di fuori di ogni opzione politica o religiosa, trova nell' esercizio della sua professione la giustificazione del suo esistere. Si realizza nella lotta per strappare alla morte i suoi malati e si ribella contro l' assurdo della morte che non pu accettare come espiazione, come gli suggerisce il gesuita Paneloux. Il gesuita stesso, sconvolto dalla crudelt degli avvenimenti, a un certo punto metter in dubbio la validit della massima "sia fatta la tua volont". Tarrou, l' uomo che, dopo un passato ricco di esperienze, si ribella alla societ costituita e, volontario dei servizi sanitari per combattere l' epidemia, ne muore quando questa stata pressoch debellata. Rambert, giornalista straniero per caso nella citt, che cerca con ogni mezzo di andarsene, ma resta infine perch capisce che un uomo non pu abbandonare altri uomini che soffrono. La lotta contro il male l' argomento di questa cronaca, che alla fine il lettore apprende essere opera del dottor Rieux. La peste sar vinta, ma sul male che essa rappresenta non ci possono essere vittorie definitive. Un dramma collettivo dunque (la peste si riveste di un evidente significato simbolico) spinge i protagonisti del romanzo a cogliere i valori connessi all'esistenza umana in quanto tale: " vi sono negli uomini pi cose da ammirare che da disprezzare ". E questi valori sono tanto pi sostanziali e profondi quando si riferiscono all'essere umano come "l'altro", come "il prossimo": sollecitato da una situazione esterna avversa, l'uomo scopre di essere accomunato agli altri uomini dall'esistenza di sentimenti e aspirazioni

simili- a cominciare dal desiderio di reagire alla disperazione e alla morte. Nell' Uomo in rivolta Camus approfondisce la figura teorica che gli era divenuta pi cara: quella, appunto di rivolta. Se in Il mito di Sisifo il principio della rivolta era stato affermato in una prospettiva in qualche modo solipsistica (la rivolta vista come l'unico modo valido per rispondere e reagire alla questione del suicidio), ora lo stesso principio viene interpretato in chiave inter-individuale e sociale (se non addirittura politica). L'uomo si deve rivoltare per combattere il male nel mondo: l'ingiustizia, l'intolleranza, l'oppressione, la morte dell'uomo provocata dall'uomo, argomento questo particolarmente caro a Camus, visto che egli lo approfond nel 1957 in Riflessioni sulla pena capitale , in cui conduceva una vera e propria campagna contro la pena di morte: " Invece di uccidere e morire per diventare quello che non siamo, dovremo vivere e lasciare vivere per creare quello che realmente siamo. " Nelle pagine camusiane la rivolta diviene a poco a poco il fondamento di un esistenzialismo positivo, di carattere marcatamente morale, e perfino il presupposto di una nuova interpretazione (non intellettualistica, non cartesiana) dell'essere umano: " io mi rivolto, dunque noi siamo ", dice Camus riprendendo e stravolgendo il motto cartesiano del cogito ergo sum .

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Albert Camus tra filosofia e letteratura


7/5/1992

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- Professor Sperna Weiland, Camus noto soprattutto come scrittore, e la sua opera non appartiene, in senso stretto, al dominio della filosofia. Eppure Camus considerato anche uno dei maggiori esponenti dell'esistenzialismo francese? Attraverso quali opere si mostra la sua rilevanza filosofica? (1) - Camus stato influenzato, tra gli altri, da Nietzsche. In che senso? (2) - Torniamo al testo in questione. Come svolge Camus il motivo della contrapposizione tra grecit e modernit, tra la misura e la compostezza della natura e lo smisurato e tragico divenire della storia? (3) - Il rapporto con Sartre, in tutta la sua contraddittoriet, decisivo per Camus. Pu parlarcene? (4) - Il mito di Sisifo una delle opere pi note di Camus. Pu riassumercene il senso ? (5) - L'obiettivo polemico di Camus l'esistenzialismo. Quali sono i suoi interlocutori effettivi o ideali? E inoltre di fronte all'assurdit dell'esistenza, per Camus, quale soluzione appare la migliore ? (6) - L'altra grande opera di Camus L'uomo in rivolta. Quali novit introduce? (7) - Rivolta e rivoluzione sono le parole d'ordine di Camus e Sartre di fronte alla crudelt del potere. Qual la differenza tra questi due atteggiamenti? (8)

1. Professor Sperna Weiland, Camus noto soprattutto come scrittore, e la sua opera non appartiene, in senso stretto, al dominio della filosofia. Eppure Camus considerato anche uno dei maggiori esponenti dell'esistenzialismo francese? Attraverso quali opere si mostra la sua rilevanza filosofica? A prima vista pu sembrare forse strano che venga riservato ad Albert Camus un posto nell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, perch egli stato s un grande scrittore, ma, in fondo, non si pu dire che la sua opera appartenga alla filosofia nel senso tecnico della parola. E' stato lo stesso Camus a sostenere con grande enfasi: La mia opera non filosofia. Camus ha scritto una serie di romanzi: L'tranger (Lo straniero), pubblicato nel 1942; La peste, pubblicato nel 1947 - il famoso libro che gli ha reso, infine, il premio Nobel per la letteratura - e poi, negli anni Cinquanta, ha scritto un libro enigmatico, molto difficile da interpretare, La chute (La caduta). Inoltre ha scritto una serie di opere teatrali. La pi conosciuta Les justes (I giusti), nella quale si tratta della violenza nella politica. Camus ha elaborato per il teatro grandi libri del passato, per esempio I demoni di Dostoevskij. E infine ha scritto un gran numero di articoli come giornalista, prima a L'Algeir rpublicain, e pi tardi a France Soir. Tutti questi libri non giustificano l'attribuzione a Camus di un posto in un'Enciclopedia, nella quale si tratta di filosofia. Ci sono invece due libri che la giustificano - due

libri i quali, come sostiene anche lui, non sono filosofici, ma sono livres d'ides, libri nei quali vengono sviluppate determinate idee. In primo luogo si tratta del libro Le mythe de Sisyphe (Il mito di Sisifo), pubblicato nell'anno 1943, lo stesso in cui Sartre pubblic il suo grande libro L'tre et le nant (L'essere e il nulla). Il secondo libro L'homme rvolt (L'uomo in rivolta), dell'anno 1951. In un appunto del suo diario, nell'anno 1950, Camus dice di aver costruito la sua opera intorno a tre figure della mitologia greca: prima di tutte la figura di Sisifo, in secondo luogo quella di Prometeo, e come terza la Dea Nemesi, che figura in questo caso non come la dea della vendetta ma come la dea della misura. Questo vale sostiene Camus- per l'opera che ho scritto finora, per i libri su cui mi impegno adesso, e vale per i libri che intendo ancora scrivere nel futuro. Non tanto difficile classificare i Livres d'ides, Le mythe de Sisyphe e L'homme rvolt: in questo schema. Le mythe de Sisyphe appartiene evidentemente alla figura di Sisifo, L'homme rvolt si conf, e ci sar pi chiaro in seguito, alla figura di Prometeo. Ma nello stesso momento devo aggiungere che non possibile distinguere le tre figure chiaramente l'una dall'altra. Queste figure si intersecano, per cos dire. L'uomo assurdo di Le mythe de Sisyphe gi l'uomo della rivolta di L'homme rvolt, come viceversa L'homme rvolt resta sempre l'uomo assurdo di Le mythe de Sisyphe.

2. Camus stato influenzato, tra gli altri, da Nietzsche. In che senso? Ci sono due motivi che Camus ha tratto da Nietzsche e che attraversano tutta la sua opera. Il primo motivo la morte di Dio, il secondo quello della volont di potenza. La morte di Dio, come da Nietzsche di regola fra virgolette, significa che il Dio cristiano diventato inattendibile. Che il racconto del Dio, che governa come l'onnipotente con i suoi eterni decreti il mondo, che delibera sul destino degli uomini, sulla loro vita e la loro morte, perfino sulla morte eterna degli uomini, diventato inattendibile. Il mondo di Albert Camus un mondo che si potrebbe chiamare di un ateismo deciso. Perci la morte di Dio. Il secondo motivo quello della volont di potenza. La volont di potenza sta, secondo Nietzsche, alla base di tutto. Vuoi sapere - dice in un brano famoso vuoi sapere che cosa il mondo? Allora, io ho la risposta,

il mondo la volont di potenza e nient'altro. Vuoi sapere che cosa l'uomo? Allora la risposta la medesima: l'uomo volont di potenza e nient'altro. E con ci Nietzsche costruisce tutta una metafisica. Camus prende da Nietzsche il motivo della volont di potenza, ma ci aggiunge espressamente: Io non scrivo metafisica, provo solamente a capire che cosa sta accadendo nella storia, e ci che allora vedo la volont di potenza, che supera tutte le misure, tutti i limiti, e che finisce, e deve finire, con la distruzione dell'umanit. Queste due motivi ricorrono attraverso tutto il testo L't, nel quale Camus costruisce ci che segue.

3. Torniamo al testo in questione. Come svolge Camus il motivo della contrapposizione tra grecit e modernit, tra la misura e la compostezza della natura e lo smisurato e tragico divenire della storia? Camus comincia con una descrizione dell'armonia del cosmo greco. Poi afferma che il cristianesimo ha causato la fine del mondo antico e con ci anche la fine dell'armonia antica. In seguito mette a confronto l'una con l'altra l'antichit greca e la filosofia moderna. L'antichit greca conosceva e riconosceva i valori dai quali l'agire umano viene guidato e per i quali viene tenuto entro i limiti propri di quei valori. La filosofia moderna, al contrario, ha spostato i valori alla fine dell'agire. La filosofia moderna ha accolto la volont, la passione della volont, nella ragione, nel cuore della ragione stessa, per cui la ragione ha assunto infine un carattere omicida. I Greci capivano che l'uomo deve rispettare la misura e che gli uomini che ne oltrepassano i limiti vengono per questo colpiti dalle Erinni. La filosofia moderna oltrepassa tutti i limiti senza badare alla misura che era insita nei valori stessi. I valori non sono pi di per se stessi, essi diventano, essi nascono nella storia. E alla fine sfociamo in una situazione in cui le opinioni sui valori divergono, in cui la lotta pu prolungarsi fino all'infinito, proprio per questa divergenza delle opinioni sui valori. Il luogo in cui sfociamo un mondo nel quale i messianismi si urtano l'uno contro l'altro, e nel quale il tumulto si mescola con i conflitti fra gli imperi che noi abbiamo fondato nella storia. Siamo in balia della smisuratezza, e adesso cito letteralmente, La smisuratezza un fuoco, dice Eraclito. Nietzsche superato. L'Europa non filosofa pi a colpi di clava ma a colpi di cannone. Ciononostante, e questo

molto caratteristico per il pensiero di Camus, ciononostante il cielo, la natura c' sempre. La natura c' sempre, e essa pone il cielo azzurro e la sua propria ragionevolezza di fronte alla follia degli uomini e della storia. Fino al momento, e cos finisce il brano da L't, fino al momento che l'atomo s'infiamma. Qui si pensa ovviamente alla catastrofe di Hiroshima. E la storia finisce con il trionfo della ragione e il tramonto dell'umanit. I Greci - ancora una volta Camus ritorna sui Greci - i Greci non hanno mai sostenuto che l'uomo non potrebbe superare la misura. Quel che hanno detto i Greci una cosa del tutto diversa: quando gli uomini hanno l'audacia di superare la misura posta agli uomini stessi, allora vengono conseguentemente colpiti senza piet. E - cos finisce - non c' niente nella storia dei nostri tempi che ci dia motivo di contraddire i Greci. 4. Il rapporto con Sartre, in tutta la sua contraddittoriet, decisivo per Camus. Pu parlarcene? Nel 1944 ha luogo il primo incontro con Sartre. Siamo dopo la Liberazione, e Camus si esprime su quell'incontro molto chiaramente: La prima volta che Sartre e io ci siamo incontrati abbiamo concluso che esistono divergenze molto grandi fra le nostre idee. Ambedue abbiamo scritto i nostri libri prima di incontrarci, e l'unico livres d'ides che ho scritto prima del 1944, Le mythe de Sisyphe, un libro in cui mi oppongo all'esistenzialismo. Fra noi due corre una grande diversit ed molto ingiusto che veniamo citati sempre insieme. Quando, nel 1945, viene costituita da parte di Sartre la redazione della rivista Les temps modernes, Camus non viene invitato a farne parte. E, se Sartre lo avesse invitato, penso che Camus avrebbe rifiutato di prendere parte alle attivit della redazione di Les temps modernes. Camus nel frattempo redattore di Combat, che non pi il giornale della Resistenza ma diventato, dopo la Liberazione, uno dei vari giornali parigini. Ed egli segue, accanto a Sartre, la sua propria strada. La rottura - perch in fin dei conti hanno rotto i legami - la rottura fra Camus e Sartre avvenuta immediatamente dopo la pubblicazione del libro L'homme rvolt nel 1951. Nella rivista Les temps modernes appare allora una critica su questo libro, non di Sartre ma di Francis Chanson, in cui si ritiene che la conclusione del libro L'homme rvolt sia in fondo una specie di quietismo che fa il gioco della borghesia violenta e che per questo motivo, visto obiettivamente e malgrado tutte le buone intenzioni che Camus possa aver avuto, il

libro reazionario. A ci Camus, offeso, reagisce con una lettera aperta alla redazione di Les temps modernes, e cio a Sartre. Sartre risponde con un articolo su Les temps modernes nel quale prende pienamente parte per Francis Chanson. Per Camus questo il momento in cui non vuole pi avere a che fare con Sartre. E dimostrer pi oltre ancora, a proposito di L'homme rvolt, che, quando si tratta della relazione fra Camus e Sartre, si ha in realt a che fare con due mondi diversi. 5. Il mito di Sisifo una delle opere pi note di Camus. Pu riassumercene il senso ? Le mythe de Sisyphe un libro con delle limitazioni molto chiare. A proposito di queste limitazioni -scrive Camus stesso- non ho inventato io che un libro limitato. E' Camus che lo dice: Si tratta di un certo senso della vita, di una certa atmosfera che ampiamente presente nell'aria: quello dell'assurdit dell'esistenza. Ma egli aggiunge espressamente: Ci che scrivo non filosofia assurda, io non faccio altro che una descrizione di quel senso della vita di cui Sisifo il grande simbolo. Sisifo che rotola il suo macigno verso l'alto sulla china della collina, per vederlo ricadere, appena ha raggiunto finalmente la cima, sul fondo; dopodich riscende e ricomincia a spingere in alto quella massa rocciosa sempre lungo la stessa china. Inoltre, l'assurdo sta sia nel soggetto del libro che nel punto di partenza dal quale Camus vuole avanzare verso la domanda: In che modo vivere, come vivere umanamente in un mondo assurdo?. Il libro comincia con la seguente frase - e la cito quasi letteralmente: Esiste per la filosofia un solo vero problema, ed il problema del suicidio. C' per la filosofia una sola vera domanda alla quale la filosofia stessa deve cercare di dare una risposta. La domanda : "La vita vale la pena di essere vissuta oppure il caso di non viverla?". Perch viviamo? Perch continuiamo a vivere? Perch non decidiamo, vista l'assurdit dell'esistenza, di smettere di vivere? La conclusione logica dell'assurdit dell'esistenza il suicidio. A ci va aggiunto che l'assurdit non sta nel mondo in s. L'assurdit non sta nell'uomo preso a s. L'assurdit sta nell'incontro dell'uomo con la sua esigenza di riconoscere un'unit, un rapporto, un senso e uno scopo nella sua vita e un mondo che non d risposte alle sue domande. Nel mondo non c' da riconoscere un senso, non c' da riconoscere uno scopo. La conclusione del confronto dell'uomo con un mondo silenzioso, non trasparente, che dobbiamo rinunciare a tutte le illusioni che noi ci possiamo fare della vita. E'

chiaro che si nasconde nell'uomo una certa nostalgia. C' un desiderio di unit, c' un desiderio di un nesso. C' dentro un desiderio che la vita sia pi di un susseguirsi inutilmente di avvenimenti inutili. C' nell'uomo una speranza che la vita render di pi. E Camus a un certo momento dice con una certa piet: Anche se ci sono nel cuore delle persone molte cose pi perseveranti, per la speranza si deve abbandonare. Infatti, non si tratta altro che di una concatenazione inutile di eventi inutili.

6. L'obiettivo polemico di Camus l'esistenzialismo. Quali sono i suoi interlocutori effettivi o ideali? E inoltre di fronte all'assurdit dell'esistenza, per Camus, quale soluzione appare la migliore ? Su questo tema vorrei ricordare un testo splendido, L'esilio di Elena , dove Camus contrappone il mondo greco alla filosofia moderna, e intende con filosofia moderna soprattutto l'esistenzialismo, contro il quale s'indirizza la sua critica. Nell'anno 1943 la sua critica riguarda Kierkegaard, Chestov - un uomo di grande nome all'epoca sua, e oggi pi o meno dimenticato -, Heidegger, e soprattutto Jaspers. A quell'epoca Sartre non ne fa parte, poich nel 1943 il suo grande libro L'tre et le nant non ancora stato pubblicato. L'unica cosa che Camus ha letto di Sartre fino a quel momento il romanzo La nause e la raccolta di saggi Le mur. E Sartre viene semplicemente incluso nel gruppo di coloro che danno seguito a quel sentimento di assurdit che c' nell'aria. La nause, dice Sartre a un certo punto, l'assurdit che descrivo. Questo vuol dire quindi che Sartre appartiene ancora completamente al mondo di Camus. Ma gli altri, Kierkegaard, Shestles e Jaspers, hanno visto l'assurdit della vita e nello stesso tempo hanno trovato uno sbocco a quello che Jaspers definisce come la trascendenza verso il Dio della tradizione cristiana. Loro hanno trovato uno sbocco inesistente, per cui hanno conservato delle illusioni alle quali noi dobbiamo rinunciare. A questo punto abbiamo, per cos dire, un triangolo: a un lato l'impegno nell'assurdit dell'esistenza, a un secondo lato la conclusione logica dall'assurdit dell'esistenza, il suicidio, e al terzo lato la speranza. Dopo che Camus ha cancellato la speranza, per cui dobbiamo rinunciare a tutte le illusioni, ci restano ancora due possibilit: la prima di resistere nell'assurdit dell'esistenza, la seconda di trarne la logica consequenza: il suicidio. Il suicidio viene

infine respinto da Camus tanto risolutamente cos come respinge la speranza, e quel che resta il persistere nell'assurdit dell'esistenza. Questa la rivolta contro la conclusione logica che si dovrebbe trarre dall'intuizione dell'assurdit dell'esistenza; questo la rivolta. E qui si spiega come le tre figure dalla mitologia greca, Sisifo, Prometeo e Nemesi, non si lasciano separare in modo netto. Qui Prometeo, l'uomo della rivolta, compare gi nel mondo di Sisifo: persistere in una vita della quale il senso non pu essere riconosciuto, della quale si deve stabilire la mancanza di uno scopo, e che deve essere vissuta senza illusioni. Si direbbe che questa debba essere un'esistenza molto triste, e che l'ambiente in cui la gente passa la sua vita sia abbastanza misero, e che si finisca alla fine nella disperazione. Camus nega questo. E di nuovo incontriamo sullo sfondo del suo pensiero Nietzsche. Nietzsche ha parlato dell'amor fati, ed l'amor fati che in qualche modo ritorna nel pensiero di Camus. Ma c' anche, dopo aver percepito l'inutilit dell'esistenza, la gioia elementare della vita con il sole e il mare e le stelle e le farfalle, e tutto. C' ancora un'altra cosa, c' la gioia del lavoro creativo, lo scrivere un libro come L'etranger, come anche la scrittura del libro nichilista Le mythe de Sisyphe, che un'opera che l'uomo esegue con gioia. Ed questa gioia che permette a Camus di continuare a vivere. Ed egli finisce a un certo punto dicendo - l'ultima frase del suo libro ed una bellissima frase -: Dobbiamo immaginarci Sisifo felice. Tutta la storia di Sisifo finisce in una maniera che non ci si aspetterebbe dopo aver seguito nel pensiero lo svolgimento del racconto. Finisce con: L'esistenza buona, malgrado tutta la sua assurdit. Edipo, nella splendida tragedia di Eschilo, finisce col sapere che tutto buono. Raskolnikov, dallo splendido libro di Dostoesvkij, arriva alla stessa conclusione e anche Sisifo sa che, malgrado l'assurdit dell'esistenza, tutto buono.

7. L'altra grande opera di Camus L'uomo in rivolta. Quali novit introduce? Adesso, dopo Le mythe de Sisyphe, e siamo molto pi avanti nel tempo, arriviamo a L'homme rvolt. L'homme rvolt, commenta Camus, il proseguimento del libro sul Mito di Sisifo. Non sono due libri separati: l'uno la conclusione logica dell'altro. In Le mythe de Sisyphe si trattava della domanda: per quale motivo, in fondo, viviamo? E perch continuiamo a vivere? Perch non traiamo dalla vita la logica conclusione di farla finita? In

L'homme rvolt la domanda, alla quale ha dato adesso una risposta, si sposta all'altra domanda: quella dell'omicidio. E con ci entrano gli altri nel campo visivo. Rivedendo Le Mythe de Sisyphe, si nota che Sisifo solo, e forse si sentito ogni tanto solo con le sue spalle contro quel masso di roccia verso l'alto sulla china della collina. Colui che decide di dare fine alla vita, o colui che termina la sua vita senza essersi deciso a ci - perch anche questo accade - sicuramente solo. E per quel tanto che si pensa agli altri, si pu dire solamente che la vita di quell'altro sia tanto assurda quanto la vita di Sisifo. Qui gli altri entrano in un modo nuovo dentro il campo visivo. Ogni mattina - dice Camus in quel libro - entrano uomini in uniforme in una cella. Il problema l'omicidio. E nel libro L'homme rvolt si sottolinea ancor pi che nel libro Le mythe de Sisyphe il fatto che viviamo in un'era di nichilismo. E la caratteristica del nichilismo l'indifferenza per la vita, l'indifferenza per la vita degli altri e in fin dei conti anche l'indifferenza per la propria vita. L'homme rvolt un tentativo di vincere quell'indifferenza per la vita, di cui l'omicidio, che si compie dappertutto, ne la conseguenza. Come nel mito di Sisifo, Camus si posto come scopo di tralasciare la conclusione logica dell'assurdit della vita. Il ragionamento in fondo molto semplice: quando ho deciso di vivere la vita, quantunque sia una vita assurda, non posso negare agli altri intorno a me, il diritto di vivere. Anche loro possono quindi vivere e devo abbandonare l'indifferenza per la vita degli altri. E cos giunge - e questo molto sorprendente per coloro che partono dell'idea che il mondo di Camus deve essere stato pi o meno quello di Sartre e viceversa - al punto che era per Albert Schweitzer il punto di partenza per tutta la morale: giunge al rispetto per la vita. Ho accennato a Descartes, e voglio riprenderlo un attimo. Descartes comincia la sua filosofia con il dubbio. Dubbio metodico con lo scopo di trovare la sicurezza, nella quale non pi possibile dubitare. E giunge al Cogito ergo sum, Je pense donc je suis. oppure, in una forma pi breve, perch una consequenza logica non c', Cogito sum, je pense, je suis (penso, sono). Camus ha apportato a ci un variante, che considero un variante indimenticabile, proprio perch in essa viene trasgredita la solitudine, la solitudine finale del cogito di Descartes, del soggetto del mondo: Je me rvolte, donc nous sommes (Sono in rivolta, quindi siamo) Con quanto scrive ne L'homme rvolt, Camus esprime il concetto che l'uomo non solo nel mondo e che il punto di partenza per ogni pensiero ulteriore deve essere la

solidariet incondizionata con gli altri, con tutte le persone. Questo detto in modo molto bello. Ma viviamo nella storia, viviamo nell'anno 1951, viviamo nell'epoca dei sistemi totalitari, dello stalinismo e con le conseguenze del nazionalsocialismo. Viviamo nel periodo del nichilismo, di un mondo solo in apparenza cristiano. Viviamo nell'epoca in cui si lotta per l'indipendenza dell'Algeria e dove si parte da ambedue i lati dal concetto che il fine giustifica tutto. Colui che ha scelto per la solidariet con tutti gli uomini non pu restare da parte, deve invece opporsi a quel nichilsmo, a quella indifferenza, in favore del destino degli uomini.

8. Rivolta e rivoluzione sono le parole d'ordine di Camus e Sartre di fronte alla crudelt del potere. Qual la differenza tra questi due atteggiamenti? Camus si trovato cos nella Resistenza francese nel 1942, ma non solo nella Francia occupata. Anche nella Francia del dopo 1944-45 Camus si trova nel mondo della resistenza contro l'indifferenza cinica con la quale il potere s'impone. E con ci si crea una situazione insolita rispetto alla relazione fra Camus e Sartre, una situazione che si potrebbe forse riportare a due lemmi: da una parte la parola rivolta, dall'altra parte la parola rivoluzione. La rivolta non una rivoluzione, ma una rivolta contro la violenza rivoluzionaria. Rivolta contro l'assassinio, rivolta contro le grande rivoluzioni che vorrebbero creare un mondo nuovo, che vorrebbero stabilire il regno della libert sulla terra con processi, con scomuniche, con tutte le forme di violenza che possibile immaginare. E cos Camus e Sartre si trovano infine, dopo il 1951 - quando Camus ha scritto L'homme rvolt e ha rotto definitivamente con Sartre -, l'uno di fronte all'altro: da una parte la rivolta, Camus; dall'altra parte la rivoluzione, Sartre, lo stalinismo, Castro e Mao, perch in fin dei conti Sartre arrivato fin l, al Maoismo. E probabilmente non si mai ucciso tanto nella storia dell'umanit quanto nel periodo della rivoluzione culturale. Sartre giustifica la violenza. Sartre parte dal concetto che il regno della libert va pagato con la vita degli uomini che si oppongono al futuro e che vogliono conservare il mondo vecchio. Camus contrappone a ci semplicemente il fatto che la rivolta contro la rivoluzione una lotta per umanit, la lotta per un mondo nel quale gli uomini non vengano pi ammazzati. E per quel che concerne il contributo di Camus alla filosofia, possiamo affermare che tale contributo sta

nel fatto che, nel periodo dei sistemi totalitari e della violenza totalitaria, Camus ha difeso l'umanit. L'ateo convinto, che Camus stato, si trovato d'accordo infine con convinzione con i Dieci comandamenti del Vecchio Testamento, e soprattutto con quel comandamento che in seguito diventato il nucleo de L'homme rvolt: Non ammazzare.

Abstract Alcune opere di Camus, pur non essendo filosofiche in senso stretto, hanno sviluppato alcune idee e quindi possono vantare una certa rilevanza filosofica. Sperna Weiland ricorda gli influssi nietzschiani nell'opera di Camus, cos come l'importanza del rapporto tra lo scrittore e Sartre. Entrando nel merito della letteratura camusiana viene affrontata affrontata la questione della contrapposizione tra grecit e modernit (3). Sperna Weiland riassume, quindi, il contenuto de Il mito di Sisifo. Come emerge alla fine del libro per lo scrittore francese l'esistenza buona, malgrado tutta l'assurdit. In L'uomo in rivolta Camus scrive che viviamo in un'era di nichilismo, di indifferenza per la vita nostra e degli altri. Alla fine Jan Sperna Weiland mette a confronto Camus e Sartre. Torna all'intervista completa

Biografia di Jan Sperna Weiland Partecipa al forum "I contemporanei"


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