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INTRODUZIONE AL CANTO I Questo primo canto fa da prologo allInferno e a tutta la Commedia dando risalto allantica e Dantesca visione di armonia

traducibile in 3+1. Trentatr sono i versi di ogni canto, infatti, pi uno finale e trentatr sono i canti di ogni cantica pi uno iniziale per un totale di cento canti. Da subito veniamo messi di fronte a forti elementi simbolici in un luogo estraneo al mondo che conosciamo: la selva, la piaggia, il colle sono simboli di male e bene, tenebra e luce, dannazione e felicit, i quali vanno per a confrontarsi con un personaggio vero, reale che esprime in un contesto cos irreale sentimenti veri come la paura e la speranza. Assieme a lui unaltra figura, quella della guida, che fu reale in unaltra epoca storica e che ora ha funzione di faro. Questi tre elementi (lallegorico, il reale e quella via di mezzo rappresentata da Virgilio) saranno sempre presenti allinterno di tutta la Commedia permettendo allopera di spaziare con una certa facilit dal campo della morale a quello del contesto storico. Due elementi che risaltano subito agli occhi del lettore sono quelli del cammino, inteso come azione atta a raggiungere una meta, una patria per il singolo uomo e la beatitudine per il peccatore; e quello delluniversalit. Dante infatti parla spesso usando il noi facendo riferimento al fatto che quel tipo di situazione, quel tipo di viaggio e quel tipo di peripezie dovrebbero essere vissute da ogni uomo per poter giungere alla felicit. Lo schema del canto abbastanza semplice soprattutto perch essendo il primo deve evidenziare i tratti che dovranno essere tipici di tutta lopera: c un uomo, un peccatore, che si trova perso in una selva; il paesaggio reale ma metaforico. Ad uniniziale sensazione di smarrimento ne segue una di speranza quando egli vede la luce provvidenziale rischiarare un alto monte, ma la vetta gli viene proibita da tre bestie che si pongono davanti a lui, incarnazione di tutti i mali. A questo punto giunge, non richiesto, laiuto di una figura fortemente amata dal protagonista che gli propone la salvezza passando per i campi della dannazione e della purificazione, lInferno e il Purgatorio. C lincontro di due tempi, storico e metastorico, che rende lopera senza tempo, lincontro personale ma che ne riflette uno spirituale e il linguaggio infine quotidiano ma caricato di storia e simbolismi e viene quindi ad assumere spesso un carattere alto, sapienzale ed eterno, riflesso stesso della voce di Dio. Viene introdotto lelemento del Veltro che scaccer la Lupa, che altri non che limperatore in Terra. Qui di nuovo abbiamo luniversalit del racconto, la vicenda non pi del singolo, o meglio non solo, ma di tutta lumanit e solo grazie ad un intervento provvidenziale potr mutare nella societ e nelle umane coscienze, sempre se accetter di farsi guidare per comprendere i regni del male e seguire le vie della purificazione.

CANTO I 1. Giunto a met del cammino della nostra vita umana. Si presuppone che lopera sia stata ambientata il venerd Santo del 1300 quando Dante aveva 35 anni, quindi la met della vita media di un uomo. Ci vene subito paragonata la vita d un cammino, che presuppone una meta, azione fisica e figurata, dal punto di vista terrestre e celeste (cammino verso la salvezza) che accompagner tutta la Commedia. Nostra: anche se il poema scritto in prima persona appare subito un altro fattore importante: laccomunare attraverso i valori descritti tutta lumanit, nel peccato e nella beatitudine.

2. Mi ritrovai: Dante si ritrova ad essere, prende coscienza di essersi smarrito (anche figurativamente) ed il primo sentimento che ci viene descritto quello di sgomento e paura. Metaforicamente potremmo dire che la presa di coscienza dello smarrimento identifica anche linizio della conversione. Per una selva oscura: indica lantica immagine di luogo angusto e simbolo del male, oltre che dare moto allavventura di Dante. Egli si trova a percorrere (per) questo luogo buio, dove il buio indica errore e male in quanto in contrapposizione alla luce del bene di Dio. Non da escludere che questo stato si possa riferire anche ad un periodo di traviamento personale dello scrittore.

3. Che: poich, giacch. Ma anche: nella situazione di aver smarrito la via

La diritta via: la via della virt. Pi precisamente potremmo dire che una visione evangelica vuole che lanima delluomo appartenga e nasca da Dio e che quando luomo stesso, per via del libero arbitrio, se ne distacca smarrisce appunto la diritta via e deve incamminarsi per ritrovarla. Era smarrita: non perduta. Perch la volont di ritrovarla da la possibilit che questo accada. Questa prima terzina ci da unampia dimostrazione di come tutto il poema si basi su fatti e personaggi storici e reali e allo stesso tempo voglia fornire elementi di tipo metafisico, propri dellanimo umano.

4. Ahi quanto a dir: viene introdotto il primo commento, tipico riflesso della condizione di errore, che sostanzialmente significa: com difficile ripetere a parole. Dura: difficile, faticoso. Come si vedr al verso 6, il solo pensiero fa tremare il poeta.

5. Selva selvaggia: con questa annominatio cio il ripetere lo stesso concetto con due parole diverse il poeta vuole enfatizzare il senso di terrore che viene generato in lui, ribadendolo anche con i termini aspra e forte. 6. Che nel pensier: che al sol pensiero. C una coscienza che si risveglia in virt del luogo in cui si trova lindividuo che rinnova quindi fa ricordare quanto tutto ci sia spaventoso. 7. Tant amara: tale condizione (la selva) cos amara che la morte, lultima delle cose terribili, lo poco di pi. Laggettivo amara sapientemente utilizzato in quanto gi dai testi biblici dava lidea di negativit perch cos come la lingua giudica amaro un cibo quando ne viene a contatto lintelletto giudica il vizio. Inoltre aumenta di intensit e valore semantico se consideriamo lallitterazione che si viene a formare con la parola morte. 8. Ma: per quanto, comunque, risulti cos difficile parlarne Per trattar: per poter parlare anche delle cose belle, giuste, che ho incontrato in questo viaggio. Per indicare, fondamentalmente, a tutti la via della salvezza.

9. dir: tratter anche di, tratter prima di. Allude alle tre fiere, che incontrer di li a poco. 11. Pien di sonno: il sonno mentale o dellanima, la cupidigia che spinge luomo al peccato. un altro riferimento fortemente biblico in quanto anche nelle sacre scritture il sonno ad ottenebrare la mente e spingere luomo a peccare. Allo stesso tempo Dante giustifica la sua presenza nella selva oscura, cos come quella di ogni peccatore, ammettendo che lerrore, il peccato, lo smarrimento oltre che dal libero arbitrio sono causati da fattori esterni e ingovernabili. Si chiude quindi il cerchio dei significati: Dante nella selva per motivi ber precisi ma accecato dal sono, il peccatore smarrisce la via per cause proprie ma senza avere tutte le colpe. Nella terzina seguente avviene il cambiamento. 12. la verace via: la diritta via, quella della virt. 13. Ma: introduce un cambiamento, linizio della speranza. Al pi di un colle: alle pendici di un monte, che dalllato rischiarato dai raggi divini. Qui evidente la metafora dellarduo cammino per uscire dalla selva (il peccato) e raggiungere la salvezza. Il colle probabilmente identifica anche il Purgatorio, al quale dante per ora non pu accedere se non passando prima per le cerchie infernali, infatti il suo cammino verr ostacolato dalle tre fiere.

14. Valle: appunto la selva. Indicata stavolta da un luogo basso, posto pi in basso dellaltezza del monte. 15. Compunto: punto, colpito, afflitto. 16. Guardai in alto: il gesto decisivo: luomo smarrito nella selva e finora ha guardato in basso solo le cose temporali mentre ora alza il capo verso le cose alte ed eterne. E in forte contrapposizione con il mi ritrovai iniziale. Le sue spalle: la sommit.

17. Vestite gi: ancor prima che sorgesse il sole. Lora mattutine e quel bagliore indica che le cose potrebbero volgere al meglio. Pianeta: il sole. Secondo lastronomia tolemaica seguita da Dante infatti il sole era uno di quei pianeti che giravano attorno alla Terra. Come nellampia letteratura biblica al quale il poeta ha fatto riferimento, qui il sole identifica Dio.

18. Che mena dritto: che conduce tutti gli uomini (altrui) per la diritta via. 20. Lago del cor: il cuore un organo concavo dove circola il sangue e secondo le credenze di alcuni la sede dei sentimenti umani e degli spiriti vitali. 21 La notte: oltre ad indicarci che ha passato tutta la notte a vagare in quella selva, questa parola identifica anche il tempo del traviamento personale, quando cio il peccatore pecca e si trova nel peccato. Pieta: affanno, tormento

22-7 E come quei che: come colui che, uscito dal mare in tempesta (pelago) e giunto a riva, con il respiro (lena), ancora assente per lo sforzo si volge indietro. una similitudine che, come tante, composta da due terzine e presenta un primo aspetto figurativo e uno figurato cio un esempio concreto che indica uno stato danimo. In questo caso si fa riferimento al naufrago scampato alla furia delle acque che si volta terrorizzato al mare, allo stesso modo fece il poeta con la selva. 24 guata: guarda. 25 chancor fuggiva: il corpo era fermo, ma lo spirito era ancora in movimento. Simbolisticamente rappresenta il punto pi alto del periodo 26 lo passo: il lo viene utilizzato secondo le regole dellitaliano antico quando il dovrebbe seguire una parola che termina in r. Anche qui vale la similitudine fra lacqua pericolosa (perigliosa) e la selva oscura. 27 Che non lasci: questo passo abbastanza controverso ma se dovessimo attenerci allinterpretazione sintattica del contesto, che comunque regge, potremmo dire che c questo passo, quindi questo posto che pu essere lacqua per il naufrago, la selva per il poeta, il peccato per il peccatore, dal quale nessuno riesce a sopravvivere se non trova un modo per scamparne. 29 piaggia: quel terreno in leggera salita fra la pianura e la montagna. C poi quel diserta che le attribuisce valore metaforico in quanto piaggia diserta identifica appunto quel deserto nel quale luomo cammina sforzandosi di raggiungere il bene. 30 s che l pi fermo: oltre al senso letterale, quello cio che dice che essendo il piede fermo, quello stabile, quello posto pi in basso e quindi che il nostro personaggio sta intraprendendo un percorso in salita, possiamo notare limmagine religiosa dei due piedi i quali vanno uno verso il bene ed uno verso il male. Quello fermo quello pi attaccato alle cose terrene mentre quello che si muove, che va verso lalto e verso la redenzione incerto. 31 Ed ecco: forma dattacco molto frequente in Dante che identifica un nuovo avvenimento improvviso. anche un buon contrasto con le parole abbastanza blande che descrivevano unatmosfera abbastanza statica delle terzine precedenti. Erta: la salita del colle alla fine della piaggia.

32 una lonza: un felino dal pelo macchiato che Dante probabilmente ha visto in gabbia presso il palazzo del Comune a Firenze, quindi anche noto e conosciuto ai fiorentini. Esso identifica il primo dei tre mali che portano ai peccati dellumanit: la lussuria. Letteralmente lanimale impedisce a Dante di proseguire verso la sommit del colle, allegoricamente, assieme alle altre due fiere, gli impedisce di arrivare alla salvezza dellanima.

Presta: veloce

36 Pi volte vlto: altra figura retorica, altra annominazio, come al verso .5 37 Tempera: Altra pausa di speranza, di nuovo parole dolci. Il tempo mattutino, il periodo della primavera identificano tutte e due linizio della vita nella letteratura cristiana e lo inducono a sperare. Da qui intrinsecamente questo sentimento di speranza crescer sempre di pi, fino a concretizzarsi con lapparizione di Virgilio. 38 quelle stelle: la costellazione dellAriete, nella quale il sole si trovava ad inizio primavera, stagione in cui si credeva fosse stato creato il mondo. 39-40 Quando lamor divino: quando Dio in tutto il suo amore mise in moto per la prima volta (di prima) tutti i corpi celesti, tutto luniverso che messo in moto dallamore di Dio poteva ora risplendere in tutta la sua bellezza (cose belle). 41-3 S cha ben sperar: visto il favore del momento della giornata avevo motivo di credere che mi sarei salvato. 42 gaetta: dal provenzale: screziato, macolato. 44 ma quella speranza non fu tanto forte quanto la paura. 46-48 Sembrava che il leone mi venisse incontro con la testa alta (simbolo di superbia), al punto che anche laria sembrava tremare, avere paura di quellatto (figurativo). 49 E una lupa: il terzo e pi grave dei peccati: lavidit insaziabile dei beni terreni. 51 E molte genti: Qui dante riproietta la sua esperienza in un contesto pi generale, che riguarda lintera umanit. 52 Letteralmente lo appesant nella intenzioni, impedendogli di continuare la sua salita. Allegoricamente la gravezza indica una pesantezza danimo a causa della quale lo spirito delluomo al cospetto dellavarizia viene spinto verso il basso, la valle oscura del peccato, lontano dalla sommit del monte della redenzione. 54 sembra che fra la speranza e la paura, che fin qui si sono alternate, la prima sia definitivamente scomparsa. Lavarizia dunque il male che sconfigge ogni uomo, il vizio pi radicato e temibile, e probabilmente il pi imbattibile. 55-60 Cos come quando lavaro che acquisisce beni piange nel momento in cui deve privarsene, allo stesso modo mi sentii io (tal) a causa della bestia che non ha mai pace n ne concede agli altri (con riferimento al male avarizia) e mi spingeva indietro verso la selva (l dove l sol tace) (lavarizia insomma riconduce luomo al peccato). 61-62 a parte il termine rovinava che come al solito identifica sia lo stato fisico di precipitare nella selva che nel peccato, questi due versi introducono due elementi nuovi: luomo-guida che aiuter il poeta nel suo viaggio e, di conseguenza, linserimento dellintera opera in un contesto storico ben definito in cui si alterneranno personaggi, fatti e luoghi realmente esistenti. 63 in riferimento a Virgilio ed al fatto che avendo taciuto per molti anni sembrava non avere pi voce. Metaforicamente potremmo dire invece che, rappresentando Virgilio la ragione, questa cos come il poeta questa era rimasta muta per moltissimo tempo, inducendo grandi quantit di uomini a commettere errori e peccare. 64 Gran diserto: stavolta la piaggia rappresenta il mondo e tutti i suoi abitanti. 65 Miserere: latino, sta a significare abbi piet di me. la prima parola pronunciata da voce umana allinterno del poema. 66 Ombra od omo certo! : anima di un uomo morto o uomo vivo che tu sia.

67-72 qui Virgilio si identifica subito e descrive a Dante le sue origini. Lauto descrizione non inserita a caso; Virgilio rappresenta lume, ragione e speranza e in virt di questo suo compito si presenta, non come essere astratto ma come elemento importante del viaggio di Dante e quindi figurativamente del percorso che ognuno deve fare verso la salvezza. Ci dice che nacque in Lombardia (che allepoca della sua vita non era chiamata cos) da genitori (parenti) mantovani, sotto Giulio Cesare. Ancor che fosse tardi ci spiega che Giulio Cesare fu assassinato nel 44 a.C. quando Virgilio aveva solo ventisei anni e che quindi non si poteva definire un uomo del tempo di Giulio Cesare e quindi si definisce suddito di quelluomo di grande valore (buono) Augusto. Dante nomina di proposito due imperatori in queste terzine per dar credito alle sue tendenze politiche filo-monarchiche. La terzina si conclude con quel nel tempo de li dei falsi e bugiardi in cui Virgilio, mestamente, si preclude dallaver praticato la religione veritiera che, come spiegher pi avanti, gli sar dimpedimento per accedere al Paradiso. 73-75 Dante attribuisce a Virgilio lepiteto di poeta, e ci lartista dal nome che, come dir lo stesso Dante, pi dura e pi onora. Bisogna notare come non sia un santo o un angelo a venire in soccorso al nostro protagonista, ma un poeta. Questo ci fa capire quanto fosse importante nella vita personale di Dante la scrittura e la letteratura in genere, ma soprattutto la poesia. Un poeta smarrito in una selve che viene tratto in salvo dal suo poeta preferito. Giusto: Enea, figlio di Anchise, che Virgilio chiama il pi giusto fra gli uomini Superbo Ilion: la rocca della citt di Troia

76-78 qui la parola noia da intendersi come antico; intende un tormento, una pena tipica di chi si trova smarrito in una selva. Virgilio chiede a Dante come mai non salva il monte dilettoso, la via della felicit, inizio e motivo di tutte (tanta) le gioie. 79 Or se tu quel Virgilio: Dante non risponde neanche alla domanda, sembra aver dimenticato la tristezza della selva e la paura delle fiere; ogni cosa davanti al poeta che egli amava tanto passava in secondo piano. E un momento fortemente drammatico fatto di intensit umana che prende vita in un posto disumano. 79-80 Fontefiume: lacqua che scorre era unimmagine molto utilizzata nella letteratura classica per indicare leloquenza. 81 Vergognosa fronte: il volto (fronte) abbassato in segno di riguardo e reverenza, ma anche dimbarazzo nellaver commesso un errore (egli si trovava in condizioni pietose nella selva del peccato) 82-84 Dante sembra quasi pretendere, o meglio ritenere di esser degno (vagliami) di un aiuto da Virgilio in virt dei grandi studi fatti sulla letteratura di questultimo in maniera minuziosa e maniacale (cercar) e della grande stima maturata nei confronti delluomo e scrittore (grande amore). Nel contesto non risparmia complimenti: onore perch lopera virgiliana ha reso onore allintera categoria dei poeti, lume in quanto con i suoi scritti ha illuminato le menti dei suoi successori. 85 Lo mio autore: la massima autorit per me fra tutti i poeti. 86 Tu se l solo: Dante scarta tutti i contemporanei, facendosi consapevole continuatore letterario dei classici antichi. 87 Lo bello stilo: si intende qui lo stile tragico o illustre dellEneide. Una dottrina dellepoca sosteneva che il genere illustre fosse il superiore di un trittico che comprendeva anche mediocre e umile. Lo stile illustre doveva essere, di norma, utilizzato per i componimenti tragici e elevati (amore, armi e virt), ma egli lo estese anche in un altro genere nel quale era uno dei pochi ad eccellere e cio quello della canzone. Stesso discorso potrebbe essere fatto se allarghiamo questa definizione di bello stilo al linguaggio poetico oltre che alla struttura tecnica dellopera. A maggior ragione Dante qui ritiene di essere lunico collegamento diretto fra il presente dellepoca e lepoca di Virgilio, lunico poeta a poter esprimere le pi grandi realt umane come il suo maestro ebbe fatto secoli prima. 89 Saggio: maestro di sapienza. Ma soprattutto figura colma di sapienza, che guida alla virt, come ad indicare che la sapienza in questo caso sia pi un valore etico che intellettuale.

90 Le vene e i polsi: ogni luogo in cui batte, circola, sangue. O anche le vene e le arterie, dove quei polsi sta per luogo in cui si trovano le arterie. 91 Tenere altro viaggio: Virgilio consiglia di prendere (tenere) unaltra strada (altro viaggio). Visto che la lupa impedisce di fare la via breve, almeno finch non verr qualcuno a scacciarla, Dante deve passare attraverso la conoscenza del peccato allInferno e poi per la purificazione del Purgatorio. 93 Campar: scampare. 95 Altrui: nessuno. Per la sua via: pu essere inteso sia come per la via occupata dalla lupa, sia come la via che colui che in cerca di salvezza vuole percorrere.

101 l veltro: questo termine indicherebbe un cane da caccia ma nella Commedia pu essere associato alla figura dellimperatore. Un personaggio inviato da Dio che avrebbe dovuto riportare lordine cacciando via tutti i mali dellumanit. 103 costui non sar legato ne ai possedimenti terreni (terra) ne al possesso di denaro (peltro) in quanto essendo imperatore possiede gi tutto e quindi potr guardare al suo regno con occhio oggettivo e giustezza. 104 sapienza, amore e virt sono le tre grazie divine tipiche del Figlio, dello Spirito Santo e di Dio (per virt si intende la potenza) e non devono necessariamente appartenere ad un prelato. Secondo quanto descritto da Dante altrove infatti limperatore ministro dellazione provvidenziale di Dio nella storia. 105 per nazion si intende nascita, nascer da e quel feltro e feltro ha invece molteplici interpretazioni e un vero significato ancora oggi oscuro, mantenuto tale dal poeta stesso.. Fra le varie ce n una molto accreditata, che vale ancora oggi, che traduceva in fra cielo e cielo e quindi come a dire nascer dal rivolgimento dei cieli, come fosse un nuovo messia. 106 Umile Italia: questa sia una citazione allEneide di Virgilio, che per per umile intendeva lItalia del centro-sud, sia quellItalia che senza la guida di un imperatore ha ben poco da migliorare. 107-108 - Sono personaggi virgiliani morti per la conquista del Lazio, alcuni da parte troiana altri da parte laziale e vengono tutti accomunati nella stessa terzina, e quindi nella stessa piet. Questo voler mettere insieme luce e oscurit, vincitori e vinti un tratto tipicamente Virgiliano e Dantesco allo stesso tempo. 109-111 Il veltro scaccer (caccer) la Lupa da ogni parte (villa, intesa anche come citt) e la rimetter nellinferno, da dove originariamente (pria) fu messa in libert. E riferito al peccato originale e al momento in cui il Diavolo, invidioso di Dio e degli uomini, fece peccare Eva e quindi diede la libert alla lupa/avidit. 112-114 Finita la profezia il tono si abbassa e siamo di fronte ad unaltra forte metafora: Virgilio chiede a dante di essere seguito ma lo stesso Dante che vuole essere guidato da Virgilio. Siamo di fronte al fatto che Dio pu salvare luomo ma egli deve essere cosciente e accettare di essere guidato, perch da solo non in grado di salvarsi. Per lo tuo me: per il suo meglio Discerno: giudico Per loco eterno: lInferno

115-117 Dove sentirai le disperate (disperato laggettivo che Dante sempre attribuir alle anime dellinferno) grida e vedrai gli antichi (come a dire che ce ne sono dallinizio dellumanit) spiriti avvolti dal dolore tanto che invocheranno la seconda morte (quella del giudizio universale) 118-120 E vedrai le anime del Purgatorio che godono del fuoco della purificazione (color che son contenti) perch sono sicuri (qui la speranza certezza) di giungere alfine fra i beati.

121-123 Alle quali se (da notare che questo se lascia la scelta di visitare il Paradiso o meno, mentre Inferno e Purgatorio sono obbligatori) poi tu vorrai arrivare ci sar unaltra anima pi degna di me (anima fia) alla quale io ti affider (Beatrice). Se poi consideriamo che, come lo stesso Dante descrisse nella Monarchia, per arrivare a Dio occorrono virt (Virgilio) e lume divino (Beatrice) la cosa assume molto pi senso. 124-126 Quello imperador ovviamente Dio che regna e impera ovunque, ma ha il suo regno in cielo. Dante far spesso combaciare le figure di Dio e imperatore allinterno del canto. Virgilio prosegue giustificando la sua assenza nel viaggio per il Paradiso (sua citt, la Citt Celeste) in quanto egli fu ribelle alla religione Cristiana in quanto, nato prima di Cristo, non ador debitamente Dio. La ribellione in questo caso non si manifesta nel fare qualcosa, ma bens nel non farlo. 127-129 Nel verso 127 viene ribadito che come limperatore Dio governa ovunque ma ha il suo regno in un luogo ben preciso e nel 129 si lascia andare ad unesclamazione che trapela un po di amarezza lasciando ben comprendere quale felice sorte spetti a chi degno del Paradiso. 130 Richeggio: chiedo. 131 Dante risponde a Virgilio riprendendo una parte dellesclamazione del poeta e dando forte intensit a tutto il periodo inserendo dunque un elemento che per uno dei due protagoniste motivo di forti emozioni. 132 In questa terzina fondamentalmente Dante chiede a Virgilio, in nome del Dio che lui tanto brama, di scamparlo dalla dannazione eterna (e peggio). 133-135 Gli chiede quindi di portarlo nei posti di cui precedentemente aveva parlato, affinch egli possa vedere le porte del Purgatorio (veggia la porta di san Pietro), lingresso della salvezza, e le anime che tu mi raffiguri (color cui tu fai) cos dolenti (mesti). 136 Lultimo verso, come il primo, indica il movimento, il cammino. Ma bisogna notare come siamo partiti da un cammino angoscioso e, dopo aver incontrato lume e ragione ci dirigiamo verso quello della speranza, che ci condurr alla nostra meta.

NOTE INTEGRATIVE AL CANTO I 1. Il mezzo del cammin: E decisamente da rifiutare linterpretazione che attribuisce al mezzo la situazione del sonno, momento in cui passiamo met della nostra vita. Prima di tutto perch il poeta affermer allinterno del canto stesso di vivere un momento di sonnolenza, in secondo luogo perch gi nel secondo verso egli cosciente della propria posizione con quel mi ritrovai. Infine sono moltissimi i riferimenti temporali ad una precisa ora di un preciso giorno di un preciso anno che ci portano ad asserire che il poema non sia stato sognato dal protagonista ma realmente vissuto. 32. Le tre fiere: Anche se le ipotesi sono state molte, la pi accreditata e probabilmente veritiera quella che le associa ai tre mali che impediscono alluomo di percorrere la via della beatitudine: lussuria per la lonza, superbia per il leone e avidit per la lupa. Ampio riscontro a questa tesi viene dato dapprima dalle Sacre Scritture in cui questi tre mali venivano indicati con queste tre bestie ed in secondo luogo da alcuni versi sparsi in tutta lopera nei quali si fa evidente riferimento al legame fiera-male. Un altro elemento valutabile fortemente avallato dal Foscolo quello che assocerebbe la lonza alla citt di Firenze, il leone al Re di Francia e la lupa alla Curia Romana. Probabilmente la prima intenzione del poeta non era quella di fare questo tipo di similitudine ma non da escludere che anzich un solo collegamento fra reale e metaforico ce ne possano essere anche altri, come appunto questo fiera-male-politica. Non bisogna neanche dimenticare che Dante parla s in prima persona ma ha voluto dare alla sua opera una forma che potesse valere per tutti, compresi quindi i cittadini italiani che dovevano sottostare a queste tre figure politiche.

101. Il veltro: li linguaggio che descrive questa figura volutamente oscuro, quindi tutto ci che abbiamo ad oggi per poterla tradurre sono soltanto i molti studi che hanno visto come oggetto questo cane da caccia. evidente che, come lo stesso Dante asserisce, egli venga mandato per volont divina al fine di scacciare la lupa. E quindi se vero che la lupa rappresenta lavidit (e politicamente la Chiesa) volendo tradurre il veltro in qualcosa di pi concreto lunica figura che ci viene in mente quella dellimperatore, sempre fortemente voluta da Dante (si veda la Monarchia). Limperatore che avrebbe dovuto ristabilire lordine in terra cos come fece il primo Augusto ai tempi di Roma e limperatore che secondo molte profezie medievali sarebbe dovuto giungere per volere divino, cos come il veltro mandato dalla provvidenza nel canto I. 105. Tra feltro e feltro: come prima, cercare di descrivere con precisa accuratezza questo passo praticamente impossibile. Partiamo dal presupposto che questa parola venga introdotta per il bene della rima e che letteralmente significasse tessuto. Da qui potremmo dire che feltro e feltro identifichi fra cielo e cielo, come a dire che limperatore sarebbe dovuto venire quando sarebbero cambiate determinate condizioni astronomiche. Oppure che sarebbe dovuto nascere in abiti umili, un riformatore religioso allora. O ancora che avrebbe visto la luce in un luogo compreso fra Feltre e Montefeltro che era di dominio di Cangrande della Scala (notare il Can = veltro), figlio di Arrigo IV, ambedue fortemente voluti da Dante alla guida dellimpero.

INTRODUZIONE AL CANTO III Il terzo canto ci fa entrare effettivamente nellInferno. Allinizio siamo di fronte a questa scritta che cos infinitamente crudele e vera; siamo di fronte ad un cambiamento di paesaggio e di temi che diventa per anche un cambiamento stilistico. Mentre i primi due arrivano piano piano al lettore, infatti, in questo non si capisce da subito che si parler solo delle sorti delle anime dei dannati, non c speranza qui. Questo anche quello che viene definito il pi virgiliano dei canti. Anche Virgilio infatti nella sua Eneide parla di un viaggio negli inferi, e con la Commedia, ad oltre un millennio di storia, quei posti e quei fatti tornano improvvisamente moderni, e rimangono tali fino ad oggi. Ma mentre linferno Virgiliano era cupo e melanconico e viene descritto in maniera molto figurativa e poetica, quello di Dante tragico, perch nella Commedia si a conoscenza del fatto che in quei posti speranza muore, luomo si dovuto misurare in vita ed stato giudicato dopo la vita e nel momento in cui varca la soglia degli inferi non avr, mai, una seconda possibilit di redenzione. Si riconoscono almeno tre parti: lentrata e langoscia che attanaglia il poeta nel vedere cotanta sofferenza, la scena finale delle anime in riva allAcheronte e, nel mezzo lincontro con gli ignavi. importante il ruolo che Dante da a questi, in questo contesto: se infatti vero che lInferno segue in un certo senso le leggi e le figure della religione cattolica (basti guardare laccenno alla Trinit che presente sulla porta degli inferi), altrettanto vero che i primi che incontriamo sono quelli che dovevano fare una scelta, qualsiasi scelta, in vita e non lhanno fatta. C quindi questo fattore religioso molto forte ma, almeno in questo canto, ha molto risalto quel libero arbitrio che ognuno deve avere ed esercitare in vita per potersi definire, almeno, vivo. Se non lo fa non degno di beatitudine e non degno di dannazione. Non nulla. La pena, come il premio, corrisponde ha una libera scelta delluomo che solo una parte dellumana libert.

CANTO III 1-9 E liscrizione posta in allingresso dellInferno. Per me: attraverso di me; la porta stessa che parla.

La citt dolente: viene definita cos perch di dolore che vivono tutti i suoi abitanti. Come la citt Celeste quella del Paradiso, la citt dolente quella dellInferno. Ne letterno dolore: spiega e intensifica il dolente di prima. In questo verso sono racchiusi tutti gli elementi di queste tre prime terzine: dolore e eternit. Perduta gente: dannata, perduta per sempre. un forte riferimento alla diritta via descritta nel canto I, qui smarrita. Giustizia mosse: la giustizia mosse Dio a crearmi Podestate, Sapienza e Amore: sono le tre figure della Trinit. Come in tutte le opere di Dio, anche allInferno presente lamore. Dinanzi a me etterna duro: Prima di me furono create solo cose eterne. Vuol dire che prima della porta dellInferno furono creati solo il Paradiso e gli angeli, alcuni dei quali, poi ribellatisi, furono appunto confinati allinferno. Le cose caduche e modificabili, quindi sono state create dopo lInferno e la porta dellInferno che da quando stata realizzata ha avuto la facolt di durare in eterno, per sempre. Lasciate ogne speranza: Altro non che conferma e concretizzazione di quanto specificato nelle parole precedenti. La perdita della speranza infatti il pi grande dei mali per ogni uomo e queste parole, dirette a chi legge annichiliscono e colpiscono. E non danno scampo.

10 colore oscuro: pi che il significato metaforico va attribuitogli uno prettamente grafico. Da intendere letteralmente che le parole fossero scritte con caratteri neri, il colore dellinferno, anche perch il senso di gravezza viene specificato due versi dopo. 12 Duro: che incute paura e sgomento 13 accorta: che subito comprende. Virgilio, come spesso capiter in seguito, sembra avere questo certo feeling di fratello maggiore nei confronti di fratello minore con Dante e capisce cosa voglia intendere il protagonista anche solo ascoltando poche parole. 14 Si convien sospetto: necessario lasciare da parte ogni timore (o esitazione). 15 Per percorrere ed attraversare tutto lInferno necessario che ogni pusillanimit venga messa da parte. Ci vuole coraggio e fermezza, insomma. 16-18 Siamo arrivati nel luogo di cui ti parlavo prima, dove vedrai genti straziate dal dolore, che hanno perso inteso come non avranno mai pi la possibilit di arrivare a Dio. Dio la traduzione che pi si avvicina a quel ben dellintelletto in quanto Dio la verit, il bene supremo dellintelletto umano. 19 La sua mano mi puose: mi prese per mano. 20 lieto volto: unespressione facciale che dava conforto a Dante. Spesso le espressioni facciali di Virgilio saranno spunto di comprensione della situazione circostante. 21 Segrete Nascoste alluomo, sotterranee. 22-24 La prima cosa che si percepisce entrando allInferno, dunque, sono grida, sospiri e lamenti acuti (altri guai). Il senso quello delludito perch in un posto in cui non ci sono le stelle, la luce che sulla terra da conforto agli uomini, la vista non ancora abituata a distinguere bene, e Dante, mosso dalla solenne pietate di cui parla al Canto II piange una prima volta, perch messo al cospetto di tanto dolore. Molti sono i caratteri per fare un raffronto fra Eneide e Inferno e questo uno di quelli: mentre nellEneide Virgilio si limita a descrivere tanto orrore, pur conservando una forte umanit, ma non conscio dellimmagine cristiana della dannazione quella cio che toglie ogni speranza di poter vedere la luce ai condannati. Dante, dallalto della sua conoscenza di questo fattore ancor prima di entrare nellInferno viene quindi spesso mosso da una fortissima compassione. 25-30 In queste due terzine i pianti della precedenti si precisano in varie forme: lingue, favelle, parole, accenti e voci in una scala di libert despressione decrescente.

Diverse: genti provenienti da ogni parte del mondo, che quindi parlavano lingue diverse. Orribili favelle: modi orribili di pronunciare le parole, o pi semplicemente orribili pronunce o ancora parole pronunciate in maniera orribile. Favella insomma vuol dire pronuncia. Accenti: esclamazioni, mentre le voci sono semplici suoni vocali Suon di man: le bani che battevano fra loro o sui corpi degli altri dannati Senza tempo tinta: sta ad indicare lambiente infernale. Un posto in cui non c lalternarsi del giorno con la notte, del buio con loscurit ma sempre la stessa tinta appunto, il nero. Turbo: vento.

31 Orror: il tumulto di tutti quegli orribili suoni sembra spostarsi, metaforicamente, tuttattorno alla testa di chi li ode. 33 Vinta: sopraffatta, abbattuta. 34 Modo: modo di lamentarsi. 35 Triste: malvage. 36 Coloro che vissero in Terra senza meritare presso gli uomini ne infamia ne lode. Sono colore che non hanno avuto il coraggio di compiere n il bene n il male, non hanno mai esercitato davvero il libero arbitrio e quindi il loro contrassegno la vilt. Dante prova il massimo disprezzo per costoro, definiti gli Ignavi, proprio perch in loro manca quello che, nel bene o nel male, distingue luomo tanto da non collocarli neanche in uno dei giorni che si succederanno da l a seguire per tutta la cantica. 37 Cattivo coro: vile schiera. importante capire questa accomunanza fra cattivo e vile in quanto in molta letteratura del 2-300 presente questo nesso. E ci giustifica anche il fatto che Dante identifichi spesso queste anime come cattive. 39 per s fuoro: fecero partito a se. Non si schierarono ne con Lucifero non con Dio. 40-42 Li rifiutano i cieli perch maculerebbero la loro bellezza, e allo stesso tempo non li vuole linferno perch gli stessi dannati proverebbero qualche gioia ad averli nei loro stessi gironi. 43 greve: pesante, doloroso. 45 Sar breve, in quanto queste persone non meritano neanche molte parole spese. 47 cieca: priva di luce, cos come lo fu in vita. Bassa: ignobile

49-51 sono tre frasi lapidarie, di cui la terza ha riscosso un notevole successo anche al difuori della Commedia. Spiega che sia gli uomini (il mondo) sia Dio (misericordia e giustizia) li sdegnano. Addirittura il mondo non vuole che resti nulla della loro fama, appunto perch non c mai stata (esser non lassa). 52 per la legge del contrappasso, chi non ha seguito nessuna bandiera in vita sar obbligato a rincorrere questa nsegna per leternit senza mai raggiungerla. 54 il vessillo, appunto, correva veloce e sembrava non curarsi (indegna) di doversi fermare. 55 tratta: moltitudine di gente. 56 Dante non si capacita di quanti ignavi siano morti nellarco dei secoli. 58-61 Letteralmente qui Dante spiega che fra le varie anime riconobbe Celesti V, il Papa che rinunci al pontificato pochi mesi dopo essere diventato ministro di Dio. Ovviamente non c nessun elemento nel testo che ci riconduca

direttamente a lui ma la tesi pi accreditata, dalle pi antiche a quelle pi moderne, sostengono che qui si parli proprio di Pietro da Morrone. 61-63 Immediatamente (incontanente) lo riconobbi (Celestino) e subito capii che questa era la cerchia dei codardi (come descritto prima la parola cattivo era sinonimo di codardo). 64-66 Questi sciagurati che mai non furono vivi inteso a dire che non avendo mai esercitato il libero arbitrio, quindi il lume della ragione, non vissero davvero la loro vita terrena erano nudi e punti (stimolati) da esseri piccoli, vili e miserabili come loro (ivi), mosconi e vespe. 69 fastidioso: pi schifoso che inopportuno. 70-75 Cambia lo scenario. Dante volge lo sguardo e vide una moltitudine di gente accalcata sulla riva di un grande fiume, lAcheronte. Altra similitudine con lEneide: anche l un grande fiume segnava il confine del regno dei morti. Dante chiede poi a Virgilio chi siano quelle persone grazie a quale legge o per quale legge (qual costume) queste sembrano cos vogliose di attraversare il fiume (le fa di trapassar parer s pronte). Il verso 75 indica che traducibile in: Mi spieghi questa cosa, almeno per quello che riesco a capire io in virt di cos poca luce?. 76 ti fier conte: ti saranno note, cognite. 78 trista: come detto nel Canto I questo aggettivo identifica spesso laggettivo doloroso. 79-81 In questi versi traspare un atteggiamento che Dante assumer spesso: labbassare la fronte in maniera umile, intimidita, essendo lui un peccatore che cammina in mezzo ai peccatori, non guida e lume come Virgilio. Temendo che (temendo no) qualsiasi cosa egli potesse dire risultasse fastidiosa o inopportuna (lo mio dir li fosse grave) si trattenne dal parlare finch non arrivarono al fiume. 82-84 A questo punto (lenfasi viene innalzata con lattacco Ed ecco) viene introdotta la figura di Caronte che, come nellEneide, traghetta le anime nellaldil. questo il primo personaggio della mitologia pagana che incontriamo nellInferno. Dante se ne serve per popolare lInferno di figure note, soprattutto agli appassionati dellEneide, e dare alla Commedia quel tocco di mitologico che ne potesse innalzare il registro. Caronte appare come un vecchio che esordisce gridando (sempre per dare sorpresa e novit al contesto) verso le anime malvage (prave). Questo modo di presentarsi connota gli aspetti caratteriali di questo personaggio, fermo e autorevole a differenza del suo corrispettivo Virgiliano che si esprimeva pi in maniera blanda e retorica. 85 Non isperate: riprende il motivo dominante dellinizio del canto, ripetuto anche dalla parola etterne. Si passati per dallindicazione astratta dei primi versi alla realizzazione concreta di questo ottantacinquesimo, cos da chiudere il cerchio. 87 In caldo e n gelo: il fuoco e il ghiaccio indicano le caratteristiche principali delle dannazioni infernali. 88 anima viva: duplice significato: viva perch ancora allinterno del corpo vivo e spiritualmente non ancora dannata. 89 prtiti: separati, allontanati. 91 questo verso allude alla foce del Tevere, dove nellimmaginario dantesco si radunavano le anime dei destinati alla salvezza. 92 piaggia: la spiaggia, appunto, della foce del Tevere. Ha una valenza anche profetica questo verso in quanto Dante, comunque, sar destinato nel suo viaggio a passare anche da l. 93 fa riferimento al vascello dellangelo che traghetta le anime del purgatorio, effettivamente pi leggero e snello, come verr descritto a tempo debito. Da notare come gi in queste prime parti dellInferno dante aveva ben presente la struttura del Purgatorio; il lettore daltro canto, qui invitato a utilizzare la sua fantasia e immaginare ben pi piacevoli ambienti.

Convien: stabilito.

95-96 vuolsi cos col dove si puote ci che si vuole: Questo il volere (vuolsi cos) di Dio (col, nel regno dei Cieli) che pu ottenere tutto ci che vuole. Capiter in altre occasioni questa affermazione da parte di Virgilio, sembra quasi una frase rituale da pronunciare in presenza di alcuni guardiani poco inclini a far proseguire il viaggio di Dante. 97-99 Da quel momento in poi (quinci) tacquero (fuor quete) le guance piene di peluria bianca (altra descrizione del volto di Caronte, canuto e barbuto) del nocchiere della palude nerastra (livida), che attorno agli occhi aveva ruote di fuoco. Le ruote di fuoco sono certo un elemento fantastico che ben si abbina al personaggio ma servono anche a rendere bene lidea di come egli fosse caratterialmente; dapprima ci stato descritto fermo e deciso, ora anche decisamente iracondo. 100-102 In questa terzina viene descritta tutta la miseria delle anime li presenti che sono stanche (lasse) e nude da intendere anche come prive di ogni difesa -. Esse impallidiscono (cangiar colore) e battono i denti (dibattero) non appena (ratto che) intendono che (nteser) che quelle dure parole e prive di ogni speranza (v. 84-87) sono riferite a loro. 103-105 Bestemmiavano Dio e i loro genitori, la specie umana, il luogo, il momento e il seme (inteso come quando furono concepiti, ma anche come tutta la loro stirpe). Maledire il giorno e lora della propria nascita unusanza gi presente nella Bibbia, ma qui queste anime maledicono qualsiasi cosa abbia dato loro la vita: da Dio, allintera specie umana, ai genitori, alla stirpe, il seme, il luogo e il tempo. 106-111 Poi si riunirono tutte insieme, piangendo forte, sulla riva malvagia (perch appartiene allInferno dove tutto male) che aspetta chiunque non teme Dio (chiunque non teme Iddio dannato, e ogni dannato aspettato da quella riva). Il demonio Caronte con occhi di brace (vedi nota finale) fa un cenno e le raccoglie tutte sulla sua barca picchiando con il remo chiunque si segga (adagia, alle anime non sar concesso neanche questo). 112- 117 Qui dante fa un grande tributo a Virgilio. Anche nella sua Eneide il Virgilio da una descrizione abbastanza malinconica delle anime che salgono sul traghetto di Caronte ma qui dante fa di pi: inserendo nella terzina il paragone con lAutunno e le foglie egli da dramma alla scena. Le anime sono deboli, inermi e nude e cos come le foglie si staccano ad una ad una dal ramo, allo stesso modo i discendenti di Adamo, i peccatori, salgono ad uno ad uno sulla barca di Caronte, aspettando un suo cenno e lo fanno come fa un uccello da richiamo (unaltra similitudine, quasi a continuare quella con le foglie) quando ascolta il verso che lo contraddistingue. 118-126 Le anime cos vengono trasportate lungo il fiume nero (onda bruna) e mentre dallaltra parte scendono, qui gi si formata una nuova schiera. A questo punto Virgilio risponde finalmente alla domanda che Dante gli aveva posto ai versi 72-75. Gli dice: Figlio mio, quelli che muoiono con peccato mortale (nellIra di Dio, sono impenitenti fino allultimo) arrivano qui da ogni parte e sono desiderosi (pronti) di passare il fiume spinti dalla giustizia divina, tanto da far commutare il terrore (tema) in desiderio di assecondare quella giustizia alla quale non si pu opporre resistenza.. Il dannato insomma conserva ancora lintelletto e la coscienza che gli permette di realizzare ancora, anche se morto, il senso di giustizia. 127-130 Di qui non passa mai anima buona (in grazia di Dio, che non abbia commesso peccato mortale) prosegue per se Caronte si lamenta puoi ben comprendere perch lo faccia. La frase riferita al fatto che Dante sia uscito dalla selva oscura con laiuto divino, quindi che non debba appartenere al regno degli inferi. 130-136 Il canto si chiude con un evento inaspettato: C un terremoto, un lampo, che fanno perdere i sensi a Dante, tanto che egli non sar in grado di raccontarci la sua esperienza di traghettato. Lagrimosa: piena di lacrime, piena di dannati che piangono. Vento: il terremoto. Balen: questo vento sprigiona una luce fortissima che fa svenire Dante.

Sonno: il sonno dellultimo verso molto importante. Serve sia alla rima, per far capire che egli sviene, ma soprattutto serve a celare il modo in cui il poeta riesce a raggiungere laltra sponda. un oscurazione voluta, come se Dante volesse parlare di una sorta di miracolo, di cui non verremo mai a conoscenza, che ha permesso ad un vivo di entrare nel regno dei non vivi.

NOTE INTEGRATIVE AL CANTO III 59-60. Colui che fece il gran rifiuto: Non si pu associare a questa figura nessunaltro se non Celestino V, per una serie di motivi. Prima di tutto perch egli, appunto, lasci il potere papale pochi mesi dopo essere diventato pontefice, e per Dante i vili e i pusillanimi sono proprio quelli che rinunciano alle grandi imprese a causa della poca stima nei confronti di se stessi. Celestino era allepoca, soprattutto per questo fatto, un personaggio eclatante ed essendo contemporaneo delle scrittore sembrato da subito ovvio a tutti che linserimento quellignavo del terzo canto dellInferno non poteva che essere Pier da Morrone. Dante non poteva ignorarlo. C da dire che Celestino fu canonizzato quasi subito, e che quindi non poteva appartenere allInferno. Ma a parte il fatto che questo avvenne dopo la pubblicazione della cantica, anche vero che Dante non ha mai dato peso alle decisioni ecclesiastiche in merito alla collocazione di personaggi celebri. Un ultimo elemento ce lo da Jacopone da Todi che in una sua lauda parla di Celestino e di un drappo, di un vessillo che egli aveva abbandonato e che sarebbe stata la sua maledizione; come quello che sarebbe stato costretto a rincorrere per leternit nellimmaginario dantesco. 108. Con occhi di bragia: Caronte accenna alle anime di salire sulla nave facendolo loro capire grazie ai suoi occhi infuocati, con gesti fatti con le braccia.

INTRODUZIONE AL CANTO V Lasciati alle spalle i pusillanimi e le anime del limbo, Dante entra in quello che lInferno vero e proprio, dove cio ci sono le anime che scontano le loro pene per peccati commessi in Terra, divise per gironi a seconda della gravit degli stessi. Ci troviamo alla sommit dellInferno, al secondo cerchio dove sono coloro che peccarono dellincontinenza dei sensi: il lussuriosi, che, come dir il poeta, la ragion sommettono al talento. Qui viene punito infatti proprio lamore dei sensi, lo sfrenato e indicibile amore che porta alla lussuria e alla morte, se non controllato. Non a caso a capo della fila dei dannati troviamo Semiramide, regina famosa per la sua sfrenatezza, seguita da altre altrettanto note come Cleopatra, Didone ed Elena di Troia. Ma fra tante eroine e cavalieri troviamo anche persone concrete, vere, umili, come noi. Una di queste ci si fa incontro mostrando ancora tutta la sua gentilezza che aveva in vita, infatti il peccatore ad essere incontrato allInferno, non il peccato. Essa, come molti, ha peccato per passione, la passione che spira forte e con continuit, cos come il vento che spazza queste anime a destra e a manca, e come in vita non riusc a separarsi dalluomo che amava ora nella dannazione costretta a stargli a canto per sempre senza poter mai avere un attimo di pace. Lumanit di Francesca rimasta quindi, ma il suo spirito separato per sempre dalla felicit della pace, e Dante in questo canto vuole parlare proprio di questo. Di come, cio, nobilt danimo o gentilezza possano incontrare il peccato e a causa del peccato rimanerne offese per leternit. infatti la piet, limmensa piet che nasce nel cuore di chi viene a conoscenza della storia di Francesca, che regge tutto il canto. E la piet quella che si addice ad una coppia di innamorati che peccarono senza voler nuocere a se stessi o ad altri ma che, travolti da quella che la pi grande delle passioni, arrivarono a perdere la propria vita. Non c insegnamento morale in questo canto, non c critica al peccato o al peccatore; solo unimmensa compassione, talmente grande da indurre il poeta a perdere i sensi. Un fattore molto importante quello di condanna forse lunico tipo di condanna presente nel canto che Dante fa nei confronti del mondo letterario. Quel modo di descrivere lamore era lespressione di quello che gli uomini erano

stati per secoli, ma solo eroi ed eroine avevano potuto farsene protagonisti. Con Francesca lamore, la passione e la tragedia si spostano sotto unaltra ottica: quella del comune. Non una donna ricca di fascino ed ingegno, non una regina o principessa, ma una promessa sposa come tante, e come tante eroine ha peccato deccessivo amore ed proprio in questo accomunare miti e realt che Dante abbassa, o meglio adegua, il sentimento della passione a tutte le umane genti indiscriminatamente. Ed ecco che ha molto pi senso, se non unico modo di avere senso, quella umana pietade che attanaglia il nostro protagonista ed ogni lettore.

CANTO V 1-6 Dante scende dal primo cerchio al secondo, in maniera non brusca. Anche la parentesi di Minosse , pur nella sua forza, abbastanza blanda, il vero Canto inizier solo al verso 25. Questo secondo girone pi piccolo del primo (che men loco accinghia) e ci d unidea della struttura topografica dellInferno: un imbuto rovesciato in cui i gironi vanno in ordine decrescente dallalto verso il basso e man mano che scendono si fanno pi piccoli e sono meno popolati, ma i peccati sono sempre pi gravi (e tanto pi dolor) anche in virt dei lamenti sempre pi acuti (guaio, come nel canto III v. 22) che si ascoltano. Qui incontrano Minosse, re di Creta e figlio di Zeus ed Europa, citato anche nellEneide sempre nel ruolo di giudice ma anche lui, come Caronte, enfatizzato nelle caratteristiche fisiche e comportamentali in maniera da fare pi orrore, per dar credito allo stile dantesco. Egli, viene posto allinizio dellInferno (ne lintrata) perch effettivamente gli occupanti del Limbo non peccano quindi non hanno bisogno di essere giudicati ed ha fattezze di demonio, ringhia, ha la facolt di esaminare i peccati (giudica) commessi da chi gli si pone davanti ed ha questa coda che avvolge attorno al suo corpo seconda del girone al quale destinato il dannato (manda, inteso come emette la condanna). 7-15 Queste tre terzine sono la spiegazione delle due precedenti (dico). Quando lanima, che vista la posizione in cui si trova avrebbe fatto meglio a non nascere (mal nata), davanti a Minosse, si confessa pienamente (tutta) e il giudice (conoscitor) di quei peccati vede a quale luogo dellInferno essa appartiene ( da essa) e si avvolge la coda attorno al corpo tante volte quanti sono i gironi che dovr discendere. Davanti a lui se ne presentano una moltitudine, dicono i loro peccati (dicono), ascoltano la loro condanna (odono) e sono scaraventate nel girone di appartenenza (e son gi volte). 16-24 Minosse lascia il suo importantissimo compito (cotanto offizio) alla vista di un vivo allInferno dicendogli: Oh tu (vocativo molto utilizzato da qui in avanti) che entri in questo albergo di dolore (doloroso ospizio) stai attento ad entrare in questo posto e alle persone che incontrerai compreso chi ti accompagna (di cui tu ti fide), non farti ingannare dalla facilit con cui sei entrato!. risaputo, infatti, anche da scritti classici che le porte degli Inferi sono di facile accesso, ma che pretendere di uscirne praticamente impossibile (non tinganni lampiezza de lintrare!). Dante da a Minosse un aspetto solenne, nonostante lo descriva come un demonio orribile, perch rispetta comunque la sua posizione di giudice (cotanto offizio). Virgilio lo annichilisce subito, liquidandolo con la stessa frase riservata allaltro demonio, Caronte, anticipandola questa volta con un aggettivo fatal che rafforza limmagine che il viaggio di Dante sia voluto da Dio. 25-36 Qui comincia il canto vero e proprio (or comincian). Queste tre terzine parlano tutte dello stesso argomento ma lo trattano secondo punti di vista differenti: la prima esprime il pianto doloro di questo cerchio, la seconda il muggito del vento che lo riempie tutto, la terza infine ci presenta espressamente tutta la scena. Qui cominciano i lamenti dolorosi (dolenti note), in questo posto dove non c luce (dogne luce muto. Notare, come nel canto primo in dove l sol tace come si voglia dare un senso acustico alla scena) che muggisce (mugghia). Il contrappasso infernale (bufera infernal) che mai non ha riposo (qui bufera indica quindi sia il contrappasso sia il vento che scuote le anime) porta gli spiriti con il suo movimento vorticoso (mena li spiriti con la sua rapina); tormentandoli (li molesta) facendoli girare e sbattere (voltando e percotendo). Quando le anime arrivano davanti al loro destino (ruina, interpretabile anche come una roccia presente nel luogo) iniziano le urla, piangono tutti insieme (compianto, pianto comune) e si lamentano, e bestemmiano la potenza di Dio (virt divina).

37-51 Dante capisce subito, con una sola occhiata (intesi) che a quella dannazione erano (enno = sono) destinati coloro che avevano peccato in lussuria (peccator carnali) che avevano sottomesso la ragione allistinto (talento). Il peccato sta proprio in questo: sottoporre la ragione allistinto equivale a degradare luomo stesso, che nelluso della ragione ha la sua qualificazione specifica, che lo distingue dal bruto. Abdicare questa facolt vuol dire quindi andare verso la rovina. E come le ali conducono gli storni (stornelli) verso linverno (nel freddo tempo), cos quel vento (fiato) conduce gli spiriti dannati (li spiriti mali) in ogni direzione, a stormi (a schiera larga e piena, che vale sia per gli uccelli che per le anime dei dannati). Si noti come siano le ali a portare gli uccelli nellinverno, non la loro volont, allo stesso modo le anime volano senza avere diritto di decidere dove e come. Pur essendo considerati nella letteratura antica animali lussuriosi, in questo canto essi hanno quasi compito di dare unimmagine pi dolce delle anime alle quali sono paragonate, essendo queste anime effettivamente colpevoli di un male non gravissimo se paragonato agli altri. Viene poi ribadito il messaggio posto alla porta dellInferno (nella speranza li conforta mai), non tanto per una salvezza, quanto perch questi spiriti non avranno mai la possibilit di riposarsi o di vedere la loro pena alleviata (non che di posa, ma di minor pena). Successivamente scatta un secondo paragone e stavolta le anime sono accostate alle gru. Qui il poeta indica quasi una sottocategoria di anime, fra le tante che vede, che vengono fatte volare tutte insieme e in riga (facendo riga), ecco perch Virgilio da qui a breve sar in grado di riconoscerle ed indicarle con grande facilit. Queste anime, cos come le gru, emettono un lamento ben distinguibile dagli altri. La parola lai non facilmente traducibile in quanto deriva dal francese antico ma il suo significato pi accettabile quello di un genere di composizione che narrava avventure e pene damore. Le gru insomma si lamentavano esprimendo questi concetti con i loro lai. Nellultima terzina Dante quindi vede arrivare, accompagnate dai soliti lamenti (traendo guai) le anime portate da questa grande impetosit (briga) e chiede a Virgilio: Maestro, sapresti indicarmi i nomi (chi son quelle genti non vuol dire che tipo di dannati sono questi cosa che egli ha gi inteso, ma sta proprio ad indicare una richiesta di spiegazione sullidentit di quelle anime ben precisa) che il vento nero, demoniaco (aura nera) punisce in questo modo (si castiga)? 52-69 Virgilio indica quindi a Dante i personaggi che dal vento son sbattuti. La prima la Semiramide di cui si legge nelle storie (Orosio), regina degli assiri vissuta nel XIV secolo a.C. Allotta: allora E fu regina di diversi popoli, di gente che parlava lingue diverse (favelle). Alla lussuria si dedic cos sfrenatamente (s rotta, come ad indicare una rottura di freno) che rese lecito nella sua legge ci che piacesse a ciascuno, per eliminare (trre) il biasimo in cui ella stessa incorreva. Era infatti sfrenatamente innamorata di suo figlio, quindi rese legale lincesto. Govern (tenne la terra) la citt, Babilonia, che oggi tenuta dal sultano (che l Soldan corregge). Laltra colei che si uccise per amore e manc alla premessa di fedelt fatta alle ceneri dello sposo Sicheo. Si tratta di Didone, eroine dellEneide, che, abbandonata da Enea che doveva continuare il suo viaggio si tolse la vita. Come descritto qualche verso pi su anche in questo caso la condannata si trova in questo posto perch non seppe utilizzare il senso della ragione nella maniera pi giusta, uccidendosi per amore. Poi c Cleopatra, regina dEgitto, amante di Giulio Cesare e poi di Antonio morta suicida per non cadere nella mani di Ottaviano vincitore; ed Elena, a causa della quale trascorse un tempo cos a lungo luttuoso (per cui tanto reo tempo si volse), e poi Achille che fu ucciso proprio quando fu costretto a combattere contro lamore (con amore al fine combattendo) a causa di quello che provava per Polissena, figlia di Priamo. C Paride figlio di Priamo e rapitore di Elena e Tristano, eroico cavaliere medievale che si innamor della moglie di re Marco, Isotta, e per questo fu ucciso. Virgilio continua a mostrare a Dante una moltitudine di ombre note, ombre che lamore fece dipartire da questa nostra vita. A parte quelle gi citate, infatti, si narra che Elena fosse stata uccisa da una donna greca per vendicare suo marito caduto in battaglia, e Semiramide dallo stesso figlio che lei amava. Il messaggio qui chiaro: alla morte, fatalmente, trascina la passione; ed solo grazie al libero arbitrio di cui ognuno di noi dispone e alla ragione che luomo ha il dovere, per il suo bene, per non andare incontro a morte, di gestire bene le proprie passioni.

70-72 Inizia qui la seconda parte del canto. Nella prima Dante ha utilizzato nomi celebri per preparare il lettore a quella che sarebbe stata la grande tragedia che avrebbe visto da qui a breve.

Cavalieri: sia medievali che classici. Pietsmarrito: Dante colto da piet. Questa la parola che accompagner tutto il canto da qui alla fine, e infatti sar ripetuta anche al verso 140, piet in senso pieno e totale, mai negativo, di completa tristezza nei confronti dellaltro. Sin dallinizio ha un cedimento (e fui quasi smarrito) che si concretizzer, a causa di questo sentimento cos forte, a fine canto quando sverr davvero, tanto lo colpir il racconto di Francesca. quindi una sorta di cerchio che si apre ora: il sentimento che lo contraddistingue la Piet, talmente forte da avere ripercussioni anche fisiche ai danni del nostro protagonista, e sar un sentimento che crescer sempre pi, fino a togliergli i sensi.

74-87 I cominciai: come al verso 25. Questa parole sembra introdurre il clou della storia. Poeta chiede dante a Virgilio parlerei a quei due che nsieme vanno. Dante attirato da Paolo e Francesca in quanto il loro volare uniti un fatto eccezionale in questo girone in cui sono tutti messi in riga. Lamore che li ha tenuti uniti in vita talmente forte che li unisce anche qui, nel castigo; ma non si tratta di un alleggerimento della pena: in quello stare insieme fissata la perpetua e tragica scelta che essi fecero e che li ha portati alla morte. Come in tutto linferno dantesco qui il condannato fermato nellatto fisico o morale che decise la sua sorte. Essi appaiono leggeri al poeta e questo aggettivo ha dato addito a varie interpretazioni. Alcune sostengono che il vento li spingesse pi velocemente per infligger loro una pena maggiore, ma pi probabile che Dante esalti le grazie del loro abbandonarsi alla furia del vento, come far anche dopo paragonandoli a candide Colombe. Virgilio assicura Dante che potr parlare ai due, quando saranno pi vicini, chiedendo loro di parlare in virt dellamor che li mena inteso come quellamore che in vita travolse le due anime. Appena si avvicinano Dante esordisce: oh anime angustiate (affannate) venite a parlare con noi, a meno che Dio non sia contrario (saltri non niega!)!. Come due colombe (similitudine di dolcezza e gentilezza attribuita dapprima che essi parlino, per sollevare di tono latmosfera) chiamate dal desiderio (chiara allusione alla pena dei due) vengono trasportate dal vento con le ali spianate (con lali alzate e ferme, la modalit di volo planare degli uccelli), essi uscirono dalla schiera in cui era anche Didone (qui richiama leroina Virgiliana, tantera la stima che Dante nutriva nella figura creata dal suo maestro), venendo incontro a Dante e Virgilio attraverso quellaria infernale (aere maligno) tanto forte fu laffettuoso grido. Qui per affettuoso grido si intende quel affannate che Dante rivolge poco prima alle due anime le quali, capendo la piet che dante nutriva nei loro confronti, non poterono fare a meno di andare da lui e raccontargli la loro storia. 88 - animal grazioso e benigno: essere vivente cortese e benevolo. Sono le prime parole che Francesca rivolge a Dante. 89 perso: oscuro, nereggiante. Il perso era anche un colore derivante da persiano. 90 questo verso continua a fare accenni cromatici indicando che gli appartenenti a quella schiera tinsero il mondo di un colore rosso sangue, perch molti dei quali morirono per omicidio o suicidio. 91 questo novantunesimo un verso molto forte. Qui Francesca nella sua immensa delicatezza che non ha perso in morte sembra quasi innalzare una preghiera a Dio, per quanto questa cosa possa sembrare illogica, ma ha coscienza del posto in cui si trova e del fatto che Dio non pi suo amico; quindi introduce davanti a tutto un se. 92 Noi lo pregheremmo di darti la pace. Pu sembrare un desiderio un po frivolo ma se si pensa che la pace lunica cosa che lei non avr mai, il fatto che la auguri a Dante attribuisce al tutto un valore infinito. 93 In questo verso si rivela compiutamente il senso preciso e profondo della parola che intona e chiude la storia; Francesca vorrebbe dare a Dante qualcosa la pi preziosa cosa che luomo possa avere perch egli ha avuto piet (non certo perplessit) del suo perverso, crudele male. Egli, che viene dal mondo dei vivi, si messo cio sullo stesso piano di lei, che per un attimo, grazie a quella piet esce in certo senso dal chiuso cerchio infernale, come vedremo nel verso 96. 93-96 Parleremo con voi di ci che volete fino a quando (mentre che) il vento ci far riposare (ci tace)

97-99 Francesca dice di venire da Ravenna, che nel medioevo si estendeva ancora fino al mare, ed era situata dove il Po trovava riposo con i suoi affluenti (per aver pace co seguaci sui, metafora che loratrice fa rispetto alla sua sorte, ora perennemente inquieta). Francesca era figlia di Guido il Vecchio da Polenta, signore di Ravenna, e nel 1275 spos Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, al fine di sugellare la pace fra le due famiglie. Ma Francesca si innamor di Paolo, fratello del marito, che li uccise entrambi. Si presuppone che Dante, contemporaneo ai fatti avvenuti, ne fosse venuto a conoscenza. Altre versioni dicono che Francesca fu ingannata perch promessa a Paolo ma data in sposo al suo fratello zoppo, e che Paolo fosse in realt sposato con una discendente della famiglia Malatesta, casato descritto da Dante come tirannico. 100-107 Iniziano queste tre terzine che reggono tutta la storia, e tutte e tre contengono la parola amor, ripetuta tre volte perch questo amore, argomento principale di tutta la letteratura allepoca Dantesca, che muoveva le vite delle persone e che, in casi come questo, le portava alla morte ed addirittura alla dannazione. In versi: Amore, che repentinamente e senza dar tempo di difesa (ratto) si appicca (apprende, come il fuoco) ad ogni cuore nobile prese questa persona bella daspetto che mi fu tolta in una maniera che ancora adesso mi offende; Amore, che non risparmia a nessun amato di riamare a sua volta colp (mi prese) anche me cos fortemente (in riferimento al fuoco che sappicca ai cuori) a causa della sua bellezza (piacer = bellezza) e che, come vedi ancora non mi abbandona. LAmore che ci condusse alla morte (pi precisamente una morte, perch comune ai due), e la zona che aspetta chi ci uccise la Caina (la parte dellInferno in cui vengono destinati i traditori dei parenti, questa una maniera relativa di indicare chi furono gli uccisori dei due amanti). Quell offende del verso 102 pu essere inteso sia come il modo in cui fui uccisa, oppure come il modo, e cio la forza, con sui lamore lo prese di me ancora mi colpisce. Questa seconda ipotesi sembra tuttavia abbastanza contorta in virt del fatto che prima di tutto in questa terzina Francesca sembra parlare di se, e non di Paolo, in secondo luogo perch considerando landamento del racconto e i fatti effettivamente accaduti, sembra pi logico attribuire a quella parola la prima delle due interpretazioni. 108 E questo ci che ci disse. Da lor sta a significare che, anche se solo Francesca a parlare, essa lo fa a nome di entrambi. 109-114 Si avverte uno stacco, una pausa ed una ripresa. il momento pi alto del canto. Quando Dante capisce quanto grande possa esser stata la tragedia ed ora la pena che aveva colpito quelle anime ferite (offese) non sa cosa dire, china il capo in senso di pudore per un lunghissimo momento, e Virgilio va a percuoterlo con dolcezza, rispettando il suo tormento, chiedendogli a cosa stesse pensando. Dante a quel punto si rivela, lasciando scappare ogni pensiero che lo attanagliava poco prima: Oh ahim (oh lasso) sono le prima parole che dice, e continua in una sorta di analisi che in realt racchiude anche una sua esperienza personale, il suo travaglio umano sul concetto di amore, dai modi in cui questo nasce a quelli in cui matura e si manifesta, finch non finisce. un modo di parlare retorico, generale, e valido per tutti: quanti dolci pensier, quanto disio sono il nutrimento stesso dellamore che, per, in questa storia porta i due innamorati al doloroso passo, al passaggio dalla vita alla morte. 115-126 Ora Dante, dopo quel momento di compassione, si rivolge direttamente a Francesca dicendole che il dolore di lei lo rende addolorato e pietoso (tristo e pio) tanto da indurlo a piangere. Le chiede di spiegargli in quale occasione i due capirono di essere innamorati. In questa prima terzina egli usa (per la terza volta in questo canto) laggettivo dolce, stavolta nella sua forma pi alta. I dolci sospiri sono quel periodo in cui lamore c ma ancora non si manifesta ed in questo caso, personificandolo, Dante chiede appunto a Francesca quando ci fu quellattimo, quelloccasione che port al cambiamento fra i dolci sospiri, appunto, e la rivelazione damore. 121-126 Francesca esordisce citando una frase di Boezio, filosofo molto caro a Dante, (nessun maggior dolore): non c cosa pi brutta di parlare dei bei tempi nei momenti di dolore; questo lo sa anche Virgilio. Virgilio era infatti anche lui confinato allinferno, privato di Dio (ecco il senso della parola miseria), ma potremmo giustificare questo tirarlo in causa anche dicendo che egli, avendo scritto lEneide molto simile per alcuni tratti allInferno dantesco conosceva bene quei luoghi. Ma se hai tanta voglia prosegue di sapere quale fu la prima origine (la prima radice) del nostro amore, te lo racconter come fa colui che parla e piange allo stesso tempo.

127-139 Parla ancora Francesca, e racconta come andarono le cose: Stavamo leggendo un libro in maniera casuale, innocua, che parlava di Lancillotto e dellamore che lo attanagli, ed eravamo soli senza mai poter pensare che qualcuno ci avesse potuto sorprendere (altre traduzioni fanno riferimento al fatto che non avrebbero mai potuto sospettare quello che sarebbe successo di li a poco). Lancillotto, cavaliere della Tavola Rotonda, era innamorato della regina Ginevra, moglie di Re Art, e a questo leggere un libro che parlava di un amore impossibile potremmo associare anche quel prima radice di cui Dante chiede precedentemente. Pi volte (per pi fiate) quella lettura ci fece incrociare gli sguardi (ci sospinse, quasi come se fosse una cosa forzata dal fato) e impallidire (scolorocci, il segno dellamore) ma fu un solo verso quello che ci vinse (quello a cui cedemmo). Quando leggemmo che la tanto desiderata bocca (disiato riso) venne baciata da unamante di cos nobile valore (cotanto amante, Ginevra che bacia Lancillotto, infatti, spinta dal siniscalco Galehault), allora Paolo che da me non fu mai pi eternamente diviso (fissa leternit, la tragicit del momento) mi baci la bocca tutto tremante (stavolta la bocca, non il disiato riso, per dare un aspetto pi realistico alla storia). Galeotto (nellantichit il bacio era un pegno da suggellare in presenza di testimoni, e come Galehault mut il destino di Lancillotto e Ginevra cos fece il libro) fu quel libro e chi lo scrisse, quel giorno non leggemmo pi nulla (in virt dei fatti che sarebbero accaduti). 138-142 E mentre Francesca parlava Paolo piangeva, ed il pianto di Paolo accompagnava le parole di Francesca quasi come fossero ununica persona. un pianto silenzio, e dolente, che colpisce nel profondo lanimo di chi ascolta. Dante, gi mosso da piet al sol vedere i due innamorati, ascolta la loro storia, se ne fa partecipe, assorbe le loro sensazioni ed arriva quasi a provare il loro stesso dolore in quanto uomo vivo le parole sono dolci ma esprimono una violenza troppo forte, assumono unintensit eccezionale tanto da farlo venir meno di pietade. E non solo una caduta fisica, ma ha un significato di similitudine e allegorica: anche Lancillotto cadde come corpo morto cade negli scritti che descrivevano le sue avventure e allo stesso tempo ogni uomo ed ogni donna che pecca damore e come tale viene punito si pu ritrovare nel corpo cadente di Dante, ed in tutta la tragicit del momento.

NOTE INTEGRATIVE AL CANTO V 72. Piet mi giunse: Va intesa come piet, o meglio compassione, per la terribile sorte di una persona umana cos ricca di dignit e gentilezza, una persona perduta per sempre per aver abdicato al suo maggiore dono, la ragione, allistinto (v.39). Non si pensi che questo sia un canto in cui il Dante teologo condanni il peccato e il Dante uomo lo assolva: Il Dante teologo, o meglio il Dante cristiano, vede questa piet proprio sotto lottica del cristianesimo; il cristiano infatti quanto pi conosce a fondo lanima umana tanto pi dolorosamente ne piange, perch sa cosa si perduto. E Dante stesso si rivede in questo stesso tipo di piet che avvilisce luomo e ne mina la sua grandezza. Francesca , come fra gli altri Farinata ed Ulisse, un grande esempio di umanit. Lei non ha cambiato modo di essere anche dopo la dannazione (che motivo ci sarebbe di nutrirle piet altrimenti?), rimasta una persona concreta che ha conservato la propria dignit, ma che non avendo accettato con il libero arbitrio, dono di Dio, la via della salvezza, indicata da Dio, ha dovuto pagare in eterno la sua mancanza.

INTRODUZIONE AL CANTO VI Entriamo nel terzo cerchio, quello dei golosi. Qui inizia la Commedia dal suo punto stilistico. infatti dopo la grande solennit alta e tragica del canto V che Dante porta il suo modo di scrivere su un livello pi realistico e immediato: quello del comico (ecco perch Commedia). Nellopera comica grandi eroi e persone comuni coesistono nello stesso racconto, e cono loro tutte le forme del linguaggio si incontrano, dalla pi umile alla pi sublime. Fra le anime in pena, che sono poste sdraiate sotto una grande pioggia e una grande neve e una gran grandine, si rotolano nel fango nel miscuglio che ne deriva, e vengono sbranate da un cane, se ne alza una senza, appunto, alcuna notoriet, che riconosce Dante per il suo parlare. un canto di stampo politico questo, e grande metafora per

descrivere la condizione di decadenza che allepoca viveva la citt fiorentina. Anche lo schema del canto nuovo, e si ripeter in molti canti: lo schema ad arco, o parabola. Si inizia in tono minore, poi c lincontro dettato dal riconoscimento, il dialogo con lanima perduta con tutto il suo bagaglio emotivo, e una conclusione che si abbassa di tono ed intensit. I temi invece sono tre: il primo come detto quello politico che tratta della corruzione degli animi dei fiorentini. Se tutta lopera mirata alla denuncia del potere dei re e della Chiesa non bisogna sottovalutare limportanza di questi sesti canti di ogni cantica dove si parler della citt (Inferno) dellItalia (Purgatorio) e dellImpero universale (Paradiso) e che ne compongono quindi la nervatura. Laltro tema quello che ci pone il divario fra le buone prospettive della vita terrena e le effettive conseguenze che le nostre azioni o le nostre non-azioni avranno sul giudizio che ci attende dopo la morte. Dante infatti chiede a Ciacco dove si trovino le anime di spicco del secolo precedente al suo, persone che erano dedite al ben fare civile, cio al saggio operare politico al di sopra di ogni parte. Come risposta, ottiene che esse son fra le anime pi nere. Il ben fare civile, infatti, non necessario alla salvezza delluomo. Affinch egli sia salvo, cosa sia sufficiente fare qui non ben detto, ma verr elargito poco a poco, lentamente, finch il lettore non sar in grado di realizzarlo. Concluso il colloquio con Ciacco emerge il terzo tema, e cio quello della resurrezione dei corpi, tema molto caro al poeta che viene esposto gi dallinizio del viaggio e che verr pi ampiamente discusso nei grandi canti del Purgatorio e Paradiso. Non bisogna mancare di notare, infine, la presenza nel dannato di una chiara coscienza etica. Ciacco consapevole, come Francesca, della sua colpa, e la accetta assieme alla condanna (per la dannosa colpa de la gola / come tu vedi a la pioggia mi fiacco). E tale coscienza sar riscontrabile in ognuno dei personaggi incontrati, fino allultimo cerchio dellabisso, e sar lelemento che permetter al poeta, e al lettore, di comprendere a fondo quale sia, qualora ce ne sia, il grado di dignit che il dannato aveva in vita e che ora ha portato con se.

CANTO VI 1-6 Come mi ritornarono i sensi (ma anche figurato, perch con lo choc precedente la mente si era chiusa a tutti i sensi) che si chiuse davanti alla piet (ripropone ancora questo termine fortemente sentito nel canto precedente quasi come a non volerne smettere di parlare) per il due cognati (qui conferma al lettore la sua storia, che nella realt fu taciuta su questo pianeta) che mi riempirono il cuore di dolore (non proprio tristezza come si potrebbe pensare) e mi turbarono (mi confuse). Novi tormenti e novi tormentati: siamo in un altro cerchio, qui ci sono differenti pene e peccatori Mi veggio intorno: mi vedo intorno. Dante, come nel passaggio dellAcheronte, non specifica come arriva nel posto in cui , ma si ritrova. Come guati: comunque io mi muova, o mi volga intorno (in qualsiasi direzione) o guardi. circondato da queste nuove figure, insomma.

7-9 E il girone dei golosi, dove c sempre pioggia (e grandine, e neve) maledetta (evento naturale demonizzato come il vento del secondo girone) che non cambia mai dintensit. E una pioggia monotona, per essere ancora pi pesante, anche a livello psicologico. 10-12 C la grandine e lacqua tinta (nera, scura, come il vento del girone precedente) e la neve che si mescolano nellaria e vanno a riversarsi sotto forma di una zozzura questo (il questo inteso come miscuglio) che si riversa al suolo, rendendolo puzzolente, marcio (pute). 13-15 Cerbero un antico mostro dellAverno classico rappresentato come un cane a tre teste con colli avvolti di serpenti. Come per Minosse e Caronte Dante sembra assumerlo dalla mitologia classica, trasformandolo in un demonio infernale. A differenza di quello che pensano molti, per, il Cerbero dantesco non ha forma di cane, ma

umana (si parler di occhi, barba, ventre, mani), seppur deforme. Egli deforme (fiera diversa) ed ha tre teste con le quali fa dei versi canini e si accanisce (latra) sulla gente che qui sommersa. Sommersa perch i tormentati sono distesi a terra sotto quel lerciume che cade dal cielo. Si pensa che le tre teste siano anche una metafora per indicare i tre modi in cui si pu peccare di gola: qualit, quantit, continuit. 16-21 Qui c appunto la descrizione del personaggio: gli occhi vogliosi di accanimento e iracondi (vermigli), la barba una (dei golosi che mangia) e scura (atra), il ventre largo e le unghie lunghe, graffia gli spiriti, li scuoia e li squarta (iscoia e isquatra). Fa urlare questi dannati (i miseri profani) sotto la pioggia come i cani (metafora ancora in uso oggi, sta a significare ad un livello bestiale) ed essi si voltano ora da un lato ed ora da un altro per proteggersi (verso 20). 22-33 Finisce il campo descrittivo ed inizia lazione del canto. Il gran verme (il verme nella cultura cristiana era il tormento che roder in eterno i dannati) allora si mosse ed inizi a venire verso di noi, mostrandoci le fauci, io non avevo membra che riuscisse a stare ferma (Dante trema), alch Virgilio distese le mani (distese le sue spanne), riemp un pugno di terra e lo gett in bocca al demonio. Come quel cane che abbaiando brama di mangiare (agogna) e si calma dopo averlo fatto (verso 29), che non ha altra aspetta altro (intende) e sembra quasi litigare col suo cibo (pugna), cos (cotai), silenziose, si fecero le facce della bestia che con il suo latrato stordisce (ntrona) le anime che preferirebbero esser sorde. 34-39 Lasciato Cerbero incomincia il cammino allinterno del terzo cerchio, e Dante e Virgilio camminano fisicamente sopra le ombre che la pioggia doma li fa prostrare (adona) e mettevano le piante dei piedi sopra le loro forme vuote simili a persone. E la prima volta che viene descritta unanima dellInferno, essa ha quindi forma e coscienza e capacit di soffrire di un corpo umano, ma non la consistenza . queste giacevano tutte distese per terra, tranne una (fuor duna) che si mise a sedere, veloce (ratto), appena vide passare i nostri due protagonisti. 40-48 Oh tu che sei portato in giro per questinferno (dalla conoscenza), riconoscimi se riesci: tu nascesti prima che io morissi (verso 42). Vuol dire che dante aveva conosciuto dal vivo questombra. Dante risponde: Vista la situazione in cui ti trovi (langoscia che tu hai significa proprio sei irriconoscibile, ma Dante questo non lo dice) forse fa si che io non ricordi di te (v. 44), mi pare che non ci conosciamo (v.45). E dopo porgere quasi le scuse per questa mancanza, Dante fa la domanda precisa, per rispondere anche alla precedente richiesta dellanima: Ma dimmi, chi sei tu (anche in questo caso in slang fiorentino (O chi tu se), come aveva esordito laltro) sei stato messo in questo luogo cos doloroso che, anche se ne dovessero esistere di maggiori (saltra maggio) nessuna umiliante (spiacente) a tal punto? 49 tua: Si riferisce a Firenze. Qui entrano in gioco tutti quei fattori di universalit della Commedia. Ciacco parla a Dante della sua citt, lo coinvolge quindi direttamente e con lui tutti i fiorentini. Pi che nella sfera universale qui siamo entrati in quella civile della Commedia, fortemente cara allautore. 50 invidia: posta qui come lorigine di tutte le discordie civili, dovute allavidit di possesso. trabocca il sacco: una similitudine: il sacco ne talmente pieno (di invidia) che ne trabocca. 51 vita serena: come vedono la vita coloro che ora sono dannati. 52 Ciacco: alcuni pensano che pi che un nome questo sia un soprannome (ciacco significava porco) ma riscontrato che fosse anche un nome proprio di persona, derivante da Jacques o Jacopo. Considerando per il registro che usa Dante per nominarlo, affettuoso, da pensare che Ciacco fosse il vero nome di costui. Secondo alcune cronache egli era un uomo di corte, frequentava famiglie nobili ed aveva uno smodato piacere per i vizi di gola, ma pare che fosse anche dotato di una buona eloquenza e di savoir faire. Era insomma un personaggio abbastanza noto di Firenze, che conosceva bene lambiente politico ma dal quale era del tutto estraneo, e forse proprio per questo motivo che dante affida a lui uno dei primi giudizi di tutta lopera sugli avvenimenti e le classi politiche fiorentine. 53 dannosa: che porta alla rovina eterna. 54 a la pioggia mi fiacco: sono fiaccato dalla pioggia.

57 E pi non f parola: Viene fuori anche il carattere di Ciacco, o meglio del Ciacco dannato: brusco e schivo. 58 Affanno: angoscia. 60 Ma dimmi: un attacco che si ripeter pi volte e servir sempre ad avere la sola funzione di introdurre la domanda che pi preme. A che verranno: a quale sorte andranno in contro.

61 partita: divisa. 61 salcun v giusto: se c qualcuno al disopra di tutto quellodio e di tutta quellinvidia Cagione: causa prima, origine di tanta discordia.

64 tencione: lotta, gara fra due parti (intesa come ancora non combattuta fisicamente). 65 la parte selvaggia: la parte venuta dal contado, cio dei Cerchi. I Cerchi erano colo che appunto venivano dalle zone circostanti di Firenze, il loro partito (Parte Bianca) raccoglieva le famiglie di mercanti e industriali e si opponevano ai Neri, riuniti intorno ai Donati che avevano dalla loro nobili di origine per lo pi agraria. 66 - I Bianchi esiliarono (caccer) i Neri con molto danno, offesa (offensione). 67 convien: necessario, dovr accadere. 68 in fra tre soli: entro tre anni. Se si considera che Ciacco pronunci la profezia durante il viaggio di Dante (1300) e che allatto pratico la Commedia fu scritta a partire dal 1307, la profezia ha effettivamente luogo visto che i Neri grazie allausilio di Carlo di Valois riuscirono, nel 1302 a esiliare a loro volta i Bianchi. 69 Il verso 69 fa riferimento ad una forza di cui non si fa il nome (tal) ma che riconduce a Bonifacio VIII il quale pur mostrandosi imparziale (che test piaggia) come scritto su mand Carlo di Valois a favorire i Neri. 70 Il verso sottolinea la superbia dei vincitori. 71 gravi pesi: le imposte riservate agli sconfitti. 72 Fondamentalmente qui si fa riferimento al fatto che nonostante i Neri tentassero di rientrare in citt, con o senza violenza, questa cosa non toccher minimante il pi forte, chi ha il potere. Alla lettera: per quanto essa se ne lamenti (pianga) o se ne indigni (aonti). 73 Alla seconda domanda Ciacco risponde che sono due i giusti rimasti a Firenze, ma nessuno li ascolta (e non vi sono intesi): nonostante lo stile sia del tutto scuro e pocamente allusivo, alcuni hanno stabilito che si trattasse di Dante e Cavalcanti. Unaltra interpretazione vorrebbe che invece si riferisca alle due forme di diritto, quello naturale e quello legale, che non vengono osservate (intesi). 74-75 I tre peccati pi gravi (superbia, avarizia, invidia) sono quelli che stanno ardendo i cuori dei fiorentini (le faville sono le scintille che danno origine al fuoco). Qui finisce la profezia di Ciacco. Bisogna notare come egli non parli mai direttamente di qualche personaggio o di qualche famiglia ma di come il suo stile sia totalmente profetico conservando uno stile alto, seppur lapidario. 76 lagrimabil suono: degno di lacrime, tristissimo. 77-78 Voglio che tu mi dia altre informazioni. Dante fa unaltra domanda, chiede dove pu trovare le persone a lui care, o meglio che in vita condividevano i suoi stessi valori.

79-80 Farinata degli Uberti, il grande capo Ghibellino e Tegghiano Aldobrandi della famiglia degli Adimari dei Guelfi. Non a caso sono nominati insieme. Iacopo Rusticci era invece di famiglia popolare, guelfo, tra i cittadini pi noti e stimati del suo tempo e amico in vita del Tegghiano (si troveranno entrambi fra i sodomiti). Arrigo stato avvicinato a vari personaggi storici, ma non trovandosi pi in l nel poema nessuno pu dire con certezza chi fosse davvero. Lultimo Mosca del Lamberti, di potente famiglia ghibellina, consiglio luccisione del Buondelmonti, si trover fra i seminatori di discordie. 82 chio li conosca: che sappia del loro destino, che sappia dove sono ora. 84 addolcia, attosca: fanno riferimento rispettivamente alla beatitudine del Paradiso (addolcia, dia loro la sua dolcezza) e alla dannazione dellInferno (attosca, amareggia / da loro il suo veleno). 85 anime pi nere: eretici, sodomiti e seminatori di discordie, sono allinterno delle mura di Dite dove troviamo le anime di coloro che peccarono per violenza (pi nere) 86 li grava al fondo: le loro colpe hanno avuto un peso tale da farli scendere nella pi profonda parte dellInferno. 87-90 Ciacco risponde in maniera frettolosa a dante (una sola terzina) e cambia subito argomento con quel ma, pregandolo di fars che egli venga ricordato dai vivi (v.88). Il ricordo fra i vivi lunica cosa che tiene unanima dannata ancora in vita. Alla fine della terzina, con la solita laconicit, Ciacco avverte Dante che non gli dar altre notizie e non risponder ad altre domande. 91 Lo sguardo umani (diritti occhi) diventa sguardo bestiale (biechi, storti / obliqui) 92-93 Qui avviene forse il momento pi tragico del canto. Ciacco ha tramutato il suo sguardo ora solo unanima che torna ad essere sbranata, per leternit, da Caronte ma prima di tornare definitivamente alla fanghiglia che ricopre le anime dei golosi guarda, per un ultimo, interminabile, istante il suo concittadino prima di tornare alla cecit materiale e morale di chi sommerso dal fango infernale. 94-99 Virgilio esordisce: Ciacco non si risveglier (di qua) prima della tromba angelica che annuncer il giudizio, quando arriver la potenza (podesta), allInferno, nemica (nimica) di Cristo nel giorno del giudizio universale. Ognuno rivedr la sua triste (intesa come senza speranza) tomba, risorger (il verso 98b spiega il dogma della resurrezione Cristiana dicendo che ogni dannato riprender la sua forma umana) e udir la sentenza (quel) finale ed eternamente riecheggiante (rimbomba) di Dio. 100 trapassammo: passammo attraverso il cerchio dove cera quello sporco miscuglio di fango e anime (sozza misura). 102-108 mentre passano i due parlano (toccando un poco) della vita futura, al punto che Dante chiede a Virgilio se le anime tormentate che stanno osservando in questo viaggio saranno, dopo il Giudizio, afflitte da una punizione ancora maggiore, se questa sar alleviata o se rimarr tale (cresceran, fier minori, s contenti). A questa domanda fortemente teologica Virgilio risponde con un appunto: dice a Dante di prendere come spunto di riflessione la tua scienza e cio quella dottrina aristotelica che sostiene che lessere umano tanto pi capace di provare emozioni quanto pi vicino alla perfezione. Se si considera che le anime sono esseri perfetti, queste saranno quindi maggiormente dannate, o beate, dopo la resurrezione. 109-111 Sorge comunque un problema: quello di definire i dannati come perfetti in quanto la perfezione assoluta si raggiunge solo in grazia di Dio. Allora per quanto (tutto) questi dannati non saranno mai veramente perfetti (versi 109110) essi tuttavia aspettano (e sperano) che succeda qualcosa dopo il giudizio (di l) anzich prima (pi che di qua). 112 aggirammo: girammo lungo la circonferenza del cerchio infernale 113 pu sembrare un verso banale, ma dare un attimo di umanit (dimenticanza dovuta al gran parlare) al contesto lo rende pi veritiero.

114 digrada: scende, in questo caso scendere di un grado / di un livello, al cerchio successivo. 115 Pluto: non Plutone. Dio greco delle ricchezze, detto qui gran nemico perch la cupidigia dei beni terreni uno di quei mali che Dante in molteplici occasioni intender come uno dei peggiori. notevole il gioco letterario di dare una piccola anticipazione di ci che succeder al canto successivo con lo scopo di destare interesse nel lettore e creando continuit allinterno del racconto.

INTRODUZIONE AL CANTO X Il canto decimo non sono uno dei pi grandi dellInferno, ma anche uno dei pi intensi e, probabilmente, belli. In esso non vi un momento morto, lintensit sale e scende col giusto piglio dal primo al centotrentasiesimo verso. Tanta intensit da parte dello scrittore sta nelle due figure che egli incontra, che si ergono dalle tombe infuocate destinate agli eretici, quel Farinata e quel Cavalcante che furono grande avversario politico e padre del primo amico Giudo i quali influenzarono in maniera netta la prima parte della vita di Dante. La potenza drammatica creata si dai ricordi del poeta ma anche dal distacco che i due Dannati hanno fatto in vita rispetto alla scelta di credere in Dio e da tutto il loro dolore, qui espresso in dolore per i propri cari, che ora devono sopportare. E Dante abile nellaccomunarsi a loro in cotanta disperazione non dimentichiamo che egli cosciente del fatto che al suo grande amico Guido destinata la stessa sorte e allo stesso tempo distaccarsene. A differenza loro lui non ha coscientemente rifiutato la dimensione immortale, cio ultraterrena, delluomo. Come il sesto si potrebbe definire canto politico, questo potrebbe essere il canto della Magnanimit. Magnanimit intesa da Dante come grandezza fisica e morale, quella del Farinata e quella dellamico Guido, cos distanti eppure cos uguali. Grande, impassibile e statuario il Farinata al momento della conversazione, della battaglia, del concilio di Empoli e allo stesso modo Guido si leva sugli altri per altezza dingegno. Luno esprime il gesto fisico, laltro morale, entrambi nel confrontarsi con la realt oltreumana, entrambi eretici, entrambi seppur grandi maledetti. Non la grandezza che salver gli uomini infatti; Farinata pare comunque avvolto da un alone di tristezza: si tormenta per la strage di Montaperti, per la fine dei suoi ghibellini destinati allesilio, per lamaro dono di poter conoscere il futuro sino al giorno del giudizio, ma non il presente, ed in questo contesto di tristezza si inserisce facilmente anche la vicenda di Cavalcante. Egli tutto e solo dolore, non vede il figlio, lo sospetta morto e chiede di lui gi piangendo, alle prime parole di Dante che quella morte gli fanno credere certa - accora un grido che a secoli di distanza fa ancora tremare ogni lettore, e ricade nella sua tomba. Cosa priv quindi costoro, cosa priver Guido della beatitudine? La superbia. La superbia che ben saccompagna alla grandezza, e la amplifica, la nutre, tanto da indurre luomo a prendere a dispetto Dio stesso, rinnegandolo. proprio per questo motivo che Guido non con Dante: egli non poteva essere nel viaggio assieme a dante perch egli non pot percorrere, perch non volle, la via della salvezza. Ma qui si parla di eresia, e quindi se vogliamo dare un vero senso a questo canto, che ci propone cos tanti contenuti, e legare questi tre aspetti delluomo eresia, grandezza, disdegno lo possiamo fare con una sola parola: infelicit. la naturale conclusione a cui porta questo stato, pi che altro intellettuale, e ne abbiamo grande esempio nel modo in cui i due dannati reagiscono alle tragiche notizie della scomparsa dei propri cari: chi gettandosi nella disperazione, chi rimanendo immobile. il dolore senza speranza, il dolore di chi fu grande e vinto dalla superbia, quindi eretico, disdegnoso di compiere il viaggio che lo avrebbe portato alla salvezza, infine maledetto.

CANTO X 1-9 Ora sen va: lattacco tranquillo, a significare che qualcosa di turbolento gi successo e che qualcosa di nuovo sta per accadere

Secreto calle: sentiero appartato, nascosto (perch chiuso tra le mura e le tombe), stretto, tant vero che i due devono procedere in fila (verso 3). Tra lmuromartiri: tra le mura della citt e le tombe infuocate. O virt somma: pi che una lode generica vuol significare che in quel luogo, popolato da eretici, egli rappresenta la suprema virt della ragione. Empi giri: cerchi dellinferno pieni di ogni empiet. Mi volvi: mi avvolgi, cio mi conduci per un cammino circolare. Gente: forse per pudore, Dante usa un nome generico, ma fa riferimento ad una persona specifica.

10-18 I coperchi verranno chiusi (serrati) tutti nel giorno del giudizio universale, quando le anime rivestiranno i loro corpi e li porteranno nelle tombe dellinferno, Iosaft la valle presso Gerusalemme dove secondo la Scrittura avverr il giudizio universale. Le tombe aperte aspettano dunque il ritorno dei corpi dei dannati. Il vero cimitero di Epicuro (grande eretico greco e capostipite della negazione dellimmortalit dellanima) e dei suoi seguaci questo posto, che ritengono che lanima muoia col corpo (v.15). Nellultima terzina infine Virgilio rassicura dante dicendogli che la sua domanda avr ben presto una risposta (satisfatto sar tosto) e che potr soddisfare quel desiderio di conoscenza che non ha espresso ma che il Maestro ha ben inteso. 19 riposto: nascosto, celato 20 mio cuor: il desiderio del cuore 21 sepoco: se non per evitare di infastidirti, cio non per nasconderti qualcosa. 22 O Tosco: Toscano. Esordisce Farinata che si rivolge a Dante utilizzando per lui un aggettivo molto caro, quello della provenienza geografica. Citt del foco: Inferno.

23 Tu che sei vivo fra noi dannati e ti aggiri parlando in maniera cos cortese e onorevole (onesto). 24 piacciati: gli chiede cortesemente di rimanere l. lesempio di quanto questo personaggio, pur nella dannazione, rimanga pieno di dignit, fierezza, amor di patria, tristezza e nobilt danimo. 25-26 La tua loquela: Il tuo modo di parlare (loquela) dimostra chiaramente che provieni da quella nobile patria. 27 Alla quale io probabilmente fui troppo nocivo. Questa grande frase fa intendere ci di cui si parler di qui a breve e soprattutto rende chiaro che sia linterlocutore, sia chi ascolta, sono a conoscenza di cosa si tratti. Quel forse, poi, ne accresce lintensit in maniera esponenziale. 31-33 Allo scostarsi di Dante Virgilio lo rimprovera. Gli dice che fai?, come a dire perch fuggi?, Voltati (volgiti), li c il Farinata che si alzato (dritto), e puoi vederlo dalla cintola in su.. Questa descrizione non a caso traspira dignit e fierezza, superbia e alterigia. Dante aveva un grande rispetto e stima per la figura di costui. Farinata era il nome attribuito a Manente degli Uberti e fu il personaggio di maggiore spicco della parte ghibellina di Firenze. Il suo nome legato soprattutto alla battaglia di Montepatri nella quale i ghibellini sconfissero i guelfi di Firenze. Egli salv Firenze dalla distruzione nel concilio di Empoli a seguito della vittoria ma rientrato in citt comp terribili vendette. Fu processato e condannato per eresia svariati anni dopo la sua morte. 34 viso: sguardo. 35-39 Si era messo diritto in una posizione che traspariva si fierezza, ma anche superbia, come se avesse disprezzo (dispitto) dellInferno. Questo tipo di disprezzo, nella cultura Dantesca, proprio dei personaggi grandi danimo e di intelletto. Nella terzina successiva Virgilio spinge Dante nella tomba di Farinata con le sua anime capaci di dare animo

coraggio (animose man), questo gesto viene accompagnato da un suggerimento: Usa bene le parole, come a dire Abbi coscienza della grandezza della persona con cui stai parlando, e non essere sconveniente. 41-42 quasi sdegnoso: come il dispitto del verso 36. cos il carattere del Farinata, un misto fra fierezza e superbia. da notare comunque come prima egli si sia rivolto al suo conterraneo quasi a mo di preghiera, per avvicinarlo, ora, al cospetto di un suo inferiore o rivale assume questatteggiamento che pare ostile, e del suo interloquitore non vuol sapere il nome, me la parte (li maggior tui, gli antenati e cio A quale famiglia e quindi a quale parte appartenesti?). 43 Dante si sente inferiore, almeno caratterialmente, rispetto al Farinata. Lobbedire viene istintivo. 45 Il levare le ciglia pu essere inteso sia come nello sforzo di ricordare sia come segno di disprezzo. 46 Fieramente non significa orgogliosamente ma in maniera fiera, simbolo di rispetto per gli avversari. 48 due fiate li dispersi: li esiliai due volte. 49-51 Inizia una sorta di dibattito in cui Dante, pur nella sua consapevole inferiorit, non si risparmia di rispondere, per amor dei suoi antenati e della sua fede politica. Quello desideroso di rispondere scomparso ed ha fatto posto a quello che orgogliosamente difende le sue parti, come se tale conversazione avvenisse fra due vivi, sulla Terra. Dante dice che i suoi nonostante fossero stati cacciati due volte tornarono per due volte a Firenze (luna e laltra fiata) da qualsiasi posto essi ebbero trovato ricovero e, ironicamente, fa notare al Farinata che i Ghibellini non avevano imparato delle quellarte, larte del ritorno, in quanto una volta cacciati non furono mai in grado di riprendersi la citt. 52 surse: si alz rendendosi ancora pi visibile allapertura della tomba (vista scoperchiata). 53-54 Lombra di cui si parla qui pare che fosse quella di Cavalcante dei Cavalcanti, padre del poeta Guido, ritenuto a Firenze colpevole delleresia epicurea. C una forte metafora che accomuna le due ombre: quella di Cavalcante vicina a quella di Farinata (lungo questa) ma si alza fino al mento (sulle ginocchia, non completamente), segno inconfutabile della sua inferiorit. Inferiore di forza, certo, ma anche di superbia, sono questi due anche laspetto sociale di Firenze dove, allepoca, la forza prevaleva sulla cultura. 55-60 Lombra si guarda intorno come se volesse sapere (talento avesse) se con Dante ci fosse qualcun altro. Vuole vedere se assieme al nostro protagonista c anche sui figlio Guido, e dopo che il suo dubbio si spense (v. 57) disse piangendo: Se ti stato concesso di venir fin qui grazie alla tua alta cultura e ingegno, dov mio figlio? Perch non con te? Questi due versi racchiudono tre grandissimi messaggi. Il primo, quello di un morto che non vede un suo caro al fianco dellamico di pari valore artistico, essendo per lui morto pu solo fermarsi a questaspetto, non considera che Guido, eretico anche lui, non poteva per legge divina compiere il viaggio verso la salvezza. Il secondo tratto degno di nota sta nellennesimo accomunamento fra lEneide di Virgilio (Andromaca chiede ad Enea come mai non ci sia Ettore) e la Commedia di Dante, e il terzo, e forse pi grande quello che riguarda la vicenda personale del poeta. indubbio infatti che Dante riconoscesse la grandezza del suo amico, e nellimmaginare questo dialogo con suo padre come se parlasse con Guido stesso (sicuramente un messaggio indiretto cera) ma Guido non pu essere con Dante in quel posto, in quel viaggio, perch non pot percorrere la stessa via di salvezza. 61 Non vengo in virt delle mie qualit umane. E una spiegazione abbastanza lapidaria ma spiega bene a Cavalcante come mai Guido, fra i maggiori esponenti delllite eretica del tempo, non potesse essere li. Cavalcanti Guido fu considerato uno dei maggiori esponenti dello stil novo del 200, secondo solo a Guido Guinizzelli in ordine di tempo e a Dante stesso per grandezza. Fu uno dei maggiori esponenti della medio-alta borghesia atea del tempo, in quanto non credeva nellimmortalit dellanima. Dante era pi giovane di lui, ed ebbe modo di conoscerlo e stimarlo, tanto da citarlo nella Vita Nova come primo amico. Cavalcanti fu molto attivo anche in politica, era tra i capi dei guelfi bianchi e fu confinato nel 1300. Dallesilio torn ammalato e nellagosto dello stesso anno mor. Aveva sposato la figlia di Farinata quando le due famiglie, inizialmente di opposte fazioni, si avvicinarono per interesse e nella scenicit di questo canto Farinata apprende qui della morte del proprio genero.

63 Forse cui Guido vostro: Il verso chiaramente riferito a Beatrice (cui). Si intende che Guido non volle percorrere il percorso di salvezza assieme alla persona che avrebbe accompagnato anche Dante. 65 gi letto: nessun altro, sembra voler dire Dante, poteva essergli considerato a pari per ingegno se non Guido. Dante capisce dalla pena che traspare dal dannato che si tratta del padre di Guido. 66 cos piena: completa ed esauriente. 67-68 A questo punto Cavalcanti padre si alza quando realizza che suo figlio morto: Come?: sembra che Cavalcante non abbia ben sentito, o speri di non aver ben sentito. 67-68: I tre interrogativi in due soli versi sono un fatto univo in tutta la Commedia, e danno la giusta drammaticit allangoscia di Cavalcante.

69 Traduzione: mi stai dicendo che il sole non colpisce pi i suoi occhi (dolce lume)? Questultima domanda ha un forte valore simbolico: lo strazio talmente forte che sembra varcare le porte dellInferno. Lanima, pur nella sua infinita pena, muore per la seconda volta. 70 Alcuna dimora: Dante indugia a rispondere, perch non comprende come laltro possa ignorare che Guido ancora vivo, dato che i Dannati conoscono e predicono lavvenire. Qui bisogna dare una spiegazione. La Commedia stata scritta a partire dal 1307, quindi quell ebbe che sconforta Cavalcante, a detta di molti usc spontaneamente dalla penna di Dante. Ai fini della storia della Commedia, per, ci troviamo nella primavera del 1300, quindi Guido ancora vivo, anche se per pochi mesi. Probabilmente il poeta ha voluto mantenere questo fraintendimento per dare un senso alla tragica e tristissima spiegazione di Farinata ai versi 100-108. 73-76 Ma: si torna a parlare di e con Farinata stabilendo subito una contrapposizione: il primo caduto supino al grave colpo subto, laltro, che ha subito uguale dolore, resta in piedi e non si sposta n muta aspetto. Magnanimo spiega il tutto: inteso come danimo forte e incrollabile, in vita ed in morte. A cui posta: per assecondarne il desiderio. Fa riferimento al verso 24, in cui farinata gli chiede piacciati restare in questo loco. Non mut aspetto pieg costa: Le triplice negazione evidenzia e rafforza la forza danimo e rigidit del personaggio. Non si gir quindi verso laltro col capo (mosse collo) ne con il corpo (pieg sua costa) S continuando: continu il discorso precedente.

77-78 Slli: ritorna al discorso del verso 52, in cui si parlava di esuli e dellarte di tornare, e dice che se effettivamente i suoi hanno imparato male larte di tornare questo un dolore che lo attanaglia pi della maledizione stessa che sta scontando (questo letto). Appare qui molto chiaramente come la vera pena infernale non sia il tormento fisico ma la colpa stessa che rode lanimo, cio latteggiamento che questanimo ha assunto in vita, che del resto le pene simboleggiano. In questo caso, lattaccamento esclusivo ai valori terreni: la grandezza del figlio per Cavalcante, la fortuna della parte per Farinata. 79-81 Qui Farinata fa una specie di profezia: dice a Dante che non si accender cinquanta volte la faccia della luna piena (cinquanta lune piene cinquanta mesi) che anche egli sapr quanto sia difficile tornare da esuli. Qui la luna viene trasfigurata a persona, la dea Prosperina regina degli Inferi che governa il mondo infernale (la donna che quivi regge). La risposta di Farinata qui non ha un piglio di ritorsione alcuna, ma amara, triste, quasi a voler accomunare il destino dei due. 82-84 E se tu mai: Farinata non ha cambiato espressione, ne si mosso, ma qualcosa cambiato in lui alla vista dello strazio di Cavalcante. Egli ora cambia tono, e si rivolge a Dante con un se (tu riuscirai a tornare sulla Terra ) augurativo, Quel popolo: il popolo fiorentino.

Empio: senza piet. Gli Uberti era infatti stati esclusi da tutti gli editti di condono e tutto il popolo provava un forte risentimento nei loro confronti. Ciascuna legge: gli Uberti furono appunto esclusi da ogni condono.

85-87 La risposta di dante fa riferimento alla strage di Montaperti che color di sangue il fiume Arbia. Uno cos grande strazio e scempio (di vite umane) fa si che nelle Chiese dei viventi (nostro tempio, allepoca le chiese venivano utilizzate anche per riunioni e comizi pubblici) venissero addirittura intonate preghiere contro gli Uberti, e quindi leggi contrarie a questa famiglia (tal orazion) 88-93 Sincrina qui limmobilit di Farinata che ora si scuote con un sospiro (v.88), riscattando la sua figura umana e dice: Io non fui il solo ad assalire Firenze, ma fui il solo a difenderla, con riferimento al concilio di Empoli (identificabile al v.92 alla parola l). Sofferto: tollerato, concesso, nei limiti del possibile. Torre via: togliere di mezzo A viso aperto: anche qui, assieme a fu io solo ritorna prepotente la forza e la grandezza di questuomo.

94-99 se riposi: se (anche questo augurativo) mai i vostri discendenti (semenza) possano riposare in patria, augurandoti che i tuoi discendenti possano tornare a Firenze. Solvetemisentenza: risolvetemi questo dubbio che mi avvolge, attanaglia (nviluppa) la mia mente (mia sentenza). El par: Dante spiega qui perch ha esitato Davanti a Cavalcante: appare chiaro (el par) che i dannati prevedano il futuro (vedi Ciacco, vedi la predizione del Farinata), e tuttavia ignorano il presente (v.99). E la cosa gli sembra incomprensibile.

100-108 Noi veggiam: noi vediamo come colui che ha cattiva vista, cio il presbite che vede bene solo le cose lontane (come quei cha mala luce), anche se in questo caso si intende lontane nel tempo. Cotanto: limitativo, di tanto (quanto ora ho detto). Ne splendeduce: risplende ai nostri occhi, ci conduce alla sua luce; perch ogni conoscenza viene da Dio. 103-104: quando gli eventi si avvicinano o sono presenti, le nostre capacit, il nostro intelletto diventa inutile ( vano nostro intelletto). Saltri non ci apportaumano: e se qualcun altro i demoni o i nuovi arrivati allinferno non ci porta notizie di ci che succede (saltri non ci apporta), noi non possiamo sapere nulla. Tutta morta: finita per sempre. La conoscenza per luomo come la vita. 107-108: da momento in cui sar chiuso il futuro: alla fine dei tempi. Essi riescono a vedere fino alla fine dei tempi insomma.

109 Compunto: Dante usa questo termine per identificare lanimo ferito da qualche doloroso sentimento. 110 a quel caduto: a colui che caduto nel suo sepolcro, Cavalcante. 111 Che suo figlio ancora vivo, tale era infatti Giudo nellaprile del 1200. 113-114 Chiede a Farinata di dire a Cavalcante che se prima non aveva risposto alla sua domanda era stato perch era tutto assorto nel pensiero di fare la domanda che avrebbe fatto successivamente a Farinata, poi risolta (soluto). 115 E gi: E gi il momento di riprendere il cammino. Ogni sosta, per quanto drammaticamente forte, ha un suo preciso limite di tempo. 115 avaccio: in fretta. 117 chi con lui istava: Dante vorrebbe sapere velocemente quali sono gli altri nomi noti di quel girone.

118 pi di mille: sta ad identificare un grande numero indeterminato. 119 Federico: Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI e di Costanza dAltavilla, morto nel 1250 la cui figura dominava tutto il secolo XIII. Era noto per la sua grande impresa politica di riunificazione dellImpero, raccolse attorno a se tutte le forze Ghibelline dItalia, e fu anche letterato con una corte che, in Sicilia, fu uno dei centri nevralgici culturali del secolo. Dante lo ammir per la sua umana grandezza ma non pu fare a meno di inserirlo in quel girone per via della sua convinta fede eretica dichiarata alla Chiesa per ragioni politiche. 120 l Cardinale: Ottaviano degli Ubaldini, arcivescovo e poi cardinale di Bologna. descritto come uno dei pi feroci ghibellini. Pare che avesse forti influenze a Roma e che riuscisse ad aizzare a suo piacimento i suoi simili. De li altri mi taccio: vengono citate solo le figure pi note, col solo scopo di dare lesempio.

122-123 ripensando: Dante con la mente torna alla profezia di Farinata, quelle parole che gli presagivano un destino avverso (v. 123). 125 smarrito: fuori di te, come uno che perde il dominio di se stesso. un aggettivo molto sentito da Dante. 127 Che la tua mente ricordi quello che hai udito. contra te fa riferimento al parlar nemico del v. 123. 129 attendi qui: non aspetta qui ma ascolta bene ci che ho da dirti. Il gesto di alzare il dito infatti proprio quello di ammonire solennemente. 130 dolce raggio: lo sguardo luminoso di Beatrice, la luce divina. Virgilio vuole far capire essenzialmente a Dante che il fine della sua vita diverso. 131 tutto vede: a differenza dei dannati che vedono solo una limitata realt. 132 da lei saprai: in realt sar Cacciaguida nel Purgatorio, non Beatrice, a predire il futuro di Dante ma il senso della parole di Virgilio resta comunque valido: solo davanti alla sguardo di Beatrice, cio dove si vede la realt in Dio nella sua completezza, che la rivelazione potr esser fatta. Di tua vita in viaggio: il corso, la storia della tua vita, nel suo significato provvidenziale. Questo rimandare la profezia (arriver anche al canto XV) indica come nellInferno non possa esser possibile fare una profezia sulla vita di Dante in quanto dovrebbe esser fatto in maniera dolorosa, visto il contesto. Questa vicenda invece deve avere un valore positivo, provvidenziale, e deve essere reso noto alla presenza di Dio, vista anche lalta missione che stata affidata al poeta e le conseguenze che questa porter nella sua stessa vita. Virgilio esorta Dante ad aspettare per questo motivo, per rendere la venuta a conoscenza della profezia anche pi sopportabile.

134 girimmolo mezzo: lasciate le mura di Dite, lungo le quali avevano finora camminato, Dante e Virgilio si dirigono verso il centro del cerchio (lo mezzo). 135 una valle: un avvallamento, la balza che costituisce il settimo cerchio. 136 lezzo: la cui puzza si sentiva fino a lass; il preannuncio del nuovo cerchio, dove sono puniti i violenti.

INTRODUZIONE AL CANTO XIII Lasciato il fiume di sangue Dante e Virgilio entrano in un grande bosco che occupa tutto il girone dei violenti contro se stessi. Il bosco sar ambientazione e protagonista stesso del canto perch rappresenter e sar composto dai suicidi. Essi vengono tramutati in arbusti, piante sinistre piene di rami annodati, com lanimo del suicida poco prima della

fine. Anche qui, come capita spesso, Dante prende ad esempio un innocente, - o meglio un giusto ma soprattutto lesponente estremo della categoria, per dare meglio lesempio, inoltrare il messaggio. Pier delle Vigne fu alla corte di Federico II e suo grande consigliere intimo; gli altri cortigiani, si dice, accecati dallinvidia che nutrivano nei suoi confronti lo misero in cattiva luce agli occhi del re e Piero, uomo di grande nobilt danimo e fedelt, per non sopportare tale umiliazione si suicid. Come Francesca, come Farinata, egli mantiene vivo, se cos si pu dire, il suo carattere anche allInferno e Dante sembra quasi tributargli questo canto utilizzando il suo stesso modo di scrivere pieno di allitterazioni, antitesi, ripetizioni lessicali. Anche qui Dante non condanna luomo, ma il peccatore: lestrema ingiustizia contro se stessi, il suicidio, viene visto come un affronto al supremo amore di Dio ed il contrappasso che ne consegue tragico: luomo viene tramutato in albero perch non volle pi con il suo corpo la sua anima e anche nel momento del giudizio universale non potr a differenza degli altri dannati rivestirlo, ma solo caricarlo di peso, trascinarlo fino agli inferi e appenderlo ad uno dei suoi rami. Appaiono anche due scialacquatori in questo canto. Mentre i suicidi avevano arrecato ingiustizia a se stessi fisicamente, gli scialacquatori lo avevano fatto nei confronti delle proprie cose, e quindi seppur con motivazioni differenti sono affidati allo stesso girone dei suicidi, denudati e inseguiti ed infine squartati da cagne feroci, limpidi esempi della loro avidit. Un ultimo personaggio, un ignoto fiorentino che dice di essersi impiccato in casa sua infine il mezzo per mandare lennesimo messaggio alla citt di Firenze: linvidia delle corti, o quella fra cittadini, sono due aspetti dellaccanimento degli uomini gli uni contro gli altri e quindi contro se stessi. Accanirsi contro se stessi vuol dire quindi togliersi la vita a livello morale, privarsi in maniera insensata dei propri beni a livello materiale e gettare una citt nel disordine e nel caos a livello civile. Creare fratture con la propria anima o coi propri simili la stessa cosa, ed essere uomini di grande valore o citt di inestimabile belt poco importa se la frattura porta alla violenza e la violenza alla privazione della propria anima, dei propri beni, della propria identit. Questo il concetto, questa la frattura, perno centrale e significato stesso di tutto il canto.

CANTO XIII 1-9 Questi primi due versi stabiliscono la continuit col canto precedente e allo stesso tempo ci indicano la premura con cui Dante e Virgilio riprendono il cammino. Peru un bosco: un nuovo paesaggio, lambiente del canto dei suicidi. Come la selva al canto primo questo un bosco di morte e come la selva del canto primo non vi sono vivi qua. Da neun sentiero: quindi non toccato da uomini, selvaggio. Allegoricamente sta ad indicare che la disperazione del suicida non trova alcuna via di scampo. Fosco: oscuro, tetro.

La seconda terzina costruita per antitesi, riportando le parti belle dei boschi vivi a confronto di quelle oscure di questo posto, per ampliarne il senso drammatico. Schietti: lisci e diritti nvolti: aggrovigliati Stecchi con tsco: punte spinose avvelenate. I rami foschi, involti e intossicati sono la chiara metafora dei pensieri che attanagliano il suicida prima dellestremo gesto. Non han clti: Nemmeno le selvatiche fiere della Maremma che rifuggono (n odio hanno) i luoghi coltivati dalluomo (clti) vivono in posti come questo. Cecina e Corneto: il fiume Cecina e Corneto sono i due confini della Maremma.

10-12 le brutte Arpie: in un posto simile ben si convengono tali orribili uccelli. Le Arpie sono animali mitologici con volto femminino e corpo di uccello rapace. Brutte qui sta per zozze, viste le abitudini degli uccelli di imbrattare con escrementi, secondo la mitologia, le tavole dei Troiani che sostavano nelle isole Strofadi. Come nel canto dellEneide in cui una di queste augur mala sorte ad Enea cos, in questo canti, il lettore consapevole del fatto che legger qualcosa di brutto. 13-15 Nella descrizione di tali mostri il viso umano messo in mezzo a molti elementi dispregiativi, quasi a voler farne perdere qualsiasi rilievo. A differenza dei delicati uccelli dei boschi terrestri, queste si esprimono in lamenti che si addicono al posto in cui si trovano, su quegli alberi innaturali (strani). 16-21 Virgilio si sente di dare un suggerimento a Dante: prima che tu entri sappi che siamo nel secondo girone (cerchio dei violenti) e vi starai fintantoch (sarai mentre) non vedrai una landa di sabbia battuta da una pioggia di fuoco (orribil sabbione) che former il terzo cerchio. Ora affidati agli occhi (riguarda ben), perch vedrai cose alle quali non crederesti se te le dicessi (torrien fede al mio sermone). 22 dogne parte trarre guai: si sentivano lamenti provenienti da ovunque. 24 marrestai: il fermarsi di Dante anche il fermarsi dei suoi pensieri, egli non sa pi come procedere e, contrariamente al suo solito, si interroga e non parla. 25 Credio: la figura retorica del ripetersi del verbo una delle tante che caratterizzano il canto, secondo lo stile proprio del personaggio che ne al centro, ma tutte con una propria funzione: qui si esprime londeggiare incerto del pensiero che si tramanda tra i sue poeti, quasi un mutuo chiedere e rispondere. 26 bronchi: grossi sterpi. 27 per noi: pu essere inteso sia come da noi sia come per paura di noi. 28 Per: perci. Il verso 25 ci fa intendere che Virgilio abbia un dubbio su Dante, quindi gli spiega subito cosa succede. 29 Fraschetta: il diminutivo ha un compito preciso: Virgilio suggerisce a Dante un modo per fugare i suoi dubbi e il suo terrore, ma gli fa fare il danno minore (e la cosa gi gli pesa, come vedremo al v. 51). 30 si faran tutti monchi: a parte la bella similitudine col contesto, questo verso vuol dire che i pensieri di Dante si sarebbero troncati, non sarebbero andati avanti, perch di fronte ad una meta, una risposta, diversa, in questo caso da ci che immagina il poeta. 31 porsiavante: avanza poco, timoroso. Il gesto sembra presentire la realt. 32 ramicel: come suggerito da Virgilio, anzi forse ancora pi piccolo. Gran pruno: laggettivo gran non riferito solo al pruno ma anche alluomo che lo abita.

33 Un episodio analogo a quello che accade qui succede nellEneide e come abbiamo visto in precedenza mentre la descrizione di Virgilio dellaccaduto abbastanza lineare, quella di Dante pi drammatica. Lepisodio, in entrambi i casi, si conclude con un grido, elemento che accomuna i due poeti seppur nei diversi stili per quanto riguarda la grande compassione per linfelice condizione umana. Schiante: da schiantare. Anche se cozza un po a livello lessicale, comunque il verbo pi alto della terzina e quindi stato posto alla fine.

34 dato che: dopo che. 35 screpi: strappi, un verbo che indicava nellitaliano antico proprio il gesto di strappare parti dalle piante.

36-39 La grande parola umana pietade irrompe anche qui a dare estremo valore al personaggio (come in Francesca). Piero dice a Dante di essere stato un uomo, poi trasformato in albero (uomini messo allinizio del verso, sterpi alla fine, come ad allontanare le due posizioni di vita e morte), e gli dice che la sua mano sarebbe dovuta essere (dovrebbesser) pi compassionevole (pia) anche se tale trattamento avesse voluto riservarlo al peggiore degli animali, il serpente. 40-45 Come da un tizzo (stizzo, ramo usato per il fuoco) ancora verde che viene arso e che dallaltra parte emette gocce di linfa (geme) e produce suono acuto, uno strido (cigola) per levaporazione che ne esce, cos dal ramo spezzato (scheggia rotta) uscivano parole e sangue, alch io lasciai cadere la cima del ramo, e stetti come luomo che ha paura. Questo stetti il secondo arresto di Dante nel canto e, insieme al concetto di rottura lo identifica tutto. 46 Virgilio parla tranquillamente, abbassa i toni, come colui che non sorpreso di quello che successo. 47 lesa: offesa, materialmente in quanto mutilata ed emotivamente. 48 pur: soltanto. Ci che ha visto soltanto in un mio libro. 49 in te: contro di te. 50-51 Ma la cosa era talmente poco credibile (perch Dante non lha sperimentata direttamente) che mi ha spinto a indurlo a unazione (ovra, opera) che a me stesso rincresce (pesa). 52 Ma: il tipico ma dantesco che cambia discorso. Introduce la domanda centrale (chi tu fosti) e rende nota lidentit finora anonima del tronco. 52-54 Cosicch invece di pagarti per il danno subito (n vece dalcun ammenda) egli possa riportare viva (rinfreschi) la tua memoria una volta tornato nel mondo dei vivi (lass), dove a lui lecito (lece) tornare. 55 Si dolce: si vede subito la raffinata gentilezza di Piero, con il linguaggio solenne e letterato proprio del dettatore che egli fu in vita.. Con dolce dir egli vuole evidenziare anche il linguaggio di Virgilio, che esprime rispetto, la scusa e quasi il possibile compenso. 56-57 Piero si sente quasi costretto a parlare da una cos piacevole richiesta e spera che i due non si dispiacciano (voi non gravi) se nel suo parlare capiti di indugiare troppo (inveschi). 58 ambo le chiavi: una per aprire, laltra per chiudere. 60 s soavi: cos soavi. 61 Allontanai dalla sua confidenza quasi qualsiasi altro uomo. 62 Fede: perno centrale del discorso di Piero, la fede nel suo signore. 63 li sonni e polsi: le notti insonne passate nellansia e infine la vita. 64 La meretrice: Linvidia non distoglie mai la vista dai palazzi di Cesare, cio del potere imperiale. 65 putti: venali. Linvidia spesso rappresentata come una donna sempre rapacemente presente dove c il potere 66 morte comune: in quanto succede in tutte le corti. 67-68 infiammAugusto: anche qui si parla di fuoco, ed il verbo di infiammare viene ripetuto tre volte, perch come le fiamme aumenta dintensit, diventa sempre pi grande ed arriva fino allimperatore. 69 tornaronolutti: si convertirono in tristi sventure.

70 disdegnoso gusto: piacere rabbioso e sprezzante, sprezzante nei confronti di chi ci sta intorno, sprezzante della vita stessa. 71 credendosdegno: credendo che con la morte si fosse tolto di dosso il disprezzo di tutti. Il credendo rende ben qui lidea di quanto illusoria potesse essere quella supposizione. 72 - mi rese ingiusto, colluccidermi, contro me stesso, che ero innocente. Queste parole, per quanto forti, hanno comunque valenza solo nella concezione cristiana delluomo dove ogni giustizia riferita a Dio. 73 nove: di pochi anni, Piero era morto nel 1249. Egli giura sulle sua radici come gli uomini giurano sulla propria testa. 75 donor si degno: che fu veramente degno di cotanta fedelt. Cos facendo Piero toglie ogni colpa a Federico. 76-78 E se nel mondo terreno qualcuno, come dite (se), dovr tornare (riede), rianimi (conforti) la mia fama (la memoria mia) che ora prostrata (giace) a causa del colpo infertole dallinvidia. 79-81 - Virgilio aspetta un po (un poco attese) come a voler dare tempo allanima di Piero di parlare, ma in realt la sua pausa una pausa di rispettoso silenzio. Dice allora a Dante di cogliere lattimo (non perder lora) e di chiedere ci che gli interessasse. 82-84 Dante per troppo turbato (tanta piet maccora) e chiede a Virgilio di fare lui stesso la domanda che il Maestro sa che egli vuole porre (quel che credi cha me satisfaccia). 85-90 Visto che (se) Dante (lom) far ci che tu chiedi (rianimare la tua memoria) allo stesso modo tu ora acconsenti (ti piaccia) di dirci ancora come lanima si lega a questi trochi (nocchi), e dicci, se puoi, se capita mai che qualcuna riesca a liberarsene (v. 90). 91-92 soffivoce: sospir. In realt sembra pi che altro il suono che farebbe un troco nel caso in cui si dovesse sforzare di parlare, soffio che poi si tramuta in voce. 94 feroce: efferata, crudele contro se stessa. 95 disvelta: violentemente strappata. Si noti che disvellere identifichi anche il gesto di strappare una pianta dal suolo con le radici. 96 foce: volta, porta, luogo dingresso. 97-99 parte scelta balestra: non gli assegnato un posto preciso, ma arriva l dove fortuna la scaglia (come fa la balestra col sasso). In questi Due versi Dante vuole far ben presente che a differenza degli altri cerchi, come ad esempio nel Flageronte dove le anime dei violenti sono disposte a seconda del tipo di violenza, qui le anime non hanno girone o categoria ma sono tutte accomunate dallo stesso peccato e dalla stessa pena. Allo stesso tempo identifica lanima che prima era preziosa come qualcosa di spregevole, da scagliare e che germoglia casualmente come lerba cattiva (il gran di spela una sorta di pianta graminacea che attecchisce molto facilmente). 100 Vermena: una volta germogliata cresce come vermena: uno stelo sottile come sono tutte le piante alla loro origine. E in pianta: successivamente diventa pianta. anche un modo per descrivere l anima feroce ed il suo disvellersi dal corpo: prima seme, poi arbusto sottile, infine pianta selvatica (silvestra).

101-102 le Arpie recano quindi dolore a questa piante coi loro artigli e a questo dolore creano un varco, uno spazio (fenestra) per espandersi tuttintorno (si fa riferimento ai lamenti ascoltati al verso 22).

103-105 Come le altre anime anche noi ci riuniremo ai nostri corpi esanimi (spoglie), ma non sar mai che qualcuna di noi li rivesta, perch non giusto, non dato alluomo tornare ad avere ci di cui lui stesso si priva. Qui il vero senso del contrappasso: luomo suicida si privato dellanima, ha sprezzato il corpo e mai pi lo riavr. 106-108 le trascineremomolesta: con penoso sforzo le anime trascineranno i loro corpi fino allinferno, i quali saranno appesi ai tronchi stessi per leternit. La similitudine fatta dal primo suicida della storia cristiana, Giuda. 109-111 Dante e Virgilio restano protesi (attesi) in ascolto, come se le ultime parole di Piero richiedessero una conclusione, quando vengono sorpresi da un rumore. Quando Piero si chiude nel suo silenzio (come accadde gi con Ciacco e Farinata) un nuovo ed improvviso evento accade: arrivano gli scialacquatori, distruggitori delle proprie cose, che seppur con pena diversa dividono con i suicidi il girone dei violenti contro se stessi. La loro una violenza furiosa contro i propri beni, fino alla completa distruzione. 112-114 Come il cacciatore che sente arrivare al luogo dov appostato (a la sua posta) il cinghiale (porco) e dietro la turba dei cani (la caccia) e il rumore delle piante che si muovono (e le frasche stornire). Gli scialacquatori avranno come pena quella di essere inseguiti da feroci cani da caccia. 116 nudi: nudi come tutte le anime dellInferno. Qui laggettivo ripetuto per dare pi senso al fatto che fossero ricoperti di graffi. 117 rosta: ramo, ostacolo. In questo caso potremmo dire che i due fuggitivi spezzavano qualsiasi ostacolo gli si ponesse davanti, che erano effettivamente rami. 118 quel dinanzi: secondo gli antichi si tratta di Lano (Arcolano) di Ricolfo Maconi, giovane senese ricchissimo che dilapid tutte le sue sostanze. Nellagguato della Pieve di Toppo, fatto dagli aretini ai sennesi nel 1278 egli cerc deliberatamente la morte gettandosi fra i nemici per non dover sostenere la povert in cui si era ridotto. La morte da lui vissuta ripetuta in questo momento della Commedia, come si sa che allanima rimane ben vivo lultimo ricordo di vita. Accorri: Lano invoca unimprobabile morte che lo liberi da questo tormento atroce

119 e laltro: Iacopo da Santo Andrea, fu al seguito di Federico secondo e fu assassinato. Anche di lui si narravano molte vicende di estrema prodigalit. 120-121 C anche un pizzico dironia quando Iacopo, indietro rispetto a Lano, gli fa presente che le sua gambe non furono cos abili alla corsa (accorte) in quanto aveva la possibilit di fuggire durante le battaglia (giostre) di Toppo. 122 li fallia la lena: gli veniva meno il fiato 123 fece un groppo: fece un solo nodo, gettandovisi dentro. Il fuggitivo e larbusto diventeranno cos una cosa sola. 125 bramose: come la lupa del canto primo. Lavidit spasmodica infatti propria dellindigenza; risaputo che gli scialacquatori siano anche persone avide, che abbiano sempre lestremo desiderio di accrescere i propri beni. Correnti: in corsa

126 uscisser di catena: appena liberati dalla catena. 127 quel che sappiatt: quello che si nascose. 128 dilacerarono brano a brano: lo smembrarono pezzo dopo pezzo. Comessi tutto sperperarono, qui che viene sperperato il loro copro. 131 menommi: senza di parola, Virgilio conduce Dante l dove importante andare

Al cespuglio che piangea: spariti dalla scena i due scialacquatori, prende improvvisa voce il cespuglio umano, finora solo parte della selva.

132 Attraverso (per) le ferite (rotture) provocategli da Iacopo senza alcun vantaggio (in vano). 133 O Iacopo: come per laltro scialacquatore il nome rivelato da un terzo, quasi tale colpa fosse vergognosa e desiderosa di fuggire a nascondersi, come essi fanno. 134 schermo: riparo. 137 punte: solo le estremit dei suoi rami, ora troncate, che appaiono come tante punte acute e piangenti. 138 sermo: discorso. 141 disgiunte: lultima parola della lunga serie che in questo canto indica la rottura. Queste membra disgiunte esprimono, sia per i suicidi che per gli scialacquatori, lo spreco che si fece in vita delle loro cose care. 142 tristo cesto: infelice cespuglio. Nella richiesta del suicida appare linnato desiderio di conservare le proprie membra. 143-144 fui cittadino di quella citt che (divenuta cristiana) cambi il suo primo protettore (padrone) da Marte a San Giovanni Battista cio Firenze. Lidentit di questuomo rimarr ignota, egli resta solo un fiorentino, quasi simbolo di quella citt di morte. 144-145 ondei per questotrista: essendo stata precedentemente governata da Marte, Firenze sar per sempre costretta ad assecondare la sua arte: quella della guerra. Con gli altri e fra i suoi cittadini. 146-150: e se non fosseindarno: e se non fosse che presso il ponte sullArno (sul passo dArno) rimane ancora qualche immagine visibile (vista) di quel dio, quei cittadini che la rifondarono sulle ceneri rimaste dopo il passaggio leggendario di Attila lavrebbero ricostruita inutilmente (perch Marte lavrebbe distrutta ancora). Questi tre versi sembrano fondamentalmente asserire che Firenze stata una citt nata sulla violenza e che sarebbe continuata a vivere di violenza. 151 Questo tronco, questanima, probabilmente vissuta nellera pagana dice che fece una forca (ghibetto) a se stesso della sua propria casa. Nonostante le speculazioni sullidentit di questo personaggio Dante lo lascia nellanonimato, intendendo il disprezzo per il gran numero di suicidi che ci furono in quel periodo.

NOTE INTEGRATIVE AL CANTO XIII 10. Le brutte Arpie: A detta di molti esse rappresentano il simbolo della rapina che luomo ha fatto a se stesso della vita. Come sempre in Dante esse non corrispondono mai ad una sola metafora, ma abbracciano molti aspetti dellumana condizione, cos le Arpie rappresentano la violenza del suicida contro di s, e insieme il disperato tormento che non potr mai lasciarlo e la loro bruttura allude allorrore di quella colpa, come il disumano bosco velenoso. 58. Io son colui: Pier delle Vigne, nacque da famiglia umile, studi legge a Bologna, entr nel 1220 come notaio e scrittore alla corte di Federico II, dove divenne in breve luomo pi autorevole, per la fiducia incondizionata dellimperatore. Ebbe in mano lamministrazione della giustizia e tutta la corrispondenza di Federico II finch nel 1247 vene nominato protonotaro e logoteca del regno, due cariche che in pratica gli davano ogni potere. Fu anche uomo di lettere e poeta di retorica e insieme a Federico stesso dominava tutta quella che era definita la scuola siciliana. Dopo le sconfitte subite da Federico nel 1248 il cancelliere cadde in disgrazia e arrestato a Cremona come traditore fu condotto nel terribile carcere di San Miniato del Tedesco presso Pisa, dove fu accecato. Disperato si uccise, pare, sfracellandosi la testa contro un muro. Non si hanno notizie accertate delle motivazioni che lo condussero in disgrazia n sul fatto che egli fosse davvero innocente, ma gli antichi sono propensi a credere alla sua innocenza. Cos come per

Francesca e Ugolino, il suo caso fece grande clamore allepoca, tanto da indurre il poeta a trasporlo nella Commedia ma determinando per sempre oltrepassando ogni cronaca il senso della sua figura.