You are on page 1of 12

(Dante Alighieri)

La Commedia
Inferno, Canto I
A met della nostra esistenza terrena, allet quindi di trentacinque anni, mi trovai a vagare in una foresta buia, nella condizione di chi ha smarrito la via del retto vivere. [la selva oscura (allegoria) che ciascuno di noi singolarmente, e il genere umano nel suo complesso, costretto ad attraversare, simboleggia il peccato e le difficolt che dobbiamo superare per vincerlo. Per aver ceduto alle lusinghe di una vita che lha allontanato da Dio, Dante si accorge all'improvviso, con terrore, di non aver pi alcun saldo punto di riferimento che possa guidarlo nelle sue azioni, cammina nel buio, e le passioni, non pi frenate da un principio razionale, Io dilaniano crudelmente. La sua vicenda quella di ognuno di noi. Fin da questi primi versi Dante trasferisce quindi la sua esperienza personale su un piano di validit universale.] Mi assai difficile descrivere questa selva inospitale (selva selvaggia, figura etimologica) irta di ostacoli e ardua da attraversare, che al solo pensarci risuscita in me la paura. Il tormento che provoca di poco inferiore allangoscia della morte; ma per giungere a parlare del bene incontratovi, dir prima delle altre cose che in essa ho vedute. [morte allegoria: la condizione del peccato vicina alla dannazione, cio alla morte dell'anima.] Non sono in grado di spiegare il modo in cui vi entrai, tanto la mia mente era ottenebrata dal peccato, quando abbandonai il cammino della verit. [ pien di sonno indica il torpore dellanima: e come il sonno ti fa perdere la concezione del percorso giusto da compiere, cos lanima ottenebrata dal peccato distoglie Dante dalla retta via. L'abbandono della via del bene graduale e progressivo, e perci non pu essere determinato il momento in cui si comincia a peccare.] Ma, giunto alle pendici di un colle, dove terminava la selva che mi aveva trafitto il cuore di angoscia, [il colle si oppone alla selva e rappresenta allegoricamente la vita virtuosa e la luce del sole la Grazia divina che assiste e dirige lazione degli uomini virtuosi] volsi lo sguardo in alto, e vidi i declivi presso la cima gi illuminati dai raggi dellastro (il sole) che guida secondo verit ciascuno nel suo cammino. [Per Dante, come per tutti i dotti del suo tempo, che seguivano la teoria dell'astronomo egiziano Tolomeo, teoria tolemaica o geocentrica, centro dell'universo era la Terra. Nel sistema tolemaico il Sole era un pianeta come gli altri e come gli altri ruotava intorno alla Terra.Qui, sul piano allegorico, il Sole simbolo della Grazia Divina, Dio, che, a un certo momento, nella sua infinita misericordia, si manifesta al peccatore e chi disperava intravede finalmente la via della salvezza.] Allora la paura che, per tutta la notte da me trascorsa in cos compassionevole tormento, mi aveva attanagliato nel profondo del cuore, plac in parte la sua violenza, [ naturalmente le tenebre, contrapposte alla luce, hanno in Dante una portata simbolico - allusiva che ci pone in presenza di quello che il dramma della coscienza impegnata a vivere moralmente. Esse stanno a significare il caotico contrastare degli istinti, laddove la luce, principio ordinatore, rappresenta il sorgere di un'armonia, di un'equa contemplazione del bene.] [la parte pi interna del cuore dove saccoglie e si dirama il sangue. Secondo l'opinione dellepoca in questa cavit abiterebbero "gli spiriti vitali" e ogni nostra passione]

E con laspetto del naufrago che, appena raggiunta con affannoso respiro la terraferma, si volge a contemplare con intensit e con lo sguardo crucciato e rancoroso il pericolo da cui scampato,mi volsi indietro, con lanimo ancora atterrito, per osservare di nuovo il luogo (la selva) da cui nessun essere vivente riusc mai a venir fuori. [il luogo attraverso il quale Dante era passato, cio la selva, sul piano allegorico indica il passaggio che congiunge il peccato alla dannazione e di conseguenza lui che rischia il naufragio spirituale nel mare del peccato rappresentato dalla selva] Dopo aver riposato un poco il corpo stanco, ripresi la mia salita lungo il pendio desolato, in modo che il piede fermo era sempre pi basso rispetto a quello in movimento.[per fermo si pu intendere saldo il che vuol dire che Dante procedeva ancora impacciato, allegoricamente quindi che il suo proposito di raggiungere la virt era ancora incerto e malfermo] Ma, giunto quasi allinizio della salita vera e propria, ecco apparirmi una lonza (felino, o pantera o leopardo) snella e veloce, dal manto chiazzato:essa non si allontanava dalla mia vista, ma al contrario ostacolava a tal punto il mio procedere, che pi di una volta fui sul punto di tornarmene indietro. [volte volto una figura etimologica] [La lonza viene presentata come un felino di singolare eleganza, snello e quasi attraente; il suo aspetto piacevole alla vista pu forse alludere alle multiformi (il pel maculato) tentazioni del peccato e pu trarre in inganno. Terribile sar invece l'aspetto del leone: forza, ostinazione, furore e superbia (testa alta) si sprigionano dalla sua figura, tanto che lo sgomento sembra da essa propagarsi a tutto il paesaggio circostante. Nella terza delle tre fiere, la lupa, il male supremo, la bestia "sanza pace colei che pi di tutte far tremare Dante di paura. Proprio la sua famelica magrezza, il controsenso logico che in essa s'incarna, l'aspetto irreale, costringeranno alla fine il Poeta a tornarsene sui propri passi, a disperare. Che le tre fiere propongano una lettura in chiave allegorica chiaro. Gli antichi hanno visto nella lonza la lussuria, o frode, nel leone la superbia, o lira, dunque peccati di incontinenza, nella lupa l'avarizia, intesa in senso lato come cupidigia.Sette sono i peccati capitali: Superbia, Invidia, Iracondia, Accidia, Avarizia, Gola, Lussuria.] Era lalba, ora in cui la lonza mi apparve, e il sole saliva in cielo nella costellazione dellAriete, (primavera) costellazione che era presente al momento in cui Dio dette il movimento agli astri del cielo e cre il mondo, [secondo Dante Dio cre il mondo in primavera, dette quindi in questo periodo il movimento alle stelle tra cui alla costellazione del Capricorno; dante compie il viaggio di Venerd santo, dunque nella stagione primaverile.] per questa ragione erano per me auspicio serenit e fiducia di poter sfuggire dal pericolo rappresentato da quella belva dalla pelle screziata [la speranza alimentata dalla luce che offre una sensazione di rinascita e di felicit, che dovrebbero far s che Dante non tema pi la foresta e le fiere, ma lapparizione del leone lo distoglie dal proseguire il cammino] tuttavia non cos tanto da far si chio non restassi nuovamente atterrito allapparizione di un leone.Questo sembrava venirmi incontro rabbioso e famelico, col capo eretto, e diffondeva intorno a s tanto spavento che laria stessa sembrava rabbrividirne. E, oltre al leone, una lupa, nella cui macilenta figura covavano brame insaziabili, e che gi molte genti aveva reso infelici,mi oppresse di tale sbigottimento con il suo aspetto, che disperai di raggiungere la cima del colle. [La Lupa simboleggia probabilmente l avarizia, intesa nel suo significato originario, come avidit, brama smodata di possesso, non ha pace con se stessa n da pace alluomo. Per San Paolo, che la definisce "radice di tutti i mali, l'avidit il vizio che ha pi contribuito ad allontanare gli uomini

da Dio.In questi versi, come altrove nella Commedia, l'allegoria riflette un pensiero della Sacra Scrittura.] E come colui che, avido di guadagni quando arriva il momento che gli fa perdere ci che ha acquistato, si cruccia e si addolora nel profondo del suo animo, tale, ovvero affranto e deluso, mi rese la insaziabile lupa, che, dirigendosi verso di me, mi respingeva nuovamente verso la selva, l dove il sole non penetra con i suoi raggi. [Non una vera e propria similitudine, bens una rappresentazione dello stato danimo di Dante, tutto intento a cercare di scampare al pericolo e salire sul monte e poi affranto poich vede la sua speranza delusa.] Mentre stavo precipitando in basso (stato danimo, ero affranto), mi apparve allimprovviso colui che, per essere stato a lungo silenzioso, sembrava ormai incapace di far intendere la sua voce ed era fioco in quanto anima e perch intorno era buio. [allegoricamente: Virgilio* la voce della ragione, dopo aver taciuto per molto tempo nellanima del peccatore inizia ad emergere ma stenta a farsi intendere. La ragione, per quanto sia uno dei cardini portanti della vita delluomo, non sufficiente per la salvezza se non c anche la fede; luomo virtuoso deve seguire la ragione, le quattro virt cardinali: fortezza (forza danimo), giustizia, prudenza (in accezione latina, saggezza), temperanza (dare una forma equilibrata alle passioni, non smodatezza), e la fede Dante: giusto dannare un uomo, dotato profondissimamente di ragione, nato prima che la verit fosse svelata?. ] [*Virgilio, poeta latino dellet augustea (scrisse le Bucoliche, Georgiche e soprattutto lEneide) accompagna Dante nellInferno e nel Purgatorio, ma arrivato al Paradiso, verr sostituito da Beatrice poich egli non degno di accedere in tale luogo e di entrare al cospetto di Dio. Virgilio viene posto da Dante nel Limbo, la zona pi felice di tutto lInferno dantesco, in quanto non vi sono punizioni fisiche, ma lunico tormento sta nel non poter andare in Paradiso. Esso viene posto in questo luogo in quanto, essendo nato prima della nascita di Cristo, non ha creduto in Dio, anche se secondo alcuni studiosi in un passo delle Bucoliche, quando parla della nascita di un puer che porter un rinnovamento, si riferisce alla nascita di Cristo e viene intesa come una profezia.] Quando lo scorsi nella grande solitudine, implorai il suo aiuto: " Abbi piet di me, chiunque tu sia, fantasma o uomo in carne ed ossa !" [Miserere: la forma latina conferisce tragica solennit all'invocazione del Poeta.] Mi rispose: " Non sono vivo, ma lo sono stato, e i miei genitori (parens, genitori) furono entrambi lombardi, originari di Mantova. [anacronismo, allepoca di Virgilio non esisteva la Lombardia, quindi lespressione lombardi collocata in un arco temporale errato] Vidi la luce mentre era ancora in vita Giulio Cesare, bench troppo tardi (per esserne conosciuto e apprezzato), e vissi a Roma al tempo di Ottaviano Augusto, principe di gran valore, in unet in cui vigeva il culto di divinit non vere e ingannevoli. [Virgilio nacque nel 70 a.C. ad Andes, presso Mantova. Giulio Cesare mor nel 44 a.C. Non pot quindi conoscere ed apprezzare l'autore dell'Eneide] Fui poeta, e celebrai in versi le imprese di quel paladino della giustizia (Enea), figlio di Anchise, che venne da Troia ( a stabilirsi in Italia ), dopo che la superba citt fu incendiata (combusta, latinismo).Ma tu perch vuoi ridiscendere a tanta angoscia (noia in accezione peggiore, non di fastidio bens di dolore)? Perch non ti rechi invece in cima al colle, dispensatore e origine di ogni gioia e della gioia perfetta? "

[La risposta di Virgilio contrasta, nella sua distaccata serenit, che quella del saggio, dell'anima ormai immune da ogni passione - con la concitata ammirazione di Dante. Gi in queste prime battute si delinea il rapporto da maestro a discepolo che caratterizzer i dialoghi dei due personaggi.] "Sei proprio tu " risposi reverente ed umile " il grande Virgilio, il sommo poeta, sorgente da cui sgorga leloquenza?O tu che onori e illumini chiunque coltivi larte del poetare, mi acquistino la tua benevolenza lassidua consuetudine e il grande amore che mi ha spinto a studiare la tua opera.Tu sei lo scrittore e il maestro che ha avuto su di me autorit indiscussa; sei lunico dal quale ho appreso il bello scrivere che mi ha arrecato fama. Guarda la lupa che mi ha fatto tornare sui miei passi: chiedo il tuo aiuto, famoso sapiente, poich essa mi fa tremare di paura in ogni fibra." [Famoso saggio: per Dante il poeta deve anzitutto essere un maestro, un sapiente.] [I polsi: le arterie, nell'atto di pulsare.] Virgilio, reso pietoso dalle mie lacrime disse: "Tu devi, se vuoi uscire da questo luogo impervio, seguire unaltra strada: perch la belva, per la quale tanto ti lamenti, ostacola il cammino a chiunque in essa si imbatte, perseguitandolo senza tregua sino ad ucciderlo; e tanto perversa e malvagia la sua indole, che nulla pu placarne le smodate cupidigie e, invece di saziarla, il cibo ne accresce lappetito.Numerosi sono gli animali come gli uomini ai quali si accoppia, e il loro numero destinato a crescere, fino alla venuta (in veste di liberatore) di un Veltro (cane da caccia), che la uccider crudelmente. [ la lupa insaziabile: pi mangia e pi ha fame, ed malvagia e si accoppia a molti animali e di conseguenza a molti uomini. Per annientare la lupa, occorre un veloce cane da caccia. In quest'allegoria dobbiamo vedere l'attesa messianica di un papa riformatore o di un imperatore giusto.La figura della lupa e quella del Veltro esprimono una profonda ansia di rinnovamento morale, una fede saldissima.] N il potere n la ricchezza saranno il suo nutrimento, ma soltanto le qualit della mente e dellanimo, e colui che nascer, sar o di umile origine, o sceglier la via dellumilt. Sar la salvezza di quella Italia, ora umiliata, per la quale si immolarono in combattimento la giovinetta Camilla, Eurialo e Turno e Niso. [Camilla e Turno combatterono e morirono in guerra contro l'esercito di Enea sbarcato nel Lazio. Eurialo e Niso s'immolarono invece per la salvezza dei Troiani. Dante vuole ricordare la sua conoscenza dellEneide] Egli dar la caccia alla lupa in ogni citt, fino a costringerla a tornarsene nella sua sede naturale, linferno, da dove Lucifero, odio primigenio e linvidia, la fece uscire. [si fa un riferimento, attraverso una perifrasi, a Lucifero (lux fero, portare la luce, spesso ci si riferisce a Lucifero come a Venere, pianeta pi luminoso), rappresentato nella Bibbia da Isaia, come il re di Babilonia, re superbo, indica poi langelo ribelle, che era il pi bello e il pi amato da Dio, ma che proprio a lui vuole eguagliarsi, commettendo quindi un atto di Ubris, mettendosi a capo di una schiera di angeli rivoltosi, verr gettato gi dal Paradiso da Dio e perfino le terre si ritirarono. Sprofond nellInferno, nel Baratro, e dalla sua caduta si former il monte del Purgatorio.] Perci penso e giudico che, per la tua salvezza, tu mi debba seguire, e io sar tua guida, e ti condurr da qui nel luogo della pena eterna,dove udrai i disperati lamenti dei malvagi, vedrai gli spiriti di coloro che, fin dalla pi remota antichit, soffrono per linappellabile dannazione; [La seconda morte ciascun grida: lamentano la loro condizione di reprobi, la morte dell'anima;

secondo altri interpreti, i dannati invocherebbero, dopo quello del corpo, l'annullamento anche dell'anima, la loro definitiva estinzione anche come spiriti. E' questo il primo alto annunzio della condizione morale dei dannati, del loro tormento spirituale. Alla forza della disperazione morale dei dannati si contrappone la forza della speranza delle anime purganti: perch sperano nel paradiso, son contenti nel foco] e vedrai coloro che sono contenti di espiare le loro colpe nei tormenti purificatori del purgatorio, certi di salire prima o poi al cielo.Se tu vorrai giungere fin lass, unanima pi nobile di me ti accompagner: con lei ti lascer al momento del mio distacco; (Beatrice) poich Dio, che lass regna, non permette che qualcuno possa penetrare nella sua citt (tra i beati) senza essere stato in terra sottomesso alla sua legge ( cio cristiano ).Dio in ogni luogo sovrano onnipotente e ha nel cielo la sua sede; qui si trovano la sua citt e leccelso trono: felice colui che Dio sceglie perch risieda in cielo" (risentimento da parte del poeta per non poter essere ammesso in Paradiso)Ed io: " Poeta, ti chiedo in nome di quel Dio che non hai potuto conoscere, per la mia salvezza temporale ed eterna, [ per fuggire a questo male, le fiere e la selva, e a quello di peggio che ne consegue cio la dannazione. La porta di san Pietro: la porta del paradiso, a guardia della quale, nella immaginazione popolare, era posto San Pietro ("a te dar le chiavi del regno dei cieli"; Matteo XVI, 19).] di condurmi l dove ora hai detto, tanto che io possa vedere la porta del paradiso e le anime che dici immerse in cos grandi pene". Virgilio s incammin, e io lo seguii.

Inferno, Canto II
Il giorno finiva, e loscurit faceva interrompere ai vivi in terra le loro fatiche; io solo mi preparavo a sostenere il travaglio fisico e morale (del viaggio) che provoca angoscia e paura, che la memoria, che riferisce con esattezza nel trascrivere ci che ha appreso, narrer. [ha inizio il primo vero canto dellInferno dopo quella sorta di prologo, con linvocazione delle Muse, dee delle arti e della memoria, Dante reale autore e concepitore dellopera; Dante attore (finzione) scrittore del viaggio e coloi che agisce e ne il protagonista.] O Muse, o mia forza intellettuale, soccorretemi; o memoria, che porti impressa in te la mia visione, qui apparir il tuo valore.Io cominciai con queste parole: "Poeta, mia guida, guarda se il mio valore sufficiente, prima di affidarmi allarduo passaggio. (NellEneide) tu narri che il padre di Silvio (cio Enea, che gener Silvio da Lavinia), mentre era ancora in vita, and nel mondo dei morti (nelloltretomba immortale: perch in esso le anime hanno vita eterna), e fece ci in carne e ossa, quando era vivo (corruttibile, uno corruttibile quando ancora in vita).Ma, se Dio (perifrasi,lavversario dogni male) fu con lui cortese, riflettendo sullimportanza dei risultati ( Roma, la sua storia, il suo impero) che avrebbero avuto in Enea la loro origine, e sulle sue qualit personali e sulla sua stirpe regale,La cosa non appare ingiustificata a chi ragiona, alluomo dotato della ragione; poich egli fu prescelto da Dio come capostipite della nobile Roma e del suo impero: Roma e il suo impero (la quale e l quale), se vogliamo essere esatti, furono costituiti da Dio per preparare il luogo sacro dove ha sede il pontefice, successore del grande Pietro. A causa di questa discesa ( nel regno dei morti), di cui (nel tuo poema) lo hai considerato degno, apprese fatti (il padre Anchise gli pronostic il felice esito dei suoi travagli e la grandezza di Roma) che furono le premesse della sua vittoria (nella guerra contro i Latini e i loro alleati) e dellautorit papale.

[L'apostrofe di Dante a Virgilio inizia sul tono di un ragionamento dimostrativo, "ma si trasforma via via in una commossa apoteosi di quella Roma ideale, latina e cristiana, che, per divina elezione, doveva essere luce di vita temporale e spirituale al genere umano" (Grabher).] La seconda discesa nelloltretomba quella di San Paolo, leletto da Dio, il quale vi and per trarne forza per la diffusione della fede cristiana, senza la quale la salvezza impossibile. [Vas d'elezione: il vaso della scelta, il recipiente colmo, per decisione divina, di grazia; nel Paradiso ( canto XXI, versi 127-128) Dante chiamer San Paolo il gran vasello dello Spirito Santo. Il verso allude al rapimento mistico che San Paolo rivela di aver avuto, allorch "se nel suo corpo, o fuori del suo corpo..., lo sa Iddio, fu rapito fino al terzo cielo" (II Corinti XII. 2-4). Ma qual il motivo per il quale io devo intraprendere questo viaggio? Chi mi autorizza a farlo? Non sono n Enea n San Paolo: n io mi ritengo allaltezza del compito, n qualcun altro ne degno. [A pi riprese, nella Divina Commedia, Dante manifesta l'alta coscienza che ha di s e della missione affidatagli; ma qui, in questo severo e tormentato dibattito con se stesso, vediamo quanto sia profonda la sua umilt dinanzi ai supremi ideali in cui crede. L'Impero e la Chiesa si levano giganteschi davanti a lui nelle persone: Enea e di San Paolo, a testimoniargli la provvidenzialit del corso della storia. Di fronte a questi due fulcri della volont di Dio in terra, il Poeta ha vivo il sentimento della sua umana piccolezza.] Perci, se, per quel che riguarda questo viaggio, minduco ad acconsentire, temo che la mia venuta (nelloltretomba) sia temeraria, da persone folli (folli come Ulisse o Alessandro Magno con cui lui si identifica): sei saggio; sei in grado di comprendere meglio di quanto io non sia in grado di esprimermi. E nello stato danimo di chi cessa di volere ci che ha voluto prima e cambia intento per il sopraggiungere di nuovi pensieri, in modo da scostarsi dal proposito iniziale,venni a trovarmi io su quel buio pendio (e scesa nel frattempo la notte), perch portai a termine, col pensiero ( prevedendone tutti gli ostacoli e rendendomi conto della sua folle temerariet), limpresa cui mi ero accinto con tanta rapidit e certezza. [Il paragone, volto a illustrare uno stato d'animo, senza avere l'ampiezza di risonanze della similitudine del naufrago del primo canto.] "Se ho capito bene il tuo discorso" rispose lombra di Virgilio, "il tuo animo fiaccato dalla pusillanimit: [Magnanimo: si contrappone alla viltate del verso 45] essa molte volte ostacola luomo tanto da allontanarlo da unimpresa degna donore, cos come una ingannevole apparenza fa volgere indietro una bestia quando si adombra (riferimento allepisodio del cavallo Bucefalo, che teme la sua ombra). affinch tu ti liberi da questo timore, ti esporr il motivo per cui sono venuto (in tuo aiuto) e ci che udii quando per la prima volta sentii piet per il tuo stato.Mi trovavo (nel limbo) tra coloro che sono in una condizione intermedia tra i beati e i dannati al fuoco eterno, anime sospese fra il desiderio di vedere Dio e la nessuna speranza di poterlo vedere, quando fui chiamato da una donna di tale bellezza e soffusa di tanta letizia, da essere indotto a pregarla di comandare. [I critici hanno variamente insistito sugli aspetti che ricollegano l'apparizione di Beatrice a Virgilio in questo canto ai modi in cui la figura di Beatrice presentata nella Vita Nova, lo scritto giovanile con cui Dante ha celebrato le virt della donna amata. Per il Sapegno tutta l'intonazione dell'episodio riflette quel "misticismo amoroso" che aveva trovato in Dante il suo pi sicuro interprete, nell'ambito della scuola poetica del dolce stil novo.] La luce dei suoi occhi vinceva quella delle stelle; e cominci a parlarmi dolcemente e pacatamente, con voce dangelo:"O cortese anima mantovana, la cui fama dura ancora fra gli

uomini, ed destinata a durare tanto a lungo quanto durer il mondo,(Captatio Benevolentia, Beatrice loda Virgilio per far s che accetti lincarico di far da guida a Dante nel suo viaggio)colui che mi am, ma non amato dalla sorte, ha trovato tali ostacoli sul deserto pendio del colle, che si gi volto indietro per la paura;il mio timore che egli si sia a tal punto nuovamente perduto (nel buio del peccato), da rendere ormai tardivo (e quindi inutile) il mio aiuto, per quel che di lui mi stato riferito in cielo. [Alcuni credono che con l'espressione l'amico mio Beatrice intenda accennare all'amore di Dante per lei, anzich a quello suo per Dante. Unamore disinteressato, senza cio un ambire di una ricompensa e ponendo tutta la sua beatitudine nel lodare la donna amata] Va dunque, e aiutalo sia con la tua eloquenza di poeta sia con tutto ci che altrimenti occorra per la sua salvezza, in modo da rendermi contenta.Io, che ti invito ad andare, sono Beatrice; vengo dal cielo, dove desidero tornare; lamore mi mand qua da te e mi convince a parlarti [il termine "amore", ha qui una grande complessit di significati. "' l'amore di Beatrice per il suo fedele; ma anche l'Amore inteso nel suo valore assoluto, cio Dio, da cui deriva ogni impulso caritatevole." ] Quando sar davanti a Dio, spesso Gli parler degnamente di te." Allora tacque, e poi io cominciai:"O signora di virt, per la quale virt soltanto il genere umano superiore ad ogni altro essere contenuto dal cielo (quello della Luna) che compie (nel suo moto di rotazione intorno alla terra) i giri pi piccoli, [Di quel ciel c'ha minor li cerchi sui: secondo il sistema tolemaico, nove cieli concentrici girano intorno alla terra, che viene quindi a trovarsi come contenuta in essi. Il pi basso e quindi il pi piccolo (e il pi vicino alla terra) il cielo della Luna.] il tuo comando mi cos gradito, che, se anche avessi iniziato ad obbedirti, mi sembrerebbe pur sempre daver fatto tardi; pi non occorre che tu mi manifesti il tuo volere.Dimmi piuttosto il motivo per cui non temi di scendere qua in basso, nel centro delluniverso ( occupato appunto dallinferno), dal luogo sconfinato (IEmpireo), dove bruci dal desiderio di ritornare.""Poich vuoi penetrare tanto in profondit con la tua mente, ti dir in breve perch non temo di scendere nellinferno" mi rispose.Conviene temere soltanto quelle cose che possono arrecare danno; le altre no, poich non sono temibili. [Il Boccaccio, riportandosi a un passo dell'Etica di Aristotile, afferma: "il non temer le cose che possono nuocere... atto di bestiale e di temerario uomo; e cos temere quelle che nuocere non possono... atto di vilissimo uomo..." Questa cos ovvia risposta di Beatrice - sarebbe sufficiente alla domanda di Virgilio. "Ma Beatrice ha compreso che Virgilio desidera sapere la ragione personale, intima, della improvvisa e affatto straordinaria discesa di lei, non gi di udire una sentenza filosofica." (Torraca)] Dio mi cre, per sua grazia,tale che la vostra miseria di peccatori non mi tocca, n possono attaccarmi le fiamme infernali. [In queste parole di Beatrice "non c' disprezzo per la miseria e l'incendio. che travaglia i dannati, ma il senso di una pace, di una felicit sicura, di un distacco ineffabile dal mondo e dalla materia. e nello stesso tempo il candore della creatura celestiale, trionfante con tanta semplicit e umilt (Chimenz).] Nel cielo una donna gentile (la Vergine, o la Grazia preveniente, Lucia rappresenta allegoricamente la grazia illuminante e Beatrice invece la Teologia accompagnata dalla Grazia cooperante, oppure rispettivamente Carit, speranza e fede) ha compassione per queste difficolt verso le quali io ti mando (a liberare Dante), tanto da mitigare la severit della giustizia divina.Questa chiam Lucia e disse: "Il tuo fedele ha ora bisogno di te, ed io a

te lo raccomando". [Lucia: martire siracusana, protettrice della vista, simboleggia la Grazia illuminante; forse Dante le fu particolarmente devoto in seguito ad una malattia degli occhi di cui ebbe a soffrire (Convivio III, IX, 15-16).] Lucia, nemica di ogni crudelt, si mosse, e venne dove io sedevo insieme allantica Rachele. [Rachele: personaggio dell'Antico Testamento, nel Medioevo simboleggia la vita contemplativa ed perci posta accanto a Beatrice, simbolo della teologia.] Parl: - Beatrice, vera gloria di Dio (loda: lode, in quanto la sua perfezione torna a gloria di chi la cre), perch non aiuti chi tanto ti am, colui che, per amor tuo, seppe elevarsi sulla schiera degli uomini sia per il suo scrivere sia per la sua superiorit spirituale? non odi il suo pianto angoscioso? non vedi il pericolo della dannazione che lo assale sul fiume (del peccato), sul quale il mare non pu vantare la sua forza? [La fiumana ove 'l mar non ha vanto: nella fiumana dobbiamo vedere lo scorrere della vita dell'uomo nel peccato e nel male. Una interpretazione diversa stata avanzata dal Pagliaro, il quale, accertato che ove pu avere soltanto il significato di "nel luogo in cui", ricostruisce cos il senso della metafora: "Dante in pericolo come colui che si trova su una fiumana, nel punto in cui questa si incontra col mare, e il mare non riesce a vincerla". In questa interpretazione, l'immagine, circoscritta al senso letterale, non richiede l'aggiunta di un sovrassenso.ta spinta (fin qui) da amore e amore ha ispirato le mie parole.] Sulla terra non ci furono mai persone cos pronte a perseguire il loro utile e a evitare ci che potesse danneggiarle, come fui pronta io, dopo che tali parole mi furono dette, nello scendere fin quaggi dal mio seggio di beata, confidando nella tua nobile eloquenza, che onora (onesto che onore, figura etimologica) sia te sia quelli che lhanno intesa (traendone profitto spirituale)." Dopo avermi dette queste cose, volse verso di me gli occhi lucidi di lagrime (le donne lacrimano esprimendo perci il loro ardentissimo desiderio); e per questo mi rese pi sollecito a venire (dove tu eri); e come Beatrice volle venni da te; ti portai via dal cospetto della lupa, che taveva impedito di raggiungere per la via pi breve la cima del colle. Che hai dunque? perch, perch indugi ? perch accogli in cuore tanta pusillanimit? perch non hai coraggio e schietta fiducia in te stesso? (la ripetizione dei perch ha un valore enfatico per scuotere Dante dal suo timore) dal momento che tre beate tanto potenti perorano la tua causa davanti al tribunale di Dio, e che le mie parole promettono (al tuo viaggio) un esito cos felice? "Come i gracili fiori, prostrati a terra con le corolle serrate per difendersi dal freddo della notte, appena li rischiara allalba il primo raggio di sole si ergono sui loro steli con le corolle tutte aperte, cos mi ripresi dal mio precedente stato di abbattimento, e tanto coraggio entr nel mio animo, che cominciai (a parlare) libero da ogni timore: [Quali i fioretti...: la similitudine riflette, attraverso un particolare aspetto della natura all'alba. il progressivo ritorno della fiducia (buono ardire) nel cuore di Dante. La preziosa sostanza dell'immagine, il delicato atteggiarsi dei fioretti, il senso di fragilit che c' nel loro risveglio, propongono un confronto tra l'arte di Dante e la grande tradizione figurativa del Trecento. Il sole che li illumina pu essere inteso come Dio e la consapevolezza che Lucia la Vergine e Beatrice e Virgilio sono con lui.] "Oh misericordiosa colei che mi venne in aiuto! e te generoso, che non hai tardato a prestare obbedienza alle veritiere parole che ti indirizzo! Col tuo ragionamento mi hai a tal punto predisposto lanimo con desiderio al viaggio, che sono tornato ad avere lintenzione che avevo in origine.Incamminati dunque, poich ununica volont ci governa: siimi guida, padrone, maestro. " Cosi parlai; ed essendosi egli avviato,

[Duca = guida, riguardo allandare, Segnore = padrone, quanto alla preminenza, Maestro = quanto al dimostrare e spiegare; sono gli epiteti che Dante attribuisce a Virgilio] entrai (dietro a lui) nellarduo e orrido cammino. [Dante ha fede e sapere che il viaggio autorizzato da Dio vuol dire che ha un senso uno scopo, e Dante si fida di intraprendere questo viaggio; ancora non sa quale il senso di questo viaggio, ma si fida e lo esegue]

Inferno, Canto III


Attraverso me si entra nella citt dolorosa, nel dolore che mai avr termine, tra le anime dannate. [Ossessiva e agghiacciante si ripete nella prima terzina "la stessa idea, come presente immobile, eterno, ripetizione di se stesso: dolore e sempre dolore, quel luogo e sempre quel luogo" (De Sanctis) .] Dio, mio eccelso creatore, fu mosso dalla giustizia: sono opera del Padre (la divina potestate), del Figlio (la somma sapienza) e dello Spirito Santo ('I primo amore). Prima di me non fu creata nessuna cosa se non eterna, e io durer fino alla fine dei tempi. Abbandonate, entrando, ogni speranza . [Se non eterne: le cose create per essere eterne, prima dell'inferno, sono i cieli, gli angeli, la materia ancora informe e soprattutto Dio]. Vidi questa sentenza dal minaccioso significato, (di colore oscuro: scritte di nero e minacciose) incisa in cima a una porta; per cui mi rivolsi a Virgilio: Maestro, ci che essa dice per me terribile . Ed egli, da persona accorta ed esperta qual era: A questo punto occorre abbandonare ogni esitazione; ogni forma di pusillanimit deve ora sparire. (struttura chiastica e personificazione della vilt) Siamo giunti dove ti dissi che avresti veduto le anime doloranti che hanno perduto la speranza di vedere Dio . [Il ben dell'intelletto: secondo Aristotele (etica), il vero e, quindi, la verit suprema, Dio, nella cui visione lintelletto si appaga.] E dopo che mi ebbe posato a mo di rassicurazione, una mano sulla mia, mi prese dunque per mano, mi rincuorai e con volto pi tranquillo mi diressi verso lInferno. (acustico, si sentono le urla del dannati). Ivi echeggiavano nell'aria senza luce gemiti, pianti e acuti lamenti, tanto che (udendoli) per la prima volta ne piansi. Differenti lingue, orribili pronunce, espressioni di dolore, esclamazioni di rabbia, grida acute e soffocate, miste al percuotersi delle mani l'una contro l'altra, creavano nell'aria buia, priva di tempo, una confusione eternamente vorticante, cos come (rapida vortica) la sabbia quando soffia un vento turbinoso. [Il Manzoni ha ravvisato una suggestiva rispondenza tra il contenuto di questa similitudine e la sua struttura sintattica: "La rena si avvolge a spirale crescendo rapida dall'inerzia al moto culminante, per quindi ricadere dal moto culminante all'inerzia: non altrimenti troviamo nella descrizione del Poeta un salire dal meno al pi, e un ridiscendere dal pi al meno".] E io che avevo la testa attanagliata dall'orrore, esclamai: "Maestro, che significano queste grida? che gente questa, che appare cos sopraffatta dal dolore ?" E Virgilio: "Questa infelice condizione propria delle anime spregevol di quelli che vissero senza meritare n biasimo n lode. [Gli ignavi non possono, a rigore, essere inclusi fra i dannati, non avendo essi trasgredito in modo esplicito la legge morale. Questo il motivo per cui Dante li colloca al di qua del fiume Acheronte,

in quel vestibolo dell'inferno che l'autore dell'Eneide aveva assegnato agli insepolti.Il disprezzo di Dante per coloro che per vilt si astennero dall'agire, disprezzo che il Poeta manifesta con estrema violenza, loro furono al mondo ma, non compiendo scelte, non riuscirono n ad agire bene n ad agire male, non ebbero nome.] Sono mescolate alla malvagia schiera degli angeli che (in occasione della rivolta di Lucifero) non si ribellarono n rimasero fedeli a Dio, ma fecero parte a s e non fecero niente a loro pro. Perch il loro splendore non ne sia offuscato, i cieli li tengono lontani da s, n in s li accoglie la voragine infernale, perch i colpevoli (gli angeli che parteggiarono per Lucifero) avrebbero di che vantarsi rispetto ad essi " . [ nellApocalisse si parla di angelo tiepido: nec frigidi, nec callidi. I dannati riceverebbero dalla loro presenza un motivo di vanto, in quanto i dannati hanno scelto la loro strada e hanno compiuto la loro scelta schierandosi.] Ed io: "Maestro, cosa riesce loro cos insopportabile, da farli prorompere in cos disperati lamenti?" Rispose: "Te lo dir in pochissime parole. Costoro non possono sperare in un completo annullamento del loro essere (cio nella morte dell'anima) e (d'altra parte) la loro vita senza scopo tanto miserabile, da renderli invidiosi di qualsiasi altro destino.Il mondo non lascia sussistere alcun ricordo di loro; Dio non li degna n della sua piet n di una sentenza di condanna non parliamo di loro, ma osserva e va oltre ". [non c notizia di loro in quanto non fecero niente] E io, guardando con maggiore attenzione, scorsi un vessillo che girava correndo cos velocemente, da sembrare incapace di una qualsiasi forma di quiete; e dietro ad esso avanzava una tale moltitudine, quale mai avrei immaginato fosse stata annientata dalla morte. [Le pene dell'inferno e del purgatorio riflettono, nella Divina Commedia, la razionalit della giustizia divina. Tra esse e il peccato che colpiscono c' sempre una stretta relazione, il cosiddetto contrappasso: questa punizione in alcuni casi si manifesta per analogia, in altri, invece, per contrapposizione, come qui, per gli ignavi. "... indegno di riposo chi non milita, chi non arrischia, chi non combatte. Dopo la vittoria ci si riposa, e dopo la sconfitta; o anche dopo il cammino: e costoro non vollero vincere, temerono di perdere, non si mossero mai. Vadano dunque eternamente, camminando rapidi, senza saper neppure quale insegna sia quella che li precede; e poi che per nulla mai si scaldarono, prorompano ora in accenti d'ira; poi che per nulla mai gemerono, versino ora lamenti e lagrime; poi che per nulla mai rischiarono una goccia di sangue, stillino sangue. Lagrime e sangue, che furono da loro negati al servigio delle cause umane, e di quella di Dio, scendano a impinguare i vermi che brulicano ai loro piedi con tormentoso fastidio" (Mazzoni).] Dopo aver ravvisato qualcuno nella folla, vidi e riconobbi l'anima di colui che per pusillanimit fece per vilt il gran rifiuto. [L'eremita Pier da Morrone, eletto papa nel 1294 col nome di Celestino V, dopo cinque mesi rinunci al pontificato.Gli succedette, sulla cattedra di Pietro, Bonifacio VIII, il quale, nel conflitto divampato a Firenze fra le due fazioni dei Guelfi, i Bianchi e i Neri, favor questi ultimi. In seguito al prevalere dei Neri, Dante, che era andato a Roma in missione ufficiale presso il papa, non pot pi tornare nella sua citt (1302). Celestino V era visto come sinonimo di rinnovamento ecclesistico, ma egli storicamente fu indotto ad abdicare. Si racconta un aneddoto in cui Bonifacio VII non ancora papa, travestito da diavolo, spavent Celestino V, questo vuole spiegare che forse il papa fu in qualche modo costretto a rinunciare alla sua carica perch spaventato e costretto da altri a rinunciarvi. Altri vedono in costui o Esa, che rinunci alla sua primogenitura per un piatto di lenticchie, o Giuliano lApostata (dopo Costantino, grande nemico dei Cristiani), o

Romolo Agustolo (deposto da Odoacre e costretto allesilio) o Giano della Bella o Vieri dei Cerchi; altri ancora lo inquadrano come Ponzio Pilato, che con il suo celebre me ne lavo le mani rinunci a giudicare Ges e lasci il suo giudizio alla folla che ne prefer Barabba.] Compresi allora d'un tratto e fui sicuro che questa era la turba dei vili, sgraditi a Dio non meno che ai suoi nemici (i diavoli). Questi miserabili, che vissero come se non fossero vivi (in quanto non seppero affermare la loro personalit), erano nudi, continuamente punti da mosconi e da vespe che si trovavano l. [Non sono vivi in quanto non hanno utilizzato le loro facolt quali la capacit di scegliere, derivata dallintelletto, rinunciare a questo vuol dire rinunciare allessere uomini e quindi essere morti spiritualmente e moralmente. Queste persone cos vili sono meritevoli di una pena tanto vile, quale questa in cui vermi e insetti sono gli animali pi vili e si credeva che nascessero dalle cose putride.] [La vilt contrapposta alla magnanimit: Aristotele nella sua Etica Nicomachea, o a Nicomaco, tradotta e commentata dallarabo Averro che la diffonde poi in occidente dove verr tradotta in latino: libro della magnanimit = magnanimo colui che si stima degno di grandi cose e lo veramente, chi si ritiene inferiore a quelle cose pusillanime , pusillanime per eccellenza colui che degno di grandi cose ma non le fa (atteggiamento del magnanimo: grandezza fisica corrisponde a grande magnanimit). Luomo magnanimo in pericolo non risparmia la sua vita, non si adegua alle idee degli altri e alle opinioni altrui, ma mostra e parla apertamente dicendo la verit; pusillanime colui ch invece si preoccupa dellopinione degli altri nascondendo i propri sentimenti. Dante rispetta molto la magnanimit, che non assicura la salvezza, ma comunque una grande virt, egli infatti non esiter a lodare dannati che furono nella loro vita magnanimi.] Esse rigavano il loro volto di sangue, che, misto a lagrime, era succhiato ai loro piedi da vermi nauseabondi. E dopo aver spinto il mio sguardo pi in l, vidi sulla riva di un gran fiume una folla; perci interpellai Virgilio: "Maestro, consentimi di apprendere chi sono queste genti, e quale consuetudine le fa apparire cos ansiose di passare sull'altra riva, come intravedo attraverso la debole luce". Virgilio mi rispose: Le cose ti saranno note (conte: conosciute) quando fermeremo i nostri passi presso il doloroso fiume Acheronte . Allora, con gli occhi abbassati per la vergogna, temendo che il mio discorso gli riuscisse fastidioso, cessai di parlare finch arrivammo al fiume. [Questo, come altri atteggiamenti di umilt di Dante nei confronti del maestro, rischia di apparire eccessivo rispetto al motivo che lo ha determinato, se lo si limita al suo significato pi ovvio.In realt, Virgilio, nelle prime due cantiche, non un personaggio al pari degli altri, come d'altronde non nemmeno solo un'allegoria, un semplice simbolo. Per capire il rapporto che si stabilisce nel corso del poema tra Dante e Virgilio, occorre tener presente che in quest'ultimo si incarnano, per Dante, le pi eccelse qualit della poesia, quasi un traguardo di perfezione nella cui contemplazione egli si perde. Non si tratta di un sovrassenso meccanicamente imposto alla lettera (come potrebbe essere la ragione, o la filosofia, o - sul piano politico - l'idea imperiale, cui di volta in volta la figura di Virgilio stata ricondotta, con scrupolo forse eccessivo, dagli interpreti), ma di un senso pi vasto del significato letterale, che da quest'ultimo continuamente trabocca. La trascendenza come poesia: ecco quello che il personaggio di Virgilio incarna agli occhi di Dante. Il poeta latino - avverte il Montanari " la persona viva che ha rivelato a Dante il pi alto valore della poesia: di una poesia che sia capace di assorbire nella propria forma non solo la ragione umana che si esercita sulle cose visibili, ma l'aspirazione dell'uomo a varcare le soglie di quel cammino invisibile senza del quale l'uomo non pu raggiungere il suo ultimo destino". Solo un sentimento religioso pu dettare parole come quelle che la reverenza per il maestro ha ispirato a Dante.]

E (dopo essere qui giunti) ecco dirigersi alla nostra volta, su un'imbarcazione, un vecchio, canuto (bianco per antico pelo), che gridava: Sventura a voi, anime malvagie ! Non illudetevi di poter pi vedere il cielo: vengo per traghettarvi sull'altra riva nel buio eterno, nel fuoco e nel ghiaccio che regnano nei supplizi infernali. E tu che, ancora in vita, ti trovi con loro, allontanati dalla turba dei gi morti. Ma dopo aver visto che non me n'andavo, continu: Attraverso vie e luoghi di imbarco diversi giungerai alla riva, che non questa, da dove sarai traghettato (per passare): una barca pi leggiera ti dovr trasportare . [Caronte il primo dei custodi infernali che i due poeti incontrano nel loro viaggio Caronte sa che Dante destinato a salvarsi: l'anima del Poeta, dopo la morte del suo corpo, sar tra quelle che si raccoglieranno alla foce del Tevere, per essere trasportate in purgatorio da un vasello snelletto e leggiero (Purgatorio II, 41) , ossia dal pi lieve legno cui accenna Caronte, unimbarcazione pi leggera, vascello, guidata da un angelo, che lo condurr nel Purgatorio e poi potr accedere al Paradiso (profezia sul destino post mortem di Dante).] E Virgilio gli disse: Non te n'avere a male, o Caronte: si vuole cos l dove si pu fare tutto ci che si vuole ( la decisione divina presa nel cielo Empireo, dove tutto ci che voluto pu avere immediata attuazione), e non chiedere altro . [Vuolsi cos col dove si puote: Dante non nomina mai Dio parlando con i custodi infernali, ma la perifrasi esplicita nell'indicare Colui che ha decretato il suo viaggio nell'al di l. Un motivo pi intimamente poetico pu tuttavia rendere ragione di questa formula, che verr ripetuta tale quale o con lievi modifiche in occasione di altri incontri con i guardiani infernali. "Se infatti Virgilio avesse risposto semplicemente che questo era voluto da Dio, Caronte non sarebbe stato colpito come da quel tortuoso intrico di parole, che lo circuiscono tremende e misteriose, incidendo, ossessionanti, la volont e la potenza del Cielo..." (Grabher) Il Sapegno scorge invece in questo procedimento "un certo schematismo e una certa meccanicit d'invenzione", destinati a sparire col progressivo maturare, in senso drammatico e mosso, dell'arte del Poeta.]