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Dante, un Iniziato.

Durante degli Alighieri, al secolo Dante, nato tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno del 1265,
ben poco si sa in realtaà della sua vita.
Fu peroà l’esempio vivente di come l’uomo di ricerca interiore, il Mistico, non debba affatto
disinteressarsi alla vita ed al passaggio nel mondo materiale per dedicarsi unicamente alla
contemplazione dell’interiore e del trascendentale: per godere appieno dell’evoluzione che
questo “piano” puoà donare, deve invece trovare il giusto equilibrio tra vita attiva-via secca e
vita contemplativa-via umida (rappresentate da Lia e Rachele nella tradizione giudaico-
cristiana).

Dalle opere dantesche si evincono i suoi profondi studi e meditazioni, che peroà non gli
impedirono di essere uno dei personaggi piuà attivi politicamente e socialmente del suo tempo,
dall’etica e centratura impeccabili, anche dopo l’umiliazione dell’esilio.

Quello che ci interessa sapere in questa sede eà che sicuramente fece parte di una fratellanza
comunemente detta dei “Fedeli D’Amore”, denominazione con cui il mondo accademico ha
definito quella congrega di poeti appartenenti al cosiddetto “Dolce Stil Novo”, che, nel
primissimo rinascimento fiorentino del ‘300, cantavano dell’amore puro, per una donna
angelicata.

Essi non erano peroà semplici poeti, ma con ogni probabilitaà Iniziati ad una fratellanza di
Ordine Tradizionale ed Iniziatico costretti a parlare per enigmi e allegorie, date le avversitaà
dei loro tempi.
Ma non solo: la poesia eà anche un mezzo per parlare al cuore e non alla mente, alla parte
animica e non razionale di noi, esempio di perfezione e bellezza attraverso cui innalzare la
coscienza umana oltre il terrestre per giungere all’Empireo.
Questo il vero scopo di Fedeli D’Amore e Stil Novisti.

Purtroppo non esiste una documentazione storica di questa affiliazione oltre ad una medaglia
custodita al Museo Imperiale di Vienna, dove su una faccia eà raffigurato lo stesso Dante,
mentre sul rovescio l’iscrizione: F.S.K.I.P.F.T. (che Gueé non traduce: “Fidei Sanctae Kadosh
Imperialis Principatus Frater Templarius”. Ricordiamo inoltre che Kadosh eà una parola di
origine ebraica che significa “Santo”, e ancor oggi designa un alto grado della Massoneria).
Ma, attraverso i Simboli di cui Dante ha cosparso l’intera sua opera, possiamo immaginare che
si trattasse di una branca esoterica dello stesso Ordine Templare, ordine che fino a quel
momento era stato il custode di quella gnosi esoterico-misterica occidentale che viene ancora
oggi tramandata dagl’Ordini Tradizionali.

Dante, infatti, riserva particolari invettive all’interno della Commedia ai tre personaggi
responsabili della soppressione dell’Ordine dei Cavalieri Templari: Filippo Il Bello Re di
Francia, Papa Clemente V, e Guglielmo di Nogaret (giurista e cancelliere di Filippo Il Bello),
morti tutti in circostanze sospette, dopo aver giustiziato sul rogo Jacques De Molay, ultimo
Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio.
Non dimentichiamo inoltre che Dante si sceglie come ultima guida, come tramite e
intercessore tra lui e lo sguardo di Maria, che gli permetteraà poi di guardare direttamente Dio,
San Bernardo di Chiaravalle, redattore della regola dell’Ordine Templare.
In Dante viene utilizzato in modo esplicito e quasi categorico il Simbolismo della Rosa.
Nel XXXI Canto del Paradiso infatti dichiara:

In forma dunque di candida Rosa


mi si mostrava la Milizia Santa
che nel suo sangue Cristo fece sposa

Qui l’Alighieri sembra quasi suggerire che quella che un tempo era la “Milizia Santa” (Cavalieri
Templari), avesse assunto una diversa forma che lui denomina di “Candida Rosa”.
Si potrebbe quindi ipotizzare senza troppo fantasticare, che la Tradizione Sapienziale dei
Templari, dopo la loro soppressione, fosse passata in custodia a coloro che in seguito furono
nominati “Fedeli d’Amore” , e di conseguenza Dante e i “Fedeli” sarebbero quindi i precursori
noncheà l’anello di congiunzione tra l’Antica Tradizione Templare e quella Tradizione che nei
secoli successivi si sarebbe riordinata e manifestata sotto il nome dell’Ordine della Rosa-
Croce.

In ogni caso Dante ci ha lasciato l’opera piuà completa di Storia, Sapienza e Simbolismo che sia
mai stata scritta: egli eà senza dubbio l’uomo che ha portato la Tradizione fuori dalle nebbie del
Medioevo verso la Luce del Rinascimento.
Opere Principali D’Interesse Esoterico:

VITA NOVA.

Questo libello mostra tutta l’umanitaà dello scrittore, quello stesso uomo che ha scritto l’opera
perfetta ed immortale per antonomasia: la “Commedia”.
Il Poeta dimostra qui che non avrebbe potuto giungere a tali altezze senza prima scontrarsi
con le debolezze dell’animo umano, per poi finalmente rinascere, per l’appunto, a “vita nuova”.

Nella Vita Nova, Dante parla del dolore e del dubbio dell’uomo di ricerca.
Ce ne parla quasi come in un diario, e ogni qualvolta si scontra con un insegnamento o una
dottrina che lo costringono a rivedere le sue convinzioni e certezze, lui soffre, e ci parla di
questa sofferenza che ogni Iniziato, o ricercatore del Seé , deve sopportare, in quanto
la ricerca stessa e l’evoluzione interiore e coscienziale passano sempre dal dubbio e dalla
messa in discussione continua di se stessi e mai dalla certezza : eà il continuo scontro con la
mente razionale e con l’ego, che dev’essere infinite volte ucciso e ricreato, che ci viene qui
raccontato da Dante. Quel Dante che ogni qualvolta ha l’intuizione o l’impressione di avere
colto anche solo una parte di quella Sapienza Santa che eà Beatrice, poi la perde e soffre,
percependo l’inadeguatezza e la piccolezza del suo io inferiore di fronte a quelle veritaà che si
tentano inutilmente di conciliare con la mente razionale, che invece ci ostacola e imprigiona.

Il Dante che descrive l’Inferno eà un uomo che ha giaà portato a termine il “V.I.T.R.I.O.L.” degli
alchimisti (Visitato la terra interiore e rinvenuto la Pietra Occulta).
Mentre il Dante della Vita Nova, ci racconta passo a passo ogni incontro-scontro con quei
demoni interiori che devi conoscere ed affrontare per poi accettarli, esorcizzarli, sconfiggerli e
trasmutarli, rinvenendo infine la Pietra dei Filosofi.

Ogni Donna che Dante, Cavalcanti od ogni altro Fedele d’Amore incontra sulla sua via, non
rappresenta altro che una delle dottrine esoterico-misteriche che essi hanno incontrato
durante il loro lavoro di ricerca di veritaà assolute, di quella Pietra Occulta che eà l’unico
medicamento.

Interessante notare poi, come Dante nel racconto incontri Beatrice a nove e poi a diciotto anni;
e come i Cavalieri Templari usavano tenere gli adepti nel grado di novizi, prima
dell’iniziazione, per nove anni esatti.
DIVINA COMMEDIA.

L’aggettivo “Divina” viene aggiunto in un secondo momento dal Boccaccio per intendere la
tematica dell’opera e, soprattutto, la qualitaà stessa dell’opera dantesca, che sembra quasi
andare oltre l’umano, “trasumanar” per utilizzare un neologismo dantesco.
L’originale titolo di “Comedìàa”, viene scelto da Dante in quanto la commedia, in genere,
introduce all’inizio qualche difficoltaà risolvendo nel finale tutti i problemi e dona piena felicitaà
ai protagonisti e, a differenza della tragedia, non richiede uno stile elevato e sublime, ma un
linguaggio piano e umile, alla portata di tutti.

La Divina Commedia rappresenta una summa della cultura medioevale e dimostra in Dante
non soltanto il genio poetico e letterario, ma anche la sua immensa cultura. Troviamo in essa
approfondite nozioni di Teologia, Filosofia, Storia, Aritmetica, Geometria, Numerologia, Cabala,
Astronomia e Astrologia, oltre che un’approfondita conoscenza del mito e del simbolo.

Il 3, numero sacro della manifestazione, ricorre di continuo: i 14.223 versi in endecasillabi


sono raggruppati in terzine, le terzine sono raccolte in canti, e questi in numero di 33 per volta
(piuà uno di prologo per l’Inferno) formano le 3 cantiche.

Il numero piuà caro a Dante eà peroà il 9, numero spesso attribuito a Beatrice stessa. Esso eà
l’esaltazione del numero 3 (3x3=9), e in esoterismo eà il simbolo del compimento di un ciclo sui
tre piani di manifestazione: fisico e materiale, mentale e spirituale, astrale e divino. Se ogni
creazione prende vita secondo una legge basata sul 3, la realizzazione finale che si collega o si
proietta sui tre piani si concretizza col 9.
Nonostante tutto nelle Commedia sembri costruito sul 3 e sul 9, Dante decide di renderla di
100 canti e non 99, in quanto il numero 100 eà esaltazione del numero 10, numero sacro e
perfetto del Tutto, nel quale l'immaginazione pensante divina ha realizzato l'intera Creazione.

Beatrice, rappresentazione di quella Sapienza Santa cui eà necessario ricongiungere l’intelletto,


la troviamo vestita dei tre colori, verde, bianco e rosso, simbolo delle tre fasi della Grande
Opera e delle tre virtuà teologali necessarie per conseguirla: il Verde rappresenta la Speranza e
la possibilitaà di seguire un Cammino Superiore, e prende l’ispirazione dal colore Bianco, la
Fede, e la sublima nel Rosso, la Caritaà , che rappresenta la benevolenza e l’accettazione del
proprio Cammino.

Questi tre colori risultano presenti anche nella simbologia alchemica, dove il verde sarebbe
riconducibile alla Nigredo (opera al nero – Inferno), dove la materia grezza e imperfetta viene
disgregata affincheé l’essenza possa liberarsi dalla corporeitaà e giungere alla sublimazione del
bianco, Albedo (opera al bianco – Purgatorio), qui l’anima corrotta e impura eà stata estratta e
purificata in modo da potere ascendere verso l’Empireo. Questo ciclo si conclude nel rosso,
nella sintesi finale della Rubedo (opera al rosso – Paradiso), che ne concreta il risultato.

Inoltre le tre cantiche si concludono tutte con la parola stelle, come se la meta finale fosse
proprio quella di riconciliare l’infinitamente grande con l’infinitamente piccolo, “come in alto
cosìà in basso”, come suggerisce la Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto.
INFERNO.

(Nigredo – opera al nero).

“Inferi”-“bassi”, qui Dante attua il V.I.T.R.I.O.L.: visita le parti piuà infime e basse dell’animo
umano, tutti quei desideri concupiscenti figli della nostra animalitaà , corporeitaà e materialitaà ,
dettati dal nostro Ego o personalitaà inferiori. Parti di tutti noi, della nostra umanitaà , che non
dobbiamo ignorare per sconfiggerle, ma al contrario scovarle, esaminarle, esorcizzarle e infine
accettarle come parti di noi stessi, ed in questo modo poi trasmutarle, tramutare cioeà quelle
pulsioni e desideri, in desiderio per l’alto e il trascendente. Divenire quindi uomini di
desiderio, in continua tensione e ricerca interiori, in modo da svegliare Uroboro, il serpente
che si mangia la coda, il desiderio dei desideri, e tramutarlo in Kundalini, che risvegliato
risaliraà la nostra spina dorsale in tensione verso i Cieli Infiniti e l’Essere Assoluto.

PURGATORIO.

(Albedo – opera al bianco).

All’inizio della cantica il Poeta incontra l’Alba, ovvero la bianchezza che appare ad oriente,
quando comincia a levarsi il giorno.
E’ il momento astrologico della scoperta, della nuova vita che giunge subito dopo alla
necessaria introspezione.

Segue la lunga salita sul monte, che rappresenta la fatica e la costanza con la quale condurre
questa fase dell’opera, in cui si ridirigono le forze dei desideri concupiscenti (rappresentati dai
7 peccati capitali, che non sono altro che i 7 metalli alchemici), rappresentazione, a loro volta,
di quei vizi dell’anima che possono essere tramutati al positivo, con l’ausilio delle 7 virtuà (3
teologali + 4 cardinali).

In questa fase si attua uno spostamento di coscienza: l’identificazione del Seà passa dalla
propria macchina biologica e personalitaà inferiore (morte dell’ego), alla propria parte animica,
immortale ed eterna.

PARADISO.

(Rubedo – opera al rosso).

Il Paradiso dantesco eà un’ascesa mistica costruita secondo lo schema dell’Albero della Vita
della Cabala Ebraica. Inoltre ogni Cielo eà presieduto da gerarchie angeliche, cosìà come sono
state classificate da Dionigi Aeropagita.

Dante nel Paradiso spiega la realizzazione della Rubedo, che rappresenta il matrimonio
alchemico del mercurio con lo zolfo, ossia dell’anima purificata con lo Spirito.
In quest’ultima fase dobbiamo morire un’ultima volta a noi stessi, identificarci non piuà con
l’anima ma con lo Spirito, il Seé deve sciogliersi nell’Uno incondizionato.
Si diventa, in questo modo, piena espressione della Coscienza e del Volere Cosmici.
“Ma già volgeva il mio disio e ‘l Velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’Amor che move il sole e l’altre stelle.”

fr. Jacopo

Bibliografia essenziale

Dante Alighieri, Commedia Multimediale, a cura di Riccardo Bruscagli e Gloria Giudizi,


Zanichelli, 2011;

Angela e Giulio Malvani, L’Inferno esoterico di Dante, Edizioni Penne e Papiri, 2005;
Angela e Giulio Malvani, il Purgatorio esoterico di Dante, Edizioni Penne e Papiri, 2008;
Angela e Giulio Malvani, Arbor Vitae – il Paradiso di Dante, Edizioni Penne e Papiri, 2003;

Marcello Vicchio, La Divina Commedia – Commento esoterico iniziatico Vol. I, II, III,
Brenner Editore, 2008;

Reneé Gueé non, L’Esoterismo di Dante, Adelphi, 2001;

Morena Poltronieri e Ernesto Fazioli, E Dante scrisse di Magia, Hermatena, 2005;

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Primo Contro, Dante Templare e Alchimista, Bastogi, 2005;

Edi Minguzzi, La struttura occulta della Divina Commedia, Libri Scheiwiller, 2007;

Filalete Ireneo, L’Esoterismo Rosacroce nella Divina Commedia, Bastogi, 2011.