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SUBLIMI VOLTI

DELL’INFINITO
L’UOMO DI FRONTE ALL’INFINITO

“L’uomo contempli, dunque, la natura tutt’intera nella sua alta e


piena maestà, allontanando lo sguardo dagli oggetti meschini
che lo circondano. Miri quella luce sfolgorante, collocata
come una lampada eterna a illuminare l’universo; la terra gli
apparisca come un punto di confronto dell’immenso giro che
quell’astro descrive, e lo riempia di stupore il fatto che questo
stesso vasto giro è soltanto un tratto minutissimo in confronto
di quello descritto dagli astri roteanti nel firmamento. E se, a
questo punto, la nostra vista si arresterà, l’immaginazione vada
oltre: si stancherà di concepire prima che la natura offrirle la
materia. Tutto questo mondo visibile è solo un punto
impercettibile nell’ampio seno della natura.”

Pascal, Pensieri [72], pp. 97-100.


“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interinati
Spazi di là di quella, e sovraumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; […]”
G. Leopardi, Canti, L’infinito

“Per non aver considerato questi due infiniti, gli uomini si son
vòlti temerariamente all’indagine della natura, come se
avessero qualche proporzione con essa. È strano che abbian
voluto scoprire i principi delle cose, e giungere da questi sino
a conoscere tutto, con una presunzione infinita come il loro
oggetto: perché è certo che non si può concepire un tal
disegno senza una presunzione o una capacità infinite, come la
natura.”
L’INQUIETUDINE

“Quando considero la breve durata della mia vita, sommersa


nell’eternità che la precede e la segue, il piccolo spazio che
occupo e financo che vedo, inabissato nell’infinita immensità
degli spazi che ignoro e che m’ignorano, io mi spavento e
stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, non essendoci
nessuna ragione perché sia qui piuttosto che là, oggi piuttosto
che domani. Chi mi ci hai messo? Per ordine e per opera di chi
questo luogo e tempo furon destinati a me? «Memoria hospitis
unius diei praetereuntis»1.
Il silenzio eterno di quegli spazi infiniti mi sgomenta.”

1.«Ricordo dell’ospite di un giorno, che subito passa»


(Libro della Sapienza)

Pascal, Pensieri [205, 206], p. 94.


“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.

G. Leopardi, Canti, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.


LA NATURA SUBLIME

“Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia


tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda oggetti
terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, è una fonte
del sublime; ossia è ciò che produce la più forte emozione che
l'animo sia capace di sentire. Dico l'emozione più forte, perché
sono convinto che le idee di dolore sono molto più forti di
quelle che riguardano il piacere. […]
Quando il pericolo o il dolore incalzano troppo da vicino, non
sono in grado di offrire alcun diletto e sono soltanto terribili;
ma considerati a una certa distanza, e con alcune
modificazioni, possono essere e sono dilettevoli, come
riscontriamo ogni giorno.”

E. Burke, Inchiesta sul Bello e il Sublime.


“Suave, mari magno turbantibus aequora ventis e terra
magnum alterius spectare laborem; non quia vexari
quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas
quia cernere suavest. suave etiam belli certamina magna tueri
per campos instructa tua sine parte pericli.”

“È dolce, quando sul vasto mare i venti turbano le acque,


assistere da terra al gran travaglio altrui, non perché sia un
dolce piacere che qualcuno soffra, ma perché è dolce vedere di
quali mali tu stesso sia privo. È dolce anche vedere i grandi
scontri di guerra schierati nella pianura senza che tu prenda
parte al pericolo.”

Lucrezio, De rerum naturae, Liber II, vv. 1-6.


“Fredde, tacite, smorte,
sudàr le genti e palpitàr, vedendo
mossi alle nostre offese
folgori, nembi e vento.”

G. Leopardi, Canti, La quiete dopo la tempesta.


“[…] Limitati, come siamo, in ogni campo, questa condizione
intermedia tra due estremi si riscontra in tutte le nostre facoltà.
I nostri sensi non percepiscono nulla di estremo: troppo
rumore ci assorda, troppa luce abbaglia; l’eccessiva distanza e
l’eccessiva prossimità impediscono la vista; troppa lunghezza
e troppa brevità rendono oscuro il discorso; troppa verità
c’intontisce. […]
Noi non sentiamo né l’estremo caldo né l’estremo freddo. Le
qualità eccessive ci sono nemiche. […]”

Pascal, Pensieri [72], pp. 102-3.


(1)“Da quella parte della teoria del piacere dove si mostra come
degli oggetti veduti per metà, o con certi impedimenti ec. ci
destino idee indefinite, si spiega perché piaccia la luce del sole
o della luna, veduta in luogo dov’essi non si vedano e non si
scopra la sorgente della luce; un luogo solamente in parte
illuminato da essa luce; il riflesso di detta luce, e i vari effetti
materiali che ne derivano; il penetrare di detta luce in luoghi
dov’ella divenga incerta e impedita […]”
(2)“Il bello di quelle arti […] consiste nella scelta di tali o
somiglianti sensazioni indefinite da imitare.”
G. Leopardi, Zibaldone, (1) Teoria della visione (2) Indefinito e poesia.

“Una bella pittura, una sublime poesia, faranno qualche senso


anche in chi non abbia ne gusto o passione.”

P. Verri, Discorso sull’indole del piacere e del dolore, cap. VIII.


IL NAUFRAGIO DELLA SPERANZA

“[…] Ahi come


Come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova,
mia lacrimata speme!”

G. Leopardi, Canti, A Silvia.


“[…] Ogni più lieto
giorno di nostra età primo s’invola.
Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l’ombra
della gelida morte. […]”

G. Leopardi, Dieci canzoni del ’24, Ultimo canto di Saffo.


L’ABISSO NEBBIOSO

“Nel chiudere questa visione d'insieme della bellezza sorge


naturale l'idea di paragonarla col sublime, e in questo paragone
appare notevole il contrasto. Gli oggetti sublimi sono infatti
vasti nelle loro dimensioni, e quelli belli al confronto sono
piccoli; se la bellezza deve essere liscia e levigata, la
grandiosità è ruvida e trascurata; la bellezza deve evitare la
linea retta, ma deviare da essa insensibilmente; la grandiosità
in molti casi ama la linea retta, e quando se ne allontana
compie spesso una forte deviazione; la bellezza non deve
essere oscura, la grandiosità deve essere tetra e tenebrosa; la
bellezza deve essere leggera e delicata, la grandiosità solida e
perfino massiccia. Il bello e il sublime sono davvero idee di
natura diversa, essendo l'uno fondato sul dolore e l'altro sul
piacere, e per quanto possano scostarsi in seguito dalla diretta
natura delle loro cause, pure queste cause sono sempre distinte
fra loro, distinzioni che non deve mai dimenticare chi si
proponga di suscitare passioni.”
E. Burke, Inchiesta sul Bello e il Sublime.
“Quel sentimento di sconforto provato dall’immaginazione si
converte in un piacere della ragione perché tali entità
smisurate, come le catene montuose, i ghiacci, la volta
celeste… ma pur sempre finite, hanno il potere di risvegliare
in noi l’idea dell’infinito che è superiore ad ogni realtà ed
immaginazione sensibile. Ma scoprendoci portatori dell’idea
di infinito, che attesta la nostra essenza di esseri superiori alla
natura, trasformiamo l’iniziale senso della nostra piccolezza
fisica in una finale consapevolezza della nostra grandezza
spirituale.”

Kant, Critica del Giudizio.

“[…] Così tra questa


immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar mi è dolce in questo mare.”

G. Leopardi, Canti, L’infinito.


[…] per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno […]

G. Leopardi, Canti, L’infinito.

“La storia degli uomini ci da l’idea di un immenso pelago di


errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti,
verità soprannuotano.”

C. Beccarla, Dei delitti e delle pene, brano B, cap. XXVIII


IL SENTIMENTO DELL’INFANZIA

“Mirava le vie dorate e gli orti,


e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.”

G. Leopardi, Canti, A Silvia.

“Ogni consolazione, ogni piacere, ogni aspettativa, ogni disegno,


illusione ec. di quell’età tien sempre all’infinito. […] Anzi,
osservate che forse la massima parte delle immagini e
sensazioni indefinite che noi proviamo pure dopo la
fanciullezza, si riferiscono a lei, dipendono e derivano da lei,
sono come un influsso e una conseguenza di lei.”

G. Leopardi, Zibaldone, Il vago, l’indefinito e le rimembranze.