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Dorsy Academy Corso per Operatori Socio Sanitari 20102010-2011

elaborato di Demetrio Serraglia

Indice 1. Presentazione personale 2. Il ruolo professionale dellOperatore Socio Sanitario 3. La mia esperienza di tirocinio 3.1. Le informazioni sullente 3.2. La mia giornata tipo 3.3. Competenze acquisite 4. Conclusioni 5. Ringraziamenti p. 2 p. 4 p. 6 p. 8 p. 10 p. 11 p. 13 p. 16

Elaborato di Demetrio Serraglia

1. PRESENTAZIONE PERSONALE Mi chiamo Demetrio Serraglia, ho 33 anni, e circa un anno fa, il primo maggio 2010 (data significativa) mi sono ritrovato ad essere disoccupato dopo un esperienza di cinque anni come impiegato presso unagenzia di assicurazioni. Lagenzia preso cui lavorava aveva chiuso e quindi mi dovevo confrontare con il mio futuro lavorativo, ero ad un bivio: proseguire in quel settore o cambiare totalmente ambito? Nel corso dellesperienza lavorativa in ambito assicurativo ho acquisito buone capacit di relazionarmi con il pubblico, affrontando e risolvendo quelle problematiche che possono insorgere quando si ha un rapporto diretto con i clienti nellottica di un servizio efficace. Ma quello che ora cercavo era diverso, desideravo ora iniziare unesperienza professionale in cui ci sia realmente il contato umano vero e non di facciata, e ho pensato che lambito socio assistenziale potesse essere unopportunit il tal senso. Ho cos deciso, con lappoggio fondamentale della mia fidanzata, di trasferirmi dal Veneto (mia amata terra natia) a Varese per vivere con lei e cos rimettendomi in gioco dal punto di vista professionale, iniziando una nuovo percorso: quello dellOperatore Socio Sanitario. Lavorare in questo ambito per me significa prendersi cura degli altri in modo professionale, competente ed umano, perch la guarigione inizia dai rapporti umani che si possono instaurare con i pazienti e gli ospiti. Lintenzione che spinge una persona ad intraprendere questa professione per me un elemento basilare, lavorare in ambito sanitario non una professione come le altre ma un modo di essere nel mondo. Lesperienza di lavoro con gli anziani, e non solo, per me molto importante, ritengo sia fondamentale preservare e curare quella che la memoria storica ed umana che risiede nelle generazioni che ci hanno preceduto, la cura degli anziani doverosa poich quanto loro stessi hanno fatto nei nostri confronti quando eravamo giovani o in difficolt. Essere vicini alle persone nellultima parte della loro vita in modo competente e professionale quanto meno auspicabile, possibilmente entrando in empatia con loro applicando un sistema olistico di cura che tenga conto interamente della persona: corpo, mente, anima, tessuto relazionale, ecc. con questi presupposti che nellottobre del 2010 ho iniziato questo percorso formativo, cercando nel contempo di mettere a frutto a 360 le mie precedenti esperienze sia scolastiche (Laurea in

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Storia e Maturit professionale Alberghiera) che extra scolastiche (la mia decennale esperienza come capo scout), che lavorative. Nel mio bagaglio culturale inoltre possiamo trovare la conoscenza della lingua veneta e dellitaliano, e a livello scolastico sia la lingua francese che quella inglese. Inoltre nelluso del computer ho buone conoscenze di word, base di excel, so utilizzare i vari programmi di posta elettronica, e so usare internet. Nel mio corso di studio universitario ho superato lidoneit informatica. Durante il servizio di leva militare, nel 2004, ho conseguito lattestato di primo soccorso rilasciato dal SUEM di Crespano del Grappa (TV)

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2. IL RUOLO DELLOPERATORE SOCIO SANITARIO Loperatore Socio Sanitario un operatore di interesse sanitario che, a seguito dellattestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attivit indirizzate a soddisfare i bisogni primari della persona il un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e lautonomia della persona. Tale attivit svolta sia nel settore sociale che in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, in ambito ospedaliero, residenziale e domiciliare. Svolge la propria attivit in collaborazione con gli altri operatori prmfessionali preposti allassistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale. LOSS un operatore di supporto ad alta integrazione socio sanitaria. Opera in base a criteri di bassa discrezionalit e alta riproducibilit ed affiancabile a diverse figure professionali sia sanitarie sia sociali. In ambito sanitario prevalente lintegrazione con il personale infermieristico allinterno dellequipe assistenziale. Agisce in base alle competenze acquisite ed in applicazione dei piani di lavoro e dei protocolli operativi predisposti dal personale sanitario e sociale preposto, responsabile del processo assistenziale. Negli ambiti delle attivit e delle competenze individuate, loperatore sociosanitario:

Opera in quanto agisce in autonomia rispetto a precisi e circoscritti interventi; Coopera in quanto svolge solo parte delle attivit alle quali concorre con latri professionisti (infermieri professionali, terapisti della riabilitazione, dietologi, educatori professionali etc.) Collabora in quanto svolge attivit su precise indicazioni dei professionisti.1

Senza ombra di dubbio principalmente, analizzando quanto scritto dalla legge regionale, lOSS non agisce se prima non ha ricevuto indicazioni dalle figure professionali che lo subordinano; inoltre necessario che collabori con tutta lequipe sanitaria al fine di perseguire un unico obbiettivo. Ci vuole significare che anche lOSS deve essere informato sulla patologia dellospite/paziente, sui progetti di recupero dello stesso, sulle capacit residue e sulle attivit che egli pu compiere individualmente e quelle che invece deve assolutamente compiere con supervisione del personale. Loperatore prima di iniziare qualsiasi procedura deve sempre documentarsi sulla situazione del paziente, su quali sono le principali precauzioni da adottare durante ligiene del malato, durante i suoi trasferimenti, ecc.

Regione Lombardia - Deliberazione Giunta Regionale 18 luglio 2007 N. 8/5101

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Il ruolo dellOSS non quindi da sottovalutare se si considera che la figura che sta pi tempo a contatto con il paziente.

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3. LA MIA ESPERIENZA DI TIROCINIO Iniziando quella che stata la mia esperienza di tirocinio non sapevo cosa aspettarmi, ci non significa che la scuola non mi avesse preparato teoricamente su cosa fosse il lavoro per cui stavo studiando, ma mi rendevo pienamente conto della differenza che poteva esserci tra la teoria e la pratica (la realt della sofferenza, lintimit con cui loperatore si deve confrontare con il paziente/ospite, il come avrei reagito confrontandomi con il disagio di una parte della vita che la nostra societ tende ad ignorare). Principalmente sono stato spinto verso questa professione da due eventi: la perdita di lavoro avvenuta il primo maggio 2010 (data significativa visto che la festa dei lavoratori), e lultima parte di vita di mia nonna paterna trascorsa in RSA2. Probabilmente se non avessi mai perso il lavoro mai avrei preso in considerazione il lavoro dellOSS come mia professione; e sicuramente laver visto il vissuto di mia nonna in RSA mi ha fatto intuire che questo poteva essere un lavoro per me, un lavoro in cui ci si pu donare ed in cui si pu ricevere molto (soprattutto dal punto di vista emozionale e di relazione). Gi dal primo giorno del primo tirocinio presso lRSA Molina di Varese c stato un feeling con questo lavoro, scoccata la scintilla. Limpacciataggine e la paura verso cosa andavo incontro sono sparite velocemente, e a questi sentimenti subentrata la gioia e la felicit per un lavoro che non un semplice lavoro come tanti altri ma unesperienza di vita che ti forma e ti cambia giorno per giorno. Quello che ho provato la fortuna di tornare sempre a casa felice, e questo sentimento si confermato anche nellesperienza fatta in Ospedale. Ma cosa ho imparato che una legge non pu spiegare o pi semplicemente non vuole affrontare? Laccogliere le persone in difficolt; non trattarle come numeri per rispettare in modo integralista la legge sulla privacy; farle sentire vive perch si vuole avere una relazione con loro, si vuole conoscere il loro vissuto; essere disposti ad accogliere senza giudizio una lacrima od uno sfogo; capire che non siamo tutti uguali; interrogarsi su cosa sia il benessere; confrontarsi con la morte non come negazione della vita ma come parte della vita stessa. Queste sono le emozioni su cui mi sono confrontato, e le risposte che nascono da queste domande fanno a mio avviso la differenza tra lessere OSS o fare lOSS. Questo per me il punto di partenza per avere una dimensione olistica del lavoro in ambito socio sanitario e assistenziale, certamente senza sottovalutare la professionalit nellutilizzo degli strumenti e nellapplicare le competenze tecniche che la normativa, lesperienza e la ricerca scientifica ci mettono a disposizione.

Residenza Sanitaria Assistenziale

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Non pretendo in queste poche pagine di dare risposte risolutive, n tanto meno pretendo che quanto ho affermato sia condiviso, ma sicuramente se chi legge si dovesse soffermare per qualche istante su questi temi ne sarei ben felice. Altro mio auspicio che sempre pi persone accogliessero il tempo del fine vita (sia proprio che dei congiunti) in modo pi sereno e proprio, e non come un momento alieno e da estromettere, cos facendo indubbiamente il rapporto con la vita dal concepimento fino alla dipartita sarebbe diverso, non egoistico ma sociale per la ricerca di un benessere che sia veramente tale e di tutti, nella capacit di affrontare il dolore. Ho imparato parlando con i pazienti e gli ospiti con cui mi sono relazionato quotidianamente che le terapie se somministrate in modo meccanico o ancor peggio dogmatico non guariscono ma rattoppano una malattia che prima o poi potr ripresentarsi, parte essenziale del metodo di cura e la relazione che si istaura con il malato (il tutto associato a quelle che possono essere le medicine necessarie), essendo anche consci che lessere umano non immortale e che la medicina non ci deve portare alla vita eterna ma a vivere armoniosamente con noi stessi e possibilmente anche con gli altri. Un sorriso associato ad una pastiglia pu fare la differenza nel nostro lavoro sia per noi che per gli altri.

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3.1 LE INFORMAZIONI SULLENTE Il mio primo tirocinio si svolto presso lRSA Molina di Varese, in modo particolare nel padiglione Perelli (uno dei padiglioni dedicati alle persone anziane), ed proprio questa lesperienza su cui desidero soffermarmi. Per descrivere lente far mie le parole utilizzate nella carta dei servizi dellente stesso; la carta dei servizi il documento familiari, al che viene momento consegnato agli ospiti, e dellentrata nella loro nuova casa, ovvero lRSA. Dico che lRSA diviene la nuova casa per lospite perch nella stragrande maggioranza dei casi, quando uno entra in queste strutture, sar qui che trascorrer lultimo periodo della propria vita, che siano mesi o anni. Essendo una struttura molto ampia, oltre ad essere una struttura che ospita anziani, nellRSA Molina possiamo trovare altre complessi collegati come un nucleo per degenza di riabilitazione di mantenimento ed un asilo nido. La Fondazione in qualit di Residenza Sanitaria Assistenziale opera in regime di accreditamento con il Sistema Sanitario Nazionale, allinterno della A.S.L. della Provincia di Varese. La Struttura inserita in un parco di 25.000 m2 ed composta da quattro grandi Case e un Centro Diurno Integrato, che prendono il nome di illustri benefattori: Caravatti Perelli-Paradisi-Carcano Molina Buzio-Maccechini Nei seminterrati sono dislocati diversi servizi: la lavanderia, le palestre di fisioterapia, i magazzini, la cucina centrale, la mensa per i dipendenti, gli spogliatoi del personale, le camere ardenti, gli ambulatori medici, le aule didattiche e il salone teatro. Nel corpo centrale sono disposti: la cappella, il bar e il locale per il parrucchiere.

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Ogni nucleo dotato di salottini per il pranzo e la televisione, cucinette, bagni assistiti e del locale ad uso infermeria. Inoltre la Fondazione ha al proprio interno un Nucleo per degenza di riabilitazione di mantenimento e un Asilo Nido.3

Casa Perelli Questa struttura, dove ho prestato tirocinio al secondo piano, prende il nome da i due benefattori "Perelli loro consentirono Paradisi" e "Carcano" che con le donazioni la

realizzazione di questa costruzione a met degli anni '70. L'edificio dimensioni , per e capacit

ricettiva, il pi grande fra i plessi dell'Ente. Al piano il terreno presente ciascuno in due nuclei abitativi, mentre l'ultimo piano accoglie un unico nucleo. La struttura dispone di camere singole o doppie e di ampi salottini e sale da pranzo per la vita in comune.4 Nucleo

Alzheimer il Nucleo di riabilitazione di mantenimento. Il primo ed il secondo piano sono divisi

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Carta dei servizi Fondazione Molina Onlus Varese http://www.fondazionemolina.it

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3.2 LA MIA GIORNATA TIPO La mia giornata tipo durante il tirocinio sostanzialmente ripercorre quella che la giornata dellospite, dato che loperatore sta fianco a fianco durante la propria giornata lavorativa con lospite e diviene di fatto una nuova persona di famiglia, da qui la grande importanza del ruolo degli operatori che in alcuni casi aiutano lospite, mentre nei casi pi gravi lo sostituiscono in quelle che sono le attivit della vita quotidiana, anche le pi semplici ed elementari. In tutte le fasi della giornata, che possono andare dalla sveglia e ligiene dellospite, allalimentazione, alle eventuali medicazioni, alla distribuzione delle terapie per arrivare alla buona notte, ci che contraddistingue il rapporto tra operatore e ospite proprio la ricerca da parte di questultimo di un dialogo (anche una semplice chiacchierata), chi vive nellRSA sicuramente vuole continuare a sentirsi considerato come persona e quindi cerca di raccontare e raccontarsi per sentirsi ancora vivo. A fronte di ci uno dei compiti quotidiani degli operatori quello di relazionarsi con gli ospiti, perch lesperienza avuta mi dimostra che la vita sempre, e vivere non solo soddisfare i bisogni primari, perch fermandosi ai bisogni primari si sopravvive o meglio si fa vivere solo il corpo fisico perch quello psichico e spirituale muoiono.

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3.3 COMPETENZE ACQUISITE Tutte le esperienze di tirocinio svolte in questo percorso professionale/scolastico sono state importanti per me perch ho potuto imparare un mestiere e crescere come persona, maturare confrontandomi con me stesso su temi importanti della vita che fino a qualche mese fa avevo solo marginalmente toccato. Oltre ad elementi pi introspettivi ho sviluppato delle conoscenze pratiche e tecniche rispetto alla cura delle persone, il tutto lavorando in equipe con altri professionisti dellambito socioassistenziario e sanitario; inoltre in questa breve seppur intensa esperienza ho avuto modo di entrare in contatto e relazionarmi con le famiglie degli ospiti/pazienti, cercando di capire le loro emozioni ed il loro stato danimo. Durante le fasi delligiene della persona ho imparato ad eseguire questa importante fase di prevenzione nonch di cura in modo discreto e non invasivo, tenendo conto che in queste mansioni si entra in contatto con lintimit fisica della persona parzialmente o totalmente dipendente. Vivere in modo meccanicistico questo momento della giornata quantomeno irrispettoso degli ospiti e anche di noi stessi. Ho assistito gli infermieri e medici durante le medicazioni, la distribuzione delle terapie e durante il posizionamento dei sondini naso gastrici e cateteri vescicali, collaborando nella raccolta di campioni di materiale biologico (urine e feci). Il ruolo che ho avuto stato di ausilio sia al professionista con cui collaboravo ma anche di assistenza al paziente che si andava a curare, scambiando con esso una parola e donando un sorriso di conforto. Nellesperienza ospedaliera ho imparato a rilevare i parametri vitali quali pressione arteriosa, temperatura corporea, glicemia, saturazione di ossigeno, frequenza cardiaca. Durante la distribuzione dei pasti ho appreso come fondamentale non solo accertarsi che la persona mangi, ma che mangi anche ci che le piace e che non consideri il pasto come un momento obbligatorio della giornata, ma che diventi elemento di socializzazione con cui confrontarsi, ridere ed anche arrabbiarsi: perch ogni emozione importante per far sentire viva la persona. Ed anche per questo che quasi tutti gli ospiti cercano la chiacchiera durante i pasti. Nel corso del momento conviviale del pasto ho imparato ad imboccare gli ospiti non pi in grado di utilizzare le posate in modo autonomo, aiutandoli nellalimentazione ma non ingozzandoli come animali allingrasso. Altre competenze acquisite riguardano la corretta sanificazione degli ambienti, procedendo nella pulizia e nel riordino dei locali (rifacimento letti sia liberi che occupati, rifornimento e smaltimento biancheria), in modo da renderli sempre pi accoglienti rendendoli come fossero la vera e propria

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casa degli ospiti, in questa fase ho imparato a provvedere al lo smaltimento dei rifiuti secondo la propria categoria e pericolosit. Ho appreso lutilizzo dei presidi per la deambulazione e come mobilizzare lospite, il tutto usufruendo di tutti quei strumenti che permettono, oltre che di tutelare la salute del paziente, anche di preservare la mia salute, cos da lavorare in sicurezza. Inoltre, in ogni fase della giornata, ho imparato a riconoscere i pi comuni sintomi e segni che indicano le variazioni dello stato di salute dellospite, questa particolare capacit diviene possibile solo se si sa osservare con tutti i sensi conoscendo il paziente con cui ci si relazione e si interagisce. In tutta questa esperienza ho confermato la mia volont di rispettare, allinterno di quello che il quadro normativo, lautodeterminazione della persona, fintanto nella capacit di intendere e volere, e ci un punto basilare per comunicare e relazionarsi in modo pieno e vero con il paziente/ospite e il suo contesto familiare.

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4. CONCLUSIONI Voglio partire, per queste riflessioni conclusive della mia relazione dellesperienza di tirocinio svolta, da quelle che sono le basi su cui si regge il sistema sanitario nella penisola italiana, dalla definizione di salute data dallOMS5 nel 1961, e dalla Carta di Ottawa per la promozione della salute sottoscritta da tutti i Paesi aderenti allOMS. LArticolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana cos va ad inquadrare la salute e le possibilit dellindividuo rispetto ad essa: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivit, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno pu essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non pu in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.6 La definizione pi diffusa di salute quella classica dellOMS del 1961: "La salute uno stato di completo benessere fisico,mentale e sociale e non semplicemente l'assenza di malattia e infermit" Da ci consegue la definizione dell'OMS di malattia: "Malattia lo stato di disadattamento fisico, psichico e sociale caratterizzato dall'insufficienza o dalla mancanza di benessere". La Carta di Ottawa sottoscritta dagli Stati appartenenti allOMS definisce la promozione della salute come "il processo che consente alle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di cambiare lambiente circostante o di farvi fronte. La salute quindi vista come una risorsa per la vita quotidiana, non lobiettivo del vivere. La salute un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacit fisiche. Quindi la promozione della salute non una responsabilit esclusiva del settore sanitario, ma va al di l degli stili di vita e punta al benessere."7. Queste definizioni dovrebbero essere la base da cui partire per ragionare della salute, di benessere e del nostro ruolo di OSS. Quello che ho visto che nella nostra epoca si tende a delegare alla medicina e agli operatori che vi lavorano questioni importanti della vita quali la nascita, la vita e la morte, e la felicit nel suo complesso. Spesso si cercano risposte certe nella medicina, delle soluzioni ai grandi dubbi della vita, non si ha pi voglia di ricercare dentro se stessi e di confrontarsi con una vita che non infinita. La medicina ha s allungato laspettativa di vita proiettando la morte sempre pi avanti ma altres non pu sconfiggere la morte: nonostante tutto infatti esistono malattie intrattabili. La medicina non
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Organizzazione Mondiale della Sanit Costituzione della Repubblica Italiana entrata in vigore il primo gennaio 1948 7 1 Conferenza Internazionale sulla promozione della salute - 17-21 novembre 1986 - Ottawa, Ontario, Canada

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una scienza come le altre, perch deve fare i conti con le infinite individualit. Psiche e corpo non sono scindibili, quando una non sta bene anche laltra non sta bene, quindi necessario avere una visione olistica8 dellessere umano . In questa visione il rapporto tra operatori e paziente acquista unimportanza determinante la quale scaturisce in quella che definita alleanza terapeutica, difatti se il paziente non viene considerato come una persona, e quindi fatto sentire vivo, dalloperatore allora ogni cura attuata difficilmente verr accolta. Lalleanza terapeutica tra operatore ed ammalato significa il non considerare lammalato come la sua malattia ma come persona che cerca di ritrovare un benessere nella sua nuova condizione di vita. I flash di riflessione su quella che pu essere lidea dellalleanza terapeutica sono: Euna condivisione di idee, di valori che si traduce in un piano o progetto condiviso insieme in cui la condivisione degli scopi e laccordo sui compiti favorisce il clima interpersonale positivo. Le risorse disponibili permettono di creare nuove strategie comportamentali per il benessere dellammalato in quanto ogni persona ha lo stesso carico di lavoro e la stessa responsabilit. In questottica gli scopi dellalleanza terapeutica sono: il sostenere e mantenere lautonomia, ci importante per mantenere lindipendenza funzionale, quindi non bisogna sostituirsi alla persona. Dobbiamo evitare gli scontri con il paziente perch il conflitto causa stress e peggiora la situazione, ci non significa assolutamente commiserare ma entrare in empatia Nel quotidiano della riabilitazione proponiamo compiti semplici e reali, perch compiti complessi e non raggiungibili possono mettere la persona in confusione. Il tutto va realizzato in un ambiente adatto alle esigenze e bisogni dellammalato. Lalleanza terapeutica ha come obiettivi il mantenere la cura e limmagine della persona, la dignit e lautodeterminazione della persona il primo obiettivo da raggiungere e da tenere sempre in considerazione. Da quanto sopra esposto si evince quindi la sostanziale differenza tra il fare lOSS od essere OSS, perch non possiamo considerare il nostro lavoro come un lavoro come gli altri, ma un lavoro in cui loperatore deve prendersi cura della persona, e non della malattia che essa ha. Dobbiamo avere una relazione con i pazienti, perch ogni storia di pazienti e diversa dagli altri. La scienza pu arrivare fino ad un certo punto, mentre la relazione pu fare di pi e pu supplire a dove non arriva la medicina. Loperatore, in questa visione, un professionista competente e preparato che si fa carico del problema del paziente per aiutarlo a superarlo, prendendosi cura di lui. Lambito sanitario ha dei
L'olismo la teoria secondo cui l'intero un tutto superiore rispetto alla somma delle sue parti. L'intero riveste quindi un significato diverso o superiore rispetto a quello delle singole parti prese autonomamente.
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limiti nella guarigione, non pu risolvere tutti i problemi, altrimenti ci si trova di fronte alla morte, lultimo dei problemi che dobbiamo affrontare nella vita, disarmati. La malattia pu essere non guaribile, ci sempre da ricordare. Nella nostra professione non bisogna eludere il problema della sofferenza e della morte come fosse una cosa che non tocca il nostro vissuto e quello dei nostri pazienti, non una cosa altrui ma una cosa che fa parte della nostra vita e della nostra esperienza terrena. La salute un dono, una fortuna, non un diritto. Il diritto bens alla tutela della salute che si ha, e qui entriamo in gioco noi come operatori dellambito sanitario-assistenziale facendo in modo che anche nella malattia ci possa essere un benessere nel vivere, ricordandoci che la medicina non onnipotente. La morte, come ultimo atto di vita, esiste e richiede rispetto. Lospedale il luogo dove la gente muore per circa l80 % dei casi, ma nessuna persona vuole morire in ospedale. Cos facendo la morte sostanzialmente incubata, con una visione igienista, nella nostra societ si muore soli, la morte viene considerata contagiosa (da allontanare, isolare, ghettizzare). Mentre la morte uno dei momenti pi importanti della vita. Quindi il nostro ruolo fondamentale nellaccompagnamento del morente e molte volte nel sostituirsi ad una famiglia assente, che a paura, che non sa gestire la morte perch nessuno glielo ha mai insegnato. Laccompagnamento alla morte si estrinseca in piccole cose, gesti umani, una parola, soprattutto un ascolto, non eludendo i problemi ma entrando in un contatto umano con lospite. Il nostro compito di non abbandonare chi muore e soffre, non facendogli fare una brutta morte, morendo da soli. Se la scienza medica non utilizzata con empatia si rischia di perdere la propria libert e la serenit sia come operatore che come paziente. Pu esistere serenit anche in presenza di malattia, avendo la consapevolezza dei propri limiti mortali. E quindi come detto la medicina deve farsi carico globalmente della persona. Esistono i malati, mentre le malattie esistono nei libri. Nel campo del benessere la medicina non basta pi. Ci il risultato di questa mia esperienza di tirocinio, un grande dono umano ricevuto, una condivisione con le persone che ho assistito, e la consapevolezza che questo lavoro mi piace, anche se la strada da percorrere appena iniziata.

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6. RINGRAZIAMENTI Ringrazio tutti gli ospiti e pazienti che ho incontrato in questa esperienza molto importante per la mia crescita personale, per essersi affidati e per avermi fatto tornare a casa felice per il lavoro che stavo imparando. Sono grato alla mia fidanzata Edith perch mi ha consigliato di intraprendere questo percorso, probabilmente in alcuni aspetti mi conosce molto meglio di me stesso. Un grazie ai miei genitori Flavia e Valerio che mi hanno sostenuto in questo nuovo lavoro e nuova vita che mi ha portato lontano da loro. Un pensiero a mia nonna Assunta, a cui ho dedicato la copertina di questa relazione, che scomparsa dopo mesi di sofferenza nel novembre del 2010, sicuramente mi stata e mi sempre vicina, dandomi la determinazione per superare con armonia ogni difficolt, e accogliendo con gioia ogni novit che la vita mi dona.

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