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DIRITTO INTERNAZIONALE

LE ORIGINI E LEVOLUZIONE DELLA COMUNITA INTERNAZIONALE


Il diritto di una comunit di stati. Il diritto internazionale linsieme delle norme che regolano i rapporti tra gli stati. I soggetti tipici destinatari delle sue norme sono gli stati. Operano nel diritto internazionale anche soggetti diversi dagli stati. Basti pensare alle organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite o la Comunit Europea.q La comunit internazionale ha come suoi soggetti degli enti sovrani: sovrano lente che non subordinato alle decisioni prese da altri enti che siano a esso superiori. Gli stati si trovano in una posizione di reciproca parit, designata con lespressione sovrana uguaglianza degli stati. La Carta delle Nazioni Unite esprime chiaramente lidea che gli stati membri mantengono la loro originaria sovranit e si collocano in una posizione di reciproca uguaglianza (art. 2 C.N.U.). Una comunit rudimentale e primitiva. A causa dellassenza di unautorit superiore agli stati, lordinamento internazionale presenta i caratteri di un ordinamento atipico. Sul piano normativo, le norme del diritto internazionale derivano dal consenso degli stessi soggetti (gli stati) che ne sono destinatari e sono prodotte mediante procedimenti, formali o informali, che coinvolgono direttamente tali soggetti. Queste norme rientrano nelle due categorie del diritto consuetudinario e dei trattati: le leggi, nel senso in cui esse sono intese negli ordinamenti interni, non esistono nel sistema del diritto internazionale. Sul piano giudiziario, le corti o gli arbitri internazionali possono pronunciare una sentenza sul merito di una controversia solo se tutte le parti hanno accettato la giurisdizione del giudice adito. In mancanza del suo consenso, uno stato sovrano non pu essere sottoposto alla giurisdizione di un giudice internazionale. Sul piano esecutivo, non esistono apparati precostituiti che possano garantire losservanza delle norme di diritto internazionale da parte degli stati. Nel diritto internazionale tuttora presente una forma di autotutela, ossia la rappresaglia, che da tempo bandita dai sistemi di diritto interno, dove il diritto di infliggere sanzioni rientra nel monopolio degli organi dello stato. Le origini storiche del diritto internazionale. Le varie ipotesi. Secondo unopinione, le origini storiche della comunit internazionale andrebbero collocate nel periodo del XVI e XVII secolo, quando si ebbe in 1

Europa la costituzione di una pluralit di stati nazionali. Momento emblematico del nuovo assetto politico sarebbe la fine della guerra dei trentanni. La pace fu conclusa con i trattati firmati separatamente in due citt della Westfalia. Con la pace di Westfalia, lEuropa divenne un insieme di stati pienamente sovrani, che erano costituiti entro frontiere delineate con precisione. Secondo unaltra opinione, le origini storiche della comunit internazionale risalirebbero allalto medioevo e al periodo compreso tra il IX e lXI secolo. Si svilupparono intensi rapporti tra le entit politiche caratterizzate da una comune fede cristiana e subordinate alla suprema autorit, temporale e spirituale, del Romano Pontefice. Questo sistema di relazioni costituiva la Respublica Christiana. Anche una terza opinione riporta le origini della comunit internazionale al periodo compreso tra il IX e lXI secolo. Uneffettiva vita di relazione internazionale venne a svilupparsi tra i tre principali centri di potere dellepoca, ognuno dei quali era portatore di una fede diversa: limpero romano doriente di Bisanzio, il sacro romano impero di Carlo Magno e il califfato islamico di Bagdad. La configurazione teorica di un ordinamento internazionale a s stante. Relazioni tra entit politiche indipendenti si sono avute in tutte le epoche storiche e in tutte le aree geografiche. Tali relazioni si sono manifestate anche sotto la forma di rapporti regolati da accordi conclusi dagli stati interessati o da pratiche consuetudinarie concernenti determinate materie. Non sembra per che i rapporti intercorsi in tali lontane epoche siano riferibili a un ordinamento giuridico a s stante. Solo in un periodo storico collocabile tra il secolo XVI e il secolo XVII venne ad affermarsi sul piano teorico lidea che le relazioni tra entit politiche indipendenti si dovessero collocare in un ordinamento giuridico a s stante, separato da ordinamenti destinati a disciplinare fenomeni diversi. Il contributo della dottrina classica nel diritto internazionale. Alla costruzione teorica di un ordinamento internazionale si dedicarono, nel periodo compreso tra i secoli XVI e XVII, alcuni celebri autori che si segnalarono per i caratteri innovatori del loro pensiero. Si avvertiva, in quellepoca, la necessit di dellelaborazione di norme giuridiche specifiche soprattutto relativamente a due temi: il regime della guerra e il regime della navigazione. Una regolamentazione appropriata di queste materie non poteva desumersi da altri sistemi giuridici, troppo vetusti e comunque inadeguati alle nuove situazioni storiche e politiche. Il nome dato al nuovo ordinamento fu allorigine quello di diritto delle genti (ius gentium), nel nuovo significato di diritto intercorrente tra gli stati. La dottrina dellepoca prende il nome di dottrina classica del diritto e i suoi esponenti principali si collocano nellambito della corrente del giusnaturalismo. Queste concezioni si contraddistinguono per il rifiuto dellidea che solo il sovrano possa fare e disfare il diritto. Ne consegue che anche il sovrano tenuto allosservanza di un nucleo di regole, desumibili dalla stessa natura

delluomo, che esigono di venire applicate nonostante qualsiasi diversa disposizione del diritto nazionale. A uno dei principali giusnaturalisti, Ugo Grozio, va attribuito il merito della prima elaborazione completa della materia che oggi denominiamo diritto internazionale, esposta nel De jure belli ac pacis liber tres, pubblicato nel 1625. La dottrina del giusnaturalismo ha chiarito e rafforzato lidea che un sistema di diritto a s stante, diverso dagli altri sistemi, si fosse venuto a formare anche nellambito di una comunit composta da stati e che le sue norme non potessero venire n create n modificate in modo unilaterale da parte di singoli stati. Sembra che lespressione diritto internazionale sia stata proposta per la prima volta nel 1789 da Jeremy Bentham. Le tendenze stataliste. Le ultime teorie favorivano, a partire dal secolo XIX, la diffusione di dottrine opposte, ma altrettanto estreme, fondate sullesaltazione dello stato sovrano, quale unica fonte di norme giuridiche (positivismo statalistico). Lesaltazione dello stato quale unico fondamento del diritto e la conseguente degradazione delle regole del diritto internazionale al secondario livello di moralit positiva sono concetti espressi nellopera di John Austin, che pose le basi delle concezioni stataliste e imperativiste. Lesaltazione dello stato e la negazione del carattere giuridico del diritto internazionale non sembrarono accettabili ad altri studiosi, che concentrarono le loro analisi sul problema dei rapporti tra il diritto internazionale e i diritti interni. Altri, come il giurista austriaco Hans Kelsen, elaborarono una teoria (dottrina pura del diritto), basata sul primato del diritto internazionale sopra il diritto interno e sul presupposto di una norma base (Grundnorm), da cui discendono tutte le norme dellordinamento. Eurocentrismo e societ internazionale. Le origini del colonialismo. Plurisecolare periodo caratterizzato dallespansione degli stati europei verso quei vasti territori doltremare che venivano via via scoperti e colonizzati. Lapprodo in territori che non di rado erano abitati da genti dotate di una propria organizzazione politica e sociale poneva il problema dei rapporti delle potenze europee con le popolazioni con cui esse venivano in contatto. La tendenza di gran lunga dominante degli stati europei era quella di espandere a qualsiasi costo, e spesso in reciproca competizione, il dominio politico verso i territori doltremare. La diffusa esigenza di fornire un appoggio teorico allespansione coloniale si tradusse in una concezione eurocentrica della comunit internazionale e del suo ordinamento giuridico e in facili giustificazioni delluso della forza a tal fine impiegata. Le popolazioni dei territori doltremare erano spesso considerate, oltre che diverse, anche incivili e quindi prive di diritti sul piano giuridico.

Le capitolazioni. Regime delle capitolazioni che veniva applicato nei confronti di vari stati indipendenti di religione non cristiana. Con appositi trattati, detti capitolazioni, le potenze europee ottenevano che i processi, civili e penali, che riguardavano i loro cittadini fossero sottratti alla giurisdizione dei giudici locali e assegnati alla giurisdizione dei consoli europei. Nei confronti degli stati islamici il regime delle capitolazioni era giustificato con lintento di evitare che i tribunali locali a composizione religiosa applicassero il diritto cranico, considerato inadatto a regolare i rapporti intercorrenti tra soggetti stranieri che professavano una fede diversa. Il regime delle capitolazioni perdur, in varie forme e con alcuni temperamenti, fino al secolo XX inoltrato. Anche il regime delle capitolazioni pu venire inteso come una manifestazione della tesi, allepoca largamente diffusa, che il diritto internazionale escludesse dal suo ambito gli stati di cultura non europea o comunque riservasse a questi paesi una posizione secondaria. Gli sviluppi del colonialismo nel secolo XIX. Il periodo intercorrente tra la seconda met del secolo XVII e la prima met del XIX vide la formazione di nuovi stati sul continente americano, a seguito dellacquisto dellindipendenza di estesi territori gi colonizzati da Gran Bretagna e da Spagna e Portogallo. Stabili relazioni politiche e diplomatiche furono instaurate dagli stati europei con alcune potenze di civilt non cristiana. Lespansione politica e territoriale delle potenze europee si rafforz in altri continenti, di pari passo con il progredire delle esplorazioni di mari e territori difficilmente accessibili, come linterno dellAfrica e le isole dellOceania. Oltre che allo stabilimento di una colonia, che comportava lestensione della sovranit sul territorio rivendicato, era fatto spesso ricorso allistituto del protettorato, che denotava, pur nelle sue varie forme, una mancata influenza di uno stato su di un altro. Con un apposito trattato uno stato (il protettore) acquisiva il diritto di esercitare uningerenza in vari aspetti degli affari interni e nella gestione delle relazioni internazionali di un altro stato (il protetto), in cambio dellimpegno di assicurare a questultimo una protezione nei confronti di paesi terzi. Sul finire del secolo XIX si manifest qualche segnale sporadico ma comunque rilevante, di arresto nellespansione del colonialismo. Con la battaglia di Adua (1896), per la prima volta uno stato africano, lEtiopia, sconfisse sul piano militare e politico una potenza europea, lItalia. La battaglia costitu una concreta manifestazione di quanto sar in seguito conosciuto come principio di auto-determinazione dei popoli. Il fenomeno dellorganizzazione internazionale. La Societ delle Nazioni. Con linizio del secolo XX viene gradualmente a manifestarsi un fenomeno nuovo, destinato a determinare importanti conseguenze sulla successiva

evoluzione della comunit internazionale: la creazione da parte degli stati di organizzazioni internazionali, ossia di enti intergovernativi, dotati di una propria soggettivit giuridica e portatori di interessi collettivi loro delegati da parte degli stati che li hanno istituiti. Solo dopo la fine della prima guerra mondiale venne creata, proprio per ridurre il rischio di ulteriori conflitti, unorganizzazione internazionale dotata di una vocazione universale e investita del compito politico di garantire la pace e la sicurezza e di sviluppare la cooperazione tra gli stati. Si tratta della Societ delle Nazioni, istituita con un apposito patto, approvato dalla conferenza della pace il 28 aprile 1919. Il patto della Societ delle Nazioni non vietava agli stati membri il ricorso alla guerra, ma lo subordinava al previo esperimento di una procedura di arbitrato o dinchiesta. Ai limiti relativi ad alcuni aspetti giuridici del patto, in particolare la regola dellunanimit cui erano sottoposte le decisioni dei suoi organi (assemblea e consiglio), si aggiungevano i limiti ben pi rilevanti, del contesto politico in cui lorganizzazione veniva a operare. La rappresentativit della Societ delle Nazioni fu gi allinizio menomata dalla mancata ratifica del patto da parte degli Stati Uniti. La capacit dellorganizzazione di perseguire i suo obiettivo fondamentale di garantire la pace la pace fu gravemente messa in dubbio da casi di aggressione di uno stato membro contro un altro stato membro e fu definitivamente cancellata dallo scoppio di una seconda guerra mondiale. Le Nazioni Unite. Dopo la seconda guerra mondiale, leredit ideale della Societ delle Nazioni, che cess formalmente di esistere il 18 aprile 1946, pass allorganizzazione delle Nazioni Unite, istituita con un trattato (Carta delle Nazioni Unite) aperto alla firma a San Francisco il 26 giugno 1945. Ha allo stesso tempo natura politica, per quanto riguarda i suoi obiettivi, e una dimensione mondiale, per quanto riguarda la partecipazione degli stati allorganizzazione. La Carta delle Nazioni Unite entrata in vigore il 24 ottobre 1945. I 51 stati firmatari della Carta sono i membri originari delle Nazioni Unite. I requisiti e la procedura per lammissione di nuovi stati membri sono indicati nellart. 4 C.N.U.. Oggi gli stati membri sono 188, vale a dire tutti gli stati tranne Citt del Vaticano, Isole Cook, Niue, Svizzera e Tuvalu. Alla base delle Nazioni Unite sta lesperienza dei due conflitti mondiali e la necessit di preservare le generazioni successive dal flagello della guerra. Il mantenimento della pace costituisce il fine fondamentale; a esso si aggiungono altri fini di natura politica, economica e umanitaria. Il fatto che gli stati membri abbiano affidato determinate competenze alle Nazioni Unite determina una corrispondente riduzione della sfera rientrante essenzialmente nella competenza interna degli stati membri, intesa come la sfera rispetto alla quale uno stato non vincolato da obblighi sorti sul piano internazionale. Tuttavia, per quanto importanti siano le materie affidate alla competenza delle Nazioni Unite, la sovranit degli stati rimane ancora oggi la principale caratteristica della comunit internazionale. Perdurante impossibilit di

assoggettare uno stato a una qualsiasi forma di soluzione vincolante delle controversie che lo riguardano, senza che sia preventivamente intervenuta unaccettazione della giurisdizione da parte dello stato in questione. La necessit dellaccettazione vale anche per gli stati membri delle Nazioni Unite rispetto alla giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Il perseguimento di obiettivi della comunit internazionale nel suo insieme. Gli stati che creano unorganizzazione internazionale non si limitano a redigere norme per regolare la loro reciproca cooperazione; essi concludono un trattato che ha lo specifico obiettivo di istituire unentit a s stante, caratterizzata da una propria indipendenza. Questa entit si pone sullo stesso piano degli stati che lhanno creata, titolare di una propria soggettivit giuridica nei confronti degli stati parte e degli stati terzi e svolge unazione nelle materie rientranti nella sua sfera di competenza. Sotto il profilo politico, il fenomeno dellorganizzazione internazionale ha contribuito a rafforzare, rendendoli unitari e collettivi, vari obiettivi condivisi da pi stati. Fondamentale nellinsieme degli obiettivi perseguiti dalle principali organizzazioni internazionali, il tema del mantenimento della pace, che costituisce il presupposto stesso perch si possano instaurare normali relazioni allinterno della comunit internazionale. Accanto al mantenimento della pace vanno oggi annoverati anche altri obiettivi quali lo sviluppo economico e sociale, la protezione dellambiente, la tutela dei diritti delluomo e la responsabilit internazionale dellindividuo. Lo sviluppo economico e sociale. Il processo di decolonizzazione ha visto lo smantellamento dei domini coloniali delle potenze europee e la creazione di nuovi stati indipendenti in molti territori dellAfrica, dellAsia, dellAmerica e dellOceania. La Carta si limita a prevedere che gli stati membri che amministrano territori la cui popolazione non abbia ancora raggiunto una piena autonomia hanno lobbligo di sviluppare lautogoverno, di prendere in debita considerazione le aspirazioni delle popolazioni e di assisterle nel progressivo sviluppo delle loro libere istituzioni politiche, secondo le circostanze particolari di ogni territorio e delle sue popolazioni e del loro variabile grado di avanzamento. LAssemblea Generale delle Nazioni Unite si orient, nel giro di pochi anni, verso uninterpretazione estensiva dei concetti di autodeterminazione e di autogoverno, dichiarando che lassoggettamento dei popoli a un dominio straniero contrario alla Carta e che un territorio raggiunge una piena condizione di autogoverno tramite la sua costituzione in stato sovrano indipendente o la libera associazione con uno stato indipendente o lintegrazione con uno stato indipendente. Numerosi accordi internazionali, sia bilaterali che multilaterali, si pongono lobiettivo di instaurare o migliorare la cooperazione tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. Intorno agli anni 70, i paesi del terzo mondo avevano avanzato varie richieste basate sulla rivendicazione di un vero e proprio diritto allo sviluppo, tendente

a rimediare al divario economico intercorrente tra stati diversi. Un sistema giuridico che fosse ispirato ad unastratta posizione paritaria di tutti i suoi membri sarebbe uno strumento destinato a favorire lulteriore progresso degli stati gi ricchi e ad accrescere il divario che li separa dai paesi pi poveri. Di qui lesigenza, propugnata dagli stati del terzo mondo, di promuovere un sistema di norme apertamente diseguale, proprio perch diretto a compensare mediante opportune misure la situazione dei paesi meno progrediti (diseguaglianza compensatrice). Lobiettivo di un pi equilibrato sviluppo continua a caratterizzare in modo molto marcato la comunit internazionale ed appare ancora pi urgente negli ultimi anni, quando si fatta ancora pi netta la differenza tra paesi sempre pi dotati e paesi sempre meno provvisti di risorse. La protezione dellambiente. Sempre maggiore rilievo assunto dalle esigenze di protezione dellambiente. Da numerose dichiarazioni di principi e da altri dati della pratica internazionale, emerge la formazione di due norme di diritto internazionale generale. La prima fa divieto ad uno stato di inquinare il territorio di un altro stato o uno spazio posto al di l delle giurisdizioni nazionali; la seconda obbliga gli stati a cooperare al fine della protezione dellambiente e della prevenzione dellinquinamento. Secondo una norma di diritto internazionale consuetudinario di consolidata formazione, uno stato obbligato a non causare o consentire che siano causati fenomeni di inquinamento che attraversano una frontiera, in quanto derivanti da attivit condotte nel territorio di uno stato che danneggia anche il territorio di un altro stato. Nel caso dei rischi globali, non possibile determinare quale stato sia il responsabile e quale la vittima, perch tutti gli stati concorrono a provocare levento e tutti ne sono lesi. Riveste pertanto un rilievo preponderante lesigenza che gli stati cooperino, tramite appositi trattati di portata mondiale, ai fini della prevenzione di tali rischi, dato che i danni sono suscettibili di assumere una dimensione tale da eccedere qualsiasi possibilit di risarcimento. Riguardo al fenomeno dellassottigliamento della fascia di ozono, stata conclusa la convenzione di Vienna del 1985, cui ha fatto seguito il protocollo di Montreal del 1987. Con il protocollo sono stati aggiunti impegni precisi di progressiva riduzione delle sostanze dannose, diversificati a seconda che si tratti di paesi sviluppati o paesi in via di sviluppo. Sul problema della stabilit climatica, la convenzione di Rio del 1992 stabilisce alcuni principi e impegni generali, compresa la previsione di un meccanismo finanziario. A questo proposito stato adottato il protocollo di Kyoto del 1997, che prevede che gli stati sviluppati e gli stati in transizione verso uneconomia di mercato non eccedano un ammontare assegnato di emissioni di gas che determinano leffetto serra, in vista di una successiva loro diminuzione al di sotto dei livelli dellanno 1990. Anche nel settore della protezione dellambiente si manifesta oggi una contrapposizione tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. I paesi industrializzati, che hanno in passato maggiormente approfittato del capitale ecologico del pianeta, consumandone ampiamente le riserve naturali,

dovrebbero oggi farsi carico degli oneri maggiori per la preservazione degli equilibri ambientali globali. Lobbligo di cooperazione si configura come un tipico dovere di comportamento in buona fede. anzitutto richiesto allo stato di informare gli altri stati sulle attivit suscettibili di creare inquinamento e sul relativo rischio. poi doveroso che lo stato sia disponibile a consultarsi con gli altri paesi interessati e, se del caso, a partecipare a negoziati per pervenire a una soluzione reciprocamente accettabile. La protezione dei diritti delluomo. La progressiva affermazione della materia sul piano internazionale. Lesigenza di proteggere i diritti fondamentali dellindividuo in quanto tale o, come si usa dire, i diritti delluomo, si anzitutto manifestata nellambito degli ordinamenti giuridici nazionali. Lidea stessa di diritti delluomo si fonda sul presupposto che lindividuo non deve essere considerato un mezzo per la realizzazione di superiori finalit dello stato. Ne consegue che esiste una serie di diritti fondamentali della persona umana che lo stato non pu sopprimere o disconoscere. Per lungo tempo si ritenuto che il modo in cui uno stato tratta individui che, in molti casi, sono i propri cittadini fosse materia rientrante nella sfera di competenza interna di ogni singolo stato, come tale immune da ingerenze da parte di altri paesi. In alcuni trattati di pace conclusi dopo la prima guerra mondiale furono inserite clausole relative ai diritti da attribuire ai cittadini di uno stato appartenenti a determinate minoranze etniche, religiose o linguistiche. Solo con la fine della seconda guerra mondiale si ebbe una chiara affermazione dellidea che luomo richiede, anche sul piano del diritto internazionale, di essere tutelato in quanto tale, indipendentemente dalla sua nazionalit. La Carta annovera il rispetto dei diritti delluomo tra i fini dellorganizzazione (art. 1 C.N.U.). Le Nazioni Unite hanno promosso ladozione di una nutrita serie di atti internazionali di varia natura relativi ai diritti delluomo. Allorigine dellazione in questa materia sta la dichiarazione universale dei diritti delluomo, adottata nel 1948 dallAssemblea Generale. La dichiarazione si rivelata un punto di partenza che ha indicato la volont delle Nazioni Unite di occuparsi in modo permanente e progressivo della materia dei diritti delluomo e che ha portato a successivi strumenti di natura vincolante. Dalla dichiarazione universale dei diritti delluomo sono derivati trattati aventi una sfera di applicazione mondiale, che hanno ad oggetto: leliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la repressione e punizione del crimine di apartheid; la repressione della tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; leliminazione di qualsiasi forma di discriminazione nei confronti della donna; il riconoscimento dei diritti del bambino. Sussiste per molti dei diritti delluomo una doppia tutela, che si esplica sia sul piano dei vari diritti interni che sul piano del diritto internazionale e che si traduce in una pi ampia possibilit di protezione degli individui.

I meccanismi internazionali per la tutela dei diritti delluomo. I meccanismi procedurali, ossia gli strumenti che le norme di diritto internazionale forniscono per ricorrere contro uno stato presunto responsabile di violazioni, richiedono di essere stabiliti da appositi trattati, che valgono solo per gli stati contraenti. Il sistema operante sul piano mondiale non dotato di denti in grado di mordere gli stati con la stessa intensit di quanto dia previsto in alcuni sistemi di portata regionale. Manca, ad esempio, in entrambi i patti delle Nazioni Unite la predisposizione di un organo giurisdizionale. Nellambito del patto sui diritti civili e politici, stato creato il comitato dei diritti delluomo, che ha il potere, a condizione che vi sia una previa dichiarazione di accettazione, di esaminare le comunicazioni con le quali uno stato pretenda che un altro stato non adempia agli obblighi derivanti dal patto. A conclusione dellesame il comitato redige delle considerazioni che sono trasmesse allo stato interessato e allindividuo leso. A differenza del sistema dei patti delle Nazioni Unite, il sistema regionale creato nelambito del Consiglio dEuropa con la convenzione europea dei diritti delluomo prevede il funzionamento di un organo giurisdizionale, la corte europea dei diritti deluomo. Un individuo pu mettere in modo un procedimento che si conclude con una sentenza motivata da parte di un organo giudiziario internazionale. La sentenza accerta se uno stato parte si comportato in modo contrario agli obblighi che derivano dalla convenzione e accorda unequa soddisfazione allindividuo leso, qualora il diritto interno dello stato responsabile non permetta di eliminare le conseguenze della violazione. I crimini internazionali dellindividuo. Il processo di Norimberga. Molto significativo il tema della responsabilit penale internazionale dellindividuo. Coloro che sono imputati di comportamenti di particolare gravit, denominati crimini internazionali dellindividuo, possono essere assoggettati a un processo e a una pena (se colpevoli) sulla base di norme di diritto internazionale. cos stabilito un doppio livello di repressione degli illeciti, poich alleventuale responsabilit penale secondo un diritto interno si aggiunge una responsabilit derivante dal diritto internazionale e alleventuale giudice nazionale si aggiunge un giudice internazionale. Nel caso dei crimini internazionali dellindividuo, la responsabilit personale dellindividuo che li ha compiuti si aggiunge alla responsabilit dello stato per conto del quale egli ha agito. Uno stesso comportamento pu pertanto determinare sia un crimine internazionale dellindividuo, sia un illecito internazionale di uno stato nei confronti di un altro. Un impulso allaffermazione della nozione di crimini internazionali dellindividuo deriva dallaccordo concluso a Londra l8 agosto 1945 da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica per il giudizio e la punizione dei principali agenti di stato tedeschi e membri del partito nazista,

nei casi in cui i reati erano di cos ampia scala, da non avere una collocazione geografica determinata. Laccordo recava in allegato la Carta del Tribunale Militare Internazionale (Tribunale di Norimberga). Al Tribunale di Norimberga era conferito il potere di giudicare e punire le persone che avessero compiuto atti che rientravano nelle tre categorie dei crimini contro la pace, dei crimini di guerra e dei crimini contro lumanit. Per crimine di guerra la Carta del Tribunale di Norimberga intende, in generale, le violazioni delle norme o delle consuetudini di guerra. Linnovazione introdotta con la Carta consisteva nella previsione di una giurisdizione internazionale, che potesse processare coloro che fossero imputati di comportamenti che gi risultavano vietati da norme giuridiche di varia origine. Il crimine contro la pace caratteristico delluomo politico, che prende la decisione di fare una guerra non consentita da norme di diritto internazionale. Iniziare una guerra di aggressione non solo un crimine internazionale; il supremo crimine internazionale, che si distingue dagli altri crimini di guerra solo per il fatto che contiene in s la somma dei mali di tutti gli altri. Nel crimine contro lumanit rientrano, in base alla Carta, le persecuzioni per motivi politici, razziali o religiosi, come le uccisioni, lo sterminio, la riduzione in schiavit, la deportazione e gli altri atti disumani commessi contro la popolazione civile, prima o durante la guerra. Secondo il Tribunale di Norimberga, il fatto che gli imputati avessero agito sulla base di un ordine del loro governo o di un loro superiore non li esonerava dalla responsabilit, ma poteva essere considerato come unattenuante della pena. Agli imputati veniva riconosciuto il diritto a un equo processo e il Tribunale, con sentenza motivata e definitiva, poteva infliggere ai responsabili la morte o ogni altra pena che esso stabilisse giusta. Il Tribunale ritenne che i crimini contro il diritto internazionale sono commessi da uomini, e non da entit astratte, e le norme di diritto internazionale possono venire applicate solo punendo gli individui che commettono tali crimini. Chi viola il diritto di guerra non pu ottenere immunit perch ha agito sulla base dellautorit dello stato, se lo stato che autorizza latto va oltre quanto gli compete secondo il diritto internazionale. I Tribunali per la ex-Jugoslavia e il Ruanda e la Corte Penale Internazionale. Dopo gli importanti precedenti costituiti dai processi di Norimberga e di Tokyo, la materia dei crimini internazionali dellindividuo ha conosciuto significativi, anche se lenti, progressi. Nel 1947 lAssemblea Generale delle Nazioni Unite diede inizio ai lavori per la redazione di un codice dei crimini contro la pace e la sicurezza dellumanit. I lavori sono stati ultimati il 17 luglio 1998 con lapertura alla firma a Roma di un trattato recante lo statuto della Corte Penale Internazionale. Nel frattempo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 808/93, istituiva un Tribunale internazionale per il giudizio delle persone responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nel territorio delle ex-Jugoslavia a partire dal 91. Con la successiva risoluzione 827/93, il Consiglio di Sicurezza approvava lo statuto del tribunale. Alle categorie dei crimini di guerra, del genocidio e dei crimini contro lumanit

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lo statuto del Tribunale per la ex-Jugoslavia non affianca la categoria dei crimini contro la pace (anche perch sarebbe stato complesso determinare quali individui avevano deciso di fare la guerra). Lo statuto presenta innovazioni per quanto riguarda lelenco dei crimini contro lumanit (inclusione dello stupro) e la tutela dei diritti dellimputato e del condannato (diritto ad un giudizio dappello; esclusione della pena di morte). Poco dopo il Consiglio di Sicurezza, con la risoluzione 955/94, istituiva il Tribunale penale internazionale per il giudizio delle persone responsabili di genocidio e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commessi nel territorio del Ruanda e dei cittadini ruandesi responsabili di genocidio e altre simili violazioni commessi nel territorio di stati vicini, tra l1 gennaio 1994 e il 31 gennaio 1994, e ne approvava lo statuto. Listituzione di una Corte Penale Internazionale lobiettivo del trattato aperto alla firma a Roma nel 1998. La Corte Penale Internazionale ha il potere di esercitare la giurisdizione sulle persone imputate dei pi gravi crimini di rilevanza internazionale. La Corte ha giurisdizione solo per i crimini verificatisi dopo lentrata in vigore del suo statuto e commessi sul territorio di uno stato parte oppure imputati ad un individuo che sia cittadino di uno stato parte. La giurisdizione della Corte si esercita riguardo ai casi che non siano sottoposti o non siano gi stati sottoposti agli organi di uno stato che abbia giurisdizione, a meno che risulti che tale stato non abbia lintenzione o la capacit di esercitare effettivamente la sua giurisdizione. La Corte si compone di 18 giudici, eletti a scrutinio segreto dallassemblea degli stati parte. Organo indipendente e separato dalla Corte il Procuratore, eletto a scrutinio segreto dallassemblea degli stati parte a maggioranza assoluta. La Corte esercita la sua giurisdizione riguardo a casi che sono riferiti al Procuratore dagli stati parte o dal Consiglio di Sicurezza dellONU o riguardo ai casi oggetto di indagini avviate di propria iniziativa dal Procuratore e autorizzate da una camera pregiudiziale della Corte stessa. Tuttavia, unindagine non pu essere avviata o unazione non pu essere esercitata, se il Consiglio di Sicurezza, con risoluzione adottata in base del cap. VII della Carta delle Nazioni Unite, chiede alla Corte di ritardare di dodici mesi la sua funzione, richiesta che pu essere rinnovata dal Consiglio di Sicurezza alle medesime condizioni. Si suppone che il Consiglio di Sicurezza rivolga una simile richiesta qualora, sulla base di circostanze specifiche e transitorie, ritenga opportuno rinviare la celebrazione di un processo che potrebbe mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali. Tra i principi generali di diritto penale, previsti dallo statuto della Corte, particolarmente importante lesclusione che la qualit ufficiale dellimputato possa esonerarlo dalla responsabilit per i reati compiuti. In caso contrario verrebbe ad essere vanificata lidea stessa della responsabilit internazionale dellindividuo. I crimini contro lumanit sono commessi da uomini, non da entit astratte, e colpiscono altri uomini. Specifiche disposizioni dello statuto della Corte Penale Internazionale riguardano due problemi che spesso si pongono in materia di crimini internazionali dellindividuo, ossia i casi in cui il sottoposto risponde per gli ordini da lui eseguiti e il comandante risponde per fatti compiuti dai suoi sottoposti, anche in contravvenzione agli ordini da lui impartiti. Gli individui riconosciuti colpevoli di crimini sono condannati a una pena

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detentiva, che pu arrivare fino a 30 anni di reclusione o allergastolo, qualora questo sia giustificato dallestrema gravit del crimine e dalle circostanze soggettive del reo. La Corte pu anche comminare una multa, ordinare la confisca dei proventi del reato, fatti salvi i diritti dei terzi in buona fede, e disporre il risarcimento dei danni subiti dalle vittime. La sentenza impugnabile di fronte alla Camera dAppello della Corte, su domanda del Procuratore o del condannato, per errore di procedura, errore di fatto, errore di diritto o, nel caso di appello proposto dal condannato, ogni altro motivo che pregiudichi la giustizia o laffidabilit della procedura o della decisione. La sentenza eseguita in uno stato designato dalla Corte da una lista di stati che hanno espresso la loro disponibilit ad accettare i condannati nelle loro carceri. Solo la Corte pu decidere sulla riduzione di una pena. Lo statuto della Corte enuncia quattro categorie di crimini: il crimine di genocidio, i crimini contro lumanit, i crimini di guerra e il crimine di aggressione. La definizione del crimine di genocidio, che mantiene il suo carattere di tipico crimine contro lumanit, riprende quella contenuta nella convenzione sul genocidio del 48. La categoria dei crimini contro lumanit risulta notevolmente ampliata e consiste in quei comportamenti che assumono una gravit tale da offendere la dignit stessa del genere umano (tortura, stupro o altri reati di natura sessuale, sparizione forzata di persone, segregazione razziale, trasferimento forzato di popolazioni). Condizione necessaria perch si abbia un crimine contro lumanit che il fatto non sia un comportamento isolato, ma sia intenzionalmente compiuto nel corso di un ampio e sistematico piano diretto contro la popolazione civile. Lelenco dei crimini di guerra fornito dallo statuto della Corte comprende le gravi violazioni alle quattro convenzioni di Ginevra del 49, le altre gravi violazioni delle norme e delle consuetudini applicabili nei conflitti armati internazionali, le gravi violazioni dellarticolo comune alle quattro convenzioni di Ginevra applicabile ai conflitti armati di carattere non internazionale e le altre gravi violazioni delle norme e delle consuetudini applicabili nei conflitti armati di carattere non internazionale. La Corte ha giurisdizione sui crimini di guerra in particolare quando essi siano stati commessi come parte di un piano o come parte di una commissione su larga scala di tali crimini. Quanto al crimine di aggressione, che potrebbe venire considerato come la continuazione della nozione di crimine contro la pace previsto dalla Carta del Tribunale di Norimberga, la giurisdizione della Corte rinviata al momento in cui le parti contraenti adotteranno norme relative alla sua definizione e alla determinazione delle condizioni per lesercizio di tale giurisdizione. auspicabile che in un prossimo futuro la Corte penale Internazionale, che avr sede allAja, possa iniziare ad operare. Lo statuto della Corte stato adottato con 120 voti favorevoli, 7 contrari e 21 astensioni e richiede sessanta ratifiche o adesioni per la sua entrata in vigore. Ogni stato potr dichiarare di non accettare, per un periodo di sette anni, la giurisdizione della Corte per crimini di guerra che siano avvenuti sul suo territorio o siano imputati ai suoi cittadini. Verso una giurisdizione nazionale universale?

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I tribunali di qualunque stato hanno giurisdizione per processare gli imputati di crimini contro lumanit. proprio perch i crimini in questione offendono il genere umano nel suo insieme e rendono il responsabile nemico di tutto il genere umano, qualsiasi giudice nazionale potrebbe farsi carico di celebrare il relativo processo. La qualifica di nemico del genere umano, che si attacca a chi compie crimini contro lumanit, presuppone che vittime del crimine siano non solo gli individui direttamente lesi, ma tutti gli uomini in generale; e che i giudici di qualsiasi collettivit statale siano investiti del potere di giudicare gli imputati, in attesa che una simile giurisdizione possa venire esercitata da un apposito organo internazionale.

LA PACE E LA SICUREZZA INTERNAZIONALI


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Il divieto di fare la guerra. Il tema del mantenimento della pace rappresenta il termine di riferimento fondamentale per valutare levoluzione intervenuta allinterno della comunit internazionale. La Carta delle Nazioni Unite vieta agli stati membri di fare la guerra ossia, pi precisamente, di minacciare o usare la forza contro lintegrit territoriale o lindipendenza politica di qualsiasi stato (art. 2 C.N.U.). Il divieto di ricorso alla guerra e lobbligo di risolvere le controversie con mezzi pacifici erano gi previsti, ma limitatamente ai rapporti tra le parti, dal trattato di rinuncia alla guerra, firmato da diversi stati a Parigi nel 1928 (patto BriandKellog). Il divieto delluso della forza ha acquisito il valore di norma di diritto internazionale generale, valevole come tale per tutti gli stati. nullo il trattato con il quale due o pi stati si accordino per usare la forza contro uno stato terzo. Le controversie che possono pregiudicare la pace e la sicurezza internazionali devono essere risolte attraverso mezzi pacifici concordemente scelti dagli stati coinvolti (art. 33 C.N.U.). I due soli casi in cui luso della forza consentito sono espressamente previsti dalla Carta: la legittima difesa contro un attacco armato, nei limiti indicati dallart. 51 C.N.U.; le azioni militari intraprese sulla base di una decisione del Consiglio di Sicurezza dellONU a norma del cap. VII della Carta, qualora si verifichi una minaccia alla pace, una violazione della pace o un atto di aggressione. I fattori politici che condizionano leffettivo operato del Consiglio di Sicurezza dellONU. Nel Consiglio di Sicurezza, di cui sono membri solo 15 stati, una posizione di supremazia riservata ai cinque stati che ne sono membri permanenti: Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. Gli altri dieci stati membri del Consiglio di Sicurezza sono eletti dallAssemblea Generale per un periodo di due anni, tenendo in speciale considerazione il contributo dato al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e agli fini dellorganizzazione e in modo da assicurare unequa distribuzione geografica dei seggi disponibili. Ai cinque stati membri permanenti spetta il diritto di veto: le decisioni del Consiglio di Sicurezza su questioni sostanziali devono essere prese con i voti favorevoli di almeno nove stati membri, ivi compresi i voti favorevoli dei cinque membri permanenti. Nella pratica lastensione, la non partecipazione al voto o lassenza di uno o pi membri permanenti non impediscono ladozione di una decisione, qualora la maggioranza di nove voti sia altrimenti raggiunta. Il Consiglio di Sicurezza lorgano dellONU cui gli stati membri hanno conferito la responsabilit principale in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. LAssemblea Generale un organo a composizione plenaria e competenza generale. Essa composta da tutti gli stati membri dellONU (art. 9 C.N.U.) e 14

pu discutere qualsiasi questione o materia che rientri nellambito della Carta delle Nazioni Unite (art. 10 C.N.U.). Mentre il Consiglio di Sicurezza pu decidere misure da adottare o azioni da intraprendere, lAssemblea Generale pu solo fare raccomandazioni, prese con la maggioranza dei due terzi o con la maggioranza semplice degli stati presenti e votanti. Ogni stato membro dellAssemblea Generale dispone di un voto. A norma dellart. 108 C.N.U., qualsiasi emendamento della Carta deve essere adottato da due terzi dei membri dellAssemblea Generale e deve essere ratificato da due terzi degli stati membri dellONU, ivi compresi i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Laccertamento di una minaccia alla pace, di una violazione alla pace o di un atto di aggressione. Il capitolo VII della Carta espressamente dedicato alle azioni che il Consiglio di Sicurezza pu intraprendere in caso di minaccia alla pace, violazioni della pace ed atti di aggressione. La prima determinazione che compete al Consiglio di Sicurezza laccertamento dellesistenza di una delle situazioni rientranti nellambito del cap. VII, cio di una minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione. La differenza tra le tre situazioni non chiara e non definita nella Carta. In generale, la nozione di minaccia alla pace non implica necessariamente lattribuzione di specifiche responsabilit ad uno stato determinato o ad un movimento insurrezionale, mentre le altre due nozioni presuppongono laccertamento di chi sia responsabile di una violazione o di unaggressione. Le misure conseguenti allaccertamento. Le varie misure adottabili. Dallaccertamento dellesistenza di una minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione, che costituisce il presupposto, esplicito o implicito, sul quale si fonda la competenza del Consiglio di Sicurezza dellONU, in base al cap. VII della Carta, possono derivare conseguenze diverse. Il Consiglio di Sicurezza pu fare una raccomandazione o decidere una misura o unazione. Una risoluzione del Consiglio di sicurezza che sia chiaramente identificabile come una decisione e non gi come una raccomandazione obbligatoria per gli stati membri, che devono darvi esecuzione (art. 25 C.N.U.). Pu darsi che il Consiglio di Sicurezza ritenga che la situazione non presenti una gravit da esigere una misura pi incisiva di una raccomandazione. Pu darsi che il Consiglio di Sicurezza ritenga opportuno limitarsi a esprimere il suo sostegno a un processo di pace gi negoziato o concluso in altra sede. Pu darsi che ogni decisione di adottare misure specifiche o di intraprendere una determinata azione risulti impossibile a causa dellesercizio del diritto di veto da parte di un membro permanente. In altri casi il Consiglio di Sicurezza ha preannunziato la probabile adozione di misure, qualora una determinata situazione persistesse.

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In altri casi il Consiglio di Sicurezza ha ingiunto a uno o pi stati di tenere un determinato comportamento diretto a ripristinare la situazione legittima che esisteva in precedenza. A volte determina le misure da seguire per la soluzione di un conflitto interno o internazionale. Le sanzioni economiche e politiche. Se la sua decisione non ha avuto effetto o, come sembra di ritenere, se essa non avr prevedibilmente effetto, il Consiglio di Sicurezza pu decidere ladozione, nei confronti di uno o pi stati o altri soggetti, di misure che non comportano luso della forza e che presentano natura economica o politica (sanzioni). Lart. 41 C.N.U. fornisce un elenco, ampio ma non esaustivo, del tipo di misure ad esso riferibili. Una volta adottata, la decisione crea obblighi giuridici per i soggetti, che ne sono i destinatari, in particolare gli stati membri dellONU, che devono astenersi dallintrattenere con il soggetto destinatario delle misure le relazioni vietate. Lart. 50 C.N.U. prevede che uno stato membro che incontri speciali problemi economici a seguito dellesecuzione di misure decise dal Consiglio di Sicurezza possa consultare il Consiglio stesso al fine di trovare una soluzione a tali problemi. Secondo lart. 49 C.N.U. i membri dellONU devono prestarsi mutua assistenza nellesecuzione delle misure decise dal Consiglio di Sicurezza. Talora le misure hanno colpito uno stato o un movimento insurrezionale responsabile di determinate violazioni. In altri casi, le misure, consistenti soprattutto nel divieto di forniture di armi o materiali militari, avevano lo scopo di prevenire la continuazione o laggravamento di un conflitto, senza che venisse precisato quale parte ne fosse responsabile. Nella pratica pi recente si trovano anche vari esempi di decisioni atipiche, non espressamente previste da alcuna norma della Carta, ma prese dal Consiglio di Sicurezza nellesercizio della sua generale responsabilit di mantenere la pace e la sicurezza internazionali e sulla base del cap. VII della Carta. Tra queste vanno ricomprese decisioni aventi obiettivi assai eterogenei, quali il ristabilimento di un governo legittimamente eletto, la creazione di un tribunale internazionale per giudicare dei crimini compiuti da individui, la sottoposizione a giudizio di individui imputati di gravi atti di terrorismo o attentati. Sono implicitamente comprese tutte le misure che, in relazione alle circostanze proprie ai singoli casi e secondo lampio margine di discrezionalit politica che gli compete, appaiono al Consiglio di Sicurezza appropriate a far fronte alla situazione. Gli unici limiti al pur ampio margine di discrezionalit del Consiglio di Sicurezza, che non pu trasformarsi in un organo svincolato dalla legalit (legibus solutus), sono dati dalla conformit della sua azione allambito costituzionale della competenza dellONU. Occorre pertanto che si verifichi uneffettiva situazione di minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione e che la misura atipica sia potenzialmente idonea a porvi rimedio. Le azioni militari dirette contro uno stato.

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Se le misure di carattere economico o politico si rivelano inadeguate, il Consiglio di Sicurezza pu decidere di ricorrere a unazione di natura militare (art. 42 C.N.U.). In alcuni casi lazione che comporta luso della forza militare ha avuto il solo fine di assicurare losservanza di misure economiche precedentemente decise dal Consiglio di Sicurezza. In altri casi, lazione che comportava luso della forza era qualificata da un preciso obiettivo, come assicurare, in una situazione di guerra civile e carestia, leffettiva distribuzione ai destinatari di aiuti forniti a titolo umanitario o ripristinare le legittime autorit politiche. In altri casi, lazione che comportava luso della forza era diretta a ripristinare leffettiva sovranit territoriale delle autorit di uno stato il cui territorio era stato oggetto di un unilaterale e illegittima invasione e annessione da parte di un altro stato. Gli unici limiti al pur ampio margine di discrezionalit del Consiglio di Sicurezza, sono dati dalla conformit della sua azione allambito costituzionale della competenza dellONU. Occorre pertanto che si verifichi uneffettiva situazione di minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione e che le azioni militari decise siano necessarie al fine di mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali (art. 42 C.N.U.), restando escluso qualsiasi uso della forza che risponda ad altre finalit. Le operazioni per il mantenimento della pace. Nella pratica, lONU ha anche fatto ricorso a un diverso tipo di operazioni, denominate operazioni di mantenimento della pace (peace-keeping operations). Queste operazioni si caratterizzano per lobiettivo di evitare la continuazione o linasprimento di un conflitto, sia esso internazionale o interno, e per il loro carattere di imparzialit, riguardo alle parti coinvolte nel conflitto e alle loro ragioni. Si tratta di operazioni che richiedono il consenso degli stati sul cui territorio si svolgono e non comportano luso della forza militare da parte dei contingenti inviati dallONU, se non a titolo di legittima difesa. Le operazioni per il mantenimento della pace non sono esplicitamente previste da alcuna norma della Carta. Negli ultimi tempi sono state istituite alcune operazioni miste di peace-keeping e di peace-enforcement, vale a dire operazioni di mantenimento della pace autorizzate a fare uso della forza, qualora questo si rivelasse necessario per dare attuazione al loro mandato. Si pu anche verificare il caso che il Consiglio di Sicurezza autorizzi gli stati membri a istituire una forza multinazionale di pace, che operi per la realizzazione di determinati obiettivi. Confermano il generale riconoscimento della legittimit delle operazioni di mantenimento della pace e ne rafforzano la rilevanza alcuni importanti trattati multilaterali che accordano una protezione speciale al personale impegnato nelle operazioni e qualificano come crimine di guerra lattacco intenzionale contro di esso. Il reperimento di forze armate.

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I contingenti militari e gli altri strumenti necessari per svolgere le azioni militari decise dal Consiglio di Sicurezza sono messi a disposizione dagli stati membri tramite accordi speciali, nella pratica conclusi dal segretario generale dellONU su mandato del Consiglio di Sicurezza. Si tratta di una manifestazione del generale obbligo degli stati membri di cooperare con lONU. La Carta prevede listituzione di un comitato di stato maggiore, composto da capi stato maggiore dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, e incaricato, tra laltro, di assistere il Consiglio di Sicurezza nella predisposizione di piani per limpiego della forza armata e di assumere la direzione strategica delle forze messe a sua disposizione. In vari casi il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato gli stati che hanno fornito i contingenti militari a usare la forza o, per riprendere leufemismo spesso usato, a usare tutti i mezzi necessari per ristabilire la pace e la sicurezza internazionali. Nulla vieta al Consiglio di Sicurezza di delegare ad altri quanto esso avrebbe titolo di fare direttamente. Unazione intrapresa da alcuni stati sulla base di unautorizzazione del Consiglio di Sicurezza comunque sottoposta al controllo dellorgano autorizzante e non pu andare al di l dei limiti e degli obiettivi indicati dallautorizzazione stessa. Perch gli stati siano autorizzati a usare la forza occorre una decisione del Consiglio di Sicurezza, che lo preveda in termini specifici ed espliciti (sia pure nella forma dellabituale eufemismo dellautorizzazione alluso di tutti i mezzi necessari). La legittima difesa. Il secondo caso, oltre alle azioni decise dal Consiglio di Sicurezza, in cui la forza armata pu essere usata costituita dalla legittima difesa. Lart. 51 C.N.U. qualifica la legittima difesa come un diritto inerente o naturale spettante ad ogni stato. La legittima difesa, cos come intesa dalla carta, elencata tra le circostanze che escludono il carattere illecito di un determinato comportamento. Le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionali menzionate dallart. 51, devono rivelarsi in concreto efficaci per neutralizzare lattacco armato e le sue conseguenze. Non sufficiente, per escludere il diritto di legittima difesa dello stato attaccato, una mera adozione di una decisione da parte del Consiglio di Sicurezza, se questa non sortisce leffetto voluto. Lazione tenuta a titolo di legittima difesa deve presentare caratteri della necessit, dellimmediatezza e della proporzionalit rispetto allattacco armato in atto. La legittima difesa pu essere individuale, se lo stato oggetto di un attacco armato si difende, o collettiva, se uno stato terzo, che non attaccato, difende lo stato attaccato. In questultimo caso occorre, per, che lo stato attaccato richieda un intervanto a sua difesa, non essendo consentito usare la forza solo sulla base di valutazioni unilaterali della situazione. Si discute se sia giustificabile a titolo di legittima difesa la risposta ad un

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attacco armato non ancora in atto, ma solo minacciato (legittima difesa preventiva). La questione della legittima difesa preventiva diviene particolarmente delicata nel caso in cui uno stato tema di essere oggetto di un attacco con armi nucleari. Ulteriori problemi determinano i tentativi di dilatare la nozione di attacco armato, fino a comprendervi i casi in cui lazione contro la quale uno stato si difende non consista nelluso della forza contro il territorio o le installazioni o i mezzi militari dello stato attaccato, ma consista in azioni dirette contro gli agenti civili di uno stato o i suoi cittadini. Sembra difficile accettare eccessive dilatazioni del concetto di attacco armato e del conseguente presunto diritto di usare la forza a titolo di legittima difesa da parte degli stati vittime di lesioni dei loro diritti. La legittima difesa consentita nella sola ipotesi prevista dallart. 51 C.N.U.. Nella logica della Carta, luso difensivo della forza militare costituisce una risposta, di natura eccezionale, a un corrispondente uso aggressivo della forza militare, consistente in un attacco armato diretto contro lintegrit territoriale o lindipendenza politica di uno stato. Gli accordi e le organizzazioni regionali per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Lesistenza di un sistema che dovrebbe garantire il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali su scala mondiale, non impedisce la conclusione, su scala regionale, di trattati di cooperazione o alleanza politicomilitare tra due o pi stati. Questi trattati creano talora unorganizzazione internazionale che persegue i fini voluti dalle parti, come avvenuto con lOrganizzazione del Trattato dellAtlantico del Nord (NATO). La NATO stata creata con il Trattato dellAtlantico del Nord, firmato a Washington il 4 aprile 1949. Ne sono parti 19 stati. In ogni caso, la Carta dellONU esige che i trattati regionali di alleanza politico-militare siano compatibili con i fini e i principi della Carta stessa. Non sarebbe pertanto lecita unalleanza regionale che avesse il fine di usare la forza contro lintegrit territoriale o lindipendenza politica di altri stati in violazione dellart. 2 C.N.U., o che, indipendentemente dai fini enunciati nello strumento costitutivo, agisse di fatto nella maniera sopra indicata. invece lecita unalleanza regionale che si proponga di organizzare un sistema di legittima difesa collettiva a norma dellart. 51 C.N.U., qualora uno degli stati membri sia oggetto di un attacco armato da parte di uno stato terzo. La Carta dellONU consente che azioni che comportano luso della forza armata (e che non rientrano nellipotesi della legittima difesa) siano svolte da parte degli stati membri di accordi regionali o nel quadro di organizzazioni regionali. Ma questo pu avvenire solo se tali azioni sono state autorizzate dal Consiglio di Sicurezza. Nella pratica accaduto che il Consiglio di Sicurezza abbia autorizzato organizzazioni regionali a compiere interventi che comportavano luso della forza militare. In un recente caso la forza stata invece usata contro uno stato, la Jugoslavia, da parte di una coalizione di stati membri della NATO, senza che vi fosse alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, e pertanto in evidente violazione della Carta. Si tratta dellintervento armato svolto in

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occasione del conflitto interno tra le forze militari della Jugoslavia e i movimenti indipendentisti albanesi del Kosovo. Questo conflitto era caratterizzato dalluso indiscriminato della forza da parte dellesercito e delle milizie di sicurezza jugoslave, dalle numerose vittime nella popolazione civile, dal largo afflusso di rifugiati kosovari negli stati vicini e in altri paesi europei, oltre che dal ricorso ad atti di terrorismo ad opera delle parti coinvolte nel conflitto. I massicci bombardamenti aerei della Jugoslavia ad opera dei dieci stati membri della NATO sono iniziati il 24 marzo 1999, dopo il rifiuto della Jugoslavia di sottoscrivere il progetto di accordo emerso dai negoziati per una soluzione politica della crisi, e si sono protratti per undici settimane. Lintervento militare dei dieci stati non riconducibile al contesto della NATO, trattandosi di unazione totalmente contrastante con il trattato istitutivo della stessa organizzazione. Questo prevede luso della forza solo in caso di attacco armato contro una o pi parti, lasciando impregiudicati la responsabilit primaria del Consiglio di Sicurezza e gli obblighi derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite. Lintervento armato. Al di fuori dei due casi previsti dalla Carta, la forza non pu essere usata da uno stato, fosse anche per far valere un proprio diritto (o presunto tale). A volte, quale circostanza che potrebbe escludere il carattere illecito di un intervento armato stato invocato il consenso dello stato sul cui territorio lintervento era avvenuto. In altri casi, lintervento militare giustificato sulla base della legittima difesa, vista come il mezzo per impedire che un attacco armato, consistente in una serie successiva di singoli eventi, venga portato a compimento. Anche in questi casi occorre valutare se sussistano o meno i requisiti dellimmediatezza, della proporzionalit e della necessit che contraddistinguono la legittima difesa. Lintervento armato a fini umanitari. Problemi delicati solleva unulteriore causa di giustificazione che stata a volte invocata per legittimare interventi armati sul territorio di altri stati, ossia il cosiddetto intervento a fini umanitari. In effetti, la principale spiegazione data dagli stati che hanno nel 1999 bombardato la Jugoslavia i basava proprio sulla necessit di prevenire una catastrofe umanitaria causata dalla repressione operata dalle forze e milizie jugoslave a danno degli abitanti del Kosovo di etnia albanese. I diritti delluomo devono essere tutelati con mezzi diversi dallintervento armato contro altri stati, se non si vuole correre il rischio di moltiplicare le violazioni di tali diritti, aggiungendo violenze e distruzioni a situazioni gi di per s gravi. A ben vedere, il diritto internazionale generale gi prevede unipotesi eccezionale in cui un intervento armato giustificato per fini umanitari, cio per tutelare persone la cui vita sia messa in pericolo. Si tratta dellipotesi di estremo pericolo. Lesimente dellestremo pericolo opera entro limiti ben precisi. Vanno in

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particolare segnalate due condizioni: lazione deve costituire lunico mezzo per salvare vite umane in pericolo; lazione non deve creare un pericolo pi grave di quello che intende scongiurare. Occorre per valutare il mezzo impiegato nellintervento, e cio luso della forza tramite bombardamenti aerei, e le sue conseguenze. Occorre che il comportamento tenuto costituisca lunico mezzo per salvare le vite umane in pericolo e che esso non determini un pericolo pi grave di quello che intende scongiurare. Era facilmente prevedibile che la decisione di bombardare lintera Jugoslavia avrebbe ulteriormente aggravato la situazione delle popolazioni albanesi del Kosovo, determinando un inasprimento della repressione e delle violazioni dei diritti delluomo compiute dalle forze militari e paramilitari jugoslave e un sostanziale aumento del numero di rifugiati. Forti dubbi suscita il concetto di intervento militare umanitario, soprattutto quando esso si traduce nella variante del bombardamento aereo umanitario: questa variante appare una contraddizione in termini. Come stato rilevato, la somma di un grave illecito (le violazioni dei diritti delluomo in Kosovo) e di un altro grave illecito (i bombardamenti della Jugoslavia, Kosovo compreso) d come risultato due gravi illeciti, non potendo un illecito cancellare laltro. Non sembra che gli stati attivi nei bombardamenti abbiano inteso promuovere la formazione di una nuova norma, come tale avente portata generale, secondo la quale ogni stato avrebbe il diritto di bombardare un altro stato (o usare altrimenti la forza), qualora ritenesse che questultimo sia responsabile di violazioni alle norme del diritto umanitario applicabili sul nostro territorio. Una simile regola improponibile. Lintervento in Jugoslavia potrebbe qualificarsi come un tentativo di eliminare il sistema fondato sulla Carta delle Nazioni Unite, senza contestualmente proporre alcun sistema alternativo fondato su regole generali e predeterminate, che rappresentino qualcosa di meglio delloccasionale decisione di bombardare uno stato. Il disarmo. Il divieto della minaccia e delluso della forza non esclude, in linea generale, che gli stati abbiano il diritto di mantenere e potenziare i propri armamenti, sia convenzionali che nucleari, che potrebbero venire utilizzati nei due casi in cui luso della forza lecito (legittima difesa e azioni militari intraprese sulla base di una decisione del Consiglio di Sicurezza). Il possesso di armamenti pu anche avere un effetto preventivo, quale fattore di dissuasione verso possibili aggressioni. Solo tramite appositi trattati possibile perseguire lobiettivo del disarmo, ossia la progressiva riduzione degli armamenti detenuti dagli stati e il divieto di determinati tipi di armi. Gi lart. 8 del Patto della Societ delle Nazioni enunciava lidea che il mantenimento della pace internazionale richiede una riduzione degli armamenti. La Carta delle Nazioni Unite prevede che lAssemblea Generale possa prendere in considerazione i principi che regolano il disarmo e il controllo degli armamenti e fare raccomandazioni in proposito. Il disarmo generale rimane un obiettivo ideale, ancora lontano da conseguire. Diversi accordi bilaterali sulla limitazione e riduzione di armi strategiche e

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offensive sono stati conclusi da Stati Uniti e Unione Sovietica, a partire dal trattato sulla limitazione dei sistemi missilistici anti-balistici, detto SALT I, firmato nel 1972. Altri trattati hanno una sfera di applicazione regionale europea e si collocano nellambito dellazione mirante a ridurre il rischio di un conflitto militare e a promuovere il disarmo favorita dalla Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Sono stati anche conclusi vari trattati multilaterali che vietano lacquisizione, la fabbricazione, il possesso, la collocazione o la sperimentazione di armi particolarmente distruttive, come le armi nucleari, in determinati spazi. Nel parere consultivo dell8 luglio 1996 sulla liceit della minaccia o delluso di armi nucleari la Corte Internazionale di Giustizia giunse alla conclusione che linsieme dei trattati relativi al disarmo nucleare non esprimesse un divieto assoluto e generale delluso dellarma atomica, ma solo un presagio di un simile divieto. Un progresso sula strada del disarmo nucleare potr verificarsi quando entrer in vigore il trattato sul divieto completo di esperimenti nucleari, aperto alla firma a New York il 24 settembre 1996. Il trattato vieta alle parti di effettuare esplosioni sperimentali di armi nucleari o altre esplosioni nucleari in ogni luogo posto sotto la loro giurisdizione o controllo e di incoraggiare tali esplosioni o parteciparvi in qualsiasi maniera. Luso di armi che determinano sofferenze indiscriminate ed eccessive. Divieto delluso di armi che determinano sofferenze eccessive o sproporzionate rispetto al raggiungimento di un obiettivo militare. I belligeranti non devono usare armi che provochino nei combattenti nemici sofferenze eccessive rispetto a quelle necessarie a raggiungere un obiettivo militare. I belligeranti non devono usare la forza contro la popolazione civile, n utilizzare armi che non siano in grado di distinguere tra bersagli militari e bersagli civili. Il solo legittimo obiettivo di unazione militare lindebolimento delle forze militari del nemico. Molto significativi, anche per le attinenze che presentano con il tema del disarmo, sono i trattati multilaterali che mirano a vietare la detenzione e limpiego di armi considerate disumane (armi batteriologiche e tossiniche, frammenti non identificabili, mine, trappole e artifici, armi incendiarie, laser accecanti, armi chimiche). La recente convenzione sul divieto dellimpiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antipersona (Ottawa, 1997) molto significativa. Tuttavia, paesi come Cina, India, Pakistan, Russia e Stati Uniti non sembrano finora disponibili ad accettare un divieto assoluto delluso di mine antipersona e a divenire parti della convenzione.

Diritto umanitario e uso dellarma nucleare. Problema della legalit delluso di armi nucleari, data lenorme capacit distruttiva e leffetto indiscriminato di questo tipo di ordigni, che non solo sprigionano unimmensa quantit di calore ed energia, ma anche emettono

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prolungate radiazioni lesive della salute umana. particolarmente emblematico il parere consultivo reso dalla Corte Internazionale di Giustizia l8 luglio 1996. La Corte si innanzitutto chiesta se limpiego di armi nucleari costituisca una violazione delle norme di diritto internazionale relative alla protezione dellambiente. La Corte ha concluso che le norme sulla protezione dellambiente non privano uno stato del diritto di legittima difesa. Tuttavia, i fattori di natura ambientale sono un elemento utile per valutare se luso della forza risponda ai principi di necessit e di proporzionalit. La Corte si in seguito chiesta se luso di armi nucleari possa considerarsi illecito perch incompatibile con le norme del diritto internazionale umanitario. La Corte ha ricordato a riguardo i principi fondamentali della materia, consistenti nellobbligo di non attaccare le popolazioni civili, n direttamente, n mediante armi che colpiscano in modo indiscriminato, e nellobbligo di non usare armi che provochino sofferenze superflue ai combattenti. Da questo richiamo ai principi del diritto umanitario sembrerebbe di poter desumere lilliceit delluso dellarma nucleare, in quanto arma che, pi di qualsiasi altra, colpisce in modo indiscriminato la popolazione civile. Ciononostante, la Corte ha dichiarato, in maniera molto brusca e piuttosto sorprendente, di non avere elementi sufficienti per dare una risposta al quesito che le era stato sottoposto. La Corte ha pertanto dichiarato di non poter concludere in modo definitivo sulla liceit o illiceit dellimpiego di armi nucleari da parte di uno stato in una circostanza estrema di legittima difesa nella quale la sua stessa sopravvivenza sia messa in causa. La Corte sembra ipotizzare che luso dellarma nucleare sarebbe consentito, ammesso che sia mai consentito, nella sola circostanza estrema di legittima difesa, in cui la stessa sopravvivenza di uno stato sia in questione. Se questo fosse vero, se ne potrebbe dedurre che luso di armi nucleari sia in ogni caso illecito, se motivato da altre ragioni, ad esempio lesigenza di risparmiare la vita dei militari coinvolti nelle operazioni belliche a scapito della vita dei civili vittime della bomba. Quia sum leo? il caso di attribuire un vero e proprio carattere giuridico allordinamento internazionale e alle norme di diritto internazionale? La risposta dipende in gran parte dalla nozione di ordinamento giuridico che si ritiene di seguire. Se per ordinamento giuridico si intende un insieme organico di norme che, nella generalit dei casi, sono di fatto osservate dai soggetti che ne sono i destinatari, si pu concludere che le norme di diritto internazionale raggiungono, nel loro complesso, un apprezzabile livello di effettivit. Gli episodi di violazione che pur si verificano come in qualsiasi altro ordinamento, non cancellano la loro complessiva osservanza. Va pure detto che a volte, proprio a causa dellassenza di un legislatore internazionale, liniziale violazione di una norma da parte di un singolo stato rappresenta il primo precedente di un processo evolutivo che porta gradualmente alla formazione di una nuova norma di diritto internazionale generale. Se invece per ordinamento giuridico sintende un insieme di organi e procedure che, come si verifica nei sistemi di diritto interni, impedisca ai

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soggetti pi forti di usare la forza per far valere i loro diritti o i loro interessi, vanno oggi espressi pesanti dubbi sul carattere giuridico dellordinamento internazionale. Anche in passato si erano verificati singoli casi in cui, in evidente o sospetta violazione della Carta, alcuni stati avevano usato la forza contro altri. Ma questi casi erano stati spiegati con giustificazioni che, per quanto dubbie o poco attendibili sul piano dei fatti concreti, riconducevano pur sempre a ipotesi eccezionali previste dal sistema di diritto internazionale vigente e con esso compatibili. In occasione dei bombardamenti della Jugoslavia, levidente contrasto con fondamentali disposizioni della Carta, si accompagna allassenza di qualsiasi giustificazione fondata sul sistema di diritto internazionale vigente. Il bombardamento della Jugoslavia si qualifica come un comportamento cos grave da mortificare lintero apparato delle relazioni internazionali sorto nel dopoguerra, fondato sul primato della Carta delle Nazioni Unite; e cos aggressivo da mettere in dubbio la stessa persistenza di un ordinamento internazionale basato sul diritto e non sulla discrezione del pi forte. Alle norme della Carta si vorrebbe sostituire un documento programmatico, molto confuso e molto inquietante, come The Alliances Strategic Concept.

I TRATTATI
Le categorie di norme di diritto internazionale.

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Non esiste nel sistema di diritto internazionale la legge, intesa come un atto scritto che pone norme di natura generale e astratta, che adottato secondo procedure predeterminate da un apposito organo investito della funzione legislativa e che pubblicato in una raccolta ufficiale: non vi infatti alcun organo internazionale che svolga funzioni simili a quelle dei parlamenti nazionali. Un ruolo fondamentale hanno due categorie di norme che non sono predisposte da un organo esterno, ma traggono origine dalla volont degli stessi soggetti, cio gli stati, che ne sono i destinatari: i trattati (o diritto internazionale particolare) e le norme generali (o consuetudini o diritto internazionale generale). Lart. 38 dello statuto della Corte Internazionale di Giustizia fa riferimento alle seguenti categorie di norme che la Corte tenuta ad applicare nella decisione delle controversie che le sono sottoposte: i trattati internazionali, sia generali che particolari, che stabiliscono norme espressamente riconosciute dagli stati in lite; la consuetudine internazionale, come prova di una pratica generale accettata come diritto; i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili; le decisioni giudiziarie e la dottrina. Non invece attribuita natura normativa allequit: una decisione secondo equit pu essere resa dalla Corte solo qualora le parti abbiano concordemente conferito un tale potere. Obblighi possono anche sorgere da atti non aventi natura normativa, come una sentenza, che ha valore obbligatorio solo tra le parti in lite e riguardo al caso deciso, o un atto giuridico unilaterale, che crea obblighi per chi ne autore. Il diritto dei trattati e la sua codificazione. Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, aperta alla firma il 23 maggio 1969 ed entrata in vigore sul piano internazionale il 27 gennaio 1980. La convenzione di Vienna non si limita a codificare varie regole che erano gi operanti sul piano del diritto internazionale generale, ma contiene alcune disposizioni che hanno portato allo sviluppo progressivo del diritto internazionale. La convenzione di Vienna si applica solo ai trattati che sono stati conclusi dopo la sua entrata in vigore (art. 4). Le norme sono vincolanti per tutti gli stati, indipendentemente che essi siano parti della convenzione stessa. Esclusi dallambito di applicazione della convenzione sono i trattati internazionali conclusi da stati con altri soggetti di diritto internazionale o da altri soggetti di diritto internazionale tra loro. Sono comunque sottoposti alla convenzione i rapporti tra stati parte di trattati multilaterali dei quali siano anche parte altri soggetti di diritto internazionale.

La nozione di trattato. Trattato, convenzione, accordo, patto, protocollo, atto, statuto, carta, scambio di note, scambio di lettere Gli elementi sostanziali che contraddistinguono un trattato sono tre.

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In primo luogo vi la redazione di un testo scritto. In secondo luogo occorre che due o pi stati o altri soggetti di diritto internazionale abbiano manifestato (o possano in futuro manifestare) il loro consenso ad essere giuridicamente vincolati dalle norme contenute nel testo che hanno redatto. Il fatto che il trattato costituisce uno strumento giuridicamente vincolante nel suo insieme non esclude che esso possa contenere alcune singole clausole che non sono idonee a produrre obblighi giuridici. In terzo luogo deve sussistere la volont di sottoporre lo strumento alle regole del diritto internazionale. La pubblicit del testo non costituisce un requisito essenziale di un trattato. Norme del diritto costituzionale di vari stati fanno divieto di concludere accordi segreti o limitano la segretezza a certe categorie di trattati. Ma nessuna norma di diritto internazionale generale sancisce la nullit di un trattato rimasto segreto. Lart. 102 C.N.U. obbliga gli stati membri a registrare presso il segretariato nellONU i trattati conclusi dopo lentrata in vigore della Carta e obbliga il segretariato a procedere alla loro pubblicazione. Ma la conseguenza che discende dalla mancata registrazione solo limpossibilit di invocare il trattato davanti a un organo dellONU. Il procedimento che pone in essere un trattato si sviluppa in tre fasi distinte: la redazione del testo, la manifestazione del consenso a vincolarsi e lentrata in vigore del trattato. Il testo. La redazione. La redazione del testo di un trattato si svolge di solito mediante negoziati tra gli stati interessati, che si riuniscono a seguito di uniniziativa presa da uno o pi stati o da unorganizzazione internazionale. Gli stati esclusi possono per avere il diritto di divenire parti al trattato mediante un atto di adesione, se questo espressamente previsto nel trattato o risulta altrimenti convenuto. Talora il negoziato sostituito dallinvio da parte di uno stato di una nota scritta di proposta, in vista della sua accettazione da parte di un altro stato o di eventuali proposte di modifica. Gli stati sono liberi di seguire la procedura di negoziato che sembra loro pi opportuna. Ma lesigenza di un andamento ordinato delle trattative induce gli stati coinvolti ad accordarsi sulle modalit di svolgimento del negoziato, tramite lelaborazione e ladozione di un regolamento di procedura o regolamento interno. Ladozione. Se le trattative hanno esito positivo, il testo del trattato adottato da parte degli stati che hanno partecipato alla sua elaborazione. Come prevede lart. 9 della convenzione di Vienna, ladozione del testo del trattato si effettua, di regola, con il consenso di tutti gli stati che hanno partecipato alla sua elaborazione. Tuttavia, ladozione del testo di un trattato negoziato nellambito di una conferenza internazionale avviene con la maggioranza dei due terzi degli stati presenti e votanti, a meno che gli stati

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decidano, con la stessa maggioranza, di applicare una regola diversa. Anche le organizzazioni intergovernative si fanno di frequente promotrici della redazione e successiva adozione del testo di trattati, come i diversi trattati il cui testo stato adottato con risoluzione dellAssemblea Generale. Lautenticazione. Alladozione del testo del trattato fa seguito la sua autenticazione, cio lattestazione da parte dei rappresentanti degli stati coinvolti nel negoziato dellautenticit del testo adottato e del suo carattere definitivo. Lautenticazione avviene con la firma da parte dei plenipotenziari, a questo autorizzati dagli stati. Ma lart. 10 della convenzione di Vienna lascia agli stati ampia libert sulla forma di autenticazione. Con lautenticazione il procedimento formativo del testo del trattato concluso. I plenipotenziari. Alla fase formativa del testo del trattato partecipano coloro che sono muniti dei pieni poteri (plenipotenziari), vale a dire di un documento che emanato dallautorit competente di uno stato e che designa una o pi persone quali rappresentanti dello stato per il negoziato, ladozione o lautenticazione del testo di un trattato, per esprimere il consenso dello stato a essere vincolato da un trattato o per compiere ogni altro atto relativo a un trattato. Lart. 7 della convenzione di Vienna indica tre categorie di persone che, in ragione delle loro funzioni, sono abilitate a rappresentare lo stato senza essere tenute a presentare un documento di pieni poteri. Tali persone sono: I capi di stato, i capi di governo e i ministri degli affari esteri, per tutti gli atti relativi alla conclusione di un trattato; I capi di missione diplomatica, per ladozione del testo di un trattato tra lo stato accreditante e lo stato accreditatario; I rappresentanti accreditati degli stati a una conferenza internazionale o presso unorganizzazione internazionale o uno dei suoi organi, per ladozione del testo di un trattato in questa conferenza, questa organizzazione, o questo organo. In base al diritto internazionale di guerra, la rappresentanza dello stato senza necessit di esibizione di pieni poteri si estende ai comandanti in capo, per quanto riguarda il negoziato e la conclusione di trattati relativi alle operazioni militari. Latto compiuto da persona che non pu essere considerata come abilitata a rappresentare uno stato privo di effetti giuridici, a meno che esso sia in seguito confermato da questo stato. La struttura esteriore. Il titolo identifica il trattato, insieme alla data della sua adozione, e indica molto sommariamente la materia oggetto delle sue disposizioni. Al titolo segue il preambolo, che costituisce una parte introduttiva al testo del 27

trattato. Nel preambolo gli stati enunciano gli antecedenti e i motivi che li hanno spinti a partecipare al negoziato e gli obiettivi che il trattato si prefigge. Nel preambolo, a volte, anche indicato un elenco degli stati che hanno partecipato al negoziato. Al preambolo segue la parte dispositiva (o precettiva) del trattato, nella quale specificata la regolamentazione materiale posta in essere con il trattato. Il trattato si chiude con una parte finale, nella quale raccolta una serie di disposizioni, dette clausole finali (o protocollari), in tema di entrata in vigore del trattato e di altre questioni relative alla sua efficacia. La lingua. A partire dalla seconda met del XVIII secolo, la lingua francese ha sostituito il latino come lingua diplomatica e come lingua di stesura dei trattati. Da vari decenni a questa parte la pratica di redigere il trattato in ununica lingua ha subito un considerevole declino. Mentre nei trattati bilaterali diffuso luso di predisporre il testo in entrambe le lingue delle parti contraenti, nel caso di trattati multilaterali il testo redatto in una pluralit di lingue, che sono di solito considerate tutte parimenti autentiche, dotate cio di pari valore al fine dellinterpretazione del trattato. La Carta delle Nazioni Unite ad esempio redatta in cinese, inglese, francese, russo e spagnolo. I trattati elaborati dalle conferenze diplomatiche convocate dallONU sono redatti in sei lingue autentiche (le cinque sopra menzionate e larabo). Un numero ancora maggiore di lingue autentiche caratterizza i trattati e gli altri atti elaborati nellambito delle Comunit europee. La manifestazione del consenso a vincolarsi. La libert di forme. La fase di formazione del testo va tenuta ben distinta da quella della manifestazione del consenso a vincolarsi. Necessit che i governi che hanno adottato il testo di un trattato riservino a una data successiva la manifestazione del consenso del loro stato a vincolarsi, essendo questo un vento futuro e incerto. Di regola, la manifestazione del consenso a vincolarsi non soggetta a prescrizioni dordine formale. Secondo lart. 11 della convenzione di Vienna, questo consenso pu essere espresso con la firma, lo scambio degli strumenti costituenti un trattato, la ratifica, laccettazione, lapprovazione o ladesione, o con ogni altro mezzo convenuto. Lo stato che ha acconsentito a essere vincolato dal trattato si chiama stato contraente, indipendentemente dal fatto che il trattato sia entrato o meno in vigore. La forma semplificata. Un trattato stipulato in forma semplificata tramite la firma da parte del rappresentante dello stato, come prevede lart. 12 della convenzione di Vienna, quando:

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Il trattato prevede che la firma abbia questo effetto; altrimenti stabilito che gli stati che hanno partecipato al negoziato avevano convenuto che la firma avesse questo effetto; Lintenzione dello stato di dare questo effetto alla firma risulta dai pieni poteri del suo rappresentante o stata espressa nel corso del negoziato. In questi casi la firma apposta dal plenipotenziario esprime anche il consenso dello stato a vincolarsi, oltre a costituire lautenticazione del testo dello stesso. Unaltra forma semplificata di stipulazione data dallo scambio degli strumenti (note, lettere) che costituiscono il trattato. A una nota di proposta, inviata da parte di uno stato, fa seguito una nota con la quale lo stato destinatario dichiara di accettare il testo proposto. Lart. 13 della convenzione di Vienna prevede che ci avvenga quando: Gli strumenti prevedono che il loro scambio abbia questo effetto; altrimenti stabilito che questi stati avevano convenuto che lo scambio degli strumenti avesse questo effetto. La forma solenne. La forma solenne di espressione del consenso a vincolarsi a un trattato si manifesta attraverso lo scambio o i deposito di unapposita e a s stante dichiarazione scritta, denominata ratifica o accettazione o approvazione. Ci previsto dallart. 14 della convenzione di Vienna quando: Il trattato prevede che questo consenso si esprime per mezzo della ratifica; altrimenti stabilito che gli stati che hanno partecipato al negoziato avevano convenuto che la ratifica fosse richiesta; Il rappresentante dello stato ha firmato il trattato con riserva di ratifica; Lintenzione dello stato di firmare il trattato con riserva di ratifica appare dai pieni poteri del suo rappresentante o stata espressa nel corso del negoziato. Previsione che la firma del trattato sia seguita da una notifica da parte dello stato del completamento delle procedure prescritte dal suo diritto interno per vincolarsi a un trattato. Le forme di espressione del consenso a obbligarsi a un trattato sono di solito preventivamente concordate dagli stati che ne hanno redatto il testo e sono specificate nelle disposizioni finali. Ladesione. Una particolare forma solenne di manifestazione del consenso a essere vincolato da un trattato ladesione (o accessione) al trattato stesso. Essa avviene quando un trattato presenta carattere aperto. Ladesione possibile quando, secondo lart. 15 della convenzione di Vienna, quando: Il trattato prevede che questo consenso pu essere espresso da questo stato per via di adesione; altrimenti stabilito che gli stati che hanno partecipato al negoziato avevano convenuto che questo consenso poteva essere espresso da questo stato per via di adesione; Tutte le parti hanno in seguito convenuto che questo consenso poteva essere espresso da questo stato per via di adesione.

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Ladesione il modo attraverso il quale agli stati rimasti estranei ai negoziati che hanno portato alla redazione del testo di un trattato viene data la possibilit di divenirne parti. Lentrata in vigore. La determinazione della data. Lentrata in vigore il momento in cui un trattato inizia ad avere efficacia. La convenzione di Vienna prevede (art. 24) che un trattato entra in vigore secondo le modalit stabilite dalle sue disposizioni o sulla base di un accordo tra gli stati che hanno partecipato al negoziato. In mancanza di tali disposizioni o di un tale accordo, un trattato entra in vigore nel momento in cui il consenso a vincolarsi stato espresso da tutti gli stati che hanno partecipato al negoziato. Nel caso di trattati bilaterali, lentrata in vigore prevista nel giorno dello scambio degli strumenti di ratifica o una volta decorso un certo periodo di tempo da tale giorno. Nel caso di trattati multilaterali, la data di entrata in vigore di solito prevista una volta decorso un determinato tempo dal giorno in cui si raggiunto il deposito di un determinato numero di strumenti di ratifica o adesione. Alla data di entrata in vigore, il trattato produce effetti solo nei rapporti tra gli stati che hanno depositato i loro rispettivi strumenti di manifestazione del consenso a vincolarsi. Lo stato che ha acconsentito a essere vincolato dal trattato per il quale il trattato in vigore si chiama parte. A meno che sia diversamente stabilito, un trattato multilaterale non si estingue per il solo fatto che il numero delle parti scenda al di sotto del numero necessario per la sua entrata in vigore. A meno che sia diversamente convenuto, lapplicazione provvisoria di un trattato riguardo a uno stato viene a cessare, se esso notifica agli altri stati la sua intenzione di non divenire parte al trattato. Il valore obbligatorio delle disposizioni finali relative alla forma di stipulazione. Le disposizioni finali (o protocollari) in esso inserite sono immediatamente produttive di effetti giuridici per gli stati che hanno adottato il testo del trattato. Gli stati non sono tenuti a manifestare il loro consenso a vincolarsi; ma, se decideranno di manifestarlo, potranno farlo solo nei modi previsti dalle disposizioni finali del trattato. Lobbligo di non privare un trattato del suo oggetto e del suo scopo prima della sua entrata in vigore. Prima del momento della sua entrata in vigore, il trattato non produttivo di effetti giuridici. Lart. 18 della convenzione di Vienna prevede che un particolare obbligo sussista per quegli stati che potrebbero divenire parti del trattato: uno stato deve astenersi da atti che priverebbero un trattato del suo oggetto e del suo scopo quando: Ha firmato il trattato o ha scambiato gli strumenti costituenti il trattato con 30

riserva di ratifica, di accettazione o di approvazione, fino al momento in cui abbia manifestato la sua intenzione di non divenire parte del trattato; Ha espresso il suo consenso ad essere vincolato dal trattato, nel periodo che precede lentrata in vigore del trattato e a condizione che questa non sia indebitamente ritardata. Le riserve. Nozione. La partecipazione di uno stato a un trattato talora accompagnata da una o pi riserve, ossia da una o pi dichiarazioni attraverso le quali lo stato esprime la sua volont di limitare gli effetti giuridici che certe disposizioni del trattato avrebbero nei suoi confronti. Diverse dalle riserve sono le dichiarazioni che, pur esprimendo il punto di vista di uno stato circa determinate disposizioni di un trattato, non intendono escludere o modificare il loro effetto giuridico rispetto allo stato in questione. Il tema delle riserve riferibile ai soli trattati multilaterali. Ammissibilit. Lammissibilit delle riserve non suscita problemi tutte le volte che lo stesso trattato preveda espressamente che gli stati aventi qualit per divenire parti possano formulare riserve a tutte o ad alcune delle sue disposizioni. In tali casi, lo stato che formula la riserva diviene parte al trattato. Linammissibilit delle riserve fuori discussione tutte le volte che lo stesso trattato vieti espressamente la possibilit che uno stato apponga qualsiasi riserva. In tali casi, o stato che presenta la riserva non ha titolo per divenire parte al trattato. Problemi si pongono se, invece, il trattato non contiene alcuna disposizione relativa alle riserve. Secondo una prima tesi, tutti gli stati avrebbero un diritto innato di formulare riserve a loro discrezione. Secondo una tesi opposta, gli obblighi discendenti da un trattato non possono, una volta che il suo testo sia stato adottato, venire alterati tramite la presentazione di una riserva, a meno che non sussista il consenso di tutti i contraenti. Secondo una terza tesi, oggi preferibile, il trattato pu entrare in vigore nei rapporti tra lo stato che presenta una riserva e lo stato disposto ad accettarla, ma non pu entrare in vigore nei rapporti tra il primo stato e lo stato che presenta unobiezione alla riserva. Le riserve generali, che cio riguardano tutte le disposizioni del trattato o che sono formulate in termini cos vaghi che non consentono di determinare il loro preciso campo dapplicazione, come pure le riserve che subordinano lapplicazione dellintero trattato al fatto che esso sia compatibile con le norme del diritto interno di uno stato, sono radicalmente in contrasto con loggetto e lo scopo del trattato. Se la riserva inammissibile, come se lo stato non fosse parte al trattato. Accettazione e obiezione.

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In base allart. 20 della convenzione di Vienna, una riserva espressamente autorizzata da un trattato non richiede una successiva accettazione da parte degli altri stati contraenti, a meno che il trattato preveda diversamente. Una riserva a un trattato che un atto costitutivo di unorganizzazione internazionale richiede laccettazione dellorgano competente di questa organizzazione, a meno che il trattato disponga diversamente. Laccettazione di tutti gli altri stati richiesta, quando risulta dal numero limitato degli stati che hanno partecipato al negoziato, come pure dalloggetto e dallo scopo di un trattato, che lapplicazione del trattato nella sua integrit tra tutte le arti una condizione essenziale del consenso di ciascuna di esse ad essere vincolata dal trattato. In tutti gli altri casi, quando una riserva depositata da uno stato contraente, agli altri stati si presenta una scelta tra due possibilit: accettare o obiettare. Laccettazione di una riserva da parte di una altro stato contraente fa dello stato autore della riserva una parte al trattato nei confronti di questaltro stato, a partire dal momento in cui il trattato entra tra di loro in vigore. Vale una presunzione di accettazione, per la quale, a meno che il trattato disponga diversamente, una riserva si ha per accettata da uno stato, se questultimo non ha formulato unobiezione alla riserva sia allo scadere dei dodici mesi che seguono la data in cui ne ha ricevuto notificazione, sia alla data in cui ha espresso il suo consenso a essere vincolato dal trattato, se questa successiva. modificata, nella misura prevista dalla riserva, la disposizione oggetto di riserva dello stato autore nei confronti dello stato accettante e, reciprocamente, a vantaggio dello stato accettante nei confronti dello stato autore. Una riserva inammissibile non pu neppure essere accettata. Pertanto, leventuale accettazione di una riserva inammissibile non produce alcun effetto e non sana una situazione che allorigine inidonea a consentire la partecipazione di uno stato a un trattato. In caso di obiezione previsto che quando uno stato che ha formulato unobiezione a una riserva non si opposto allentrata in vigore del trattato tra s e lo stato autore della riserva, le disposizioni sulle quali verte la riserva non si applicano tra i due stati nella misura prevista dalla riserva. Non per affatto chiaro che cosa succeda se lo stato si limiti a unobiezione, senza opporsi allentrata in vigore del trattato per quanto riguarda i suoi rapporti con lo stato riservante. Non chiaro se, in questo caso, il trattato si applichi tra i due stati in questione come se la riserva non fosse stata apposta ovvero con pieno effetto della riserva. In queste condizioni, lo scambio dei consensi a vincolarsi non pu perfezionarsi. Lart. 21 della convenzione di Vienna d invece per acquisito che un valido consenso a vincolarsi sia gi stato scambiato e, in qualunque modo lo si voglia interpretare, finisce con limporre a uno dei due stati di vincolarsi a un trattato diverso da quello al quale egli voleva effettivamente obbligarsi. Uno stato non pu formulare riserve successivamente alla manifestazione del consenso a vincolarsi. La riserva, laccettazione espressa di una riserva e lobiezione a una riserva devono essere formulate per iscritto e comunicate agli stati contraenti e agli altri stati che hanno qualit per divenire parti al trattato (art. 23).

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A meno che il trattato disponga diversamente, la riserva pu essere ritirata in qualsiasi momento, senza che occorra il consenso degli stati che lhanno accettata. Ladempimento. I trattati in vigore hanno natura obbligatoria per le parti e devono essere da queste adempiuti in buona fede (regola pacta sunt servanda). Alla regola pacta sunt servanda attribuita la natura di norma generale del diritto internazionale. Se in vigore, il trattato vincola le parti, nonostante qualsiasi disposizione del loro diritto interno, precedente o successiva alla data di entrata in vigore del trattato. La violazione di un obbligo previsto da un trattato costituisce un illecito internazionale e determina la responsabilit internazionale dello stato che ne autore. I trattati e gli stati terzi. Le disposizioni del trattato si applicano solo nei rapporti tra gli stati parte, cio gli stati che hanno espresso il loro consenso a essere vincolati e per i quali il trattato in vigore. Un trattato non pu creare diritti e obblighi per gli stati terzi. Pu accadere che le parti includano in un trattato norme corrispondenti a norme internazionali generali. In questi casi, anche gli stati terzi sono tenuti a osservare tali norme in conseguenza della loro natura generale, ma non gi in forza di un trattato. Solo in un caso possono discendere da un trattato diritti e obblighi anche per gli stati che non ne sono parte, e cio se le parti intendevano creare un diritto o un obbligo per uno stato terzo e se lo stato terzo accetta tale diritto od obbligo. Lo stato che esercita un diritto derivante da un trattato di cui non parte tenuto a rispettare le condizioni previste nel trattato per lesercizio di tale diritto. La convenzione di Vienna distingue due diverse ipotesi circa la revoca o la modificazione degli obblighi o dei diritti dello stato terzo. Lobbligo pu venire revocato o modificato solo con il consenso delle parti del trattato e dello stato terzo, a meno che sia stabilito che essi avevano diversamente convenuto. Il diritto non pu essere revocato o modificato dalle parti, se risulta che esso non poteva essere revocato o modificato senza il consenso dello stato terzo.

Lapplicazione. Gli stati sono liberi di determinare gli ambiti spaziale e territoriale di applicazione di un trattato. In mancanza, valgono in materia alcune norme generali. Circa lapplicazione nello spazio, a meno che una diversa intenzione risulti dal trattato o sia altrimenti stabilito, un trattato vincola ciascuna delle parti rispetto

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allinsieme de suo territorio. Circa lapplicazione nel tempo, la convenzione di Vienna accoglie il principio della non retroattivit dei trattati. A meno che una diversa intenzione risulti dal trattato o sia altrimenti stabilito, le disposizioni di un trattato non si applicano a una parte per quanto concerne un atto o un fatto che ha avuto luogo o una situazione che ha cessato di esistere prima della data di entrata in vigore del trattato per questa parte. Lunico trattato che prevale su tutti gli altri la Carta delle Nazioni Unite, che, allart. 103, sancisce la prevalenza, per gli stati membri, degli obblighi derivanti dalla Carta rispetto agli obblighi che essi abbiano assunto in base a qualsiasi altro trattato. Quando un trattato precisa che esso subordinato a un trattato anteriore o posteriore o che non deve essere considerato come incompatibile con esso (clausola di non pregiudizio), le disposizioni di questultimo trattato prevalgono. In mancanza di una clausola di non pregiudizio, se tutte le parti al trattato anteriore sono ugualmente parti al trattato posteriore, senza che il trattato anteriore possa considerarsi estinto o sospeso, il trattato anteriore si applica solo nella misura in cui le sue disposizioni siano compatibili con quelle del trattato posteriore. Se le parti al trattato anteriore non sono tutte parti al trattato posteriore, nelle relazioni tra uno stato parte ai due trattati e uno stato parte a uno solo di questi trattati si applica il trattato al quale i due stati sono parti. Linterpretazione. Le norme sullinterpretazione. Per i trattati non si pongono problemi di accertamento, dato che il loro testo redatto per iscritto su di un esemplare ufficiale depositato presso un depositario. I dubbi che non si verificano in sede di accertamento possono, per, presentarsi al momento dellinterpretazione delle norme convenzionali, quando occorre scegliere un solo significato tra i due o pi significati che quella norma potrebbe avere. Linterpretazione di un trattato pi che altro unoperazione di logica, che si ispira a generalissimi criteri valevoli per ogni ordinamento giuridico. Esistono, per, norme di diritto internazionale in temi di interpretazione dei trattato e sono oggi codificate nella convenzione di Vienna. Le norme del diritto internazionale sullinterpretazione dei trattati devono essere seguite anche dai giudici nazionali che siano chiamati a interpretare un trattato. Alcune convenzioni che mirano a rendere uniformi determinati settori del diritto privato degli stati parte contengono una clausola in base alle quale nellinterpretazione si deve tener conto del carattere internazionale della convenzione e della necessit di promuovere luniformit della sua applicazione. Una simile clausola obbliga il giudice interno chiamato a interpretare queste convenzioni a tener conto del modo in cui esse sono interpretate dai giudici degli altri stati parte. previsto che i giudici interni cui si presenti una questione dinterpretazione

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della orme del trattato stesso e del diritto da esso derivato sospendano il procedimento, per sottoporre, a titolo pregiudiziale, la questione al giudice comunitario. La decisione della Corte di Giustizia vincola il giudice per il caso di specie. La reola generale dinterpretazione. La convenzione di Vienna prevede una regola generale dinterpretazione (art. 31) e dei mezzi complementare dinterpretazione (art. 32), che possono essere utilizzati solo a titolo suppletivo. Vi poi una terza disposizione (art. 33), relativa al caso particolare dellinterpretazione dei trattati redatti in pi lingue. Secondo la regola generale un trattato deve essere interpretato in buona fede secondo il senso ordinario da attribuire ai termini del trattato nel loro contesto e alla luce del suo oggetto e del suo scopo. Metodo testuale ed oggettivo dinterpretazione. Se le parole da interpretare hanno gi un significato che risulta dal loro senso naturale ed ordinario, non si devono ricercare significati poco evidenti o plausibili. Lopera dinterpretazione non deve per essere limitata a una singola clausola, ma deve estendersi allinsieme del contesto del trattato, cogliendo le relazioni che esistono tra una disposizione e le altre. Il contesto del trattato va inteso in senso ampio. Oltre che dei dati testuali, linterpretazione deve tener conto delloggetto e dello scopo del trattato nel suo insieme (metodo teleologico), scartando i significati che appaiono in contrasto con gli obiettivi che il trattato intende realizzare. Metodi dinterpretazione di tipo soggettivo, che si fondano sullintenzione delle parti, trovano uno spazio piuttosto limitato. Un termine pu essere inteso in un senso particolare, se stabilito che tale era lintenzione delle parti, di tutte le parti e non quella di alcune soltanto. Un peso decisivo ha linterpretazione autentica, quella che le stesse parti dellatto da interpretare fanno con un atto successivo, avente la stessa natura formale dellatto precedente. Una sorta di interpretazione autentica in via implicita, tramite una serie concludente e univoca di comportamenti, si ha quando si sviluppa una pratica nellapplicazione del trattato dalla quale risulti laccordo delle parti circa linterpretazione del trattato. La convenzione di Vienna consente anche di tener conto, ai fini dellinterpretazione, di ogni regola pertinente di diritto internazionale applicabile nelle relazioni tra le parti (criterio storico-evolutivo). Un trattato va interpretato e applicato alla luce dellinsieme delle norme di diritto internazionale in vigore nel momento in cui si svolge linterpretazione e, quindi, anche alla luce dellevoluzione normativa intervenuta successivamente allepoca della sua adozione. I mezzi complementari dinterpretazione. Si pu fare ricorso a mezzi complementari dinterpretazione, e in particolare ai lavori preparatori e alle circostanze nelle quali il trattato stato concluso, sia per confermare il significato risultante dallapplicazione dellart. 31, sia per

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determinare un significato, quando linterpretazione data dallapplicazione dellart. 31 lascia un significato ambiguo o oscuro, oppure conduce a un risultato che manifestamente assurdo o irragionevole. La convenzione di Vienna menziona due mezzi complementari dinterpretazione: i lavori preparatori e le circostanze in cui il trattato stato concluso. I lavori preparatori sono linsieme dei documenti relativi ai negoziati che hanno portato alladozione del testo di un trattato. Le circostanze nelle quali il trattato stato concluso sono il secondo dei mezzi complementari dinterpretazione indicati dallart. 32 della convenzione di Vienna. Tra tali circostanze si pu includere anche il fatto che il negoziato sia stato condotto esclusivamente in una lingua, bench il trattato sia stato autenticato in pi versioni linguistiche. Gli altri mezzi complementari dinterpretazione dei trattati, che non sono espressamente indicati nellart. 32 della convenzione di Vienna, sono spesso da ricercare in quei principi generali di logica ermeneutica che sono utilizzabili anche sul piano del diritto internazionale. Baster richiamare il criterio delleffetto utile, per il quale, nel dubbio, si sceglie il significato secondo il quale una disposizione del trattato ha una ragione dessere, piuttosto che il significato che la renderebbe inutile o il criterio expressio unius est exclusio alterius, in base al quale le cose non espressamente menzionate in una lista si devono intendere da essa escluse. Altri mezzi complementare dinterpretazione sono invece tipici del diritto internazionale, come il criterio per cui le limitazioni alla sovranit degli stati non si presumono (in dubio mitius). Linterpretazione dei trattati autenticati in due o pi lingue. La redazione dei trattati in due o pi versioni linguistiche, tutte ugualmente autentiche e facenti fede, solleva complessi problemi in tema dinterpretazione. Un trattato redatto in pi versioni linguistiche non si compone di pi testi separati, ma di un unico testo, che costituito dallinsieme delle singole versioni. Lesame del testo del trattato e linterpretazione delle sue disposizioni vanno pertanto fatti alla luce di tutte le versioni linguistiche autenticate. Lart. 33 della convenzione di Vienna prevede quanto segue: quando un trattato stato autenticato in due o pi lingue, il suo testo fa fede in ciascuna di queste lingue, a meno che il trattato disponga o che le parti convergano che in caso di divergenza un testo determinato prevalga. Una versione del trattato in una lingua diversa da una di quelle nelle quali il testo stato autenticato considerata come autentica solo se il trattato lo prevede o le parti lo hanno convenuto. Si presume che i termini di un trattato abbiano il medesimo significato nei diversi testi autentici. Allinfuori del caso in cui un testo determinato prevalga in conformit al paragrafo 1, quando il confronto dei testi autentici fa apparire una differenza di significato che lapplicazione degli artt. 31, 32 non permette di eliminare, si adotta il significato che, tenuto conto delloggetto e dello scopo del trattato, concilia meglio questi testi. Lart. 33 pone, anzitutto, una presunzione di concordanza di significati. Nei casi in cui la presunzione di concordanza non risolve il problema interpretativo, occorre scegliere il significato che, tenuto conto delloggetto e

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dello scopo del trattato, concilia meglio i vari testi, ossia il significato che sia plausibile secondo tutti questi testi. La regola posta dallart. 33 presuppone che sempre esista un significato che sia plausibile secondo tutte le varie versioni linguistiche. Non per chiaro quale significato debba essere scelto nellipotesi in cui due versioni linguistiche portino a significati radicalmente antitetici luno allaltro. Lemendamento. Lart. 39 della convenzione di Vienna dispone che un trattato pu essere emendato a seguito di un accordo tra le parti. A volte prevista una procedura speciale, di natura semplificata (ad esempio, una presunzione di accettazione decorso un certo termine dalladozione di un emendamento senza che venga depositata unobiezione) per quanto riguarda gli emendamenti di alcune parti del trattato che, per il loro carattere tecnico, richiedono di essere frequentemente modificate. La convenzione di Vienna stabilisce, allart. 40, alcune regole suppletive in tema di emendamento dei trattati multilaterali, destinate a valere nel caso in cui il trattato non disponga diversamente. La proposta di emendamento deve essere notificata a tutti gli stati contraenti. Ciascuno di essi ha diritto di prendere parte a una decisione sul seguito da dare a questa proposta, a un negoziato e alla conclusione di un accordo avente lobiettivo di emendare il trattato. Ogni stato avente titolo di divenire parte al trattato ha anche titolo di divenire parte al trattato emendato. Laccordo di emendamento non vincola gli stati che sono gi parti del trattato originario e che non intendono divenire parti di tale accordo. Lo stato che diviene parte di un trattato dopo lentrata in vigore di un accordo di emendamento , a meno che abbia espresso una diversa intenzione, considerato parte al trattato come emendato nei confronti delle parti vincolate dallaccordo di emendamento, ma parte al trattato non emendato nei confronti delle parti non vincolate dallaccordo di emendamento. La modificazione di un trattato multilaterale tra alcune delle sue parti. Una situazione diversa dallemendamento si ha quando alcune soltanto tra le parti di un trattato multilaterale concludono tra di loro un accordo che modifica le disposizioni del trattato stesso. Mentre lemendamento ha una portata soggettiva generale, laccordo modificativo , invece, gi dallorigine inteso come destinato ad applicarsi esclusivamente nei rapporti che intercorrono tra alcune parti ed solo da queste negoziato. molto frequente il caso che il trattato di base nulla preveda al riguardo. In tal caso, lart. 41 della convenzione di Vienna ammette la possibilit di accordi modificativi tra alcune delle parti solo se si verificano due condizioni: se tali accordi non portano pregiudizio al godimento dei diritti discendenti dal trattato per le altre parti, n allesecuzione dei loro obblighi; se tali accordi non riguardano una disposizione la cui deroga risulta incompatibile con leffettiva realizzazione delloggetto e dello scopo del trattato nel suo insieme. Linvalidit.

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Un trattato invalido (o nullo) se, nel momento in cui il trattato stato negoziato o nel momento in cui il consenso a vincolarsi stato manifestato, si sono verificate determinate anomalie (o vizi) che rendono tale apparente trattato inidoneo a produrre qualsiasi effetto giuridico. Uno stato non pu sciogliersi dagli obblighi derivanti da un trattato sulla base di una qualsiasi situazione che esso ritenga opportuno invocare, ma solo qualora ricorrano le condizioni previste dal diritto internazionale consuetudinario e dalla convenzione di Vienna in particolare. Le cause dinvalidit: errore. Lerrore determina una divergenza tra la volont dichiarata e quella che sarebbe stata la volont reale del soggetto, se essa si fosse formata senza leffetto anomalo del vizio. Il vizio consiste in una falsa rappresentazione della realt che porta uno stato a concludere un trattato che non avrebbe altrimenti concluso o ad accettare condizioni diverse da quelle che avrebbe normalmente accettato. Lerrore pu essere invocato da uno stato come causa dinvalidit se si tratta di un errore essenziale di fatto, vale a dire se esso riguarda un fatto o una situazione che questo stato supponeva esistere al momento in cui il trattato stato concluso e che costituiva una base essenziale del consenso di questo stato a essere vincolato dal trattato (art. 48). esclusa ogni rilevanza, come causa dinvalidit dei trattati, sia dellerrore di diritto, sia dellerrore ostativo, ossia lerrore sulla manifestazione esteriore di una volont che si sia regolarmente formata. Lerrore deve anche essere scusabile, nel senso che uno stato non pu invocare un errore se vi ha contribuito con il proprio comportamento o se le circostanze erano tali che esso doveva avvedersi della possibilit di un errore. Lerrore pu essere invocato dallo stato che in esso incorso. Diverso dallerrore sulla formazione del consenso a vincolarsi lerrore relativo alla redazione materiale del testo del trattato. Questo tipo di errore, che non pregiudica la validit di un trattato, d luogo a una procedura di correzione regolata dallart. 79 della convenzione di Vienna. Dolo e corruzione. Nel caso di dolo, la falsa rappresentazione della realt volontariamente determinata da uno stato partecipante al negoziato che fraudolentemente, con artifici e raggiri, imbroglia un altro stato. Secondo lart. 49 della convenzione di Vienna, uno stato, se stato indotto a concludere un trattato per mezzo della condotta fraudolenta di un altro stato che partecipa al negoziato, pu invocare il dolo come causa dinvalidit del suo consenso a essere vincolato dal trattato. Lart. 50 prevede il caso della corruzione: se lespressione del consenso di uno stato a essere vincolato da un trattato stata ottenuta per mezzo della corruzione del suo rappresentante a seguito di unazione diretta o indiretta di un altro stato che ha partecipato al negoziato, lo stato pu invocare questa corruzione come causa dinvalidit del suo consenso a essere vincolato dal trattato.

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Minaccia. Nel caso di minaccia, lirregolare formazione del consenso di uno stato si verifica perch questultimo viene minacciato di un male ingiusto e difficilmente resistibile, che si verificherebbe se il trattato non fosse concluso o se non fosse concluso a certe condizioni. La minaccia vizia il consenso indipendentemente dal fatto che il comportamento ingiusto minacciato venga effettivamente tenuto. Non vi era mai stato dubbio alcuno che portasse allinvalidit di un trattato una minaccia esercitata nei confronti della persona abilitata a rappresentare lo stato nella conclusione di un trattato, al fine di indurla a prestare il consenso dello stato a obbligarsi (art. 51). Per contro, fino alla seconda guerra mondiale, la minaccia dellimpiego della forza nei rapporti internazionali non era considerata, secondo le concezioni prevalenti, quale causa dinvalidit di un trattato. La situazione oggi cambiata dopo che la Carta delle Nazioni Unite ha obbligato gli stati membri ad astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dalluso della forza, sia contro lintegrit territoriale o lindipendenza politica di qualsiasi stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite (art. 52). Si ritiene che lart. 52 della convenzione di Vienna riguardi la minaccia dellimpiego della forza militare e che esso non si estenda a quel tipo di pressioni o minacce che uno stato ricco potrebbe esercitare nei confronti di uno stato povero (violenza economica). Da un lato, la minaccia economica non stata inserita tra le cause dinvalidit dei trattati codificate nel testo della convenzione di Vienna; dallaltro lato, essa risulta menzionata in una dichiarazione allegata allatto finale della conferenza di Vienna (e quindi in un atto non avente valore direttamente vincolante per le parti), con la quale la conferenza condanna solennemente il ricorso alla minaccia o allimpiego di tutte le forme di pressione, militare, politica o economica, da parte di qualsiasi stato, al fine di costringere un altro stato a compiere un atto qualunque legato alla conclusione di un trattato, in violazione dei principi delluguaglianza sovrana degli stati e della libert del consenso. Violazione delle norme di diritto interno sulla conclusione dei trattati. Uno stato non pu invocare le disposizioni del suo diritto interno come giustificazione per la mancata esecuzione degli obblighi derivanti da un trattato. Lunica eccezione a questa regola si ha quando siano state violate le disposizioni del diritto interno relative alla specifica materia della conclusione dei trattati, come quella in tema di conferimento dei pieni poteri per il negoziato o di manifestazione del consenso a vincolarsi. Perch la causa dinvalidit in esame possa operare, occorre tener conto del fatto che la ripartizione delle competenze tra gli organi di uno stato materia che rientra nella sua giurisdizione domestica, non esistendo in proposito alcuna norma di diritto internazionale generale. Di qui la necessit di bilanciare lesigenza del rispetto delle procedure interne sulla conclusione dei trattati con lesigenza di tutelare laffidamento degli altri stati contraenti, ai

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quali non pu essere fatto carico di conoscere nei dettagli tali procedure e di verificarne losservanza in ogni singola circostanza. Il fatto che il consenso di uno stato a essere vincolato da un trattato sia stato espresso in violazione di una disposizione del suo diritto interno concernente la competenza per concludere dei trattati non pu essere invocato da questo stato (come causa dinvalidit di un trattato), a meno che questa violazione sia stata manifesta e riguardi una norma del suo diritto interno di importanza fondamentale. Una violazione manifesta se essa oggettivamente evidente per ogni stato che si comporta in materia conforme alla pratica abituale e in buona fede. Contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale. Prima della convenzione di Vienna, non si riteneva che esistessero norme generali di diritto internazionale aventi natura imperativa (o inderogabile, o perentoria, o cogente: ius cogens). La convenzione di Vienna viene invece a configurare una gerarchia tra le norme di diritto internazionale generale. Esiste un ristretto nucleo di norme generali che sono cos connaturate alle esigenze fondamentali della comunit internazionale nel suo insieme, da non poter essere mai oggetto di deroga. Secondo lart. 53 della convenzione di Vienna, nullo ogni trattato che, al momento della sua conclusione, in contrasto con una norma imperativa del diritto internazionale generale. La convenzione di Vienna non fornisce lelenco delle norme generali dotate del requisito dellinderogabilit, ma una definizione di norma imperativa: ai fini della presente convenzione, una norma imperativa del diritto internazionale generale una norma accettata e riconosciuta dalla comunit internazionale degli stati nel suo insieme come norma alla quale non permessa alcuna deroga e che pu essere modificata solo da una nuova norma del diritto internazionale generale avente lo stesso carattere. Lart. 66 della convenzione di Vienna prevede che una controversia relativa allapplicazione o allinterpretazione degli articoli in materia di norme generali imperative pu venire sottoposta alla giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia da una qualsiasi delle parti alla controversia. Conseguenze. Le disposizioni di un trattato invalido non hanno dallorigine (ex tunc) alcun effetto giuridico. Se, cioonostante, dagli atti sono stati compiuti in esecuzione di un trattato invalido, una parte pu richiedere allaltra di ristabilire, nei limiti del possibile e nei loro rispettivi rapporti, la situazione che si sarebbe avuta se gli atti non fossero stati compiuti. Tuttavia, gli atti compiuti in buona fede prima che linvalidit sia invocata non divengono illeciti per il solo fatto che il trattato sia invalido. Una disposizione regola le conseguenze dellinvalidit di un trattato che contrasta con una norma imperativa del diritto internazionale generale. In questo caso, le parti sono tenute a eliminare, nella misura del possibile, le conseguenze di ogni atto compiuto sulla base di una disposizione in contrasto con la norma imperativa del diritto internazionale generale e a rendere le loro relazioni reciproche conformi alla norma stessa.

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Di regola, linvalidit colpisce lintero trattato. Per, una causa dinvalidit che riguardi solo alcune disposizioni del trattato pu essere invocata solo rispetto a tali disposizioni, lasciando impregiudicato il resto del trattato, quando ricorrono le seguenti tre condizioni: se tali disposizioni possono essere separate dal resto del trattato ai fini della loro applicazione; se risulta dal trattato o altrimenti stabilito che laccettazione di tali disposizioni non era una base essenziale del consenso dellaltra parte ad essere vincolata dal trattato nel suo insieme; se la continuata esecuzione del resto del trattato non appare ingiusta. La separabilit non opera in caso dinvalidit per minaccia o contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale. Uno stato non pu pi invocare linvalidit di un trattato se, dopo aver avuto conoscenza dei fatti rilevanti, ha espressamente concordato che il trattato sia da considerarsi valido o abbia con la sua condotta prestato acquiescenza alla validit del trattato. Tuttavia, la possibilit di convalida non sussiste nel caso dinvalidit per minaccia o per contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale. Lestinzione. Le cause di estinzione: cause previste dal trattato stesso (termine, denuncia). Un trattato si estingue quando, dopo essere regolarmente entrato in vigore, cessa di produrre i suoi effetti. Le clausole finali di un trattato dispongono circa la sua durata o circa il diritto di una parte di denunciare il trattato o di recedervi. Nella libert delle parti rientra anche la previsione di un termine di durata, senza possibilit di un tacito rinnovo. Pi frequente il caso di un termine di durata tacitamente rinnovabile. Nei trattati conclusi senza indicazione di alcun termine di durata di solito esplicitamente previsto il diritto delle parti di denunciare il trattato mediante unapposita manifestazione di volont. Lart. 56 della convenzione di Vienna prevede che un trattato che non contiene disposizioni relative alla sua estinzione e non prevede che si possa denunciarlo o recedere da esso non pu essere oggetto di denuncia o di recesso a meno che: Sia stabilito che era nellintenzione delle parti di ammettere la possibilit di una denuncia o di un recesso; Il diritto di denuncia o di recesso possa essere dedotto dalla natura del trattato. Lart. 55 prevede il caso del trattato multilaterale che, a seguito di molteplici denunce, viene a vincolare un numero di parti inferiore a quello che era stato necessario per la sua entrata in vigore: a meno che il trattato disponga diversamente, un trattato multilaterale non si estingue per il solo fatto che il numero delle parti scende al di sotto del numero necessario per la sua entrata in vigore. Abrogazione. Come le parti possono fare un trattato, cos esse possono anche disfarlo. 41

Secondo lart. 54 della convenzione di Vienna, un trattato si pu estinguere in qualsiasi momento a seguito del consenso di tutte le parti e dopo consultazione con gli altri stati contraenti. Di solito, le parti, con il nuovo trattato, predispongono anche una nuova regolamentazione della materia che era oggetto del trattato precedente. Pu accadere che, con una clausola del trattato successivo, le parti provvedano ad abrogare il trattato precedente, che cessa cos di produrre effetti (abrogazione espressa). Ma labrogazione pu anche derivare dal fatto che le parti, senza nulla disporre circa la sorte del trattato precedente, concludano successivamente tra di loro un nuovo trattato sulla medesima materia (abrogazione tacita o implicita). Secondo lart. 59 della convenzione di Vienna, un trattato considerato estinto quando tutte le parti di esso concludono un trattato successivo relativo alla stessa materia e: Risulta da trattato successivo o altrimenti stabilito che le parti intendevano che la materia sarebbe stata regolata da questo trattato; Le disposizioni del trattato successivo sono a tal punto incompatibili con quelle del trattato precedente che i due trattati non sono suscettibili di essere applicati nello stesso tempo. La convenzione di Vienna esclude la possibilit di attribuire effetti abrogativi di un trattato multilaterale precedente a accordi conclusi tra alcune soltanto delle parti di tale trattato. Violazione sostanziale del trattato ad opera di una delle parti. Una parte di un rapporto di natura contrattuale non tenuta ad adempiere alla sua prestazione se laltra parte non ha adempiuto alla propria. Secondo lart. 60 della convenzione di Vienna, un trattato pu estinguersi in presenza di una violazione ad opera di una della delle parti. La violazione che d luogo allestinzione del trattato deve essere sostanziale, come tale intendendosi o un rifiuto del trattato non autorizzato della convenzione di Vienna o la violazione di una disposizione essenziale per la realizzazione delloggetto e dello scopo del trattato. La norma si configura diversamente a seconda che il trattato sia bilaterale o multilaterale. Nel primo caso, una violazione sostanziale ad opera di una delle parti autorizza laltra parte a invocare la violazione come motivo per mettere fine al trattato o sospendere la sua applicazione in tutto o in parte. Lestinzione consegue a una richiesta della parte lesa. Nel caso di un trattato multilaterale, le conseguenze delladempimento sostanziale ad opera di una parte sono molto pi complesse. fatta una distinzione tra le misure adottabili per accordo unanime da tutte le parti e le misure adottabili dalla parte che sia specialmente lesa dalla violazione. Nella prima ipotesi, una violazione sostanziale del trattato autorizza le parti a sospendere lefficacia del trattato o a porvi fine in tutto o in parte, sia nelle relazioni tra esse stesse e lo stato autore della violazione, sia nelle relazioni tra tutte le parti. Nella seconda ipotesi, la parte specialmente lesa pu invocare la violazione come motivo di sospensione dellapplicazione del trattato in tutto o in parte nelle relazioni tra essa stessa e lo stato inadempiente. inoltre previsto che ogni parte di un trattato multilaterale diversa dallo stato inadempiente pu invocare la violazione come motivo per 42

sospendere lapplicazione del trattato in tutto o in parte per quanto la concerne, se il trattato di natura tale che una violazione sostanziale delle sue disposizioni ad opera di una parte modifica radicalmente la situazione di ciascuna delle parti rispetto allesecuzione ulteriore degli obblighi discendenti dal trattato. Questa regola ha uneccezione. Essa non si applica alle disposizioni relative alla protezione della persona umana contenute in trattati di carattere umanitario, in particolare alle disposizioni che proibiscono ogni forma di rappresaglia contro le persone protette da tali trattati. La norma sullestinzione di un trattato per inadempimento sostanziale non pregiudica le eventuali disposizioni contenute nel trattato stesso in tema di violazione. Impossibilit sopravvenuta. Limpossibilit sopravvenuta causa di estinzione dei trattati: una parte pu invocare limpossibilit di eseguire un trattato come motivo di estinzione o di recesso se questa impossibilit deriva dalla scomparsa o distruzione permanente di un oggetto indispensabile per lesecuzione del trattato. Se limpossibilit temporanea, essa pu essere invocata solo come motivo per sospendere lefficacia del trattato (art. 61 della convenzione di Vienna). Se limpossibilit, anzich sopravvenuta, fosse preesistente alla conclusione del trattato, si verificherebbe il caso dellinvalidit di un trattato per errore. Limpossibilit di esecuzione non pu essere invocata da una parte come motivo per porre fine a un trattato, per recedervi o per sospenderne lefficacia se limpossibilit il risultato di una violazione, ad opera di quella parte, o di un obbligo del trattato o di ogni altro obbligo internazionale nei confronti di ogni altra parte al trattato. Mutamento fondamentale delle circostanze. Un mutamento fondamentale di circostanze che si verificato rispetto a quelle esistenti al momento della conclusione di un trattato e che non era stato previsto dalle parti non pu essere invocato come motivo di estinzione o di denuncia di un trattato, a meno che: Lesistenza di queste circostanze abbia costituito una base essenziale del consenso delle parti a essere vincolate dal trattato; Leffetto del mutamento sia di trasformare radicalmente la portata degli obblighi che devono ancora essere eseguiti in virt del trattato. Per portare allestinzione del trattato, le trasformazioni prodotte dal mutamento delle circostanze devono presentare un carattere radicale e oggettivo. Il mutamento non deve essere stato previsto dalle parti e deve risultare fondamentale. Il mutamento fondamentale previsto dallart. 62 della convenzione di Vienna non necessariamente riguarda le circostanze di fatto, ma pu anche vertere su circostanze di diritto, ossia su cambiamenti nelle norme di diritto internazionale applicabili nelle relazioni tra le parti. Lart. 62 della convenzione di Vienna esclude che il mutamento fondamentale delle circostanze possa venire invocato come motivo di estinzione o di denuncia: 43

Se il trattato stabilisce una frontiera; Se il mutamento fondamentale il risultato di una violazione, ad opera della parte che lo invoca, o di un obbligo del trattato o di ogni altro obbligo internazionale nei confronti di ogni altra parte al trattato. Larticolo prevede anche che una parte possa invocare il mutamento fondamentale delle circostanze, qualora ne ricorrano i presupposti, come causa di sospensione del trattato, anzich di estinzione. Contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale. Lart. 64 della convenzione di Vienna prevede lestinzione di un trattato che, essendo valido al momento della conclusione, venga in seguito a contrastare con una norma generale imperativa sopravvenuta. Conseguenze. Le cause di estinzione fanno cessare lefficacia di un trattato solo a partire dal momento in cui esse si verificano (ex nunc) e lasciano impregiudicati gli effetti che si sono prodotti in precedenza. Lart. 71 della convenzione di Vienna regola le conseguenze dellestinzione di un trattato che contrasta con una norma imperativa del diritto internazionale generale sopravvenuta. In questo caso, non sono pregiudicati i diritti, gli obblighi o le situazioni giuridiche sorti a seguito dellesecuzione del trattato nel periodo che precede la sua estinzione, purch tali diritti, obblighi o situazioni possano essere mantenuti senza risultare in conflitto con la norma imperativa di diritto internazionale generale. Anche le cause di estinzione dei trattati, come le cause dinvalidit, sono tipiche. Di regola le cause di estinzione colpiscono lintero trattato. Tuttavia, una causa di estinzione che riguardi solo alcune disposizioni del trattato pu essere invocata solo rispetto a tali disposizioni, lasciando impregiudicato il resto del trattato, quando ricorrono tre condizioni: Se tali disposizioni possono essere separate dal resto del trattato ai fini della loro applicazione; Se risulta dal trattato o altrimenti stabilito che laccettazione di tali disposizioni non era una base essenziale del consenso dellaltra parte a essere vincolata dal trattato nel suo insieme; Se la continuata esecuzione del resto del trattato non appare ingiusta. Uno stato non pu pi invocare lestinzione di un trattato se, dopo aver avuto conoscenza dei fatti rilevanti, ha espressamente concordato che il trattato permanga efficace o abbia con la sua condotta prestato acquiescenza al mantenimento dellefficacia del trattato. Tuttavia, la possibilit di convalida non sussiste nel caso di estinzione per contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale. La sospensione. Quasi tutte le cause di estinzione dei trattati possono, sia pure a volte in presenza di presupposti diversi, operare anche solo quali cause di sospensione dellapplicazione del trattato (lunica causa che fa eccezione il 44

contrasto con una norma imperativa sopravvenuta). La sospensione dellapplicazione di un trattato pu verificarsi, riguardo a tutte le parti o a una specifica parte, conformemente alle disposizioni del trattato o in qualsiasi momento a seguito del consenso di tutte le parti e dopo consultazione con gli altri stati contraenti. La conclusione di un trattato successivo sulla stessa materia ad opera di tutte le parti di un trattato pu comportare solo la sospensione del trattato anteriore, se questo risulta dal trattato successivo o se altrimenti stabilito che questa era lintenzione delle parti. Nellipotesi di violazione del trattato ad opera di una delle parti, la sospensione dellapplicazione del trattato pu essere invocata in certi casi quale unica conseguenza dellinadempimento e in altri casi quale alternativa allestinzione. La sospensione dellapplicazione del trattato pu anche venire invocata in presenza di unimpossibilit sopravvenuta, ma temporanea, dellesecuzione del trattato e in presenza di un mutamento fondamentale delle circostanze. Secondo lart. 72 della convenzione di Vienna, la sospensione dellapplicazione di un trattato libera le parti tra le quali lapplicazione del trattato sospesa dallobbligo di eseguire il trattato nelle loro reciproche relazioni durante il periodo di sospensione, ma non pregiudica altrimenti la relazioni giuridiche tra le parti stabilite dal trattato. Gli effetti della guerra sui trattati. La convenzione di Vienna (art. 73) non pregiudica la questione degli effetti che linsorgere di un conflitto armato pu esercitare sui trattati in vigore tra i belligeranti o tra questi e gli stati terzi. La materia resta pertanto regolata dal diritto internazionale generale. Talora linsorgere di uno stato di guerra costituisce la condizione cui subordinata lapplicazione di un trattato. In mancanza di clausole specifiche, la pratica sembra orientata nel senso che linsorgere di una guerra fra due o pi stati abbia leffetto di sospendere lapplicazione, per il periodo di durata della guerra, dei trattati multilaterali di cui gli stati stessi siano parti. Lo stato di guerra produrrebbe lestinzione dei trattati bilaterali in vigore, al momento dellinsorgere del conflitto armato, tra stati belligeranti avversari. I trattati conclusi da organizzazioni internazionali. Sempre pi numerosi sono oggi i trattati conclusi dalle organizzazioni internazionali, sia con gli stati sia con altre organizzazioni internazionali. La convenzione di Vienna del 1986 si applica ai trattati fra uno o pi stati e una o pi organizzazioni internazionali e ai trattati fra organizzazioni internazionali (art. 1). Restano esclusi dal suo ambito di applicazione i trattati di cui siano parti soggetti di diritto internazionale diversi dagli stati e dalle organizzazioni internazionali (art. 3). Latto, corrispondente a quello della ratifica di uno stato, con il quale unorganizzazione internazionale manifesta sul piano internazionale il suo consenso ad essere vincolata da un trattato chiamato atto di conferma

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formale. I pieni poteri sono definiti come un documento rilasciato dallorgano competente di unorganizzazione internazionale. La capacit di unorganizzazione internazionale di concludere trattati disciplinata dalle regole di questa organizzazione. Unorganizzazione internazionale parte a un trattato non pu invocare le regole dellorganizzazione per giustificare la mancata esecuzione di un trattato, a meno che non sussista una causa di nullit per violazione delle regole dellorganizzazione sulla competenza a concludere trattati. Soluzione obbligatoria delle controversie sulle cause dinvalidit per contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale. Lart. 66 della convenzione di Vienna del 1986 prevede, per le controversie che a questo riguardo possano sorgere tra uno o pi stati e una o pi organizzazioni internazionali, una procedura di arbitrato e una procedura di richiesta di parere consultivo alla Corte Internazionale di Giustizia. Il parere reso dalla Corte accettato come decisivo da tutte le parti alla controversia. Nellipotesi di un trattato concluso tra due o pi stati e una o pi organizzazioni internazionali, le relazioni tra stati parti della convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati restano regolate da quest0ultima convenzione (art. 73).

LE NORME GENERALI E LE ALTRE CATEGORIE DI NORME


La concezione prevalente circa la natura delle norme generali. Le norme generali del diritto internazionale sono tali perch, a differenza dei trattati che creano diritti e obblighi solo tra le parti, esse riguardano indistintamente tutti i membri della comunit internazionale. Le norme generali, o consuetudinarie, o consuetudini, sorgono sulla base di fenomeni spontanei e informali. Perch si abbia una norma generale occorrono due requisiti concomitanti:

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Un elemento oggettivo, dato dalla ripetizione costante nel tempo di una serie di comportamenti (repetita iuvant); Un elemento soggettivo, dato dal convincimento che i comportamenti in questione sono giuridicamente obbligatori, perch prescritti da una norma giuridica. La fase formativa delle norme generali alla luce di alcuni casi concreti. evidente che gli stati che intendono provocare la formazione di una nuova norma generale non possono avere il convincimento di doversi conformare a un obbligo giuridico gi esistente. Outer space is freely available for exploration and use by all. A volte, quando sussiste un diffuso convincimento degli stati circa lopportunit di unevoluzione normativa, la formazione di una nuova regola generale avviene spontaneamente e senza che si manifestino particolari problemi in proposito. Nel corso dellanno geofisico internazionale (1957-58), gli enti di ricerca di alcuni paesi iniziarono programmi congiunti per lesplorazione dello spazio extra-atmosferico tramite satelliti artificiali. Questi satelliti ruotavano intorno alla terra, sorvolando, al di l del limite dellatmosfera, il territorio di numerosi stati, che non sollevarono obiezioni al riguardo, nonostante non fosse stata loro richiesta alcuna autorizzazione. Un simile comportamento presupponeva unintenzione di natura normativa, poich esso significava labbandono della tradizionale regola secondo la quale la sovranit di uno stato si estendeva al di sopra del suo territorio senza alcun limite. Secondo la nuova norma generale che si voleva introdurre, il regime dello spazio extra-atmosferico era caratterizzato dal principio della libert di esplorazione e utilizzazione, mentre lapplicazione della regola tradizionale della sovranit dello stato sottostante era limitata allo spazio atmosferico. Senza sostanziali obiezioni, la regola della libert dello spazio extraatmosferico venne espressamente enunciata nella risoluzione n.1962 adottata nel 1963 dallAssemblea Generale delle Nazioni Unite. Una nuova norma generale si era cos formata a seguito di un comportamento di alcuni stati che presupponeva unintenzione di natura normativa. Los gobiernos proclaman la soberania y la jurisdicion exclusivas sobre el mar hasta una distancia de 200 millas. In altri casi, a unintenzione di natura normativa manifestata da uno o pi stati fa riscontro lopposizione di altri stati, che non ritengono opportuna la formazione di una nuova norma generale. Con una dichiarazione fatta a Santiago nel 1952, Cile, Per ed Ecuador rivendicarono la sovranit e giurisdizione esclusive sul mare adiacente alle loro coste fino a una distanza di 200 miglia nautiche. Con tale atto veniva enunciato il contenuto di una nuova norma generale, che i tre paesi auspicavano si sarebbe applicata non solo nel loro caso specifico, ma in modo generale a tutti gli stati costieri. 47

Una norma generale limitava i diritti dello stato rivierasco entro uno spazio di 3 miglia e comunque non eccedente le 12 miglia. Ci determinava un conflitto con il diritto internazionale allora vigente. Inizialmente le grandi potenze marittime si opposero in modo categorico alle rivendicazioni dei tre stati. Tuttavia, con il passare del tempo, i tre stati trovarono sostegno in alcuni paesi in via di sviluppo. La zona marittima, inizialmente proposta, veniva assumendo i contorni di una zona economica esclusiva di 200 miglia di estensione, entro la quale lo stato costiero poteva esercitare diritti relativamente a materie di rilievo economico, fermo restando una mare territoriale, limitato a 12 miglia, ove la sovranit dello stato costiero manteneva un pieno contenuto. Intorno al 1975 anche le tradizionali potenze marittime cominciarono a istituire zone economiche esclusive di 200 miglia di ampiezza. Veniva cos a formarsi una nuova norma di diritto internazionale generale. Qui manca sia la ripetizione costante di una serie di comportamenti, sia il convincimento che i comportamenti in questione fossero giuridicamente obbligatori. Le proposte di Cile, Ecuador e Per, pur partendo dalle esigenze di casi specifici, erano presentate nella forma di enunciati normativi di carattere generale. Lo stato che enuncia la proposta di norme nuove sa di comportarsi in modo diverso da quanto i precedenti richiederebbero. Ciononostante, spera di interpretare nuove esigenze, sentite dallinsieme dei membri della comunit internazionale, e di raccogliere un adeguato numero di consensi. But, in the meantime, we had to act now. Una manifestazione molto esplicita dellintenzione di natura normativa di uno stato che tiene un comportamento diverso da quello che regole generali avrebbero prescritto si pu trovare nella posizione presa dal Canada nel 1970, al momento delladozione della legge che regolamentava la navigazione allinterno di una zona di 100 miglia nautiche dalle terre e dalle isole che costituiscono la parte settentrionale del paese. Il Canada era preoccupato dal rischio dinquinamento marino che sarebbe derivato dal progetto di trasportare gli idrocarburi estratti dai giacimenti dellAlaska per mezzo di super-petroliere rompighiaccio che transitassero lungo il passaggio di nord-ovest. Le regole consolidate del diritto internazionale generale avrebbero consentito la realizzazione del progetto. Emerge un comportamento che non ha lappoggio di precedenti, in presenza di una situazione nuova e nellintento di favorire la formazione di regole pi adeguate alle nuove esigenze. La pretesa canadese, bench inizialmente avversata dagli Stati Uniti, trov un sostanziale accoglimento nella convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Those peolple do not enjoy International diplomatic respect. Casi in cui alla manifestazione di unintenzione, che pure potrebbe avere una

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natura normativa, non fa seguito una corrispondente serie di consensi, espliciti o impliciti, da parte degli altri stati. In questi casi, il comportamento che fa eventualmente seguito alla manifestazione dellintenzione e rimane una violazione di obblighi discendenti da norme generali. Nel 1979 un gruppo di sedicenti studenti mussulmani invase i locali dellambasciata degli Stati Uniti a Teheran e, con lappoggio, prima tacito e poi espresso, delle autorit dellIran, tenne prigionieri per oltre un anno i membri del personale diplomatico e consolare americano. La tesi dellIran era che la norma generale che obbliga uno stato a non eseguire misure che privano della libert i diplomatici stranieri, non si sarebbe applicata nel caso di diplomatici sospettati di spionaggio e di complotti. possibile notare, nel caso specifico, una divergenza di opinioni sul contenuto di una norma generale. Nel comportamento tenuto dallIran non poteva neppure ravvisarsi il punto di partenza tendente allevoluzione di norme generali. Mentre la zona marittima di 200 miglia o la zona di prevenzione dellinquinamento canadese rappresentano violazioni di norme generali suscettibili di determinare unevoluzione fisiologica delle norme stesse, la cattura e la detenzione di diplomatici appare una violazione di norme destinata a rimanere nella patologia del diritto internazionale. La manifestazione di unintenzione di natura normativa. Pi che i convincimenti di per s considerati, assumono rilievo le manifestazioni esteriori di intenzioni aventi natura normativa, e cio le dichiarazioni provenienti da autorit ufficiali di uno o pi stati o i comportamenti che presuppongono una simile intenzione. A differenza di quanto avviene nel diritto interno, le norme generali del diritto internazionale, bench volute ed esteriormente manifestate, non sono poste in essere secondo procedure rigidamente formali. Laccettazione generale di unintenzione di natura normativa. Occorre verificare se le prime manifestazioni di intenzioni di natura normativa sono seguite da una serie concordante di consensi da parte di altri stati o da una serie di comportamenti che presuppongono consensi impliciti. Un procedimento di consenso generale deve concretarsi in una serie di manifestazioni adeguatamente uniformi, estese e rappresentative. sufficiente constatare che la norma sia voluta o accettata come tale da una maggioranza significativa di stati. Laccettazione pu anche essere implicita. La maggioranza di stati deve essere composta da un numero di stati adeguatamente rappresentativo dei paesi portatori di interessi opposti nella materia oggetto della norma e deve venire ponderata di conseguenza. Le norme generali si formano a seguito delliniziativa volontaria di uno o pi stati e della successiva generale accettazione, esplicita o implicita, da parte degli altri; e rimangono tali per tutto il tempo in cui perdura un simile atteggiamento di accettazione generale. A differenza di quanto avviene con i diritti interni, il procedimento formativo delle norme del diritto internazionale generale dominato dalla mancanza di qualsiasi elemento di ufficialit e formalit.

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Lirrilevanza dei comportamenti in quanto tali. Le norme giuridiche hanno lo scopo di indurre i soggetti che ne sono destinatari a tenere alcuni comportamenti. Non occorre che le norme siano necessariamente conformi a precedenti comportamenti, potendo darsi il caso che le norme siano state enunciate e si siano formate proprio al fine di portare al cambiamento di comportamenti sentiti come inadeguati dalla maggioranza degli stati. Neppure occorre che i comportamenti tenuti dopo che le norme si sono formate corrispondano a quanto prescritto dalle norme stesse. Importa, ai fini dellesistenza di norme generali, non quello che gli stati fanno, ma quello che gli stati sostengono che si deve fare. Di solito, lungi dal portare alla formazione di una nuova norma generale, i comportamenti difformi da una norma costituiscono una violazione della norma stessa. Questi tipi di comportamenti non presuppongono unintenzione di natura normativa, ma rilevano il desiderio di sfuggire nei fatti a una norma di cui non si vuole o non si pu mettere in discussione lesistenza. Diversi dagli altri, poich dotati di un significato potenzialmente normativi, sono solo i comportamenti tenuti nellintenzione, esplicita o implicita, di portare alla formazione di una nuova norma generale. In questi casi, i comportamenti sono rilevanti non in quanto tali, ma come manifestazione di unintenzione di natura normativa. Laccertamento delle norme generali. Laccertamento, o rilevazione dellesistenza e del contenuto di norme generali, implica un esame accurato degli elementi significativi; necessario basarsi su dati empirici. Non esiste alcuna gerarchia tra i vari dati della pratica utilizzabili: tutti quelli disponibili devono essere ponderati e confrontati al fine di poter trarre conclusioni circa lesistenza e il contenuto di norme di diritto internazionale generale. Vi sono dati della pratica interna in materia internazionale, cio gli atti e i documenti che, pur provenendo esclusivamente da organi nazionali, riguardano materie oggetto di norme di diritto internazionale. In secondo luogo, vi sono i dati della pratica internazionale in senso stretto, cio gli atti e i documenti che si formano sul piano internazionale. Le decisioni di organi giudiziari o arbitrali internazionali sono richiamate in via sussidiaria. I trattati internazionali, le ripetizioni di una certa clausola in un ambio numero di trattati bilaterali possono, in certi casi, essere considerate come segno dellesistenza di una norma generale di contenuto conforme. Ma pu anche succedere che le ripetizioni in questione siano la manifestazione dellintenzione delle parti di derogare a una norma generale e, pertanto, di stabilire nei loro specifici rapporti una regolamentazione diversa da quella che risulterebbe a seguito dellapplicazione di una norma generale. Tutti i dati della pratica hanno in comune il fatto di provenire, in modo diretto o indiretto, non da privati individui o enti privati, ma da organi di uno stato o di

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un altro soggetto di diritto internazionale. Lonere della prova delle norme stesse nel corso di un procedimento giudiziale o arbitrale non incombe su alcuna delle parti, dato che, in forza del principio generale che il giudice conosce il diritto (iura novit curia), lorgano investito di una controversia deve accertare e applicare dufficio tutte le norme aventi una natura generale. Gli strumenti della pratica internazionale. Poich non esiste una sorta di gazzetta ufficiale internazionale, laccertamento delle norme generali deve, allatto pratico, avvenire mediante la consultazione di un ampio insieme di raccolte di dati della pratica internazionale. La pratica nazionale in materia internazionale accessibile alla consultazione ancora prevalentemente quella di un limitato gruppo di stati. La restante pratica resta depositata in archivi, non sempre di pubblica consultazione, e viene occasionalmente alla luce quando, in caso di controversie internazionali, gli stati hanno cura di esibire in giudizio i materiali che appoggiano le loro domande. Lefficacia soggettiva delle norme generali. Le norme generali o consuetudinarie del diritto internazionale si applicano a tutti gli stati e a tutti i soggetti di diritto internazionale, in questo distinguendosi dai trattati, che vincolano solo le parti contraenti. Lambito di applicazione di una norma generale si estende agli stati che non hanno attivamente contribuito alla sua formazione o che si sono dimostrati indifferenti al riguardo. Le norme generali si applicano anche agli stati che non potevano contribuire alla loro creazione. Le consuetudini locali. Unefficacia non generale hanno invece quelle norme non scritte che vengono a formarsi nei rapporti intercorrenti tra un gruppo limitato e determinato di stati (consuetudini locali, o particolari, o regionali). Questo tipo di regole si avvicina alle norme generali per la mancanza di una redazione ufficiale di un testo scritto, e si avvicina ai trattati sotto il profilo della loro sfera di efficacia particolare. Diversamente da quanto avviene per le regole generali, lonere processuale di fornire la prova di una consuetudine locale incombe sulla parte che la invoca: le consuetudini locali sfuggono alla presunzione di conoscenza del diritto da parte del giudice. Lo stato obiettore persistente. Caso dello stato obiettore persistente (o stato oppositore o recalcitrante), cio dello stato che, gi nella fase formativa di una norma generale, e non dopo che la norma si sia formata, manifesta in modo persistente e in equivoco la sua opposizione ad essere vincolato dalla norma stessa. Secondo lopinione prevalente la norma generale, una volta affermata, non potrebbe essere fatta

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valere nei confronti di uno stato obiettore persistente. Ci appare molto discutibile: le norme generali del diritto internazionale non richiedono di essere accettate e condivise dalla totalit degli stati, ma da una maggioranza sufficientemente rappresentativa. Una volta che la norma si sia formata, essa dovrebbe valere per tutti gli stati, compresi quegli stati che vi si siano opposti. pertanto preferibile ritenere che, in certi casi, uno stato obiettore persistente riesce a sottrarsi a un obbligo derivante da una regola generale non perch esso possa unilateralmente esonerarsi dallosservanza di tale obbligo, ama perch si formata una regola consuetudinaria locale nel senso voluto dallo stato in questione. La codificazione del diritto internazionale. La codificazione dottrinale. Iniziative di redigere per iscritto e di classificare in modo sistematico le norme del diritto internazionale. I tentativi di singoli studiosi e di associazioni scientifiche, per quanto significativi essi siano, non costituiscono per unopera di codificazione in senso proprio, mancando in essi il carattere dellufficialit, che rende le norme codificate obbligatorie per i soggetti di un dato ordinamento. I compito della codificazione nel sistema di diritto internazionale pu essere intrapreso solo dagli stati. La codificazione del diritto internazionale di guerra. Il primo esempio di codificazione ad opera degli stati si verific nella seconda met del secolo XIX, nel settore del diritto internazionale di guerra, con il tentativo di rendere pi umano il fenomeno delle ostilit belliche nei confronti dei combattenti e delle popolazioni civili coinvolte nel conflitto. Dopo la seconda guerra mondiale, linsieme del diritto internazionale di guerra fu ulteriormente codificato con le quattro convenzioni adottate a Ginevra nel 1949. La Commissione del Diritto Internazionale. Nello scorso secolo, i lavori per la codificazione del diritto internazionale sono stati soprattutto promossi dalle due organizzazioni politiche mondiali che gli stati hanno costituito dopo i conflitti mondiali. Il tentativo della Societ delle Nazioni dintraprendere unopera di codificazione del diritto internazionale non diede luogo a risultati particolarmente significativi. Dopo la seconda guerra mondiale, fu possibile riprendere, nel contesto delle Nazioni Unite, il proposito della codificazione del diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite attribuisce allAssemblea Generale anche il compito dintraprendere studi e fare raccomandazioni allo scopo di incoraggiare lo sviluppo progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione. Per adempiere a tale compito, lAssemblea Generale ha creato un suo organo

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sussidiario a carattere permanente, la Commissione del Diritto Internazionale. Particolarmente accurato il metodo di lavoro della commissione. Una volta scelto uno specifico settore del diritto internazionale generale, viene designato un relatore tra i membri della commissione. Egli predispone una serie di articoli preliminari con relativi commenti, che vengono analizzati nel corso delle sessioni della commissione. Al termine di questo processo di elaborazione, la commissione in grado di adottare un progetto di trattato e di fare raccomandazioni circa il suo seguito. Una volta completata la fase tecnica, si apre la fase politica del processo di codificazione. LAssemblea Generale pu decidere di convocare una conferenza di stati che discuta il progetto, vi apporti le modifiche opportune e adotti un trattato di codificazione. LAssemblea Generale pu anche ritenere opportuno adottare, senza la previa convocazione di una conferenza, il testo di un trattato di codificazione, che corrisponda al progetto della commissione, e allegarlo a una propria risoluzione. Altre scelte sono pure ammissibili: ad esempio, lincorporazione del progetto della commissione in uno strumento di carattere non vincolante. Sono anche emerse procedure di codificazione e di sviluppo progressivo del diritto internazionale che non comportano lintervento di un organo tecnico come la Commissione del Diritto Internazionale. Tali procedure si compongono di una prima fase che si tiene nel quadro di una commissione dellAssemblea Generale, e di una seconda fase che giunge alladozione definitiva di una convenzione ad opera della stessa Assemblea o di unapposita conferenza diplomatica. Codificazione e diritto internazionale generale. Lo strumento giuridico utilizzato per procedere alla codificazione e allo sviluppo progressivo dei vari settori del diritto internazionale necessariamente costituito da un trattato. Esso richiede, dopo la sua adozione, un numero minimo di ratifiche per la sua entrata in vigore; e, una volta entrato in vigore, produce effetti solo per gli stati che ne sono divenuti parte. Il trattato pu avere leffetto di una incorporazione di norme generali, nel senso che esso d forma scritta a norme generali gi esistenti al momento della sua adozione. Queste norme, proprio in quanto norme generali, obbligano anche gli stati che non sono parti del trattato di codificazione. I trattato pu anche avere leffetto di una cristallizzazione di norme generali che stavano emergendo, nel senso che il trattato costituisce lelemento che conclude la fase formativa di tali norme. Inoltre, il trattato pu essere un fattore generatore di nuove norme generali, nel senso che esso determina modelli di comportamento degli stati che, con il passare del tempo, portano alla formazione di norme generali che non esistevano al momento delladozione del trattato stesso. I rapporti tra norme generali e trattati. Si affermata lidea di una gerarchia tra norme generali e trattati; alcune norme generali caratterizzate dalla loro natura imperativa prevalgono sui

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trattati, cos da rendere nullo un trattato che sia in conflitto con tali norme. Nei casi di conflitto tra norme occorre tenere anzitutto presente il criterio per cui la norma speciale deroga, nei rapporti tra le parti, alla norma generale. Ma le norme generali devono essere utilizzate per colmare le eventuali lacune lasciate nella regolamentazione convenzionale o per interpretare, se necessario, le disposizioni del trattato. In altri casi preferibile seguire il criterio secondo il quale la norma successiva deroga a quella preesistente. Questo pu verificarsi quando si assista alla formazione, successivamente al trattato, di una nuova norma consuetudinaria che in conflitto con il trattato stesso. I principi generali di diritto. Lart. 38 dello statuto della Corte Internazionale di Giustizia prevede che la corte applichi, nel decidere in base al diritto internazionale le controversie che le sono sottoposte, anche i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili. plausibile che si tratti di principi generali degli ordinamenti giuridici nazionali. I principi generali di diritto non vanno confusi con regole metagiuridiche di giustizia, canoni di diritto naturale: si tratta di una categoria diversa dallequit. Alcuni esempi sono: lex specialis derogat generali, lex posterior derogat priori, nemo plus iuris transferre potest quam ipse habet, nemo turpitudinem suam adducens audiatur Molto importante il principio generale in base al quale tutto ci che non espressamente vietato, permesso. Il ricorso a un principio generale sottoposto ad alcune condizioni e restrizioni: non vi devono essere trattati o regole generali di diritto internazionale applicabili nel caso concreto; il principio utilizzato deve essere presente nella maggior parte dei sistemi giuridici nazionali; il principio non deve risultare incompatibile con i caratteri e la struttura della comunit internazionale.

I precedenti giudiziari. Le sentenze accertano e quindi applicano il diritto internazionale vigente, ivi comprese le norme generali. In alcuni casi, sembra possibile attribuire ai giudici un ruolo creativo di nuove norme di diritto internazionale generale. Una decisione internazionale ha valore di cosa giudicata solo fra le parti e non costituisce un precedente dotato di effetto vincolante rispetto ad altri casi. Ma anche vero che le decisioni giudiziarie rappresentano quasi sempre un modello rispetto ai casi simili che si possono verificare in seguito e forniscono un importante punto dappoggio per lo sviluppo di una pratica internazionale in senso corrispondente. La dottrina. Non si pu affermare che le opinioni degli studiosi costituiscano un dato della

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prassi internazionale. Le argomentazioni degli studiosi, che pure sono richiamate in via sussidiaria dallart. 38 dello statuto della Corte Internazionale di Giustizia, non sono attribuibili agli stati, a meno che essi non espongano le loro tesi nella veste di rappresentanti ufficiali di uno stato. Le raccomandazioni dellAssemblea Generale delle Nazioni Unite. Problema dellincidenza della prassi delle Nazioni Unite sulla formazione di regole del diritto internazionale generale, soprattutto per quanto riguarda la natura e gli effetti di quelle risoluzioni dellAssemblea Generale che contengono un insieme di regole relative a una determinata materia. Tali risoluzioni sono formulate in modo generale e astratto e sono di solito designate con lespressione dichiarazioni di principi. Le dichiarazioni di principi dellAssemblea Generale hanno un peso considerevole tra i vari elementi della pratica che caratterizzano i processi di formazione spontanea di regole generali di diritto internazionale. Ma altrettanto vero che nella Carta delle Nazioni Unite non si trova alcun riferimento specifico al potere dellAssemblea Generale di emanare dichiarazioni di principi e al valore giuridico che a esse debba venire attribuito. Hanno il valore non vincolante di una raccomandazione. Lintento di chi ha adottato la dichiarazione quello di raccomandare un comportamento che sarebbe auspicabile tenere, pur non essendo esso prescritto da alcuna regola generale del diritto internazionale. Il diritto soffice. Considerazioni non dissimili da quelle svolte a proposito delle dichiarazioni di principi dellAssemblea Generale possono ripetersi per tutti quegli atti aventi natura politica o tecnica, ma comunque giuridicamente non vincolante, che sono frequentemente adottati da organi delle varie organizzazioni internazionali o da conferenze cui prendono parte delegati degli stati. Sono spesso indicati con lespressione diritto soffice; rimangono atti non vincolanti, aventi tuttal pi il carattere di raccomandazioni. Gli atti unilaterali. Nel caso degli atti unilaterali, la manifestazione di volont di un solo soggetto di per s idonea a creare effetti giuridici sul piano del diritto internazionale, indipendentemente da una sua convergenza con una manifestazione di volont di contenuto corrispondente da parte di un altro soggetto. Per questo motivo si distinguono dai trattati, per i quali richiesta la convergenza di pi manifestazioni di volont. Gli effetti derivanti da un atto unilaterale possono riguardare la nascita, la modificazione, lestinzione o la salvaguardia di situazioni giuridiche soggettive facenti capo allo stato da cui promana la manifestazione unilaterale di volont e operanti nei riguardi dello stato cui la manifestazione diretta o di tutti gli stati in genere. Il riconoscimento.

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Il riconoscimento latto attraverso il quale uno stato, sulla base di una sua preventiva valutazione di una determinata situazione di fatto o di diritto, manifesta unilateralmente la sua volont di considerare esistente e di non contestare tale situazione. Leffetto che il diritto internazionale generale collega al riconoscimento consiste nellobbligo, per lo stato che lo ha effettuato, di non contestare la situazione di fatto o di diritto riconosciuta e in un corrispondente diritto soggettivo a favore degli stati verso i quali il riconoscimento diretto. Si ritiene che tale effetto possa essere sottoposto a condizioni e che possa cessare in caso di revoca del riconoscimento. La rinuncia. La rinuncia latto mediante il quale uno stato manifesta la volont di non avvalersi di un diritto soggettivo che gli spetta sulla base di una norma, generale o convenzionale, del diritto internazionale. Per effetto della rinuncia si estingue lobbligo che uno o pi stati dovevano adempiere nei confronti dello stato autore della rinuncia. La rinuncia non pu presumersi. Lacquiescenza. Il riconoscimento e la rinuncia possono risultare sia da una manifestazione espressa di volont di uno stato sia da suoi comportamenti concludenti che denotano un consenso tacito. In questi casi si verifica una situazione di acquiescenza. Ma non si pu desumere il consenso di uno stato a un certo comportamento dal solo fatto che esso non abbia dato risposta entro un certo termine a una proposta fatta da un altro stato. La preclusione. La preclusione spesso indicata con la parola stoppe: a uno stato precluso di assumere una posizione che sia in contraddizione con unaltra posizione da esso in precedenza assunta. La protesta. La possibilit di desumere dal comportamento di uno stato il riconoscimento di una determinata situazione o la rinuncia ad avvalersi di un proprio diritto esclusa, qualora esso abbia formulato tempestivamente una protesta contro il verificarsi di quella situazione o contro la violazione di quel suo diritto. La promessa. La promessa una manifestazione unilaterale di volont con la quale uno stato simpegna a tenere un certo comportamento. Lo stato obbligato ad attenersi al comportamento promesso. Gli atti unilaterali. Tra gli atti unilaterali relativi alla sfera di efficacia di un trattato si segnalano la

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ratifica o ladesione, che manifestano la volont di vincolarsi, la denuncia o il recesso, che esprimono la volont di far venir meno i diritti e gli obblighi di uno stato rispetto ad un trattato, la riserva, che limita lefficacia del trattato nei riguardi di uno stato. Con la richiesta uno stato d inizio a un procedimento per il regolamento giudiziario di una controversia. Come atto unilaterale pu essere intesa anche la dichiarazione di annessione di un territorio altrui o nullius.

DIRITTO INTERNAZIONALE E DIRITTO INTERNO


La separazione tra diritto internazionale e diritti interni. Il sistema (o ordinamento) di diritto internazionale costituisce un insieme di norme distinto dai vari sistemi di diritto interno (o nazionale o domestico). Procedimenti attraverso i quali le norme di diritto internazionale, siano esse generali o contenute in trattati, sono recepite nei sistemi di diritto interno. La separazione dei sistemi nazionali da quello internazionale fa s che in molti casi ladempimento degli obblighi imposti da norme internazionali avvenga mediante ladozione di un atto legislativo con il quale uno stato modifica il proprio diritto interno. In molti casi, lemanazione di norme legislative il modo pi pratico o il solo modo consentito dal diritto interno per creare le condizioni affinch lobbligo internazionale venga adempiuto. Ma non esiste alcuna norma di diritto

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internazionale che regoli i meccanismi attraverso i quali gli stati provvedono ad adeguare i propri ordinamenti interni agli obblighi internazionali. Ciascuno stato libero di provvedere allo scopo come ritiene pi opportuno. La prevalenza del diritto internazionale sul diritto interno. Sono i diritti interni dei vari stati che sia adattano al diritto internazionale. Nelle stesse carte costituzionali di molti stati sono frequenti le norme che riconoscono la prevalenza del diritto internazionale sul diritto interno. Uno stato non pu invocare il proprio diritto interno per giustificare linadempimento di un obbligo internazionale. Tale principio ribadito nellart. 27 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati. Ladattamento del diritto italiano al diritto internazionale generale. Per quanto riguarda ladattamento alle norme generali del diritto internazionale opera lart. 10 Cost., secondo il quale lordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. Non chiaro se nel disposto dellart. 10 Cost. rientrino le consuetudini particolari. Il meccanismo di adattamento del diritto italiano al diritto internazionale predisposto dallart. 10 Cost. automatico. Le norme di diritto internazionale generale sono recepite nel diritto italiano, ove esse acquisiscono una natura obbligatoria che si aggiunge a quella loro originaria, senza che occorra alcun intervento del legislatore. Il meccanismo in questione ha anche carattere immediato. Le modificazioni del diritto italiano prodotte dallart. 10 Cost. si verificano a partire dal momento stesso in cui divenuta operante una norma di diritto nazionale generale. La Corte Costituzionale ha attribuito alle norme recepite tramite lart. 10 Cost. una garanzia costituzionale, nel senso di ritenere costituzionalmente illegittime, per violazione dellart. 10 Cost., le norme di legge che siano in contrasto con norme internazionali generali. Problema del contrasto tra una norma italiana di rango costituzionale e una norma di diritto internazionale consuetudinario, immessa nel nostro ordinamento tramite lart. 10 Cost.. la Corte Costituzionale ha seguito il criterio che, per quanto riguarda le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute venute ad esistenza dopo lentrata in vigore della Costituzione, il meccanismo di adeguamento automatico previsto dallart. 10 Cost. non pu mai operare in modo da consentire la violazione dei principi fondamentali delordinamento costituzionale italiano. La ricezione , invece, piena e senza limiti per quanto riguarda le norme internazionali generali anteriori alla data di entrata in vigore della Costituzione, cio il 1 gennaio 1948. Il procedimento per la partecipazione a trattati. Nel diritto internazionale non esistono regole che provvedano a determinare quale organo di uno stato sia investito della competenza a negoziare e stipulare i trattati, n quali procedure di diritto interno uno stato debba seguire

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per divenire parte a un trattato e introdurre nel proprio diritto gli obblighi che da esso discendono. Occorre distinguere tre diverse fasi del negoziato con conseguente adozione del testo del trattato, della formazione sul piano interno del consenso a vincolarsi con conseguente autorizzazione alla ratifica e della manifestazione di tale consenso sul piano internazionale con conseguente deposito della ratifica. Il negoziato e ladozione del testo. Per quanto riguarda il negoziato, importanti competenze in materia di trattati spettano al governo della Repubblica. Il presidente del consiglio dei ministri ha il compito di mantenere lunit di indirizzo politico e amministrativo del governo. Sono pertanto sottoposti alla deliberazione del consiglio dei ministri le linee di indirizzo in tema di politica internazionale e comunitaria e i progetti dei trattati e degli accordi internazionali. Tra le varie attribuzioni del consiglio del ministero degli affari esteri sono inclusi anche quelle relative alla stipulazione e revisione dei trattati, cio le attribuzioni relative alla rappresentanza dello stato nella fase del negoziato e, quindi, delladozione del testo di trattati. Il negoziato con gli altri stati condotto da coloro cui attribuito tale potere con apposita lettera firmata dal ministro degli affari esteri italiano. In molti casi designata una delegazione. Nel corso del negoziato e nei rapporti con gli altri stati, la delegazione deve attenersi a una posizione unitaria e coerente, secondo le istruzioni che le sono state impartite e che sono di solito definite in riunioni di coordinamento interno tenute prima dellinizio del negoziato. Se il negoziato si conclude positivamente, il capo della delegazione di solito investito anche del potere di partecipare alladozione del testo in nome e per conto dellItalia. Il testo del trattato adottato quindi trasmesso al ministero degli affari esteri. Lautorizzazione alla ratifica. Spetta al governo una prima decisione, di natura politica, sullopportunit di avviare la procedura perch lItalia divenga parte a un determinato trattato e, quindi, sulla manifestazione del consenso in proposito tramite un atto di ratifica o di adesione, accompagnato talora da una o pi riserve. Il coinvolgimento del parlamento nella procedura di formazione del consenso a vincolarsi reso obbligatorio, per quanto riguarda la maggior parte dei trattati, da una specifica norma del sistema costituzionale italiano e cio dallart. 80 Cost.: le camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi. Viene pertanto coinvolto nella procedura anche il potere legislativo che, dopo il potere esecutivo, chiamato a prendere, nella forma del suo atto tipico (la legge), unaltra decisione, di natura politica, sullopportunit o meno di autorizzare la ratifica di un determinato trattato.

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Il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica di un trattato deve essere sottoposto alla procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte delle camere. esclusa la possibilit del suo deferimento a una commissione parlamentare. La partecipazione del parlamento alla stipulazione dei trattati internazionali si realizza attraverso una legge di autorizzazione, un atto con il quale un organo, esprimendo una sua valutazione positiva su di un atto da compiersi da parte di un altro organo, soddisfa una condizione necessaria perch latto possa essere compiuto. Una volta ricevuta lautorizzazione, il governo non tenuto a porre in essere la ratifica del trattato. Anche in questa fase, il governo mantiene un potere discrezionale. La legge che autorizza la ratifica di un trattato una legge non in senso sostanziale, ma in senso formale. Rispetto a tale legge non ammesso referendum abrogativo. Pratica occasionale di non comunicare al parlamento il testo delle riserve che in seguito, al momento del deposito dello strumento di ratifica, il governo andr ad apporre. In questo caso, la violazione dellart. 80 Cost. appare evidente, in quanto il parlamento viene ad autorizzare la ratifica di un trattato che, a causa di riserve a esso ignote, diverso da quello che sar poi in effetti vincolante per lItalia. Neppure in questo caso risulta per che il parlamento abbia mai sollevato obiezioni. Il deposito della ratifica. Come prevede lart. 87 Cost., il presidente della repubblica ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, lautorizzazione delle camere. La ratifica di un trattato un atto del presidente della repubblica solo in senso formale, poich, in senso sostanziale, essa presuppone una specifica iniziativa del governo. Anche rispetto alla ratifica di un trattato si applica lart. 89 Cost. secondo il quale nessun atto del presidente della repubblica valido se non controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilit. Ladattamento del diritto italiano ai trattati. Lordine di esecuzione. Occorre anche che vengano inserite nel sistema di diritto interno norme corrispondenti a quelle del trattato, in modo che esso possa essere eseguito da chiunque debba osservarlo e farlo osservare. Allautorizzazione alla ratifica si accompagna quasi sempre un ordine di esecuzione, che esprime lintervento tecnico del parlamento ossia la formulazione delle norme di legge che consentono ladattamento del diritto interno al trattato. Ladattamento dei diritto italiano ai trattati non automatico, ma richiede caso per caso lintervento del potere legislativo. Viene pubblicata sulla gazzetta ufficiale ununica legge che provvede sia allautorizzazione alla ratifica che allesecuzione del trattato. Con la prima, il parlamento autorizza il presidente della repubblica a ratificare un determinato trattato, il cui testo allegato alla legge stessa. Con la seconda (ordine di esecuzione), il parlamento dispone la piena ed intera esecuzione del trattato i

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questione, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore. La legge che autorizza la ratifica e d esecuzione a un trattato entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione, salvo che la legge stessa stabilisca un termine diverso. A partire da tale data, potr essere depositato lo strumento di ratifica. Le norme convenzionali sono introdotte nellordinamento italiano solo nel momento in cui il trattato entra in vigore per lItalia sul piano internazionale e si estinguono nello stesso momento in cui il trattato si estingue per lItalia, senza che per questo occorra una legge di abrogazione della legge di ratifica ed esecuzione. Sotto il profilo formale, latto legislativo che d esecuzione a un trattato , nella maggior parte dei casi, una legge. Il parlamento deve per fare ricorso a una legge costituzionale nei casi in cui le norme del trattato immesse tramite lordine di esecuzione vengono a incidere su norme interne di rango costituzionale. La legge che d esecuzione a un trattato pu essere sottoposta a sindacato di legittimit costituzionale a d opera della Corte Costituzionale. Uneventuale dichiarazione dillegittimit costituzionale colpisce la legge nella parte in cui essa ha introdotto nellordinamento italiano norme internazionali in contrasto con norme italiane aventi rango costituzionale. Si deve oggi considerare costituzionalmente illegittima una legge che disciplini una determinata materia in modo contrario a quanto richiede un trattato in vigore per lItalia. Le norme ordinarie di adattamento. In certi casi, sufficiente una legge che dia in generale piena ed intera esecuzione a un trattato perch il sistema di diritto interno si adatti agli obblighi che dallo stesso discendono e il trattato possa venire applicato in Italia. In altri casi, accade per che le norme del trattato non abbiano carattereesecutivo (self-executing), non siano cio suscettibili di immediata applicazione nel diritto interno. Occorre allora che il legislatore adotti norme ulteriori che disciplinano direttamente la materia oggetto del trattato. Le norme che provvedono allapplicazione in via ordinaria di un trattato possono essere contenute, oltre che nella stessa legge che d esecuzione al trattato, anche in altre leggi diverse dalla prima, che di solito fanno un esplicito riferimento al trattato cui si collegano. Ci si pu chiedere quale sia leffetto di un ordine di esecuzione relativo a norme di trattati non auto-esecutive che, pertanto, avrebbero richiesto la contestuale adozione di norme di applicazione in via ordinaria. Lordine, proveniente dal parlamento e comunque contenuto nella legge di esecuzione, di dare a un trattato unesecuzione piena ed intera, dovrebbe portare a qualcosa di diverso da unesecuzione mancata o parziale o differita. il caso pertanto di presumere che, al momento dellapprovazione della legge contenente lordine di esecuzione, il legislatore italiano fosse convinto che le norme del trattato in questione potessero essere senzaltro applicate in Italia e che tutti coloro che hanno successivamente il compito di assicurare lesecuzione delle leggi siano conseguentemente tenuti a fare tutto quanto in loro potere per dare loro applicazione.

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Anche le norme interne relative allapplicazione in via ordinaria di un trattato risultano logicamente legate al trattato cui si riferiscono per quanto riguarda il momento iniziale e quello finale della loro efficacia. Ma pu anche capitare che lintento del legislatore sia quello di emanare norme che, per quanto occasionalmente motivate dallesistenza di un trattato, non siano influenzate da quanto attiene alla sua efficacia. Lefficacia delle norme interne di adattamento segue le prescrizioni sulla vacatio legis, senza dipendere dallentrata in vigore della norma internazionale e lestinzione o la modificazione della norma internazionale non provoca n lestinzione n la modificazione delle norme di adattamento interne. Il referendum abrogativo non ammissibile, in base allart. 75 Cost., rispetto alle norme di legge che danno adattamento in via ordinaria a un trattato, se nellemanazione di esse non vi sia margine di discrezionalit quanto alla loro esistenza e al loro contenuto. La stipulazione di trattati in forma semplificata. Nel sistema costituzionale italiano, solo nel caso di trattati di minore importanza la manifestazione del consenso a vincolarsi pu essere disposta dal governo senza che occorra una previa autorizzazione del parlamento (stipulazione in forma semplificata). Ma non sempre agevole determinare se un trattato rientra in una delle cinque categorie elencate nellart. 80 Cost.. Il caso pi semplice quello dei trattati che prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari tra lItalia e stati stranieri. Semplice dovrebbe essere il caso dei trattati che importano variazioni del territorio (confini terrestri e confini marittimi). Abbastanza agevole dovrebbe essere la determinazione dei trattati che importano oneri alle finanze, ma solo quelli che richiedono una spesa nuova, non prevista dalla legislazione in vigore. La portata delle altre due categorie di trattati previste dallart. 80 Cost. appare assai elastica. Stabilire se un trattato importa modificazioni di leggi pu sollevare problemi tecnico-giuridici. La categoria dei trattati che sono di natura politica sfugge, per il suo carattere generico, ai tentativi di venire contenuta entro una definizione precisa. In caso di dubbio sembra costituzionalmente pi corretto che il governo sottoponga comunque il trattato al sindacato del parlamento. Il trattato segreto. Le caratteristiche del vigente sistema costituzionale italiano lasciano ben poco spazio ai trattati segreti, intendendosi come tali i trattati conclusi dal governo senza che sia data comunicazione del loro testo al parlamento o i trattati contenenti clausole diverse o aggiuntive rispetto a quelle rese note al parlamento. Nel caso di trattati rientranti nelle categorie previste dallart. 80 Cost., qualsiasi impegno assunto dal governo a vincolarsi a uno strumento tenuto segreto sia costituzionalmente illegittimo. Se il mistero che circonda un trattato segreto rientrante in una delle categorie previste dallart. 80 Cost. venisse svelato, il governo che lo ha stipulato e

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anche i governi che hanno in seguito continuato a tenerlo segreto si renderebbero responsabili di unusurpazione dei poteri del parlamento. Il ricorso a un trattato segreto ammissibile solo in presenza di strumenti che possono venire stipulati in forma semplificata senza violare lart. 80 Cost. e, anche in questo caso, con molti limiti e riserve. Le esigenze di trasparenza fatte proprie dalla l. 839/84 sono solo in parte derogate, in quanto norma speciale, dallart. 12 l. 801/77, che disciplinano il segreto di stato: sono coperti dal segreto di stato gli atti, i documenti, le notizie, le attivit e ogni altra cosa la cui diffusione sarebbe idonea a recar danno allintegrit dello stato democratico, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, al libero esercizio degli organi costituzionali, allindipendenza dello stato rispetto agli altri stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello stato. Il trattato segreto potrebbe pertanto ammettersi solo qualora esso, oltre a non riguardare una delle categorie menzionate nellart. 80 Cost., non potesse essere divulgato senza rischiare di recare danno a una delle esigenze elencate in via eccezionale nella norma. Lerosione della competenza dello stato a concludere trattati. La competenza a gestire le relazioni internazionali e a concludere trattati, che costituisce una tradizionale prerogativa dello stato, oggetto di un continuo processo di erosione a favore di enti diversi dallo stato e situati a un livello sia sotto-statale (regioni) che sovra-statale (Comunit Europea). La competenza delle regioni. Fino alladozione della l.cost. 3/01, era previsto che lo stato esercitasse le funzioni attinenti ai rapporti internazionali e con la Comunit economica europea e che le regioni non potessero svolgere allestero attivit promozionali relative alle materie di loro competenza se non previa intesa con il governo e nellambito degli indirizzi e degli atti di coordinamento esercitati dallo stato. Fuori discussione rimaneva il diritto delle regioni o di altri enti territoriali di svolgere attivit di rilievo internazionale quando queste fossero autorizzate da apposite leggi. Con le modifiche alla Costituzione introdotte dalla l. cost. 3/01, allo stato attribuita la legislazione esclusiva in diciassette materie esplicitamente elencate, tra le quali vi la politica estera e rapporti internazionali dello stato; rapporti dello stato con lUnione Europea; diritto dasilo e condizione giuridica dei cittadini di stati non appartenenti allUnione Europea. Sono poi elencate sedici materie per le quali la legislazione concorrente tra stato e regioni e che, tra laltro, includono i rapporti internazionali e con lUnione Europea delle regioni. In tali materie, spetta alle regioni la potest legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello stato. Lart. 117 Cost. prevede che, nelle materie di sua competenza, la regione pu concludere accordi con stati e intese con enti territoriali interni ad altro stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello stato. Alla competenza a stipulare si aggiunge una competenza esecutiva; le regioni

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e le province autonome di Trento e Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono allattuazione e allesecuzione degli accordi internazionali e degli atti dellUnione Europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello stato, che disciplina le modalit di esercizio del potere sostitutivo in caso dinadempienza. La legge cui fa rinvio lart. 117 Cost. la l. 131/03, che contiene unapposita disposizione sullattivit internazionale delle regioni. Delle tre diverse ipotesi previste in tale disposizione, la prima riguarda lesecuzione da parte delle regioni di trattati gi in vigore per lItalia. La seconda ipotesi riguarda le intese delle regioni con enti territoriali interni a stati esteri. La terza ipotesi riguarda la conclusione di trattati con stati esteri. Nella terza ipotesi il ruolo delle regioni sul piano internazionale in buona parte attenuato dal fatto che o stato abilitato a svolgere un certo controllo sulloperato delle regioni nel corso del negoziato e dal fatto che la firma del trattato da esse negoziato subordinata al conferimento di pieni poteri da parte dello stato. La nuova versione dellart. 117 Cost. non sembra derogare al disposto dellart. 80 Cost., rimasto immutato, e che, pertanto gli accordi esecutivi, applicativi, tecnico-amministrativi o programmatici conclusi dalle regioni non potrebbero mai cadere in una delle cinque categorie di trattati previste dallart. 80 Cost.. A proposito dellesecuzione dei trattati, lart. 120 Cost., come modificato dalla l. cost. 3/01, attribuisce allo stato un potere sostitutivo che pu venire esercitato, anche al fine di evitare una responsabilit sul piano internazionale, quando le regioni non adempiano a obblighi di diritto internazionale.

La competenza della Comunit Europea. La Comunit Europea unorganizzazione internazionale, creata con un trattato concluso a Roma il 25 marzo 1957 e in seguito pi volte modificato, di cui sono oggi membri venticinque stati, tra i quali lItalia. La Comunit Europea il risultato di un disegno politico su ampia scala diretto alla creazione per tappe progressive di uno stato federale europeo. Nelle materie per le quali la competenza nelle relazioni internazionali espressamente prevista dal trattato o per le quali la Comunit ha adottato norme comuni sul piano interno, la competenza della Comunit Europea esclusiva e si sostituisce a quella dei singoli stati membri, che perdono la capacit di negoziare, adottare e ratificare trattati con stati terzi. Nel caso di trattati che riguardino sia materie di esclusiva competenza comunitaria sia materie rimaste nella competenza degli stati membri, rimane ferma la competenza esterna della Comunit Europea per le materie ad essa riservate. Anche nelle materie di loro spettanza, gli stati membri sono obbligati a cooperare strettamente con la Comunit Europea sia nel processo di negoziato e di conclusione dei trattati in questione sia nelladempimento degli obblighi che ne discendono.

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Ladattamento del diritto italiano al diritto comunitario. Una particolare situazione si verifica in tema di adattamento del diritto italiano al diritto comunitario, come tale intendendosi il trattato istitutivo della Comunit Europea, il trattato, concluso in pari data (1957), istitutivo della Comunit Europea dellEnergia Atomica e gli atti aventi natura obbligatoria da essi derivati. LItalia ha provveduto al recepimento dei trattati istitutivi della Comunit Europea e della CEEA tramite ordine desecuzione dato con una legge ordinaria. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha ritenuto che il diritto comunitario abbia un rango costituzionale, in quanto rientrante nellambito dellart. 11 Cost., che dispone: lItalia consente, in condizioni di parit con gli altri stati, alle limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. La Corte Costituzionale ha escluso che sia possibile sottoporre norme comunitarie a giudizio di costituzionalit, argomentando sulla base della distinzione tra ordinamento interno e ordinamento comunitario e sulla base dellesistenza di garanzie di tutela giuridica in questultimo ordinamento. Oggi, il primato del diritto comunitario sul diritto italiano possono venire desunti anche dal disposto dellart. 117 Cost., come modificato dalla l. cost. 3/01. La legge che ha dato esecuzione in Italia al trattato istitutivo della Comunit Europea ha comportato il recepimento anche dellart. 249 di tale trattato, che definisce gli atti aventi natura normativa che gli organi comunitari possono adottare per lassolvimento dei loro compiti e i loro effetti sul piano dei diritti interni degli stati membri. Il regolamento ha portata generale, obbligatorio in tutti i suoi elementi ed direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri, decorsi venti giorni dalla data della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dellUnione Europea. Lordinamento italiano risulta automaticamente modificato per adeguarsi ai regolamenti, senza che occorra alcuna attivit legislativa di recepimento. La direttiva vincola lo stato membro cui rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi. La direttiva indica di solito un termine, entro il quale gli stati membri devono mettere in vigore le misure necessarie per conformarsi ad essa. La direttiva si presenta come uno strumento legislativo di natura non auto-esecutiva, che richiede apposite norme di adattamento di diritto interno. La decisione obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati. Essa ha unefficacia diretta, nei limiti in cui abbia carattere autoesecutivo. La l. 11/05 pone norme generali sulla partecipazione dellItalia al processo normativo dellUnione Europea e sulle procedure di esecuzione degli organi comunitari. Questa legge disciplina il processo di formazione della posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti comunitari e dellUnione Europea e garantisce ladempimento degli obblighi derivanti dallappartenenza dellItalia allUnione Europea, sulla base dei principi di sussidiariet, di efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica.

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I trattati conclusi dalla Comunit Europea in materie di sua esclusiva competenza sono immediatamente recepiti, a decorrere dalla loro data di entrata in vigore, nel diritto interno degli stati membri. Questo sia in forza della legge che ha dato esecuzione al trattato istitutivo della Comunit Europea, sia in forza del fatto che la conclusione di tali trattati avviene, sul piano dellordinamento comunitario, per mezzo di decisioni sui generis.

LA RESPONSABILITA INTERNAZIONALE
La responsabilit internazionale come conseguenza del fatto illecito internazionale. La responsabilit internazionale il complesso delle relazioni giuridiche che derivano dalla violazione da parte di uno stato di un obbligo posto a suo carico dal diritto internazionale, ovvero dal fatto illecito internazionale. La commissione di un fatto illecito internazionale fa nascere una nuova relazione giuridica tra lo stato autore della violazione e lo stato titolare del diritto corrispondente allobbligo violato. Obbligo dello stato autore della violazione di rimuovere le conseguenze negative prodotte dallillecito e diritto corrispondente dello stato vittima della violazione di pretendere tali adempimenti. La natura delle regole sulla responsabilit internazionale e la loro codificazione. Serie di apposite regole, volte a disciplinare i presupposti, il contenuto e lattuazione del rapporto di responsabilit internazionale. Queste regole sono

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dette secondarie in contrapposizione alle regole primarie del diritto internazionale, che pongono diritti ed obblighi sostanziali in capo agli stati. Le regole secondarie del diritto internazionale che si occupano della responsabilit internazionale sono principalmente norme generali non scritte, di natura consuetudinaria. Manca a tuttoggi una convenzione internazionale a portata universale che, in maniera analoga a quanto avviene per altri settori del diritto internazionale provveda a enunciare le regole generali applicabili in tema di responsabilit internazionale. Al compito di predisporre una convenzione generale in questa materia si dedicata la Commissione del Diritto Internazionale delle Nazioni Unite (CDI). Questo sforzo di codificazione ha portato nel 2001 alladozione in seconda lettura da parte della CDI di un progetto di 59 articoli sulla responsabilit internazionale degli stati per atti internazionalmente illeciti. Nel 2001 la CDI ha trasmesso il progetto allAssemblea Generale, la quale si limitata a prendere nota degli articoli sulla responsabilit internazionale con una sua risoluzione, segnalandoli allattenzione dei governi. Si pu affermare che gli articoli contenuti nel progetto rappresentino unattendibile esposizione dei principi generali applicabili alla responsabilit internazionale. Diversi tribunali internazionali, chiamati a pronunciarsi su controversie relative a questioni di responsabilit internazionale, hanno pi volte fatto riferimento al progetto nelle loro sentenze. Il progetto adottato dalla CDI nel 2001 rappresenta un punto di riferimento imprescindibile ai fini dellesposizione delle regole generali del diritto internazionale in tema di responsabilit degli stati. Gli elementi costitutivi dellillecito internazionale e lirrilevanza del diritto interno ai fini della sua qualificazione. Il progetto della CDI provvede ad indicare due condizioni necessarie e sufficienti per stabilire lesistenza di un fatto illecito internazionale. Occorre in primo luogo che una certa condotta, consistente in unazione o in unomissione, possa essere attribuita allo stato in base al diritto internazionale (elemento soggettivo). In secondo luogo, necessario che la condotta in questione rappresenti la violazione di un obbligo internazionale incombente in capo allo stato (elemento oggettivo). La sussistenza delle due condizioni va verificata alla luce dei criteri previsti dal diritto internazionale, non potendo attribuirsi alcun rilievo al diritto interno dello stato nella qualificazione di un certo comportamento come internazionalmente illecito. Lelemento soggettivo delillecito e lattribuzione della condotta allo stato. La condotta degli organi dello stato. La prima condizione essenziale per il sorgere della responsabilit internazionale che la condotta rilevante per la violazione di un obbligo

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internazionale possa essere attribuita allo stato, ossia che essa integri un fatto proprio dello stato. Si pone il problema di determinare in quali circostanze e condizioni sia possibile attribuire allo stato una certa condotta individuale. Il progetto della CDI provvede a indicare una serie di criteri che consentono di operare un collegamento tra il comportamento di persone fisiche e lo stato quale soggetto di diritto internazionale e di imputare in capo a questultimo tutte le conseguenze giuridiche derivanti dalla condotta contraria a un obbligo internazionale. Secondo un primo criterio sono considerati fatti dello stato ai fini della responsabilit internazionale le azioni od omissioni di individui o gruppi di individui che, appartenendo alla sua struttura ed organizzazione, rivestono la qualit di organi dello stato; qualunque persona o ente avente tale qualit in base al diritto interno dello stato. Non solo la condotta degli organi appartenenti al potere esecutivo a coinvolgere la responsabilit internazionale dello stato. A tal fine pu rilevare altres la condotta di organi del potere legislativo o del potere giudiziario. Anche le azioni od omissioni di organi di amministrazioni locali o territoriali sono riferibili allo stato quale persona internazionale e possono far sorgere la sua responsabilit internazionale. Analoghe considerazioni valgono, nel caso di stati a struttura federale, per quanto concerne la condotta degli organi appartenenti allamministrazione dei singoli stati membri della federazione, che va riferita allo stato federale. Perch il comportamento sia attribuibile allo stato, per necessario che le persone o gli enti che rivestono la qualit di organi dello stato abbiano agito in veste ufficiale, nellesercizio delle funzioni e dei poteri a tale qualit inerenti. La condotta contraria al contenuto di un obbligo internazionale attribuita allo stato anche quando lorgano dello stato, agendo in veste ufficiale, abbia ecceduto i limiti delle proprie competenze o contravvenuto alle istruzioni ricevute. Il progetto pone una regola senza eccezioni, che mira a tutelare le esigenze di trasparenza e sicurezza delle relazioni internazionali: uno stato non potr mai, per evitare la propria responsabilit internazionale, eccepire lincompetenza dei propri agenti derivante dallinosservanza del diritto interno o di istruzioni eventualmente impartite, nemmeno nel caso in cui tale incompetenza fosse manifesta. A tali condizioni, equiparato al fatto dellorgano dello stato il comportamento di persone o enti che, pur non rivestendo formalmente la qualit di organi dello stato, siano comunque abilitati in base al diritto interno dello stesso ad esercitare prerogative del potere pubblico. Tra i possibili esempi, vi anche quello dei dipendenti di imprese di sicurezza privata cui affidato il compito di garantire il servizio di vigilanza e sicurezza in istituti penitenziari o negli aeroporti. Il progetto prevede poi lipotesi particolare dellattribuzione ad uno stato del comportamento di un organo di un altro stato. Ci si verifica nella situazione in cui lorgano di uno stato venga effettivamente messo a disposizione di un altro stato e agisca esclusivamente sotto lautorit e nellinteresse di questultimo. Il comportamento contrario a un obbligo internazionale verr in tal caso riferito allo stato nella cui effettiva disponibilit lorgano si trovi.

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La condotta dei privati e il problema degli agenti di fatto. Di regola, in mancanza di un legame organico, in diritto internazionale lo stato non risponde del comportamento di semplici individui privati, che abbiano agito come tali. In realt, accade piuttosto frequentemente che la condotta di privati rappresenti il presupposto materiale per il sorgere della responsabilit internazionale dello stato. Ci accade, ad esempio, quando lo stato non abbia adottato le adeguate misure preventive e protettive o abbia mancato di rimuovere le conseguenze negative dellazione dei privati. In queste circostanze, lo stato non per responsabile del fatto lesivo del privato, ma della violazione, derivante da comportamenti omissivi imputabili a suoi organi, di propri ed autonomi obblighi di vigilanza, prevenzione, protezione o repressione. Diversa lipotesi nella quale particolari circostanze permettano di stabilire lesistenza di una determinata relazione di fatto tra la persona o il gruppo di persone private che hanno tenuto un certo comportamento e lo stato. In virt del legame che si viene a stabilire tra i privati e lo stato, i primi si trovano ad operare quali veri e propri agenti di fatto del secondo: in simili circostanze il comportamento degli individui privati direttamente attribuibile allo stato, e, se contrario ad un obbligo internazionale, ne coinvolge la responsabilit internazionale. Il progetto della CDI provvede a identificare alcuni criteri in base ai quali il comportamento di un individuo o di un gruppo di individui privi della qualit di organi pu essere attribuito allo stato, facendo riferimento a due fattispecie distinte: il caso dellindividuo che abbia agito dietro istruzioni o sotto la direzione o controllo dello stato e il caso dellindividuo che in situazioni di emergenza si sia sostituito agli organi dello stato. La prima situazione si trova regolata allart. 8 del progetto, secondo il quale va attribuito allo stato il comportamento della persona o del gruppo di persone che, nelladottare il comportamento in questione, abbiano agito di fatto in base alle istruzioni o sotto la direzione o il controllo dello stato stesso. Risulta piuttosto immediato riferire allo stato i comportamenti di individui che abbiano agito sulla base di specifiche istruzioni da questo impartite; maggiori problemi pone la situazione di carattere pi generale, in cui dei privati operano sotto la direzione o il controllo dello stato. Definizione del grado di controllo che lo stato deve aver effettivamente esercitato sulle azioni dei privati affinch tali azioni gli siano attribuibili. Lalternativa si pone tra un criterio maggiormente rigoroso, che richiede un controllo effettivo da parte dello stato sulla specifica operazione posta in essere dai privati; e un criterio meno stringente, in base al quale basterebbe una generica situazione di controllo globale esercitato dallo stato sullinsieme delle attivit svolte dai privati. Sul punto, il progetto della CDI sembra propendere per la soluzione pi restrittiva, richiedendo che il controllo dello stato si attui avendo riguardo alla specifica condotta posta in essere dal privato. La prassi pi recente rivela un progressivo orientamento verso soluzioni pi elastiche. Attentati dell11 settembre 2001 e la conseguente offensiva militare degli Stati Uniti e dei loro alleati contro lAfghanistan e i talebani, giustificata a titolo di legittima difesa. In quella circostanza la responsabilit internazionale

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dellAfghanistan per lattacco alle twin towers stata fondata sulla mera tolleranza o acquiescenza offerta dal governo dei talebani alla presenza in territorio afghano delle basi dei terroristi esecutori materiali dellattentato, appartenenti alla rete Al-Qaida. Mano problematica lulteriore ipotesi prevista allart. 9 del progetto, di attribuzione allo stato delle azioni dellagente di necessit: cos definito lindividuo che, in una situazione di emergenza e in assenza delle autorit dello stato, esercita di propria iniziativa prerogative del potere pubblico. In circostanze di carattere eccezionale nelle quali le autorit ufficiali dello stato si dissolvono, sono assenti o temporaneamente inoperanti e nelle quali giustificata lassunzione da parte di privati individui di funzioni essenziali di pubblica utilit. il dato materiale della partecipazione allesercizio del potere di governo che spiega lattribuzione del suo comportamento allo stato. La condotta di privati individui che non abbiano alcun legame organico con lo stato e neppure abbiano agito dietro sue istruzioni, direzione o controllo, pu nondimeno essere attribuita allo stato se questi riconosce come propria o adotta la condotta in questione. Questo criterio di attribuzione destinato ad operare a posteriori, quando non esista al momento dellazione od omissione alcun collegamento tra i privati individui che ne sono autori e lo stato, e non sia pertanto possibile applicare nessuno degli altri criteri. Lattribuzione del comportamento del privato allo stato si verifica nella misura in cui lintenzione dello stato di riconoscere detto comportamento come proprio sia chiara ed inequivocabile e solo nei limiti di quanto espressamente riconosciuto o adottato dallo stato. Il progetto regola anche lipotesi particolare nella quale la responsabilit dello stato pu essere chiamata in causa dalla condotta di movimenti insurrezionali. il caso di eventuali fatti illeciti di enti organizzati che combattono contro il governo al potere in uno stato ai fini di rovesciarlo o sostituir visi, commessi durante il periodo della lotta. Se la lotta del movimento insurrezionale ha successo in tutto o in parte i fatti illeciti del movimento insurrezionale divengono fatti del nuovo governo dello stato o del nuovo stato. Lelemento oggettivo dellillecito e la violazione di un obbligo internazionale. La seconda condizione, indispensabile per stabilire lesistenza di un illecito internazionale, che la condotta dello stato rappresenti la violazione di un obbligo internazionale gravante sullo stesso. Secondo il progetto, si ha violazione di un obbligo internazionale se il comportamento di uno stato non conforme a quanto gli richiesto dallobbligo in questione, qualunque sia lorigine o la natura dellobbligo. Non ha alcun rilievo ai fini dellesistenza della violazione n la fonte dellobbligo, n la natura o limportanza dellobbligo violato. Dal punto di vista temporale occorre, perch si abbia violazione di un obbligo internazionale, che lobbligo in questione vincoli lo stato nel momento in cui questi ha tenuto il comportamento difforme. Si pone il problema di stabilire quando una violazione ha avuto luogo e per quanto tempo essa si protratta, problema della determinazione del tempus commissi delicti. Si distinguono fatti illeciti istantanei e fatti illeciti continuati, in relazione ai quali

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la violazione dellobbligo internazionale ha luogo e si esaurisce nel momento in cui il fatto illecito si verifica oppure si estende per tutto il periodo in cui il fatto illecito continua e resta non conforme allobbligo. Viene poi individuato il caso di obblighi che richiedono allo stato di prevenire un dato evento, rispetto ai quali la violazione si perfeziona nel momento in cui levento si realizza e si estende per tutto il periodo in cui levento continua. Infine il progetto distingue la fattispecie degli illeciti compositi, costituiti cio da una serie di azioni od omissioni definite nel loro insieme come illecite. La violazione si produce nel momento in cui ha luogo lultima azione od omissione che, combinata alle precedenti, serve a completare lillecito; essa si estende a partire dalla prima azione od omissione della serie e perdura per tutto il tempo in cui la serie di azioni od omissioni si ripetono e restano non conformi allobbligo. La determinazione del momento in cui la violazione si perfeziona importante per distinguere lillecito vero e proprio, che fonte di responsabilit, dai suoi atti preparatori, che non danno luogo a responsabilit. Altri supposti elementi dellillecito internazionale: il danno e la colpa. Il progetto della CDI non prevede altre condizioni per il sorgere della responsabilit internazionale. Ci si pu per domandare se rientrino tra gli elementi costitutivi dellillecito internazionale anche il danno e la colpa. Per quanto riguarda il danno, da escludere che questo rappresenti una condizione autonoma della responsabilit internazionale. Vi sono violazioni del diritto internazionale che non danno luogo ad alcun tipo di danno: ad esempio la violazione dellobbligo di adottare una legge di diritto uniforme, assunto da uno stato mediante un trattato: tale obbligo risulta violato per il solo fatto della mancata adozione della legge da parte dello stato, senza che alcun altro stato subisca, a causa di tale fatto, un danno materiale o morale. Ogni violazione di un obbligo internazionale da parte di uno stato comporta la lesione di un diritto soggettivo di un altro stato e questa circostanza, da sola, determina un pregiudizio di natura giuridica, alla cui rimozione lo stato vittima dellillecito interessato. In tale prospettiva, la funzione specifica della responsabilit internazionale quella di garantire losservanza del diritto, a prescindere dal danno concretamente prodotto dalla violazione. Ruolo della colpa ai fini dellesistenza dellillecito internazionale. Di colpa si pu parlare con riferimento allindividuo-organo che ha agito in nome e per conto dello stato. La prassi internazionale sembra piuttosto orientata verso una concezione oggettiva della responsabilit internazionale dello stato, che sorgerebbe a seguito della semplice contrariet del comportamento dello stato al diritto internazionale, a prescindere dallesistenza di qualsiasi elemento psicologico di dolo o colpa. Non escluso per che la colpa possa rilevare in tutta una serie di casi particolari. ipotesi in cui le stesse norme primarie che si presumono violate prevedono la colpa o il dolo dello stato quali condizioni per il sorgere della responsabilit. Caso delle norme internazionali che impongono a uno stato di adottare un comportamento diligente al fine di prevenire eventi dannosi per il territorio di altri stati, la cui violazione sar determinata da unomissione colposa da parte dello stato obbligato.

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Lo stesso progetto, che da un lato non menziona la colpa tra gli elementi costitutivi dellillecito e sembra aderire a una concezione oggettiva di responsabilit internazionale, dallaltro riconosce indirettamente una potenziale rilevanza della colpa ai fini del sorgere della responsabilit. Ci avviene con riferimento alla fattispecie del caso fortuito, prevista dal progetto tra le possibili cause di esclusione dellillecito. In base a tale figura, lantigiuridicit del comportamento di uno stato esclusa quando lagente che ha agito in suo nome, a causa di un evento esterno imprevedibile e fuori dal controllo, ha inconsapevolmente violato un obbligo internazionale: non essendo configurabile alcun atteggiamento colposo consapevole dellagente dello stato circa la contrariet del proprio comportamento a un obbligo posto dal diritto internazionale, esclusa la responsabilit. Responsabilit indiretta: si ha responsabilit internazionale di uno stato per aver assistito, controllato o diretto o costretto un altro stato nella commissione di un illecito internazionale se vi la consapevolezza nel primo del carattere illecito del fatto alla cui commissione ha contribuito. Lintenzionalit del comportamento illecito presupposta nelle disposizioni del progetto che si occupano della responsabilit dello stato per le violazioni gravi, cio massicce e sistematiche, di obblighi derivanti da norme imperative del diritto internazionale. Sembra che il rilievo della colpa ai fini dellesistenza dellillecito internazionale non possa essere escluso a priori.

La partecipazione allillecito altrui e il problema della responsabilit indiretta. Si possono configurare dei casi eccezionali di responsabilit derivata, in cui uno stato risponde non del fatto proprio, ma del fatto illecito commesso da un altro stato. Ci si verifica in tre ipotesi: Quando uno stato aiuta o assiste un altro stato nella commissione di un illecito internazionale; Quando uno stato esercita una direzione o un controllo sulla commissione di un illecito internazionale da parte di un altro stato; Quando uno stato costringe un altro stato a commettere un fatto internazionalmente illecito. Uno stato ritenuto responsabile per lattivit di aiuto ed assistenza prestati alla commissione dellaltrui illecito se era a conoscenza delle circostanze dellillecito e se il fatto sarebbe stato internazionalmente illecito qualora da lui direttamente commesso; alle medesime condizioni, lo stato che d direttive o esercita un controllo nella commissione dellaltrui fatto illecito diviene internazionalmente responsabile di tale fatto; da ultimo, lo stato che costringe un altro stato a commettere un certo fatto ne diviene internazionalemente responsabile se tale fatto, in assenza di coercizione, costituirebbe un illecito dello stato costretto e se ha agito con conoscenza delle circostanze di tale fatto. Se nel primo caso si pu parlare di una forma di responsabilit indiretta derivante dal fatto di aver coadiuvato la commissione di un illecito che non 72

proprio, nelle altre due ipotesi sarebbe pi corretto parlare di responsabilit diretta dello stato autore del controllo o della coazione per il fatto internazionalmente illecito. Le circostanze che escludono lillecito. Il diritto internazionale ammette che il ricorso di determinate circostanze eccezionali possa escludere il carattere illecito del comportamento di uno stato contrario ad un obbligo internazionale. Le circostanze di esclusione dellillecito riconosciute nel progetto sono il consenso, la legittima difesa, le contromisure, la forza maggiore, lestremo pericolo e lo stato di necessit. Fungono da giustificazione o scusante per la mancata esecuzione di un obbligo internazionale. Loperativit delle circostanze di esclusione dellillecito limitata a casi eccezionali e ben circoscritti. Le cause di esclusione dellillecito non possono mai essere invocate per giustificare la violazione di norme imperative del diritto internazionale. Il ricorso a una delle circostanze di esclusione dellillecito non pregiudica lesistenza e la validit dellobbligo sottostante, il quale dovr essere pienamente rispettato se e nella misura in cui la circostanza in questione venga meno (la circostanza di esclusione dellillecito on estingue lobbligo in questione, ma ne sospende temporaneamente lefficacia). Loperare di circostanze di esclusione dellillecito non pregiudica le eventuali questioni di risarcimento del danno causato dal mancato rispetto temporaneo dellobbligo stesso. Il consenso. Il consenso espresso di uno stato affinch un altro stato tenga un comportamento contrario al contenuto di un obbligo internazionale vale ad escludere lilliceit di tale comportamento nei confronti dello stato consenziente. La circostanza in parola opera entro limiti ben precisi. Il consenso deve essere validamente espresso, cio deve provenire dallorgano dello stato competente a manifestarne la volont nel caso specifico, ed essere liberamente dato, cio non essere viziato da costrizione. Occorre poi che il consenso sia manifestato in forma chiara ed inequivocabile; il consenso della commissione di un fatto illecito non pu mai essere presunto. Il consenso esclude lilliceit di un certo comportamento solo nella misura in cui il comportamento stesso si mantenga nei limiti di quanto consentito e solo limitatamente ai rapporti tra lo stato consenziente e lo stato che pone in essere il comportamento consentito. Il consenso deve essere dato anteriormente o contemporaneamente alla commissione del fatto; se prestato posteriormente, esso varr piuttosto come rinuncia a far valere il diritto alla riparazione conseguente lillecito. La legittima difesa. Secondo il progetto, esclusa lilliceit del fatto dello stato che costituisca una

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misura lecita di legittima difesa adottata conformemente alla Carta delle Nazioni Unite. Il progetto ammette la legittima difesa quale eccezione al divieto generale delluso della forza nelle relazioni internazionali. Il ricorso alla legittima difesa non vale a giustificare lilliceit della condotta dello stato in ogni caso e rispetto alla violazione di qualsiasi obbligo: non potr violare le prescrizioni delle convenzioni di Ginevra del 1949 e del I protocollo addizionale del 1977, che riguardano la protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali; n potr essere contraria alle disposizioni dei trattati internazionali in materia di protezione dei diritti umani che presentano un carattere inderogabile. Una norma consuetudinaria considera immediatezza, proporzionalit e necessit quali limiti intrinseci alla legittima difesa; una regola convenzionale contenuta nellart. 51 CNU lega lesercizio del diritto naturale di legittima difesa dello stato al verificarsi di un attacco armato ai suoi danni. Gli attentati terroristici dell11 settembre 2001 hanno imposto lesigenza di rivedere la stessa nozione di attacco armato, la quale pu essere riferita ad azioni o situazioni che vanno ben oltre la tradizionale offensiva lanciata o organizzata dalle forze armate di uno stato ai danni di un altro. Si pone la questione di stabilire quando sorga il diritto di uno stato esposto ad attacco di reagire in legittima difesa. Ad una tesi pi rigorosa, fedele al dettato dellart. 51 CNU, che lega lesercizio della legittima difesa allattualit dellattacco armato, si contrappone uninterpretazione pi ampia, che ammette una forma di legittima difesa preventiva volta ad anticipare un attacco armato non ancora consumato, ma imminente. La legittima difesa preclusiva servirebbe a legittimare il ricorso alla forza armata per sventare o scongiurare la semplice minaccia, congettura o prospettiva di attacchi futuri e potenziali. La nozione di legittima difesa preclusiva ha trovato unapplicazione concreta in occasione dellintervanto armato condotto dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro lIraq nel 2003. Nel caso della legittima difesa preclusiva, la valutazione dei limiti finisce per essere totalmente rimessa alla discrezionalit dello stato che si consideri esposto alla minaccia di un attacco armato. Le contromisure. Il progetto prevede che il carattere illecito del comportamento di uno stato non conforme ad un obbligo vigente nei confronti di un altro stato escluso se tale comportamento rappresenta una contro misura adottata in risposta ad una previa violazione commessa dal secondo stato ai danni del primo. In quanto reazione a una violazione subita, la contromisura (o rappresaglia) rappresenta una forma di autotutela dello stato vittima di una illecito internazionale. Dalla legittima difesa la contromisura si distingue perch mentre la legittima difesa, per il fatto di costituire la risposta ad un illecito particolarmente qualificato, giustifica la reazione in deroga al divieto di uso della forza, la contromisura non pu mai consistere in una reazione di carattere armato. Risolvendosi nella violazione pacifica di un diritto soggettivo dello stato autore del primo illecito, la contromisura va tenuta distinta dalla semplice ritorsione; questultima, che consiste nella lesione dellinteresse giuridicamente non

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tutelato di uno stato, rappresenta un comportamento semplicemente non amichevole, non vietato dal diritto internazionale e pertanto sempre lecito. Lesercizio di contromisure deve rispettare alcuni limiti sostanziali. Non possibile in alcun caso violare a titolo di contromisura determinati obblighi o categorie di obblighi per loro natura fondamentali; le contromisure non potranno mai recare pregiudizio al divieto generale di uso della forza, agli obblighi posti per la protezione dei diritti umani fondamentali, agli obblighi di carattere umanitario che proibiscono le rappresaglie contro persone protette in tempo di conflitto armato e gli altri obblighi posti da norme imperative del diritto internazionale generale. Lo stato che ricorre a contromisure dovr rispettare gli obblighi, utili per mantenere aperti i canali di comunicazione con lo stato destinatario delle contromisure, relativi a eventuali procedure di regolamento delle controversie applicabili tra le parti interessate, nonch gli obblighi relativi allinviolabilit degli agenti, locali, archivi e documenti diplomatici e consolari. In secondo luogo, la liceit delle contromisure adottate in relazione a una violazione del diritto internazionale subordinata al rispetto del limite fondamentale della proporzionalit, che va valutata alla stregua di parametri tanto quantitativi, che qualitativi. Il rispetto della proporzionalit non implica necessariamente una perfetta equivalenza e simmetria tra lillecito iniziale e la contromisura adottata in risposta a tale illecito, essendo sempre possibile che la contromisura si traduca nel mancato rispetto di un obbligo diverso da quello oggetto della prima violazione. Il progetto prevede altre condizioni procedurali cui subordinata ladozione di contromisure da parte di uno stato leso. La forza maggiore e il caso fortuito. Sotto il nome di forza maggiore il progetto annovera due analoghe, ma distinte, situazioni nelle quali esclusa lilliceit del comportamento di uno stato contrario a un obbligo internazionale: ipotesi in cui lo stato ha commesso una violazione del diritto internazionale perch costretto o da una forza esterna irresistibile (forza maggiore) o da un avvenimento esterno imprevedibile (caso fortuito). Lipotesi della nave da guerra dello stato che, ridotta in avaria dalla violenza di un uragano, costretta a rifugiarsi nel mare territoriale di uno stato costiero e a sostarvi non autorizzata; ipotesi dellaeromobile di uno stato che, sospinto da correnti ignote, devia inavvertitamente dalla rotta prestabilita e sconfina, non autorizzato, nello spazio aereo di un altro stato. In ambedue le situazioni la condotta illecita dellagente dello stato non intenzionale, ma conseguenza di un evento esterno che sfugge al controllo dello stato e che rende materialmente impossibile ladempimento dellobbligo. Nel caso della forza maggiore lagente dello stato consapevole di comportarsi in maniera contraria allobbligo internazionale, ma non pu fare diversamente; invece, nel caso fortuito, lagente dello stato non si rende conto che sta tenendo un comportamento contrario a un obbligo internazionale, a causa dellinterferenza di un evento imprevisto. Forza maggiore e caso fortuito debbono aver determinato unassoluta impossibilit materiale di adempiere lobbligo previsto violato e non aver reso semplicemente pi difficoltoso ladempimento. Il progetto prevede poi che le esimenti in parola non possano essere invocate dallo stato che abbia

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contribuito con il proprio comportamento a determinare la situazione di forza maggiore o caso fortuito, o che abbia previamente accettato il rischio del loro verificarsi. Lestremo pericolo. In questo caso lilliceit del comportamento dello stato non conforme ad un obbligo internazionale esclusa se lautore del comportamento, trovandosi in una situazione di pericolo, non aveva ragionevolmente altri mezzi per salvare la vita propria o di persone affidate alle sue cure, se non violare lobbligo internazionale. Il comportamento dellautore del fatto illecito determinato da un evento esterno. La violazione dellobbligo internazionale frutto di una scelta deliberata dellagente. Quanto alla situazione oggettiva che ne giustifica lammissibilit, si deve trattare di una minaccia reale ed effettiva che tocca direttamente la vita delle persone. Occorre poi che esista una relazione speciale e diretta tra lagente dello stato che commette la violazione e le persone la cui vita in pericolo, mentre i casi di urgenza pi generale sembrano dover rientrare nellesimente dello stato di necessit. Lesimente in parola non pu valere se la situazione di pericolo dovuta, sia unicamente, sia in combinazione con altri fattori, al fatto dello stato che la invoca. Lestremo pericolo pu escludere lilliceit del fatto solo se il comportamento in questione non crea un pericolo comparabile o maggiore di quello che intende evitare. Lo stato di necessit. Il carattere antigiuridico del comportamento dello stato giustificato, anzich dal fine di salvare vite umane, dallesigenza di proteggere un interesse essenziale dalla minaccia di un pericolo. una situazione esterna e contingente di pericolo che determina la possibilit per lo stato di venir temporaneamente meno al rispetto dei propri obblighi internazionali. Vi il rischio che lesimente in parola sia utilizzata in maniera abusiva dagli stati, per sottrarsi deliberatamente alladempimento dei propri impegni internazionali. Lart. 25 del progetto indica una serie di condizioni rigorose, da riunirsi cumulativamente ai fini di invocare lo stato di necessit quale motivo di esclusione dellilliceit del fatto dello stato. Un interesse essenziale dello stato autore del comportamento deve essere minacciato da un pericolo grave ed imminente; il comportamento contrario allobbligo internazionale deve essere lunico mezzo per salvaguardare linteresse essenziale minacciato; la violazione commessa a titolo di necessit non deve a sua volta pregiudicare un interesse essenziale dello stato o degli stati verso cui lobbligo violato esiste o della comunit internazionale nel suo insieme; lo stato di necessit non pu in ogni caso essere invocato come scusante se lo stato agente ha contribuito con il proprio comportamento a determinare la situazione di necessit.

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Il progetto non definisce in astratto la nozione di interesse essenziale, n richiede che tale interesse sia dello stato che agisce. Linteresse in questione pu essere sia proprio dello stato agente o dei suoi cittadini, sia della comunit internazionale nel suo insieme. La figura della necessit continua ad essere considerata, nella prassi e nella giurisprudenza internazionale, come unesimente dellillecito ammissibile solo in via eccezionale e a condizioni molto restrittive. Il contenuto della responsabilit internazionale e le conseguenze dellillecito. Si pone il problema di stabilire il contenuto della responsabilit internazionale o di definire quali conseguenze giuridiche il diritto internazionale collega alla commissione del fatto internazionalmente illecito. Queste conseguenze si traducono nellimposizione in capo allo stato responsabile di una serie di nuovi obblighi di natura secondaria, che consistono essenzialmente nellobbligo di cessare il fatto illecito e nellobbligo di fornire una riparazione integrale del pregiudizio derivante dallillecito. Gli obblighi secondari nascenti in capo allo stato responsabile a seguito della commissione dellillecito possono sussistere nei confronti di un altro stato, di altri stati, o della comunit internazionale nel suo insieme. Le conseguenze giuridiche che si producono per effetto della violazione non liberano lo stato responsabile dal dovere di continuare ad adempiere lobbligo violato. Lo stato responsabile non potr valersi delle disposizioni del proprio diritto interno per sottrarsi alladempimento degli obblighi derivanti dalla commissione del fatto illecito. La cessazione e le garanzie di non ripetizione. La prima conseguenza consiste nellobbligo dello stato responsabile di porre fine al comportamento internazionalmente illecito. Talora una stessa azione dello stato responsabile della violazione pu rappresentare simultaneamente una cessazione dellillecito e un ripristino della situazione precedente alla violazione. La cessazione rappresenta una forma di adempimento tardivo e parziale dellobbligo primario violato, mentre la restituzione in forma specifica ha lo scopo pi ampio di ripristinare la medesima situazione che esisteva prima della commissione dellillecito, come se questo non fosse mai avvenuto. Il progetto prevede lulteriore obbligo dello stato responsabile di offrire appropriate assicurazioni e garanzie di non ripetizione. Scopo di tali garanzie di rafforzare pro futuro il rispetto dellobbligo primario violato, impedendo il reiterarsi della violazione. Il loro contenuto potr variare da semplici impegni formali fino a misure concrete. Il progetto precisa che lo stesso obbligo dello stato di offrire adeguate assicurazioni e garanzie di non ripetizione sussiste solo quando le circostanze lo richiedano. La riparazione delle sue varie forme.

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La seconda conseguenza generale consiste nellobbligo dello stato responsabile di riparare integralmente il pregiudizio causato dal fatto illecito. Il termine pregiudizio va inteso in senso da comprendere tanto leventuale danno materiale causato ai beni o agli interessi di uno stato o di suoi cittadini che sia suscettibile di valutazione pecuniaria, tanto il danno morale risultante dalloffesa allonore o alla dignit di un altro stato o dalle sofferenze inferte a individui. Importa lesistenza di un legame tra il fatto illecito e il pregiudizio, nel senso che il danno materiale o morale deve essere una conseguenza diretta della violazione del diritto internazionale. La riparazione una categoria generale, che comprende le diverse fattispecie della restituzione in forma specifica, della restituzione per equivalente (risarcimento monetario) e della soddisfazione. La rimozione delle conseguenze dellillecito pu essere realizzata, a seconda dei casi, attraverso una sola delle modalit indicate o attraverso la loro combinazione. La restituzione in forma specifica. La prima forma di riparazione cui tenuto lo stato responsabile la restituzione in forma specifica (restituito in integrum), che consiste nel ristabilire la situazione precedente alla commissione dellillecito, come se questo non avesse avuto luogo. Pu consistere in differenti prestazioni o modalit. Lobbligo dello stato responsabile di procedere alla restituzione in forma specifica non assoluto. Esso pu venir meno quando il ripristino della situazione precedente allillecito sia materialmente impossibile, oppure quando ci si riveli eccessivamente oneroso. Circa la scusante dellimpossibilit materiale, si deve trattare di un impedimento radicale di reintegrare la situazione anteriore allillecito e non di una semplice difficolt pratica di esecuzione. Non invece ammissibile la variante dellimpossibilit giuridica, dovuta ad ostacoli derivanti dal diritto dello stato. La riparazione per equivalente: il risarcimento monetario. Nel caso in cui la restituzione in forma specifica non sia possibile o non permetta di riparare che in modo parziale il pregiudizio derivante dallillecito, lo stato responsabile tenuto a fornire una riparazione per equivalente, che prende la forma del versamento di una somma di denaro di valore corrispondente alla mancata restituzione. Il progetto afferma che il risarcimento deve coprire ogni danno suscettibile di valutazione finanziaria, comprendendo in tale valutazione, oltre alle perdite patrimoniali effettivamente subite in conseguenza del fatto illecito (danno emergente), leventuale mancato guadagno da esso derivante (lucro cessante). La soddisfazione. Quale ulteriore forma di riparazione, applicabile nella misura in cui non sia

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possibile rimuovere le conseguenze pregiudizievoli dellillecito n attraverso la restituzione in forma specifica, n attraverso il risarcimento monetario, il progetto prevede lobbligo dello stato responsabile di fornire la soddisfazione. Si presenta come una forma di riparazione dei danni di natura morale, non suscettibile di valutazione economica, derivanti da illeciti commessi contro lonore, la dignit, il prestigio dello stato o del danno giuridico insito nel fatto stesso della violazione di un obbligo internazionale. Anche la relativa modalit di riparazione assumer forma e portata largamente simbolica. Il progetto indica in via non esaustiva, quali esempi di soddisfazione, il riconoscimento della violazione, lespressione di rincrescimento, le scuse formali e fa salve altre modalit appropriate, fermi restando come unici limiti generali che la soddisfazione prescelta non sia sproporzionata rispetto al pregiudizio causato dallillecito e non assuma forme umilianti per lo stato responsabile. A quelle gi citate si possono aggiungere il versamento di una somma simbolica di denaro, gli onori alla bandiera o alle autorit dello stato leso, la punizione degli autori materiali dellillecito, la dichiarazione da parte di unistanza internazionale dellavvenuta commissione dellillecito. Una questione controversa se possano rientrare nella nozione di soddisfazione o se addirittura possano configurarsi come autonoma conseguenza dellillecito i danni punitivi, indicando le ulteriori prestazioni in denaro, aggiuntive rispetto a quelle necessarie per garantire il risarcimento dei danni derivanti dallillecito, che lo stato leso potrebbe pretendere dallo stato responsabile a titolo di punizione per la violazione commessa. La prassi internazionale sembra orientata nel senso di escludere lammissibilit di esborsi monetari inflitti allo stato responsabile a titolo di punizione. Le contromisure come conseguenze strumentali dellillecito. Le contromisure, in quanto reazioni adottate da uno stato per rispondere a una violazione subita, rappresentano per, oltre che cause di esclusione dellilliceit di un comportamento, anche possibili conseguenze del fatto illecito internazionale e delle modalit di attuazione coercitiva del diritto violato. Il progetto peraltro esclude che le contromisure possano essere utilizzate con una finalit afflittiva, quali strumenti per punire lo stato autore dellillecito. Il progetto stabilisce che lo stato leso pu adottare contromisure nei confronti dello stato responsabile al solo fine di spingere tale stato ad adempiere ai propri obblighi di cessazione dellillecito e di riparazione del pregiudizio derivante. Le contromisure debbono aver fine non appena lo stato responsabile ha adempiuto ai propri obblighi di cessazione e riparazione. Le contromisure rappresentano un rimedio di carattere temporale e reversibile, che devono essere limitate alla mancata esecuzione temporanea degli obblighi dello stato leso nei confronti dello stato responsabile e devono essere adottate in maniera da permettere, nella misura del possibile, il ripristino dellesecuzione degli obblighi in questione. Il progetto enuncia poi una serie di condizioni procedurali alle quali la loro

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adozione deve essere subordinata. Lo stato leso, prima di adottare le contromisure, deve invitare lo stato responsabile ad adempiere ai propri obblighi di cessazione e riparazione dellillecito; deve inoltre notificare ogni decisione di ricorrere a contromisure, offrendo allo stato leso di negoziare. Tali obblighi preliminari non escludono peraltro per lo stato leso la possibilit di ricorrere a quelle contromisure urgenti che si rivelino necessarie per riservare i propri diritti. Le contromisure non possono essere adottate e, se gi adottate, devono essere sospese senza ritardo, se latto illecito ha avuto fine e se la controversia sorta in relazione allillecito pendente di fronte ad un tribunale dotato dellautorit di pronunciare decisioni vincolanti per le parti. Queste ultime limitazioni non si applicano se lo stato responsabile non collabora in buona fede nellattivazione delle procedure di soluzione delle controversie. Le conseguenze delle gravi violazioni di norme imperative del diritto internazionale. Un primo passo nel senso di distinguere il regime delle conseguenze dellillecito in ragione dellimportanza degli obblighi violati era stato compiuto dalla CDI nel 1976, attraverso lintroduzione nel progetto della nozione di crimine internazionale dello stato. Tale nozione intendeva indicare le forme pi gravi di illecito internazionale, che nascono dalla violazione da parte di uno stato di obblighi essenziali per la salvaguardia di interessi fondamentali della comunit internazionale. Quali possibili esempi possono essere la violazione del divieto di aggressione, la violazione del divieto di instaurare forme di dominio coloniale o straniero contrarie al diritto di autodeterminazione dei popoli, le violazioni gravi e massicce dei diritti delluomo quali la schiavit, il genocidio, lapartheid. La figura del crimine internazionale stata in seguito abbandonata dalla CDI. Il problema sottostante ancora considerato in due disposizioni dellattuale progetto, dedicate alle violazioni gravi di obblighi derivanti da norme imperative del diritto internazionale generale. La categoria degli obblighi la cui violazione dovrebbe comportare conseguenze particolari individuata dal progetto facendo rinvio alla nozione di norme imperative del diritto internazionale o di diritto cogente, gi utilizzata dallart. 53 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati al fine di indicare le regole del diritto internazionale generale dotate di carattere inderogabile. Una violazione delle norme imperative si qualifica poi come grave quando denota, da parte dello stato responsabile, linosservanza flagrante e sistematica dellobbligo sottostante. Quanto alle conseguenze derivanti dalle violazioni gravi di norme imperative, il progetto ribadisce che trovano applicazione in primo luogo le usuali conseguenze derivanti dalla commissione dellillecito e restano salve altre possibili conseguenze eventualmente previste dal diritto internazionale generale o convenzionale. Oltre a ci, vere e proprie conseguenze particolari delle gravi violazioni di obblighi di solidariet che nascono in capo a tutti gli stati diversi dallo stato responsabile. Costoro avranno lobbligo di non riconoscere come legittima la situazione creata dalla grave violazione e di non prestare aiuto o assistenza al

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suo mantenimento; dallaltro, saranno tenuti a cooperare tra loro per porre fine, attraverso mezzi leciti, alla grave violazione. Questultima soluzione mira in realt ad aggravare la situazione dello stato autore di una grave violazione, mediante un suo isolamento sul piano internazionale. Lattuazione della responsabilit internazionale: la nozione di stato leso e il diritto a far valere la responsabilit. Assume un rilievo centrale la nozione di stato leso; con essa si indica lo stato il cui diritto stato direttamente pregiudicato dalla violazione dellobbligo e che, in tale qualit, potr pretendere lattuazione di tutte le conseguenze derivanti dallillecito. Si pone il problema di obblighi di natura e contenuto pi complessi, dovuti non pi a un solo stato, ma a un gruppo di stati oppure, come nel caso degli obblighi erga omnes, dovuti allintera comunit degli stati, in quanto posti a protezione di un interesse collettivo di tale comunit. La violazione degli obblighi di questultimo tipo interessa potenzialmente tutti gli stati, e accanto alla posizione dello stato direttamente leso dal fatto illecito, vi sar anche linteresse di tutti gli altri stati membri della comunit internazionale a ottenere il rispetto dellobbligo violato e la rimozione delle conseguenze della violazione. Il progetto risponde a tali problemi attraverso un duplice espediente. Da un lato viene allargata la cerchia degli stati di volta in volta abilitati a invocare la responsabilit dello stato autore della violazione. Daltro lato, vengono differenziate le pretese che gli stati legittimati a invocare la responsabilit possono avanzare nei confronti dello stato responsabile: mentre lo stato direttamente leso potr far valere lintera gamma delle conseguenze derivanti dalla violazione, gli altri stati aventi titolo a invocare la responsabilit, in quanto non direttamente pregiudicati dalla violazione ma comunque interessati a ottenere il rispetto della norma violata, potranno presentare richieste pi limitate. Lart. 42 del progetto stabilisce che il diritto a invocare la responsabilit dello stato autore della violazione appartiene innanzitutto allo stato leso. Questi identificato con lo stato nei cui confronti lobbligo violato era individualmente dovuto. Nel caso in cui lobbligo sia invece dovuto nei confronti di un gruppo di stati o nei confronti dellintera comunit internazionale, lo stato leso sar quel membro del gruppo o della comunit che venga specificamente toccato dalla violazione. La qualit di stato leso sar invece estesa a ogni stato membro del gruppo o della comunit, se la violazione di natura tale da modificare radicalmente la posizione di tutti gli stati riguardo allulteriore esecuzione dellobbligo in questione. Secondo lart. 48 del progetto, la responsabilit dello stato autore della violazione pu essere invocata da ogni stato diverso da quello leso, se lobbligo violato dovuto nei confronti di un gruppo di stati cui questultimo appartiene ed stabilito per la tutela di un interesse collettivo del gruppo; oppure nellipotesi in cui lobbligo violato sia dovuto alla comunit internazionale nel suo insieme.

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Lo stato legittimato su questa base a invocare la responsabilit pu esigere in nome proprio dallo stato autore della violazione la cessazione dellillecito e la prestazione di adeguate garanzie di non ripetizione dellillecito; e pu anche domandare lesecuzione degli obblighi di riparazione previsti nel progetto, ma in questo caso nel solo interesse dello stato direttamente leso o, se questo non esista nellinteresse dei beneficiari dellobbligo violato. A proposito del diritto degli stati, diversi da quello leso, di adottare contromisure contro lo stato autore della violazione di un obbligo posto a tutela di un interesse collettivo. Una disposizione afferma di non voler pregiudicare il diritto di ogni stato, avente titolo in virt dellart. 48 a invocare la responsabilit internazionale, di adottare misure lecite nei confronti dello stato responsabile, al fine di ottenere da questo la cessazione della violazione o la riparazione nellinteresse dello stato leso o dei beneficiari dellobbligo violato. I progetto specifica alcune condizioni di carattere procedurale concernenti le modalit di esercizio del diritto di invocare la responsabilit. Lo stato leso che invoca la responsabilit deve inviare allo stato autore dellillecito una richiesta, nella quale pu precisare in particolare sia il comportamento che lo stato responsabile dovrebbe tenere per porre termine allillecito, sia la forma che dovrebbe assumere leventuale riparazione. La responsabilit non pu essere invocata se la relativa richiesta non stata presentata conformemente alle regole applicabili in materia di nazionalit dei reclami e se non sono state esaurite le vie di ricorso disponibili ed efficaci, nel caso in cui la richiesta sottoposta alla regola del previo esaurimento dei ricorsi interni. Il diritto di invocare la responsabilit viene meno se lo stato leso ha validamente rinunciato alla richiesta o se si pu considerare che tale stato, in ragione del comportamento tenuto, ha prestato acquiescenza allabbandono della richiesta. I regini speciali di responsabilit. Sono configurabili in diritto internazionale dei regimi speciali di responsabilit nei quali, accanto alle norme primarie che fissano i diritti e gli obblighi degli stati in un particolare settore delle loro relazioni, esistono apposite norme secondarie che si occupano di stabilire sia le particolari condizioni necessarie per stabilire lavvenuta violazione delle norme primarie del sistema, sia le specifiche conseguenze che da tale violazione derivano. In omaggio della lex specialis, il progetto ammetta lesistenza di tali regimi speciali di responsabilit e ne faccia salva lapplicabilit in deroga ai principi generali in esso codificati. La possibilit di derogare alle regole generali in materia di responsabilit internazionale va circoscritta alla luce di due considerazioni. In primo luogo, i principi generali del progetto mantengono un carattere residuale e suppletivo, nel senso che essi devono trovare applicazione per integrare quegli aspetti della disciplina della responsabilit non regolati dalle norme secondarie appartenenti al regime autonomo. In secondo luogo, le regole particolari del regime autonomo di responsabilit non possono mai autorizzare comportamenti degli stati che risultino contrari a norme inderogabili del diritto internazionale.

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Il problema della responsabilit derivante da attivit lecite. Responsabilit dello stato per attivit lecite, non proibite dal diritto internazionale, nel caso in cui da tali attivit derivino conseguenze dannose. La questione si pone in relazione alle attivit ultrapericolose. Con tale espressione si indicano attivit non vietate di diritto internazionale, ma il cui esercizio da parte di uno stato pu provocare danni ingenti al territorio o allambiente naturale di altri stati: si pensi al lancio di oggetti nello spazio, allattivit di produzione di energia nucleare, o al trasporto di merci pericolose in mare, come rifiuti tossici o idrocarburi. Per quanto riguarda la prassi, sono innanzitutto eccezionali le ipotesi di trattati internazionali che prevedono un regime di responsabilit assoluta dello stato per i danni prodotti da una determinata attivit pericolosa, ovvero un regime che si presenta concettualmente come il pi vicino allidea di responsabilit da atto lecito. Daltro lato, vi sono numerosi trattati con i quali gli stati affrontano il problema del risarcimento dei danni derivanti da attivit ultrapericolose, ponendo la relativa responsabilit direttamente a carico degli operatori privati che gestiscono le attivit in questione. Quanto ai lavori di codificazione della materia, la CDI aveva intrapreso gi dal 1978 lo studio del tema della responsabilit internazionale per le conseguenze dannose derivanti da atti non proibiti dal diritto internazionale. Solo nel 2001 la CDI stata in grado di adottare in via definitiva un gruppo di 19 articoli concernenti la prevenzione del danno transfrontaliero derivante da attivit pericolose. Tali articoli prevedono una serie di obblighi in capo allo stato sotto la cui giurisdizione si svolgono attivit non vietate dal diritto internazionale che comportano il rischio di causare danni transfrontalieri significativi; spiccano lobbligo generale di adottare appropriate misure per prevenire il danno e minimizzare i rischi connessi allattivit pericolosa, lobbligo di subordinare a unautorizzazione preliminare lo svolgimento di attivit pericolose, basando la relativa decisione su unadeguata valutazione dimpatto dellattivit, lobbligo di informare e consultare gli stati esposti al rischio di conseguenze dannose circa i risultati di tali valutazioni. A completamento degli articoli sulla prevenzione, nel 2004 la CDI ha adottato in prima lettura, e in seguito trasmesso agli stati per commenti e osservazioni, un ulteriore progetto di principi relativi alla riparazione delle perdite in caso di danno transfrontaliero derivante da attivit pericolose. Gli otto articoli pongono laccento su alcuni obblighi primari degli stati sotto la cui giurisdizione si svolgono attivit ultrapericolose, i quali sono chiamati ad adottare le misure necessarie per assicurare un pronto e adeguato risarcimento alle vittime dei danni transfrontalieri prodotti da simili attivit. Tra le misure che gli stati dovrebbero predisporre a tal fine vengono indicate limposizione della responsabilit sul gestore dellattivit, lobbligo da parte di questi di dotarsi dassicurazioni o altre garanzie finanziarie a copertura dei danni, listituzione di appositi fondi di indennizzo alimentati dagli operatori di settore a livello nazionale.

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