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Tutti gli articoli di Antonio Tabucchi apparsi su MicroMega


MicroMega ricorda un amico indimenticabile ripubblicando i suoi articoli apparsi sulla rivista:

Catullo e il cardellino (1996) Un fiammifero Minerva (1997) Osservando il Novecento (1999) ll Bananero Assoluto e il Mago dei tappeti volanti (2001) Lettera al Presidente della Repubblica sullItalia dei cittadini e lItalia di merda (2001) LAntifascismo, un valore irrinunciabile (2001) Le delusioni della presidenza Ciampi (2001) A casa, signorini! (2001) Manifesto della parola (2002) Sulla giustizia e dintorni. Dialogo tra Antonio Tabucchi e Francesco Saverio Borrelli (2002) I morti a tavola (2002) Perch ci saremo (2002) Il Caso DAlema/SantEscriv (2002) Ligiene del mondo: Bush il Futurista e la Vecchia Europa (2003) Berlusconi contro la democrazia (2003) Le fogne del mondo (2004) Nelle fauci del Caimano (2006) Il corpo sequestrato (2009)

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Catullo e il cardellino Che cosa vuol dire impegno dal punto di vista di uno scrittore che fugge limmediatezza, la presa diretta. La lezione di Pasolini e quella di Eco. di Antonio Tabucchi, da MicroMega 2/1996 Locchio del moribondo Engagement una parola che nel XX secolo fa pensare a Sartre. Dico subito che un punto di vista che non mi appartiene totalmente. Non credo che limpegno debba essere un dovere dello scrittore, e se un giorno volessi parlare delle patate del mio giardino mi sentirei libero di farlo. Quel che non ho mai fatto, nei miei libri, stato parlare di me: mi ritengo del tutto incapace di scrivere un journal intime, preferisco identificarmi nel punto di vista altrui e forse questa la mia maniera di impegnarmi. Mettermi nei panni di un bambino, di un vecchio, di un moribondo, di un vedovo come Pereira mi permette di allontanarmi dal mio ombelico, mi permette di osservare il mondo attraverso altri occhi. Ritengo che sia proprio questa diversit lelemento che caratterizza meglio il romanziere: la moltiplicazione dei punti di vista. Il mio impegno consiste nellesplorare le diversit rispetto a me stesso, nellindagare la realt con gli occhi altrui. Ora tocca ai giudici Certo, in diversi miei libri ci sono personaggi che guardano il mondo con unottica di opposizione. Piazza dItalia, per esempio, la lunga storia di un impegno tra virgolette: non limpegno di coloro che hanno fatto le grandi battaglie del nostro secolo, ma limpegno dei minori, degli anarchici, di coloro che hanno perseguito la tradizione mazziniana, poi repubblicana e garibaldina, finora Pietro Gori. Si tratta sostanzialmente di perdenti. Nel Piccolo naviglio, che usc nel 78, la molla che aveva fatto scattare tutto era la pessima amministrazione democristiana che poi, come sappiamo, ha fatto fallimento: in quel momento mi sembrava che il malgoverno italiano fosse da prendere di petto. Oggi sotto inchiesta, dunque diventata materia per i giudici, sarebbe assurdo tornarci per uno scrittore. Ma gi allora a me interessava solo da un punto di vista morale, non certo politico, per questo difenderei ancora quel libro anche se i successivi, in fondo, sono molto diversi. Meglio postumi Neanche Il gioco del rovescio venne ispirato da una visione politica: nel contesto degli anni Ottanta, il rovescio era un modo di vedere la vita adottato da pochissime persone. Il mio amico Vittorio Sereni era forse una di queste e nell81 pubblic quei racconti. Ancora oggi sono convinto che ci fosse sotto una visione non tanto politica ma esistenziale e ontologica: il revers era un modo di leggere la realt che ci circondava. Che poi, a distanza di un decennio, sia stato possibile vedere il rovescio di quegli anni anche dal punto di vista politico, una cosa che non mi riguarda. A me in quel momento interessava soprattutto laspetto esistenziale. Per esempio, mi interessava raccontare gli anni di piombo al rovescio, e lho fatto calandomi nellottica della madre di un terrorista ucciso dalla polizia. Se avessi affrontato le ragioni della morte del figlio sarei finito nel reportage: gli scrittori devono astrarre, devono usare la metafora, dare la quintessenza della vita, fuggire dallosservazione diretta, dal resoconto, dai punti di vista abituali e ovvi. La piena luce preferisco lasciarla alle telecamere, che hanno fari potenti e illuminano direttamente lintervistato. La realt che alimenta la letteratura, viceversa, una realt simbolica, filtrata. Sono daccordo con Giulio Ferroni, la letteratura sempre postuma; gli scrittori non sono poi cos importanti nel mondo presente perch non parlano per i loro contemporanei. Non necessariamente la letteratura deve stare al centro del mondo, anzi spesso si trova nel rovescio o nei margini. Scrissi Donna di Porto Pimper un desiderio di periferie, avevo voglia di uscire dalla centralit di Roma, Vienna, Parigi o Londra per cercare personaggi che pi convenivano con la mia maniera di vedere il mondo: credo di averli trovati o forse sono loro che hanno trovato me. Il Pasolini corsaro possibile che gli scrittori parlino per i posteri, ammesso che i posteri ci vogliano ascoltare. Lincidenza diretta sui contemporanei spesso effimera. Prendiamo il caso di Pasolini. Pasolini stato ascoltato specialmente per i suoi scritti corsari, per gli interventi sul Corriere della Sera. Il resto della sua opera va studiato, analizzato, considerato con attenzione: ma se il Pasolini corsaro aveva unincidenza immediata sulla realt, altre opere come il Vangelo, che parlano per simboli e metafore non immediatamente legate alla realt, risultano in definitiva molto pi impegnate. Certo, richiedono un atteggiamento diverso da parte del lettore, un atteggiamento, appunto, di postumit. Il sentirsi contemporanei allunisono rispetto a ci che viene detto in unopera darte rischia di ridursi a una sorta di falsamento della realt, mentre la postumit richiede un ripensamento. Sostiene Pereira stato letto come un romanzo che parlava della situazione italiana contemporanea, ma io non ho voluto fare altro che parlare del 38, unepoca storica ben definita. Se ci sono corrispondenze tra la fine degli anni Trenta in Portogallo e il periodo attuale, se ci sono possibili somiglianze tra la xenofobia di quel tempo e i nazionalismi europei doggi non tocca a me dirlo, e

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forse neppure ai lettori contemporanei: lultima parola spetta ai posteri. un compito che lascio a un futuro storico della letteratura, a un Asor Rosa del Duemila. La chiave della critica Spesso la critica un po snob dei giornali di sinistra mi ha attribuito una presunta iperletterariet troppo cosmopolita. Laccusa era che i miei libri non parlavano abbastanza della realt. Il cosmopolitismo era uningiuria utilizzata dagli stalinisti nei processi contro gli intellettuali dissidenti che si occupavano del mondo. Dunque, ben venga il cosmopolitismo: a me piace, dal mio paesello natale, occuparmi del mondo, anche perch il mondo mi concerne. Lo stesso valeva per Leonardo Sciascia, che della Sicilia riuscito a fare una metafora: poteva essere letto benissimo come uno scrittore regionalista, ma riuscito a elevare il suo paese a simbolo universale del male. Il suo impegno consisteva in questo. ovvio che Pirandello aveva una visione pi apertamente esistenziale e cosmopolita, ma sia pure con un altro spirito, Sciascia ha raggiunto gli stessi risultati anche se la critica ha preferito spesso interpretarlo in modo pi semplicistico. A volte capita che la critica giornalistica imponga una lettura distorta di unopera. Nel mio caso? S, capitato anche per Notturno indiano, che stato interpretato in chiave psicoanalitica, di doppio alla Otto Rank: una chiave direi sin troppo occidentale. Ora, io non ho certo pretese di filosofia orientale, ma secondo meNotturno indiano rimane una sciarada che il lettore pu risolvere come vuole. stato come lanciare un quiz alla Mike Bongiorno: niente di pi. Neppure in questo caso cerano da parte mia intenzioni politiche dirette. I palloncini degli dei Impegno? A proposito di un mio racconto dellAngelo nero intitolato Il battere dali di una farfalla a New York pu provocare un tifone a Pechino?, stata fatta una dichiarazione giudiziaria in cui si diceva che alludevo al processo Calabresi prendendo le parti di Adriano Sofri. Ora, come scrittore chiaro che io ho interesse per la realt e per la cronaca. Del resto, anche un autore apparentemente lontanissimo dalla cronaca come Borges, ha scritto uno dei testi pi violenti sulla realt argentina e sui rifugiati nazisti residenti nel suo paese, Emma Zunz. Detto questo, i motivi della nostra ispirazione provengono o dalla cronaca dei giornali, a cui certo non si pu rimanere estranei, o dai racconti di altri, oppure da certi racconti che ci concedono gli dei e che ci cascano in testa come palloncini. Gli esempi di Eco e Kundera Volendo fare qualche nome, uno scrittore che ha saputo essere impegnato Luciano Bianciardi, che ha scritto forse la migliore cronaca letteraria, molto mediata, dei nostri anni Cinquanta. Bisognerebbe rivalutarlo, perch purtroppo stato dimenticato per troppo tempo. Poi ci sono autori che hanno svolto una intensa attivit di impegno editoriale; penso, ovviamente, a Pavese, Vittorini, Calvino, che hanno vissuto da protagonisti una stagione molto importante della vita culturale italiana. Credo che purtroppo lattivit di quegli stessi scrittori sarebbe poco congeniale allindustria culturale doggi: sulle ragioni bisognerebbe interrogare i sociologi della letteratura. Certo, nel chiacchiericcio politico e culturale che invade i giornali la voce di uno scrittore si spegne, non viene pi recepita come accadeva negli anni Sessanta. In questo chiacchiericcio, importante soprattutto che uno scrittore cerchi la sua strada nei libri, ed anche giusto che ogni tanto dica qualcosa: per esempio, una voce civile che mi piace molto quella di Umberto Eco. A Eco dobbiamo uno dei testi pi lucidi sul fascismo e sulle sue radici: quello apparso sulla Repubblica qualche mese fa un testo che dovrebbe essere distribuito in tutte le scuole. Personalmente ho capito molto di pi leggendo quellarticolo che frequentando tante lezioni scolastiche. Daltra parte, se dovessi citare una voce letteraria che ha una notevole forza civile, farei il nome di Milan Kundera: il suo libroLarte del romanzo non tocca solo argomenti letterari ma rivela un sostanziale fondo civile, cos come, a suo modo, lultimo romanzo, La lentezza, che racconta un mondo preso dalla rapidit televisiva e dalla sveltezza. Di fronte a questa esasperata tendenza alla sveltezza, lo scrittore Kundera ci invita, nel miglior modo possibile, a pensare ai fatti nostri. I venditori di almanacchi Tempo fa, in un Dialogo fra uno scrittore e un venditore di almanacchi pubblicato dal Corriere della Sera, mi rifacevo ironicamente a Leopardi per parlare del rapporto dello scrittore con la realt. In sostanza, sostenevo che gli almanacchi sono molto importanti per orientare lideologia delle persone, ma sono molto meno importanti sul piano esistenziale e ontologico. Era un invito a meditare sul significato delle parole impegno e realt; era una presa di posizione contro limmediatezza. Oggi tutto immediato, non appena accade un fatto ne abbiamo notizia in presa diretta. A me, come scrittore, interessa farne una meditazione per cos dire kantiana. Devo aspettare che dei fatti accaduti emerga la memoria; essendo una persona che ha unottima memoria, la memoria mi perseguita spesso creandomi notevoli disagi e fastidi, come accade a un personaggio di Borges condannato a ricordare tutto. Certo, sarebbe utile, a volte, cancellare le cose che sul piano esistenziale ci hanno fatto soffrire; e se sul piano personale si pu anche perdonare, sul piano storico bene ricordare con lucidit e precisione. Anzi, limpegno della letteratura consiste in questo, nel ricordare agli altri, nel portare una sua testimonianza. E se sulle prime pu sembrare una testimonianza futile, pazienza: forse quella futilit avr un valore diverso per i posteri. Un poeta latino, Catullo, si chiedeva se pu essere importante la morte di un cardellino: i suoi contemporanei avrebbero potuto
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rispondere che si trattava di una futilit, ma Catullo sapeva bene che il tema non conta niente, conta solo il modo di viverlo attraverso la pagina. Catullo sapeva che per la scrittura non esiste contemporaneit e si sottoposto al giudizio dei posteri. Io non ho cardellini, ma se ne avessi uno e potessi scrivere una pagina su di lui forse quella pagina esprimerebbe molte delle mie angosce, dei miei desideri e delle mie proiezioni. Anche un futile cardellino pu diventare metafora di una vita intera, e se un poeta riesce a realizzare questa metafora, egli ha svolto il suo compito.

Un fiammifero Minerva Considerazioni a caldo sulla figura dellintellettuale indirizzate ad Adriano Sofri. di Antonio Tabucchi, da MicroMega 2/1997 Vecchiano, 25 aprile 1997 Caro Adriano Sofri, il motivo di questa mia lettera aperta costituito dalla lettura di un articolo di Umberto Eco nella sua rubrica settimanale La Bustina di Minerva (LEspresso, 24/4/1997), che si intitola: Il primo dovere degli intellettuali: stare zitti quando non servono a nulla. La tesi avanzata da Eco, che tutti noi consideriamo ovviamente un intellettuale dotato di ottima cultura, esposta con i canoni della geometria, e nella sua astratta impostazione non si riferisce a nessuna situazione specifica (oltre ai sassi dai cavalcavia) del momento storico che tutti noi stiamo vivendo, ma si avvale di esempi metaforici che tuttavia potrebbero plausibilmente essergli applicati. Su tale articolo ho riflettuto e sto riflettendo, e mi piacerebbe sentire la tua opinione su questo tema perch ti considero un intellettuale dotato di grande lucidit di analisi, ma soprattutto perch apprezzo la tua libert intellettuale (la parola libert, diretta a te suona purtroppo beffarda) che spregiudicata quanto necessario ma mai arrogante e assiomatica; e il tuo giudizio che diffida del conformismo in un paese come il nostro dove il conformismo un fatto antico, lo trovo apportatore di novit. E, finalmente, perch ti considero un intellettuale creativo, da una parte in virt della dialettica del tuo pensiero, che come ogni dialettica creativa, in quanto produce un terzo elemento nuovo; e, per unaltra parte, a causa della situazione che stai vivendo, che (malgrado te, e ti prego di scusarmi e di non considerarmi cinico) portatrice di una novit culturale, magari allarmante, che io ho deciso di cogliere subito. Ed per questo che mi dirigo a te e che ti propongo un dialogo sui mezzi a stampa dei quali ciascuno di noi dispone. Inoltre mi interessa il tuo punto di vista. Dico punto di vista, forse con il vizio del mio punto di vista: cio il punto di vista di chi, avendo ormai scritto molti romanzi, ha praticato con i suoi personaggi i punti di vista pi disparati, giungendo alla convinzione che il punto di vista, se in narrativa ha unimportanza rilevante, nella vita un fatto fondamentale. E gi lantico Poeta spagnolo diceva che una cosa piensa el bayo y otra quien lo ensilla e cio, che una cosa pensa il cavallo e unaltra chi gli sta in sella. Non sono mai stato molto dotato nel disegno geometrico. Per questo ai tempi del liceo ammiravo il mio compagno di banco che senza problemi riusciva rapidamente a trasformare un solido, perfino un dodecaedro, in una figura piana distesa sul piano del quaderno e leggibile comodamente da un unico punto di vista: da colui che lo guardava di fronte. Io mi rendevo conto che quella figura sul quaderno era la conquista della purezza, della quintessenza, lolimpica serenit acquisita dal dodecaedro che perdeva linquieta voluminosit con cui ingombrava lo spazio. Eppure, per quanti sforzi facessi in direzione dellidea platonica (chiamiamola cos) del dodecaedro, la mia tendenza era di farne il giro per guardarne le dodici facce, osservando la sua, senzaltro pi volgare, materialit. Quella era, se cos posso esprimermi, la mia ingenua illusione di capire il dodecaedro: cambiare punto di vista per guardare le sue facce. Questa mia naturale inclinazione fu in seguito confortata da molte letture di libri scritti da gente che sostanzialmente girava intorno ai dodecaedri (e che sarebbe noioso elencare) e, fra laltro, da un illuminante saggio di Umberto Eco (Lopera aperta: era il 1962, e io ero un fanciullo) dove trovai un saggio assai intrigante dedicato alle poetiche di Joyce. In esso il punto di vista era addirittura interpretato come metafora epistemologica (in questo caso attraverso il linguaggio). O meglio, per dirla con Eco, come se Joyce avesse confusamente avvertito la possibilit di vedere le cose in alcuni modi diversi da quelli tradizionali e avesse applicato al linguaggio delle ottiche differenti. Quello che mi interess di pi, nellabilissima analisi che Eco faceva di Finnegans Wake, era la reversibilit del Tempo. Applicando alla narrativa di Joyce la teoria di uno scienziato americano (Hans Reichenbach, Direction of Time, 1956) Eco dimostrava come Joyce sconvolgesse la narrativa tradizionale (e dunque, bene specificare, la lettura tradizionale della concatenazione logica degli eventi). Osservava Eco che se nel romanzo tradizionale, A (ad esempio la cupidigia di Don Rodrigo) visto come causa di eventi B, C, D (fuga degli sposi, ratto di Lucia, espatrio di Renzo), in un libro comeFinnegans Wake si verifica invece tuttaltra situazione: a seconda di come un termine viene inteso, cambia totalmente la situazione prospettata nelle pagine precedenti, e da come unallusione viene interpretata, lidentit stessa di una apparizione remota viene posta in causa e deformata (U. Eco, ora in Le

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poetiche di Joyce, Bompiani, 1966 varie ed. successive). La cosa, non si pu negare, apriva prospettive epistemologiche assai attraenti. Leggere la realt al rovescio, scambiando lasse causa-effetto era allettante. E se alla reversibilit del Tempo (e del flusso) joyciano si sostituisce la reversibilit della Storia, la lettura si fa ancora pi interessante e pu riservare sorprese, soprattutto quando le cause sono avvolte nel mistero. Per fare questo non indispensabile possedere la maestria del linguaggio di Joyce, basta averne capito il principio. Anche perch il sistema di Joyce ha qualcosa che richiama un noto problema di logica (passato poi alla sciaradistica) che si pu enunciare in questi termini: un condannato sta in una cella dove ci sono due porte, ciascuna delle quali sorvegliata da un guardiano. Una porta conduce al patibolo, laltra alla salvezza. Un guardiano dice sempre la verit, laltro dice sempre le menzogne. Il condannato non sa quale la porta della salvezza e quella del patibolo, e non sa quale il guardiano veritiero e quello menzognero. Tuttavia ha la possibilit di salvarsi, ma pu fare solo una domanda a uno solo dei guardiani. Quale domanda deve fare? Questa la soluzione. Per salvarsi egli deve chiedere a una delle sentinelle quale sia la porta che secondo il suo collega conduce alla salvezza (o al patibolo) e poi cambiare la porta che gli sar indicata. Infatti se interpella il guardiano veritiero, costui, riferendo in modo veritiero la menzogna del collega, gli indicher la porta sbagliata. Se interpella il guardiano menzognero, costui, riferendo in modo menzognero la verit del collega, gli indicher la porta sbagliata. In conclusione: bisogna sempre cambiare porta. Morale: per arrivare alla verit bisogna sempre stravolgere lopinione di unopinione. ( gi la seconda volta, caro Sofri, che faccio degli esempi che data la tua condizione ti potrebbero sembrare di dubbio gusto. Ti prego di scusarmi.) Naturalmente la reversibilit della logica joyciana sconvolge anche la cosiddetta dietrologia. Nel senso che il dietro gi qui, davanti a noi. Supponiamo dunque che la lettura della tua vicenda giudiziaria, alla luce di un Joyce spiegato da Eco, possa servire da illuminazione per qualcuno, su alcune pagine di storia italiana recente. Questo qualcuno, se riesce a fare un ragionamento di questo genere a suo modo un intellettuale, nel senso che usa lintelletto e una sua metodologia. E costui naturalmente si inquieta, perch la faccenda gli appare assai inquietante. E la tua vicenda, oltre che costituire lesempio di una sentenza che a molti appare ingiusta perch priva di prove verificabili, assume una dimensione molto pi vasta: davvero il perturbante di freudiana memoria, un unheimlich non pi desunto da un racconto di Hoffmann, ma dalla Storia. Insomma diventa (mi dispiace per te che stai l, ma mi spiace anche per noi che stiamo qui) un oscuro segno (semiologicamente inteso) che risemantizza le pagine precedenti. E a questo punto la tua vicenda giudiziaria non sarebbe pi tanto leffetto di una causa, quanto, paradossalmente, la causa postuma di un effetto preventivo. Come dire: non lappetito a giustificare il cibo deglutito, ma il cibo deglutito a giustificare lappetito. Il discorso complicato? Certo che complicato. Ma io e te possiamo tentare di farlo, perch siamo due intellettuali che abbiamo letto Joyce spiegato da un intellettuale come Umberto Eco. Ma quale la figura dellintellettuale che propone oggi Umberto Eco nellarticolo dellEspresso che ti dicevo? Te ne cito un brano: Se li si prende per quel che sanno dire (quando ci riescono) gli intellettuali sono utili alla societ, ma solo nei tempi lunghi. Nei tempi brevi possono essere solo professionisti della parola e della ricerca, che possono amministrare una scuola, fare lufficio stampa di un partito o di una azienda, suonare il piffero alla rivoluzione, ma non svolgono la loro specifica funzione. Dire che essi lavorano nei tempi lunghi significa che svolgono la loro funzione prima e dopo, mai durante gli eventi. Un economista o un geografo potevano lanciare un allarme sulla trasformazione dei trasporti via terra nel momento in cui entrato in scena il vapore, e potevano analizzare vantaggi e inconvenienti futuri di questa trasformazione; o compiere cento anni dopo uno studio per dimostrare come quellinvenzione aveva rivoluzionato la nostra vita. Ma nel momento in cui le aziende di diligenze andavano in rovina o le prime locomotive si fermavano per strada, non avevano nulla da proporre, in ogni caso assai meno di un postiglione o di un macchinista, e chi avesse invocato la loro alata parola si sarebbe comportato come chi rimproverasse a Platone di non aver proposto un rimedio per la gastrite. E qui, caro Sofri, colui che da intellettuale (ma io aggiungo anche da poeta e scrittore, parole che Eco non usa mai) sperava di usare la poetica dellilluminazione joyciana come chiave epistemologica (senza parlare dellilluminazione rimbaudiana, andando pi indietro, perch il veggente esplicitato da Rimbaud ha una storia lunga, come dir pi tardi, nel percorso dellintellettualit), costui, dicevo, si sente fortemente scoraggiato. Chi eventualmente avesse intuito che il Finnegans Wake un libro che non finisce perch cominciato in un certo modo, ma si pu dire che cominci perch finisce in quel modo (U. Eco, Le poetiche di Joyce, cit.), si trova di fronte a una sorta di divieto. Quel principio non serve a niente: serve solo a Joyce per scrivere il suo libro. E, certo, non tutti sono Joyce. Ma, come dice Gertrude Stein, i piccoli artisti hanno tutti i dolori e le infelicit dei grandi artisti, solo che non sono grandi artisti. E se questo principio vero, anche vero che, con i loro dolori e infelicit, tutti i piccoli artisti, anche se non possono scrivere il Finnegans Wake, possono almeno sentirlo e adoperarlo come grimaldello per scardinare la porta della realt. Insomma, quei piccoli artisti (o se vogliamo, intellettuali) non che debbano scrivere unopera come il Finnegans, ma possono applicarne la funzione conoscitiva. Cercare cio di percorrere il discorso al rovescio con una logica che non ubbidisce a una sequenza conformista della realt, e che ha uno statuto agnitivo, quel tipo di conoscenza, come dice T. Wilder (che fra laltro Eco
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citava proprio nel suo saggio) che data dallintelligenza che riduce la paura (anche perch la paura fa novanta). Insomma siamo al principio di Hermann Broch il quale parla di missione che Eco, fra laltro, nega esplicitamente. Quella missione del poetico che consente allartista di superare la sensatissima ma limitatissima logica di Wittgenstein, che invece sembra additata a modello dallarticolo di Eco, che consente di parlare solo di ci che si conosce. proprio qui che la mia interpretazione dellintellettuale diverge da quella di Eco e francamente preferisco il secondo Wittgenstein quando dice che in certe cose una logica troppo perfetta e liscia pericolosa perch ci si pu scivolare come su una lastra di ghiaccio (dice: Datemi lattrito e il terreno ruvido; cito a memoria). Il compito dellintellettuale (ma, vorrei insistere, quello dellartista) proprio questo, caro Adriano Sofri: rimproverare a Platone di non aver inventato il rimedio per la gastrite. questa la sua funzione (e, specifico, funzione sporadica): ed per questo che in un mio precedente articolo sul Corriere, rispondendo a un Causeur che voleva fare degli intellettuali unIstituzione, avevo parlato di funzione. Altrimenti che ce ne facciamo di Joyce? O di Benjamin? O di Rimbaud? Li buttiamo via? Li teniamo rilegati in cuoio nelle nostre preziose librerie o li ficchiamo in soffitta come oggetti desueti? E che fare di Pasolini, il nostro amato Pasolini, che afferm Io so su tutti i misteri dItalia? Del suo sapere noi sappiamo che di fatto non sapeva niente. Eppure sapeva tutto. Ce lo siamo gi dimenticato? Io non me lo sono dimenticato, e credo neanche tu, caro Sofri. Per forse non superfluo citare quel suo testo intitolato Io so che del 1974: Io so, io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (perch in realt una serie di golpes istituitisi a sistema di protezione del Potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 74. Io so i nomi del vertice che ha manovrato dunque sia i vecchi fascisti sia i nuovi fascisti e insieme gli ignoti [... ecc. ecc.]. Io so, perch sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire tutto ci che succede, di conoscere tutto ci che scrive, di immaginare tutto ci che non si sa o che si tace, che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero e coerente quadro politico, che ristabilisce la logica l dove sembravano regnare larbitrariet, la follia e il mistero. Del resto, che Pasolini, gi negli anni Sessanta, intendesse la figura dellintellettuale in modo opposto da quella che cercava di diffondere la neoavanguardia, palesato da un suo testo intitolato Reportage sul Dio, che lintellighenzia italiana sembra aver rimosso dal suo panorama. Ma io lho conservato. del 1966, anno delle Poetiche di Joyce di Eco, e apparve in un volumetto delleditrice Sadea (Quindicinale di narrativa n. 7, lire 300) che si vendeva nei chioschi dei giornali, dove trovavi in un mucchio selvaggio (titolo di una bella rivista giovanile, fra laltro, di tipo intellettuale-creativo) nomi come Hamsun, Traven, Caldwell. In esso Pasolini dettava allaspirante giornalista di un settimanale liberal di allora, una sua sociologia del football, pretesto per una sociologia della sua Italia, eseguita con gli strumenti dello scrittore (e dellintellettuale), rispetto agli strumenti della sociologia ortodossa. E l, sbarazzandosi delleleganza di Arbasino (del resto su questo punto abbigliamento, linguaggio cerca di avere la consulenza di Arbasino), diceva fra laltro Pasolini: Per quel che riguarda, dunque, il calcio come gioco e come tifo, ne sai abbastanza. Ti resta da fare qualche sondaggio sulle societ calcistiche; sondaggio, dico, scandalistico. Per quelli di carattere sociologico, ci penser io, a meno che tu non ti voglia rassicurare con la consulenza, per definizione rassicurante, di Umberto Eco. Pasolini mor giovane come colui che al cielo caro, destino antico di certi poeti, e non so se ebbe occasione di continuare quel suo discorso sociologico. Ma quella pagina resta, e se qualche giornale la volesse ripubblicare ora ha lindicazione bibliografica. Questo sapere di Pasolini non appartiene dunque alla logica di Wittgenstein, ma a una conoscenza congetturale e creativa, a quel qualcosa che non conoscenza intellettuale e che non si pu tradurre in essa eppure la precede e la sostiene e senza la quale rimarrebbe fluttuante, per quanto grande sia la sua precisione e chiarezza (Maria Zambrano, La Confesin: Gnero literario, 1943, ora in trad. it. da Bruno Mondadori). Mi sembra che Maria Zambrano espliciti perfettamente lidea che la conoscenza intellettuale e la conoscenza artistica possono essere coniugate in una miscela assai feconda, nella quale un ingrediente ha bisogno di un altro ingrediente e dove ogni ingrediente, da solo, pu risultare meno efficace. Se si intende in questo modo la figura dellintellettuale, allora la sua funzione conoscitiva (seppure di conoscenza di disturbo) pu essere di grande vitalit. E in tal senso, la frase un po goliardica di Umberto Eco che egli profer a un congresso parigino (con Jacques Attali) intitolato Gli intellettuali e le crisi del nostro secolo e che Eco riporta sullEspresso, soddisfatto della sua lapidariet (Badate che gli intellettuali, per mestiere, le crisi le creano ma non le risolvono), risulter certamente inadatta al compito degli intellettuali come in questo mio discorso viene intesa questa figura. Non solo perch trovo fuori luogo che gli intellettuali risolvano le crisi (il che porterebbe a un lungo discorso sullequivoco fra pensiero e praxis, che certe avanguardie storiche, soprattutto Futurismo e Surrealismo hanno fatto, dove si richiede che lintellettuale che parla eventualmente delle classi disagiate

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ospiti per coerenza i barboni in casa sua) ma perch credo che lipotetica funzione dellintellettuale non sia tanto creare delle crisi, ma mettere in crisi. Qualcosa o qualcuno che in crisi non sono, anzi sono molto convinti della loro posizione. Ma, riprendendo il filo forse un po zigzagante (me ne rendo conto) di queste riflessioni buttate gi a caldo, il sapere di Pasolini che procede per collegamenti apparentemente illogici come quello di Joyce o di Broch (e di tanti altri) non certo cosa del Novecento. cosa antica, molto antica. Appartiene in qualche modo a un misterioso frammento di Anassimandro che parla dellordine ingiusto del tempo (L, da dove le cose provengono, esse ritornano, pagando luna allaltra il castigo di essere venute secondo lordine ingiusto del tempo). Appartiene a Parmenide (che anche Eco cita, e che evidentemente non interpreta al mio stesso modo: ma il fatto che sia definito lOscuro ce lo consente) che, al contrario di Pitagora (fautore di una Verit intesa come armonica consonanza con le sfere dellUniverso) individua il momento conoscitivo proprio nella divergenza e nella tensione retrograda (Gli uomini non comprendono in che modo ci che / diverge non meno converge con se stesso, c un rapporto di tensione retrograda / come quello dellarco e della lira, cito da led. italiana dei Frammenti, a cura di M. Marcovich, Firenze, 1978) quellEraclito per il quale il Kosmos, sinonimo di Ordine e Bellezza invece Caos e Bruttezza (Il pi bellordinamento del mondo / non altro che un cumulo di rifiuti ammucchiati a caso). E se qualcuno poteva cos intendere il Kosmos di allora, figuriamoci come pu essere letto il cosmo della fine del Secondo Millennio. ovvio che Eco queste cose le conosce meglio di me, e mi sembra di leggere nel suo articolo che sta suscitando queste mie riflessioni una sua certa sincera insofferenza verso coloro che spacciandosi da intellettuali e castigando il bla-bla in realt fanno il can-can giusto per, come dice Eco, far bella figura, oltre tutto lucrando nelle rubriche del loro giornale. Tuttavia il discorso presenta dei rischi: un problema biforcuto, come diceva il barocco Baltasar Gracin nel suo Criticn, che sulle acutezze e biforcazioni scrisse un ponderoso trattato. Insomma, quando Eco dice che lintellettuale che si occupa dei giovanotti che tirano i sassi dal cavalcavia fa un lavoro inutile perch la salvezza non viene dallintellettuale ma dalle pattuglie della polizia o dai legislatori, fa sostanzialmente un discorso pitagorico, dove larmonia non pi riferita alle sfere delluniverso ma ai legislatori o alle pattuglie di polizia. Certo sacrosanto, sul piano dellordinamento sociale, che intervengano le pattuglie della polizia e che si puniscano i rei. Ma se un marito uccide la moglie sorpresa con lamante (o viceversa, beninteso), il fatto ha una giustificazione comprensibile: la gelosia e lonore offeso (che mi pare nel nostro codice penale siano stati addirittura contemplati come attenuanti). cio un delitto che possiede un senso. Ma il delitto gratuito con cui Gide gi ci inquiet con Lafcadio nel lontano 1914 (come pu essere profetica la letteratura!) sprovvisto di senso. Possiede una sua logica formale ma carente di logica sostanziale. E se vero che una giusta condanna dei giudici necessaria, anche vero che essa non spiega nulla. E se qualcuno, ad esempio, si ricordasse la frase del Cristo secondo la quale la prima pietra la pu scagliare solo colui che senza peccato, mi sembra plausibile che questo qualcuno (il poeta, lartista, ma anche semplicemente un qualcuno che si pone delle domande e che dunque assume la funzione dellintellettuale) si chieda perch questi robusti giovanotti cresciuti con i biscotti alle vitamine e dotati di fuoristrada siano privi di quel senso di peccato (o di colpa) che li potrebbe inibire dallo scagliare le pietre. A me, che sono un non credente, ma che ho letto i Vangeli e che ho riflettuto molto sulla frase di Cristo (una frase peraltro che trovo assai intellettuale), interessa capire perch costoro hanno perso a tal punto il senso del peccato da poter trasformarsi in angeli del male della pi ordinaria quotidianit. Se da scrittore (o se si preferisce da intellettuale) che interroga se stesso ma anche la societ che lo circonda su questa questione, la mia (e laltrui) funzione interrogativa viene ridotta alla funzione di digitare il numero telefonico dei vigili urbani, unattribuzione che svuota ogni capacit di indagine (indagine, sia chiaro, che certo ha una funzione diversa dallindagine degli ispettori di polizia). Insomma: se sono daccordo con Eco che il compito di un intellettuale non suonare il piffero alla rivoluzione, credo non sia neppure quello di fare il 113. Non ti pare, Adriano Sofri? questo il problema vero che forse lintellighenzia del nostro paese non ha mai affrontato seriamente, fatta eccezione per certi casi isolati (e, sia detto, assai odiati). Una cosa che invece mi pare sia stata fatta (e si stia facendo) ad altri livelli in Francia. A mo di esempio mi permetto di citare alcuni brani di un intellettuale della statura di Maurice Blanchot, che affronta la questione in un piccolo libro recentissimo (1996) che riprende un articolo ormai introvabile uscito su Le Dbat nel 1984 e che traeva spunto da un intervento di Lyotard (Le Monde, 8/10/1983) dove, con la disinvoltura di chi interroga la realt soprattutto attraverso i mass media, il noto filosofo-semiologo-sociologo francese aveva decretato la morte dellintellettuale (alcuni decenni or sono il funerale, mi pare, era stato fatto al romanzo, poi risorto: e qualche maligno osserv che i celebranti lo seppellivano perch non erano capaci di scriverlo). Recentemente, Lyotard ha pubblicato delle utili pagine intitolate Tomba dellintellettuale. Ma lartista e lo scrittore, sempre in cerca della loro tomba, non si illudono di potervisi mai riposare. Tomba? Se la trovassero come un tempo i crociati, secondo Hegel, partirono per liberare il Cristo nel sepolcro venerabile, bench sapessero bene, dalla loro stessa fede, che esso era vuoto e che essi non avrebbero potuto, in caso di vittoria, che liberare la santit del vuoto s, se la trovassero non sarebbero al termine ma allinizio della loro fatica, avendo preso coscienza che non vi sarebbe stato riposo che nella infinita prosecuzione delle opere.

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A questo proposito, mi domando se attraverso la loro sconfitta e la loro disperazione necessarie, artisti e scrittori non portino aiuto e soccorso a coloro che vengono definiti intellettuali e che forse vengono prematuramente seppelliti* (M. Blanchot, Les intellectuels en question. bauche dune rflexion, Paris, 1996, pp. 7-8). In sostanza quello che Blanchot rammenta a Lyotard che latto di conoscenza intellettuale anche un atto creativo. O meglio, Blanchot si domanda (e la domanda velatamente retorica perch postula una risposta affermativa) quanto lartista e lo scrittore, pur con i loro fallimenti e le loro miserie (specificazione importante, perch il fatto artistico prevede uno scacco, ma per Blanchot vale pi per la sua intenzionalit che per i suoi risultati), non apporti un suo fondamentale aiuto al lavoro dellintellettuale. Mi pare di capire in sostanza che, fatte le debite riserve, Blanchot esprima un concetto di fiducia nella funzione dellarte e della letteratura come atti intellettivi, laddove Lyotard, sorprendentemente (o forse pour cause) non prende neppure in considerazione lo scrittore e lartista quali figure di intellettuali, mutilando di fatto una figura della sua migliore parte creativa. Insomma, non ne coglie lapporto dello slancio vitale e di conseguenza lo sotterra, gli scava la fossa (Un artista, uno scrittore, un filosofo non responsabile che di questa unica questione: cos la pittura, la scrittura, il pensiero?, J.-F. Lyotard, art. cit.). Tirando le somme si potrebbe dire che la visione di Blanchot (magari di un vago sapore romantico, seppure controllato da un certo pessimismo della ragione) esprime una posizione vitale; quella di Lyotard, che sostanzialmente di sapore enciclopedico (anche se unEnciclopedia mossa e capricciosa alla Lyotard, dove i lemmi cambiano di posto) ha una visione tassonomica e funzionale della cultura, ed esprime una posizione funebre. Quali considerazioni si possono trarre da queste due diverse posizioni di intendere lintellettuale? Le seguenti. Che per Blanchot la funzione dellintellettuale quella di produrre novit, per Lyotard di tramandare il sapere, di diffonderlo ed eventualmente di gestirlo, mantenendolo tale e quale e riducendolo a norma. Con tutto ci non voglio certo negare limportanza dellEncyclopdie, sulla quale si fonda lepoca illuminista e che fu essenziale strumento di diffusione della cultura filosofica, tecnica e scientifica. Ma, se lillazione non esagerata, ne dedurrei che fra il Diderot direttore dellEncyclopdie e il Diderot autore di Jacques le fataliste (o magari dei pamphlets filosofici che nel 1749 gli costarono il carcere) Blanchot trovi pi novit in questultimo. Se non troppo dire (ma non vero che il troppo stroppia quando si tratta di parlare chiaro) Lyotard nel suo articolo attribuisce alla figura dellintellettuale una funzione manageriale, cio da funzionario della cultura. Il perch semplice: perch non gli mai venuto il sospetto che Platone fosse responsabile di non aver inventato il rimedio per la gastrite. Se avesse avuto questo sospetto avrebbe letto poesie. Per esempio un Addio di Alexandre ONeill, dove un poeta vinto dalla vita e dalla sua situazione storica dedica questi versi a una donna che lo lascia: Non potevi restare su questa sedia / dove passo il giorno burocratico / il giornodopo-giorno della miseria / che sale agli occhi e arriva alle mani / ai sorrisi, allamore mal sillabato / alla stupidit, alla disperazione senza bocca / alla paura sullattenti / allallegria sonnambula, alla virgola maniaca / di un modo funzionario di vivere. Ma il discorso porterebbe troppo lontano, verso una sociologia dellintellettuale come gestore della cultura in una societ come la nostra, e non questa la mia intenzione, caro Adriano Sofri, lasciamo perdere questo argomento. Ma poich a questo punto la definizione di intellettuale diventa cos difficile da cogliere e da specificare, mi pare importante cercare di dipanare la matassa con un ritratto che Blanchot ne fornisce: Che ne degli intellettuali? Chi sono? Chi merita di esserlo? Chi si sente squalificato se gli si dice che lo ? Intellettuale? Non lo n il poeta n lo scrittore, n il filosofo n lo storico, n il pittore n lo scultore, non lo il sapiente, anche se insegna. Sembra che non lo si sia sempre, non pi di quanto non lo si possa essere interamente. una parte di noi stessi che non solamente ci distoglie momentaneamente dal nostro compito, ma ci riporta verso ci che si fa nel mondo per giudicare o apprezzare ci che vi si fa. Detto in altro modo, lintellettuale tanto pi vicino allazione in generale e al potere quanto pi egli non si immischia nellazione e non esercita un potere politico. Ma non se ne disinteressa. Ritraendosi dal politico, non se ne distacca, ma cerca di conservare questo spazio di ritirata e questo sforzo di ritiro per profittare di questa prossimit che lo allontana al fine di installarvisi (installazione precaria), come una sentinella che non l che per sorvegliare, per tenersi sveglio, e attendere con unattenzione attiva in cui si esprime meno la preoccupazione di se stessi che la preoccupazione per gli altri. Lintellettuale non sarebbe allora che un semplice cittadino? Sarebbe gi molto. Un cittadino che non si accontenta di votare secondo i suoi bisogni e le sue idee ma che, avendo votato, si interessa a ci che risulta da questo atto unico e, mantenendo la distanza rispetto allazione necessaria, riflette sul senso di questa azione e volta a volta parla e tace. Lintellettuale non dunque uno specialista dellintelligenza: specialista della non specialit? Lintelligenza, questa inclinazione dello spirito atta a far credere che egli ne sappia di pi di quanto ne sa, non fa lintellettuale. Lintellettuale conosce i suoi limiti, accetta di appartenere al regno dello spirito, ma non credulo, dubita, approva quando necessario, non acclama. Ecco perch egli non luomo dellimpegno, secondo uninfelice definizione che ha spesso e a buon diritto fatto uscire Andr Breton fuori di s. Ma ci non vuol dire che egli non prenda partito; al contrario, avendo deciso secondo il pensiero che gli sembra pi importante, pensiero dei pericoli e

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pensiero contro i pericoli, egli lostinato, il perseverante, giacch non v coraggio pi forte del coraggio del pensiero (M. Blanchot, cit., pp. 12-14). Continuando nel mio discorso zigzagante, ritorno allarticolo di Eco: Quando la casa brucia, lintellettuale pu solo cercare di comportarsi da persona normale e di buon senso, come tutti, ma se ritiene di avere una missione specifica si illude, e chi lo invoca un isterico che ha dimenticato il numero telefonico dei pompieri. Il vedi alla voce pompieri un suggerimento di utilissima praticit che pu risolvere immediatamente il problema, e che evidentemente riposa sulla rassicurante fiducia nellistituto dei pompieri. Ma che ne di quel dubbio che pu essere utile a sua volta? E se ad esempio i pompieri fossero in sciopero? E se i pompieri fossero in competizione con unistituzione analoga ma concorrente che si chiamasse, poniamo, vigili del fuoco? E se i pompieri (ipotesi scherzosamente fantascientifica) fossero quelli di Fahrenheit 451 di Bradbury-Truffaut (che sono guarda caso due intellettuali?). Comunque, anche dando per efficaci le pompe dei pompieri, resta il problema delle cause dellincendio. Causale corto circuito? Sbadataggine dellinquilino? Cause sconosciute? Certo, ci si affider alla competenza degli inquirenti, che si suppongono efficaci e probi. Ma nelleventualit che il risultato dellinchiesta lasci ragionevoli dubbi, supponendo che allorigine dellincendio ci sia, che so?, un ordigno incendiario, che facciamo: archiviamo? Larticolo di Eco si conclude cos: Cosa deve fare lintellettuale se il sindaco di Milano si rifiuta di accogliere quattro albanesi? tempo perso se gli ricorda alcuni immortali princpi, perch se colui non li ha introiettati alla sua et non cambier idea leggendo un appello; lintellettuale serio a quel punto dovrebbe lavorare per riscrivere i libri scolastici su cui studier il nipote di quel sindaco, ed il massimo (e il meglio) che gli si possa chiedere. Non neghiamo che lintellettuale avveduto ritenga inutile rieducare il sindaco di Milano: magari gli sembrerebbe pi opportuno, nel caso che non gli piaccia loperato di quel sindaco, manifestare la sua opinione per indurre gli elettori a non rieleggerlo pi. Tuttavia mi sembra assai ottimistica la pur nobile e roussoiana idea di un intellettuale che alle sue sudate carte affidi il senso della sua vita affinch i nipotini del sindaco di Milano siano da grandi migliori del nonno. Senza contare che quei ragazzini potrebbero anche dargli del filo da torcere, e il povero abate Parini ne sa qualcosa. Il che non esclude ovviamente che un volenteroso intellettuale con vocazioni didattiche possa intraprendere questopera buona. Allez-y. Per quanto mi riguarda, io, caro Adriano Sofri, oggi, ora, in quanto intellettuale (o meglio in quanto scrittore, il che differente, ma sostanzialmente uguale) voglio vivere nel mio oggi e nel mio ora: nellAttuale. Voglio essere sincronico col mio Tempo, col mio mondo, con la realt che la Natura (o il Caso, o Qualcosaltro) mi ha concesso di vivere in questo preciso momento del Tempo. Lidea di essere diacronico per i nipotini di tutti i sindaci dItalia per quando arriveranno allet della ragione non mi seduce affatto. Insomma: se un qualche platone o chi per lui ha provocato una gastrite tale che perfino il Diritto soffre di stomaco, e se magari anche tu (il che mi parrebbe legittimo) sentissi un po di acidit al piloro, che dirti da intellettuale a intellettuale? Che tu prenda ogni mattina un cucchiaino di Magnesia Bisurata per ventanni e vedrai che ti passa? Adriano Sofri, ci sono dei muri fatti di mattoni che ci separano, ma il Tempo in cui entrambi viviamo lo stesso. Io sono qui, oggi, un giorno daprile del 1997. E questa per me la cosa pi importante di ogni altra, perch so che irripetibile. Ed per questo che ti scrivo questa lettera: perch se il chiavistello dietro il quale fisicamente ti trovi stato chiuso da qualcuno, sono certo, leggendo ci che scrivi, che tu non ti rassegni a far chiudere sotto un chiavistello il tuo intelletto, e da intellettuale lo usi affinch il chiavistello ti venga riaperto. E neppure io, che sono fuori, voglio chiudermi nel mio fuori con un chiavistello. Il mondo pu essere una prigione, e Il mondo una prigione(1948) di Guglielmo Petroni (uno scrittore, un intellettuale) ne una splendida descrizione romanzesca. Ma anche uno dei pi bei libri sulla Resistenza. questa lanovit intellettuale di quel libro. Era una novit allora, pu essere una novit anche oggi. Certo lo spazio di movimento angusto e la stanza un po alloscuro. Non facile far luce, e del resto, come diceva Montale, ci si deve accontentare dellesile fiammella di un fiammifero. Ma gi qualcosa. Limportante tentare di accenderlo. Anche un fiammifero Minerva. Un saluto cordiale,

Osservando il Novecento Linquietudine di Gadda e il desassossiego di Pessoa, misura occidentale del nostro secolo. Limpossibilit, secondo lautore di Sostiene Pereira, di pensare il romanzo del Novecento senza la dissolvenza cinematografica. di Antonio Tabucchi, da MicroMega 1/1999 Questo articolo il frutto di alcune conversazioni con Antonio Tabucchi che hanno avuto luogo durante una sua recente visita in Israele, che lo ha visto tra laltro protagonista di un interessante faccia a faccia con A.B. Yehoshua e di numerosi incontri con la stampa e il pubblico locale, in particolare durante la presentazione della traduzione in ebraico del suo ultimo romanzo. Ho

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raccolto le sue opinioni su molti dei temi centrali nel dibattito letterario e culturale di questi anni, quasi a tracciare un bilancio provvisorio del secolo che si chiude. (Lucio Izzo) La ricerca di una definizione, di una cifra che caratterizzi il Novecento in Italia o nel mondo non agevole e implica diverse considerazioni. Innanzitutto ritengo che, al di l delle specificit nazionali o di certe aree linguistiche che condizionano inevitabilmente le posizioni dei singoli, si possa individuare un elemento comune a tutta la cultura occidentale del nostro secolo: linquietudine. Certo questinquietudine pervade ormai in certa misura lumanit nel suo complesso, ma un dato di fatto che in molte civilt non occidentali questo stato danimo presente in maniera pi attutita. In tali civilt la percezione del sentimento di inquietudine mediata da tradizioni che hanno un effetto tranquillizzante o semplicemente permettono il suo incanalarsi in forme molto diverse dalle nostre, producendo atteggiamenti non soltanto estetici, ma anche emotivi, differenti. Questi atteggiamenti possono dare, ad un occidentale, limpressione di una pacatezza e di un equilibrio che risultano allapparenza negazione dellinquietudine cos come la conosciamo noi. quello che succede, ad esempio, in Giappone, un paese che per molti versi rappresenta un simbolo dellangoscia del Novecento. Basti pensare a due aspetti fondamentali: il Giappone lunica nazione che abbia conosciuto i catastrofici effetti della bomba atomica, ma anche quella in cui la trasformazione forzata di una societ agricola in societ industriale e poi postindustriale ha agito profondamente, sconvolgendolo, su di un tessuto sociale tanto antico quanto stratificato. Ebbene in Giappone, in virt di una sofisticata cultura estetica, sembra essere stato risolto il problema del rapporto tra forma e contenuto che da millenni appassiona e tormenta lOccidente. L langoscia postatomica sopita, forse negata, ma mai cancellata, e le problematiche del quotidiano sono state in qualche modo incanalate attraverso un complesso sistema di forme in cui la gestualit e il rito, parti integranti dellatto, sono pi importanti del frutto dellazione stessa (una curiosit illuminante: nelle scuole elementari giapponesi esiste una materia di insegnamento denominata Nodi il cui oggetto effettivamente larte di fare nodi). E daltra parte questa modalit estetica dellesistenza si esprime anche in momenti cruciali della vita. Pu sembrare una battuta, eppure vero che molti giapponesi nascono scintoisti, si sposano come cristiani e muoiono buddisti. Per loro differenti forme di culto o celebrazione corrispondono a differenti momenti non solo di spiritualit ma di socialit, ognuno adeguato a momenti diversi della vita dellindividuo. Il risultato di questo atteggiamento pu sembrare quindi una serena distanza dallinquietudine esistenziale. Ma ad uno sguardo pi attento appare chiaro che le angosce di cui parlavo poco fa rimangono. Da quelle pi grandi e rimosse alle piccole ansie dogni giorno, quali ad esempio quelle del padre piccolo-borghese preoccupato di trovare marito alla figlia, come nei film di Ozu, un regista cha amo molto. Tornando allOccidente e ai modi, soprattutto letterari, in cui esso esprime la sua inquietudine bisogna ricordare che linquietudine novecentesca ha certamente le sue radici nellOttocento, radici in gran parte romantiche. E comunque linquietudine in quanto tale non patrimonio del nostro secolo: altre epoche hanno conosciuto una dimensione analoga. Ci che tuttavia identifica linquietudine novecentesca la presenza di alcune riflessioni razionali che si ripercuotono sullatteggiamento emotivo. Queste riflessioni nascono banalmente dallosservazione della realt circostante. La pi importante tra esse la coscienza concreta che lumanit pu scomparire dalla faccia della terra. Il dato che determina questa consapevolezza in maniera netta e brutale appunto lesplosione delle prime bombe atomiche in Giappone nel 1945. Prima di allora si erano per gi avute delle prove generali, degli avvenimenti che in qualche modo preludevano allineluttabile deduzione postatomica. Questi avvenimenti, di cui il pi eclatante stato lOlocausto, erano ben presenti anche agli scrittori della prima parte del secolo. La prima guerra mondiale stata uno di essi. Ma la possibile scomparsa dellumanit oggi un argomento di attualit in nuove forme: leffetto serra, la desertificazione, el Nio sono oggetto di cronaca quotidiana massmediale. Tuttavia da un punto di vista letterario va detto che la Grande Paura, quella della bomba, dellestinzione, ha prodotto sicuramente meno capolavori di quanto non abbiano fatto le piccole angosce del quotidiano, in cui essa, la Grande Paura, finisce per annegare e scomporsi. Il sentimento di inquietudine ravvisabile gi agli albori del secolo. Un sentimento fatto di disagio, insofferenza, malessere, desassossiego, come si dice in portoghese. Pessoa gi nel 1910 lo esprimeva in maniera compiuta nel suo Livro do desassossiego cos come, alla sua maniera, Joseph Conrad. Altri grandi esponenti di questo disagio, di questa et dellansia sono Kafka, William Auden, Gadda, Camus, Borges, Beckett, che rappresentano uninquietudine a tutto tondo, che tocca profondamente tutti gli aspetti dellesistenza. In Italia il tardo Calvino pu essere considerato un epigono di Borges. Ma un epigono formale pi che sostanziale. Il testamento di Italo Calvino, e mi riferisco ai suoi appunti per le Lezioni americane, procede infatti in una direzione ottimista, un ottimismo della volont che va contro la direzione del nostro secolo. Tra gli scrittori italiani Gadda resta dunque indiscutibilmente quello che ha saputo meglio interpretare attraverso la sua opera il senso dellinquietudine.
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Per comprendere i suoi modi espressivi bisogna tener presente le diverse componenti che determinarono le sue scelte artistiche. Sul piano culturale Gadda, cosmopolita e raffinato, era una persona dotata di strumenti di analisi sofisticatissimi. Sul piano ideologico era caratterizzato da un grande senso della dignit e dellonore. La sua visione non era politica ma civile. Era erede della grande cultura illuminista milanese che lo poneva di preferenza su di un piano europeo e fin dalla sua giovent appartenne allItalia illuminata. Per Gadda fu cruciale il trauma della Grande Guerra, la rotta di Caporetto e la successiva prigionia che racconta nel suo Giornale di prigionia. Fu per lui la scoperta dellItalia vera, quella dei fanti di ogni regione e dialetto, e quella degli intrighi di potere. Sicch la sua successiva simpatia verso il reducismo e il fascismo rappresentarono la scelta sentimentale di un impolitico, fatta per senso dellordine. Consider il fascismo una specie di governante. Ma il fascismo presto lo deluse, anzi lo irrit esteticamente:Eros e Priapo il ritratto feroce e impietoso del grottesco fascista. Vi infine un piano privato sul quale linquietudine il frutto della sua omosessualit rimossa, di cui non parla mai, ma a cui fa riferimento attraverso perifrasi. Lenorme sforzo di rimozione lo porta ad una compressione che esplode sul piano letterario. Lo scoppio linguistico, evidente nel Pasticciaccio, rappresenta la deflagrazione del suo ego. Ho accennato alle fratture o frontiere che separano linquietudine novecentesca da quella dei secoli precedenti e in particolare dallinquietudine romantica. Oltre la paura della scomparsa del genere umano ci sono per altri elementi distintivi di questo sentimento. Il pi evidente, quello che rende la nostra ansia diversa da quella dei nostri antenati, il fatto che essa sia stata, nel nostro secolo, sistematizzata, innanzitutto dalla psicoanalisi e da Freud. NellOttocento c solo un annuncio dellinquietudine moderna, il Novecento la esprime chiaramente. Qualcuno ha obiettato che in tal modo limmagine del Novecento viene legata ad una letteratura angosciata, infelice. Ma io penso invece che anche la letteratura dellinquietudine sia una letteratura felice. Voglio dire che possibilissimo essere felici creando una letteratura non felice. Io lo sono e come me moltissimi degli autori che ho citato, i quali nel momento creativo provano un godimento indipendente dalla realt rappresentata, che pu essere anche la propria. Anzi spesso lo . Se infatti esiste unovvia distanza tra lo scrittore come persona e lautore di un testo, che non necessariamente coincidono, credo che vadano ridimensionate le affermazioni del formalismo e dello strutturalismo, tanto di moda un tempo, per dare la giusta rilevanza al contesto in cui lo scrittore agisce e alla sua storia personale, come nel caso di Gadda. Non credo invece a una letteratura che rappresenta una realt felice, a meno che non si tratti di cattiva letteratura consolatoria, genere New Age, che si vende e si consuma insieme ad un sacchetto di riso macrobiotico. Un altro aspetto del rapporto tra un autore e la letteratura inquieta da lui prodotta stato toccato da A.B. Yehoshua, che ha definito Primo Levi uno scrittore non naturale, cio non istintivo, ma in cui il trauma del campo di concentramento diventa levento generante, il big bang da cui faticosamente scaturisce il suo movimento creativo. Si tratta di capire se, e in che modo, lessere scrittori naturali possa influire nella produzione di una letteratura pi o meno inquieta. La distinzione in questione riguarda soprattutto lautobiografismo contrapposto alla capacit di affabulare ritenuta istintiva. In realt anche grandi scrittori che hanno soprattutto parlato di s hanno dimostrato doti creative e di resa letteraria altissima, laddove la capacit di creare storie e personaggi non sempre corrisponde a vere doti narrative. Benjamin Constant e Primo Levi sono due esempi di alta letteratura autobiografica. Non possibile porre i narratori cosiddetti naturali su di un gradino pi alto. La letteratura accoglie tutti purch prevalga poi la qualit nella combinazione degli elementi narrativi ed espressivi. Sul nesso tra autobiografismo e inquietudine, vale quindi lo stesso discorso fatto per Gadda a proposito del contesto: Dante, a differenza di Levi, ha soltanto immaginato ci che descrive, eppure, al di l delle epoche e della natura della loro inquietudine, i due hanno molto in comune. Riguardo alle modalit espressive in cui la spinta affabulatoria si esprime, bisogna ricordare, poi, come la letteratura, oggi molto pi che in passato, si intrecci strettamente con altri linguaggi che possono ugualmente diventare delle forme darte. Uno di essi quello del cinema. Personalmente ho avuto una formazione decisamente cinematografica che ha giocato un ruolo cruciale nella mia scrittura. Per esempio il mio primo romanzo,Piazza dItalia, del 1970, fu pensato e scritto in modo tradizionale, salvo naturalmente una forma linguistica espressionista basata sul dialetto toscano. Mentre ne terminavo la stesura stavo leggendo Lezioni di montaggio di Eisenstein. Pensai allora di smontare il testo e riassemblarlo alla maniera di un film. Ed quello che feci nella sua versione definitiva. Il romanzo del Novecento non pensabile senza la dissolvenza cinematografica, laddove nel romanzo ottocentesco prevalgono (salvo le eccezioni dei grandi precursori come Nerval) delle descrizioni insostenibili per il lettore contemporaneo. La diversit dei linguaggi narrativi corrisponde a una diversa fenomenologia, determinata dalla nascita e dallo sviluppo del cinema. Alla questione dei linguaggi narrativi si lega quella della leggibilit dei testi prenovecenteschi e la retorica della rilettura dei classici a cui sono contrario. La categoria dei classici non oggettiva, ma una specie di contenitore in cui pu entrare di tutto. In realt ognuno sceglie i propri classici secondo un meccanismo di affinit elettive. Cos quando A.B. Yehoshua ha detto che, come molti israeliani, lui stesso ha iniziato a scrivere dopo aver letto Cuore di De Amicis, gli ho risposto di aver cominciato
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invece dopo la lettura di Pinocchio. Questa risposta scherzosa a Yehoshua, che certamente ha una percezione dellopera di De Amicis diversa da quella che si venuta affermando nella storia letteraria e del costume italiana, voleva sottolineare la mia propensione per una letteratura libera da moralismi esterni di matrice pedagogica (come quella di De Amicis) e orientata invece verso la morale taumaturgica della fantasia. Insieme a quello di classico bisogna ridimensionare inoltre il concetto di letteratura universale, che si contrappone ormai a quello di letteratura globale. Anche la letteratura universale unastrazione a posteriori, fatta per definire delle opere che da un punto di vista formale o tematico esprimono dei meccanismi e dei valori percepiti, ora e qui, come metastorici, legati cio ad una supposta condizione umana immutabile. La letteratura mondiale o globale si muove invece su un asse sincronico, ha luogo nel presente, tanto per quanto concerne la sua produzione che la sua fruizione. Non credo per che ci sia gi una letteratura globale nel senso di mondiale. Come ho detto, le differenze tra lOccidente e le altre culture sono ancora profonde. N credo che una letteratura mondiale possa nascere nel prossimo secolo. Altra cosa la comunicazione, che gi esiste su scala planetaria. Ma la comunicazione non produce letteratura. Internet ad esempio, nonostante alcuni si ostinino ad affermare il contrario, non pu nemmeno influenzare il ritmo della letteratura. Io sono daccordo con Eco quando dice che il libro non scomparir, per lo meno sulla terra, in quanto uno di quegli oggetti fondamentali, come le forbici o il martello, la cui estetica e la cui funzionalit pu essere migliorata, ma la cui struttura ormai fissata. Finch dunque esister il libro come supporto fisico alla letteratura, certe strutture del linguaggio letterario, al di l degli arretramenti o dei salti in avanti delle avanguardie, seguiranno unevoluzione propria che prescinde dai meccanismi e dalle strutture della comunicazione.

Il Bananero Assoluto e il Mago dei tappeti volanti di Antonio Tabucchi, da MicroMega 5/2001 Cera una volta una Repubblica delle Banane. E in tale repubblica cera un uomo ricco, straricco, cos ricco che era il pi ricco della Repubblica delle Banane e persino il pi ricco della Confederazione dellUvapassa a cui la Repubblica delle Banane apparteneva. E tale uomo straricco, che non si sapeva come diavolo avesse fatto a diventarlo, possedeva quasi tutti i mezzi di informazione di quella repubblica: televisioni a iosa, giornali a iosa, settimanali a iosa, case editrici a iosa. Che iosa. E siccome quel signore straricco aveva anche un sacco di conti aperti con la giustizia, un consigliere che si era comprato (perch lui si comprava tutto e tutti) gli sugger: fatti eleggere Bananero Assoluto e poi fatti la giustizia a tua misura, di retta. Il signore straricco trov che era unottima idea: fond il partito di Forzabanana e con tutti i mezzi di informazione che possedeva inond la repubblica di propaganda di s e si freg le mani perch era sicuro di essere eletto Bananero Assoluto. I suoi slogan preferiti erano: Una banana pi sicura e Pi banane per tutti. Senonch gli altri paesi membri della Confederazione dellUvapassa ebbero unimpennata, perch videro i mercati della Confederazione in pericolo, inondati da tonnellate di banane. E si misero a strillare: non vale! non vale! quella una repubblica delle banane! una minaccia per la Confederazione, se quello vuole stare con noi deve vendere le sue telebanane, questa la legge comune dellUvapassa. I cittadini della Repubblica delle Banane che si apprestavano a eleggerlo, cominciarono a inquietarsi. Ah, ma allora cos? si chiedevano, noi non viviamo nella Confederazione dellUvapassa, viviamo in una misera repubblica delle banane di cui quello strariccone vuole diventare il Bananero Assoluto! E gi si preparavano a mandarlo al macero, quando Quando arriv il Mago Merlino, come vuole ogni brava favola, sia pure una favola da repubblica delle banane. E il Mago Merlino era molto stimato e aveva grande peso tra la cittadinanza perch apparteneva a una dinastia di maghi che sin dai tempi dei tempi avevano fabbricato nelle loro officine tappeti volanti in quantit per i bananesi di tutti i ceti: dai tappeti di grossa cilindrata ai tappetini utilitari, e non di rado, quando si era trovato in difficolt economiche, la Repubblica gli aveva dato un aiutino. Il Mago, nei suoi laboratori, aveva avuto come aiutante un apprendista stregone che arrivato allet pensionabile si era comprato anche lui qualcosina con i sudati risparmi, tipo un gruppo editoriale con qualche giornale annesso. E il Mago, un bel giorno, proprio quando il signore straricco stava disperando di diventare Bananero Assoluto a causa delle critiche della Confederazione, afferr a volo il microfono di un cronista di passaggio e pronunci queste solenni parole: ma che banane e ananassi, la nostra non affatto una repubblica delle banane, una frutta pi seria perfino delluvapassa, giusto che il signore straricco diventi capo di tutti noi perch un esimio Signor Tuttifrutti, tuttifrutti del suo lavoro. Dopo di che telefon al signore straricco e gli disse: io ti avevo promesso il mio aiutino e te lho dato, ma tu ora devi far vedere che sei serio: questa non mica la repubblica delle banane, se vuoi diventare un vero Bananero mi vendi tutto il tuo gruppo al prezzo di una minibanana e io e il mio stregone ti facciamo il favore di comprartelo, e guarda che ti conviene.

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E detto fatto, tutto and come doveva andare nella Repubblica delle Banane. E tutti (cio i protagonisti di questa favola) vissero felici e contenti. Lettera aperta al Presidente della Repubblica sullItalia dei cittadini e lItalia di merda di Antonio Tabucchi, da MicroMega 2/2001 Illustrissimo Signor Presidente, il nome proprio che designa un Paese pu essere usato in compagnia di vari aggettivi e significati. Esempi: un aggettivo geografico obiettivo (la Francia un paese esagonale), un significato antropologico esaltativo (lItalia un paese di santi, di navigatori e di poeti), un aggettivo economico rallegrante (gli Stati Uniti sono un paese ricchissimo), un significato economico sconsolato (lAbissinia un paese affamato), in termini militari critici (lex Jugoslavia un paese facinoroso), uno specificativo politico spregiudicato (lAfghanistan un paese di merda) eccetera. Anche lArgentina di Videla era un paese di merda, ora non lo pi: Lei lo sa meglio di me perch lha visitata recentemente. Similmente Nazione un termine di vasto significato. Il Grande Dizionario della Lingua Italiana di Salvatore Battaglia cos lo definisce: Gruppo umano di presunta origine comune ed effettivamente caratterizzato dalla comunanza di lingua, di costumi e di istituzioni sociali ed eventualmente unificato e consacrato in forma politica o pre-politica. Esso qualcosa di propriamente diverso da un vocabolo che esprime un concetto a lui precedente e in qualche misura superiore: la parola Popolo. Quando Lei si dirige con un discorso ufficiale allItalia, Lei parla al Popolo italiano, cos come quando un giudice emette la sentenza di un tribunale lo fa in nome del Popolo italiano, e cio a nome di tutti quei cittadini che sono raccolti nei confini di uno Stato e che sono soggetti alle leggi e alle istituzioni di quello Stato. Non a caso il termine Nazione, con sapore pi ufficiale e politico (e con la sua variante di Patria), stato usato in circostanze esaltanti per quel Paese (lIndipendenza, ladesione allOnu eccetera) o in tristi circostanze, allorch un governo (o un singolo individuo) prendeva decisioni che non scaturivano da una diretta volont del Popolo ma rispondevano a scelte politiche o istituzionali a cui quel Popolo era subordinato. Gli esempi nella nostra Europa sono numerosi: Francisco Franco non si autodefiniva Caudillo per volont del Popolo spagnolo, ma per la Patria e la Grazia di Dio; la raccolta delle fedi nuziali durante il regime fascista era loro per la Patria; Milosevic, fino al momento della caduta del suo regime, ha sempre agito in nome della Nazione Jugoslava. Ora succede che alcuni giorni or sono un attore italiano, Daniele Luttazzi, in un programma televisivo, rivolgendosi a un giornalista che presentava un libro di documenti, in giro da mesi e mai denunciato da chicchessia, abbia pronunciato questa frase: Apprezzo il suo coraggio in questItalia di merda. Tale frase si attirata il rimprovero di alcuni politici, dei presidenti della Camera e del Senato (e, stando ai giornali, anche la Sua riprovazione, Signor Presidente), ma soprattutto ha valso al signor Luttazzi una denuncia per vilipendio alla Nazione. Vorrei sottolineare il fatto che tale denuncia non venuta da un singolo o pi cittadini italiani che si sono sentiti lesi nella loro dignit, ma da una Procura della Repubblica, la quale evidentemente ha creduto di farsi interprete della collettivit del Popolo italiano. E che Luttazzi non sia stato denunciato da singoli cittadini, ma da una Procura logico, perch evidente che con la sua frase egli non si riferiva tanto ai cittadini italiani quanto alle Istituzioni che reggono il nostro Paese. Se durante il regime franchista un cittadino spagnolo avesse detto: Questa Spagna di merda, non si sarebbe riferito, evidentemente, al popolo spagnolo nella sua collettivit, ma al regime che quel popolo doveva sopportare. Analogamente un cittadino jugoslavo che durante il regime di Milosevic avesse detto questa Jugoslavia di merda, non si sarebbe riferito a tutti i suoi connazionali, ma al regime di Milosevic, che teneva in suo potere la Jugoslavia. ( Vorrei far notare per inciso che quando la Nato ha bombardato Belgrado non ha fatto sottili distinzioni fra coloro che imponevano il regime di Milosevic e coloro che lo subivano, coloro che dicevano questa Jugoslavia di merda, cio gli stessi che proprio in questi giorni hanno arrestato il dittatore e ai quali sicuramente qualche bomba pure toccata. Ma questa una questione fuori tema rispetto al motivo per cui Le scrivo questa lettera.) Il motivo per cui Le scrivo, Signor Presidente, unanalisi di questa nostra Nazione, cio delle Istituzioni e dei Governi che hanno retto e reggono il Popolo italiano. E credo che ci sia non solo consentito, ma legittimo per un cittadino di questo Paese. La mia analisi prevederebbe un lungo elenco e cercher dunque di essere sintetico. Essa comincia dallinfanzia della Repubblica, a dimostrazione che lo Stato in cui era stata concepita non era un padre esemplare. A tal punto che oggi, a 55 anni dalla sua nascita, si potrebbe dire che lItalia non una Repubblica fondata sul lavoro, ma una Repubblica fondata sulle stragi. La prima quella di Portella della Ginestra, del 1947, quando la Repubblica muoveva appena i primi passi. Essa fu attuata fisicamente dal bandito Giuliano, che difendeva gli interessi reazionari degli agrari e dei separatisti siciliani (cito dallEnciclopedia Universale

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Garzanti). Ma Giuliano fu ucciso dal suo cugino e luogotenente Gaspare Pisciotta, che avrebbe potuto fare i nomi dei mandanti. Solo che costui mor avvelenato in carcere e i mandanti rimasero sconosciuti. Si trattava ovviamente di un carcere italiano. Tralascio per brevit alcune preoccupanti anomalie successe nel frattempo, come tentati colpi di Stato sventati (o rivelati) non dalle Istituzioni ma da coraggiosi giornalisti, per venire a una strage che segna linizio di una serie di nefandezze compiute sulla pelle degli italiani e che resta oscura come quelle che lhanno seguita. Mi riferisco alla strage della bomba alla Banca dellAgricoltura di Milano del 12 dicembre 1969. Dopo un tentativo da parte delle forze di polizia e del Ministero dellInterno di trovare dei capri espiatori negli anarchici Valpreda e Pinelli (quel Giuseppe Pinelli trattenuto illegalmente nella Questura di Milano e morto per malore attivo, come recita la sentenza conclusiva del caso), dopo un interminabile iter giudiziario che port il processo ad Avellino, vede tuttora impuniti i veri responsabili, molti dei quali scomparsi o rifugiati allestero. Oggi, alla riapertura del processo, il generale Maletti, pezzo grosso dei Servizi Segreti di questo Stato, rientrato con un salvacondotto dal Sudafrica dove ha riparato, viene a testimoniare, senza per fare i nomi, rivelando che i nostri (vorrei dire i loro) Servizi Segreti, in collaborazione con i Servizi Segreti di un paese estero, erano implicati in quella vicenda assassina. Cosa che gli italiani sapevano gi da tempo, cos come sanno altre cose, a somiglianza di quellIo so pronunciato da Pasolini poco prima di essere assassinato. Un Io so che conosce la provenienza di bombe e di stragi, ma che purtroppo non pu fornire prove. Il seguito una litania che tutti conosciamo e di cui Lei, come primo cittadino, pi al corrente di tutti. La strage di Piazza della Loggia a Brescia. Le bombe sul treno Italicus. La strage alla Stazione di Bologna. La strage di Ustica. E ancora: loscura morte di Enrico Mattei. Il rapimento e lassassinio di Aldo Moro. Gladio. La loggia segreta P2. Il crac del Banco Ambrosiano e lassassinio dellavvocato Ambrosoli. Lavvelenamento di Sindona (anchesso in un carcere italiano). Le stragi di Capaci e di via DAmelio: Falcone e Borsellino. La corruzione privata e pubblica: Tangentopoli. Lei sa, Signor Presidente, che lItalia ospita nel suo seno un piccolo Stato extracomunitario, il Vaticano. Ma pare che sia esso ad ospitarci, visto che si permette di condizionare ad ogni minuto la nostra vita pubblica e politica. Tanto che i rappresentanti dei nostri partiti (da Lei peraltro richiamati al senso dello Stato) vanno a consultarsi pre-elettoralmente con un cardinale. Lei sa che una Bicamerale (per fortuna fallita) ha lavorato per cambiare la nostra Costituzione, e che un uomo politico dei nostri giorni si ripromesso di farlo non appena salir al potere. Le chiedo: non crede che sarebbe pi opportuno rivedere quei Patti Lateranensi stipulati da Mussolini e confermati da un ministro poi condannato per corruzione e morto latitante in un paese estero, lonorevole Craxi? Lo sa che lItalia lunico Paese dellUnione Europea a mantenere con il Vaticano dei Patti che non si addicono a nessuno Stato laico? E se ci si scandalizza o si denuncia il signor Luttazzi per aver pronunciato quella frase, perch non si denuncia un rappresentante delle Istituzioni quando dichiara che anche i ragazzi di Sal avevano i loro ideali? Certo che li avevano: erano ideali di sangue e di morte come i nazisti a cui si ispiravano. Non esiste forse un articolo di legge che si chiama apologia di reato? E perch una qualche Procura della Repubblica non ha denunciato per offesa al Capo dello Stato certi onorevoli che, come si letto sui giornali e ascoltato in televisione, hanno pronunciato nei Suoi confronti frasi oltraggiose? E perch la magistratura italiana non ha spiccato un pronto mandato di cattura per quei tre o quattro marines americani che sono venuti a far stragi sul territorio del nostro Paese, recidendo con una bravata una funivia a Cermis? Perch si lasciato che venissero impunemente riportati nella loro America dove sono stati lasciati andare liberi e contenti? Lei sa, Signor Presidente, che nel nostro Parlamento siedono degli individui sui quali gravano pesantissimi capi di imputazione. Ma costoro non andranno mai sotto processo perch godono di una bellissima trovata: la cosiddetta immunit parlamentare. Perch questa immunit, Le chiedo? Sono forse cittadini pi cittadini degli altri? Lei il Capo della Magistratura, Le pare normale che un Deputato della Repubblica dica in televisione Giudici porci assassini e non venga arrestato seduta stante? Perch in Italia, unico Paese in tutta la Comunit Europea, esiste listituto giuridico del pentito? E perch di tale bizzarro istituto si fa un uso cos discrezionale al punto che un solo pentito, in assenza di prove probanti, pu far condannare tre uomini a 22 anni di reclusione mentre dodici pentiti, nella stessa situazione, non hanno nessun valore di credibilit? Che significa questo? Che ci sono pentiti pi pentiti di altri? Lei sa che lex Procuratore Capo di Palermo, il dottor Giancarlo Caselli, silurato nella sua operativit e creato ammiraglio a Bruxelles affinch non possa pi nuocere, ha recentemente pubblicato un libro nel quale denunzia amaramente la collusione fra potere mafioso e potere politico e tutti gli ostacoli che ha incontrato allorch ha cercato di sciogliere questo intreccio. LItalia che ha fatto questo a un bravo servitore dello Stato, Le pare una bella Italia, Signor Presidente? Ritengo sia una misura di civilt che il giudice di sorveglianza abbia concesso a Francesca Mambro, condannata a vita e autrice di molti delitti, di trascorrere il periodo di maternit agli arresti domiciliari. Ma perch mai Silvia Baraldini, che non ha mai commesso reati di sangue, che gravemente malata di cancro e che gli Stati Uniti hanno dovuto alla fine restituire allItalia come vuole la Convenzione di Strasburgo di cui per anni si sono fatti beffa, non pu avere gli arresti domiciliari? semplice: perch

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cos vogliono gli Stati Uniti. Lei non prova imbarazzo nel sapere che il Ministro della Giustizia del Paese di cui Lei il Presidente prende ordini dallAmbasciatore degli Stati Uniti? Posso chiederLe se la mia vergogna anche la Sua? Lei ritiene plausibile che non in un Paese sudamericano, ma in una democrazia parlamentare occidentale, un uomo che possiede catene di giornali, case editrici e varie televisioni possa agire per linteresse pubblico e divenire Primo Ministro? Non pare anche a Lei che se cos fosse lItalia sarebbe definitivamente legata e imbavagliata? Non Le pare che un eccesso di potere di questo genere prefiguri una nuova forma di totalitarismo? A Lei sembra normale che un cantante di crociera diventi dal dire al fare uno degli uomini pi ricchi del mondo? Le pare legittimo che gli italiani vogliano sapere come nata la sua fortuna, oppure no? E quali crede diventerebbero le Sue prerogative e le Sue funzioni (e quelle del Suo successore) se tale personaggio diventasse davvero Primo Ministro? Lei sa, perch lavr ascoltato con le sue orecchie, che un Primo Ministro italiano, lonorevole Giuliano Amato, lanno scorso a Bologna, commemorando lanniversario della strage della stazione, ha chiesto scusa a nome dellItalia ai familiari delle vittime. Che cosa vuol dire questo? Lei sa, infine, che il nostro Paese lunico in tutta lEuropa comunitaria a possedere una commissione parlamentare denominata Commissione Stragi. un nome sinistro, che farebbe rabbrividire un francese, un inglese, un olandese, un belga, uno spagnolo o un portoghese. Noi ci abbiamo fatto quasi il callo, perch con le stragi abbiamo dovuto convivere. Ebbene, Signor Presidente, lItalia che Le ho descritto, questo tipo di Italia, non Donna di provincie, ma bordello, secondo linvettiva dantesca, lItalia a cui certamente si riferiva il signor Luttazzi, ed lItalia che noi non vogliamo. Di fronte ad essa le parole del signor Luttazzi sembrano leggere e persino eufemistiche. Perch quellItalia l ha in s qualcosa di turpe, di tenebroso e di assassino. Se le macchie di questItalia saranno lavate, se la verit trionfer, se gli italiani potranno finalmente conoscere i colpevoli delle nefandezze che hanno dovuto subire, nessuno potr offendere questo Paese perch il popolo italiano innocente e pulito un popolo magnifico, lItalia innocente e pulita un Paese straordinario e merita di essere amata come lamiamo. Lei, Signor Presidente, un uomo che ha un passato che Le fa onore, un uomo che ha combattuto per la democrazia e la libert. Io ho fiducia in Lei. E mi auguro che, piuttosto che sentirsi offeso per le parole di un bravo attore (ma prima di tutto di un cittadino) che parla esprimendo il comune sentire che in questi anni stato espresso in centinaia di manifestazioni, di cortei, di assemblee, di riunioni sindacali, di interviste giornalistiche, di libri, di film, di spettacoli teatrali, possa fare quanto in Suo potere affinch i punti interrogativi di questa mia lettera siano sciolti, affinch gli italiani possano far luce sui buchi neri che oscurano la nostra giovane Storia. Con rispetto LAntifascismo, un valore irrinunciabile Lettera aperta al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. di Antonio Tabucchi, da MicroMega, aprile 2001 Illustrissimo Signor Presidente, domani il 25 aprile, giorno della Liberazione dal fascismo, della vittoria degli alleati sui nazifascisti e dei partigiani sui repubblichini, diventato, proprio per questi motivi, la festa nazionale, cio di tutti gli italiani. Perch sullantifascismo fondata la nostra Repubblica e in esso si riconosce la nostra Patria. Circa tre anni fa mi capitato di assistere alla cerimonia dellingresso delle spoglie mortali dello scrittore Andr Malraux nel Panthon di Francia. La cerimonia era presieduta da Jacques Chirac, presidente della Repubblica, che rappresenta la destra francese, politicamente seguace del partito di quel generale de Gaulle, di cui Malraux era stato ministro, che assieme alle sue truppe, con i partigiani francesi, aveva liberato la Francia dagli invasori nazisti. Ma Chirac non introduceva nel Panthon un ex ministro di de Gaulle (altrimenti a tutti gli ex ministri spetterebbe un onore simile), bens un eroe nazionale: il Malraux che da antifascista aveva combattuto nella guerra civile spagnola contro il franchismo e da partigiano nelle formazioni dellAlsazia contro i nazifascisti. In quella cerimonia lorchestra, al momento dellingresso del feretro nel Panthon, esegu linno partigiano e la Marsigliese. Lantifascismo, in Francia come in Italia, non infatti un optional: un tratto comune delle democrazie europee del dopoguerra. In Francia, non accettare il principio dellantifascismo significa essere esclusi dalla vita politica, secondo una rigidissima conventio ad excludendum (modellata nel Front Rpublicain) voluta proprio dalla destra gollista (destra niente affatto morbida); e Jacques Chirac ha preferito perdere le elezioni pur di tener fermo che non si chiedono i voti del partito di Le Pen. E che si possano fare accordi con Le Pen, seppure tecnici o sottobanco, ipotesi che non viene discussa in Francia neppure come

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tema accademico. De Gaulle ha imposto lantifascismo come orizzonte comune e invalicabile non solo dellessere democratici ma addirittura dellessere francesi: chi flirta con ogni formula di revisionismo fascistizzante o fascistoide, chi giustifica in qualche modo le ragioni di Vichy considerato un traditore della Patria. Anche in Germania lantifascismo in Costituzione, e reato penale negare o ridimensionare lo sterminio del popolo ebreo (cos come degli zingari, degli omosessuali, degli handicappati, degli oppositori politici a Hitler). In Spagna, anche quei rappresentanti della destra o esponenti che appartennero allala morbida del franchismo mai oserebbero oggi rivendicare tale regime. In Portogallo la festa nazionale (25 aprile anche l) la Festa della Rivoluzione dei Garofani, cio della liberazione dal salazarismo, e lattuale destra portoghese mai si sognerebbe di rifarsi ai princip di quel regime fascistoide. Sarebbe superfluo nominare il Belgio, lOlanda e la Danimarca, le cui democrazie escludono fermamente ogni rigurgito dei fascismi. Lantifascismo, dunque non un optional per nessuno, bens lirrinunciabile orizzonte comune dellattuale cittadinanza democratica europea. Ora succede che nel nostro Paese, la cui Costituzione nasce dalla Resistenza e si fonda sullantifascismo, la destra italiana guardi al nazifascismo con rinnovato affetto, tanto da consentire che i seguaci di quella ideologia che ha portato nella nostra Europa stermini e sciagure vengano legittimati, vezzeggiati, coltivati, permettendo loro una sfacciataggine e unarroganza che lede la nostra stessa Costituzione. Anche il partito dellonorevole Berlusconi, come hanno denunciato con allarme Alessandro Galante Garrone e Paolo Sylos Labini, ha compiuto il passo decisivo di un abbraccio funesto che lo qualifica apertamente come destra antidemocratica e parafascista, e proprio per questo si autoesclude dai valori dellEuropa: lalleanza elettorale con il movimento del nazifascista Pino Rauti, soggetto peraltro ancora indagato per strage dalla magistratura della Repubblica. Lanno scorso, Signor Presidente, Lei andato come avevano fatto i suoi predecessori Sandro Pertini e Oscar Luigi Scalfaro a rendere omaggio a nome dellintera Nazione alle 560 vittime trucidate dai nazisti a SantAnna di Stazzema, in provincia di Lucca, Comune medaglia doro al valor militare. Lei conosce la storia di quelleccidio, ma mi permetta di ricordarlo ai lettori che ne fossero eventualmente ignari. I nazisti, in assetto di guerra e muniti di lanciafiamme, mossero da tre parti. Una formazione part da Valdicastello, una seconda da Pietrasanta e una terza, dopo aver assassinato il parroco del paese, mosse da Mulina di Stazzema. Ecco quello che accadde nelle parole dello scrittore viareggino Manlio Cancogni, quando i nazisti arrivarono in paese: Gli abitanti erano spinti negli anditi, nelle stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti fossero spirati, era dato fuoco alla casa; e le mura, i mobili, i cadaveri, i corpi vivi, le bestie nelle stalle, bruciavano in ununica fiamma. Poi cerano quelli che cercavano di fuggire correndo tra i campi, e quelli colpivano a volo con le raffiche di mitragliatrice, abbattendoli quando con un grido dangoscia e di suprema speranza erano gi sul limitare del bosco che li avrebbe salvati. Poi cerano i bambini, i teneri corpi dei bimbi ad eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio della pistol-machine, e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento. E non avevano ancora finito. Scesero perci il sentiero della valle ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a sera. Leggo sui giornali lannuncio inaudito di un fatto, che promette di realizzarsi senza che le nostre Istituzioni facciano qualcosa per impedirlo: il 25 aprile a Lucca, a pochi chilometri dal luogo di quelleccidio, i neofascisti di Forza Nuova, con la complicit del Sindaco di Forza Italia (Alleanza di Forze, a quanto pare), signor Pietro Fazzi, celebreranno il gerarca fascista Pavolini in una palazzina comunale. Analogamente la stessa forza neofascista, sempre il 25 aprile, intende omaggiare Mussolini a Piazzale Loreto. Si tratta di manifestazioni di spregio alla Costituzione e alle leggi della Repubblica da parte di un neofascismo che nel nostro Paese ormai avanza a volto scoperto usufruendo di unincolumit sorprendente. un momento molto grave, e i cittadini non possono essere indifferenti alla scelta tra fascismo e antifascismo, n tantomeno equidistanti o neutrali. La nostra democrazia giovane e fragile, necessario dedicarle la massima vigilanza. Illustrissimo Signor Presidente, uno dei motivi della fiducia che ho in Lei e nella sua imparzialit, e che mi spingono perci a scriverLe, proprio il suo passato antifascista. Lei, che ha contribuito a portare economicamente lItalia nellEuropa, sa anche che tale Europa una realt politica concreta e operante. LEuropa non accetter che vengano irrise le conquiste della democrazia in un Paese come lItalia, cos come non lo vogliono tutti i cittadini che sono fedeli alla Costituzione della Repubblica. Con rispetto Antonio Tabucchi

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Le delusioni della presidenza Ciampi di Antonio Tabucchi, da MicroMega 4/2001 Molti si sono scandalizzati in Italia per la legge sulle rogatorie del governo Berlusconi. Si risentita lopposizione, che ha dato battaglia in parlamento, si sono scandalizzati numerosi opinionisti, osservatori politici, parte della stampa, almeno quella pi democratica e indipendente, e unopinione pubblica che si manifestata sui giornali appellandosi al capo dello Stato. Lo posso capire, ma personalmente ritengo che ci sia poco da scandalizzarsi. Non so che cosa ci si aspettava da un personaggio che ha pesanti pendenze giudizarie e un impero economico di cui non si mai conosciuta la provenienza. Che cosa ci si aspettava, infine, da uno stuolo di uomini che si dice siano a lui molto vicini in affari, magari con incarichi parlamentari o istituzionali, che se processati con rogatorie rapide e concrete potrebbero forse cambiare le loro poltrone con un tavolaccio delle patrie galere. Inoltre questa legge poteva essere stata varata in maniera pi conforme a come avrebbe voluto lopposizione nella scorsa legislatura, quando lopposizione di oggi era maggioranza. La maggioranza di allora non riuscita a farla passare, lamentandosi che lopposizione glielo ha impedito. Se una maggioranza si lascia superare dallopposizione quando maggioranza, e se non riesce a opporsi alla maggioranza quando opposizione, cosa viene a piangere? Mi pare una domanda logica. Quello che mi pare sorprendente che gli stessi parlamentari che hanno tanto gridato allo scandalo non abbiano manifestato a sufficienza il loro stupore per il fatto che il giorno prima della discussione della legge in Senato il presidente della Repubblica avesse offerto una colazione di lavoro (lespressione del portavoce del governo) al capo del governo e a molti suoi ministri: in pratica a tutto il governo Berlusconi. Non ho mai avuto notizie di un altro paese dellEuropa comunitaria in cui il capo dello Stato, il giorno prima della discussione di una legge tanto controversa e importante al punto di incidere sulla vita giudiziaria di unintera nazione, abbia invitato il governo di turno a pranzo. Nella mia ingenuit politica ho sempre pensato che una familiarit cos stretta fra due cariche istituzionali cos distinte, dove una ha funzioni esecutive e laltra di controllo delle istituzioni, si verificasse solo in certe paesi dellAmerica latina. Evidentemente no. vero che il Quirinale ha poi specificato che la colazione di lavoro concerneva problemi europei, e non la legge in questione. Non dubito che sia vero. Ma forse che quella legge non riguarda problemi europei? Si tratta di rogatorie internazionali, dunque di problemi di politica estera. E poi, alla vigilia di una legge cos conflittuale e con la tensione avvertibile nel paese, non sarebbe stato pi elegante rimandare la conversazione di un paio di giorni o trasformarla in un colloquio formale, senza tanta intimit di pietanze? Certo, ognuno libero di invitare a cena chi gli pare, cos come io sono libero di esprimere le mie considerazioni su tanta familiarit. logico, siamo in democrazia. Con lo stesso clamore con cui si erano scandalizzate per la legge votata dal governo, le stesse persone si sono mostrate sorprese che il capo dello Stato abbia firmato seduta stante una legge cos battagliata. Ma nessuno degli scandalizzati ha aggiunto la considerazione logica pi elementare: cio che se un presidente della Repubblica, la mattina mentre prende il caff, controfirma una legge votata la notte precedente, vuol dire che a lui quella legge piace. Questo elementare, direi ai tanti Watson del nostro paese. Ora, nessuno pretende che un capo dello Stato si opponga a una legge votata regolarmente in un parlamento democratico (anche se altri presidenti lo hanno fatto) e nemmeno che voglia suscitare conflitti istituzionali. Ma se avesse lasciato passare anche un solo pomeriggio poteva significare che ci stava pensando su, che aveva qualche dubbio. Evidentemente non aveva nessun dubbio: ce lo dice la logica. Che dire poi della raccomandazione fatta dal capo dello Stato (secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, quotidiano non certo scandalistico) a Bush padre affinch suo figlio prenda in maggiore considerazione lonorevole Berlusconi? Chi fa una raccomandazione del genere vuol dire che ha considerazione per chi sta raccomandando. Voi ve la sentireste di raccomandare una persona che non stimate? Certamente no, e questo logico. Un altro esempio: lopposizione ha criticato duramente il presidente del Senato, Pera, accusandolo di avere condotto la seduta in maniera scorretta. Il giorno dopo il capo dello Stato ha manifestato pubblicamente la sua stima al presidente del Senato. Se il presidente della Repubblica elogia loperato del presidente del Senato significa che daccordo con lui: questo logico. stato affermato che, nei giorni del G8 di Genova, quando la polizia entrata nella scuola Diaz, e poi durante gli arresti della caserma di Bolzaneto, c stato un vuoto costituzionale: la polizia avrebbe usato metodi cileni, violandi diritti umani e usando una violenza gratuita che infrangeva ogni regola costituzionale. Lonorevole Berlusconi apparso in televisione annunciando agli italiani che la polizia ha fatto solo il suo dovere. Il capo dello Stato ha preso uniniziativa inedita in Europa, dove i presidenti della Repubblica nei momenti gravi del proprio paese di solito si rivolgono da soli alla nazione, ed apparso in televisione a fianco del presidente del Consiglio, confermando con la sua sola presenza le parole di questultimo. Vi pare che il garante della Costituzione avrebbe preso questa iniziativa se non fosse stato convinto che Berlusconi aveva ragione? Ove la magistratura

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accertasse che ci sono stati abusi si potrebbe dire che il capo del governo ha mentito volutamente (perch un primo ministro non pu ignorare le iniziative della propria polizia) e che dunque il capo dello Stato avrebbe appoggiato incautamente parole menzognere. logico. Infine, in questi giorni, c la lettera del capo dello Stato al presidente americano Bush. Dagli ampi stralci riprodotti sui giornali mi pare una lettera amministrativa, dotata di una retorica di circostanza, priva di argomenti di diritto internazionale validi, che ricorda solo (giustamente) lenorme contributo degli Stati Uniti alla guerra contro il nazismo, ma che non fa nessuna allusione alla sconsiderata politica estera americana del dopoguerra e a tutto ci che gli Stati Uniti hanno poi combinato nel mondo (ripristino dello sci in Iran, Guatemala, Vietnam, Cile, Afghanistan, Iraq eccetera). In sostanza non altro che un lasciapassare, una sorta di credenziale per lonorevole Berlusconi che dopo una lunga lista dattesa finalmente ricevuto alla Casa Bianca. Il capo dello Stato non aveva nessun obbligo di scrivere questa lettera. Scrivendola, e ricalcando in parte le parole di Berlusconi, soprattutto nellimpegno militare, egli sposa totalmente, in un momento delicatissimo del mondo, una strategia bellica che il governo Berlusconi ha incondizionatamente sposato e sulla quale molti osservatori e giuristi internazionali esprimono forti dubbi. La miglior maniera per combattere il terrorismo saranno i bombardamenti? Per il governo italiano senza dubbio s, e anche per il capo dello Stato. logico. Ma temo che nella sua lettera di impegno alla lotta contro il terrorismo internazionale il capo dello Stato faccia un salto di logica laddove afferma che lItalia si impegner anche contro le ramificazioni finanziarie del terrorismo stesso. Non so come si possa affermare questo con tanta sicurezza dopo che in Italia passata una legge con valore retroattivo (le ultime leggi con valore retroattivo, in Francia, sono state quelle del regime di Ptain, mi permetto di ricordarlo allonorevole Berlusconi e al presidente della Repubblica: Vichy) che impedisce in pratica alla magistratura di fare luce sui possibili intrugli finanziari che certi capitali italiani imboscati in Svizzera o a Santo Domingo possono avere intrecciato con il frastagliato impero finanziario di bin Laden. Chi ci assicura che certi oscuri arcipelaghi di societ off-shore non collaborino a produrre altro denaro per bin Laden? Il denaro, si sa, non ha consapevolezza, come un organismo che si riproduce per partenogenesi. Questo il presidente della Repubblica italiana dovrebbe saperlo, perch non un politico, ma un economista. Su Business Week di questa settimana c un articolo molto negativo sulloperato del governo Berlusconi. Sul Guardian del 29 settembre (ripreso da Le Monde del 14 ottobre), un grande articolo della scrittrice indiana Arundhati Roy, fortemente critico sui bombardamenti americani in Afghanistan. Ma ho limpressione che al Quirinale si presti maggiore attenzione a La Padania che a Business Week, The Guardian o Le Monde. logico: le loro posizioni coincidono. Un altro esempio, anchesso semplice. In Italia il capo dello Stato il garante della Costituzione, cio delle istituzioni. Se un presidente del Consiglio gli sottopone lapprovazione del suo governo, e in questo governo il ministero delle Riforme istituzionali affidato a un signore che si chiama Umberto Bossi, e il capo dello Stato lo approva, cosa significa a vostro avviso? Che il garante delle istituzioni ha piena fiducia in quel ministro. Voi lo scegliereste mai come fattore uno che vuole fare a pezzi la vostra propriet? Certamente no. Se il garante delle istituzioni lo ha scelto, vuol dire che costui degno della fiducia di tutti gli italiani: logico. Ma forse questa la logica di uno scrittore, e cosa pu interessare in un paese come lItalia la logica di uno scrittore? La logica dei politici, quale che sia, sempre unaltra. O forse la stessa, camuffata da unaltra. Capisci gli uomini per capire un paese, diceva Montesquieu. Ci sono altre leggi allorizzonte: conflitto di interessi, falso in bilancio, rientro dei capitali dallestero ripuliti. LEuropa logicamente guarda allItalia con diffidenza. Ma la logica italiana segue altri percorsi, anche se vuol far credere di seguire la stessa logica. Resta da vedere se gli americani, che godono della reputazione di ingenuit, per la legge sulle rogatorie crederanno a La Padania e ai giornali di Berlusconi o a Business Week; alle garanzie del presidente della Repubblica italiana o allallarme manifestato dallEuropa e dal procuratore di Ginevra Bernard Bertossa, che di conti oscuri allestero se ne intende. Gli Stati Uniti hanno avuto seimila vittime e hanno capito che oltre che nel fanatismo il terrorismo si annida anche nei paradisi fiscali. LItalia fa due passi avanti come un fedele alleato e contemporareamente fa tre passi indietro nel favorire lopacit finanziaria. Questa logica tipica della commedia dellarte, dellArlecchino servitore di due padroni, avr ancora sussistenza dopo lundici settembre? A casa, signorini! di Antonio Tabucchi, da MicroMega 6/2001 Se Berlusconi ha vinto, anzi, stravinto, anche vero che la sinistra ha perso, anzi, straperso. Credo che questo sia il punto di vista pi appropriato perch si colloca a sinistra. Le responsabilit in termini numerici oggettivi di questa disfatta potrebbero essere

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addossate a Fausto Bertinotti, uomo che lavora per lavversario da anni, tanto da far sospettare che in fondo della destra sia un sostanziale alleato. Sommato a quella mina vagante, seppure dotato di innegabile carica umana, che lonorevole Di Pietro al quale sempre di pi pare appropriata una toga che un seggio di parlamentare. Ma le responsabilit in termini numerici dei gol subiti da una squadra non eliminano le responsabilit dei suoi dirigenti e dei suoi allenatori. Ragioniamo pure in termini calcistici, se ce lo consentono, visto che le ideologie non ci sono pi, i valori sono andati al Creatore, i princip valgono meno che zero, le elezioni assomigliano sempre di pi a un campionato e lItalia a uno stadio di calcio. Gli italiani sono un popolo furbo, hanno sempre dato ragione a Machiavelli e torto a Guicciardini, Leopardi vedeva le mura e gli archi sui quali ora sta crescendo il rampicante della new economy e della globalizzazione che tutto avviluppa nel suo abbraccio mortale. Ma gli italiani di calcio se ne intendono. E allora: la squadra perdente non sa giocare. La squadra un disastro. Allattacco non fa un gol e in difesa una frana. Si cambiato Zoff per una sola partita persa (fu Berlusconi a chiederne le dimissioni): si cambino allenatori e dirigenti, che hanno fatto una squadretta di abatini (cos Gianni Brera chiamava la nazionaluccia di Rivera e Mazzola che faceva tanti passaggi eleganti e non tirava mai in porta), che ha trascorso cinque anni a fare la melina. Ritirarsi: questo hanno il dovere di fare certi strateghi alla Sacchi tutti schemi e geometrie che hanno impostato la squadra dei Ds in questa legislatura. In cinque anni si sono fatti passaggi trasversali. Hanno messo la palla al centro della Bicamerale. Non hanno richiamato lattenzione dellarbitro quando la squadra avversaria toccava platealmente la palla con le mani (dico conflitto dinteressi e anti-trust) anzi, hanno fatto finta di non vedere il fallo e hanno protestato al posto dellavversario quando larbitro fischiava perch lavversario era entrato a gamba tesa (dico il clima anti-giudici che i Ds hanno caldeggiato). A casa, signorini. Questo hanno il dovere di chiedere gli onesti che si sono battuti per loro mettendosi in prima fila e ricevendo gi la notte delle elezioni lintimidazione di un sedicente giornalista che pareva indicasse di andarli a cercare casa per casa. Vedremo se lintimidazione riuscir agli intimidatori. Pensiamo di no. Quelle persone stanno l, tranquille, in tribuna e sulla curva. Hanno pagato il biglietto, non sono entrati gratis, non fregano il fisco. Sono cittadini italiani ed europei. Parlano qui come parlano allestero, sanno come giocano altrove le squadre corrette, cosa sono i campionati transnazionali. A casa i dirigenti di una squadra che non sa battersi lealmente con la squadra avversaria ma che ama il flirt e le partite amichevoli (si intenda gi stabilite). Quelli, a casa. Questo linvito che deve fare loro il popolo della sinistra. Se se ne andranno a pescare o a far la vela, anche lambiguo Bertinotti svanir con loro perch non avr pi ragione di esistere. Si riprender la partita. In svantaggio, ma con armi pari. Manifesto della parola di Antonio Tabucchi, da MicroMega 2/2002 1. Ci sono varie forme di dittatura. In Italia in atto una Dittatura della Parola. 2. Perch la parola doro. E la possiede una sola persona, un uomo politico che contemporaneamente il Capo di un Governo e il padrone di tutti i media che trasportano la parola. 3. LItalia solo apparentemente appartiene alla democrazia europea. In realt una forma orientale alla maniera di Eliogabalo. Nel novembre del 2001 un settimanale fece uninchiesta, alla maniera dei settimanali di Eliogabalo, intitolata Scrittore, perch non parli?. il caso di ripetere la domanda. Perch se eventualmente uno scrittore contraddice il fracasso assordante delle parole di Eliogabalo, ecco che da pi parti si alzano voci autorevoli elogiando il silenzio. 4. Ma lelogio del silenzio non si pu fare con le parole. Per coerenza andrebbe fatto in silenzio. Coloro che invocano il Silenzio utilizzano la Parola. Anche gli scrittori che elogiano il silenzio. Ma a chi chiedono il silenzio coloro che elogiano il silenzio? Lo chiedono forse a Eliogabalo? O agli strilloni di Eliogabalo? O ai maggiordomi di Eliogabalo? O ai centurioni di Eliogabalo? O agli schermi televisivi di Eliogabalo? O ai bandi stampati di Eliogabalo? No. Lo chiedono a Voi che avete osato dire una parola contro Eliogabalo e contro limpero di parole di Eliogabalo. 5. Perch nel Regno di Eliogabalo non solo la parola doro. Anche il silenzio doro. 6. Ma il proverbio dice che chi tace acconsente. 7. La parola doro ma pu essere anche di piombo. Si legge nel Vangelo che certi individui utilizzati dal Sinedrio usavano la sica sotto il mantello. La sica era il loro strumento di lavoro. Un pugnale corto e affilato, dal colpo mortale. Sotto il mantello dei loro programmi e dei loro giornali gli agenti di Eliogabalo portano parole affilate come siche. Pum, pum, e sei morto, se non rispetti il silenzio. Parole di piombo.

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8. Nel Regno di Eliogabalo si impone il silenzio a colpi di pistola catodica. 9. Occhio: hai detto una parola contro il Regno di Eliogabalo. Il banditore di Eliogabalo, nel suo programma televisivo, affermer che tu stai con i terroristi. Un colpo di pistola catodica sparato come il pungiglione di una vespa. Vespa mortale. 10. Eliogabalo feroce. Spara. E soprattutto fa sparare pistole catodiche. Mi chiedo: giusto tacere davanti alle pistole catodiche di Eliogabalo? 11. Cito da unencilopedia medica: LARINGE: organo cavo semirigido costituito da cartilagini collegate tra di loro da legamenti e muscoli. Le sue funzioni principali sono: 1) la respirazione; 2) la fonazione, cio la formazione dei suoni determinata dalle contrazioni dei muscoli chiamati corde vocali. 12. La fonazione, cio la favella, la facolt di cui la Natura (per chi preferisce: Dio) ha dotato gli uomini affinch si distinguano dagli animali. La parola ci contraddistingue come creature vive e pensanti. Senza di essa saremmo dei bruti. E fatti non fummo a viver come bruti, come vorrebbe Eliogabalo. 13. Perch il silenzio uccide, la parola crea. In principio era il Verbo e il Verbo era la Vita. E questo Vangelo. 14. Io parlo perch sono. Quando la mia gola sar piena di terra smetter di parlare. Allora sar il silenzio. Mi attende uneternit di silenzio. Ma prima che arrivi il silenzio eterno, voglio usare la mia voce. La mia parola. 15. Io parlo perch sono uno scrittore. La scrittura la mia voce. Uno scrittore che non parla non uno scrittore. Non niente. Vogliono riempire la mia gola di terra? Si sbagliano. 16. Ma anche Voi dovete parlare. Perch tutti dobbiamo parlare. per questo che la Natura ci ha fatto creature umane. Se direte anche un solo NO la Vostra Natura Umana sar salva. Se restate in silenzio avrete riempito da soli la Vostra bocca di terra. Sarete solo degli orecchi che ascoltano le pistole catodiche di Eliogabalo. Il che esattamente quello che Eliogabalo vuole da Voi. 17. Siete sicuri che volete delegare le poche parole che nella vita avete da dire agli imbonitori di Eliogabalo che ogni giorno vi parlano dalla stampa di Eliogabalo e dai tubi catodici di Eliogabalo? 18. Attenzione: Eliogabalo sta preparando una legge grazie alla quale la Vostra bocca sar piena di terra e Voi sarete solo degli orecchi pronti a ricevere i messaggi di Eliogabalo. Con questa legge egli sar simultaneamente il Vostro Capo politico e il Vostro Capo spirituale. Nel Regno di Eliogabalo tale stratagemma eufemisticamente chiamato Legge sul conflitto di interessi. In realt la legge del Silenzio. Un silenzio di tomba in cui parleranno solo Eliogabalo, i maggiordomi di Eliogabalo, gli strilloni di Eliogabalo, i sicofanti di Eliogabalo. 19. Il Regno di Eliogabalo realizza un sogno previsto anni fa in Italia dai compari di Eliogabalo. Prendete la lista di quei compari, guardatela con cura, forse avrete delle sorprese. E magari dei sospetti. Perch questo il momento dei sospetti. 20. Dichiaro aperta lera del sospetto. Sospettate di tutti, anche di chi vi invita ai canti di fratellanza, e soprattutto dei padri putativi. Non tutti sono dei buoni falegnami, e non si sa mai quali figli prodighi possono proteggere. 21. Il piano previsto anni fa dai compari di Eliogabalo si chiamava in altro modo, ma oggi possiamo chiamarlo Piano di Rinascita del Bavaglio. Un bavaglio che garantisce il silenzio. 22. Attenzione. Il Regno di Eliogabalo pieno di maestri. Piccoli maestri. Si spacciano per buoni maestri ma sono cattivi, molto cattivi. E ingiungono alla scolaresca: Bambini, voi dovete parlare solo di cose nobili, nobilissime. Non sta bene parlare di esigenze corporali. Il primo che reclama di andare al gabinetto sar punito, perch non si tollerano esigenze volgari. Pensate al Poeta-Vate. Egli dice: Taci. Su le soglie/del bosco non odo/parole che dici umane/ma odo parole pi nuove/che parlano gocciole e foglie lontane./Piove(1). Cos dice il Poeta-Vate: Taci. E voi dovete tacere. E ascoltare che piova sui mirti divini, sulle ginestre fulgenti e sulle coccole aulenti. 23. Attenzione. Larte di tacere il Regno di Eliogabalo lha conosciuta dal 1922 al 1945. una vecchia pratica tipica di ogni regime. Si chiama pratica delle coccole aulenti. In Italia i Grammatici delle coccole aulenti hanno cominciato a dettare i loro decaloghi: Questo meritorio di letteratura, questo non meritorio. Attenzione, questi Grammatici sono pericolosi: stabilendo arbitrariamente delle gerarchie enunciano un principio di censura. E invece la letteratura larga come la Vita, e non chiede nessuna carta di credito: in essa trovano posto il nobile suicidio del giovane Werther come i calzoni rattoppati del monello Gavroche, il Paradiso di Dante come il passerotto di Catullo, gli Inni alla Notte di Hlderlin come i proverbi dei Malavoglia e lOde alla carota di Neruda. Perch, come ha detto un grande poeta, tutto vale la pena se lanima non piccina. E a questo serve la Parola: a dire che lanima non piccina. 24. Mi ricordo di Caserio. Mi ricordo di Sacco e Vanzetti. Mi ricordo di Valpreda. Mi ricordo di Pinelli. Ricordo tutto quello che successo in Italia nel dopoguerra e anche durante. I repubblichini erano collaborazionisti dei nazisti. Uccidevano e torturavano. Lo so, lo sa la mia famiglia e ho i documenti. Coloro che dicono che erano ragazzi di Sal che lottavano comunque per lonore della Patria, mentono, sostengono un falso storico. necessario contraddirli. Per contraddirli bisogna parlare. Perch chi tace acconsente.

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25. Un semiologo, anni fa, ridicolizz un povero presentatore della televisone che sembrava diventato padrone delle serate degli italiani, facendone la fenomenologia. Chiedo: possibile che non ci sia un qualche dottore, oggi, nel Regno di Eliogabalo, che possa farci una fenomenologia di Eliogabalo? Il materiale non mancherebbe, dai tanti briosi gesti di Eliogabalo alla sua fotobiografia a colori. Sarebbe un lavoro un po pi rischioso, ma certo di grande utilit per tutti noi. C qualcuno che possegga le parole appropriate per dirlo? 26. Mandare al diavolo tutti quelli che amano appellarsi al silenzio o che fanno i pessimisti sarebbe troppo facile. Purtroppo sono molto pi pessimista di quanto potrei apparire: sono un falso ottimista. Ho letto Voltaire molto prima di quei rivoluzionari che stavano sulle barricate a fare una rivoluzione che poi non venne. Scusatemi, sono un intellettuale borghese. Mi sta a cuore la Parola. 27. In Italia ormai non si vuole mettere terra in bocca soltanto a coloro che usano ancora la Parola, agli scrittori. Si vorrebbe riempire di terra anche la voce della Storia. 28. Ha scritto il Grande Scrittore di Praga: Scrivere significa fare un salto oltre il cerchio degli assassini. 29. Cittadini: parlare fare un salto oltre il cerchio di chi vuole strangolarVi. Scrivete. Parlate. 30. Cittadini del Regno di Eliogabalo che credete ancora nella Parola. Vi hanno assicurato che nel Regno di Eliogabalo c un garante che per garantirVi pu firmare o non firmare la Legge di Eliogabalo. Ma solo Voi siete garanti della vostra voce, dopodich la vostra bocca sar piena di terra. Se il presunto garante firmer la Legge di Eliogabalo (o una simile), vi resta da fare una cosa sola. Per questo faccio appello a Voi e a tutti coloro che credono ancora nella voce umana. Perch in principio era la Parola. Eliogabalo vuole prendersela. A Voi non mollare. Appello Prendete una fotografia formato tessera, col vostro nome e indirizzo. Disegnate col pennarello sulla bocca della vostra fotografia un bavaglio, e speditela al Presidente del Consiglio dEuropa (Consiglio dEuropa, Avenue de lEurope, Palais de lEurope, 67075 Strasburgo). Non inviate la vostra fotografia a chi non vi ha garantito. I centurioni di Eliogabalo direbbero che siete solo settecentomila, come hanno detto per la manifestazione in cui eravate tre milioni il 23 marzo 2002 a Roma. Voi siete milioni, milioni di persone nel Regno di Eliogabalo imbavagliate da Eliogabalo e dai garanti di Eliogabalo. Vediamo cosa dir lEuropa Unita la cui Carta si fonda sulla libert di Parola. Parliamo, amici, parliamo. Poi verr il Silenzio. Nel Regno di Eliogabalo, il 3 aprile 2002 Sulla giustizia e dintorni. Dialogo tra Antonio Tabucchi e Francesco Saverio Borrelli Lo scrittore ripercorre con il capo della procura di Milano una vicenda tuttora aperta: il tentativo di restaurare la legalit in Italia e la guerra con cui il partito delle impunit cerca di affossarlo. Dialogo tra Antonio Tabucchi e Francesco Saverio Borrelli, da MicroMega 1/2002 I magistrati dalla penna rossa Antonio Tabucchi : Partiamo dallattualit, dalle cronache dei giornali di questa mattina (1). Il tribunale di Brescia chiede larresto di Delfo Zorzi in Giappone per corresponsabilit anche nella strage di piazza della Loggia. Zorzi difeso da Gaetano Pecorella, uno dei principali artefici della strategia del Polo nei confronti della magistratura. Pecorella aveva dichiarato che gli ergastoli per la strage di piazza Fontana erano scritti con la penna rossa. Francesco Saverio Borrelli : Devo dirle per onest che n sulla strage di piazza della Loggia, n sulla strage di piazza Fontana, possiedo cognizioni di prima mano, non essendomene occupato direttamente. Ma quanto lei sottolinea che Pecorella, oltre a essere il difensore di Zorzi, anche uno dei principali esponenti della maggioranza attuale, e consigliere del governo per tutto quello che riguarda i problemi della giustizia una circostanza che suscita delle perplessit, come molti altri aspetti del momento presente. Perch noi vorremmo che in una repubblica come si deve, i legislatori o i consiglieri dei legislatori non fossero legati a interessi propri o di persone da loro assistite, non fossero condizionati da particolarismi nel suggerimento o nellelaborazione di quelle che possono essere le linee di modifica o di intervento sullorganizzazione dei pubblici poteri. Tabucchi: La sentenza di ergastolo per la strage di piazza Fontana molto chiara e individua responsabilit precise, e precise fisionomie politiche. Il singolare commento dellavvocato Pecorella che essa sia stata scritta con la penna rossa non induce a pensare che lavvocato desiderasse fosse scritta con la penna nera? Borrelli: Questo richiamo della penna rossa mi fa venire in mente che recentemente stato ripescato un brano di un libro di Calamandrei. Piero Calamandrei scrisse, verso la met degli anni Trenta, e poi ripubblic subito dopo la guerra, un libro che

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rimasto abbastanza famoso, lElogio dei giudici scritto da un avvocato, che lungi dallessere tutto un elogio, distribuiva buffetti, punture e carezze sia alla categoria dei magistrati sia a quella degli avvocati, con quella bonomia, quellacume, quel senso dellironia, che erano tipici dellautore. Tra laltro nella prefazione alledizione del 1956 siamo gi ampiamente nel dopoguerra Calamandrei rammentava di un magistrato che operava in Toscana e che era chiamato dai fascisti, nei primi anni Venti, il Pretore rosso. Calamandrei dice: quel pretore non era n rosso n bigio, era semplicemente uno che non tollerava determinate prepotenze, non tollerava le invasioni delle aule da parte degli squadristi e cose del genere. Si sa, aggiunge Calamandrei, tipico degli intolleranti, e di certe fazioni politiche, attribuire, a chi cerchi di rimanere in una posizione di imparzialit e voglia compiere il proprio dovere, la casacca di servitore della fazione contraria. Ecco, mi sembra che siamo in un ordine di idee simile. Parlare di penna rossa, semplicemente perch Tabucchi: Visto che stiamo partendo dallattualit (eventualmente faremo poi un viaggio a ritroso) leggo sul giornale di oggi unaltra notizia abbastanza curiosa, una proposta se non altro insolita: lavvocato Pecorella vorrebbe indagare sulla magistratura. Cosa significa uniniziativa del genere? Cosa vuol dire indagare sulla magistratura? Borrelli: Guardi, io non so se il titolo che figura oggi sullUnit corrisponda esattamente alle intenzioni che Pecorella ha manifestato. Peraltro, se il titolo corrisponde, dovrei dire che non una novit nemmeno questa, perch sono gi diversi anni che si ventila la possibilit di unindagine parlamentare su Tangentopoli. E credo di aver sottolineato in pi di unoccasione che unindagine su Tangentopoli se per Tangentopoli intendiamo la citt della corruzione, il mondo della corruzione sarebbe dovuta correttamente intervenire gi da molti anni, da quando cio si cominciato a sollevare il sipario su questo mondo pi o meno nascosto, sospettato ma non conosciuto della corruzione. Forse sarebbe stato dovere gi del parlamento di allora, o del parlamento che immediatamente succeduto al parlamento di allora, cercare di capire quali fossero state le cause e quale la dimensione di questo fenomeno. Quindi unindagine parlamentare su Tangentopoli forse oggi sarebbe tardiva, ma sarebbe sempre la benvenuta. Senonch tutti quelli che parlano di indagine su Tangentopoli in realt non intendono affatto unindagine sulla corruzione, ma intendono unindagine su come la magistratura si posta di fronte a questo fenomeno, su quello che la magistratura ha fatto, in particolare dal 17 febbraio 1992, data storica, larresto di Chiesa, fino ai giorni nostri. E allora il discorso diverso: non si tratterebbe pi di unindagine su Tangentopoli, ma di unindagine sulla magistratura e su quello che stata giornalisticamente chiamata la stagione di Mani Pulite. Cio: come si comportata la magistratura? Ha lavorato davvero con una penna rossa? E quindi si preoccupata di scrivere nellelenco dei reprobi soltanto personaggi appartenenti ad una determinata parte politica, proteggendo invece laltra parte politica, o no? Questo il vero discorso dellindagine sulla magistratura. Sia chiaro: noi non abbiamo nulla da nascondere, qualsiasi ricerca imparziale finirebbe per riconoscerlo. Oggi, comunque, coloro che ostentano cura, amore e preoccupazione per le sorti della giustizia in Italia, e parlano di intollerabile durata dei processi, di inceppamento dei meccanismi, di crisi della giustizia, quando propongono una commissione dinchiesta in realt hanno in mente unindagine su quei supposti orientamenti ideologici che ne avrebbero condizionata lazione in determinati settori. E in particolare nel campo dei reati contro la pubblica amministrazione, o di quei reati che vengono giornalisticamente definiti come reati dei colletti bianchi. Perch ovviamente questi sono i settori nei quali lingrediente ideologico pu far sentire maggiormente la sua presenza. Ma nulla di tutto questo ha mai influito sul lavoro del pool. La preistoria di Mani Pulite Tabucchi: Per decenni la classe dirigente ha fatto di tutto, con successo, per bloccare la magistratura ogni volta che scoperchiava un fatto di corruzione. Quali sono gli episodi che lei ricorda come pi significativi, di impegno della magistratura contro la corruzione bloccati sul nascere, in questo dopoguerra? E come mai dopo il 17 febbraio 1992, per qualche tempo non si riusc a bloccare di nuovo, sebbene solo parzialmente, quel lavoro della magistratura? E quanto parzialmente, secondo lei? Borrelli: Le vicende che suscitarono scandalo negli anni precedenti furono numerose, e spigolando nella memoria possiamo citare quella dei fondi neri Montedison (anni Sessanta-Settanta) dellIngic (1954), del monopolio banane e dellimportazione tabacchi (1963 e 1965), dellAnas, dei finanziamenti Italcasse ai fratelli Caltagirone, delle colossali frodi petrolifere (1974 e 1980), della Lockheed (1975) e da ultimo le vicende degli sperperi nella ricostruzione dellIrpinia, delle lenzuola doro nelle Ferrovie, la vicenda Teardo a Savona. Ma quello che aveva caratterizzato la stagione precedente, a parte la circostanza che nella maggior parte dei casi i politici coinvolti riuscivano a farsi assolvere, era che le indagini inquadravano specifiche vicende e queste venivano anche dallopinione pubblica percepite come fatti singoli di malamministrazione, e non ancora come rilevatori di una corruzione di sistema. Quello che accaduto invece dal febbraio 92 in poi, qualche cosa di diverso. Per la verit gi qui un paio di presentimenti si erano avuti, con unindagine fatta dallo stesso Di Pietro su Lombardia Informatica,
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una societ che faceva capo alla regione (ambienti socialisti), e poi con lindagine sul dissesto della Codemi, una societ di costruzioni che faceva capo allarchitetto De Mico, il cosiddetto processo delle Carceri dOro. Queste erano state, direi, le due prime vicende giudiziarie che avevano aperto spiragli e avevano dato la sensazione o la certezza che ci fosse tutto un mondo da scoprire, un mondo sotterraneo, al quale tuttavia era molto difficile arrivare, perch cerano delle resistenze fortissime da parte di tutti gli ambienti. E succedeva prima, ed successo anche dopo, che tutte le volte che si alzava un lembo di sipario su uno scenario di questo genere, le forze politiche, e in particolare quelle che sarebbero state toccate dallindagine, denunciavano lorientamento politico della magistratura e gridavano allo scandalo. Come vede, nulla di nuovo. Molte delle accuse infondate che contro di noi risuonano oggi, sono le stesse profferite a suo tempo dallon. Craxi. Con il febbraio del 1992, lei ricorda che il clima politico era abbastanza cambiato rispetto ai decenni precedenti era cambiato per ragioni interne, ma soprattutto per ragioni che venivano dalla situazione mondiale. Con lattenuarsi della contrapposizione tra i blocchi, con la caduta del Muro di Berlino, anche quelle logiche che si riflettevano allinterno del paese, nella contrapposizione di due blocchi ideologici, avevano cominciato a sgretolarsi. Cera stata lopera di un presidente della Repubblica come Francesco Cossiga, il picconatore, che aveva contribuito a suscitare una sorta di coscienza critica, o scetticocritica, nella cittadinanza verso le Istituzioni. Cera stato il nascere e il rapido svilupparsi della Lega, che si poneva in contrapposizione con il governo di Roma, con le centrali romane dei partiti, e cerano delle elezioni in vista per la primavera del 92. Che cosa successo? Che quando si sono messe le mani sul furfantello che dirigeva il Pio Albergo Trivulzio, sono cominciate a venire fuori un po a macchia dolio dapprima le malefatte di quel signore l, ma poi anche le malefatte di tutti quegli imprenditori che avevano s dato soldi allingegner Chiesa, ma che avevano dato soldi anche ad altri personaggi del mondo politico. Poco per volta questindagine si allargata, e gli imprenditori, e perfino personaggi politici che avevano la coscienza sporca, sono venuti spontaneamente dal magistrato per parlare, per raccontare fatti e fatterelli, pensando in questo modo di ingraziarsi la magistratura ed evitare guai peggiori, proprio perch si avvertiva che tutto un mondo era in sommovimento e che lo stesso esito delle elezioni della primavera del 92 era abbastanza incerto. Tabucchi: Vorrei tentare di fare un salto nella preistoria di Mani Pulite. Perch evidente che Mani Pulite non nata per caso, dalloggi al domani. Siamo nel 1982. La commissione dei saggi nominata da Forlani ha appena redatto un documento pesantissimo sulla loggia P2 di Licio Gelli, giudizio che poi sar meglio definito tre anni dopo dalla commissione parlamentare costituita dallallora presidente del Consiglio Spadolini. Allaeroporto di Fiumicino viene fermata Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, diretta allestero con una valigia piena di documenti, molti dei quali falsi, con materiale diffamatorio nei confronti dei magistrati come Turone, Viola e Colombo. In essi si parla di complotti della magistratura, di conti in Svizzera, di disponibilit a insabbiare le indagini in cambio di denaro. Accuse infamanti e, ovviamente, tutto falso. Forse per la prima volta la magistratura si rende conto di essere seriamente minacciata da una piovra i cui tentacoli arrivano fino alla classe politica. Pu essere questo il momento in cui la magistratura ritiene di dover passare al contrattacco? Non voglio dire che questa sia la nascita di Mani Pulite, ma lidea del pool di Mani Pulite pu sorgere in nuce in questo momento. Borrelli: No. Lei parla della magistratura come se la magistratura fosse un tutto unico, un corpus che abbia una propria coscienza, una propria consapevole identit. In realt la magistratura, dal punto di vista della distribuzione delle ideologie vorrei dire anche della sensibilit verso il mondo esterno molto diversificata al proprio interno, non mi sentirei nemmeno di dire che c una geografia, nel senso che si possa distinguere tra una cultura meridionale, una cultura centrale, arroccata intorno a Roma, o una cultura settentrionale. No, un po a macchia di leopardo. Che i fatti dell82 abbiano potuto produrre il risveglio di una coscienza difensiva da parte della magistratura, non mi sentirei di dirlo. Ci sono stati alcuni personaggi, alcuni magistrati meritevoli (lei ha gi fatto un paio di nomi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone certamente erano fra questi, ma non erano i soli), che che riuscirono in mezzo a grandi difficolt e ostacoli ad aprire uno squarcio di verit su questo mondo, in cui nella penombra si gestivano in realt le sorti dItalia, al riparo da ogni sguardo indiscreto e al riparo da ogni controllo di legalit. Questo s. Ma tracciare una linea continua o un filo proprio da questi episodi dell82 allinizio di Mani Pulite nel 92, francamente non me la sentirei. Non dobbiamo dimenticare tra laltro che in quel periodo limpegno pi forte della magistratura era contro il terrorismo. Nell82 forse la stagione pi cruda del terrorismo stava gi tramontando, le Brigate rosse e altri movimenti estremistici erano gi alle corde, anche per effetto del fenomeno dei pentiti e dei processi. Per erano ancora in corso una quantit di processi nelle Corti di Assise, erano in corso istruttorie, e direi che la magistratura pi forte e pi coraggiosa era concentrata intorno a questo tipo di attivit.

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Tabucchi: Questa mia ricerca di un preciso momento di nascita di Mani Pulite, che io ho ipotizzato in quellepisodio del 1982, la figlia di Gelli fermata a Fiumicino con dei falsi documenti infamanti la magistratura, forse mi stata suggerita, per associazione didee, da unanalogia con quanto accaduto proprio in questi giorni, cio la pubblicazione sul settimanale Panorama di una sorta di Protocolli di Sion nei vostri confronti, dove si parla di complotti, guarda caso orditi proprio in Svizzera, da parte di magistrati italiani e stranieri che tramerebbero contro Silvio Berlusconi. Borrelli: Devo confessarle che a me questa invenzione dei conti in Svizzera dei magistrati e dei magistrati disposti a insabbiare indagini contro remunerazione, ha fatto venire in mente piuttosto una vicenda molto pi recente, di cui attualmente si stanno occupando i giudici di Milano (caso Squillante n.d.r.). In questa s, sono apparsi dei conti in Svizzera di avvocati e di magistrati, che non sappiamo esattamente come fossero stati alimentati (o meglio: pensiamo di saperlo, ma i fatti sono ancora in corso di accertamento davanti ai giudici). Direi che forse cera qualche cosa di profetico, in quelle che allora erano delle invenzioni: ma la profezia si sarebbe realizzata in tuttaltro ambiente. Tabucchi: Ha mai avuto occasione, nel corso della sua carriera, di occuparsi della loggia P2? Borrelli: No, mai avuto occasione. Ma devo anche precisare, e qui devo per forza fare un excursus sulla mia storia personale, che io vengo dalla magistratura giudicante. La met del tempo trascorso in magistratura lho trascorsa come giudice civile, e quindi ero lontanissimo da tali fenomeni. Sono poi passato alla magistratura penale, ma sempre giudicante, e magistratura giudicante vuol dire tribunale e vuol dire Corte dAssise. E l i processi arrivano gi confezionati, gi strutturati; quindi si tratta solo di verificare se la cosa fondata o infondata. La nascita di Mani Pulite Tabucchi: Genesi. difficile individuare i ceppi quando i rami si intrecciano. P2, classe politica, affari. E la mafia? Borrelli: In Sicilia difficile ricostruire esattamente la genesi di certi schieramenti e la genesi di certe valutazioni, di certi giudizi che poi possono essersi diffusi ed essere diventati dei luoghi comuni. Certamente in ambiente siciliano lidea corrente, o per lo meno la sensazione corrente, era che la mafia fosse legata con il governo democristiano, con la classe dei governanti democristiani. A torto o a ragione, questo circolava nellimmaginario e nella sensibilit di allora. Ed anche abbastanza comprensibile che in una battaglia contro la mafia (anche se non voglio disconoscere a personaggi democristiani di avere promosso provvedimenti contro la mafia) chi vi si impegnava a fondo o si supponeva che intendesse impegnarvisi a fondo per portare alla luce questi collegamenti tra la mafia e il governo dellisola, era sospettato di schierarsi con lopposizione, e torniamo ancora una volta al discorso delle casacche rosse. Tu vieni a disturbare gli equilibri politico-economici del momento; quindi evidentemente, siccome io ti giudico cos, omnia munda mundis e omnia immunda immundis, allora sostengo che tu fai il gioco dei nostri avversari. E quindi che hai una casacca rossa o una toga rossa. Il discorso in qualche modo torna. Sono come delle categorie o degli stereotipi in cui si ricade per forza di cose, c una logica della perversit, una logica della disonest intellettuale che ripete sempre questi schemi. Tabucchi: Ma com nata Mani Pulite? Per caso? E soprattutto, come si formata lidea di costituire un pool, cio unquipe, un gruppo di magistrati che si occupasse specificamente della corruzione della vita pubblica italiana? Borrelli: Molto spesso sono stati attribuiti a noi, forse sopravvalutando la nostra capacit di intuizione e la nostra capacit di organizzazione, dei precisi disegni tattico-strategici. In realt, molta parte di Mani Pulite si sviluppata casualmente, un giorno dopo laltro. Qualche volta, anche a persone che mi hanno fatto i complimenti per quello che posso aver fatto o posso aver consentito di fare, ho detto: ma lavete visto quel film che si chiama Eroe per caso? Io, e come me altri, ci siamo trovati per caso in questo meccanismo. Certo, poi abbiamo cercato di tenere testa al gioco. Tabucchi: Dunque si pu dire, darwinianamente, che fu la funzione che cre lorgano? Borrelli: Di Pietro part da uno spunto che, sono sicuro, non permetteva di intravedere quello che sarebbe successo dopo: da una qualsiasi querela per diffamazione. Ma parlavamo del caso e della necessit. In effetti la vicenda di Mario Chiesa una vicenda che nata per caso, partendo da tuttaltro innesco. E, allinizio, di Mario Chiesa si occupava soltanto Di Pietro, ed era anche abbastanza geloso, perch mano a mano che lindagine andava avanti ci si appassionava, e ricordo che dovetti superare una sua
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certa iniziale resistenza, quando gli proposi e poi gli imposi di lavorare con altri. E fu lui stesso che mi disse: ma io in passato, proprio nellindagine Codemi, in cui sono venuti fuori episodi di corruzione, ho lavorato bene con Davigo, affiancami Davigo. Linchiesta si allargata ulteriormente, si sono cominciate a profilare questioni che coinvolgevano societ, contabilit nere, bilanci e via dicendo. Due magistrati non ce la facevano pi. Immediatamente dopo, perci, ho affiancato a Di Pietro Gherardo Colombo e poi Francesco Greco, che avevano una pi specifica competenza nel settore. E cos poco per volta si creato quello che poi stato chiamato il Pool che, nellambito della procura di Milano, era una specie di struttura trasversale comprendente magistrati che si occupavano di reati nei confronti delle amministrazioni pubbliche, e magistrati che appartenevano al dipartimento dei reati societari e fallimentari, vedi Francesco Greco, vedi Gherardo Colombo. Rivoluzione o restaurazione? Tabucchi: Mani Pulite ha indubbiamente costituito una sorta di rivoluzione nel sistema politico italiano, determinando addirittura la sparizione di alcuni partiti che hanno dominato la vita italiana in questo dopoguerra. Eppure oggi, a qualche anno di distanza, la rivoluzione sembra pi apparente che reale. Nel senso che, scomparso un certo tipo di classe politica, se ne formato immediatamente un altro, dai simboli diversi e dal nome diverso ma dalle caratteristiche sostanzialmente analoghe. Ci fa pensare a un fatto costitutivo, direi genetico, della classe politica italiana (e pi in generale del sistema pubblico italiano) che richiama lidea di una sorta di ceppo, un genoma che appartiene allItalia: si taglia la pianta ma essa ricresce, magari con fogliame diverso. Solo che i frutti hanno lo stesso sapore. Lei pensa che sia cos, oppure nella situazione che si determinata ci sono delle responsabilit che lei possa attribuire al vostro operato? Insomma, se la mia arbitraria e pessimistica analisi secondo la quale tutto come prima o peggio di prima ha una sua parte di verit, lei a che cosa attribuisce questo esito? Borrelli: Lei mi ha fatto una domanda talmente articolata e gi talmente approfondita che pi di una domanda, contiene gi delle riflessioni. Tabucchi: Ha ragione, tuttavia mi piacerebbe riflettere con lei perch per me unoccasione per tentare di capire meglio lItalia. Il nostro paese mi pare molto difficile da capire, a volte sembra impermeabile anche ai pi sottili raggi X, e non mi riferisco alle cose che forse non capiremo mai perch non ci saranno mai dette, ma anche alle cose apparentemente pi evidenti nelle loro manifestazioni ma di cui difficile capire i meccanismi o le ragioni profonde. Discutere con un magistrato come lei, che per ragioni professionali andato a guardare nel rovescio delle cose, forse pu aiutare a fornire almeno alcune intuizioni sulla societ italiana attuale. Borrelli: Io per vorrei proteggermi dal rischio di scivolate su valutazioni e su giudizi di carattere strettamente politico, perch lei capisce che nella mia posizione sarebbe sconveniente. Credo, checch ne dicano alcune parti politiche, di non avere mai manifestato propensioni politiche esplicite. C una piccola rettifica terminologica, per, che forse pu essere utile. Lei ha parlato di rivoluzione, la rivoluzione di Mani Pulite. Ma stata davvero una rivoluzione, o stato un tentativo di restaurazione? Perch, se guardiamo ai fatti nella loro brutale esistenza, poich stato certamente scompaginato un assetto che di fatto esisteva, si pu anche dire che avvenuta una rivoluzione. Lei dice di non essere un giurista, ma forse avr sentito parlare di Santi Romano e della teoria della pluralit degli ordinamenti giuridici. Gli ordinamenti giuridici sono tanti, c quello dello Stato, e ci sono quelli della mafia, della camorra, delle associazioni per delinquere: sono altrettanti piccoli ordinamenti. E infatti, per anni o per decenni, allordinamento apparente dello Stato si era sovrapposto, si era mescolato un ordinamento occulto, che era altrettanto vincolante (e forse pi) per tutti coloro che vi appartenevano, per tutti i suoi operatori, ed era per lappunto quello di Tangentopoli. Che quella attivit iniziata nel febbraio del 92 abbia prodotto un sommovimento generale e un crollo di unintera classe di operatori politici, questo s. Qualche cosa si capovolto; quindi in questo senso c stata una rivoluzione. Ma in realt si trattato di un tentativo di restaurazione: la restaurazione della legalit. E anche oggi, questa la posta in gioco: la restaurazione della legalit. Lei mi chiede che cosa ne rimasto Tabucchi: Mi scusi se la interrompo, ma non vorrei essere frainteso; non intendevo assolutamente portarla su un terreno specificamente politico. La mia era eventualmente una considerazione di ordine pi generale che riguarda il carattere degli italiani, se posso usare questa espressione, e con questa espressione intendo limpronta che il carattere di un popolo pu imprimere anche ai propri ordinamenti, alle proprie istituzioni, al proprio tessuto sociale. Capisco che possa sembrarle un ragionamento da letterato, ma pazienza. Insomma, per dirla in altri termini, aveva gi ragione il Guicciardini: non c soluzione, non c proprio niente da fare?
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Borrelli: No, no, non mi dica che non c niente da fare. Io mi vieto categoricamente queste riflessioni pessimistiche, mi proibisco di farle, anche se la tentazione forte. La constatazione che litaliano, o per meglio dire litaliano medio, abbia una coscienza civica molto difettosa, molto spugnosa, molto facilmente comprimibile, o vorrei dire, certe volte addirittura soltanto pretestuosa, questa una constatazione certamente fondata. Che litaliano medio privilegi il rapporto personale, il rapporto diadico piuttosto che il rapporto con la collettivit costituita cui appartiene, e quindi manchi della consapevolezza di un certo corpo di regole che devono governare tutto un tessuto, non soltanto un canale o due o tre canali, o una piccola costellazione di cui si fa parte, ma tutto un universo con cui bisogna rapportarsi, questo s, non c dubbio. Tabucchi: Mi rendo conto che la domanda, cos come lavevo formulata, era un po troppo brutale o, se preferisce, un po al primo livello. Vediamo se mi riesce di civilizzarla con lausilio di chi ha analizzato la societ italiana. La migliore storiografia ha tante volte analizzato larretratezza civile dellItalia, che fino a poco tempo fa era mantenuta nei nostri piccoli confini, come chi ha una disgrazia in famiglia che bene che i vicini non sappiano, ma che oggi, con lEuropa, non pi nascondibile. Del resto attualmente la nostra immagine allestero ha toccato i minimi storici. I motivi basilari della nostra arretratezza civile, dicevo, consistono nel fatto che lItalia non ha avuto n una Riforma n una Rivoluzione borghese come la Francia o lInghilterra, e ha sempre funzionato secondo il principio che la sociologia anglosassone ha definito familismo amorale. Insomma, il clan, la lobby, il gruppo di potere, in conflitto e a discapito del senso dello Stato. Come lei sa lanalisi che qui avanzo non viene certo dagli storici marxisti, sto pensando infatti a un grande liberale come Gobetti, che proprio nel familismo amorale evidentemente non lo chiamava cos, ma il concetto cera tutto vedeva la carenza di un partito conservatore degno di questo nome, insomma di una borghesia di stampo europeo. Non che lItalia abbia avuto molte occasioni nel dopoguerra, non dico per mettersi al passo, ma almeno di guadagnare un po di terreno perduto nelle nostre storiche lacune. Non vorrei attribuire a Mani Pulite una funzione storica eccessiva, ma credo che in parte avrebbe potuto svolgere la funzione di un cambiamento civile molto importante nella societ italiana, una rivoluzione pacifica, quella della legalit. Cercando di guardare le cose da maggiore distanza, e con maggiore respiro, ho limpressione che con la criminalizzazione di Mani Pulite, anzich con il riconoscimento del suo carattere quasi esemplare, lItalia stia perdendo una buona occasione. O forse lha gi persa. Lei che cosa ne pensa? Borrelli: Condivido questa sua impostazione. Credo che, se proprio vogliamo riassumere in pochissime parole quella che stata la vicenda dellatteggiamento dellopinione pubblica verso Mani Pulite, o verso questo tentativo di restaurazione della legalit, o di ricreazione di una coscienza della legalit, ecco, noi nel primo periodo, nel periodo iniziato nel 92, direi 92-93-94, abbiamo assistito a una sorta di esplosione di soddisfazione che ha coinvolto buona parte, credo, della popolazione italiana. Perch, come ho detto varie altre volte, si vedevano rotolare le teste dei regnanti, dei padroni. In fondo litaliano spesso guarda con una certa diffidenza alle cose della politica, ma il suo atteggiamento ambiguo: per lui i politici sono in genere dei profittatori, per poi si sottomette volentieri al latrocinio, spesso lecca i piedi ai politici e cerca di trarne vantaggi. Per nel momento in cui li vede crollare nella polvere ha quasi un senso di liberazione, di soddisfazione Tabucchi: un senso forse un po plebeo di godimento? Cola di Rienzo, insomma: ecco, gli idoli sono crollati, le statue sono state decapitate Borrelli: Questo durato un tempo ragguardevole, perch credo che per almeno un paio di anni le prime pagine dei giornali sono state quotidianamente occupate da notizie di Mani Pulite, e forse non accadeva dai tempi della guerra, che tutti i santi giorni in prima pagina ci fosse sempre un certo tipo di notizia. Ma poi, quando il cittadino medio si reso conto che non era questione soltanto delle teste di segretari e notabili politici, ma che la magistratura cominciava a ficcare il naso nelle questioni delle concessioni edilizie, delle licenze di commercio, delle verifiche fiscali, del servizio sanitario nazionale, dove loperatore economico, il cittadino erano complici di fatti di distorsione, di aggiustamento, e quindi di corruzione; e quando si capito che lazione dei magistrati voleva entrare pi nel particolare della vita quotidiana dellitaliano medio, allora credo che la gente abbia cominciato a dire: ma che cosa vogliono?, ma ci lascino campare, almeno nei nostri affari quotidiani! Litaliano medio abituato alla piccola raccomandazione, alla strizzata docchio, il vigile urbano che va a fare lispezione ai mercati e se ne torna a casa con la borsa di plastica piena di omaggi, cose cos. Ora non voglio criminalizzare nessuna categoria in particolare, per carit. Ma questo, secondo me, che ha cominciato ad alienare gli spiriti dallazione di Mani Pulite, adesso basta, abbiamo spazzato via i vecchi politici, adesso mandiamo altri rappresentanti al potere, ricominciamo a campare, ma non rompeteci le scatole pi di tanto.
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Tabucchi: Per c stata una svolta molto netta nel ceto politico e anche nei mass media in generale Borrelli: Questo certo. I mass media in generale (anche per pressioni politiche ed economiche). E questa svolta si combinata un po con quella saturazione, con quel senso di preoccupato fastidio per il turbamento di abitudini radicate. Tabucchi: S, per si passa anche a livelli superiori o ad altri poteri, quando dai comuni corrotti e dalla classe politica si passa a un livello pi pericoloso: pezzi delle istituzioni e poteri eccellenti che se resi davvero trasparenti avrebbero potuto mettere in crisi certi circuiti di protezione. Mi riferisco ad esempio alla guardia di finanza e alla stessa magistratura, nei casi di corruzione. Se cos fosse questo paese avrebbe degli aspetti assai preoccupanti, perch proprio quando la magistratura non attacca il potere politico, ma tenta di far pulizia al suo interno o nelle istituzioni, lestablishment si ribella, comincia a delegittimare la magistratura. Borrelli: Appunto, ma proprio perch la prima fase stata diretta contro imprenditori, pubblici amministratori e vertici dei partiti politici. A un certo punto lattenzione della magistratura si spostata, ma non perch si sia deciso in qualche stanza dei bottoni di girare il fascio di luce, ma per forza di cose, per una logica intrinseca alle indagini. Lattenzione si spostata sulle istituzioni di controllo, che nella prima fase erano rimaste fuori. E parlo di guardia di finanza, di uffici finanziari in genere, di magistratura; istituzioni di controllo, in cui si visto che allignavano, in misura maggiore o minore (e anche qui con una distribuzione geografica a macchia di leopardo), fenomeni analoghi. Ecco che allora il tessuto della societ si sentito toccato pi da vicino. Una stampa indipendente? Tabucchi: Ma vorrei ritornare al discorso sulla stampa, che indubbiamente si adeguata, comunque sia, allatteggiamento della classe politica di cui si parlava. E da quellatteggiamento iniziale di grande attenzione per il vostro lavoro ha rapidamente cambiato direzione. Corsi e ricorsi della Storia, si potrebbe dire. Solo che in Italia i corsi e i ricorsi della Storia di vichiana memoria hanno subto unaccelerazione straordinaria. Solo una decina di anni fa i mass media accolsero con imparzialit lazione di Mani Pulite dandogli lo spazio necessario. Oggi paiono vergognarsi di essersi comportati allora da giornali europei di stile anglosassone. E fanno autocritica per il loro giornalismo di allora. A lei non sar sfuggita lostilit nei confronti di Mani Pulite non solo da parte di tutta la stampa che fa capo a Berlusconi, ma anche, salvo rarissime eccezioni, da parte della stampa cosiddetta indipendente. Mi pare molto stravagante questa autocritica della stampa italiana, che ci che allestero costituisce legittime e sacrosante critiche e preoccupazioni, in Italia sia spacciato come demonizzazione di un innocente avversario da parte di intellettuali giacobini. Eppure le stesse critiche di tali demonizzatori sono state chiaramente espresse da una stampa internazionale notoriamente conservatrice quando non addirittura di destra, una destra tuttavia seria e credibile. Mi riferisco allEconomist, che nel corso degli anni ha appoggiato Reagan, la Thatcher, Bush senior e Bush junior; mi riferisco a El Mundo, considerato lorgano ufficioso della destra spagnola di Aznar; mi riferisco al Business Week che il settimanale del mondo imprenditoriale liberista. Cambiamo i ruoli: nel corso della sua esistenza Mani Pulite stata variamente vista dalla stampa italiana. Vuole provare a osservare il vostro osservatore? Borrelli: Ma sa, dobbiamo domandarci se in Italia esiste una stampa realmente indipendente o se invece in qualche modo non c organo di stampa che non sia legato a certi interessi. E quando poi parliamo di mercato e del pubblico dei lettori, siamo davvero sicuri che questo mercato, questo pubblico, pretenda realmente lesistenza di una stampa pienamente indipendente? Magari una parte dei lettori preferisce una stampa orientata. Bisognerebbe poter avere la riprova. Cio, il lettore ha davvero voglia di seguire le riflessioni di una stampa che metta a nudo delle verit, indipendentemente dalla considerazione: a chi giova, a chi serve alla destra, alla sinistra, al centro, allEuropa piuttosto che allinteresse dellAmerica, eccetera? Tabucchi: Insomma, come in certi casi studiati dalla psicologia infantile, il bambino che rifiuta che ladulto gli dica come , che gli tolga le illusioni? Borrelli: In ogni caso la libert dellanalisi costa fatica (per il lettore, non solo per il giornalista), se ho qualcuno che mi obbliga a riflettere con chiarezza, con lucidit sulle cose, sono costretto d impegnarmi. Se invece sono guidato per mano, se so gi che aprendo quel determinato quotidiano trovo tutti i titoli e gli articoli che vanno in una certa direzione, questo in fondo mi crea una facilitazione anche psicologica. Il mondo sottosopra Tabucchi: La classe politica attualmente al governo sta chiaramente processando la magistratura. Paradossalmente fa ci che voi dovreste fare nei suoi confronti, secondo ci che lo storico letterario Bachtin, riferendosi al momento eversivo di certe feste popolari che scandiscono il calendario gregoriano come il Carnevale, ha definito il mondo allincontrario. Fra laltro, il luogo in
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cui la magistratura processata il luogo deputato alla manifestazione carnevalesca, cio la piazza, che da una parte quella reale e dallaltra quella di formato pi piccolo ma certo pi efficace che lo schermo televisivo. I processi che si fanno in piazza, come sappiamo, sono processi sommari, prescindono da prove, da documenti, da giudizi obiettivi, sono eccitati da dei capopopolo e dalla folla inferocita. Il processo di piazza equivale di solito al linciaggio. Mi piacerebbe sentire le sue considerazioni su tutto questo. Borrelli: Questo vero, che c stato un capovolgimento, e ora la classe politica che vuole entrare nel merito dei processi, sostituirsi ai giudici e addirittura processare la magistratura. Direi che un po come sparare sulla Croce Rossa, voglio dire che facile, un compito facile. Forse in Italia la magistratura non mai stata particolarmente popolare, forse in nessuna parte del mondo, non lo so, i giudici danno un po fastidio. Ma in Italia da decenni, o forse da sempre, si parlato di crisi della giustizia, nel senso che il servizio giustizia non risponde alla domanda di giustizia che viene dalla collettivit. Non risponde perch lento, non risponde perch certi meccanismi sono obsoleti, non risponde perch a volte si intorcina dentro bizantinismi che la gente non capisce: per tanti motivi. Certo che a far allungare incredibilmente i processi sono talvolta proprio coloro che rivolgono alla giustizia le critiche appena ricordate. Qualche volta faccio anche delle considerazioni di ben pi basso profilo, e dico: fra le persone che vengono a contatto con la giustizia, quante escono soddisfatte? Se lei pensa che nelle cause civili c perlomeno il 50 per cento di persone che perdono una causa, e che quindi conservano rancore verso la giustizia. Nellaltro 50 per cento, anche di quelli che hanno vinto c una buona percentuale che ritiene di non aver vinto abbastanza o di non aver avuto ragione abbastanza, o di aver dovuto sborsare troppi soldi allavvocato. Nella giustizia penale, poi, tutti indistintamente, quelli che vengono toccati, che vengano assolti, o che vengano condannati, o che vengano chiamati a rendere testimonianza, ce lhanno con la giustizia, per tutti i motivi che sappiamo. Come potremmo aspettarci che latteggiamento generale verso il giudice sia di simpatia? Tabucchi: Ma allora vorrei riportare il discorso sul piano storico-sociologico. E soprattutto sui tempi che corrono. Visto che lonorevole Berlusconi ha subto condanne e ha ancora problemi giudiziari, possiamo dire che da un punto di vista legale la sua figura non n illibata n trasparente. Alle ultime elezioni stato eletto a grande maggioranza. Secondo lei, si pu dire che il popolo italiano ha simpatia (non so se conscia o inconscia) per le persone che da un punto di vista legale non sono trasparenti? Formulo la domanda in altri termini. Votando Berlusconi, la maggioranza degli italiani gli ha facilitato le sue posizioni giudiziarie, diciamo che gli ha dato una buona mano. E se riteniamo che gli italiani siano degli elettori maturi e consapevoli, sapevano di farlo. Per logica, se gli italiani danno una mano a una persona che ha dei guai giudiziari, significa che in qualche modo gioiscono se quella persona riesce a farla franca con la giustizia. Questo non le pare un indizio di una mancanza di fiducia o quanto meno di simpatia verso la giustizia? Borrelli: Se parliamo di mancanza di fiducia, torniamo a quello che dicevo prima: che il funzionamento della giustizia non mai stato considerato soddisfacente dallitaliano medio. Basti pensare soltanto ai tempi, alla durata dei processi anche se poi credo che questa, della durata dei processi, sia una piaga non esclusivamente italiana. Me lo confermava pochi giorni fa proprio un avvocato, diceva: allestero le cause durano altrettanto quanto in Italia. Probabilmente dobbiamo distinguere, tra le violazioni, quelle che toccano beni che attengono alla persona o al patrimonio immediatamente tangibile, proprio della persona, cio quelli che possiamo chiamare delitti naturali (tra parentesi, io non credo nel diritto naturale, la natura non ha diritto, ha soltanto la forza, la selezione, ladattivit come sua legge). Tuttavia ci sono alcuni delitti che comunque per essere sempre stati considerati tali dai tempi pi remoti, possiamo chiamare delitti naturali: lomicidio, la lesione personale, il furto, la rapina, la truffa. Su questo versante litaliano medio sensibile anzi, forcaiolo. Per quello che riguarda invece altro tipo di delitti, quei delitti che hanno come proprio presupposto, come proprio antecedente logico, unorganizzazione e una struttura, una regolamentazione della vita sociale pi complessa (e che sono delitti in quanto certe regole del vivere comune vengono considerate particolarmente importanti in un certo momento di evoluzione della societ e questo fa s che vengano presidiate penalmente), questi ultimi il cittadino medio non li percepisce come delitti: parlo delle violazioni delle leggi fiscali, di quelle urbanistiche ed edilizie, della disciplina delle societ di capitali, della trasparenza amministrativa. Allora ecco il punto della faccenda: quello un furbo, che riuscito a fare i propri interessi e a svicolare in mezzo alle difficolt e agli scogli, le regole e regolette che sono imposte. Lo sfuggire al fisco, al prelievo fiscale, al pubblicano che viene a raccogliere i soldi per conto del sovrano o del vicer, questa sempre stata considerata una forma di legittima difesa contro le pretese del sovrano. E in fondo questo tipo di atteggiamento e di mentalit si proietta un po su tutto questo mondo dei reati cosiddetti dei colletti bianchi, che non sono sentiti come reati. Le cose, semmai, sembravano cambiate proprio in concomitanza con Mani Pulite. Sembrava che anche nei comportamenti diffusi ci si volesse avvicinare al meglio dellEuropa. Il Berlusconi europeo

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Tabucchi: Berlusconi prima ha detto di no allEuropa sul mandato di arresto a causa di reati come la corruzione e il riciclaggio, e poi ha accettato con la pretesa di cambiare prima la Costituzione, facendo credere che lEuropa che glielo chiedeva. Il che un palese falso. opinione diffusa che Berlusconi intenda mettere le mani proprio sullequilibrio fra esecutivo e potere giudiziario, modificando lassetto e riducendo lautonomia e lindipendenza della magistratura. Egli vuol far passare questa sua azione come una depoliticizzazione della magistratura, che come sta affermando da sempre agisce nei suoi confronti per motivi politici. Ora, a me sembra che in realt la sua azione sia diretta ad avere una magistratura piegata di fatto al volere politico, e quindi politicizzata a forza. Infatti non significherebbe maggiore politicizzazione rendere lazione penale non pi obbligatoria ma far stabilire da una maggioranza parlamentare la priorit dei reati, quali perseguire, quali trascurare? Non significherebbe maggiore politicizzazione ogni forma, anche pi velata, di subordinazione dei magistrati allesecutivo? Non significherebbe una maggiore politicizzazione una modifica di equilibri nella Corte costituzionale introducendo giudici decisi dalle regioni, che poi significa dalle maggioranze politiche di quelle regioni? O unanaloga cosa nel Consiglio superiore della magistratura? Borrelli: Certamente, non c dubbio. A questi che lei esprime come dubbi e col punto interrogativo, io leverei il punto interrogativo e metterei un punto esclamativo. Ma sarebbe opportuno vedere come si comporta la stampa, e non parlo tanto dellatteggiamento ideologico della stampa, quanto della scarsit di informazione, di vera informazione che constatiamo su alcuni di questi problemi. Perch, vede, i problemi della separazione delle carriere dei pubblici ministeri dai giudici, il problema del cosiddetto mandato di cattura europeo, i problemi del Consiglio superiore, i problemi della legge sulle rogatorie, il problema della sentenza della Corte costituzionale riguardante le assenze di Previti dal processo e le sue presenze in parlamento, sono tutti problemi che la stampa non ha esposto nei loro reali termini. C stata una specie di informazione di sorvolo, di superficie, che naturalmente metteva in evidenza la drammatizzazione della contrapposizione delle opinioni, ma senza poi in realt spiegare e descrivere le cose, prima di azzardare o di suggerire un giudizio su di esse. Il famoso mandato di cattura europeo, in definitiva non altro che una facilitazione della procedura di estradizione, che c sempre stata tra paesi civili. una facilitazione nel senso che sottrae la procedura di estradizione a determinate pastoie burocratico-giudiziarie che rallentavano i tempi, che consentivano una sorta di vaglio o di interferenza dellordinamento richiesto rispetto a ci che veniva sollecitato dallordinamento richiedente, una semplificazione in sostanza delle procedure. E invece si parlato di mandato di cattura europeo come se fosse una pistola, unarma messa nelle mani di qualunque pubblico ministero o qualunque giudice istruttore di tutte le parti dEuropa, per sparare al di l dei confini. Tabucchi: curioso constatare come il governo da una parte parli della lentezza dellamministrazione della giustizia (eccessiva burocrazia, lentezza dei processi eccetera che indubbiamente sono vizi antichi della giustizia italiana), e dallaltra introduca una legge come quella sulle rogatorie che di fatto complica assai i processi, li rende pi impacciati, li appesantisce, li grava di procedure burocratiche. Insomma in teoria dicono: semplifichiamo la giustizia. In pratica si agisce per renderla pi complicata. Borrelli: Guardi che questa complicazione delle procedure, e parliamo soprattutto delle procedure penali (per il civile forse un discorso un po diverso), risponde a una tendenza che in atto gi da tempo. Sa, io non voglio unirmi al coro sempre pi ristretto dei laudatores temporis acti del vecchio codice, delle vecchie procedure, perch questo non sarebbe giusto. Ma che linterpretazione del cosiddetto giusto processo sia una interpretazione e una traduzione in norme che abbia appesantito in maniera spaventosa il processo penale, questo sicuro (oltre al fatto che si voluta dare la sensazione infondatissima che tutti i processi finora svolti fossero ingiusti). Oggi ci sono molti pi adempimenti, apparentemente di garanzia, ma che di fatto sono delle bardature gravose che rendono possibili cavilli, eccezioni di nullit nei gradi successivi di giudizio eccetera, di quanto non sia necessario per garantire lequilibrio delle parti, della pari dignit delle parti nel processo penale. E quindi in questo senso do perfettamente ragione a lei: si dice che la giustizia deve essere snellita, e invece, perlomeno per quello che riguarda la giustizia penale, si va di fatto in tuttaltra direzione. Ma parlavo prima del difetto di informazione. Per esempio, nella questione che riguarda lonorevole Previti, con il conflitto di attribuzione tra il parlamento e lattivit giudiziaria, vorrei sapere quanti di questi commentatori, anche con firme autorevoli, hanno letto la sentenza della Corte costituzionale. Quanti lhanno letta, e quanti hanno letto le ordinanze, lunghe e argomentate, che sono state rese dalle due sezioni del tribunale di Milano sullargomento? Credo ben pochi. Perch la Corte costituzionale che cosa ha detto? Che nel contrasto tra lesigenza dellautorit giudiziaria e lesigenza del parlamento, prevale quella del parlamento. E quindi lordinanza (o le ordinanze) del giudice dellindagine preliminare, che avevano affermato la preminenza dellinteresse della giurisdizione, sono da annullare. Ma per quello che riguarda le conseguenze di tale annullamento sul processo contro lonorevole Previti, noi giudici della Corte costituzionale non ci pronunciamo: questo appartiene alla competenza della magistratura ordinaria. La magistratura ordinaria, che ha esaminato tutto, ne ha tratto le conseguenze e ha detto: no, le ordinanze annullate, non hanno compromesso le garanzie dellimputato nel corso delludienza preliminare, la presenza dellimputato alla Camera nei giorni di quella udienza non stata provata tempestivamente, e quindi il processo stato ben
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definito. Conclusione dei media: ribellione della magistratura alla Corte costituzionale. Veniamo alla legge sulle rogatorie. La legge sulle rogatorie stata concepita senza dubbio con lidea di rendere pi difficile lutilizzazione della documentazione proveniente dallestero. Questo era lintento. Ma di fatto gli autori non sono stati capaci di raggiungere lobiettivo, perch hanno costruito il testo in un modo che inserito nel mosaico complessivo di tutta la normativa che riguarda i rapporti con lestero e le altre convenzioni in realt il fine che essi si proponevano risultava frustrato. Non frustrato perch la magistratura si sia ribellata alla volont del parlamento, ma perch interpretando la legge come doveroso nel quadro normativo complessivo vigente, venuto fuori che quella famosa certificazione, pagina per pagina, dellautenticit, era una baggianata. Abbiamo sentito ripetere ultimamente delle cose che aveva sostenuto Giustiniano e poi invano ha sostenuto Napoleone, e cio che la legge va applicata e non interpretata. Ma cosa significa questo? Nessuno ha mai sentito parlare dellermeneutica? C chi dice che tutto nella nostra vita ermeneutica, probabilmente con qualche ragione. Capire la legge significa interpretarla; non basta capirla. Tabucchi: Non esattamente il codice stradale Borrelli: Gi, non esattamente il codice stradale, oltre tutto. Poi bisogna distinguere anche i vari livelli degli enunciati precettivi. Ma non esiste lettura della legge che non sia anche una interpretazione. Separare le carriere? Tabucchi: Se il capo della magistratura fa i suoi complimenti a Berlusconi per aver aderito in via di principio al trattato europeo sullestradizione, a condizione che in Italia sia cambiata la Costituzione, voi magistrati come vi sentite? Borrelli: Leggermente a disagio. Se poi vogliamo parlare anche dei cambiamenti della Costituzione e della legge, non credo affatto che siano cose da affrontare con troppa disinvoltura. Tabucchi: Se il segretario del maggior partito dellopposizione di centro-sinistra afferma che sui problemi della giustizia le proposte di Berlusconi sono trattabili, voi magistrati come vi sentite? Borrelli: Pesantemente a disagio. Ma vede, non perch provengono da Berlusconi, non affatto questo. Ma il corpus delle innovazioni che si vogliono portare nel mondo della giustizia tale da giustificare il pi fondato e angoscioso sospetto che si voglia depotenziare la magistratura e in particolare la magistratura penale. Si parla di separazione delle carriere, poi si tenta di dire: no, non parliamo di separazione delle carriere, parliamo di separazione delle funzioni. E anche qui mi sforzo da tempo di spiegare: ma le funzioni non sono gi separate? Perch cosa significa funzioni? La funzione dellaccusa, la funzione della difesa, la funzione del giudizio, la funzione dellistruttoria, la funzione del giudizio di secondo grado, la funzione di cassazione: queste sono le funzioni, cio tipologie di attivit o di fasi che nel loro insieme ordinato danno vita al processo. Ma, ripeto, le funzioni sono gi separate, perch non si mai visto un pubblico ministero che abbia scritto una sentenza, o un giudice che abbia pronunziato una requisitoria. Chi fa il pubblico ministero fa soltanto il pubblico ministero e non giudica, chi fa il giudice fa soltanto il giudice. Tabucchi: Mi permetta di esprimerle un dubbio: non che il pubblico ministero, frequentando, per cos dire, lambiente del giudizio, tende inconsciamente a trasformarsi in magistrato giudicante? Lei non vede la possibilit di una certa contaminazione fra i due ruoli? Borrelli: Io non parlerei di contaminazione, semmai di una osmosi di esperienze e di cultura che pu essere fonte di arricchimento reciproco. Vorrei anzi sottolineare che il fatto di entrare in magistratura con un medesimo concorso, il fatto di appartenere a un ordine unico, il fatto di poter passare da una funzione allaltra, non per nulla negativo. Attenzione, le funzioni sono separate, ma non detto che una stessa persona, in tempi diversi, non possa esercitare funzioni diverse. Tanto vero che noi abbiamo magistrati che cominciano in tribunale, ma poi vanno in Corte di Appello, poi vanno in Corte di Cassazione, e abbiamo di pi, magistrati che cominciano come sostituti procuratori, passano in tribunale, poi magari ritornano a fare il sostituto procuratore. Tutto questo porta a un arricchimento delle esperienze. Personalmente ho sempre trovato molto pi ricchi, professionalmente, i colleghi che hanno avuto una pluralit di esperienze, variegate e diverse fra loro, rispetto a quelli che per 20-30-40 anni hanno fatto sempre e soltanto un medesimo lavoro. Ma vorrei dire di pi: limmedesimazione con una certa funzione, poi gioca, nel senso che ti cambia la mentalit. Se uno da pubblico ministero passa a fare il giudice non che si porti dietro deliberatamente la mentalit della funzione da cui proviene: se fa il giudice fa il giudice. Conosco decine di magistrati che sono passati dalla giudicante alla requirente e viceversa, e sono tra i migliori. Ma forse c dellaltro. Il pubblico ministero fa meglio il proprio mestiere se ha unesperienza di magistratura giudicante, perch stato dietro al bancone del giudice e ha visto nel dibattimento come vanno a finire le istruttorie, e che cosa ci pu essere di lacunoso, di pericoloso, di ambiguo nelle indagini, e che porta magari al naufragio dellimpostazione di accusa. E viceversa, il giudice che ha fatto anche il pubblico ministero, si rende conto dei meccanismi, delle difficolt, delle resistenze nellacquisizione delle fonti di prova, ed in grado in base alla propria esperienza di leggere in modo pi penetrante il materiale
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processuale. E infine vorrei fare unaltra considerazione di metodo pi neutrale, pi asettica. Se io voglio cambiare lesistente, debbo avere delle ragioni per farlo, vuol dire che lesistente non mi soddisfa. E perch lesistente non soddisfa, cio lattuale rapporto tra pubblici ministeri e giudici non soddisfa? Forse perch i giudici sono troppo propensi ad accogliere le richieste dei pubblici ministeri? Ma questo poi vero, forse stato verificato, c forse stato un monitoraggio di questo tipo, ci sono delle statistiche? Ci sono delle statistiche, ma per altro verso vengono impugnate per dire: guardate questi pubblici ministeri, non sono capaci di fare il loro mestiere, il 70 per cento o il 50 per cento delle loro richieste sono respinte dai giudici. Allora come la mettiamo? Perch questo vuol dire che il giudice esercita un filtro critico sulle richieste del pubblico ministero, e non vero che si schiaccia sulla sua posizione. Ma lasciamo stare gli slogan e le urla da una parte e dallaltra. Vogliamo fare un monitoraggio e vedere in concreto che cosa succede, cio quante volte sono state accolte le richieste del pubblico ministero e quante volte sono state rigettate, e che esito hanno avuto poi i processi nelle fasi successive? Perch questo che bisogna constatare. Non certo il fatto che stiano nello stesso palazzo, che vadano a prendere il caff o che alla sera vadano al teatro insieme. Capisco che anche lapparenza possa avere il suo peso: ci sono abitudini che un tempo si tolleravano forse cera pi bonariet, pi bonomia, pi fiducia e che oggi non si tollerano pi. Il pubblico ministero che va a trovare i colleghi in camera di consiglio prima dellinizio delludienza, per esempio, era una brutta abitudine, perch anche se andava semplicemente a parlare della partita di calcio della sera prima, dava limpressione che coltivasse contatti al di fuori del contraddittorio (a parte il fatto che spesso lo facevano anche gli avvocati). Tabucchi: Insomma non era elegante. Borrelli: Certo, non era elegante. E oggi, che le parti del processo si vuole che siano anche apparentemente, perfino nellaltezza delle sedie e delle cattedre, sullo stesso piano, certi comportamenti non sono pi tollerati. Rispettare le forme significa anche rispettare la sostanza. Ma una modifica del genere di quella che si va prospettando, dovrebbe essere preceduta da unattenta valutazione. Lei pensi: bens vero che allestero le carriere a volte sono separate, ma dallestero guardano oggi, su questo punto, allattuale modello italiano. Me lo sono sentito dire personalmente, che lItalia sotto questo profilo un laboratorio interessantissimo. A parte ci che succede in concreto nei rapporti col mondo politico, lItalia, come ordinamento giudiziario, come ordinamento costituzionale della giustizia, presenta per gli altri paesi aspetti e linee assai interessanti. E dovremmo cambiare proprio ci che il resto dEuropa ci invidia, ci per il quale ci giudica allavanguardia? Guerre incivili Tabucchi: A proposito di questa volont di cambiamento: torniamo a Mani Pulite. Lattuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha recentemente definito Mani Pulite una guerra civile. Insomma, un attentato alla Costituzione, reato da ergastolo, perch una guerra civile implica uno scontro a somma zero tra due legalit ciascuna considerata eversiva dallaltra. In cosa consisterebbe secondo lei il carattere eversivo dei magistrati? E quale era la legalit invocata dai politici che allora si indignarono e quella che accusano oggi? Insomma, Mani Pulite esercitava davvero un abuso contro un potere legittimo o cera invece, al contrario, da parte dei politici la pretesa di essere legibus soluti? Se cos fosse, non questa una pretesa eversiva, visto che ci riporta indietro di qualche secolo non solo prima della democrazia, ma addirittura prima dello Stato di diritto? Borrelli: La risposta fin troppo facile, cosa vuole. Certo, lattuale presidente del Consiglio parla di guerra civile, ma ne parla perch lui si sente un perseguitato dalla giustizia. Insomma interpreta queste azioni, questi accertamenti giudiziari come mirati sulla sua persona. Sono mirati sulla sua persona, per, semplicemente perch da indagini che tra laltro erano partite in tuttaltro settore poco per volta il fascio di luce delle testimonianze e degli elementi probatori si diretto sui suoi affari. Guerra civile: ma non lo si diceva nel 92, non lo si diceva nel 93; al contrario, tanti di quelli che oggi sembrano convertiti a questa tesi, allora, come lei mi faceva osservare allinizio, battevano le mani. Gli applausi di Fassino Tabucchi: che mi era venuto in mente il famoso discorso di Craxi. Craxi a suo tempo sostenne la teoria dei politici legibus soluti e lo disse chiaramente in parlamento: chi non ha preso tangenti si alzi. Dunque, se tutti complici, o omertosi, nessun colpevole. Fassino ha di recente dichiarato al Foglio di Giuliano Ferrara che ai Ds manc il coraggio per applaudire quel discorso. Lei come giudica oggi e come lo giudic allora quel discorso? Borrelli: Cera la convinzione che il costume che era andato affermandosi in quegli anni o forse in quei decenni, avesse messo in desuetudine tutta una serie di princip, di norme. Li aveva messi in desuetudine per una certa categoria di cittadini, ovviamente. Tabucchi: Ma quel tipo di mentalit ritorna. forte, pervicace. Borrelli: Il potere in genere, e il potere economico in particolare, non gradisce il controllo. Anche se secondo me questa, da parte del potere economico, una visione miope, perch le regole e il rispetto delle regole hanno una loro valenza non soltanto
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di carattere morale, ma anche economico. Perch rispetto delle regole significa poter contare sul rispetto delle regole da parte degli altri, e significa quindi potere, ad esempio, prevedere i comportamenti altrui. E questo si traduce poi in economie, perch se io so esattamente come pu e come non pu comportarsi laltro, determinate alternative le escludo. Il contrario, falsa invece il gioco della concorrenza, a detrimento sia del mercato che dellintera collettivit. Tabucchi: Inoltre il problema nel nostro paese ulteriormente complicato dal fatto che codesto potere economico ormai si fuso con il potere politico. Quando cerano due poteri distinti, anche se talvolta si abbracciavano, esisteva comunque una divisione di competenze. Ormai un tuttuno. Che poi, detto in altri termini, il conflitto dinteressi questo. Ma non ha commentato la dichiarazione dellonorevole Fassino: a suo tempo il suo partito manc del coraggio di applaudire il discorso di Craxi. Borrelli: Mancarono di coraggio? Perch non applaudirono? Tabucchi: Lasciamo perdere Fassino. Un magistrato come lei come lo giudica un politico che si alza in parlamento e che dice: Nessuno colpevole, siamo tutti innocenti perch tutti abbiamo peccato. Che discorso ? Borrelli: una pretesa di immunit totale per il mondo politico. Quindi significa la negazione dello Stato di diritto. Tabucchi: La negazione dello Stato di diritto con un sofisma. Perch da un punto di vista della retorica questo discorso un sofisma. Voglio dire, sarebbe come se nella Bibbia, quando Geova lancia i fulmini contro Sodoma e Gomorra, quelli rispondessero: scusa, ma non ci puoi mandare allinferno, non ci puoi condannare, siamo tutti quanti peccatori; se fossimo stati due o tre era giusto, ma siccome abbiamo fatto tutti le stesse cose, siamo tutti innocenti. Borrelli: Questo mi fa venire in mente, ma forse lanalogia non puntuale, soltanto un fatto di assonanza, che c qualcuno che vorrebbe sottrarsi oggi alle verifiche della giustizia perch ha avuto dalla sua la maggioranza degli italiani. Come se fosse lecito che di tanto in tanto si svolgessero dei plebisciti che sospendono la validit della legge per alcuni personaggi, per alcuni periodi o per alcuni settori. Ma cerchiamo di essere pragmatici. Il discorso di Craxi era certamente un discorso abnorme, che ripugna alla coscienza di un giurista, ma era un discorso al quale avrebbe potuto far seguito unamnistia. Io sono sempre stato contrario allamnistia, ma contrario in generale, quando le amnistie servivano soltanto per svuotare le carceri, perch ledilizia carceraria era inadeguata alle circostanze. Contrario se lamnistia significa semplicemente un colpo di spugna, una cancellazione della memoria, amnistia come amnesia. Ma quando si fossero verificate delle circostanze complessive per cui veramente si fosse voltato pagina, se cio a quella presa di coscienza, in fondo sollecitata dal discorso di Craxi, avesse fatto seguito anche una presa di posizione del tipo: da oggi in poi basta, da oggi in poi le cose marceranno diversamente; se si fosse cominciato a fare qualcosa (che non si mai fatto) per cambiare il corso delle cose, allora anche lamnistia ci sarebbe potuta entrare, perch lamnistia mette fine a un certo periodo, chiude un contenzioso, non se ne parla pi. Si chiude la porta e si ricomincia da zero. Ma purch si ricominci davvero da zero, non se questo significa soltanto: state zitti voi, cani rabbiosi, lasciateci lavorare. Questo no, questo ovviamente inammissibile. eticamente, giuridicamente, politicamente inammissibile. Toghe arcobaleno Tabucchi: La teoria berlusconiana delle toghe rosse mi pare la leggenda che Forza Italia ha pi tentato di accreditare dopo la vittoria elettorale. Una specie di slogan ossessivo che sta martellando instancabilmente la testa degli italiani. Non escludo che tale leggenda possa imporsi grazie ai massicci mezzi dinformazione di cui Berlusconi dispone, ormai praticamente un monopolio. Tale leggenda sarebbe facilmente smontabile osservando il profilo politico dei singoli magistrati. Se Mani Pulite fosse stata davvero opera delle toghe rosse ci sarebbero stati solo magistrati di sinistra. Ma come presentare quali toghe rosse magistrati delle correnti di destra, del resto pubblicamente e legittimamente espresse, come Davigo o Maddalena? E, per parlare del pool antimafia, Borsellino era forse una toga rossa anche lui? Mani Pulite era composta da magistrati notoriamente diversissimi per posizioni politiche, che evidentemente nellapplicazione delle leggi prescindevano da ogni valutazione o preferenza politica. E non a caso, come lei sa meglio di me, Mani Pulite fu salutata con entusiasmo soprattutto dalla Lega e dallMsi (gli emarginati del potere politico di allora) e in misura eguale dal Pds. Ma molto favorevoli furono anche le accoglienze di Berlusconi, di Pera e di tanti altri oggi al governo. Lunico a condannarla subito fu Giuliano Ferrara, uomo evidentemente previdente. Borrelli: Se vogliamo esaminare i soggetti attivi di Mani Pulite, cio quei quattro, cinque, sei magistrati che, almeno qui a Milano (io poi delle altre sedi non conosco granch), si sono occupati di queste indagini, effettivamente non si possono definire magistrati di sinistra. Ma poi che cosa vuol dire magistrati di sinistra? Magistratura democratica, la corrente pi avanzata? Prendiamo Di Pietro, il promotore, Di Pietro di sinistra ha poco o nulla, non un rosso, anche se stato eletto nel Mugello in un collegio di sinistra. Semmai, lesponente, e lo dico con tutto il rispetto, di una civilt contadina, fondamentalmente cristianodemocratica, forse. Direi che pi un bianco. Comunque non certo un sinistrorso. Piercamillo Davigo sempre stato
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considerato un conservatore, una persona molto intelligente e molto lucida che milita nella corrente considerata di destra dellAssociazione magistrati. Francesco Greco, pu darsi che fosse stato attivo per alcuni anni in Magistratura democratica, ma sono cose molto lontane. Gherardo Colombo intriso di cultura cattolica. Marcello Maddalena della stessa corrente di Davigo, non certamente un rosso. Maddalena uno che ha coltivato diffidenze di fronte al nuovo codice di procedura penale, contestandone la filosofia di base, ed tendenzialmente un conservatore, sebbene certamente illuminato. Perch la stampa non dice queste cose? Vede, io personalmente non ho mai avuto nessun tipo di rapporti col Partito comunista. Non che me ne vanti, ma di fatto non ho mai avuto rapporti n col Partito comunista n col Partito socialista, n con personaggi di questi o di altri partiti. La lungimiranza di DAlema Tabucchi: Il discorso andato a parare in questo senso e colgo loccasione: quando da parte della classe politica c stata una svolta nei confronti di Mani Pulite, il Pds come si comportato, che atteggiamento ha avuto con voi? Borrelli: Latteggiamento era: adesso state buoni ragazzi, avete fatto questo lavoro, datevi una calmata. il senso di un incontro casuale che ebbi con DAlema, forse riportato nel libro di Marcella Andreoli intitolato Borrelli direttore dorchestra. Ho raccontato lepisodio di questo incontro. DAlema mi disse proprio: non muovetevi, non parlate, non fate chiasso LAssociazione nazionale magistrati bene sia lunico interlocutore del governo. Cos dette anche per spacciato Berlusconi. Tabucchi: Lungimiranza. Borrelli: Lungimiranza. Tabucchi: Il presidente dellAssociazione nazionale magistrati ha testualmente detto: I nostri problemi sono cominciati con la Bicamerale. Che cosa ne pensa? Borrelli: Io con la Bicamerale mi sono spaventato, vedendo alcuni contenuti sui quali vi era convergenza. Insomma, su certe cose si pu dialogare, certo, ma su alcuni principi di cui abbiamo tanto parlato in questa conversazione non si scende a compromessi. Evidentemente a un certo momento DAlema ha avuto lillusione di potere reggere le redini della Storia, di poter guidare questo paese verso, non so, un altro destino, di poter neutralizzare il fenomeno Forza Italia. stata unillusione. Tabucchi: Nella scorsa legislatura maggioranza e opposizione si sono trovate a votare molto spesso insieme su provvedimenti riguardanti la giustizia. lunico tema sul quale la convergenza avvenuta con frequenza. Lei ricorder che tutto cominci con un dialogo tra Cesare Previti e Cesare Salvi in una trasmissione di Lucia Annunziata. La sanzione legislativa si ebbe con i provvedimenti di quellestate che limitavano i poteri del pm e vanificavano il reato di falsa testimonianza. Come giudica questa legislatura da tecnico e da cittadino? Borrelli: Sa, ci sono state luci e ombre, devo dire, perch in quella legislatura sono state anche varate delle riforme ordinamentali e processuali di un certo spessore, come la creazione del giudice unico di primo grado e del giudice di pace. Innovazioni che sono state introdotte nel codice di procedura penale, alcune delle quali mirate proprio a migliorarne il funzionamento. Quindi non mi sentirei di dare un giudizio troppo netto. Il caro Flick, anche se era politicamente debole, non aveva le spalle coperte, aveva ottime intenzioni e conosceva perfettamente i problemi. Ma tornando al discorso delle toghe rosse, possiamo partire dalle persone e cercare di fare una radiografia della formazione culturale e delle implicazioni culturali delle singole persone. Non so se sia il modo pi corretto, ma qualcosa che possiamo tentare. E arriviamo a stupirci che certi giudici vengano collocati in un clima rosso fuoco, che non risponde assolutamente alla realt. Se invece verifichiamo la collocazione politica delle persone che sono state inquisite nella stagione pi intensa di Mani Pulite (una considerazione che al mio purismo, o quello che resta del mio purismo, di magistrato ripugna sempre un po), veramente non ci trovo nessuno della sinistra? Ce ne trovo eccome, eccome: tutta la storia della metropolitana milanese, per esempio. E ricordo Marcello Stefanini, Gianni Cervetti, Barbara Pollastrini, Primo Greganti, tanto per fare qualche nome. Non vero che sono stati risparmiati. Ripeto, a me ripugna un po fare della ragioneria giudiziaria: tanti della Dc, tanti del Pci. Non mi interessa, perch sono (e vorrei anche apparire) del tutto indifferente a tale ragioneria. Per ci sono delle constatazioni di fatto. Se non venuto fuori nulla perch nulla cera oppure perch quei finanziamenti dallestero, dal Cremlino, non erano reato, non costituivano reato, e quindi non potevano essere oggetto di accertamento da parte della magistratura. Oppure perch non c stato dato nessun innesco. Ma dico: voi che protestate tanto, voi della destra, voi del centro, dite che i comunisti sono stati protetti, ma ci avete mai fatto un esposto, una denunzia? Ci avete mai segnalato qualcosa? Non mai arrivato nulla. Sono arrivate denunce, s, ma ad un livello modesto, tipo amministrazioni comunali di sinistra messe sotto processo per imbrogli di piani regolatori, di licenze edilizie, di cose cos ne abbiamo in largo numero. I colleghi del dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione ne hanno mandati
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tanti a giudizio; quindi non vero nemmeno quello. Per se si parla di corruzione di alto e altissimo livello, santo Iddio, se eravate tutti in una stessa barca, anche un solo elemento ce lo potevate portare! Pm senza polizia? Tabucchi: Vorrei che mi parlasse ancora di questo progetto di separazione delle carriere, dellintenzione politica di modificare lassetto della giustizia, e soprattutto della figura del pubblico ministero, che mi pare la ragione principale del contendere. Borrelli: Vede, c un altro aspetto che riguarda sempre la posizione del pubblico ministero. Nelle sintesi che ho letto sui giornali, nel piano-giustizia dellattuale governo prevista anche unautonomizzazione della polizia giudiziaria dal pubblico ministero. Quindi il pubblico ministero verrebbe separato, non soltanto dai giudicanti, ma anche dalla polizia giudiziaria. Questo significa un pubblico ministero isolato, completamente isolato, perch una delle conquiste importanti che si sono avute con il codice del 1989, stata la creazione, presso gli uffici del pubblico ministero, di sezioni di polizia giudiziaria, con personale che lavora a stretto contatto di gomito col pubblico ministero. Poi ci sono i cosiddetti servizi di polizia giudiziaria, le stazioni dei carabinieri, i commissariati e via dicendo. Lavere messo al centro delle indagini la figura del pubblico ministero stato considerato giustamente un passo avanti, perch in questo modo si sono potute fare anche indagini che prima non si facevano. Non si facevano perch? Perch le polizie, dipendendo dal potere esecutivo, hanno qualche remora e qualche riguardo, prima di avventurarsi su terreni politicamente scivolosi. Se a questo punto noi togliamo al pubblico ministero la diretta gestione della polizia giudiziaria, facciamo un passo indietro per quello che riguarda tutte le categorie di reati che toccano di fatto lestablishment politico. E quindi si depotenzia il pubblico ministero. Tabucchi: Lei vorrebbe dire che il pubblico ministero viene messo in condizione di non nuocere. Capisco bene? Borrelli: Certo. Se a questo poi aggiungiamo, non dico quella che lipotesi estrema di un pubblico ministero sottoposto allesecutivo, ma di un pubblico ministero al quale periodicamente dalle Camere, o dal ministro della Giustizia, arrivano delle direttive sui reati che devono essere perseguiti e su quelli che possono essere invece accantonati, allora a questo punto il gioco fatto. E nessuno mai osserva che togliere indipendenza e libert di manovra al pubblico ministero, significa togliere indipendenza anche al giudice, o perlomeno rendere insignificante in parte anche lindipendenza del giudice, perch se sul bancone del giudicante non arrivano determinati reati, ma arrivano soltanto altri imputati, che so, arrivano soltanto spacciatori di droga, rapinatori, per carit, categorie esecrabilissime, chiaro che la stessa indipendenza del giudice finisce con lessere limitata e vincolata nella propria operativit. Tabucchi: Mi permetto di divagare, ma non troppo. Berlusconi non solo ha avuto condanne passate in giudicato, ma ha pendenze giudiziarie aperte. Allo stesso tempo il capo del governo regolarmente eletto dal popolo italiano. E in questa sua veste vuole cambiare lassetto della giustizia. E pu farlo perch gode di una maggioranza parlamentare. Secondo lei, non un paradosso che un capo di governo regolarmente eletto ma che ha notevoli problemi con la giustizia possa cambiare le regole della giustizia con la quale ha problemi? Borrelli: Sa, questo un altro aspetto di quel conflitto di interessi di cui da anni si parla e che nessuno si mai premurato di avviare a soluzione. E poi, intendiamoci, sul conflitto di interessi anche il governo di centro-sinistra e il parlamento precedente non hanno fatto nulla. I silenzi del capo dello Stato Tabucchi: Ma chi ha facolt di dare una risposta al quesito posto da questo paradosso: il capo dello Stato? Nessuno? Borrelli: La posizione del capo dello Stato molto delicata. Il capo dello Stato viene considerato il vertice dello Stato, il vertice dello Stato, il punto in cui si unificano i vari poteri, perch in qualche modo collegato con il parlamento, con il governo e con il Consiglio superiore della magistratura di cui presidente, con le forze armate, come presidente del Consiglio di difesa eccetera. Ma che abbia possibilit di intervenire con atti specifici da un punto di vista costituzionale, no. Certo pu inviare dei messaggi alle Camere, pu svolgere una funzione di indirizzo, se del caso anche con contatti, con colloqui e consultazioni con i vari personaggi politici. Ma che poi possa fare qualcosa di concreta incidenza nella realt costituzionale, salvo il rimandare alle Camere una legge, questo no. Forse qualche volta avrebbe potuto tardare un attimo prima di firmare determinate leggi, giusto per sottolineare una certa meditazione sul contenuto. Mi riferisco alla legge sulle rogatorie, per esempio. Tabucchi: Oscar Luigi Scalfaro, da presidente della Repubblica, si rifiut di firmare una legge. Alcuni esponenti della classe politica si indispettirono non poco. Ma Scalfaro poteva farlo: era nei suoi poteri. Come mai secondo lei oggi non si prende neppure in considerazione unipotesi del genere, come se ci fosse scandaloso? Non le pare che questa mitologia di una strana lesa maest finisca col costituire un irriverente elogio di una non volont, di unasetticit totale? Non le pare che come se si dicesse al capo dello Stato: tu sei una figura ornamentale, contentati di questo e lascia perdere le istituzioni? Borrelli: Vede, che il capo dello Stato sia una figura meramente ornamentale, questo non mi sentirei di dirlo. Tabucchi: Neppure io. Ma mi pare che sia questo che gli stiano dicendo, questo che intendevo.
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Borrelli: Vorrei dire che la frequenza stessa degli interventi del capo dello Stato sugli argomenti pi vari, questo suo sforzo di costruire, di nutrire una cultura che abbia una consapevolezza della coscienza nazionale o di una coscienza transnazionale europea: attraverso tutto ci il capo dello Stato una funzione di stimolo e di rassicurazione finisce per averla. Per dal punto di vista strettamente giuridico-costituzionale, tutto quello che pu fare sono i messaggi al parlamento e il rifiuto di mandare una legge alle Camere. Certo, nella storia della nostra repubblica qualche volta in capo dello Stato non ha firmato E poi naturalmente gli incarichi, quando si tratta di formare nuovi governi. Certo, queste sono s funzioni importanti, che possono essere esercitate o non esercitate, svolte in modo incisivo o invece messe un po tra parentesi. Per bisogna anche tenere conto di quelli che sono gli sviluppi complessivi della politica. E in un paese che ha dato una maggioranza, quasi una maggioranza assoluta, ad una determinata formazione politica o a un gruppo di formazioni politiche, io capisco che il capo dello Stato non possa non tenerne conto. Tabucchi: Lo capisco anchio. E non direi che non glielo facciano notare. Ma come valuta la dichiarazione del capo dello Stato durante la sua recente visita ufficiale in Portogallo, in cui ha tenuto a fare un pubblico elogio della separazione fra i poteri che propria della Costituzione portoghese, per la quale peraltro la nostra Costituzione in questo servita da modello? Era proprio il momento in cui il ministro Castelli, riprendendo i concetti dellex sottosegretario e avvocato Taormina, rivolgeva alla magistratura parole abbastanza pesanti. Il presidente, dopo aver fatto questo elogio, che era stato interpretato in quello stesso giorno dai giornali democratici italiani (i pi volenterosi) come un monito per le parole eccessive di un politico, ha immediatamente tenuto a specificare che non si riferiva alla situazione italiana attuale, ma che il suo era un discorso in astratto. Borrelli: Forse c stato un eccesso di prudenza da parte del capo dello Stato. E infatti la sua sottolineatura della separazione dei poteri, abbiamo visto che stata interpretata da alcune parti come un ammonimento fatto alla magistratura, a non ingerirsi nel potere politico. Un po come gli oracoli della Pizia, ibis et redibis non morieris in bello. Referendum e demonizzazioni Tabucchi: Per certe riforme costituzionali previsto un referendum. I magistrati, in quanto cittadini, hanno diritto di partecipare. Se lo facessero, come accade negli altri paesi democratici, in Italia cosa succederebbe? Non crede che nellattuale clima sarebbero messi sotto accusa o sarebbero invitati al silenzio? Non vede in ci una sospensione coatta di un diritto costituzionale? Ma questo diritto riguarda anche le leggi ordinarie. Ci sono proposte di referendum in campo, promosse ad esempio dalla rivista MicroMega, per abrogare leggi varate da questo governo che moltissimi magistrati nei fatti hanno giudicato dannose. Se si impegnassero nei referendum non crede che verrebbero immediatamente demonizzati? Borrelli: In linea di principio un magistrato, come qualsiasi cittadino, ha diritto a partecipare ad un referendum in tutte le sua fasi, anche promuovendolo. Io tuttavia preferisco pormi perfino qualche perplessit. In effetti, pur avendo sempre affermato che il magistrato un cittadino come gli altri, e quindi gode di tutti i diritti che hanno gli altri, mi rendo anche conto di una particolare cautela che necessaria negli atteggiamenti pubblici del magistrato pensi da quale pulpito viene la predica una certa cautela nellassumere posizioni che abbiano una immediata connotazione di tipo politico. Perch in fondo questo, almeno secondo la nostra sensibilit, nel nostro ambiente culturale, viene visto come qualcosa che non corrisponde allimmagine che la gente vorrebbe avere del magistrato, di un magistrato che da un punto di vista ideologico assolutamente vergine, pronto a soppesare le argomentazioni delluna e dellaltra parte senza nessuna precostituita gabbia di tipo ideologico. Perci un magistrato che si esponga politicamente, si sporga fino al punto da organizzare un referendum (pu esprimere il suo parere, se il referendum non un referendum su norme di carattere molto tecnico) ecco, finisce col fornire una pubblica presa di posizione di carattere politico che in qualche modo incrina la fiducia del cittadino un gioco di equilibri molto delicato, perch naturalmente non si pu imporre al magistrato di tacere, dirgli che non ha diritto di esprimersi. Per esempio: tu non hai diritto di farti vedere con la Repubblica, piuttosto che con lUnit piuttosto che con il Giornale sotto il braccio. Bisogna che anche la nostra gente maturi, nel senso che riconosca questo diritto e sappia discernere esattamente fino a che punto il comportamento del magistrato lecito, e da quale momento in poi invece non lo pi perch rivelatore di un atteggiamento mentale contrastante con i suoi compiti. Tabucchi: Ma paradossale che i magistrati non possano discutere una legge dello Stato. Borrelli: Certo che paradossale. Il fatto che la discussione su una legge gi esistente genera immediatamente nel profano la sensazione che il magistrato, se si trova a dover applicare quella legge, far di tutto per non applicarla. Ma questo un altro degli aspetti di quella scarsa coesione, quella scarsa compattezza che c tra il nostro popolo e le istituzioni. Credo che in altri paesi sia tutto diverso, e penso ad esempio allInghilterra. Mesi fa abbiamo incontrato un giudice inglese e gli abbiamo domandato come avveniva la distribuzione dei casi giudiziari allinterno della sua Corte. E lui con molto candore ha risposto: ci pensa il personale amministrativo, il cancelliere. Ma come il cancelliere? E che controllo c, ho replicato, non c mai nessuno che abbia sollevato obiezione se un determinato caso viene assegnato a un certo giudice? Per carit, ha risposto, ci mancherebbe altro. Perch evidentemente c una fiducia nelle istituzioni, pi o meno ben riposta. Perch tendenzialmente il popolo si riconosce
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nelle proprie istituzioni. Da noi avviene esattamente il contrario: tendenzialmente molti hanno diffidenza verso le istituzioni. E certe campagne di delegittimazione contro i magistrati certo non contrastano tale diffidenza Tabucchi: curioso per come altre istituzioni, o diciamo meglio altri poteri, abbiano potuto farlo nella storia del nostro paese e possano farlo. Se vero che i magistrati non possono discutere delle leggi dello Stato, mentre invece i sacerdoti possono farlo la domenica dal pulpito. Anche questo non un paradosso? Borrelli: Dipende da quale sia la sede in cui si parla delle nostre leggi. Perch un magistrato che lo faccia scrivendo un libro di dottrina, o facendo delle note a sentenza o nellambito di un congresso, tollerato. Se lo fa invece pubblicamente, rivolgendosi attraverso i mezzi di comunicazione, allora si dice subito: no, questo non puoi farlo, perch generi il timore di una minore fedelt a quella legge alla quale hai giurato obbedienza. Ma direi che non c solo questo aspetto, c anche laspetto delle leggi in elaborazione. E anche l, noi abbiamo assistito a questo strano fenomeno, questo singolare fenomeno un po di autocastrazione, di parlamentari che obiettano: noi stiamo discutendo la legge, se il magistrato pretende di intervenire in questa discussione interferisce nei lavori del parlamento. Io interferisco nei lavori del parlamento? E che vuol dire che interferisco? Un parlamento che si rispetti, si lascia forse intimorire dal fatto che il procuratore Borrelli o il procuratore Boccassini o il procuratore DAmbrosio hanno detto qualche cosa su una legge in elaborazione? E che parlamento mai questo? Tabucchi: Sono daccordo, dovrebbe far parte di un dialogo civile. Borrelli: Dovrebbe far parte di un dialogo civile. Non per nulla un tempo, un tempo molto lontano, era previsto che i progetti di legge pi importanti, dal punto di vista ordinamentale e processuale, fossero sottoposti ai capi dei distretti giudiziari, ai capi delle Corti, per un parere. Oggi questa unabitudine che si perduta completamente. E quindi il contributo dei tecnici o degli operatori, di quelli che quotidianamente applicano la legge, totalmente ignorato. Si dice: a che serve, tanto c lufficio legislativo del ministero, l ci sono dei magistrati. Ma cosa vuol dire (accade poi, magari, che se i magistrati di quellufficio legislativo diano un parere sgradito, vengano allontanati) ? Italia contro Europa Tabucchi: E infatti vediamo il conflitto che nato fra lItalia e lEuropa sulla natura dei reati da perseguire col mandato di cattura comune. La discussione ha messo in luce una profonda diversit nel valutare la gravit dei reati. In Europa corruzione e riciclaggio vengono considerati reati gravi, in Italia pare che non sia cos, almeno a giudicare dalle opinioni espresse dai ministri italiani presenti a Bruxelles. Borrelli: Pensi che a livello europeo, e non soltanto europeo, i reati di corruzione, di riciclaggio e quelli di criminalit organizzata, vengono messi sullo stesso piano. E negli scambi culturali, o meglio negli aiuti che vengono forniti dallUnione europea, ma anche dal Consiglio dEuropa, e in qualche misura anche dallOnu, ai paesi dellEst europeo che aspirano ad entrare nellUnione, oggetto dei seminari sono sempre corruzione, riciclaggio e criminalit organizzata, che vanno insieme. Sono stato anchio in Ungheria e in Romania per seminari di questo tipo, perch questo un punto fondamentale che viene avvertito in tutta la sua priorit. E ci mi fa pensare che il fenomeno della corruzione non sia una esclusiva italiana, certamente esiste nei paesi dellEst europeo in forme ancora pi gravi che da noi, e probabilmente esiste anche negli altri paesi dEuropa. Ma la lotta alla corruzione un punto fermo al quale le comunit internazionali attribuiscono una importanza fondamentale. Tabucchi: Parlavamo prima dei possibili interventi del capo dello Stato. Pochi giorni fa la stampa di propriet di Berlusconi, Il Giornale e Panorama, vi hanno gettato un bel po di fango addosso sostenendo che c una congiura internazionale di giudici italiani, spagnoli e svizzeri per incastrare Berlusconi. Questi giudici avrebbero tenuto una riunione segreta a Lugano. Presa di mira la giudice Boccassini, che si occupa del processo Previti e alla quale il ministro dellInterno, quasi per punizione, ha tolto la scorta. Per questo ennesimo episodio di diffamazione nei vostri confronti, lei ha chiesto lintervento di Ciampi. Borrelli: S vero, nellimmediatezza io ho tenuto a convocare immediatamente una piccola conferenza stampa, per smentire radicalmente lepisodio. E stranamente, laddove le menzogne pi velenose e pi pericolose sono quelle che hanno un piccolo appiglio nella realt, questa una menzogna totale, come se qualcuno venisse qui in questo momento e dicesse: Borrelli ha fatto saltare in aria il Palazzo della Provincia (che vediamo qui di fronte, da quella finestra). Menzogna totale. Alcune delle persone menzionate non si conoscono nemmeno tra di loro, non sono mai state a Lugano n una settimana fa, n dieci anni fa, Carla Del Ponte era in Ruanda. Perci ci siamo chiesti, con la collega Boccassini, che scopo potesse avere una bufala di questo genere. Di Lino Iannuzzi si potr pensare quello che si vuole, ma dovrebbe avere una certa esperienza professionale, che dovrebbe ispirargli il desiderio di un minimo di controllo, di verifica delle notizie. Quindi se ha fatto una cosa del genere, che cosa avr in mente Lino Iannuzzi, che cosa aveva in mente il suo settimanale, e che cosa ci pu essere eventualmente dietro? C soltanto il desiderio di continuare a infangare un magistrato come Ilda Boccassini? Il concetto del calunniate calunniate qualcosa rester?

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Tabucchi: Temo che voi magistrati abbiate troppa stima di voi stessi. Non so se ci sono state rettifiche, ma dal Quirinale si risposto che il capo dello Stato non entra in una polemica giornalistica. Se ne deduce che voi magistrati non siete calunniati e vilipesi dai giornali appartenenti al presidente del Consiglio, siete semplicemente una polemica giornalistica. Che ne dice? Borrelli: In realt, il proposito iniziale che avevo manifestato non lho poi attuato. Se ho pensato al capo dello Stato, ho pensato a lui solo in quanto presidente del Consiglio superiore della magistratura, che ha, tra i propri compiti, anche quello di tutelare lindipendenza della magistratura. Naturalmente non pretendevo affatto di sottoporre al presidente della Repubblica una questione di diffamazione a mezzo stampa, che quanto si prospetta in un caso come questo. che un episodio di questo tipo, che tra laltro viene alla luce su giornali e periodici entrambi riferibili allattuale presidente del Consiglio (Il Giornale sar pure di Paolo Berlusconi, ma fa lo stesso, e Panorama di Mondadori, ma fa lo stesso), un fatto molto grave, non pu essere casuale. E se contemporaneamente noi assistiamo alla sottrazione della scorta, per esempio, a Ilda Boccassini, alla denunzia del complotto internazionale dei magistrati giacobini, e ad altre affermazioni di questo genere, allora non in questione solo lonorabilit della collega Ilda Boccassini, in questione proprio una correttezza di rapporti tra le istituzioni, che merita lattenzione del Consiglio superiore della magistratura, presieduto dal capo dello Stato. Tabucchi: Ragioniamo per ipotesi, o per assurdo. Sa, ormai in Italia si pu ragionare per assurdo. Supponiamo che, come ha incitato a fare lex sottosegretario Taormina, i magistrati venissero arrestati. Per un arresto bisogna firmare un mandato. Chi potrebbe firmarlo, a suo avviso? La procura di Brescia? Borrelli: Intanto bisognerebbe trovare un reato che prospetti la possibilit del mandato di arresto. Tabucchi: Gi, con quali motivazioni? Lei di motivazioni di un arresto ne avr firmate molte nel corso della sua carriera. Vuole provare a formulare le motivazioni del mandato del suo arresto? Borrelli: Mah, quale potrebbe essere Una sorta di cospirazione per labbattimento dello Stato, non lo so, unassociazione a delinquere, unassociazione sovversiva, una cosa del genere. Salvo che non dicessero che noi prendiamo soldi non so da chi, da Mosca, che abbiamo il conto in Svizzera, come sembra che accadesse per qualche collega daltra sede. Tabucchi: Visto il panorama che si creato, lei riesce a immaginare che un mandato di arresto nei confronti di un magistrato possa essere firmato direttamente dallesecutivo, per esempio dal ministro della Giustizia? un ragionamento per assurdo, ovviamente. Borrelli: Questo dovremmo escluderlo. Ma che in un clima che viaggia abbastanza decisamente verso il clima di regime, a un certo punto ci possano essere degli scalmanati, delle squadracce come ce nerano nel 22, che facciano un brutto scherzo a qualche magistrato, questo pu accadere. Ed anche perci che queste bufale giornalistiche non sono poi cos innocenti o innocue, perch in effetti attorno a Ilda Boccassini, forse anche attorno a me, si creato ed stato attizzato un risentimento, un odio, che per Boccassini e per me documentato anche da lettere che riceviamo. Naturalmente tengo a dire che tutto questo, se dobbiamo fare i conti, bilanciato dal fiume di lettere e di telegrammi di stima e di apprezzamento. Questo lo dico solo per dare la giusta proporzione alle cose, non per vantarmi. Per il rischio c. Nessuno dir mai che il ministro dellInterno o il capo del governo possa commettere a qualcuno di bastonare un magistrato. Ci nonostante ci pu essere qualcuno che abbia lispirazione di farlo, per acquisire meriti, perch tutto sommato si pu dare una lezione a un rompiscatole, perch il tasso di spontaneo servilismo che alligna nella nostra gente sempre alto, come ci stato spesso dimostrato nella storia del XX secolo. Chi servono i servizi? Tabucchi: Ricordo alcuni cittadini che, durante gli anni di piombo, in quanto cattivi maestri hanno ricevuto capi dimputazione. Anche oggi mi pare ci siano in giro dei pessimi maestri. Sar certamente informato sulla bozza del progetto di legge del ministro Frattini con il quale, approfittando della congiuntura del terrorismo internazionale si conferirebbero ampi poteri ai servizi segreti (che ormai la televisione italiana chiama affettuosamente i nostri 007). In tale progetto i servizi fra laltro avrebbero facolt di arrestare o perquisire senza mandato della magistratura, sotto la vaga motivazione di servire lo Stato. Ora, nella storia recente italiana, sappiamo come certi rami di tali servizi abbiano servito lItalia. Basta ricordare Gladio, piazza Fontana, la P2, il delitto Moro, le bombe alla stazione di Bologna, piazza della Loggia a Brescia, Ustica eccetera. Non mi pare che la magistratura nei processi che si sono svolti sulle stragi abbia trovato nei servizi validi collaboratori. Tuttaltro. Il loro principale impegno, come le carte dei processi rivelano, stato il depistaggio. Come considera questo progetto di legge? Non le pare un passo verso uno Stato di polizia? E comunque non le pare assai in contrasto con le presunte preoccupazioni garantiste degli esponenti del governo? Borrelli: Certamente in contrasto, e questo abbastanza preoccupante. Che i servizi segreti debbano potersi muovere con una certa disinvoltura, credo sia inevitabile. Ma che debbano essere sottoposti ad un controllo, soprattutto quando la loro attivit possa incidere in diritti fondamentali come linviolabilit del domicilio, linviolabilit delle comunicazioni, questo altrettanto perentorio. Si tratta di vedere come debba essere esercitato il controllo, e da chi. So che negli Stati Uniti, quando la polizia intende compiere delle operazioni sotto copertura, e cio autorizzare i propri agenti a infiltrarsi partecipando apparentemente
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ad unazione delittuosa per poter scoprire tutta la rete dellorganizzazione delittuosa, ha bisogno di unautorizzazione dellattorney-general. In Italia si potrebbe prevedere qualcosa del genere, ma non so se sia costituzionalmente sufficiente che questa autorizzazione venga data, non dico dal capo del governo, perch da escludere che il presidente del Consiglio dei ministri possa, volta per volta, occuparsi di queste cose, ma da un funzionario della presidenza o del ministero dellInterno da lui delegato. Non so se questo possa essere sufficiente garanzia per quei diritti fondamentali che, secondo la Costituzione, sono inviolabili. Si tratta di vedere poi in concreto come viene tecnicamente articolata la proposta. Anche qui forse bisognerebbe avere riguardo a modelli di altri paesi, vedere come sono stati risolti in altri paesi questi problemi. Giustizialismo Tabucchi: Parliamo di parole. Agli scrittori interessano le parole. Ma anche ai magistrati. E a proposito di parole tutte italiane, veniamo a un termine recente che riguarda la magistratura da vicino: la parola giustizialismo. Lonorevole Morando, un parlamentare dei Ds favorevole con il Polo a una commissione parlamentare su Tangentopoli, recentemente sullUnit ne forniva con soddisfazione il significato riferendo la definizione del dizionario Zanichelli: Giustizialismo, specialmente nel linguaggio giornalistico, tendenza ad utilizzare la magistratura come strumento per conseguire obiettivi politici. Mi permetto di smorzare lentusiamo dellonorevole Morando: ogni parola rivela una mentalit e un giudizio, e lorigine giornalistica del termine non per me nessuna garanzia. Le parole non sono mai innocue, hanno una valenza politica, sociale, culturale, etica ed estetica. La parola forcolandia una parola antieuropea, Vu cumpr una parola razzista, Padania una parola immaginaria che non corrisponde a nessun confine geografico, Giustizialismo una parola creata dai giornalisti, questo ce lo dice il dizionario, ma la provenienza da quei politici che non tollerano di essere giudicati come gli altri cittadini. Mi pare una parola in cerca di impunit. E ha qualcosa di oscuro, di minaccioso e di mafioso. Ma anche una parola efficacemente colpevolizzante, perch ribaltando i termini della questione attribuisce a un magistrato, che eventualmente indaghi su fatti di corruzione o riciclaggio, una volont di persecuzione politica. Sarebbe come se un uxoricida o un pedofilo dicessero: lei mi indaga per ragioni politiche. Posso avere la sua opinione sulla voga che questo termine ha ormai assunto in Italia? Borrelli: Io credo che il primo uso di questa parola, e non saprei veramente a chi attribuire questa primizia, sia stato fatto da parte di un ignorante che aveva vagamente in mente il termine giustizialismo, non ricordava bene il referente oggettivo di questa parola, e lha usata per indicare non so nemmeno se una strumentalizzazione della giustizia a fini politici, quanto piuttosto un certo accanimento della giustizia (perch questo era il significato che inizialmente le si dava). Giustizialismo sarebbe laccanimento dei giudici, il perseguire la giustizia ad ogni costo con severit, con crudelt. Una sorta di bulimia della giustizia. Ma credo che ben pochi si siano ricordati che giustizialismo un termine che nella Storia stato utilizzato per indicare quel movimento politico che negli anni Cinquanta faceva capo a Pern, e che aveva poi come caratteristica un contatto diretto tra il dittatore e la folla. I giustizialisti, dunque, semmai sono altri. Tabucchi: Certo molto curioso osservare come in Italia le parole prendano piede con un significato diverso dalloriginario diventando una sorta di banco di giudizio. Si potrebbe dire che giustizialismo una parola giustizialista. Borrelli: Certo, la parola finisce con lo spiegare un proprio potere, come proprio della parola, come bello che sia della parola. Il proprio potere stregonesco. Berlusconi, voil lanomalie Tabucchi: Le vorrei leggere un editoriale di Le Monde su Berlusconi del 13 dicembre 2001 intitolato Lanomalie Berlusconi: Scottata dal fascismo, lItalia repubblicana non aveva una politica estera. Aveva, in compenso, una politica europea. Membro fondatore del Mercato comune, istituito dal Trattato di Roma del 1957, lItalia era sempre stata allavanguardia in fatto di integrazione. Nessuno, della cinquantina di governi che si sono succeduti a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, aveva derogato da tale linea. LItalia aveva talvolta, come gli altri, mercanteggiato il proprio appoggio, tirando in lungo qualche decisione per ottenere vantaggi supplementari. Ma aveva evitato di scontrarsi frontalmente con i suoi partner. Silvio Berlusconi ha rotto con questa tradizione. E il suo ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, non davvero lultimo ad averlo sottolineato per rammaricarsene: la prima volta che lItalia ha scelto di non partecipare a una decisione politica e istituzionale di sviluppo dellEuropa, ha dichiarato. Renato Ruggiero parlava della posizione di Silvio Berlusconi, che ha rischiato di far cappottare il mandato di cattura europeo voluto dagli altri quattordici paesi dellUnione europea per lottare pi efficacemente, tra laltro, contro il terrorismo. Il Cavaliere ha finito per accettare una concessione: non bloccher la decisione a patto che il parlamento italiano adotti le modifiche necessarie delle leggi nazionali. Vista la maggioranza di cui dispone nelle due Camere, si dunque riservato un margine di manovra, ma ha almeno evitato sia di trovarsi isolato al Consiglio europeo di Laeken sia di perdere la faccia davanti ai suoi colleghi. Latteggiamento di Silvio Berlusconi era tanto meno accettabile in quanto la sua opposizione al mandato darresto europeo
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poggia innanzitutto e soprattutto su ragioni personali. Da quando si preso la rivincita sul centro-sinistra, nelle elezioni della primavera scorsa, luomo pi ricco dItalia serve in primo luogo i propri interessi. Dimenticando gli impegni presi, non ha risolto il suo conflitto dinteressi n lincompatibilit delle sue funzioni pubbliche con i suoi affari privati. Ha deciso una drastica diminuzione dei diritti di successione, che far risparmiare ai suoi eredi tasse per parecchi milioni di euro. Ha amnistiato i capitali esportati illegalmente. Ha limitato lassistenza giudiziaria reciproca con i paesi vicini per non rischiare procedimenti allestero. Se l presa con lindipendenza della magistratura italiana, composta unicamente, secondo lui, di toghe rosse che hanno giurato di rovinarlo, mentre sotto la minaccia di parecchi processi. Non stupisce perci che abbia voluto escludere dal mandato darresto europeo i reati di corruzione, riciclaggio di denaro sporco e perfino le truffe commesse a danno dellUnione europea! Silvio Berlusconi non un euroscettico di stampo ideologico, come la signora Thatcher, anche se le sue simpatie sono pi atlantiste che europeiste. Silvio Berlusconi un egoista che vuole gestire il suo paese come unazienda e confonde lItalia con i suoi interessi privati. Il dramma che una tale mancanza di scrupoli non ha intaccato la sua popolarit nel paese, anzi. Borrelli: Lavevo letto. Ma anche Le Monde riporta una strana invenzione del Cavaliere. Dice che ha finito per accettare il testo dellaccordo, e che non bloccher la decisione, a condizione che il parlamento italiano adotti le modifiche necessarie delle leggi nazionali. Si tratta di una dichiarazione che credo egli abbia aggiunto alla firma dellaccordo per il mandato di arresto europeo, ma che non certamente vincolante per lEuropa, non condiziona in nessun modo laccordo stesso. una dichiarazione di intenti tutta sua, che lascia il tempo che trova, e che ha un valore puramente interno. Non credo, infatti, che ci sia bisogno di modifiche costituzionali per attuare questo accordo sul mandato di arresto. Forse ci sar bisogno di qualche modifica della legge ordinaria, cio del codice di procedura, perch laddove il codice di procedura prevede la pratica dellestradizione, essa rimarr in vigore per tutti i paesi esterni, e invece verr sostituita allinterno del gruppo dei quindici da questo provvedimento direttamente esecutivo. Tutto qui. Lunico punto su cui forse bisogner trovare un accordo lindividuazione della fascia di reati che possono giustificare il mandato di arresto, con riferimento ai minimi e ai massimi delle pene detentive. Per quanto riguarda le garanzie del cittadino non sarebbe ovviamente accettabile che se il reato commesso in Italia, una persona possa essere arrestata solo se il reato punito con una determinata pena, e se il reato commesso allestero, o se procede comunque unautorit straniera, questa soglia si abbassi. Ma sono adattamenti puramente tecnici. C poi un altro discorso che stato fatto frequentemente negli ultimi tempi, e cio che prima di arrivare a un mandato di arresto europeo si sarebbero dovute far convergere le legislazioni processuali e penali dei singoli paesi. In astratto questo forse vero: se noi dovessimo costruire un trattato di filosofia comunitaria, forse vorremmo partire dagli enunciati base e poi, poco per volta, costruire ledificio, eccetera. pur vero per che per procedere nel senso dellunificazione europea dobbiamo anche cogliere le opportunit che il caso, la buona o la mala ventura ci pongono a disposizione. C stata la mala ventura dellesplosione del terrorismo internazionale, e se questo pu essere uno stimolo per ideare almeno uno strumento efficace che unifichi, poi il resto verr a traino. Un po come la moneta europea. Certo si sarebbe dovuto partire dallunit politica, e poi poco per volta arrivare allunit economica e poi allunit monetaria. Siamo partiti invece dallunit economica, poi siamo passati a quella monetaria, e forse chiss, tra cento o duecento anni si arriver allunit politica. Ma limportante che qualcosa si muova e che ci sia un gancio a cui attaccarsi, che poi funzioni da rimorchiatore per tutto il resto: varie opportunit che la Storia ci offre e che non possiamo pensare di pianificare a tavolino. Tabucchi: A proposito del trattato europeo sullestradizione, sulla Repubblica del 14 dicembre scorso c un editoriale di Eugenio Scalfari dove si legge: La stampa italiana salvo eccezioni ha sorvolato rallegrandosi dello scampato isolamento. Scalfari si riferisce ovviamente al trattato di Bruxelles, e continua: Le personalit istituzionali hanno festeggiato, anche se non si sa bene che cosa. difficile fornire interpretazioni quando i giornalisti non fanno i nomi, ma credo si possa immaginare a chi si riferisca lautore con lespressione personalit istituzionali. Se come penso io, non si pu certo dire che Scalfari ne sia un avversario, o che esprima malevolenza nei suoi confronti. Per in questa frase, nel suo spirito, in questa constatazione dove traspare unamarezza e insieme la voglia di porre un interrogativo ma non si sa a chi, mi sembra di cogliere qualcosa di pi di una perplessit, come un disorientamento che di tutta una classe intellettuale italiana e insieme di una stampa liberal-progressista. Tutti esterrefatti. Borrelli: Ma lei pensa che Scalfari alludesse a personalit istituzionali diverse da quelle governative, dai governanti attuali? Lei pensa davvero questo? Tabucchi: Al presidente della Repubblica. Borrelli: Ah, il presidente della Repubblica. Pu darsi, pu darsi che alludesse a lui. Tabucchi: Volevo dire che in Italia c stata comunque una intellighenzia illuminata e liberale, fosse essa di estrazione parlamentare, universitaria o giornalistica, che in questi anni stata interprete e osservatrice, spesso anche molto critica, del potere economico, rappresentando in qualche modo un elemento di mediazione fra potere politico e potere economico. Una funzione che nelle grandi democrazie occidentali riveste un particolare rilievo. Ora, non so se la mia interpretazione sbagliata,
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come se questa classe intellettuale, le cui opinioni e il cui sguardo hanno spesso accompagnato la democrazia sulla buona strada, si sentisse svuotata nella sua essenza, per il fenomeno di cui si parlava prima: perch il potere economico e il potere politico si sono schiacciati luno sullaltro, si sono fusi. E valorosi e utilissimi osservatori, mediatori, consiglieri si trovano allimprovviso disoccupati, mi passi la parola. Insomma, in Italia sono saltate le regole del gioco, o stanno saltando. E questo produce un disorientamento generale. Borrelli: Io non so se questo dipende dallo schiacciamento, di cui lei parla, del potere politico sul potere economico, che poi uno schiacciamento parziale, perch riguarda un certo settore del potere economico. Non che tutto il potere economico del paese si identifichi con larea Berlusconi, con larea Mediaset; quindi non so se questo pu giustificare il disorientamento. Razza padrona in odor di croconsuelo Tabucchi: Certo il discorso da fare riguarda soprattutto la classe dirigente. Ora, per tutte le ragioni storiche che sappiamo, tardissima rivoluzione industriale, una casa regnante ottusa, fascismo, agrari eccetera, lItalia, a differenza di molti paesi europei, non ha avuto una tradizionale borghesia colta e illuminata, salvo rare eccezioni, come per esempio nel dopoguerra Adriano Olivetti o di recente Giovannino Agnelli, scomparso prematuramente. La classe dirigente italiana dellimpero democristiano stata una razza padrona che giustamente osservatori attenti come Scalfari hanno fustigato a dovere. Si trattava, leggendo la storiografia e il giornalismo dellepoca, di una razza padronale piuttosto banditesca, che tuttavia manteneva, in quelle sue caratteristiche da tycoon, una sua alterigia quasi rispettabile. Dopo tutti i faccendieri, i banchieri finiti impiccati sotto i ponti di Londra o avvelenati in carcere, dopo certe memorabili collusioni con le banche vaticane, insomma, dopo tutto litinerario che questo paese ha seguito, mi pare che oggi questa classe dirigente sia sparita o in via di sparizione. Lo stesso Agnelli, che al cambiare del vento ha subito sponsorizzato Berlusconi, un padrone fragile, bisognoso di un sistema assistenzialistico da qualsiasi governo esso provenga. Cio non un vero padrone, piuttosto un fittavolo. La nuova borghesia italiana al potere mi pare piuttosto una classe prevista molti anni fa, con largo anticipo, da un grande scrittore, Carlo Emilio Gadda. Gadda deline il ritratto di questa borghesia della sua Brianza in modo sprezzante in uno dei maggiori romanzi di sempre della nostra letteratura, La cognizione del dolore. Ma Gadda, che era un uomo fine (si sentiva il discendente di quellIlluminismo lombardo che proveniva da Beccaria e dal Manzoni) situ questa borghesia in un immaginario paese del Sudamerica, il Maradagl, e la fece portratrice di un puzzo di formaggio, il croconsuelo, che ci ricorda il magnifico gorgonzola. una specie di Rocquefort del Maradagl, ma un po meno stagionato: grasso, piccante, fetente al punto da far vomitare un azteco, con ricche muffe dun verde cupo nellignominia delle crepe, saporitissimo da spalmare con il coltello sulla lingua-nifea e biasciarlo poi per dei quarti dora in una polta immonda bevendoci dentro vino rosso. Cos Gadda. Erano gli anni Cinquanta-Sessanta, e il povero Gadda dalla sua Lombardia fugg a Roma ladrona. Ma della mentalit del suo Maragadl lasci un memorabile ritratto. Vi descritta con orrore una piccola borghesia imprenditoriale fatta di mobilifici che producono mobili in stile, gente che si fa la villa in Brianza con la tomba di famiglia di architettura assiro-babilonese, cavalieri del lavoro o di altri titoli della Repubblica imbalsamati nei loro doppiopetti: una fauna antropologica da incubo, analfabeta e odorosa di croconsuelo. Questo tipo di classe dirigente ha ovviamente una sua idea tutta speciale dello Stato e delle istituzioni. Mi chiedevo se in realt anche il cambiamento del clima sociale, dei rapporti con le istituzioni e con la giustizia non possa essere visto anche nellaffermazione al potere, e soprattutto al potere politico, di questo nuovo tipo di razza padrona: gente che ha le aziende e che fa coincidere le sue aziende con lo Stato. Ha notato quanti sono i ministri dellattuale governo che hanno aziende? Insomma, una razza padrona di serie C, e proprio per questo pi grintosa, arrogante, volgare. Borrelli: Su questo sono daccordo con lei. Perch indubbiamente la razza padrona di un tempo aveva conservato, sia pure nellatteggiamento, sia pure in superficie, un certo stile che risentiva di uneducazione vagamente risorgimentale, di una predicazione, che so, alla Mazzini, rispettosa dei valori civici. Si era formato un inizio di tradizione nazionale ispirata a valori liberali alti, anche se poi in realt sotto la superficie tutti continuavano a gestire i propri interessi. Per, certo, cera uno stile diverso. Questo vero, vero che con tutto quello che vediamo oggi c stata anche una caduta di stile. E purtroppo le cadute di stile non sono mai soltanto di stile, sono anche di sostanza, perch poi lo stile funziona sempre un po come contenitore che in qualche modo riesce a prevenire determinati eccessi. vero: oggi con la predicazione di una libert senza vincoli, la libert del proprio interesse, della ricerca del proprio interesse, il messaggio sottinteso questo: se ciascuno persegue i propri interessi, complessivamente fa linteresse della societ, e tutto questo ridonda a beneficio di tutti. Sappiamo benissimo che non vero, perch gli interessi vengono perseguiti in misura diversa, a seconda della forza e del potere di partenza. Ma rischia di diventare un comune sentire, questo s, per cui ogni regola poi percepita come impaccio, e quindi viene contrabbandata come una contraddizione della libert. Centotrenta giuristi, chi lha visti? Tabucchi: Ancora Scalfari sullo stesso numero della Repubblica ha riportato, rendendo un servizio molto utile ai cittadini, il manifesto di 130 giuristi che insegnano diritto in 34 universit italiane. Probabilmente lei lo conosce, ma vorrei leggerglielo lo
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stesso: I sottoscritti professori universitari di diritto, consapevoli della loro responsabilit di fronte agli studenti e di fronte al dovere di rispettare i princip basilari delle discipline giuridiche, ritengono di non poter tacere su un evento mai verificatosi nella storia parlamentare dellItalia unita, che mette a repentaglio le stesse fondamenta della Stato costituzionale. Il Senato della Repubblica, con la mozione approvata a maggioranza il 5-12-2001 ha sottoposto a violente critiche alcuni provvedimenti giudiziari relativi ai processi penali in corso qualificandoli come errati nel merito, eversivi del corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali e lesivi delle prerogative del legislatore; il tutto nel quadro di gravissime accuse rivolte ai singoli magistrati che avrebbero tentato e tenterebbero tuttora di interferire nella vita politica del paese. Questo intervento costituisce un grave attentato di intimidazione perch contiene un giudizio di merito su provvedimenti giurisdizionali ancora sottoposti agli ordinari mezzi di impugnazione e come tale attenta alla libert di valutazione dei giudici negli attuali e successivi gradi di giudizio; al punto da creare il presupposto di un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato in ordine alle funzioni interpretative che necessariamente ineriscono allesercizio della giurisdizione. Mi piacerebbe avere la sua opinione. Borrelli: Lho visto nellarticolo di Scalfari, ma non ne avevo cognizione, e non so chi siano questi 130 docenti, perch devo dire che fino a pochissimi giorni fa, fino a quando ho letto quellarticolo di Scalfari, io lamentavo, e spesso ne avevo parlato con amici, il silenzio totale del mondo universitario di fronte a quello che va accadendo. Era un silenzio, come si suol dire, con uno di quegli ossimori di moda oggi, assordante. Perch cerano soltanto due o tre persone che nellambiente giuridico universitario parlavano. Tutti gli altri, silenzio totale. Tabucchi: Anche questo ci riporta al problema del rapporto cittadino-stampa. Il documento cera. I 130 giuristi ci sono, lhanno stilato e sottoscritto. Ma se i media non gli danno visibilit Per fortuna lo ha incluso Scalfari nel suo articolo. Mi sembra un fatto preoccupante: c un mondo giuridico universitario che in blocco si esprime su una situazione delicatissima del nostro paese e in Italia non se ne sa niente? La televisione vi ha accennato in un tardo telegiornale di un paio di giorni fa, senza naturalmente leggere il documento. Mi sembra scandaloso. Borrelli: S, s, ha ragione, scandaloso. Ma questo perch avviene? Perch secondo lei un documento di questo genere non interessa a nessuno? Cio, la legge del mercato o la legge del padrone? Non ha nessun interesse, o si ritiene che non abbia interesse per il lettore? Il giornalista oggi ti risponde: Questo non fa notizia. E tu ti chiedi: Come faccio a dare la notizia, se si stabilisce aprioristicamente che non attira lattenzione? Magari poi anche cos, linformazione critica davvero non interessa al mercato. Tabucchi: Forse vuol dire che uninformazione drogata da se stessa. In qualsiasi paese europeo un documento del genere, chiaro, duro e preoccupato, firmato da 130 docenti di diritto delle maggiori universit, avrebbe avuto una diffusione immediata. Sicilia, pax mafiosa Ma cambiamo argomento. O forse restiamo nello stesso. In questi ultimi anni la mafia in Sicilia ha ammazzato magistrati, poliziotti, carabinieri, imprenditori e commercianti che non sottostavano alle sue regole. Ha compiuto stragi. Da pochi mesi in Sicilia discesa una grande serenit, sui giornali non si leggono pi fatti di sangue, pare davvero diventata unisola felice, tipo alcune isole che i coniugi inglesi agiati e anziani scelgono per godersi la loro pensione, come Madeira. Che cosa successo secondo lei? La mafia stata debellata e non ce ne siamo accorti? O diventata buona, come lInnominato manzoniano che perviene alla conversione dopo una notte di tormenti spirituali? Borrelli: Linterpretazione che comunemente si d di questa situazione : impera la pax mafiosa. Cio: la mafia tuttaltro che debellata. La mafia pi forte che mai e domina lintero territorio. La mafia non ha mai avuto interesse pi di tanto a provocare stragi, disordini o episodi clamorosi. La mafia ha tutto linteresse a che si stenda uno spesso velo di silenzio sulle sue attivit, e in genere su quel che accade in determinate zone. Sicuramente linterpretazione da dare questa. Pu darsi che la mafia sia in attesa di nuovi affari, non sappiamo che cosa poi in realt accade sotto questa spessa coltre di silenzio, non siamo in grado di dirlo. Ma quello che, purtroppo, mi sento di dover escludere, che la mafia sia stata debellata, per quanto riguarda la Sicilia. Per quanto riguarda le altre zone dItalia, forse non altrettanto proprio parlare di mafia, nel senso di Cosa Nostra. Ci sono associazioni delinquenziali che in vario modo fanno capo a questo o a quel personaggio, a questa o a quella famiglia che ha tradizioni mafiose nella propria storia, ma operano poi in settori pi disparati, quali sono il traffico di droga, il traffico di armi, il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, il traffico di esseri umani eccetera. Nelle altre zone dItalia ci sono delle realt molto pi mescolate tra mafie storiche, nuove mafie, mafie straniere, orientali, dellEst europeo. La mafia vera e propria in Sicilia, e se in Sicilia tutto tace, gatta ci cova. La magistratura ha ecceduto? Tabucchi: Vorrei chiederle una sorta di autocritica. Nei media la magistratura stata spesso attaccata per certi suoi metodi, stata accusata di aver usato il polso eccessivamente duro, di aver fatto azioni troppo spettacolari o eccessivamente esibite. Non

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crede che questo tipo di metodologia, prescindendo dalla sostanza del vostro operato, possa aver avuto un effetto negativo sullimmagine della magistratura stessa? Borrelli: Guardi, io sono pronto in ogni momento a mettere in discussione quello che faccio, quello che ho fatto, e sera per sera sono disposto a fare lesame di coscienza, e ad accettare le critiche. Sinceramente, se devo valutare linsieme, se proprio devo fare una carrellata su questultimo decennio, anche se possono essere state sbagliate singole mosse, non credo che il nostro atteggiamento (e a questo punto devo precisare, quando dico nostro non intendo la magistratura in generale, ma parlo in particolare dellambiente milanese e di un certo modo di presentarsi verso lesterno dellambiente milanese), non credo che il nostro atteggiamento sia stato contro-producente. Che possa avere offerto il fianco a delle critiche, che possa avere fornito pretesto a polemiche che sono state recepite, ingigantite e cos hanno trovato in qualche modo consenso nellopinione pubblica, pu darsi. Ma io ho creduto, fino ad un certo punto, che di fronte allo sconquasso che si era creato, non per opera nostra, ma per conseguenza di un concorso di circostanze nel quale si anche inserita la nostra opera come vede, cerco di dare la giusta dimensione, e di cancellare quella sottolineatura eroicizzante che taluni a volte attribuiscono a Mani Pulite dicevo che di fronte a quello sconquasso che nellopinione pubblica veniva attribuito ai magistrati di Milano, a quel punto mi sono detto (parentesi: io sono la persona pi timida del mondo e fino a un certo momento della mia vita ho fuggito qualsiasi esposizione pubblica, perfino congressi, tavole rotonde, convegni, eccetera, proprio perch amavo vivere nella penombra), mi sono detto: a questo punto dobbiamo mostrare il volto, la gente ci deve vedere in faccia, deve sapere chi sono questi gnomi che hanno scavato gallerie sotterranee, hanno fatto esplodere il sistema, e dobbiamo parlare, parlare con la nostra lingua. Ci faremo capire, non ci faremo capire, ma dobbiamo avere il coraggio di mostrarci. E questo stato il primo impulso. Da un certo momento in avanti poi subentrata la necessit di difenderci dagli attacchi, di contrastare le asserzioni infondate, di correggere le distorsioni che venivano suggerite dallalto e spesso recepite passivamente dai mezzi di comunicazione. In realt, infinite volte noi non abbiamo neppure risposto, mentre chi ci diffamava dilagava nella tv. Questo stato il motivo per cui in qualche modo poco abbiamo continuato a parlare. O non tanto poco, perch poi anche altri lhanno fatto. Ma stranamente Milano ha finito con lavere una sorta di preponderanza, col tenere la scena. Sono stato accusato di essere esibizionista e vanitoso, spero non anche carrierista, considerata let. Bisognava uscire a viso aperto, e quello che importava (credo sia un piccolo sedimento che resta, dopo anche il tramonto, se vogliamo, della stagione storica di Mani Pulite) che si dimostrato che, se si vuole, certe cose si possono fare, ricevendo tuttal pi, come contropartita, qualche insulto. A volte la gente dice: Eh, lei procuratore come coraggioso!. Sciocchezze, non ci vuole coraggio, nessuno mi ha mai pestato il piede, tuttal pi mi sono preso qualche biglietto di male parole da anonimi, rigorosamente da anonimi; basta avere quel tanto di vanit per potersi guardare allo specchio la sera senza dover abbassare gli occhi per la vergogna. In questo senso sono, s, vanitoso. Sofri Tabucchi: Per quanto mi riguarda potrei chiudere qui la nostra conversazione. La mia ultima osservazione, che non vorrei fosse una conclusione definitiva, che molti noti personaggi delle cronache con pesanti pendenze giudiziarie sono liberi di girare per lItalia come passerotti. Verso altri la magistratura non pu procedere perch sono protetti dallimmunit parlamentare. Altri ancora, muniti di costosissimi legali, non di rado collusi (mi passi la parola) col governo, attuano tutta una strategia fatta di stratagemmi legali per non affrontare il processo o affinch il reato cada in prescrizione. Perdoni la mia franchezza, che forse le sembrer eccessivamente scettica o amara, ma ho come limpressione che lunica preda davvero purgante (e per me assolutamente innocente, come ho avuto modo di affermare pi volte, perch condannata senza prove sulla claudicante parola di un pentito inattendibile, e dopo diversi gradi di giudizio contrastanti) sia Adriano Sofri. Il resto della popolazione carceraria italiana una massa anonima di poveracci, ladruncoli, piccoli spacciatori ed extracomunitari. Non le pare che tenere in galera una persona come Sofri sia un eccessivo paradosso in questa Italia di impuni? Non le pare che ci aumenti un senso di vergogna per questo nostro paese che dai tempi dei tempi, dal Satyricon di Petronio, ha sempre bisogno del capro espiatorio mentre Trimalcione banchetta, felice di averla fatta franca? Borrelli: Vede, il problema Sofri un problema sul quale preferirei non entrare c una serie cos prolungata di vicende, di fasi processuali Pu darsi che sia paradossale che ci sia tanta altra gente a spasso, tuttavia non direi che da un punto di vista giuridico le cose siano confrontabili, perch se Sofri colpevole, colpevole di omicidio. Gli altri sono invece reati che, nella sensibilit comune, sono meno gravi, offendono valori meno essenziali nella societ umana. Ma che ci sia gente a spasso questo lo constato. E guardi, io non credo affatto che sia particolarmente importante che la gente stia in galera. Pu darsi che lei si sorprenda per quanto le dico, ma io non sono affatto un sostenitore della galera. Per me la prigione il pi antiquato dei modi possibili per affrontare il problema dello scostamento dalle regole fondamentali della societ. un mezzo arcaico
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Credo che di fronte a tipologie di reati come quelli di cui ci occupiamo quando parliamo di corruzione, la cosa pi importante non tanto che il responsabile vada in galera, quanto che il fatto venga accertato. Limportante che si prenda consapevolezza di certi fatti e di certe responsabilit, e che vengano adottate, quanto alla persona e quanto alle cose, misure idonee a prevenire la reiterazione. Tabucchi: Capisco che per lei possa essere imbarazzante parlare del caso Sofri, e del resto non stato di sua competenza. Ma sa, quando mi trovo allestero a volte mi sento chiedere: Con tutto quello che successo in Italia, e con quello che sta succedendo, chi poi finito in galera?. E io rispondo: Che io sappia nessuno, a parte Adriano Sofri che per non ha fatto nulla. Sarebbe scorretto da parte mia chiamarla ad esprimere unopinione sulla sentenza di Sofri e compagni. Ma mi piacerebbe almeno farle una domanda. Gliela faccio anche perch quando si parlato del discorso di Craxi lei ha detto che se fosse stato fatto con un certo spirito, cio se avesse significato un voltar pagina fra laltro ha anche pronunciato la parola amnistia il problema avrebbe potuto avere una valutazione diversa, storicamente parlando. Ripeto che sono convinto che Sofri e compagni sono innocenti, sono stati condannati senza prove. Ma al di l della mia opinione, la domanda : se lei potesse, se ne avesse la facolt, gliela darebbe la grazia a Sofri? Borrelli: La mia risposta s. Tabucchi: Bene, la ringrazio. Carceri, tutto da rifare Desidera aggiungere qualcosa? Le cose da dire sarebbero tante, e io ho toccato solo alcuni argomenti. Mi parlava del carcere. Borrelli: Le dicevo poco fa, e mi domandavo se questo non suonasse strano alle sue orecchie, che io non credo molto nel carcere. Ecco, io non credo in quella visione kantiana, forse anche hegeliana, del delitto che deve essere retribuito con altrettanto male, con il carcere. Che un male debba essere cancellato da unaltrettanta dose di male (sempre poi che esista la bilancia per pesare tale compensazione). Siamo ancora nellambito della razionalizzazione di usanze arcaiche di vendetta, di una vendetta individuale che non perde il suo carattere e la sua ferocia solo perch delegata allo Stato. Tabucchi: Del binomio sorvegliare e punire di Foucault sarebbe meglio il primo termine, se almeno lo intendiamo come prevenire? Borrelli: Guardi che il problema del carcere, linflizione di un male per ripagare un altro male, una concezione estremamente diffusa e presente nella cultura della maggior parte dei miei colleghi. E anche dei cittadini italiani, naturalmente. Il carcere come punizione: Cos impara!, impara lui e imparano tutti gli altri. Il concetto della pena intesa come inflizione di una sofferenza funziona per le forme pi lievi dello scostamento dalla regola. Perch se io lascio la macchina in sosta vietata e mi fanno una contravvenzione da mille euro, chiaro che non lo far mai pi, salvo che sia ubriaco. Ma se a Otello infliggono lergastolo perch ha strangolato la moglie per gelosia, questo non influisce minimamente nel meccanismo dei possibili delitti similari. In nessun modo, perch nel momento in cui il geloso ha limpulso di compiere unazione di quel tipo, cos efferata, certo non calcola quello che gli pu succedere dopo. Naturalmente ho citato i due estremi. Ma tutte le statistiche ci dicono che nemmeno la pena di morte funziona da deterrente. E dunque lidea che il reato pi grave si possa sempre reprimere con la pi grave pena (ogni tanto suona lallarme per gli incendi, piuttosto che per i sassi tirati dai cavalcavia: aumentate le pene!) fornisce una ricetta che non risolve se non in parte il problema. Occorre riscrivere completamente una sorta di critica della ragione punitiva. evidente che di fronte a determinati tipi di delinquenti (non di delinquenza, ma di delinquenti) la misura che la societ deve adottare quella dellisolamento, per impedire loro di nuocere ulteriormente. Ma la ratio deve essere duplice: lisolamento, e il tentativo di rieducazione, di ricostruzione della dimensione civica della personalit con riferimento al delitto compiuto. Quello che importante proprio questultima, la ricostruzione della persona: si dir che unutopia, e pu darsi che sia unutopia, ma viva le utopie, noi viviamo per le utopie. Se devi far comprendere a un individuo il male che ha fatto, occorre trovare un diverso modo di intervenire su di lui, che sar quello della rieducazione, il trattamento psicologico, una sorta di rialfabetizzazione. Sar quello di fargli fare dei lavori socialmente utili, sar quello di impiegarlo per cercare di risarcire in qualche modo il danno. E il danno creato alla societ lo si risarcisce positivamente, con lazione, non gettando una persona dentro una cella con altri quattro, cinque compagni di sventura. Tabucchi: Nelle scorse legislature, ministri con una visione moderna e progressista del sistema carcerario hanno tentato di avviare una riforma del sistema. Con scarso successo. Forse si sono trovati di fronte ad una realt troppo difficile, impossibile da cambiare? Borrelli: Io non sto parlando di abolizione delle carceri, naturalmente. Questo potrebbe avverarsi soltanto nella Citt del Sole. Ma dico, al contrario, che la ricettivit carceraria dovrebbe essere enormemente migliorata, questo s, e non per buttare in galera pi persone, ma per fare in modo che quelle che ci sono possano vivere in condizioni meno degradanti. Il problema stesso di quella che un tempo si chiamava carcerazione preventiva (oggi si chiama custodia cautelare), un
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problema che avvelenato dalla situazione delle strutture carcerarie. Perch chiaro che se a me, dovendosi accertare fatti che riguardano la mia vita, e volendosi impedirmi nel frattempo, di modificare le carte, si dice: Guarda, per un mese te ne devi stare in una pensione, un luogo da cui non puoi uscire, una cameretta in cui vivrai; ti priveranno del bene della libert, sarai isolato, probabilmente laccetto. Certo che se mi dicono: Ti sbatto in una cella di dieci metri quadri con altre quattro persone, e mi costringono a vivere in promiscuit con violenti e prepotenti, allora subisco una sofferenza che non in nessun modo ricollegabile allo scopo della detenzione cautelare, che veramente gratuita. Questo non mi pare accettabile. Tabucchi: Si dovrebbe pensare anche a unaltra forma di fare scontare le pene per i reati minori, anche per maggiore utilit della societ. Borrelli: Certo. Parlavo appunto di qualcosa di costruttivo, non parlo evidentemente di lavori forzati, non che vogliamo mandare condannati in Siberia a spaccare le pietre o a tirare gi gli alberi. Ma impiegarli in qualcosa di costruttivo, perch se costruttivo per la societ costruttivo anche per loro. Certo occorrerebbero coraggio e fantasia, per elaborare una prospettiva diversa. Qualche piccolo esperimento di un cambiamento di mentalit si fa. Un laboratorio significativo ad esempio quello della giustizia minorile, perch in ambito minorile ci sono sistemi di affidamento in prova prima della sentenza, sistemi di mediazione sociale, che non abbiamo inventato noi in Italia, ci vengono dallInghilterra e dalla Francia. Naturalmente parliamo di reati di modesta entit, ma se un minore ha commesso un reato non particolarmente grave, e lo si mette a contatto con la vittima, e gli si chiedono e gli si danno spiegazioni di quello che ha fatto, e gli si dice perch quello che ha fatto non andava fatto, la vittima stessa viene posta in condizioni di comprendere quali possono essere state le pulsioni, le circostanze che possono avere spinto laltro a comportarsi cos. Le spiegazioni, se non le giustificazioni. E in questo modo autore e vittima sono invitati a una pacificazione, ad un riconoscimento reciproco, del valore luno dellaltro, nonostante laccaduto. Non solo una conciliazione, una ricostruzione di un tessuto di consapevolezza dalluna e dallaltra parte, che poi si pu chiudere con un non doversi procedere. Con un perdono giudiziale. Questo un esperimento che in Italia viene fatto soltanto in sede minorile, e credo con qualche successo, con operatori, con psicologi e psicologhe che vi si dedicano con molto impegno. In Francia funziona gi da diversi anni, e anche in Inghilterra. Tabucchi: Ho limpressione che in Italia soffi un vento contrario, che si stia diffondendo una mentalit di dura punizione determinata da un clima di insicurezza che non del tutto giustificabile con lindice di criminalit nel nostro paese, che pi basso di molti altri paesi europei. Ma prenderei queste sue ultime dichiarazioni come un buon auspicio per il futuro di tutti, ringraziandola per la sua disponibilit e per questo colloquio. Arrivederci. (1) Il dialogo stato registrato il 18 dicembre del 2001.

I morti a tavola In altri tempi. Allora s, che cera gusto: il tuo Obiettivo ti camminava davanti, ignaro, tranquillo, se ne andava per i fatti suoi. E anche tu, apparentemente, te ne andavi per i fatti tuoi, ma niente affatto ignaro. () Ah, il Muro, che nostalgia del Muro. () Berlino davvero cambiata. di Antonio Tabucchi, da MicroMega 3/2002 Per la Z, che cera Ctait un temps draisonnable, On avait mis les morts table, On faisait des chteaux de sable, On prenait les loups pour des chiens. Louis Aragon Per prima cosa gli avrebbe detto che della nuova casa gli piaceva soprattutto la vista sulla Unter den Linden, perch questo lo faceva ancora sentire a casa. Insomma, era una casa che lo faceva sentire a casa, come quando la sua vita aveva un senso. E che gli piaceva aver scelto la Karl Liebknechtstrae, perch anche questo era un nome che aveva un senso. O lo aveva avuto. Lo aveva avuto? Certo che lo aveva avuto, soprattutto la Grande Struttura. Il tram si ferm e apr le porte. La gente entr. Aspett che si richiudessero. Vai pure, vai pure, preferisco andare a piedi, mi faccio una sana passeggiata, il tempo troppo bello per perdere loccasione. Il semaforo era rosso. Si specchi nel vetro della porta chiusa, anche se una striscia di gomma lo divideva in due. Va bene diviso in due, mio caro, sempre diviso in due, met di

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qua, met di l, la vita, cos la vita. Per mica male: era un belluomo avanti con gli anni, i capelli bianchi, una giacca elegante, mocassini italiani comprati in centro, laria benestante di una persona benestante: i vantaggi del capitalismo. Canticchi: tout est affaire de dcor, changer de lit, changer de corps. Quello s che se ne intendeva, aveva passato la vita a farlo. Il tram part. Lo salut con la mano, come se ci fosse sopra una persona a cui diceva addio. Chi era quella persona che se ne andava in tram al Pergamon? Si dette uno schiaffetto affettuoso. Beh, sei tu, caro mio, proprio tu, et quoi bon, puisque cest encore moi qui moi-mme me trahis. Canticchi il finale della strofa con voce profonda e leggermente drammatica come faceva Lo Ferr. Il ragazzo in motorino con la Pizza Hut che aspettava il verde lo guard con stupore: un vecchio signore elegante che canta come un fringuello a una fermata del tram, comico no? Vai, giovanotto, scattato il verde, fece con la mano invitandolo a partire, porta la tua pizzaccia a destinazione. Sfollare, sfollare, non c niente da vedere, sono solo un anziano signore che canticchia le poesie di Aragon, fedele compagno dei bei tempi andati, anche lui gi sfollato, sfolliamo tutti, prima o poi, e anche la sua Elsa ha gli occhi opachi, buonanotte occhi di Elsa. Guard il tram che svoltava verso la Friedrichstrae e fece ciao agli occhi di Elsa. Il tassista lo guard interdetto. Allora, disse, si decide a entrare? Si scus: guardi, un equivoco, stavo salutando una persona, il cenno non era per lei. Il tassista scosse la testa con disapprovazione. Doveva essere turco. Questa citt piena di turchi, turchi e zingari, sono piovuti tutti qui, questi vagabondi, a far che?, a mendicare, s, a mendicare, povera Germania. Ah, aveva anche da protestare, limmigrato, che faccia tosta. Le ho detto che si sbagliato, replic con una voce che si stava alterando, lei che ha capito male, stavo salutando una persona. Le ho chiesto solo se ha bisogno di aiuto, spieg il ragazzo in un cattivo tedesco, mi scusi, signore, ha bisogno di aiuto? Bisogno di aiuto? No, grazie, rispose seccamente, grazie, sto benissimo, giovanotto. Il taxi part. Stai bene?, si chiese. Certo che stava bene, era una magnifica giornata estiva, come raramente ce ne sono a Berlino, forse un po troppo calda. Ecco, forse un po troppo calda per i suoi gusti, e con il caldo la pressione tende a salire. Niente cibi salati e niente sforzi, aveva sentenziato il medico, la sua pressione a livello di guardia, ma probabilmente sono cause ansiogene, c qualcosa che la preoccupa, riesce a riposare, dorme bene, ha insonnie? Che domande. Certo che dormiva bene, come pu dormire male un vecchio signore tranquillo, con un bel conto in banca, un magnifico appartamento in centro, una casetta di vacanza sul Wannsee, un figlio avvocato ad Amburgo e una figlia sposata con il proprietario di una catena di supermercati?, abbia pazienza, dottore. Ma il medico insisteva, brutti sogni, difficolt ad addormentarsi, risvegli bruschi, soprassalti? S, qualche volta, dottore, ma la vita lunga, sa, a una certa et si ripensa alle persone che non ci sono pi, si guarda allindietro, alla rete che ci ha avvolti, la rete rotta di quelli che pescavano, perch ora sono tutti pescati, mi capisce? Non capisco, diceva il medico, insomma, dorme o non dorme? Dottore, avrebbe voluto dire a quel bravuomo, ma cosa si vuole ancora da me?, ho fatto tutti i solitari, ho vomitato tutto ilKirsch possibile, ho accatastato tutti i libri nella stufa, dottore, pretende che abbia ancora il sonno tranquillo? E invece rispose: dormo bene quando dormo, e quando non dormo cerco di dormire. Se lei non fosse in pensione diagnosticherei una forma di stress, dichiar il medico, ma francamente non possibile, quindi la sua pressione alta dovuta allansia, lei una persona ansiosa anche se apparentemente tranquilla, due di queste pillole prima di coricarsi, niente cibi salati, e deve smettere di fumare. Si accese una sigaretta, una bella americana dal gusto dolce. Quando lavorava nella Grande Struttura cera gente che per un pacchetto di americane avrebbe anche denunciato i propri genitori, e ora gli americani, dopo aver conquistato il mondo, decidevano che il fumo era malsano. Stronzo di un medico venduto agli americani. Attravers lUnter den Linden, allaltezza della Humboldt Universitt, e si sedette sotto gli ombrelloni quadrati del chiosco che vendeva wrstel. In fila al chiosco, col vassoio in mano, cera una famigliola di spagnoli, pap, mam e due figli adolescenti. Turisti dappertutto, ormai. Erano indecisi su come si pronunciava il piatto. Kartoffeln, sosteneva la signora. No no, obiettava il marito, siccome erano fritte bisognava chiedere Pommes alla francese. E bravo spagnolo col baffetto. Passandogli accanto si mise a fischiettare Los quatros generales. La signora si gir e lo guard quasi allarmata. Lui fece finta di niente. Erano nostalgici o votavano socialista? Vallo a sapere. Ahi Carmela, ahi Carmela. Si alz allimprovviso una ventata fresca che alz da terra tovaglioli e pacchetti di sigarette vuoti. Spesso succede a Berlino: una giornata afosa e allimprovviso arriva un vento freddo che fa mulinellare le cose e cambiare lumore. come se portasse ricordi, nostalgie, frasi perdute. Tipo questa, che gli venne in mente: linclemenza del tempo e la fedelt ai miei princip. Sent un moto di collera. Ma quale fedelt, disse a voce alta, ma di quale fedelt parli, sei stato luomo pi infedele di tutta la vita, io di te so tutto, i princip, certo, ma quali. Di quelli del Partito non hai mai voluto saperne, tua moglie lhai riempita di tradimenti, di quali princip vaneggi, cretino. Una bambina gli si ferm davanti. Aveva una gonnella che strusciava fino a terra e i piedi scalzi. Gli cacci sotto gli occhi un pezzo di cartone dove cera scritto: vengo dalla Bosnia. Vai a quel paese, le disse sorridendo. Anche la bambina gli sorrise e se ne and.
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Forse era meglio prendere un taxi, ora si sentiva stanco. Chiss perch si sentiva cos stanco, aveva passato la mattinata a non far niente, bighellonando e leggendo il giornale. I giornali stancano, si disse, le notizie stancano, il mondo stanca. Il mondo stanca perch stanco. Si diresse al cesto metallico delle immondizie e vi butt un pacchetto di sigarette vuoto, e poi il giornale del mattino, non aveva voglia di tenerlo in tasca. Era un bravo cittadino, lui, non voleva sporcare la citt. Ma la citt era gi sporca. Tutto era sporco. Si disse: no, vado a piedi, domino meglio la situazione. La situazione, ma quale situazione?, beh, la situazione che era abituato a dominare in altri tempi. Allora s, che cera gusto: il tuo Obiettivo ti camminava davanti, ignaro, tranquillo, se ne andava per i fatti suoi. E anche tu, apparentemente, te ne andavi per i fatti tuoi, ma niente affatto ignaro, anzi. Del tuo Obiettivo conoscevi alla perfezione i tratti somatici dalle fotografie che ti avevano fatto studiare, avresti potuto riconoscerlo anche nella platea di un teatro. Lui invece di te non sapeva niente, tu eri per lui un volto anonimo come milioni di altri volti anonimi al mondo. Lui andava per la sua strada, e andando per la sua strada ti guidava, perch dovevi seguirlo. Lui rappresentava la bussola del tuo percorso, bastava seguirlo. Si scelse un Obiettivo. Quando usciva di casa aveva sempre bisogno di trovarsi un Obiettivo, altrimenti si sentiva sperso, perdeva lorientamento. Perch lObiettivo sapeva bene dove andare, e lui invece no, dove poteva andare ormai, ora che il lavoro di sempre era finito e Renate era morta? Ah, il Muro, che nostalgia del Muro. Era l, solido, concreto, segnava un confine, marcava la vita, dava la sicurezza di unappartenenza. Grazie a un muro uno appartiene a qualcosa, sta di qua o di l, il muro come un punto cardinale, di qua c il nord, di l il sud, sai dove sei. Quando Renate viveva ancora, anche se non cera pi il Muro, almeno sapeva dove andare, perch tutti i servizi di casa doveva farli lui, della donna che veniva a ore non si fidava, era unindianetta dallo sguardo obliquo che parlava un pessimo tedesco e che ripeteva in continuazione yes Sir, anche quando la mandava a quel paese. Vai a quel paese, brutta neretta stupida: yes Sir. Prima di tutto andava al supermercato. Ogni giorno, perch non gli piaceva fare grandi spese, solo piccole spese quotidiane, secondo i desideri di Renate. Di cosa avresti voglia, stamani, Renate, per esempio ti piacerebbero quei cioccolatini belgi ripieni di liquore o preferisci delle praline alla nocciola? Oppure guarda, vado al reparto frutta e verdura, non puoi immaginare cosa c in quel supermercato, sai, non ha niente a che vedere con i negozi di alimentari dei nostri tempi, qui si trova di tutto, davvero di tutto, per esempio, ti andrebbero delle belle pesche succose in questa grigia giornata di dicembre?, te le porto, vengono dal Cile, o dallArgentina, quei posti l, o preferisci le pere, le ciliegie, le albicocche?, te le porto. Vuoi del melone giallo e dolcissimo, di quello che va bene col porto o con il prosciutto italiano? Ti porto anche quello, oggi vorrei farti felice, Renate, vorrei che tu sorridessi. Renate gli sorrideva stancamente. Si girava a guardarla nel vialetto del giardino mentre lei gli faceva un cenno con la mano da dietro la vetrata della terrazza. Il bordo della terrazza copriva le ruote della carrozzella. Renate sembrava seduta in poltrona, sembrava una persona normale, era ancora bella, aveva ancora il viso liscio e i capelli biondi, nonostante let. Renate, Renate mia, ti ho amato cos tanto, sai?, non puoi immaginare quanto, pi della mia vita, e ti amo ancora, davvero. Anche se dovrei dirti una cosa, ma ora che senso avrebbe dirti questa cosa?, mi devo occupare di te, lavarti, custodirti come se tu fossi una bambina, povera Renate, il destino stato crudele, eri ancora bella, e non sei poi cos vecchia, non saremmo poi cos vecchi, potremmo ancora goderci la vita, che so, viaggiare, Renate, e invece sei ridotta in questo stato, che pena tutto, Renate. Svoltava il vialetto di casa ed entrava sotto gli alberi del grande viale. La vita una cosa sfasata, pensava, tutto fuori orario. E si avviava al supermercato, ci avrebbe passato una bella mattinata, era un bel modo di passare il tempo, ma ora, da quando Renate non cera pi, era difficile passare il tempo. Si guard intorno. Dallaltra parte della strada si ferm un altro tram. Ne scesero una matura signora con la borsa della spesa, un ragazzo e una ragazza che si davano la mano, un signore anziano vestito di blu. Gli parvero Obiettivi ridicoli. Pazienza, pazienza, non fare il ragazzino, hai forse dimenticato il tuo mestiere?, ci vuole pazienza, non ti ricordi pi?, tanta pazienza, giornate di pazienza, mesi di pazienza, con attenzione, con discrezione, ore e ore seduto a un caff, in macchina, dietro a un giornale, sempre a leggere lo stesso giornale, giornate intere. Perch non aspettare un buon Obiettivo leggendo il giornale, cos, per sapere come va il mondo. Compr Die Zeit al chiosco accanto, che era sempre stato il suo settimanale, nelle giornate di Obiettivi veri. Poi si sedette sulla terrazza del chiosco dei wrstel, sotto i tigli. Non era ancora lora di pranzo, ma un bel wrstel con patate se lo poteva mangiare. Lo preferisce normale o al curry?, chiese lometto col grembiule bianco. Decise per il curry, novit assoluta, e fece aggiungere ketchup, davvero postmoderno, che era una parola che si diceva dappertutto. Lo lasci praticamente intero nel vassoietto di carta, un vero schifo, chiss perch andavano tanto di moda. Si guard intorno. La gente gli parve brutta. Grassa. Anche quelli magri gli parvero grassi, grassi dentro, come se gli vedesse il dentro. Erano oleosi, ecco, oleosi, come se fossero cosparsi di olio solare. Gli parve addirittura che scintillassero. Apr Die Zeit, vediamo come va il mondo, questo vasto mondo che balla tutto allegro. Per mica tanto. Lo scudo stellare con armi nucleari,
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pretendeva lAmericano. Contro chi?, ridacchi, contro chi?, contro di noi che siamo tutti morti? Cera una fotografia dellAmericano su un podio, accanto a una bandiera. Doveva avere un cervello non pi grande di un ditale, come diceva la canzoncina francese. Ripens alla canzone che gli piaceva tanto, quel Brassens s che era un bel tipo, odiava la borghesia. Anni lontani. Parigi era stata la missione pi bella della sua vita. Une jolie fleur dguise en vache, une jolie vache dguise en fleur. Il suo francese era ancora perfetto, senza accenti, senza inflessioni, neutro come certe voci che parlano negli altoparlanti degli aeroporti, era cos che laveva imparato, alla scuola speciale, a quel tempo si studiava davvero, altro che storie, su cento ne venivano selezionati cinque, e quei cinque dovevano essere perfetti. Come lo era stato lui. Cera coda davanti al botteghino della Staatsoper, ci doveva essere un concerto importante, quella sera. E se ci fosse andato? Perch no, quasi, quasi. Un signore stava scendendo la scalinata della Biblioteca, calvo, elegante, una cartella sotto il braccio. Eccolo, era lObiettivo ideale. Si finse immerso nella lettura del giornale. Luomo gli pass di fronte senza fargli caso. Che pollo, era proprio un pollo. Lo lasci percorrere un centinaio di metri e poi si alz. Attravers la strada. Sempre meglio stare sullaltro marciapiede, era la vecchia regola, mai trascurare le vecchie regole. Luomo prese la direzione dello Scheuneviertel. Che Obiettivo carino, faceva proprio la sua stessa strada, non si pu essere pi gentili di cos. Luomo sembrava diretto al Pergamon. E infatti vi entr. Che furbetto, come se non lo avesse capito. Ridacchi fra s e s: scusa, mio caro pollo, se sei qui in missione sotto le spoglie di un professore universitario, logico che tu entri al Pergamon, pensi forse che uno con la mia esperienza abbocchi a questo trucchetto da quattro soldi? Si sedette sullo zoccolo di una delle statue e lo aspett con calma. Si accese una sigaretta. Ormai il medico gli permetteva solo quattro sigarette al giorno, due dopo il pranzo e due dopo la cena. Ma quellObiettivo meritava una sigaretta. Aspettando diede unocchiata al giornale, pagina degli spettacoli. Cera un film americano che stava suscitando lentusiasmo del pubblico, faceva registrare il maggior incasso. Era un film di spionaggio ambientato nella Berlino degli anni Sessanta. Sent un grande struggimento. Gli venne voglia di andarsene dove aveva deciso di andare e di non perdere pi tempo con quello stupido professorino col quale si stava intrattenendo. Era troppo banale, troppo prevedibile. Infatti lo vide uscire con un sacco di plastica trasparente pieno di cataloghi che dovevano pesare una tonnellata. Butt la cicca nel canale e si mise le mani in tasca, come se stesse bighellonando. Questo s che gli piaceva: far finta di andare a zonzo. Ma non stava andando a zonzo, aveva una visita da fare, se lo era promesso la notte prima, una notte un po agitata, sostanzialmente insonne. Aveva delle cose da dirgli, a quel tipo. Per prima cosa gli avrebbe detto che si era sistemato. A differenza di tanti colleghi, anche quelli del suo livello, che erano finiti a fare i tassisti, cos, licenziati in tronco, lui no, lui si era sistemato per benino, era stato previdente, bisogna sempre essere previdenti, e lui lo era stato, aveva messo un bel gruzzolo da parte, come?, questi erano affari suoi, ma era riuscito a mettere un bel gruzzolo da parte, e in dollari, e in Svizzera, per di pi, e quando tutto era floppato, lui si era preso una bella villetta indipendente nella Karl Liebknechtstrae, che era un nome che aveva un senso, a due passi dalla Unter den Linden, perch questo lo faceva sentire a casa. Insomma, era una casa che lo faceva sentire a casa, come quando la sua vita aveva un senso. Ma lo aveva avuto? Certo che lo aveva avuto. La Schausseestrae gli parve desolata. Passavano rare macchine. Era domenica, una bella domenica di fine giugno, i berlinesi erano sul Wannsee, stesi al primo sole agli stabilimenti balneari Martin Wagner, bevendosi un aperitivo in attesa di un bel pranzetto. Constat che aveva fame. S, se ci pensava aveva fame, al mattino aveva preso un cappuccino allitaliana, forse perch la sera precedente aveva esagerato. Aveva mangiato un piatto di ostriche al Caf de Paris, ormai andava al Caf de Paris quasi tutte le sere, quando non variava con altri ristoranti chic. Hai capito, testone?, mormor, tu hai fatto il francescano per tutta la vita, io invece ora me la spasso nei ristoranti chic, mangio ostriche tutte le sere, e sai perch?, perch noi non siamo eterni, mio caro, tanto vale mangiare ostriche. Gli piaceva il cortile. Era sobrio, scabro, somigliava a lui, come era stato lui, con dei tavoli sotto gli alberi dove una coppia di turisti stranieri stavano bevendo una birra. Luomo era sui cinquanta, gli occhialini da intellettuale come il suo caro testone, tondi, di metallo, stempiato, con calvizie sulla cocuzza. Lei bruna, bella, con un volto risoluto e franco, grandi occhi scuri, pi giovane di lui. Parlavano italiano, con qualche frase in una lingua sconosciuta. Tese le orecchie. Spagnolo? Gli parve spagnolo, ma era troppo distante. Gli pass davanti con un pretesto e disse: buongiorno, benvenuti a Berlino. Grazie, rispose luomo. Italiani?, chiese lui. La donna gli sorrise: portoghese, rispose. Luomo allarg le braccia con aria divertita: cambiando pi spesso di paese che di scarpe, un po portoghese anchio, disse in italiano, e lui colse al volo la situazione. Ma bravo il mio intellettualino, si vede che lo hai letto, complimenti. Scelse di pranzare allinterno. Si doveva scendere in una cantina. Forse in origine era proprio una cantina. Ma s certo, era la cantina, ora si ricordava, spesso quel testone ci riceveva unattricetta fallita, una stronza pi vecchia di Helene che poi aveva rivelato tutto in un libro uscito in Francia che si chiamava non si ricordava pi come si chiamava, eppure tutta la faccenda laveva seguita lui, nei suoi anni parigini, ah, s, si chiamava Ce qui convient e apparentemente parlava del teatro, ma in realt era

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una filosofia della vita: il pettegolezzo. Ma che anno era? Non se lo ricordava pi. Il testone in quella cantina ci aveva sistemato un divano e un abat-jour, e tutto sotto gli occhi di Helene, che in vita sua aveva ingoiato pi rospi che boccate daria. Il ristorante era piuttosto buio, ma con una sua atmosfera da cabaret, tipo Maria Carrer e altre cose tardo-espressioniste. I tavoli erano di legno rozzo, le suppellettili graziose, le pareti piene di fotografie. Si mise a guardarle. Le conosceva quasi tutte, gli erano passate tante volte sotto gli occhi nei dossier del suo ufficio. E qualcuna laveva persino fatta scattare dai suoi assistenti. Puttaniere, disse fra s e s, lui era un vero puttaniere, un moralista senza morale. Studi il men. Per: la signora non aveva saputo imporsi sulle amanti, ma almeno sui cibi ci era riuscita. Per tutta la vita aveva imposto cucina austriaca, e il ristorante rispettava i suoi gusti. Antipasti meglio di no. Reparto minestre. Si mise a riflettere. Ce nera una di patate che gli piaceva anche di pi di quella tedesca. Del resto non era mai stato un ammiratore della cucina tedesca, troppo grassa, gli austriaci sono pi fini, ma forse meglio niente minestra di patate, faceva caldo. Il capriolo? Perch non il capriolo?, gli austriaci sono imbattibili a cucinare il capriolo. Pesante, il medico non sarebbe stato daccordo. Decise per una semplice Wiener Schnitzel. che la Wiener Schnitzel fatta allaustriaca pu anche essere qualcosa di sublime, e poi con quel pasticcio di patate croccante che fanno loro, ma s, vada per laWiener Schnitzel. Bevve vino bianco austriaco, anche se i vini profumati non gli piacevano, e mentalmente fece un brindisi alla memoria di Helene. Alla tua pellaccia dura, disse, mia cara primadonna. Per finire un decaffeinato, per evitare le extrasistole notturne. Quando usc di nuovo in cortile gli venne la tentazione di visitare la casa, ora era una casa-museo. Che spasso. Per, chiss, magari lavevano restaurata, imbiancata, ripulita dalla vita, adattata ai turisti intelligenti. La ricordava in una notte del 54 mentre quel cretino se ne stava dietro le quinte del Berliner Ensemble e guardava il carro della sua madre coraggio. Laveva passata in rassegna stanza per stanza, cassetto per cassetto, foglio per foglio, lettera per lettera. La conosceva come nessuno: laveva violata. Mi dispiace, disse piano, mi dispiace, davvero, ma erano gli ordini. Usc per strada e percorse pochi metri. Al piccolo cimitero che dava sulla strada, difeso da una cancellata, si accedeva da una stradina laterale. Era deserta. Cerano molti alberi, riposavano tutti allombra. Cimitero piccolo, ma rac, pens, con certi nomi: filosofi, medici, letterati: happy few. Cosa fanno le persone importanti in un cimitero? Dormono, anche loro dormono uguale uguale a quelle che non furono importanti. E tutti nella stessa posizione: orizzontali. Leternit orizzontale. Aggirandosi a caso vide la lapide di Anne Seghers. Da giovane aveva amato molto la sua poesia. Gliene venne in mente una che un attore ebreo, tanti anni prima, recitava tutte le sere in un teatrino del Marais. Era una poesia terribile e straziante, e non ebbe il coraggio di ripeterla neanche a memoria. Quando arriv davanti alla tomba disse: ciao, sono venuto a trovarti. Improvvisamente non ebbe nessuna voglia di parlargli della casa e di come si era sistemato bene per la sua vecchiaia. Indugi e poi disse soltanto: tu non mi conosci, mi chiamo Karl, il mio nome di battesimo, guarda che il mio nome vero. In quel momento arriv una farfalla. Era una farfalletta comune dalle ali bianche, una cavolaia vagabonda che vagava nel cimitero. Lui si immobilizz e chiuse gli occhi, come se esprimesse un desiderio. Ma non aveva nessun desiderio da esprimere. Riapr gli occhi e vide che la farfalla si era posata sulla punta del naso del busto di bronzo che sorgeva davanti alla lapide. Mi spiace per te, disse, ma non ti hanno dato lepitaffio che avevi dettato in vita: qui giace B. B., pulito, obiettivo, cattivo. Mi spiace, ma non te lo hanno messo, non bisogna mai fare epitaffi anticipati, tanto i posteri non obbediscono. La farfalletta batt le ali, le alz in perpendicolare congiungendole come se stesse per spiccare il volo, ma non si mosse. Avevi proprio un bel nasone, disse, e una crapa ispida come una spazzola, eri un testone, sei sempre stato un testone, mi hai dato un sacco da fare. La farfalla spicc un breve volo e poi si ripos nello stesso punto. Cretino, disse, io ero un tuo amico, ti volevo bene, ti stupisci che ti volessi bene?, e allora senti, quellagosto del 56, quando ti sono scoppiate le coronarie, io ho pianto, davvero, ho pianto, non ho pianto molto in vita mia, sai?, Karl ha pianto poco quando era in tempo, e invece per te ho pianto. La farfalla si alz in volo, fece due giretti sul capo della statua e si allontan. Ho bisogno di dirti una cosa, disse a precipizio come se stesse parlando alla farfalla, ho bisogno di dirti una cosa, urgente. La farfalla scomparve oltre gli alberi e lui abbass la voce. Io so tutto di te, so tutto della tua vita, giorno per giorno, tutto: le tue donne, le tue idee, i tuoi amici, i tuoi viaggi, perfino le tue notti e tutti i tuoi piccoli segreti, anche quelli pi minuscoli: tutto. Si accorse che stava sudando. Riprese fiato. Di me, invece, non sapevo niente. Credevo di sapere tutto, e di me non sapevo niente. Fece una pausa e si accese una sigaretta. Aveva bisogno di una sigaretta. Che Renate mi ha tradito per tutta la vita lho scoperto solo due anni fa, quando hanno aperto gli archivi. Chiss perch mi venne in mente che anchio potevo avere una scheda come tutti. Era una scheda completa, dettagliata, di chi stato spiato ogni giorno. La voce Familiari era un intero dossier, con fotografie prese col teleobiettivo. Si vedono Renate e il capo dellUfficio Interni nudi al sole, sul greto di un fiume. Fanno naturismo. Sotto c scritto: Praga, 1952. Io allora ero a Parigi. Poi ce ne sono molte altre: nel 62 mentre escono da un albergo di Budapest, nel 69 su una spiaggia del Mar Nero, nel 74 a Sofia. Fino all82 quando lui morto. Gli sono saltate le coronarie come a te, era vecchio, aveva ventanni pi di Renate, la verit concreta.
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Si asciug la fronte con il fazzoletto e indietreggi. Era in un bagno di sudore. Si sedette sulla panchina di legno, dallaltra parte del vialetto. Sai, disse, avrei voluto dirlo a Renate, avrei voluto dirle che sapevo tutto, che avevo scoperto tutto, ma le cose sono buffe, Renate ha avuto un ictus, cera speranza che si rimettesse, e infatti lhanno curata bene, anche con la fisioterapia, tutto quello che era necessario, e invece non si rimessa, gli ultimi anni rimasta su una carrozzella e anche la paresi facciale non scomparsa, ogni sera mi dicevo: domani glielo dico, ma come puoi dire che hai scoperto tutto a una persona che ha la faccia storta e le gambe rattrappite?, non ho avuto il coraggio, davvero, non ho avuto il coraggio. Guard lorologio. Forse era ora di andare. Si sentiva stanco, magari avrebbe fermato un taxi. Disse: della mia nuova casa mi piace soprattutto la vista sulla Unter den Linden, una bella casa, con tutti i comfort moderni. Prese a percorrere il vialetto fino al cancello di ingresso. Indugi un attimo e si gir. Fece un saluto con la mano, verso il parco. La sera vado a cena nei ristoranti chic, disse ancora, per esempio stasera penso di andare al Sale e Tabacchi, un ristorante italiano, c Salvatore che si occupa di me, sa che mi piacciono gli spaghetti ai gamberoni. Non c altro ristorante in tutta Berlino dove si mangiano gamberoni cos. Richiuse il cancelletto con delicatezza, evitando di far rumore. Berlino davvero cambiata, disse fra s e s, non puoi sapere quanto.

Perch ci saremo di Antonio Tabucchi, da MicroMega Quaderno speciale 2002 Caro Paolo, aderisco alla Festa di Protesta del 14 settembre perch di epidemie lEuropa ne ha avute fin troppe. Un caro saluto, Antonio Ho sentito raccontare che nel Paese del Pirlimpimpim cera un Tizio molto potente che presentava i sintomi di una grave malattia. Quel Paese, fra laltro, non era estraneo a devastanti epidemie, che avevano affettato buona parte della popolazione. E le autorit sanitarie del Paese cominciarono a preoccuparsi che questo Tizio, con i sintomi che presentava (ragionamenti strampalati, deliri gioiosi, ululi minacciosi, parole ringhiose, fiato pesante, giallo ditterizia, pratiche igieniche sospette eccetera), contagiasse la popolazione intera, visto che si ostinava a girare per il Paese bevendo alle fontane pubbliche, facendo pic-nic sui prati della comunit e lasciando gli avanzi in giro. Cos gli dissero: gentile signor Tizio, tu sarai un tizio importante, ma i tuoi sintomi destano preoccupazione; ti invitiamo perci a fare le necessarie analisi presso la locale Asl, dove tutti gli altri cittadini come te vengono a sottoporsi alle analisi quando presentano sintomi analoghi ai tuoi. A quel punto il Tizio si arrabbi di brutto, e cominci ad urlare che lui era sano, sanissimo, e che nessuna autorit sanitaria aveva ragione di dubitare dei suoi sintomi. I medici con pazienza gli fecero arrivare un avviso a casa, dove gli si diceva che magari era sano come un pesce, ma che se non gli dispiaceva, dati i sintomi, doveva anche lui passare la regolare visita medica. E allora quel Tizio si arrabbi ancora di pi e cominci ad urlare che lui di quei medici non si fidava, e neppure delle strutture sanitarie di quella Asl, che lui era un Tizio speciale, specialissimo, e per i Tizi speciali specialissimi come lui ci voleva una Asl fatta apposta, con radiografie speciali, tac speciali, risonanze magnetiche speciali, prelievi di sangue speciali, urino-culture speciali e perfino copro-culture speciali, perch anche la sua pip e la sua pop erano speciali. E siccome il Tizio aveva una grande Fattoria, la pi grande del Paese del Pirlimpimpim, la famosa Factory, con tanti fattori alle sue dipendenze, e i fattori avevano tanti caporali alle loro dipendenze, i caporali tanti manovali e attacchini alle loro dipendenze, mand a tappezzare tutto il Paese del Pirlimpimpim di editti e manifesti in cui si sosteneva che non era il signor Tizio che era malato, ma era malato il

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sistema sanitario. E tutti i cittadini del Pirlimpimpim dovettero convincersi che nonostante quegli allarmanti sintomi il signor Tizio era sano come un pesce. E se qualcuno per caso non si convinceva il signor Tizio sapeva trovare anche mezzi pi convincenti dei manifesti, grazie ai fattori, caporali, manovali e stallieri di cui disponeva la sua enorme Factory. E fu cos che nel Paese del Pirlimpimpim furono distrutte le sospette strutture sanitarie, la popolazione cap che le epidemie sono mali nientaffatto passeggeri ma necessari e il signor Tizio, sempre pi trionfalmente giallo, ma che ormai aveva addomesticato anche gli imbecilli, camp fino a centanni, facendo capire al mondo che se uno malato la cosa migliore prendersela con la Salute. Il Caso DAlema/SantEscriv di Antonio Tabucchi, da MicroMega 4/2002 Avevo trovato sorprendenti le parole dellonorevole DAlema convenuto a San Pietro per la santificazione di monsignor Escriv de Balaguer. Parole di elogio non circa le capacit miracolistiche di monsignor Escriv, che poi il motivo che consta nel processo di santificazione degli esperti vaticani in materia, ma per lattivit mondana del sacerdote e la sua capacit di manager della religione vista da DAlema come la forza della fede di ramificarsi che ha la Chiesa in tutte le sue espressioni, nei suoi movimenti, nei suoi uomini, nelle sue donne (la Repubblica, 7 ottobre). Se DAlema avesse espresso ammirazione per gli interventi taumaturgici e a quanto pare inspiegabili dalla medicina del prelato spagnolo (e cio che costui abbia guarito dal cancro un malato terminale o bloccato alla base della nuca di un poveretto un aneurisma diretto al cervello) non ci saremmo stupiti. Credere o meno ai miracoli riguarda unicamente il privato cittadino DAlema, non il DAlema uomo politico e pubblico. Del resto la volont divina, per chi crede in Dio, misteriosa. E anche le preferenze che il Padreterno possa accordare eventualmente a un monsignore Escriv, collaboratore del dittatore fascista Francisco Franco e apologeta del massacratore Pinochet, riguardano unicamente il Dio in questione. Non un problema di nostra competenza: al massimo un agnostico potrebbe dire che nessuno perfetto. DAlema ha invece espresso un giudizio politico, elogiando il Balaguer che coniugando religione e banche, torturatori e sacramenti, Vangelo e societ off-shore, ha saputo riportare i mercanti nel Tempio cacciati da Cristo. Pinochet era indubbiamente un uomo che andava a messa, ma faceva fucilare in massa senza estrema unzione. Anche Francisco Franco: in Spagna si stanno ancora cercando trentamila persone sepolte in fosse comuni fucilate a guerra civile finita perch fedeli alla repubblica parlamentare che Franco aggred. Le operazioni di scavo, cominciate questestate nelle Asturie, sono ancora in corso. Non so se in Italia la notizia sia giunta, ma presumo che il politico DAlema lo sappia. Seguo nel mio tempo libero le mosse del politico DAlema. Probabilmente ci sarebbero cose pi interessanti da fare, ma a volte ci assumiamo inspiegabilmente compiti ingrati. E anche faticosi, perch non facile seguire certe mosse (ulivismo, anti-ulivismo, socialdemocrazia, riformismo, liberismo economico eccetera): si rischia di perdere il filo. Forse pu orientarci una vecchia frase di Stefan Zweig, che rispondendo allo stupore di un suo amico, scandalizzato per il comportamento inspiegabile (e poi storicamente disastroso) di certi politici di parte democratica del suo paese, rispose: Ma da quando in qua, nella prassi politica, i politici preferiscono le ragioni delletica alle ragioni elettorali?. Come che sia, osservare le dichiarazioni dei politici di fronte a scelte fondamentali e non aggirabili (la guerra, i diritti, leconomia, i regimi politici, certe figure storiche) risulta di una qualche utilit per il cittadino: serve pi di un programma elettorale a capire la mentalit di quel politico, le sue scelte di fondo, il suo sentire, le sue idee: il suo identikit ideologico l. Ricordo laccorata esortazione che il personaggio di Nanni Moretti, impersonato nel film Aprile dallo stesso Moretti, rivolge al leader politico DAlema che sta partecipando ad un programma televisivo. diventata quasi una frase corrente: DAlema, di qualcosa di sinistra!. Appello sincero, forse irritato, ma comunque speranzoso. Ma, visto col senno di poi, per come sono andate le cose in Italia, anche vaste tche, come ebbe a dire de Gaulle al giovane che manifestava un proposito ottimista ma impossibile. Come chiedere a un palombaro di parlare da astronauta.

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Ligiene del mondo: Bush il Futurista e la Vecchia Europa di Antonio Tabucchi, da MicroMega 1/2003 1. La prima volta che lEuropa viene chiamata con disprezzo Vecchia (quel disprezzo volgare che certi ragazzotti maleducati manifestano con le persone anziane) nellaprile del 1909. Succede a Milano ma viene fatto in francese, in parte per ragioni di diffusione, in parte perch lautore dellinvettiva un italiano nato ad Alessandria dEgitto e cresciuto a Parigi, perci tendenzialmente francofono: Filippo Tommaso Marinetti. Il luogo dellinvettiva la rivista letteraria Poesia, organo del gruppo che Marinetti sta raccogliendo intorno a s, i Futuristi, e precede il Secondo Manifesto di quel movimento intitolato Uccidiamo il chiardiluna! Questo secondo proclama, specifica Marinetti, nasce dallesigenza di rispondere per le rime agli insulti con i quali il Futurismo trionfante stato ricevuto dalla Vecchia Europa. Per Futurismo trionfante Marinetti intende quel Manifesto del Futurismo da lui stesso pubblicato pochi mesi prima sul quotidiano parigino Le Figaro dove, con un solenne plurale di maest, egli dichiarava: Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, linsonnia febbricitante, il passo ginnico, il salto pericoloso, gli schiaffi e i pugni. E qui Marinetti, in opposizione alla Vecchia Europa e alla sua cultura stantia, esprimeva il proprio concetto di modernit: Noi dichiariamo che lo splendore del mondo si arricchito di una nuova bellezza: la bellezza della velocit. Unautomobile ruggente che sembra correre sulle ali della mitraglia pi bella della Vittoria di Samotracia. [] Noi vogliamo demolire le biblioteche, combattere il moralismo, il femminismo e tutti i vigliacchi. [] Noi vogliamo glorificare la guerra, unica igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo. Di l a non molto, a mettere in pratica questi princip ci avrebbe pensato Mussolini (fra le cui braccia Marinetti si rifugi) aggredendo la Libia e lAbissinia, e poi il medesimo in coppia con Hitler, aggredendo la Vecchia Europa e scatenando la seconda guerra mondiale. La Vecchia Europa segnata da una pensosa immobilit contro cui il futuro Cavalier Marinetti (un altro dei Cavalieri di cui pu fregiarsi lItalia) si scagliava, era lEuropa di scrittori e intellettuali che si chiamavano Andr Gide (che nel 1908 aveva fondato laNouvelle Revue Franaise), Julien Benda, il futuro premio Nobel Romain Rolland (che allo scoppio della prima guerra mondiale avrebbe fatto scalpore con il pamphlet pacifistaAl di sopra della mischia, e poi con la Dichiarazione di indipendenza dello spirito cui aderirono fra gli altri Einstein, Bertrand Russel e Benedetto Croce), Henri Barbusse, Heinrich Mann (che per la sua opposizione ai nazisti fin prima in Francia e poi negli Stati Uniti), Robert Musil (che con I turbamenti del giovane Trless nel 1906 aveva dimostrato di non prediligere leducazione militare come Marinetti), Edward H. Foster (la cui Camera con vista del 1908 doveva risultare al gesticolante Marinetti di uninsopportabile raffinatezza passatista), Gaetano Salvemini (la cui Rivoluzione Francese del 1905 esaltava dei valori quali Libert-galit-fraternit, davvero troppo vecchi per Marinetti). Questa Vecchia Europa contro la quale Marinetti si scagliava era in sostanza quellEuropa di scrittori, pensatori, filosofi e intellettuali che nel 1935, arricchita da una generazione pi giovane (Brecht, Babel, Pasternak, Malraux eccetera) si sarebbe riunita a Parigi in un incontro che segn un evento di grande portata simbolica, il Congresso Internazionale degli Scrittori per la difesa della Cultura (su questo argomento si legga il bellissimo saggio di Sandra Teroni edito due anni fa da Carocci, Per la difesa della cultura. Scrittori a Parigi nel 1935). Ed era contro questa cultura, contro questo vecchiume che gi tuonava il moderno Marinetti strillando in quel suo proclama: La guerra, nostra sola speranza, nostra ragion di vita e nostra unica volont! S, la guerra! Contro di voi che morite troppo lentamente!. 2. A meno di un secolo di distanza, le parole di Marinetti sembrano ritornare sulle labbra dellattuale presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Colpa della Storia? Forse. Ma, come diceva Josif Brodskij sui corsi e ricorsi della Storia, anche la Storia, al pari degli uomini, non ha poi tante scelte. E tante scelte non pare averle neanche George W. Bush, incalzato dalle compagnie petrolifere e dalle poderose fabbriche di armi che lhanno sostenuto in campagna elettorale e che in questi ultimi anni hanno fabbricato tonnellate e tonnellate di ordigni. I magazzini vanno svuotati, altrimenti il ciclo di produzione si inceppa. Le bombe, al pari dello yogurt, hanno una data di scadenza, e la societ dei consumi esige che vengano consumate, e come consumatori gli americani hanno scelto il popolo iracheno. Per ora, perch forse consumeremo tutti lo stesso prodotto, dato che anche il dittatore comunista della Corea del Nord ha dei prodotti che desidera far consumare, e perfino il Pakistan, filoamericano a forza, ma in realt percorso da ventate di fondamentalismo islamico che il generale di turno insediato da Washington cerca di tenere a freno, ha le sue bombe atomiche da spacciare. LUranio, si sa, un elemento impaziente. Dal suo punto di vista, e statistiche alla mano, il presidente degli Stati Uniti non ha tutti i torti: noi muoriamo troppo lentamente, come diceva Marinetti. Grazie alla qualit della vita, viviamo troppo a lungo, e lEuropa diventa sempre pi vecchia. I bambini iracheni, poi, nel morire rivelano una lentezza esasperante. Vedendo i rari documentari che mostrano le corsie degli ospedali pediatrici di Bagdad, quei corpicini macilenti impossibili da curare per la mancanza di farmaci causata dal blocco americano, si capisce che impiegano a morire pi dello stretto tempo necessario. Forse, in fondo, quella di Bush unidea a suo modo

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filantropica: abbreviare le sofferenze. E anche i bambini palestinesi ammazzati dai carri armati israeliani nei territori occupati da Ariel Sharon (al quale il Belgio ha appena riaperto il processo per genocidio) non muiono poi in numero cos sufficiente come potrebbero. E nemmeno i bambini israeliani che saltano in aria nei supermercati o negli autobus per i kamikaze palestinesi sono poi cos numerosi come potrebbero, forse perch i genitori terrorizzati li tengono troppo in casa: un bel missile sul tetto scagliato da un Saddam Hussein aggredito dagli americani alzerebbe le statistiche. Lindice tanatos-mibtel della Borsa di Mortalit Infantile decisamente in ribasso. Ma, oltre che sulla necessit di una bella igiene del mondo, Bush mostra con Marinetti affinit anche sulla sua concezione della modernit, o meglio di ci che nuovo e di ci che vecchio. Fino a poche amministrazioni fa lAmerica, che allEuropa deve il fatto di esistere come lAmerica che , ha sempre sentito un senso di filialit verso il continente che lha generata. Sapeva di essere un Paese ricco e potente, ma anche giovane, molto giovane: un giovanottone robusto e vitaminizzato, con delle spalle possenti quanto lEmpire State Building e larghe come il ponte di Brooklin. Ma sapeva che sotto le fondamenta dellEmpire non cerano le pietre del Partenone n sotto i piloni del ponte di Brooklin le pietre del Colosseo o le fondamenta di Lutezia. Cerano le praterie dove prima scorrazzavano le mandrie selvagge dei bufali e le libere trib dei nativi sterminati in un genocidio che poi Hollywood ci ha fatto vedere con Piccolo grande uomoo Balla coi lupi. Questa giovinezza, peraltro con le ammirevoli doti proprie della giovane et (lenergia, la buona volont, la natura, linnocenza quelle virt celebrate nel pi bel poema della letteratura americana, le Foglie derba di Whitman) era intesa da buona parte della societ medio-colta americana, e dalla migliore classe politica, nel suo lato positivo s, ma anche con tutti i limiti che la giovent comporta, il rovescio della medaglia dellenergia e dellinnocenza: lingenuit, la mancanza di esperienza, la fragilit culturale (nel senso pi profondo di elaborazione di cultura) di un Paese che per organizzarsi in forma sociale ha avuto bisogno dei modelli della vecchia Europa. E nei momenti in cui, come negli anni del Maccartismo, lAmerica ha avuto la minaccia di idee simili a quelle non della Vecchia Europa, ma della giovane Europa o della giovane Italia (perch il fascismo lo inventa lItalia nel 22: pi giovane di Marinetti), i suoi valori sono stati difesi da persone come Einstein, per esempio, che in America trov rifugio e senza la quale forse non avrebbe fatto tutte le sue geniali scoperte, ma anche senza il quale lAmerica non sarebbe la potenza scientifica che . Larrivo dellamministrazione Bush coinciso con la pienezza di quella che viene chiamata rivoluzione tecnologica, anche se essa era gi in atto. E anche se, gi al tempo della guerra fredda, le due potenze, Unione Sovietica e Stati Uniti, misuravano la propria superiorit sulla rispettiva superiorit tecnologica, dopo il crollo dellUnione Sovietica gli Stati Uniti sono rimasti assoluti padroni del campo. E da allora in poi la tecnologia ha subito unevoluzione incredibile in ogni sua applicazione, dalla medicina alla biologia, dalle comunicazioni agli armamenti. Un presidente come Bush, texano che in vita sua ha visto solo vacche e pozzi petroliferi, che non ha mai viaggiato, che ignora totalmente il mondo, che non parla nessuna lingua oltre al suo inglese dal lessico limitato, con un grado di cultura basso e con un quoziente di intelligenza che non pare entusiasmante (le sue risposte alle interviste in diretta in questo sono eloquenti) ha probabilmente equivocato fra tecnologia e civilt. Per lui la tecnologia lequivalente di civilt e di cultura. Il resto (dal diritto romano allhabeas corpus, da Aristotele a Kant a Hegel a Bertrand Russel al diritto internazionale alla Carta dei Diritti Umani allOnu) non esiste. Anzi, roba vecchia. Con un concetto molto vago dellintelligenza, ripone la sua fiducia nelle bombe intelligenti per risolvere sbrigativamente (crede) il problema del terrorismo internazionale e di certi ingombranti personaggi che i servizi segreti del suo Paese hanno costruito con le loro mani. Del resto basta vedere come ha ridotto le garanzie di una democrazia che sembrava solida e che nelle sue mani si dimostrata di una fragilit allarmante: i tribunali militari, le procedure durgenza, i diritti dei prigionieri, la libert di esprimere il proprio pensiero o di manifestarlo pacificamente con la propria presenza fisica. la sua idea della modernit rispetto alla Vecchia Europa. E che trova un corrispettivo nellideologia senza ideologia dellItalia del governo Berlusconi, col suo nuovo che avanza, la modernit intesa come modernizzazione, la trimurti culturale che Berlusconi predica, il vitello doro delle tre i: inglese, informatica, impresa. Una modernit tecnologico-economica che i due friends hanno scambiato per civilt occidentale, e che dunque possono permettersi di anteporre ad altre civilt. Una modernit sconsiderata, priva di radici, di fondamenta e di saggezza, privata di istituzioni di garanzia, direttamente subordinata alla propaganda televisiva. Una modernit altamente pericolosa, percorsa dalla tentazione totalitaria. Una modernit che non ha capito i rischi che tale modernit reca con s, quelli contro i quali gi alzava la voce Allen Ginsberg nella poesia America: America quando finiremo la guerra umana?/ Va a farti fottere tu e la tua bomba atomica/ / America perch le tue biblioteche sono piene di lacrime?/ / America dopo tutto siamo tu e io a essere perfetti non il mondo vicino/ / Il tuo macchinario troppo per me/ / Lascerai che la tua vita emotiva sia guidata dalla rivista Time?/ / America tu in realt non vuoi fare la guerra./ America sono quei Russi cattivi./ Quei Russi e quei Cinesi. E quei Russi./ La Russia vuole mangiarci vivi. La Russia pazza di potere. Vuole portarci via le automobili dai garages./ Vuole impadronirsi di Chicago. Ha bisogno di un Readers Digest Rosso/ Vuole le nostre fabbriche di automobili in Siberia. Che la sua grossa burocrazia

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diriga le nostre stazioni di rifornimento.// America questa limpressione che ricevo guardando la televisione./ America giusto? (la poesia di Ginsberg citata nella traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori 1965). questa lAmerica che la Vecchia Europa ama: la voce di tutti coloro che hanno messo in guardia lAmerica dalla sua grandezza, e che per questo lhanno fatta grande altrimenti. lAmerica della Long Island che accoglieva gli emigranti provenienti da unEuropa che non riusciva pi a sfamarli, e che li accoglieva mettendo in pratica gli ideali di uguaglianza che la Vecchia Europa aveva inventato ma che non sapeva mettere in pratica; lAmerica degli uomini che vennero in Spagna a combattere il franchismo; lAmerica che scese in guerra contro il nazi-fascismo spuntandola sullaltra poderosa America, quella reazionaria che guardava con simpatia a Hitler e Mussolini. Il missilistico presidente texano non ha capito che, comunque sia, la Vecchia Europa ama lAmerica di Hemingway, di Salinger, di Joseph Heller, di Noam Chomsky, di Susan Sontag, di Woody Allen, di Oliver Stone, di Sidney Pollack, di Robert Redford, di Sean Penn, del New York Times, del Watergate, del Premio Pulitzer, di Bob Dylan, di Joan Baez, di Louis Armstrong, di Chet Baker, di Pollock, di Hopper, di Richard Avedon ma la lista sarebbe infinita: quellAmerica che George W. Bush detesta, che appartiene allEuropa e al mondo e nella quale ci sentiamo tutti americani. Questa lAmerica della civilt. La nuova civilt a cui pensano George W. Bush, la petroliera Condoleezza Rice, il disco rotto Colin Powel, il mitragliere Rumsfeld, gli oscuri personaggi che lavorano nei sotterranei della Cia, questo nuovo non altro che un vecchio arnese degno di revenants, di zombie ritornati in circolazione. Hanno qualcosa di riciclato, per noi europei sono terribilmente stantii, vecchi decrepiti. Le poesie che gli si addicono sonoZung Tumb Tumb, la descrizione fonosimbolica della guerra del Cavalier Marinetti oppure gli scoppi del Bombardamento di Tripoli che tanto eccitavano i suoi versi. Ma perch Mister Bush non segue il consiglio di Allen Ginsberg, lui e la sua bomba atomica? Berlusconi contro la democrazia di Antonio Tabucchi, da MicroMega 4/2003 1. La libert di opinione in Italia esiste solo in teoria. Nel senso che in teoria si liberi di esprimere la propria opinione. Ma in pratica il vero problema : dove? Berlusconi possiede la quasi totalit dellinformazione cartacea e la totalit dellinformazione televisiva. Con ci, egli controlla tutti noi. Resterebbe solo la libera e pacifica manifestazione di piazza; ma se i media di Berlusconi si rifiutano di trasmetterla, oppure la falsificano, oppure la ridicolizzano, come gi avvenuto, sar come se non ci fosse stata, per quanto imponente essa fosse. Si limiter alla consapevolezza di due o tre milioni di cittadini, e in un paese di sessanta milioni come una goccia nelloceano, resta un romantico tra noi. E non si dimentichi che Berlusconi, alla vigilia della pi imponente manifestazione indetta dalla Cgil di Cofferati nel 2001, ha attribuito la responsabilit dellassassinio del professor Marco Biagi proprio alla Cgil, e per propriet transitiva ai tre milioni di cittadini che manifestavano pacificamente. In quelloccasione Berlusconi si impadron della Rai e rivolse un messaggio alla nazione come se fosse il presidente della Repubblica. Il vero presidente, nel frattempo, si era recato in visita privata alla famiglia del professore assassinato. Questo lho gi detto pi volte. Non si devono dimenticare inoltre le parole di disapprovazione (chiamo cos delle parole che mi sono suonate allarmanti) del ministro della Difesa allindomani di una pacifica manifestazione. I ministri della Difesa dispongono di carri armati, e ci fa la differenza. LItalia semplicemente un paese occupato da una persona che ha concentrato un immenso potere nelle sue mani. Berlusconi ha preso il potere e far di tutto per non lasciarlo pi, perch ne va della sua sopravvivenza. Certo che la repubblica in pericolo. Del resto lo sempre stata, fin dalla nascita. nata malata, basta leggere i resoconti della commissione Stragi. Con Berlusconi il cosiddetto sommerso della repubblica (la definizione degli storici contemporanei) semplicemente venuto a galla. E si affermato. 2. Confesso di nutrire scarsa fiducia nelle forme in cui possa strutturarsi il centro-sinistra: la nuova strategia. Prima sarebbe necessario cambiare gli strateghi, perch ovvio che qualsiasi strategia assomiglier agli strateghi che la concepiscono. Ma abbiamo visto che gli strateghi non hanno assolutamente intenzione di lasciare le leve di manovra, neppure dopo le sconfitte pi clamorose (il che segno che hanno un concetto curioso del ricambio democratico). Temo che per aspettare un cambio dovremo attenderne la sparizione per raggiunti limiti di et vivibile; il che, se Dio me la manda buona, significa praticamente aspettare la mia, visto che siamo della stessa generazione, anno pi anno meno. E poi, lattuale sinistra italiana, per avere unidentit che le manca, ha bisogno di Berlusconi. Come se il bianco, per definire se stesso, avesse bisogno di dire che non nero. Quando per dire ci che si si dice che cosa non si , significa che non si sa cosa si . Non si pu esistere in funzione di un avversario: avversario che peraltro la sinistra non vuole demonizzare, perch se egli

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fosse sconfitto e sparisse la sinistra sarebbe costretta a guardare se stessa e a chiedersi: ma io chi sono? La democrazia odierna mostra evidenti ed allarmanti scricchiolii. Ma avete mai sentito la sinistra italiana che si sia messa a ridiscutere seriamente la democrazia? Intendo i concetti portanti della democrazia, ci che ne o dovrebbe essere lessenza: i diritti dei cittadini, le libert, la distribuzione del potere, la distribuzione dei beni materiali, il diritto al lavoro, il controllo sui singoli e sulle masse eccetera. La sinistra sembra un piccolo gruppo di imprenditori interessati allindice delle borse: gli unici problemi che la interessano sono la produzione, la competitivit economica, come far crescere il paese. Far crescere il paese importante. Ma per chi? Per quali scopi? Per quale tipo di vita? Lunico leader che aveva capito la necessit di ridiscutere la forma attuale della democrazia stato prontamente neutralizzato, e la sua parabola politica mi pare interrotta. Almeno per ora. 3. La societ civile, certo. fondamentale, perch senza societ civile non c democrazia. Per, purtroppo, anche vero che senza democrazia non c societ civile. Le due cose hanno bisogno luna dellaltra per esistere. Il Cile di Allende per esempio aveva una magnifica societ civile: intellettuali, artisti, cittadinanza, ceti medi riflessivi. Tutti cos entusiasti, cos orgogliosi di amare e difendere i loro princip costituzionali. Una situazione radiosa. Poi da un momento allaltro il tempo si turb: la meteorologia della Storia estremamente capricciosa. Con questo non voglio dire che per convincere la societ civile a starsene zitta e buona in casa propria ci voglia un diluvio come quello di Pinochet. Ci sono tante maniere. Berlusconi, con parole apparentemente fetenti ma che paradossalmente sono unutile radiografia della sua mentalit, ha evocato la villeggiatura. Basta per esempio mandare certa gente in villeggiatura, come faceva Mussolini. Credo che invece di scandalizzarsi per quello che Berlusconi dice sarebbe necessario seguitare il suo ragionamento, che lui ha interrotto a un certo punto. Ci provo. Concediamo che Mussolini mandasse la gente in villeggiatura. Come ce la mandava? Con i tribunali speciali. Ebbene, in Italia un tribunale normale non riuscito a mandare in villeggiatura Berlusconi. Perch una legge speciale lo ha salvato allultimo momento. Questa legge un attentato mortale alla democrazia, perch la altera profondamente: io, voi, tutti noi societ civile, insomma gli italiani tutti, davanti alla legge non siamo uguali a Berlusconi. Sia detto chiaramente che di questo grave attentato non considero responsabile Berlusconi, considero responsabile il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che lha firmata a spron battuto senza neppure concedersi i trenta giorni di riflessione a sua disposizione che avrebbero consentito la requisitoria del tribunale contro Berlusconi. Questa legge speciale che Berlusconi si fatto confezionare, e che da sola fa saltare una democrazia, necessitava di un fermo diniego da chi poteva darlo, costasse pure un conflitto istituzionale (se non nasce un conflitto istituzionale in casi del genere, non so cosa ci vuole). Ciampi, al contrario, ha accettato di essere un beneficiario della stessa legge, cio si messo al riparo di una legge che protegge dalla legge italiana un personaggio imputato per reati gravissimi. Senza nessun pudore. Mi auguro che la Storia possa giudicarlo per quello che ha fatto, se ci sar ancora una Storia credibile nei prossimi libri di testo dei giovani italiani. E che possa giudicare anche quella cosiddetta opposizione che finora non ha avuto la decenza (stavo per dire il coraggio, che un concetto donabbondiano inapplicabile ai parlamentari dellopposizione) di dirlo, e che continua a chiamare questa legge lodo Schifani, come se la legge lavesse firmata lonorevole Schifani. Torno al problema. Berlusconi sa perfettamente, anche se non lo dice, che per mandare la societ civile in villeggiatura ci vogliono dei tribunali speciali. Con ci ammette indirettamente che per mandare in vacanza lui, gli italiani dovrebbero inventarsi un tribunale speciale, visto che quello regolare stato imbavagliato. Per il semplice motivo che, a mio avviso, una parte di Berlusconi e una parte della sua coalizione (solo una parte, forse certe cellule possono ancora essere salvate) per la democrazia quello che egli sta dicendo di una parte della magistratura (e Berlusconi me lo consentir, perch se lui si consente di dirlo di una parte delle istituzioni del mio paese, io lo dico di una parte di lui), un cancro che deve essere estirpato. Comprese tutte le mele marce (lespressione dellonorevole Casini, del cui stato cellulare sarebbe bene fare una Tac) che gli stanno intorno. Ma questa soluzione, ammesso che esista una soluzione, spetta agli italiani di trovarla, di proporla, di esigerla. Lunica maniera di salvare la democrazia italiana che Berlusconi sia giudicato in un tribunale. Che a questo punto sarebbe speciale, per cos dire, ma la cui specialit consiste solo nel tornare alla normalit. Cio nel buttare allaria (se si in tempo) la nefandezza della legge sullimmunit firmata da Ciampi. Questa iniziativa appartiene ai cittadini italiani, alla societ civile. Le fogne del mondo di Antonio Tabucchi, da MicroMega, Primavera 2004 1. Finalmente si arrivati alla svolta. Era a gomito. Si scoperto cosa cera dietro. Cera merda. 2. Questa una merda maiuscola, perci bisogna scriverla con la maiuscola: Merda. 3. Il pistolero della Casa Bianca ha detto a Rumsfeld: Donald, hai fatto una Merda superba.
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4. In Iraq la Merda di distruzione di massa che ha motivato linvasione americana non cera. Ma perch gli americani sono andati a cercarla cos lontano se ne hanno a disposizione tanta a casa loro? 5. Non avendo trovato Merda di distruzione di massa, gli americani hanno trovato unaltra motivazione, che ora chiarissima: portare Merda. 6. Per questo Berlusconi tanto entusiasta di Bush. 7. Un giornalista di destra che per par condicio scrive su un giornale di sinistra si lasciato trascinare dallentusiasmo e si messo a gridare: Andiamo tutti in Iraq! Dobbiamo correre tutti in Iraq!. Sciami di mosche attirati dalla Merda. 8. Per c del sangue in queste feci. una Merda sanguinolenta. 9. Due scrittori americani hanno chiamato Bush criminale di guerra. In Italia non lo pu scrivere nessuno. Come si fa in un paese servo di un criminale di guerra a chiamare criminale di guerra un criminale di guerra? Propongo di dire merda alla Merda. Quella Merda un criminale di guerra. 10. Mi sentirei molto onorato se una procura della Repubblica mi incriminasse per offese a un capo di Stato di un paese amico. un delitto previsto dal codice. Anche una di quelle procure dove si trasportavano i processi per le Merde che esplodevano nelle nostre banche e nelle nostre piazze. 11. Prego, c qualche servizio deviato nella merda che pu prendere questa iniziativa? C qualche tessera della Merda P2 che se ne pu occupare? O siete tutti in campagna elettorale? 12. La ministra delle pari opportunit, Prestigiacomo, ha buttato della merda in faccia a Tina Anselmi perch aveva presieduto la commissione parlamentare sulla Loggia P2. Per pari opportunit raccolgo quella merda e la respingo in quel libretto di merda che la ministra ha pubblicato a spese dei contribuenti. Signora ministra, laccolga, prego. Ne lasci un pezzettino per la giornalista che ha firmato il pezzettino. 13. La soldatina americana che in fotografia indica gioiosamente il cadavere delliracheno surgelato ha un sorriso smagliante. Perch lei usa il dentifricio che combatte la carie. Chi ha un sorriso cos appartiene a una cultura superiore, indiscutibile. Quel cadavere invece aveva i denti guasti. Vergogna. Una merda di cadavere. 14. La nostra Merda trasparente, ha detto trionfale un ministro a Merda a Merda, questa democrazia. Laltra merda invece opaca. C una bella differenza. 15. Mi piacerebbe sapere dallo statistico che appare sempre a Merda a Merda quale quota di merda ci spetta a testa. 16. Fra le migliaia di foto di tortura di massa organizzata dalla Merda americana, gli opinionisti cercano quella pi simbolica, perch i simboli sono importanti, dato che fanno opinione. Propongo il prigioniero iracheno nudo cosparso di merda e sbeffeggiato dal soldato americano. Per non vorrei turbare lopinione dei veri opinionisti. Non sia mai. 17. Ci sono tre cerchi, ha spiegato dantescamente Berlusconi. Sono i cerchi dei merdosi, ovviamente. E sono concentrici. Lui sa. 18. Lonorevole Fini sta aggredendo i magistrati che stanno scoprendo la Merda che i poliziotti fecero al G8 di Genova. Si capisce perch Fini inquieto: tanto va la gatta alla Merda che ci lascia lo zampino. 19. Avete visto quanta Merda venuta a galla in Italia? Era il cosiddetto sommerso. Buon sangue non mente. 20. Pasolini fu assassinato perch aveva fatto Sal-Sade. In quel film i repubblichini adorano la merda, mangiano la merda, fanno mangiare la merda. 21. C del Sal al governo, ma non lo dice nessuno. Lopposizione non se n accorta? 22. Molti sono convinti che prima di ingoiare merda sia legittimo ricorrere alla legittima difesa. Peraltro la legittima difesa sta per essere valorizzata, oggi in Italia. 23. Un politico delle forze di governo stato sincero. Ha dichiarato che lui centra. Parole sante. Lei in tutta questa Merda centra, onorevole, che lo voglia o no. 24. Il Polo delle libert ha presentato una nuova legge sulla tortura perch in Italia manca ancora il libero esercizio della tortura. Dunque dobbiamo adeguarci rapidamente alla Merda americana. 25. Il governo, per mettere le cose a posto, dovrebbe fare un lodo sulla Merda. 26. La Merda vorrebbe farci credere che la merda odora. 27. In un programma televisivo, un ragazzotto coi riccioletti unti si rallegrava perch c tanta Merda anche in Cina. Era lelogio bipartisan della Merda. 28. Anche il politologo che sembra un baccal ha detto la sua sulla Merda. Con distanza. Lui la Merda la tratta scientificamente. 29. Tutta questa Merda ha fatto nascere una nuova scienza: la merdologia. In questo ramo la televisione insuperabile. 30. Nel nostro piccolo un bel po di Merda la conoscevamo anche noi: da Portella delle Ginestre a Ustica, passando per lItalicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, la stazione di Bologna. Ma una Merda che rimasta l, al suo posto. Non si sa ancora chi la fece.

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31. Gli americani questa Merda la stanno facendo da anni. Lhanno fatta in Viet-Nam, in Honduras, in Guatemala, in Cile, in Africa, in un sacco di altri posti. Era una maniera di sottrarre terreno allavversario. Ma ora che lavversario non c pi, sono proprio scatenati. Si stanno ubriacando di Merda. 32. Noi ce ne fottiamo dellOnu. Ce ne fottiamo della Convenzione di Ginevra. Ce ne fottiamo delle fotografie delle torture che facciamo. Ce ne fottiamo di bombardare popolazioni inermi. Ce ne fottiamo se un regista fa un film anti-Bush. Questa la dimostrazione che siamo un paese libero. E se non vi spiace mangiate la nostra Merda. Questo ragionamento stato espresso con altre parole da un consigliere di Bush, un new-shit (neo-merda). 33. Oggi la Storia sta baciando in fronte la Merda. Sono i corsi e ricorsi della Merda, direbbe Giovan Battista Vico. 34. Davvero troppa Merda in giro. Le fogne del mondo si intaseranno. Le tubature scoppieranno, ci sar un nuovo diluvio e tutto sar sommerso di Merda. Ma prima del diluvio i grandi sacerdoti della Merda debbono eseguire la loro danza rituale. La stanno gi eseguendo. 35. Balla, ciccione, balla. Balla, delatore, balla. Balla, traditore del tuo paese, balla. Facci prima un ballo lissio. Poi strissia nelle stelle a strissie, rotolati nella merda e balla il sabba, brandisci teste mozzate, Salom obesa, barrisci, uggiola, guaisci, godi godi godi, balla, il Padrone del Circo ti fustiga col frustino, godi, balla, fai libagioni alla merda, in alto i calici pieni di merda, balla ebbro di merda, pi svelto, che il Padrone si riprende tutte le collane che ti ha regalato, ubbidisci, leccagli i tacchi, saltella, fai ballare i tuoi rotoloni, dimenati nellarena piena di sangue e di merda, il tuo spettacolo, diverti il tuo pubblico, hanno portato gli ombrelli per ripararsi per quando scoppierai. Balla, Sussi, amico di Biribissi! Nelle fauci del Caimano di Antonio Tabucchi, da MicroMega, aprile 2006 Il degrado, laria minacciosa, la volgarit, la paura, il buio che incombono su un paese si misurano soprattutto da come la sua classe politica e il sistema di comunicazione che la rappresenta reagiscono a unopera dello spirito, a unopera darte. A un romanzo, a un film. NellItalia democristiana, che pure non era culturalmente parlando lAmerica di Kennedy o la Francia di Pompidou, sebbene certi libri o certi film possano avere infastidito o irritato i poteri politici, mai tanto odio stato riservato alla cultura come nellItalia di oggi. Lo stesso odio del ventennio fascista, quello becero, canagliesco, triviale che ha accolto lultimo film di Nanni Moretti, Il Caimano. E un fiume di idiozie traboccato da certa stampa e dal tubo catodico, accompagnato da lazzi, scomuniche, ingiurie, parole in libert vetero-futuriste. Ma quello che singolare che a questo fiume si accompagnato un interrogativo dellopposizione, a met fra Amleto e Tot: il film di Moretti giover o nuocer alle elezioni? Che come dire: giover o nuocer al mio partito? Questo film opportuno?, si chiedevano smarriti certi funzionari di partito mentre la palpebra batteva rapida sullocchio opaco. Quale angosciosa e fondamentale domanda! Una domanda del genere non dovrebbe restare rinchiusa fra le pareti italiane, e non solo per il film di Moretti, ma per tutto quel cinema che ha fatto grande lItalia nel mondo. Citando a caso: per Roma citt aperta, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano, La dolce vita, Amarcord, Uccellacci e uccellini, Rocco e i suoi fratelli, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Le mani sulla citt, Una vita difficile, I pugni in tasca, Tutti a casa, La battaglia di Algeri, Il conformista, Una giornata particolare, e la lista non finisce certo qui. Ma come fare, come chiedere ai milioni di persone che grazie al nostro grande cinema si sono emozionate, hanno riso e pianto, hanno capito meglio se stessi e la vita, hanno ingrandito le loro menti e le loro coscienze, hanno arricchito il loro ingegno grazie a un prodotto dellingegno del nostro ingegno italiano, come chiedere una cosa del genere? Ecco, i segretari dei partiti italiani, queste anime in pena, avrebbero gli strumenti per farlo. Potrebbero incaricare il portavoce italiano allOnu o il nostro commissario europeo di porre al mondo la solenne domanda che li tormenta. Potrebbero dire cos: Mondo, lItalia (la classe politica italiana chiama se stessa Italia) in preda a un grande tormento. LItalia, in questo storico momento, vuole sapere una cosa fondamentale. Se il cinema italiano, da Rossellini in poi, ha fatto del bene o ha fatto del male alle nostre elezioni. Insomma, questi film che ci hanno resi celebri nel mondo, nocquero o giovarono a Pella, a Fanfani, a Pacciardi, a Rumor, a Forlani, a Saragat, a Craxi, a Natta, a Macaluso? Perch, gentili cittadini del mondo, noi siamo convinti che quanto di italiano rester nel mondo, nella storia, nella memoria dei popoli, non sono De Sica, Rossellini, Zavattini, Pasolini, Visconti, Petri, Monicelli, Rosi, Bertolucci, Risi, Pontecorvo e le loro storie pessimiste e disfattiste; ma sono Pella, Fanfani, Pacciardi, Rumor, Forlani, Saragat, Craxi, Natta, Macaluso. grazie alle storie edificanti che ci hanno raccontato questi uomini che lItalia merita di essere ricordata.
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Intanto, si fanno i conti di cassa. Perch leconomia va male. Ma leconomia non la contabilit, non la partita doppia del libro di ragioneria. Leconomia profondamente legata alla societ, fa parte dellantropologia, del costume, del comportamento e delletica. una scienza umana, non una tecnica. E se non si capisce questo non si capisce perch un paese nel quale da trentanni i vertici, le istituzioni, il Potere inoculano nei cittadini lidea che lo scopo supremo della vita fare i soldi, e farli comecchessa, perch con i soldi si compra tutto, sia diventato un paese di briganti, di spie, di sterminatori di famiglie, di nazisti in libera uscita, di mercenari decorati, di assassini di bambini. Questo quanto ci fa capire il film di Moretti. il ritratto di un paese cattivo e suicida, un paese bacato, di avvelenatori di pozzi (Moretti), di desertificatori di coscienze, un paese dove il brutto osannato e la volgarit resa obbligatoria per legge. Una radiografia che ha fatto imbestialire chi ha appestato lItalia e che ha suscitato le perplessit dei prudenti medici che la vorrebbero curare e che disapprovano perch demonizzando lavversario lo si rende vittima o che andranno a vedere il film solo dopo le elezioni (per timore di esserne influenzati nel voto?). Intanto, nellattesa di far ripartire leconomia italiana, costoro possono godersi i culi siliconati delle televisioni del Caimano, le grinze liftate delle televisioni del Caimano, le parole dei servi del Caimano che ogni sera, per far del bene alle elezioni, organizzano i loro talk-show dove i dirigenti politici che temono il cinema sono stati ospiti per tutti questi anni, adeguandosi a un linguaggio imbalsamato fatto di cifre innocenti, mentre le nefandezze del Caimano erano graziosamente evitate, perch non bisogna demonizzare i caimani, altrimenti piangono. Non hanno capito che la crisi delleconomia italiana sta proprio in quella roba l, prima di tutto una crisi culturale e morale. Come fa uneconomia a funzionare se lespressione di una societ malata, di una democrazia moribonda? Il corpo sequestrato di Antonio Tabucchi, da MicroMega 2/2009 La proposta di legge in discussione al Senato, che riguarda la nostra fine della vita, il fine-vita dei cittadini italiani, una legge fortemente illiberale e antidemocratica, perch fondata sul sequestro del nostro corpo, cio ci che ci appartiene di pi al mondo. Un principio basilare delle democrazie occidentali la propriet privata. Che il nostro corpo, vale a dire la propriet privata pi alta di cui disponiamo, diventi propriet dello Stato, fa pensare a certe leggi dei regimi comunisti pi feroci, lo stalinismo, il regime di Ceausescu, il regime dei khmer rossi cambogiani. Inoltre si fonda su princpi di carattere sadico e quando la si definisce accanimento terapeutico, si usa un eufemismo abbastanza inesatto, perch lalimentazione forzata non una terapia, e il corpo nelle condizioni vegetative di un malato terminale o di una persona in coma profondo, non pu essere curato: questa non una legge fatta per curare, perch non si pu curare laddove nessuna terapia ormai possibile. Il Vaticano autore di illegittime intrusioni nelle leggi italiane. Questo Stato extraeuropeo, situato nel cuore del nostro paese, agisce soprattutto in Italia e non oserebbe mai entrare cos prepotentemente nelle leggi di altri Stati europei, la Francia, la Germania, lOlanda eccetera. C una specificit di intervento, mirata allItalia, da parte del Vaticano, che mi sembra diventata intollerabile e alla quale i cittadini italiani debbono mettere fine agendo di fronte al Consiglio dEuropa. Se alla Chiesa vaticana, come ho sentito affermare da un importante prelato, interessa la vita, ebbene, si risenta con quei paesi dove la pena di morte legale e verso le cui leggi mortifere mi sembra mostri invece una straordinaria tolleranza diplomatica. Per queste ragioni aderisco senzaltro ai princpi che animano la manifestazione di domani, sabato 21 febbraio a piazza Farnese, ma credo che non sia sufficiente manifestare in casa nostra. ora che delle macroscopiche irregolarit italiane, che non sto qui a rammentare, ma che tutti conosciamo, quelle che destabilizzano la nostra Costituzione, si faccia carico lUnione Europea. Se il Consiglio dEuropa obbliga i paesi del cosiddetto Blocco dellEst a cambiare le leggi illiberali dei precedenti regimi per poter entrare nellUnione Europea, non si vede perch permette allItalia di cambiare le proprie leggi liberali e democratiche in una direzione tipica di certi regimi comunisti. dunque ora che lEuropa si assuma la responsabilit di ci che sta accadendo in uno dei suoi principali Stati membri e che si erga ad arbitro e giudice di una situazione che, per la sua gravit, mette in dubbio gli stessi princpi su cui lUnione Europea si fonda.

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