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Personalità Lezione 5

Il documento tratta della prospettiva ambientale nello studio della personalità. Esso discute come l'ambiente culturale e sociale influenzi la formazione della personalità dell'individuo. Vengono inoltre presentate le principali teorie dell'apprendimento e del condizionamento in ottica comportamentista.

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Personalità Lezione 5

Il documento tratta della prospettiva ambientale nello studio della personalità. Esso discute come l'ambiente culturale e sociale influenzi la formazione della personalità dell'individuo. Vengono inoltre presentate le principali teorie dell'apprendimento e del condizionamento in ottica comportamentista.

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PSICOLOGIA DELLA PERSONALITÀ

5 lezione 22/11/23

LA PROSPETTIVA AMBIENTALE

È necessario tenere presente che l'individuo considerato da solo è un pura astrazione:


questo è infatti parte di un articolato sistema di rapporti con l'ambiente sico e
socioculturale che lo circonda, ambiente che è fonte di molteplici e diversi cate pressioni.
Gli studiosi della psicologia culturale ritengono che la ri essione sull'uomo possa essere
esaustiva solo se comprende le interconnessioni con l'ambiente nel quale
questo è inserito.

LA CULTURA si è rivelata una componente preziosa per comprendere la personalità e per


capire perché si parla di personalità in un certo modo.
La cultura intesa come sistema di credenze, di modelli di percepire e di interpretare le
cose, come rete di senso, di segni, di pratiche e di valori va ad in uenzare gli aspetti delle
esperienze individuali.
È importante sottolineare che il concetto di ambiente non rimanda soltanto a ciò che è
esterno all'individuo ma è connesso a cio che è interno all'organismo.
La persona in se non esiste ma esiste in un contesto
La cultura è parte di noi.
La cultura, in passato, era considerata una cornice oggettiva esterna all'individuo; la
letteratura attuale, invece, considera la cultura come una dimensione interna ai soggetti in
quanto parte integrante del loro sé e base costitutiva della loro condotta.
"La mente umana non è certo un'entità astratta; vive di esperienze concrete, abita anche
luoghi concreti, si costruisce al loro interno, ne viene modi cata" (Gilli, 2007)
Sono due i principali paradigmi della psicologia ambientale:

A) Uno più radicale e deterministico secondo cui la personalità sarebbe interamente il


risultato di variabili
esterne come negli approcci che ritengono preponderanti le pressioni culturali.
Appartengono a questo paradigma la concezione marxista della personalità di Sève
(1969) o la teoria dell'interazionismo simbolico (Goffman, 1959)

B) Paradigma di natura interazionista che comprende proposte che non trascurano il


peso delle variabili biologiche e che si pre ggono di ricercare la base comune a tutte le
culture, ritenendo importanti i tratti e le disposizioni individuali. Un autore di riferimento è
Kurt Lewin e la sua teoria del campo (1935); studi recenti in tale paradigma sono quelli del
dibattito tratto-situazione (Mischel, 1973; Hettema e Kenrik, 1994).

PROCESSI DI APPRENDIMENTO E PERSONALITÀ:


LE RICERCHE SUL CONDIZIONAMENTO.
Gli studi di matrice comportamentale hanno considerato la personalità e le differenze
individuali come il risultato della sequenza di condizionamenti ambientali in cui l'individuo è
esposto nel corso dei processi di apprendimento.
Il comportamentismo considera l'individuo come una macchina reattiva agli stimoli, il
comportamento come una serie di catene di stimolo-risposta all'ambiente, la personalità
come l'insieme delle abitudini apprese nel corso dell'esperienza.
Skinner afferma "una persona non agisce sul mondo, è il mondo che agisce su di questa".

ALCUNI RECENTI SVILUPPI DEGLI STUDI SUL


CONDIZIONAMENTO
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La maggior parte dei condizionamenti classici nell'essere umano comporta risposte con
qualità emozionali: molti degli stimoli che causano più chiaramente le risposte ri esse
sono quelli che elicitano sentimenti positivi o negativi.
Recenti studi si sono concentrati sul condizionamento emotivo, che è il condizionamento
in cui la risposta condizionata consiste in una risposta emotiva.
II condizionamento delle risposte emotive è importante per la prospettiva
dell'apprendimento sulla personalità. È stato sostenuto che le preferenze e le antipatie
delle persone si sviluppino attraverso questo processo. Il collegamento tra uno stimolo
neutro e un evento piacevole provoca un "piacere"; l'associazione tra uno stimolo e un
evento sconvolgente provoca un "dispiacere".
In effetti, solo il sentire qualcuno che descrive il tratto buono o cattivo di un'altra persona
porta a collegare quel tratto nella vostra mente alla persona che sta facendo quella
descrizione.
Persone diverse sperimento aspetti diversi del mondo e hanno quindi diversi schemi di
attivazione emotiva, persone diverse sperimentano anche lo stesso evento dalla
prospettiva delle loro "storie uniche".
Bambini della stessa famiglia sperimentano la famiglia in modo diverso.
Di conseguenza il condizionamento emotivo può giocare un ruolo importante nel
determinare l'unicità della personalità.
Altri studi hanno approfondito il concetto di rinforzo.
È molto intuitivo pensare che il rinforzo renda una particolare azione più probabile nel
futuro.
Tuttavia ci sono evidenze del fatto che ciò che diventa più probabile non sempre sia
un'azione ma piuttosto alcune qualità dell'azione: ad esempio rinforzare l'impegno in un
contesto può aumentare l'impegno anche in altri contesti.
Il RINFORZO può modi care non solo comportamenti particolari ma anche dimensioni
globali del comportamento.
Questa idea amplia notevolmente il modo in cui i principi del rinforzo possono agire sugli
esseri umani.
Suggerisce che i rinforzi agiscono a livelli diversi di astrazione: infatti molti aspetti del
comportamento a livelli diversi possono essere rinforzati simultaneamente quando una
persona sperimenta uno stato interno più soddisfacente.
Questa possibilità crea un quadro più complesso del cambiamento attraverso il
condizionamento rispetto agli studi iniziali.
Alcuni autori affermano che il rinforzo nell'esperienza umana (almeno oltre l'infanzia) abbia
poco o nulla a che fare con la riduzione dei bisogni sici. Piuttosto le persone sono più
colpite dai rinforzi di tipo sociale: accettazione, sorrisi, abbracci, lodi, approvazione e
attivazione
dell'interesse da parti di altri.

Le teorie dell'apprendimento sociale ritengono che i rinforzi più importanti per le persone
siano i rinforzi di tipo sociale.
Un rinforzo importante è l'auto-rinforzo, termine che assume un duplice signi cato:
A) Le persone possono dare a se stesse dei rinforzi dopo aver fatto qualcosa che si
erano proposti di fare;

B) Le persone reagiscono al proprio comportamento con approvazione o disapprovazione


in base a come gli altri reagiscono al loro comportamento.
Nel rispondere con approvazione al loro comportamento, di fatto le persone si rinforzano.
Nel rispondere con disapprovazione al loro comportamento, di fatto si puniscono.

SVILUPPI DELLE TEORIE DELL'APPRENDIMENTO


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La prospettiva per l'apprendimento della personalità è stata importante sia per i ricercatori
coinvolti nelle analisi sperimentali del comportamento in laboratorio, sia per i clinici di
ambito comportamentale.
I focus degli studiosi si sono concentrati:
• Sul fatto di avere un punto di vista sulla personalità che può essere veri cato attraverso
osservazioni accurate;
• L'ef cacia delle tecniche comportamentali, che in alcuni ambiti pare essere molto alta.

FONTI CULTURALI E PERSONALITÀ


Sebbene n dai suoi esordi la psicologia si sia posta il quesito circa il rapporto tra i
processi psicologici individuali e i fattori sociali e culturali nello studio dell'individuo, solo
nella seconda metà del novecento questa ha dedicato un'attenzione particolare allo studio
della cultura realizzando che questa "ha una grande responsabilità nella vita delle
persone, mettendo a loro disposizione i sistemi di credenze e di signi cati, la costellazione
dei valori, e l'insieme delle pratiche che danno forma e sostanza alla loro esistenza.
" (Anolli, 2004)
Di fatto la psicologia si occupa del ruolo delle variabili culturali sulla personalità dalla
seconda metà del novecento, precedentemente era stata l'antropologia il settore di studio
delle relazioni cultura/individuo.
Attualmente si occupano di tale relazione la psicologia culturale e la psicologia
transculturale.

• La PSICOLOGIA CULTURALE (Shweder, 1990) studia i processi attraverso i quali


cultura e psiche si integrano e si completano vicendevolmente, vale a dire "studia tutto ciò
che i soggetti di una data comunità pensano (conoscono, desiderano, sentono, valutano) e
fanno in quanto membri che bene ciano, custodiscono e continuano in modo attivo una
particolare cultura". (Shweder, 1990)
Il concetto chiave è quello di unicità poiché si ritiene che ogni cultura costituisce un mondo
speci co a sé stante, tendenzialmente unitario e con un certo grado di coerenza.

• La PSICOLOGIA TRANSCULTURALE (Berry, 1992) studia una data cultura dall'esterno


e si occupa dello "studio delle somiglianze e delle diversità nel funzionamento individuale
fra diversi gruppi culturali e etnici, delle relazioni tra le variabili psicologiche e quelle socio-
culturali, ecologiche e biologiche, nonché dei cambiamenti che riguardano tali variabili".
(Berry, 1992)
Il concetto chiave è quello dato dalle differenze, poiché non esiste una cultura uguale ad
un'altra e l'obiettivo è quello di ricercare gli aspetti condivisi tra le persone nelle diverse
culture così da arrivare a formulare leggi universali alle base di varie forme di
comportamento.

ANOLLI (2004)—> propone una psicologia della cultura come superamento delle due
visioni con l'obiettivo di considerare cosa può offrire la psicologia per comprendere le
espressioni culturali nel loro complesso. Secondo Anolli la cultura ha una doppia natura,
esterna e interna, e si gioca continuamente su questi due versanti: "la cultura è dentro e
fuori dalle menti nello stesso tempo".
L'autore preferisce parlare di culture e non di cultura, perché ognuna esprime uno
speci co punto di vista sul mondo, e di idio-culture e microculture ad indicare quanto il
quadro relativo al concetto di cultura sia ampio e variegato.

STILI EDUCATIVI PARENTALI


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L'importanza che hanno gli stili educativi dei genitori nel forgiare la personalità del
bambino, soprattutto nella fase di costruzione dell'identità legata al periodo
adolescenziale, è testimoniata da numerose ricerche presenti in letteratura.

MCMARTIN (1995) —> evidenzia due principali componenti nello stile educativo: il calore
(grado di incoraggiamento) e il controllo (grado di rigidità). La diversa articolazione di tali
componenti identi ca 4 tipologie di stile:
A) Autorevolezza (calore-controllo): incoraggia personalità caratterizzate da maggiore
autostima, autonomia, cooperazione, amicalità, orientamento alla riuscita.
B) Autoritarismo basso calore-alto controllo): crea personalità ansiose, insicure e con
dif coltà relazionali.
C) Permissività (alto calore-basso controllo): forma personalità immature, incapaci di
controllare gli impulsi.
D) Distacco (basso calore-basso controllo): crea personalità con bassa autostima,
insicurezza e aggressività.

LE STRUTTURE SOCIALI E POLITICHE


Le forme di organizzazione politica e sociale che i gruppi si danno possono avere una
in uenza sulla personalità degli individui.
CHANGE (1996)—> distingue le società in: a.
A) Società di tipo agonico, che si basano sulla cultura del potere, delle norme dei ruoli e
quindi della gerarchia, penalizzando l'iniziativa personale;
B) Società di tipo edonico, che si caratterizzano per una maggiore attenzione alle
competenze, iniziative personali, capacità e realizzazione dei singoli.

Negli anni 90 del Novecento molti sono gli studi sull'in uenza dei climi ideologici-politici
sulla personalità.
Si distinguono due tipi di culture: quelle improntate all'individualismo e quelle improntate al
collettivismo.

> Nelle società improntate all'individualismo l'lo è de nito come unità distinta da quella
del gruppo, vengono incoraggiati gli obiettivi personali più che quelli collettivi, è presente
minore attaccamento emotivo al proprio gruppo, si promuovono personalità basate
sull'autonomia, la libertà, la competizione, privilegiando i ni individuali a quelli comuni.

TRIANDIS (2001)—> parla di orientamento idiocentrico.

In queste società, prevalentemente occidentali, la concezione dell'lo è quella di un lo


separato, autonomo, atomizzato (composto da un insieme di tratti distinti, abilità, valori e
mativazioni).

> Nelle società improntate al collettivismo l'lo è de nito come parte del gruppo, i ni
personali sono subordinati a quelli del gruppo, c'è un intenso attaccamento emotivo al
gruppo, si favoriscono personalità caratterizzate da valori come la partecipazione, la
cooperazione, la responsabilità, il controllo sociale e la valorizzazione degli obiettivi
comuni rispetto a quelli dei singoli

TRIANDIS (2001) —> parla di orientamento allocentrico.

In queste società, prevalentemente orientali, la concezione dell'lo è quella di un lo che


ricerca la connessione, la relazione, l'interdipendenza.
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L'UNIVERSO DEI VALORI
Tra le determinanti culturali della personalità un ruolo signi cativo è occupato dai valori
che esercitano un forte in usso sulle scelte e gli stili di vita degli individui.

Rokeach (1973)—> de nisce valore "una credenza durevole che uno speci co modo di
condotta o stato nale di esistenza sia personalmente o socialmente preferibile ad un
opposto modo di condotta o stato nale".
Secondo l'autore i valori hanno importanti funzioni: sono criteri che guidano la condotta
umana in diversi modi, indirizzano nelle scelte da effettuare tra varie alternative, motivano
le persone verso gli scopi desiderati, dispongono verso la ricerca di signi cati
dell'esistenza e a realizzare le proprie potenzialità.
Rokeach distingue tra:
• Valori strumentali come ambizione, coraggio creatività;

• Valori terminali, quali saggezza e sicurezza del sé.

Ritiene che tali valori possono disporsi lungo un continuum di importanza e costruisce uno
strumento per la misura dei valori, il Rokeach Value Survey composto da due liste di valori
che il soggetto deve classi care in ordine di importanza.

Schwartz (1996)—> de nisce i valori come credenze che de niscono mete o


comportamenti desiderabili e individua 10 principali mete motivazionali, ciascuna
corrispondente ad un sub-test di valori:
• Potere,
• Successo,
• Edonismo,
• Stimolazione
• Autodirezione,
• Universalismo,
• Benevolenza,
• Tradizione,
• Conformismo,
• Sicurezza.

Le 10 categorie valoriali si dispongono lungo un continuum motivazionale in una struttura


circolare in cui è possibile evidenziare due ampie dimensioni soggiacenti:
> L'apertura al cambiamento (stimolazione, autodirezione) contrapposta alla
Conservazione
(sicurezza, conformismo, tradizione);
> Trascendenza dell'lo (universalismo, benevolenza)
contrapposta a Centratura sull'lo (potere, successo, edonismo).

Hofstede (2005) —> approfondisce lo studio dei valori in relazione alla cultura nazionale e
identi ca cinque
dimensioni valoriali:
> Poca o grande distanza dal potere: è la misura in cui i membri meno potenti di una
cultura o di un'istituzione nell'ambito di una cultura, accettano e si aspettano che il potere
sia distribuito in maniera non uniforme nell'ambito della cultura stessa. Nelle culture con
poca distanza tra i poteri, gli individui si relazionano in base all'uguaglianza e tendono ad
ignorare le posizioni formali delle persone e contribuiscono più liberamente alle scelte










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decisionali. Nelle culture con grande distanza tra i poteri, gli individui meno potenti
aspettano e accettano che i processi decisionali siano più autocratici, assolutistici.

> Individualismo verso collettivismo: l'individualismo è una prospettiva sociale e


culturale che enfatizza l'indipendenza e la ducia in sé e la promozione dei desideri e degli
obiettivi dei singoli. Il collettivismo è una prospettiva culturale che enfatizza gli aspetti
condivisi della cultura enfatizzando gli obiettivi di gruppo e culturali.

> Mascolinità verso Femminilità: questa è la misura con la quale la cultura è intesa in
termini di mascolinità e femminilità, come concepite dalle culture occidentali.
Le culture mascoline sono quelle che enfatizzano e valorizzano caratteri come la
competitività, l'assertività, l'ambizione, il materialismo; le culture femminee sono quelle che
enfatizzano e valorizzano i caratteri come le relazioni e la qualità della vita.

> Ri uto dell'incertezza: questa dimensione ri ette la misura in cui i membri di una
cultura sviluppano meccanismi o regole sociali per gestire l'ansietà che circonda le loro
vite, minimizzando l'incertezza.
I meccanismi culturali in una cultura che comprende incertezze possono essere la
tradizione o lo sviluppo di una serie di regole culturali come ad esempio la religione.

> Orientamento a lungo termine versus orientamento a breve termine: l'orientamento


a lungo termine rispetto a quello a breve termine in una cultura si riferisce all'importanza
attribuita al futuro, rispetto al passato o al presente.
Si fa riferimento alla misura in cui i membri di una cultura si aspettano grati cazione e
raggiungimento di obiettivi e desideri immediati (orientamento a breve termine) rispetto a
grati cazioni a più lunga scadenza (orientamento a lungo termine).
Nell'ambito di culture a orientamento a breve termine esiste un enfasi e una valorizzazione
ai consumi e a far fronte ai concorrenti.
I valori nelle culture con orientamento a lungo termine comprendono la persistenza e la
perseveranza nel raggiungimento degli obiettivi e dei risultati.

RUOLI E COMPITI DI VITA


Una fonte di in uenza sul modo di essere di un individuo può essere rappresentata dal
ruolo/i che egli riverse nella vita.
L'importanza del concetto di ruolo e l'idea che ciò che distingue gli individui e impronta la
loro personalità è il modo in cui si combinano i diversi ruoli, è un'idea presente in
sociologia già agli inizi del 1900.
Si ritiene che l'esplicazione di un ruolo sociale sia la condizione positiva perché l'individuo
possa sviluppare la propria personalità.
Il ruolo sociale o lavorativo che la persona ricopre imprime delle caratteristiche e dei tratti
al soggetto.
Durante lo sviluppo il bambino non apprende solo competenze linguistiche e cognitive ma
anche competenze di ruolo, competenze legate alla capacità di padroneggiare le norme di
interazione che guidano l'agire comunicativo, norme particolarmente importanti per la
costruzione dell'identità personale.

L'identità deriva in gran parte dall'interiorizzazione del ruolo, che agisce dunque come
"schema disposizionale".
Anche i compiti di vita hanno una valore prescrittivo sul comportamento.
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I compiti di vita de niscono gli obiettivi che ciascuna cultura associa alle varie età, generi,
professioni, tracciando una specie di agenda che gli individui devono seguire nelle varie
fasi della loro vita.

VARIABILI GEOFISICHE E PERSONALITÀ

DOGAN(1993) —> chiama "piccole fonti dell'Io" una serie di variabili ambientali di tipo
geo sico che caratterizzano l'individuo, come la stagione di nascita, l'ordine di genitura, le
credenze astrologiche, le variazioni climatiche che in uenzano le strategie di
insediamento, i sistemi di sfruttamento delle risorse, l'architettura delle abitazioni.
Di tali fattori si sono occupate soprattutto l'ecologia umana, l'antropologia ambientale, la
geogra a umana, la sociologia ambientale, l'architettura.

La PSICOLOGIA AMBIENTALE studia l'individuo concentrandosi sull'interazione tra


individuo e ambiente, è quindi quella branca della psicologia che si occupa dell'interazione
tra il comportamento umano e l'ambiente.
Dagli anni Novanta del novecento si è strutturata come
"quella scienza che si occupa di come l'ambiente in uenza il nostro comportamento e la
nostra mente e di come, viceversa, l'uomo, con la sua mente e il suo comportamento,
tendono a modi care l'ambiente.'
La tesi della psicologia ambientale può essere riassunta così: "anche per caratteri più
propriamente determinati geneticamente, l'ambiente esercita un'in uenza determinante
nella crescita e nello sviluppo fenotipico e comportamentale, di fatto non si può separare
l'in uenza ambientale da quella genetica.
Se si prendono semi di piante con patrimonio genetico identico e si seminano in terreni
differenti non si ottengono piante identiche.
Il terreno (ambiente) modula il modo in cui le caratteristiche genetiche delle piante
possano estrinsecarsi" (Costa)

La psicologia ambientali ha un'ottica di tipo interazionista, in un approccio che postula,


nella formazione dell'io, un continuo processo di scambio tra fattori cognitivi, disposizionali
e comportamentali e variabili ambientali e situazionali (geo siche e comportamentali) con
l'interpretazione che l'Individuo se ne da
Le tematiche ambientali sono considerate come contenuti di speci ci processi psicologici,
quali quelli cognitivi, percettivi, affettivi, identitari comunicativi e non come variabili esterne
all'Individuo.

VARIABILI GEOFISICHE E PERSONALITÀ

KURT LEWIN (1890-1947) —> è stato uno dei primi autori a mettere in evidenza
l'importanza dell'ambiente in relazione al comportamento umano, sottolineando come lo
spazio sia anche soggettivo, determinato dalle situazioni di vita, decisivo nell'orientare le
azioni e le decisioni individuali.

La PSICOLOGIA TOPOLOGICA di Lewin propone una visione della realtà psichica intesa
come sistema dinamico, comprensivo della persona e dell'ambiente, risultante dal
concorso di varie forze, suscettibile di continue trasformazioni e tendente costantemente
verso un equilibrio.
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Per Lewin la percezione e il senso che il soggetto ha della realtà e del mondo
costituiscono anche il punto di vista privilegiato da cui procede la sua indagine sui vari
processi
psichici e sulla personalità.
In psicologia i vettori che determinano un processo mentale non sono stabiliti in anticipo
dalla natura dei determinati eventi o fenomeni, ma dipendono dalle reciproche relazioni tra
i fattori che operano nell'ambito di una situazione concreta presa nel suo insieme, cioè,
essenzialmente, dalle condizioni nelle quali l'individuo si trova in un momento dato.
A questo proposito la branca della matematica de nita
"topologia", che si occupa delle rappresentazioni spaziali, rappresenta una tecnica
parimenti appropriata alla rappresentazione psicologica nelle sue componenti e nella sua
totalità, come è appropriata alla rappresentazione della situazione sica.

La teoria del campo costituisce il sistema generale con il quale vengono caratterizzate le
diverse manifestazioni della realtà psicologica, da quelle individuali a quelle di gruppo, e
quindi l'insieme di costrutti in grado di rappresentare il funzionamento della personalità, sia
negli aspetti strutturali che in quelli dinamici.
Quello di campo è il costrutto fondamentale della teoria di Lewin. Con questo si intende
tutto ciò che è presente al soggetto in un dato momento e che ne determina l'azione, il
sentire, il conoscere.
A questo proposito con il principio della contemporaneità Lewin ribadisce che
"qualsiasi comportamento o qualsiasi altro mutamento entro un campo psicologico
dipende soltanto dalla particolare con gurazione del campo psicologico in quel dato
momento" (Teoria e sperimentazione in psicologia sociale, 1951)
Con tale principio non si intendono privare di valore le esperienze precedenti, né si intende
trascurare la prospettiva del futuro, piuttosto si intendono cogliere presente e futuro per
come questi sono presenti al soggetto e ne determinano contestualmente la condotta, in
quanto"parti simultanee del campo psicologico esistente a un dato momento".
In questo senso è importante non solo il loro ruolo in assoluto ma anche l'in uenza che
questi esercitano in una data situazione.

Secondo Lewin è importante distinguere, relativamente ai fatti esistenti a un momento


dato, 3 aree fondamentali nelle quali certe modi cazioni rappresentano o potrebbero
rappresentare oggetto di indagine psicologica:
A) Lo spazio di vita, caratterizzato dalla persona e dall'ambiente psicologico così come
viene da questa percepito, e perciò comprensivo dei bisogni, delle motivazioni, delle mete
e degli ideali;
B) Fenomeni del mondo sico e sociale, che non hanno una diretta incidenza sullo
spazio di vita della persona in quel dato momento;
C) Una zona di con ne dello spazio di vita, in base alla quale si prendono in
considerazione quei processi del mondo sico e sociale che agiscono sullo spazio di vita
della persona in quel dato momento.

I processi dello spazio di vita rinviano alla totalità di eventi che determinano il
comportamento di una persona in un momento dato e quindi si riferiscono alla realtà
psicologica che in uenza la condotta.
Gli eventi e i fattori che ineriscono lo spazio di vita sono quelli che assumano rilevanza
psicologica per il soggetto in uno speci co momento.
Essi concernano al tempo stesso sia l'ambiente che la persona.
L'ambiente al quale ci si riferisce nello spazio di vita è soprattutto l'ambiente psicologico,
cioè l'insieme di condizioni esterne che in uenzano la condotta dell'individuo nella misura
in cui sono da lui percepite e dotate di signi cato.
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L'ambiente psicologico va dunque distinto da quello sico in quanto corrisponde alla
rappresentazione soggettiva che l'individuo ha degli eventi esterni.

Particolare rilievo assume la nozione di regione per differenziare lo spazio di vita e allo
stesso tempo per rappresentare:
1) Tutto ciò in cui un oggetto dello spazio di vita ha un suo posto che può essere
rappresentato in termini spaziali;
2) Ogni aspetto dello spazio di vita nel quale sia possibile distinguere
contemporaneamente più posizioni o parti.

Come l'ambiente, anche la persona, è descritta privilegiando la dimensione soggettiva dei


fatti interni e facendo riferimento a concetti topologici. Anche i bisogni, le mete, gli attributi
del sé hanno soprattutto rilievo per come sono percepiti dal soggetto.
Dinamicamente la persona appare come un sistema "strati cato che ha una struttura
de nita e nel quale si possono distinguere regioni centrali e periferiche" (Principi di
psicologia topologica, 1936). Si distinguono regioni periferiche, cui appartengono i vari
processi percettivo motori, e regioni centrali, sedi dei processi su cui si fondono gli
elementi caratterizzanti del Sé e l'identità individuale.
La struttura della personalità può essere quindi intesa come un insieme di regioni che
possono essere più o meno interdipendenti rispetto ad una particolare situazione.
Sia le regioni della persona che quelle dell'ambiente sono divise da frontiere con diverso
grado di solidità e consistenza.

Il comportamento è sostanzialmente inteso come


"mutamento di posizione", cioè come "LOCOMOZIONE" nel proprio ambiente psicologico.
Con tale nozione Lewin de nisce il movimento che una persona compie tra le varie regioni
dell'ambiente psicologico, cui consegue un
"mutamento della struttura" dello spazio di vita.
È importante sottolineare che tale mutamento è sico ma soprattutto psicologico, in questo
modo possiamo continuamente effettuare degli spostamenti pur trovandoci spazialmente
ssi in un luogo.

Il campo può essere quindi rappresentato come un sistema di tensioni che tende
costantemente ad un sistema di equilibrio.

Altri concetti che caratterizzano la teoria del campo come teoria eminentemente dinamica
sono:
A) Con il concetto di TENSIONE ci si riferisce ad uno stato che l'individuo sperimenta
all'insorgere di un bisogno o di un quasi-bisogno e che l'individuo tende a superare per
ripristinare l'equilibrio;

B) Con il concetto di VALENZA ci si riferisce al valore positivo o negativo che una


regione dell'ambiente psicologico riveste per la persona. Una valenza positiva esercita
attrazione, implica una direzione verso una speci ca regione e corrisponde a un "campo di
forze che ha la struttura di un campo centrale positivo".
La valenza negativa, al contrario, suscita repulsione, implica l'allontanamento della
persona da una speci ca regione e corrisponde ad un "campo di forze che ha la struttura
di un campo centrale negativo".

C) Con il concetto di FORZA , connesso a quello di valenza, ci si riferisce alla direzione e


all'intensità di una tendenza ad agire per realizzare un determinato mutamento.
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La direzione, l'intensità e il punto di applicazione, cioè le proprietà di una forza, vengono
rappresentati mediante un vettore.
Direzione e intensità della forza dipendono rispettivamente dalla regione in cui essa tende
e dalla valenza che tale regione ha per la persona in cui la forza ha generalmente il
proprio punto di origine o di applicazione.

D) Il concetto di BISOGNO, è l'elemento di uni cazione dei diversi costrutti dinamici.


Lo stato di tensione e la tendenza a ripristinare l'equilibrio come pure le valenze
dell'ambiente e la direzione e l'intensità delle forze, tutti rinviano all'insorgere e all'azione di
un bisogno.
Lewin non si è tanto interessato alla classi cazione e determinazione dei vari bisogni in
termini rigidamente classi catori e gerarchici, quanto alla loro effettiva incidenza sulla
condotta in rapporto alla varietà di situazioni dell'ambiente psicologico.
In questo senso, coerentemente con i presupposti della teoria del campo, è importante
determinare come un bisogno esprima certe esigenze della personalità e produca certi
effetti nella speci ca situazione considerata. Sempre in questa direzione vanno considerati
i quasi-bisogni che sono strettamente legati ai tipi di aspettative che il bisogno alimenta,
come ad esempio al bisogno di cibo si può legare il quasi-bisogno di mangiare in un certo
ristorante.

Le problematiche connesse allo sviluppo non vengono affrontate secondo fasi ben
de nite, che scandiscono i diversi livelli di evoluzione dell'individuo, ma ruotano intorno al
concetto di DIFFERENZIAZIONE, con il quale vengono discriminate certe caratteristiche e
proprietà del comportamento in termini di maggiore o minore organizzazione o
complessità.
Con il crescere dell'età, a una maggiore differenziazione si associa una maggiore
ORGANIZZAZIONE del comportamento in termini di accresciuta complessità. Con lo
sviluppo si ha inoltre "un'estensione del campo di attività e di interessi", cui corrisponde
soprattutto un ampliamento dello spazio di vita e un aumento del numero delle regioni.
Parallelamente si ha una dilatazione progressiva della
"dimensione temporale psicologica".
Mentre il bambino piccolo vive nell'immediato presente, nel corso della crescita "il
comportamento presente viene sempre più in uenzato da un passato e da un futuro
psicologici sempre più distanti" (Teoria e sperimentazione in psicologia sociale,1951).
Con lo sviluppo di realizza inoltre una più pronunciata tendenza al realismo e perciò la
capacità di rappresentazioni e condotte più coerenti con la realtà.

La differenziazione dello spazio di vita in rapporto alla


"dimensione realtà-irrealtà" - cioè la rappresentazione di desideri e timori (livello di
irrealtà) e di aspettative (livello di realtà) - costituisce una discriminante di rilievo per
caratterizzare modalità diverse della personalità del
bambino e dell'adulto.
Se si considera l'ambiente psicologico dell'adulto si osserva come questo sia
caratterizzato da livelli di realtà più marcati rispetto a quelli di un bambino.
Anche se in determinate condizioni (fantasticherie, sogni) l'oscillazione tra livello di realtà e
livello di irrealtà può indifferentemente presentarsi nel bambino e nell'adulto, è proprio
dell'ambiente psicologico del bambino il fatto che gli eventi si associno e si confondano
facilmente.

Analogamente, rispetto alle "frontiere tra l'lo e l'ambiente", il mondo del bambino è meno
differenziato da quello dell'adulto e perciò più esposto alle in uenze ambientali.
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Nel complesso "la struttura interna del bambino considerato come individuo singolo è
dinamicamente
caratterizzata da una differenziazione relativamente lieve tra le diverse regioni psichiche e
da una scarsa solidità funzionale delle frontiere tra i vari sistemi psichici" (Teoria dinamica
della personalità, 1935).
La dinamica dei processi deriva dalla relazione tra individuo concreto e la relazione
concreta e, nella misura in cui tali processi riguardano forze di origine interiore, dalle
mutue relazioni tra i vari sistemi funzionali che compongono l'individuo (Teoria Dinamica
della Personalità, 1931).
In questa prospettiva l'attenzione decisamente si sposta dalla ricerca di ipotetiche essenze
all'indagine sui processi che nei singoli contesti regolano le diverse manifestazioni
psichiche e le loro trasformazioni.

EVENTI ATMOSFERICI, CLIMA E PERSONALITÀ


Alcuni autori hanno studiato come certe caratteristiche ambientali possono agevolare o
inibire determinati comportamenti.
Si è studiato come il caldo e il freddo in uenzano il comportamento in riferimento ad
alcune variabili psicologiche.
Dagli studi emerge che l'aumento della temperatura in uenza negativamente alcune
attività cognitive, comportando una riduzione dell'ef cienza nei compiti.
Lo stress derivante dal calore ha una ricaduta nelle interazioni sociali, comportando una
aumento delle valutazioni negative degli altri.
Il caldo sembra interferire con il controllo emotivo favorendo l'aggressività.
Anche il freddo, meno studiato, sembra provocare diminuzione delle prestazioni cognitive,
ansia e aggressività.

Le brusche perturbazioni meteorologiche denominano il noto fenomeno delle


"meteorosensibilità" in cui i soggetti coinvolti hanno spiccate reazioni siopatologiche
come irritabilità e sbalzi di umore.
In tale direzione si con gurano in casi estremi, veri e propri quadri psicopatologici, noti
come meteoropatie, in cui le forti alterazioni meteorologiche generano forte irritabilità,
nervosismo, insonnia, nella fase precedente alla variazione atmosferica, e debolezza,
apatia, depressione con l'arrivo del fenomeno climatico acuto.

Un preciso collegamento con fattori stagionali è stato osservato per il disturbo denominato
Disordine Affettivo
Stagionale (Seasonal Affective Disorder - SAD): si tratta di una particolare forma di
disturbo che colpisce alcune persone durante la stagione fredda.
I sintomi sono: tristezza, depressione, letargia, mancanza di libido, ipersomnia, isolamento
sociale, stanchezza diurna, irritabilità, incapacità di concentrazione.
Le ipotesi circa la causa di tale disturbo sembrano far riferimento ad una perturbazione nei
pazienti affetti dei ritmi biologici con una alterazione della sintesi della melatonina,
correlata allo stato di vigilanza, e ad uno sbilanciamento nel livello di serotonina, coinvolta
nella depressione.
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