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Capitolo 1: Psicologia, abc del comportamento

Psicologia: si occupa dello studio scientifico del comportamento e dei processi mentali.

Gli psicologi studiano anche i comportamenti non direttamente osservabili, ossia i processi mentali,
come il pensiero, il sogno, il ricordo.

Si può affermare che la psicologia studia comportamenti diversi: l’ invecchiamento, il burn-out, il


conformismo, la morte, le emozioni, l’ ipnosi, la gioia, la memoria ecc ecc .

Oggi la psicologia è una disciplina scientifica e una professione.

A causa degli evidenti limiti del senso comune, gli psicologi si affidano all’ osservazione scientifica, un
metodo basato sulla raccolta di prove empiriche (ossia informazioni raccolte attraverso l’ osservazione
diretta degli eventi). L’osservazione scientifica è sistematica ed intersoggettiva. “Lo sguardo deve essere il
più obiettivo possibile”.

I settori di specializzazione:

-Teorico della personalità. Studio dei tratti della personalità, la motivazione e le differenze tra gli
individui.

-Psicologia dell’ arco della vita. Studia lo sviluppo dell’individuo, dal concepimento fino alla morte.

-Teorici dell’ apprendimento. Studio del modo e dei perché avviene l’ apprendimento negli esseri umani e
negli animali.

- Psicologia esperta di sensazione e percezione. Svolgimento delle ricerche sul processo di conoscenza del
mondo attraverso i sensi.

-Psicologia comparata. Analizza e confronta il comportamento di diverse specie.

-Psicologia cognitiva. Studia soprattutto il pensiero.

-Biopsicologia. Approfondisce il rapporto tra comportamento e processi biologici, soprattutto sul sistema
nervoso.

-Psicologia della differenza del genere. Studia la specificità del maschio e della femmina.

-Psicologia sociale. Analizza il comportamento degli uomini all’interno della società.

-Psicologia evolutiva. Si occupa del modo in cui il nostro comportamento viene guidato da modelli
evolutisi nel corso della storia del genere umano.

-Psicologia culturale. Esamina il modo in cui la cultura condiziona il comportamento umano.

-Psicologia giuridica e forense. Applica i princìpi della psicologia a temi di rilevanza giuridica.
L’obiettivo fondamentale della psicologia è aiutare gli individui, ma in particolare descrivere,
comprendere, prevedere e controllare il comportamento.

La descrizione attenta del comportamento è l’inizio di un percorso per rispondere agli interrogativi
psicologici. Descrivere, dare un nome e classificare, è un processo fondato sulle osservazioni scientifiche.

La comprensione è il secondo passo e significa precisare le cause di un comportamento.

Prevedere, ovvero anticipare il comportamento in maniera precisa.

Controllare, significa semplicemente mutare le condizioni che si ipotizza possano influenzare un


comportamento.

In che modo il pensiero critico svolge un ruolo nella psicologia?

Il pensiero critico riguarda la capacità di riflettere, valutare, confrontare, analizzare, criticare e


sintetizzare le informazioni.

La ricerca scientifica → Il metodo scientifico è un processo fondato sulla raccolta attenta delle prove
attraverso descrizioni e misurazioni precise, sulla ricerca di leggi di carattere generale attraverso
osservazioni controllate. Esso è costituito da sei tappe:

1) Effettuare osservazioni.

2) Definire un problema

3) Proporre un’ ipotesi ( affermazione/spiegazione provvisoria di un evento o di un rapporto)

4) Raccogliere le prove per verificare l’ ipotesi.

5) Pubblicare i risultati ( se gli altri sono in grado di replicare i risultati di uno studio, allora quei
risultati acquisiscono una maggiore credibilità)

6) Costruire una teoria ( le teorie valide eiassumono le osservazioni, le spiegano e le guidano verso
ricerche ulteriori)

La psicologia nacque 130 anni fa a Lipsia, in Germania, dove Wilhelm Wundt, il “padre della
psicologia” nel 1879 creò un laboratorio per studiare l’esperienza conscia.

Uno stimolo è un qualunque tipo di energia fisica che eserciti un condizionamento su una persona e
determini una risposta. Wundt usava l’ introspezione sistematica, una tecnica di auto-osservazione e
di descrizione di ciò che il soggetto prova e percepisce posto davanti a stimoli diversi.

Strutturalismo.

Corrente diffusa da Edward Titchener, che cercò di analizzare gli “elementi” di base della psiche.
Funzionalismo.

Corrente diffusa da William James. Tale termine si deve all’interesse di James per le modalità di
funzionamento della mente che ci consentono di adattarci all’ ambiente. Egli considera la coscienza
una corrente o flusso di immagini e sensazioni. Essi si rifacevano alle teorie proposte da Darwin sulla
selezione della specie.

Comportamentismo.

Approccio alla psicologia il cui oggetto di studio è il comportamento osservabile. Il comportamentista


John B. Watson si oppose fortemente allo studio della mente. Per spiegare la maggior parte dei
comportamenti, Watson adottò il concetto di condizionamento formulato dal fisiologo russo Ivan
Pavlov.

- (comportamentismo radicale) B.F. Skinner sosteneva che le nostre azioni sono condizionate dalla
ricompensa e dalla punizione.

Cognitivismo.

Ha come obiettivo lo studio dei processi mediante i quali le informazioni vengono acquisite dal
sistema cognitivo, trasformate, elaborate, archiviate e recuperate.

Psicologia della Gestalt.

La parola tedesca Gestalt significa proprio “forma, modello o insieme”. La Gestalt contribuì a
sviluppare indagini e modelli teorici sul pensiero, la memoria, l’ apprendimento e la percezione.

Psicologia umanistica.

Essa è un approccio che pone l’ accento sull’ esperienza soggettiva. Gli psicologi umanisti sono
interessati ai bisogni psicologici di amore, autostima, appartenenza, espressione di sé e spiritualità.
La nozione di autorealizzazione di Maslow è un aspetto fondamentale della psicologia umanistica.
Autorealizzarsi significa attuare lo sviluppo complessivo delle proprie potenzialità per diventare la
migliore persona possibile.

Le tre visioni principali che caratterizzano la psicologia moderna sono la prospettiva biologica,
psicologica e socioculturale.

La prospettiva biologica cerca di spiegare il comportamento basandosi su princìpi biologici (processi


cerebrali, evoluzione e genetica).

La prospettiva psicologica si fonda sulla convinzione che il comportamento sia determinato da


processi psicologici relativi ad ogni singolo individuo. Attualmente la prospettiva biologica include il
cognitivismo.

La prospettiva socioculturale pone l’ accento sull’ impatto che il contesto sociale e culturale hanno
sul comportamento.
Gli psicologi devono essere in grado di spiegare il perché ci comportiamo in un certo modo. Per scoprire
le cause di un comportamento, è necessario realizzare un esperimento, una prova formale svolta per
confermare o negare un’ ipotesi relativa alle cause di un comportamento. Per realizzare un esperimento,
per tanto, dobbiamo:

1) Modificare in maniera diretta una condizione che si ritiene condizioni un comportamento.

2) Creare due o più gruppi di soggetti che dovrebbero essere simili sotto tutti gli aspetti ad
eccezione della condizione che si decide di modificare.

3) Verificare se la modifica della condizione ha qualche effetto sul comportamento.

L’ esperimento psicologico più semplice prevede il confronto fra due gruppi di soggetti sperimentali
(partecipanti se si tratta di esseri umani, di cui si studia il comportamento). Un gruppo viene
chiamato gruppo sperimentale e l’ altro gruppo di controllo. Entrambi vengono sottoposti alle stesse
prove ad eccezione della condizione o fattore, che viene modificato intenzionalmente. Questa
condizione viene definita variabile indipendente.

Una variabile è qualsiasi condizione considerata, che può cambiare valore o essere modificata
durante un esperimento. Le variabili indipendenti sono le cause. Le variabili dipendenti
corrispondono ai risultati dell’ esperimento, ossia rivelano gli effetti osservati. Le variabili estranee o
intervenienti sono fattori che possono agire liberamente e influire sulla variabile dipendente. Queste
variabili devono essere controllate.

Un gruppo sperimentale è costituito dai partecipanti che sono esposti alla variabile indipendente,
mentre il gruppo di controllo è esposto a tutte le condizioni ad eccezione della variabile
indipendente. (rappresenta un termine di paragone per il confronto con i punteggi del gruppo
sperimentale)

Ci sorge spontaneo chiederci se la variabile indipendente ha davvero avuto un effetto. Questo


problema viene affrontato ricorrendo alla statistica. I risultati ottenuti si sarebbero verificati molto
raramente solo grazie al caso. Per essere statisticamente significativa, una differenza deve essere
tanto rilevante che se ci si affidasse al caso, si verificherebbe in meno di 5 esperimenti su 100.
Naturalmente le scoperte diventano ancora più convincenti quando sono replicabili. Una tecnica
statistica chiamata metanalisi può essere usata per combinare i risultati di molti studi, come se
appartenessero ad un’ unica grande ricerca.

Esperimento in doppio cieco: né i partecipanti, né i ricercatori sono messi al corrente di chi sta nel
gruppo di controllo e chi nel gruppo sperimentale. Ciò consente di giungere a conclusioni valide.

Effetto dei partecipanti → Poniamo un esempio: Il gruppo sperimentale ha assunto un prodotto


stimolante e il gruppo di controllo no. Tanto per cominciare, in virtù di quanto detto loro, era
probabile che i partecipanti al gruppo sperimentale si aspettassero di apprendere di più. Questo è un
aspetto che può influire sui risultati della ricerca. In un esperimento occorre prestare attenzione a
quanto si comunica ai partecipanti, poichè delle piccole informazioni potrebbero creare un effetto
nei partecipanti, ovvero determinare dei cambiamenti nel loro comportamento, causati dall'
influenza delle loro aspettative. L' effetto placebo , perciò, è un cambiamento nel comportamento
causato dalla convinzione di aver assunto un farmaco. Le sostanze non attive (pillole di zucchero o
iniezioni di una soluzione fisiologica) sono spesso usate come placebo. Se un placebo ha qualche
effetto è dovuto alla suggestione. L’ effetto placebo è molto potente poiché agisce su dolore, ansia,
depressione, lucidità mentale e tensione. Di pari passo i placebo influiscono sulle aspettative , sia
quelle consapevoli che inconsapevoli. Poiché si associa il fatto di prendere un farmaco al sentirsi
meglio.

Come è possibile evitare l’ effetto dei partecipanti? Per controllare tale effetto è possibile far ricorso
all’ esperimento con il singolo cieco. In questo caso i partecipanti non sanno se sono inclusi nel
gruppo sperimentale o di controllo, o se viene somministrato loro un farmaco o un placebo. A tutti i
partecipanti vengono date le stesse istruzioni e a tutti viene somministrati o una compressa o un ‘
iniezione.(I membri del gruppo sperimentale assumono un farmaco vero, quelli del gruppo di
controllo un placebo). Poiché i partecipanti sono ciechi riguardo le ipotesi della ricerca , e non sanno
se hanno assunto un farmaco o meno, le loro aspettative sono le stesse, e qualunque differenza nel
loro comportamento deve essere imputata al farmaco. Di contro anche questa soluzione non è una
garanzia, perché gli stessi ricercatori talvolta condizionano l’esperimento con i loro comportamenti,
spiegando le loro ipotesi ai partecipanti e influenzando i risultati. Tale meccanismo è chiamato
effetto dello sperimentatore.

Metodi di ricerca non sperimentali:

-Osservazione naturalistica (metodo descrittivo): Gli psicologi osservano il comportamento in un


ambiente naturale.

-Metodo correlazionale: Essi effettuano misurazioni per scoprire relazioni tra gli eventi.

-Metodo clinico: Gli psicologi studiano i disturbi psicologici e le terapie all’ interno del setting clinico.

-Metodo dell’inchiesta: Utilizzo di questionari per sondare opinioni e raccogliere dati relativi a gruppi
estesi di persone.

Capitolo 2: Cervello e comportamento

Il cervello è costituito da 100 miliardi di cellule nervose, dette neuroni. Sono queste cellule a
convogliare informazioni dagli organi di senso al cervello. I neuroni attivano anche i muscoli e le
ghiandole; eppure un singolo neurone non è particolarmente efficiente .

La capacità intellettiva si manifesta perché i singoli neuroni si collegano l’ uno con l’ altro per formare
lunghi ammassi e catene. Ogni neurone riceve messaggi da molti altri neuroni e invia messaggi. Il
sistema nervoso è costituito anche da cellule gliali. Queste hanno funzione nutritiva e di sostegno
per i neuroni. Le cellule gliali si distinguono in microglia e macroglia. Le prime sono costituite da
macrofagi in grado di fagocitare i corpi estranei al sistema nervoso centrale. Le cellule della microglia
sono relativamente piccole ed hanno un nucleo oblungo. Si spostano all’ interno del cervello , e sono
presenti in piccolo numero, ma si moltiplicano in caso di danni cerebrali.

La macroglia si distingue in diversi tipi di cellule:

- Astrociti: forniti di numeroso estroflessioni con la funzione di rifornire i neuroni di sangue. Gli
astrociti protoplasmatici sono presenti nella sostanza grigia; gli astrociti fibrosi in quella bianca.

- Oligodendrociti: si trovano sia nella sostanza grigia che in quella bianca del sistema nervoso
centrale.

- Cellule pendemiali: favoriscono la circolazione del liquido cerebrospinali. Costituiscono i “muri”


che delimitano le varie sezioni.

Il neurone è costituito da quattro parti fondamentali: i dendriti che ricevono messaggi da altri
neuroni e li propagano in direzione centripeta; la parte centrale del neurone detto soma riceve
messaggi sotto forma di impulsi nervosi e li invia tramite l’assone, una fibra sottilissima, che
trasporta messaggi attraverso cervello e sistema nervoso. Gli assoni si ramificano in fibre ancora più
sottili che presentano un’ espansione detta terminale sinaptico.

I neuroni si distinguono anche dalla forma, le più note sono tre:

-Cellule piramidale: esse si trovano soprattutto nella corteccia cerebrale e hanno corpi cellulari
grandi, di forma piramidale.

-Cellule stellate: definite anche granuli, sono disposte con orientamenti casuali rispetto alla superfice
della corteccia, e sono a forma di stella.

-Cellule fusiformi: si trovano nello strato più profondo della corteccia e sono a forma di fuso, con alle
estremità due ciuffi di dendriti.

All’ interno di ciascun neurone si trovano molecole elettricamente cariche, gli ioni, alcuni di essi
hanno carica elettrica positiva, altri negativa. Quando un neurone è inattivo, esternamente ad esso vi
sono ioni positivi, internamente negativi. La differenza di potenziale tra esterno ed interno è di -70
millivolt. Questo potenziale di membrana consente ad ogni neurone di operare come fosse una
piccola batteria. Il potenziale di membrana di un neurone inattivo è detto potenziale di riposo. In
realtà i neuroni riposano ben poco: i messaggi in arrivo dagli altri neuroni alzano ed abbassano
continuamente il potenziale di riposo.

La membrana che riveste gli assoni è attraversata da minuscoli canali, detti canali ionici.
Normalmente questi canali sono chiusi, come fossero dei “cancelli”, e durante un potenziale d’
azione i cancelli si aprono. Ogni potenziale d’ azione è un fenomeno tutto–o-niente, ovvero un
impulso nervoso o si verifica totalmente o non ha luogo. Dopo ogni singolo impulso nervoso, la
polarità della cellula scende brevemente al di sotto del livello di riposo e diventa refrattaria a lanciare
impulsi.
Se l’impulso nervoso è un segnale elettrico, la comunicazione tra i neuroni è di tipo chimico. Lo
spazio infinitesimale tra due neuroni attraverso cui passano i segnali chimici è detto sinapsi. Quando
un potenziale d’azione raggiunge i bottoni sinaptici del neurone presinaptico vengono rilasciati
neuro-trasmettitori, ovvero molecole che modificano l’ attività dei neuroni post-sinaptici.

Il sistema nervoso centrale (SNC) è costituito dal cervello e dal midollo spinale. Nel cervello
avvengono la maggior parte dei “calcoli”, ed esso comunica con il resto del corpo tramite il midollo
spinale. Da qui i messaggi fluiscono tramite il sistema nervoso periferico( SNP). I nervi sono grossi
fasci di assoni.

Il sistema nervoso periferico, può essere diviso in due parti principali. Tramite il sistema nervoso
somatico(SNS) viaggiano i messaggi in ingresso e in uscita dagli organi di senso e dai muscoli
scheletrici. In generale esso ha la funzione di controllare il comportamento volontario. Il sistema
nervoso autonomo (SNA) invece innerva gli organi interni e le ghiandole. Le attività governate da
quest’ ultimo sono per lo più “vegetative” o involontarie e automatiche. Il SNA può essere suddiviso
nel sistema simpatico e parasimpatico. Entrambi sono deputati alle risposte emotive, come il pianto,
la sudorazione, il battito cardiaco e altri comportamenti involontari. Il sistema simpatico è addetto
alle “emergenze”; esso prepara il corpo ad una reazione nel momento di pericolo o grande
emozione, tramite diverse reazioni ( come broncodilatazione,tachicardia,contrazione sfinterica). Il
sistema parasimpatico è associato all’ attività dei periodi di calma e riporta il corpo a livelli di
attivazione normali e contribuisce a mantenere i processi vitali, come il battito cardiaco, la
respirazione e la digestione. Ovviamente entrambe le componenti del SNA sono sempre attive.

Il midollo spinale → Trentuno nervi spinali conducono messaggi sensoriali e motori in ingresso e in
uscita dal midollo spinale. Inoltre, 12 paia di nervi cranici partono direttamente dal cervello. Gli archi
riflessi che si verificano quando uno stimolo provoca una risposta automatica, hanno luogo
all’interno del midollo spinale, senza l’intervento del cervello. Tali risposte automatiche lasciano
libero il cervello di elaborare altre informazioni rilevanti. Mentre i nervi periferici possono
ricrescere,un grave danno al cervello o al midollo spinale è in genere permanente.

Metodi di indagine → La neuropsicologia è lo studio dei processi biologici, in particolare quelli del
sistema nervoso, collegati al comportamento.

- Mappatura della struttura cerebrale:

TAC: La tomografia assiale computerizzata ha rivoluzionato lo studio delle strutture del cervello e ha
semplificato l’ identificazione di patologie e danni cerebrali. Essa è un tipo particolare di diagnostica
che consente di vedere il cervello in modo molto preciso,tramite i raggi X, individuandone lesioni,
tumori e altri problemi.

RM: La risonanza magnetica utilizza un campo magnetico molto forte, al posto dei raggi X , per
produrre un’ immagine all’interno del nostro corpo. Questa scansione è molto più precisa rispetto la
TAC tanto che consente di osservare l’interno del cervello come fosse trasparente.

- Studio delle funzioni cerebrali:


EEG: L’ elettroencefalografia misura l’ attività elettrica prodotta in prossimità della superfice
encefalica. Sul cuoio capelluto del soggetto vengono applicate diverse piastrine metalliche ; questi
elettrodi rilevano gli impulsi elettrici, inviandoli ad un elettroencefalografo. L’ EEG amplifica questi
deboli segnali registrandoli su una striscia di carta o sullo schermo di un computer. I diversi tracciati
di onde cerebrali ci permettono di identificare la presenza di tumori, epilessia e anche i cambiamenti
nell’ attività cerebrale durante il sonno ed altri stati mentali.

PET: La tomografia ad emissione di positroni fornisce immagini molto più dettagliate dell’ attività sia
in prossimità della superficie che a livello sottocorticale. Dal momento che il cervello si nutre di
glucosio, la scansione PET mostra in quali aree si sta consumando più energia. Un uso più elevato di
glucosio corrisponde a maggiore attività.

Avere un cervello più grande non significa necessariamente essere più intelligenti. Quello che fa la
differenza è la corteccia cerebrale . Essa è costituita da due emisferi che ricoprono la parte superiore
del cervello. La corteccia cerebrale riveste la maggior parte dell’ encefalo con uno strato di materia
grigia. Negli animali la corteccia è poco sviluppata e liscia; negli uomini è corrugata e forma
abbondanti pieghe. Essa contiene il 70% dei neuroni di tutto il sistema nervoso centrale, ed è il
responsabile della nostra capacità di parlare, costruire strumenti, acquisire abilità complesse.

La corteccia è composta da due parti o emisferi cerebrali. Il lato sinistro del cervello controlla
essenzialmente il lato destro del corpo e viceversa.

Split brain: (cervello diviso) In breve nella persona con cervello diviso un emisfero può non sapere
cosa accade nell’ altro emisfero.

L’ emisfero sinistro è deputato alle abilità di linguaggio (parlare, scrivere e comprendere) ed ha


capacità superiori per la matematica, il giudizio sul tempo, sul ritmo e la coordinazione. L’emisfero
sinistro è implicato nell’ analisi cioè nel suddividere in parti le informazioni. Inoltre elabora le
informazioni in modo sequenziale.

Il cervello destro, invece, è particolarmente abile nelle capacità percettive, come il riconoscimento di
figure, di volti e di melodie, nel ricomporre i pezzi di un puzzle o nel disegno, e nell’ espressione di
emozioni. Esso, probabilmente elabora le informazioni simultaneamente e in modo olistico cioè tutte
assieme contemporaneamente.

Ciascuno dei due emisferi della corteccia cerebrale può essere suddiviso in diversi lobi più piccoli.
Secondo una nota classificazione, sulla superficie della corteccia cerebrale è possibile individuare 52
aree, chiamate aree di Brodmann con diverse caratteristiche strutturali e funzionali.

I lobi frontali, sono il centro delle abilità mentali superiori, e ha sede qui il controllo del movimento.
La zona posteriore dei lobi frontali , detta corteccia motoria primaria,controlla il movimento dei vari
distretti corporei. Sulla superficie esterna de lobo frontale, è situata la corteccia pre-motoria,
deputata all’ organizzazione e al controllo dei movimenti dei muscoli prossimali e del tronco. L’ area
supplementare motoria presiede alla coordinazione dei movimenti e alla pianificazione dei
movimenti complessi. Le cortecce motorie contengono i neuroni specchio, gli stessi neuroni che si
attivano per compiere un’ azione vengono attivati anche quando si osserva la medesima azione.
Tutte le aree circostanti, le aree associative, riuniscono ed elaborano informazioni. Un tipo di afasia (
difficoltà o impossibilità di usare il linguaggio) è collegata all’ area di Broca, il centro dell’
elaborazione del linguaggio. La posizione anteriore, detta corteccia prefrontale, è deputata al
controllo di comportamenti più complessi.

I lobi parietali, situati sopra quelli occipitali, raccolgono le afferenze somatosensoriali. Il tatto, la
percezione della temperatura, della pressione ed altre sensazioni sono rappresentate nella corteccia
somatosensoriale primaria.

I lobi temporali sono localizzati al di sotto dei lobi frontale e parietale ; raccolgono l’ area uditiva
primaria, in cui vengono registrati i suoni in arrivo dalla via acustica centrale. Sul lobo sinistro si trova
un’ area associativa, detta area di Wernicke che è coinvolta nella comprensione del linguaggio: se
viene danneggiata ne deriva un’ afasia fluente, ed i soggetti colpiti riescono ad udire un discorso ma
hanno difficoltà a comprendere il significato delle parole.

Nella parte posteriore del cervello troviamo i lobi occipitali. Nella faccia mediale si trovano le aree
della corteccia implicate nella recezione ed elaborazione delle afferenze retiniche. L’ area visiva
primaria è la parte di corteccia che riceve per prima i messaggi in arrivo dagli occhi. Tra gli esiti più
interessanti del danneggiamento cerebrale c’è l’ agnosia visiva, o incapacità di identificare gli oggetti
che vengono visti, e poi la prosopagnosia, ovvero l’incapacità di riconoscere i volti.

Le strutture sottocorticali sono deputate al controllo di fame, sete, sonno, attenzione, desiderio
sessuale, respirazione e molte altre funzioni vitali. Il cervello propriamente detto, è costituito dal
telencefalo, e dal diencefalo. Il tronco dell’ encefalo comprende il mesencefalo, il cervelletto, il ponte
ed il bulbo.

Nel punto in cui il midollo spinale si unisce al tronco dell’ encefalo, esso si allarga nel bulbo o midollo
allungato, in cui si trovano centri importanti per il controllo riflesso di numerose funzioni vitali, come
la respirazione e la deglutizione.

Quando nel cervello fluiscono messaggi, la formazione reticolare dà priorità ad alcuni e ne mette da
parte altri. Così facendo la FR influenza l’ attenzione. I messaggi in arrivo dagli organi di senso si
diramano in una parte della FR detta sistema di attivazione reticolare (SAR) che bombarda di stimoli
la corteccia e la mantiene vigile ed attiva.

Il ponte di Varolio controlla il ritmo sonno-veglia e il livello di vigilanza.

Il cervelletto ha principalmente la funzione di controlla della postura, del tono muscolare e della
coordinazione muscolare.

Il mesencefalo è la struttura meno sviluppata rispetto al diencefalo e al tronco dell’ encefalo. Nel
mesencefalo si trovano i nuclei o gangli della base, strutture che elaborano le informazioni ricevute
da gran parte della corteccia. Le funzioni a loro attribuite sono quelle sensori-motorie, cognitive e
comportamentali/motivazionali.
La sostanza nera è una formazione nervosa laminare che unisce il mesencefalo ed il diencefalo, e la
dopamina, prodotta nella sostanza nera, svolge un importantissimo ruolo nello sviluppo di
motivazione ed abitudine.

Il diencefalo è composto da due parti importantissime, oltre l'ipofisi e l'epitalamo : il talamo e


l’ipotalamo. Il talamo agisce essenzialmente come stazione di smistamento per i messaggi sensoriali
in viaggio verso il cervello, quindi anche una minima lesione del talamo può provocare cecità, sordità
o perdita di altri sensi. L’ ipotalamo è una sorta di centro di controllo superiore delle emozioni. Esso
infatti controlla il desiderio sessuale, la collera , il rilascio di ormoni, la temperatura corporea, l’
assunzione di cibo e di liquidi, la veglia e le emozioni.

Il sistema limbico ha un ruolo fondamentale nella produzione di emozioni e del comportamento


motivato.

Il sistema endocrino è formato da ghiandole che secernono sostanza chimiche direttamente nel
flusso sanguigno o nel sistema linfatico: tali sostanze, proteiniche o lipidiche, sono detti ormoni.
Oltre all’ attività endocrina, si parla di attività paracrina, quando gli ormoni vengono rilasciati
direttamente in un organo o tessuto adiacente e agiscono sulle cellule bersaglio ; e di attività
autocrina, quando gli ormoni agiscono sulle stesse cellule che li hanno prodotti e rilasciati.

In che modo gli ormoni influiscono cul comportamento?

Gli androgeni ( testosterone negli uomini, estrogeni e progesterone nelle donne) vengono prodotti
nelle gonadi (testicoli ed ovaie), responsabili dello sviluppo dell' apparato riproduttivo e delle
caratteristiche sessuali secondarie e del desiderio.

Tra le funzioni principali dell’ ipofisi c’è la regolazione della crescita. Nel bambino essa produce un
ormone, detto somatotropo che accelera lo sviluppo corporeo. Qualora non ci fosse l’individuo
potrebbe essere dai 15 ai 30 cm più basso, e da adulto presentare il nanismo ipofisario ( gli individui
sono proporzionati perfettamente, ma molto piccoli). Un eccesso dell’ ormone della crescita produce
l’ effetto contrario, ovvero il gigantismo. Nella donna l’ ipofisi controlla la produzione di prolattina,
che regola lo sviluppo mammario, e quindi la produzione di latte nell’ allattamento.

La tiroide ha una funzione regolatoria sul metabolismo. Gli ormoni tiroidei influiscono sullo sviluppo
psico- fisico dell’ organismo e sul comportamento. Una persona definita ipertiroidea è nervosa,
irritabile, magra e tesa; mentre una tiroide caratterizzata da ipotiroidismo genera svogliatezza,
sonnolenza, obesità e depressione.

Il timo, secerna timosina, un ormone che regola la produzione e la funzione dei linfociti T del sistema
immunitario.

Le ghiandole surrenali rilasciano epinefrina e norepinefrina; l’ epinefrina, chiamata adrenalina, il cui


rilascio è innescato dalla paura, tende ad attivare il corpo. La norepinefrina ha una funzione di
attivazione, ma generata dalla collera.

Il pancreas, che produce il succo pancreatico, fondamentale per la digestione, secerne insulina e
glucagone, che controllano i livelli di glucosio nel sangue. Alterazioni del livello di insulina portano il
diabete.
Capitolo 3: Sensazioni e realtà

Nella psicofisica viene misurata l’ energia fisica, sotto forma di onde sonore o di radiazioni
elettromagnetiche e confrontata con le sensazioni che ne derivano.

I recettori sensoriali, come l’ occhio e l’orecchio, sono trasduttori, ovvero organi preposti a
trasformare un tipo di energia in un’ altra. Ogni tipo di energia che sia in grado di suscitare una
risposta a livello di recettore, si definisce stimolo.

Uno stimolo deve superare una determinata intensità minima per generare una sensazione. La
minima quantità di energia capace di produrre una risposta sensoriale si definisce soglia assoluta.

La sensibilità è la capacità di cogliere un segnale di intensità molto ridotta.

Le soglie assolute non variano solo da persona a persona, ma cambiano nel tempo per ogni singolo
individuo.

Della psicofisica, fa parte anche lo studio delle soglie differenziali. La domanda che ci si pone è
“quanto deve cambiare uno stimolo (diminuendo o aumentando) prima che diventi diverso”?. Da
tale domanda nasce una delle prime leggi della psicologia, nota come legge di Weber secondo cui la
differenza minima avvertibile è una proporzione costante dell’ intensità dello stimolo originale: p. es

- Tono 1/333 (0.33%)

- Sonorità 1/10 (10%)

- Peso 1/50 (2%)

- Gusto 1/5 (20%)

Notiamo che l’ udito è molto più sensibile del gusto. Bisogna distinguere, però, la sensazione che
corrisponde all’ effetto immediato dovuto all’ attivazione dei recettori e la percezione, ovvero
l’organizzazione dei dati sensoriali in un’ esperienza globale e complessa.

Dopo aver selezionato l’ informazione, i sistemi sensoriali devono codificarla. Con il termine codifica
sensoriale si intende la trasformazione delle caratteristiche percettive in messaggi che vengono
inviati al cervello. Sapere quali aree del cervello sono attive consente di capire quale tipo di
sensazione si sta provando.

La vista : L’ occhio è dotato di una lente biconvessa, il cristallino, che focalizza le immagini su uno
strato di cellule fotosensibili che si trovano sul fondo dell’occhio , dove c’è una membrana composta
da fotorecettori, chiamata retina. La messa a fuoco avviene nella parte anteriore dell’ occhio tramite
la cornea, una membrana trasparente che convoglia la luce all’interno “piegando” i raggi luminosi
paralleli per convergerli nel cristallino. Il cristallino, a sua volta, esegue altri adattamenti alla distanza
dell’ oggetto da mettere a fuoco aumentando o diminuendo il suo spessore. Il punto focale dell’
occhio si modifica se i muscoli ciliari e i legamenti che sostengono il cristallino ne cambiano la forma
in un processo detto accomodazione .
Nell’ occhio il meccanismo che controlla la quantità di luce in entrata è l’ iride, il muscolo circolare
composto da uno strato piatto di fibre muscolari. E’ esso che conferisce il colore azzurro, verde o
castano all’ occhio. Allargandosi e contraendosi, l’iride regola la quantità di luce che penetra
nell’occhio, modificando la dimensione della pupilla.

L’occhio ha due tipi di cellule recettoriali: i coni e i bastoncelli. I coni, presenti in ciascun occhio,
vengono attivati da una luce intensa e servono alla detenzione del colore e dei particolari minuti. I
bastoncelli, circa 120 milioni, sono sensibili alla luce crepuscolare e la loro visione è in bianco e nero,
ma essendo più sensibili, consentono di vedere anche in condizione di luce fioca. La retina presenta
un punto in cui non sono presenti fotorecettori, perciò ciascuno dei due occhi ha un punto cieco. Ciò
dimostra che la vista dipenda in gran parte dal cervello. Si può affermare che il cervello analizza le
informazioni visive categorizzandole in linee, angoli, zone di colore o ombra e poi, altre aree del
cervello elaborano ed integrano queste informazioni in percezioni visive globali.

I coni e i bastoncelli sono responsabili dell’ acuità visiva, ovvero la capacità dell’ occhio di captare un
pattern spaziale specifico.

I coni sono più sensibili alla parte giallo-verde dello spettro ottico, mentre i bastoncelli non sono
sensibili al colore ma alle luci blu-verdi. La teoria tricromatica afferma che vi sono tre tipi di coni,
ognuno dei quali è sensibile ad alcune lunghezza d’ onda, in particolare al rosso, al verde e all’
azzurro. A partire da questa teoria si è giunti ad una seconda, detta dei processi opposti. Codificare
un colore come una coppia in cui un determinato colore impedisce il passaggio del colore opposto ;
ecco perché è impossibile, per esempio,un verde rossastro mentre si può avere un giallo-rosso.

Il colore percepito di un oggetto è influenzato dai colori degli altri oggetti vicini, per un effetto
chiamato contrasto cromatico simultaneo.

La cecità ai colori è l’incapacità di percepire i colori, come se il mondo fosse in bianco e nero, e, chi è
affetto da questa condizione, è privo di coni. Tale patologia è rara. Più comune è la cecità ai colori
parziale, le persone vedono il rosso ed il verde allo stesso modo come un bruno giallastro.

L’udito: Il suono si propaga sotto forma di una serie di invisibili onde di compressione e di rarefazione
nell’ aria. Il condotto uditivo è in grado, grazie alla sua conformazione anatomica, di amplificare le
frequenze comprese tra 2.500 e 5.500 hertz di 10 volte. Le onde sonore giungono alla membrana del
timpano facendola vibrare. La membrana timpanica a sua volta trasmette la vibrazione a tre
minuscoli ossicini uditivi: l’incudine, la staffa ed il martello. Questi tre ossicini si trovano dentro una
cavità che comunica all’ esterno tramite un canale lungo 3-4 cm detto Tromba di Eustachio che
collega l’orecchio medio con la faringe. La catena degli ossicini mette a contatto il timpano con la
coclea, un canale osseo a forma di chiocciola. La staffa è a contatto con una membrana sulla coclea,
la finestra ovale, che, muovendosi, provoca onde nel liquido detto perilinfa. Le cellule ciliate sono
recettori acustici che costituiscono l’organo del Corti, il vero organo sensoriale uditivo.

L'olfatto: Quando l' aria entra nel naso, passa attraverso il vestibolo nasale, in cui si aprono le due
narici, all'interno delle quali la presenza di grossi peli, acquista la funzione di filtrante dell' aria
inspirata. Il vestibolo nasale è rivestito da una mucosa in cui sono presente cellule ciliate e cellule
calciformi mucipare che producono il muco nasale. Quando respiriamo, l'aria arriva direttamente alla
gola e soltanto un parte va a colpire i recettori olfattivi. L'odore viene avvertito quando alcune
molecole disperse nell' aria vanno a stimolare le cilia dei recettori olfattivi, cellule bipolari connesse
con il bulbo olfattivo, che trasmette gli impulsi nervosi ai centri cerebrali che decodificano ed
interpretano questi messaggi classificando o riconoscendo gli odori.

L'olfatto è un senso che aiuta la memoria: un odore particolare o un profumo possono essere
collegati ad un' esperienza passata, piacevole o sgradevole, e quindi permetterci di ricordare.

Nei mammiferi i ferormoni sono sostanze chimiche, prodotte da diversi organi del corpo e
trasportate dall' aria,che hanno un notevole influsso sull' accoppiamento, il comportamento
sessuale, il riconoscimento di familiari e la marcatura del territorio. L'organo vomeronasale è un
organo olfattivo accessorio coinvolto nella percezione dei ferormoni. Essi possono contribuire alla
sensazione inebriante di attrazione o repulsione istantanea.

Il gusto: Esistono almeno quattro sensazioni gustative di base: dolce, salato, acido e amaro.
Nonostante esistano solo quattro o cinque gusti, ci sono tanti sapori diversi perchè si tende ad
abbinare al gusto altre sensazioni: consistenza, temperatura, aroma e persino dolore. L'odore è
particolarmente importante per determinare un sapore. I bottoni gustativi, cellule recettoriali
composte da singoli recettori gustativi, sono disposti per lo più sulla lingua. Le persone sembrano
avere sensibilità diverse ai vari gusti; alcune differenze sono determinate geneticamente, ma la
sensibilità al gusto è correlata generalmente al numero di bottoni gustativi presenti sulla lingua. Il
senso del gusto varia anche con l'età. I recettori gustativi vivono solo per alcuni giorni; con l' avanzare
dell' età rallenta anche il ricambio cellulare e quindi la percezione dei sapori diminuisce.

I sensi somestesici sono le percezioni del corpo, e della sensibilità somatosensoriale fanno parte i
sensi cutanei (tatto, temperatura ,dolore) ; i sensi cinestetici (recettori a livello di muscoli ed
articolazioni) e i sensi vestibolari (recettori nell' orecchio interno deputati ad equilibrio e percezione
di gravità).

I recettori cutanei producono almeno cinque sensazioni diverse: sfioramento, pressione, dolore,
freddo e caldo.

I ricettori dolorifici si trovano anche negli organi interni: la loro stimolazione(meccanica, termica o
chimica) provoca dolore viscerale, che spesso viene percepito sulla superfice corporea, in punti
distanti dal luogo di origine. Questo tipo di esperienza è detta dolore riferito. Il dolore a livello di
cute, muscoli, articolazioni e tendini è detto dolore somatico. Il dolore cronico può essere avvertito
anche molto tempo dopo l’ avvenuta guarigione, come nelle malattie terminali, quando la memoria
del dolore è inutile.

Capitolo 4: Percepire il mondo

Costruzione percettiva →E' un' elaborazione mentale inconsapevole degli stimoli sensoriali creata in
modo attivo dal nostro cervello.

Le nostre percezioni sono costruite secondo due modalità fondamentali: bottom-up e top-down.
Nell’ elaborazione bottom-up si inizia con singoli elementi sensoriali e si procede verso l’ alto fino ad
una percezione globale (unione di piccoli pezzi fino a che emerge un modello riconoscibile). Nell’
elaborazione top-down la conoscenza preesistente viene utilizzata per organizzare rapidamente gli
elementi in un insieme dotato di significato ( mettere insieme un puzzle risolto molte volte) . L’
elaborazione bottom-up studia la percezione diretta, mentre la top-down la percezione indiretta.

La prima fase dei processi di elaborazione percettiva coinvolge l' attenzione. Una recente definizione
indica l' attenzione come un processo che opera una selezione tra tutte le informazioni che in un
dato istante colpiscono i nostri sensi e/o i nostri ricordi consentendo solo ad alcune di accedere ai
successivi stadi di elaborazione.

Attenzione: processi automatici e controllati: → L’ elaborazione preattentiva indica un tipo di


processamento dell’ informazione rapido e che non viene influenzato dall’ eventuale presenza di
stimoli distrattori.

L’ attenzione selettiva si riferisce al fatto che l’individuo, rispetto al flusso di stimolazioni ed


informazioni che riceve continuamente dall’ ambiente circostante, ne elabora solo alcune.

Treisman, nella sua teoria dell’ attenuazione, propose che il filtro attentivo, piuttosto che bloccare l’
elaborazione delle informazioni in entrata, attenui o riduca la forza delle informazioni a cui non si
debba prestare attenzione.

Un altro fenomeno studiato è l’effetto Stroop ( esperimento della parola scritta in diversi colori). Lo
stimolo presentato è costituito da una parola che può possedere congruenza tra colore e significato,
oppure incongruenza. Se l’ attenzione selettiva fosse precoce, il sistema attentivo sarebbe in grado di
concentrare le proprie risorse sulle informazioni rilevanti e non si dovrebbero riscontrare differenze
nella rilevazione dei tempi di reazione. I dati invece indicano che i tempi di reazione a stimoli
congruenti sono minori rispetto ai tempi di reazione di stimoli incongruenti.

Con il termine attenzione divisa, si fa riferimento a quelle situazioni nelle quali le persone compiono
due o più compiti contemporaneamente. Lo sforzo richiesto all’individuo per distribuire le risorse
attentive dipende dalla complessità dei compiti, dal livello di competenza che si ha e dalla similarità
posseduta dai compiti da eseguire.

L’ automatizzazione si riferisce ad un processo per mezzo del quale una procedura (come guidare la
macchina) da altamente controllata diventa relativamente automatica. Tale processo si verifica come
risultato della pratica.

Gli stimoli molto intensi, improvvisi ed insoliti rispetto al contesto di solito richiedono l’impiego di
risorse attentive per elaborarli.

Gli stimoli ripetuti possono attirare l'attenzione.

L'attenzione è spesso stimolata anche dal contrasto oppure dal cambiamento nella stimolazione.

La percezione non può avere luogo senza l’ attenzione. Supponiamo di guardare attentamente un
monitor aspettando di veder apparire una croce nera, essa appare e noi affermiamo di averla vista,
ma accanto alla croce era posto un piccolo quadratino blu. Gran parte delle persone non han notato
tale figura geometrica; questo perché la nostra attenzione è concentrata su un oggetto, e quindi
siamo ciechi ad un altro, anche se è davanti ai nostri occhi. Tale meccanismo è noto come cecità da
disattenzione.

Gli stimoli prevedibili ed immutati, generano velocemente un’ abituazione, cioè una diminuzione
delle risposte ad esso. Se un rubinetti gocciola con un ritmo leggermente diverso, ciò sarà sufficiente
per attirare di nuovo la nostra attenzione; ciò è detto disabituazione.

I princìpi della Gestalt sono:

- Vicinanza: Se tutto il resto è uguale, gli stimoli vicini tendono ad essere strutturati o raggruppati
insieme.

- Somiglianza: In un insieme di elementi, quelli che si somigliano tendono ad essere percepiti


come un’ unica figura.

- Buona continuità di direzione: A parità di tutte le altre condizioni, si impone come unità
percettiva quella il cui margine offre il minor numero di cambiamenti o interruzioni.

- Chiusura: La chiusura designa la tendenza a completare una figura in modo che abbia una forma
complessiva coerente.

- Contiguità o destino comune: E' la vicinanza nel tempo e nello spazio. E' spesso responsabile
della percezione di una cosa che ne causa un'altra.

- Regione comune: Gli stimoli presenti all’interno di un’ area comune tendono ad essere
considerati come gruppo.

Costanze percettive:

La costanza di grandezza: la grandezza percepita di un oggetto rimane la stessa anche se


cambiano le dimensioni della sua immagine sulla retina. (es. mani di grandezze diverse a
seconda delle distanze)

La costanza della forma: La forma di un oggetto rimane stabile anche se la sua immagine sulla
retina cambia. (es.libro guardato da angolazioni diverse)

La costanza della luminosità: La luminosità di un oggetto rimane la stessa anche se cambia il tipo
di luce che riceve. (es. maglia bianca rispettivamente più chiara/scura con/senza sole)

La percezione della profondità (stereopsi) è la capacità di vedere lo spazio tridimensionale e


valutare correttamente le distanze.

Probabilmente la percezione della profondità è in parte innata e in parte appresa. Gibson e Walk
negli anni Sessanta con una serie di esperimenti condotti sui neonati da 6 a 14 mesi utilizzarono
un precipizio visivo, costituito da un vetro trasparente posto su un disegno a scacchiera; da una
parte era regolare e si trovava subito sotto il vetro, mentre dall’ altra veniva fatto scendere verso
il basso in modo che variassero alcuni indizi di profondità. I risultati mostrano che la profondità
veniva percepita dalla maggior parte dei neonati, che si allontanavano dall’ apparente precipizio
anche quando le mamme li chiamavano da quella parte. La percezione della profondità inizia a
svilupparsi a partire dalle prime due settimane di vita, e si completa a circa 6 mesi.

La percezione dello spazio tridimensionale viene appresa attraverso gli indizi di profondità. Gli
indizi di profondità sono degli aspetti dell’ ambiente e dei messaggi provenienti dai sensi che
forniscono informazioni su distanza e spazio. Alcuni indizi richiedono l’uso di due occhi (indizi
binoculari di profondità) e altri l’uso di un solo occhio (indizi monoculari di profondità).

Indizi binoculari di profondità:

- L'elemento più importante per la percezione della profondità è la disparità retinica, ovvero la
differenza di visuale di ciascun occhio rispetto all' altro. La disparità retinica (o binoculare) è
fondata sul fatto che gli occhi sono distanti circa 6,5 cm. Quando le due immagini si fondono in
una sola, ha luogo la visione stereoscopica, il cui risultato è la sensazione di profondità e
tridimensionalità.

– La convergenza, cioè la rotazione degli occhi verso l'interno per la messa a fuoco di oggetti vicini,
è un altro indizio binoculare di profondità.

Indizi monoculari di profondità:

Essi vengono utilizzati dal sistema nervoso centrale per costruire una percezione tridimensionale
a partire dalle informazioni ricevute da un solo occhio.

– L' accomodazione è il cambiamento nello spessore del cristallino per mettere a fuoco gli oggetti
vicini.

– Gli Indizi pittorici di profondità che sono indizi monoculari che forniscono informazioni su
spazio,profondità e distanza. E sono :

1. Prospettiva lineare: Apparente convergenza di linee che sono in realtà parallele.

2. Grandezza relativa: Oggetti aventi la stessa dimensione a distanza diversa sembreranno di


diversa grandezza.

3. Posizione rispetto all' orizzonte: Gli oggetti più vicini, in un disegno, alla linea dell' orizzonte
tendono ad essere percepiti come più distanti.

4. Ombreggiatura: La luce che colpisce un oggetto solido ne illumina alcune più di altre.

5. Interposizione: Si verifica quando un oggetto copre parzialmente la visione di un altro oggetto.

6. Gradiente di tessitura: Le superfici naturali possiedono sempre una grana o tessitura.


7. Prospettiva aerea: Inquinamento,nebbia, polvere e foschai contribuiscono a far sembrare un
oggetto ancora più lontano.

8. Parallasse di movimento: Il rapporto delle velocità di due oggetti, uno più lontano ed uno più
vicino, sulla retina, è inversamente proporzionale al rapporto delle distanze dall' osservatore.

L’ espressione apprendimento percettivo, indica i cambiamenti a livello cerebrale che alterano il modo in
cui strutturiamo i dati sensoriali in percezioni.

Nella nostra esperienza quotidiana, gli oggetti sotto la linea dell’orizzonte sono di solito più vicini
a noi. Inoltre in genere vediamo più oggetti sotto la linea dell’orizzonte che sopra.

In genere, l’ apprendimento crea delle abitudini percettive, ovvero dei modelli stabiliti di
organizzazione della percezione e dell’ attenzione, che condizionano la nostra esperienza
quotidiana.

Il contesto in cui uno stimolo viene giudicato è un fattore che esercita una notevole influenza
sulla percezione. Il contesto riguarda l’informazione che circonda uno stimolo.

Dall’ apprendimento percettivo dipendono una serie di illusioni. In un’ illusione il sistema visivo
viene “ingannato”, o perché viene percepito qualcosa che non è presente, oppure perché si
percepisce in modo scorretto qualcosa che è presente.

- Illusioni ottiche: causate da fenomeni ottici.

- Illusioni percettive: generate dalla fisiologia dell’occhio.

- Illusioni cognitive: dovute all’interpretazione che il cervello dà delle immagini percepite.

In un’ allucinazione,invece, le persone percepiscono oggetti o eventi che non corrispondono a


nessuna realtà esterna.

Le esperienze passate, le motivazioni o i suggerimenti possono creare un’ aspettativa percettiva.


Le aspettative percettive spesso ci portano a vedere ciò che ci aspettiamo di vedere; spesso sono
create dalla suggestione.

Percezione extrasensoriale e fenomeni paranormali → Quaso il 50% delle persone crede nell'
esistenza della percezione extrasensoriale, ossia nella presunta capacità di percepire gli eventi in
modi che non possono essere spiegati dalle normali capacità sensoriali.
La parapsicologia è lo studio della percezione entrasensoriale e di altri fenomeni paranonrmali,
ossia eventi che sembrano contraddire le leggi scientifiche; ad esempio:

1. Telepatia: La presunta capacità di comunicare senza l'uso del linguaggio, con la mente di
un' altra persona.

2. Chiaroveggenza: La presunta capacità di percepire eventi o avere informazioni in modi


che sembrano non influenzati dalla distanza o da normali barriere fisiche.

3. Precognizione : La presunta capacità di percepire o prendire eventi futuri in modo


preciso.

4. Psicocinesi: La presunta capacità di esercitare un' influenza sugli oggetti inanimati,


esclusivamente attraverso la propria forza di volontà.

Capitolo 5 :Stati di coscienza

La coscienza consiste nell’insieme di sensazioni, percezioni, memorie ed emozioni di cui si è


consapevoli ad ogni dato istante.

Gran parte della nostra vita trascorre in uno stato di coscienza vigile, ovvero in uno stato di
lucidità e di chiarezza. Nella coscienza vigile, noi percepiamo tempi, luoghi ed eventi come reali,
significativi e familiari.

Tutti gli individui sperimentano alcuni stati modificati della coscienza come il sonno, il sogno o il
sogno ad occhi aperti.

Come distinguiamo gli stati modificati di coscienza, dalla coscienza normale? In uno stato
modificato di coscienza avvengono dei cambiamenti nella qualità e nei pattern di attività
mentale, ovvero si verificano dei cambiamenti nelle nostre percezioni, emozioni e memorie.

Il sonno appartiene al ritmo biologico innato, che non può essere del tutto ignorato. Quattro o
più giorni di privazione del sonno diventano insostenibili per chiunque. La maggior parte dei
sintomi della deprivazione di sonno possono essere annullati da una sola notte di riposo. La
deprivazione di sonno causa generalmente tremolio alle mani, palpebre afflosciate, mancanza di
attenzione, irritabilità, sguardo fisso o deviato, aumento della sensibilità al dolore ed uno stato di
malessere generale.

Dopo una privazione del sonno anche solo di poche ore, le persone soffrono di ipersonnia,
ovvero l’eccessiva sonnolenza nelle ore diurne.

Sono inoltre soggetti a microsonni, brevi episodi di modificazione dell’ attività cerebrale rispetto
a quella normalmente registrata durante il sonno.

Una grave deprivazione del sonno può condurre ad una psicosi da privazione del sonno, ovvero
una perdita di contatto con la realtà, con sintomi quali confusione, disorientamento, delirio ed
allucinazioni.
Solo una piccola percentuale di persone sono brevi dormitori, con solo cinque ore, o anche
meno. Dall’ altra parte troviamo i lunghi dormitori, che necessitano di nove o più ore. Ma nella
media la maggior parte di noi dorme sette otto ore.

Il tempo totale del sonno diminuisce con il passare degli anni.

Le fasi del sonno:

Durante le ore di veglia un ormone del sonno si accumula nel cervello e nella spina dorsale, ma
non nel sangue. Si noti che inoltre il cervello non si spegne durante il sonno, piuttosto il tipo di
attività cerebrale si modifica.

Quando siamo svegli e vigili l'elettroencefalogramma rivela uno schema di onde piccole e veloci,
denominate onde beta. Immediatamente prima dell’ assopimento lo schema cambia e le onde
diventano più ampie e lente: le onde alfa. Subito dopo si entra nel sonno a onde lente attraverso
quattro fasi di sonno distinte.

Fase1: Entrando nel sonno leggero, il battito del cuore rallenta. La respirazione diventa più
irregolare e la muscolatura si rilassa. Ciò può innescare una contrazione muscolare riflessa,
chiamata spasmo ipnico. In questa fase l’ EEG rileva onde brevi e irregolari ed alcune onde alfa.
Se un individuo viene risvegliato in questa fase, non sempre sa dire se stesse dormendo o meno.

Fase2: Man mano che il sonno diventa più profondo, la temperatura corporea scende e l’ EEG
registra fusi del sonno, ovvero brevi scariche di onde cerebrali. Dopo solo quattro minuti dall’
apparizione dei fusi del sonno, la maggioranza degli individui, se risvegliati, riferiscono che
stavano dormendo.

Fase3: In questa fase inizia l’ attività delta, ossia compaiono le onde delta, molto ampie e lente.
Esse segnano l’inizio di un sonno più profondo e di un’ ulteriore perdita della coscienza.

Fase4: Generalmente il sonno profondo viene raggiunto dopo circa un’ora. Questa fase è
caratterizzata dalla presenza esclusiva di onde delta lente e la persona che dorme si trova in uno
stato di totale oblio.

Durante i periodi di sonno leggero gli occhi si muovono sotto le palpebre. Questo Rapid Eyes
Movement (REM) è associato ai sogni. Il sonno REM è inoltre caratterizzato da un ritorno ad un
pattern EEG veloce e irregolare. Durante il sonno REM l’ attività cerebrale è infatti tale da
sembrare quella di una persona sveglia.

Secondo l’ ipotesi del doppio processo di regolazione del sonno, il sonno REM e il sonno NREM
hanno due principali obiettivi: aiutano a ristorare il cervello e a immagazzinare i ricordi.
Il sonno NREM è un sonno senza sogni nel 90% dei casi ed è più profondo all’inizio della notte.
Sembra che il sonno NREM calmi il cervello durante la prima fase del sonno notturno.

Il sonno REM invece, mette a fuoco i ricordi legati alle esperienze più significative della giornata
trascorsa. Esso ci aiuta a conservare e classificare i ricordi.

Nei giovani il sonno REM può stimolare lo sviluppo cerebrale.

Nell’ 85% dei casi, gli individui svegliati durante il sonno REM raccontano in maniera dettagliata
cosa stavano sognando. Durante questa fase i sogni tendono ad essere più lunghi, chiari e
dettagliati rispetto ai pensieri e alle immagini dei sogni della fase NREM.

Durante il sonno REM il cuore batte in modo irregolare, la pressione sanguigna e il respiro sono
anch'essi irregolari e sia gli uomini che le donne sembrano mostrare eccitazione sessuale. Il
corpo si immobilizza.

Disturbi del sonno → L' insonnia può manifestarsi con difficoltà nel prendere sonno, risvegli
frequenti accompagnati da incubi. L’insonnia può influenzare negativamente una serie di ambiti
(lavoro, salute fisica e relazioni interpersonali).

Preoccupazioni, stress, eccitazione, posson dare luogo a episodi di insonnia temporanea che
innescano un circolo vizioso. Si inizia con un’ eccessiva attività mentale e una maggiore difficoltà
nel prendere sonno. Poi la frustrazione e la rabbia correlate all’ incapacità di riuscire ad
addormentarsi provocano ulteriore preoccupazione. Quando non si riesce a dormire è
consigliabile alzarsi e fare qualcosa di piacevole.

Altre volte l’insonnia è data da dipendenza da farmaci; per esempio chi fa uso di sonniferi, ne
diviene dipendente e per addormentarsi ha necessita di una quantità sempre maggiore di pillole.
Per combattere l’insonnia bisogna attenersi a determinate regole, come ad esempio una
regolarità nello stile di vita, oppure limitare le ore di sonno al tempo notturno, e cercare di
rilassarsi.

Un altro problema relativo al sonno è il sonnambulismo. I sonnambuli riescono ad evitare gli


ostacoli, scendere le scale e in rari casi ad uscire perfino fuori dalla finestra. Gli occhi dei
sonnambuli sono generalmente aperti, ma il viso pallido e l’ andatura trascinata rivelano che la
persona è ancora addormentata.

La fase4 del sonno è il regno dei terrori notturni. L’ incubo si presenta durante la fase REM del
sonno. Nei terrori notturni si è nel panico totale e si possono avere allucinazioni. Un attacco può
durare fino a 15-20 minuti. Quando finisce , è possibile svegliarsi completamente sudati, ma
ricordare appena ciò che si è vissuto, poiché gli incubi avvengono nella fase NREM. I terrori
notturni sono più frequenti nell'infanzia.
Durante l’ apnea nel sonno, il respiro si ferma per periodi che possono andare dai 20 secondi ai 2
minuti. Quando il bisogno di ossigeno diventa impellente , la persona si sveglia, respira e poi
riprende a dormire.

Uno dei problemi più gravi legati al sonno è la narcolessia, ovvero gli attacchi di sonno improvvisi
e irresistibili, la cui durata puà variare da pochi minuti ad una mezz'ora.

I sogni avvengono generalmente ad intervalli di 90 minuti l’uno dall’ altro. Il primo ciclo di sogni
dura solamente 10 minuti, l’ultimo circa 30, ma a volte 50 minuti.

Le teorie del sogno:

Le teorie psicodinamiche del sogno si focalizzano sui conflitti interni e forze inconsce. Sigmund
Freud avanza per primo l’ ipotesi che molti sogni si basino sulla realizzazione dei desideri. I sogni
esprimono desideri e conflitti inconsci sotto forma di simboli onirici. Capire un sogno significa
dunque analizzare il contenuto manifesto, quindi il contenuto ovvio e visibile al fine di scoprire il
contenuto latente, ovvero il significato simbolico nascosto.

Gli psichiatri Hobson e McCarley propongono una psiegazione dell' evento onirico denominata
ipotesi di attivazione-sintesi. , che evidenzia l'origine biologica del sogno.

Secondo la teoria neurocognitiva del sogno, i sogni hanno molto in comune con i pensieri e le
emozioni che abbiamo da svegli. La maggior parte dei sogni riflette le comuni ansie quotidiane.
Domhoff ritiene che ciò sia vero perché molte aree cerebrali che sono attive quando siamo
svegli, rimangono attive anche quando sogniamo.

Tuttavia gli studi sul contenuto dei sogni depongono a favore della continuità tra sogni e pensieri
dello stato di veglia.

Inoltre le emozioni spiacevoli prevalgono su quelle piacevoli, ed è possibile che i sogni di paura,
rabbia e tristezza siano più facili da ricordare.

Capitolo 6: Condizionamento e apprendimento

L’apprendimento è un mutamento relativamente permanente nel comportamento determinato


dall’ esperienza.

Quando una persona o un animale opera una semplice associazione tra diversi stimoli e/o
risposte si verifica un apprendimento di tipo associativo.

Inoltre, negli esseri umani avviene anche l’ apprendimento cognitivo, che comporta attività di
comprensione, conoscenza, anticipazione ed è quindi fondato su processi mentali superiori.
La chiave dell’ apprendimento associativo è il rinforzo, ossia qualunque evento in grado di far
aumentare le probabilità che una risposta si verifichi di nuovo. Per esempio, se volessimo
insegnare ad un cane a mettersi seduto, potremmo rinforzare le sue risposte corrette dandogli
del cibo ogni volta che compie quell’ azione.

Gli eventi che precedono una risposta sono chiamati antecedenti.

Gli effetti di una risposta sono i conseguenti. ( Per es. l’ abbraccio del padre rinforza la tendenza
di Alice a correre verso la porta).

Nel condizionamento classico uno stimolo antecedente neutro, cioè che non produce una
risposta, è associato ad uno stimolo che la scatena. Perciò possiamo affermare che l’
apprendimento si è verificato quando anche il nuovo stimolo produce la risposta. Nel
condizionamento operante l’ apprendimento è basato sulle conseguenze della risposta. Per
esempio se indossate un particolare cappello e vi fanno i complimenti (rinforzo) è probabile che
lo indossiate più spesso. Se invece ridacchiano o vi insultano (punizione) è probabile che non lo
indosserete frequentemente.

All’ inizio del XX secolo il fisiologo Pavlov intuì che alcuni stimoli (non direttamente collegati al
cibo), possono produrre secrezioni salivari, dimostrando che il cervello non controlla solo
reazioni fisiologiche, ma anche comportamenti sociali. Egli, in quel periodo, stava analizzando la
digestione e per studiare la salivazione, metteva dei bocconcini sulla lingua di un cane e misurava
la quantità di saliva prodotta. Dopo aver ripetuto questa azione diverse volte, si accorse che i
cani cominciavano a salivare prima che egli mettesse il cibo nella loro bocca, e in seguito che i
cani cominciavano a salivare perfino soltanto nel vederlo entrare nella stanza. Pavlov sapeva che
la salivazione è un riflesso automatico. Questo nuovo comportamento era un riflesso
condizionato determinato dall’ esperienza.

Esperimento di Pavlov: in che modo studiò il condizionamento

Cominciò utilizzando il suono di un campanello. All’ inizio il campanello era uno stimolo neutro (i
cani non rispondevano allo stimolo salivando); in seguito Pavlov, dopo aver suonato il
campanello, metteva dei bocconcini di carne sulla lingua del cane: questo determinava la
salivazione come risposta riflessa. Quindi la sequenza campanello, bocconcino, salivazione, fu
ripetuta molte volte. Alla fine con tale meccanismo i cani iniziavano a salivare anche quando
sentivano semplicemente il suono del campanello. Perciò il campanello, che prima non aveva
alcun effetto, per associazione iniziò a determinare la stessa risposta del cibo.

Il bocconcino di carne è uno stimolo incondizionato (ossia uno stimolo innato capace di produrre
una risposta, che in questo caso è la salivazione).

Proprio perché un riflesso è innato, viene chiamato risposta incondizionata, ossia non appresa.

La salivazione prodotta per riflesso equivale alla RI nell’ esperimento di Pavlov.


Il campanello è inizialmente uno stimolo neutro, ma in seguito diventa uno stimolo
condizionato (ossia uno stimolo, che grazie all’ apprendimento determinerà una risposta) e così
anche la salivazione diventerà una risposta condizionata (ossia appresa).

Il condizionamento classico avviene quando lo stimolo condizionato viene associato ad uno


stimolo incondizionato. Questo processo viene chiamato riflesso condizionato, perché lo stimolo
incondizionato determina una risposta che sarà associata allo stimolo condizionato.

Se lo stimolo incondizionato non seguirà più lo stimolo condizionato, il condizionamento sparirà


o si attenuerà. Questo è il fenomeno dell’ estinzione.

Il riapparire di una risposta appresa dopo un’ apparente estinzione viene chiamato recupero
spontaneo.

La discriminazione dello stimolo è la capacità di rispondere in modo differente a stimoli simili.

La generalizzazione dello stimolo produce risposte a stimoli simili allo stimolo condizionato.

Il condizionamento operante rappresenta, insieme al condizionamento classico, uno dei principi


fondamentali dell' approccio comportamentista allo studio delle funzioni psichiche. E' detto
operante perché è basato su comportamenti attuati tramite l’utilizzo di muscoli volontari. Per
esempio premere i pulsanti di un telecomando di una TV è una risposta operante appresa.
Premere un certo pulsante viene rinforzato dall’ ottenere la conseguenza che si desidera.

Il principio di base è relativamente semplice: se gli atti vengono rinforzati da conseguenze


positive, tendono ad essere ripetuti, mentre se non producono effetto o producono effetti
negativi, tendono ad essere abbandonati.

La legge dell’ effetto afferma che la probabilità di attuare una risposta dipende dall’ effetto che
ha.

Gli psicologi definiscono un rinforzo positivo qualunque evento che segue una risposta e
accresce la possibilità che questa si verifichi di nuovo.

L’ esperimento più noto è quello di Skinner, il padre del condizionamento operante. Esso
riguarda la somministrazione di cibo a topi chiusi in una gabbia. Sulle pareti di questa gabbia non
sono presenti oggetti a parte una leva di metallo (da cui si eroga il cibo) e una vaschetta nella
quale viene distribuito il mangime. L' animale inizia ad esplorare l' ambiente e casualmente
preme la leva ed un boccone cade nella vaschetta. Il ratto lo mangia e ricomincia ad esplorare la
gabbia. La zampa si appoggia nuovamente sulla leva e viene dispensato ancora del cibo. Ben
presto il ratto si abitua ad un modello comportamentale ripetitivo. Si noti che il ratto non ha
acquisito una nuova abilità, infatti era già in grado di premere la leva. Il rinforzo altera soltanto la
frequenza con cui attua il comportamento.

In genere si possono avere dei risultati migliori se viene somministrato un rinforzo


immediatamente dopo una risposta che si vuol cambiare.

La punizione fa diminuire la probabilità che la risposta si verifichi di nuovo, mentre il rinforzo


negativo accresce la probabilità della risposta( perché riduce il disagio provato in una
determinata circostanza). Esso si verifica quando un comportamento ha come conseguenza la
diminuzione o eliminazione di qualcosa di spiacevole. ( Se abbiamo il mal di testa e prendiamo
un' aspirina, il fatto di prendere l' aspirina sarà rinforzato negativamente se il mal di testa cessa o
dimnuisce)

Rinforzi operanti:

I rinforzi primari producono un senso di conforto, la fine del disagio o soddisfano un bisogno
fisico immediato: sono naturali, non appresi.

Il denaro, le lodi, l’ attenzione, l’approvazione, il successo, l’ affetto sono tutti dei rinforzi
secondari, o appresi.

Il rinforzo simbolico ha un valore di scambio ed è un rinforzo secondario arbitrario o


condizionato. Il loro vantaggio è che non perdono il valore di rinforzo tanto velocemente quanto i
rinforzi primari.

Feedback: elemento chiave per l' apprendimento, ed è un' informazione sugli effetti di una certa
risposta. Esso è più efficace quando è frequente, immediato e dettagliato.

Il rinforzo continuo è quel rinforzo che segue ogni risposta corretta.

Mentre il rinforzo parziale è un rinforzo che non segue tutte le risposte. Questo rinforzo
mantiene più elevata l’ attesa e la motivazione, quindi l’ apprendimento sarà più lento ma le
risposte acquisite saranno più resistenti all' estinzione. Questo fenomento è chiamato effetto del
rinforzo parziale.
Capitolo 7:La memoria

La memoria è un sistema attivo che riceve, immagazzina, organizza, modifica e recupera le


informazioni. Le informazioni in ingresso vengono dapprima codificate, in seguito immagazzinate
e custodite nel sistema ed infine i ricordi devono essere recuperati o estratti dall’archivio perché
possano essere utili.

Le informazioni entrano dapprima nella memoria sensoriale, che trattiene una copia esatta di ciò
che vedete e sentite per pochi millesimi di secondo.

Se osserviamo un fiore e poi chiudiamo gli occhi, nella nostra mente persisterà una vaga
immagine del fiore. I ricordi iconici hanno in genere una durata di circa mezzo secondo.

Quando si sentono dei suoni, la memoria sensoriale li immagazzina come ricordo ecoico per un
tempo massimo di 2 secondi. Un ricordo ecoico è quindi una brevissima attività nel sistema
uditivo.

La memoria a breve termine (MBT) trattiene piccole quantità di informazioni a livello


consapevole per circa 12 secondi. Essa conserva un numero limitato di informazioni. Da notare,
se l’ informazione non viene reiterata, ossia ripetuta mentalmente più volte , viene rapidamente
scartata e quindi perduta per sempre.

Nella memoria di lavoro avviene buona parte della nostra attività di pensiero; in essa vengono
trattenute per breve tempo le informazioni di cui abbiamo bisogno per risolvere un problema.

La MBT non è un magazzino unitario, ma multicomponenziale.

Secondo Baddeley la memoria di lavoro consiste in una serie di componenti controllate da un


sistema denominato esecutivo centrale, che svolge funzioni di coordinamento ed integrazione
delle informazioni, che provengono da due sistemi principali: il loop articolatorio, adibito all'
elaborazione e al mantenimento dell' informazione linguistica; e il taccuino visuo-spaziale, che è
coinvolto nell' elaborazione e mantenimento dell' informazione visivo spaziale.

Le informazioni percepite come importanti o significative, vengono trasferite nella memoria a


lungo termine (MLT) . Essa può conservare quantità praticamente illimitate di informazioni. In
realtà più cose si sanno, più diventa semplice aggiungere delle informazioni poiché si vengono a
creare sempre maggiori collegamenti fra le informazioni. I ricordi a lungo termine vengono
immagazzinati sulla base del significato.

Il rapporto tra MBT e MLT → Si può provare ad immaginare la MBT come un tavolino posta
davanti ad un magazzino pieno di archivi (MLT) Poiché sul tavolino non c’è molto spazio va spesso
sgombrato per far posto a nuove informazioni. Gli oggetti poco importanti vanno gettati via,
quelli importanti vengono archiviati nella MLT . Quando vogliamo utilizzare le conoscenze
archiviate le riportiamo sul tavolino.

Miller scoprì che la memoria a breve termine è limitata al magico numero 7; cioè può contenere
7 chunck di informazione. Un chunck è un singolo elemento significativo di informazione, come
una cifra, un po’ come se la MBT avesse 7 contenitori nei quali si posson mettere oggetti
separati. Quando tutti i contenitori nella MBT son stati riempiti non c’è più spazio per nuove
informazioni.

Tuttavia un ricordo può essere trattenuto e quindi spostato nella MLT tramite la reiterazione,
ovvero ripetendolo mentalmente.

Può essere definito apprendimento meccanico l’ apprendimento per mezzo della semplice
ripetizione, ma è di tipo superficiale non consono per lo studio.

Invece la codifica elaborativa attribuisce ad un’ informazione un significato; la collega tramite


nessi logici ad altre informazioni già esistenti in memoria, per cui è un metodo migliore per
formare ricordi duraturi.

Gli studiosi della memoria ritengono che i ricordi a lungo termine siano solo relativamente
permanenti.Man mano che nuove informazioni vengono immagazzinate, quelle più vecchie
vengono spesso aggiornate, modificate, cancellate o riviste.

L’ aggiornamento dei ricordi è detto elaborazione costruttiva. In pratica i ricordi non sono
stabiliti nel tempo, ma vengono continuamente riorganizzati ed aggiornati sulla base delle nuove
informazioni acquisite. E’ possibile addirittura avere ricordi di fatti mai avvenuti, ovvero i falsi
ricordi.

Le informazioni della MLT utilizzano il modello a rete. In base a questa visione la MLT è
organizzata come una rete di idee collegate. Queste idee sono molto distanti l’una dalle altre e
per collegarle è necessaria una catena di associazioni più lunga. Più sono separati i due elementi
più tempo è necessario per la risposta.

Esistono due grandi categorie di memoria a lungo termine. La memoria procedurale e quella
dichiarativa.

- La memoria procedurale riguarda le risposte condizionate fondamentali e le azioni apprese.

- Nella memoria dichiarativa sono invece conservate specifiche informazioni fattuali come nomi,
volti, parole date ed idee. (E' quella che manca nei pazienti amnesici). Essa può essere divisa in
memoria semantica e memoria episodica.
La memoria semantica funziona come un dizionario o un' enciclopedia mentale di conoscenze di
base.

La memoria episodica intende il ricordo di singoli eventi connotati secondo una dimensione
spazio-temporale. Un particolare tipo di memoria episodica è la memoria autobiografica che si
riferisce al ricordo di episodi prettamente personali ed essi vengono dimenticati più facilmente
rispetto quelli semantici.

Un' altra importante distinzione è fra memoria retrospettiva: relativa al ricordo di cose/eventi del
passato; e memoria prospettica: che riguarda l'intenzione di compiere azioni nel futuro.

Misurare la memoria:

I ricordi parziali sono molto comuni. Esempio è il TOT Tip Of Tongue “sulla punta della lingua”,
questa è la sensazione che si ha quando un ricordo è presente ma non completamente
recuperabile.

Il dèja vu è invece l’ illusione di aver già sperimentato o vissuto una situazione che in realtà si sta
vivendo per la prima volta.E' un esempio di recupero parziale e si presentano quando
un’esperienza nuova stimola vaghi ricordi di un’ esperienza passata, senza però fornire altri
particolari. La nuova situazione appare familiare perché il ricordo preesistente è troppo debole
per arrivare al livello della consapevolezza.

La rievocazione è il recupero diretto di fatti o informazioni. I test di rievocazione o di richiamo


libero richiedono spesso una memoria verbatim (parola per parola).

L’ordine in cui le informazioni vengono memorizzate ha un effetto interessante sulla


rievocazione.

Effetto della posizione seriale: Riuscire a ricordare le ultime parole di una lista (effetto recency)
perché si trovano ancora nella MBT. Anche le prime parole si ricordano bene (effetto primacy),
perché sono entrate in una memoria a breve termine “vuota”.

Tuttavia si potrebbe utilizzare un test più sensibile basato sul riconoscimento. In questo caso è
più probabile che il materiale appreso in passato venga identificato correttamente. Inoltre può
essere sorprendentemente accurato per immagini e fotografie. Il riconoscimento in genere è un
metodo di recupero delle informazioni più preciso rispetto la rievocazione. Esso non è sempre
accurato; dipende dal tipo di distrattori utilizzati. Si tratta di falsi elementi inseriti accanto a un
elemento da riconoscere. Se i distrattori sono molto simili all’elemento corretto, il ricordo può
essere carente. Il problema inverso si ha quando solo una scelta sembra corretta. In questo caso
si può avere un falso positivo, o un falso ricordo.

Il riapprendimento, invece, rappresenta la misurazione più sensibile della memoria. (Burtt) Egli
leggeva tutti i giorni un breve brano in greco a suo figlio, dai 15 mesi fino ai 3 anni. All' età di 8
anni, il padre chiese al bambino se si ricordasse il brano. Apparentemente non ricordava nulla.
Tuttavia chiese al bambino di imparare a memoria il brano originale e altri di uguali difficoltà.
Emerse che il bambino memorizzò il testo ascoltato da piccolo in un tempo del 25% più rapido
rispetto agli altri brani.

Un altro tipo di classificazione dei ricordi è la distinzione fra ricordi impliciti ed espliciti. I ricordi
espliciti sono conoscenze apprese in maniera diretta e intenzionale o esperienze passate che
possono essere revocate consapevolmente. Rievocazione e riconoscimento sono modalità per
recuperare ricordi espliciti. Viceversa quelli impliciti sono indiretti ed incidentali, inoltre non sono
consapevoli poiché non sono stati memorizzati intenzionalmente.

Perchè si dimenticano i ricordi immagazzinati nella memoria a lungo termine?

In una famosa serie di esperimenti, Ebbinghaus (1885) ha testato la propria memoria in diversi
momenti successivi all' apprendimento. Per essere sicuro che i risultati non possero inficiati da
un apprendimento precedente, imparò a memoria sillabe senza senso, ovvero trigrammi senza
alcun significato. Ebbinghaus dimostrò che l'oblio, inizialmente molto rapido, diventava sempre
più lento con il passare del tempo. La curva dell' oblio, anche se scende a valori minimi, non
arriva mai allo zero assoluto. Per cui ricordiamo sempre almeno qualcosa di ciò che abbiamo
appreso. La curva dimostra che il n° di trigrammi ricordati correttamente cala rapidamente nelle
prime ore successive all' apprendimento; dopo un giorno dall' apprendimento si ricordano solo il
30% circa delle informazioni, tale valore poi scende lentamente e si stabilizza nel tempo.

NB: Le imformazioni importanti non vengono perse così velocemente, come i trigrammi senza
senso. In realtà quando l' apprendimento è intensivo e le informazioni vengono collegate fra loro,
possono diventare pressochè permanenti.

Secondo la curva dell' oblio, le tracce di memoria decadono, ossia si indeboliscono, fino a
scomparire. Il decadimento sembra essere uno dei processi implicati nella perdita dei ricordi
sensoriali, che vengono rapidamente selezionati e decadono qualora fossero venissero valutati
come irrilevanti. Il decadimento riguarda anche la MBT. Per quanto riguarda, invece, la MLT, ci
sono prove che i ricordi non rievocati si indeboliscono nel tempo. Alcune tracce nella memoria
alungo termine possono affievolirsi a causa del disuso, perchè rievocate raramente, e alla fine
diventeranno troppo deboli per poter essere recuperate.

Anche se i ricordi sono disponibili (immagazzinati nella memoria), essi devono sempre rimanere
accessibili (localizzati o recuperati) perchè si possa ricordare.

L'oblio nella MBT e nella MLT è spesso causato dall'interferenza.

Nell' interferenza retroattiva le nuove informazioni interferiscono con la capacità di recuperare


informazioni precedenti.

L' interferenza proattiva si verifica quando le vecchie informazioni interferiscono con il recupero
delle informazioni apprese per ultime.
Capitolo 8: Pensiero e immagini mentali

Con il termine pensiero, si intendono i processi che rendono disponibili in mente informazioni
prove o meno di un immediato riferimento sensoriale. La capacità di pensare non è una
caratteristica limitata agli esseri umani, tuttavia gli animali hanno una struttura mentale più
stereotipata ed elementare rispetto agli uomini.

In una definizione sintetica, il pensiero è la capacità di costruire rappresentazioni mentali di un


problema o di una situazione.

Unità fondamentali del pensiero → Le immagini mentali sono rappresentazioni mentali iconiche,
ma anche relativa ad altre modalità sensoriali (uditive, gustative, cinestetiche ecc) ; I concetti
sono idee che rappresentano categorie di oggetti o di eventi; Il ragionamento è la capacità di
effettuare operazioni mentali astratte e comprende il ragionamento deduttivo, induttivo, la
capacità di prendere decisioni e di risolvere problemi.

Lo sviluppo cognitivo:

Piaget riteneva che, in tutti i bambini, la maturazione cognitiva avvenisse attraverso una serie di
stadi distinti nel corso dello sviluppo. Gli stadi sono livelli qualitativamente diversi fra loro, a cui
corrisponde una peculiare organizzazione psicologica. All' interno di ciascuno stadio avvengono
cambiamenti quantitativi lenti e graduali, mentre il passaggio da uno stadio a quello successivo si
verifica solo quando avviene un cambiamento strutturale, cioè una modificazione sostanziale
delle strutture mentali, in cui le acquisizioni precedenti vengono integrate in strutture più
evolute. Stadi diversi formano a loro volta dei periodi, cioè intervalli temporali caratterizzati da
nuove strutture di conoscenza.

Secondo la teoria proposta da Piaget, l' evoluzione dell' individuo è comprensibile solo all'
interno della stora evolutiva della specie. Il bambino è visto come un organismo attivo e
interattivo rispetto all' ambiente circostante. Il modello piagetiano è chiamato strutturalismo
costruttivistico.

Il pensiero infantile è , in generale, meno astratto rispetto a quello di un adulto.

La teoria dello sviluppo cognitivo proposta di Piaget:

Piaget sostiene che l'intelletto si sviluppa tramite due principali modalità : adattamento ed
organizzazione.

– L' adattamento si verifica quando strutture di conoscenza vengono attivamente costruite o


modificate attraverso due processi fondamentali: assimilazione ed accomodamento. Per
assimilazione si intende l'utilizzo di strutture mentali già esistenti in situazioni nuove. Nell'
accomodamento, invece, le strutture già esistenti, vengono modificate per adattarsi a nuove
esigenze.
– L' organizzazione è un processo secondo sui l' individuo per adattarsi all' ambiente tende a
costruire strutture di conoscenza sempre più complesse che presentano leggi e peculiarità

Periodi e stadi di sviluppo identificati dall' autore:

Il periodo sensomotorio (0-2 anni)

Nei primi due anni di vita, lo sviluppo cognitivo è prevalentemente non verbale e consiste nella
creazione e nell'organizzazione sempre più complessa di schemi di azione. Piaget divide questo
periodo in 6 stadi distinti. 1) esercizio dei riflessi: i neonati, da 0 a 2 mesi, non hanno
consapevolezza né di sé né dell' ambiente circostante ed esercitano semplicemente dei riflessi.
2) Il neonato, dai 2 ai 4 mesi, inizia ad esprimere il bisogno di ripetere le azioni che hanno
prodotto un risultato piacevole. Egli è centrato esclusivamente su se stesso: stadio delle reazioni
circolari primarie. 3) Dai 4 agli 8 mesi alcuni schemi di azione cominciano a coordinarsi tra loro,
attivandosi contemporaneamente. In questo stadio, detto delle reazioni circolari secondarie, il
bambino inizia ad esplorare l' ambiente. 4) Dagli 8 ai 12 mesi, gli schemi motori secondari
vengono messi a disposizione di diversi scopi ed alcune azioni servono da mezzo ed altre da fine;
vi è espressione dell' intenzionalità: coordinazione degli schemi secondari. 5) Dai 12 ai 18 mesi,
nello stadio delle relazioni circolari terziarie, vengono costituiti schemi nuovi che sono applicati
ad una varietà di situazioni. E' presente un interesse a sperimentare in modo semore diverso un
elemento della realtà. 6) Indine, dai 18 ai 24 mesi, le azioni vengono interiorizzate ed il loro
effetto viene anticipato mentalmente: stadio dell' invenzione di mezzi nuovi mediante
combinazione mentale. Si completa il concetto di permanenza dell' oggetto: ossia la
consapevolezza che gli oggetti continuano ad esistere anche quando non vengono visti.

Il periodo preoperatorio (2-6 anni)

Dai 2 ai 6 anni, durante il periodo preoperatorio, il bambino acquisisce alcune nuove


competenze: è in grado di imitare, riproducendo un comportamento o un gesto qualche tempo
dopo averlo visto e fare giochi simbolici, tratando gli oggetti come se fossero qualcosa di diverso
da ciò che realmente sono. Secondo Piaget, sebbene nel periodo preoperatorio siano in grado di
formarsi immagini mentali o idee, non riescono facilmente a trasformarle nella mente. Prima dei
sei anni, i bambini iniziano a pensare in modo astratto e ad utilizzare il linguaggio. Tuttavia il
pensiero è ancora molto concreto, intuitivo o pre-logico, ovvero legato ad un' assimilazione della
realtà alla propria esperienza soggettiva.

Il periodo operatorio concreto (6-11 anni)

Caratteristica di questa fase è la capacità di eseguire operazioni mentali e di speigare la realtà


mediante la ragione. Il pensiero nel periodo operatorio concreto è logico. Lo sviluppo delle
operazioni mentali consente di acquisire il concetto di conservazione della quantità. Nel periodo
operatorio concreto, i bambini iniziano ad usare i concetti di tempo, spazio e numero. La
comprensione di alcuni rapporti topologici fra gli oggetti, come vicinanza, separazione ed
inclusione viene acquisita a partire dai 2 anni, ma le relazioni euclidee, come la comprensione
della distanza, lunghezza e superficie, non vengoon comprese e applicate prima dei 6 anni.

Il periodo delle operazioni formali (11 anni e oltre)


A partire dagli 11 anni circa, i bambini iniziano ad avere sempre meno bisogno di oggetti concreti
ed esempi specifici. Il pensiero si basa in misura maggiore su principi astratti ed è capace di
variarli per verificare quali siano le cause di quel fenomeno. Si sviluppa il pensiero ipotetico-
deduttivo: il ragazzo acquisisce competenze tali da riuscire a compiere deduzioni ed induzioni,
ovvero di stabilire le appropriate relazioni logiche tra fatti specifici e leggi generali. In questo
periodo i ragazzi sono in grado di riflettere maggiormente sui propri pensieri e diventano meno
egocentrati. La capacità intellettiva pienamente sviluppata dell' adulto avviene in questo periodo.

Se Piaget attribuiva grande importanza al ruolo della maturazione nello sviluppo cognitivo, lo
studioso russo Vygotsky si concentrò maggiormente sull' impatto dei fattori socio culturali. La sua
intuizione fondamentale è stata che il pensiero del bambino si sviluppa attraverso il dialogo con
persone più adulte, ovvero le figure di riferimento come genitori, educatori e fratelli maggiori.
Vygotsky affermava che molte scoperte basilari del bambino sono guidate da persone adulte. Le
interazioni di questo tipo sono particolarmente utili quando avvengono in un determinato
periodo dello sviluppo, chiamato zona di sviluppo prossimale. In ogni specifico momento alcuni
compiti sono al di là della portata di un bambino. Quest ultimo non è lontano dall' avere le
capacità mentali necessarie per eseguire il compito, ma questo è un po' troppo complesso
perchè lo possa compiere da solo. Vygotsky riteneva essenziale un processo che in psicologia è
stato chiamato scaffolding, che letteralmente significa “impalcatura”. Egli riteneva che gli adulti
aiutino i bambini ad imparare a pensare, fornendo loro l'impalcatura, ovvero sostenendo i loro
tentativi a risolvere problemi e scoprire principi.

Immagini mentali:

Le immagini mentali sono rappresentazioni mentali, attraverso una specifica modalità


sensoriale, degli oggetti percepiti o ricordati. Esse si possono utilizzare per:

• Prendere una decisione o risolvere un problema

• Cambiare il modo di sentirsi (es. pensare ad immagini piacevoli per liberarsi dal cattivo
umore)

• Migliorare le proprie abilità o prepararsi a qualche azione

• Aiutare la memoria

Esistono due principali tipi di rappresentazioni mentali iconiche: a livello superficiale (memoria a
breve termine) si hanno rappresentazioni quasi pittoriche, ( le immagini mentali appunto) che
vengono raffigurate su di uno schermo mentale o visual buffer; a livello profondo (memoria
alungo termine) invece sono immagazzinate le “forme base” degli oggetti in formato figurale-
analogico a bassa risoluzione.

Giusberti (1995) ha dimostrato che le immagini mentali hanno caratteristiche specifiche:


generalmente le immagini di animali ed oggetti hanno il profilo rivolto verso sinistra; le persone
invece sono viste di fronte. Inoltre, le immagini mentali sino spesso colorate, tridimensioanli e al
centro dello schermo mentale; sono in grado di muoversi ed hanno una posizione che rispecchia
quella naturale.

Cosa accade nel cervello quando si ha un' immagine mentale?

Quando ci si forma un' immagine mentale, il sistema lavora alll' inverso. Le aree cerebrali in cui
sono immagazzinate le informazioni analogiche o proposizionali (descrizione dell' oggetto, di
parti di esso o della loro relazione) rinviano segnali alla corteccia visiva, dove viene generata un'
immagine mentale.

Le immagini cinestetiche sono generate da sensazioni e percezioni che provengono dai muscoli.
Mentre si pensa e si parla, tali sensazioni possono guidare il flusso delle idee. (es. per spiegare
come si impasta il pane, potremmo ritrovarci a fare il gesto di impastare).

Un concetto è un'idea che rappresenta una categoria di oggetti o di eventi. Essi aiutano a riconoscere
un oggetto come esemplare di una categoria.

In che modo si formano i concetti?

La categorizzazione è un processo di classificazione delle informazioni in categorie dotate di


significato; si basa sull' esperienza attraverso esempi positivi e negativi.

I concetti si acquisiscono avvalendosi delle inferenze che sono operazioni attraverso cui viene
prodotta una conclusione a partire da una serie di premesse. Esse possono essere di tipo
induttivo, dal generale al particolare; di tipo deduttivo, dal particolare al generale.

Esistono diversi tipi di concetti: i concetti congiuntivi o “concetti e” che sono definiti dalla
presenza di due o più caratteristiche; i concetti relazionali, basati sulle modalità di relazione tra
un oggetto ed un altro; i concetti disgiuntivi o “concetti o/o” ovvero che possiedono o quella
caratteristica o quell' altra ancora.

Problem Solving:

Per alcuni compiti o problemi di routine si può arrivare alla soluzione per prove ed errori.

Quando un problema viene risolto in questo modo, il pensiero applica un algoritmo, ossia una
procedura in cui vengono provate tutte le soluzioni possibili. Gli algoritmi sono stati studiati a
partire dagli anni Settanta, all' interno del paradigma dell' HIP, in particolare da Newell e Simon,
che hanno creato uno dei primi programmi informatici di simulazione del pensiero: il General
Problem Solver (GPS). Gli autori hanno identificato alcuni concetti che accomunano l'
andamento di tuttii problemi: - Lo spazio del problema, ovvero la rappresentazione mentale del
problema e del processo solutorio; - Gli operatori, ovvero le azioni che possono essere effettuate
su ciascuno stato per trasformarlo; - Gli stati del problema, ovvero tutti i possibili momenti in cui
si può trovare chi sta risolvendo il problema a partire dallo stato iniziale a quello finale.

Le principali strategie di ricerca (algoritmi) sono:

– Ricerca in avanti: si procede dallo stato iniziale a quello finale, generando stati intermedi.

– Ricerca a ritroso: si procede dall' obiettivo desiderato al punto di partenza.

– Ricerca in profondità: si sceglie un percorso alla volta e lo si segue fino in fondo.

– Ricerca in ampiezza: viene esplorato ciasuno stato del problema secondo un movimento da
destra a sinistra.

La soluzione a problemi a insight, studiate dalla Gestalt, si raggiungono attraverso la


comprensione e la ristrutturazione degli elementi che definiscono il problema.

Duncker distinse tre tipi di soluzioni: disfunzionali, cioè inadeguate per le richieste del problema:
funzionali, in cui si comprendeva il problema ma non si avevano tutti gli elementi per trovare un
esito applicabile; adeguate, in cui si fornisce una soluzione corretta.

La risoluzione di un problema ri chiede spesso una strategia. Si definisce euristica, una procedura
di semplificazione del percorso solutorio attraverso scorciatoie di pensiero per il raggiungimento
della soluzione.

NB: L' euristcia è un altro esempio di pensiero per prove ed errori, alternativo all' algoritmo, in
cui si tentano solo alcune possibilità.

Alcune strategie euristiche:

– Analisi mezzi-fini: Identificare le differenze tra lo stato di cose attuale e l'obiettivo desiderato.
Quindi individuare le azioni in grado di ridurre la differenza.

– Ricerca in salita: Se non è possibile raggiungere l'obiettivo direttamente, cercare di identificare


un obiettivo intermedio che conduca più vicino a quello finale.

– Ricerca per astrazioni: Rappresentare il problema in altri modi (es. grafici, diagrammi o
analogie).
Il ragionamento deduttivo si utilizza quotidianamente. Aristotele identificava la deduzione con il
sillogismo, un tipo di ragionamento dimostrativo che parte da una legge universale per giungere
a conclusioni particolari. Pertanto la deduzione è un processo di ragionamento in cui la
conclusione è necessariamente vera qualora le premesse siano vere, e viceversa. La teoria
normativa che permette di distinguere una deduzione corretta da una errata è la logica.

Un sillogismo categorico (o aristotelico) è composto da:

- premessa maggiore: che mette in relazione il predicato con il termine medio. (es. Tutti i bovini
sono animali)

- premessa minore: mette in relazione il soggetto con il termine medio. (es. Alcuni bovini sono
mucche)

- conclusione: stabilisce una relazione fra il soggetto ed il predicato, eliminando il termine medio.
(es. Tutte le mucche sono animali)

Le proposizioni che compongono un sillogismo categorico possono essere: 1) universali affermative (tutti
gli A sono B); 2) universali negative (nessun A è B); 3) particolari affermative (alcuni A sono B); 4)
particolari negative (alcuni A non sono B).

I sillogismi condizionali, sono argomenti nei quali una delle due premesse, detta ipotetica, ha la forma di
un enunciato condizionale: “se P allora Q”, mentre l' altra premessa, detta categorica, è formata da un
enunciato che esprime la proposizione P o Q in forma affermativa o negativa. L' elemento “ Se....
Allora....” è un connettivo logico.

Un sillogismo lineare, è un' inferenza deduttiva basata sull' esplicitazione di relazioni (spaziali, relative ad
ordini di altezza, a specifiche qualità) fra i termini contenute in maniera implicita nelle premesse.

Il ragionamento induttivo, può essere definito come un' attività di pensiero in cui una regola o un
principio generale viene inferita da una serie di esempi specifici. Il ragionamento induttivo ha una natura
probabilistica e si basa sul calcolo delle probabilità, che pul essere definita come il “grado di certezza” da
attribuirsi al verificarsi di un evento.

Decision Making:
La presa di decisione, o decision-making è un processo complesso, che coinvolge il pensiero e il
ragionamento, nonché la memoria e l' attenzione, in cui l'individuo valuta ed interpretagli eventi, al fine
di scegliere tra corsi di azione tra loro alternativi.

Capitolo 9: Linguaggio e comunicazione

Lo sviluppo del linguaggio è strettamente legato alla maturazione. E si fonda sia sulle predisposizioni
innate, sia sullo sviluppo sociale (educazione) del bambino.

La fase pre-linguistica:

Il primo anno di vita, in particolare nella sua seconda metà, è considerato un periodo che svolge una
funzione preparatoria allo sviluppo delle successive acquisizioni linguistiche. Tale periodo può essere
definito fase pre- linguistica. In questa fase il bambino comunica attraverso un repertorio di segnali molto
ricco, costituito da: il pianto, il sorriso e le espressioni facciali, l' azione del sollevare e protendere le
braccia verso l' adulto e i comportamenti di avvicinamento. In questa fase il bambino utilizza inoltre il
cooing, il balbettio e, successivamente, la lallazione.

Fin dalla nasciata, il pianto, nelle sue differenti forme, costituisce il primo segnale che informa l' adulto
dei bisogni del bambino. Si può osservare come il pianto sia influenzato da fattori biologici , contestuali
ed individuali e svolga una funzione di richiamo ed invio di informazioni. Nella prima settimana di vita il
bambino piange se si interrompe l'allattamento o gli si toglie il ciuccio; nella 5°-6° settimana il pianto
segnala l' allontanamento del volto umano. Successivamente, nel 2°-3° mese il bambino piange se gli si
toglie il sonaglio. Dal 6° al 12° mese la frequenza del pianto diminuisce; il bambino inizia ad essere in
grado di aiuto rassicurarsi.

Un altro segnale che il bambino utilizza per comunicare già nella fase pre-linguistica è il sorriso. Il sorriso
rappresenta un indicatore di stati affettivi positivi, può suscitare attenzione e favorire il prolungamento
dei tempi di interazione, può ridurre l' aggressività ed accrescere il senso di gratificazione.

Il bambino, già dal 2° mese di vita, nei momenti in cui si trova in uno stato di benessere, poiché i suoi
bisogni son stati soddisfatti, emette alcuni particolari suoni vocalici come “oo” e “aa”. Questa emissione ,
chiamata cooing svolge l'importante funzione di aprire e rendere possibile il dialogo del bambino con l'
adulto. Verso il 6° mese compare il cosìddetto balbettio, una serie ripetuta di sillabe consonante-vocale.
A 7 mesi lo sviluppo del linguaggio si caratterizza per la presenza della cosidetta lallazione o interazione
sillabica; essa è molto più varia, ricca ed articolata rispetto al balbettio.

La fase del linguaggio infantile:


Tra i dodici ed i ventiquattro mesi, si assiste ad un ulteriore sviluppo delle competenze comunicative.
Intorno ad un anno di età, i bambini sono in grado di mostrare risposte comportamentali in seguito a
parole di senso compiuto, come no e ciao. Successivamente si formano nella mente del bambino, i primi
collegamenti tra parole ed oggetti. In questa fase il bambino utilizza la cosiddetta parola-frase o olofrase,
ossia una frase costituita da un' unica parola.

A 18 mesi il bambino possiede un vocabolario che può comprendere circa 50 parole

Tra i 18 mesi ed i 2 anni il vocabolario può comprendere più di un centinaio di parole.

Successivamente, a partire dai 24 mesi, il bambino è in grado di costruire brevi enunciati costituiti da due
parole; essi sono denominati enunciati telegrafici (es. “voglio orsetto” )

Il linguaggio del bambino a due anni: fra desiderio di autonomia e nuove parole:

Nello stesso periodo in cui i bambini iniziano ad elaborare enunciati di due o tre parole, essi diventano
molto più autonomi, ed affermano tale bisogno con frasi tipo “io faccio”, “mio mio”.

Una volta che sono trascorsi i due anni, la comprensione e l'uso delle parole aumenta in modo
considerevole.

Intorno ai 3-4 anni è possibile parlare della presenza di un linguaggio vero e proprio: a questa età, il
bambino possiede buone competenze grammaticali, ed il suo vocabolario può essere composto da circa
1000 parole..

Un' importante acquisizione riguarda la consapevolezza delle regole sintattiche, che solitamente si
conquista intorno ai 5-6 anni.

Dalla fase pre-linguistica al linguaggio:


0-12 mesi Fase pre-linguistica

(Repertorio molto ricco di segnali:


pianto,sorriso.espressioni facciali+ cooing,
balbettio e lallazione)

12 mesi- 24 mesi Fase del linguaggio infantile,

periodo “olofrase”

vocabolario di 50 parole ca.

24 mesi Enunciati telegrafici

3-4 anni Linguaggio vero e proprio

Buone competenze grammaticali

Vocabolario di circa 1000 parole

5-6 anni Consapevolezza delle regole sintattiche

Le origini del linguaggio:

Il linguista Noam Chomsky afferma che gli esseri umani hanno una predisposizione biologica a sviluppare
il linguaggio.

La psicolinguistica ha dimostrato che l'imitazione degli adulti e la gratificazione per l'uso corretto delle
parole sono elementi importanti nell' apprendimento del linguaggio, quanto la predisposizione innata.

Come riescono i genitori a comunicare con un bambino prima che sia in grado di parlare?

I genitori si danno moltissimo da fare per far si che i loro bambini comincino a sorridere e ad emettere
vocalizzi. Così facendo imparano come adeguare le proprie azioni per stimolare l' attenzione , il grado di
attività e l' eccitazione del bambino (es. “Adesso ti prendo... preso!”)

Rapidamente viene creato un sistema di segnali condivisi che implicano il toccare, emettere vocalizzi,
fissare con lo sguardo, sorridere, che contribuiscono a gettare le basi per il successivo uso del linguaggio.

Parlando con i bambini, i genitori tendono ad usare un tipo di linguaggio particolare detto baby talk. Esso
si caratterizza per l'utilizzo di un tono di voce piuttosto alto (registro acuto), l' uso di frasi brevi e semplici,
la ripetizione delle parole ed una gestualità piuttosto frequente. Un ulteriore tratto caratteristico è
costituito dall'uso di ritmo lento dell' eloquio e l'uso di semplici curve intonazionali.

Il baby talk possiede la funzione di catturare l' attenzione dei figli, permettendo così di comunicare con
loro, e allo stesso tempo, favorire l'apprendimento linguistico.
Il linguaggio:

Lo studio del significato delle parole e della lingua viene definito semantica.

Una lingua è costituita da simboli che rappresentano oggetti ed idee. I simboli che chiamiamo parole
sono costituiti da fonemi, la più piccola unità del linguaggio con valore distintivo e da morfemi, il più
piccolo elemento dotato di significato che forma unità più grandi, come sillabe o parole.

Un linguaggio, inoltre, deve possedere una grammatica, ossia una serie di regole per formare le parole a
partire da fonemi e morfemi, e le frasi a partire dalle singole parole.

La sintassi è una parte specifica della grammatica, che comprende le regole che servono per combinare
gli elementi linguistici elementari in frasi.

La comunicazione:

Il linguaggio costituisce lo strumento preferenziale utilizzato dagli individui per comunicare, ma


certamente non esaurisce la comunicazione.

Ogni interazione comunicativa si sviluppa sulla base di differenti sistemi di comunicazione. Tali sistemi
sono composti da elementi dinamici propri dell'interazione e sono: sistema verbale, intonazionale,
paralinguistico( ritmo, velocità, borbotitii, risolini) e cinesico (movimenti delle mani, gesti del corpo).

Le prime teorie che sono state proposte per elaborare uno specifico modello della comunicazione, hanno
fatto riferimento all' ambito matematico, rappresentando la comunicazione come un passaggio di un
segnale da una fonte (emittente o entità che codifica il messaggio) ad un destinatario (ricevente o entità
che codifica il messaggio).

Nell' ambito della filosofia del linguaggio è stata formulata una proposta teorica che è stata assorbita
nelle scienze umane. Il presupposto considera il parlare come un agire, e il comunicare è fare. La teoria
degli atti linguistici considera il fenomeno linguistico dal punto di vista pragmatico analizzando la
relazione tra linguaggio ed azione. Vengono definiti tre aspetti o livelli nell' atto linguistico: 1) la
locuzione, ovvero l' atto stesso di dire qualcosa; 2)la perlocuzione, che si compie con il dire qualcosa; 3)
l'illocuzione, atto che è possibile compiere nel dire qualcosa.

In ambito sociolinguistico è stata proposta la nozione di competenza comunicativa, che evidenzia in


maniera specifica il fatto che ogni individuo, in quanto membro di una comunità linguistica e sociale,
possiede la capacità di produrre e comprendere messaggi e quindi scambiare informazioni nel corso
delle interazioni comunicative con altri parlanti.

L' atto comunicativo può essere definito come la più piccola unità di comportamento che una persona
può produrre nell'interazione sociale. Esso è composto da: 1. Emittente (colui che produce il
messaggio);2. Codice (sistema di riferimento all'interno del quale il messaggio viene prodotto); 3.
Messaggio (informazione trasmessa); 4. Contesto; 5. Canale (mezzo fisico ed ambientale per consentire
la trasmissione del messaggio); 6. Ricevente (colui che riceve ed interpreta il messaggio).

La comunicazione non verbale:

Il volto rappresenta l' area del corpo più importante dal punto di vista espressivo-comunicativo; in esso si
possono individuare due aree specializzate: l' area inferiore (naso, bocca e guance) e l' area superiore
(occhi, sopracciglia e fronte).

I gesti:

– Simbolici: costituiti da segnali emessi


intenzionalmente e che hanno un significato specifico.

– Illustratori: mostrano ciò che un individuo sta dicendo


nel corso della comunicazione verbale, e sono emessi consapevolmente

– Indicatori di uno stato emotivo

– Regolatori: prodotti da chi parla o ascolta allo scopo di


regolare la sincronizzazione degli interventi

La postura:

Indica la modalità con cui il corpo si atteggia nello spazio rispetto ai suoi assi principali. Tale segnale è
perlopiù di carattere involontario, ed è influenzato dal proprio specifico contesto culturale.

Capitolo 10: L'intelligenza

L' intelligenza è la capacità generale di agire in maniera finalizzata, di pensare razionalmente e di


interagire in modo efficace con l' ambiente. Essa è costituita fondamentalmente da capacità mentali nei
seguenti ambiti: ragionamento, risoluzione di problemi, conoscenze, memoria ed adattamento all'
ambiente circostante.

Il primo test di intelligenza fu messo a punto da Alfred Binet nel 1904, per individuare un modo per
distinguere gli studenti meno bravi dai più capaci (o da quelli capaci, ma svogliati).

Nel 1916 Lewis Terman ed altri colleghi dell' Università di Stanford fecero un adattamento del test ideato
da Binet.
Il test Stanford-Binet presumeva che le capacità intellettive di un bambino progredissero di anno in anno.
Lo Stanford-Binet attuale (o SB5) è tuttora costituito da domande suddivise per età, che diventano
progressivamente più difficili ad ogni fascia d'età. Esso misura 5 capacità o funzioni mentali che
costituiscono un' intelligenza generale:

– Ragionamento fluido : valuta le capacità di


ragionamento

– Conoscenza: valuta le conoscenze del soggetto

– Ragionamento quantitiativo: misura la capacità di


risolvere problemi con i numeri

– Elaborazione visuo-spaziale: risolvere puzzle e copiare


forme geometriche

– Memoria di lavoro: misura la capacità di usare la MBT

Quoziente Intellettivo:

Per determinare l'intelligenza di un bambino, è necessario conoscere sia la sua età mentale ( prestazione
intellettiva media), sia la sua età cronologica (età in anni). Mettendo in relazione queste due età
ricaviamo il quoziente intellettivo, che viene ottenuto moltiplicando per 100 il rapporto tra età mentale
ed età cronologica.

Esiste solo la scala Stanford-Binet per valutare l'intelligenza? No. Oggi è ampiamente utilizzata la scala di
intellligenza per adulti Wechsler- Terza edizione ( ce n'è anche una versione per bambini). Come la scala
Stanford-Binet, le scale di Wechsler forniscono un unico QI generale..Es inoltre forniscono punteggi
separati per intelligenza di performance (non verbale) e intelligenza verbale (legata al linguaggio ed ai
simboli).

La maggioranza delle persone ottiene punteggi medi nei test di intelligenza, avvicinandosi ad una curva
normal (a campana). Solo una piccola percentuale di persone ha livelli di QI eccezionalmente alti o bassi.

Un QI elevato rivela un potenziale, ma non è garanzia di successo.

Si utilizza la definizione “disabile intellettivo” per le persone con QI inferiore a 70 o che non sono in grado
di mettere in atto comportamenti adattaivi. Circa il 50% dei casi di disabilità intellettiva ha una causa
organiza. Il restante 50% non ha una causa specifica, ma per molti di essi si ipotizza una disabilità
intellettiva familiare.
Valutare l'intelligenza:

Molti psicologi hanno iniziato a creare nuove e più ampie definizioni di intelligenza, che siano meno
limitative. Uno di questi psicologi è Howard Gardner, che ipotizza l'esistenza di 8 tipi diversi di
intelligenza:

1. Linguistica (abilità linguistiche)

2. Logico- matematica (abilità numeriche)

3. Visivo-spaziale (abilità grafico- pittoriche)

4. Musicale (abilità musicali)

5. Corporeo-cinestetica (abilità fisiche)

6. Intrapersonale (conoscenza di sé)

7. Interpersonale (abilità sociali)

8. Naturalistica (capacità di comprendere l' ambiente


naturale)

Gran parte delle persone probabilmente presenta una combinazione solo di alcuni tipi di intelligenza. Se
la teoria delle intelligenze multiple di Gardner fosse corretta, i test del QI tradizionali misurerebbero solo
una parte dell' intelligenza che si usa nel mondo reale, ossia le abilità linguistiche, logico-matematiche e
spaziali.

Intelligenza artificiale: si intendono i programmi informatici in grado di svolgere funzioni e ragionamenti


tipici della mente umana, che richiedono intelligenza.

L'intelligenza è determinata in parte dall' ereditarietà. Anche l' ambiente è molto importante, come si
evince dall' aumento del QI favorito dall' istruzione e da un ambiente stimolante.

L'intelligenza emotiva:

Gli psicologi Peter Salovey e John Mayer definiscono intelligenza emotiva la capacità di percepire,
utilizzare, comprendere e gestire le emozioni. Possedere queste competenze può renderci più flessibili,
adattabili e maturi dal punto di vista emotivo.

Chi è dotato di intelligenza emotiva è anche in grado di mostrare empatia. Queste persone percepiscono
con esattezza le emozioni degli altri e comprendono cosa provono.

Le persone dotate di intelligenza emotiva utilizzano le proprie emozioni per potenziare la capacità di
pensare e di prendere decisioni.
Chi è emotivamente intelligente sa cosa provoca le diverse emozioni, cosa significano e in che modo
influenzano il comportamento .

Secondo Aristotele le persone dotate di intelligenza emotiva hanno la capacità di amplificare o limitare
le proprie emozioni, a seconda delle situazioni.

NB: In genere si tende ad apprezzare le emozioni positive, mentre si considerano le emozioni negative
come sgradevoli. Ma sia le emozioni positive che negative presentano vantaggi. Una situazione di disagio
prolungato, per esempio, può costituire un elemento che motiva la persona a cercare aiuto o a trovare
una nuova direzione nella vita.

Capitolo 11: Motivazione

Il termine motivazione si riferisce alla dinamica del comportamento, ossia alle modalità con cui le nostre
azioni vengono avviate, portate avanti, indirizzate e terminate.

Molti comportamenti motivati prendono avvio da un bisogno o da uno stato interno percepito come
deficitario. Il bisogno determina una pulsione, ovvero uno stato motivazionale energizzato, da
soddisfare. Le pulsioni attivano una risposta. Il raggiungimento dell' obiettivo che soddisfa il bisogno
pone fine alla catena di eventi.

I bisogni e le pulsioni NON sono la stessa cosa, perchè la potenza dei suddetti può essere diversa. Il
bisogno indica una condizione fisiologica di carenza e di necessità, mentre la pulsione può essere intesa
come la dimensione psicologica del bisogno ed esprime uno stato di disagio e di tensione interna che
l'individuo cerca di ridurre i eliminare.

Gli incentivi rappresentano gli oggetti e gli eventi esterni che possono soddisfare i bisogni degli individui.
La forza di attrazione di un obiettivo è detta valore di incentivo. Alcuni obiettivi sono talmente
desiderabili che riescono a motivare un comportamento in assenza di un bisogno interno. Altri obiettivi
sono così poco attraenti che possono essere rifiutati anche se possono soddisfare il bisogno interno.

Tipi di motivazioni → tre categorie principali:

1. Motivazioni biologiche: Sono basate su necessità


biologiche che devono essere soddisfatte per sopravvivere (es. fame, sete, sonno ecc ecc) e sono innate.

2. Motivazioni alla ricerca di stimolazione: Esprimono il


bisogno umano di stimolazione e di informazione (es. curiosità, esplorazione, contatto fisico)

3. Motivazioni apprese: Sono basate su bisogni ed


obiettivi appresi. Esse sono collegate a bisogni appresi di potere, affiliazione, approvazione, status o
ruolo sociale, sicurezza e realizzazione.
Per la maggior parte delle persone , la soddisfazione delle necessità biologiche è una tale normale
routine, che si tende ad ignorare la portata del loro influsso sui comportamenti.

Le pulsioni biologiche sono essenziali per il mantenimento dell' omeostasi, o equilibrio corporeo interno.

I bisogni e le pulsioni possono cambiare da un momento all' altro, ma le motivazioni possono variare nell'
arco di cicli più lunghi. Gli scienziati affermano che l' attività biologica è guidata sa orologi biologici
interni. Ogni 24 ore, il corpo umano passa attraverso una serie di cambiamenti detti ritmi circadiani (dal
lat. Circa diem, ovvero “intorno al giorno”). Nel corso della giornata si verificano importanti cambiamenti
nell' attività di fegato, reni e ghiandole endocrine. Anche la temperatura corporea, la pressione arteriosa
ed i livelli degli aminoacidi si modificano di ora in ora. Queste e altre funzioni hanno un picco giornaliero.
In genere si è più motivati e vigili in corrispondenza del picco dei ritmi circadiani.

Chi ha il picco di attività nelle prime ore della giornata si alzerà presto, sarà sveglio e pieno di energia
durante il giorno e si addormenterà presto la sera. Chi ha il picco nelle ore più tarde si sveglierà intontito,
sarà più attivo nel pomeriggio e verso serà e andrà a dormire tardi.

Lavoro a turni e jet leg → Se si vola verso ovest, l' adattamento è realtivamente facile; volando verso est è
necessario molto più tempo. Quando si va verso oriente, il sole sorge prima rispetto all' ora e al luogo in
cui si vive. Quando i fusi orari attraversati sono molti (5 ore in più) possono essere necessarie due
settimane per risincronizzarsi.

La fame:

- I livelli della fame sono influenzati sia da fattori interni all' organismo, che da fattori ambientali
e sociali. Per quanto concerne i fattori interni, il cervello è bersagliato da numerosi segnali provenenti da
lingua, stomaco, intestino e fegato. Quando i livelli di zucchero nel sangue scendono, il fegato risponde
inviando impulsi nervosi al cervello.

Diverse aree del cervello sono implicate nella sensazione di fame. Tuttavia una piccola area, l'ipotalamo,
è particolarmente importante, poiché regola diverse motivazioni, tra cui fame,sete e pulsione sessuale.
L'ipotalamo è sensibile ai livelli di zucchero nel sangue e riceve messaggi neurali dal fegato e dallo
stomaco. La combinazione di questi segnali determina la sensazione di fame o sazietà. Una parte dell'
ipotalamo, quella laterale, agisce come un centro della fame che stimola a mangiare. Infatti, quando si ha
fame, le pareti dello stomaco producono ghrelina, un ormone che attiva l'ipotalamo laterale. Un' altra
area dell' ipotalamo, vetromediale, è parte del centro della sazietà. Se viene distrutto ne deriva un
comportamento irrefrenabile di sovralimentazione. Anche il nucleo paravetricolare dell' ipotalamo
nfluisce sulla fame. Questa area ha la funzione di mantenere stabili i livelli degli zuccheri nel sangue.

Per quanto riguarda i fattori esterni, la disponibilità di un' ampia varietà di cibi appetitosi può portare ad
un' eccessiva assunzione di cibo.

E' facile acquisire un ' avversione gustativa quando si sta male mangiando qualcosa di particolare o se
viene associato alla nausea.
Si tende a mangiare di più quando si è turbati dal punto di vista emotivo.

Anche i valori culturali influiscono notevolmente sul valore incentivo del cibo.

Altre motivazioni primarie: la sete, il dolore e la pulsione sessuale.

– Esistono due tipi di sete: la sete extracellulare e la seta


intracellulare.

La sete entracellulare si verifica quando dai fluidi che circondano le cellule del corpo si perde acqua. E'
un tipo di sete causata da emorraggia, vomito, diarrea e assunzione di alcool.

La sete intracellulare è dovuta all' osmosi, cioè la tendenza dell' acqua a spostarsi da compartimenti in
cui è presente in abbondanza ad altri in cui è relativamente scarsa.

– L' evitamento del dolore è una pulsione episodica ed


in parte appresa; si verifica in momenti ben distinti, quando si verifica o sta per verificarsi un danno che
coinvolge il corpo.

Il dolore è uno stimolo ad evitare o eliminare le fonti di sofferenza.

– La pulsione sessuale si differenzia dalle altre


motivazioni, poiché non è necessaria alla sopravvivenza dell individuo. Essa si riferisce alla formza della
motivazione che spinge ad adottare un comportamento sessuale. Gli ormoni hanno un influsso sulla
pulsione sessuale umana, ma tale influsso non è diretto come negli animali. La pulsione sessuale nei
maschi è collegata alla quantità di androgeni prodotti dai testicoli. Analogamente, nella donna la pulsione
sessuale è legata al livello di estrogeni, ma è anche influenzata anche da ormoni tipicamente maschili:
nella donna vengono infatti prodotti anche piccole quantità di androgeni.

La spinta alla ricerca di stimolazione:

Molte attività sono collegate con la spinta alla ricerca di stimolazione e agli sforzi per mantenere i livelli di
attivazione desiderati. Questa spinta è già presente durante l'infanzia ed è evidente sia negli animali che
nell'uomo.

La spinta alla ricerca di stimolazione è omeostatica. In base alla teoria dell' attivazione, cerchiamo di
mantenere l' attivazione ad un livello ottimale. Con il termine attivazione psicofisica intendiamo un'
attivazione del corpo e del sistema nervoso. Tale stato è pari a zero nella morte; è basso durante il sonno;
moderato durante le normali attività quotidiane ed alto nei momenti di eccitazione, panico o emozione.

La maggior parte delle persone ha una resa migliore quando il livello di attivazione è moderato. Il
rapporto tra attivazione e resa forma una funzione, ossia una curva ad U rovesciata. La resa aumenta con
l' aumentare del livello di attivazione, fino alla parte centrale della curva; poi inizia a diminuire se si
diventa frenetici, emozionati o disorganizzati.

La legge di Yerkes-Dodson afferma che per compiti semplici il livello di attivazione è più alto, mentre per
compiti complessi è più bassi.
Motivazioni apprese:

Sono basate sui bisogni ed obiettivi appresi.

Richard L. Solomon → in base alla teoria dei processi opposti, se uno stimolo provoca un' emozione
forte, come paura o piacere, quando lo stimolo finisce, tende a presentarsi un' emozione opporsta.
Quando uno stimolo viene ripetuto la risposta nei suoi confronti diviene abitudinaria o debole.

Affermazione, competizione, denaro, status, voti, potere sono esempi di motivazioni sociali. Esse
vengono acquisite in diversi modi, tramite la socializzazione ed il condizionamento culturale.

La motivazione al successo e all' autorealizzazione può essere definita come il desiderio di


corrispondere ad uno stand di eccellenza interiorizzato.

Secondo David McClelland le persone di successo assumono rischi moderati ed evitano gli obiettivi
troppo facili; hanno tenacia, determinazione, fiducia in se stessi più che talento naturale ed attribuiscono
il successo alle proprie capacità e l'insiccesso al loro sforzo insufficiente

La fiducia in se stessi influisce sulla motivazione .

Piramide di Maslow:

Maslow schematizzò una gerarchia dei bisogni o necessità umane.

I bisogni fisiologici sono collocati alla base della piramide, poiché la soddisfazione di tali bisogni è
necessaria alla sopravvivenza. Lo stesso vale per i bisogni di sicurezza e protezione. Oltre a questi
abbiamo il bisogno di amore ed appartenenza; ed il bisogno di stima ed autostima. Questi quattro primi
livelli della gerarchia sono bisogni fondamentali. Nella parte alta della gerarchia troviamo i bisogni di
crescita, che esprimono un bisogno di autorealizzazione. Infatti, quando i bisogni fondamentali sono
soddisfatti tendiamo a muoverci verso la realizzazione del nostro potenziale. Maslow definì i metabisogni
quelle motivazioni meno essenziai, ma ugualmente importanti per l' autorealizzazione e sono: 1-
Interezza; 2- Perfezione; 3- Completamento; 4- Giustizia; 5- Ricchezza; 6- Semplicità;7- Vivacità; 8-
Bellezza; 9-Bontà; 10- Unicità; 11- Gaiezza; 12 Verità; 13-Autonomia; 14- Significatività.

Secondo Maslow, il comportamento umano tende verso l' alto della piramide dei bisogni; quando questi
non sono soddisfatti si cade in una condizione esistenziale caratterizzata da apatia, disperazione ed
alienazione.

Si ha motivazione intrinseca quando si fa qualcosa per provare un senso di miglioramento delle proprie
capacità; quando si agisce senza che ci sia un evidente riconoscimento esterno. Viceversa, la motivazione
estrinseca trae origine da fattori esterni quali stipendio, voti, premi, approvazioni.
Capitolo 12: Le emozioni

Le emozioni modellano i rapporti interpersonali e regolano l'interazione tra gli individui e ambiente.
La risposta emozionale è caratterizzata da attivazione fisiologica, cambiamenti motivazionali ed
espressivo-comportamentali, componente cognitiva e vissuto soggettivo.

Il termine “emozione” deriva dal termine “movere”. Ovvero muovere.

Cosa si muove durante un' emozione? Innanzitutto, durante un' emozione il corpo è attivato. Tra i
cambiamenti fisiologici tipici vi sono alterazioni del battito cardiaco, della pressione arteriosa, della
traspirazione ed altri cambiamenti fisiologici impercettibili. Essi sono causati per lo più dall' attività del
sistema nervoso autonomo e dall' adrenalina.

Le emozioni sono legate a molti comportamenti adattativi fondamentali, come l'attacco, la fuga, la ricerca
di conforto, l' aiutare gli altri e la riproduzione. E' evidente che le emozioni, se non gestite in modo
adeguato, possono avere effetti negativi.

Un altro elemento importante è rappresentato dalle espressioni emotive, manifestazione esteriore di ciò
che una persona prova.

Alcune emozioni possono essere considerate primarie o fondamentali?

Si. Robert Plutchik, nel 2003, ha identificato otto emozioni primarie: paura, sorpresa, tristezza, disgusto,
rabbia, aspettativa, gioia ed accettazione. Ciascuna di queste emozioni può avere un' intensità variabile.
Ciascuna coppia di emozioni primarie adiacenti e non, può essere abbinata per dare origine ad una terza
emozione più complessa.

L'umore può essere definito come l'insieme di disposizioni affettive ed istintive che influenzano l' attività
psichica di un individuo. Esso è influenzato dai ritmi circadiani.

Gli scienziati, un tempo, pensavano che tutte le emozioni venissero elaborate a livello di corteccia
cerebrale, ma non è sempre così, perchè ad essere coinvolta è anche l' amigdala. Essa riceve in modo
rapido e diretto informazioni sensoriali, senza che esse raggiungano la corteccia: permette di reagire ad
un potenziale pericolo prima di sapere realmente cosa sta accadendo.

Come agisce il sistema nervoso autonomo (SNA) durante un' emozione?

Il SNA è diviso in due porzioni distinte: il sistema nervoso simpatico ed il sistema nervoso parasimpatico.

Il sistema nervoso simpatico attiva il corpo per un' azione di emergenza: “combatti o scappa” → attacco
e fuga. Esso agisce sollecitando alcuni apparati ed inibendone altri. Vengono rilasciati zuccheri in circolo
per un' energia rapidamente disponibile; il cuore batte più rapidamente per rifornire sangue ai muscoli;
la digestione viene temporaneamente rallentata e si riduce il flusso sanguigno a livello cutaneo. Tali
reazioni migliorano le possibilità di sopravvivere ad un' emergenza.
Il sistema nervoso parasimpatico influisce sull' attivazione in senso inverso. Il corpo si distende ed i
muscoli si rilassano. Dopo una forte emozione il battito cardiaco rallenta; le pupille ritornano alle
dimensioni normali e la pressione arteriosa si normalizza. Esso inoltre, contribuisce all' accumulo e alla
conservazione dell' energia per l'organismo.

Sappiamo che non sempre si dice la verità. Il poligrafo, o macchina della verità misura le risposte
fisiologiche che accompagnano l' emozione. Un tipico poligrafo registra i cambiamenti nel battito
cardiaco, nella pressione, nella frequenza respiratoria e nella risposta galvanica cutanea (RGC).

La RGC viene rilevata sulla mano tramite elettrodi che misurano la resistenza elettrica della cute o la
traspirazione.

Quando si cerca di rilevare una falsa informazione, l' operatore inizia ponendo domane irrilevanti, neutre
e non emotive, al fine di stabilire le baseline per le risposte neutre dal punto di vista emotivo. Poi inizia a
porre domande significative; presumibilemnte , solo se una persona è colpevole diventerà ansiosa o si
farà prendere dall' emozione se mente.

L' espressione delle emozioni rappresenta un tipo di comunicazione non verbale che si manifesta
insieme all'esperienza emozonale.

I segnali non verbali che l'individuo utilizza per esprimere le emozioni sono costituiti da: le espressioni
mimico-facciali e vocali-intonazionali, i gesti e la postura.

- Le espressioni del volto che indicano paura, rabbia, disgusto, tristezza, sorpresa e felicità sono
riconosciute in tutto il mondo; il volto umano può riprodurre circa 20.000 espressioni diverse.

Le espressioni del volto possono essere suddivise secondo queste dimensioni:

piacevolezza- spiacevolezza; attenzione-rifiuto e attivazione.

- Così come la mimica facciale, anche l' espressione vocale costituisce un segnale non verbale attraverso
cui individuare l' espressione di specifiche emozioni.

Alcuni studi sulla voce condotti tramite analisi spettrografiche hanno rilevato che le diverse produzioni
vocali dipendono dall' attivazione di determinati muscoli facciali. Gli elementi paralinguistici che
sembrano essere maggiormente collegati al riconoscimento di specifiche emozioni sono: il tono vocale,
l'intensità ed il ritmo di articolazione.

- La cinesica è lo studio della comunicazione attraverso i movimenti del corpo, la postura e i gesti. La
tipologia di messaggi che vengono inviati attraverso il linguaggio del corpo viene classificata nella
seguenti categorie:
• gesti simbolici → indica quei segnali emessi intenzionalmente aventi un significato specifico nelle
diverse culture

• gesti illustratori → illustrano ciò che un individuo sta dicendo nel corso della comunicazione
verbale

• gesti indicatori di uno stato emotivo

• gesti regolatori → regolano la sincronizzazioe degli interventi

• gesti di adattamento → segnalano il grado di attivazione emozionale e autoregolano lo stato


emotivo

Le teorie delle emozioni

Teoria di James -Lange: E' il vissuto soggettivo che segue l'attivazione fisiologica.

Teoria di Cannon-Bard: il vissuto soggettivo relativo all' emozione e l' attivazione fisiologica sono
contemporanee.

Teoria cognitiva delle emozioni di Schachter: Si ha un' emozione quando viene applicata una
particolare etichetta ad una generica attivazione fisiologica. Tale etichetta ( rabbia, paura, o
felicità) che viene applicata all' attivazione, dipende dalle esperienze passate, dalla situazione e
dalle reazioni degli altri.

Valutazione cognitiva dell' emozione di Lazarus: Le emozioni provate sono fortemente


influenzate da come si valuta l' evento. Infatti, uno stesso evento può dare emozioni differenti. Il
processo di valutazione dell' evento è influenzato dalle esperienze, dalle caratteristiche di
personalità e dagli schemi culturali dell' individuo.

Emozioni e prontezza all' azione: In corrispondenza di una determinata emozione si ha una


particolare tendenza all' azione( muovere verso/contro; richiesta d' aiuto, allontanamento), che
la persona avverte soggettivamente sotto forma di impulsi .

Ipotesi del feedback facciale: Secondo Izard le emozioni attivano programmi innati di espressioni
facciali. Le sensazioni provenienti dal volto inviano segnali al cervello che influenzano
l'identificazione dell' emozione provata.

Modello contemporaneo delle emozioni: Questo modello riunisce le idee precedenti:

Uno stimolo esterno viene valutato come minaccia o come un' altra causa di emozione. Da una
situazione stimolo in grado di suscitare paura, la valutazione innesca l' attivazione del SNA e l'
attribuzione di un' etichetta verbale. La valutazione, inoltre, attiva in alcuni casi, espressioni facciali
universali ed innate ed il corpo assume una postura tesa e contratta. Allo stesso tempo la valutazione
porta ad un cambiamento a livello di vissuto cosapevole, che viene interpretato come esperienza
soggettiva.
Capitolo 13: La personalità

In psicologia,con personalità si intende il modello unico e individuale, costante nel tempo, di pensiero,
emozioni e comportamento di una persona. Esso indica anche l' insieme caratteristico di talenti, valori,
speranze, predilizioni ed abitdini, che rende ognuno una persona unica.

E' abbastanza frequente confondere la personalità con il carattere. Il carattere si riferisce alle
caratteristiche dell' individuo acquisite socio-clturalmente e derivabili dalle influenze ambientali.

La personalità è diversa anche dal temperamento. Il temperamento indica gli aspetti ereditari della
personalità; una sorta di disposizione innata. Esso comprende diverse dimensioni come sensibilità,
irritabilità, distraibilità ed umore tipico.

I tratti di personalità,invece, sono qualità stabili che una persona mostra nella maggior parte delle
situazioni. Questi ultimi vengono dedotti dal comportamento.

La personalità inizia a consolidarsi attorno ai 3 anni e continua a svilupparsi per assumere una forma
stabile fino ai 50.

La stabilità dei tratti di personalità indica che sono ereditari? → L' ereditarietà è responsabile del 25-50%
delle variazioni in diversi tratti di personalità. Ogni personalità è una miscela particolare di ereditarietà e
ambiente, biologia e cultura.

Con l' espressione tipo di personalità si indica una categoria composta da persone con diversi tratti in
comune. Secondo lo psicologo Gustav Jung (1921) negli individui possono essere rintracciate differenti
tipologie in base a come pensiero, sentimento, sensazione ed intuizione si combinano con gli
atteggiamenti di introversione ed estroversione.

Il concetto di sé è un costrutto che può costituire un altro elemento per comprendere la personalità.
Esso comprende tutte le idee, percezioni, esperienze e sensazioni su chi si è: corrisponde all' immagine
mentale della propria personalità. Il concetto di sé può influenzare fortemente il nostro comportamento
e l' adattamento personale ( correlato al concetto di autosima) .

Teorie della personalità:

Una teoria della personalità è un insieme di concetti, ipotesi, idee e principi proposto per spiegare la
personalità.

1) Teorie dei tratti

L' approccio dei tratti è attualmente il metodo più diffuso per lo studio della personalità. Gli psicologi
cercano di descrivere la personalità con pochi tratti o fattori fondamentali.
Allport ha identificato diverse tipologie di tratti:

• Tratti comuni: ovvero caratteristiche riscontrabili un po' in tutti i membri di una stessa
cultura.

• Tratti individuali: descrivono le qualità specifiche di una persona.

• Tratti cardinali: sono dominanti, ossia che a quei tratti possono essere ricondotte tutte le
attività dell' individuo (es. Madre Teresa → compassione).

• Tratti centrali: costituiscono tutto l' edificio della personalità.

• Tratti secondari: sono qualità personali più superficiali ( es. preferenze nei cibi,
atteggiamenti, gusti musicali ecc).

Cattel:

• Tratti di profondità: caratteristiche basilari che denotano il nucleo della personalità di ciascun
individuo.

Identificò 16 tratti profondi necessari per una descrizione completa della personalità:
Espansività, Ragionamento, Stabilità emozionale, Dominanza, Vivacità, Coscienziosità, Audacia
sociale, Sensibilità, Vigilanza, Astrattezza, Prudenza, Apprensività, Apertura al cambiamento,
Fiducia in sé, Perfezionismo, Tensione.

Il modello Big Five, costituisce un' ulteriore riduzione dei 16 fattori di Cattel: Energia
(orientamento fiducioso ed entusiasta); Amicalità (altruismo, cura degli altri);
Coscienziosità ( accuratezza, affidabilità e responsabilità); Apertura mentale (verso nuove idee);
Stabilità emotiva.

Nell' interazione tratto-situazionale sono le circostanze ad influenzare l' espressione di un tratto


di personalità

2) Teorie psicodinamiche

Le teorie psicodinamiche propongono un approccio focalizzato sull' analisi delle dinamiche


interiori e profonde , volto ad indagare le pulsioni e i conflitti interni che indirizzano il
comportamento dell' individuo.

L' approccio psicodonamico più noto si deve al medico Sigmund Freud, che elaborò diversi
modelli teorici:

Modello strutturale: La personalità è un sistema dinamico governato da tre strutture psichiche; il


comportamento implica l' attività di tutte e tre le istanze.

• Es: è costituito da istinti e bisogni biologici innati. E' irrazionale ed impulsivo; cerca di
soddisfare i bisogni. Agisce come fonte di energia, detta libido, che è alla base della
nostra sopravvivenza e del dediderio sessuale
• Io: struttura organizzatrice, dirige le energie fornite dall' Es. Media tra le richieste dell' Es
e le esigenze della realtà esterna. E' guidato dal principio della realtà, gestendola tramite
il pensiero, la pianificazione, la risoluzione di problemi e le decisioni.

• Super Io: agisce come un giudice e genitore interiorizzato, con la funzione di controllo
del comportamento.

Modello topografico: Interazione tra i processi mentali consci, preconsci ed inconsci.

• Inconscio: custodisce i contenuti istintuali e le esperienze vissute che l'individuo non può
considerare a livello consapevole, ma che si insinuano nel comportamento in forma
mascherata o simbolica.

• Conscio: tutto ciò di cui si è consapevoli in un dato momento (inclusi pensieri,


percezioni, sentimenti e ricordi).

• Preconscio: contiene materiali che possono essere facilmente riportati alla coscienza.

Modello evolutivo: Freud ipotizzava che il nucleo della personalità si formasse prima dei 6 anni,
attraverso una serie di fasi psicosessuali. In ciascuna fase, una diversa parte del corpo diventa per il
bambino la zona erogena primaria. Ciascuna area diventava la fonte principale di piacere,frustrazione ed
espressione di sé. La fissazione è un blocco delle fasi dello sviluppo psico- sessuale causato da
ipergratificazione o deprivazione: gli impulsi persistono anche successivamente, creando conflitti tra fase
precedente e successiva.

1) Fase orale(0-18 mesi): Le esperienze gratificanti per il bambino derivano dalla suzione e dal
portare in bocca oggetti e mordendoli.

2) Fase anale (18 mesi-3 anni): Fase del controllo degli sfinteri; il piacere del bambino deriva sia
dal trattenere che espellere le feci.

3) Fase fallica (3-6 anni): La principale fonte di piacere è quella genitale. In tale periodo può
svilupparsi, a livello inconscio, un interesse sessuale per il genitore di sesso opposto ( complesso
di Edipo/Elettra).

Fra i 6 anni e la pubertà vi è un periodo di latenza, ovvero assopimenti degli interessi sessuali.

4) Fase genitale: Nella pubertà gli interessi sessuali riemergono attivando tutti i conflitti non
risolti nei primi anni. Questa fase termina con la capacità matura di amare, vivendo una
sessualità completa ed adulta.
Le idee freudiane diedero vita a numerosi sviluppi teorici. L' importanza attribuita da Freud alle
pulsioni istintive e alla sessualità spinse molti a dissentire con lui. Coloro che rimasero fedeli al
nucleo centrale del pensiero freudiano sono detti neofreudiani; che accettarono le
caratteristiche principali della sua teoria.

Alfred Adler: Si allontanò dalla teoria freudiana essendo in disaccordo con l'importanza attribuita
da Freud all' inconscio, alle pulsioni istintive e alla sessualità. Adler riteneva, invece, che gli esseri
umani fossero creature sociali governate da bisogni ed interessi sociali. Nella sua teoria, la
principale forza motrice nella personalità è la lotta alla superiorità, ovvero il tentativo continuo
di superare le proprie imperfezioni. Tale esigenza di superiorità deriva da sentimenti di inferiorità
sviluppati nell' infanzia. Ipotizza inoltre l' esistenza di un Sé creativo; una sorta di elemento
unitario e coerente alla base della struttura della personalità, attraverso cui l' individuo
interpreta in modo dinamico, continuo e soggettivo sé stesso .

Karen Horney: Abbracciò gran parte del corpus teorico freudiano, ma non accolse gli elementi
più meccanicistici, biologici ed istintivi. Sviluppò un pensiero originale relativamente all' origine
dell' ansia. L' autrice riteneva che l' ansia di base si potesse manifestare quando le persone si
sentivano isolate ed indifese in un contesto ostile.I problemi potevano presentarsi quando una
persona cercava di controllare l' ansia di base esagerando un' unica modalità di interazione con
gli altri: muoversi verso gli altri, muoversi contro gli altri oppure allontanarsi.

Carl Gustav Jung: Come Freud definiva l' Io come la componente conscia della personalità,
tuttavia tra Io e mondo esterno esisterebbe una persona o maschera. La persona è il sé
pubblico,che viene presentato agli altri e si manifesta quando vengono adottati certi ruoli. L'
autore descrisse inoltre un inconscio collettivo, costituito da idee ed immagini condivise da tutti
gli esseri umani.

3) Teorie dell' apprendimento

I teorici comportamentisti spiegano la personalità attraverso concetti molto concreti, come


apprendimento, rinforzo ed imitazione. La personalità, quindi, non è altro che un insieme di modelli di
comportamento appresi. Essa viene acquisita attraverso il condizionamento classico ed operante.

I teorici dell' apprendimento non accettano l'idea che la personalità sia costituita da tratti; ma sono
interessati ai determinanti situazionali, ovvero le cause esterne delle nostre azioni. Il comportamento è
sempre un prodotto sia di un apprendimento pregresso, sia della situazione in cui ci si viene a trovare.

Nel loro modo di vedere, sono le abitudini, modelli comportamentali appresi, a costituire la struttura
della personalità. Per quanto riguarda la dinamica della personalità, le abitudini sono guidate da quattro
fattori che governano il processo di apprendimento: pulsione (motivazione); stimolo, risposta (azione o
pensiero) e rinforzo (ricompensa).

Teoria dell' apprendimento sociale:


Rotter si riferisce :

alla codifica che l'individuo compie della situazione, come rilevante per i propri obiettivi;

al concetto di aspettativa circa i risultati (rinforzo) di un determinato comportamento;

alla valutazione del loro valore (valore del rinforzo).

L' aspettativa che un comportamento determinerà uno specifico risultato, influenza le nostre azioni;
poiché le aspettative derivano dalle precedenti esperienze e sono influenzate dall' apprendimento. Il
valore del rinforzo sottolinea che alle varie attività/ gratificazioni vengono attribuiti diversi valori
soggettivi.

Visione comportamentista dello sviluppo:

Dollar e Miller concordano con Freud che i primi 6 anni siano decisivi per lo sviluppo della personalità;
ma per ragioni diverse. Loro affermano che l'infanzia è un periodo in cui si vivono esperienze
caratterizzate da pulsioni urgenti, grandi rcompense e punizioni e da intense frustrazioni.

Dollar e Miller ritengono che nell' infanzia ci siano quattro situazioni critiche:

1) la nutrizione

2) l' educazione al controllo degli sfinteri

3) l' educazione alla sessualità

4) l' espressione di rabbia ed aggressività

4) Teoria umanistica

La prospettiva umanistica concentra la propria attenzione sull' esprienza umana, sul potenziale emotivo e
intellettivo e sugli ideali. Le teorie umanistiche criticano alcuni aspetti più meccanicistici del
comportamentismo. Essi affermano che non siamo un semplice insieme di risposte plasmabili, ma esseri
creativi capaci di libero arbitrio.

Questa visione attribuisce molta importanza all' esperienza soggettiva immediata.

Abraham Maslow inizialmente si interessò di persone che avevano vissuto un' esistenza ricca e piena; in
un secondo momento giunse alla conclusione che ogni individuo poteva vivere un' esistenza ricca e
soddisfacente. Maslow quindi definì autorealizzazione il processo di pieno sviluppo e attuazione del
proprio potenziale.

Gli autorealizzatori si caratterizzano per: percezione della realtà; piena accettazione di sé, degli altri e
della natura; spontaneità; concentrazione sul compito; autonomia; apprezzamento continuo; senso di
fratellanza con gli altri; rapporti interpersonali profondi; capacità di apprezzare la solitudine; senso dell'
umorismo ed esperienze di picco.

Il merito di Maslow è stato quello di porre l' attenzione sulla possibilità di crescita personale dell'
individuo lungo tutto l' arco della vita. Per favorire l' autorealizzazione si deve: essere disponibili al
cambiamento; assumersi responsabilità; esaminare le proprie motivazioni;sperimentare direttamente;
usare le esprienze positive;accettare le differenze; farsi coinvolgere e valutare i progressi.

Carl Rogers attribuì particolare importanza alla capacità umana di trovare la pace interiore e la felicità. La
teoria di Rogers è incentrata sul Sè:

Il Sè ideale è la persona che si vorrebbe essere

L' immagine di Sè è la persona che si pensa di essere

Il Sè reale è chi si è realmente

Quando non cìè corrispondenza tra due di queste tre entità si verifica un' incongruenza. L' autostima ne
risente quando vi è un ampio divario tra il sé ideale e l' immagine di sé. .

Vi è ansia ed atteggiamento difnsivo quando l'immagine di sé non corrisponde al sé reale.

Valutazione della personalità:

Per valutare una personalità, gli psicologi si servono di diversi strumenti: interviste, osservazioni,
questionari e test proiettivi.

Intervista → le domande dirette vengono usate per conoscere la vita privata, i tratti della personalità o lo
sttao mentale attuale di una persona. In un' intervista non strutturata i temi sono affrontati in modo
spontaneo man mano che emergono; in quella strutturata le informazioni sono raccolte ponendo una
serie pianificata di domande. Le interviste sono usate per diagnosticare i disturbi della personalità, per
selezionare le persone per un lavoro, e per raccogliere informazioni per il counseling e le cure.

Osservazione diretta → Permette agli psicologi di valutare il comportamento concreto di una persona.
Talvolta comprende : scala di valutazione (lista di tratti della personalità o aspetti del comportamento
che possono essere usati per valutare una persona); test situazionali (vengono simulate le condizioni
della vita reale in modo da osservare le reazioni spontanee di una persona).

Questionari di personalità → Sono test da svolgere con carta e penna che rivelano le caratteristiche della
personalità. Domande, somministrazioni e punteggi sono tutti standardizzati in modo che i risultati non
siano condizionati da eventuali pregiudizi d un esaminatore.

Uno dei più noti ed utilizzati test oggettivi è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory – 2

Test proiettivi di personalità → Si tenta di individuare desideri, pensieri e bisogni nascosti nel profondo o
inconsci,. Si chiede di descrivere stimoli ambigui oppure di raccontare delle storie relative a tali stimoli.
Quando si è davanti ad uno stimolo non strutturato, bisogna organizzare ciò che si vede nei termini delle
esperienze della propria vita.
Es. Test di Rorschach o delle macchie di inchiostro.

Sviluppato nel corso degli anni Venti, è costituito da dieci tipiche macchie di inchiostro diverse per colore,
sfumature, forma e complessità.

Per cominciare viene mostrata una macchia e si chiede di descrivere quello che vede in essa.
Successivamente lo psicologo può tornare alla macchia chiedendo alla persona di identificarne le diverse
parti, di ampliare le descrizioni date o di esprimere impressioni nuove. Le differenze ovvie nel contenuto
sono importanti per identificare conflitti e fantasie individuali.

Questo test permette di individuare i disturbi emotivi analizzando il modo in cui una persona percepisce
il mondo.

Es. Test di appercezione tematica (TAT).

E' stato sviluppato dal teorico della personalità Murray. E' costituito da 20 disegni che ritraggono svariate
scene e situazioni di vita quotidiana. Durante il test TAT ad una persona viene mostrata un' immagine e le
si chiede di raccontare una storia sulle persone che figurano. Successivamente, la persona riguarda il
disegno ed arricchisce le storie narrate. Per valutare il TAT, uno psicologo analizza il contenuto delle
storie. Le interpretazioni si concentrano sui sentimenti delle persone, sul modo in cui interagiscono e
suglie eventi che hanno condotto agli episodi narrati.

Il TAT è particolarmente indicato per far emergere i sentimenti sulle relazioni sociali di una persona.