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LA PSICOLOGIA La psicologia lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali, basato sullipotesi e la verifica sperimentale e sulla discussione

e critica di teorie e modelli (rappresentazioni metaforiche di un certo sistema). I LIMITI DELLA PSICOLOGIA: La psicologia si muove tra due fronti, quello biologico (biopsicologia e neuroscienze) che esamina la base fisica dei fenomeni psicologici, e quello culturale, essenziale per distinguere i processi psicologici universali da quelli specifici di un certo contesto culturale. LE RADICI FILOSOFICHE DELLE QUESTIONI PSICOLOGICHE: Molte delle questioni affrontate dalla psicologia erano originariamente questioni filosofiche: allinizio del 900 la filosofia entrata in crisi mettendo in discussione la reale possibilit di indagare questioni come la moralit, la conoscenza e cos via; la psicologia ha allora cominciato ad applicare alla soluzione di questi problemi i metodi delle scienze naturali per arrivare a scoprire le leggi fondamentali del comportamento, appropriandosi, in una prospettiva diversa, di quelle che erano sempre state solo questioni filosofiche. Le principali questioni tuttoggi oggetto di dibattito della psicologia contemporanea sono: - Libero arbitrio o determinismo: lagire umano frutto del libero arbitrio o guidato da leggi che sfuggono al nostro controllo? (I sostenitori del libero arbitrio fanno riferimento a Cartesio secondo il quale lagire umano determinato dallumana intenzione; i deterministi invece sostengono che il comportamento umano sia determinato da forze fisiche, internamente dalla genetica ed esternamente da eventi ambientali); - Natura o cultura: in che misura i processi psicologici sono influenzati dalla componente biologica e da quella ambientale? - Razionalismo o empirismo: la conoscenza umana il risultato dellesperienza o della logica e del ragionamento (riflessione sul mondo)? - Ragione o emozione: in che misura il comportamento umano guidato dalluna o dallaltra? - Continuit o discontinuit con gli altri animali: in che misura luomo e gli altri animali sono psicologicamente simili? E possibile stabilire una continuit tra la psicologia umana e quella animale? - Individualismo o attitudine alle relazioni: in che misura gli esseri umani sono interessati fondamentalmente a se stessi o a relazionarsi con le altre persone e ad aiutarle? - Coscienza o incoscienza: in che misura luomo consapevole dei propri processi mentali e delle motivazioni del proprio comportamento? ORIGINI ED EVOLUZIONE DELLA PSICOLOGIA: Wundt: sul finire dell800 W.Wundt fonda a Lipsia il primo laboratorio di psicologia sperimentale; obbiettivo di Wundt scoprire quali sono le unit fondamentali della coscienza che si combinano, come gli atomi per formare la materia, costituendo idee complesse; adotta il metodo dellintrospezione, consistente in un resoconto verbale del processo mentale in corso, cio dellesperienza conscia (questo pone il problema della comunicabilit delle esperienze psichiche): arriva alla conclusione che le unit fondamentali della coscienza sono le sensazioni e i sentimenti. W. Ritiene che per studiare i processi mentali superiori non basti solo la sperimentazione, infatti si dedica anche allo studio delle religioni, dei miti e del linguaggio. Strutturalismo: alcuni discepoli di W., tra i quali Tichener, assumono un punto di vista pi radicale ritenendo che lintrospezione sia lunico metodo, il solo scientifico. adatto allindagine psicologica il cui oggetto deve essere la struttura della coscienza; adottano il metodo dellintrospezione con lobbiettivo di elaborare una tavola periodica degli elementi della coscienza.

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Funzionalismo: contrariamente allo strutturalismo, il cui obbiettivo era quello di descrivere il contenuto della mente (la struttura), il funzionalismo (ispirato dallo psicologo statunitense W.James) vuole spiegarne la funzione, cio capire il ruolo dei processi mentali mettendone in luce, sulla scia delle teorie evoluzionistiche di Darwin, la funzione adattiva; il metodo adottato non fu solo quello sperimentale ma si ricorse anche allosservazione. Gestalt: questa scuola si dedic in particolare allo studio della percezione (ma anche del pensiero e della memoria); per i gestaltisti la percezione non un processo passivo ma attivo, consistente nellimporre un ordine a ci che si percepisce: il percetto dipende quindi dai singoli elementi percepiti e questi, a loro volta, sono interdipendenti; i gestaltisti spiegarono questa teoria con il concetto-metafora di campo, assimilabile a quello di campo magnetico della fisica; studiarono anche il percorso dalla percezione della realt sensibile alla produzione del pensiero astratto; fecero massiccio ricorso alla sperimentazione.

PRINCIPALI PARADIGMI PSICOLOGICI: Un paradigma un sistema di principi teorici che una comunit scientifica elabora per dare un senso al proprio campo di esperienza; un paradigma costituito da: 1) Un insieme di principi teorici che forniscono un modello (unimmagine astratta) delloggetto di studio; 2) Un insieme di metafore condivise che paragonano loggetto di studio ad un altro precedentemente appreso di modo da poterne trattare in maniera pi comprensibile; 3) Un insieme di metodi che secondo la comunit scientifica, se applicati correttamente, produrranno risultati validi. A differenza delle scienze naturali, meno recenti, la psicologia non si esaurisce in un unico paradigma: essa si articola in pi orientamenti teorici sviluppatisi in certa misura in modo indipendente e ognuno dei quali pone lattenzione su determinati aspetti trascurati dagli altri; i principali sono: La Teoria Psicodinamica: secondo questa teoria, elaborata agli inizi del 900 da S.Freud, il comportamento determinato in maniera spesso inconsapevole dellinterazione tra forze psichiche consce e inconsce (pensieri, sentimenti e desideri) che possono anche entrare in conflitto producendo stati patologici; di fianco ai moderni metodi sperimentali, la psicodinamica si basa essenzialmente sul colloquio (studio del singolo caso), durante il quale il paziente riporta verbalmente la propria esperienza e i propri sogni, il terapeuta ricostruisce la storia del paziente fin dalla prima infanzia e ne esamina anche la gestualit e la postura (la persona si rivela in tutto ci che fa). La Teoria Comportamentista: il comportamentismo nasce con Watson e si limita allo studio delle regolarit osservabili, cio delle relazioni esistenti tra gli eventi esterni e la risposta dellorganismo a questi eventi (comportamenti), escludendo dalla propria ricerca la coscienza (la mente viene definita una scatola nera in cui entra uno stimolo e da cui esce una risposta,il cui interno non conoscibile in maniera scientifica); diventa centrale il ruolo dellapprendimento inteso come meccanismo per lacquisizione e il mantenimento dei comportamenti; alla base di questo meccanismo c il concetto di condizionamento (Pavlov) basato sullassociazione tra stimoli e risposte(determinati stimoli elicitano determinate risposte prevedibili); il metodo naturalmente sperimentale e fa spesso ricorso a studi sugli animali (Skinner: rinforzo e punizione). La Teoria Cognitivista: il cognitivismo (attualmente la teoria dominante) porta una rivoluzione nel paradigma comportamentista insieme allavvento dellinformatica e della cibernetica, spostando lattenzione sui processi intervenienti tra lo stimolo e lemissione della risposta, concentrandosi in particolare sullo studio di come la mente acquisisce, mantiene, elabora e recupera linformazione (importanza dello studio della memoria e del problem solving); famoso il paragone cognitivista tra mente e computer, dove la

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mente rappresenta il software che media tra imput e output; il metodo sperimentale (misurazione dei tempi di reazione, degli errori, ecc). La Teoria Evoluzionistica: secondo questa teoria, la mente e il comportamento umano hanno raggiunto la forma attuale attraverso un processo evolutivo di tipo adattivo; il comportamento viene definito un processo economico di massimizzazione dei benefici e minimizzazione dei costi, frutto di una selezione (analoga alla selezione naturale darwiniana) rispondente ad esigenze di sopravvivenza come: - il successo riproduttivo: le caratteristiche utili contribuiscono ad assicurare allindividuo la possibilit di riprodursi con successo, perci vengono mantenute e trasmesse alla prole; - la fitness inclusiva: comportamenti altruistici e benefici verso i nostri consanguinei; il metodo sperimentale ma anche deduttivo, basato sullosservazione dei comportamenti (non in chiave comportamentista). In conclusione, ognuno di questi paradigmi ha dato e continua a dare contributi alla scienza psicologica: il paradigma psicodinamico, per quanto riguarda i processi e i conflitti inconsci; quello comportamentista, riguardo i meccanismi dellapprendimento; il paradigma cognitivista ha dato fondamentali contributi alla comprensione dei processi mentali relativi allelaborazione dellinformazione e in generale al ruolo giocato dalla mente nel percorso stimolo/risposta; quello evoluzionistico ha fatto luce sulle ragioni ultime dei comportamenti umani. LA RICERCA PSICOLOGICA In psicologia, come in ogni altra scienza, perch una ricerca si possa considerare tale bisogna che risponda ad alcuni criteri generali: - Controllabilit delle affermazioni: non deve essere basata su opinioni personali o sul sentito dire e non deve esporre una visione arbitraria (personale) del fenomeno oggetto di studio; - Deve essere condotta secondo un metodo di ricerca: sperimentale, descrittivo o correlazionale. CARATTERISTICHE DI UNA RICERCA: Riferimento Teorico: deve far riferimento ad una teoria; una teoria un insieme organizzato di affermazioni che inquadra il dominio di conoscenza o di fenomeni a cui ci si riferisce e le relazioni funzionali tra di essi; la teoria si costituisce di ipotesi, cio di affermazioni, confermabili o falsificabili da prove, sulla relazione esistente tra due o pi variabili; una variabile un qualunque fenomeno che pu assumere una certa quantit di stati; si possono avere variabili categoriali (o discrete), cio che possono assumere un numero finito di stati, e variabili continue, cio capaci di variare tra due estremi (ranges) assumendo un numero infinito di stati. Standardizzazione: deve basarsi su procedure definite in modo univoco, identiche per ogni soggetto a cui vengono applicate. Generalizzabilit: affinch i risultati ottenuti possano essere generalizzabili (cio estendibili allintera popolazione), la ricerca deve essere condotta su di un campione rappresentativo di individui (la rappresentativit del campione determina la significativit della ricerca); inoltre lo studio condotto deve possedere una validit interna, cio la procedura deve essere ben progettata e coerente, e una validit esterna, cio le procedure applicate devono rispecchiare il pi possibile la realt esterna (le situazioni nel mondo reale). Obbiettivit: riguarda la misurazione (registrazione delle quantit) delle variabili; una misurazione obbiettiva deve essere attendibile, cio riproducibile: - Attendibilit test-retest: la misura deve essere riproducibile nel tempo con variazioni minime dipendenti dal soggetto o dallambiente;

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Coerenza interna: ad esempio, se la domanda posta dal ricercatore al soggetto viene rielaborata e posta in forma diversa, deve produrre gli stessi risultati; - Attendibilit inter-rater (inter-osservatore): la misurazione, se compiuta da ricercatori diversi, deve produrre lo stesso risultato. La misurazione deve inoltre essere valida, cio capace di rappresentare la variabile in questione; per verificare la validit si conduce uno studio di validazione; per validazione si intende la prova che la misura fa riferimento ad un criterio oggettivo inequivocabile o che pu essere riferita ad unaltra misura accettata dalla comunit scientifica; solitamente, per eliminare le possibili debolezze del tipo di misurazione effettuta, si procede a misurazioni multiple. I METODI: La Ricerca Sperimentale: lo scopo della ricerca sperimentale di determinare un rapporto di causa-effetto tra due o pi fenomeni (variabili); si basa sulla manipolazione e sul controllo di variabili (dipendenti e indipendenti) in una serie di esperimenti (prove) durante i quali si realizzano situazioni che differiscono per una o pi caratteristiche (variabili indipendenti) per le quali il ricercatore ha ipotizzato un ruolo nel fenomeno indagato (variabile dipendente). Le fasi di una ricerca sperimentale sono: 1) Formulazione di unipotesi: si fa una previsione della relazione tra due o pi fenomeni; 2) Operazionalizzazione: si codificano in variabili i fenomeni da misurare; 3) Sviluppo della procedura: si definisce una procedura standard, cio si impostano le condizioni sperimentali e di controllo; 4) Scelta dei soggetti e assegnazione: si scelgono i soggetti dellesperimento e li si assegna in modo casuale a diverse condizioni; si costituisce anche il gruppo di controllo, cio un gruppo di soggetti che verranno sottoposti ad una condizione neutra della variabile indipendente, di modo da verificare che valori cruciali della variabile dipendente dipendano effettivamente dalla variabile indipendente; 5) Raccolta dei dati: si svolge lesperimento in condizioni controllate eliminando i possibili elementi di disturbo: - variabili confondenti: le variabili che possono sovrapporsi a quelle desiderate per scarsa attenzione alla definizione delle condizioni sperimentali e alla scelta dei soggetti; bias: possibili vizi nel processo di raccolta dei dati concernenti le aspettative del ricercatore (asimmetrie, distorsioni) o dei soggetti (suggestioni, influenze) riguardo lesito della ricerca; si tenta di evitare questi errori svolgendo esperimenti in cieco (il soggetto non viene informato sullobbiettivo dello studio) o in doppio cieco (il soggetto non viene informato degli obbiettivi, inoltre il ricercatore fa svolgere lesperimento ad un osservatore ugualmente non informato degli obbiettivi, ma solo delle procedure da seguire); 6) Analisi dei dati: si procede con tecniche statistiche allanalisi dellandamento generale, alla produzione di inferenze e al calcolo di indici (statistica descrittiva); 7) Conclusione: si valuta se i dati confermano o meno lipotesi. Il vantaggio di questo tipo di ricerca che permette di stabilire con precisione un rapporto di causa-effetto tra due fenomeni; i possibili svantaggi invece sono: - Bias; - La difficolt di riprodurre in laboratorio fenomeni complessi (es: il comportamento criminale): a volte questi studi non soddisfano il criterio di validit esterna e alcuni sollevano questioni riguardanti la scarsa

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generalizzabilit di risultati ottenuti in laboratorio che trascurano componenti individuali e idiosincratiche. La Ricerca Descrittiva: questo tipo di ricerca si basa sullosservazione del fenomeno senza intervenire su di esso; utile quindi per descrivere le caratteristiche del fenomeno: - Studio dei casi singoli: caratteristico della psicodinamica, si basa sullo studio del singolo caso o di un ristretto numero di individui; utile quando non possibile avere a disposizione pi soggetti (ricerca clinica), ma i risultati ottenuti sono di scarsa generalizzabilit ed il rischio di bias elevato. - Osservazione naturalistica: consiste nellosservare il fenomeno nellambiente in cui si manifesta (osservazione ecologica); consente unalta generalizzabilit, ma non consente di inferire con sicurezza rapporti di causa-effetto; inoltre la presenza stessa dellosservatore pu interferire con il fenomeno osservato modificandolo. - Sondaggi: si effettuano in forma di questionario (scritto) o di intervista (verbale) su campione randomizzato o stratificato; il vantaggio sta nella facilit di applicazione del metodo e nella rappresentativit, anche se un limite pu essere costituito proprio dalla scelta del campione, oltre che dalla sincerit dei soggetti. La Ricerca Correlazionale: serve a stabilire in che misura due variabili (anche di ricerche descrittive o sperimentali) sono correlate, di modo da prevedere il valore di una conoscendo il valore dellaltra; le correlazioni possono essere rappresentate su grafici di dispersione (scatter plot) e si basano sul concetto di coefficiente di correlazione r che varia da -1 (correlazione negativa) a +1 (correlazione positiva); questo metodo non permette di inferire rapporti di causa-effetto. LA SENSAZIONE

Lo studio della sensazione si colloca a met tra la psicologia e la fisiologia, in quanto essa il risultato dellattivit degli organi di senso che raccolgono informazioni dallesterno per poi trasmetterle al cervello (non va confusa con la percezione che il processo correlato): dal punto di vista psicofisico, si tratta di una rilevazione di differenze o soglie; la sensazione quindi linterfaccia tra il mondo esterno e quello interno. Ad ogni organo di senso corrisponde una modalit sensoriale, ma tutti hanno in comune: - Il funzionamento generale: tutti ricevono energia fisica; - Il meccanismo di trasformazione dellenergia fisica in segnali nervosi: la trasduzione; - Tutti sono dotati di strutture sensoriali minime dette recettori (organi di conservazione dellenergia) che di solito generano potenziali nei neuroni adiacenti. Le diverse modalit sensoriali (visiva, uditiva, olfattiva, tattile, gustativa e propriocettiva) hanno in comune alcune caratteristiche: - Non sono meccanismi di registrazione passiva: non producono una copia fedele della realt esterna (realt fisica e prodotto dellelaborazione mentale non coincidono esattamente); - Sono adattate alle esigenze ambientali delle diverse specie; - Il cervello codifica una qualunque stimolazione sensoriale secondo i parametri di qualit e intensit. LADATTAMENTO SENSORIALE: E quel fenomeno per cui i sistemi sensoriali tendono a rispondere meno a stimoli costanti nel tempo; ha un valore adattivo dato che, un animale che rilevasse in egual misura la moltitudine di stimoli a cui normalmente siamo sottoposti, si troverebbe in una situazione di svantaggio: pi utile rilevare stimoli nuovi che forniscono informazioni nuove sullambiente che ci circonda.

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LA SENSAZIONE VISIVA: Si tratta di una funzione adattiva (funzionale alla sopravvivenza) poich permette la discriminazione dei colori e della luce e, basandosi sulla rilevazione delle onde elettromagnetiche, anche molto attendibile: infatti la luce viaggia velocemente, permettendo quindi di rilevare rapidamente gli stimoli, e interagisce direttamente con gli oggetti (venendo riflessa o assorbita) permettendo una certa attendibilit del percetto. Lorgano sensoriale del sistema visivo locchio; esso percepisce la luce sottoforma di radiazioni elettromagnetiche attraverso due tipi di recettori situati sulla retina: - I bastoncelli: pi numerosi e pi sensibili alla luce, si trovano maggiormente nelle zone periferiche della retina e discriminano il bianco e il nero (perci al buio pi efficace la visione in tralice); - I coni: meno numerosi e meno sensibili alla luce, si concentrano nella fovea (zona centrale della retina) e permettono la discriminazione di dettagli fini e la rilevazione dei colori. Entrambi i tipi di recettori reagiscono alla luce decolorandosi: i pigmenti in essi contenuti degenerano e si rigenerano successivamente; questo produce potenziali dazione nelle cellule bipolari che poi veicolano limpulso elettrico alle cellule gangliari fino alla corteccia visiva. Alla decolorazione dei recettori retinici legato il fenomeno dellimmagine postuma: a causa dellaffaticamento, dopo lesposizione ad uno stimolo visivo, i recettori reagiscono con la permanenza dello stimolo visivo sulla retina nei suoi colori complementari. Per evitare ladattamento sensoriale, il sistema visivo si evoluto assicurando una visione continuativa senza black out dovuti alla costanza degli stimoli: determinati muscoli inducono continui movimenti oculari di modo da rendere gli stimoli costanti sempre nuovi (se lo stimolo non si rinnova, locchio a rinnovarlo di modo da poter continuare a percepirlo). LA PSICOFISICA La psicofisica si occupa della misurazione dei fatti mentali. Un primo contributo stato quello del fisiologo olandese Donders con il suo metodo di misurazione dei tempi di reazione; in seguito sono stati introdotti vari metodi per la quantificazione delle sensazioni. Fechner considerato il padre di questa disciplina; a lui infatti sono attributi alcuni dei metodi classici della psicofisica per la quantificazione delle sensazioni e il calcolo dei valori di soglia. LE SOGLIE: esistono due tipi di valore di soglia, la soglia assoluta e quella differenziale; per valore di soglia assoluto sintende la quantit minima di energia fisica (intensit) che un dato stimolo deve possedere per venir percepito (corrisponde alla quantit minima di energia rilevabile dal sistema sensoriale relativo alla modalit sensoriale considerata); per valore di soglia differenziale (JND, Just Noticeable Difference) invece sintende la quantit di energia necessaria, ad un qualunque livello della stimolazione, affinch venga percepita una differenza di intensit tra due stimoli (corrisponde quindi alla quantit minima di energia necessaria al sistema sensoriale per avvertire una sensazione di cambiamento nella stimolazione). METODI DI MISURAZIONE DELLE SOGLIE: Si tratta di metodi indiretti poich non misurano la sensazione in maniera diretta, ma attraverso il calcolo delle soglie e si basano sullassunzione dei valori di soglia come unit di misura delle sensazioni. Metodo dellAggiustamento: al soggetto viene somministrato uno stimolo e gli viene chiesto di regolarne da s lintensit per verificare quale il valore minimo a cui lo stimolo viene percepito; pu venir richiesta una regolazione crescente o decrescente (finch lo stimolo non viene percepito o finch non viene pi percepito); i vantaggi di questo metodo sono la facilit di applicazione, lefficienza (velocit) e il coinvolgimento del soggetto; gli svantaggi consistono nei bias dovuti al soggetto stesso che pu riportare percezioni distorte a causa delle suggestione, delladattamento o delle aspettative.

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Metodo dei Limiti: elaborato da Fechner, consiste nel presentare al soggetto una serie di stimoli di intensit crescente o decrescente, intervallati da pause temporali; lo sperimentatore pu decidere di partire da uno stimolo nettamente avvertibile (sovraliminare, al di sopra del valore di soglia) procedendo a passi in maniera decrescente, chiedendo al soggetto di indicare quando non avverte pi lo stimolo: verr allora registrata la media tra i valori di transizione (lultimo percepito e il primo non percepito); oppure lo sperimentatore pu partire da uno stimolo si intensit subliminare (al di sotto della soglia) procedendo in maniera crescente e chiedere al soggetto di indicare quando comincia ad avvertire qualcosa; come prima, si registrer la media tra i valori di transizione (lultimo non percepito e il primo percepito); effettuate pi misurazioni, crescenti e decrescenti, si proceder al calcolo della soglia che sar la media tra le medie (tra i valori di transizione) calcolate per ogni serie di stimoli. I limiti di questo metodo sono la laboriosit, il fatto che bisogna gi possedere dei valori di soglia indicativi e la possibilit di errori di anticipazione; i vantaggi invece sono nella facilit del calcolo della soglia e nella riduzione dei bias (il soggetto non viene affaticato come nel precedente metodo, perch gli stimoli non sono costanti ma intervallati).

Esempio di metodo dei limiti con otto presentazioni sia discendenti che ascendenti, in cui degli stimoli di intensit diverse (colonna di sinistra, espressi in unit arbitrarie) vengono rilevati oppure no dal soggetto (S: rilevazione, N: nessuna rilevazione). Per ogni serie si ottiene la media tra i due valori della transizione SN o NS: la media di tutti gli otto valori rappresenta il valore di soglia. Metodo degli Stimoli Costanti: altro metodo attribuito a Fechner, consiste nel presentare al soggetto stimoli di intensit diversa in maniera casuale (non crescente o decrescente), chiedendo al soggetto di indicare se percepisce o meno lo stimolo; si definisce metodo degli stimoli costanti perch lo stimolo viene somministrato, per ogni valore di intensit, un numero uguale di volte (es: 5 volte ad intensit 1, 5 volte ad intensit 12 e cos via); si registrano le risposte ottenute in un grafico e si calcola la proporzione di risposte positive per ogni intensit dello stimolo (es: se ad intensit 12 lo stimolo stato percepito 3 volte su 5, la sua proporzione sar 3/5); questi valori (le proporzioni) vengono messi in relazione con i valori di intensit degli stimoli presentati in un grafico che prende il nome di Funzione Psicometrica; la soglia si calcola tracciando la linea che taglia lasse delle proporzioni sul valore 0,5 intercettando la funzione; la proiezione sullasse delle intensit del punto in cui la linea intercetta la funzione, indicher il valore di soglia. Questo metodo ha il vantaggio di diminuire laffaticamento del soggetto e gli errori di anticipazione (vista la somministrazione casuale degli stimoli), avendo per lo svantaggio di richiedere tempi lunghi.

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Esempio di metodo degli stimoli costanti con otto stimoli fisici (i valori 95102 della colonna di sinistra) ed otto ripetizioni della presentazione di ciascun stimolo: si tenga presente che gli stimoli vengono presentati in ordine casuale. La proporzione delle risposte affermative emesse in concomitanza di ciascun stimolo viene rappresentata nel grafico successivo.

Funzione psicometrica che mette in relazione le intensit fisiche degli stimoli e la proporzione delle risposte affermative riportate nellesempio della figura precedente. La soglia si ottiene intercettando la funzione a partire dal valore medio sullasse delle risposte e andando a proiettare lintercetta sullasse delle intensit. Il Metodo degli Stimoli Costanti pu essere usato anche per calcolare la soglia differenziale (JND) tramite la Funzione Psicometria della Discriminazione: la JND corrisponde alla media tra il valore del 75% e quello del 25% (in proporzione, 2/4), relativi al grafico della funzione psicomentrica). Quando una determinata modalit sensoriale pu essere definita da pi attributi (ad esempio la modalit acustica che pu essere definita dalla frequenza, dallintensit, ecc), tramite la Funzione Psicofisica si pu mettere in relazione il valore di soglia assoluta relativo ad uno degli attributi col variare di un altro degli attributi (ad esempio, si pu mettere in relazione la soglia assoluta relativa alla frequenza al variare dellaltezza del suono). LA LEGGE DI WEBER: Per calcolare lintensit della sensazione, F. parte dalla Legge di Weber che stabilisce la relazione esistente tra lintensit dello stimolo e la soglia differenziale: indipendentemente

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dallintensit di due stimoli, perch venga percepita una differenza tra i due, il secondo deve differire dal primo di una proporzione costante (K, che dipende dalla modalit sensoriale); questa relazione espressa dalla Frazione di Weber: I/I = K (costante di Weber), dove: - I la JND (soglia differenziale); - I lintensit iniziale dello stimolo; - I e I sono direttamente proporzionali; quindi: - I = I/K; - I = I x K. Esempio: I = 1000g. I = 2g, quindi K = 2/1000 = 0.02 I = ? I = 1000 x 0.02 = 20g. LEGGE DI FECHNER: Fechner deriva dalla Legge di Weber la relazione tra intensit dello stimolo (intensit fisica) e intensit della sensazione (intensit psicologica): S = K log (I), dove: - S lintensit della sensazione; - K la costante di Weber ( I/I); - I lintensit dello stimolo. Si tratta di una funzione logaritmica che lega incrementi costanti di S a incrementi (logaritmici) in progressione geometrica di I; infatti, se I crescesse in maniera costante, avremmo incrementi di S sempre minori poich lindividuo percepisce solo una parte della reale stimolazione a cui sottoposto; per ottenere incrementi costanti di S, gli incrementi di I devono essere sempre maggiori; rappresentandola in grafico otteniamo: S 1 2 3 4 I 1 3 6 10

La relazione non valida per tutte le modalit sensoriali. LA CRITICA ALLA PSICOFISICA CLASSICA: Nellambito della critica alla psicofisica classica, Stevens rielabora la legge logaritmica di Fechner e propone dei metodi diretti per la misurazione della sensazione, nei quali al soggetto non viene pi chiesto di rilevare semplicemente la presenza/assenza dello stimolo, ma di quantificarlo. I METODI PSICOFISICI DIRETTI: Magnitude Estimation: al soggetto vengono somministrati degli stimoli e gli viene chiesto di indicare per ognuno un valore numerico corrispondente allinterno di un modulo (due grandezze che fungono da estremi, ad esempio 1 e 100). Magnitude Production: al soggetto viene fornito un valore numerico e gli viene chiesto di regolare la stimolazione in base ad esso (col metodo dellaggiustamento), oppure di scegliere lo stimolo corrispondente tra una serie di alternative. Crossmodal Matching: al soggetto viene somministrato uno stimolo e gli viene chiesto di regolare un altro stimolo in una modalit sensoriale diversa, in maniera

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corrispondente (es: somministrazione di una certa quantit di calore e corrispondente regolazione della luminosit di una lampadina). LEGGE DI STEVENS: In base ai risultati ottenuti dallapplicazione dei metodi psicofisici diretti, Stevens rielabora la Legge di Fechner, inglobandola in una nuova: S = K I , dove: - S lintensit della sensazione; - K la costante di Weber (I/I); - Lesponente n e la costante K sono valori specifici della modalit sensoriale. Si tratta di una funzione esponenziale cio, ad aumenti lineari di I corrispondono aumenti sempre maggiori di S; ma a seconda del valore assunto dallesponente n abbiamo vari casi; con: - n < 1 (compreso tra 0 e 1) si ha una relazione logaritmica (Fechner); ad esempio per lintensit luminosa: ad aumenti lineari dellintensit luminosa corrispondono aumenti sempre minori dellintensit della sensazione; - n = 1 si ha una relazione lineare; - n > 1 si ha una relazione esponenziale, cio ad aumenti lineari di I corrispondono aumenti sempre maggiori di S; ad esempio nel caso della somministrazione di scosse elettriche: ad un aumenti costanti dellintensit elettrica corrispondono aumenti sempre maggiori dellintensit della sensazione (per motivi adattivi, di modo da allontanarsi il prima possibile dalla fonte di pericolo). Inoltre Stevens distinse anche tra continuum protetico e continuum metatetico: - si definisce continuum protetico uno stimolo al cui variare si associano variazioni della sensazione di tipo quantitativo (es: al variare della grandezza calore somministrata, varia la grandezza temperatura corrispondente); - si definisce invece continuum metatetico uno stimolo al cui variare si associano variazioni della sensazione di tipo qualitativo (es: al variare della lunghezza donda della luce corrisponde il variare del colore percepito). ALTRI METODI PSICOFISICI: Metodo del Confronto a Coppie: basato sulla Legge dei Giudizi Comparativi di Thurstone, prevede la definizione di un insieme di stimoli in una certa modalit sensoriale e la loro somministrazione a coppie (in tutte le possibili combinazioni); al soggetto viene chiesto di dire per ogni coppia quale dei due stimoli possiede di pi dellaltro una determinata caratteristica; con i risultati ottenuti sar possibile elaborare una classificazione degli stimoli in base alla caratteristica studiata. Signal Detection Theory: riguarda lo studio delle rilevanza (detection) dello stimolo (ma utile anche allo studio dei processi decisionali); lesperimento consiste nel chiedere al soggetto se avverte o meno un determinato stimolo, che pu essere presente o assente, in un canale percettivo disturbato (ad esempio un determinato suono tra altri rumori); le risposte vengono classificate in questo modo: - Hit: lo stimolo presente e il soggetto lo rileva; - Omissione: lo stimolo presente ma il soggetto non lo rileva; - Rifiuto corretto: lo stimolo assente e il soggetto non lo rileva; - Falso allarme: lo stimolo assente e il soggetto lo rileva. Dai risultati possibile elaborare due indici: - Sensibilit: data dalla differenza tra la percentuale di Hit e quella di Falsi allarmi; - Criterio delloperatore: dato dal rapporto tra la percentuale di Hit e Falsi Allarmi. Metodo Staircase: simile al metodo dei limiti ed usato per le misurazioni acustiche, consiste nel somministrare al soggetto una serie di stimoli di intensit crescente o

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decrescente; quando il soggetto avverte la transizione (quando non avverte pi lo stimolo o quando comincia ad avvertirlo) si registra la media tra i valori corrispondenti e la serie viene invertita (da crescente a decrescente o viceversa), fino ad una nuova rilevazione di un punto di transizione; si procede in questo modo pi volte; il valore di soglia dato dalla media dei valori ottenuti. 2 AFC (2 scelte alternative forzate). LA PERCEZIONE

La percezione la facolt della mente di interpretare e organizzare le sensazioni provenienti dagli organi di senso in unit significative (percetti), posizionandole nello spazio, seguendone il movimento e preservandone il significato mentre il percepente le osserva da diversi punti strategici; la percezione non paragonabile allo scattare una foto della realt che ci circonda: il percetto sempre qualcosa di pi di una somma di stimoli e non vi una corrispondenza esatta tra realt fisica e realt psicologica (fenomenica). Dato che esperire sensazioni consiste nel registrare differenze, possiamo dire che la percezione sempre percezione di differenze; questo concetto diventa evidente in fenomeni percettivi come il Ganzfeld e la stabilizzazione dello sguardo: - Ganzfeld: il soggetto posto davanti ad una superficie omogeneamente illuminata ed estesa oltre il suo campo visivo (stimolo non articolato), percepisce una nebbia lattiginosa, priva di riferimenti che pu indurre uno stato di nausea e malessere. - Stabilizzazione dello sguardo: il soggetto posto davanti al monitor di un computer col compito di guardare lo stimolo che vi appare (ad esempio un cerchio rosso su sfondo bianco); attraverso una telecamera posta davanti al viso del soggetto o tramite un sistema di specchietti posizionati in modo adeguato intorno allocchio, il computer registra i movimenti oculari del soggetto elaborandoli di modo che lo sguardo del soggetto cada sempre nello stesso punto dello stimolo (lo stimolo insegue lo sguardo del soggetto); il soggetto non percepir lo stimolo, in quanto esso si manterr costante nel tempo (non vi sono differenze da percepire). LORGANIZZAZIONE DELLA PERCEZIONE: La percezione organizza le sensazioni secondo tre parametri universali: - Organizzazione nello spazio: percezione della forma, della grandezza, della profondit, ecc; - Organizzazione nel tempo: percezione del movimento; - Organizzazione nelle relazioni: rapporti di causalit. I PRINCIPI GESTALTICI: I gestaltisti hanno messo in luce come il percetto non sia solo la somma dei dati percepiti: il risultato finale della percezione dipende dalle singole parti e dalle interdipendenze tra di esse; hanno inoltre elaborato un insieme di principi secondo i quali la percezione visiva organizza le sensazioni in unit significative: 1) Principio organizzativo: il sistema visivo tende a suddividere la scena in figura e sfondo, assegnando i due ruoli in maniera esclusiva; 2) Somiglianza: stimoli simili tendono ad essere percepiti in gruppi unitari; 3) Vicinanza: stimoli contigui tendono ad essere percepiti come gruppi unitari; 4) Buona continuazione: stimoli collineari tendono ad essere percepiti in modo unitario; 5) Chiusura: stimoli che formano figure chiuse tendono ad essere percepiti in modo unitario; 6) Semplicit. Si tratta di meccanismi spontanei che rispecchiano le regolarit naturali e danno un ordine al mosaico informe delle sensazioni.

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LA TEORIA DEL RICONOSCIMENTO DEGLI OGGETTI IN BASE ALLE COMPONENTI: Questa teoria, pi recente, afferma che il riconoscimento degli oggetti avviene attraverso la loro scomposizione in elementi geometrici semplici detti geoni: come si fa con le lettere dellalfabeto per creare le parole, cos la mente fa con i geoni, combinandoli per formare gli oggetti; questi possono venir riconosciuti fintanto che le relazioni tra i geoni restano visibili (le varie parti devono essere identificabili); lidentificazione delloggetto avviene tramite il confronto con le esperienze precedenti degli oggetti immagazzinate in memoria. PROBLEMI CORRELATI ALLORGANIZZAZIONE DELLA PERCEZIONE: Condizioni minimali per la percezione: come avviene e fino a che punto lintegrazione di stimoli estremamente impoveriti in unit significative. Costanze percettive: esse permettono insieme alla sintesi delle informazioni ridondanti di mantenere nel percetto alcune costanti relative alla misura (nonostante la distanza delloggetto), alla forma (nonostante il movimento delloggetto) e al colore (nonostante le condizioni di luce) integrando un flusso di informazioni mutevoli. LA PERCEZIONE DELLA PROFONDITA: La percezione della profondit avviene grazie allintegrazione di indizi binoculari e monoculari: - Indizi binoculari: riguardano la disparit retinica (dovuta al distanziamento degli occhi che produce su ogni retina unimmagine diversa delloggetto e tanto maggiore quanto pi vicino loggetto) e la convergenza che un indizio cinestetico dato dai movimenti dei muscoli oculari che fanno convergere gli occhi in base alla distanza delloggetto osservato. - Indizi monoculari: sono linterposizione, lelevazione (gli oggetti pi alti sul piano visivo dellosservatore sono pi lontani), il gradiente della texture (pi grossolana quanto pi vicino loggetto osservato), lombreggiatura, la prospettiva lineare (le linee parallele sembrano convergere a distanza), la prospettiva aerea (gli oggetti lontani appaiono sbiaditi), la dimensione familiare (la tendenza a supporre che un oggetto abbia le sue dimensioni consuete), la dimensione relativa e la parallasse del movimento (apparente disparit di velocit degli oggetti quando siamo in movimento). LA PERCEZIONE DEL MOVIMENTO: E legata ad indizi provenienti dalla mutevolezza dellimmagine proiettata dalloggetto sulla retina e dai movimenti muscolari necessari a seguire con lo sguardo un oggetto (quando loggetto in movimento rispetto allosservatore o viceversa). LO STUDIO DELLA PERCEZIONE: Vi sono tre tipi di approccio allo studio della percezione: - Fenomenologico (ad esempio i gestaltisti che mettono in luce limportanza e linterdipendenza delle parti nel determinare il tutto); - Computazionale; - Ecologico (rappresentato da Gibson). In tutti i casi, il problema che si pongono i ricercatori riguarda la natura della percezione: gli oggetti percepiti si caratterizzano di determinate qualit perch le posseggono nella realt (isomorfismo)? La risposta sembra essere negativa: la realt fisica non corrisponde a quella percettiva; ce lo dimostra la psicofisica con il concetto di soglia e la legge di Fechner e Stevens e ce lo dimostrano fenomeni come la percezione di stimoli fisicamente assenti (il triangolo di Kanitsa o trasparenza fenomenica), la mancata percezione di stimoli presenti (il mascheramento e le figure bistabili) oppure la percezione di uno stimolo diverso dallo stimolo fisicamente presente (effetto White); quindi lesistenza di una certa propriet fisica non sufficiente a garantire la sua esistenza fenomenica (nel percetto), servono altre condizioni: studiare la percezione significa appunto studiare queste condizioni.

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La percezione il risultato di una catena di mediazioni; nella percezione visiva, ad esempio, questa catena comincia con lo stimolo distale (esterno) costituito dalla luce (cio dalle onde elettromagnetiche che sono il canale attraverso il quale loggetto si manifesta allocchio); lo stimolo distale produce lo stimolo prossimale (interno), cio limmagine delloggetto sulla retina; attraverso i recettori retinici, grazie alla trasduzione, le informazioni (sottoforma di impulsi bioelettrici) raggiungono il livello corticale dove si produce una rappresentazione interna delloggetto; a livello corticale avviene poi la decodifica delle informazioni che porta alla formazione della rappresentazione finale delloggetto fenomenico; questo processo porta con s una serie di distorsioni dovute: - Al funzionamento stesso del sistema visivo: sulla retina le immagini sono bidimensionali; la tridimensionalit del mondo fisico deve essere ricostruita nel cervello; inoltre la percezione retinica del movimento pu avvenire perch loggetto si muove rispetto allosservatore o perch losservatore si muove rispetto alloggetto e produrre illusioni percettive (come in treno ci sembra che il paesaggio scorra fuori dal finestrino ma in realt siamo noi a muoverci non il paesaggio). - Alle caratteristiche individuali: ad esempio, oltre che le caratteristiche geometriche degli oggetti, noi percepiamo anche le loro caratteristiche espressive e valenze emotive (terziarie); inoltre la modulazione della percezione soggetta anche ad altre influenze soggettive come la motivazione e laspettativa. IL COSTITUIRSI DEGLI OGGETTI FENOMENICI (PERCETTI): Articolazione figura-sfondo (segregazione): Figura e sfondo sono ruoli mutuamente esclusivi; Completamento amodale: lo sfondo viene percepito dietro alla figura; Lo sfondo non ha margini (funzione unilaterale dei margini) o contorni, ha natura di sostanza e ha natura filmare (viene percepito come lattiginoso, sfocato, esteso, non cromatico); La figura dotata di margini, ha natura oggettuale e cromatica (colore compatto). Fattori che favoriscono la percezione di un oggetto come figura: - Dimensioni relative: la figura pi piccola dello sfondo; - Inclusione (nello sfondo); - Convessit; - Allineamento degli assi delle parti con le dimensioni principali dello spazio (orizzontale e verticale). Leggi della Segmentazione (raggruppamento) del Campo Visivo: Vicinanza; Somiglianza; Continuit: viene favorita la segmentazione in figure chiuse; Direzionalit: la direzione globale del tutto impone il raggruppamento delle parti; Chiusura; Pregnanza: raccoglie un insieme di propriet quali la semplicit, lordine, lunitariet, la simmetria, la regolarit e la coerenza; Destino comune: si tratta di una generalizzazione della somiglianza; Divisione senza resti: vi la tendenza a raggruppare le parti di modo da non lasciarne di isolate. Si studia linterazione tra questi principi e quelli dellorganizzazione percettiva, come si sommano (sinergia) o si ostacolano (rivalit); per analizzare questi rapporti li si studia prima in isolamento (singolarmente) e poi in associazione. PERCEZIONE E PENSIERO: Dato che anche la percezione organizza e interpreta dei dati, verrebbe da chiedersi cosa la distingue dal pensiero: la differenza risiede nel fatto che i meccanismi che guidano il processo percettivo non sono consapevoli, cio non dipendono dal ragionamento; alcuni cognitivisti,

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per riconducono la percezione ad una forma di logica (la Teoria dellInferenza Inconscia di Von Helmotz). LINTERPRETAZIONE PERCETTIVA: I ricercatori si sono posti il problema di quale sia la rilevanza dellesperienza o di capacit innate sullinterpretazione percettiva, cio sullassegnazione di un significato ad un percetto. La Teoria della Percezione Diretta: secondo Gibson i sensi si sono sviluppati per rispondere a stimoli ambientali rilevanti, perci il significato degli stimoli spesso immediato; a dimostrazione di ci ci sono gli esperimenti condotti sul precipizio visivo che hanno dimostrato la tendenza di bambini piccoli a non avvicinarsi al precipizio apparente nonostante non avessero lesperienza di quello stimolo. Recentemente gli studiosi hanno cominciato a riconoscere lesistenza di alcune potenzialit innate del sistema nervoso, ma queste potenzialit necessitano di imput ambientali per potersi sviluppare: il cervello si sviluppato in modo da aspettarsi certe esperienze senza le quali non si sviluppa normalmente (studi sui ciechi); quindi lesperienza pu attivare meccanismi innati e addirittura influire sullo spazio cerebrale dedicato a determinate funzioni; natura e cultura interagiscono. Un altro problema riguarda linfluenza delle esperienze precedenti sulla modulazione della percezione; si contrappongono due modelli: LElaborazione Bottom-Up: che sottolinea limportanza dei dati sensoriali grezzi e di unanalisi sequenziale di questi dati; un esempio di questo tipo di elaborazione la percezione del movimento. LElaborazione Top-Down: secondo la quale il cervello usa le conoscenze precedenti per interpretare i dati sensoriali appena cominciano ad arrivare: il cervello sostanzialmente comincia da subito ad avanzare unipotesi sul percetto finale, in base alle conoscenze in memoria; un esempio di elaborazione Top-Down la lettura. In realt questi due tipi di elaborazione avvengono simultaneamente dato che, senza lelaborazione bottom-up, gli stimoli esterni non avrebbero alcun effetto sulla percezione e senza lelaborazione top-down, lesperienza non avrebbe alcun effetto sul processo percettivo. IL SET PERCETTIVO E LA MOTIVAZIONE: La percezione soggetta anche ad altre influenze, le aspettative o set percettivo (contesto percettivo); esse rendono pi probabili talune soluzioni interpretative: - Il contesto immediato: la situazione immediata in cui si verifica la percezione (abbraccio di un parente o di un estraneo); - Le conoscenze durevoli: esse sono organizzate nella mente in schemi di pensiero su un certo ambiente che ce lo rendono prevedibile; abbiamo schemi per gli oggetti, per le persone, per le situazioni, eccEssi rendono pi efficiente e veloce linterpretazione percettiva. Anche la motivazione pu influire sullinterpretazione percettiva: le persone tendono a percepire ci che vorrebbero percepire; ad esempio se abbiamo fame e passiamo davanti ad un ristorante sicuramente sentiremo con chiarezza gli odori del cibo, mentre se non abbiamo fame non ci faremo neanche caso. LATTENZIONE DEFINIZIONE: Lattenzione non pu essere definita come un concetto unitario, si tratta piuttosto di un insieme di fenomeni psicologici diversi che influenzano le varie attivit mentali: - Attenzione selettiva e spaziale: capacit del soggetto di focalizzare lattenzione su uno stimolo a discapito di altri; dal punto di vista spaziale, si tratta della capacit di focalizzare lattenzione su una particolare regione dello spazio anche non occupata da oggetti;

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Attenzione sostenuta: capacit di mantenere un certo livello di attenzione durante lesecuzione di un compito (o su un determinato stimolo); - Funzioni esecutive: processi relativi al controllo e alla pianificazione dei comportamenti. Dal punto di vista anatomico, sono stati individuati tre sistemi attentivi: - Sistema attentivo anteriore: corrisponde alla corteccia prefrontale e si occupa della focalizzazione conscia e del monitoraggio del comportamento; - Sistema attentivo posteriore: corrisponde alla corteccia parietale e si occupa dellorientamento dellattenzione, dellelaborazione dettagliata degli oggetti e della focalizzazione spaziale; - Sistema attentivo che si occupa del mantenimento di uno stato di allerta e vigilanza, agendo anche sugli altri due sistemi e che si colloca in varie aree dellemisfero destro. I VINCOLI DELLATTENZIONE: Le prestazioni attentive sono influenzate da: - Le strutture nervose e il loro funzionamento (limiti fisiologici); - Altri meccanismi cognitivi quali ad esempio la memoria: tanto meglio sono organizzate in memoria le informazioni, tanto pi facile sar recuperarle e gestirne una quantit maggiore; - Lambiente: i cambiamenti ambientali sono continui ed importante essere capaci di gestirli in maniera adattiva, perci fondamentale la capacit di gestire anche il cambiamento di stimoli ai quali non stiamo dedicando in particolare la nostra attenzione (non strettamente legati alle nostre priorit); inoltre il nostro sistema di priorit, che determina quali devono essere gli stimoli attesi, va rimodellato continuamente sui cambiamenti ambientali. LO STUDIO DELLATTENZIONE: Lapproccio allo studio dellattenzione che caratterizza la ricerca moderna (sperimentale) quello dellElaborazione dellInformazione; lassunto fondamentale di questo approccio che possibile studiare cosa avviene nella mente fra la presentazione dello stimolo e lemissione della risposta, cio i processi cognitivi: essi sono visti come un insieme di stadi che subiscono una trasformazione in seguito a processi di elaborazione dellinformazione. I METODI: Metodo dei Tempi di Reazione: utilizzato gi a fine 800 dal fisiologo olandese Donders, si basa su due assunti fondamentali: - Assunto di serialit: lelaborazione dellinformazione avviene per stadi successivi (seriali); - Assunto di additivit: il tempo che intercorre tra lo stimolo e la risposta direttamente proporzionale al numero di stadi che si sono succeduti (pi tempo significa pi stadi di elaborazione). Esempio: consideriamo tre situazione di presentazione di stimoli: 1) Presentazione di uno stimolo: Ka; - Il soggetto deve rispondere Ka allo stimolo Ka; - Si ottiene il tempo di reazione T1, tempo di reazione semplice che implica 2 operazioni: registrazione dello stimolo ed lemissione della risposta. 2) Presentazione di un insieme di stimoli: Ka, Ke, Ki, Ko, Ku; - Il soggetto deve rispondere Ka, Ke e cos via rispettivamente agli stimoli Ka, Ke, ecc; - Si ottiene il tempo di reazione T2 (tempo di reazione di scelta) che implica 4 operazioni: registrazione dello stimolo, discriminazione dello stimolo, discriminazione della risposta ed emissione della risposta. 3) Presentazione di un insieme di stimoli Ka, Ke, ecc; - Il soggetto deve rispondere solo allo stimolo Ka;

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Si ottiene il tempo di risposta T3 (metodo go/no-go) che implica 3 operazioni: registrazione dello stimolo, discriminazione dello stimolo, ed emissione della risposta. Possiamo calcolare: - Tempo di discriminazione della risposta: T2 T3; - Tempo di discriminazione dello stimolo: T3 T1. Critiche: sono state mosse varie critiche al metodo sottrattivo di Donders relative alla serialit degli stadi di elaborazione (le elaborazioni non sono necessariamente seriali, ma potrebbero avvenire parallelamente) e alla loro additivit (compiti complessi potrebbero richiedere operazioni diverse con tempi diversi non semplicemente pi operazioni). Metodo dei Fattori Additivi: si basa anchesso sullassunto di serialit, ma tramite questo metodo pu essere rilevata ladditivit o linterazione dei fattori (variabili) in un compito; facendo variare un fattore per volta e misurando il tempo di reazione corrispondente, possibile dedurre linfluenza del singolo fattore sul tempo richiesto dal compito. Protocolli Verbali: - Thinking Aloud: il soggetto descrive verbalmente i processi mentali messi in atto per lo svolgimento di un compito durante la sua esecuzione; si basa sullassunto che la descrizione verbale non interferisce con i processi mentali messi in atto; questo metodo stato criticato perch non sempre possibile descrivere i processi mentali messi in atto: ad esempio, per il riconoscimento di un viso, lelaborazione per lo pi visiva e inconscia, quindi alquanto difficoltoso descriverla. - Talking Aloud: il soggetto descrive verbalmente i processi mentali messi in atto per lo svolgimento di un compito, ad esecuzione conclusa; questo metodo stato criticato perch la consapevolezza dei processi mentali parziale e nel riportarli successivamente c la tendenza del soggetto a riempire i vuoti con le sue credenze. Questionari: si tratta di metodi retrospettivi volti a riscontrare la presenza e la frequenza di errori di attenzione. Test: sono spesso usati nella clinica per identificare i deficit attentivi. LATTENZIONE SELETTIVA: E la capacit di isolare porzioni dello spazio che hanno rilevanza o una particolare informazione, ignorando le altre; la selezione pu venir applicata anche a particolari caratteristiche fisiche di un oggetto, a regioni dello spazio o ai movimenti del soggetto. La ricerca ha dimostrato come lelaborazione di un informazione selezionata sia pi efficiente di quella di un informazione non selezionata; questo riflette alcuni dei vincoli dei processi attentivi: - Le priorit di risposta dellorganismo: alcuni stimoli elicitano una risposta automatica (sono prioritari sugli altri); ad esempio un forte rumore improvviso catturer la nostra attenzione anche se precedentemente era concentrata su altro; - I limiti delle risorse: il sistema cognitivo ha risorse limitate in ingresso, quindi la selezione dellinformazione necessaria al buon funzionamento del sistema (modelli dellattenzione come filtro). LA SELEZIONE DELLINFORMAZIONE: I ricercatori si sono chiesti a quale livello dellelaborazione avviene la selezione dellinformazione; si contrappongono due teorie, quella della selezione precoce e quella della selezione tardiva, corrispondenti rispettivamente al modello dellattenzione come filtro di Broadbent e al successivo modello dellattenzione come filtro attenuato di Treisman.

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LA TEORIA DELLA SELEZIONE PRECOCE: Secondo questa teoria, la selezione dellinformazione avviene a livello dello stimolo, dopo il la rilevazione delle sue caratteristiche fisiche; a supporto di questa teoria ci sono gli esperimenti condotti sullascolto dicotico: il soggetto deve ascoltare in cuffia due discorsi diversi, uno a destra e laltro a sinistra, con il compito di prestare attenzione, ad esempio, solo a quello di destra; del messaggio non atteso verranno rilevate solo le caratteristiche fisiche (altezza, timbro, ecc), poich linformazione non attesa decade e non recuperabile. Vi sono per esperimenti di ascolto dicotico che dimostrano che determinati stimoli, come il proprio nome, vengono riconosciuti anche se non sono stati attesi. LA TEORIA DELLA SELEZIONE TARDIVA: Contrariamente alla teoria della selezione precoce, sostiene che la selezione dellinformazione avviene a livello della risposta e non dello stimolo, cio dopo lanalisi semantica degli stimoli rilevanti e non. Questa teoria supportata dagli esperimenti condotti da Eriksen: Presentazione al soggetto di una stringa di 5 lettere; Il soggetto ha il compito di premere un determinato tasto in funzione della lettera centrale alla quale deve porre attenzione (la lettera centrale quindi un target di tipo condizionale poich richiede una risposta specifica): - Lettera H = tasto 1; - Lettera K = tasto 1; - Lettera S =tasto 2. Nel caso di una stringa KKHKK, si avr il fenomeno della facilitazione, cio il tempo di reazione sar minore, perch il target e i flankers (i distrattori, cio le lettere che circondano quella attesa) richiedono la stessa risposta; Nel caso di una stringa SSHSS, si avr il fenomeno dellinterferenza, cio il tempo di reazione sar maggiore poich i flankers richiedono una risposta diversa da quella del target. Ci dimostra che sia il target (lo stimolo atteso) che i flankers (gli stimoli non attesi) superano il filtro dellattenzione venendo elaborati; la selezione ha luogo dopo lelaborazione semantica di tutti gli stimoli presentati; lattenzione quindi paragonabile ad un fascio di luce che si centra sul target, ma illumina anche i flankers (fuoco attentivo). IL PRIMING: La teoria della selezione tardiva inoltre supportata anche dal paradigma del Priming: gli esperimenti sul priming consistono nella presentazione al soggetto di uno stimolo (Prime) e poi di un secondo stimolo al quale ha il compito di rispondere denominandolo (Probe, lo stimolo atteso); se il prime ha un legame, ad esempio semantico, col probe, il tempo di risposta del soggetto sar pi breve che in condizioni neutre; gli esperimenti di Priming Negativo dimostrano con particolare chiarezza leffetto del legame tra prime e probe: in questo caso il prime costituito da due stimoli uno dei quali deve essere atteso; il prime non atteso avr un legame semantico col probe che il soggetto dovr denominare; si avr un tempo di risposta pi lungo; questo dimostra che anche il prime non atteso stato elaborato (Teoria del Filtro Attenuato di Treisman: anche gli stimoli non attesi vengono elaborati, non esclusi ma solo attenuati). I MECCANISMI DELLA SELEZIONE: La selezione dellinformazione si svolge in due fasi: 1) Attivazione dellinformazione attesa (attivazione del fuoco attentivo): un processo stabile nel tempo, indipendente dal soggetto e dal compito; ha luogo quando linformazione relativa alloggetto atteso viene recuperata dalla memoria;

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2) Inibizione dellinformazione non attesa: un processo attivo, non stabile nel tempo in quanto decade rapidamente, dipendente dal soggetto e dal compito; ha luogo a livello del recupero dei codici. LINTEGRAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DELLOGGETTO ATTESO: Secondo la teoria di Treisman, le caratteristiche degli oggetti verrebbero elaborate in moduli separati (grandezza, colore, orientamento, posizione) in parallelo ad un livello preattentivo; in seguito, a livello attentivo, questi moduli vengono integrati in un Object Frame; poi, possiamo dirigere la nostra attenzione su una particolare posizione nello spazio (secondo questa teoria possediamo delle mappe nelle quali gli oggetti sono rappresentati come punti nello spazio) il che permette il recupero delle caratteristiche attivate in quella posizione e la loro integrazione in un Object File; possono verificarsi delle congiunzioni illusorie, per esempio nel caso della presentazione di uno stimolo per un tempo brevissimo, cio attribuzioni erronee di caratteristiche ad un oggetto. Un tipico esperimento a dimostrazione di questa teoria pu essere un compito di ricerca visiva: se il soggetto viene istruito a prestare attenzione ad un target che ha una caratteristica distintiva (pop-out), questo catturer automaticamente la sua attenzione (a livello preattentivo); nel caso in cui il target sar definito da pi caratteristiche (oltre quella attesa come distintiva), il tempo di reazione aumenter, perch esso dipende dallelaborazione seriale di tutte le caratteristiche, comprese quelle non attese (distrattori). LATTENZIONE SPAZIALE: Lattenzione spaziale la capacit di selezionare particolari posizioni nello spazio; pu essere: - Esplicita (ad esempio lorientamento dello sguardo) o implicita (senza alcun atto motorio); - Diffusa o focale; - Orientata automaticamente o volontariamente. PARADIGMA DI POSNER: Esperimento: al soggetto viene presentato un cue (segnale di allarme) che pu essere endogeno (ad esempio una lettera, che richiede una elaborazione consapevole e permette una distribuzione volontaria dellattenzione) o esogeno (ad esempio un flash di luce, che orienta automaticamente la nostra attenzione); nelle prove valide, il cue segnaler la posizione in cui comparir lo stimolo a cui il soggetto deve rispondere: dato che lattenzione gi orientata verso la posizione di comparsa dello stimolo, il tempo di reazione sar basso (la soglia di percezione si abbassa); nelle prove invalide, il cue segnaler una posizione sbagliata, diversa da quella in cui comparir lo stimolo a cui rispondere: il tempo di reazione sar quindi superiore perch lattenzione sar orientata verso una posizione diversa da quella dello stimolo a cui rispondere (la soglia di percezione dello stimolo aumenter); nelle prove neutre, i cue segnaleranno tutte le possibili posizioni di modo da non influenzare lorientamento dellattenzione; con i dati ottenuti possiamo calcolare: - Il Beneficio Attentivo: Tr(neutre) Tr(valide), equivalente a circa 10-15 msec; - Il Costo Attentivo: Tr(neutre) Tr(invalide), equivalente a circa 20-30 msec; esso deriva dalle operazioni necessarie allo spostamento dellattenzione: disancoraggio dal punto di fissazione (segnalato dal cue), spostamento e ancoraggio in una nuova posizione dello spazio (quella di comparsa dello stimolo). Secondo Posner, lattenzione viene allocata nello spazio come una fascio luminoso (focus, fuoco attentivo); secondo altri, lintensit dellattenzione dipende anche da un gradiente (di discriminabilit visiva) che ha il suo massimo nel centro del fuoco attentivo e diminuisce sempre pi allontanandosi da esso. FENOMENI CORRELATI: Inibizione di Ritorno: si tratta di un costo attentivo, ovvero il tempo di reazione aumenta quando siamo costretti a riorientare lattenzione verso una zona

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precedentemente attesa; ha un valore adattivo, poich in termini di sopravvivenza pi utile esplorare tutte le posizioni dello spazio e non soffermarsi su una sola. Effetto Meridiana: si riscontrano tempi di reazione pi lunghi nelle prove invalide in cui il secondo stimolo compare nellemicampo visivo opposto a quello dove era comparso il cue, anche a parit di distanza; questo fenomeno dipende dalla trasmissione cerebrale attraverso il corpo calloso che collega i due emisferi del cervello. Effetto Distanza: nelle prove invalide si registrano tempi di reazione pi lunghi via via che il secondo stimolo compare a distanze sempre maggiori dal cue, anche nello stesso emicampo visivo.

LORIENTAMENTO DELLATTENZIONE NELLO SPAZIO: Si contrappongono due teorie: Space-Based View: secondo questa teoria lattenzione pu essere orientata verso qualunque posizione dello spazio indipendentemente dalla presenza o meno di oggetti in essa (Posner). Object-Based View: secondo questa teoria invece lorientamento dellattenzione legato alla presenza di oggetti o a loro caratteristiche (lattenzione non pu essere orientata verso posizioni vuote dello spazio, ma sempre verso oggetti). Questa teoria supportata da due esempi: Effetto Stroop: al soggetto vengono presentate due coppie di parole scritte in colori diversi: - Verde e Rosso, scritte in verde; - Verde e Rosso, scritte in rosso. Per ogni coppia il soggetto deve nominare i colori con cui sono scritte le parole: se il colore e la parola coincidono il tempo di reazione minore, in caso contrario c uninterferenza (stroop) e il tempo di reazione maggiore perch bisogna inibire la lettura della parola e concentrarsi solo sul colore; questo dimostra il peso delle caratteristiche degli oggetti sullorientamento dellattenzione: difficile ignorare le caratteristiche diverse da quelle attese. Altra dimostrazione: lattenzione pu essere orientata su attributi diversi di una certa caratteristica per due oggetti (ad esempio due quadrati, uno con i lati rossi e laltro con i lati verdi), ma non si pu orientarla su attributi relativi a caratteristiche diverse di due oggetti (il colore della diagonale di uno dei quadrati e il colore dei lati dellaltro) (Esperimenti di Duncan). Le due teorie, Space-Based View e Object-Based View, sono state recentemente conciliate dato che vi somiglianza tra i meccanismi dellorientamento implicito dellattenzione sulle caratteristiche degli oggetti e tra gli oggetti e inoltre vi sono evidenze neurologiche che confermano la coesistenza dei due meccanismi: esistono circuiti nervosi separati per lattenzione sullo spazio e sugli oggetti, la via del what e la via del where. Teoria Premotoria dellattenzione: secondo questa teoria lorientamento dellattenzione sarebbe mediato esclusivamente da meccanismi responsabili del movimento (corteccia premotoria), anche nel caso dellattenzione implicita (cio quando lorientamento dellattenzione avviene senza movimenti). LE FUNZIONI ESECUTIVE: Si tratta di sistemi di controllo che organizzano lattivit cognitiva e i comportamenti; hanno la funzione di gestire: - La distribuzione nel tempo di risorse e strutture; - La pianificazione delle azioni (i comportamenti); - La correzione degli errori. I metodi di studio principali sono il paradigma del doppio compito e il paradigma del cambio di compito.

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PARADIGMA DEL DOPPIO COMPITO: Prevede lesecuzione contemporanea di due compiti; lanalisi dei tempi di reazione e degli errori commessi permette di capire la quantit di risorse impiegate nei due compiti e quando esse vengono impiegate; si basa su due assunti fondamentali: 1) Le misure utilizzate riflettono la natura dei processi di elaborazione (la sensibilit, cio in quale misura i due compiti dipendono dagli stessi processi); 2) I due compiti richiedono entrambi unelaborazione continuativa. Si riscontra il fenomeno dello Stimulus Onset Asynchrony (SOA) o Periodo Psicologico Refrattario: tra lemissione della risposta R1 allo stimolo S1 e lemissione della R2 allo stimolo S2, intercorre un intervallo si tempo, cio la R2 risulta rallentata; questo riflette un limite delle risorse, in quanto si assume che, prima di poter elaborare lo S2, lelaborazione dello S1 deve essere conclusa; si deduce che: - Compiti concorrenti (contemporanei) sfruttano uno stesso meccanismo entrando quindi in conflitto (shadowing); - Laccesso al meccanismo richiede un tempo dattesa. Altre teorie sostengono che lesecuzione di compiti concorrenti dipende dalla quantit delle risorse disponibili e dalla loro assegnazione in base al tipo di compito (task). PARADIGMA DEL CAMBIO DI COMPITO: Permette di misurare il costo dello spostamento delle risorse da un compito allaltro e il beneficio della ripetizione di uno stesso compito (i tempi di reazione diminuiscono). TEORIA DEL SISTEMA ESECUTIVO CENTRALE: Secondo Norman e Shallice, il sistema esecutivo centrale un modulo separato della memoria di lavoro che seleziona schemi (stati comportamentali) e piani si risposta (sequenze di comportamenti) in funzione degli scopi. Il SISTEMA ATTENTIVO SUPERVISORE: costituito dalla modalit di controllo VOLONTARIA e AUTOMATICA Automatico: attivazione in situazioni abituali (preparare il caff) Volontario: attivato in situazioni nuove che richiedono azioni intenzionali. Hanno le seguenti propriet: sono temporanei, modificabili, richiedono attenzione volontaria, un elaborazione sequenziale e sono limitati alle nostre capacit attentive. La nostra capacit attentava determinata da fattori strutturali: limiti alla nostra memoria di lavoro e velocit di elaborazione; fattori energetici cio il livello di arousal il tono energetico del sistema cognitivo. I processi di controllo volontari (funzioni esecutive) svolgono la funzione di assicurare la flessibilit dei nostri comportamenti (fare un caff Turco). Lesistenza di queste due modalit di controllo basata su dati empirici spesso commettiamo degli errori: GLI ERRORI ATTENTIVI: Errori di modo: consistono nellesecuzione di unazione inadatta, a vuoto; ad esempio, quando si sono sempre portati gli occhiali e poi si decide di passare alle lenti a contatto, capita nei primi tempi di fare ancora il gesto di togliere gli occhiali pur non avendoli; Errori di descrizione: consistono nellesecuzione di unazione correlata a quella esatta ma inadatta; ad esempio, se si deve versare del succo in un bicchiere, lo si versa invece in una tazzina da caff (la loro funzione simile e viene scambiata); Errori di cattura: consistono nellinnesco di azioni da parte del contesto; ad esempio, se devo prendere la macchina per andare in ufficio e passo dal giardino, la mia attenzione viene catturata dallannaffiatoio e mi metto a innaffiare le piante dimentico di dover prendere la macchina per andare in ufficio.

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I PROCESSI IMPLICATI DALLE FUNZIONI ESECUTIVE Sono strutture capaci di guidare il comportamento. La struttura temporale: costituisce labilit richiesta da fenomeni esecutivi: cooridinare sequenze di azioni, passare volontariamente da un compito ad un altro, produrre sequenze di azioni apprese o nuove. E supportata da: memoria retrospettiva, prospettica, controllo dellinterferenza e inibizione di risposte dominanti. Memoria retrospettiva: mantenimento di rappresentazioni in memoria, necessarie allesecuzione di un compito, contengono le sequenze per le azioni, gli scopi dei compiti, informazioni sullambiente, conoscenze dichiarative e procedurali. Memoria prospettica: aspettative e orientamento allazione futura, rimane attiva fino allesecuzione del compito. Controllo dellinterferenza: inibire le informazioni che non sono appropriate nellesecuzione di un compito. Inibizione di risposte dominanti: evita che risposte salienti ma inappropriate ottengano il controllo della sequenza dellazione. ATTENZIONE SOSTENUTA E LA VIGILANZA E difficile prestare attenzione per lunghi periodi di tempo; lattenzione sostenuta e la vigilanza rendono conto della variabilit del tempo delle nostre prestazioni attentive. Attenzione sostenuta: capacit di mantenere lattenzione su eventi critici per un considerevole periodo. Vigilanza: capacit di monitorare nel tempo eventi con bassa frequenza di accadimento. PARADIGMI PER IL LORO STUDIO Il tipico compito di vigilanza monitorare una serie di stimoli per individuare un elemento critico (guardia notturna allerta per eventuale presenza di ladri) . i soggetti sono esaminati per periodi prolungati e lo stimolo appare raramente e in modo non prevedibile. Si ottiene una prestazione veloce e un buon livello allinizio, un declinio con il passare del tempo. Peggiora gi nei primi 15 minuti se i segnali sono salienti, 5 minuti se non lo sono. Un altro compito riferito ai tempi di reazione: il compito richiede di rispondere ad uno stimolo preceduto da un segnale di allarme. I tempi di reazione sono lenti quando gli intervalli sono molto brevi o molto lunghi, pi veloci per gli intervalli intermedi. Lindice di tempo indicato come allerta fasica. MECCANISMI E PROCESSI Sono state formulate diverse ipotesi per comprendere le difficolt dellattenzione sostenuta e la vigilanza. Una spiegazione pu riguardare un evento ripetitivo che pu portare ad un meccanismo inibitorio. Unaltra laspettativa, i segnali a bassa probabilit richiedono maggiori risorse di elaborazione rispetto a quelli di alta probabilit (teoria dellaspettativa). La teoria dellattivazione invece afferma che il livello di arousal diminuisce in condizioni dio stimolazione sensoriale debole, aumenta nel contrario. DISTINZIONE TRA LIVELLO DI VIGILANZA E DECREMENTO Il livello di vigilanza descrive la prestazione generale; il decremento descrive laumento del numero degli errori e del rallentamento dei tempi di reazione. ECCEZIONE ALLAROUSAL Larousal fisiologico tende a diminuire sebbene questa diminuzione non sia sempre associata ad un declinio di performance. Questo perch dipende dalla capacit di rivelazione del segnale

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del soggetto (sensibilit) e dal criterio adottato nella risposta in base a scopi, aspettative e a conseguenze che possono essere legate a risposte corrette o errate. Un altro meccanismo legato alla frequenza o ritmo della stimolazione, laccuratezza rimane stabile quando il ritmo elevato, il decadimento massimo quando il ritmo sostenuto. La prestazione meno buona ma non si deteriora se sono presenti ritmi lenti. BASI ANATOMICHE La formazione reticolare, i nuclei talamici, il sistema colinergico dei gangli della base e la corteccia prefrontale destra sono coinvolti nella vigilanza. ATTENZIONE E COSCIENZA Qual la relazione fra attenzione e consapevolezza? Alcuni autori hanno indicato i processi attentivi con la consapevolezza. Secondo altri possiamo avere consapevolezza senza necessariamente dirigere lattenzione su questi eventi. PARADIGMI DI STUDIO DEI PROCESSI CONSCI E INCONSCI I primi studi si sono focalizzati sulla percezione subliminale, che si riferisce a quella classe di fenomeni in cui uno stimolo in grado di influenzare il comportamento anche se stato presentato troppo velocemente, oppure a un livello dintensit troppo basso perch il soggetto sia in grado di identificarlo. Praradigma dellascolto dicotico: due messaggi diversi nei due orecchi. Il soggetto deve prestare attenzione solo ad uno, la velocit di elaborazione dipende dal legame semantico delle parole. Questi esperimenti hanno per dimostrato che anche ai messaggi a cui non si presta attenzione si fa unanalisi di significato. Tuttavia necessario che il messaggio non atteso non divenga consapevole altrimenti questo paradigma non fornisce i dati a sostegno dellelaborazione non consapevole. Paradigma presentazione parafoveale: focalizzare lattenzione su stimoli presenti in fovea e ignorare quelli presentati nella periferia del campo visivo (area parafoveale). Sono presentate due parole una con un significato ambiguo nella fovea, una a cui non si deve prestare attenzione nellarea parafoveale. In genere non si in grado di riportare questultima anche se si visto che pu influenzare la risposta bersaglio soprattutto quando possono essere legate semanticamente. CRITICA A QUESTI DUE METODI: non sufficiente, e non si pu essere sicuri che gli elementi distrattori non influenzano la consapevolezza, non ci si pu basare solo sulla buona fede del soggetto di non prestare attenzione agli stimoli che si devono ignorare, perch in realt se ne sono semplicemente dimenticati. Paradigma del mascheramento: il pi adatto a dimostrare la non consapevolezza; uno stimolo visivo mascherato da una configurazione successiva, non percepito a causa di limitazione dei dati. Es: un compito di decisone lessicale-una stringa di lettere presentata velocemente decidere se o no una parola. In studi di priming la stringa bersaglio preceduta da un prime di una parola non rivelante. Il tempo piuttosto lungo quindi entrambi possono essere elaborati in modo consapevole. Un prime con un significato simile facilitano la decisione lessicale rispetto a parole non associate. Nei paradigmi di priming mascherarto il prime non percepito in modo consapevole, spesso non si riesce neanche a stabilire se la parola si presentata o no. Ciononostante il prime con significato simile influenza la risposta allo stimolo bersaglio successivo, quindi si dimostra che lelaborazione non consapevole del prime mascherato influenza lelaborazione consapevole successiva. PROBLEMI METODOLOGICI Le controversie sono state relative ai criteri utilizzati per determinare la consapevolezza del soggetto. I paradigmi tentano di dimostrare che lelaborazione dellinformazione non consapevole dimostra due indici di dissociazione: uno evidenzia che linformazione non

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consapevole, laltro che ciononostante essa influenza lelaborazione. E meglio allora dimostrare la non consapevolezza sulla base di compiti a scelta forzata che richiedono di indovinare la presenza o lassenza di uno stimolo. Secondo alcuni infatti la consapevolezza labilit di operare una risposta di discriminazione, se non si ha questa capacit allora si ha inconsapevolezza. Cheeseman e Merikle hanno suggerito di distinguere la soglia soggettiva e quella oggettiva, quando gli stimoli sono sotto la soglia soggettiva i soggetti non sono capaci di vederli e formulare un giudizio; la soglia oggettiva il punto nellelaborazione percettiva sotto il quale i soggetti producono risposte casuali quando devono decidere se lo stimolo presente o assente; questa procedura permette di valutare la soglia per ogni stimolo. Merikle e reingold hanno evidenziato la differenza qualitativa tra stimoli rilevanti e irrilevanti; ai soggetti vengono presentate parole, non-parole, o schermate nere, prima di tutto i soggetti devono decidere se uno stimolo presente e poi devono eseguire il compito di riconoscimento forzato. Quando non sono capaci di rivelare una non-parola non viene fatta nessuna elaborazione, ma quando lo stimolo una parola anche se i soggetti non sono in grado di rivelarla hanno una capacit di prestazione migliore nel test di riconoscimento successivo. Questo dimostra che la rivelazione dello stimolo differente dalla non rilevazione perci un metodo usato come misura per lelaborazione conscia. DEFICIT PER LELABORAZIONE CONSAPEVOLE Alcune sindromi hanno reso evidente limportanza della consapevolezza,evidenziano delle dissociazioni tra le conoscenze inconsce che sono preservate, e quelle consce che sono danneggiate. Le conoscenze implicite (inconsce) sono caratterizzate da prestazioni di compiti senza una esperienza consapevole, al contrario esplicite(consce) si basano su esperienze consapevoli. Si valutano con esperimenti su compiti diretti o indiretti. I primi riconoscere un oggetto, richiedono una abilit esplicita; i secondi valutano questa abilit in modo incidente, mentre il compito sembra valutare un'altra cosa (esp di priming) LA CECITA CORTICALE Danni alla corteccia visiva primaria causano cecit per parti del campo visivo(scotomi). Alcuni pazienti hanno dimostrato di possedere conoscenze implicite nellarea dello scotoma, sono denominate blindsight ,Es: (compito diretto) inviando uno stimolo sonoro e uno stimolo visivo nel punto di scotoma i soggetti devono indicare la posizione dello stimolo, sorprendente vedere come possono farlo in maniera accurata, anche se leggermente inferiore allindicazione della posizione di uno stimolo se mostrato nelle parti intatte del campo visivo. Questa procedura per stata criticata ancora perch comunque sono valutazioni soggettive rispetto alla consapevolezza. Per questo sono stati utilizzati compiti indiretti; a soggetti senza lesioni celebrali stato chiesto di rispondere al secondo di due flash, inviati in punti diversi del campo visivo e in rapida successione, il tempo di reazione pi lungo di quando presentato un unico flash. Nei pazienti con problemi di cecit corticale avevano un tempo di reazione pi lento al flash presentato nella parte intatta del campo visivo, quando era preceduto da un flash presentato nello scotoma, rispetto ad un unico flash, effetto che si manifestava anche se il paziente non era consapevole che gli venivano presentati due flash percependo solo quello nel campo visivo intatto. LA PROSOPOAGNOSIA Lesioni bilaterali della regione occipitale temporale, si capaci di discriminare facce da nonfacce, ma di non riconoscere persone a conosciute. Ricerche hanno dimostrato che si hanno conoscenze implicite. Esp: si presentavano insieme un nome e una fotografia di un attore o politico famosi, i tempi di reazione erano pi veloci per i nomi famosi quando erano preceduti

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da fotografie di una faccia semanticamente associata, il paziente aveva una conoscenza implicita ma non esplicita dellinformazione semantica di un viso. LEMINEGLIGENZA SPAZIALE UNILATERALE Lesioni parietali posteriori destre, non si capaci di riportare o di orientarsi verso stimoli presentati nella parte sinistra dello spazio, anche qui si dimostrato che i pazienti non sono consapevoli degli stimoli presenti nellemisfero affetto. Esp: al paziente veniva proposta una stringa di parole, rispondeva pi velocemente ad una parola presentata nel campo visivo intatto, quando era preceduta dalla breve presentazione di unaltra parola, legata alla prima da un punto di vista semantico presentata nel campo visivo danneggiato, il paziente aveva priming semantico per parole nel campo danneggiato anche se non era capace di elaborarle in modo consapevole. LAMNESIA A causa di lesioni celebrali nel lobo temporale mediale, i pazienti ritengono di non ricordare eventi. Difficolt nei compiti diretti perch richiedono un recupero esplicito ad esempio il riconoscimento o il richiamo. Sono quasi normali nei compiti indiretti. Es: completamento di parole appena studiate, quindi sono prestazioni che si basano sullesperienza e la pratica in assenza di unesperienza soggettiva passata. Recentemente c stata una controversia sui compiti diretti e indiretti, infatti quanto un compito indiretto pu essere influenzato da una conoscenza implicita, o viceversa? Alcuni ricercatori Jacoby,Toth e Yonelinas hanno sviluppato una procedura che cerca di distinguere i processi consapevoli da quelli inconsapevoli, si cerca di quantificare il contributo della conoscenza esplicita e implicita sullabilit di recupero degli item studiati ad esempio. MECCANISMI E FUNZIONI DI PROCESSI CONSCI E INCONSCI Tre spiegazioni sono state formulate per render conto della dissociazione fra coscienza implicita (inconscio) ed esplicita (conscia): una che meccanismi neurali specializzati sono disconnessi dai sistemi neurali di pi alto livello che sottostanno alla consapevolezza; unaltra che meccanismi di elaborazione danneggiati producano dati degradati e questi non sono capaci di attivare il sistema della consapevolezza; la terza ritiene che la lesione distrugge i meccanismi necessari per dimostrare conoscenze esplicite mediante compiti diretti, mentre la prestazione in compiti indiretti dipende da meccanismi diversi, che non hanno accesso alla consapevolezza, la lesione distrugge solo i meccanismi che inviano il prodotto dellelaborazione alla coscienza. Si ritiene che conoscenza esplicita e implicita hanno meccanismi diversi. BASI ANATOMICHE DEI PROCESSI CONSAPEVOLI La coscienza secondo alcune ipotesi, legata allattivit di una parte del cervello, oppure origini dallinterazione tra diverse strutture celebrali. Gray ha detto che la coscienza unarea dellippocampo. E necessario distinguere fra capacit consapevoli e coscienza. La capacit di avere esperienze consapevoli dipende dalla normale attivit del tronco encefalico superiore e delle aree associate al talamo, mentre la coscienza legata allattivit corticale. LAPPRENDIMENTO DEFINIZIONE: Si definisce apprendimento una modificazione del comportamento di un organismo in risposta a determinate condizioni, ottenuta attraverso lesperienza e stabile nel tempo; lapprendimento ha un ruolo adattivo ed un processo universale, cio comune a tutte le specie animali. LO STUDIO SCIENTIFICO DELLAPPRENDIMENTO: Lo studio scientifico dellapprendimento segue tre paradigmi differenti: il condizionamento classico che ha un precursore storico gi nella teoria delle associazioni di Aristotele (sosteneva

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che i ricordi entrano in collegamento nella memoria in base alla loro somiglianza e contiguit temporale), il condizionamento operante, e la teoria cognitivo-sociale. IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO: Padre di questa teoria il fisiologo russo Pavlov; le sue scoperte avvennero inizialmente in maniera serendipica, dato che i suoi studi (condotti su dei cani) riguardavano la fisiologia dellapparato digerente; la sua attenzione per fu catturata dalla risposta riflessa dei cani: la salivazione alla vista del cibo. Il condizionamento classico si basa sullassociazione tra due stimoli; nei suoi esperimenti Pavlov associ pi volte (in varie prove) uno stimolo sonoro (suono di una campanella) alla presentazione dello stimolo cibo; in condizioni normali, il suono uno stimolo neutro (SN, che non evoca la risposta di salivazione), lo stimolo cibo uno stimolo incondizionato (SI) e la risposta salivazione ad esso una risposta incondizionata (RI); mediante lassociazione ripetuta dello SN (suono) con lo SI (cibo), lo SN finir per evocare, anche in assenza dello SI, la RI (poich SN e RI verranno stabilmente associati): lo SN diventa quindi lo stimolo condizionato (SC) e la RI diventa una risposta condizionata (RC); la procedura di acquisizione del condizionamento sar il risultato di un certo numero di prove (presentazione di SI e SC insieme); il legame (associazione) che si stabilisce tra SC e SI di natura sostitutiva. Dopo un certo periodo di tempo il condizionamento tende a svanire (Estinzione) e lo SC evocher RC sempre pi deboli; esso per pu venir recuperato (Recupero Spontaneo) ripresentando il legame tra SC e SI. IL FATTORE TEMPO: Un elemento determinante nel successo della procedura di condizionamento la contiguit temporale (gap: distanza) tra SC e SI; il fattore tempo viene sfruttato in vario modo a seconda della procedura di condizionamento attuata (lISI fra i due stimoli deve comunque essere molto breve, meno di un secondo): Condizionamento Anterogrado (o di traccia): lo SC viene presentato subito prima dello SI; la procedura pi efficiente (richiede meno prove); Condizionamento Simultaneo: SC e SI vengono presentati contemporaneamente; Condizionamento Retrogrado: lo SC viene presentato dopo lo SI; una procedura meno efficacie (richiede pi prove). GENERALIZZABILITA E DISCRIMINAZIONE: Nelle procedure di condizionamento classico sono osservabili due fenomeni: Generalizzabilit: se si va a sostituire allo SC stabilito un altro SC, la probabilit dellemissione della RC dipende dalla somiglianza tra i due SC; Discriminazione : se si va a sostituire lo SC stabilito con un altro SC troppo diverso, la RC non si verificher (o sar pi debole). I due fenomeni sono spiegabili attraverso il concetto di Gradiente di Generalizzabilit: esistono dei range di somiglianza entro i quali lo SC pu venir sostituito da un altro SC; lentit della RC direttamente proporzionale alla somiglianza tra lo SC stabilito e lo SC sostituto. BLOCKING: E limpossibilit di sostituire lo SC stabilito con un altro SC, poich il primo blocca il secondo. OVERSHADOWING: Si ha quando si utilizzano due potenziali SC (ad esemipio, uno stimolo luminoso e uno sonoro in associazione allo SI): uno prender il sopravvento sullaltro diventando SC.

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INIBIZIONE LATENTE: Si verifica quando lo SN che si vuol far diventare SC stato presentato troppe volte in isolamento prima di venir associato nelle prove allo SI: sar impossibile farne uno SC (non riuscir ad evocare la RC). COSA SI PUO CONDIZIONARE: Tramite il condizionamento classico si possono condizionare: Risposte riflesse: - Condizionamento Appetitivo: relativo a comportamenti consumatori (sessuali, alimentari, sonno-veglia, ecc); - Condizionamento Avversivo: relativo a comportamenti di tipo difensivo (ad esempio, lallontanamento da stimoli nocivi); Uneccezione alla contiguit temporale degli stimoli associati, costituita dallAvversione Gustativa, cio il condizionamento ad evitare di ingerire nuovamente sostanze alimentari che sono state ingerite prima di esperire uno stato di malessere; lISI ottimale (distanza temporale tra ingestione della sostanza e stato di malessere) in questo caso molto pi lungo che negli altri casi i condizionamento. Risposte Emotive: ad esempio la paura una reazione altamente condizionabile (un esempio evidente sono le fobie). Risposte Immunitarie. LA LEGGE DELLEFFETTO E IL CONDIZIONAMENTO STRUMENTALE: La teoria del condizionamento operante nasce con gli esperimenti condotti da Thorndike: il soggetto (una gatto) viene posto in una Puzzle-Box (gabbia dalla quale pu uscire abbassando una levetta), una situazione problematica che pu venir risolta da un comportamento casuale dellanimale; il comportamento del soggetto cambia durante le varie prove: Nella prima prova il soggetto mette in atto una serie di comportamenti, in ordine di frequenza di attuazione: - Gratta le sbarre; - Preme contro il soffitto; - Gratta il pavimento; - Miagola; - Ecc; - Abbassa la levetta: in conseguenza di ci esce dalla gabbia. Dopo molte prove: il comportamento di abbassare la levetta diventa il pi frequente. Dai risultati di questi esperimenti, T. elabora la Legge dellEffetto secondo la quale, nel momento in cui lanimale mette in atto un comportamento, la probabilit che questo si ripeta, dipende dalle sue conseguenze: se saranno piacevoli vi la tendenza a ripetere il comportamento, in caso contrario vi sar la tendenza a non ripeterlo. Si tratta di un apprendimento per prove ed errori, detto anche Condizionamento Strumentale, in quanto il comportamento attuato diventa per lanimale lo strumento per ottenere una conseguenza piacevole; esso si basa quindi sullassociazione tra una risposta e uno stimolo (lo stimolo conseguenza del comportamento). IL CONDIZIONAMENTO OPERANTE: In seguito Skinner introduce il concetto di Condizionamento Operante; per definire questa procedura occorre specificare i concetti di: - Operante: il comportamento messo in atto; - Rinforzo e Punizione: gli eventi possibili conseguenze dellemissione di un certo comportamento, vissuti rispettivamente come un condizione piacevole, che aumenter la probabilit di emissione futura del comportamento, o spiacevole, che diminuir la probabilit di emissione futura del comportamento (fuga o evitamento). Si possono avere due forme di rinforzo e due forme di punizione:

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- Rinforzo Positivo: consistente nella presentazione di uno stimolo piacevole; - Rinforzo Negativo: consistente nella cessazione di uno stimolo spiacevole; - Punizione Positiva: consistente nella somministrazione di uno stimolo spiacevole; - Punizione Negativa: consistente nella cessazione di uno stimolo piacevole. Come il condizionamento classico, anche quello operante pu andare incontro ad estinzione se alloperante non viene associata sempre la conseguenza (si perde il legame associativo tra comportamento e rinforzo/punizione), ma il legame pu venir recuperato ripresentando lassociazione operante/rinforzo-punizione. I RISCHI DELLA PUNIZIONE: Nonostante la somministrazione di punizioni abbia un effetto condizionante, espone ad alcuni rischi di cui si deve tener conto per eliminarli: 1) Condizionamento delloperante sbagliato: il soggetto non associa la punizione al comportamento giusto (quello a cui si voleva associare); 2) Condizionamento allo stimolo: il soggetto associa la punizione non alloperante ma ad uno stimolo presente al momento della somministrazione della punizione, mediante condizionamento classico (ad esempio un cane che viene bastonato, associa la punizione a chi glie la somministra, non al comportamento che lha causata); 3) Trascendenza dellobbiettivo: si rischia di non commisurare la punizione al comportamento da eliminare, punendo con troppo severit, innescando quindi un comportamento aggressivo da parte del soggetto punito. PROTOCOLLI DI RINFORZO (o punizione): I programmi di rinforzo si classificano in base alla regolarit statistica e cronologica di associazione del rinforzo/punizione alloperante: Programmi a rinforzo continuo: gli operanti sono sempre seguiti dal rinforzo/punizione; Programmi a rinforzo variabile: gli operanti sono rinforzati/puniti in ragione della loro frequenza cumulativa o di un intervallo temporale: a Rapporto (frequenza cumulativa): - Rapporto Fisso: il rinforzo/punizione viene somministrato ogni tot di operanti emessi (ad esempio ogni 10 operanti); - Rapporto Variabile: il rinforzo/punizione viene somministrato con una frequenza media (ad esempio la prima volta dopo due operanti, la seconda dopo 10 operanti, quindi in media ogni 6 operanti). a Intervallo (secondo un intervallo temporale): - Intervallo Fisso: il rinforzo/punizione viene somministrato ad intervalli di tempo regolari (con lemissione di almeno unoperante; ad esempio ogni 10 minuti indipendentemente da quanti operanti sono stati emessi); - Intervallo Variabile: il rinforzo/punizione viene somministrato con un intervallo temporale medio (con lemissione di almeno unoperante; ad esempio viene somministrato la prima volta dopo 10 minuti e la seconda dopo 6 minuti, quindi lintervallo temporale medio di somministrazione di 8 minuti). In ordine decrescente di frequenza di emissione degli operanti, i vari protocolli ottengono il seguente risultato: 1) Rapporto Fisso; 2) Rapporto Variabile; 3) Intervallo Fisso; 4) Intervallo Variabile. LO SHAPING (modellamento): E una procedura usata prima del processo di condizionamento, che consiste nel rinforzare quei comportamenti del soggetto che si approssimano alloperante desiderato; utile con gli

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animali dato che, ad esempio, il gatto degli esperimenti di Thorndike, non era certo portato spontaneamente ad abbassare la levetta della puzzle-box (in natura non compie azioni simili); rinforzando, ad esempio lavvicinamento del gatto alla levetta, il gatto sar portato a considerare la possibilit di attuare comportamenti relativi ad essa. FENOMENI COMUNI NEL CONDIZIONAMENTO CLASSICO E OPERANTE: Acquisizione: tramite lesperienza (numerose prove); Estinzione: per mancato rinnovo dellassociazione; Recupero: per rinnovo dellassociazione; Limportanza del fattore temporale tra stimolo e stimolo (condizionamento classico) e tra risposta e stimolo (condizionamento operante); Generalizzazione e discriminazione; Comportamenti superstiziosi: associazioni irrazionali che comportano lemissione di un operante non desiderato perch ad esso stato associato accidentalmente il rinforzo; Tendenza allapprendimento. LINTERPRETAZIONE MODERNA DELLAPPRENDIMENTO: Al comportamentismo (teorie del condizionamento), subentra verso gli anni 70 il cognitivismo; i cognitivisti sono interessati ai meccanismi interni che guidano lapprendimento; ad esempio, si chiedono quale il meccanismo interno che fa si che un determinato stimolo venga considerato un rinforzo e un altro una punizione e in che modo agiscono internamente? LA TEORIA DELLA RIDUZIONE DELLE PULSIONI E LIMPORTANZA DELLE EMOZIONI: Una delle prime teorie che tentano di rispondere a queste domande la Teoria della Riduzione delle Pulsioni di Hull; le pulsioni sono stati di tensione indotti dal mancato soddisfacimento di bisogni e gli stimoli rinforzanti sarebbero quelli che agiscono su di esse riducendole; si tratta di una teoria intuitiva che non spiega come mai lapprendimento di determinati comportamenti avvenga anche in situazioni non legate al soddisfacimento delle relative pulsioni. Hull inoltre classifica i rinforzatori in: - Primari: quelli che soddisfano bisogni consumatori quali la fame, la sete, ecc; - Secondari: che sono di natura simbolica e originariamente sono stimoli neutri, ma venendo associati in maniera continuativa a stimoli consumatori, diventano rinforzatori (es: il denaro). Anche le emozioni hanno un ruolo importante nel condizionamento operante: Gray ha dimostrato il ruolo di vie del sistema nervoso anatomicamente distinte, ognuna associata ad un comportamento emotivo che varia dallapproccio allevitamento, attivate in corrispondenza di rinforzi o punizioni: - Sistema dellApproccio Comportamentale: associato a stati emotivi piacevoli che orientano allapproccio ed attivato dal rinforzo; - Sistema di Inibizione Comportamentale: legato a stati di ansia che provocano inibizione o elusione del comportamento ma anche aumento delleccitazione e dellinteresse, attivati rispettivamente dalla punizione e dal rinforzo negativo; - Sistema di Lotta o Fuga: connesso a stati emotivi di ira o terrore, orienta a fuggire o aggredire per difendersi (risposte specie-specifiche) ed attivato dalla punizione. LA TEORIA COGNITIVO-SOCIALE: I cognitivisti sostengono che lapprendimento non pu essere ridotto a schemi di associazione tra stimoli e risposte; solo i comportamenti pi semplici possono essere spiegati in questi termini. Un ruolo fondamentale nellapprendimento lo giocano le rappresentazioni mentali e vari fattori sociali.

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LAPPRENDIMENTO LATENTE: A dimostrazione dellimportanza delle rappresentazioni mentali nellapprendimento, c la Teoria dellApprendimento Latente elaborata da Tolman in seguito ad una serie di esperimenti su tre gruppi di ratti posti in un labirinto per 11 gg.: 1) Il 1 gruppo di ratti viene rinforzato ogni volta che raggiunge larrivo; 2) Il 2 gruppo di ratti viene rinforzato solo l11 gg. (gruppo sperimentale); 3) Il 3 gruppo di ratti non viene mai rinforzato (gruppo di controllo). Vengono misurati gli errori commessi dai tre gruppi giorno per giorno e, naturalmente, emerge che i ratti sempre rinforzati compiono meno errori; il risultato interessante che il gruppo rinforzato l11 giorno, dopo tale giorno raggiunge lo stesso livello del gruppo sempre rinforzato; si deduce che lapprendimento avvenuto anche in assenza di rinforzo: si definisce Apprendimento Latente, perch lassociazione stimolo/risposta non visibile (latente), poich il risultato dellapprendimento la formazione di una rappresentazione mentale del labirinto (mappa) elaborata prima del rinforzo. Lapprendimento avviene quindi sottoforma di elaborazione di mappe cognitive. IL LOCUS DEL CONTROLLO DEL RINFORZO E LIMPOTENZA APPRESA: Anche le aspettative del soggetto riguardo al tipo di conseguenze che un comportamento provocher, determinano la sua probabilit di attuazione; ci sono aspettative relative a situazioni concrete determinate e aspettative pi generalizzate: il Locus del Controllo indica le aspettative generalizzate sulle conseguenze di un comportamento e la capacit di individuare le variabili che comporteranno un rinforzo; il locus pu essere: - Interno: quando il soggetto ritiene che le conseguenze del comportamento dipendano da se stesso; - Esterno: quando il soggetto ritiene le conseguenze del comportamento non dipendenti da s ma da forze esterne. LImpotenza Appresa consiste appunto in quello stato di disperazione psicologica che ci fa ritenere impossibile sfuggire agli eventi avversi, non permettendoci quindi di identificare efficacemente le variabili del comportamento che possono determinare conseguenze positive. LAPPRENDIMENTO SOCIALE: LApprendimento Sociale ha luogo mediante losservazione del comportamento di altri soggetti: - Apprendimento per Osservazione: apprendimento di un comportamento osservato in un altro soggetto (imitazione, si studia soprattutto in psicologia dello sviluppo); - Condizionamento Vicario: un condizionamento che si verifica per interposta persona, cio osservando le conseguenze di un determinato comportamento attuato da un altro soggetto su di esso; - Tutelage: una forma di apprendimento assistito; - Modeling: apprendimento di un comportamento tramite un dimostratore (che modella il comportamento dellosservatore). CONCLUSIONI: Lapprendimento non quindi solo un meccanismo di associazione tra stimoli e risposte, ma avviene anche tramite le rappresentazioni mentali e losservazione. LA MEMORIA DEFINIZIONE: Con il termine memoria sintende il processo di acquisizione e recupero di informazioni, nonch il loro insieme organizzato; in termini neurologici, la memorizzazione, il richiamo e lorganizzazione dellinformazione corrispondono allattivazione di reti neuronali secondo schemi relativi allinformazione richiamata, memorizzata e cos via.

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Il punto di svolta per lo studio della memoria sono stati gli esperimenti di Tolman sullapprendimento latente: essi hanno segnato il passaggio dal comportamentismo al cognitivismo e dimostrato lesistenza delle rappresentazioni mentali, punto cardine dei successivi studi sulla memoria. LE RAPPRESENTAZIONI MENTALI: Una rappresentazione mentale la versione o modello mentale di un certo stimolo, cio la forma interna del mondo esterno, ottenuto attraverso un processo di codifica dellinformazione che porta con s delle distorsioni; le rappresentazioni mentali sono la forma in cui la mente recupera linformazione in assenza dello stimolo che le ha originate; la codifica pu avvenire in vari linguaggi (codici: immagini, suoni, parole, azioni, ecc) e solitamente lelaborazione dellinformazione avviene contemporaneamente in pi linguaggi; esistono tre tipi principali di rappresentazioni mentali: sensoriali, verbali (linguistiche) e motorie: Rappresentazioni Sensoriali: sono, ad esempio, le immagini mentali di persone, eventi, luoghi o altro, manipolabili mentalmente ed elaborate nel codice visivo; ma ci sono anche rappresentazioni mentali tattili, olfattive, uditive e cos via, ognuna memorizzata nel suo codice sensoriale (odori, suoni, ecc); Rappresentazioni Verbali (linguistiche): sono costituite da parole o concetti memorizzati in codice fonologico-semantico; sono fondamentali per lessere umano, dato che la maggior parte del tempo noi pensiamo in parole; formano memorie di tipo dichiarativo, enciclopedico e autobiografico; Rappresentazioni Motorie: sono costituite da rappresentazioni mentali di movimenti memorizzate in codice propriocettivo e costituiscono le cosiddette memorie procedurali. IL MODELLO STANDARD DELLA MEMORIA: Nel 1890 W.James distingueva due tipi di memoria: - Memoria Primaria: quella in cui vengono immagazzinate temporaneamente le informazioni di cui siamo consapevoli, ad esempio un numero di telefono (limitata); - Memoria Secondaria: un enorme deposito di informazioni inconsapevoli finch non decidiamo di richiamarle alla memoria, ad esempio tutti i 10 o 20 numeri di telefono che saremmo capaci di ricordare se ci servissero (illimitata). La teoria di J. inglobata nel Modello Standard o Modello di Elaborazione Seriale elaborato da Shiffrin e Atkinson nel 1976; esso si basa sulla metafora della mente come computer (elaboratore di informazioni) e prevede tre tipi di memoria: Registro Sensoriale, Memoria a Breve Termine (la memoria primaria di J.) e Memoria a Lungo Termine (la memoria secondaria di J.); questo modello si basa sullAssunzione di Serialit secondo la quale linformazione, per venir immagazzinata e poter quindi essere recuperata, deve attraversare necessariamente le 3 aree (magazzini) della memoria una dopo laltra per poi poter essere recuperata alloccorrenza dalla memoria a lungo termine. IL REGISTRO SENSORIALE (RS): Esso conserva linformazione sensoriale (caratteristiche fisiche) sullo stimolo percepito dopo la sua scomparsa, nel codice sensoriale relativo e per un tempo brevissimo, durante il quale linformazione pu essere ulteriormente elaborata; ha una grande capacit ed unalta fedelt (maggiore di quella della memoria a lungo termine); i registri sensoriali meglio conosciuti sono: - la Memoria Iconica: il registro sensoriale visivo e conserva limmagine per un tempo compreso tra 0,3 sec e 2 sec a seconda della persona, dello stimolo e delle circostanze; lo stimolo conservato pu essere cancellato da un altro stimolo o da un flash di luce (il registro iconico ci permette di vedere i film: la persistenza del singolo fotogramma fino al successivo provoca lillusione del movimento e della continuit tra i fotogrammi); - la Memoria Ecoica: il registro sensoriale uditivo e conserva linformazione per un tempo massimo di 2 sec; esistono due tipi di memorie ecoiche, una legata ai suoni

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relativi al linguaggio situata nellemisfero sinistro e una relativa agli altri suoni situata nellemisfero destro. LA MEMORIA A BREVE TERMINE (MBT): Molti degli stimoli che percepiamo durante una giornata vanno persi, solo quelli che hanno un importanza maggiore passano alla memoria a breve termine; questa seconda area (o magazzino) ha una capacit limitata, intervallo di ritenzione breve (20-30 sec) e accessibilit rapida. LO SPAM DI MEMORIA E LA RIPETIZIONE: La MBT ha una capacit limitata: possiamo memorizzare una quantit di item alla volta che varia tra 5 e 9 (7 + o 2, Il Magico Numero 7, Miller; lintervallo detto Spam di Memoria); il primo a intuirlo fu Ebbinghaus (1885) il quale condusse una serie di esperimenti su se stesso: invent 2300 sillabe prive di senso (di modo da escludere linfluenza di conoscenze linguistiche precedentemente apprese) e le distribu in liste di varia lunghezza; in varie prove si accorse che il numero massimo di sillabe che poteva ricordare dopo aver letto la lista, era 7; infatti, se ad un soggetto si fanno leggere una serie di numeri, 20 sec dopo egli ne ricorder 7 e col passare del tempo sempre meno poich le informazioni registrate nella MBT vanno incontro a decadimento: i numeri non pi ricordati probabilmente potrebbero comunque essere recuperati con uno sforzo, a meno che al soggetto non venga mostrata unaltra serie di numeri, nel qual caso le nuove informazioni sostituiranno le vecchie che verranno eliminate dalla memoria, dato che essa ha una capacit limitata (questo dato ha anche una base neurologica). Ebbinghaus dimostr anche che la MBT per non un meccanismo passivo, cio non siamo condannati a perdere le informazioni perch se ne presentano di nuove: linformazione desiderata pu venir mantenuta grazie alla Ripetizione di Mantenimento (subvocalica o vocalica) che facilita il mantenimento temporaneo dellinformazione nella MBT, come quando ripetiamo un numero telefonico per non dimenticarlo prima di arrivare allapparecchio; tuttavia la ripetizione di mantenimento non il meccanismo pi efficiente per la conservazione di un informazione e per il suo trasferimento nella MLT, migliore la Ripetizione Elaborativa, cio una riflessione approfondita sullinformazione ( pi facile ricordare una poesia se ne capiamo il significato che se la impariamo meccanicamente a memoria). La ripetizione pu risultare inefficace se si presentano al soggetto due compiti concorrenti (interferenti) come memorizzare una serie di numeri contando contemporaneamente allindietro di 3 in 3: senza ripetizione di mantenimento linformazione decade e non pu venir rievocata ma pu comunque essere possibile il suo riconoscimento, perch permane ad un livello non cosciente; la rievocazione infatti un processo attivo e volontario mentre il riconoscimento passivo. Unaltra dimostrazione dellaccessibilit e gestibilit della MBT la danno gli esperimenti condotti da Sperling: presentando ad un soggetto una matrice di lettere per 0,05 sec (50 msec), egli ne ricorder circa la met; ma, associando ad ogni riga della matrice uno stimolo sonoro di intensit alta, madia o bassa a seconda della riga da riportare, presentato come cue subito dopo la scomparsa della matrice stessa (con ISI molto piccolo), il soggetto sar in grado di ricordare con precisione le lettere corrispondenti; ci dimostra che, dato che possibile discriminare le lettere target, tutte le lettere sono state memorizzate. LA MEMORIA A LUNGO TERMINE (MLT): La memoria a lungo termine contiene le rappresentazioni (informazioni) che verranno stabilmente conservate; secondo il modello standard la probabilit che linformazione venga trasferita nella MLT direttamente proporzionale al suo tempo di permanenza nella MBT. La MLT ha durata capacit illimitate, ma pu comunque andare incontro a decadimento fisiologico (vecchiaia) o patologico (amnesie); inoltre laccesso alle informazioni in essa contenute pu richiedere tempo e prevede il loro trasferimento nella MBT (assunta come livello di coscienza).

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GLI EFFETTI DI POSIZIONE SERIALE: Allassunzione di serialit su cui si basa il modello modale, sono legati gli effetti di Primacy e Recency; in un compito di rievocazione libera (presentazione di una lista di item e loro rievocazione) si pu notare che i primi e gli ultimi elementi della stessa verranno ricordati con pi facilit rispetto a quelli intermedi; questo perch i primi item hanno subito pi ripetizioni (Primacy) e gli ultimi sono entrati in coda pi recentemente; inoltre si assume che le nuove informazioni sostituiscano le vecchie, quindi le pi recenti non sono ancora state sostituite (Recency, M.Calkins). IL MODELLO RIVISITATO DELLA MEMORIA: Nellultimo decennio, una serie di evidenze sperimentali hanno messo in crisi il modello standard; stato quindi elaborato un nuovo modello di memoria basato sullesistenza di 3 sistemi (o moduli) di memoria distinti ma interdipendenti, il cui funzionamento non seriale ma parallelo (assunzione di modularit e parallelismo): a livello neurologico questo corrisponde al modello dellattivazione neuronale per diffusione; ad esempio, il processo di selezione delle informazioni da immagazzinare nella MBT influenzato dalla MLT che determina i dati da conservare confrontando le informazioni in entrata con quelle che gi si trovano in essa; la MLT quindi viene attivata prima della MBT; altre eccezioni alla regola di serialit sono gli esperimenti di Priming, nei quali il cue passa dal RS direttamente alla MLT (non viene elaborato coscientemente) influenzando il successivo riconoscimento del target (RS-MLT-MBT), e i compiti di riconoscimento in genere: se al soggetto viene chiesto di memorizzare una lista di item egli ne ricorder solo una parte ma, quando verr chiesto al soggetto se un determinato item che non ha ricordato ma che si trovava nella lista faceva parte di essa, il soggetto lo riconoscer (come prima, RS-MLT-MBT). LA MEMORIA DI LAVORO (MdL): Nel modello rivisitato, la MBT viene sostituita dalla MdL che un insieme di 3 moduli: il Sistema Esecutivo Centrale (o di comando), il Loop Fonoarticolatorio e il Taccuino VisuoSpaziale; come la MBT anche la MdL la fase cosciente dellelaborazione dellinformazione, ha una capacit limitata, breve durata e laccesso ad essa rapido; non si tratta per di un semplice magazzino: la MdL ha un ruolo attivo, di mantenimento ma anche di elaborazione dell informazione e le ricerche dimostrano che la funzione di immagazzinamento e quella di elaborazione non sono in competizione. Nel 74 Baddeley e Hitch dimostrarono lesistenza dei 3 sistemi della MdL e la loro indipendenza. IL SISTEMA ESECUTIVO CENTRALE: B. e H. usarono il paradigma del doppio compito: presentarono ai soggetti un compito di memorizzazione (delle cifre da ricordare) e un compito di ragionamento (ad esempio contare allindietro) da eseguire contemporaneamente; notarono che il tempo di soluzione dipende dal carico della MdL (quantit di cifre da memorizzare) in misura variabile (se le cifre presentate sono 3-4 non influenzano il tempo di soluzione) e che la quantit di errori compiuti uguale indipendentemente dal carico della MdL; questo dimostra che i compiti di elaborazione dellinformazione (ripetizione, ragionamento, pianificazione, ecc), oltre che lo smistamento degli stimoli, sono svolti da un modulo indipendente da quello che immagazzina linformazione: il Sistema Esecutivo Centrale, che funge anche da mediatore tra lattenzione (selezione dellinformazione) e la memorizzazione; esso mette in comunicazione il Loop e il Taccuino ed ha una capacit limitata che varia da individuo a individuo ed probabilmente in relazione con le capacit intellettive generali.

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IL TACCUINO VISUO-SPAZIALE: In questo modulo vengono immagazzinate informazioni visive (natura e posizioni di oggetti, ecc) sottoforma di immagini mentali che possono essere manipolate (rotazione, spostamento, ecc); un modulo indipendente e ha una sua capacit limitata. IL LOOP FONOARTICOLATORIO: In questo modulo vengono memorizzate le informazioni uditive e verbali; la memorizzazione nel loop superficiale: esso memorizza lordine delle parole e il loro suono, non il significato; ci stato dimostrato in compiti di rievocazione libera: la rievocazione di parole dal suono simile (uomo, uovo, duomo) provoca interferenza e rende pi difficile loperazione, mentre la rievocazione di parole dal significato simile (enorme, grande, immenso) non provoca alcuna interferenza (contrariamente a quanto succede nella MLT); anche il loop un sistema indipendente ed ha una sua capacit limitata. INTERAZIONI TRA MdL E MLT: Le prove pi valide a sostegno dellindipendenza tra la MdL e la MLT sono costituite da evidenze neurologiche, in particolare dai pazienti affetti da amnesia: ci sono casi in cui il paziente capace di memorizzare delle cifre e di tenerle a mente ripetendole ma appena smette di farlo non ricorda nemmeno che stava ripetendo delle cifre, poich la sua MdL intatta ma la MLT danneggiata; oppure ci sono pazienti che non riescono a ricordare 2 cifre ma possono tranquillamente rievocare ricordi dinfanzia, poich la loro MLT integra ma la MdL danneggiata; inoltre ci sono casi di amnesie anterograde e retrograde. Nonostante si tratti di sistemi distinti, MdL e MLT interagiscono costantemente; un esempio della loro interazione, molto usato nella vita quotidiana, il Chunking (raggruppamento). CHUNKING: E una strategia di memorizzazione consistente nel raggruppare una serie di item da memorizzare in gruppi significativi sulla base di dati della MLT, riducendo cos la quantit di informazioni da ricordare; ad esempio: - stringa di lettere da ricordare: DJIBMNYSEWSJSEC; cos sarebbe impossibile memorizzarla; - un esperto di borsa non avrebbe invece difficolt perch la memorizzerebbe raggruppando i singoli item (lettere), in item significativi usando le sue conoscenze di titoli e indici di borsa immagazzinate nella sua MLT: DJ (Dow Jones), IBM (International Business Machine), NYSE (New York Stock Exchange) e cos via; - i 15 item da memorizzare (le singole lettere) diventano 5 (DJ, IBM, NYSE, WSJ, SEC). TASSONOMIA DELLA MLT: Si distinguono vari tipi di MLT, tra cui quella dichiarativa e quella procedurale, ognuno dei quali pu essere implicito o esplicito. Memoria Dichiarativa: si riferisce alla conoscenza di fatti o episodi, dei significati e della natura delle cose e si tratta di informazioni verbalizzabili (saper cosa); pu essere: - Semantica: relativa a conoscenze di fatti o nozioni; ad esempio: il Po il fiume pi lungo dItalia; - Episodica: relativa al ricordo di avvenimenti; pu essere autobiografica, cio riferirsi a fatti della propria esperienza vissuta, ad esempio: ricordare cosa si mangiato il giorno prima o cosa si fatto il giorno del proprio diciottesimo compleanno. Memoria Procedurale: si riferisce alla conoscenza di sequenze di azioni (procedure) e abilit, difficilmente verbalizzabili (saper come). Di solito la dicotomia dichiarativa/procedurale associata a quella esplicita/implicita, ma non cos perch la dicotomia dichirativa/procedurale si riferisce ai contenuti (cosa viene memorizzato), mentre la dicotomia esplicita/implicita si riferisce a come si memorizza:

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Memoria Esplicita: implica la consapevolezza e si distingue in: - Rievocazione: un processo consapevole volontario e consiste nel richiamare esplicitamente un informazione; ad esempio: raccontare il giorno del proprio matrimonio; - Riconoscimento: un processo consapevole ma involontario e consiste nellavere la sensazione esplicita che una certa informazione labbiamo gi precedentemente percepita; ad esempio: quando vediamo una persona che non vedevamo da 10 anni ma la riconosciamo comunque. Memoria Implicita: implica la non consapevolezza ed evidente nellapprendimento condizionato, nelle abilit, ecc; ad esempio quando evitiamo un cibo perch una volta ci ha dato la nausea anche se non ricordiamo lepisodio; oppure quando ci allacciamo le scarpe o guidiamo, non richiamiamo consapevolmente ogni volta tutte le informazioni necessarie a compiere le azioni che ci servono; un altro esempio costituito dagli esperimenti di priming in cui il cue non elaborato consapevolmente viene comunque memorizzato e influenza la percezione degli stimoli successivi.

LA MEMORIA QUOTIDIANA: Fra tutte le informazioni che affidiamo ogni giorno alla nostra memoria, solo quelle che per noi sono importanti vengono conservate; questo perch la memoria un processo funzionale, cio legato ai nostri scopi e obbiettivi: ci che ricordiamo, lo ricordiamo perch ci utile; inoltre, la scelta delle informazioni da memorizzare influenzata anche da fattori di genere (pregiudizio mentale su cosa deve ricordare un uomo e cosa una donna), motivazione e aspettative. LA MEMORIA EMOTIVA: Una caratteristica della memoria quotidiana la sua valenza emotiva; ricerche recenti hanno dimostrato che i ricordi con valenze emotive sono qualitativamente distinti da quelli pi neutrali e si basano su meccanismi neurali differenti. Leccitazione emotiva pu influenzare in maniera diversa la capacit di memorizzare e di recuperare le informazioni; solitamente i ricordi dotati di una valenza emotiva sono pi vividi fino ad un certo livello di eccitazione, oltre il quale questa interferisce con la memorizzazione e quindi con la successiva possibilit di recuperare il ricordo; dal punto di vista evoluzionistico, questo si spiega col fatto che ricordi spaventosi o dolorosi possono immobilizzare la persona e la costringono a consumare maggiori quantit di energia mentale; inoltre, pare che di una ricordo con valenza emotiva si conservino con maggior precisione i dettagli dellevento principale (quello a cui lemozione legata) mentre i dettagli di secondaria importanza tendono ad essere conservati con minor accuratezza. LA MEMORIA PROSPETTIVA: La memoria prospettiva altrettanto importante nel quotidiano: si tratta della memoria di cose future; implica un intenzione, cio la volont di ricordare (ricordare di ricordare) e un contenuto, cio cosa ricordare di ricordare. Studi sperimentali hanno dimostrato che lintenzione di svolgere azioni future corrisponde ad un aumentato livello di attivazione dei contenuti in questione nella MLT: questo a fini adattivi, dato che un informazione pi attivata pi facilmente recuperabile alloccorrenza. Pur non essendo un sistema di memoria a s, la MP ha delle caratteristiche particolari concernenti il fattore temporale: - Occorre ricordare in che momento lazione dovr essere svolta, cio il ricordo deve essere attivato al momento giusto; - Occorre inoltre ricordare di aver svolto lazione memorizzata per poi disattivare la memoria prospettiva relativa. LA CODIFICAZIONE: Affinch uninformazione venga memorizzata e possa essere recuperata successivamente deve essere codificata; la codifica consiste nellimmagazzinamento nella MLT di una

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rappresentazione temporanea in un codice durevole successivamente accessibile; limmagazzinamento nella MLT avviene per ripetizione elaborativa (anche stabilendo connessioni con altre informazioni memorizzate) e non meccanica (come per la MBT). LIVELLI DI ELABORAZIONE: La codifica pu avvenire ad un livello superficiale (caratteristiche fisiche dello stimolo), intermedio (regolarit di una lingua) o profondo (caratteristiche semantiche); livelli di elaborazione differenti corrispondono a circuiti neurali differenti. SPECIFICITA DELLA CODIFICA: Anche se in generale si ritiene che il miglior metodo per memorizzare nella MLT sia un elaborazione profonda, ricerche recenti hanno dimostrato che la successiva accessibilit dellinformazione dipende dalla corrispondenza tra linformazione da recuperare e il codice (livello di elaborazione) utilizzato per memorizzarla; se ad esempio devo ricordare di che colore la bandiera italiana sar meglio memorizzarne le caratteristiche fisiche (livello di elaborazione superficiale) invece del significato patriottico (livello di elaborazione profonda). LIMPORTANZA DEL CONTESTO E DELLO STATO EMOTIVO: La presenza dello stesso contesto al momento dellimmagazzinamento dellinformazione e al momento del suo recupero un elemento di facilitazione al recupero stesso, poich il contesto fornisce degli indizi per ricordare; lo stesso avviene per lo stato emotivo, fintanto che non raggiunga un livello tale da inibire la memoria in generale. DISTRIBUZIONE NEL TEMPO: Un altro elemento che influisce sulla memoria la distribuzione nel tempo delle ripetizioni: Memorizzazione Concentrata: consiste nel ripetere linformazione in un tempo breve; mette in funzione la MBT, dando limpressione di memorizzare poich linformazione al momento della ripetizione risulta molto attivata; Memorizzazione Spaziata: ripetere a distanza di tempo consente una maggiore efficacia nella memorizzazione dellinformazione. LE MODALITA RAPPRESENTATIVE E LA CODIFICA: La capacit di recuperare informazioni dipende anche dalla modalit usata per memorizzarle; pi modalit rappresentative (parole, suoni, ecc) vengono usate per memorizzare una certa informazione, maggiore sar la sua accessibilit perch si creano pi spunti per recuperarla. LE MNEMOTECNICHE: Si tratta di strategie sistematiche per ricordare informazioni; si basano, in generale, sul numero di spunti creati per ricordare e sulla loro vividezza. Le principali sono: Metodo dei Luoghi: utilizza come ausilio mnemonico le immagini mentali di luoghi; Metodo del Gancio: utilizza immagini, spunti uditivi e rime; ad esempio, per ricordare dei numeri si pu inserirli in una filastrocca rimata; Metodo SQ3R: stato messo a punto per aiutare gli studenti a ricordare le informazioni contenute nei libri di testo; la sigla sta per: Survey (dare unocchiata allorganizzazione generale delle informazioni), Question (formulare delle domande a riguardo), Read (leggere), Recite (declamare) e Rewiev (rivedere). LE RETI ASSOCIATIVE: Le informazioni vengono immagazzinate nella memoria in reti di associazioni costituite da nodi (contenuti) interconnessi tra loro (associazioni). Secondo la teoria della Diffusione dellAttivazione (Collins), lattivazione di un nodo provoca per diffusione lattivazione dei nodi strettamente collegati (attivo il nodo cane, si attivano anche quelli barboncino, collie, miglior amico delluomo, e cos via).

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LORANIZZAZIONE GERARCHICA DELLE INFORMAZIONI NELLA MLT: Le informazioni nella MLT sono organizzate in maniera gerarchica, cio in categorie generali (cane) che a loro volta sono suddivise i sottocategorie pi specifiche (razze, habitat, ecc). GLI SCHEMI: Gli schemi sono insiemi organizzati di informazioni relative ad un particolare campo. Secondo la teoria degli schemi, la memoria un processo ricostruttivo attivo che implica lattivazione delle rappresentazioni iniziali di un certo evento e lattivazione delle conoscenze generali (schemi) relative, al fine di colmare le lacune. La formazione di schemi facilita sia la memorizzazione, associando ad un particolare tipo di informazione un determinato canale di codifica, sia il recupero. La formazione di schemi influenzata dalla cultura di appartenenza, infatti dimostrato che le persone tendono a ricordare ci che interessa; unaltra influenza culturale, relativa allalfabetizzazione, si risconra nella costruzione di schemi verbali. DIMENTICANZA, OBLIO E FALSI RICORDI: Per dimenticanza sintende lincapacit di recuperare uninformazione precedentemente appresa; Ebbinghaus ha descritto la curva delloblio relativa alle memorie dichiarative come maggiore nella fase iniziale, ma tendente a stabilizzarsi e diminuire. Le principali teorie che spiegano la dimenticanza sono 3: Teoria dellInterferenza: si pu verificare uninterferenza proattiva, quando ricordi vecchi relativi ad una certa informazione ostacolano i nuovi relativi alla stessa, oppure retroattiva, quando i ricordi nuovi ostacolano i vecchi. Teoria del Decadimento: si basa sulla progressiva evanescenza della traccia mnemonica (tendenza al decadimento dei legami associativi tra i nodi). Teoria della Dimenticanza Diretta o Motivata: si tratta dellinibizione dei ricordi collegati a stati emotivi negativi. Dato che la memoria un processo ricostruttivo attivo che fonde esperienze affettive e conoscenze generali, a volte si creano dei falsi ricordi, ad esempio i ricordi lampo; si tratta di un fenomeno interessante specialmente in ambito giudiziario per quanto riguarda le testimonianze oculari. PENSIERO E RAGIONAMENTO PENSARE: Pensare consiste nella creazione e nella manipolazione di rappresentazioni mentali guidate da scopi. Le persone pensano usando le parole, le immagini mentali e i modelli mentali. Sono possibili anche altri tipi di manipolazione mentale come il Mental Time Travel. LE IMMAGIN I MENTALI: Le rappresentazioni mentali sono versatili ma hanno dei vincoli qualunque sia il loro formato (sensoriale, uditivo, ecc)e in relazione ad esso; da questi vincoli derivano delle distorsioni (esempio del viso capovolto). Le rappresentazioni visive sono elaborate in maniera analogica, cio incorporano le caratteristiche fisiche delloggetto o dellevento rappresentato; anche la loro manipolazione analogica, cio pu avvenire nelle stesse modalit in cui possibile nel mondo fisico e, proprio come nella realt fisica, il tempo richiesto da una rotazione direttamente proporzionale al grado di rotazione da ottenere e lo stesso vale per il tempo di riconoscimento di un oggetto ruotato (esempio della lettera R di Shepard). I MODELLI MENTALI: A livello superiore rispetto alle rappresentazioni mentali, ci sono i modelli mentali, cio rappresentazioni di fenomeni che includono: - Gli elementi del fenomeno;

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- Le relazioni tra gli elementi; - Le funzioni degli elementi e le relazioni tra le funzioni. Un modello mentale quindi incorpora, oltre alle caratteristiche strutturali del fenomeno (caratteristiche fisiche), anche quelle funzionali (dinamiche fra le parti). CONCETTO, CATEGORIA E PROTOTIPO: Le conoscenze vengono organizzate in categorie e concetti; Categoria: raggruppamento naturale di oggetti o eventi aventi caratteristiche comuni (automobili, corsi universitari, mamme, ecc). La categorizzazione quel proceesso di pensiero che permette di riconoscere un esempio come facente parte di una categoria (Tomba uno sciatore) attraverso la ricerca di somiglianze e differenze con le caratteristiche relative a quella categoria o al prototipo che si ha di essa. Il prototipo una rappresentazione astratta che integra in un esemplare le caratteristiche pi salienti di una categoria, cio le caratteristiche prototipiche (altamente frequenti): ad esempio, il piccione il prototipo di un uccello. Concetto: la rappresentazione mentale di una categoria che ne incorpora le caratteristiche (il concetto di mamma, di automobile, ecc); sviluppare un concetto vuol dire appunto ritrovare le caratteristiche salienti relative ad una categoria. Esistono concetti ben definiti, cio che soddisfano una definizione esplicitabile in termini di possesso di caratteristiche, e concetti indistinti, cio non definibili ma comunque esistenti (il concetto di costituzione, di amore universale, ecc). I concetti sono organizzati in gerarchie: - Livello sovraordinato: luogo; - Livello base: universit; - Livello subordinato: questaula. Solitamente la categorizzazione avviene a livello base, ma questo processo influenzato dalla cultura di appartenenza e dallesperienza che si ha delloggetto da categorizzare che eleva il livello di accesso ad esso. RAGIONARE: Ragionamento consiste nella generazione e nella valutazione di inferenze e si fonda sul calcolo della probabilit e sul calcolo proposizionale. Il ragionamento pu seguire 3 strade: Induzione: partendo da assunzioni specifiche (osservazioni, stimoli, esempi, ecc) si raggiungono conclusioni generali che possono essere vere (generalizzazione): si basa sul calcolo della probabilit ed quindi fallibile, ma rapido e comodo. Deduzione: partendo da assunzioni generali vere (idee su qualcosa di astratto o sensibile) si raggiungono conclusioni specifiche necessariamente vere; si basa sui principi formali della logica e pu essere fallibile in caso di non veridicit delle assunzioni generali. Un esempio di ragionamento deduttivo il sillogismo: si compone di 2 premesse ed una conclusione e pu essere posto in formato astratto o concreto; il tipo di formato influenza notevolmente la facilit di soluzione; esempio di formato astratto: - Premessa 1: tutti gli A sono B; - Premessa 2: C una A; - Conclusione: C una B. Esempio di formato concreto: - Premessa 1: tutti gli uoini sono mortali; - Premessa 2: Socrate un uomo; - Conclusione: Socrate mortale. Analogia: si identificano le somiglianze tra una situazione e unaltra precedentemente incontrata; questo processo vincolato dal livello di somiglianza tra le due situazioni, dalla trasponibilit delle caratteristiche e dagli scopi.

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IL PROBLEM SOLVING: Risolvere un problema consiste nel trasformare una situazione in unaltra al fine di raggiungere uno scopo. Le strategie adottabili sono: - Gli Algoritmi; - La Verifica delle Ipotesi; - La Simulazione Mentale; - Soluzione Creativa (soluzione alternativa). Gli ostacoli che pi frequentemente si incontrano nel processo di problem solving sono: la Fissit Funzionale: consiste nel fissarsi sulla funzione tipica di un oggetto con la conseguente incapacit di individuarne gli altri possibili usi; Bias della Conferma: consiste nella tendenza a confermare ci di cui si convinti attraverso la ricerca di regole logiche familiari quando esse non sono presenti. PRENDERE DECISIONI: Si tratta della valutazione dei pro e dei contro di differenti alternative prima di operare una scelta. Secondo il modello dellelaborazione della informazioni, questo processo si basa sul calcolo combinato del valore e delle probabilit delle diverse alternative, detto calcolo dellutilit prevista. IL PENSIERO IMPLICITO E QUOTIDIANO: Nel quotidiano alla cognizione esplicita, cio la manipolazione cosciente dei modelli e delle rappresentazioni, si sostituisce la cognizione implicita che si basa sullapplicazione delle euristiche, sul concetto di razionalit limitata e sullinfluenza di emozioni e motivazioni. Le Euristiche: si tratta di scorciatoie cognitive spesso basate su presupposti irrazionali che risentono delle impressioni ignorando le reali possibilit di occorrenza; si distinguono in: - Euristica della Rappresentativit: tendenza a categorizzare un oggetto o un evento in base alle sue somiglianze con un prototipo; - Euristica della Disponibilit: tendenza a inferire la frequenza di una certa classe di eventi o di una caratteristica relativa d un oggetto in base alla loro disponibilit in memoria. Razionalit Limitata: risulta evidente che, specie nel quotidiano, le persone sono razionali entro dei limiti definiti dalle loro capacit, dal contesto e dagli scopi. LINTELLIGENZA DEFINIZIONE: La definizione di intelligenza sfuggente; essa pu essere definita molto genericamente come la capacit di applicare abilit cognitive e conoscenze per imparare, risolvere problemi e raggiungere scopi apprezzati dallindividuo o dalla sua cultura di appartenenza; si tratta insomma di un insieme di molteplici abilit, conoscenze e capacit relative al saper fare e al saper dire, contestuali allambito culturale. Unaltra definizione, pi provocatoria, stata data dagli psicometristi che si sono occupati di misurarla: lintelligenza sarebbe ci che viene misurato dai test dintelligenza. MISURARE LINTELLIGENZA: La psicometria ha elaborato una serie di test al fine di valutare le capacit cognitive dellindividuo; bisogna tener presente per che in psicometria le misurazioni sono sempre relative: nel caso dei test dintelligenza ci vuol dire che i valori ottenuti vengono valutati e confrontati con quelli relativi ad una popolazione considerata come standard di riferimento. FRANCIS GALTON:

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Verso la fine dell800, G. elabor una teoria secondo la quale la condizione sociale (classe) dellindividuo sarebbe frutto della selezione naturale e legata allintelligenza da un coefficiente di correlazione; G. cerc una verifica alla sua teoria elaborando una sistema di misurazione dellintelligenza basato sulla valutazione di capacit semplici come i tempi di reazione, le soglie sensoriali, la capacit di memorizzazione, eccLe misurazioni da lui compiute smentirono per la sua teoria, dato che il coefficiente di correlazione tra intelligenza e stato sociale risult nullo. BINET E SIMON: Un altro tentativo fu fatto da B. e S. che, su incarico del governo francese, elaborarono un test per valutare lintelligenza nei bambini, al fine di indirizzarli eventualmente verso scuole specifiche per il ritardo mentale. Il test consisteva in una serie di compiti dal semplice al complesso e la valutazione si basava sulle capacit risolutive dei bambini; dai risultati ottenuti dedussero il concetto di et mentale, cio quellet a cui prevedibile che il bambino acquisisca una certa abilit cognitiva (EM). IL QUOZIENTE INTELLETTIVO: Terman defin il concetto di quoziente intellettivo, un valore relativo alle abilit cognitive dellindividuo e valutato in base allo standard fornito dalla scala Binet-Simon: QI = EM/EC x 100 - QI: quoziente intellettivo; - EM: e mentale; - EC: et cronologica. Il punteggio varia intorno al valore 100 (la media, che si ottiene quando EM ed EC corrispondono): - 85-115: normale; - 70-85: borderline; - 55-70: lieve ritardo; - <55: grave ritardo; - 115-130: intelligenza seriore; - >130: superdotati. ALTRI TEST: Un altro impulso alla misurazione dellintelligenza fu dato dalla selezione bellica; a tal fine furono elaborate le scale Army-Alpha (per alfabetizzati) e la Army-Beta (per non alfabetizzati) e si diffusero anche i test collettivi come il 3AT. WECHSLER: W. abbandona il concetto di EM e rielabora il QI come posizione di un individuo rispetto ai coetanei aventi le medesime caratteristiche, in base ad una distribuzione di frequenza (grafico a campana). W. elabora due tipi di test: il WAIS-III per gli adulti e il WISC-III per i bambini; essi si compongono di 14 subtest verbali e non, 11 dei quali servono a valutare il QI: - 6 verbali: ragionamento, logica, conoscenze, ecc; - 5 non verbali di adattamento: completamento, ordine temporale, figure nascoste, ecc PRO E CONTRO DEI TEST DINTELLIGENZA: Pro: - hanno buona capacit predittiva, sia dei risultati scolastici che del rendimento lavorativo. Contro: - presentano limiti di costrutto (elaborazione), dovuti alla molteplicit di capacit da misurare; - sono discriminanti dal punto di vista culturale, dato che ci che si ritiene apprezzabile dal punto di vista intellettivo varia da una cultura ad unaltra (test culture-free).

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LE TEORIE PSICOMETRICHE: Lapproccio psicometrico allo studio dellintelligenza si basa sui dati raccolti empiricamente e sulla loro distribuzione statistica relativa ad unampia gamma di abilit. Lapproccio principale lanalisi fattoriale: Teoria dei 2 Fattori: Sperman individua 2 fattori di intelligenza: - fattore G (intelligenza generale); - fattori S (intelligenze specifiche). Teoria dei 7 Fattori: Thurstone individua 7 fattori: - produzione verbale; - comprensione; - calcolo numerico; - velocit percettiva; - abilit spaziale; - memoria; - ragionamento. Teoria di Coltel: Individua 2 fattori generali e 7 specifici: - Gf: intelligenza fluida, cio la capacit di cogliere associazioni e relazioni; dinamica e costante nel tempo; - Gc: intelligenza cristallizzata, cio linsieme delle conoscenze accumulate che pu variare nel tempo - Fattori Specifici: MBT, MLT, elaborazione visiva e uditiva, calcolo, tempi di reazione, tempi di soluzione dei problemi. LE TEORIE COGNITIVISTE: Lapproccio dellelaborazione dellinformazione cerca di comprendere i processi cognitivi specifici alla base delle abilit dellindividuo che ne definiscono lintelligenza; le tre variabili principali sono: - La quantit di conoscenze acquisite; - La velocit di elaborazione; - La capacit di elaborare ed applicare strategie. LA TEORIA DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE: Questa teoria, elaborata da Gardner, distingue 7 intelligenze relativamente indipendenti e neurologicamente distinte; si basa su delle evidenze neurologiche: i casi degli idiots savants e degli enfants prodige; le 7 intelligenze sono: - Musicale; - Cinestetica; - Spaziale; - Verbale o linguistica; - Interpersonale; - Intrapersonale; - Logico-matematica. EREDITARIETA E INTELLIGENZA: Dagli studi effettuati emerge che i fattori ambientali, quelli genetici e la loro interazione contribuiscono tutti al QI, ma comunque singoli aspetti dellintelligenza sono ereditabili. Inoltre, gli studi hanno dimostrato che la razza o letnia non sono fattori influenti.

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IL LINGUAGGIO DEFINIZIONE: Il linguaggio linsieme di simboli, suoni, significati e regole per la loro combinazione che costituisce la modalit primaria di comunicazione per gli esseri umani; esso fondamentale per la trasmissione della storia e della cultura, per la coordinazione sociale e per il pensiero astratto. LE UNITA DI LINGUAGGIO: Le unit di suono minime sono i fonemi; essi si combinano in morfemi, unit minime di significato (parole); i morfemi si combinano in frasi; le frasi, a loro volta, si combinano in proposizioni, cio sequenze organizzate di morfemi che esprimono un pensiero o unintenzione. La disposizione delle parole e delle frasi guidata dalle regole della sintassi. PRAGMATICA E COMUNICAZIONE NON VERBALE: La pragmatica studia il modo in cui linguaggio viene usato e compreso nella vita di ogni giorno; il discorso si sviluppa a pi livelli interconnessi: il codice superficiale, cio la precisa formulazione della frase e delle proposizioni, e la base testuale, cio il nocciolo della frase. La comunicazione non verbale agisce in modo integrato o anche isolato rispetto al linguaggio verbale e si basa sul tono della voce, la gestualit, le espressioni facciali, le distanze e cos via. CHOMSKY: Ci che distingue il nostro cervello da quello di ogni altro animale e che ci permette di usare il linguaggio verbale, non la dimensione ma lorganizzazione; secondo Chomsky, il cervello umano possiede, a livello inconscio, una Grammatica Mentale innata su base genetica, cio un insieme di principi linguistici o schemi (relazioni tra elementi minimi del linguaggio) condivisi. La presenza di una Grammatica Mentale innata spiega: La quantit infinita di frasi che possiamo elaborare ed enunciare, molto superiore al numero di quelle che possiamo avere udito durante la nostra vita; questo possibile grazie agli schemi linguistici innati che possediamo che ci permettono di ricombinare, secondo il principio di ricorsivit (in maniera fattoriale), gli elementi linguistici appresi. Il fatto che possiamo riconoscere la correttezza grammaticale o gli errori presenti anche in frasi prive di senso, ad esempio: il ludo pentellava la colma della misappa. Perch possibile parlare in modo grammaticalmente corretto anche senza conoscere esplicitamente le regole della grammatica. Inoltre linnatezza della GM evidente anche nelle modalit di apprendimento della lingua da parte del bambino: egli la impara e la sa usare ben prima che a scuola gli vengano insegnate le regole grammaticali; il linguaggio nel bambino emerge parlando, quando viene esposto a schemi e strutture linguistiche; quindi lapprendimento della GM implicito e avviene a livello inconscio. Si pu concludere che imparare una lingua vuol dire aggiustare le proprie strutture linguistiche innate (la GM) attraverso lapprendimento (esposizione alla lingua). La GM ha quindi una base genetica d al bambino la possibilit di apprendere qualunque lingua. LO STUDIO DEL LINGUAGGIO: La produzione del linguaggio attraversa delle fasi: 1. pensiero; 2. struttura sintattica; 3. struttura fonologica; 4. istruzioni motorie; 5. esecuzione da parte dellapparato vocale. Anche la percezione del linguaggio segue della fasi: 1. percezione della configurazione acustica;

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2. riconoscimento della struttura fonologica; 3. riconoscimento della struttura sintattica corrispondente; 4. pensiero. Ci sono vari approcci allo studio del linguaggio: Approccio Funzionalista: studia dei processi linguistici (configurazioni) in totale indipendenza dai processi neurali (dove fisicamente vengono codificate); un esperimento condotto in questottica prevede la presentazione a dei parlanti nativi di frasi, richiedendo loro un giudizio di grammaticalit. Approccio Modulare: considera il processo linguistico come svolto da moduli specializzati ognuno nel trattamento di una caratteristica specifica dellinformazione; questi moduli potrebbero essere innati. LA STRUTTURA FONOLOGICA: Ogni suono linguistico percepito corrisponde alla configurazione iniziale e finale che lapparato vocale assume nel produrlo, dato che durante la fonazione i movimenti dellapparato vocale sono continui e fluidi. Al fine di riconoscere i singoli suoni linguistici e dargli una struttura, il cervello opera una codifica delle sequenze di suoni cogliendo e riproducendo le regolarit fonetiche: si tratta della struttura fonologica che indipendente dalle configurazioni dellapparato vocale e di quello uditivo. Quando si parla, la struttura fonologica determina una serie di configurazioni vocaliche che producono lemissione di una sequenza di suoni specifica; allo stesso modo, quando ascoltiamo il cervello deve riconoscere le configurazioni vocaliche corrispondenti a ci che viene udito per ricostruire la struttura fonologica usata dal parlante al fine di comprendere ci che viene detto. Esistono anche altri fattori che determinano la comprensione di ci che si sta ascoltando: chi sta parlando (riconoscimento vocale), cosa sta dicendo (percezione del linguaggio) e come lo sta dicendo (stato emotivo del parlante); questi aspetti vengono analizzati da 3 zone specializzate del cervello, ognuna delle quali trova ci che programmata per trovare: il riconoscimento vocale analizza la miscela di frequenze che identifica la voce di chi sta parlando, il riconoscimento emozionale analizza le variazioni di frequenza che caratterizzano il tono di voce e il processore linguistico opera la segmentazione del flusso linguistico, cio lo scompone in elementi minimi (la struttura del flusso linguistico segmentato viene rappresentata mediante diagrammi ad albero). I TRATTI DISTINTIVI: Ogni suono caratterizzato da una combinazione di tatti distintivi, cio una combinazione di configurazioni assunte dallapparato vocale al fine di produrre quel particolare suono; esempio: il suono d richiede un significativo restringimento dellapparato vocale, massimo alla punta della lingua, corde vocali tese, velo sollevato e flusso daria bloccato. COME I BAMBINI IMPARANO IL LINGUAGGIO Le prime vocalizzazioni consistono in gridi che accompagnano il pianto, comunicano stati emotivi ma non si tratta di linguaggio. Nei primi mesi i neonati sviluppano una sorta di vocalizzazione di suoni gutturali gu gu , progrediscono intorno ai 6 mesi dando luogo alle lallazioni o balbettio vasta gamma di suoni, assenti nella lingua parlata, il bambino esercita il suo apparato vocale. Ci sono per indizi protolinguistici rivolti a colui che gli parla. Dopo un po di tempo i balbettii sono pronunciati con intonazioni caratteristici del parlato. Tra i dieci e venti mesi il bambino pu iniziare a parlare, singole parole circa 50/75 parole un arco di circa 6 mesi. Intorno ai 2 anni i bambini cominciano a formare enunciati di due parole mamma calza intorno a questo periodo il lessico decolla intorno ai 5 anni il bambino conosce circa 10.0000 parole; cresce anche in questo periodo la complessit grammaticale. questa un situazione standard, ci sono situazioni in cui i bambini non parlano fino anni e poi di colpo usano tutti gli enunciati. I bambini esposti ad seconda lingua la imparano nel giro di circa un anno.

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Valutiamo ora quanto la natura inconscia della grammatica lo guidi e come si sviluppi nel corso della crescita. I bambini piccoli semplificano le parole apportando modifiche alla loro emissione vocale, in parte questo dovuto ad un inadeguato controllo dellapparato vocale, dallaltra essi non sentono ci che dicono, se un adulto infatti la pronuncia a suo modo il bambino si innervosisce, questo dimostra che gi da piccolo sa riconoscere il suono delle parole anche se non sa trasporre questo nel linguaggio adulto; sanno distinguere nomi comuni da propri, e reagire in modo diverso di fronte alle cose che dovrebbero avere quel nome o un altro. Come si fa a stabilire che stanno usando una regola grammaticale? Il bambino si visto con esperimenti possiede una grammatica mentale, ma ancora arrivata allo stadio adulto, questi stadi non sono appresi per imitazione. ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO IN CIRCOSTANZE INSOLITE (1) Esso legato ad anomalie genetiche, la SLI disfasia evolutiva, non si ha consapevolezza che esistono regole riguardanti flessioni delle parole, non capiscono che c un modo canonico per modificare nomi e un altro i verbi. La sindrome di Turner sviluppo spesso squilibrato ma il linguaggio normale. Sindrome di Williams ritardo mentale ma hanno una fluidit linguistica. Queste sindromi ci forniscono le prove della differenza tra lintelligenza generale e la capacit di apprendere il linguaggio. Nella SLI la genetica produce deficit nellapprendimento del linguaggio; nelle sindromi di Turner e Williams producono leffetto opposto. IPOTESI DEL PERIODO CRITICO Negli anni 60 Lenneberg avanz lipotesi che nellapprendimento del linguaggio ci fosse il periodo critico fino ai 12 anni il linguaggio si apprende, poi c una periodo in cui viene meno la capacit di imparare una lingua senza sforzo. Varie esperimenti hanno dato ragione a questa ipotesi. Si concluso che certe componenti dellapprendimento linguistico non sono disponibili dopo una certa et mentre altre abilit si, allora ci deve essere qualche cosa di speciale nel linguaggio. Il cervello pertanto specializzato nel bambino per costruire una grammatica mentale, geneticamente preparato a questo, ma poi geneticamente viene spento per disattivarsi. AQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO IN CIRCOSTANZE INSOLITE (2) La creazione di una lingua: i sistemi dei segni domestici I bambini costruiscono regole in risposta a stimoli ambientali, malgrado il fatto che gli imput ambientali non siano governati da regole sistematiche. Figli sordi di genitori udenti: i genitori cominciano a imparare il Manual English da uasre con il bambino, esso respinge istintivamente la sua struttura e la sostituiscono con qualcosa che si accorda meglio alle potenzialit naturali, inventando segni per comunicare segni domestici. Golden-Meadow riuscirono a classificare un certo numero di segni, i pi importanti erano indicare oggetti e simulare azioni; si vide che la loro espressione era uguale alle fasi dei bambini normali che a due anni iniziano a usare coppie di parole. Anche se in seguito il loro sviluppo non si spinto oltre questo stadio, o comunque le azioni multiple e gli enunciati, erano privi di elementi in comune quindi prive di significato: correre, dormire, indicare cavallo. Se si vuole fare una ipotesi relativa allinvenzione dei segni domestici dobbiamo supporre che i bambini cercano qualcosa su cui la loro grammatica universale possa costruire una grammatica mentale. Se il canale uditivo non fornisce materiale, la G.U. ricorre al canale visivo-manuale come struttura ricca. I genitori forniscono segni ma la strutturazione in conformit a regole derivano dai bambini stessi. Ma perch le madri non insegnano le struture4 grammaticali e ne loro le imparano dai figli? La risposta sta nel fatto che i segni per i genitori sono solo di accompagnamento nel linguaggio, inoltre c lipotesi che essi sono vittime del periodo critico sono troppo in l per padroneggiare una seconda lingua.

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La creazione di una lingua: il creolo hawaiano Il caso di pidgin: nell 800 nelle piantagioni di zucchero nellarcipelago hawaiano cera un afflusso di braccianti provenienti da varie nazioni. Si venne a sviluppare una lingua pidgin mezzo di comunicazione in una situazione di multilinguismo sulle basi dellinglese. Ha 2 caratteristiche: sintatticamente povero, e lordine standard delle parole in una frase era estremamente variabile dipendente dalla lingua madre. Con il passare del tempo nel 900 questa lingua diede origine ad una nuova lingua il creolo hawaiano avente le origini nel pidgin ma che possedeva propriet grammaticali proprie, si suppone che questa lingua sia la creazione di bambini che erano cresciuti sentendo il pidgin. Non si pu affermare con certezza come questa lingua si sia sviluppata ma nel giro di 20 anni si svilupp una nuova lingua alle Hawai, le sue origini erano comunque inglesi. In conclusione si visto che i bambini che erano cresciuti con il pidgin nel tempo hanno sviluppato una grammatica mentale che consentiva di formare enunciati complessi rispetto a quelli insegnati dai loro genitori, facendo sicuramente riscorso alla G.U. unaltra osservazione degli studiosi fu quella che hanno osservato somiglianze tra lingue creole esistenti nel mondo anche se si sono sviluppate indipendentemente senza che ci fossero contatti. LINGUAGGIO E CERVELLO Esistono aree del cervello distinte. Come si fa a identificarle? Attraverso la TAC (tomografia assiale computerizzata) la RM (risonanza magnetica), ETP ( tomografia a emissione di positroni) . La TAC e la RM forniscono dettagli circa lanatomia celebrale. LEtp quali parti del cervello sono maggiormente attive nellesecuzioni di compiti. Molte opere hanno descritto la simmetria degli emisferi destro e sinistro. Quello destro quello solistico; quello sinistro analitico, ciascun emisfero scomponibile in ulteriori aree specializzate. C molta strada da fare per capire come il cervello sia strutturato rispetto allapprendimento del linguaggio. DEFICIT LINGUISTICI CAUSATI DA DANNI CELEBRALI. I primi studi furono effettuati da Broca, che osserv che pazienti con disturbi linguistici avevano lesioni nel lobo frontale sinistro. Area definita di Broca o afasia di Broca, i soggetti sembrano capire ci che viene loro detto ma quando parlano si esprimono in modo lento, sforzato e confuso difficolt a trovare le parole; viene colpita sia la comprensione sia la produzione, deficit che interessa una parte della grammatica mentale. Sintomi diversi li trov Wernicke lesioni al lobo temporale sinistro area di W. o afasia di Wernicke,grande capacit di parlare, troppo in fretta ma usano spesso parole senza sens, sembra che interrompa il collegamento fra il linguaggio e il pensiero con disturbi sia di comprensione sia di produzione.. Altri deficit: afasia anomica trovare problemi nel trovare parole in misura maggiore a chiunque; afasia di conduzione commettono molti errori di pronuncia. Deficit di lettura dislessia profonda non riconoscere la parola scritta mela e dice qualche cosa di collegato esempio frutto senza controllare se la risposta esatta. Che cosa stato danneggiato in queste afasie? un disturbo concettuale in generale. A volte le afasie lasciano intatte le altre capacit cognitive, talvolta risparmiano la capacit di produrre enunciati grammaticalmente corretti. Questo spiega che le capacit linguistiche siano ben distinte dalloperare cognitivo in generale. LAFASIA NEI PARLANTI DI ASL Quelli colpiti da afasia di Broca producono segni lenti trascurano i tratti flessionali della grammatica, cio posizione delle mani e il modo di muoverle. Quelli colpiti da afasia di W. producono segni fluidi ma confusi e hanno problemi di comprensione.

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Ci sono anche altri danni i deficit nellemisfero destro che danneggia la comprensione che il soggetto ha dello spazio, non riescono a vedere le cose nella met sinistra del loro campo visivo. Un altro danno una perdita nelle espressioni facciali, non si tratta di paralisi motorie, i muscoli sono attivati lo stesso, ma ci sono danni celebrali che governano limpiego dei muscoli e li organizza in azioni coerenti. DISLOCAZIONI E PLASTICITA CEREBRALE La localizzazione celebrale del linguaggio si applica in modo pi sicuro al caso di adulti destrimani e nelle cui famiglie non ci sono mancini. Con altri gruppi di bambini mancini,e persone che hanno parenti mancini, la probabile gravit di unafasia derivante da un danno alle aree del linguaggio nellemisfero sinistro minore e il recupero ha una maggiore probabilit di successo. In queste differenze ci deve essere qualche fattore genetico. Inoltre anche nei neonati si nota un volume pi esteso dellemisfero sinistro si pensa perch adibito al linguaggio. In che misura il linguaggio allora si pu trovare nellemisfero destro? Con esperimenti si visto che lemisfero destro pu sostituire quello sinistro ma non ne avr le stesse specificit linguistiche. Il cervello del bambino il pi capace di adattamento ma non lambiente a renderlo cos capace di adattamento. Anzi la perdita di plasticit cerebrale (adattamento) con la crescita un fattore naturale. In conclusione la simmetria degli emisferi stata progettata geneticamente per ogni compito, quello sinistro per le aree che riguardano il linguaggio, quello destro viene utilizzato per funzioni specializzate dalle aree adiacenti. LA STRUTTURA SINTATTICA SINTASSI:studio delle relazioni che le parole hanno nella frase e linsieme delle norme che regolano tali relazioni. La Grammatica tradizionale indica linsieme delle parti del discorso quali il nome,il verbo,laggettivo e la preposizione pi certi modi di combinare queste parti tra loro. Lanalisi del linguaggio si compone di una struttura fonologica e di una struttura sintattica.Questa non pu collegarsi al segnale uditivo in modo diretto come la struttura fonologica,ma svolge un ruolo di identificazione di una parola in relazione alla sua funzione nella frase. LA STRUTTURA SINTATTICA E DISTINTA DAL SIGNIFICATO La S.S. pi vicina al significato rispetto a quella fonologica,tuttavia ci sono propriet ,come lorganizzazione degli elementi di significato in modo lineare che contemporaneamente fissano le relazioni tra questi,che non hanno molto a che vedere col significato. Nelle frasi ci sono entit che non sempre corrispondono con una data parte del discorso,infatti possono denotarsi azioni sia con i verbi sia con i nomi o esprimere delle propriet con aggettivi,nomi o preposizioni.Quindi le parti del discorso ,cio le unit base della S.S., non sono definibili in termini di significato. Il significa indipendente dalla lingua usata( traduzione da una lingua allaltra).Delle lingue straniere si impara oltre alla fonologia anche lordine delle parole ed questa una propriet sintattica.Le configurazioni dellordine verbale dipendono dalla conoscenza delle parti del discorso,cambiano da lingua a lingua quindi non dipendono dal significato(S.S. ha propriet diverse dal significato). ALCUNE STRUTTURE SINTATTICHE La classificazione delle parole in parti del discorso determina il loro ruolo allinterno delle configurazioni in cui sono collocate.queste configurazioni sono immagazzinate nel nostro cervello ma allo stesso tempo le abbiamo apprese. Tra le conoscenze sintattiche che abbiamo c labilit di utilizzare desinenze per il passato e il plurale correlati alla distinzione sintattica tra verbi e nomi.

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Un enunciato o un sintagma(cio la combinazione di 2 o pi elementi espressivi uniti sintatticamente fra loro)sono composti di configurazioni e sottoconfigurazioni: Esempio: il pappagallo vide un topolino si compone di 2 parti principali: 1.un sintagma nominale(il soggetto)formato da 2 parti :larticolo il e il nome pappagallo; 2.un sintagma verbale(il predicato)formato da 2 parti: il verbo vide e il sintagma nominale un topolino ke a sua volta diviso in articolo un e il nome topolino. RICORSIVITA E MOVIMENTO SINTATTICO Certe configurazioni sintattiche hanno la propriet di ricorsivit la quale fa s che una frase ricorra entro altre frasi allinfinito. Secondo la teoria della grammatica trasformazionale di Chomsky una frase ha nella mente una struttura soggiacente o profonda che differisce dalla sua struttura superficiale e vari principi della grammatica mentale possono trasformare la frase spostandone certe parti(movimento sintattico). LA GRAMMATICA UNIVERSALE E LA STRUTTURA SINTATTICA Le strutture sintattiche fanno parte dellorganizzazione della mente. Nella fase prelinguistica i bambini possono osservare oggetti ed eventi del mondo circostante,udire suoni linguistici e associarli ad oggetti,ma non possono associare verbi e nomi tra le cose dato che questi sono classificazioni interne correlate con forme sintattiche. La GU fornisce al bambino uno scheletro di strutture sintattiche da cui il processo di acquisizione inizia. Data la conoscenza delle parole un bambino pu determinare il loro ordine nelle frasi,ma le strutture ad alberoe le categorie in esse presenti non si possono osservare:devono provenire dallinterno della mente in modo intuitivo o dettato dallistinto.la GU lorganizzazione di questo istinto. LA LINGUA DEI SEGNI AMERICANA Costituisce il linguaggio della comunit dei sordi negli USA e in parte del Canada. La ASL(American Sign Language) una vera e propria lingua e viene percepita esclusivamente tramite il sistema visivo dellinterlocutore. Le differenze con la lingua parlata sono superficiali: -il sistema periferico differente,ma le operazioni interne sono le stesse; -lASL non una ricodifica di una lingua parlata con segni tracciati con le mani. Esistono codifiche del genere ma non il caso della ASL,tra queste ricordiamo la dattilogia e la Manual English che riproduce pari pari in segni lordine delle parole in inglese. Veniva utilizzato dagli educatori nellinsegnamento ai bambini sordi. Diversamente la ASL ha una propria organizzazione grammaticale,si tratta di una lingua che ha un suo lessico standardizzato. Ci sono molte lingue dei segni distinte fra loro nel mondo. La ASL risale alla met del 700,in Francia dove labate C.M. de lEpe decise di educare i sordi e si accorse che essi avevano una propria lingua dei segni con la quale comunicavano. Egli la utilizz come base per listruzione e svilupp metodi per insegnare ai sordi a leggere e scrivere. Nel 1755 fond una scuola per insegnanti che diffusero i suoi metodi e luso della sua lingua dei segni francese nelle scuole per sordi dellEuropa. Nel 1817 fu aperta in America la 1 scuola per sordi, la lingua adottata fu quella dei segni francese ad opera di un diplomato allievo di lEpe. Fu molto seguita e frequentata da studenti di varie lingue dei segni fino a divenire lattuale Gallaudet University;vari aspetti delle loro lingue si amalgamarono fino a dare luogo allASL.

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Purtroppo nel 1880 la comunit della lingua dei segni venne abolita per dare spazio esclusivamente allinsegnamento orale, penalizzante per i sordi ai quali venne tolto anche il diritto di voto in quanto giudicati diversi. La rinascita della ASL iniziata nel 1960 con Stokoe il quale mostra che i gesti della lingua presentano unorganizzazione sistematica simile alla struttura fonologica delle lingue parlate. Ripresa da diversi studiosi la ASL tuttoggi oggetto di vivace ricerca come altre lingue dei segni.Ci ha legittimato la posizione pubblica di lingua vera e propria all ASL e ha favorito il riconoscimento dello stesso rispetto e stessi diritti accordati alle minoranze. ELEMENTI DELLORGANIZZAZIONE GRAMMATICALE DELLASL Stokoe scopr che i segni si possono scomporre in una combinazione di fattori: 1. la configurazione assunta dalla mano; 2. il suo orientamento; 3. la posizione delle mani nello spazio; 4. il loro movimento. Questi fattori di per s non hanno significato. In alcuni casi i segni raffigurano parzialmente ci a cui si riferiscono,ma non sempre cos.Il lessico va imparato come in una lingua parlata anche se talvolta ha potere mnemonico superiore a questultima. Lanalisi di S. mette in evidenza che esistono: - tratti distintivi dellarticolazione delle mani come per la voce; - una struttura ritmica nel gesto ; - lunit di base del ritmo la sillaba ; - rallentamenti, euforia e altre caratteristiche della lingua parlata sono simili nella lingua dei segni adeguati ai diversi casi. Nella ASL si conservano aspetti significativi della struttura fonologica mentre si adattano le parti che hanno a che fare con larticolazione motoria utilizzate dal canale di comunicazione visivo-manuale. La struttura sintattica dellASL suddivide i segni in parti del discorso e le connette ad esse con i loro modificatori,formando costituenti e sintagmi pi estesi. Sono molti gli aspetti caratteristici dellASL fra questi tutte le informazioni aggiuntive sono inserite nel verbo ed espresse cambiando il movimento delle mani;inoltre importante sapere che non tutto viene espresso con le mani,anche lespressione facciale ha un ruolo di primaria importanza nella struttura sintattica: - laffermazione diretta accompagnata da unespressione neutra; - linterrogativa segnalata da un sollevamento delle sopracciglia,occhi dilatati e un lieve inchino con la testa; - lenunciato negativo segnalato da uno scuotimento laterale della testa accompagnato da un avvicinamento delle sopracciglia. LE EMOZIONI DEFINIZIONE: Lemozione pu essere definita come una reazione valutativa (negativa o positiva) risultante da una combinazione di eccitazione fisiologica, esperienza soggettiva ed espressione comportamentale. LE COMPONENTI FISIOLOGICHE: Teoria Periferica dellEmozione: fu elaborata un secolo fa, contemporaneamente in maniera molto simile da James e da Lange; secondo questa teoria, uno stimolo che sollecita unemozione (es: un cane

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rabbioso) induce reazioni comportamentali (es: correre via) e il conseguente stato di attivazione corporea induce linterpretazione soggettiva dellemozione (es: ho paura perch corro); quindi lemozione ha origini esterne e prende il via dal sistema nervoso periferico (quello che gestisce le risposte muscolari e autonome). Teoria di Cannon-Bard: C. e B. contestarono la teoria di James-Lange per due motivi: 1. Le reazione corporee sono tipicamente pi lente di quelle emotive, si riscontrano 1 o 2 sec. dopo la presentazione dello stimolo mentre le risposte emotive sono immediate. 2. Lo stesso tipo di attivazione (reazioni corporee) associato a pi di unemozione; ad esempio laccelerazione del battito cardiaco associata sia alla paura che alla felicit; questa obiezione stata smentita in seguito, dato che vero che lo stesso tipo di attivazione pu manifestarsi in corrispondenza di due emozioni differenti, ma si manifesta con intensit diversa (alla paura associata unaccelerazione del battito cardiaco maggiore che alla felicit. La teoria elaborata da C. e B. propone la simultaneit delle risposte corporee e di quelle emotive (ho paura e corro).

LESPERIENZA SOGGETTIVA: Si riferisce al modo personale di provare unemozione, in quanto esistono consistenti differenze individuali nellintensit con cui si sperimentano le emozioni. Per quanto riguarda la patologia, ad un estremo troviamo i pazienti affetti da disturbi della personalit, i quali perdono con facilit il controllo delle emozioni, e allestremo opposto troviamo i pazienti affetti da alessitimia, letteralmente incapacit di verbalizzare le emozioni; questi pazienti sono incapaci di distinguere unemozione dallaltra infatti presentano attivazione corporea ma non ne comprendono la motivazione. IL RICONOSCIMENTO DELLE EMOZIONI: E stato dimostrato che riconoscere le proprie emozioni, esaminarle e rifletterci ha effetti positivi sullo stato di salute mentale e fisica; a volte, gli effetti non sono immediati e richiedono un certo lasso di tempo; ad esempio, stato dimostrare che usare la scrittura come mezzo di verbalizzazione di sentimenti negativi o eventi traumatici potenzia il funzionamento di alcune cellule del sistema immunitario. Altre conseguenze positive dimostrate sono: - La riduzione dello stato di allerta cronico indotto dallemozione che progressivamente debiliterebbe la persona; - La modificazione dei processi cognitivi a livello di pensiero e di memoria: inizialmente, le persone che raccontano eventi traumatici appaiono incoerenti e ricordano con difficolt, ma gradualmente si riscontrano miglioramenti significativi. LESPRESSIONE DELLE EMOZIONI: Si tratta dei segni comportamentali manifesti che accompagnano unemozione; sono lespressione facciale, la postura, il tono della voce, ecc LESPRESSIONE FACCIALE: Ad ogni emozioni corrisponde unespressione facciale specifica comune in tutte le culture; il legame tra espressione facciale ed emozione cos forte che stato dimostrato che, contraendo volontariamente i muscoli facciali in una certa espressione corrispondente ad esempio alla paura, pur non provando effettivamente questa emozione, il soggetto presenter lattivazione corporea corrispondente (ad esempio il battito cardiaco accelerato). Il contrario dellespressione la soppressione dellemozione, cio il tentativo di mascherarla apparendo impassibili: questo produce un aumento dellattivit del sistema nervoso simpatico, cio dei fenomeni di attivazione relativi allemozione soppressa e a lungo andare influisce negativamente sullo stato di salute mentale e fisico.

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LA CULTURA E LE REGOLE DI ESIBIZIONE DELLE EMOZIONI: Gli studi interculturali hanno identificato le 6 emozioni fondamentali corrispondenti a espressioni facciali universalmente riconosciute; ci che sembra variare da cultura a cultura lintensit di espressione delle emozioni: lindividuo impara come esprimere e se esprimere una determinata emozione in conformit alle regole di esibizione proprie della cultura di appartenenza. IL GENERE E LESPRESSIONE DELLE EMOZIONI: Un altro fattore che influisce sullespressione dellemozioni il genere; stato dimostrato che le donne, rispetto agli uomini, provano emozioni pi intense, le sanno riconoscere meglio nellaltro, le sanno verbalizzare ed esprimere meglio e provano pi empatia. Queste differenze si spiegano probabilmente con i ruoli che storicamente sono stati assegnati alluomo e alla donna, rispettivamente di competizione e lotta e di cura, entrati a far parte della cultura e trasmessi anche attraverso le pratiche educative ed aventi sicuramente un senso dal punto di vista evoluzionistico. LE EMOZIONI FONDAMENTALI: Vari psicologi hanno tentato una classificazione delle emozioni umane; unemozione viene definita fondamentale quando possiede componenti fisiologiche, comportamentali e soggettive caratteristiche. Solitamente le classificazioni effettuate contano da 5 a 9 emozioni fondamentali: rabbia, tristezza, felicit, disgusto e paura, pi la sorpresa, la vergogna, il disprezzo, il senso di colpa, la gioia e la fiducia. EMOZIONI POSITIVE E NEGATIVE: Le emozioni positive e quelle negative sono intercorrelate ma con un coefficiente abbastanza basso: questo vuol dire che chi prova spesso ansia probabile che prover spesso anche altre emozioni negative, ci non toglie che possa provarne anche di positive. E stato inoltre dimostrato che, dal punto di vista neurologico, le emozioni positive e quelle negative sono distinte seppure condividono alcune vie relative allattivazione autonoma indipendente dalla valenza dellemozione; le emozioni positive e quelle negative possono essere collegate a due sistemi di comportamento, rispettivamente lavvicinamento e levitamento: le sensazioni che rientrano nella tipologia dellavvicinamento fanno registrare una maggiore attivazione del lobo frontale sinistro, mentre quelle relative allevitamento attivano maggiormente il lobo frontale destro; uneccezione la collera che fa registrare una maggiore attivazione del lobo frontale sinistro. GERARCHIA DELLE EMOZIONI: La distinzione generale tra emozioni positive ed emozioni negative comune a tutte le culture, ma al di sotto di questo livello, le ulteriori distinzioni sono di tipo culturale. IL CONTROLLO DELLE EMOZIONI: Per controllo delle emozioni si intende linsieme degli sforzi compiuti al fine di regolare gli stati emotivi; le persone adottano varie strategie intraprendendo una forma di controllo precedente al verificarsi dellemozione (evitamento di situazioni spiacevoli) o successiva (riconfigurazione dellemozione oppure tentativi di distrarsi allontanando la consapevolezza dellemozione). Le persone adottano strategie simili anche per il controllo degli stati di umore che, contrariamente alle emozioni, sono protratti nel tempo e non interrompono le altre attivit ma le accompagnano. Dagli studi condotti sono emerse delle differenze tra i generi nel tipo di attivit esercitata per controllare le emozioni negative: le donne preferiscono fare shopping, dedicarsi alle attivit di casa, telefonare e chiacchierare, mentre gli uomini preferiscono avere rapporti sessuali, dedicasi ad un hobby o dormire.

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LE TEORIE DELLEMOZIONE: Teoria Psicodinamica: Sempre maggiori sono le prove sperimentali che dimostrano che la maggior parte delle emozioni sono inconsce ed influenzano il comportamento, il pensiero e lo stato di salute. Un'altra teoria psicodinamica, quella relativa allautoinganno, stata confermata da dati sperimentali che hanno dimostrato come le persone tendono ad autoingannarsi per evitare la consapevolezza di emozioni spiacevoli costruendo unimmagine illusoria di s e del proprio stato. Teorie Cognitiviste: secondo la teoria elaborata da Schachter e Singer, lemozione implica lattivazione fisiologica e linterpretazione cognitiva (attribuzione); ci vuol dire che quando lindividuo si accorge di essere fisiologicamente attivato, cerca di capirne il motivo in base alla situazione in cui si trova, cio compie una valutazione cognitiva; lo stesso avviene quando si valutano le emozioni negli altri. Anche gli stati emotivi influenzano la cognizione: stato dimostrato che lo stato emotivo influenza significativamente la capacit di memorizzare nella MLT e rievocare informazioni in essa conservate; inoltre, esperienze emotive stressanti possono modificare addirittura la struttura del cervello, modificando quindi le funzionalit cognitive. Teorie Evoluzionistiche: queste teorie prendono spunto dagli studi condotti da Darwin che mise in gran risalto la funzione adattiva delle emozioni, in particolare come mezzi di segnalazione e comprensione dello stato emotivo e quindi delle intenzioni. Gli evoluzionisti considerano le emozioni, insieme alle pulsioni, come forti motivazioni che inducono lindividuo ad attuare un comportamento adattivo (se ho paura attuer un comportamento di fuga che risulter adattivo assicurandomi di scampare il pericolo che ha indotto lemozione). Un esempio di emozione adattiva la gelosia che assume forme diverse a seconda del genere: nelle donne maggiore riguardo alleventuale coinvolgimento emotivo del proprio compagno in una relazione con unaltra partner, perch questo potrebbe indurlo a toglierle risorse per la prole dandole allaltra partner, cosa che non accadrebbe se il maschio avesse solo relazioni occasionali di tipo sessuale con laltra donna; nel maschio invece la gelosia maggiore riguardo al coinvolgimento sessuale della propria partner con un altro maschio, perch questo non gi darebbe la sicurezza della paternit; le motivazioni che determinano la gelosia nei due sessi naturalmente si spiegano in senso evoluzionistico: la donna pu avere un numero limitato di figli quindi sceglie il proprio partner in base alle risorse che pu offrirle per sostentare al meglio la prole, linteresse del maschio invece la sicurezza della paternit. LA PSICOFISICA E la branca della psicologia che studia la relazione tra le caratteristiche del mondo fisico e la nostra esperienza psicologica. La sensazione: atto della conversione di energia esterna in una versione interna o rappresentazione. La percezione: processo attivo che organizza e interpreta la sensazione, il prodotto congiunto della realt esterna e degli sforzi creativi dellindividuo. Entrambe sono funzioni adattive. SENTIRE LAMBIENTE Tutti i sensi hanno caratteristiche comuni: primo convertire la stimolazione fisica in segnali sensoriali, secondo hanno delle soglie al di sotto delle quali lindividuo non percepisce nulla (es, i suoni aumentano gradatamente ma solo quando raggiungono una certa intensit la persona li sente) terzo la sensazione richiede che vengano prese delle decisioni mentre lindividuo cerca di distinguere gli stimoli significativi da quelli irrilevanti (es di notte una persona che vive da sola dice: mi sembrato di sentire un rumore la decisione che ne consegue dipende dallintensit del suono ma anche dalla capacit di collegare piccoli cambiamenti del suono a

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qualche esperienza), quarto sentire il mondo richiede la capacit di rivelare cambiamenti nello stimolo (es. avvertire quando un sacchetto della spesa pesa di pi) LA TRASDUZIONE La sensazione richiede la conversione di energia presente nel mondo in segnali interni psicologicamente significativi. La sensazione inizia sempre con uno stimolo ambientale che eccita il nostro sistema nervoso, noi registriamo solo una minuscola frazione di questa energia, quanto pi il cervello elabora questi segnali tanto pi diventano significativi. CODICE NEURALE Alcune cellule dette recettori trasformano lenergia dellambiente in impulsi neuronali , processo chiamato traduzione. Nel 1826 Muller dice: la percezione di un messaggio dipende non tanto dalla differenza di stimoli, ma dai neuroni che vengono eccitati, dottrina dellenergia nervosa specifica. CODIFICAZIONE DELLINTENSITA E DELLA QUALITA DELLO STIMOLO Il cervello codifica la stimolazione sensoriale in relazione allintensit e alla qualit dello stimolo. Lintensit varia a seconda della modalit sensoriale, dal numero di neuroni attivati, dalla frequenza, o da una combinazione di essi. La qualit dipende sia dai recettori coinvolti,sia dagli impulsi neurali generati (es. alcuni recettori rispondono al caldo, altri al freddo ma la combinazione di essi induce ad avvertire un estremo calore) LA SOGLIA ASSOLUTA La quantit minima di energia fisica che un individuo si accorga di uno stimolo detta soglia assoluta. Essa varia da un soggetto ad un altro, da situazione ad unaltra; dipende anche dal rumore elemento distraente o irrilevante, alcuni provengono dallesterno altri dallinterno creati dallattivazione casuale di neuroni, aspettative, motivazioni, stress affaticamento. La soglia differenziale: livello pi basso di stimolazione, perch il soggetto si accorga che sia intervenuto un cambiamento nello stimolo. E quindi la differenza di intensit tra due stimoli, necessaria per produrre una differenza appena individuabile. Individuazione di un segnale: secondo la teoria dellindividuazione di un segnale, dice che, la sensazione non un processo passivo che si verifica solo quando lentit dello stimolo supera una certa soglia, ma anche dal giudizio sulla presenza o assenza di uno stimolo. E costituito da due processi - sensibilit uditiva, visiva ecce del soggetto, - processo decisionale che rispecchia il vizio di risposta (criterio di decisione), capacit di riferire o negare di aver avvertito uno stimolo quando vi un dubbio. Negli esperimenti vi sono due tipi di errore: falso allarme-riferire di aver provato uno stimolo che no era presente insuccesso- riferire di non aver provato stimolo nonostante esso fosse presente. Vi sono due tipi di risposte: successo- rivelare uno stimolo presente esclusione corretta- risposta negativa quando non era presentato nessuno stimolo. Le persone che si sbilanciano faranno registrare un numero di successi ma anche di falsi allarmi, al contrario un numero inferiore di successi ma anche di falsi allarmi. La tendenza di una persona a manifestare un vizio di risposta dipende dallaspettativa, dalla motivazione. Gli psicologi con esperimenti di benefici o costi manipolano per distinguere la differenza tra sensibilit e vizio di risposta, pagando i partecipanti per risposte corrette o errate. Un grafico COR, permette loro di verificare la percentuale di successi in funzione delle percentuali di falsi allarmi, ci permette di stabilire in che misura un soggetto sia iun grado di avvertire lo stimolo indipendentemente dal vizio di risposta.

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LEGGE DI WEBER Nel 1834 W. disse che : indipendentemente dallintensit di due stimoli, il secondo deve differire dal primo in una proporzione costante. Questa proporzione chiamata legge o frazione di Weber. Essa varia a seconda del soggetto, contesto e modalit sensoriale. Es. aumento di 1 hg in uno zaino di 5 kg. Sar di 2 hg in uno zaino di 10 kg. LEGGE DI FECHNER F. fa un collegamento tra leffettiva intensit di uno stimolo e la sua esperienza soggettiva. Lui afferma che: per basse intensit di uno stimolo,sono sufficienti piccoli incrementi di stimolazione per produrre effetti soggettivi, che sono paragonabili a quelli prodotti da enormi aumenti della stimolazione ad alte intensit. Lintensit soggettiva aumenta in progressione aritmetica (1-2-3) quella oggettiva in progressione geometrica (1-8-64). Conoscendo la costante di Weber, lintensit dello stimolo, lo psicologo pu predire quale sar lintensit della sensazione soggettiva di un individuo. LEGGE ESPONENZIALE DI STEVENS Secondo questa legge, allaumentare in progressione aritmetica dellintensit dello stimolo (soggettiva), la grandezza di esso cresce in maniera lineare secondo una potenza (al quadrato, al cubo)-oggettiva. Lesponente per varia a seconda dei diversi sensi. Es. esponente minore di 1-luminosit 0.33; maggiore di 1 lesponente 3.5 scossa elettrica, cio lintensit cresce rapidamente allaumentare della stimolazione. LO STRESS E una reazione intensa a stimoli interni o esterni che producono unattivazione fisiologica e uno sforzo emotivo che mettono in moto risposte cognitive o comportamentali. Ha due aspetti uno psicobiologico uno che implica una transazione tra lambiente e lindividuo. Cannon nel 1932 lo descrisse come la risposta lotta-o-fuga con cui lorganismo si prepara al pericolo attivando il sistema simpatico e quello endocrino. Se il pericolo non diminuisce lorganismo rimanendo eccitato si avrebbe un deterioramento per la salute. Il corpo reagisce con la sindrome di adattamento generale che consta di tre fasi lallarme, la resistenza e lesaurimento : lallarme si ha il rilascio di adrenalina e lattivazione del sistema nervoso simpatico, aumento battito cardiaco, respirazione, aumento di glicemia perch il sangue defluisce nel tratto gastrointestinale nei muscoli, situazione di emergenza resistenza lallarme non pu durare a lungo entra in funzione il sistema nervoso parasimpatico e ripristina i livelli normali inizia la resistenza esaurimento se questa fase dura a lungo il corpo inizia a logorarsi entra quindi la fase di esaurimento e le difese fisiologiche vengono meno si pi vulnerabili a malattie. Lazarus consider lo stress una transazione tra lindividuo e lambiente, esso dipende infatti dalle risorse interne dellindividuo e le situazioni esterne che lo sollecitano. E quindi soggettivo in base al proprio criterio di valutazione e in base alle proprie capacit di affrontarlo. Nel modello di Lazarus ci sono due stadi decisionali: valutazione primaria: la persona decise se la situazione stressante, irrilevante o favorevole. valutazione secondaria: decisione dellindividuo di come reagire di fronte allevento. L. distingue tre tipi di stress: danno o perdita- morte o perdita del lavoro minaccia- danno previsto sfida-situazione che porterebbe a d una crescita anche se incerta. Lo stress non sempre negativo associato a tristezza collera ecc, ma positivo eccitazione o interesse.

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Le fonti di stress sono detti agenti stressanti il loro effetto dipende dalla vulnerabilit della persona. Possono essere: avvenimenti salienti della vita che possono portare a cambiamenti salienti nellarco della vita; lo stress percepito indica la misura in cui un individuo considera stressanti le proprie esperienze; stress da acculturamento da adattamento ad altre culture; le catastrofi disastri causati dalluomo o la natura; fastidi quotidiani disagi della vita quotidiana. Lo stress pu avere effetti sulla salute perch riduce le difese dellorganismo, in quanto lindividuo pu indebolirlo comportamenti tipo fumare, bere, dormire poco, fare meno esercizio fisico. Lo stress pu influire sul sistema immunitario; in esso vi sono tre tipi di cellule: le B, le cellule T e i linfociti natural killer. Le prime producono anticorpi, le seconde combattono gli invasori, le terze combattono virus e tumori. Lo stress pu influire sulla loro efficienza e disponibilit. Lo stress pu indurre una persona a prendere la propria salute troppo o poco sul serio; legato anche alla personalit dellindividuo cio la motivazione con cui lindividuo valuta la circostanza e reagisce arrabbiandosi o rimovendo lemozione, oppure una posizione pessimistica o ottimistica di fronte alle circostanze. COME AFFRONTARE LO STRESS Ci sono due tipi di strategie: -quelle che tendono a modificare la situazione dette focalizzate sul problema -quelle che modificano il modo di pensare o il modo di vivere lemozioni dette focalizzate sulle emozioni diversi studi hanno rilevato che la fede religiosa aiuta a far fronte a situazioni stressanti; quando inoltre non si possono evitare situazioni stressanti le persone ricorrono a alcool, droghe espedienti per sfuggire alla situazione emotiva. Il modo in cui le persone reagiscono allo stress determinato anche dallambiente culturale; una societ basata sullimprenditoria, sviluppo tecnologico ecc possono avere effetti sulla salute psicologica, a differenza di culture basate sulla famiglia, comunit possono non incidere sulla salute psicologica. Nelle societ che appartengono a minoranze che sono state sottoposte a vincoli che limitavano le prospettive di miglioramento economico stato sviluppato la sindrome del minimo sforzo ossia cessare di fare sforzi che invece migliorerebbero la vita,; oppure negli afroamericani lhenryismo (da John Henry) massimo sforzo per raggiungere il successo, ma morte precoce per ipertensione. Una risorsa importante il sostegno sociale, la presenza di persone fidate a cui chiedere aiuto, importante per il mantenimento della salute fisica e mentale; un elevato sostegno associato alla protezione contro diverse malattie herpes, cancro,cardiopatie ecc. LA SENSAZIONE Lo studio della sensazione si colloca a met tra la psicologia e la fisiologia, in quanto essa il risultato dellattivit degli organi di senso che raccolgono informazioni dallesterno per poi trasmetterle al cervello (non va confusa con la percezione che il processo correlato): dal punto di vista psicofisico, si tratta di una rilevazione di differenze o soglie; la sensazione quindi linterfaccia tra il mondo esterno e quello interno. Ad ogni organo di senso corrisponde una modalit sensoriale, ma tutti hanno in comune: - Il funzionamento generale: tutti ricevono energia fisica; - Il meccanismo di trasformazione dellenergia fisica in segnali nervosi: la trasduzione; - Tutti sono dotati di strutture sensoriali minime dette recettori (organi di conservazione dellenergia) che di solito generano potenziali nei neuroni adiacenti. Le diverse modalit sensoriali (visiva, uditiva, olfattiva, tattile, gustativa e propriocettiva) hanno in comune alcune caratteristiche:

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Non sono meccanismi di registrazione passiva: non producono una copia fedele della realt esterna (realt fisica e prodotto dellelaborazione mentale non coincidono esattamente); Sono adattate alle esigenze ambientali delle diverse specie; Il cervello codifica una qualunque stimolazione sensoriale secondo i parametri di qualit e intensit.

LADATTAMENTO SENSORIALE: E quel fenomeno per cui i sistemi sensoriali tendono a rispondere meno a stimoli costanti nel tempo; ha un valore adattivo dato che, un animale che rilevasse in egual misura la moltitudine di stimoli a cui normalmente siamo sottoposti, si troverebbe in una situazione di svantaggio: pi utile rilevare stimoli nuovi che forniscono informazioni nuove sullambiente che ci circonda. LA VISIONE La luce una forma di radiazione elettromagnetica, viaggia sotto forma di onde create dalloscillazione di particelle. La lunghezza donda loscillazione maggiore o minore delle particelle, sono misurate con il manometro. La sua dimensione fisica si traduce in colore, detta intensit connessa alla sensazione soggettiva della luminosit. Limmagine di un oggetto proiettato sulla retina e assomiglia alla sua struttura effettiva.la luce negli oggetti viene assorbita o riflessa, nel primo caso gli oggetti sono scuri, nel secondo chiari. LOCCHIO Nellocchio avvengono due processi: primo-la cornea,la pupilla e il cristallino fanno si che i raggi luminosi vengono messi a fuoco sulla retina secondo-la retina trasforma limmagine in impulsi neurali che sono trasportati al cervello e da esso interpretati. La luce entra nella cornea, tessuto trasparente che copre la parte esterna del bulbo oculare; attraversa una camera liquida umore acqueo che fornisce ossigeno alla cornea e al cristallino; poi attraversa unapertura al centro delliride chiamata pupilla; per effetto della dilatazione o contrazione di fibre muscolari la luce entra nellocchio. Attraverso il cristallino, membrana elastica, si mette a fuoco, esso si appiattisce per oggetti distanti, assume forma sferica per oggetti vicini (processo di accomodazione); infine la luce attraverso lumore vitreo (liquido gelatinoso) viene proiettata sulla retina. Miopia: retina e cristallino focalizzano limmagine davanti alla retina. Ipermetropia: locchio mette a fuoco la luce su un punto oltre la retina. LA RETINA Struttura a pi strati, quello pi interno contiene recettori: i fotorecettori, i bastoncelli e i coni. Quando i bastoncelli o i coni assorbono energia stimolano le cellule bipolari che inviano lo stimolo alle cellule gangliari, i lunghi assoni di queste cellule formano il nervo ottico che trasportano le informazioni al cervello. La zona centrale della retina, la fovea sensibile a piccoli dettagli per stimoli situati di fronte allosservatore. Il punto della retina nel quale il nervo ottico esce dallocchio detto disco ottico non dotato di recettori. BASTONCELLI E CONI I bastoncelli sono pi sensibili alla luce producono bianco e nero e sfumature di grigio. I coni rispondono al colore ma richiedono maggiore quantit di luce per essere attivati. Entrambi contengono pigmenti fotosensibili la cui struttura cambia quando sono investiti dalla luce, processo detto decolorazione, perch quando il pigmento si decompone i fotorecettori perdono il loro colore.

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Alladattamento alloscurit i coni si adattano subito, mentre i bastoncelli impiegano pi minuti; mentre alladattamento alla luce entrambe sono rapidi. CAMPI RECETTIVI Processo che comincia con le cellule gangliari; il campo recettivo la regione entro la quale un neurone risponde ad uno stimolo. In esso le informazioni possono avere un effetto inibitorio o eccitatorio. Le cellule gangliari hanno una parte centrale e una circostante, se la luce colpisce la parte centrale si ha uneccitazione; se colpisce la zona circostante avr un effetto inibitorio. Questa organizzazione permette di percepire i bordi, cambiamenti di luminosit, dove finisce una superficie e ne comincia unaltra. LE VIE NERVOSE DALLOCCHIO AL CERVELLO Gli impulsi provenienti dal nervo ottico attraversano il chiasma ottico dove il nervo ottico si divide, le informazioni raggiungono il cervello tramite i tratti ottici e viaggiano su due vie negli entrambi emisferi. La prima il collicolo superiore, controlla il movimento degli occhi, identifica oggetti, integra limput percepito dallocchio e dallorecchio per determinare lorientamento. La seconda il nucleo genicolato laterale del talamo, della corteccia visiva e dei lobi occipitali, i neuroni preservano lo spazio visivo della retina. Queste vie rientrano nel fenomeno della vista cieca, cio linconsapevolezza da parte dellindividuo della sua capacit di vedere. LA CORTECCIA VISIVA Linformazione raggiunge la corteccia visiva primaria detta striata per la sua formazione a strisce. E la prima fermata delle informazioni visive, i neuroni danno un senso compiuto alle informazioni e sono detti rilevatori di caratteristiche, sono cellule semplici rilevatori di linee orizzontali e verticali e cellule complesse rilevatori di posizioni, quelle ipercomplesse rivelano grandezza e lunghezza. Le informazioni visive defluiscono dalla corteccia visiva primaria lungo due vie: del che cosa dove le linee sono integrate con coni o quadrati,colore e texture; quella del dove localizzano loggetto nello spazio. LA PERCEZIONE DEL COLORE E una propriet psicologica non una qualit dello stimolo. Esso ha tre dimensioni: la tinta cio il colore propriamente detto; la saturazione la purezza del colore;la luminosit indica in che misura un colore chiaro o scuro. LA TRASDUZIONE RETINICA DEL COLORE Nel 1802 Young-Helmholtz hanno avanzato lipotesi tricromatica: i colori che vediamo rispecchiano la mescolanza di tre colori a cui la retina sensibile. Ogni cono risponde ad una lunghezza donda, quelli a onda minore percepiscono il blu; onda media il verde; onda lunga il rosso; mescolando si ottengono sfumature di colore. Nel 1878/1920 Hering propose la teoria della complementarit dellimmagine postuma, secondo la quale i colori derivano da tre sistemi cromatici antagonisti tra di loro: nero-bianco, blu-giallo, rosso-verde. La prima teoria si applica alla retina; la seconda ai centri visivi superiori del cervello. Le due teorie sono complementari. La teoria dellimmagine postuma spiega il fenomeno dellimmagine postuma, i recettori reagiscono alla luce decolorandosi: i pigmenti in essi contenuti degenerano e si rigenerano successivamente; questo produce potenziali dazione nelle cellule bipolari che poi veicolano limpulso elettrico alle cellule gangliari fino alla corteccia visiva. Alla decolorazione dei recettori retinici legato il fenomeno dellimmagine postuma: a causa dellaffaticamento, dopo lesposizione ad uno stimolo visivo, i recettori reagiscono con la permanenza dello stimolo visivo sulla retina nei suoi colori complementari. Per evitare ladattamento sensoriale, il

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sistema visivo si evoluto assicurando una visione continuativa senza black out dovuti alla costanza degli stimoli: determinati muscoli inducono continui movimenti oculari di modo da rendere gli stimoli costanti sempre nuovi (se lo stimolo non si rinnova, locchio a rinnovarlo di modo da poter continuare a percepirlo). Le due teorie spiegano anche la cecit per i colori, il deficit cromatico a causa di anomalie genetiche le persone confondono il rosso con il verde, pi legato ai maschi. LA NATURA DEL SUONO Si irradia dalloggetto vibrante come onda acustica; si differisce dalla luce perch si propaga pi lentamente,si riflettono e producono un eco, o sono assorbite dalloggetto il suono pi attenuato. Ha tre propriet frequenza, complessit,ampiezza. Ogni espansione o contrazione dellaria detta ciclo. Il numero dei cicli determina la frequenza misurata in hertz, essa corrisponde alla propriet psicologica dellaltezza di una nota, essa tanto pi alta quanto maggiore la frequenza. La complessit corrisponde alla propriet psicologica del timbro che distingue il do di un piano da un do di un flauto. Lampiezza laltezza di un onda, differenza tra livello massimo di pressione e quello minimo. Essa corrisponde alla propriet psicologica dellintensit, maggiore lintensit maggiore lampiezza del suono, viene misurata in decibel (dB). LORECCHIO, LA TRASDUZIONE Il processo uditivo inizia nella parte esterna dellorecchio padiglione e condotto uditivo. Le onde acustiche sono incanalate in esso dal padiglione essenziale per individuare la provenienza dei suoni. Allinterno del cranio c il condotto uditivo dove le onde risuonano e vengono amplificate. LORECCHIO MEDIO Alla fine del condotto uditivo c il timpano o membrana timpanica, esso riproduce la vibrazione delloggetto che ha creato il rumore, solo se la pressione dellaria la stessa sia nella parte esterna che in quella centrale dellorecchio. Lequilibrio della pressione dellaria fornita dalla tromba di Eustachio. Il timpano mette in movimento tre ossicini: martello,incudine,staffa. Essi amplificano il suono. La staffa vibra contro una membrana detta finestra ovale che forma linizio dellorecchio interno. ORECCHIO INTERNO costituito da due cavit piene di liquido presenti nellosso temporale del cranio: i canali semicircolari e la chiocciola. La coclea un tubo a tre camere avente forma di lumaca. Quando la staffa vibra contro la finestra ovale provoca onde, che disturbano la membrana basilare a cui sono uniti recettori detti cellule ciliate o ciglia. Sopra di esse c unaltra membrana, tettoia. Le onde entrano nella coclea fanno muovere le membrane le ciglia si piegano e si innescano i neuroni che formano il nervo acustico che trasmette le informazioni al cervello RILEVAMENTO DELLALTEZZA DEL SUONO Teoria topica Helmholtz: le diverse aree della membrana basilare hanno una sensibilit massima a diverse frequenze. Bekesy ne scopr il meccanismo: quando la staffa colpisce la finestra ovale, nella membrana basilare si propaga unonda, i toni ad alta frequenza producono rapide ripercussioni sulla staffa e massimo spostamento della membrana basilare; i toni a bassa frequenza provocano un piccolo spostamento, le ciglia trasmettono le informazioni sulle diverse frequenze al cervello. La percezione dellaltezza del suono avviene tramite meccanismi neurali: codice a bassa e un altro ad alta frequenza, nelle frequenze intermedie agiscono entrambe.

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LE VIE NERVOSE Le informazioni provenienti dal nervo acustico attraversano il collicolo inferiore nel mesencefalo,il nucleo genicolato mediante il talamo, finiscono nella corteccia uditiva e nei lobi temporali. I neuroni sono anche coinvolti nella localizzazione del suono rispondono alle differenze dintensit e tempo dei segnali convertiti dalle due orecchie. LOLFATTO Gli stimoli ambientali per lolfatto sono molecole invisibili di gas. La soglia del riconoscimento degli odori molto bassa. Sebbene il naso sia lorgano dellolfatto, i vapori penetrano nelle cavit nasali, situate allinterno dellosso del cranio dove ci sono i recettori, attraversano il naso e la bocca. La traduzione avviene nellepitelio olfattivo, coppia di strutture sottili per ciascun lato situato nella parte superiore delle cavit nasali. Le molecole dellaria vengono catturate dal muco dellepitelio dove entrano in contatto con i recettori olfattivi. Gli assoni delle cellule olfattive formano il nervo olfattivo e trasmettono le informazioni ai bulbi olfattivi strutture a pi strati, raggiungono la corteccia olfattiva primaria inserita nei lobi frontali. La corteccia olfattiva ha delle proiezioni sul talamo e sul sistema libico per cui lolfatto connesso sia al gusto sia allemozione. IL GUSTO E sensibile alle molecole solubili nella saliva. Dal punto di vista evoluzionistico svolge due funzioni. Protegge lorganismo dallingestione di sostanze tossiche, regola lassuinzione di zucchero e sale. La traduzione avviene nei calici gustativi distribuiti nella bocca,ma anche sulle papille gustative. Le sostanze entrano nella bocca penetrano nei piccoli pori delle papille e stimolano i recettori del gusto. Questi si consumano ma vengono sostituiti ogni 10/11 giorni. I recettori del gusto stimolano i neuroni che trasportano linformazione al midollo allungato, da qui viaggiano su due vie: la prima che consente di identificare i gusti porta al talamo e alla corteccia gustativa primaria, regione situata tra i lobi temporali; la seconda porta linformazione al sistema libico consente una reazione emotiva e comportamentale agli stimoli. Il sistema gustativo reagisce a 4 stimoli dolce, salato acre, amaro. I SENSI DELLA PELLE Il tatto un misto di tre qualit:pressione, temperatura, dolore. I neuroni consentono di distinguere dove e per quanto tempo avvenuta la stimolazione sulla pelle. Alcuni neuroni sinaptano su interneuroni spinali stimolano i motoneuroni che permettono le azioni riflesse. I neuroni sensoriali sinaptano su altri neuroni che risalgono il midollo spinale fino a raggiungere il midollo allungato. Da questo le informazioni raggiungono il talamo e successivamente la corteccia somatosensoriale. Tale regione contiene una mappa del corpo e i suoi neuroni hanno campi recettivi che rispondono alle diverse parti del corpo. I recettori della pressione traducono energia meccanica, quelli della temperatura lenergia elettrica, quelli del dolore rispondono ad un insieme di stati esterni ed interni del corpo. LA PRESSIONE Si ha quando la pelle viene spostata meccanicamente, le regioni pi sensibili sono il volto e le dita, quelle meno sensibili la schiena e le gambe. Questa differenza dipende dalla quantit di spazio occupato dai neuroni aree nella corteccia somatosensoriale. Le mani hanno piccoli campi recettivi che consentono di effettuare fini discriminazioni. LA TEMPERATURA Lindividuo quando rivela la temperatura rivela la differenza tra la temperatura della pelle e quella delloggetto. La sensazione della temperatura si basa su due insiemi di recettori uno per il freddo uno per il caldo; i recettori del freddo inoltre sono quelli che rivelano le temperature estreme di caldo o freddo.

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IL DOLORE Ha una funzione importante: impedire che i tessuti vengano danneggiati. Un dolore persistente pu debilitare. Il dolore non associato ad uno stimolo fisico ma anche a luce, suoni troppo intensi ecc. i recettori del dolore sono terminazioni nervose libere. Secondo una teoria quando le cellule sono danneggiate rilasciano prodotti chimici che stimolano le terminazioni nervose libere che trasmettono messaggi di dolore al cervello, una di queste sostanze chiamata P. Il dolore probabilmente influenzato da credenze e stati emotivi, lansia pu far aumentare il dolore mentre la paura lo stress possono inibirlo. LA TEORIA DEL DOLORE REGOLATO A CANCELLO. Spiega il ruolo del sistema nervoso centrale e del midollo spinale. Quando i neuroni sensoriali trasmettono le informazioni al midollo spinale, non producono dolore perch le loro azioni possono essere inibite o amplificate da altri neuroni. Ci sono due tipi di fibre nervose che aprono e chiudono i cancelli del dolore. Fibre L trasmettono rapidamente le informazioni dolore acuto; fibre S dolore sordo e bruciore, siccome sono trasmesse lentamente i messaggi possono arrivare quando i cancelli sono chiusi, ci pu spiegare perch sfregando attorno ad una ferita o ustione il dolore si allievi. I SENSI PROPRIOCETTIVI Registrano la posizione e il movimento del corpo. Il senso vestibolare informa sua posizione del corpo rilevando la gravit e il movimento. Gli organo si trovano nella parte interna dellorecchio sotto la chiocciola, sono i canali semicircolari e le sacche vestibolari. I primi rivelano laccelerazione o decelerazione mentre la testa si muove; i secondi rivelano la forza di gravit e la posizione della testa nello spazio. Le vie nervose raggiungono il cervelletto che interviene nel movimento e la corteccia temporale. Laltro senso la cinestesia rivela la posizione reciproca degli arti e di altre parti del corpo, essenziale per guidare ogni movimento complesso, es. camminare regolazione di due gambe. Alcuni recettori si trovano nelle articolazioni, altri nei tendini e nei muscoli.

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