Sei sulla pagina 1di 6

Lettera a Katia

Vho, 2 ottobre 1964, ore 23 Cara Katia, questa estate, il giorno che in pineta, alla fine di una gita che era stata tutta una discussione, decidesti di iscriverti allIstituto magistrale per diventare maestra, io ti feci la promessa di mandarti la documentazione del lavoro nella mia classe in modo che tu potessi affiancare allo studio teorico sui libri lo studio dei bambini come sono a scuola. E siccome ogni promessa debito, eccomi puntualmente a dirti come sono andate le cose in questi primi due giorni. Pi avanti ti mander una copia del giornalino, le diapositive a colori delle pitture e i nastri registrati. Quando verrai li discuteremo. In breve ecco le notizie. Ho una prima di nove bambini, tre maschi e sei femmine, per ora. Mai avuto una scolaresca casi esigua. Ma forse ne verranno presto altri tre e probabilmente altri ancora a San Martino1. Qui, come sai, c linsediamento temporaneo o definitivo di famiglie contadine che lasciano i cascinali e i piccoli centri per sistemarsi in frazione, dove laffitto meno caro. Vengono a colmare i vuoti prodotti dallesodo contadino, che un po diminuito ma non accenna a finire. Nei cinque anni precedenti avevo in prima diciotto alunni: nessuno di quel gruppo fu bocciato nei cinque anni e tuttavia in quinta ne arrivarono solo otto. Dei venticinque alunni che componevano quella quinta, ben diciassette erano immigrati o ripetenti ricevuti. Il flusso migratorio che percorre lItalia qui abbondantemente riflesso, con le non semplici complicazioni sul piano educativo. Ma questo il nostro mestiere e dobbiamo affrontare ogni situazione con le adatte tecniche. Una piccola classe dunque, dopo tanti anni vissuti con scolaresche numerose ed eterogenee, una classe ideale. ogni rosa per ha le sue spine. La temuta aula-cella, che aveva sempre ospitato la classe meno numerosa, questanno la nostra realt. Ieri, che doveva essere il primo giorno di lezioni e da noi invece era vacanza perch cadeva in gioved2 sono andato a vederla. Misura m 4,70 per 5. Pensavo a quante aule simili a questa ci sono ancora nel mondo per farci vivere i bambini nellet che pi di ogni altra ha bisogno di spazio, di verde, di sole e di moto. Scatole di mattoni. C una terribile somiglianza fra le celle di una vecchia prigione e le aule delle scuole: c la stessa ossessiva fissit delle strutture percettive (colori, forme, superfici), la stessa monotonia psicologica. Nella sosta di mezza mattina, quando le scolaresche scendono nel cortiletto privo di verde, sorvegliate dai maestri, hai limpressione di essere fra detenuti che pigliano aria. Con una differenza: che mentre il prigioniero in cella lasciato solo con i suoi pensieri e in un certo senso gode della libert di pensare ai fatti suoi, nelle aule c un maestro che n i bambini n le famiglie hanno scelto, il quale si prende i ragazzi e li abitua a ripetere ci che egli dice, premiando quelli che meglio si adeguano. Ai bambini comandano tutti e quindi lui si sente a posto: i genitori a casa, il prete in chiesa, il maestro a scuola; poi comander il dirigente al partito o al sindacato, il sergente al soldato e infine il padrone in fabbrica. Cresciuto uomo cosi, si rifar comandando alla moglie e ai figli e allungher la catena, che nessuno osa spezzare perch ognuno di noi tende a diventare secondino. Dirai che sono esagerato, ma non c nulla come le istituzioni che rivelino come tenuto in considerazione luomo. Per me, chi ha inventato le scuole simili a prigioni non pensava certo alla libert del suo prossimo. Eccomi dunque in mezzo allaula. Vi dovrebbero stare, oltre allarmadio, alla predella su cui troneggia la cattedra, alla lavagna girevole e alla stufa a gas, i tavolini individuali con relativi seggiolini, un tavolo e un mobiletto guardaroba per i bambini. Ho provato e riprovato a disporre i tavolini in diversi modi: ci stavano, ma ci sarebbe voluto lelicottero per spostare i bambini. A mali estremi, estremi rimedi: fuori la cattedra che non serve a nulla e fuori larmadio, che pu stare nel corridoio. Mentre trabattavo apparsa la collega di quarta, anchessa venuta a sistemare laula: si
1 San Martino cade l11 novembre. data in cui nella nostra zona si rinnovano i contratti agrari e quindi anche le assunzioni contadine. Fino a quella data gli elenchi degli iscritti sono provvisori per linserimento eventuale di immigrati o la cancellazione di trasferiti. 2 Dove si attua lorario diviso, cio dalle ore 9 alle 12 con ripresa pomeridiana delle lezioni dalle 14 alle 16, il gioved giorno di riposo.

lamentava perch la sua lavagna a muro non ha le righe. Le ho proposto il cambio e se ne andata soddisfatta per laffare. Sparita la lavagna girevole, un angolo stato liberato. La situazione era migliorata: ora ci stavano due file di tavolini con un sufficiente passaggio al centro. E la pedana? Idea: spostata contro la parete, sotto la lavagna murale, diventer il nostro teatrino, o meglio la piazzetta dove si svolgeranno le manifestazioni pubbliche della nostra piccola comunit. Ogni tanto, passando, vinciampavo, nascosta comera fra i tavolini. Ma non vi ho rinunciato, perch quel metro quadrato scarso di spazio sociale su cui i bambini potranno cantare, giocare, narrare le loro esperienze ai compagni, dipingere, il pezzo pi importante dellarredamento. Una sedia per me. La dovr usare spesso per adeguarmi alla statura dei bambini. Ma forse sar meglio una panchetta o un angolo della predella, vedr. Ho disposto provvisoriamente il mobiletto guardaroba e il tavolino e ho lasciato laula come stava, disadorna. Un po per giorno la adatteremo a noi con limpronta del nostro gusto. Prima di uscire ho dato un colpo docchio sullaula: il pavimento di mattoni sconnessi e consumati, le pareti grige, il verde piano dei tavolini che riflettevano controluce il cielo grigio davano un senso di freddo e di tristezza. Dalle due finestre tanti tetti, camini neri e un groviglio di infissi, isola tori e fili senza nemmeno la punteggiatura di una rondine. Se uscir il sole, mi son detto, domani andremo in campagna ad aprire contemporaneamente due libri di avventure: quello della vita dei bambini che tutta da sentire, e quello della natura. Questa mattina invece pioveva. Le madri mi hanno consegnato i figli sotto il portone, nel chiasso di un centinaio di ragazzi che si ritrovavano e che attendevano, assieme ai loro maestri, lora di andare alla messa inaugurale. - un birichino, lo picchi! - Questa una lazzarona, non ha voglia di far niente, un maestro ci sta bene casi riga diritto! - Di me e di suo padre non ha paura, lo castighi quando occorre! Rigar dritto, picchiare, paura, castighi: concetti medievali ancora radicati. Eppure dietro alle crudeli parole dei genitori senti che c amore. Siano essi poveri contadini o gente che sta meglio, capisci che la loro cosa pi cara il figlio. Il figlio che a sei anni portano per obbligo alla scuola e affidano a un maestro che non hanno scelto e non possono scegliere, il cui nome venuto fuori da quel meccanismo anonimo che la burocrazia scolastica fondata sui decimi di punto e sui concorsi, avvilente competizione selezionatrice che proverai anche tu quando sarai in possesso di quel pezzo di carta che si chiama diploma. Ricevere dai genitori i figli in consegna per educarli mi ha sempre dato un senso di sgomento. Anche stamane mi chiedevo: se questi genitori fossero liberi di scegliere la persona che educher il proprio figlio come sono liberi di scegliersi il medico, il sarto, il parrucchiere, lassicuratore, verrebbero da me? In una scuola che avesse come fine la formazione integrale e senza traumi del fanciullo, la scelta del maestro, o meglio dellindirizzo pedagogico, dovrebbe essere il primo argomento da discutere fra genitori e insegnanti allatto della iscrizione. Invece non se ne parla nemmeno, come se la scuola fosse la proprietaria dei bambini. La maggioranza dei genitori purtroppo accetta le cose come stanno perch casi la scuola stata per loro come lo fu per i nonni: qualcosa di immutabile in cui il bambino, dopo lesperienza dellautorit paterna, passa sotto quella del maestro, il quale gli insegna che si trover sempre sotto qualcuno che gli traccer il suo destino. Milioni di croci nei cimiteri di guerra di tutto il mondo ci dicono quale destino hanno avuto uomini ai quali la scuola non aveva insegnato che in certi casi si pu, si deve dire di no. E qui siamo al nocciolo della questione, alla scuola casi fatta per formare uomini-servi invece che uomini liberi. Alla scuola congegnata non casualmente in modo che la nostra libert di educa tori praticamente non esiste. Da una parte abbiamo le belle parole del programma-contratto: scopo essenziale della scuola non tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia e il gusto di imparare e di fare da s, perch ne conservi labito oltre i confini della scuola, per tutta la vita. Dallaltra abbiamo la realt di una scuola che invece di essere un servizio sociale per luomo espressione e strumento di un sistema simile nei fini ultimi a tutti i sistemi che considerano gli uomini una massa da asservire e strumentalizzare per fini che gli sono estranei. Da noi il sistema fondato sul principio considerato sacro della propriet e delliniziativa privata, la quale ha 2

come unica motivazione il profitto e come conseguenza la competizione. Chi comanda ha modellato la scuola a immagine e somiglianza del sistema: il profitto lo troviamo sulla pagella espresso in voti. E tu sai per esperienza diretta che dove c la prova oggettiva dellesame uguale per tutti non si tiene conto del punto di partenza di ognuno, dei talenti e degli sforzi compiuti dallhandicappato. Per noi del Movimento di cooperazione educativa3 questa realt che non si vuol ammettere, cosa vecchia ormai. Noi abbiamo dimostrato abolendo i voti e sostituendo ad essi linteresse reale del bambino, e quindi trasformando noi stessi da maestri-giudici in animatori e guide dei ragazzi, che possibile strappare dal loro animo la gramigna spirituale dellinvidia e della superbia che producono lopportunismo e il conformismo in un ambiente autoritario, proprio come avviene delloperaio che sotto la spinta della necessit si comporta col padrone senza dignit. Nellambito di questi rapporti negativi (ricordi quanto ne discutemmo?) avviene la distruzione, sul piano operativo, dei valori e dei principi: la libert, la democrazia, il cristianesimo non simparano se non si vivono subito fra i banchi della scuola. Ma questo pericoloso per il sistema. Nella realt di un mondo come il nostro che ha sullaltare il dio-lira, chi vuol mantenersi coerente con quei principi finisce presto in rovina. Te limmagini un padrone che volendo essere cristiano sul serio, dividesse con i suoi operai tutto, grattacapi e utili? Sarebbe probabilmente un uomo amato e ricordato, ma non avrebbe sul piano economico vita lunga. Nellinfinita gamma di situazioni umane che il sistema produce, il motivo drammatico dellinconciliabilit fra il messaggio cristiano e limpegno sociale con il prossimo sempre presente per un educatore. La condizione dello scolaro somiglia a quella delloperaio della grande fabbrica. Loperaio lavora alla catena di montaggio senza partecipazione perch la motivazione di quel che fa gli estranea, egli si sente ed solo un congegno passivo che non pu n creare n decidere, ed ha accettato quel mestiere perch gli occorre la busta paga per sopravvivere.
3 Il Movimento di cooperazione educativa (MCE) sorse, su iniziativa di pochi insegnanti, col nome iniziale di Cooperativa della Tipografia a Scuola (CTS) nel 1951. Quel primo nucleo di insegnanti elementari, raccolti intorno a Giuseppe Tamagnini, introdussero e sperimentarono le tecniche del pedagogista francese Freinet, allora pressoch sconosciuto in Italia. Ebbero cosi inizio le prime esperienze centrate soprattutto intorno alla stampa e alla corrispondenza. Dopo lapproccio iniziale, la sperimentazione italiana delle tecniche Freinet si fece progressivamente pi puntuale. Vennero definite alcune tecniche fondamentali, come il testo libero, i piani di lavoro, il calcolo vivente, mentre largo posto era riservato allespressione grafico-figurativa. Lesigenza che muoveva gli sperimentatori italiani era quella di verificare se le tecniche Freinet conservassero o meno la loro validit anche in un contesto culturale per molti aspetti profondamente diverso da quello di origine. La verifica veniva effettuata, oltre che nel lavoro di classe, nei congressi annuali della CTS e mediante lorgano di collegamento del gruppo, il mensile Cooperazione Educativa. I risultati della sperimentazione (estesa ben presto alla didattica della I classe elementare, alla ricerca storica, geografica, scientifica, ecc.) si rivelarono positivi, anche per latteggiamento tenuto dagli sperimentatori stessi, i quali, lungi dal rinnegare gli elementi validi offerti dalla tradizione pedagogica italiana, accettarono le tecniche Freinet, rifiutandosi per ad ogni interpretazione pedissequa o fanatica dei modelli originali. Lelemento unificatore delle varie tecniche fu rintracciato nella cooperazione, la quale si traduceva in un abito alla discussione, che rimasto forse lelemento pi caratteristico del movimento italiano. Intanto, per opera di alcuni professori, le tecniche Freinet vennero introdotte anche nella scuola secondaria (giornale, corrispondenza, ricerca, documentazione) cogliendo i primi risultati positivi soprattutto negli istituti magistrali. []. La prima fase della sperimentazione italiana delle tecniche Freinet si pu dire conclusa nel 1955, col congresso tenuto dalla CTS a San Marino, nel corso del quale si pot verificare la piena validit delle tecniche anche in Italia. Ha inizio cosi una nuova fase, caratterizzata dallapprofondimento di alcuni temi scaturiti dalle tecniche di base (espressione linguistica e grafica, rapporti con lambiente, ecc.). I! MCE, pur mantenendosi fedele allispirazione originaria del Freinet, non segue per fedelmente gli sviluppi del movimento francese, ricercando una via italiana, caratterizzata non tanto da una ristretta ortodossia freinetiana, quanto piuttosto dalla aderenza allo spirito Freinet, inteso dagli italiani come ricerca perenne, rifiuto di ogni dogmatismo didattico, spirito critico. [] Attualmente la ricerca didattica in seno al MCE, compiuta con laiuto di specialisti delle varie discipline, di psicologi e di epistemologi, investe i settori della matematica, delle scienze, della linguistica e della storia. Essa si svolge mediante lavori di gruppo, corsi, convegni, scritti su Cooperazione Educativa (da ALDO PETTINI , Clestin Freinet e le sue tecniche, La Nuova Italia, Firenze 1968). Per la conoscenza delle tecniche e delle esperienze del Movimento di cooperazione educativa, cfr. BRUNO CIARI, Le nuove tecniche didattiche, Editori Riuniti, Roma 19662; GIUSEPPE TAMAGNINI, Didattica operativa, Edizioni MCE (distributrice: La Nuova Scuola, via Oberdan 10, Conegliano Veneto, Treviso).

Lo scolaro, in una scuola autoritaria fondata sui voti, studia perch ci sono i voti. Se strappi il voto dalle mani dellinsegnante, tutto il castello crolla. come strappare le armi alla polizia di uno stato oppressivo. Nellaula, unit di un edificio che anche esteriormente, come dicevo, richiama il penitenziario e la fabbrica, lo schema entro cui si forma lo scolaro semplice, funzionale, rigido e terribile: spiegazione, ripetizione, voto; dettato, tema, problema e voto. E tutto, dentro e fuori della scuola, predisposto per neutralizzare il bambino come essere pensante: i manifesti pubblicitari che gli suggeriscono la merendina, gli albi alledicola, le figurine dei giocatori che lo iniziano al tifo sportivo e lo spingeranno allo stadio a urlare a favore di idoli pagati a milioni, le canzonette per i bambini che ora anche i frati lanciano per mezzo di un festival che rende loro un bel mucchio di quattrini e che invece di sottrarre i bambini allinfluenza della canzone degli adulti, li inizia al mondo degli idoli canori; la TV che da Lascia o raddoppia? in poi abitua il popolo italiano ad accettare spettacoli in cui tutti questi ingredienti sono scientificamente dosati per suggestionare, naturalmente premiando con gettoni doro chi sta meglio al gioco. Nella scuola, uno strumento asservimento anche il libro. Ce n una quantit, noi siamo liberi di scegliere quello che vogliamo ma non di rifiutarlo: ma salvo qualche eccezione, come se tutti quei volumi fossero un unico libro. Questestate hai provato a leggerne qualcuno: vi abbiamo trovato cose incredibili, come la spiegazione in chiave magica di fenomeni naturali, il falso moralismo, il linguaggio lezioso e bamboleggiante che certe vecchie zitelle usano con le cagnette, e soprattutto un preciso contenuto ideologico che traspariva da certe letture. E i manuali? La funzione stessa del manuale in contraddizione con lenunciazione dei programmi di cui ti dicevo prima. Infatti nel sussidiario troviamo il concetto di una cultura come cosa gi organizzata, che esiste al di fuori e che lalunno riceve un po per giorno. Vi trovi tutto come in un grande magazzino, il programma diviso a fette e bocconcini, ben confezionato in capitoli-pacchetti nei reparti chiamati materie. Basta che linsegnante si attenga alle dosi e alle istruzioni e il gioco fatto. In un modo unico per tutti i bambini italiani, per il figlio del minatore siciliano come per il piccolo contadino padano. chiaro e ovvio che dove si segue un manuale, sia pure dei migliori, di quelli cio che cercano di suscitare con opportune domande la curiosit dei bambini per dare poi la spiegazione raccontata, si esclude lesperienza del ragazzo. Di conseguenza nessuna norma di comportamento verr in quella situazione elaborata dal basso ma sempre predicata dallalto. In tale scuola la cultura come la morale sono considerate al di fuori e al di sopra dellesperienza, staccate dalla vita. Hai subito notato anche tu che limpostazione non era casuale: nei libri di lettura scene campagnole in abbondanza con !idillio degli uccellini che cinguettano, dei contadini che tornano dal lavoro cantando, ma assenza di ragazzi e uomini veri che vivono nel mondo di oggi i loro problemi con sentimenti genuini. Nel manuale la storia snocciola guerre, battaglie e condottieri ma non ci trovi il dramma della povera gente che resta sempre quella sotto ogni bandiera, che lascia la sua patria ingrata, che sta magari con i briganti. Unampia e documentata storia degli indiani, per esempio, che entusiasmerebbe i ragazzi e spazzerebbe via tante bugie raccontate con i film e i fumetti, non c. Come puoi cercare, senza trovarlo, il disertore della prima guerra mondiale, la quale sempre una grande magnifica pagina sostenuta dalle fanfare. Il contenuto ideologico e il metodo autoritario sono espressioni di una scuola politica di classe, che tende a formare uomini docili e passivi, possibilmente ignoranti sulle cose che scottano. Il maestro, in quel contesto, in mezzo a tante difficolt, diventa senza accorgersene strumento del sistema invece di essere, come dovrebbe, garante della formazione di uomini liberi. Chi consapevole di ci intimamente ne soffre, c invece chi lucidamente e cinicamente usa la scuola per tale fine politico. Distruggere la prigione, mettere al centro della scuola il bambino, liberarlo da ogni paura, dare motivazione e felicit al suo lavoro, creare intorno a lui una comunit di compagni che non gli siano antagonisti, dare importanza alla sua vita e ai sentimenti pi alti che dentro gli si svilupperanno, questo il dovere di un maestro, della scuola, di una buona societ. Ma tutto questo non facile perch non dipende solo dalla volont. Molti colleghi obiettano a noi del Movimento che con coraggio abbiamo incominciato da tempo questa rivoluzione silenziosa allinterno della scuola che, siccome il bambino trover un mondo ingiusto, potrebbe essere un male insegnargli cos la libert e 4

fargliela provare. E bada che qualcuno lo dice in buona fede. Altri pensano che sia meglio far nulla perch ci che la scuola riesce in qualche modo a edificare, subito il mondo esterno distrugge. A questi non si pu dar torto, ma il loro ragionamento sa di pretesto pi non fare i conti con se stessi e definire chi sono. Ci che siamo si rivela subito il primo giorno, quando di fronte ai bambini devi decidere come impostare il tuo lavoro: per asservire o per liberare. Da questa scelta discende tutto il resto, anche la tua dimensione umana. Se scegli il metodo della liberazione senti nascere dentro di te una grande forza che lamore per i ragazzi, lo stesso amore che non pu non trasferirsi sul piano sociale con limpegno civile. una forza straordinaria che capirai quando la proverai: sotto i colpi dei persecutori pi vili che dalla tua opera si sentono smascherati, resti in piedi sorretto solo dalla coscienza. Pi forti sono i colpi pi forte diventi. Se non sei per la liberazione delluomo, porti a scuola la tecnica del padrone, duro o paterno a seconda dei casi: apparentemente il sistema pi facile e comodo ma alla fine ci trovi un vuoto morale enorme e la noia. Predisponi il lavoro secondo il tuo fine, pieghi i ragazzi a poco a poco al tuo volere come loperaio piegato dal gesto automatico che gli chiede la catena di montaggio. Automi del tuo programma, sempre quel gesto, domande-risposte-voto, capaci di abilit tecniche magari in anticipo sulla norma ma meccanicamente apprese, i ragazzi ti muoiono davanti agli occhi un poco ogni giorno nella compressione della fantasia e dellintelligenza, nel distacco sempre pi netto fra la scuola e la vita, nellastuzia con la quale ti studiano per il proprio tornaconto. E tu tilludi dei risultati, delle rispostine dellesame. Domani, con la stessa astuzia con cui sanno strapparti il voto buono, diventano arrampicatori sociali dentro il sistema rimasto intatto, con i padroni in alto a comandare e a fare leggi per s e i poveri diavoli in basso a tirar su a forza di braccia tutto. Durante la messa, mentre don Aldo raccomandava ai bambini tante buone cose, lobbedienza soprattutto, io pensavo a un altro prete che aveva avuto il coraggio di elogiare la giusta disobbedienza e di mettere se stesso e la parrocchia al servizio del suo popolo, trasformandola in scuola: don Lorenzo Milani4. Una scuola dove non cerano voti e nemmeno vacanze ma dove i ragazzi si aiutavano, erano maestri gli uni degli altri. Imparavano le lingue che servono per comunicare con gli altri uomini e per insegnare al proprio simile che essere fratelli in Dio significa aiutare il povero a crescere in dignit per elevarlo a un livello superiore: pi da uomo, pi spirituale, pi cristiano, pi tutto5. Mentre la messa procedeva tranquilla agli ordini del chierico che faceva alzare e sedere i fedeli secondo il rito, le parole con le quali tanti anni prima don Lorenzo aveva descritto la sua situazione di maestro gridavano in quel silenzio quale forza rivoluzionaria pu essere il cristianesimo operativo. Te le voglio trascrivere. Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini. cui ho fatto scuola. Quello che loro credevano di stare imparando da me, san io che lho imparato da loro. lo ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere. []. Sono loro che hanno fatto di me quel prete dal quale vanno volentieri a scuola, del quale si fidano pi che dei loro capi politici. lo non ero casi e perci non potr mai dimenticare quel che ho avuto da loro. []. Ed ecco toccato il tasto pi dolente:
4 La scuola di Barbiana, di cui fui ospite nellestate del 1963 e i cui allievi tennero poi una corrispondenza con i miei alunni della quinta classe, stata aperta da don Lorenzo Milani nella canonica della parrocchia dove la curia di Firenze laveva confinato dopo le esperienze di San Donato, descritte nel libro Esperienze pastorali, Libreria editrice fiorentina, Firenze 1954.Una parrocchia di cento anime in venticinque case sparpagliate su un monte del Mugello, senza strada, senza luce, senzacqua. La parrocchia, di cui era gi stata annunciata la soppressione, fu affidata a quel giovane prete che nel 1947, appena uscito dal seminario, mandato ad aiutare come cappellano il vecchio parroco di un paese della pianura, anzich il bar, il cinema e il campo sportivo aveva aperto una scuola popolare dove teneva lezioni di politica e di sindacalismo. Libri di testo erano i giornali quotidiani, la Costituzione e i resoconti parlamentari. Una scuola che entusiasm i ragazzi, contadini e operai ma allarm i borghesi e i clericali. Egli aveva capito e aveva cercato di attuare una scuola di elevazione civile in contrapposizione ai ricreatori dei preti e delle case del popolo della sinistra, che egli criticava perch non hanno stima della giovent operaia e cos, pur di non perdersela, non hanno saputo far meglio che accarezzare le sue passioni. Hanno raccolto quel che hanno seminato: giovani schiavi delle proprie passioni e inutili a se stessi e a loro. Don Lorenzo Milani morto il 26 giugno 1967, a quarantaquattro anni. Da sette era ammalato, da tre soffriva atrocemente, da uno non riusciva pi a levarsi dal letto. Ma fino allultima ora di vita ha continuato a far scuola, coi ragazzi stretti intorno per udirne la voce. Una scuola come la intendeva lui, tenuta in conto di un ottavo sacramento. 5 Don LORENZO MILANI , Esperienze pastorali cit., p. 239.

vibrare noi per cose alte. Tutto il problema si riduce qui, perch non si pu dare che quel che si ha. Ma quando si ha, il dare vien da s, senza neanche cercarlo. []. Quando si ha idee chiare e un progetto preciso di costruire uomini capaci di affrontare vittoriosamente la lotta sociale, allora ha questa dignit perfino la parola che spiega un po di aritmetica. In sette anni di scuola popolare non ho mai giudicato che ci fosse bisogno di farci anche dottrina. E neanche mi sono preoccupato di far discorsi particolarmente pii o edificanti. Ho badato a edificare me stesso, a essere io come avrei voluto che diventassero loro. A aver io un pensiero impregnato di religione. Quando ci si affanna a cercare apposta loccasione di infilar la fede nei discorsi, si mostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare. Ma quando questa occasione non si cerca, purch si faccia scuola e scuola severa, si presenter da s, sar anzi sempre presente e nei modi pi impensati e meno coscienti. [], Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio a averla piena. Insistono perch io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola6. Con queste parole dentro ho fatto questa mattina la mia scelta. Ti allego la relazione del primo giorno come un seme, che avevo scritto appena tornato da scuola. notte alta e non ho fatto che scrivere oggi, forse troppo. Ma lo sfogo mi ha fatto bene. Ti mander le altre relazioni alla fine di ogni mese circa. Buon lavoro e un abbraccio. da Mario Lodi, Il paese sbagliato, Torino 1970, 15-26

6 Don LORENZO MILANI , Esperienze pastorali cit., pp. 235 sgg.