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LICEO CLASSICO F.

SCADUTO BAGHERIA

APPUNTI DI STORIA DELLA MATEMATICA


A CURA DEL PROF. CIRO SCIANNA

LA MATEMATICA ANTICA :
DAI BABILONESI AGLI EGIZIANI.
LA MATEMATICA GRECA CLASSICA.

Indice

La matematica antica: dai babilonesi agli egiziani

1.

Quando nasce la matematica?

p. 3

2.

Storia e preistoria della matematica

p. 5

3.

La storia politica della Mesopotamia

p.7

4.

La matematica babilonese

p.8

5.

Le operazioni aritmetiche

p.11

6.

Lalgebra babilonese

p.10

7.

La geometria babilonese

8.

Le applicazioni della matematica in Mesopotamia

9.

La storia politica dellAntico Egitto

10. Le origini della matematica egizia

p.12

p.14

p.15

p.16

11. La matematica egizia e le sue fonti

p.17

12. Le applicazioni egiziane della matematica

p.18

13. La matematica dellantichit: leredit comune

p.20

p.22

Testi consultati

La creazione della matematica greca classica

1. Lo sfondo

p.23

2. Le fonti generali

p.24

3. Le principali scuole del periodo classico

p.24

4. La scuola ionica

p.25

5. La scuola pitagorica

p.26

6. La scuola eleatica e la scuola atomista

p.29

7. La scuola sofistica

p.31

8. La scuola platonica

p.34

9. La scuola di Eudosso

p.36

10. Lastronomia eudossiana

p.38

11. La scuola aristotelica

p.40

La matematica greca ellenistica

1. Il periodo aureo della matematica greca

p.43

p.45

Testi consultati

LA MATEMATICA ANTICA: DAI BABILONESI AGLI EGIZIANI


1. Quando nasce la matematica?
La matematica, se intesa come disciplina organizzata e indipendente, non esisteva prima dellentrata
in scena dei Greci del periodo classico compreso fra il 600 e il 300 a.C.; se intesa invece
genericamente come limpiego di numeri e figure geometriche, essa cominci a svilupparsi migliaia
di anni prima dellopera compiuta dai greci dellet classica. In senso lato, il termine matematica
include il contributo di molte civilt anteriori, tra le quali il posto pi importante spetta a quella
babilonese e a quella egiziana. Presso tutte queste civilt, la matematica non possedeva una propria
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metodologia e non era impiegata se non per fini immediatamente pratici. Essa era uno strumento,
una serie di regole semplici e tra loro non collegate che permetteva di superare i problemi della vita
di tutti i giorni: il computo del calendario, lagricoltura, il commercio. A queste regole si giunse per
tentativi ed errori, attraverso lesperienza e la semplice osservazione; per di pi molte di esse erano
solo approssimativamente corrette. Potremmo caratterizzare la matematica di queste civilt antiche
definendola una matematica empirica. La matematica empirica dei babilonesi e degli egiziani serv
solo come base preliminare allopera dei greci.
Bench la cultura greca non fosse del tutto libera da influenze esterne (i greci colti viaggiavano e
studiavano in Egitto e in Babilonia), ci che i greci crearono tanto diverso da quello che
ereditarono quanto loro dallorpello.
Perch avvenne questo ? Fu lirreprimibile desiderio dei Greci di comprendere il mondo fisico che
li spinse a creare e ad apprezzare la matematica. Essa era una parte dellinvestigazione della natura
e costituiva la chiave per la comprensione delluniverso in quanto le leggi matematiche sono
lessenza della sua organizzazione. La matematica era, per i Greci, lo strumento per scoprire la
verit. Come tale, essi non potevano pi basarsi sui risultati rozzi, empirici, limitati, confusi e
spesso approssimativi che erano stati raccolti dai loro predecessori, specialmente dagli egiziani e dai
babilonesi.
Ogni civilt degna di questo nome ha ricercato la verit. Luomo intelligente non pu fare a meno di
cercare di capire la molteplicit dei fenomeni naturali, di risolvere il mistero della presenza
delluomo sulla terra, di comprendere lo scopo della vita e di interrogarsi sul destino umano. In tutte
le civilt antiche erano i capi religiosi a rispondere a questi interrogativi, e tutti accettavano le loro
parole; lunica eccezione costituita dallantica civilt greca. I greci scoprirono, e questa fu la pi
grande scoperta compiuta dalluomo, il potere della ragione. Furono i greci dellet classica a
rendersi conto che luomo dotato di unintelligenza, di una mente che, talvolta aiutata
dallosservazione e dalla sperimentazione, pu scoprire la verit.
Non ancora chiaro che cosa condusse i greci a questa scoperta. Fu nella Ionia, una colonia greca
dellAsia Minore, che per la prima volta alcuni uomini cominciarono ad applicare la ragione in
ambito umano. Molti storici hanno cercato di spiegare questo processo analizzando le condizioni
politiche e sociali: per esempio gli ionici erano molto meno condizionati da quei vincoli religiosi
che invece dominavano la cultura greca in Europa. In ogni caso abbiamo una conoscenza tanto
frammentaria della storia greca anteriore al 600 a.C. da non poter giungere ad una spiegazione
definitiva.
Col passar del tempo i greci indagarono con strumenti razionali i sistemi politici, letica, la
giustizia, listruzione e numerosa altre attivit umane. Il loro contributo principale che influenzer
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in maniera decisiva tutte le civilt posteriori, fu di accettare la pi grande sfida lanciata alla ragione:
la comprensione delle leggi naturali. Prima di dare questo contributo, sia i greci sia le altre civilt
antiche consideravano la natura qualcosa di caotico, dincostante e di terrificante. Gli eventi naturali
o non venivano spiegati oppure erano attribuiti alla volont arbitraria degli dei che poteva essere
resa propizia solo con preghiere, sacrifici e altri rituali. I babilonesi e gli egiziani, le cui civilt
erano a un livello molto alto gi dal 3000 a.C., avevano notato delle periodicit nei movimenti della
luna e del sole e, pur basando su di esse i loro calendari, non vi scorsero alcun significato profondo.
I maggiori pensatori greci rifiutarono le dottrine tradizionali, le forze soprannaturali, le
superstizioni, i dogmi, e ogni altra cosa che potesse essere di ostacolo al pensiero.
Essi furono i primi a esaminare e a tentare di capire gli aspetti multiformi, misteriosi e complessi
della natura. Contrapposero le capacit della loro mente al caos di eventi apparentemente casuali
delluniverso e si assunsero il compito di illuminarli con la luce della ragione. Bandirono tanto la
mitologia quanto la credenza che gli dei governassero a loro arbitrio luomo e il mondo fisico.
Essi giunsero infine a elaborare la dottrina secondo cui la natura ordinata e agisce secondo un
grandioso disegno. Tutti i fenomeni percepibili dai sensi, dai moti planetari allo stormire delle
foglie, possono essere inseriti in una struttura precisa, coerente e intellegibile; insomma la natura
segue un disegno razionale e luomo, sebbene non possa modificarlo, pu nondimeno comprenderlo
con la mente.
Lapplicazione della matematica fu il passo decisivo che fug dai processi naturali ogni ombra di
mistero, di misticismo e di apparente caos, e li sostitu con un modello comprensibile. In ci i greci
mostrarono un intuito fecondo e originale, pari quasi a quello che li guid alla scoperta del potere
della ragione. Luniverso segue un disegno matematico e attraverso la matematica luomo pu
impadronirsi del segreto di tale disegno.
I greci ricercarono quindi con determinazione la verit, specialmente sulla struttura matematica
della natura. E quindi anche la matematica, con i suoi elementi fondamentali del numero e delle
figure geometriche, doveva essere un corpo di verit. Il ragionamento matematico, volto a stabilire
verit valide anche per i fenomeni fisici (per esempio per il moto degli astri), doveva condurre a
conclusioni assolutamente certe. Come potevano essere raggiunti questi obiettivi ? Come si pu
ricercare la verit, assicurandosi nello stesso tempo che ci che si trovato sia vero ? Anche per
questo i greci idearono un progetto risolutivo. Tale progetto si svilupp gradatamente nel periodo
che va dal 600 al 300 a.C., culminando nella formalizzazione del cosiddetto metodo assiomaticodeduttivo da parte di Euclide.

2. Storia e preistoria della matematica


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La prima forma di matematica utilizzata dalluomo primitivo era quella legata al conteggio.
Nel 1937, in Cecoslovacchia, sono state rinvenute delle lunghe ossa di lupo con tacche incise,
databili attorno al 30.000 a.C., nelle quali chiaramente ravvisabile la traccia di un conteggio. In
esse sono riportate cinquantacinque tacche, suddivise a gruppi di cinque, e ci sembra indicare che
il 5 sia da considerare come base di un sistema primitivo di numerazione. Intorno al 25.000 a.C. alla
rudimentale aritmetica si affianc uniniziale forma di geometria: in quellepoca comparvero infatti
le incisioni di disegni geometrici primitivi.
Le civilt primitive non andavano al di l della distinzione fra uno, due e molti; altre possedevano i
numeri interi pi grandi ed erano in grado di effettuare operazioni su di essi; altre ancora giunsero a
riconoscere i numeri come concetti astratti, ad adottare speciali parole per indicare i singoli numeri,
ad introdurre dei simboli per i numeri e anche ad usare basi quali dieci, venti o cinque per denotare
unit di quantit pi grandi. Si possono anche trovare le 4 operazioni dellaritmetica, per quanto
limitate a numeri piccoli, e il concetto di frazione, ristretto tuttavia a 1/2, 1/3 e simili ed espresso a
parole. In aggiunta a ci, vennero anche riconosciute le nozioni geometriche pi semplici, quali
quelle di retta, cerchio ed angolo. E forse interessante notare che il concetto di angolo deve essere
sorto dallosservazione dellangolo formato dalle parti inferiore e superiore della gamba o del
braccio umani, perch in molte lingue la parola che indica il lato di un angolo coincide con quella
che indica il braccio o la gamba. Le applicazioni della matematica in queste civilt primitive si
limitavano alle pi semplici operazioni legate al commercio, al calcolo grossolano delle aree dei
campi, alla decorazione geometrica sulle ceramiche, al ricamo di disegni sui tessuti e alla
registrazione del tempo.
Ora, se consideriamo che le popolazioni primitive crearono i primi insediamenti costruendo
abitazioni e praticando lagricoltura e lallevamento del bestiame fin dal 10.000 a.C., ci si pu
rendere conto di quanto lenti furono i primi passi mossi dalla matematica pi elementare. Circa
cinque millenni fa, finalmente, fecero la propria comparsa le prime forme di matematica sviluppata
presso i Babilonesi e gli Egiziani.
Intorno al 3.000 a.C. pu essere datata la prima testimonianza matematica scritta conosciuta: sulla
sommit dello scettro di Menes, rappresentante della prima dinastia dei Faraoni, troviamo registrate
numericamente con la scrittura a geroglifici, alcune prede di guerra. Gli Egiziani si mostrarono
pienamente in grado di rappresentare grandi quantit attraverso i numeri: 400.000 buoi, 1.422.000
capre e 120.000 prigionieri.
Nel Vicino Oriente Antico, una vasta area che comprende la Mesopotamia, linvenzione del calcolo
precedette quella della scrittura; ci dimostrato dal rinvenimento, nei siti archeologici della vasta
area geografica compresa tra le coste del Mediterraneo e lIran orientale e tra la Turchia e Israele, di
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oggetti di forme diverse che servivano a svolgere operazioni di calcolo, i cosiddetti contrassegni.
I contrassegni sono piccoli oggetti dargilla che rappresentavano unit di calcolo, come, per
esempio, una certa misura di cereali o un capo di bestiame.
Gli scavi stratigrafici e la datazione dei materiali reperiti hanno consentito d'inserire in una cornice
cronologica l'evoluzione di questo sistema di calcolo. I primi contrassegni apparvero verso l'8000,
contemporaneamente all'addomesticamento degli animali e delle piante; la loro distribuzione
geografica corrisponde a quella dei primi insediamenti sedentari in Siria e in Iraq. Sembra quindi
che la consuetudine di registrare gli oggetti dotati di un valore economico possa essere correlata alla
nascita dell'agricoltura. La necessit di tenere i conti nacque dal nuovo modo di vita basato sulla
pianificazione del raccolto e sull'immagazzinamento del cibo; i contrassegni furono inventati per
soddisfare questa necessit. Verso il 6000 essi erano gi diffusi in tutto il Vicino Oriente,
rimanendo sostanzialmente immutati per due millenni. Nel periodo preistorico, tra l'8000 e il 4500,
il repertorio dei contrassegni era composto da forme semplici e includeva poche forme geometriche,
in particolare coni, sfere, cilindri, tetraedri e ovoidi; la superficie dei manufatti era in generale priva
di segni incisi. Questi primi contrassegni semplici rappresentavano prodotti della terra e
dell'allevamento, vale a dire, quantit di cereali e capi di bestiame.
I vari sistemi per denotare i numeri nella scrittura cuneiforme, che vide la luce intorno al 3.300 a.C.,
si possono interpretare proprio come una continuazione diretta dei contrassegni.
I testi cuneiformi trovati nellarea templare dellEanna, nella citt di Uruk, risalenti al 3.200 circa
facevano uso di una famiglia accuratamente elaborata di sistemi numerici interrelati: un sistema
sessagesimale e uno bisessagesimale (cio 60x60) di numeri per contare, un sistema di numeri per
misurare capacit, uno per misurare aree e uno per misurare il tempo.
La complessit della famiglia di sistemi numerici, e la complessit di numerosi tipi di testi
amministrativi risalenti al periodo dei primi documenti scritti, rendono evidente che gi 5.200 anni
fa linsegnamento della numerazione deve aver svolto un ruolo importante nelle scuole scribali
mesopotamiche. Come mostrano i testi che ci sono pervenuti, il curriculum scolastico degli scriba
nel primo periodo della scrittura doveva comprendere gli elementi fondamentali dellaritmetica,
semplici calcoli di aree, divisioni e la risoluzione di alcuni sistemi di equazioni lineari. E questo
linizio della tradizione matematica in Mesopotamia.
Proprio in considerazione della prima presenza di una scrittura matematica, cominceremo il nostro
viaggio attraverso la storia della matematica, dallesame dellaritmetica e della geometria che
fiorirono nelle civilt dellAntico Egitto e dellAntica Mesopotamia.

3. La storia politica della Mesopotamia


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I Babilonesi furono i primi, insieme agli Egiziani, a portare un contributo al corso principale della
matematica.
Il termine babilonese copre una serie di popolazioni che, contemporaneamente o successivamente
occuparono larea situata fra i fiumi Tigri ed Eufrate e nelle loro vicinanze; questa regione conosciuta come Mesopotamia e fa ora parte del moderno Iraq.
Queste popolazioni vivevano in citt indipendenti quali Babilonia, Ur, Nippur, Susa, Assur, Uruk,
Lagash, Kish e altre. Intorno al 4000 a.C. i Sumeri, popolazione di razza diversa dai Semiti e dagli
Indoeuropei, si insediarono in una parte della Mesopotamia. La loro capitale era Ur e la parte dei
territori che essi controllavano venne chiamata Sumeria. Sebbene la loro cultura raggiungesse il suo
culmine intorno al 2250 a.C., gi prima, nel 2500 a.C. circa, i Sumeri vennero sottomessi
politicamente dagli Accadi, una popolazione semitica la cui citt principale era Accad e che era
allora guidata dal sovrano Sargon. La civilt sumera fu sopraffatta da quella accadica. Un periodo di
alto livello culturale si ebbe durante il regno del re Hammurabi (1700 a.C. circa), che noto per
essere stato il promulgatore di un famoso codice di leggi.
Intorno al 1000 a.C. le migrazioni e lintroduzione del ferro provocarono ulteriori cambiamenti.
Successivamente, nellOttavo secolo a.C., la regione cadde sotto il dominio degli Assiri, che si
stabilirono principalmente nella regione del Tigri superiore. Per quanto ne sappiamo, essi non
aggiunsero nulla di nuovo alla cultura gi esistente.
Un secolo dopo limpero assiro venne spartito tra i Caldei e i Medi, i quali ultimi erano assai vicini
ai Persiani che stavano pi a est. Questo periodo della storia mesopotamica (VII secolo a.C.) viene
spesso citato come periodo caldeo. Il Vicino Oriente venne conquistato dai Persiani guidati da Ciro
intorno al 540 a.C. I matematici persiani, quali Nabu-rimanni (c.490 a.C.) e Kidim (c.480 a.C.),
divennero cos noti ai Greci.
Nel 330 a.C. Alessandro Magno conquist la Mesopotamia. Il periodo che va dal 300 a.C. alla
nascita di Cristo viene detto seleucidico, dal nome del generale greco Seleuco che simpadron
per primo del controllo della regione dopo la morte di Alessandro avvenuta nel 323 a.C.
Tuttavia la fioritura della matematica greca aveva gi avuto luogo e dallepoca di Alessandro
Magno fino al VII secolo d.C., quando entrarono in scena gli Arabi, linfluenza greca fu
predominante in tutto il Vicino Oriente. La maggior parte dei contributi apportati dai babilonesi alla
matematica appartengono allepoca che precede il periodo seleucidico. Nonostante i numerosi
cambiamenti di dominazione succedutisi in Mesopotamia, vi fu, per quel che riguarda la
Matematica, una continuit di cultura, tradizioni e pratica dai periodi pi antichi fino almeno
allepoca di Alessandro Magno.

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4. La matematica babilonese
Le nostre principali informazioni concernenti la civilt e la matematica babilonesi sia antiche sia pi
recenti provengono dai testi scritti su tavolette di argilla. Queste tavolette venivano incise quando
largilla era ancora morbida ed erano poi sottoposte a cottura. Per questo motivo quelle che sono
sopravvissute alla distruzione sono in buono stato di conservazione. Esse risalgono principalmente a
due periodi: quello intorno al 2000 a.C. e, in numero maggiore, quello che va dal 600 a.C. al 300
d.C. Le tavolette pi antiche sono le pi importanti per la storia della matematica. La lingua e la
scrittura delle tavolette pi antiche sono quelle accadiche, appartenenti al gruppo semitico, che
avevano soppiantato la lingua e la scrittura antecedenti dei Sumeri. Le parole della lingua akkadica
erano costituite da una o pi sillabe e ogni sillaba era rappresentata da un insieme di segmenti
rettilinei. Gli Accadi usavano uno stilo a sezione triangolare che veniva appoggiato con una certa
angolazione sullargilla e produceva incisioni a forma di cuneo che potevano essere orientate in
modo diversi. Per tale motivo questo tipo di scrittura diventato noto con il nome di

scrittura

cuneiforme .
La ricerca sulla matematica mesopotamica conobbe il suo periodo pionieristico a partire dalla
seconda met dell800, quando cominciarono a essere comprese la metrologia e le notazioni
numeriche usate nei testi amministrativi cuneiformi. Tra il 1916 e il 1945 si ebbe un rapido aumento
di testi matematici cuneiformi provenienti dai musei del Vecchio e Nuovo Mondo, individuati e
pubblicati (anche se, spesso ritrovati nel corso di scavi non autorizzati, non avevano una
provenienza nota), dei quali cominci a essere compresa la difficile e particolare terminologia. A
partire dagli anni settanta del novecento si avuta una ripresa di questi studi, che si sono allargati ai
testi matematici e metro-matematici del III millennio, sono state rimesse in questione traduzioni e
interpretazioni consolidate dei testi gi pubblicati, e sono apparsi i primi studi generali sullintero
corpus dei testi matematici mesopotamici.
Laritmetica pi progredita della civilt babilonese quella akkadica. I numeri interi venivano
scritti nel modo seguente:

Due fattori sembrano aver favorito uno sviluppo sorprendentemente rapido della matematica nel
periodo compreso tra il 1.900 e il 1.600 (periodo paleobabilonese). Innanzitutto linvenzione di un
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sistema di notazione posizionale per il sistema di numerazione sessagesimale, nel quale uno stesso
simbolo ha diverso valore se scritto prima di altri, avvenuta probabilmente intorno al 2.500.
Importante fu anche un mutamento nel clima culturale, cio il passaggio da uno Stato centralizzato
e da una burocrazia onnipresente e presumibilmente caratterizzata, per quanto attiene allinsegnamento delle tecniche di calcolo, da un approccio meramente utilitaristico, a una burocrazia
meno onnipresente e pi aperta alle istanze individuali.

5. Le operazioni aritmetiche e le tavole matematiche e metrologiche


Nel sistema babilonese i simboli che denotavano 1 e 10 erano fondamentali. I numeri da 1 a 59
venivano formati combinando fra loro un numero maggiore o minore di questi simboli. I processi di
addizione e sottrazione consistevano perci semplicemente nellaggiungere o togliere simboli. Per
indicare laddizione i Babilonesi accostavano i numeri luno allaltro come
La sottrazione veniva spesso indicata con il simbolo

. Cos,

, che significa 16.

significa 40 3. Nei testi

astronomici di un periodo successivo compare la parola tab, che significa addizione. Veniva
anche effettuata la moltiplicazione di interi e le divisioni tra numeri interi. Poich dividere per un
intero n la stessa cosa che moltiplicare per il suo inverso 1/n, venivano usate in questo contesto le
frazioni. I Babilonesi convertivano i reciproci 1/n in frazioni sessagesimali non usando per simboli
speciali per le frazioni. Le frazioni sessagesimali, cio numeri minori di uno espressi mediante gli
inversi delle potenze di 60, ma con denominatori sottintesi, continuarono ad essere usate dai greci
Ipparco e Tolomeo e poi nel Rinascimento e fino al XVI secolo, quando furono sostituite dai
decimali in base 10.
Linizio delluso del sistema di notazione posizionale per i numeri sessagesimali strettamente
legato alla compilazione delle prime tavole cuneiformi matematiche e metrologiche, le quali a loro
volta si rivelarono uno strumento di fondamentale importanza per risolvere i problemi relativi alla
misurazione, facilitando i calcoli relativi.
I tipi pi comuni di tavole matematiche sono le tavole di moltiplicazione, le tavole di quadrati o di
radici quadrate e le tavole di reciproci o inversi. In queste tavole si trovano soltanto numeri
sessagesimali, scritti in notazione posizionale.
Le tavole metrologiche, invece, elencano le notazioni tradizionali, in ordine crescente, per un
assortimento scelto di numeri che rappresentano misure appartenenti a uno dei sistemi di capacit,
di metallo, di area, di lunghezza: per ognuna delle misure selezionate la tavola metrologica indica
anche il suo valore come multiplo sessagesimale di una certa unit di base.

6. Lalgebra babilonese
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Distinti dai testi che contengono le tavole e che forniscono molte informazioni sul sistema numerico
babilonese e sulle operazioni con i numeri sono i testi che trattano problemi algebrici e geometrici.
Il pi antico documento di probabile significato algebrico, anche se la sua interpretazione ha
suscitato varie polemiche, risale ad una civilt riportata alla luce nel 1975 da una spedizione
italiana: la civilt di Ebla, citt dellattuale Siria.

La tavoletta scritta in cuneiforme, trovata negli scavi di Ebla, fa parte del cosiddetto archivio
reale, ricco di circa 20.000 tavolette risalenti al 2.500 a.C. circa. La tavoletta in questione stata
decifrata da Giovanni Pettinato ed interpretata dal matematico Tullio Viola e dalla sua allieva
Isabella Vino. Essa stata redatta da un certo Jsma-Ja (che potremmo considerare il nome del primo
matematico a noi noto), scriba di Kish, citt sumera della Mesopotamia. Alla fine della tavoletta
(parte sinistra), prima del nome (o della firma) del professore-scriba, si trova scritto
come ad indicare un vero e proprio esercizio assegnato agli studenti di Ebla.
Secondo la traduzione pi attendibile, viene in sostanza richiesto per quale numero deve essere
moltiplicata la base 60 della numerazione sumera per ottenere i vari numeri presentati; cio la
tavoletta presenta le seguenti equazioni:

..
La circostanza che sia stato uno studioso di unaltra citt a redigere la tavoletta, consente di
accentuare il carattere algebrico della tavoletta poich probabilmente si trattava di una esercitazione
volta ad insegnare agli studenti di Ebla ad esprimere in numerologia sumerica alcuni numeri
significativi. Infatti, tutto il problema basato su un sistema di scrittura sessagesimale proprio della
Mesopotamia sumerica, mentre il sistema vigente ad Ebla era quello decimale, sicch gli studenti,

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oltre a risolvere il problema puramente matematico, lo dovevano pensare e scrivere secondo un


sistema di scrittura a loro non congeniale.
Possiamo anche pensare che i sumeri mostrassero agli eblaiti la maggiore praticit del loro modo di
scrivere i numeri in una forma sostanzialmente posizionale che rappresenta, per il pi importante
studioso di matematica antica Otto Neugebauer (1899-1990),

Un problema fondamentale dellalgebra babilonese pi antica chiede di trovare un numero che,


aggiunto al suo reciproco, fornisca un numero dato. In notazione moderna, i Babilonesi cercavano
e

tale che
,

Queste due equazioni sono equivalenti a unequazione quadratica in x, e precisamente:

Essi formavano

, poi

ed infine
,

che forniscono la risposta cercata. In effetti i Babilonesi conoscevano la formula per la risoluzione
delle equazioni di 2 grado. Altri problemi, come quello di trovare due numeri aventi somma e
prodotto assegnati, venivano ricondotti al problema precedente.
E ormai opinione comune, in seguito ai notevoli studi di Otto Neugebauer e di altri studiosi che
hanno consentito di avere traduzioni sicure di molte tavolette con incisi numerosi problemi
(dellordine delle centinaia), che i contenuti delle tavolette babilonesi,(1900-1.600 a.C. circa), si
trovassero gi ad un notevole livello algebrico.
Lalgebricit dei problemi babilonesi si ricavava principalmente dalla circostanza che poteva
accadere di trovare la somma di unarea con una lunghezza; lincongruit di una tale operazione
fece infatti dedurre che allorch si parlava di sommare un quadrato con un lato in realt si
usavano nomi geometrici intesi soltanto come numeri, distaccati da un originale significato
geometrico, cos come oggi si somma un cubo con un quadrato

senza pensare alle

figure geometriche da cui provenivano i nomi usati. Ma questo svincolo mutava lesercizio

7. La geometria babilonese
La geometria come noi la conosciamo ha avuto origine in Mesopotamia, sviluppandosi
gradualmente nel corso di tre millenni e pi. Un'affermazione cos decisa sostenuta da un'analisi
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precisa di quali risultati siano dovuti ai geometri della Mesopotamia (che erano poi scribi o
insegnanti), a quali concetti geometrici abbiano dato vita e in che senso ci che facevano merita di
essere chiamato geometria.
A quanto sembra, i primi oggetti geometrici, gi nel periodo degli esordi della scrittura o anche
prima, furono campi di forma rettangolare o quasi, la cui superficie era misurata in termini di unit
d'area. L'idea di misura dell'area nacque in modo naturale in una societ agricola come era quella
della Mesopotamia: si trattava di una grandezza che poteva essere calcolata come la lunghezza del
solco prodotto dall'aratro moltiplicata per il numero dei solchi e per la distanza costante tra i solchi.
significativo il fatto che ancora nel periodo babilonese, (1900-1.600 circa), nei testi matematici i
rettangoli misuravano di solito 30 corde (una corda era circa 60 m) per 20 corde, cio la grandezza
di un campo il cui prodotto era sufficiente a nutrire una famiglia.
Mezzo millennio pi tardi il quadrato fece il suo ingresso nei testi matematici paleosumerici (29002370). L'idea di quadrato pu essere di origine metrologica, perch le unit di misura pi piccole
per le aree nel sistema sumerico erano le unit di giardino, l'area di un quadrato di lato 1 pertica
(6m circa), e l'unit di diga (di terra), l'area di un quadrato di lato 1 corda.
Nel periodo paleosumerico compaiono anche per la prima volta i cerchi, in un disegno su una
tavoletta d'argilla (rinvenuta allinizio del XX secolo nella citt sumerica di Shuruppak) che mostra
quattro cerchi inscritti in un quadrato. L'idea di cerchio doveva nascere naturalmente come
immagine della Luna, o del Sole, o come il segno numerico D del contrassegno di argilla per
misurare quantit di orzo e di altri cereali.
Doveva poi essere noto da molto tempo che l'area del triangolo la met dell'area del rettangolo
avente la stessa base e la stessa altezza; non abbiamo per testi che ci permettano di verificare
questa ipotesi. Sono state inoltre trovate un paio di tavolette neosumeriche (2.200-2.000) con mappe
di campi, nelle quali un campo di forma irregolare suddiviso in settori rettangolari, trapezoidali e
triangolari, e l'area totale determinata come somma delle aree di questi. Unaltra tavoletta
dellepoca paleoaccadica (2.600-2.350) che riporta il disegno di un trapezio equidecomposto
notevole non soltanto perch si tratta del pi antico testo che riguarda trapezi decomposti, ma anche
perch il pi antico testo matematico in cui considerata una figura troppo piccola per
rappresentare un vero campo coltivato: si tratta infatti di un trapezio di area uguale a 1 pertica
quadrata.
Il concetto generale di angolo era sconosciuto nella geometria babilonese, o comunque tenuto in
scarsa considerazione, secondo quanto risulta dai documenti conosciuti. D'altra parte, almeno nel
caso tridimensionale, la pendenza uniforme dei lati di un canale, di un muro o di una piramide era
regolarmente espressa dalla variazione orizzontale corrispondente allo spostamento verticale di
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un'unit di lunghezza. Inoltre, anche in assenza di un concetto generale di angolo, il concetto di


triangoli simili era ben chiaro ed era utilizzato in molte situazioni. molto importante osservare che
le tavole babilonesi di costanti per figure geometriche usano in modo essenziale i concetti gemelli
di similitudine 'lineare' e 'quadratica', ossia il fatto che, in figure simili di qualunque tipo, lunghezze
corrispondenti sono proporzionali e le aree sono proporzionali ai quadrati di queste lunghezze.
Inoltre, in una societ nella quale i mattoni costituivano il principale materiale da costruzione,
doveva risultare ovvio che i volumi di solidi simili sono proporzionali ai cubi delle altezze.
Il concetto di figura inscritta in un'altra era noto, come pure quello di linea tangente, retta o curva.
Fin dagli inizi nel periodo degli esordi della scrittura alla fine del IV millennio, e per tutta la sua
storia, la matematica mesopotamica sembra orientata verso le applicazioni; essa aveva lo scopo di
insegnare a futuri scribi e amministratori come trattare in modo efficace e corretto calcoli
complicati con numeri e misure espresse in tutti i diversi sistemi cuneiformi di notazione. A quanto
pare, la geometria non era studiata per s stessa, ma soltanto perch era una fonte di problemi
interessanti che sollecitavano l'intuizione visiva. Non c' traccia di impostazione assiomatica nella
geometria babilonese; non sono mai dati n definizioni n assiomi, e n enunciati o dimostrati
teoremi. Vi sono tuttavia molte indicazioni che mostrano come la matematica, e in particolare la
geometria, fossero insegnate in modo metodico nelle scuole paleobabilonesi.

8. Le applicazioni della matematica in Mesopotamia


I Babilonesi usavano la loro conoscenza dellaritmetica e dellalgebra elementare per esprimere
lunghezze e pesi, per scambiare manufatti, per computare interessi semplici e composti, per
calcolare tasse e per dividere le quote di un raccolto fra il contadino, la Chiesa e lo Stato. La
divisione dei campi e delle eredit conduceva a problemi algebrici. Non esiste possibilit di dubbio
circa linfluenza delleconomia sullo sviluppo dellaritmetica nel periodo pi antico.
Canali, argini ed altri progetti dirrigazione richiedevano calcoli. Luso di mattoni sollevava
numerosi problemi numerici e geometrici. Dovevano essere determinati i volumi dei granai e degli
edifici e le aree dei campi. La stretta connessione fra la matematica babilonese e i problemi pratici
esemplificata dal seguente problema.
Si doveva scavare un canale la cui sezione era un trapezoide e le cui dimensioni erano note. Pure
noti erano quanto un uomo poteva scavare in una giornata e la somma del numero degli uomini
impiegati e delle giornate da essi lavorate. Il problema consisteva nel calcolare il numero degli
uomini e il numero delle giornate di lavoro.
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Poich la connessione fra matematica e astronomia diventata fondamentale dal tempo dei Greci in
poi, metteremo in rilievo le conoscenze e i risultati astronomici babilonesi. Nulla noto dellastronomia sumerica e lastronomia del periodo accadico era rozza e puramente qualitativa; lo sviluppo
della matematica precedette lo sviluppo dellastronomia.
Nel periodo assiro (intorno al 700 a.C.), lastronomia incominci ad includere la descrizione
matematica dei fenomeni e la compilazione sistematica dei dati delle osservazioni. Luso della
matematica si estese negli ultimi tre secoli prima di Cristo e fu applicato specialmente allo studio
dei moti lunari e planetari. La maggior parte dei testi astronomici risalgono a questo periodo
seleucidico. Essi si ripartiscono in due gruppi, testi procedurali ed effemeridi, cio tavole delle
posizioni dei corpi celesti nei vari momenti.
Lastronomia serviva a molti scopi, ma essa era principalmente necessaria per tenere un calendario,
che determinato dalle posizioni del Sole, della Luna e delle stelle. Lanno, il mese e il giorno sono
quantit astronomiche che dovevano essere determinate accuratamente per conoscere i periodi delle
semine e le festivit religiose. A Babilonia, in parte per la connessione del calendario con le
festivit religiose e in parte perch i corpi celesti erano ritenuti di, il calendario era tenuto dai
sacerdoti. Il calendario era lunario, cio segnava le fasi della Luna. Fu usato dagli ebrei, dai greci e
dai romani fino al 45 a.C., quando venne adottato il calendario giuliano.

9. La storia politica dellAntico Egitto


Nel mondo ellenistico, l'Egitto era considerato la culla della scienza. Nel I sec. a.C. Diodoro Siculo
scriveva, nel primo libro della sua Bibliotheca (I, 69), che gli Egizi sarebbero stati gli inventori non
soltanto della scrittura, ma anche della geometria. Quattro secoli prima, Erodoto, il padre della
storiografia, aveva visitato l'Egitto e aveva riferito (Historiae, II, 109) che sotto il re Sesostri per
assicurare le imposte statali l'intero paese era stato lottizzato e che, dopo ogni straripamento del
Nilo, i terreni, a causa dei cambiamenti subiti, erano subito rimisurati; in questo modo, secondo la
sua opinione, era stata scoperta l'arte dell'agrimensura.
Mentre la Mesopotamia speriment molti cambiamenti nelle popolazioni che la governarono, la
civilt egiziana si svilupp senza essere toccata da influenze straniere. Le origini di questa civilt
sono sconosciute, ma essa esisteva gi prima del 4000 a.C. LEgitto, come dice Erodoto, un dono
del Nilo. Questo fiume, che scorre da sud a nord, una volta allanno allaga tutto il territorio che
circonda le sue rive e lascia dietro di s un limo fertilissimo. La maggior parte della popolazione
traeva e trae il suo sostentamento coltivando questo limo. Il resto del paese desertico.
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Vi erano due regni, uno nella parte settentrionale e uno in quella meridionale dellodierno Egitto. In
un certo periodo compreso fra il 3500 e il 3000 a.C. il faraone Mena o Menes, unific lAlto e il
Basso Egitto. Da allora in poi i periodi principali della storia egiziana vengono ripartiti secondo le
dinastie regnanti; Menes considerato il fondatore della prima dinastia. Il periodo di maggiore
splendore della cultura egiziana venne raggiunto durante la terza dinastia (2500 a.C. circa), lo stesso
periodo in cui i faraoni costruirono le piramidi. La civilt egiziana continu la sua strada fino a
quando Alessandro Magno conquist lEgitto nel 332 a.C.
Dopo di allora, e fino al 600 d.C. circa, la sua storia e la sua matematica fanno parte della civilt
greca.
Gli antichi egiziani crearono dei sistemi di scrittura originali. Il primo di essi, i geroglifici, era un
sistema pittografico, cio ogni simbolo rappresentava un oggetto. I geroglifici furono usati nei
monumenti fino allinizio dellera cristiana. A partire dal 2500 a.C. circa, gli Egiziani usarono per
gli scopi quotidiani quella che viene detta scrittura ieratica. Il sistema usava dei simboli
convenzionali, che allinizio erano semplicemente delle semplificazioni dei geroglifici. La scrittura
ieratica sillabica: ogni sillaba rappresentata da un ideogramma e una parola intera una
collezione di ideogrammi. Il significato della parola non legato ai singoli ideogrammi.
A partire dal VII secolo a.C. dalla scrittura ieratica si sviluppa, a seguito di unulteriore limatura dei
segni grafici, una terza scrittura, la scrittura demotica, che nellepoca tolemaica e romana era la
scrittura ordinaria della vita quotidiana. La scrittura veniva tracciata mediante inchiostro su fogli di
papiro, che venivano prodotti pressando e tagliando il midollo della pianta omonima. Poich il
papiro secca e si sbriciola, ci sono rimasti pochissimi documenti dellantico Egitto, se si eccettuano
le iscrizioni geroglifiche scolpite sulla pietra.

10. Le origini della matematica egizia


L'Egitto una delle aree del mondo antico in cui si sono riscontrati i primissimi segni di esistenza
della matematica, o meglio, di una tecnica di calcolo. Gli albori si perdono nell'oscurit dell'epoca
predinastica, precedente la scrittura, quando nella Valle del Nilo l'agricoltura era diventata un importante sistema economico, si erano sviluppati dei comuni rurali ed erano nati dei centri politici,
quali le antiche circoscrizioni (nomo). A capo di questi territori, i pi antichi documentabili alla
fine del IV millennio, erano posti i sovrani e i principi, con le loro corti di funzionari religiosi e
laici. Essi riscuotevano le imposte dai villaggi, che garantivano la celebrazione dei riti rivolti agli
di, il mantenimento della corte e l'organizzazione di lavori di interesse collettivo, come la
costruzione di templi e di argini, o l'espletamento delle funzioni difensive.

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A questo periodo risale la formazione di centri abitati nei quali risiedevano i sovrani e la loro corte,
che possono essere considerati una forma antica di capitali.
Un esempio documentato archeologicamente l'insediamento di Ieraconpoli, situato 780 km ca. a
sud del Cairo: su un'area di 2,5 km2 si trovavano vasti spazi urbani formati da abitazioni
rettangolari, l'area templare, quella palatina e diversi cimiteri.
A partire dal 3300 ca. in poi pu essere ricostruita la storia di queste aree, che continua anche in
epoca dinastica sino all'inizio del III millennio. Per gli abitanti della Valle del Nilo la costruzione
delle tombe regali (le pi antiche delle quali sono state scoperte ad Abido, 550 km ca. a sud del
Cairo, e a Saqqara) stata una notevole impresa collettiva, basata su concezioni religiose. Per
realizzare queste gigantesche costruzioni, fatte di mattoni ricavati dai sedimenti del Nilo, di legno e
di canne, era indispensabile l'impegno collettivo di grandi masse di uomini. Il personale necessario
proveniva dai villaggi, come per una sorta di leva al servizio della collettivit, personificata dal
sovrano, il quale fungeva da mediatore tra il mondo degli uomini e quello degli di.
La precisa costruzione ad angolo retto dei primi templi, dei palazzi e delle tombe regali mostra che
si era in grado di misurare con precisione i terreni fabbricabili e di determinare gli assi degli edifici
in base a un orientamento stabilito. Dovevano quindi essere noti i tratti caratteristici delagrimensura, dalla quale nata la geometria. Inoltre, la raccolta dei tributi in natura nei diversi villaggi,
sotto forma di alimenti per la corte e per le maestranze, oppure di materiali edili,
l'immagazzinamento e la distribuzione di questi beni, ma anche l'organizzazione degli uomini
nell'attivit edile, presuppongono la disponibilit di una forma primitiva di tecniche di calcolo.
dunque in questo contesto che deve essere rintracciata l'origine dell'aritmetica. Partendo da questa
constatazione, Diodoro Siculo (Bibliotheca, I, 81) racconta che i sacerdoti egizi, i detentori del
sapere, avrebbero impiegato l'aritmetica solo per scopi pratici e come sussidio per la geometria.

11. La matematica egizia e le sue fonti


In Egitto, a partire da 3.000 a.C., si svilupp una notevole competenza in matematica, competenza
riservata alle caste pi potenti, i sacerdoti e gli scribi.
Le fonti considerate pi autentiche ed autorevoli per queste ricerche sono costituite da alcuni famosi
papiri e rotoli; se ne sente sempre parlare e perci vale la pena dedicare qualche riga a quelli pi
noti.
Il pi citato documento dellantico Egitto certo il cosiddetto papiro Rhind; esso fu rintracciato nel
1858 dallantiquario scozzese Alexander Henry Rhind (1833-1863) a Luxor (lantica Tebe).
Il papiro si trova in eccezionale stato di conservazione, lungo 550 cm ed alto 33. Dalla morte di
Rhind si trova esposto nella III sala egizia nel British Museum di Londra. Il papiro datato 1650
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a.C., firmato dallo scriba Ahmes; si tratta per di una copia di un papiro scritto circa 2 secoli prima,
come dichiara lo stesso scriba. Contiene, tra laltro, 87 problemi di matematica. E interessante
conoscere il titolo di questo papiro che si trova proprio al suo inizio:

Anche il cosiddetto papiro di cuoio o rotolo di pelle fu comprato da Rhind ed conservato nello
stesso museo; secondo molti studiosi ancora pi antico del precedente, dato che noto che
labitudine di scrivere sul papiro sostitu quella di scrivere sulla pelle, troppo costosa e deperibile.
Per questo si considera che esso consenta di analizzare conoscenze precedenti degli Egizi sulla
matematica.
Altro famoso documento storico della matematica egizia il cosiddetto papiro di Mosca, acquistato
da W. Golemischaff a Luxor e conservato ora nel Museo delle Belle Arti di Mosca. Le sue
dimensioni curiose sono di 560 cm di lunghezza per 8 cm di altezza. Anche in questo caso si tratta
di una ricopiatura di un testo precedente, pare contemporaneo a quello di Rhind, in base ai
contenuti.
La sua traduzione stata completata nel secolo scorso ad opera di W.W. Struve.
Importante anche il papiro di Berlino, sempre del 1800 a.C., conservato al Museo di Berlino,
stato tradotto alla fine del XIX secolo.
Oltre ai detti papiri , possiamo fare affidamento su varie tavole matematiche conservate soprattutto
al Museo del Cairo.
Interessanti reperti a carattere matematico si trovano anche al Museo Egizio di Torino.
Tutti questi documenti non sono altro che raccolte di problemi relativi a specifiche situazioni, nelle
quali possibile identificare con chiarezza le procedure di calcolo utilizzate dallo scriba.
Si tratta di testi orientati verso l'esperienza pratica, che non attribuiscono alcun valore all'indagine
della legittimit delle procedure descritte. Tale modo di organizzare e di trasmettere il sapere
caratteristico dell'Antico Egitto e si ritrova anche nell'ambito della medicina, della veterinaria e dei
testi magici; esso si ripropone ancora in testi demotici e giuridici nel III sec. a.C.
La descrizione dei casi si sviluppa secondo lo schema seguente: "qualora si presenti questo e

quest'altro problema" sono nominati esempi concreti "tu (lo scriba) devi operare cos e cos"

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seguono concrete istruzioni di calcolo "e troverai questo e quel risultato, tu (lo) hai trovato

esattamente".
I problemi, quindi, venivano enunciati verbalmente, insieme con delle semplici regole per ottenere
le soluzioni, ma senza spiegare perch venissero usati quei metodi e perch essi funzionassero.
Nei papiri si trovano soluzioni di problemi contenenti unincognita che sono nel complesso
paragonabili alle nostre equazioni lineari in unincognita. Tuttavia, i procedimenti erano puramente
aritmetici e non facevano parte, secondo gli Egizi, di un capitolo distinto della matematica
concernente la soluzione delle equazioni. La limitata algebra egiziana non usava praticamente alcun
simbolismo.
E che dire della geometria egiziana ? Gli Egiziani non separavano laritmetica e la geometria. Nei
papiri si trovano problemi che rientrano in entrambi i campi. Come i Babilonesi, gli Egiziani
consideravano la geometria una questione pratica. Essi applicavano semplicemente laritmetica e
lalgebra ai problemi concernenti aree, volumi e altre situazioni geometriche. Erodoto dice che la
geometria egiziana ebbe origine dalla necessit di rideterminare annualmente i confini cancellati
dallo straripamento del Nilo. Tuttavia, i Babilonesi svilupparono altrettanta geometria senza avere
questa necessit. Gli Egiziani avevano delle ricette per determinare le aree di triangoli, rettangoli e
trapezoidi. Il loro calcolo dellarea del cerchio, sorprendentemente buono, seguiva la formula
A=(8d/9)2, dove d il diametro. Ci equivale a usare 3,1605 come valore di . Non siamo certi che
gli Egiziani conoscessero il teorema di Pitagora. Sappiamo che vi erano tenditori di corda, cio
agrimensori, ma nessun documento conferma la leggenda seconda la quale essi usavano una corda
annodata a intervalli tali da dividerne la lunghezza totale in parti che stavano fra loro nei rapporti di
3 a 4 a 5 e che potevano poi essere usate per formare un triangolo rettangolo.

12. Le applicazioni egiziane della matematica


Come a Babilonia, lapplicazione principale della matematica era lastronomia, che risale alla prima
dinastia. Per legiziano il Nilo era la linfa vitale. Egli traeva il suo sostentamento coltivando il
terreno che il Nilo ricopriva di fertile limo nel corso delle sue inondazioni annuali. Tuttavia, egli
doveva essere ben preparato per evitare gli aspetti pericolosi della piena. La sua casa, le sue
masserizie e il suo bestiame dovevano essere temporaneamente spostati dallarea interessata
allinondazione ed egli doveva essere pronto a seminare immediatamente dopo. Era quindi
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necessario predire larrivo dellondata di piena e ci era reso possibile dalla conoscenza degli eventi
celesti che lo precedevano.
Lastronomia permise anche la compilazione di un calendario. Essi pervennero alla stima della
lunghezza dellanno solare osservando la stella Sirio. In un certo giorno dellestate questa stella
diveniva visibile sopra lorizzonte proprio prima del sorgere del Sole. Nei giorni successivi essa era
visibile per un periodo pi lungo prima che la luce del Sole nascente la oscurasse. Il primo giorno in
cui essa era visibile proprio prima del sorgere del Sole era noto come il sorgere eliaco di Sirio e
lintervallo fra due di questi giorni era di circa 365 giorni; per questo motivo gli egiziani adottarono
un calendario civile di 365 giorni per anno.
La concentrazione dellattenzione su Sirio certamente dovuta al fatto che le acque del Nilo
cominciavano a crescere proprio in quel giorno, che venne scelto come primo giorno dellanno.
Lanno di 365 giorni veniva diviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, pi 5 giorni supplementari alla
fine. Sebbene la determinazione dellanno e il calendario egiziano fossero risultati di valore, essi
non derivavano da unastronomia ben sviluppata. In effetti, lastronomia egiziana era rozza e molto
inferiore a quella babilonese.
Gli egiziani combinarono le loro conoscenze astronomiche e geometriche per costruire i loro templi
in una posizione tale che in certi giorni dellanno il Sole li colpisse in modo particolare. In effetti,
alcuni furono costruiti in modo tale che nel giorno pi lungo dellanno il Sole illuminasse
direttamente linterno del tempio e i suoi raggi colpissero il dio posto sullaltare. Questa
orientazione dei templi pu essere trovata in qualche misura anche presso i babilonesi e i greci.
Anche le piramidi furono orientate verso speciali direzioni celesti e la Sfinge rivolta verso est. Le
piramidi rappresentano unaltra applicazione della geometria egiziana. Essi si preoccupavano molto
di dare alle basi delle piramidi la forma corretta; anche le dimensioni relative della base e
dellaltezza avevano un importante significato (legato, pare, alla sezione aurea). Non si deve per
esagerare eccessivamente la complessit o la profondit delle idee implicate. La matematica
egiziana era semplice e rozza e non vi era sottinteso nessun principio profondo, contrariamente a
quanto viene spesso asserito.

13. La matematica dellantichit: leredit comune


Riesaminiamo la stato della Matematica prima dellingresso in scena dei Greci. Nelle civilt
babilonese ed egiziana troviamo unaritmetica degli interi e delle frazioni, compresa la notazione
posizionale, i primi rudimenti dellalgebra e alcune formule geometriche empiriche. Non vi era
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quasi simbolismo, n riflessione cosciente intorno allastrazione, n alcuna formulazione di una


metodologia generale e nessun concetto di dimostrazione o anche soltanto di un argomento
plausibile che potesse convincere della correttezza di un procedimento o di una formula. In effetti,
non vi era alcuna concezione di una scienza teoretica di alcun tipo.
La matematica delle due civilt non era una disciplina distinta, n veniva studiata di per s. Essa era
uno strumento che si presentava sotto la forma di un insieme di semplici regole prive di connessione
fra loro, rispondenti a problemi che nascevano nella vita quotidiana della gente.
Negli ultimi due decenni del secolo scorso stata avanzata, da alcuni storici della matematica,
lipotesi di uninfluenza della tradizione mesopotamica sulla matematica in Egitto, in Grecia e in
Cina. Tale ipotesi si fonda su un confronto punto per punto degli argomenti trattati e dei metodi
usati nei testi matematici mesopotamici ed extramesopotamici.
I pi antichi testi matematici egizi conosciuti, i papiri matematici ieratici, sono all'incirca del
periodo del Medio Regno (2000-1630), come dire coevi dei testi paleobabilonesi. Le differenze pi
evidenti risiedono nell'uso della scrittura ieratica, nel sistema di numerazione ( usato quello
decimale), negli algoritmi per la moltiplicazione e la divisione e nel modo di contare con le frazioni
(si usano somme di unit frazionarie). I pi ampi testi ieratici conosciuti, il papiro Rhind e i papiri
matematici di Mosca, sono per, com' il caso per i pi noti testi cuneiformi di una certa mole,
raccolte di parti di altre opere. In questi papiri sono cio riuniti, in modo piuttosto caotico, parti di
varia lunghezza tratte da opere pi strutturate. Non sono perci manuali che contengono
un'esposizione particolareggiata della matematica egizia, n possono servire a dare un'idea precisa
della portata di questa matematica nel II millennio. Tuttavia, anche in questa prospettiva limitata vi
sono riscontri che permettono di concludere che le idee e i metodi dell'antica matematica babilonese
erano in larga misura conosciuti anche in Egitto.
Il problema 17 del papiro di Mosca, per esempio, su un triangolo avente una data area e un dato
rapporto tra i lati, pu essere confrontato con un esercizio simile che si trova nel testo di una tavoletta paleobabilonese appartenete alla Collezione Babilonese dellUniversit di Yale negli Stati
Uniti; o, ancora, nel problema 53 del papiro Rhind un triangolo diviso in tre strisce parallele, e
una divisione analoga compare nella tavoletta paleobabilonese appartenente al Museo Nazionale
dellIraq a Baghdad.
notevole il fatto che i problemi considerati nei papiri demotici (periodi ellenistico e romano)
coincidono largamente con problemi molto comuni della matematica babilonese: sistemi di
equazioni lineari o quadratiche; problemi del tipo 'palo contro un muro', che fanno intervenire
triangoli rettangoli; figure dentro figure; volume di una piramide; suddivisioni di trapezi in strisce
parallele; approssimazioni di radici quadrate, e cos via.
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In ultimo, nei papiri matematici greci trovati in Egitto, in genere molto simili ai papiri demotici, i
problemi considerati appartengono quasi senza eccezione al repertorio dei problemi comuni della
matematica babilonese.
In conclusione, anche se non sono stati ancora scoperti testi matematici egizi del IV o del III
millennio, ragionevole supporre che lo sviluppo delle tecniche di calcolo sia avvenuto di pari
passo in Egitto e in Mesopotamia. Possono addirittura esserci stati scambi di idee e metodi, come
suggerisce il fatto che le differenze pi rilevanti tra i molti testi matematici paleobabilonesi e i pochi
papiri matematici egizi dello stesso periodo riguardano essenzialmente il ricorso a basi di numeri
differenti. Del periodo tardobabilonese (1.000-330 a.C.) ci sono pervenuti solo pochi testi, ma sono
sufficienti a dimostrare che la tradizione matematica paleobabilonese si era conservata essenzialmente intatta, subendo solo qualche variazione superficiale di stile. Un ampio testo matematico
demotico egizio del III sec. a.C. dimostra in modo piuttosto chiaro che la matematica egizia di quel
periodo aveva molto in comune con la matematica tardobabilonese, compreso il contare con
frazioni sessagesimali. I Greci, che secondo la leggenda da loro stessi tramandata avevano appreso
la geometria dagli Egizi, ebbero una notevole familiarit con gran parte della tradizione matematica
babilonese, anche se la relegavano nel ruolo ancillare di matematica pratica. Se si ammette che i
matematici greci lavorassero all'interno della tradizione mesopotamica, vengono meno alcune
difficolt che nascono nello studio della matematica greca, come la questione delle origini oppure la
scelta degli argomenti trattati. inoltre possibile che questa tradizione mesopotamica abbia
interagito con la matematica cinese intorno al I millennio, come suggerisce la scelta degli argomenti
e dei metodi del classico Nove capitoli, il pi antico testo cinese di matematica a noi pervenuto, il
quale si pu far risalire all'epoca della dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.). Nella forma in cui ci
noto questo testo contiene materiale pi avanzato di quanto non sia quello del corpus babilonese in
nostro possesso. Gli argomenti trattati sono per gli stessi, e il tipo di problemi e i metodi di
risoluzione si corrispondono in modo cos puntuale che ovvio supporre una notevole interazione
tra la matematica cinese e quella babilonese in qualche periodo storico. Deboli ma innegabili tracce
di quella tradizione si possono ancora trovare nell'opera di alcuni grandi matematici islamici, come
pure, in Occidente, in numerosi e ben noti testi matematici prerinascimentali.

Testi consultati

Storia della Scienza, Enciclopedia Treccani, Vol. I

Storia della Matematica, G. T. Bagni, Vol. I, Pitagora Editrice Bologna

Storia del pensiero matematico, M. Kline, Vol. I, Giulio Einaudi Editore


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Storia dellAlgebra, S. Maracchia, Liguori Editore

LA CREAZIONE DELLA MATEMATICA GRECA CLASSICA.


1. Lo sfondo
Nella storia della civilt i Greci occupano un posto preminente; nella storia della matematica sono
levento supremo. Sebbene abbiano subito linfluenza delle civilt che li circondavano, i Greci
costruirono una civilt e una cultura che sono le pi stupefacenti fra tutte le civilt, le pi influenti
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sullo sviluppo della cultura occidentale moderna e quelle decisive per la fondazione della
matematica quale noi la concepiamo oggi. Uno dei grandi problemi della storia della civilt il dar
conto della brillantezza e della creativit degli antichi Greci.
Sebbene la nostra conoscenza della loro storia primitiva possa essere soggetta a correzione e ad
ampliamento con il proseguire delle ricerche archeologiche, abbiamo oggi ragione di credere, sulla
base dellIliade e dellOdissea di Omero, della decifrazione delle lingue e degli scritti antichi e delle
ricerche archeologiche, che la civilt greca risalga al 2800 a.C. I Greci si stabilirono in Asia Minore,
che potrebbe essere il loro luogo dorigine, nellarea della Grecia moderna, nellItalia meridionale,
in Sicilia, a Creta, a Rodi, a Delo e nellAfrica settentrionale. Intorno al 775 a.C. i Greci
sostituirono i vari sistemi geroglifici di scrittura fino allora usati con lalfabeto fenicio (che era
usato anche dagli Ebrei). Con ladozione di un alfabeto i Greci divennero pi letterati e pi
facilmente in grado di registrare la loro storia e le loro idee. Non appena raggiunta una certa
stabilit interna, i Greci cominciarono a visitare lEgitto e la Mesopotamia e a commerciare con
questi paesi. Linfluenza degli Egiziani e dei Babilonesi fu quasi certamente avvertita a Mileto, citt
ionica dellAsia Minore e culla della filosofia, della matematica e della scienza greche.
Mileto era una grande e ricca citt commerciale situata sulle sponde del Mediterraneo. Alle
banchine del suo porto attraccavano navi provenienti dalla Grecia, dalla Fenicia e dallEgitto;
Babilonia era collegata attraverso le strade carovaniere che si dirigevano a est. La Ionia cadde sotto
il dominio della Persia intorno al 540 a.C., bench a Mileto venisse lasciato un certo grado
dindipendenza. Dopo che una rivolta ionica contro i Persiani venne soffocata nel 494 a.C.,
limportanza della Ionia incominci a declinare. Essa divenne nuovamente greca nel 479 a.C.
quando la Grecia sconfisse limpero persiano, ma gi allora lattivit culturale si era spostata nella
Grecia continentale e aveva il suo epicentro ad Atene.
Sebbene la civilt greca antica sia durata fino al 600 d.C., dal punto di vista della storia della
matematica conveniente distinguere due periodi, quello classico, che va dal 600 al 300 a.C., e
quello alessandrino o ellenistico, che va dal 300 a.C. al 600 d.C.
Ladozione dellalfabeto, gi menzionata, e il fatto che il papiro sia stato introdotto in Grecia
durante il VII secolo a.C. possono essere giustificazioni sufficienti del fiorire dellattivit culturale
intorno al 600 a.C. La disponibilit di questo tipo di supporto scrittorio favor indubbiamente la
diffusione delle idee.

2. Le fonti generali
Le fonti della nostra conoscenza della matematica greca sono stranamente meno autentiche e meno
attendibili di quelle di cui disponiamo per le molto pi antiche matematiche babilonese ed egiziana,
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perch non ci pervenuto nessun manoscritto originale dei matematici greci pi importanti. Uno dei
motivi che il papiro deperibile; vero che anche gli egiziani usavano il papiro, ma per un caso
fortunato alcuni dei loro documenti matematici sono sopravvissuti. Alcune opere greche sarebbero
potuto giungere fino a noi se le loro grandi biblioteche non fossero state distrutte.
Le nostre principali fonti per le opere matematiche greche sono codici bizantini scritti da 500 a
1500 anni dopo la composizione delle opere originali. Questi codici non sono riproduzioni
letterarie, ma edizioni critiche, cosicch non possiamo sapere quali cambiamenti potrebbero essere
stati introdotti dai curatori. Abbiamo anche traduzioni arabe delle opere greche e versioni latine
derivate da quelle arabe. Qui di nuovo non possibile sapere quali cambiamenti i traduttori possono
avere apportato o quanto bene essi abbiano compreso i testi originali. Inoltre anche i testi greci usati
dagli autori bizantini e arabi erano discutibili.
Le notizie sul periodo classico della matematica greca le abbiamo da commenti agli Elementi di
Euclide, a libri di Archimede e di Apollonio. Fra questi molto notevole il Commento di Proclo
(410-485 d.C.) al 1 libro degli Elementi di Euclide; in esso si trova un intermezzo storico, assai
ricco di notizie, che forse lautore trasse da unopera di maggiore mole scritta da Eudemo di Rodi,
nel 335 a.C. circa. Da questopera di Proclo, da altri commenti, dalle Vite di Plutarco (50-120 d.C.)
e da altri lavori storici si potuto costruire il periodo pre-euclideo della matematica greca.
La ricostruzione della storia della matematica greca, basata sulle fonti che abbiamo descritto, stata
unimpresa enorme e complicata. A dispetto dei grandi sforzi degli studiosi, vi sono ancora delle
lacune nella nostra conoscenza e alcune conclusioni sono discutibili. Ci nonostante i fatti
fondamentali sono chiari.

3. Le principali scuole del periodo classico


La matematica greca classica si svilupp in numerosi centri che si susseguirono lun laltro
costruendo ciascuno sullopera dei predecessori. In ogni centro un gruppo informale di studiosi
portava avanti le sue attivit sotto la guida di uno o pi grandi maestri.
La prima di queste scuole, quella ionica, fu fondata da Talete a Mileto (c.624-c.546 a.C.) e che ebbe
tra i suoi allievi i filosofi Anassimandro e Anassimene. Anche Anassagora apparteneva a questa
scuola e si suppone che Pitagora abbia imparato la matematica da Talete. Pitagora fond poi la sua
grande scuola nellItalia meridionale. Verso la fine del VI secolo, Senofane di Colofone (Ionia)
emigr in Sicilia e fond una scuola a cui appartenevano i filosofi Parmenide e Zenone. Questi
ultimi risiedevano a Elea, nellItalia meridionale, dove si era trasferita la scuola e cos il gruppo
divenne noto come scuola eleatica. I Sofisti, attivi dalla seconda met del V secolo in poi, erano
concentrati soprattutto ad Atene. Ma la scuola pi celebre di tutte lAccademia di Platone ad
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Atene, di cui fu allievo Aristotele. LAccademia ha avuto unimportanza senza pari per il pensiero
greco. I suoi allievi furono i pi grandi filosofi, matematici e astronomi della loro epoca; la scuola
conserv la sua preminenza nella filosofia anche dopo che il ruolo di guida nella matematica pass
ad Alessandria. Eudosso, che impar la matematica principalmente da Archita di Taranto, fond la
propria scuola a Cizico, una citt dellAsia Minore settentrionale.
Aristotele, dopo avere lasciato lAccademia platonica, fond unaltra scuola ad Atene, il Liceo, che
viene comunemente detta scuola peripatetica.

4. La scuola ionica
Il capo e il fondatore di questa scuola fu Talete. Sebbene non possediamo conoscenze sicure sulla
vita e sullopera di Talete, egli probabilmente nacque e visse a Mileto. Viaggi a lungo e per un
certo periodo soggiorn in Egitto, dove si dedic agli affari e impar molte cose intorno alla
matematica egiziana. Incidentalmente, pare sia stato un astuto uomo daffari.
Talete ricordato specialmente per avere saputo sfruttare le propriet dei triangoli simili. Dice
Diogene Laerzio:
Talete ha misurato l'altezza delle piramidi mediante l'ombra, osservando il momento in cui la
nostra ombra della stessa altezza di noi. E Plutarco nel Banchetto dei sette saggi immagina un
dialogo tra Nilosseno e Talete; Nilosseno dice a Talete, parlando del re egiziano Amasi: Bench
egli ti ammir anche per altre cose, pure pregia sopra tutte la misura delle piramidi, giacch tu,
senza fatica alcuna e senza ricorrere ad istrumenti, ma col solo infiggere il bastone all'estremo
dell'ombra proiettata dalla piramide hai dimostrato, servendoti dei due triangoli risultanti dai
contatti col raggio luminoso, che un'ombra ha rispetto all'altra lo stesso rapporto che l'altezza della
piramide a quella del bastone. Proclo attribuisce a Talete la conoscenza di altre propriet, come ad
es., l'eguaglianza degli angoli opposti al vertice o degli angoli alla base di un triangolo isoscele o
che un diametro divide il cerchio in due parti eguali; ma queste propriet sono troppo semplici e
troppo facilmente sperimentabili per dare a Talete il merito della loro scoperta. Talete rimasto
celebre per avere predetto un'eclissi solare, sembra che sia stata quella avveratasi il 28 maggio 585;
ma dubbio se egli avesse conoscenze profonde di astronomia; pi probabile che egli avesse
appreso tali predizioni da qualche astronomo caldeo o egiziano o da qualche effemeride usata da
quegli astronomi.
Si attribuisce a Talete lidea che una proposizione matematica espressa con precisione si potesse
dimostrare logicamente con un ragionamento formale, innovazione che segn la nascita del
teorema, ora pietra miliare della matematica. Con questo passaggio la matematica cesser di essere
una raccolta di tecniche di misurazione, di conteggio e contabilit, per diventare unarea di studio
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astratto. Per i greci questo nuovo modo di affrontare la matematica culminer nella pubblicazione
degli Elementi di Euclide, il libro pi diffuso di tutti i tempi dopo la Bibbia.
Sono attribuite a Talete anche la scoperta del potere di attrazione dei magneti e quella dellelettricit
statica.
La scuola ionica merita soltanto una breve citazione per quel che riguarda i suoi contributi alla
matematica vera e propria, ma la sua importanza per la filosofia, e in particolare per la filosofia
della scienza, senza pari.
Limportanza della scuola declin quando la regione fu conquistata dai Persiani.

5. La scuola pitagorica
La scuola pitagorica rappresenta un movimento di pensiero di livello scientifico molto superiore a
quello della scuola ionica. Membri eminenti di questa scuola furono Filolao e Archita. Non esistono
opere scritte dei Pitagorici e quanto sappiamo di loro proviene dagli scritti di altri autori, fra cui
Platone ed Erodoto.
Nato a Samo, unisola situata al largo delle coste dellAsia Minore, Pitagora abbandon circa a
quarantanni la propria patria per trasferirsi nella Magna Grecia, e precisamente a Crotone in
Calabria. Qui fond una scuola che ebbe un notevole peso nella vita politica della citt, essendo
legata al partito aristocratico. Era organizzata sulla base di regolamenti molto rigorosi, che, tra
laltro, esigevano dagli scolari un lungo periodo di tirocinio prima di essere ammessi ai segreti pi
profondi della setta. Su questa base si cre assai presto la divisione fra <<acusmatici>>, ascoltatori,
e <<matematici>>, partecipi degli insegnamenti pi profondi. Verso la fine del sesto secolo, una
sommossa provocata dal partito democratico cacci i pitagorici da Crotone. Pitagora ripar nella
vicina Metaponto, dove fu assassinato nel 497 a.C.
La dottrina pitagorica simperniava su di un pensiero fondamentale: i numeri sono il principio di
tutte le cose. << Tutte le cose che si conoscono hanno un numero; senza questo nulla sarebbe
possibile pensare, n conoscere. >>
Col termine numeri i pitagorici intendevano soltanto i numeri interi, concepiti come le collezioni
di pi unit. Non fecero particolari indagini sulla natura di queste unit, limitandosi a rappresentarle
con punti, circondati ciascuno da uno spazio vuoto. Proprio questa rappresentazione spaziale facilit
il passaggio dalla concezione del numero in rapporto alle cose, alla sua concezione come costituente
fisico elementare delle cose.
Il problema essenziale diventava allora, per i pitagorici, quello di cogliere il modo con cui dalla
collezione di pi unit si generano tutti gli esseri. Le leggi della formazione dei numeri venivano

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considerate come leggi della formazione delle cose, e si riteneva di poter trovare in esse la vera
ragione esplicativa del mondo fisico e morale.
La pi importante di tali leggi era costituita secondo i pitagorici dallopposta struttura dei
numeri dispari e di quelli pari. Lantitesi dispari-pari veniva cos assunta a principio di una serie di
altre nove opposizioni, che spezzano il mondo in due: limitato-illimitato; uno-molti; destra-sinistra;
maschio-femmina; luce-tenebra; buono-cattivo; immobile-mobile; retto-curvo; quadrato-rettangolo.
Tutto questo finiva con linfondere ai numeri in generale, e a certuni di essi in particolare, un vero e
proprio valore magico-simbolico. Cos il numero 5 veniva assunto a rappresentare il matrimonio,
essendo la somma del primo numero dispari, il 3, con il primo numero pari, il 2 (l1 veniva
considerato come parimpari servendo a generare sia i numeri pari che i dispari); il 4 e il 9
venivano presi come simboli della giustizia; il 7 dellopportunit; e cos via.
I pitagorici classificavano i numeri a seconda delle forme che si ottenevano disponendo nei vari
modi i punti. Cos, i numeri 1, 3, 6, 10 erano detti triangolari perch i corrispondenti punti potevano
essere disposti a triangolo. Al numero triangolare 10 veniva attribuita unimportanza speciale, come
somma dei primi quattro numeri naturali. I numeri 1, 4, 9, 16, venivano chiamati numeri quadrati
perch intesi come punti potevano essere disposti in un quadrato.
Questa particolare concezione dei numeri spinse i pitagorici a studiare la geometria per via
aritmetica. Ne sorse una disciplina che, per il suo doppio carattere, fu chiamata <<aritmogeometria>>. Essa ebbe vita breve e la sua crisi fu causata dalla scoperta che le figure geometriche
sono costituite non da un numero finito, ma da una infinit di punti. Il primo <<fatto geometrico>>
che costrinse i pitagorici a riconoscere che le figure sono costituite da infiniti punti, proprio
connesso a quel medesimo teorema che porta il nome di Pitagora. Ed infatti, applicando detto
teorema ad uno dei due triangoli isosceli in cui diviso un quadrato, si dimostra facilmente che il
lato e la diagonale di tale quadrato non possono avere alcun sottomultiplo comune, cio sono
incommensurabili. Orbene, proviamo a supporre che un segmento sia generato dallaccostamento di
una serie finita di punti (piccoli ma non nulli, e tutti eguali fra loro, come allora si immaginava): ne
seguirebbe che uno qualunque di questi punti risulterebbe contenuto un numero intero, e finito, di
volte (per esempio m volte) nel lato e un altro numero intero, e finito, di volte (per esempio n volte)
nella diagonale. Lato e diagonale avrebbero dunque un sottomultiplo comune, e non sarebbero
come si era dimostrato incommensurabili. La loro incommensurabilit esige pertanto che essi
siano costituiti da una infinit di punti.
La leggenda racconta che il fatto scandaloso, ora riferito, fu gelosamente custodito per vari anni tra i
segreti pi pericolosi della setta. Esso fu rivelato fuori della scuola pitagorica da Ippaso di
Metaponto, una delle figure pi notevoli dellantico pitagorismo. Per questo fu cacciato
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ignominiosamente dalla scuola, di cui era un acusmatico, ed a lui anzi i pitagorici avrebbero eretto
una tomba come ad un morto. Secondo la tradizione su di lui sarebbe caduta anche lira di Giove, il
quale lo fece perire in un naufragio; la sua triste morte non imped tuttavia che lo scandalo si
diffondesse rapidamente tra i cultori di matematica e finisse per scuotere dalle fondamenta lintera
concezione pitagorica.
Questa crisi verr resa ancor pi acuta come vedremo dalla scoperta delle antinomie di Zenone
sul movimento e sulla divisibilit. Per uscire da essa, i maggiori scienziati greci non troveranno
altra via se non quella di scindere completamente la geometria dallaritmetica, interpretando la
prima come studio del continuo e la seconda come studio del discontinuo.
La scuola pitagorica fior per pi di un secolo, e i pitagorici fondarono anche a Taranto una scuola
filosofica e matematica. Della scuola di Taranto merita particolare menzione Archita, filosofo
insigne che ebbe la gloria di annoverare Platone fra i propri discepoli, celebrato da Orazio in una
delle sue Odi (la 28 del 1 libro), dove detto che sia perito in un naufragio. Archita fu uno dei
primi che si occuparono del problema di Delo o della duplicazione del cubo, e la sua geniale
soluzione ci stata tramandata da Eutocio (V-VI sec. d.C.) nel suo commento al 2 libro di
Archimede sulla sfera e sul cilindro.
Archita visse a Taranto tra la fine del V secolo e la prima met del IV, ultima figura di statista
pitagorico che resse per lungo tempo la sua citt incrementandone la prosperit e la potenza
militare, facendone la prima della Magna Grecia. Si ritiene che Archita abbia applicato la propria
dottrina matematica alla meccanica militare, e, poich sappiamo pure che fece uso di strumenti
meccanici per risolvere problemi geometrici, si pu dire che per primo (e sfortunatamente con pochi
imitatori per molto tempo) egli intu la fecondit teorica e pratica di una relazione fra matematica e
meccanica. Profonda fu l'impressione che la personalit di Archita suscit in Platone in occasione
del suo soggiorno a Taranto nel 389.
In campo matematico, Archita riprese il problema di Delo secondo le linee tracciate da Ippocrate di
Chio, e lo port a soluzione mediante la rappresentazione strumentale di figure geometriche in
movimento. La soluzione di Archita troppo complessa per essere qui riportata: da essa risulta
comunque che egli era familiare con i processi mediante cui si generano cilindri, coni e altri solidi
di rivoluzione, e che fu il primo ad usare consapevolmente il concetto di luogo geometrico. In
questo modo, Archita offriva il primo esempio di applicazione della geometria dello spazio alla
soluzione dei problemi di geometria piana, e insieme dava inizio alle ricerche che concluderanno
alla teoria delle coniche. Ma quello che va messo in maggiore rilievo, lo spregiudicato coraggio
con il quale Archita faceva ricorso a tutti i metodi e gli strumenti che permettessero di far
progredire la ricerca.
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Particolarmente ardite furono le sue concezioni in aritmetica e in acustica: quanto alla prima egli
contribu a sviluppare il concetto che il numero essenzialmente un rapporto, perci indipendente
dalle condizioni di commensurabilit e razionalit, e pot quindi tornare a rivendicare la supremazia
dell'aritmetica fra le scienze matematiche; quanto alla seconda, egli scopr che il suono dovuto al
movimento e all'urto dei corpi, che l'aria un corpo atto a ricevere la vibrazione e a propagarla e
propose anche una teoria delle scale musicali.
La tradizione, che fa di Archita uno dei maestri di Eudosso, anche se dubbia, vale certamente a
simboleggiare la funzione del tarantino nel passaggio dalla matematica del V secolo alla grande
fioritura che ebbe luogo nel IV.
Da tutto quanto si detto la conclusione che si pu trarre semplice e breve: per opera di Pitagora
e della sua scuola che la matematica assurge veramente a maest di scienza.

6. La scuola eleatica e la scuola atomista


Contemporanea alla scuola pitagorica fu la scuola eleata, fondata ad Elea (nellantica Lucania, oggi
Basilicata) da Senofane di Colofone (citt della Ionia). Il suo principio fondamentale era quello
dellunit (indivisibilit )e immutabilit dellessere, e questo principio fu sostenuto, dopo Senofane,
da Parmenide che diede grande sviluppo alle dottrine eleatiche; il principio stesso condusse alla
concezione dello spazio quale fu espressa da Anassagora di Clazomene, celebre filosofo vissuto tra
il 500 e il 428 a.C., che influenz con le sue idee la scuola ionica e quella eleatica.
Anassagora giunge ad una concezione profonda dello spazio, precorrendo cos Euclide e la moderna
geometria.
<<Lo spazio egli dice non soltanto infinito nel senso che non ha termine in nessun luogo, ma
anche infinito, per cos dire, internamente, in quanto si accosta ad ogni suo punto senza alcuna
interruzione: gli elementi dello spazio non sono staccati luno dallaltro come se fossero tagliati
dallaccetta>>.
Contro questa concezione insorgeva la teoria atomistica propugnata da Democrito di Abdera (460370 circa). Secondo questa teoria la sostanza fondamentale costituita da numerosissime particelle
indivisibili (atomi), ed unica, presentando diversit solo apparenti, che dipendono dalla posizione
e dal moto di queste particelle. Democrito, in uno dei frammenti che ci sono rimasti, si esprime
cos: <<Sono semplici opinioni il dolce, lamaro, il caldo, il freddo, il colore; realmente esistenti
non vi sono che gli atomi e il vuoto>>.
Ma dalla concezione dello spazio, secondo Anassagora, e cio come illimitato internamente,
nasceva quella della sua illimitata suddivisibilit, che trovava appoggio nella scoperta delle
grandezze incommensurabili, fatta dai pitagorici; ma anche contro lillimitata suddivisibilit dello
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spazio insorgeva Democrito con questa argomentazione: <<Si vuole assumere che la divisione
possibile, ebbene si accetti, che la divisione possibile sempre, e lo si ammetta pure; ma che resta
infine ? Niente. Non pu restare un corpo, altrimenti esso sarebbe divisibile e la divisione non
sarebbe stata spinta allestremo; potrebbero rimanere soltanto dei punti, ma questo
manifestamente assurdo>>.
Si noti che Pitagora aveva concepito il punto come unit avente posizione e quindi senza grandezza
alcuna, e i pitagorici ne avevano dedotto che ogni corpo geometrico una somma di unit.
Ma non meno accanita contro gli atomisti e i pitagorici si dimostra la scuola eleatica a sostegno dei
suoi principi fondamentali. Dopo Parmenide il suo allievo Zenone che con i suoi famosi
paralogismi lancia strali infuocati alle due scuole. Ecco alcuni argomenti contro la pluralit
dellessere, sostenuta da Democrito.

Se

Se lessere fosse multiplo dovrebbe essere nello stesso tempo infinitamente piccolo ed infinitamente
grande. Infatti, pluralit serie di unit indivisibili, le unit indivisibili non hanno grandezza
(perch tutto ci che ha grandezza divisibile allinfinito). Ci che non ha grandezza pu essere
aggiunto o tolto ad una grandezza senza che questa si alteri, per conseguenza la pluralit
infinitamente piccola. Ma la pluralit anche infinitamente grande. Infatti ci che non ha grandezza
non esiste, cosicch la pluralit per esistere deve avere una grandezza, e per le sue parti devono
essere discoste e tra esse ci deve essere una grandezza, applicando a questa lo stesso ragionamento
si conclude che la pluralit infinitamente grande.
(Si noti la confusione che fa Zenone tra grandezze nulle e grandezze infinitesime; egli poi non
riflette che la riunione di grandezze infinitesime pu dar luogo ad una grandezza finita).
Zenone fa un analogo ragionamento per dimostrare che, rispetto al numero, ci che multiplo , ad
un tempo, limitato ed illimitato.
A sostegno dell'immutabilit dell'essere e perci contro il movimento celebre il paralogismo di
Zenone che il pi veloce Achille non pu raggiungere la tartaruga e quello della freccia che
lanciata nello spazio si muove e non si muove nel tempo stesso.
Zenone dice cos: quando Achille sar arrivato al posto dov'era la tartaruga, questa non vi pi
perch si mossa, quando egli arriver al posto dov'era ora, la tartaruga non vi sar pi, e cos via
indefinitamente; dunque Achille non raggiunger mai la tartaruga.
Una freccia che vola in ogni istante in una posizione determinata e quindi in riposo; la freccia
dunque in ogni istante in riposo e perci il suo moto apparente.
Zenone nel primo paralogismo mostra di conoscere che una serie di tempuscoli infinitesimi pu
formare un tempo finito, nel secondo confonde la quiete istantanea con quella assoluta. Oggi i suoi
o appaiono sciocchi e ridicoli; ma noi dobbiamo riferirci all'epoca in cui furono formulati, cio
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quando le concezioni di tempo e di spazio erano nebulose, com'erano imprecise le nozioni di


infinitesimo e d'infinito. E per notevole il fatto che queste due nozioni, come anche quelle del
continuo, cominciano gi a manifestarsi, sebbene passer pi di un millennio perch esse divengano
ci che oggi sono: il fondamento della matematica (moderna). In queste discussioni noi vediamo il
travaglio della filosofia naturale dei Greci dinanzi alle concezioni matematiche che acquistano una
sempre maggiore astrattezza. N le argomentazioni della scuola eleatica n quelle della scuola
atomista potevano scuotere le salde basi della geometria secondo la concezione di Anassagora e
della scuola italica, concezione che non poteva essere compresa subito e dalla generalit dei filosofi,
che si lasciavano offuscare dall intuizione; ma il significato di quella concezione non poteva
sfuggire ad una mente acuta come quella di Aristotele. Infatti osserva lo Stagirita che << le linee
sensibili non sono quali il geometra le concepisce, perch nessuna fra esse perfettamente retta o
rotonda; e in un altro luogo: Nel continuo sono invero parti senza limiti, ma non secondo la
realt, ma secondo la possibilit.
E veramente meraviglioso che in queste parole del grande filosofo greco del IV sec. a.C. l'essenza
della concezione moderna del continuo, secondo Dedekind, ma pi ancora secondo Hilbert.

7. La scuola sofistica
Dopo la sconfitta finale dei Persiani a Micale nel 479 a.C., Atene divenne la citt pi influente della
lega delle citt greche e un importante centro commerciale. La ricchezza acquisita attraverso il
commercio fu usata da Pericle per ampliare e abbellire la citt. Gli Ionici, i Pitagorici e tutti gli
intellettuali in genere, erano attratti da Atene, dove veniva data la preminenza al ragionamento
astratto e posto lobiettivo di estendere il dominio della ragione su tutta la natura e sulluomo.
La prima scuola ateniese, quella sofistica, comprendeva colti maestri di grammatica, di retorica, di
dialettica, di eloquenza, di morale e ci che pi importante per noi di geometria, di astronomia
e di filosofia. Uno dei loro principali obiettivi era luso della matematica per capire il
funzionamento delluniverso.
Molti dei risultati matematici ottenuti scaturirono dallo sforzo per risolvere i tre famosi problemi di
costruzione: costruire un quadrato avente unarea uguale a quella di un cerchio dato; costruire il lato
di un cubo il cui volume sia doppio di un cubo di lato dato; trisecare un angolo qualsiasi. Tutte e tre
le costruzioni dovevano essere effettuate servendosi soltanto di riga e compasso.
Sono state date diverse interpretazioni circa la restrizione di usare nelle costruzioni soltanto riga e
compasso. La linea retta e il cerchio erano, secondo i Greci, le figure fondamentali e la riga e il
compasso sono i loro analoghi fisici. Le costruzioni effettuate con questi strumenti erano perci
preferibili.
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Lorigine di questi famosi problemi di costruzione viene riferita in vari modi. Sulla duplicazione del
cubo ci stata tramandata uninteressante leggenda: a Delo esisteva un celebre tempio consacrato
ad Apollo con un altare a forma di cubo. Essendo una volta scoppiata nella citt una grave
pestilenza fu interpellato loracolo onde sapere quale dono il dio esigesse per far cessare la grave
sciagura. Fu risposto che egli desiderava lerezione di un altare, sempre di forma cubica, ma con
volume doppio del precedente. Gli abitanti credettero di ottemperare la richiesta costruendo un
altare con spigolo doppio; la pestilenza per, anzich cessare, sub una notevole recrudescenza. Ce
cosa era accaduto ? Semplicissimo! La richiesta del dio non era stata eseguita; il volume dellaltare
era stato infatti moltiplicato per otto, non per due!
A parte la leggenda ora riferita, chiaro che il problema della duplicazione del cubo non costitu
altro che un ampliamento del problema della duplicazione del quadrato, che aveva potuto venir
facilmente risolto per mezzo del teorema di Pitagora ( chiaro infatti che se il quadrato primitivo ha
per lato lunit, il quadrato doppio deve avere lato 2, cio la diagonale del quadrato stesso). Ma il
problema della duplicazione del cubo risult subito assai pi difficile, portandoci dal campo delle
radici quadrate a quello delle radici cubiche.
Il primo tentativo noto per risolvere uno dei tre famosi problemi fu effettuato da Anassagora,
appartenente alla scuola ionica, che si dice abbia lavorato sulla quadratura del cerchio mentre era in
prigione. Non sappiamo nulla di pi della sua opera.
Chi nel V secolo diede comunque il maggior contributo alla soluzione di questi problemi fu il
matematico Ippocrate di Chio (da non confondere con il celebre medico Ippocrate di Cos), uno dei
pi notevoli ingegni della sua epoca.
Si racconta che egli fosse un commerciante, ma, avendo perduto tutto quanto possedeva, si rec ad
Atene dove <<si mise a frequentare i filosofi>> ed insegn la geometria, probabilmente fra il 450 e
il 430. Fu per lappunto la necessit di dare un ordine preciso alla propria materia di insegnamento
che lo indusse a scrivere quello che oggi diremmo un <<libro di testo>>; tale libro ebbe il titolo
generico di Elementi (Stoichia) e apr la strada ai futuri Elementi di Euclide.
Volendo accennare al contributo dato da Ippocrate allo studio del problema della duplicazione del
cubo, basta ricordare che egli dimostr lequivalenza fra tale problema e un altro, a prima vista
completamente diverso, riguardante le proporzioni. Questo secondo problema consiste nella ricerca
di una doppia media proporzionale da inserirsi fra due segmenti, di lunghezza a e 2; si tratta in altri
termini i trovare due segmenti incogniti x ed y tali che a : x = x : y = y : 2a. Con le nostre
conoscenze di algebra, basta poco per ricavare da questa proporzione il valore di x: x3 = 2a3, e
quindi si comprende senza difficolt lequivalenza dei due problemi. Partendo invece dagli scarsi
mezzi matematici posseduti nel V secolo, la scoperta di Ippocrate presenta una notevole difficolt;
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essa suscit pertanto un forte interesse. Non riusc tuttavia a far risolvere il problema della
duplicazione del cubo, poich si vide ben presto che quello della ricerca di una doppia media
proporzionale era altrettanto difficile quanto il primo. Ebbe, comunque, il vantaggio di
familiarizzare i matematici dellepoca con il concetto di riducibilit di un problema allaltro.
La parte pi originale dellattivit matematica di Ippocrate quella da lui dedicata alla quadratura
del cerchio. Lo studio di questo problema lo indusse ad indagare larea delle lunule (che sono
porzioni di piano racchiuse da due archi di cerchio, di raggio diverso, ma con i medesimi estremi)
dimostrando fra laltro un risultato veramente notevole: la somma delle aree delle due lunule
tratteggiate in figura equivalente allarea del triangolo ABC.

Alcune antiche testimonianze ci narrano che Ippocrate avrebbe ritenuto possibile dedurre che, in
generale, tutte le lunule sono quadrabili (qualunque sia il rapporto fra il raggio del primo ed il
raggio del secondo arco che le delimitano), e, partendo da questo risultato erroneo, si sarebbe illuso
di giungere alla quadratura del cerchio.
Sembra strano che un ingegno cos sottile come il suo sia caduto in questo equivoco, ed probabile
(non essendo giunto fino a noi il testo originale) che si tratti pi di una inesattezza di chi riferisce i
risultati di Ippocrate, che non di un errore di Ippocrate stesso; comunque, esso non diminuirebbe il
merito di avere attratto linteresse dei matematici sulle lunule e di aver provato che alcune di esse
godono effettivamente di propriet molto eleganti.
Anche i sofisti Ippia e Antifonte si cimentarono intorno al problema della quadratura del cerchio: il
primo ide, per risolverlo, una curva meccanica , la quadratrice, che riesce indubbiamente allo
scopo voluto (anzi, riesce pure a risolvere il problema della trisezione dell'angolo) ma ha il difetto
di non prestarsi a venir disegnata con la medesima esattezza delle figure tracciabili con riga e
compasso; il secondo sugger una strada ottima, quella di giungere alla circonferenza partendo da
un poligono regolare inscritto in essa e via via raddoppiandone il numero dei lati, ma commise
l'errore di ritenere che, a un certo punto, questo poligono avrebbe dovuto senz'altro coincidere col
cerchio. Malgrado l'imperfezione logica di qualche ragionamento, come appunto quest'ultimo, gli
studi matematici dei due sofisti furono, come quelli di Ippocrate, fecondi di ampi sviluppi e
contribuirono in modo molto serio al progresso della cultura matematica della loro epoca.
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8. La scuola platonica
La scuola platonica succedette a quella sofistica nella leadership dellattivit matematica. I suoi
precursori, Teodoro di Cirene (nato intorno al 470 a.C.) e Archita di Taranto (428-347 a.C.), erano
pitagorici e furono entrambi maestri di Platone. I loro insegnamenti devono essere stati la causa
della profonda influenza pitagorica su tutta la scuola platonica.
Teodoro noto per aver dimostrato che i rapporti che noi indichiamo con

,,

sono

incommensurabili con lunit. Di Archita ne abbiamo gi parlato nel paragrafo sulla scuola
pitagorica.
La scuola platonica era capeggiata da Platone e comprendeva Menecmo, suo fratello Dinostrato e
Teeteto. Molti altri suoi membri ci sono noti soltanto di nome.
Platone (427-347 a.C.) era nato da una nobile famiglia e nella sua giovinezza nutr ambizioni
politiche. Ma la sorte di Socrate (suo maestro, fu accusato di empiet e di opera corruttrice sui
giovani, fu condannato a bere la cicuta nel 399) lo convinse che non vi era posto nella politica per
un uomo di coscienza. Platone fece suo il fondamento della dottrina pitagorica. I suoi contatti con
gli ultimi pitagorici furono molto stretti. Dopo la morte di Socrate, egli viaggi lungamente.
Secondo Cicerone, and in Egitto e a Cirene ascolt le lezioni di Teodoro (di cui parla con grande
venerazione nel celebre suo dialogo Teeteto). Fu anche nella Magna Grecia, conobbe a Locri
Timeo, a Taranto Archita e Filolao; anzi si dice che da questi abbia acquistato tre libri contenenti le
dottrine pitagoriche.
Ritornato ad Atene, intorno al 387, fond la sua scuola filosofica, la cosiddetta Accademia, perch
sorgeva nel ginnasio di un sobborgo che prendeva il nome di un signore ateniese, Academo.
LAccademia sotto molti aspetti era simile a una moderna universit, aveva cortili, edifici, studenti
e corsi formali impartiti da Platone e dai suoi aiuti. Durante il periodo classico vi fu particolarmente
favorito lo studio della matematica e della filosofia. Sebbene il centro guida per la matematica si
fosse spostato ad Alessandria intorno al 300, lAccademia conserv la sua preminenza per quel che
riguarda la filosofia durante tutto il periodo alessandrino. La sua vita dur novecento anni, fino a
quando non fu chiusa dallimperatore Giustiniano nel 529 d.C. perch vi si insegnavano dottrine
pagane e perverse.
Platone, uno degli uomini pi colti del suo tempo, non era un matematico, ma il suo entusiasmo per
largomento e la fede nella sua importanza per la filosofia e per la comprensione delluniverso
incoraggiava i matematici a perseguirne lo studio. E degno di nota il fatto che quasi tutto il lavoro
matematico importante del IV secolo sia stato fatto da amici e allievi di Platone. Sembra invece che

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Platone dal canto suo si sia dedicato principalmente a migliorare e a perfezionare quanto era gi
noto. Egli vide nella matematica caratteri di necessit non soltanto umana, ma anche divina.
Dio sempre geometrizza; Il numero governa il mondo; Abolite il numero e voi abolirete le
arti, le scienze; restituitelo e con lui si mostrano le sue due figlie celesti: larmonia e la bellezza; il
grido diventa canto, il rumore suono, il salto danza, la forza dinamica la linea disegno; La
geometria dirige lanima verso lessere eterno;Non possibile arrivare ad una vera fede in Dio, se
non si conosce la matematica e lastronomia, nonch lintimo legame che queste hanno con la
musica.
La matematica propedeutica alla conoscenza delluniverso delle idee, e, nellintendere le cose, vi
una celestiale differenza fra uno che abbia studiato la geometria ed uno che non labbia studiato,
anzi coloro che fin dalla nascita sono abituati allaritmetica hanno una facolt di capire pi
sviluppata, e le teste pi tarde riescono ad intendere con maggiore facilit.
E indicativo del ruolo che Platone attribuiva alla matematica liscrizione posta allingresso
dellAccademia: Non varchi questa soglia chi ignora la geometria.
Sebbene non sia possibile essere certi della misura in cui i concetti matematici fossero trattati come
astrazioni prima dei tempi di Platone, fuori di dubbio che Platone e i suoi successori li
considerassero tali. Platone dice che i numeri e i concetti geometrici non hanno in s nulla di
materiale e che sono distinti dalle cose fisiche. I concetti matematici sono indipendenti
dallesperienza e hanno una realt loro propria. Essi vengono scoperti, non inventati o modellati. E
probabile che questa distinzione fra astrazioni e oggetti materiali provenga da Socrate.
I Platonici apprezzavano le idee astratte e privilegiavano le idee matematiche come preparazione
alla filosofia. Le idee astratte con cui la matematica ha a che fare sono simili ad altre, quali il bene e
la giustizia, la cui comprensione lo scopo della filosofia platonica.
Platone in particolare riteneva che la realt fosse costituita dalle idee perfette degli oggetti fisici. Il
mondo delle idee e le relazioni fra di esse sono eterne, atemporali, incorruttibili e universali. Il
mondo fisico una realizzazione imperfetta del mondo delle idee ed perci soggetto a
decadimento. Si pu avere conoscenza infallibile soltanto nei confronti delle forme intelligibili
pure. Intorno al mondo fisico si possono avere soltanto delle opinioni e la scienza fisica affonda
nelle secche del mondo dei sensi.
Platone afferm con forza la necessit di una organizzazione deduttiva della conoscenza. Il compito
della scienza era quello di scoprire la struttura della natura (ideale) e di articolarla in un sistema
deduttivo. Egli fu il primo a sistematizzare le regole della dimostrazione rigorosa e si suppone che i
suoi seguaci abbiano disposto i teoremi secondo un ordine logico. La matematica organizzata dai
Platonici in modo deduttivo sulla base di espliciti assiomi e linsistenza sul ragionamento deduttivo
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come unico metodo di dimostrazione in matematica, scardinava tutte le regole, le procedure e i fatti
che erano stati accettati nel corpo della matematica per millenni prima del periodo greco. Questa
esigenza ha caratterizzato dopo di allora la matematica e lha distinta da tutti gli altri campi di
conoscenza o di ricerca.
Per quel che riguarda la ricerca matematica, la scoperta pi significativa della scuola platonica
furono le sezioni coniche. Questa scoperta attribuita dallalessandrino Eratostene a Menecmo,
geometra e astronomo, che fu allievo di Eudosso ma membro dellAccademia. Sebbene non si
sappia con certezza che cosa abbia condotto alla scoperta delle sezioni coniche, opinione comune
che essa sia scaturita dalle ricerche sui famosi problemi di costruzione.

9. La scuola di Eudosso
Il pi grande dei matematici greci classici, secondo soltanto ad Archimede in tutta lantichit, fu
Eudosso. Era nato a Cnido nellAsia Minore intorno al 408 a.C., aveva studiato sotto Archita a
Taranto, viaggiato in Egitto, dove impar lastronomia, e fondato infine una scuola a Cizico
nellAsia Minore settentrionale. Intorno al 368 egli e i suoi seguaci si unirono a Platone. Alcuni
anni pi tardi torn a Cnido dove mor intorno al 355 a. C.
Astronomo, fisico, geometra, legislatore e geografo, soprattutto noto per la creazione della prima
teoria astronomica dei moti celesti. Nei secoli successivi hanno scritto grandi elogi di lui Eratostene
(che lo qualific col titolo di divino), Cicerone, Tolomeo, Sesto Empirico, Proclo, ecc.
Il suo primo grande contributo alla matematica fu una nuova teoria delle proporzioni.
Il concetto di proporzione come eguaglianza di due frazioni risale al V secolo o a periodi ancora
precedenti. Esso si riduce a dire che quattro grandezze geometriche A, B, C, D (delle quali A
omogenea a B, e C omogenea a D) sono in proporzione quando la frazione numerica che esprime il
rapporto fra A e B eguaglia quello che esprime il rapporto fra C e D. Tale concetto per richiede,
per venire applicato, che A e B siano commensurabili, e cos pure lo siano, ovviamente, C e D. In
questa ipotesi la proporzione geometrica si riduce ad una proporzione fra numeri interi.
Il problema difficile consiste nel trovare unestensione di tale concetto che lo renda applicabile
anche al caso della incommensurabilit. Orbene, il merito fondamentale di Eudosso nella teoria
delle proporzioni sta proprio nellaver scoperto tale estensione, nellaverci dato cio una definizione
di proporzione applicabile tanto al caso delle grandezze commensurabili quanto a quello delle
grandezze incommensurabili.
La definizione eudossiana, fatta propria da Euclide nel libro V degli Elementi, stata ripetuta, tanto
era perfetta, da tutti i testi di geometria fino alla sostituzione, ai nostri giorni, con unaltra che fa
esplicito riferimento ai numeri reali, razionali od irrazionali (ecco la definizione odierna: si dice che
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A,B,C,D sono in proporzione quando il rapporto reale fra le due prime grandezze eguaglia il
rapporto reale fra le due ultime).
Vale la pena di riferire la definizione di Eudosso:
Quattro grandezze geometriche A,B,C,D si dicono in proporzione quando presi due multipli
qualunque di A e B, per esempio mA ed nB (con m ed n interi) e presi due multipli corrispondenti di
C e D, cio mC ed nD risulti sempre vero che se mA

nB anche mC

nD.

Come ognuno vede, la definizione eudossiana apparentemente espressa in termini pitagorici,


perch fa riferimento soltanto a multipli interi delle grandezze in esame; ci che la rende applicabile
anche alle grandezze incommensurabili il fatto nuovo che essa parla non di una determinata
coppia di multipli, ma di due multipli qualunque di A e B (e dei due corrispondenti C e D). Senza
dubbio lintroduzione di questi multipli qualunque diminuisce notevolmente lintuibilit del
concetto definito; proprio essa, per, che gli fornisce la generalit di cui il geometra ha bisogno.
Come abbiamo detto, essa rende infatti applicabile il concetto di proporzione a tutte le quadruple di
grandezze geometriche A, B, C, D, a due a due omogenee, indipendentemente dal fatto che siano o
no commensurabili. Costruendo su di essa un ampio edificio di teoremi, noi potremo essere pertanto
sicuri (e questa era la garanzia cercata da Eudosso) che tali teoremi risultassero applicabili, senza
contraddizioni o limitazioni, a tutto il campo delle proporzionalit geometriche.
Non necessario aggiungere altro per illustrare limportanza del passo compiuto da Eudosso;
bene per riflettere sulle difficolt che il grande geometra greco dovette superare per giungere ad un
concetto che oggi pu sembrarci ovvio solo perch inserito in un livello molto pi alto di cultura
scientifica.
Il secondo importante contributo di Eudosso fu linvenzione del cosiddetto metodo di esaustione per
determinare le aree e i volumi delle figure curve. Servendosi di esso Eudosso dimostr, ad esempio,
che le aree di due cerchi stanno fra loro come i quadrati dei loro raggi, che i volumi di due sfere
stanno fra loro come i cubi dei loro raggi, che il volume di una piramide un terzo del volume di un
prisma avente la stessa base e la stessa altezza e che il volume di un cono un terzo del volume del
cilindro corrispondente.
Il punto centrale di questo metodo consiste nel dimostrare che due aree o volumi debbono essere
uguali perch assurdo che la loro differenza sia diversa da zero. La prova di questa assurdit si
ottiene, non da un confronto diretto delle due figure che non possibile, ma dal confronto tra classi
di altre figure (di area o di volume calcolabili) che racchiudono le due date con differenze via via
minori: concezione questa che implica lillimitata proseguibilit delle classi di figure test
considerate.

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Qui lintento di Eudosso era manifestamente quello di evitare la antinomie connesse alla
suddivisione di una figura in una infinit di grandezze infinitamente piccole, antinomie che avevano
provocato tante preoccupazioni a tutta la matematica pitagorica; il metodo di cui si serve contorto,
artificioso, di scarsissima intuibilit, ma logicamente impeccabile. Sar il metodo seguito, in questo
genere di ricerche, da tutti i pi grandi geometri fino alla scoperta del calcolo infinitesimale
moderno.

10. Lastronomia eudossiana


Passando dalla matematica allastronomia, va ricordato anzitutto che Eudosso ha il grande merito di
avere liberato questa scienza da ogni infiltrazione teologica. Egli ne ha fatto un sistema matematico
del mondo, sistema che oggi apparirebbe certo inidoneo a rendere conto dei molti fenomeni
astronomici in nostro possesso, ma che nel IV secolo poteva a buon diritto venir considerato come
una spiegazione abbastanza soddisfacente di gran parte dei dati allora conosciuti dagli studiosi. Di
fronte ad essa il nostro giudizio non deve lasciarsi influenzare dalla radicale diversit fra le ipotesi
eudossiane e quelle accettate dallastronomia moderna: ci che conta il carattere scientifico della
teoria ideata dal grande pensatore di Cnido, la formulazione rigorosamente matematica che egli ha
dato alle leggi astronomiche, il potente sforzo razionalistico che sorregge la sua costruzione. Essa
rappresenta senza dubbio uno dei principali capisaldi di tutta la storia dellastronomia antica.
Oggi il principio generale che sta alla base di tutte le teorie astronomiche un principio di carattere
dinamico (ad esempio la legge sullattrazione delle masse di Newton); ai tempi di Eudosso,
mancando ogni nozione esatta di dinamica, tale principio non poteva essere che di carattere
geometrico. Ci ha fornito al sistema eudossiano laspetto di semplice modello teorico ideato per
descrivere lordine dei fenomeni celesti, non per indicarcene le cause.
Il corso delle stelle, del Sole, della Luna, ci suggerisce lidea del moto circolare uniforme. I
pitagorici e Platone avevano accettato in pieno questa idea, stabilendo come assioma generale che
ogni moto celeste debba venir pensato o come moto circolare uniforme o come combinazione di pi
moti di tale tipo. Eudosso eredit da essi questo assioma e ne fece il principio generale (di carattere
geometrico) della sua astronomia. Introdusse per unimportante innovazione: invece di parlare di
anelli celesti, immagin i vari astri come fissi sopra superfici sferiche ideali, trasparenti, che
ruotano uniformemente intorno a due poli; Sole, Luna e tutti i pianeti (in quei tempi se ne
conoscevano solo cinque) devono avere la propria sfera indipendente dalle altre; unultima sfera
(unica) deve essere quella delle stelle fisse. Tutte queste sfere debbono risultare concentriche fra
loro e con la Terra interpretata come centro delluniverso.

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Si constata per agevolmente che, se questo modello pu servirci a farci comprendere senza
difficolt il moto apparente delle stelle fisse, non serve altrettanto bene per quello del Sole e della
Luna, e tanto meno per quello dei pianeti che sembrano avanzare ora pi ora meno del dovuto,
piegando ora a destra ora a sinistra nel senso della latitudine. A risolvere la gravissima difficolt,
Eudosso introdusse unipotesi veramente geniale: ognuno di tali astri possiede non una sola sfera,
ma un ordine di pi sfere, una interna allaltra, tutte concentriche e ruotanti con moto uniforme, ma
con periodo diverso e intorno ad assi di rotazione differenti, ciascuno dei quali imperniato nella
sfera precedente. Mentre, per la rotazione uniforme della prima sfera di tale ordine, ogni punto di
essa descrive un cerchio, per la rotazione di due sfere collegate nel modo anzidetto ogni punto della
seconda sfera descriver una curva assai pi complicata che un cerchio (Eudosso era in grado, per la
sua competenza geometrica, di farsi unidea abbastanza precisa di tali curve). Le cose si complicano
ancora maggiormente al crescere del numero di sfere collegate. Ebbene, Eudosso si convinse di
poter dare con questo modello una spiegazione geometrica soddisfacente del moto apparente del
Sole e della Luna, supponendo ciascuno di essi fornito di un ordine di tre sfere; per i pianeti, data la
maggiore complessit del loro moto apparente, suppose che ciascuno possedesse un ordine di
quattro sfere. Si avevano cos, in tutto, ventisei sfere, pi una ventisettesima delle stelle fisse.
Il sistema ora accennato dava risultati indubbiamente buoni per i pianeti Saturno, Giove e Mercurio;
assai meno soddisfacenti per Venere, e ancora meno per Marte. I continuatori di Eudosso si
trovarono quindi di fronte al compito di migliorare le spiegazioni del maestro, senza abbandonare
per il modello generale da lui tracciato. Fu cos che Callippo e Polemarco aumentarono il numero
delle sfere da ventisette a trentatr. In questo modo essi riuscirono pure a determinare con maggiore
esattezza i solstizi e gli equinozi e la durata delle stagioni.
Malgrado la sua meravigliosa simmetria, il sistema di Eudosso si trov tuttavia, fin dallinizio, di
fronte ad una difficolt insolubile: quella del diverso splendore dei pianeti (specialmente di Marte e
di Venere) nei diversi periodi della loro rotazione. Tale variabilit invero assolutamente
inconciliabile con lipotesi che le sfere dei pianeti risultino concentriche alla Terra, perch questa
ipotesi avrebbe come conseguenza la costanza della loro distanza dalla Terra e quindi la costanza
del loro splendore. Fu un discepolo di Platone, Eraclito Pontico (contemporaneo di Eudosso), a far
perno su tale difficolt per respingere ledificio del matematico e astronomo di Cnido. Studiando i
moti di Mercurio e di Venere, Eraclide intu che il loro centro di rotazione doveva essere non la
Terra ma il Sole; suppose pertanto che, mentre il Sole gira intorno alla Terra, i due pianeti in
questione girano nello stesso senso intorno al Sole secondo sfere di raggio minore. Spiegato in
questo modo il diverso splendore di Venere, restava lanalogo problema per Marte; esso fu risolto

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un po pi tardi (non si sa con sicurezza se dallo stesso Eraclito o da qualche pitagorico a lui
vicino).
Senza insistere oltre sullargomento, basta solo osservare che lastronomia di Eraclito, anche se
assai meno rigorosa di quella di Eudosso, rivela unorientazione nuova, un carattere che lavvicina a
concezioni molto pi moderne. Tanto vero che un sistema simile verr ripreso, diciannove secoli
pi tardi, da Tycho Brahe.
Sar un continuatore di Eraclito, Aristarco di Samo, a formulare lipotesi che vada collocato nel
Sole il centro, non solo del moto di alcuni pianeti, ma di tutto luniverso.

11. La scuola aristotelica


Aristotele nacque a Stagira, citt della Macedonia, nel 384 a.C., studi ad Atene e fu allievo di
Platone. Ad Atene rimase fino alla morte del maestro, poi fu chiamato dal re Filippo di Macedonia
a dar lezioni al figlio Alessandro. Quando questi sal al trono, Aristotele ritorn ad Atene nel 335,
fond nel Liceo la sua scuola (detta dei peripatetici); dodici anni dopo, in seguito alla morte di
Alessandro il Grande, per sfuggire alle persecuzioni contro i macedoni, ripar a Calcide, nellisola
Eubea, dove mor a 63 anni, nel 322. C chi dice che si sia ucciso con il veleno per non cadere in
potere del governo di Atene.
Aristotele una delle menti pi vaste, pi profonde che abbia avuto lumanit: egli fu filosofo e
scienziato, e seppe riunire, anzi organizzare in un sistema veramente meraviglioso, quasi tutto lo
scibile del suo tempo, sistema che per quasi duemila anni costitu lossatura della scienza. Lautorit
del grande Maestro, lammirazione immensa dei posteri per il suo genio universale permisero che
ledificio aristotelico si reggesse per cos lungo tempo. Ma era fatale che anchesso crollasse; nuove
scoperte nel campo scientifico dovevano fatalmente porre in contrasto la scienza ufficiale
aristotelica con la scienza nuova, perch la scienza progresso del pensiero umano e non fissazione
e cristallizzazione.
Limportanza del Liceo nella storia del pensiero scientifico-filosofico non dipende soltanto dal
contenuto delle dottrine ivi insegnate, ma pure legata allorganizzazione veramente nuova e
notevole della scuola, che aveva, alla morte di Aristotele, circa duemila allievi.
Potremmo dire che il Liceo per lampiezza dei programmi di lavoro, per lordinata suddivisione
delle indagini fra i vari gruppi di ricercatori, per la raccolta sistematica del materiale di studio,
ecc. ci abbia fornito il primo esempio di istituto scientifico nel senso moderno della parola.
La sua grandiosa biblioteca costitu il modello per le pi celebri biblioteche dellantichit. Venne
impostato un ampio programma di studi intorno alla filosofia e alla scienza. E noto che la stessa
Metafisica di Aristotele inizia con un rapido quadro dello sviluppo antecedente del pensiero
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filosofico; ma molto precise dovevano essere le ricerche storiche sulle singole scienze speciali:
quelle sulla matematica furono affidate ad Eudemo; le ricerche storiche sulla fisica furono affidate a
Teofrasto, che sar il successore di Aristotele nella direzione della scuola; quelle sulla medicina a
un certo Menone, ecc. Un lavoro particolarmente preciso e paziente fu richiesto dagli studi
biologici: Aristotele stesso diresse le indagini intorno alla vita degli animali, mentre dopo di lui
Teofrasto diresse quelle sulla vita delle piante. N meno interessanti e notevoli furono i contributi
della scuola su discipline di tipo completamente diverso: quelli per esempio riguardanti la filologia,
che in seguito passarono essi pure, come il resto della tradizione aristotelica, al Museo di
Alessandria. Per gli studi politici basti ricordare che Aristotele, con la collaborazione di vari
discepoli, descrisse la costituzione di centocinquantotto citt greche (purtroppo ne giunse fino a noi
soltanto una, ritrovata in un papiro egiziano nel 1890: lanalisi della costituzione di Atene, dovuta
allo stesso Aristotele). Fu proprio il carattere enciclopedico della scuola, lenorme variet dei
problemi trattati, a richiedere la suddivisione del lavoro di cui abbiamo poco sopra fatto parola. E
un carattere che ritroveremo in tutta la cultura ellenistica, e che dimostra la profonda differenza tra
essa e la cultura propriamente ellenica.
Dopo Aristotele la direzione della scuola pass a Teofrasto; dopo di lui a Stratone di Lampsaco.
Questi per, allinizio del III secolo, si trasfer ad Alessandria con vari discepoli, causando il rapido
declino della fortuna del Liceo, che fin col perdere ogni peso sulla cultura del mondo antico.
Aristotele non si rivela come un cultore speciale della matematica; ma egli un grande amico della
matematica. Nella sua Metafisica dice: E a torto, dunque, che i geometri vengono accusati di non
insegnare che delle chimere e di non avere nella loro scienza nulla di buono e di bello. Io invece
sostengo che essi senza farne pompa, insegnano delle cose che sono ad un tempo buonissime e
bellissime. Giacch ogni bont e bellezza, non risulta forse dallordine e dalla proporzione? Ora, di
che cosa si occupano i geometri, se non di ordine e proporzione?.
La principale realizzazione di Aristotele fu la fondazione della scienza della logica e rappresenta il
suo maggiore contributo, seppure indiretto, alla matematica. Fornendo leggi corrette al
ragionamento matematico i greci avevano posto le basi della logica, ma tocc ad Aristotele
codificare e sistematizzare queste leggi in una disciplina separata. Gli scritti di Aristotele
chiariscono al di l di ogni dubbio che egli deriv la logica dalla matematica. I suoi principi
fondamentali della logica il principio di non contraddizione (due proposizioni contraddittorie,
cio laffermazione e la negazione dello stesso predicato di uno stesso soggetto, non possono essere
vere contemporaneamente e sotto lo stesso rispetto), e il principio del terzo escluso (tra due
proposizioni contraddittorie necessario che una sia vera e laltra falsa, cio non si d una terza
possibilit) sono il cuore del metodo di dimostrazione indiretto o per assurdo in matematica.
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Questo consiste nel dimostrare una tesi assumendo come premessa la tesi a essa contraddittoria e
deducendo da questa conseguenze impossibili, cio contrastanti con altri principi ammessi come
veri. Limpossibilit delle conseguenze rivela infatti, per il principio di non contraddizione, la
falsit della premessa da cui discendono e la falsit di essa rivela a sua volta la verit di quella a
essa contraddittoria, per il principio del terzo escluso.
Inoltre, Aristotele usava esempi matematici tratti dai testi contemporanei per illustrare i suoi
principi del ragionamento. La logica aristotelica rimase senza rivali fino al XIX secolo.
Sebbene fosse derivata dalla matematica, la logica giunse infine ad essere considerata indipendente
ed antecedente alla matematica e applicabile a ogni tipo di ragionamento. Gi Aristotele, come
abbiamo notato, considerava la logica preliminare alla scienza e alla filosofia. In matematica egli
mise laccento sulla dimostrazione deduttiva come unica base per stabilire i fatti. Per Platone, che
considerava le verit matematiche preesistenti o esistenti in un mondo indipendente dalluomo, il
ragionamento non era la garanzia della correttezza dei teoremi; le facolt logiche svolgevano
soltanto un ruolo secondario. Esse rendevano esplicito, per cos dire, ci che gi si sapeva essere
vero.
Un membro della scuola di Aristotele, gi citato allinizio e particolarmente degno di nota,
Eudemo di Rodi, che visse nellultima parte del IV secolo a.C. e che fu autore di storie della
geometria, dellaritmetica e dellastronomia, purtroppo persa nei secoli, che la principale fonte di
quel riassunto storico scritto da Proclo, che costituisce uno dei testi fondamentali per la
ricostruzione della storia della matematica greca da Pitagora ad Euclide. Eudemo si pu considerare
il primo storico della scienza a noi noto. Ci che per pi significativo che il corpus di
conoscenze dellepoca fosse gi cos esteso da giustificare delle storie.

Il periodo storico su cui ci siamo intrattenuti in questi paragrafi, dal sesto al quarto secolo, relativo
al periodo classico della storia greca, un periodo di grande attivit scientifica. La matematica,
innalzata a dignit di scienza per opera di Pitagora e della scuola italica, si andata rapidamente
sviluppando. I pitagorici, non pi costretti al silenzio, fondano delle scuole e vinsegnano; alla
diffusione della cultura contribuiscono pure i sofisti che girano di citt in citt tenendo lezioni a
pagamento; Platone prima e Aristotele poi, con la loro autorit, incitano gli studiosi a coltivare la
matematica; Aristotele vuole che i risultati delle ricerche scientifiche non vadano dispersi, ma
raccolti e pubblicati; egli stesso d lesempio. Tutto ci fa ritenere che si prepari per la scienza e per
la matematica in particolare un periodo di grande sviluppo. Ed infatti nel secolo che segue, e cio
nel III secolo a.C., la matematica greca tocca il suo apice con Euclide ed Archimede.

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LA MATEMATICA GRECA ELLENISTICA


1. Il periodo aureo della matematica greca
Come abbiamo visto, nel IV sec. a. C., il maggiore centro della cultura ellenica fu Atene, risorta a
nuova vita dopo che Trasibulo l'aveva liberata dal dominio dei Trenta tiranni; ma non soltanto
queste ragioni d'indole politica influirono a dare ad Atene il primato della cultura greca, ma ancor
pi il fatto che l, successivamente, due grandi pensatori divennero centro d'attrazione per gli
studiosi: Platone ed Aristotele. Abbiamo gi detto che il contributo di Platone ed Aristotele allo
sviluppo della matematica fu quasi del tutto indiretto; ma la matematica ebbe assidui cultori e fra
questi, come abbiamo visto, fu celebre Eudosso da Cnido che studi in Egitto, a Taranto e ad Atene,
fond a Cizico una scuola e contribu allo sviluppo di alcune parti delicate della matematica come la
teoria delle proporzioni e della misura, mentre con i suoi allievi di Cizico, fra i quali primeggia
Menecmo, inizi lo studio delle sezioni coniche.
Ma dopo la morte di Alessandro il Grande (323 a. C.) Atene teatro di fiere lotte politiche;
Aristotele costretto a sfuggire alle persecuzioni contro i macedoni riparando a Calcide, dove
presto finisce i suoi giorni. La scuola ateniese languisce, mentre si sviluppa e diviene assai famoso
un altro centro di cultura, che non in Grecia, ma in Egitto: Alessandria.
Alessandria era stata fondata da Alessandro il Grande in seguito alla conquista dell'Egitto (332 a.C.)
per farne la capitale e togliere ogni prestigio a Tebe che si era dimostrata ribelle. Morto Alessandro,
l'immenso impero fu ripartito fra i suoi generali e il dominio dell'Egitto pass a Tolomeo Lagi
(Soter). Fu questi il fondatore della dinastia dei Tolomei, detta anche dei Lagidi, che elevarono
l'Egitto a grande splendore. A Tolomeo I Lagi successe il figlio Tolomeo II (Filadelfo) che nei 37
anni di pacifico governo promosse attivamente le scienze, le lettere e le arti, ordinando la traduzione
in greco della Bibbia e fondando il famoso museo e la non meno famosa biblioteca dAlessandria.
Questi istituti fiorirono per 9 secoli, ma raggiunsero l'apice nei primi tre secoli, sotto la protezione
dei Lagidi, cio fino a quando lEgitto non perdette la sua indipendenza (30 a.C., morte di Cleopatra
VII), divenendo provincia romana. Nel 640 d.C. lEgitto veniva conquistato dagli Arabi e unito al
regno dei Califfi; si racconta che la biblioteca, che racchiudeva circa 2.000.000 di opere, fosse
incendiata per ordine di Amru, luogotenente del califfo Omar.
Nel museo non soltanto s'insegnava, ma gli studiosi trovavano aiuti e incoraggiamenti nelle loro
ricerche. Le scienze in genere, e le scienze esatte in particolare, vi fecero progressi notevoli, e
specialmente le matematiche, che raggiunsero altezze veramente elevate, confrontabili solo con
quelle toccate dopo linvenzione del calcolo infinitesimale. Ma si noti, bench la scienza fiorisca
ora in terra egiziana, essa sempre essenzialmente greca, ed per questo che il periodo che ora
tratteremo e che costituisce il periodo aureo della matematica greca indicato col nome di periodo
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greco alessandrino. Esso abbraccia 5 secoli: dal III a. C. al II d. C. Nei primi due secoli la
geometria che tocca il suo apogeo con Euclide, Archimede ed Apollonio Pergeo, negli altri due
secoli successivi l'astronomia, con Ipparco e Tolomeo, che raggiunge le alte vette, e nell'ultimo
l'aritmetica con Diofanto.

PERIODO AUREO DELLA MATEMATICA GRECA


(III sec. a.C. II sec. d.C.)

Testi consultati

Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico, di L. Geymonat, Vol. I, Garzanti Editore

Storia della matematica, G. T. Bagni, Vol. I, Pitagora Editrice Bologna

Storia del pensiero matematico, M. Kline, Vol. I, Giulio Einaudi Editore


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Storia della matematica, M. Cipolla, Istituto Euro Arabo di Studi Superiori

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