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HEGEL (1770 - 1831)

Hegel è un filosofo, ma anche un teologo, infatti, tra i suoi primi scritti ce ne sono alcuni dedicati alla religione, come
l’opera “vita di Gesù”.
È un esponente dell’idealismo, ma ha una concezione di idea differente da Platone
Dopo essersi laureato a Tubinga è diventato un precettore e successivamente un insegnante all'università di Berlino e di
Heidelberg → infatti ha vissuto in diverse zone della Germania.
Durante il suo periodo di insegnamento ha suscitato l’invidia dei suoi colleghi e più in particolare di Schopenhauer perché
gli studenti preferivano andare alle lezioni di Hegel e non alle sue.
Questo aspetto, però, era dovuto dal fatto che in quel periodo si trovavano in un periodo ottimistico, infatti, Schopenhauer
iniziò ad avere successo con l’inizio del pessimismo storico → Hegel = famoso in vita - meno importante dopo la morte ;
Schopenhauer = poco famoso in vita - famoso dopo la morte (collegamento con Plauto e Terenzio , c. Van Gogh).
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→ La figura di Napoleone è importantissima per Hegel, il quale l’ha definito “lo spirito del mondo a cavallo”, questo perchè secondo
lui ha portato allo sviluppo della consapevolezza dell’uomo, infatti la ragione si è sviluppata, inizialmente non era consapevole ma
andando avanti lo è diventata sempre di più - uomo sempre più consapevole e razionale.
La ragione di cui parla, però, è universale e non individuale, questo perché a Hegel non interessa parlare dei singoli. → es. in una
guerra non importa se i singoli muoiono
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Come ogni filosofo, anche Hegel cerca di smentire e di creare dei sistemi nuovi ed innovativi, rispetto agli altri filosofi,
per capire la realtà.
Il suo obiettivo è quello di creare un vero e proprio sistema, ovvero, indagare su tutti gli ambiti della realtà come fece
anche Platone e per farlo prende in considerazione alcuni filosofi precedenti come Spinoza, Eraclito e Kanti da cui si
distacca per alcuni aspetti.

Il sistema Hegeliano comprende 3 capisaldi:

1- IL FINITO È UNA MANIFESTAZIONE DELL’INFINITO → Prima di spiegare questa affermazione è essenziale


spiegare quale significato assumono l’infinito e il finito per Hegel - L’infinito è un contenitore (Dio), mentre il finito è la
natura (noi).
Questa idea è molto simile a quella riportata da Spinoza, ma presenta anche una grande differenza: la sostanza di cui parla
Spinoza è statica, mentre quella di cui parla Hegel si manifesta progressivamente ed è perciò in movimento
(realtà=soggetto, non sostanza).
Il finito di cui parla, però, in sé non esiste, in quanto è una manifestazione dell’infinito, ciò indica, anche, che l’hegelismo
appare come una forma di monismo panteistico, ovvero, come una teoria che vede nel mondo la manifestazione o la
realizzazione di Dio.
Il finito deve per forza essere all’interno dell’infinito (possiamo rappresentarlo come un cerchio) perchè se così non fosse
assumerebbe la sua stessa importanza e soprattutto lo limiterebbe → questo non è possibile perché in tale caso l’infinito
non corrisponderebbe alla totalità, all’assoluto.
[ kant = oggetto e soggetto sono aspetti diversi della realtà - Hegel = oggetto e soggetto coincidono → non sono sicura
quindi se non lo chiede la prof non ditelo]

2- TUTTO CIÒ CHE È REALE È RAZIONALE E TUTTO CIÒ CHE È RAZIONALE È REALE → (L’hegelismo assume la
forma di panlogismo) La razionalità si concretizza nella realtà e quest’ultima è per forza razionale in quanto è un suo
prodotto.
Secondo Hegel ciò che è razionale è giusto, persino le cose che sembrano negative in realtà non lo sono e ciò viene
mostrato grazie al suo opposto - es. la guerra è giusta perchè dopo c’è la pace - un’azione, quindi, si definisce razionale
quando ha uno scopo, ovvero, quello di propendere verso il giusto
→ ritorna il concetto di eraclito degli opposti
Inoltre, la realtà è guidata dalla razionalità per diventare sempre migliore e perciò significa che la realtà è un processo
conoscitivo razionale caratterizzato dalla necessità(*) e formato da diversi gradi che rappresentano, ognuno, il risultato di
quelli precedenti e il presupposto per i successivi.
La realtà diventa, quindi, sempre più cosciente: l’uomo primitivo che scopre il fuoco non ha ancora fatto tutte queste
riflessioni sullo sviluppo e questo perché è dovuto a numerosi processi avvenuti nel corso del tempo come quello
scientifico - questa riflessione è anche resa possibile grazie alla filosofia. → collegamento figura di Napoleone
→ non si è evoluto solo l’uomo ma anche le istituzioni: scuola, famiglia
[* necessità= per Hegel è la modalità fondamentale di tutto ciò che esiste e si manifesta attraverso i “gradi” o “momenti” spiegati
prima]
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→ collegamento con Erickson - secondo lui lo sviluppo degli individui avviene attraverso diverse “tappe” che prevedono il
superamento di una crisi ed ognuna si basa sulla precedente e crea le basi per la successiva, secondo Erickson se questa crisi non si
supera ce la si porta dietro insieme alle altre, secondo Hegel invece non è possibile non superare la crisi - non ammette il mancato
superamento → faccio un’azione sbagliata, essa mi permette di capire lo sbaglio - Hegel non ammette il fatto di non capire lo sbaglio.
→ secondo Durkheim, lo sbaglio è importante perché permette agli altri di prendere il soggetto in questione come esempio e non
commettere, quindi, i suoi stessi errori e ciò è una fonte di crescita per la società (più importante la collettività)
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3- LA FILOSOFIA HA UNA FUNZIONE GIUSTIFICATRICE DELLA REALTÀ → La filosofia viene paragonata alla
civetta di Minerva, ovvero, non è qualcosa che compare di giorni, ma di notte quando gli eventi sono già accaduti.
Questo, per dire che non deve modificare la realtà, ma si deve limitare a spiegarla, cercando di mostrare l’aspetto
razionale presente in essa.
Perché la filosofia non può modificare la realtà? perché essa è corretta e perciò non c’è nessun motivo che porta a
cambiarla
→ per Marx la filosofia deve modificare la realtà, deve portare alle rivoluzioni

Nella sua opera “l’enciclopedia delle scienze filosofiche” descrive la realtà dal punto di vista dell’assoluto e il modo in
cui si manifesta in essa.
L’assoluto, innanzitutto, rappresenta la totalità delle cose ed è definito, anche, come idea, la quale è l’aspetto razionale
dell’assoluto, come infinito, il quale comprende tutti gli elementi della realtà e come spirito, il quale è l’assoluto che si
auto comprende grazie al pensiero dell’uomo e capisce che nulla avviene per caso.
L’assoluto è anche divenire, ovvero, destinato a cambiare, modificarsi e tale azione è regolata dalla dialettica, non intesa
come nel senso comune, ovvero, il buon parlato ma come una legge logica ed ontologica che ha come funzione quella di
spiegare il mondo al di fuori di noi e anche il funzionamento del nostro pensiero.
L’assoluto, e di conseguenza anche la dialettica, si articola in 3 momenti: (triade dialettica)
1. L’idea in sè per sè : è l’idea che non si è ancora concretizzata, l’idea pura e logica → coincide con Dio e viene
studiata dalla logica
2. L’idea fuori di sé : è l’idea che esce da sé e si concretizza all’apparenza - corrisponde alla natura selvaggia che
è in contrasto con la razionalità → viene studiata dalla filosofia della natura
3. L’idea che ritorna in sé : è l’idea che torna in sè dopo essersi realizzata nella natura e per questo motivo
ritorna più consapevole e in grado, quindi, di auto comprendersi - corrisponde allo spirito e in questo momento
la natura non è più vista come selvaggia → viene studiata dalla filosofia dello spirito
Questi momenti corrispondono rispettivamente a:
1. TESI = chiamato, anche, momento astratto o intellettuale → viene posta ed analizzata una questione/concetto
(affermazione) - è il momento più basso della ragione perché per parlare e per conoscere davvero un determinato
concetto va posto in relazione a qualcos'altro
2. ANTITESI = chiamato momento dialettico o negativo-razionale → avviene la negazione del concetto enunciato
dalla tesi - si scopre attraverso lo scontro
3. SINTESI = chiamato momento speculativo positivo-razionale → cerca di mediare/conciliare tra gli opposti per
trovare una sorta di equilibrio e grazie a ciò avviene (unificazione) - si può definire anche come una ri-
affermazione, infatti, si ottiene attraverso la negazione della negazione intermedia che è l’antitesi, tornando,
quindi, in maniera più potenziata, alla tesi iniziale (l’affermazione), questo aspetto è anche definito con il termine
tedesco Aufhebung che letteralmente vuol dire superamento, infatti, c’è un superamento dei momenti
precedenti ma allo stesso tempo li conserva - ciò che mantiene dalla tesi e dell'antitesi viene portata in una forma
più alta.
- si può arrivare ad una sintesi assoluta della filosofia? si, è quella di Hegel
- si può raggiungere una sintesi assoluta della realtà? si, è la sua epoca - questo non significa dopo
questo periodo finisce tutto, ma che ci saranno delle ripetizioni e non si scoprirà nulla di nuovo
Questa triade non va intesa in senso cronologico (uno dietro l’altro), ma in senso ideale, questo perché nella realtà esiste
solo la sintesi che però possiede come eterna condizione l’antitesi e come presupposto la tesi.
Esempio pratico: 1.scelgo l’università 2. la sceglie la mia famiglia per me 3. scelgo l’università che media tra i miei
interessi e i loro o semplicemente valuto i pro e i contro
DIFFERENZA TRA INTELLETTO E RAGIONE
Intelletto = è un tipo di pensiero statico che vede la realtà come un insieme di elementi finiti
Ragione = è un tipo di pensiero dinamico che è in grado di comprendere la relazione tra gli oggetti finiti e l’infinito.
→ ragione senso stretto = la mente, ragione senso ampio = il tutto, la realtà → mondo governato dalla ragione/razionalità
La dialettica ha, quindi, un significato ottimistico, infatti, cerca di conciliare gli opposti per portare ogni cosa all’ordine e
alla perfezione.
Il negativo è solo un aspetto superficiale e momentaneo essenziale per raggiungere il positivo.
Per questa ragione si parla anche di travaglio del negativo, come un bambino che deve venire alla luce → avviene il
superamento del negativo che però rimane sempre la molla grazie alla quale la realtà si sviluppa
La dialettica di Hegel ha un carattere chiuso o aperto? Il processo dialettico per Hegel è a sintesi chiusa. Se il processo
fosse aperto, cioè se non si concludesse mai, l'Assoluto non avrebbe mai il pieno possesso di se stesso.

SCHOPENHAUER (1788-1860)
Schopenhauer è un filosofo/studioso che nasce a Danzica nel 1788 da una famiglia benestante, infatti, il padre era un
banchiere e la madre possedeva un salotto letterario.
Il padre desiderava che anche lui intraprendesse la carriera della finanza, ma dopo numerose riflessioni Schopenhauer
decise di non assecondarlo, nonostante il forte legame nei suoi confronti.
Quando aveva solo 17 anni il padre si suicidò, alcune voci dicono che l'abbia fatto per colpa della madre, mentre
quest’ultima decise di andarsene in un paese della Germania chiamato Weimar e lì decise di ricostruire la propria vita
insieme ad un uomo che il figlio non approvava.
Tutti questi eventi lo hanno probabilmente portato ad odiare le donne e di conseguenza a scrivere alcune opere riguardo a
ciò → nell’opera “discorso sulle donne” spiega che è normale che una donna soffra in quanto sono sciocche e rimangono
per tutta la vita delle grandi bambine, e questo lo si può capire per esempio quando gioca con i bambini, infatti, essa si
mette al loro stesso livello - per tutti questi aspetti è destinata all’obbedienza.
Nonostante gli aspetti negativi, grazie al salotto della madre a Weimar, conosce Goethe, con il quale instaura un rapporto
di amicizia che però si spezza a causa di un disaccordo sull’uscita di un opera.
(molte opere di Schopenhauer vanno al macero, non aveva successo nei libri prima di morire).
Muore a causa di una malattia polmonare.

Schopenhauer prende spunto per le sue idee da numerosi filosofi e correnti filosofiche, come ad esempio:
1. Platone - la teoria delle idee (noi nella nostra mente abbiamo l’idea di perfezione, ma non avendone avuto
esperienza nel nostro mondo dobbiamo per forza averla vista in un altro mondo che è appunto l’iperuranio, il
luogo al di là dei cieli in cui nascono le idee e tutto è perfetto)
2. Kant - riprende il tema del mondo filtrato, per Kant noi vediamo il mondo attraverso una sorta di lente che ci fa
vedere le cose in un determinato modo, ma non possiamo sapere se sono così o meno; per Schopenhauer tutto ciò
che vediamo è un’illusione. *
3. L’illuminismo -
4. Romanticismo - da esso prende alcuni temi che saranno alla base del suo pensiero come ad esempio
l’irrazionalità, il tema dell’infinito e il tema del dolore, quest’ultimo però viene trattato in modo diverso, infatti,
per il romanticismo rimane un’ideologia tendenza all’ottimismo in cui il negativo può essere riscattato tramite il
positivo, mentre Schopenhauer ha una visione pessimista
5. L’idealismo - rifiuta questa posizione in quanto non serve per raggiungere la verità ma il successo e il potere, per
questa ragione definisce Hegel “un sicario della verità”
6. La spiritualità indiana - è stato il primo filosofo occidentale a cercare di recuperare alcuni pensieri dell’Oriente,
grazie a questo ha ottenuto un largo repertorio di immagini ed espressioni che ha poi utilizzato nelle sue opere ed
inoltre ammirava la sapienza orientale tanto che pensava che sarebbe stata in grado di svilupparsi e di avere
successo anche in Europa - nonostante questi aspetti alcuni suoi studiosi ritengono che le sue idee siano state fatte
in precedenza e solo dopo abbia riscontrato idee simili a quelle Orientali (sintonia). *
* Una delle idee più importanti della sua filosofia riguarda il concetto di fenomeno e noumeno trattato anche da Kant,
ovvero di ciò che appare e ciò che è in sè, ma di essi ha una visione completamente diversa: il fenomeno, secondo
Schopenhauer, è un sogno, un’illusione ed è reso tale da ciò che nella cultura orientale viene chiamato velo di maya,
mentre il noumeno è ciò che si trova dietro questo velo, dietro il fenomeno ingannevole e deve essere scoperto dal
filosofo.
Il fenomeno è, quindi, una rappresentazione, ovvero, una realtà che esiste solo dentro la coscienza soggettiva, e non fuori
di essa come affermava Kant, e si può definire una realtà in quanto è l’oggetto che viene conosciuto dal soggetto. La
rappresentazione è quindi composta da due parti essenziali e inseparabili: l’oggetto rappresentato e il soggetto
rappresentante, il quale coglie il primo e lo ordina in base alle tre (uniche) forme a priori: il tempo, lo spazio e la
casualità, la quale è l’unica categoria esistente per il filosofo, in quanto, le prime due sono riconducibili alla terza ed
inoltre ogni oggetto della realtà è casuale e irrazionale. → Kant ha trovato 12 categorie che ordinano la realtà
La casualità, inoltre, assume diverse forme a seconda degli ambiti in cui opera: si parla di principio del divenire quando
la necessità fisica regola i rapporti tra oggetti naturali, del conoscere quando la necessità logica regola i rapporti tra
premesse e conseguenze, dell’essere quando la necessità matematica regola i rapporti spazio-temporali e aritmetico-
geometrici e dell’agire quando la necessità morale regola i rapporti tra motivazioni e azioni.
Essendo la realtà illusoria, le forme a priori sono viste, da Schopenhauer, come dei vetri che deformano le cose e questo
porta a credere che in fondo la realtà non sia altro che un sogno → frase di Shakespeare: “SIAMO FATTI DELLA STESSA
SOSTANZA DI CUI SONO FATTI I SOGNI” ; frase di Platone: “CHE GLI UOMINI NON VIVONO CHE IN UN SOGNO”
[ L’uomo è un animale metafisico che, a differenza degli altri esseri viventi, è portato ad interrogarsi e stupirsi sulla propria esistenza]
Secondo Kant, inoltre, non è necessario capire se la nostra visione del mondo è illusoria o meno e soprattutto il noumeno
non può essere conosciuto, mentre per Schopenhauer tutto questo è possibile grazie alla rottura del velo che avviene in
seguito ad una attenta riflessione su di sé e sul proprio corpo.
↳ Riflettendo su di esso siamo in grado di comprendere che il corpo può essere sia oggetto, qualcosa che è visto da fuori
es. quando studiamo motoria ce lo raffiguriamo seguendo lo schema che abbiamo imparato fin da piccoli, ovvero, che la
testa sta in alto ed è collegata dal collo con il resto del corpo (per il bambino è importante conoscerlo in modo tale che
abbia la giusta percezione degli spazi per poter cominciare a camminare), sia soggetto, qualcosa che percepiamo
dall’interno e che permette di realizzare che tutti gli uomini e tutte le cose sono manipolate dalla volontà di vivere o
brama che è un impulso irresistibile che ci spinge ad agire e che ha come scopo il mantenimento della specie. (vale solo
per gli esseri viventi) → apprendere ciò ci rende infelici
→ esempi di volontà: l’apparato digerente porta alla volontà di nutrirsi, l’apparato sessuale porta alla volontà di riprodursi ecc…
→ per far capire meglio spiega che il rapporto che c’è tra volontà e corpo è lo stesso che c’è tra il fabbro e il martello,
il sole e la luna, il cuore e il cervello, il cavaliere e il cavallo ecc…

Come ho accennato prima, la volontà non è qualcosa che appartiene solo all’uomo ma ad ogni cosa esistente nel mondo,
solo il primo però se ne rende conto perché utilizza la ragione - definiti dormienti coloro che non usano la ragione,
mentre svegli coloro che la utilizzano insieme alla filosofia, ma il più consapevole di tutti è il genio → secondo Eraclito è
il filosofo.
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Cos’è l’io per Schopenhauer? è l’unione di coscienza, volontà e corpo - Schopenhauer è il primo a considerare l’uomo nella sua interezza
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Essendo la volontà al di là del fenomeno, ovviamente, non possiede le sue forme a priori ma dei caratteri che sono in
contrasto con quelli tipici del fenomeno, ovvero, è:
1. inconscia = è un impulso inconsapevole e irrazionale
2. unica = esistendo al di fuori dello spazio e del tempo, si sottrae al principio di individuazione
3. eterna = è al di là del tempo, quindi è senza un inizio e una fine
4. incausata = si trova al di là della casualità ed è cieca perché cerca solo sé stessa e non ha altri obiettivi: viviamo
solo per alimentare questa volontà di vivere - “miliardi di esseri (vegetali, animali, umani) non vivono che per vivere e
continuare a vivere” → questo va in contrasto con ciò che dice la religione → Dio è stato creato per cercare di dare un senso
a questa vita →non esistendo un Dio, Schopenhauer, affida tutte le caratteristiche date solitamente a quest’ultimo alla
volontà
Essa di può manifestare nel mondo in due modi:
1.Nelle idee, le quali sono a-temporali e a-spaziali
2.Nella realtà naturale, caratterizzata da spazio e tempo, la quale è ordinata in modo ascendente (dalla meno alla
più consapevole), queste fasi dell’oggettivazione della volontà sono disposte a piramide, alla base ci sono le forze
naturali, poi le piante e gli animali e in cima l’uomo → c’è quindi un grado di consapevolezza sempre più grande
L’uomo, una volta venuto a conoscenza di questa volontà, diventa infelice per due principali ragioni:
➢ capisce di essere manipolato dalla volontà
➢ il nome stesso di volontà equivale a dolore → la volontà è desiderio e quest'ultimo indica una situazione di tensione per
la mancanza di qualcosa e ciò porta al dolore→ seguire la volontà=sofferenza, quindi uomo=autodistruttivo
La vita è ,quindi, sofferenza, una sorta di pendolo che oscilla tra il dolore e la noia con qualche attimo di felicità. ↳ il
dolore è qualcosa di duraturo, la gioia è qualcosa di momentaneo che si ha nel momento in cui si raggiunge l’oggetto del
desiderio e la noia è ciò che precede la gioia, ovvero quando si è ottenuto ciò che si desiderava.
Il piacere nasce dal dolore, per esistere deve per forza esserci il suo opposto, ma il dolore è una condizione continua alla
base di ogni cosa e perciò non si origina dal piacere. → per far capire questo concetto utilizza una frase: ci sono molte
spine senza senza rose, ma nessuna rosa senza spine.
→ il dolore si manifesta in maniera diversa, nell’uomo, a seconda dell’età e delle circostanze ed inoltre è più profondo
perchè è più consapevole rispetto agli altri esseri viventi → il genio soffre in maniera ancora più intensa perché è colui
che è più sensibile ed intelligente e di conseguenza avrà una comprensione maggiore, rispetto agli uomini comuni, della
volontà → più si è intelligenti e più si soffre.
Si parla quindi di sofferenza universale e di pessimismo cosmico, infatti, il mondo è governato dalla legge della
sofferenza e tutto è portato ad una lotta crudele → la formica gigante Australiana quando viene uccisa tagliando in due le
parte del suo corpo, non muore subito, ma le due parti, non riconoscendosi come elementi di uno stesso corpo, iniziano a
lottare fino a quando non muoiono → se un essere vivente arriva a lottare contro sé stesso è evidente che la lotta con il
prossimo è inevitabile.
L’autodistruzione dell’uomo si può osservare negli ospedali → parla anche di Dante: spiega che il motivo per cui nella
sua commedia il dolore è descritto in maniera dettagliata e descrive pochi attimi di felicità è perchè lui in prima persona,
nella vita quotidiana, vive queste situazioni

Un’altra illusione data dalla natura per continuare a seguire la volontà è l’AMORE, il quale ha come unico fine
l’accoppiamento ed è un susseguirsi di desideri e di infelicità: due infelicità creano una terza infelicità → questa illusione
porta al desiderio di creare un’altra figura che però sarà anch’essa infelice.
Il fatto che l’amore serva solo all’accoppiamento è dimostrato dal fatto che la donna dopo aver partorito perde presto la
bellezza e anche dalle mantidi - dopo l’accoppiamento la femmina mangia il maschio.
→ non c’è amore senza sessualità e perciò l’amore è anche inconsapevolmente peccato e vergogna
Per tutte queste ragioni l’unico vero amore è quello che nasce dalla pietà → l’amore tra amici non è preso in
considerazione da Schopenhauer

La VOLONTÀ PUÒ ESSERE ESTIRPATA:
Il suicidio non è visto come un modo per eliminare la volontà per due principali motivi:
1. Estirpare = rifiutare la volontà, andarle contro → colui che si suicida non lo fa per andare contro la volontà, ma perchè
si trova in una situazione di disagio e non sa come liberarsene, ma vorrebbe vivere e quindi alimentare la volontà
2. La volontà è costretta ad abbandonare il soggetto suicida ma non smette di esistere

Per liberarsi della voluntas (coscienza di sé, causa di dolore) e raggiungere la noluntas (negazione della volontà) è
necessario raggiungere 3 principali momenti individuati dal filosofo:

1. L’ARTE: è disinteressata, senza un obiettivo e ha un carattere contemplativo, infatti contempla gli elementi della
realtà e ne crea un modello, ovvero, uno standard che si avvicina alla perfezione → collegamento con Platone: il
mondo è una copia dell’Iperuranio
Grazie a queste caratteristiche l’uomo è in grado di distrarsi, non tenendo conto della volontà e degli aspetti più
dolorosi della vita e ciò permette la conciliazione con l’infinito
→ Le arti possono essere di diverse tipologie e per questa ragione sono ordinate gerarchicamente: la più bassa tra
tutte è l’architettura, poi c’è la pittura, la scultura e la poesia, ma tra le arti che spiccano maggiormente ci sono la
tragedia, la quale è l’autorappresentazione del dramma della vita e la musica che è quella più profonda e che si
distingue dalle altre perchè non è imitazione di qualcos’altro ma è originale
↳ È necessario specificare, però, che ciò non porta ancora alla completa liberazione della volontà, ma è qualcosa di
temporaneo come una sorta di breve incantesimo

2. LA MORALE: non si intende la morale di Kant che nasce dalla ragione, ma è l’impegno dell’uomo ad
interessarsi al prossimo e ciò nasce dalla pietà o dalla compassione grazie al quale riusciamo ad immedesimarci
nelle sofferenze degli altri.
Essa si concretizza nella giustizia: è l’aspetto “negativo” in quanto consiste nel non fare il male ed essa nasce nel
vedere equamente distribuiti i dolori della vita, e nella carità (o agàpe): è l’aspetto “positivo”, ovvero la volontà
di fare del bene e questo è un tipo di amore disinteressato a differenza dell’eros che nasce per soddisfare la
volontà → con tutto ciò libera dall’egoismo ma non dal dolore, per questo serve il momento successivo (l’ascesi).
3. L’ASCESI: è l’unica vera via di libertà dell’uomo e corrisponde allo sradicamento della volontà, ottenuta
attraverso l’eliminazione delle manifestazioni della volontà (ciò che la nutrono), ovvero, con la rinuncia dei
piaceri.
È necessario, quindi, il digiuno, la castità, la povertà, il sacrificio e l'auto-macerazione → seguendo queste
indicazioni, però, si arriva ad una eliminazione/sterminio di massa → Schopenhauer è il primo a non seguire
queste indicazioni
Come nel cristianesimo l’ascesi si conclude con l’unione con Dio, quella di Schopenhauer si conclude con il
NIRVANA buddista che è uno stato completo di beatitudine, pace, luminosità e serenità e non è inteso in senso
religioso

LA CRITICA ALLE VARIE FORME DI OTTIMISMO


Schopenhauer è chiamato MAESTRO DEL SOSPETTO, come anche Freud, Marx e Nietzsche[], questo perché sospetta
degli ottimismi, delle ideologie e perciò cerca di smascherarli.
→ critica la filosofia accademica di Stato perché secondo lui chi viene pagato per pensare non può filosofare liberamente
Le diverse forse dell’ottimismo sono 3:

1. OTTIMISMO COMICO: ottimismo cosmico è quel pensiero che vedeva il mondo come perfetto e governato da
una figura superiore, come Dio, o nel caso di Hegel da una forte razionalità (trionfo della razionalità) → questa
visione anche se in grado di rassicurare le persone è palesemente falsa in quanto la vita e la realtà sono il luogo
dove sperimentiamo il massimo livello di irrazionalità e per questo sono definite da Schopenhauer il teatro
dell’illogicità e dalla sopraffazione → è verificabile grazie alla società (l’uomo non sta in società perché è un
animale sociale, ma per ottenere dei vantaggi, come la protezione) e alla natura dove domina la legge della
giungla secondo la quale non essendoci leggi certe, è meglio prevalere sull’altro.
→ crea le prime basi per l’ateismo filosofico che poi sarà ripreso da Nietzsche

2. OTTIMISMO SOCIALE: Come dicevo anche prima, l’uomo non è buono (come diceva rousseau) o sociale ma
crea lo stato e le sue leggi per proteggersi dal conflitto presente in natura → collegamento con Hobbes: “l’uomo è
lupo all’altro uomo” → per questo accusato di misantropismo

3. OTTIMISMO STORICO: Critica ogni forma di storicismo, infatti, secondo lui la storia non deve essere
considerata come una vera e propria scienza in quanto anch’essa è illusoria, ovvero, ci fa credere che nell’uomo
sia possibile un cambiamento, un progresso, ma non è corretto, infatti, il destino dell’uomo rimane sempre lo
stesso: si nasce, si soffre e si muore → l’unico scopo della storia è, quindi, quello di rendere consapevole di tale
aspetto l’uomo
È importante che ciò avvenga perchè capire che qualcosa è immutabile significa che si è consapevole che non si
può fare nulla per cambiare le cose, mentre se è mutabile è possibile un cambiamento
→ la presa di coscienza da parte dell’uomo è collegabile a Marx il quale credeva che fosse necessaria la
coscienza di classe per capire di essere sfruttati dalla classe borghese (capitalistica)

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