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MOVIMENTO PER LA METAMORFOSI DEL MONDO : IL MANIFESTO tradotto in

italiano!
Scritto da MarioEs
sabato 30 maggio 2009

Sono orgoglioso di poter presentare - ritengo in esclusiva per l'Italia - il Manifesto del Movimento
per la Metamorfosi del Mondo redatto da Edgar Morin, Pierre Gonod e Prince Paskua.
Quest'ultimo è un artista francese che si è fatto promotore del movimento e di cui di seguito
potrete vedere alcune foto di altrettante sue opere.
Prince Paskua sarà ospite al Brain 2 Brain Club su Second Life il 28 GIUGNO prossimo e
quindi potrete fargli in diretta tutte le domande che vorrete!
Buona lettura intanto e, se riterrete, diffondete e condividete!

"Permetteteci di salutarvi e di congratularmi per la vostra iniziativa di costituire il gruppo la


"Metamorfosi". Non stupisce che i primi a impegnarsi in questa battaglia per il futuro siano gli
artisti.
Essi avvertono più profondamente e più velocemente di altri le sofferenze e le speranze del mondo,
le loro opere liberano delle forze generatrici. Vi invitiamo a mettere i vostri talenti a servizio del
vasto movimento per la trasformazione del mondo di cui voi sarete i pionieri.
L’opera singolare del nostro amico Paskua ne incarna l'avanguardia. Noi siamo i testimoni e gli
attori della crisi del mondo che colpisce tutte le sfere. Un sistema di analisi sistemica mostra che
essa è il risultato di un groviglio di molteplici componenti, di relazioni e retroazioni innumerevoli che
si tessono tra processi estremamente diversi e aventi per fondamenti i sistemi economici, sociali,
demografici, politici, ideologici, religiosi, religiose, l’etica, il pensiero, lo stile di vita, l'ecosistema,
tutti in crisi.

L'astronave Terra non ha pilota. I suoi quattro motori, scienza, tecnologia, economia, il profitto,
sono tutti incontrollati. In mancanza di una governance mondiale, la nave va al disastro.
Questa è l'ipotesi più probabile.
L'improbabile è la capacità di trovare in tempo utile una guida che segua un altro percorso che
permetta di affrontare le questioni di vitale importanza per l'umanità, in primo luogo il degrado
della biosfera, incluse le minacce nucleari che non sono scomparse.

Ci vorrebbe una metamorfosi, che nello stato di coscienza attuale è un’ipotesi improbabile, anche
se non pari a zero. Ma che cosa è, in realtà, una metamorfosi? Il passaggio da una forma ad
un'altra e, in biologia, una trasformazione importante del corpo e dello stile di vita e nello sviluppo
di alcuni animali come gli anfibi e alcuni insetti. Così si parla della metamorfosi delle farfalle o delle
rane. Qui l'auto-distruzione è anche auto-costruzione, un’identità mantenuta nella diversità.
Più in generale, la nascita della vita è una metamorfosi di un prodotto chimico-fisico. Le società
storiche società lo sono diventate a partire da un aggregato di società arcaiche. La vita e la società
sono il prodotto di metamorfosi. Esse sono in pericolo. La storia è anche il tragico risultato di
sviluppare la capacità di distruggere l'umanità. È pertanto l'assoluta necessità di una meta-storia.
Essa non ha la fine della storia, in contrasto con la tesi di Fukuyama che aveva licenziato il trionfo
del capitalismo alla conclusione della sua durata. Le abilità creative non sono esaurite. Un'altra
storia è possibile. Ci sono motivi di speranza.

L'Uomo Generico, Marx esprime le sue virtù e la creatività generativa connesse alla sua umanità.
Queste capacità sono sempre presenti nell’uomo. È possibile utilizzare la metafora delle cellule
staminali latenti in un organismo adulto che la biologia moderna ha rivelato. Allo stesso modo, vi
sono società standardizzate, stabilizzate, rigide, generatrici di stress che affliggono la creatività. Il
"Movimento artistico internazionale per la metamorfosi del mondo", creato dall’artista Paskua è la
prova della possibilità di poter sovvertire questo mondo.

Attualmente la crescente crisi finanziaria ed economica ha scosso i leaders e gli economisti


risvegliandoli dal loro torpore per "riformare il capitalismo".
È una crisi che alcuni si ostinano a considerare come un evento ciclico. Ma l’attuale crisi è sistemica,
globale, multi dimensionale molto vasta e profonda che coinvolge tutti i popoli. Ed è tra i popoli che
si risveglieranno le forze creative e la volontà di trasformazione. E pur se è vero che una rondine
non fa primavera, è altrettanto vero che sono evidenti i segnali di risveglio.
Così, da Seattle a Porto Alegre è palese la volontà di replicare alla globalizzazione tecno-economica
attraverso lo sviluppo di altre forme di globalizzazione, verso l’elaborazione di una vera e propria
politica dell’umanità, che dovrebbe andare oltre l'idea di sviluppo.

Nessuno può ignorare l’aspirazione multimillenaria degli uomini alla armonia, che via via ha preso la
forma di paradisi utopici, ideologie libertarie, socialiste, rivoluzioni comuniste e le rivolte giovanili
degli anni 60 anni (Pace-Amore). Questa aspirazione non è scomparsa. Essa si manifesta in una
miriade di pensieri, di iniziative, di azioni multiple disperse nella società civile che sono
sistematicamente ignorate da un sistema politico-amministrativo estremamente sclerotizzato.

I grandi movimenti di trasformazione cominciano sempre in maniera modesta, marginale, deviante,


quasi in modo invisibile. Così è stato per le grandi religioni, Buddha, Gesù, Maometto, e così hanno
iniziato il loro sviluppo anche il capitalismo, la scienza moderna, il socialismo. Oggi l’altro-
mondismo può essere espresso semplicemente come: il desiderio di un mondo diverso.

Sono emerse centinaia di proposte, ma questo non è sufficiente a fondare una società coerente,
alternativa, realistica e visionaria. Con le nostre “7 riforme fondatrici”, intendiamo fornire un
“supplemento d’anima" per realizzare una "Nuova via".

Per perseguire questo scopo, le 7 principali linee guida proposte sono:

1. la riforma del sistema politico,


2. una politica dell’umanità e della civiltà,
3. riforme economiche,
4. riforme sociali,
5. riforma del pensiero,
6. riforma dell’educazione,
7. riforma della vita e riforma morale

1. La riforma della politica: politica dell’umanità e della civiltà.

Il sentiero è stato tracciato da una serie di lavori per rigenerare il pensiero politico.
Sono più di 40 anni che Edgar Morin constata la crisi della politica a tutti i livelli. La politica ne
mette in mostra la difficoltà, il fallimento della gestione di una politica per l’intera umanità o
antropolitica. Questo ultimo importante concetto deve essere sviluppato e ampliato in lavori
successivi.

Oggi, con la globalizzazione, la crisi politica è più profonda e generalizzata, interessa tutti i livelli e
porta a pensare continuamente e, contemporaneamente, a livello mondiale, continentale, nazionale
e locale.

La politica planetaria e dell’umanità è "la patria mondiale" erede dell’ internazionalismo pratico,
ancora in germinazione nel seno dell’ alter-mondialismo.

Essa è preposta per salvaguardare l'unità e la diversità umana. Il tesoro dell’ unità umana è la
diversità, il tesoro della diversità è l'unità. Di qui la necessità di istituzioni planetarie per
salvaguardare l'umanità, competenti per affrontare i problemi di vita e di morte della biosfera,
dell'economia, delle disuguaglianze sociali, dello status inferiore delle donne, delle armi di
distruzione di massa.

Nel mondo globale, lo sviluppo della coscienza mondiale è la dimensione della sfida, ed è
inseparabile da quello del comune destino dell'umanità. Questa piena coscienza, ancora embrionale,
sarà la condizione della riforma dell’ONU, esempio di una società mondiale dotata di un sistema
giuridico, di una governance, di un orizzonte di democrazia, di solidarietà, di fraternità. A sua volta
l'istituzione retroagirà positivamente sullo sviluppo della coscienza planetaria.
E anche a livello globale, è necessario rivedere l'idea di sviluppo, che è diventato il filo conduttore
di tutti i discorsi politici. Dobbiamo andare oltre il concetto o sviluppare l'idea stessa.

Il suo fallimento risiede nel suo esclusivo nucleo tecnico-economico basato esclusivamente sul
calcolo. Lo sviluppo tecno-economico è concepito come la locomotiva che deve necessariamente
portare democrazia e vita migliore. La realtà è più ambivalente. E’ anche la distruzione della
solidarietà tradizionale, l'esacerbazione degli egoismi, e in ultima analisi, l'ignoranza dei contesti
umani e culturali.
Infatti, lo sviluppo, così come è stato praticato, si applica in modo indifferenziato a delle società e
culture molto diverse, indipendentemente dalle loro peculiarità, dalle loro conoscenze, dalle
competenze, dalle arti della vita, qui compresi presso i popoli che l’hanno ridotto ad una visione
analfabetica allorquando si ignorano le ricchezze delle loro culture orali tradizionali.

Lo sviluppo ripensato deve rispettare le culture e integrare ciò che è valido nell’attuale idea di
sviluppo, ma per la progettazione nel contesto specifico di ogni nazione o cultura.

La politica di riforma della civiltà riguarda tutte le parti del mondo occidentalizzato. Essa
contrasterebbe i crescenti effetti negativi dello "sviluppo" della nostra civiltà occidentale,
tenderebbe a ripristinare la solidarietà, a ri-umanizzare le città, rivitalizzare il paesaggio. Essa
rovescerebbe l'egemonia della quantità a vantaggio della qualità, della qualità della vita "meno ma
meglio", contribuirebbe alla riforma della vita.

Il concetto di sviluppo deve essere necessariamente riconsiderato, superando l'alternativa di


crescita / declino, esso terrebbe conto di ciò che deve crescere o decrescere, ciò che dovrebbe
restare fermo, al termine di una riflessione più complessa della crescita a qualsiasi prezzo.
Tale riforma, di portata globale, potrebbe e dovrebbe essere portata a livello nazionale, e per
estensione a livello continentale. L'Unione Europea e l’America Latina sembrano più maturi per
intraprendere questa nuova strada.

2. Le riforme economiche

La crisi finanziaria, la recessione economica, i piani di salvataggio del credito, condizione permissiva
del capitalismo, la protezione da parte dello Stato di intere industrie, come le automobili, il rilancio
di spese per infrastrutture, conducono i leaders di un mondo ora pienamente capitalista per cercare
di riportarlo sotto controllo, di piazzare "un pilota a bordo di un aereo". In concomitanza con il
nostro incontro e questo appello, il G20 si riunisce.
Vedremo che cosa ne verrà fuori. Vedremo se si tratterà di un gioco a somma zero, ognuno
proteggendo la sua economia e guardando che i partners ne beneficino. Le vittime della crisi non
sono i banchieri, né i ricchi, ma i poveri dei paesi ricchi e i poveri dei paesi poveri.
La recessione crea disoccupazione, ma è anche un pretesto per i licenziamenti, nel quadro di una
feroce concorrenza, ridurre i costi salariali per garantire i profitti. I dirigenti del mondo non sono
improvvisamente colpiti dalla grazia della notte francese del 4 agosto 1789 e l'abolizione dei
privilegi, la maggior parte di loro ne sono i difensori. Occorre pertanto, oltre ai vincoli del sistema di
salvataggio, la spinta delle forze sociali disperse in tutto il mondo per dare un senso alle misure e
aprire un nuovo percorso, stabilire un'istituzione permanente, una sorta di Consiglio di sicurezza
economica, responsabile della regolamentazione dell'economia globale e del controllo delle
speculazioni finanziarie.

La produzione energetica in base al modello attuale è la grande sfida del secolo. Essa però non è
più sostenibile, non solo a causa dell’esaurimento, giorno dopo giorno, delle risorse petrolifere, ma
del deterioramento ambientale, del cambiamento climatico, di cui è verosimilmente una delle
cause. Noi non sottovalutiamo il movimento di ricerca e di sviluppo per migliorare i rendimenti
energetici e le energie rinnovabili, ma il movimento tiene principalmentealla riforma del modello
dello sviluppo e dello stile di vita.

Occorrerà, inoltre, far fronte ad un altra sfida globale: nutrire l'umanità. Anche se il boom della
popolazione ha subito un rallentamento, resta il fatto che tra- 50 anni ci sarà – salvo una pandemia
mondiale - 9 miliardi di esseri da nutrire. I terreni coltivabili non sono estensibili, occorrerà
aumentare la resa del terreno. Come? Con l'uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi, di cui possiamo
misurare i danni prodotti nei paesi che hanno industrializzato la loro agricoltura? L’irrigazione, che
consuma la maggior parte di acqua, che, del resto, sta diventando una risorsa scarsa? Dalla
modificazione genetica degli organismi, con le interrogazioni per l'ambiente e la tutela dei contadini
dai monopoli?
Politiche energetiche e della fame possono essere in opposizione. Produrre i biocarburanti a base di
prodotti agricoli significa implicitamente dare la priorità all'attuale modello di consumo energetico, e
mettere in secondo piano tutto il resto .La comunità internazionale deve fare scelte chiare. Quale
altro modello è proponibile?
Prima un New Deal composto da un vasto gruppo di programmi collettivi rapportati all’umanità.
Occorre integrare questi grandi programmi mondiali con programmi continentali e nazionali.
La liberazione della tirannia dei mercati locali, richiede lo sviluppo di una economia pluralistica a
livello locale. Ci sono alcune iniziative in corso, come la creazione e l'espansione dei mutui, le
cooperative di produzione e di distribuzione, le cooperative di donne in Africa e in Asia, negozi di
alimentari, il commercio equo e solidale, le imprese cittadine, l'agricoltura e l'agricoltura biologica, i
micro-credito o valuta locale. Tutte queste azioni di basso livello, nate nel sistema e a causa del
quale, sono come crisalidi pronte alla metamorfosi.

3. Le riforme sociali
Il mondo grida per la disuguaglianza e l’ingiustizia. Gli ideali libertari, socialisti, comunisti, li hanno
storicamente combattuti. Ancora una volta l’internazionalismo , ma questa volta planetario, è
all'ordine del giorno. La povertà continua a colpire ancora una gran parte della popolazione del
mondo, benché le disponibilità scientifiche tecniche non sono mai state così grandi. Le
disuguaglianze si esprimono in modo grossolano attraverso le disuguaglianze del PIL tra le nazioni e
le persona.

Il vecchio sogno di utopia egualitaria, per esempio, una rendita universale di vita, rimane una
aspirazione che non è quella delle attuali istituzioni internazionali. Le differenziazioni sono cresciute
con la globalizzazione. Il Terzo mondo degli anni ‘60 è stato distrutto. L'economia del petrolio ha
creato una situazione di rendita ai paesi del Golfo, che hanno fatto appello ai migranti, agli schiavi e
ai negletti. La Cina, orientatasi verso il capitalismo selvaggio, realizza l'accumulazione primitiva a
scapito delle masse contadine. Il suo salto industriale per i beni manufatturieri per uso industriale
che ha permesso , per fortuna, dei progressi nel tenore di vita interna, ha come contropartita la
perdita di posti di lavoro altrove e la pressione sui salari dei paesi sviluppati. Il problema è la
distribuzione dei profitti su scala globale. Come si può migliorare il tenore di vita nei paesi in via di
sviluppo senza alterare quello dei paesi sviluppati e ridurre le disuguaglianze in tutto il mondo?
Come far convergere delle forze sociali difendendo le loro rivendicazioni in un insieme più ampio
dominato da imprese multinazionali?

Noi, in Europa, potremmo essere in grado di fornire delle prime risposte. L’armonizzazione salariale
"verso l'alto" è la battaglia futura, perché è chiaro che il capitale si adopererà per far sostenere il
peso della crisi ai suoi dipendenti. L'armonizzazione della protezione sociale, e quello della
tassazione, sono altri progetti.

Un altro problema è quello del pensionamento degli anziani. Fortunatamente, l'aspettativa di vita è
aumentata grazie ai progressi nel campo della medicina e dell’igiene. Ma questo prolungamento è
molto disuguale nel mondo, per esempio, tra Haiti e il Giappone, e in Francia fra i dirigenti e gli
operai. La conseguenza dell’allungamento della vita è l'invecchiamento della popolazione, e con
essa, la difficoltà di finanziamento delle pensioni per tutti e della protezione sociale. Un grande
problema che non può essere rimandato aspettando l’ipotetico ricambio generazionale e che mette
alla prova la solidarietà intergenerazionale. Bisogna creare norme mondiali ancora una volta, in
linea con la problematica sociale.
Le riforme economiche e sociali sono collegate ricorsivamente. Le scelte nella divisione
internazionale del lavoro determina la scelta sociale e viceversa. Esse devono essere trattate
insieme anticipando le loro conseguenze, ivi compreso il loro impatto geopolitico.

4. La riforma del pensiero

E' difficile pensare l’attuale crisi globale e le sue prospettive. Soprattutto quando la velocità delle
trasformazioni e la globalizzazione agiscono su tutte le sfere sfocandone le rappresentazioni. La
complessità della situazione dà le vertigini e ingenera nella maggior parte di noi un senso di
impotenza e di terrore che ci induce ad abbandonarne la comprensione e l’azione.

L'attuale frammentazione del pensiero rende impossibile la comprensione del mondo. La chiusura
disciplinare non permette di raccogliere e sviluppare i problemi fondamentali e globali per cui si
rende indispensabile la necessità di un pensiero complesso che possa collegare le conoscenze, il
particolare al generale, il generale al particolare, che possano concepire la relazione dal globale al
locale e dal locale al globale. I nostri modi di pensare devono integrare un andirivieni costante tra
questi livelli. Per dominare la complessità del mondo, il sistema del pensiero deve essere
complesso.

Se le nostre menti restano dominate da un modo limitato, incapace di cogliere le diverse realtà
nella loro complessità e nella loro interezza, se il pensiero filosofico resta bloccato in giochi effimeri,
allora andremo verso la catastrofe. Solo un pensiero in grado di comprendere non solo la
complessità delle nostre vite, dei destini, la relazione fra individuo – società - spazio ma anche
quella dell’era globale, si può fare la diagnosi della corsa del pianeta verso l'abisso e stabilire le
linee guida che permetteranno di dare un filo conduttore alle riforme essenziali.
In breve, solo un pensiero complesso può darci i mezzi per preparare il cambiamento globale,
sociale, individuale e antropologico.

5. La Riforma dell’Istruzione

Forse è la condizione prioritaria per lo sviluppo di tutto il resto. L'istruzione rappresenta una guida
alla vita, individuale e collettiva, un modello che si trasmette tra generazioni. Si tratta di un
rilevante sistema di potere, di inerzia e tempi lunghi. È per questo che è al centro dell'evoluzione
della società. La trasmissione delle conoscenze non rende immuni da errori e illusioni, che sono i
parassiti dello spirito umano. Si ripropone di armare ogni mente nella lotta vitale per la chiarezza .
È pertanto necessario introdurre e sviluppare nell’insegnamento lo studio del caratteri celebrali,
mentali, culturali, dei processi e le modalità della conoscenza, delle disposizioni tanto psichiche
quanto culturali. Questa osservazione preliminare solleva il problema della adeguatezza della
formazione attuale e del suo contenuto.

I principi di una conoscenza pertinente sono i seguenti: promuovere una conoscenza in grado di
cogliere le questioni globali e fondamentali per includere le conoscenze parziali e locali, insegnare la
condizione umana, spiegare l'identità terrena, educare alla comprensione degli altri. Pertanto è da
questi punti che bisogna partire per costruire nuovi curricula.
L'istruzione deve contribuire, non solamente ad una consapevolezza della trinità individuo – specie
- società e ciò che essa implica, come il comportamento frontale nei confronti di altre persone e
della natura con la nostra Terra -Patria, ma anche garantire che questa consapevolezza si traduca
in un desiderio di ottenere la cittadinanza della Terra.
6. La riforma della vita

Questo è il problema concreto sul quale dovrebbero convergere tutte le altre riforme.
Le nostre vite sono inquinate e degradate dal mostruoso stato delle relazioni fra uomini, individui e
popoli, dalla diffusa incomprensione degli altri, dal prosaicismo dell’esistenza consacrata da
stereotipi che non danno soddisfazione, e infrangono tutto il mondo attuale, in contrapposizione alla
poesia dell’esistenza, che è congenita all'amore, all'amicizia, alla comunione e al gioco.

Trovare un modo di vita è un tema molto antico affrontato dai saperi tradizionali delle differenti
civiltà e in Occidente dalla filosofia greca. La riforma della vita mira a rigenerare l'arte di vivere in
arte di vivere poeticamente. Si presenta in modo particolare nella nostra civiltà occidentale,
caratterizzata dall’ industrializzazione, l'urbanizzazione, la ricerca del profitto, la supremazia della
quantità sulla qualità…
La civiltà che regna oggi sul pianeta apportando non solo i suoi innegabili miglioramenti, ma anche i
suoi innegabili difetti e le degenerazioni che sono state risvegliate nel mondo occidentale prima e
che ora hanno colpito tutto il mondo.

L'uomo ora vive in una “Tecnosfera”.

Ne è parte integrante. Nonostante la recente crescita delle biotecnologie è la civiltà meccanica che
domina già dall'epoca della rivoluzione industriale del XX secolo, e di cui la robotizzazione
costituisce il punto dominante. Il cronometro è il maestro, e con lui il ritmo del lavoro, la riduzione
del tempo libero e lo stress, i flussi tesi nell’impresa, contratti dalla competitività e dal profitto a
breve termine. Le nuove tecnologie dell'informazione disibinitorie della comunicazione personale,
diventano una tirannia con il telefono portatile, a causa del quale si perde la libertà della persona
che può essere monitorata e rintracciata ovunque.
Così, la combinazione dello sviluppo della civiltà industriale sotto l'influenza delle nuove tecnologie
e delle nuove condizioni di lavoro e profitto, provocano un cambiamento nel corso del tempo,
l'urgenza si trasforma in istantaneità. Il culto dell’urgenza, ha portato ad una società malata di
tempo e che perde il tempo di vivere. E si difende rivendicando il tempo libero.
La società ne diviene cosciente e reagisce con i mezzi a sua disposizione. Il desiderio di una "vita
reale" è visto come antidoto al male fisico, morale e spirituale dal ricorso all’ uso di psichiatri,
psicoanalisti, ai psicotropi, stupefacenti e varie dipendenze. Essa si rivolge anche alla religione,
all'occulto, per soddisfare i propri bisogni spirituali soffocati da una civiltà dedicata ai bisogni
materiali, all'efficienza e alla potenza.

La Riforma della vita ci deve condurre ad una migliore qualità della vita, a ritrovare un senso
estetico, attraverso l'arte, naturalmente, ma anche in relazione alla natura, in relazione al corpo, e
a rivedere le nostre relazioni interpersonali, ad inglobarci nella comunità, senza perdere la nostra
autonomia. Questo è il tema della convivialità evocata da Illich negli anni ‘70. Ci sono ormai
ovunque, i semi di questa riforma. Essi appaiono come il desiderio di un' altra vita, la rinuncia di
uno stile di vita lucrativo per una vita nuova, che sceglie di vivere meglio con se stessi e con gli
altri, e contemporaneamente fra se stessi e il mondo.

Questo anelito di vivere in modo "diverso", si manifesta in molti modi nella poesia della vita, nell'
amore, nelle feste, negli amici e nei rave parties. Se si considera l’insieme di tutti questi fattori, che
individualmente sembrano insignificanti, è possibile dimostrare che la riforma della vita è sancita
nelle possibilità della nostra civiltà. Il denominatore comune è : prima la qualità rispetto alla
quantità, il bisogno di autonomia è legato alle esigenze delle comunità, la poesia dell’amore è la
nostra verità suprema. La consapevolezza che "la riforma della vita" è una delle aspirazioni
fondamentali della nostra società è una leva che ci può aiutare ad aprire la via.

7. La riforma morale

Che vite barbare! Noi non siamo civilizzati internamente. La possessività, la gelosia,
l'incomprensione, il disprezzo, l'odio, la delusione di se stessi e degli altri sono il nostro quotidiano.
Gli inferni domestici sono microcosmi di un inferno più ampio delle relazioni umane.

Ricadiamo su una preoccupazione antica dal momento che i principi morali sono presenti in tutte le
grandi religioni universalistiche come anche nella morale laica. Ma le religioni che hanno sostenuto
l'amore del prossimo hanno scatenato dell'odio terribile e nulla è stato più crudele in quelle religioni
di amore.

Sembra chiaro che la moralità debba essere ripensata e che la riforma debba essere inclusa nel
cuore del soggetto. La riforma morale richiede, in primo luogo, l'integrazione, nella sua propria
coscienza e la sua propria personalità, un principio di auto-riesame permanente, perché senza la
conoscenza, noi non si menta a noi stessi, e non ci si inganni senza sosta.

Se si definisce il soggetto umano come un essere vivente in grado di dire "io", vale a dire una
posizione che lo pone al centro del suo mondo, si avvera la condizione che ognuno di sé che porti in
sé un principio di esclusione ( nessuno può dire 'io' al mio posto). Questo principio si comporta
come un auto-affermazione egocentrica, che da la priorità a se stessa sulle altre persone
incoraggiando l'egoismo.
Allo stesso tempo, il soggetto è un portatore del principio di inclusione che ci dà la possibilità di
includerci in un rapporto con gli altri, con i nostri (famiglia, amici, casa), e che compare al
momento della nascita in cui il bambino sente un disperato bisogno di attaccamento. Questo
principio è una quasi-integrazione dentro un noi, e che subordina il soggetto, a volte fino al
sacrificio della sua vita. L'essere umano è caratterizzato da questo doppio principio: uno porta
all’egocentrismo, a sacrificare gli altri per sè, l'altro porta all’altruismo, all'amicizia, all'amore...
Tutto nella nostra civiltà, tende a promuovere la logica egocentrista. La logica altruista e solidale è
presente ovunque, inibita e dorme, e può svegliarsi. E’ dunque questa logicità che deve essere
sviluppata.
Bisogna concepire ugualmente un’etica a tre dimensioni in virtù della trinità umana individuo-
società-specie, i tre sono in interrelazione permanente. In questo senso necessita di un reciproco
controllo dalla società all’individuo e dall’individuo alla società cioè la democrazia, e al XXI secolo la
solidarietà terrestre.
L'etica deve essere formata nella mente dalla consapevolezza che l'uomo è di volta in volta
individuo, parte di una società, parte di una specie. Ognuno di noi ha dentro di lui questa triplice
realtà. Inoltre, ogni sviluppo veramente umano deve includere lo sviluppo congiunto delle
autonomie individuali, dalla partecipazione della comunità e dalla consapevolezza di appartenere
alla specie umana.
Da lì prendono forma le due grandi finalità etico-politico del nuovo millennio: stabilire un rapporto
di controllo reciproco tra la società e gli individui dalla democrazia, concepire l'umanità come una
comunità globale.

In conclusione: limiti e possibilità

Le riforme sono interdipendenti. Le Riforme morali, del pensiero, dell'istruzione, della civiltà e della
politica, quella della riforma della vita si richiamano a vicenda. Pertanto, il loro sviluppo creerebbe
una sinergia, una nuova dinamica che varrebbe più che la loro somma.

Si tratta di un enorme potenziale, ma dobbiamo anche essere consapevoli dei loro limiti. Non è solo
l'Homo sapiens, faber, economicus, ma anche demens, mythologicus e ludens ... Non potremo mai
eliminare la capacità di delirio, non si potrà mai razionalizzare l'esistenza (il che sarebbe del resto,
la normalizzazione, la standardizzazione, la meccanizzazione). Non si potrà mai raggiunger l'utopia
di armonia permanente, di felicità assicurata. Ciò che possiamo sperare non è il migliore dei mondi,
ma un mondo migliore.

Tornando al punto di partenza: ci stiamo muovendo verso l'abisso. Ma ci sono miliardi di crisalidi
vegetali, animali, umani, che sono in metamorfosi. Sono delle immense potenziali forze, ma
condizionate dal loro ambiente. Per quanto riguarda l’umanità delle forze , ancora virtuali, in
sostanza, devono mobilitarsi. L'abisso come le metamorfosi non sono fatali.
Il Cammino delle sette riforme proposte qui sembra l'unico modo per rigenerare sufficientemente il
nostro mondo, per realizzare la trasformazione di un mondo migliore. Per renderla realtà c’è
bisogno della mobilitazione di tutti coloro che aspirano, in un vero e proprio Movimento per la
metamorfosi del mondo".

Edgar Morin, filosofo, sociologo


Pierre F. Gonod, futurista, politico
Prince Paskua, artista

Traduzione di IVONNE CITARELLA aka BABY POOLEY in Second Life


© 2009

Biography of PRINCE PASKUA


Paskua (born in Rouen in 1959) is an artist who lives and works in French Polynesia on the island of
Bora Bora, Islands Windward Islands (Raiatea, Huahine, Maupiti ...).
Painter called "outsider" and "Singular" (Jeannine Rivais in monograph "Paskua, Outside In Tahiti")
or "neo-expressionist," he sets himself his fetish of erotic ritual appearance punk post neo-dada. "
Anarchist ( "anartiste" according to its terms) it is "from the antipodes to the vanguard of the
overthrow of a world upside down" . It was at that Raiatea was nicknamed the "Tahua" (The
dispatch from Tahiti, 22 February 2008) (which means reo maohi: the healer, the shaman, literally
"one who sees").

It initiates and co-sign with the philosopher and sociologist Edgar Morin, the futurist and political
scientist Peter F. Gonod, the "Movement for the Metamorphosis of the World" which he illustrates
the Manifesto.

It is the first artist to have Polynesian integrated collections of European museums during his
lifetime, according to Jean-Marc Pambrun, the Director of the Museum of Tahiti and the Islands.
Paskua practice expressionist painting in the tradition of Cobra (Alechinsky, Appel, Jorn ...), neo-
expressionist German (Georg Baselitz, Anselm Kiefer, Jonathan Meese, actions Viennese (Hermann
Nitsch, Otto Muehl) and the American Louise Bourgeois on supports polymorphic - torn and charred
wood, termite and old copra bags torn.

It uses a raw material consisting of an alchemy of resins, foam polyurhétane, pigments, feathers
and natural fibers, used in swaddling (PAHI), old towels as a painter, and the cocktail "Gitmo",
blood, semen and feces as the use of prisoners in Guantanamo Bay camp against their captors
( "Courrier International", August 2007). Sometimes, Paskua uses dolls mummified fetus.

In his recent works Paskua introduces the dimension of a relational anesthetics by transforming old
effilochures copra bags on which he painted in "memory nodes" made public by the participant. Its
objective is that the work thus becomes a collective, ongoing creation / destruction, until the
original track that started to disappear from view in the accumulation of memory nodes. In the
Polynesian vision, the work has become "TO'O", literally "container of the gods", a fetish object
loaded with a memory of an almost organic energy - the "mana", the power of horror (Julia
Kristeva) and creator of the social bond (Mauss).

Arnau Puig, the Catalan art critic and co-founder with Antoni Tàpies movement Dau al Set writes
that "The work of Paskua is wonderful. It expressionism became worship. It is a very high success
comparable plastics the greatest modern and contemporary artists as part of the history of Western
art, which reflects the extraordinary culture that Antipodean Paskua a very personal and we learn
to love. "[
Paskua practice expressionist painting in the tradition of Cobra (Alechinsky, Appel, Jorn ...), neo-
expressionist German (Georg Baselitz, Anselm Kiefer, Jonathan Meese, actions Viennese (Hermann
Nitsch, Otto Muehl) and the American Louise Bourgeois on supports polymorphic - torn and charred
wood, termite and old copra bags torn.
Paskua exhibited regularly in Tahiti, Oceania, New York and Europe. He has directed numerous
shows in Australia, the United States, Italy, France and Spain.

He received a large solo exhibition in Spain, Barcelona Pignatelli Palace, at the invitation of Artistic
Rieal Circle of Catalonia, in November 2007 and the AntigAlerie (Paris).
He was invited in 2007 to the Biennale de Lyon, Biennale Internationale d'Art Outside the Norms.
He participated at Art Expo New York 2008 at the booth of the ECAP (Espace Contemporain des
Arts du Pacifique)
His works have been presented at Studio 413 in New York in June 2008 by the curators of the
Guggenheim Museum in New York.
In May 2008, for the exhibition "Mana" at the Museum of Tahiti and the Islands, he introduced one
of his works destroyed by fire, a traditional kite mao'i, that this action as "auto - implementation of
a fetish for intangible non-zero value. "
It contributes to the Abode of Chaos Thierry Ehrmann at the Borderline Biennial off Lyon in
November 2007 for what the New York Times considers "the monumental work the most important
of the century" by writing in chalk this sentence diverted from Guy Debord: "Paskua not working to
show the end of the world, but at the end of the entertainment world."
His exhibition "Metamorphosis" was presented in 2009 at the National Gallery Bundaberg from
Brisbane, Australia.
A touring exhibition is organized in South Korea (Seoul and Jeunju) in June and July 2009 at the
invitation of the Government of South Korea.
His works have been accumulating public and private, including by:
the Royal Museum Salvador Dali Barcelona
Joan Abello Museum of Barcelona
Europa Museum Schengen in Luxembourg (Musée de l'Europe)
the Museum of Tahiti and the Islands in Papeete.
Bundaberg the National Gallery in Brisbane, Australia.
Initiator movement Upside Down (Antipodean art for the overthrow of the world upside down ...)
and "Movement for the Metamorphosis of the World" which he signed the Manifesto with Edgar
Morin and Pierre Gonod (2009)
"The work of Paskua is wonderful : Expressionism became Cult. His very strong plastic
accomplishment is equivalent to the major modern and contemporary artists since his work position
itself in occidental art by testifying of the extraordinary antipodic culture that he integrate in a very
personal way that he teaches us to love."
Arnau Puig - Art critic and co-founder of the "Dau al Set" Movement with Antoni Tàpies Paskua's
paintings deal with the wilderness of his time and question about impermanence and frailty of
human condition in front of nothingness. His work that seems violent, bewitching and disturbing
ascends not only memories of the dark springs from his own crossed past but also the past of any
humanity. By confronting sacred horror of the immemorial loathes, his work shares a common
denominator with his illustrious predecessor, Paul Gauguin.
In these prerequisites that are hardly stemmed from chaos, the allusive forms of human or animal
body get mixed in residues of social identities as if marking the stencil with an iron. The origin of
darkness is driven by the latent possibilities of the man, history and civilizations.
Essentially even in this AD post-metaphysical contemporary, Paskua proclaims the time of enjoying
and of making enjoyment, the presence to the world and to the energy of body incandesced of
reality where the life does not get separated from itself, the art from the aesthetics. The art of
Paskua is not representation, but presence.
Like a boatman in open sea, a tightrope walker on the horizon, a traveler and a magician of the
chaos,
Paskua builds his work under the terrifying shadows of a fatal fate and the casting light in the
possibility from sensual deLight.
Paskua is "Tahua", the wizard, the Shaman, literally " the one who sees." His work transforms in
receptacle of the sacred as the Polynesians call " To' o." In the fraying canvas, it weaves the links
that allow us to reach the incandescence of the reality and to see " in things more than things "as
poet Arthur Rimbaud said.