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The Archaic Universe: intervista ad Ignazio Licata

Scritto da MarioEs
sabato 18 luglio 2009

L'avatar di Ignazio Licata (aka Ignatius Frequency su SL)

Pubblico di seguito l'intervista che Ignazio Licata ha rilasciato a B2B in occasione


dell'incontro del 5 luglio scorso sulla cosmologia quantistica.
Buona lettura e se vi sembra troppo "difficile" niente paura: è una buona occasione per
tentare di approfondire e, soprattutto, per fare domande!

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Viviamo in una sorta di "scala di mezzo",


compresi tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, e la realtà del mondo
sembra essere una sorta di sequenza di "scatole cinesi" che, attraverso processi di
auto-organizzazione, di emergenza e di transizione di fase, appaiono svilupparsi
dalla scala micro della dimensione sub-atomica fino a quella macro del cosmo che
riusciamo ad osservare con i nostri super-telescopi e chissà cosa e dove altro ancora.
Le scienze cosiddette "dure" si trovano, di conseguenza, ad analizzare ed a
specializzarsi principalmente solo su alcune di queste "scale di grandezza", incontrando
ad ogni dimensione di scala difficoltà dovute al rapporto tra tecnologie disponibili,
conoscenze ed esperimenti effettuabili sul quel livello di realtà.
In tale scenario iper-complesso ed anche iper-connesso, sia la fisica sub atomica che la
cosmologia hanno già incontrato molto probabilmente grossi limiti sperimentali e
devono formulare da un lato modelli teorici basati su una matematica sempre più
evoluta e "complicata" (per esempio la M-Theory di Edward Witten con le sue 10
dimensioni spaziali più la dimensione temporale) e dall'altro dover sperimentare
basandosi su delle prove indirette (ad es. in astronomia con l'analisi spettroscopica,
nella fisica delle particelle con gli acceleratori come il recente LHC) della bontà di tali
modelli teorici.
Si potrebbe dire quasi che siamo "imprigionati" dentro una Sfinge misteriosa, per
usare l'efficace termine da te utilizzato nel tuo libro sulla fisica quantistica, i cui limiti -
ossia l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande - non ci è dato di conoscere nella
loro essenza e con essi sembrano restare insoluti i dubbi di sempre: l'origine
dell'universo, la sua realtà "fondamentale", la sua struttura, la sua "finalità".

Che risposte e quali prospettive, a tuo parere, potrà fornire la fisica a questi quesiti
vecchi quanto l'essere umano in un momento in cui anche il concetto di "particella
fondamentale" è molto "nebuloso" e controverso ed in cui concetti come materia ed
energia oscura sembrano portare alla nostra conoscenza nuove aporie di difficile
soluzione? Siamo ad un punto di stallo? Cosa occorrerà per arrivare ad una conoscenza
"realistica" del mondo e non solo matematico-probabilistica?

Ignazio Licata: Una premessa necessaria è comprendere che la scienza non è in


possesso di un metodo "iperuranico" che come una scavatrice estrae dalla realtà le
leggi,avvicinandosi sempre più asintoticamente ad una "verità ultima". Niels Bohr , uno
dei fondatori della fisica quantistica ed uno dei suoi più acuti interpreti,avrebbe detto
che termini come "essenza" e "realtà fondamentale" sono residui meta-fisici del
linguaggio, e non rispecchiano quello che davvero fanno gli scienziati.
Costruiamo mappe, che speriamo coerenti tra loro e compatibili con i dati, e le
confrontiamo con il territorio sperimentale che, non bisogna mai dimenticare, è già un'
interpretazione stilizzata della natura.
Escogitiamo teorie e ne testiamo la fecondità, ossia la capacità di portarci a nuove
prospettive e domande.
Non soltanto nella "middle way" , dove si trovano processi complessi di emergenza ed
auto-organizazione come reti, cervello e vita, ma anche nell'infinitamente piccolo e
nell'infinitamente grande ci sono molti approcci possibili.
Non c'è mai un solo modo di porre una domanda, ed ogni approccio genera una
gran varietà di risposte praticabili, tutte interessanti e parziali.
Esistono due scale limite nella nostra conoscenza del mondo: la scala di Planck,
quella in cui si cerca di mettere a punto la gravità quantistica, e quella cosmologica,
che riguarda l'origine e la struttura globale dell'universo.
Il problema passa dunque per la ricerca di una sintesi profonda tra le due teorie
portanti della fisica moderna, la relatività e la meccanica quantistica.
La prima è geometrica e locale, la seconda è "a molte storie", probabilistica e non-
locale.
Ci sono molte idee in giro, e personalmente non ritengo che qualcuna sia in posizione
privilegiata, anzi: probabilmente ce ne sono alcune un pò sopravvalutate!
Questa è una fase in cui l'uso massivo del "matemascopio", alla ricerca dei problemi
interni e delle connessioni tra le varie teorie, e la difficoltà di verifiche sperimentali,
riflettono un forte bisogno di nuove idee.
Probabilmente uno dei punti di convergenza diffusi nella sensibilità dei teorici, è che
spazio e tempo e località sono emergenze da un magma quantistico più
complesso.
Molte di quelle che consideriamo "leggi di natura" hanno forse un carattere emergente.
In particolare, il problema non è tanto quello di eliminare la probabilità dalla meccanica
quantistica, ma di capire perchè non possiamo farne a meno.
Addirittura alcuni teorici, come Lee Smolin e Fotini Markopoulou , hanno ipotizzato che
la stessa fisica quantistica è l'approssimazione di una teoria di gravità quantistica.

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Dal tuo libro "Osservando la Sfinge" emerge che gli
attuali modelli dello spazio-tempo necessitano di nuove elaborazioni concettuali in cui
una rappresentazione quantistica, ossia nel discreto e non nel continuo, potrebbe
essere foriera di sviluppi molto interessanti.
Ci potresti far capire cosa è uno spazio-tempo discreto e come la materia vi si colloca?
Inoltre, quali principali implicazioni avrebbe ciò nella nostra conoscenza dell'
infinitamente piccolo e dell' infinitamente grande?

Ignazio Licata: In fisica la comparsa di infiniti è sempre un segno di cattiva salute


teorica. Per rimuovere quelli associati ai concetti di particella, sin dal 1925 - prima
della messa a punto definitiva della fisica quantistica!- si è cominciato a speculare
sull'utilità dell'introduzione di una lunghezza e di un tempo discreti.
Oggi molte teorie vanno in questa direzione: i twistors di Penrose, i loops di
Rovelli, ed anche in alcune versioni della M-Theory fa la sua comparsa una scala
discreta.
L'idea è sostanzialmente quella di uno spazio-tempo fatto a cubo di Rubik.
Qui c'è un'idea matematicamente molto forte e concettualmente semplice: quando le
mattonelle sono fissate, non ci sono infiniti modi di metterle assieme per
costruire un pavimento ben connesso, come appare fenomenologicamente lo
spazio- tempo della nostra esperienza!
La matematica discreta è molto più vincolante di quella continua, e fornisce delle
indicazioni molto precise sulla "costruzione" dello spazio e del tempo.
Ogni teoria ha un suo linguaggio: i twistors ed i loops utilizzano quello della
relatività generale, mentre il linguaggio delle stringhe deriva dalla fisica delle particelle.
In tutti i casi, la materia osservabile è un effetto del reticolo: in ogni cella c'è
una certa quantità d'energia e gli scambi energetici tra celle devono essere compatibili
con il principio di indeterminazione di Heisenberg, che gioca dunque il ruolo di
regolatore tra le fluttuazioni dell'energia del vuoto.
Quando quest'equilibrio si rompe, emergono le forme di materia ed energia che
osserviamo.
Il problema della materia diventa dunque quello di comprendere la geometria e la
dinamica di queste celle, la loro statistica, perchè da quest'attività vengono fuori
due tipi di particelle, i fermioni ed i bosoni, e perchè seguono la meccanica
quantistica, mentre la questione cosmologica è di comprendere la forma globale di
questo reticolo.

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Nel modello (o nei modelli) dello spaziotempo da te
studiati ha un ruolo particolare l' universo ipersferico del tipo teorizzato da Willem De
Sitter agli inizi del secolo scorso : di cosa si tratta? E che rapporti ha con concetti come
entropia, espansione dell'universo, materia ed energia oscura?

Ignazio Licata: Il modello di De Sitter costituisce una delle prime soluzioni delle
equazioni di Einstein, ma fu scartato perchè appariva matematicamente piuttosto
strano - anche il tempo è curvo!-, vuoto di materia e con una costante
cosmologica il cui significato non era ben chiaro.
Oggi è stato recuperato perchè tutte queste caratteristiche ben si accordano con la
fisica quantistica: l' ipersfera di De Sitter è, semplicemente, la forma del vuoto!

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Esiste la freccia del tempo, come asserisce con
certezza Ilya Prigogine, o viviamo piuttosto in un "universo ombra" - di tipo
fenomenico - che, come ha teorizzato Giuseppe Arcidiacono, è la proiezione di un
Universo a struttura iperspaziale e con un tempo immaginario?
Ci potresti illustrare questi ultimi concetti, ossia "iperspaziale" e "tempo immaginario"?
E che rapporti ha con concetti come entropia, espansione dell'universo, materia ed
energia oscura?Che implicazioni filosofiche ed epistemologiche avrebbe questa
concezione dello spaziotempo?

Ignazio Licata: Il problema è raccordare questa descrizione dell'universo con quella


tradizionale del tempo e dell'espansione nel big- bang, il palloncino termodinamico
afflitto dalla famosa singolarità iniziale, una concentrazione di densità d'energia tale da
lacerare lo stesso spazio-tempo di Einstein.
Nell'universo di De Sitter non ci sono singolarità, quella che noi vediamo come
un'espansione è un effetto della relatività di De Sitter.
Proprio come nella relatività ristretta di Einstein e Lorentz gli osservatori sono
d'accordo sulle leggi fisiche e sull'omogeneità dello spazio-tempo, ma misurano una
dilatazione dei tempi ed una contrazione delle lunghezze a causa dell'effetto
"prospettico" del moto relativo (trasformazioni di Lorentz), così nella geometria di De
Sitter gli osservatori percepiscono come espansione, per via della loro
posizione nell'ipersfera, la nucleazione di materia nel vuoto, che è la corretta
definizione della fase infllazionaria.
E' interessante notare che nell'approccio basato sulla teoria dei gruppi, iniziato da Luigi
Fantappié e Giuseppe Arcidiacono, è possibile mostrare che l'universo di De Sitter è il
naturale perfezionamento delle simmetrie della fisica classica, da Galilei a Lorentz,
senza alcuna ipotesi aggiuntiva sui processi fisici, come accade invece nella relatività
generale, dove la "forma" dell'universo è dedotta dalle equazioni gravitazionali di
Einstein.
La relatività proiettiva fornisce una dimostrazione molto elegante, di grande purezza
matematica, della struttura dell'universo e delle relazioni tra osservatori, eliminando
ogni "paradosso" sulle cosidette velocità galattiche super-luminali.
Anche questo è un effetto della relatività di De Sitter, come lo spostamento verso il
rosso (red-shift).
La descrizione della nascita dell'universo potrebbe perciò essere così
sintetizzata: all'inizio c'era uno stato di vuoto quantistico coerente, descritto da un
tempo immaginario (vedihttp://ulisse.sissa.it/chiediAUlisse/domanda/2008/
Ucau080403d001/ ).
Questo vuoto è molto instabile, e una serie di processi di rottura di simmetria ne
lacerano il tessuto non-locale, dal quale emergono allora lo spazio ed il tempo "reali",
con produzione di entropia e "freccia del tempo".
La fase quantistica primordiale, che con Leonardo Chiatti abbiamo definito "archaic
universe", è quantistica, atemporale e non-locale.
Solo dopo la rottura di simmetria appaiono la materia ordinaria ed il tempo
degli orologi.
La materia oscura, in questo modello, è la costante cosmologica, che è una sorgente
energetica primordiale legata alla forma globale dell'universo di De Sitter.
Filosoficamente, possiamo dire che dall'universo quantistico "parmenideo" emergono le
dinamiche "eraclitee" delle forme note di spazio-tempo-materia.
(vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/De_Sitter_invariant_special_relativity )

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: L'universo quantistico è caratterizzato dalla "non


località" e dalla "non linearità": di cosa si tratta? E' "solo" una modellizzazione
matematica o si tratta di proprietà "reali" del cosmo?

Ignazio Licata: Ancora una volta bisogna ricordare che i fisici studiano il mondo
attraverso le loro costruzioni teoriche, dunque distinguere tra modellizzazioni
matematiche e "proprietà reali" del mondo non è appropriato, se non per
ricordare che in genere nel mondo c'è molto di più di quello che riusciamo a
comprendere con le nostre teorie.
La non-località è stata ben studiata in laboratorio, e in una forma naive può essere
descritta come la capacità delle particelle di scambiarsi informazioni istantaneamente,
senza trasferimenti di energia. Si tratta del ben notofenomeno dell'entanglement.
Questa è una descrizione ingenua però, perchè a rigore le due o più particelle in stato
di entanglement, dal punto di vista quantistico, sono lo stesso oggetto, guidato da
un'unica funzione d'ondamodelli. Ancora una volta, è solo quando andiamo a fare le
misure che laceriamo la non-località quantistica e creaiamo un "qui" e "là", un
"prima" e un "dopo".
A livello quantistico, come abbiamo detto, località e spazio-tempo non hanno
cittadinanza fondamentale. La non-linearità è ancora più nota, si tratta dei fenomeni
che vengono studiati dalla fisica del caos e che si presentano anche in situazioni
molto quotidiane, come la turbolenza: estrema sensibilità alle condizioni iniziali e non
validità del principio di sovrapposizione degli effetti (l'effetto è diverso dalla semplice
somma delle cause).
Questi sistemi sono estremamente complicati da descrivere matematicamente e non è
possibile fare previsioni a lungo termine.
Nello studio del vuoto quantistico e della fisica delle particelle entrano in gioco
entrambi i fattori, abbiamo a che fare con processi non-locali e con forti non-linearità.
Siamo ben lontani dalla comprensione del quadro unitario, quasi tutta la nostra
fisica è basata su equazioni lineari, ossia su approssimazioni a grana grossa. Sappiamo
descrivere bene soltanto poche approssimate isole di ordine locale, mente viviamo in
un ricchissimo caos quantistico.

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Cosa è il vuoto quantistico e cosa sono le


fluttuazioni del vuoto quantistico da cui si creano e distruggono continuamente
particelle sub-atomiche?

Ignazio Licata: Immaginiamo una contenitore pieno di ogni forma possibile di materia
ed energia, come l'universo, e cominciamo idealmente a togliere tutto: galassie,
particelle, campi elettromagnetici e gravitazionali. Quello che resta non è il "nulla" ma
il vuoto quantistico, una forma di pre-materia che contiene in potenza tutto, la
materia e le sue leggi.
Questo vuoto è caratterizzato da effetti dinamici descritti dal principio di
indeterminazione di Heisenberg, fluttuazioni che è possibile misurare, come
nell'effetto Casimir , e che causano nel magma arcaico i processi di creazione-
annichilazione delle cosidette "particelle vituali", che non durano abbastanza da
poter essere osservate e si rituffano nel vuoto.
Un'analogia interessante è quella con i superfluidi: com'è noto questi sono fluidi
che per temperature critiche particolarmente basse entrano in stato di coerenza
quantistica e mostrano comportamenti interessanti, come l'assenza di viscosità, che
permette loro di scorrere senza atrrito indefinitamente.
Questo avviene perchè gli elettroni si legano in coppie, le coppie di Cooper, e
passano da una statistica fermionica ad una bosonica (ossia, da una del tipo "qui ci sto
solo io" ad un'altra di "cooperazione colletiva") con un processo di rottura di simmetria.
In questi sistemi , o nei superconduttori che sono simili e che globalmente si chiamano
"condensati", possono manifestarsi processi cooperativi chiamati quasi-particelle.
Il fatto che il vuoto quantistico ed un oggetto come l'Elio- 4 si comportano in modo
simile ha fatto ipotizzare che nel vuoto come nei condensati le "particelle" siano
processi di emergenza da forme cooperative di qualcosa di più "fine", come atomi od
elettroni nei condensati o le "celle" della gravità quantistica nel vuoto.
L'oceano quantistico è instabile e queste fluttuazioni possono "legarsi" e dare vita a
forme osservabili di materia con i processi descritti matematicamente dalla teoria
quantistica dei campi.
La vera domanda è: cosa c'è nel vuoto, in termini di matrice informazionale profonda,
che contiene in nuce le leggi e le forme di materia osservabili?

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Ritieni che la teoria dell'informazione potrà


sostituire un giorno, assorbendoli, i concetti di materia ed energia: è possibile che
l'universo sia un computer e che noi viviamo dentro una simulazione?

Ignazio Licata: Sicuramente l'approccio informazionale al mondo si sta dimostrando


estremamente fecondo, ed ormai il concetto di informazione va posto accanto a quelli
storici di spazio-tempo e materia.
Ogni processo fisico può essere considerato come un flusso informazionale.
Non va molto lontano però l'idea di accomunare l'universo ad un computer tradizionale,
come tentano di fare Friedkin e Wolfram. Questi modelli vanno bene per scacchi ed
automi cellulari, ma il fattore quantistico implica che esiste una grande quantità di
informazione non-osservabile, detta da Bohm "informazione attiva", che pilota i
processi fisici.
Dunque, come dice Hawking: "non soltanto Dio gioca a dadi, ma li getta là dove non
possiamo osservarli". Se l'universo è un calcolatore quantistico, è l'unico che può
simulare sè stesso.
MarioEs aka Zygmunt Ballinger : Cosa pensi della teoria delle super-stringhe: la
ritieni promettente? In tale ambito, cosa è il "principio olografico" di cui parli nel tuo
libro?

Ignazio Licata: La teoria delle "p-brane"- la versione più recente delle stringhe,
vanno pensate come piccoli "fogli" n-dimensionali-, contiene un'idea bella e potente:
una particella è una frequenza vibrazionale delle brane, e l'intero spazio-tempo è
un'emergenza che nasce da processi di compattificazione- legame-srotolamento di
questi esotici oggetti che abitano lo spazio matematico di Calabi-Yau.
Detto questo, la teoria risulta "overfitting" rispetto ai dati sperimentali: sono
troppe le particelle previste rispetto al pur congruo numero di quelle che possiamo
osservare. In pratica, è possibile predire tutto e il contrario di tutto con
un'impianto teorico di questo tipo.
D'altra parte, su altre questioni delicate la teoria è ricca di dubbi (opportunamente
stipati da Brian Greene nell'ultimo capitolo del suo "Universo Elegante"): alle brane si
applicano le leggi della meccanica quantistica o questa deriva proprio dalla dinamica
delle brane?
Perchè osserviamo uno spazio-tempo a 4 dimensioni, connesso e compatto, dove sono
finite le altre possibilità topologiche?
Sarebbe necessario dunque qualche criterio vincolante sul tipo di oggetti che la teoria
può produrre.
In generale, al di là delle sue origini storiche che risalgono alla fisica dei buchi neri, un
principio olografico è proprio un criterio di questo tipo, un vincolo generale
sulle caratteristiche di una costruzione teorica.
Ad esempio, l'approccio gruppale di Fantappié- Arcidiacono che permette di dedurre
l'Universo di De Sitter dalle simmetrie generali della fisica è un principio di questo tipo.
In definitiva, ed un pò paradossalmente, la teoria delle superstringhe paga il prezzo
della sua fecondità matematica con una notevole incertezza su come costruirci sopra
una buona fisica. Un'analisi critica è quella fatta da Lee Smolin nel suo recente
"L'Universo senza stringhe".
La teoria degli epicicli, nel medioevo e fino al primo rinascimento , cercava di spiegare i
moti celesti utilizzando combinazioni di cerchi, ritenuta la figura geometrica più
"elegante" e "perfetta". Poi sono arrivate le osservazioni di Tycho Brahe, i calcoli di
Keplero e la gravitazione di Newton ed abbiamo visto che nella meccanica celeste tutto
è molto più semplice sostituendo i cerchi con orbite ellitiche. Questo dovrebbe
insegnarci che non sempre ciò che noi riteniamo "elegante" è la via migliore.
Come diceva Einstein da giovane " in fisica meglio lasciare l'eleganza ai sarti ed ai
calzolai", e dunque lasciar perdere i preconcetti a favore o contro di una teoria, e
monitorarne con attenzione lo stato di salute e la fecondità.

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Se a partire dall'universo sub-atomico fino ad


arrivare al macro-cosmo possiamo dire per semplicità che ci sono una miriade di
processi complessi che producono uno sviluppo per livelli e scale emergenti successive,
cosa ci potrebbe essere oltre la scala del cosmo? Altri universi? E oltre?
Potremmo mai saperlo?

Ignazio Licata: A parte la famosa interpretazione a molti mondi della fisica


quantistica , per cui ogni storia quantistica si realizza in un continuo splitting
dell'universo, c'è un' altra linea di pensiero, molto vicina alle cose che abbiamo
discusso e che riguarda la struttura del vuoto. E' possibile che sia costruito a
"domini", in ognuno dei quali vale un certo tipo di distribuzione energetica tra le tante
possibili, in modo simile a ciò che avviene nei domini magnetici, dove ogni zona è
caratterizzata da una certa orientazione degli spin e dunque dei momenti magnetici
( "domini di Bloch").
In termini di celle spazio-temporali possiamo intendere perciò i domini come "cubi di
Rubik" confinanti ma di diversi colori. La caratteristiche fisiche diverse dei domini
possono dare vita a forme di organizzazione diversa dentro ognuno di loro, è persino
possibile che in ognuno le leggi fisiche siano diverse.
Uno dei timori ricorrenti quando si sono progettati gli ultimi potenti acceleratori di
particelle ricorda quello degli scienziati di Los Alamos per la possibilità che l'esplosione
dell'atomica incendiasse l'intera atmosfera.
Analogamente, c'è stato chi ha fatto calcoli per studiare se una "lacerazione" nei
domini del vuoto potesse portare ad un'equalizzazione, il chè significherebbe che un
tipo di vuoto avrebbe il predominio sugli altri, che verrebbero così cancellati. In questo
caso, lo potremmo verificare subito!
In altri, è praticamente impossibile.
Un caso interessante è l'ipotesi di Lisa Randall e Raman Sundrum, che connettono
l'esistenza della gravità nella nostra dimensione ad una sorta di effetto spurio delle
altre dimensioni tipiche delle stringhe sul nostro spazio-tempo. E' chiaro che in questo
caso è una questione opinabile di gusto dire che l'esistenza della gravità "dimostra"
l'esistenza di altre dimensioni!

MarioEs aka Zygmunt Ballinger: Fred Alan Wolf nel suo "The dreaming Universe",
riferendosi alla "teoria dei molti mondi paralleli" della fisica dei quanti, ipotizza che noi
avremmo un "cervello olografico", che essendo un "ente a 3 dimensioni" ricostruirebbe
le immagini a 4D (che in 3D sarebbero infinite) dello spaziotempo: il tempo sarebbe
ricostruito dunque dall'ologramma del cervello (che sarebbe una sorta di "antenna"),
l'io sorgerebbe in tal modo e la consapevolezza dipenderebbe da una "mappatura
temporale delle esperienze".
Egli poi asserisce che le onde quantiche dell'universo potrebbero derivare dall'attività
onirica di un "cervello superiore" (fa una similitudine con il Grande Spirito aborigeno) :
grande fantasia o l'universo e noi potremmo essere davvero i prodotti di un mega-
cervello quantistico che sogna?
E visto che tu ne parli nel libro "La logica aperta della mente" cosa è il "quantum
brain"?

Ignazio Licata: L'idea di una mente olografica è appoggiata da neuroscienziati come


Karl Pribram e risponde all'intuizione essenziale che noi non fotografiamo il mondo, ma
lo ricreiamo continuamente dentro la nostra testa. In questo modo la grande espulsa
dalla vecchia intelligenza artificiale e dal cognitivismo classico, la soggettività,
rientra in modo stabile tra i problemi dei modelli scientifici della mente.
Il quantum brain è una teoria proposta da Hiroomi Umezawa nel 1967 e ripresa
recentemente da Giuseppe Vitiello, me ed altri, che utilizza il linguaggio della teoria
quantistica dei campi per descrivere l'interazione mente-mondo.
Sembra complicato, ma anche qui l'idea è semplice: proprio come nel vuoto quantistico
si creano ed annichilano particelle e ci sono processi di rottura di simmetria che
producono nuove strutture, così nella nostra mente si modellano continuamente nuove
memorie, codici, filtri cognitivi, interpretazioni.
Voglio sottolineare che tutto questo non ha nulla a che vedere con certe fantasie da
Alice nel paese delle meraviglie che si sentono spesso a proposito dell' applicazione
della fisica quantistica ai processi cognitivi, il Quantum Brain è sostanzialmente
una super-rete neurale.
Forse bisognerebbe dare l'appellativo di "teoria del tutto alla teoria dei campi
quantistici, creata negli anni '50 da Feynman, Schwinger,Tomonaga e Dyson": con
questo formalismo, che è anche l'unico verificato con grande accuratezza in laboratorio,
sembra possibile infatti descrivere livelli diversi tra loro come la mente ed il vuoto
quantistico.