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UMANESIMO E RINASCIMENTO

Alla fine del Medioevo lItalia si avvia verso una grave decadenza politica,
ma contemporaneamente il centro di una rivoluzione intellettuale, che
apre un nuovo periodo storico.
Nelle citt la gerarchia feudale stata spezzata e si creata una maggiore
mobilit sociale di ceti e di individui; il potere dello Stato, del monarca, ha
cominciato ad affermarsi sull'anarchia feudale.
Questi ed altri fenomeni mettono in crisi la civilt medievale. Per lungo
tempo, per, questi fatti nuovi, queste nuove esperienze, non modificano
la concezione del mondo, dell'uomo, dei rapporti tra l'individuo e la
societ, che rimane ancora la concezione medievale.
Il mercante traffica e si arricchisce, la borghesia tende ad affermare un
concetto di dignit sociale non pi basato sulla nascita, i sovrani vogliono
affermare la propria autorit, gli scienziati tendono ad una maggiore
libert di ricerca, ma ognuno di questi protagonisti si scontra non solo con
le vecchie istituzioni, ma anche con il modo di concepire la vita e luomo,
che poi il suo stesso modo di pensare.
Non pochi mercanti, scienziati, letterati, sono presi da scrupoli, da
pentimenti, da dubbi: molti rinnegano in punto di morte gli atteggiamenti
tipici dei tempi nuovi.
In effetti, anche nell'et in cui si formano e si sviluppano i comuni e gli
stati nazionali lattivit umana, gli interessi terreni, sono subordinati ai fini

ultraterreni; la vita vista in funzione del regno di Dio, la stessa ragione


subordinata alla fede.
La tensione spirituale, che percorre l'et medievale e la caratterizza,
continua ancora oltre il XII secolo, ma sempre pi in contrasto con le
nuove forme di attivit umana che si vanno affermando praticamente.
Con l'inizio dell'et moderna, questa concezione generale del mondo
che comincia a mutare, sono questi ideali che cominciano a decadere. Le
nuove esperienze politiche, economiche, sociali, tecniche, finiscono col
creare le condizioni del superamento della cultura medievale.
Da esse sorge un movimento di idee che tende a sovvertire gli ideali
tradizionali: l'inizio di una evoluzione che giunger alla sua piena
maturit nel XVIII secolo.
In Italia nasce una sorta di contraddizione tra la fioritura di nuove idee e
opere d'arte e di cultura, e la decadenza politica e la relativa stasi sociale.
Le corti di quei principi e signori che abbiamo visto impegnati in lotte
senza quartiere tra loro, ospitano gli studiosi, gli scienziati, gli artisti che
elaborano le nuove idee, sono il centro di questo movimento culturale,
che da qui si irradia in Europa. L'eroe di questa fase della civilt umana
non pi colui che si dedica alla rinunzia, che orienta il suo spirito verso
l'affermazione della fede, ma l'uomo che esercita il suo spirito critico, che
afferma pienamente le sue energie, che carpisce i segreti e le leggi della
natura. Fiducia nell'uomo, affermazione del valore dell'individuo, culto
della bellezza: sono questi alcuni aspetti del modo di pensare e di sentire
che si afferma nel Rinascimento.

I modelli classici
Il movimento inizia con la riscoperta e lo studio dei grandi scrittori
dell'antichit classica. Gi la definizione di humanae litterae, che allora fu
data a questi studi e che diede origine al termine umanesimo, ne indica la
caratteristica centrale rispetto all'orientamento degli studi medievali,
d'impronta prevalentemente teologica. Gli antichi manoscritti vengono
ripresi, esaminati, confrontati.
Di Umanesimo si parla dunque soprattutto per indicare un filone di studio
e di pensiero indirizzato prevalentemente alla conoscenza dei classici e a
una riflessione storica, filosofica e letteraria concentrata sui valori
delluomo e della sua esistenza terrena. Esso fu soprattutto un grande
movimento di idee.
Questa riscoperta dei classici non soltanto un fatto di erudizione:
personaggi, modi di vita, atteggiamenti morali e politici del mondo
classico, vengono assunti e proposti come modelli da imitare.
Non si tratta, per, di un semplice ritorno allantico. Anche se gli umanisti
imitano nelle loro opere i modelli classici e adottano la lingua latina (non
quella ecclesiastico-medievale, bens l'autentica lingua latina classica),
nella sostanza essi tendono soltanto a trarre ispirazione dal mondo antico
per affrontare in modo nuovo i problemi della loro epoca. Ai conservatori,
infatti, la valorizzazione della civilt e della cultura greco-latine appare
come un mezzo per sovvertire i valori religiosi, morali, politici e sociali.

Il largo uso del latino da parte degli umanisti dimostra che l'umanesimo fu
un movimento culturale ristretto, che non mirava ad espandersi. Ci
malgrado esso volle determinare un rinnovamento intellettuale e morale,
ben al di l della creazione di una moda e di un gusto letterario.
Da queste premesse cio dalla riscoperta della civilt greco-latina
intesa come una spinta al generale ripensamento dei valori intellettuali e
morali scatur una meravigliosa fioritura artistica e letteraria, di
pensiero scientifico e filosofico; sorse, cio, il Rinascimento, prosecuzione
e sviluppo dell'umanesimo, che del Rinascimento stato il primo avvio.

I temi della nuova cultura


Tema fondamentale della nuova cultura l'affermazione della centralit
dell'uomo nell'ordine universale della creazione, di contro alla
svalutazione dell'umano che era tipica del pensiero di tutto il Medioevo.
Opere come quelle di Pico della Mirandola (Oratio de hominis dignitate,
1486) sono tra le pi significative di tutta una letteratura dedicata a
questo argomento.
Pico (1463-1494) colui che porta avanti pi rigorosamente la concezione
dell'uomo libero artefice e costruttore di se stesso , capace di
dominare la natura.
Nel corso del Quattrocento linteresse per la cultura del mondo classico si
diffuse nelle corti dei principi e dei signori delle maggiori citt italiane.
Erano ambienti diversi da quelli ecclesiastici, dove avevano grande peso

anche valori diversi da quelli della religione: valori legati alla vita, alla
ricchezza, al potere, alla ricerca del bello.
La vita terrena non fu pi vista soltanto come un momento di passaggio
verso la vita eterna e le riflessioni dei filosofi si concentrarono sul
significato e sul valore dellesistenza delluomo.
Proprio perch poneva lattenzione sulluomo, questa nuova tendenza
della cultura fu chiamata Umanesimo.
Gli umanisti non arrivarono mai a negare limportanza e il significato di
Dio e della religione: sostennero per che la fede non era in contrasto con
il desiderio delluomo di affermarsi.
Fu questo linizio di una rivoluzione che modific profondamente la
cultura italiana ed europea.
Nel campo dell'educazione avviene un capovolgimento di metodi:
all'insegnamento meccanico e per formule di un sapere raccolto in pochi
testi scolastici si sostituisce lo stimolo alla ricerca razionale, all'esercizio
dello spirito critico, all'osservazione metodica della natura.
I modelli di virt che si presentano agli allievi non sono pi gli asceti
che disprezzano il mondo, ma eroi umani, impegnati nello sviluppo di se
stessi e del proprio io.
La ragione e la volont sono le forze di cui l'uomo dispone per dominare
gli eventi e creare i fondamenti della convivenza civile.
Roma, Firenze, Milano, Napoli e gli altri minori centri principeschi si
arricchirono di stupende opere architettoniche, di palazzi, di biblioteche,

di preziose raccolte di dipinti e di sculture; opere che, suscitando


ammirazione per la loro bellezza, erano nello stesso tempo testimonianze
della nuova concezione della vita, pi libera, pi umana, pi razionale.
Le costruzioni di Filippo Brunelleschi (1377-1446), di Leon Battista Alberti
(1404-1472) e di Donato Bramante (1444-1515), le pitture di Raffaello
Sanzio (1483-1520), di Leonardo da Vinci (1459-1519), le sculture e gli
affreschi di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) non sono che gli esempi
pi famosi del meraviglioso spirito creativo che soffia sull'Italia in questo
periodo.
Pur nella grande diversit delle sue manifestazioni, l'arte rinascimentale
ha un tratto comune: il realismo. La natura non pi trasfigurata, ma
studiata scientificamente dagli artisti, per poter essere rappresentata ed
imitata in s e per s, per la sua intrinseca bellezza ed armonia.

la stampa
Nel 1434 l'orafo tedesco Giovanni Gutenberg costru dei caratteri mobili,
incidendo su pezzi di legno le singole lettere, con le quali si potevano
comporre le parole e le pagine. Poco dopo al legno fu sostituito il metallo.
Ebbe inizio cos la tipografia. Il primo libro, una Bibbia in latino, fu
stampato dal Gutenberg a Magonza, nel 1457. Ad esso seguirono, accanto
ai testi religiosi, moltissime opere di cultura profana (i libri stampati prima
del 1500 si chiamano incunaboli).

Il costo dei libri, che fino ad allora erano stati


pazientemente copiati a mano, diminu moltissimo mentre
aument enormemente la quantit dei libri disponibili.
Larte della stampa si afferm dopo il 1456, data nella
quale Gutenberg pubblic la sua prima opera importante,
la Bibbia. Ci non avvenne senza difficolt tecniche, perch
i caratteri mobili che servivano per formare le lettere
dovevano essere fabbricati in una lega metallica n troppo
dura n troppo morbida, risultato del corretto dosaggio di
piombo, stagno e antimonio.

Linvenzione della stampa si diffuse molto rapidamente, grazie agli


artigiani stampatori che viaggiavano da un paese allaltro con i propri
materiali. Il primo libro stampato a Parigi del 1471, a Lione del 1473, a
Venezia del 1470, a Napoli del 1471. Nellarco di pochi anni sorsero poi
delle officine stabili. Nel 1480 pi di 100 citt europee avevano le loro
stamperie e nel 1500 ben 236.Si calcolato che gli incunaboli (libri
stampati prima del 1500) ebbero una tiratura globale di 20 milioni di
copie; questa cifra ancora pi impressionante se si pensa che lEuropa a
quellepoca contava forse 70 milioni di abitanti, la grandissima
maggioranza dei quali era analfabeta.
In Italia, l'arte tipografica ebbe un illustre rappresentante, Aldo Manuzio
(m. nel 1515) che svolse intensamente la sua attivit a Venezia,
rendendosi famoso anche per l'eleganza dei caratteri usati e per il

finissimo gusto delle sue edizioni (edizioni aldine). Il Manuzio fu uno dei
primi a stampare le opere dei classici greci.