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Manifesto per la Metamorfosi del Mondo - Prince Paskua al B2B Club su SL il 29 giugno 2009

Scritto da MarioEs
venerdì 26 giugno 2009

In occasione dell' incontro con Prince Paskua al B2B Club su Second Life, la B2B Creative
Baby Pooley (aka Ivonne Citarella) ha intervistato per noi l'artista francese.
Buona lettura e ci vediamo "in world" :)
Ivonne Citarella: Come è nata l’idea del Manifesto con Morin?

Prince Paskua : L'idea di scrivere questo manifesto è nata da Pierre Gonod, Edgar Morin e me
spinti da un sentimento di urgenza ad agire davanti alla constatazione dello stato del mondo e
alla sensazione di imminente catastrofe (una paranoia critica o una lucidità). Il fatto è che la
crisi non è stata solo una crisi finanziaria sistemica, noi siamo stati preceduti da un appello
lanciato dagli intellettuali dei Caraibi durante i disordini in Guadalupa. (si noti che queste
segnalazioni non provengono solo da una capitale occidentale, ma anche dagli antipodi esotici
così come le rivolte delle periferie emarginate ...)

Ivonne Citarella: Quale è il messaggio percepito dal mondo dalla tua arte?

Prince Paskua : Non so che cosa "il mondo" veda nella mia arte. So che Edgar Morin, peraltro
un esperto in arti visive contemporanee, ha percepito nel mio processo creativo, e forse anche
nella mia personale avventura, la mia storia individuale e l'impegno politico della mia "arte" - il
mio “attivismo”- una metafora del principio della metamorfosi (la poïesis greca?).

Ivonne Citarella: Il tuo Manifesto per la metamorfosi del mondo ha proposto sette linee guida
principali: riforme politiche, politica dell’umanità e della civiltà, riforme economiche, riforma
sociale, riforma del pensiero, riforma dell’educazione, riforma della vita, riforma morale per
cambiare il nostro mondo in crisi. Cosa rispondi alla critica più probabile che si tratti di un
manifesto utopico?

Prince Paskua : Essenzialmente il Manifesto ha una forte criticità perché ”utopico”. Ammetto
anche che l’aspetto messianico di un appello possa infastidire i più pessimisti dei lettori così
come quelli che si adagiano sul fatto che l'umanità stia correndo verso l'abisso. Tuttavia,
sarebbe veramente utopistico credere che si possa percorrere oltre questa strada e che i discorsi
incentrati sul pensare di "rifondare" un sistema in collasso sono totalmente irresponsabili.
Non si ricostruirà nè il muro di Berlino nè le Torri Gemelle a New York (note anche come il World
Trade Center, che a mio parere, è stato l’obiettivo attaccato dai terroristi ...). Inoltre, non si
propone in questo testo il desiderio di una governance globale.
Il Manifesto è scritto in un momento nella storia, nel quale l'umanità è ad un bivio - dove la
sfida stessa della sua sopravvivenza e dell'umanità è chiesta. Si è preparati ad una
constatazione drammatica che prende atto degli errori e le vie proposte (che non sono proposte
da un programma politico) sono quelle che riteniamo di dover seguire per capire la complessità
del mondo e dell'umanità, anche se la nostra intuizione ci porta a credere che le possibilità di
metamorfosi, se reali, sono anche improbabili. Siamo in piena distopia ...
Per quel che mi riguarda se fossimo sulla strada dell'utopia (e se questa utopia fosse pirata), mi
sento in ottima compagnia con Edgar Morin e Pierre Gonod ...
Prince Paskua

Ivonne Citarella: Pensi che la metamorfosi inizi da una consapevolezza profonda individuale e
sia cioè un processo individuale o si tratti piuttosto di un processo collettivo che agisce sui
singoli come un meme?

Prince Paskua: Come indicato nel Manifesto, il processo di metamorfosi può essere descritto
come la somma di azioni e reazioni di iniziative individuali e collettive. Noi, ovviamente, non
possiamo prevedere a lungo termine, ciò che ne emergerà, salvo la restaurazione dell’uomo o la
sua distruzione. Sappiamo che questo processo esiste, anche nelle società più tradizionali (in
contrasto con il termine moderno) e che la storia ci insegna che "ogni innovazione, ogni
creazione inizia da una devianza estremamente originale, a volte concentrata in un singolo
individuo e che se si riesce a tutelare e diffondere, finisce col diventare una forza storica ", per
citare Edgar Morin. Il Manifesto è sia una profezia del caos sia un invito ad impegnarsi sulle
strade della conoscenza, di comprensione e di messa in pratica individuale e collettiva per
innescare un processo di metamorfosi (e non per costruire un nuovo sistema di credenze) .

Ivonne Citarella: La tua arte ti ha ispirato nella tua scelta di vivere in Polinesia? Se si perché?

Prince Paskua: Io sono evidentemente sensibile al mio ambiente quotidiano e spesse volte ho
posato il mio sguardo sull'orizzonte.
Oltre le mie derive psico-geografiche, da solo su una barca a vela per anni dopo la mia partenza
dal porto di Ortigia, io mi sono anche confrontato con un'altra cultura, con un’alterità che mi ha
aiutato almeno a conoscere me stesso.
Inoltre, la scoperta di un elemento fondamentale e caratteristico della cultura polinesiana, il
"mana", che può essere tradotto come "presenza", ha orientato delle ricerche verso la singolare
espressione di questa "presenza" o più precisamente di questa "presenza di assenza", piuttosto
che accontentarmi di una "rappresentazione" più o meno falsa, più o meno intelligente, come è
il caso dell'arte occidentale. Il mio espressionismo è "sciamanico", nel senso in cui cerca di
indagare la mia evidenza e di confrontarmi direttamente a una risorsa primaria (e non ci
vedremo alcun desiderio di trascendenza - l'uomo non sarà superato). La mia pratica artistica è
"immaginalista", per prendere in prestito una termine di Avicenne, perché mi apre delle porte
"d'oro" ...
Infine, non mi stupisce da un punto di vista storico e politico, che il rovesciamento del mondo al
contrario possa iniziare dagli antipodi e dai margini delle nostre città continentali.

Ivonne Citarella: Stai avendo riconoscimenti e premi in tutto il mondo (ricordiamo


l’esposizione nel 2007 a Barcellona e Parigi , nel 2008 a New York e Tahiti, nel 2009 in Australia
e Corea. Quali cose ti hanno maggiormente influenzato in questo processo ?

Prince Paskua : Questo è un gioco di apparizione / sparizione. La rappresentanza e la sua


presenza. La visibilità suppone l'invisibilità. Io firmo con uno pseudonimo ... infatti, organizzo la
mia scomparsa.

Ivonne Citarella: Parlaci della tua crisalide...

Prince Paskua: Io dipingo per mettere alla porta le parole. I miei lavori sono la parte visibile
della mia "crisalide" – che è il mio corpo sensibile e che pensa (il che sarebbe un vero e proprio
festival di "Paskua", se fosse esposto).

Ivonne Citarella: Quali di queste definizioni ti descrivono meglio: “outsider”, “anartiste” o


“tahua”?

Prince Paskua: Non mi piacciono le definizioni, perché riducono ciò che non è, a quello che non
è mai stato. Dicono che io abbia apprezzato che alcuni polinesiani mi abbiano chiamato "Tahua"
che significa "stregone", "Shaman", letteralmente "colui che vede", così come di essere stato il
primo indigeno bianco ad essere selezionato per il festival del Pacifico Storm Dreaming in
Australia ...

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