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Razionalismo Empirismo: una battaglia senza vincitori n vinti

A cura di Mirko Farina


La teoria della conoscenza, o meglio lepistemologia per dirla in maniera pi elegante, nacque nellantica Grecia, intorno al VI sec. a.C., dal tentativo di spiegare quei fenomeni misteriosi e apparentemente inintelligibili, che luomo si trovava ad affrontare nella realt quotidiana. Naturalmente lepistemologia e pi in generale la filosofia non nacquero solo per risolvere problemi eminentemente pratici, ma si svilupparono anche per la curiosit, per il desiderio intellettuale, per la brama di sapere dellindividuo umano che, posto dinnanzi alla realt, voleva in qualche modo spiegare i suoi molteplici aspetti e i suoi fenomeni pi oscuri. Cos gi dal VI secolo a.C. in molti tentarono di comprendere il mondo che ci circonda e le conoscenze che ne abbiamo, attraverso teorie cosmologiche. Si svilupp, un sapere nuovo ed originale, libero e aperto alla critica, in cui la disamina dei modelli precedenti e persino delle teorie del maestro rappresentava il punto di partenza di ogni buon pensatore. Fu cos per Anassimandro e Anassimene che criticarono le teorie del maestro, Talete. Successe lo stesso pure ai pluralisti Empedocle e Anassagora e agli atomisti Leucippo e Democrito. Fu cos per gli eleati Parmenide, Zenone e Melisso che ripresero e rivisitarono le teorie di Senofane, e per i socratici. In ogni nuova generazione era presente una nuova filosofia, una nuova cosmologia di sorprendente originalit e profondit. Ma quale era il segreto degli antichi? Probabilmente ha ragione K. Popper, il loro segreto stava in una tradizione particolare, la tradizione della discussione critica. Ogni pensatore, allinterno del suo sistema dava vita ad una netta separazione tra EPISTEME, la conoscenza certa degli dei, e DOXA, il sapere incerto, fallibile e congetturale degli uomini. Il primo e pi importante pensatore che afferm queste istanze fu Senofane di Colofone, ai pi oggi sconosciuto; ma il ruolo che egli ricopr allinterno della formazione del pensiero greco e pi in generale di quello moderno occidentale, sua diretta filiazione, fu di primaria importanza e di grande valore. Egli verso il 530 a.C. esprimeva cos il suo scetticismo: il certo nessuno lo ha mai colto n alcuno ci sar che lo colga e relativamente agli dei e relativamente a tutte le cose di cui parlo. Infatti, se anche uno si trovasse per caso a dire, come meglio non si pu, una cosa reale, tuttavia non la conoscerebbe per averla sperimentata direttamente. Perch a tutti dato solo lopinare. Questo modo di porsi nei confronti della conoscenza riscosse un notevole successo, e si svilupp per diversi secoli, fino a quando un killer, di nome Aristotele rovin questa giusta concezione e distrusse la tradizione della discussione critica. Asser infatti che anche noi uomini abbiamo EPISTEME e, per conseguire tale sapere dimostrabile, invent linduzione. Ma siccome sulla cosa non si sentiva affatto sicuro, ne diede la colpa a Socrate (cit. K. Popper.) La filosofia, fino a allora vera libertas delluomo, si ecliss per pi di 1000 anni. Ma ritorniamo al nostro problema principale: quali furono le metodologie di ricerca applicate alla realt per comprenderla nella sua totalit? Fin dal V sec. a.C. si svilupparono, in Grecia, due opposte correnti di pensiero, due diversi modi di analizzare il mondo e i suoi fenomeni, due indagini conoscitive distinte e separate

luna dallaltra: il razionalismo e lempirismo. Col termine razionalismo facciamo riferimento a quelle filosofie che ritengono la realt governata da un principio intelligibile per il nostro pensiero. In senso lato il termine si contrappone a irrazionalismo, ovvero a quei sistemi di idee che vedono l'universo dominato dal caso o da altre forze oscure. Ma in senso pi ristretto esso indica un particolare metodo di conoscenza che si colloca agli antipodi dell'empirismo, il quale fonda la propria conoscenza sull'esperienza sensibile. La polemica fra razionalismo ed empirismo si svilupp gi nellantica Grecia, ma fu soprattutto nel corso dei secoli XVI e XVII, proprio durante la rivoluzione scientifica, cio nel periodo in cui nacquero e si consolidarono le moderne scienze naturali, che tale polemica assunse le dimensioni di una vera e propria guerra, combattuta per lonore, le cui armi furono le parole e non le spade. Al centro di quel dibattito vi fu appunto il problema del metodo, ossia della ricerca delle procedure giustificative ed unificanti della scienza stessa. I razionalisti partendo dalla convinzione che le conoscenze veramente valide ed universali sono prodotte dall'attivit della mente, quindi dallintelletto stesso, il quale non ha bisogno dei dati forniti dall'esperienza sensibile (empeiria) per ricercare la verit, giungono a formulare, secondo la prospettiva kantiana, giudizi analitici a priori. I pensatori razionalisti, a partire da Descartes, fanno derivare l'universalit e la necessit del sapere umano da quello che ritengono essere un patrimonio di idee innate, sovrasensibili, e iperuraniche, presenti nella mente di ciascun uomo fin dalla sua nascita, e con le quali mediante lausilio della ragione, che si sviluppa a posteriori, si riesce a determinare, dialetticamente, la realt. A ci si collega inoltre la concezione che lo scibile consista in una connessione deduttiva di conoscenze sviluppate a partire da alcuni principi logici validi a priori, (il principio di ragion sufficiente per esempio) secondo un modello che si rif al rigore del ragionamento matematico e allevidenza della logica aristotelica. Il manifesto del razionalismo moderno pu essere individuato nel Discorso sul metodo di Descartes, pubblicato per la prima volta nel 1637, nel quale il pensatore francese tenta di costruire un criterio omnicomprensivo e totalizzante della realt. L'ambizione di Descartes era quella di fondare l'intero sapere umano su un principio autoevidente ed universale (il famoso cogito ergo sum, sive existo "penso, quindi sono, dunque esisto") e su alcune regole metodologiche (l'evidenza, l'analisi, la sintesi, l'enumerazione) ispirate anzitutto a criteri di semplicit e chiarezza, ma formulate in modo da permettere la massima generalizzazione possibile. La certezza della conoscenza derivava cos, dallevidenza dellintuizione e dal rigore della deduzione. Gli sviluppi principali del razionalismo dopo Descartes si possono ritrovare nei sistemi di pensiero di Spinoza e di Leibnitz. Proprio nella Monadologia (Leibnitz) rivela una straordinaria capacit di collegare fra loro la riflessione metafisica cristiana con la logica aristotelica, la matematica cartesiana con la fisica newtoniana facendo propri gli aspetti caratterizzanti di ciascuna riflessione precedente alla sua. Spinoza invece, trova nel determinismo benevolo della Natura il fondamento razionale della sua filosofia e nella conoscenza adeguata il mezzo per arrivare alla libert. La maggior parte dei pensatori razionalisti del Sei e Settecento, inoltre, condivide una concezione di tipo meccanicistico del mondo fisico, determinata dal forte influsso della scienza newtoniana sulla cultura del tempo. Certo , comunque, che per i razionalisti la conoscenza deve iniziare dalle idee universali della mente e procedere successivamente in modo deduttivo, ricavando cio da queste tutto ci che vi di razionalmente implicito. La via del procedimento deduttivo implica necessariamente il rispetto del principio di coerenza, ossia la mancanza della contraddizione, e in questo senso diviene di primaria importanza il ruolo della logica: viene cos rivisitata quella aristotelica e stoica. La deduzione, per dirla con altre parole, si configura come un'inferenza, un passaggio da una conoscenza ad un'altra, che va dal generale al particolare, cercando di non trascurare i diversi piani del significante e del significato.

La forma pi celebre di deduzione il sillogismo aristotelico, ovvero un procedimento che consta di tre proposizioni: la prima (detta premessa maggiore) una proposizione universale e affermativa; la seconda (detta premessa minore) anch'essa affermativa, ma di tipo particolare; la terza (detta conclusione) quella che nasce come conseguenza dall'accostamento delle due premesse iniziali. Un esempio notissimo il seguente: "Tutti gli uomini sono mortali; Socrate un uomo; dunque Socrate mortale". Risulta per evidente il carattere tautologico, formale, e dogmatico del procedimento sillogistico: infatti, quando si detto che tutti gli uomini sono mortali, superfluo aggiungere che anche Socrate lo . Inoltre occorre notare che, attenendosi scrupolosamente al suo schema, il sillogismo rimane sempre formalmente esatto, ma vero soltanto se le sue premesse sono vere. Ad esempio il seguente sillogismo: "Tutti gli uomini sono immortali; tutti i greci sono uomini; dunque tutti i greci sono immortali" un sillogismo formalmente esatto, ma decisamente falso. Proprio questa applicazione dogmatica, questo formalismo, esercizio virtuoso e astratto delle facolt intellettive, mosse in risposta al razionalismo, numerose obiezioni di carattere empirico. Come detto, al razionalismo si oppone l'empirismo. La parola empeira in greco significa "esperienza": empirismo perci un metodo conoscitivo che, a differenza del razionalismo, assegna un ruolo centrale ai sensi e all'esperienza sensibile, solo grazie ad essa infatti possibile procedere alla elaborazione di concetti e conseguentemente alla costruzione di un valido pensiero filosofico e scientifico. Nel pensiero antico la tesi secondo cui "nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu" (non c' nulla nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi) incontr molti sostenitori. Lo stesso Aristotele ne fu profondamente influenzato, ed ancora pi esplicitamente empirista fu la strada seguita dalla filosofia in et ellenistica, quando la scuola epicurea e quella stoica si trovarono concordi nell'attribuire alle sensazioni il carattere rivelatore della vera essenza delle cose. Lempirismo trov gi agli inizi dell'et moderna, cio agli albori della scienza impropriamente detta (perch i primi a fare proprio il metodo scientifico furono proprio i greci), un esponente qualificato in Francesco Bacone e il suo metodo scientifico basato sullosservazione, divenne il mito della rivoluzione scientifica: (mito ancora oggi di moda, che vede nella semplice e pura osservazione dei fenomeni la chiave di volta della realt). Ma in verit il metodo baconiano decisamente falso e fuorviante, se il nostro intelletto non formula prima ipotesi e non si ripromette di ricercare nellesperienza sensibile quel qual cosa che aveva precedentemente supposto, congetturato, allora non trover, nellosservazione empirica, mai niente di nuovo. Ed infatti: prendete un foglio bianco e una matita ed osservate! .Che cosa avete osservato?Un bel niente, o piuttosto non sapete che cosa osservare!.. Losservazione in se stessa, quindi, non porta a nessuna verit. La pi completa formulazione dellempirismo moderno fu elaborata da John Locke: che nel suo Saggio sull'intelletto umano, contestando l'innatismo, scompose le idee presenti nella mente riconducendole a tre grandi categorie: semplici, complesse e astratte. Le idee semplici sono il frutto evidente delle sensazioni, le basi atomistiche i materiali della conoscenza, il limite oltre il quale lattivit della mente umana non pu andare, mentre le idee complesse sono il risultato di una riflessione della mente che, sotto l'accostamento di idee semplici (per esempio un colore, una forma, un peso) cerca di identificare una sostanza (per esempio un tavolo). Tuttavia le idee complesse, secondo Locke, non possono garantirci la formulazione di giudizi certi, ma contengono solo elementi valutabili sul piano della probabilit. Lidea a cui diamo il nome generale di sostanza oscura e confusa.Se poi ci si sposta alle idee astratte o generali (quelle che Platone aveva indicato come modelli preesistenti alla mente dell'uomo), in questo caso per Locke siamo davanti a dei puri e semplici nomi, a delle metafore astratte alle quali non corrisponde alcuna realt oggettiva: esse ci servono, sono utili al nostro pensiero, ma nella loro essenza sono solo dei segni linguistici, necessari alla comunicazione tra gli uomini (alla categoria delle idee astratte appartengono anche le dimostrazioni della

matematica). In questi termini a senso parlare per Locke di nominalismo. Il linguaggio perci il segno convenzionale delle idee. Sulla via aperta da Locke si posero vari pensatori, tra i quali David Hume, uno dei pi importanti esponenti del relativismo filosofico, e pi tardi John Stuart Mill, per il quale l'intero scibile umano di origine empirica, ed il metodo tramite il quale esso intelligibile quello dell'induzione. Secondo Mill infatti, gli stessi procedimenti deduttivi, perfino i principi scientifici, partono da premesse generali che per altro non possono essere che generalizzazioni pi o meno fondate di osservazioni empiriche (ad esempio l'affermazione "tutti gli uomini sono morali" solo una generalizzazione dei casi di morte osservati da tutti gli uomini). Le stesse verit logiche e matematiche sono generalizzazioni di alcune esperienze di spazio e di relazione tra oggetti. Linferenza induttiva va quindi dal particolare al particolare.La generalizzazione induttiva a sua volta fondata sull'idea della uniformit della natura e della regolarit dei fenomeni naturali: il passaggio da osservazioni su un numero limitato di casi ad affermazioni sulla totalit dei dati possibili regge solo sull'idea che la natura abbia delle leggi. E qui sta il punto fondamentale: la natura veramente soggetta a leggi, il futuro pu essere anticipato, o siamo noi a pensarlo? E, nel primo caso, come possibile per l'uomo conoscerle? Nel secondo caso, come pu l'uomo formulare tali leggi? Ma queste domande rimandano ad altre: cos' la conoscenza, ed possibile? Esiste veramente una verit assoluta? A queste domande ognuno da una risposta soggettiva e personale: ma la filosofia, dovrebbe insegnare anzich la predizione improbabile di un futuro prossimo sulla base di presunte leggi universali, (il futuro aperto a tutte le possibilit e dipende solo da noi!), o una conoscenza assoluta di una verit elitaria, a guardare dentro noi stessi, ha ricercare la nostra dimensione interiore, a farci prendere coscienza che la realt non poi sempre come ci appare, che alluomo, in quanto tale, dato solo lopinare, il congetturare e che la verit quanto mai instabile e relativa: lunica cosa, in definitiva ,che dobbiamo sempre ricordarci, quella di sapere di non sapere niente, o quasi Proprio per questo allora empirismo e razionalismo sono solo due della tante metodologie di ricerca attuate dalluomo; due episodi, due errori che abbiamo commesso, nella perenne e pericolosa lotta per costruire un mondo migliore e pi libero.