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MERCOLEDÌ 18 FEBBRAIO 2015

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Clienti - Tel. 02 63797510 mail: servizioclienti@corriere.it Il processo Ritirate le accuse Strauss-Kahn sarà scagionato
Clienti - Tel. 02 63797510 mail: servizioclienti@corriere.it Il processo Ritirate le accuse Strauss-Kahn sarà scagionato

Il processo

Ritirate le accuse Strauss-Kahn sarà scagionato

di Stefano Montefiori

a pagina 18

Fieg

Costa: «Un tavolo per far tornare a crescere l’editoria»

di Raffaella Polato

a pagina 30

a crescere l’editoria» di Raffaella Polato a pagina 30 L’ex c.t. Sacchi sui calciatori «Troppi di

L’ex c.t.

Sacchi sui calciatori «Troppi di colore» Il governo lo attacca

di Fabio Monti

a pagina 47

colore» Il governo lo attacca di Fabio Monti a pagina 47 50 2 1 8> 9
colore» Il governo lo attacca di Fabio Monti a pagina 47 50 2 1 8> 9
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PartiteIvaenonsolo

LA DIGNITÀ

DELLAVORO

AUTONOMO

di Dario Di Vico

D ue emendamenti e

il governo ha

rimesso le cose al

loro posto. Nei

confronti delle

partite Iva erano stati commessi in sede di legge di Stabilità altrettanti errori/amnesie, non erano stati bloccati gli aumenti della contribuzione alla gestione separata Inps e si era ritoccato il regime dei minimi Irpef pasticciando e aumentando di fatto la pressione fiscale. Ieri, dopo lungo penare, e dopo diverse esternazioni del premier Matteo Renzi orientate al pentimento, la maggioranza ha trovato il modo di riparare. Il fatto stesso che il veicolo legislativo utilizzato sia il Milleproroghe — e non potrebbe essere altrimenti — la dice tutta sul carattere last minute di questa scelta. Tra le debolezze della politica dobbiamo abituarci a convivere anche con questa variante: di fronte a problemi che sarebbe facile esaminare con cura e risolvere per tempo si architettano, invece, soluzioni sbagliate per poi correre ai ripari con il fiato corto e all’ultimo minuto. Aggiungo che diversi parlamentari della maggioranza ieri hanno enfatizzato il risultato raggiunto ma vale la pena ricordare loro che stanno festeggiando un pareggio, non certo una vittoria. Il difficile, per certi versi, comincia adesso. Se il governo, insieme in verità a un folto gruppo di parlamentari dell’opposizione, si è finalmente reso conto che la presenza di tante partite Iva e freelance non è una sciagura per l’economia, bisogna passare a una fase costruttiva che cerchi di tenere insieme riconoscimento professionale, promozione, welfare e carico fiscale.

continua a pagina 29

GIANNELLI

e carico fiscale. continua a pagina 29 ● GIANNELLI Vertice Onu sulla Libia, esclusa un’azione E

Vertice Onu sulla Libia, esclusa un’azione E in Iraq l’Isis brucia vivi 45 prigionieri

«Occorre un salto di qualità nei negoziati fra le fazioni in Libia: se non si arriva alla formazio- ne di un vero governo di unità nazionale non può decollare una missione dell’Onu». È la linea del governo italiano, concordata tra il premier Renzi e i ministri Alfano e Gentiloni e ribadita dalla dichiarazione congiunta diffusa insieme a Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, che sottolinea «l’impellente necessità di una soluzione politica». Oggi si riu- nisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma il sì all’intervento militare appare lontano. Intanto non si fermano le atrocità dell’Isis in Iraq: bru- ciati vivi altri 45 prigionieri.

da pagina 2 a pagina 6 Farina, Gaggi

Galluzzo, Olimpio, Piccolillo, Sarcina

6 Farina, Gaggi Galluzzo, Olimpio, Piccolillo, Sarcina IL CAPO DI STATO MAGGIORE «Ora l’arma migliore è
6 Farina, Gaggi Galluzzo, Olimpio, Piccolillo, Sarcina IL CAPO DI STATO MAGGIORE «Ora l’arma migliore è

IL CAPO DI STATO MAGGIORE

«Ora l’arma migliore è la diplomazia»

DI STATO MAGGIORE «Ora l’arma migliore è la diplomazia» ❞ di Fabrizio Caccia «È chiaro che

di Fabrizio Caccia

«È chiaro che per sconfiggere il terrorismo, bisognerà per prima cosa sradicare l’Isis

dall’Iraq, l’epicentro del Califfato». L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, capo di stato maggiore della Difesa, in un’intervista al Corriere sostiene l’attacco ai jihadisti ma sul ruolo dell’Italia oggi è cauto: «Le armi migliori al momento si chiama- no diplomazia e Consiglio di sicurezza Onu».

a pagina 5

Dopo l’avvertimento dei ministri delle Finanze Ue. Proteste per la vignetta su Schäuble in divisa nazista

L’ultima mossa di Tsipras

Il leader greco chiede 6 mesi in più per il salvataggio ma si tratta ancora

REPORTAGE IN UCRAINA TREGUA A RISCHIO

LORENZO CREMONESI
LORENZO CREMONESI

Tra i volontari russi

«Noi

combattiamo» N on regge la tregua nell’Ucraina

orientale. Si combatte a Debaltsevo.

Numerosi i volontari russi nelle milizie

secessioniste. Nella foto, da sinistra, Anrej Vladimirov e Juri Prigorskj. a pagina 19

a pagina 29 il commento di Niall Ferguson

di Lorenzo Cremonesi

Un’estensione dei prestiti di sei mesi sulla ba- se della bozza di compromesso del commissario europeo agli Affari economici Moscovici, sosti- tuita in extremis all’Eurogruppo di lunedì: è la proposta che il premier greco Tsipras intende- rebbe avanzare per sbloccare il negoziato, dopo che ieri l’Ecofin (i ministri delle Finanze dell’Ue) ha avvertito Atene che non c’è alternativa al- l’estensione dell’intero programma di aiuti. Irre- movibile il tedesco Schäuble, infuriato per una vignetta che lo ritrae in divisa nazista sul giorna- le del partito di Tsipras. a pagina 9 Caizzi

sul giorna- le del partito di Tsipras. a pagina 9 Caizzi PERQUISITI STEFANEL E ZOPPAS I

PERQUISITI STEFANEL E ZOPPAS

I prestiti sospetti di Veneto Banca a politici e imprese

di Fiorenza Sarzanini

S i snoda su tre filoni l’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge i vertici di «Veneto

Banca», una delle Popolari inserite nel decreto del governo per la trasformazione in società per azioni: prestiti sospetti a politici e imprenditori; crediti elargiti a numerosi clienti pur senza avere le necessarie garanzie; false indicazioni alla Ban- ca d’Italia per mostrare una solidità patrimonia- le molto lontana dalla realtà. a pagina 10 -a pagina 11 Gerevini, Tamburello

UNA RIFORMA SENZA FORZA

La Buona scuola? Frutti acerbi per tutti (precari inclusi)

di Gianna Fregonara

I l testo della Buona scuola, an- che dopo la profonda revisio-

ne di queste ultime settimane, resta una proposta di riforma della professione di insegnante più che una riforma del sistema educativo. È un tentativo com- prensibile e ambizioso di mo- dernizzare la scuola attraverso gli uomini e le donne che ci la- vorano. I due pilastri su cui si reggeva la proposta presentata a settembre non hanno retto al tentativo di essere trasformati in legge. Il primo, il sistema degli scatti solo premiali per i due ter- zi degli insegnanti di ogni scuo- la, è scomparso dal decreto in preparazione. Nelle intenzioni del governo, questo avrebbe do- vuto innalzare il livello di prepa- razione, di impegno e di perfor- mance degli insegnanti italiani:

si è capito che sarebbe stato im- possibile da applicare e iniquo nei risultati, oltre che inutile. È stato sostituito da un sistema misto di scatti di anzianità e di scatti di merito assegnati con un più complicato sistema di valu- tazione della quantità e della qualità del lavoro e dell’aggior- namento degli insegnanti.

continua a pagina 28

namento degli insegnanti. continua a pagina 28 Lo strano caso della tassa sui contanti «Prelievo sui

Lo strano caso della tassa sui contanti

«Prelievo sui versamenti oltre i 200 euro». Il ministero scrive e poi cancella la misura

È solo un’ipotesi di scuola l’indiscrezione secondo la qua- le il governo aveva in mente di inserire un’imposta di bollo proporzionale ai versamenti in banca superiori ai 200 euro. Luigi Casero, viceministro del- l’Economia, smentisce senza mezzi termini la «tassa sul con- tante». Si è trattato di una boz- za redatta da qualche tecnico del ministero e recapitata in anticipo alle associazioni di ca- tegoria (professionisti, com- mercianti e artigiani) per son- darne gli umori.

a pagina 13 Savelli

e artigiani) per son- darne gli umori. a pagina 13 Savelli L’INCIDENTE CON LA LEGA Il
e artigiani) per son- darne gli umori. a pagina 13 Savelli L’INCIDENTE CON LA LEGA Il

L’INCIDENTE CON LA LEGA

Il debutto di Mattarella irritato

di Marzio Breda

C oncentrato e controllato, certo. Ma anche affabile e

cordiale, dunque poco somi- gliante alla figura algida e intro- versa fino ad alzare sempre un diaframma tra sé e gli altri che è stata costruita su di lui. Questa è l’immagine di Sergio Matta- rella affiorata dai racconti di chi

è salito nel suo studio per por- gli la prima vera grana del set- tennato. A rendergli visita era- no esponenti di quel vasto fron- te di opposizioni che ha aperto le ostilità contro il governo sul- la riforma del Senato.

continua a pagina 15 -a pagina 14

Di Caro, Senesi, Trocino

ORIANA

AL CENTRO DELLA STORIA FALLACI
AL CENTRO DELLA STORIA
FALLACI

2

Mercoledì 18 Febbraio 2015

Corriere della Sera

Primo piano

18 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Il conflitto mediterraneo Mentre all’Onu si discute su

Il conflitto mediterraneo

Mentre all’Onu si discute su Tripoli, gli Stati Uniti e i Paesi europei d’accordo nel rifiutare l’opzione militare. Renzi: ora un salto di qualità

Libia, la diplomazia unica strada

ora un salto di qualità Libia, la diplomazia unica strada Il caso ● I primi giorni

Il caso

I primi giorni

dell’anno, a

Sirte, vengono

rapiti dalle

milizie affiliate

all’Isis 21

cittadini

egiziani copti

Pochi giorni

dopo vengono

diffuse le

immagini che

mostrano,

lungo il litorale,

i terroristi

vestiti di nero

mentre

scortano i

«prigionieri»

costretti a

indossare le

ormai classiche

tute arancioni

Il 14

febbraio viene

annunciato che

i 21 egiziani

sono stati

sgozzati. Un

video, diffuso

subito dopo

conferma la

tragica

uccisione degli ostaggi. Il Cairo

minaccia

un’immediata

rappresaglia

Il presidente

Al Sisi ordina

all’aviazione di

bombardare le

postazioni

tenute dai

miliziani che

hanno

proclamato

fedeltà al

Califfo. Gli F-16 cominciano il

16 febbraio a

colpire

soprattutto

l’area intorno a Derna. Altre città come Bengasi e Sirte sono colpite dalle bombe

egiziane. Decine di morti

Il governo

del Cairo

chiede intanto

al Consiglio di

Sicurezza

dell’Onu di

autorizzare un

intervento

internazionale

per ripristinare l’ordine in Libia

Per tutta

risposta, gli

integralisti

annunciano di

aver rapito altri

35 cittadini

egiziani, anche

loro copti

ROMA «Occorre un salto di qua-

ca, con membri anche del go- verno egiziano, discussione

lità nei negoziati fra le fazioni

in

Libia, un vero processo di ri-

che il nostro governo spera

conciliazione nazionale non è

possa produrre passi avanti nel dialogo fra le diverse fazioni presenti in Libia. Dal vertice di ieri mattina, a Palazzo Chigi, è stato ribadito il forte sostegno del nostro governo per una for-

mai partito, se prima non si ar- riva alla formazione di un go- verno che possa dirsi in qual- che modo di unità nazionale non può decollare una missio-

ne

delle Nazioni Unite».

te azione diplomatica in ambi-

È

l’analisi che ieri mattina

to Onu e per «una iniziativa ur- gente al Consiglio di Sicurezza

hanno condiviso il presidente

del

Consiglio Matteo Renzi con

che promuova stabilità e pace

i

ministri degli Esteri Paolo

in Libia». In questa cornice ieri pome-

Gentiloni, degli Interni Angeli-

no

Alfano e della Difesa Rober-

riggio Matteo Renzi ha avuto

ta

Pinotti, assieme al sottose-

un colloquio telefonico con il

gretario Marco Minniti. Un ver-

presidente francese, François

tice utile anche per chiarire

Hollande: la Francia è membro del Consiglio di Sicurezza del

una volta per tutte la posizione

dell’Italia, gli sforzi che anche

Palazzo di Vetro e al momento

la

nostra diplomazia sta com-

condivide con il nostro Paese «piena identità di vedute sulla centralità della iniziativa diplo- matica da mettere in campo in ambito Onu per promuovere

piendo, la gradualità di ogni discorso, trattativa o iniziativa che riguardi la Libia. Almeno secondo Roma.

Oggi a New York, nella sede

stabilità e pace in Libia».

dell’Onu, inizia una prima di-

Primo passo dunque diplo-

scussione sulla situazione libi-

matico, non militare, un aspet-

to che al momento sembra condiviso da tutti i Paesi occi- dentali, compresi Gran Breta- gna e Stati Uniti. Una posizione che è anche, nel suo comples- so, europea. Due giorni fa l’Alto rappresentante europeo per gli Affari esteri, Federica Mogheri- ni e l’inviato speciale dell’Onu

Federica Mogheri- ni e l’inviato speciale dell’Onu Strategia antiterrorismo Usa, sì alla vendita di droni agli

Strategia antiterrorismo

Usa, sì alla vendita di droni agli alleati (anche all’Italia)

L’Amministrazione Obama ha deciso di autorizzare la vendita all’estero dei droni a uso militare, ovvero gli apparecchi telecomandati, senza piloti, capaci di colpire con armi sofisticate gli obiettivi nella guerra al terrorismo. Le forniture sono destinate ai Paesi alleati, tra i quali l’Italia, ma anche alle nazioni del Golfo preoccupate per le tensioni regionali e non solo dal terrorismo. La decisione permetterà di aumentare il giro d’affari del settore con ricadute su diverse corporation Usa.

per la Libia, Bernardino León, si sono incontrati a Madrid per discutere «la necessità di in- tensificare il lavoro diplomati- co per unire tutte le diverse parti libiche nello sforzo comu- ne di combattere la minaccia dell’Isis». Una posizione che ieri è stata rimarcata dalla portavoce della Mogherini, Catherine Ray:

«L’Ue resta convinta che sia an- cora necessario incoraggiare il dialogo politico fra le diverse parti libiche, spingendole a se- dersi a un tavolo come sta cer- cando di fare il rappresentante speciale dell’Onu, León». Nel vertice di ieri a Palazzo Chigi si è anche concordato di riunire in serata, al Viminale, il Comitato nazionale per l’ordi- ne e la sicurezza pubblica. Al- l’ordine del giorno del Comita- to, presieduto da Angelino Al- fano, anche l’attuazione del piano di impiego del contin- gente di 4.800 militari — ap- partenenti alle forze armate —

nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili. «Il contin- gente — hanno precisato al mi- nistero dell’Interno — assicu- rerà in forma ampliata la pro- secuzione dell’operazione “Strade sicure”, anche in rela- zione alle nuove esigenze con- tro il terrorismo». Di Libia si è discusso anche durante la cerimonia di cele- brazione dell’anniversario dei Patti Lateranensi, alla presenza del segretario di Stato vaticano,

il cardinale Pietro Parolin. Pre-

senti a Palazzo Borromeo an- che il ministro dell’Interno An- gelino Alfano, che non ha na- scosto preoccupazione per l’Italia (anche «se non ci sono minacce precise e concrete»

relative allo Stato del Vaticano),

e il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha ribadito che

l’Italia affronterà la situazione dentro la cornice della comuni-

tà internazionale.

Marco Galluzzo

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Ancora raid egiziani

Il nuovo orrore del Califfato «45 prigionieri

arsi vivi in Iraq»

orrore del Califfato «45 prigionieri arsi vivi in Iraq» A Mosul Combattenti dell’Isis su blindati requisiti

A Mosul Combattenti dell’Isis su blindati requisiti alle forze di sicurezza irachene (Ap)

Dal coltello al fuoco, dalla Li-

bia all’Iraq: la macchina del ter-

rore quotidiano targato Isis si muove su diversi fronti e più patiboli.

Dopo le ventuno decapita-

zioni degli ostaggi egiziani ri-

prese su una spiaggia libica, ec-

co la notizia di quarantacinque

persone «arse vive» in un pae- sone iracheno, non lontano dalla base dove è stanziata la

Settima Divisione dell’esercito

di Bagdad supportata da una

task-force di 320 soldati Usa.

A ogni crimine, il Califfato

cambia anche la modalità di

«lancio» mediatico: per i 21 cri-

stiani copti decapitati, la forza

del video diffuso in rete ha sca-

tenato la reazione del Cairo e fatto alzare in volo i caccia egi- ziani, che anche ieri hanno bombardato postazioni Isis in Libia. Il presidente Abdel Fat-

tah al-Sisi, che ha invocato un

mandato Onu per un interven-

to armato internazionale, ha

detto ieri alla radio francese:

«Non avevamo scelta. Non per-

metteremo a quella gente di ta-

gliare la testa ai nostri figli».

Improbabili alleanze terra-aria:

le milizie islamiste di Misurata

starebbero riguadagnando ter-

reno a Sirte, nodo strategico di cui i jihadisti dell’Isis avevano annunciato nei giorni scorsi la conquista. L’ultima strage, invece, è senza annunci né immagini o controffensive. Ha la potenza evocativa di una voce dal nulla iracheno, dai dintorni di Al Ba-

ghdadi a nord-ovest della quasi omonima capitale. Un nulla ci- tato spesso nella guerra prece- dente: le zone che dieci anni fa venivano chiamate Triangolo della Morte sono tornate tali.

La voce che ha denunciato la

strage è del colonnello Qasem

Obeidi, portavoce della polizia nella provincia di Anbar. Citato dalla Bbc, Obeidi ha raccontato che l’Isis avrebbe bruciato 45 prigionieri, tra cui

numerosi agenti. Non ci sono altri dettagli. Se fosse vero si

tratterebbe di un rogo somma- rio, senza la sceneggiatura di morte toccata in sorte al pilota

giordano incendiato nella gab- bia davanti a più videocamere. Nella contabilità del terrore, l’alto numero di vittime «com- pensa» la mancanza di riprese da lanciare su Internet. Le auto- rità di Anbar ieri mattina han-

no confermato l’esecuzione da

di Anbar ieri mattina han- no confermato l’esecuzione da Il segretario di Stato vaticano Il cardinale

Il segretario di Stato vaticano

Il cardinale Parolin: «Situazione grave, guerra ultima ratio. E autorizzata»

ROMA Durante il vertice italo-vaticano a palazzo

Borromeo (che ha visto la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella e del premier Matteo Renzi)

nella ricorrenza dei Patti Lateranensi , il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha chiesto a che la guerra sia l’ultima ratio e nessun intervento militare avvenga senza la decisione dell’ Onu. In Libia la «situazione è grave» , ha detto alla fine dei colloqui, e quindi occorre «intervenire presto, ma qualsiasi intervento armato deve avvenire nel quadro del diritto internazionale». Parolin ha riferito anche che nel

vertice si è parlato della importanza di «rilanciare una iniziativa diplomatica». In ogni caso — ha ribadito — qualsiasi intervento di tipo armato dovrebbe essere «sempre fatto secondo le norme della legalità internazionale, quindi che ci sia una iniziativa dell’Onu». Sull’emergenza migranti, Parolin ha «sottolineando soprattutto l’attenzione del Papa e della Chiesa per l’accoglienza»: no insomma a chi dice di lasciare i migranti in mare.

M. A. C.

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parte dell’Isis di 27 agenti, mentre lo stesso Obeidi ha par-

lato di un complesso condomi- niale assediato dai jihadisti con 1.200 persone dentro, compre-

se le famiglie dei poliziotti. Con il fronte libico che ha

preso visibilità e rilevanza di emergenza internazionale, quello iracheno sembra passa-

to nelle retrovie e di conse-

guenza produce anche notizie incerte: quattro giorni dopo l’inizio dell’attacco jihadista sulla cittadina di Al Baghdadi e sulla base di Ayn al Asad, ieri

sera non era ancora chiaro l’esi-

to della battaglia. I miliziani

Senza libertà Per le donne, il regno dell’Isis prigione a cielo aperto. Girano solo al seguito di un guardiano

dell’Isis avrebbero minato quei dieci chilometri di strada tra il centro abitato e la base che ospita anche gli americani. Azioni militari, guerra di propaganda, gossip jihadista. L’inno, senza musica, montato sul video della decapitazione dei 21 copti contiene parole truculente: «Dalle teste che ab- biamo tagliato abbiamo riem- pito bottiglie di sangue». Il quotidiano britannico The Guardian riporta nuove, acco- rate confessioni via Skype di donne nel regno dell’Isis. Vela-

te, spiate, sottomesse. Da Raq-

qa a Mosul, vietato muoversi

senza un accompagnatore- guardiano. Chiusi tutti i negozi

di parrucchiere. E l’obbligo del

velo non vale per le donne so-

pra i 45 anni. Altre cartoline dal Califfato, riportate dai tabloid britannici, dipingono i jihadi-

sti come «malati di sesso» alla

costante ricerca di pastigliette rinvigorenti. Ci sarebbe quasi

da

ridere, se non fosse per que-

gli

uomini sgozzati sulla spiag-

gia, per le persone senza volto

bruciate in un angolo di Iraq.

Michele Farina

@mikele_farina

© RIPRODUZIONE RISERVATA

gia, per le persone senza volto bruciate in un angolo di Iraq. Michele Farina @mikele_farina ©

Corriere della Sera

Mercoledì 18 Febbraio 2015

PRIMO PIANO

3

Corriere della Sera Mercoledì 18 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 3 Il retroscena di Massimo Gaggi DAL

Il retroscena

di Massimo Gaggi

DAL NOSTRO INVIATO

NEW YORK Nessun intervento militare sotto le bandiere del- l’Onu in Libia: per adesso la co- munità internazionale cerca di rilanciare l’azione diplomatica dell’inviato delle Nazioni Unite, Bernardino León, che, pure, fin qui non ha raccolto risultati. Il caos libico del quale approfitta

l’Isis per perpetrare altre stragi

di

cristiani e minacciare l’Euro-

pa

arriva oggi al Consiglio di Si-

curezza delle Nazioni Unite, ma

l’Egitto, che ieri ha bombardato per il secondo giorno consecu- tivo le postazioni dei jihadisti

in Libia, non otterrà la risolu-

zione che autorizzi interventi militari in questo Paese dila- niato da una feroce guerra per

bande, come chiesto dal presi- dente Al Sisi. Il leader egiziano invoca la costituzione di una nuova coalizione internaziona-

le come quella che nel 2011 se-

gnò la fine del regime di Ghed- dafi. «Un lavoro rimasto in- compiuto», secondo Al Sisi, che ha mandato a New York il suo ministro degli Esteri Sa- meh Shoukry per convincere i principali attori dell’organismo internazionale a rompere gli indugi. Ma Shoukry ha trovato solo

solidarietà per la strage di egi- ziani in Libia e comprensione per i bombardamenti decisi co- me ritorsione. Niente di più. E

in serata una nota ufficiosa dif-

fusa a Roma ma che è frutto del lavoro delle cancellerie di

Washington e dei Paesi europei più esposti sul fronte libico (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna) ha chiari-

to che anche gli Stati Uniti, pur

sostenendo con vigore l’Egitto,

La frenata arrivata da Washington e la marcia indietro di Roma e Parigi

Ma l’Italia considera un successo aver imposto il tema all’attenzione mondiale

un successo aver imposto il tema all’attenzione mondiale 15 i membri del Consiglio di sicurezza Onu,

15

i membri del Consiglio di sicurezza Onu, 10 hanno mandato biennale, 5 sono permanenti

con diritto di

veto

non intendono sentir parlare per ora di un intervento che, per essere efficace, dovrebbe tradursi in una vera e propria occupazione del Paese della durata di anni con una forza militare di molte decine di mi- gliaia di uomini. Due giorni fa anche italiani e francesi erano parsi favorevoli, in modi e con accenti diversi, a preparare una risposta militare all’espansione

del minaccioso califfato sulle

coste libiche. Mentre il Cairo faceva sapere che i bombarda- menti egiziani di ritorsione avevano avuto il «via libera» di Washington, i possibili dissen-

si in Europa sembravano poter riguardare soprattutto la guida della missione per la quale il nostro ministero della Difesa aveva candidato l’Italia. Ma, do- po la brusca frenata di Matteo Renzi che già lunedì aveva det- to con forza che per ora si cer- cano solo soluzioni politiche, ieri anche il presidente france- se Hollande ha appoggiato il ri- lancio dell’iniziativa diplomati- ca in un colloquio telefonico col premier italiano. Spazzate via, così, le voci se- condo le quali Parigi stava pre- parando una risoluzione «bel- licista» da sottoporre all’odier-

no consiglio di Sicurezza. Ieri Bernardino León ha chiesto «altri giorni» per por-

tare avanti il negoziato. Fin qui l’azione diplomatica si è arena-

ta nel labirinto di un Paese nel

quale operano bande di insorti

di tutti i tipi e diviso tra la coali-

zione «illegale» che controlla

Tripoli e il governo riconosciu-

to a livello internazionale co-

stretto a ritirarsi da gran parte del Paese e asserragliato a To-

bruk. Il segretario generale del Palazzo di vetro, Ban Ki-moon, ieri ha dato ancora fiducia al suo mediatore e dopo qualche ora anche i Paesi occidentali

suo mediatore e dopo qualche ora anche i Paesi occidentali L’inviato delle Nazioni Unite Una mediazione

L’inviato delle Nazioni Unite

Una mediazione per León, lo spagnolo scelto da Ban

Unite Una mediazione per León, lo spagnolo scelto da Ban Spagnolo Bernardino León, 50 anni, è

Spagnolo Bernardino León, 50 anni, è l’inviato speciale dell’Onu per la

Libia

Da sherpa della diplomazia spagnola a inviato delle Nazioni Unite sul fronte della crisi più calda del momento:

Bernardino León, 50 anni, spagnolo di Malaga, studi al King’s College di Londra e lunga militanza nel partito e nei governi socialisti del suo Paese, dal 2011 è stato Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per il Mediterraneo del Sud. Quelle sponde meridionali sempre più incandescenti che ora vedono in León un mediatore d’assalto sotto le linee guida del Segretario generale dell’Onu Ban Ki-

moon che lo ha voluto in squadra. La crisi è ancora «gestibile», ha detto ieri il Rappresentante Speciale dell’Onu per la Libia, ma «la comunità internazionale deve agire rapidamente o nei prossimi mesi la situazione non sarà più controllabile».

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non sarà più controllabile». © RIPRODUZIONE RISERVATA La voce di Mosca Due copioni per Churkin, il

La voce di Mosca

Due copioni per Churkin, il diplomatico-attore russo

Mosca Due copioni per Churkin, il diplomatico-attore russo Russo Vitaly Churkin, 63 anni, rappresenta la Russia

Russo Vitaly Churkin, 63 anni, rappresenta la Russia al Consiglio di Sicurezza Onu

Dal remake ucraino al canovaccio libico, sequel del dramma siriano. Sul palco del Palazzo di Vetro, per conto della Russia, recita sempre lui, Vitaly Churkin, 63 anni, l’attore della diplomazia made in Putin: a 11 anni Churkin si era guadagnato una parte in

un film sulla vita di Lenin. Lasciò il

cinema per lo studio dell’inglese, la

lingua che dal 2006 lo vede nei panni di rappresentante permanente russo al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. In queste ore Churkin è di scena in due «teatri», entrambi incandescenti. Chiederà il sigillo internazionale sulla «pace russa» in l’Ucraina. Mentre per il Medio Oriente uscirà dal solito angolo

di angelo custode di Assad in Siria, per

incarnare il partner ragionevole sulla Libia. Chiederà da una parte, per offrire dall’altra. E se la caverà anche stavolta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

hanno scelto questa linea. Ci si è convinti che, al di là della difficoltà diplomatica di ottenere un ampio consenso vincendo le resistenze della

Russia e della Cina, lanciare un’offensiva in grande stile dal-

la durata e dalle conseguenze imprevedibili come reazione a un attacco dell’Isis che potreb-

be anche essere una feroce operazione mediatica condotta da bande spietate ma numeri- camente assai ridotte, non sa- rebbe una scelta saggia. Per ora l’Italia considera un successo aver imposto il dossier Libia al- l’attenzione di un Consiglio di Sicurezza fin qui assorbito dal- la crisi ucraina (alla quale è sta- ta dedicata anche la seduta di ieri). La nota congiunta di Washington e della capitali eu- ropee è tutta focalizzata sulla necessità di una soluzione po- litica di un conflitto «che favo- risce solo un terrorismo che colpisce tutti i libici». La spe- ranza è, insomma, che l’effera- tezza dell’Isis spinga al dialogo fazioni che fin qui hanno rifiu- tato di sedersi attorno allo stes- so tavolo. León sostiene di ve-

dere uno spiraglio e l’Occiden- te gli dà credito: «La speranza migliore per i libici», si legge nella nota diffusa dal nostro ministero degli Esteri, «è la for- mazione di un governo di unità nazionale». Fiducia, quindi, a León che nei prossimi giorni «convocherà nuove riunioni per coagulare consenso» da

parte delle fazioni libiche. E ap- prezzamento per le dichiara- zioni di sostegno a questo pro- cesso venute durante i negozia- ti a Misurata.

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Condanna

Una bambina mostra la foto dei 21 egiziani copti decapitati dall’Isis in Libia, in un corteo ad Amman (Reuters)

dall’Isis in Libia, in un corteo ad Amman (Reuters) Misure ● Il presidente egiziano al Sisi,

Misure

Il presidente

egiziano al Sisi, d’accordo con il presidente francese Hollande, ha chiesto ieri al Consiglio di sicurezza Onu l’adozione di una risoluzione per un

«intervento

internazionale

in Libia»

Il Consiglio di

Sicurezza dell’Onu si riunisce oggi sulla crisi libica.

Pre condizione per stendere una risoluzione è la richiesta da parte delle autorità libiche

Il capitolo VII

della Carta

dell’Onu, in

particolare

l’articolo 42, sancisce che «il Consiglio di

può

intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni

azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale»

Sicurezza

Misure

implicanti l’uso della forza possono essere adottate soltanto contro uno Stato colpevole di aggressione o minaccia di violazione della pace, o in uno Stato dove sia presente una guerra civile

Tali tipi di

risoluzioni necessitano del voto di tutti i 5 membri permanenti del Consiglio di

sicurezza

Nel caso il

Consiglio si trovi impantanato in un giro di veti, l’Assemblea ha il potere di

scavalcare il

Consiglio

(risoluzione

377/A)

#

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Mercoledì 18 Febbraio 2015

Corriere della Sera

4 Mercoledì 18 Febbraio 2015 Corriere della Sera
4 Mercoledì 18 Febbraio 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera

Mercoledì 18 Febbraio 2015

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Primo piano

della Sera Mercoledì 18 Febbraio 2015 5 Primo piano Il conflitto mediterraneo Chi è ● In

Il conflitto mediterraneo

18 Febbraio 2015 5 Primo piano Il conflitto mediterraneo Chi è ● In carica L’ammiraglio Luigi

Chi è

2015 5 Primo piano Il conflitto mediterraneo Chi è ● In carica L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli,

In carica

L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, 64 anni, è capo di stato maggiore

della Difesa dal

31 gennaio

2013

In pensione

Dopo 43 anni

di servizio, il

prossimo 28

febbraio Binelli

Mantelli andrà

in pensione.

L’ultimo atto

del suo

mandato sarà

oggi a Riad, in Arabia Saudita,

al vertice dei

capi di stato maggiore dei

26 Paesi della

coalizione anti-

Isis

L’erede

Binelli Mantelli

lascerà la sede militare di Palazzo Caprara nelle mani del generale Claudio Graziano, 61 anni, dal 2011 capo di stato maggiore dell’esercito. Tra il 2005 e il 2006 è stato a capo della Brigata multinazionale Kabul in Afghanistan. Nel 2007 incarico Onu come force commander della missione Unifil in Libano

L’intervista

di Fabrizio Caccia

ROMA Il capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il prossimo 28 febbraio lascerà Palazzo Capra- ra nelle mani del generale Claudio Graziano. L’ultimo atto del suo mandato sarà oggi a Riad, in Arabia Saudita, dove si terrà il vertice dei capi di stato

maggiore dei 26 Paesi della co- alizione anti-Isis. Un appuntamento strategi- co, ammiraglio, per la sicu- rezza mondiale. «Sì, non c’è dubbio. All’ordi- ne del giorno vi sarà il piano

complessivo d’intervento in Iraq. E ormai è chiaro che per sconfiggere il terrorismo, biso-

gnerà per prima cosa sradicare l’Isis da lì, dall’Iraq, l’epicentro

del Califfato». Sono giorni frenetici, que- sti, per voi, dopo l’escalation di violenze in Libia e la fuga

precipitosa dei nostri conna- zionali da Tripoli. Le minacce all’Italia ci devono spaventa- re? «Di certo, vi è un disegno ar- ticolato di eversione da parte di

una certa frangia integralista islamica, ma è anche vero che l’Isis sa giocare bene con i me-

dia e molte di quelle bandiere nere che vediamo sventolare,

anche su San Pietro, sono solo

propaganda».

Ma com’è realmente la si- tuazione in Libia? «Beh, direi che Derna può considerarsi un’enclave dei ter- roristi. Le altre città, invece, Tripoli e Sirte comprese, sono in mano ancora saldamente al- le diverse tribù, che in questo momento, è vero, possono pu- re simpatizzare, per motivi lo- ro, di convenienza, con il Calif- fato, ma non di sicuro per ra- gioni ideologiche». In queste ore lei è in co- stante contatto col ministro Roberta Pinotti. Nei giorni scorsi si era parlato addirit- tura di un possibile nostro in- tervento militare in Libia «E perché mai? Le armi mi- gliori al momento si chiamano diplomazia e Consiglio di sicu- rezza dell’Onu. Questa è la pura e semplice verità». Dopo due anni di mandato per lei è arrivata l’ora dei bi- lanci. «Già. Tra pochi giorni torne- rò ai miei gatti, alla mia barca a vela, alla mia famiglia. E questo mondo, dopo 43 anni di servi- zio, mi mancherà tantissimo. Certamente, però, non mi ve- drete mai dottoreggiare in tv, come fanno adesso tanti ex…». Sessantaquattro anni, bre- sciano di Breno, prima d’inse- diarsi a Palazzo Caprara, ha co- mandato la squadra navale del-

a Palazzo Caprara, ha co- mandato la squadra navale del- la Marina militare e, prima an-

la Marina militare e, prima an- cora, il mitico incrociatore Garibaldi. La Marina ce l’ha nel cuo- re… «Vero. E perciò il mio più grande rammarico, in questi due anni, è di non aver visto la soluzione per i nostri due fuci- lieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la sorte dei quali è ancora appesa alla giu- stizia indiana». Una cosa, invece, per cui nutre soddisfazione? «Direi l’obiettivo raggiunto per il 2015 dello sblocco degli stipendi dei militari, dopo anni vissuti senza progressioni eco- nomiche della carriera». Capitolo aerei F35. L’Italia li acquisterà tutti e 90? «Sinceramente, non è im-

L’avanzata nera Derna può considerarsi un’enclave dei terroristi. Tripoli e Sirte sono ancora in mano alle tribù

portante quantificare adesso il numero di quelli che acquiste- remo, 10, 30 o 90. L’importante è avere chiara in mente una

strategia: perché ciò che conta, più di tutto il resto, è che il no- stro sistema di difesa si man- tenga efficace attraverso il buon addestramento e la buo-

na manutenzione delle risorse

esistenti. Ecco, questi sono i due fattori davvero imprescin- dibili per non farsi trovare mai scoperti e impreparati». Altri problemi vissuti nel biennio? «Uno su tutti. Purtroppo, ho ravvisato la mancanza di una vera politica estera comune

dell’Unione Europea. E quindi

un deficit rischioso di raccordo

operativo con la Nato, fonda-

mentale specie in questi tempi

di crisi sul fianco Est (Russia-

Ucraina, ndr) e sul fianco Sud (Libia, Siria, Iraq, ndr)». Affrontiamo per ultima la dolorosa piaga degli sbarchi, tutti i morti al largo di Lam- pedusa, la fine dell’operazio- ne Mare Nostrum. «In questi anni gli sforzi ita- liani sono stati grandi per stroncare il traffico immondo

degli esseri umani: 170 mila

migranti strappati al mare, 300 scafisti arrestati, l’affondamen- to di svariate navi madre…». Già, ma Mare Nostrum or- mai appartiene al passato. Al suo posto, ora, è stato intro- dotto il sistema Triton. Che ne pensa? «Rispondo così: Triton va

benissimo per il controllo delle tue frontiere. Tu hai un deserto davanti e alzi un muro per non farlo passare. Ma che succede in mezzo a quel deserto? Chi vi opera realmente? Ecco, Mare Nostrum serviva non solo a sal- vare vite umane ma a sorveglia- re quel tratto di mare, a moni- torare, a capire bene i movi- menti, le eventuali presenze

pericolose e a fermare soprat- tutto i mercanti di morte. Mare Nostrum, in una parola, garan-

tiva più sicurezza». C’è un pensiero finale che vuole dedicare a qualcuno? «Sì – ed è l’unica volta in cui la voce dell’ammiraglio Binelli Mantelli s’incrina – il mio pen- siero lo voglio dedicare ai 54 caduti italiani in Afghanistan. Dal 28 febbraio, mi mancherà soprattutto questo: il grande cuore dei nostri militari».

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Isis sa

giocare con

i media,

molte delle

bandiere

nere che

vediamo

sventolare,

anche su

San Pietro,

sono solo

propaganda

Gli F35?

Non conta

definire ora

il loro

numero, ma

garantire

che il nostro sistema di difesa si

mantenga

efficace

Il mio più

grande

rammarico

è di non

aver visto la

soluzione

per i nostri

due fucilieri

Massimilia-

no Latorre

e Salvatore

Girone

L’alt

Un ufficiale dei

carabinieri

ferma alcuni

migranti sulla

pista

dell’aeroporto

di Lampedusa.

Poco dopo

potranno salire

a bordo di un

aereo che li trasferirà in

centri di

raccolta della

Penisola.

Intanto

continuano le

operazioni di

soccorso di

centinaia di

migranti in

arrivo dalle

coste libiche. In cinque giorni

ne sono

sbarcati 3.500

«In Libia serve il negoziato, no ai raid

La chiave per sconfiggere l’Isis è l’Iraq»

Il capo di stato maggiore: «Il progetto Triton? Mare Nostrum garantiva più sicurezza»

progetto Triton? Mare Nostrum garantiva più sicurezza» Giorgio Girgis Sorial Il deputato copto dei Cinque Stelle:

Giorgio Girgis Sorial

Nostrum garantiva più sicurezza» Giorgio Girgis Sorial Il deputato copto dei Cinque Stelle: «Non lo giustifico,

Il deputato copto

dei Cinque Stelle:

«Non lo giustifico, ma capisco al Sisi»

ROMA «Non giustifico i

bombardamenti di al Sisi, ma capisco perché li ha fatti: il ricordo degli attentati contro i copti è fresco e lui vuol far vedere che è pronto a combattere il terrorismo dentro e fuori l’Egitto». Chi

parla è Giorgio Girgis Sorial,

deputato bresciano a 5 Stelle,

nato da genitori egiziani copti.

Si interrompe per parlare, in

perfetto arabo, con il padre e confermare un ricordo: «Al

Sisi è stato il primo presidente

a partecipare a una funzione di

Natale, nella cattedrale copta

di

di

Sorial è colpito dalla decapitazione dei 21 copti:

«Ma le minoranza cristiane sono perseguitate non da ora. Durante il regime di Morsi, le

violenze furono molte, ma i media ne parlavano poco, forse perché era appoggiato dagli Usa». Non c’è una ricetta per reagire: «Se l’Onu decidesse un intervento militare, il Parlamento dovrebbe valutare l’ipotesi».

Al. T.

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San Marco, al Cairo. Prima

lui solo Nasser, nel ’68».

San Marco, al Cairo. Prima lui solo Nasser, nel ’68». Il dilemma a Roma e in

Il dilemma a Roma e in molte capitali europee

Chi è il (vero) ambasciatore? Unasede perdue pretendenti

ROMA Dialogare, certo. Ma con chi? Nella Libia frammentata è il problema più spinoso per le cancellerie di tutta Europa. Gli ambasciatori si raddoppiano e triplicano. Si autoproclamano e vengono sconfessati. È quello che sta accadendo da noi. Dal maggio scorso è stato accreditato al Quirinale, con credenziali presentate a Giorgio Napolitano, Ahmed Safar, diplomatico formato a Oxford, che ha lavorato all’Ocse come consulente del progetto strategico di sviluppo della Libia e nel primo e nel secondo governo transitorio è stato viceministro del Lavoro. Inviato in Italia quando la Libia, appena uscita dal conflitto, era ancora unita, Ahmed Safar, però non soddisfa il governo di Tobruk che ha inviato una nota chiedendo di accreditare al suo posto Ezzedine

El Awami. I boatos lo motivano con il rifiuto di Ahmed Safar di aderire alla richiesta di fedeltà esclusiva del governo di Tobruk, la componente liberale, contro quella che fa riferimento al governo di Tripoli, dove è più forte l’incidenza islamica. Safar, invece, avrebbe rivendicato la volontà di rappresentare tutta la Libia. Non accade solo in Italia. A Malta ci sono già due ambasciate libiche. Ma la Farnesina non asseconda e mentre Safar resta nella sede di via Nomentana, Ezzedine El Awami avrebbe ricevuto ospitalità in quella presso la Santa Sede. Nel consolato di Milano, intanto, resiste Suliman Busedra, nato a Derna e diplomato a Tripoli. Le componenti sono tutte in campo.

Virginia Piccolillo

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Mercoledì 18 Febbraio 2015

Corriere della Sera

Primo piano

18 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Il conflitto mediterraneo   Tribù e fazioni

Il conflitto mediterraneo

 

Tribù e fazioni

Città-Stato in guerra tra loro,     politici: i Fratelli musulmani di Al Sahili, gli

Città-Stato in guerra tra loro,

   

politici: i Fratelli musulmani di Al Sahili, gli ex membri del Gruppo combattente libico (fazione che fu pro Qaeda), una formazione più estrema della Fratellanza. La linea prin- cipale sostiene il governo ribelle ma alcuni esponenti hanno compiuto passi per nego- ziare anche con gli avversari. A Tripoli cerca di imporre la propria auto- rità il governo parallelo di Omar al Hassi ostile a quello di Tobruk. Alle sue spalle la Fratellanza, la Turchia e la milizia Fajr, for- mata in gran parte dai veterani di Misurata. Il quadro è reso confuso dalla presenza di gruppi di autodifesa nati in alcuni quartieri, come Abu Selim e Wershefana. Erano al fianco di quelli di Zintan, ma dopo la loro sconfitta sono venuti a patti con Al Hassi. Non per sempre. Nella capitale si fanno no- tare i mujaheddin del Wilayat Trabulus, isla- misti in favore del Califfato. Le milizie di Zintan, attestate sui monti Nafusa, sono schierate con il governo legitti- mo e rappresentano la seconda forza milita- re del Paese. Uno schieramento che ha avu- to, durante l’insurrezione, un aiuto diretto da parte degli Emirati. Ancora a ovest ci so- no Bani Walid e Gharian favorevoli ad Al Thani mentre in altre località lavorano con gli islamisti ma sempre con mille distinguo. L’ultima conferma di come sia complicato il puzzle chiamato Libia.

Guido Olimpio

Le tappe

hanno rinchiuso a Guantanamo fino al 2007. In quell’anno è stato mandato in Libia dove ha trascorso un altro anno di prigione per essere poi liberato da Gheddafi. Sin dai primi giorni della rivolta si è imposto come capofila di una fazione ultra-integralista ed è stato anche sospettato di aver partecipato all’assalto contro il consolato Usa di Bengasi. In queste ore la città più osservata è Sirte. Alla sua periferia hanno girato il video con la decapitazione dei copti e da qui l’Isis ha lan- ciato le sue minacce. Ora è circondata da più lati e i seguaci del Califfo hanno abbandona- to molte posizioni, un ripiegamento tattico per evitare conseguenze peggiori. I respon- sabili sarebbero Alì Qiem Al Garga’i e due emissari di Al Baghdadi, un saudita e un mauritano distaccati dal movimento in qua- lità di consulenti. Misurata era e resta una realtà particolare.

Dalla morte

decine di milizie, due governi:

di

Gheddafi,

ucciso il 20 ottobre 2011

dai ribelli

è la Libia del dopo Gheddafi

sostenuti

dall’intervento

a guida Nato, la Libia è stata gestita da

governi di

transizione in

mezzo a

divisioni e

scontri,

soprattutto

armati, tra le diverse fazioni

paramilitari

WASHINGTON Città-Stato in guerra tra loro, un’infinità di milizie poco compatte, due

governi, interessi di attori esterni. È questa

Ancora a Oriente: Bengasi. Islamici di An- sar al Sharia e uomini del Consiglio rivolu- zionario sono attestati in tre quartieri fron-

la

Libia, vittima delle sue divisioni e dell’ere-

teggiati dai «regolari» e formazioni locali. Quadro comunque complesso perché gli estremisti bersagliano gli avversari con at- tentati, cecchini, omicidi e trappole esplosi- ve. Sempre nella zona est c’è Derna, il cuore

del nascente califfato libico e culla di dozzi-

dità lasciata da Muammar Gheddafi, un lea- der che ha gestito il Paese da capo clan senza dargli un vera struttura. Sulla mappa brillano alcuni punti chiave. Partiamo da Est, a Tobruk, Cirenaica, luogo che evoca battaglie lontane. È la sede del go-

ne

di volontari morti in Iraq dopo il 2003. A

Conta su una miriade di organizzazioni — oltre 300 — molte delle quali dotate di ar- mamento pesante e alcuni caccia, da vero

verno presieduto da Abdullah al Thani. Lo

ottobre Ansar al Sharia e il Consiglio dei

 

riconosce la comunità internazionale e ha

Giovani Thuwar hanno dichiarato fedeltà ad

Uno degli atti

l’appoggio del generale Khalifa Haftar. L’alto ufficiale ambisce al ruolo di uomo della Provvidenza. A lungo coccolato dagli Usa, dove ha vissuto, ha scatenato l’«offensiva Di-

Al

Baghdadi. A Derna opera inoltre la Briga-

esercito. È l’apparato più potente e tempra-

più evidenti

ta

Battar, circa 800 uomini molti dei quali

to. Le unità ricadono sotto tre grandi cartelli

dell’avanzata

hanno combattuto a Deir Zor, Siria, e Mosul, Iraq. Hanno campi d’addestramento dove sono presenti anche elementi arrivati dal-

l’estero. Una figura importante è stata quella

islamista risale

al settembre

 

La situazione

Da Tripoli a Sirte, da Bengasi

2012 quando i

gnità» contro le milizie islamiche, Fajr, e i mujaheddin filo-Isis. Campagna condotta con la copertura — anche militare — di

Egitto e Emirati Arabi Uniti. Haftar comanda quello che resta dell’esercito regolare libico

miliziani di

Ansar Al Sharia assaltano il consolato Usa

Sufian Bin Qumu: di recente sono circola-

te

covero in Turchia. Al fianco di Bin Laden in

informazioni sulla sua morte dopo un ri-

di

a Tobruk: le divisioni superano

i clan e le affiliazioni ideologiche. Un caos armato ingovernabile

e

dispone di un’aviazione rimessa in linea

Sudan, poi con i talebani, è stato catturato dai pachistani e «passato» agli Usa che lo

(Ha collaborato Farid Adly)

a Bengasi,

con l’aiuto del Cairo.

 

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uccidono

 

l’ambasciatore

 

Chris Stevens e altri tre

americani

Un Paese diviso

Il potere Governo sostenuto Coalizione Il potere Ansar Il potere Sede Assemblea Operazione Terminali di
Il potere
Governo sostenuto
Coalizione
Il potere
Ansar
Il
potere
Sede
Assemblea
Operazione
Terminali
di Tripoli
da forze del vecchio
di milizie a forte
componente
islamista
dell’Isis
Al Sharia
di
Tobruk
del Parlamento
dal 4 agosto
Costituente
petroliferi
Parlamento
e sede
Dignità, delle
forze del generale
controllati
(Fratelli Musulmani)
2014
del governo
Haftar
da Tobruk
GRUPPI ETNICI
Alleanza miliziana Libica
Governo riconosciuto
Le tribù più importanti
Al-BaidaAl-Baida
Zaoulia
TUNISIA
Al-MarjAl-Marj
DernaDerna
Tripoli
Drassa
Misurata
Bengasi
Awaqir
Nalut
Werfalla
Mar Mediterraneo
TobrukTobruk
ZintanZintan
Infiltrazioni Isis,
che il 27 gennaio
ha rivendicato
l’attentato contro
l’hotel dei diplomatici
Quartier generale
del gruppo
affiliato allo Stato
Islamico in Siria
Ubeidat
SirteSirte
LIBIA
Milizie alleate
al governo di
Tobruk
Nofilia
Al-Sedra
Ajdabiya
Magiabra
Ras Lanouf
Magiabra
Brega
EGITTO
Khalifa Haftar
Ghadamis
Omar Al-Hassi,
premier del governo
di Tripoli
Ultime conquiste
del gruppo (dove
sono stati rapiti i 21
ostaggi egiziani
decapitati)
Sufian bin Qumu
guida dell’Isis
in Libia
uno dei capi
militari alleati
al
governo
di
Tobruk
Corriere della Sera

Nell’ottobre

2013 il primo

ministro Ali Zeidan viene rapito per alcune ore da uomini armati

nella capitale,

Tripoli. A

novembre 9

persone

vengono uccise

a Bengasi, la

seconda città

del Paese, negli scontri con gli

islamisti

A luglio 2014

vengono

chiuse quasi tutte le ambasciate e il personale delle Nazioni Unite

viene fatto evacuare. Ansar Al Sharia (affiliata allo

Stato Islamico)

prende il

controllo di

quasi tutta

Bengasi

Le responsabilità dell’Occidente

 

Il bonapartismo di Sarkozy e gli errori della ricostruzione

 

di Giuseppe Sarcina

più che della «realpolitik».

tra l’altro, posizioni petrolifere all’Eni, a vantaggio della Total. Ci sono però alcuni dati oggettivi che non vanno trascurati. Gheddafi e la Libia sono stati per decenni clienti importanti, ma non vitali per la Francia. Il greggio era una partita importante, chiaro, ma il portafoglio energetico di Parigi era già diversificato. Tanto che nel 2010 i francesi importavano il 16% del proprio fabbisogno di

petrolio dalla Libia, ma nel mix complessivo questo pesava solo per il 5,5%, contro, per esempio, il 23% dell’Italia. Inoltre Gheddafi, prima della doppia visita a Roma (2009 e 2010) aveva piantato già nel 2007 il suo padiglione con le amazzoni nell’Eliseo di Sarkozy. Un evento ricordato soprattutto per gli ordinativi di Airbus e caccia Rafale. Giusto o sbagliato che fosse, il bonapartismo di Sarkozy rispondeva, dunque, a ragioni politiche contingenti. Seguirono mesi di furibondo protagonismo militare: gli aerei francesi coprirono il 35% dei bombardamenti. L’uccisione del rais segnò la fine del conflitto nel frattempo autorizzato dall’Onu e passato sotto il comando Nato. Poi il nulla: ecco il vero punto critico. Il comandante Sarkozy e tutti gli altri lasciarono scivolare

il Paese nordafricano nella guerra civile. Si illusero che dalle tavolate a base di pesce e montone, organizzate dai capi tribù sul litorale di Tripoli, potesse nascere uno Stato. Nessuno si occupò di mettere in sicurezza i porti, le infrastrutture, gli impianti petroliferi, tanto che la Total da lì a poco fu costretta ad abbandonare la Libia, altro che appalti soffiati agli italiani. Qualche settimana fa, a Davos, Ali Tarhouni, presidente dell’Assemblea costituente della Libia, confidava: «I capi della rivolta avevano un solo obiettivo:

rovesciare Gheddafi. Non si erano mai posti il problema di che cosa fare dopo. E i risultati sono quelli che vediamo». Un giudizio amaro che vale anche per Sarkozy e per i suoi compagni d’avventura. gsarcina@corriere.it

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A ottobre

Questo era il clima. Ma oggi, è naturale chiedersi come sia stato possibile arrivare a tanto. E’ inevitabile domandarsi quali errori siano stati commessi e chi siano i responsabili. In quei mesi del 2011 Sarkozy cerca un’occasione per rilanciare la sua immagine decisionista, appannata, declinante in Francia e in Europa. La Libia gli appare come un’opportunità da non

quelli che

 

diventano

Nella foto di gruppo scattata il 19 marzo 2011 a Parigi, Nicolas Sarkozy occupa la posizione centrale. Il posto del padrone di casa e, in questo caso, del comandante in capo. Tra i 17 leader in posa, è lui, il presidente della Repubblica francese, il più convinto sostenitore dell’intervento militare in Libia

ormai

esponenti

anche dello Stato Islamico prendono il controllo del porto di Derna, nell’est del Paese. Si moltiplicano gli

atti di violenza

deciso proprio in quel vertice. Muammar Gheddafi aveva

sprecare. Il presidente francese si trova subito in sintonia con il

 

in stile

spedito i Mig a bombardare la popolazione di Bengasi e delle altre città ribelli. La gran parte

primo ministro britannico David Cameron e con il segretario di Stato americano Hillary Clinton.

 

jihadista:

rapimenti e

decapitazioni

dell’opinione pubblica occidentale era indignata e accusava i governi di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia di aver coperto per anni l’infame dittatura del Colonnello in nome degli affari,

La Germania di Angela Merkel si chiama fuori. L’Italia di Silvio Berlusconi, invece, partecipa, sia pure riluttante. Per spiegare l’iper attivismo di Sarkozy vengono spesso evocati moventi economici: un piano per soffiare,

L’illusione Tutti si illusero che dalle tavolate a base di pesce e montone potesse nascere uno Stato

 

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Primo piano

della Sera Mercoledì 18 Febbraio 2015 9 Primo piano La crisi greca La vicenda ● Il

La crisi greca

Mercoledì 18 Febbraio 2015 9 Primo piano La crisi greca La vicenda ● Il governo greco

La vicenda

Il governo

greco chiede di mandare in soffitta il vecchio piano

di austerità e

l’accordo con la troika. Atene vuole un prestito ponte

e la revisione

del debito di

315 miliardi di

euro

Dopo il nulla

di

lunedì,

l’Eurogruppo

dei 19 ministri

finanziari ha

proposto in

forma di

ultimatum alla

Grecia

un’estensione

di sei mesi

dell’attuale

piano. Il termine è quello di un

nuovo summit

da tenersi forse

venerdì

fatto di

Pierre

Moscovici,

commissario

Ue agli Affari

La Grecia tratta: più tempo per il prestito

La mossa di Tsipras verso l’Europa: allungare il rimborso, non l’intero piano della Ue La vignetta anti Schäuble in divisa nazista diventa un caso. La telefonata con Renzi e Padoan

DAL NOSTRO INVIATO

BRUXELLES Sale la tensione nel-

scontro tra il governo greco

estrema sinistra e quello te-

desco di centrodestra, che vede

Berlino pretendere la conti- nuazione del programma con

misure di austerità per conce- dere ad Atene l’estensione di

sei mesi dei prestiti di salvatag-

gio in esaurimento a fine feb- braio.

Il premier greco Alexis Tsi- pras ha respinto l’ultimatum a dire «sì» entro venerdì prossi- mo, partito lunedì dall’Euro- gruppo dei 19 ministri finan-

ziari su pressione del respon-

sabile tedesco delle Finanze

Wolfgang Schäuble. Tsipras ha

lo

di

escluso di cedere a qualsiasi «ricatto» alla Grecia. Ha accu- sato Schäuble di aver perso il suo «sangue freddo» quando

ha definito «irresponsabile» la

posizione di Atene. Si è detto

disponibile a «una soluzione»

e a evitare «la rottura». Inten-

derebbe valutare di chiedere

l’estensione dei prestiti di sei

mesi sulla base del documento

di compromesso del commis-

sario dell’Unione Europea per

gli Affari economici, il sociali-

sta francese Pierre Moscovici,

sostituito in extremis all’Euro-

gruppo con la bozza voluta da

Berlino e respinta dal governo ellenico. «Il governo greco non accet- terà ultimatum — ha fatto sape-

governo greco non accet- terà ultimatum — ha fatto sape- re Tsipras —. E’ determinato a

re Tsipras —. E’ determinato a

onorare il suo mandato e la sto-

ria della democrazia in Europa».

Il premier di Atene ha vinto

le elezioni promettendo la fine

delle misure di austerità im- poste dalla troika dei creditori

(Commissione europea, Bce e

Fondo monetario di Washin-

gton), che ha accusato di aver

aggravato la recessione e im-

poverito milioni di greci. «Una certa tradizione vorrebbe che i nuovi governi prendessero delle misure in contraddizio-

ne con le loro promesse eletto-

rali — ha spiegato Tsipras —. Noi onoreremo le nostre pro- messe di cambiamento».

Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha fatto interrompere l’Eurogruppo di lunedì ribadendo che il man- dato del suo governo è «conte- stare il programma con misu-

re di austerità» perché rivela-

tosi fallimentare e generatore

di una «emergenza umanita-

ria». Il presidente dell’Euro- gruppo, l’olandese Jeroen Dijs- selbloem, ha condiviso con gli altri ministri la linea di Schäu-

ble dando l’ultimatum a chie- dere una estensione del pro-

gramma sottoscritto dal pre- cedente governo greco di cen-

trodestra entro venerdì.

Schäuble è rimasto irremovi- bile anche all’Ecofin di ieri e ha ammonito Atene che «gli im- pegni vanno mantenuti» per- ché altrimenti arriverebbero «tempi difficili per la Grecia e per l’Europa». Il premier Matteo Renzi ha telefonato a Tsipras alla pre- senza del ministro dell’Econo-

mia Pier Carlo Padoan, appena rientrato dall’Ecofin a Bruxel- les. Con il piano di salvataggio

di Ue, Bce e Fmi, basato su 240

miliardi di prestiti, gran parte delle esposizioni a rischio in

Grecia di molte banche (prin- cipalmente tedesche e france- si) è stata trasferita ai Paesi dell’eurozona (soprattutto tra-

mite il fondo salva Stati). L’Italia ora segue Germania

e Francia tra i principali credi- tori, nonostante le banche na- zionali avessero una esposi- zione minima con Atene. Ren-

zi ha sollevato questo proble-

ma all’Europarlamento di Strasburgo il mese scorso, sot- tolineando che nei salvataggi europei il governo di Roma ha aiutato soprattutto banche di altri Paesi membri. Padoan a Bruxelles ha garantito che sul debito della Grecia «l’Italia sta tutelando sempre i suoi inte- ressi». Il ministro dell’Econo-

sempre i suoi inte- ressi». Il ministro dell’Econo- La caricatura: «Avviate le trattative» Su Avgi, giornale

La caricatura: «Avviate le trattative»

Su Avgi, giornale di Syriza, partito del premier greco Tsipras, un ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble ritratto in divisa nazista dice: «Insistiamo sul fare saponette dal vostro grasso» e «Pensiamo di

ricavare fertilizzante dalle vostre ceneri»

Rifiuto

Il primo

ministro greco

Alexis Tsipras

contesta il

vecchio piano

di austerità

negoziato con

la troika di

Unione Europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Nella foto in

basso a sinistra

il ministro

dell’Economia Pier Carlo Padoan e il premier Matteo

Renzi durante

la telefonata

con Tsipras

mia si è dichiarato fiducioso sull’esito della trattativa tra Atene e Berlino all’Eurogrup-

po perché «il dialogo rimane

aperto e penso costruttivo e

spero che sarà finalizzato pre- sto». Tsipras e Varoufakis conti- nuano a escludere l’uscita del- l’euro. Entrambi hanno preso

le distanze da una vignetta del

loro giornale di partito, che raffigurava Schäuble vestito da nazista. Ma il premier greco ha con- fermato che la «priorità mora-

le e umanitaria è ripagare il

debito alla gente che soffre» a

causa del programma di auste-

rità della troika. Venerdì punta

a varare «misure sociali desti-

nate a sostenere i lavoratori, i disoccupati, le piccole e medie imprese e il rilancio dell’eco- nomia». Per avere il consenso dell’opposizione intende can- didare alla presidenza della Repubblica l’esponente del centrodestra Prokopis Pavlo-

poulos.

I.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Prokopis Pavlo- poulos. I.C. © RIPRODUZIONE RISERVATA economici, ha legato la concessione dei sei mesi

economici, ha

legato la

concessione

dei sei mesi alla

revisione degli

impegni futuri,

con termini

meno

stringenti ma

fissando

«condizioni

precise». Una

linea adottata

anche dal

presidente di

Eurogruppo,

Jeroen

Dijsselbloem,

seppure con un

accento meno

possibilista

Il premier

Alexis Tsipras

ha rigettato fin

qui l’idea

dell’estensione

perché il piano della troika

avrebbe

impoverito

milioni di greci.

Il ministro delle

Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, si è detto convinto che un accordo

si

troverà

Retroscena

di Ivo Caizzi

DAL NOSTRO INVIATO

BRUXELLES Il segnale di avvici- namento ad Atene e Berlino l’ha inviato il commissario Ue per gli Affari economici, il so- cialista francese Pierre Mosco- vici, che nell’Eurogruppo dei 19 ministri finanziari di lunedì scorso aveva presentato un do- cumento di compromesso rite- nuto accettabile dal responsa-

bile delle Finanze greco Yanis

Varoufakis e poi sostituito dalla

bozza filo-Germania respinta

da Atene. «Lo scenario privile-

giato è che la Grecia sia nella zona euro e per questo abbia- mo detto al governo greco che

ora deve inviare la richiesta per

l’estensione del programma —

ha affermato Moscovici a Bru-

xelles —. Chiamatela tecnica o come volete. Siamo uniti, pen- siamo che la soluzione sia pos- sibile». Poco dopo la rete televisiva Antenna e altri media greci

hanno anticipato l’intenzione

Quel documento per il compromesso

E la scelta di Moscovici su aiuti e austerity

del premier Alexis Tsipras di valutare già oggi se chiedere

una proroga di sei mesi basan- dosi proprio sulla proposta di Moscovici.

Riguarderebbe una esten-

sione solo di parte del pro-

gramma di aiuti finanziari con

le relative condizioni. Potrebbe

poi essere convocato un Euro-

gruppo straordinario venerdì o

la settimana prossima per far

siglare il compromesso ai 19 ministri finanziari della zona

euro prima della scadenza dei

prestiti di salvataggio il 28 feb- braio. Il commissario Ue fran- cese ha cercato di smorzare le polemiche provocate da Varou- fakis, quando ha rivelato la di- sponibilità greca a firmare il documento di compromesso già all’Eurogruppo lunedì scor-

so e la sua sorpresa nel vederlo

sostituito in extremis dal presi- dente della riunione, l’olande-

se Jeroen Dijsselbloem, che ha

tirato fuori una bozza in linea con la posizione rigida del mi- nistro delle Finanze tedesco

con la posizione rigida del mi- nistro delle Finanze tedesco L’intervento della Banca nazionale La prima

L’intervento della Banca nazionale

La prima discesa del franco svizzero

Il franco svizzero è ancora

sopravvalutato in modo

significativo e la Banca centrale è pronta a intervenire

sui

ha

presidente dell’Authority. La

mercati, se necessario: lo

detto Thomas Jordan,

valuta della Confederazione ha continuato a perdere valore,

fino a 1,07 franchi per un euro,

a un livello che non si vedeva

da

stata abbandonata la soglia

anti apprezzamento.

metà gennaio, da quando è

Wolfgang Schäuble. «Non c’è un poliziotto buono e un poli- ziotto cattivo — ha detto Mo- scovici —. Non c’è un docu- mento e uno alternativo. Ci so- no contributi all’accordo com- plessivo. Ci deve essere un margine di flessibilità, spazio

per la politica». Lo scontro a Bruxelles tra Atene e Berlino appare infatti

politico. L’Eurogruppo accette- rebbe le richieste tecnico-fi- nanziarie elleniche (una deci- na di miliardi per arrivare al- l’estate, riduzione dell’impe- gno di avanzo primario all’1,5%, sei mesi per concordare un pia- no di rilancio dell’economia con Ue e Germania). Ma Schäuble esclude che un governo di estrema sinistra an- ti austerità possa uscire con una vittoria politica, anche solo

parziale, opponendosi alla li-

nea del rigore finanziario im- posta in Europa dalla cancellie- ra tedesca di centrodestra An- gela Merkel. A Berlino vogliono

tedesca di centrodestra An- gela Merkel. A Berlino vogliono Chi è ● Il francese Pierre Moscovici,

Chi è

di centrodestra An- gela Merkel. A Berlino vogliono Chi è ● Il francese Pierre Moscovici, nato

Il francese Pierre Moscovici, nato nel 1957, importante esponente del Partito socialista francese, è dal

2014

responsabile per gli affari economici e monetari nella Commissione europea

presieduta dal

lussemburghe-

se Jean Claude Juncker

evitare un pericoloso prece- dente per gli altri Paesi membri con alto debito e di favorire l’ascesa dei movimenti anti au- sterità, come già sta avvenendo

Spagna con Podemos. Al momento nessuno si sen-

di rischiare le conseguenze

un’uscita della Grecia dalla

moneta unica. Le banche gre-

che stanno sollecitando la Ban-

ca centrale ellenica a trovare ul-

teriore liquidità al più presto per arginare la corsa agli spor- telli provocati dal rischio di fal- limento delle trattative all’Eu- rogruppo. Spuntano anche ragioni con una matrice geopolitica. Al- l’Ecofin si è saputo che l’ammi- nistrazione Usa resta in conti- nuo contatto con Atene verosi- milmente per evitare un even- tuale ricorso di Tsipras agli aiuti finanziari offertigli dalla Russia e dalla Cina, qualora de- cidesse di uscire dalla moneta unica.

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di

te

in

#

10

Mercoledì 18 Febbraio 2015

Corriere della Sera

Primo piano

L’inchiesta

Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano L’inchiesta Veneto Banca, la Procura indaga i vertici Ai

Veneto Banca, la Procura indaga i vertici Ai soci prestiti sospetti e azioni dell’istituto

I magistrati: è ostacolo alla vigilanza. Perquisiti Marco De Benedetti, Biasia, Samorì, Stefanel e Zoppas

ROMA Finanziamenti concessi ai soci nonostante sia vietato e crediti elargiti a numerosi clienti pur senza avere le ne- cessarie garanzie. Ma soprat-

tutto indicazioni false trasmes- se alla Banca d’Italia per mo- strare una solidità patrimonia-

le molto lontana dalla realtà. Si

snoda su tre filoni l’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge i vertici di «Veneto Banca», una delle Popolari in- serite nel decreto del governo per la trasformazione in socie-

tà per azioni. E si concentra an-

che sulla lista di quegli im- prenditori che nel corso degli ultimi anni avrebbero potuto contare su una corsia preferen- ziale per ottenere sostegno economico. Tra loro nomi noti come quelli di Giuseppe Stefa- nel, Gianfranco Zoppas, Marco

De Benedetti e Gianpiero Sa- morì. Ostacolo alla vigilanza è

il reato contestato dal procura-

tore aggiunto Nello Rossi e dal

sostituto Francesca Loy all’ex

Il rapporto Bankitalia

«L’attività del Consiglio

si è caratterizzata per i

forti limiti nella capacità

di sorveglianza»

presidente del Consiglio di

amministrazione Flavio Trinca

e all’ex amministratore delega-

to e attuale direttore generale Vincenzo Consoli che sono sta-

ti perquisiti, così come i soci e i

clienti che avrebbero avuto consistenti benefici durante la loro gestione.

La relazione truccata

Sono stati gli investigatori del Nucleo valutario della Guardia di finanza, che hanno lavorato con la Tributaria di Ve- nezia, ad avviare accertamenti dopo l’ispezione disposta da Bankitalia e terminata nell’ago- sto del 2013. E hanno rilevato «elementi di grave criticità» nella gestione, subito denun- ciate alla magistratura anche perché l’immagine fornita al mercato, dunque ai risparmia- tori, forniva un quadro ben di- verso da quello poi emerso analizzando i bilanci. L’esito

verso da quello poi emerso analizzando i bilanci. L’esito La vicenda ● Veneto Banca ha chiuso

La vicenda

Veneto

Banca ha chiuso il 2014

con una perdita netta di 650

milioni dopo

aver

contabilizzato

in bilancio

rettifiche nette

relative

all’asset quality

review della Bce per 363 milioni e

svalutazioni

degli

avviamenti

(ridotti del 41%) per 390 milioni. Al netto

di queste due

voci il risultato

sarebbe stato

positivo per

103 milioni

Il piano di

ristrutturazione

tuttora in corso prevede la

definitiva

cessione della

torinese Bim e

di Banca Ipibi

Bim, storico

marchio della

finanza italiana, sta passando a una cordata di

investitori che riunisce due private equity (Serendip equity e Duet Group) lo storico leader

Pietro D’Aguì, le famiglie Segre

e Giovannone

oltre a soci

finanziari come

Luca

Montezemolo e

Carlo De

Benedetti

a soci finanziari come Luca Montezemolo e Carlo De Benedetti Il rapporto dell’Associazione bancaria Abi, ripartono

Il rapporto dell’Associazione bancaria

Abi, ripartono i mutui (+32%) e il credito alle imprese (+12%) Ma è record sofferenze:

salgono a 183 miliardi

L’Abi conferma i segnali positivi sull’andamento dei prestiti bancari che, in cifra assoluta, lo scorso gennaio mostravano ancora un calo su base anua dell’1,8% ma indicavano una ripresa rispetto alla caduta dei mesi precedenti. In particolare nell’ultimo trimestre del 2014 le nuove erogazioni dei finanziamenti alle imprese hanno segnato rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente un incremento tendenziale del 12,1%. Le cose vanno meglio per

i mutui, saliti nel 2014 del 32,5% mentre le

nuove operazioni di credito al consumo sono aumentate del 9,2%. Ancora negativo il dato sulle sofferenze che in rapporto agli impieghi, in dicembre erano a quota 183,7 miliardi, pari al 9,6% il valore più elevato da fine 1996.

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I numeri di Veneto Banca

IL BILANCIO 2014 Raccolta

 

Var. %

IL BILANCIO 2014 Raccolta   Var. % RISULTATI DI ASSET QUALITY REVIEW E STRESS TEST  

RISULTATI DI ASSET QUALITY REVIEW E STRESS TEST

 

24,6 miliardi

+2,5%

CARENZA/ECCEDENZA DI PATRIMONIO

 

Totale attivo

36,5 miliardi

-2,2%

Dopo Aqr

-583 milioni

 
             

Margine d’interesse

519

milioni

-4,9%

Sportelli

Dopo stress test

-741 milioni

   

Margine d’intermediazione

834

milioni

-5,7%

555

RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE

 

Perdita netta

650

milioni

 
Soci

Soci

Rettifiche nette per l’Aqr

-363 milioni

Aumento di capitale

+483 milioni

     

Svalutazioni degli avviamenti

-390 milioni

 

Conversione bond convertibile

 

+354 milioni

 
             

Accantonamenti totali

746,4 milioni

 

Buyback

-99 milioni

   

Common equity

 

9,6%

 

87.989

ECCEDENZA FINALE

+24 milioni

Fonte: Società

delle indagini è ben illustrato

quisiti minimi richiesti, con l’effetto di determinare un li- vello del portafoglio «azioni proprie» più elevato di quello

aver «diffuso un valore del- l’azione “Veneto Banca” non ri- spondente al vero, giudicato dalla banca d’Italia “incoerente con il contesto economico at- tuale”».

nel capo di imputazione che

contesta a Trinca e Consoli «di aver indicato nelle segnalazio-

ni

periodiche alla Banca d’Italia

contabilmente riscontrabile,

un patrimonio di vigilanza pari

con conseguente diminuzione

2,12 miliardi di euro in luogo

di quello effettivo pari a 1,662 miliardi di euro per gli anni

a

del capitale dell’istituto per cir- ca 175 milioni di euro». Non so- lo. L’accusa è anche di aver

Politici e imprenditori

Nella relazione finale gli ispettori di Bankitalia scrivono:

2011 e 2012 che evidenziava una

«rappresentato all’autorità di

spread negativo di 345 milioni

vigilanza di possedere un indi-

«L’attività del Consiglio di am- ministrazione si è caratterizza-

e

975mila euro. Ciò facevano

ce di solvibilità superiore all’8 per cento, mentre in realtà il valore era al 6,3 per cento con ciò effettuando una «rappre- sentazione contabile consoli- data di “Veneto Banca” non ri- spondente all’effettiva capacità

mediante la cessione di pac- chetti azionari della banca ad

ta

per i forti limiti nella capaci-

di sorveglianza del manage-

azionisti della capogruppo Ve- neto Banca che ottenevano in cambio facilitazioni e l’eroga-

ment, l’assai modesta dialettica

interna e l’inconsistente ruolo

di

componenti indipendenti. Il

zione di linee di credito e fi-

consesso è dominato dalle fi- gure dell’amministratore dele-

nanziamenti in assenza dei re-

patrimoniale del gruppo». E di

in assenza dei re- patrimoniale del gruppo». E di L’inchiesta Il decreto di perquisizione che ieri
in assenza dei re- patrimoniale del gruppo». E di L’inchiesta Il decreto di perquisizione che ieri

L’inchiesta Il decreto di perquisizione che ieri ha portato la Finanza nelle sedi di Veneto Banca e nelle abitazioni degli ex vertici, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli. Perquisite anche le sedi di 17 clienti e soci dell’istituto

®
®
anche le sedi di 17 clienti e soci dell’istituto ® L’indagine L’ex presidente del consiglio di
anche le sedi di 17 clienti e soci dell’istituto ® L’indagine L’ex presidente del consiglio di

L’indagine

L’ex presidente del consiglio di amministrazio ne di Veneto Banca, Flavio Trinca (in alto) e l’ex amministratore delegato e ora direttore generale Vincenzo Consoli. I due sono finiti nel mirino della Procura di Roma e risultano indagati per ostacolo alla vigilanza

d’Arco

gato Consoli e del presidente Trinca le cui proposte vengono approvate pressoché sistemati- camente all’unanimità». Un quadro confermato dalle verifi- che dei finanzieri sui finanzia- menti erogati a politici e im- prenditori. Nell’elenco dei 17 «beneficiati» sottoposti ieri a

perquisizione ci sono tra l’altro

la

società «Modena Capitale»

di

Samorì, diventato famoso

perché con la sua lista appog-

giava Silvio Berlusconi e si can- didava a sostituirlo; l’industria-

le degli elettrodomestici Zop-

pas e quello dell’abbigliamento Stefanel; l’azienda di calzature «Logan srl»; la «Mdn Consul- ting» di De Benedetti.

Il teste chiave

Sono i decreti eseguiti ieri a rivelare il ruolo prezioso avuto

dal vicedirettore generale Mau-

ro

Gallea rispetto alle «delibere

di

affidamento concesse a sog-

getti azionisti della banca» che nella riunione del Cda del 4 di- cembre 2013, quindi quattro mesi dopo la fine dell’ispezio-

ne dell’autorità di Vigilanza,

«espose mirate controdedu- zioni». Per questo i magistrati hanno chiesto «l’acquisizione del carteggio deliberato sul te- ma e le delibere con la proce- dura di fissazione del prezzo del titolo «Veneto Banca» in- cluse le disposizioni interne, le certificazioni dell’esperto indi- pendente e tutti i documenti anche “di lavoro” inerenti la procedura di pricing».

Fiorenza Sarzanini

fsarzanini@corriere.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sarzanini fsarzanini@corriere.it © RIPRODUZIONE RISERVATA Il prelievo deciso lo scorso anno Pensioni, va alla Consulta

Il prelievo deciso lo scorso anno

Pensioni, va alla Consulta il contributo di solidarietà

dopo il ricorso di magistrati, docenti e militari

ROMA Anche il contributo di solidarietà sulle pensioni deciso nel 2014 finisce alla Corte costituzionale, che aveva già cancellato il vecchio taglio introdotto nel 2011. A chiamare in causa la Consulta è un’ordinanza della Corte dei conti (sezione giurisdizionale per il Veneto), investita della questione da un ricorso di un gruppo di ex magistrati, docenti, ufficiali delle forze armate e dirigenti pubblici e privati. Torna in bilico, dunque, il contributo chiesto a circa 50 mila pensionati, che ricevono un assegno superiore a 14 volte il minimo (circa 90 mila euro lordi all’anno). Il prelievo parte dal 6% e sale fino al 18% per le pensioni oltre 15mila euro al mese. Il gettito annuo è di soli 93 milioni, ma sul piano politico il tema è sempre caldo.

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Corriere della Sera

Mercoledì 18 Febbraio 2015

11

Primo piano

della Sera Mercoledì 18 Febbraio 2015 11 Primo piano Le banche Bankitalia: Popolari deboli, basta gestioni

Le banche

Bankitalia:

Popolari deboli, basta gestioni clientelari

Rossi: ora rapidamente verso il mercato

gestioni clientelari Rossi: ora rapidamente verso il mercato Via Nazionale Salvatore Rossi, 66 anni, è direttore

Via Nazionale Salvatore Rossi, 66 anni, è direttore generale della Banca d’Italia dal 10 maggio 2013. È anche presidente dell’Ivass

ROMA La Banca d’Italia non ha dubbi: il Parla- mento dovrebbe approvare la riforma delle Po- polari non perché così vogliono i mercati inter- nazionali ma perché «lo suggerisce il buon sen- so», visto che l’economia italiana «ha bisogno e ne avrà ancora di più nella ripresa che sta ini- ziando, di banche efficienti, competitive e patri- monialmente solide». Nel giorno in cui si è ag- giunta un’altra indagine sul settore — quella su Veneto Banca — il direttore generale di Palazzo Koch, Salvatore Rossi, ha spiegato in Parlamento che le Popolari, soprattutto le maggiori, devono cambiare struttura di governo e diventare più trasparenti nella gestione, senza derive cliente-

lari. Oltre che più forti. La solidità patrimoniale innanzitutto. Dopo la crisi, le banche devono avere più capitale per evitare ricadute e in questa ottica «la forma giuridica cooperativa è uno svantaggio competitivo», «è un handicap che va rimosso al più presto». Anche perché le Popolari più grandi — quelle che dovranno trasformarsi in società per azioni entro un anno e mezzo — sono nella media meno capitalizzate delle altre e tranne una, «sono riuscite a passare il test della Bce solo grazie alle misure di rafforzamento pa- trimoniale faticosamente prese nel 2013 e nel

2014 dietro insistenza della Banca d’Italia». E an- cora, nelle dieci maggiori Popolari a fine giugno

i crediti deteriorati erano il 18,7% del totale dei

prestiti, due punti in più della media del sistema

e il tasso di copertura con accantonamenti era

pari al 32%, dieci punti in meno della media. Il «primo e principale» effetto atteso della ri- forma è dunque, ha detto Rossi, mettere in con- dizione le aziende di credito di aumentare il loro capitale «con la rapidità che possono essere ri- chieste dalle circostanze, rivolgendosi a una pla- tea più ampia di risparmiatori». La gestione aziendale e la trasparenza, quindi.

I caratteri che tipicamente si accompagnano alla forma societaria cooperativa, secondo Rossi,

«possono ostacolare un vaglio corretto ed effi- ciente della banca, introducendo elementi di opacità nelle relazioni tra soci e amministratori, causando a volte ingerenze nelle scelte gestiona-

li da parte di minoranze organizzate». Nelle ban-

che «di ogni forma giuridica, Popolari e non, spesso le difficoltà sono state acuite, anche in misura drammatica, dall’egemonia prolungata e incontrollata di una singola figura o di un grup- po di potere espressione di una minoranza. Nel-

le grandi Popolari il rischio di una deriva di que-

sto tipo è accentuato proprio dalla forma socie- taria». Nel 2014 alle assemblee delle Popolari mag-

giori, ha osservato il numero due della Banca d’Italia, «ha partecipato in media poco più di un

socio su dieci: si tratta comunque di svariate mi- gliaia di persone, mobilitarle implica per gli am- ministratori la necessità di impegnarsi in una vera e propria campagna elettorale con ovvi ri- schi di clientelismo». Quanto ai rischi per l’occu- pazione «discenderebbero dal mantenere le banche fragili non da un assetto societario che può anzi facilitare la ricerca di efficienza e di economie di scala».

Stefania Tamburello

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LA STORIA CRONACA DI UN COMMISSARIAMENTO

L’istituto

In Borsa TITOLO SOSPESO 0,575 € +47,22% 0,486 0,361 0,307 5 gen 19 gen 12
In Borsa
TITOLO
SOSPESO
0,575 €
+47,22%
0,486
0,361
0,307
5 gen
19 gen
12 feb
17 feb

La struttura (al 3 luglio 2014)

Banca Federico Del Vecchio 100% 54,212% Banca Lecchese
Banca Federico
Del Vecchio
100%
54,212%
Banca Lecchese
Banca Federico Del Vecchio 100% 54,212% Banca Lecchese Etruria Informatica srl Mecenate srl   100% 95%
Etruria Informatica srl
Etruria
Informatica srl
Mecenate srl
Mecenate
srl
Banca Lecchese Etruria Informatica srl Mecenate srl   100% 95% 89,534% 50,765% BAP** Vita e
 

100%

95%

89,534%

50,765%

srl Mecenate srl   100% 95% 89,534% 50,765% BAP** Vita e Previdenza BAP** Assicurazioni 100% Oro
BAP** Vita e Previdenza
BAP**
Vita e Previdenza
100% 95% 89,534% 50,765% BAP** Vita e Previdenza BAP** Assicurazioni 100% Oro Italia Trading** **Società
BAP** Assicurazioni
BAP**
Assicurazioni

100%

50,765% BAP** Vita e Previdenza BAP** Assicurazioni 100% Oro Italia Trading** **Società controllata non dal Gruppo
Oro Italia Trading**
Oro Italia
Trading**

**Società controllata non dal Gruppo

49,235%

d’Arco

L’ultima tegola sui conti Etruria Emerge una perdita di 400 milioni

DAL NOSTRO INVIATO

AREZZO Una cifra trapela dal re- ligioso silenzio seguito al com- missariamento della Banca Po-

polare dell’Etruria: 400 milioni. Sarebbero queste le dimensio-

ni della perdita, per ora «con-

gelata», che emerge dal pre- consuntivo 2014. E intanto sembra delinearsi sempre più chiaramente il motivo princi-

pale del blitz della Banca d’Ita- lia: il mancato rinnovamento e rafforzamento della governan- ce. È mercoledì 11 febbraio e in una sola giornata è come se il vertice della banca rivedesse in rapida sequenza i fotogrammi

di anni di gestione fuori con-

trollo, prima di arrendersi al- l’«occupazione» di Via Nazio-

nale. In poche ore di un merco- ledì nero tutti i nodi vengono al pettine. Anche, e soprattutto, il nodo

di chi siede nelle poltrone di

vertice: il presidente Lorenzo Rosi, i vicepresidenti Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, Maria Elena. La funzionaria di Bankitalia che con spiccato ac- cento romano comunica l’im- minente commissariamento davanti agli occhi sgranati dei 15 consiglieri, fa esplicito riferi- mento alle lacune della gover- nance. A tutti i livelli, ovvia- mente, anche nella struttura manageriale e direttiva. Ma gli sguardi e i calcoli sono tutti per i tre al vertice della piramide. Il presidente (dal 2014) è in carica come consigliere e membro

presidente (dal 2014) è in carica come consigliere e membro In alto, Pier Luigi Boschi, vicepresidente

In alto, Pier Luigi Boschi, vicepresidente di Banca Etruria fino al commissaria-

mento. Sopra, Giuseppe Fornasari, presidente fino al 2014

del comitato esecutivo dal 2008, Boschi è in cda dal 2011 e Berni è stato direttore generale dal 2005 al 2008. I primi due sono esponenti della compo- nente cattolica di maggioranza, il terzo del nucleo laico-masso-

nico. Tutti entrati ben prima delle ispezioni seriali (2012- 2013-2014) di Bankitalia, da cui sono emerse gravi violazioni nella gestione. E che hanno fat- to scattare le sanzioni anche per i tre al vertice. La scorsa primavera, si rac- conta, la banca era già a un pas- so dal commissariamento. Se l’allora presidente Giuseppe Fornasari si fosse ricandidato probabilmente il provvedi-

mento sarebbe scattato molto prima. Fornasari era indagato per falso in bilancio dalla pro- cura di Arezzo insieme all’ex direttore generale Luca Bron-

chi. Il nuovo presidente Rosi, pur se molto stimato in città, era comunque considerato un «delfino», una scelta in conti- nuità. E i due vicepresidenti «brave persone della vecchia guardia». E invece l’assemblea

del maggio 2014 doveva essere quella della totale rottura con il passato, a prescindere dalle re- sponsabilità. Due cifre per dare un quadro sintetico: tra il 2009

e il 2014 la banca ha speso 14

milioni per retribuire consi-

glieri e sindaci a fronte di per- dite accumulate per 400 milio- ni (considerando i «soli» 126 milioni di rosso ufficiale nei 9 mesi dello scorso anno). Effet-

to di un portafoglio crediti cari-

co di «cadaveri». Dal 2008 non

c’è dividendo. L’ex direttore ge- nerale Bronchi ha avuto uno stipendio in progressiva cresci-

ta da 420 a 630 mila euro annui

ed è uscito lo scorso agosto con un «regalo» di 1,2 milioni di euro. Insomma, la ramazza nella governance doveva essere ben più incisiva. E poi, anche questo dice la funzionaria di Bankitalia, la Po- polare Vicenza aveva presenta- to un’offerta che non è stata sottoposta all’assemblea dei soci. Argomento spinoso per- ché poi la Popolare Vicenza ha

fatto i salti mortali per mettere in «assetto Bce» il patrimonio ed è uscita dal 2014 con 497 mi- lioni di perdita consolidata. Certo, l’Opa a 1 euro (con le Etruria a 0,75 euro) proposta l’anno scorso è forse un’occa-

di perdita consolidata. Certo, l’Opa a 1 euro (con le Etruria a 0,75 euro) proposta l’anno

Il caso

Mercoledì 11 febbraio la Banca dell’Etruria e del Lazio è stata commissariata dalla Banca d’Italia. Via Nazionale aveva chiesto all’istituto popolare di trovare un partner di elevato standing per

un’aggregazio-

sione persa col senno di poi. Ma è utile ricordare che ci fu la netta presa di posizione, addi- rittura con una nota, di un per- sonaggio di grande influenza

nella città toscana come Giu-

ne. Dal giorno successivo il titolo è sospeso in Borsa

La classifica

Lego marchio top

Lego diventa il marchio più potente del mondo, scalzando Ferrari. Questo il responso della classifica stilata da «Brand Finance», società specializzata nella valutazione dei marchi. Tra i parametri considerati, fedeltà, familiarità e reputazione. Il marchio danese ha avuto la meglio su PricewaterhouseCooper e Red Bull.

ha avuto la meglio su PricewaterhouseCooper e Red Bull. seppe Fanfani, sindaco fino a pochi mesi

seppe Fanfani, sindaco fino a pochi mesi fa: «Banca Etruria non si tocca, non può diventare una filiale della Popolare di Vi- cenza». Il renziano Fanfani, ni- pote dello storico leader demo- cristiano Amintore, è stato no- minato lo scorso settembre membro del Csm in quota Pd. L’elenco dei motivi che hanno indotto Bankitalia a prendere

le redini dell’Etruria viene letto

nel silenzio totale del consiglio dell’11 febbraio. Ma qualche ora prima, quando nessuno ipotiz- zava il licenziamento, gli am-

ministratori avevano esamina-

to il preconsuntivo del bilancio

2014. Secondo fonti presenti al-

la riunione, a fronte di 620 mi-

lioni di ulteriori accantona- menti è emersa appunto una

perdita nell’ordine di 400 mi- lioni. Cifra enorme, se confer- mata, per una banca locale e tutto sommato di piccole di- mensioni (186 sportelli, 1.800 dipendenti). Ma doveva essere

la definitiva spallata al passato,

un punto e a capo, nonché un

messaggio a Bankitalia che, per altro, aveva gli ispettori inse-

I compensi Tra 2009 e 2014 la banca ha speso 14 milioni per retribuire consiglieri e sindaci

diati negli uffici della sede del- l’Etruria. Tutto inutile perché a metà pomeriggio arriva la doc- cia fredda. Convergono ad Arezzo commissari, consiglieri

di sorveglianza e funzionari di

Bankitalia. A consiglio aperto una rappresentante della dele- gazione legge il documento con le «accuse» e poi chiude

con le parole chiave: «Ora i commissari devono prendere

in consegna l’azienda». Buona-

sera e tutti a casa. Ma già un’altra tegola si è ab- battuta sul gruppo: le perquisi- zioni della Guardia di Finanza e un’indagine della procura di

Arezzo per una maxi truffa sul- l’Iva del commercio d’argento. Tra gli indagati vi sarebbe an- che Plinio Pastorelli, ammini- stratore delegato di Oro Italia Trading, un gigante nel com- mercio di metalli preziosi da quasi 500 milioni fatturato e totalmente controllato da Ban-

ca Etruria.

Mario Gerevini

mgerevini@corriere.it

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Mercoledì 18 Febbraio 2015

Corriere della Sera

12 Mercoledì 18 Febbraio 2015 Corriere della Sera

Corriere della Sera

Mercoledì 18 Febbraio 2015

13

Primo piano

della Sera Mercoledì 18 Febbraio 2015 13 Primo piano Le riforme Partite Iva, stop al rincaro

Le riforme

Partite Iva, stop al rincaro dei contributi

Bloccato l’incremento dell’aliquota del 27,7%, prorogato il regime dei minimi per tutto il 2015 Si allungano i tempi per il pagamento a rate delle imposte, riaperti gli uffici dei giudici di pace

ROMA Il decreto Milleproroghe va verso la fiducia alla Camera, nella cui Aula ieri è approdato dopo il passaggio in commissione che ne ha cambiato

il volto. Tra le nuove norme introdotte, l’attesa

proroga a tutto il 2015 del vecchio regime dei mi- nimi per le partite Iva, il passo indietro circa le nuove norme che, modificando la legislazione

sull’emittenza televisiva, avrebbero aumentato il canone di concessione per Rai e Mediaset, la mi- niproroga degli sfratti. Il decreto va convertito entro il 3 marzo e deve ancora tornare al Senato. Un coro di consensi ha accolto la norma che consente ai titolari di partite Iva che guadagnano

fino a 30 mila euro di scegliere tra il vecchio regi- me di tassazione al 5% e quello forfettario, intro- dotto dall’ultima legge di Stabilità, al 15%. Stop per il 2015 anche all’aumento dell’aliquota con- tributiva del 27,72% per gli autonomi iscritti alla gestione separata dell’Inps, introdotto con la legge di Stabilità. La misura costa 120 milioni l’anno per il triennio 2015-2017. L’aliquota salirà

al 28% nel 2016 e al 29% nel 2017.

Ha fatto molto discutere anche il passo indie- tro sulla norma che avrebbe fatto aumentare, ri-

spetto al 2013, i canoni di concessione delle fre- quenze di Rai e Mediaset, e che era stata inter- pretata come un atto di rappresaglia nei con-

fronti di Silvio Berlusconi, all’indomani della rottura del patto del Nazareno. Ieri il capogrup- po del Pd in commissione Vigilanza Rai, Vinicio Peluffo, ha spiegato che la scelta risponde «solo a criteri tecnici e non politici» e che «il tema non verrà derubricato ma rimandato a un provvedi- mento ad hoc perché è necessario intervenire per una revisione complessiva per i contributi in materia di frequenze tv». La proroga degli sfratti alla fine è arrivata ma solo per 4 mesi: una soluzione-ponte per i nuclei più bisognosi, da valutare da parte del giudice,

Avvocati e farmacisti Slitta al 2017 la riforma dell’esame di abilitazione degli avvocati

Per due anni titolarità delle farmacie con la sola iscrizione all’albo

per consentire il «passaggio da casa a casa». Si riaprono i termini per chiedere un piano di

rate per i debiti con il fisco. Chi è decaduto fino a fine 2014 può fare la richiesta entro il 31 luglio. Niente azioni esecutive per chi accede a un nuo-

vo piano. Ottengono una proroga gli incentivi

per arginare la “fuga dei cervelli” o agevolarne il

rientro, per i prossimi due anni. Fino al 30 luglio i sindaci, anche le unioni di Comuni, potranno chiedere la riapertura degli

uffici dei giudici di pace soppressi per effetto del riordino. Slitta al 2017 la riforma dell’esame di abilitazione degli avvocati, mentre per due anni

la

titolarità delle farmacie si potrà ottenere con

la

sola iscrizione all’albo, salvo che per le 2.600

nuove sedi oggetto del concorso straordinario. Molto contestata la norma che cancella le san-

zioni per le Regioni che abbiano sforato il patto

di Stabilità interno anche nel 2014, destinando ai

pagamenti dei debiti della P.a. una quota supe- riore al 50% dell’obiettivo del patto. Nella norma rientrerebbe la Regione Lazio.

Antonella Baccaro

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Regione Lazio. Antonella Baccaro © RIPRODUZIONE RISERVATA Che cosa cambia nel Milleproroghe Partite Iva Le partita

Che cosa cambia nel Milleproroghe

Partite Iva

Le partita Iva che guadagnano fino a 30 mila euro potranno scegliere per tutto l’anno in corso tra il nuovo regime dei minimi (previsto nella Stabilità) con l’aliquota forfettaria al 15%, e il vecchio regime al 5%, con il limite fino a 5 anni o al raggiungimento del 35esimo anno d’età. Bloccato al 27,72% l’aumento previsto dell’aliquota contributiva Inps per le partite Iva.

ILLUSTRAZIONI DI PAOLA PARRA
ILLUSTRAZIONI DI PAOLA PARRA

Sfratti

Sugli sfratti il governo ha deciso una sorta di «mini proroga» di quattro mesi. Il giudice infatti potrà «disporre la sospensione dell’esecuzione» dello sfratto «fino al centoventesimo giorno dall’entrata in vigore della legge di conversione», per consentire il «passaggio da casa a casa». Misura insufficiente per l’associazione degli inquilini Sunia.

insufficiente per l’associazione degli inquilini Sunia. Frequenze tv E’ stata giudicata inammissibile in sede di

Frequenze tv

E’ stata giudicata inammissibile in sede di esame in commissione la norma che riportava i contributi per l’utilizzo delle frequenze televisive terrestri per il 2014 ai livelli del 2013, attribuendone la determinazione al ministero dello Sviluppo economico. Il tema non verrà derubricato ma rimandato a un provvedimento ad hoc e sistematico, ha spiegato Vinicio Peluffo (Pd).

ad hoc e sistematico, ha spiegato Vinicio Peluffo (Pd). Giudici di pace Via libera all’emendamento dei

Giudici di pace

Via libera all’emendamento dei relatori che consente agli enti locali di chiedere il ripristino degli uffici dei giudici di pace soppressi per effetto del riordino. Secondo l’Unione nazionale dei giudici di pace, la norma in questione potrebbe portare alla riapertura di 200- 250 uffici, dei 500 che erano stati chiusi in seguito alla decisione di riorganizzare la materia.

in seguito alla decisione di riorganizzare la materia. Cartelle Equitalia Si riaprono i termini per chiedere

Cartelle Equitalia

Si riaprono i termini per chiedere un piano di rate per gli eventuali debiti che siano stati maturati con il Fisco. Chi è decaduto fino a fine 2014 può fare la richiesta entro il 31 luglio. Niente azioni esecutive per chi accede a un nuovo piano. Ottengono una proroga anche gli incentivi per arginare la “fuga dei cervelli” o agevolarne il rientro, per i prossimi due anni.

o agevolarne il rientro, per i prossimi due anni. Il caso di Fabio Savelli   La

Il caso

di Fabio Savelli

 

La «tassa sul contante» è so-

lo

un’ipotesi di scuola. «Nulla

di

più», dicono dal Tesoro sor-

presi dal polverone che ha su-

scitato l’indiscrezione secondo

la quale il governo aveva in

mente di inserire un’imposta

di bollo proporzionale ai versa-

menti in banca superiori ai 200 euro. Luigi Casero, vicemini- stro dell’Economia, la smenti- sce al telefono senza mezzi ter- mini. Neanche lui, al lavoro sul

dossier, si capacita di come sia stato possibile che alcuni orga-

ni di stampa ieri abbiano ripor-

tato l’ipotesi di un balzello per

scoraggiare la circolazione di contante. La accoglie con un misto tra stupore e sconcerto

Enrico Zanetti, sottosegretario alle Finanze, che la definisce ir- ricevibile soprattutto se conte- nuta all’interno di un decreto, priva quindi della necessaria condivisione politica. Con buona approssimazione

si

è trattata di una bozza redat-

ta

da qualche tecnico del Mef e

recapitata in anticipo alle asso-

Spunta il maxi-prelievo sui contanti Tassa oltre 200 euro, poi dietrofront

ciazioni di categoria (profes-

sionisti, commercianti e arti-

ciazioni di categoria (profes- sionisti, commercianti e arti-

Il profilo

giani) per sondarne gli umori. Perché sono proprio gli attori maggiormente interessati da

● Luigi Casero,

Luigi Casero,

un vasto piano di «manuten- zione» - dicono fonti di via XX

settembre - nel rapporto tra le imprese e l’erario. Il cui cardi- ne, contenuto all’articolo 9 del-

la

legge delega in materia fisca-

56 anni, viceministro dell’Economia e delle Finanze già nel dicastero

le, è (e questo lo si può affer- mare con certezza) l’avvio della

fatturazione elettronica tra pri- vati e con la pubblica ammini-

strazione. Casero assicura che

il

testo che il Tesoro porterà ve-

presieduto da Fabrizio

nerdì in Consiglio dei ministri

è

ancora oggetto di modifiche

Saccomanni,

e

ripensamenti. E quindi non è

confermato nell’incarico dal governo Renzi. Esponente di Forza Italia prima e del Popolo della Libertà poi ha aderito nel 2013 al Nuovo Centrodestra

corretto parlare di dietrofront, semmai di una dialettica anco- ra in corso in sede ministeriale. Soprattutto considerando che

le novità allo studio dovranno comunque tutte passare dal- l’effettivo funzionamento dello

Sdi (sistema di interscambio di

dati), la piattaforma informati- ca dell’Agenzia delle Entrate in

grado di ricevere le fatture sot- to forma di file in modo da la- sciare una traccia (digitale) scoraggiando fenomeni di elu- sione ed evasione fiscale. L’idea a ben vedere non pre- senta i crismi della novità asso- luta perché sembra prendere le mosse da un vecchio progetto del governo Prodi (caldeggiato

dall’allora vice-ministro delle Finanze Vincenzo Visco) finito nel dimenticatoio per una legi- slatura chiusa anzitempo. Dal Tesoro smentiscono an- che l’ipotesi di un credito d’im-

posta per esercenti, piccoli im- prenditori, commercianti che

avessero voluto dotarsi dei Pos

(i dispositivi adibiti al paga- mento con carte di credito e di debito) per emettere ricevute telematiche da trasmettere alle Entrate. Una sorta di bonus fi- scale che il governo avrebbe potuto inserire nel decreto at- tuativo sulla fatturazione elet- tronica e che sembra invece tramontato nonostante l’obbli- go, in vigore dal 1° luglio scor-

so, per tutte le attività commer- ciali di accettare pagamenti elettronici al di sopra dei 30 eu- ro. L’intento di tracciare tutta la filiera per scoraggiare il “nero” d’altronde è condiviso da Bru- xelles che più volte ha invitato la “resistente” Italia a favorire la «moneta elettronica». Viaggia invece su una corsia preferen- ziale la parte relativa al «fisco internazionale», con accordi preventivi tra aziende a ragione sociale estera e l’amministra- zione pubblica: il cosiddetto «ruling», cioè regole chiare e immutabili per spingere gli in- vestitori esteri a fidarsi del fi- sco italiano. L’intento è limita- re al minimo fenomeni di «transfer pricing», una sofisti- cata tecnica di elusione fiscale che permette alle multinazio- nali, attraverso la manipolazio- ne dei prezzi di vendita pratica- ti nelle transazioni infra-grup- po, di spostare i redditi nei Pae- si a fiscalità agevolata.

di spostare i redditi nei Pae- si a fiscalità agevolata. fabiosavelli © RIPRODUZIONE RISERVATA 5 miliardi

fabiosavelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

fiscalità agevolata. fabiosavelli © RIPRODUZIONE RISERVATA 5 miliardi di euro il costo complessivo annuale di gestione

5

miliardi

di euro il costo

complessivo

annuale

di gestione

del contante

per gli istituti

di credito

275

miliardi,

il 17,5% del Pil,

il valore del

sommerso

secondo

Rossella

Orlandi

(Entrate)

il valore del sommerso secondo Rossella Orlandi (Entrate) Tasse Casa, sulle rendite più basse una stangata

Tasse

Casa, sulle rendite più basse una stangata che arriva al 40,1%

ROMA Con l’Imu e la Tasi pagate nel 2014 i Comuni hanno recuperato quasi interamente

il gettito del 2012 con l’Imu

prima versione, 23,9 miliardi

di euro, ma la tassa

“riformata”, a conti fatti, è di

gran lunga meno equa della prima. Secondo i dati del rapporto «Gli immobili in Italia» dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero

dell’Economia, nel 2014, con Imu e Tasi, i contribuenti più

ricchi ci hanno guadagnato rispetto al 2012, quando avevano pagato solo l’Imu. E i cittadini più poveri, quelli con

le rendite catastali più basse,

hanno pagato molto di più del passato. La distribuzione delle imposte per importo versato parla chiaro: chi ha versato fino a 50 euro ha pagato in

media il 21,7% in più rispetto al 2012, mentre chi ha versato tra 50 e 100 euro tra Tasi ed Imu

ha visto salire il proprio conto

addirittura del 40,1%. Al contrario, per chi ha pagato

Imu e Tasi per un importo compreso tra 500 e 600 euro

ha goduto di uno “sconto” del

32,9% rispetto all’Imu 2012, mentre chi ha pagato oltre 600 euro ha risparmiato quasi il

50%, il 49,6% rispetto al 2012.

La conferma di una

progressività fortemente attenuata della nuova Imu arriva dai dati sulla distribuzione delle imposte per classi di reddito dei contribuenti. Per la sola abitazione principale i contribuenti del primo decile (i redditi più bassi) hanno pagato l’anno scorso il 2,2% del totale, contro l’1,7% nel 2012,

quelli dell’ultimo decile (i più ricchi) hanno pagato il 23,9% del totale contro il 26,5% dell’Imu prima versione. Nel 2014 la sola Imu ha portato

gettito di 19,3 miliardi di

un

euro, mentre la Tasi sui servizi indivisibili ha prodotto 4,6 miliardi. Il gettito complessivo, 23,9 miliardi, è identico a quello della sola Imu 2012. Nel 2014, però è calato il gettito di Imu e Tasi sulle prime case (3,5 contro 4

miliardi di euro). In media i

proprietari di prima casa

hanno pagato 204 euro nel

2014 contro i 227 del 2012. A queste si aggiungono Irpef fondiaria e sulle locazioni (6,5 miliardi), Ires (600 milioni), e poi quelle sui trasferimenti, dall’Iva (4,2 miliardi), alle imposte di registro e di bollo (2,6), a quelle ipotecarie e catastali (1,4), su successioni e

donazioni (600 milioni) oltre

gettito della cedolare secca

sugli affitti (1,1 miliardi). Il

gettito complessivo delle tasse

sulla di 42,1 miliardi (+9,8% sul

2013). Il “tax gap”, la differenza

tra

cittadini avrebbero dovuto pagare per Imu e Tasi è di 4,3 miliardi, invariato sul 2012.

Mario Sensini

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quanto versato e quanto i

al

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Mercoledì 18 Febbraio 2015

Corriere della Sera

Politica

Opposizioni al Colle, lo sgarbo di Salvini

Il segretario leghista: «Che ci vado a fare, per chiedergli il numero del parrucchiere?». Stupore del Quirinale Polemiche sulla salita solitaria di Brunetta. Il leader dei 5 Stelle apre al dialogo: guiderà lui la delegazione

ROMA Prima Renato Brunetta, da solo. Poi la delegazione di Sel, guidata da Nichi Vendola. Nei prossimi giorni sarà la vol- ta del M5S, che si presenterà con Beppe Grillo e i capigrup- po, e anche della Lega, ma sen-

za Matteo Salvini che trova inu-

tile la visita: «Che devo andarci

a fare, a chiedergli il numero

del parrucchiere?» la provoca- zione, che ha suscitato «stupo- re» e certamente irritazione negli ambienti del Quirinale. Come da richiesta pressante

e accorata di tutte le opposizio-

ni, infatti, Sergio Mattarella ha cominciato a ricevere i rappre-

sentanti dei partiti che, la scor-

sa settimana, hanno disertato i

lavori di Montecitorio in pole-

mica feroce contro il governo che ha deciso di blindare le ri- forme e di contingentare al massimo i tempi del voto, cau- sando — è il grido — un «gra- vissimo vulnus democratico». Denuncia che hanno reitera-

to ieri nei loro incontri sia Bru-

netta per FI, sia Vendola per Sel. Ricevendo, raccontano, ascolto attento da parte del presidente e anche l’assicura- zione di un impegno perché si ristabilisca un clima di rispetto

reciproco e, per quanto possi- bile, di condivisione. Proprio quello a cui mira Forza Italia,
reciproco e, per quanto possi-
bile, di condivisione.
Proprio quello a cui mira
Forza Italia, che forse più degli
altri partiti ha interesse a non
spezzare del tutto il filo del
dialogo con Renzi. Raccontano
che negli ultimi giorni sono
state tante le pressioni su Ber-
lusconi perché torni a riallac-
ciare i rapporti con il premier,
o
almeno perché favorisca la
ripresa di un clima meno in-
fuocato. Dai vertici delle sue
aziende — non tanto la figlia
Marina, convinta che una so-
cietà quotata in Borsa non sia
Il post
attaccabile da azioni ostili del
governo —, dai consiglieri co-
La lettera
assalto delle procure» nel pro-
cesso Ruby ter che arriva «a
di
Sergio
orologeria» proprio prima del
me Letta (con il quale Berlu-
sconi nei giorni scorsi avrebbe
avuto anche uno scontro su
questo tema), dai più moderati
Mattarella
verdetto della Cassazione sul
a
Beppe Grillo
Ruby 1, previsto per il 10 marzo
è
stata
pubblicata ieri
— ascolta chi gli consiglia
prudenza, ma aspetta ancora
e
preoccupati fra i suoi fedelis-
sul sito del
simi, forte è arrivato l’invito a
«non isolarci», a «non metter-
leader Cinque
Stelle, che ha
che da Renzi arrivi «un cam-
bio di rotta» che al momento
non c’è, nonostante siano ri-
ci
fuori gioco», a «non esporre
ringraziato e
presi sotterraneamente con-
il
petto ai fucili di Renzi».
replicato:
Berlusconi — attento a se-
«Ci vediamo
tatti fra i tradizionali «amba-
sciatori», come Verdini e Letta.
gnali non ostili come l’esclu-
sione dal Milleproroghe della
norma che avrebbe aumentato
al
Quirinale»
Per questo ieri i toni di FI
non sono stati ultimativi e de-
finitivi. La visita solitaria di
il
canone delle concessioni per
Mediaset e Rai e assieme spa-
ventato da giorni per il «nuovo
Brunetta (l’altro capogruppo
Romani e i vertici del partito
hanno preferito declinare) ha

suscitato le ironie del Pd, le cri- tiche del fittiano Bianconi («non si è confrontato con il gruppo») e fatto pensare ad al- cuni che FI non voglia alzare il livello dello scontro. Il capo- gruppo ha presentato un docu- mento in 25 punti durissimo, e autorizzato dallo stesso Berlu- sconi, per denunciare il «mo- stro giuridico» che «pregiudi- ca i princìpi» della Carta. Ma è anche vero che Brunetta fa sa- pere che Mattarella «farà di tutto per ristabilire il dialogo istituzionale rotto da Renzi». In questo clima, la novità è rappresentata dal dialogo più

che sereno che si è instaurato

tra Grillo e il Colle. Il leader del

M5S ha pubblicato sul suo blog

la lettera di ringraziamento di

Mattarella all’augurio di buon

lavoro fattogli dal Movimento

e ha assicurato che guiderà la

delegazione nell’incontro al Quirinale che si terrà entro la prossima settimana. Non si presenterà invece Matteo Sal-

vini: mando i capigruppo, non capisco lo stupore, spero che il presidente si occupi più della Libia che della mia agenda.

Paola Di Caro

© RIPRODUZIONE RISERVATA

della mia agenda. Paola Di Caro © RIPRODUZIONE RISERVATA La vicenda ● Dopo lo strappo sul

La vicenda

Dopo lo

strappo sul voto al ddl Boschi sulle

riforme

costituzionali,

culminato con

l’uscita

dall’Aula, le

opposizioni

hanno chiesto

un incontro al

Quirinale

Ieri Sergio

Mattarella ha ricevuto le delegazioni di

Sel e FI. Lega e M5S saliranno

al Colle nei

prossimi giorni:

il segretario del

Carroccio

Matteo Salvini

ha già detto

che non ci sarà

del Carroccio Matteo Salvini ha già detto che non ci sarà Si inceppa la macchina da
del Carroccio Matteo Salvini ha già detto che non ci sarà Si inceppa la macchina da

Si inceppa la macchina da clic di Grillo Il blog crolla nelle classifiche internazionali

ROMA Molto tempo è passato da quando un Grillo luddista prendeva a martellate i compu- ter sul palco. Ma molto ne è passato anche dal giugno del 2006, quando il suo sito era

sono confermate da altre im- portanti società del settore:

 

picco». Soltanto che questa volta la macchina da clic sembra esser- si inceppata, lasciandosi dietro molte domande irrisolte sulla gestione e sul funzionamento del blog. Qualche mese fa, fu la

Traffic Estimate fa passare le visite dai 5 milioni di giugno ai 2,2 di oggi. E Calcustat.com gli assegna un ranking di classe C,

La vacanza Beppe Grillo ieri

nella top ten mondiale, guar-

contro la A di Corriere e Repub-

dando da non molto lontano Cnn, Bbc e Usa Today e al co-

blica. C’è da chiedersi se il crollo

a

Limone

trasmissione di Milena Gaba- nelli «Report» a chiedere conto alla Casaleggio Associati e a

del Garda

mando incontrastato in Italia. Ora «www.beppegrillo.it» è

della popolarità del blog sia una causa o un effetto dell’im-

(Cavicchi)

 

precipitato al numero 7.447 nel mondo e al 154esimo in Italia. Sembrano finiti gli anni d’oro per il blog creato e gestito dalla Casaleggio associati e diventa-

pegno in politica dei due fon- datori del Movimento a 5 Stel- le. O se sia il risultato di una di- saffezione dei sostenitori inter- net di Grillo, seguita a

del Movimento a 5 Stel- le. O se sia il risultato di una di- saffezione dei

to

nel tempo il principale orga-

un’assuefazione ai post robo- anti e ai colonnini pubblicitari

parapubblicitari con titoli

e

no (non solo informativo) del Movimento a 5 Stelle. La classi- fica che certifica la caduta libe- ra del blog è di Alexa, gruppo Amazon, tra le principali azien- de mondiali che si occupano di statistiche Internet e partner di Google nel determinare il ranking (la classifica e la popo- larità) di un sito. Le stime, rive- late dal settimanale «Oggi»,

ammiccanti, che alternano spot a presunti scandali politi- ci. Solo ieri sulla home page si

susseguivano senza soluzione

di

continuità titoli come «Co-

me farsi passare il singhiozzo», «Non mangiate mai la parte

verde delle patate!» e «Sondag- gio Mentana, un partito cola a

Grillo degli spot: «Dove vanno

a finire i soldi?». E molti fuo-

riusciti hanno contestato la ge- stione di un sito che non solo dà la linea politica al Movimen-

to (e non di rado anche ai par- lamentari), ma che ospita an-

che i voti online degli attivisti, oltre ai sondaggi. L’ultima po- lemica è recentissima, risale al-

la settimana scorsa quando fu

pubblicata una registrazione (fatta illegalmente in Aula) di una conversazione tra la fuo- riuscita Mara Mucci e il deputa-

to di Scelta Civica Mariano Ra- bino. Se il sito appare in difficoltà,

la popolarità del lìder maximo

Beppe Grillo resta incontrasta-

ta su Facebook, dove è il primo

politico per numero di mi pia- ce: un milione 776 mila. Tra i primi undici ci sono anche Alessandro Di Battista, Luigi di Maio e Paola Taverna.

Alessandro Trocino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Al Colle

È stato Renato

Brunetta (sopra) a rappresentare Forza Italia per

i colloqui con le

opposizioni del capo dello Stato: è arrivato al

Quirinale ieri alle 10.45 e l’incontro è durato circa mezz’ora. Dopo

di lui, è stato il

turno della delegazione di Sel con il leader

Nichi Vendola

(in alto a sinistra) e i capigruppo Arturo Scotto e Loredana De Petris (Ansa)

Corriere della Sera

Mercoledì 18 Febbraio 2015

POLITICA

15

Gli incontri

SEGUE DALLA PRIMA

Ieri è toccato a Renato Bru- netta, per Forza Italia, e a una delegazione guidata da Nichi Vendola per Sinistra ecologia e libertà. Per la prossima setti- mana sono in calendario udienze con Movimento 5 Stel-

le e Lega Nord, con la quale è

già maturato un mezzo inci-

dente. Matteo Salvini, infatti,

ha dichiarato preventivamente

forfait, e con toni sgarbatissi-

mi: «Che cosa dovrei andar a

dire a Mattarella? A chiedergli

il numero di telefono del par-