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ANNO XLIV

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N. 263
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DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014 EURO 1,50
CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento
postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004
n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/23/2013
LAga crack
L
a scontro con la Cgil e il pestaggio
degli operai nascondono tre limiti del
governo Renzi: lassenza di una politi-
ca industriale, 8 miliardi di tagli al Sud, una
politica di bilancio contro la crescita. Il go-
vernatore di Bankitalia Visco ha auspicato
unazione Ue per gli investimenti: uninter-
pretazione non restrittiva del Fiscal Com-
pact consente politiche di bilancio espansi-
ve. Il ministro Padoan ha confermato che il
governo ha anticipato il piano di investi-
menti Juncker da 300 miliardi e chieder al-
la task force europea (Commissione, Bei e
stati membri) 10 miliardi per mille progetti
di investimento. CONTINUA|PAGINA 3
I
l giudice penale deve accertare se vi sono
prove sufficienti di responsabilit indivi-
duali ed in caso contrario, quando la re-
sponsabilit non provata "oltre ogni ragionevo-
le dubbio", deve assolvere. Cos accaduto. Dal-
lassoluzione non consegue che "Cucchi si sareb-
be uccisoda solo". Il presidente della Corte dAp-
pello di Roma, Luciano Panzani, interviene diret-
tamente contro la gogna mediatica a cui sareb-
berostati sottoposti i suoi colleghi e difende cos
inuna lettera a La Stampa la sentenza dAppello
di venerd scorso che ha assolto per insufficienza
di prove tutti gli imputati nel processo per la mor-
te di Stefano Cucchi. E. MA. |PAGINA 4
DOPO LA SENTENZA DAPPELLO
Il presidente della Corte:
Cucchi, non suicidio
Oltre1.600dipendenti
inesubero, gli altri
sarannodirottati sulla
lowcost
Air Italy.
Lacompagnia
Meridiana, che nei
sogni dellAgaKahn
dovevacollegare
laCostaSmeralda
al restodel mondo,
tagliale ali
al lavoro.
Duralaprotesta:
daOlbiaaPalermole
magliette rosse
si incatenanoinsieme
ai licenziati dalla
multinazionale
Accenture PAGINA 2
INTERVISTA
Lavvocato Anselmo:
Stefano stato pestato
Il ministero di Giustizia
risarcisca la famiglia
ELEONORA MARTINI |PAGINA 4
DISCORDIA A GUBBIO
Se la banca vuole
coprire le Logge
GIOVANNA NIGI l PAGINA 5
ALIAS DOMENICA
Lo Spoon River
di Jab Brokken
INGRID BASSO l NELLINSERTO
/FOTO LA NUOVA SARDEGNA
GIUSTIZIA | PAGINA 4
Legge Severino:
il caso de Magistris
riguarda Berlusconi
MANOVRA
Le regioni del Sud
nellatagliola di Renzi
Andrea Del Monaco
Il presidente Usa corteggia il vo-
to femminile, su cui i Democrati-
ci contano molto per limitare i
danni in entrambe le camere.
Secondo i sondaggi, nella consul-
tazione elettorale di marted, di
solito sfavorevole al partito del
presidente in carica, i Repubbli-
cani hanno il 65% di probabilit
di ottenere la maggioranza parla-
mentare CELADA |PAGINA 7
GUERRA ALLISIS
Il mondo sfila
per i kurdi
e il Pkk sfida
Ankara
TERNI | PAGINA 3
Ast, rappresaglia
Sciopero? Eallora
niente stipendio
RI-MAFLOW | PAGINA 2
Stedile: La fabbrica
dellanti-capitalismo
Mogherini chiama Poroshenko:
Se Mosca riconoscer le ele-
zioni nelle regioni separatiste di
Donetsk e Lugansk scatteranno
nuove sanzioni. Ma secondo il
ministro degli Esteri russo La-
vrov le urne legittimeranno la
leadership delle due repubbli-
che. La campagna elettorale
proseguita anche ieri, malgrado
le cannonate di Kiev
POGGI |PAGINA 7
Ieri la giornata mondiale di soste-
gno alla lotta per Kobane, dove
sono arrivati gli ultimi peshmerga
iracheni e lYps prova a riprender-
si le parti della citt ancora nelle
mani dei miliziani del Califfato
islamico. A Diyarbakir bandiere
con il volto di Ocalan. Ma i jihadi-
sti avanzano in Siria, schiaccian-
do le opposizioni moderate
CRUCIATI |PAGINA 6
BIANI
ELEZIONI DI MIDTERM
Obama rischia
il Congresso
Paga equa
per le donne
UCRAINA
Oggi si vota
nel Donbass,
la Ue minaccia
la Russia
pagina 2 il manifesto DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014
OLBIA
D
el lavoro si pu fare tutto.
Questo il messaggio che
arriva da Olbia e da Paler-
mo. Se le aziende decidono di ta-
gliare i costi, possono licenziare
nella maniera pi diretta e bruta-
le, come per i 1.634 mandati a ca-
sa da Meridiana in Sardegna e co-
me i 262 messi in mobilit da Ac-
centure in Sicilia, che ieri hanno
manifestato insieme, non a caso
insieme, incatenandosi in piazza
San Babila a Milano. Ma c qual-
cosa di pi, dentro queste due sto-
rie, dei mezzi spicci cui i manager
si sentono autorizzati a ricorrere
in un clima politico che rimette in
discussione la centralit del lavoro
come cardine degli assetti costitu-
zionali. C, in pi, un gioco cinico
che mette lavoratori controlavora-
tori, giovani precari contro dipen-
denti stabilizzati.
Guardate a Olbia: Meridiana ac-
quisita una compagnia area, Air
Italy, la mette in asset come con-
trollata e la gestisce in regime di
lowcost: salari e stipendi bassi, ga-
ranzie contrattuali minime, flessi-
bilit. Poi svuota quasi completa-
mente lazienda madre, licenzian-
do 1.634 persone su un totale di
circa 2.100 dipendenti, e quelli
che rimangono li inquadra ex no-
vodentrola cornice salariale e nor-
mativa, low cost, di Air Italy.
E guardate a Palermo: la Accen-
ture mette in mobilit i dipenden-
ti del suocall center perch la Briti-
schTelecomle toglie la commessa
per la quale quei lavoratori erano
stati assunti e la sposta a un call
center romano dove i dipendenti
sono assunti, tutti, con contratti a
tempodeterminato. La BritischTe-
lecomrisparmia sul costo del lavo-
ro, la Accenture licenzia 262 perso-
ne. I precari (giovani precari) usati
come esercito di riserva, in una
partita che li accomuna ai salariati
di mezzo mondo che lavorano alle
produzioni americane ed europee
delocalizzate e nelle fabbriche low
cost dei paesi emergenti. Il gioco
scoperto, ma difficile invertirne
la direzione.
AOlbia dovutosalire suuntra-
liccio alto trenta metri un pilota
Meridiana, un comandante, An-
drea Mascia, per dire, con uno
sciopero della fame che dura da
sei giorni, che lattaccoal lavorodi-
pendente si allarga sino a coinvol-
gere, insieme a pezzi sempre pi
consistenti di classe media (lui, co-
mandante), anche gli utenti di
molti servizi, dai voli ai telefoni,
dalla sanit alla scuola. Utenti che
pagano in termini di perdita di
qualit dellofferta.
Lhanno chiamata Incatenia-
moci al diritto al lavoro, i dipen-
denti di Meridiana e di Accenture,
la protesta di ieri, che si svolta
non solo a Milano ma anche a Ol-
bia, Cagliari, a Palermo, a Roma e
a Verona. Nelle piazze di tutte que-
ste citt le magliette rosse di Me-
ridiana e gli esuberi Accenture
hanno esposto uno striscione con
la scritta Articolo 1: lItalia una
Repubblica fondata sul silenzio
delle istituzioni di fronte alla priva-
zione del diritto al lavoro.
A Olbia la situazione molto te-
sa. Mascia e il suo assistente di vo-
lo Alessandro Santocchini prote-
stano sul traliccio da diciotto gior-
ni. Laltro ieri una cinquantina di
dipendenti Meridiana, in presidio
permanente allaeroporto per pro-
testate contro il piano esuberi, ha
fattoirruzione nel piazzale della se-
de della compagnia. Approfittan-
dodei lavori incorso per la sostitu-
zione dei pannelli di recinzione
dellarea aeroportuale, sono entra-
ti nella sede. Unoccupazione paci-
fica, rientrata nel giro di pochi mi-
nuti dopo larrivo della polizia. Le
magliette rosse hanno invitato
la popolazione di Olbia a unirsi al
presidio sotto la torre-faro dove
Mascia fa lo sciopero della fame.
Il comandante e il suo assistente
hanno deciso di respingere al mit-
tente la richiesta di incontro avan-
zata dallamministratore di Meri-
diana, Roberto Scaramella. Per la
mattinata di domani i sindacati
hanno convocato in assemblea i
dipendenti del settore manuten-
zioni. Il 4 novembre si apre il con-
fronto azienda-sindacati sulla ge-
stione delle procedure di mobili-
t: la riunione si terr nella sede
dellassessorato regionale ai tra-
sporti, a Cagliari. In contempora-
nea, a Roma, si riunir il consiglio
di amministrazione del Fondo
speciale del trasporto aereo per
analizzare la situazione. Una riu-
nione molto delicata - dice il se-
gretario provinciale della Filt Cgil,
Franco Monaco - Bisogna infatti
valutare la tenuta del Fondo ri-
spetto a quanto previsto dalla leg-
ge Fornero. Il 7 novembre pre-
vista lassemblea generale di tutti
i dipendenti della compagnia.
In tutta la partita il governo
Renzi brilla per una totale assen-
za di iniziativa. Per Meridiana
non si vede niente di ci che s
visto per Alitalia. Eppure Meridia-
na , dopo Alitalia, la seconda
compagnia aerea nazionale. E an-
che la giunta regionale di centro
sinistra viene coinvolta nella pole-
mica. Ieri il deputato di Sel Mi-
chele Piras, eletto in Sardegna,
ha chiesto le dimissioni dellas-
sessore regionale ai trasporti, Mas-
simo Deiana. c. cos.
LAGA CRACK


Olbia

Ma anche a Roma, Milano, Cagliari, Verona, Palermo, i dipendenti sono scesi


in piazza contro gli oltre 1.600 esuberi annunciati dalla compagnia dellAga Khan
Costantino Cossu
OLBIA
D
a diciotto giorni in cima a uno dei tralicci di
illuminazione dellaeroporto di Olbia. Diciot-
to giorni e diciotto notti, a trenta metri di al-
tezza, su una piccola piattaforma di acciaio dove c
appena lo spazio per muoversi. Il comandante Meri-
diana Alessandro Mascia e il suo assistente di volo
AlessandroSantocchini protestano cos contro il pia-
no di ristrutturazione dellazienda:
1.634 licenziamenti e una riorganiz-
zazione che di fatto segnerebbe la
chiusura della compagnia, anche se
non la scomparsa del marchio.
Mascia, cagliaritano, 57 anni, vola
dal 1986, una vita. Ora sta l a trenta
metri sopra le piste e fa lo sciopero
della fame, con oggi da sei giorni. Lo
abbiamo sentito per telefono.
Non mollate, dunque
Per niente. Ci siamo arrampicati
sin quass per dare voce alla prote-
sta di tutti i nostri compagni di lavo-
ro, dei 1.634 che Meridiana vorreb-
be mandare a casa e degli altri che
dovrebberorestare. Sentiamo la loro
solidariet.
Ieri avete respinto una richiesta di incontro del-
lamministratore delegato di Meridiana, Roberto
Scaramella. Perch?
Scaramella pretende di dettare condizioni che
nonpossiamo accettare. Gli avevamodettoche allin-
controavrebbe partecipatouna delegazione dei lavo-
ratori e che per, senza garanzie precise sulla dispo-
nibilit dellazienda a tornare indietro sugli esuberi,
saremmo rimasti quass. Prima scendete, poi se ne
parla, ci ha risposto. saltato tutto.
Perch la vertenza Meridiana ha un valore nazionale?
Per due motivi. Primo perch noi siamo la secon-
da compagnia aerea nazionale dopo Alitalia. Se per
Alitalia s mosso il governo e ha trovato una soluzio-
ne, perch per Meridiana no? E poi perch Meridia-
na vorrebbe far passare un piano di ristrutturazione
che potrebbe diventare un modello pericoloso per
tutto il lavoro dipendente.
Spieghi.
Lobiettivodel management quello di ridimensio-
nare drasticamente lazienda per
far gestire ci che rimarrebbe da
una compagnia di volo controlla-
ta, la Air Italy, dentro un quadro
contrattuale moltodiversoda quel-
lo di Meridiana. Capisce il gioco?
In 1.634 fuori, e quelli che restano
formalmente sono Meridiana, ma
di fatto vengono inquadrati come
dipendenti Air Italy; che significa
salari e stipendi pibassi e unqua-
dro normativo di minore garanzia.
E questo potrebbe diventare un
modello per altri imprenditori
S. Affiancare aunazienda vinco-
lataa contesti normativi considera-
ti troppo onerosi unaltra azienda
gestita inlowcost, e poi svuotare la
prima per farla gestire dalla seconda. Ecco perch la
vertenzaMeridiana importante. Allanostra mobilita-
zione dovrebbe guardare con maggiore attenzione
tutto il sindacato. Rischiamo un precedente pericolo-
so, non solo per i lavoratori.
Per chi altri?
Per gli utenti. Lei crede che chi ha potuto apprezza-
re la qualit del servizio Meridiana avrebbe lo stesso
trattamento se tutto venisse gestito da una compa-
gnia low cost?
La protesta delle magliette
rosse: insieme i lavoratori
della linea aerea sarda e della
multinazionale Accenture
per dire no ai licenziamenti
Geraldina Colotti
S
ono trascorsi quasi due anni
da quando un imprenditore
polacco ha rilevato il mar-
chio della Maflow. La fabbrica del
settore automotive di Trezzano
sul Naviglio (un comune a sud-
ovest di Milano) era allora in am-
ministrazione straordinaria. All'ac-
quirente interessava il marchio e
le commesse della Bmw. Una vol-
ta ottenuto lo scopo, ha perci
chiuso i cancelli e ha lasciato sen-
za lavoro 330 persone. Gli operai,
per, si sono organizzati adottan-
do il motto delle fabbriche recupe-
rate inArgentina, mutuato dal Mo-
vimento Sem Terra brasiliano:
Occupare, resistere, produrre.
Oggi vogliono passare alla produ-
zione industriale nel campo del
riusoe del ricicloe per questo han-
no lanciato un appello internazio-
nale per raccogliere fondi, firmato
da Evo Morales, Ken Loach, Erri
de Luca... Ieri, hanno invitato alla
loro giornata di lotta e di festa lo
storico leader dei SemTerra brasi-
liani, Joao Stedile, primo firmata-
rio dellappello, che ha risposto al-
le domande del manifesto.
Com' nata questa alleanza tra i
Sem terra e la Ri-Maflow?
Da anni seguiamo con attenzio-
ne questotipodi esperienze, inIta-
lia e inaltri paesi incui, per via del-
la crisi, le fabbriche falliscono e gli
operai ne prendono il controllo.
Unsegnale di come si possa reagi-
re e vincere, organizzandosi e
prendendo nelle proprie mani i
mezzi di produzione. Abbiamoco-
nosciuto Gigi Malabarba e l'espe-
rienza della Ri-Maflow a Trento, a
un incontro dell'Altraeconomia e
abbiamopresocontatto, sia conlo-
ro che con esperienze come quel-
la di Genuino clandestino, una fat-
toria recuperata dai lavoratori. Ci
sentiamo fratelli con loro e con i
centri sociali occupati che fanno
un lavoro nei quartieri popolari
con i migranti e trasformano quei
luoghi invere trincee dell'alternati-
va economica e culturale. Ognuno
ha una sua trincea di resistenza di
proposta e ci sentiamo fratelli.
Qual il bilancio di trent'anni di
lotta in Brasile e in che modo
pu essere utile in condizioni co-
me quelle italiane?
Fin dall'inizio abbiamo cercato
di imparare dall'esperienza della
classe operaia e contadina, sia di
altri paesi che del Brasile. Non ab-
biamo inventato niente, cerchia-
mo per di far fruttare l'esperien-
za storica della lotta di classe appli-
cando alcuni principi organizzati-
vi: intanto il movimento dev'esse-
re autonomo dai partiti, dalla chie-
sta, dallo stato, anche dai governi
amici. E non per essere contro la
politica, ma perch la natura del
movimento popolare diversa da
quella del partito e per evitare che
i problemi dell'uno influenzino
Meridiana, lavorolowcost
I 466 che rimangono
saranno dirottati
su Air Italy,
con meno diritti
e pi flessibilit
18 GIORNO DI PROTESTA
Il pilota sul traliccio: Non scendo,
condizioni inaccettabili
RI-MAFLOW Parla Joao Stedile, dei Sem Terra
Una trincea comune
contro la crisi capitalista
DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014 il manifesto pagina 3
LAGA CRACK


Riccardo Chiari
S
cioperi? E io non pago lo stipendio.
La rappresaglia porta lautorevole fir-
ma di Thyssen Krupp. Ed natural-
mente diretta contro quegli ingrati degli
operai Ast che continuano a protestare
chiedendo investimenti, volumi produttivi
e, di conseguenza, lavoro in fabbrica per
tutti. Nonunpiano industriale che, teorica-
mente in via di revisione in stretto accordo
fra la multinazionale e il governo Renzi,
continua invariabilmente a tagliare un co-
stodel lavoro- 30 milioni su100 complessi-
vi, un terzo dei risparmi previsti da Tk -
che incide sui conti dellacciaieria per il so-
lo 7%. E che, nella ventilata concessione di
mantenere parzialmente acceso il secon-
do forno fusorio che doveva essere spento,
nonriesce comunque a nascondere leffet-
to collaterale della riduzione della produ-
zione. Con la conseguente necessit di
fare a meno di qualche centinaio di operai.
Una necessit agevolata anche dal rifiu-
to, gi denunciato dalla Rsu, di accettare le
commesse di (ormai ex) clienti abituali.
Nella sua logica di padrone delle ferrie-
re, Ast fa anche finta di dimenticare che gli
impiegati deputati alle buste paga conti-
nuavano a poter entrare nello stabilimen-
topresidiato. Invece lazienda fa sapere di
avere gi anticipato che le difficolt nello
svolgimentodelle normali prestazioni lavo-
rative avrebbero potuto comportare un ri-
tardo nella erogazione degli stipendi.
Tranquilli comunque: Al ristabilimento
della necessaria operativit, lerogazione
delle retribuzioni di ottobre verr effettua-
ta con priorit assoluta.
A tradurre il comunicato pensa Claudio
Bartolini della Fim Cisl di Terni: Siamo di
fronte a unennesima provocazione. Ma
noi non ci muoviamo, lo sciopero andr
avanti. Il sindacalista ricorda: Il blocco
della superstrada di ieri sera (venerd, ndr)
stato organizzato proprio in risposta al
mancato pagamento degli stipendi, e altre
iniziative verranno fatte conlo stessomoti-
vo. Ieri ci sono state le segreterie provin-
ciali di categoria. E oggi, di domenica, so-
nostate fissate nuove assemblee dei lavora-
tori. Sempre pi arrabbiati. Vedremo con
loro come continuare la lotta - chiude Bar-
tolini - tutto in divenire, ma lo sciopero
continua almeno fino a gioved. Quando
ci sar il primo incontro al Mise con
lazienda, dopo quasi un mese dalla rottu-
ra delle (non) trattative, e dalla immediata
decisione di Ast-Tk di avviare il licenzia-
mento di 537 lavoratori.
Mentre Mario Ghini della Uilm accenna
a una denuncia per attivit antisindacale,
Nicola Fratoianni di Sel chiede a Renzi &c.
di intervenire: La ministra Guidi alzi il tele-
fono. E il governo si attivi con le fondazio-
ni bancarie umbre, perch sia costituito
un fondo straordinario per lanticipo del
pagamento degli stipendi.
Ma la ministra (conf)industriale non ha
intenzione di scomodare Thyssen Krupp:
Abbiamo ottenuto nuove disponibilit
dell'azienda - ripete intervistata dal Corse-
ra - sia sugli esuberi, scesi da 550 a 290, sia
sul piano di investimenti da 100 milioni
per la produzione e da 10 milioni per la ri-
cerca, sia per la produzione su entrambi i
forni. Il governo in contatto con la Thys-
sen Krupp affinch il piano industriale
sia rafforzato. E linterlocutore resta
Thyssen: Oggi non in vista alcun cam-
bio di propriet. Pronta la replica opera-
ia: I 100 milioni servono solo per la ma-
nutenzione ordinaria. E nulla si dice su
volumi e mix produttivi, nulla sul com-
merciale, sul contratto integrativo e sui
contratti di solidariet. La proposta somi-
glia pi a quella dellazienda che a quella
delle Rsu. Ma guarda.
MANOVRA Labilit del governo nasconde lassenza di politiche industriali. Analisi sui fondi europei
Il Sud nella tagliola di Renzi
LACCIAIERIA Lincontro al Mise gioved prossimo. Ma la mediazione del governo resta debole
Sciopero? EAst non paga gli stipendi
Gli operai: Noi andiamo avanti
Terni

Lultima provocazione dellazienda, rappresaglia contro le astensioni dal lavoro


La ministra non interviene: Il piano industriale stato rinforzato. I sindacati: falso
IMPERIA LAgnesi non chiude, vincono gli operai in sciopero
Qualcosa nonquadra. Per-
ch chiedere prestiti alla
Bei quandoabbiamo i no-
stri fondi? Secondo i dati al
31/05/2014 l'Italia ha 26 miliardi
dei suoi programmi Ue del ciclo
2007-2013 e deve spenderli entro
il 2015 (altrimenti restituiamo il
contributoeuropeo). Ergoil gover-
no dovrebbe investire i nostri fon-
di prima di chiedere prestiti alla
Bei. Altra contraddizione: marte-
d il Sottosegretario Delrio ha as-
sicurato che il Sud diventer un
problema di tutto il paese. Nel
contempo taglia i fondi per lo svi-
luppo al meridione. Vediamo nel
merito.
Nel ciclo 2014-2020 l'Italia avr
da Bruxelles 42,1 miliardi: 31,7 mi-
liardi di fondi strutturali (Fse e Fe-
sr) e 10,4 miliardi del Feasr (Fon-
do Europeo Agricolo di Sviluppo
Rurale). Dovremmo aggiungere
42 miliardi per cofinanziare al
50%. In Puglia, Sicilia, Calabria,
Campania e Basilicata sono con-
centrati 26,7 miliardi: con un cofi-
nanziamento nazionale al 50% il
Sud avrebbe 53 miliardi. Purtrop-
po Delrio alla Camera (il 7 otto-
bre in Aula e il 30 settembre in
Commissione) ha annunciato la
riduzione del cofinanziamento
per Fesr e Fse a Campania, Cala-
bria e Sicilia dal 50% al 25%. In
sette anni 8 miliardi in meno. Cal-
coliamo precisamente la dotazio-
ne Fse-Fesr per le Regioni e i tagli
al cofinanziamento. La Sicilia ha
6860,9 milioni di euro da Bruxel-
les: il suo cofinanziamento ridot-
to al 25 % vale 3430,45 milioni e
perde altrettanti soldi.
La Calabria ha 3.031 milioni eu-
ropei e perde 1.515 milioni di cofi-
nanziamento. La Campania ha
6.325 milioni Ue e perde 3.162 mi-
lioni di cofinanziamento. Se la ri-
duzione fosse estesa a Puglia e Ba-
silicata il tagliocomplessivoarrive-
rebbe a 11,1 miliardi di euroinset-
te anni. La Basilicata perderebbe
431,65 milioni e la Puglia 2,56 mi-
liardi. Delrio ha dato due assicura-
zioni: le virtuose Puglia e Basilica-
ta non subiranno tagli; una legge
impedir che tali risorse diventi-
no un bancomat del governo e i
soldi si spenderanno nelle suddet-
te tre regioni. Questa ipotesi fumo-
sa cela la necessit di rispettare il
3%deficit/Pil e compiacere la Me-
rkel. Se il governononvuole taglia-
re 8 miliardi in Campania, Cala-
bria e Sicilia pu semplicemente
spostare gli 8 miliardi dai pro-
grammi regionali ai programmi
gestiti dal Governo nei medesimi
territori.
Secondo l'Art.12 del decreto
Sblocca-Italia Renzi pu sostitui-
re i governatori delle tre Regioni
dicendogli: Poich siete ineffica-
ci e poich io governo non voglio
sottrarre fondi al Sud, vi sostitui-
sco e programmo io la spesa di
quei soldi nei vostri territori: cos
non leviamo risorse ai cittadini
meridionali.
Il governo privo di pianifica-
zione strategica e dovrebbe usare
i fondi Ue ispirandosi al volume
L'altra globalizzazione di Marco
Canesi, docente di pianificazione
territoriale al Politecnico di Mila-
no. L'autore affronta il declino ita-
liano partendo dalla debolezza
dell'economia meridionale: il suo
deficit commerciale quasi tutto
in prodotti industriali quasi il
20% del suo Pil. Il Sud ha bisogno
di un bacino produttivo autocen-
trato, estesodal napoletanoalla Si-
cilia. Si realizza con due interven-
ti. Primo: l'Alta capacit Napoli
Reggio Calabria: proprio perch
Alta capacit e non Alta velocit
sarebbe la spina dorsale del Sud e
assicurerebbe quasi dovunque fre-
quentazioni giornaliere. neces-
sario un tracciato che attraversi i
territori interni incui sono storica-
mente situati gli insediamenti pi
rilevanti. Potenza dovrebbe diven-
tare un nodo ferroviario irrinun-
ciabile e consentire connessioni
in ogni direzione fra le pi impor-
tanti citt meridionali; con una
nuova linea verso Foggia, Potenza
collegherebbe la direttrice adriati-
ca e quella tirrenica in modo stra-
tegico. Secondo: la creazione di
tre nuove citt policentriche. Ba-
sterebbe poco: un adeguato servi-
zio ferroviario regionale che, in si-
nergia con lAlta capacit, legasse
in relazioni urbane (60 minuti)
due gruppi di comuni, unoinBasi-
licata e Puglia (Potenza, Tricarico,
Ferrandina, Matera, Altamura,
Gravina, Genzano) e laltro in Ca-
labria (Cosenza, Rogliano, Serra-
stretta, Catanzaro, pi gli insedia-
menti limitrofi).
La terza citt policentrica avreb-
be il baricentro nel bipolo Reggio
Calabria-Messina. Vediamo i co-
sti. La linea Alta capacit tra Napo-
li e Reggio Calabria costerebbe 20
miliardi di euro; il tracciato anula-
re della citt policentrica apulolu-
cana (inparte gi realizzato)unmi-
liardo di euro, mentre il tracciato
lineare della citt calabrese sareb-
be a costo zero (coincidendo con
quello dellAlta Capacit). Secon-
do Canesi, il nuovo assetto territo-
riale aprirebbe una prospettiva in-
dustriale impensabile.
Grazie alla potenza delle econo-
mie di agglomerazione messe in
gioco, le filiere produttive (in pri-
mis il made in Italy) supererebbe-
ro la loro frammentazione in arti-
colate relazioni intersettoriali: vec-
chie e nuove attivit si integrereb-
bero, costruendo un bacino pro-
duttivo aperto ai Paesi rivieraschi
del Mediterraneo, ingradodi offri-
re ci che occorre ad un loro ap-
propriato sviluppo. Inoltre vi sa-
rebbe una straordinaria econo-
mia esterna. Grazie al gigantismo
navale e alle crescenti economie
di scala con cui stanno facendo i
conti le grandi compagnie di navi-
gazione, i porti di Taranto, Gioia
Tauro e Crotone in coordina-
mento con Genova e Trieste po-
trebbero diventare il nodo esclusi-
vo dei flussi commerciali tra
Oriente e Occidente e, quindi, le
sedi di nuove rilevanti attivit ma-
nifatturiere.
I porti diverrebbero luoghi ap-
petibili per le attivit indotte dal-
la movimentazione container e
per attivit cui sia strategico lac-
cesso al mare. Si potrebbe creare
nei retroporti un polo specializza-
to della meccanica strumentale
pesante. Il Sud avrebbe uno svi-
luppo autenticamente autonomo
grazie a tali attivit meccaniche;
non sarebbe pi una colonia-
mercato per i prodotti del Nord
Italia e dell'Europa.
quelli dell'altro, meglio non mi-
schiare le cose. Inoltre occorre
una direzione collettiva e una rota-
zione delle cariche, e una costante
attenzione allostudio perch la co-
noscenza un'arma formidabile
per la coscienza della classe lavora-
trice e per tutti i movimenti. E poi
importante che, nel proprio quo-
tidiano, ognuno interpreti la pro-
pria militanza conspirito di sacrifi-
cio, per garantire il beneficiodi tut-
ti e non il proprio personale. Altri-
menti si creano brecce in cui la
borghesia si incunea per cooptar-
ti, deviare il movimento e impedi-
re il vero progetto di liberazione.
All'Incontro mondiale dei movi-
menti popolari, a cui i SemTerra
hanno fortemente contribuito,
stata fissata un'agenda comu-
ne. In che modo partecipano le
fabbriche recuperate italiane?
Abbiamo la consapevolezza di
un nemico comune: il capitalismo
oggi globalizzato, contro di noi
ci sono le stesse banche, l'imperia-
lismoUsa che ci impone il control-
lo del dollaro, l'informazione a
senso unico e il controllo delle
nuove tecnologie. Di fronte a que-
sta nuova situazione, i problemi di
terra casa lavoro e diritti connessi
sono i medesimi. Dobbiamo allar-
gare la lotta di massa su obiettivi
comuni e aumentare nei movi-
menti la coscienza del conflitto e
la loro organizzazione. In America
latina ci sono esperienze molto
avanzate: dall'Argentina, al Ve-
nezuela, al Brasile, all'Uruguay, do-
ve esiste un movimento di costru-
zione di case a livello cooperativi-
stico. Eper questo stiamo pensan-
do di organizzare un prossimo in-
controa livello continentale. Quel-
lo dell'autogestione un processo
lungo, ma la vera alternativa.
DALLA PRIMA
Andrea Del Monaco
LAgnesi non chiude. Almeno fino al 2016. Questa la decisione presa al termine di un incontro tra i
sindacati e Angelo Colussi, proprietario della storica fabbrica di pasta di Imperia. Una vittoria degli
operai, in sciopero da 10 giorni e in allerta da quando, oltre un anno fa, limprenditore ha annun-
ciato la volont di chiudere, lasciando senza lavoro 150 persone. A ottobre dellanno scorso, Colus-
si faceva seguire i fatti alle minacce, chiudendo un pezzo importante della produzione, il Mulino, e
lasciando a casa 28 operai. I lavoratori, la Cgil e la sinistra di Imperia bene comune hanno denun-
ciato fin da subito lintreccio di affari e politica e la speculazione edilizia sullarea della fabbrica,
vicina al porto. E hanno dato battaglia, sostenuti dalla popolazione. Mercoled prossimo, il presi-
dente della Regione Liguria, Claudio Burlando, sincontrer con Colussi, che da tempo promette un
piano industriale finora mai presentato. Lunica proposta ventilata stata quella di trasformare la
fabbrica da produttrice di pasta in quella di sughi, con una ulteriore riduzione di personale. Ma la
resistenza degli operai ha stoppato questa soluzione al ribasso. E per ora, bench non sia previsto
il rientro dei licenziati, i lavoratori hanno ottenuto lallungamento dei contratti di solidariet. E Bur-
lando - dice il console dei portuali Valerio Romano - ha promesso che proporr di riaprire il Muli-
no. Tra due settimane - aggiunge- 20 operai saranno ricevuti da papa Francesco. (ge.co.)
Padoan chiede alla
Bei un prestito di 10
miliardi invece di
spendere 26 miliardi
entro il 2015
OLBIA, LA PROTESTA
IERI DEI LAVORATORI
MERIDIANA /FOTO
LA NUOVA SARDEGNA
A SINISTRA, FLASH MOB
NEL CENTRO DI ROMA
/EIDON A DESTRA,
LAST DI TERNI
/ALEANDRO BIAGIANTI
LA CASSA INTEGRAZIONE TORNA A SALIRE Impennata della cassa integrazione
a settembre, con richieste salite di quasi il 44%, per un totale di 104 milioni di ore. Si tratta
del peggior settembre dal 2009, e di un record negativo assoluto se riferito solo alla cassa
straordinaria, che riguarda le crisi aziendali pi gravi, con 64,3 milioni di ore.
Dallelaborazione dei dati Inps fatta dallOsservatorio Cig della Cgil, arrivano poi altre notizie
negative. La principale che da gennaio a settembre sono finiti in cig un milione e 100mila
lavoratori, fra i quali 525mila hanno avuto la cig a zero ore. In media, il reddito degli addetti
(al netto delle tasse) sceso pro capite di 5.900 euro, con una perdita complessiva di oltre
3,1 miliardi, e questo nonostante la parziale tutela operata dalla cassa. Quella straordinaria
cresce del 78,64% sui nove mesi del 2014. In altre parole, rispetto al gi terribile 2013,
aumentano i casi di aziende in ristrutturazione oppure in fallimento, concordato, liquidazione. Un
ulteriore segnale della progressiva deindustralizzazione del paese, nonostante che secondo lIstat
i dati sulloccupazione presentino un lieve miglioramento (+82mila occupati), peraltro con un
tasso di disoccupazione al 12,6%, record uguagliato, e con 3.236.000 persone in cerca di
lavoro, numero pi alto su base mensile dal 2004. Visti i dati - tira le somme Serena Sorrentino
della Cgil - ci chiediamo come possa il governo stimare in soli 1,5 miliardi la spesa prevista nella
legge di stabilit per finanziare politiche attive e passive, e come si potr gestire la crisi se con il
jobs act, anzich estenderle, si pensa di ridurre coperture di cig e cigs. ri.chi.
pagina 4 il manifesto DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014
Cucchi non si suicidato
E. Ma.
ROMA
I
l giudice penale, ed
esattamente quello che
i miei giudici hanno fat-
to anche questa volta, deve ac-
certare se vi sono prove suffi-
cienti di responsabilit indivi-
duali edincasocontrario, quan-
do la responsabilit non pro-
vata "oltre ogni ragionevole
dubbio", deve assolvere. Que-
sto il suo compito, per evitare
di aggiungere orrore ad obbro-
brio e far seguire ad una morte
ingiusta la condanna di perso-
ne di cui non si ritiene provata
la responsabilit. Il presidente
della Corte dAppello di Roma,
Luciano Panzani, interviene di-
rettamente contro la gogna
mediatica a cui sarebbero stati
sottoposti i suoi colleghi e difen-
de cos in una lettera inviata a
La Stampa, in risposta alla ru-
brica di Massimo Gramellini
la sentenza dAppello di vener-
d scorso che ha assolto per in-
sufficienza di prove tutti gli im-
putati nel processo per la mor-
te, da detenuto, di Stefano Cuc-
chi. Dallassoluzione non con-
segue che "Cucchi si sarebbe
ucciso da solo", scrive il magi-
strato correggendo il giornali-
sta. Una tesi che per rischia di
farsi largo in alcuni sindacati di
polizia - penitenziaria e non -
che da due giorni si sfidano e si
rincorrono sul terreno del cor-
porativismo, con esternazioni a
difesa dei colleghi dai toni mar-
catamente vendicativi.
Ma la sentenza che assolve i
tre agenti (come i sei medici e i
tre infermieri) perch, come di-
ce lo stesso Panzani, non si ri-
tiene provata la responsabilit
individuale degli imputati, fa ti-
rare un sospiro di sollievo an-
che al reggente del Dipartimen-
to dell'amministrazione peni-
tenziaria, Luigi Pagano. Pur
comprendendo il dramma dei
familiari e lamarezza per la
sentenza, Pagano esprime
soddisfazione per l'assoluzio-
ne del nostro personale, pen-
sandoallangoscia vissuta da lo-
ro, e dai loro congiunti, per
unaccusa cos grave e cos infa-
mante. Una sentenza che
scioglie un peso assai gravoso
da sopportare per un Corpo di
Polizia che opera quotidiana-
mente per affermare i principi
di legalit in una realt difficile
e pericolosa quale quella del
carcere.
Eppure il problema resta.
Stefano Cucchi era un ragazzo
sano, nel giro di sette giorni, do-
po essere stato arrestato per le
leggi proibizioniste sulle sostan-
ze stupefacenti, lo Stato italia-
no lo ha restituito morto. Da ra-
gazzo sano a un morto, riassu-
me efficacemente la segretaria
di Radicali Italiani, Rita Bernar-
dini, pasionaria del garantismo
e grande sostenitrice delle lotte
della polizia penitenziaria. Per-
ch morto Stefano Cucchi? Se
lo chieda lo Stato italiano.
una vergogna che nonci sia an-
cora il reato di tortura, conclu-
de Bernardini intercettata a
Chianciano dove si svolge il XIII
congresso del suo partito. Sul-
lintroduzione del reatodi tortu-
ra e del codice identificativo
per gli agenti, insiste anche il
Movimento5 Stelle. sulla leg-
ge che bisogna intervenire
scrive il senatore Vito Crimi, a
proposito della sentenza Cuc-
chi Alle forze dellordine non
abbiamo mai fatto mancare il
nostro sostegno, e certo non
verr meno oggi, n domani.
Ma, aggiunge Crimi, il Parla-
mento pu e deve fare. Per
esempio anche aumentando
la formazione degli agenti per
la gestione delle emergenze, e
delle situazioni critiche, o in-
troducendo protocolli di ge-
stione dei fermati che non con-
sentano a mele marce isolate di
rovinare vite umane.
Di Stefano Cucchi per del
simbolo che pu diventare nel-
lambito di una lotta per la de-
mocratizzazione delle forze del-
lordine e delloStato nona ca-
so hanno paura alcuni sindaca-
ti di polizia. Mi devono uccide-
re per fermarmi, promette Ila-
ria Cucchi. Ieri, il giorno dopo
della sentenza tanto inaspetta-
ta, mi sono svegliata - dice -
con lidea che in realt abbia-
mo vinto. Lassoluzione per in-
sufficienza di prove non il falli-
mento mio o del mio avvocato,
ma il fallimento della Procura
di Roma. Non ce lho con i giu-
dici di appelloma adesso da cit-
tadina comune mi aspetto il
passo successivo e cio ulteriori
indagini, cosa che chieder al
procuratore capo di Roma Giu-
seppe Pignatone per assicurare
alla giustizia i colpevoli della
morte di mio fratello, perch
due sentenze hanno riconosciu-
to il pestaggio e lo Stato italiano
non pu permettersi di giocare
allo schiaffo del soldato.
NESSUNO STATO


Migliaia di persone in piazza ieri
in molte citt francesi per
protestare contro la gendarmeria
ritenuta responsabile della morte
di Rmi Fraisse, il 21enne
ambientalista ucciso una
settimana fa al corteo contro la
diga di Sivens. Scontri violenti a
Nantes e Tolosa, il bilancio di 5
attivisti feriti. (foto Reuters)
Eleonora Martini
A
l ministero della Giustizia chiederemo un risarcimento danni sulla ba-
se del fatto, assodato e riconosciuto unanimemente da tutte le parti
processuali nei due gradi di giudizio, che Stefano Cucchi ha subito vio-
lenze durante il suo arresto, mentre era sotto la tutela delloStato. Lavvocato Fa-
bioAnselmo, legale della famiglia Cucchi, nonappena legger le motivazioni del-
la sentenza emessa venerd scorso dalla Corte dAssise dAppellodi Roma, prepa-
rer il ricorso in Cassazione. Ma, annuncia, contemporaneamente chiamer in
giudiziovia Arenula perch riconosca la propria responsabilit per le lesioni subi-
te dal giovane nelle ore incui era sotto la tutela degli agenti. Cos come ha gi fat-
tolospedale SandroPertini, dove il 22 ottobre 2009 mortoil trentunenne roma-
no, arrestato sette giorni prima per il possesso di pochi grammi di stupefacenti.
Avvocato Anselmo, la famiglia dice: Non finita qui. Quali mosse sta stu-
diando?
Intanto auspichiamo che anche la procura generale faccia ricorso, come noi,
in Cassazione. Ma se anche il procedimento penale si dovesse arrestare, abbia-
mo incantiere unazione legale civile nei confronti del ministero di Giustizia sul-
la base del fatto che Stefano, come tutte la parti processuali unanimemente han-
no stabilitoe riconosciuto, prima del suoarrestoera inottime condizioni di salu-
te e dopo il suoarresto ha subito il destino che ha su-
bito: pestaggio, ricovero e morte.
Lospedale Pertini ha gi versato alla famiglia un
maxi risarcimento di un milione e 340 mila euro.
un riconoscimento di responsabilit per la mor-
te del giovane?
Esattamente. Il risarcimento del danno, che un
danno importante, certamente pu essere inter-
pretato come un riconoscimento pacifico di re-
sponsabilit.
Lassoluzione dei sanitari in Appello ha effetti su questo accordo di transazio-
ne dallospedale alla famiglia?
No. Il procedimento penale serve per accertare le responsabilit individuali. Il
riconoscimento del danno stato dato dalla struttura perch ovviamente vi la
consapevolezza di aver sbagliato, e tanto.
Chiederete anche il giudizio di Strasburgo?
Nel caso in cui la giustizia italiana si dichiarasse impossibilitata a perseguire i
responsabili della morte di Stefano Cucchi...
Ossia se la Cassazione rigetasse il ricorso e confermasse le sentenze?
S, questo sarebbe indubbiamente un caso di negata giustizia. E allora faremo
ricorso alla Corte europea dei diritti delluomo.
C un pericolo di prescrizione sul processo?
Con la sentenza dAppello possiamo essere certi che tutto il personale sanita-
rio rimarr indenne da sanzioni penali perch anche se la Cassazione dovesse
accogliere il nostro ricorso, con i tempi della giustizia, andremo a prescrizione.
Ecos per gli altri imputati. Lunico reato che nonsi prescrive quello nonconte-
stato ma che invece noi riteniamo assolutamente sussistente: lomicidio prete-
rintenzionale.
Alla procura di Roma chiedete di riaprire le indagini?
Questo un altro discorso. Teniamo distinte le questioni tecniche processuali
dalle questioni politico-giudiziarie su cui giustamente Ilaria Cucchi insiste. Ila-
ria, rivolgendosi al procuratore capo Pignatone, non chiede tanto di riaprire le
indagini quanto di sapere perch non ha sostituito i pm. Vuole sapere soltanto
chi ha ridotto suo fratello in quel modo.
Andrea Fabozzi
L
ordinanza del Tar
Campania, che giove-
d scorso ha sospeso
lapplicazione della legge Se-
verino - consentendo a Luigi
de Magistris di tornare nella
pienezza delle funzioni di sin-
daco di Napoli - e ha deciso
di interpellare la Consulta sul-
la costituzionalit della so-
spensione del sindaco con-
dannato per abuso dufficio
solo in primo grado, unop-
portunit che Silvio Berlusco-
ni non vuole farsi sfuggire.
anche loccasione per scopri-
re dubbi e perplessit sacro-
santi, ma mai ascoltati quan-
do la legge cosiddetta liste
pulite fuapprovata come de-
cretolegislativo nel dicembre
2012. Ieri il vicepresidente
del Csm Giovanni Legnini ha
detto a Repubblica che talu-
ne disposizioni eccessive for-
se meriterebbero una serena
rivalutazione... probabilmen-
te rimuovere un sindaco do-
pouna sentenza di primogra-
do per un reato come labuso
dufficio eccessivo. Pur-
troppo meno di due anni fa
lopinione delle commissioni
di senato e camera - dove se-
devano gli attuali vertici di
via Arenula, ministro (Orlan-
do, Pd) e viceministro (Costa,
Ncd) della giustizia - fuoppo-
sta. Nellapprovare lo sche-
ma di decreto nessuno racco-
mand prudenza al governo
Monti, casomai il contrario.
Silvio Berlusconi ne ha paga-
to lo scotto, finendo per esse-
re la prima e pi illustre vitti-
ma delle norme sulla deca-
denza. Adesso, mentre inse-
gue il fantasma del ricorso al-
la Corte europea dei diritti
delluomo, lex premier con-
dannato definitivamente per
frode fiscale immagina di ap-
profittare dellordinanza scrit-
ta a Napoli infavore di de Ma-
gistris per mondarsi dalla sua
incandidabilit.
Il sindaco spiega che il suo
caso e quello dellex Cavalie-
re sono diversi. Ma quando
la Corte costituzionale si
esprimer sulla legge Severi-
no, e i berlusconiani ci aveva-
no tentato invano ai tempi
del voto al senato, la decisio-
ne riguarder entrambi. ve-
ro che la recente ordinanza
napoletana riguarda il caso
di una condanna nondefiniti-
va, ed per questoche i giudi-
ci amministrativi sospettano
leccessivo sbilanciamento
della legge Severino in favo-
re della moralit dellammini-
strazione pubblica rispettoal-
lampio favor da riconoscersi
al pieno esercizio del diritto
soggettivo di elettorato passi-
vo. Ma, spiega lavvocato
amministrativista Gianluigi
Pellegrino Il Tar fa acrobazie
per non smentire precedenti
pronunce del Consiglio di
Stato e per tentare di limitare
gli effetti della sua decisione
al caso dei sindaci. Ma la que-
stione di diritto la stessa e ri-
guarda Berlusconi. Anche
Berlusconi come de Magi-
stris sostiene che al tempo in
cui avrebbe commesso il rea-
to per il quale stato penal-
mente condannato, non po-
teva sapere che sarebbe in-
corso nella decadenza, per-
ch la legge Severino ancora
non cera. Se la Consulta do-
vesse accogliere il dubbio
del Tar, e cio che questo ti-
po di misure sono sanziona-
torie e non possono essere
retroattive, varrebbe per lex
senatore quanto per il sinda-
co sospeso.
Secondo Pellegrino la ratio
della legge Severino non
quella della sanzione retroat-
tiva, ma della tutela successi-
va dellinteresse generale alla
moralit delle istituzioni. La
disciplina pubblicistica italia-
na piena di leggi simili. Ad
esempio chi stato condan-
nato per mafia non pu con-
trarre con lamministrazione
pubblica. Avete mai sentito
unmafioso ricorrere nontan-
to contro la condanna penale
ma perch non poteva sape-
re, nel momento in cui com-
metteva i suoi delitti, che sa-
rebbe stato inibito dal firma-
re appalti?. Pellegrino con-
cede che la legge Severino
possa essere criticata, legi-
slatori umorali che vanno
dietro il sentimento popola-
re non scrivono buone leg-
gi, ma aggiunge che finche
c, va applicata. E per que-
sto critica lordinanza del
Tar che ha sospesola sospen-
siva. profondamente sba-
gliata, ha censurato il prefet-
to di Napoli per aver fatto
quello che gli imponeva la
legge, e che avevano gi fatto
altre prefetture dItalia. Un
colpo alla certezza del dirit-
to. Credo che il Consiglio di
stato rimedier. Per farlo il
prefetto dovr presentare ri-
corso. Ma potrebbero anche
farlo i partiti allopposizione
di de Magistris, attraverso un
comitato di cittadini.
CORTEI DOPO LA MORTE DI RMI
Intervista /Lavvocato di parte civile Fabio Anselmo
Il pestaggio c stato,
la Giustizia risarcisca
LA SENTENZA Il presidente della Corte dAppello di Roma, Luciano Panzani, scrive a La Stampa
Francia
in piazza
Scontri violenti
a Nantes e Tolosa
Il vicepresidente Csm:
legge Severinoda
cambiare. Lavvocato
Pellegrino: dal Tar
acrobaziegiuridiche
Insufficienti le prove di
responsabilit individuali.
Ma il Dap soddisfatto.
La sorella di Stefano: Per
fermarmi devono uccidermi
CASO DE MAGISTRIS Dopo il reintegro in comune
Ordinanza sbagliata,
valida per Berlusconi
ILARIA CUCCHI /FOTO SIMONA GRANATI
DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014 il manifesto pagina 5
Giovanna Nigi
GUBBIO
Q
uel poco di buono che c
incerte situazioni estreme
che alla fine un gruppo
di individui, generalmente gentili
e pazienti, diversissimi per storia
ed estrazione, decide che non ne
pu pi, che il limite stato oltre-
passato e che, se le istituzioni
non sono in grado di difendere la
citt dagli attacchi di chi la vuole
smontare pezzo per pezzo, tocca
a loro farsene carico. E quando
tutto questo succede a Gubbio, e
cio in una citt che un tempo fu
glorioso libero Comune prima di
finire asservita alle Signorie loca-
li, le forme di dissenso possono
contemplare tutto, da battaglie ci-
vili a colpi di manifesti allorganiz-
zazione di convegni di alto livello
sui centri storici, alla minaccia di
incatenarsi alle amate pietre del-
le Logge nella sciagurata ipotesi
che i lavori di quella che tutti or-
mai qui chiamano vetrificazio-
ne del loggiato seicentesco ab-
biano inizio.
Le forze in campo sono impari:
da una parte la Fondazione Cas-
sa di Risparmio Perugia, parados-
salmente venuta in possesso del
monumento, presidente Carlo
Colajacovodelle cementerie Cola-
cem, forte di pareri favorevoli
conquistati con la facilit di chi
possiede giornali e tv locali, ed
riuscito ad avere tutti i permessi.
Dallaltra il gruppo di cittadini di
cui sopra: per niente omogeneo,
economicamente non competiti-
vo, ma determinato ad andare fi-
no in fondo, costi quel che costi,
animato com da uno stesso
amore per la citt sacra degli anti-
chi Umbri, ereditato e consolida-
to nel corso di millenni.
Cos, un anno fa, con la citt
commissariata, e da una commis-
saria molto insintonia conla fon-
dazione, di cui era membro an-
che il di lei marito, viene presa la
decisione di ricorrere alla guerra
dei manifesti, in accordo con Ita-
lia Nostra e Terra Mater. Il Comi-
tato per la difesa delle Logge, poi
diventato dei beni architettonici
e paesaggistici della citt , dopo
essersi visto rifiutare da tutti i
giornali locali la pubblicazione di
qualsiasi iniziativa inerente alle
Logge dei Tiratori della lana , deci-
de di autotassarsi e di tappezzare
i muri della citt di manifesti. Ne
verranno stampati a ritmo serra-
to, appena uno spazio di pubbli-
ca affissione si render libero.
cos che ingennaioviene organiz-
zatounconvegnodove convergo-
no gli apporti di intellettuali, co-
me Goffredo Fofi, nato fra questi
monti - Unoccasione per non
mettere mai pi piede a Gubbio,
manda a dire, che sar rovinata
come San Gimignano, ridotta a
una squallida Disneyland -. Gli
altri commenti vanno da quelli di
Salvatore Settis, una
rifunzionalizzazione che di fatto
stravolgimento e tradimento
dellarchitettura storica. a Toma-
so Montanari, le grandi vetrate
snaturano lidentit e la forma
delle Logge fino a cancellarle co-
me monumento; a Vezio De Lu-
cia, ma losannogli attuali ammi-
nistratori che Gubbio ha dato il
nome alla famosa Carta per la sal-
vaguardia dei centri storici del
1960, scritta da Antonio Cederna
e Mario Manieri Elia? Nella Carta
di Gubbio si dichiara che i centri
storici non sono solo luoghi dove
si concentrano monumenti, ma
che ogni centro storico esso
stesso, integralmente, un monu-
mento da tutelare. Povera Gub-
bio, non merita altri scempi. Spe-
roche prevalgano la storia, la cul-
tura e il buon senso.
Ma lincognita grande, in
quel pomeriggio di fine gennaio
alla biblioteca comunale. Invece
un trionfo.Una dopo laltra en-
trano centinaia di persone. Molti
devono lasciare la sala perch
nonabbastanza capiente. Dallal-
tra parte si risponde con i canno-
ni: Vittorio Sgarbi viene portato
in elicottero a Gubbio, e intervi-
stato lunghissimamente dalla tv
locale, paragona le Logge dei Tira-
tori a un tempio greco. Il proget-
to buono, argomenta, ma biso-
gna mantenere inalterata la conti-
nuit del loggiato, come un
tempio greco ha un peristilio; il
peristilio una serie di colonne
che noi vediamo essere libere:
non puoi immaginare che un
tempiogreco abbia dei vetri. Me-
glio dunque realizzare una cella
interna. Insomma per il proget-
to della fondazione un mezzo
autogol.
Cos loperazione di tre milioni
di euro si blocca, in attesa della
nuova giunta comunale. Ma in-
tanto le armi della propaganda
pro-vetrificazione non tacciono,
anzi, si passa allartiglieria pesan-
te: il Comitato passatista, non
vuole che la citt si arricchisca. In
realt quello che di tale operazio-
ne resterebbe alla cittadinanza so-
no briciole: la somma pirilevan-
te andr a coprire i vetri, di di-
mensioni tali da essere prodotti
solo da pochissime fabbriche,
non eugubine. Per lunghi mesi
tutto sembra fermarsi.
Poi arrivano le elezioni, che
portano al Comune uncandidato
anomalo, espresso dalla parte del
Pdche nonsi riconosce nel candi-
dato ufficiale, palesemente soste-
nuto dal presidente- cementiere.
quasi un plebiscito che premia
Il prof Filippo Mario Stirati, che,
al convegno del Comitato si era
detto contrario allo scempio. E ci
credereste? La giunta espressa
dal sindaco in questi giorni si sta
esprimendo con proclami e arti-
coli vari a favore della vetrificazio-
ne delle Logge.
La battaglia continua, e a quelli
di Manganelli, Settis, De Lucia,
Fofi si aggiunto un nuovo pare-
re, quello dellurbanista Paolo
Berdini che pone laccentosul fat-
to che lingabbiamento delle log-
ge conenormi vetrate farebbe au-
mentare sensibilmente il valore
immobiliare del monumento e in
questo ravvisa il motivo dellulti-
matumdato alla citt (se si conti-
nua a bloccare la vetrificazione,di-
cono, il finanziamento sar dirot-
tato a Perugia).
Il Comitato non molla. Ora,
mentre si teme a giorni una deci-
sione del sindaco, chiede un in-
contro con il ministero dei Beni
Culturali che nella passata legisla-
zione aveva dato parere favorevo-
le adducendo motivi discutibili
come senza vetri potrebbe vola-
re il tetto (al suo posto, alla fac-
cia dei terremoti, frequenti in
questa zona, da oltre 400 anni).
SOCIET


Daniele Balicco
F
ra le centinaia di eventi, degusta-
zioni e dibattiti del Salone del gu-
sto - Terra Madre - SlowFood, che
da pochi giorni si concluso a Torino,
particolarmente interessante statolin-
contro La trasparenza unautentica ri-
voluzione, dove Piero Sardo e Luca Ca-
vazzoni hanno presentato il progetto
etichetta narrante.
Il movimento SlowFood, incollabora-
zione conla cooperativa Alce Nero, sta fi-
nalmente ragionando sucome protegge-
re le produzione dei famosi presidi, attra-
verso unetichetta che descriva dove, co-
me e da chi una fragola di Tortona, unpi-
stacchio di Bronte, un melone di Pace-
co, unsuinoMora romagnola statocol-
tivato o allevato e poi trasformato in un
prodotto commestibile. Lesempio di eti-
chetta proposto in perfetto stile Slow
Food: narrativoedesteticamente accatti-
vante. Tuttavia, unmodelloche presen-
ta almeno tre lacune che potrebbero es-
sere facilmente colmate.
Anzitutto, nei prototipi mostrati, as-
sente una descrizione dettagliata dei trat-
tamenti chimici che gli alimenti subisco-
no. Inoltre non previsto alcun calcolo
dellimpatto ambientale della produzio-
ne, in altre parole, la sua sostenibilit
ambientale. Infine, non stato pensato
alcun organismo terzo di controllo su
quanto letichetta descrive.
Nel progettare una nuova forma di cer-
tificazione alimentare questi tre fattori
sono invece gli elementi decisivi su cui
puntare, soprattutto se posizionati nel
contesto generale in cui viviamo, per lo
meno per come descritto dal dossier
Ecomafie pubblicato da Legambiente lo
scorso giugno. Solo nellultimo anno so-
no state censite 29.274 infrazioni nel set-
tore ambientale, pi di 80 al giorno, pi
di 3 ogni ora. E in massima parte hanno
riguardato il settore agroalimentare (il
25% del totale). Il fatturato complessivo
di queste frodi, sempre altissimo, ha sfio-
rato, in tempi di crisi nera, i 15 miliardi
di euro. Di fronte allavanzare di questa
marea, se fondamentale organizzare
presidi e metterli in rete, come ha meri-
toriamente fatto insieme ad altri movi-
menti in questi ultimi decenni - il movi-
mentoSlowFood, altrettanto fondamen-
tale incaricarsi della protezione e della
difesa effettiva di queste realt. Anche
perch ci troviamo inunpassaggio stori-
co decisivo. Renzi ha dichiarato, poche
settimane fa, che far di tutto per soste-
nere il TTIP (Trattato transatlantico sul
commercio e sugli investimenti).
Si gi discusso a lungo, per lo meno
su questo giornale, sulle preoccupanti
conseguenze che lapprovazione di que-
sto trattato potr avere soprattutto sul
settore agro-alimentare europeo. Eppu-
re unefficace misura di contrasto e auto-
difesa potrebbe venire dalla semplice ap-
provazione, in sede europea, del model-
lo di certificazione e controllo ideato da
Mario Pianesi nel 1980, letichetta tra-
sparente pianesiana. Questa forma di
certificazione (presentata al senato italia-
no nel 2003; proposta e votata da quasi
la met del parlamento europeo nel
2009 e ancora nel 2014; oggettodi conve-
gni, solo nellultimo anno, in 12 regioni
dItalia) funziona da decenni, adottata
da decine di aziende italiane e certifica,
gi oggi, pi di 400 prodotti.
Sulla rivista Le Scienze, DarioBressani-
ni (autore di Le bugie nel carrello. Le leg-
gende e i trucchi del marketing sul cibo
che compriamo, Chiarelettere 2013) lha
definita letichetta dei miei sogni; Pie-
tro Giordano, presidente di Adiconsum,
lha proposta come certificazione guida
per i consumatori, proprio perch capa-
ce di indicare le aziende che producono
in modo sostenibile e che accettano di
tracciare lorigine di tutti i loro prodotti.
Perfino multinazionali come De Cecco e
Ferrero hanno manifestato interesse per
questa forma di certificazione. Prima
che il TTIP venga approvato dalla com-
missione europea, oltre tutto in un anno
in cui lalimentazione sar al centro del-
la visibilit per lExpodi Milano, una real-
t come Slow Food che ragiona su nuo-
ve forme di certificazione ed etichettatu-
ra potrebbe sostenere Pianesi (pioniere
della macrobiotica e promotore in Italia
della prima cooperativa biologica, nel
1975) affinch la sua proposta diventi
legge. In Italia come in Europa,
Nellincontro di Torino, Pietro Sardo
ha sostenuto che le etichette narranti
saranno una versione pi semplice di
quelle trasparenti pianesiane. un
peccato per che, nei prototipi mostrati,
la semplificazione colpisca proprio alcu-
ne voci fondamentali, come quelle relati-
ve ai trattamenti chimici subiti dagli ali-
menti o allimpattoambientale delle pro-
duzioni. Se la trasparenza unautenti-
ca rivoluzione non si capisce perch
queste informazioni non possano essere
raccontate. Forse arrivato il momento-
che la passione per la narrazione si tra-
sformi davvero in una battaglia morale e
legale per la trasparenza.
ALIMENTAZIONE La proposta di unetichetta narrante per contrastare frodi e Ttip
Il cibo trasparente per legge
GUBBIO Comitati in allarme, conto alla rovescia per copertura delle arcate. Firmato CariPerugia
Le mani (e i vetri) sulle Logge
Il fronte del s cerca
soccorso da Sgarbi.
Che per a sorpresa
si schiera contro
questo progetto
Da Terra Madre una
versione semplificata
del sistema ideato
dal professor Pianesi
La battaglia continua
LE SECENTESCHE LOGGE DEI TIRATORI DI LANA A GUBBIO. SOTTO, IL LOGO DEI COMITATI ANTI-VETRO
DOPPIO CONVEGNO A ROMA
Ambiente, salute, economia
E unidea di agricoltura sostenibile
Strana retromarcia
del sindaco Stirati:
da candidato
era per il no, ma ora
ha cambiato idea
Domani 3 novembre alle ore 14 si terranno nellaula magna
dellUniversit La Sapienza di Roma il 9 convegno Ambien-
te Agricoltura Alimentazione Salute Economia e il
7 Convegno La Policoltura Ma-Pi: una proposta di Agricol-
tura Sostenibile. Entrambi i convegni sono organizzati dal-
lassociazione Un punto macrobiotico in collaborazione
con Fao, Unesco, Parlamento Europeo, Centro Internazionale
Studi sul Diabete (Cisd). Interverranno, fra gli altri: Mario
Pianesi (pioniere della macrobiotica italiana), Francesco Fal-
luca (presidente Cisd), Mario Candela e Silvia Turroni (Dipar-
timento di farmacia e biotecnologie dellUniversit degli stu-
di di Bologna), Drisse Koni ed Ehouman Gignoli (Gabinetto
di presidenza della Costa dAvorio e Upm Costa dAvorio),
Belhadj Omrane (direttore Laboratorio di biochimica Universi-
t El Manar di Tunisi), Mariano Bizzarri (Dipartimento di me-
dicina sperimentale e patologia della Sapienza) Gianni Mat-
tioli (facolt di Scienze naturali della Sapienza).
pagina 6 il manifesto DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014
Chiara Cruciati
E
rano15milai kurdi che ie-
ri hanno marciato a Di-
yarbakir, 5mila a Suruc e
mille a Istanbul in solidariet
con Kobane. Stavolta Ankara
ha mantenuto i toni bassi e au-
torizzato le manifestazioni, le
stesse che allinizio di ottobre
provocarono oltre 30 morti,
manifestanti uccisi dal fuoco
di esercito e polizia.
A Diyarbakir sventolavano
bandiere con il volto del leader
del Pkk, Abdullah Ocalan, sfida
al presidente Erdoganle cui po-
litiche verso Kobane sono state
dettate dallintenzione di inde-
bolireil pipossibilela resisten-
za kurda. Lo stesso via libera al
passaggiodei 150 peshmerga va
in questa direzione: arginare
linfluenza del Pkk e costringere
Rojava ad avvicinarsi alle op-
posizioni anti-Assad.
Ieri il resto dei combattenti
del Kurdistan iracheno ha rag-
giunto Kobane. Le Unit di
Protezione Popolare (Ypg)
hanno cominciato a organizza-
re le nuove forze: La priorit
sar riprendere i quartieri oc-
cupati dallIsis e poi liberare i
villaggi nella campagna di Ko-
bane, ha detto il portavoce
delle Ypg, ShorshHassan. Que-
sto lobiettivo, a cui i peshmer-
ga e i 150 miliziani dellEserci-
to Libero Siriano dovranno
adeguarsi: le Ypg non intendo-
no farsi dettare lagenda da
Ankara, hanno ripetuto nei
giorni scorsi.
Si continua a combattere an-
che nel resto della Siria, dove a
pagare il prezzo dellavanzata
jihadista sonosempre pispes-
so quelle opposizioni modera-
te che Usa e Turchia insistono
a considerare il proprio bastio-
ne nel paese: ieri al-Nusra
(gruppo islamista ex membro
di Al Qaeda e oggi al fianco del-
lIsis) ha strappato al Fronte Ri-
voluzionario Siriano larea di
Deir Sinbel e villaggi nella zona
di Jamal al-Zawiya, nel nord
dellaprovincia di Idlib. Nei gior-
ni scorsi erano stati i miliziani
dello Stato Islamico ad allonta-
nare i combattenti dellEls dal-
le comunit intorno Idlib.
Un altro colpo alla strategia
della coalizione che ha fatto del
sostegno alle opposizioni mo-
derate un caposaldo dellinter-
vento in Siria. Di duri colpi or-
mai se ne registrano sempre di
pi: dallosfaldamentodelleser-
cito iracheno agli errori nei raid
aerei fino alla mancata interru-
zionedel flussodi nuovi milizia-
ni che entranoinSiria per unir-
si alle file dellIsis.
Un fallimento anche le pres-
sioni su Baghdad che, nono-
stante le promesse del premier
al-Abadi, non sembra ancora
intenzionatoa lavorare per por-
re fine ai settarismi interni.
Nelle pieghe di tali divisioni
lIsis sa infilarsi benissimo: do-
po il ritrovamento dei cadave-
ri di 220 membri della trib
sunnita Albu Nimr tra Ramadi
e Hit, ieri i jihadisti hanno giu-
stiziato 30 persone nel villag-
gio di Ras al-Maa, nella provin-
cia di Anbar. Anche stavolta
membri della trib Albu Nimr,
accusata dallIsis di apostasia
perch impegnata a respinge-
re lavanzata di al-Baghdadi.
Dalla capitale non arriva so-
stegno, nonostante le ripetute
richieste sunnite e lappello di
venerd dellAyatollah al-Sista-
ni. A pagarne le spese il po-
polo iracheno: ieri due auto-
bombe sono esplose nella ca-
pitale, provocando almeno 20
morti e 53 feriti.
MANIFESTAZIONI IN BURKINA FASO. SOTTO, ISAAC ZIDA/REUTERS
INTERNAZIONALE


CALIFFATO In Siria, a pagare il prezzo dellavanzata jihadista, sono le opposizioni moderate
Ankara non detta lagenda
KOBANE Una giornata globale di sostegno
Marinella Correggia
I
l Burkina Fasofesteggia la par-
tenza di Blaise Compaor.
Ma torna a camminare al rit-
mo di Thomas Sankara a 27 an-
ni dal suo assassinio - oppure cor-
re il rischio di essere un'altra pri-
mavera manipolata? L'intensa
esperienza rivoluzionaria sankari-
sta fu interrotta nel 1987 con un
sanguinoso colpo di Stato, ordito
proprio dal presidente appena
fuggito in Costa d'Avorio, con
connivenze di potenze regionali e
occidentali.
A Ouagadougou, Samsk Le Jah,
musicista, conduttore radiofoni-
co, uno dei leader della prote-
sta. Per lui non c' dubbio: Gli
ideali di Thomas sono al centro
del processo: la dignit, il lavoro
sulle coscienze, il coinvolgimento
di tutti.... Il movimento di
Samsk, Balai citoyen (scopa dei
cittadini) mobilitato da oltre un
anno, ma ha alle spalle un lungo
periodo di educazione e sensibi-
lizzazione - soprattutto dei giova-
ni per il quale Samsk e gli altri
hannorischiato la vita. Adesso oc-
corrono vigilanza e controllo con-
tinui. Il Balai citoyen in un co-
municato di ieri - che si conclude
con la Patria o la morte, abbia-
movinto - chiede di evitare i sac-
cheggi e le distruzioni di strutture
civili, edesorta le popolazioni de-
gne del Faso a rimanere vigilanti
nel periodo di transizione che si
apre, affinch la dolorosa vittoria
nonsia confiscata da politici omi-
litari di parte. Samsk spiega che
non un colpo di Stato milita-
re: se l'esercito non si fosse as-
sunto le proprie responsabilit, la
citt sarebbe caduta nel caos. Il
capo di Stato di transizione scelto
dai militari, il colonnello Isaac Zi-
ba, ha dichiarato che stato il po-
poloa fare la rivoluzione e l'eserci-
to non la scipper.
Ma come contrastare le inevita-
bili ingerenze esterne? L'obiettivo
unificante dei manifestanti sta-
to far cadere il presidente. Finora
li hanno lasciati fare. Ma l'opposi-
zione partitica pi citata non
certo quella dei partiti sankaristi
(ne sono nati tanti nei decenni)
ma quella di Zphirin Diabr del-
l'Upc (Union pour le progrs et le
changement), la fazione ben ac-
cetta alla Francia.
Ne cosciente Alassane Dou-
lougou, che vive da tempo in
Campania dove fa il mediatore
culturale, oltre che il musicista e
l'attore: Certo che c' da temere.
Sankara ha provato sulla sua pel-
le cosa vuol dire ribellarsi alla po-
tenza coloniale. Compaor, ora
scaricato, stato per decenni l'al-
fiere degli interessi di Parigi nel-
l'area. Altro che mediatore di pa-
ce, tutti sanno che era unpompie-
re piromane! C' stato il suo zam-
pino nei conflitti in Sierra Leone,
Togo, Costa d'Avorio dove appog-
gi Ouattara, Togo, Centrafrica.
Alassane sogna per il suo paese
una vera rivoluzione, senn che
vuol dire democrazia? Bisogna ri-
creare uno Stato con il consenso
di tutti e bisogna fare come i lati-
noamericani. Sankara era amico
di Fidel e del Nicaragua. Chavez
venne dopo, ma pi volte ha cita-
to il leader del paese degli inte-
gri. Inpiazza nei principali cen-
tri del Burkina Faso - di certo ci
sono ragazzi come quel diciasset-
tenne che nel 2007 sulla tomba di
Thomas ci venne a dire piangen-
do che aveva capito e che nel suo
remotovillaggio nonavrebbe mai
pi inneggiato a Compaor.
A proposito: che ne del mon-
do contadino, delle maggioritarie
campagne, che la rivoluzione de-
gli anni 1980 mise al centro, per
essere per stroncata in mezzo al
guado, troppo presto? Purtrop-
po Compaor e il suo governo
hanno contato sulla miseria delle
campagne, dispensando piccoli
favori, lavoretti. Occorrer tem-
po, spiega ancora Alassane.
Da Ouagadougou, Samsk ci pre-
cisa il contenuto sociale che deve
avere la rivoluzione- La nostra
Carta degli obiettivi mette le que-
stioni sociali al centro: sono i po-
poli che fanno le rivoluzioni, e se i
popoli non sono in buone condi-
zioni la rivoluzione rimane una
speranza. Quindi occorreranno ri-
forme in tutti i campi. Pochi ric-
chi si sono accaparrati tante ter-
re. Salute e istruzione sono state
sabotate. Nonsi sa dove andava il
denaro ricavato dalle esportazio-
ni minerarie...
Murat Cinar
L
e ragioni della violenza fisi-
ca, economica e politica
che hanno coinvolto e tutto-
ra, continuano a portare in piaz-
za ogni giorno una buona parte
della Turchia sono alla base della
resistenza dei popoli di Kobane.
In questi ultimi quindici anni il
Paese col feticismo dello sviluppo
insieme alla pornografia delle la-
crime ha fatto una virata aumen-
tando i femminicidi, le morti sul
lavoro, la disoccupazione femmi-
nile, la censura, il fondamentali-
smo, gli omicidi dellodio, lomo-
fobia, la transfobia e la cementifi-
cazione.
Le masse che protestano per le
strade del Paese per i giornalisti
in carcere, per unistruzione gra-
tuita edindipendente, per unPae-
se laico, per il lavoro sicuro, per i
diritti sindacali, per i diritti delle
donne, per rivendicare i diritti ci-
vili di tutti i cittadini e per difen-
dere il bene comune desiderano
le stesse cose di chi resiste nel
nord della Siria, a Kobane. Difen-
dere il territorio, la vita, la casa, la
famiglia, i propri cari, il passato
edil futuro, sonoi motivi che han-
no spinto le persone della Tur-
chia e di Kobane ad assumersi il
rischio di perdere la vita e mette-
re in gioco la quotidianit.
La rivolta del Parco Gezi ha
coinvolto circa 3 milioni di perso-
ne in 79 citt della Turchia. Sono
morte 10 persone, pi di 5 mila
sono rimaste ferite e circa altre 5
mila sono state arrestate. Duran-
te le manifestazioni solidali a Ko-
bane 46 persone hanno perso la
loro vita, 682 sono rimaste ferite e
1974 donnne e uomini sono stati
arrestate.
Durante la rivolta di Gezi, lallo-
ra Primo Ministro Recep Tayyip
Erdoganaveva accusato i manife-
stanti di essere dei vandali; ora,
anche come Presidente della Re-
pubblica ha utilizzato la stessa pa-
rola per definire le persone che
manifestavano per Kobane.
Il bene privato danneggiato, la
bandiera bruciata ed i mezzi del-
la polizia distrutti sono state le
principali preoccupazioni del Go-
vernosia nella prima che nella se-
conda ondata di proteste. Sia nel
primo caso che nel secondo i me-
dia mainstream, vicini alla linea
politica ed economica del Gover-
no hanno adottato nei titoli e ne-
gli articoli le stesse parole di Erdo-
gan e dei suoi colleghi.
Sono anni che le persone in
Turchia, a periodi alterni, cerca-
no di realizzare unsogno, che po-
trebbe essere definito conle paro-
le di Nazim Hikmet conquistare
il sole per fermare le lacrime e to-
gliere le catene dai colli. In ogni
sollevazione popolare il sistema
ha risposto, con diverse vesti, ma
con la stessa logica dellordine
pubblicodella protezione narcisi-
stica della propriet privata, po-
nendo tutto questo su una bilan-
cia nazionalista, religiosa, sessista
e militarista.
Sia Gezi sia Kobane rappresen-
tanoil desideriodi creare unnuo-
vo modello di vita mondiale. Par-
lano di uguaglianza, fratellanza,
condivisione, pace e mettono in
discussione una serie di meccani-
smi del capitalismo. Sia Gezi che
Kobane dimostrano le debolezze
ed i fallimenti della democrazia
elettorale della borghesia partiti-
ca e del capitale. Sia Gezi che Ko-
bane gridano la voglia di vivere
una vita libera senza censure e re-
pressione dove non il petrolio
oppure la materia strategica di
turnoadessere il centrodelle pre-
occupazioni cos come le proget-
tazioni politiche, legislative ed
economiche.
I punti comuni della rivolta del
ParcoGezi e la resistenza di Koba-
ne sono tanti e devonoessere sco-
perti, conosciuti e amati per crea-
re unforte legame tra tutti i popo-
li dellAnatolia e della Mesopota-
mia che da secoli vengonosfrutta-
ti per servire i progetti del capitali-
smo. Cos che possa crescere sem-
pre di pi la forza per resistere e
lottare per un altro mondo possi-
bile. Le parole del poeta Can Yu-
cel riassumono lessenzialit di
questa unione: La distanza pi
grande non lAfrica, n la Cina,
n lIndia / n i pianeti, n le stel-
le che si illuminano di notte / la
distanza pi grande quella che
sta tra due teste che non si com-
prendono.
Ieri, in diverse citt del mondo
si sono svolte manifestazioni di
solidariet con la resistenza kur-
da di Kobane. Uniniziativa lan-
ciata quasi un mese fa da parte di
diverse organizzazioni e vari per-
sonaggi pubblici di rilievointerna-
zionali come Noam Chomsky,
Adolfo Prez Esquivel, Moni Ova-
dia, Dario Fo, Tarik Gunersel.
stata unoccasione importante e
significativa per dire che non esi-
ste una buona guerra, e che vale
la pena di lottare per una pace
giusta
Kobane non sola. Ieri, giornata globale di appoggio alla resistenza kurda e contro
il Califfato. In Italia, in piazza o in presidio, i movimenti e la sinistra: dal sud al nord
del paese. Un sostegno variegato che per ha ripreso gli obiettivi avanzati dal movi-
mento kurdo e ha espresso un forte appoggio alla straordinaria resistenza dei
combattenti e delle combattenti kurde, unico vero argine al dilagare dell'Isis. Le
azioni urgenti e necessarie - scrive il Congresso nazionale del Kurdistan (Knk) -
implicano che la risposta internazionale in Iraq e Siria non venga affrontata in mo-
do selettivo, poich le azioni in Iraq condizionano la situazione sul campo in Si-
ria. I raid aerei in Iraq hanno provocato il fatto che l'Isis abbia rivolto le sue cam-
pagne militari in Siria, dove pu operare liberamente in tutta la Siria settentriona-
le. La comunit internazionale deve quindi proteggere la popolazione civile di Ko-
bane, garantendo corridoi umanitari e impedire che l'Isis continui a traversare il
confine tra Siria e Turchia. Kobane un argine contro la barbarie e per questo il
movimento di liberazione kurdo dev'essere tolto dalla lista nera. Dev'essere ricono-
sciuta l'autonomia del Rojava e deve tornare in libert il leader del Pkk Abdullah
Ocalan, fautore di una proposta di pace che Ankara vuole seppellire: nel timore
che Rojava l'autonomia federale basata su democrazia, parit di genere e giusti-
zia sociale - si diffonda e faccia scuola.
COMPAOR IN COSTA DAVORIO
Contrordine, il capo ora
il colonnello Zida
A Diyarbakir,
bandiere con
il volto del leader
del Pkk Ocalan
prigioniero a Imrali
BURKINA FASO Voci dalla piazza che insorge
Una storica rivolta
nel segno di Sankara?
In tutto il mondo, ieri,
i manifestanti hanno
risposto allappello di
numerose personalit
in appoggio ai kurdi
A un giorno dalle dimissioni del pre-
sidente Compaor e dalla presa del
potere da parte del generale Honor
Traor, in Burkina Faso un altro mili-
tare si presentato come nuovo ca-
po di stato. Stavolta pare quello buo-
no. Il colonnello Isaac Zida infatti
stato scelto allunanimit per guida-
re questo periodo di transizione, fa
presente un comunicato delleserci-
to. E sembrerebbe non suscitare par-
ticolare repulsione nella piazza che
ha spinto Compaor a lasciare il po-
tere dopo 27 anni. Viceversa i leader
della rivoluzione #Lwili (dal nome
di un uccello che si ritrova spesso
anche nei motivi decorativi delle stof-
fe) giudicavano Traor troppo vicino
al vecchio regime. Compaor da par-
te sua ha gi lasciato il paese e si
troverebbe a Yamoussoukro, capitale
della Costa dAvorio, sotto la prote-
zione del presidente ivoriano Alassa-
ne Ouattara, riconoscente per laiuto
ricevuto nella sua battaglia per il
potere. Le frontiere e gli aeroporti
burkinab restano chiusi.
TURCHIA La societ che sfida ogni giorno il carcere e la repressione
Da Gezi Park alla resistenza allIsis,
verso il sole per fermare le lacrime
SOTTO,ROMA, MANIFESTAZIONE IERI IN
SOSTEGNO DELLA CITT
DI KOBANE/FOTO ATTILIO CRISTINI.
A DESTRA, MARCIA SUL CONFINE
TURCO-SIRIANO/REUTERS
DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014 il manifesto pagina 7
Fabrizio Poggi
P
are sprecarsi in questi giorni
lattributo storico. Storica sta-
ta definita la giornata di ieri dal-
la leadership ucraina, per lentrata in
vigore dellAccordodi associazione al-
la Ue, anche se il suo contenuto prin-
cipale, la zona di libero scambio tra
Ucraina e Ue, rinviata al 2016. Stori-
co il 1 novembre, per il passaggio di
consegne tra la britannica Catherine
Ashton e litaliana Federica Mogheri-
ni allAlto segretariato dellUnione
Europea per gli affari esteri, con
unagenda di priorit quali la regola-
zione della crisi ucraina e il sostegno
al dialogo tra Ucraina e Russia.
Storica la giornata di oggi nel Don-
bass dove, salvo interferenze ester-
ne si tengono le elezioni nelle Re-
pubbliche popolari di Donetsk e di
Lugansk e la cui data, scrive Kommer-
sant, basandosi su una fonte, sem-
bra, vicina addirittura agli ambienti
presidenziali ucraini, era prevista ne-
gli accordi di Minsk del 5 settembre
scorso, a differenza di quella del 7 di-
cembre su cui ora insiste Kiev.
La campagna elettorale prosegui-
ta anche ieri, senza il canonico gior-
no di silenzio: le cannonate gover-
native lo hanno escluso. A parere del
Ministro degli Esteri russo Sergej La-
vrov, il voto del 2 novembre costitui-
r una legittimazione della leader-
ship delle due repubbliche, cos co-
me i referendum del maggio scorso
avevano sancito la volont delle po-
polazioni del Donbass di separare i
propri destini dalle forze golpiste di
Kiev. Il leader della Crimea Sergej Ak-
senov ha sottolineato il legittimo di-
ritto delle Repubbliche popolari al-
lautodeterminazione.
Diverso, ovviamente, il parere di
Poroshenko e della Ue: Mogherini,
nel congratularsi telefonicamente
con lui per la democraticit delle
elezioni alla Rada, ha escluso che
gli accordi di Minsk prevedessero
elezioni nel Donbass e la Commis-
sione europea minaccia di inasprire
le sanzioni, se Mosca le riconoscer.
Washington insiste sulla data del 7
dicembre, secondo lo status speciale
del territorio previsto negli accordi
di Minsk; pressoch identica la posi-
zione dellOsce. Il Segretario genera-
le dellOnu Ban Ki-moon ha espres-
so preoccupazione per le elezioni
in Novorossija.
Secondo osservatori russi, il proto-
collo di Minsk non indica una data
precisa per le elezioni e dice solo
che necessario garantire lo svolgi-
mento di elezioni locali in conformi-
t con la legge sullo status speciale.
Su questo punto cominciano le di-
vergenze scrive il Pc russo; Il 16 set-
tembre la Rada adott la legge sui
poteri speciali delle autorit locali e
le misure di ripristino in una serie di
zone del Donbass, in cui si fissava
la data del 7 dicembre. Ma i rappre-
sentanti delle Repubbliche popolari
rifiutarono di riconoscere un atto al-
la cui redazione non avevano preso
parte. Successivamente hanno defi-
nito quella legge giuridicamente in-
consistente: larticolo 1 stabilisce in-
fatti che la Rada fisser lelenco delle
regioni dotate di status speciale; ma
ci non stato fatto e quindi la legge
giuridicamente nulla.
E comunque, a parere del vice di-
rettore dellistituto per i Paesi della
Csi, Igor Shishkin, le elezioni nel
Donbass, indipendentemente dal
fatto che si tengano il 2 novembre o
il 7 dicembre, non saranno ricono-
sciute dallOccidente, per il sempli-
ce fatto che questo sta dietro al gol-
pe di Majdan.
Daltra parte, c chi giudica non
conseguente la posizione del Cremli-
no rispetto alla Novorossija: sul sito
legato al Pc russo Stampa libera, il
direttore del Centro di ricerche di
cultura politica, Sergej Vasiltsov, scri-
ve che i nostri politici non sanno fi-
no in fondo cosa vogliano: il caso
anche delle recenti elezioni alla Ra-
da suprema, che alcuni esponenti
qualificano dapprima "sleali e cini-
che" e poi lo speaker della Duma si
dichiara pronto alla collaborazione
con la Rada. Se in un primo tempo si
pu pensare a un piano ingegnoso,
poi ci si rende conto dellassenza di
qualsiasi piano.
Comunque, i sondaggi per lelezio-
ne del Consiglio popolare e del capo
della Repubblica di Donetsk indica-
no un 39% di intenzioni di voto per
Repubblica di Donetsk; 31,6% per
Donbass libero, contro un 29% di
indecisi. Per la carica presidenziale,
in testa lattuale premier Aleksandr
Zakharcenko con il 51% delle inten-
zioni di voto. In un paese in cui la
pensione media (che non si vede da
alcuni mesi) non arriva ai 60 euro e il
salario supera di poco i 200 e in cui
al 31 ottobre lOnu ha calcolato
4.035 morti e 9.336 feriti, gli elettori
si attendono dal nuovo parlamento
la pace e la soluzione dei problemi
quotidiani. Vari partiti russi, tra cui
Pc, Ldpr, Russia giusta e Patria (la de-
legazione di questultimo, ieri laltro
stata presa a fucilate prima di giun-
gere a Donetsk) hanno annunciato
linvio di osservatori al voto.
Dopo tutto, grazie a Lenin che il
nostro paese ha ricevuto molte regio-
ni. Guardate la carta dellUcraina
dove si trova il Donbass, per esem-
pio? I bolscevichi hanno donato al-
lUcraina quasi la met del territo-
rio dice il segretario del Pc ucraino
Petr Simonenko.
Pochi dubbi che proprio il Don-
bass sembri rispondere a quelle ca-
ratteristiche di nazione una co-
munit stabile di gente, formatasi
storicamente sulla base della comu-
nanza di lingua, territorio, vita eco-
nomica e struttura psichica - che gi
nel 1913 nientaltri che Stalin indica-
va come determinanti per proclama-
re il diritto allautonomia regionale,
soprattutto in presenza di un potere
centrale uscito da un golpe.
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Matteo Bartocci, Norma Rangeri,
Silvana Silvestri
Luca Celada
LOS ANGELES

weekend di volata finale


per lAmerica alla vigilia del-
le elezioni midtermche de-
termineranno gli equilibri politici
degli ultimi due anni di ammini-
strazione Obama. In palio c so-
prattutto il senato che potrebbe
passare sotto il controllo dei re-
pubblicani (gi in forte maggio-
ranza alla camera). Inparte le ele-
zioni sono lultimo referendum
sul presidente che sabato ha usa-
to il tradizionale messaggio alle
famiglie per esortare al voto. Nel
discorso Obama ha enfatizzato la
ripresa economica sottolineando
il tasso di disoccupazione sceso
sotto al 6%per la prima volta dal-
linizio della crisi ricordando pe-
r, malgrado laggiunta di 10 mi-
lioni di posti di lavoro negli ulti-
mi quattro anni, la necessit di fa-
re di pi per aiutare le famiglie e
in particolare le lavoratrici.
Anche se siamonel 2014, ci so-
no donne che ancora guadagna-
no meno degli uomini per fare lo
stesso lavoro. E in questo Paese
non ci possono essere cittadini e
lavoratori di seconda classe, ha
detto il presidente. Le donne de-
vonoavere una paga equa e devo-
no avere le stesse possibilit di
successo sul lavoro. Meritano di
potersi mettere in aspettativa per
prendersi cura dei nuovi figli, di
un genitore malato, o prendersi
di giorni di malattia. Un discor-
so mirato dunque a una compo-
nente fondamentale della coali-
zione obamiana: lelettorato fem-
minile sucui i democratici conta-
no per arginare unavanzata re-
pubblicana che sembra inevitabi-
le nelle elelzioni di mezzo termi-
ne che tradizionalmente favori-
scono il partito di opposizione.
Non aiutano i sondaggi secon-
do i quali il gradimento di Oba-
ma rimane attorno al 40%; il 70%
degli Americani si dichiara insod-
disfatto della direzione in cui sta
andando il paese. Lassenteismo
che si prevede molto alto un al-
tro fattore che dovrebbe aiutare i
candidati repubblicani tenendo
lontani dai seggi in particolare
giovani e minoranze etniche, al-
tri pilastri dellelettorato demo-
cratico. Nel suo discorso Obama
ha cercato di motivare la base ri-
cordando il suo impegno a favo-
re del minimo sindacale, regolar-
mente ostacolato dallopposizio-
ne repubblicana. Il Congresso in
sette anni non ha voluto varare
laumento del salario minimo a
$10.10 - ha ricordato il presidente
-, unaumento di cui beneficereb-
bero 28 milioni di lavoratori, pi
della met donne. Queste sono le
politiche di buon senso che do-
vrebbero essere portate avanti.
Tuttavia se domani venissero
confermati i sondaggi e i repub-
blicani dovessero otttenere la
maggioranza in entrambe le ca-
mera del congresso, sarebbe assi-
curato un ostruzionismo ancora
pisistematico alle riforme socia-
li di Obama.
Adoggi quella sulla sanit pub-
blica rimane lunico contributo
concretoal welfare cos sistemati-
camente smantellato dalle politi-
che liberiste delle precedenti am-
ministrazioni repubblicane.
I risultati di marted determine-
ranno in buona parte come verr
ricordato questo presidente e po-
trebbero incidere anche molto
sulle strategie invista delle prossi-
me elezioni nel 2016 in cui il pro-
getto repubblicano chiaramen-
te quello di sabotare lammini-
strazione democratica per avva-
lersene nella campagna presiden-
ziale.
La partita si gioca nella mancia-
ta di stati dove lesito delle elezio-
ni rimane in forse, il consenso
dei sondaggi per assegna com-
plessivamente ai repubblicani ol-
tre il 65%di probabilit di ottene-
re la maggioranza parlamentare.
UCRAINA Oggi le elezioni nelle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk. La Ue: nuove sanzioni a Mosca se le riconoscer
Donbass al voto sotto le cannonate
FONDI AVVOLTOIO Cristina protesta con gli Usa
chiuso in redazione ore 22.00 tiratura prevista 37.869
Obama loda una lobbista dei fondi avvoltoio e la presidente argentina Cri-
stina Kirchner gli invia una vibrata protesta. In una lettera ufficiale diretta
al suo omologo nordamericano, Cristina chiede spiegazioni circa gli elogi
pronunciati da Obama nei confronti di Nancy Soderberg, presidente del
Public Interest Declassification Board (Pidb) un organismo sotto la diretta
responsabilit del governo degli Stati uniti. Chiede di sapere se sia la
stessa lobbista dei fondi avvoltoio American Task Force Argentina. Soder-
berg - dice la nota ufficiale - copresidente dell American Task Force
Argentina (Atfa), organismo creato apposta per attaccare e diffamare la
Repubblica argentina e la sua presidente, a tutto vantaggio di un pugno
di fondi avvoltoio che pretendono ottenere guadagni esorbitanti interrom-
pendo il diritto sovrano alla ristrutturazione del debito estero argentino.
Azioni - aggiunge la lettera - che includono linfame embargo alla Fregata
Libertad, nave insigna della nostra Marina condannato dal Tribunale dei
diritti del mare delle Nazioni unite e il tentato embargo di un satellite, par-
te di un programma congiunto con la Nasa. I fondi speculativi hanno otte-
nuto diverse sentenze favorevoli dal giudice statunitense Thomas Griesa
per ottenere il pagamento dellintera somma pi gli interessi, relativa allac-
quisto di parti del debito dopo il crack del 2001. Una vertenza non ancora
conclusa e dalle complesse implicazioni internazionali.
STATI UNITI Elezioni di midterm, il presidente si gioca il Congresso
Le donne devo avere una paga equa
Obama corteggia il voto femminile
I sondaggi danno ai
repubblicani oltre il
65%di probabilit di
avere la maggioranza
parlamentare
Secondo il ministro
degli Esteri russo
Lavrov le urne
legittimeranno
la leadership
delle due repubbliche
VOGLIA DI PACE E DI
AUTONOMIA DA KIEV,
UN SEGGIO A DONETSK.
SOTTO, LA CASA BIANCA
IN VERSIONE
HALLOWEEN /REUTERS
pagina 8 il manifesto DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014
di INGRID BASSO
Un blocco dambra, questo erano i Paesi baltici:
Knigsberg e Riga rappresentavano la facciata occidentale,
tedesca; Tallin e Tartu quella settentrionale, scandinava;
Daugavpils e Vilnius quella orientale, russa. Ma la storia ha
frantumato quel blocco dambra e rimescolato i frammen-
ti. In Anime baltiche (traduzione di Claudia Cozzi e Claudia
Di Palermo, postfazione di Alessandro Marzo Magno, Iper-
borea, pp. 500, 19,50), lo scrittore, giornalista e viaggiato-
re olandese Jan Brokken gi noto
in Italia per il suo romanzo biogra-
fico sul pianista russo Youri Ego-
rov (Nella casa del pianista, Iperbo-
rea 2011) attraverso un lavoro di
vera e propria archeologia della
contemporaneit andato alla ri-
cerca di quei frammenti e ce ne ha
raccontato la storia. Il pregio del-
lopera di Brokken sta nel fatto
che, da vero narratore qual , non
pretende di ricollocare staticamen-
te quei frammenti nei loro luoghi
dorigine per esibirne soltanto la
provenienza, ma ne segue il movi-
mento durante la deflagrazione,
una deflagrazione di cui riusciamo
miracolosamente a sentire il suo-
no, lodore, il dolore.
Attraverso un viaggio decennale
che comincia nel 1999 in Estonia,
Lettonia e Lituania, lo scrittore ha
ripercorso i luoghi della memoria e
del presente che di quella memo-
ria si sostanzia, seguendo il suono
delle voci che gridano ancora da
sottole macerie stratificate dei regi-
mi, le voci di quelle anime baltiche
che non hanno smesso di vivere, e
fecondando lo spirito del futuro si
propagano lontano dal luogo dori-
gine per accendere nuovi fuochi,
come la scheggia di una bomba fi-
nita lontano. Cos, come inuna sor-
ta di Spoon River baltica, riuscia-
mo a udire le voci di Sergej
Ejzentein, Roman Kacev (al seco-
lo Romain Gary), Hannah Arendt,
Immanuel Kant, Gidon Kremer,
Eduard von Keyserling, Jacques Li-
pchitz (Chaim Jacob Lipchitz),
Mark Rothko (Marcus
Rothkowitz), Arvo Prt e molti altri
ancora, personaggi pi o meno no-
ti costretti nella maggior parte dei
casi a vivere pi di una vita lo di-
cono i diversi nomi che molti di lo-
roassumono nel tentativo di con-
servare unidentit, come organi-
smi mutanti pi volte distrutti e
pi volte rinati. Lidentit ci su
cui si fonda la dignit, non a caso
ci che prima di tutto viene tolto
agli internati nei campi di stermi-
nio, sostituita da un numero.
HannahArendt come Kant ori-
ginaria di Knigsberg (oggi Kalin-
grad: un nome in cui risuona an-
cora leco della dittatura, lo strido-
re di una chiave infilata nella serra-
tura di una cella) con la sua de-
terminazione assoluta a essere se
stessa ne fu un esempio: difender-
si, lottare per se stessi, avere una
coscienza politica e non rinnegare
la propria identit, questo era fon-
damentale, anche nella vita amo-
rosa con i suoi conflitti: Mi sem-
bra sempre ancora incredibile che
io possa avere sia il grande amo-
re che lidentit della mia perso-
na scriveva la filosofa ebrea ripen-
sando al suo amore di giovent
per Martin Heidegger.
Il conflitto didentit ancora
protagonista della vita di Romain
Gary, che ebbe tante vite quante
ne ebbe la sua citt. Vilnius, fino
alla Prima guerra la Gerusalemme
del Nord, porta tanti nomi quanti
sono gli occupanti che si sono avvi-
cendati nella sua storia dolorosa:
Wilno in polacco, Wilna in tede-
sco, Vilnius in russo, Viln o Wilne
in yiddish, Vilnius in lituano. Lo
scrittore, aviatore, diplomatico
Gary, amava raccontare una storiel-
la emblematica: Cera una volta
un camaleonte. Lo mettevano sul
verde e diventava verde, lo mette-
vano sul blu e diventava blu, lo
mettevanosu una tavoletta di cioc-
colata e diventava cioccolata.
Quando lo misero su un plaid,
scoppi.
Sfuggito allinferno di Vilnius e
sopravvissuto a due guerre mon-
diali, la prima a est, la seconda in
occidente, Gary concluse la pro-
pria vita con poche frasi buttate
gi in fretta, frasi brutte, che urla-
no solitudine da un biglietto sul
letto della sua casa parigina di rue
du Bac, dove si suicid il 2 dicem-
bre 1980, solo pochi anni dopo
aver vinto il Premio Goncourt con
La vita davanti a s (Neri Pozza
2014); ma per firmare us uno
pseudonimo, Emile Ajar, la cui
identit sarebbe stata rivelata solo
a morte dellautore gi avvenuta.
Nel capolavoro di Gary, i ragazzi-
ni ebrei di Vilnius diventano i ra-
gazzini arabi di Marsiglia, o di Niz-
za, o delle banlieux di Parigi,
unesperienza di esclusione e di-
sprezzo per lo scrittore non ancora
dimenticata. Le ferite che ci si por-
ta dentro, quando non si rimargi-
nano, conducono lentamente alla
morte, uccidono dallinterno, an-
che se fuori le bombe hanno smes-
so di cadere e non si spara pi.
Va tutto bene, ma talvolta
proprio la vita in tempo di pace a
non concedere tregua. quando
cessa il boato delle esplosioni che
le voci dei demoni comincianoa di-
ventare assordanti. Cos anche
Mark Rothko, il nome che il letto-
ne Marcus Rothkowitz prese su
consiglio di un mercante
newyorkese nel 1940, mor suicida
a New York nel 1970, quando or-
mai la Storia aveva cessato di met-
tere a repentaglio la sua vita: ma
non dimentic mai la sorte degli
ebrei della sua citt natale, n di-
mentic la repressione: mostrava
ripetutamente un segno che aveva
sul naso, dovera passata la frusta
di un cosacco quando, in braccio
a sua madre, si era trovato in mez-
zo a una dimostrazione dispersa
dalla polizia zarista. Rimase sem-
pre un rivoluzionario, e quando
nel 1958 lelegante ristorante Four
Seasons di New York gli commis-
sion dei dipinti murali, accett
lincarico con lintento di dipinge-
re qualcosa che rovini lappetito
a ogni son of a bitch che manger
in questa sala.
Il reportage romanzato di Bro-
kken, cupo e brillante allo stesso
tempo, che riflette lintelligente cu-
riosit e lequilibrio di unviaggiato-
re artista e intellettuale che ha tra i
suoi illustri precedenti loramai
esauritissimo viaggio In Europa
del conterraneo Geert Mak (Fazi
2011), anche una storia racconta-
ta attraverso i nomi di paesi, attra-
verso le vie, laspetto delle citt che
mutano come i loro abitanti: ma se
questi si allontanano, un luogo ri-
mane ancorato a uno spazio, seb-
bene le epoche cambino. Latmo-
sfera di un luogo sembra ostinarsi
a non mutare: la luce, immobile,
magica nella sua quasi indifferen-
za, non cambia. La luce che Bro-
kken ritrova nei Paesi baltici an-
cora e sempre la luce della stazio-
ne abbandonata inuna nobile Cur-
landia (Lettonia) oramai decaduta,
in cui la distrutta eppure ardente
Sophie del Colpo di Grazia di Your-
cenar chiede in silenzio di essere
giustiziata.
Nel settembre del 1999, nel por-
to di Prmu, sul Golfo di Riga, a
bordo del Grachtborg, poco dopo
la mezzanotte, lo scrittore viene in-
terrogato dai doganieri sospettosi:
Che cosa ci fa su questa nave?
Volevo vedere il mar Baltico
Perch, cosha di speciale? Se-
condoi marinai il pibello di tut-
ti. Mai notato. la luce a es-
sere speciale. Morbida e calda. In
autunno si infiamma. E lei cosa
fa di lavoro? Lo scrittore. Spie-
gato il mistero: Ah! Un pazzo
dunque, ma non pericoloso. Va
bene cos. Del resto lo disse anche
RomainGary nellesergodel suoca-
polavoro del 1975, la vita ha sapo-
re solo per i pazzi.
SLAVNIKOVA POLONSKY PANJUSKIN DOMIN
AUTOGRAFI BIZZOCCHI CAMPBELL EPRYCE
DEMAURO ANTICHISTI 900 DIOCLEZIANO POLKE
ATTRAVERSOUNVIAGGIODECENNALE
AVVIATONEL 1999 INESTONIA, LETTONIA
ELITUANIA, LOSCRITTOREOLANDESE
RINCORRELE VOCI DI ANIMEBALTICHE
TRACUI EJZENTEIN, ARENDT, ROTHKO,
GARY, FORZATEAVIVEREPIDI UNAVITA
LA SPOON RIVER
DI JAN BROKKEN
(2)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
I vantaggi di sentirsi
la testa vuota
se si vive in Russia
Partita in modo paradossale, la trama
attinge alla fantascienza e approda
a soluzioni apocalittiche: protagonista
laddetto alle pubbliche relazioni
in una fabbrica di cioccolato.
Ex uomo felice, diventa il sofferto
paradigma di una societ del controllo
Julij Julevic Perevezencev,
Sulla scala, 1975, Rovereto, Mart;
in basso, Yalta 1945,
Molotov accanto a Stalin
di STEFANO GARZONIO
Qualche anno fa il romanzo
di Olga Slavnikova titolato Lim-
mortale, pubblicato in Russia nel
2001 e in traduzione italiana nel
2006, fu al centro di una vivace
querelle scatenata dal fatto che la
scrittrice accus di plagio gli auto-
ri del fortunato film Goodbye Le-
nin, uscito nelle sale cinematogra-
fiche nel 2003. Nel romanzo si rac-
conta di un veterano della secon-
da guerra mondiale colpito da ic-
tus, che in un luogo sperduto de-
gli Urali negli anni novanta conti-
nua a vedere sul suotelevisore im-
magini del tempo sovietico. Pro-
prio degli Urali originaria Olga
Slavnikova che debutt negli anni
della perestrojka con il romanzo
breve Lastudentessa del primo cor-
so, per poi affermarsi nella nuova
letteratura post-sovietica con La
libellula ingrandita fino alle di-
mensioni di uncane, romanzo per
il quale si parl di ripresa del rea-
lismo magico. Limpianto narrati-
vo e lavvicinamento alla realt
dellopera era costruito, infatti, se-
condo una concezione riconduci-
bile ai principi della geometria
frattale e aveva un fondamento in
qualche modo autobiografico,
perch Olga Slavnikova si era
messa in luce in giovent per le
sue doti matematiche. La scelta di
temi francamente eccentrici, trat-
tati ricorrendoa strumenti descrit-
tivi e espressivi particolarmente
elaborati e originali, venne confer-
mata dal terzo romanzo, Limmor-
tale appunto, nel quale il tema del-
la contemporaneit post-sovieti-
ca viene affrontato inuna prospet-
tiva assai inattesa, ai limiti della
verosimiglianza.
Da queste premesse e da un ul-
teriore sviluppo delle ricerche te-
matiche e di genere gi intraprese
venne alla scrittrice la spinta a ci-
mentarsi nel romanzo anti-utopi-
co: non solo e non tanto perch
questo genere ha attraversato una
stagione particolarmente fortuna-
ta nella letteratura russa contem-
poranea, da Vladimir Vojnovic e
Vasilij Aksnov fino a Tatjana
Tolstaja, Viktor Pelevin e Vladimir
Sorokin, ma perch il nuovo ro-
manzo, uscito nel 2005 con il tito-
lo 2017 (la stesura coincise con il
trasferimento della scrittrice dalla
natia Ekaterinburg a Mosca e fu
assai sofferta nei vari passaggi), co-
stituisce il risultato di un percorso
del tutto originale, mirato a affer-
rare il senso della contemporanei-
t e dei destini della Russia in una
prospettiva fantastica e al tempo
stesso amaramente grottesca. Co-
s come i libri di racconti e di sag-
gi Valzer con il mostro del 2007 e
Sac de voyage. Vagone letto del
2008 non vennero apprezzati in
Russia, anche lultimo romanzo,
Testa leggera, che ora esce in edi-
zione italiana con il titolo Light
Head per Fandango nella bella tra-
duzione di Emanuela Bonacorsi
(pp. 411, 20,00) , ha avuto un
lungo periodo di gestazione tra
dubbi, ripensamenti e nuovi im-
pulsi fino a risolversi in unopera
di sicuro impatto e di grande re-
spiro letterario.
Inunprimotempo, quandoave-
va ancora come titolo di servizio
Flora, il romanzo avrebbe dovuto
inserirsi nel genere crono-fantasti-
co con un evidente riferimento ai
libri del noto autore fantasy Sergej
Lukanenko; poi, completamente
ripensato, fu pubblicato in due
parti conil titolo definitivo sulla ri-
vista Znamja. Alla fine della pri-
ma parte non si davano indicazio-
ni sulla continuazione del testo,
tanto che il critico Sergej Beljakov
pens bene che il romanzo si con-
cludesse l: daltra parte la struttu-
ra aperta del romanzopermette-
va questo fraintendimento.
Lintreccio parte da una situa-
zione paradossale, ai limiti della
fantascienza, per poi svilupparsi
inun racconto serrato nel quale la
quotidianit acquisisce per i suoi
tratti tragico-misticheggianti il ca-
rattere di un tempo apocalittico.
Leccentrico avvio del romanzo
vede il protagonista, Maksim Er-
makov, PRinuna fabbrica di cioc-
colato, come un uomo felice nel
suo banale trantran lavorativo: il
personaggiopare uscitoda una so-
ap opera, quando allimprovviso
la sua testa si fa pi leggera del
normale, sembra quasi vuota, e
da essa si irradiano perniciose ra-
diazioni che provocano al mondo
terrorismo, cataclismi e rovina.
Un orwelliano Istituto di Prognosi
Sociali, naturale metamorfosi del
KGB, invita il nostroeroe a soppri-
mersi per il bene dellumanit.
Trovatosi al centro dellattenzio-
ne, Maksim vittima di continui
attacchi, accuse, istanze persecu-
torie, per esempio quella in cui
un gioco da computer ha come
obiettivo quello di sparare su un
personaggio molto simile al no-
stro eroe. Da queste premesse la
scrittrice costruisce un quadro ar-
ticolato, disilluso e profondamen-
te sofferto del vivere quotidiano,
dei rapporti umani, del funziona-
mento della societ contempora-
nea. La testa vuota, la diversit
perniciosa del protagonista diven-
tano cos simbolo di libert, di
aspirazione alla possibilit di af-
fermare la specificit del singolo
nellimpersonale e soffocante
meccanismo di controllo della so-
ciet russa contemporanea, a
fronte di manipolazioni e inganni
da scongiurare.
Lo stile incalzante, i toni ap-
passionati e i continui colpi di
scena introducono il lettore in
una realt dai tratti assurdi, iden-
tica a quella in cui si trova coin-
volto oggi luomo di tutti i gior-
ni, e il romanzo combina dun-
que tra le sue pagine i tratti di ge-
neri diversi, che dal romanzo psi-
cologico arrivano quello fanta-
scientifico e al thriller.
di VALENTINA PARISI
Sulla mappa suburbana di Mosca, a sud
delle devastazioni perpetrate ai danni della
foresta di Chimki e a ovest dellinarrestabile,
disordinato espandersi di una megalopoli che
conta ormai dodici milioni di abitanti, fluttua da
sempre un atollo di inopinata prosperit che, da
qualche anno a questa parte, risponde al nome
tanto evocativo quanto ufficioso di Rublvka. L
nei boschi dove Ivan il Terribile si recava alla
caccia con il falcone, nobili e zar avrebbero fatto
erigere le proprie residenze estive, conferendo
alla strada che conduceva al monastero
Savino-Storozevskij unaura incontestabile di
prestigio sociale che sarebbe diventata
appannaggio della nomenklatura sovietica. Non
sorprende dunque che lultima metamorfosi di
questo lembo di terra lungo una ventina di
chilometri e incastrato tra ben tre cimiteri volga
nella direzione di quel che il giornalista Valerij
di ENZO DI MAURO
Di Rachel Polonsky il lettore sa
soltanto ci che viene riportato nella
succinta notizia biografica posta nel
risvolto di copertina, vale a dire che ha
studiato a Cambridge (dove tuttora vive)
e che collabora al Times Literary
Supplement, allo Spectator e
allEvening Standard. Apprende inoltre
che La lanterna magica di Molotov (La
collana dei casi Adelphi, traduzione di
Valentina Parisi, pp. 434, 28,00) stato
pubblicato in inglese nel 2010. Lautrice,
proprio allinizio del libro, si definisce poi
una ricercatrice in fuga in fuga,
possiamo immaginare, dalla frustrazione,
dalla routine e dallobbedienza
accademica. Una fuga che doveva durare
pochi mesi e che si invece protratta per
dieci lunghi anni. A Mosca, la citt tutta
cielo (secondo limpressione che ne ebbe
Walter Benjamin quando vi si rec negli
anni venti per inseguire, innamorato
perso, la rivoluzionaria Asja Lacis,
insomma uno dei tanti contrattempi che
scandirono lesistenza del critico
berlinese), pare sia stata una circostanza
certo non comune a introdurre per la
porta principale la studiosa in libera
uscita dal recinto universitario nel
mondo delle ombre che dal fondo del
Novecento non smettono di chiamarci, di
trattenerci. La casa al numero 3 di vicolo
Romanov, nei pressi delle mura del
Cremlino, era stata nel secolo scorso la
residenza degli uomini pi potenti del
bolscevismo: membri del Comitato
Centrale e del Politburo, alti funzionari e
burocrati di stato, generali ed eroi della
Rivoluzione dOttobre. Anche Trockij per
un certo periodo vi abit,
nellappartamento 62, e da l fu poi
letteralmente trascinato a forza gi per le
scale del palazzo dagli agenti del Gpu
incaricati di condurlo sul treno dellesilio.
Rachel Polonsky, nello stabile di vicolo
Romanov, ci si trova a vivere per un certo
arco temporale. Dalle sue stanze, senza
difficolt, ha modo di accedere a quelle
che furono occupate fino alla morte da
Vjaceslav Michaulovic Molotov, luomo
che Stalin considerava come il pi fedele
e fidato tra i rampolli del regime, un
perfetto esecutore, un gendarme
dellortodossia. Se non esistesse, disse un
giorno il Grande Padre, bisognerebbe
inventarlo elogio che consent
allelogiato di attraversare indenne i
terribili anni trenta e di morire quasi
centenario nel proprio letto addirittura
nel 1986. Un archivista, qualcun altro lo
defin, il migliore che lUnione Sovietica
avesse o avesse mai avuto. I libri della sua
biblioteca privata sono ancora al loro
posto e la visitatrice li compulsa, li
sfoglia, ne coglie le sottolineature, prova
a decifrare le annotazioni a bordo pagina.
Da qui, da questo choc, da questo
residuo di forza maligna, non ancora
estinto prende avvio e nutrimento il
viaggio sentimentale della studiosa in
trasferta. Ombre rosse e ombre russe si
inseguono nel tempo e nello spazio della
citt in un corteo di carnefici e di vittime,
in un groviglio di storie passate create
da luoghi e libri. Ogni capitolo pur
sempre intitolato a un luogo richiama
figure e immagini, ci che del passato
appunto manca e che tuttavia da lontano
si lascia intravvedere per lampi, per
bagliori, per scintille. Oppure: Guardare
a ritroso nel passato come assistere allo
spettacolo di una lanterna magica.
Dalla Biblioteca Lenin al Museo
Zoologico, nelle cui sale Osip
Mandeltam amava aggirarsi e battere il
tempo del proprio ritmo poetico (e fu
proprio Molotov a organizzargli il viaggio
in Armenia, quasi a confermare una
scabrosa verit ovvero che i poeti spesso
devono la loro tragica grandezza ai
persecutori di quella qualit e di quella
perseveranza). I segnavia del libro sono
soprattutto gli scrittori e i poeti, dallo
stesso Mandeltam a Varlam Salamov,
da Anna Achmatova a Marina Cvetaeva,
da Isaac Babel a Lidija Cukovskaja. Ma lo
spirito del libro, nelle intenzioni
dellautrice, sembra riassunto in una
delle frasi poste in esergo, precisamente
quella tratta da Il passato e i pensieri di
Aleksandr Herzen. Essa afferma: Una
vita delle vite, dei popoli, delle
rivoluzioni, i volti pi amati apparivano,
si davano il cambio e sparivano (), la
loro traccia gi stata cancellata dal
turbine inesorabile degli eventi. Al
lavoro di Rachel Polonsky si pu in ogni
caso rivolgere un appunto non
secondario che non attiene affatto alle
intenzioni quanto piuttosto allesito, il
quale pare disturbato nel suo nucleo
tragico, per dirla in maniera chiara, da un
eccesso di esibizionismo, quasi (nel tono)
di gestualit mondana. Sembra un
paradosso che Polonsky si sia
dimenticata, o non abbia tenuto conto,
proprio di quella celebre prosa di
Mandeltam che cos principia: Non
voglio parlare di me, ma seguire il secolo,
il rumore e levolversi del tempo. La mia
memoria ostile a tutto ci che
personale.
SLAVNIKOVA
RACHEL POLONSKY
Ombre rosse
e ombre russe
dalla biblioteca
di Molotov,
il guardiano
di Stalin
VALERIJ PANJUSKIN
La metafora
democratica
del videogame
per rappresentare
gli yes-men
dellOlimpo di Putin
LIGHT HEAD, UN ROMANZO ANTI-UTOPICO DI OLGA SLAVNIKOVA
(3)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
di NADIA CENTORBI
Con Lettera su un altro continen-
te (traduzione, sensibile, di Ondina
Granato, pp. 410, 16,50) Del Vecchio
Editore prosegue un ambizioso proget-
to che, formulato e gestito da Paola
Del Zoppo qui in veste di curatrice ,
prevede la pubblicazione di tutta la liri-
ca di Hilde Domin e dei suoi testi saggi-
stico-narrativi. Domin, gi nota al pub-
blico italiano grazie alle raccolte Con
lavvallo delle nuvole (2011) e Alla fine
la parola (2012) uscite appunto da
Del Vecchio, sempre nella traduzione
di Ondina Granato , rappresenta una
voce seducente e certo non marginale
nel contesto della lirica tedesca di et
contemporanea, inserendosi in quel-
lampio dibattito, inaugurato da Ador-
no e continuato per un trentennio, cir-
ca le possibilit della poesia dopo Au-
schwitz e lutilit della lirica in
unepoca che richiede un ruolo attivo
dellintellettuale nella societ.
Nata nel 1909 a Colonia, Hilde
Lwenstein (lo pseudonimo Domin fu
scelto in ossequio alla Repubblica Do-
minicana che le diede rifugio per quat-
tordici anni durante lesilio dalla ma-
drepatria) si forma nel fertile milieu di
unagiata casa della borghesia ebrea
assimilata. Nel 1929, iscrivendosi al-
luniversit di Heidelberg, la cittadina
sul Neckar che allepoca attraversava il
suo periodo doro, complice il culto di
Stefan George e la presenza di docenti
deccezione, Domin, studentessa di
scienze sociali, segue le lezioni di Ja-
spers e Karl Mannheim e fa presto la
conoscenza dello studente di archeolo-
gia Erwin Walter Palm, suo futuro co-
niuge e compagno desilio.
Invasato da febbrile amore per la po-
esia di George, cultore dellantichit
classica e con aspirazioni letterarie,
Palmcondiziona proficuamente gli in-
teressi di Domin, che condivide con
lamato la passione per i classici della
letteratura nazionale e internazionale
a testimoniare il connubio intellet-
tuale un fitto carteggio, di recente
parzialmente pubblicato in Germania.
Quando nellottobre 1932 la coppia
di studenti decide di lasciare Heidel-
berg per proseguire gli studi in Italia,
non presagisce che un ritorno in Ger-
mania sarebbe stato possibile solo
trentanni pi tardi. Lavvento al pote-
re del nazionalsocialismo nel 1933
converte, infatti, il viaggio di studio in
Italia in esilio volontario, dando lab-
brivo a una trentennale lontananza
dalla madrepatria e a quel periplo lin-
guistico che si riveler poi fruttuoso
sul versante poetico: in Italia, Inghilter-
ra e Santo Domingo, passando per gli
Stati Uniti e la Spagna, prima di un de-
finitivo approdo in patria nel 1960, Do-
min impara a padroneggiare la lingua
dei paesi ospitanti.
Nel saggio autobiografico Vita come
odissea linguistica Domin descrive, in-
fatti, il suo esilio come un transito ob-
bligato da un apprendistato linguistico
allaltro, prima che da unpaese stranie-
ro allaltro: La bocca morente / si af-
fanna / per la parola / pronunciata cor-
rettamente / di una lingua / straniera,
si legge in Esilio, una delle poesie of-
ferte dal volume ora edito. Poetessa
del ritorno par excellence, stando alla
felice definizione con la quale Gada-
mer salut il suo debutto letterario (av-
venuto nel 1959 con la pubblicazione
di Solo una rosa a sostegno), Domin si
dichiar consapevole che il suo ritorno
in Germania rappresentasse un fattore
fortemente catalizzante sul versante
dellispirazione letteraria. Di conse-
guenza, la produzione poetica, saggisti-
ca e autobiografica, concepita a distan-
za di tempo dagli eventi traumatici del-
la guerra e della persecuzione, pur es-
sendo attraversata dal filo rosso dellesi-
lio, sembra trarre linfa vitale da unal-
tra esperienza, sorella germana della
precedente, che per la poetessa fu an-
cora pi cruciale: quella del ritorno in
Europa, e poi in patria, dopo lunghi de-
cenni di assenza. Ogni ricordo soffriva
/ troppo lontano / troppo lontano oltre
la meta / di nostalgia. // Ma la tenerez-
za / del cotiledone / senza cui non esi-
ste crescita / il riparo di una mano si
legge in Chi torna a casa, una poesia
appartenente a Qui (1964), la prima del-
le tre raccolte poetiche ora offerte inita-
liano, a cui seguono Figure rupestri
(1968) e Ti voglio (1970).
Dallintensit dellhic et nunc, al
quale rimanda il titolo della prima rac-
colta, germinano componimenti con-
cisi, versi antiretorici, programmatica-
mente nudi. Non ornamentale
listante irripetibile del Nichtwort, del-
la non parola, ovvero della lirica,
quella pausa attiva nella quale lio,
in collisione sgomenta con la realt,
rinviene una possibile, seppur para-
dossale, collocazione fenomenica: Li-
rica / la non parola / tesa / tra / parola
e parola (Lirica).
soprattutto la riflessione sullacqui-
sizione di senso della lirica in unepo-
ca attraversata da scetticismo nei con-
fronti dellutilit sociale della poesia e
del poeta, a costituire il vero Leitmotiv
dei tre cicli poetici. Le considerazioni
poetologiche espresse da Domin tra
gli anni sessanta e settanta in diversi
saggi costituiscono lo sfondo teorico
su cui vanno collocate le tre raccolte
poetiche. Strappa la palpebra: / spa-
ventati. // Ricuciti la palpebra: sogna
(Strappa la palpebra) si legge in un
componimento, dal quale si rinviene,
attraverso limmagine dolorosa di una
mutilazione fisica, il senso di quellin-
sanabile ferita tra lio lirico e la realt
storica, nonch le prospettive offerte
da una realt altra, dischiusa dal so-
gno. La poesia assurge a esorcismo
contro le fauci del tempo, scandito dal
reiterato assassinio di Abele o dal non
senso delle fatiche di Sisifo (due figu-
re-chiave della poesia di Domin):
Questa la nostra libert / dire i no-
mi giusti / senza paura / con voce flebi-
le // chiamare lun laltro / con voce
flebile / chiamare per nome il mostro
/ con nientaltro che il nostro fiato //
salva nos ex ore leonis / lasciare aperte
le fauci / nelle quali non viviamo / per
nostra scelta (Salva nos).
In Ti voglio, la raccolta pi tarda, la
poetessa continua a riflettere sulla ne-
cessit di restituire alla parola autenti-
cit, libert dalle possibilit di manipo-
lazione operate dalle leggi del mercato
e dallo spirito del tempo: Parola liber-
t / che voglio irruvidire / ti voglio
riempire di schegge di vetro / cos dif-
ficile tenerti sulla lingua / non diventi
la palla di nessuno (Ti voglio). Fan-
no eco efficacemente, a questo propo-
sito, i versi di Alternativa, nei quali si
coglie una risposta al verdetto di En-
zensberger circa linutilit della poesia
(e del poeta) in tempi che pretendono
un coinvolgimento militante dellintel-
lettuale nella societ: Vivevo su una
nuvola / su un piatto volante / e non
leggevo i giornali. // I miei piedi delica-
ti / non percorrevano pi le strade /
che non sapevano percorrere. // Con-
solandosi lun laltro / come due co-
lombe / rimpicciolivano ogni giorno
di pi. // Certo ero inutile. // Il piatto
di nuvole si spezz / caddi nel mondo
/ un mondo di carta smerigliata. // I
palmi delle mani mi fanno male / i pie-
di si odiano lun laltro. / Piango. // So-
no inutile.
Parallela alla riflessione sulla crea-
zione poetica quella sulla memoria
(particolarmente vivo in Germania,
tra gli anni sessanta e settanta, il di-
battito sulla Schuldfrage, ovvero sulla
rielaborazione collettiva delle colpe
storiche). La poetessa ebrea, refratta-
ria allodio ma non allo sgomento, in-
dugia sovente sulla ferita aperta del ri-
cordo individuale dellorrore, reso an-
cora pi feroce dalla minaccia della ri-
mozione collettiva e dal reiterato acca-
nimento delluomo sulluomo. La Ger-
mania, il paese in cui i morti hanno
paura, ridesta nellesule rimpatriata
il ricordo sempre attuale delle colpe
storiche, il loro perturbante coesiste-
re con quel Qui che patria ma anche
memoria: A volte ti vedo / dilaniato
da bestie feroci / da esseri umani ani-
mali / Forse ridiamo // La tua paura
che io non vidi mai / questa paura /
io vedo voi (Tempi bui).
GERENZA
Panjuskin ha definito lo zoo dei milionari. Un
mondo a parte punteggiato da gabbie
magniloquenti le cui bizzarre architetture vanno
dallo chalet alpino al castello della Loira,
passando ovviamente per riproduzioni in scala
del Palazzo dInverno. Meno scontato cercare
di descrivere come fa lo stesso Panjuskin
questo universo per antonomasia chiuso
affidandosi alla metafora democratica del
videogame. In LOlimpo di Putin Manuale del
giocatore (traduzione fluida e briosa di Claudia
Zonghetti, e/o, pp. 224, 18,00) ), la
stilizzazione sulla forma extraletteraria
dellhandbook consente allautore di tenersi
provvidenzialmente al riparo dal pettegolezzo,
non solo attirando il lettore nel Gioco della
Rublvka (peccato che nel titolo italiano si
perda lassonanza tra Rublvka e roulette,
ruletka in russo), ma dandogli anche
limpressione quantomai fallace di poterne
comprendere i meccanismi. Perch, trattandosi
di un gioco spietatamente al rialzo, dove ne va
del potere, e quindi in definitiva della
sopravvivenza stessa dei partecipanti, le regole
sono fatte in realt per essere violate e riscritte,
almeno ai gradini pi elevati della
competizione. Anzi, leventualit che un
giocatore possa ascendere di livello
addirittura direttamente proporzionale alla sua
capacit di imporre nuove norme di
comportamento ai suoi avversari pi ligi e
timorosi. Altrettanto inutile sarebbe cercare di
intravedere una logica qualsiasi in quelle leggi
cui tutti, pur a malincuore, si sottomettono.
Non c infatti alcun motivo apparente perch
debba essere un solo ufficiale della scorta di
Putin a controllare personalmente la strada che
dalla Rublvka porta a Mosca, tenendola
bloccata al passaggio del corteo presidenziale
ogni mattina per quaranta minuti invece che
per i cinque che sarebbero sufficienti, se si
coordinasse con i colleghi. Senonch, cos
facendo, il responsabile della sicurezza in
questione evita di condividere con altri le
proprie responsabilit e pertanto consolida la
propria posizione in questo gioco altamente
gerarchizzato. Di conseguenza, pressoch
fatale che la vita degli abitanti della Rublvka si
trasformi in una sorta dinferno; non a caso, le
pagine pi spassose del libro sono quelle in cui
lautore si sofferma sullimmobilit mattutina
del maschio rublvkiano di medio cabotaggio,
costretto a consumare interminabili colazioni
con la moglie e i figli in attesa che i politici
raggiungano la capitale e il traffico finalmente si
sblocchi. Una stasi forzata che ricorda con
tutta probabilit non a caso lelaborato
risveglio di Komjaga allinizio di una Giornata di
un opricnik di Vladimir Sorokin. In un certo
senso, LOlimpo di Putin pu essere considerato
come la logica prosecuzione di Dodici che
hanno detto no (pubblicato anchesso da e/o),
malgrado il tema sembri allapparenza opposto.
Se infatti nel suo libro precedente Panjuskin
ripercorreva le recenti incarnazioni della figura
del dissidente, inteso nella valenza etimologica
di colui la cui voce risuona fatalmente fuori dal
coro (nesoglasnyj), qui lattenzione si sposta
su yes-men di ogni risma le cui fortune sono
legate a doppio filo alla stabilit del sistema
putiniano (per quanto anche qui non manchino
le eccezioni, come dimostra il caso
delloppositrice made in Rublvka Ksenija
Sobcak). Sorretto da uno stile invariabilmente
brillante, Panjuskin non resiste alla tentazione
di collocare la propria controfigura di giornalista
fintamente ingenuo sullo sfondo di oligarchi
impegnati a dar veste giuridica alla
mimetizzazione del proprio carico fiscale o a
inventarsi fondazioni caritatevoli per ripulire il
proprio denaro. Finch raggiunto il livello
massimo concesso a un profano come lui non
costretto a dichiarare game over: da qui in
avanti non so pi come il Gioco funzioni.
Listante teso
della non-parola
LETTERA SU UN ALTRO CONTINENTE: TRE RACCOLTE POETICHE, DA DEL VECCHIO
DOMIN
In copertina di Alias-D:
Olafur Eliasson,
The Weather Project
(2003), installazione
alla Turbine Hall
della Tate Modern
di Londra
Hans Hartung,
T. 1938-11;
in alto a destra,
Hilde Lwenstein
Domin
Componimenti concisi,
nudi, anti-retorici:
per lauto-esiliatasi
Hilde Lwenstein
Domin, fare lirica
nel dopo-Auschwitz
stato come rinvenire
un paradossale
qui e ora,
in rotta con la realt
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(4)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
Il gesto della mano
che con una firma
autentica lopera
di CORRADO BOLOGNA
Ah, scoprire lautografo di
Dante! il sogno di qualsiasi stu-
dioso di letteratura. Far venire al-
la luce quel foglietto virtuale, che
da secoli i paleografi e i filologi in-
seguono senza osare neppure
confessarlo, significherebbe ave-
re la prova sicura per distinguere
eventuali codici autografi delle
opere e per individuare le postil-
le di lettura che Dante avr certo
tracciato sui bordi dei libri letti: e
capir meglio, cos, il rapporto fra
cultura e creativit. Lattenzione
che gli studiosi dedicano ai testi
autografi oggi acutissima. Ma
non stato sempre cos. Solo nel
Novecento, per il convergere de-
gli sforzi di filologi, paleografi,
storici della lingua, limportanza
dellautografia stata tematizza-
ta come problema scientifico, e
lautografo stato strappato al-
laura un po magica del feticcio
per entrare a pieno titolo nel
campo della critica del testo e del-
la storia della tradizione, ponen-
do anche problemi di grande ri-
lievo metodologico.
Ho davanti agli occhi, fiam-
manti, i primi quattro tomi sugli
otto previsti dellimportantissi-
ma collezione degli Autografi dei
letterati italiani diretta da Matteo
Motolese e Emilio Russo per
leditrice Salerno: senza dubbio
uno degli strumenti pi notevoli
oggi a disposizione a sostegno
della ricerca testuale e della sto-
ria della cultura grafica nellet
moderna. La serie, della quale
uscito da poco il tomo I dedica-
to al Cinquecento (a cura di
Matteo Motolese, Paolo Procac-
cioli, Emilio Russo, consulenza
paleografica di Antonio Ciaralli,
pp. XXIV-472) un ricchissimo
Atlante storico delle scritture
autografe lungo quattro secoli
della civilt artistica italiana, di-
stinte e classificate per le diver-
se nature e finalit, e che testi-
moniano non solo lattivit svol-
ta con la penna dagli scrittori,
ma dai letterati, quindi anche
degli studiosi e degli artisti.
Suquesta mappa di straordina-
rie testimonianze, molte delle
quali illustrate da preziose foto-
grafie, si possono tracciare per-
corsi cronologici, riconoscere af-
finit e differenze, soprattutto in-
dividuare lintervento di questo
o quel letterato l dove non lo si
immaginava: ma anche intrave-
dere le tracce di una geografia e
storia della cultura grafica in Ita-
lia, oltre che di una storia della
tradizione dei classici mediata
dai classici stessi.
Scelgo un esempio dal primo
tomo di Le Origini e il Trecento
(a cura di Giuseppina Brunetti,
Maurizio Fiorilla, Marco Petolet-
ti): la rigorosa e appassionante
scheda di Attilio Bartoli Langeli
sui due autografi conservati di
Francesco dAssisi, che si qualifi-
cava ignorante e illetterato, ma
che accanto alla consuetudine
dellascolto e dunque della paro-
la detta, specie negli ultimi anni
di malattia fu costretto alla scrit-
tura e alla dettatura. Seguire con
gli occhi la mano di Francesco,
stanca, segnata dalle stimmate,
che, ancora sulla Verna (1224),
stende sul foglietto di pergame-
na (oggi ad Assisi, ormai usuratis-
simo) le Laudes Dei altissimi e la
benedizione a frate Leone, racco-
mandando al socius di conservar-
la e di trasmetterla al futuro, ov-
vero a noi che leggiamo, fra le
emozioni pi grandi che la me-
moria affidata alla scrittura pos-
sa offrire in dono.
C poi il fondamentale capito-
lo di Luca Azzetta su Andrea Lan-
cia, notaio fiorentino che volga-
rizz classici e fu, soprattutto, un
importante esegeta dantesco. A
lui stato attribuito il cosiddetto
Ottimo commento, che Azzetta
dimostra non suo, proprio men-
tre riconosce quattro manoscrit-
ti autografi della Commedia, uno
dei quali contiene un notevolissi-
mo commento, colmo di richia-
mi ai classici antichi: essi solleci-
tano unindagine sulla biblioteca
del Lancia che ancora attende di
essere compiuta, e che aggiun-
ger molto alla conoscenza di un
grande interprete di Dante, il
quale fra laltro conferma, citan-
dola in et molto alta, lautentici-
t dellEpistola a Cangrande.
significativo, nel momento
in cui si riscatta laltissimo valo-
re testimoniale dellautografia,
che la categoria stessa dellauto-
grafo venga rimessa in discussio-
ne sul piano editoriale, al fine di
valutarne la dimensione storica,
la finalit pratica, dunque laccet-
tabilit come base della messa a
punto scientifica di un testo.
Questo fa Maurizio Fiorilla in al-
cune importanti ricerche sul te-
sto del Decameron apparse sia
sulla rivista LEllisse, sia nel
magnifico catalogo Boccaccio au-
tore e copista (a cura di Teresa
De Robertis, Carla Maria Monti,
Marco Petoletti, Giuliano Tantur-
li, Stefano Zamponi, Mandrago-
ra, Firenze 2013), e ora in questo
volume degli Autografi: tornan-
do sul manoscritto oggi a Berli-
no, pubblicato magistralmente
da Vittore Branca nel 1976, Fioril-
la promette unedizione critica
che, senza vanificare il lavoro di
Branca, consenta di ripulire il te-
sto da un buon numero di errori
(150 almeno) a suo tempo sfuggi-
ti nel codice Berlinese al distrat-
to Boccaccio, ricorrendo ad altri
testimoni non autografi, ma che
da autografi perduti sicuramen-
te derivano. Linnovazione di Fio-
rilla, coraggiosa e solidamente di-
fesa, davvero di eccezionale im-
portanza, anche sul piano meto-
dologico.
A Marco Cursi, che con Fiorilla
firma la bellissima scheda boc-
cacciana degli Autografi, dobbia-
mo anche un fondamentale volu-
me su La scrittura e i libri di Gio-
vanni Boccaccio (Viella, 2013),
dove rievocando la finissima for-
mula di Maria Corti sui campi
di tensione entro i quali si pos-
sono individuare fervidi proces-
si di rottura e di destrutturazio-
ne nei sistemi culturali, ricono-
sce nel lavoro di Boccaccio intor-
no alla Commedia un punto di
caduta della tradizione, ossia ci
che i geologi e i paleontologi usa-
no definire una catastrofe, con
cui si interrompe fulmineamen-
te un periodo di lunga latenza, di
inerzia nel sistema.
Per ben tre volte, nei codici og-
gi a Toledo, alla Riccardiana di Fi-
renze e nel fondo Chigi della Va-
ticana, Boccaccio trascrisse di
suo pugno il poema, su una sola
colonna al centro della pagina,
applicando un modello usato
per i classici antichi, e quindi
con il preciso intento di elevare
la nuova classicit volgare a livel-
lo di quella latina. Boccaccio,
in sostanza, impagina per la
prima volta il testo della Comme-
dia con le stesse caratteristiche
grafiche e librarie che abituato
a trovare nei classici latini su cui
si formato: lEneide di Virgilio,
la Tebaide di Stazio. Cio pro-
prio i libri che Dante stesso ave-
va eletto a propri modelli lettera-
ri, da emulare e superare. La pro-
posta di Cursi decisiva: Credo
che il Boccaccio, con le sue scel-
te di forma-libro, realizzate attra-
verso il sapiente utilizzo di testo,
scrittura, impaginazione e dise-
gno, abbia voluto dare origine
proprio ad un formidabile "cam-
po di tensione" grafico, capace
di innescare un pi ampio "cam-
po di tensione" letterario.
Cos Boccaccio, mentre modu-
la la memoria letteraria del Deca-
meron in continuit con quella
dei classici, diviene anche il pro-
SAGGI
Bizzocchi,
sociologia
e storia
pedinando
il cognome
degli italiani
di RICCARDO DE GENNARO
Se, come nei film, potessimo visitare la
Firenze del Trecento e, una volta l,
chiedessimo di Dante Alighieri nessuno
saprebbe darci unindicazione. Non perch
Dante fosse sconosciuto, ma per la semplice
ragione che non si chiamava Alighieri. Dante,
infatti, divent Alighieri soltanto dopo la sua
morte. Era chiamato de Allegheriis quando si
fece ambasciatore di Firenze nel consiglio
generale di San Gimignano, de Allagheriis
quando venne eletto a controllare i lavori di
una strada della sua citt, de Allaghieris in un
atto notarile, Dante dAldighieri degli
Aldighieri nellatto di iscrizione allalbo dei
medici e degli speziali. Allo stesso modo non
troveremmo Machiavelli e Guicciardini,
rispettivamente sotto la M e la G, tra gli autori
dellIndice dei libri proibiti pubblicato a Roma
nel 1596 sotto papa Clemente VIII. Non perch
il Principe e la Storia dItalia non fossero stati
proibiti dalla Chiesa, ma perch Machiavelli e
Guicciardini (come tutti gli altri, a eccezione di
Boccaccio) vanno cercati sotto la N di Niccol
e la F di Francesco. In Italia i cognomi non
esistevano prima dellanno Mille, come
afferm per primo Ludovico Antonio Muratori
nel 1740, ma stentarono a emergere anche
durante let moderna e si affermarono
definitivamente soltanto con la creazione dello
stato civile, che del 1866. Questa avventura,
gi altre volte ripercorsa, ora riproposta in un
libro dello storico Roberto Bizzocchi, I cognomi
degli italiani (Laterza, pp. 246, 24,00): non il
consueto manuale dove ognuno pu scoprire
cosa significhi il proprio cognome, ma un
saggio storico-sociologico che parte dallAlto
Medioevo e arriva ai giorni nostri (senza per
questo tralasciare moltissime curiosit). In
sintesi, i tre elementi identificativi dellepoca
romana (un esempio: Caio Giulio Cesare) si
riducono a uno soltanto con laffermazione del
Cristianesimo per poi diventare due dopo il
Rinascimento. A determinare la
stabilizzazione delluso di nome e cognome
concorrono anche esigenze di controllo e di
sorveglianza. Il filosofo utilitarista Jeremy
Bentham era convinto che la maggior parte dei
reati non sarebbe stata commessa se ai
criminali fosse stato impedito di confondersi
nella moltitudine dei nomi: Nel provvedere a
un nuovo sistema onomastico scrive
bisognerebbe far s che in unintera nazione
ogni individuo avesse la sua propria
denominazione, appartenente a lui solo.
Bentham pensava che laccoppiata nome di
battesimo-cognome potesse costituire un
unicum irripetibile per ciascun individuo.
Quasi come le impronte digitali. La strada
percorsa per giungere allattuale sistema
anagrafico, che oggi a noi sembra quasi
banale, parecchio tortuosa. Bizzocchi la
percorre con abilit, districandosi tra libri di
battesimo, atti notarili, sentenze della
magistratura, costituzioni, archivi catastali.
una strada che, peraltro, non ha fine, basti
pensare ai nuovi problemi di gestione dei
nomi degli immigrati (prima di tutto i cinesi) e
a quelli che si apriranno ora con la possibilit
di assegnare ai figli anche (o soltanto) il
cognome della madre.
Solo nel Novecento
il nome dellautore
scritto di suo pugno
stato sottratto
allaura magica
del feticcio,
e considerato
un indizio
per la critica
AUTOGRAFI
Dal Decameron di Pier Paolo Pasolini,
1971; in basso, Jeremy Bentham
DOCUMENTI
Un disegno autografo
(e firmato) di Boccaccio
che rappresenta Omero
incoronato d'alloro,
in chiusura di una copia
della Commedia dantesca
che Boccaccio copi di suo
pugno. Il disegno,
individuato con la lampada
di Wood, proviene
dall'ultimo foglio del codice
della Biblioteca Capitolare
di Toledo, 104.6 ed uno
dei pezzi di maggiore
importanza del Trecento
AUTOGRAFI DEI LETTERATI ITALIANI, I PRIMI QUATTRO DI OTTO VOLUMI PER SALERNO EDITORE
(5)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
Campbell & Pryce,
sfogliare civilt
motore di unidea della letteratu-
ra italiana come ripresa e conti-
nuazione di quella antica: insom-
ma, di fatto, come suggerisce
con una felice formula litaliani-
sta americano Martin Eisner
(Boccaccio and the Invention of
Italian Literature. Dante, Petrar-
ch, Cavalcanti, and the Authority
of the Vernacular, Cambridge
University Press 2013), come co-
pista e editore di Dante e di Pe-
trarca si trasforma nellinventore
della letteratura italiana, di cui
offre per la prima volta una sinte-
tica storia e antologia. E mentre
autorizza i nuovi classici acco-
standoli nella sua antologia Chi-
giana, Boccaccio di fatto autoriz-
za s stesso, la propria opera di
studioso e di scrittore, quale di-
retto erede della nuova tradizio-
ne dei classici italiani.
Conquestoprogetto nella men-
te, scrittore e contemporanea-
mente lettore e editore di Dante,
tracciil bellissimodisegno appe-
na riapparso (una riproduzione
si vede ora nel volume degli Auto-
grafi) di Homero poeta sovrano
coronato dalloro sullultimo fo-
glio della Commedia oggi a Tole-
do: Marco Petoletti e Stefano
Martinelli Tempesta, in un sag-
gio di prossima uscita su Italia
medievale e umanistica, dimo-
strano la straordinaria, inattesa
autografia, decifrando sotto il di-
segno la firma in caratteri greci,
ormai quasi illeggibili: Ioannes
de Certaldo pinxit. Come Giotto
cinquantanni prima, e come gli
altri artisti che cominciano in
quel periodo a firmare le proprie
opere, da artigiani trasmutando-
si in artisti, anche Boccaccio si-
gla la sua illustrazione allegorica,
con cui chiude la prima copia
della Commedia dantesca sotto
il segno di Omero. Compie cos il
suo progetto di fondazione e tra-
smissione di una civilt della let-
teratura e dellarte, facendosi, ol-
tre che scrittore, anche copi-
sta, editore, e infine pittore.
Insomma, a tutto campo, lui,
senza dubbio, il primo grande in-
tellettuale della cultura italiana.
Lartista Boccaccio inserisce il
proprio nome accanto a quelli
di Omero poeta sovrano e di
Dante auctor del sacrato poe-
ma, e, diventandone editore,
come ribadisce Marco Cursi, fa
salire la Commedia (ma certo
anche il Canzoniere petrarche-
sco, almeno in un primo mo-
mento) alla posizione pi alta
nella scala gerarchica delle glo-
rie poetiche nel giudizio degli
uomini del suo tempo (e forse
anche del nostro). Gli siamo
ancora debitori di questa fatica
insieme umile e superba, svolta
per maggior gloria della lettera-
tura ed anche per il piacere sot-
tile, inconfessabile, davvero
profondamente umanistico, di
diventare grande con i grandi,
mettendosi al loro servizio.
di RAFFAELE MANICA
Immagini della Malatestiana
di Cesena aprono il volume. Si scac-
cia come una mosca la domanda,
via, se ci fece mai una capatina Mari-
no Moretti quel mercoled che pio-
veva, per sottrarsi alla consueta ma-
linconia, aggiuntovi il rammarico
per lo sposalizio della sorella. Si ve-
de invece l, in quel cerchio solenne
e intatto, unicona del Novecento
nostroe della Provincia e della Lette-
ratura: ci lavorava Renato Serra, pri-
ma di uscire furtivo per nonprende-
re fucilate dai mariti delle sue aman-
ti. Un cerchio magico, il suo posto
inbiblioteca, come quellodel ramin-
go Walter Benjamin, impegnato a
tessere la tela dei Passages nella vec-
chia National di Parigi (anche la
nuova non male, inuna piazza rial-
zata sul Lungosenna).
I milioni di volumi squadernati
per luniverso nel corso dei secoli in-
ducono a voler capire quante cose
insieme sia una biblioteca e, in essa,
il libro: una storia mitologica della
lettura, come, ognunlosa, ha ripetu-
to Borges, riconoscendovi una figu-
ra di Babele; oppure, in modo meno
fantastico, uno dei luoghi dellap-
prendimento e della trasmissione
della conoscenza e dunque di con-
servazione pio menoneutra del sa-
pere umano (chiamiamolo cos):
per lincrocio di queste linee che
lidea di biblioteca sempre oscil-
lante tra cimiterialit e brulicare di
vita. Ma in quanto muratura e legno
e metallo la biblioteca architettu-
ra; in quanto luogo sociale, privato
o pubblico unsegnale urbanistico,
uno snodo o unimmagine di citt.
Infine, la biblioteca emargina il fetic-
cio del canone, confuso e sempre
equivoco. Ma la domanda resta: co-
me mai scegliamo tra cos pochi li-
bri, brevit della vita a parte? Chi
non ha mai avuto a che fare con co-
loro che credono sempre che in un
altro libro si celi la verit delle cose,
e leggono cos solo libri che nessun
altro legge?
Un volume di grande formato e
magnificamente illustrato: James
W.P. Campbell, La biblioteca. Una
storia mondiale, fotografie di Will
Pryce (Einaudi, pp. 328, 75,00), ri-
percorre per noi questa storia avvin-
cente (nonostante la parte illustrata
si tratta unlibro anche molto da leg-
gere, solidissimo nellimpianto di
studio e pieno di indicazioni anche
sulla storia del libro come oggettoin-
trecciato a contesti continuamente
mutati).
Campbell e Pryce hanno visitato
ottantadue biblioteche in ventuno
Paesi: Ho trascorso innumerevoli
ore felici studiando la storia delle bi-
blioteche nelle biblioteche stesse e
ho avuto la fortuna di visitarne mol-
te normalmente non accessibili al
pubblico, scrive Campbell nella
prefazione, lasciando intravedere
come sianoconnessi il discorso spa-
ziale e quello temporale; e aggiun-
ge: Nulla pu sostituire lesperien-
za diretta di un edificio, che affer-
mazione vera anche per spazi non
edificati, come il famoso mare in
cartolina. Per, suscitando desideri
che non saranno soddisfatti, le foto
interpretative di Pryce leniscono un
po il rammarico di chi non ha avu-
to medesima ventura.
Il criterio di selezione delle biblio-
teche poggia su una constatazione
di evidenza: che, lungi dallavere
una forma statica e immutabile nel
corsodei secoli, questi edifici hanno
subito nella loro storia continui
adattamenti a nuove esigenze. Lesi-
genza pi pressante diventata
adesso lo spazio in cui custodire
una quantit di volumi in continua
crescita, nonfermata dallincremen-
to della scelta di digitalizzare sem-
pre di pi. Le biblioteche rischiano
anchesse di diventare un non-luo-
go? Si direbbe di no, ma lultimo ca-
pitolo, che si sporge sul futuro del-
le biblioteche nellra elettronica,
si pone il problema di quel che furo-
nosono e sarannoi magazzini (si ve-
da il caso esemplare della Bodleian
Library, Swindon, Regno Unito: otto
milioni di libri in enormi colonne
verticali, collocati invassoi di plasti-
ca e prelevati usando montacarichi
speciali che sollevano loperatore fi-
no allo scaffale, dove questi pu
aprire le scatole e prendere il librori-
chiesto. I volumi e le scatole sono
tutti dotati di codici a barre e un si-
stema elettronico di reperimento
traccia il percorso dei libri dalla ri-
chiesta del lettore fino alla conse-
gna alla biblioteca, a Oxford. Una
soluzione che somiglia questi depo-
siti ai magazzini Ikea o Amazon,
conaltro scopo, ma con gli stessi se-
gni del tempo).
Nelle foto di tutto il libro colpisce
la disposizione dei volumi negli scaf-
fali: come se il discorsobibliotecario
avesse un proprio ordine, autono-
mo da quel che i libri dicono. E gi i
sommari che aprono i singoli capito-
li offrono suggestioni e informazio-
ni: letti di seguito danno lidea di un
concentrato della vicenda umana
dentrola civilt della scrittura, a par-
tire dalla culla dellOriente antico,
dove vengonoallevate idee concepi-
te chiss quando: lenciclopedia che
raccoglie tutti i libri del mondo, la
raccolta del sapere dellaccademia,
larchivio amministrativo, le biblio-
teche private e quelle pubbliche. Ed
eccopassare sotto gli occhi le colon-
ne che accoglievano i lettori nella
turca Efeso; i resti della biblioteca
posta a Pergamo dentro larea del
tempio di Atena e che cedeva per
grandezza solo alla leggendaria me-
raviglia di Alessandria; e le bibliote-
che di Roma: la Palatina eretta sotto
Augusto e, dentro le rispettive ter-
me, quelle di Traiano (anche nel fo-
ro) e di Caracalla. Nonc quella del-
le Terme di Diocleziano che ora, per
dir cos, riapre i battenti: ma che
idea pensare insieme alla sanit di
mente e corpo, come nel famoso
adagio, costruendo a due bracciate
piscina e biblioteca, che, chi lo sa, sa-
r stata, per non lasciare stridere il
complesso architettonico, una bi-
blioteca principalmente di relax. Ci
si domanda se abbiano avuto a ri-
sentirne (con polemiche), se abbia-
no insomma preso umidit le perga-
mene, sviluppando quelle tipiche
gore e parti ondulate e arricciate.
Le foto, ammirevoli per contenu-
to critico, sono il risultato di una ap-
posita campagna; il testo, dopo lin-
troduzione, si articola inottocapito-
li: i primi due trattano le biblioteche
nel mondo antico e nel medioevo
(aperto da Giappone e Corea e pro-
seguitodalla Malatestiana che si ci-
tata, e siamo a met Quattrocento);
i cinque seguenti ognuno unsecolo:
il Sedicesimo, qui aperto dalla Cina,
e sostanziato dallo splendore di Ve-
nezia nella Marciana e di Firenze
nella Laurenziana; dalloxoniense
Merton College; il Diciassettesi-
moaccecatodai colori della bibliote-
ca dellEscorial; lOttocento che se-
gna lirruzione delle biblioteche
americane, a Washington, Boston,
Baltimora, Filadelfia; il Novecento
tecnologico ma anche raccolto e
quasi ascetico come alla Civica di
Stoccolma o a Jiaojiehe, in Cina, a
due ore di auto da Pechino, enigma-
tica e vegetale allesterno, tutta
compresa nel paesaggio, e dagli in-
terni in ramoscelli piegati e incune-
ati tra binari arrugginiti; e il Nove-
cento dagli ampi spazi funzionali
come a Berlino o a Delft o a Citt
del Messico; e cos via. Non si ha
che da sfogliare. Ma si ha da legge-
re per sapere che cosa tecnicamen-
te significhi, un esempio solo tra
centinaia, il sistema a muro. Per mi-
nimizzare il taglio delle pelli, i volu-
mi vengono inizialmente realizzati
in folio, quasi a grandezza dellani-
male dal quale la pelle arriva. Le
nuove macchine rendono i libri via
via pi piccoli, piegando i fogli. Co-
s cambia la grandezza di scaffali e
leggii, e i libri possono essere age-
volmente raccolti lungo le pareti, in
nuovi scaffali, verticalizzandosi an-
zich, come era per la loro mole an-
tica, occupare lintera stanza. Sono
snodi storici silenziosi, che assesta-
no con varia e laboriosa calma ci
che chiamiamo civilt.
GRANDE FORMATO E FOTOGRAFIE INTERPRETATIVE: STORIA DI UNISTITUZIONE, DA EINAUDI
LINGUAITALIANA
Tullio De Mauro
aggiorna
agli anni dieci
del 2000
i nostri gap
di acculturazione
di VALERIA DELLA VALLE
La storia linguistica dellItalia unita ha
cominciato a essere conosciuta solo dopo la
pubblicazione, nel 1963, di un famoso libro
dedicato a quella stagione storica: se la
conoscenza della storia otto-novecentesca della
lingua italiana entrata a far parte della cultura
degli italiani, e soprattutto degli insegnanti, lo
dobbiamo Tullio De Mauro, e alla Storia
linguistica dellItalia unita, poi ripubblicata in
edizione ampliata nel 1970 e riedita in
numerosissime ristampe. Quel libro rappresent
un momento di rottura con la tradizione degli
studi sulla lingua italiana: l, per la prima volta, si
prendevano in considerazione non solo i
documenti letterari, ma i dati statistici ed
economici, i fenomeni sociali, le condizioni
culturali che pi di altri fattori avevano portato
allunificazione linguistica italiana. Insieme alla
Lettera a una professoressa della scuola di
Barbiana, il volume di De Mauro contribu a farci
capire che solo la lingua che fa eguali,
descrivendo le vicende storiche e linguistiche
precedenti e seguenti allUnit, arrivando fino
agli anni sessanta del Novecento.
Fortunatamente, lautore ha deciso di dare una
continuazione a quellopera in Storia linguistica
dellItalia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni
(Laterza, pp. 279, 20,00), aggiornata fino agli
anni dieci del secolo XXI. Per il suo racconto De
Mauro parte dalla mattina del 22 agosto del 1943,
quando Giuseppe Di Vittorio, arrampicato su un
muretto del porticciolo di Ventotene, inton
linno di Mameli, seguito dagli ex confinati, dagli
isolani, dai marinai delle navi militari in sosta nel
porto. Quel giorno tutti, indipendentemente
dallo schieramento politico, cantavano lo stesso
inno risorgimentale che dopo lUnit e durante il
fascismo era stato messo da parte, e che
rappresenta simbolicamente, nellavvio del libro,
laspirazione degli italiani usciti dalla guerra a
trovare un canto da condividere come inno
nazionale. Pi difficile, terminata la guerra, fu
condividere una lingua comune in un paese
sottosviluppato e con un bassissimo indice di
scolarit. Un paese e un tempo che De Mauro
evoca col richiamo al film Due soldi di speranza,
diretto nel 1950 da Renato Castellani, il cui titolo
resta emblematico di quei fermenti innovativi,
di quei nuclei di potenzialit di crescita, anche
culturale e linguistica, presenti nellItalia del
dopoguerra. In quegli anni il possesso di una
lingua era ancora lontano, ma dagli anni
cinquanta ai duemila intervennero cambiamenti
sociali e culturali che segnarono lavvio di
trasformazioni innovative nel campo linguistico:
i parlanti dei dialetti locali furono soverchiati dai
nuovi arrivati portatori di dialetti diversi, con una
spinta a convergere verso luso dellitaliano per
trovare uno strumento linguistico comune. Nel
giro di pochi decenni il paese usc dal
sottosviluppo scolastico, grazie a spinte dal basso
e a quella che il matematico Lucio Lombardo
Radice chiamava la corsa allistruzione, pi che
a interventi pianificati e sostenuti dai gruppi
dirigenti. E oggi? Oggi, conclude lautore, non
litaliano a star male, come molti amano ripetere:
stanno ancora male, quanto a cultura, troppi
italiani, che comunque, finalmente, parlano
litaliano. Nei capitoli del volume e nelle
appendici di documenti che lo arricchiscono De
Mauro ripercorre il cammino linguistico fatto
nellet della Repubblica con la stessa capacit di
racconto basato sui dati non solo della sua Storia
precedente, ma degli struggenti libri di memorie
personali (Parole di giorni lontani e Parole di
giorni un po meno lontani).
BIBLIOTECHE
DallOriente antico
al Novecento
elettronico,
ottantadue esempi
di biblioteche
in ventuno paesi
Berlino, Centro Grimm progettato
dallo svizzero Max Dudler,
la pi grande biblioteca
a scaffale aperto della Germania
(6)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
di CARLO FRANCO
Molti classicisti dellulti-
ma generazione hanno il proble-
ma di diffondere i loro scritti in
un contesto dove luso dellitalia-
no appare sempre meno attratti-
vo e la conoscenza passiva di
questa lingua sempre meno diffu-
sa. C una crescente, anche se ta-
cita, pressione ad usare linglese
come lingua franca; i classicisti
sono sempre meno capaci di leg-
gere litaliano o qualunque altra
lingua oltre a quella nativa. Da
queste considerazioni muove un
libro recente, che parte dal pro-
blema culturale posto dalla fuga
dei cervelli per studiare lo stile
accademico di alcuni influenti
antichisti italiani del Novecento:
La Retorica e la Scienza dell'Anti-
co Lo stile dei classicisti italiani
nel ventesimo secolo, a cura di An-
gelo Giavatto e Federico Santan-
gelo (VerlagAntike, Heidelberg,
pp. 175, 35,90). La questione
non nuova: nel 1974 Peter Gay
analizzava in Style in History
lopera di quattro grandi storici
moderni (Gibbon, Ranke, Macau-
lay e Burckhardt), anche in rap-
porto alla ricezione dei loro lavo-
ri. Gay distingueva lo stile lette-
rario (che si apprende per imita-
zione e si forma con lesercizio)
da quello emozionale (il tono
di voce che emerge dalla tensio-
ne ola pacatezza delle frasi, gli ag-
gettivi favoriti, la scelta degli
aneddoti significativi, i sottolinea-
ti e le massime). Levoluzione
stata lunga: gli storiografi dellan-
tichit, e fino allet moderna,
avevano scritto testi retoricamen-
te impegnati, con adeguata veste
letteraria. Conla professionalizza-
zione della ricerca nel dicianno-
vesimo secolo, la prevalenza del-
laccademia e lesigenza positivi-
stica, venuta una svolta: gli stori-
ci sono stati pi liberi di scrivere
come loro aggradava, ma il culto
del documento li ha condotti a
sacrificare la gradevolezza del rac-
conto. La scrittura storiografica si
trasformata spesso in un codice
destinato ai colleghi, e il libro ide-
ale diventato quello in cui ogni
parola era marcata da una nota a
pi di pagina. Questo modo sta-
to esaltato dalla Methode germa-
nica: ma altre tradizioni hanno
seguito altre strade. Nel mondo
anglosassone rimasta una gran-
de attenzione allo stile, evolutasi
nel ventesimo secolo nel senso
della concisione e della chiarez-
za. Solo pitardi, per influsso del-
lo strutturalismo, nuovi gerghi
iniziatici sono tornati in auge
(non tra i lettori, probabilmen-
te...). LItalia ha conosciuto sta-
gioni differenti: mentre la critica
letteraria (nonla filologia) ha cer-
cato a lungo uno stile darte, la
storiografia, con la possibile ecce-
zione di Croce, si mantenuta ab-
bastanza legata a un rigore che
poco concede al lettore. Persino
una polemica giornalistica ha cri-
ticatola scrittura poco comunica-
tiva, identificandone il principale
esponente in Renzo de Felice. La
scelta di uno stile pi lieve, e ma-
gari pi inventivo, ha trovato nel
tempo una certa legittimazione,
anche se il mondo accademico
tende ancora a reagire con lana-
tema pigrave, laccusa di divul-
gazione... Ma oggi non si tratta
pi solo di questo. Per la scrittura
accademica la sfida viene dallin-
glese come lingua franca: e negli
ambiti scientifici si tratta di una
tendenza ormai indiscussa.
I lavori raccolti nel volume usci-
to in Germania confermano lim-
portanza della questione, stu-
diando lopera di antichisti di di-
versa generazione e differente
profilo: da Giorgio Pasquali (filo-
logo, 1885-1952) a Gaetano De
Sanctis (storico, 1870-1957), da
Arnaldo Momigliano (storico,
1908-1987) a Giorgio Colli (stori-
codella filosofia, 1917-1979) e Ita-
lo Lana (latinista, 1921-2002). Pa-
squali (discusso da T. Dorandi)
scrisse opere filologiche impecca-
bili, anche in tedesco, e lavori di
taglio saggistico-letterario, poi
raccolte nelle Pagine Stravaganti.
Il suo stile accademico molto
chiaro fu ingiustamente criticato
dagli avversari; quello delle prose
saggistiche era arioso e comuni-
cativo. Si studiano ancora le pagi-
ne del suo Orazio Lirico, o della
Storia della tradizione, ma non si
dimenticano le pagine sul ritorno
a Gottinga, o il ritratto del colon-
nello Osio, leducatore del giova-
ne Vittorio Emanuele III. Non so-
no molti gli studiosi la cui opera
regge cos bene a decenni di di-
stanza: maestri di stile di tuttal-
tro carattere, come Manara Valgi-
migli (1876-1965) o Concetto
Marchesi (1878-1957), appaiono
oggi alquanto datati. Anche De
Sanctis (studiato da F. Santange-
lo) ebbe inizi severamente positi-
vistici, e una prosa corrisponden-
te. Nella sua opera maggiore, lin-
compiuta Storia dei romani
(1907-), cerc unesposizione ac-
curata e chiara, pur con appro-
fondimenti critici e spazi di pole-
mica: ne risultava una forma di
oralit colta, lucida e nervosa,
che lo rese allora apprezzato an-
che allestero. Al confronto, la Sto-
ria dei Greci (1939-40) appare
pi distesa, rivolta comera a un
pubblico pi vasto (fu pubblicata
senza note). Ma si tratta fin qui di
studiosi formatisi nel diciannove-
simo secolo.
Differente la vicenda di Momi-
gliano, affrontata (da R. Muci-
gnat) sotto il punto di vista parti-
colare dei seminari. Costretto del-
le leggi razziali allesilio in Gran
Bretagna nel 1938, Momigliano
divenne accademicamente bilin-
gue, e mut in modo sensibile il
proprio stile: da una prosa segna-
ta da tratti ottocenteschi adott
in breve i modi di scrivere e co-
municare appropriati allaccade-
mia britannica. Nel tempo i suoi
seminari divennero memorabili.
I saggi solo raramente hanno da-
to luogo a delle monografie, pre-
ferendo la forma dei contributi,
di misura breve, celebri per la
profondit e le brillantezze di sti-
le, stesi in un inglese posseduto
per iscritto in modo molto note-
vole. Pur nella continuit del pro-
getto culturale, le esigenze poste
da unpubblico internazionale al-
lontanarono Momigliano dallo
stile della giovinezza, legata al
maestro De Sanctis.
Di tuttaltro carattere il percor-
so di Giorgio Colli (indagato da
Giavatto): complessa figura di in-
tellettuale, impegnato nellinse-
gnamento ma anche in traduzio-
ni e inuna imponente attivit edi-
toriale. Un analitico studio dei
suoi lavori soprattutto giovanili
mostra come lapprofondimento
dei temi del misticismo greco
condusse da una prosa pi linea-
re a unespressione molto sugge-
stiva e personale, caratterizzata
da accenti nicciani e da qualche
elemento di inattualit rispetto
ai filoni pi recenti della ricerca.
Di tipo ancora diverso il ritratto
di Italo Lana (tracciato da A. Pi-
stellato): uno studioso che ebbe
una visione ampia della cultura
classica, con aperture al contem-
poraneo e alla divulgazione, piut-
tosto inconsuete al tempo. Il rigo-
re filologico e storico dei suoi la-
vori si accompagn a una costan-
te attenzione ai problemi della
scuola, e pi in generale al ruolo
della cultura classica nel mondo
moderno. Anche lattivit di tra-
duttore e curatore di collane mo-
stra limpegno a parlare a unpub-
blico non solo di specialisti. E ne-
gli anni questo diventato un
problema centrale per i classici-
sti, oggi con rare eccezioni emar-
ginati dal dibattito culturale e re-
legati allirrilevanza. Il percorso
affrontato nel libro mostra, pi in
generale, che i modi di comunica-
re sono decisivi per la fecondit
del discorso intellettuale: guar-
dando alla disponibilit alla lettu-
ra di generazioni pi giovani, la
questione diviene cruciale. E
vienvoglia di pensare che cosa ri-
sulterebbe dallanalisi degli scrit-
ti dellarcheologo Ranuccio Bian-
chi Bandinelli (1900-1975), o del-
lo storico Santo Mazzarino
(1916-1987).
Per quanto concerne gli studio-
si di oggi, linglese ormai unele-
mento ineludibile. La necessit
di pubblicare in altre lingue (co-
me fanno anche i contributori
del presente volume) induce un
particolare straniamento lingui-
stico, che porta verso la chiarez-
za, ma implica anche un sicuro
sacrificio delle peculiarit espres-
sive, di quello che Gay chiamava
lo stile emozionale. Non faci-
le il bilancio tra queste due istan-
ze divergenti. Perch pur sem-
pre vero, come disse Ronald Sy-
me a proposito di Tacito, che
Men and dynasties pass away,
but style abides.
Gaetano De Sanctis,
Pasquali,
Momigliano, Colli,
Lana: levoluzione
della saggistica
sul Classico
nellopera
di cinque differenti
studiosi italiani
Dallo stile letterario
allinglese di tutti
ma senza espressivit
di F. DE. CAP.
In Italia come altrove le celebrazioni
per il bimillenario hanno avuto
unimpennata in corrispondenza delle date
chiave, nascita e morte di Augusto (23
settembre 63 a.C. - 19 agosto 14 d.C.). Lanno
non ancora trascorso e altre iniziative sono
in agenda, stando anche a un elenco
realizzato nellambito di un progetto
dellUniversit di Leeds (augustus2014.com):
una lista interessante, difficile dire quanto
completa, che fornisce un quadro delle
celebrazioni nei diversi paesi dallEuropa,
allAustralia, agli Stati Uniti , testimonia il
carattere piuttosto eterogeneo delle iniziative
e, con le debite eccezioni, la loro sostanziale
limitata rilevanza.
Se presto per un bilancio, sembra
possibile gi osservare come soprattutto in
Italia la figura di Augusto abbia suscitato un
interesse archeologico prima ancora che
storico (qui sembra piuttosto prevalere
linteresse sul confronto con lAugusto
mussoliniano del 1938) e che il
bimillenario sia stato occasione di restauri e
restituzioni al pubblico di beni archeologici,
posti sotto una sorta di alto patronato del
Princeps. Ci si verificato soprattutto a
Roma, nonostante uno sfortunato guasto e
conseguente allagamento del cantiere del
Mausoleo proprio il giorno dellanniversario
della morte di Augusto: il genere di omen
negativo che forse solo il diretto interessato
avrebbe saputo ribaltare a proprio vantaggio.
Pi propizio stato tuttavia il mese di
settembre, che ha visto impegnata la
Soprintendenza Speciale per i beni
archeologici di Roma, coordinata da Maria
Rosaria Barbera, in una serie di
inaugurazioni di monumenti e siti chiave,
alcuni di notevole rilevanza simbolica.
Queste iniziative, ammirevoli per
pragmatismo e utilitas, hanno portato alla
riapertura al pubblico di una porzione delle
Terme di Diocleziano (vedere la pagina qui a
fianco) e del settore del Foro Romano che
comprende la Basilica Giulia e il Vico
Iugario. Questa operazione, oltre alle
acquisizioni sulla basilica e sulla strada nelle
sue lunghe fasi di uso, restituisce finalmente
profondit alla piazza del Foro romano,
prima bruscamente interrotta sulla fronte
del tempio di Saturno.
Direttamente legate alla figura di Augusto
sono invece la riapertura, dopo indagini e
restauri, della villa di Livia a Prima Porta e
delle domus del Palatino tradizionalmente
note come Casa di Livia e Casa di Augusto.
La villa di Prima Porta forse celebre pi per
quello che stato portato via (la statua di
Augusto, gli affreschi del triclinio estivo) che
per quello che vi rimane, i resti notevoli di
una villa imperiale di otium, concepita
originariamente in rapporto con il panorama
circostante, sovrastante la valle del Tevere e
lingresso in citt.
Il culmine anche simbolico delle iniziative
della Soprintendenza in ogni caso
lapertura al pubblico delle domus del
Palatino e la contestuale risistemazione della
sala dedicata ad Augusto del vicino museo.
La residenza di Augusto fu il risultato della
progressiva acquisizione di case vicine e del
grande intervento per un edificio religioso (il
tempio di Apollo) che era in qualche modo
connesso allabitazione. Ne consegue che
lestensione, larticolazione planimetrica e la
storia costruttiva del complesso non sia di
facile comprensione (e non vi tuttora
accordo tra gli studiosi) ma seppur
complicato, il percorso offre un quadro
notevolissimo delle modalit abitative della
nobilt tardo-repubblicana e soprattutto
della decorazione parietale conservata in
numerosi ambienti, in alcuni casi frutto di
unammirevole opera di restauro e
ricomposizione (Cubicolo superiore), alcuni
visitabili per la prima volta (come la Sala
delle Prospettive).
Amedeo Modigliani, Tte de cariatide
surmonte d'architecture
ANTICHISTI 900
ARCHEOLOGIA
Basilica Giulia,
Palatino, Livia,
le riaperture
e le rivisitazioni
nellanno
di Augusto
LA RETORICA E LA SCIENZA DELLANTICO: UN SAGGIO USCITO A HEIDELBERG
(7)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
di FRANCESCA DE CAPRARIIS
Laula VIII e il prospetto del-
la piscina delle Terme di Diocle-
ziano sono stati recentemente
aperti al pubblico dalla Soprin-
tendenza Speciale per i beni ar-
cheologici di Roma, coordinata
da Maria Rosaria Barbera. Lope-
razione, in occasione del Bimille-
nario augusteo, restituisce al pub-
blico una parte integrante del
monumento e con il ripristino
del Piccolo Chiostro della Certo-
sa amplia gli spazi espositivi del
Museo delle Terme. Qui usava es-
sere esposta la collezione Ludovi-
si prima di anni di oblio e del tra-
sferimento a palazzo Altemps e
chi ricorda di averla visitata nel
Chiostro ricorda presumibilmen-
te anche lattentato a Kennedy o
lallunaggio di Armstrong: latte-
sa stata dunque lunga, ma il ri-
sultato, a opera di Rosanna Frig-
geri e Marina Magnani Cianetti,
davvero ammirevole.
La porzione di monumento
che viene svelata immediata-
mente alle spalle della basilica di
Santa Maria degli Angeli, che a
sua volta impostata sui tre gran-
di ambienti (frigidario, calidario
e tepidario) lungo lasse centrale
delle Terme. Comprende laula
VIII, originariamente coperta
con volta a crociera, che si apriva
verso la Natatio (piscina) di cui
visibile la facciata, scandita da
mensole e nicchie secondo la tra-
dizione delle scene teatrali e ori-
ginariamente rivestita con ric-
chissima decorazione marmo-
rea. Le cifre (piscina: 25 metri di
altezza della fronte; seicento me-
tri quadri di superficie visibili dei
quattromila totali, sepolti in par-
te sotto il Chiostro) sono propor-
zionali al resto del monumento
(tredici ettari del centro di Ro-
ma!), eppure riescono a malape-
na a restituire limpressione del-
limponenza dellinsieme.
Chi cammina per Roma sa, in
astratto, che pu lambire il Mini-
stero delle Finanze da un lato o
affacciarsi su piazza dei Cinque-
cento dallaltro senza per questo
uscire dal perimetro delle Terme
di Diocleziano. Limpronta an-
che volumetrica del monumento
presente nel quotidiano dei ro-
mani, nella basilica di Santa Ma-
ria degli Angeli, nella chiesa di
San Bernardo, nella stessa piazza
della Repubblica, eppure, forse
proprio perch inconsueta e non
pi familiare, la facciata della
Natatio riesce a dare immedia-
ta la misura delle proporzioni del
gigante edilizio della Roma tar-
do-imperiale: forse uno dei casi
nei quali la parte riesce meglio a
dare ragione del tutto, quasi pi
dei settori delle Terme conosciu-
ti e familiari nella citt rinasci-
mentale e moderna
Nelliscrizione dedicatoria del
monumento viene citata in ma-
niera esplicita unaltra dedica fa-
mosissima, quella della Colonna
Traiana: unopera di tanta gran-
dezza. Il riferimento traianeo
era allo sbancamento del colle di
cui la colonna stessa segnaco-
lo; in maniera non dissimile i la-
vori sul Quirinale imposero la de-
molizione di un quartiere popo-
loso, opere di livellamento e, ve-
rosimilmente, il rifacimento del-
la viabilit. Nel richiamo al cele-
berrimo monumento traianeo
chiaramente leggibile lorgoglio-
sa rivendicazione di un grande ri-
sultato raggiunto. Il cantiere del-
le Terme fu davvero il colpo di
coda della grande edilizia roma-
na; edificate in tempi invidiabil-
mente brevi, tra 298 e il 306, con
lavori che imposero una nuova
organizzazione dellindustria la-
terizia che rifornisse il materiale
da costruzione: lultimo impo-
nente lavoro pubblico della Ro-
ma pagana.
Il riferimento diretto ad Augu-
sto, sotto i cui auspici avvenu-
ta linaugurazione degli spazi il
23 settembre scorso, contenuto
nello spazio espositivo del Picco-
lo Chiostro della Certosa, adesso
ripristinato nel suo originario as-
setto cinquecentesco. Nel nuovo
allestimento trovano infatti spa-
zio i documenti epigrafici e ico-
nografici relativi ai ludi saecula-
res e alle attivit del collegio sa-
cerdotale degli Arvali: in entram-
bi i casi iniziative frutto dellos-
sessione antiquaria di Augusto,
che riteneva fosse salutare per i
mores romani riattualizzare i cul-
ti arcaici e ripristinare rituali ca-
duti in disuso. Se i primi sono
pi conosciuti, se non altro per i
richiami oraziani, i riti agrari
compiuti annualmente dai fratel-
li Arvali per la Dea Dia nel santua-
rio della Magliana sono noti qua-
si esclusivamente attraverso gli
scavi archeologici e i documenti
epigrafici; una testimonianza si
efficacemente osservato delle
insidie della statistica: solo cin-
que menzioni nelle fonti lettera-
rie a fronte di circa 175 membri
della confraternita, tutti apparte-
nenti alla classe senatoria, noti
dalle epigrafi . I documenti offro-
no un quadro unico della prassi
religiosa romana nellarco di pi
di tre secoli e sono esposti se-
guendo quella che ormai la ci-
fra della comunicazione del Mu-
seo delle Terme di Diocleziano,
che ospita una delle pi ricche
collezioni epigrafiche del mondo
romano: ricontestualizzare gli og-
getti restituendo il loro significa-
to e rendere accessibili le infor-
mazioni senza mai banalizzarle.
di PAOLO LAGO
Pap, spiegami allora a che serve
la storia. Cos un giovinetto, che mi
molto caro, interrogava, qualche anno fa,
il padre, uno storico. Del libro che si leg-
ger, vorrei poter dire che la mia rispo-
sta. Giacch, per uno scrittore, nonmi im-
magino lode pi bella che di saper parla-
re, con il medesimo tono, ai dotti e agli
scolari.... Cos Marc Bloch iniziava lin-
troduzione alla sua Apologia della storia.
Queste stesse parole potrebbero essere
applicate al recente profilo biografico del-
limperatore romano Diocleziano pubbli-
cato da Umberto Roberto per la Salerno
Editrice (Diocleziano, pp. 387, 24,00): si-
curo pregio del volume infatti quello di
fornire in modo semplice e chiaro ma
non per questo meno rigoroso , uno
sguardo competente su tutto un periodo
storico, quello per utilizzare il titolo di
unopera di Santo Mazzarino relativo al-
la fine del mondo antico. Un periodo,
come lo stesso Mazzarino amava ripete-
re, non certo decadente solo perch at-
traversato o oppresso da una crisi; linsi-
gne storico catanese, nel suo saggio Aspet-
ti sociali del IV secolo, ricordava infatti
che proprio epoche di crisi neuropsichi-
che possono dar luogo ad esperienze mi-
rabili, e a fortissime personalit. Lepoca
del basso impero continua Mazzarino
ci ha regalato forti personalit: un Dio-
cleziano e un Costantino e un Athanasio
e un Giuliano e un Agostino, e infinite al-
tre grandissime e grandi figure; e anche
larte figurativa si mossa allora per pos-
senti esperienze.
La biografia di Roberto sembra voler
mettere in rilievo soprattutto il carattere
autoritario, repressivo, anche feroce, del
regno di Diocleziano. La stessa presa del
potere da parte del rude soldato dalmata
Diocles (cos infatti si chiamava prima di
assurgere alla dignit imperiale) appare
contrassegnata dalla violenza; dopo la
morte di Numeriano, avvenuta in circo-
stanze oscure durante una estenuante
marcia dopo uno scontro con i Persiani,
egli non esita ad additare come assassino
dellimperatore il prefetto del pretorio
Apro e a ucciderlo davanti allesercito.
Questa esecuzione segna la sua irrefrena-
bile ascesa, presto caratterizzata da un ri-
gido e pervasivo sistema di controllo via
via esteso ai quattro angoli dellImpero.
Ogni scelta politica, ogni provvedimento
pare avere come fine il potere e il suo
mantenimento: La vera natura del regi-
me di Diocleziano scrive lautore era
bennota: liberticida, incline a uncontrol-
lo asfissiante, pronto alluso della forza in
caso di resistenza.
Svariati sono gli instrumenta regni uti-
lizzati da Diocleziano per mantenere sal-
do il proprio ruolo: innanzitutto la sacrali-
t del potere stesso, derivato allimperato-
re direttamente da Giove; poi, il richiamo
alla tradizione e lutilizzo della cultura co-
me consenso politico; una straordinaria
attivit edilizia (quella cupiditas aedifi-
candi di cui parlava Lattanzio) che com-
prendeva anche la costruzione di strade
per tenere sotto controllo le zone pi re-
mote; la soppressione di ogni autonomia
locale, da attuarsi anche a prezzo di san-
guinosi conflitti, come avvenne nel caso
dellEgitto; la feroce persecuzione contro
i cristiani, visti come uncrescente perico-
lo che nasceva in seno alla stessa sacrali-
t del potere; lEditto dei prezzi, definito
da Roberto come un esempio di dirigi-
smo di Stato, che intendeva sottoporre a
serrato controllo il libero mercato e le
fluttuazioni dei prezzi; infine, last but
not least, listituzione stessa della tetrar-
chia che, oltre ad assicurare il monito-
raggio di ogni frontiera, offriva contem-
poraneamente un perfetto meccanismo
di successione: la stessa abdicazione del-
limperatore, nel 305 d.C., dopo ventan-
ni di regno, era finalizzata alla conserva-
zione del potere.
Cos, attraverso questo complesso si-
stema basato sulla religio, Diocleziano
controllava e assoggettava corpi (che, se
ribelli, venivano sottoposti a torture, con-
danne, uccisioni) e mentalit collettiva:
si potrebbe ricordare ancora una volta
Marc Bloch e i suoi Re taumaturghi, il
cui potere era basato su un meccanismo
sacrale e magico come la presunta capa-
cit di guarire le malattie, mediante la
quale anchessi controllavano corpi e
mentalit collettive. Lapparato di potere
di Diocleziano appare inoltre fondato
sulla forza dellesercito per dirla con
Deleuze e Guattari come formidabile
macchina da guerra nomadica: un co-
mitatus imperiale e un esercito formato
da addestratissime legioni capaci di spo-
starsi rapidamente da un capo allaltro
dellImpero. Questo dispositivo apparen-
temente perfetto viene meno per quan-
do la stessa struttura tetrarchica, che tut-
to teneva insieme, si incrina: sar Costan-
tino, altra fortissima personalit di
quel Basso Impero, a minare le fonda-
menta dellautoritario potere dioclezia-
neo e a traghettare la romanit verso
una nuova era, cio conclude Umberto
Roberto verso linesorabile volgere del
mondo antico al suo termine.
LE TERME RIAPERTURA AULA VIII E PISCINA
Colpo di coda,
in stile Traiano,
della grande
edilizia pubblica
DIOCLEZIANO
Gli instrumenta
del Basso impero
Dopo anni di oblio
viene restituita
ai romani
una porzione
del gigante
di Diocleziano
Nel profilo chiaro
di Umberto Roberto,
linventore
della tetrarchia spicca
per limplacabile
ferocia e la concezione
sacrale del potere
Il Chiostro piccolo della Certosa
di Santa Maria degli Angeli nel 1955
con il mosaico proveniente dal Vicus
Augustanus e la collezione Ludovisi
UNA BIOGRAFIA E UN RECUPERO ARCHEOLOGICO PER LIMPERATORE VISSUTO FRA III E IV SECOLO
(8)
ALIAS DOMENICA
2 NOVEMBRE 2014
di STEFANO JOSSA
LONDRA
Famoso per la sua esplorazio-
ne di media diversi, dalla pittura a
olio e acrilico a installazioni con le-
gno e patate, da docufilm a fotoco-
pie deformate, da fotografie colorate
a diapositive seriali, Sigmar Polke
particolarmente amato dalla Tate
Modern di Londra, che gli aveva gi
dedicato una personale nel 2003 (Hi-
story of Everything) e gli dedica ora, a
quattro anni dalla morte, unaffasci-
nante retrospettiva: Alibis Sigmar
Polke, 1963-2010, fino all8 febbraio
2015, gi al MOMAdi NewYork e poi
al MuseumLudwig di Colonia inGer-
mania (catalogo a cura di Kathy Hal-
breichconMark Godfrey, Lanka Tat-
tersall e Magnus Schaefer, Tate Pu-
blishing, pp. 320, 545 illustrazioni a
colori, solo hardback, 60,00). Allora
si trattava di mettere inrilievo lo spe-
rimentalismo di un artista che veni-
va presentato in profondo contatto
col suo tempo, critico tanto dellim-
perialismo americano quanto del-
lipocrisia britannica, con i suoi Ma-
chine Paintings raffiguranti la caccia
ai Talebani, prodotti al computer, fo-
tografati e trasferiti su stoffa, o le
enormi tele dedicate a colonie di nu-
disti che scorrazzano nella campa-
gna inglese. Ora si tratta invece di
musealizzareunartista cheviene pre-
sentato come estraneo a ogni orto-
dossia, eclettico, eslege, antiautorita-
rio e impuro: come si pu esporre in
ordine cronologicoe confili interpre-
tativi chi era interessato solo alla cor-
ruzione, alla stratificazione, allerro-
re, al velenoe alla trasformazione, co-
me si legge nella presentazione della
mostra? Se allaltezza della mostra
precedente Polke, al tempo sessanta-
duenne, poteva ancora intervenire a scompigliare
lesposizione, portando nuove opere e cambiando
la struttura espositiva, ora tocca solo a noi vagare
per le sale perch lordine sia continuamente rotto
e polverizzato in frantumi.
Piuttostoschematica infatti la pretesa di ridur-
re adantagonista chi si proponeva costitutivamen-
te come ambiguo, come se la tela famosa del 1991,
Die Dinge sehenwie sie sind(Le cose viste come so-
no), con la scritta ritagliata da un titolo di giornale
posta alla rovescia e per met coperta da tessuto
semitrasparente, possa essere un manifesto rias-
suntivo che invita a spostare il punto di vista e an-
dare al di l della percezione. Artista nondisgiunti-
vo (o/o, either-or), ma piuttosto inclusivo (sia/
sia ed anche forse, both-and-maybe), come lo de-
finisce la Halbreich, allievo di Gerhard Hoehme e
Joseph Beuys a Dsseldorf negli anni sessanta,
Polke fu compagno di scuola di Richter, Kuttner
e Lueg, concui diede vita al Capitalist Realism, che
programmaticamente si opponeva tanto al reali-
smo socialista quanto alla pop art: lobiettivo era
infatti semplicemente aderire allo stile di vita bor-
ghese per consentire alla classe me-
dia di una Germania ancora marto-
riatadal sensodi colpadi rispecchiar-
si e accettarsi (come nelle bellissime
sequenze, tutte triadiche, di camicie,
calzini e wafer che produceva tra il
1963 e 64). Gi allora insomma lap-
parente disengagement eraprofonda-
mente politico, perch a Polke inte-
ressava mettere in questione ci che
era dato per scontato (come limpe-
gno del realismo e il disimpegno del
pop): il discorso era per tutto inter-
no al piano della resa formale, per-
ch gli elementi pop, quotidianit e
serialit, erano trattati in maniera
povera, senza colori brillanti ed ef-
fetti speciali. Riguardare al notoattra-
verso uno sguardo altro era lobietti-
vo, fin da allora, come nella bellissi-
ma FrauimSpiegel (Donna allospec-
chio) del 1966, dove limmagine
proposta innegativo, contorno bian-
co su fondo nero, col volto girato, in
acrilicosustoffa a macchia di leopar-
do, per sovvertire ogni convenzione
legataalla frontalitedesclusivit del-
lo specchio. Altro che raddoppiare,
qui la riflessione rifiutata e lo sfon-
domateriale d il senso, che fa uscire
la rappresentazione da s anzich
catturarvi lo spettatore dentro.
Non esitava, perci, Polke, a pro-
porre una mostra dal titolo Moderne
Kunst (Arte moderna, 1968), che si
presentava come un attacco deciso
controogni astrattismo (concettuale,
espressionisticoobiomorfo): nellate-
la eponima si assiste alla dissoluzio-
ne della rappresentazione geometri-
ca e simbolica, sporcata con uno
schizzo di vernice indaco sulle sue
formecalibratamente composte e de-
liberatamente significanti. Cos fa-
cendo, per, Polke sinscriveva auto-
maticamente nello stesso universo
che dissacrava, con quel meccani-
smo di aggredire per appartenere ti-
pico di tutte le avanguardie: nulla di
male, alla condizione di riconoscer-
lo, soprattuttose loperazione produ-
ce fantastiche Handlinien(Linee del-
la mano), che sembrano sfidare, nel-
la loro riproduzione delle linee della
mano dellartista sulla stoffa, laccu-
mulazione gestuale dellAction Pain-
ting. Non lamanodellartista a crea-
re lopera, ma lopera contiene la sua
mano, con unoutrance concettuale
estrema da parte di chi si proponeva
come anti-mainstream. Eppure, ap-
partenendonel dissenso e dissenten-
do per appartenere, Polke continua-
va la carica politica di contestazione
di tutti gli stereotipi di quella cultura
degli anni sessanta che nellesibito
anelito verso il nuovo nascondeva
nuove omologazioni e nuove censu-
re, come quando costruiva il suo oc-
chiolino a Mondrian inserendo una
svastica tra i riquadri a puntini (Kon-
struktivistisch).
In effetti ci che manca alla mo-
stra proprioil contestostoricoe cul-
turale. Troppo convenzionali, quin-
di, le categorie messe in gioco, come
se opposizione allesistente, anticon-
formismoe fuoriuscita debbanoesse-
re ancora le parole dordine. La forza
di Polke sta invece proprio nellambi-
guit costitutiva delle sue operazio-
ni, che sono sempre, allo stesso tem-
po, anti- e con-formiste: esibendosi
in prima persona come astronauta,
nuova costellazione e polvere di dro-
ga (Polke als Astronaut, Sternhimmel-
tuch e Polke als Droge Pulverisierter
Polke im Glasrhrchen, tutti del
1968), da un lato irrideva alle mitolo-
gie contemporanee della genialit
dellartista, ma dallaltro costruiva il
mito di se stesso come diverso, anti-
convenzionale e perci geniale. Que-
sto carattere borderline, antagonista
e bisognoso di riconoscimento, con-
testatore perch in realt quello il
linguaggioegemone, si esalta nelle te-
le di enormi dimensioni dedicate alla maledizione
dellartista (Paganini, 1981) e alla forza della terra
(The Spirits that lend Strength are Invisible, 1988),
dove limmaginario allucinatoe caotico da unla-
to, con la figura del diavolo che suona il violino
che appare in sogno al musicista, e la superficie li-
scia e monotona, dallaltro lato, con luso di mate-
riali autoctoni concorrono entrambi a evocare
un irrazionale che lartista aveva sperimentato in
persona nellet della droga, quegli anni settanta
che lo videro campione di viaggi mistici e visiona-
ri. Proprio allora, per, Polke tuttaltro che self-
centred, perch a quella stagione risalgono due gi-
gantesche tele di stoffa dedicate a Mao e ad Alice
nel paese delle meraviglie, ripetizione ossessiva di
immagini contemporanee, da titoli di giornali a se-
quenze stilizzate di figurine calcistiche, vera critica
alle omologazioni di tutti i tipi, riproduzione e de-
nuncia di un modo di leggere il mondo ormai pri-
gioniero di se stesso. Il burocrate senza volto che
con una fionda sinterroga sulla morte in prigione
di Baader e Raspe, i due leader della
banda Baader-Meinhof morti dopoil
processo nel 1977, la manifestazione
per una Svizzera rossa contro le due
Superpotenze (spray su collage di
giornali sutela) e la gouache che ridi-
segna un fumetto che rappresentava
unsupermercato americanopopola-
to di Superman confermano la voca-
zione alla critica politica di un artista
per cui la sperimentazione non n
camaleontismo n cannibalismo,
mafunzione espressiva ecomunicati-
va, perch lo shock visivo sia sempre
anche intellettuale.
Se il maiale-poliziotto (Polizei-
schwein) esposto alla Biennale di Ve-
nezia nel 1986, dots in bianco e ne-
ro, ancora critica al potere dal vol-
toinvisibile e dalla meccanicit supi-
na (e suina), la comparsa della folla
come depositaria di un irrazionale
spaventoso e pauroso insieme in
Furcht. Schwarzer Mann (Paura.
Luomonero) del 1997 rivela unbiso-
gno di superare la denuncia con
lesplorazione dei meccanismi di
identificazione collettiva. Non pi il
funzionamento del potere, ma gli ef-
fetti che produce: perci lultimo di-
pinto (Der Illusionist, 2007) una te-
la a due strati, di cui il primo raffigu-
ra un mago con una donna bendata,
su fondo trasparente, mentre il se-
condo riproduce unantica incisione
con tre spadaccini, a indicare quella
percezione bisistemica che cimpedi-
sce di vedere la realt se non a parti-
re dalle categorie, anche solo visive,
con cui la leggiamo. Provocazione
estetica e discorso politico procedo-
no di pari passo, perch la bellezza
della mostra lopera di Polke, al di
l di ogni inutile tentativo di celebra-
zione e incasellamento.
Arrivata a fine corsa con Let
contemporanea 1981-2013 (Skira, pp.
300, 60,00), la Fotografia opera in
quattro volumi curata da Walter
Guadagnini aveva il compito,
stavolta, di raccontare come stata
rappresentata dal mezzo fotografico
lepoca politicamente costrassegnata
dalla fine dei regimi comunisti,
dallattentato alle Torri gemelle, dalle
guerre statunitensi in Medio Oriente,
dallesplosione del colosso economico
cinese... Ora, la formidabile usura cui
stata sottoposta, soprattutto dalla tv
ma non solo, la rappresentazione
visiva di questi e altri eventi di
consumo planetario, ha consigliato i
curatori del volume di far vedere altro:
niente 11 settembre; piuttosto quelle
che un tempo si chiamavano foto
dartista (ma nel frattempo, va da s, i
canoni formali, di produzione e di stile
sono ribaltati). Cos, dispiegato a
differenti livelli di lettura critica come
per gli altri volumi, lapparato di
immagini seleziona tra gli altri Anders
Petersen e Cindy Sherman,
Mapplethorpe e il canadese Jeff Wall,
la giovent inquieta e grunge del
tedesco Tillmans, la maleducazione
di Martin Parr che ha collezionato i tic
sociali del Regno Unito allepoca
Thachter e Blair. Quanto agli italiani,
Ghirri e Basilico tengono botta bene.
La scansione cronologica, si badi, va
dalla messa in commercio della prima
fotocamera digitale a i giorni nostri
(nel 2010 nasce Instagram, per dire).
Laltro chiodo critico sta in quella che
stata definita era post-fotografica, da
intendersi in senso sia concettuale
(ruolo sociale dellimmagine da
Barthes e Baudrillard alla societ
liquida) sia tecnologico irruzione dei
nuovi media. Per dare la misura di quel
che compreso, e compresso, come in
un Liebig, in questo volume, si
consideri che il saggio di apertura
(Thomas Weski, Documentary
Modes) comincia dalla serie delle
Water Towers di Bernd e Hilla
Becher. Archeologia, industriale...
ALIBIS: UNA MOSTRA SU SIGMAR POLKE ALLA TATE MODERN DI LONDRA
FOTOGRAFIA SKIRA
Dai Becher
a Tillmans,
passando
per Parr: ritratti
e paesaggi
di unra post
POLKE
1963-2010 SPERIMENTALE, N ANTAGONISTA N OMOLOGATO
Linguaggio pop
come stratificazione,
errore e veleno
Politico nel disimpegno,
ambiguo senza frontiere,
lartista tedesco rischia,
in questa cornice,
di rimanere inscatolato
Sigmar Polke, Freundinnen, 1965-66 2013
Eredit Sigmar Polke, New York, ARS Bonn,
VG Bild-Kunst; a destra, Martin Parr, Bandiere
britanniche a una fiera, Sedlescombe, 1995-99