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Anno 4 - N. 19 (#129) Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art.

1, c1, DCB Milano - Supplemento culturale del Corriere della Sera dell11 maggio 2014, non pu essere distribuito separatamente

#129

Domenica
11 maggio 2014

Iris Hutegger

per il Corriere della Sera

2 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Sommario

Il centenario

SSS corriere.it/lalettura
L'inserto continua online
con il Club della Lettura:
una community esclusiva
per condividere idee e opinioni

Prospettive Linutile strage fu un evento rivoluzionario


i cui effetti si protrassero pi a lungo delle date convenzionali

Laltra guerra
dei trentanni

Speciale 19142014
Quindici pagine
sulla Grande guerra

4 Perch bisognava

fermare i tedeschi
di MAX HASTINGS

5 La colpa di Berlino,

un problema inglese
di TOMMASO PIFFER

6 La prova generale

dellorrore genocida

di MARCELLO FLORES

Iprite, il gas
che soffoca le trincee
di LUIGI OFFEDDU

9 Mussolini e Nenni,

ribelli interventisti

10

di CLAUDIO VENZA

I colombi cartografi
con lelmetto
di CARLO VULPIO

11 Gli artisti a tu per tu


con i conflitti

di VINCENZO TRIONE

12 La memoria cerca casa


e la trova online

di ANTONIO CARIOTI

13 Il cacciatore di ricordi
di ELISABETTA ROSASPINA
14 Il soldato impar a scrivere
di PAOLO DI STEFANO
16 Quei leoni guidati da asini
di PAOLO RASTELLI

Caratteri

18 Tendenze

Romanzi in forma
di Facebook
di VANNI SANTONI

20 Recensioni/J. H. Abbott

Il talento per la scrittura


e per il crimine
di FULVIO BUFI

21 Recensioni/Philipp Meyer

Il primo conflitto mondiale segn la caduta


di quattro imperi, rinnov la tecnologia,
moltiplic i fronti. E fin nel 45, non nel 18
di SERGIO ROMANO

er molti anni, dopo la fine della Grande


guerra, il tema centrale dellimmensa
letteratura storica apparsa sul conflitto
fu quello delle responsabilit. In una
prima fase quasi tutti gli storici furono
patriottici e giustificarono il proprio
Paese, cercando altrove il capro espiatorio. Qualcuno dette la colpa allimpero asburgico,
ossessionato dallincubo del proprio declino. Altri
dettero la colpa a Guglielmo II, imperatore di Germania; altri al revanscismo francese; altri ancora allopacit e alle titubanze della diplomazia britannica. In una seconda fase gli storici divennero revisionisti e non esitarono a sottolineare le responsabilit del proprio Paese, come lo storico tedesco Fritz
Fischer in un libro intitolato Assalto al potere mondiale, pubblicato da Einaudi nel 1965, sulle ambizioni egemoniche del Secondo Reich. Pi recentemente la tesi prevalente mi parsa essere quella di
un diffuso sonno della ragione che, come nei Sonnambuli di Christopher Clark, pubblicato recentemente da Laterza, avrebbe reso tutti i Paesi corresponsabili di uninutile strage.

Il cattivo sangue della prateria


di MICHELA MURGIA

22 Classifiche dei libri


La pagella

di ANTONIO DORRICO

Sguardi

24 Levento

Benvenuti in Laguna
alla casa trasparente del t

25

di STEFANO BUCCI
e MARCO DEL CORONA

Mostre/Parigi
Alla festa galante
del Settecento francese
di EMANUELE TREVI

26 Mostre/Torino

Tina Modotti, la donna


che sapeva troppo
di SEBASTIANO GRASSO

Percorsi

29

Scuola
Una compagnia per i disabili
di FULVIO ERVAS

30 Controcopertina

La sound designer sordomuta


I miei suoni senza voce
di SERENA DANNA

Per quasi un secolo, quindi, la storia della Grande guerra una storia della colpa. Molti studiosi,
con maggiore o minore distacco, hanno continuato
a descrivere le diverse politiche nazionali prima del
conflitto; e il libro di Luigi Albertini sulle Origini
della guerra del 1914, nuovamente pubblicato dalla
Libreria Editrice Goriziana nel 2010, resta una delle
opere migliori. Ma al centro di ogni studio vi era il
problema della responsabilit. La Schuldfrage, come fu chiamata in Germania, fu la guerra fredda fra
opposte verit che venne combattuta in Europa nel
lungo intervallo fra due conflitti mondiali.
Il tema della colpa era collegato alla durata del
conflitto e alle sue disastrose conseguenze politiche. Una guerra pi breve, nello stile di quelle che
erano state combattute dagli Stati europei dopo la
guerra dei Trentanni (1618-1648), non avrebbe provocato il crollo di quattro imperi austro-ungarico, tedesco, russo e ottomano , una dozzina di rivoluzioni e la catastrofe demografica che colp la
generazione dei combattenti. Vi sarebbero stati
mutamenti territoriali e altre guerre, ma dopo pi o
meno lunghi intervalli di pace. il problema della
durata quindi che occorre oggi approfondire. Perch la guerra del 1914 fu cos diversa da quelle che
lavevano preceduta?
La prima ragione concerne gli effetti dei conflitti

i
La svolta negli studi
Sintitola Assalto al potere
mondiale il libro dello storico
tedesco Fritz Fischer (19081999) che nel 1961 segn
una svolta nel dibattito sulla
Grande guerra. Quel saggio,
pubblicato in Italia da
Einaudi nel 1965, sosteneva
che la Germania imperiale
perseguiva una politica
aggressiva ed espansionista
di cui la Grande guerra fu lo
sbocco pi conseguente
Alla ricerca del colpevole
La discussione sulle origini
della guerra si riaccesa in
vista del centenario. Tra i
sostenitori della prevalente
responsabilit tedesca c lo
studioso inglese Max
Hastings, di cui pubblichiamo
un intervento a pagina 4. Il
suo libro Catastrophe 1914
(Knopf) sta per essere
pubblicato in Italia da Neri
Pozza. Invece un altro storico
britannico, Christopher Clark,
nel saggio I sonnambuli. Come
lEuropa arriv alla Grande
guerra (traduzione di David
Scaffei, pagine 716, e 35)
sostiene che le colpe del
disastro vanno addebitate a
tutte le classi dirigenti delle
maggiori potenze europee

SSS le interpretazioni in chiave patriottica e


Allinizio
nazionalista. Poi la tesi di un diffuso sonno della
ragione senza innocenti. Per quasi un secolo la
storia di quegli eventi fu una storia della colpa,
alimentata dalleccezionale durata delle ostilit

sulla stabilit degli Stati. Nel 1859 e nel 1866 lAustria-Ungheria aveva perduto due guerre: la prima
contro la Francia e il regno di Sardegna nel 1859, la
seconda contro la Prussia e i suoi alleati tedeschi
nel 1866. Ma la sconfitta non aveva impedito a Francesco Giuseppe di conservare il trono. La guerra
franco-prussiana del 1870, invece, aveva provocato
labdicazione di Napoleone III, la Comune e lavvento della Terza Repubblica. Luigi Napoleone era un
sovrano plebiscitario, creato dal colpo di Stato del 2
dicembre 1851 e dal voto popolare del 21 dicembre.
La corona gli era stata data dai francesi e dagli stessi francesi poteva essergli tolta. Ma neppure le
grandi dinastie potevano dormire sonni tranquilli.
La Comune aveva rivelato lesistenza in Europa di
una sinistra rivoluzionaria, pronta ad approfittare
della sconfitta per tentare la conquista del potere.
Nel 1914 tutti i sovrani europei sapevano quindi che
i loro troni potevano essere perduti. Fra i motivi
della guerra vi era stata anche la speranza che il
conflitto avrebbe compattato le loro societ nazionali contro il pericolo anarchico e socialista. Ma
una guerra perduta, o conclusa mediocremente
con un compromesso insoddisfacente, li avrebbe
esposti al rischio di una rivoluzione.

La seconda ragione della guerra lunga fu la pluralit dei conflitti. Non vi fu un solo conflitto tra
coalizioni che avevano obiettivi comuni. Vi furono almeno cinque guerre: quella franco-tedesca
per la supremazia nel continente europeo, quella
anglo-tedesca per il governo degli oceani, quella
austro-russa per la supremazia nei Balcani, quella
italo-austriaca per la supremazia nellAdriatico e
quella russo-turca per il controllo degli Stretti;
per non parlare di quella che fu contemporaneamente combattuta dal Giappone per la creazione
di un impero nipponico dellAsia orientale. Nelle
guerre tradizionali le regole del gioco volevano
che si combattesse finch i danni subiti erano tollerabili e la speranza di un vantaggio compensava
il timore di nuove perdite. Non appena la speranza della vittoria impallidiva, lo Stato che avrebbe
corso rischi maggiori usciva dal gioco e cominciava a negoziare la pace. Avrebbe perso qualche provincia, ma il suo sovrano avrebbe conservato il
trono. Durante la Grande guerra la manovra fu
tentata dalla Romania e sarebbe stata forse tentata
dallItalia dopo Caporetto, ma la posta, con il passare del tempo, era diventata sempre pi alta e la
prospettiva di una pace separata sempre pi difficilmente praticabile. Anzich essere combattuta
soltanto sui campi di battaglia da militari di mestiere, la guerra era diventata totale.
I fattori che contribuirono a renderla tale furono sociali ed economici. I mutamenti democratici
del secolo precedente avevano creato societ di
massa in cui tutti, grazie alla coscrizione obbligatoria, potevano essere chiamati alle armi. I combattenti furono circa 65 milioni, i morti 9, i feriti
21. Gli effettivi dellesercito russo, in particolare,
ammontarono complessivamente a 12 milioni di
uomini. Il costo diretto del conflitto super i 180

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 3

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Gli spari di Sarajevo

28 06

1914

Larciduca Francesco Ferdinando


dAsburgo, erede al trono dellAustriaUngheria, viene ucciso a Sarajevo,
insieme alla moglie, da un attentatore
bosniaco di etnia serba, Gavrilo Princip.

Il governo di Vienna accusa la Serbia di


complicit con lazione terroristica e, con
il pieno appoggio della Germania, le
invia un ultimatum, mentre la Russia
prende le difese di Belgrado.

miliardi di dollari, quello indiretto oltrepass i


165 miliardi.
La rivoluzione industriale moltiplic la potenza
degli eserciti combattenti. La fanteria e la cavalleria francese andarono al fronte nella tarda estate
del 1914 in giacca blu, calzoni rossi e senza elmetto. Il primo Natale di guerra fu festeggiato con una
tregua e scambi di doni da una trincea allaltra. Ma
nei mesi successivi tutto cambi: le uniformi, i copricapi
(i soldati ebbero in dotazione lelmetto) e, soprattutto, le
armi.

Le industrie di ogni nazione adattarono al campo di battaglia gli straordinari progressi compiuti
dalla tecnologia nel secolo precedente. Furono costruiti cannoni sempre pi grossi e potenti. Fu accelerato lo sviluppo dellindustria automobilistica.
Furono progettati aeroplani che potevano combattere nei cieli e scaricare le loro bombe sul territorio
nemico. La competizione tra la corazza e il cannone
cre navi sempre pi corazzate e, naturalmente, i
carri armati. I sottomarini rivoluzionarono la guerra marittima, i camion rivoluzionarono la logistica
della guerra e la telefonia cambi radicalmente il
sistema delle comunicazioni. Lindustria chimica si
mise al lavoro per creare unarma nuova: i gas asfissianti. La celebrazione in comune di una festa religiosa divenne impossibile.
Quanto pi cresceva il numero dei morti e dei feriti tanto pi si allontanava paradossalmente la
prospettiva di una pace negoziata. Vi furono tentativi di mettere fine al conflitto fra cui la lettera ai capi dei popoli belligeranti inviata dal Pontefice romano Benedetto XV il 1 agosto 1917, in cui la guerra
fu definita una inutile strage. Ma linvito, nel
quale vi erano generiche proposte per la soluzione
di alcuni conflitti, fu considerato una molesta ingerenza della Chiesa negli affari degli Stati e non venne preso in alcuna considerazione. I 14 punti del
presidente americano Woodrow Wilson, annunciati al mondo l8 gennaio dellanno seguente, erano molto pi articolati della lettera papale, ma presupponevano la vittoria degli Alleati e non potevano essere graditi agli Imperi centrali. Fu quello il
momento in cui cominciarono ad apparire nel linguaggio politico militare espressioni che avrebbero dominato il secolo: guerra a oltranza, resa senza
condizioni, vittoria totale.

Il direttore del Corriere

Albertini in prima linea


alla ricerca delle cause

uigi Albertini (1871-1941), direttore del Corriere


della Sera, fu uno dei pi influenti fautori
dellintervento contro lAustria-Ungheria. Noi
non vogliamo la guerra a tutti i costi; ma a tutti i costi
dobbiamo impedire che in Oriente e nellAdriatico si
stabilisca unegemonia della quale saremo in breve
tempo le prime vittime, scriveva il 31 agosto 1914 al
capo del governo Antonio Salandra, evidenziando il
pericolo che un Impero asburgico vittorioso avrebbe
rappresentato per lItalia. Conseguito il suo scopo,
Albertini sostenne poi con grande energia lo sforzo
bellico. Pi tardi, estromesso dal Corriere nel 1925
per volont del fascismo, si dedic a un enorme lavoro
di indagine sulle cause che avevano portato alla
Grande guerra, esaminando documenti e ascoltando
testimoni diretti, con lausilio del giornalista Luciano
Magrini. Ne scatur unopera in tre volumi, Le origini
della guerra del 1914, pubblicata postuma tra il 1942
e il 1943, poi tradotta in inglese e riproposta di recente
dalla Libreria Editrice Goriziana. Una ricostruzione
dettagliata e vivace, che prende le mosse dal
Congresso di Berlino del 1878 e analizza con rigore ed
equanimit, pur senza rinnegare linterventismo, gli
sviluppi della crisi provocata dallattentato di Sarajevo.
Come ha scritto Gian Enrico Rusconi, quello di Albertini
un testo ancora insostituibile e anticipatore di tesi
oggi presentate come innovative. (r. l.)

Berlino
Sopra: prigionieri di guerra
sul fronte occidentale (19171918), una delle immagini
esposte dal 29 maggio al 30
novembre 2014
al Deutsches Historisches
Museum di Berlino
(www.dhm.de) per la mostra
1914-1918. La Prima guerra
mondiale. A destra: foto ricordo,
prima della partenza per il
fronte, del soldato Georg
Ehrenberg con la fidanzata
Frieda Milewski, al Museum
Europischer Kulturen di Berlino
(www.smb.museum.de) per
Lemozione della guerra (dal 27
giugno 2014 al 28 luglio 2015)

SSS
La Germania venne battuta sul fronte interno,
senza una vera sconfitta militare. Le insensate
clausole economiche del trattato di pace di
Versailles provocarono nei tedeschi un sentimento
dingiustizia usato per riaprire la partita anni dopo

particolarmente paradossale, in questo clima


di duello allultimo sangue, che la Germania abbia
firmato larmistizio di Compigne quando era pur
sempre vincitrice allEst, occupava ancora territori
delle potenze alleate sul fronte occidentale e nessun soldato straniero aveva attraversato la sua frontiera. Non perdette la guerra sul campo di battaglia,
combattendo contro gli eserciti alleati. La perdette
a Kiel, dove la sua flotta si era ammutinata, ad Amburgo, Brema e Lubecca, dove la protesta aveva
contagiato altri corpi militari, a Monaco, dove il re
di Baviera fu costretto ad abdicare, e infine a Berlino, dove il leader socialista Philipp Scheidemann
annunci labdicazione di Guglielmo II e proclam
la Repubblica tedesca. Perdette la guerra sul fronte
interno perch il Paese era affamato dal blocco
continentale. Ma la teoria della colpa, elaborata dai
vincitori per meglio giustificare una guerra che
aveva richiesto enormi sacrifici, produsse una pace
troppo duramente punitiva.
Il diktat della Galleria degli specchi nel palazzo di
Versailles, dove si firm il trattato di pace, non serviva soltanto a stroncare le ambizioni egemoniche
della Germania guglielmina. Serviva anche a impedire che i francesi, i britannici e gli italiani trattassero i loro governi nelle stesso modo in cui i tedeschi avevano trattato il loro imperatore. Ma una
guerra perduta senza una reale sconfitta militare e
le insensate clausole economiche del trattato di pace crearono nei tedeschi il sentimento di una ingiustizia che altri uomini politici, negli anni seguenti,
avrebbero usato per riaprire la partita. La guerra
non termin nel novembre del 1918. In quella data,
che viene ancora immeritatamente commemorata,
cal il sipario sul primo atto di una tragedia che si
sarebbe conclusa soltanto nel maggio del 1945.
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4 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Il centenario

Scatta la reazione a catena

28 07

1914

Insoddisfatta per la risposta di


Belgrado allultimatum, il 28 luglio
lAustria-Ungheria dichiara guerra alla
Serbia. Lo zar Nicola II decreta allora la
mobilitazione generale e la Germania si

schiera al fianco di Vienna. Il 1 agosto


Berlino dichiara guerra alla Russia, poi il
3 agosto alla Francia. Quando i tedeschi
invadono il Belgio neutrale, entra in
guerra contro di loro la Gran Bretagna.

La genesi Per i britannici neutralit inattuabile, Roma doveva astenersi

Perch bisognava
fermare i tedeschi
La causa dellIntesa era giusta
Londra non poteva accettare
unEuropa dominata dal Kaiser
di MAX HASTINGS

britannici hanno sempre avuto unidea molto chiara


di quanto avvenuto nella Seconda guerra mondiale.
Sulla Prima guerra mondiale le idee sono per molto
pi nebulose, anzi del tutto confuse. Perfino tra le
persone colte, poche conoscono le cause della conflagrazione che travolse lEuropa. La convinzione pi diffusa condivisa da alcuni romanzieri e perfino da alcuni
storici che il conflitto fu soltanto un terribile errore, la
cui colpa ricadeva su tutte le potenze europee, e la sua follia fu aggravata dalla bestiale incompetenza dei capi militari. Lo definirei il punto di vista dei poeti: in mezzo al
fango e al sangue, sentivano che nessuna causa poteva valere il massacro; meglio porvi fine a qualsiasi prezzo, piuttosto che continuare a inseguire una vittoria insensata.
A mio parere lItalia avrebbe fatto molto meglio a restarne fuori, invece di unirsi alla lotta nel 1915. La Gran Bretagna invece non avrebbe potuto restare neutrale, permettendo alla Germania di assicurarsi legemonia sul continente. Qualche anno fa lo storico sensazionalista Niall Ferguson scrisse con la massima seriet che una vittoria
tedesca nella Prima guerra mondiale avrebbe soltanto creato unentit simile allUnione Europea con mezzo secolo
di anticipo, e i britannici avrebbero potuto restare spettatori. Per alcuni questa opini one suona a l qu anto
sciocca; storici pi seri,
compresi alcuni tedeschi,
considerano il Reich del
Kaiser Guglielmo II unautocrazia militarizzata, la cui
vittoria sarebbe stata un disastro.
La civilt occidentale ha
quasi altrettanti motivi di
essere grata per la vittoria
alleata del 1918 quanti ne ha
per quella del 1945. Non entrer nel dettaglio degli
eventi dellestate del 1914,
ma ne fornir un riassunto.
Il 28 giugno larciduca FranLautore cesco Ferdinando, erede al
Max Hastings, storico inglese, trono austro-ungarico, fu
interverr il 24 al festival ucciso da un giovane terroStoria di Gorizia, intitolato rista serbo-bosniaco, cittaTrincee e dedicato alla dino asburgico. Gli uomini
Grande guerra, dove ricever il al governo dellAustria vipremio Friuladria Il romanzo dero nelloltraggio un predella storia, promosso da testo ideale per regolare i
Storia e Pordenonelegge con conti con la Serbia, un viciil sostegno di Banca Popolare no sempre turbolento: alFriulAdria-Crdit Agricole cuni ufficiali dellesercito
serbo avevano fornito le armi per lattentato, bench io creda improbabile il coinvolgimento del governo di Belgrado.
Un aspetto del 1914 sembra incomprensibile alla nostra
generazione: la maggior parte delle nazioni europee considerava la guerra non uno spaventoso orrore da evitare a
ogni costo, ma uno strumento politico a cui era lecito ricorrere. Sono possibili molte interpretazioni sul modo in
cui si arriv al conflitto, ma lunica ad apparire insostenibile che fu dovuto al caso. Ogni governo ritenne di aver agito in modo razionale. Nei primi giorni di luglio lAustria
decise di invadere la Serbia. Questa nazione slava godeva
della protezione dello zar, quindi Vienna invi a Berlino un
ambasciatore per assicurarsi lappoggio tedesco nel caso
di uninterferenza russa; il 6 luglio il Kaiser Guglielmo II e il
suo cancelliere diedero agli austriaci quello che gli storici
definiscono lassegno in bianco: una vaga promessa di
sostegno diplomatico, e se necessario militare, per schiacciare la Serbia. Si tratt di unincredibile leggerezza. Alcuni
storici moderni hanno proposto elaborate argomentazioni
a discolpa della Germania, ma sembra impossibile evitare
questa indiscutibile verit: il governo del Kaiser sottoscrisse la decisione austriaca di scatenare una guerra balcanica,

Bibliografia

Classici, testimonianze
e liti tra gli studiosi

a produzione editoriale sulla Grande guerra si


intensificata con lavvicinarsi del centenario, a
partire dai testi sulle cause del conflitto. Se ne
occupa Margaret MacMillan nel saggio 1914. Come la
luce si spense sul mondo di ieri (traduzione di
Francesco Peri, Rizzoli, pp. 778, 28), cos come Gian
Enrico Rusconi nel volume 1914: attacco a Occidente
(Il Mulino, pp. 320, 24). Fanno risalire le origini della
guerra allimpresa italiana in Libia Franco Cardini e
Sergio Valzania nel libro La scintilla (Mondadori, pp.
216, e 19), mentre Florian Illies racconta lEuropa alla
vigilia della tragedia in 1913. Lestate del secolo
(traduzione di Marina Pugliano e Valentina Tortelli,
Marsilio, pp. 304, e 19). La tesi che la Gran Bretagna
avrebbe dovuto rimanere fuori dalla guerra esposta
da Niall Ferguson nel saggio Il grido dei morti
(traduzione di Aldo Piccato, Mondadori, pp. 590, 26):
su posizioni opposte si colloca Max Hastings con
Catastrofe 1914, che uscir a giorni da Neri Pozza. Tra
le opere di sintesi: Emilio Gentile, Due colpi di pistola,
dieci milioni di morti, la fine di un mondo (Laterza,
pp. 227, 18); Norman Stone, La Prima guerra
mondiale (traduzione di Giancarlo Carlotti, Feltrinelli,
pp. 201, 17); Giacomo Properzj, Breve storia della
Grande guerra (Mursia, pp. 168, e 12). Il tema delle
evasioni dai campi di prigionia trattato da Paolo
Pozzato nel libro Il coraggio della fuga (Gaspari,
pp. 240, 18), mentre in Caporetto, il prezzo della
sconfitta (Gaspari, pp. 260, e 24) Elpidio Ellero narra gli
abusi subiti per mano austro-tedesca dalla
popolazione friulana e in particolare dalle donne.
Allesperienza femminile del conflitto dedicato il
volume a pi voci Donne nella Grande guerra (Il
Mulino, pp. 264, 22). Tra le testimonianze dirette si
collocano poi il Diario di guerra del leader riformista
Leonida Bissolati, ora pubblicato da Mursia in edizione
integrale a cura di Alessandro Tortato (pp. 220, 16), e
il diario dellufficiale di stato maggiore Angelo Gatti,
intitolato Caporetto (Il Mulino, pp. 384, 15). Della fase
intercorsa fra lo scoppio del conflitto e lintervento
italiano tratta un altro ufficiale molto vicino a Cadorna,
Roberto Bencivenga, nel libro Il periodo della
neutralit, uscito nel 1930 e ora riproposto dalleditore
Gaspari (pp. 191, 16,80). Il centenario anche
loccasione per ripubblicare classici della storiografia: lo
fa la Bur con libri come Caporetto di Mario Silvestri (pp.
316, e 12), La Grande guerra degli italiani di Antonio
Gibelli (pp. 392, e 12), Il prezzo della gloria di Alistair
Horne (traduzione di Paolo Scognamiglio,
pp. 376, e 12). Non da meno la Libreria Editrice
Goriziana, che ripropone Isonzo. Il massacro
dimenticato della Grande guerra di John R. Schindler
(traduzione di Alessandra Di Poi, pp. 340, 32), La
Grande guerra sul fronte dellIsonzo di Antonio Sema
(pp. 644, 24), Isonzofront di Alice Schalek (traduzione
di Renato Ferrari, pp. 203, 18). A sua volta il Mulino ha
ristampato Il mito della Grande guerra di Mario
Isnenghi (pp. 450, 15), Terra di nessuno di Eric J. Leed
(traduzione di Rinaldo Falcioni, pp. 308, 14), La
Grande guerra e la memoria moderna di Paul Fussell
(traduzione di Giuseppina Panzieri, pp. 484, 15), Il
lutto e la memoria di Jay Winter (traduzione di Nicola
Rain, pp. 341, 14). (Antonio Carioti)
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e ci condizion ogni azione degli alleati dellIntesa.


Secondo ogni indicatore economico, la Germania stava
superando Gran Bretagna, Francia e Russia; se non fosse
entrata in guerra nel 1914, sono convinto che nellarco di
una generazione avrebbe dominato lEuropa con mezzi pacifici. Il Kaiser e i suoi generali, per, misuravano la forza
contando soldati ed erano ossessionati dalla crescente potenza militare della Russia. Proprio questa prospettiva
spinse Helmuth Johann von Moltke, capo di stato maggiore dellesercito tedesco, ad affermare durante una riunione
strategica segreta del dicembre del 1912: Guerra; e prima
meglio .

Considerando quanto avvenne nel 1914, sono sempre


pi spinto ad accettare questa semplice verit: nessuno
storico degno di questo nome pensa che britannici, francesi o perfino russi desiderassero un conflitto europeo; i
tedeschi invece, se non una guerra di cos ampie dimensioni, di sicuro ne volevano una balcanica, causa per di
tutto quanto accadde in seguito, che avrebbero potuto evitare a luglio imponendo agli austriaci di fermarsi. Per tale
motivo, nonostante nessuna singola nazione meriti di portare tutta la responsabilit del disastro iniziato nel 1914, a
mio parere questa deve ricadere soprattutto sui tedeschi.
Alcuni storici, pochi, sostengono che la Gran Bretagna
avrebbe potuto restare neutrale nel 1914 e raggiungere cos
una grande prosperit. Ma difficilmente la sete di dominio
della leadership tedesca sarebbe stata placata dalla vittoria
che quasi di certo avrebbe ottenuto grazie alla neutralit
britannica. Il regime del Kaiser non entr in guerra con un
grandioso progetto per il dominio mondiale, ma i suoi capi intravidero presto nuove possibilit di ricompense da
esigere dagli Alleati in cambio di un armistizio.
Il 9 settembre 1914, quando Berlino ritenne imminente
la vittoria, il cancelliere tedesco Theobald von BethmannHollweg stil un elenco di richieste. La Francia doveva cedere alla Germania tutti i suoi depositi di minerale di ferro,
la regione di frontiera di Belfort, una striscia di costa da
Dunkerque a Boulogne dove insediare veterani tedeschi, e
le pendici occidentali dei Vosgi; le sue fortezze strategiche
andavano demolite e dovevano essere pagati enormi risar-

Londra
Londra celebra la Grande
guerra con la mostra
The Great War in Portraits aperta
fino al 15 giugno alla National
Portrait Gallery di Londra
(www.npg.org.uk). Curata da
Paul Moorhouse, lesposizione
propone un insieme eterogeneo
di foto, filmati, documenti
darchivio, dipinti
e sculture di artisti celebri
come Nevinson, Orpen, Rogers,
Sickert, Kirchner, Epstein.
Sopra: il fotomontaggio I
Valorosi e i Dannati realizzato
con i ritratti di 40 uomini e
donne (pi o meno celebri) che
parteciparono alla Grande
guerra: sicuramente uno degli
angoli pi visitati della mostra.
Nella fotografia sono
riconoscibili tra gli altri: il poeta
e romanziere Robert Graves
(quinto da sinistra, prima fila
dallalto); il pittore William
Orpen (settimo da sinistra,
prima fila dallalto); il Barone
Manfred von Richtofen (quarto
da sinistra, seconda fila
dallalto); un anonimo soldato
Maori (quinto da sinistra,
seconda fila dallalto); la
crocerossina Edith Cavell
(seconda da sinistra, terza fila
dallalto); Harold Gilles, uno dei
padri della chirurgia plastica
(terzo da sinistra, terza fila
dallalto); il poeta e pittore Isaac
Rosenberg (primo da sinistra,
quarta fila dallalto); la ballerina
e spia Mata Hari (quinta da
sinistra, quarta fila dallalto)

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

La Germania respinge i russi

30 08

1914

Le truppe dello zar invadono il territorio


tedesco della Prussia orientale, ma
vengono sconfitte il 30 agosto nella
battaglia di Tannenberg e poi in quella
dei Laghi Masuri (14 settembre). Ha

invece successo loffensiva del generale


Aleksej Brusilov contro gli austroungarici in Galizia. Inferiori alle armate
tedesche, le forze russe reggono il
confronto con quelle di Vienna.

Il miracolo della Marna

12 09

1914

Limpetuosa avanzata tedesca dal


Belgio verso Parigi viene bloccata dai
francesi sul fiume Marna, a breve
distanza dalla capitale. Il 12 settembre
le armate del Kaiser ripiegano e devono

Passato e presente

rinunciare allidea di una guerra lampo


da vincere rapidamente. Ma sono
penetrate per centinaia di chilometri in
territorio francese, dove rimarranno fino
allultima fase del conflitto.

La polemica sulle origini


ha implicazioni politiche

La colpa di Berlino
nella crisi del 1914
oggi soprattutto
un problema inglese
Emerge la diffidenza verso lUe
di TOMMASO PIFFER

cimenti in denaro. Il Lussemburgo sarebbe stato direttamente annesso, il Belgio e lOlanda trasformati in Stati vassalli; le frontiere della Russia drasticamente ridimensionate, un vasto impero coloniale creato nellAfrica centrale, insieme con ununione economica tedesca estesa dalla
Scandinavia alla Turchia.
Machiavelli osservava che le guerre iniziano quando
vuoi, ma non finiscono quando ti piace. Fra il 1914 e il 1918,
quale governo alleato responsabile avrebbe potuto concedere una pace come quella pretesa dalla Germania? ancora difficile capire come, una volta iniziato il conflitto, gli
statisti alleati avrebbero potuto tirarsene fuori prima che
ne fosse deciso lesito sul campo di battaglia. Si permesso
che il punto di vista dei poeti distorcesse drasticamente
la percezione moderna. Mentre la Prima guerra mondiale
fu una catastrofe indicibile per lEuropa, un errore considerarla futile, almeno da una prospettiva britannica.

Nei primi anni Venti la storia della Grande guerra fu soppiantata dal dibattito fra i suoi critici. Costoro furono molto influenzati dalleconomista John Maynard Keynes, un
fervido simpatizzante dei tedeschi, il quale condann
aspramente lingiustizia del trattato di Versailles del 1919,
senza peraltro prendere in considerazione per un attimo la
pace capestro che sarebbe stata imposta da una Germania
vittoriosa.
Fra lavversione di molti europei occidentali nei confronti della Prima guerra mondiale e il loro trionfalismo riguardo la Seconda c un contrasto stridente, e decisamente esagerato. Nessuna persona sensata potrebbe suggerire
che questanno dovrebbe diventare unoccasione per celebrare il conflitto o la vittoria, ma mi piacerebbe sperare che
i politici e i media si libereranno dagli stanchi e sterili clich sulla inutilit di questa guerra e riconoscessero che la
Germania del 1914 rappresentava una forza malvagia, il cui
trionfo doveva essere impedito. Tutte le morti in ogni
guerra sono motivo di compianto, ma lunica alternativa
credibile allenorme sacrificio compiuto dagli Alleati sarebbe stato il prevalere delle forze della tirannia.
(traduzione di Patrizia Vicentini e Lorenza Lanza)
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a Prima guerra mondiale fu una


catastrofe inutile? O fu una guerra giusta per fermare lespansionismo tedesco? A chi va attribuita la responsabilit del conflitto? Ai tedeschi, oppure a tutte le potenze europee, che contribuirono allo
stesso modo a trasformare un conflitto
locale in uninutile strage? E oggi, che
ricorrono i cento anni dallinizio del conflitto, che cosa commemoriamo? La vittoria delle forze democratiche oppure la
sconfitta di tutti i contendenti?
Domande che vengono da lontano, dal
giorno stesso in cui cessarono i combattimenti. A fissare i primi paletti furono le
potenze vincitrici, che nel 1919 vollero inscrivere nel trattato di Versailles la responsabilit della Germania per lo scoppio della guerra. Sappiamo come and a
finire: i tedeschi, umiliati dal trattato, si
gettarono nelle braccia di Hitler, che
spazz via lordine di Versailles. Ma anche
linterpretazione storica sulla quale si basava il trattato non resse alla prova del
tempo. La constatazione che la pace di
Versailles aveva spianato la strada allascesa del nazismo aveva lasciato il segno: in quella luce, la fine del primo conflitto mondiale appariva pi come linizio
di unulteriore tragedia che come una vittoria da celebrare.
Nel 1951, la commissione franco-tedesca chiamata a formulare raccomandazioni su come trattare la Grande guerra
nei libri di testo stabil che a nessuna nazione poteva essere attribuita la volont
predeterminata di causare un conflitto.
Alla fine degli anni Cinquanta la comunit degli storici era orientata per una ripartizione delle responsabilit sfumata,
dove ogni attore aveva contribuito alla catastrofe attraverso leggerezze ed errori di
calcolo. Fu allora che scoppi il caso Fritz
Fischer, dal nome del docente tedesco
che nel 1961 torn a sostenere che nel
1914 la Germania aveva cercato il conflitto
per imporre il suo dominio sul resto dellEuropa. Secondo Fischer, le cui tesi sono ora parzialmente riprese da Max Hastings, gran parte della responsabilit andava quindi attribuita alla Germania, che
nel 1914 avrebbe perseguito obiettivi non
diversi da quelli del 1939.
Ne segu un dibattito infuocato, che si
trascin per anni, con la maggioranza degli storici tedeschi che rigettavano le tesi
di Fischer, e gran parte dei media che le
appoggiavano. Oggi, nonostante gli storici concordino sul peso della politica tedesca nello scoppio del conflitto, la responsabilit tornata a redistribuirsi
equamente tra le cancellerie delle potenze europee, che portarono il continente
alla catastrofe senza rendersene conto.
Questo dibattito ha sempre avuto profonde implicazioni politiche, fin da
quando nel 1919 le nazioni alleate avevano messo per iscritto la responsabilit di
Berlino per imporle il peso delle riparazioni di guerra. In Germania, la disputa
sulle tesi di Fischer and ben al di l della
cerchia degli storici, arrivando a coinvolgere il governo federale. Mentre proprio
nel 1961 il processo ad Adolf Eichmann ri-

portava lattenzione sul genocidio operato dai tedeschi, la tesi di Fischer rischiava
di minare il tentativo della Germania
Ovest di presentarsi come un partner affidabile per gli alleati occidentali: se il
Reich del 1939 non era altro che una versione aggiornata di quello del 1914, diventava difficile presentare la parentesi
nazista come unaberrazione, con la quale Bonn non aveva niente a che fare. Nel
1964, nel pieno di un dibattito che non
cennava a placarsi, il governo tedesco
tent di bloccare un tour di presentazioni
di Fischer negli Stati Uniti. Non ci riusc,
e cos lo storico gir lAmerica con addosso la veste del martire della libert di pensiero. In Inghilterra la polemica scaturita
dal libro di Fischer fu meno accesa, anche perch il sentire comune non aveva
mai smesso di attribuire alla Germania la
responsabilit della guerra.

Oggi invece proprio in Gran Bretagna


che emergono i nodi storico-politici pi
interessanti. In gioco vi sono i rapporti
del Paese con lUnione Europea, ma anche una ridefinizione dellidentit nazionale inglese. Niall Ferguson, nel corso di
un doppio documentario della Bbc del
febbraio scorso che lo contrapponeva
proprio a Max Hastings, ha sostenuto
non solo che con il suo intervento Londra
protrasse inutilmente il conflitto, ma
che, se la Germania avesse vinto, il risultato sarebbe stato qualcosa di simile allodierna Unione Europea a guida tedesca. Ferguson aveva gi sostenuto questa
tesi nel 1998 in La verit taciuta (Corbaccio, 2002), un saggio ora riproposto da
Mondadori con il titolo Il grido dei morti.
Gli storici inglesi hanno reagito con un
certo sdegno, ma pi che aggiungere
qualcosa sulla natura del conflitto questa
tesi la dice lunga sul rapporto ambivalente dello stesso Ferguson, e di parte della
societ inglese, con le istituzioni comunitarie. Da tuttaltra sponda, stato il ministro conservatore allIstruzione, Michael Gove, a infiammare il dibattito con un
articolo pubblicato in febbraio sul Daily
Mail, nel quale accusava gli storici di
sinistra di non valorizzare abbastanza
leroismo dei soldati inglesi che con il loro sacrificio avevano fermato la barbarie
tedesca. Secondo Gove, che lestate scorsa era stato costretto a ritirare davanti a
una valanga di critiche un nuovo programma per le scuole tutto incentrato
sullidentit inglese, il conflitto fu una
guerra giusta contro il darwinismo sociale e lespansionismo tedesco.
Lo storico di Oxford Richard Evans, direttamente chiamato in causa tra coloro
che si dedicherebbero a denigrare valori come il patriottismo, lonore e il coraggio, ha ribattuto che il ministro un
ignorante, sottolineando che la Prima
guerra mondiale era stata una tragedia
per tutti e che quindi cera poco da festeggiare. La polemica sulle origini della
Grande guerra ha cento anni, ma proprio
non li dimostra.
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6 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Il centenario

Fallisce la corsa al mare dei tedeschi

22 11

1914

Il tentativo della Germania di occupare


i porti di Dunkerque e Calais, sulla
Manica, sinfrange in novembre contro
la resistenza alleata presso la cittadina
belga di Ypres, che sar teatro di altre

tre battaglie nel 1915, nel 1917 e nel


1918. Il fronte si stabilizza dal confine
svizzero al Mare del Nord e comincia la
guerra di trincea, in cui lievi avanzate
costano ai contendenti perdite enormi.

Contro lumanit Il massacro di un milione di armeni solo il segnale pi vistoso dellavvio di una deriva che porter ad Auschwitz

La prova generale dellorrore genocida


Deportazioni,
stragi, stupri:
le atrocit
sui civili
preannunciano
un cupo futuro
E rimangono
tutte impunite
di MARCELLO FLORES

a memoria pi vicina e pi forte


della Seconda guerra mondiale,
in cui la met delle vittime sono
state civili, ha fatto spesso dimenticare che i crimini di guerra
e contro lumanit hanno fatto la loro
comparsa nel primo conflitto mondiale.
Le convenzioni dellAia del 1899 e 1907
avevano stabilito quali fossero, nel corso
di una guerra, i comportamenti ritenuti
lesivi della dignit, dellonore, di un sentimento di umanit che dovevano sopravvivere anche in epoca bellica. Ma gi nel
corso del 1915 e del 1916 erano apparsi diversi rapporti sulle atrocit commesse
dallesercito tedesco in Belgio e Francia,
su quelle delle truppe austriache in Serbia, su quelle dellesercito turco ai danni
delle minoranze dellImpero ottomano.
Ma sar soprattutto nel corso della conferenza di pace di Parigi che, nel marzo
1919, una commissione sulle responsabilit degli autori della guerra e sullapplicazione delle punizioni presenter un
ampio e dettagliato rapporto che elencava 32 crimini di guerra e allegava 30 pagine di esempi che enumeravano i luoghi e
i tempi in cui essi erano stati commessi.

Unanticipazione drammatica di quanto sarebbe accaduto si era gi avuta durante le due guerre balcaniche che, nel
1912-13, costituirono la premessa al conflitto mondiale. Anche in questo caso, nel
1914, era stato pubblicato un rapporto, voluto dalla Carnegie Foundation e stilato
da giuristi di sei Paesi, in cui erano elencati gli orrori commessi da tutte le parti
coinvolte (nella prima guerra la Lega balcanica contro lImpero ottomano; nella
seconda il conflitto era scoppiato tra i
membri della Lega, la Bulgaria contro i
suoi ex alleati Serbia, Grecia e Montenegro).
Un ampio affresco in due tomi dello
storico inglese Mark Levene sugli orrori
dei genocidi novecenteschi, The Crisis of
Genocide, dedica la prima parte proprio ai
crimini commessi tra il 1912 e il 1918, mostrando come nellarea prevalente dei
massacri (i Balcani, il Caucaso, lAnatolia)
in realt le violenze continuarono fino almeno al trattato di Losanna del 1922, proseguendo sulla linea di quelle commesse
negli anni precedenti. Levene inquadra
lintero sviluppo mondiale moderno dellOttocento e Novecento come un contesto che favorisce il genocidio e vede le crisi delle semiperiferie dove pi gravi sono le violenze come conseguenza del
generale conflitto tra le grandi potenze in
quelle zone che devono reggere limpatto
del collasso degli imperi tradizionali.
Cercando di superare il contrasto tra
coloro che vedono lorizzonte della guerra
come il contesto pi propizio per le peggiori violenze o, al contrario, come il risultato di dinamiche che localmente hanno gi il segno della barbarie, Levene cerca di comprendere la violenza intreccian-

i
La via dello sterminio
Lo storico britannico Mark
Levene, docente dellateneo
di Southampton, ha appena
pubblicato presso Oxford
University Press un ampio
lavoro in due volumi, The
Crisis of Genocide, nel quale
fa risalire alle guerre
balcaniche e al primo
conflitto mondiale le origini
della Shoah e del Gulag
Una serie di saggi
Il primo volume dellopera di
Levene sintitola Devastation.
The European Rimlands,
1912-1938 (pp. 576, 85).
Il secondo Annihilation. The
European Rimlands, 19391953 (pp. 560, 85).
Questo lavoro si aggiunge a
un altro studio in due volumi
di Levene, Genocide in the
Age of the Nation State,
pubblicato nel 2005
dalleditore I. B. Tauris
I Balcani in fiamme
La prima guerra balcanica
esplose nellottobre 1912 e
port alla sconfitta della
Turchia da parte della Lega
balcanica, composta da
Serbia, Grecia, Bulgaria e
Montenegro. Nel maggio
1913 limpero ottomano fu
costretto a cedere la
Macedonia e gran parte
della Tracia. La seconda
guerra scoppi nellestate
1913 tra la Bulgaria e le
altre nazioni della Lega
balcanica e segn una forte
espansione della Serbia

do le circostanze da cui nasce il


conflitto con la esperienza in cui esso
si concretizza. Per i serbi, ad esempio, gli
islamici macedoni potevano essere assimilati, mentre i musulmani albanesi dovevano essere deportati o sterminati, in
quanto gruppo che sembrava costituire
una minaccia particolarmente pericolosa.
proprio la percezione della minaccia
rappresentata da un gruppo avverso (nazionale, etnico, religioso) a costituire in
genere la molla delle atrocit, oltre alla
spirale di vendetta e controvendetta. Se
nel corso della prima guerra balcanica
migliaia di musulmani ottomani vengono
uccisi dalle truppe serbe e bulgare nel
corso della deportazione di oltre 200 mila
di loro, nella seconda saranno i greci a distruggere 160 villaggi e a giustificare nellestate del 1913 le loro atrocit, sostenendo che i bulgari non erano uomini e che
con i barbari occorre comportarsi da barbari. I massacri dei serbi nei confronti degli albanesi per ridurre il loro peso demografico in Kosovo toccano lapice
nel settembre 1914, quando la repressione
di un tentativo di rivolta conduce allannientamento del distretto di Luma e alla
fuga dei 25 mila sopravvissuti.
quindi senza soluzione di continuit
che si succedono gli eccidi, le deportazioni, le violenze che accompagnano le prime terribili battaglie del conflitto mondiale (Charleroi, Marna, Tannenberg, Laghi Masuri, Langemarck, Cer). La novit,
in questo caso, data dal luogo in cui avvengono le atrocit e da chi le commette.
Nellagosto-settembre del 1914, infatti, sono i soldati tedeschi a creare il terrore tra
le popolazioni del Belgio e della Francia
del nord. Con la scusa del timore di spie e
della presenza di francs-tireurs (civili armati), come nella guerra franco-prussiana di quarantanni prima, il generale von
Blow autorizza il 9 agosto la presa e uccisione di ostaggi e lincendio dei villaggi
dove i tedeschi hanno trovato resistenza.
A Dinant quasi 700 persone (donne e
bambini compresi) vengono allineate e
uccise il 23 agosto, mentre due giorni dopo lincendio di Lovanio distrugger la
preziosa biblioteca medievale, uccidendo
circa 250 persone.
Certo, in termini numerici, le 6.500 vittime civili del Belgio sono poca cosa di
fronte a oltre un milione di morti che
conter, di l a un anno, il genocidio degli
armeni da parte ottomana, o ai massacri
degli assiri e alla deportazione dei greci; o
alle altre deportazioni di cui sono vittime

SSS
Uninchiesta inutile
Alla Conferenza di pace
una commissione apposita
raccolse un dossier sulle
peggiori violenze che per
non ebbe alcun seguito

I crimini della guerra


xx

numero dei morti

entit delleccidio

1914

Agosto 1914

6.500

I civili belgi
uccisi
dallesercito
tedesco

Dicembre 1914

200

Settembre 1914

300

Gli ebrei uccisi


a Leopoli,
nella Galizia
austriaca,
dai cosacchi russi
Sedicimila
vengono cacciati
dalle loro case

1915

Attacco navale
tedesco
alla popolazione
civile inglese

Aprile 1915

1.000.000

Genocidio degli
armeni e degli
assiri in Turchia
I tedeschi usano
per la prima
volta i gas
asssianti a
Ypres (Belgio)

Gennaiofebbraio 1915

600

Attacchi aerei
tedeschi
sulle citt inglesi

300

i serbi uccisi
a Surdulica
dai bulgari,
alleati degli
austro-tedeschi

Agosto 1915

1916

12

La nave inglese
Baralong affonda
il sommergibile
tedesco U-27:
i superstiti
del naufragio
vengono uccisi

Settembre 1915

2.000
Maggio 1915

1.198

Serbi massacrati
dai bulgari
a Bogumili
(Macedonia)

1917

Un sommergibile
tedesco affonda
il piroscafo
Lusitania

Gli inglesi
usano i gas
asssianti
contro tedeschi
a Loos, in Francia

Aprile 1917

Settembre 1918

20.000

I bulgari reprimono
nel sangue
una rivolta serba
nel distretto di Toplica
Ottomila ragazzine
sono vendute
agli harem
di Costantinopoli

1918

9.000

Armeni uccisi
a Baku
dagli azeri

CORRIERE DELLA SERA

in Russia oltre 300 mila tedeschi del Volga


inviati in Siberia, o 100 mila ebrei rimossi
dalle aree vicino al fronte e mandati in Polonia, mentre i cosacchi nel settembre
1914 entrano nella capitale della Galizia,
Leopoli, uccidendo coloro che sono rimasti e distruggendo la citt.
La deportazione larma privilegiata,
perch permette di uccidere o di far morire indirettamente una gran quantit di
nemici presunti, impossessandosi di beni e villaggi e lasciando spesso alla popolazione locale il compito di intervenire
contro le minoranze (ma queste minoranze, in Russia, sono oltre sette milioni
di persone che saranno rimosse dalle loro
case nel corso della guerra e saranno vittime della violenza militare dellesercito zarista e a volte anche di quello nemico).

Lo stupro di massa nei confronti delle


donne e spesso delle bambine dei
villaggi occupati fu una costante che anticip e accompagn le distruzioni e le deportazioni. Ci avvenne in particolare, e
con decine di migliaia di casi, nel corso
della deportazione degli armeni, dellespulsione degli ebrei dalle regioni occidentali della Russia, dellinvasione della
Galizia, delloccupazione austro-ungarica
e bulgara della Serbia. Autorizzati e incoraggiati dalle gerarchie militari, gli stupri
di massa si rivelarono strumenti del genocidio e della snazionalizzazione. Quelli
commessi sul fronte orientale e balcanico
di gran lunga la maggioranza passarono per quasi inosservati, mentre fu alle centinaia compiuti da parte tedesca in
Belgio e Francia che si diede particolare
attenzione, anche se prevalentemente da
parte di organizzazioni femminili.
La commissione che nel marzo 1919
consegna il suo rapporto sulle violazioni
delle leggi di guerra e sui crimini contro lumanit e la civilt (come le grandi
potenze avevano dichiarato nel maggio
1915, avvertendo la Turchia che tutto il suo
governo sarebbe stato ritenuto colpevole
dei massacri degli armeni da poco iniziati) indica come responsabilit principali
delle armate tedesche, austriache e ottomane, i massacri e il terrorismo sistematico, la messa a morte degli ostaggi, la tortura di civili, la deliberata riduzione alla
fame, lo stupro, il sequestro di ragazze e
donne per la prostituzione forzata, la deportazione, le condizioni inumane dellinternamento, il lavoro forzato dei civili
nel corso di operazioni militari.
Di alcuni di questi delitti si erano resi
responsabili anche le potenze vincitrici.
Ma il disaccordo politico (e soprattutto
lopposizione americana alla definizione
stessa di crimini contro lumanit e allinstaurazione di un tribunale internazionale) imped che perfino per le nazioni
sconfitte scattasse la risposta di una giustizia internazionale che pure sembrava
avere individuato ci che era accaduto.
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DOMENICA 11 MAGGIO 2014

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

Lo scacco inglese a Gallipoli

25 04

1915

Un corpo di spedizione a guida


britannica sbarca il 25 aprile 1915 a
Gallipoli, nello stretto dei Dardanelli,
per cercare di occupare Costantinopoli
e mettere fuori gioco la Turchia, entrata

in guerra il 29 ottobre 1914 al fianco di


Vienna e Berlino. Ma loperazione si
arena di fronte allostinata resistenza
ottomana. Gli Alleati si ritireranno da
Gallipoli allinizio del 1916.

Lintervento dellItalia

24 05

1915

Paralleli

Dopo aver concluso in segreto il patto di


Londra (26 aprile 1915) con le potenze
dellIntesa (Francia, Gran Bretagna e
Russia), lItalia entra in guerra contro
lAustria-Ungheria il 24 maggio. La

maggioranza dei deputati contraria,


ma il governo di Antonio Salandra forza
la mano al Parlamento, con lappoggio
del re, anche grazie alle agitazioni degli
interventisti, tra cui Benito Mussolini.

La storia della conquista del Belgio (come


la Polonia nel 39) e della sua resistenza

Diclorodietilsolfuro (iprite)
Il gas letale soffoca le trincee
dal nostro corrispondente a Bruxelles LUIGI OFFEDDU

Linvasione
BELGIO

RA

Anversa
Bruxelles

Liegi

NC

GERMANIA

Ostenda
Ypres

OLAND

Vienna
Sopra: Egon Schiele (1890-1918), Ritratto di un giovane volontario dei lancieri (1916), una delle opere in mostra al
Leopold Museum fino al 15 settembre (www.leopoldmuseum.org) per Larte nonostante tutto! Austria 1914-1918 .
In alto, nella pagina accanto, da sinistra: Albin Egger-Lienz (1868-1926), Danza di morte (1908) al Belvedere fino
al 9 giugno (www.belvedere.at) per Danza macabra. Egger-Lienz e la guerra; Volontari e cani sanitari raccolgono fondi
per i soldati in battaglia (1916) al Wien Museum dal 16 ottobre al 18 gennaio 2015 (www.wienmuseum.at)
nellambito della mostra Vienna nella Prima guerra mondiale. Scene di vita quotidiana in citt nelle fotografie e nei disegni

to cattur per sempre nel loro gesto:


il sigillo della pace stuprata, dellEuropa dimentica di se stessa; e di
qualcosaltro ancora, un Male mai
prima concepito, la strage del popolo ebraico. La Polonia come il Belgio, micce di un incendio che divor
poi tutto: poche ore dopo il levarsi
della sbarra, ricominci lApocalisse.
E in Belgio, come in Polonia, tutto
questo non mai stato dimenticato.
La sensazione del colpo alle spalle
non mai sbiadita nella memoria
nazionale, seppure divisa nelle due
comunit di lingua e storia diversa, i
fiamminghi e i valloni francofoni.
Anzi, ha continuato ad acuire vec-

IA

Questa lunica parte del Belgio


che i tedeschi non occupano,
fermati dalla resistenza alleata
a Ypres e dallinondazione
articiale dellarea del ume Yser

E. LAMEDICA

no chiffon de papier, un
brandello di carta. Alla
sera del 4 agosto 1914, andava considerata cos la
promessa di neutralit
garantita al Belgio dalle cinque potenze europee, fra cui la Germania.
Lo disse chiaro e tondo il cancelliere
tedesco Theobald von BethmannHollweg, nella lingua dei diplomatici, allambasciatore britannico a
Berlino, sconvolto da quelle parole.
Perch la promessa fatta a Bruxelles
era un patto solenne che risaliva al
1830, anno di nascita del Belgio indipendente. Era la parola donore di
un continente intero. Ma fu stracciata lo stesso. Una manciata di ore
dopo, il piccolo Belgio fu invaso dalla grande Germania, che da anni
con il suo piano Schlieffen puntava alle Fiandre e al mare per poi accerchiare la Francia e subito dopo
affrontare la Russia zarista. Poi si
mossero gli eserciti degli altri giganti, da Parigi a San Pietroburgo e
a Londra.
Era linizio della Grande guerra,
un secolo fa, lo scontro atteso fra il
mondo germanico, quello anglosassone, quello franco, quello slavo,
quello italico-mediterraneo. E fra
grandi strateghi, o eroi nascosti: come si vide quando, travolti dallimpeto degli invasori, i belgi risposero
a colpi di alta marea, aprendo le
chiuse di Nieuwpoort sulla costa e
allagando le campagne dellYser,
che per i tedeschi si trasformarono
in paludi invalicabili: un episodio
quasi sconosciuto, raccontato da
Ian F.W. Beckett nel suo libro La prima guerra mondiale. Dodici punti
di svolta (Einaudi).
La Grande guerra fu anche uno
scontro di dominatori idealisti, secondo (pochissimi) storici, o di colossi industriali in fase di sovrapproduzione, secondo altri. Ma lo
chiffon de papier stracciato dalle
mani del Belgio non sarebbe rimasto il solo, nella storia dEuropa.
Venticinque anni dopo, si rivelarono
un brandello di carta anche le
promesse fornite da un altro cancelliere tedesco, Adolf Hitler, a un altro
Paese fragile, la Polonia. Il 1 settembre 1939, una sbarra di confine
in un bosco fu sollevata da un manipolo di soldati tedeschi, che una fo-

chie ferite: perch se per lultima


guerra mondiale storicamente accertata lesistenza di un forte collaborazionismo vallone (Lon Degrelle) o fiammingo (Staf De Clercq) al
fianco dei nazisti, anche sulle origini del primo conflitto sono sempre
circolate voci su frange fiamminghe
che avrebbero agevolato linvasione
tedesca, per la tradizionale avversione ai valloni francofoni e alla loro
madre, la Francia.
Altre memorie sono sempre l, da
un secolo: il diclorodietilsolfuro, il
gas usato per la prima volta pare
dai tedeschi nel 1915 ha un nome
ben pi noto, iprite, poich deriva
dalla citt belga di Ypres, le cui trincee furono trasformate in atroci luoghi di esperimenti chimici. Allinizio di tutto, fra Belgio e Germania,
lorgoglio del primo e la determina-

zione bellica della seconda formarono in 48 ore una miscela devastante. E basata, ancora una volta, su
due chiffon de papier. Primo documento: Ore 19 del 2 agosto 1914, Legazione imperiale tedesca a Bruxelles. Estremamente riservato Le
misure prese dai nemici della Germania (i francesi, ndr) lobbligano a
violare il territorio belga. Poi: se
il Belgio non sar ostile, verr indennizzato. Se no, sar considerato
un nemico di Berlino.
Cera anche qualcosa di non detto: il piccolo Belgio aveva ricche colonie in Africa, come il forziere del
Congo, e la Germania padrona
del Tanganika o della Namibia
ambiva a divenirne lerede. Lultimatum di Berlino celava pure questo,
fra le righe. Ma i belgi non potevano
accettare. E cos, ecco la risposta del
3 agosto: Se il Belgio accettasse, sacrificherebbe lonore della nazione
e nello stesso tempo tradirebbe i
suoi doveri verso lEuropa.
Bruxelles non poteva sostenere a
lungo lassalto di un esercito cos
potente. In poche settimane, i tedeschi piallarono villaggi e battaglioni
nella loro corsa verso nord. Poi per
ci fu la parentesi eroico-geniale di
Nieuwpoort, sul Mare del Nord. Come raccontato nel libro di Beckett,
un ingegnere e un vecchio battelliere, cui sono dedicati due monumenti sul posto, furono i probabili
ideatori delloperazione. Il generale
francese Ferdinand Foch e i capi
dellesercito belga si contesero poi il
merito di aver autorizzato linondazione. E Gerald Dingens, il guardiano della chiusa di Nieuwpoort, coordin tutto. Raccontarono pi tardi i diari di guerra tedeschi: La
mattina del 30 (ottobre 1914, ndr) le
truppe in avanzata si trovarono immerse nellacqua fino alle caviglie,
poi il livello era salito gradualmente
e ora si trovava allaltezza delle ginocchia, e a malapena riuscivamo a
trascinare i piedi fuori dal terreno
argilloso. Lauto-inondazione
ferm, almeno in quella zona, le
truppe del Reich. Il Davide belga
aveva trasformato in un bagno di
fango la marcia trionfale del Golia
Kaiser.
loffeddu@corriere.it
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8 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

Il centenario
Svolte

Esce di scena la Serbia

09 10

1915

I tedeschi occupano Belgrado e nel giro


di poche settimane viene stroncata la
resistenza dei serbi, che nel 1914
avevano tenuto testa con successo agli
attacchi dellAustria-Ungheria. Anche

sul fronte russo le truppe asburgiche


stentano, mentre sono le armate del
Kaiser Guglielmo II a cogliere le vittorie
pi importanti, come la conquista di
Varsavia, il 5 agosto 1915.

Nel giugno del 1914 i due giovani romagnoli furono allavanguardia nei moti sovversivi della
Settimana rossa. Ma subito dopo entrambi si schierarono per lingresso in guerra

Mussolini e Nenni, ribelli interventisti


di CLAUDIO VENZA
LENS
mile Betsellre (1846-1880),
LOubli (1872, olio su tela):
il simbolo della mostra I disastri
della guerra. 1800-2014 in
programma dal 28 maggio al 6
ottobre al Louvre di Lens,
Francia (www.louvrelens.fr).
Dodici sezioni, 450 opere e 200
artisti (da Gricault a Goya,
da Picasso a Richter)
per raccontare come la guerra,
nonostante la sua atrocit,
sia da sempre stata utilizzata
come uno strumento di potere

a monarchia condannata. Cadr oggi o cadr


domani, ma cadr sicuramente e presto. Cos
scrive il leader anarchico
Errico Malatesta indicando lobiettivo della
rivolta iniziata l8 giugno 1914 e passata alla
storia come Settimana rossa. In effetti la
notizia della caduta dei Savoia circola tra
gli insorti e ne anima la lotta. Lenorme, e
pare irrefrenabile, movimento parte da un
fatto di sangue: luccisione di tre manifestanti, due repubblicani e un anarchico,
colpiti dagli spari dei carabinieri ad Ancona dopo il comizio antimilitarista del 7
giugno. Lagitazione vuole ottenere lo scioglimento delle compagnie di disciplina,
reparti punitivi per soldati sovversivi, e
linizio del processo ad Augusto Masetti,
lanarchico che nel 1911 aveva sparato a un
ufficiale che incitava a partecipare alla
guerra di Libia.

La dimensione e la radicalit dellinsurrezione sorprendono gli stessi rivoluzionari. Come ricorda Luigi Lotti nel suo studio ormai classico, il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris confessa:
Non credevamo ci fosse in Italia tanta
materia infiammabile. Fra i protagonisti
si fanno notare, oltre a Malatesta e a Luigi
Fabbri, il dirigente repubblicano Pietro
Nenni e il socialista estremista Benito
Mussolini. Non a caso gli ultimi tre sono
romagnoli o marchigiani. Una regione ampia, e dalle tradizioni ribelli, lepicentro
della sollevazione. Si va da Ancona, la citt
pi importante, alle intere Marche e si
coinvolge in pieno la Romagna rossa. La
forza pubblica, polizia ed esercito, sembra
restare paralizzata di fronte alloccupazione di municipi, allassalto di chiese, allinvasione di edifici statali. In effetti molti reparti restano senza ordini, in quanto il telegrafo viene sabotato in pi punti e le comunicazioni ferroviarie sono quasi
totalmente sospese. In queste condizioni

i
Alle radici dellazionismo
Linterventismo uno dei
temi in discussione alla
decima edizione del
seminario Giellismo e
azionismo, cantieri aperti,
che si tiene ogni anno a
Torino. In particolare il 16 e il
17 maggio, presso la sala
conferenze del Museo
diffuso della Resistenza, si
svolger lincontro
Dallinterventismo al Partito
dAzione, aperto da una
relazione di Mario Isnenghi
Il testo di riferimento
Il saggio La Settimana rossa
dello storico Luigi Lotti
venne pubblicato nel 1965
dalleditore Le Monnier

esplode una rabbia popolare che porta


perfino alla ripresa di vecchie simbologie e
pratiche. In diverse piazze di centri romagnoli, e non solo, si innalza lAlbero della
libert, si assaltano i circoli dei notabili e
si proclama la Repubblica a livello comunale.
In grandi citt, da Roma a Milano, da Torino a Firenze, dilaga lo sciopero generale.
La Cgl, il sindacato socialista diretto dai
moderati, deve seguire la mobilitazione
spontanea e avallare le sospensioni del lavoro che si stanno moltiplicando. Sar poi
la stessa confederazione sindacale maggioritaria a spegnere lincendio insurrezionale, con laccordo della maggioranza riformista del Psi: il 10 giugno dichiara la fine delle agitazioni e il ritorno in fabbrica o
nei campi. Malgrado parte dei rivoltosi intenda continuare la lotta, che prosegue in
diversi centri fino al 13, la rottura dellunit
fra le organizzazioni e le stesse indecisioni
dei protagonisti portano al termine della
massiccia agitazione, la pi importante
dallUnit dItalia. Larrabbiato Mussolini
accusa di fellonia i dirigenti sindacali.
Anche il movimento pi sovversivo,
quello anarchico, deve fare i conti con limpossibilit di realizzare una vera rivoluzione che, come pi volte proclamato da Malatesta, dovrebbe far s che nessuno manchi di pane, che nessun bambino manchi
di latte, che gli ospedali siano forniti di tutto loccorrente.
Dal punto di vista dello Stato, la Settimana Rossa mostra i limiti del controllo istituzionale sulla popolazione. Ci risponde,

secondo il capo del governo, Antonio Salandra, a una linea politica di massima
prudenza. Si tratterebbe di mantenere la
difesa militare dei punti nevralgici e di
aspettare linevitabile riflusso del movimento.

SSS

SSS

Il ripristino dellordine viene facilitato


da un avvenimento che cambia la storia
mondiale. Nel giro di alcune settimane, in
seguito allattentato di Sarajevo, scoppia la
Prima guerra mondiale e tutto il continente investito da un terremoto. Niente sar
pi come prima del 1914. La guerra provoca
in Italia un acerrimo scontro interno fra interventisti e neutralisti, spostando il piano
del confronto dallambito sociale a quello
politico e militare. Levento traumatico ha
effetti sui singoli esponenti delle agitazioni della Settimana rossa. A ci si aggiunga
lavvio di una nuova fase repressiva e diversi esponenti di primo piano, tra cui Malatesta e Fabbri, scelgono la via dellesilio.
In poco tempo si ridimensiona il contenuto antimilitarista che era stato la miccia
della tentata insurrezione del 7-13 giugno.
In realt i repubblicani restano antisabaudi, ma tra loro emerge con prepotenza la
componente patriottica. Inoltre si sviluppa
in modo quasi irresistibile un altro elemento: il bisogno dellazione e il rifiuto
della passivit di fronte a un fatto cos
enorme come la guerra mondiale. Il patriottismo dazione si impone progressivamente quale viatico dellimpegno dei re-

Masse in rivolta
Dopo Sarajevo
Tre manifestanti furono Il movimento sindacalista
uccisi ad Ancona e in tutta rivoluzionario si spacc tra
Italia si scaten una lunga
chi voleva entrare nel
ondata di scioperi, cortei, conflitto e chi rimaneva su
assalti agli edifici pubblici
posizioni antimilitariste

pubblicani. Lo stesso Nenni dichiara pubblicamente, dal carcere, di auspicare lintervento italiano e la partecipazione
volontaria dei militanti.
Altri attivisti di primo piano nella Settimana rossa scelgono invece la continuit
con lantiautoritarismo. Cos Armando
Borghi, nel convegno del sindacato rivoluzionario Usi del settembre 1914, rompe con
una personalit di grande prestigio come
Alceste De Ambris, segretario della potente Camera del lavoro di Parma. Questi si
schiera per lintervento ed quindi espulso dal sindacato insieme a non pochi seguaci.
Da parte sua Benito Mussolini, direttore
dellAvanti! e quindi ai vertici del Psi, ha
valorizzato la Settimana rossa come momento di rottura del sistema vigente. La
sua ricerca ossessiva delle circostanze eccezionali che possano favorire lo scoppio
insurrezionale trova poi soddisfazione
nella deflagrazione bellica. Polemizzando
con gli antibellicisti, vede nel conflitto in
corso in Europa un rimescolamento di carte talmente profondo da creare, anche al di
l delle intenzioni di governi e alleanze,
nuovi spazi per la guerra rivoluzionaria.
Dopo alcuni mesi di conferme e riconferme della linea ufficiale socialista della
neutralit assoluta, in un articolo del 18
ottobre 1914 enuncia una neutralit attiva
e operante, formula personale e sintomo
di un radicale cambiamento di prospettiva.
In ultima analisi, la Settimana rossa ha
rappresentato per i suoi protagonisti una
duplice esperienza valutata in modo in apparenza coincidente: stata una lotta aperta e foriera di una trasformazione senza ritorno della societ. Pro e contro la guerra
sono le due posizioni opposte di chi riflette, da angolature politiche e ideali divergenti, sul medesimo cruciale momento
storico. appena terminato, ma appare gi
lontano e sfumato.
venza.claudio@gmail.com
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10 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Il centenario

Lotta metro per metro a Verdun

21 02

1916

I tedeschi lanciano una massiccia


offensiva contro le fortificazioni francesi
di Verdun. La lotta prosegue cruenta per
molti mesi, fino a dicembre, con perdite
enormi da entrambe le parti. Alla fine il

fronte ritorner sostanzialmente al


punto di partenza. Lo stesso avviene in
estate sul fiume Somme, dove
uninfruttuosa offensiva britannica
provoca un numero enorme di morti.

Confini La geografia si
impose come strumento
per combattere. Palloni
aerostatici, apparecchi a
motore e piccioni
mapparono il territorio
con la precisione di un
satellite: uno studio della
Fondazione Benetton

dal nostro inviato a Treviso


CARLO VULPIO

bituati ad associare i colombi alla


pace la prima colomba con il
ramoscello dulivo fu quella che
annunci a No la fine del diluvio
universale e scoprire invece
quanto questi pennuti siano stati utili e addirittura essenziali in guerra, per esempio nella Grande guerra, significa poter raccontare
la storia di questo conflitto in un altro modo.
Lo stesso discorso vale per laerostato, la mitologica mongolfiera del barone di Mnchhausen, che nella Prima guerra mondiale
diventa il pallone frenato, cio vincolato al
suolo da lunghi cavi per poter meglio osservare e fotografare anche da 1.500 metri di altitudine ci che accade sul suolo nemico e alloccorrenza sbarrare il volo agli aerei ricognitori. I quali, anchessi, osservano e fotografano luoghi e obiettivi, pi che colpirli, e,
assieme alle notizie portate dai colombi, ai
rilievi eseguiti da bordo dei palloni frenati e
alla spola incessante dei soldati in bicicletta
(i ciclisti esploratori e portaordini, ma anche
gli assaltatori), consentono di raccogliere
ogni notizia utile a individuare le postazioni
militari, il corso di fiumi e torrenti, i valichi, i
ponti, e a collocare tutta questa mole di informazioni su mappe e carte geografiche disegnate con una precisione che sar superata
soltanto dai rilievi satellitari di l da venire.
Ecco, le carte geografiche. Lesplosione
della Grande guerra oltre che ai grandi

COLOMBI CARTOGRAFI CON LELMETTO


giochi delle grandi potenze, con relativi
grandi scenari e grandi massacri (altro che
lassassinio dellarciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo per mano di Gavrilo Princip come causa prima del conflitto) deve molto alle carte geografiche e allideologia
di cui traboccavano, poich quelle carte geografiche riuscirono in una missione delicata, che alcuni decenni dopo avrebbe fatto
dire al grande geografo francese Yves Lacoste
una cosa molto semplice e molto netta, e
cio che la geografia serve, principalmente,
a fare la guerra.

Yves Lacoste formul questo fulminante


enunciato nel 1976 rilanciando di fatto la
geopolitica, allepoca guardata con sospetto
perch considerata un prodotto di marca
hitleriana ma a metterlo in pratica era stato gi nel 1916 lIstituto geografico De Agostini di Novara, che pubblic lAtlante della nostra guerra (curato da Achille Dardano, Giuseppe Dalla Vedova e Luigi Filippo De Magistris) con lo scopo dichiarato di convincere il
pubblico che lentrata in guerra dellItalia (24
maggio 1915) era fondata sulla giusta causa
del ripristino dei confini naturali.
Proprio questo per era (ed ) il punto.
Quali sono i confini naturali, come si individuano? Con le catene montuose tipo le Alpi o
i Pirenei? Con la teoria del displuvio vale a
dire in base alla direzione che prendono i
corsi dacqua , che per lItalia, per esempio, comporterebbe due spartiacque, larco
alpino e quello appenninico? Di modo che
tutte le popolazioni al di qua delle Alpi sarebbero italiane e quelle al di l tedesche e
francesi?

i
Il seminario
Per un atlante della Grande
guerra il titolo del seminario
che si terr allUniversit
Roma Tre, Dipartimento di
Studi Umanistici, il 21 e 22
maggio: tratter gli aspetti
geografici e storici della
guerra (confini, spionaggio,
didattica, cartografia,
meteorologia, pubblicistica,
armi) con docenti e studiosi
di Cnr, Societ geografica
italiana, Fondazione Benetton
Studi e Ricerche, Centro Studi
Martini di Trento, Fondazione
Museo Storico del Trentino e
delle Universit della Tuscia,
di Parma, Trento, Bologna,
Messina, Firenze, Napoli,
Padova, Siena, Trieste e delle
tre di Roma (Sapienza, Tor
Vergata e Roma Tre)

Un lavoro della Fondazione Benetton Studi e Ricerche che diventer mostra itinerante e, in collaborazione con la Cineteca del
Friuli, documentario per le scuole superiori
dimostra che non esistono confini naturali netti, precisi, matematici. Gi difficile
spiega Massimo Rossi, il geografo storico
che ha coordinato la ricerca individuare il
confine naturale tra Europa e Asia, figuriamoci stabilire quelli tra le sottoregioni europee. Forse questo concetto potrebbe valere
soltanto per la Gran Bretagna, completamente circondata dal mare, ma gli altri sono
tutti confini convenzionali, linee geometriche, come ben evidente per gli Stati Uniti
dAmerica o lAfrica.
Le cose si complicano ulteriormente
quando a presunti confini naturali si aggiungono quelli etnografici, che tra laltro non
coincidono mai geometricamente con i primi, e a questi i confini linguistici e religiosi.
Come accadde proprio per il Regno dItalia, il
pi giovane degli Stati europei dal punto di
vista della geografia politica, in cui il lavoro
sulle carte geografiche sembrava essere diventato quasi un febbrile tentativo di quadratura del cerchio, al punto da portare lirremovibile irredentista Ettore Tolomei prima a
cambiar nome al Sud Tirolo, chiamandolo
sulle cartine Alto Adige, e poi, in periodo fascista, diventato senatore, a prodigarsi nella
italianizzazione forzata dei cognomi stranieri e di circa settantamila toponimi tra
Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e
Dalmazia.
Tra le immagini e i documenti inediti scovati da Rossi nel Kriegsarchiv di Vienna e nellArchivio storico dello Stato maggiore dellesercito italiano, vi una cartina accompagnata da una corrispondenza tra Tolomei e

Cesare Battisti (socialista e certo non meno


patriota del primo), in cui questultimo cerca
di moderare le rivendicazioni del suo interlocutore sullAlto Adige, consigliandogli
di spostare la linea di confine pi a sud, cosicch allItalia rimarrebbero tutto il Trentino e le aree di lingua italiana e allAustria la
parte di lingua tedesca. Ma in clima di guerra
ragionamenti e distinzioni, pur se fondati,
vennero travolti. E nemmeno le argomentazioni di un Gaetano Salvemini, che pure era
interventista, ma accettava lirredentismo
solo come difesa della lingua e della nazionalit italiana e si scagliava contro tutti coloro che sbraitano di confini naturali, servirono a rendere meno ingarbugliata la matassa e a far capire, per esempio, che una cosa erano lIstria e gli italiani dIstria, unaltra

lAlto Adige e i suoi sudtirolesi. Niente da


fare, le carte geografiche che certificavano
levidenza dei confini naturali erano riuscite
a imporre una vera visione del mondo. Un risultato enorme. Che tuttavia, sostiene Rossi,
non servito a far capire che il contributo
dei geografi allo studio della Grande guerra
una modalit non ancora sufficientemente
percorsa.
Non si tratta di un problema di poco conto,
o squisitamente accademico. un problema
politico, come hanno detto a Rossi quando
ha richiesto agli uffici di Bolzano una carta
tecnica regionale e gliene hanno inviata una
muta. Poich di quella carta esiste una versione con i toponimi in tedesco e una in italiano, hanno voluto evitare incidenti diplomatici. Segno che la guerra non finita.

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 11

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

La spedizione punitiva degli austriaci

15 05

1916

Dopo essere rimaste a lungo sulla


difensiva, respingendo gli attacchi del
generale Luigi Cadorna sul fronte
dellIsonzo, le forze austro-ungariche
effettuano uno sfondamento in

Trentino e avanzano fino a conquistare


Asiago, che per devono abbandonare
in giugno dinanzi alla controffensiva
italiana. Loperazione nota come
Strafexpedition, spedizione punitiva.

In mostra

Il tricolore a Gorizia

09 08

1916

La sesta offensiva di Cadorna sul fronte


dellIsonzo ottiene finalmente una
vittoria di rilievo con lingresso a Gorizia
il 9 agosto. Ma nei mesi successivi gli
ulteriori tentativi di avanzata (si

giunger fino allundicesima battaglia


dellIsonzo) saranno fermati dagli
austro-ungarici, attestati su posizioni
solide, malgrado il terribile dispendio di
uomini e di mezzi da parte italiana.

Il Mart di Rovereto prepara lesposizione dellautunno. Un itinerario


complesso che associa Balla alle cartoline, Kentridge alle fotografie

Prima lenfasi e leroismo, poi labisso


Gli artisti a tu per tu con i conflitti
di VINCENZO TRIONE

Un piccione viaggiatore nella fotografia di un


manuale militare italiano per laddestramento. Si
distingue, legato alla zampa, il tubetto metallico
dove veniva introdotto, arrotolato, il foglietto
con i messaggi. Sotto una mappa (italiana) con i
rilevamenti e le annotazioni austriache
Non solo quella, inutile nasconderselo, condotta attraverso la pratica diseguale del diritto di accesso agli impieghi pubblici e delluso
del bilinguismo, ma anche quella combattuta
a colpi di mappe e carte geografiche in maniera non molto diversa da ci che accadde
durante la Grande guerra, quando questo
compito come abbiamo detto allinizio
era affidato ai ciclisti, ai ricognitori, ai palloni
frenati e soprattutto ai colombi. I quali, smistando le notizie dalle trincee ai quartieri generali con un rischio scarso o nullo di essere intercettati e perdite contenute (180 colombi su 1.500 impiegati, appena il 12 per cento,
dice un rapporto del 1918) , consentivano a
geografi e cartografi di tradurre quei pizzini
volanti, i colombigrammi, in mappe e carte
preziose. E con una velocit impensabile, visto che un colombo in media copriva un tragitto di 30 chilometri in 30 minuti e che, nonostante la foschia e i gas lacrimogeni, il colombo numero di matricola 32 ha percorso
130 chilometri in unora e 50 minuti.

Questa guerra vista da vicino stata raccontata in pagine molto belle da autori come
Hemingway, Remarque, Rigoni Stern, Dos
Passos e, dalla parte austriaca, da Fritz Weber. Ma degli alati messaggeri che rendono
utili servizi al Paese, e delle norme da osservare per la loro alimentazione e igiene, fino
alle minuziose regole per tubetti e taschette
che dovevano contenere i dispacci, ci parlano
solo le relazioni di servizio finora sepolte
negli archivi redatte da chi era al fronte,
ignaro che la geografia serve principalmente a fare la guerra.
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al canto allapocalisse. Dallenfasi alla catastrofe. Dallo slancio


allabisso. In queste oscillazioni
potrebbe essere racchiuso il dialogo tra gli artisti e la guerra, al
centro della grande mostra che si terr nei
prossimi mesi al Mart di Rovereto (dal 4 ottobre), La Grande guerra che verr non la
prima. Grande guerra: 1914-2014, promossa con il patrocinio della Presidenza del
Consiglio dei ministri - Commemorazione
del centenario della Prima guerra mondiale: unesposizione che conferma il Mart come uno tra i pochi musei italiani oggi impegnati in progetti di ricerca ambiziosi e sempre stimolanti.
Un itinerario complesso, ispirato da due
versi di Brecht (La guerra che verr/ non
la prima), che raduner materiali eterogenei (quadri, disegni, incisioni, fotografie,
manifesti, cartoline, corrispondenze, diari,
film, musiche) e li suddivider in una serie
di piani-sequenza dedicati ad alcune figure:
soldati, donne, bambini, medici, religiosi,
intellettuali, artisti. Non si seguir un criterio cronologico, ma ci si affider a un gioco
di corrispondenze non sempre evidenti tra
momenti non contigui. Servendosi di un
inatteso montaggio tra documenti e
monumenti tra reperti e opere darte
verr disegnato un racconto allinterno
del quale si incontreranno testimonianze
ed evocazioni. Narrazioni visive in diretta
(Balla, Boccioni, Carr, Severini, Depero,
Beckmann, Sironi), trasfigurazioni (Baj,
Boetti, Kentridge) e apologhi visivi a distanza (Mauri, Lucchi e Gianikian, Jarr, Paci, Sala, Farocki, Abdul).
La filosofia sottesa a questo film involontario chiara: considerare la guerra non come un episodio lontano e definitivamente
archiviato, ma come un evento sempre vivo,
che attende ancora un ininterrotto dispiegarsi di riscritture. Un evento che non appartiene a unepoca particolare, ma dice il
modo in cui lOccidente guarda le cose: la
loro natura, il loro disfarsi. Misurarsi con la
guerra, perci, significa misurarsi con il tema della cultura contemporanea.

In principio c lepica moderna. Enfasi,


slancio, passione. Sentimenti che ritroviamo innanzitutto nelle pronunce poetiche
dei futuristi, per i quali la guerra una sorta
di potente medium. strumento per radere
al suolo edifici antichi e per favorire la rigenerazione del nostro pianeta dalle sue fondamenta: per spazzare via perbenismi, conservatorismi, prudenze, convenzioni, rituali. mezzo liberatorio e purificatorio, quasi
una verifica sanguinosa delle loro audaci
teorie. Ed sola igiene del mondo, perch rivela una totalit che comprende e trascende lindividuo: dona la vita come unit
dentro cui strappi e lacerazioni si compongono, come i naufragi e le tempeste nella
totalit del mare (Magris). Ma la guerra
soprattutto il luogo dove si compie il trionfo dellimmaginazione. Lo spazio allinterno del quale vita e arte entrano in collisione, si confondono e si sovrappongono. Il
conflitto viene attraversato in prima persona (molti futuristi vanno al fronte) ed
estetizzato, sublimato. Alimenta i ritmi interni della poesia visiva, che sovente simula
le onomatopee belliche; e suggerisce i vortici quasi astratti di Balla, gli impasti di Boccioni, le danze di Severini e le feste di Depero.
In filigrana, la ripresa di alcune problematiche classiche. Nei poemi omerici, la
guerra cosa bella, sede delleroismo,
ambito dove si ha la traslucida manifestazione del talento delluomo, regno nel quale si altera lordine naturale dei fenomeni,
impero dove atti e sacrifici vengono avvolti
dentro la luce abbacinante della gloria: La
guerra come ha ricordato Antonio Scurati (Guerra, Donzelli) consentiva di ve-

Sopra: Gino Severini (1883- 1966), Cannoni in azione (1915, olio su tela). Sotto:
Anonimo, Il battaglione volontari ciclisti e automobilisti (1915, foto in bianco e
nero); Mario Sironi (1885-1961), Vittoria Alata (1935, tecnica mista su cartone)

Lappuntamento di Chieti

La Vittoria non sempre alata:


cos Sironi racconta lepopea bellica
Sironi e la Grande guerra. Larte e la Prima guerra mondiale dai
futuristi a Grosz e Dix il titolo della mostra della Fondazione
Carichieti, curata da Elena Pontiggia, in corso a Palazzo de Mayo
di Chieti (fino al 25 maggio, dal marted al venerd, ingresso
gratuito; info tel 0871 35 98 01; www.fondazionecarichieti.it;
catalogo Allemandi). Lesposizione nasce sotto lAlto Patronato
del presidente della Repubblica ed inserita nel programma
ufficiale delle commemorazioni del centenario della Grande
guerra. Una cinquantina le opere in mostra, da Balla a Carr, da
Lger a Previati, da Prampolini a Dottori, da Campigli a Nomellini:
tutti impegnati a raccontare la drammatica esperienza del
conflitto. Il percorso espositivo prende lavvio da maestri europei
come Lger, Dix, Grosz, ma il suo cuore resta la figura di Mario
Sironi (1885-1961), presente con opere monumentali come
Soldati (1936) o Vittoria Alata (1935), cartone realizzato per
quellaffresco dellAula Magna dellUniversit La Sapienza di
Roma poi pesantemente ridipinto dallo stesso Sironi nel 1935.

dere il valore lucente delleroe guerriero che


sillustrava nel duello, e in ci risiedeva la
sua bellezza.
Poi questa tensione positiva si spezza.
una rottura di cui si fa interprete Apollinaire, il quale, dopo aver elogiato le meraviglie
dei campi di battaglia e lincanto degli spari
di fucile, si convince che la guerra altro:
macchina infernale, dramma orrendo, distruzione impietosa. Non solo tripudio
dellintelligenza tattica, e non esclusivamente inesauribile fonte fantastica. Ma
disordine, accidentalit, casualit. Non si fa
mai dominare nella sua completezza. Si
consegna a noi come dissonanza, come
polvere. Determina disorientamento e
smarrimento. Se ne possono catturare solo
alcune schegge lancinanti: sfuggite a un insieme oramai deflagrato. Lartista agisce come un inviato speciale e come un archeologo: sceglie di svelare i conflitti del suo tempo; e ne trae frantumi, che
poi ripone dentro arsenali
di memorie del presente.
Si pensi allepicedio dipinto da Picasso in Guernica, ma anche alle immagini
allucinanti di un film come
Apocalypse Now di Francis
Ford Coppola. E, poi, si pensi allumanit post-umana,
deforme e disperata dipinta
da Fautrier, il quale, nella
serie delle Teste dostaggio,
ritrae i vinti dei campi di
concentramento: profili
tremolanti, talvolta sovrastati da piccole macchie di
capelli; la carne malata
per il freddo e la denutrizione; illuminata da colori lividi, sembra prossima alla
consunzione; ecco scabri
teschi, detriti poveri e polverosi, grumi di
carne, manipolati con gesti violenti. E ancora (per menzionare alcuni artisti che saranno al Mart): le ferite incise da Burri nei suoi
sacchi e nei suoi legni; lattraversamento
dellolocausto proposto da Mauri; le reliquie di Lida Abdul; le ricognizioni videoanimate sullapartheid di Kentridge; i ricordi
dolorosi filmati da Sala e da Paci; le fragili
archiviazioni di rovine private di Lucchi e
Gianikian. E lo struggente affresco fotografico di Adi Nes, immigrato in Israele nel
1950, autore di unimprevista Ultima cena,
nella quale, invece degli apostoli, ci sono
dodici soldati i cui gesti replicano quelli del
capolavoro leonardesco: un fermo-immagine che riesce a risultare agghiacciante.
Sono voci, queste, di quellet dellestremismo di cui ha parlato Marco Belpoliti.
Artisti che pensano le loro opere come autentiche scritture della catastrofe attuale.
Dunque, il canto. Lapocalisse. Infine, la
metafora. Perch affrontare la guerra, soprattutto per i protagonisti dellarte degli
inizi del XX secolo, significa ancora altro.
Allude allessenza stessa dellavanguardia.
Ove, con questa categoria, ci si riferisce a
una pratica profondamente scandalosa. Infilarsi nelle pieghe della storia, rendendole
visibili, folgoranti, per lambire il nuovo,
lignoto. Affidarsi alla strategia delloltranza, per portarsi al di l di modalit linguistiche consolidate, e per sondare territori
inesplorati. Essere in trincea, pronti a sfidare i fronti nemici.
Del resto, si sa: la stessa parola avanguardia presa in prestito proprio dal lessico
militare. In un trattato settecentesco nel
quale schedata tutta la cultura latina, leggiamo (Totius Latinitatis Lexicon del sacerdote friulano Forcellini): Nel linguaggio
militare vengono chiamati antecursores coloro che precedono lesercito, esplorano i
luoghi, aprono le strade, individuano i siti
per gli accampamenti e per primi attaccano
battaglia con i nemici, se per caso si imbattono in loro.
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12 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Il centenario
Collection Day

La caduta dello Zar

08 03

1917

La capitale russa Pietrogrado si rivolta


e le truppe si rifiutano di sparare sulla
folla. la rivoluzione di febbraio (il
calendario russo indietro rispetto a
quello occidentale), che porta

allabdicazione dello Zar Nicola II e alla


nascita della repubblica. Il governo
provvisorio russo prosegue la guerra,
nonostante la crescente insofferenza
della popolazione e dei soldati.

Domenica 18 il Corriere della Sera organizza per i lettori un evento collegato al portale
transnazionale Europeana. Obiettivo: condividere online frammenti di storia familiare

Memoria e cimeli cercano il futuro. In Rete


di ANTONIO CARIOTI

ra nato in Inghilterra nel 1901 ed


morto in Australia nel maggio
2011. Claude Stanley Choules era
lultimo reduce vivente conosciuto
della Prima guerra mondiale. Da
giovanissimo marinaio della Royal Navy,
nel novembre 1918, aveva assistito alla resa
della flotta da guerra tedesca. Nellottobre
2008 scomparso invece lultimo italiano
noto che avesse combattuto in quel conflitto, il lombardo Delfino Borroni, classe 1898.
Ormai da tempo la memoria privata della
Grande guerra non pu pi contare sulla viva voce di chi venne direttamente coinvolto.
Non ci sono pi nonni che possano raccontare le trincee del Carso o i combattimenti
tra i ghiacci dellAdamello. E tuttavia il ricordo del conflitto, che sottopose milioni
di italiani a una prova terribile, rimane vivo
in moltissime famiglie, che conservano lettere, fotografie, decorazioni, cimeli del pi
vario genere. Materiale molto interessante,
che oggi le tecnologie digitali permettono
di raccogliere, diffondere e condividere con
relativa facilit.
Lobiettivo di recuperare questo patrimonio di memorie dal basso, sparso in un gran
numero di Paesi, ha indotto Europeana il
portale che raccoglie milioni di oggetti digitali provenienti da archivi, biblioteche e
musei di tutta Europa a lanciare il sito
europeana1914-1918.eu, nel quale confluisce materiale proveniente dai discendenti
di coloro che parteciparono alla guerra. Il

In edicola dal 15 maggio

Da Sarajevo a Versailles
20 documentari in dvd

Sintitola La Grande guerra la serie


dei dvd, prodotti da RaiStoria, che vanno
in edicola con il Corriere della Sera
(qui sopra, la sua prima pagina con la
notizia di Caporetto) e la Gazzetta dello
Sport a partire da gioved 15 maggio,
per il centenario del conflitto scoppiato
nellestate del 1914. Si tratta di venti
documentari, presentati da Paolo Mieli,
con la conduzione dello scrittore Carlo
Lucarelli, che ripercorrono in modo
dettagliato le vicende militari della
Prima guerra mondiale, ma ne
esplorano anche il contesto, le origini e
le conseguenze in campo sociale e a
livello culturale, grazie alla consulenza
storica di Antonio Gibelli e Mario
Isnenghi. Attraverso i filmati, le
immagini, la narrazione, le interviste a
studiosi, viene messa a fuoco la
tragedia immane che sconvolse il
vecchio continente, abbatt quattro
grandi imperi, sottopose milioni di
uomini a una prova durissima, dalla
quale molti di loro non uscirono vivi,
semin gli odi e le tensioni da cui
sarebbe scaturito nel 1939 il successivo
conflitto mondiale. Il primo dvd,
intitolato La Belle poque finisce a
Sarajevo, uscir il 15 maggio al prezzo
di e 1,99 pi il costo del quotidiano. Il
secondo, Sarajevo: 28 giugno 1914
sar in edicola gioved 22 maggio al
prezzo di e 5,99 pi il costo del
quotidiano. A partire dal terzo,
Lattacco: la guerra ha inizio, che
uscir il 29 maggio, i dvd saranno in
vendita al prezzo di e 10,99 pi il costo
del quotidiano.

i
Milano, 18 maggio
Presso la Sala Montanelli del
Corriere della Sera, dalle
ore 10 alle 18 di domenica 18
maggio, si terr il Collection
Day. Chi possiede lettere,
fotografie, cimeli di reduci
della Grande guerra invitato
a portarli. Di ciascun pezzo
sar creata una copia digitale
da inserire online: poi sar
restituito al proprietario, cui
verr chiesto di raccontarne
la storia. Prenotazioni:
tel 02.87387707; email
PrimaGuerraMondiale@fond
azionecorriere.it

to del suo impegno per ricordare il centenario della Grande guerra. Lappuntamento,
organizzato dalla Fondazione Corriere della
Sera, per domenica 18 maggio, quando la
Sala Montanelli di via Solferino sar aperta
per otto ore, tra le 10 e le 18, a tutti coloro
che vorranno portare oggetti privati relativi
al conflitto.
Il Collection Day milanese del Corriere
sinserisce nel progetto di Europeana e conta sulla partnership tecnica della Canon, oltre che sulla collaborazione del Centro di
studi storico militari sulla Grande guerra
Piero Pieri, con il suo Archivio della memoria sulla Grande guerra (www.archiviomemoriagrandeguerra.it), e dellAssociazione WW1 - dentro la Grande guerra
(www.grandeguerra100.it). Due soggetti,
questi ultimi, che hanno organizzato un
precedente Collection Day a Pordenone e
da tempo lavorano a costruire una rete diffusa di sinergie per elaborare e rendere disponibili dati, informazioni, memorie pubbliche e private provenienti sia dalle istituzioni sia da collezionisti privati o dalle famiglie dei reduci.
tutto attraverso una forma di partecipazione popolare: i Collection Day, organizzati
un po in tutta Europa, durante i quali le famiglie dei reduci portano a far digitalizzare
gli oggetti di cui dispongono, che vengono
loro restituiti, e a raccontare la loro origine.
Il Corriere della Sera ha deciso di promuovere una di queste iniziative nellambi-

Borgo Valsugana (Trento)


Zaino italiano Modello 1909 con telo tenda
Bucciantini: uno dei cimeli esposti nella
mostra permanente al Museo della Grande
guerra in Valsugana e sul Lagorai di Borgo
Valsugana (www.mostradiborgo.it).
Il museo stato inaugurato nel 2002,
ampliato nel 2005 e rinnovato nel 2013

Va ricordato inoltre che altri Collection


Day si sono tenuti a Roma e in alcune localit del Nord Est, su iniziativa dellIstituto
centrale per il catalogo unico e della Fondazione Museo storico del Trentino: un primo
bilancio dellesperienza stato tratto nel
convegno internazionale tenuto a Roma il
27 marzo presso la Biblioteca nazionale
centrale. Un altro Collection Day in programma il 22 giugno a Fortezza/Franzenfeste, in provincia di Bolzano. In Alto Adige, o
Sud Tirolo, ovviamente gli oggetti saranno
prevalentemente appartenuti a persone che
combatterono nellesercito austro-ungarico. Ma uno dei grandi pregi di Europeana
proprio quello di accogliere nello stesso
contesto memorie che finora sono state trasmesse in ambito nazionale e a lungo anche
in chiave nazionalista. La Grande guerra fu
una sorta di suicidio dellEuropa e coltivarne il ricordo in chiave inclusiva significa anche trarne linsegnamento necessario per
assicurare al nostro continente quel futuro
allinsegna della fratellanza che oggi sembra purtroppo di nuovo a rischio.
@A_Carioti
RIPRODUZIONE RISERVATA

Un progetto didattico

Strumenti digitali
per insegnare la storia
Per trasmettere agli alunni delle scuole
la conoscenza di quanto avvenne nel
primo conflitto mondiale, luso delle
tecnologie digitali senza dubbio
prezioso. Tra le diverse iniziative
avviate per il centenario, si colloca
appunto su questo terreno il progetto
didattico 100 Anni Grande guerra. Le
scuole per la storia, promosso da La
Fabbrica e Anp (Associazione nazionale
dei dirigenti scolastici), con la
collaborazione dellIstituto centrale per
il catalogo unico (Iccu) e di Europeana
1914-1918. Al centro delliniziativa, la
cui direzione scientifica affidata allo
storico Giovanni De Luna, troviamo il
portale www.centoannigrandeguerra.it,
il cui scopo raccontare il passato
attraverso narrazioni innovative,
trasversali e transmediali (video,
infografiche, articoli interattivi) e
coinvolgenti. Ma non si tratta di un
progetto preconfezionato e calato
dallalto: intende invece accogliere
reportage e contributi realizzati dalle
scuole sulla memoria locale. Per
informazioni scrivere allindirizzo
info@centoannigrandeguerra.it.

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 13

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

LAmerica corre alle armi

06 04

1917

Di fronte alla guerra sottomarina


indiscriminata proclamata dai tedeschi
il 1 febbraio 1917 contro le navi
dirette ai porti dellIntesa, il presidente
americano Woodrow Wilson si unisce

alla coalizione contro la Germania il 6


aprile. Le prime truppe Usa giungono
in Francia verso la fine di giugno: il loro
afflusso sar a lungo andare
determinante per le sorti del conflitto.

Itinerari

Catastrofe italiana a Caporetto

24 10

1917

Le truppe austro-tedesche sfondano le


linee a Caporetto, nellalta Val dIsonzo,
cogliendo di sorpresa Cadorna, che non
ha riserve per tamponare la falla. Le
truppe italiane sono costrette a una

ritirata generale, che si arresta soltanto


sulla linea del fiume Piave. Il nemico
occupa lintero Friuli e vasti territori del
Veneto. Cadorna perde il comando e
viene sostituito da Armando Diaz.

Il suolo restituisce gavette, anelli, iscrizioni. Le trincee invase


dal bosco adesso uniscono le terre dellIsonzo e la Slovenia

Il Carso di Mitja, cacciatore di ricordi


nel giardino dei fantasmi buoni
dal nostro inviato a Gabria (Gorizia) e a Lokvica (Slovenia) ELISABETTA ROSASPINA

itja parte dallidea che tutto ci che


trova l, tra lerba e i sassi, sia stato
semplicemente perduto. Non vuole
pensare che il legittimo proprietario sia morto. Anche se oggi, per
esempio, il padrone di quellanello di ottone, con
inciso un cuoricino, sarebbe un miracolato reduce di 120 anni. E anche se da quel frammento di
gavetta austriaca nessuno ha assaporato pi il tepore di una zuppa nellultimo secolo. Nel suo
giardino dei fantasmi buoni Mitja Juren si sente
al sicuro, non respira aria di tragedia, non si sente
minacciato dai vapori di paura e sofferenza che
ancora sprigiona lantico, impervio campo di battaglia.
Da ragazzo veniva a dormirci con il sacco a pelo.
Sceglieva un tratto di trincea o il pozzetto di un artigliere e si rannicchiava da solo sotto le stelle, in
ascolto. Spesso i suoi amici invisibili gli facevano,
e ancora gli fanno, trovare qualcosa: un reperto,
un graffito, un nome e una data cesellati nella roccia e protetti dal muschio, un nuovo tassello da inserire in quellimmenso, interminabile mosaico
che sintitola la Grande guerra sul Carso. Piccole
tracce di un racconto collettivo dice lui, che le
considera doni affettuosi delle sue ombre notturne. S, magari era anche una specie di prova di coraggio, il rito iniziatico di un adolescente con il
pallino della storia, ma era soprattutto un metodo
di studio: Per capire bene come vivevano i soldati ha stabilito Mitja bisogna dormire qui, di
notte. In paese mi prendevano per matto, ma non
c modo migliore per cogliere lanima di un luogo. Dormirci. Quando cala il buio senti i rumori
della notte, i versi degli animali, il fruscio dellacqua. Riesci a immaginare il via vai nelle baracche e
nelle caverne, l dove iniziava la grande retrovia.
Ripensi alle parole annotate da un soldato nel suo
taccuino: qui non ci sono chiavi n chiavistelli, si
vive tutti insieme in armonia. Ma poi, quando viene il momento dellassalto, sei solo.

Qui sopra, dallalto: una vista del Carso; laccesso in muratura


a una trincea; una postazione in calcestruzzo; il confine di
Stato oggi: le case sullo sfondo, riprese dallItalia, sono in
Slovenia (foto di Mitja Juren e Corriere della Sera). In alto:
Presenze carsiche, elaborazione fotografica di Mitja Juren

Ora un bosco, centanni fa era una pietraia,


che dalla valle del fiume Vipacco, vicino a Gorizia,
sale verso il Nad Logem, strategico baluardo naturale di 212 metri, a est del San Michele e al confine
con la Slovenia. stata proprio la linea di frontiera, marcata ancora da piloni mozzati di cemento,
a preservare per pi di 80 anni la trincea tracciata
dallesercito austro-ungarico (poi espugnata e occupata dagli italiani delle Brigate Catanzaro, Lombardia e dai Granatieri di Sardegna) che, con varie
ramificazioni, corre per oltre dieci chilometri fino
al Monte Ermada, sopra Trieste. E fino al 1991, nessun civile poteva avvicinarsi troppo alla cortina
di ferro, senza rischiare una schioppettata dei
Graniari, le guardie di confine jugoslave.
Il Nad Logem non soltanto il suo giardino
privato: il libro quasi intonso di unodissea mai
completamente descritta, che era terminata da ol-

tre 50 anni quando Mitja nato a Gorizia, nel 1969.


Non diventato un archeologo, come sognava a 16
anni. Mitja Juren lavora in banca, scrive saggi di
storia (Nad Logem la collina fra due mondi, Gaspari Editore; San Michele 1915-1916, Lokanda
Devetak,con Nicola Persegati; La memoria del
Brestovec, Stampa e Storia Monfalcone), guida i
forestieri lungo i sentieri della guerra, anzi di tutte
le guerre combattute nellarco di tre secoli su questi pendii che conosce palmo a palmo tra quote,
cime, doline; e nomi sempre pi vaghi nella memoria patriottica nazionale: Sabotino, Monte Nero, San Michele del Carso, Peteano, Doberd. Ma,
al Nad Logem, Mitja invita, di solito, gli amici pi
stretti. Sa che sgraneranno sguardi incantati di
fronte alla monumentale sorpresa di una lunga
gradinata di pietra grigia che si materializza allimprovviso, incongruente e misteriosa come
una piccola piramide Maya, in mezzo alla selva di
acacie, carpini, roveri, pini e querce. Che ci faceva
centanni fa lo scalone scalpellato da mani esperte
in mezzo al nulla? Verso che cosa saliva (o scendeva) quel largo corrimano impreziosito da intarsi,
degno dellingresso di una villa palladiana?

SSS
Collezionista
Juren percorre i sentieri calcati
dai soldati. Da ragazzo venivo
qui a dormire allaperto.
Sentivo le voci di allora e la
natura. Solo cos si pu capire
Neppure a Mitja gli affabili fantasmi del giardino hanno svelato lintero segreto della scalinata
nel bosco: Fu costruita da genieri italiani. Forse
ha appurato nelle sue ricerche era destinata
a condurre a una chiesetta, un altare che non esiste pi o non mai esistito. Magari si tratta di
unopera incompiuta. Per esiste un indizio. Il
diario della Brigata Pinerolo, conservato a Roma,
segnala che, proprio qui sotto, il generale Ugo Sani fiss nellottobre del 1916 la sede del comando.
I ruderi del villaggio fortificato Borgo Pinerolo
si mescolano a vestigia austriache, come i muri
circolari e ben conservati di una postazione di artiglieria. Sulle rocce, le iscrizioni ormai digerite
dalla vegetazione, ma regolarmente scovate da
Mitja, Antonio Scrimali, Nicola Persegati, Paolo
Pizzamus e altri storici della Grande guerra, indicano la successione degli inquilini e le loro dislocazioni: qui la 2 Stazione Ortis Brigata Granatieri, l ai piedi della colonna di un falso
scopo che serviva a orientare il tiro dellartiglieria il 2 Genio Zappatori 126 Compagnia. E
qualche desiderio, sgrammaticato forse, ma largamente condivisibile dambo i lati delle trincee:
Nel 1917 voliamo la pace (sic), ancora nitido al-

lingresso di una feritoia sul Brestovec, il colle dirimpetto. I graffiti sono indicazioni preziose, fedeli: se cancellate o vandalizzate, avvisa Antonio
Scrimali, il monte non parla pi.
Certo, dal Carso si sono riversati fiumi dinchiostro, gi nel primo dopoguerra, i resoconti di
scrittori, poeti, condottieri, come Paolo Caccia
Dominioni e Giuseppe Ungaretti, ma Mitja continua a frugare nelle memorie dei suoi compaesani,
nei diari inediti di protagonisti oscuri, nei libri
fuori commercio stampati dai reduci sullaltro lato del confine: Due o tre milioni di soldati sono
passati dal Vallone ricorda e ogni diario, anche se banale e ripetitivo, contiene almeno una
pagina interessante. Non importa sotto che bandiera sia stato scritta o tramandata.
Come la storia di Florjan. Che ha ispirato anche
un introvabile romanzo, Il focolare spento, dello
scrittore sloveno Tone Svetina: Florjan aveva
combattuto con le truppe austro-ungariche sul
monte Mrzli Vrh comincia a raccontare Mitja
in un tratto del fronte dove, fatto raro, dominavano gli italiani. Due o tre dei quali erano stati fatti
prigionieri e torturati con le baionette arroventate. Ma quando il comandante austriaco ordin di
ammazzarli a coltellate, Florjan si rifiut. Cos, per
punizione, fu legato a un palo di fronte alle linee
nemiche. I tiri dartiglieria italiana non avrebbero
potuto mancarlo nemmeno volendolo. Ma proprio in quei minuti, sotto il Monte Nero, si alz
una fitta nebbia dallIsonzo e non si dissolse per
tutta la giornata, nascondendo al fuoco avversario
il condannato, che a sera fu slegato e graziato.
La storia non finisce l: Florjan, sconvolto, scapp, trasformandosi in un disertore. Visse per anni da solo nei boschi, cacciando e con pochi contatti in paese. Allo scoppio della Seconda guerra
mondiale prosegue Mitja Florjan ne rest
fuori. Non si schier con i partigiani, ma quando
arrivarono le SS per una retata, nel 45, vide nel
plotone lo stesso capitano austriaco che lo aveva
fatto legare al palo. Laltro non lo riconobbe, ma
Florjan si mise a correre verso i boschi, inseguito
dai colpi dei tedeschi. Finch, raggiunto e ferito,
mor dissanguato. Mitja rifugge dalla qualifica di
storico e anche da quella, meno impegnativa,
di appassionato: piuttosto un collezionista di
storie minuscole sparse come polvere nella Storia
maiuscola. Sa che trascurabili dettagli possono rispondere invece a grandi domande. Ricostruisce
sentimenti e sensazioni che interessano poco la
storiografia ufficiale. E si cala come uno speleologo negli anfratti di dilemmi umani e struggenti,
come quelli dei medici sul terreno dopo la battaglia: I dottori dovevano selezionare i feriti. Un
bollino rosso attaccato al piede riferisce Mitja
voleva dire: lasciatelo l. Un bollino bianco indicava ai barellieri che cera ancora la possibilit di
salvarlo. Chi vedeva il bollino rosso appoggiato alla sua scarpa capiva sicuramente di essere perduto. Meglio non sapere se allanulare aveva un cerchietto dottone con inciso un cuoricino.
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14 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Il centenario

Il 4 Maggio
(1917, ndr)
siamo andati al
poligono a fare
istruzioni delle
bombe a mano,
che effetto che
fanno! e pensare
che fra dei giorni
non solo sar a
fare istruzioni
ma, a gettarle
contro luno con
laltro come se li
omini fossero
bestie ferocie
quello che penso
entro di me e
questo, me, mi
uccideranno ma
io non potr
avere il coraggio
di uccidere
unaltro per
quanto i nostri
superiori ci
dichino che
sono nemici i
governi ma no io
che non li
conosco
neppure quello
che ammazzer
me se questa
fortuana mi
tocca potra
essere nemico di
me che non mi a
mai visto? a che
tempi siamo!
Dal Diario
del soldato Giuseppe
Manetti, conservato
presso lArchivio
Diaristico Nazionale

1917

Il partito bolscevico di Vladimir Lenin,


fautore della pace immediata, prende il
potere in Russia con la rivoluzione
dottobre. Di conseguenza gli austrotedeschi non incontrano pi resistenza

sul fronte orientale. Il governo


comunista di Lenin conclude una pace
separata con Berlino e con Vienna, che
viene siglata a Brest-Litovsk il 3 marzo
1918. In Russia comincia la guerra civile.

Soldati Guerra (ed emigrazione) spinsero una generazione analfabeta a


prendere carta e penna. Quasi 4 miliardi le lettere e le cartoline scambiate

Il brano/1

Non posso
uccidere,
non siamo
bestie feroci

Lenin al potere, la Russia si arrende

07 11

Noi, allinferno senza morire


di PAOLO DI STEFANO

Amori, affanni, attesa per il ritorno


E lItalia in armi impar a scrivere

l censimento del 1911 registrava in Italia un


tasso di analfabetismo medio del 37,6 per
cento, nettamente pi alto di quello delle
maggiori nazioni europee. Furono lemigrazione e la guerra a spingere gli illetterati verso la scrittura: una scrittura di necessit, alquanto
sgrammaticata, ma non per questo priva di capacit comunicativa, anzi. Lo storico Antonio Gibelli
definisce la Prima guerra mondiale smisurata ed
estrema in ogni suo aspetto: e smisurata lo fu anche per la quantit enorme di scambi epistolari.
Allindomani del conflitto, nellottobre 1919, La
Lettura, il mensile del Corriere della Sera, attest una movimentazione di quasi 4 miliardi di
lettere e cartoline postali (messe a disposizione
della Croce Rossa) tra quelle inviate dal fronte,
quelle spedite dai civili ai militari impegnati in
guerra e quelle scambiate tra commilitoni dislocati in diverse parti del fronte. Alla sterminata mole di epistolari bisogna aggiungere i diari e i taccuini privati, scritti a conflitto in corso o a posteriori.
Fabio Caffarena, studioso di scritture popolari
che ha dedicato un saggio alle Lettere dalla Grande guerra (Edizioni Unicopli), sottolinea come sia
possibile, attraverso gli epistolari, mettere in luce le sfumature della guerra, evidenziare lo scarto
che si determina tra il succedersi degli episodi
bellici collettivi e i percorsi individuali allinterno
dellevento. Lepidemia della scrittura, aggiunge,
contamin tutti i combattenti, colti e incolti, con
peculiarit linguistiche ed emotive del tutto singolari, rappresentando spesso una sorta di acculturazione indotta dalle urgenze pratiche e psicologiche.

Certo, la guerra narrata, come segnala un capitolo del volume di Gibelli Lofficina della guerra
(Bollati Boringhieri), non priva di cerimoniali rigidi, formule fisse, moduli stereotipati. quanto
ebbe a osservare con malcelata delusione il critico
e filologo viennese Leo Spitzer che, da ex addetto
alla censura austriaca, nel 1921 riun e studi i documenti epistolari dei prigionieri italiani. Va pur
detto che alla rozzezza sintattica e morfologica dei
testi spesso improvvisati nei momenti di pausa
e redatti su fogli precari magari appoggiati sulle
ginocchia non corrisponde affatto una piattezza espressiva n una banalit di contenuti. Scrivere significava essere ancora vivi, annota Caffarena. E daltra parte le missive di familiari e amici
rappresentavano, per i soldati al fronte, la certezza
di non essere stati abbandonati dai loro cari.

i
Bibliografia
I testi in commercio citati
nellarticolo sono: Fabio
Caffarena, Lettere dalla Grande
guerra. Scritture del quotidiano,
monumenti della memoria, fonti
per la storia, Unicopli, pp. 302,
e 15; e Antonio Gibelli,
Lofficina della guerra. La Grande
guerra e le trasformazioni
del mondo mentale, Bollati
Boringhieri, pp. 300, e 18

Il repertorio tematico, come si pu immaginare, molto ampio e dipende da vari fattori contingenti e personali. Ma alcuni motivi ricorrenti sono
gi stati individuati da Spitzer in altrettanti paragrafi del suo studio. Vediamoli con qualche breve
estratto. Le rassicurazioni sulla salute e sullumore: Io dico che voglio stare alegro e mifacio sempre coraggio. Le scuse per la cattiva scrittura:
Rosa perdona della mia schifosa calligrafia.
Lansia di avere notizie e la gioia di ottenerle: Sono con il cuore in mano per ricevere qualche tuo
scritto. Il tormento della lontananza: Och Cuor
mio Quanti dolori och quanti pensieri (...) apensare La nostra distanza, la lontananza fra noi miserri e disgraziati. La fedelt del sentimento: La
vita mi di peso ma solo a pensare al tuo ritorno
mi rianimo. Lattesa speranzosa della pace: Addio tesor mio, soltanto mi auguro che presto tuoner il cannone della pace e della vittoria. E poi:
il racconto di un sogno premonitore o di un incubo; la richiesta di una fotografia o il commento di
unimmagine. Il grande capitolo dei richiami alla
vita familiare in corso: Il nostro piccolo A. diventa tutti i giorni pi grande e grasso ma la cattiveria
supera la sua grandezza, egli vorrebbe sempre essere in strada oppure in stalla colle bestie.
Le implorazioni damore, come questa rivolta
da un istriano alla sua sposa: I vostri cari ochi dicono che non potete eser versa di chi vi ama cru-

dele (...) che un amante piu fido di me non potete


trovare, dite se avete qualche altro amante sesiete
impegnata. Le parole di conforto e la condivisione con i compagni di sventura. Il senso di rassegnazione e/o di coraggio: Nelluomo allegro c
laiuto. sun sun corda. ame; le espressioni di una
religiosit popolare, spesso ingenua o rituale. E il
versante frequentatissimo che riguarda le domande di denaro e di generi alimentari: Se potete
mandatemi due fugase cote soto il fuoco che ame
sono tanto oro, implora un soldato padovano da
una zona di retrovia; la fame (un argomento su cui
Spitzer ha scritto un importante saggio mai tradotto in italiano) e i disagi del cibo: Caro padre
scrive, alla vigilia di Natale, un soldato in Boemia al genitore genovese questo anno non si
pesta il bacala oggi la vigilia abbiamo mangiato
patate con sale perch qua non se ne conosce
oglio e per non cundire colo lardo abbiamo mangiato questo; le richieste di incarichi e di informazioni pratiche da parte di padri e mariti preoccupati del destino delle terre o dellofficina al paese.
Altri esempi? Una bellissima lettera citata da
Caffarena e inviata da Gorizia il 17 febbraio 1917 al
fratello da Salvatore, un soldato calabrese, testimonia bene la ricchezza dei motivi e dei toni
schietti, a tratti incandescenti, concitati, autocommiserativi, involontariamente tragicomici:

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 15

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

La pace giusta secondo Wilson

08 01

1918

Il presidente Usa Wilson enuncia 14


punti per una pace mondiale fondata sul
diritto di autodeterminazione dei popoli,
sulla libert dei mari e la riduzione degli
armamenti. Propone anche di creare la

Lega delle nazioni, antenata dellOnu. La


sua visione idealista non coincide per
con gli obiettivi di guerra delle altre
potenze alleate, il che susciter notevoli
contrasti al termine del conflitto.

Berlino e Vienna allultimo assalto

21 03

1918

I tedeschi, ormai liberi da impegni a Est,


cominciano una serie di offensive
disperate in Francia nel tentativo di
chiudere la guerra a proprio favore. Ma
dopo i primi successi vengono fermati e

costretti ad arretrare alla fine dellestate.


Lo stesso succede agli austro-ungarici,
che in giugno, nella battaglia del
solstizio, cercano inutilmente di
sfondare le linee italiane sul Piave.

gavette perch ce uno amico mio che cucinieri.


Qualcuno pi fortunato di Salvatore, come il
contadino di Scicli Adriano Arrabito, che un Natale lo racconta nel suo diario si vede recapitare al fronte dalla famiglia un pacco pieno di dolci,
aranciata, citrata ben lavorata, fichidindia di
ottima qualit, condividendo tutto con i commilitoni. Adriano uno spirito notevolmente pi ottimista di Salvatore, che non risparmia al fratello
le proprie ansie. Il giovane Arrabito, finito in una
trincea della val dAssa, preferisce affidarsi allafflato religioso (protestante) e allamore cieco per i
suoi genitori (a cui invia 20 delle 43 lire mensili
che riceve): Il mio pensiero era sempre rivolto
verso la mia cara famiglia che tanto amavo di vero
cuore; si lascia catturare dalla bellezza del paesaggio, alberi di pini, cime di diversi montagni,
cielo e terra; apprezza i lamponi e le funghe
porcine. Aspetta un cenno di consenso a proposito di un agognato fidanzamento a distanza con
Maria e quando riceve la lieta novella, gioisce: A
tale notizia il mio cuore prov tanta gioia perch il
mio proponimento avviava verso il mio desiderio
damore.

Il saggio di Leo Spitzer

tempo di riproporre
la posta dei prigionieri

eccato che il centenario non abbia


suggerito a nessun editore di riproporre
il saggio fondamentale del grande critico
Leo Spitzer Lettere di prigionieri di guerra
italiani 1915-1918. Pubblicato nel 1921,
tradotto (tardivamente) in Italia da Boringhieri
nel 1976 a cura di Renato Solmi e con
unintroduzione di Lorenzo Renzi, il volume
raccoglie e commenta centinaia di documenti
epistolari passati sotto le maglie della censura
austriaca (a cui il pacifista e socialista Spitzer
era addetto). Lo stesso studioso, celebre per i
saggi di stilistica su Verga, pubblic nel 1920
un altro importante lavoro di guerra:
unanalisi delle circonlocuzioni per esprimere
la parola fame in italiano. Rimasto inedito
per quasi un secolo, sarebbe stata unottima
idea da proporre oggi. Unaltra occasione
editoriale perduta? (P. D. S.)
RIPRODUZIONE RISERVATA

Caro frate o ricevuto la tua cartolina e mi dite che


siete corrivo verso di me io non ti do torto, per la
colpa non mia se da Catanzaro non ti ho avertito.
La colpa di quel cornuto del tenenti che lultimo
giorno che dovevamo partire ci fece uscire dopo le
sette (...). Si accenna allinvio di un pacco con i
calzetti di lana, aggiungendo che adesso ne ho
quattro paia e le tengo nascoste per paura che me
li rubano perch qui vi pure la nera. Viene descritta la condizione bellica precaria: Si va male,
le cannonate piovono tutti i momenti di giorno e
di notte. Siamo vicini dei nemici. Le Cannonate,
tanto delle nostre quanto di quelle austriache passano friscando sopra la nostra testa. Si racconta
un duello tra aeroplani, uno dei quali forse ha
caduto nelle trincei.
Salvatore si sofferma anche sul suo lavoro in
unofficina elettrica, ma precisa che ci anno
fatto pure listruzione di lancia bombe ed un giorno abbiamo dovuto sparare due bombe di sopra il
ponte dellIsonzo. Mi anno dato pure la maschera
contro i Gas asfissianti. Spero iddio che mi aiuta
ma come vedo le cose si stanno complicando.
Viene agitato il solito spettro della fame: A noi
per Economia ci danno sempre riso imbrodo (...).
Qui alle soldati non basta la pagnotta e pane non
se ne trova con i danari. Il denaro non basta: una
cipolla costa 4 soldi, 3 soldi unarancia, 26 soldi la
pasta. Io ho trovato il modo di mangiarmi due

Vicenza
Sopra: Monte Grappa 1918, due
soldati italiani scrivono alle loro
famiglie. una delle foto
conservate nellarchivio
del Museo del Risorgimento
e della Resistenza di Vicenza
(www.museicivicivicenza.it).
Tra le manifestazioni organizzate
dal museo in occasione del
centenario: Diario di guerra 19151918. Una citt in trincea, visita
guidata gratuita in programma
domenica 25 maggio (ore 1015-17) attraverso i luoghi e i
palazzi della citt trasformata
durante la Grande guerra in
unenorme base logistica
Bologna
Nella pagina a sinistra: fotocartolina datata 1915 con ritratto
di un soldato italiano
e il retro della stessa fotocartolina con i saluti del soldato
alla famiglia, dallArchivio
fotografico del Museo Civico
del Risorgimento di Bologna
www.comune.bologna.it
/risorgimento)

Linguaggi poveri, ma ad alta temperatura


espressiva. Rare (certo, anche per lo spauracchio
della censura) le esplicite condanne del conflitto
o le invettive antipatriottiche, anche se, daltro
canto, la guerra non viene generalmente sentita
come un ideale cui aderire con ardore: consapevolezza, piuttosto, realismo, un atteggiamento
ben lontano da certe manipolazioni monumentalizzanti ufficiali. O qualche rimpianto per la vita
civile lasciata al paese, come si intuisce leggendo
la prosa decisamente malferma del contadino roveretano Massimiliano Sega, che pensa e ripensa
al bestiame e ai terreni di casa: Io stava bene zenza reztarhge un ssoldo a nenssuni in fatti dormiva
trancuillo, e desso ssono un poveretto redutto
zenza niente.
Spesso e volentieri, i disagi e i pericoli vengono
invece taciuti a beneficio della tranquillit dei familiari, i quali per a volte riescono a cogliere linquietudine tra le righe. il caso di Angela Gottero,
la quale il 19 dicembre 1915 da Bibiana (Val Pellice)
scrive al marito Luigi, fante contadino che in una
lettera precedente aveva alluso a dieci giorni di
combattimenti: Si vede proprio che non mi vuoi
spaventare perch non mi parli di niente di come
ai passato quei 10 giorni beati ma il mio cuore mi
dice che abbi volont di dirmi tantissime cose ma
che non abbi il coraggio. Probabilmente Angela
ha ragione. In altri casi, la reticenza non riesce a
trattenere la potenza tracimante dellangoscia:
Non posso racontarti tante cose ti dico solo che
sono caduto nellinferno sensa morire, scrive un
prigioniero da Feldbach a Candiolo (Torino). E se
c viceversa chi esibisce baldanzosamente la propria crudelt (Statemi a sentire come ebbi la bella sorte di poter sparare a un zuccone e vederlo
nella propria trincea cadere a terra), altri ammettono il trauma e la dolorosa responsabilit. Come
quel tale Molinari che racconta alla moglie di aver
dovuto fucilare, con altri sei soldati, un commilitone sospettato di voler fuggire: Poverino si vede
che non aveva proprio coraggio, e per cuesto a
avuto la fucilazione al petto; lanno fatto sedere su
di una pietra e la bisognato spararci per forsa
perch dietro di noi cera la mitragliatrice, e poi si
comandati non bisogna rifiutarsi, ma per questo
io son molto dispiaciuto ben che ne visti tanti di
morti, ma cos mi ha fatto senso a let di 34 anni...
bisogna anche esere asasini.
RIPRODUZIONE RISERVATA

Il brano/2

Ho preso
agli austriaci
attaccapanni
e una stufa
18 (giugno 1915,
ndr) lavatura
corredo
19 pulizia
e rivista
al fucile.
20 partenza
per il mo.te
Quarda
da vanguardia
21 tutta la notte
in trincera
colla pioggia
alle spalle
per festeggiare
San Luigi.
27 (luglio 1915,
ndr) servizio
di vedetta
tutti bagni
un freddo
terribile
28 sono andato
in ricognizione
colla mia
squadra
abbiamo trovato
un ricovero
abbandonato
dagli austriaci
abbiamo
spaccato le
porte o preso
due tacca panni
e una stuffa.
Alcune pagine tratte
dal diario scritto
dal caporale Luigi
Marenco, piemontese

16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014


Liniziativa passa allIntesa

Il centenario

Mare
del Nord

Dublino

Liverpool

Knigsberg

Amburgo

OLANDA

Berlino

Amsterdam

FRANCIA

Milano

Lisbona

BULGARIA

Tirana

GRECIA

Valencia
Siviglia

1923

NORVEGIA

Mare
del Nord

Scozia

Liverpool

Danzica

Amsterdam

GERMANIA

Bruxelles

Londra

Dresda

Dusseldorf

Monaco

Berna
Lione

SVIZZERA

PORTOGALLO
Lisbona

Madrid

POLONIA
Kiev

Cracovia

Ucraina

Bratislava

JUGOSLAVIA

ITALIA

Sarajevo

Chisinau

ROMANIA
Bucarest

Belgrado
Soa

Tirana

Barcellona
Napoli

BULGARIA

Valencia

Istanbul

Georgia

Malaga
Mar
Mediterraneo

L
DISTANZE IMPOSSIBILI
Il bilancio Molti milioni di caduti fra truppe guidate da
generali spesso crudeli, incapaci e ignari della modernit

E DISCIPLINA ATROCE:
LEONI IN BATTAGLIA
AGLI ORDINI DI ASINI

esercito britannico nella Prima


guerra mondiale? Leoni guidati da asini, secondo lo storico Alan Kenneth Clark. E Lloyd
George, primo ministro di Sua
maest nella seconda parte del conflitto e
fino alla vittoria finale, disprezzava i generali e i loro cervelli pieni di inutili cianfrusaglie. Pi o meno le stesse cose sono state
scritte anche in Francia e in Germania. Per
non parlare dellItalia, che, anche per reazione alla santificazione delle trincee operata in epoca fascista, in un secondo tempo
ha potuto aggiungere senza sforzo alle critiche e alla sfiducia nei confronti dei comandanti della Grande guerra i disastri avvenuti
nel Secondo conflitto mondiale coinvolgendo nel disprezzo tutte le gerarchie militari.
A favore di questo modo di pensare milita prima di tutto la lugubre contabilit dei
caduti: le cifre pi accreditate danno 5,14
milioni di morti per le potenze dellIntesa
(su un totale di 22,2 milioni di perdite conteggiando anche feriti, prigionieri e dispersi), 3,38 milioni per gli Imperi centrali (su
15,4 milioni). In Italia il dato pi certo
quello dellAlbo doro dei caduti realizzato
negli anni Venti, ora digitalizzato e riorga-

Smirne

Tbilisi

Armenia

Ankara

Azerbaigian

Yerevan

GRECIA
Atene

Mar
Caspio

Mar Nero

Skopje

ALBANIA

Siviglia

di PAOLO RASTELLI

Odessa

Roma

SPAGNA

Porto

Minsk

Varsavia

AUSTRIA
Budapest
UNGHERIA

Milano
Bilbao

Knigsberg

Breslavia

Vienna

Bordeaux
Marsiglia

Mosca

Vilnius

CECOSLOVACCHIA

LUSS.

FRANCIA

Nantes

Riga

Bielorussia

Praga

BELGIO
Parigi

UNIONE SOVIETICA

Berlino

Rotterdam

Birmingham

Tallinn

LITUANIA

Amburgo

OLANDA

FINLANDIA

LETTONIA

Copenhagen

IRLANDA
Cork

Baku

IMPERO OTTOMANO

ESTONIA
Mar
Baltico

GRAN BRETAGNA

Dublino

Yerevan

PERSIA

Stoccolma

SVEZIA

DANIMARCA

Edimburgo
Belfast

Ankara

Mar
Mediterraneo
Helsinki

La Grande guerra termina nel


1918, ma i suoi strascichi, come il
conflitto sovietico-polacco
(1919-21) e quello fra la Turchia e
le potenze dellIntesa (1919-1922)
si protraggono no allinizio degli
anni Venti. Anche lindipendenza
dellEire dalla Gran Bretagna si pu
considerare una conseguenza del
primo conflitto mondiale

Smirne

Atene
Malaga

Mar
Caspio

Tbilisi

Istanbul

ALBANIA

Napoli

CAUCASIA
Mar Nero

Soa
Skopje

Barcellona

Madrid

ROMANIA
Bucarest

SERBIA
MONTENEGRO

Roma

SPAGNA

PORTOGALLO

Odessa

Belgrado

ITALIA

Paesi neutrali

Chisinau

IMPERO
AUSTRO-UNGARICO

Marsiglia

Bilbao

Moldavia

Budapest

SVIZZERA

Imperi centrali

Kiev

Ucraina

Bratislava

Berna

Lione

Intesa

Vienna

Monaco

Polonia
Cracovia

Praga

LUSS.

Parigi

Breslavia

Dresda

BELGIO

Minsk

Bielorussia

Varsavia

GERMANIA
Bruxelles

Londra

Porto

Mosca
Vilnius

Birmingham

Nantes

IMPERO RUSSO

Riga

Copenhagen

Irlanda
Cork

Tallinn

Mar
Baltico

GRAN BRETAGNA

Belfast

fronte, per via della netta supremazia


numerica e materiale di cui gli Alleati,
grazie allapporto decisivo degli Stati
Uniti, dispongono su una Germania
ridotta ormai allo stremo delle forze.

SVEZIA

DANIMARCA

Edimburgo

Il conflitto parte con lattacco


austriaco alla Serbia, cui segue
quello tedesco al Belgio. Agli Imperi
centrali (Germania e AustriaUngheria) si contrappone lIntesa
(Francia, Russia, Gran Bretagna).
Agli Imperi centrali si uniscono
Turchia (1914) e Bulgaria (1915);
allIntesa Montenegro (1914), Italia
(1915), Romania (1916),
Portogallo (1917), Stati Uniti
(1917), Grecia (1917)

1918

Stoccolma

NORVEGIA
Scozia

Le armate dellIntesa passano


alloffensiva in Francia, travolgendo i
tedeschi nella regione di Amiens.
Lavanzata prosegue lenta, ma sicura,
in settembre e ottobre su tutto il

Helsinki

LEuropa prima e dopo


1914

08 08

Baku

TURCHIA
SIRIA

IRAQ

PERSIA

Mandato francese Mandato inglese

i
Interventi polemici
Nel libro Mud, Blood and
Poppycock (Fango, sangue e
scemenze, 2003) lo storico
Gordon Corrigan difende
loperato dei generali inglesi
durante la Grande guerra,
mentre in Blood, Sweat and
Arrogance (Sangue, sudore e
arroganza, 2007) critica le
scelte di Winston Churchill nel
successivo conflitto mondiale

nizzato nellambito dei grandi progetti di


recupero della memoria storica del conflitto ad opera del Centro studi storico militari
sulla Grande guerra Piero Pieri (presieduto dal colonnello Lorenzo Cadeddu) e
dellAssociazione WW1 Dentro la Grande
guerra. Furono 529.025 i soldati, marinai e
aviatori caduti su un totale di 4.872.213
combattenti che presero parte al conflitto.
Ma lo stesso Centro studi Piero Pieri stima che un 15-20% di caduti non sia stato riportato nellAlbo doro. Una carneficina che
impover a tal punto le Forze armate da costringere al richiamo di quasi un milione di
riformati.

La cattiva fama dei capi militari nacque


anche dalla pubblicistica pacifista negli anni tra le due guerre, dai poeti della generazione perduta come Siegfried Sassoon ai
romanzieri come Erich Maria Remarque,
che raccontano di comandanti ciechi a ogni
piet e di soldati spinti come pecore al macello e sottoposti a una disciplina inumana.
Infine c stata unintera generazione di storici, militari e non (il caposcuola fu Basil
Liddell Hart), che ha descritto i generali co-

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 17

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Vittorio Veneto, la fine dellAustria

04 11

1918

Lesercito italiano passa alloffensiva


attraverso il Piave, in direzione di
Vittorio Veneto, provocando il
collasso delle forze austro-ungariche.
Il 3 novembre i soldati di Diaz entrano

I caduti italiani della guerra

Non tutti i caduti italiani della Prima guerra mondiale


militavano nel Regio esercito. I trentini, sudditi degli Asburgo,
combatterono per lAustria-Ungheria: il dato che li riguarda
solo una stima e nel graco sono in colore nero. Inoltre
allepoca non esisteva la Regione Friuli (Udine era parte del
Veneto), per cui stato necessario scorporare il dato rispetto
a quello ufciale

a Trento e a Trieste. Alle ore 15 del 4


novembre cessano ufficialmente le
ostilit con la vittoria italiana. Crolla
lImpero asburgico, condannato alla
disgregazione dai trattati di pace.

529.025
I CADUTI RIPORTATI
NELLALBO DORO

Anche la Germania getta la spugna

11 04

Crolla il fronte interno nellimpero del


Kaiser, ormai ridotto alla miseria e alla
fame. I marinai della flotta da guerra si
ribellano, Guglielmo II abdica e si
rifugia nella neutrale Olanda il 9

1918

novembre. A Berlino viene proclamata


la repubblica, che due giorni dopo
firma larmistizio con le potenze
dellIntesa. Il 18 gennaio 1919 si aprir
a Versailles la conferenza di pace.

Il fronte italo-austriaco
Conne al 24 maggio
1915 (inizio della guerra)

Fronte
alla ne del 1917

Fronte al 24 ottobre
1917 (prima di Caporetto)

Conne dopo
la pace di Versailes

Linea del 4 novembre


1918 (resa austriaca)

Conne
attuale

Si stima che il numero effettivo dei morti


sia superiore del 15-20%

Isa

rco

AUSTRIA
Adige

Lombardia
80.108 (15,15%)

Bolzano

SLOVENIA
to
Taglia m en

Sarca

TRENTINOALTO ADIGE
Veneto

62.036 (11,73%)
Friuli

Piave

Asiago

13.669

Gorizia

Pordenone

Trento

Lubiana
Udine

As
tic
o

Lago di
Garda

Piemonte/Val dAosta
50.765 (9,59%)

Trieste

Treviso

Vicenza

VENETO

Verona

Venezia

Emilia Romagna

Fiume

Golfo di Venezia

Padova

49.689 (9,39%)

nz

48.367

Brenta

FRIULI-VENEZIA
GIULIA

Iso

Veneto

Belluno

Caporetto

0 km

25

50 km

Istria

Adige

Mantova
Po

Le forze italiane mobilitate


Parma

Toscana

46.911 (8,87%)

24 maggio 1915

4 novembre 1918

riformati poi
dichiarati idonei

1.556.535
Sicilia

44.544 (8,42%)

Militari gi alle armi allo scoppio


della guerra

2.220.299

995.729

recuperati
tra gli esclusi

99.650 166.596

uomini con esperienza professionale


in stabilimenti dinteresse militare

Militari incorporati durante il conflitto


Campania

5.038.809

42.512 (8,04%)

TOTALE

Puglia

Le principali
perdite per Arma

28.195 (5,33%)

Fanteria

359.312

Abruzzo/Molise
22.188 (4,19%)
Calabria

20.046 (3,79%)
Marche

Granatieri

Guardia
di nanza

6.566

2.015

19.449 (3,67%)
Lazio

17.998 (3,41%)
Sardegna

13.602 (2,58%)
Liguria

12.696 (2,39%)

Alpini

Carabinieri

31.098

2.579

Bersaglieri

Regia marina

28.633

6.851

Umbria

10.934 (2,06%)
Basilicata

7.352 (1,39%)

Trentino

11.000

me bruti selvaggi che con tenaglie sempre


pi grosse cercano di estrarre da una tavola
di legno una vite, senza capire che basterebbe girarla.
Negli ultimi anni, per, si assiste a un
certo revisionismo, almeno in campo militare (di cui un buon esempio il libro Mud,
Blood and Poppycock, Fango, sangue e
scemenze, di Gordon Corrigan). vero,
tentare di sfondare le trincee tedesche e austriache scatenando loro addosso bombardamenti sempre pi pesanti e soldati sempre pi numerosi (le famose tenaglie) sembra tuttora un esercizio futile e sanguinoso.
Ma che alternative avevano i comandanti
dellepoca? La possibilit di superare i difensori senza perdere slancio e quindi ottenere uno sfondamento definitivo che rimettesse in movimento i fronti congelati alla fine del 1914 era al di l delle capacit dellepoca: niente carri armati (i primi,
rudimentali, apparvero nel 1916) per sfondare, niente paracadutisti ed elicotteri per
un aggiramento verticale. E soprattutto nessuna capacit di controllo del campo di battaglia. Banalmente i progressi della tecnologia militare, la capacit di uccidere delle
armi, la quantit di uomini che si potevano
trasportare, nutrire e rifornire sul campo di

Mitraglieri

17.941

Cavalleria

3.851

Artiglieria

31.949

Bombardieri

4.602

Genio

16.158

Sanit

3.704

Commissariato
e sussistenza

2.578

FONTE: Ministero della Guerra, Ufcio Statistico - La forza dellEsercito, Provveditorato Generale dello Stato, Roma, 1927

Il recupero della memoria


che diventa conoscenza
I dati relativi ai militari
italiani mobilitati e a quelli
caduti sono stati elaborati
dallArchivio della memoria
sulla Grande guerra
(www.archiviomemoriagran
deguerra.it) del Centro studi
storico militari sulla Grande
guerra Piero Pieri, che
collabora con la piattaforma
di servizi WW1 - dentro la
Grande guerra
(www.grandeguerra100.it)
allo scopo di trasformare la
memoria diffusa del primo
conflitto mondiale in
strumento per la
conoscenza, da diffondere
attraverso linguaggi che
permettano un accesso
immediato, in primo luogo
alle giovani generazioni

battaglia avevano di gran lunga superato la


capacit dei comandanti di incanalare e
guidare le forze che avevano a disposizione.
Nel 1815 a Waterloo il duca di Wellington
aveva mantenuto una salda presa sulla battaglia cavalcando lungo i 4-5 chilometri dello schieramento alleato e mandando i suoi
ordini con gli aiutanti di campo che in pochi minuti raggiungevano ogni punto dello
scontro. Il 1 luglio 1916, sulla Somme, gli
anglo-francesi attaccarono su un fronte di
40 chilometri, ma le loro possibilit di comunicare, una volta cominciata lavanzata,
con i cavi telefonici spezzati dallartiglieria e
in assenza di radio portatili o almeno montate sugli aerei, in mezzo al fumo e alle
esplosioni, erano pi o meno quelle di Wellington, staffette e piccioni viaggiatori, ma
in un ambiente infinitamente pi ostile e
mortale. Cos qualunque successo non poteva essere sfruttato e qualunque ostacolo
non poteva essere superato dallazione di
comando. Sempre sulla Somme, racconta
lo storico inglese John Keegan, si calcol
che ci volevano in media otto ore perch un
messaggio raggiungesse il fronte dal quartier generale di divisione e lo stesso tempo
era necessario per il percorso inverso. Il che
voleva dire 16 ore tra la segnalazione di una

forte resistenza sul fronte e le disposizioni


di un comandante per superarla. E in 16 ore
i difensori avevano il tempo di rinsaldare le
linee.
Cos i generali non potevano fare altro
che lanciare offensive su offensive, cercando di logorare le forze del nemico pi di
quanto logorassero le proprie. Un onere che
ricadeva sugli alleati, visto che i tedeschi a
ovest combattevano in suolo francese e non
avevano nessun interesse ad attaccare finch non avessero regolato i conti con i russi.

Ma, si dir, e gli austro-tedeschi contro


gli italiani nel 1917, a Caporetto? Sfondarono e quasi sconfissero lesercito italiano. Per
loro queste limitazioni non valevano? Il problema fu prima di tutto che le truppe italiane erano schierate male e non per la difesa:
il generalissimo Luigi Cadorna voleva al pi
presto riprendere gli attacchi e non ritenne
di dover rettificare lo schieramento. Poi i tedeschi, rinforzati dopo la rivoluzione russa,
utilizzarono per la prima volta una tecnica
di infiltrazione lungo le valli che sconcert i
comandi e prese sul rovescio il fronte italiano. E soprattutto il nostro esercito, dopo 11

battaglie offensive sullIsonzo, era tremendamente logorato, con centinaia di migliaia


di vite consumate nelle offensive del 1915-17
su un terreno che era il pi difficile tra tutti i
fronti di combattimento e in un regime di
disciplina che era in assoluto il pi duro tra
le forze belligeranti.
Ogni esercito ha il suo punto di rottura,
come scoprirono anche i francesi, con gli
ammutinamenti del 1917. Noi lavevamo
raggiunto. Comunque alla fine gli austrotedeschi, anche in Italia, non vinsero. E anche lItalia partecip cos a quel ridisegno
dellEuropa per il quale aveva scelto di combattere, portando a casa Trento, Trieste e
Istria. UnEuropa dalla quale erano spariti i
grandi imperi, il tedesco, laustro-ungarico,
il russo, lottomano. Dove erano sorti nuovi
stati fondati sul principio di nazionalit
(Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Austria, Ungheria, Finlandia, Repubbliche baltiche), allinterno dei quali per erano ospitate minoranze oppresse e riottose. Fonte di
altre guerre, come si sarebbe visto nel 1939.
Tanto che anche la nuova Europa, come il
poeta che ricordava gli anni prebellici, nel
1919 avrebbe potuto ripensare con affetto a
ci che ero.
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18 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

La prova del cuoco

LINEDITO
Un romanzo
di cento parole

SSS

Facciamo entrare i piatti di oggi!.


Sigla, prima fila inquadrata. In sovrimpressione
animaletti che ballano: gattini, soprattutto.
Cinque individui si trascinano in fila indiana al
centro dello studio.
Un bellapplauso anche per lo Chef!.
I piatti hanno i nomi di battesimo appuntati sul
petto nudo: i primi piani tradiscono un eccesso di

di Stefano Sgambati

Classe 1980, cresciuto


a Roma, vive a Milano.
da poco uscito il suo
primo romanzo, Gli eroi
imperfetti, pubblicato
da minimum fax.

mescalina. In linea Consuelo da Padova!.


Consuelo sceglie il numero due: Leonardo,
il pi succulento. Lo Chef impugna i coltelli
e spiega la ricetta tastando Leonardo sulle cosce:
Non eliminate il grasso, mi raccomando!.
Musica, altri micetti che fanno cose.
Una bestemmia per fortuna censurata da un bip.
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Caratteri

Ernesto Ferrero il #twitterguest


Ernesto Ferrero, scrittore, critico, traduttore,
direttore del Salone del libro di Torino. Tra i suoi
libri: N. (Premio Strega 2000), Disegnare il vento
(Premio Selezione Campiello 2011), Storia di
Quirina, di una talpa e di un orto di montagna
(2014), una guida a Primo Levi, tutti presso
Einaudi; Lezioni napoleoniche (Mondadori 2002,
2014) e un libro di memorie, I migliori anni della
nostra vita (Feltrinelli 2005). Da oggi consiglia
un libro al giorno ai follower de @La_Lettura.

Narrativa italiana, straniera, saggistica, classifiche

Tendenze Esauriti i blog, in affanno la twitteratura, il social network la frontiera degli scrittori

Facebook cambia lautofiction


Narrazioni di s
come se fossero vere
(e non lo sono)
Ma qualcuno ci crede
testi di VANNI SANTONI

entre non sembra aver fine lesodo dei giovanissimi da Facebook, e la piattaforma utenti
del social network si fa pi adulta, le modalit duso cambiano. Se rimangono diffusi gli
utenti didatti, che rilanciano articoli di interesse sociale, e quelli realisti, che continuano a riportare la cronaca della propria esistenza, in molti casi lautonarrazione si affina e diventa sempre meno istintiva. In questo
contesto, un fenomeno tutto italiano sono le autofiction
finzionali: storie narrate per mezzo di status, le quali per
avere piena fruizione prevedono laccettazione (almeno nellattimo di sospensione dellincredulit che avviene al momento della lettura) del fatto che sia il vero utente a parlare.
Un fenomeno reso possibile anche da ragioni tecniche: negli anni, Facebook ha lavorato per giungere alla maggior
possibile sovrapposizione tra persona e profilo, cosicch
chi legge gli status altrui tende a farlo pensando laltro come
reale.
Se vanno ancora forte le pagine puramente parodiche,
come Siamo la Gente, il Potere ci Temono, satira del grillismo a base di scie chimiche e rettiliani, o Amo il mio carabiniere, bizzarra pagina di unimmaginaria fan dellArma, la
nuova frontiera sono le pagine in cui il confine tra utente e
personaggio si sfrangia.
Il primo a imporsi in questo modo stato Alessandro Gori, detto Lo Sgargabonzi, i cui status a base di humour nero e
teatro dellassurdo gli sono valsi un considerevole seguito (e
una buona quantit di nemici) online, trasferitosi poi anche
nei suoi eventi live. Omologo femminile dello Sgargabonzi
Christiane DArc, assurta a figura di culto con una timeline
dove si alternano foto softcore di calcolata ingenuit e status
provocatori in cui viene inevitabile chiedersi se c o ci fa.
Contagiati forse dalla noia delle autonarrazioni ordinarie, la cosa si diffusa anche tra i romanzieri. Da un paio
danni Tommaso Pincio posta status che cominciano con le
parole volutamente sgrammaticate Nel caso ci sono genti
che non sanno..., corredate da unimmagine a tema, dando vita a qualcosa che sta tra una specie di surreale guida al
mondo e la parodia di quegli utenti che nei loro status paiono animati da una irriducibile vena educativa. La cosa funziona, al punto che diventer un libro, provvisoriamente intitolato Genti che non sanno, cos come diventeranno un libro, previsto per il 2015 da Einaudi, gli status del professore di Christian Raimo. Da circa un anno Raimo, che
professore di liceo anche nella vita reale, cosa che ha alimentato lequivoco, e con esso la forza della narrazione,
pubblica con seguito crescente status che riportano i disperati tentativi di un professore ansioso e frustrato di trovare
nei suoi studenti i legami emotivi che gli mancano altrove.
Morti o diventati altro i blog, si parlato molto della possibilit di una letteratura social: ma piuttosto che dalle ardite sperimentazioni di twitteratura inaspettatamente il
risaputo Facebook, che aspirava a essere il luogo della vita
reale, a rivelarsi il terreno pi adatto per la fiction, compresa quella che sbarca in libreria.
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i
Status sociale e virtuale
Lo status, nella lingua
italiana, la posizione o
collocazione di uno o pi
individui in un sistema
sociale. Secondo
caratteristiche come let, il
sesso e altri tratti biologici,
sociali, culturali.
Nel linguaggio politico e
giuridico indica la condizione
giuridica di una persona,
nelle scienze sociali la
posizione che occupa.
Si tratta di un concetto
fondamentale per la teoria
sociologica, in
contrapposizione a quello,
individuale, di persona.
Su Facebook, invece, lo
status ha una funzione
personale, bench condivisa
e spesso partecipata: la
pubblicazione sul proprio
diario-profilo di un pensiero
da condividere con gli altri,
la fotografia visiva o verbale
del proprio stato danimo del
momento. Nello spazio
preposto a questa funzione,
prima ancora di poterci
scrivere dentro, Facebook
chiede allutente A cosa
stai pensando?. Come se
fosse uno stato mentale

Modelli/1 Alessandro Gori

Modelli/2 Christiane DArc

Il lettore deve chiedersi Non serve autoironia


se lautore c o ci fa
bisogna essere brutali

i piuttosto noto come blogger sulla defunta


piattaforma leonardo.it, Gori, altrimenti detto Lo
Sgargabonzi, ha recentemente debuttato sulle
colonne di Internazionale con pezzi satirici e
pubblicato un libro, Le avventure di Gunther Brodolini,
che, pur uscito con un minuscolo editore di Arezzo
(Fuorionda), gi andato pi volte in ristampa. Tuttavia,
il fulcro del suo lavoro e della sua poetica rimangono gli
status di Facebook. Tutto cominci racconta lo
stesso Gori da uno status che scrissi quando ancora
usavo Facebook come un utente normale. Per scherzo
(s, sono consapevole di avere uno humour che a molti
pu rimanere indigesto) scrissi sono a favore della
castrazione chimica per le vittime dei pedofili.
Inizialmente ci fu una messe di like da parte di gente che
non aveva letto con attenzione la frase, seguita poi dai
messaggi infuriati delle stesse persone, che nel
frattempo avevano capito che avevo scritto qualcosa di
molto diverso (e molto pi assurdo). L intuii il potenziale
degli status di Facebook continua Gori che risiede
nellabitudine che ha la gente a prenderli sul serio.
Provai con un altro, forse ancora pi potente perch
sfruttava quella presunzione di istantaneit tipica dei
social. Scrissi: Ho appena dato un calcio a un cane. Ci
fu una vera e propria rivolta. Da l pian piano il profilo
dello Sgargabonzi trov la sua linea e abbandonai gli
status seri per dedicarmi solo a quelli in linea con la
mia nuova persona: tutto si regge sul costringere il
lettore a chiedersi se dici sul serio o fai apposta.

onostante status come Alle lementari (sic) erano


brutti quarti dora quando toccava a te dire che
lavoro facevano i tuoi dal momento che i genitori
degli altri erano tutti coreografi di Madonna o medici
senza frontiere e spesso luna non escludeva laltra, io
peraltro non sapevo davvero che lavoro faceva mio
babbo ma solo che veniva a prendermi a scuola tutti i
giorni con una macchina diversa e nessuna era la sua...,
la sempre pi popolare Christiane DArc sostiene di non
essere cos distante dalla propria rappresentazione
online: Anche se per molti versi sto parodiando correnti
interne a Facebook, anzi si potrebbe dire che sono una
parodia di svariate tipologie di utenti, non parlerei di
autofiction finzionale, ma di pura e semplice
autofiction. Quando metto una foto di me stessa in
mutande, magari arricchita di scritte fatte con Microsoft
Paint, non sto, o non sto solo, facendo una parodia di chi
utilizza Facebook per raccontarsi in un certo modo e
proporre una certa immagine di s: sono anche seria,
altrimenti il processo non sarebbe catartico. Catartico?
S. Facebook impone ai suoi utenti lautonarrazione. Ha
obbligato miliardi di persone a inventarsene una,
costringe chiunque ad avere unimmagine pubblica.
qualcosa da cui necessario purificarsi, e per farlo non
basta lautoironia. Anzi, diventata tanto diffusa, e tanto
facile, che quasi sempre lautoironia su Facebook
nasconde bieca autocelebrazione. Con se stessi, in un
luogo che nasce per parlare di se stessi, che chiede alla
gente di farlo, non basta lironia: bisogna essere brutali.

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CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 19

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Feuilleton Di nuovo storia e finzione per il collettivo

La rivoluzione francese
secondo Wu Ming:
dalla parte dei sanculotti
e del Carducci giacobino
di RANIERI POLESE

i
WU MING
Larmata dei sonnambuli
EINAUDI STILE LIBERO
Pagine 808, 21
A sinistra: Louis Lopold Boilly,
Ritratto dellattore Chenard come
sanculotto, 1792,
Parigi, Museo Carnavalet

ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCA CAPELLINI

Modelli/3 Tommaso Pincio

Modelli/4 Christian Raimo

Le genti che non sanno La scintilla realistica


rivelano il mondo nuovo di quel Professore

li status delle genti che non sanno, spiega


Pincio, non nascono dal nulla, ma sono figli diretti
e coagulazione finale di vari percorsi duso di
Facebook per creare piccole narrazioni, anzitutto quella
dellUmile Trascrittore, in cui lo stesso Pincio
trascriveva frasi provenienti dal parlato di politici,
calciatori, soubrette e altre figure pubbliche, e le
condivideva, ma nude e crude, senza virgolettarle n
indicare la fonte. Lo scopo era capire comera cambiata la
percezione del testo scritto nellepoca digitale, ma molte
delle reazioni iniziali furono di sgomento assoluto e
incomprensione, talvolta di profonda irritazione. Alcuni,
sentendosi offesi, arrivarono persino al punto di togliergli
lamicizia. Trovavo altres confortante aggiunge
Pincio che la trascrizione (che poi la quintessenza
del romanzo) venisse ancora percepita come
trasgressiva. Da l passai alle genti che non sanno: i
primi status riportavano immagini retr in cui qualcuno
saliva su un treno in corsa calandosi da una mongolfiera,
o sempre da una mongolfiera osservava le stelle cadenti,
corredate da frasi come nel caso ci sono genti che non
sanno come si sale su un treno in corsa da una
mongolfiera.... Logico che molti status delle genti che
non sanno suscitino ilarit ma pi che una narrazione
umoristica credo che siano un tentativo di scendere a
patti con un mondo nuovo che mi ripugna e al tempo
stesso mi attrae; un canto di dolore o agonia o rabbia o
nostalgia, a seconda di come si preferisce vedere la cosa,
o dellumore col quale mi sveglio al mattino.

nche per Raimo il primo status venne per caso:


Riprendeva, esagerandola un po, una situazione
che avevo vissuto. Quasi tutte le reazioni furono di
gente che laveva presa sul serio. Da l la scintilla,
racconta, e tuttora molti lettori continuano a prenderlo
sul serio. Anche quando arriva a chiedere ai suoi studenti
di consigliargli un analista: Giorgio. S, chi ?. Sono il
prof, Giorgio. Ah, salve. Ti disturbo?. Ero al mare
prof. Ah, ti sei andato a fare il ponte... e sei da solo?.
No, sto qua con un po di amici.... Ah, bello... Ci stanno
anche Nicola e Carolina?... li avevo provati a chiamare
prima... Ma mi sa che Nicola ha cambiato numero... tu
chai il nuovo?.... Prof, scusi sto in spiaggia, che voleva
dirmi?.... Niente, niente, ti volevo chiedere giusto una
cosa semplicissima... se hai un paio di minuti....
Veramente adesso prof, no... Ma non ne possiamo
parlare a scuola?.... Guarda, ti dico al volo allora.... tanto
sono proprio due minuti... Ti volevo chiedere... ma tua
madre non faceva la psicologa... vero?. psichiatra.
Eh s, ma cha lo studio e parla con le persone?.... Fa
terapia, s. Ecco, ti volevo chiedere... C un mio amico,
che non che sta male, ma... cha dei momenti come dire
strani... Ti chiedevo se per caso mi potevi dare il numero
di tua madre... non per fare terapia con lei, eh... ma
magari lei conosce qualche sua collega... Sai quanto
prende tua madre?. Non lo so, credo cento a seduta.
Ah, cento... Per non sai se ci sono delle sue colleghe
che sono pi economiche?. Non ho capito, prof, vuole il
numero di uno psicologo?. Ma non per me, eh....

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el 1883, per ricordare la vittoria francese di Valmy (20 settembre 1792) sugli eserciti di
Austria e Prussia, Giosu Carducci componeva i dodici sonetti del a ira. In cui, italianizzando nomi
francesi (Tuglier, Ostel di citt, Abbadia
per Tuileries, Htel de Ville e la prigione
dellAbbaye), celebrava la battaglia che
aveva salvato la Rivoluzione. E in una nota
scriveva: Oggi vezzo (...) voler abbassare
e impiccolire la rivoluzione francese: con
tutto ci il Settembre del 1792 resta pur
sempre il momento pi epico della storia
moderna. Non aveva paura, Carducci, a
esaltare pure il linciaggio della dama di
compagnia della regina, la principessa di
Lamballe, la cui testa su una picca venne
portata sotto la prigione del Tempio. Gi
dodici anni prima, nella fase pi radicale
della sua fede giacobina, aveva scritto Versaglia in gloria della grande Rivoluzione.
Anche qui, nomi francesi italianizzati (Occhio di bue per loeil de boeuf della reggia
che, appunto, diventa Versaglia) e la celebrazione degli eventi rivoluzionari come la
decapitazione del re, giusto castigo per i
secolari delitti di cui si era macchiata la
monarchia francese.
Allepoca, allindomani della sconfitta
di Sedan (1870), la Terza Repubblica in
Francia operava una drastica revisione della Rivoluzione, condannando senza appello i giacobini, il Terrore, il radicalismo di
Robespierre. E il giacobino Carducci protestava con i suoi versi. Oggi, contro le nuove
revisioni storiografiche della Rivoluzione,
il collettivo di scrittura Wu Ming ci propone un denso romanzo che inizia con lesecuzione di Luigi XVI (21 gennaio 1793) e si
ambienta nei mesi del Terrore, per arrivare, dopo la caduta di Robespierre il 9 Termidoro (27 luglio 1794), alla sconfitta finale del popolo di Parigi nella primavera del
1795. Larmata dei sonnambuli si dichiara
subito dalla parte dei sanculotti, dei repubblicani dei grandi sobborghi popolari.
Sono loro che appoggiano il governo di
Robespierre anche nelle sue estreme decisioni (la messa a morte di Maria Antonietta, Danton, Desmoulins, Hbert), seppure
criticando il mancato approvvigionamento di cibo e limpunit degli accaparratori.
Sanno comunque che quando la ghigliottina smetter di funzionare, per i sanculotti, gli operai, i miserabili sar la fine:
torner lo strapotere dei ricchi. E i Wu
Ming si ricordano giustamente di una celebre pagina della Storia della rivoluzione
francese di Jules Michelet, quella che racconta come, dopo la morte di Robespierre,
le strade si popolano di Incroyables, i muscadins profumati che ostentano lusso e
disprezzo e danno man forte alla repressione dei movimenti popolari.
Storia & invenzione Abile combinazione di fatti storici e personaggi di fiction, il
romanzo dei Wu Ming segue le vicende di
alcune figure dinvenzione: Marie Nozire,
operaia del Faubourg Saint Antoine, e suo
figlio Bastien; la guardia Treignac; lattore

Lo Modonnet (in realt litaliano Leonida Modenesi, venuto a Parigi per incontrare Goldoni che vi risiede dal 1762); il buon
medico Orphe dAmblanc. Contro questi
personaggi positivi spicca la figura di
Monsieur Laplace, vera incarnazione del
Male. Ospite dellospedale di Bictre, Laplace in realt un nobile, il cavaliere
dYvers, che aveva tentato di salvare il re
prima del suo arrivo sul patibolo. Scoperti,
i congiurati vengono catturati o uccisi, ma
Yvers si salva e si rifugia sotto falso nome
nel manicomio. Dove esercita i suoi poteri
magnetici, con la tecnica del dottor Messmer.
Fenomeno di gran moda negli ultimi
anni dellAncien Rgime, il mesmerismo
pu essere un metodo di cura a fin di bene
(il dottor dAmblanc se ne serve con i suoi
malati) ma pu anche diventare il mezzo
per soggiogare la volont di singoli individui e pure di gruppi di persone. Yvers, infatti, crea in questo modo una squadra di
sonnambuli che invia a seminare il terrore
nei faubourg popolari. E quando il governo giacobino viene abbattuto, le squadracce di ipnotizzati si scatenano contro chi
prepara lultima resistenza sanculotta. Solitario vendicatore, lattore Modonnet, coperto dalla maschera di Scaramouche, li
sfida nel tentativo di frenare la violenza reazionaria.
Linguaggio & feuilleton In contrasto
con la lunga tradizione romanzesca che ha
narrato gli anni della Rivoluzione con un
deciso orientamento reazionario (da Balzac, Les Chouans, ad Anatole France, Gli
dei hanno sete, da Dickens, Le due citt, alla Baronessa Orczy, La primula rossa; e il
cinema non stato da meno, con i film
strappalacrime su Maria Antonietta), i Wu
Ming optano per il feuilleton, Sue e Dumas
naturalmente. I personaggi popolari
Marie, Bastien, Treignac ricordano invece I miserabili di Hugo. Una scelta, comunque, quella del feuilleton che, oltre a
regalare le migliori pagine del romanzo,
ribadisce la scelta di campo dei Wu Ming
dalla parte del popolo. Quanto infine al
linguaggio, Larmata dei sonnambuli, fra
documenti depoca e capitoli avventurosi,
dedica largo spazio a una scrittura che
vuole imitare (inventare?) un parlato sanculotto. Che un misto di gergo dialettale
infarcito di parole francesi italianizzate
con un certo oltranzismo. Tegolerie per
Tuileries, SantOnorio per Saint Honor,
Ponte Nuovo per Pont Neuf, foborgo per
faubourg. E forse in questo pastiche si coglie la riprova di un omaggio a Carducci, al
Carducci cantore della Rivoluzione, oggi
del tutto dimenticato, travolto nel generale
rifiuto che ha colpito da tempo tutta la
produzione del poeta.
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Storia

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20 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Cambusa

Caratteri Recensioni
Riproposte

di Nicola Saldutti

Segna due, Mark Twain


Il Mississippi un fiume grande come il mare.
E il grande scrittore Mark Twain porta nel suo
nome un po di quellacqua. La traduzione
delle due parole segna due. Come due
braccia, la profondit che consente di

navigare con tranquillit, sufficiente a non


correre il rischio di toccare il fondo. Dal
vocabolario degli scandagliatori. Lui che fu
tipografo e pilota di battello. E conferenziere
brillante.

Nuova traduzione e prefazione originaria di Norman Mailer per le (vere) lettere AlefBet
di Nel ventre della bestia. Una vita in cella prima e dopo sei settimane fuori

Il talento per il crimine. E per la scrittura


Abbott, che dal carcere non seppe uscire
di FULVIO BUFI

di Daria Gorodisky

EBREI
PER SCELTA
IN UGANDA

i Jack Henry Abbott si pu dire,


senza incorrere in falso, che la
sua vita fin per sua stessa scelta il
10 febbraio 2002 nel nodo scorsoio fatto con una striscia del lenzuolo che copriva il letto della sua cella. E
con certezza si pu dire anche che cominci
il 21 gennaio 1944 in una base militare del
Michigan dove sua madre, prostituta di origine cinese, lo partor, frutto della relazione
con un soldato. Ma in coscienza non si pu
dire che Jack Henry Abbot visse. Che visse
da uomo libero: di fare scelte e di cogliere
opportunit. Jack Henry Abbott sopravvisse
da prigioniero. Prigioniero degli Stati Uniti
dAmerica. Prigioniero del regime carcerario dello Utah e del North Carolina e della
Georgia e di unaltra dozzina di Stati. Prigioniero di riformatori da quando aveva nove
anni, e di penitenziari fino a quando morto, a 58. Prigioniero della sua indole criminale senza speranza, prigioniero persino
dellinconsapevolezza di possedere uno
straordinario talento narrativo. Soprattutto
uno straordinario talento narrativo.

Avrebbe potuto raccontare il mondo intero, se la sua esistenza fosse andata in un altro modo. Avrebbe potuto raccontare gli
uomini e la storia. Ma Jack Henry Abbott
raccont solo un mondo, perch solo quello conobbe: il carcere. E i suoi uomini derelitti. E le sue storie di violenza e umiliazione. Raccont tutto questo, e se stesso di
fronte a tutto questo, nelle lettere che verso
la fine degli anni Settanta invi, con sempre
maggiore frequenza, allo scrittore Norman
Mailer, scelto come interlocutore perch in
quel momento stava lavorando a Il canto
del boia, storia di un altro recluso, Gary Gilmore, condannato a morte per due omicidi.
da questa intensa corrispondenza, e
dallimpegno di Mailer affinch le lettere
venissero pubblicate, che sarebbe nato nel
1981 il libro capolavoro di Abbott, Nel ventre
della bestia, ora riproposto in Italia dove
introvabile da anni da DeriveApprodi
(prefazione di Norman Mailer).
Nella nuova traduzione di Lanfranco Caminiti, che conosce la detenzione e le sue
dinamiche anche per averne scritto molto,
la voce di Abbott diventa, se possibile, ancora pi reale. Nessun filtro che attutisca limpatto del gergo carcerario di cui piena
ogni pagina. Se, per esempio, leggere di
perquisizione fa pensare a gente in divisa
che rovista dappertutto, perquisa ha tuttaltro sapore. Sa di scarponi che rimbom-

i
JACK HENRY ABBOTT
Nel ventre della bestia
Prefazione originale
di Norman Mailer
Traduzione
di Lanfranco Caminiti
DERIVEAPPRODI
Pagine 189, e 15

bano nei corridoi deserti della notte, di serrature che scattano pesanti, di manganelli
sbattuti sulle sbarre di ferro, di urla, letti rivoltati, bottiglie svuotate, foto strappate
dalle pareti. E lisolamento punitivo che descrive Abbott non in una cella ma in un
buco. Anzi, nel buco, come dice lui. A 37
anni, calcola di avercene passato gi quattordici o quindici, nel buco.
Una volta mi condussero al buco a Laevenworth... Gli sbirri mi misero faccia in gi
sul pavimento pestandomi. Era proprio come avere addosso una muta di cani. Il capo
mi ordin di mettermi in piedi. Disse agli
altri di stare indietro e lo giuro su Dio,
non mi creder, mi tolse i vestiti di dosso
con pochi gesti delle mani. cos che Abbott racconta il carcere dellilluminata
America di Jfk cos come di quella conservatrice di Nixon o di quella degli altri che sono
venuti dopo. Quello Stato che lo ha allevato,
dice lui, perch da quando era adolescente,
fuori dalle carceri c stato una volta per sessanta giorni, unaltra per cinque o sei mesi,
e unaltra ancora per sei settimane, quando
gi era stato condannato per aver ucciso in
carcere un altro detenuto durante una rissa,
e riusc a evadere, ritrovandosi per ogni
notte a svegliarsi di soprassalto nella sua

Ragazzi

Essere liberi nellantica Roma e oggi


Storia di Tecla e della piccola Iris
di SEVERINO COLOMBO

ornare schiava: questo il rischio che corre Tecla, giovane donna


affrancata dal suo proprietario 14 anni prima. Oggi cuoca, sposata con
un centurione (in missione lontano da casa) Tecla richiesta
ingiustamente dai figli del suo vecchio padrone... La Roma imperiale (e
multietnica) del 100 d.C., sotto Traiano, lambientazione della storia Le stelle
brillano su Roma (Il Castoro, pp. 192, e 13,50, illustrazioni di Ilaria Urbinati, dai
10 anni) che ha per protagonista Iris, figlia di Tecla, una bambina di dodici anni
cui, prima di parlare e camminare, la madre ha insegnato il valore della libert.
Iris vive in una Roma fedelmente ricostruita. Mangia, si veste, va a scuola,
studia e lavora come farebbe una ragazza romana dellepoca osserva Elisa
Castiglioni Giudici, gi Premio Cento 2013 con il precedente romanzo; 39 anni,
italiana, vive negli Stati Uniti dove si occupa di divulgazione e storia romana.
La vicenda ricorda la storia vera di Solomon Northup, raccontata di recente in
un libro (negli Usa lettura obbligatoria nelle scuole) e in un film, 12 anni
schiavo. Qui, con Tecla e Iris, lantica Roma; l, con Solomon, era lAmerica
ancora schiavista del XIX secolo. La libert non ha prezzo n epoca.
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Cesare Leonardi,
Torino, (59) nella
collettiva Modena e
i suoi fotografi al
Foro Boario di
Modena fino al 25
maggio (Archivio
Cesare Leonardi)

stanza dalbergo senza pi


sapere dove si trovasse, talmente era abituato soltanto ai muri della cella.
Jack Henry Abbott fu
nella sua vita un recluso
assoluto, capace di leggere
in prigione centinaia di libri lui che al momento
del primo arresto non aveva mai letto niente e, anzi, leggere gli risultava faticoso e pure a scrivere ci riusciva a stento. Un recluso
assoluto che rimase tale anche quando il
successo del suo libro, e la mobilitazione di
Mailer e di altri intellettuali americani come lattrice Susan Sarandon (che chiam il
suo ultimo figlio Jack Henry in onore di Abbott) e molti altri, gli valse, nel 1981, la riconquista della libert.

Riabilitato dal suo stesso talento, Jack


non smise per mai di guardare il mondo
dalla prospettiva di una cella. Successo e
improvvisa ricchezza (il libro fu vendutissimo) non bastarono a renderlo un uomo libero di fare scelte e cogliere opportunit.
Anche nel Greenwich Village, dove and a
vivere dopo la scarcerazione, continu a
pensare da recluso assoluto. E quando litig con il giovane cameriere di un ristorante
che non voleva lasciarlo andare al bagno,
non vide in lui un innocuo ventiduenne incapace anche di fare a botte, ma uno dei
tanti assassini e ladri e fottuti bastardi che
erano sempre stati gli altri frequentatori del
suo unico mondo. Quelli che giravano al
passeggio con una lama infilata nelle mutande ed erano pronti a tirarla fuori e a
piantarla in petto al primo che li guardasse
male o dicesse la parola sbagliata.
Anche Abbott era cos. Era stato ladro e
assassino e fottuto bastardo e cos era rimasto, perch il dentro al carcere e il dentro di s erano diventati una sola cosa, ormai. Perci a quel ragazzo piant una lama
nel petto e lo uccise. Era stato scarcerato da
appena sei settimane. Torn in carcere, torn nel ventre della bestia. E lunica scelta
che ebbe da quel momento ma forse da
sempre fu stabilire il giorno in cui farla
finita.
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siste una San Nicandro


Garganico in Africa.
Proprio come
accaduto nel comune
pugliese (ben raccontato da
John A. Davis in Gli ebrei di
San Nicandro, edito da
Giuntina), sempre negli
anni Venti un gruppo di
abitanti dellUganda
orientale ha abbracciato
lebraismo dando vita alla
congregazione degli
Abayudaya. Nulla a che
vedere con le comunit che
rivendicano lappartenenza
a una delle mitiche dieci
trib perdute di Israele. Di
quelle si occupato per
decenni Tudor Parfitt,
docente alla London
University e a Harvard,
cercandole in tutti i
continenti e in situazioni
tali che stato definito il
vero Indiana Jones; e ne ha
scritto in oltre 20
straordinari libri (lultimo,
Black Jews in Africa and the
Americas, Harvard
University Press). No, gli
Abayudaya non vantano
lontane radici, ma una
libera scelta. E le cose
stanno cos: alla fine
dellOttocento lUganda
divent protettorato
britannico anche grazie
allaiuto di forze militari
locali guidate dal valoroso
Semei Kakungulu. Per
ringraziarlo, i britannici lo
designarono governatore di
una provincia a est dove lui
fond Mbale, oggi una delle
tre principali citt ugandesi.
Dagli scritti storici di Arye
Oded, che stato a lungo
ambasciatore israeliano in
Uganda, si apprende che a
quel punto Kakungulu
comincia a dedicarsi solo
allo studio biblico, e un
giorno del 1919 dichiara
pubblicamente: Da oggi
sono ebreo. Lo seguono
quasi lintera famiglia e
circa duemila discepoli. Lex
guerriero per sa che non
padroneggia ancora tutti gli
elementi culturali e liturgici
ebraici, quindi cerca
contatti con qualunque
ebreo si trovi a passare da
quelle parti, chiede
istruzioni e strumenti
introvabili nella zona: dalla
Torah come si sa, cosa
ben diversa dal Vecchio
Testamento cristiano agli
scialli di preghiera, ai
filatteri... Gli Abayudaya
cos possono osservare
rigorosamente leggi e
tradizioni giudaiche;
continuano a farlo dopo la
morte di Kakungulu (1929),
e nonostante le feroci
persecuzioni del dittatore
Idi Amin durante gli anni
Settanta. Poi tra il 2001 e
2002 si convertono secondo
i dettami dellebraismo
ortodosso. E oggi sono
ancora l, in alcuni villaggi a
nord di Mbale: in 500 circa,
ma fieri del pieno
riconoscimento ricevuto dal
Rabbinato israeliano e del
legame consolidato con
lebraismo occidentale.
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CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 21

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Soglie

Caratteri Recensioni
Straniera

di Franco Manzoni

I pomeriggi di un satiro
Resta scolpita nel ricordo la nostalgica
percezione di splendidi corpi maschili nudi,
esausti nel delirio di Eros fino allo straziante
godimento dei continui amplessi. Nella
silloge Il sole del pomeriggio (Biblioteca dei

Leoni, pp. 80, 12, traduzione di Paolo Ruffilli


e Tino Sangiglio) Costantino Kavafis canta il
piacere greco, le emozioni gay, il sesso feroce,
i profumi della vita giocata audacemente da
un letto allaltro, senza legami.

Non propriamente saga familiare, non esattamente avventura western n romanzo storico, il
bel libro di Philipp Meyer una genealogia metaforica delle molte spietate Americhe attuali

Laggi nel Texas cattivo sangue non mente


Q
i
di MICHELA MURGIA

uando un lettore ha la fortuna


di trovarsi davanti a un bel romanzo come Il figlio di Meyer
meglio che si prepari a scansare con meticolosit tutti i tentativi di collocarlo in una precisa categoria
narrativa. Non si tratta infatti di unavventura western, bench tra le sue pagine ci siano anche indiani e cowboy. riduttivo
definirlo una saga familiare, anche se racconta le vicende un robusto ceppo genealogico texano prima di allevatori e poi di
petrolieri. Non neppure un romanzo storico, anche se il respiro della narrazione
soffia lungo duecento anni dellepopea
americana di frontiera. invece un libro
seducente nel senso pi completo del termine, con una storia cos ben scritta che
pu farsi perdonare anche il peccato di
averci raggiunti attraverso categorie narrativamente abusate come quelle di saga familiare, di wild West e di romanzo storico.

I McCullough sono una famiglia solo secondo lidea biologica dellessere sangue
del sangue, che poi un modo elegante
per dire che i suoi protagonisti sono la ferita luno dellaltro. Meyer scansa con prepotenza la tentazione di costruire una gerarchia simbolica centrata sui rapporti familiari, decostruendone lidea sin dalle prime
drammatiche pagine della storia: non il
sangue, ma il violento controllo delle risorse, la ricchezza della terra di frontiera, a
determinare le scelte dei personaggi e il loro destino. Meyer lo evidenzia intrecciando con sapienza le vicende della famiglia
McCullough con mille innesti di volont
che finiranno per portare i protagonisti a
considerare quello familiare come il pi
facile dei patti da tradire.
Il sangue per Meyer materia instabile e
non ha che due destini possibili: o si versa
o si mischia. Accadr dunque che Eli, bambino bianco allevato dai Comanche, finisca
per sentirsi loro figlio e fratello nonostante
la trib indiana gli abbia trucidato i famigliari davanti agli occhi. in quella medesima logica che suo figlio Peter, anni dopo,
preferir proseguire il nome dei McCullough non con legoista e fredda ragazza
bianca che gli stata riservata, ma con
lunica superstite dei messicani sterminati
dalla sua famiglia per spogliarli dei loro
possedimenti. Particolarmente affascinante lultima dei McCullough, Jeanne,
un personaggio femminile volitivo e spietato nel cui animo lovviet della propria
supremazia domina gi su qualunque
scrupolo storico.
Questi tre personaggi vengono proposti

PHILIPP MEYER
Il figlio
Traduzione
di Cristiana Mennella
EINAUDI
Pagine 554, e 20

in tempi diversi della loro vicenda, cos che


il lettore sia costretto a ricordarsi che in
ogni albero pulsa comunque la memoria
del seme e che il potente Colonnello che
governa lapice del patriarcato dei McCullough altri non che il ragazzino rapito dagli indiani delle cui vicende adolescenziali
ci si appassionati senza riserve.
A scongiurare lingannevole etichetta di
romanzo storico sarebbe dovuta bastare la
scelta scomoda di Meyer stesso, che sposta
continuamente avanti e indietro il cursore
della narrazione, costringendo il lettore a
riprendere pi volte in mano lutile albero
genealogico iniziale per non perdersi nel
labirinto dei legami tra personaggi. Il tempo lineare una gabbia di cui Meyer non si
serve mai e infatti la vicenda texana dei
McCullough cambia ossessivamente anno
e io narrante e arriva al lettore in modo
quasi scomposto ora per mano di nipoti e
nonni, ora di figlie e fratelli, ora di patriarchi e nativi americani, uniti in un coro di

voci e di lingue che riesce a essere al contempo solido come un presente attuale e
spettrale come un ricordo.
Il figlio un romanzo castello nei cui anfratti i McCullough si muovono come presenze infestanti, ciascuna inchiodata alle
conseguenze di scelte individuali in apparenza casuali o marginali, ma che si rivelano poi eternamente permanenti. Non c
dunque tempo che serva: i fantasmi non
ne hanno necessit. Il romanzo di Meyer
pu essere definito storico solo perch le
vicende dei personaggi hanno una potente
sottotraccia politica che impone al lettore
le medesime domande
etiche che ciascuno di
Andrew Wyeth
loro pone implicita(1917-2009),
mente a se stesso: Di
Turkey Pond
quale conseguenza io
(1944, olio
sono figlio? Di quali
su tavola),
conseguenze posso renRockland, Maine
(Usa), Farnsworth dermi artefice con le
mie scelte?. La magiArt Museum

strale risposta narrativa che Meyer d nelle


sue pagine consente alla schiatta dei McCullough di poter essere riconosciuta come genealogia metaforica di una delle
molte spietate Americhe attuali.
La definizione di grande romanzo
americano comparsa in Italia in pi di
una recensione a questo libro affascinante,
ma costringe a chiedersi se chi lha usata
con tanto dispendio sia in grado di immaginare un romanzo americano in un formato simbolico meno che grande. In effetti difficile anche da semplici lettori
non chiedersi se le possibilit dimmaginario offerte a narratori della potenza
espressiva di Meyer esistano o possano esistere in luoghi diversi dallAmerica. Quel
che nella prateria texana ci appare tanto facilmente come epico, nelle campagne maremmane probabilmente lo considereremmo marginale, periferico. Quel che
nella sua dimensione culturale e linguistica ancora oggi lanima dellAmerica e dei
suoi contraddittori e moderni melting pot,
in Italia finirebbe con facilit rubricato come retaggio di uno stereotipato e folklorico regionalismo.

Il figlio di Meyer non si muove dentro


questi limiti culturali ed proprio questo
che gli permette di portare il lettore in un
luogo collettivo dove la verit storica, qualunque sia, pu essere interrogata e giudicata da quella narrativa, senza ideologie e
senza sconti. Nelle piccole praterie dellimmaginario locale appare invece tutto sommesso e intimo, agito sottotraccia anche
dove in quei silenzi si cambia e si cambiata la storia di tutti. Il motivo per cui amiamo tanto lepica altrui forse tutto qui:
non ci sono epiche possibili dove le genealogie si declinano nel familismo amorale e
nessuno riesce a fare i conti con lidea che
ci sia da salvare una memoria collettiva.
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Alessandro Golinelli

Italiani in vacanza
con vista
su piazza Tahrir
di MARCO OSTONI

smail vuole un posto nella Storia.


giovane, ha talento, ambizioni e
coraggio: quelli di un popolo che dice
basta, si strappa il giogo di dosso e si
riversa in piazza per cacciare il tiranno e
invocare un futuro diverso. In piazza
Tahrir va in scena la sua liberazione
personale, ma soprattutto la liberazione
dellEgitto da Mubarak e il suo
tormentato incamminarsi sulla strada
della primavera araba, fiorita a Tunisi nel
dicembre 2010 per arrivare al Cairo. Ma

tutti i protagonisti di Una rivoluzione


(Frassinelli, pp. 338, e 16,50) un
gruppo di italiani in vacanza in un
villaggio ecologico sul Mar Rosso
hanno la loro piccola rivoluzione da
compiere: da Riccardo, medico che
smania di vestire i panni dello scrittore
di successo, a Tania, produttrice tv
disoccupata in cerca di nuove occasioni,
e finire con il piccolo Alessandro, che nel
rapporto con linfanzia rubata del
14enne Youssef scopre il senso

dellamicizia. Alessandro Golinelli, dopo


lintenso Lamore semplicemente (2012)
ambientato a Mauthausen nel 45, torna
a fare i conti con la Storia, nella cui
cornice cala storie personali pi intime,
che imbastisce con il filo di uno stile
piano e levigato e la delicatezza di uno
sguardo acuto ma indulgente, perch di
fronte allincedere del tempo a noi
resta listante sempre pi breve che ci
ostiniamo a chiamare presente.
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22 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Legenda

Caratteri Le classifiche dei libri

Storie poco rosa di donne e violenza per Casati Modignani


Le sberle di Vitali, lEuropa di Zingales e le omelie di Francesco
La pagella

di Antonio DOrrico

Alessandro Robecchi
Questa non
una canzone damore
Sellerio

Top 10

ebook

di Alessia Rastelli

voto

9 1

Sveva Casati Modignani


La moglie magica

(-)

Da Crozza a Dylan N
per il noir desordio 2

100

Dan Brown
Inferno

(1)

arlo Monterossi un autore


televisivo e ha avuto successo con
la trasmissione Crazy Love. Lidea
alla base del programma
semplice e geniale. Perch non
fare gossip sulla gente (cosiddetta) normale
invece che su quella famosa? Perch, invece
che su attrici e calciatori, non scatenare i
paparazzi sulla sora Marisa, impiegata
allInps e il di lei collega Marzio,
quarantasette anni, capufficio con pretese
di promozione, villetta a Fregene,
spumante in fresco per loccasione?
Insomma, lamore ai tempi della
tredicesima e del mutuo da pagare. Ma
Carlo Monterossi non ne pu pi della
trasmissione e del fasullo stile tv e medita
di ritirarsi. Ci sta pensando su quando un
killer misterioso entra in casa sua a Milano
e tenta di ucciderlo. Da quel momento in
poi il suo problema
diventa un altro ed un
problema molto
complicato. Perch
qualcuno vuole
ammazzarlo? E perch,
con modalit simili al
suo tentato omicidio,
sono stati gi uccisi una
vedova e un truffatore?
E perch il killer
Alessandro Robecchi, misterioso taglia il dito
1960, nato a Milano indice della mano
sinistra alle sue vittime?
E che centra un campo rom che deve essere
sgomberato (con morti) per fare spazio a
una speculazione edilizia? E chi sono i due
sicari professionisti (simpatici, per) che
girano per Milano per onorare il loro
contratto di lavoro mentre, come sempre, la
polizia brancola nel buio? Alessandro
Robecchi, esordiente romanziere, ha scritto
un noir veloce e scanzonato (con Sua
Maest Bob Dylan come ospite donore e il
grande Scerbanenco come nume tutelare).
Forse c qualche battuta di troppo
(deformazione professionale per uno che
autore dei testi di Crozza). Ma anche con
spunti di tragica riflessione (lo sterminio
degli zingari nei lager nazisti). Il voto
molto alto. Robecchi scrive bene. Una frase
come prova: Ora c il silenzio che cera
prima della Creazione. Non passa
nemmeno un meteorite.

58

3
38

32

Andrea Vitali
Quattro sberle
benedette
Garzanti, 16,40

31

Massimo Gramellini
La magia
di un buongiorno
Longanesi, 14,90

4
(-)

5
(8)

Beppe Severgnini
La vita un viaggio

(6)

27

Rizzoli, 16

22

Jamie McGuire
Un disastro
per sempre
Garzanti, 14,90

7
(4)

Veronica Roth
Divergent

(7)

21

De Agostini, 14,90

20

Andrea Camilleri
Inseguendo
unombra
Sellerio, 14

9
(5)

10

Veronica Roth
Insurgent

(10)

Mondadori, 5
Markus Zusak
Storia di una ladra
di libri
Frassinelli, 16,90

(2)

Sperling & Kupfer, 14,90

18

In vetta sale
il thriller
sul potere
I titoli in promozione
tornano a dominare la
classifica elettronica. Tre
ebook diversi per genere
ma offerti tutti, per un
giorno, a un prezzo tra 0,99
e 2,99 euro, occupano il
podio di Cubolibri, lo store
di Telecom Italia dedicato
alleditoria digitale. Al primo
posto I segreti del club
Bilderberg. Il romanzo del
potere, thriller sullintreccio
di affari e relazioni tra le
personalit pi influenti del
mondo, firmato dallo
scrittore, regista e
giornalista Vito Bruschini.
In seconda posizione
ricompare Limonov, il libro
di Emmanuel Carrre sulla
vita romanzesca e
spericolata del
controverso dissidente
russo. Terzo, Il mondo di
Sofia, il romanzo del 1991
sulla storia della filosofia di
Jostein Gaarder. Al quarto e
quinto posto due nomi di
successo anche in edizione
cartacea: Donna Tartt con Il
cardellino, il libro con cui lo
scorso aprile la scrittrice
americana ha vinto il
premio Pulitzer per la
fiction, e Sveva Casati
Modignani con lultimo
romanzo, La moglie magica.
Da notare, in settima
posizione, un altro ritorno:
la sceneggiatura di Erri De
Luca Il turno di notte lo
fanno le stelle (e 0,99), tra i
primi ebook pubblicati, due
anni fa, nella collana di testi
brevi solo digitali Zoom di
Feltrinelli, che oggi ha
raggiunto pi di duecento
titoli e oltre cento autori.

@al_rastelli
ehibook.corriere.it

De Agostini, 14,90

RIPRODUZIONE RISERVATA

RIPRODUZIONE RISERVATA

La classifica
Vito Bruschini
1 100
I segreti del club Bilderberg
Newton Compton, e 4,99
ePub con Social DRM
2 63 Emmanuel Carrre
Limonov
Adelphi, e 9,99
ePub con Adobe DRM
3 44

Jostein Gaarder
Il mondo di Sofia
Longanesi, e 9,99
ePub con Adobe DRM

4 38

Donna Tartt
Il cardellino
Rizzoli, e 9,99
ePub con Adobe DRM

5 25 Sveva Casati Modignani


La moglie magica
Sperling & Kupfer, e 9,99
ePub con Adobe DRM
(28 aprile-4 maggio 2014)

Nota

{
{

(2) posizione precedente

1 in salita
5 in discesa

S
R
N

stabile
rientro
novit

100 titolo pi venduto (gli altri in proporzione)

Per registrare il fenomeno dei libri a basso


costo, la Lettura ripristina le classifiche Low
Cost. Ne fanno parte libri, tascabili e non, con
un costo uguale o inferiore a 3 euro. Tali titoli
sono esclusi dalla top ten dove sono riportati i
bestseller mantenendo le proporzioni di vendita.

Narrativa italiana

(-) N 100

Sveva Casati Modignani


La moglie magica

2 (-) N 32
Andrea Vitali
Quattro sberle
benedette

Sperling & Kupfer, 14,90

Garzanti, 16,40

Una storia, attuale, di violenza sulle donne per Sveva


Casati Modignani: il romanzo si piazza subito al primo
posto assoluto davanti a Dan Brown. Da top ten
anche la seconda new entry italiana, Andrea Vitali con
un racconto ambientato nella Bellano del 1929 tra
parrocchia e casa di piacere. Terza novit negli Italiani
un racconto di Stefano Benni illustrato da Luca Ralli.

3 (1)520
Andrea Camilleri
Inseguendo
unombra
Sellerio, 14

Narrativa straniera

(1) S 58

Dan Brown
Inferno
Mondadori, 5

Ambientazione italiana, Lucca, per il romanzo di


Elizabeth George (lapparente sparizione e il
rapimento vero di una bambina) che guadagna
nove posizioni in una settimana ed ottavo.
Stabili i piani alti della classifica: Dan Brown
davanti a Mark Zusak e, tra il quarto e il settimo
posto, lintera trilogia fantasy di Veronica Roth.

2 (2) S 38
Markus Zusak
Storia di una ladra
di libri
Frassinelli, 16,90

3 (3) S 22
Jamie McGuire
Un disastro
per sempre
Garzanti, 14,90

Saggistica

(2) 1 31

Massimo Gramellini
La magia
di un Buongiorno
Longanesi, 14,90

Passaggio di testimone nei Saggi tra Severgnini e


Gramellini. Sogno da realizzare o incubo da cui
uscire il sottotitolo del libro sullEuropa
delleconomista Luigi Zingales, miglior new entry
della settimana. Da segnalare lingresso di Papa
Francesco con le omelie quotidiane pronunciate nella
cappella della Residenza di Santa Marta dove vive.

2 (1)527
Beppe Severgnini
La vita
un viaggio
Rizzoli, 16

3 (3) S 15
Albert Espinosa
Braccialetti rossi.
Il mondo giallo
Salani, 12,90

Varia

(-) N 13

Demi Lovato
Staying strong
Mondadori, 14,90

2 (1)Morelli
5 12
Raffaele
Pensa magro
Mondadori, 16

Ragazzi

1
1

(1) S 17

Rick Riordan
Il marchio di Atena
Mondadori, 17

2 (2) S 12
Geronimo Stilton
Viaggio
nel tempo 7
Piemme, 23,50

Low Cost
(2)113

Epicuro
facile essere felici
se sai come farlo
Newton Compton, 1,90

2 (5)113
Sigmund Freud
La psicoanalisi
in cinque
conferenze
Newton Compton, 1,90

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 23

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Il podio del critico


di Gabriele Monti

Il numero
di Giuliano Vigini

00
3

Gabriele Monti (Bologna, 1978), ricercatore, insegna


Concept design e Moda e cultura visuale ai corsi di
Design della moda allUniversit Iuav di Venezia. Si
occupa di teorie e critica del fashion design, di fashion
curating e di rapporti fra moda e celebrity culture. Per
Marsilio sta lavorando a un libro sulle modelle italiane.

1 Luisa Frisa
Maria

2 M. Cain
James

3 Moretti
Enrico

Una nuova moda


italiana
Marsilio-Fond.Pitti, 34

La falena

La nuova geografia
del lavoro
Mondadori, 19

Isbn, 19,90

Un manoscritto al giorno: la grama vita delleditor


A Torino, in questi giorni di Salone del libro, non era
infrequente vedere gente che consegnava manoscritti agli
editori. Con quale fortuna difficile dire, ma si presume
come la casistica insegna che lesito sar per gran parte
negativo. Se un piccolo o medio editore (non parliamo dei

grandi che sono numericamente fuori concorso) riceve, su


carta o in formato elettronico, anche solo una proposta al
giorno (cifra approssimata per difetto), i conti sono presto
fatti. Togliete le domeniche e le feste, e sono circa 300 libri
lanno. A testa. Se poi andate a leggere E cos vuoi lavorare

nelleditoria. I dolori di un giovane editor, scritto con


umorismo e intelligenza sopraffina da Alessandra Selmi
per la collana I libri di Wuz, Editrice Bibliografica
(pp. 129, e 9,90), arriverete a capire perch la vita di un
lettore di professione possa trasformarsi in una via crucis.

(Elaborazione a cura di GfK. Dati relativi alla settimana dal 28 aprile al 4 maggio 2014)

(2)
4 Ming 518
Wu

(3) 5 15
6 Cammilli
Paolo

8 (6) 5 12
Michele Serra

10 (8) 5 9
Francesco Gungui

12 (-) N 7

14 (7) 5 6
16 (-) R 5
Francesco Guccini
Chiara Gamberale
Per dieci minuti

(17)
20Volo 5 5
Fabio

Nuovo dizionario
delle cose perdute

18 (16) 5 5
Sara Tessa

Einaudi, 21

Newton Compton, 9,90

Feltrinelli, 12

Fabbri, 5

Chiarelettere, 16

Mondadori, 12

Feltrinelli, 16

Newton Compton, 9,90

Mondadori, 18

N 17
5 (-)Benni
Stefano

7 (4) 5 12
Andrea Vitali

(5) 5
9Carofiglio 10
G.

(12)
11Fo 1 7
Dario

13 (-) R 6

15 (14) 5 6 17 (13) Robecchi 19 (10) 5 5


55
Selvaggia Lucarelli
Alessandro
Margaret Mazzantini

La figlia del papa

Melania G. Mazzucco
Sei come sei

Feltrinelli, 12

Rizzoli, 18,50

Rizzoli, 14

Chiarelettere, 13,90

Einaudi, 17,50

S 21
4 (4)Roth
Veronica

(6)
6Nesb S 17
Jo

8 (17) 1 15
Elizabeth George

10 (7) 5 14
Camilla Lckberg

De Agostini, 14,90

Einaudi, 19

Longanesi, 19,90

S 18
5 (5)Roth
Veronica

7 (8)Roth
1 15
Veronica

De Agostini, 14,90

De Agostini, 14,90

Larmata
dei sonnambuli

Pantera

Divergent

Insurgent

Maledetta
primavera

Premiata ditta
Sorelle Ficcadenti

II pipistrello

Allegiant

S 13
4 (4) Recalcati 6 (5)Socci10
5
Massimo
Antonio

Gli sdraiati

F. Carofiglio
La casa nel bosco

Inferno. Canti
delle terre divise

Luigi Bisignani
Il direttore

(12) S
12Snchez10
Clara

14 (13)59
Jamie McGuire

16 (-) N 9
Jessica Sorensen

18 (18) S 7
Jamie McGuire

Marsilio, 18,50

Garzanti, 18,60

Garzanti, 16,40

Newton Compton, 9,90

Garzanti, 16,40

9 (9) S 14
Donna Tartt

11 (10) 5 11
Khaled Hosseini

13 (11)Martin
59
George R.

15 (-) N 9
Lee Child

17 (-) R 7
Alejandra Balsa

(20) 1
19Green 7
John

Rizzoli, 20

Piemme, 14

Mondadori, 18,50

Longanesi, 16,40

Sperling & Kupfer, 16,90

Rizzoli, 16

8 (9) 1 7
Walter Isaacson

10 (8) 5 6
Alan Friedman

(-) N 5
12Francesco
Papa

14 (15)1 4 16 (14)Papa
54
Heinrich L. Himmler Francesco

Rizzoli, 18

Rizzoli, 17

Il cardellino

La sirena

E leco rispose

II cavaliere
dei Sette Regni

Un passo
di troppo

Il segreto

(-) R
18Dorfles4
Piero

5 (6) 1 12
Vittorio Feltri

(-) N 7
7 Zingales
Luigi

9 (7)Northup
56
Solomon

11 (11) S 5 13 (10) 5 5
Giampaolo Pansa
Vito Mancuso
La vita segreta
di Ges

Un treno
per Auschwitz

C. Petrini
Unidea di felicit

(18) 5
19 Brosio 4
Paolo

Bella ciao

15 (12) 5 4 17 (-) N 4
Caroline Moorehead L. Seplveda

Rizzoli, 18

Newton Compton, 9,90

Rizzoli, 19,90

Garzanti, 16,40

Newton Compton, 9,90

Guanda, 13

Piemme, 19,50

3 (2) 5 11
Pierre Dukan

4 P.(4) S 8
John Sloan

5 (5) S 7
Haylie Pomroy

7 (-) N 6
Claudio Moretti

8 (7) 5 5
Novak Djokovic

N5
9 (-)Pellegrini 10 (-) R 5
Federica
Giorgio Terruzzi

Sperling & Kupfer, 16

Mondadori, 15,90

(con E. Adamson)
La dieta del
supermetabolismo
Sperling & Kupfer, 16

6 P.(3) 5 7
John Sloan

Sperling & Kupfer, 16,90

Mondadori, 16

(5) 1 11
3 Seplveda
Luis

(3) 5 11
4 Vaccarino
Lucia

(4) 5
5 Kinney 10
Jeff

7 (-) R 7
6 (9) 1 7
AA.VV.
Francesca Bosetti

10 (7)5 6
AA.VV.

Storia
di una lumaca
che scopr...
Guanda, 10

Il mio diario,
un anno dopo.
Violetta
Walt Disney, 14,90

Diario
di una schiappa.
Guai in arrivo!
Il castoro, 12

T-shirt & Co.


di moda. Violetta

Beauty book.
Violetta

8 (6) 5 7
9 (8)Collins
56
Francesca Bosetti
Suzanne
Scarpe e borse
di moda. Violetta

Il canto
della rivolta

Frozen. Il regno
di ghiaccio

Walt Disney, 4,90

Walt Disney, 12,90

Walt Disney, 4,90

Mondadori, 13

Walt Disney, 4,90

(3)S13
3 Austen
Jane

4 (6)112 5 (4)512
Erasmo da Rotterdam Victor Hugo

(1)5
6 Wilde 12
Oscar

(8)1
7 Kafka11
Franz

(7)5
(10)S10
9 Anneo10 10Ovidio Nasone
Lucio
Seneca Publio

I Watson

Elogio della follia.


Testo latino
a fronte
Newton Compton, 1,90

Limportanza
di essere onesto

Lettera
al padre

8 (9)111
Confucio
Massime

Newton Compton, 1,90

Newton Compton, 1,90

Larte di essere
saggi. Testo latino
a fronte
Newton Compton, 1,90

Newton Compton, 1,90

Lultimo giorno
di un condannato
a morte
Newton Compton, 1,90

Instant English
Gribaudo, 19,90

1001 storie
e curiosit sulla
grande Juventus...
Newton Compton, 5,90

Il punto vincente

Newton Compton, 1,90

Newton Compton, 10

(con M. Giunta)
Il mio stile libero

20 (19)5 6
E.L. James
Cinquanta
sfumature
di grigio
Mondadori, 5

Colpa delle stelle

Rizzoli, 17

English da zero

365 giorni con te

II mio disastro
sei tu

Raffaello Cortina, 13

La dieta Dukan
dei 7 giorni

Il diario segreto
attraverso
le lettere...
Newton Compton, 9,90

Non cambiare
mai

Steve Jobs.
Lezioni
di leadership
Mondadori, 12

12 anni schiavo

La verit
un incontro

Uno splendido
disastro

Tornati
dallAldil

Europa o no

Ammazziamo
il Gattopardo

Le cose
che sai di me

Mondadori, 20

Non pi
come prima

con Stefano
Lorenzetto
Buoni e cattivi
Marsilio, 19,50

La strada
verso casa

Splendore

Rizzoli, 18,50

Questa non
una canzone
damore
Sellerio, 15

Un piccolo gesto
crudele

Che ci importa
del mondo

Luragano
di un batter dali

I cento libri che


rendono pi ricca
la nostra vita
Garzanti, 14,90

Raggi di luce

Suite 200.
Lultima notte
di Ayrton Senna
66thand2nd, 15

Larte di amare.
Testo latino
a fronte
Newton Compton, 1,90

(16)
20Serra5 4
Elvira
LAltra. Storia
di unamante
Mondadori, 16

24 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

La scimitarra del mamelucco, un prezioso splendore

SEGNALI
di Giovanna Poletti

SSS

el nostro sconfinato patrimonio


artistico, esistono misconosciuti
nuclei di piccole grandi eccellenze che
hanno una sorprendente valenza
internazionale. il caso ad esempio della
sezione islamica del Museo Stibbert, una
delle pi rare, complete e preziose raccolte di
armi e armature esistenti in Europa. Nel
corso della sua appassionante vita di
collezionista, Frederick Stibbert (18381906) ha raccolto elaborati manufatti e
armature provenienti da tutta la variegata
area di cultura islamica, dai mamelucchi ai

Allo Stibbert di Firenze fino a


novembre una mostra dedicata
ad armi e armature dellantico
mondo islamico

Sguardi

turcomanni, dai persiani e caucasici agli


indiani (nella foto: armature e abiti indiani,
seconda met XIX secolo). Per valorizzare
questaspetto della collezione, Enrico Colle,
direttore del Museo, ha affidato a Francesco
Civita la cura di una mostra (dal titolo Islam,
aperta fino al 9 novembre), che segue le
tipologie darmamento delle diverse culture.
Il risultato, che sfrutta con sapienza il
coinvolgente allestimento voluto dallo
Stibbert stesso, straordinario. Un centinaio
di pezzi, dal XV al XIX secolo, rispecchiano
non solo il gusto ma anche leccezionale

Cotture brevi
di Marisa Fumagalli

Pittura, scultura, fotografia, design, mercato

raffinatezza degli artigiani locali.


Ageminature (intarsi in metallo su metallo)
in oro e in argento, inserzioni di pietre
preziose, e forme di superba eleganza,
rendono questi pezzi unici anche al cospetto
di armi e armature di area europea. I
contributi critici del bel catalogo aiutano a
scoprire unarte lontana, affidata alle
esperte mani di artigiani che, pur provenienti
da aree distanti migliaia di chilometri,
avevano in comune una magistrale,
inconfondibile lavorazione del metallo.
RIPRODUZIONE RISERVATA

E se ci bevessimo il sommelier?
Le bibbie enologiche, al pari di pretenziosi
sommelier, non si addicono alla gente comune.
Che vorrebbe avere le nozioni di base senza
perdersi nei meandri delle degustazioni
complesse. Fede&Tinto, mattatori di Decanter
(Radiodue), con un manuale semplice
propongono, in punta dironia, il loro percorso
didattico. Obiettivo: saper ordinare una bottiglia
di vino e abbinarla al cibo giusto (Sommelier
ma non troppo, RaiEri, pp. 200, e 16).

Incontri La Fondazione Cini inaugurer listallazione durante la Biennale. Legno di cedro, teste romane. Il pubblico partecipa alla cerimonia

dal nostro inviato a Venezia


STEFANO BUCCI

a piccola casa da t tutta di vetro,


ci si potranno sentire gli uccelli
cantare. Hiroshi Sugimoto lha
progettata per la Fondazione Cini di
Venezia e sembra essere nata da un
sogno o, forse, da tanti sogni messi insieme:
il grande artista-fotografo giapponese che
allimprovviso si scopre un animo da architetto; lIsola di San Giorgio Maggiore che accoglie un padiglione degno della Serpentine
Gallery di Londra (in qualche modo anticipandolo, visto che il prossimo Pavillon firmato dal cileno Smiljan Radic sar pronto
solo il 26 giugno, mentre quello di Sugimoto
e della Cini aprir al pubblico gi il 5 giugno); due universi lontanissimi che si fondono in mezzo alla laguna: legno di cedro e antiche teste romane, labito tradizionale del
maestro del t e le piastrelle made in Italy, i
soffiatori di Murano e gli artigiani di Kyoto.

Limpresa rischiosa, ma Sugimoto (66


anni compiuti a febbraio) sicuro di farcela
e a la Lettura racconta quello che sar:
Un luogo ideale dove ritrovare il nostro personale equilibrio interiore, un posto di silenzio e di meditazione. Anche se quelli saranno i caotici giorni della vernice della Biennale (prevista per il 4, 5 e 6 giugno)? Sar
unoasi di pace, ma anche un modo per seguire lidea di una mostra sempre pi allargata che propone Rem Koolhaas, assicura
con un sorriso contagioso il quasi-architetto, lo sguardo nascosto da un paio di improbabili occhiali da sole con la montatura da
prova optometrica che in autunno diventeranno una vera collezione.
I primi giorni di cantiere sono stati ecci-

La casa da t una casa di vetro


Il fotografo Hiroshi Sugimoto si reinventa architetto e porta la tradizione nipponica a Venezia
Luogo di silenzio e meditazione ai margini del caos. Poi un mecenate si compri la struttura
Il progetto
Glass Tea House Mondrian,
Venezia, Fondazione Cini, dal 5
giugno al 23 novembre (info
tel 041 27 10 280; www.cini.it)
La mostra
Hiroshi Sugimoto. Modern Times,
Venezia, Fondazione Bevilacqua
La Masa, dal 5 giugno al 12
ottobre (info tel 041 52 37 819;
www. bevilacqualamasa.it)
Le immagini
Sopra: la Casa da t in un
disegno inedito di Sugimoto. A
destra: il rendering della Casa
e Hiroshi Sugimoto durante
i sopralluoghi (servizio
fotografico di GIULIO GHIRARDI)

tanti e faticosi per Sugimoto: sopralluoghi


nel giardino antistante allo spazio delle
Stanze del Vetro che ospita (fino al 6 agosto)
la mostra dedicata a Laura e Alessandro de
Santillana; passaggi nei depositi dei Musei
civici veneziani per scegliere i reperti di marmo da collocare nella vasca dacqua; visite alle vetrerie per controllare la coppa da t, naturalmente, che andr in vendita nel negozio
della Fondazione. Il tutto in unalternanza di
temporali e sprazzi di sole, affrontata solo
con loccasionale ausilio di un grande ombrello, senza paura nonostante la giacca di
prezioso lino rosa, la camicia bianca, i pantaloni estivi, i mocassini da barca.
Chi arriver a San Giorgio, dopo unocchiata obbligata alla facciata della chiesa,
opera di Andrea Palladio, e una visita alla

mostra, entrer nel giardino a fianco del Labirinto di Borges (un altro dei progetti della
Cini) per trovarsi davanti a una parete di legno di cedro; la costegger per tre lati fino a
una piccola apertura da cui potr accedere
alla casa da t, in vetro, ispirata alla tradizione riformata del maestro Sen no Rikyu.
Un piccolo cubo, due metri e mezzo di lato,
che potr accogliere due volte al mese, insieme al maestro cerimoniere, solo due altre
persone (tutti rigorosamente in costume tradizionale) mentre il pubblico (al massimo
trenta persone) potr assistere e prendere
parte alla cerimonia raccogliendosi ai lati
della lunga vasca dacqua (40 metri per 13)
che costituisce laltro elemento essenziale
del progetto.
Si tratta di unoperazione complessa.

Qualcuno penser che sia la solita follia da


giapponese, sottolinea Sugimoto, ancora
una volta armato di un grande sorriso. Ma
lartista-fotografo-architetto (il suo studio ha
preso forma a New York solo nel 2008 con il
progetto dellIzu Photo Museum nella prefettura di Shizuoka) non ha dubbi: Ho pensato a questa casa guardando a Nijinsky, perch i movimenti della cerimonia sono come
quelli di un balletto classico, ma anche allastrazione di Mondrian. Non a caso, dunque, il nome completo sar Glass Tea House
Mondrian.
Ma linnata passione di Sugimoto per la
tradizione (negli stessi giorni, sempre a Venezia, la Fondazione Bevilacqua La Masa gli
dedicher unantologica di fotografie inedite
di architettura) lo ha portato a dirigere per il

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 25

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Parigi Watteau e Fragonard al Museo Jacquemart-Andr

Cronaca estasiata
di una festa galante
del 700 francese
da Parigi EMANUELE TREVI

Jean-Honor Fragonard (1732-1806), La festa a Saint-Cloud (1775 circa, olio su tela)

L
Ningyo Joruri Bunraku di Osaka, il teatro
giapponese delle marionette, lo spettacolo
Suicidi damore a Sonezaki, andato in scena
lo scorso anno anche a Roma, sotto i cipressi
del giardino dellAmbasciata giapponese.
Passeggiando per un cantiere ancora in corso, in attesa del vetro del cubo realizzato in
Giappone (una quarantina le persone coinvolte, la met delle quali arrivano da Tokyo e
dintorni) Hiroshi Sugimoto rivela per un altro aspetto pi contemporaneo: Interno e
esterno, chiuso e aperto, leggero e pesante,
acqua e vetro. Tutto si giocher su questi elementi classici. Ma non solo: ho voluto intrecciare tanti altri elementi, a cominciare dai
materiali. Le piastrelle e la pietra sono cos
italiane, come pure di provenienza italiana
sono i reperti antichi e veneziani sono i masegni che permetteranno al maestro di entrare nella casa. Per lui ci sar una porta normale, gli ammessi avranno invece una piccola apertura di 90 centimetri, secondo la tradizione: perch cos chi entrava era
obbligato a entrare disarmato, visto che armature e spade erano troppo ingombranti
per passare.

Un intreccio, assai pragmatico, di sponsor-fornitori italiani e giapponesi (Sumitomo Forestry, Fondazione Bisazza, Barthel,
Asahi Building) per un progetto voluto e finanziato, al pari delle Stanze del Vetro, dalla
Fondazione Cini e da Pentagram Stiftung,
pensato come una struttura temporanea
destinata a durare per tutta la Biennale, ma
speriamo che possa restare in piedi pi a
lungo. Da che cosa stato ispirato? La
struttura del Santuario di Ise, ma anche la ricostruzione, tutta giocata sul legno di cedro,
delle aree devastate dal terremoto e dallo
tsunami del 2011. Una speranza? Mi piacerebbe che la mia casa da t potesse diventare
anche una struttura stabile, sarebbe bello
potesse diventare uno spazio per mostre e
spettacoli. Magari qualche mecenate potrebbe aver voglia di comprarlo, non crede?.
Certo, non irreale, visto che la cerimonia
lultima grande passione dei super-ricchi
giapponesi capaci di spendere cifre assurde
per collezionare antiche case da t e per vestirsi nelle occasioni importanti con incredibili kimono depoca. Poi, dopo una foto davanti alla facciata di Palladio, Hiroshi Sugimoto scappa velocemente, con tanto di moglie e assistente, verso limbarcadero dei
vaporetti: tempo di pranzare (allitaliana)
in un ristorante dalle parti di Piazza San Marco. Ancora una volta secondo la tradizione.
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Cha no yu Lo studioso: lessenza del Giappone

Un gesto quotidiano diventato


forma darte e via spirituale
di MARCO DEL CORONA

on chiamatela cerimonia del t. Lespressione cha no yu


in realt pi prosaica e significa semplicemente acqua
calda per il t. Fu un gesuita portoghese vissuto fra
Cinque e Seicento, Joo Rodrigues, a impiegare per la prima volta
il termine cerimonia per indicare quella che la vertiginosa
sofisticazione di un gesto quotidiano. latto di preparare e
sorbire una tazza di t che diventa una raffinata forma darte,
una performing art basata sulla gestualit corporea, scrive
Aldo Tollini in La cultura del T in Giappone e la ricerca della
perfezione (appena edito da Einaudi, pp. 235, e 22), ricognizione
storica e filosofica accompagnata da traduzioni di testi. Cattedra
di Lingua giapponese classica a Ca Foscari, Tollini spiega a la
Lettura come oggi il cha no yu resti decisivo per presentare al
mondo lunicit e il nerbo storico della cultura tradizionale
nipponica: una forma
darte che riunisce in s
molte forme darte, dalla
ceramica alla pittura e
alla poesia. Linfuso di
foglie di Camellia sinensis
era approdato in
Giappone dalla Cina, nel
IX secolo era gi noto in
monasteri e corti e
Myoan Eisai (11411215) ne avvi la
diffusione. Fu
lintrecciarsi della cultura
del t con il buddhismo zen, anchesso proveniente dalla Cina, e
con la cultura feudale dei guerrieri (bushi) a dare spessore al cha
no yu. Tra il XVI e il XVII secolo diventa forma darte e Via
spirituale (zen e t, stesso sapore, recita un antico detto), e
questo invece in Cina non era accaduto, aggiunge Tollini. Non
conta il gusto della bevanda. Lessenza sta nellarmonia tra
ospitante e ospite, nellincontro. Nella forma. Nel coesistere di
lentezza, sospensione del tempo, intensit, essenzialit. La
modernizzazione dellepoca Meiji (1868-1912) priv i maestri
del t dellappoggio dei signori locali che li finanziavano. Ci si
rivolse dunque al popolo e le donne ebbero finalmente accesso
al cha no yu, dal Medioevo esclusivo ambito maschile (sopra:
unimmagine, 1867-90 ca., del fotografo italiano Felice Beato
contenuta nel volume). Oggi chiude Tollini a praticare
sono al 90% donne. Ma forse non si tratta di un crepuscolo o di
un tramonto: soltanto una nuova trasformazione.

@marcodelcorona
leviedellasia.corriere.it
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a mostra dedicata a De Watteau


Fragonard. Les ftes galantes nelle
sale del Museo Jacquemart-Andr di
Parigi equivale a un viaggio rivelatore nel Settecento: come leggere i romanzi di Diderot o ascoltare le sinfonie di
Mozart. Pi che contemplare i quadri, ci si
vorrebbe saltare dentro, come nella famosa
scena di Mary Poppins. Ma poi, arrivata lora
di chiusura, sarebbe difficile per i guardiani
convincere i visitatori a tornare indietro, nelle braccia ruvide della cosiddetta realt. Perch non c nulla, dalla nostra parte dello
specchio, che assomigli anche vagamente a
una festa galante e ai suoi squisiti, titillanti,
inesauribili piaceri. Quella allestita dai curatori della mostra la lunga storia di un genere di pittura, che nello stesso tempo la storia di un mito psicologico, di una proiezione
collettiva nei reami del desiderio, della giovent, della luce interminabile delle sere
destate. Cosa fosse esattamente una festa
galante, poi, gli stessi contemporanei avevano non poche difficolt a stabilirlo. Pi che
un sistema di regole o un repertorio immutabile di soggetti, abbiamo una proliferazione di opere grandi e minori, ciascuna da intendersi come la variazione di un tema fin
troppo delicato da definire esattamente.

Allinizio e alla fine della storia delle feste


galanti troviamo il nome di due veri fari, di
due geni inimitabili della pittura francese:
Antoine Watteau (1684-1721) e Jean-Honor
Fragonard (1732-1806). In mezzo, Franois
Boucher (1703-1770). La prima cosa ad essere inventata da Watteau, col pennello cos
sensibile alla luce da far sospettare unanima
di vegetale nascosta nelluomo, fu un certo
tipo di spazio. Uno spazio tecnicamente impossibile, anche se pu ostentare tutti i crismi della verosimiglianza. Gli alberi immensi, le rocce, i corsi dacqua hanno un aspetto
selvaggio, ma sono del tutto privi di minacce
concrete. Daltra parte le statue, le fontane, le
panchine che Watteau distribuisce generosamente evocano lartificio umano, capace di
trasformare in parco o in giardino il puro disordine vitale della natura. Il fatto che, con
una scelta poetica efficacissima, Watteau e i
suoi seguaci raramente cercarono una sintesi fra questi due poli, preferendo variare allinfinito la natura e le tracce umane come se
ruotassero in un caleidoscopio.
Come il dio di una cosmogonia minore,
Watteau prosegu la sua creazione popolando lo spazio appena inventato. Ed eccolo qui,
il suo esercito di damine e cicisbei, tutti fasciati di seta, tutti giovani, tutti assorti nella
labirintica, imprevedibile, tenace impresa
della reciproca seduzione. Forse questi esseri che sembrano fatti mischiando la porcellana alla carne umana sospettano che limpresa sia futile, ma ci si buttano come se fosse una questione di vita o di morte, con tutti i
loro sensi e le loro potenze interiori indirizzate alla vittoria. Eccoli che fanno della musica, o sfogliano libri di poesie, fingono di
guardare il paesaggio mentre spiano una
scollatura o il discorso di un rivale, organiz-

zano giochi di societ, si danno convegno in


certi recessi cos ombrosi e solitari da illudersi di essere finalmente soli, com il sacrosanto diritto degli innamorati, ma non
sono mai veramente al riparo da qualche
sguardo indiscreto.
A volte, capita che si mischi al gruppo dei
damerini e delle loro belle qualche guitto
che ha appena terminato uno spettacolo, in
qualche padiglione che immaginiamo l vicino, come accade nel Pierrot content di Watteau, proveniente da Madrid, uno dei quadri
pi indimenticabili della mostra. Questi attori sono sempre bene accolti, come se alla
compagnia non mancassero che loro, perch, tutto sommato, si potrebbe definire una
festa galante come lincontro della natura e
del teatro, allinsegna di unarte della conversazione che non aveva mai raggiunto, nella
storia umana, tali vertici di cristallina perfezione. Destinate allingordigia dei collezionisti molto prima che allammirazione degli
esperti, le feste galanti hanno approfittato di
uneccezionale elasticit delle regole per creare un effetto paradossale: quello di una sostanziale monotonia capace di generare una
continua meraviglia. E questa bellissima
mostra, che inizia con una serie di piccole
scene di Watteau, finisce con una sorpresa
capace di rendere la fine degna dellinizio.
Sembrer un controsenso dopo tutto ci che
ho detto, ma la festa galante un genere cos
libero da precetti costruttivi che Fragonard
ne concep addirittura una versione grandiosa, dipinta tra il 1775 e il 1780. Varrebbe la pena di vistare il Museo Jacquemart-Andr solo
per ammirare (non c un altro verbo possibile) La festa a Saint-Cloud: occasione pi
unica che rara per i comuni mortali, poich
questo capolavoro una propriet della Banca di Francia.
un vero trionfo della bella giornata,
quello di Fragonard, un poema atmosferico
dedicato al supremo accordo degli elementi.
Dietro una balaustra, un immenso getto
dacqua gareggia, per il colore, con le nuvole
e il cielo, mentre la forma degli spruzzi dialoga con le fronde degli alberi immensi che
circondano la scena. Le figurine in primo
piano seguono degli spettacoli, passeggiano
sotto gli ombrelli, osservano la bancarella di
un venditore di marionette. Sono tutte minuscole sotto limmensit degli alberi e la
volta del cielo, ma non sono spaventate. E se
per noi, con locchio alla data del quadro, il
colpo di vento che ha rovesciato la cassa dovera piantato un arancio pu suonare come
un sinistro presagio di tempi nuovi e incomparabilmente pi seriosi e difficili, i partecipanti a quellultima festa galante non sembrano presaghi di nulla, e ci appaiono felici
come chi non saprebbe vivere altrove, e
nemmeno sospetta che nel mondo esista
qualcosa di diverso dal piacere.
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26 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Sulla strada

Sguardi Le mostre

di Davide Francioli

Gli oranghi del Banksy della Malaysia


stato definito il Banksy della Malaysia, per la
notoriet raggiunta dai suoi lavori nel Sud-Est
asiatico. Lartista lituano Ernest Zacharevic ha
appena completato il suo ultimo murales otto
cuccioli di orango in una carriola e un nono

Novecento Contadini, mani callose, cartuccere. E a Torino anche le poco note immagini di Berlino

Tina, la donna che sapeva troppo


Modotti nacque in Friuli, a Los Angeles si un al fotografo Weston, scelse il Messico
Una vita di passioni non solo rivoluzionarie. Poi rinunci a scattare (ma non era vero)
di SEBASTIANO GRASSO

ome Frida Kahlo, la biografia di


Tina Modotti (1896-1942) aiuta
a creare la leggenda che accresce forse in maniera eccessiva il ruolo che questa donna
ha avuto come fotografa e come affiancatrice di movimenti rivoluzionari. Una vita
avventurosa per certi versi, ancora con
molti misteri, almeno a leggere gli interventi di Pino Cacucci e Gianni Pignat sul
catalogo (Silvana) della retrospettiva torinese, curata da Dario Cimorelli e Riccardo Costantini esauritasi abbastanza
presto (la Modotti morta a 46 anni) e intensissima che, spesso, ha lasciato molto
spazio allimmaginazione. Uneroina che
certamente avrebbe fatto la felicit di
Flaubert o Dumas figlio.

Esposte un centinaio di foto della Modotti (met della sua produzione conosciuta), che vanno dalle prime prove, nel
Messico post-rivoluzionario, alle ultime
di Berlino, poco note. Ecco i campesinos
in marcia, visti dallalto, coi cappelli a falde larghe che paiono enormi fiori in un
campo grande; chitarra, falce e cartuccera; architetture geometriche; pieghe di

i
Lesposizione
Tina Modotti. Retrospettiva
aperta fino al 5 ottobre a
Torino, Corte Medievale di
Palazzo Madama (info:
www.palazzomadamatorino.it)
Le immagini
Sopra: Tina Modotti ritratta
nel 1920. A fianco: Marcia di
campesinos (1928). In alto:
Mani di burattinaio (1929).
In alto a destra:
Donna di Tehuantepec (1929)

tessuti; donne e bambini di Tehuantepec;


mani di burattinai o appoggiate a badili;
calli. Foto-documenti, foto-simboli talvolta. Cui fa eco la serie dei suoi nudi immortalati da Edward Weston. Delicati, appassionati. Le immagini ufficiali di Tina coprono sette anni: dal 1923 al 1930.
Dopo, pare che abbia abbandonato la
macchina fotografica (Lha gettata nella
Moscova, aveva detto Pablo Neruda) per
dedicarsi ai suoi ideali rivoluzionari. Ma
alcune testimonianze parlano di ulteriori
scatti, anche se sporadici e occasionali.

Di umili origini, Assunta (Assuntina,


da cui Tina) Modotti nasce nel 1896 a Udine, in una famiglia poverissima. Il padre
va a lavorare prima in Austria e poi a San
Francisco, dove Tina lo raggiunge nel
1913. Dopo aver fatto la camiciaia e la modista, nel 1918 sposa il pittore e poeta
Roubaix de lAbrie Richey; recita in teatro
a Little Italy e nel cinema muto a Hollywood (The Tigers Coat, 1920).
A Los Angeles incontra Edward Weston, di cui diventa modella, allieva e
compagna. Il fotografo cambia la sua vita.
Nel 1923, espongono i loro scatti a Citt
del Messico. Tina conosce Rivera, Siqueiros e Orozco dei quali fotografer i murales. Nel 1926, con Weston, gira, per alcune
settimane, le regioni di Puebla e Oxaca:
scatta circa 400 immagini.
Lanno dopo, si iscrive al Partito comunista messicano (Pcm), fa attivismo politico (con la Kahlo e Rivera partecipa al
Fronte Unico per Sacco e Vanzetti), collabora a giornali e riviste.
Ha una relazione con Xavier Guerrero,
funzionario del Pcm; si separa da Weston;
nel 1928 si innamora di Julio Antonio
Mella, un giovane rivoluzionario di Cuba.
Un legame intenso, ma di breve durata: il
10 gennaio del 1929, Julio viene ucciso per

appeso a un tubo realizzato a Kuching, nel


Borneo malese; lopera sta facendo il giro del
mondo tramite le condivisioni sui social network:
nellambiente della street art gli appassionati
sono i primi promotori del movimento.

strada, mentre sta passeggiando con lei.


Tina visita la regione di Tehuantepec:
dopo una rassegna presentata da Siqueiros (La prima mostra della fotografia rivoluzionaria in Messico), accusata di avere complottato contro il presidente della
Repubblica Ortiz Rubio, nel febbraio del
1930, viene espulsa dal Paese. Ripara a
Berlino e a Mosca. Qui rivede Vittorio Vidali, conosciuto in Messico, e ne diventa
la compagna. Lavorano per Soccorso Rosso in tuttEuropa. In Spagna, entrambi
fanno parte delle Brigate internazionali.
Vidali comanda il Quinto Reggimento
con lo pseudonimo di Carlos J. Contreras e Tina
prende il nome di Mara.
Caduta Barcellona, la coppia va in Francia e da l
non sono graditi in Unione
Sovietica e negli Stati Uniti
si stabilisce a Citt del
Messico. La notte del 5
gennaio 1942, rientrando a
casa in taxi, la donna ha un
arresto cardiaco. Sulla sua
tomba, i versi a lei dedicati
dallamico Neruda (Non
dormi, no, non dormi/
forse il tuo cuore/ sente
crescere la rosa/ di ieri
lultima rosa/ di ieri la
nuova rosa/ riposa dolcemente hermana).

Le mostre delle fotografie di Tina, che si sono succedute nei decenni


sempre affiancate da nuovi
documenti hanno permesso un continuo riesame della sua figura, spesso
vista (da Octavio Paz compreso) come una sorta di
donna fatale, mangiatrice di uomini, su
uno sfondo misterioso: complotti politici, attentati, spionaggio, polizie segrete,
tradimenti e delitti; ed uno sfondo di
cui, alla fine, essa stessa rimane vittima.
Supposizioni? Il suo coinvolgimento
nellassassinio del suo amante Julio Antonio Mella (1929), al quale ricorda Gianni Pignat era stata affiancata nelle vesti
di controllore e, invece, se ne era innamorata. Ed anche limplicazione nelluccisione di Lev Trotzkij (1940). Episodi romanzati? Forse. Cos come la sua stessa morte
perch sapeva troppo addirittura
ad opera del suo compagno Vittorio Vidali, accusato di essere un sicario di Stalin.
Congetture. Dovute ad una biografia
sempre pi movimentata, piena di pagine misteriose, scrive Pignat. Che, osservando una matrioska, ha come unilluminazione: Il quel momento ho capito lessenza di Tina Modotti: lei come una matrioska, tante vite una dentro laltra.
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a cura di CHIARA PAGANI

VENEZIA

BOLOGNA

FIRENZE

ROMA

TOLEDO

PARIGI

Un veneziano per lEuropa


Dopo Roma la mostra dedicata al
pittore Carlo Saraceni (1579-1620)
sbarca nella sua citt di nascita per
sottolineare i legami dellartista con il
territorio veneto dove contribu a
diffondere la maniera caravaggesca.
Una sessantina di opere esposte
creando accostamenti originali tra
tele e disegni (sopra: Andromeda
incatenata liberata da Perseo,
1600-1605 circa, particolare).
Gallerie dellAccademia
Fino al 29 giugno
Tel 041 52 00 345

Omaggio a Giorgio Morandi


Lesposizione di Rachel Whiteread
(Londra, 1963) stata organizzata
per il cinquantesimo anniversario
dalla scomparsa di Giorgio Morandi
(1890-1964). Una selezione di opere
realizzate nel decennio 1991-2000
testimoniano il comune interesse dei
due artisti per gli spazi intimi e il
quotidiano (sopra: Model IV, 2006). In
mostra anche 5 lavori di Morandi
collocabili tra il 1950 e il 1957.
Mambo
Fino all8 giugno
Tel 051 64 96 611

Questioni di famiglia
La mostra un originale tentativo di
rappresentare la famiglia
contemporanea, realizzato da undici
artisti internazionali come Guy BenNer, Sophie Calle (sopra: Les Tombes,
1990), Jim Campbell, John Clang, Nan
Goldin, Courtney Kessel, Ottonella
Mocellin, Nicola Pellegrini, Trish
Morrissey o Thomas Struth per
evidenziare i mutamenti nel tempo
del concetto di famiglia.
CCC Strozzina / Palazzo Strozzi
Fino al 20 luglio
Tel 055 26 45 155

Gli inglesi verso la modernit


Protagonisti della mostra i pittori
inglesi William Hogarth, Joshua
Reynolds e William Turner (sopra:
Paesaggio a Nepi, Lazio, con
acquedotto e cascata, 1828 ca).
Lesposizione offre una panoramica
sulla pittura che si sviluppa in
parallelo con i mutamenti sociali ed
economici dellInghilterra di fine XVIII
secolo. Esposte oltre un centinaio di
opere suddivise in sette sezioni.
Fondazione Roma Museo
Fino al 20 luglio
Tel 06 69 20 50 60

El Greco di Spagna
Il legame profondo tra El Greco (Creta
1541 - Toledo 1614) e la citt
spagnola viene raccontato a 400 anni
dalla morte con una serie di mostre
(Museo de Santa Cruz, sacrestia della
Cattedrale, cappella di San Jos,
convento di Santo Domingo el
Antiguo, chiesa di Santo Tom,
ospedale Tavera) che studiano la sua
intera produzione (sopra: San
Giovanni evangelista, 1610-14).
Museo de Santa Cruz
Fino al 14 giugno
Tel +34 965 058 025

Lucio Fontana e la Francia


Una grande retrospettiva, la prima
dal 1987, dedicata a Lucio Fontana
(1899-1968) con pi di 200 opere
tra sculture, dipinti, ceramiche che
offrono una visione completa del suo
percorso artistico e dellevoluzione
del suo stile. La mostra copre la sua
produzione dalla fine degli anni Venti
fino alla morte con opere legate a
tutti i grandi cicli di Fontana (sopra:
Concetto spaziale, Attese, 1966).
Muse dArt Moderne de Paris
Fino al 24 agosto
Tel +33 1 53 67 40 00

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 27

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Ciak, si legge

Sguardi Le mostre

di Cecilia Bressanelli

Due libri nella giungla per Coppola


Il capitano Willard giunto al cospetto dellorrore.
Nella stanza del colonnello Kurtz, nella giungla
cambogiana, la macchina da presa indugia su
due libri, Il ramo doro di Frazer e Indagine sul
Santo Graal di Weston, mostrando le fonti

Contemporanei Sculture classiche trasformate in figure bidimensionali. Perch il presente ci corrode

La biga entra nello specchio di Alice


Luca Pignatelli ricrea a Capodimonte lo spirito del suo atelier, evocandone forme e materie
Opere dallantica Roma, teli ferroviari molto vissuti: larte insegue tracce di lunga durata
da Napoli ARTURO CARLO QUINTAVALLE

a mostra un luogo altro, pensatela come spazio cavo dove emergono forme: figure chiare, ombre su
supporti scuri, residui, strisce,
frammenti le cui origini non sono
evidenti a prima vista, n vogliono esserlo.
Il colore dei supporti, dove sono sospese le
forme, sta fra il bruno e il nero, e sono taglienti (ma celati) i tocchi chiari del pennello. I volumi delle sculture sono spalmati
sulla superficie bidimensionale: cos lo spazio di queste apparizioni quello dellinganno. La mostra di Luca Pignatelli (Milano, 1962) a Napoli Museo di Capodimonte, fino al 15 luglio unoccasione per
scoprire il senso della ripetizione e il valore
delle figure.

Achille Bonito Oliva suggerisce la necessit di oltrepassare la soglia dello specchio, come Alice nel paese delle meraviglie, perch lo specchio riflette, ma appiattisce, rende ambigua la realt dellesistente.
E aggiunge: Ecco apparire un nuovo spazio
fisico e mentale, la bellezza della neutralit,
laffermazione di una forma lenta. Riflettiamo su questo, sulla lentezza, anzi sulla
fissit delle immagini: esercito di figure,

i
Lappuntamento
Luca Pignatelli,
Napoli, Museo di
Capodimonte / Sala Causa,
fino al 15 luglio, a cura
di Achille Bonito Oliva
(Info tel 081 74 99 151;
www.beniculturali.it).
Catalogo Artem, pp. 96,
e 25 (introduzione di
Fabrizio Vona; testi di Achille
Bonito Oliva, Michele
Buonuomo, Angela Tecce)

una griglia che domina lo spazio, moltiplicazione indefinita del ricordo. Altre immagini dellantico sono importanti, come Lotta, dove alle forme si sovrappone una scansione di geometrie, strisce, nastri che confermano il lungo dialogo di Pignatelli con
lastrazione. Ma fin qui siamo ancora allesterno del processo di elaborazione dellartista; per capire conviene riflettere anche su Pompei, grande opera che utilizza
come base un telo di quelli usati per i vagoni ferroviari, telo che in qualche modo reca
memoria, traccia del tempo: strappi, cuciture, macchie. Su questa trama Pignatelli
interviene con sovrapposizioni, rappezzi,
ritagli, e dove certo mantiene le antiche corde e le toppe, ma ne aggiunge altre (come
prova la struttura dellopera, organizzata e
bilanciata struttura). Il quadro deve essere
rimasto a lungo sulle pareti dello studio,
quasi uno schermo su cui Pignatelli ha proiettato un racconto per lui antico.

Torniamo al metodo di lavoro dellartista:


ricerca di supporti che rechino i segni, le
tracce della lunga durata; su questi si sovrappongono le figure di un
diverso tempo, quello storico dellantico, figure raccolte da vecchi libri tedeschi,
inglesi, russi, atlanti di un
passato da attraversare con
prudenza, per scegliere affinit, assonanze, o per evocare un mitico foro della memoria dove tutto si conserva, Ercole come lAugusto di
Prima Porta. E dove tutto si
ripete, ossessivamente. Ripetere le forme rassicura e
conferma: dominano qui infatti figure allusive alla mascolinit, ma emerge anche
un altro livello di senso, quello della funzione delle opere come spazio proiettivo,
schermo di una ritornante autoanalisi. Nella
Pompei di Pignatelli si ritrovano la storia, le
tracce, il disordine del passato, lordine sovrapposto del presente con le strisce appese, lambiguit di una macchia, quasi una
costellazione (i Gemelli) o oppure una figura del test di Rorschach, ma anche altre
tracce informi del vissuto dove Burri, Tpies
e Rauschenberg sembrano dialogare con le
antiche geometrie De Stijl.
Luca Pignatelli dunque racconta una vicenda amara: figure dellantico come metafisiche apparizioni sulla corrosa materia del
presente; quindi il mito della forza, simbologia paterna, quella del bombardiere americano, il B52, sospeso sul grande, materno
ventre chiaro di bianchi monti, o quella dei
tanti treni dipinti dallartista e che violano
lo spazio di chi guarda. Certo, Pignatelli
entrato nello specchio di Alice: vi ha trovato
linfanzia dei ricordi e un mitico padre.

imperatori, oratori, divinit, come un foro


romano o un tempio di apparizioni appiattite su una densa materia, quella di Beuys e
di Rauschenberg. E, subito, cogli lossessione che nasce dalla ripetizione, dallincombere delle dimensioni di queste figure in
forma di statua. Il secondo livello di lettura
il rifiuto del colore, perch lo spazio del
racconto non quello del vero, ma di un vero letto attraverso il sogno. Un terzo livello infine quello della memoria, lantico
che torna, ma un antico estraniato, sospeso
fra lapparizione chiara della forma e la materia del supporto che avverti subito solida,
trafitta, porosa e dunque estranea a queste
figure forse emerse, allorigine, da manuali
sfogliati sui banchi di scuola.

La mostra evoca cos la propria matrice:


lo studio, latelier, lo spazio dove opera Luca
Pignatelli. Spazio che evidenza due processi di evocazione: levocazione delle forme e
levocazione delle materie. Le forme sono
quelle delle sculture antiche, romane piuttosto che greche, come la Biga senza auriga,
i cavalli che levano le zampe anteriori e vere
briglie che penzolano davanti. E ancora la
panoplia delle Teste femminili chiuse entro

letterarie cui Coppola si affid per rappresentare


la guerra e gli abissi dellanimo umano, partendo
da Conrad per arrivare agli Uomini vuoti di Eliot.
Maggio 79: Apocalypse Now veniva presentato a
Cannes conquistando (ex aequo) la Palma doro.

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Alcune delle opere di Luca Pignatelli


(Milano 1962, nella foto a sinistra) in mostra
al Museo di Capodimonte. In alto a sinistra:
Sculture (2014). Qui sopra, dallalto: Lotta
(2011), Pompei (2014), Testa femminile (2013)

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28 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 29

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Percorsi

Storie, date, biografie, reportage, inchieste

Su www.corriere.it

Sul canale del sito Corriere.it


dedicato ai temi dellistruzione
e della scuola (www.corriere.it
/scuola, appunto) sono online tutti
i testi delliniziativa Lobbligo della
scuola (a fianco, la pagina di
domenica 20 aprile): i lettori
possono partecipare al dibattito
suggerendo riflessioni e contributi

Banchi di prova A dirigenti, docenti e famiglie serve un approccio pragmatico, non miracolistico

La scuola che salva i disabili dalla solitudine


di FULVIO ERVAS

Ci sono 100 mila insegnanti di sostegno per oltre 200 mila studenti con bisogni educativi speciali
Pi di un terzo, per, sono precari e questo crea un forte spaesamento. La continuit necessaria

Una fotografia di Renzo Tortelli (1926) scattata negli anni Cinquanta in una scuola materna. Limmagine tratta dal volume Piccolo Mondo (2009, Mediateca Marchigiana, pp. 176, e 30)

ovecento e pi teste, il doppio


di occhi e il quadruplo di mani
e piedi sciamano, allintervallo, dalle aule e inondano listituto. Se osservate con un po di
attenzione vedrete, nel flusso, una carrozzella, un ragazzino che sfreccia come
unantilope nei giorni di festa, un altro
che lancia mille volte nellaria una palla
rosso vivo, una ragazza che avanza come
danzando su strane melodie. Hanno tutti
un nome. E un vissuto speciale: disabilit.
I dati del Miur (il ministero dellIstruzione) indicano, per lanno scolastico 201213, 222.917 studenti con disabilit:
205.096 frequentano istituti statali e
17.821 istituti non statali. Il rapporto percentuale ci dice che nelle strutture statali
ci sono 2,7 alunni con disabilit ogni cento alunni e 1,5 nelle strutture non statali.
Nel conteggio totale degli alunni con disabilit sono compresi 24.139 stranieri
(22.854 nelle scuole statali e 1.285 in quelle non statali).

I dati (che sembrano non avere odore)


raccontano che la disabilit scolastica
una questione pubblica. La contabilit
non secondaria. Il numero di insegnanti
di sostegno, per esempio: 62.016 a tempo
indeterminato e 39.249 a tempo determinato (in questo ambito la precariet, dove
si era creata una buona relazione con lo
studente, fonte di grande spaesamento).
Quindi un docente di sostegno ogni due
ragazzi con disabilit. Circa.
Segnali di miglioramento nellultimo
decennio, secondo il giudizio del Miur.
Sembrerebbe lauspicabile direzione di
un grande percorso, prima che scolastico,
civile. E per, con oltre 100 mila posti di
lavoro in gioco, si potrebbe, malevolmente, sostenere che la disabilit sia una risorsa prima di tutto per loccupazione
scolastica. No, qui, non stiamo parlando

i
Lobbligo della scuola
Con il numero di domenica 20
aprile (#126), la Lettura
ha inaugurato, su iniziativa
del narratore Paolo Giordano,
una serie di interventi da
parte di scrittori sulla scuola
dellobbligo, sulle sue
disfunzioni, sui punti di forza,
su aspettative e frustrazioni
di un mondo variegato, con
lobiettivo di suggerire a
dirigenti e legislatori forme di
intervento. Lo stesso
Giordano ha ricordato sia la
contiguit fra istruzione e
letteratura sia il ruolo della
scuola nel garantire la tenuta
della democrazia. Eraldo
Affinati, narratoreinsegnante, ha raccontato
problemi e ricchezze delle
classi multietniche. Domenica
27 (#127) Silvia Ballestra ha
affrontato la partecipazione e
il ruolo dei genitori. Il 4
maggio (#128), infine, Silvia
Avallone ha trattato il tema
dellabbandono scolastico
Lautore
Lo scrittore Fulvio Ervas
(1955), gi insegnante, con la
sorella Luisa ha pubblicato La
lotteria (vincitore del Premio
Calvino nel 2001). Con
Commesse di Treviso invece ha
dato vita allispettore Stucky.
Il suo romanzo sullautismo
Se ti abbraccio non aver paura
(Marcos y Marcos) ha
venduto oltre 200 mila copie

di stipendi, ma di indicatori di civilt. La


qualit della condizione di studente, per
questi nostri cittadini, lago che pu
pungere, e sgonfiare, molte delle nostre
presunzioni di progresso. Per questo,
ogni operatore che abbia contribuito a livellare ostacoli e a far vivere la scuola come unesperienza positiva per i ragazzi
con disabilit, ha aggiunto un chilo di cemento nella costruzione dellimpalcatura
civile della societ.

Tutto bene? No, i lamenti non mancano. Le insoddisfazioni nemmeno. La percezione, pur diversissima da unarea regionale allaltra, sia dellutenza, sia degli
operatori scolastici, non positivamente
omogenea. Alle volte negativa: copertura del sostegno incompleta, rotazione eccessiva dei docenti, aspettative astronomiche delle famiglie e, va detto, anche
mancata formazione specifica per le diverse disabilit. Si attorcigliano aspettative personali (e contingenti) con le dinamiche dei sistemi a grandi numeri: le
due velocit spesso sono spaiate. Qualcuno, prima o poi, vedr il sol dellavvenir.
Qualcuno, qui e ora, patisce.
Ho fatto, sto facendo, esperienza di insegnamento con studenti speciali, in
un liceo, il Luigi Stefanini di Venezia Mestre, che tradizionalmente accoglie il
maggior numero di questi alunni rispetto
allintera provincia di Venezia. Lutenza
iscrive i propri figli in questo istituto attratta da un passaparola positivo tra le famiglie. Listituto, in molti anni, diventato un campo di forze che modella lambiente scolastico, in senso ecologico, discretamente favorevole alladattamento di
questi studenti. Molti hanno potuto avere,
per davvero, unesperienza umana evolutiva e soddisfacente. Si sono sentiti accettati, inclusi, non in occasione della gior-

Proposta di un lettore

La didattica
a 5 dimensioni
di ANGELO BATTISTA

nata del volontariato, ma per sei giorni alla settimana, per nove mesi, per cinque
anni, gite scolastiche incluse. Questi ragazzi pativano le vacanze natalizie ed estive come una condanna. Per affrontare la
quotidianit con questi alunni reali si devono combinare alcune grandezze: un
bravo dirigente, insegnanti di sostegno
formati e motivati, consigli di classe non
disattenti, famiglie che abbiano macinato
la rabbia o la rassegnazione (tutte umanamente comprensibili ma inefficaci), alunni emotivamente distanti dal supermachismo.
Strategica la presenza di un dirigente
capace, possibilmente refrattario a facili
ipocrisie: eviter di millantare roboanti
interventi, avr coscienza che per certe disabilit (soprattutto importanti deficit intellettivi) la scuola pu ottenere poco, pur
agendo con costanza e onest. Un bravo
dirigente conosce la validit del proprio
nucleo di docenti di sostegno e sa quale
efficacia possa avere il loro intervento; conosce i consigli di classe e sa dove il lavoro
di inclusione si avvii spontaneamente e
dove bisogner vigilare armati; dialoga
con le famiglie, ne monitora i bisogni e le
aspettative e segue la realizzazione degli
obiettivi concretamente ottenibili in quello specifico istituto.
un formidabile aiuto latteggiamento
delle famiglie dei ragazzi con disabilit,
che va, in ogni caso, considerato con tutto
il rispetto possibile. La sinergia migliore
si ottiene quando la famiglia non viva la
scuola come una sorta di Lourdes laica, il
luogo dei miracoli, dove limpegno dellistituzione debba (e possa) effettivamente compensare tutte le carenze manifeste
nel figlio. I genitori con buona capacit di
giudizio comprendono che la scuola offre
dosi, non proprio omeopatiche, contro la
solitudine dei figli, che li mantiene dentro a un mondo di relazioni, di stimoli,
che offre un sostegno didattico, alle volte
migliorabile, certo, ma non privo di possibilit di allenamento intellettuale: offre
un confronto con molte figure adulte, una
organizzazione parziale del tempo, un
percorso di conoscenze. Anche un sorriso. Anche una rampogna, alle volte.

er realizzare un vero cambiamento nella


scuola italiana, necessario un salto di
paradigma dalla vecchia didattica alla
Nuova Didattica, ad opera di tutti gli
insegnanti di scuole di ogni ordine e grado.
Concretamente significa andare oltre le
dimensioni culturale e pedagogica della
didattica (fondamentali, ma da sole non
bastano a formare nel senso pi completo del
termine). Lattivit didattica andrebbe integrata
con altre tre dimensioni:
a)dimensione psico-emotiva (vuol dire insegnare
a riconoscere, gestire ed esprimere in maniera
socialmente adeguata i propri sentimenti, stati
danimo ed emozioni; educare alla resilienza, al
self-control, ma anche al pensiero
positivo/ottimismo, psicologicamente efficace e
funzionale al proprio benessere. , in sintesi,
lintelligenza emotiva in azione);
b) dimensione etica (la dimensione del rispetto e
della legalit; vuol dire trasferire valori e principi
etici e morali affinch vengano interiorizzati e
applicati sin dalla tenera et sia da parte della
scuola che della famiglia);
c) dimensione estetica (la ricerca del bello in tutte
le sue molteplici forme ed infinite espressioni, in
qualsiasi ambiente e contesto; inoltre ricerca,
dentro e fuori la scuola, di condizioni
permanenti di benessere organizzativo).
La concentrazione quasi esclusiva della maggior
parte degli insegnanti sulle dimensioni culturale
e pedagogica non permette alla nostra scuola di
fare un salto di qualit che tutti (studenti,
famiglie, imprese) da tempo auspicano.

Come si arriva a far funzionare decentemente le cose? Aspettando direttive e risorse dallalto? Ponendo infiniti quesiti al
Miur su Disturbi Specifici di Apprendimento e, in aggiunta da questanno, sui
Bisogni Educativi Speciali? Compilando
meravigliosi e, poi, disattesi Piani Educativi Individualizzati e Piani Didattici Personalizzati? Perch no? In sincronia con
un Paese che ama categorizzare e che considera gi realizzato ci che stato, appena, scarabocchiato. Tuttavia la precondizione, decisiva, che si parta individualmente dalla convinzione che nella scuola,
come nella sanit, ovunque vi sia una funzione di servizio verso il cittadino, vitale
essere dei buoni insegnanti, non vergognandosi di mirare alleccellenza. Senza
una massa critica di capacit, dal basso,
resteranno solo manciate di sigle. E cittadini infuriati. Se le cose funzionano,
quando non prevale lunit di misura del
miracolo o dellindifferenza, si costruisce
un terreno non conflittuale, dove accade,
addirittura, di dirsi grazie. Grazie per
quello che avete fatto per mio figlio in
questi anni la mail di una madre che
vale cinquecento aumenti di stipendio offerti, con spritz e noccioline, dal Miur.
P.S.: Daccordo, la tassonomia delle disabilit sar necessaria. Per, a me, piace
chiamarli per nome

RIPRODUZIONE RISERVATA

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30 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Percorsi Controcopertina

Sopra le righe
di Giuseppe Remuzzi

Le scienziate pubblicano pi in Italia che altrove


Sei donna e fai scienza? I tuoi lavori saranno
citati meno di quelli dei tuoi colleghi maschi,
parola di Nature. Le donne-scienziato
pubblicano meno degli uomini, ma in Italia
per pubblicazioni scientifiche il rapporto

donne/uomini pi favorevole alle donne di


quanto non lo sia in tutti gli altri Paesi,
compresi Stati Uniti e Giappone (e la qualit
dei lavori delle donne non ha nulla da
invidiare a quella degli uomini).

Personaggi
La ribelle del silenzio
Christine Sun Kim ha 34
anni ed una sound
designer impegnata fra
New York e Berlino: Sto
cercando di disimparare
quanto ho appreso sul vostro
modo di intendere ludito

Servizio fotografico di
SIRIO MAGNABOSCO

I miei suoni senza voce


dal nostro inviato a Berlino
SERENA DANNA

na volta un amico le spieg:


Ti senti cos a tuo agio con
culture differenti perch hai
sempre vissuto in una terra
straniera. Quella terra
lhandicap con cui Christine
Sun Kim, nata sordomuta 34
anni fa, convive fin dalla culla. Californiana
con genitori coreani, Kim, in arte Csk, ha
scelto di essere unartista per la paura di
non essere ascoltata ed diventata una
delle pi brave e ricercate sperimentatrici
nel campo del sound design. La Lettura la
incontra per la prima volta a febbraio a New
York, citt dove vive da 10 anni. Arriva in un
bar di Nolita accompagnata dallamico Harper Reed, il chief technology officer (il responsabile tecnologico) della campagna
elettorale di Barack Obama, e dal suo fidanzato, lartista tedesco Thomas Benno Mader.
Al tavolo ci sono dieci persone, Csk lunica
sordomuta, eppure tutti i partecipanti abbandonano in fretta la voce per comunicare
con lei utilizzando una app chiamata Big
Words, che trasforma lo schermo delliPhone in una lavagna luminosa.
La tecnologia rappresenta per Csk un aiuto fondamentale nella comunicazione con

Sordomuta, lavora con rumori e musica


Capto le vibrazioni e le vostre reazioni
gli altri e nel suo lavoro: uno strumento
per esplorare la relazione con il suono e con
il linguaggio. Nelle sue performance Csk
utilizza sintetizzatori, registratori e mixer
per trovare rumori e rielaborarli. Il suo
obiettivo riappropriarsi del suono e insegnare a coloro che lo possiedono naturalmente ad ascoltarlo senza utilizzare ludito.

Ci rivediamo agli inizi di maggio a Berlino, la citt dove cominciata la sua storia
damore con il suono. Era il 2008 e il mondo
dellarte contemporanea cittadina aveva trovato nei suoni un campo di indagine privilegiato. Giravo tra le installazioni sonore dei
musei e delle gallerie racconta e mi
era negata qualsiasi comprensione delle
opere. Dopo un iniziale scoraggiamento, ho
deciso di affrontare la situazione e ho chiesto a ciascun curatore di spiegarmi nei dettagli loggetto e il suo scopo: di permettere
anche a me, che non avevo udito, di sentire
quello che lartista voleva comunicare.
Quel giorno Csk ha cominciato a pensare al
suono non pi come a unabilit fisica ma

come a unesperienza sinestetica che poteva


essere raggiunta con altri mezzi. L cambiata anche la sua pratica artistica. Il figurativo non mi bastava pi. Ho capito che fino ad allora mi ero rifugiata nei disegni, come nel mondo dei sordomuti, perch temevo di non essere capace di avere a che fare
con i rumori e con lesterno.
Nello stesso periodo, Csk fa un sogno:
scrive lettere ad amici e parenti annunciando il proprio suicidio, e trascorre le ultime
ore mano nella mano con un ostile collega
di lavoro. La rinascita preannunciata dal
messaggio onirico arriva poco dopo, quando Csk decide di interrompere una storia
damore complicata con un ragazzo sordomuto e di lasciare definitivamente il lavoro
per dedicarsi complice una borsa di studio della Fondazione Ted completamente allarte e alla scoperta del suono. Vivevo
in una comunit di sordomuti, facevo i classici lavori adeguati al nostro handicap, relegando larte allo status di un hobby, e tutte
le mie interazioni con gli altri erano mediate dai traduttori.
Catapultata nel mondo dei rumori, si sentiva come un fotografo cieco che scatta foto a caso. Il mondo d moltissimo valore

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 31

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Scatti flessibili
di Fabrizio Villa

Foto come non se ne fanno pi


Tra le 150 mostre fotografiche del Photofestival
in corso a Milano fino a giugno, una ha la
particolarit di non essere stata realizzata da
professionisti. Cento Foto. Cento Storie una
selezione della collezione di Piero Pastorello,

curata da Fabrizio Capsoni, esposta allArt Loft


fino al 30 maggio. Foto depoca, scatti anonimi,
ritratti di sconosciuti, recuperati tra mercatini e
bancarelle. Un fascino lontano, legato a una
cultura fotografica che pare ormai scomparsa.

SSS
Una copertina
un'artista

La montagna di Iris
La morte di un uomo
meno affar suo che di
chi gli sopravvive,
scrive con cinica verit
Thomas Mann in quel
capolavoro che La
montagna incantata:
anche lopera in
copertina, a suo modo, una
Montagna incantata. Irreale, sospesa
nel tempo e nello spazio, metafora di un
universo che contiene nostalgia, amore,
paura, memoria. la montagna creata
dalla sottile, intensa tensione dellartista
austriaca Iris Hutegger (Schladming,
1964) che costruisce le sue opere
attraverso stampe di fotografie sulle
quali interviene minuziosamente, da
novella Penelope, con una macchina da
cucire. Lartista lavora da sempre sul
concetto di percezione tra realt e
rappresentazione: con ago e filo d vita
a una tessitura simbolica: costruisce un
inganno dellocchio, una infinit di trame
colorate che, in questo numero dedicato
in buona parte al centenario della Prima
guerra mondiale, possono anche
evocare (al di l del volere dellartista) le
tante vite spezzate proprio in paesaggi
incantati simili a questi. La montagna
diventa cos metafora di un rapporto tra
uomo e natura, simulacro assoluto
dellineluttabile confine tra vita e morte.
(gianluigi colin)

al suono, per questo io lo considero una valuta. regolato da norme sociali, da significati universalmente condivisi che ho dovuto
apprendere, imitando gli altri, pur non capendoli. Ho imparato, ad esempio, che di
notte a casa, quando gli altri dormono, i
movimenti devono essere delicati, non
possibile giocare con la palla oppure spostare i mobili. Mentre per voi tutto questo
fisico, naturale, per noi un costrutto sociale che va appreso per essere accettati.

Lautorit linguistica del suono le apparsa evidente quando frequentava il master in Music/Sound alla Bards Milton Avery Graduate School of the Arts insieme a
normodotati: Con il mio interprete discutevo quasi sempre in termini di linguistica e
semiotica, ancora una volta scoprivo che
per gli altri il suono era collegato a parole
e rumori. Come se solo quelli rappresentassero i confini chiari e riconoscibili del
linguaggio. Per Csk, la comunicazione stata una sfida fin dallinizio: mentre da bambina imparava lAmerican Sign Language
(Asl), il linguaggio dei segni americano, i
genitori, immigrati coreani, faticavano ad
apprendere linglese: Non avevo una lingua in comune con mia madre e mio padre, ricorda. Lartista cresciuta al centro
di tanti linguaggi diversi, spesso a discapito
del significato vero delle parole, che si
smarrivano nelle continue traduzioni. Ero

Online sul sito Corriere.it

Il web reportage su Csk


con foto e video dautore

ul sito del Corriere della Sera, nella


sezione cultura, online il web
reportage sulla storia di Christine
Sun Kim con foto, gallery e video realizzati
dal fotografo Sirio Magnabosco in
esclusiva per la Lettura. Per tre giorni
abbiamo seguito lartista californiana
nella sua quotidianit a Berlino citt
dove temporaneamente risiede dal
lavoro allinterazione con gli amici. E le
abbiamo chiesto di raccontarsi davanti
alla telecamera utilizzando il linguaggio
dei segni e le applicazioni per iPad e
iPhone. Il risultato un lavoro video e
fotografico che prova a raccontare
luniverso di una giovane donna,
sordomuta dalla nascita, che sperimenta
le diverse dimensioni della
comunicazione non verbale, provando a
emancipare il suono dai limiti fisici
delludito. Il fotografo Sirio Magnabosco,
nato a Verona nel 1980, residente a
Berlino. Ha esposto i suoi lavori in Italia,
Francia, Giappone, Stati Uniti, Spagna e
Grecia e collabora con diverse testate
internazionali.

SSS performance prodotta dal Moma ha diretto un


Per una
coro che doveva esprimere le emozioni soltanto
attraverso espressioni e gesti. Provo a dare una forma
ai suoni restituendoli in forma insolita. Adesso invece
registra unora delle attivit professionali di 24 amici

In una bellissima performance prodotta


dal MoMa di New York nel 2013, la performer ha diretto un coro di persone, chiedendo loro di interpretare differenti emozioni
paura, ansia, eccitazione senza emettere suoni. Il risultato stato una composizione armonica di emozioni espresse attraverso gesti e movimenti. Creo la mia poetica del suono attraverso gli occhi e limmaginazione spiega e per questo motivo
trovo molto dispirazione i video musicali.
Non parlo di quelli tradotti nel linguaggio
dei segni. Anzi, credo che sia sbagliato utilizzare lAsl per i video musicali, anche perch il loro significato pu essere colto attraverso segnali non verbali e aspetti visivi come la luce, i movimenti. Ecco, tra i miei
obiettivi professionali a breve termine c
quello di realizzare un video musicale.
Per il momento Csk concentrata sulla
composizione. Lultimo progetto, che sta
realizzando per la web radio francese
webSYNradio insieme al fidanzato Thomas,
punta a riprodurre il suono dellessere occupati. Ha chiesto a 24 amici di registrare
unora della loro attivit pi creativa e impegnata alla stesso tempo, che per tutti avr
una forma diversa: scrivere al computer,
parlare con un collaboratore, costruire un
oggetto. Sar Csk a selezionare, mixare e lavorare, attraverso le vibrazioni e le pulsazioni emesse, i suoni differenti, cos da creare
un archivio delloccupazione frenetica.
A differenza di tanti sordomuti, Csk ha
scelto di non utilizzare il labiale quando comunica attraverso il linguaggio dei segni. In
tanti lo fanno per agevolare la comprensione delle parole allinterlocutore, un modo
per rassicurare chi non riesce a fare a meno
delle labbra per catturare il significato delle
parole. I suoi amici Emilio Insolera, regista
italiano residente a Tokyo, e Carola Wisny,
modella norvegese, ad esempio, stentano
ad utilizzare gli smartphone: sforzano la
mimica e le corde vocali per comunicare.
Nella differenza con loro, si intravede il senso politico dellarte di Chris Sun Kim: Voglio costringere le persone ad andare oltre
lidentit sonora degli individui, afferma.
Da qualche tempo, ha cominciato a utilizzare la sua voce per le performance. Emettendo suoni nel microfono e analizzandone
le onde sonore riesce a vedere in azione le
sue corde vocali. Grazie allarte dice sorridendo ho trovato la mia voce.
RIPRODUZIONE RISERVATA

COURTESY GALLERIA MARTINI E RONCHETTI/GENOVA

ossessionata dal cartone animato della Sirenetta, lavr guardato centinaia di volte. Solo di recente ho capito il motivo: Ariel rinuncia alla sua voce per avere le gambe ed
entrare cos nel mondo degli umani, la
moneta di scambio per lamore e laccettazione. La comunit delle sirene disneyane,
cos piccola e ghettizzata, molto simile a
quella dei sordomuti. Sto cercando di disimparare tutto ci che ho appreso sulla vostra maniera di intendere il suono puntualizza e di trovare una mia strada per
catturarlo.
Due sono le tecniche usate prevalentemente dallartista: studiare le reazioni degli
altri ai suoni; coglierne le vibrazioni attraverso strumenti tecnologici. In entrambi i
casi provo a dare una forma al suono, a visualizzarlo e restituirlo in un aspetto insolito per chi in possesso di un udito normale.
Mentre siamo a cena in un ristorante di
Berlino, cade una bottiglia di vetro al tavolo
dietro al nostro, provocando delle urla in
due donne sedute. Csk si gira per guardare
laccaduto. Con la coda dellocchio ha visto
la reazione di una delle signore: unespressione di paura sul volto, accompagnata da
un movimento di mani verso lalto, gesto solitamente associato alla sorpresa negativa.
Csk spiega che suoni differenti provocano
in noi simili reazioni: studiandole si pu
imparare a riconoscere le associazioni.

Supplemento culturale del Corriere della Sera


dell11 maggio 2014 - Anno 4 - N. 19 (#129)
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Supplemento a cura
della Redazione cultura

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32 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 11 MAGGIO 2014

Novit
Come
esplorare
le idee
con nuove
capacit

Topograa
di una virt

Come
favorire
lo sviluppo
di relazioni
empatiche

Lo spettacolo
della politica italiana

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