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Analisi e commento di un testo poetico

Dante, Vita nuova XXVI


1. Comprensione del testo
A) Questo sonetto presenta degli dei motivi frequenti nei componimenti stilnovistici, fra i quali, quello più
importante è sicuramente l’articolazione del sonetto in due quartine in rima incrociata ed in due terzine in
rima speculare. Altro motivo ricorrente è quello del saluto, il quale riesce a dare grazia e nobiltà al poeta.

B) Le parole chiave legate al tema sono “gentile”, “onesta” e “pare”, le quali hanno un significato diverso
nel moderno italiano, infatti “gentile” equivale al nostro “nobile”, che intende una nobiltà non di classe
sociale ma di spirito, “onesta” equivale a “dignitosa”, mentre “pare” equivale ad “appare”, cioè si
manifesta.

C) Nella prima quartina viene esposta la reazione delle genti alla vista della nobile e dignitosa donna, come
per esempio nella frase “ch’ogne lingua deven tremando muta”, cioè che ogni lingua si zittisce tremando,
oppure “li occhi no l’ardiscon di guardare”, cioè che gli occhi non osano guardare.

D) In questo poema il sentimento principale è sicuramente quello dell’amore che egli prova per la sua
amata, ma vi sono anche stupore ed ammirazione per la beata visione della donna che passa fra le genti che
la guardano anch’essi con tali sentimenti.

2. Analisi del testo


A) “(…) e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare”.

B) Le parole messe in risalto dalle rime sono: core, amore, pare, mostrare e guardare. Il “core” riceve
l’amore emanato dagli occhi di Beatrice. D’amore è colmo lo spirito della donna. Essa appare, si mostra
nobile e dignitosa alle genti che non possono far altro che guardare ammaliati da tanta bellezza.

C) Vi troviamo degli enjambement fra i versetti 1-2, 7-8 e 12-13. Il primo enjambement mette in rilievo
l’apparizione della donna, il secondo mette in rilievo la natura divina della donna ed il terzo mette in
rilievo l’emanazione di un dolce spirito pieno d’amore al muovere delle sue labbra.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti


A) La poetica della lode è quella poetica nella quale la donna viene visto come un essere divino da lodare
perché riesce a donare purezza e salvezza nell’animo del poeta. Vediamo come questa fu una vera
innovazione creata da Dante. Essa inoltre diventerà un elemento principale della Vita Nuova, nella quale il
poeta continua costantemente a lodare la sua amata Beatrice.

B) Per i provenzali la poesia d’amore doveva essere caratterizzata dalla mezura, cioè la misura, il controllo
dei propri impulsi che spingevano l’uomo a considerare come un oggetto di desiderio, fino a trasformare
quest’attrazione in vero amore spirituale. I siciliani riprendono la poesia d’amore dei provenzali e la
personificano con l’aggiunta di alcuni elementi come per esempio l’irraggiungibilità della donna oppure il
rapporto di vassallaggio dell’amante nei confronti dell’amata. Cavalcanti considera l’esperienza dell’amore
per una donna come una vera e propria tragedia, per questo motivo le sue composizioni amorose hanno dei
tratti molto oscuri e pessimistici. Parlando di Dante invece, vi troviamo tutt’altro discorso nel quale
l’esperienza dell’amore serve alla purificazione dell’anima del poeta, e la donna diventa il mezzo per
arrivare alla salvezza. La differenza principale è quindi anche il modo di interpretare il saluto, che per
Cavalcanti è qualcosa di distruttivo, mentre per Dante è qualcosa che purifica l’anima.