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DANTE ALIGHIERI (1265-1321) Dante nasce a Firenze nel 1265 (maggio o giugno) da una famiglia di piccola nobilt.

Ma tra i suoi antenati Dante annoverer un cavaliere morto combattendo in Terrasanta, Caciaguida, come una gloria di grande significato politico-religioso. Rimane prestissimo orfano della madre; Segue nel 1277 delle lezioni allo Studio di Bologna e poi a Firenze quelle di Brunetto Latini, famoso maestro di retorica. Nel 1295 sposa Gemma Donati e verso quellanno comincia a partecipare attivamente alla vita politica di Firenze. Nel 1298 combatte tra i feditori a cavallo a Campaldino contro gli aretini e i ghibellini di Toscana. Nei primi anno Ottanta Dante certamente comincia a dedicarsi allarte di dire parole per rima, ed un contributo notevole in questa sua attivit gli deriva dallamicizia con Guido Cavalcanti, a cui fu legato per anni per profonda amicizia e che ebbe su di lui una grandissima influenza. Si colloca nella seconda met degli anni Ottanta una fondamentale esperienza umana e letteraria di Dante: lamore e la celebrazione in versi di una donna da lui chiamata Beatrice e storicamente indentificabile con una Bice, figlia di Folco Portinari. Gli anni che seguono la morte di Beatrice, avvenuta nel 1290, sono di fondamentale importanza nellitinerario umano e intellettuale del poeta: la lode della donna si concretizza in unopera (la Vita Nuova), che ricordo, celebrazione e mistica interpretazione della recente esperienza damore. Carriera politica: La modifica degli Ordinamenti di Giustizia, successivamente alla caduta di Giano della Bella, avvenuta nel 1295, consente a Dante laccesso alle pubblice magistrature di Firenze, previa la sua iscrizione allArte dei medici e degli speziali. Ha inizio una carriera politica le cui tappe, nel clima dei violenti contrasti che dividono le famiglie dei Cerchi e dei Donati, i Bianchi e i Neri, (quegli ultimi disposti ad appoggiarsi al Papato) lo vedono eletto nel Consiglio speciale del popolo (nov. 1295 aprile 1296), chiamato tra i Savi per lelezione dei priori (dicem.1295) e quindi tra i membri del Consiglio dei Cento (maggio dicembre 1296) Gli eventi fra 1300 e 1302: Lambasceria a San Gimignano, con lobiettivo ci rinsaldare contro i Neri la lega guelfa in Toscana (maggio 1300); lelezione al priorato (giugno agosto 1300); la partecipazione, durante lesercizio della massima carica comunale, a decisioni di grande peso: fra queste, lespulsione dei capi delle due fazioni contendenti, tra i quali era lamico Guido Cavalcanti ; gli impegni di natura anche amministrativa; le iniziative avverse a Bonifacio VIII, nel ambito del Consiglio dei Cento (giugno 1301) Nel novembre del 1301, spalleggiati dal legato papale, i Neri simpadroniscono del potere, rovesciando el debole e diviso governo dei Bianchi. Dante a Roma, mandatoci in ambasceria per trattare con Bonifacio VIII, al fine a dissuaderlo dallintromettersi nelle facende del Comune. Informato dagli avvenimenti a Firenze, Dante parte da Roma, ma sulla strada del ritorno, riceve la notizia della condanna che lo riguardava insieme con altri della sua parte. Il podest comunale lo aveva esiliato, in contumacia, sotto laccusa di corruzione e di ostilit al papa, e i suoi beni vennero sottoposti a sequestro. Lesilio: in questa seconda parte della sua vita che si colloca tutta la sua produzione (ad eccezione della Vita Nuova e delle Rime composte prima): - De volgari eloquentia, in latino, dedicato ai problemi della lingua e allesame della poesia francese italiana - Convivio, trattato in prosa volgare e in versi (prosimetrum) su argomenti filosofici - Monarchia, trattato politico in latino - Commedia Le tappe pi importanti dellesilio sono: - presso i marchesi Malaspina nella Lunigiana, nel 1306 - a Verona nel 1312 presso Bartolomeo della Scala, e tra il 18 e 20 presso Cangrande della Scala - e infine, a Ravenna, presso Guido da Polenta, dove muore nel 1321 e dove ancora si trova la sua tomba VITA NUOVA (il primo LIBRO nella lingua volgare!). La sua prima opera organica, scritta sotto i trentanni, nel 1293-1294, e pensata come un insieme coordinato di componimenti poetici e brani in prosa e poesia, (PROSIMETRUM) in chiave autobiografica e simbolica. la storia della sua prima esperienza sentimentale e letteraria (la rivelazione dellamore e linizio di una vita nuova spirituale, linnamoramento per una donna chiamata Beatrice, cio fautrice, dispensatrice di beatitudine, e il faticoso processo di maturazione interiore, di avvicinamento a Dio, mentre ella in vita e dopo la sua morte)

La Vita Nuova, descrivendo lamore per Beatrice, cos unantologia personale di Dante lirico, con commenti (sul modello delle razos provenzali) e riflessioni che abbozzano una teoria della lirica; ed anche un romanzo autobiografico (sul modello delle vidas provenzali) che propone una reinterpretazione in chiave esemplare universale della propria vicenda umana. In tal senso, la Vita nuova si pone al culmine di tutta la prima esperienza poetica giovanile di Dante. La prosa ha funzione doppia: c prosa introdutiva parla di quello che gli successo; descrive gli avvenimenti che precedono a un componimento di poesia - poi, viene la poesia - e poi, unaltra prosa che commento di quella poesia, cio un tipo di analisi La prosa, dunque, abilitata a meglio spiegare il vero intendimento , reso oscuro dal linguaggio figurato o retorico proprio della lirica, perch sia pi facilmente recepibile da tutti, o piuttosto da quelli dotati ditanto ingegno, da poter almeno intendere larticolazione esplicativa della prosa. La prosa in questopera , in questo senso, pur nel suo ruolo apparentemente subalterno di esegesi servile rispetto alla poesia, settore di formalizzazione centrale dellopera. Le rime incluse nella Vita nuova si tengono strette allo stilnovismo guinizzelliano cavalcantiano, combinando la fenomenologia amorosa, per dir cos, I ottimistica del fondatore ( la donna come apparizione miracolosa, sembianza angelica dispensatrice di salute (qui Dante innesta lidentita salutesalvezza) e tramite alla conoscenza celeste) con quella, che altrettanto approssivamente si pu dire II pessimistica, del Cavalcanti lessere amato come trascendente rispetto allamante e irraggiungibile, la qualit dolorosa epaurosa. Sonetti pi acclini a toni guinizzelliani, come: - Amor e l cor gentil sono una cosa - Tanto gentile e tanto onesta pare Canzoni: - Donna pietosa e di novella etate - Gli occhi dolenti per piet del core Ad un certo punto, per, Dante scopre, liberandosi dal Cavalcanti, una maniera pi personale: sono le nove rime, lo stile della lode, che costituiranno poi il nucleo vitale della Vita nuova. Allamore doloroso Dante sostituisce un tema preciso: la lode disinteressata di Beatrice, la gentillissima della Vita Nuova. Ci nella sostanza significa che Dante allautoanalisi sostituisce la rappresentazione della donna e dei suoi mirabili effetti su chiunque lavvicini, e alla logica dellamore come reciprocit di servizio, della poesia come richiesta di merzede, sostituisce la logica di un amore che si appaga di se stesso, di una poesia che ha come fine la lode disinteressata . (XVII, vv. 1-4) Ne li occhi porta la mia donna Amore, per che si fa gentil ci chella mira; ivella passa, ogn om ver lei si gira, e cui saluta fa tremar lo core... (Amore stesso sembra che emani dagli occhi della mia donna, e perci diviene nobile tutto ci a cui le rivolge il suo sguardo; quando la mia donna passa, tutti si volgono attrati da lei, e trema il cuore di quelli a cui ella rivolge il suo saluto...) La canzone Donne chavete intelletto damore segna la risoluzione della crisi psicologica del protagonista, e linizio della nuova poesia della lode. Il tema della lode annunciato nel proemio si snoda nelle stanze successive, magnificando Beatrice come maraviglia (v. 17), cosa nova (v. 46), creatura del ciel, che non have altro difetto / che daver lei, e che ne invoca la presenza al suo segnor la chiede (vv. 19-20). Lodando il suo potere di tramutare in nobil cosa chi la guarda e di donargli salvezza, salute (v.39); la sua straordinaria bellezza, la carica damore che emana de li occhi suoi e dal suo sguardo, che nessuno potrebbe a lungo sostenere (vv. 46-47) Dante continuer, anche negli anni maturi, a considerare Donne chavete... come il componimento che aveva dato inizio al suo dolce stil nuovo, (dopo una fase di pi stretta imitazione cavalcantiana dellamore angoscioso!), in cui senso morale e stile sublime avessero trovato perfetta espressione. Dante non parler pi di s, degli effetti che Betrice produce su di lui, ma parler di Beatrice, della sua natura miracolosa, dei suoi effetti sulumanit in genere. Dante si rivolger a terzi parlando di lei (in particolare alle donne che hanno intelletto damore). ena nuova poetica che aveva elevato la sua poesia a livelli mai raggiunti dai poeti moderni. RIASSUNTO: Dante comincia il racconto del suo amore per Beatrice dal giorno in cui gli apparve per la prima volta allet di nove anni [II]. In un incontro successivo, nove anni pi tardi, Beatrice

rivolge a Dante il suo primo saluto nell"ora nona di quel giorno". (IL COLLEGAMENTO DI SIGNIFICATI TRA SALUTO, nel senso proprio di parole che auspicano salute, salvezza, e BEATITUDINE evidentemente sotteso alla descrizione della situazione narrativa) Sopraffatto dalla dolcezza, il poeta si ritira in una sua camera per meditare sulla cortesissima. Caduto addormentato, "ne la prima ora delle nove ultime ore de la notte" gli appare in sogno Amore, il quale, dopo aver fatto mangiare a Beatrice il cuore del poeta, piangendo si allontana verso il cielo insieme alla donna. Per avere una spiegazione della visione Dante indirizza ad alcuni "famosi trovatori" del suo tempo il sonetto A ciascunalma presa e gentil core. Tra le numerose risposte che riceve ce n una di Guido Cavalcanti (Vedeste al mio parere omne valore), che segna linizio di unaffettuosa amicizia tra i due poeti [III]. Per un certo tempo Dante nasconde il suo amore per Beatrice, fingendo che oggetto del suo interesse sia unaltra donna, (donna-schermo) per la quale scrive pure alcune rime. Dopo la partenza da Firenze della donna che funge da schermo del suo amore Dante assiste al funerale di una giovane amica di Beatrice, per la quale compone i sonetti. Alcuni giorni dopo, durante un viaggio, Amore appare al poeta sotto le spoglie di un pellegrino e gli indica il nome di unaltra donna da usare come schermo del suo amore per la gentilissima (Cavalcando laltrier per un cammino) [IX]. La finzione messa in scena con la seconda donna dello schermo finisce per esporre Dante alla maldicenza della gente, tanto che Beatrice arriva a togliergli il saluto. Afflitto per esser stato privato della "sua beatitudine" Dante si ritira in una sua camera, dove "ne la nona ora del die" visitato in sogno da Amore, il quale lo invita a comporre un testo (Ballata, i voi che tu ritrovi Amore) per confermare a Beatrice la sua fedelt [XII]. Successivamente, dopo esser stato combattuto da vari pensieri, Dante incontra Beatrice a un convito di gentildonne. Queste, accortesi dello smarrimento che coglie il poeta alla vista dellamata, cominciano a prendersi gioco di lui con la gentilissima. Crucciato e vergognoso, Dante si ritira nella "camera de le lacrime" dove compone il sonetto Con laltre donne mia vista gabbate, cui seguono altri due testi che descrivono il suo stato psicologico. Qualche tempo dopo, interrogato da alcune donne del corteggio di Beatrice su quale sia il fine del suo amore, Dante risponde che dopo aver perso il saluto della gentilissima la sua beatitudine nascosta "in quelle parole che lodano la donna sua" [XVII-XVIII]. Al primo testo delle rime della lode, la canzone Donne che avete intelletto damore, seguono allora il sonetto Amore e l cor gentil sono una cosa, responsivo a un testo dignoto che aveva interpellato Dante sulla natura di Amore, e un altro testo in onore della gentilissima. Nel frattempo muore il padre di Beatrice. Poco tempo dopo lo stesso Dante cade gravemente ammalato per nove giorni. Nel delirio della malattia, durante la quale assistito da alcune donne, Dante ha una visione che gli preannuncia la morte di Beatrice e che egli descrive, una volta guarito, nella canzone Donna pietosa e di novella etate [XXIII]. Dopo unampia digressione, Dante descrive i benefici effetti prodotti dall apparizione e dal saluto di Beatrice sugli uomini in generale e su di lui in particolare, rispettivamente nei sonetti Tanto gentile e tanto onesta pare e Vede perfettamente onne salute e nella canzone Si lungiamente mha tenuto Amore [XXVI-XXVII]. La morte improvvisa di madonna interrompe dopo la prima stanza la composizione di questultimo testo [XXVIII]. Dopo aver illustrato i vari tipi di relazione che legano Beatrice al numero nove [XXIX], e aver ricordato la lettera sulla condizione di Firenze da lui scritta a "li principi de la terra" [XXX], Dante riprende il filo del racconto dalla canzone-planctus per la morte della gentilissima, Li occhi dolenti per piet del core [XXXI]. Pi tardi, nel primo anniversario della morte di madonna, compone il sonetto , provvisto di due "cominciamenti", Era venuta ne la mente mia [XXXII-XXXIV]. Confortato nel suo dolore dalla compassione di una "gentile donna", Dante si accorge con sgomento che ha cominciato a dimenticare Beatrice. Un giorno, per, una "forte immaginazione", sopraggiunta allimprovviso "quasi ne lora de la nona", riportando alla memoria del poeta la "gloriosa" donna comera quando la incontr per la prima volta, riconduce Dante, pentito e vergognoso, al culto unico per Beatrice (Lasso! per forza di molti sospiri) [XXXV-XXXIX]. Il poeta ha "una mirabile visione", in seguito alla quale si ripropone di non parlare pi di Beatrice fino a quando non potr "dicer di lei quello che mai non fue detto dalcuna" [XLII]. Vita nouva piena della simetria e della simbologia mistica, che sono elementi molto importanti per luomo medievale; La struttura simetrica della Vita nuova

10 9 sonetti + canzone 1 ballata Donne ch avete... A B C

1 + sonetti

+ 1 + canzone (dopo la visione della sua morte)

+ 1 + 10 3 sonetti Li occhi 1 sonet. + 1 canz. dolenti per + 1 can. piet del core + 8 sonetti

C B A ( 24 sonetti, 1 ballata, 5 canzoni) (Per Dante, LA CANZONE la pi nobile forma metrica, e di solito i sonetti, o ballata vengono dopo la canzone-chiave. Le canzoni sono ordinate simetricamente!). Aprono e chiudono il libro 2 visioni: una della donna terrena, laltra della donna celeste. La terza visione, in versi, appunto la canzone Donna pietosa, e segna il passaggio dalla terra al cielo. Complessivamente, cio: A) visione della donna terrena, B) rime dello sviamento, C) rime di dolore in vita (gabbo), D) rime della lode, C) rime del dolore in morte, B) rime delloblio, A) visione della donna celeste la simbologia del numero 9: - 9 = 3 x 3 simbolo della Santissima Trinit - Dante incontr Beatrice a 9 anni - quando ha visione di Beatrice che costrinta a mangiare il suo cuore- nella nona ora di notte - la vede di nuovo dopo 9 anni, allora nona del giorno si colloca il primo fatale saluto di Beatrice - Dante malato per 9 giorni, e alla notte novesima ha visione terribili sulla morte di Beatrice; infatti, sono 3 annunci della sua morte - Beatrice mor nel 1290, 9. IX - in quel tempo tutti credevano che ci fossero 9 cieli moventi la simbologia dei colori: - la prima volta che Dante vidi Beatrice, lei indossava rosso simbolo di sangue, di ferite, ma anche di amore - e la seconda volta che la vide indossava bianco simbolo della castit, verginit, colore evangelico (questi 2 colori appaiono nella Bibbia, dove si parla del crocifisso, del morte e della resurezione di Cristo la simbologia del nome: il nome la conseguenza del nostro carattere, secondo la filosofia medievale, ( Nomina sunt consequentia rerum) quindi, Beatrice, secondo la radice etimologica del nome, suscitatrice di beatitudine, porta beatitudine, colei che beatifica, cio un miracolo, una creatura angelica. la simbologia del saluto / salute: il motivo del saluto elemento molto importante per la manifestazione dellamore; Beatrice donna della salute e toglendo a Dante il saluto, lei lo ha privato della beatitudine, ma anche della salvezza nel senso cristiano. una sorte di figura etimologica: Questa gentilissima salute salutava (gioco di parole la doppia accezione del vocabolo salute) CONVIVIO (trattato scritto in volgare!) prima opera di Dante esule, composta dal 1304 al 1307 circa, concepita come una globale trattazione di tutto lo scibile una summa dottrinale e insieme dil documento di un percorso esemplare. Linfluenza del Tresor di Brunetto Latini, probabilmente, laveva indirizzata nel senso di un organismo enciclopedico strutturato intorno ad un asse etico-filosofico. scritto in volgare per permettere ai non specialisti di poter fruire della sapienza e di accostarsi a questo banchetto che Dante apprestava loro. Il Convivio resta incompiuto: da 15 libri programmati, ne furono composti 4: uno funge da introduzione, gli altri 3 commentano, ciascuno, una canzone prosimetrum come nella Vita nuova, ma in maniera del tutto differente. Lalternanza di poesia e prosa una prosa che fa ora da pane per rendere meglio assimilabile la vivanda della canzoni garantisce a vista il rapporto diretto con il libello. Che poi le parti si rovescino e che la prosa del Convivio, a differenza di quella della Vita nuova, possa vantare un sicuro primato sulla poesia, costituendo essa la prosa il luogo primo e supremo della verit. Se con la Vita nuova Dante aveva celebrato Beatrice, con il Convivio egli intendeva celebrare laltro grande amore della sua vita, quello per Madonna Filosofia.

Nellintroduzione dellopera, Dante spiega PERCHE scrive e A CHI scrive: PERCHE Dante ha piena coscienza del suo valore intellettuale e nello stesso tempo della sua condizione di esule; per egli si trattava di tutelare la propria immagine dintellettuale ingiustamente bandito, di diffendere il suo buon nome contro il pericolo dellinfamia. Cosciente del valore della cultura, assegna al dotto un oreciso compito: quello di dispensare tale cultura agli atri, facendosi portatore di verit e di moralit. Si assume, cio, un ruolo di divulgazione che sotteso e animato da una forte tensione etica. Ed ovvio inoltre che dimostrare le sue qualit di uomo di scienza significava per Dante riscattarsi agli occhi degli altri, dimostrare che pur se esule, peregrino ... legno senza vela...e senza governo poteva per imbandire un convito, un banchetto di cultura. A CHI Il cibo della sapienza desiderato da coloro che sono dotati di nobilit danimo . Questa non nei litterati (cio quelli che sanno il latino) siano essi medici, legisti e religiosi i quali tutti si servono della loro cultura per guadagnare denari e dignitade, dotti di professione, ma la si trova in altri settori, in altri individui, e questi nobili sono principi, baroni, cavalieri e moltaltra nobile gente, non solamente maschi ma femmine volgari e non letterati!(in grado di intendere solo la lingua materna, che non sanno il latino). Come evidente, Dante pensa ad un largo pubblico, molto pi largo di quello dei fedeli dAmore ai quali ad esempio era rivolta la Vita nuova. Si tratta di un pubblico che ha come denominatore comune la nobilt danimo pi che la condizione sociale, un nuovo ceto di intelletuali, spinti alla cultura per nobilt danimo, disinteressatamente, che amano il sapere per se stesso. (sono esclusi invece gli stranieri, che non sanno la lingua del s, e che non riuscirebbero a cogliere la bellezza delle canzoni e quindi, questo largomento che Dante adduce contro lipotesi di commenti latini della canzoni) Intimamente collegato al problema del pubblico quello dello strumento linguistico da segliere: lampliamento del pubblico possibile solo adottando una lingua che non sia elitaria, quindi adottando il volgare che Dante definisce luce nuova, sole nuovo lo quale sorger l dove lusato tramonter . E Dante crea nel Convivio un volgare secondo le norme delle artes dictandi proprio per dimostrare come in questa lingua si possano esprimere altissimi e novissimi concetti con dignit formale pari a quella che era garantita dal latino. la I canzone :Voi che ntendendo il terzo ciel movete Dante esprime il nuovo sentimento e la memoria della Beatrice defunta. In quelloccasione, indirizzandosi agli angeli motori del cielo del Venere (il terzo cielo), scrisse questa canzone a testimonianza di unamore chera vertuosissimo s come la vert celestiale, e non certo espressione di un animo sensuale. Lappello alle Intelligenze che presiedono al cielo del Venere avvia lardua materia cosmologica di questo trattato. Lillustrazione dantesca riguarda il numero dei cieli e quello degli angeli, investendo la loro natura e funzione nellordine celeste. Il discorso rigorosamente scientifico. Il poeta ne spiega ora il significato allegorico: la donna di cui sinnamor appresso lo primo amore deve intendersi come la bellissima e onestissima figlia di Dio,che allegoricamente va indentificata con la Filosofia. La passione matur drammaticamente: chiarita limpossibilit di un amore sopravvivente alla morte, e dunque tale da resistere a un altro che prema per sostituirlo, Dante sintrattiene sullimmortalit dellanima. Ripresa la narrazione autobiografica, la digressione sullimmortalit dellanima in omaggio a Beatrice, al momento del congedo da lei, riattiva la tensione speculativa. Luomo di fede reagisce bruscamente contro che crede dopo questa vita non essere altra vita..... il modo pi degno di chiudere il discorso sulla viva Beatrice beata, della quale non intende parlare oltre. - la II canzone: Amor, che ne la mente mi ragiona la lode del nuovo amore, e questa lode si presta allannotazione dottrinale: il raggionamento si estenda alla congenita inclinazione dellanima a unirsi al Creatore. Lunire dellanima con gentil donna, nella quale della divina luce assai gli si mostrava, realizza la sua aspirazione alla verit e alla virt, unaspirazione della mente, che sola ci fa simili a Dio. Lamoroso uso di sapienza, la filosofia appunto, in Dio stesso (per che in lui somma sapienza e sommo amore e sommo atto) e da lui procede nelle intelligenze angeliche e umane, rese partecipi, ancorch in misura ridotta, di ci che supremamente gli appartiene. Nellattivit speculativa, accontati i beni effimeri, luomo consegue il bene maggiore in terra: la perfezione della ragione. Dante precisa che solo Dio pu possedere interamente la sapienza, ma luomo, pur ostacolato dalla sua natura corporea, attraverso la Filosofia, pu superare i limiti a lui connaturali e raggiungere la coscienza. Con la ragione umana e con la filosofia, per, non si pu concepire Dio ci vuole fede per questo! la III canzone: Le dolci rime damor, ch i solia segna una svolta. Lallegoria si limita qui alla figura femminile; per il resto, precisato il fatto che della gentile si continua a dire, Dante pu

dedicarsi interamente al tema della vera nobilt, e della giustizia. La discussione sulla nobilt presuppone un fermo sentimento antimagnatizio, la sua sostanza politica emerge con evidenza l dove il discorso si porta sulla neccessit morale e razionale dellImpero. La nobilt non consiste n nella stirpe n nelle ricchezze ma nellindividuale conquista di virt e di perfezione. La giustizia caratteristica costitutiva ed essenziale dellImpero che da Dio stato voluto per assicurare funzionalit e pace alla vita associata. il tema che sar approfondito nel Monarchia

DE VOLGARI ELOQUENTIA (scritta in latino sul volgare) Dante perfettamente consapevole del valore rivoluzionario insito nella sua scelta del volgare per un trattato dottrinale quale il Convivio, e quasi insoddisfatto delle argomentazioni che ha addotte per giustificarla, e sente la necessit di un discorso di fondo che affronti il problema linguistico. Ed probabile che alla base dellinterruzione del Convivio ci sia fra le altre anche questa motivazione: lurgenza di una chiarificazione teorica sul volgare che avesse come destinatari proprio i detrattori di questa lingua, i litterati, e perci da scrivere in latino. Lopera con la quale Dante intende assolvere questo compito il De volgari eloquentia appunto, di cui compose il primo libro e parte del secondo contiene in tanti passi intuizioni di grande interesse lunit linguistica come prefigurazione di ununit politica, il rapporto fra direzione politica da un lato, e cultura e lingua dallaltro. Dopo aver fissato il principio del volgare come lingua naturale (LOCUTIO VULGARIS), e percio aristotelicamente pi nobile di quella secondaria e artificiale lingua latina (LOCUTIO ARTIFICIALIS), che Dante chiama anche grammatica, Dante affronta le tematiche di pi lunga gittata. La lingua, che prodotto insieme di ragione e senso, deve considerarsi una facolt specificamente umana; a usarla primo fu Adamo. Da quella adamitica, deriv la parlata ebraica, il protolinguaggio comune a tutti gli uomini fino alla torre di Babele: quando il peccato della superbia determin, con la punizione divina, la confusione delle lingue, la frammentazione degli idiomi, e poi delle loro suddivisioni e ramificazioni ulteriori da Oriente a ogni parte del mondo. In Europa, Dante riconosce solo: le lingue germaniche, il greco, e le lingue romane fra cui LINGUA DOC (provenzale); - LINGUA DOIL (francese); - LINGUA DEL S (italiano) E poi, il poeta intende risalire alla grammatica della lingua del s. Anche se esistono almeno 14 dialetti che la costituiscono, ragruppati 7 alla destra e 7 alla sinistra dellAppennino, nessuno di questi in possesso del decoro indispensabile a una lingua che si vuole fortemente unitaria, sovramunicipale e nazionale, grammaticalizzata e riportata alla stabilit e dignit del latino. Il volgare che Dante ricerca deve essere: - illustre cio luminoso per il prestigio conquistato e per quello che procura ai suoi cultori - cardinale perch fa da cardine attorno a cui ruotano gli idiomi locali - aulico o regale, degno di una reggia (aula) - curiale degno di una curia dalle quali esercitare il suo primato Il volgare illustre rispondeva a quellesigenza primaria di arginare almeno il danno prodottosi con lo smarrimento della lingua universale; derivandone peraltro le ragioni di fondo religiose ed etiche, delle quali si nutre il mito di ununit nazionale realizzata dagli intellettuali e in particolare degli scrittori attraverso una lingua di cultura sentita per gli italiani come un potente connettivo morale. La materia del II libro fa leva sul percorso lirico del poeta, dalla giovinezza amorosa alle rime morali e dottrinali. Il passaggio alla parte retorica e stilistica, sul filo di una speciale attenzione ai modi della versificazione, insiste sul fatto che il volgare illustre italiano, pur non essendo appannaggio esclusivo dei poeti, ha avuto in loro il primo esemplare impiego. In questo libro Dante srive dei temi e dei livelli stilistici del volgare illustre, e del connesso principio retorico della conveientia, deputato ad assicurare che un determinato contenuto si rivesta di forme adeguate I TEMI: al pi nobile degli idiomi spettano gli argomenti pi alti, quelli che rispecchiano la dimensione dellanima umana, riassumendone le operazioni essenziali volte allutile, al piacere e allonesto. Essi sono - SALUS prodezza delle armi, cio la salvezza - VENUS lamore ardente, cio lamore - VIRTUS la rettitudine della volont, cio la virt

i soli adatti al volgare illustre perch correlati alle grandi cose che meritano di essere trattate al massimo grado espressivo. Ad analoghe considerazioni corrisponde per Dante, sul terreno tecnico-formale, il primato attribuito alla canzone. Dei metri in uso questo il pi nobile, preminente sul sonetto e ballata; con la conseguenza che a esso competono i temi propri del volgare illustre alla canzone esplicitamente appartiene lo stile tragico! In accordo con la profondit dei pensieri lENDECASILLABO, soprattutto se unito al settenario, a garantire la magnificenza dei versi; Leccellenza dei vocaboli si dovr procurare, infine, ricorrendo a un lessico non rozzo o troppo familiare, bens calibrato fra le parole levigate e ben pettinate . La costruzione metrica della canzone occupa il resto del libro. Tra laltro definisce la TRAGEDIA allinizio meravigliosa e placida e alla fine fetida e paurosa. Parla degli uomini e avvenimenti pi alti, e nobili in maniera dellalto stile o sublime COMMEDIA comincia repelente, male, e termina in buona maniera, lieta e gradita. Il registro linguistico e basso, con le parole rozze e familiari lo stile semplice, dimesso e umile ELEGIA Dante per questa dice solo che qualcosa triste lo stile degli infelici LA MONARCHIA (trattato politico in latino) Lesperienza dellesilio fornisce a Dante una prospettiva politica che va ben oltre i limiti comunali: la conoscenza della situazione di varie citt dItalia, i contatti derivati dagli incarichi affidatigli da chi lo ospita sollecitano la sua riflessione sulla situazione politica, sugli avvenimenti di cui stato vittima, sulla sua condizione dellesule. Non arbitrario immaginare che in una situazione del genere unesigenza di fondo diventi in lui lesigenza di una GIUSTIZIA che sia punizione di quanti hanno male agito, ma anche eliminazione delle lotte intestine, realizzazione di quella pace che il fine al quale la societ umana ordinata, cio una VITA FELICE. LA VITA FELICE, questo il fine naturale delluomo, nel cui conseguimento la sua perfezione e perci il termine dogni desiderio terreno. Per raggiungere tale traguardo, sfuggente agli forzi individuali, lessere umano non a caso compagnevole animale si riunisce in comunit progressivamente pi estese, da quella familiare e poi alla citt e quindi al regno. Al raggiungimento della vita felice si oppongono gli interessi contrastanti e i conflitti che ne derivano: discordie e guerre conviene surgere intra regno e regno, le quali sono tribulazione de le cittadi, e per le cittadi de le vicinanze...e cos via Unico rimedio risulta essere la Monarchia universale, nella persona dellimperatore che tutto possedendo e pi desiderare non possendo, li regi tegna contenti ne li termini de li regni. La Monarchia universale corrisponde al disegno divino gi manifesto al tempo dellImpero Romano, quando la conquista del mondo e la sua riduzione sotto il potere esclusivo di un principe assecondarono la cristianizzazione dellumanit, unificando le genti e predisponendole a ricevere universalmente il messaggio del Redentore. Limperatore, e lui soltanto, pu essere il garante della pace e della giustizia tra gli uomini, designato da Dio per il bene del mondo, persuasione maturata da Dante nel clima accesamente neoghibellino che si respir presso gli sconfitti di parte bianca. molto probabile, invece, che questo trattato politico sia stato scritto negli anni 1312-1313, al tempo cio della discesa di Enrico VII di Lussemburgo in Italia. Nellimperatore che scende in Italia con intenti di pacificazione e di restaurazione dellimperiale podestate Dante vede lattuazione di quellesigenza cui abbiamo accennato, ed egli nel gioco politico si inserisce come intellettuale, cio con un t rattato che dalle fondamenta affronti il problema dei rapporti fra Papato e Impero e che legittimi il ruolo e lautorit dellImpero. Per Dante, la missione di Enrico VII coincide con lobiettivo della vita felice indicato nel Convivio per dimostrare la necessit dellImpero. Il sovrano sapr sconfiggere la cupidigia, la lupa insaziabile.Ma come anche accadr dopo la fallita impresa di Enrico VII, la consapevolezza di un ideale in contrasto con i tempi, di difficile e forse impossibile attuazione, non impedisce a Dante di proclamare la validit sul piano teorico. Il tema del Papa e della Chiesa questione certamente presente a Dante fin dagli anni del suo diretto coinvolgimento nella politica fiorentina. Tocca, comunque allInferno testimoniarci come Dante trasferisca la propria avversione nei confronti di Bonifacio VIII sul piano di una denuncia pi generale, che investe la stessa istituzione papale e le cause della sua decadenza morale: dilagante nepotismo e totale smarrimento da parte della Chiesa dei suoi compiti religiosi. La separazione dei due poteri, avvalorata per Dante dalla tradizione romana, posizione divenuta irrinunciabile. Le massime autorit sulla terra discendono entrambe da Dio, ma biforcate, e dunque procedono ognuna autonomamente, nellesercizio delle proprie specifiche prerogative, a indicare luna

e laltra strada... e del mondo e di Dio

DIO
PAPA
IMPERATORE

La Monarchia composta di 3 libri, gravitanti ciascuno intorno ad una questione. Dante, nellordine, si propone di stabilire se lImpero sia istituzione necessaria allumanit, se il popolo romano lavesse acquistato legittimamente e infine se esso derivi la sua autorit immediatamente da Dio o per via indiretta dal pontefice, suo ministro. I libro: la questione su cui verte questo libro presenta i temi affrontati nel Convivio. Volto naturalmente alla sapienza in cui la sua felicit, lessere umano tende alla piena attuazione dellintelletto possibile, e dunque a realizzare interamente le proprie potenzialit conoscitive. Essenziali a questo fine sono la tranquilit della pace e la libert delle passioni, soprattutto della cupidigia. Da questo viene la necessit del supremo potere monarchico. Eliminando i dissidi e i particolarismi attraverso esercizio della giustizia, limperatore, unico efficace avversario della cupidigia, garantisce agli individui, oltre che alla comunit sociale, il godimento della pace universale. II libro: Dante torna a ribadire il carattere di provvidenzialit dellImpero romano . Lesaltazione della pace augustea, in concomitanza con lattesa di Cristo per la sua incarnazione, segna il passaggio al II libro. Lo scrittore intende dimostrare il diritto di Roma al dominio sulla terra, contro chi per screditare listituzione imperiale adduceva la matrice violenta della conquiste romane. La tesi dantesca si sviluppa in un seguito di motivazioni storiche e religiose. Analizza il concetto di diritto (ius), di cui il popolo romano si dimostr interprete e difensore. Allopinione degli avversari da lui stesso in precedenza condivisa Dante contrappone la certezza che non la violenza delle armi, ma la Provvidenza presiedette alledificazione dellImpero di Roma. III libro: affronta il problema dei rapporti fra imperatore e pontefice. Per dimostrare infine, in questo libro, come il poter imperiale derivi direttamente da Dio e non dal suo vicario terreno, Dante simpegna in una stringente esegesi dottrinale. Il suo esame sindirizza a quanti (il pontefice in testa) difendono le posizioni della Chiesa per amore, non per superbia antimperiale . Risalendo alle fonti della fede, il poeta riprende la metfora dei duo magna luminaria, il sole e la luna, negando che se ne possa inferire la preminenza del Papato; Lessere umano composto di anima e di corpo. Per la parte in lui corruttibile, nellarco della esistenza, egli ha come fine la felicit terrena, e come strumenti gli insegnamenti della filosofia, con lassistenza delle virt morali e intellettuali. La parte eterna dellessere umano riguarda lanima, la parte incorruttibile. La felicit sulla terra ha ostacolo maggiore nella cupidigia; spetta al Papa e allimperatore sconfiggerla: il primo, guidando lumanit verso la vita eterna, alla luce della verit rivelata; assicurandole, il secondo, la pace e la libert necessarie al suo benessere nel mondo . Quindi, la finalit del destino delluomo e duplice : felicit terrena e salvezza eterna; e sono 2 poteri ordinati al raggiungimento di tali fini: lImpero per la felicit terrena, e il Papato per la salvezza eterna; autonomi luno dallaltro i due poteri, per la diversit ( e tuttavia complementarit ) dei fini che a ciascuno competono. La concezione teocratica che nel tardo Medioevo era stata via via elaborata dalla curia papale , assegnava al papa quela pienezza dei poteri che era stata solennemente ribadita nella bolla UNAM

SANCTAM del 1302, e che comportava la dipendenza dello Stato alla Chiesa. A questa teoria Dante si oppone sia muovendo da una premessa filosofica (la duplice finalit del destino delluomo), sia contestando la legittimit di quella famosa donazione di Costatino (probabilmente falsificazione) dalla quale questa pianezza dei poteri si faceva derivare. Sono argomenti questi che avranno frequenti echi nella Comedia. LE EPISTOLE: Di Dante ci sono pervenute solo 13 epistole, ma ci sono fondati motivi per ritenere che esse stano solo una parte di quelle che egli scrisse nellesilio. Sono redatte in un latino, per cos dire, sostenuto, regolato dalle rigide norme del cursus. Le pi interessanti sono: - una, indirizzata a Cino da Pistoia, nella quale Dante risolve la questione se lanima, nel caso in cui sorga un nuovo amore, possa concedersi alla nuova passione interamente e con la stessa intensit di prima. Dante risponde positivamente e invia un sonetto. - laltra, nella quale, allapprossiamrsi della venuta in Italia di Enrico VII di Lussemburgo Danteante annunzia a re, senatori, marchesi... che giorni di consolazione e di pace sono prossimi - quella rivolta ad un amico, nella quale rifiuta la possibilit di ritornare in patria, condizionata, per, ad una umiliznte ammissione di colpa da parte sua - quella indirizzata a Cangrande Della Scala, nella quale vengono fornite spiegazioni e indicazioni di lettura per la Commedia

Il nome di questa opera , infatti, Commedia, cio: Incipit Commedia di Dante Alighieri, Fiorentino per nascita non per costumi Il primo che la diede lepiteto Divina fu Boccaccio, e nel 1555 fu stampata con questaggettivo. Pur in assenza di dati certi (nessun autografo, infati, di nessuna delle opere dantesche ci sono pervenuti), la maturazione in Dante del progetto di una nuova opera e gli inizi della sua stesura vanno collocati non prima del 1306 1307. Gli interrogativi sulle ragioni teoriche che poterono indurre Dante a designare con il titolo di Commedia la sua opera maggiore, le perplessit sulladeguatezza di tale titolo alla struttura ideologico formale-complessiva dellopera, risalgono agli antichi commentatori del poema, come Boccaccio, o Buti, o Gelli La designazione di Commedia, in realt, se risulta plausibile per le giustificazioni addotte quanto allo schema generale della trama narrativa , che, inversamente dalla tragedia, si presenta paurosa e repellente allinizio , perch tratta dellInferno, e lieta, desiderabile e gradita alla fine, perch tratta del Paradiso, rivela elementi pi problematici ed esitanti quanto alle motivazioni pi specifiche che riguardano la qualit dello stile conveniente a tale tipo di composizione letteraria. E tale nodo terico dovette presentarsi alla riflessione dantesca e cercare una risposta molti anni prima della sua stesura di questopera, come ci testimonia anche quel passo del De volgari eloquentia, dove, alla pi canonica tripartizione e qualificazione graduata degli stili, TRAGICO, COMICO ed ELEGIACO, segue il precetto duso : - del volgare illustre per lo stile tragico - solo del volgare dimesso per lo stile elegiaco - di una possibile intercomunicabilit di livelli qualitativi tra volgare mediano e volgare dimesso, solo per lo stile comico La Commedia di Dante non ha modelli di riferimento che le possano paragonare. Lunicoreale confronto produttivo con lEneide virgiliana, e non solo sul piano di paralleli tematici e di singole suggestioni poetiche, ma nellambito pi significativo del complesso rapporto ideologico-formale di Dante con Virgilio . Per Dante il proprio poema doveva sostituire lantico, e come lEneide costitutiva la somma del sapere classico pagano, cos la Divina Commedia avrebbe dovuto esplicare la stessa funzione nei tempi nuovi. Rinovare lepos antico, creare una nuova epopea volgare, dar forma a un poema sulla realt contemporanea che, nella scelta della lingua comune, non poteva non qualificarsi come genere inferiore al genere sublime dellalta tragedia latina, ma contemporaneamente aspirando a dimostrare la gran bontade del volgare di s, la sua capacit di manifestare altissimi e novissimi concetti, e riuscendo a inalzare lesperienza letteraria e le potenzialit espressive del volgare a livelli mai raggiunti da altri. Non un opera incentrata sulla figura di un eroe epico, o di un avventuroso ere cortese, ma sullautore-protagonista, descritto nella sua individualit inconfondibile, biografica e intellettuale. unopera, insomma, che nella sua volonta di dare una rappresentazione globale del mondo in un dato

momento storico e in una precisa situazione sociale, di analizzarne mali e virt, degradazioni e speranze immetteva nel circuito letterario una prospettiva di realismo e di schemi narrativi complessi e inediti. IL SISTEMA DELLA VERSIFICAZIONE NELLA COMMEDIA: Lepistola a Cangrande enuncia anche, come forma della trattazione, la macrostruttura formale della opera: la suddivisione in 3 canti INFERNO - PURGATORIO - PARADISO ciascuna della quali costituita da 33 canti(3+3) pi uno iniziale, che fa da proemio alla narrazione, per complessivi 100 canti di numero di versi variabile, tutti ENDECASILLABI organizzati in TERZINE, cio secondo un sistema strofico di 3 versi a RIME INCATENATE (ABA BCB CDC DED ecc.) Lo schema a rime incrociate fa della terzina ununit strofica aperta indefinitivamente; la volont del poeta a stabilire di volta in volta la chiusura di un blocco variabile di terzine con un verso isolato (ABA- BCB- CDC- ... YZY Z) operando in tal modo la suddivisione in canti. La terzina e il canto di terzine si presentano come qualcosa di ritmicamente chiuso e insieme aperto; nella Commeida, sia i versi, sia le terzine, pur conservando assai spesso la loro individualit ritmo-sintattica, immessi nella catena ininterrotta delle rime, tendono a uninfinita variet di discorso la teoria del pendolo La rima molto importante per luomo del Medioevo, perch la poesia si scriveva per lascoltare, e la rima serviva al potersi seguire pi facile il testo tanti erano analfabeti, e non esisteva la tipografia (i libri vennero copiati, trascritti). Di solito la parola-chiave nel verso viene rimata! Dante, invece, non parla molto delle rime, ma delle parole, e in tal senso evidente la presenza del PLURILINGUISMO DANTESCO. Con un criterio fonosimbolico in De volgari elonquentia, i vocaboli del volgare sono distinti in 3 classi: - puerili - femminei - virili selvatici - urbani - pettinati, lisci - non pettinati, irsuti Soltanto il primo membro di ciascuna coppia ha un valore positivo; soltanto i vocaboli pettinati, privi cio di ogni asprezza (come amore, donna, disio, virtute), e i vocaboli irsuti (i monosillabi o quelli che, pur avendo qualche asprezza, come terra, honore, speranza, gravitate, si combinano armoniosamente con i precedenti) sono i pi nobili. La ricerca di vocaboli crudi, violenti, perfino coprolalici, cos come di rime difficili, fortemente espressive (le rime aspre e chiocce, Inf. XXXII, 1) corrisponde, secondo la retorica medievale, a figurazioni di bassezza e di degrado. Il disprezzo che circonda le figure di Alessio Interminei e di Taide (Inf. XVIII, 115-136) si esprime, in un contesto di rime aspre (Lucca zucca stucca, lusinghe pinghe attinghe) , con scelte espressive come unghie merdose e puttana. (IL LIVELLO SEMANTICO DELLA PAROLA DEVE COINCIDERSI CON LIVELLO AUDITIVO) I vocaboli crudi, che non perdono quasi mai il loro valore tecnico, trovano una precisa motivazione nellestetica dellautore. Concepita nellantichit classica, la teoria dei tre stili (semplice, temperato e sublime, ovvero con i termini di De volgari eloquentia comico, elegiaco, e tragico) offre a Dante la possibilit di usare nella Commedia proprio quello stile comico, che ammette lalternanza di registri espressivi diversi, in rapporto alle persone e alle situazioni di cui si tratta . Di tale principio della CONVENIENTIA, intesa come adeguamento della lingua e dello stile ai personaggi e alle situazioni, situazioni trae origine il plurilinguismo di Dante, la sua appassionata ricerca del nuovo e dellinusitato. La teoria dello stile comico permette anche luso di variet linguistiche estranee al fiorentino: per esempio, le parole provenienti da Lucca, le forme francesizzanti o provenzali, i neologismi, la componente latina o latineggiante, luso di linguaggi tecnici e scientifici, la ripresa di movenze poetiche e in specie stilnovistiche. Lo scheletro, la struttura della Commedia fondata sulla composizione numerica triadi e decadi si intracciano a formare ununit. Il numero qui non pi solo uno schema esteriore, bens simbolo dellordine cosmico. In tale strutturazione generale pi che evidente lutilizzazione del valore simbolico attribuito dalla cultura cristiana medievale al NUMERO 3 (e ai suoi multipli), in rapporto al concetto della Trinit divina, e al NUMERO 10 (e ai suoi multipli), in rapporto al concetto di pienezza e di perfezione divine, che esso poteva rappresentare. Dante, come tutta lantichit, credeva incondizionatamente a questa interpretazione pitagorica del mondo, e al valore simbolico che alcuni numeri potevano assumere:

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il 7, (non diversamente dal 3 o dal 10) si trasmette con uno significato emblematico, dalle dottrine pitagoriche a Platone, e alla filosofia medievale e alla simbologia cristiana 7 sono i pianetti, 7 i peccati capitali, 7 le arti liberali, 7 i doni dello Spirito Santo, 7 le virt cardinali e teologicali ecc. Chiamano perci numeri simbolici in senso stretto quelli che, come il 3, il 7, il 9 e molti altri hanno un significato filosofico e teologico. Tale concezione simbolica, coordinata a motivi autobiografici e storici, non estranea neppure allideazione della data del viaggio nelloltretomba e della sua durata : esso si svolge in 7 giorni, tra il 7 e il 13 aprile del 1300; un anno di grande importanza per lintera cristianit, essendo stato indetto in quellanno da papa Bonifacio VIII il primo Giubileo (o Anno santo) nella storia della Chiesa, con solenne indulgenza plenaria per i fedeli che si fossero recati in pellegrinaggio a Roma; per Dante lanno che coincide con la fase pi intensa della sua esperienza politica in Firenze, con lelezione alla carica di priore; ma anche lanno del compimento dei suoi 35 anni,( 7 x 5) culmine mediano, secondo i filosofi, della vita umana, pensata, dunque, della durata di 70 anni (7 x 10); let stessa del Cristo che, quando pat la crocifissione, stava appunto per entrare nel trentacinquesimo anno, colmo della sua et let che deve segnare, nella successione delle 7 fasi in cui si pu distinguere la vita spirituale delluomo, il trapasso da unesteriore esistenza fisiologica e passionale a unesperienza etica interiore. Un punto nodale riguarda limpianto POLISEMICO su cui stato costruito il progetto della Commedia, e il valore che sintenda attribuire all lettera del testo, che, secondo la dichiarazione contenuta nellepistola a Cangrande, fornisce un primo significato in rapporto con il suo significato allegorico o morale o anagogico, significati mistici che complessivamente si possono tutti definire allegorici. Il metodo dellinterpretazione allegorica, applicato ai testi biblici o ai testi dellantichit classica, fa parte degli statuti pi significativi della prassi culturale del Medioevo cristiano. Dante nel Convivio ha introdotto il metodo di interpretazione allegorica , cio che le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per 4 sensi: -IL LETTERALE che non si stende pi oltre che la lettera de le parole fittizie - LALLEGORICO costituito da quello che si nasconde sotto lmanto di queste favole, ed una verit nascosta sotto bella menzogna - IL MORALE riguarda lutilit, gli insegnamenti che i lettori possono ricavare dalle scritture, per se stessi o per gli altri - LANAGOGICO il cui significato letterale non fittizio o favolistico, ma vero (come uno dei tanti episodi del racconto biblico), e pu tuttavia rinviare a significati spirituali e divini pi generali

IL SISTEMA COSMOGONICO DELLA COMMEDIA Parte integrante della strutturazione del poema il disegno e la collocazione delle 3 sedi delloltretomba nello spazio e nel sistema geocentrico, sulla scorta della cosmologia medievale. 4 elemeti costituiscono la massa finita della materia: la terra e lacqua hanno formato il globo terraqueo, e laria e il fuoco si sono disposti come 2 sfere concetriche al di sopra del globo terracqueo. Oltre la sfera del fuoco si dispiegano 9 cieli, anche essi concepiti come sfere concentriche, costituiti da un quinto elemento, letere, che non pesante n leggero ed immutabile, e ha moto circolare. Questo moto circolare anche segno del desiderio di ricongiungersi a Dio; e i cieli ruotano come sfere concentriche, con maggiore o minore velocit, a seconda della distanza da Dio e della diversa intensit del desiderio di ricongiungersi a lui. I primi 7 cieli prendono nomi dai pianeti in essi dislocati: Luna, Mercurio, Sole, Marte, Giove e Saturno; lottavo prende il nome di cielo delle stelle fisse, perch in esso stanno le stelle visibili e sempre ugualmente collocate nel buio delle notti; il nono detto Primo mobile, perch il primo a effettuare il moto circolare , che, per la maggiore vicinanza a Dio, il pi veloce, e che poi si trasmette, con graduale minore intensit, a tutti gli altri. Oltre i 9 cieli sta lEmpireo, decimo e ultimo cielo, dove Dio con la sua corte di angeli e di beati; esso congloba e conchiude lintero creato, ed immateriale, pura luce, infinito, al di fuori del tempo, ed immobile, perch esente nella sua perfezione da ogni desiderio e da ogni moto che ne sintomo. Quando Lucifero (angelo serafino), con una schiera di angeli, si ribell alla legge divina, e Dio lo precipit gi dallEmpireo ed egli cadde sul globo terracqueo, le terre arrettrarono con sgomento, immergendosi al di sotto dellOceano e, riemergendo sulloposto emisfero, formarono i 3 continenti abitati (lEuropa, lAsia, lAfrica) mentre le acque si riversarono nellemisfero australe. Precipitando a testa in gi, Lucifero rimase confitto esattamente al centro della Terra, con la parte superiore del corpo verso lalto e la parte inferiore verso il basso. La Terra, per evitare il contatto con lui, si svuot al suo interno,

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generando cos nella met la voragine che doveva poi essere la sede dellInferno, e si rivers in parte, attraverso il cunicolo determinato dalla caduta di Lucifero, sullemisfero meridionale, dove, emergendo dallOceano, form una montagna, poi destinata a essere la sede del Purgatorio. La fossa infernale ha forma di enorme imbuto con il vertice al centro della Terra, dove conficcato Lucifero, e la parte pi larga al di sotto di Gerusalemme, posta sulla crosta terrestre dellemisfero abitato. Sulla cima della montagna del Purgatorio ha sede il Paradiso terrestre, che le prime creature umane, Adamo ed Eve, perderono per il loro peccato. In tale disegno cosmogonico una linea diretta congiunge, ai 2 estremi opposti, Gerusalemme e il Paradiso terrestre. 2 immobilit oltremondane sono LUCIFERO incarnazione del tutto il male confitto nel centro della Terra, e DIO incarnazione del tutto bene, del sommo bene, collocato nellEmpireo, decimo e ultimo cielo immobile, ma anche presente da tutte le parti. Tra loro 2 immobili, ruotano i cieli mobili. INFERNO: La voragine infernale, al di sotto di una vasta pianura, che costituisce lAntinferno, suddivisa in 9 cerchi concentrici e digradanti, con circonferenze via via pi strette, fino a un pianoro centrale, dove confitto Lucifero. Essa sembra attraversata, a diversi liveli, da 4 differenti fiumi: - lAcheronte, che scorre tra lAntinferno e linizio dellabisso, dove si ammassano le anime destinate a pena eterna, poi via via traghettate sullaltra sponda da Caronte (il primo dei vari demoni) su di una barca a remi; - lo Stige che, nel V cerchio, forma una palude, dove naviga con la sua barca un altro demonenocchiero, Flegias; - il Flegetonte che, nel VII cerchio, si presenta alla vista come un fiume di sangue; - il Cocito, che occupa tutto il IX cerchio ed ghiacciato dal vento prodotto dalle sei grandi ali di pipstrello di Lucifero. Ma in realt, si tratta di un unico fiume, che nel suo percorso verso il basso prende denominazioni differenti. PURGATORIO: la montagna di Purgatorio si eleva come su unisola nel mezzo dellOceano, ed circondata da una spiaggia e da una valletta, che costituiscono lAntipurgatorio, dove approda di volta in volta unimbarcazione, guidata da un angelo e mossa dal movimento delle sue ali, con a bordo le anime destinate a quella sede ultraterrena, raccolte alla foce del Tevere, dove esse si radunano. Al di l di una valletta, si erge la montagna solcata da 7 cornici circolari, immuni, per laltitudine a cui si trovano, da ogni fenomeno meteorologico dellatmosfera (pioggia, grandine, neve, rugiada) PARADISO TERRESTRE: sulla cima pianeggiante del Purgatorio collocato il Paradiso terrestre, dove scorrono 2 fiumi, il Lete e lEunoe che scaturiscono da una fonte divina, e che possiedono, il primo la virt di cancellare in chi ci simmerge la memoria del male compiuto, e il secondo quella di restituire la coscienza del bene fatto. PARADISO: Al di sopra della cima del Purgatorio ruotano i 9 cieli, a ciascuno dei quali presiede una diversa gerarchia angelica (Angeli, Arcangeli, Principati, Potest, Virt, Dominazioni, Troni, Cherubini, Serafini). Il vero Paradiso celeste nellEmpireo, dove le anime dei beati stanno pi o meno prossime a Dio a seconda del loro grado di beatitudine. Ma per una speciale concessione divina, affinch possa rendersi meglio conto della gradualit di beatitudine delle diverse categorie delle anime di Paradiso, Dante le incontra dislocate nei vari cieli. E anche la sede dei beati sembra proporsi nei primi due cieli con un suo settore di Antiparadiso. La perfezione delle anime che Dante ci incontra, infatti, in qualche modo condizionata dalla non perfetta sollecitudine con cui esse perseguirono in vita i beni spirituali o dal desiderio di gloria mondana che esse nutrirono in vita; per cui la sfera pi bassa, quella della Luna, pu essere considerata una specie di anticamera del Paradiso, e anche la II sfera, quella di Mercurio, pu essere intesa come Antiparadiso. Nel disegno cosmogonico di Dante le 3 sedi delloltretomba sono per la prima volta concepite in una dimensione spazio-temporale ben precisa e sono geometricamente disegnate nella loro struttura interna: - entrambe le sedi di pena sono collocate in luoghi geograficamente individuabili del mondo terreno, e il concetto di tempo definito o indefinito parte integrante della loro struttura ideale, che prevede punizione eterne nellInferno, ma solo temporanee, regolate e commensurabili, nel Purgatorio. - perfino il Paradiso, sede di Dio e della beatitudine, fuori del tempo e dello spazio per definizione, rappresentato, mediante un espediente narrativo (limpossibilit del protagonista q cogliere e comprendere altrimenti la gradualit di beatitudine delle anima), come dislocato lungo lo spazio materiale dei cieli. I 3 PROTAGONISTI PRINCIPALI NELLA COMMEDIA: DANTE VIRGILIO(la Ragione etica) DANTE: Dante autore e Dante protagonista BEATRICE(la Teologia)

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VERGILIO: La scelta di Virgilio come personaggio-guida ha motivazioni complesse e riguarda il rapporto intenso di Dante con lopera del poeta latino. Per Dante, l Eneide , come per tanti altri poeti nel medioevo, assume il valore di documento di vero e proprio testo storico. Virgilio fu lunico scrittore classico sempre accettato dalla Chiesa, e per questo ebbe un grande successo anche durante il Medioevo, questo permise alle sue opere di essere tramandate completamente. Gli si attribu, infatti, il ruolo di profeta mancato del cristianesimo, basandosi su un brano di IV Ecloga, che parla della venuta di bambino che avrebbe riportato let doro, ed riletto come un simbolico annuncio dellevento del Redentore sulla terra. Il presentimento che ispira tutta quellegloga, di un prossimo rinnovarsi del mondo in un era di felicit, di giustizia, damore e di pace, il annodare che si fa in questegloga di questa aspettazione con la nascita di un bambino, erano cose troppo seducenti per cristiani, perch, leggendo quellegloga non dovessero rammentare la nascita di Cristo e il rinnovamento del mondo da lui promesso. Per, oggi gli studiosi sono pi propensi a pensare che il bambino a cui si riferisce Virgilio fosse, in realt, allora giovane Ottaviano, e non, come si credeva in quei tempi, Cristo. Dante vede in Virgilio lesempio massimo di poeta-filosofo , lo scrittore che aveva sintetizzato nellalto stile tragico il sapere antico. Virgilio autore, come modello di poesia tragica, il cantore del viaggio di Enea nel regno dei morti; maestro (magister) che ha un significato pi ampio del modello di bello scrivere, ma maestro di vita morale; Nella Commedia Virgilio simbolo della ragione umana, simbolo di tutto quello che uno pu conseguire con la sua mente, duca, famoso saggio, maestro, che, purtroppo, visse prima del Cristo, il che suo unico peccato secondo la giustizia divina, o, meglio, giustizia di Dante. Nel viaggio che segue, che segnato da continue incertezze, da paure, da impedimenti esterni o da stanchezze e da paure, quellombra del magnanimo sar suo amico, confortatore, suo gran appoggio, e suo padre . Virgilio risponde alle tante sue domande, lo diffende e tutela da tanti pericoli, ma anche lo rimprovera Per, Virgilio, il suo alto dottore non cos capace di spiegare tutto. Le spiegazioni in Purgatorio lasciano Dante insoddisfatto, e Virgilio gli confessa pi di una volta, modestamente, che pu dargli solo una risposta filosofica di ragione, e che la vera spiegazione sullamore pu dargliela Beatrice, perch lei opera di Fede. BEATRICE: Levento narrativo centrale degli ultimi canti del Purgatorio costituito dallincontro con Beatrice, la donna amata fin dagli anni della giovinezza e celebrata nellet fervida e passionata della Vita nuova, e ora eletta a vivo personaggio-simbolo del poema, nel ruolo di guida allultima ascesa paradisiaca. Era stata lei a intercedere affinch il viaggio salvifico potesse realizzarsi. Lei compare dentro una nuvola di fiori, vestita di color di fiamma viva sotto verde manto, e con in capo un candido vel ( i colori delle 3 virt teologali) tenuto da una corona di foglie dulivo. Dante, tremando sente dentro di s dellantico amor ancora la gran possanza, e rivolto a Virgilio esclama: conosco i segni dellantica fiamma. Ma Virgilio ormai scomparso, e Dante deve affrontare da solo il confronto con Beatrice, ascoltare le accuse che gli rivolge per essersi allontanato da lei, dopo la sua morte. Beatrice gli si rivolge severa, superba, cos come a un figlio pu apparire la madre nellatto del rimprovero. Tale similitudine con il rapporto madrefiglio ritorner a pi riprese nel Paradiso a caratterizzare il rapporto Dante-Beatrice. Le spiegazioni sul significato simbolico di Beatrice (la Teologia) non bastano per esaurire la sua umanit, cos come si prospetta nel vivo della rappresentazione poetica, nellintensit del rapporto (fatto di dialoghi, di sguardi di intesa, di sorrisi) che Dante ha descritto. Beatrice appare ora alla vista di Dante ancora pi bella di quanto non fosse stata quando era in vita: gli occhi da cui Amor un tempo trasse le sue armi hanno il colore di luce verde degli smeraldi, e ora con mille disiri pi che fiamma caldi involgano li occhi di Dante a stringersi a li ochhi rilucenti. Laccrescersi in essi dellintensit luminosa, cos come lo splendore sempre maggiore del suo sorriso, a volte insostenibile, o che fa delirare solo a ricordarlo, segnaler il procedere di Dante nella successione dei cieli del Paradiso IL SISTEMA TOPOGRAFICO-MORALE NELLOPERA Nel disegno dei 3 regni delloltretomba dantesco la topografia fisica sede organica di una topografia morale, che comprende e coordina la molteplicit dei peccati, la variet delle pene, i diversi gradi di beatitudine. Lordinamento morale dei due regni della colpa si fonda su una diversa considerazione del peccato: - il peccato valutato come atto, che si concretizza in parole, in gesti o in desideri peccaminosi - il peccato valutato nelle ragioni, che precedono latto e che dispongono lanima ad allontanarsi dalla legge eterna. Queste ragioni del peccato non sono altro che i 7 vizzi capitali (superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria). Detti capitali proprio perch da essi nascono tutti gli altri vizzi.

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Dante nel suo Inferno punisce il peccato come atto specifico, che trae il nome in maniera diversa dal suo fine immediato; i vizi capitali, in quanto radici di ogni peccato, siano tutti compresenti in ogni cerchio infernale, in ogni specie di peccatori, anche laddove il singolo peccato nella sua attuazione particolare coincide con la denominazione specifica di uno solo di essi, come la lussuria, o la gola... essi in definitiva rappresentano il presupposto stesso della condizione infernale Necessariamente diversa doveva essere la valutazione del peccato nel Purgatorio. Il pentimento, infatti, fa qui cancellato la colpa per lo specifico atto peccaminoso, rendendo i peccatori degni dellespiazione purgatoriale; ma in essi rimasto labito, la ragione formali del peccato, la caligine del mondo, da cui devono purificarsi attraverso la pena in una o pi cornici del Sacro monte. I CERCHI NELLINFERNO: Dante ha suddiviso il suo Inferno in 2 grandi zone, lALTO INFERNO, che accoglie i peccatori per incontinenza, la cui ragione e volont non seppero resister alla forza degli istinti e allimpeto delle passioni; e poi il BASSO INFERNO, delimitato dalle mura della Citt di Dite, di Satana, che accoglie, in un crescendo di gravit delle colpe, i peccatori per malizia e per matta bestialit, che operarono il male con deliberato proposito, facendo cattivo uso del loro libero arbitrio. I peccatori per incontinenza occupano in realt lAlto inferno solo a partire dal secondo cerchio. Dante ha prima popolato lANTINFERNO con gli angeli che al momento della ribellione di Lucifero non seppero schierarsi n a favore n contro Dio, mescolati con la turba enorme di coloro che visser sanza nfamia e sanza lodo, gli ignavi, gli inetti che mai non fur vivi e perci sono ora indegni persino del vero e proprio Inferno (essi corrono inutilmente dietro un vessillo senza insegna, mentre mosconi e vespe tormentano le loro membra e fastidiosi vermi ai loro piedi raccolgono il sangue misto alle lacrime, che cola lungo i loro corpi) IL I CERCHIO il LIMBO: il Limbo riservato non solo per i bambini morti prima di aver potuto ricevere il battesimo, ma anche per gli spiriti magni dellantichit, poeti, filosofi, scienzati, principi, eroi, vissuti prima dellincarnazione del Cristo e dunque allo stesso modo impossibilitati a essere battezzati e per di pi di professare (la loro pena consiste in un duol sanza martiri e in un eterno desiderio senza speranza di vedere Dio e la sua corte) IL II CERCHIO: CERCHIO in cui sono collocati i LUSSURIOSI, travolti da una violenta bufera IL III CERCHIO: CERCHIO i GOLOSI, stesi nel fango, flagellati da pioggia, grandine e neve, e lacerati dalle tre fauci del mitico mostro canino Cerbero IL IV CERCHIO: CERCHIO gli AVARI e i PRODIGHI, rotolano con il petto e con le braccia grossi macigni di pietra, in schiere contrapposte su 2 semicerchi, e si rinfacciano la loro colpa a ogni incontro IL V CERCHIO: CERCHIO gli IRACONDI, o meglio i tristi, i peccatori di tristizia, passione che non aveva riscontro nelletica antica, ma che assunse una fisionomia specifica nelletica cristiana; caratterizzata dalla compresenza di altre passioni negative, in particolare la superbia, linvidia, laccidia e lira. Essa pot felicemente utilizzata da Dante per segnare il trapasso dai peccati di incotinenza a quelli pi gravi di violenza e di frode, ol passaggio dalla condizione di ristagnamento nel male a quella di ostinazione ad obduratio, che caratterizza i peccati del BASSO INFERNO. I tristi sono in modo vario immersi, dalla superficie al fondo, nella palude che il fiume Stige forma intorno alle mura della Citt di Dite. Al di l delle mura della Citt di Dite, comincia la zona dei peccati attuati con malizia, con la partecipazione cosciente della ragione e della volont , e operati in forme sempre pi gravi, in maniera violenta (con forza) o con frode, o, ancora peggio, in maniera folle e bestiale. IL VI CERCHIO: CERCHIO ci sono gli eretici sepolti in arche infuocate IL VII CERCHIO: CERCHIO questo cerchi suddiviso in 3 gironi: 1. i violenti contro il prossimo, nella persona e negli averi, cio gli omicidi, i predoni e i tiranni variamente immersi nel fiume di sangue Flegetonte 2. i violenti contro se stessi, nella persona e negli averi, cio i suicidi (tramutati in piante) e gli scialacquatori, (inseguiti e dilaniati da cagne feroci) 3. i violenti contro Dio, natura e arte, cio i bestemmiatori, i sodomiti e gli usurai tutti sotto una pioggia di fuoco, ma i primi in posizione supina, i secondi in continua corsa e i terzi seduti.

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IL VIII CERCHIO LE MALEBOLGE: questo cerchio raccoglie i peccatori fraudolenti contro chi non si fida. suddiviso in 10 bolge o sezioni diverse, dove sono dannate 10 distinte categorie di peccatori: 1. RUFFIANI e SEDUTTORI girano, divisi in 2 schiere, e sono frustati dai diavoli 2. ADULATORI e LUSINGATORI immersi nello sterco 3. SIMONIACI, cio coloro che fecero commercio delle cose sacre confitti a testa in gi in buche nel suolo 4. MAGHI e INDOVINI hanno la testa rivolta allindietro e camminano a ritroso 5. BARRATIERI immersi nella pece bollente 6. IPOCRITI coperti da cappe di piombo, dorate allesterno, che trascinano nel camminare 7. LADRI corrono tra una moltitudine di serpenti e , morsi, sincendiano e si trasformano essi stessi in serpenti 8. CONSIGLIERI FRAUDOLENTI avvolti nelle fiamme 9. SEMINATORI DI DISCORDIE lacerati a colpi di spade dai diavoli 10. FALSIFICATORI di METALLI e di MONETTE, di PERSONE e di PAROLE affetti da malattie ripugnanti, febbri maligne, lebbra, scabbia, rabbia canina La collocazione, per esempio, di USURAI, SIMONIACI, LADRI, FALSARI DI MONETE, tra i peccatori responsabili per colpe ancora pi gravi persino della violenza omicida, riflette anche un attegiamento direttamente vincolato agli eventi in atto nella societ contemporanea: - con lespansione dei commerci e dello scambio monetario, la falsificazione delle monete pi pregiate era divenuta un problema diffuso e preocupante, al punto di incentivare rigide pene giuduziarie per chi coniasse monete false o ne facesse uso ed essa assume per Dante il valore di sintomo grave del degrado morale di una societ ormai dominata dal mito del denaro e del consumo - la pratica dellusura era divenuta anchessa un fenomeno sociale di vaste proporzioni, di fronte a cui la Chiesa manifestava un atteggiamento duplice e ambiguo, inaccettabile per Dante: di condanna morale da una parte e di utilizzazione pratica dallaltra, per la necessit dettate dalla sua politica di potere imperiale - la simonia, il traffico per denaro delle cose sacre, degli uffici ecclesiastici o dei beni spirituali, la concessione prezzolata delle indulgenze e dei suffragi, avevano via via raggiunto proporzioni scandalose, suscitano dure reazioni in seno alla Chiesa a cui si allinea la posizione critica di Dante - il furto, in una societ che tutelava la sacralit della propriet privata, aveva assunto il valore di reato grave contro i fondamenti giuridici del vivere sociale, e come tale sentito e classificato da Dante Non meno significativa , in questa prospettiva, la collocazione, nel pi profondo Inferno, dei TRADITORI, quelli che si rivoltano contro la patria (largamente intesa) e contro le civili istituzioni, rivelando la presenza duna problematica chiaramente conessa al pensiero politico dellAlighieri. IL IX CERCHIO: CERCHIO i FRAUDOLENTI CONTRO CHI SI FIDA, cio i traditori, linfima categoria dei peccatori per malizia con frode. Essi sono suddivisi in 4 categorie e imprigionati, in misura via via maggiore, nelle acque del fiume Cocito, ghiacciate dal vento prodotto dal movimento delle ali di Lucifero , confitto al centro del cerchio (e della terra, e delluniverso). Le 4 categorie dei dannati sono distribuite in 4 zone o ghiacce di nome diverso: 1. i TRADITORI DEI CONGIUNTI nella CAINA 2. i TRADITORI della PATRIA o della PARTE POLITICA nellANTENORA 3. i TRADITORI degli OSPITI nella TOLOMEA 4. i TRADITORI delle massime AUTORITA del POTERE POLITICO e RELIGIOSO, totalmente sommersi nel ghiaccio della GIUDECA, non inglobati nel ghiaccio, ma maciullati nelle 3 bocche di Lucifero, infine, i peccatori esemplari, nella storia dellumanit, di questultima categoria, cio: Bruto e Cassio, traditori di Cesare e dellautorit imperiale, e Giuda, traditore di Cristo e dellautorit spirituale. Per lideazione delle molteplici pene dellInferno (e poi anche nel Purgatorio) Dante ha adottato il CRITERIO DEL CONTRAPASSO, parola composta da contra e pati, nel significato di patire. Il contrapasso indica, in altri termini, la pena giustamente inflitta in corrispondenza alla natura del peccato, e tale corrispondenza potr essere o per analogia o per contrasto con la natura del peccato. Cos, per esempio, contrapasso per analogia si ha nella pena dei Lussuriosi, che, come furono trascinati in vita dalla violenza della passione amorosa, cos ora nellInferno sono trascinati dalla bufera infernal che mai non resta. O in quella dei seminatori di discordie che, poich fomentarono in vita scissioni e dissidi, ora devono

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soffrire che le parti dei loro corpi siano tagliate e separate dal tutto (a proposito proprio di questi dannati Dante nomina il contrapasso per bocca di Bertran de Bormio, che vaga tenendo per i capelli la sua testa staccata dal tronco.) Contrapasso, viceversa, per contrasto si ha, per esempio, nel caso della pena degli indovini, che se in vita pretesero di vedere innanzi al futuro, ora sono costretti a guardare sempre alle loro spalle. O in quello degli adulatori e lusingatori, che nel mondo si riempirono la bocca di parole melliflue e carezzevoli per i loro fini fraudolenti, e ora sono dannati a riempirsi la bocca di sterco.

LE CORNICI DEL PURGATORIO Tra gli elementi costitutivi del disegno dei 3 regni delloltretomba, lideazione dantesca del Purgatorio merita unattenzione particolare. La nascita dellidea di una terza dimora oltremondana non pu non essere messa in relazione con le profonde trasformazione della societ medievale nei secoli XII e XIII. Il bisogno, per esempio, in una fase storica in cui lo sviluppo delleconomia mercantile spingeva a disegnare concretamente le mappe geografiche delle terre e dei mari, di immaginare anche dopo la morte una sede, come il Purgatorio, esattamente collocabile e riservata a unespiazione temporanea, e dunque soggetta a una concezione del tempo non astratta e assoluta, come leternit, ma umanamente calcolabile. Questa trasformazione storica della societ riconoscibile anche nelle risposte che la Chiesa ufficiale volle dare a esse: lintroduzione, per esempio, della distinzione, prima inesistente, tra peccati capitali e peccati veniali; la crescente importanza attribuita alla confessione, non collettiva, ma individuale, e al pentimento, anche se espresso in punto di morte e in assenza di un ministro della religione; la nuova attenzione alla pratica dei suffragi (messe, preghiere, opere di carit), utili ad abbreviare il tempo di pena delle anime del Purgatorio; e poi la pratica delle indulgenze con cui lautorit ecclesiastica si arrogava il potere di condonare, in tutto (indulgenza plenaria) o in parte (indulgenza parziale), nella forma dellassoluzione per i vivi e nella forma di suffragio per i morti, le colpe o le pene temporanee dopo la morte. Ma quel che pi conta che, intorno alla questione del Purgatorio, si venne a instaurare un nuovo rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei morti, si afferm la possibilit di contrattare, mercanteggiare, circa il giudizio divino e lentit della pena. Quale aumento di potenza per i vivi, questa possibilit di influire sulla morte! Comunque, per la storia del Purgatorio, il miglior teologo Dante: egli non solo d per la prima volta al Purgatorio una forma ben delineata (una montagna) e una precisa collocazione geografica agli antipodi di Gerusalemme, ma pone anche sulla sua cima il Paradiso terrestre. Nessuno prima di Dante aveva collegato i due luoghi in questo modo, e nessun altro aveva ideato un racconto delle circostanze in cui la montagna sorse alle acque da poter essere paragonato a quello di Dante. In quel suo Purgatorio vengono punite le colpe derivate dai 7 peccati capitali, solo in parte cancellate dal pentimento. Prima che cominci la spirale delle 7 cornici lungo la costa del Sacro Monte, Dante ha immaginato un ampio spazio antipurgatoriale, dove ha collocato tutte le anime di coloro che tardarono a pentirsi fino in punte di morte, nel loro insieme accomunabili con la qualifica di NEGLIGENTI, ma suddivisi in 4 gruppi: 1. gli SCOMUNICATI camminano in silenzio 2. i PIGRI PER NATURA siedono inerti 3. MORTI PER MORTE VIOLENTA camminano cantando 4. I PRINCIPI, distolti dal bene per le loro ambizioni di potere. Si trovano in una valletta pi a ridosso del monte, e loro vagano per questa Valletta, insidiati dallassalto del biblico serpente tentatore Tutti sono costretti a sostare nellAntipurgatorio e a ritardare quindi linizio del periodo della loro espiazione, un tempo corrispettivo agli anni della loro vita trascorsi nel peccato e nella negligenza al pentimento. A guardia dellaccesso al Monte, c la figura leggendaria dellantico Catone Uticense, qui evocata a significare simbolicamente il richiamo del dovere morale e della coscienza etica. Sulle 7 cornici si susseguono dal basso verso lalto, in ordine decrescente di gravit del peccato: LA I CORNICE: I SUPERBI costretti a camminare curvi sotto il peso di grossi macigni LA II CORNICE: CORNICE GLI INVIDIOSI siedono vestiti di un vil cilicio e hanno gli occhi cuciti con un filo di ferro LA III CORNICE: CORNICE GLI IRACONDI avvolti in una coltre di fumo LA IV CORNICE: CORNICE gli ACCIDIOSI costretti a una corsa affannosa LA V CORNICE: CORNICE gli AVARI E PRODIGHI giacciono bocconi con le mani e i piedi legati

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LA VI CORNICE: CORNICE i GOLOSI patiscono fame e sete, rese pi tormentose dalla vista di cibo e bevande che non possono toccare LA VII CORNICE: i LUSSURIOSI procedono avvolti nelle fiamme e divisi nella schiera di chi pratic lamore naturale e in quella di chi pratic lamore contro natura. Sulla cima pianeggiante del Monte c la divina foresta del Paradiso terrestre, dove scorrono i due fiumi generati da una fonte divina, che danno alle anime che hanno compiuto la loro espiazione, uno, il Lete, oblio del male operato, e laltro, lEunoe, memoria del bene compiuto. Al rito dellimmersione nelle loro acque presiede una giovane e leggiadra donna, Matelda (personaggio simbolico, rappresentato per significare probabilmente la vita attiva) I CIELI DEL PARADISO: La struttura morale del Paradiso si fonda sulla dottrina secondo cui i pianeti esercitano i loro specifici influssi sulla complessione psico-fisica dell-uomo, sulla sua indole e i suoi istinti naturali, influssi che, se ben indirizzati dalle ragione e dal libero arbitrio, possono conseguire effetti positivi nelle azioni delluomo, caratterizzandone in vario modo la condotta. Le diverse virt dei singoli pianeti, da cui derivano i differenti influssi, scaturiscono tutte dalla virt divina che, passando di cielo in cielo, si diversifica, legandosi alla materia dei corpi celesti, mediante lintervento delle intelligenze angeliche, che presiedono ai vari cieli, e in modo assai simile a quello con cui nella generazione delluomo lanima si lega al corpo. Utilizzando questa dottrina per il suo disegno narrativo, Dante ha immaginato 7 diverse schiere di beati che, pur soggiornando in eterno nella pace dellEmpireo, pi o meno prossime a Dio secondo il grado di perfezione della loro santit e beatitudine, per una grazia speciale concessa al protagonista, affinche tale gradazione fosse meglio comprensibile alle sue facolt umane, si mostrano scaglionate nei primi 7 cieli, ciascuna di esse caratterizzata in relazione alla natura virtuale, che ai singoli pianeti veniva attribuita. Cos si susseguono: CIELO DELLA LUNA: preseduto dalla gerarchia celeste degli Angeli; gli spiriti i cui voti rimasero inosservati e in parte incompiuti appaiono come ombre evanescenti, immagini riflesse da vetri o da acque nitide CIELO DI MERCURIO: sotto legida degli Arcangeli; gli spiriti che operarono bene, ma con ambizione di fama e di onore hanno laspetto di splendori che si muovono come pesci in una peschiera CIELO DI VENERE: presieduto dai Principati; gli spiriti amanti si presentano come luci che ruotano veloci CIELO DEL SOLE: presieduto dalle Potest angeliche; gli spiriti sapienti formano 3 corone concentriche di vividi fulgori, che cantano e danzano CIELO DI MARTE: cui presiede la gerarchia angelica delle Virt; gli spiriti di coloro che combatterono per la fede si dispongono a forma di una croce fluorescente, su cui muovono lumi a somiglianza di un pulviscolo atmosferico CIELO DI GIOVE: presieduto dalle Dominazioni angeliche; gli spiriti di coloro che amarono e praticarono la giustizia hanno di splendori, che muovendosi formano la scritta Diligite iustitiam qui iudicatis terram, e poi trasformano lultima lettera di questa nellimmagine di unaquila CIELO DI SATURNO: presieduto dalle intelligenze angeliche dei Troni; gli spiriti che praticarono la vita contemplativa appaiono come fulgide luci, che scendono e salgono luglo la scala altissima e color doro CIELO DELLE STELLE FISSE: presieduto dai Cherubini; appare limmagine di Cristo e di Maria trionfanti IL PRIMO MOBILE: cui presiedono i Serafini; appaiono a Dante i 9 cori di angeli, visibili sotto forma di 9 cerchi luminosi, ruotanti intorno a Dio, che si presenta come un punto ancora pi luminoso LEMPIREO: compare tutta la corte celeste, i beati, che come una fiamma di luce prendono la forma di una candida rosa, gli angeli e Dio. Qui, nella visione della sostanza Una e Trina di Dio, si conclude, in un estremo e folgorante rapimento mistico, il viaggio del protagonista e il racconto di Dante. Ma certo laspetto pi interessante e inquitante suggerito dal diagramma topografico-morale, che sostiene il racconto della Commedia, dato dal ruolo di giudice del destino ultraterreno di tanti suoi contemporanei, di interprete del giudizio divino, che Dante si ascrive: - cos, colui / che fece per viltade il gran rifiuto (inf. III,59-60) indentificabile, con tutta probabilit, con Celestino V, che rinunci alla carica di pontefice, ed condannato tra gli ignavi dellAntinferno - nella III bolgia di MALEBOLGE una fossa a parte riservata ai papi simoniaci, e l dannato il grande avversario, Bonifacio VIII, e con lui Niccol III, e viene addirittura preannunciata la dannazione di

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Clemente V, ancora in vita, reo di aver trasferito la corte papale da Roma ad Avignone (atto inammissibile per Dante, che voleva a Roma la compresenza dei due poteri, il Papato e lImpero una condanna anteriore alla sua morte subisce anche Branca Doria, confinato tra i TRADITORI nel ghiaccio del Cocito unallusione alla dannazione tra gli ERETICI affiora anche per lamico primo Guido Cavalcanti

Il protagonista del viaggio non mai solo uno spettatore; egli instaura con le anime un rapporto, che lascia un segno nella loro dannazione o nella loro condizione di penitenti: -comunicando al capo ghibellino Farinata che il suo nome e la sua famiglia sono tuttora detestati a Firenze per il ricordo del massacro operato alla battaglia di Montaperti, egli d al dannato un motivo di pena ancora pi atroce della tomba infuocata in cui si trova; -spezzando un ramo dalla pianta in cui lanima di Pier delle Vigne, egli accresce ulteriormente la sua pena; -allo stesso modo, promettendo a Nino Visconti le preghiere propiziatrici della figlia Giovanna, egli gli dona il conforto della speranza di abbreviare il tempo dellespiazione. In qualche caso egli sembra farsi addirittura interprete e strumento della giustizia divina: - nellincontro con il furiosoe orgoglioso Filippo Argenti, della famiglia fiorentina degli Adimari, (suo nemico politico e personale) allacredine dello scontro verbale fa seguito il desiderio, poi soddisfatto, di vederlo attuffato nelle acque putride dello Stige. ( un Adimari ebbe i suoi beni dopo la condanna allesilio e in seguito si oppose tenacemente al suo rientro a patria) - NellAntenora egli inciampa nel volto di Bocca degli Abati, imprigionato con altri traditori della patria nel ghiaccio del Cocito fino alla testa. E alle violente rimostranze del dannato, egli lo afferra per la cuticagna, strappandogli pi duna ciocca di capelli, per costringerlo a dire il suo nome, ben sapendo che essere riconosciuti nel loro stato di infamia e di perdizione da un vivo, non fa che aumentare la pena infernale dei dannati - Non molto diversamente, pi avanti, nella Tolomea, fa credere a frate Alberigo, un traditore degli ospiti, se confesser il suo nome, che gli liberer la cavit degli occhi dalle invetriate lagrime, dai ghiaccioli che gli impediscono anche di piangere; ma poi non adempie al gesto pietoso. Ma lelemento pi straordinario ed efficace dellinvenzione narrativa di Dante sta nellaver chiamato a far da personaggi del suo racconto e a esemplificare vizi e virt, protagonisti deccezione, storici o mitici, noti o meno noti. Tra le varie tecniche adottate da Dante nella rappresentazione dei suoi personaggi, la pi significativa certo quella che ha modo di svilupparsi nella struttura dialogica degli incontri, nella descrizione indiretta dei tanti suoi interlocutori, attuata attraverso ladesione delle parole; Francesca da Rimini parla come donna acculturata, che ha consuetudine con i romanzi cortesi e con i testi dei poeti del cuor gentil; e al tempo stesso, nella sua condizione di dannata, assolve alla funzione di denunciare il giudizio dellautore su quella ideologia amorosa, da lui stesso sostenuta e cantata nella giovanile esperienza poetica Farinata degli Umberti vive nella rappresentazione del suo atteggiarsi, nel suo ergersi con il petto e con la fronte come se disprezzasse lInferno, ma vive soprattutto nellincipit imperioso delle sue parole e nellideologia magnatizia e ghibellina che esse esprimono; Pier delle Vigne si rivella tutto nella fitta rete di artifici retorici, che attraversano il suo racconto e che definiscono lindentit storica di dictator e di magister del personaggio; ma al tempo stesso si fa strumento della denuncia del poeta sulla corruzione delle corti Brunetto Latini parla ancora con la stessa sentenziosit retorica che aveva caratterizzato la sua scrittura Cacciaguida mescola nel suo linguaggio luso del latino, come codice significativo della sua condizione di beato, con tratti di linguaggio plebeo e rozzamente espressivo, conformemente alla sua identit di cittadino di una Firenze ancora molto paesana FORTUNA CRITICA DI DANTE ATTRAVERSO I SECOLI TRECENTO: I primi decenni del secolo offrono gi la variet tipologia della presenza dantesca: apologia, esegesi, lode, riserva, biasimo. E sar cos fino allapoteosi ottocentesca. Sono soprattutto significativi i pronunciamenti degli esegeti (interpretatori dei testi, specialmente in senso religioso): - le Chiose di Iacopo Alighieri (1322 circa), linterpretazione in volgare delle alcune parti dellInferno - il commento latino allInferno di Graziolo dei Bambaglioli (1322-1324)

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- i commenti volgari alle 3 cantiche di Iacopo della Lana (1324-1328) (fu il primo a commentare lintera Commedia) e del - Ottimo, commentatore anonimo, forse il migliore prima di Boccaccio - il Commentarium latino di Pietro Alighieri (nelle 3 redazioni) - le Esposozioni sopra la Commedia di Dante volgari di Boccaccio ai canti I-XVII dellInferno Boccaccio leggeva lopera davanti al pubblico nella chiesa Santo Stefano di Badia e commentava. Riusc adf interpretare solo i primi XVII canti, perch si ammal e mor; Boccaccio anche scrisse argomenti Tratattello in laude di Dante dove esprime le sue riflessioni sulla Commedia Il clima cambier con Boccaccio. Dopo le sue Esposizioni si mira a uninterpretazione globale, pi consapevole e critica, che distingua la pluralit delle letture (letterale e allegorica). Dante ora il cittadino, il poeta, il grande letterato del quale vanno amorosamente indagate e ricostruite la biografia umana e culturale - il dotto Benvenuto da Imola lascoltatore pi attento e pi preparato di Boccaccio. Pochi mesi dopo averne seguito le suggestive meditazioni di Santo Stefano di Badia, tocc a lui a leggere il poema a Bologna e a Ferrara, e quindi, negli anni che seguirono, impegnarsi nella stesura di un Commentum che segner il momento di maggiore approssimazione alla Commedia in quel secolo e che tra i pi alti dellintera tradizione esegetica. QUATTROCENTO: Alla nuova et (del ritorno alla lingua latina) urgevano per altre e pi sottili sollecitazioni, alimentare dal magistero petrarchesco. A esse Dante sembrava, e indubbiamente era, estraneo. Il Quattrocento lod il poeta come pensatore-filosofo e come architetto di imponenti strutture narrative, ma lo fece in un modo ambiguo che sfoci in unammirazione fredda, impotente a celare linsofferenza di fondo. Ci vorr un secolo perch la cultura umanistica ne riconosca e accetti la grandezza. Gi con Coluccio Salutati, che pure di Dante era ammiratore dichiarato, cominciano i distinguo e le precisazioni. Nelle 2 lettere di argomento dantesco, il giudizio sulla priorit di Dante o Petrarca non univoco. Vinte, o meglio, accantonate nel 1399 le riserve sulluso del volgare espresse nel 1374, Salutati riconosce alla fine la grandezza del poeta. Probabilmente niente esprime meglio il disagio degli umanisti di fronte a Dante, dei Dialoghi ad Petrum Histrum di Leonardo Bruni. Il Quattrocento non solo Umanesimo, e la presenza di Dante nel secolo non pu essere circoscritta al difficile rapporto con i polemici cultori delle humanae litterae. Il poema si diffonde capillarmente e diviene uno dei testi letterati pi noti a quanti ignoravano il latino. Il dantismo del primo Quattrocento, vero, non avallato dallautorevolezza di Boccaccio o di Salutati e non lo ancora da quella di Marsilio Ficino; ciononstante la Commedia non estranea al mondo dei dotti. Di l a poco, appena oltre la met del secolo, passarono per quel varco e giunsero a Dante i vessilliferi della nuova cultura, Ficino e Poliziano, e con essi Lorenzo de Medici. Si torn a guardare a Dante senza i pregiudizi del vecchio classicismo oltranzista. CINQUECENTO: Anche senza il marchio polemicamente riduttivo impresso alla Commedia dalle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo, il mondo letterario del primo Cinquecento parrebbe costituzionalmente antidantesco. Il classicismo delle corti e poi delle Accademie e la soluzione ciceroniana delle dispute sullimitazione, sono infatti scelte che tendono a emarginare sempre pi, a favore della soluzione caldeggiata da Bembo (Petrarca e Boccaccio soli modeli di lingua), Dante e la sua poesia stilisticamente e linguisiticamente varia. Lantitesi Dante-Petrarca per molti aspetti frutto delle Prose. Nonstante i suoi meriti di editore della Commedia (Terze rime di Dante, 1502), Bembo rimase fondamentalmente estraneo a Dante. Non lo ignor, ma lo sottopose a una critica totale e senza possibilit di appelli (la si pu riassumere nella condanna della pluralit di voci e di lingue e nella censura di molte metafore) , e ne min il primato. Bembo fu uno dei pi grandi avversari di Dante. A Firenze i lettori del poema che dal 1540 si succedono nellAccademia pur nelle indubbie differenziazioni individuali, si muovono lungo una linea esegetico interpretativa che ha come tratti costanti lattenzione alla lettera (cio alla lingua, e in senso antibembiano) e ai valori morali (in linea con le idealit aristoteliche da non molto subentrate al platonismo del Quattrocento laurenziano e ancora del circolo bembiano. Dante grandeggia ancora tra gli artisti, in Michelangelo soprattutto. Di Dante si occuperanno a lungo i linguisti, e i lessicografi con maggiore interesse e accanimento dei grammatici. Il fatto che il dibattito culturale si sia presto radicalizzato nella contrapposizione Dante Petrarca, con questo aprendo un nuovo fronte nella disputa tra Aristotelici e Platonoci, e che la linea petrarcheggiante abbia avuto la meglio sul piano delle conclusioni di poetica e di lingua, tutto questo non comporta necessariamente un giudizio negativo sul dantismo cinquecentesco.

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SEICENTO: Se il Cinquecento aveva preferito Petrarca a Dante, il Seicento releg luno e laltro tra le anticaglie. Nel corso del seccolo si contano solo 3 edizioni della Commedia, una del De volgari eloquentia. Nessun commento portato a termine. Poche inoltre le letture, ma moltissime le polemiche. Di fatto, nel corso del secolo Dante oggetto di polemica pi che di studio. I suoi accusatori sono una falange, e in tutti largomento principe ancora la lingua. A lodarla sono invece pochi. Di questi, alcuni si impegnano nella disputa e la svolgono sul terreno delle argomentazioni aristoteliche; altri, pochissimi, perch veramente in grado di cogliere appieno il valore dellopera di Dante, come Alessandro Guarini, Niccol Villani ecc. SETTECENTO: Il secolo XVIII non fu dantesco n per pensiero n per poetica, ma fu lo stesso unet decisiva per la definizione critica di Dante e per la sua piena valutazione. Ci prevalgono ancora, specialmente nei decenni iniziali, le riserve formali che erano state degli umanisti e dei classicisti bembiani; Mentre per i letterati, nonstante il giudizio positivo del pur autorevole Gian Vincenzo Gravina risolvono sbrigativamente ogni rapporto con Dante, ricinoscendogli s il genio ma negandodli il gusto, storici e filosofi si impegnano in un confronto pi esteso e pi critico con la cultura del passato. Con le acquisizioni che ne conseguono pongono le basi di un approfondimento e di un recupero storiografico di quella cultura, e con ci stesso di una nuova lettura di Dante. E cos, per esempio, accadde che se anche Ludovico Antonio Muratori non si impegn direttamente negli studi danteschi, pure, proprio in grazia della sua indagine di storico che resa possibile una pi esatta comprensione della lingua e del pensiero della Commedia. Come per i secoli precedenti, anche per il XVIII secolo la situazione editoriale specchio fedele del travaglio di idee e prese di posizioni. Contro il silenzio polemico degli ultimi decenni, Dante riproposto con un ritmo e un impegno degni della migliore tradizione cenquecentesca. A scorrere pi in dettaglio la cronologia delle edizioni si nota un addensarsi di esse e una loro accelerazione progressiva intorno alla met del secolo. Se ne rivivono clima e ragioni nel polemico botta e risposta che vide contrapposti Saverio Bettinelli e Gasparo Gozzi, scesi in campo, rispettivamente contra e pro Dante con le Lettere Virgiliane. Il brillante polemista Bettinelli aveva condannato per bocca di Virgilio il lessico, le rime, le situazioni, la struttura enorme e sproporzionata della Commedia. Aveva tratteggiato un Dante rozzo, privo di gusto e di misura, grande s ma del tutto improponibile come modello di poesia. La Difesa non fu meno acuta: la svolgono 2 campioni del dantismo cinquecentesco, Antonfrancesco Doni e Trifon Gabriele. Di vera e radicale novit si dovr invece parlare a proposito delle idee danteshe di Giambattista Vico. Il filosofo ricondusse lucidamente lopera e il pensiero di Dante al mondo che li aveva prodotti, e ne fece anzi la loro espressione pi alta. Cos luomo Dante diventa il simbolo stesso delluomo medievale, il nuovo Omero. OTTOCENTO: NellOttocento Dante sembra rispondere in pieno alle aspettative della societ civile e di quella culturale. Della prima incarna le grandi idealit patriottiche, della seconda la vivezza delle passioni e la ricchezza e variet dello stile. Un clima cos favorevole il punto di forza della straordinaria fortuna critica di Dante nel secolo, ma anche il suo limite. Lavallo, dei pi autorevoli, veniva al nuovo secolo da Vincenzo Monti e soprattutto da Ugo Foscolo, con i quali culminava il progressivo recupero di Dante avviato, si visto, a met Settecento. Foscolo si era posto davanti alluomo e al poeta Dante pi sistematicamente e con maggiore impegno critico. Aveva indagato la tradizione del testo e ne aveva analizzato la fortuna secolare (Discorso sul testo della Commedia, 1825), aveva avviato pi di un progetto editoriale (ma il suo commento allInferno fu edito postumo). Era un nuovo modo di leggere Dante, pi attento al testo, e perci stesso meno soggetto alla pressione di ragioni esterne o di attualit, e insieme pienamente aderente alla figura e alle passioni del poeta. Lo stesso Leopardi, il poeta della canzone Sopra il monumento di Dante, seppure non si fosse impegnato direttamente in una lettura sistematica dellopera del poeta fiorentino, non manc di interrogarsi sulla parola di Dante e consegn allo Zibaldone di pensieri un appunto che rivela forza e finezza di penetrazione: perch lo stile di Dante il pi forte che mai si possa concepire, e per questa parte il pi bello e dilettevole possibile? Perch ogni parola presso lui un immagine. ...Il quadro cambi radicalmente solamente nella seconda met dellOttocento, grazie alle acquisizioni critiche di Francesco de Sanctis. Egli suggeriva lucidamente di leggerne e valutarne lopera in se stessa e non per la maggiore o minore aderenza a un sistema ideologico, morale, religioso, o anche estetico o simbolico-allegorico. Egli accentuava la dimensione etica di Dante. Lo studio dellopera dantesca lo impegn direttamente per quasi 3 decenni, ma il confronro con quella poesia fu comunque una costante della sua attivit critica.

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