Sei sulla pagina 1di 1

LA SERA FIESOLANA

La sera fiesolana è il primo testo della raccolta Alcyone ad essere composto (1899) e
presenta una sera di giugno, periodo del declino della primavera e dell’inizio dell’estate. La
poesia è strutturata su tre strofe di quattordici versi con metri differenti (endecasillabi,
novenari, settenari, quinari e ipermetri), ogni strofa è intermezzata da una lauda in tre versi
alla sera. Il componimento è fitto di rime liberamente distribuite nel testo.
Il poeta a Fiesole descrive il sopraggiungere quieto sulla campagna della sera, umanizzata e
trasfigurata nella donna amata.
La prima strofa è dedicata alla luna e nella prima pubblicazione ogni strofa aveva un
sottotitolo e quello della prima strofa era la teofania della luna. Questo indica la visione
della luna come una divinità. La luna viene descritta che sta per innalzarsi sopra la linea
dell’orizzonte ma non è ancora sorta. La luce fredda della luna è associata alla notte e al
freddo della sera. Con una personificazione d’Annunzio descrive la sera con il viso di perla
immagine che ha ripreso dagli stilnovisti. Questa vaghezza del poeta è tipica del suo stile in
quanto non viene descritto il paesaggio precisamente. È un momento indefinito ambiguo
con un po’ di misticismo.
La sera è dunque personificata come una divinità femminile. Al gelo e al freddo della sera
si associa anche un’idea di liquidità poiché la campagna beve la pace e la luce argenta è un
liquido fresco che rigenera la campagna. Il viso di perla viene usato per descrivere in chiave
metaforica le sfumature cromatiche argentate date dalla luce lunare. Inoltre questa
espressione è il fondersi perfetto tra sacro e profano.
Tra una strofa e l’altra ci sono delle terzine che fanno da riprese che alludono al cantico
delle creature di san Francesco, che simbolicamente vengono anche qui chiamati fratelli e
sorelle.
La terza strofa ha il concetto di panismo di d’Annunzio in quanto il nucleo centrale è il
profumo della sera. Un elemento sensuale tipico della figura dell’esteta è il paragone delle
labbra della donna alle colline fiesolane.