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Canzoniere 126

Francesco Petrarca

Petrarca nasce mentre i suoi genitori sono in esilio ad Arezzo il 20 luglio 1304, poco dopo si
trasferisce in Francia ad Avignone nel 1306. Studierà grammatica e retorica con il maestro
Convenevole da Prato, poi, all’Università di Montpellier studierà diritto, anche se ha sempre la
letteratura e voleva dedicarsi a essa. Nel 1320 torna in Italia, a Bologna per terminare gli studi di
diritto, ma nel 1320 si trasferisce di nuovo ad Avignone per la morte del padre. Nel 1337 compra una
casa a Valchiusa, un posto molto importante e caro a lui. Qui si dedicava al lavoro, scrive il De viris
illustribus e l’Africa. La natura di Valchiusa è sempre presente nei suoi versi. Petrarca preferiva
scrivere in latino, ma come passatempo scriveva anche in volgare italiano, per questo è considerato un
importante precursore dell’umanesimo italiano.

L’opera più nota di Petrarca è il Canzoniere di cui, in questo saggio, analizzerò la canzone
126, spiegando che cosa è il Canzoniere e come si è formato.

Le rime composte da Petrarca in momenti diversi vengono riunite secondo un


disegno e una costruzione di grande novità. Mentre infatti nelle consuetudini
della lirica volgare le raccolte di rime non venivano mai sistemate dagli autori
in libri organici e compatti. Con Petrarca per la prima volta una raccolta
individuale di componimenti lirici volgari si sistema in un libro, alla cui
struttura l’autore dedica una cura estrema1.

Originalmente il titolo dell’opera era Francisci Petrarche Laureati poete Rerum vulgarium
fragmenta, però poi nella traduzione l’opera ha preso il nome di Canzoniere. L’opera contiene 366
componimenti, più precisamente “317 sonetti , 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali” 2. Petrarca
ha scritto il Canzoniere durante tutta la sua vita. Ha scritto anche prima dell’incontro con Laura, però il
Canzoniere non è da considerarsi come una storia d’amore ma “piuttosto un intreccio di situazioni che

1
G. Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Volume I, Einaudi scuola, Milano 2000, p. 153
22
Ibid..
1
valgono come frammenti dell’anima e che creano una gama di corrispondenze, simmetrie, richiami” 3.
Petrarca sceglie di mescolare i stili e i generi nell’opera4.

Nelle prossime pagine analizzerò una delle più celebri canzoni dell’opera, Chiare, fresche e
dolci acque…, che è la numero 126. Come molte canzoni, anche questa presenta la bellezza di
Valchiusa che viene trasformata dalla presenza di Laura in un luogo paradisiaco5.

La prima stanza si apre con un’immagine del paesaggio e della donna “ Chiare fresche et dolci
acque,/ ove le belle membra pose colei sola a me par donna”. Dal quinto verso capiamo che il poeta non
si trova veramente a Valchiusa, ma è un ricordo quello che ci descrive “con sospir’ mi rimembra”.
Sono presenti tanti elementi natuali già nella prima stanza che permettono una descrizione bella del
locus amoenus6 dove il poeta scrive la canzone e dove si trova la donna amata: “acque”, “gentil ramo”,
“fior’”.

Il ricordo di Laura sulle rive del Sorga è una descrizione idilliaca e ricca di immagini tratte dalla tradizione
classica, in cui Laura sembra più una divinità pagana che non la "donna-angelo" di ispirazione stilnovista:
la donna siede morbidamente sull'erba con la "gonna / leggiadra", mentre dai rami degli alberi scende una
pioggia di fiori simile a un "amoroso nembo" che si posano su di lei e sugli elementi del paesaggio con un
leggiadro volteggiare, con una ripresa di immagini della mitologia classica 7.

Scopriamo anche alcune caratteristiche della donna, “belle membra”, “bel fianco”, “angelico seno”,
“begli occhi”.Il poeta nella seconda stanza ci dice che quando lui morirà vorrebbe che il suo corpo
restasse lì, nel posto caro e importane per lui.

La morte fia men cruda


Se questa spene porto
A quel dubbioso passo
Ché lo spirito lasso
Non poria mai in più riposato porto
Né in più tranquilla fossa
Fuggir la carne travagliata et l’ossa.

3
Ivi.p. 154
4
A. A. Rosa, Letteratura italiana, le opere, Volume I, Dalle origini al Cinquecento, Einaudi, Torino 1992, p. 411
5
M. Santagata, C. Laura, C. Alberto, T. Mirko, Il filo rosso antologia e storia della letteratura italiana ed europea,
Laterza, Bari 2006, p.534
6
https://library.weschool.com/lezione/chiare-fresche-e-dolci-acque-testo-parafrasi-4269.html consultato il 12 marzo
2021
7
https://letteritaliana.weebly.com/chiare-fresche-et-dolci-acque.html - consultato il 12 marzo 2021, (Mitologia classica:
Dio di Amore, la simbologia dei petali)
2
Qui l’anima del poeta finalmente può riposarsi e liberarsi “fuggir la mia carne et ossa”, la parola carne
può significare corpo ma può avere anche significati morali.

La terza stanza fa riferimento ad un momento futuro.

Tempo verrà anchor forse


Ch’a l’usato soggiorno
Torni la fera bella et mansüeta,et là ‘v’ella mi scorse
Nel benedetto giorno,
volga la vista didiosa et lieta,
cercandomi, et, o pietà!

Questa stanza si sovrappone con la prima perché il poeta indica che vorrebbe che quando lui
sarà sepolto nella terra di Valchiusa, Laura verrà e lo cerca. Descrive la donna triste che piange “sì
dolcemente che mercé m’impetre/ et faccia forza al cielo,/ asciugandosi gli occhi col bel velo”.

La quarta stanza torna di nuovo al passato “(dolce ne la memoria)”.

È il giorno benedetto della visione paradisiaca: la donna, la terra, le acque sono coperte
da una poiggia di fiori come in un quadro animato o in una rappresentazione allegorica
che potrebbe avere come titolo, Il regno di Amore. La natura, già meravigliosa nella
realtà, si trasforma in undipinto, nel paradiso profano quale un pittore potrebbe
immaginarlo, un luogo incantato dove fiori e gemme sembrano fatti della stessa materia. 8

In questa stanza scopriamo un altra caratteristica della donna amata “qual su le treccie bionde”, ha i
capelli biondi che sembrano quasi di essere oro fino, “ch’or forbito”. Presenta Laura seduta per terra
con i fiori sopra di lei nel regno di Amore.

Nella quinta stanza continua di parlare di Laura che come se fosse una creatura divina per il
poeta, dice, infatti, che secondo lui la donna è venuta dal Paradiso “ Quante volte diss’io/ allor pien di
spavento:/Costei per fermo nacque in paradiso.” Il poeta è fermecato dalla bellezza della donna che
vede con i suoi occhi e non può capire come è arrivato a quel posto, si è dimenticato di tutto, si
concentra solo sulla donna.

Così carco d’oblio

8
M. Santagata, C. Laura, C. Alberto, T. Mirko, Il filo rosso, p.536
3
Il divin portamento
E l’volto e le parole e l’dolce riso
M’aveano, et sì diviso
Da l’imagine vera

In questa stanza possiamo osservare l’assomiglianza con Beatrice, la donna angelo di Dante perché
anche Laura è presentata come se fosse una creatura di Dio e molto cara per il poeta. La differenza
consiste nel fatto che Laura appare come una divinità pagana 9. Gli ultimi tre versi della canzone fanno
riferimento al bosco che richiama un genere di poesia che racconta l’incontro amoroso di un cavaliere
con una pastorella, però qua, oltre a questo riferimento possiamo collegare il bosco con il luogo di cui
scrive, che è caro per lui10.

Abbiamo potuto osservare che la canzone è un ricordo che si svolge nel passato però ci mostra
immagini anche del futuro e del presente. Nella canzone non viene mai nominata il nome della donna
o del luogo, ma noi sappiamo che il posto è Valchiusa e la donna è Laura anche se abbiamo poche
caratteristiche. Per il luogo abbiamo l’immagine del fiume, ramo, erba, fiori e per la donna belle
membra, bel fianco, angelico seno, trecce bionde, bei occhi. Sappiamo che Petrarca non nomina Laura
con il suo nome, usa sempre giochi di parole come “l’auro”, “l’aura”, però in questa canzone non la
nomina nemmeno così11.

L’analisi metrica della canzone è “formata da cinque stanze di tredici versi ciascuna
(endecasillabi e settenari), con schema della rima abCabCcdeeDfF e un congedo il cui schema
riprende gli ultimi tre versi della sirma (DfF)”12. La lingua della canzone presenta numerosi latinismi,
tra cui "et", "herba”,"extreme", "gratia", "humile"; alcune forme sono proprie della grafia del latino
medievale, come "fiancho", "anchor", "boscho". Lo stile dell’opera è fluido e musicale, anche grazie
alla prevalenza di versi settenari13.

In conclusione, Chiare fresche et dolci acque, è una canzone che combina il passato, presente e
il futuro, descrivendo i desideri del poeta verso Laura e il suo amore.

9
Ibid.
10
Ibid.
11
https://www.impariamoinsieme.com/la-figura-di-laura/#:~:text=La%20maggior%20parte%20delle%20liriche,e%20di
%20cui%20si%20innamorò.&text=Questo%20perchè%20i%20caratteri%20fisici,di%20farne%20una%20descrizione
%20fisica. Consultato il 12 marzo 2021
12
https://letteritaliana.weebly.com/chiare-fresche-et-dolci-acque.html - consultato il 12 marzo 2021
13
Ibid.
4
5