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Lassiuolo

L'assiuolo Dovera la luna? ch il cielo notava in unalba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggi; veniva una voce dai campi: chi... Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, comeco dun grido che fu. Sonava lontano il singulto: chi... Su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento: squassavano le cavallette finissimi sistri dargento (tintinni a invisibili porte che forse non saprono pi?...); e cera quel pianto di morte... chi... Versione in prosa Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio. Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chi. Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca. Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo unagitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chi. Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri funebri che bussano alle porte della morte che forse non si aprono pi? e continua insistentemente un pianto funebre chi

Con questa poesia Pascoli descrive un paesaggio notturno dove allinizio prevale il sentimento dellestasi, difatti dice che la notte meravigliosa, il cielo chiaro come lalba e perfino gli alberi sembrano sporgersi per vedere meglio la luna che nascosta tra le nubi. Il paesaggio descrittivo reso ancora pi incantevole dalla melodia del mare e dai fruscii dei cespugli che sembrano quasi rasserenare lanima. Tutto questambiente disturbato non dai lampi, dalle nubi e dalla nebbia, ma solamente da una voce triste che si leva nei campi: il chi. Una voce che allapparenza sembra di passaggio, ma di strofa in strofa diventa pi angoscioso, fino ad arrivare ad un pianto di morte. Questo suono, per lui, come un sussulto, una scossa al cuore che gli fa emergere ricordi tristi e pensieri tormentati. Il suono delluccello notturno pare quasi la voce stessa del suo cuore angosciato. Con tutto il suo componimento poetico, Pascoli vuole esprimere lincombere dei ricordi e della morte, che impedisce al poeta di godere pienamente la magia di una notte di luna perch avvolto dal mistero e dallangoscia della morte.

Novembre
Novembre Gmmea laria, il sole cos chiaro Che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo lodorino amaro senti nel cuore. Ma secco il pruno, e le stecchite piante Di nere trame segnano il sereno, e vuoto il cielo, e cavo al pi sonante sembra il terreno. Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. E lestate, fredda, dei morti. Versione in prosa Laria limpida e splendente come se fosse una gemma e il sole cos chiaro che tu cerchi gli albicocchi fioriti e hai limpressione di sentire dentro di te lodore amaro del biancospino. Ma il rovo secco, e i rami delle piante senza foglie tracciano un disegno nero nel cielo limpido e senza uccelli in volo. Il passo risuona sul terreno che, indurito dal gelo, sembra vuoto allinterno. Tutto intorno c silenzio, e solo al soffio del ventosi sente lontano dai giardini e dagli orti il rumore delle foglie secche che cadono dagli alberi e vengono calpestate. lestate di San Martino.

Una serena e tersa giornata di novembre pu per un attimo suggerire un'illusione di primavera e riportare quasi il profumo degli albicocchi in fiore. Ma si tratta di un'illusione che presto scompare, e alle iniziali impressioni subentra la constatazione di un inverno che non solo indicazione stagionale ma metafora dell'esistenza. In questa poesia, come spesso accade in Pascoli, il paesaggio mostra un duplice aspetto. Sotto un'apparenza di armonia e di positivit possono nascondersi la presenza e la minaccia della morte. Quindi una giornata mite e serena pu trasmettere per un attimo la sensazione di vivere il tepore della primavera, mentre in realt novembre. In questo mese cade la cosiddetta "estate di San martino", termine con il quale Pascoli ha voluto fondere due caratterizzazioni particolari, quali: la presenza frequente di giornate calde, quasi estive, e la ricorrenza dei morti che cade agli inizi di novembre. Nella prima strofa vi inizialmente un'immagine primaverile (gemmea l'aria - il sole cos chiaro), l'immagine di una giornata soleggiata nel mese di novembre, durante la cosiddetta "estate di S. Martino". Ma ci che il poeta vuole realmente rappresentare la breve illusione della felicit. Nella bella giornata autunnale, la luce del sole e l'aria limpida danno per un istante l'illusione che sia primavera. Ma subito ci si rende conto che le piante sono secche e spoglie, lo si pu dedurre dal fatto che questi elementi aprono la seconda strofa. Quindi inutilmente si cerca di scoprire gli alberi in fiore e di percepire il profumo intenso del biancospino, perch tutto unillusione, infatti, Pascoli ha voluto iniziare con un Ma, che segna un netto rovesciamento della situazione precedente, il ritorno alla realt dopo l'illusione di dolcezza primaverile, quindi della delusione; ci evidenziato dalle parole chiave "secco stecchite nere vuoto cavo", le quali danno la sensazione di vuoto, di silenzio. Nella terza strofa viene confermata la realt di morte, infatti, la poesia si conclude con la parola morti, preceduta da parole chiave (campo semantico della morte dalla seconda strofa) che contengono un significato di vuoto, solitudine: silenzio solo lontano fragile - fredda .

Lavandare

Lavandare Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi che pare dimenticato, tra il vapor leggero. E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene: Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! quando partisti, come son rimasta! come laratro in mezzo alla maggese.

Versione in prosa Nel campo che per met arato per met no c un aratro senza buoi che sembra dimenticato, in mezzo alla nebbia. E scandito dalla riva del fiume si sente il rumore delle lavandaie che lavano i panni, sbattendoli, e lunghe cantilene: Il vento soffia e ai rami cadono le foglie, e tu non sei ancora tornato! da quando sei partito sono rimasta come un aratro abbandonato in mezzo al campo.

In questa poesia mentre il significato primario tratta di una grigia giornata delle lavandaie, che attendono il ritorno delluomo amato, il significato secondario allude allincompletezza, allinfelicit dellessere soli e allimpossibilit di rimanere tali (tutti hanno bisogno di una persona vicina). Lo scenario la campagna autunnale con i suoi tristi colori e con gli echi della fatica umana: su tale scenario il poeta proietta il suo stato d'animo, smarrito e malinconico. Gli oggetti quotidiani si caricano di significati particolari: l'immagine dell'aratro in mezzo al campo,immagine con cui si apre e si chiude la lirica,diviene SIMBOLO di abbandono e di tristezza. C' nella poesia un senso di desolazione con cui il poeta esprime la pena del proprio cuore.

Tuono
Tuono E nella notte nera come il nulla, a un tratto, col fragor d'arduo dirupo che frana, il tuono rimbomb di schianto: rimbomb, rimbalz, rotol cupo, e tacque, e poi rimareggi rinfranto, e poi van. Soave allora un canto s'ud di madre, e il moto di una culla. Versione in prosa E nella notte buia come il nulla ad un tratto, come il frastuono di una rupe che frana dallalto, il tuono rintron risuonando, facendo eco e rotolando nella notte ma subito smise, e poi rumoreggi lontano nella notte come unonda di mare che si infrange sopra gli scogli ma svan nuovamente. A quel punto si sent il dolce canto di una madre, ed il rumore del dondolio della culla del suo bimbo.

Pascoli, con questa poesia, vuole descrivere il tuono che, con alto fragore, rintrona nella notte scatenandosi in tutta la sua violenza terribile. Lessere umano alludire questa voce possente della natura, simpaurisce come il bimbo che piange spaventato nella notte buia. Allimmagine minacciosa della natura si contrappongono, per, le figure rassicuranti della madre e della culla. Infatti, ad intervenire per tranquillizzare il suo bimbo fu la madre, la quale si assume un simbolo di protezione, di sicurezza e di pace serena.

Lampo
Il Lampo E cielo e terra si mostr qual era: la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto: bianca bianca nel tacito tumulto una casa appar spar d'un tratto; come un occhio, che,largo,esterrefatto, s'apr si chiuse, nella notte nera.

In questa poesia Pascoli parla di un lampo che rompe il silenzio e la notte con una luce violenta tale che mette a nudo la vera realt del mondo: la sua tragicit e il caos che la contraddistingue. La sua stessa casa scossa dalla forza del lampo e, agli occhi del Pascoli, perde almeno in parte la sicurezza e il senso di protezione che aveva fino ad un momento prima anche se rimane connotata positivamente dal colore bianco in antitesi con il nero circostante. Ed in questa situazione dangoscia e paura Pascoli sente la sua vita in bilico tra il voler restare in un nido ormai distrutto e laffrontare una vita piena dinganni. In questa poesia viene descritta la casa attraverso il colore bianco, per segnarne l'aspetto positivo come rifugio di fronte al temporale. Alla casa e al colore bianco che la differenzia, si contrappone il nero della notte con sensazioni opposte di paura e angoscia. La descrizione della casa accerchiata dal nero della notte durante un temporale con le sensazioni di paura e di terrore che gli vanno dietro, si trova anche nel "Temporale sempre dello stesso autore. La natura confusa dal temporale, il lampo illumina la notte, scoprendo cielo e terra, mostrando d'un tratto una casa nel buio. Viene messo in evidenza l'effetto visivo del lampo, come un'improvvisa apparizione della percezione illusoria e dell'angoscia e la percezione del dolore. All'inizio della poesia, cielo e terra compaiono legati, ma nel secondo verso, tra di loro si avverte una rottura. La casa un posto sicuro, racchiuso in un momento di stabilit nello sconvolgimento della natura e del paesaggio. Esso breve, in quanto dura solo per un istante e poi sparisce nell'oscurit. Essa viene paragonata ad un occhio che si apre e si chiude per ricevere una tragica realt, e mostra lo stupore ed il timore per la natura I tre aggettivi, presenti nei versi due e tre, sono la proiezione dello stato d'animo dell'autore. Questi aggettivi danno vita ad un climax ascendente che conferisce alla realt un clima pi umano e sconvolto: tormentato, triste. In questa poesia domina il senso visivo; le altre immagini sono utilizzate per dare una rappresentazione umana e psicologica della natura.

X Agosto
X AGOSTO San Lorenzo , io lo so perch tanto di stelle per l'aria tranquilla arde e cade, perch si gran pianto nel concavo cielo sfavilla. Versione in prosa San Lorenzo, io lo so perch un cos gran numero di stelle nellaria serena sincendia e cade, perch un cos gran pianto risplende nel cielo.

Ritornava una rondine al tetto : l'uccisero: cadde tra i spini; ella aveva nel becco un insetto: la cena dei suoi rondinini.

Una rondine ritornava al suo nido: luccisero: cadde tra rovi spinosi: ella aveva un insetto nel becco: la cena per i suoi rondinini.

Ora l, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido nell'ombra, che attende, che pigola sempre pi piano.

Ora l, morta, come se fosse in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e i suoi rondinini sono nellombra, che attendono, e pigolano sempre pi piano.

Anche un uomo tornava al suo nido: l'uccisero: disse: Perdono ; e rest negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono.

Anche un uomo tornava alla sua casa: lo uccisero: disse: Perdono; e nei suoi occhi sbarrati rest un grido: portava con s due bambole per le figlie...

Ora l, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano.

Ora l, nella solitaria casa, lo aspettano, aspettano invano: egli, immobile, stupefatto mostra le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d'un pianto di stelle lo inondi quest'atomo opaco del Male!

E tu cielo, dallalto dei mondi sereni, che sei infinito, immortale inondi con un pianto di stelle questatomo opaco del male!

Questa poesia rievoca uno degli eventi pi dolorosi della vita di Pascoli. Infatti il giorno di San Lorenzo, ovvero il 10 agosto Pascoli, ricorda la morte del padre assassinato mentre tornava a casa. Attraverso essa il poeta, infatti, vuole comunicare al lettore la sua tristezza per la mancanza del padre assassinato e la accentua mettendo a confronto una rondine abbattuta col cibo nel becco per i suoi rondinini e il padre che ritornava a casa portando due bambole alle figlie, in modo tale da sottolineare lingiustizia e il male che prevalgono su questa terra . Il nido e la casa, per di pi svolgono il ruolo di metafora degli unici rapporti d'amore possibili in un mondo d'insidie e di contrasti.

A partecipare a questa tragica situazione vi , non solo Pascoli in persona, ma anche il Cielo che con, appunto, la notte di San Lorenzo famosa per il fenomeno delle stelle cadenti, raffigura il pianto. Successivamente la figura del cielo si contrappone a quella della terra. Il cielo infinito, immortale, immenso, mentre la terra non altro che un piccolo atomo di dolore. In conclusione, secondo Pascoli, il cielo di fronte a questo triste fatto invade la terra con un pianto di stelle. Secondo me, emergono in questa poesia i tre grandi temi di Pascoli su cui, incentrava la sua poesia: il simbolo del nido, la sofferenza e il mistero del male. Il nido che intendeva Pascoli era il nucleo familiare, la protezione dei conoscenti pi stretti dove ogni uomo pu rifugiarsi. Nella poesia il nido evidenziato bene perch, oltre al padre che tornava alla propria casa, c un paragone con una rondine che torna al suo nido ; ma entrambi sono aspettati invano dai familiari: questi versi sono, secondo me molto autobiografici perch descrivono una sensazione che lui ha provato veramente. Subentra in questo tema, anche lamore familiare, la tenerezza e la gioia di un padre che torna a casa con doni, ma per Pascoli, quella sera, c' stata una mancanza, una delusione, che si riflette sul suo senso di giustizia e nel mistero del male.

Arano
Arano Al campo, dove roggio nel filare qualche pampano brilla, e dalle fratte sembra la nebbia mattinal fumare, arano: a lente grida, uno le lente vacche spinge; altri semina; un ribatte le porche con sua marra paziente; ch il passero saputo in cor gi gode, e il tutto spia dai rami irti del moro; e il pettirosso: nelle siepi s'ode il suo sottil tintinno come d'oro. Versione in prosa Al campo, dove nei filari della vite brilla qualche foglia di rosso, e la nebbia sembra uscir dai cespugli come un fumo, arano i contadini : qualcuno d grida prolungate, un altro spinge le lente vacche, altri seminano, uno ribatte le zolle di terra fra i solchi con la sua zappa che sostiene la sua fatica. Il passero astuto ( perch sa che dopo beccher i semi) osserva tutto dai rami spogli del gelso, gi gode in cuor suo mentre nelle siepi si sentono i versi del pettirosso simile al tintinnio delloro.

Questo brano , un madrigale ( componimento formato da endecasillabi e settenari con rime dai sei agli undici versi cantato a voci e accompagnato dalla musica per trattare temi damore e vita campestre ) in endecasillabi composto da due terzine e una quartina a rime incatenate, rappresenta una immaginaria passeggiata compiuta da Pascoli nella campagna toscana. La nebbia d un sentimento di malinconia alla poesia assieme ai contadini che con la loro presenza animano la campagna col duro lavoro. Si presenta il tema della lotta fra luomo e la natura che viene rallegrata dai canti degli uccelli che, purtroppo, rovinano il lavoro dei contadini beccando i semi.

Nebbia
Nebbia Nascondi le cose lontane, tu nebbia impalpabile e scialba, tu fumo che ancora rampolli, su l'alba, da' lampi notturni e da' crolli d'aeree frane! Nascondi le cose lontane, nascondimi quello ch' morto! Ch'io veda soltanto la siepe dell'orto, la mura ch'ha piene le crepe di valeriane. Nascondi le cose lontane: le cose son ebbre di pianto! Ch'io veda i due peschi, i due meli, soltanto, che dnno i soavi lor mieli pel nero mio pane. Nascondi le cose lontane che vogliono ch'ami e che vada! Ch'io veda l solo quel bianco di strada, che un giorno ho da fare tra stanco don don di campane... Nascondi le cose lontane, nascondile, involale al volo del cuore! Ch'io veda il cipresso l, solo, qui, solo quest'orto, cui presso sonnecchia il mio cane.

Lirica composta in strofe di 4 novenari, un ternario e senario; anafora del primo verso e inizio ogni strofa. Schema: ABCbCa. In questa lirica il paesaggio diviene metafora della condizione di pace cui aspira il poeta: ancorato alla realt delle piccole e rassicuranti cose presenti, egli chiede alla nebbia di nascondere le cose lontane, come linfanzia e la giovinezza, le cui dolorose memorie ancora non sono spente. La lirica incentrata sulla condizione esistenziale del poeta. La nebbia, simbolo di chiusura dal mondo e dalle sue minacce, qui evocata da Pascoli come difesa del suo nido di affetti familiari: a lei il poeta chiede di tenere lontani non solo lo sgomento del presente, ma anche il dolore del ricordo e persino il pericolo di amare, di sapere. Il desiderio del poeta di conoscere solo il presente, pago degli effetti familiari e della sua tranquillit quotidiana, simboleggiato con suggestiva efficacia da numerose figure e soprattutto dallultima immagine del cane, che interpreta la fedelt ai valori familiari. Il componimento caratterizzato da rimandi fonici e sonori e dalluso della rima.

Il gelsomino notturno
Il gelsomino notturno E s'aprono i fiori notturni, nell'ora che penso a' miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari. Da un pezzo si tacquero i gridi: l sola una casa bisbiglia. Sotto l'ali dormono i nidi, come gli occhi sotto le ciglia. Dai calici aperti si esala l'odore di fragole rosse. Splende un lume l nella sala. Nasce l'erba sopra le fosse. Un'ape tardiva sussurra trovando gi prese le celle. La Chioccetta per l'aia azzurra va col suo pigolo di stelle. Per tutta la notte s'esala l'odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala; brilla al primo piano: s' spento... E' l'alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l'urna molle e segreta, non so che felicit nuova.

La poesia viene definita istantanea, poich si riferisce a momenti e istanti precisi nella prima notte degli sposi, collegati tramite simbolismi. Innanzi tutto, il titolo fa subito pensare ad una poesia centralizzata nella sfera delleros, simboleggiata per Pascoli dal riferimento al fiore (il gelsomino). Lerotismo presente sicuramente celato dalle ripetute analogie con il mondo della natura, se non drammatizzato quando il poeta riconsidera nelle strofe le proprie esperienze di vita. Infatti si pu notare come, gi dai primi versi, sia messo in risalto l'atto sessuale dei coniugi e relazionato alla tristezza del poeta, che si sente indotto a pensare ai suoi cari morti. Quest'idea si mette meglio a fuoco con la seconda strofa: si intravede l'angolo di intimit personale e protetta dei due che per il Pascoli non fu; non si riesce ad osservare direttamente la scena, ma la si pu solo vedere da lontano. Nella quarta strofa, l'ape tardiva il modo in cui Pascoli si presenta in maniera netta nella scena, come interessato ma distaccato, tardiva poich si pensa che il poeta non sia riuscito ad arrivare al contatto con la donna in tempo. Quivi presente il paragone tra l'immagine della chioccia e i suoi pulcini nell'aia e la costellazione del cielo chiamata con il termine popolare di chioccietta. Per tutta la notte si ripete la scena sessuale dei coniugi, segnalata dall'apertura del fiore che allude alla fecondazione, e che termina addirittura con una violenza inferta alla carne. Infine, presente l'idea di nascita di una nuova vita, che il Pascoli vive in maniera turbata e non serena.