Sei sulla pagina 1di 15

LA LEGGE DI DARCY IN 3D

L'equazione di Darcy ottenuta

K=conducibilit idrulica
h=potenziale idrulico
L=lunghezza del tratto di acquifero considerato
considera il caso particolare di un flusso attraverso una superficie di un mezzo poroso normale alla direzione
del gradiente idraulico (l'eq si dice normalizzata lungo la direzione x), ovvero si considera che lacqua,
allinterno del mezzo poroso, si muova lungo una sola direzione poich il gradiente idraulico si considera
variabile solo lungo la direzione x, ovvero h=h(x). Tale situazione corrisponde ad esempio al flusso
attraverso un tubo di mezzo poroso:

Nella realt, ovviamente, tale semplificazione risulta limitante poich il carico idraulico h varia lungo le 3
direzioni dello spazio e risulta quindi essere una funzione dello spazio, cio in termini matematici possiamo
scrivere h(x,y,z) ne segue che anche q sar q(x,y,z). In aggiunta, c' anche da considerare che, per il caso
pi generale (e pi realistico) di sistemi omogenei anisotropi avremo anche una variabilit della Conducibilit
Idraulica K lungo le 3 direzioni dello spazio.
In una prima approssimazione possiamo per considerare K costante in tutte le direzioni e quindi ne deriva
che la legge di Darcy per lo spazio tridimensionale potr essere scritta in forma vettoriale in funzione del
vettore velocit e del vettore
gradiente idraulico grad(h) come:

In questo caso infatti la direzione della velocit di Darcy la stessa di quella del gradiente, ovvero il fluido si
muove esattamente secondo il gradiente, e K rappresenta il fattore di proporzionalit tra i due vettori.
I vettori e grad (h) possono essere scritti mediante le loro componenti lungo un sistema di riferimento
ortogonale x,y,z come:

possibile schematizzare il vettore velocit q rappresentato nello spazio come somma delle sue tre
componenti nelle tre direzioni spaziali x, y e z. Ogni componente qx, qy e qz pu essere rappresentata nello
spazio come prodotto del versore unitario (modulo =1) corrispondente per il modulo (scalare) della
componente della velocit in tale direzione.

Lo stesso discorso possibile farlo per il vettore grad(h).


Nella semplificazione che abbiamo fatto noi, la direzione della velocit q la medesima del gradiente perch
la conducibilit K la medesima in tutte le direzioni, ovvero NON una funzione dello spazio (x,y,z). A lato
pratico, il flusso di acqua si muove nella medesima direzione rispetto alla causa che ha generato il flusso,
ovvero il gradiente.

Scritta sotto forma matriciale quindi, lequazione di Darcy in 3D risulta, per mezzi porosi omogenei ed
isotropi:

In realt non si mai in presenza di mezzi isotropi, per cui il coefficiente K funzione della direzione in cui il
fluido si muove; in queste condizioni K non quindi un semplice fattore di proporzionalit tra la velocit e il
gradiente, ma determina anche la direzione della velocit rispetto al gradiente (la q non ha pi la stessa
direzione del gradiente del potenziale idraulico).
La componente della velocit
, ad esempio, prima veniva scritta semplicemente come prodotto tra K e la
derivata parziale del gradiente del potenziale rispetto ad x, ma se si considera che il mezzo anisotropo, la
velocit lungo x dipende anche dal comportamento del flusso rispetto alle altre direzioni, ovvero il flusso
lungo x influenzato dal comportamento del flusso di acqua nelle altre due direzioni. Lo stesso vale per la
componente lungo y e lungo z:

Cosa rappresentano Kxx, Kxy e Kxz? Sono coefficienti che danno lidea della propagazione del flusso nelle tre
dimensioni. Kxx indica il flusso che si propaga lungo x in un determinato punto, Kxy indica la dispersione
lungo y del flusso su x e Kxz la dispersione lungo z del flusso su x:

Dispersione da x verso z (data da Kxz)


Dispersione da x verso y (data da Kxy)
Dispersione da x verso x (data da Kxx)
Lo stesso vale per le direzioni

y e z.

La velocit lungo x in un sistema tridimensionale dunque influenzata dal tipo di dispersione che avviene
nelle altre due direzioni. Quindi K diventa una matrice (tensore) 3x3, e quindi il vettore velocit si esprime
ora come:

Abbiamo detto che la velocit lungo x (o lungo una qualsiasi delle altre due direzioni) influenzata anche
dalla dispersione lungo y e z.

Questo se selezioniamo un sistema di riferimento globale o arbitrario, ma se scegliamo un sistema di


riferimento tale per cui la dispersione rispetto alle due direzioni secondarie (y e z) sia nulla, otteniamo una
semplificazione importante, ovvero diagonalizziamo la matrice dei coefficienti:

In questo caso, applicando trasformazioni al sistema di riferimento ed orientandolo in modo opportuno,


possiamo scrivere una nuova matrice dei coefficienti:

A questo punto, lequazione in tre dimensioni pu subire alcune semplificazioni:

Ovvero:

qx K x

h
x

qy K y

h
y

qz K z

h
z

Riassumendo, in condizioni di mezzo poroso omogeneo ed anisotropico, possibile scegliere un sistema di


riferimento orientato in modo tale da poter esprime la velocit lungo le tre direzioni principali in funzione di
un solo coefficiente di conducibilit idraulica, uno per ogni direzione. La q risultante sar dunque:

MODELLIZZAZIONE DEL CAMPO POTENZIALE


La modellizzazione del campo del potenziale h, che un campo scalare funzione della posizione nello spazio
h=h(x,y,z), serve per poter ottenere un modello delle linee di flusso che segue il fluido in movimento
allinterno del mezzo poroso. Tempo fa questi modelli venivano eseguiti manualmente, ma ora i calcoli
vengono affidati a particolari software che si occupano di ricreare le linee di flusso ipotetiche anche in casi
molto complicati.
Lo scopo principale della modellizzazione quella di ottenere la distribuzione delle superfici equipotenziali,
ovvero il luogo dei punti allinterno del mezzo poroso che hanno tutti lo stesso potenziale h (e quindi stessa
energia).
Ora, abbiamo visto come il flusso, cio la velocit dellacqua, in condizioni isotropiche, segue la direzione in
cui varia il potenziale, ovvero per conoscere la velocit basterebbe conoscere il gradiente grad(h) allinterno
del mezzo in ogni punto (Darcy). La caratteristica del gradiente quella di essere sempre ortogonale alle
linee equipotenziali.
Questo pu essere intuibile immaginando un mezzo poroso in cui le linee equipotenziali siano parallele le
une rispetto alle altre. si ha il caso in cui h1>h2>h3.>h7, ovvero il potenziale decresce spostandosi da
sinistra verso destra. Dato che h1>h7 si avr un flusso da sinistra verso destra. Si nota che il potenziale in
questo caso varia SOLO spostandosi lungo lasse delle x, mentre rimane costante se ci muoviamo lungo y o z
(superfici equipotenziali parallele), per cui la variazione del potenziale lungo y e z pari a 0. Dato che il
potenziale varia solo lungo x, il gradiente del potenziale avr direzione parallela a tale asse e quindi
ortogonale alle superfici equipotenziali.

Il gradiente del campo scalare h(x,y,z) varia quindi in linea teorica in ogni punto dello spazio e ad ogni punto
viene associato un determinato gradiente. Nel caso di una superficie equipotenziale curva su ogni suo punto
si avr un gradiente diverso che esprimer in quel punto la direzione del flusso di fluido che attraversa quella
superficie (sempre in condizioni isotropiche!)

MODELLAZIONE GRAFICA MANUALE


Come venivano costruite le superfici equipotenziali? Fondamentalmente si identificavano prima di tutto le
superfici di NON FLUSSO, ovvero quelle superfici che non sono attraversate dal fluido ed in prossimit delle
quali il flusso parallelo. Questo serve per definire le condizioni al contorno. Un classico esempio di superfici
di non flusso sono quelle che racchiudono un acquifero confinato. Immaginiamo quindi di costruire le linee
equipotenziali in un acquifero confinato omogeneo ed isotropo, in condizioni stazionarie:
Inizialmente si identificano le condizioni al contorno, ovvero le superfici di non flusso e il tipo di carico
idraulico. In questo caso le superfici di non flusso sono i confini dellacquifero, poi si ha una superficie
equipotenziale a carico massimo ed una a carico minimo, che sono costanti nel tempo. Le linee
equipotenziali sono perpendicolari ai confini di non flusso poich il gradiente, in questi punti, parallelo a
queste linee, quindi di conseguenza si otterranno delle linee di equipotenziale parallele tra loro, come nel
caso precedente, per cui il flusso piuttosto semplice da disegnare, ortogonali alle linee di equipotenziale
(come il gradiente quindi) e parallele alle linee di non flusso.

linee di flusso

Un esempio per il calcolo del flusso q utilizzando questi modelli:


h0= 40 m = cost
h1= 24 m = cost
h=16 metri
dh/dx=cost, perch il carico ai confini
costante, per cui la caduta di potenziale lungo x
rimane costante.
La velocit di Darcy, normalizzata in questo caso
rispetto alla profondit dellacquifero possibile
esprimerla come
7

q= - K nt (h/nc)
dove:
nc il numero di segmenti in cui abbiamo diviso lasse x, in questo caso 8.
nt il numero di segmenti in cui abbiamo diviso lasse delle y, e rappresenta lo spessore dellacquifero.
Esprimere la velocit in funzione dei segmenti esclusivamente uno stratagemma grafico, semplicemente
serve per poter costruire graficamente le linee di flusso e validare il modello per ogni scala dell'acquifero.
Possiamo infatti assegnare ai segmenti una lunghezza diversa in base al tratto di acquifero considerato.
Un esempio di modellazione di flusso potrebbe essere il caso di una diga; i due livelli dell'acqua, a monte e a
valle della diga rappresentano le due linee a potenziale costante. La differenza di potenziale idraulico h
genera nell'acquifero sottostante la diga un flusso di acqua. Come sar fatto questo flusso? Si vanno a
costruire le linee equipotenziali: innanzitutto si individuano le linee di non flusso che sono rappresentate dl
basamento della diga, successivamente si passa a modellizzare le linee di flusso partendo dai confini a
potenziale costante, il risultato
il seguente:

In questo caso si supposto che il potenziale massimo e minimo fossero costanti nel tempo, ovvero che i
livelli dell'acqua prima e dopo la diga rimangano costanti. Questo tipo di supposizione riguardo a questa
condizione al contorno implica che il flusso sia uniforme, ovvero in ogni punto dell'acquifero la direzione e
l'intensit del vettore velocit sono costanti nel tempo.

Se invece si ipotizzano condizioni al contorno differenti, ad


esempio il livello dell'acqua varia nel tempo, ovvero la
differenza di potenziale non costante, siamo in presenza
di flusso non uniforme. Infatti il flusso dell'acqua tender
ad annullare la differenza di potenziale portando i due
livelli, a monte e a valle della diga, alla medesima quota
(vasi comunicanti), man mano che il bacino a monte si
svuota, quello a valle si riempir della medesima quota.

MODELLAZIONE MATEMATICA
Oltre ai sistemi di modellazione grafica,che hanno ovviamente il limite di essere utilizzati solo in condizioni
piuttosto semplici, esistono tecniche di modellazione che utilizzano algoritmi matematici e quindi prevedono
l'utilizzo di sistemi di equazioni, utilizzati per risolvere sistemi di flusso pi complessi. Vengono forniti degli
input al modello, come ad esempio il carico idraulico, e vengono immessi i parametri come la conducibilit
idraulica, la porosit, oltre che le condizioni al contorno (confini di non flusso, condizioni iniziali e tipo di
carico). Tutti questi input servono al modello matematico per risolvere le equazioni e fornire cos
informazioni sul flusso (noi vogliamo sempre conoscere il flusso a partire dal potenziale idraulico, lo stesso
che per i sistemi a modellazione grafica).
Ci che dobbiamo conoscere per applicare questi modelli sono:
condizioni al contorno
condizioni iniziali
parametri (k, porosit,...)

La modellazione con algoritmi matematici pu anche essere utilizzata efficacemente per suddividere
l'acquifero in cui si vuole studiare il flusso in pi porzioni, utilizzando cos un approccio di tipo cumulativo,
ovvero flusso totale pu essere descritto dalla somma del flusso in tutte le varie porzioni di acquifero. Un
esempio potrebbe essere lo studio del flusso Q in uscita da un bacino idrografico, equivalente in linea di
massima alla differenza tra l'ammontare delle precipitazioni P e l'evaporazione E, Q=P-E. Ricavare questi dati
su tutta la superfici del bacino potrebbe essere difficoltoso e quindi possibile suddividerlo in tanti
sottoinsiemi e studiare a tale livello lo stesso tipo di problema.

Le condizioni al contorno sono fondamentali per definire il flusso. Infatti esso dipender dal tipo di carico
idraulico applicato all'acquifero, in particolare se questo costante piuttosto che variabile nel tempo. Se il
carico variabile nel tempo (condizione che complica moltissimo le cose e che noi non prenderemo in
considerazione) allora occorrer conoscere le condizioni iniziali all'istante t0, ovvero quale sar il suo valore
in questo istante, per sapere come effettuare i calcoli.
Le condizioni al contorno possono essere quindi di tipi diversi, ma alcune sono tipiche:
Condizione di Dirichlet:
Sono le condizioni a carico costante, cio quelle che abbiamo visto fino ad ora, come ad esempio i livelli
invariabili della diga o i confini dell'acquifero confinato a carico costante.
Ad esempio, schematizzando un acquifero confinato nel modo seguente, possiamo applicare ai bordi due
potenziali idraulici h1 e h2 rappresentati come due colonne d'acqua, che rimangono costanti nel tempo, per
cui h1-h2 costante. Naturalmente queste condizioni sono le pi semplificative, difficilmente in natura si

avr un carico costante (pioggia ed evaporazione portano a variazioni dei livelli sotterranei di acqua)
Condizioni di Neumann: queste condizioni impongono un flusso costante
Condizione di Cauchy: il carico idraulico dipendente dal tempo, quindi queste condizioni
impongono la funzione con la quale varia il carico in funzione del tempo (sinusoidale, logaritmica,
esponenziale, ecc..)

10

Oltre alle condizioni al contorno opportuno conoscere anche le condizioni iniziali: possiamo avere una
situazione di steady state, ovvero il carico costante nel tempo e nello spazio, oppure di steady state
dinamico, in cui il carico costante nel tempo ma non nello spazio (si genera un flusso), oppure una
situazione completamente dinamica in cui il carico varia sia nello spazio che nel tempo.

Altri tipi di modellizzazione, oltre a quella matematica, sono i modelli ad elementi finiti (di cui non so nulla)

IL BILANCIO IN MASSA E LE EQUAZIONI DEL MOTO


Per capire il concetto di bilancio in massa opportuno ripassare alcuni concetti teorici matematici relativi
alle funzioni nello spazio tridimensionale

11

OPERATORE NABLA
Anche se il nome incute timore, l'operatore Nabla non altro che l'operatore che, applicato ad una funzione
nello spazio tridimensionale, ci d la DERIVATA PRIMA DI QUESTA FUNZIONE. Nelle funzioni definite solo in x
e y , la derivata prima fatta solo seconda l'unica variabile dipendente x, ovvero df/dx, ed un valore
SCALARE. Nello spazio tridimensionale invece la derivata prima della funzione in un determinato punto un
VETTORE che viene definito GRADIENTE della funzione, e ci da informazioni su come la funzione varia non
solo quantitativamente in quel punto, ma anche direzionalmente. Perch direzionalmente? Perch la
funzione non varia lungo una sola direzione c x ome nel caso delle funzioni definite in x e y ma secondo pi
direzioni (x, y, z).
In pratica, in funzioni definite come y=f(x), la variazione della funzione lungo x data dall'OPERATORE
DERIVATA d/dx che va applicato alla funzione ---> d(f(x))/dx
Per funzioni definite nello spazio tridimensionale invece f =f(x,y,z), dobbiamo applicare l'OPERATORE NABLA,
che rappresenta la derivata prima della funzione e tiene conto della variazione della funzione lungo le tre
direzioni x, y e z:

L'operatore produce un vettore, che la risultante della somma delle tre componenti lungo x, y e z.

rappresentano i vettori unitari che trasformano la derivata parziale secondo una delle direzioni in un vettore
che ha modulo pari al valore della derivata parziale e direzione equivalente al vettore unitario.
Questo operatore, applicato ad una funzione specifica, fornisce il GRADIENTE, che un vettore sempre
normale alla superficie:

DIVERGENZA
La divergenza definita come:

ovvero, la tendenza di un campo di velocit (in questo caso il flusso) a convergere o a divergere da un
determinato punto. Per esempio in un campo vettoriale che rappresenta la velocit dell'acqua contenuta in
una vasca da bagno che si sta svuotando la divergenza avrebbe un valore negativo nella prossimit dello
scarico dato che in quel punto l'acqua sparisce. Lontano dallo scarico la divergenza avrebbe un valore
prossimo allo zero dato che in quei punti la velocit dell'acqua sarebbe quasi costante.
12

La divergenza ci indica come varia la velocit lungo la sua direzione, se tende ad aumentare, diminuire o
rimanere costante. Infatti si vede che per definizione data dalla somma delle tre variazioni della velocit,
ovvero come varia la componente x della velocit (vx) lungo x, pi come varia la componente y della velocit
lungo y eccetera.
anche definita come prodotto scalare del gradiente per il vettore velocit in quel punto. (maggiori
chiarimenti).
DERIVATA DIREZIONALE
Il gradiente di una funzione in un punto,per definizione, ortogonale alla superficie e quindi esprime la
variazione della funzione in una direzione ben precisa. Se si vuole sapere come varia la funzione in una
particolare direzione, diversa da quella del gradiente, si utilizza la derivata direzionale, ovvero si fa la
proiezione del gradiente in una determinata direzione a:

LAPLACIANO
Se l'operatore nabla serviva per calcolare una sorta di derivata prima della funzione tridimensionale, il
laplaciano il corrispondente la derivata seconda. Come per la derivata seconda, anche il laplaciano d
informazioni sulla concavit e convessit della funzione potenziale idraulico. Il laplaciano una funzione
scalare:

LA LEGGE DEL BILANCIO DI MASSA


Possiamo immaginare di volere calcolare il bilancio in massa in un volumetto di acquifero xyz, ovvero
possiamo scrivere che la differenza tra la massa in entrata e in uscita dal volumetto eguaglia la quantit di
acqua persa o accumulata entro il medesimo volume.
possibile scrivere:

x y z = - V/ t
I primi tre termini tra parentesi rappresentano insieme la divergenza della velocit di Darcy, cio a lato
pratico la variazione di velocit (e quindi di portata in massa) nelle tre direzioni principali. Questo termine da
solo ci indica se l'acqua tende ad accumularsi in questo volume oppure tende ad uscirne. Il termine W*
rappresenta la perdita in massa di fluido dovuta a reazioni chimiche ad esempio. La prima parentesi
moltiplicata per il volume.
Questo viene eguagliato alla variazione di volume di acqua all'interno del volume.
Possiamo inoltre esprimere la variazione di volume utilizzando il coefficiente di immagazzinamento specifico:

13

La conseguenza che possibile eliminare il termine xyz poich compare in tutti e due i termini.
Supponendo di utilizzare un sistema di riferimento locale che permetta di diagonalizzare la matrice K, si va a
sostituire alle velocit di Darcy l'espressione data dalla legge di Darcy, ovvero:

h
qx K x
x
h
qy K y
y
h
qz K z
z
Otteniamo quindi pi generalmente la formula:

in moto stazionario (dh/dt=0), e ipotizzando che il termine W* sia circa 0, al secondo termine si ha 0. Si
ottiene cos l'equazione di Laplace, che permette di ricavare il carico idraulico in ogni punto in caso di moto
uniforme:

Se inoltre il mezzo omogeneo isotropo Kx=Ky=Kz=K, quindi il moto non dipende dalla conducibilit
idraulica, la formula di Laplace subisce una ulteriore semplificazione:

14

Riassumendo possiamo scrivere che:


LEGGE DEL BILANCIO IN MASSA=> div(q) = - Ss(h t+W*
LEGGE DI DARCY=> q = -K

grad h

Legge del bilancio in massa utilizzando l'equazione di Darcy, ovvero sostituendo il termine q:

div (K grad h) = Ss (h t) W*
Applicazioni a moti in due dimensioni
Caso di acquifero confinato con moto in sole due direzioni x,y:
La trasmissivit T equivale al prodotto tra K (conducibilit idraulica) e lo spessore dell'acquifero--> T=K*b
Il coefficiente di immagazzinamento specifico invece equivale ad S/b, ovvero il coefficiente di
immagazzinamento diviso lo spessore dell'acquifero, dunque Ss=S/b
Sostituendo ad Ss l'espressione appena ottenuta e trasportando b al primo membro, si ottiene:

poich lo spessore dell'acquifero b va a moltiplicare tra le parentesi i Kx e Ky


In caso di acquifero non confinato, lo spessore dell'acquifero coincide con l'altezza piezometrica della tavola
d'acqua, ovvero h. Operando le stesse sostituzioni si ottiene:

15