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TRASPORTO IN MASSA

1. INTRODUZIONE
Il trasporto di massa definito come il trasporto di una qualsiasi specie chimica attraverso la falda.
Le specie chimiche che vengono trasportate dallacqua possono subire diversi tipi di reazioni chimiche in
falda, a seconda del substrato con cui vengono a contatto o delle sostanze che incontrano lungo il
percorso, ad esemio:
-

Ossidazioni
Reazioni acido-base
Idrolisi
Solubilizzazione, diluizione, evaporazione

Esistono tuttavia specie meno reattive (pi conservative) che possono essere utilizzate come traccianti per
identificare il punto di immissione di queste sostanze in falda. Lo ione cloro Cl- ad esempio un buon
tracciante passivo.
Una sostanza pu essere trasportata in modi diversi allinterno dellacquifero:
-

TRASPORTO PER AVVEZIONE: il trasporto semplicemente dovuto al moto dellacqua che si


trascina le particelle presenti in soluzione o sospensione, dipende dunque dal flusso
TRASPORTO PER DIFFUSIONE: il trasporto delle particelle per gradiente di concentrazione, ovvero
le specie in soluzione tendono a migrare da zone a concentrazioe pi alta a zone a concentrazione
pi bassa
TRASPORTO PER DISPERSIONE: Il fluido subisce un miscelamento meccanico dal momento in cui
scorre in un mezzo poroso, e cos pure le specie chimiche presenti, che si distribuiscono quindi nel
mezzo poroso. Si dice dispersione idrodinamica la somma della diffusione e della dispersione.

Per studiare il moto e il comportamento delle specie chimiche presenti possibile utilizzare due approcci:
1) Approccio EULERIANO: si considera un volume di controllo per un determinato periodo di tempo e
vi si applica il bilancio in massa, ovvero ci si chiede come cambia il comportamento delle particelle
da quando entrano a quando escono da questo volume, in modo da avere informazioni poi sul
transito delle specie chimiche in quel determinato punto. Applicando questo concetto a pi
volumetti infinitesimi in cui abbiamo diviso lacquifero, possiamo ottenere le dinamiche globali del
sistema. Con questo tipo di approccio si studia quindi linsieme delle particelle e lintero campo
vettoriale delle velocit per ogni punto x,y,z, e come varia nel tempo. piuttosto semplice da
applicare ma sicuramente meno descrittivo ed esauriente dellapproccio lagrangiano.
2) Approccio LAGRANGIANO: si studia singolarmente il moto di ogni particella, sempre nello stesso
periodo di tempo t, non considerando il volume di controllo. Si studia dunque non il campo
vettoriale nel suo complesso, ma il moto di ogni singola particella e quindi la sua velocit v come
varia nel tempo. Ovviamente questo sistema pi complicato e fornisce per le equazioni del moto
elle particelle allinterno del sistema.
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Diciamo che lapproccio euleriano studia in un punto preciso del sistema come varia la velocit delle
particelle in quel punto fisso. Applicando questo studio a tutti i punti del sistema possibile ottenere il
comportamento generale.
Lapproccio lagrangiano invece non guarda il singolo punto attraversato dalle particelle, ma studia il moto
dal punto di vista della particella stessa, e quindi la sua velocit come varia nel tempo.
Il secondo approccio sicuramente pi complicato e perci e quello che studieremo
2. AVVEZIONE
Lavvezione legata concettualmente a come si muove lacqua nellacquifero, al tipo di flusso che trasporta
con s le particelle e quindi alla velocit di Darcy:

La velocit di avvezione per definita come:

ovvero la velocit di Darcy divisa per la porosit efficace ne, che equivale al rapporto fra il volume dei vuoti
intercomunicanti nei quali l'acqua pu liberamente circolare e il volume totale del terreno . Perch? Se la porosit
efficace alta in rapporto alla conducibilit idraulica K, significa che lacqua pu circolare liberamente in
tutto lacquifero e qundi la velocit sar in rapporto inferiore rispetto invece ad una situazione in cui, a
parit di K, la porosit efficace bassa. In questultima situazione infatti, esistono nellacquifero delle corsie
preferenziali (acquifero fratturato) in cui lacqua scorre in massa e quindi va via pi velocemente.

La velocit di avvezione vista in questo modo considera il moto delle particelle come se queste si
muovessero tutte contemporaneamente, ovvero esclude fenomeni di dispersione.
Un esempio con particle flow:
Si prende un acquifero confinato, con gradiente idraulico costante lungo la direzione x e una distribuzione
di particelle iniziale cos fatta:

Dopo 116 giorni le particelle rimangono compatte e non si ha nessuna dispersione, ovvero seguono il flusso
in maniera solidale muovendosi tutte alla stessa velocit di avvezione.

Dopo 464 giorni le particelle terminano il loro percorso.


La velocit di avvezione pu essere influenzata anche da altri parametri e non solo dalla porosit efficace,
in particolar modo dalla conducibilit idraulica. Infatti per le argille, ad esempio, la porosit efficace pu
essere bassa ma il K che abbassa notevolmente la velocit di avvezione a causa delle interazioni
elettrostatiche delle particelle con i sedimenti.

3. DISPERSIONE
La dispersione un fenomeno meccanico che avviene a diverse scale, dalla scala microscopica a livello dei
granuli del sedimento, a scala macroscopica in cui intervengono dei cambi di composizione del tipo di
sedimento. Causa sempre una deviazione della velocit delle particelle dalla velocit di avvezione e si
manifesta quando le particelle o per avvezione o per diffusione (trattata in seguito) si muovono allinterno
del mezzo poroso.
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DISPERSIONE MICROSCOPICA
Questo tipo di dispersione dovuta al semplice passaggio delle particelle allinterno del mezzo poroso, che
eterogeneo a livello microscopico. Le particelle seguono infatti percorsi diversi allinterno dellacquifero a
seconda della posizione in cui iniziano il percosro, perch seguono casualmente vie differenti, e quindi per
percorrere lo stesso tratto impiegheranno tempi diversi. Questa differenza di velocit delle singole
particellle ne causa la dispersione.

Da cosa dipende la dispersione a livello microscopico? Dipende da:


-

diametro medio dei pori


velocit parabolica dellacqua allinterno dei pori
tortuosit del sistema

La tortuosit definita come la lunghezza effettivamente percorsa dalla particella diviso la distanza
percorsa. Pi un mezzo tortuoso e maggiormente le particelle si disperderanno in esso.
= le/l

La velocit allinterno di un poro non costante in ogni punto:

Lacqua in prossimit della superficie dei pori interagisce con essi e si muove pi lentamente, dando origine
ad una distribuzione parabolica della velocit.

A
B

Il diametro medio dei pori influenza la dispersione poich pi piccoli sono i pori e minore sar la differenza
tra la velocit in A e in B, ovvero la distribuzione delle velocit ha carattere meno parabolico ed pi
uniformemente distribuita.
Una particella in posizione A si muover pi lentamente rispetto ad una particella in posizione B, ci causa
la dispersione.
Linterazione pu essere per semplice attrito o per interazione elettrostatica tra gli ioni in soluzione e le
pareti cariche, in genere negativamente, del sedimento.

DISPERSIONE MACROSCOPICA
Leterogeneit litologica presente negli acquiferi causa fenomeni di dispersione a livello macroscopico. Il
flusso delle particelle infatti tende a concentrarsi e ad incanalarsi nelle zone a conducibilit idraulica pi
elevata, dove lo scorrimento dellacqua sotterranea avviene in maniera meno ostacolata.
Possiamo vedere un esempio di dispersione macroscopica utilizzando sempre particle flow:
Prendiamo il solito acquifero confinato, applichiamo una caduta di potenziale costante, ma stavolta lo
consideriamo eterogeneo, ovvero con due lenti di ghiaia presenti.

Dopo 52 giorni le particelle sono ancora pittosto compatte e viaggiano quasi tutte alla velocit di
avvezione, ma cosa accade quando il gruppo si avvicina alle lenti di ghiaia? Il flusso si dirige
preferenzialmente allinterno delle lenti e cos le particelle. Dopo 118 giorni la situazione la seguente:

In uscita dallacquifero il flusso di particelle completamente separato. Mentre prima le pareticelle


arrivavano tutte dopo 464 giorni, in questo caso le prime a raggiungere il traguardo arrivano in 320
giorni:

Mentre lultima particella taglia il traguardo a 504 giorni.


Rispetto al un flusso compatto quindi le particelle impiegano di pi ad attraversare lacquifero ma
mediamente impiegano circa lo stesso tempo e quindi da notare, in questo senso, che la velocit di
avvezione in un sistema di questo tipo assume il significato di velocit di avvezione media, cio il
baricentro del sistema di particelle si muove alla stessa velocit di avvezione di un sistema senza
dispersione.
Come quantificare la dispersione in un acquifero?
possibile quantificarla introducendo alcuni parametri fisici come la varianza spaziale:

Xn la coordinata in x del baricentro del sistema di particelle, cio equivale alla posizione media della
particelle rispetto allasse x, mentre yn la coordinata y del sistema di particelle.

Xn

baricentro (xn;yn)
Yn

Sxx, come si intuisce dalla formula, informa riguardo allentit della distribuzione delle particelle attorno al
baricentro la del sistema rispetto x (lo stesso vale per Syy), ovvero maggiore sar questo valore e maggiore
saranno . Se il sistema di particelle in movimento, lo sar anche il baricentro delle particelle (alla velocit
media di avvezione). Ora se nel tempo la varianza spaziale rimane costante non ci sar alcuna dispersione.
In questo caso infatti le particelle rimangono compatte:

Xn

baricentro (xn;yn)

Yn

Per quantificare la dispersione occorre quindi analizzare la variazione della varianza spaziale nel tempo,
ovvero la sua derivata prima:

Se entrambe le derivate sono pari a zero significa che la varianza costante e siamo nel caso sopracitato.
Diversamente, un esempio con particle flow:
Si considera un acquifero fortemente eterogeneo. Il cursore verde e quello blu indicano rispettivamente la
posizione in y e in x del baricentro del sistema di particelle. Inizialmente la varianza spaziale del sistema
lungo x e lungo y avranno un determinato valore.

Dopo 188 giorni le particelle sono molto disperse:

Si vede come Sxx, dal grafico, tende sempre ad aumentare perch le particelle si disperdono molto lungo x,
mentre lungo y mediamente la dispersione rimane costante (acquifero confinato).

Il baricentro si muove alla velocit di avvezione mentre le particelle possono viaggiare pi velocemente
oppure pi lentamente rispetto a questa velocit.
Per misurare gli effetti della dispersione si pu utilizzare un tubo di sedimento entro il quale viene fatta
scorrere dellacqua. Ad un certo istante t si introduce o in maniera continua o come impulso (quantit
definita) di un tracciante ad una determinata concentrazione.
TEST CON INIEZIONE CONTINUA

Ad un determinato istante di tempo si inietta in maniera continua il tracciante a concentrazione costante.


La prima porzione di tracciante subir dispersione meccanica e una conseguente diluizione. Le prime
particelle di tracciante arriveranno ad una velocit maggiore di quella di avvezione. Dopo un certo lasso di
tempo si avr in uscita una concentrazione pari al 50% di quella iniziale e sono queste le particelle che si
muovono alla velocit di avvezione. La dispersione aumenta con laumentare della lunghezza del tubo.
La concentrazione del tracciante in uscita aumenta fino ad arrivare alla concentrazione di immissione. Dalla
misura dei tempi di uscita possibile avere unidea della dispersione.
TEST CON INIEZIONE AD IMPULSO

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Si immette in questo caso una quantit definita di tracciante (box function). Il picco di concentrazione
anche in questo caso viaggia alla velocit di avvezione, e tale picco presenta sempre e comunque una
concentrazione inferiore a quella di immissione, poich la quantit limitata di tracciante viene diluita in
tutto il tubo. La forma e il tipo di picco danno informazioni sulla dispersione del mezzo poroso.

4. DIFFUSIONE
La diffusione un fenomeno chimico che intercorre quando si forma un flusso in massa di una specie
chimica da un punto dove questa pi concentrata a ad un punto dove meno concentrata, ovvero un
flusso di massa secondo gradiente di concentrazione. Questo un fenomeno molto lento rispetto alla
dispersione puramente meccanica, ma in molti casi il processo dominante soprattutto in acquiferi posti in
zone pianeggianti dove i gradienti idraulici sono molto piccoli e lavvezione quindi ridottissima a causa
delle basse velocit.
La descrizione del flusso di massa definito dalla legge di Fick, che assomiglia molto alla legge di Darcy per
i fluidi:

Dove J il flusso in massa normalizzato sulla superficie espresso in moli/(m2 s), C la concentrazione in
moli/m3 e Dd il coefficiente di diffusione espresso in m2/s.
Dd d quindi una idea della capacit delle specie chimiche di attraversare il mezzo per diffusione, una
caratteristica sia del mezzo che della specie. Noi come mezzo considereremo sempre lacqua quindi Dd
dipende dalla specie, per gli ioni, maggiore la carica e minore sar Dd perch c pi interazione con le
molecole di acqua. La legge di Fick cos scritta per vale solo se il soluto libero di muoversi allinterno del
solvente.
Il coefficiente di diffusione utilizzato per i sedimenti invece sar ovviamente minore del Dd perch terr
conto degli urti e degli impedimenti che le particelle subiscono attraversando lacquifero (porosit,
tortuosit). La legge di Fick diventa quindi:

dove n la porosit e la tortuosit e V espresso in m3/moli.


Spesso per utile scrivere questa legge teorica in maniera pi compatta, utilizzando un coefficiente che
riassuma il contributo della tortuosit, chiamato D*d

Spesso per la legge di Fick per la diffusione nei sedimenti scritta anche come

dove n la porosit ed u un coefficiente correttivo che tiene conto della tortuosit e spesso ha valori
stimati empiricamente. In ogni caso Dd aumenta con laumentare della porosit e decresce con
laumentare della tortuosit.
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Il coefficiente di dispersione idrodinamica D tiene conto del contributo della diffusione (Dd) e della
dispersione (D):

IL NUMERO DI PECLET
In un acquifero la dispersione delle particelle avviene a causa dellavvezione (dispersione meccanica) e
della diffusione. La dispersione meccanica dipende, come visto, dalla velocit di avvezione e dal diametro
medio dei pori. Come stabilire quale processo domina?
Un primo modo stimare il rapporto D/Dd, ma ancora meglio si utilizza il numero di Peclet:

dove dm il diametro medio dei pori, v la velocit di avvezione e Dd il coeffciente di dispersione.


Maggiore il numero di Peclet e maggiore sar il contributo della dispersione meccanica e viceversa.
Sperimentalmente si pu costruire un grafico con in ascisse il numero di Peclet e si osserva come in un
range che varia di 3 ordini di grandezza i processi coesistono. Per valori infriori a 0.02 il processo solo
diffusivo mentre per valori superiori a circa 8 prevale la dispersione.

DT e DL rappresentano rispettivamente i coefficienti di dispersione trasversale e longitudinale e il primo


tipicamente 1/10 del secondo mentre entrambi dipendono dalla velocit di avvezione v.
Possiamo esprimere questo fatto introducendo i coefficienti di dispersivit L T.

Come stimare il coefficiente di dispersione? Utilizzando la concentrazione!

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Dobbiamo in qualche modo legare il coefficiente di dispersione con la concentrazione e questo possibile
farlo effettuando degli esperimenti. Sappiamo che iniettando un impulso di tracciante in un mezzo poroso
percorso da un flusso, avremo un tipo di dispersione longitudinale dovuta al fatto che il tracciante viene
diluito e la distribuzione della concentrazione osservata in uscita dal mezzo poroso di tipo gaussiano:

Questo molto importante poich la distribuzione gaussiana NOTA, sappiamo cio che larea sottesa al
grafico compresa tra +2 e -2 rappresenta il 95,4% della massa. Questo molto importante per i motivi
che vedremo in seguito.
Come gi visto, il picco di concentrazione in uscita si ha in corrispondenza della velocit di avvezione, che
la velocit con cui si sposta il baricentro del sistema.
Ora, tornando alla definizione di dispersione, sappiamo che questa definita dalla variazione della varianza
spaziale nel tempo.

Dxx in questo caso lo scriviamo DL. Ma la varianza spaziale Sxx (in questo caso SL) non altro che un indice
che mi rappresenta come le particelle sono distribuite attorno al baricentro del sistema (quanto sono
disperse attorno ad esso) e cio, per fare un analogia stretta con la statistica, sarebbe lequivalente della
varianza 2, ovvero un indice di come i dati vengono distribuiti attorno al valore medio (ovvero il baricentro
dei dati!).
Possiamo allora scrivere che:

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Sappiamo che il picco di concentrazione viaggia alla velocit di avvezione e quindi verr rilevato ad un
tempo t pari a v/x, cio velocit di avvezione /spazio percorso dal tracciante.
Sul campo possibile ricavare la gaussiana tramite opportuni campionamenti in momenti diversi e quindi
ricavarsi anche il parametro .
Nel momento in cui si rileva il picco a concentrazione maggiore si pu anche stimare il coefficiente di
distribuzione longitudinale:

Tutto questo possibile perch assumiamo che la distribuzione di concentrazione sia di tipo GAUSSIANA.
In due dimensioni avremo una dispersione ellittica mentre in tre dimensioni in genere si hanno formazioni
a sigaro

5. MODELLO FICKIANO DI DISPERSIONE


Abbiamo detto che la dispersione idrodinamica (D) il risultato della combinazione tra dispersione
meccanica e diffusione molecolare. Un modello fickiano di DISPERSIONE invece presuppone che il
trasporto in massa sia proporzionale solamente al gradiente di concentrazione. Utilizzando questo modello,
si tratta la dispersione meccanica in maniera del tutto analoga alla diffusione (come nella legge di Fick per
la diffusione) e questo risulta utile per semplificare i calcoli.

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APPLICAZIONE DEL MODELLO FICKIANO


In questa applicazione prenderemo in considerazione i flussi di concentrazione delle particelle (f), ovvero
una velocit moltiplicata per una concentrazione, la stessa unit di misura di J.
Consideriamo quindi una sezione di acquifero:

Fa il flusso avvettivo, ovvero il flusso in massa delle particelle alla concentrazione c che si muovono alla
velocit di avvezione, ed equivale a qc, dove q la velocit di Darcy del fluido.
Possiamo scrivere la q in funzione della velocit di avvezione introducendo la porosit (scritta come )
quale coefficiente di correzione:
E il flusso di dispersione fd invece? Come quantificarlo?
Qui interviene lassunzione che la dispersione sia di tipo fickiano, ovvero possiamo scrivere sia la diffusione
sia la dispersione in funzione del gradiente di concentrazione, utilizzando il coefficiente di dispersione
idrodinamica D:

CASO 1
Immaginiamo di iniettare un tracciante in maniera lineare attraverso una superficie, assumendo un flusso
unidirezionale:

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Scriviamo il flusso avvettivo come:

h2 h1
fA qxc [ K
]c vxc
x
Mentre il flusso dispersivo come:

c2 c1
fD Dx
x
In questo caso si considera che la dispersione avvenga solo lungo la direzione x e quindi al posto di D
scriviamo Dx.
CASO 2
Introduciamo un tracciante puntiforme.

Se si considera che la dispersione avvenga anche nelle direzioni y e z, scriveremo che il flusso nella
superficie dato dal flusso avvettivo pi i flussi dispersivi nelle tre direzioni:

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In realt i coefficienti D sarebbero riassunti da una matrice 3x3 (esattamente come per la conducibilit
idraulica K), che scegliendo un opportuno sistema di riferimento possibile diagonalizzare per ottenere
solo Dx,Dy,Dz.
Possiamo esprimere i coefficienti di dispersione lungo le tre direzioni in funzione della dispersivit . La
definizione di coefficiente di dispersione idraulica :

Dato che genericamente i coefficienti di diffusione sono trascurabili rispetto a quelli di dispersione, per
semplicit possiamo eliminarli. Inoltre possiamo esprimere la dispersivit lungo y e z come una percentuale
rispetto al flusso principale:

A questo punto proviamo a risolvere le equazioni del moto delle particelle che attraversano la sezione.
Il flusso in ingresso al volumetto il flusso in uscita = variazione di massa ( e quindi concentrazione)
allinterno del volume.
IL FLUSSO E DATO DA fa+fb dunque:
d(fa+fb)=d(concentrazione allinterno del volume)

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Esplicitando otteniamo:

Questo il caso in cui non ci sia alcuna reazione chimica o buco nero che facciano sparire della massa,
altrimenti andrebbe considerata anche questo fattore.
Abbiamo visto fino ad ora il flusso in una sola direzione, ma nel momento stesso in cui si considera il flusso
in tre direzioni le cose si complicano notevolmente! Lequazione del bilancio in massa delle particelle sar,
generalizzando:

9 termini della
dispersione (matrice
3x3)
Sequestro o aggiunta di
massa

VARIAZIONE DI
CONCENTRAZIONE

3 termini di avvezione
lungo le tre direzioni
principali

Un caso semplice in cui la dispersione sia solo lungo x:

2c
x 2

c
c

x
t

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Ritardo causato
dallassorbimento e
rilascio delle particelle
nel sedimento