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CAPITOLO 1 Acustica 1

CAPITOLO 2 Illuminotecnica 41

CAPITOLO 1 TERMODINAMICA DEI CORPI


CONTINUI 63

CAPITOLO 2 APPLICAZIONE AI SISTEMI


MONODIMENSIONALI 81

CAPITOLO 3 DAI CORPI CONTINUI AI CORPI


OMOGENEI 93

CAPITOLO 4 L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o


DELL’ENERGIA
UTILIZZABILE 103

CAPITOLO 5 MISCELE DI GAS IDEALI 125

CAPITOLO 6 PSICROMETRIA E
CONDIZIONAMENTO
DELL’ARIA 137

CAPITOLO 7 Generalità sui meccanismi di scambio


termico e elementi di conduzione 159

CAPITOLO 8 Convezione: sintesi delle principali


definizioni 167

CAPITOLO 9 Irraggiamento: generalità e corpi


neri 181

CAPITOLO 10 Irraggiamento - Corpi grigi 203

R. Borchiellini 1
2 R. Borchiellini
CAPITOLO 1 Acustica

Generalità

L’acustica applicata riguarda la produzione, la propagazione e la


ricezione di energia meccanica che si propaga per onde elastiche e che
produce sensazioni sull’orecchio umano. Rispetto alle onde
elettromagnetiche, le onde elastiche necessitano di un mezzo nel quale
propagarsi, mentre le onde elettromagnetiche possono propagarsi nel
vuoto. In particolare, affinchè le onde elastiche possano essere ottenute
è necessario che il mezzo nel quale si propagano sia elastico ed abbia
una massa non nulla. L’elasticità è necessaria per ottenere il richiamo
del mezzo verso la posizione iniziale, la massa è necessaria affinchè si
abbia trasferimento di quantità di moto tra particelle adiacenti. L’aria
ha questi requisiti.

Anche per le onde elastiche è valida la relazione che lega frequenza e


lunghezza d’onda:

c = λ⋅f (1)

nella quale, c è la velocità di propagazione del suono nel mezzo, λ è la


lunghezza d’onda e f la frequenza.

Le onde piane

Si consideri un condotto a sezione costante, all’interno del quale è


presente un mezzo omogeneo aventi le caratteristiche precedentemente
indicate, tali da consentire la propazazione di onde elastiche. Si
supponga che all’estremità posta all’origine dell’asse x (asse
longitudinale rispetto al condotto) una lamina che si muove di moto

R. Borchiellini 1
Acustica

armonico nella direzione dell’asse stesso. La lamina non è fissata agli


estremi, ma semplicemente appoggiata.

Si assume che lo spostamento della lamina per x=0 si possa scrivere:

s 0 = a ⋅ sin ( 2πft ) (2)

nella quale t è il tempo.

Inizialmente (t=0) la lamina si trova in posizione x=0, che corrisponde


alla sua posizione di riposo.

0 x

s0 λ/c

Le particelle del mezzo adiacenti alla lamina si muovono in modo


analogo alla lamina, per cui il loro spostamento è espresso dalla
relazione (2). In una generica sezione x del condotto si osserverà che,
per il fenomeno di propagazione, le particelle si muoveranno con lo
stesso movimento della lamina, ma in ritardo rispetto ad essa. Se
quindi si osservasse allo stesso istante (t1) la posizione della lamina e
quella delle particelle del mezzo in una generica sezione, si
osserverebbe in generale una differente posizione; dopo un certo
tempo, all’istante t2, le particelle in quella sezione assumeranno la
stessa posizione assunta dalla lamina all’istante t1. Il ritardo è dovuto al

2 R. Borchiellini
Le onde piane

fatto che la perturbazione si propaga nel mezzo con una certa velocità
c; il ritardo è pari al tempo che impiega la perturbazione a percorrere lo
spazio x. Questo tempo è dunque pari a x/c. Lo spostamento alla
generica sezione x può quindi essere scritto:

s = a ⋅ sin  2πf  t – -- 


x
(3)
  c 

Lo spostamento è quindi funzione del tempo e della posizione:

s = s ( x, t ) (4)

L’onda così generata è di tipo sinusoidale e nasce dal tipo di


eccitazione assunta per la lamina. Si deve comunque notare che una
eccitazione di qualunque forma potrebbe essere sviluppata in serie di
Fourier e quindi ricondotta a una somma di infinite sinusoidi.

Nel caso esaminato del condotto, l’onda che si genera è piana


monodimensionale, nel senso che i punti che si trovano sullo stesso
piano, individuato da una certa posizione x, ad ogni istante sono
caratterizzati dallo stesso spostamento s. Questo significa che il fronte
d’onda è piano, perpendicolare alla direzione di spostamento. Se al
posto della lamina fosse stata considerata una sorgente sferica pulsante
(si pensi ad esempio ad un palloncino che si gonfia e si sgonfia) l’onda
generata sarebbe stata di tipo sferico, nel senso che tutti i punti che
appartengono ad una sfera, avente lo stesso centro della sorgente, ad
una distanza r dal centro stesso, subiscono lo stesso spostamento s.

In entrambi i casi è possibile parlare di monodimensionalità, legata ad


un’unica direzione di propagazione, cioè le grandezze dipendono da
un’unica coordinata spaziale (x nel caso dell’onda piana e r nel caso
dell’onda sferica).

L’onda (piana o sferica) è longitudinale nel senso che gli spostamenti


dalla condizione di equilibrio avvengono lungo la direzione di
propagazione. L’onda è progressiva perchè avanza; non ci sono punti
fissi, come si avrebbero se la lamina fosse stata fissata agli estremi.

Tornando all’equazione (3) che descrive lo spostamento rispetto alla


condizione di equilibrio, si può evidenziare che una volta fissato x, è
posssibile determinare come lo spostamento s vari nel tempo. Questa
evidenzia che tutte le sezioni si muovono sinusoidalmente attorno alla
posizione di equilibrio, con un certo ritardo una rispetto ad un’altra.

La velocità c è la velocità di propagazione del disturbo (velocità del


suono); questa non deve essere confusa con la velocità locale del fronte
d’onda che si muove attorno alla posizione di equilibrio: ∂s ⁄ ∂t .

R. Borchiellini 3
Acustica

Se nell’equazione (3) si fissasse invece il tempo t, la relazione


fornirebbe la posizione dei fronti d’onda rispetto alla posizione di
equilibrio lungo tutto il condotto, cioè lungo la direzione di
propagazione x:

sx
sx+dx
x x+dx x

Si nota che la distribuzione di s rispetto alla posizione x è ancora


sinusoidale. Per due posizioni di equilibrio diverse, x1 e x2, si hanno
allo stesso istante due spostamenti differenti, s1 e s2. Si consideri ora
un volume compreso tra due fronti adiacenti, aventi posizioni di
equilibrio a una distanza infinitesima, dx.

sx1 sx2 = sx1+(ds/dx) dx

X1 x2 = x1+dx
dx

Il volume compreso tra i due fronti, a seconda dell’istante di tempo


considerato, risulta espanso o contratto rispetto al volume in condizioni
iniziali (cioè quando entrambe le superfici si trovavano in condizioni di
equilibrio). La propagazione dell’onda è quindi associata a
compressioni ed espansioni. Se infatti si considera la situazione
rappresentata in figura, si vede chiaramete come il volume compreso
tra i due fronti cambi al variare di sx1 e sx2. Detta S la sezione del
condotto, il volume dV compreso tra i due fronti d’onda è:

dV = S ⋅ dx (5)

4 R. Borchiellini
Le onde piane

Ricordando la legge di Hook, che lega tra loro tensione e deformazione


elastica:

dl
σ = E ⋅ ε = E ⋅ ----- (6)
l
la variazione di pressione è proporzionale alla variazione di volume:

dV
dp = – E v ⋅ ------- (7)
V
∆V
∆p = – E v ⋅ ------- (8)
V
nelle quali, Ev è il modulo di elasticità di volume, le cui dimensioni
sono quelle di una pressione e ∆p è la variazione di pressione rispetto
alla condizione di equilibrio iniziale, cioè ∆p = p – p 0 . Il segno - è
dovuto al fatto che ad un aumento di pressione corrisponde una
diminuzione di volume (nel caso della equazione (6) lo sforzo σ è di
trazione, mentre la pressione è di compressione).

Riferendosi al volume infinitesimo riportato in figura si può scrivere:

∆ ( dV ) S ( s x2 – s x1 )
∆p = – E v ⋅ --------------- = – E v ⋅ -----------------------------
dV Sdx
(9)
 s + ---- ∂s
- dx – s x1
 x1 ∂x  ∂s
= – E v ⋅ --------------------------------------------- = – E v ⋅ -----
dx ∂x

Introducendo l’espressione dello spostamento s:

∆p = – E v ⋅  – --- ⋅ 2 πf ⋅ cos 2 πf  t – --


1 x (10)
 c  c

2 πfa
∆p = E v ⋅ ------------ ⋅ cos 2 πf  t – --
x (11)
c  c

La relazione (11) descrive l’onda di pressione; l’espressione è


particormente utile in quanto la variazione di pressione rispetto alla
condizione di equilibrio può essere misurata sperimentalmente. Essa
mostra che l’onda di pressione è sfasata di π/2 rispetto a quella di

R. Borchiellini 5
Acustica

spostamento. I punti di massimo e minimo di una grandezza


coincidono quindi con gli zeri dell’altra, in particolare quando un
fronte d’onda è nella posizione di equilibrio (s=0) la variazione di
pressione assume, in modulo, il valore massimo. In questa situazione
infatti i fronti d’onda adiacente a quello considerato si trovano nella
situazione in cui ∂s ⁄ ∂x è massimo, per cui si ha la maggiore
variazione di volume e quindi di pressione.

s
∆p

∆p s

Considerazioni analoghe si hanno in punti per i quali s = s max per i


quali ∂s ⁄ ∂x = 0 e quindi ∆ p = 0 .

Ricordando che il lavoro è il risultato di una forza per uno


spostamento:

F
L = F ⋅ s = --- ⋅ s ⋅ S = p ⋅ V (12)
S
La conoscenza delle variazioni di pressione e degli spostamenti ci
permetterà di effettuare considerazioni anche sull’energia trasportata
dall’onda.

Velocità del suono

A queste stesse relazioni si sarebbe potuti giungere con considerazioni


tipiche della meccanica dei continui. In questo caso, partendo dalle
leggi fondamentali della conservazione della massa e della quantità di
moto si sarebbe giunti a scrivere le equazioni alle derivate parziali note
come equazione d’onda (equazione alle derivate parziali in p e

6 R. Borchiellini
Velocità del suono

w = ∂s ⁄ ∂t ) la cui soluzione per il caso semplice qui considerato


coincide con le relazioni ricavate in modo induttivo.

Sviluppando i calcoli nella formulazione generale è possibile ricavare


una relazione che esprime la velocità del suono c:

c =
∆ p-
------ (13)
∆ρ
Nell’ipotesi di piccole perturbazioni, cioè quando le variazioni di
pressione sono piccole rispetto alla pressione nel mezzo considerato, si
può scrivere:

2 ∂p
c = ------ (14)
∂ρ
Per il caso considerato, si ha:

dV
dp = – E v ⋅ ------- (15)
V
Il volume si può scrivere:

M
V = ----- (16)
ρ
e quindi

dV = M  – ------ d ρ
1
(17)
 2
ρ
e cioè:

M  – ------ d ρ
1
 2
dV ρ - = – d-----ρ-
------- = -------------------------- (18)
V M
----- ρ
ρ
L’equazione (15) diventa quindi:


dp = E v ⋅ ------ (19)
ρ
e la (14):

R. Borchiellini 7
Acustica

2 ∂p Ev
c = ------ = ------ (20)
∂ρ ρ
La velocità del suono in un mezzo può quindi essere espressa, per
piccole perturbazioni:

Ev
c = ------ (21)
ρ
nella quale ρ la densità del mezzo indisturbato.

L’aria, che è il mezzo di maggiore interesse, può essere considerata un


gas ideale; le trasformazioni che questa subisce possono essere
considerate senza scambio di calore e reversibili. Per queste
trasformazioni, isoentropiche, vale la relazione:
γ
pv = const (22)

Considerando l’equazione di stato dei gas ideali:

R∗ ⋅ T
p = -------------- = ρ ⋅ R∗ ⋅ T (23)
v
Si può scrivere:

∂p ∂p
dp =  ------ d ρ +  ------ dT (24)
 ∂ρ T  ∂T ρ

Utilizzando l’equazione di stato si ha:

∂p-
 ----- ∂p-
 -----
= R∗ ⋅ T = R∗ ⋅ ρ (25)
 ∂ρ T  ∂T ρ

per cui:

dp = ( R∗ ⋅ T ) ⋅ d ρ + ( R∗ ⋅ ρ ) ⋅ dT (26)

d ρ dT
dp = ( ρ ⋅ R∗ ⋅ T ) ⋅  ------ + ------ (27)
ρ T

L’equazione della trasformazione isoentropica può essere scritta in


funzione della temperatura e della densità:
γ γ–1 γ–1
pv = pv ⋅ v = R∗ ⋅ T ⋅ v = const (28)

8 R. Borchiellini
Velocità del suono

e ancora:

1 γ–1
= T ⋅  ---
γ–1
T⋅v = const (29)
 ρ

la quale può essere riscritta:

  1- γ – 1
log T ⋅ -- = log T + ( 1 – γ ) log ρ = log ( const ) (30)
  ρ 

differenziando:

------ + ( 1 – γ ) ⋅ d-----ρ- = 0
dT
(31)
T ρ
per cui:

------ = ( γ – 1 ) ⋅ d-----ρ-
dT
(32)
T ρ
Sostituendo quest’ultima nella (27) si ha:

dρ dρ dρ
dp = ( ρ ⋅ R∗ ⋅ T ) ⋅  ------ + γ ------ – ------ (33)
ρ ρ ρ

cioè:

dp = γ ⋅ R∗ ⋅ T ⋅ d ρ (34)

dp
------ = γ ⋅ R∗ ⋅ T (35)

Infine è possibile ricavare un’espressione per la velocità del suono:

2 ∂p
c = ------ = γ ⋅ R∗ ⋅ T (36)
∂ρ

c = γ ⋅ R∗ ⋅ T = γ---------
⋅p (37)
ρ
Per l’aria si può assumere:

R∗ = 287 J ⁄ ( kg ⋅ K )
γ = 1, 4 (38)

T ≈ 288 K

R. Borchiellini 9
Acustica

per cui la velocità del suono è:

c ≈ 340 m ⁄ s (39)

Intensità acustica

Nell’acustica ci interessa stabilire una relazione tra l’energia


trasportata dall’onda e la sensazione sonora provocata. L’energia
trasportata sarà definita dall’intensità:

dW
I = ------------ (40)
dS ric

nella quale W è la potenza trasmessa dall’onda (espressa in W) fornita


dall’elemento eccitante (la lamina nel caso qui considerato) e Sric
l’area della superficie ricevente. Si può scrivere:

∂s ∂s
W = F ⋅ ----- = ∆ p ⋅ S ⋅ ----- (41)
∂t ∂t
In questo caso, l’area sulla quale agiscono le forze di pressione è anche
l’area ricevente, quindi S ric = S . La relazione (41) mostra che W è
proporzionale alla superficie S:

∂s
W = ∆ p ⋅ S ⋅ ----- = S ⋅ f ( x, t ) (42)
∂t
l’intensità può quindi essere scritta:

dW W ∂s
I = -------- = f ( x, t ) = ----- = ∆ p ⋅ ----- (43)
dS S ∂t
L’intensità così definita però è funzione della posizione e del tempo,
cioè:

I = I ( x, t ) (44)

poichè sia ∆p, sia ∂s ⁄ ∂t dipendono da x e da t.

In realtà interessa maggiormente un valore medio in un intervallo di


tempo τ. L’intervallo τ è detto periodo ed è il tempo necessario a
compiere un ciclo di I. Si calcola quindi:

10 R. Borchiellini
Intensità acustica

1---
I =
τ∫
⋅ W ( t ) dt
τ-----------------------------
- (45)
S
e, per un condotto a sezione S costante:

1--- ∂s
τ τ ∫
⋅ ∆ p ⋅ S ⋅ ----- dt
∂t 1 ∂s
S τ τ ∫
I = ------------------------------------------- = --- ⋅ ∆ p ⋅ ----- dt
∂t
(46)

La derivata dello spostamento nel tempo è:

∂----s-
= a 2π f ⋅ cos  2π f  t – -- 
x
(47)
∂t   c 

Sostituendo le espressioni (11) e (47) nella (46), si ha


2
( 2π fa ) x 2
I = --- ⋅ E v ⋅ ------------------- ⋅  cos 2π f  t – --  ⋅ dt
1
τ τ ∫ c   c 
(48)

cioè
2
(------------------
2π fa ) - 1---   x  2
I = Ev ⋅
c
⋅ ⋅
τ τ ∫
cos 2π f t – --
 c 
⋅ dt (49)

L’integrale del quadrato del coseno, calcolato su tutto il periodo è:

2 τ
∫ τ
( cos ( t ) ) ⋅ dt = ---
2
(50)

quindi:
2 2
( 2π fa ) 1 τ ( 2π fa )
I = E v ⋅ ------------------- ⋅ --- ⋅ --- = E v ⋅ ------------------- (51)
c τ 2 2c
ma, dalla (20), si ha
2
Ev = ρc (52)

per cui:
2
( 2π fa ρ c ) 1
I = -------------------------- ⋅ ------ (53)
2 ρc

R. Borchiellini 11
Acustica

Per una grandezza G periodica, caratterizzata dal fatto che avrebbe


valore medio nullo nel periodo, si definisce il valore efficace come:

2 1 2 2
τ τ ∫
( G eff ) = --- ⋅ ( G max ) ⋅ ( cos ( t ) ) ⋅ dt (54)

dalla quale si ricava:

G max
G eff = ------------- (55)
2
Per la pressione si ha:

∆ p max 2π fa ρ c
∆ p eff = ---------------- = ------------------ (56)
2 2
pertanto, dalla (53) si ha:

1 2
I = ------ ⋅ ( ∆ p eff ) (57)
ρc
essendo ρ la densità dell’aria ambiente.

Il termine ρ c è detto resistenza acustica. Il valore efficace della


variazione di pressione è molto importante in acustica perchè è la
grandezza rilevata dagli strumenti di misura, i quali sono
sostanzialmente dei misuratori di pressione. La relazione (57) quindi
mette in relazione una grandezza misurabile, ∆ p eff con una
grandezza che è strettamente legata alla sensazione dell’orecchio
umano, l’intensità acustica I.

Se l’onda anzichè piana fosse stata sferica, la superficie S non sarebbe


più stata costante nella direzione di propagazione, ma funzione della
distanza dalla sorgente stessa. Per l’intensità si trova

W
I = ------------ (58)
2
4π r
cioè si ha un’intensità acustica funzione della distanza. In particolare
l’intensità diminuisce con in quadrato della distanza.

12 R. Borchiellini
Sensazioni acustiche e audiogramma normale

Sensazioni acustiche e audiogramma normale

Fino ad ora sono state considerate onde caratterizzate da una sola


frequenza, onda che in acustica è definita tono puro. Da osservazioni
sperimentali si è riscontrato, che considerando un tono puro alla
frequenza di 1000 Hz, il suono è udibile da un campione di persone
quando la pressione sonora media efficace del suono stesso è superiore
5 2
a 2 ⋅ 10 N ⁄ m , mentre quando tale pressione diventa pari a
2
20 N ⁄ m si inizia ad avvertire dolore.

∆peff
2
(N/m )
SOGLIA DEL
20
DOLORE

-5 SOGLIA DI
2·10 UDIBILITA'
1000 f (Hz)

Si nota che l’intervallo di pressione è molto ampio per cui


operativamente si preferisce utilizzare una scala relativa in decibel.

Di una certa grandezza G, della quale sia noto un valore G0, si


definisce decibel la grandezza LG, espressa:

G-
L G = 10 ⋅ log ------ (59)
G0

In particolare, in acustica si definiscono le seguenti grandezze:

LIVELLO DI PRESSIONE SONORA


2
( ∆ p eff ) ∆ p eff
L p = 10 ⋅ log -------------------
- = 20 ⋅ log ------------
- (60)
( ∆p0 )
2 ∆ p 0

nella quale:

R. Borchiellini 13
Acustica

–5 2
∆ p 0 = 2 ⋅ 10 N⁄m (61)

LIVELLO DI INTENSITA’ SONORA

I
L I = 10 ⋅ log ---- (62)
I0

nella quale:
– 12 2
I 0 = 10 W⁄m (63)

LIVELLO DI POTENZA SONORA

W
L W = 10 ⋅ log ------- (64)
W0

nella quale:
– 12
W 0 = 10 W (65)

Si può scrivere, considerando la (57):

 ( ∆ p )2 ( ∆ p0 ) 
2
L I = 10 ⋅ log ---- = 10 ⋅ log  -------------------- ⋅ ---- ⋅ -----------------
I eff 1
I0  ρc I 0 ( ∆ p ) 2
 0 
(66)
 (∆p ) 2
 ( ∆ p0 ) 
2

= 10 ⋅ log 
eff 
-------------------
- + 10 ⋅ log  -----------------
2  ρ cI 0 
 ( ∆p0 ) 

cioè:

LI = Lp + C (67)

nella quale C ≈ – 0, 2 dB per aria al livello del mare. Si può quindi


considerare:

LI ≈ Lp (68)

Inoltre, considerando la relazione tra intensità e potenza che risulta


dall’equazione (43):

14 R. Borchiellini
Sensazioni acustiche e audiogramma normale

W
I = ----- (69)
S
è possibile legare i rispettivi livelli sonori:

I  W S0 
L I = 10 ⋅ log ---- = 10 ⋅ log  ----- ⋅ -------
I0  S W 0 (70)

= 10 ⋅ log  ------- – 10 ⋅ log  -----


W S
W  S 
0 0

se si assume, come valore di riferimento per la superficie


2
S0 = 1 m (71)

la (70) diventa:

L I = L W – 10 ⋅ log S (72)

Tornando ai suoni uditi dall’orecchio umano, si possono calcolare, alla


frequenza di 1000 Hz, i livelli di pressione corrispondenti alla soglia di
udibilità e alla soglia del dolore:

SOGLIA DI UDIBILITA’

–5 2
( 2 ⋅ 10 )
L p = 10 ⋅ log -------------------------- = 10 ⋅ log 1 = 0 dB (73)
–5 2
( 2 ⋅ 10 )
SOGLIA DEL DOLORE
2
( 20 ) - = 120 dB
L p = 10 ⋅ log ------------------------- (74)
–5 2
( 2 ⋅ 10 )

pertanto il campo dell’udibile è definito nell’intervallo:

0 ≤ L p ≤ 120 dB (75)

In realtà l’orecchio percepisce anche suoni con livelli di pressione


superiori a quello indicato come limite superiore, ma alla percezione è
associata la sensazione di dolore e l’esposizione a tali livelli sonori può
provocare danni, non solo all’apparato uditivo.

R. Borchiellini 15
Acustica

Weber e Fechner studiarono la relazione tra livello di pressione sonore


e sensazione provocata da un tono puro a 1000 Hz, giungendo al
risultato:

d ( ∆ p eff )
dS ∝ --------------------- (76)
∆ p eff

nella quale S esprime la sensazione acustica. La (76) può essere scritta

d ( ∆ p eff )
dS = k 1 --------------------- (77)
∆ p eff

per cui:

 ∆ p eff  ∆ p eff
S – S 0 = k 1 ln  ------------- = k 2 log  ------------- (78)
 ∆p0   ∆ p0 

Se si pone k2 = 20, l’espressione (78) diventa equivalente alla (60),


pertanto:

S – S0 = Lp (79)

per cui il livello di sensazione e il livello di pressione sonora a 1000 Hz


hanno lo stesso valore a meno di una costante.

Il livello di sensazione sonora si esprime in phon. In genere si pone


S0=0, cosicchè esiste una uguaglianza tra il valore numerico del livello
di pressione espresso in decibel e la sensazione espressa in phon nel
caso di frequenza 1000 Hz (es. per Lp=30 dB si ha una sensazione
S=30 phon).

Fino a questo punto sono stati considerati toni puri con frequenza 1000
Hz, ma l’orecchio umano è sensibile a frequenze comprese tra 16 Hz e
16 kHz (secondo alcuni autori l’intervallo di suoni udibili è compreso
tra 20 Hz e 20 kHz). I suoni con frequenze superiori rispetto al campo
udibile sono detti ultrasuoni, mentre quelli con frequenze inferiori sono
dette infrasuoni.

L’orecchio umano non è ugualmente sensibile ai suoni di frequenza


differente. Questo significa per esempio che la soglia di udibilità per
suoni di frequenza diversa da 1000 Hz si verifica per valori di
–5 2
pressione media efficace differenti da ∆ p eff = 2 ⋅ 10 N⁄m .

16 R. Borchiellini
Sensazioni acustiche e audiogramma normale

Per comparare suoni aventi frequenza differente dal punto di vista della
sensazione sonora provocata si è proceduto sperimentalmente,
comparando suoni ad una certa frequenza con suoni a 1000 Hz e
valutando per quali valori di pressione media efficace si ottiene la
stessa sensazione. Le prove sono state eseguite su un campione di
ascoltatori di età compresa tra 18 e 25 anni. La sorgente è stata posta
davanti all’ascoltatore; il suono è fatto giungere alle sue orecchie come
onde piane progressive in campo libero (questo significa in assenza di
elementi che possano alterare la propagazione del suono con effetti di
riflessione) e l’ascolto è biauricolare. Il livello di pressione sonora è
misurato in assenza dell’ascoltatore.

E’ stato ottenuto un diagramma, chiamato audiogramma normale, così


costituito. In ascissa sono riportate le frequenze nel campo dell’udibile,
in ordinata è riportato il livello di pressione. In funzione di queste due
grandezze sul diagramma sono rappresentate le curve iso-phon, cioè le
curve a parità di sensazione sonora. In questo modo è possibile
procedere determinando, a parità di livello di pressione (quindi a
ordinata fissa), come varia la sensazione al variare della frequenza,
oppure al variare della frequenza quale livello di pressione è necessario
per ottenere la stessa sensazione sonora (e quindi procedendo lungo
una curva iso-phon fissata). L’audiogramma normale è riportato in
figura.

R. Borchiellini 17
Acustica

Si osserva che a basse frequenze (per frequenze inferiori a 1000 Hz) le


curve iso-phon tendono a compattarsi verso alti valori di livello di
pressione. In particolare la soglia del dolore tende a restare piatta,
mentre tende ad alzarsi la soglia di udibilità più ci si sposta verso basse
frequenze. Per provocare la stessa sensazione sonora è quindi
necessario un livello sonoro maggiore. Ragionando invece a parità di
livello di pressione, diminuisce la sensazione sonora provocata da un
suono al diminuire della sua frequenza.

Le curve iso-phon presentano un minimo tra 3000 Hz e 4000 Hz.


L’orecchio umano è dunque più sensibile in questo intervallo.

Si è già detto della corrispondenza numerica tra i valori della scala dei
phon e quella dei decibel a 1000 Hz.

Si noti ancora come la curva rappresentativa della soglia del dolore e


quelle rappresentative di valori elevati di sensazioni sonore siano più
piatte rispetto alle altre curve iso-phon associate a valori inferiori di
sensazioni sonore. Questo significa che l’orecchio umano è in grado di
sentire a pressioni elevate più o meno tutte le frequenze nel campo
dell’udibile.

Sull’audiogramma sono riportate (linea tratteggiata) la gamma di


frequenza e di livelli di pressione di interesse in campo musicale. Il
parlato copre invece livelli di pressione compresi tra 30 e 80 dB e
frequenze comprese tra 100 e 8000 Hz.

18 R. Borchiellini
Acustica ambientale

Acustica ambientale

Questa sezione considera l’interazione tra le onde sonore e gli elementi


che costituiscono l’ambiente. Si consideri in particolare un’onda
elastica e un materiale omogeneo. Definita Wi la potenza associata ad
un’onda incidente una superficie, in modo analogo a quanto visto per
la radiazione elettromagnetica, una parte della potenza, Wr, è riflessa,
una parte, Wa, è assorbita e un’ultima quota, Wt, è trasmessa.

Wi
Wt
Wr

Wa

La relazione tra le quattro potenze è:

Wi = Wa + Wt + Wr (80)

Dividendo entrambi i membri per Wi:

Wa Wt Wr
1 = ------- + ------ + ------- (81)
Wi Wi Wi

Analogamente a quanto già visto per le onde elettromagnetiche, si


definiscono tre coefficienti che caratterizzano il comportamento della
parete: coefficiente di assorbimento a, coefficiente di riflessione r e
coefficiente di trasmissione t:

Wa
a = -------
Wi
Wr
r = ------- (82)
Wi
Wt
t = ------
Wi

R. Borchiellini 19
Acustica

pertanto:

1 = a+r+t (83)

Nei problemi di acustica di solito interessa la somma dei contributi


legati all’assorbimento e alla trasmissione, cioè per chi si trova in un
ambiente, interessa la quota di energia che non viene riflessa. Si
definisce allora un coefficiente definito di assorbimento apparente,
somma dei coefficienti di assorbimento e di trasmissione.

a' = a + t (84)

Facendo riferimento a questo coefficiente, si definisce area di


assorbimento equivalente:

A eq = a ′ ⋅ S (85)

questa rappresenta l’area di un assorbitore ideale, cioè con coefficiente


di assorbimento unitario, equivalente alla superficie considerata.

Per estensione, in un locale ove pareti diverse partecipano al fenomeno


di assorbimento si parlerà di un’area di assorbimento equivalente
come:

A eq = ∑ a ′i ⋅ Si (86)

i
e si definisce anche un coefficiente di assorbimento medio apparente
come:

∑ a ′i ⋅ Si ∑ a ′i ⋅ Si
i i
a ′ = ----------------------
- = ----------------------
- (87)
S
∑ Si
i
per cui:

A eq = a ′ ⋅ S (88)

Il valore di a ′ è un valore medio tra le superfici. Il suo valore (come


del resto quello dei coefficienti di assorbimento apparente delle varie
pareti) dipende in generale dalla frequenza del suono incidente.

Se si considera una sorgente S in uno spazio aperto, cioè non


delimitato da pareti, non si verificheranno fenomeni di riflessione o

20 R. Borchiellini
Acustica ambientale

assorbimento. Se la sorgente è un generatore di onde sferiche,


l’intensità percepita da un ricevitore R posto a una distanza r dalla
sorgente è espressa dalla (58):

W
I = ------------ (89)
2
4π r
Questa situazione è indicata come campo acustico libero. Se invece la
sorgente e il ricevitore sono posti all’interno di un ambiente delimitato
da pareti, sul ricevitore giungeranno anche onde acustiche riflesse oltre
a quelle che direttamente arrivano dalla sorgente. Questa situazione,
rappresentata in figura, è indicata come campo semi-riverberato.

O
Onda
riflessa

S Onda diretta R

Supponiamo che ad un certo istante (istante iniziale) la sorgente inizi a


emettere onde sonore; per semplicità si assuma che la potenza emessa
nel tempo sia costante. Il ricevitore inizierà a ricevere un’intensità
diversa da zero con un certo ritardo rispetto al tempo di inizio della
emissione da parte della sorgente. Questo tempo di ritardo è
determinato alla distanza tra sorgente e ricevitore ed è pari a SR ⁄ c .
L’onda sferica emessa dalla sorgente raggiungerà anche le pareti e da
queste sarà in parte riflessa, per cui, oltre alla componente diretta sul
ricevitore giungerà anche una serie di onde riflesse. Supponendo che la
prima onda riflessa a giungere al ricevitore sia quella incidente la
parete sul punto O, questa arriverà al ricevitore con un ritardo pari a
( SO + OR ) ⁄ c e con un’intensità inferiore rispetto a quella della
sorgente in quanto una parte dell’energia trasportata dall’onda sarà
stata assorbita dalla parete. Poichè le onde riflesse sono moltissime,
queste giungeranno al ricevitore con tempi diversi, creando una
sovrapposizione, come rappresentato in figura.

R. Borchiellini 21
Acustica

3° onda riflessa
2° onda riflessa

1° onda riflessa
onda diretta
t
SR/c (SO+OR)/c

Considerando il numero di onde riflesse e che il nostro orecchio non è


in grado di distinguere discontinuità di suono inferiori a 1/15 di
secondo, è possibile sostituire la curva discontinua con una curva
continua.

Quando poi la sorgente smette di emettere si verifica il fenomeno


opposto. L’onda diretta cesserà di giungere sul ricevitore con un certo
ritardo e con ritardi successivi smetteranno di giungere anche le ultime
onde riflesse, per cui l’intensità sul ricevitore ha un andamento
decrescente, come riportato in figura. L’andamento risultante
presenterà quindi un andamento crescente e poi un decremento, detto
riverberazione. La riverberazione è il fenomeno secondo il quale
quando una sorgente cessa di emettere, si ha ancora una coda sonora (o
coda acustica) causata dalle riflessioni dell’ambiente con pareti non
perfettamente assorbenti.

La riflessione può essere utile perchè consente di avere una sorgente


con intensità minore, mentre il fenomeno della coda sonora è utile,

22 R. Borchiellini
Acustica ambientale

purchè limitato, in quanto consente una migliore percezione dei suoni e


delle parole; quando la coda sonora è invece troppo prolungata, questa
causa la sovrapposizione di suoni diversi e quindi l’effetto risultante
non è gradevole.

Per la formulazione analitica di questo fenomeno si utilizza la


trattazione semplificata di Sabine. Questa trattazione considera un
ambiente di dimensioni molto più grandi della lunghezza d’onda, in cui
l’energia è ugualmente distribuita su tutto il volume V. Se si indica con
J la densità di energia volumica (cioè energia per unità di volume,
espressa in J/m3), per l’ipotesi fatta, si ha J costante su tutto lo spazio,
cioè:

J ( x̃, t ) = J ( t ) (90)

In questa situazione si può dimostrare che l’intensità I in un certo


punto è legata alla densità di energia volumica J dalla relazione:

c⋅J
I = --------- (91)
4
quindi anche l’intensità è uguale in ogni punto dello spazio. Se si
suppone che J subisca una variazione nel tempo infinitesimo dt, per il
principio di conservazione dell’energia, questa variazione di energia
contenuta nel volume V deve essere pari alla differenza tra l’energia
emessa dalla sorgente e l’energia assorbita dalle pareti nel tempo dt:

W ⋅ dt – a ′ ⋅ S ⋅ I ⋅ dt = V ⋅ dJ (92)

Il primo termine è l’energia emessa dalla sorgente, il secondo termine


l’energia assorbita dalle pareti; il secondo membro è la variazione di
energia contenuta nel volume V dell’ambiente. Quest’ultimo termine
evidenzia il fatto che il fenomeno analizzato è non-stazionario
(altrimenti non si avrebbero variazioni della densità di energia J).

In termini di potenza, dividendo per dt si ha:

dJ
W – a ′ ⋅ S ⋅ I = V ⋅ ------ (93)
dt
e dividendo per il volume V:

W ′⋅S⋅I
----- – a------------------ dJ
= ------ (94)
V V dt
Introducendo la relazione (91) tra I e J:

R. Borchiellini 23
Acustica

W a′ ⋅ S ⋅ c
----- – ------------------- ⋅ J = dJ
------ (95)
V 4⋅V dt
ponendo:

a′ ⋅ S ⋅ c
β = ------------------- (96)
4⋅V
grandezza che ha le dimensioni dell’inverso di un tempo, si ha:

W
----- – β ⋅ J = dJ
------ (97)
V dt
oppure:

dJ W
------ – ----- + β ⋅ J = 0 (98)
dt V
A questo punto è utile operare un cambiamento di variabile, ponendo

W
J∗ = – ----- + β ⋅ J (99)
V
e, di conseguenza

dJ∗ = β ⋅ dJ (100)

si può scrivere:


--1- ⋅ dJ
--------- + J∗ = 0 (101)
β dt
dJ ∗
--------- = – β ⋅ dt (102)
J∗
Integrando l’equazione (102) si ottiene:

ln J∗ = – β t + K (103)

K –β ⋅ t
J∗ = e ⋅ e (104)

–β ⋅ t
J∗ = K∗ ⋅ e (105)

W –β ⋅ t
– ----- + β ⋅ J = K∗ ⋅ e (106)
V

24 R. Borchiellini
Acustica ambientale

W –β ⋅ t
J = ------- + K ′ ⋅ e (107)
βV
Nella fase iniziale di emissione della sorgente (t=0) si ha J=0, da cui:

W
K ′ = – ------- (108)
βV
Si ottiene quindi:

W –β ⋅ t
J = ------- ⋅ ( 1 – e ) (109)
βV

W
Se t → ∞ allora J ∞ = -------
βV

a′ ⋅ S ⋅ c
ma β = ------------------- , per cui:
4⋅V
4W
J ∞ = ------------------- (110)
a′ ⋅ S ⋅ c
e cioè

J∞ ⋅ a ′ ⋅ S ⋅ c
W = ------------------------------ (111)
4
Ricordando ancora la relazione tra I e J:

c ⋅ J∞
I ∞ = ------------- (112)
4
si ricava l’espressione:

W = a ′ ⋅ S ⋅ I∞ (113)

L’espressione (113) indica che a regime (dopo un tempo infinito) tutta


la potenza emessa dalla sorgente deve essere uguale alla potenza
assorbita dalle parete e quindi non si hanno più variazioni di J. La
funzione esponenziale di J tende quindi al valore asintotico J ∞ .

R. Borchiellini 25
Acustica

J'

t
t'

Si consideri ora la seconda fase del processo descritto in precedenza,


cioè quella che si origina dallo spegnimento della sorgente. In questo
caso l’energia volumica dell’ambiente andrà progressivamente
diminuendo perchè le pareti continuano ad assorbire energia
trasportata dalle onde sonore ma la sorgente non ne introduce più
nell’ambiente. La conservazione dell’energia in questo caso si scrive:

0 – a ′ ⋅ S ⋅ I ⋅ dt = V ⋅ dJ (114)

introducendo la relazione tra I e J:

a′ ⋅ S ⋅ c dJ
– ------------------- ⋅ J = ------ (115)
4⋅V dt
e quindi, utilizzando nuovamente la grandezza β:

dJ
– β ⋅ J = ------ (116)
dt
dJ
------ = – β ⋅ dt (117)
J
Integrando quest’ultima equazione si ottiene:

ln J = – β t + K (118)

K –β ⋅ t
J = e ⋅e (119)

–β ⋅ t
J = K∗ ⋅ e (120)

Ponendo come condizioni iniziali, per t=t’, J=J’:

26 R. Borchiellini
Acustica ambientale

–β ⋅ t′
J ′ = K∗ ⋅ e (121)

e quindi:

J′
K∗ = --------------- (122)
– β ⋅ t′
e
Si ottiene quindi:
– β ⋅ ( t – t' )
J = J′ ⋅ e (123)

Se nel tempo t’ si fossero raggiunte condizioni quasi stazionarie, si


avrebbe:

– β ⋅ t∗
J = J∞ ⋅ e (124)

avendo posto

t∗ = t – t ′ (125)

Si definisce tempo di riverberazione convenzionale il tempo necessario


affinchè l’intensità si riduca ad un milionesimo (10-6) del valore che
aveva in condizioni di regime all’istante in cui la sorgente ha cessato di
emettere. Passando dall’intensità al livello di intensità, tale definizione
può essere espressa in modo equivalente come il tempo necessario
affinchè il livello di intensità si riduca di 60 dB.

Per effetto della relazione tra I e J, parlare di intensità e di densità di


energia volumica è equivalente, dal momento che le due grandezze
sono legate attraverso un fattore costante, pertanto è possibile
esprimere le condizioni iniziali e finali che identificano il tempo di
riverberazione come:

J i = J ∞ per t∗ = 0

–6
J i = J ∞ ⋅ 10 per t∗ = τ 60

nella quale il simbolo τ 60 indica il tempo necessario affinchè si abbia


una diminuzione di 60 dB.

Si può scrivere, utilizzando la (124):

R. Borchiellini 27
Acustica

Ji J∞
---- = ----------------------------
- (126)
Jf – β ⋅ τ 60
J∞ ⋅ e

con la condizione
– β ⋅ τ 60 6
e = 10 (127)

per cui:
6
β ⋅ τ 60 = ln 10 (128)

e quindi
6
β ⋅ τ 60 = 2, 3 ⋅ log 10 (129)

2, 3 ⋅ 6
τ 60 = ---------------- (130)
β
e, ricordando la definizione di β:

2, 3 ⋅ 6 ⋅ 4 V
τ 60 = ------------------------ ⋅ ------------ (131)
c a′ ⋅ S
e sostituendo a c il valore numerico:

V
τ 60 = 0, 16 ⋅ ------------ (132)
a′ ⋅ S
nota come formula di Sabine.

Il tempo di riverberazione è quindi proporzionale al volume V


dell’ambiente, il che esprime la capacità di accumulare energia, e
inversamente proporzionale a a ′ ⋅ S , cioè alla capacità di assorbire
l’energia contenuta nel volume.

Questa formula, ricavata con ipotesi semplificative piuttosto forti, ha


dei limiti applicativi non così restrittivi come verrebbe da pensare. I
risultati ottenuti sono molto buoni per valori piccoli del coefficiente di
assorbimento apparente medio, mentre le approssimazioni crescono
all’aumentare di a ′ . Se a ′ → 1 il tempo di riverberazione deve

28 R. Borchiellini
Acustica ambientale

tendere a zero (assorbitore perfetto), mentre dalla formula di Sabine si


V
ottiene τ 60 = 0, 16 ⋅ --- .
S

Ad esempio nelle officine meccaniche i valori di a ′ delle pareti sono


prossimi a 0,2 pertanto la formula di Sabine è accettabile.

Per una buona audizione è molto importante il tempo di riverberazione,


se questa grandezza è troppo piccola i suoni risultano separati, dal
momento che appena termina l’esecuzione di un suono questo è subito
assorbito dalle pareti, e quindi la percezione non è gradevole; viceversa
se il tempo di riverberazione è troppo elevato i suoni risultano
sovrapposti uno all’altro.

Nel caso di campo semi-riverberato ci si può porre anche il problema


di quale sia la sensazione sul ricevitore in condizioni stazionarie.
Sappiamo che intensità e sensazione sono legate e abbiamo già visto
che sul ricevitore si ha la sovrapposizione degli effetti:

I = Id + Ir (133)

nella quale Id è il contributo delle onde dirette, delle quali si è già detto
che per onde sferiche:

W
I d = ------------ (134)
2
4π r
mentre Ir è il contributo delle onde riflesse (riverberazione); per questo
si può intuire che sia in relazione con la quota non assorbita dalle
pareti:

Ir ∝ ( 1 – a ′ ) W (135)

Dalla (113) si può inoltre scrivere che in condizioni stazionarie

W
I ∞ = ------------ (136)
a′ ⋅ S
Queste considerazioni, sviluppate in forma analitica, portano a scrivere
per il campo semi-riverberato in condizioni stazionarie:

W ( 1 – a′ )W
I = ------------ + 4 ------------------------ (137)
2 a′ ⋅ S
4π r

R. Borchiellini 29
Acustica

definendo la costante acustica del locale:

a′ ⋅ S
R = ------------- (138)
1 – a′
si ha:

W 4W
I = ------------ + -------- (139)
2 R
4π r

Isolamento acustico

Fino a questo punto il problema analizzato è stato quello di definire le


caratteristiche di un locale, con una sorgente sonora al suo interno, dal
punto di vista degli occupanti il locale stesso. Per questa ragione
abbiamo considerato il coefficiente di assorbimento apparente (a + t).
Si vuole ora considerare la propagazione del rumore da un ambiente ad
un’altro, per cui quello che interessa è il coefficiente di trasmissione t.

Nella realtà, poichè i valori di t sono molto piccoli, si preferisce


utilizzare al posto del coefficiente di trasmissione il potere fonoisolante
(o indice di riduzione acustica):

I
α = 10 ⋅ log ---i (140)
It

con α espresso in dB (sempre >0).

La presenza del logaritmo consente di evitare i problemi legati a


numeri piccoli, ma α non aggiunge informazioni rispetto a t. L’utilizzo
dell’intensità in luogo della potenza è possibile perchè ci si riferisce
alla stessa superficie per Ii e It. Inoltre si consideri che un valore
piccolo del potere fonoisolante significa valori di t grandi e, viceversa,
un valore di α grande significa t piccolo.

Esaminiamo due casi tipici di isolamento acustico: 1) isolamento di


una parete e 2) isolamento di un condotto.

ISOLAMENTO DI UNA PARETE

Si consideri una parete piana e omogenea di geometria semplice.


Ipotizzando una incidenza diffusa (cioè indipendente dalla direzione)
vale la relazione teorica:

30 R. Borchiellini
Isolamento acustico

α = 20 ⋅ log  ---- ⋅ f – 42
m
(141)
S 

nella quale m/S è la massa frontale della parete, cioè il rapporto tra la
massa è la superficie della parete e f la frequenza dell’onda sonora.

Sperimentalmente si trova invece:

α = α 1 ⋅ log  ---- ⋅ f – 2
m
(142)
S 

nella quale α1 assume valori compresi tra 12 e 15 dB.

Le relazioni (141) e (142) sono note come legge della massa e delle
frequenze. Graficamente si ha la rappresentazione riportata in figura,
nella quale si evidenzia che α cresce al crescere della massa frontale (e
anche della frequenza). Da un punto di vista fisico, è intuitivo pensare
che all’aumentare della massa frontale diventa sempre più difficile
porre in vibrazione la parete (la parete infatti tende a comportarsi come
un corpo rigido, cioè riflette).

α (dB)
f = 1000 Hz
f > 1000 Hz
f < 1000 Hz
45

α1=15dB

2
1 10 100 1000 m/S (kg/m )

Diagrammando invece α in funzione della frequenza si vede che, sulla


base della relazione teorica (141), se la frequenza raddoppia, si ha un
incremento del potere fonoisolante di 6 dB.

R. Borchiellini 31
Acustica

α (dB)

6 dB

M/s costante

f 2f

Questa legge vale per un ampio intervallo di frequenze ma non per


tutte, soprattutto non vale per frequenze molto alte o molto basse.

Infine se consideriamo che un tipico valore del potere fonoisolante di


una parete è circa 60 dB, cioè l’intensità della trasmessa è circa un
milionesimo dell’intensità incidente, si capisce come una piccola
fessura possa avere una grande incidenza sull’isolamento acustico, in
quanto la fessura non offre alcuna resistenza al passaggio di onde
sonore. Per questo motivo in fase di realizzazione dell’isolamento
acustico di una parete è necessario prestare attenzione alla precisione
delle giunture.

POTERE FONOISOLANTE DI UN CONDOTTO

Si consideri un condotto rivestito di materiale assorbente acustico e


poroso, all’interno del quale scorre un fluido. Si vuole studiare la
propagazione del suono attraverso il fluido. Si ipotizza che l’onda
sonora si propaghi assialmente, cioè il problema sia
monodimensionale, quindi I=I(x).

32 R. Borchiellini
Isolamento acustico

I I + dI

dx

Sia S la sezione del condotto e P il suo perimetro.

Applichiamo l’equazione di conservazione dell’energia al volumetto


infinitesimo di lunghezza dx:

I ⋅ S = ( I + dI ) ⋅ S + a' ⋅ P ⋅ dx ⋅ I (143)

nella quale a’ è il coefficiente di assorbimento apparente del materiale


poroso nella direzione radiale. In pratica l’equazione (143) indica che
la differenza tra la potenza entrante e quella uscente è pari alla potenza
assorbita dal materiale poroso. Sviluppando l’equazione:

0 = dI ⋅ S + a' ⋅ P ⋅ dx ⋅ I (144)

e cioè:

dI ' ⋅ P ⋅ dx-
----- = – a--------------------- (145)
I S
a' ⋅ P
ln I = – ------------ x + k (146)
S
L’intensità per x=0 è Iin. Imponendo questa condizione si ha:

ln I in = k (147)

e sostituendo questa nella (146) si ha:

' ⋅ P-
I - = – a-----------
ln ----- x (148)
I in S

passando al logaritmo in base 10:

' ⋅ P-
I - = – a-----------
2.3 ⋅ log ----- x (149)
I in S

R. Borchiellini 33
Acustica

per cui:

I in 10 ⋅ a' ⋅ P
10 ⋅ log -----
- = ---------------------- x (150)
I 2.3 ⋅ S

Introducendo la definizione di potere fonoisolante:

10 ⋅ a' ⋅ P
α = ---------------------- x (151)
2.3 ⋅ S
Per un condotto di lunghezza L si ha:

10 ⋅ a' ⋅ P
α = ---------------------- L (152)
2.3 ⋅ S
quindi α è proporzionale ad a’, come è logico, ed è proporzionale al
rapporto P/S, che rappresenta un fattore di forma di ogni tratto dx.

Suoni complessi

In natura i suoni sono la risultante di un certo numero di onde che


possono differire per frequenza e fase e non sono toni puri cioè
caratterizzati da un’unica frequenza. La risultante di queste onde è
detta onda complessa.

Per mezzo dell’analisi di Fourier è possibile considerare ogni onda


sonora come somma di funzioni sinusoidali le cui frequenze sono
multipli interi si una frequenza detta frequenza principale. La
componente con frequenza doppia rispetto alla fondamentale è detta
seconda armonica e così via. Se la fondamentale è:

C ⋅ sen ( ω t ) (153)

l’armonica ennesima è

C n ⋅ sen ( ω n t + θ n ) (154)

dove θn è la fase dell’armonica n-esima.

Se misuriamo con un fonometro in grado di determinare ∆peff e


ipotizziamo che sul fonometro giungano simultaneamente due toni
puri, ci possiamo chiedere quale ∆peff misuri il fonometro.

Poniamo che l’andamento delle pressioni istantanee sia

34 R. Borchiellini
Suoni complessi

∆ p 1 ( t ) = ∆ p 1 ⋅ cos ( ω 1 t + θ 1 ) (155)

∆ p 2 ( t ) = ∆ p 2 ⋅ cos ( ω 2 t + θ 2 ) (156)

In ogni istante il fonometro sentirà una pressione:

∆ p ( t ) = ∆ p1 ( t ) + ∆ p2 ( t )
(157)
= ∆ p 1 ⋅ cos ( ω 1 t + θ 1 ) + ∆ p 2 ⋅ cos ( ω 2 t + θ 2 )

Se ora consideriamo che il valore efficace di una grandezza periodica


può essere definito come la radice quadrata del valore medio sul
periodo τ del quadrato della grandezza stessa, cioè:

1 2
G eff =
τ τ ∫
--- ⋅ ( G ( t ) ) ⋅ dt (158)

se

G ( t ) = G 1 ⋅ cos ( t ) (159)

si ricava:

2
1 2 2 ( G1 ) τ
G eff =
τ τ ∫
--- ⋅ ( G 1 ) ⋅ ( cos ( t ) ) ⋅ dt = -------------- ⋅ ---
τ 2
(160)

e quindi

G1
G eff = ------- (161)
2
Alla luce di questo risultato si può pensare che lo strumento nel
determinare ∆peff proceda istante dopo istante a calcolare il quadrato
della pressione, ne calcola il valore medio e quindi ne fa la radice
quadrata. Nel caso ora considerato di due onde, questo procedimento
significa:
2 2 2
[ ∆ p ( t ) ] = ∆ p 1 ⋅ [ cos ( ω 1 t + θ 1 ) ] (162)
2 2
+ ∆ p 2 ⋅ [ cos ( ω 2 t + θ 2 ) ]
+ 2∆ p 1 ∆ p 2 ⋅ cos ( ω 1 t + θ 1 ) cos ( t ω 2 + θ 2 )

ricordando che

R. Borchiellini 35
Acustica

2 1 + cos 2 t
( cos ( t ) ) = ----------------------- (163)
2
2 2
2 ∆ p1 + ∆ p2
[ ∆ p ( t ) ] = ------------------------------- (164)
2
2 2
∆ p 1 ⋅ cos 2 ( ω 1 t + θ 1) ∆ p 2 ⋅ cos 2 ( ω 2 t + θ 2)
+ -------------------------------------------------- + --------------------------------------------------
2 2

+ 2∆ p 1 ∆ p 2 ⋅ cos ( ω 1 t + θ 1 ) cos ( t ω 2 + θ 2 )

che in modo più sintetico può essere scritta:


2
[∆p( t) ] = A + B + C + D (165)

Se ora si considera la media sul periodo:

2 1 2
τ τ ∫
( ∆ p eff ) = --- ⋅ ( ∆ p ( t ) ) ⋅ dt (166)

si può scrivere che:

1
τ τ ∫
--- ⋅ A ⋅ dt = A (167)

1
τ τ ∫
--- ⋅ B ⋅ dt = 0 (168)

1
τ τ ∫
--- ⋅ C ⋅ dt = 0 (169)

mentre si può dire che1

1
τ τ ∫
--- ⋅ D ⋅ dt = 0 solo se ω1 ≠ ω2 (170)

In conclusione si ha:

1. Nel caso di ω1=ω2 si può dimostrare che è possibile ricondursi alla trattazione attuale;
infatti si può affermare che p1(t)+p2(t) genera una terza onda p3(t) con stessa frequenza
ω=ω1=ω2 ma diversa ampiezza. Questa nuova onda sostituisce la precedente e potrà essere
sommata alle altre)

36 R. Borchiellini
Suoni complessi

∆p1 2 ∆p2 2
( ∆ p eff ) = --------- + ---------
  
2
(171)
 2  2

quindi:
2 2 2
( ∆ p eff ) = ( ∆ p eff, 1 ) + ( ∆ p eff, 2 ) (172)

o anche

2 2
∆ p eff = ( ∆ p eff, 1 ) + ( ∆ p eff, 2 ) (173)

Quindi è possibile sommare i valori efficaci al quadrato, questo vuole


anche dire che, utilizzando la (57) si può scrivere:
2 2 2
( ∆ p eff ) ( ∆ p eff, 1 ) + ( ∆ p eff, 2 )
I = -------------------- = ---------------------------------------------------------- = I 1 + I 2 (174)
ρc ρc
Non è invece corretto sommare i livelli:

2 2 2
( ∆ p eff ) ( ∆ p eff, 1 ) + ( ∆ p eff, 2 )
L p = 10 ⋅ log -------------------
- = 10 ⋅ log ---------------------------------------------------------
-
2 2
( ∆p0 ) ( ∆p0 )
(175)

cioè:

Lp ≠ Lp 1 + Lp 2 (176)

Se ora si considera un suono corrispondente a un’onda complessa, si


dice che esso è a spettro continuo se le sue componenti coprono tutte le
frequenze nell’intervallo considerato. Immaginando che il fonometro
registri nel tempo un segnale come quello rappresentato in figura

R. Borchiellini 37
Acustica

2
(∆peff)

dt t
2
(∆peff)

∆f f

Se consideriamo un certo intervallo dt possiamo sviluppare in serie di


Fourier il segnale, ottenendo i gradini di frequenza indicati in figura.
Per ogni intervallo di frequenza, detto banda, è possibile definire un
2 2
valore medio ( ∆ p eff ) . Nel tempo dt, il valore ( ∆ p eff ) misurato
b
dal fonometro è il risultato del contributo dei valori su tutte le
frequenze, cioè:
f2
2 2
( ∆ p eff )
dt
= ∫ ( ∆ p eff ) ⋅ df
f
(177)

f1

Avendo suddiviso in bande il segnale, si può scrivere:

2 2
( ∆ p eff )
dt
= ∑ ( ∆ p eff ) ⋅ ∆ f b
b
(178)

38 R. Borchiellini
Suoni complessi

La suddivisione più utilizzata è quella per bande di ottava. La


suddivisione in bande d’ottava è fatta in modo tale che il limite
superiore di banda sia il doppio del limite inferiore, quindi se f1 è la
frequenza da cui inizia la suddivisione, si ha:

f 2 = 2 f 1 , f 3 = 2 f 2 , ecc. (179)

La frequenza centrale di banda è data dalla media geometrica:

fc 1 = f1 ⋅ f2 (180)

f ci = fi ⋅ fi + 1 = 2 fi ⋅ fi = 2 ⋅ fi (181)

Un’altra possibile suddivisione, più fine, è quella per terzi di banda di


ottava. In questo caso si ha:

fi + 1 = 3 2 ⋅ fi (182)

f ci = 6 2 ⋅ f i (183)

In genere viene fissato il valore centrale della prima banda e da questo


si calcolano gli altri. Tali valori sono normalizzati come mostrato nella
tabella seguente.

R. Borchiellini 39
Acustica

40 R. Borchiellini
CAPITOLO 2 Illuminotecnica

Introduzione e definizioni principali


Con illuminotecnica si indica generalmente quel settore tecnico-scien-
tifico dedicato allo studio dei problemi legati all’illuminazione di spazi
chiusi e/o aperti.

LUCE: onde elettromagnetiche1 percepite dal nostro occhio. Il nostro


occhio è sensibile solo alle onde elettromagnetiche con una certa lun-
ghezza d’onda; in aria queste lunghezze d’onda sono quelle comprese
nell’intervallo 0.38<λ<0.78 µm (1 µm = 10-6 m) detto campo del visi-
bile. L’energia trasportata dalle onde elettromagnetiche in questo inter-
vallo di lunghezze d’onda è quella percepita dal nostro occhio.

Si ricorda che l’energia H trasportata da un’onda elettromagnetica è:

H = h⋅f con h = 6.6256 ⋅ 10 –34 J⋅s (EQ 184)

c
f = --- frequenza
λ
c0
c = ----- n indice di rifrazione
n
8
c 0 = 2.998 ⋅ 10 m/s ≈ 300000 km/s

La velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche nell’aria è


molto prossima a quella nel vuoto (n per i gas è circa 1); per cui a

1. Ricordare che onde eletromagnetiche si propagano anche nel vuoto; non necessitano di
mezzo interposto.

R. Borchiellini 41
Illuminotecnica

parità di frequenza si può considerare che la lunghezza d’onda sia la


stessa nel vuoto o in aria.1

Le onde elettromagnetiche sono classificate in funzione della lun-


ghezza d’onda per cui si parla di onde radio, micronde, infrarosso, visi-
bile, ultravioletto, raggi x, raggi γ etc. (ved. Figura 1 pag. 42). Dalla
figura si può notare che ad ogni lunghezza d’onda nel campo del visi-
bile è associato un colore; si può così giustificare il termine monocra-
matico utilizzato per indicare una radiazione caratterizzata da una sola
lunghezza d’onda.

Visibile
0.4 µm violetto

0.8 µm rosso
Giallo
Verde
Blue

raggi γ UV IR

Raggi cosmici Microonde onde radio


raggi X radiazione
termica

10-10 10-8 10-6 10-4 10-2 1 102 102 104 106 108 1010
λ, µm

FIGURA 1. Classificazione delle onde elettromagnetiche in funzione della


lunghezza d’onda

Il flusso Φ di energia di una radiazione


P(r,β,θ)
elettromagnetica emesso da una superfi-
β cie2 è caratterizzato da alcune grandezze
r fondamentali che esprimono la dipen-
denza di questo flusso dalla direzione di
θ propagazione, dall’orientamento della
superficie emettente rispetto a questa
direzione e dalla lunghezza d’onda. Per la
definizione di queste grandezze è neces-
sario ricordare alcune definizioni geometriche. La posizione di un
punto P è definito in coordinate sferiche dalle coordinate r, β, θ come
mostrato nella figura.

1. In realtà la grandezza caratteristica di un’onda elettromagnetica è la frequenza questa infatti


si mantiene costante indipendentemente dal mezzo attraversato, mentre variano la velocità
e la lungehzza d’onda.
2. Qui si considera solo l’emissione superficiale (tipica di liquido e solidi) e non quella volu-
mica (cioè l’emissione elettromagnetica delle parti interne che raggiunge l’esterno) pre-
sente nei gas

42 R. Borchiellini
Introduzione e definizioni principali

Angolo Solido: in analogia alla definizione di angolo dϕ=dl/r conside-


rando sfera di raggio r e superficie dA su questa si ha:

dA O
d ω = ------- (EQ 185) r
2 dϕ
r
dl
L’angolo solido è definito come la porzione
continua di spazio occupata dalle semirette
uscenti da un punto, vertice dell’angolo
solido considerato; l’unità di misura dA γ
dell’angolo solido è lo steradiante (sr) defi-
nito come l’angolo solido che intercetta su β r
una sfera di raggio r una superficie pari a r2.

L’angolo solido che intecetta tutta la superfi-
cie di una sfera vale 4π steradianti. θ
Si definiscono così le grandezze elencate in
Tabella 1 pag. 46.

Intensità monocromatica direzionale. Esprime la quantità di energia


di lunghezza d’onda λ, emessa per unità di intervallo di lunghezza
d’onda, per unità di tempo, per unità di area normale alla direzione di
propagazione (θ,β) e per unità di angolo solido:
3
∂ Φe W
i λ, γ = ------------------------------------ -----------
- (EQ 186)
∂ A e cos β∂λ∂ω m sr
3

Intensità direzionale. Esprime la quantità di energia emessa per unità


di tempo, nell’intero campo di lunghezze d’onda possibili, per unità di
area normale alla direzione di propagazione (θ,β) e per unità di angolo
solido:
2 ∞
∂ Φe W-
I γ = ----------------------------- =
∂ A e cos β∂ω ∫ i λ, γ dλ -----------
m sr
2
(EQ 187)

Emissione monocromatica emisferica. Esprime la distribuzione in


frequenza del flusso di energia irradiato da un corpo materiale attra-
verso tutto l’angolo solido (2π sr) che corrisponde al semispazio verso
il quale il corpo può irradiare:
2
∂ Φe
e λ = ---------------- =
∂ A e ∂λ ∫ iλ, γ cos β dω W-
------
3
(EQ 188)
2π m

R. Borchiellini 43
Illuminotecnica

Emissione emisferica (o globale). Esprime la potenza totale specifica


(per unità di area emettente) irradiata dal corpo materiale nell’intero
campo di lunghezze d’onda possibili e attraverso tutto l’angolo solido
(2π sr) che corrisponde al semispazio verso il quale il corpo può irra-
diare:

∂Φ e W-
E = ---------- ------ (EQ 189)
∂Ae m
2

E = ∫ eλ dλ = ∫ Iγ cos β dω (EQ 190)

0 2π

Si definisce emissione diffusa l’emissione di una radiazione che non


dipende dalla direzione γ; in questa situazione valgono le relazioni:

E = π Iγ e λ = π i λ, γ (EQ 191)

La dimostrazione è analoga per le due relazioni per cui si sviluppa solo


per la prima; dalla (Eq. 190) considerando che l’indipendenza dalla
direzione e quindi la costanza di γ:

E = Iγ ∫ cos β dω (EQ 192)

Per risolvere l’integrale è


necessario esprimere dω come
funzione delle coordinate β e θ
in quanto compare cosβ; a que-
β dβ sto scopo si consideri la Figura
r dθ 2 per cui si può scrivere:
dA
r senβ 2
r dβ dA = r sen β d β d θ(EQ 193)
r senβ dθ
FIGURA 2. Superficie dA e quindi:
intercettata da angolo solido dω

dA
d ω = ------- = sen β d β d θ (EQ 194)
2
r
Per cui la (Eq. 192) diventa:

44 R. Borchiellini
Introduzione e definizioni principali

2π π ⁄ 2
E = Iγ ∫0 ∫0 cos β sen β d β d θ (EQ 195)

2π π⁄2 π
1--- 1
E = Iγ
∫ 0


0
cos βsenβ dβ = 2πI γ
∫ 0
2
sen ( 2β ) --- d( 2β ) )
2
(EQ 196)

 1 
E = 2πI γ  – --- [ cos ( π ) – cos ( 0 ) ) ]  = πI γ (EQ 197)
 4 

Per cui l’emissione globale del corpo non è pari a 2πIγ come ci si
poteva aspettare considerando la costanza di Iγ ma solo a π in quanto
cosβ fa si che si tenga conto della superficie apparente emettente (cioè
Iγ è costante rispetto a dAcosβ).

In modo analogo, come mostrato in Tabella 1 pag. 46, si possono defi-


nire della radiazone incidente su una superficie sostituendo il flusso
emesso e l’area emettente con il flusso incidente Φi e l’area Ai su cui
questo incide.

R. Borchiellini 45
46

Illuminotecnica
TABELLA 1.

Φ emesso Φ incidente
Sistema energetico Sistema fotometrico Sistema energetico Sistema fotometrico
unità di unità di unità di unità di
nome simbolo definizione misura nome simbolo misura nome simbolo definizione misura nome simbolo definizione misura
flusso di flusso di
flusso lumen energia flusso
energia
Φe W luminoso Φlum Φi W luminoso Φlum,i lm
elettromagn. (lm) elettromagn.
emesso incidente
emesso incidente
intensità
intensità 3
W- 3
W-
∂ Φe ----------- monocrom. ( i) ∂ Φi -----------
monocrom. iλ,γ -----------------------------------
- 3 i λ, γ ----------------------------------- 3
∂Ae cos β∂λ∂ω m sr direzionale ∂Ai cos β∂λ∂ω m sr
direzionale
incidente
2 2 intensità 2
intensità ∂ Φe W
------------ luminanza ∂ Φ lum cd/m2 (i ) ∂ Φi W
------------
Iγ ----------------------------
- 2 i ----------------------------
- direzionale Iγ ---------------------------- 2
direzionale ∂A e cos β∂ω m sr o brillanza ∂A e cos β∂ω (nit) incidente ∂A i cos β∂ω m sr

∂Φ e W- ∂Φlum cd
---------- ---- intensità I ---------------
∂ω sr ∂ω (lm/sr)
Irradiazione
R. Borchiellini

spettrale
emissione 3 emisferica (i ) 3
∂ Φe W eλ ∂ Φ W
spettrale eλ ---------------
- ------ (emissione --------------i- ------
3 3
emisferica ∂A e ∂λ m spettrale Gλ ∂A i ∂λ m
emisferica
incidente)
Irradiazione
globale
emissione ∂Φ e W
------
∂Φ lum
2 (emissione
E(i) ∂Φ i W illumina- ∂Φ lum, i
globale E ---------- 2 emettenza M --------------- lm/m globale --------- ------ E ------------------- lux
∂Ae ∂A e ∂A i 2 mento ∂A i
emisferica m G m
emisferica
incidente)
Percezione visiva e sistema fotometrico

Percezione visiva e sistema fotometrico


Per la percezione visiva, gli elementi sensibili del nostro occhio sono
due: i coni e i bastoncelli. Dal comportamento di questi due sensori
deriva la sensibilità dell’occhio umano all’energia di differente fre-
quenza. Questa sensibilità oltre a determinare la non percezione al di
fuori dell’intevallo 0.38<λ<0.78 µm, determina anche una sensazione
diversa provocata da due due onde elettromagnetiche che trasportino la
stessa energia ma abbiano lunghezza d’onda differenti all’interno
dell’intervallo 0.38<λ<0.78 µm. In altri termini queste due onde elet-
tromagnetiche saranno entrambe percepite dall’occhio ma una sarà
considerata più luminosa dell’altra.

Ad ogni lunghezza d’onda nel campo del visibile il nostro occhio asso-
cia quindi un peso dal punto di vista della senzazione luminosa, questo
peso è diverso a seconda che ci si trovi incondizioni di luce diurna o
notturna. La determinazione di questo peso può essere eseguita deter-
minando le potenze che, per ogni lunghezza d’onda nel campo del visi-
bile, i flussi di onde elettromagnetiche monocromatiche (con una sola
lunghezza d’onda) devono avere per provocare la stessa sensazione
luminosa. Si lavora su sensazioni uguali perchè è più facile dire
quando due sensazioni sono uguali piuttosto che quantificare di quanto
due sensazioni differiscono. Sperimentalmente si può pensare di pro-
cede nel modo di seguito illustrato.

Si emette una radiazione monocromatica, ad una certa lunghezza


d’onda λ1 con 0.38<λ1<0.78 µm, di cui si misura la potenza Φe,λ1
(potenza misurata in W grandezza oggettiva) che corrisponde a:

W
Φ e, λ = A e ⋅ e λ ----- (EQ 198)
1 1 m
La sensazione luminosa, provocata sull’occhio di un campione di per-
sone considerato come rappresentativo, viene considerata il flusso
luminoso Φlum,λ1 di riferimento; successivamente viene inviata una
seconda radiazione di lunghezza d’onda λ2 differente dalla prima e si
varia la potenza fino a quando l’occhio percepisce la stessa sensazione
cioè si ha Φlum,λ1=Φlum,λ2. Ripetendo il procedimento per tutte le lun-
ghezze d’onda nel campo del visibile si ottengono i valori dei pesi cer-
cati cioè del legame tra potenza dell’onda elettromagnetica e
sensazione provocata sull’occhio.

La determinazione di questi pesi deve essere eseguita in condizioni di


luce diurna e notturna per determinare i pesi nelle due condizioni. Se in
un diagramma si riportano i risultati ottenuti dalle prove sperimentali
utilizzando come variabili la lunghezza d’onda e il rapporto
Φlum,λ / Φe,λ1 si ottengono rispettivamente per il caso di visibilità diurna

R. Borchiellini 47
Illuminotecnica

e notturna le curve di visibilità fotopica e scotopica (ved. Figura 3


pag. 48).

k(λ)=Φlum,λ/Φe,λ fotopica
scotopica
kmax

λ (µm)
0.38 0.507 0.555 0.78
FIGURA 3. Curve di visibilità fotopica e
scotopica non normalizzate

Normalmente le curve di visibilità fotopica e scotopica sono date in


forma normalizzata utilizzando la visibilità relativa V(λ)=k(λ)/kmax per
cui assumono la forma di Figura 4 pag. 48.

V(λ) fotopica
scotopica
1

λ (µm)
0.38 0.507 0.555 0.78
FIGURA 4. Curve di visibilità fotopica e
scotopica normalizzate

1. Per il flusso luminoso Φlum non è ancora stata introdotta un’unita di misura; per il caso con-
siderato questo non costituisce un problema in quanto il valore di Φlum negli esperimenti è
costante per cui la forma della curva non cambia qualsiasi sia l’unità di misura scelta per
Φlum ; la scelta dell’unità di misura va a influire solo sul valore di kmax.

48 R. Borchiellini
Percezione visiva e sistema fotometrico

Dalle curve di visibilità si può facilmente comprendere come la sensa-


zione prodotta sull’occhio umano da una radiazione elettromagnetica
monocromatica dipenda fortemente dalla sua lunghezza d’onda.

ESEMPIO 1 una radiazione di 1W con lunghezza d’onda pari a 0.4


µm provoca una sensazione praticamente nulla mentre una radiazione
della stessa potenza ma con lunghezza d’onda pari a 0.555 µm provoca
la sensazione massima.

Da quanto appena detto si deduce che l’unità di misura (il watt) utiliz-
zata per la quantificazione della potenza associata all’onda elettroma-
gnetica non è edeguata a rappresentare il fenomeno luminoso cioè la
sensazione che l’energia elettromagnetica suscita sul nostro occhio; per
questa ragione è stato introdotto il SISTEMA FOTOMETRICO (S.F.)
per cui nel seguito il flusso di energia elettromagnetica e altre gran-
dezze che lo caratterizzano potranno essere quantificate utilizzando il
S.F. quando si è interessati ad evidenziare la sensazione provocata
sull’occhio o il SISTEMA ENERGETICO S.E. quando si vorrà evi-
denziare l’energia complessivamente trasportata dall’onda elettroma-
gnetica indipendentemente dalla sensazione provocata sul nostro
occhio.

Nel S.F. il flusso luminoso Φlum è misurato in lumen (lm) e di conse-


guenza la costante kmax è espressa in lm/W, sperimentalmente con le
unità di misura scelte risulta:

lm
k max = 683 ⋅ ------
W

ESEMPIO 2 Con queste definizione è ora possibile quantificare il


flusso luminoso nel caso dell’Esempio 1 pag. 49. Per una certa lun-
ghezza d’onda λ si può infatti scrivere1:

Φ lum, λ = k max ⋅ V ( λ ) ⋅ Φ e, λ (EQ 199)

Nel caso di lunghezza d’onda λ=0.4 µm si ha V(0.4)~0 lm/W per cui


Φlum,0.4=0 lm/m, nel caso di lunghezza d’onda λ=0.555 µm si ha
V(0.555)=683 lm/W e Φlum,0.555=683 lm/m.

1. Avendo fino ad ora utilizzato radiazioni monocromatiche la potenza associata alla radiazi-
one complessiva è uguale alla radiazione associata ad una lunghezza d’onda, tutavia per
esattezza i flussi Φlum,λ e Φe,λ devono essere espressi in lm/m e W/m cioè potenza riferita
ad una lunghezza d’onda. Questo vale sia per Esempio 2 che per le equazioni successive
(Eq. 200), (Eq. 201), (Eq. 202).

R. Borchiellini 49
Illuminotecnica

Le sorgenti di onde elettromagnetiche non emettono però normalmente


radiazioni monocromatiche ma radiazioni che trasportano energia
distribuita su un ampio spettro di lunghezze d’onda (ved. Figura 1 pag.
42); in questo caso per determinare il flusso luminoso dovuto alla
radiazione elettromagnetica è necessario considerare il contributo
pesato dovuto ad ogni lunghezza d’onda, per un intervallo infinitesimo
dλ attorno alla lunghezza d’onda λ si può scrivere:

Φ lum, λ d λ = k max ⋅ V ( λ ) ⋅ Φ e, λ ⋅ d λ (EQ 200)

Per il flusso luminoso si ha quindi:


·
0.78 µm 0.78 µm

Φ lum = ∫ Φ lum, λ d λ = ∫ k max ⋅ V ( λ ) ⋅ Φ e, λ ⋅ d λ


0.38 µm 0.38 µm
(EQ 201)

mentre per il flusso nel sistema energetico si ha:


·

Φe = ∫ Φe, λ d λ (EQ 202)

Il flusso di energia elettromagnetica può essere caratterizzato sia in


riferimento alla sorgente che lo emette sia all’elemento che lo riceve.
Nel definire queste caratteristiche si indicherà il flusso con Φ poichè
queste possono essere definite indifferentemente per entrambi i flussi
Φlum e Φe; di volta in volta saranno precisate le unità di misura di que-
ste caratteristiche nel S.E. e nel S.F..

Sorgenti puntiformi e grandezze caratteristiche

Iniziamo con collegare Φ alla sorgente che lo emette e consideriamo la


situazione di regime stazionario (indipendente dal tempo); la prima
grandezza è quella che permette di definire la ripartizione nello spazio
della potenza emessa dalla sorgente a questo scopo si considera angolo
solido dω.

Come sorgente consideriamo una sorgente puntiforme cioè una sor-


gente che ha le seguenti caratteristiche: 1) emette un flusso finito (cioè
un certo numero di Watt), 2) le sue dimensioni sono trascurabili
rispetto alle distanze in gioco.

50 R. Borchiellini
Sorgenti puntiformi e grandezze caratteristiche

La ripartizione della potenza emessa da una sorgente puntiforme nello


spazio circostante può essere espressa defininendo il flusso emesso in
una determinata direzione e verso all’interno di un angolo solido e rife-
rendolo a quest’angolo; si definisce così l’intensità I

dΦ nel S.F. candela (cd=lm/sr) (EQ 203)


I = ------- unità di misura
dω nel S.E. W/sr

La candela è l’unità di misura primaria nel S.F. ed è definita come


“l’intensità luminosa emessa in una data direzione da una sorgente che
emette una radiazione monocromatica di frequenza 540 x 1012 Hz
(λ=0.555 µm) e con intensità energetica in quella direzione di 1/683
(W/sr)” (l’intensità energetica è la potenza per unità di angolo solido
cioè W/sr). Prima della XVI Conferenza Generale dei Pesi e delle
Misure del 1979 che ha fissato l’attuale definizione, lacandela era defi-
nita facendi riferimento all’intensità luminosa di una superficie fissata
(1/600000 m2) del corpo nero alla temperatura di solidificazione del
platino.

Indicatrice di emissione o curva fotometrica: si definisce come indi-


catrice di emissione di una sorgente puntiforme il luogo degli estremi
dei segmenti orientati che rappresentano l’intensità.

Dalla definizione di intensità si ha:



dΦ = I ⋅ dω (EQ 204)

β per cui il flusso Φ emesso in tutto



dθ lo spazio circostante è:
r
dA
r senβ 4π
r dβ
r senβ dθ
FIGURA 5. Indicatrice di
Φ = ∫ I dω (EQ 205)

emissione e superficie dA 0
intercettata da angolo solido dω
L’integrale è risolvibile in quanto
la relazione tra I e ω è nota essendo nota l’indicatrice di emissione;
l’integrale può essere svolto per via grafica o analitica. Da Figura 5
pag. 51 per l’angolo solido che intercetta la superficie dA si ha:

dA r sin β d θ rd β
d ω = ------- = ------------------------------- = sin β ⋅ d β ⋅ d θ (EQ 206)
2 2
r r
da cui il flusso:

R. Borchiellini 51
Illuminotecnica

4π π 2π

Φ = ∫ I ( ω ) dω = ∫ ∫ I ( β, θ ) sin β dβ dθ (EQ 207)

0 β =0 θ =0

Se l’indicatrice di emissione è una superficie di rotazione I(β,θ)=I(β) e


la relazione precedente diventa:
2π π π

Φ = ∫ dθ ∫ I ( β ) sin βdβ = 2π ∫ I ( β ) sin β dβ (EQ 208)

0 0 0

Nel caso particolare di I=cost si ottiene:


π


Φ = 2π I sin β dβ = 4π I (EQ 209)

Nel caso in cui I non è costante si può comunque definire una intensità
media come
Im=Φ/4π (EQ 210)

Quando l’indicatrice di emissione non è nota in forma analitica risulta


difficile applicare le relazioni precedenti ed è preferibile risolvere
l’integrazione per via grafica.

sfera di costruzione Nel caso in cui l’indicatrice di emi-


sione è una superficie di rotazione, la
costruzione grafica è quella di Figura
6 dove una circonferenza di raggio r e
r centro nella sorgente puntiforme è
costruita attorno all’indicatrice di
Ii emissione. Succesivamente si divide
il diametro che costituisce l’asse di
rotazione dell’indicatrice di emis-
h sione in numero n di parti uguali1 e si
angolo solido tracciano per i punti di divisione linee
FIGURA 6. Costruzione grafica ortogonali al diametro che interse-
per il calcolo del flusso a partire cheranno la circonferenza in due
dall’indicatrice di emissione punti dividendola in archi.

1. Il numero di parti deve essere pari in modo da avere una linea di divisione che passi per il
centro in tal modo si possono considerare anche indicatrici che giacciono solo nell’emisfera
inferiore. (?????? da verificare)

52 R. Borchiellini
Sorgenti puntiformi e grandezze caratteristiche

L’idea è ovviamente quella di discretizzare il dominio di integrazione


della (Eq. 205) individuando dei ∆ω nei quali ritenere costante la I e
poter scrivere:
n

Φ = ∑ Ii ∆ωi (EQ 211)

i=0

Ad ogni arco è possibile associare un angolo solido considerando la


superficie ∆A=2πrh (quindi le superficie sono uguali) generata dalla
rotazione dell’arco attorno al diametro; l’angolo solido che intercetta
questa superficie è:

∆A 2π rh 2π h h 4π
∆ω = ------- = ------------ = ---------- = 4π ⋅ ----- = ------ (EQ 212)
2 2 r 2r n
r r
Si per cui si ha:
n

Φ = ------
n ∑ Ii (EQ 213)

i=0

La Ii da considerare è il valore medio di I nell’angolo solido conside-


rato.

Bisogna ora mettere in relazione la sorgente con la superficie ricevente


introducendo una grandezza l’illuminamento E che esprime la quan-
tità di luce che perviene su una data superficie1:


E = ------- (EQ 214)
dS
L’illuminamento nel S.F. si misura in lux (lm/m2) mentre nel S.E. si
misura in W/m2 ed è definito come il flusso di energia elettromagnetica
che incide su una determinata superficie riferito all’area di questa
superficie.

1. Si fa l’ipotesi che tra sorgente e ricevente non vi sia mezzo assorbente per cui Φi=Φe.

R. Borchiellini 53
Illuminotecnica

Consideriamo illuminamento pro-


S r
I dotto da sorgente puntiforme S, con
j dA riferimento alla figura si può scri-
vere:
dS dΦ=Idω (EQ 215)

dΦ dω
E = ------- = I ------- (EQ 216)
dS dS
e considerando che l’angolo solido è definito dalla superficie dA sulla
sfera di raggio r si può scrivere:

dA dS cos j cos j
E = I ----------- = I ----------------- = I ---------- (EQ 217)
2 2 2
r dS r dS r
L’equazione (Eq. 217) è nota come I formula di Lambert per sorgenti
puntiformi o Legge del quadrato delle distanze. Da questa relazione
si deduce che l’illuminamento è proporzionale all’intensità, è inversa-
mente proporzionale al quadrato delle distanze ed è tanto maggiore
quanto minore è l’angolo d’incidenza j.

Sorgente lineare

Consideriamo ora sorgente lineare cioè una sorgente in cui una dimen-
sione non è trascurabile rispetto alle distanze in gioco (es. tubi al neon).

dl Se la sorgente emette radiazioni elettroma-


gnetiche nel campo del visibile, siamo inte-
ressati a trovare l’illuminamento prodotto su
una superficie; a questo scopo si considera
P dS punto P e areola infinitesima dS nell’intorno
del punto. Ogni elemento dl che compone la
sorgente lineare darà il proprio contributo
all’illuminamento di P per cui per trovare
l’illuminamento complessivo si dovranno sommare i contribuiti di ogni
dl. In questo caso è difficile parlare di indicatrice di emissione (con-
cetto nato per la sorgente puntiforme) in quanto in questo caso non esi-
ste più un centro da cui partono tutti gli angoli solidi (I è definita
attraverso l’angolo solido dω).

54 R. Borchiellini
Sorgente lineare

La procedura utilizzata nel caso di superficie


dl puntiforme può essere può essere adattata al
dl n caso attuale se si pensa al singolo tratto dl
come ad una sorgente puntiforme che emette
j β flusso dΦ per cui:
P r
d d
dS traccia del I = ------- ( Φ ) ⇒ dI = ------- ( d Φ ) (EQ 218)
piano dω dω
Si può così scrivere:

d d dId ω
E = ------ ( Φ ) ⇒ dE = ------ ( d Φ ) = ------------- (EQ 219)
dS dS dS
Per mettere in relazione dI con tratto dl si introduce la brillanza o
luminanza lineare che nel S.E. è espressa in W/(sr m) e nel S.F. è
espressa in (cd/m)1:

dI dI
i = ------- = ----------------- (EQ 220)
dl n dl cos β

Ricordando che l’angolo dω è definito da dω=dScosj/r2 si ottiene sosti-


tuendo nella (Eq. 219):

dl ⋅ cos β dS cos j cos β cos jdl


dE = i ⋅ --------------------- ⋅ ----------------- = i ⋅ ----------------------------- (EQ 221)
dS 2 2
r r
che esprime illuminamento nel punto P dovuto a dl. Per trovare l’illu-
minamento dovuto a l si dovrà integrare lungo l:

cos β cos j
Ep = ∫ dE = ∫ i ----------------------- dl
r
2
(EQ 222)

l l

Questo integrale si può risolvere per via analitica per casi con geome-
tria particolarmente semplice (es. linea retta e parellela al piano) in
generale o si ricorre a integrazione numerica o grafica.

Infine si può calcolare il flusso emesso dalla sorgente l e incidente su S


come:

cos β cos j
Φl → S = ∫ Ep dS = ∫ ∫ i ----------------------
r
2
- d l dS (EQ 223)

S Sl

1. la brillanza è una proprietà della sorgente che può essere misurata agevolmente.

R. Borchiellini 55
Illuminotecnica

L’integrazione grafica si esegue


dl tracciando attorno a P una circon-
dγ ferenza di raggio k/r con k arbitra-
j β rio e scelto per ottenere le
k/r necessarie comodità grafiche. Si
dj
P proietta poi dl su P definendo
piano l’angolo δj e l’arco dγ. La proie-
dS tangente zione di dγ sul piano tangente in P
dγ’ in P individua sul diametro della cir-
conferenza il segmento dγ’. Si ha:

dl cos β dγ
dj = ----------------- = ----- (EQ 224)
r k
--
r
kdl cos β
d γ = -------------------- (EQ 225)
2
r
cos β cos jdl
d γ' = d γ cos j = k ---------------------------- (EQ 226)
2
r
i γ'-
dE = -- d γ' se i=cost E p = i d-----
k k ∫ (EQ 227)

La struttura dell’ultima relazione evidenzia come l’illuminamento nel


punto P sia dovuto al contributo delle caratteristiche fisiche della sor-
gente (termine i) e al contributo delle caratteristiche geometriche del
sistema (termine dγ’/k).

Se oltre ad essere i=cost anche


dl r=cost, come nel caso di superficie
lineare a forma di circonferenza

j con centro in P, la valutazione di
k/r Ep diventa particolarmente sem-
dj
plice in quanto per tutti i dl si può
P
piano utilizare la stessa circonferenza di
dS tangente costruzione (k=cost) e per ogni dl
dγ’ in P si ha β=0 per cui si ha1

kdl
d γ = -------- = cos t e dl = rdj (EQ 228)
2
r

1. Il calcolo può essere svolto in modo più veloce considerando che l’integrale di dγ’ è uguale
2k/r cioè al diametro della circonferenza di costruzione.

56 R. Borchiellini
Sorgenti di superficie

cos jdl cos jrdj cos jdj


d γ' = d γ cos j = k ---------------- = k ------------------ = k ---------------- (EQ 229)
2 2 r
r r
π π
--- ---
2 2
dγ' cos jdj 1
E p = i ------ = i
k ∫ ∫ k ---------------- = i ⋅ ---
kr r ∫ cos jdj (EQ 230)

π π
– --- – ---
2 2
2
E p = i --- (EQ 231)
r

Sorgenti di superficie

dA Si considerano sorgenti superfi-


ciali quelle sorgenti in cui due
dimensioni non sono trascurabili
r β rispetto alle distenze in gioco (es.
j
plaffoniere).
P dS Il calcolo dell’illuminamento in
punto P interno all’area dS si svi-
luppa in modo analogo a quanto
vista in precedenza per la sorgenti lineari considerando al posto del
tratto infinetisimo dl un elemento di area dA della sorgente a distanza r
da P. Se Φ è il flusso emesso da tutta la superficie, l’area dA emetterà il
flusso dΦ. L’area dA sarà considerata come una sorgente puntiforme.
Si ha ancora:

d d
I = ------- ( Φ ) ⇒ dI = ------- ( d Φ ) (EQ 232)
dω dω
d d dId ω
E = ------ ( Φ ) ⇒ dE = ------ ( d Φ ) = ------------- (EQ 233)
dS dS dS

traccia della Per definire dI si introduce, in analogia alle


sorgente dA sorgenti lineari, la brillanza o luminanza
dAn (cd/m2)1:
j β dI dI
i = --------- = ------------------- (EQ 234)
P r dA n dA cos β
dS traccia del
piano

R. Borchiellini 57
Illuminotecnica

dA ⋅ cos β dS cos j
dE = i ⋅ ----------------------- ⋅ ----------------- (EQ 235)
dS 2
r
cos β cos j
dE = i ⋅ ------------------------ ⋅ dA (EQ 236)
2
r
cos β cos j
Ep = ∫ dE = ∫ i ----------------------- dA
r
2
(EQ 237)

A A

e il flusso emesso da A ed incidente su S vale:

cos β cos j
ΦA → S = ∫ Ep dS = ∫ ∫ i ----------------------
r
2
- dA dS (EQ 238)

S SA

L’espresione appena trovata è nota come seconda legge del coseno di


Lambert; si può notare che essa è simmetrica, si possono cioè scam-
biare sorgente e ricevente senza cambiare il risultato; questo fatto vale
per lo scambio di energia elettromagnetica in termini generali non solo
per la parte che compete al flusso luminoso e sarà di grande utilità nel
trattare i fenomeni di scambio termico per irraggiamento.

Anche in questo caso si può cercare


dA
una soluzione degli integrali per via
dσ grafica come nel caso precedente; si
j β costruisce quindi una semisfera di
R
dΩ raggio R e centro P e si proietta dA
P su P definendo così angolo solido
piano dΩ. Sia dσ la superficie intercettata
dS tangente da dΩ sulla sfera di costruzione di
dσ’ in P raggio R, dσ’ la proiezione di dσ sul
piano tangente e dAn=dAcosβ la
superficie individuata da dΩ su una sfera di raggio r:

dA cos β dσ
d Ω = ------------------- = ------ (EQ 239)
2 2
r R
2
R
d σ' = d σ ⋅ cos j = ------ cos β cos jd A (EQ 240)
2
r
e quindi

1. Si può notare che l’analogo della brillanza nel S.E. è l’intendità direzionale Iγ (W/m2/sr).

58 R. Borchiellini
Emettitore di Lambert

d σ' cos β cos -j


-------- = ---------------------- dA (EQ 241)
2 2
R r
i i
dE = ------ d σ' → E p =
R
2 ∫ -----
R
- dσ'
2
(EQ 242)

se si considera la brillanza costante si ottiene:

dσ'
R

E p = i -------
2
(EQ 243)

Anche in questo caso una situazione particolarmente semplice è quella


di una sorgente semisferica con centro in P; ipotesi questa sicuramente
più realistica di quella fatta nel caso di sorgente lineare (ad esempio la
volta celeste nel caso di cielo coperto cioè di luce solare diffusa). In
quasto caso si ha r=cost e R=cost oltre che i=cost e analogamente a
quanto avveniva per la sorgente lineare, l’integrale di dσ’ è uguale alla
proiezione della sfera di costruzione sul piano cioè πR2 per cui:
2
Ep = i d σ'- = i ⋅ π R
R

------
2
R
2
- = π⋅i
--------- (EQ 244)

Come era lecito aspettarsi il risultato non dipende da R.

Emettitore di Lambert
Al termine dell’esame dell’illuminamento prodotto da tipi diverse di
sorgenti è lecito chiedersi cosa significhi l’ipotesi più volte fatta di
luminanza costante e quali siani le caratteristiche di una sorgente, detta
Emettitore di Lambert, che goda di questa proprietà. Consideriamo
l’ultimo caso, quello di sorgente superficiale, dalla definizione di lumi-
nanza i=dI/(dAcosβ) si deduce che perchè i sia costante I deve variare
con β. La funzione che permette di eliminare la presenza della varia-
bile β al denominatore è:

dI = dI 0 cos β (EQ 245)

da cui

dI 0
i = -------- = cos t (EQ 246)
dA

R. Borchiellini 59
Illuminotecnica

La relazione (Eq. 245) evidenzia come per ottenere


dA una luminanza costante si deve avere un’intensità
dI dI che varia con la direzione. Se si estense il con-
dI β 0 cetto di indicatrice di emissione all’area dA, si vede
in fugura come la relazione trovata indichi una
indicatrice di emissione sferica al fine di ottenere
i=cost. Si può notare infine come l’andamento di dI sia uguale a quello
di dAn.

La sorgente fino ad ora è stata caratterizzata utilizzando il concetto di


luminanza (cioè intensità riferita ad dAn area apparente della superficie
emettente), altre volte però è interessante conoscere il flusso luminoso
emesso da dA, si definisce così emettenza:


M = ------- (EQ 247)
dA
Si può notare che l’emettenza nel S.E. coincide con l’emissione emi-
sferica E per cui ricordando che la luminanza nel caso di sorgente
superficiale coincide nel S.E. con l’intensità direzionale Iγ, è facile
concludere che il legame tra M e i sia quello già trovato tra E e Iγ;
infatti da definizione di luminanza:

dI d
i = ------------------- con dI = ------- ( d Φ ) (EQ 248)
dA cos β dω
si ha:
2
d Φ
i = --------------------------- (EQ 249)
dA cos β d ω
per cui

M = ∫ i cos β dω (EQ 250)

e nel caso di emettitore di Lambert (caso della radiazione diffusa nel


S.E.) essendo i=cost e tenendo conto dalla (Eq. 194) dω=senβdβdω e
della (Eq. 197) si può scrivere:
2π π ⁄ 2
M = i ∫0 ∫0 cos β sen β d β d θ = π i (EQ 251)

60 R. Borchiellini
Efficienza di una lampada

Efficienza di una lampada


Da un punto di vista di chi acquista una lampada è importante che que-
sta fornisca la maggiore quantità di luce a parità di energia elettrica
consumata. Questo approccio da un punto di vista ingegneristico si tra-
duce nel concetto di efficienza ε di un sistema definita come:

effetto utile
ε = -------------------------------- (EQ 252)
spesa
Riferendoci solo alle lampade elettriche si può allora definire l’effi-
cienza della lampada come:

Φ lum lm
ε = ------------- ------ (EQ 253)
W el W

Da un punto di vista dello sviluppo tecnologico ci si può chiedere


quale sia il massimo valore che ε può assumere. In condizioni staziona-
rie nel sistema lampada abbiamo energia elettrica in ingresso, un flusso
termico ceduto dalla lampada verso l’esterno, una radiazione emessa
sia nel campo del visibile che in quello non visibile per cui si può scri-
vere:

W el = Φ + Φ elm, v + Φ elm, nv (EQ 254)

non è però possibile introdurre nella relazione precedente il flusso


luminoso cioè il flusso elettromagnetico nel campo del visibile pesato
attraverso le curve di visibilità perchè il flusso luminoso non è un ter-
mine energetico. Si può allora scrivere:

Φ lum Φ elm, v Φ elm


ε = ----------------- ⋅ ----------------- ⋅ ------------ (EQ 255)
Φ elm, v Φ elm We

<1 <1

Il valore massimo che il primo dei rapporti nella (Eq. 255) può assu-
mere è ovviamente 683 lm/W che costituisce anche il limite superiore
di ε in quanto gl altri due rapporti sono entrambi minori di uno. I valori
di ε normalmente raggiunti nelle lampade sono compresi tra 20 e 100
lm/W. La Figura 7 riporta alcuni valori di efficienza per i tipi di lam-
pade più comuni. Mentre la Tabella 2 mostra alcuni valori di illuma-
mento richiesto.

R. Borchiellini 61
Illuminotecnica

LAMPADA

AD INCADESCENZA A SCARICA DI GAS

AD ALTA A BASSA
GLS REFLECTOR ALOGENE PRESSIONE PRESSIONE
14-18 14-18 18-25
lm/W lm/W lm/W
VAPORI VAPORI VAPORI VAPORI
MERCURIO SODIO MERCURIO SODIO
17-80 40-120 50-90 100-200
lm/W lm/W lm/W lm/W

FIGURA 7. Alcuni valori di effiicenza delle lampade

TABELLA 2. Tipici valori di illuminamento richiesti

Tipo di locale Tipo di locale


Valori di Em Valori di Em
attività o attività o
(lux) (lux)
utilizzo utilizzo
zona di lettura 200-750 cucina 200-500
bagno ill. gen. 50-150 camera ill. gen. 50-150
scale, ascensori 100-200 teatro 50-150
vetrina 500-1000 chirurgia ill.gen 500-1000
sale riunioni 300-750 sala computer 300-750
strada 5-40 stadio di calcio 500-2500
aula universitaria zona assemblaggio
300-750 300-750
ill.gen. motori e telaio
assemblaggio com-
locale caldaie 50-150 1000-2000
ponenti di prec.

62 R. Borchiellini
CAPITOLO 1 TERMODINAMICA DEI
CORPI CONTINUI

INTRODUZIONE2
 Fino ad ora ci si è occupati di termodinamica dei corpi omogenei
cioe assenza di gradienti spaziali delle coordinate termodinamiche.
 L’ipotesi di omogeneità può risultare inadeguata o limitativa nello
studio di alcuni fenomeni come ad esempio:
• quantificare il calore trasmesso, fino ad ora questo problema non
è stato preso in considerazione, cioè si è parlato di flusso Φ o di
calore Q senza identificare come quantificare queste variabili par-
tendo dalle condizioni in cui avviene il fenomeno;
• conoscere distribuzione della temperatura all’interno di un corpo
in cui avviene trasmissione del calore
 L’ipotesi di omogeneità è così sostituita da quella di:
CORPI CONTINUI

In sintesi si possono ricordare le caratteristiche:

OMOGENEO. Non esistono gradienti spaziali delle grandezze

CONTINUO. non esistono “buchi” di massa nello spazio, cioè in ogni


punto dello spazio occupato dal corpo è presente massa
 In termini matematici la definizione di CORPO CONTINUO è pre-
cisata attraverso la definizione di DENSITA’. La densità media della
materia contenuta in un volume ∆V è

∆M
ρ = -------- (1)
∆V

2. Questi appunti sono tratti dal volume secondo del testo “Termodinamica” M. Calì, P. Gre-
gorio. Edizioni Leonardo, Bologna

R. Borchiellini 63
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

Per un corpo continuo si può definire una densità in ogni punto:

ρ = lim ρ3 (2)
z ( ∆V → 0 )

con la densità quindi funzione delle


coordinate spaziali x̃ :
∆V
ρ = ρ ( x̃, t ) (3)

Cioè ad ogni punto dello spazio


x y
occupato dal corpo è possibile
associare un valore di densità e si può
quindi parlare di CAMPO DI
DENSITA’.

CAMPO. è un concetto che viene introdotto per evidenziare che se una


grandezza è una grandezza di campo, allora questa grandezza è
funzione dello spazio e del tempo:

 CAMPO DELLA DENSITA’ ρ = ρ ( x̃, t )


 CAMPO DELLA TEMPERATURA T = T ( x̃, t )
 CAMPO DELLA VELOCITA’ ṽ = ṽ ( x̃, t )

ALCUNE NOTAZIONI DEL CALCOLO TENSORIALE


TENSORE. entità matematica caratterizzata dalle sue componenti
scalari e dal sistema di coordinate in cui opera. In R3 se N è l’ordine del
tensore, il numero di componenti è 3N per cui:
SCALARE: tensore di ordine zero
VETTORE: tensore del primo ordine4

Notazioni:
x tensore di ordine zero, non ci sono indici liberi
xi o xijbj tensore del primo ordine, il solo indice i è libero perchè non
ripetuto
xij tensore del secondo ordine, 2 indici liberi
xiai tensore di ordine zero. Non ci sono indici liberi.

3. nella realtà per ∆V che tende a zero non sempre si trova materia (all’interno degli atomi c’è
il vuoto)
4. Si utilizzeranno questi e al massimo temsori del secondo ordine (9 componenti)

64 R. Borchiellini
ALCUNE NOTAZIONI DEL CALCOLO TENSORIALE

y ,i vettore risultante da derivata spaziale di un campo scalare


y = y ( x̃, t )

vi,i scalare risultante da derivata spaziale di un campo vettoriale


ṽ = ṽ ( x̃, t )

vi,j tensore (determinante corrispondente allo Jacobiano)


σji,j vettore risultante da derivata di tensore del secondo ordine

ESEMPIO 1 Nel caso di R3 le espressioni precedenti hanno il signi-


ficato:

x i = ( x 1, x 2, x 3 ) = x̃ (4)

x 11 b 1 + x 12 b 2 + x 13 b 3
x ij b j = x 21 b 1 + x 22 b 2 + x 23 b 3 (5)

x 31 b 1 + x 32 b 2 + x 33 b 3

x 11 x 12 x 13
x ij = x 21 x 22 x 23 (6)

x 31 x 32 x 33

xi ai = x1 a1 + x2 a2 + x3 a3 (7)

∂y ∂y ∂y ∂y
y , i = ------- = -------- -------- -------- = grad y = ∇y (8)
∂x i ∂x 1 ∂x 2 ∂x 3

∂v i ∂v 1 ∂v 2 ∂v 3
v i, i = ------- = -------- + -------- + -------- = div ṽ = ∇•ṽ (9)
∂x i ∂x 1 ∂x 2 ∂x 3

∂v 1 ∂v 1 ∂v 1
-------- -------- --------
∂x 1 ∂x 2 ∂x 3
∂v i ∂v ∂v 2 ∂v 2 ∂v i
v i, j = ------- = -------2- -------- -------- ------- = J (10)
∂x j ∂x 1 ∂x 2 ∂x 3 ∂x j
∂v 3 ∂v 3 ∂v 3
-------- -------- --------
∂x 1 ∂x 2 ∂x 3

R. Borchiellini 65
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

∂σ 11 ∂σ 21 ∂σ 31
------------ + ------------ + ------------
∂x 1 ∂x 2 ∂x 3
∂σ ji ∂σ 12 ∂σ 22 ∂σ 33
σ ji, j = --------- = ------------ + ----------- + ----------- (11)
∂x j ∂x 1 ∂x 2 ∂x 3
∂σ 13 ∂σ 23 ∂σ 33
----------- + ----------- + -----------
∂x 1 ∂x 2 ∂x 3

FORMULAZIONE EULERIANA E LAGRANGIANA


Per un corpo continuo che varia la propria posizione, le particelle che
costituiscono il continuo si spostano nello spazio lungo vari percorsi. Il
loro movimento può essere descritto da:

x3
X3 L A G R ANGI AN A

P P
E UL ERIAN A

x1 x2

X1 X2

t=0
t=t

FORMULAZIONE LAGRANGIANA. xi=xi(X1,X2,X3,t) con X1, X2, X3


coordinate di xi al tempo t=0. Cioè si segue evoluzione particella

FORMULAZIONE EULERIANA. Xi=Xi(x1,x2,x3,t) le variabili


indipendenti sono ora le coordinate attuali della particella5

∂x
5. Si può passare da una formulazione all’altra se J = --------i ≠ 0
∂X j

66 R. Borchiellini
FORMULAZIONE EULERIANA E LAGRANGIANA

GRANDEZZE ESTENSIVE. Come detto in precedenza sono quelle


proporzionali alla quantità di materia e in un continuo, avendo
affermato che esiste materia in ogni elemento di volume dV, significa
quindi che sono grandezze il cui valore fa riferimento a tutto il volume
del corpo. Ad esempio:

M(t) = ∫ ρ ( x̃, t ) dV (12)

V tot

U(t) = ∫ u ( x̃, t ) dm = ∫ u ( x̃, t )ρ( x̃, t ) dV (13)

M tot V tot

ρ e u sono grandezze INTENSIVE infatti non sono proporzionali alla


quantità di materia.

DERIVATA MATERIALE (Formula di Eulero)


Consideriamo grandezza intensiva z = z ( x̃, t ) 6 data con descrizione
EULERIANA si ha allora:

dz-
---- ∂z ∂z dx 1 ∂z dx 2 ∂z dx 3
= ----- + -------- -------- + -------- -------- + -------- -------- (14)
dt ∂t ∂x 1 dt ∂x 2 dt ∂x 3 dt
d----z- ∂z ∂z
= ----- + ∇z ⋅ ṽ = ----- + z , i v i (15)
dt ∂t ∂t

DERIVATA MATERIALE DI UN ELEMENTO DI VOLUME


Per un elemento di volume dV si può dimostrare che la derivata
rispetto al tempo di dV è data dalla relazione:

d- ∂v i ∂v 1 ∂v 2 ∂v 3
---- ( dV ) = ------- dV = v i, i dV = -------- + -------- + -------- dV (16)
dt ∂x i ∂x 1 ∂x 2 ∂x 3

DERIVATA MATERIALE DI GRANDEZZA ESTENSIVA

Se Z è una grandezza estensiva di cui si definisce la grandezza z*


intensiva rispetto al volume:

6. Nel caso presente si considera il caso di z scalare ma vale anche per tensori di qualsiasi
ordine.

R. Borchiellini 67
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

z∗ = z∗ ( x̃, t ) = lim ∆ Z-
------ (17)
∆V → 0 ∆ V

Si ha ovviamente

Z = ∫ z∗ ( x̃, t ) dV (18)

La derivata materiale della grandezza Z è:

dZ
------ = d z∗ ( x̃, t ) dV = d
dt dt ∫ ∫ d t [ z∗ ( x̃, t ) dV ] (19)

V V

dZ dz∗ d
------ =
dt ∫ -------- dV + z∗ ----- ( dV )
dt dt
(20)

e ricordando il significato della derivata di volume (16)

d Z- z∗- ∗
d-------
-----
dt
= ∫ dt
+ z v i, i dV (21)

ma:

d z∗- ∂z∗
------- = -------- + z∗ , i v i (22)
dt ∂t
per cui
(23)

d
-----Z- = ∂z∗- ∗ z∗-
∂-------
dt ∫ -------
∂t
+ z , i v i + z∗ v i, i dV = ∫ ∂t
+ ( z∗ v i ) , i dV
V V

68 R. Borchiellini
LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

CONSERVAZIONE DELLA MASSA


Per la massa di fluido che occupa il volume di controllo V la conserva-
zione della massa è espressa da:

dM d
dt dt ∫
- ρ ( x̃, t ) dV = 0
-------- = ---- (24)

e per la (23) si ottiene la FORMA INTEGRALE dell’equazione di


conservazione della massa

∂-----
ρ-
∫ ∂t
+ ( ρ v i ) dV = 0
,i
(25)

e dovendo valere per un qualsiasi arbitrario V si può scrivere la


FORMA DIFFERENZIALE

∂-----
ρ-
+ ( ρ vi ) = 0 (26)
∂t ,i

CONSERVAZIONE DELLA QUANTITA’ DI MOTO


Con le notazioni già utilizzate nella discussione del concetto di lavoro
in termodinamica, l’assioma7 della conservazione della quantità di
˜ può essere scritto nella forma:
moto Q M

(s) (d) dQ ˜
M
R̃ es = F̃ es + F̃ es = ----------- (27)
dt
FORZE DI SUPERFICIE. Sono espresse attraverso il vettore

t̃ = t̃ ( x̃, t ) (28)

della risultante delle forze di superficie che agiscono sul sistema:

(s)
F̃ es = ∫ t̃ ⋅ dS (29)

7. “La risultante di tutte le forze applicate al corpo è uguale alla variazione della quantità di
moto del corpo”

R. Borchiellini 69
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

Per teorema di Cauchy è possibile correlare il vettore sforzo t̃ al


tensore degli sforzi

σ 11 σ 12 σ 13
Π = σ 21 σ 22 σ 23 (30)

σ 31 σ 32 σ 33

con la relazione
˜
t̃ = ñ ⋅ Π (31)

t i = σ ji n j (32)

dove ñ è la normale alla superficie rivolta verso l’esterno; con altra


notazione si può scrivere:

t1 σ 11 σ 12 σ 13
t 2 = n 1 n 2 n 3 σ 21 σ 22 σ 23 (33)

t3 σ 31 σ 32 σ 33

FORZE A DISTANZA. Sono espresse dal vettore

b˜ = b˜ ( x̃, t ) (34)

che esprime la forza per unità di massa esercitata dalle forze a distanza

(d)
F̃ es = ∫ b˜ ⋅ ρ ⋅ dV (35)

V
QUANTITA’ DI MOTO. è espressa da

˜ =
Q M ∫ ṽ ⋅ ρ ⋅ dV (36)

Sostituendo nella (27) si ha:

∫ t̃ ⋅ dS + b˜ ⋅ ρ ⋅ dV = d ṽ ⋅ ρ ⋅ dV
∫ ∫ (37)
dt
S V V

70 R. Borchiellini
LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

Applicando teorema della divergenza di Gauss e ricordando la (31) si


può scrivere:

˜
∫ t̃ ⋅ dS = ∫ div ⋅ Π dV (38)

S V

Inoltre si può osservare che per la conservazione della massa

dM d d
-------- = ----
dt dt ∫
- ρ dV =
∫ d t ( ρ dV ) = 0 (39)

V V

e quindi il secondo menbro della (37) diventa

d d
dt ∫
ṽ ⋅ ρ ⋅ dV = ∫ dt
( ṽ ⋅ ρ ⋅ dV ) = (40)

V V
d dṽ d----ṽ-
∫ dt dt ∫
ṽ ⋅ ( ρ dV ) + ----- ⋅ ρ ⋅ dV = ∫ dt
⋅ ρ ⋅ dV
V V V

Si ottiene così:

˜ dṽ
∫ ∫
div ⋅ Π dV + b˜ ⋅ ρ ⋅ dV = ∫ ----dt- ⋅ ρ ⋅ dV (41)

V V V

o in notazione tensoriale

 ∂σ ji dv i
∫  ∂x j  ∫
 --------- dV + b i ρ dV = ∫ ------- ρ dV
dt
(42)

V V V

Le equazioni (41) e (42) esprimono la Conservazione della Quantità di


Moto in FORMA INTEGRALE. Poiche queste equazioni devono
valere per un qualsiasi dV, deve valere anche
˜ dṽ
∇•Π + ρ b˜ = ρ ----- (43)
dt
o in forma tensoriale

dv i
σ ji, j + ρ b i = ρ ------- (44)
dt

R. Borchiellini 71
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

che costituiscono la FORMA DIFFERENZIALE della Conservazione


della Quantità di Moto.

TEOREMA DELL’ENERGIA CINETICA


Si ottiene moltiplicando per vi le equazioni che esprimono la Conserva-
zione della Quantità di Moto.

∂σ ji dv i
∫ ∂x j ∫
v i --------- dV + v i b ρ dV =
i ∫ v i ------- ρ dV
dt
(45)

V V V

ma si può notare che

∂σ ji ∂( v i σ ji ) ∂v
------------------- ⋅ dV – σ ji ⋅ -------i ⋅ dV
∫ v i --------- dV =
∂x j ∫ ∂x j ∫ ∂x j
(46)

V V V

e che per il teorema della divergenza di Gauss

∂( v i σ ji )
∫ ------------------- ⋅ dV =
∂x j ∫ vi ⋅ σji ⋅ nj ⋅ dS (47)

V S

Sostituendo nella (45) si ottiene


(48)
∂v i dv i
∫ ∫ ∫
v i ⋅ σ ji ⋅ n j ⋅ dS – σ ji ⋅ ------- ⋅ dV + v i b i ρ dV =
∂x j ∫ v i ------- ρ dV
dt
S V V V

Tutti i termini che appaiono in questa equazione hanno la dimensione


di potenza. Inoltre ricordando l’espressione dell’energia cinetica data
nella prima parte delle lezioni di Termodinamica

(s) (d) dE c
W es + W i + W es = --------- (49)
dt
è possibile associare un significato fisico ai termini della (48)

72 R. Borchiellini
LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

(s)
W es = ∫ vi ⋅ σji ⋅ nj ⋅ dS (50)

S
∂v i

W i = – σ ji ⋅ ------- ⋅ dV
∂x j
V
(d)
W es = ∫ v i b i ρ dV
V
dE dv i
--------c- =
dt ∫ v i ------- ρ dV
dt
V
Ulteriori interpretazioni del significato fisico possono essere ottenute
ricordando che per un fluido il tensore degli sforzi può essere scritto
come

σ ij = – p ⋅ δ ij + τ ij 8 (51)

σ 11 σ 12 σ 13 τ 11 τ 12 τ 13
˜ p 0 0
Π = σ 21 σ 22 σ 23 = – 0 p 0 + τ 21 τ 22 τ 23 (52)

σ 31 σ 32 σ 33 00p τ 31 τ 32 τ 33

Se si considera un
Φ sistema aperto come
quello di figura, è
possibile dividere le
Af
Am superfici sulle quali
agiscono forze in tre
insiemi: Ac , è
Wt
l’insieme delle
sezioni degli NC
Ac Ac Ac condotti attraverso i
quali passano i flussi
G1 Gk G NC
di massa in ingresso
ed uscita; Am , è

8. Si ricorda che δij è il delta di Kronecker che gode delle proprietà

δ ij = 1 se i = j
δ ij = 0 se i ≠ j

R. Borchiellini 73
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

costituito dalla somma delle superfici delle parti mobili della macchina
attraverso le quali si trasferisce il lavoro all’esterno (le pareti dei
pistoni, delle pale dei rotori delle turbine o delle pompe, ecc.); infine
Af , rappresnta tutte le superfici rimanenti delle pareti di contenimento
in corrispondenza delle quali la velocità del fluido è nulla. Deve essere
quindi:
A = Ac + Am + Af (53)

Potenze di superfcie

Nella (50) sono rappresentate dalla prima equazione

(s)
W es = ∫ vi ⋅ σji ⋅ nj ⋅ dS (54)

Per un sistema aperto le potenze legate alle forze di superficie si


possono dividere in quelle legate alle superfici Ac ove il lavoro delle
forze è quello di movimentazione del fluido attraverso la macchina e in
quelle legate alle superfici Am dove il lavoro è quello che può essere
utilizzato all’esterno. Il lavoro delle forze che agiscono sulle superfici
Af è ovviamente nullo.

(s)
W se = – ∫ vi σ ji n j dA – ∫ vi σ ji n j dA (55)

Ac Am
(s)
= W sp + W t = – W se

Wsp è la potenza di spostamento e Wt è la potenza tecnica che può


essere utilizzata all’esterno

Potenze di superficie: potenza di spostamento


In prima approssimazione si può ritenere che il fluido si muova nei
condotti con moto prevalentemente monodimensionale diretto lungo
l’asse del condotto; si fa inoltre l’ipotesi che nella sezione le proprietà
termodinamiche siano costanti per cui se con k si indica il generico
condotto si ha:
NC

W sp = ∫ vi ⋅ σji ⋅ nj ⋅ dA ≅ ∑ ( vi ⋅ σji ⋅ nj ⋅ A )k (56)

Ac k=1

74 R. Borchiellini
LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

dove il pedice i si riferisce alla componente lungo gli assi coordinati.


Dal momento che in ogni sezione nel tensore degli sforzi σ si può
trascurare il contributo delle componenti tangenziali τ, si ha ancora
NC NC

W sp = ∑ ( vi ⋅ σji ⋅ nj ⋅ A )k ≅ ∑ ± v k ⋅ pk ⋅ Ak (57)

k=1 k=1

dove vk è la componente della velocità nel condotto lungo la normale


alla superficie trasversale del condotto Ak. Il prodotto scalare tra il
vettore velocità e la normale alla sezione trasversale che
convenzionalmente è orientata dall’interno verso l’esterno risulta
positivo o negativo a seconda che la massa sia uscente o entrante. Se
vale l’ipotesi di monodimensionalità

vk ⋅ Ak
G k = ρ k ⋅ v k ⋅ A k = ------------------- (58)
vk

Se quest’ultima relazione si introduce nell’equazione (57) si ottiene


una nota relazione per la potenza di spostamento:
NC NC

W sp ≅ ∑ ± v k ⋅ pk ⋅ A k = ∑ ±( pk ⋅ vk ) ⋅ G k (59)

k=1 k=1

Potenza delle forze interne

Nella (50) sono rappresentate dalla seconda equazione

∂v i

W i = – σ ji ⋅ ------- ⋅ dV
∂x j
(60)

Sostituendo al tensore degli sforzi la sua espressione data dalla (51) e


se si tiene conto della definizione del delta di Kronecker, si ottiene
∂v ∂v ∂v ∂v
Wi =
∫ ∂x j ∫
p ⋅ δ ji ⋅ -------i ⋅ dV – τ ji ⋅ -------i ⋅ dV =
∂x j ∫ ∂x i ∫
p ⋅ -------i ⋅ dV – τ ji ⋅ -------i ⋅ dV
∂x j
(61)
V V V V

La potenza interna si può quindi scoporre in un termine lineare legato


alla variazione di volume e in un termine legato al lavoro delle forze
tangenziali e non dà contributo allo spostamento della superficie di
contorno del corpo e non produce quindi variazioni di volume; per

R. Borchiellini 75
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

questa ragione quest’ultimo si chiama potenza dissipata in attrito


interno.

W i = W ilin – W a (62)

dove

∂v i
W ilin = ∫ p ⋅ ------- ⋅ dV
∂x i
V (63)
∂v i

W a = τ ji ⋅ ------- ⋅ dV
∂x j
V

Dalla (25) la conservazione della massa si può scrivere anche

∂v
-----ρ- + -------i ⋅ ρ = 0
d
(64)
dt ∂x i

e ricordando che il volume specifico è l’inverso della densità

∂v i
------- = – --1- ⋅ d-----ρ- = 1
--- ⋅ d----v- (65)
∂x i ρ dt v dt

che introdotta nella prima della (63) porta a

∂v i 1 dv

W ilin = p ⋅ ------- ⋅ dV =
∂x i ∫ p ⋅ --v- ⋅ ----dt- ⋅ dV (66)

V V

Se pressione e volume specifico sono funzione solo del tempo e non


dello spazio, come succede per i corpi omogenei, si possono portare
fuori dal segno di integrale, ottenendo così

1 dv 1 dv dV
v dt ∫
W ilin = p ⋅ --- ⋅ ----- ⋅ dV = p ⋅ --- ⋅ ----- ⋅ V = p ⋅ -------
v dt dt
(67)

MOMENTO DELLA QUANTITA’ DI MOTO


˜
Permette di dimostrare che Π è simmetrico:

76 R. Borchiellini
LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

σ jk = σ kj (68)

cioè sono 6 le componenti diverse delle 9 che compongono il tensore.

PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA


Nel caso in cui Wae=0 si è già visto che si il primo principio della ter-
modinamica è espresso da

d
Φ ( t ) – W i ( t ) = ----- U ( t ) (69)
dt
Oltre alle grandezze già viste, per esprimerlo nella forma adatta per un
sistema continuo è necessario introdurre:

ϕ̃ = ϕ̃ ( x̃, t ) . il vettore che rappresenta il flusso termico per unità di


superficie (W/m2) in ogni punto del corpo per effetto delle differenze di
temperatura tra punto e punto (CAMPO VETTORIALE).

ϕ v = ϕ v ( x̃, t ) . il flusso termico per unità di volume (W/m3)


generato in ogni punto da fenomeni diversi dai gradienti di temperatura
(es. effetto Joule, reazione chimiche ecc.) (CAMPO SCALARE)

u = u ( x̃, t ) . l’energia interna specifica di ogni particella materiale


(kJ/kg).

Il flusso di energia termica scambiato dal corpo con l’ambiente esterno


è dato dalla somma di quello scambiato attraverso la superficie del
sisteme e di quello generato internamente, per cui utilizzando le
grandezze ora introdotte si ha:


Φ ( t ) = – ϕ i n i dS + ϕ v dV∫ (70)

S V

dove il segno - è dovuto alla convenzione di segno in termodinamica e


al fatto che la normale è rivolta verso l’esterno.

U(t) = ∫ u ρ dV (71)

Ma per quanto già visto, utilizzando le stesse considerazioni utilizzate


per (39), si può scrivere:

R. Borchiellini 77
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

dU d du

- u ρ dV =
------- = ----
dt dt ∫ ------ ρ dV
dt
(72)

V V

Sostituendo le (50) (70) e (72) nella (69):

ottenendo
(73)

∂v i d-----
u-
∫ ∫ ∫
– ϕ i ⋅ n i ⋅ dS + ϕ v ⋅ dV + σ ji ⋅ ------- ⋅ dV =
∂x j ∫ dt
ρ dV
S V V V

L’equazione ora ottenuta costituisce il primo principio in FORMA


INTEGRALE; utilizzando il teorema della divergenza di Gauss

∂ϕ i
∫ ϕ i ⋅ n i ⋅ dS = ∫ ∂xi dV (74)

S V

la FORMA DIFFERENZIALE consegue immediatamente

∂v i du
– ϕ i, i + ϕ v + σ ji ⋅ ------- = ρ ------ (75)
∂x j dt

SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

Prima di formulare il secondo principio della Termodinamica è


necessario introdurre ancora tre campi scalari (di grandezze primitive)
che caratterizzano tre proprietà termodinamiche delle particelle
materiali:
1. l’entropia specifica, s(x,t), misurata in J/(kg K) nel S.I.
2. la temperatura assoluta, T(x,t), misurata in K nel S.I.
3. l’entropia specifica generata per effetto delle irreversibilità, σd(x,t),
misurata in W/(kg K) nel S.I.

Da queste possono essere derivate:


1. l’entropia totale del corpo

78 R. Borchiellini
LEGGI FONDAMENTALI PER CORPI CONTINUI

S(t) = ∫ s ⋅ ρ ⋅ dV (76)

V
2. il flusso di entropia determinato dalle irreversibilità

Σd ( t ) = ∫ σ d ⋅ ρ ⋅ dV (77)

V
3. il flusso di entropia determinato dagli scambi termici e dalla genera-
zione endogena di calore

ϕi ϕv
Σ q ( t ) = –  ----- ⋅ n i ⋅ dS +  ------ ⋅ dV
∫ ∫ (78)
 T  T
S V

Si può così scrivere il secondo principio nella froma della


disuguaglianza di Clausius-Duhen:

dS
= Σq + Σd (79)
dt
dove

Σd ≥ 0 (80)

Utilizzando le (76), (77), (78)


ϕi ϕv (81)
s ⋅ ρ ⋅ dV = –  ----- ⋅ n i ⋅ dS +  ------ ⋅ dV + σ d ⋅ ρ ⋅ dV
d
dt ∫  T ∫  T ∫ ∫
V S V V

con

∫ σd ⋅ ρ ⋅ dV ≥ 0 (82)

da cui si deduce che anche

σd ≥ 0 (83)

La forma differenziale si ottiene con procedimento analogo a quello


utilizzato nei paragafi precedenti

R. Borchiellini 79
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

dS ds
------ = d s ρ dV =
dt dt ∫ ∫ ----- ρ dV
dt
(84)

V V

e utilizzando ancora il teorema di Gauss e con semplici passaggi si ha:

ds- ∂ ϕ i ϕ v
ρ = –
---- ----
- + ------ + ρσ d (85)
dt ∂ xi T  T

e per i sitemi aperti

∂s ∂s ϕi ϕv
+ vi ⋅ = – ∂  ------ + ------ + σd (86)
∂t ∂xi ∂ x i  ρ T ρ T

SINTESI DEI CAMPI INTRODOTTI


Sono stati introdotti i seguenti campi:
campo tipo componenti
ρ scalare 1
ṽ vettoriale 3
˜
Π tensoriale 6
b˜ vettoriale 3
ϕ̃ vettoriale 3
ϕv scalare 1
u scalare 1
s scalare 1
T scalare 1
σd scalare 1
TOTALE 21

Per quanto riguarda le equazioni si ha:

∂-----
ρ-
+ ( ρvi ) = 0 1 equazione
∂t ,i
dv i
σ ji, j + ρ b i = ρ ------- 3 equazioni
dt
∂v i du
– ϕ i, i + ϕ v + σ ji ⋅ ------- = ρ ------ 1 equazione
∂x j dt

80 R. Borchiellini
SINTESI DEI CAMPI INTRODOTTI

ϕi ϕv
ρ ----- = – ∂  ----- + ------ + ρσ d
ds
1 equazione
dt ∂ xi  T  T

Se si considera il caso dello studio di un continuo senza utilizzare il


secondo principio della termodinamica (come spesso succede) si hanno
5 equazioni in 18 incognite. Per superare il problema si devono
introdurre le EQUAZIONI COSTITUTIVE

ρ = ρ(T ) 1 equazione
u = u(T) 1 equazione
˜
Π = – pĨ + τ̃ ( ṽ ) 6 equazioni τ̃ tensore degli sforzi
viscosi che dipende dalla
velocità. p pressione (scalare)
˜
ϕ̃ = – Λ ⋅ ∇T 3 equazioni

Si hanno così 19 incognite e 16 equazioni, a queste devono essere


aggiunte le equazioni sulle forze a distanza (ad esempio quelle del
campo gravitazionale) per cui si ottiengono tante equazioni quante
sono le incognite.

Con queste considerazioni e strumenti per i corpi continui, si può


passare ad analizzare e quantificare i meccanismi di trasferimento di
energia all’interno dei corpi e tra i corpi che saranno considerati come
sistemi continui. Questo studio è in genere indicato con il nome di
TERMOCINETICA o studio della TRASMISSIONE DEL CALORE.

R. Borchiellini 81
TERMODINAMICA DEI CORPI CONTINUI

82 R. Borchiellini
CAPITOLO 2 APPLICAZIONE AI SISTEMI
MONODIMENSIONALI

Introduzione

Si considera ora una applicazione, delle equazioni che esprimono le


leggi fondamentali per un sistema continuo, ad un sistema fisico che
per le proprie caratteristiche può essere rappresentato da grandezze che
variano in un’unica direzione spaziale.

Il sistema che sarà qui analizzato è un condotto per il trasporto di


fluido nel quale sia presente una fessura laterale attraverso la quale
viene estratta o introdotta massa.

La conservazione della massa

Se si considera una porzione di spazio di volume ben definito ad un


preciso istante di tempo, la conservazione della massa esprime il fatto
fisico che la velocità con cui varia la massa totale del sistema, M, è
uguale al tasso della massa generata nel volume, Mv 9

9. In termini generali la conservazione della massa esprime l’invariabilità della qunatità di


massa complessiva del sistema considerato. In questi termini non avrebbe senso parlare di
generazione di massa, tuttavia quando si utilizzano rappresentazioni semplificate o si fa
riferimento ad una specie chimica o ancora ad uno stato di aggregazione, allora il termine
Mv può costituire un utile strumento per rappresentare la massa introdotta o sottratta per
rappresentare la massa introdotta o sottratta nel sistema non osservabile attraverso la super-
ficie di contorno del sistema e quindi non esprimibile attraverso le condizioni al contorno.

R. Borchiellini 81
APPLICAZIONE AI SISTEMI MONODIMENSIONALI

dM
-------- = M v
dt
(87)
d

----- ρ ⋅ dV =
dt ∫ m v ⋅ dV
V V

dove in generale tutte le grandezze dipendono dala posizione nello


spazio e dal tempo; in particolare si ha
ρ = ρ ( x, y, z, t ) e M v = M v ( x, y, z, t ) (88)

Nel caso di un condotto come


G quello della figura, nel quale il
moto di fluido al suo interno si
possa ritenere
0 L x monodimensionale, si ha in
particolare

ρ = ρ ( x, t ) e M v = M v ( x, t ) (89)

Dal punto di vista matematico il confine del dominio nel quale si


svolge il calcolo non è più la superficie che delimita il volume ma i
punti estremi della linea che rappresenta il dominio stesso.

Nella (87) il significato da attribuire alla massa generata Mv , può


essere collegato a cause diverse, ad esempio una reazione chimica o ad
una introduzione lungo tutto l’asse del condotto. Ad esempio nel caso
dei condotti della galleria la massa generata assume il significato di
ventilazione trasversale, cioè di una portata introdotta o estratta lungo
l’asse x e non dalle estremità del condotto.

In questo caso, indicando con GL la portata di massa netta introdotta


per unità di lunghezza, si può scrivere la massa netta
complessivamente introdotta in un condotto di lunghezza L ,
osservando che dV = S ( x ) ⋅ dx , è
L
GL
Mv =
∫m v ⋅ dV =
∫ ------S ⋅ S ⋅ dx (90)
V 0

L’equazione di conservazione della massa (87), tenuto conto della (90)


diventa
L
d G
dt ∫ ∫
----- ρ ⋅ dV – ------L ⋅ S ⋅ dx = 0
S
(91)
V 0

82 R. Borchiellini
Conservazione della quantità di moto

L
d G
∫ dt ∫
----- ( ρ ⋅ dV ) – ------L ⋅ S ⋅ dx = 0
S
(92)
V 0

L
 ρ ∂u ∂ρ ∂ρ G
------ + ------ + u ------ dV – ------L ⋅ S ⋅ dx = 0
∫  ∂x ∂t ∂x  ∫ S
(93)
V 0

∂u ∂ρ ∂ρ GL
∫  ρ -----
- + ------ + u ------ dV – ------ ⋅ dV = 0
∂x ∂t ∂x  ∫S (94)
V V

Si conclude che per ogni tratto infinitesimo di condotto si deve allora


avere

∂u ∂ρ ∂ρ GL
ρ ------ + ------ + u ------ = ------ (95)
∂x ∂t ∂x S

L’equazione (95) esprime il fatto fisico che in un intervallo di tempo


definito la somma netta della massa di fluido entrante e uscente
attraverso il confine del sistema (le due sezioni di estremità), della
massa generata lungo il percorso è uguale alla variazione di quella
contenuta all’interno del sistema; l’equazione è valida per flusso
monodimensionale di un fluido comprimibile.

L’equazione precedente può essere ulteriormente semplificata


introducendo l’ipotesi di incomprimibilità. Con questa ipotesi la (95)
diventa

∂u 1 G q
------ = --- ⋅ ------L = ----L- (96)
∂x ρ S S

Dove è stata introdotta la portata di volume per unità di lunghezza


qL = GL ⁄ ρ .

Conservazione della quantità di moto

La velocità di variazione nel tempo della quantità di moto, QM, del


fluido contenuto nel condotto di volume V è uguale alla somma delle
risultanti delle forze applicate sulla superficie che delimita il volume,
FS, delle forze applicate a tutta la massa del fluido, FM, e al tasso di
variazione dovuto alla portata di massa GL introdotta in ogni punto
dell’asse del condotto QMV

R. Borchiellini 83
APPLICAZIONE AI SISTEMI MONODIMENSIONALI

dQ M
----------- = F S + F M + Q MV (97)
dt

Scrivendo in modo esplicito i singoli termini, si ottiene dopo alcuni


passaggi la cui giustificazione si può trovare in ogni testo di
fluidodinamica 10
L
d
dt ∫ ∫
----- ρ ⋅ u ⋅ dV = – p ⋅ dA +
∫ ∑ ( ρb ) ⋅ dV + ∫ u ⋅ G L ⋅ dx (98)
V A V 0

(99)
 ρu ---- G ∂p
- dV + ρ ------ dV + u ------ dV – u ------L dV = – ------ dV +
d du dρ
∫  dt dt dt  S ∫ ∂x ∫ ∫∑ ( ρb ) dV
V V V V

∂u GL ∂p (100)
∫  ρu -----
- + ρ ------ + u ------ dV – u ------ dV = – ------ dV +
du dρ
∂x dt dt  ∫ S ∫ ∂x ∫ ∑ ( ρb ) dV
V V V V

Per ogni elemento di volume del condotto si deve allora avere

∂u du dρ G L ∂p
ρu ------ + ρ ------ + u ------ – u ------ = – ------ +
∂x dt dt S ∂x ∑ ( ρb ) (101)

Introducendo l’ipotesi che il fluido sia incomprimibile, sviluppando la


derivata totale della velocità con la nota formula di Eulero, e
introducendo la portata di volume per unità di lunghezza, si ottiene

∂u ∂u ∂u q ∂p
ρ ⋅ u ⋅ ------ + ρ ⋅ ------ + ρ ⋅ u ⋅ ------ – ρ ⋅ u ⋅ ----L- = – ------ +
∂x ∂t ∂x S ∂x ∑ ( ρb ) (102)

Introducendo infine l’equazione di conservazione della massa (96) si


ricava
∂u ∂u ∂p
ρ ------ + ρu ------ = – ------ +
∂t ∂x ∂x ∑ ( ρb ) (103)

La forma integrale per un condotto cilindrico

Obiettivo del calcolo è di ottenere una espressione che correli i valori


di velocità e portate longitudinale e trasversale alle dimensioni
geometriche. Per far ciò occorre integrare le due equazioni differenziali
(96) e (103). Se si assume che qL e S siano costanti per tutta la

10.Rispetto alla formulazione (42) si deve notare che oltre al termine legato alla variazione
∂τ ji
della quantità di moto dovuto alla portata introdotta il termine ∫  -------- dV è stato incluso
 ∂x j 
V
nel termine che esprime le forze Fm applicate alla massa di fluido

84 R. Borchiellini
Conservazione della quantità di moto

lunghezza L del condotto, integrando la (96) tra una sezione assunta


iniziale all’ascissa x = 0, attraverso la quale entra la portata di volume
longitudinale Qi con la velocità media ui , e una sezione all’ascissa
generica x si ottiene
x x
∂u qL
∫ ------ ⋅ S ⋅ dx =
∂x ∫ ----S- ⋅ S ⋅ dx
0 0
(104)
x x

S ⋅ du =∫ ∫q L ⋅ dx
0 0

da cui
q
u – u i = ----L- ⋅ x (105)
S

ma è
Q
u i = -----i (106)
S

per cui
qL ( t ) Qi( t )
u ( x, t ) = -----------
- ⋅ x + -----------
- (107)
S S

La derivata parziale fatta rispetto al tempo di questa velocità è

∂u dq x dQ 1
------ = --------L ⋅ --- + ---------i ⋅ --- (108)
∂t dt S dt S

Sostituendo la (107) e la (108) nella (103) si ottiene

dq x dQ 1 q Q q ∂p
ρ  --------L ⋅ --- + ---------i ⋅ --- + ρ  ----L- ⋅ x + -----i ⋅ ----L- = – ------ + ∑ ( ρb ) (109)
 dt S dt S S S S ∂x

Anche questa equazione deve essere integrata nel volume o, il che è lo


stesso, lungo x tra la sezione iniziale a x = 0 e la sezione di uscita a
x = L, ottenendo
L
dq L x dQ i 1 qL Q i qL
∫ ρ  -------- ⋅ --- + --------- ⋅ --- + ρ  ----- ⋅ x + ----- ⋅ ----- ⋅ S ⋅ dx =
 dt S dt S S S S
0
(110)
L L
∂p

= – ------ ⋅ S ⋅ dx +
∂x ∫ ∑ ( ρb ) ⋅ S ⋅ dx
0 0

R. Borchiellini 85
APPLICAZIONE AI SISTEMI MONODIMENSIONALI

L
dq x dQ 1 q Q q
∫ ρ  --------L ⋅ --- + ---------i ⋅ --- + ρ  ----L- ⋅ x + -----i ⋅ ----L- ⋅ S ⋅ dx =
 dt S dt S S S S
0
(111)
L

= – ( pL – p0 ) ⋅ S +
∫ ∑ ( ρb ) ⋅ S ⋅ dx
0

da cui

L L (112)
2
ρ dq L dQ i qL Qi ⋅ qL
∆p = p L – p 0 = ∫ ∑ ( ρb ) ⋅ dx – ∫ --S- ⋅  --------
dt
⋅ x + --------- + ----- ⋅ x + --------------- dx
dt S S 
0 0

L (113)
ρL dQ L dq
( ρb ) ⋅ dx – ------ ⋅  ---------i + --- ⋅ --------L + ---  Q i ⋅ q L + --- ⋅ q L
1 L 2
∆p =
∫∑ S  dt 2 dt  S  2 
0

A questo punto si osserva che la velocità nella sezione di uscita è per


la (107)
q Q
u L = ----L- ⋅ L + -----i (114)
S S

per cui la variazione di energia cinetica per unità di volume tra le


sezioni estreme del condotto diventa

ρ 2 ρ qL Qi 2 Qi 2
∆e vc = --- ( u L – u 0 ) = ---  ----- ⋅ L + ----- –  ----- =
2
2 2 S S  S (115)
2 2 2 2
ρ  qL Qi qL ⋅ Qi ρL Qi  q L
= ------2 ⋅  q L ⋅ Q i + --- ⋅ -----
2 L
= ---  ----2- ⋅L + -----2- -⋅L–
+ 2 -------------- -----2-
2 S S S
2
S  S  2 S

che, sostituita nella (113), dà


L
ρL dQ L dq
– ------ ⋅  ---------i + --- ⋅ --------L
∆p =
∫ ∑ ( ρb ) ⋅ dx – ∆e vc
S  dt 2 dt 
(116)
0

Il primo addendo a secondo membro esprime la risultante delle forze di


massa che agiscono sul fluido divise per l’area della sezione del
condotto, F M ⁄ V . In questo caso si considerano solo la forza di gravità
Fg e la forza di attrito viscoso, Fa . In formule
FM = Fg + Fa (117)

86 R. Borchiellini
Conservazione della quantità di moto

Dai testi di fluidodinamica e ricordando ancora che dV = S ⋅ dx , le


espressioni integrali dei tre termini a secondo membro diventano
L


F g = – ρ ⋅ g ⋅ α ⋅ S ⋅ dx = – ρ ⋅ g ⋅ α ⋅ S ⋅ L (118)
0

dove α è la tangente dell’angolo di inclinazione del condotto rispetto al


piano orizzontale.
L
1 ρ 2
2 ∫
F a = – --- ⋅ f ⋅ ---- ⋅ u ⋅ S ⋅ dx
D
(119)
0

dove f è il coefficente adimensionale di attrito e D il diametro del


condotto. Sostituendo l’espressione della velocità ricavata dalla (107)
si ha

L
qL 2 qL ⋅ Qi 2
ρ
F a = – --- ⋅ f ⋅ ---- ⋅  ----- ⋅ x + 2 ---------------
1 Q
-----i ⋅ S ⋅ dx =
2 ∫ D S  S
2
⋅ x +
 S
0 (120)
2 2
S ρ 1 3qLqL ⋅ Qi 2 Qi
= – --- ⋅ f ⋅ ---- ⋅ --- ⋅ ⋅ L + ---------------
-----
2 2
⋅L + ⋅L ------
2
2 D 3 S S S

La risultante delle forze di massa per unità di superficie della (116)


assume allora la forma
L
FM
------- =
S ∫ ∑ ( ρb ) ⋅ dx = – ρ ⋅ g ⋅ α ⋅ L –
0 (121)
2 3 2 2
f⋅ρ qL ⋅L qL ⋅ Qi ⋅ L Qi ⋅L
– --------- ⋅ --------------2- + -------------------------
2
+ -------------
2
-
2D 3⋅S S S

relazione da cui, finalmente, sostituendola nella (113), si ottiene


2 3 2 2
f ⋅ ρ  q L ⋅ L q L ⋅ Q i ⋅ L Q i ⋅ L
∆p + ρ ⋅ g ⋅ α ⋅ L + --------- ⋅  --------------2- + -------------------------
2
- +
+ -------------
2
2D  3 ⋅ S S S 
(122)
ρL dQ L dq
+ ------ ⋅  ---------i + --- ⋅ --------L + ---  Q i ⋅ q L + --- ⋅ q L
1 L 2
S  dt 2 dt  S  2 
= 0

R. Borchiellini 87
APPLICAZIONE AI SISTEMI MONODIMENSIONALI

L’equazione dell’energia

Il primo principio della termodinamica è già stato formulato attraverso


le relazioni (69), (73) e (73). Per il medesimo condotto a cui sono state
applicate le equazioni (87) e (97), per ogni elemento infinitesimo di
volumesi può quindi scrivere
∂v du
– ϕ i, i + ϕ v + σ ji ⋅ -------i = ρ ------ (123)
∂x j dt

Applicando l’ipotesi di modimensionalità, l’ipotesi di incomprimibilità


e considerando trascurabile il termine relativo alla potenza delle forze
interne, con alcuni passaggi che per semplicità si omettono, la (123)
diventa

∂T ∂T
q cd + q cv + q v = ρ ⋅ c ⋅ +ρ⋅c⋅u⋅ (124)
∂t ∂x

Nota sul termine relativo alla potenza delle forze interne


∂v
Il termine σ ji ⋅ -------i tenendo conto della (61) si scrive:
∂x j

∂v i ∂v i ∂v i
σ ji ⋅ ------- = – p ⋅ ------- + τji ⋅ ------- (1)
∂x j ∂x i ∂x j

∂u
L’ipotesi di modimensionalità implica che sia diversa da zero solo ------ per cui la (1)
∂x
diventa:
∂v i ∂u ∂u
σ ji ⋅ ------- = – p ⋅ ------ + τ xx ⋅ ------ (2)
∂x j ∂x ∂x

Nel caso di fluido incomprimbile vale la (96) per cui la (2) si semplifica in :
∂v i qL qL
σ ji ⋅ ------- = – p ⋅ ----- + τ xx ⋅ ----- (3)
∂x j S S

Nel caso di condotto senza introduzione laterale della portata (qL=0) si ha quindi:
∂v i
σ ji ⋅ ------- = 0 (4)
∂x j

∂v ∂u ∂u ∂u
Si deve notare che considerare nullo il termine τji ⋅ -------i = τ xx ⋅ ----- + τyy ⋅ ----- + τzz ⋅ ----- signi-
∂x j ∂x ∂y ∂z
fica considerrae nullo il lavoro di attrito (61) che nell’applicazione dell’equazione della
conservazione della quantità di moto non è certo stato trascurato. In altri termini per il
alvoro di attrito non si può trascurare che la velocità varia nella sezione trasversale del con-
dotto anche se con l’approccio monodimensionale questo non viene evidenziato. Sarebbe
interessante vedere l’influenza di questo termine e il fatto che nella scrittura del PPSA non
compare in modo evidente. Dalla (67) è invece chiaro che per fluido incomprimibile la
componente lineare della potenza delle forze interne è nulla.

88 R. Borchiellini
L’equazione dell’energia

Se si suppone ancora che lo scambio di calore con l’esterno avvenga


solamente lungo la superficie laterale del condotto, di perimetro Ω ,
verso un ambiente a temperatura T con una trasmittanza areica U,
l’equazione diventa
2
∂T Ω ∂T ∂T
λ⋅ – U ⋅ ---- ⋅ ( T – T e ) + q v = ρ ⋅ c ⋅ +ρ⋅c⋅u⋅ (125)
∂x2 S ∂t ∂x

Il significato dei simboli nelle (124) e (125) è

q cd flusso termico conduttivo per unità di volume T temperatura

q cv flusso termico scambiato per convezione con le pareti u velocità media del fluido in una sezione trasversale
per unità di volume
qv flusso termico generato per unità di volume x coordinata curvilinea del condotto

ρ densità del fluido (costante) λ conduttività termica del fluido

c calore specifico del fluido U coefficiente di scambio termico globale tra fluido e
pozzo termico
Ω perimetro della sezione trasversale S area della sezione trasversale

t tempo

Nel problema che si sta studiando si può ritenere che sia trascurabile il
termine conduttivo, per cui la (125) si semplifica nella

∂T ∂T Ω Ω
ρ⋅c⋅ +ρ⋅c⋅u⋅ + U ⋅ ---- ⋅ T = U ⋅ ---- ⋅ T e + q v (126)
∂t ∂x S S

che, scritta in forma più compatta, diventa

∂T ∂T
a1 ⋅ + a 2 ⋅ T + a4 ⋅ = a3 (127)
∂x ∂t

con

G⋅c U⋅Ω
G = ρ⋅u⋅S a 1 = ----------- a 2 = -------------
S S (128)
a 3 = qv + a 2 ⋅ T e a4 = ρ ⋅ c

Il metodo di soluzione
La (127) è una equazione differenziale alle derivate parziali, lineare del
primo ordine e a coefficienti costanti. La sua integrazione lungo un
condotto non può essere sviluppata agevolvente come è stato fatto nel
caso delle equazioni di conservazione della massa e della quantità di
moto. In questo lavoro si è scelto di risolverla utilizzando il metodo
degli elementi finiti (FEM, Finite Element Method). I dettagli del pro-

R. Borchiellini 89
APPLICAZIONE AI SISTEMI MONODIMENSIONALI

cedimento sono illustrati in parte nelle appendici e soprattutto nella let-


teratura specialistica.
Qui basta dire solamente che se si prende in considerazione un con-
dotto di lunghezza L, rappresentato da una linea orientata, detta ramo, a
sua volta delimitato da due punti detti nodi contrassegnati dalle lettere
a e b, nel metodo FEM si suppone di poter approssimare l’andamento
della temperatura lungo tutto il condotto, T, con la funzione

T ( x, t ) ≈ Tˆ = N a ( x ) ⋅ T a ( t ) + N b ( x ) ⋅ T b ( t ) (129)

dove le due funzioni N a ( x ) e N b ( x ) , dette anche funzioni di forma


sono illustrate in dettaglio nelle Appendici.
Per rappresentare l’intera rete di condotti che costituiscono il dominio
spaziale monodimensionale nel quale sviluppare l’integrazione della
(127), si fa coincidere ogni condotto con un ramo del grafo che nelle
procedure del FEM si chiamano anche elementi. Applicando il metodo
numerico per ogni ramo si arriva a scrivere il sistema di equazioni

r
r dT r r r
C -------- + K T = F (130)
dt

o anche

·
C aa C ab T a K K T Fa
+ aa ab a = (131)
C ba C bb T· K ba K bb T b Fb
b

Gli elementi delle matrici Cr e Kr e del vettore dei termini noti Fr si cal-
colano con le espressioni

xb


C ij = a 4 ⋅ N i ⋅ N j ⋅ dx (132)
xa

xb xb xb
dN
K ij = ∫ ∫ ∫
N i ⋅ ( L N j ) ⋅ dx = a 1 ⋅ N i ⋅ --------j ⋅ dx + a 2 ⋅ N i ⋅ N j ⋅ dx
dx
(133)
xa xa xa

90 R. Borchiellini
L’equazione dell’energia

xb


F i = a 3 ⋅ N i ⋅ dx (134)
xa

Per una rete composta da e elementi assemblando le equazioni di ogni


elemento si ottiene il sistema complessivo

dT
C ------ + K T = F (135)
dt

dove le matrici globali sono definite dalle


e e e
r r r
C =
∪C K =
∪K F =
∪F (136)
r=1 r=1 r=1

Il sistema di equazioni differenziali del primo ordine (135) si risolve


con uno dei tanti metodi riportati ad esempio in letteratura. Ad esempio
utilizzando la relazione (10.14) a pag. 350 di Zienkiewicz O.C, Mor-
gan K., (1982), si ottiene:

–1
T t + 1 = ( C + ∆t ⋅ Θ ⋅ K ) { [ ( C – ∆t ⋅ ( 1 – Θ ) ⋅ K ) ]Tt – F }
(137)
F = Ft + Θ ⋅ ( Ft + 1 – Ft )

dove Θ ë un coefficiente che può assumere valori tra 0 e 1. Ad esempio


se è 0 nell’integrazione si utilizza di fatto il metodo di integrazione
esplicito, se 1 quello implicito e se 0,5 il metodo di Crank-Nicholson.

R. Borchiellini 91
APPLICAZIONE AI SISTEMI MONODIMENSIONALI

92 R. Borchiellini
CAPITOLO 3 DAI CORPI CONTINUI AI
CORPI OMOGENEI

Introduzione
Nei capitoli precedenti sono state scritte le leggi fondamentali nel caso
di corpo continuo; per la scrittura delle stesse leggi nel caso di corpo
omogeneo è bene richiamare la definizione di sistema aperto e la parti-
colare espressione che la derivata materiale di una grandezza estensiva
assume per questi sistemi.

Sono di grande interesse per l’ingegneria perché rappresentano la gran


parte dei sistemi utilizzati nel settore dell’ingegneria energetica, degli
impianti e delle macchine. In questi dispositivi si utilizzano le
trasformazioni termodinamiche di uno o più fluidi che attraversano la
macchina passando attraverso la superficie di contorno del sistema da
più aperture di ingresso o di uscita come mostrato in Figura 1.

FIGURA 1.

Lo schema spesso utilizzato per lo studio di questi sistemi è quello


riportato nella figura seguente in cui sono rappresentati lo scambio di
lavoro tra sistema e ambiente attraverso un albero che ruota e lo
scambio di massa attraverso un condotto di ingresso e uno di uscita;

R. Borchiellini 93
DAI CORPI CONTINUI AI CORPI OMOGENEI

esempi di sistemi reali che aderiscono a questo schema semplificato


sono: le turbine, le pompe, i compressori, ecc.

FIGURA 2.

Wt

u
VC
e
Nello studio dei sistemi aperti si ipotizza che le proprietà del fluido
siano costanti in ognuna delle sezioni dei condotti attraverso i quali
fluisce la massa. Se inoltre si rammenta che i sistemi studiati sono
sistemi omogenei, allora per giustificare il fatto che il fluido entra nel
sistema in un certo stato ed esce in uno stato diverso, è necessario
supporre delle discontinuità tra i valori nelle sezioni di ingresso e
uscita e i valori all’interno cioè i valori delle coordinate
termodinamiche del sistema vero e proprio definito dal volume di
controllo VC (in figura corrisponde alla linea tratteggiata).

Attraverso la i-esima sezione di ingresso o di uscita si definisce la


portata Gi come la quantità di massa che attraversa la sezione nell’unità
di tempo come espresso dalla (58) che può essere riscritta nella forma:
Gi ( t ) = ρ ( t ) ⋅ A ( t ) ⋅ n × v ( t ) (138)

Si deve infine ricordare che se Z=Z(t) è una grandezza estensiva, la


variazione nel tempo (intesa come derivata materiale in una
rappresentazione euleriana) può essere espressa come somma di due
termini:
1. un termine legato alla variazione della grandezza Z nel volume di
controllo soggetto ad azioni meccaniche e termodinamiche;
2. un termine legato al contributo dei flussi di massa che attraversano
la superficie delimitante il volume di controllo; l’apporto o la sottra-
zione di massa corrispondente a questi flussi influenza il valore
delle grandezze estensive il cui valore come noto è correlato alla
massa.

Per la derivata materiale di una grandezza estensiva si può allora


scrivere:

94 R. Borchiellini
La conservazione della massa

NC
dZ dZ
------ = ------
dt dt VC
+
∑ ±G ⋅ z i i (139)
i=1

dove il segno più è riferito alle portate uscenti e quello meno alle
portate entranti essendo G una quantità sempre positiva. Con z si è
indicato ovviamente il valore specifico della grandezza Z cioè il valore
riferito all’unità di massa. Nel caso di un solo condotto in ingresso e in
uscita si può scrivere
dZ dZ u u e e
------ = ------ + [G ⋅ z – G ⋅ z ] (140)
dt dt VC

che nel caso stazionario diventa


dZ
------ = [ G u ⋅ z u – G e ⋅ z e ] (141)
dt

La conservazione della massa

Se la grandezza Z è la massa M allora la grandezza specifica z è uguale


a 1 per cui applicando la (139) alla (24) si ha:
NC
dM dM
-------- = --------
dt dt VC
+
∑ ±G i = 0 (142)
i=1

Se il sistema ha un solo condotto in ingresso e uno in uscita si ottiene


dM u e
-------- + [G – G ] = 0 (143)
dt VC

che nel caso stazionario diventa


u e u e
G –G = 0→G = G = G (144)

cioè all’affermazione che la portata in ingresso è uguale alla portata in


uscita in un sistema in condizioni stazionarie con un solo ingresso e
una sola uscita.

Teorema dell’energia cinetica

Nel capitolo 1 si è visto che dalla conservazione della quantita di moto


discende l’espressione del teorema dell’energia cinetica. Per le
applicazioni qui svilippate si preferisce indicare l’espressione del

R. Borchiellini 95
DAI CORPI CONTINUI AI CORPI OMOGENEI

teorema dell’energia cinetica per un corpo omogeneo al posto


dell’espressione della conservazione della quantità di moto.

Dalla (48), con le definizioni (50), (55), (62) e (67) si scrive:


dE ( d) dV
W t + W sp + ---------c – W es + W a – p ------- = 0 (145)
dt dt

Considerando che è possibile dimostrare che


d ( pV )
W sp = --------------- (146)
dt

e che se le forze a distanza ammettono potenziale


(d) dE p
W es = – --------- (147)
dt

si può scrivere
d ( pV ) dE dE dV
W t + --------------- + ---------c + --------p- + W a – p ------- = 0 (148)
dt dt dt dt

da cui
dp dE c dE p
W t + V ⋅ ------ + --------- + --------- + W a = 0 (149)
dt dt dt

Applicando la (139) alle grandezze estensive Ec ed Ep si scrive


NC
dE c dE
--------- = ---------c
dt dt VC
+
∑ ±G ⋅ e i c, i (150)
i=1

NC
dE p dE
--------- = --------p-
dt dt VC
+ ∑ ±G ⋅ e i p, i (151)
i=1

NC
dp d ( E p + Ec )
W t + V ------ + W a + --------------------------
dt dt VC
+ ∑ ±G ( e i c, i + e p, i ) = 0 (152)
i=1

Per un sistema con un solo ingresso e una sola uscita si ha:

dp d ( Ep + Ec )
W t + V ⋅ ------ + W a + -------------------------
- + G ( ∆e c + ∆e p ) = 0 (153)
dt dt VC

Nel caso stazionario con semplici passaggi si puo derivare dalla (153)
la seguente espressione scritta in termini di energia specifica:


l t + v dp + l a + ∆e c + ∆e p = 0 (154)
Γ

96 R. Borchiellini
Primo principio della termodinamica

Primo principio della termodinamica

Considerando il sistema in figura, per la potenza associata alle forze di


superficie si può scrivere la (55) mettendo in evidenza la potenza W0
fatta sull’ambiente esterno dalla variazione di volume del sistema
(s)
W se = W t + W sp + W 0 (155)

Sempre con riferimento alla Figura 3 si può scrivere il flusso termico


scambiato nel modo seguente:
J

Φ = ∑Φ j (156)
j=0

FIGURA 3.

Sostituendo la (49) nella (69) con i singoli termini definiti dalle (50),
(70), (72) e (155) e utilizzando la relazione:
NC

W sp = ∑ ±( pv ) G i i (157)
i=1

si può scrivere:
J NC
dU dE dE
∑ Φ j – W t – W 0 = ------- + ---------c + --------p- +
dt dt dt ∑ ±( pv ) G
i i (158)
j=0 i=1

e applicando la (139) alle grandezze estensive U, Ec e Ep si ottiene:

R. Borchiellini 97
DAI CORPI CONTINUI AI CORPI OMOGENEI

J NC
d
∑ Φ j – W t – W 0 = ----- [ U + E c + E p ] VC +
dt ∑ ±G ( h + e i c + e p )i (159)
j=0 i=1

dove con h si è indicata la grandezza entalpia definita da:


ENTALPIA h = u + pv J/kg (160)

In termini compatti il primo principio per i sistemi aperti si può


scrivere:
t
dU t
Φ – W t0 = --------- + G h (161)
dt

dove:
J

Flusso termico totale Φ = ∑Φ j

j=0

Potenza meccanica totale W t0 = W t + W 0


t
Energia interna totale U = U + Ec + Ep
t
Entalpia totale specifica h = h + ec + e p

Portata di entalpia Gh = G ⋅ h
t t
Portata di entalpia totale Gh = G ⋅ h

L’equazione (161) si può riscrivere nella forma:


t
Φ + ( – W t0 ) –  --------- + G h = 0
dU t
(162)
 dt 

o sintenticamente:
F q + F m + F tr = 0 (163)

Flusso di “Energia Termica” Fq = Φ

Flusso di “Energia Meccanica” F m = – W t0


t
Flusso di “Energia di Trasformazione” dU t
F tr = --------- + G h
dt

In forma energetica si può scrivere:


E q + E m + E tr = 0 (164)

98 R. Borchiellini
Secondo principio della termodinamica

con l’ovvio significato:


t2

E =
∫ F ⋅ dt (165)
t1

Un sistema energetico può essere anche schematizzato (come mostrato


in Figura 4) evidenziando, come risorse FF, le quantità utilizzate per
effettuare la trasformazione energetica per cui il sistema è stato
realizzato; come prodotti FP le quantità che corrispondono al risultato
della trasformazione energetica operata e come reflui FR le quantità
scambiate dal sistema non confluite nella trasformazione energetica
eseguita.

FIGURA 4.

A partire da questa identificazione del ruolo dei diversi termini della


(162) in un sistema energetico si può introdurre la seguente definizione
di efficienza ε (rendimento η):
E E
ε = -----p- = 1 – -----R- (166)
EF EF

Secondo principio della termodinamica

Se si considera la (81) e si applica l’ipotesi di omogeneità avendo come


riferimento un sistema aperto come quello rappresentato in Figura 3 (in
cui non è considerata la generazione volumica) è facile ottenere la
seguente espressione del secondo principio:
J
dS Φj
------ =
dt ∑ -----T + Σ
j
d (167)
j=0

R. Borchiellini 99
DAI CORPI CONTINUI AI CORPI OMOGENEI

Come fatto per il primo principio, si può riscrivere il secondo principio


in una forma particolarmente adatta allo studio dei sistemi aperti. Nella
equazione (167), scritta in termini di potenza, si può infatti notare che
la derivata dell’entropia rispetto al tempo corrisponde alla derivata
materiale di una grandezza estensiva per cui si può scrivere:
NC

------ =  ------ +
dS dS
dt  dt  VC ∑ ±G s i i (168)
i=1

Sostituendo poi la (168) nella (167) si ha:


J NC
Φj
----- + Σ d =  ------ +
dS
∑ Tj  dt  VC ∑ ±G s i i (169)
j=0 i=1

Applicazione al caso di un condotto

Si considera come esempio l’applicazione del primo principio per i


sistemi aperti (PPSA) ad un generico condotto a sezione costante
percorso da fluido incomprimibile:

Φ – W t =  ------- + G ( h u – h e ) + Gg ( ẑ u – ẑ e )
dU
(170)
 dt  VC

Trascurando la conduzione assiale nell’aria si può scrivere:


L L
Φ = –
∫0
αΩ ( T – T ex ) dx +
∫ q S dx ∼ –α ΩL ( T – T
0
v ex ) + q v SL (171)

 dU
-------
dT
= ρLSc v ------ (172)
 dt  VC dt

G ( h u – h e ) = Gc p ( T u – T e ) (173)

Definendo la T come temperatura media aritmetica tra la sezione di


ingresso e di uscita
Tu + Te
T = T = ----------------- (174)
2

si può scrivere la (170) nella forma seguente:

100 R. Borchiellini
Applicazione al caso di un condotto

ρLSc v dT u  αΩL ρLSc dT αΩL


--------------- --------- + Gc p + ------------ T u = – ---------------v --------e +  Gc p – ------------ T e (175)
2 dt  2  2 dt  2 
+ αΩLT ex + q v SL – W t – Gg ( ẑ u – ẑ e )

La relazione (175) può essere confrontata con la (125) trovata in


precedenza per descrivere un problema analogo.

R. Borchiellini 101
DAI CORPI CONTINUI AI CORPI OMOGENEI

102 R. Borchiellini
CAPITOLO 4 L’EQUAZIONE
DELL’EXERGIA o

DELL’ENERGIA
UTILIZZABILE

Introduzione

Una trasformazione di un sistema indica una modifica dello stato;


questa modifica è legata a situazioni di disequilibrio. La presenza di
disequilibrio è quindi condizione necessaria perchè un sistema possa
evolvere.

R. Borchiellini 103
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

Sebbene quanto sopra affermato abbia validità generale, nelle


applicazioni ingegneristiche è di grande interesse studiare quali
limitazioni hanno le trasformazioni dei sistemi che si svolgono
nell’ambiente del pianeta Terra. Infatti è da questo ambiente che
provengono le risorse che determinano le trasformazioni dei sistemi
naturali e di quelli artificiali ed è in questo ambiente che defluiscono
come calore e flussi di sostanze materiali diverse le quote di risorse che
non sono utilizzate.

Per indicare quella parte del pianeta Terra che è accessibile all’uomo e
alle attività antropiche si usa il termine di biosfera. Si dicono invece
risorse i flussi di materia ed energia che provengono da sistemi che si
trovano in uno stato termodinamico diverso da quello medio della
biosfera, cioè a temperatura, pressione o concentrazione più elevata o
più bassa. L’esistenza di questi gradienti rende possibile costruire
dispositivi che li utilizzano nella forma di flussi di materia e di energia
producendo gli effetti utili per cui sono costruiti

E’ importante notare che al termine di ogni trasformazione è stato


annullato o diminuito uno di questi gradienti; per cui se il numero delle
trasformazioni eseguite è tale da ridurre questi gradienti più
velocemente di quanto altri fenomeni riescano a ricreare i gradienti
stessi si ha una perdita complessiva della capacità di compiere
trasformazioni.

Per la biosfera si possono definire opportuni valori medi che ne


definsicono lo stato complessivo: T0, p0, m1, m2,....mn (concentrazioni
in masa degli elementi considerati come costituenti elementari); nelle
trasformazioni si sfruttano le differenze rispetto a questi valori medi.
Ad esempio in una macchina termica che utilizza combustibile (il
combustibile rappresenta una concentrazione di elementi diversa da
valori medi) si ottengono calore, lavoro, massa; il calore è rilasciato in
ambiente a T0, la massa è rilasciata in ambiente con una concentrazione
più vicina a quella media; il lavoro alla fine diventa calore e torna
anch’esso in ambiente a T0 .

FIGURA 5.

104 R. Borchiellini
Introduzione

Un problema molto importante che si pone a chi vuole valutare la


bontà di una macchina termica è quello della valutazione del lavoro
massimo che può essere sviluppato da un motore o, viceversa, del
lavoro minimo che può essere assorbito da una macchina operatrice.
Tutti e due questi termini si indicano insieme convenzionalmente con il
nome di lavoro disponibile o lavoro utilizzabile.

In altri termini ci si può poi chiedere se abbiamo una quantità di calore


Q1 alla temperatura T1 quanto lavoro possiamo ottenere?

Se pensiamo a macchina ciclica allora il Ciclo di Carnot è quello che ci


permette di ottenere conversione maggiore rispetto ad altre macchine:
T2
L = η C ⋅ Q 1 =  1 – ----- ⋅ Q 1 (176)
 T 1

quindi il lavoro massimo che posso ottenere è quello legato al massimo


rendimento:
L max = η C, max ⋅ Q 1 (177)

Il massimo rendimento può essere ottenuto utilizzando la minima T2


essendo T1 fissata; la minima T2 disponibile è T0 per cui:
T
L max = η C, max ⋅ Q 1 =  1 – ----0- ⋅ Q 1 (178)
 T 1

T
il termine 1 – ----0- rappresenta una misura della utilizzabilità del calore
T1
Q1 alla temperatura T1; poichè nel campo dell’ingegneria siamo
interessati alla meccanicazzabilità dell’energia il coefficiente
T
Θ = 1 – ----0- (179)
T1

detto coefficiente di Carnot è una misura di questa meccanicizzabilità.


L’andamento del coefficiente di Carnot è riportato in Figura 6. Il caso
Θ<0 corrisponde al caso in cui si fornisce calore a T1<T0 e si deve dare
lavoro per avere Q2 (cioè fornire calore) a temperatura maggiore di
quella ambiente.

FIGURA 6.

Bisogna quindi associare al calore la temperatura a cui questo è


disponibile per valutarne il valore nel senso prima definito. Se si
dispone di calore Q1 a temperatura T1 ma non si utilizza macchina di
Carnot, allora avrò irreversibilità e lavoro ottenuto da Q1 a T1 sarà
minore di Lmax.

R. Borchiellini 105
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

Se si considera ancora il sistema termodinamico di Figura 3 e si


riscrivono il primo e il secondo principio della termodinamica per i
sistemi aperti (PPSA e SPSA) mettendo in evidenza gli scambi di
energia termica con l’ambiente a temperatura T0 si ha:
N NC
d
∑ Φj + Φ0 – Wt – W0 =
dt
( U + E c + Ep )
VC
+ ∑ ±G k ⋅ ( h + ec + e p ) (180)
j=1 k=1

N NC
Φ j Φ0
----- + ------ + Σ i =   +
dS
∑ Tj T 0  d t  VC ∑ ±G k ⋅ sk (181)
j=1 k=1

Se poi si sottrae il SPSA moltiplicato per T0 dal PPSA si ottiene


l’EQUAZIONE DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

N
T0
∑ Φ ⋅  1 – ----T- – W
d
j t = ( U + E c + Ep + p0 V – T0 S ) +
j dt VC
j=1 (182)
NC

+
∑ ±G k ⋅ ( h + ec + e p – T 0 s ) + T 0 Σi
k=1

avendo posto
dV
W 0 = p 0 ⋅ ------- (183)
dt

106 R. Borchiellini
Introduzione

Oppure integrando nel tempo tra due istanti t1 e t2 (ammettendo per


semplicità che le temperature Tj si mantenga costante)

N
T0
∑ Q ⋅  1 – ----T- – L
j
j
t = ∆( U + E c + E p + p 0 V – T 0 S ) +
j=1
(184)
NC t2

+ ∑ ±∫ G k ⋅ ( h + e c + e p – T 0 s ) ⋅ dt + T 0 S i
k=1 t1

Si deve inoltre notare che i valori di U, S, h, e, s sono calcolabili a


meno di una costante in quanto le grandezze che rappresentano sono
potenziali termodinamici per cui:

Uˆ = (U – U );
r Sˆ = ( S – S r ) ;
(185)
ˆh = ( h – h ) ; ŝ = ( s – s r ) ;
r

Non vi sono ovviamente problemi quando si devono calcolare delle


differenze come nel caso del termine a destra dell’uguale nelle (182) e
(184), si ha infatti:

dU
t ˆt t ˆt
--------- = dU
--------- ; dS
------- = dS
------- ; (186)
dt dt dt dt

Diverso è il caso dei termini che compaiono all’interno delle


sommatorie e si riferiscono ai flussi di massa; ad esempio nel caso
dell’entalpia si può scrivere:

∑ ±G ∑ ±G ⋅ hˆ k +
∑ ±G
Gh = ⋅ hk = ˆ +G
⋅ h rk = G (187)
k k k h rh
k k k

Se per tutti i flussi di massa si usa lo stesso riferimento (ad esempio se


il fluido è lo stesso per tutti i flussi) allora

G rh = G 0h = h r ⋅
∑ ±G k (188)
k

Se il caso studiato è stazionario o il fluido è incomprimibile si ha:

G rh = G 0h = h r ⋅ ∑ ±G k = 0 (189)
k

∑ ±G ∑ ±G ⋅ hˆ k = G
Gh = ⋅ hk = ˆ (190)
k k h
k k

R. Borchiellini 107
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

I termini U+p0V-T0S e h-T0s viene dato il nome rispettivamente di


quota disponibile dell’energia interna C e di quota disponibile
dell’entalpia ξ :

C = U + p0 V – T0 S
(191)
ξ = h – T0 s

A queste sono collegate altre due proprietà termodinamiche, l’exergia


interna, A, e l’exergia, b. Esse sono definite come la differenza tra la
quota utilizzabile rispettivamente di energia interna ed entalpia ed i
valori che le medesime grandezze assumono quando si trovano in
condizioni di equilibrio meccanico e termico con la biosfera. Lo stato
della biosfera, detto anche stato morto, è caratterizzato dalla
temperatura T0 , dalla pressione p0 , da velocità nulla e da una quota
nulla (livello del mare). In formule si ha:

A = C – C 0 = ( U – U 0 ) + p0 ⋅ ( V – V 0 ) – T0 ⋅ ( S – S0 )
b = ξ – ξ0 = h – h 0 – T 0 ⋅ ( s – s 0 ) (192)

U 0 = U ( T 0, p 0 ) h 0 = h ( T 0, p 0 ) s 0 = s ( T 0, p 0 )

Sostituendo nelle (182) e (184) si ha:


N NC NC
t
Ψ qj – W t =   +
dA
∑  d t  VC ∑ ±G k ⋅ b kt + ∑ ±G k ⋅ ξ 0k + T 0 Σ i (193)
j=1 k=1 k=1

N
T0
∑ Q ⋅  1 – ----T- – L
j
j
t = ( A 2t – A 1t ) +
j=1
(194)
NC t2 NC t2

+
∑ ±∫ G k ⋅ b kt ⋅ dt +
∑ ±ξ ⋅ ∫ G 0k k ⋅ dt + T 0 S i
k=1 t1 k=1 t1

In sintesi per esprimere in forma sintetica le equazioni precedenti si


introducono le notazioni:

T Coefficiente di Carnot della sorgente a tempe-


Θ =  1 – ----0-
 T ratura T

Flusso di exergia termica o di energia termica


Ψq = Φ ⋅ Θ
disponibile

C = U + p0 V – T 0 S Quota disponibile dell’energia interna

t
C = C + Ec + Ep Quota disponibile dell’energia interna totale

108 R. Borchiellini
Introduzione

ξ = h – T0s Quota disponibile dell’entalpia

t t
ξ = ξ + ec + e p = h – T0 s Quota disponibile dell’entalpia totale

A = C – C0 Exergia interna

t
A = A + Ec + Ep Exergia interna totale

b = ξ – ξ0 Exergia

t
b = b + ec + ep Exergia totale

Ψi = T0 ⋅ Σi Flusso di exergia dissipata o distrutta

G bk = G k ⋅ b k Flusso di exergia di un flusso singolo

Gb =
∑ ±G k ⋅ bk Flusso di exergia totale di un sistema
k
t2

Bq =
∫ Φ ⋅ Θ ⋅ dt Exergia termica o energia termica disponibile
t1

Bi = T0 ⋅ Si Exergia dissipata o distrutta


t2

Bk =
∫G k ⋅ b k ⋅ dt Exergia di un flusso singolo
t1

Se si considerano condizioni stazionarie o fluidi incomprimibili le


relazioni precedenti introducendo la notazione compatta diventano:
N NC
t
Ψ qj – W t =   +
dA
∑  d t  VC ∑ ±G t
bk + Ψi (195)
j=1 k=1

N NC

∑B ∑ ±B
t t t
qj – Lt = (A2 – A1 ) + k + Bi (196)
j=1 k=1

o anche
t
Ψ q – W t =   + G bt + Ψ i
dA
(197)
 d t  VC
t t t
Bq – Lt = ( A2 – A1 ) + B + Bi (198)

Il bilancio di exergia in un sistema aperto reversibile è illustrato in


Figura 7.

R. Borchiellini 109
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

FIGURA 7.

L’exergia per il gas ideale


Ricordando le espressioni dell’energia interna, dell’entalpia e
dell’entropia per un gas ideale
du = cv dT (199)

dh = cp dT = ( R∗ + c v )dh (200)

c v dT p dT dv
ds = ----------- + --- dv = c v ------ + R∗ ------
T T T v (201)
c p dT v dT dp
- – --- dp = c p ------ – R∗ ------
ds = -----------
T T T p

per l’exergia interna si ha di conseguenza:

da = du + p 0 dv – T 0 ds = c v dT + p 0 dv – T 0  c v ------ + R∗ ------
dT dv
(202)
 T v
*
T
da =  p 0 – -----------0- dv + c v  1 – ----0- dT
R T
(203)
 v   T

Se infine si ipotizzano costanti i calori specifici:

a = p 0 ( v – v0 ) – R T 0 ln ---- + c v  ( T – T 0 ) – T 0 ln -----
* v T
(204)
v0  T 0

la variazione tra due stati qualsiasi è data da:

110 R. Borchiellini
L’exergia per il gas ideale

v T
∆a = a 2 – a 1 = p 0 ∆v – R T 0 ln ----2 + c v  ∆T – T 0 ln ----2-
*
(205)
v1  T 1

Una forma adimensionale, comoda da diagrammare (ved. Figura 8) è


quella che si ottiene dividendo la (204) per cpT0:
a
---------- = ( γ – 1 )  ----
v
– 1 – ln ---- +  ----- – 1 – ln -----
v T T
(206)
cvT0  v0  v0  T0  T0

FIGURA 8.

Exergia interna

3,0

2,5

2,0
v/v0 = 1
a/(cv T0)

1,5
v/v0 = 0,5

1,0 v/v0 = 4 v/v0 = 0,25 v/v0 = 2

0,5

0,0
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5

T/T0

In modo analogo può essere calcolata l’exergia per un ga ideale:

db = dh – T 0 ds = c p dT – T 0  c p ------ – R∗ ------
dT dp
(207)
 T p

da cui
T
db = R T 0 ------ + c p  1 – ----0- dT
* dp
(208)
p  T

Integrando tra uno stato qualsiasi e l’ambiente di riferimento e


considerando costanti i calori specifici
* p- + c T  ----
T  T (209)
b = R T 0 ln ---- p 0  - – 1 – ln -----
p0 T 0 T0

e la variazione tra due stati qualsiasi


p T
∆b = b 2 – b 1 = R T 0 ln ----2- + c p  ∆T – T 0 ln ----2-
*
(210)
p1 T1

R. Borchiellini 111
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

Anche in questo caso può essere utilie (vedere Figura 9) dividere la


(210) per cpT0:
γ–1
=  ----------- ln ----- +  ----- – 1 – ln -----
b-
---------- p T T
(211)
cp T0  γ  p0  T0  T0

FIGURA 9.

Exergia

2
b / (cp*T0)

p/p0 = 0,25
1 p/p0 = 0,5
p/p0 = 1
p/p0 = 4 p/p0 = 2

-1
0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5

T/T0

Il teorema di Gouy-Stodola
L’equazione (197) può essere riscritta mettendo in evidenza la potenza
tecnica:
t
W t = Ψ q –   – G bt – Ψ i
dA
(212)
 d t  VC

Se il processo è reversibile Ψi=0 per cui a parità delle altre condizioni


si ha:
t
W t, max = Ψ q –   – G bt = W t, r
dA
(213)
d t VC

che rappresenta quanto riesco al massimo a convertire in lavoro a


partire da Φ, U, Ec, Ep ht in lavoro attraverso trasformazioni reversibili.

Si può allora scrivere:


W t = W t, max – Ψ i (214)

per cui a causa delle irreversibilità perdo


W perso = W t, max – W t (215)

cioè

112 R. Borchiellini
EFFICIENZA DI SECONDO PRINCIPIO

W perso = Ψ i = T 0 ⋅ Σ i (216)

La relazione ora trovata è nota come Teorema di Gouy-Stodola.

In Figura 10 si riporta l’influenza delle irreversibilità sul lavoro


prodotto a parità delle altre grandezze scambiate e in Figura 11 si
evidenzia come il lavoro perso sia sempre una quantità positiva.

FIGURA 10.

FIGURA 11.

EFFICIENZA DI SECONDO PRINCIPIO

Si consideri l’equazione già introdotta


t
Ψ q – W t =   + G bt + Ψ i
dA
 d t  VC

R. Borchiellini 113
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

che può essere riscritta nella forma


Ψ q + Ψ m + Ψ tr = Ψ i (217)

dove
Flusso di “Energia Termica Uti-
Ψq
lizzabile” o “Exergia Termica”
Flusso di “Exergia Meccanica” Ψm = –Wt
t
Ψ tr = –   + G bt
Flusso di “Exergia di Trasformazione” dA
 d t  VC
Tasso di “Exergia distrutta” o di “Irre-
Ψi
versibilità”

Per un sistema produttivo si può interpretare, come fatto nel caso del
primo principio (vedere Figura 4 pag. 99), i termini della (217)
identificando le risorse, i prodotti, i reflui e in questo caso le quantità
distrutte.

FIGURA 12. Schema di un sistema produttivo e bilancio exergetico

Per lo schema di Figura 12 applicando la Figura 217 si ha:


( Ψ q + Ψ m + Ψ tr ) F = ( Ψ q + Ψ m + Ψ tr )P + ( Ψ q + Ψ m + Ψ tr ) R + Ψ i (218)

La (218) si può riscrivere nel modo seguente nella forma istantanea:


ΨF = ΨP + ΨR + Ψ i (219)

o nella forma energetica


BF = BP + BR + Bi (220)

con
t2

B = ∫ Ψ dt (221)
t1

114 R. Borchiellini
EFFICIENZA DI SECONDO PRINCIPIO

Il concetto di efficienza già illustrato parlando del I principio della


termodinamica per i sistemi aperti (vedere equazione (166)) si può
riprendere, nel contesto dell’analisi exergetica qui illustrata,
introducendo una efficienza di secondo principio ε (o per i motori
rendimento ηII.

Si può allora scrivere:


Ψ ΨR + Ψ i
ε = ------P- = 1 – -------------------
-≤1 (222)
ΨF ΨF

R. Borchiellini 115
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

ESEMPI E CONSIDERAZIONI SUL SIGNIFICATO DI


EXERGIA

Data una qualsiasi forma di energia (termica, cinetica, potenziale, di


pressione, chimica, ...) l'EXERGIA misura qual'è la frazione che può
essere convertita in energia meccanica (o lavoro) con un processo
termodinamicamente reversibile che si svolge fino a raggiungere
l'equilibrio con l'ambiente. La sua definizione si fonda sulle seguenti
considerazioni:
1. Usualmente l'analisi dei fenomeni energetici è svolta utilizzando
solamente il Primo Principio della termodinamica senza tenere
conto del Secondo Principio ugualmente importante per la compren-
sione
2. Il valore dell'energia si può misurare dalla sua trasformabilità in
lavoro con un processo ideale

Un ulteriore riflessione sul significato di exergia può essere sviluppata


confrontando le caratteristiche di energia ed exergia come fatta nella
tabella che segue.

116 R. Borchiellini
ESEMPI E CONSIDERAZIONI SUL SIGNIFICATO DI EXERGIA

ENERGIA EXERGIA
Consente una valutazione quantitativa ma Consente un avalutazione quantitativa e
non qualitativa qualitativa

Non permette di valutare l’effetto delle Permette di valutare l’effetto delle


irreversibilità irreversibilità

Non ubbidisce alla legge di conservazione


Ubbidisce alla legge di conservazione. (Si
(Si conserva nei processi reversibili e si
conserva in ogni processo)
consuma nei processi irreversibili)

E’ funzione dello stato del sistema (Non


E’ funzione sia dello stato del sistema che
dipende dallo stato dell’ambiente ma
dello stato dell’ambiente esterno
solamente da quell del sistema)

Può essere valutata rispetto a qualsiasi stato Lo stato di riferimento è imposto


di riferimento (in genere è diversa da zero dall’ambiente esterno (in cui assume valore
nello stato termodinamico dell’ambiente) nullo)

Nel caso di gas ideali non dipende dalla


Dipende dalla pressione
pressione

La possibilità di conversione è limitata dal La possibilità di conversione non è limitata


secondo principio della termodinamica dal secondo principio se il processo è
anche se il processo è reversibile reversibile

Misura l’utilizzabilità rispetto all’ambiente

Si può infine introdurre una nuova grandezza l’anergia definita dalla


relazione:

(ENERGIA)=(EXERGIA)+(ANERGIA)

La differenza tra il valore dell’energia e quello dalla corrispondente


exergia, detta anche anergia, è la quota che irrimediabilmente si perde
nel processo di trasformazione e che non potrà mai più essere utilizzata
e disponibile.

In sintesi si può affermare che in un processo reversibile:


 l’ENERGIA in uscita è uguale a quella in ingresso
 l’EXERGIA in uscita è uguale a quella in ingresso
 l’ANERGIA in uscita è uguale a quella in ingresso

E che in un processo irreversibile:


 l’ENERGIA in uscita è uguale a quella in ingresso
 l’EXERGIA in uscita è minore di quella in ingresso
 l’ANERGIA in uscita è maggiore di quella in ingresso

R. Borchiellini 117
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

FIGURA 13. Diagramma temperatura -energia per una macchina termica


motrice. Entropia generata e perdita di lavoro durante il ciclo

FIGURA 14. Trasformazioni energetiche ed exergetiche per una macchina


termica motrice

FIGURA 15. Diagramma temperatura -energia per una macchina termica


operatrice. Entropia generata e perdita di lavoro durante il ciclo

118 R. Borchiellini
ESEMPI E CONSIDERAZIONI SUL SIGNIFICATO DI EXERGIA

FIGURA 16. Conservazione dell’energia e distruzione dell’exergia in un


ciclo frogorifero.

FIGURA 17. Conservazione dell’energia e distruzione dell’exergia in un


ciclo di una pompa di calore

R. Borchiellini 119
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

FIGURA 18. Valori delle efficienze di primo e secondo principio per motori,
frigoriferi e pompe di calore

120 R. Borchiellini
ESEMPI E CONSIDERAZIONI SUL SIGNIFICATO DI EXERGIA

FIGURA 19. La conversione e la parziale distruzione dell’exergia in un


semplice ciclo Rankine. Schema del ciclo e la “ruota” del diagramma
exergetico con la definizione di efficienza di secondo principio

R. Borchiellini 121
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

FIGURA 20. La conversione e la parziale distruzione dell’exergia in un


semplice ciclo inverso a compressione di vapore. Schema del ciclo e la
“ruota” del diagramma exergetico con la definizione di efficienza di secondo
principio

122 R. Borchiellini
DIAGRAMMI TERMODINAMICI

FIGURA 21. La distruzione del lavoro nello scambio termico tra due corpi
a diversa tempertura

DIAGRAMMI TERMODINAMICI
FIGURA 22.

Nella Figura 22 si è indicato con “1” il punto rappresentativo dello


stato termodinamico di un fluido e con “0” il punto rappresentativo
delle condizioni ambiente (h0 e s0); sono inoltre indicate l'isobara p0
(pressione ambiente) e la retta r ad essa tangente in “0”.

Si può dimostrare facilmente che vale la relazione

 ∂-----
h
= T (223)
 ∂s  p

R. Borchiellini 123
L’EQUAZIONE DELL’EXERGIA o DELL’ENERGIA UTILIZZABILE

la retta tracciata ha la pendenza T0 (temperatura assoluta


dell'ambiente); le si dà il nome di retta o linea ambiente.

Si vede facilmente che l’exergia dello stato “1” è data dalla lettura,
sulle ordinate, della lunghezza del segmento 1 - 2; si ha infatti
b 1 = h1 – h 0 – T0 ⋅ ( s1 – s0 ) = 1 ⋅ 3 – 2 ⋅ 3 = 1 ⋅ 2 (224)

124 R. Borchiellini
CAPITOLO 5 MISCELE DI GAS IDEALI

Introduzione
All’interno di molti sistemi di interesse ingegnerestico è possibile rico-
noscere la presenza di miscele gassose come ad esempio nel caso dei
prodotti della combustione di un combustibile fossile dove si possono
riconoscere molti componenti gassosi tra i quali ad esempio l’anidride
carbonica e il vapor d’acqua.

Per affrontare i problemi quali ad esempio l’analisi della combustione,


gli equilibri chimici e il condizionamento dell’aria, è necessario quindi
conoscere come affrontare lo studio termodinamico di questi sistemi.
Un primo passo necessario nello studio termodianmico al fine di
applicare le leggi fondamentali introdotte in precedenza è necessario
definire come calcolare le proprietà delle miscele di gas. Per alcune
miscele, come ad esempio l’aria, queste proprietà sono disponibili in
forma di tabelle o diagrammi; in generale il calcolo delle proprietà si
sviluppa applicando opportune relazioni a partire dalla conoscenza
della composizione e delle caratteristiche delle sostanze pure che
compongono la miscela.

I metodi di calcolo qui presentati sono riferiti a miscele di gas ideali


per cui si assume che la miscela di gas si comporti anch’essa come un
gas ideale. Il comportamento ideale dei singoli componenti e della
miscela può essere assunto se valgono le seguenti ipotesi sugli stati
termodinamici in cui sitrova la miscela:
1. densità sufficientemente bassa in modo che il volume effettivo
occupato dalle molecole (covolume) sia trascurabile rispetto al
volume a disposizione
2. la distanza media tra le singole molecole renda trascurabile le mutue
azioni di forza reciproca in modo che sia irrilevante la probabilità di
urto tra le molecole e quindi l’energia interna è legata solo all’ener-
gia cientica media statistica delle molecole.

R. Borchiellini 125
MISCELE DI GAS IDEALI

Inoltre deve essere sottolineato che ogni componente della miscela ha


una composizione chimica invariante e non reagisce con gli altri
componenti.

Dalla chimica si ricorda che:

Si definisce mole (mol) di una sostanza una quantità di materia che


contiene un numero di particelle elementari, siano esse atomi, ioni,
molecole, ecc., pari a quelle contenute in 0,012 kg di carbonio e uguali
al numero di Avogadro NA=6,022·1023 . La chilomole (kmol) corri-
sponde ovviamnte a 6,022·1026 particelle.

La massa molare (massa di una mole) M, nel S.I. è espressa in


kg/kmol ed è propria del tipo di particelle e della loro specie chimica.
Data quindi una certa quantità di sostanza, la cui massa è M, se la si
vuole misurare in moli, il numero n di moli che la costituiscono si
ottiene dal rapporto tra la massa e la massa molare:
M
n = ----- (225)
M

La composizione di una miscela di Nc componenti gassosi è


caratterizzata attraverso la conoscenza per ogni componente i-esimo
della frazione molare yi o della frazione in massa xi due grandezze
definite come:
ni
y i = ---- (226)
n

M
x i = ------i (227)
M

dove ni è il numero di moli del componente i-esimo.

Relazioni per il calcolo della pressione della


temperatura e del volume nel caso di miscele di gas
ideali

Due modelli sono molti applicati nello studio di queste miscele: quello
di Dalton e quello di Amagat.

126 R. Borchiellini
Relazioni per il calcolo della pressione della temperatura e del volume nel caso di miscele

Il modello di Gibbs-Dalton

L’ipotesi fondante di questo modello è: ciascun componente della


miscela si comporta come se fosse l’unico gas a occupare il volume
occupato da tutta la miscela alla temperatura della miscela.

FIGURA 23. Il comportamento dei componenti di una miscela secondo il


modello di Gibbs-Dalton

Per l’intera miscela con V=Vtot si può scrivere:

pV = nRT
Nc
(228)
n=
∑ ni
i=1

per l’i-esimo componente


p i V = n i RT (229)

dove pi è la presione parziale del componente i-esimo. Dalla (228) e


dalla (229) si ha:
pV
n = ------- (230)
RT

pi V
n i = -------- (231)
RT

per cui
ni p
---- = ----i → p i = y i p (232)
n p

ed è facile quindi dimostrare che

R. Borchiellini 127
MISCELE DI GAS IDEALI

Nc Nc Nc

∑p i = ∑y p = p∑y
i i = p (233)
i=1 i=1 i=1

La pressione a cui si trova la miscela, o pressione totale, è la somma


delle pressioni parziali dei singoli componenti.

Se si definisce come volume specifico della miscela


V V
v = ----- = --------------
Nc
- (234)
M
∑ Mi
i=1

dalla (228) si ha
nR R
pv = ------- T = ----- T = R∗ T (235)
M M

Dove è stata introdotta la costante dei gas caratteristica della miscela.

Modello di Amagat-Leduc

L’ipotesi di questo modello è: ciascun componente della miscela si


comporta come un gas ideale che da solo si trovi alla pressione e alla
temperatura della miscela.

FIGURA 24. Il comportamento dei componenti di una miscela secondo il


modello di Amagat-Leduc

Per l’intera miscela si può scrivere:

128 R. Borchiellini
Altre proprieta termodinamiche delle miscele di gas

pV = nRT
Nc
(236)
n=
∑ ni
i=1

per il componente i-esimo:


pV i = n i RT (237)

Dove Vi è il volume parziale del componente i-esimo. Dalle (236) e


(237) si ha:
pV
n = ------- (238)
RT

pV
n i = --------i (239)
RT

da cui:
ni V
---- = -----i → V i = y i V (240)
n V

In conclusione
Nc Nc Nc

∑V i = ∑y V = V∑y
i i = V (241)
i=1 i=1 i=1

Il volume totale è pari alla somma dei volumi parziali dei componenti.

Altre proprieta termodinamiche delle miscele di gas

Per il calcolo dell’energia interna, dell’entalpia e dell’entropia di un


amiscel di gas è più conveniente utilizzare il modello di Dalton. Le
proprietà termodinamiche delle miscela saranno quindi calcolate a
partire dalla conoscenza delle stesse proprietà per i singoli componenti
considerati come se occupassero da soli l’intero volume disponibile.

Tenendo conto che l’energia interna, l’entalpia e l’entropia sono


grandezze estensive, è possibile calcolare queste proprieta della
miscela come somma delle singole proprietà dei gas costituenti.

R. Borchiellini 129
MISCELE DI GAS IDEALI

U = nu =
∑U = ∑n u i i i
i i

H = nh =
∑H = ∑n h i i i (242)
i i

S = ns =
∑S = ∑n s i i i
i i

dove il simbolo “-” è stato utilizzato per contraddistinguere i valori


molari della grandezze.

Dalle (242) si possono ricavare i valori molari medi delle proprietà


considerate:

1
u = --- ⋅
n ∑n u = ∑y u i i i i
i i

1
h = --- ⋅
n ∑n h = ∑y h i i i i
(243)
i i

1
s = --- ⋅
n ∑n s = ∑y s i i i i
i i

Dalle definizioni di energia interna ed entalpia si ricavano subito i


calori specifici molari della miscela:

∂u ∂u i
c v =  ------ =
 ∂T v ∑ y  ------
∂T 
- =
i ∑y c i vi
i v i (244)
∂h ∂h
c p =  ------ = y i  -------i =
 ∂T p ∑  ∂T  ∑y c i pi
i p i

Poichè la miscela è costituita da gas ideali e per i gas ideali energia


interna, entalpia sono funzioni solo della temperatura, allora il valore
di queste proprietà assunto dai singoli componenti è dovuto solo alla
temperatura della miscela.

 
du = cv dT = 
 ∑y c i vi dT

i
(245)
 
dh = c p dT = 
 ∑ y i c pi dT

i

Per quanto riguarda l’entropia delle miscele di gas ideali, ovviamente


come succede per i singoli componenti, essa è funzione sia della
temperatura sia della pressione.

130 R. Borchiellini
Altre proprieta termodinamiche delle miscele di gas

Per un gas ideale è noto che


dT v
dS = Mds = Mc p ------ – M --- dp (246)
T T

Di particolare interesse è il caso di miscelazione di gas o di miscele di


gas. Si considera qui il caso di miscelazione isoterma di due gas che
inizialmente si trovano alla stessa pressione come mostrato in Figura
25. Se ad un certo istante il setto viene rotto, si ottiene una miscela dei
due gas che occupa tutto il volume e la cui pressione e temperatura è
uguale a quella iniziale dei singoli componenti.

Il singolo componente la miscela subisce quindi una trasformazione


isoterma con variazione di pressione e la sua variazione di entropia
dalla (246) è quindi espressa da
v
dS = – M --- dp (247)
T

FIGURA 25. Miscelazione isoterma di due gas

Si ha anche
Mv = V (248)

nRT
V = ---------- (249)
p

e sostituendo nella (247)


V dp
dS = – --- dp = – nR ------ (250)
T p

La variazione di entropia dei singoli componenti (positive perchè la


pressione parziale è minore della pressione totale) è dunque
p
∆S A = – n A R ln ----A- = – n A R ln y A (251)
p

R. Borchiellini 131
MISCELE DI GAS IDEALI

p
∆S B = – n B R ln ----B- = – n B R ln y B (252)
p

La variazione totale di entropia è quindi:


∆S = ∆S A + ∆S B = – R ( n A ln y A + n B ln y B ) (253)

e per più di due componenti

∆S = – R
∑ n ln y i i (254)
i

Nell’analisi termodinamica delle miscele di gas, è importante valutare


anche l’energia libera o funzione di Gibbs che partendo dalle
definizione di energia libera
G = H – TS (255)

può essere scritta nella forma:

G = ∑ n ( h – Ts ) = ∑ n µ
i i i i i (256)
i i

dove µi è detto potenziale chimico dell’i-esimo componente che è


uguale all’energia libera parziale molare valutata alla temperatura della
miscela e alla pressione parziale del componente
µ i = g i ( T, p i ) (257)

Per l’i-esimo componente, utilizzando la II equazione di Gibb, si può


scrivere quindi:
dµ i = dg i = – s i dT + v i dP (258)

Analisi exergetica delle miscele di gas

L’analisi exergetica in questo caso deve considerare che l’equilibrio


con l’ambiente deve essere raggiunto non solo da un punto di vista
termico e meccanico ma anche chimico. L’analisi qui esposta è rivolta
principalmente ai sistemi aperti di cui la Figura 26 riporta un esempio.

132 R. Borchiellini
Analisi exergetica delle miscele di gas

FIGURA 26. Esempio di sistema aperto nel quale una miscela di gas è
portata nelle condizioni di equilibrio chimico, temrico e meccanico con
l’ambiente

Se con Ni si indica la portata molare


G
N i = -------i (259)
Mi

(Ni,out-Ni,in) indica la quantità che complessivamente deve essere


scambiata con l’ambiente esterno del componente i-esimo affinchè sia
verificata la conservazione della massa e sia raggiunto l’equilibrio
chimico con l’ambiente esterno.

Con riferimento alla Figura 26, in condizioni stazionarie, trascurando


le variazioni di energia cinetica e potenziale e ooservando che il
sistema scambia solo con l’ambiente esterno, il primo e il secondo
principio della termodinamica possono essere scritti nel modo seguente
Nc Nc Nc

Φ0 –Wt = ∑ (h N )
i i out – ∑ (h N ) – ∑ h
i i in 0, i ( N i, out – N i, in ) (260)
i=1 i=1 i=1

Nc Nc Nc
Φ0
------ + Σ i =
T0 ∑ (s N )
i i out – ∑ (s N ) – ∑ s
i i in 0, i ( N i, out – N i, in ) (261)
i=1 i=1 i=1

Combinando le due equazioni nel modo già descritto per ottenre


l’equazione dell’energia utilizzabile si ottiene:
Nc

–W t – T 0 Σi = ∑ [(h – T s )
i 0 i out – ( h 0, i – T 0 s 0, i ) ]N i, out – (262)
i=1
Nc

∑ [(h – T s )
i 0 i in – ( h 0, i – T 0 s 0, i ) ]N i, in
i=1

R. Borchiellini 133
MISCELE DI GAS IDEALI

e ricordando la definizione di potenziale chimico µi


Nc Nc

–Wt – Ψi =
∑ [(h – T s )i 0 i out – µ 0, i ]N i, out –
∑ [(h – T s ) i 0 i in – µ 0, i ]N i, in (263)
i=1 i=1

Ma bisogna considerare che per ipotesi la miscela in uscita ha


raggiunto l’equilibrio meccanico, termico e chimico con l’ambiente
esterno per cui
( h i – T 0 s i ) out = µ 0, i (264)

e la (263) diventa
Nc

–Wt – Ψi = – ∑ [(h – T s ) i 0 i in – µ 0, i ]N i, in (265)


i=1

Il massimo lavoro che può essere ottenuto è quello che si ottiene nel
caso di funzionamento reversibile
Nc

Wt =
∑ [(h – T s )i 0 i in – µ 0, i ]N i, in (266)
i=1

e definendo
1 1
N =
∑N i, in h = ----
N ∑h i, in N i, in s = ----
N ∑s i, in N i, in (267)
i i i

si può scrivere

W t = hN – T 0 sN –
∑µ 0, i N i, in (268)
i

Wt
------ = h – T 0 s –
N ∑µ 0, i y i, in (269)
i

Il termine a secondo membro rappresenta quindi l’exergia totale


(termica, meccanica, chimica) molare della corrente in ingresso del
sistema considerato

bt = h – T0 s –
∑µ 0, i y i, in (270)
i

Questo valore può essere confrontato con l’exergia detta exeergia


fisica (o termomeccanica) calcolata in riferimento a quello che è
indicato come stato morto ristretto cioè l’ambiente esterno definito
solo dalle condizioni di pressione e temperatura (T0,p0)

134 R. Borchiellini
Analisi exergetica delle miscele di gas

b tm = h – h∗ – T 0 ( s – s∗ ) (271)

Nell’equazione precente l’asterisco indica le proprietà valutate rispetto


allo stato morto ristretto e definite utilizzando la (267)

h∗ =
∑ h ∗y
i i s∗ =
∑ s ∗y i i (272)
i i

Combinando la (270) e la (271) si può scrivere:


b t = b tm + b ch (273)

dove con bch si è indicata l’exergia chimica la cui definizione si ottiene


sottraendo la (271) dalla (270):

b ch =
∑(µ ∗ – µ i 0, i )y i (274)
i

In conclusione si può dire che al valore dell’exergia termomeccanica


introdotta nel capitolo dedicato all’equazione dell’exergia, si deve
sommare il valore dell’exergia chimica. In termini generali l’equazione
dell’exergia può così essere riscritta
NC
t
dA
∑ ±N b
t
Ψ q – W t = -------- + k k + Ψi (275)
dt VC
k=1

dove

Nc

∑µ
t
A = A + E c + Ep – 0, i n i
(276)
i=1
t
b = b tm + b ch + e c + e p

R. Borchiellini 135
MISCELE DI GAS IDEALI

136 R. Borchiellini
CAPITOLO 6 PSICROMETRIA E
CONDIZIONAMENTO
DELL’ARIA

Introduzione

In questo capitolo l’attenzione è rivolta al caso in cui tra i componenti


della miscela di gas ve ne sia uno le cui condizioni di temperatura e di
pressione parziale non sono molto distanti dalle condizioni nelle quali
inizia un cambiamento di fase; in altri termini la miscela di gas
potrebbe trovarsi ad operare a contatto con una fase solida o una fase
liquida di uno dei componenti.

Il caso più frequente e più interessante per le applicazioni


ingegneristiche è quello di una miscela di aria e vapor d’acqua a
contatto con acqua liquida o ghiaccio come si verifica ad esempio negli
impianti di condizionamento, negli essiccatoi, nei condensatori, nele
torri evaporative, nello studio dei alcuni fenomeni atmosferici ecc.

Se è presente quindi una sostanza condensabile, significa che in alcune


situazioni di pressione e di temperatura si può avere formazione di
condensa da parte di un componente, in tal caso si ha una miscela
satura.

Quindi il componente condensabile è nello stato di vapore


surriscaldato quando la sua pressione parziale è inferiore a quella di
saturazione mentre è nello stato di vapore saturo quando si è in
presenza di fase condensata cioè la sua pressione parziale è uguale a
quella di saturazione.

Si fanno inoltre le ipotesi:


1. che la solubilità della fase aeriforme sia modesta nella fase conden-
sata per cui l’equilibrio di fase si stabilisce in modo indipendente da
altri gas contemporaneamente presenti e quindi non si ha separa-
zione della fase condensata fino a quando la presione parziale della

R. Borchiellini 137
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

fase aeriforme è inferiore alla pressione di saturazione alla tempera-


tura della miscela
2. la fase solida e la fase liquida non contengono gas disciolti
3. la fase aeriforme può essere tratta come una miscela di gas ideali

L’aria rientra in queste ipotesi e quindi può essere trattata nelle comuni
applicazioni tecniche come miscela di gas ideali e sostanza
condensabile (vapor d’acqua). Tale miscela è detta Aria umida e lo
studio delle sue proprietà e detto Psicrometria.

FIGURA 27. Trasformazioni del vapore d’acqua contenuto nella miscela di


gas

Nella Figura 27 sono evidenziate le trasformazioni che il vapore


contenuto nella miscela subisce a partire da uno stato iniziale 1. Sono
considerate la trasformazione isobara 1-2-4 e la trasformazione
isoterma 1-3 (ottenuta aumentando la quantità di vapore presente nella
miscela). Il punto definisce il punto di rugiada del vapore che
nell’aria umida considerata si trova nello stato 1. La diminuzione di
temperatura da 1 a 2 implica che la pressione parziale pv del vapore alla
temperatura T1 coincide con la pressione di saturazione ps del vapore
alla temperatura T2.

L’aria umida
L’aria umida è vista come miscela di due componenti gassosi:
1. Vapor d’acqua. E’ il componente condensabile pensato assimilabile
ad un gas perfetto
2. Aria secca. Uno pseudo componente perchè miscela di gas conside-
rati ideali (N2 75%, O2 23%11 e CO2, Argo e altri gas).

11. Percentuali in massa

138 R. Borchiellini
L’aria umida

Essendo miscela di gas a comportamento ideale, sono valide tutte le


considerazioni sviluppate al capitolo precedente e per l’aria secca si ha:
kg J
M a = 29 -------------- → R a∗ = 287 ---------- (277)
kmoli kgK

Le grandezze utilizzate per caratterizzare questa miscela binaria, che si


ipottizza essere all’interno di un volume V, sono:

TITOLO (o contenuto di umidità della miscela):


V rapporto tra la massa di vapore e la massa di aria
secca contenuti in uno stesso volume di aria
T, p umida
Mv ρv
x = ------- = ----- (278)
Ma ρa

Utilizzando equazione di stato dei gas perfetti si può anche scrivere:


ρv pv ⁄ ( R v T ) Ra pv
x = ----- = ----------------------- = ----------- (279)
ρa pa ⁄ ( Ra T ) Rv pa

e considerando che Rv=461 J/(kg K) e Ra= 287 J/(kg K) e per la legge


di Dalton p=pa+pv
p pv
x = 0, 622 ----v- = 0, 622 -------------
- (280)
pa p – pv

UMIDITA’ RELATIVA: Rapporto tra massa di


vapore attuale conteuto in un certo volume V di aria
umida e quella contenuta in condizioni di
V saturazione alla stessa temperatura e pressione
p, T cost totale.
Mv ρv
ϕ = ------- = ----- (281)
Ms ρs

Se T=cost si può scrivere


p v v v = R∗ T = p s v s (282)

per cui
pv
ϕ = ----- (283)
ps

In genere l’umidità relativa ϕ è espressa in %.

Sostituendo ϕps a pv nella (280) si ha:

R. Borchiellini 139
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

ϕp s
x = 0, 622 ----------------- (284)
p – ϕp s

Relazione comoda perchè da igrometro si legge ϕ e da tabelle del


vapore d’acqua noto T si calcola ps e quindi il titolo x.

t (°C) 0 20 30 50 100

ps (bar) 0.0062 0.02 0.04 0.12 1

Nel caso generale, l’aria umida, oltre al vapore d’acqua, può contenere
anche una quantità di acqua liquida (nebbia) o di acqua congelata
(neve). Quindi a seconda della temperatura e della pressione parziale il
componente condensabile può essere presente in uno o più stati
differenti e intal caso il titolo diventa:
M H2O M M M
-------------- = -------v + -------l + -------s (285)
Ma M a M a Ma

x = xv + xl + xs (286)

Entalpia aria umida

Nelle applicazioni più comuni l’acqua è presente nell’aria solo allo


stato gassoso per cui x=xv e da quanto detto per l’entalpia di una
miscela e facile dedurre
H = M a ha + Mv hv (287)

H
------- = h 1 + x = h a + xh v (288)
Ma

Dove con h1+x si è indicata l’entalpia della miscela aria umida riferita a
1 kg di aria secca. Esplicitando il legame tra le entalpie e le
temperature si scrive
h 1 + x = c pa ( T – T 0 ) + x [ r 0 + c pv ( T – T 0 ) ] (289)

con

cpa= 1 kJ/(kg K); cpv=1.9 kJ/(kg K); r0=2500 kJ/(kg K)

Ponendo t=T-T0 si ottiene

h 1 + x = t + x ( 2500 + 1.9t ) (290)

h 1 + x = 2500x + ( 1 + 1.9x )t (291)

140 R. Borchiellini
Exergia aria umida

Si deve notare che il valore di hv cosi calcolato, corrisponde al valore


dell’entalpia del vapore alla temperatura t e alla pressione p=0,0061
bar (punto B di Figura 28) essendo l’entalpia del vapore una funzione
sia della pressione sia della tmeperatura. Il valore cercato è invece
l’entalpia del vapore alla pressione pv e alla temperatura t cioè
l’entalpia del punto A. Si può osservare però che le isoterme sono
quasi orizzontali in questo campo di pressioni per cui hA e molto
prossimo a hB e questo giustifica l’espresione utilizzata per il calcolo
di hv.

FIGURA 28. Diagramma di Mollier e entalpia del vapore a pressione pv


nella miscela aria umida

h A B t

K pv
bar
06 1
.0
p =0
°C,
t=0

Exergia aria umida

Prima di introdurre il calcolo dell’exergia dell’aria umida è necessario


ricordare che per le frazioni molari deve valere
ya + yv = 1 (292)

e che

R. Borchiellini 141
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

c
c p = ----p- (293)
M

e introducendo il rapporto tra le frazioni molari:


y
x = ----v (294)
ya

si può scrivere
n mv ⁄ Mv 28.97
x = -----v = -----------------
- = ---------------- x = 1.608x (295)
na ma ⁄ Ma 18.015

con semplici passaggi si ha anche


1 x
y a = ------------ y v = ------------ (296)
1+x 1+x

Per applicare la (275) ad un sistema che tratta uno o più flussi di aria
umida in condizioni stazionarie è necessario definire exergia totale di
ogni flusso; per eseguire questa operazione è necessario definire lo
“stato morto” per la miscela considerata. Nel seguito si considera come
stato morto lo stato identificato dalle condizioni dell’ambiente esterno
identificati da T0, p0, ϕ0. Questo stato è considerato costante; lo stato
della miscela è identificato dalle coordiante T, p, ϕ.

Con queste premesse e utilizzando le relazioni dalla (271) alla (274),


l’exergia totale dell’aria umida è

b t = y a [ h a – h∗ a – T 0 ( s a – s∗ a ) + µ a∗ – µ 0, a ] (297)
+ y [ h – h∗ v – T ( s – s∗ ) + µ ∗ – µ ]
v v 0 v v v 0, v

Ricordando il significato della notazione (*) e le relazioni per il calcolo


dell’entalpia e dell’entropia di un gas ideale si può scrivere

h a – h∗ a = h a ( T ) – h∗ a ( T 0 ) = c p, a ( T – T 0 ) (298)

h v – h∗ v = h v ( T ) – h∗ v ( T 0 ) = c p, v ( T – T 0 ) (299)

T p
s a – s∗ a = s a ( T, p ) – s∗ a ( T 0, p 0 ) = c p, a ln ----- – R ln ----- (300)
T0 p0

T p
s v – s∗ v = s v ( T, p ) – s∗ v ( T 0, p 0 ) = c p, v ln ----- – R ln ----- (301)
T0 p0

La (258), considerando che per i gas ideali si può scrivere:


∂V
v i =  -------
RT
= ------- (302)
 ∂n i T, p, n p
j

diventa

142 R. Borchiellini
Diagrammi psicrometrici

RT
dµ i = – s i dT – ------- dp (303)
p

Integrando la (303) a temperatura costante dalla pressione di


riferimento p alla pressione parziale pi si ottiene
µ i ( T , p, y i )
p
∫ µi
( y =1 )
i
( T, p )
dµ i = RT ln ----i
p
(304)

e quindi
( y i =1 )
µ i ( T, p, y i ) = µ i ( T, p ) + RT ln x i (305)

L’integrazione si è quindi svolta tra la condizione del componente i-


esimo alla temperatura T e alla presione p e la condizione dell’i-esimo
componente alla temperatura T e alla pressione p. Applicando il
risultato ora ottenuto ai termini della (297) si ha:
ya
µ a∗ – µ 0, a = µ a∗ ( T 0, p 0, y a ) – µ 0, a ( T 0, p 0, y 0, a ) = RT 0 ln --------
- (306)
y 0, a

yv
µ v∗ – µ 0, v = µ v∗ ( T 0, p 0, y v ) – µ 0, v ( T 0, p 0, y 0, v ) = RT 0 ln -------- (307)
y 0, v

Sostituendo nella (297) e raccogliendo


ya y v (308)
b t = ( y a c p, a + y v c p, v )T 0  ----- – 1 – ln ----- + RT 0 ln ----- + RT 0  y a ln -------- 
T T p
- + y v ln --------
 T0 T0  p0  y 0, a y 0, v

e dividendo per la frazione molare ya e la massa molare dell’aria secca


si ottiene una espressione dell’exergia dell’aria umida riferita ad un kg
di aria secca

b t = ( c p, a + xc p, v )T 0  ----- – 1 – ln ----- + ( 1 + x )R∗ a T 0 ln -----


T T p
(309)
 T0 T 0 p0
1+x
+ R∗ a T 0  ( 1 + x ) ln -------------0- + x ln ----
x
 1+x x 0

Diagrammi psicrometrici
Nelle applicazioni pratiche è molto importante, note alcune coordinate,
determinare le rimanenti al fine di individuare completamente lo stato
dell’aria umida. Nel caso in cui la sostanza condensabile sia presente in
forma di vapore surriscaldato, il numero di coordinate intensive indi-
pendenti è dato dalla Regola delle Fasi di Gibbs:

Nci=2+C-F Nci=2+2-1=3

R. Borchiellini 143
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

Se la sostanza condensabile è presente in forma di vapore saturo si ha:

Nci=2+2-2=2

Quindi note 3 coordinate intensive della miscela aria umida, attraverso


le relazioni prima esposte e altre qui non riportate è sempre possibile
determinare in modo completo lo stato dell’aria umida.

Nella pratica corrente, tuttavia, è usuale non ricorrere alla soluzione


analitica del problema che in alcuni casi può richiedere calcoli
abbastanza laboriosi (soluzioni di equazioni implicite). Si utilizzano
quindi DIAGRAMMI PSICROMETRICI tracciati per presione
costante e nei quali sono rappresentate le principali proprietà dell’aria
umida; i più noti sono Mollier (h,x), Carrier (t,x) e Muller (h,t).
L’attenzione è qui rivolta al diagramma di Mollier per l’aria umida in
cui agli assi coordinati sono associate l’entalpia e il titolo. In genere è
tracciato per la presione atmosferica e in esso compaiono come curve
parametriche le iso-umidità relativa, le isoterme e le linee a volume
specifico costante.

Costruzione del diagramma di Mollier (isoterme)


Si illustra di seguito il procedimento per il tracciamento delle isoterme
che permette di comprendere alcune elementi caratteristici del dia-
gramma; nel seguito l’entalpia h1+x sarà indicata con semplicemente
con h per cui la (289) si riscrive
h = c pa t + x ( r 0 + c pv t ) (310)

Si osserva che la relazione precedente può essere letta come


l’equazione parametrica di un fascio di rette in h,x. Il centro del fascio
può essere identificato considerando due generiche isoterme a t1 e t2:
h – r 0 x = t 1 ( c pa + c pv x )

h – r 0 x = t 2 ( c pa + c pv x )

sottraendo membro a membro si ha:


t 1 ( c pa + c pv x ) = t 2 ( c pa + c pv x )

ed essendo t1 diversa da t2, la relazione precedente è verificata solo se


sono nulli i termini in parantesi e cioè quando x assume il valore
c pa
x∗ = – ------
- (311)
c pv

ma per x=x* deve quindi anche essere h-r0x*=0 e quindi il valore h* di


h per x=x* è:

144 R. Borchiellini
Diagrammi psicrometrici

c pa
h∗ = – ------
-r (312)
c pv 0

x* e h* sono quindi le coordinate del centro del fascio.

Il diagramma di Mollier inoltre viene tracciato in modo che l’isoterma


t=0 risulti ortogonale all’asse delle entalpie per cui l’asse delle ascisse
forma un angolo maggiore di 90 ° con l’asse delle ordinate come
rappresentato in figura Figura 29.

FIGURA 29. Andamento delle isoterme nel diagramma di Mollier

t>0
h

-cpa/cpv

t=0

-r0(cpa/cpv)

t<0

Inoltre bisogna tenere


ϕA
presente che le
A tA isoterme possono
essere tracciate solo
all’interne del campo di
hA esistenza di x che deve
essere maggiore di zero
e minore o uguale al
tr,A valore assunto in
condizioni di
x saturazione; nelle
xA
rappresentazioni usuali,
l’asse delle ascisse
viene proiettato
sull’isoterma t=0 per
cui assume la forma
schematizzata a lato e
riportata nella figura di seguito riportata.

R. Borchiellini 145
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

146 R. Borchiellini
Diagrammi psicrometrici

Temperatura di rugiada
Si definisce temperatura di rugiada tr dell’aria umida, la temperatura
per cui si raggiunge la saturazione attraverso un processo di raffredda-
mento a titolo costante (l’attuale pv alla nuova tr corrisponde alla ps)

FIGURA 30. Termometro a STemperatura a bulbo umido


bulbo
Si definisce temperatura a bulbo umido
tb, la temperatura a cui si porta l’acqua
in condizioni di equilibrio di scambio
di calore e di massa con aria in moto
turbolento (ved Figura 30). Coincide
con buona approssimazione con la tem-
peratura di saturazione dell’aria allo
stesso valore di entalpia iniziale.

PSICROMETRO
La misura di tb e la determinazione dello stato dell’aria umida (inclusa
quindi la detrminazione di tr) si effettua con lo psicrometro il cui
schema di funzionamento è riassunto nelle figure

FIGURA 31. Schema di funzionamento dello psicrometro.

FIGURA 32. Schema dello Psicrometro di Asmann e uso diag. Mollier

R. Borchiellini 147
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

Essendo la pressione p nota, una volta note ta e tb sono note le tre


coordinate per definire lo stato dell’aria umida. Lo stato P dell’aria
umida dell’ambiente di misura si ottiene, come mostrato in Figura 32,
incrociando l’isoentalpica per tb con l’isoterma per ta.

FIGURA 33. Psicrometri reali (a) a rotazione (b) a ventolina

Trasformazioni dell’aria umida


Sono descritte nel seguito le principali trasformazioni dell’aria umida
che si presentano con maggiore frequenza negli impianti di trattamento
e climatizzazione dell’aria. Un componente particolarmente impor-
tante è quello indicato come “batteria alettata” cioè uno scambiatore a
superficie liquido-gas con tubi alettati lato gas (ved. Figura 34). Negli
schemi proposti nel seguito questo componente sarà schematizzato
come riportato in

FIGURA 34. Batteria alettata

148 R. Borchiellini
Trasformazioni dell’aria umida

Miscelamento adiabatico di due portate di aria umida

FIGURA 35. Schema del miscelamento adiabatico di due portate

G1,h1,x1
1

G3,h3,x3

3
G2,h2,x2

Si considerino due portate di aria umida negli stati 1 e 2 che si


miscelano dando origine ad uno stato 3. Per il sistema di Figura 35 si
scrivono la conservazione della massa (al componente aria e al
componente vapore) e il primo principio della termodinamica nel caso
di sistema stazionario, adiabatico e senza scambio di lavoro (indicando
con G la portata di aria secca:
G1 + G2 = G 3 (313)

G 1 x1 + G2 x2 = G 3 x3 (314)

G 1 h 1 + G 2 h2 = G3 h 3 (315)

sostituendo la (313) nella (314) e (315) si ottiene


G1 ( h3 – h1 ) = G2 ( h2 – h3 ) (316)

G1 ( x3 – x1 ) = G2 ( x2 – x 3 ) (317)

e infine evidenziando il rapporto delle portate


G1 h 2 – h3 x2 – x3
------ = ---------------
- = --------------- (318)
G2 h 3 – h1 x3 – x1

FIGURA 36. Il punto 3 sul diagramma di


h Mollier può essere trovato con
2
G2 3 la costruzione grafica indicata
G1
in Figura 36. Si può notare che
1 in alcuni casi particolari il
2
punto 3 può cadere nella zona
delle nebbie.
3
1

R. Borchiellini 149
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

Riscaldamento e raffreddamento a titolo costante


Si consideri un flusso di aria umida che attraversa una batteria alettata
all’interno della quale passa acqua o calda o fredda; applicando il
primo principio della termodinamica per i sistemi aperti nel caso sta-
zionario e considerando che il ssitema è adiabatico e non scambia
lavoro:
G ( h 2 – h 1 ) = ( G∆h ) H2O (319)

FIGURA 37.

h
2
GH2O
1
1
2 G G

1 2
x

Per il caso in esame si può notare che sia nel riscaldamento che nel
raffreddamento il titolo non cambia mentre varia il valore dell’umidità
relativa ϕ.

Raffreddamento con deumidificazione


In questo caso la portata di aria umida attraversa una batteria alettata ed
è raffreddata dall’acqua fino a raggiungere la temperatura di rugiada;
se il raffreddamento prosegue, allora la temperatura diventa inferiore a
quella di rugiada attraverso una trasformazione che percorre i punti
della curva iso-umidità relativa pari al 100%.

Nella realtà non tutta l’aria subisce lo stesso processo attraverso i tubi
dello scambiatore per cui operativamente si definisce un fattore di by-
pass che definisce l’aria effettivamente trattata e alla fine si è nelle
condizioni 2’.

Si definisce FATTORE di BY-PASS BPF


2'2
BPF = ------- (320)
12

150 R. Borchiellini
Trasformazioni dell’aria umida

FIGURA 38.

h 1 GH2O

2’
G
G
2

2
1 Gcond
x

Umidificazione adiabatica
Una corrente di aria umida passa attraverso un dispositivo come quello
schematizzato in Figura 39. Nella corrente vengono inseriti degli ugelli
che spruzzano acqua o vapore. Non tutta l’acqua riesce ad evaporare,
parte cade e viene rimessa in circolazione.

Dal bilancio di massa si ha


G ( x 2 – x 1 ) = G H2O (321)

Applicando il primo principio considerando ancora una volta il sistema


adiabatico e senza scambio di lavoro:
– Gh 1 + Gh 2 – Gh H2O = 0 (322)

G ( h 2 – h 1 ) = G H2O c pH2O t H2O (323)

G ( x2 – x1 )
- c pH2O t H2O = ( x 2 – x 1 )c pH2O t H2O
h 2 – h 1 = ------------------------ (324)
G

FIGURA 39.

h 1

2
G
G
h=cost

1 2

x GH2O

R. Borchiellini 151
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

Il termine (x2-x1)cpH2OtH2O è piccolo per cui in genere si considera h 2 ∼ h 1


cioè una trasformazione isoentalpica come mostrato in Figura 39. Si
può anche arrivare alla ϕ=100% a cui corrisponde la temperatura di
saturazione adiabatica che come si è gia visto coincide con buona
approsimazione con la temperatura a bulbo umido.

Bilancio termoigrometrico di un ambiente

In condizioni stazionarie le molteplici interazioni tra ambiente,


esterno, sistemi interni e persone può essere schematizzato come in
Figura 40.

FIGURA 40.

Gea,im Φt

Gua,inf
Gea,inf Φr

Vento

Φp
Φim
Gv,p
Gv,e
Gf,im Φel

Gf,im Gua,im

Φt

Il primo principio in condizioni stazionarie per questo sistema si


scrive:
u u e e u u e e
Φ t + Φ r + Φ p + Φ el = ( G a, im h a, im – G a, im h a, im ) + ( G a, inf h a, inf – G a, inf h a, inf ) (325)
u e
– G v, e h v, e – G v, p h v, p + G f, im ( h f, im – h f, im )

Dalla conservazione della massa si ha:


u u e e u u e e
( G a, im x a, im – G a, im x a, im ) – G v, e – G v, p + ( G a, inf x a, inf – G a, inf x a, inf ) = 0 (326)
u e u e
G a, im – G a, im + G a, inf – G a, inf = 0 (327)

152 R. Borchiellini
Bilancio termoigrometrico di un ambiente

E ponendo
Φ TOT = Φ t + Φ r + Φ p + Φ el (328)

u u e e
P inf = G a, inf h a, inf – G a, inf h a, inf (329)
u u e e u e
P im = – ( G a, im h a, im – G a, im h a, im ) – G f, im ( h f, im – h f, im ) (330)

P l = G v, e h v, e + G v, p h v, p (331)

la (325) diventa
P im = – Φ TOT + P inf – P l (332)

Inverno

In inverno nella maggioranza delle situazioni si può scrivere


Φt ≤ 0
Φr ≥ 0
Φp ≥ 0
Φ el ≥ 0

dove il termine preponderante è Φt per cui ΦTOT è negativo mentre


Pinf>0 e per definizione (si considerano solo portate entranti di vapore)
Pl>0; si può scrivere
P im = Φ TOT + P inf – P l (333)

con Pim>0 nelle comuni applicazioni

Estate

In estate nella maggioranza delle situazioni si può scrivere


Φt ≥ 0
Φr ≥ 0
Φp ≥ 0
Φ el ≥ 0

per cui ΦTOT>0 mentre Pinf<0 e per definizione (si considerano solo
portate entranti di vapore) Pl>0; si può scrivere
P im = – Φ TOT – P inf – P l (334)

con Pim<0 nelle comuni applicazioni. Cioè è necesario che l’impianto


sottragga calore ed quindi necessario l’impiego di un impianto
frigorifero. Inoltre da definizione di Pim si deduce che:
e u e u
h a, im < h a, im h f, im < h f, im (335)

R. Borchiellini 153
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

Impianti a sola aria


Sono quesgli impianti in cui la sola portata d’aria dell’impianto deve fa
fronte sia al carico sensibile che latente per cui
G f, im = 0 (336)
u e
P im = – G a, im ( h a, im – h a, im ) (337)

con l’entalpia dell’aria in uscita pari a quella dell’aria ambiente; inoltre


l’ambiente condizionato è in genere tenuto in leggera sovrappressione
rispetto all’esterno in modo da evitare che ci sia aria che dall’esterno
fitri nell’ambiente. L’aria che dall’interno filtra verso l’esterno non
costituisce un carico aggiuntivo (rispetto al carico di ventilazione già
definito) per cui si può porre:
e u
G a, inf = G a, inf = 0 (338)

Si quindi
P im = – Φ TOT – P l (339)

e utilizzando la (337) si ottiene


u e
– G a, im ( h a, im – h a, im ) = – Φ TOT – P l (340)

da cui
Φ TOT + P l
G a, im = -----------------------------
u e
- (341)
h a, im – h a, im

e dall’equazione di conservazione della massa (sempre nell’ipotesi di


vapore prodotto in ambiente)
u e
G a, im ( x a, im – x a, im ) – G v, e – G v, p = 0 (342)

ponendo
G v = G v, e + G v, p

Gv
G a, im = ----------------------------
u e
- (343)
x a, im – x a, im

Φ TOT + P l Gv
-----------------------------
- = ----------------------------
- (344)
u e u e
h a, im – h a, im x a, im – x a, im
u e
Φ TOT + P l h a, im – h a, im
R = -----------------------------
- = -----------------------------
u e
(345)
Gv x a, im – x a, im

154 R. Borchiellini
Impianti a sola aria

La (345) nel diagramma di Mollier rappresenta l’equazione di una retta


passante pe ril punto A definito dalle condizioni ambiente e dal punto I
definito dalle condizioni di introduzione dell’aria in ambiente. Questa
retta di pendenza R è detta retta di carico o retta ambiente.

R può essere postivo o negativo a seconda del segno di Pim e Gv, ma


come si è detto normalmente Gv è introdotto in ambiente mentre per Pim
si è già visto che in Inverno Pim>0 e in Estate Pim<0 per cui R<0 in
Inverno e R>0 in Estate. Se Gv tende a zero, la retta tende ad essere
verticale.

Temperature di immissione
Nella pratica progettuale si utilizzano normalmente le regole seguenti
per stabilire la temperatura di introduzione dell’aria in ambiente:
RISCALDAMENTO: da 15 a 25 °C sopra tA

RAFFREDDAMENTO: da 10 a 12 °C sotto tA

Le differenze di temperatura più elevaye si usano solo in locali alti


(maggiori di 3, 3.5 m) così da essere sicuri che l’aria immessa si
misceli con l’aria ambiente prima del contatto con le persone.

e
Deciso il valore della T a, im in base a quanto sopra, si può vedere come
operare su Mollier per definire hea, im e quindi Ga,im . Nel seguito saranno
considerati i due casi di impianti a sola aria senza ricircolo e con
ricircolo. In questi tipi di impianti riveste grande importanza la centrale
o unità di trattamento aria (CTA) schematizzata in Figura 41.

FIGURA 41. Schema CTA

GH2Ocalda GH2Ofredda GH2Ocalda

Filtro

G G

GH2O

R. Borchiellini 155
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

Impianti a sola aria senza ricircolo


In questo caso, tutta l’aria trattata dalla CTA proviene dall’esterno e
l’impianto può essere schematizzato come in Figura 42.

FIGURA 42. Schema impianto ad aria senza ricircolo

GH2Ocalda GH2Ofredda GH2Ocalda

Filtro

Ge
E I
1 2 3 4
GH2O
A

Ge

Le trasformazioni subite dall’aria nella CTA per passare dalla condi-


zione e corrispondente all’aria esterna alla condizione i di introduzione
dipendono dalle condizioni esterne e. In genere, si è soliti riconoscere
due tipologie principali di situazioni: una estiva con retta di carico
positiva e una invernale con retta di carico negativa. Le Figura 43 e
Figura 44 riportano le principali trasformazioni all’interno della CTA
nei due casi una volta fissata una certa temperatura di introduzione ti.

FIGURA 43. Impianto senza ricircolo, caso estivo.

Ε=1=2=3
ϕ=100%
Α
tA
Ι
tI
∆h_bf

4 ∆h_G

∆h_bc

156 R. Borchiellini
Impianti a sola aria

FIGURA 44. Impianto senza ricircolo, caso invernale

Ι
tA ϕ=100%
Α
tI
2

∆h_G
3=4
∆h_pr

∆h_bc

Ε=1

Impianti a sola aria con ricircolo


In questo caso, l’aria estratta dall’ambiente non viene tutta inviata
all’esterno ma una quota viene miscelata con l’aria prelevata
all’esterno e attraversa nuovamente la CTA (ved. Figura 45). Nei dia-
grammi di Figura 46 e Figura 47 sono riportate le trasformazioni subite
dall’aria nella CTA per i casi estivo e invernale.

FIGURA 45. Schema impianto ad aria con ricircolo

GH2Ocalda GH2Ofredda GH2Ocalda

Filtro
Ge
E M I
1 2 3 4
GH2O
A

A
A
Gr
Ge

R. Borchiellini 157
PSICROMETRIA E CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

FIGURA 46. Impianto con ricircolo, caso estivo.

Ε ϕ=100%
Α M=1=2=3
tA
Ι
tI
∆h_bf

4 ∆h_G

∆h_bc

FIGURA 47. Impianto con ricircolo, caso invernale.

Ι
tA ϕ=100%
Α
tI
2

∆h_G
3=4
∆h_pr

Μ=1
∆h_bc

158 R. Borchiellini
CAPITOLO 7 Generalità sui meccanismi di
scambio termico e elementi
di conduzione

Introduzione
Dallo studio della Termodinamica si apprende che il calore è una forma
di energia che è scambiata:
 nell’interazione tra due corpi quando sono messi a contatto attra-
verso due superfici tra le quali esiste una differenza di temperatura;
 tra zone diverse di uno stesso corpo se tra di esse esistono gradienti
di temperatura finiti.

La termocinetica si occupa di studiare la propagazione del calore in


queste due situazioni. La fenomenologia della trasmissione del calore
nello spazio è usualmente classificata in tre tipi di meccanismi,
CONDUZIONE, CONVEZIONE e IRRAGGIAMENTO.

La conduzione e l’irraggiamento sono meccanismi fisici fondamentali,


mentre la convezione è in realtà un processo complesso determinato
dalla presenza contemporanea di fenomeni di conduzione (diffusione
termica) e di trasporto di energia da parte delle particelle di fluido.

Molto spesso la trasmissione del calore è dovuta per un effetto


combinato di tutti e tre i fenomeni; quando uno di questi è
preponderante tanto da consentire nell’analisi di trascurare l’effetto
degli altri due, si dice che lo scambio termico avviene per conduzione
o per convezione o per irraggiamento.

R. Borchiellini 159
Generalità sui meccanismi di scambio termico e elementi di conduzione

La conduzione
E’ il processo di trasmissione
del calore che si attua in un
mezzo solido, liquido o aeri-
forme dalle regioni a più elevata
n temperatura verso quelle a tem-
A peratura minore, per l’effetto
combinato delle interazioni tra
le molecole e del movimento di
elettroni liberi (come nel caso
dei metalli).

dn La quantificazione del flusso


termico che si determina per
conduzione in un mezzo in cui
c’è un gradiente spaziale di temperatura è ben descritta dall’ipotesi (o
legge) di Fourier, espressa dalla (346).
dT
Φ ∝ –A ⋅
dn
(346)
Φ = – λ ⋅ A ⋅ 
dT
 d n

dove i somboli hanno il seguente significato:

Φ Flusso termico, in W
Gradiente di temperatura nella direzione normale alla
dT superficie, in K/m
dn

λ Costante di proporzionalità detta conduttività termica, in


W/(m K)
ϕ Flusso termico per unità di superficie, in W/m2

La legge di Fourier è una legge costitutiva in quanto caratterizza il


comportamento dei materiali, e in particolare di quelli nei quali non c’è
movimento macroscopico di materia; essa dice che il flusso termico è
diretto nella direzione opposta a quella del gradiente spaziale di
temperatura, ed è proporzionale all’area della superficie misurata nella
direzione del gradiente e al gradiente stesso attraverso un coefficiente
che dipende dal materiale del corpo. Nella formula il segno - indica che
il flusso è positivo nella direzione n se la temperatura è decrescente
lungo n .

160 R. Borchiellini
La convezione

La convezione

Il trasporto del calore per


T∞ conduzione termica nei fluidi è
spesso associato a movimenti di
parti di fluido che influenzano in
modo significativo l’entità del
fenomeno. Il processo combinato di
Tp trasporto dell’energia termica tra
una parete e un fluido che la
lambisce e a temperatura diversa da essa, è denominato
CONVEZIONE.

L’entità dello scambio convettivo è determinato da quanto avviene in


una zona, normalmente di spessore molto piccolo rispetto a quelle dei
corpi studiati, situata nell’interfaccia tra la parete e il fluido.

Si distingue tra:
1. Convezione forzata quando il moto del fluido è determinato da
cause che non dipendono dallo scambio termico.
2. Convezione naturale quando il moto del fluido è determinato dallo
scambio termico stesso; ciò avviene quando il fluido è sottoposto
all’azione di un campo di forze di massa, come quelli gravitazio-
nale, centrifugo o elettromagnetico, il quale per effetto delle diffe-
renze di temperatura e dei conseguenti gradienti di densità
determinano forze di galleggiamento (le spinte di Archimede) e il
conseguente moto del fluido.
3. Convezione mista quando sono importanti tutte e due queste cause
del moto del fluido.

Il flusso termico per unità di superficie dovuto a convezione tra parete


solida e fluido è in genere calcolato utilizzando la relazione di Newton
(347).
Φ = αc A ( T p – T∞ ) (347)

αc= coefficiente di convezione (coefficiente di scambio termico


convettivo), in W/(m2 K)

Tp = temperatura di parete, in K

T∞ = temperatura del fluido, in K

Il coefficiente di convezione (detto anche di scambio termico


convettivo o di scambio termico liminare) è una funzione complessa

R. Borchiellini 161
Generalità sui meccanismi di scambio termico e elementi di conduzione

della geometria del sistema, delle proprietà fisiche del fluido e delle
condizioni termofluidodinamiche del processo

Irraggiamento
La trasmissione di energia per
irraggiamento è molto diversa dai
casi precedenti perché avviene
senza che sia necessario un mezzo
materiale tra i due corpi che emet-
tono e ricevono l’energia stessa.
Per il solo fatto di trovarsi ad una
T temperatura superiore a 0 K tutti i
corpi emettono verso lo spazio che
li circonda energia in forma di onde
elettromagnetiche in modo propor-
zionale alla quarta potenza della temperatura a cui si trovano (348).
4
Φ∝A⋅T (348)

Se le radiazioni elettromagnetiche incidono sulla superficie esterna di


un corpo materiale l’energia che trasportano può essere parzialmente
assorbita determinando conseguenze che sono del tutto analoghe a
quelle che si avrebbero se fosse fornita una pari quantità di energia
termica per conduzione o convezione. In questo senso si parla di
“trasporto di calore per irraggiamento”. Poiché tutti i corpi si trovano
a temperature superiori a 0 K, ne consegue che se sono affacciati in una
posizione opportuna nello spazio, tra di essi si ha un reciproco scambio
di energia nella forma di onde elettromagnetiche.

Nelle applicazioni pratiche, spesso si esprime con un’unica relazione il


flusso termico scambiato con l’ambiente circostante per l’effetto
combinato di convezione e irraggiamento (ad esempio quando si studia
lo scambio termico tra superfici di strutture murarie e ambiente) per cui
si scrive la (349) dove α è il coefficiente di scambio termico
superficiale o coefficiente di scambio termico liminare globale.
Φ = ( α conv + α rad ) ⋅ A ⋅ ( T p – T ∞ ) (349)

Gli effetti combinati

Come si è detto, nei fenomeni di scambio termico sono quasi sempre


presenti tutti e tre i meccanismi descritti; la Figura 48 mostra
schematicamente come l’energia termica che arriva per conduzione

162 R. Borchiellini
La conduzione in un corpo continuo

dall’interno di un solido fino alla sua superficie esterna che si trova alla
temperatura Tp, a partire da questa sia scambiata contemporaneamente
per convezione col fluido che la lambisce e per irraggiamento con
un’altra parete a temperatura ambiente.

FIGURA 48. Sintesi dei meccanismi di scambio termico

Ta

Tp T∞
Ti

La conduzione in un corpo continuo


Nei paragrafi precedenti si è già detto che il fenomeno è espresso dala
legge di Fourier che in forma tensoriale per un sistema continuo èuò
essere scritta come:
ϕ̃ = – λ̃ ⋅ ∇T o ϕ i = – λ ij T , j (350)

o ancora
(351)

ϕ1 λ 11 λ 12 λ 13 ∂T ⁄ ∂x 1
ϕ2 = λ 21 λ 22 λ 23 ⋅ ∂T ⁄ ∂x 2
ϕ3 λ 31 λ 32 λ 33 ∂T ⁄ ∂x 3

dove λ˜ è detto tensore di conduttività ed esprime una proprietà del


materiale; l’unità di misura è ovviamente W/(mK). Rispetto ad
opportuni assi λ̃ si può diagonalizzare per cui si può scrivere

R. Borchiellini 163
Generalità sui meccanismi di scambio termico e elementi di conduzione

ϕ i = – λ ij T , j con λ ij = 0 i≠j (352)

quindi nel seguito si può parlare solo di λ1, λ2 e λ3.

In particolare si parla di MEZZO ANISOTROPO se


λ1 ≠ λ 2 ≠ λ 3

Mezzo ISOTROPO se
λ1 = λ2 = λ3

In un corpo continuo in genere la conduttività può essere funzione


della temperatura e cambiare da punto a punto del corpo:
λ = f ( T, x, y, z )

Sono casi particolari quelli in cui viene meno la dipendenza spaziale,


come nel caso di corpo omogeneo dove sarà λ=f(T), e quelli in cui
manca anche la dipendenza dalla temperatura per cui λ=costante.

Se si riscrivono le equazioni fondamentali per un corpo continuo


tenendo presente che il fenomeno della conduzione avviene senza
movimento di materia (velocità nulle):
∂ρ
------ = 0 (353)
∂t

σ ji, j + ρb i = 0 (354)

du
– ϕ i, i + ϕ v = ρ ------ (355)
dt

Dalla (353) si deduce subito che la densità è costante nel tempo.


L’interesse in questo caso è rivolto al calcolo del campo termico e ai
flussi termici per cui l’equazione utilizzata è la (355).

La (352) si può riscrivere nella forma:


∂ ∂T ∂ ∂T ∂ ∂T
– ϕ i, i = ( λ ij T , j ) , i = --------  λ 1 -------- + --------  λ 2 -------- + --------  λ3 -------- (356)
∂x 1  ∂x 1 ∂x 2  ∂x 2 ∂x 3  ∂x 3

inoltre con le ipotesi fatte si ha:

∂u ∂u
du =  ------ dT +  ------ dV (357)
 ∂T V  ∂V T

dT ∂T
------ = ------ + v i T , i (358)
dt ∂t

164 R. Borchiellini
La conduzione in un corpo continuo

E sostituendo nella (355) si ottiene l’equazione generale della


conduzione:
∂ ∂T ∂ ∂T ∂ ∂T ∂T
--------  λ 1 -------- + --------  λ2 -------- + --------  λ 3 -------- + ϕ v = ρc ------ (359)
∂x 1  ∂x 1 ∂x 2  ∂x 2 ∂x 3  ∂x 3 ∂t

In questa forma per risolvere l’equazione si deve ricorrere a metodi


numerici (FEM, Differenze finite, volumi finiti ......)

Condizioni al contorno
La soluzione dell’equazione alle derivate
parziali sopra scritta esprime il fenomeno
D della conduzione in un corpo continuo tri-
dimensionale nel dominio D e con con-
torno C. La soluzione dell’equazione è il
C campo:

T=T(x,y,z,t)

Indipendentemente dal metodo di soluzione scelto, per ottenere la


soluzione è necessario definire le condizioni iniziali
T = T 0 ( x, y, z ) per t=0

e quelle al contorno.

Condizioni al contorno del I tipo (di DIRICHLET)


T = T C ( x, y, z, t )

in C1 incluso in C. Cioè si fissa la temperatura su tutta una serie di


punti sul contorno.

Condizioni al contorno del II tipo


∂T
ϕ = – λ ------ = f ( x, y, z, t )
∂n

in C2 incluso in C. Si impone il valore della derivata in direzione


normale al contorno, cioè si impone il flusso termico.

Condizione al contorno del III tipo (di Neumann)


∂T
ϕ = – λ ------ = α ( T c – T f ) (360)
∂n

dove la derivata della temperatura in direzione normale alla superficie


è proporzionale alla temperatura della stessa superficie come ad
esempio nel caso della convezione sopra descritta.

R. Borchiellini 165
Generalità sui meccanismi di scambio termico e elementi di conduzione

Metodi di soluzione
 La definizione delle condizioni al contorno è un requisito indispen-
sabile per procedere alla soluzione dell’equazione della conduzione.
 Nella forma generale sopra illustrata la soluzione può essere otte-
nuta solo con metodi numerici:
- DIFFERENZE FINITE
- ELEMENTI FINITI
- VOLUMI FINITI
- .....................
 Il dominio D in tutte queste tecniche viene discretizzato
 Nel caso FEM T=T(x,y,z,t) è approsimata da funzione a tratti. La
funzione è definita in ogni elemento come forma, mentre la conti-
nuità viene garantita dalla definizione dei coefficienti della funzione

 Le tecniche numeriche si sono diffuse solo dopo la diffusione dei


calcolatori; prima dell’avvento delle tecniche numeriche o si risol-
vevano casi semplici o si ricorreva a tabella di calcolo o ancora si
ricorreva a metodi analogici.
 Un tipico esempio di applicazione è lo studio del campo termico dei
ponti termici.

166 R. Borchiellini
CAPITOLO 8 Convezione: sintesi
delle principali
definizioni

R. Borchiellini
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

RICHIAMI DI CONVEZIONE

FENOMENOLOGIA

Φ = αc ⋅ A ⋅ ( Tp – Tf ) (10.1)

y y
u∞
u∞ T∞ T∞

ϕ
u T
Tp
FIGURA 49. Lastra piana investita da un fluido a velocità u∞ e
temperatura T∞

I modi della CONVEZIONE


• FORZATA
• NATURALE o LIBERA
• MISTA
I tipi di DEFLUSSO
• INTERNO
• ESTERNO

168 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

DEFLUSSO INTERNO
CONVEZIONE FORZATA CONVEZIONE LIBERA
Tp T
g 1 T(y)
u(y) T(y) T2
D

velocità u(y)
temperatura um=0
media um media Tm
y
ϕ = αc ( Tp – Tm ) (10.2) ϕ = αc ( T1 – T2 ) (10.3)

FIGURA 50. Schemi di convezione forzata e libera nel deflusso


interno
DEFLUSSO ESTERNO
CONVEZIONE FORZATA CONVEZIONE LIBERA
T(y)
u∞ T∞ T∞ g
u∞ T∞ y
y
u(y) T(y) u(y)
0
0
ϕ = αc ( Tp – T∞ ) (10.4)

FIGURA 51. Schemi di convezione forzata e libera nel deflusso


esterno

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 169
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

Il moto esterno
u∞ x u∞ L
Re = Re x = --------- Re = Re L = ---------- (10.5)
ν ν
uL
Re = ------ (10.6)
ν
u∞
u∞ u δ
δ
regime zona di turbolento
laminare transizione
FIGURA 52. Evoluzione dello strato limite nel caso di moto
esterno

170 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

Il moto interno
VD
Re = Re D = -------- (361)
ν
Moto nei condotti
MOTO LAMINARE Re ≤ 2000 ÷ 2500

TRANSIZIONE 2000 ÷ 2500 ≤ Re ≤ 4000


TURBOLENTO Re > 4000

u∞
umax=2u∞

laminare turbolento
FIGURA 53. Evoluzione dello strato limite nel caso di moto
interno

δt(x)
T∞
Tp-T
Tp -T∞=0.99
y
x
Tp
FIGURA 54. Evoluzione dello strato limite termico

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 171
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

LE GRANDEZZE CARATTERISTICHE E I NUMERI


ADIMENSIONALI

(1). NUMERO DI REYNOLDS RIFERITO ALLA LUNGHEZZA L

Re L
U ˜ V˜ L V˜ L U ˜ V 2
forze d' inerzia
P Q P ˜ V L forze viscose
(2). NUMERO DI PRANDTL
cp ˜ P Q diffusività della quantità di moto
Pr
Of at diffusività dell'en. termica
(3). NUMERO DI NUSSELT

D˜L L Of resistenza condutt. § w T* ·


Nu L ¨ ¸
Of 1D resistenza convett. ¨ w y* ¸ *
© ¹y 0
(4). SFORZO TANGENZIALE ALLA PARETE

§w u · § P ˜ V · §¨ w u ·¸
*
Wp P ¨¨ ¸¸ ¨ ¸˜
©w y ¹y 0 © L ¹ ¨© w y * ¸¹
y* 0
(5). SFORZO DI FANNING TANGENZIALE: MISURATO ALLA PARETE E
ADIMENSIONALE

Wp 2 § w u* ·
Cf ˜¨ ¸
U ˜ V2 2 Re L ¨ w y* ¸ *
© ¹y 0

172 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

LE SOLUZIONI DELLE EQUAZIONI DELLO


STRATO LIMITE

(6). SOLUZIONI ESPLICITE


ª § * * *·
«u * w p
f1 ¨ x , y , Re L , ¸
« ¨ w *¸
« © x ¹
«
«C f
2 §¨ w u * ·¸
˜
Re L ¨© w y * ¸¹ *
2
Re L
f 2 x* , Re L
« y 0
« § * * *·
«T * w p
f 3 ¨ x , y , Re L , Pr, ¸
« ¨ w x* ¸¹
¬ ©

(7). SOLUZIONI IN TERMINI DI NU


ª §w T* ·
« Nu L ¨ ¸
« ¨ w y* ¸ *
© ¹y 0
«
« Nu
« L, x
x* f 4 x* , Re L , Pr
«

L
f 5 Re L , Pr
1
³
* *
« Nu L Nu x x d x
«¬ L
0

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 173
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

L'ANALOGIA DI REYNOLDS

IDENTIFICA UNA RELAZIONE TRA FLUSSO TERMICO E SFORZO


TANGENZIALE IN TERMINI ADIMENSIONALI

(8). IPOTESI DI VALIDITÀ


wp*
0 Pr 1
wx *

(9). FORMA DELLA ANALOGIA


ª f 2 x * , Re L f 4 x * , Re L ,1
« Re
«C f L
f 2 x * , Re L œ f 4 x * , Re L ,1 = Nu L
¬ 2

(10). RISULTATO FINALE DELLA ANALOGIA IN FORMA DI NUMERO DI


STANTON ST
D Nu L Cf
St
U V cp Re L Pr 2

174 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

PRINCIPALI CORRELAZIONI ADIMENSIONALI


PER LASTRE PIANE

(11). NUMERO DI REYNOLDS CRITICO PER LA TRANSIZIONE DA MOTO


LAMINARE A TURBOLENTO

Re L,c 5 ˜105
(12). NUMERO DI NUSSELT LOCALE PER MOTO LAMINARE

Nu L, x 0,332 ˜ Re 0x,5 ˜ Pr1 3


0,6dPrd50
(13). NUMERO DI NUSSELT MEDIO SU UNA LASTRA DI LUNGHEZZA L PER
MOTO LAMINARE

Nu L 0,664 ˜ Re 0L,5 ˜ Pr1 3


0,6dPrd50
(14). NUMERO DI NUSSELT LOCALE PER MOTO TURBOLENTO

Nu L, x 0,0296 ˜ Re 0x,8 ˜ Pr1 3


ª0,6dPrd60º
« Re d108 »
¬ x ¼
(15). NUMERO DI NUSSELT MEDIO SU UNA LASTRA DI LUNGHEZZA L PER
MOTO MISTO LAMINARE E TURBOLENTO

Nu >0,037 ˜ Re 0,8
L  871@ ˜ Pr1 3
ª0,6 d Pr d 60º
« Re d 108 »
¬ L ¼

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 175
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

IL MOTO UNIDIMENSIONALE DI FLUIDI


INCOMPRIMIBILI IN CONDOTTI CILINDRICI
IL CALCOLO TERMICO

(16). FLUSSO DI ENTALPIA

G h x U ˜³ V r , x ˜ h r , x ˜ dA
At x

U ˜³ V r , x ˜ c p ˜ T r , x ˜ dA
At x

(17). TEMPERATURA MEDIA IN UNA SEZIONE


Gh x U
T x ³ V r , x ˜ c p ˜ T r , x ˜ dA
G ˜ cp G ˜ cp At x

(18). FLUSSO TERMICO AREICO SCAMBIATO TRA PARETE E FLUIDO


(LEGGE DI NEWTON)
M s x D ˜ >T p x  T x @

(19). ANALOGIA DI REYNOLDS


ª Re f Re
C
« f 2 Nu
4 2
« D f
« St
«¬ p
c ˜ U ˜ V 8

(20). BILANCIO ENERGETICO DI UN ELEMENTO DI CONDOTTO DI


LUNGHEZZA INFINITESIMA

ª d ) M s x ˜ P ˜ d x G ˜ d h
«M ˜ P ˜ d x D ˜ >T  T @˜ P ˜ d x G ˜ c ˜ d T
¬ s p p

176 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

IL CALCOLO DELL’ANDAMENTO DELLA


TEMPERATURA

(21). EQUAZIONE DIFFERENZIALE E SOLUZIONE PER FLUSSO AREICO


COSTANTE

ªdT Ms ˜ P
« d x G˜c costante
« p

«T T  M s ˜ P x
« 1
G ˜ cp
¬
(22). EQUAZIONE DIFFERENZIALE E SOLUZIONE PER TEMPERATURA DI
PARETE COSTANTE

ªdT D P
« d x G c Tp  T
« p

«¬T T  Tp

ª § DP ·
«T T i ˜ exp¨¨  x¸
¸
« © G c p ¹
« Ti  Tu
«) D ˜ P ˜ L ˜ D ˜ P ˜ L ˜ T ml
¬ ln>T i T u @

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 177
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

PRINCIPALI CORRELAZIONI ADIMENSIONALI

(23). NUMERO DI REYNOLDS CRITICO PER LA TRANSIZIONE DA MOTO


LAMINARE A TURBOLENTO

Re D,c 2 , 5 ˜ 103

(24). MOTO LAMINARE COMPLETAMENTE SVILUPPATO PER FLUSSO


AREICO COSTANTE
NuD 4 , 36

(25). MOTO
LAMINARE COMPLETAMENTE SVILUPPATO PER
TEMPERATURA DI PARETE COSTANTE
NuD 3, 66

(26). EQUAZIONE DI DITTUS-BOELTER PER MOTO TURBOLENTO

Nu D 0,023 ˜ Re0D,8 ˜ Pr n
ª0,7 d Pr d 160 L D t 10 º
« n 0,4 per Tp ! Tm »
« Re D t 10000 »
«¬ n 0,3 per Tp  Tm »¼

(27). EQUAZIONE DI SIEDER-TATE PER MOTO TURBOLENTO


0 ,14
Nu D 0,027 ˜ Re 0D,8 ˜ Pr1 3 ˜ P P p
ª0,7 d Pr d 16700 L D t 10º
« Re t 10000 »
¬ D ¼

178 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

CONVEZIONE NATURALE DI FLUIDI


INCOMPRIMIBILI - I NUMERI ADIMENSIONALI

(28). NUMERO DI GRASHOF

GrL

g ˜ E ˜ Tp  Tf ˜ L3
Q2

(29). NUMERO DI RALEYGH


Ra L = GrL ˜ Pr

(30). SOLUZIONI IN TERMINI DI NU


ª Nu L f Re L , GrL , Pr
«
«se GrL Re L !! 1 f Re L , GrL
2
Nu L
«se Gr Re 2  1 Nu L f Re L , Pr
¬ L L

(31). TRANSIZIONE DA LAMINARE A TURBOLENTO


Ra L.c | 10 9
(32). ESEMPIO DI CORRELAZIONE PER LASTRA PIANA VERTICALE
C Pr ˜ Ra L4
1
Nu L
1
Nu L 0.48 ˜ GrL 4 per aria
GrL ˜ Pr < 109

(33). ESEMPIO DI CORRELAZIONE PER SFERA IMMERSA IN UN FLUIDO


0.589 Ra1D/ 4
Nu D 2
>1  (0.469 / Pr) @
9 / 16 4 / 9

Pr d 0.7 Ra D  1011

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 179
Convezione: sintesi delle principali definizioni R. Borchiellini

180 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
CAPITOLO 9 Irraggiamento:
generalità e corpi neri

Interazione tra radiazione elettromagnetica e


materiali
Fino ad ora si è caratterizzata l’emissione di energia elettromagnetica
di una sorgente e la quantità di energia elettromagnetica che giunge su
una superficie; esaminiamo ora come si comportano i materiali quando
sono colpiti da una radiazione elettromagnetica. Se la radiazione è
vista dal punto di vista energetico saremo interessati al comportamento
dei materiali in tutto il campo delle lunghezze d’onda, mentre se la
radiazione è considerata dal punto di vista fotometrico saremo interes-
sati al comportamento dei materiali nel campo del visibile.

Consideriamo radiazione che incide su lastra piana di materiale omo-


geneo (solido o liquido). Così come è stato fatto per la radiazione
emessa, la radiazione incidente può essere caratterizzata rispetto alla
direzione, alla lunghezza d’onda e all’angolo solido definendo:
(EQ 362)
(i)
i λ, γ intensità monocromatica direzionale incidente
(i)
Iγ intensità direzionale incidente
(i)
e λ → G λ irradiazione (irradianza) spettrale emisferica
(i)
E →G irradiazione (irradianza) emisferica

R. Borchiellini
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

Per la radiazione incidente sulla lastra si ha come mostrato in


G Gr figura che una frazione della potenza totale incidente è
riflessa, cioè rinviata senza penetrare all’interno del materiale,
una frazione è assorbita dal materiale costituendo un apporto
di energia al materiale e infine una frazione è trasmessa attra-
Ga versando il materiale

Gt Si può scrivere considerando conservazione dell’energia:

(r) (a) (t)


G = G +G +G (EQ 363)

e adimensionalizzando dividendo per G:

(r) (a) (t)


G G G
1 = --------- + ---------- + --------- = r + a + t (EQ 364)
G G G
dove:
r coefficiente di riflessione (riflettività)
a coefficiente di assorbimento (assorptività)
t coefficiente di trasmissione (tramissività)
Questi coefficienti dipendono dal materiale, tuttavia la loro determinazione, che è fatta per via
sperimentale, è molto difficile perchè questi sono parametri globali cioè emisferici (mediati su
semisfera su cui si affaccia superficie e su tutte le lunghezze d’onda) mentre il comportamento di
uno stesso materiale varia al variare della direzione e della lunghezza d’onda1 della radiazione
incidente per cui in realtà sono più significativi i coefficienti spettrali e direzionali che possono
essere definiti in modo analogo a quelli emisferici ma facendo riferimento alle proprietà spettrali
e direzionali della radiazione incidente; si ha così:
(EQ 365)
(r) (a) (t)
i λ, γ i λ, γ i λ, γ
r λ, γ = -------- a λ, γ = -------- t λ, γ = --------
(i) (i) (i)
i λ, γ i λ, γ i λ, γ
I coefficienti così definiti sono indicati come coefficienti spettrali direzionali è costituiscono
l’informazione più dettagliata del comportamento del materiale rispetto alla radiazione incidente
e evidenziano come quelli globali in realtà non dipendono solo dal materiale ma anche dalle carat-
teristiche della radiazione incidente. In genere, a causa delle difficoltà sia in termini di reperi-

1. Si vedrà in termocinetica che l’utilizzo dei coefficienti emisferici per caratterizare il corpo corrisponde al modello di corpo gri-
gio-diffuso a proprietà uniformi.

182 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

mento dei valori sperimentali, sia in termini di complicazione dei calcoli da eseguire, non si
utilizza questo grado di dettaglio ma si preferisce un’informazione più aggregata che differenzi il
comportamento del materiale rispetto alle lunghezze d’onda e che consideri un comportamento
complessivo rispetto alla direzione, si definiscono così i coefficienti spettrali emisferici di rifles-
sione, assorbimento e trasmissione:

(r) (a) (t)


Gλ Gλ Gλ
r λ = --------- a λ = ---------- t λ = --------- (EQ 366)
Gλ Gλ Gλ
Questi coefficienti sono in genere quelli misurati in laboratorio e disponibili in letteratura.

Infine dalle definizioni G e Gλ e dei coefficienti globali e spettrali si può evidenziare un’espres-
sione che mette in relazione le caratteristiche globali e quelle spettrali; consideriamo ad esempio
la trasmissione:

∞ ∞
(t)
G
t ∫0 G λ dλ ∫0 tλ Gλ dλ
t = ----- = ---------------------

- = ------------------------

(EQ 367)
G
∫ Gλ dλ ∫ Gλ dλ 0 0
La relazione trovata evidenzia come i coefficienti globali dipendano non solo dal materiale ma
anche dalle caratteristiche della radiazione. Si hanno due casi particolari: 1) il materiale è tale per
cui tλ non dipende da λ (materiale non selettivo); 2) la radiazione incidente non dipende da λ.

Nel primo caso si ha:


t λ ∫ G λ dλ
0
t = ------------------------

= tλ (EQ 368)

∫ Gλ dλ 0
Nel secondo caso si ottiene:

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 183
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

∞ ∞
G λ ∫ t λ dλ ∫ t λ dλ
0 0
t = ------------------------ = ∞ - = t λ, med
---------------- (EQ 369)

G λ ∫ dλ ∫ dλ
0 0
Quindi in quest’ultimo caso il coefficiente globale coincide con il valore medio spettrale.

tλ Per il vetro ad esempio l’andamento qualitativo del coef-


ficiente di trasmissione è quello riportato in figura. Si
0.9 nota che il vetro si comporta in modo molto differente al
variare della lunghezza d’onda. Nel campo del visibile
tra 0.4 e 0.8 µm, il vetro ha tλ elevato per cui il materiale
lascia passare bene la luce, mentre trasmette molto poco
nelle nella zona dell’infrarosso. Questo comportamento
spiega l’effetto serra utilizzato nelle serre per ottenere un
clima più mite all’interno e con considerazioni analoghe
λ(µm) sul comportamento selettivo dell’atmosfera spiega effetto
0.1 0.2 0.3 0.8 1 2 serra sulla terra.

Quando un materiale ha un comportamento notevolmente diverso nei diversi campi di lunghezza


d’onda della radiazione incidente si parla di comportamento selettivo o selettività di una super-
ficie.

Un materiale in cui il coefficiente di trasmissione è nullo (o trascurabile) per tutte le lunghezze


d’onda è detto opaco.

Per quanto riguarda il coefficiente di riflessione si deve sottolineare come la riflesione, a seconda
delle caratteristiche della superficie, possa essere speculare o diffusa. La riflessione speculare è
quello ipottizzata nell’ottica geometrica in cui l’angolo di incidenza è uguale a quello di rifles-
sione; nella riflessione diffusa invece dal raggio incidente hanno origine più raggi riflessi in tutte
le direzioni.

Gλ Un materiale reale può avere comportamento


Gλ speculare o diffuso a seconda della rugosità
j
j superficiale e delle lunghezze d’onda della
radiazione incidente.
h
Normalmente si considera speculare rispetto alla
riflessione diffusa riflessione speculare lunghezza d’onda λ un materiale in cui il valore
medio della rugosità h è minore di 0.1λ mentre si
ritiene a comportamento sicuramente diffuso un materiale per cui h>2λ. Nel caso della luce un
materiale sarà quindi speculare se h<0.04 µm; per questa ragione ad esempio gli specchi devono
avere superfici molto lisce.

184 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

I corpi materiali a temperature prossime a quelle ambiente emettono radiazione la cui energia e
quasi totalmente associata a lunghezze d’onda nel campo infrarosso per cui non visibile
dal’occhio umano; la radiazione percepita dall’occhio e che permette di identificare le caratteristi-
che degli oggetti stessi è la componente riflessa della luce incidente sull’oggetto. Per questa
ragione le caratteristiche della radiazione incidente e i coefficienti di assorbimento e di riflessione
delle superfici determinano i colori degli oggetti.

Per quanto riguarda l’assorbimento, è più interessante analizzare questo fenomeno nei materiali
con elevati coefficienti di trasmissione (materiali trasparenti o semitrasparenti). Infatti in questi
materiali l’assorbimento non è un fenomeno sostanzialmente superficiale (come nei liquidi e nei
solidi) ma è influenzato dallo spessore dello strato di materiale che la radiazioen attraversa (assor-
bimento volumico). Questo fenomeno è quello normalmente utilizzato negli analizatori di gas.

Si considera qui un caso particolare in cui si considera


dx che le direzioni delle radiazioni incidenti siano tra loro
G G λ,x Gλ,x+dx G λ,L parallele e ortogonali alla superficie del materiale con-
λ,0
siderato per cui si può ragionare solo su caratteristiche
spettrali e non direzionali. Si consideri allora una
x massa gassosa come in figura sulla quale incide una
0 L radiazione Gλ,0 (dove il pedice 0 indica x=0 cioè radia-
zione alla coordinata iniziale). Nel generico spessore
elemento di spessore dx verrà assorbita una quantità di radiazione pari a:

(a)
dG λ = α λ G λ dx (EQ 370)

Avendo indicato con αλ il coefficiente di assorbimento del gas per unità di lunghezza (m-1) di
mezzo attraversato dalla radiazione. αλ è detto anche coefficiente di estinzione o costante di
assorbimento e dipende dalla lunghezza d’onda, dalla temperatura e dalla pressione parziale
del gas. Nel seguito per semplicità si considererà αλ costante nello strato attraversato, cioè indi-
pendente da x. Il bilancio di energia sull’elemento di spessore dx porta:

G λ, x – α λ G λ, x dx – G λ, x + dx = 0 (EQ 371)

e considerando che si può scrivere:

dG λ, x
G λ, x + dx = G λ, x + -------------- dx (EQ 372)
dx
e sostituendo nella (371) si ottiene

dG λ, x
G λ, x – α λ G λ, x dx – G λ, x – -------------- dx = 0 (EQ 373)
dx
FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 185
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

dG λ, x L G λ, L dG
λ, x
– α λ dx = -------------- → ∫ – α λ dx = ∫Gλ, 0 Gλ, x-(EQ 374)
-------------
G λ, x 0
e per la costanza di αλ lungo x si ottiene

–αλ L
G λ, L = G λ, 0 e (EQ 375)

La relazione ora trovata è nota come Legge di Beer ed esprime come l’assorbimento nel gas sia
legato allo spessore L di materiale e alle caratteristiche del gas e della radiazione attraverso αλ.

Si può inoltre calcolare il coefficiente di assorbimento spettrale nello strato di spessore L partendo
dalla stessa definizione di coefficiente di assorbimento:

– αL
G λ, 0 – G λ, L G λ, 0 ( 1 – e )
a λ = ----------------------------- = ------------------------------------ (EQ 376)
G λ, 0 G λ, 0
per cui

– αL
aλ = 1 – e (EQ 377)

Il fenomeno dell’assorbimento è più importante in alcuni


αλ
gas (es. CO2, vapor d’acqua, O3, NH3, SO2, gas di idro-
CO carburi) rispetto ad altri (es. O2, N2, H2, Ar). I gas che
O3 2 danno luogo ad assorbimento in genere lo fanno in modo
selettivo come mostrato in modo qualitativo in figura per
ozono e anidride carbonica. Si nota come il primo
assorba prevalentemente nell’ultravioletto mentre il
1 2 λ(µm) secondo assorbe nel campo dell’infrarosso.

Il corpo nero
Nello studio della radiazione elettromagnetica si utilizza spesso un emettitore particolare con
caratteristiche convenzionali e che per tale ragione costituisce un emettitore ideale (in natura non
vi sono corpi che si comportano in questo modo). Questo emettitore è noto come Corpo Nero.
Principali caratteristiche sono:
4. è un assorbitore perfetto cioe αλ=1 per ogni λ;

186 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

5. emette radiazione diffusa (Emettitore di Lambert) cioè indipendente dalla direzione per cui:

e λ = πi λ, γ (EQ 378)

E = πI γ e nel S.F. M = πi
Sperimentalmente il corpo nero si realizza come una cavità (la
cui superficie interna è mantenuta a temperatura uniforme) in
grado di assorbire in modo quasi totale la radiazione incidente
attraverso una piccola apertura la cui superficie costituisce la
vera e propria superficie nera.
superfice
nera Inoltre la radiazione dl corpo nero dipende dalla temperatura
come si può notare dalle Legge di Planck che esprime l’emis-
sione emisferica spettrale del corpo nero:

–5
C1 λ
eλ( n) = ----------------
C
- (EQ 379)

------2
λT
e –1
con C1=2πhc02=3.742*108 (W µm4/m2) e C2=hc0/k=1.439*104 (µm K) cioè le costanti dipendono
dalle costanti universali h di Planck e k di Boltzmann. L’andamneto di eλ(n) al variare della tempe-
ratura è riportato in Figura 55. Si puo osservare che ad ogni temperatura è associata una curva che
presenta un massimo, la disposizione di questi massimi è data dalla Legge di Wien:

λ max T = 2898 µm ⋅ K (EQ 380)

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 187
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

1.E+08
5800 K
1.E+07 4450 K

1.E+06 2200 K

1.E+05 1100 K
eλ (W/µ m m2)

1.E+04

1.E+03

550 K
1.E+02

1.E+01
280 K
1.E+00
150 K
1.E-01
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24
λ (µ
µm)
FIGURA 55. Emissione spetrale emisferica del Corpo Nero al variare della temperatura e curva dei
massimi

Si può inoltre osservare che l’area sottesa ad ogni curva rappresenta l’emissione globale E del
corpo nero alla temperatura T essendo:


E = ∫0 eλ dλ (EQ 381)

con eλ dato dalla relazione di Planck (379).

Mentre l’integrale esteso ad un intervallo di lunghezza d’onda rappresenta la potenza associata


all’onda elettromagnetica emessa dal corpo nero alla temperatura T e in quell’intervallo di lun-
ghezze d’onda:

λ2

1 → λ2 = ∫λ 1
e λ dλ (EQ 382)

Di particolare interesse è quindi l’area sottesa nel campo del visibile nel caso di corpo nero a
5800 K (ved. Figura 64), in quanto questa temperatura corrisponde alla temperatura apparente del

188 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

sole sulla terra, cioè la radiazione che perviene sugli strati esterni dell’atmosfera ha caratteristiche
tali da poter essere assimilata, in prima approssimazione alla radiazione emessa da un corpo nero
alla temperatura di 5800 K. Quest’area corrisponde a oltre il 45% dell’emissione globale del
corpo nero a quella temperatura come mostrato nella Tabella 1.

TABELLA 1. Distribuzione della potenza emessa da un corpo nero in diversi intervalli di


lunghezze d’onda.

Visibile I.R. vicino


Temp. 0-0.38 µm oltre 1.4 µm λmax
0.38-0.78 µm 0.78-1.4 µm
(K) (%) (%) (µm)
(%) (%)
800 0.49x10-14 0.20x10-14 0.11 ~99.89 3.622
1600 0.12x10 -14 0.30 10.52 ~89.18 1.811
2400 0.01 4.82 30.44 ~64.73 1.207
2800 0.06 9.72 36.77 ~53.45 1.035
3200 0.24 15.79 40.02 ~43.95 0.906
4000 1.41 28.58 40.01 ~30.00 0.724
6000 11.60 47.40 27.99 ~13.01 0.483
10000 44.27 40.40 11.47 ~3.86 0.290
30000 93.62 5.29 0.76 ~0.33 0.097

9.E+07

8.E+07 campo del visibile


5800 K

7.E+07

6.E+07
eλ (W/µm m )
2

5.E+07
2200 K
4.E+07 1100 K
550 K
3.E+07 280 K
150 K
2.E+07

1.E+07
4450 K
0.E+00
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 2.8 3 3.2 3.4 3.6 3.8 4
λ (µ
µm)

FIGURA 56. Temperatura apparente del sole e radiazione nel campo del visibile.

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 189
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

Per quanto riguarda il valore dell’emissione globale ad una certa temperatura T del corpo nero e
quindi il valore dell’area sottesa dalle curve di Figura 55, Stefan e Boltzmann sono riusciti a risol-
vere in modo genrale l’integrale esteso a tutte le lunghezze d’onda espresso dalla (381) ottenendo
l’importante risultato:

4
E = σT (EQ 383)

che esprime la dipendenza di E solo dalla quarta potenza della temperatura e dove σ è la costante
di Sefan-Boltzmann pari 5.67*10-8 W/(m2 K4).

Nota la temperatura di un corpo nero è quindi facile calcolare la sua emissione globale E; ad
esempio per un corpo nero a 1000 K si a:

–8 12 kW
E = 5.67 ⋅ 10 ⋅ 10 = 56.7 --------
2
(EQ 384)

m
mentre un corpo nero a 300 K (27 °C) emette:

–8 4 kW
E = 5.67 ⋅ 10 ⋅ 300 ∼ 0.46 --------
2
(EQ 385)

m
Si ricorda infine che si definisce luce bianca una radiazione che abbia eλ costante per tutte le lun-
ghezze d’onda nel campo del visibile, il corpo nero alla temperatura di 5800 K approssima abba-
stanza bene questa caratteristica e per questa ragione spesso la luce solare è assimilata a luce
bianca.

190 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

FENOMENOLOGIA
• Radiazione emessa da qualsiasi corpo con
T>0
• Può avvenire anche nel vuoto.
• Fenomeno superficiale (in queste note)

Quanto di energia emessa

Ef = h ⋅ f (11.1)

dove
Costante di Plank h = 6.6256 ⋅ 10 –34 J ⋅ s
Frequenza f = c⁄λ
Velocità della luce
c = c0 ⁄ n
nel mezzo
Indice di
n
rifrazione
8
Velocità della luce c 0 = 2.998 ⋅ 10 m/s =
nel vuoto
≈ 300000 km/s

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 191
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

Le onde elettromagnetiche

1010
λ, µm
onde radio

108
106
104
Microonde

102
0.8 µm rosso

102
radiazione
termica
IR
Visibile

Giallo 1
Verde
UV

10-2

Blue
raggi X

0.4 µm violetto
10-8 10-6 10-4
raggi γ

Raggi cosmici

-10
10

FIGURA 57. Classificazione delle onde elettromagnetiche in


funzione della lunghezza d’onda

192 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

Le grandezze più significative


3
∂ Φe W
i λ, γ = ------------------------------------ ------------ (11.2)
∂A e cos β∂λ∂ω m sr
3

2 ∞
∂ Φe W
I γ = ----------------------------- =
∂A e cos β∂ω ∫ iλ, γ dλ ------------
m sr
2
(11.3)

0
2
∂ Φe W
e λ = ---------------- =
∂A e ∂λ ∫ i λ, γ cos β dω ------
3
(11.4)

2π m
∂Φ e W
E = ---------- ------ (11.5)
∂A e m
2

E = ∫ eλ dλ = ∫ Iγ cos β dω (11.6)

0 2π
E = πI γ e λ = πi λ, γ (11.7)

(i)
i λ, γ intensità monocromatica direzionale incidente (11.8)
(i)
Iγ intensità direzionale incidente
(i)
e λ → G λ irradiazione (irradianza) spettrale emisferica
(i)
E →G irradiazione (irradianza) emisferica

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 193
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

G Gr

Ga

Gt

FIGURA 58. Comportamento della radiazione incidente


(r) (a) (t)
G = G +G +G (11.9)

(r) (a) (t)


G G G
1 = --------- + ---------- + --------- = r + a + t (11.10)
G G G
(r) (a)
i λ, γ i λ, γ
r λ, γ = -------- a λ, γ = --------
(i) (i)
i λ, γ i λ, γ
(11.11)
(t)
i λ, γ
t λ, γ = -------
(i)
-
i λ, γ
(r) (a) (t)
Gλ Gλ Gλ
r λ = --------- a λ = ---------- t λ = --------- (11.12)
Gλ Gλ Gλ

194 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

Assorbimento e Trasmissione

0.9

0.1 0.2 0.3 0.8 1 2 λ(µm)


FIGURA 59. Andamento qualitativo del coefficiente di
trasmissione spettrale per il vetro

ASSORBIMENTO NEI GAS


Hp: direzioni delle radiazioni incidenti siano tra
loro parallele e ortogonali alla superficie

dx
G G λ,x Gλ,x+dx G λ,L
λ,0

x
0 L
Rappresentazione schematica di uno strato di gas
FIGURA 60.
di spessore L

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 195
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

αλ: coefficiente di assorbimento del gas per


unità di lunghezza (m-1)

(a)
dG λ = α λ G λ dx (1.13)

G λ, x – α λ G λ, x dx – G λ, x + dx = 0 (1.14)

dG λ, x
G λ, x + dx = G λ, x + -------------- dx (1.15)
dx

dG λ, x
G λ, x – α λ G λ, x dx – G λ, x – -------------- dx = 0 (1.16)
dx

dG λ, x L G λ, L dG
λ, x
– α λ dx = -------------- → ∫ – α λ dx = ∫Gλ, 0 Gλ, x- (1.17)
-------------
G λ, x 0

196 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

Legge di Beer
–αλ L
G λ, L = G λ, 0 e (1.18)

– αL
G λ, 0 – G λ, L G λ, 0 ( 1 – e )
a λ = ----------------------------- = ------------------------------------ (1.19)
G λ, 0 G λ, 0
– αL
aλ = 1 – e (1.20)

αλ
CO
O3 2

1 2 λ(µm)
Coefficiente di estinzione per l’ozono e l’anidirde
FIGURA 61.
carbonica

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 197
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

Il corpo nero
e λ = πi λ, γ E = πI γ (11.21)

superficie
nera

FIGURA 62. Schema apparato per realizzare una superficie


nera
–5
C1 λ
eλ( n ) = ----------------
C
- (11.22)

------2
λT
e –1
λ max ⋅ T = 2898 µm ⋅ K (11.23)

L’emissione emisferica del corpo nero


∞ 4
E = ∫0 e λ dλ E = σT (11.24)

198 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

Emissione emisferica in un intervallo di


lunghezze d’onda
λ2

1 → λ2 = ∫λ 1
e λ dλ (11.25)

Emissione spettrale del corpo nero

1.E+08
5800 K
1.E+07 4450 K

1.E+06 2200 K

1.E+05 1100 K

1.E+04

1.E+03

550 K
1.E+02

1.E+01
280 K
1.E+00
150 K
1.E-01
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24
λ (µ
µm)

FIGURA 63.Emissione spettrale emisferica del Corpo Nero al


variare della temperatura e curva dei massimi

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 199
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

La radiazione visibile
9.E+07

8.E+07 campo del visibile


5800 K

7.E+07

6.E+07

5.E+07
2200 K
4.E+07 1100 K
550 K
3.E+07 280 K
150 K
2.E+07

1.E+07
4450 K
0.E+00
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2 2.4 2.6 2.8 3 3.2 3.4
λ (µ
µm)
FIGURA 64. Temperatura apparente del sole e radiazione
visibile.

200 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
Termodinamica dei corpi continui R. Borchiellini

Scambio termico tra due superfici nere


dA2
γ2 n2
β2
n1 β1 r
γ1

dA1

FIGURA 65. Scambio termico per irraggiamento tra due


superfici nere

E1( n) cos β 1 cos β 2


Φ1 → 2 = ------------ ∫ ∫ ----------------------------- dA 1 dA 2
π A1 A2 r
2
(11.26)

E2( n) cos β 1 cos β 2


Φ2 → 1 = ------------ ∫ ∫ ----------------------------- dA 1 dA 2
π A1 A2 r
2
(11.27)

Φi → j
F ij = -------------- (11.28)
Ai Ei
1 cos β 1 cos β 2
F1 → 2 = --------- ∫ ∫ ----------------------------- dA 1 dA 2 (11.29)
πA 1 A1 A 2 r
2

FISICA TECNICA - 06AXY - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica e Biomedica - Trasparenti 201
Irraggiamento: generalità e corpi neri R. Borchiellini

1 cos β 1 cos β 2
F2 → 1 = --------- ∫ ∫ ----------------------------- dA 1 dA 2 (11.30)
πA 2 A1 A 2 r
2

A i F ij = A j F ji (11.31)

Φ 12 = Φ 1 → 2 – Φ 2 → 1 (11.32)

Φ 12 = A 1 F 12 ( E 1 ( n ) – E 2 ( n ) ) = A 2 F 21 ( E 1 ( n ) – E 2 ( n ) )
(11.33)

4 4
Φ 12 = A 1 F 12 σ ( T 1 – T 2 ) (11.34)

4 4
Φ 12 = A 2 F 21 σ ( T 1 – T 2 ) (11.35)

202 APPLICAZIONI DEL CALORE - 01FDN - Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Agroalimentare - Trasparenti
CAPITOLO 10 Irraggiamento - Corpi grigi

Emissione nelle superfici reali

Nel caso di superfici reali occorre tenere presente che la radiazione G


incidente una superficie in generale non è interamente assorbita, una
quota è riflessa e un’altra trasmessa. Nella seguente trattazione si
considera il caso di corpi opachi, per i quali la quota trasmessa è nulla.

In modo analogo a quanto visto per la radiazione emessa, per la


radiazione incidente una superficie, l’intensità monocromatica
direzionale si definisce come flusso incidente per unità di superficie,
per unità di lunghezza d’onda e per unità di angolo solido
3
(i) ∂ Φi
i λ, γ = -----------------------------------
- (386)
∂ A i cos β∂λ∂ω

Utilizzando questa definizione è possibile introdurre il concetto di


Irradiazione come flusso termico incidente l’unità di superficie per
unità di lunghezza d’onda:
2
∂ Φi (i)
G λ = --------------- =
∂ A i ∂λ ∫ i λ, γ cos β dω (387)
π

oppure, facendo riferimento alla radiazione globale (integrando su tutte


le lunghezze d’onda dello spettro):

R. Borchiellini 203
Irraggiamento - Corpi grigi

2
∂ Φi
G = ------------ =
∂ Ai ∫ Gλ dλ (388)
π

detta Irradiazione globale.

Per un corpo opaco la radiazione incidente la superficie è in parte


riflessa2 e in parte assorbita. La quota assorbita è poi emessa con uno
spettro caratteristico del corpo che emette ed in particolare della sua
temperatura. La radiazione complessivamente uscente dalla corpo
opaco è quindi costituita da due contributi: la radiazione riflessa
(avente le stesse caratteristiche della radiazione incidente) e la
radiazione emessa.

Gλ rλGλ eλ

aλGλ

La radiazione complessivamente uscente da un corpo si definisce come


radiosità. In particolare si distingue una radiosità spettrale:
(r)
Jλ = G λ + eλ = rλ Gλ + eλ (389)

e una radiosità emisferica


(r)
J = G + E = rG + E (390)

Un’altra grandezza che aiuta a descrivere il comportamento dei corpi


reali, rispetto ai corpi neri, è l’emissività. Questa è definita come
rapporto tra l’intensità della radiazione emessa e quella che sarebbe
emessa da un corpo nero alla stessa temperatura. Si definisce
emissività spettrale direzionale il rapporto:

2. Si ricorda che la radiazione riflessa ha le stesse caratteristiche della radiazione incidente, in


particolare lo stesso spettro.

204 R. Borchiellini
Emissione nelle superfici reali

i λ, γ
ε λ, γ = ---------------- (391)
i λ, γ ( n )

nella quale il pedice n fa riferimento al corpo nero alla stessa


temperatura. Si definisce anche una emissività direzionale:


ε γ = ----------- (392)
Iγ ( n )

una emissività spettrale emisferica


ε λ = ------------ (393)
eλ( n )

e una emissività emisferica

E
ε = ---------- (394)
E( n )

Una importante relazione che riguarda l’emissività può essere ricavata


considerando un sistema costituito da una cavità isoterma, il cui
comportamento possa essere descritto come un corpo nero ad
temperatura di parete Tp, all’interno della quale sia presente un corpo
opaco di dimensioni sufficientemente piccole.

R. Borchiellini 205
Irraggiamento - Corpi grigi

L’applicazione del primo principio della termodinamica a tutto il


sistema consente di affermare che in condizioni stazionarie la
temperatura del corpo è uguale alla temperatura della cavità, cioè:

Ti = Tp (395)

Esaminando semplicemente il corpo, il primo principio della


termodinamica si scrive:

dU
Φ – W i = ------- (396)
dt
il lavoro delle forze interne è nullo; in condizioni stazionarie è nullo il
secondo membro, quindi:

Φ = Φi – Φe = 0 (397)

il che significa che il flusso in ingresso è uguale al flusso


complessivamente uscente. Il flusso in ingresso può essere scomposto
nella somma della quota assorbita dal corpo e quella riflessa:

Φ i = AG = AaG + ArG (398)

il flusso in uscita può essere scritto avvalendosi della equazione (390):

Φ e = AJ = AE + ArG (399)

Uguagliando le due espressioni si ha:

AaG = AE (400)

La radiazione G è emessa dalla cavità, la quale è un corpo nero, inoltre


questa è uguale al flusso termico netto emesso dalla cavità stessa (parte
del flusso emesso dalla cavità incide la cavità stessa e quindi è
riassorbito; la quota netta emessa, cioè quella che non incide
nuovamente la cavità stessa, è la radiazione incidente il corpo opaco).
Si può quindi scrivere:

G = En ( T ) (401)

e quindi:

aE n ( T p ) = E (402)

Introducendo il concetto di emissività si ottiene:

E = ε En ( T i ) (403)

206 R. Borchiellini
Emissione nelle superfici reali

Introducendo questa nella equazione (402) e considerando che la


temperatura della cavità è uguale alla temperatura del corpo si ha:

ε = a (404)

Questa relazione è nota come legge di Kirchhoff. In questa forma è


valida per un corpo di dimensioni ridotte in equilibrio termico con la
cavità e a patto che si possa utilizzare la relazione (401). Più in
generale si può scrivere, senza altre ipotesi che quella di condizioni
stazionarie:

ε λ, γ = a λ, γ (405)

Il corpo grigio

Un corpo per il quale l’emissività (e quindi anche il coefficiente di


assorbimento) non dipenda dalla direzione e dalla lunghezza d’onda è
detto CORPO GRIGIO. Per un corpo grigio la relazione (404) è
valida sempre a patto che questo si trovi in condizioni stazionarie. Per
questo si può scrivere:

ε λ, γ = ε = a = costante (406)

In figura è riportata l’emissione emisferica di un corpo nero, di un


corpo grigio e di un corpo reale.

R. Borchiellini 207
Irraggiamento - Corpi grigi

Nella figura seguente è illustrato l’andamento dell’emissività al variare


della lunghezza d’onda per alcuni materiali metallici, comparati con i
valori assunti da un corpo nero e un corpo grigio.

Infine, nella figura seguente sono illustrati gli andamenti qualitativi


dell’emissività per due corpi reali al variare della direzione di
emissione della radiazione, comparati con un corpo nero e un corpo
grigio.

Θ εΘ

208 R. Borchiellini
Emissione nelle superfici reali

R. Borchiellini 209
Irraggiamento - Corpi grigi

210 R. Borchiellini
Emissione nelle superfici reali

R. Borchiellini 211
Irraggiamento - Corpi grigi

Flussi scambiati tra superfici non nere

Lo scambio termico per irraggiamento tra corpi neri è complicato dal


fatto che la radiazione subisce riflessioni multiple sulle superfici dei
corpi stessi; la trattazione può essere semplificata introducendo alcune
ipotesi:

- le superfici sono considerate grigie e opache (t=0);

- la temperatura è costante su tutta la superficie, inoltre G e J sono


uniformi;

- la riflessione dell’energia radiante incidente è perfettamente diffusa,


il che significa che la radiazione riflessa si propaga in tutte le direzioni
ed il suo valore è indipendente dalla direzione stessa;

- il mezzo interposto tra le superfici non assorbe la radiazione che lo


attraversa.

Per la superficie considerata, la radiazione in partenza da essa può


essere scritta a partire dalla (390) e introducendo il concetto di
emissività:

212 R. Borchiellini
Flussi scambiati tra superfici non nere

J = rG + ε E ( n ) (407)

essendo il coefficiente di trasmissione nullo, la relazione tra i


coefficienti di assorbimento e riflessione si scrive:

a+r = 1 (408)

e quindi, ricordando la legge di Kirchhoff:

r = 1–a = 1–ε (409)

La (407) si può quindi scrivere:

J = ( 1 – ε )G + ε E( n ) (410)

Il flusso termico netto scambiato dalla superficie (>0 se entrante nel


sistema) si determina come differenza tra la radiazione
complessivamente entrante nel sistema e quella complessivamente
uscente, cioè:

Φ = S(G – J) (411)

Sostituendo in questa l’espressione dell’irradiazione globale che si


ricava dalla (410) si ha:

ε E( n )
Φ = S  – ------------- + ----------- – J
J
(412)
 1–ε 1–ε 

cioè:

εS
Φ = ----------- ( J – E ( n ) ) (413)
1–ε
che esprime il flusso scambiato complessivamente da un corpo grigio.
Questa equazione esprime il fatto che se un corpo grigio scambia un
flusso termico con l’esterno, la radiazione complessivamente in uscita
dal corpo differisce da quella che avrebbe un corpo nero alla stessa
temperatura. In particolare se il flusso termico scambiato è negativo,
cioè uscente dal corpo, la radiazione complessivamente uscente (J) è
inferiore rispetto a quella che emetterebbe un corpo nero alla stessa
temperatura.

Se si considerano due superfici grigie a temperatura differente, il flusso


termico netto tra loro scambiato (positivo se complessivamente diretto
dalla superficie 1 verso la superficie 1) è la differenza tra quello in
uscita dalla superficie 1 in arrivo sulla superficie 2 e il flusso in uscita
dalla superficie 2 in arrivo sulla superficie 1:

R. Borchiellini 213
Irraggiamento - Corpi grigi

Φ 12 = J 1 S 1 F 12 – J 2 S 2 F 21 (414)

nella quale F12 e F21 sono i fattori di forma relativi alle due superfici.
Utilizzando la relazione di reciprocità, il flusso termico scambiato tra
le due superfici si può scrivere:

Φ 12 = S 1 F 12 ( J 1 – J 2 ) = S 2 F 21 ( J 1 – J 2 ) (415)

Se lo scambio termico avviene unicamente tra i due corpi, per ciascuno


di essi il flusso tra loro scambiato, espresso dalla (415) deve essere
uguale al flusso complessivamente scambiato da ciascuno dei due
corpi, espresso dalla (413). In tal caso, visto che la relazione (415)
esprime il flusso netto scambiato tra 1 e 2, la (413) deve essere scritta
come flusso netto entrante nel corpo 2 e come flusso netto uscente dal
corpo 1:

ε2 S 2
Φ 12 = -------------- ( J 2 – E 2 ) (416)
1 – ε2 (n)

ε1 S 1
Φ 12 = -------------- ( E 1 – J 1 ) (417)
1 – ε1 (n)

Mettendo in sistema le equazioni (415), (416) e (417) si ottiene:

( E1 – E2 )
(n) (n)
Φ 12 = --------------------------------------------------------- (418)
1 – ε1 1 - 1 – ε2
-------------- + -------------- + --------------
ε 1 S 1 S 1 F 12 ε 2 S 2

e ricordando la legge di Stefan-Boltzmann,


4 4
σ ( T1 – T2 )
Φ 12 = --------------------------------------------------------- (419)
1 – ε1 1 1–ε
-------------- + --------------- + -------------2-
ε 1 S 1 S 1 F 12 ε 2 S 2

Nel caso di due superfici piane affacciate (distanza tra loro


trascurabile, ripetto alle dimensioni delle due superfici) aventi la stessa
superficie, si può assumere:

F 12 = F 21 = 1 (420)

S1 = S2 = S (421)

214 R. Borchiellini
Reti resistive equivalenti

e la (419) diventa:

4 4
S σ ( T1 – T2 )
Φ 12 = ------------------------------ (422)
1- ----
---- 1
+ -–1
ε1 ε2

FIGURA 66. Scambio termico per irraggiamento tra due cilindri coassiali

Nel caso invece che le due superfici rispettino la condizione di distanza


ridotta rispetto alle loro dimensioni, ma le aree siano differenti come
nel caso rappresentato in Figura 66 di due cilindri coassiali, il fattore di
forma vale:

F 12 = 1 (423)

e la (419) diventa
4 4
S1 σ ( T 1 – T 2 )
Φ 12 = -------------------------------------- (424)
1- S-----1  ----
---- 1- 
+ –1
ε 1S ε 2 2

Reti resistive equivalenti

Il flusso netto scambiato dalla parete i può essere riscritto:

( Ji – Ei ( n ) )
Φ i = --------------------------- (425)
1 – εi
-------------
εi Si

Il denominatore di questa relazione può essere definito come resistenza


della superficie allo scambio termico per radiazione della superficie

R. Borchiellini 215
Irraggiamento - Corpi grigi

stessa, nel senso che tanto maggiore è il denominatore e tanto minore è


il flusso termico scambiato dalla superficie:

1 – εi
R i = ------------- (426)
εi Si

Analogamente il flusso termico scambiato tra due superfici i e j può


essere scritto come:

( J1 – J2 )
Φ 12 = --------------------- (427)
1 -
-----------
S i F ij

anche in questo caso il denominatore può essere scritto come resistenza


alla propagazione del flusso radiativo tra le due superfici:

1
R ij = ------------ (428)
S i F ij

Lo scambio di flussi di energia per irraggiamento tra 2 superfici può


essere rappresentato, con una analogia elettrica, come tre resistenze
disposte in serie. Il flusso termico trasmesso corrisponde alla corrente
(costante nella serie di resistenze), mentre le differenze Ji-Jj e Ji-Ei(n)
corrispondono alle differenze di potenziale.

Lo scambio tra due corpi può essere quindi schematizzato come


illustrato in figura.

Ei(n) Ji Jj Ej(n)
1−ε i 1 1−ε j
Siε i S i Fij S jε j

L’utilità dell’analogia elettrica è particolarmente evidente nel caso di


più superfici. In figura è illustrato lo schema elettrico equivalente allo
scambio termico tra 3 superfici.

216 R. Borchiellini
Reti resistive equivalenti

E1(n) E2(n)
1
S1 F12
1−ε 1 J1 J2 1−ε 2
S1ε 1 S 2ε 2

1 1
S3 F31 S 2 F23

J3

1−ε 3
S 3ε 3

E3(n)

Un caso particolare è costituito da una cavità formata da N superfici,


come illustrato in figura, dove è anche illustrata l’analogia elettrica.

J1

Ei(n) Φ i1
Φi J2
Ji

1
Jj Gi Ji
S i Fij

Ai Ti εi
JN

Dalla definizione di fattore di forma si ha:

Φ ij
F ij = ------------------------ (429)
Si ( Ji – Jj )

Per una cavità si ha:

R. Borchiellini 217
Irraggiamento - Corpi grigi

∑ Fij = 1 (430)

j=1
I fattori di forma Fii assumono valore diverso da zero nel caso di
superficie concava, mentre sono nulli nel caso di superficie convessa.

APPLICAZIONE: Schermi alla radiazione

In alcuni casi può essere di interesse la riduzione dello scambio


termico radiativo tra due superfici. A questo scopo è possibile
interporre tra le superfici uno schermo, costituito da materiale
caratterizzato da bassa emissività. Allo scopo di esaminare questa
applicazione, si considerino due superfici piane (1 e 2) caratterizzate
da temperatura T1 e T2 e da emissività ε1 ed ε2. Per semplicità si
assuma uguale a S l’area delle due superfici. Tra di esse sia posto uno
schermo, costituito da un materiale di emissività ε3,1 e ε3,2 sulle facce
rivolte rispettivamente verso la superficie 1 e la superficie 2, anch’esso
avente una area S e caratterizzato da uno spessore sufficientemente
ridotto da poter trascurare la variazione di temperatura attraverso di
esso dovuto alla trasmissione del flusso termico per conduzione. Si
indichino inoltre con F1,3 e F2,3 i fattori di vista della superficie 3
rispetto alla superfici 1 e 2. In figura è schematizzato il sistema ed è
riportato anche l’analogia elettrica.

T1
T3 T2
ε1
ε 3,1 ε2
S
S ε 3,2 S

1− ε 1 1 1 − ε 3 ,1 1 − ε 3, 2 1 1− ε 2
Sε 1 SF 12 S ε 3 ,1 S ε 3, 2 SF 23 Sε 2
E 1(n) J1 J 3,1 E 3(n) J 3,2 J2 E 2(n)

Φ 1,2

Il flusso termico scambiato tra le superfici 1 e 2 diventa:

218 R. Borchiellini
Reti resistive equivalenti

4 4
S σ ( T1 – T2 )
Φ 12 = ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
-(431)
 ----- – 1+----------- + ---------- – 1 + ---------- – 1+-----------+ ----- – 1
1 1 1 1 1 1
ε  F ε  ε  F ε 
1 1, 3 3, 1 3, 2 2, 3 2

Per semplicità si assumano 1 i fattori di vista F1,3 e F2,3:

4 4
S σ ( T1 – T2 )
Φ 12 = --------------------------------------------------------------------- (432)
1-  ---------
---- 1 -   --------- 1 -  ---- 1
+ –1 + –1 + -
ε 1  ε 3, 1   ε 3, 2  ε 2

Si osserva che la resistenza complessiva allo scambio termico radiativo


aumenta al diminuire dell’emissività dello schermo. Nel caso in cui
tutte le superfici abbiano la stessa emissività, l’espressione (432) si
semplifica ulteriormente:
4 4
S σ ( T1 – T2 )
Φ 12 = ------------------------------ (433)
2  --- – 1
1
ε 

e nel caso di N schermi:


4 4
S σ ( T1 – T2 )
Φ 12 = ----------------------------------- (434)
( N + 1 )  --- – 1
1
ε 

R. Borchiellini 219
Irraggiamento - Corpi grigi

220 R. Borchiellini