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1 L'esperimento di Michelson-Morley

La presentazione dell'esperimento di Michelson-Morley persegue il duplice scopo


di:

mostrare la metodologia seguita in sica nel suo processo di verica e


estensione della conoscenza

introdurre alcuni concetti che verranno ripresi nella successiva esposizione


della Teoria della Relativit Ristretta (TRR)

L'sperimento voleva dimostrare la presenza "dell'etere luminifero" misurando


la variazione della velocit di propagazione della luce in un sistema in moto
rispetto all'etere.
Nelle sue linee principali fu concepito dal sico inglese J. C. Maxwell ma fu
messo in pratica da due sici Americani, A. A. Michelson (1852-1931) e E. W.
Morley (1838-1923), nel 1887. L'obiettivo dell'esperimento era di misurare la
velocit con cui la terra si muoveva rispetto all'etere

1.1 Trasformazione Galileiana

La misurazione oggetto di tale esperimento si basava sul principio di relativit


di Galileo e sulle sue trasformazioni.
Le trasformazioni Galileiane legano la posizione e la velocit di un ogget-
to, che possiamo rappresentare come un punto in movimento, misurate in due
diversi sistemi di riferimento inerziali cio in moto rettilineo uniforme.
Considerando due sistemi di riferimento (gura 1) x y e x0 y 0 le trasfor-
mazioni hanno la seguente espressione:

v~0 ~
= ~v V

in cui:

v0 la velocit del punto misurata nel sistema x0 y 0

v la velocit del punto misurata nel sistema xy

V la velocit con cui il sistema x0 y 0 si muove rispetto al sistema xy

La precedente equazione assume in modo implicito che il tempo scorra nei due
sistemi di riferimento in modo identico.

1.2 Scema dell'esperienza

Lo schema dell'esperienza descritto nella gura 2. La sorgente S emette un


raggio luminoso che viene parzialmente riesso nel punto V e diviso in due
parti: una indirizzata verso lo specchio S1 e l'altra verso quello S2 . I due
raggi verranno riessi e si ricomporranno passando attraverso il vetro V in O.

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Figura 1: Trasformazione di Galileo

Figura 2: Schema del'esperimento

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Figura 3: Schema del moto rispetto al sistema

Essendo originati dalla stessa sorgente luminosa sono coerenti e daranno luogo
ad interferenza costruttiva o distruttiva in funzione di eventuali dierenze nella
lunghezza dei due percorsi V S1 V e V S2 V o nei loro tempi di percorrenza.
Per una corretta comprensione degli sviluppi seguenti utile puntualizzare
che:

assumendo che la luce si propaghi nell' etere luminifero, cos come il suo-
no si propaga nell'aria, e che la sua velocit di propagazione nell'etere sia c,
un corpo in movimento rispetto all'etere di moto rettilineo uniforme vedr
il segnale luminoso muoversi ad una velocit che rispetti la trasformazione
di Galileo;

il movimento di rotazione della terra molto lento rispetto ai fenomeni


sici che si stanno studiando per cui per un breve intervallo di tempo,
quale quello legato allo svolgimento dell'esperienza in discussione, si pu
ritenere la terra un sistema di riferimento inerziale.

Il fatto di ammettere che per un breve lasso temporale la terra sia un sistema
inerziale vuol signicare anche che facendo misure in diversi giorni dell'anno
come se si usassero diversi sistemi di riferimento.
Rispetto al sistema di riferimento solidale con l'etere l'esperienza in descri-
zione appare come indicato in gura 3. La velocit della luce lungo i tratti
V S1 ed S1 V 0 , in accordo con le ipotesi di partenza, pari in modulo a c ed ha
come direzione quella del segmento V S1 . Mentre il sistema di riferimento x0 y 0
solidale con la terra si muove con velocit pari a V, parallela agli assi x ed x0 ,

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Figura 4: Diagramma Vettoriale delle velocit

rispetto all'etere. Applicando la trasformazione di Galileo si ottiene la seguente


equazione vettoriale:

c~0 ~
= ~c V

equivalente al diagramma vettoriale di gura 4. Segue che la velocit della luce


in accordo alle trasformazioni di Galileo ed alla teoria dell'etere deve essere
parallela all'asse y0 ed in modulo pari a:
p
c0 = c2 V 2

Nel sistema di riferimento x0 y 0 facile dedurre il tempo necessario a percorrere


la distanza V S1 = L usando una delle relazioni inverse della denizione di
velocit per cui:

2L 2L
t1 = c0 =
c2 V 2
Per il raggio che si muove lungo il segmento V S2 le trasformazioni di Galileo
forniscono la seguente espressione per la velocit:

c01 = cV

con verso positivo.


Mentre per nel segmento che ritorna da S2 V si ha:

c02 = c V

(la velocit negativa cio diretta nel verso opposto a quello positivo dell'asse
x0 ). Risulta quindi che il tempo, nel sistema di riferimento x0 y 0 , impiegato
per ritornare in V uguale alla somma dei tempi necessari a percorrere i due
tratti:

L L L L
t2 = + 0 = +
c01 c2 cV c+V

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sommando:

2L c
t2 =
c2 V 2
Il ritardo di un'onda rispetto all'altra dato quindi da:

t = t2 t1

che pu essere tradotto in distanza moltiplicandolo per la velocit di propaga-


zione, giungendo cos al numero di frange di interferenza:

t c
m =