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1-INTRODUZIONE:

EQUAZIONI
FENOMENOLOGICHE

DI

CONSERVAZIONE

LEGGI

PREMESSA
Nelle lezioni di Termocinetica e di Termofluidodinamica sono analizzati i processi di trasporto
di massa, quantit di moto e energia che hanno luogo nei fluidi in movimento e i processi di
trasporto di calore nei solidi.
I fluidi, gas e liquidi, si muovono o perch su di essi viene svolta unazione
dallesterno(circolazione forzata) oppure per cause naturali (circolazione naturale). In molti
problemi la circolazione del fluido assicura lasportazione di energia termica, cio la refrigerazione
di componenti: i fluidi in tal caso vengono chiamati refrigeranti. Ad esempio fluidi asportano
calore nelle tubazioni delle caldaie e della camera di combustione delle centrali termoelettriche, dai
termosifoni e dai pannelli radianti degli impianti domestici, nel nocciolo dei reattori nucleari, nelle
torri di raffreddamento, negli impianti di condizionamento. In molti altri problemi il fluido scorre
senza scambi termici significativi (la disciplina che li studia chiamata idraulica o pi in generale
meccanica dei fluidi) come negli acquedotti, nei fiumi e nei canali di irrigazione.
I fondamenti della meccanica dei fluidi, svolti nelle lezioni di Termocinetica, sono
propedeutici allo studio della Termofluidodinamica.
Nelle lezioni di Termocinetica, oltre alla meccanica dei fluidi, si affronta il problema di trasporto di
energia termica nei solidi, che pu essere considerato un caso particolare di trasporto di energia
senza trasporto di massa e quantit di moto.
1-1 CENNO ALLE CARATTERISTICHE DEI FLUIDI E ALLE LORO PROPRIETA'.
La materia, come noto, costituita da molecole, atomi, e elettroni in continuo movimento e in
collisione tra di loro. Fisicamente mentre lo stato solido caratterizzato da una relativamente
piccola mobilit delle particelle elementari, che ruotano e oscillano intorno a posizioni di equilibrio,
lo stato fluido caratterizzato da una significativa mobilit delle molecole, con moti traslatori. I
fluidi, soggetti a forze esterne, non oppongono resistenza, al contrario dei solidi, ma si deformano
immediatamente e continuamente, senza tensioni interne. Ma oppongono resistenza al movimento.
Per una trattazione teorica a livello della struttura della materia la fisica dello stato solido permette
uno studio rigoroso a partire da un modello ideale (reticolo cristallino) con un rigoroso ordine
strutturale, leggermente modificato dal moto di agitazione termica degli atomi.
Per i fluidi occorre distinguere tra i gas e i liquidi. Nei gas le molecole sono distanti tra di loro e
prevale lenergia di traslazione sulle forze attrattive; il volume del gas (ideale) grande mentre il
covolume molto piccolo. Per i liquidi le molecole sono soggette a una forza attrattiva prevalente
sulla energia di traslazione e le loro distanze sono dellordine del raggio molecolare: le
caratteristiche molecolari (interazione di forze tra le molecole, assenza di ordine a lungo raggio)
sono pi vicine al cristallo anche se la mobilit molecolare elevata, di qualche ordine di grandezza
superiore a quella dei cristalli. Per i gas, a causa della loro mobilit casuale, possibile un
modello ideale rigoroso, la teoria cinetica dei gas, che li tratta come un continuo e si basa perci
sulla statistica (non saranno trattati i gas molto rarefatti, in cui il cammino medio molecolare dello
stesso ordine di grandezza della scala caratteristica del fenomeno). La fisica dello stato liquido per
fluidi, simili per certi versi ai gas e per altri ai solidi, pi complessa.
Per i liquidi esistono vari modelli dai quasi cristallini ai quasi gassosi, a seconda delle
condizioni di temperatura e pressione. Si possono citare per esempio: il modello a celle, in cui le
molecole occupano tutti i posti di un reticolo geometrico, il modello a lacune, come il modello a
celle ma con dei posti vacanti, il modello a tunnel, con struttura reticolare parzialmente
disordinata, il modello cinetico, simile alla teoria cinetica dei gas, che applica la meccanica
statistica e si basa sul peso statistico delle collisioni multiple delle molecole, il modello statistico
Monte Carlo, basato sul metodo Monte Carlo.
1

Nei diagrammi di stato (p,T) e (p,v), mostrati in figura 1.1, si possono osservare le curve limite di
separazione tra solido, liquido e gas e i punti triplo e critico.
p

solido
solido

liquido

punto critico

punto critico
liquido
vapore

vapore
punto triplo
punto triplo
v

Fig.

1.1 Diagrammi di stato pressione-temperatura e pressione-volume


La variazione di volume per fusione piccola rispetto a quella per vaporizzazione in quanto il
calore latente di fusione piccolo rispetto a quello di vaporizzazione. Dal punto di vista
molecolare i liquidi si possono classificare in base ai tipi di forze interatomiche presenti. La
distribuzione dellenergia di traslazione segue una curva maxwelliana, con alcune molecole che
hanno lenergia di uscire dal liquido e formare vapore: i liquidi esercitano perci una tensione di
vapore, che la pressione esercitata dal vapore in equilibrio con il liquido. La tensione di vapore pv
cresce con la temperatura fino al punto critico, in cui lenergia di traslazione uguaglia lattrazione
(fig. 1.2).
pv

punto critico
liquido
sottoraffreddato

gas

vapore
surriscaldato
T

Fig. 1.2 Tensione di vapore in funzione della temperatura


Per lacqua per esempio la pressione e la temperatura critiche pc e Tc valgono:
pc = 221.3 bar
Tc = 373.9 C = 647 K
Vc =0.0031 m3 / kg
Un gas un fluido che non pu essere liquefatto a qualsiasi pressione, se T > Tc.
La maggiore differenza tra liquidi e gas, ai fini della termocinetica, sta nella comprimibilit; i
liquidi, lontano dal punto critico, possono essere considerati incomprimibili, al contrario dei gas e
dei vapori.
Nella maggior parte dei problemi dellingegneria linteresse principale, piuttosto che nel
comportamento molecolare, sta nello studio del comportamento di un mezzo continuo, anche se
2

esso dipende dal primo. Lapproccio del mezzo continuo valido se il cammino libero medio
molecolare () piccolo rispetto alle altre dimensioni del mezzo continuo (L), cos che la media
statistica risulti significativa (Numero di Knudsen = / L ). Tale approccio, noto come approccio
fenomenologico ai problemi della termofluidodinamica, pi semplice dellapproccio
microscopico e d molto spesso le risposte richieste nellingegneria. Per contro per sopperire alle
informazioni mancanti per aver trascurato lapproccio microscopico, i parametri come lo stato
termodinamico e le propriet di trasporto devono essere introdotti empiricamente.
Le propriet dei fluidi si distinguono in propriet termodinamiche, che esprimono lo stato
termodinamico di una sostanza (densit, calore specifico, tensione superficiale) e propriet di
trasporto, che esprimono la propensione delle sostanze a trasmettere massa, quantit di moto e
energia termica (coefficiente di diffusione, viscosit, conducibilit termica). Esse saranno illustrate
nei paragrafi seguenti.
1-1-1 Propriet termodinamiche.
I. Densit: la massa per unit di volume misurata, per es. in kgm /m3 (1 kgm/m3 = 0.0624 lbm/ft3 ).

Densit lb/gal

a)- Liquidi
La variazione con la pressione insignificante quando si lontani dal punto critico
(incomprimibilit). Per temperatura ridotta < 0.5 (T/Tc < 0.5) l'errore trascurabile. La
comprimibilit (cio la variazione di volume per unit di volume e variazione unitaria di pressione)
a temperatura costante, varia da 310-5 a 2.510-4 (bar-1) a seconda dei liquidi, della pressione e della
temperatura.
Il coefficiente di espansione termica dei liquidi a pressione costante varia (tra 0 e 100 C) da 210-4
1
a 1610-4 (variazione di volume per unit di volume e per grado).
C

Temperatura F
Fig. 1.3 Densit di alcuni liquidi saturi in funzione della temperatura
3

Nel diagramma di fig.1.3 riportata la variazione della densit di alcuni liquidi saturi con la
9
temperatura. Ricordando che: 1lbm = 0.4536 kgm; 1F = 1C + 32 ; 1 gal = 0.00378 m3 , per
5
passare dalle unit inglesi a quelle del SI 1 lb / gal = 123.46 kg / m3.

b) - Gas e vapori.
Per i gas ideali vale lequazione di stato che correla la pressione p con la temperatura T e la densit
.

p 1
= RT
m

(m la massa molecolare)

R 8.31
=
k Joule/(kg C)
m
m

Per T / Tc > 2 e p/pc < 1 i gas reali seguono con sufficiente accuratezza la equazione di stato. Per i
gas reali comunque vale l'equazione:
p
= ZRT (Z il fattore di comprimibilit, riportato nel diagramma di fig.1.4 in funzione della

pressione ridotta e usando come parametro la temperatura ridotta).

fattore di comprimibilit Z

pressione ridotta
Fig. 1.4 Fattore di comprimibilit di gas e vapori (fonte: Haughen-Watson, Chemical process
principles, Wiley, New York)
La densit dei gas diminuisce naturalmente con la temperatura.
4

II. Tensione superficiale


La tensione superficiale definita come il lavoro per aumentare di 1 unit di area la superficie di un
liquido (N/m). La natura del fluido (o solido) in contatto col liquido influenza la tensione
superficiale (se si tratta di gas l'influenza piccola). La tensione superficiale dipende solo dalla
temperatura.
III. Calore specifico
Si rimanda al paragrafo 1-3-3.
1-1-2 Propriet di trasporto.
Le propriet di trasporto non sono legate solo allo stato termodinamico, ma, come gi detto, sono
legate al trasporto di calore, massa e quantit di moto. Le equazioni che reggono questi
fenomeni di trasporto sono analoghe e saranno approfondite nei prossimi paragrafi:
a) Per il trasporto di quantit di moto vale la relazione:
F
du
=
A
dy
F: forza tra due strati;

A: area di contatto;

du
: gradiente di velocit
dy

: viscosit dinamica;

Trasferimento di quantit di moto


= (vis cos it ) ( gradiente di velocit )
(unit d' area ) (unit di tempo )

b) Per il trasporto di calore vale la relazione:


Q
dT
= k
A
dy

Trasferimento di calore
= (conducibilit termica ) ( gradiente di temperatura )
(unit d' area ) (unit di tempo )

c) Per il trasporto di massa vale la relazione:


Nm
dCm
= D
A
dy

Trasferimento di massa
= (coefficiente di diffusione ) ( gradiente di concentrazione )
(unit d' area ) (unit di tempo)

piatto mobile

a) Viscosit dei fluidi.


A causa del moto relativo delle molecole in un
fluido che scorre ed soggetto a forze esterne, si ha attrito,
dovuto alla viscosit.
Se tra due piatti (uno mobile e uno fisso, come indicato del
diagramma a fianco) c' fluido, questo si deforma
5

du
profilo di
velocit

piatto fisso

dy

continuamente sotto sforzo, e la forza esterna F a regime bilanciata da una forza interna del fluido
dovuta alla viscosit.
La forza per unit di area proporzionale al gradiente di velocit nel fluido.
F du

A dy

il coefficiente di proporzionalit la viscosit dinamica ; quindi la legge di Newton si scrive:


kg m
F
du
==
( in
)
m sec
A
dy
Il valore di dipende dalla pressione, dalla temperatura, dal tipo di fluido e da du/dy. I
fluidi si distinguono in newtoniani e non newtoniani, secondo che dipenda o no dal gradiente
du/dy, e quindi dal trasporto di quantit di moto; nei primi varia linearmente con du/dy , mentre
nei secondi ci non vero (come illustrato nei diagrammi di fig. 1.5)

fluidi newtoniani

fluidi non newtoniani

du/dy

du/dy

Fig. 1.5 Sforzo di taglio in funzione del gradiente di velocit per fluidi newtoniani e non
newtoniani
I fluidi non-newtoniani sono le sospensioni colloidali, le emulsioni, i geli. Qui ci si occupa
di fluidi newtoniani. Per la seconda legge di Newton la forza uguale alla derivata rispetto al
tempo della variazione della quantit di moto: la viscosit esprime questo trasporto di
quantit di moto.
Per i liquidi newtoniani la viscosit decresce al crescere della temperatura (a pressione
costante). In Appendice sono riportate alcune correlazioni per liquidi e gas.
Per i gas la viscosit cresce al crescere della temperatura (a pressione costante), in
accordo con la teoria cinetica dei gas, poich la viscosit proporzionale alla densit, alla velocit
media u delle molecole e al loro libero cammino medio . Al crescere della temperatura gli ultimi
due parametri ( u e ) crescono di pi di quanto decresca la densit. A pressioni inferiori alla critica
l'effetto della pressione (che fa crescere la viscosit) trascurabile nei liquidi, non dovrebbe
influenzare affatto i gas (secondo la teoria cinetica), ma ci vero rigorosamente per basse
pressioni ridotte p/pc e alte temperature ridotte T / Tc.
Per le miscele la viscosit mediata sulla frazione molare. Nella fig. 1.6 sono mostrati i
diagrammi della variazione della viscosit di vari liquidi e vari gas con la temperatura (si ricordi che
kg
l centipoise = 10-3 m oppure 10-3 Pa s). Per la viscosit cinematica = / vedi Appendice.
ms
6

Fig. 1.6 Andamento della viscosit dinamica per alcuni fluidi in funzione della temperatura, a
pressione atmosferica. Formule della viscosit dei gas e dei liquidi sono riportate in Appendice.
b) Conducibilit termica
Si rimanda al capitolo successivo
1-2 CONCETTI FONDAMENTALI DELLA TERMOCINETICA

Tra i concetti alla base della termocinetica (oltre ai concetti basilari della meccanica quali la
massa, la forza, la velocit, la quantit di moto e lenergia) ci sono due dei concetti fondamentali
della termodinamica: il trasferimento di calore e la temperatura.
Si abbia un sistema termodinamico, definito come un arbitrario insieme di materia di una certa
identit, racchiuso da una superficie chiusa. In termodinamica calore definito come una forma
di energia che si trasferisce (viene scambiata) da un sistema e ci che lo circonda. Trattandosi di un
trasporto si pu parlare di flusso di calore, che quindi un vettore.
La termocinetica si basa su fondamenti sia teorici che sperimentali.
La parte teorica costituita da leggi fisiche (naturali), che sono generali se non dipendono nella
loro applicazione dalla natura del mezzo; altrimenti sono dette particolari. Ci sono quattro leggi
generali:
7

a) conservazione della massa


b) prima legge della termodinamica (o conservazione dellenergia)
c) seconda legge della termodinamica
d) seconda legge del moto di Newton (o conservazione della quantit di moto)
Oltre alle leggi generali occorre considerare varie leggi particolari, che possono essere considerate
leggi fenomenologiche, che verranno illustrate nel seguito, quando verranno affrontati i vari
meccanismi fisici (fenomeni).
1-2-1 Trasferimento di calore
Dato un sistema, gli altri sistemi che lo circondano interagiscono con il sistema dallesterno; in
assenza di conversioni massa-energia la massa del sistema rimane costante (contiene le stesse
particelle elementari) e anche le altre leggi fisiche generali si applicano al sistema. Un volume di
controllo una definita regione dello spazio, nella quale massa, energia e quantit di moto possono
essere immagazzinate, racchiuso da una superficie di controllo, che rappresenta il suo contorno,
attraverso cui massa, energia e quantit di moto possono fluire, e sul quale possono essere esercitate
forze dallesterno. Pu essere fisso o in movimento, finito o infinitesimo.
Le leggi della termodinamica si occupano delle interazioni di un sistema con ci che lo circonda,
interazioni che possono essere di due tipi: lavoro e calore.
Il trasferimento di calore, Q (espresso nel SI in joule) costituisce insieme con il lavoro W
linterazione di energia alla base del primo principio della termodinamica.
Per esempio in un sistema chiuso e per un processo infinitesimale la prima legge della
termodinamica si esprime con:

Q - W = dE

(1.1)

Il secondo membro esprime la variazione di energia del sistema. Lenergia E una funzione di
stato, una propriet del sistema che non dipende cio dal percorso, ma solo dal punto iniziale e
finale, cio una funzione di punto, al contrario dello scambio termico Q e del lavoro W. La
propriet E rappresenta lenergia totale contenuta nel sistema e ad essa contribuiscono lenergia
cinetica KE, lenergia potenziale di massa PE e lenergia interna U:
E = KE + PE + U

(1.2)

Lenergia interna U rappresenta lenergia associata alla struttura atomica e molecolare e include
tutte le forme di energia di un sistema ad esclusione delle energie cinetica e potenziale.
Le leggi della termodinamica possono essere usate per valutare la quantit di calore trasferito da/a
un sistema durante un processo nel quale un sistema passa da uno stato termodinamico ad un
altro. In molti casi fondamentale il tempo impiegato per il trasferimento di energia termica.
Riferendoci allunit di tempo la legge (1.1) diventa

q - w = dE / dt

(1.3)

dove: q = Q / dt e w = W/ dt.
Se si considerano tutte le interazioni del sistema,
qi - wi = dE / dt

(1.3 bis)

dove q (espresso nel SI in watt) rappresenta la potenza termica, cio lenergia termica che si
trasferisce nellunit di tempo nel sistema, che convenzionalmente considerata positiva quando
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lenergia termica entra nel sistema; in tal caso il sistema riscaldato da altri sistemi con cui
interagisce termicamente. Il lavoro per unit di tempo w invece considerato positivo quando
esce dal sistema, il che in altre parole indica che il sistema compie un lavoro, di tipo meccanico,
elettrico o magnetico sullesterno; se quindi per esempio corrente elettrica entra nel sistema la
potenza fornita dallesterno per far circolare la corrente rappresentata da un valore w negativo.
Il primo principio della termodinamica, che esprime la legge della conservazione di energia,
permette di calcolare la variazione dello stato di un sistema a causa delle interazioni con ci che lo
circonda, ma non fornisce indicazioni sulla direzione del processo. Ma noto che una tazza di
brodo caldo posta in un ambiente pi freddo si raffredder e non ritorner spontaneamente alla
temperatura iniziale, cio i processi naturali sono unidirezionali. Losservazione di tali
irreversibilit ha portato alla formulazione del secondo principio gi richiamato, che secondo
Clausius, recita: impossibile per un sistema a una certa temperatura trasferire calore a un sistema a
temperatura maggiore senza aiuto dallesterno. Nella seconda legge viene introdotta la propriet
termodinamica "entropia": la variazione di entropia S di un sistema in ogni processo reversibile
durante lintervallo di tempo dt, nel quale viene fornito al sistema, a temperatura T, la piccola
quantit di calore Q, data da:
dS = ( Q/ T) rev

(1.4)

mentre per un processo irreversibile:


dS > ( Q/ T)

(1.5)

irr

con riferimento allunit di tempo, le (1.4) e (1.5) possono essere espresse come:
dS /dt 1 / T Q/ dt
La prima legge della termodinamica non distingue tra potenza termica q e trasferimento di
lavoro w, che esprimono entrambi dei trasferimenti di energia; la distinzione si trova nella seconda
legge della termodinamica, che rappresenta il trasferimento di entropia nellunit di tempo dovuto
alla potenza termica trasferita attraverso il contorno del sistema alla temperatura T . Nella seconda
legge della termodinamica non compare linterazione del sistema rappresentata dal lavoro w,
ma esclusivamente linterazione di tipo termico del sistema con lesterno che comporta
sempre un trasferimento di entropia.
Daltro canto le leggi della termodinamica da sole non sono sufficienti a fornire linformazione sul
tempo in cui avviene il trasporto di energia, n spiegano i meccanismi di tale trasporto. La scienza
della trasmissione del calore estende lanalisi termodinamica studiando i meccanismi di
scambio termico, utilizzando approcci teorici e sperimentali.
Dal punto di vista fenomenologico lo scambio termico indica il trasferimento di energia termica
causato da una differenza di temperatura tra il sistema e lambiente esterno, mentre per il lavoro si
fa spesso riferimento alla definizione meccanica di forza esercitata dal/ sul sistema per lo
spostamento del punto di applicazione della forza stessa.
1-2-2 Temperatura
Un sistema dal punto di vista termodinamico caratterizzato dal suo stato termodinamico, che
descritto dalle sue propriet. Una propriet una caratteristica direttamente o indirettamente
osservabile, che pu, almeno in linea di principio, essere determinata quantitativamente, quale
massa, volume, pressione, temperatura. Se le propriet non subiscono cambiamenti si dice che il
sistema in uno stato di equilibrio. Un processo una variazione dello stato e pu essere
descritto dalla serie di stati attraverso i quali passa il sistema (se si ritorna allo stato iniziale il
processo ciclico).

Se si considerano due sistemi chiusi, sufficientemente vicini (a contatto) e che non interagiscono tra
di loro per trasferimento di lavoro ( per esempio due recipienti pieni di un fluido, sigillati), in
generale si osserva una variazione dello stato dei due sistemi che si conclude dopo un certo tempo,
dopo di che si raggiunge una situazione di equilibrio, che, in assenza di trasferimento di lavoro ,
un equilibrio termico. Un terzo sistema che fosse in equilibrio termico con il primo in equilibrio
termico anche con il secondo (legge zero della termodinamica, secondo A.Bejan).
La temperatura T la propriet del sistema che determina se il sistema in equilibrio termico
con un altro sistema. Quindi due sistemi sono in equilibrio termico quando hanno la stessa
temperatura, mentre se le temperature sono diverse essi non sono in equilibrio termico e se messi a
contatto sperimenteranno un trasferimento di energia termica dalluno allaltro. La temperatura
quindi la propriet di un sistema che misura il suo livello termico. Quando una forma di energia di
un sistema (cinetica, potenziale, chimica) si trasforma nella forma di energia di un altro sistema
senza trasferimento di massa e senza differenze di temperatura (cio in presenza di un equilibrio
termico) un sistema ha esercitato un lavoro sullaltro.
La temperatura di un sistema si misura mettendo il sistema in comunicazione con un sistema
speciale (di prova) chiamato termometro, che deve essere sufficientemente pi piccolo del sistema
dato, di modo che lo scambio termico tra i due sistemi non influenzi il suo stato termodinamico,
mentre per contro il termometro deve subire delle modificazioni, a causa dello scambio di calore,
misurabili quali variazioni di volume o di resistenza elettrica.
Le scale della temperatura normalmente usate sono riportate nella figura 1.7.

Fig.1.7 Relazioni tra le varie scale di temperatura

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Sono importanti le relazioni tra le scale assolute (Kelvin e Rankine) e quelle dei gradi Celsius e
Farhenheit:
T (C) = T ( K) - 273.15
T (R) = 9/ 5 T ( K)
T (F) = T (R) - 459.67

(1.6)

T (C) = 5/ 9 [T (F ) - 32]
Il Kelvin (o il grado Celsiu) pi grande del Rankine o grado Farhenheit:
1 K o 1 C = 9/ 5 (1 R o 1 F).
1-2-3 Calore specifico
La variazione di temperatura di una sostanza con lammontare di energia immagazzinata nella
sostanza espressa in termini di calore specifico, che rappresenta quindi lenergia termica
necessaria per aumentare in una massa unitaria la temperatura di 1 K. Il calore pu essere
immagazzinato a pressione costante o a volume costante.
Nel primo caso (processo isobaro) si pu misurare il calore Q trasferito al campione di materiale,
di massa m, laumento di temperatura e lespansione del volume V .
La definizione di cp :

cp = (Q / m T)p

(1.7)

Ricordando che Q = U + W , essendo U lenergia interna al sistema, che W = pdV la prima


legge si pu scrivere:
Q = (U + pV) = dH , essendo dH laumento di entalpia che subisce il campione. Se h lentalpia
per unit di massa il calore specifico dato da:

cp = (h / T)p

(1.8)

Nel secondo caso (processo isocoro) si pu misurare il calore Q trasferito al campione di


materiale, di massa m e laumento di temperatura.
cv = (Q / m T)v
(1.9)
Essendo in questo caso il trasferimento di lavoro nullo Q = U; se u lenergia interna del
campione per unit di massa
cv = (u / T)v

(1.10)

Per ogni sostanza pura il calore specifico dipende dalla temperatura e pressione, salvo per i gas
ideali e le sostanze incomprimibili. In fig. 1.8 e fig. 1.9 sono riportati i calori specifici di alcuni
liquidi e gas in funzione della temperatura, a pressione ambiente.

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Calore specifico, Btu/(lb F)

Calore specifico, Btu/(lbm F)

Temperatura, F

Temperatura, F

Fig. 1-8 Calore specifico di alcuni liquidi alla


pressione atmosferica

Fig. 1.9 Calore specifico di alcuni gas alla


pressione atmosferica

Nei gas ideali il calore specifico dipende solo dalla temperatura e vale la relazione di Mayer :
cp (T) - cv (T) = R*

(1.11)

dove R* = R /m ( R la costante dei gas ideali della sostanza considerata, m la massa molecolare).
Per es. per laria R = 8.31 J / K mole; R* = 287 J / kg K.
Nelle sostanze incomprimibili (solidi, liquidi lontano dalle condizioni di saturazione) c un solo
calore specifico, cio cv = cp = c.
Nei fluidi il calore specifico si annulla allo zero assoluto e diventa infinito al punto critico.
Per pressioni superiori a quella critica, per ogni pressione c una temperatura per la quale si ha un
massimo del calore specifico, che viene detta temperatura pseudocritica o temperatura critica
trasposta. In fig. 1.10 si riportano le curve del calore specifico dellacqua in funzione della
temperatura a varie pressioni nellintervallo di temperatura 350- 450 C e di pressione 200- 300 kg/
cm2 . Si osservano le due curve limite del liquido e del vapore e i massimi in corrispondenza delle
temperature critiche trasposte. Nel sistema internazionale il calore specifico espresso in joule/ (kg
K). In termotecnica spesso si usa lunit di misura Kcal/ (kg K).
1 Kcal/ (kg K) = 4.186 Kjoule(kg K)
La conoscenza del calore specifico in funzione della temperatura permette di legare le variazioni di
entalpia alle variazioni di temperatura. A pressione costante :
T2
h2 h1 =( cp dT )p
T1

(1.12)

dh = cp dT + [1 / -T (1 / )] dp

(1.13)

Se varia anche la pressione :

(vedi il testo di Brunelli- Codegone, Fisica tecnica, vol.1, pag 215).


Il termine tra parentesi significativo solo per grandi variazioni di pressione.
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Fig. 1.10 Calore specifico dellacqua in funzione della temperatura a varie pressioni

1-3 EQUAZIONE INTEGRALE DI CONSERVAZIONE DELLENERGIA

Si riprenda la relazione (1.3) considerando per ora solo il lavoro fatto sul sistema per dissipazione
di una potenza di origine elettrica o nucleare (il lavoro fatto dal sistema contro sforzi normali e
tangenziali, e per far ruotare un albero verranno considerati in seguito)
q - w = dE / dt

(1.14)

Si vuole sviluppare la forma integrale (applicata a un volume di controllo finito) della prima
legge della termodinamica supponendo per ora per semplicit che sia nullo il lavoro fatto dal
sistema contro sforzi normali e tangenziali, e per far ruotare un albero.
Si consideri un volume di controllo arbitrario nello spazio (CV), racchiuso da una superficie di
controllo (CS) (fig. 1.11). La materia fluisce attraverso il contorno del volume; sia dato un sistema
il cui confine al tempo t coincida esattamente con il contorno del volume di controllo. Dopo un
tempo t + t il sistema si spostato in unaltra posizione nello spazio e occupa un differente
volume. Si possono individuare tre regioni: quella iniziale, quella tratteggiata a destra (2) e quella
tratteggiata a sinistra (3).

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Fig. 1.11 Flusso di materia attraverso un volume di controllo


La (1.14) si pu scrivere
E / t = Q / t - W / t

(1.15)

Il primo membro si pu scrivere:


E / t = (E finale - E iniziale) / t

(1.16)

dove : E finale =E1 (t + t) + E2 (t + t) E3 (t + t)


E iniziale = E1 (t )
dove E2 (t + t) e E3 (t + t) esprimono le energie uscite ed entrate dal volume di controllo
associate ad una massa uscente ed entrante, e quindi a una portata in massa, se ci si riferisce
allunit di tempo.
Dividendo per t e facendo il limite per t 0 si ottiene:
lim

E / t = d E / d t

(1.17)

[ E1 (t + t) - E1 (t )] / t = ( E / t )CV

(1.18)

t 0

lim
t 0

Il secondo membro, se e lenergia interna per unit di massa, dv un elemento del volume di
controllo e la massa volumica locale, si pu scrivere:
( E / t )CV

= / t e dv

(1.19)

CV

lim
t 0

[ E2 (t + t) ] / t = e V x n dAout

(1.20)

CS

dove V indica il vettore velocit , associato alla massa uscente dalla superficie di controllo, e n
il versore perpendicolare alla superficie di controllo. (V x n dAout ) esprime la portata in massa
che attraversa lareola dA posta sulla superficie di controllo alluscita del fluido.
Analogamente per quanto riguarda lenergia entrante attraverso la superficie di ingresso.
lim

[ E3 (t + t) ] / t = - e V x n dAin

14

(1.21)

t 0

CS

Quindi si pu scrivere:
d E / d t = / t e dv + e V x n dA
CV

(1.22)

CS

Con riferimento al secondo membro della (1.15) facendo il limite si ha:


lim

Q / t = ( Q / dt) = qcs

(1.23)

t 0

qcs rappresenta la potenza termica che attraversa la superficie di controllo.


lim

W / t = ( W / dt) = qv dv

t 0

CV

essendo qv la potenza termica locale per unit di volume dovuta alla generazione interna.
Quindi il risultato finale :
/ t e dv +
CV

e V x n dA = qcs + qv dv
CS

(1.24)

CV

Lenergia del sistema e pu essere espressa come gi detto in somma di energia interna, cinetica e
potenziale :
e = u + V2 / 2 + gz

(1.25)

dove u lenergia interna per unit di massa, V2 / 2 lenergia cinetica e gz lenergia potenziale
sempre per unit di massa.
In assenza di movimento (per es. in un corpo solido) il secondo termine della (1.24) scompare:
/ t e dv
CV

= qcs + qv dv

(1.26)

CV

La forma pi generale dellequazione (1.24), includendo il lavoro fatto dal sistema contro la
pressione o le forze tangenziali, o per far girare un albero, sar ricavata nel capitolo della
meccanica dei fluidi.
1-4 SCOPO DELLO STUDIO DELLO SCAMBIO TERMICO

Partendo dallapproccio metodologico che il trasporto di potenza termica si realizza in una


situazione di squilibrio termico (mentre in equilibrio termico non si verifica trasporto di energia
termica), lo scopo dello studio della disciplina che si occupa di scambio termico stabilire le
modalit con le quali una differenza di temperatura (T1 - T2) governa il trasferimento di
potenza termica q e quindi determinare la relazione funzionale tra la potenza termica e la
differenza di temperatura tra due sistemi a contatto o tra un sistema e lambiente.
Tale relazione dipende non solo dalla differenza di temperatura ma anche dalle propriet
termofisiche, dalle dimensioni, dalle forme geometrche, dal moto dei fluidi, dal movimento relativo
dei sistemi e infine dal tempo nelle situazioni non stazionarie.
15

q = f( T1, T2 , propriet termofisiche, dimensioni, geometria, moto, flusso, tempo)

(1.27)

I problemi di scambio termico sono svariati ma possono essere raggruppati in tre ampie classi di
obiettivi ingegneristici:
- Isolamento termico. In questi problemi le temperature estreme T1, T2 sono di solito fissate e la
principale grandezza da calcolare la potenza termica q, che rappresenta la perdita di calore, dal
momento che nel progetto ci si pone lobiettivo di minimizzare le perdite di energia termica
dimensionando opportunamente i componenti e scegliendo i materiali con migliori capacit di
isolamento termico, pur tenendo conto dei vincoli economici e geometrici, quali il costo del
materiale e il volume totale a disposizione.
- Aumento dello scambio termico. In questi problemi di solito fissata la potenza termica che
occorre trasferire, per esempio in uno scambiatore di calore, ed opportuno da un punto di vista
termodinamico che il calore si scambi attraverso un piccolo salto di temperatura (T1 - T2), cos
da ridurre la generazione di entropia. Nel lavoro progettuale occorre determinare il salto di
temperatura, studiando i modi per minimizzarlo, per esempio migliorando il contatto termico
tra i due sistemi interagenti e quindi la capacit di scambiare calore, agendo per esempio sul
moto dei fluidi e sulle pareti dello scambiatore.
- Controllo della temperatura. In molti altri tipi di problemi applicativi occorre evitare di
raggiungere temperature troppo alte nei materiali solidi che sarebbero danneggiati, fino alla
fusione, come nel nocciolo dei reattori nucleari, o le superficie dei veicoli spaziali (come lo
shuttle) durante il rientro nellatmosfera, oppure perderebbero la loro funzionalit, come nei
circuiti elettronici. Nel lavoro di progetto lattenzione in questa classe di problemi deve essere
posta sulla scelta dei fluidi, delle condizioni di funzionamento e delle configurazioni che
garantiscano di realizzare temperature al di sotto di valori soglia che deteriorebbero i
materiali a contatto con fluidi.
1-5 MODALIT DI TRASMISSIONE DEL CALORE

I meccanismi fisici alla base del trasferimento di calore sono complessi ma possono essere
classificati in tre modalit:
- conduzione
- convezione
- irraggiamento.
1-5-1 Conduzione termica
E il processo di trasferimento di calore da regioni a temperatura maggiore a regioni a temperatura
minore in un solido, liquido o gas tramite lagitazione delle molecole, a cui si aggiunge in alcuni
casi il moto degli elettroni liberi e le vibrazioni dei cristalli; si trasferisce potenza per conduzione
anche tra corpi solidi a diversa temperatura messi in contatto.
Si ritiene che la conduzione termica nei fluidi sia dovuta allenergia cinetica molecolare. Se si
trasferisce calore a un fluido aumenta lenergia interna poich aumenta lenergia cinetica delle
molecole in vibrazione ed aumenta la temperatura. La conduzione dovuta al trasferimento di
energia cinetica dalle molecole pi vivaci ( nelle zone a temperatura pi alta) a quelle dotate di
minore energia, a temperatura minore, tramite collisioni.
Nei solidi con struttura cristallina, come il quarzo, la conduzione dipende dalle vibrazioni
delle molecole e del cristallo(diffusione fononica) e dalla diffusione degli elettroni liberi.
Questo ultimo meccanismo molto pi efficace e ci spiega come i materiali buoni conduttori
elettrici siano anche buoni conduttori termici, e viceversa (gli isolanti elettrici sono buoni isolanti
termici). Nei solidi amorfi invece il meccanismo lo stesso dei fluidi (trasporto molecolare di
energia).

16

1-5-2 Irraggiamento termico


Lirraggiamento termico il processo di trasferimento di calore per mezzo di onde
elettromagnetiche. Tutte le sostanze a seconda della loro temperatura emettono radiazione e sono
capaci di assorbire tale energia. La radiazione pu passare attraverso materiali trasparenti ma
anche nel vuoto, attraverso il quale non pu essere trasmesso calore per conduzione. Ovviamente
nei materiali opachi non c irraggiamento, ma ci pu essere solo conduzione. Nei materiali
trasparenti, inclusi i fluidi la conduzione e lirraggiamento possono coesistere, anche se
lirraggiamento per essere significativo richiede alte temperature.
1-5-3 Convezione termica
La convezione termica nei fluidi il processo di trasferimento di calore che implica movimento
macroscopico del fluido, che trasporta nel suo moto energia interna. In tal caso il trasporto di
energia dovuto alleffetto combinato del meccanismo di conduzione (e eventualmente di
irraggiamento), e del moto del fluido. Nella convezione occorre quindi considerare
simultaneamente il trasporto di energia e il moto del fluido.
I tre modi spesso coesistono, ma in molti casi ce n uno prevalente.
1-6 DISTRIBUZIONE DI TEMPERATURA

Dato che il trasporto di calore avviene solo in presenza di un squilibrio termico, cio quando
c un gradiente termico in un mezzo, la conoscenza in ogni istante della temperatura in ogni
punto del mezzo, cio la distribuzione o il campo di temperatura, essenziale.
I problemi possono essere di tipo stazionario, se la temperatura non varia nel tempo o di tipo
transitorio se la temperatura varia nel tempo, oltre che nello spazio; in questultimo caso varia anche
lenergia interna nel mezzo. In generale:
T = T (s, t)

(1.28)

dove s = i x + j y + k z e i, j e k sono i versori nelle direzioni x, y e z.


In condizioni stazionarie
T = T (s) ;

T /t = 0

(1.29)

Dal punto di vista spaziale la distribuzione pu essere tridimensionale, se T varia in tutte le


direzioni, bidimensionale se varia solo in due direzioni o monodimensionale se varia soltanto in una
direzione.
A volte un problema transitorio si pu semplificare esprimendo la temperatura solo come funzione
del tempo: problema a parametri concentrati.
I punti a uguale temperatura in un mezzo individuano delle superficie (o linee nel caso
bidimensionale) isoterme, che ovviamente non possono intersecarsi.
1-7 LEGGI FENOMENOLOGICHE DEL TRASPORTO DI CALORE

Nellequazione (1.24) il termine che esprime la potenza termica scambiata dal sistema attraverso la
superficie di controllo qcs deve essere espresso utilizzando leggi particolari, che permettono di
stabilire la dipendenza funzionale della relazione (1.27) e che descrivono il fenomeno sulla base
delle modalit di trasmissione della potenza termica illustrate brevemente nel paragrafo 1-6, e
quindi conduzione, convezione e irraggiamento.
17

1-7-1 Legge fenomenologica della conduzione


La legge fenomenologica che esprime il trasporto di calore per conduzione in un mezzo continuo
risale a J.B.J. Fourier, che, anche in seguito a lavori anche sperimentali di J.B. Biot (1816),
pubblic nel 1822 la Theorie analitique de la chaleur, con una trattazione completa del
fenomeno.
Si consideri in un semplice esperimento in condizioni stazionarie un piatto piano omogeneo di
spessore L, supposto piccolo rispetto alle altre due dimensioni (fig. 1.11) e di superficie A.

Fig. 1.11 Piatto piano di spessore L


Le temperature sulle due facce siano T1 e T2 con T1 > T2. A causa dello squilibrio termico,
applicando quanto stabilito dalle due leggi della termodinamica, si verifica un trasferimento di
potenza termica q dalla superficie a T1 a quella a T2.
Sperimentando con diversi solidi si trova che la potenza trasferita proporzionale alla differenza tra
T1 e T2 e alla superficie A e inversamente proporzionale allo spessore L:
q A

T1 T2
L

(1.30)

Inserendo la costante di proporzionalit (k che chiamata conducibilit termica) si ottiene:


q =kA

T1 T2
L

(1.31)

Di fatto con la relazione (1.31) si definisce la conducibilit termica k del materiale del piatto, gi
introdotta nel paragrafo 1-1-2:
k =

q/A
(T1 - T2 ) / L

(1.32)

k una propriet termofisica, di trasporto, che nel S.I. viene espressa in W / (m K) e verr
illustrata in dettaglio per i vari materiali nel prossimo capitolo. Si pu intanto affermare che
impropriamente la si chiamata costante di proporzionalit, poich essa in generale dipende dalla
temperatura e da altri parametri, come si vedr.
Se con riferimento alla fig. 1.12 si considera uno strato x nel piatto e le temperature sulle facce
isoterme poste alla distanza x e x + x siano T (x) e T (x + x), la potenza trasferita pu essere
riferita alla differenza tra queste due temperature. Passando al limite per x 0 si ottiene:

q = - k A lim
x 0

T(x + x) - T(x)
x

Da cui si ottiene:
18

(1.33)

q= -kA

dT
dx

(1.34)

che conosciuta come la legge di Fourier della conduzione termica per un sistema
monodimensionale (che verr generalizzata nel prossimo capitolo, considerando anche il caso non
stazionario e con generazione interna di potenza termica, applicando la equazione di conservazione
dellenergia 1.26). E anche conosciuta come legge di Biot- Fourier.
Se si considera la potenza per unit di superficie qs = q / A, detta flusso termico, la (1.34)
stabilisce un legame tra il flusso termico, espresso nel S.I in W / m2, e il gradiente di temperatura
qs = - k

dT
dx

(1.35)

Quindi se si ha un gradiente di temperatura negativo la potenza fluir nel senso positivo delle x e
sar considerata positiva, e viceversa (fig. 1.13)

Fig. 1.12 Conduzione monodimensionale

Fig. 1.13 Interpretazione della legge di Fourier

1-7-2 Legge fenomenologica della convezione


Nella convezione, come detto nel paragrafo 1-5-3, c leffetto combinato della conduzione (e
eventualmente dellirraggiamento) e del moto macroscopico del fluido e pu avvenire sia tra
strati adiacenti di fluido che tra un fluido e una parete solida a contatto. Anzi questo il caso pi
comune. Le caratteristiche del moto (oggetto della meccanica dei fluidi), quali la distribuzione
di velocit e la turbolenza, influenzano quindi in modo determinante il trasporto di potenza
termica per convezione. Quando un fluido fluisce su una superficie solida (fig. 1.14) le particelle
di fluido adiacenti al solido sono ferme rispetto alla superficie, mentre le altre adiacenti a quelle
scorrono ma sono frenate dallattrito, pertanto il profilo di velocit del fluido parte da zero sul
solido e tende asintoticamente a un valore U che quello della corrente indisturbata a una
distanza dalla superficie che esprime lo spessore del cosiddetto strato limite della velocit.

Fig. 1.14 Strato limite della velocit e termico lungo una superficie solida
19

Se la temperatura della parete maggiore di quella del fluido la potenza fluir dal solido alle
particelle di fluido adiacenti, aumentando la loro energia che viene trasportata dal moto del fluido e
si passer (allincirca nella stessa regione in cui si verifica la variazione di velocit) dalla
temperatura Tw alla temperatura T della corrente fluida indisturbata a una distanza dalla superficie
T chiamata strato limite della temperatura.
Il problema si riduce essenzialmente a esprimere la relazione tra la potenza termica trasferita e la
differenza tra le temperature della superficie solida e della corrente fluida indisturbata.
Lapproccio classico consiste nella definizione di coefficiente di scambio termico h (h lo stesso
simbolo usato per lentalpia massica) scrivendo:
qs

h (Tw - T )

(1.36)

che esprime la constatazione che quando non c differenza di temperatura la potenza scambiata
nulla. Occorre trovare lespressione di h in funzione delle caratteristiche del moto del fluido;
quindi occorre considerare non solo la conservazione dellenergia ma anche quella della massa e
della quantit di moto nel fluido in moto.
Poich le particelle fluide vicino alla superficie sono praticamente ferme il meccanismo di scambio
termico nella direzione n perpendicolarmente alla parete pu essere espresso dalla legge di
Fourier:
dTf
)w
(1.37)
qs = - kf (
dn
dove il pedice f si riferisce al fluido e la derivata valutata sulla superficie.
Combinando le due equazioni (1.36) e(1.37) si ottiene:
h = - kf (

dTf
)w /(Tw - T )
dn

(1.38)

Una variante considera il caso della convezione allinterno dei condotti chiusi, in cui al posto di
T
compare la cosiddetta temperatura omogeneizzata Tb , che la media sulla sezione
trasversale del condotto.
Il flusso termico qs pu essere anche espresso dentro il solido e quindi la (1.38) pu scriversi:
h = - ks (

dTs
)w /(Tw - T )
dn

(1.39)

dove il pedice s si riferisce al solido e la derivata valutata sulla superficie.


Quindi per calcolare h bisogna calcolare la distribuzione di temperatura nel fluido vicino alla
parete, che dipende dalla distribuzione di velocit, che richiede la comprensione della meccanica
dei fluidi. La convezione pu essere forzata o naturale; il fluido pu subire un cambiamento di
fase (ebollizione, condensazione): la molteplicit delle situazioni e delle geometrie spiega come i
valori assunti dal coefficiente h varino da circa 10 a pi di 100 000 nella unit del SI (W / m2 K),
come illustrato nelle figure 1.15 e 1.16.
Storicamente lequazione (1.36) si deve a Fourier, che introdusse il concetto di coefficiente di
scambio termico (lo chiamava conduttivit esterna, distinto dalla conduttivit interna). Pi di 100
anni prima Newton aveva trovato una proporzionalit tra il gradiente temporale di temperatura di un
corpo immerso in un fluido (dT / dt) e la differenza tra la temperatura del corpo e quella del fluido
(T - T ). Al tempo di Fourier lequazione (1.36) si chiamava legge del raffreddamento di
Newton. Di fatto il coefficiente di proporzionalit della relazione di Newton non il coefficiente di
20

scambio termico h ma il rapporto h / c. Il calore specifico non era un concetto noto al tempo di
Newton.

Fig. 1.15 Ordine di grandezza del coefficiente di scambio termico a seconda del fluido e del regime
di moto

Fig.1.16 Effetto sullo scambio termico per convezione forzata della velocit e del tipo di fluido che
investe un cilindro a temperatura ambiente
21

1-7-3 Legge fenomenologica dellirraggiamento


Come gi detto nel paragrafo 1-5-2 in un mezzo trasparente, anche in assenza totale di un mezzo
materiale (nel vuoto assoluto) si pu verificare un trasporto di energia per mezzo di onde
elettromagnetiche. Se per esempio si volesse creare uno strato di isolante termico creando il vuoto
tra due pareti solide, e quindi eliminando il fenomeno di conduzione e convezione, occorrerebbe
che le pareti fossero opache, altrimenti ha luogo un trasporto di calore per irraggiamento o
radiazione termica.
Tutti le sostanze, solidi, liquidi o gas emettono energia, come risultato della loro temperatura, in
forma di onde elettromagnetiche e sono anche in grado di assorbirla. Di fatto quando un corpo
colpito da radiazione, una parte riflessa (in quantit che dipende dalla natura della superficie), il
resto penetra nel corpo, e a seconda del grado di trasparenza penetra pi o meno in profondit e pu
anche attraversare tutto il corpo (fig.1.17). In un corpo opaco la radiazione trasmessa nulla.
Un corpo ideale che assorbe tutta la radiazione senza rifletterla o trasmetterla chiamato corpo
nero. Tale corpo emette anche il massimo della radiazione possibile, secondo la legge
fenomenologica di Stefan- Boltzmann

q = A T4

(1.40)

dove = 5.6697 x 10-8 W / (m2 K4 )


La (1.40) fu formulata da Stefan nel 1879 sulla base di esperienze e sviluppata teoricamente da
Botzmann nel 1884.
I corpi reali emettono radiazioni a un ritmo minore del corpo nero a parit di temperatura e
geometria, per cui si definisce emissivit di una superficie il rapporto tra il flusso radiativo qs r
trasmesso realmente e quello trasmesso dal corpo nero

= qs r / ( T4)

(1.41)

= 1 per il corpo nero e lemissivit varia da materiale a materiale e dipende dal suo stato, dalle
condizioni della superficie, dalla temperatura.
Se si hanno due pareti di superficie A che si scambiano onde elettromagnetiche a diverse
temperature assolute T1 e T2 la parete pi calda invier maggiore energia alla parete pi fredda di
quanta ne ricever da essa.
Il bilancio netto di energia per irraggiamento tra le due pareti, sempre riferita al tempo, si pu
esprimere con:
q 1-2 = A ( T1 4 T2 4 )

(1.42)

dove il coefficiente dipende dalla temperatura, dai materiali, dalle superficie, dalla geometria.
La (1.42) un altro caso particolare della relazione (1.27).
Si rimanda al capitolo sullirraggiamento per la trattazione dei problemi di trasporto di calore per
radiazione termica.

Fig.1.17 Assorbimento, riflessione e trasmissione di


radiazione incidente

22

24/09/2007

Statica dei fluidi

1/13

CENNI DI STATICA DEI FLUIDI.


a) Concetto di pressione.
In un sistema termodinamico con molte molecole allo stato fluido, queste sono libere di
muoversi nell'ambito di una superficie di controllo, reale o immaginaria. Se il confine reale le
molecole colpiscono la parete e cambiano direzione, e per la legge di Newton esercitano una
forza che, riferita alla superficie, definita pressione del fluido. Essa sussiste anche in assenza di
superficie reale e nei liquidi influenzata dalle forze intermolecolari.
Per un elemento di fluido infinitamente piccolo si dimostra che la pressione uguale in tutte le
direzioni (legge di Pascal). Basta fare l'equilibrio di un prismetto elementare.

Essendo il liquido fermo (assenza di sforzi tangenziali) ci sono le pressioni e la forza di gravit.
Per lequilibrio:
p 2 dy dz p 3 ds dz sin = 0
(ds sin = dy)
da cui:
1
p1dx dz p 3 ds dz cos g dx dy dz = 0
(ds cos = dx )
2
ma il secondo membro infinitesimo rispetto agli altri, quindi:

p2 = p3
1
g dy
2
p1 = p 3 = p 2
p1 p 3 =

soltanto la grandezza del vettore pu essere specificata in ogni punto, per cui la pressione
considerata grandezza scalare p = p(x, y, z, t ) . Quando un liquido e il suo vapore sono in
equilibrio termodinamico, la stessa pressione esiste in ambedue le fasi ed la tensione di vapore
a quella temperatura.

La pressione definita sopra la pressione assoluta; la pressione relativa (per gli anglosassoni
gage pressure) la differenza tra la.pressione assoluta .e la pressione dell'ambiente, cio la
pressione atmosferica. Le unit di pressione sono:
1 Pa 1 N / m 2
1 bar 10 5 Pa

1 kg f / cm 2 9.8 NW / cm 2 0.98 bar


1 kg f / cm 2 0.968 atm (1 atm = 76 cm di Hg)

24/09/2007

Statica dei fluidi

2/13

1 atm 1.033 kg f / cm 2 0.98 bar = 1.013 bar


1 bar 1.02 kg f / cm 2
1 atm 14.69 psi

In unit inglesi poundf / (inch)2, (psi), (libbre per pollice quadrato)


2
1 lb f / (inch ) 0.070 kg f / cm 2
1 kg f / cm 2 14.22 psi

b) Comprimibilit e coefficiente di espansione termica.


Assunta per il fluido un'equazione di stato che correla densit, pressione e temperatura:
f (, p, T ) = 0 , si pu definire la variazione di densit:


d = dp + dT
T p
p T
dividendo per :
d 1
1
(2)
= dp + dT
p T
T p

(1)

Nella (2) a temperatura T costante resta il primo termine: il coefficiente di dp definito


comprimibilit isoterma KT
(3)

KT =

1

p T

1
psi

1
.
psi
Il reciproco di KT definito modulo di elasticit

1
(4)
B=
=
[psi]
KT
p T
Per lacqua che spesso considerata incomprimibile B = 320.000 psi (a 68 F e a p = 14.7 psi
1 atm).
per i liquidi KT varia da 2 10-6 a 16 10-6

1
p
Nella (2) a pressione costante resta il secondo termine: il coefficiente di
1
1
coefficiente di espansione termica ;
=
C
T p

Per i gas ideali, valendo la nota equazione, risulta che

B=p

KT =

dT

definito

24/09/2007

Statica dei fluidi

3/13

Se il coefficiente di espansione termica lineare, = 3. A differenza della maggioranza dei


liquidi lacqua ha un < 0 tra 0 e 4 C (cio a pressione atmosferica la densit massima a 4
C). Per i liquidi il coefficiente di espansione termica varia da 2 10-4 a 16 10-4. Per un gas ideale
1
= .
T
La variazione di volume per una variazione di temperatura causa delle forze che fanno muovere
il fluido per convezione naturale.

c) Campo di pressione in un fluido statico.


In un fluido statico le sole forze agenti sono le forze normali alla superficie (pressione) e le forze
di campo (nel caso pi comune la forza di gravit). Per ricavare legge di variazione della
pressione con l'altezza bisogna fare un bilancio di forze.
p

p dy dz p +
dx dy dz = 0
x

p
p dx dz p + dy dx dz = 0
y

direzione x:
direzione y:
direzione z:

p dy dx p + dz dx dy = g dx dy dz
z

semplificando:

p
p
= 0,
= 0,
x
y

p
= g
z

Lequazione differenziale della statica dei fluidi :


dp
(5)
= g .
dz
Se la densit del fluido costante la (5) si pu integrare:
p2

z2

dp = g dz

p1

(6)

da cui

z1

p 2 p1 = g (z 2 z1 ) = g z

La pressione costante a z = costante e aumenta, nel fluido, linearmente al crescere della


profondit:

24/09/2007

Statica dei fluidi

4/13

p + g z = C1
definita pressione piezometrica.
Essa in un fluido statico costante e numericamente uguale alla pressione statica a z = 0 (se il
riferimento z = 0 nel fluido). La (6) si pu anche scrivere:
(7)

p 2 p1
= z1 z 2
g

p
g

si definisce altezza piezometrica;

cio

p
= cos tan te = C 2
g
p
z+
la quota piezometrica.
g
z+

Neri punti in cui si ha la pressione nulla, z = C 2 detta la quota alla quale la pressione si
annulla; il piano che dista C2 dal piano z = 0 chiamato piano dei carichi idrostatici assoluti
(p.c.i.a.). Avendo un recipiente con acqua a pressione atmosferica il piano dei carichi assoluti
dista dal pelo libero (che sar a pressione atmosferica) di
p
1.01310 5
C2 = z +
= z+
= z + 10.33
g
1000 9,81

[m]

Nessun fluido pu evidentemente raggiungere o superare il p.c.i.a. (si avrebbero pressioni


assolute negative). Nel barometro si ha quasi il vuoto (a meno della tensione di vapore pv).

Facendo il bilancio di forze p v + h g = p atm ; poich pv trascurabile, da h si risale alla


pressione atmosferica.
Seguono alcune semplici applicazioni:
1) Andamento della pressione in un recipiente pieno di fluido in quiete.
h l'affondamento rispetto al piano libero. Pressioni relative negative sono naturalmente
permesse. Le distanze dei due piani (p.c.i.a. e p.c.i.r.) da z = 0 sono
p
p
C2 = z +
; Z1 = z + r
g
g
2) Andamento .della pressione in un recipiente a contorno spezzato.
diagramma sul contorno come fatto in figura.

Si pu riportare il

24/09/2007

Statica dei fluidi

5/13

3) Si abbia un recipiente chiuso, pieno di fluido (acqua), inizialmente a pressione atmosferica (lo
si pu verificare con un piezometro}. Il recipiente viene poi pressurizzato con aria. Qual
l'entit della pressurizzazione, guardando il piezometro? Il livello del piezometro prima era in A
e poi in B. Basta tracciare il diagramma delle pressioni. L'entit della pressurizzazione p si
legge nel diagramma come nello schema qui sotto.

4) Misura delle pressione. Si usa il manometro come nello schema di seguito. La pressione
assoluta del fluido pressurizzato di densit in A vale: p A = g C 2 = H g h + p a ; la pressione
relativa p A p a = p rA = H gh . Quindi dalla lettura di h si risale alla pressione nel recipiente.

24/09/2007

Statica dei fluidi

6/13

5) Misura di pressione differenziale. Si usa il manometro differenziale. Si abbia per esempio un


fluido che scorre in un condotto e che a causa di uno strozzamento subisca una caduta di
pressione in C. Valgono le relazioni seguenti:

pB
pA

pA = pB + Hg h
p A = p1 + g z 1
p1 p 2 = p A p B + g (z 2 z1 )

pB = p2 + g z2
p1 p 2 = h g ( H )

6) Misura di pressione in un punto mediante trasduttore di pressione. Il trasduttore di pressione


T misura la pressione (assoluta o relativa) nel punto A. La pressione nel punto B data da:
p B = p A g h , essendo la densit del fluido (supposto incomprimibile) nel tubo di
collegamento tra A e B.

B
h
A

24/09/2007

Statica dei fluidi

7/13

7) Misura di pressione differenziale tra due punti mediante trasduttore di pressione. Il trasduttore
di pressione T misura la differenza di pressione tra i punti C e D; la differenza tra le pressioni
dei punti A e B data da: p A p B = p C p D + g h , essendo la densit del fluido
(supposto incomprimibile) nei tubi di collegamento tra A e C e tra B e D e z la coordinata
verticale. Si ha infatti: p A = p c g (z A z C )
p B = p D g (z B z D ) , e sottraendo
membro a membro
p A p B = p c p D + g (z B z D z A + z C ) = p c p D + g [(z B z D ) (z A z C )] = p c p D + g h

B
h
A

d) Spinta idrostatica.
In ogni punto la pressione relativa pr proporzionale (tramite la densit) all'affondamento
h (in un recipiente). La spinta la forza normale alla superficie. La forza elementare sullarea
infinitesima d :
(8)

d S = p n d

(9)

S = d S = p n d

Per le pareti piane ci si riferisca al diagramma seguente (con l'asse y perpendicolare al foglio).
Su d la spinta elementare vale: d S = p n d ;

su AB

S = n p d

ma p = g h e h = x sen

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Statica dei fluidi

S = n g x sen d ; ma

8/13

x d il momento statico di

rispetto alla linea di sponda (la cui

traccia T), e vale

x d = x

(xG coordinata del baricentro)

(10)

S = g sen x G = g h G

(hG affondamento del baricentro);

poich g h G la pressione sul baricentro, la spinta S il prodotto della pressione sul


baricentro dell'area per larea stessa.
Riferendoci alla figura di pag. seguente, si vede che la spinta sullarea , uguale al peso del
cilindro retto del liquido di base e altezza hG. La stessa considerazione si estende a superfici
non piane.

e) Centro di spinta.
Il punto di applicazione della spinta S si trova applicando il teorema di Varignon: la risultante
dei momenti dei vettori concorrenti in un punto (M ) uguale al momento della risultante di
detti vettori rispetto allo stesso polo.
(11)

M = p d x = S

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Statica dei fluidi

9/13

coordinata del centro di spinta lungo x. Dalla (9) segue:

p d x = g h x d
=
p d g h d

(12)

g sin x 2 d

g sin x d

I yy
My

La (12) esprime che il rapporto tra momento dinerzia e momento statico di rispetto alla
linea di sponda. Analogamente per la coordinata :
x y d = I xy
=
x d M y

Ixy il momento centrifugo. Dalle (12) e (13) si ricava:


si annulla quando larea simmetrica rispetto a x
variando la posizione del centro di spinta invariata
I + x G2
I
= G
= xG + G > xG
- > xG perch
xG
xG
Larea del diagramma delle pressioni rappresenta la spinta totale su una larghezza L unitaria.
Infatti, con riferimento allo schema: dS = g h d = g h dz 1 . Se la superficie rettangolare il
centro di spinta a 1/3 dell'altezza del diagramma delle pressioni.
-

f) Teorema globale dellequilibrio.


Il teorema globale dell'equilibrio la estensione a un volume finito dell'equazione locale.
La risultante delle forze di massa agenti sopra una generica porzione di una massa liquida in
equilibrio uguale e opposta alla spinta esterna agente sulla superficie chiusa che delimita .
Nel campo gravitazionale:
(14)

r r
G+ =0

cio l'azione che il liquido esterno al volume (o le pareti) esercitano su eguale e contraria al
peso G del liquido contenuto nella . Le pareti reagiscono alla pressione con una spinta eguale e
contraria. Se per esempio si ha una parete su cui si vuole calcolare la spinta, si considera un
volume di controllo che confini con la parete (scelta arbitrariamente). Il bilancio per la (14):

24/09/2007

Statica dei fluidi

10/13

r
r
r
o + 1 + G = 0

Quindi la spinta S :

r
r
r
r
S = 1 = o + G

Seguono delle semplici applicazioni di questo teorema:


1) Calcolare la spinta su di una parete cilindrica.

Le forze sono indicate nello schema. Per la (14) si ha (riferendosi alle pressioni relative):
r r
r
r
r
r
x = G + 1 + 2
3 e 4 si bilanciano.

r
Si tenga conto che qui non c momento perch 2
complanare. Proiettiamo sui due assi:

orizzontale
verticale
fluido).

r
r
xo = 1

r
r
e G sono vettori paralleli e 1

(passante per il centro di spinta)

r r
r
xv = G + 2 ( il peso del quarto di cilindro come se fosse riempito di

r
La risultante x passa per il centro del cerchio.

24/09/2007

Statica dei fluidi

11/13

2) Con riferimento allo schema, il pistone cavo a forma di tronco di cono di diametri D e d e di
altezza h, in equilibrio.

Se il pistone cavo in equilibrio (trascurandone il peso) quando H = 6h qual il rapporto tra d


e d?
Se il pistone in equilibrio, la risultante delle forze verticali agenti sulle sue pareti nulla.
D 2
1 = v = g H
4

r
v pu essere espressa in funzione delle altre forze agenti sul volume della figura, usando il
teorema globale dellequilibrio, sulla verticale.

r r
r
r
v = 1 + G 2

24/09/2007

Statica dei fluidi

Essendo 1 = v , risulta

12/13

G = 2 cio g vol = g (h + H )

Il volume del tronco di cono :

vol =

d 2
4

h 2
D + d D + d 2 . In conclusione se
12

H = 6h la

soluzione : D = 4d .
3) Con riferimento allo schema, trovare la spinta su un metro lineare dellintera parete ABC,
formata dal tratto piano AB e dal semicilindro BC.

Per la (14) si pu scrivere:


r r r
r
r
x = o + G '+G ' '+ 1
r r r
r
G '+ G ' '+ 1 = G *

ma

(peso del liquido che sarebbe contenuto nel semicilindro esterno).

r
r
r
x = o G*
r
4
G * applicato in O che dista da O di
r.
3
3r
r 2
*
o = g 3r
G = g
vettorialmente:
2
2

4. SPINTA DI UN CORPO IMMERSO E STABILITA'.


Il principio di Arahimede stabilisce che un corpo immerso o galleggiante subisce una spinta
verso l'alto uguale al peso del fluido spostato, passante per il centro di gravit del volume
spostato (centro di spinta).
Un oggetto immerso con massa minore della massa spostata viene spinto alla superficie (se c') e
galleggia. csi che il suo peso uguaglia il peso del volume spostato. Per quanto riguarda la
stabilit dei corpi immersi e dei galleggianti, sono necessarie alcune semplici definizioni: un

24/09/2007

Statica dei fluidi

13/13

corpo ha una stabilit lineare, se uno spostamento in qualsiasi direzione provoca delle forze che
tendono a riportarlo nella posizione iniziale.
Un galleggiante, per esempio, ha una stabilit verticale, mentre ha una stabilit neutrale rispetto
a spostamenti orizzontali.
Un corpo ha una stabilit rotazionale, se un piccolo spostamento angolare provoca un momento
che riporta il corpo nella posizione iniziale: una sfera sia immersa, sia galleggiante, ha una
stabilit rotazionale neutra.
Questi concetti si applicano al caso delle navi e dei sommergibili. Nel sommergibile il centro di
spinta sopra il baricentro, e uno spostamento angolare piccolo crea un momento raddrizzante:
esso quindi stabile rispetto alla rotazione. Nello schema seguente la condizione di stabilit
espressa dalla posizione: C sopra G.

Nella nave l'intersezione della spinta con la linea rappresentante la verticale ruotata (metacentro
M) deve essere superiore al baricentro G. G M chiamata altezza metacentrica e rappresenta
una misura della stabilit del corpo alla rotazione.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

EQUAZIONI DI CONSERVAZIONE.
1. Introduzione e metodo.
Come gi stato precedentemente messo in evidenza, per prevedere il comportamento di un
certo fenomeno in ingegneria si pu usare il metodo empirico, cercando di ricavare delle
equazioni in base a precedenti esperienze in condizioni simili; questo metodo valido quando le
situazioni da studiare non differiscono molto da quelle gi sperimentate e talora l'unico
utilizzabile.
Molto utile in alcuni casi 1analisi dimensionale, per mezzo della quale si pu sperimentare su
scala diversa e misurare un numero di grandezze ridotto; per esempio, nella galleria del vento si
sperimenta su piccoli modelli e si estrapola con l'analisi dimensionale agli aerei. Il limite sta nel
reperire le leggi di similitudine e nella difficolt di simulare tutti i fenomeni in laboratorio.
Talora si pu utilizzare il metodo analogico: alcuni sistemi si comportano in maniera simile a
sistemi completamente diversi. Per esempio il fluire dell'elettricit e il fluire del calore in un
solido conduttore sono matematicamente simili, per cui si possono estrapolare al campo termico
misure e calcoli fatti nel campo elettrico.
Infine c il metodo analitico, basato sulle leggi fisiche e sulla loro espressione matematica. La
sua validit dipende dalle semplificazioni fatte e anche dalla tecnica matematica usata.
Le leggi fisiche fondamentali nella meccanica dei fluidi e nello scambio termico sono:
-

legge di conservazione della massa


legge di conservazione della quantit di moto
legge di conservazione dell'energia (prima legge della termodinamica).
seconda legge della termodinamica
equazioni fenomenologiche

Tra le ultime si possono ricordare:


-

equazione di stato (dei gas)


legge di viscosit di Newton
legge di conduzione del calore di Fourier
legge di radiazione di Stefan-Boltzmann
legge di refrigerazione di Newton
legge di Ohm
diffusione di massa (legge di Fick).

Le leggi ed equazioni di continuit (conservazione della massa), della quantit di moto


(conservazione della quantit di moto) e lequazione dellenergia (conservazione dellenergia)
formulate pi oltre, si possono applicare ad un dato sistema. Si hanno sia equazioni differenziali,
valide in ogni punto del sistema, sia equazioni globali (o integrali), applicate gi ad un sistema
finito.
Le equazioni di conservazione differenziali sono le equazioni fondamentali che interpretano il
fenomeno fisico di un fluido in movimento. In esse compaiono le grandezze fisiche incognite e
le loro derivate: sono pertanto equazioni differenziali.
Con riferimento ad assi cartesiani, le variabili indipendenti sono x, y, z e t; quelle dipendenti
sono la pressione p, la velocit V, la temperatura T e le propriet del fluido (densit, viscosit,
calore specifico, conduttivit).
Le tre equazioni sono qui di seguito presentate in coordinate cartesiane; sono inoltre riportate
anche le formulazioni in coordinate cilindriche e sferiche.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

Si esamini un sistema costituito da una massa fluida in movimento. Ogni punto del sistema
caratterizzato geometricamente (e perci individuato spazialmente) da coordinate (cartesiane.
cilindriche o sferiche).
Ad ogni punto inoltre associato il vettore velocit V, che esprime la variazione nel tempo della
posizione dell'
elementino associato a quel punto, individuata dalle coordinate cartesiane x, y, z e
dalla coordinata curvilinea s:
V=

ds
n = f ( x , y, z, t ) = u i + v j + w k
st

V = u 2 + v2 + w 2

La variazione nel tempo del vettore velocit l'accelerazione, espressa da


a=

dV du
dv
dw
=
i+
j+
k
dt
dt
dt
dt

Ad ogni punto infine associata la grandezza scalare pressione.


1.1. Derivata sostanziale.
In generale una grandezza fisica dipende dalla posizione e dal tempo. Per esempio la pressione
si pu esprimere come p = p( x , y, z, t ) . Si pu immaginare che il misuratore della pressione
(manometro per esempio) non resti fermo nello spazio, ma si muova rispetto a un'origine
prefissata, cos che la sua posizione (individuata da x, y, z) dipenda dal tempo. Si ha cio
p = p[x (t ), y(t ), z(t ), t ] .
Matematicamente la derivata della grandezza rispetto al tempo sar perci parziale, se si
immagina di non variare la posizione spaziale, o totale se pi in generale si considerano
spostamenti spaziali. Nel caso suddetto della pressione si pu scrivere:
dp p dx p dy p dz p
=
+
+
+
dt t dt x dt y dt z
Se l'osservatore (munito qui di manometro) si muove alla stessa velocit della particella fluida in
esame, si pu scrivete
dp p
p
p
p Dp
=
+u
+v +w
=
dt t
x
y
z Dt
dp
si pu definire la velocit totale di variazione della pressione nel tempo mentre il punto
dt
d'osservazione si muove di un tratto infinitesimo. La derivata (1) una derivata totale
particolare, cio riferita a un punto d'osservazione solidale col fluido in moto: essa detta
derivata sostanziale o materiale e corrisponde al punto di vista lagrangiano (o molecolare).
(1)

= +u
+v +w
Dt t
x
y
z

14/03/2004

Equazioni di conservazione

Con riferimento alla figura seguente, si pu fare l'esempio del nuotatore in un fiume che scorre a
dx
velocit u e al cui polso legato un manometro. La velocit del nuotatore
.
dt

dp dp dx
=
. Se egli nuota alla stessa velocit del fiume
dt dt dt
Dp p dp
in generale la pressione varia col tempo
=
+
u.
Dt t dt
In regime stazionario:

dp dp
=
u ; se
dt dt

Se applichiamo le stesse definizioni alla grandezza vettoriale velocit, dobbiamo analogamente


V
distinguere tra un'accelerazione locale
e unaccelerazione convettiva (cio la variazione di
t
velocit V in un elemento di fluido che si muova da un punto ad un altro). La derivata totale
perci
(2)

DV V
V
V
V
=
+u
+v
+w
Dt
t
x
y
z

2. Equazione differenziale di conservazione della massa


Si considera sempre un volume di controllo infinitesimo (che pu essere rigido o no ed
delimitato da una superficie di controllo) per risalire alle condizioni locali, usando equazioni
differenziali, che devono poi essere integrate al sistema che si vuole. Nella figura seguente sono
rappresentate le variabili dipendenti u e (velocit lungo x e densit), funzioni delle variabili
indipendenti x e t. Il volume di controllo infinitesimo di lati (dx, dy, dz) fisso rispetto al
sistema di riferimento.
Nel tempo dt la massa dm che entra nella faccia perpendicolare a x
dm = u dx dy dz dt
La portata data dal prodotto densit velocit area; quella che attraversa la faccia (x + dx) :

u

dx u +
dx dy dz dt
+
x
x

z
u
dz
dy

dx
u+
x

dx
x

u
dx
x

14/03/2004

Equazioni di conservazione

trascurando i (dx )
dalla prima :

si ha che la massa che nel tempo dt passa attraverso la faccia che dista dx

u + u dx + dx dy dz dt
x
x

in generale, non a regime, la portata netta in dt uguaglia la massa accumulata nello stesso tempo
a causa della variazione di densit, espressa da:

dx dy dz dt
t
Lequazione di bilancio sar perci:

dx dy dz dt
u dx dy dz dt = u + u dx + dx dy dz dt +
x
x
t

[entrante]
[uscente]
[accumulata]
con semplici passaggi si ottiene:
u

=
x
x t

da cui

( u )
=
x
t

Lo stesso procedimento valido per le altre facce, per cui sommando si ottiene:
(3)

(u ) (v ) (w )

+
+
=
x
y
z
t

(4)

div( V ) =

ovvero:

In particolare a regime:
(5)

div( V ) = 0

e se il fluido incomprimibile (anche non a regime)


(6)

div(V ) = 0

equazione che va poi integrata al sistema che si studia.


Fin qui si seguito il punto di vista locale (o euleriano). Seguendo il punto di vista del sistema
(se cio si muove con lelemento fluido in esame) o lagrangiano la (3) si scrive, sviluppando le
derivate dei prodotti e ricordando lespressione della derivata sostanziale (1):
(7)

D
= div(V )
Dt

14/03/2004

Equazioni di conservazione

se si usano le coordinate cilindriche lequazione di continuit, con riferimento al volumetto


infinitesimo e alle coordinate della figura seguente, :
(8)

1
+
( r u r ) + 1 ( u ) + ( u z ) = 0
r
t r r
z

In condizioni di simmetria assiale le varie grandezze non dipendono dallangolo


precedente equazione si riduce a:

e la

1
+
( r u r ) + ( u z ) = 0
t r r
z
Se la densit costante si ha inoltre:
(9)

1
( r u r )+ ( u z ) = 0
r r
z

In coordinate sferiche, lequazione diventa:


(10)

1
1
+ 2
r2 ur +
( u sin ) + 1 ( u ) = 0
r sin
r sin
t r r

Tra le applicazioni dellequazione differenziale di conservazione della massa riportate pi oltre,


si citano le equazioni di Prandtl dello strato limite e lo studio del moto sviluppato.
Le equazioni di Prandtl dello strato limite fanno riferimento al deflusso bidimensionale
stazionario di un fluido incomprimibile che lambisce un piatto; in tal caso vengono utilizzate
coordinate cartesiane, con lasse x parallelo al piatto e lequazione si riduce alla forma:
u v
+
=0
x y

V
y
strato limite

14/03/2004

Equazioni di conservazione

Nel caso del moto bidimensionale tra due piatti paralleli, rappresentato nella figura seguente, si
pu definire la condizione di moto sviluppato imponendo che il profilo della velocit non vari
u
u v
v
con la coordinata x:
= 0 ; dalla
+
= 0 si ottiene
= 0 ; essendo la velocit nulla
x
x y
y
alla parete, se ne deduce che la velocit nulla per qualunque valore di y; nel moto
bidimensionale sviluppato si ha pertanto la sola componente u della velocit.

profilo sviluppato

profilo della velocit in


sviluppo

strato limite

Immaginando di sostituire la coordinata x con la coordinata assiale z e la coordinata y con la


coordinata radiale r, la figura precedente verrebbe a rappresentare la regione di sviluppo del
deflusso in un tubo. Nel caso del moto sviluppato in un tubo di sezione circolare, con fluido
incomprimibile e in condizioni di simmetria assiale, indicando con z la coordinata assiale del
u z
condotto, la condizione di moto sviluppato rappresentata da
= 0 , Introducendo questa
z
1
( r u r ) + ( u z ) = 0 si ottiene 1 ( r u r ) = 0 . Nel moto sviluppato in
condizione nella
r r
r r
z
un tubo, il prodotto (r u r ) pertanto costante al variare di r. Poich tale prodotto assume
valore nullo alla parete, esso nullo per qualunque valore di r e quindi la componente radiale
della velocit nulla e la sola componente non nulla della velocit la componente assiale u z .
3. Equazione differenziale di conservazione della quantit di moto
Ogni particella ferma o in moto ubbidisce alla seconda legge di Newton: la variazione nel tempo
della quantit di moto uguale alle forze esterne; con riferimento alla direzione x, alla
corrispondente componente u della velocit e alla risultante Fx delle forze agenti in tale
direzione, si ha:
d
(m u ) = Fx
dt

da cui

d
u = Fx
dt

L'equazione della quantit di moto del fluido in movimento un'espressione matematica della
seconda legge di Newton, applicata a masse di fluido che scorrono. Si tratta quindi di
determinare la forza d'inerzia del fluido che scorre in ogni direzione coordinata ed uguagliarla
alle forze esterne. Le forze esterne sono le forze normali dovute alla pressione, le forze normali
e tangenziali di tipo viscoso e le forze di campo. Nel seguito, le componenti di tali forze
vengono espresse per un elemento fluido infinitesimo in un sistema di assi cartesiano; viene
quindi dedotta lequazione differenziale della quantit di moto e ne sono indicate le forme di
Navier-Stokes e di Eulero. Sono infine riportate le equazioni in coordinate cilindriche e sferiche.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

3.1. Sforzi nel fluido.


Le forze che agiscono su un elemento fluido sono quelle di superficie e quelle di volume (che nel
campo gravitazionale sono espresse dalla forza di gravit).
Consideriamo un elemento di volume (dx dy dz ) . Su ognuna delle sei facce c' una
componente normale e due trasversali, come illustrato nel disegno.

Sulle facce opposte in generale ci sar uno sforzo diverso che si pu esprimere tramite la serie di
Taylor.
f
2 f (dx )
f (x + dx, y, z ) = f (x , y, z ) +
dx + 2
+ .....
2!
x
x
2

Nel piano (x,y) ad esempio, se ci si ferma al primo termine della serie, per lo sforzo opposto a
xx , si ottiene

dy
dx

Sia gli sforzi normali che quelli tangenziali tendono a deformare l' elemento. Si pu dimostrare
che gli sforzi agenti sulla superficie in un punto della massa fluida possono essere descritti
mediante nove elementi costituiti dalle tre componenti agenti su ciascuna delle tre coppie di
facce di un volumetto di fluido infinitesimo posizionato nel punto. Gli sforzi normali e
tangenziali sono gli elementi della matrice seguente, detta matrice degli sforzi:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

xx

yx

zx

xy
yy
zy

xz

yz
zz

Da notare che: xy = yx , xz = zx , yz = zy ; queste relazioni si possono ricavare con


equazioni di equilibrio alla rotazione, considerando i momenti dovuti agli sforzi

xy , xy + xy dx , yx , yx + yx dy e agli sforzi corrispondenti alle coppie di assi (x,


x
y

z) e (y, z) ed eliminando gli infinitesimi di ordine superiore.


Per definizione la pressione p la media degli sforzi normali
(11)

p =

xx + yy + zz
3

Per fluidi statici la definizione rigorosa; per fluidi in moto la definizione arbitraria ma
conveniente; la pressione p non dipende dal tipo di coordinate usate. Le componenti dello
sforzo normale vengono espresse come somma di due termini:
(12)

xx = p + '
xx ;

yy = p + '
yy ;

zz = p + '
zz

A fluido fermo xx = yy = zz = p . Poich conveniente definire il valor medio degli sforzi


normali come pressione anche in condizioni non statiche, ne risulta che
(13)

'
xx + '
yy + '
zz = 0

Le 'vengono definite componenti deviatoriche e rappresentano la componente dello sforzo


normale che tende a cambiare la forma dellelemento fluido. Lo sforzo normale deviatorico si
pu perci definire come la deviazione di quel particolare sforzo normale dal valor medio, ed
una utile ipotesi nella derivazione della relazione tra sforzo normale e viscosit.
3.2. Legge di Stokes dellattrito viscoso.
La legge di Stokes stabilisce che gli sforzo nei fluidi dovuti allattrito viscoso sono proporzionali
alla velocit di variazione delle deformazioni; evidente la differenza rispetto al caso dei solidi,
nei quali gli sforzi sono proporzionali alle deformazioni. I fluidi che soddisfano alla legge di
Stokes sono quelli Newtoniani, gi citati nellambito dei richiami sulle propriet fisiche dei
fluidi.
In molte applicazioni il comportamento dei fluidi ben rappresentato dalla legge di Stokes; in
particolare il caso dei fluidi termovettori, quali ad esempio lacqua, il vapore e i metalli liquidi.
La legge di Stokes in coordinate cartesiane si traduce nelle relazioni seguenti:
u 2
div V
x 3
u v
= yx = +
y x

v 2
div V
y 3

(14)

'
xx = 2

'
yy = 2

(15)

xy

u w
xz = zx = +

z x

w 2
div V
z 3
v w

= zy = +
z y

'
zz = 2
yz

14/03/2004

Equazioni di conservazione

Secondo le precedenti espressioni, gli sforzi deviatorici risultano funzione della velocit di
u
deformazione lineare espressa dai termini del tipo
, della velocit di deformazione volumica
x
espressa dalla div V e della velocit di deformazione angolare, espressa dai termini del tipo
u v
e analoghi.
+
y x
Si riportano qui di seguito le espressioni della legge di Stokes in coordinate cilindriche e
sferiche; il significato fisico della legge di Stokes illustrato nei punti successivi, con
riferimento a coordinate cartesiane.
La legge di Stokes in coordinate cilindriche diventa

con

In coordinate sferiche si ha

con

14/03/2004

Equazioni di conservazione

10

3.3. Relazione tra sforzi tangenziali e viscosit


Come gi accennato, la viscosit la propriet dei fluidi che esprime la resistenza che essi
offrono allo scorrimento e per i fluidi newtoniani lo sforzo tangenziale proporzionale alla
velocit di scorrimento (cio al gradiente di velocit), o alla variazione nel tempo della
deformazione angolare.
Per un deflusso caratterizzato dalla sola componente di velocit u lungo la direzione x,
du
nellipotesi che questa vari lungo la direzione y, si ha infatti: = ; questa espressione
dy
d
d
coincide con la relazione = , nella quale
rappresenta la variazione nel tempo della
dt
dt
deformazione angolare.
u+

du
dy
dy

dy

d
d

asse x

u
d
la deformazione angolare.
dy

du
du
d = u +
dy dt u dt =
dy dt e
dy
dy

Con riferimento alla figura, lo spostamento in direzione x,

d d d d d du
, essendo
= =
=
dt dt dy dy dt dy
d du
quindi d =
dt .
=
dy dy
d
La =
corrisponde alla = G dei corpi solidi dove G il modulo delasticit
dt
tangenziale. Quindi, come gi accennato, mentre nei solidi lo sforzo di taglio proporzionale al
valore della deformazione angolare, nei fluidi lo sforzo di taglio proporzionale alla velocit di
variazione della deformazione. In generale, in presenza di componenti non nulle della velocit,
la velocit di variazione della deformazione angolare viene a dipendere dalle derivate di
entrambe le componenti della velocit giacenti nel piano considerato, come indicato nella figura
seguente, relativa al piano (x, y):
Si ha infatti:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

11

Considerando positivi gli angoli in verso antiorario, la velocit di deformazione angolare dovuta
alle variazioni della componente v della velocit lungo la direzione x data da:
v + (v / x )dx v v
d
=
= x =
dx
x
dt x
analogamente la velocit di deformazione angolare dovuta alle variazioni della componente u
della velocit lungo la direzione y :
u
d
= y =
y
dt y
la variazione totale della deformazione angolare dellelemento nel tempo pertanto espressa da:
=

v u v u
=
+
x y x y

La precedente relazione e le analoghe che si possono ricavare nei piani (x, z) ed (y, z)
confermano pertanto, in accordo con la legge di Stokes, il significato fisico delle relazioni tra gli
sforzi tangenziali, la viscosit e le variazioni della velocit espresse dalle (15).
3.4. Relazione tra sforzi normali e viscosit.
Come gi accennato, la componente deviatorica degli sforzi normali proporzionale alla velocit
di deformazione nella. direzione in cui lo sforzo normale agisce e alla variazione di
deformazione volumica dell'elemento.
Lo sforzo xx pu pertanto esprimersi nel modo seguente
(16)

xx = p +

u v w
u

+ +
+
x
x y z

essendo la componente deviatorica '


xx espressa da

'
xx =

u v w
u
, dove e
+ +
+
x
x y z

sono costanti da determinare.


u
Si pu verificare che il termine
rappresenta la velocit di deformazione lineare considerando
x
il moto lungo lasse x di due punti posti alla distanza dx. La variazione di lunghezza
dellelemento dx nel tempo dt, dovuta alla variazione della velocit lungo x, infatti data da
u
u

dx dt u dt =
dx dt ; lallungamento relativo, cio riferito alla lunghezza dx,
u +
x
x

u
u
quindi dato da
dt e pertanto
rappresenta la sua variazione nel tempo. Con
x
x
u v w
considerazioni analoghe alle precedenti, si pu verificare che
rappresenta la
+
+
x y z
velocit della deformazione volumica.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

12

Le costanti si possono determinare sulla base di unanalogia con la legge di Hooke generalizzata,
relativa alla deformazione di un solido elastico.
Indicando con xx , yy e zz gli sforzi normali agenti sul solido e con x , y e z le
deformazioni relative, con E il modulo di elasticit normale, con G quello tangenziale e con
il coefficiente di Poisson, la legge di Hooke generalizzata che lega gli sforzi normali con le
deformazioni lineari espressa da:
x =

1
xx ( yy + zz )
E

y =

1
yy ( zz + xx )
E

z =

1
zz ( xx + yy )
E

E
2(1 + )
Dalle precedenti relazioni si possono ricavare gli sforzi in funzione delle deformazioni,
procedendo come segue per la xx .
I moduli elastici sono legati dalla relazione G =

Sommando le tre equazioni si ottiene: E( x + y + z ) = x + y + z + 2( x + y + z ); dalla


seconda e dalla terza si ottiene

y = E y + ( z + x ) e z = E z + ( x + y ); dalla loro

2
E
( y + z ) ;
x +
1
1
dalla prima delle tre relazioni della legge di Hooke, sostituendo la precedente relazione ed
esprimendo E in funzione di G si ottiene
2G (1 + )
2
( y + z ) e quindi
x = 2G (1 + ) x +
x +
1
1

2
2

2
1 2
2G(1 + )
= x
( y + z )
x 1
= 2G (1 + ) x +
1
1
1
somma si ha: y + z = E ( y + z ) + 2 x + ( y + z ) e y + z =

Poich si ha: 1 2 2 = 1 2 2 = (1 )(1 + ) (1 + ) = (1 + )(1 2 ) , la precedente


(1 2 ) = 2G + 2G ( + ). Da essa si ottiene
equazione diventa x
x
y
z
1
1
2G (1 )
2G
( y + z ) = 2G(1 + ) x + 2G ( y + z ) =
x =
x +
1 2
1 2
1 2
1 2
2G (1 2 + )
2G
( y + z ) = 2G x + 2G ( x + y + z )
=
x +
1 2
1 2
1 2
Si assume ora che, nel caso del fluido, alle deformazioni x , y e z del solido corrispondano
u v
w
,
e
; si assume inoltre che alle xx , yy e zz del
x y
z
solido corrispondano nel fluido gli sforzi normali '
xx , '
yy e '
zz .
le velocit di deformazione

Sostituendo a G la viscosit dinamica e ponendo =

2
, la precedente relazione
1 2

u v w
u
; risulta cos verificato che = 2 .
+ +
+
x
x y z
u v w
u
,
Per determinare si sommano gli sforzi normali xx = p +
+ +
+
x
x y z
diventa '
x = 2

14/03/2004

Equazioni di conservazione

13

u v w
u v w
v
w
e zz = p +
, ottenendo
+ +
+
+ +
+
y
z
x y z
x y z
u v w
.
+ yy + zz = 3p + (2 + 3 ) +
+
x y z

yy = p +
xx

Essendo per lequazione di continuit


xx + yy + zz = 3p (2 + 3 )

1 D
Dt

()

u v w
D
si ottiene
= div V = +
+
Dt
x y z

La precedente relazione stabilisce che lo sforzo normale medio differente dalla pressione
statica di un ammontare proporzionale alla derivata totale della densit. Il che sarebbe in
contrasto con quanto detto prima ( '
xx + '
yy + '
zz = 0 ); ma cos la pressione sarebbe una funzione
oltre che della densit (e della temperatura) anche della variazione della densit nel tempo
2
( D / Dt ), il che non viene ammesso. Perci deve essere: 2 + 3 = 0 da cui
= .
3
La (16) diventa pertanto:
(20)

xx = p + 2

u 2 u v w

+
+
x 3 x y z

3.5. Forze dinerzia.


Nella presente deduzione dellequazione differenziale della quantit di moto si segue il punto di
vista Lagrangiano; losservatore cio solidale con l'elemento fluido di massa costante e ne
segue il moto. In tale ipotesi, le variazioni nel tempo delle componenti della velocit sono
espresse dalla derivata sostanziale; per la componente u si ha.
(21)

du Du u
u
u
u
u+
v+
w+
=
=
dt Dt x
y
z
t

Quindi la forza d'inerzia nella direzione x :


Du
Dt

(22)

FI x = m

essendo m = dx dy dz

(23)

u
u
u u
FI x = u
+v
+w
+ dx dy dz
y
z t
x

Analogamente nelle altre due direzioni.


3.6. Forze di campo.
Se il fluido si trova in un campo di forze, quale quello gravitazionale, ciascuna particella di
fluido possiede unenergia potenziale, funzione della sua posizione nel campo di forze.
Se il potenziale del campo (cio l'energia immagazzinata dall'unit di massa che si muove da un
punto ad un altro del campo) PE, la forza che il campo esercita sull'unit di massa data dal

14/03/2004

Equazioni di conservazione

14

gradiente del potenziale rispetto alla distanza. Quindi la forza di campo agente sulla massa
dx dy dz lungo la direzione x data da:
Fc =

(24)

PE
dx dy dz
x

Un esempio di campo di forze dato dal campo gravitazionale terrestre. Se si considera una
massa di fluido sotto linfluenza del campo di gravit e si sceglie un piano arbitrario sul quale
lenergia potenziale del fluido nulla, lenergia potenziale del fluido varia con la distanza nella
direzione verticale rispetto a tale piano; indicando con z la coordinata del sistema di riferimento
nella direzione verticale, con il verso positivo rivolto verso lalto, si ha: PE = g z . Applicando
la (24) si ottiene in questo caso Fc = g dx dy dz . Il segno negativo tiene conto del fatto che la
forza di gravit agisce verso il basso, mentre il verso positivo dellasse z rivolto verso lalto.
3.7. Deduzione dellequazione differenziale della quantit di moto.
Con riferimento alla figura seguente, si considerano le componenti degli sforzi lungo la direzione
x. Sommando tutte le componenti lungo tale direzione, si ottiene la risultante delle forze di
superficie nella direzione x:
z

zz +

zz
dz
z
zy +

zx +

dz

xx
yz +

xz + xz dx
x

yz

xy +
xx +

xy

yx

yy

zx
dz
z

zy

xx
dx
x

xy
x

dx

xz
yx +

yx
y

yz
y

dy

yy +
dy

yy
y

dy

y
zx

zy
zz

yx

Fsx = xx + xx + xx dx dy dz + yx + yx +
dy dx dz + zx + zx + zx dz dy dx
x
y
z

14/03/2004

Equazioni di conservazione

15

Semplificando si ottiene:
yx zx

dx dy dz
+
Fsx = xx +
y
z
x

(25)

Per la conservazione della quantit di moto la forza dinerzia uguaglia la somma delle forze di
superficie e delle forze di campo; si ha FI = Fc + Fs e sostituendo si ottiene
yx zx

u
u
u u
PE
dx dy dz u
+v
+w
+ =
+
dx dy dz + xx +
y
z t
x
y
z
x
x

(26)

dx dy dz

Ricordando che xy = yx , yz = zy e zx = xz e sostituendo le espressioni degli sforzi


tangenziali e dello sforzo normale nella (26) si ottiene
u
u
u u
PE
dx dy dz +
u
+v
+w
+ dx dy dz =
y
z t
x
x
u 2 u v w v u u w

+
+ p + 2
+
+
+
dx dy dz
+ +
x 3 x y z y x y z z x
x
semplificando e raggruppando in modo diverso, si ottiene:
u
u
u u
PE 2 1 u v w
+
+v
+w
+
=
+
+
+
x
y
z t
x 3 x x y z
(27)
1 u u u u v w
+ + + + + +

x x y y z z x x y x z x
u

La (27) con notazioni vettoriali diventa:


(28) u

u
u
u u
PE 1 p 2
( divV ) + 1 div( grad u ) + div V
+v
+w
+
=

x
y
z t
x x 3 x

La (28) lequazione della quantit di moto lungo x per fluidi viscosi. Ogni problema nel moto
dei fluidi che comporti la determinazione della velocit del fluido come funzione dallo spazio e
del tempo, implica la soluzione dellequazione della continuit e della quantit di moto.
La (28) troppo complicata per essere risolta analiticamente; un poco pi semplice il caso in
cui la densit la viscosit sono costanti: la (28) diventa allora l'equazione diNavier-Stokes.
(29)

2u 2u 2u
Du
PE p
=

+ 2 + 2 + 2
Dt
x x
y
z
x

D
= 0 , e quindi div V = 0 . Procedendo in modo analogo per le direzioni
Dt
y e z si ottengono le equazioni
essendo: div V =

14/03/2004

(29)

Equazioni di conservazione

(29)

16

2v 2v 2v
PE p
Dv
=

+ 2 + 2 + 2
Dt
y y
y
z
x
2w 2w 2w
PE p
Dw
=

+ 2 + 2 + 2
Dt
z
z
y
z
x

Si hanno cos 4 equazioni in 4 incognite,u, v, w, p. Per la risoluzione bisogna spesso ricorrere a


metodi numerici.
In molti problemi sono utili le espressioni delle precedenti equazioni in coordinate cilindriche e
sferiche.
Tra i casi particolari opportuno ricordare subito quello a viscosit zero (fluidi ideali) che porta
allequazione di Eulero. Sui tre assi si ha:
(30)

Du
PE 1 p
=

x x
Dt

Dv
PE 1 p
=

y y
Dt

Dw
PE 1 p
=

z z
Dt

Si riportano ora le equazioni di Navier-Stokes in coordinate cilindriche e sferiche.


In coordinate cilindriche si ha:
per la direzione z

per la direzione r

per la direzione

u z , u r e u sono le componenti della velocit nelle direzioni z, r e e Z, R e sono le


corrispondenti forze di massa per unit di volume.
Nelle coordinate sferiche r, e , con riferimento alle componenti di velocit u r , u e u le
equazioni di Navier-Stokes diventano:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

17

per la direzione r

per la direzione

per la direzione

con

Nelle precedenti equazioni R , e sono le forze di massa per unit di volume.


Si riportano ora i casi particolari delle equazioni di Navier-Stokes relativi allo strato limite
(equazioni di Prandtl), e ai deflussi sviluppati bidimensionale tra due piatti paralleli e in tubi
circolari.
Nella stesura delle equazioni di Prandtl dello strato limite bidimensionale non vengono
considerate le forze di massa. In base alla valutazione degli ordini di grandezza delle varie
p
derivate, lequazione relativa alla direzione y si riduce alla
= 0 , mentre lequazione
y
u
u
p
2u
relativa alla direzione x diventa u
+ v =
+ 2 .
y
x
y
x
Nel caso del moto sviluppato tra due piatti orizzontali, trascurando le forze di massa e il
2u 2u
u
u
p
+ v =
+ 2 + 2 ;
corrispondente gradiente di pressione verticale, si ha u
y
x
y
x
x
dp
d2u
dp
u
2u
lequazione si riduce alla
= 2 , in quanto v = 0,
= 0,
= 0 . La derivata
2
dx
dx
x
dy
x
con le ipotesi fatte totale, in quanto si trascurata la dipendenza della pressione dalla
coordinata y.
du
In questo caso, essendo nulla la componente v della velocit, si ha xy = yx = ; essendo
dy
il fluido incomprimibile e il moto sviluppato, si ha inoltre xx = yy = p .

14/03/2004

Equazioni di conservazione

18

Nel caso del moto sviluppato di un fluido incomprimibile in un tubo circolare, in condizioni di
d 2 u z 1 du z
dp
, essendo
= 2 +
simmetria assiale, trascurando le forze di massa, si ha
dz
r dr
dr
du
p
= 0 . In questo caso si ha: rr = = zz = p e zr = rz = z .
dr
r
Sia nel caso del moto bidimensionale sviluppato tra due piatti che nel deflusso sviluppato nel
tubo circolare, lintegrazione dellequazione di Navier-Stokes permette di ricavare il profilo di
velocit, che in entrambi i casi parabolico.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

19

4. Equazione differenziale di conservazione dellenergia.


Per la formulazione dellequazione differenziale di conservazione dellenergia, si esprime
inizialmente il lavoro sviluppato nellunit di tempo dagli sforzi normali e tangenziali agenti
sulla superficie di un volumetto infinitesimo di fluido in moto, che costituisce un sistema
termodinamico chiuso; a tale sistema quindi applicato il primo principio della termodinamica.
Lespressione ottenuta viene poi semplificata mettendo in relazione il lavoro degli sforzi normali
e tangenziali con le variazioni di energia del fluido. Si fa riferimento ad assi cartesiani,
riportando poi anche le formulazioni dellequazione in coordinate cilindriche e sferiche.
4.1 Lavoro per unit di tempo compiuto dagli sforzi normali sul volumetto infinitesimo.
Si valuta ora il lavoro netto svolto nellunit di tempo dagli sforzi normali agenti in direzione x;
tale lavoro dato dal prodotto degli sforzi normali per larea su cui essi agiscono e per la
componente della velocit agente nella direzione dello sforzo. Con riferimento allasse x larea
data da (dy.dz), gli sforzi sono del tipo xx e la componente della velocit la u.
Considerando la velocit e le forze agenti sul volumetto si ha:
asse x
xx

xx +

u+

xx
dx
x

u
dx
x

Il lavoro netto per unit di tempo dato dalla prima delle due espressioni seguenti e si riduce alla
seconda eliminando gli infinitesimi di ordine superiore:
xx

xx u + xx + x dx u + x dx dy dz = x ( xx u)dx dy dz .

Procedendo in modo analogo per gli sforzi normali relativi alle direzioni y e z , le cui
componenti della velocit sono v e w, si ottiene lespressione del lavoro netto complessivo
dovuto agli sforzi normali:

( )

x ( xx u) + y yy v + z ( zz w )dx dy dz

4.2 Lavoro per unit di tempo compiuto dagli sforzi tangenziali sul volumetto infinitesimo.
Si valuta ora il lavoro netto svolto nellunit di tempo dagli sforzi tangenziali agenti nel piano
normale alla direzione x, sullelemento di superficie infinitesimo (dy.dz). Si tratta degli sforzi
xy e xz , che agiscono rispettivamente nelle direzioni y e z , come indicato dal secondo

14/03/2004

Equazioni di conservazione

20

pedice. Le componenti di velocit che intervengono nellespressione del lavoro sono quindi
rispettivamente v e w.
Con riferimento a xy si ha:

xy +

xy

asse y
v+

xy
x

dx

v
dx
x

asse x
Il lavoro netto per unit di tempo cos espresso, eliminando anche qui gli infinitesimi di ordine
superiore:
xy

v
w

dx v + dx + xz + xz dx w +
dx dy dz =
xy v xz w + xy +

x
x
x
x

=
v + xz w dx dy dz
x xy

Procedendo in modo analogo per gli sforzi tangenziali agenti sulle facce dellelemento
infinitesimo normali alle direzioni y e z, si ottengono le seguenti espressioni, simili alla
precedente;

lavoro per unit di tempo compiuto dagli sforzi yx e yz :

u + yz w dx dy dz
y yx

lavoro per unit di tempo compiuto dagli sforzi zx e zy :

u + zy v dx dy dz .
z zx

4.3 Lavoro complessivo svolto dagli sforzi normali e tangenziali nellunit di tempo sullunit di
volume.
Sommando i vari termini e dividendo per il volume infinitesimo dx.dy.dz si ottiene lespressione
del lavoro netto complessivo svolto dagli sforzi normali e tangenziali sullunit di volume di
fluido in moto:

(31)

[
[
[

]
]
]

u + xy v + xz w +
x xx

u + yy v + yz w +
y yx

u + zy v + zz w
z zx

14/03/2004

Equazioni di conservazione

21

Questa relazione viene nel seguito ripresa, considerando un fluido che soddisfi alla legge di
Stokes, che esprime gli sforzi normali e tangenziali in funzione della viscosit del fluido.
4.4 Variazioni di energia nellunit di tempo dovute al lavoro degli sforzi normali e tangenziali.
Per esprimere le variazioni di energia nellunit di tempo dovute al lavoro degli sforzi normali e
tangenziali, si considerano le tre componenti dellequazione differenziale di conservazione della
quantit di moto:
xx yx zx
Du
= X+
+
+
Dt
x
y
z
xy yy zy
Dv

= Y+
+
+
Dt
x
y
z
xz yz zz
Dw

= Z+
+
+
Dt
x
y
z

(32)

D
rappresenta la derivata sostanziale; X, Y e Z indicano
Dt
le forze agenti sullunit di volume. Le tre equazioni vengono rispettivamente moltiplicate per
u, v e w, allo scopo di far apparire lenergia cinetica; si ha infatti:
Nelle precedenti relazioni loperatore

xx yx zx
Dv
Dw
Du
+
u
+v
+w
+
+
= uX + vY + wZ + u
Dt
Dt
Dt
y
z
x
xy yy zy
xz yz zz
+ w

+ v
+
+
+
+
y
z
y
z
x
x
da cui si ottiene:
yx
xx
zx
D 1

( u 2 + v 2 + w 2 ) = uX + vY + wZ + u
+u
+u
+
Dt 2
x
y
z

xy
yy
zy
yz
xz
zz
+v
+v
+v
+w
+w
+w
x
y
z
x
y
z
Per far comparire il lavoro degli sforzi normali e tangenziali si introducono le derivate dei
prodotti tra le componenti del vettore velocit e gli sforzi di taglio, procedendo come qui di
(u xx )
xx
u
seguito esemplificato per il termine u
, che viene sostituito da
. Si ottiene
xx
x
x
x
cos lespressione seguente:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

22

( )

(u xx )
D 1 2
u u yx
u (u zx )
u
2
2
u
v
w
uX
vY
wZ
+
+
=
+
+
+

+
yx
+
zx
+
(
)
xx

Dt 2
x
x
y
y
z
z

( )

( )

v xy
x

(w zz )
z

zz

xy

( )

v v yy
v v zy
v (w xz )
w w yz
w
+
yy
+
zy
+
xz
+
yz
+
x
y
y
z
z
x
x
y
y

w
z

Le derivate dei prodotti a secondo membro sono i nove termini del lavoro complessivo L svolto
dagli sforzi normali e tangenziali per unit di tempo e di volume; si ha cos:
L =

(u xx )
x

( ) + (u ) + (v ) + (v ) + (v ) + (w ) + (w ) + (w )

u yx
y

xy

zx

yy

zy

yz

xz

zz

la precedente espressione coincide, a meno dellordine degli addendi, con quella


precedentemente ottenuta:
L =

xx u + xy v + xz w +
yx u + yy v + yz w +
u + zy v + zz w .
x
y
z zx

Portando al primo membro L e rielaborando lequazione si ottiene:


D 1 2

u + v 2 + w 2 ) uX vY wZ +
(

Dt 2

u
u
u
v
v
v
w
w
w
+ yx
+ zx
+ xy
+ yy
+ zy
+ xz
+ yz
+ zz
=
x
y
z
x
y
z
x
y
z

L =
+ xx

D 1 2

u + v 2 + w 2 ) uX vY wZ +
(

Dt 2

u
v
w
+ xx
+ yy
+ zz
+
x
y
z
u
u
v
v
w
w
+ yx
+ zx
+ xy
+ zy
+ xz
+ yz
=
y
z
x
z
x
y
=

D 1 2

u + v 2 + w 2 ) uX vY wZ +
(

Dt 2

u
v
w
+ xx
+ yy
+ zz
+
x
y
z
=

u v
v w
u w
+ xy + + xz +
+ yz +

z x
y x
z y
Lespressione finale stata ottenuta utilizzando le relazioni xy = yx , xz = zx , yz = zy.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

23

Si introducono ora le relazioni tra gli sforzi normali e tangenziali e la viscosit utilizzate nella
deduzione dellequazione di Navier-Stokes:
xx = p + 2

u 2
v 2
w 2
divV ; yy = p + 2 divV ; zz = p + 2
divV ;
x 3
y 3
z 3

u v
xy = + ;
y x

u w
xz = +
;
z x

v w
yz = +
.
z y

Sostituendo si ottiene:

(33)

D 1 2

u + v 2 + w 2 uX vY wZ +

Dt 2

u 2 v 2 w 2 2
u v w
u v w
+ 2 + +
+
p +
+
+
divV +
x y z 3
x y z
x y z
L =

u v
v w
u w

+ + + +
+ +
z x
y x
z y

Ponendo:
2
2
2
2
2
u 2

v
2
w u v u w v w
2
(divV )
= + 2 + 2 + 2
+ + + +
+ +
3
z y x z x z y
x

si ha infine:

L =

u v w
D 1 2

u + v 2 + w 2 ) uX vY wZ p +
(
+
+

Dt 2
x y z

1 2
u + v 2 + w 2 ) lenergia cinetica per unit di massa ed esprimendo X,
(
2
( PE)
Y e Z in funzione dellenergia potenziale dellunit di massa PE, con X =
,
x
( PE)
( PE)
Y =
, z =
si ottiene:
y
z
Indicando con KE =

L =

D(KE )
D(PE )
+
p divV +
Dt
Dt

La precedente relazione mostra che il lavoro compiuto sul fluido per unit di tempo e di volume
produce variazioni dellenergia cinetica e potenziale e lavoro reversibile di compressione; causa
inoltre dissipazione di energia per effetto della viscosit.
4.5 Formulazione dellequazione differenziale di conservazione dellenergia.
Lequazione differenziale di conservazione dellenergia viene dedotta applicando il primo
principio della termodinamica al volumetto infinitesimo di fluido in moto di lati dx, dy, dz.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

24

Esso un sistema chiuso e quindi di massa costante, che nellunit di tempo subisce variazioni
della sua energia totale a causa dello scambio netto di calore e lavoro con lambiente esterno.
Il calore fornito per conduzione, irraggiamento e per leventuale potenza termica locale per
unit di volume dovuta alla generazione interna qv.
La potenza termica netta fornita per conduzione espressa da:
dove
div(q c ),

T
T
T
rappresenta il flusso termico per conduzione, nellipotesi
+ jK y
+ kK z
q c = iK x
x
y
z

che la conducibilit termica dipenda dalla direzione.


Una analoga espressione pu essere scritta per la potenza netta scambiata per irraggiamento:
div(q r ) , essendo q r il flusso termico per irraggiamento.
Applicando il primo principio della termodinamica, si uguaglia la somma della potenza termica
netta fornita e del lavoro netto fornito per unit di tempo alla variazione nellunit di tempo
dellenergia interna, cinetica e potenziale.
Con riferimento allunit di volume si ha quindi:
div(q c ) div(q r ) + q v +

D(KE )
D(PE )
D(U )
D(KE )
D(PE )
+
p divV + =
+
+
Dt
Dt
Dt
Dt
Dt

Nella precedente equazione lenergia interna dellunit di massa stata indicata con U. Si
osserva che i termini relativi allenergia cinetica e potenziale a primo e secondo membro si
semplificano; lequazione si riduce pertanto alla forma seguente:
(34)

D(U )
= p divV div(q c ) div(q r ) + + q v
Dt

Esplicitando il termine di conduzione si ha:


(35)

D(U )

T
T
T
+ K z
= p divV + K x
+ K y
div(q r ) + + q v
Dt
x
x y
y z
z

U
Dalla relazione dU = c v dT +
dv (nella quale v indica il volume specifico), nellipotesi
v T
che la variazione dellenergia interna in funzione del volume specifico sia trascurabile, si pu
esprimere lenergia interna mediante il calore specifico a volume costante cv , ottenendo:
(36)

cv

DT

T
T
T
+ K z
= p divV + K x
+ K y
div(q r ) + + q v
Dt
x
x y
y z
z

Se la conducibilit termica costante si scrive infine:


(37)

cv

2T 2T 2T
DT
= p divV + K 2 + 2 + 2 div(q r ) + + q v
Dt
y
z
x

Per fluido incomprimibile ( = costante) si ha divV = 0 , c p = c v e lequazione diventa:

14/03/2004

(38)

cp

Equazioni di conservazione

25

2T 2T 2T
DT
= K 2 + 2 + 2 div(q r ) + + q v
Dt
y
z
x

Nelle applicazioni per lo sviluppo di modelli per il calcolo del coefficiente di scambio termico in
convezione forzata in moto laminare, lequazione differenziale di conservazione dellenergia
stata applicata per un deflusso bidimensionale stazionario, supponendo nullo il contributo
dellirraggiamento e della generazione volumica di calore; trascurato inoltre il termine
lequazione si riduce alla forma seguente:
(39)

2T 2T
T
T
= K 2 + 2
c p u
+v
y
y
x
x

Come risulta dalla precedente equazione, la determinazione dellandamento delle temperature


richiede la conoscenza delle componenti della velocit. Si osserva inoltre che anche nelle
condizioni di deflusso sviluppato, con la componente v della velocit nulla, lequazione
ancora alle derivate parziali e si mantiene alle derivate parziali anche trascurando la conduzione
2T
nella direzione del moto del fluido, con leliminazione del termine
. Alla precedente
x 2
equazione fa riferimento la trattazione di Leveque dello scambio termico in moto laminare.
Per lo sviluppo dei modelli analitici dello scambio termico stata anche utilizzata lequazione in
coordinate cilindriche, come nella trattazione di Graetz, ma con lo stesso livello di
semplificazione dellequazione precedente.
In coordinate cilindriche, in condizioni di moto sviluppato con simmetria assiale, propriet
fisiche costanti, in assenza di generazione volumica e di dissipazione viscosa, si ha:
(40)

cpu z

2 T 1 T
T
= k 2 +
r
e, trascurando la conduzione nel verso del moto
r r r
z
z

(41)

cpu z

1 T
T
= k
r

z
r r r

Oltre alle precedenti espressioni dellequazione differenziale di conservazione dellenergia, si


cita anche la seguente formulazione, sviluppata per gas ideali:
dalla c p c v =

cv

p
p
si ha c v T = c p T ;
T

cv

DT
DT D p

= cp

Dt
Dt Dt

u v w
DT
DT 1 Dp p D
D

; essendo
= cp

+ 2
= +
+
Dt
Dt Dt Dt
Dt
x
y
z

14/03/2004

Equazioni di conservazione

DT
DT 1 Dp p u v w
e sostituendo nella formulazione generale, si
= cp

+
+
Dt
Dt Dt x y z
ottiene
cv

(40)

cp

DT
Dp
= k 2T +
+ q v + , valida per gas ideali.
Dt
Dt

La formulazione generale in coordinate cilindriche, nel caso di propriet fisiche costante e in


assenza di scambio termico per irraggiamento e generazione volumica, la seguente:

In coordinate sferiche, nelle stesse ipotesi, lequazione diventa:

26

14/03/2004

Equazioni di conservazione

27

5. Equazioni integrali di conservazione integrali.


I principi di conservazione si possono applicare sia a un volume di controllo che a un sistema. Il
volume di controllo un volume fissato una volta per tutte, racchiuso da una superficie di
controllo.
Un sistema invece una fissata quantit di massa che resta invariabile anche se cambiano la sua
posizione, la sua energia, la sua forma. Applicare le equazioni all'uno o all'altro dipende dal
problema; utile stabilire la relazione tra il volume di controllo e il sistema in esso contenuto
istante per istante: ci risulta dalle equazioni integrali di conservazione.
6. Equazione integrale di conservazione della massa.

Si consideri la quantit di materia contenuta al tempo t nel volume di controllo c.v. racchiuso
dalla linea piena (che la superficie di controllo c.s.).
Se il campo osservato un fluido in moto le cui linee di corrente sono rappresentate in figura, al
tempo t + t il sistema (e quindi la massa) si sar spostata, e la superficie di controllo del nuovo
volume di controllo occupato rappresentata nella figura dalla linea tratteggiata. Se guardiamo
i1 disegno abbiamo tre regioni: Ia regione (quella iniziale), IIa regione (quella tratteggiata a
destra) e IIIa regione, quella tratteggiata a sinistra. Se chiamiamo mI, mII e mIII le masse in
ognuna di queste regioni, possiamo fare un bilancio di massa, ricordando che la massa iniziale
(cio quella del sistema) resta immutata e quello che cambia il volume (o la regione) che la
racchiude.
m I (t ) = m I (t + t ) m III (t + t ) + m II (t + t )
Ordinando e dividendo per t si ha:
m I (t + t ) m I (t ) m III (t + t ) m II (t + t )
=
t
t
Prendendo i limiti per t 0 , il Io membro diventa:

(m )c.v. = d(vol)
t
t c.v.
il II membro diventa:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

28

m (t + t ) m II (t + t )
lim III
&in m
&out = V cos dA V cos dA = V dA
=m
t

A in
A out
c.s.

t 0

m
&out rappresentano le portate entranti e uscenti nel volume di controllo, V il vettore
&in e m
velocit che forma un angolo con la normale alla superficie elementare dA.
Il bilancio di massa, cio la sua conservazione espressa da:
(41)

V dA = t d(vol)

c.s.

c. v .

forma integrale dell'equazione di continuit, il cui significato fisico che la portata netta che
passa attraverso la superficie di controllo uguale al decremento nel tempo della massa
contenuta nel volume di controllo delimitato dalla superficie.

Nel caso di moto stazionario


= 0 la (41) diventa
t
(42)

V dA = 0

c.s .

Se il fluido incomprimibile (liquidi)


(43)

V dA = 0

c.s.

Si prenda come esempio il moto stazionario rappresentato nello schema seguente:


Applicando la (42) si ha:

V dA = 0

c.s .

V dA + V dA + V dA = 0

A2

A3

A1

se le velocit sono normali alle superficie i prodotti scalari danno:

V dA + V dA V dA = 0
2

A2

A3

A1

Assumendo che le velocit e la densit siano uniformi su ogni sezione di passaggio del fluido, si
ha:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

2 A 2 V2 + 3 A 3 V3 1 A1 V1 = 0 , ovvero la somma delle portate in massa uscenti W2 e W3


uguale alla portata in massa entrante W1 :

29

W2 + W3 = W1

(43)

Applicazioni analoghe alla precedente vengono effettuate ad esempio nelle giunzioni tra le
tubazioni delle reti di distribuzione di fluidi; si pu osservare che in tal caso le equazioni di
conservazione della massa del tipo (43) sono analoghe alle equazioni ai nodi dei circuiti elettrici
in corrente continua.
Se il tubo singolo, nellipotesi di moto stazionario, la portata in massa resta costante in ogni
sezione. Mantenendo ancora lipotesi di velocit e densit costanti nelle rispettive sezioni e di
velocit normali alle sezioni di ingresso e uscita, si ha:

V1 (1)

(2) V2

A1

A2

1 V1 A1 = 2 V2 A 2

(44)

Se le densit sono uguali, lequazione si riduce alla


V1 A1 = V2 A 2 e le velocit sono inversamente proporzionali alle sezioni di passaggio.

(45)

Lintegrale di superficie, nel caso di condotti con sezione circolare di raggio R, con la portata in
massa W e la velocit V(r ) variabile con il raggio r e normale alla sezione, diventa:
R

W = V(r )2 r dr
0

Lelemento di area infinitesimo compreso tra i raggi r ed r + dr si ottiene dalla differenza tra le
2
due aree
(r + dr ) r 2 = r 2 + dr 2 + 2 r dr r 2 eliminando linfinitesimo di ordine
superiore. Il calcolo dellintegrale richiede la conoscenza dei profili di velocit, che sono stati
ricavati in letteratura sia per il moto laminare che per il moto turbolento.

Se la densit costante nella sezione retta, si definisce la velocit media V , che viene
usualmente messa in relazione con la portata, senza utilizzare il profilo di velocit (V(r ) :
R

(46)

V=

V(r )2 r dr
0

W
R2

Nei precedenti esempi lequazione integrale di conservazione della massa stata utilizzata in
condizioni stazionarie. L applicazione in condizioni non stazionarie necessaria in tutti i casi in
cui occorre mettere in relazione la variazione della massa di uno o pi fluidi presenti in un

14/03/2004

Equazioni di conservazione

30

contenitore, con le portate entranti e uscenti. E il caso, ad esempio del bilancio di massa del
corpo cilindrico di un generatore di vapore e delle conseguenti variazioni di livello del liquido in
esso contenuto.
7. Equazione integrale di conservazione della quantit di moto.
L'equazione della quantit di moto permette di ricavare le forze che agiscono sulle superfici
delimitanti un fluido in moto.
L'equazione stabilisce che la risultante de1le forze agenti su una particella o su un sistema di
particelle di massa fissata data dalla seconda legge di Newton:
F=

dM
dt

(M la quantit di moto lineare del sistema M = m V ). Se la forza F costante su un tempo


t si ha F t = M (riferita ad assi che non accelerano ). Riferendoci alla stessa figura di
prima, dobbiamo esprimere la variazione di quantit di moto che il sistema (la massa fissata)
subisce in t:
M = M I (t + t ) M III (t + t ) + M II (t + t ) M I (t )
Dividendo per t, ordinando e prendendo i limiti per t 0 si ha:
M I (t + t ) M I (t )

= (M )c.v. =
V d (vol)
t 0
t
t
t c.v.
lim

M II (t + t ) M III (t + t )
=
t 0
t
lim

infatti

( M&)

out

( M&)

in

V V dA

c.s.

M& = m&V

& la variazione nel tempo della quantit di moto associata con la massa m che
essendo M
attraversa la superficie di controllo della regione I per uscire nella regione II o entrare nella
regione III, nel tempo t .
L'equazione integrale della quantit di moto diventa:
(47)

F=

V d(vol) + V V dA
t c.v.
c .s .

14/03/2004

Equazioni di conservazione

31

F formata da una forza di superficie Fs (dovuta agli sforzi normali, generalmente identificati
con la pressione e allo sforzo di taglio) e da una forza di volume (peso della massa)
G = B d (vol)
c. v .

(48)

Fs + B d (vol) =
c. v .

V d(vol) + V V dA
t c.v.
c .s .

per moto stazionario


(49)

Fs + G =

V V dA

c .s .

Lequazione di conservazione integrale della quantit di moto pu essere utilizzata in differenti


applicazioni, con differenti finalit, sia nello sviluppo di modelli analitici che in applicazioni di
tipo tecnico. Tra queste ultime si cita, a titolo di esempio, il calcolo delle forze applicate da un
fluido in moto alle pareti di un condotto. In tutti i casi richiesta la conoscenza dellandamento
della velocit e della densit nel volume di controllo e sulla superficie di controllo. A seconda
dei casi, tali grandezze possono essere valutate in modo rigoroso o determinate sulla base di
assunzioni semplificative (assumendo ad esempio pressioni e velocit uniformi nelle sezioni di
ingresso e uscita dei fluidi).
Nellesempio seguente si considera il moto del fluido in un condotto curvo come nello schema,
in condizioni stazionarie e si vogliono calcolare le componenti della forza che viene esercitata
sul tubo, tra le sezioni 1 e 2..

Scegliendo come volume di controllo, quello compreso tra le sezioni 1 e 2, si applica la (49)
Fs + B d (vol) =
c. v .

V V dA

c .s .

Si suppone che le velocit e le pressioni siano uniformi sulle aree. Le componenti della forza di
superficie sono (Fpx e Fpy sono le incognite cambiate di segno):
Fsx = p1 A1 p 2 A 2 cos + Fpx
Fsy = p 2 A 2 sin + Fpy

14/03/2004

Equazioni di conservazione

32

Le forze di campo si riducono alla gravit, quindi al peso del liquido tra le sezioni 1 e 2, G.
Il termine di flusso della quantit di moto , lungo lasse x:

V V dA = A
x

V22 cos 1 A1 V12 = W2 V2 cos W1 V1

V22 sin = W2 V2 sin

c.s.

lungo lasse y:

V V dA = A
y

c.s.

lequazione diventa:
Fpx = p 2 A 2 cos p1 A1 + 2 A 2 V22 cos 1 A1 V12
Fpy = p 2 A 2 sin + 2 A 2 V22 sin + G
Il fluido esercita sul tubo una forza le cui componenti sono:
R x = Fpx

R y = Fpy

Seguono alcuni esempi di applicazione dellequazione integrale di conservazione della quantit


di moto al deflusso in un condotto, in cui lequazione viene utilizzata per il calcolo dei vari
contributi alla caduta di pressione tra le sezioni di ingresso e di uscita. Occorre osservare che in
tali esempi vengono esaminati separatamente differenti aspetti delle cadute di pressione nei
condotti che nella realt possono essere sono presenti simultaneamente. Si considera il deflusso
di un fluido in un tubo di diametro d e lunghezza L in differenti condizioni, determinando la
corrispondente caduta di pressione mediante l'equazione integrale di conservazione della quantit
di moto
Caso 1
Il tubo orizzontale, il profilo di velocit uniforme in tutte le sezioni, la densit costante e il
deflusso stazionario ed il fluido ideale; la portata in massa W

B
L

Si applica l'equazione integrale di conservazione della quantit di moto (48) ad un volume di


controllo delimitato dalla superficie interna del tubo e dalle sezioni rette di ingresso e di uscita
del fluido, proiettando la precedente equazione nella direzione orizzontale. Il termine di gravit
d contributo nullo, la derivata della quantit di moto rispetto al tempo nulla poich il regime
stazionario, il flusso di quantit di moto netto tra le sezioni di ingresso e di uscita nullo e non vi
sono forze tangenziali alla parete poich il fluido ideale; le uniche forze applicate sono quelle
di pressione, da cui si ottiene pA = pB.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

33

Caso 2
Le condizioni sono quelle del caso (1) ma il fluido reale; si assume che esso applichi alla
parete uno sforzo di taglio uniforme

B
L

Applicando ancora l'equazione integrale di conservazione della quantit di moto al volume di


controllo del caso (1) si osserva che oltre alla forza dovuta alla differenza di pressione presente
quella dovuta allo sforzo di taglio; si ha pertanto:
d 2
(p A p B ) dL = 0
4

da cui :

pA pB =

4
L
d

Lo sforzo di taglio pu essere espresso in funzione del fattore d'attrito diFanning f e della
4W
1
velocit media v m =
mediante la relazione = f v 2m , ottenendo l'espressione della
2
2
d
4L 1 2
L
L1 2
caduta di pressione per attrito: p A p B =
f v m = 2f v 2m = f B
v m
d 2
d
d2
fB il fattore d'attrito diBlasius, dato da: fB = 4 f.
Caso 3
Le condizioni sono quelle del caso (2) ma il tubo verticale, con
deflusso verso l'alto. In questo caso occorre considerare, oltre alle
forze dovute alla pressione e allo sforzo di taglio, anche la forza
peso:
2
2
(p A p B ) d dL gL d = 0
L
4
4
4
si ottiene: p A p B =
L + gL .
d

A
d

Caso 4
Il tubo orizzontale, il deflusso stazionario e il profilo di velocit uniforme nelle sezioni di
ingresso e di uscita, con valori rispettivamente pari a vA e vB. Il condotto riscaldato; alle
temperature di ingresso e di uscita corrispondono le densit A e B, uniformi sulla sezione retta.
Si vuole determinare la differenza di pressione ai capi del condotto dovuta alla sola differenza tra
le densit allingresso e alluscita.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

34

B
L

Nell'applicazione dell'equazione integrale di conservazione della quantit di moto intervengono


al primo membro le sole forze di pressione e al secondo membro la variazione del flusso di
quantit di moto:

(p A p B ) d

= vvdA = vvdA vvdA = B v 2B A v 2A


cs

p A p B = B v 2B A v 2A =

) d4

da cui :

1
1 2 2
1 2 2
1

B vB
A v A = G 2

B
A
B A

essendo G la portata in massa specifica, data da G =

W
= v
d 2 / 4

poich il fluido riscaldato si ha B < A e quindi pA - pB > 0. Questa componente della caduta
di pressione viene chiamata caduta di pressione per accelerazione spaziale e pu essere rilevante
in presenza di grandi variazioni della densit quali si verificano, ad esempio, con fluidi in
cambiamento di fase.
Caso 5
Il tubo orizzontale e il deflusso stazionario; il profilo di velocit uniforme e pari a vA nella
sezione di ingresso e varia con legge nota v(r) nella sezione di uscita; la densit costante.
Determinare la differenza di pressione ai capi del condotto dovuto alla sola differenza tra i profili
di velocit allingresso e alluscita.

W
B r

L
Come nel caso precedente, nell'applicazione dell'equazione integrale di conservazione della
quantit di moto intervengono al primo membro le sole forze di pressione e al secondo membro
la variazione del flusso di quantit di moto:

(p A p B ) d
4

d/2

= vvdA = vvdA vvdA = v 2 2rdr v 2A

da cui :p A p B =

cs

4
d 2

d/2

v
0

2rdr v 2A

d 2
4

14/03/2004

Equazioni di conservazione

35

La differenza di pressione anche in questo caso dovuta ad una variazione spaziale della
velocit. Una condizione simile a quella del presente calcolo si verifica nella regione iniziale di
un condotto, dove si assesta il profilo di velocit. Per completare il calcolo occorre conoscere il
legame funzionale v = v(r); nelle normali applicazioni tecniche questa differenza di pressione
non viene considerata.
Caso 6
Il tubo orizzontale, il profilo di velocit uniforme in tutte le sezioni, la densit uniforme nel
condotto e costante nel tempo; la portata in massa varia nel tempo. Determinare la caduta di
& , supponendo l'attrito trascurabile.
pressione corrispondente alla variazione W

B
L
x

Nell'applicazione dell'equazione integrale della quantit di moto si considerano al primo membro


le sole forze di pressione e al secondo membro il solo termine di variazione temporale della
quantit di moto:

(p A p B ) d
4

)(

L
W
&L da cui :
d 2 / 4 dx = W
vdvol =

t cv
t 0 d 2 / 4

&L
W
pA pB = 2
d / 4

Occorre osservare che in presenza di variazioni temporali della portata si manifesta sempre
questa componente della caduta di pressione, la cui entit dipende naturalmente dalla velocit di
variazione della portata.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

36

8. Equazione integrale di conservazione dellenergia


Per quanto riguarda lequazione integrale di conservazione dellenergia, si fa riferimento alla
formulazione seguente, gi dedotta nellambito delle lezioni introduttive al corso con un
procedimento analogo a quello adottato per la conservazione della massa e della quantit di
moto:

q cs + q v dv = e dv + e V n dA
(50)
t cv
CV
cs
nella precedente formulazione, q cs rappresenta la potenza termica che attraversa la superficie di
controllo, q v la potenza termica locale per unit di volume dovuta alla generazione interna ed e
rappresenta lenergia dellunit di massa del sistema, espressa dalla somma delle energie per
1 2
1
unit di massa interna u , cinetica V (indicata nel seguito con V 2 )e potenziale gz:
2
2
1 2
(51)
e = u + V + gz
2
dove V il modulo del vettore velocit e z la coordinata verticale.
Con riferimento alla formulazione (50), si tiene ora conto del lavoro effettuato nellunit di
tempo sullambiente esterno dal fluido del sistema, dovuto al fatto che questo si espande e
defluisce, esercitando sforzi normali e tangenziali sulle superfici solide o fluide del volume di
controllo.
E opportuno suddividere il lavoro nelle seguenti tre categorie:
I.

lavoro effettuato dal sistema su elementi meccanici in movimento, quali pistoni o


palettature delle giranti di pompe o turbine (si assume positivo il lavoro effettuato dal
sistema sugli organi in movimento e negativo quello da questi ultimi effettuato sul fluido
del sistema, come nel caso delle pompe); si parla in questo caso di lavoro dalbero (shaft
dWs
work); la corrispondente potenza viene indicata nel seguito come
;
dt

II.

lavoro effettuato dal fluido sullambiente esterno, quando il fluido applica uno sforzo di
taglio su elementi della superficie di controllo che siano in moto (shear work); in tal caso
verranno prodotti nellunit di tempo lavori dovuti alla forza corrispondente allo forzo di
taglio e allo spostamento del fluido dovuto alla sua velocit; la corrispondente potenza
dW
viene indicata nel seguito come
;
dt
lavoro necessario per muovere il fluido attraverso la superficie del volume di controllo
(flow work).

III.

Si esprime ora lultimo dei tre termini precedenti, con riferimento alla figura seguente:

14/03/2004

Equazioni di conservazione

37

Volume di controllo

dA
Superficie di controllo

Ambiente esterno al
volume di controllo

Si fa lassunzione che la pressione sia lunica componente dello sforzo normale agente sul fluido
in corrispondenza della superficie di controllo. Questipotesi normalmente verificata nella
pratica in modo rigoroso o approssimato, a seconda dei casi, come si pu dedurre
dallespressione degli sforzi normali vista precedentemente. In particolare, se il fluido
incomprimibile e la velocit di deformazione lineare del fluido nella direzione perpendicolare
alla superficie nulla, lo sforzo normale unicamente dovuto alla pressione.
Il lavoro corrispondente al passaggio della massa dm dalla posizione indicata in figura a quella
del volume con linea tratteggiata dato dal prodotto della forza p dA per lo spostamento dL ed
pertanto pari a p dA dL = p dV , dove dV indica il volume della massa infinitesima dm.
1
p
Introducendo la densit si ha: dV = dm e il lavoro viene ad essere espresso da
dm .

p dm
dm
Con riferimento allunit di tempo, la potenza corrispondente data da
, dove
dt
dt
rappresenta la portata in massa che attraversa la superficie dA del volume di controllo nellunit
di tempo. Con riferimento allespressione precedentemente introdotta, la portata in massa che
attraversa la superficie di controllo espressa dal prodotto scalare del vettore velocit V con il
vettore normale allarea della superficie e di modulo pari alla superficie; si ha pertanto
dm
= V n dA . La potenza corrispondente allo spostamento del fluido pertanto espressa da
dt
p
V n dA .

Inserendo i termini rappresentativi del lavoro per unit di tempo nella (50), considerando
positivo il lavoro effettuato dal sistema sullesterno, si ha cos:
(51)

q cs +

dv

CV

dWs dW dWn

= e dv + e + V n dA
t cv

dt
dt
dt
cs

Nella precedente espressione si indicata con

dWn

la potenza corrispondente alla componente


dt
degli sforzi normali non dovuta alla pressione che, come detto sopra, normalmente nulla o
dWv dW dWn
trascurabile. Indicando con
=
+
il lavoro complessivo dovuto agli sforzi
dt
dt
dt
viscosi, la (51) diventa:
(52)

q cs +

CV

dv

dWs dWv

= e dv + e + V n dA
t cv

dt
dt
cs

14/03/2004

Equazioni di conservazione

38

dW
, va osservato che esso nullo nei seguenti casi:
dt
la superficie del volume di controllo una parete solida in quiete; in questo caso il lavoro
nullo in quanto la velocit del fluido a contatto con la parete nulla e pertanto sono nulli gli
spostamenti subiti dal fluido (la parete interna di un tubo, ad esempio, applica lo sforzo di
taglio w al fluido, ma il lavoro nullo perch nulla la velocit del fluido a contatto con la
parete);
la velocit del fluido nelle sezioni di ingresso e di uscita della superficie di controllo
normale alla superficie stessa; in questo caso il lavoro degli sforzi di taglio nullo in quanto
essi agiscono in direzione normale a quella dello spostamento (nella scelta delle superfici di
controllo conveniente porsi, ove possibile, in questa condizione).
Circa il termine

dW
= 0 tipica dellapplicazione dellequazione (51) a condotti o recipienti,
dt
come nellesempio della figura seguente, in cui le superfici di ingresso e di uscita del fluido sono
normali al vettore velocit:
La condizione

qcs
Superficie di
controllo in
quiete
dWs
dt

z=0

Nella figura seguente invece riportato, a titolo di esempio, il volume di controllo (ABCD) sulla
cui superficie di controllo esistono regioni in cui il lavoro degli sforzi di taglio non nullo:

V
B
strato limite

volume di
controllo

C
D

Il volume di controllo appartiene allo strato limite bidimensionale che si forma su di una parete
piana orizzontale lambita da una corrente di fluido viscoso con velocit indisturbata V
parallela allasse x.
Il lavoro degli sforzi di taglio nullo sulla sola superficie AD , che posizionata sulla parete,
dove la velocit nulla. Esso non invece nullo sulle altre tre superfici del volume di controllo

14/03/2004

Equazioni di conservazione

39

AB, BC e CD , in quanto su di esse si hanno valori non nulli delle componenti u e v della
velocit e delle loro derivate (che comportano sforzi di taglio non nulli per effetto della viscosit
del fluido).

8.1 Formulazione unidimensionale dellequazione in regime stazionario.


Si considera ora un caso particolare, ma di notevole interesse, dellequazione integrale di
conservazione dellenergia, consistente nella sua formulazione unidimensionale in regime
stazionario, per un volume di controllo la cui superficie presenta una sola sezione di ingresso e
una sola sezione di uscita.
Si fa lipotesi che le superfici delle sezioni di ingresso e di uscita siano piane e normali al vettore
velocit e si fa riferimento ai valori medi delle varie grandezze sulle sezioni stesse. Indicando
con i pedici (1) e (2) la sezione di ingresso e la sezione di uscita; si ha:

e + p V n dA = u + 12 V

cs

cs

= u + p + 1 V 2 + g z
2

+ g z + p V n dA =

V dA u + 12 V

A2

+ g z + p V dA =
A
1 1

= u + p + 1 V 2 + g z u + 1 V 2 + g z + p m
&
2

2
2

1
essendo, per la conservazione della massa:

V dA = V dA = m&, dove
A1

& rappresenta la
m

A2

portata in massa.
Lequazione di conservazione dellenergia diventa pertanto:
q cs +

dv

CV

dWs dWv = + p + 1 2 + + 1 2 +
p
&
u
V g z u
V g z + m
2

dt
dt
2
2

& e ponendo
Dividendo entrambi i membri per la portata in massa m

dWs
ws =
dt
(53)

dWv
/ m
& e wv =

dt

energia tempo = energia


/ m
& (si tratta di
) si ottiene:

tempo massa
massa

p
p
1
1
u 2 + 2 + V22 + g z 2 = u 1 + 1 + V12 + g z 1 + q w s w v
2 2
1 2

Utilizzando la definizione di entalpia h = u +


(53 bis)

&,
q = q cs + q v dv / m

CV

p
la (53) diventa:

1
1
h 2 + V22 + g z 2 = h 1 + V12 + g z1 + q w s w v
2
2

14/03/2004

Equazioni di conservazione

40

La precedente espressione dellequazione integrale di conservazione dellenergia mette in


1
H = h + V 2 + g z , subisce
evidenza che lentalpia di stagnazione H, definita dalla somma
2
variazioni lungo il condotto soltanto se il fluido sottoposto a scambi di calore o lavoro con
lesterno nel passare dalla sezione di ingresso a quella di uscita del volume di controllo (si
ricorda che q positivo se fornito al fluido, mentre i lavori ws e wv sono positivi se forniti
dal fluido allambiente esterno).
La (53) pu essere riscritta nel seguente modo, nellipotesi di densit costante:
(54)

p1 1 2
p

1
+ V1 + g z1 = 2 + V22 + g z 2 + w s + w v + (u 2 u 1 q )
2
2

Questa forma dellequazione pu essere confrontata con lequazione di Bernoulli per fluidi non
viscosi (che verr ricavata pi oltre), applicata tra lingresso e luscita del volume di controllo:
(55)

p1 1 2
p
1
+ V1 + g z1 = 2 + V22 + g z 2
2
2

La (55) non tiene conto dellattrito, dello scambio termico e di tutti i tipi di lavoro, ad eccezione
di quello dovuto alle forze di pressione. La (54) mette in evidenza che il trinomio di Bernoulli,
p 1

definito da + V 2 + g z , subisce variazioni tra la sezione di ingresso e la sezione di uscita,


2

per effetto del lavoro su macchine o del lavoro dovuto alle forze viscose, e per effetto dello
scambio termico e dei fenomeni dissipativi.
Dividendo i due membri della (54) per laccelerazione di gravit, si ottiene la corrispondente
espressione in termini di altezze:
(56)

h T1 = h T 2 + h s + h v +

(u 2 u 1 q )
g
rappresentano i carichi totali di Bernoulli, definiti da

Nella precedente equazione, h T1 ed h T 2


w
w
p V2
hT =
+
+ z ; si ha inoltre: h s = s e h v = v .
g 2g
g
g

u 2 u1 q
rappresenta il contributo alla variazione del carico rotale conseguente alle
g
variazioni di energia interna e allo scambio di calore.
Il termine

Seguono due esempi di applicazione dellequazione integrale di conservazione dellenergia ad


un condotto sottoposto a scambio termico, in cui un fluido termovettore che percorre una
tubazione scambia calore con la parete della tubazione stessa.
Sono considerati i due casi seguenti:
il tubo cede al fluido una potenza per unit di superficie costante su tutta la superficie;
la temperatura della parete del tubo a contatto con il fluido si mantiene costante su tutta la
superficie.

14/03/2004

Equazioni di conservazione

41

Le modalit di scambio termico di questi due esempi sono rappresentative, anche se in forma
semplificata, dello scambio termico che si verifica in alcune situazioni reali, di cui la prima
caratterizzata da un valore imposto della potenza ceduta al fluido, mentre la seconda
caratterizzata da un valore costante della temperatura di parete.
Rientrano nel primo caso il riscaldamento per effetto Joule e quello dovuto a reazioni nucleari; a
questa modalit di scambio termico si avvicina anche lirraggiamento da parte di una fiamma.
Il secondo caso fornisce una rappresentazione approssimata delle modalit operative degli
scambiatori di calore in cui un fluido monofase scambia calore, attraverso una parete, con un
fluido la cui temperatura costante o subisce piccole variazioni lungo lo scambiatore (come nel
caso di un fluido in cambiamento di fase).
8.2 Applicazioni dellequazione integrale di conservazione dellenergia ad un condotto
sottoposto a scambio termico
8.2.1 Condotto cilindrico con flusso termico imposto costante sulla parete.
Si considera un tubo riscaldato di diametro d e lunghezza L, percorso da un fluido monofase, di
cui sono note le propriet termofisiche. Alla parete a contatto con il fluido applicato il flusso
termico imposto qw , definito come rapporto tra la potenza termica ceduta e la superficie,
supposto costante su tutta la superficie. Il tubo percorso dalla portata in massa W.
Sono note la temperatura e la pressione del fluido allingresso e si vuole determinare la
temperatura del fluido in uscita e la temperatura massima della parete, supponendo che il
coefficiente di scambio termico hc sia costante su tutta la superficie.

qw
W

B
L

Si applica l'equazione integrale di conservazione dell'energia al volume di controllo delimitato


dalla parete interna del tubo a contatto con il fluido, in regime stazionario e in assenza di lavoro
scambiato con l'esterno alla superficie del volume di controllo (ad eccezione di quello dovuto
alle forze di pressione):

1
p
q cs = u + V 2 + gz + V n dA
2

cs
Indicando con h l'entalpia, espressa da h = u +

p
e trascurando rispetto ad essa

i termini

1 2
V e gz , si ha: q cs h V dA .
2
cs
Facendo riferimento alle entalpie medie hA ed hB definite da h A ,B =

A ,B

hvdA

A ,B

hB - hA = cp (TB - TA) , si ottiene:

vdA

e ponendo

14/03/2004

Equazioni di conservazione

42

q cs = W(h B h A ) = Wc p (TB TA )
La potenza termica totale ceduta dalla parete del tubo al fluido data da: q cs = q w d L .
q
q dL
La temperatura di uscita del fluido data da: TB = TA + cs = TA + w
Wc p
Wc p
W 4W
Introducendo la portata specifica definita da
G=
si ottiene anche:
=
A d2
4q w L
TB = TA +
.
G d cp
Dalla definizione di coefficiente di scambio termico si ottiene un salto di temperatura tra la
q
parete e il fluido costante lungo il condotto e pari a: Tw Tf = w ; la massima temperatura di
hc
parete perci raggiunta nella sezione di uscita dove si ha:
TwB = TB +

qw
.
hc

Le semplificazioni dell'equazione dell'energia adottate in questo calcolo sono giustificate in


molti casi pratici dagli ordini di grandezza dei termini dell'equazione; l'espressione delle
variazioni di entalpia mediante il calore specifico conduce ad errori la cui entit dipende dalle
condizioni del fluido e dalla variazione di temperatura in gioco.
Circa il massimo valore della temperatura di parete, occorre osservare che esso viene raggiunto
nella sezione di uscita poich il flusso termico e il coefficiente di scambio sono uniformi; se
questi variano lungo il condotto la massima temperatura di parete pu essere raggiunta in una
sezione intermedia.
Un calcolo analogo al precedente pu essere svolto per determinare le temperature del fluido e
della parete in una qualsiasi sezione intermedia.
8.2.2 Condotto cilindrico con temperatura di parete costante.
La temperatura di parete del condotto in questo caso costante; si vuole determinare la
temperatura di uscita del fluido (espressa dal suo valore medio sulla sezione retta) e la potenza
termica ceduta dalla parete al fluido, nell'ipotesi che il coefficiente di scambio termico hc sia
costante.
Tw = costante
W

dx
Tf

d
Tf + dTf

x
L

14/03/2004

Equazioni di conservazione

43

Poich in questo caso il flusso termico varia lungo il condotto, occorre applicare l'equazione di
conservazione dell'energia ad un tratto di condotto infinitesimo di lunghezza dx. Adottando le
stesse semplificazioni del caso precedente e indicando con Tf e Tf + dTf la temperatura media
del fluido sulle sezioni rette nelle posizioni assiali x ed x + dx, il bilancio di energia fornisce:
q w d dx = h c (Tw Tf ) d dx = W c p dTf = W c p d(Tw Tf )

Si posto dTf = d(Tw Tf ) in quanto Tw costante. Integrando si ottiene:

T TB
d (Tw Tf )
h d
h dL Tw TB
= c
= c dx ln w
=e
Wc p
W c p Tw TA
(Tw Tf )
Tw TA

Tw TB = (Tw TA )e

hc d L
W cp

hc d L
Wcp

Si ricava cos la temperatura media TB del fluido nella sezione di uscita:


TB = Tw (Tw TA )e

hc d L
W cp

La potenza termica ceduta dalla parete al fluido data da:


q cs = W c p (TB TA ) .
Con procedimento analogo al precedente possono essere determinate la temperatura del fluido
nella generica sezione intermedia e la corrispondente potenza.

02/11/2011

22.15.49

Altri esempi di applicazione delle equazioni integrali di conservazione


Variazione di pressione in una giunzione a T
La giunzione a T in figura caratterizzata dal ramo di ingresso n 1 (inlet), dal ramo di uscita n 2
(run), allineato con il ramo di ingresso e dal ramo uscente a 90 rispetto ai rami n 1 e n 2 (branch). Il
diametro interno D uguale per i tre rami. La densit nella sezione di ingresso e nelle sezioni di uscita
sono rispettivamente pari a 1, 2 e 3.

(1) inlet W1

(2) run W2

(3) branch W3

la portata in ingresso W1 si suddivide tra le portate in uscita W2 e W3; dallequazione di conservazione


della massa si ha: W1 = W2 + W3
Si vuole calcolare, in regime stazionario, la differenza di pressione p1 p2, che si realizza tra le sezioni
1 e 2.
Si applica allo scopo lequazione integrale di conservazione della quantit di moto tra le sezioni 1 e 2,
con riferimento ad un volume di controllo delimitato dalla parete interna dellinlet e del run e dalle
sezioni di ingresso e uscita 1 e 2.
Il bilancio di quantit di moto viene applicato nella direzione dellasse dellinlet e del run, con le
seguenti ipotesi semplificative:

si trascura lo sforzo di taglio applicato dalla parete al fluido

le velocit nelle sezioni 1 e 2 sono uniformi, hanno la direzione dellasse dellinlet e del run e sono
W1
W2
espresse da V1 =
e V2 =
, con A1 = A2 = D2/4
1 A1
2 A 2

il vettore della velocit V3 diretto nella direzione del branch e non ha quindi componenti nelle
direzione dellinlet e del run

le pressioni p1, p2 e p3 sono uniformi in ciascuna sezione.

Lasse della tubazione dellinlet e del run orizzontale e pertanto la forza di gravit non agisce nella
direzione considerata; le forze di superficie, con lipotesi fatta sullo sforzo di taglio, sono solamente
quelle dovute alla pressione. Poich la velocit costante su ciascuna sezione, il flusso di quantit di
moto dato dal prodotto della portata in massa per la velocit.

02/11/2011

22.15.49

(p1 p2) D

Si ha pertanto:

= W2 V2 W1 V1

Introducendo le portate specifiche G 1 =

p1 p 2 = G 2 V2 G 1 V1 =

W1
2

= 1 V1 e G 2 =

W2
D2

= 2 V2 si ottiene:

G 22 G 12

2
1

A seguito delle approssimazioni introdotte, la precedente formulazione non in completo accordo con
i dati sperimentali; per confronto con dati sperimentali stata pertanto introdotto il fattore correttivo
K12, che funzione del rapporto W3/W1 ed dellordine di 0.7. la formulazione da utilizzare per il
calcolo della differenza di pressione, introducendo anche lipotesi che le densit del fluido nellinlet e
nel run siano uguali e pari a pertanto data da:
p1 p 2 = K 12

G 22 G 12

Si pu osservare che, essendo G 2 G 1 si ha p 2 p1

Tra linlet e il run si verifica quindi un aumento di pressione, anzich una diminuzione di pressione.

Deflusso di una corrente contro un ostacolo cilindrico

la figura seguente rappresenta il deflusso di una corrente contro un ostacolo cilindrico; si richiede di
determinare la forza applicata dalla corrente allostacolo, con le ipotesi qui di seguito indicate, in
condizioni di regime stazionario. La rappresentazione della corrente bidimensionale (coordinate x
ed y) e la profondit (nella direzione perpendicolare al piano xy) di lunghezza unitaria; lostacolo
cilindrico ha lasse perpendicolare al piano xy e la gravit agisce nella direzione dellasse
dellostacolo. Il volume di controllo considerato individuato dal rettangolo ABCD.
direzione y

L
V

V
Vx

direzione x

A
D

Attraverso il lato AB, di lunghezza 2L, entra una portata di fluido incomprimibile, con densit e
velocit uniforme V diretta perpendicolarmente ad AB.

02/11/2011

22.15.49

A valle dellostacolo, il profilo di velocit del fluido uscente dal lato CD non uniforme, in quanto
risente della presenza dellostacolo, che devia una parte della portata in direzione trasversale; lungo
CD si ha perci un profilo di velocit caratterizzato da un minimo al centro del lato CD.
Si assume che la pressione sia uniforme in tutto il volume di controllo. Si assume inoltre che in
corrispondenza ai lati BC e AD lo sforzo di taglio nella direzione dellasse x sia nullo.
La variazione di flusso di quantit di moto subita dal fluido a seguito dellinterazione con lostacolo
deve essere equilibrata, anche in presenza di una pressione costante, da una forza applicata dal fluido
allostacolo nella direzione dellasse x; la determinazione di questa forza loggetto dellesercizio.
Per determinare la forza incognita, indicata con Fx, si proietta lequazione integrale di conservazione
della quantit di moto nella direzione dellasse x. La risultante delle forze, con le ipotesi fatte sulla
pressione uniforme e assenza di sforzi di taglio lungo i lati BC e AD, si riduce alla forza incognita
Fx (la gravit d contributo nullo in quanto agisce in direzione perpendicolare a quella considerata).
Il flusso netto di quantit di moto (termine stazionario al secondo membro dellequazione), dato da:
r r r
r r r
r r r
r r r

+
V
V
d
A
V
V
d
A
V
V
d
A
V

V dA
AB

CD

BC

AD

Considerando che la velocit in ingresso uniforme e perpendicolare ad AB, si ha:


L
r
r
r
r
r
r r r L
2
2
V

d
A
=
V
i

V
i

dy
)
i
=

dy
i
=

2
L
i

AB

il segno meno dovuto al fatto che il vettore velocit diretto verso destra e quello dellarea invece
diretto verso sinistra; non sono presenti componenti della velocit nella direzione y in quanto si fa
lipotesi che nella sezione di ingresso il vettore velocit sia diretto nella direzione dellasse x; inoltre
il suo modulo costante e pari a V. Sulla sezione di uscita CD si ha:
r
r
r
r
r
r r r +L
V

d
A
=
V
i
+
V
j

V
i
+
V
j

dy
i=
y
x
y

CD

) (

r
r
+L 2
r +L
r

= Vx i + Vy j Vx dy = Vx dy i + Vy Vx dy j =
L
L

0
L
+L
+
+

r
r
L 2
r
2

= Vx dy i + Vy Vx dy j + Vy Vx dy = Vx dy i
L

0
L

+L

0
r
+L

Si ha: Vy Vx dy j = Vy Vx dy in quanto, per simmetria, nel tratto da L a 0 il vettore


L

Vy diretto verso il basso, mentre nel tratto da 0 ad L diretto verso lalto; i due integrali (da L a 0 e
da 0 a +L) danno quindi un risultato di uguale valore assoluto, ma di segno opposto. Il contributo del
flusso di quantit di moto relativo a CD nella direzione dellasse x pertanto dato dal solo termine:
+L

Vx2 dy

Il contributo relativo al lato BC dato da:

02/11/2011

22.15.49

r
r
r
r
r
r r r
V

d
A
=
V
i
+
V
j

V
i
+
V
j

dx
j=
y
x
y

BC

) (

BC

(V

r
r
i + Vy j Vy dx =

BC

r
Vx Vy dx i + Vy2 dx

BC
BC

r
j

Considerando il termine relativo alla direzione dellasse x, nellipotesi che lungo BC la componente
della velocit nella direzione dellasse x sia pari a V, si ha:

Vx Vy dx = V Vy dx
BC

Lintegrale

BC

Vy dx

rappresenta la portata che esce attraverso il lato BC.

BC

In modo analogo si pu calcolare il flusso di quantit di moto relativo al lato AD, ottenendo lo stesso
risultato. Lungo la direzione dellasse x, il contributo del flusso di quantit di moto pertanto dato
da:

V Vy dx + Vy dx
AD
BC

Data la simmetria del campo di velocit rispetto allasse x, le componenti Vy della velocit lungo
BC e AD relative agli stessi valori di x sono uguali e opposte; esse sono inoltre parallele ai vettori
delle aree ed orientate nello stesso verso (verso lesterno del volume di controllo): Si ha quindi che
Vy dx = Vy dx .
BC

AD

La somma dei due integrali

dx + Vy dx rappresenta la portata complessiva uscente dal lati

BC

AD

BC e AD (che dovuta alla componente Vy della velocit, in quanto essa perpendicolare ai lati BC
e AD); come gi detto, entrambi gli integrali danno un contributo positivo, in quanto lungo BC sia il
vettore velocit che il vettore rappresentativo dellarea sono orientati verso lalto, mentre lungo AD
entrambi i vettori sono orientati verso il basso; in entrambi i casi il prodotto scalare d quindi un
risultato positivo.
Dalequazione integrale di conservazione della massa si ha inoltre che la portata che esce dai lati BC
e AD pari alla differenza tra la portata che entra in AB e quella che esce da CD.
+L
+L
r
r
r

V
dx
+

V
dx
=
V

2
L

V
i
+
V
j

dy
i
=
V

2
L

y
y
x y
Vx dy

BC

AD

La spinta quindi applicata nella direzione x ed data da:


+L
+L
+L

+L
Fx = V2 2L + Vx2 dy + V V 2L Vx dy = Vx2 dy V Vx dy
L
L
L

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

44

9. Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine


In questa parte vengono illustrati elementi di base dellanalisi dimensionale e della similitudine,
sviluppando in particolare i punti seguenti:
impiego dei numeri adimensionati nello sviluppo di correlazioni empiriche sul moto dei
fluidi e sullo scambio termico;
deduzione dei numeri adimensionati mediante adimensionalizzazione delle equazioni
differenziali di conservazione;
significato fisico dei numeri adimensionati;
deduzione dei numeri adimensionati mediante il teorema di Buckingham
realizzazione di modelli fisici in scala in condizioni di similitudine.
Nello sviluppo dei punti precedenti si fa riferimento ad alcuni casi esempio, i cui risultati sono
indicativi anche per moto dei fluidi e scambio termico in differenti condizioni geometriche e
operative.
9.1 Impiego dei numeri adimensionati nello sviluppo di correlazioni empiriche sul moto dei
fluidi e sullo scambio termico.
Con riferimento allesempio della figura seguente, si vogliono mettere in evidenza i vantaggi
derivanti dallimpiego dei numeri adimensionati in problemi che non possono essere affrontati
in via teorica mediante risoluzione analitica delle equazioni e che vengono affrontati mediante il
metodo empirico.
Si evidenzia in particolare che limpiego dei numeri adimensionati consente sia di ridurre
notevolmente il numero di rilievi sperimentali da effettuare, che di agevolare lo svolgimento
delle esperienze, le quali possono essere effettuate in laboratorio con modelli in scala e in
condizioni pi favorevoli di quelle reali.
Lesempio a cui si fa riferimento quello della figura seguente, in cui un cilindro di lunghezza L
viene investito da una corrente la cui velocit, ad una sufficiente distanza dallostacolo,
uniforme e pari a V . Si suppone che la densit e la viscosit del fluido siano costanti e
si vuole mettere in relazione la forza F applicata dal fluido allostacolo cilindrico nella
direzione del moto.

forza F

densit
viscosit
(il cilindro ha lunghezza L nella direzione
perpendicolare al disegno)
Nellipotesi che il problema possa essere descritto in due dimensioni, trascurando le eventuali
disuniformit lungo lasse del cilindro, si suppone che la forza per unit di lunghezza sia costante
F
e pari a
.
L
Le grandezze che descrivono il fenomeno in esame, nellipotesi che le propriet fisiche siano
costanti in tutto il campo di moto del fluido, sono riportate nella tabella seguente:

12/04/2004

velocit del fluido


densit
viscosit
diametro
forza per unit di lunghezza

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

45

D
F/L

La forza per unit di lunghezza F /L la variabile dipendente, mentre le altre grandezze sono le
variabili indipendenti. Per il calcolo della variabile dipendente occorre conoscere il legame
funzionale tra di essa e le variabili indipendenti. Conoscendo la natura del fluido, la sua
pressione e la sua temperatura possibile determinare la viscosit e la densit; conoscendo anche
il diametro del cilindro e la velocit del fluido possibile, utilizzando il suddetto legame
funzionale, determinare la forza per unit di lunghezza applicata dalla corrente al cilindro.
Nellipotesi che il legame funzionale non possa essere determinato in modo analitico mediante la
risoluzione delle equazioni che descrivono linterazione tra la corrente e il cilindro, si vuole
determinare tale legame per via empirica mediante lo svolgimento di prove di laboratorio.
A questo scopo occorre definire quella che viene chiamata matrice sperimentale; essa consiste
in una tabella data dallinsieme delle condizioni di prova che si ritiene opportuno effettuare per
caratterizzare adeguatamente il fenomeno in esame.
A titolo puramente indicativo dei problemi che si potrebbero presentare nella determinazione
empirica del legame funzionale, si suppone che per la definizione della matrice sperimentale
occorra realizzare almeno quattro differenti valori per ciascuna delle variabili indipendenti. Il
numero totale di prove da effettuare sotto questa ipotesi pu essere valutato come qui di seguito
indicato. Per ogni velocit del fluido si realizzano 4 differenti valori della densit, per un totale
di 16 prove; per ognuna delle 16 prove si realizzano 4 differenti valori della viscosit, per un
totale di 64 prove; per ognuna delle 64 prove si utilizzano 4 differenti valori del diametro,
per un totale di 256 prove.
Il numero totale delle prove, pari a 256, appare pertanto elevato; non inoltre ugualmente
agevole per tutte le variabile realizzare quattro differenti valori scelti in un intervallo ritenuto
significativo. Mentre infatti facile realizzare quattro cilindri di differente diametro e quattro
correnti fluide con differenti velocit, non altrettanto agevole realizzare quattro differenti valori
della densit e della viscosit che coprano un ampio intervallo.
Considerate le dipendenze delle propriet fisiche dalla temperatura e dalla pressione, si osserva
infatti che, per un dato fluido, possibile ottenere differenti densit e viscosit con differenti
valori della temperatura e della pressione, cosa non sempre compatibile con le attrezzature
sperimentali a disposizione. Se poi la dipendenza delle propriet fisiche dalla temperatura o
dalla pressione debole, lintervallo di variazione richiesto per la temperatura e per la pressione
pu risultare troppo ampio e difficilmente realizzabile, o realizzabile con costi eccessivi. Si pu,
in alternativa, ricorrere a fluidi differenti, ma non sempre la cosa praticamente realizzabile in
quanto, ad esempio, unapparecchiatura progettata per operare con acqua non pu normalmente
operare con aria e viceversa.
Alle difficolt di tipo operativo si aggiungono quelle derivanti dallesigenza di produrre
rappresentazioni grafiche o analitiche dei punti sperimentali e del legame tra la variabile
dipendente e le variabili indipendenti. La rappresentazione grafica nel piano, ad esempio,
consente di mettere in evidenza la dipendenza di una variabile dipendente da sole due variabili
indipendenti, come illustrato nella figura seguente nella quale la variabile dipendente z

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

46

riportata in funzione delle variabili indipendenti x ed y (gli andamenti sono puramente


indicativi e non hanno alcun riferimento ai legami funzionali dello specifico problema in esame).

valori sperimentali
della variabile z

y = y1
y = y2
y = y3
y = y4
x
Nella rappresentazione in figura la variabile y viene utilizzata come parametro delle quattro
curve, che si immaginano ottenute mediante il metodo dei minimi quadrati, avendo assunto
legami funzionali adatti a rappresentare landamento dei dati sperimentali.
E evidente la difficolt di rappresentazione dei legami funzionali, che cresce al crescere del
numero delle variabili indipendenti. Nel caso in esame esse sono quattro e richiederebbero
quindi sedici rappresentazioni del tipo in figura, che consente di rappresentare leffetto di sole
due variabili indipendenti.
Dopo aver messo in evidenza le difficolt proprie di un approccio empirico non basato
sullanalisi dimensionale, si mettono ora in evidenza i vantaggi derivanti dallimpiego dei numeri
adimensionati. Lanalisi dimensionale ha consentito, per il problema in esame, una notevole
semplificazione sia nella definizione della matrice sperimentale che nelle modalit di
rappresentazione. Risulta infatti possibile rappresentare linterazione tra la corrente e il cilindro
mediante due soli parametri adimensionati, di cui uno svolge il ruolo di variabile indipendente e
laltro di variabile dipendente. I due numeri adimensionati sono riportati nella tabella seguente:
numero di Reynolds (variabile indipendente)
coefficiente di drag (variabile dipendente)

V D

F
CD =
1
V2 D L
2
Re D =

Il parametro geometrico del numero di Reynolds il diametro del cilindro; il coefficiente CD


1
definito come rapporto tra la forza, il gruppo
V2 (che rappresenta lenergia cinetica
2
dellunit di volume del fluido indisturbato) e larea (D L), che rappresenta larea della
proiezione del cilindro su di un piano perpendicolare al vettore della velocit indisturbata.
I risultati sperimentali sono presentati in forma grafica nella figura seguente, dove in ascissa e in
ordinata sono riportati i due numeri adimensionati, calcolati sulla base dei valori sperimentali.
La figura mostra che il legame funzionale ha un andamento complesso e non facilmente
rappresentabile dal punto di vista analitico (per lo meno con una sola formulazione); tuttavia
rappresentata la correlazione in forma grafica, mediante una linea che descrive landamento dei
punti sperimentali. Oltre ai punti sperimentali, la figura mostra anche landamento di un

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

47

modello teorico, elaborato da Lamb, che copre il solo intervallo dei numeri di Reynolds minori
dellunit, mentre i punti sperimentali raggiungono il valore di 10 6.
La dispersione dei punti sperimentali, molto contenuta rispetto alla linea che ne rappresenta
landamento medio, conferma che i due gruppi adimensionati sono idonei e sufficienti per
fornire unadeguata rappresentazione dellinterazione tra la corrente e il cilindro.

Occorre ancora osservare che i due gruppi adimensionati non risultano in realt sufficienti per
unadeguata rappresentazione del legame funzionale se la velocit del fluido molto elevata,
cio superiore a circa la met della velocit del suono. In tali condizioni stata infatti
individuata una seconda variabile indipendente, costituita dal numero di Mach, definito come
rapporto tra la velocit del fluido indisturbato e quella del suono. In tal caso la rappresentazione
pu essere fatta da un diagramma del tipo del precedente, ma con differenti curve corrispondenti
a differenti numeri di Mach.
Si accenna infine alle modalit di rappresentazione dellandamento dei dati sperimentali
mediante una formulazione matematica. Si pu utilizzare il metodo dei minimi quadrati, dopo
aver assunto una relazione analitica adatta a rappresentare landamento dei punti sperimentali.
Nella figura seguente rappresentato in modo qualitativo, a titolo di esempio, un insieme di
punti sperimentali; 1 e 2 sono rispettivamente le variabili adimensionate indipendente e
dipendente.

punti sperimentali
retta interpolante

1
Landamento dei punti si presta ad essere rappresentato da una retta del tipo 2 = a 1 + b e le
costanti a e b possono essere determinate con il metodo dei minimi quadrati, mediante il quale
viene minimizzata la somma dei quadrati degli scarti tra i valori sperimentali e quelli calcolati
con lequazione della retta.

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

48

A titolo di esempio, si citano ancora le seguenti relazioni funzionali molto utilizzate nella
rappresentazione dei dati sperimentali nei problemi di moto dei fluidi e scambio termico:
2 = a b1 , 2 = a b1 3c
La prima stata utilizzata nellespressione del fattore di attrito di Blasius f per il moto
turbolento in tubi, in funzione del numero di Reynolds: f = 0.079 Re 1 / 4 . La seconda stata
utilizzata nel calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione forzata con moto
turbolento, esprimendo il numero di Nusselt in funzione dei numeri di Reynolds e di Prandtl,
come nella correlazione di Dittus Boelter: Nu = 0.023 Re 0.8 Pr n , dove lesponente n vale 0.4
o 0.3 a seconda che il fluido sia riscaldato o raffreddato.
Si pu osservare che le precedenti relazioni possono essere linearizzate calcolando il logaritmo
del primo e del secondo membro. Si ha infatti: ln( 2 ) = a + b ln ( 1 ) ; pertanto possibile,
anche in questo caso, ricavare le costanti a e b mediante il metodo dei minimi quadrati,
determinando la retta di ordinata ln ( 2 ) e di ascissa ln ( 1 ) .
Il problema che si pone nellapproccio empirico basato sullimpiego di numeri adimensionati
naturalmente quello di individuare i numeri adimensionati stessi. Con riferimento al precedente
esempio si illustrano due tecniche per lindividuazione dei suddetti numeri, di cui la prima basata
sullanalisi delle equazioni differenziali che descrivono il fenomeno e la seconda sul teorema di
Buckingham.
9.2 Determinazione dei numeri adimensionati mediante adimensionalizzazione delle equazioni

asse y

Con riferimento allesempio precedente, si individuano innanzitutto le equazioni da utilizzare per


una risoluzione teorica del problema, indipendentemente dal fatto che sia agevole, o comunque
possibile, risolverle dal punto di vista matematico.

forza F

asse x

densit
viscosit
(il cilindro ha lunghezza L nella direzione
perpendicolare al disegno)
Le equazioni sono quelle della conservazione della massa e di Navier Stokes, la cui risoluzione
consentirebbe il calcolo degli sforzi normali e tangenziali applicati dal fluido alla parete del
cilindro. Dopo aver calcolato gli sforzi normali e tangenziali, sarebbe possibile calcolare le
corrispondenti forze applicate dal fluido al cilindro e determinarne la risultante F nella
direzione dellasse x.

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Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

49

Con riferimento alle coordinate cartesiane x ed y, si hanno le seguenti espressioni delle


equazioni differenziali di conservazione della massa e di Naviers - Stokes:
u v
+
=0
x y
2u 2u
u
u
p
u + v = + 2 + 2
y
x
y
x
x
2v 2v
v
v
p
u + v = + 2 + 2
y
y
y
x
x
Le precedenti equazioni sono valide in regime stazionario, per valori costanti della densit e
della viscosit, trascurando la forza peso.
Esse possono essere rese adimensionate, introducendo le seguenti variabili adimensionate:
u* =

u
v
x
y
p
, v* =
, x * = , y* = , p* =
V
V
D
D
V2

Si pu verificare che il gruppo V2 ha le dimensioni di una pressione; esso rappresenta, a


1
meno del fattore
, lenergia cinetica del fluido di velocit V per unit di volume.
2

( ) ( )
( ) ( )

u * V v * V
Sostituendo nellequazione di conservazione della massa si ha
+
= 0 , da cui si
x *D
y* D
u * v *
ottiene:
+
=0.
x * y *
Sostituendo nellequazione di Navier Stokes relativa alla direzione x si ha:

( )
( )

( ) = (p V ) + (u V ) + (u V ) ;
( ) (x D ) (x D) (y D)

u * V
u * V
*
v
V
u * V
+

x *D
y*D

D
densit e moltiplicando per 2
V
u*

dividendo per la

si ottiene:

u *
u *
p *
2u* 2u*

.
v
+
=

+
+
x *
y *
x * V D x *2 y*2

il reciproco del numero di Reynolds Re; procedendo in modo analogo per


V D
lequazione relativa alla direzione y, si hanno infine le equazioni nella seguente forma
adimensionata:
Il gruppo

u * v*
+
=0
x * y*

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

u*

u *
u *
p * 1 2 u * 2 u *

v
+
=

+
+
x *
y *
x * Re x *2 y *2

u*

v*
v *
p * 1 2 v * 2 v *

v
+
=

+
+
x *
y *
y * Re x *2 y *2

50

Con riferimento alle equazioni precedenti, si pu osservare che nella forma normale delle
equazioni le componenti della velocit u e v e la pressione p sono funzione delle seguenti
cinque variabili: x, y, , , V. Nella forma adimensionata le variabili adimensionate u*, v* e
p* sono invece funzioni delle sole tre variabili x*, y* e Re. Si ha pertanto:

u * = u * x * , y * , Re

),

v * = v* x * , y * , Re

),

p * = p * x * , y * , Re

Con riferimento ai precedenti legami funzionali, pur senza conoscerne lespressione analitica, si
pu ricavare il coefficiente di drag come illustrato qui di seguito, considerando le forze dovute
alla pressione e allo sforzo di taglio. A questo scopo per pi agevole utilizzare le coordinate
cilindriche r e , anzich le coordinate cartesiane:

ur
r, r* = r / (D/2)

forza F

con riferimento a queste ultime coordinate e alle corrispondenti componenti della velocit
indicate in figura, procedendo come per le coordinate cartesiane e utilizzando la coordinata
radiale adimensionata r* = r / (D/2) (la coordinata angolare , gi adimensionata), si ottiene:

u * = u * , r * , Re

),

u *r = u *r , r * , Re

),

p * = p* , r * , Re

u
lo sforzo di taglio sul contorno del cilindro dato da: w =
. Ponendo *w = w 2
V
r r = D / 2
e introducendo la velocit e la coordinata radiale adimensionate, si ottiene:

(
(

)
)

u* V
*w V2 = * e quindi
r D / 2

*w = 2

1 u *
u *
* = 2 * .
Re r r* =1
V D r r* =1

Poich sul contorno del cilindro la coordinata radiale adimensionata costante e pari allunit, lo
sforzo di taglio adimensionato sul contorno del cilindro solamente funzione dellangolo e del
numero di Reynolds; analoga dipendenza, sul contorno del cilindro, si ha per la pressione
adimensionata. Si ha pertanto, indicando con p w la pressione sul contorno del cilindro e con
p*w la corrispondente pressione adimensionata:

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

51

*w = *w (, Re ) , p*w = p*w (, Re )
Si esprimono ora le componenti della forza

per unit di lunghezza

F
e
L w

F
rispettivamente dovute allo sforzo di taglio e alla pressione, come integrale delle forze
L pw
infinitesime applicate allelemento di superficie del contorno (D / 2) d , che rappresenta larea
di un elemento della superficie del cilindro infinitesimo e di lunghezza unitaria. Considerando
simmetrico landamento sia della pressione che dello sforzo di taglio rispetto ad un asse
orizzontale passante per il centro del cilindro, si ha:

D
D
F
F
= 2 w sen d , = 2 p w cos d
2
2
L w
L pw
0
0
La presenza del seno e del coseno dovuta alla proiezione delle forze nella direzione
orizzontale, come indicato nella figura seguente:

pw cos D/2
d
forza F

w sen D/2 d
d

Passando anche alle grandezze adimensionate nei precedenti integrali, si ottiene:

D
F
*
2
2
*
= 2 w V sen d = D V w sen d
2
L w
0
0
Essendo

*w = *w (, Re ) , lintegrale

*
w

sen d funzione del solo

Re, in quanto la

dipendenza da viene eliminata dal calcolo dellintegrale. Si ha pertanto:


F

L w
F
=
2
D V DL V2

= *w sen d = f w (Re )
w 0

dove f w indica il legame funzionale tra il primo membro e il numero di Reynolds, non noto in
forma analitica.
Considerando la forza dovuta alla pressione, si ottiene in modo analogo:

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

52

= p *w cos d = f p (Re )
2
DL V p 0

Sommando le due forze e introducendo il fattore


ottiene:
F
1
V2 D L
2

1
al denominatore del primo membro, si
2

= f (Re )

Poich il primo membro della precedente equazione il coefficiente CD precedentemente


definito, risulta confermato che linterazione tra la corrente e il cilindro decritta dai due numeri
adimensionati CD e Re.
Allo stesso risultato si perviene, come illustrato pi oltre, mediante il teorema di Buckingham.
9.3 Determinazione dei numeri adimensionati mediante il teorema di Buckingham
Con riferimento ad unequazione tra le
fenomeno:

di variabili dimensionate da cui dipende un

f1 (x1, x2, x3, .., xm) = 0


il teorema di Buckingham (che viene qui solamente enunciato) afferma che possibile trovare
una relazione tra gruppi adimensionati, che coinvolge un numero di variabili minore e
rappresenta completamente lequazione precedente. Le variabili di questa seconda equazione,
che vengono indicate con il simbolo , sono in numero di n, con n < m:
f2 ( 1, 2, 3, .., n) = 0
Sussiste la relazione
n=mk
dove k il pi grande numero di variabili dellequazione
gruppo adimensionato.

f 1 = 0 che non si combina in un

Il fattore k minore o uguale al numero i di dimensioni fondamentali in gioco; nella maggior


parte dei casi si ha k = i. Nei problemi di moto dei fluidi in cui non appare la temperatura le
dimensioni fondamentali sono la massa, la lunghezza e il tempo e si ha quindi k = i = 3; in
presenza di scambio termico interviene anche la temperatura e si ha quindi k = i = 4.
La procedura per individuare i gruppi si basa sulla scelta di un numero di variabili
dimensionate pari a k (che vengono scelte tra le m variabili che descrivono il fenomeno); tali
variabili vengono ripetute negli n gruppi , elevate a esponenti da determinare; le rimanenti
(m k) variabili vengono inserite ciascuna in un gruppo con esponente unitario. Gli
esponenti incogniti vengono determinati imponendo che i gruppi siano adimensionati.

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

53

La procedura illustrata con riferimento allesempio del cilindro investito da una corrente, gi
trattato nei punti precedenti, per il quale si ha:
F

f1 , V , D, , = 0
L

Il numero di variabili dimensionate che descrivono il fenomeno n = 5. Le dimensioni


fondamentali in esse contenute sono la massa, la lunghezza e il tempo; si ha pertanto k = 3. Il
numero n di gruppi adimensionati pertanto pari a n = m k = 5 3 = 2 e la relazione tra
gruppi adimensionati del tipo:
f 2 ( 1 , 2 ) = 0
Quali grandezze ripetute nei due gruppi si scelgono la velocit V, la densit e il diametro D,
costruendo quindi i due gruppi adimensionati come segue:
1 = Va b D c
2 = Vd e D f

F
L

Indicando ora con m, l, t la massa, la lunghezza e il tempo, si esprimono le dimensioni dei due
gruppi:

[1 ] = l

m c m
3 (l )
lt
t l

[ 2 ] = l

m f l 1
3 (l ) m 2
t l
t l

Si determinano ora i valori degli esponenti a, b, c, d, e ed f che rendono adimensionati 1 e


2. Dal primo gruppo si ottiene:

[1 ] = l a 3 b+c1 m b+1 t -a-1


Imponendo che il gruppo sia adimensionato, cio che gli esponenti di m, l e t siano nulli, si
ottiene il seguente sistema di equazioni:
a - 3b + c - 1 = 0
b+1=0
-a - 1 = 0
da cui si ha: a = -1 , b = -1, c = 1 a + 3b = 1 + 1 3 = -1
Sostituendo si ha: 1 = Va b D c =
Dal secondo gruppo si ha:

=
V D Re

12/04/2004

[ 2 ] = l d -3e+ f

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

54

m e +1 t -d -2

d - 3e + f = 0
e+1=0
-d - 2 = 0
si ottiene d = -2, e = - 1, f = - d + 3e = +2 3 = -1.
Sostituendo si ottiene: 2 = Vd e D f

F
F
che, a meno di un fattore 2, coincide con il
=
L D L V2

gruppo adimensionato CD .
Circa la scelta delle variabili ripetute, si pu osservare che, prescindendo dagli esponenti
F
incogniti, possibile raggruppare le variabili dimensionate V , , D, ,
a gruppi di quattro
L
nei seguenti cinque differenti modi:
F
F
F
F

, D, , , V , D, , , V , , , , V , , D, , (V , , D, )
L
L
L
L

I precedenti gruppi sono stati ottenuti eliminando una alla volta le cinque variabili. Si pu
m!
utilizzare la formula seguente
, che fornisce il numero di gruppi che
(k + 1)! (m k 1)!
possibile realizzare combinando m variabili in gruppi di k + 1 ciascuno; nel caso in esame si
ha:
5!
5432
=
=5.
(3 + 1)! (5 3 1)! 4 3 2
La scelta delle variabili ripetute nei vari gruppi arbitraria. E tuttavia conveniente non inserire
la variabile dipendente tra quelle ripetute, perch essa potrebbe cos apparire in pi gruppi
adimensionati e diventerebbe difficile esplicitare la variabile dipendente in funzione delle
variabili indipendenti.
Pu essere inoltre opportuno scegliere le variabili ripetute in relazione ai numeri adimensionati
che prevedibilmente dovranno essere ottenuti; a questo scopo utile mettere in relazione il
fenomeno in esame con il significato fisico dei numeri adimensionati di cui si fa cenno pi oltre.
9.4 Risultati dellapplicazione dei precedenti metodi allo scambio termico convettivo
Si accenna ora ai risultati ottenuti applicando i metodi precedentemente illustrati a deflussi di
fluido caratterizzati da scambio termico convettivo. Si considera ancora il deflusso della
corrente a velocit V sullostacolo cilindrico di diametro D, supponendo ora che il fluido si
trovi alla temperatura T, mentre la superficie del cilindro mantenuta alla temperatura Tw.

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

55

asse y

12/04/2004

Tw
V

asse x

densit
viscosit
(il cilindro ha lunghezza L nella direzione
perpendicolare al disegno)
T T
e, per
Tw T
maggiore generalit, si considerano le equazioni del moto per fluido comprimibile, aggiungendo
inoltre lequazione differenziale di conservazione dellenergia.
Nelle equazioni di conservazione della quantit di moto vengono incluse, sempre per maggiore
generalit, termini che le rendono atte a descrivere il moto del fluido in presenza dei fenomeni di
convezione naturale.
Si tratta di termini che tengono conto delle forze che promuovono, nel campo di gravit, il moto
del fluido a causa delle differenze di densit dovute alle differenze di temperatura tra il fluido
adiacente alla parete e quello indisturbato, lontano dalla parete.
Considerate le limitate variazioni della pressione proprie dei fenomeni di convezione naturale, la
dipendenza della densit dalla temperatura viene rappresentata mediante il coefficiente di
1
espansione termica
e pu essere linearizzata nel modo seguente:
=
T p =cos tan te
1
, supponendo costante il coefficiente ; si ha pertanto = (T T ) ;
=
T T
la forza per unit di volume che promuove la circolazione naturale si ottiene moltiplicando la
differenza di densit cos espressa per la componente dellaccelerazione di gravit nella
direzione considerata.
Per questo problema si definisce la seguente temperatura adimensionata: T * =

Lequazione di conservazione dellenergia viene scritta includendo la funzione che esprime


la dissipazione viscosa di energia. La risoluzione delle equazioni porterebbe ad esprimere, oltre
alla velocit e alla pressione, anche la temperatura, la cui conoscenza permetterebbe di
determinare il flusso termico scambiato tra il fluido e la parete del cilindro e di esprimere il
coefficiente di scambio termico h.
Introducendo anche la definizione del coefficiente di scambio termico convettivo ed esprimendo
le equazioni in forma adimensionata, possibile individuare i seguenti cinque numeri
adimensionati, quali parametri rappresentativi dello scambio termico convettivo:

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

56

V D

numero di Reynolds

Re

numero di Grashof

Gr

numero di Prandtl

Pr

numero di Eckert

Ek

V2
c p (Tw T )

numero di Nusselt

Nu

hD
k

g (Tw T )D 3
( / )2
cp
k

Lanalisi delle equazioni e la definizione del coefficiente di scambio termico mostrano che il
numero di Nusselt pu essere espresso in funzione degli altri quattro numeri adimensionati:
Nu = Nu(Re, Gr, Pr, Ek)
Il numero di Grashof tiene conto dei fenomeni di convezione naturale (oltre al numero di
Grashof, anche utilizzato il numero di Rayleigh, dato dal prodotto del numero di Grashof per il
numero di Prandtl: Ra = Gr Pr ). Quando il moto del fluido dovuto sia a alla convezione
naturale che ad una velocit imposta quale la V del presente esempio, si ha la convezione mista.
Se non vi una velocit imposta , la convezione puramente naturale e nelle correlazioni non
appare il numero di Reynolds; se viceversa i fenomeni di convezione naturale sono trascurabili
non appare il numero di Grashof.
Il numero di Eckert importante nella descrizione degli effetti di compressione e di dissipazione
viscosa, che non sono normalmente rilevanti in molte condizioni di impiego dei fluidi
termovettori.
Nelle correlazioni per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione forzata
utilizzabili per i fluidi termovettori nelle condizioni operative tipiche degli scambiatori di calore,
caratterizzate da velocit dei fluidi relativamente basse, si ha tipicamente Nu = Nu(Re, Pr).
Questo risultato pu anche essere ottenuto applicando il metodo di Buckingham, sempre con
riferimento allostacolo cilindrico investito dalla corrente a velocit V , nellipotesi che il
coefficiente di scambio termico h sia funzione di , , k, cp, D, V.
In questa ipotesi si hanno sette grandezze dimensionate e quattro dimensioni fondamentali
(lunghezza, massa, tempo e temperatura) e quindi il numero di gruppi pari a tre.
Scegliendo come variabili ripetute nei tre gruppi , , D, k si pone:
1 = a b D c k d c p
2 = e f D g k h V
3 = i j D k k l V
Procedendo come precedentemente indicato, si determinano i valori delle costanti per cui i tre
gruppi sono adimensionati, ottenendo

12/04/2004

Nu
Re
Nu

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

57

hD
k
V D

hD
k

Occorre osservare che, non essendo stati introdotti il coefficiente e la differenza di


temperatura Tw - T, non possono in ogni caso essere dedotti i numeri di Grashof e di Eckert;
questo fatto mette in evidenza che la corretta applicazione del metodo di Buckingham richiede la
conoscenza di tutte le grandezze da cui dipende il fenomeno in esame, nei limiti delle
approssimazioni che si intende adottare.
9.5 Applicazione del metodo di Buckingham alle perdite di pressione per attrito in un tubo.
Si riporta ora un esempio di applicazione del metodo di Buckingham al calcolo delle perdite di
pressione per attrito viscoso in un condotto cilindrico di sezione costante, avente diametro D,
lunghezza L, e rugosit assoluta , percorso da un fluido con densit e viscosit costanti, alla
velocit V (media sulla sezione retta del tubo).

V
L

La differenza di pressione per attrito p funzione delle seguenti grandezze:


p = f1(, , V, D, L, )
Le grandezze dimensionate sono sette, le dimensioni fondamentali tre e quindi i gruppi sono
in numero di quattro. Scegliendo come variabili ripetute la densit, la velocit e il diametro, si
ha:
1 = a V b D c p
2 = d V e D f L
3 = g V h Di
4 = l V m D n
Determinando i valori degli esponenti per cui i gruppi sono adimensionati, si ottiene:

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

p
V2
L
2 =
D
1
3 =
Re

4 =
D
1 =

58

numero di Eulero
lunghezza
adimensionata
reciproco del numero
di Reynolds
rugosit relativa

Si pu quindi porre:
L
p

= f 2 Re, ,
2
D D
V

Circa il risultato ottenuto, si ricorda che il teorema di Buckingam non fornisce il legame
funzionale f2.
Si riporta, per confronto, la formulazione di usuale impiego per il calcolo delle cadute di
pressione per attrito:
p = f B

L1
V2
D2

Nella precedente relazione fB il fattore dattrito di Blasius; ponendo questultima relazione


1 L
p
nella forma
si ottiene, per confronto con gli argomenti della funzione
= fB
2
2 D
V
L

f 2 Re, , , la dipendenza funzionale f B = f B Re, , che trova riscontro nelle usuali


D D
D

correlazioni per il calcolo del fattore dattrito in tubi rugosi riportate pi oltre.
9.5 Significato fisico dei numeri adimensionati
Il metodo di Buckingham non mette in evidenza il significato fisico dei numeri adimensionati.
Si pu invece osservare che nel metodo basato sull adimensionalizzazione delle equazioni
differenziali di conservazione, il numero di Reynolds viene ad apparire come fattore
moltiplicativo di uno dei termini dellequazione di Navier Stokes. Poich ciascun addendo
dellequazione ha un suo particolare significato fisico, si pu associare anche un significato
fisico al numero di Reynolds.
Si fa allo scopo riferimento allequazione di Navier Stokes lungo la direzione dellasse x nella
forma non adimensionata, utilizzata nellapplicazione al moto di una corrente sullostacolo
cilindrico:
2u 2u
u
u
p
u + v = + 2 + 2
y
x
y
x
x

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Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

59

Il primo membro rappresenta la forza dinerzia, mentre il primo e i secondo addendo al secondo
membro rappresentano rispettivamente le forze di pressione e viscose; poich tutti gli addendi
hanno le stesse dimensioni, dal rapporto tra due di essi si ottiene un numero adimensionato.
Assumendo che le velocit siano proporzionali ad una velocit di riferimento V del sistema
considerato e che le coordinate siano proporzionali ad una lunghezza di riferimento L, il primo
V
membro dellequazione risulta proporzionale a V , mentre il termine delle forze viscose
L
V
proporzionale a 2 (a giustificazione della presenza di L2, si ricorda che la derivata seconda
L
ottenuta come limite del rapporto incrementale tra la derivata prima della velocit rispetto alla
lunghezza e la lunghezza stessa). Dal rapporto tra il termine rappresentativo delle forze dinerzia
e quello rappresentativo delle forze viscose, si ottiene il gruppo adimensionato
V 2 L2
VL
, che ha la struttura del numero di Reynolds. Se in modo analogo si fa il
=
L V

rapporto tra il termine delle forze di pressione e quello delle forse dinerzia, si ottiene il gruppo
p L
p
adimensionato
, che il numero di Eulero.
=
2
LV
V2
A seconda dei numeri adimensionati, il significato fisico pu essere dedotto nel modo appena
illustrato, o in modo differente, facendo riferimento ad altre equazioni. Il significato fisico del
numero di Nusselt si ottiene ad esempio dalla definizione del coefficiente di scambio termico e
dallespressione del flusso termico per conduzione nel fluido a contatto con la parete; con
riferimento allo scambio termico in un tubo, si ottiene che il numero di Nusselt il rapporto tra il
gradiente di temperatura alla parete e il gradiente medio nel tubo, cio tra la resistenza termica
nello strato limite e una resistenza termica media nel fluido, espressa dal rapporto tra la
differenza di temperatura Tw Tb e il diametro del tubo (Tw e Tb sono rispettivamente la
temperatura del fluido a contatto con la parete e la temperatura media del fluido).
Quale ulteriore esempio si cita il numero di Prandtl, che pu essere rappresentato come rapporto

tra la viscosit cinematica (o diffusivit molecolare della quantit di moto) =


e la

k
cp cp
diffusivit molecolare del calore =
; si ha infatti
=
=
= Pr .
cp
k
k
Nella tabella seguente indicato il significato fisico dei numeri adimensionati utilizzati
nellambito della meccanica dei fluidi e dello scambio termico.

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

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12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

61

Circa il significato fisico dei numeri adimensionati, occorre osservare che esso non va inteso in
senso strettamente quantitativo, come si pu dedurre a titolo di esempio considerando il numero
di Reynolds; innanzitutto, il valore numerico del numero di Reynolds arbitrario, in quanto esso
dipende da una scelta arbitraria del parametro geometrico; inoltre se si considera per esempio il
moto laminare sviluppato di un fluido incomprimibile in un condotto orizzontale, si pu
osservare che in esso le forze viscose sono equilibrate dalle forze di pressione e le forze di
inerzia sono nulle, in quanto il profilo di velocit non varia al variare della coordinata assiale. In
tal caso il numero di Reynolds assume un valore non nullo e ben definito, mentre leffettivo
rapporto tra le forze dinerzia e le forze viscose nullo. Questo esempio mostra che il rapporto
tra le forze dinerzia e le forze viscose non uguale al valore numerico del numero di Reynolds,
pur in presenza del significato fisico precedentemente individuato.
9.6 Gruppi adimensionati presenti nelle correlazioni empiriche.
Negli esempi dei punti precedenti si fatto riferimento a casi particolari, ma i numeri
adimensionati ottenuti hanno validit generale e possono essere applicati a condizioni differenti,
con differenti valori dei parametri geometrici, fluidodinamica e termici.

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

62

Ad esempio, il parametro geometrico del numero di Reynolds nel moto di una corrente che
lambisce una piastra la lunghezza della piastra stessa; la velocit da inserire nel numero di
Reynolds relativo al deflusso in un tubo quella media sulla sezione retta del tubo.
Oltre ai gruppi adimensionati ricavati negli esempi precedenti e, pi in generale, a quelli riportati
nella tabella, nelle correlazioni empiriche relative al moto dei fluidi e allo scambio termico
possono essere presenti altri parametri adimensionati. E il caso ad esempio dei parametri
adimensionati necessari per descrivere la configurazione geometrica dei corpi solidi, come ad
L
esempio il rapporto
tra la lunghezza e il diametro che interviene nelle correlazioni di
D
scambio termico per la regione di ingresso di un tubo. Altro caso , ad esempio, quello di un
tubo alettato investito da una corrente fluida perpendicolarmente allasse del tubo; nelle
correlazioni di scambio termico per tubi con alettatura cilindrica compaiono, ad esempio, i
rapporti tra i parametri geometrici che caratterizzano lalettatura (diametri, spessore e passo) e
uno dei parametri scelto come riferimento.
Altri parametri adimensionati possono essere introdotti per rappresentare la dipendenza delle
b
propriet fisiche dalla temperatura; il caso ad esempio del rapporto
tra le viscosit del
w
fluido alla temperatura media e alla temperatura della parete, che interviene (con un opportuno
esponente determinato empiricamente) in talune correlazioni per il calcolo del coefficiente di
scambio termico.
9.7 Cenni sulla similitudine.
Come noto, spesso richiesta la realizzazione di esperimenti per acquisire informazioni utili per
la realizzazione di prototipi di macchine o componenti di impianti; talvolta non sempre
possibile, o comunque difficile, realizzare gli esperimenti con un modello fisico in piena scala
operante nelle medesime condizioni dellimpianto. Limpossibilit o la difficolt possono
derivare dal costo eccessivo dellesperimento in piena scala e nelle reali condizioni operative;
possono inoltre non essere disponibili o realizzabili le apparecchiature necessarie per la
sperimentazione in piena scala.
In tali casi quindi opportuno o necessario realizzare lesperimento su un modello del prototipo,
possibilmente in condizioni operative pi adatte di quelle reali alla sperimentazione in
laboratorio; occorre poi trasferire i risultati acquisiti in laboratorio al prototipo nelle condizioni
di funzionamento reali. La realizzazione dellesperimento e il trasferimento dei risultati
sperimentali sono possibili se il modello realizzato ed opera in condizioni di similitudine
rispetto al prototipo.
Normalmente le dimensioni geometriche del modello sono minori di quelle del prototipo; pu
per talvolta capitare il contrario.
Per poter applicare i risultati del modello al prototipo, occorre che il modello e il prototipo siano
descritti dallo stesso insieme di equazioni e condizioni al contorno e che i valori di tutti i
parametri delle equazioni e delle condizioni al contorno siano resi uguali; in tali ipotesi il loro
comportamento simile, a condizione che linsieme delle equazioni ammetta ununica soluzione.
Le precedenti condizioni sono verificate se le equazioni, espresse in forma adimensionata, sono
uguali e se i numeri adimensionati che vi compaiono sono resi uguali mediante opportuna scelta
del fluido del modello e delle sue condizioni operative; debbono essere inoltre simili i confini
geometrici del modello e del prototipo.

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

63

La teoria della similitudine applicata a problemi di moto dei fluidi e di scambio termico porta a
definire i seguenti tre tipi di similitudine: la similitudine termica, la similitudine cinematica e
quella dinamica.
La similitudine termica di due deflussi si realizza quando la temperatura assoluta in due punti
corrispondenti del modello e del prototipo mantiene una rapporto costante.
Due deflussi sono invece simili dal punto di vista cinematico se i due insiemi di linee di corrente
che caratterizzano il deflusso nel modello e nel prototipo sono tra di loro geometricamente simili
(le linee di corrente sono linee tangenti al vettore velocit); debbono esser simili anche i confini
solidi dei due deflussi.
Si parla infine di similitudine dinamica quando tutte le variabili fisiche, espresse in forma
adimensionata, hanno lo stesso valore in punti corrispondenti del modello e del prototipo. In
questo tipo di similitudine ciascuna forza (ad esempio viscosa o dinerzia) nel deflusso del
modello mantiene un rapporto costante con lo stesso tipo di forza nel punto corrispondente del
prototipo e le due forze sono tra di loro parallele. Conoscendo il rapporto delle forze cos
possibile risalire, dalla forza misurata sul modello, alla corrispondente forza che sar applicata al
prototipo.
Ad esempio misurando la forza di drag applicata al modello del cilindro dellesempio
considerato possibile risalire alla corrispondente forza applicata al prototipo; occorre a questo
scopo che il modello e il prototipo operino in condizioni caratterizzate dallo stesso valore del
numero di Reynolds; questa condizione pu essere realizzata con un fattore di scala geometrico
minore dellunit, con unopportuna scelta del fluido del modello (che non necessariamente lo
stesso fluido del prototipo), delle sue condizioni operative e della sua velocit.
Se il fluido del modello un gas, agendo sulla pressione possibile modificarne ad esempio la
densit, che una delle grandezze che intervengono nel numero di Reynolds.
Nellipotesi che linterazione tra la corrente e il cilindro sia descritta da un legame funzionale tra
il coefficiente di drag e il solo numero di Reynolds, ad uguali valori del numero di Reynolds
debbono corrispondere uguali valori del coefficiente di drag.
Si impone perci che il coefficiente di drag del prototipo sia uguale a quello del modello e si
introducono nella corrispondente equazione la densit, la velocit e larea proiettata del modello
e del prototipo e la forza di drag applicata al modello; lunica incognita dellequazione la forza
di drag applicata al prototipo, che viene cos calcolata.
I rapporti tra le grandezze che compaiono nei numeri adimensionati del prototipo e del modello
vengono chiamati fattori di scala e sono, in generale, diversi dallunit e diversi per le varie
grandezze, nonostante che i numeri adimensionati assumano lo stesso valore. Ad esempio, come
gi stato messo in evidenza, il numero di Reynolds del deflusso contro lostacolo cilindrico
deve assumere lo stesso valore nel modello e nel prototipo. Il diametro del modello pu per
essere minore di quello del prototipo, mentre la velocit nel modello pu essere pi elevata di
quella del prototipo.
La similitudine tra il modello e il prototipo completa se tutti i gruppi adimensionati che
rappresentano il fenomeno in esame assumono lo stesso valore nel modello e nel prototipo. Se il
legame funzionale rappresentativo del fenomeno del tipo seguente:
1 = 1 ( 2 , 3 , ......... n )

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

64

indicando con i pedici p e m il prototipo e il modello, per realizzare luguaglianza della


variabile dipendente dovr essere realizzata luguaglianza di tutte le variabili indipendenti;
dovranno essere cio realizzate le condizioni:

( 2 )m = ( 2 )p ; ( 3 )m = ( 3 )p ................. ( n )m = ( n )p
se tali condizioni sono verificate, pure assicurata luguaglianza

(1 )m = (1 )p .

In pratica spesso impossibile realizzare modelli in grado di rendere uguali tutti i gruppi
adimensionati dai quali, in misura maggiore o minore, dipende il fenomeno in esame. In tali
condizioni occorre individuare i gruppi adimensionati pi rilevanti e limitare ad essi la
simulazione. Ad esempio, nello scambio termico convettivo tra una parete ed un fluido in moto
con gli usuali valori delle velocit, si pu generalmente trascurare il contributo alla convezione
naturale; in tal caso pu essere ipotizzata luguaglianza dei numeri di Nusselt del modello e del
prototipo in corrispondenza ad uguali valori dei numeri di Prandtl e di Reynolds, pur con
differenti valori del numero di Grashof (che rappresenta i fenomeni di convezione naturale).
La possibilit di rendere uguali i numeri adimensionati del modello e del prototipo dipende
anche dalle propriet fisiche dei fluidi considerati.
Per problemi di moto del fluido, dove sono rilevanti i numeri di Reynolds e di Eulero e il fattore
di attrito, ad esempio possibile simulare un prototipo operante con sodio liquido utilizzando
acqua liquida a temperatura ambiente quale fluido del modello (adottando un opportuno valore
del fattore di scala geometrico). Questo reso possibile dal fatto che la viscosit e la densit del
sodio liquido e dellacqua sono caratterizzate dagli stessi ordini di grandezza, come risulta dalla
tabella seguente:

densit [kg/m3]

sodio liquido acqua a 1 bar e acqua a 5 bar


a 400 C
20 C
e 100 C
854
998
959

viscosit cinematica [m2/s]


viscosit dinamica [kg/(m s)]

3,30E-07

1,00E-06

2,95E-07

2,82E-04

1,00E-03

2,82E-04

La tabella mostra infatti che lacqua a 1 bar e a 20 C ha una densit non molto diversa da quella
del sodio liquido, mentre la viscosit dinamica pi elevata di un fattore pari a circa 3. In tabella
sono state anche riportate, a titolo puramente indicativo, la densit e la viscosit dellacqua a 5
bar e a 100 C; come si pu osservare, in queste condizioni la viscosit dellacqua esattamente
uguale a quella del sodio liquido.
Per la simulazione dei fenomeni di scambio termico occorre introdurre anche il numero di
Prandtl, riportato nella tabella seguente:

densit [kg/m3]
calore specifico a pressione
costante [J/(kg C)]
viscosit dinamica [kg/(m s)]
conducibilit termica [W/(m C)]
numero di Prandtl

sodio liquido acqua a 1 bar e acqua a 5 bar


a 400 C
20 C
e 100 C
854
998
959
1273

4183

4216

2,82E-04
63,9
0,0056

1,00E-03
0,60
7,01

2,82E-04
0,68
1,75

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Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

65

La tabella mostra che, mentre il numero di Prandtl dellacqua dellordine di qualche unit,
quello del sodio liquido inferiore al centesimo ed di ben tre ordini di grandezza inferiore a
quello dellacqua in condizioni ambiente. La grande differenza essenzialmente dovuta ai
differenti ordini di grandezza della conducibilit termica. Se ne deduce che non possibile
realizzare con acqua un modello per lo studio dello scambio termico col sodio liquido; occorre a
tale scopo utilizzare il sodio anche per il modello, o un altro metallo liquido il cui numero di
Prandtl si avvicini a quello del sodio almeno come ordine di grandezza.
Pu essere talvolta possibile, ma non opportuno, realizzare luguaglianza di tutti i numeri
adimensionati, in quanto potrebbero manifestarsi fenomeni che non sono oggetto della
silumazione e che potrebbero alterare la simulazione stessa. E il caso, ad esempio, dei modelli
idraulici dei fiumi e dei porti; adottando un unico fattore di scala per tutti i parametri geometrici,
le profondit dellacqua nel modello rispetto al pelo libero potrebbero diventare cos piccola da
esaltare gli effetti della tensione superficiale; in tal caso pu essere opportuno distorcere
deliberatamente il fattore della scala geometrica verticale.
Si riporta ora un esempio di studio del modello in scala di uno scambiatore di calore, nellipotesi
che si voglia prevedere il valore della caduta di pressione subita da uno dei due fluidi che lo
percorre. La configurazione geometrica dello scambiatore molto pi semplice di quella della
maggior parte degli scambiatori di calore di uso industriale, ma la procedura per la simulazione
di questo caso particolare si pu ritenere indicativa anche per scambiatori di conformazione
geometrica complessa.
Circa lesempio che segue, occorre ancora osservare che la necessit di realizzare una prova
sperimentale su di un modello si pu attualmente presentare nei casi in cui non siano disponibili
in letteratura specifiche correlazioni per il calcolo del fattore dattrito e delle perdite di pressione
localizzate. Pu essere ad esempio il caso di tubi dotati di nuove rugosit artificiali finalizzate al
miglioramento dello scambio termico, per le quali non risultino disponibili dati sulle cadute di
pressione.
9.8 Esempio di simulazione mediante realizzazione di un modello fisico in scala.
Si fa riferimento allo scambiatore di calore rappresentato in figura, costituito da due tubi
coassiali:
db

dm

dte

db
L

Nelle sue condizioni di funzionamento nominali lo scambiatore di calore percorso da due


fluidi, di cui luno scorre allinterno del tubo interno e laltro scorre nellintercapedine anulare
tra il tubo centrale e il tubo esterno.

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Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

66

Si suppone di non avere a disposizione le correlazioni per il calcolo della caduta di pressione
subita dal fluido che percorre lintercapedine anulare (il problema nella realt non si pone per
scambiatori realizzati con normali tubi lisci, mentre si potrebbe porre, come precedentemente
accennato, per condotti dotati di rugosit artificiali di nuovo tipo). Si vuole pertanto realizzare
un modello fisico in scala da testare in laboratorio, caratterizzato da dimensioni geometriche
inferiori a quelle dello scambiatore prototipo ed eventualmente alimentato con un differente
fluido.
Come specificato pi oltre, nel caso in esame possibile realizzare un modello in scala
alimentato con aria, le cui dimensioni geometriche stanno in un rapporto 1 a 10 rispetto a quelle
del prototipo, mentre il prototipo alimentato con acqua; dalla misura della caduta di pressione
che si verifica nel modello si pu risalire a quella che si verificher nel prototipo.
Occorre precisare che, pur trattandosi di uno scambiatore, la simulazione non riguarda lo
scambio termico ma unicamente il deflusso di uno dei fluidi e la corrispondente caduta di
pressione (per poter rappresentare i fenomeni di scambio termico, nellipotesi di convezione
forzata, occorrerebbe considerare i numeri di Prandtl e i numeri di Nusselt o di Stanton, che
contengono il coefficiente di scambio termico).
Occorre infine osservare che nel funzionamento reale dello scambiatore entrambi i fluidi nel
percorrere lo scambiatore sono soggetti ad una variazione di temperatura pi o meno rilevante,
che dipende dalle portate in gioco, dal calore specifico dei fluidi e dalla potenza scambiata. Il
fluido di cui si vuole determinare la caduta di pressione mediante la sperimentazione sul modello
non sar quindi isotermo, ma sar soggetto ad una variazione di temperatura lungo lo
scambiatore. Ai fini della realizzazione del modello, si fa nel seguito lipotesi che sia sufficiente
rappresentare il fluido come isotermo, con una temperatura pari a quella media. Lentit
dellapprossimazione cos introdotta dipende dalla variazione della viscosit e della densit
nellintervallo di variazione della temperatura dello scambiatore.
Con riferimento alla rappresentazione schematica dello scambiatore di calore della figura
precedente, db e dm rappresentano i diametri interni dei bocchelli di ingresso e di uscita e del tubo
esterno; dte il diametro esterno del tubo interno. L la lunghezza. E' inoltre nota la rugosit
assoluta delle superficie.
Come gi accennato, si vuole determinare sperimentalmente la caduta di pressione per attrito e
localizzata nel condotto anulare dello scambiatore, tra le sezioni di ingresso del fluido (1) e di
uscita (2), realizzando un modello dello scambiatore in scala 1:10, su cui effettuare in laboratorio
la misura della caduta di pressione.
Il condotto anulare dello scambiatore percorso da acqua alla pressione media di 10 bar e alla
temperatura media di 49 C. Tali condizioni sono rappresentative dei valori medi della pressione
e della temperatura nelle condizioni di funzionamento nominali dello scambiatore. Date le
disponibilit del laboratorio in cui si effettua la sperimentazione, si intende alimentare il
modello con aria alla temperatura di 20 C e alla pressione di ingresso necessaria per avere una
pressione di uscita pari a quella atmosferica.
La portata in volume dell'acqua nello scambiatore, riferita al diametro delbocchello db, pari a
Qs = 0.0150 m3/s.
Si vuole determinare la portata dell'aria nel modello (indicata nel seguito conQm) che assicura
condizioni di similitudine, per risalire poi alla caduta di pressione nello scambiatore, sulla base
della corrispondente caduta di pressione misurata tra le sezioni (1) e (2) del modello.

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Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

67

Per realizzare le condizioni di similitudine, occorre individuare innanzitutto i numeri


adimensionati che mettono in relazione le cadute di pressione con le velocit, le propriet fisiche
dei fluidi e le caratteristiche geometriche dello scambiatore e del modello.
Si impone quindi l'uguaglianza di tali numeriadimensionati tra lo scambiatore di calore e il
modello.
Dall'uguaglianza dei numeriadimensionati si risale alla velocit che deve essere imposta al
fluido nel modello e dalla corrispondente caduta di pressione misurata nel modello si ricava
infine quella dello scambiatore.
9.8.1 Determinazione dei numeri adimensionati.
La caduta di pressione p dipende dalle seguenti grandezze dimensionate:
db, dte, dm, L, , , , u
dove u la velocit media del fluido nella sezione retta dei bocchelli; e sono
rispettivamente la densit e la viscosit del fluido.
Si ha un numero totale di 9 grandezze dimensionate, che nel seguito sono indicate col pedice "s"
o "m", rispettivamente per lo scambiatore e per il modello.
Poich le precedenti grandezze si possono esprimere in funzione della lunghezza l, della massa
m e del tempo t, sulla base del teorema di Buckingham, la relazione tra la variabile dipendente
p e le 8 variabili indipendenti pu essere espressa in funzione di 9 - 3 = 6 numeri
adimensionati.
La velocit u stata introdotta perch compare nei numeri adimensionati di normale impiego.
Essa legata alla portata in volume dalla relazione seguente:
d 2b
Q=
u
4
Applicando la tipica procedura per la determinazione dei gruppi adimensionati, si pone:
1 = a1 b1 d cb1 d te
2 = a 2 b 2 d cb2 d m
3 = a 3 b 3 d cb3 L
4 = a 4 b 4 d cb4
5 = a 5 b 5 d cb5 u
6 = a 6 b 6 d cb6 p
Si impone ora che i gruppi siano adimensionati.
a1

b1

m m
c1
Gruppo 1: [ 1 ] = 3 ( l) l
l lt
massa m
a1 + b1 = 0
lunghezza l -3 a1 - b1 + c1 + 1 = 0

12/04/2004

tempo t

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

-b1 = 0

da cui si ottiene b1 = 0, a1 = 0, c1 = -1 e 1 =

68

d te
db

gruppi 2, 3, 4: le equazioni sono analoghe a quelle del calcolo precedente; si ottiene:


2 =

dm
L

, 3 =
, 4 =
db
db
db
a5

gruppo 5:
massa m
lunghezza l
tempo t

b5

m m
c5 l
[ 5 ] = 3 ( l)
l lt
t
a5 + b5 = 0
-3 a5 - b5 + c5 + 1 = 0
-b5 - 1 = 0

da cui si ottiene

b5 = -1, a5 =1, c5 = 1 e 5 = 1d b u =

ud b
= Re , numero di Reynolds

riferito al diametro del bocchello db.


a6

gruppo 6:
massa m
lunghezza l
tempo t

b6

l 1
m m
c6
[ 6 ] = 3 ( l) m 2 2
l lt
t l
a6 + b6 + 1 = 0
-3 a6 - b6 + c6 + 1 - 2 = 0
-b6 - 2 = 0

da cui si ottiene b6 = -2, a6 =1, c6 = 2 e 6 = 2 d 2b p =

d 2b p
.
2

Poich il numero adimensionato 6 non si identifica con nessuno di quelli usualmente


impiegati e caratterizzati da un preciso significato fisico, lo si sostituisce con il seguente numero
adimensionato:
6
d 2b p 2
p
=
= Eu , numero di Eulero.
2 =
2
2 2 2 =
Re

u d b u 2
'
6

Ad una assegnata coppia di valori numerici di 6 e Re corrisponde un'unica coppia di valori


di Eu e Re. Si pu pertanto sostituire 6 con Eu.
I numeri adimensionati che rappresentano la relazione tra la caduta di pressione e le altre
grandezze sono pertanto:
1 =

d te
d
ud b
L

p
, 2 = m , 3 =
, 4 =
, Re =
, Eu = 2 .
db
db
db
db

9.8.2 Uguaglianza dei numeri adimensionati.


Il legame funzionale f1 che esprime il numero di Eulero in funzione degli altri numeri
adimensionati:

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

69

Eu = f1( 1, 2, 3, 4, Re)
equivalente al legame funzionale f2 tra le variabili dimensionate:
p = f2(db, dte, dm, L, , , , u).
A uguali valori dei numeri adimensionati 1, 2, 3, 4, Re tra il modello e lo scambiatore
devono pertanto corrispondere uguali valori del numero di Eulero Eu.
Occorre osservare che lo svolgimento del problema in esame non richiede la conoscenza dei
legami funzionali f1 ed f2, ma unicamente l'uguaglianza dei numeriadimensionati.
Il fattore di scala 1:10, applicato a tutti i parametri geometrici, assicura l'uguaglianza dei numeri
adimensionati 1, 2, 3 e 4.
Imponendo l'uguaglianza dei numeri diReynolds dello scambiatore e del modello si determina la
portata del modello. Esprimendo a tale scopo il numero di Reynolds in funzione della portata in
volume, si ha:
us =

4Q s
4Q m
s u s d bs
4 s Q s
m u m d bm 4 m Q m
um =
Re s =
, Re m =
.
=
=
2 ,
2 ,
s
d bs s
m
d bm m
d bs
d bm

Ponendo Rem = Res e introducendo il fattore di scala, si ottiene:


mQ m
sQ s
s m d bm
s m 1
, Qm = Qs
=
= Qs
d bm m d bs s
m s d bs
m s 10
Si indica con pm la caduta di pressione misurata nel modello, alimentato con la portata Qm. La
caduta di pressione dello scambiatore ps viene ricavata imponendo l'uguaglianza dei numeri di
Eulero; esprimendo a tale scopo anche il numero di Eulero in funzione della portata, si ha:
Eu m =

p m
p m 2 d 4m
p s
p s 2 d s4
,
Eu
.
=
=
=
s
m 16Q 2m
s 16Q 2s
m u 2m
s u s2

Ponendo Eus = Eum e introducendo il fattore di scala si ricava:


2

4
p s d s4
p m d 4m
s Q s d m
s Q s 1
, p s = p m
=

= p m

.
s Q s2
m Q 2m
m Q m d s
m Q m 10

9.8.3 Calcoli numerici.


s m 1
, con Qs = 0.015 m3/s, s = 998 kg/m3, m = 1.21 kg/m3,
m s 10
s = 547 10-6 kg/(m s) e m = 18.1 10-6 kg/(m s), si ottiene Qm = 0.0409 m3/s.
Dalla relazione Q m = Q s

12/04/2004

Cenni sullanalisi dimensionale e sulla similitudine

s Q s
Dalla relazione
p s = p m

m Q m
pressione misurato sul modello sia pm =

70

1
,
10

nellipotesi che il valore della caduta di

7475 Pa, si ottiene infine ps = 83 Pa.

Nello svolgimento del calcolo si assunta la densit dell'aria a pressione atmosferica, mentre in
realt la pressione media effettiva dell'aria dipende dalla caduta di pressione nel modello, non
nota a priori. Con i dati del presente problema la pressione media dell'aria, ottenuta dalla media
aritmetica tra l'ingresso e l'uscita, pari a 101300 + 7475 /Pa
2 = 105038 Pa, a cui corrisponde
una densit di 1.25 kg/m3, superiore del 3.3 % a quella adottata nel calcolo.

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

71

10. Moto di fluidi non viscosi


Dal punto di vista metodologico conviene occuparsi anzitutto dei fluidi a viscosit nulla. Infatti
questa trattazione permette di capire meglio i problemi pi complessi; inoltre in alcuni casi
possibile trascurare leffetto della viscosit rispetto alle altre grandezze (pressione, inerzia,
gravit); ci vale in particolare per fluidi come l'acqua e i gas comuni, aventi bassa viscosit.
Questa ipotesi particolarmente accettabile per tubi corti, boccagli, larghi serbatoi e in sezioni
lontane dalle pareti. dove il gradiente di velocit piccolo e trascurare le forze d'attrito (ponendo
la viscosit = 0 ) comporta piccoli errori.
L'ipotesi di viscosit nulla semplifica notevolmente le equazioni di conservazione, occorrenti per
determinare la pressione, la velocit ed eventualmente la temperatura. Valgono infatti le
equazioni di Eulero, ottenibili da quelle di Navier Stokes eliminando il termine rappresentativo
delle forze viscose o direttamente da un bilancio sul volumetto infinitesimo, considerando le sole
forze di pressione e di campo:
u
u
u
u
PE 1 p
+u +v +w
=

t
x
y
z
x x
(58)

v
v
v
v
PE 1 p
+u +v +w
=

t
x
y
z
y y
w
w
w
w
PE 1 p
+u
+v
+w
=

t
x
y
z
z z

Alle tre equazioni precedenti occorre aggiungere lequazione di continuit:


(59)

( u ) ( v ) ( w )

+
+
=
x
y
z
t

Le (59) rispetto alle Navier-Stokes (che sono del 2 ordine) contengono solo derivate prime.
Il numero delle incognite del sistema (58) e (59) 5, le tre componenti della velocit u, v e w, la
pressione p e la densit . Poich supponiamo per ora la temperatura uniforme, possibile
ricavare con l'equazione di stato la densit in funzione della pressione. Le incognite diventano
quattro con quattro equazioni. Bisogna integrare le equazioni usando opportune costanti di
integrazione da determinare in base alle condizioni al contorno.
10.1 Potenziale di velocit e linee di corrente.
Nellintegrazione delle (58) comodo usare il concetto di potenziale di velocit , analogo al
potenziale della forza di campo PE.
Come la forza la derivata del potenziale PE rispetto alla distanza, cos la velocit la derivata
del potenziale rispetto alla distanza:
V = grad
(60)

u=

v=

w=

dalla (59) si ottiene, svolgendo la derivata del prodotto:

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

72

u v w
D


= u v w
+ +
=
Dt
x
y
z t
x y z
utilizzando le (60) e sostituendo si ottiene:
(61)

2 2 2
D
2 + 2 + 2 =
Dt
y
z
x

che per fluidi incomprimibili diventa lequazione di Laplace:


(62)

2 = 0

Derivando le equazioni (60) rispetto ad x ed y , si ottiene:


2
u
;
=
x y y

2
v
=
y x x

2
2
v u
, la condizione
=

= 0 ; procedendo in modo
x y y x
x y
analogo per le altre coppie di coordinate, si ottengono le relazioni seguenti:
da cui si ricava, essendo

(63)

v u

=0
x y

w v

=0
y z

u w

=0
z x

I termini a primo membro delle (63) sono detti componenti di vorticit; essi rappresentano le
velocit di rotazione di elementi di fluido infinitesimi giacenti nei piani (x, y), (y, z) e (x, z).
Infatti, facendo riferimento alla figura seguente e considerando positive le rotazioni antiorarie, le
velocit di rotazione degli elementi infinitesimi dx e dy sono rispettivamente date da:
v

v + dx v
v
x

=
dx
x

u
u +
dy u
y
u

=
dy
y

La velocit di rotazione netta dellelemento bidimensionale ( dx, dy) la media delle due
1 v u
rotazioni: = .
2 x y

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

73

Le equazione (63) dicono che nulla la velocit angolare dellelemento fluido intorno al suo
centro; si ha cio un moto senza rotazione spaziale, ossia un moto irrotazionale. I deflussi con
potenziale di velocit godono della propriet di essere irrotazionali.
In assenza di sforzi tangenziali lelemento di fluido non soggetto a rotazione; o meglio nessun
elemento del fluido in moto pu essere soggetto a torsione: se non era inizialmente in rotazione,
non pu essere posto in rotazione; se era in rotazione, questa non pu essere cambiata.
Il fatto che il moto sia irrotazionale non impedisce allelemento di subire deformazioni (a causa
degli sforzi normali), che per non siano rotazioni intorno all'asse dell'elemento. Un esempio si
ha in un condotto convergente in cui scorre fluido non viscoso (come nella figura che segue):

Lelemento di baricentro G si deforma passando in G, ma non ruota intorno a G. Da questa


figura emerge un altro concetto, quello di linea di corrente. Le linee di corrente sono le linee
tangenti al vettore velocit in ogni punto dello spazio e danno una buona rappresentazione del
moto: infatti non c' moto attraverso le linee di corrente.
Il cammino di una particella coincide con la linea di corrente in regime stazionario. Le linee di
corrente sono inoltre utili perch permettono una semplificazione della descrizione analitica del
moto bidimensionale: infatti il vettore velocit pu essere riferito alla coordinata curvilinea e
descritto come grandezza scalare. Associando un sistema di coordinate alle linee di corrente, una
coordinata sempre tangente e le altre due sempre perpendicolari: in tale sistema il moto
sempre monodimensionale.

ds
t
dt
Anche se non c moto perpendicolarmente alla linea di corrente, ci pu essere una componente
dellaccelerazione normale ad essa, per il cambiamento di direzione del vettore velocit lungo la
V2
linea di corrente; la cosiddetta accelerazione normale il cui modulo a n =
, in cui r il
r
dV
raggio di curvatura della linea, mentre laccelerazione tangenziale a t =
.
dt
Con riferimento alla figura che segue, la relazione tra le grandezze espresse in coordinate
ds
dx dy
dx dy
cartesiane e curvilinee V = t =
si ha:
i+
j = u i + v j ; essendo dt =
=
st
dt
dt
u
v
Con riferimento alla figura, indicando con s la coordinata curvilinea, si ha: V =

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

dy v
=
dx u

u dy + v dx = 0 ;

(64)

74

La (64) lequazione differenziale delle linee di corrente con flusso bidimensionale; per vedere
il significato di questa equazione, si fa riferimento alla figura seguente dove sono rappresentate
due linee di corrente poste ad una distanza infinitesima:

Si suppone il fluido incomprimibile. In esso si vedono le linee di corrente 1, 2, 3; tra 1 e 2 vi


sono le seguenti distanze nelle direzioni x ed y:
OO'= dx

OO" = dy

Il segno negativo di dx tiene conto del fatto che il differenziale corrispondente allo spostamento
da O ad O negativo, mentre la lunghezza del tratto OO'da utilizzare pi oltre deve essere
positiva.
Poich non c flusso attraverso le linee di corrente, il volume per unit di profondit, che passa
nellunit di tempo attraverso dy dQ dy = u dy 1 . Il volume che passa attraverso -dx
dQ dy = v dx 1 . Ma, essendo il fluido incomprimibile:
dQ dy = dQ dx = d
quindi:
d = u dy = v dx
(65)

=u
y

= v
x

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

75

le (65) rappresentano le derivate parziali della funzione di corrente per flusso bidimensionale
incomprimibile. funzione di x e di y, per cui il differenziale :
d =

dx +
dy = v dx + u dy
x
y

Su ogni linea di corrente vale la (64) cio


u dy v dx = 0
Quindi

d = 0

Su ogni linea di corrente si ha cio:


(66)

= cos tan te .

Se alle linee 1 e 2 si associano le funzioni di corrente 1 e 2 , la differenza 1 2 = d


il volume di fluido che per unit di larghezza (perpendicolare alla pagina) e per unit di tempo
passa tra le due linee di corrente 1 e 2.
Se quindi si ha una rappresentazione di linee di corrente, e si vede che due linee si avvicinano,
vuol dire che cresciuta la velocit del fluido. In un boccaglio o in una contrazione in genere con
fluido incomprimibile (trascurando la viscosit) le linee di corrente hanno un andamento del tipo
rappresentato nello schema seguente:

se ne deduce un aumento di velocit del fluido.


Analogamente si pu fare una rappresentazione spaziale: se le linee di corrente delimitano in
ogni sezione un'area, esse delimitano un tubo di flusso. La portata volumetrica per fluido
incomprimibile costante lungo il tubo di flusso: la velocit aumenta se l'area A diminuisce e
viceversa, in accordo con l'equazione di continuit integrale.
Derivando rispetto a y e a x le (65) e utilizzando le (63) si ha:
(67)

2 2
+
=0
x 2 y 2

Ovvero se il moto irrotazionale la funzione di corrente ubbidisce all'equazione (67).


10.2 Integrazione dellequazione di Eulero.
Per integrare l'equazione diEulero ci si serve delle condizioni di irrotazionalit (eq. (63)) e del
concetto di potenziale di velocit (eq. (60)) che vengono sostituite nelle (58). Cosi facendo si
ottiene:

12/04/2004

(68)

Moto di fluidi non viscosi

76

2
u
v
w PE 1 p
+u +v +w
+
+
=0
t x
x
x
x
x x

Integrando rispetto a x si ottiene (supponendo costante, cio il fluido incomprimibile):


(69)

p
u 2 + v 2 + w 2
+
+ PE + = F1 (y, z, t )
2
t

Analogamente, partendo da unequazione simile alla (8) per le direzioni y e z si ottiene:

(70)

p
u 2 + v 2 + w 2
+
+ PE + = F2 (x , z, t )
2
t

p
u 2 + v 2 + w 2
+
+ PE + = F3 (x , y, t )
2
t

da cui risulta che


F1 = F2 = F3
Perch la precedente uguaglianza tra le tre costanti sia possibile per funzioni di due diverse
coordinate spaziali e del tempo, le F devono essere funzioni solo del tempo, per cui ponendo
2

V = u 2 + v 2 + w 2 si ha:
(71)

p
1 2
+ V + PE + = F4 (t )
t 2

La (71) lequazione di Bernoulli per moto transitorio. In regime stazionario la (71) diventa:
(72)

1 2
p
V + PE + = cos tan te
2

In particolare se siamo nel campo gravitazionale si ha, essendo z la coordinata verticale


(positiva verso lalto) e PE = g z :
(73)

1 2
p
V + gz + = cos tan te
2

Ogni termine della (73) ha per dimensioni (energia / massa). Unequazione analoga si ricava, con
le opportune assunzioni, a partire dallequazione integrale di conservazione dellenergia. Si pu
pertanto dare il seguente significato fisico energetico: per fluidi ideali e incomprimibili, a regime
e con moto irrotazionale, la (73) esprime il concetto che la somma dell'energia cinetica,
potenziale e di pressione costante in tutti i punti dello spazio.
m2
. L equazione di
Le dimensioni dei singoli termini della (73) possono essere per esempio
s

Bernoulli pu essere riscritta anche in termini di altezza:

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

(74)

2g

+z+

77

p
= cos tan te
g
2

V
p
laltezza piezometrica,
laltezza cinetica, z laltezza geometrica.
2g
g
Si pu cosi fare una rappresentazione grafica analoga a quel la fatta nella statica dei fluidi; nella
statica il fluido fermo, mentre qui si muove, ma essendo ideale il suo "carico totale" cio la
costante al secondo membro dell'equazione (74) resta costante lungo il moto. In assenza di forze
viscose il fluido lungo il suo cammino non perde cio energia.
Nella figura che segue, che rappresenta i tre termini della (74) nel moto in un condotto di sezione
variabile, la retta (1-1) rappresenta la linea del carico totale ed pertanto orizzontale, in quanto
il carico totale costante. La velocit del fluido in questo esempio quella media sulla sezione
retta del condotto, che viene utilizzata prescindendo dalla eventuali variazioni di velocit che si
verificano sulla sezione stessa.
Come si osserva in figura, ad un aumento di velocit corrisponde una diminuzione di pressione.
Essendo il fluido incomprimibile, per la conservazione della portata in massa gli aumenti di
velocit si verificano in corrispondenza delle diminuzioni di sezione; lungo il condotto infatti
costante il prodotto tra la densit la velocit media e larea della sezione di passaggio del fluido.

Come gi accennato, per moto irrotazionale la costante al secondo membro della (74) rimane tale
in tutto il campo di moto in esame. Con riferimento ad un deflusso bidimensionale, si pu
dimostrare che se il moto rotazionale, la (74) ancora valida, ma soltanto per una ben fissata
linea di corrente; la costante che compare nella (74) cambia cio passando da una linea di
corrente ad unaltra. La dimostrazione si basa ancora sullequazione di Eulero, ma anzich le
condizioni di irrotazionalit si utilizza lequazione differenziale della linea di corrente.
10.3

Esempi di deflussi irrotazionali

Si riportano ora alcuni esempi di deflusso di fluidi ideali di cui vengono date le funzioni e
e la rappresentazione del deflusso mediante le linee corrispondenti a valori costanti delle
funzioni stesse.

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

78

10.3.1 Deflusso monodimensionale nella direzione x


Si considera un deflusso monodimensionale nella direzione x, caratterizzato da un valore
uniforme e pari a V della velocit nella direzione x e da un valore nullo della velocit nella
direzione y. Per questo tipo di deflusso si ha:
=Vx

=Vy

=
=V e v=
=
= 0 ; Assumendo
x y
y
x
1
per entrambe le coordinate dei passi uguali a
si ha la rappresentazione della figura che segue,
V
caratterizzata da rette corrispondenti a valori interi crescenti delle funzioni stesse:
A queste funzioni corrispondono infatti: u =

Circa la funzione = V y utile verificare il significato della differenza tra il valore della
funzione di due linee di corrente contigue, relative alle coordinate yn ed yn+1. Si ha:
n +1 n = V(y n +1 y n ) . Essendo la velocit V perpendicolare allasse y, la precedente
espressione fornisce la portata in volume (per unit di altezza nella direzione perpendicolare al
disegno) compresa tra le rette corrispondenti ai valori della funzione corrente n e n+1 .
Se il deflusso bidimensionale qui considerato giace in un piano orizzontale, la pressione
ovunque uniforme, come si deduce applicando lequazione di Bernoulli per fluidi ideali con la
velocit V uniforme; il valore della pressione deve essere assegnato come condizione al
contorno.
10.3.2 Deflusso di una corrente in un angolo a 90.
Si considera ora il deflusso nellangolo a 90 realizzato dagli assi x ed y nel quadrante
positivo, rappresentato nella figura che segue. In questo caso si ha:
= x 2 y2

=2xy

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

79

Si possono diagrammare le due famiglie di curve rappresentate in figura, corrispondenti a valori


costanti di e di . La linea corrispondente a = 0 si ottiene sia per x = 0 che per y = 0
1
ed quindi data dagli assi x ed y. = 1 corrisponde ad y =
; per differenti valori di si
2x
ottengono espressioni analoghe, a cui corrispondono curve del tipo indicato in figura. La linea
corrispondente a = 0 si ottiene per x = y ed la retta a 45 passante per lorigine; = 1
corrisponde a y = x 2 1 e funzioni analoghe si ottengono per differenti valori di .

Nellipotesi di fluido ideale, qualunque linea di corrente, in quanto non attraversata dal fluido,
pu essere utilizzata per rappresentare una parete, quale potrebbe essere quella corrispondente a

=
= 2x e v =
=
= 2 y ;
= 1 . Le componenti della velocit sono date da: u =
x y
y
x
il modulo del vettore velocit dato da V = 4x 2 + 4 y 2 e la pressione si determina con
lequazione di Bernoulli, conoscendone un valore assegnato quale condizione al contorno.
10.3.3 Cenno su altri esempi di deflusso di fluidi non viscosi.
Si accenna ora in modo qualitativo ( rimandando ad esempio al Knudsen e Katz Fluid dynamics
and heat transfer pg. 60 per le relazioni funzionali) ad altri due deflussi di fluido ideale
irrotazionale. Nella figura seguente si riporta la rete di flusso relativa al caso della sorgente
puntiforme, nella quale una assegnata portata in volume esce da un punto per distribuirsi in
modo uniforme in direzione radiale.

= cos tan te

= cos tan te

Le linee a costante, tangenti al vettore velocit, sono pertanto delle rette uscenti dalla
sorgente, mente le linee a costante sono dei cerchi concentrici, aventi il centro nella sorgente.

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

80

Si pu osservare che, per la conservazione della massa, il modulo del vettore velocit diminuisce
in modo inversamente proporzionale al raggio; se il deflusso giace in un piano orizzontale, la
pressione aumenta allaumentare della distanza dalla sorgente. La stessa figura, invertendo il
verso della velocit, viene a rappresentare il deflusso in un pozzo.
Nella figura che segue rappresentato il deflusso di una corrente a velocit indisturbata uniforme
V nella direzione orizzontale

Si pu osservare che la presenza dellostacolo provoca un addensamento delle linee di corrente


che determina regioni caratterizzate da valori della velocit pi elevata di quella indisturbata;
infatti il fluido incomprimibile e la portata che defluisce tra due linee di corrente e costante, per
cui dove le linee si avvicinano la sezione di passaggio si riduce e la velocit aumenta; come nei
casi precedenti, le variazioni di pressione corrispondenti alle variazioni della velocit si
calcolano con lequazione di Bernoulli. Dalla rappresentazione analitica di questo campo di
moto si ricava che la massima velocit del fluido viene raggiunta sul contorno del cilindro nel
punto A ed pari a 2V.
10.3.4 Confronto tra i deflussi irrotazionali e i deflussi reali.
In pratica i deflussi sono quasi sempre rotazionali, ma ciononostante la rete di flusso individuata
dai valori costanti della funzione potenziale di velocit e della funzione corrente utile e la
rappresentazione valida lontano dalle pareti. Comunque, se le linee di corrente divergono
bruscamente, perch le pareti divergono bruscamente, la rete di flusso non valida, in quanto le
pareti divergenti non possono essere considerate due particolari linee di flusso: in tal caso il
fluido tende a staccarsi dalle pareti: si ha separazione.
Ma in casi siffatti la rete di flusso risulta lo stesso utile perch permette appunto di localizzare le
separazioni. Casi di moto bruscamente divergente, con separazione, sono illustrati nelle figure
che seguono; come mostrato nelle stesse figure, questa si verifica anche in una brusca
contrazione da un condotto di un certo diametro ad un altro, oppure nei gomiti e dopo corpi di
rivoluzione.
La regione tra il fluido separato e il corpo solido in stato di moto turbolento, una condizione
che diminuisce lefficienza del moto.
Si hanno dei vortici, indice di forte turbolenza. Si cerca perci di progettare dei contorni
arrotondati che diminuiscano leffetto della separazione.
Lo studio dei profili adatti particolarmente importante in aeronautica: al posto del cilindro
circolare se ne usa ad esempio uno ellittico che fa divergere di meno le linee di corrente (con
minore separazione e quindi minore perdita di efficienza). In definitiva si deve cercare di
progettare i contorni cos che il moto effettivo si avvicini il pi possibile alla rete di flusso basata
sul deflusso irrotazionale.

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

81

10.4 Esempi di applicazione dellequazione di Bernoulli.


Si riportano ora alcuni esempi di applicazione dellequazione di Bernoulli per fluidi non viscosi
in differenti condizioni nelle quali la situazione idealizzata del fluido non viscoso differisce in
diversa misura da quella reale.
10.4.1 Scarico di liquido da un serbatoio.
Si abbia un grande serbatoio pieno di liquido con unapertura su un fianco, rappresentato in
figura. Si vuole calcolare la velocit di uscita del liquido supposto non viscoso, considerando il
moto nel serbatoio irrotazionale, in condizioni di regime stazionario.

2
Sopra il livello del liquido e allo sbocco laterale c la pressione atmosferica; il liquido e
incomprimibile. Lequazione di Bernoulli va scritta tra il punto (1) del pelo libero e il punto (2)
che individua la sezione di uscita del getto liquido. V1 e V2 sono i moduli dei corrispondenti
vettori velocit (la velocit del getto liquido viene supposta costante sulla sezione di uscita):
p1 +

1
1
V12 + g z1 = p 2 + V22 + g z 2
2
2

Essendo p1 = p2 e pari alla pressione ambiente supposta uguale alle due quote considerate (il che
implica che la velocit di sbocco sia lontana dalla velocit del suono) e V1 << V2, la velocit V2
data da:
V22 = 2g(z1 z 2 ) = 2g h
V2 = 2g h (equazione di Torricelli)

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

82

p p2
V2 = V12 + 2 g h + 1

La situazione reale differisce da quella del deflusso irrotazionale in misura minore o maggiore a
seconda delle perdite che si verificano nellimbocco dal recipiente allo scarico 2; la velocit V 2
del caso reale in ogni caso minore di quella appena calcolata. Le perdite sono rilevanti se
limbocco a spigolo vivo, mentre possono ridursi notevolmente se limbocco arrotondato.
In generale, per pressioni diverse in (1) e (2) si otterrebbe

10.4.2 Moto di un fluido contro un ostacolo.


Un fluido, supposto non viscoso e in moto irrotazionale, investe un ostacolo come nella figura
seguente. Si vuole calcolare la pressione nel punto centrale B dellostacolo investito.

Si applica lequazione di Bernoulli tra il punto A e il punto B, nellipotesi che la quota z sia
la stessa per i due punti:
1
1
p A + VA2 = p B + VB2
2
2
1
p B = p A + VA2 .
2
Il punto B si definisce punto di stagnazione. In questo caso la situazione reale pu essere
descritta con buona approssimazione dalla precedente formulazione. Si osserva inoltre che dalla
formulazione precedente pu essere esplicitata la velocit VA ed espressa in funzione della
differenza di pressione pB pA. E su questo principio che, seppure con una diversa
conformazione geometrica dellostacolo, si basa la misura della velocit di un fluido fatta
mediante il tubo di Pitot, rappresentato nella figura che segue.
Ma in B la velocit nulla; essendo VB = 0 si ha quindi

pA, VA

pB
pC

vA =

2(p B p A )

pA pC

alla misura della


differenza di pressione

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

83

10.4.3 Scarico da un serbatoio attraverso una condotta.


Si abbia un serbatoio che sbocca in una condotta di data geometria. Si vuole tracciare la linea
delle pressioni (cio la piezometrica). Supposto il liquido ideale, la linea dei carichi totali (che
rappresenta la somma dei tre termini del trinomio di Bernoulli ) orizzontale. La piezometrica si
abbassa dove il fluido accelera e viceversa. Si noti che nel gomito pi alto la pressione relativa
negativa (la massima altezza a cui pu essere posizionato il gomito quella per cui in esso si
viene ad annullare la pressione assoluta).
g

Se la pressione sul pelo libero e la pressione esterna in corrispondenza alla sezione di uscita del
liquido dalla condotta sono uguali, la velocit di uscita ancora data dallequazione di Torricelli.
La velocit lungo la condotta di calcola in base alla sezione di passaggio, tenendo conto che la
lungo la condotta la portata costante.
10.4.4 Misuratore di portata con tubo di Venturi.
Nella figura che segue rappresentato un misuratore di portata con tubo di Venturi.

Con riferimento alle sezioni (1) e (2), la portata in massa W costante per lequazione di
continuit e si ha W1 = W2; essendo il fluido incomprimibile si ha pure: V1 A1 = V2 A2.

12/04/2004

Moto di fluidi non viscosi

84

Applicando lequazione di Bernoulli si pu esprimere la differenza h tra le quote piezometriche


delle sezioni di ingresso e di uscita:

p1
p2 1
1 W2
W2 1
1 W2
2
2

h = z1 +
z 2 + g = 2g V2 V1 = 2g 2 A 2 2 A 2 = A 2 A 2 2g 2

2
1
1

1
1 W2
misurando h si risale alla portata. Nel caso in cui sia z1 = z2, si ha: h = 2 2
e
2
A
A
2
g

1
2
2(p1 p 2 )
2g h
quindi W =
; con riferimento alle pressioni si ha invece W =
.
1
1
1
1
2 2
2 2
A
A
2
1

A 2 A1
Queste ultime equazioni descrivono il comportamento reale del tubo di Venturi con
unapprossimazione che dipende dal rapporto tra le sezioni di passaggio A 1 e A2 e dal numero di
Reynolds del deflusso; lo scostamento tra la portata appena calcolata e quella reale espressa da
un coefficiente che per elevati numeri di Reynolds pu essere molto prossimo allunit.
10.5 Cenno sulla formulazione dellequazione di Eulero in coordinate curvilinee.
Lequazione di Eulero pu essere scritta anche con riferimento alla coordinata curvilinea s
precedentemente introdotta. Con riferimento ad un moto piano, lequazione fornisce le variazioni
p
della quota piezometrica, definita da z +
, lungo le direzioni normale e tangenziale. Lungo
g
la direzione tangenziale, in condizioni stazionarie, si ricava ancora lequazione di Bernoulli, con
la costante che dipende dalla traiettoria considerata. Lungo la direzione normale n (essendo
positivo il verso diretto verso il centro di curvatura) si ottiene:

(75)

p
V2

z +
=
gr
n
g

dove r il raggio di curvatura. Se il raggio di curvatura infinito, cio se il moto rettilineo,


quando ci si muove nella direzione della normale la quota piezometrica costante; in tal caso la
pressione varia cio in moto puramente idrostatico lungo tale direzione. Se invece le linee di
corrente sono curve, la quota piezometrica varia e in particolare diminuisce se ci si muove verso
il centro di curvatura; se invece ci si allontana dal centro di curvatura, la quota piezometrica
aumenta. Allontanandosi dal centro di curvatura, la pressione subisce quindi un aumento rispetto
a quella che sarebbe la sola variazione idrostatica, in accordo con lazione della forza centrifuga
a cui soggetto il fluido in presenza della curvatura.
Nellidraulica si definiscono correnti gradualmente varie o lineari quelle in cui si pu trascurare
V2
leffetto della curvatura e quindi il termine
della (75).
gr

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

85

11 Estensione dellequazione di Bernoulli ai fluidi reali.


Lipotesi di fluido incomprimibile adottata al punto precedente rende applicabile lequazione di
Bernoulli in tutti i deflussi in cui la densit si pu ritenere con buona approssimazione costante;
questo generalmente il caso dei liquidi, ma pu essere anche il caso del deflusso di un gas,
qualora le variazioni di pressione nei vari punti del deflusso siano piccole rispetto alla pressione
media; occorre inoltre osservare che alcune delle considerazioni che seguono, e in particolare
quelle che fanno riferimento alla presenza di un pelo libero, sono ovviamente applicabili ai soli
liquidi, mentre altre sono applicabili anche ai gas.
Sulla base di quanto verificato al punto precedente, per quanto riguarda il deflusso dei fluidi
ideali si pu concludere quanto segue:
la trasformazione di energia cinetica in energia di pressione e posizione un fenomeno
reversibile nei due sensi senza che muti lenergia totale dei singoli elementi di fluido in
moto;
V2
se il moto uniforme (cio la sua velocit costante) il termine
rimane invariato e
2g
anche la quota piezometrica rimane invariata; il carico totale resta in ogni caso costante
anche se il moto non uniforme.
Per i fluidi reali il comportamento diverso:
se si ha una strozzatura il fluido accelera e dellenergia di pressione si trasforma in energia
cinetica; se segue un allargamento che riporta la sezione di passaggio al valore iniziale, non
viene recuperata tutta lenergia di pressione come succede invece nel caso dei fluidi ideali,
ma solo in parte.
p
A causa dellazione dellattrito viscoso nella strozzatura la piezometrica z +
si abbassa
g
di pi che il fluido fosse ideale (c cio una perdita denergia irreversibile) ma questa
perdita piccola; nel successivo allargamento il recupero di pressione decisamente
inferiore a quello che permetterebbe di risalire al valore iniziale, cio si ha una perdita
denergia irreversibile molto maggiore. Si suole associare queste perdite denergia a una
caduta di pressione, la cui corrispondente perdita espressa in termini di altezza viene
chiamata perdita di carico.
Circa le variazioni di pressione e le perdite di carico nelle variazioni di sezione, si pu
dunque concludere che la trasformazione di energia cinetica in energia di pressione (e
posizione) avviene di regola con maggiori perdite nellallargamento che nella contrazione.
Con lequazione di Bernoulli dei fluidi ideali, e quindi prescindendo dalle perdite, si pu
cos dare talvolta nelle contrazioni una buona approssimazione della effettiva caduta di
pressione; il caso ad esempio della caduta di pressione nei tubi di Venturi, per i quali in
molti casi la caduta di pressione cos calcolata differisce di poco da quella ricavata con le
formulazioni prescritte dalle normative, che tengono conto delle perdite.
Se il moto uniforme, la quota piezometrica diminuisce nel senso del moto
(sperimentalmente lo si vede mettendo dei piezometri). Essendo la velocit invariata e cos il
V2
termine
, anche lenergia totale diminuisce con la stessa pendenza della piezometrica.
2g
Si ha una perdita di carico, ovvero una caduta di pressione. Per perdita si intende quella
parte di energia meccanica di ogni singolo elemento che va spesa per vincere gli attriti
interni e si trasforma in energia termica, dissipandosi poi per conduzione e convezione.
Labbassamento che la quota piezometrica subisce per unit di percorso si chiama cadente o

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

86

d
p
z +
, dove s la coordinata curvilinea. Nella
ds
g
figura seguente rappresentato il deflusso di un liquido in un tubo di sezione costante; se i
tre piezometri indicati in figura sono realizzati con tre tubi verticali trasparenti, possibile
osservare la diminuzione del livello a cui si porta il pelo libero che si verifica nel verso del
moto del fluido. La perdita di carico che si realizza sulla lunghezza L del tratto di tubo
visualizzata dal segmento di lunghezza h che esprime la differenza tra la quota
piezometrica iniziale e quella finale.
pendenza piezometrica J:

J=

Se il moto del fluido non uniforme, cio la sezione di deflusso non costante lungo il
condotto, il concetto di cadente piezometrica si estende a questo caso, ma essa non costante
per le sezioni successive e varia in modo differente per i fluidi ideali e reali.
Nel disegno che segue si ha un tubo di sbocco da un serbatoio e sono segnate le linee
piezometriche e dei carichi totali nellipotesi di liquido perfetto e in quella di liquido reale.

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

87

Nella figura sono rappresentate le linee dei carichi totali nei casi di liquido ideale (perfetto) e di
liquido reale; la linea dei carichi totali si mantiene orizzontale nel caso del fluido ideale, mentre
subisce una diminuzione graduale nel caso del fluido reale, con una maggiore pendenza nel tratto
divergente (BC) dove, in presenza dellaumento di sezione, si verificano le maggiori perdite di
energia.
V2
I termine
pi elevato dove pi piccola la sezione di passaggio del fluido, dovendo essere
2g
costante il prodotto tra la velocit media nella sezione, la densit e larea della sezione retta di
passaggio.
Nelle variazioni di sezione brusche si parla di perdite localizzate (dovute a una intensa
turbolenza provocata dal distacco di filetti fluidi e dalla formazione di vortici), mentre le perdite
lungo il condotto dovute allattrito viscoso si chiamano perdite di carico continue. In
conclusione, nei fluidi reali la linea dei carichi totali, anzich essere orizzontale, si abbassa
sempre nel verso del movimento e presenta dei gradini pi o meno bruschi in corrispondenza di
ogni variazione di sezione (pi bruschi negli allargamenti a causa della gi citata non
reversibilit completa dellenergia cinetica in energia di pressione).
Per i fluidi reali, il carico totale H di un punto generico di una traiettoria espresso da una
relazione del tipo:
(76)

H=z+

p
V2
p loc
+
= H 0 f (s )
g 2g
g

H0 il carico totale nel punto iniziale del moto, f(s) funzione crescente di s e rappresenta le
perdite di carico continue fra la sezione iniziale e la sezione in esame.
p loc rappresenta la perdita di carico complessiva; il termine p loc
La somma f (s ) +
g
g
rappresenta invece la somma delle perdite di carico localizzate. La perdita di carico pu essere
messa in relazione con la dissipazione irreversibile denergia che si verifica nei fluidi viscosi a
causa dellattrito interno. Questa pu essere espressa mediante lapplicazione dellequazione
integrale di conservazione dellenergia in forma unidimensionale ad un volume di controllo con
un solo ingresso e una sola uscita; si ottiene unequazione analoga alla (76), il cui secondo
membro rappresenta lenergia meccanica che si converte in energia termica, dissipandosi per
conduzione e convezione.
Con riferimento alla (76), la differenza di quota piezometrica tra un punto generico di altezza z
e il punto iniziale di altezza z0 , diventa:
(77)

p V2 V2
p
p loc
z +
z 0 + 0 = 0
f (s )
2g
g
g
g

La (77) esprime lequazione di Bernoulli per i moto permanente di fluidi reali.

loc

e f(s)
g
rappresentano rispettivamente la somma delle perdite di carico localizzate e di quelle distribuite,
dette anche di attrito continuo; esse devono essere determinati empiricamente, utilizzando ad
esempio, i dati e le formulazioni riportati pi oltre. Esprimendo la (77) in termini di pressioni e
indicando con p f la perdita di pressione per attrito continuo si ha:

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

88

(p + g z ) (p 0 + g z 0 ) = 1 (V02 V 2 ) p f

p loc
2
La (77) e la (78) vengono normalmente applicate al calcolo dei condotti dove, in realt, la
velocit non uniforme sulla sezione retta. Nel caso delle correnti dette lineari, in cui si pu
trascurare leffetto della curvatura e quindi ritenere costante la quota piezometrica sulla sezione
retta del condotto, si dimostra che possibile tenere conto della presenza di un profilo non
uniforme della velocit mediante il coefficiente di Coriolis definito dalla relazione seguente:
(78)

V dA
3

(79)

V3
dove V indica la velocit media sulla sezione retta del condotto. La presenza del cubo deriva
dal fatto che la (78) viene ottenuta uguagliando leffettivo flusso di energia cinetica associato
alla portata che defluisce attraverso la sezione del condotto, al flusso di energia cinetica espresso
mediante la velocit media:
V2
V2
V2
V
dA
V
dA

VA
2
2
2
A
A
V2
Il termine relativo allenergia cinetica diventa
; nel caso molto frequente del deflusso
2g
turbolento, il profilo di velocit caratterizzato da una variazione abbastanza rapida in
prossimit delle pareti del condotto, per diventare poi quasi uniforme su gran parte della sezione
retta; in tali condizioni i valori di superano di poco lunit e sono dellordine di 1.06 1.07.
Nel seguito la velocit media viene indicata con V e il coefficiente viene assunto unitario e
pertanto non indicato nelle formulazioni.
11.1 Perdite di pressione per attrito continuo.
Si indicano ora gli elementi per il calcolo delle cadute di pressione per attrito continuo lungo tubi
circolari di diametro costante; il calcolo viene effettuato mediante il fattore dattrito di Fanning ,
indicato con f o mediante il fattore dattrito di Blasius, che viene qui indicato con fB. Tra i due
fattori dattrito sussiste la relazione fB = 4 f.
Si effettua un bilancio di forze in regime stazionario sul tratto infinitesimo del tubo verticale
rappresentato nella figura che segue, di raggio rw, in cui scorre verso lalto un fluido viscoso la
cui velocit media nella sezione V. Si suppone che il profilo di velocit non vari lungo il
tubo; non si hanno pertanto variazioni del flusso di quantit di moto tra la sezione di ingresso e la
sezione di uscita del tratto di tubo di lunghezza dz. La parete applica al fluido lo sforzo di taglio
w ; la forza ad esso corrispondente, che si oppone al moto, e la forza peso sono equilibrate dalle
forze dovute alla pressione p agente alla quota z e alla pressione p + dp agente alla quota z +
dz. Considerando positive le forze agenti verso lalto e facendo il bilancio delle forze a regime si
ha pertanto:
(80)

rw2 p rw2 (p + dp ) rw2 dz g 2 rw w dz = 0

semplificando si ha:

12/04/2004

(81)

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

d(p + g z ) =

89

2 w
dz
rw

V
Applicando ora la (78) al volumetto in figura, tenendo conto che la velocit costante, si ha:

[(p + dp ) + g (z + dz )] (p + g z ) = dp f
rispetto al segno della perdita di pressione p f , che nella (78) positiva e quindi preceduta dal
segno meno, la dpf della precedente equazione preceduta dal segno pi, intendendo quindi che
sia una quantit negativa. Si ottiene cos:
(82)

d(p + g z ) = dp f

Dal confronto tra la (81) e la (82) si ottiene:


2 w
dz
rw
Molti studi sperimentali sulle cadute di pressione per attrito nel moto turbolento hanno fatto
stabilire che la forza di trascinamento che il fluido esercita sulla parete proporzionale
1
allenergia cinetica dellunit di volume
V 2 e allarea della parete bagnata del tubo. Il
2
coefficiente di proporzionalit il fattore dattrito di Fanning f. Il rapporto tra la forza e larea
della parete bagnata del tubo, supposto uniforme, lo sforzo di taglio alla parete w . Si ha
perci:
1
(84)
w = f V 2
2
sostituendo nella (83) e introducendo il diametro d = 2 rw, si ottiene:
11
(85)
dp f = 4f
V 2 dz
d2
(83)

dp f =

Integrando tra la sezione di ingresso (1) e la sezione di uscita (2) nellipotesi che f sia costante,
si ha:
z2
z2
(z z ) 1 2
11
2
z d(p + g z ) = 4f d 2 V z dz , da cui si ottiene: p 2 p1 + g (z 2 z1 ) = 4f 2 d 1 2 V
1
1

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

90

Indicando con L la lunghezza del condotto, che in questo caso coincide con laltezza, e
introducendo il fattore dattrito fB di Blasius, si ha infine:
L1
(86)
p1 p 2 = g L + f B
V2
d2
Il primo addendo a secondo membro della (86) rappresenta la variazione di pressione dovuta al
campo di gravit, mentre il secondo addendo rappresenta la perdita dovuta allattrito continuo.
Se si fosse fatto riferimento ad un condotto orizzontale, si sarebbe ottenuto solo questo secondo
addendo. In generale, per un tubo inclinato di diametro costante, la differenza di pressione nel
verso del moto data dalla somma del termine gravitazionale, in cui interviene la differenza di
quota degli estremi del tubo e del termine di attrito, in cui interviene la lunghezza.
Le considerazioni precedenti, fatte con riferimento ad un tubo circolare, si possono estendere al
caso di un condotto di sezione costante, ma non circolare, introducendo la definizione di
diametro idraulico. Si fa allo scopo riferimento allelemento di condotto rappresentato in figura,
di lunghezza dz, area della sezione di passaggio A e perimetro bagnato Pb.

Dal bilancio di forze si ottiene, procedendo come per il tubo circolare, si ottiene:
1
A dp f = w Pb dz = f V 2 Pb dz ,
2

dp f = f

Pb 1
V 2 dz
A 2

dal confronto con la formulazione (85) relativa al tubo circolare, riscritta qui di seguito indicando
1 1
con de il diametro equivalente da determinare: dp f = 4f
V 2 dz , si ricava
de 2
4A
(87)
de =
.
Pb
Il diametro equivalente cos definito deve essere inserito, oltre che al posto del diametro d,
anche nel numero di Reynolds e nel calcolo del fattore dattrito.
11.2 Calcolo del fattore dattrito.
Nel calcolo del fattore dattrito occorre preliminarmente verificare se il deflusso laminare o
turbolento (caratterizzato cio dalla presenza di componenti fluttuanti dei velocit); occorre
calcolare allo scopo il numero di Reynolds e confrontarlo con il valore di 2300 che individua la
transizione tra il moto laminare e turbolento nei tubi; occorre al riguardo osservare che, in
particolari condizioni, caratterizzate dallassenza di disturbi imposti al deflusso, il regime
laminare pu sussistere anche per numeri di Reynolds molto pi elevati.

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

91

Le espressioni del fattore dattrito riportate qui di seguito, di usuale impiego nel calcolo delle
cadute di pressione per attrito nei condotti, si riferiscono al deflusso sviluppato.
Nel moto laminare in tubi circolari, con riferimento al numero di Reynolds definito da:
Vd
Re =
il fattore dattrito espresso (secondo la definizione di Fanning) dalla formulazione

seguente:
(88)

f=

16
Re

Si pu osservare che in moto laminare, introducendo la (88) nellespressione della caduta di


L1
64 L 1
64 L 1
32 L V
pressione per attrito f B
; in
V 2 si ottiene
V2 =
V2 =
d2
Re d 2
d2
Vd d 2
questo caso il reale legame funzionale della perdita di pressione per attrito con la velocit
lineare, anzich quadratico. In moto laminare il fattore dattrito non dipende dalla rugosit del
tubo. La (88) si ricava teoricamente, esprimendo lo sforzo di taglio alla parete in base al profilo
di velocit parabolico proprio del moto laminare, che si ricava a sua volta teoricamente
integrando lequazione di NavierStokes in condizioni di moto sviluppato.
Nel moto turbolento in tubi il fattore dattrito risulta funzione sia del numero di Reynolds che
della rugosit relativa; per tubi lisci si ha la sola dipendenza dal numero di Reynolds.
Per tubi lisci si citano le seguenti formulazioni:
(89)

f = 0.079 Re 1 / 4

La (89) stata proposta da Blasius ed valida per 3000 < Re < 100000
Nikuradse usando i suoi dati empirici e quelli di altri ricercatori trov:

1
= 4.0 log Re f 0,4
f
La (90) va bene per Re compresi tra 4000 e 3000000.
(90)

Von Karman deriv la seguente relazione teorica, molto simile alla (90), sulla base del profilo
universale della velocit (si tratta di una formulazione del profilo di velocit valida in moto
turbolento, basata su particolari numeri adimensionati che rappresentano la velocit e la distanza
dalla parete del tubo):
(91)

(92)

f = 0.046 Re 0.2

1
= 4.06 log Re f 0,6
f
Unequazione molto semplice e discretamente valida la seguente:

Per tubi rugosi le formulazioni contengono, oltre al numero di Reynolds, anche la rugosit
assoluta , o la rugosit relativa. Dati sperimentali di Nikuradse hanno mostrato che la
transizione dal deflusso laminare al turbolento non influenzata dal tipo di parete e che per
numeri di Reynolds sufficientemente alti il fattore dattrito diventa indipendente da Reynolds e

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

dipendente dalla sola rugosit relativa


completamente turbolento.

92

. La regione in cui ci avviene detta a moto


d

Per tale regione Von Karman ha ottenuto la seguente espressione, analoga alla (91), con lo stesso
procedimento utilizzato per ricavare la (91) basato sullimpiego del profilo di velocit per tubi
rugosi:
(93)

r
1
= 4.06 log w + 3.36

Nikuradse ricav sperimentalmente una formulazione quasi identica alla (93):


(94)

r
1
= 4 log w + 3.48

Nella regione di transizione alla completa turbolenza, in cui f dipende sia dal numero di
Reynolds che dalla rugosit relativa, vale lequazione empirica di Colebrook:
(95)

r
r /
1

= 4 log w + 3.48 4 log1 + 9.35 w

f
Re f

rw /

0.005 . Nella figura seguente data una visione sintetica delle


Re f
formulazioni e del diagramma di Moody, che fornisce la rappresentazione sia per il moto
laminare che per quello turbolento, con tubi lisci e rugosi.
La (95) valida fino a

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

93

Il diagramma di Moody basato sulle seguenti formulazioni: la (88) per il moto laminare, la (95)
per moto turbolento fino alla completa turbolenza, la (90) per moto turbolento in tubi lisci e la
(94) per la completa turbolenza in tubi rugosi. Il fattore dattrito delle formulazioni precedenti
quello della definizione di Fanning.
Per moto turbolento in tubi rugosi, va bene la seguente formula di semplice uso, che fornisce il
fattore dattrito secondo la definizione di Blasius:
(96)

10 6
f B = 0.00551 + 3 20000 +

d Re

11.3 Cadute di pressione localizzate.


Si riportano ora alcuni elementi per il calcolo delle cadute di pressione nelle singolarit,
sviluppando le formulazioni per il caso della brusca espansione e della brusca contrazione e
fornendo alcuni tipici dati empirici per altri tipi di singolarit.
11.3.1 Espansione brusca (condotti di sezione circolare)
(2)
(1)

p2
p1 A1
V1

A2

V2

Con riferimento alla figura precedente, immediatamente a valle dellespansione la pressione


ancora pari a p1 (principio di Borda1); lequazione integrale di conservazione della quantit di
moto fornisce pertanto:
(96)

p 1A 2 p 2 A 2 = W(V2 V1 )

Nella precedente equazione W rappresenta la portata in massa; V2 e V1 sono le velocit medie


nelle sezioni (1) e (2) di area A1 ed A2 (la presente trattazione non considera il profilo di
velocit). Esprimendo le velocit mediante le relazioni seguenti, con lipotesi di massa volumica
costante:
2

W
W
W W W 1 W A 12 1
11

V1 =
, V2 =
, si ha: p 1 p 2 =

A 2 A 2 A1 A1 A 2 A 2 A1
A 1
A 2

Nelle sezioni trasversali al deflusso con distacco della vena fluida la pressione uniforme.

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

ponendo =
(97)

94

A1
W
e G1 =
, si ha infine:
A2
A1
1
p 2 p 1 = G 12 (1 ) .

Si osserva che < 1 e quindi p 2 > p1 : nellespansione brusca si ha sempre un aumento di


pressione. La precedente espressione si pu porre nella forma adimensionata:
p 2 p1
= 2(1 ) ; i corrispondenti valori del recupero di pressione sono riportati nella tabella
G 12

2
seguente:

(p

G
p1 ) /
2
2
1

0
0

0.2
0.32

0.4
0.48

0.5
0.50

0.6
0.48

0.8
0.32

1
0

il massimo recupero si verifica per = 0.5 , mentre la pressione rimane ovviamente invariata in
A2
assenza di variazione di sezione ( = 1 ); rimane inoltre invariata per 0, cio

A1
(sbocco in un contenitore di grandi dimensioni).
Si applica ora lequazione di Bernoulli per fluidi reali tra le sezioni (1) e (2), trascurando la
differenza della quota geometrica e assumendo un valore unitario del coefficiente di Coriolis:
(98)

1
1
1
p 1 + V12 = p 2 + V22 + K loc V12 .
2
2
2

La differenza di pressione pu essere espressa nel modo seguente:


(99)

p 2 p1 =

1
1
(V12 V22 ) K loc V12 = p rev + p irr
2
2

il primo termine (detto variazione di pressione reversibile) dovuto alla variazione di energia
cinetica e comporta sempre un recupero di pressione; il secondo termine invece dovuto ai
fenomeni dissipativi e comporta sempre una perdita di pressione (caduta di pressione
irreversibile).
1
Sostituendo nella precedente espressione p 2 p 1 = G 12 (1 ) , si ha:

1 1
1
G 12 (1 ) = (V12 V22 ) K loc V12 ; introducendo la portata W si ha:
2
2
W2
1 W2 W2
1 W2
(
)
; ricavando Kloc si ottiene:
1 = 2 2 K loc
2 A1 A 2
2 A 12
A 12
(100)

K loc = 2(1 ) + 1 2 = 2 + 2 2 + 1 2 = 1 2 + 2 = (1 )

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

95

Nel caso particolare di sbocco in un grande recipiente, si ha: p rev =

1
V 2 , essendo V2 = 0 e
2 1

1
1
V12 = V12 , essendo 0. I termini irreversibile e reversibile hanno
2
2
uguale valore assoluto e segno opposto; la variazione di pressione pertanto nulla.
p irr = K loc

11.3.2

Contrazione brusca (condotti di sezione circolare).


(1)
(C)

(2)

A1

A2

p1

pc

Ac

p2

La caduta di pressione complessiva tra le sezioni (1) e (2) viene calcolata nellipotesi che nella
contrazione tra (1) e la sezione contratta (C) non si verifichi alcuna perdita; (p1 - pc) viene
pertanto calcolata con lequazione di Bernoulli dei fluidi ideali.
Nellespansione da (C) a (2) viene invece applicata lespressione ricavata per la brusca
espansione, riferita alla simbologia della precedente figura.
Si pone: =

A1
Ac
, Cc =
A2
A2

Con: G 1A 1 = G 2 A 2 , G c A c = G 2 A 2 , G 1 =

G2
,

Gc =

G2
, lequazione di Bernoulli dei
Cc

G 12
G 2c
fluidi ideali p 1 +
, fornisce:
= pc +
2
2
(101)

G 22 1
1
2 2 .
p1 p c =
2 C c

Per lespansione da (C) a (2) si ha:


G 2c
G 22
G 22
1 G 22
2
1 =
2 .
(102)
pc p2 =
C c (C c 1) =
C c 1) =
(
Cc

C c
C c 2
Sommando le due cadute di pressione si ottiene:

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

96

2

G 22 1
1
2 G 22 1
1
2 2 + 1 + 1
=

=
1 + 1 2
2 C c
C c 2 C c

p1 p 2 = (p1 p c ) + (p c p 2 ) =

(103)

G 22 1
1
2
2 2 + 2
2 C c
Cc

I due addendi in parentesi quadra corrispondono rispettivamente alle cadute di pressione


irreversibile e reversibile, come si pu verificare applicando lequazione di Bernoulli per fluidi
ideali tra (1) e (2):
p1 +

(104)

G 12
G 22
= p2 +
,
2
2

da cui:
p rev = (p 1 p 2 )rev

(105)

G 22
=
2

G 1 2 G 22 A 2 2 G 22
1
1
1
1 2 .
=
=

G 2 2 A 1 2
2

Si ha perci: p 1 p 2 = p irr + p rev con: p irr

G 22 1
G 22
1

=
1 e p rev =
1 2 .
2
2 C c

Il coefficiente Cc , determinato sperimentalmente, riportato nella tabella seguente, unitamente


2

1
a
:
1 , in funzione di

Cc

Cc
1

1
Cc

0.2

0.4

0.6

0.8

0.586
0.50

0.598
0.45

0.625
0.36

0.686
0.21

0.790
0.07

1
0

Per la contrazione brusca da un recipiente di grandi dimensioni ( =


(106)

G 22
p1 p 2 =
2

A1
1
,
0 ) si ha:
A2

2
1

G 22
1 G 22

( 0.5 + 1) = 15

.
.
1 + 1 2 =
2
2

C c

Circa lapplicazione delle precedenti formulazioni allimbocco e allo sbocco di tubazioni in


recipienti di grandi dimensioni, occorre osservare che nellimbocco recipiente-tubazione il
termine irreversibile pu essere notevolmente ridotto in presenza di un imbocco raccordato
(vedere Tabelle allegate agli esercizi di Fisica Tecnica del Prof. Gregorio).

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

97

11.3.3 Cadute di pressione in altri tipi di singolarit.


V2

V1
(S)

La figura precedente rappresenta in modo schematico la generica singolarit (S), caratterizzata


dalle velocit medie sulla sezione retta V1 in ingresso e V2 in uscita. La perdita di pressione
usualmente calcolata mediante il coefficiente di perdita localizzata Kloc che interviene
nellequazione di Bernoulli dei fluidi reali, scritta omettendo i termini di elevazione:
(107)

1
1
1
2
p 1 + V12 = p 2 + V22 + K loc Vmax
2
2
2

Vmax la pi elevata tra le due velocit V1 e V2 (cio quella del condotto con la minore sezione
retta di deflusso).
I coefficienti Kloc sono riportati su testi e manuali2 sia come valori numerici in tabelle e
diagrammi, che in forma analitica. Spesso si parla di coefficienti di perdita di carico, anzich di
coefficienti di perdita di pressione localizzata, con riferimento allequazione di Bernoulli scritta
in termini di quote:
(108)

2
p 1 V12 p 2 V22
Vmax
+
=
+
+ K loc
2g
g 2g g 2g

Talvolta infine, anzich utilizzare il coefficiente di perdita localizzata, si preferisce utilizzare la


cosiddetta lunghezza equivalente. Si tratta della lunghezza Leq di tubo diritto che fornisce, per
attrito continuo, una perdita di pressione pari a quella dovuta alla singolarit. Per una singolarit
inserita in un tubo di diametro interno d e rugosit assoluta si ha:
(109)

K loc = f b

L eq
d

dove fb il fattore dattrito di Blasius, che deve essere calcolato mediante unappropriata

correlazione in funzione della rugosit relativa


e del numero di Reynolds dato da:
d
Vd
Re =
, dove la viscosit del fluido e V la velocit media nella sezione retta del tubo.

d
, che deve essere sommata alla effettiva lunghezza
fb
geometrica nel calcolo delle perdite di pressione. La figura allegata, tratta dal testo Introduction
to Fluid Mechanics and Heat Transfer (Parker-Boggs-Blick), consente di determinare la
lunghezza equivalente per molte singolarit di interesse tecnico.
Si calcola pertanto la lunghezza L eq = K loc

quali le gi citate tabelle del Prof. P. Gregorio

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

98

Con riferimento alla figura, si uniscono allo scopo, con un segmento di retta, i punti
corrispondenti alla singolarit e al diametro interno o nominale; la lunghezza equivalente
determinata dallintersezione con lasse Equivalent length of straight pipe.

La figura della pagina seguente fornisce tipici valori delle rugosit assolute e relative per alcuni
tipi di tubazioni. Per il calcolo del fattore dattrito fb si pu fare riferimento alle espressioni
analitiche o al diagramma di Moody (vedere ad esempio le tabelle allegate agli esercizi di Fisica
Tecnica del Prof. P. Gregorio).

12/04/2004

11.4

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

99

Note sullimpiego dellequazione di Bernoulli per fluidi reali nei calcoli di verifica e di
progetto.

Una tipica applicazione dellequazione di Bernoulli per fluidi reali quella del calcolo di una
tubazione che collega due recipienti caratterizzati da assegnati valori dei parametri geometrici e
delle pressioni.
Nei calcoli di verifica pu essere richiesta la determinazione della portata che defluisce nella
tubazione, per un assegnato percorso e per assegnate caratteristiche geometriche della tubazione
stessa; in questo caso occorre esplicitare in tutti i termini di perdita di carico o di perdita di
pressione la portata in massa, che costante lungo tutta la tubazione; pu cos ad esempio essere
esplicitata lequazione che fornisce la portata in funzione della differenza di pressione tra gli
estremi della tubazione. Il calcolo della portata non per diretto, in quanto nellequazione
compariranno anche i fattori dattrito, che sono a loro volta funzioni della portata incognita
attraverso la velocit che compare nel numero di Reynolds. Pu essere pertanto necessario

12/04/2004

Equazione di Bernoulli per fluidi reali

100

procedere in modo iterativo, ad esempio con assunzioni iniziali dei fattori dattrito, da utilizzare
per un primo calcolo della portata; nelle iterazioni successive i fattori dattrito vengono
aggiornati sulla base dei valori della portata successivamente calcolati.
Nei calcoli di progetto possono ad esempio essere noti la portata e il percorso della tubazione,
ma non il suo diametro; anche in questo caso pu non essere possibile scrivere unequazione
effettivamente esplicita nel diametro. Esso infatti appare direttamente nella formulazione della
perdita di pressione per attrito e appare inoltre nellespressione dellarea di passaggio che lega la
portata con la velocit e infine nel fattore dattrito attraverso il numero di Reynolds e la rugosit
relativa. Anche in questo tipo di calcolo pu essere pertanto necessario un procedimento
iterativo. In entrambi i casi pu essere invece usato, in alternativa al metodo iterativo, un
programma di calcolo in grado di risolvere,con opportuni metodi numerici, equazioni algebriche
non lineari.

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

1. Cenni sullo strato limite.


1.1 Equazioni di Prandtl dello strato limite.
Si fa riferimento al moto bidimensionale stazionario di un fluido incomprimibile lungo un piatto,
nellipotesi che non vi siano forze di campo e che le propriet fisiche siano costanti. Il fluido
investe il piatto con velocit uniforme V , in direzione parallela alla piastra, cio nella direzione
dellasse x. Si pu verificare sperimentalmente che la regione in prossimit della parete in cui la
velocit varia dal valore indisturbato V al valore nullo alla parete, ha unestensione limitata;
se la piastra presenta lo spigolo vivo, lo spessore di tale regione evolve come in figura. A
sufficiente distanza dallimbocco i verifica un aumento localizzato dello spessore (non
rappresentato in figura): lo spessore diventa notevolmente pi elevato ed volve con una
differente legge di crescita. Il confine della regione, denominata strato limite, viene usualmente
definito dalla condizione u = 0.99 V ; in corrispondenza a tale confine, la componente
orizzontale della velocit si identifica praticamente con la velocit indisturbata V . Nello strato
limite il moto del fluido caratterizzato dalle due componenti u e v della velocit, con valori
della componente v molto minori della u.

y
V

strato limite

In presenza di scambio termico, il moto del fluido e landamento della temperatura sono descritte
dalle equazioni differenziali di conservazione della massa, della quantit di moto e dellenergia,
opportunamente semplificate nella forma seguente:
u v
+
=0
x y

(1.1.1)

u
u
1 p 2 u 2 u

u
+v
=
+
+
x
y
x x 2 y 2

(1.1.2)

v
v
1 p 2 v 2 v

+v =
+
+
x
y
y x 2 y 2

(1.1.3)

T
T
k 2T 2T

+
+v
=
+
x
y c p x 2 y 2

(1.1.4)

Nellequazione dellenergia (1.1.4), rappresenta la dissipazione di energia dovuta alle forze


viscose, che in molti casi pu essere trascurata. La soluzione analitica rigorosa delle precedenti

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

equazioni non stata trovata. Nel 1904 Prandtl propose un metodo approssimato per risolvere le
equazioni di continuit (1.1.1) e della quantit di moto (1.1.2) e (1.1.3).
Prandtl propose a tale scopo di dividere il campo di moto in due regioni: una regione vicina alla
parete in cui le forze viscose sono rilevanti e vanno considerate (questa regione coincide con lo
strato limite) e una seconda regione, al di fuori dello strato limite, in cui le forze viscose sono
molto piccole e possono essere ignorate, senza commettere un errore apprezzabile.
Con considerazioni basate sulla valutazione degli ordini di grandezza dello spessore dello strato
limite e delle componenti della velocit, Prandtl ha espresso le equazioni nella seguente forma
semplificata:
u v
+
=0
x y

u
u
1 p 2 u
+v
=
+
x
y
x y 2

p
=0
y

(1.1.1)

(1.1.2)

(1.1.3)

Queste equazioni sono state ottenute da Prandtl sotto le seguenti ipotesi:


 la coordinata (x) e la componente orizzontale (u) della velocit sono di un ordine di
grandezza fissato arbitrariamente nel valore numerico 1;
 la coordinata y allinterno dello strato limite dellordine di grandezza , nellipotesi che
sia soddisfatta la disuguaglianza: << 1 (questa ipotesi in accordo con le osservazioni

<< 1 ).
sperimentali sullo spessore dello strato limite, che soddisfa alla condizione
x
Indicando con O(1) ed O( ) gli ordini di grandezza e sostituendo ai differenziali delle derivate
della (1.1.1) i corrispondenti ordini di grandezza, si ottiene:

O(1) O(v )
+
=0
O(1) O( )
Nella precedente equazione si indicato con O(v) lordine di grandezza della componente v
della velocit; da essa si ricava che, dovendo essere nulla la somma algebrica dei due addendi, la
componente v della velocit deve essere dellordine di grandezza << 1 .
Le equazioni (1.1.2) ed (1.1.3) si ottengono con considerazioni analoghe, tenendo conto che
nellespressione delle derivate seconde, stimate come rapporti incrementali degli ordini di
grandezza, il termine al denominatore appare al quadrato.
Nella stesura della (1.1.2) risulta trascurabile la derivata seconda della velocit rispetto ad y,
mentre la (1.1.3) esprime il fatto che tutti i termini che concorrono alla variazione della
pressione lungo y danno in ogni caso un contributo trascurabile rispetto a quella che si verifica
lungo la direzione x.
Sempre in base alla stima degli ordini di grandezza, si ricava una espressione semiquantitativa
dello spessore dello strato limite, rappresentato dallordine di grandezza . Si ha:

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

1
= O

x
Re

(1.1.5)

u x
.

Questo risultato, seppure qualitativo, in accordo con il risultato di una trattazione quantitativa
per il calcolo dello spessore dello strato limite, ancora indicato con , a cui si accenna pi oltre:
V x
4.64
=
, dove il numero di Reynolds Re =
riferito alla velocit indisturbata.
x

Re

con il numero di Reynolds definito (solo come ordine di grandezza) dalla relazione Re =

Una soluzione generale delle equazioni di Prandtl dello strato limite non esiste, ma esistono delle
soluzioni particolari. Un risultato rilevante, espresso dalla (1.1.3) , il fatto che la pressione
varia in modo trascurabile lungo la direzione y; essa pu pertanto essere calcolata al di fuori
dello strato limite dove, in assenza di forze viscose, sono valide le equazioni di Eulero.

1.2 Transizione dallo strato limite laminare allo strato limite turbolento.
E stato verificato che le equazioni di Prandtl dello strato limite nella forma riportata sopra
valgono quando lo strato limite si muove in modo regolare, cio di moto laminare. Infatti, O.
Reynolds nel 1883 ha dimostrato lesistenza di due tipi di moto, quello laminare con i filetti
fluidi paralleli e ordinati, e quello turbolento, in cui le singole particelle si muovono in moto
disordinato e fluttuante.
Una descrizione quantitativa della turbolenza pu essere fatta immaginando di misurare la
velocit u in ogni istante in una certa posizione spaziale. La velocit u pu essere espressa
come somma del valore mediato nel tempo u e del termine fluttuante u, come in figura; per un
intervallo di tempo sufficientemente lungo, u ha la propriet di avere il valore medio nullo.

Si ha cos:

u = u + u'

Il moto turbolento stazionario quando, pur in presenza delle continue fluttuazioni della
velocit, il valore medio u non cambia nel tempo.
Nellipotesi di moto monodimensionale, caratterizzato cio da v = w = 0 , si pu descrivere
lintensit di turbolenza con il parametro Jt espresso dalla formulazione seguente:
1 2
u ' + v' 2 + w '2
3
Jt =
(1.2.1)
u

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

Come gi accennato, il deflusso nello strato limite, pu essere sia laminare che turbolento. In
particolare, lo spessore cresce dal valore iniziale nullo fino ad un certo valore, corrispondente ad
una distanza critica xc, in cui il moto passa da laminare a turbolento dopo una zona di
transizione.
In effetti, anche nello strato limite turbolento c un piccolo sottostrato laminare (detto strato
limite laminare primario); nella figura seguente illustrato il passaggio, dopo una zona di
transizione, tra lo strato limite laminare e lo strato limite turbolento.

Se la velocit cresce, la distanza xc a cui inizia la transizione diminuisce in modo tale che il
prodotto x c V rimane costante. Facendo lesperimento con liquidi e gas di diversa viscosit si
trova che la transizione avviene per un valore definito del gruppo adimensionale seguente:
Re c =

V x c

(1.2.2)

cio per un valore critico del numero di Reynolds. Ulteriori studi hanno stabilito linfluenza sul
numero di Reynolds critico di circostanze esterne, in particolare di disturbi a amonte, della forma
dellestremit del piatto e della sua rugosit. In assenza di disturbi, la transizione si ha per pi
alti numeri di Reynolds critici. Il numero di Reynolds critico dipende anche dalla differenza di
temperatura tra piatto e corrente libera.
Non c una teoria per calcolare il punto di transizione; sperimentalmente i valori del numero di
Reynolds critico sono superiori a 300.000 e tanto maggiori quanto minore la turbolenza a
monte.
Il raccordo allestremit del piatto molto importante: se lo spigolo vivo si verifica quanto
detto (strato laminare e poi turbolento); se lo spigolo molto raccordato (ali di aereeo),
inizialmente si ha una piccola turbolenza, ma subito lo strato limite diventa laminate e segue le
leggi dette sopra, partendo per da spessore non nullo.
Al di sotto di una certa turbolenza della corrente libera, Jt non influenza pi il numero critico di
Reynolds, come si vede dal diagramma seguente:

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

Inoltre se V decresce lungo il piatto, il numero di Reynolds critico diminuisce, e viceversa se


V aumenta.
Oltre a cercare delle formulazioni, si cercato di interpretare il fenomeno della transizione dal
moto laminare al moto turbolento. La conoscenza di tale fenomeno ancora imperfetta. La
transizione sembra essere causata essenzialmente dal fatto che il moto laminare diventa instabile
in certe situazioni e si trasforma in moto turbolento sotto linfluenza di disturbi esterni anche
piccolissimi. Il processo di transizione stesso va guardato come un processo fluttuante con
continuit: il punto di transizione, per esempio, fluttua continuamente nel tempo attorno a una
posizione media. Dalla figura precedente si pu dedurre che di fatto esiste un limite superiore ed
uno inferiore al numero di Reynolds critico.
Se dalla piastra si passa al tubo, a cui dedicato il punto successivo, il fenomeno si ripete. Se
allingresso non si hanno turbolenze (ingresso ben raccordato) si sviluppa uno strato limite
laminare, il cui spessore cresce lungo il tubo.
Con riferimento allo schema seguente, ad una certa distanza Le lo strato limite occupa tutto il
tubo e da quel punto in poi il profilo di velocit non cambia e, a seconda che lo strato limite sia
ancora laminare o sia diventato turbolento, il deflusso nella restante parte del tubo sar laminare
o turbolento. A questi due differenti regimi di moto corrispondono rispettivamente, come
illustrato al punto successivo, un profilo di velocit parabolico e uno pi schiacciato.

Dopo Le il moto detto completamente sviluppato. Il rapporto tra la lunghezza Le ed il


diametro funzione del numero di Reynolds. Nella regione di moto completamente sviluppato,
il moto laminare o turbolento se:
Re =

um d
> 2300

(1.2.3)

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

La velocit um mediata sulla sezione retta del tubo. Se si evitano attentamente i disturbi, si
scopre che si pu raggiungere un valore del numero di Reynolds critico nel deflusso in tubi
anche di 500.000. Nelle condizioni industriali, il moto turbolento per Re > 3000.

1.3 Spessore dello strato limite.


Le equazioni di Prandtl hanno alcune soluzioni particolari, ma i calcoli sono difficili e lunghi;
qui si accenna invece al calcolo dello spessore dello strato limite effettuato con il metodo di Von
Karman, che fornisce una soluzione approssimata, ma in accordo con i dati sperimentali ed
applicabile, in generale, anche nei casi in cui una soluzione esatta impossibile.

Il metodo di Von Karman si basa sullapplicazione delle equazioni integrali di conservazione


della massa e della quantit di moto al volume di controllo (1 - 2 - 3 - 4), di profondit unitaria
nella direzione perpendicolare alla figura, di larghezza dx e con unaltezza l maggiore dello
spessore dello strato limite .
Le forze agenti sulle superfici del volume di controllo sono le seguenti:
 forza dovuta allo sforzo di taglio w applicato dalla parete al fluido sulla superficie (1- 3)
(agisce verso sinistra, cio in verso opposto al moto);
 forza dovuta alla pressione p agente sulla superficie (1 - 2);

dp
dx agente sulla superficie (3 - 4).
dx
Sulla superficie (2 - 4) non agisce alcuna forza in quanto al di fuori dello strato limite la velocit
diventa uniforme e lo sforzo di taglio si annulla. Per poter attribuire pressioni uniformi e pari a
dp
p
p e a p + dx alle superficie (1 - 2) e ( 3 - 4), si fatto riferimento alla condizione
=0
dx
y
dedotta dalle equazioni di Prandtl dello strato limite.

 forza dovuta alla pressione p +

Il bilancio integrale della quantit di moto richiede di uguagliare la risultante delle forze agenti
nella direzione del moto al flusso netto di quantit di moto che il fluido del volume di controllo
scambia con lesterno attraverso le superfici. A questo scopo occorre calcolare il flusso di
quantit di moto attraverso le superfici (1 - 2) e (3 - 4) risolvendo integrali del tipo seguente,
relativo alla superficie (1 - 2):

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

u(y) u(y) dy

(1.3.1)

La superficie (2 - 4) sar invece attraversata da un flusso di quantit di moto nella direzione x


dato dal prodotto della velocit indisturbata V (componente lungo x della velocit su tale
superficie) per la portata netta che attraversa la superficie stessa. Il calcolo della portata che
attraversa la superficie (2 - 4) effettuato applicando la conservazione della massa, che esprime
tale portata come differenza tra la portata entrante in (1 - 2) e quella uscente in (3 - 4).
Per lo svolgimento degli integrali delle equazioni di conservazione della massa e della quantit
di moto, il metodo di Von Karman richiede lassunzione di convenienti andamenti del profilo di
velocit, che deve essere assunto, in quanto non viene ricavato dalla risoluzione delle equazioni
differenziali.
Per lo strato limite in moto laminare, landamento della velocit ben descritto dal seguente
polinomio:
3 y 1 y 3
u = V

2 2

(1.3.2)

Questa espressione viene ricavata assumendo un andamento del tipo:


u = a + b y + c y 2 + d y3

(1.3.3)

con le seguenti condizioni al contorno:


u=0

per y = 0

(1.3.4)

u = V

per y =

(1.3.5)

u
=0
y

per y =

(1.3.6)

2u
=0
y 2

per y = 0

(1.3.7)

Le prime tre condizioni si giustificano in modo intuitivo; la quarta si ricava invece applicando
p
alla parete lequazione di Prandtl dello strato limite lungo x, con la condizione
=0:
x
u
u
1 p 2 u
u +v
=
+
(1.1.2)
x
y
x y 2
Essendo alla parete u = v = 0, la (1.3.7) risulta verificata.
Nel moto turbolento landamento, differente da quello laminare, tende ad appiattirsi ad una certa
distanza dalla parete e viene rappresentato con la seguente espressione, analoga ad
unespressione empirica utilizzata per il moto turbolento dei tubi:

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

1/ 7

y
u = V

(1.3.8)

Lo sforzo di taglio viene calcolato, nello strato limite laminare, mediante la relazione
u
w =
y w

(1.3.9)

Nello strato limite turbolento non possibile procedere allo stesso modo, in quanto derivando la
V
u
=
(1.3.8) si ottiene la relazione seguente, =
, a cui corrisponde, per y 0,
y 7(y / )6 / 7
w .
Nello strato limite turbolento stato pertanto assunta la seguente espressione empirica dello
sforzo di taglio:
1/ 4

w = 0.0228 V
V
2

(1.3.10)

La (1.3.10) permette anche di rappresentare il profilo di velocit nel sottostrato laminare


primario, dove lo sforzo di taglio viene supposto costante e pari al valore dato dalla (1.3.10). Si

ha pertanto: du = w dy , da cui si ottiene u = w y + c e infine u = w y , in quanto la costante

c nulla, poich la velocit alla parete nulla.


Con la gi citata ipotesi di variazione nulla della pressione lungo lasse x, rappresentata dalla
p
= 0 , si ottengono le seguenti espressioni per lo spessore dello strato limite:
condizione
x

4.64
=
 strato limite laminare:
(1.3.11)
x
Re x
 strato limite turbolento:

0.376
=
x Re1x/ 5

(1.3.12)

La (1.3.12) stata ricavata nellipotesi che lo spessore , estrapolato ad x = 0 (dove in realt la


formulazione non vale) sia nullo. Il numero di Reynolds riferito alla coordinata x:
V x
(1.3.13)

La trattazione fornisce anche il valore della velocit ub al confine tra il sottostrato laminare
primario e la regione turbolenta:
Re x =

u b 2.12
=
V Re 0x.1

(1.3.14)

il corrispondente spessore b del sottostrato laminare si ricava dalla (1.3.8):

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

b u b

=
V

(1.3.15)

In base allespressione dello sforzo di taglio alla parete, anche possibile ricavare il fattore di
attrito di Fanning, che per il moto sulla piastra definito dalla relazione seguente;
1
w = f V2
2

(1.3.16)

2. Moto in condotti.
2.1. Moto sviluppato in tubi circolari.
Si indicano ora gli elementi per il calcolo delle cadute di pressione per attrito continuo lungo tubi
circolari di diametro costante; il calcolo viene effettuato mediante il fattore dattrito di Fanning ,
indicato con f o mediante il fattore dattrito di Blasius, che viene qui indicato con fB. Tra i due
fattori dattrito sussiste la relazione fB = 4 f.
Si effettua un bilancio di forze in regime stazionario sul tratto infinitesimo del tubo verticale
rappresentato nella figura che segue, di raggio rw, in cui scorre verso lalto un fluido viscoso la
cui velocit media nella sezione V. Si suppone che il profilo di velocit non vari lungo il
tubo; non si hanno pertanto variazioni del flusso di quantit di moto tra la sezione di ingresso e la
sezione di uscita del tratto di tubo di lunghezza dz. La parete applica al fluido lo sforzo di taglio
w ; la forza ad esso corrispondente, che si oppone al moto, e la forza peso sono equilibrate dalle
forze dovute alla pressione p agente alla quota z e alla pressione p + dp agente alla quota z +
dz. Considerando positive le forze agenti verso lalto e facendo il bilancio delle forze a regime si
ha pertanto:

V
2
w

2
w

r pr

(p + dp ) rw2 dz g 2 rw w dz = 0

(2.1.1)

semplificando si ottiene:
d(p + g z ) =

2 w
dz
rw

(2.1.2)

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

10

Applicando ora lequazione di Bernoulli per fluidi reali al volumetto in figura, tenendo conto che
la velocit costante, si ha:

[(p + dp) + g (z + dz )] (p + g z ) = dp f

(2.1.3)

rispetto al segno della perdita di pressione p f , che nella formulazione dellequazione di


Bernoulli per fluidi reali a suo tempo vista, positiva e quindi preceduta dal segno meno, la dpf
della precedente equazione preceduta dal segno pi, intendendo quindi che sia una quantit
negativa. Si ottiene cos:
d(p + g z ) = dp f

(2.1.4)

Dal confronto tra la (2.1.2) e la (2.1.4) si ottiene:


2 w
dz
(2.1.5)
rw
Molti studi sperimentali sulle cadute di pressione per attrito nel moto turbolento hanno fatto
stabilire che la forza di trascinamento che il fluido esercita sulla parete proporzionale
1
V 2 e allarea della parete bagnata del tubo. Il
allenergia cinetica dellunit di volume
2
coefficiente di proporzionalit il fattore dattrito di Fanning f. Il rapporto tra la forza e larea
della parete bagnata del tubo, supposto uniforme, lo sforzo di taglio alla parete w . Si ha
perci:
1
w = f V 2
(2.1.6)
2
sostituendo nella (2.1.5) e introducendo il diametro d = 2 rw, si ottiene:
11
dp f = 4f
V 2 dz
(2.1.7)
d2
dp f =

Integrando tra la sezione di ingresso (1) e la sezione di uscita (2) nellipotesi che f sia costante,
si ha:
z2
z2
(z z ) 1
11
2
d
(
p
+

g
z
)
=

4
f

V
dz , da cui si ottiene: p 2 p1 + g (z 2 z1 ) = 4f 2 1 V 2
z

d2
d
2
z1
1
Indicando con L la lunghezza del condotto, che in questo caso coincide con laltezza, e
introducendo il fattore dattrito fB di Blasius, si ha infine:
L1
p1 p 2 = g L + f B
V2
(2.1.8)
d 2
Il primo addendo a secondo membro della (2.1.8) rappresenta la variazione di pressione dovuta
al campo di gravit, mentre il secondo addendo rappresenta la perdita dovuta allattrito continuo.
Se si fosse fatto riferimento ad un condotto orizzontale, si sarebbe ottenuto solo questo secondo
addendo. In generale, per un tubo inclinato di diametro costante, la differenza di pressione nel
verso del moto data dalla somma del termine gravitazionale, in cui interviene la differenza di
quota degli estremi del tubo e del termine di attrito, in cui interviene la lunghezza.
A partire dalla relazione (2.1.5), si ricava ora lespressione della variazione dello sforzo di taglio
2
in funzione del raggio. Mediante la (2.1.5), dp f = w dz , si esprime lo sforzo di taglio:
rw

12/05/2005

w =

Strato limite e moto in condotti

rw dp f
2 dz

11

(2.1.9)

Si immagina ora di applicare il bilancio di forze non al fluido contenuto nellintera sezione retta
del condotto, ma ad un volume di controllo di raggio r < rw, ottenendo:
=

r dp f
2 dz

(2.1.10)

dal rapporto tra la (2.1.10) e la (2.1.9) si ottiene:


= w

r
rw

(2.1.11)

Questa relazione mostra che lo sforzo di taglio nullo al centro del tubo, massimo alla parete e
varia linearmente al variare del raggio; la relazione, la cui validit limitata alle condizioni di
moto sviluppato, stata utilizzata nel calcolo del coefficiente di scambio termico in moto
turbolento, basate sullanalogia tra il trasferimento di calore e di quantit di moto, illustrate pi
oltre.

2.2. Moto sviluppato in condotti di sezione non circolare.


Le considerazioni precedenti, fatte con riferimento ad un tubo circolare, si possono estendere al
caso di un condotto di sezione costante, ma non circolare, introducendo la definizione di
diametro idraulico. Si fa allo scopo riferimento allelemento di condotto rappresentato in figura,
di lunghezza dz, area della sezione di passaggio A e perimetro bagnato Pb.

Dal bilancio di forze si ottiene, procedendo come per il tubo circolare, si ottiene:
1
A dp f = w Pb dz = f V 2 Pb dz ,
2

dp f = f

Pb 1
V 2 dz
A 2

dal confronto con la formulazione relativa al tubo circolare, riscritta qui di seguito indicando con
1 1
de il diametro equivalente da determinare: dp f = 4f
V 2 dz , si ricava
de 2
4A
de =
(2.2.1)
Pb
Il diametro equivalente cos definito deve essere inserito, oltre che al posto del diametro d,
anche nel numero di Reynolds e nel calcolo del fattore dattrito.

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Strato limite e moto in condotti

12

2.3. Profilo di velocit e fattore dattrito nel moto laminare sviluppato in tubi circolari.
Si considera ora il moto laminare in un tubo circolare di raggio rw, in cui - come detto in
precedenza - gli sforzi tangenziali, dovuti alla viscosit, tendono a stabilizzare il moto
unidirezionale delle particelle, rispetto alle forze dinerzia. Si considera in particolare il caso del
moto isotermo, assialsimmetrico e sviluppato di un fluido incomprimibile in un tubo orizzontale,
riferito alle coordinate assiale x e radiale r.
Si pu dimostrare, utilizzando lequazione differenziale di conservazione della massa, che la
condizione di moto sviluppato implica che vi sia la sola componente assiale u della velocit.
Nelle condizioni considerate, lequazione di Navier-Stokes in coordinate cilindriche, relativa alla
direzione dellasse del tubo, diventa:
0=

1 p 1 u 2 u

+
+
x r r r 2

(2.3.1)

La (2.3.1) pu essere anche scritta nella forma seguente, considerando anche che nel moto
sviluppato la velocit funzione della sola coordinata radiale r:
p
1 d du
=
r
x
r dr dr

(2.3.2)

La (2.3.2) viene integrata imponendo quali condizioni al contorno velocit nulla alla parete e
derivata della velocit nulla al centro del tubo, dove la velocit massima. Separando le
variabili, si ha:
du
du
r p C1
r p d du r 2 p
= r + C1 ,
=

= r ,
dr
dr 2 x r
x dr dr 2 x
du
r 2 p
= 0 per r = 0 si ha C1 = 0 e quindi u =
+ C2
dr
4 x
r 2 p
Imponendo la condizione u = 0 per r = rw si ricava C 2 = w
e infine:
4 x
1 p 2 2
u=
r rw
(2.3.3)
4 x

Dalla condizione

Si osserva che u > 0 in quanto la pressione diminuisce per attrito nel verso del moto ed
p
quindi
< 0.
x
Dalla (2.3.3), ponendo r = 0, si ricava la velocit massima:
u max =

1 p 2
rw
4 x

(2.3.4)

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13

La velocit media, normalmente utilizzata nel calcolo della portata e delle perdite di pressione
per attrito, si ricava dalla portata in volume Qv. La portata in volume espressa dal seguente
integrale, che rappresenta la somma delle portate relative alle aree anulari infinitesime comprese
tra i raggi r ed r + dr:
rw

r 4 p
1 p w 2 2
1 p rw4 rw4
2 r rw r dr =
2 = w
4 x 0
4 x 4 2
8 x
r

Q v = u 2 r dr =
0

(2.3.5)

La velocit media sulla sezione retta del tubo data da:


u=

Qv
1 p 2
=
rw
2
rw
8 x

(2.3.6)

Dal confronto con la velocit massima espressa dalla (2.3.4) si ricava la relazione:

u max = 2 u

(2.3.7)

Dalle (2.3.3) e (2.3.4) si ha ancora:


1 p
1 p 2 r
u=
r rw2 =
rw 1
4 x
4 x rw

r
u = 2u 1
rw

r
= u max 1

rw

e dalla (2.3.7) si ha infine:

(2.3.8)

Il profilo di velocit in moto laminare pertanto parabolico e pu essere espresso nella seguente
forma adimensionata, che valida per qualunque fluido e qualunque portata, purch il moto sia
laminare e siano verificate le condizioni sotto le quali si integrata lequazione di Navier
Stokes:
r
u
= 21
u
rw

(2.3.9)

Sulla base del profilo di velocit cos calcolato, possibile esprimere analiticamente lo sforzo di
taglio alla parete w e il fattore dattrito di Fanning f. Indicando con y la coordinata valutata
a partire dalla parete, definita dalla relazione y = rw r si ha infatti :

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

du
4u
8u
du
w = = =
=
rw
dw
dr w
dy w

14

(2.3.10)

Nella (2.3.10) si indicato con dw il diametro del tubo; dalla definizione del fattore dattrito di
1 2
8u
1 2
= f u e quindi:
Fanning w = f u si ha
dw
2
2
16 16
(2.3.11)
f =
=
u d w Re
il numero di Reynolds per il tubo definito dalla relazione
Re =

u dw

(2.3.12)

I precedenti risultati si ottengono anche se il tubo non orizzontale; quanto precede mostra che,
a differenza del caso del moto turbolento preso in esame pi oltre, nel caso del moto laminare sia
il profilo di velocit che fattore dattrito si ricavano in modo puramente teorico, senza alcun
supporto sperimentale. Esperimenti di vari studiosi hanno confermato la teoria fino a numeri di
Reynolds di circa 2000, come si pu osservare nella figura seguente, dove rappresentato il
rapporto tra la velocit media e la velocit massima in funzione del numero di Reynolds. Al di
sopra del valore 2000 il rapporto aumenta notevolmente rispetto al valore teorico di 0.5; in
corrispondenza a tale aumento, la forma del profilo di velocit si differenzia dallandamento
parabolico e tende ad appiattirsi nella zona centrale del condotto.

u
u max

Per quanto riguarda il fattore dattrito, il confronto con i dati sperimentali ha messo in evidenza
che dove cessa laccordo col profilo teorico della velocit cessa anche laccordo tra i valori
previsti dalla (2.3.11) e quelli sperimentali; in particolare, per numeri di Reynolds maggiori di
circa 2000, sono stati ricavati valori sperimentali del fattore dattrito notevolmente pi elevati di
quelli previsti dalla (2.3.11).
Come illustrato pi oltre i valori sperimentali del profilo di velocit e del fattore dattrito si
discostano da quelli teorici quando si verifica la transizione dal deflusso laminare al deflusso
turbolento.

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15

Circa la precedente trattazione occorre ancora osservare che, in presenza di variazioni radiali
della temperatura del fluido, il profilo di velocit si pu discostare da quello parabolico espresso
dalla (2.3.8). In condizioni non adiabatiche si ha infatti un profilo radiale non uniforme della
temperatura del fluido, con valori pi elevati alla parete se il fluido riceve calore e viceversa se il
fluido cede calore alla parete. Poich la viscosit dinamica varia in funzione della temperatura,
vengono meno in questo caso le ipotesi di propriet fisiche costanti utilizzate per determinare il
profilo parabolico di velocit. La corrispondente distorsione del profilo differente nel caso dei
liquidi e dei gas, in quanto la viscosit dei liquidi diminuisce al crescere della temperatura,
mentre aumenta nel caso dei gas.
Nella figura seguente sono riportati esempi di andamenti per gas e metalli liquidi, calcolati da
Deissler e in accordo con dati sperimentali di Mc Adams; landamento della temperatura del
fluido rappresentato dal rapporto tra la temperatura del fluido a contatto con la parete Tw e la
temperatura media Tb. Si osserva che nei liquidi il profilo si appiattisce se il tubo riscaldato,
perch vicino alla parete la viscosit minore in quanto al temperatura maggiore e quindi la
velocit maggiore (il liquido incontra una minore resistenza viscosa); nel caso del
raffreddamento si ha leffetto opposto. Per i gas le distorsioni sono invertite, data la diversa
dipendenza della viscosit dalla temperatura.

u
u
u

Gas

Liquidi

Circa lapplicazione del fattore dattrito al calcolo delle perdite di pressione nel deflusso
laminare, occorre osservare che la dipendenza del fattore dattrito dal numero di Reynolds
espressa dalla (2.3.11) implica un legame di semplice proporzionalit tra le perdite di pressione
per attrito e la velocit o la portata del fluido. La caduta di pressione per attrito infatti data da
2
L1
64
p att = f B
u , con f B = 4f =
. La dipendenza dal quadrato della velocit nel moto
d2
Re
laminare solo apparente; sostituendo lespressione di fB si osserva infatti che la caduta di
64 L 1
pressione per attrito proporzionale alla velocit e non al suo quadrato: p att =
u.
dw d 2

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Strato limite e moto in condotti

16

La formulazione col quadrato della velocit offre tuttavia il vantaggio di utilizzare sempre la
stessa formulazione sia per il moto laminare che per il moto turbolento inserendo, a seconda del
caso, le espressioni appropriate del fattore dattrito.

2.4. Moto turbolento nei condotti.


La turbolenza, come gi detto in precedenza, caratterizzata da fluttuazioni nel tempo dei valori
della velocit che corrispondono al moto disordinato delle particelle. Linnesco della turbolenza
lo si fa coincidere con un valore critico del numero di Reynolds: per Re < 2000 il moto sempre
laminare; la transizione al moto turbolento avviene per un numero di Reynolds compreso tra
2000 e 13000 e dipende dalla stabilit del moto laminare e quindi dai disturbi a cui soggetto il
moto, cio da condizioni esterne al deflusso stesso.
Per interpretare il fenomeno della transizione dal deflusso laminare al deflusso turbolento, sono
state sviluppate teorie che hanno studiato leffetto di disturbi periodici sulla stabilit del moto
laminare, evidenziando lesistenza di una regione in cui i disturbi sono smorzati e di unaltra in
cui sono amplificati. E stato osservato che le modalit di imbocco nei tubi hanno maggiore
importanza della rugosit alla parete.
I primi studi, empirici, descrivevano la turbolenza sulla base dei valori medi delle grandezze; la
seconda teoria, statistica, basata sulla conoscenza delle fluttuazioni delle varie quantit e si
servita sperimentalmente di strumenti pi raffinati.
La teoria, basata sui valori medi, stata sviluppata da Reynolds e Prandtl ed ancora
attualmente utile nei problemi in cui si conosce il solo valore medio delle grandezze; ulteriori
sviluppi sono stati apportati da Taylor, Von Karman e altri.
Per una descrizione quantitativa del campo di moto, occorre ricordare che le componenti u, v, w
della velocit e la pressione variano rispetto al tempo e alla direzione e sono rappresentate dai
simboli seguenti:
ui, vi, wi, pi
u, v, w, p

componenti istantanee della velocit e pressione istantanea;


valori medi delle componenti della velocit e della pressione.

Per la componente ui della velocit si ha:


t
t
1
1
u = u i dt , u i = u + u '
u ' = u ' dt = 0
t0
t0

(2.4.1)
t

1
non invece nullo il valore medio del quadrato della componente fluttuante: u ' = u ' 2 dt 0 ;
t0
analoghe relazioni valgono per le componenti della velocit vi e wi.
Come per la velocit si ha, anche per la pressione, p i = p + p' .
Si pu verificare, considerando che le componenti fluttuanti sono tra di loro fisicamente
correlate, che non sono nulli i valori medi dei prodotti u ' v' e u ' w ' ; essi intervengono, come
illustrato qui di seguito, nella formulazione delle equazioni di Navier Stokes elaborata da
Reynolds.
2

La radice quadratica media u ' 2 esprime un indice della turbolenza. Nel paragrafo relativo allo
strato limite si visto che lintensit di turbolenza in un moto caratterizzato dal solo valore
1 2
u ' + v' 2 + w '2
medio non nullo della velocit u espressa dalla relazione: J t = 3
.
u

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Strato limite e moto in condotti

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Le equazioni di conservazione possono applicarsi anche in moto turbolento se si introducono i


valori istantanei della velocit e della pressione: la risoluzione delle equazioni impossibile.

2.4.1. Equazioni di Reynolds.


Reynolds ha modificato le equazioni rigorose di Navier - Stokes introducendo i valori medi e i
valori fluttuanti al posto di quelli istantanei, e assumendo i valori fluttuanti come funzioni
continue del tempo e dello spazio. Lequazione della quantit di moto lungo x per un fluido
incomprimibile e non tenendo conto delle forze di campo , per i valori istantanei:
Du i
1 p i
=
+ 2ui
Dt
x

(2.4.1.1)

Utilizzando lequazione di conservazione della massa per un fluido incomprimibile:


u i v i w i
+
+
=0
x y
z

(2.4.1.2)

il primo membro della (2.4.1.1) pu essere scritto nella forma seguente:

u v w i
Du i u i
u
u
u
=
=
+ u i i + v i i + w i i + u i i + i +
Dt
t
x
y
z
z
x y
u
u (u i v i ) (u i w i )
= i + 2u i i +
+
t
x
y
z

(2.4.1.3)

Esprimendo i valori istantanei come somma dei valori medi e fluttuanti e mediando rispetto al
tempo tutti i termini dellequazione, dopo alcuni passaggi si ottiene lequazione seguente:

( ) (

) (

Du
1 p
1 u ' 2 u ' v' u ' w '
=
+ 2u
+
+

Dt
x
x
y
z

(2.4.1.4)

Nello svolgimento dei passaggi si effettua la media del prodotto:


(u + u ')(v + v') = u v + u v'+ u ' v + u ' v' il cui valore medio pari a u v + u ' v' , in quanto il valore
medio dei prodotti u v ed u v nullo, poich u e v sono gi valori mediati, mentre u e v
sono grandezze fluttuanti a valore medio nullo. Pur senza svolgere tutti i passaggi, si giustifica
cos la presenza dei termini nella parentesi quadra al secondo membro.
La (2.4.1.4) lequazione di Reynolds in coordinate cartesiane lungo la direzione x e rispetto
allequazione di Navier - Stokes presenta i valori medi e inoltre i tre termini con le componenti
fluttuanti della velocit.
I termini u ' 2 , u ' v' , u ' w ' sono detti sforzi di Reynolds o eddy stress; si pu
verificare che essi occupano, nello sviluppo dellequazione di Navier - Stokes, una posizione
analoga a quella degli sforzi normali dovuti alla pressione e alla viscosit e degli sforzi
tangenziali.

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Strato limite e moto in condotti

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Mentre 2 u rappresenta gli sforzi nel fluido dovuti alla viscosit e alla variazione spaziale
della velocit, gli ultimi tre termini esprimono invece gli sforzi di Reynolds, che sono dovuti alle
fluttuazioni di ogni particella nelle tre direzioni.
Lo scopo di aver riportato la (2.4.1.4) non di risolverla, ma di mettere in evidenza lo scambio
di quantit di moto tra due strati contigui, dovuto non solo allattrito viscoso, ma anche al moto
casuale delle particelle, cio alla turbolenza. Questa fenomenologia alla base del modello della
lunghezza di mescolamento di Prandtl, illustrato nel prossimo paragrafo.
Lungo le direzioni y e z si hanno equazioni analoghe alla (2.4.1.4). Occorre ancora segnalare
che la (2.4.1.4) e le equazioni analoghe relative alle ccordinate y e z sono utilizzate
nellambito della risoluzione di problemi di fluidodinamica per via numerica, con procedure
analoghe a quelle presentate per i problemi di conduzione nel Corso di Termocinetica.

2.4.2. Teoria della lunghezza di mescolamento di Prandtl.


Sperimentalmente le perdite di pressione per attrito in moto turbolento sono molto superiori a
quelle attribuibili alla viscosit molecolare; Prandtl le attribu allo scambio di quantit di moto
tra le particelle fluide.
Tra due strati adiacenti di fluido, in moto turbolento e caratterizzati da velocit diverse, si
verifica uno scambio di particelle fluide che da uno strato penetrano nellaltro; quelle pi veloci
(provenienti dallo strato pi veloce) tendono ad accelerare quelle pi lente (per urto), mentre
quelle pi lente tendono viceversa a rallentare le pi veloci.
Ci comporta uno scambio di quantit di moto, la cui variazione esprime uno sforzo di taglio tra
i due strati, come espresso dagli ultimi termini della (2.4.1.4).
Prandtl ha introdotto il concetto di lunghezza di mescolamento, che fisicamente la distanza che
ogni particella di fluido deve percorrere trasversalmente alla direzione principale del moto prima
di perdere la sua identit, vale a dire i valori di velocit che possedeva allinizio.
Nella figura seguente rappresentato un moto bidimensionale, caratterizzato da valori nulli delle
velocit medie v e w, definite secondo le 2.4.1. Lunica componente non nulla della velocit
mediata nel tempo la componente u, relativa alla direzione dellasse x. Come visto
precedentemente, questa situazione si verifica nel moto sviluppato in un condotto, in cui il fluido
defluisce nella direzione dellasse x. Con riferimento al deflusso bidimensionale rappresentato
in figura, occorre considerare che, oltre alla componente fluttuante u, presente anche la
componente fluttuante v (pur essendo nullo il valore medio v).

Nella sezione 1 la velocit media u; nella sezione 2, posta alla distanza finita l dalla sezione
du
1, la velocit media viene rappresentata come u + l .
dy

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In 1 la velocit fluttuante nella direzione x u e la velocit fluttuante nella direzione y v.


Prandtl definisce lunghezza di mescolamento li una distanza nella direzione y che soddisfa alla
seguente equazione:
du
dy

u' = li

(2.4.2.1)

Secondo la (2.4.2.1) la componente fluttuante della velocit proporzionale alla differenza della
velocit media di due strati distanti li (che la lunghezza di mescolamento istantanea).
Lo sforzo di taglio turbolento tra i due strati, dovuto allo scambio di quantit di moto per il moto
caotico delle particelle, la variazione istantanea del trasferimento di quantit di moto per unit
di area.
La portata di fluido per unit di area, dovuta alla componente lungo y della velocit di
fluttuazione,
v' ; il trasferimento di quantit di moto attraverso la stessa area (sua
componente lungo x) espresso da:
v' u ' = ( t )i

( t )i

(2.4.2.2)

lo sforzo di taglio turbolento istantaneo; introducendo la (2.4.2.1) si ha:

( t )i = v' l i du

(2.4.2.3)

dy

Lo sforzo di taglio turbolento medio nel tempo :


t = u ' v'

(2.4.2.4)

Si pu osservare che t coincide con uno degli sforzi di Reynolds che compaiono al secondo
membro della (2.4.1.4). Prandtl assunse u e v dello stesso ordine; ponendo cio v = u ,
lo sforzo di taglio turbolento medio diventa:
du
t = l
dy

(2.4.2.5)

l la lunghezza di mescolamento media.


In conclusione, quando si hanno due strati di un fluido in moto turbolento, lo sforzo totale di
taglio esistente tra di loro composto da una componente laminare l e da una turbolenta
t :
2

l =

du
du
du
du
; t = l ; = l + t = + l
dy
dy
dy
dy

mettendo in evidenza il termine

du
si ottiene infine:
dy

(2.4.2.6)

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Strato limite e moto in condotti

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du du
du

= l + t = + l 2
= ( + E m )
(2.4.2.7)
dy dy
dy

du
E m = l2
chiamata eddy viscosity in analogia con , viscosit molecolare poich,
dy
moltiplicata per il gradiente di velocit medio, d lo sforzo di taglio.
Se il moto intensamente turbolento, l diventa trascurabile rispetto a t . Dividendo per la
densit, la (2.4.2.7) diventa:
2 du du
du

= + l
= ( + m )

dy dy
dy

(2.4.2.8)

ed m sono rispettivamente la viscosit cinematica e la eddy diffusivity, diffusivit


turbolenta della quantit di moto.

m
tra la diffusivit turbolenta

y
e la diffusivit molecolare, nel moto in un condotto di raggio rw, in funzione del rapporto
tra
rw
la distanza y dalla parete e il raggio.
Nella figura seguente riportato, a titolo di esempio, il rapporto

Le due curve in figura si riferiscono a due differenti numeri di Reynolds. Come si pu osservare,
a seconda del numero di Reynolds, la diffusivit turbolenta pu superare quella molecolare di
uno o due ordini di grandezza. Le curve in figura sono state ricavate sulla base del profilo di
velocit per moto turbolento in tubi, detto profilo universale di velocit, che illustrato pi oltre.
Gli andamenti confermano che nel moto turbolento, su gran parte della sezione retta del
condotto, gli sforzi di Reynolds superano largamente quelli dovuti alla viscosit molecolare.
La lunghezza di mescolamento funzione della distanza dalla parete, funzione non conosciuta.
Poich ai fini della determinazione del profilo di velocit occorre conoscere lo sforzo di taglio

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Strato limite e moto in condotti

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alla parete, e quindi la lunghezza di mescolamento, Prandtl e Von Karman hanno ipotizzato la
suddetta funzione, verificando poi dallesperienza la validit delle loro ipotesi.
Pi oltre riportata la trattazione di Prandt per il calcolo del profilo di velocit nel moto
turbolento in tubi, che ha portato alla formulazione del profilo logaritmico; tale trattazione si
basa sullassunzione che la lunghezza di mescolamento sia proporzionale alla distanza y dalla
parete; la formulazione logaritmica stata utilizzata nello sviluppo di una formulazione pi
generale, denominata profilo universale di velocit, illustrata pi oltre.
La teoria statistica della turbolenza non viene qui trattata; si accenna solo al fatto che sono
possibili riscontri sperimentali delle componenti della velocit di fluttuazione u, v, w basati su
misure effettuate con la tecnica dellanemometria a filo caldo. Tale tecnica mette in relazione
le velocit con lo scambio termico che si verifica tra un filo di platino e la corrente fluida oggetto
della misura; a seconda della disposizione del filo rispetto alla direzione della corrente fluida, e
utilizzando uno o due fili possibile, ad esempio, risalire alla componenti fluttuanti e al valore
medio del prodotto u ' v' .

2.4.3. Moto turbolento e profili di velocit in tubi circolari.


Al contrario del moto laminare, il profilo di velocit e il fattore dattrito non possono essere
analizzati rigorosamente nel moto turbolento. Per predire le velocit medie si fatto riferimento
a dati sperimentali, usando la teoria della lunghezza di mescolamento di Prandtl come base.
Rispetto al moto laminare c poi da tenere in conto linfluenza della rugosit della parete.
Sperimentalmente molti studiosi hanno rilevato profili di velocit in moto turbolento. Nikuradse
ha effettuato misure per lo stesso numero di Reynolds, usando particolari accortezze per
eliminare i disturbi e mantenere il moto laminare per un numero di Reynolds di 4000, per il
quale il moto usualmente turbolento; i risultati delle misure sono mostrati nella prima delle due
figure che seguono, dove in ordinata riportata la velocit e in ascissa la coordinata y, il cui
valore varia da zero al diametro del tubo. Il profilo relativo al moto laminare indicato con la
lettera L, quello turbolento con la lettera T. Nella seconda figura sono riportati, a partire
dalla parete fino al centro del tubo, vari profili in moto turbolento per differenti numeri di
Reynolds.
I diagrammi mostrano che in moto turbolento il profilo pi schiacciato man mano che ci si
avvicina allasse del tubo, dove la velocit raggiunge sempre il valore massimo.
Si nota che vicino alla parete c una variazione fortissima di velocit, che fa supporre
lesistenza di prevalenti azioni viscose, e cio di un sottostrato laminare; il profilo si appiattisce
invece verso lasse, dove evidentemente le forze dinerzia delle particelle che si muovono di
moto turbolento caotico prevalgono sulle forze viscose, omogeneizzando la velocit degli strati
contigui.
Mentre nel moto laminare il rapporto tra la velocit media sulla sezione retta del condotto e
quella massima pari a , nel moto turbolento il rapporto sale rapidamente e raggiunge un
valore un po pi alto di 0.8, come mostrato dalla figura riportata nel paragrafo 2.3.
Sono state proposte differenti formulazioni per la rappresentazione analitica dei profili di
velocit in moto turbolento. Nel seguito viene illustrata una prima formulazione di Prandtl;
segue la deduzione della legge logaritmica e infine la formulazione del profilo universale di
velocit.

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Strato limite e moto in condotti

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2.4.3.1. Profilo di velocit di Prandtl.


I risultati sperimentali di Nikuradse sono stati rappresentati nella forma della figura seguente,
dove in ordinata riportato il rapporto tra la velocit mediata nel tempo alla distanza y dalla
parete e la velocit massima, e in ascissa il rapporto tra la distanza dalla parete y ed il raggio rel
tubo. I punti sperimentali coprono lintervallo dei numeri di Reynolds compreso tra 4000 e
3240000, che comprende la maggior parte delle condizioni operative di interesse tecnico
applicativo, per quanto riguarda, ad esempio, sia il moto in condotti che nei tubi degli
scambiatori di calore.

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Strato limite e moto in condotti

23

Si tratta di una rappresentazione basata su parametri adimensionati che, a differenza del caso del
moto laminare, non conduce ad una curva unica per tutti i numeri di Reynolds. Si osserva infatti
che ad ogni numero di Reynolds corrisponde una curva diversa.
Prandtl ricav una relazione preliminare a partire dalla seguente espressione del fattore dattrito
ricavata da Blasius:
f = 0.079 Re 1 / 4

(2.4.3.1.1)

Sulla base della relazione che lega il fattore dattrito allo sforzo di taglio alla parete e alla
velocit media, e con una serie di assunzioni, ricav la seguente relazione approssimata:
u
u max

y
=
rw

1/ 7

(2.4.3.1.2)

Poich la (2.4.3.1.1) stata ricavata sperimentalmente fino a Re = 100000, anche la validit


dellespressione approssimata (2.4.3.1.2) limitata allo stesso numero di Reynolds. La
formulazione precedente pu essere vista come caso particolare della seguente relazione, pi
generale, in cui lesponente a secondo membro dipende dal numero di Reynolds:
u
u max

y
=
rw

1/ n

(2.4.3.1.3)

I valori dellesponente n sono riportati in funzione del numero di Reynolds nella tabella
seguente, dove con u indicata la velocit media sulla sezione retta del condotto:
u dw

4000
23000
110000
1100000
2000000
3240000

Re =

n
6
6.6
7
8.8
10
10

Questultima relazione fornisce una buona rappresentazione dei dati sperimentali, ma non
consente di calcolare il valore corretto del gradiente di velocit alla parete, dove fornisce invece
un gradiente infinito. Essa non pu quindi essere utilizzata per il calcolo dello sforzo di taglio.
2.4.3.2. Legge logaritmica di distribuzione della velocit.
Prandt in seguito deriv una legge logaritmica dalla sua teoria della lunghezza di mescolamento,
a partire dalla formulazione (2.4.2.6):
2

du
du
+ l
(2.4.2.6)
dy
dy
La deduzione della legge logaritmica basata su una serie di semplificazioni, la prima delle quali
consiste nel trascurare lo sforzo di taglio viscoso. Si suppone inoltre che lo sforzo di taglio vari
= l + t =

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linearmente nel condotto; nellipotesi di moto sviluppato, landamento lineare si ricava


analiticamente e non pertanto il risultato di unassunzione. Si ha:

r
y
= w
= w 1
rw
rw

Ricavando l

du
= w
dy

du
= l
dy

(2.4.3.2.1)

du
si ottiene:
dy
1

y
rw

(2.4.3.2.2)

w
ha le dimensioni di una velocit, chiamato velocit dattrito (friction

velocity) ed usualmente indicato con u*. Fissate le condizioni del moto, di conseguenza
fissato lo sforzo di taglio alla parete e quindi la velocit dattrito costante.
y
Prandt fece lulteriore ipotesi che, nelle vicinanze della parete, sia 1 1 (occorre osservare
rw
che lassunzione valida a distanze non troppo piccole dalla parete, dove la trattazione non
applicabile in quanto stato eliminato lo sforzo viscoso). Lequazione (2.4.3.2.2) diventa cos:

Il termine

du
=
dy

(2.4.3.2.3)

Secondo Prandtl, la lunghezza di mescolamento non influenzata apprezzabilmente dalla


rugosit della parete n dalla viscosit del fluido; essa dipendi quindi solo dalla distanza y dalla
parete; il legame funzionale assunto da Prandtl quello della semplice proporzionalit:
l=K y

(2.4.3.2.4)

la costante K una costante universale, il cui valore numerico pari a 0.4; esso stato
ottenuto da Prandtl e Nikuradse sulla base dei dati sperimentali di Nikuradse sui profili di
velocit. La (2.4.3.2.3) diventa:
Ky

du
= u*
dy

(2.4.3.2.5)

integrando si ottiene:
u=

u*
ln y + C
K

(2.4.3.2.6)

Per determinare la costante di integrazione C non si pu utilizzare una condizione al contorno


relativa alla parete dove, come gi detto, la trattazione non applicabile; si potrebbe invece fare
riferimento alla velocit massima u max , che viene raggiunta sullasse del tubo, dove per la

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

25

y
1 . Nonostante tale ipotesi,
rw
Prandtl applic ugualmente la condizione sullasse del tubo, ottenendo:

(2.4.3.2.6) non potrebbe essere applicata, a causa dellipotesi 1

C = u max

u*
ln rw
K

(2.4.3.2.7)

La legge logaritmica diventa pertanto:


u = u max +

u* y
y
ln = u max + 2.5 u * ln
K rw
rw

(2.4.3.2.8)

u max u
y
in funzione di
e
u*
rw
la (2.4.3.2.8) confrontata con i dati di Nikuradse. Si nota un buon accordo per tutti i valori del
numero di Reynods. Modelli pi complessi, quali quelli di Von Karman E Wang (non esaminati
in questi appunti) non danno risultati migliori.

Nella figura seguente riportato il profilo di velocit nella forma

Circa la legge logaritmica, occorre infine osservare che essa non si presta ad applicazioni
pratiche, in quanto richiede la conoscenza della velocit massima che normalmente non nota (
in genere nota la velocit media, non quella massima); non consente inoltre di esprimere lo
sforzo di taglio, in quanto non rappresenta la zona prossima alla parete, dove prevalgono gli
sforzi viscosi.

2.4.3.3. Profilo universale di velocit nei tubi lisci.


La legge logaritmica di Prandtl stata la base per unulteriore formulazione pi generale del
profilo di velocit, denominato profilo universale. Esso stato ricavato assumendo lesistenza di

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un sottile strato prossimo alla parete, nel quale lo sforzo di taglio dovuto alla sola viscosit; tale
strato viene denominato strato laminare, ed comunque presente, indipendentemente dal fatto
che nella parte centrale del condotto il deflusso sia turbolento. Con riferimento alla figura
seguente, si esprime ora landamento della velocit nel sottostrato laminare, assumendo una
legge lineare di variazione della velocit con la coordinata y; landamento lineare comporta una
derivata costante e pari a:
u
du

= 1
dy y=1 1

(2.4.3.3.1)

y
u 1 e 1 sono rispettivamente la velocit alla fine dello strato laminare e lo spessore dello
strato. Lo sforzo di taglio nello strato laminare, dovuto alla sola viscosit molecolare, espresso
da:
u
(2.4.3.3.2)
w = 1
1
Lo sforzo di taglio alla parete pu anche essere espresso mediante la velocit dattrito

u* = w , nella forma w = u *2 che, sostituita nella (2.4.3.3.2) permette di individuare i

u
u*
due gruppi adimensionati *1 e 1 :
u
/
u
u 1 1 u
=
(2.4.3.3.3)
1 = u *2 ;
u*
/
1

1u *
adimensionale ed ha la struttura di un numero di Reynolds. La velocit nel
/
sottostrato laminare pu essere espressa procedendo come sopra, ma sostituendo alla velocit
u 1 la generica u e la corrispondente y allo spessore 1 . La (2.4.3.3.3) diventa, definendo lla

Il gruppo

coordinata adimensionata y + =
u yu
=
; u + = y+
u* /

yu
u
e la velocit adimensionata u + = * :
/
u

(2.4.3.3.4)

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Imponendo (con sviluppi che qui vengono omessi) il raccordo tra la relazione lineare (2.4.3.3.4)
e la legge logaritmica rappresentativa del nocciolo turbolento, stata formulata lespressione
analitica detta profilo universale di velocit.
Lo sviluppo ha messo in evidenza che la validit delle coordinate u+ ed y+ non limitata allo
strato laminare, e che esse sono invece applicabili fino al centro del tubo. E stato inoltre
verificato che esiste una zona, per 5 < y+ < 30, nella quale non valida la (2.4.3.3.4) e non
neppure valida la formulazione derivata dalla legge logaritmica; per tale regione intermedia
stata ricavata empiricamente unespressione che ha la stessa struttura di quella derivata dalla
legge logaritmica, ma differisce per le per le costanti numeriche.
In conclusione il profilo universale di velocit rappresentato dalle tre seguenti formulazioni,
qui di seguito riportate con i corrispondenti intervalli di validit:
u + = y+

0 < y+ < 5

u + = 3.05 + 5 ln y +

5 < y + < 30

u = 5.5 + 2.5 ln y

(2.4.3.3.5)

y > 30

Nel calcolo di u+ ed y+ occorre fare riferimento alla definizione del fattore dattrito di Fanning:
2
1
w = f u , dove u la velocit media nella sezione retta del condotto; sostituendo nella
2
definizione della velocit dattrito si ricava lespressione seguente, utile per i calcoli qualora sia
noto il fattore dattrito:
u+ =

w
f
f
=u
=u B

2
8

(2.4.3.3.6)

Nelle figura seguente presentato il confronto tra valori sperimentali di Nikuradse e di altri
sperimentatori e gli andamenti calcolati con le (2.4.3.3.5).

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

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Si pu osservare il buon accordo tra le formulazioni e i dati sperimentali. Occorre tuttavia


segnalare i seguenti due difetti della formulazione del profilo universale: la presenza di tre
differenti correlazioni e il fatto che la derivata della velocit rispetto alla coordinata y non si
annulla al centro del tubo, dove invece il profilo reale della velocit presenta un massimo.
Nonostante questi difetti, la correlazione di uso ancora attuale nelle applicazioni pratiche ed
stata anche impiegata nello sviluppo delle analogie tra lo scambio termico e di quantit di moto e
nel calcolo del profilo di velocit nel deflusso bifase anulare in tubi.
Ulteriori sviluppi sono stati fatti da Deissler, che ha valutato leffetto dello scambio termico sul
profilo di velocit; la trattazione di Deissler ha portato allo sviluppo di due sole formulazioni,
non riportate in questi appunti, di impiego pi difficile rispetto alle (2.4.3.3.5).

2.4.3.4. Profilo di velocit nei tubi rugosi.


Nikuradse studi con rugosit artificiale molti profili di velocit e trov che a parit di portata
volumetrica il profilo di velocit pi piatto quanto minore la rugosit alla parete.
Intuitivamente si pu dire che al crescere della rugosit il moto del fluido incontra una maggiore
resistenza alla parete; ne conseguono pertanto minori velocit in prossimit della parete. Per
realizzare la stessa velocit media il fluido deve quindi avere una velocit massima tanto
maggiore quanto pi alta la rugosit. Linfluenza della rugosit illustrata nella figura
seguente, dove presentato un confronto qualitativo tra i profili di velocit in un tubo liscio e in
un tubo rugoso, a parit di portata volumetrica.

Il profilo di velocit nei tubi rugosi rappresentato dalla relazione che segue, formulata da
Prandtl e supportata dai dati sperimentali di Nikuradse, valida nel core turbolento. Rispetto alla
corrispondente formula per tubi lisci, la coordinata adimensionata y+ stata sostituita dalla
y
coordinata adimensionata
, dove y la distanza dalla parete ed la rugosit assoluta

della parete del tubo:


u + = 2.5 ln

y
+ 8. 5

(2.4.3.4.1)

Nella figura seguente fatto il confronto tra la (2.4.3.4.1) e vari dati sperimentali relativi a
differenti rugosit. Occorre osservare che le rugosit riportate in figura sono pi elevate di
quelle dei tubi di normale impiego nella tecnica; alcune raggiungono lordine di grandezza delle
rugosit artificiali che vengono talvolta impiegate per migliorare lo scambio termico.

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Strato limite e moto in condotti

29

Per i tubi commerciali, nonostante la loro rugosit non sia nulla, sono sicuramente pi adeguate
le formulazioni del profilo universale (mentre la rugosit va invece considerata nel calcolo del
fattore dattrito).

2.4.4. Formulazioni per il calcolo del fattore dattrito.


Nel calcolo del fattore dattrito occorre preliminarmente verificare se il deflusso laminare o
turbolento (caratterizzato cio dalla presenza di componenti fluttuanti dei velocit); occorre
calcolare allo scopo il numero di Reynolds e confrontarlo con il valore di 2300 che individua la
transizione tra il moto laminare e turbolento nei tubi; occorre al riguardo osservare che, in
particolari condizioni, caratterizzate dallassenza di disturbi imposti al deflusso, il regime
laminare pu sussistere anche per numeri di Reynolds molto pi elevati.
Le espressioni del fattore dattrito riportate qui di seguito, di usuale impiego nel calcolo delle
cadute di pressione per attrito nei condotti, si riferiscono al deflusso sviluppato.
Come detto in precedenza, nel moto laminare in tubi circolari, con riferimento al numero di
Vd
Reynolds definito da: Re =
il fattore dattrito espresso (secondo la definizione di di

Fanning) dalla formulazione seguente:


f=

16
Re

(2.4.4.1)

Si gi osservato che nel moto laminare il reale legame funzionale della perdita di pressione per
attrito con la velocit lineare, anzich quadratico. In moto laminare il fattore dattrito non
dipende dalla rugosit del tubo.
Nel moto turbolento in tubi il fattore dattrito risulta funzione sia del numero di Reynolds che
della rugosit relativa; per tubi lisci si ha la sola dipendenza dal numero di Reynolds.
Per tubi lisci si citano le seguenti formulazioni:

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Strato limite e moto in condotti

f = 0.079 Re 1 / 4

30

(2.4.4.2)

La (2.4.4.2) stata proposta da Blasius ed valida per 3000 < Re < 100000
Nikuradse usando i suoi dati empirici e quelli di altri ricercatori trov:

1
= 4.0 log Re f 0,4
(2.4.4.3)
f
La (2.4.4.3) va bene per Re compresi tra 4000 e 3000000.
Von Karman deriv la seguente relazione teorica, molto simile alla (2.4.4.3), sulla base del
profilo universale della velocit:

1
= 4.06 log Re f 0,6
f

(2.4.4.4)

Unequazione molto semplice e discretamente valida la seguente:


f = 0.046 Re 0.2

(2.4.4.5)

Per tubi rugosi le formulazioni contengono, oltre al numero di Reynolds, anche la rugosit
assoluta , o la rugosit relativa. Dati sperimentali di Nikuradse hanno mostrato che la
transizione dal deflusso laminare al turbolento non influenzata dal tipo di parete e che per
numeri di Reynolds sufficientemente alti il fattore dattrito diventa indipendente da Reynolds e

. La regione in cui ci avviene detta a moto


dipendente dalla sola rugosit relativa
d
completamente turbolento.
Per tale regione Von Karman ha ottenuto la seguente espressione, analoga alla (2.4.4.4), basata
sullimpiego del profilo di velocit per tubi rugosi:
r
1
= 4.06 log w + 3.36

(2.4.4.6)

Nikuradse ricav sperimentalmente una formulazione quasi identica alla (2.4.4.6):


r
1
= 4 log w + 3.48

(2.4.4.7)

Nella regione di transizione alla completa turbolenza, in cui f dipende sia dal numero di
Reynolds che dalla rugosit relativa, vale lequazione empirica di Colebrook:
r
r /
1

= 4 log w + 3.48 4 log1 + 9.35 w

f
Re f

rw /

(2.4.4.8)

0.005 . Nella figura seguente data una visione sintetica


Re f
delle formulazioni e del diagramma di Moody, che fornisce la rappresentazione sia per il moto
laminare che per quello turbolento, con tubi lisci e rugosi.

La (2.4.4.8) valida fino a

12/05/2005

Strato limite e moto in condotti

31

Il diagramma di Moody basato sulle seguenti formulazioni: la (2.4.4.1) per il moto laminare, la
(2.4.4.8) per moto turbolento fino alla completa turbolenza, la (2.4.4.3) per moto turbolento in
tubi lisci e la (2.4.4.7) per la completa turbolenza in tubi rugosi. Il fattore dattrito delle
formulazioni precedenti quello della definizione di Fanning.
Per moto turbolento in tubi rugosi, va bene la seguente formula di semplice uso, che fornisce il
fattore dattrito secondo la definizione di Blasius:

10 6
f B = 0.00551 + 3 20000 +

d Re

(2.4.4.9)

Nel calcolo del fattore dattrito in condotti riscaldati o raffreddati occorre tenere conto
dellinfluenza della variazione delle propriet fisiche del fluido dovute alla variazione della
temperatura tra la parete e il centro del tubo. Una procedura utilizzabile allo scopo comporta il
calcolo della densit e della viscosit alla temperatura definita dalla relazione seguente:
Tf = 0.4(Tw Tb ) + Tb

(2.4.4.10)

Si tratta di una temperatura di film, ossia di una temperatura mediata tra quella del fluido a
contatto con la parete Tw e la temperatura media del fluido Tb.
Esistono per anche delle formulazioni analitiche, basate sulluso di un fattore di moltiplicazione
del coefficiente di attrito f, chiamato solitamente R. Questo metodo si estende anche al caso in
cui si abbia deflusso bifase con ebollizione alla parete. Per acqua in condizioni monofase, nel
caso di un reattore nucleare ad acqua pressurizzata, R espresso dalla seguente relazione:

12/05/2005

R = 1 0.0018

Strato limite e moto in condotti

qw
h

32

(2.4.4.11)

La costante che appare nella (2.4.4.11) non adimensionata: le unit di misura del flusso termico
q
alla parete qw e del coefficiente di scambio termico h debbono essere tali che w sia espresso
h
in gradi centigradi; il fattore dattrito a cui si applica il moltiplicatore R deve essere calcolato
alla temperatura di massa. Dalla (2.4.4.11) risulta una caduta di pressione minore, rispetto al caso
isotermo, spiegabile con la minore viscosit del fluido vicino alla parete. La (2.4.4.11), seppure
sviluppata per la specifica applicazione al reattore, pu naturalmente essere impiegata in
generale per condotti percorsi da acqua riscaldata in condizioni di pressione e temperatura
prossime a quelle del reattore (pressioni dellordine dei 150 bar e temperature nellintorno dei
300 C).

27/05/2005

Deflusso bifase

71

Elementi sui deflussi bifase (BOZZA)


In queste pagine, dopo alcune indicazioni sulla nomenclatura utilizzata, vengono illustrate le
modalit secondo cui si dispongono le fasi nel deflusso bifase. Vengono quindi indicati alcuni
elementi del calcolo dei principali parametri del deflusso secondo i modello omogeneo ( uno dei
modelli del deflusso bifase, caratterizzato dalla massima semplicit, che ne limita peraltro la
validit); i parametri sono in particolare le cadute di pressione nel deflusso bifase in un condotto e
la frazione di vuoto, definita come frazione dellarea della sezione retta di un condotto o del volume
di un tratto di condotto occupata dalla fase gas o vapore; il modello considerato quello omogeneo
(cos denominato in base alle assunzioni su cui basato).
Il deflusso bifase a cui ci si riferisce in questa nota pu essere sia quello della fase liquida satura che
defluisce con il suo vapore, che quello di un liquido sottoraffreddato che defluisce con una fase
gassosa, come ad esempio il caso del deflusso di una miscela di aria e acqua a temperatura e
pressione prossime a quelle ambiente, che stata spesso utilizzato per esperimenti di laboratorio ed
realizzato in un apposito circuito didattico presso il Laboratorio di Termoidraulica del
Dipartimento di Energetica.
Nel caso di miscele acqua - vapore, le considerazioni che seguono si applicano sia ai deflussi
adiabatici che in presenza di scambio termico, sia cio in regime di ebollizione che in regime di
condensazione, a seconda che la potenza termica sia fornita o sottratta al fluido in cambiamento di
fase. Gli elementi applicabili ai soli deflussi adiabatici sono nel seguito esplicitamente indicati.

Grandezze tipiche del deflusso bifase e nomenclatura


I simboli qui di seguito riportati per le varie grandezze del deflusso bifase sono quelli riportati nel
testo di Whalley1; altri Autori, e in particolare il Collier, utilizzano talvolta simboli o pedici
differenti.
Nella rappresentazione dei deflussi bifase si fa riferimento alle medesime propriet dei fluidi che
intervengono nel caso dei deflussi monofase, qui di seguito elencate:

k
cp

densit
viscosit
conducibilit termica
calore specifico a pressione costante

Lindicazione del tipo di fase viene data con i pedici l per la fase liquida e g per la fase gas o
vapore.
Oltre alle precedenti grandezze, nello studio dei deflussi bifase viene spesso utilizzata la tensione
superficiale, indicata con , che interviene in particolare nel calcolo della differenza di pressione
che si instaura tra le due fasi in corrispondenza di uninterfaccia non piana.
Altre grandezze tipicamente usate, non legate alla caratteristiche del fluido, ma al deflusso, sono le
seguenti:
G

portata specifica totale, data dal rapporto tra la portata in massa totale (liquido + gas o
vapore) e larea della sezione retta del condotto

P.B. Whalley, Boiling, Condensation and Gas Liquid Flow, Clarendon Press Oxford, 1987

27/05/2005

Gl
Gg
x

Vg

Vl

ug

ul

Deflusso bifase

72

portata specifica della fase liquida, data dal rapporto tra la portata in massa della fase liquida e
larea della sezione retta del condotto
portata specifica della fase gas o vapore data dal rapporto tra la portata in massa della fase gas
e larea della sezione retta del condotto
titolo in massa riferito alle portata della fasi; in inglese viene indicato come flow quality ed
Gg
dato da: x =
G
Gg
Velocit superficiale della fase gas o vapore; data da Vg =
rappresenta la velocit che
g
avrebbe la fase gas o vapore se defluisse da sola, occupando tutta la sezione retta del condotto
G
Velocit superficiale della fase liquida; data da Vl = l rappresenta la velocit che
l
avrebbe la fase liquida se defluisse da sola, occupando tutta la sezione retta del condotto
frazione di vuoto; rappresenta il valore mediato nel tempo della frazione dellarea della
sezione retta del condotto occupata dalla fase gas o vapore; tale frazione, se non varia al
variare della coordinata assiale del condotto, coincide con la frazione in volume occupata
dalla fase aeriforme
Vg
velocit effettiva della fase gas o vapore, data da u g =
; essa rappresenta la velocit della

fase aeriforme, mediata nel tempo, e nello spazio sulla sua area di deflusso espressa dalla
frazione dellarea totale
V
velocit effettiva della fase liquida, data da u l = l ; essa rappresenta la velocit della fase
1
liquida, mediata nel tempo, e nello spazio sulla sua area di deflusso espressa dalla frazione
dellarea totale

Le velocit ug ed ul sono quelle utilizzate per gli usuali calcoli del deflusso bifase nei condotti; essi
prescindono normalmente dallandamento locale delle velocit, che sono caratterizzate da profili
radiali come nel caso del deflusso monofase, ma di pi difficile rappresentazione.
Le trattazioni per il calcolo della frazione di vuoto e delle cadute di pressione prescindono cos dal
riferimento agli andamenti locali delle velocit, e fanno invece riferimento alle velocit medie ug ed
ul; nel caso particolare del modello omogeneo, illustrato nel seguito, si fa poi ancora lipotesi che le
velocit medie delle due fasi coincidano e si abbia quindi ug = ul.
Regimi di deflusso

Nel deflusso di una miscela gas - liquido o vapore - liquido, le fasi possono assumere differenti
disposizioni, che sono indicate come regimi di deflusso (flow pattern o flow regimes). Tra i pi
importanti parametri fisici da cui dipendono i regimi di deflusso, si citano:
 la tensione superficiale, che condiziona la forma dellinterfaccia tra le fasi e in particolare
mantiene la forma sferica delle piccole bolle di vapore o gocce di liquido;
 la densit delle fasi;
 la gravit che, nei deflussi non verticali, tende a separare le fasi portando il liquido nella parte
bassa del condotto;
 la portata specifica o la velocit superficiale e il flusso di quantit di moto delle fasi.

27/05/2005

Deflusso bifase

73

Nel caso di deflusso bifase adiabatico in un tubo di sezione circolare con moto verso lalto, lusuale
classificazione dei regimi di deflusso quella della figura che segue, in cui sono rappresentati i
seguenti quattro regimi:
 deflusso a bolle, nel quale tutte le bolle di gas o vapore hanno approssimativamente le stesse
dimensioni;
 deflusso plug (talvolta indicato come slug, deflusso a tappi), in cui la gran parte del gas o
vapore defluisce sotto forma di grosse bolle che hanno una forma caratteristica simile a quella di
una pallottola di arma da fuoco; una piccola frazione della portata di gas defluisce sotto forma di
piccole bolle nella massa liquida che separa le bolle a pallottola;
 moto churn, deflusso altamente instabile e di natura oscillatoria, caratterizzato da ampie
fluttuazioni della fase liquida, che si muove continuamente verso lalto e verso il basso anche in
prossimit della parete;
 deflusso anulare, nel quale il liquido defluisce in parte sotto forma di film alla parete e in parte
sotto forma di piccole gocce disperse nella parte centrale del deflusso, che costituita da una
miscela di gas o vapore e gocce.

La figura rappresenta i regimi di deflusso nella sequenza in cui si possono osservare per valori
costanti della portata di liquido e crescenti della portata di gas; occorre al riguardo osservare che
non tutte le portate della fase liquida consentono di realizzare tutti e quattro i regimi di deflusso al
variare della portata di gas, come risulta evidente dalle mappe dei regimi di deflusso illustrate pi
oltre.

Regimi di deflusso in un tubo verticale con deflusso di entrambe le fasi verso lalto
Nel caso del deflusso in un tubo orizzontale si individuano invece i seguenti sei regimi di deflusso
rappresentati nella figura che segue:
deflusso a bolle nel quale, a differenza del caso del tubo verticale, le bolle tendono a defluire nella
parte alta del tubo;
deflusso plug, caratterizzato dalla presenza di grandi bolle generate dalla coalescenza delle bolle
di piccole dimensioni;

27/05/2005

Deflusso bifase

74

deflusso stratificato, in cui si realizza uninterfaccia tra le fasi orizzontale e priva di ondulazioni
(questo regime di moto normalmente si realizza solo in ristretti campi delle portate, in quanto
linterfaccia quasi sempre caratterizzata dalla presenza di onde, come nei regimi che seguono);
deflusso wavy, in cui linterfaccia caratterizzata dalla presenza di onde di ampiezza crescente al
crescere della velocit del gas;
deflusso slug, in cui le onde hanno unampiezza tale da toccare la sommit del tubo;
deflusso anulare, che simile al deflusso anulare del tubo verticale, ma con uno spessore del film
maggiore nella parte bassa del tubo.

Regimi di deflusso in un tubo orizzontale con deflusso di entrambe le fasi verso lalto
Oltre ai regimi di deflusso indicati nelle due precedenti figure, molti Autori hanno definito altri
regimi di deflusso, per un totale di circa 100 differenti denominazioni; alcune di queste
corrispondono a differenti denominazioni degli stessi regimi, mentre altre corrispondono a piccole
differenze riscontrabili nei vari regimi al variare dei parametri del deflusso.
In letteratura sono anche reperibili dati e mappe sui regimi di deflusso in tubi verticali con deflusso
di entrambe le fasi verso il basso e in tubi inclinati.
E stato anche studiato il caso del deflusso delle due fasi in controcorrente, che si verifica ad
esempio in un tubo verticale con il liquido e il gas che defluiscono rispettivamente verso il basso e
verso lalto. Sono inoltre state prese in considerazione configurazioni geometriche differenti dal
tubo di sezione circolare e tra queste, in particolare, il deflusso allesterno di fasci di tubi o barre
disposti, ad esempio, secondo un reticolo quadrato.
Oltre ai deflussi adiabatici, sono stati anche studiati i regimi di deflusso con ebollizione e
condensazione. Essi corrispondono, nella maggior parte delle condizioni, a quelli delle figure
precedenti, salvo alcune differenze anche rilevanti dovute agli effetti dello scambio termico.
Transizioni tra i regimi di deflusso

I regimi di deflusso sono stati individuati sulla base di osservazioni visive, realizzando deflussi
bifase in condotti trasparenti e utilizzando strumentazioni specifiche, quali ad esempio i cosiddetti
densitometri a raggi gamma impiegati nella misura della frazione di vuoto. Si tratta di dispositivi
basati sullattenuazione subita da un fascio di raggi gamma nellattraversare un tratto di condotto

27/05/2005

Deflusso bifase

75

percorso dalla miscela bifase; lattenuazione dipende dalla disposizione delle fasi e dalla loro
frazione in volume, e quindi dalla frazione di vuoto. Questa , a sua volta, strettamente correlata al
regime di deflusso, come si pu osservare nella figura seguente, dove rappresentato landamento
temporale della frazione di vuoto rilevata con un densitometro a raggi gamma per differenti regimi
di deflusso:

Tipici andamenti temporali della frazione di vuoto corrispondente a differenti regimi di deflusso
I regimi di deflusso a bolle e anulare presentano rispettivamente valori molto bassi e molto alti della
frazione di vuoto, con andamenti pressoch costanti nel tempo. Il moto a tappi presenta invece
variazioni periodiche della frazione di vuoto molto marcate, dovute al passaggio delle grosse bolle a
pallottola, alternato al passaggio dei tappi costituiti da liquido con piccole bolle.
Circa lesempio della figura precedente, occorre osservare che non sempre la frazione di vuoto e il
regime di deflusso possono essere associati in modo cos netto ed univoco. E il caso ad esempio
del regime churn, o delle condizioni di deflusso prossime ad una transizione, nelle quali il legame
tra la frazione di vuoto e il regime di deflusso pu essere molto meno evidente.

Meccanismi di transizione tra i regimi di deflusso

Con riferimento al caso del deflusso verso lalto nel tubo verticale, si accenna ora ai meccanismi
della transizione tra i differenti regimi di deflusso.
Transizione tra il moto a bolle e il moto a tappi
La transizione tra il moto a bolle e il moto a tappi stata messa in relazione con la frequenza di
collisione delle bolle, che dipende dalla frazione di vuoto. In particolare, al crescere della portata di
gas aumenta la densit di bolle presenti nel volume della miscela, e quindi la frazione di vuoto, e di
conseguenza aumenta la frequenza delle collisioni, come indicato nella figura che segue.
Alcune delle collisioni portano alla coalescenza delle bolle e quindi alla formazione di bolle di
maggiori dimensioni e in particolare delle grandi bolle a pallottola tipiche del moto a tappi. Come
si pu osservare in figura, per una frazione di vuoto di circa 0.3 si verifica un forte aumento della
frequenza di collisione, che causa generalmente la transizione dal moto a bolle al moto a tappi.
La transizione pu per anche avvenire per frazioni di vuoto diverse, e in particolare molto pi
elevate, fino anche a 0.6, in presenza di additivi che riducono la coalescenza tra le bolle. Inoltre,
per elevate portate della fase liquida, la formazione delle bolle del moto a tappi pu essere impedita
dalla frammentazione dovuta allimpatto con la fase liquida; anche in questo caso il moto a bolle
pu sussistere per frazioni di vuoto pi elevate.

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Deflusso bifase

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Andamento della frequenza di collisione delle bolle in funzione della frazione di vuoto
Transizione tra il moto a tappi e il moto churn
Le grosse bolle di gas del moto a tappi si muovono verso lalto, mentre il deflusso del liquido a
contatto con la parete del condotto usualmente orientato verso il basso, come indicato nella figura
che segue; in tali condizioni il deflusso localmente in controcorrente, con la presenza di un film
liquido alla parete. Al crescere della velocit del gas si raggiunge una condizione di instabilit del
film liquido, che pu essere messa in relazione con la transizione al deflusso churn, caratterizzato,
appunto, da unelevata instabilit e dallassenza di una pellicola stabile di liquido alla parete.

Transizione tra il moto churn e il moto anulare


La transizione tra il moto churn e il moto anulare si verifica, al crescere della portata della fase
gas, quando la velocit del gas diventa sufficiente a trascinare in modo stabile verso lalto il film
liquido alla parete.
Mappe dei regimi di deflusso

Le condizioni di esistenza dei differenti regimi di deflusso e le loro transizioni sono state associate a
particolari valori di alcuni parametri ricavati per via puramente empirica o col supporto di modelli
teorici, a loro volta integrati con alcuni elementi empirici.
Per i campi di esistenza e le transizioni sono state sviluppate rappresentazioni grafiche, denominate
mappe dei regimi di deflusso.
Taluni Autori hanno proposto una sola coppia di parametri, ritenuta rappresentativa per tutte le
transizioni; in tal caso si parla di mappe semplici, nel senso che una sola mappa consente di
individuare tutte le transizioni (limitatamente ai fluidi e alle condizioni operative utilizzate nella
sperimentazione). Altri Autori hanno associato alle varie transizioni differenti coppie di parametri.

27/05/2005

Deflusso bifase

77

In questo secondo caso la rappresentazione grafica basata su di ununica mappa non pi


sufficiente e si parla quindi di mappe complesse, che sono costituite dallinsieme di pi mappe
corrispondenti alle coppie di parametri utilizzate per le differenti transizioni.
Si riportano qui di seguito due esempi di mappe semplici: la mappa di Hewitt-Roberts per deflusso
adiabatico equicorrente verso lalto in tubi verticali, e la mappa di Baker per moto equicorrente
adiabatico in tubi orizzontali; tra le mappe semplici, queste sono le due mappe pi note e
accreditate.
Mappa di Hewitt-Roberts
La mappa di Hewitt-Roberts riportata nella figura seguente:

Mappa di Hewitt-Roberts
Essa applicabile a tubi di piccolo diametro, per deflussi aria/acqua e acqua/vapore, e si basa
sullipotesi che i parametri che maggiormente influenzano i regimi di deflusso e le transizioni siano
G g2 G l2
le grandezze
e
riportate in ascissa e in ordinata; esse rappresentano rispettivamente i flussi
l
g
di quantit di moto delle fasi, riferiti allunit di superficie ed espressi mediante le loro velocit
Gg
G
superficiali (
e l rappresentano infatti le velocit superficiali Vg e Vl delle fasi, e il loro
g
l
prodotto per le portate specifiche Gg e Gl rappresenta il flusso di quantit di moto per unit di
superficie della sezione retta del condotto). La mappa non tiene quindi conto delle altre grandezze
che influenzano le transizioni; la validit di questa mappa non di conseguenza generale, essendo
infatti limitata alle miscele aria/acqua e acqua/vapore.
Tra i regimi della mappa di Hewitt - Roberts indicato il regime wispy annular, che non stato
introdotto nei punti precedenti di questi appunti: si tratta di un esempio delle sottoclassificazioni a
cui si accennato; questo regime infatti un caso particolare del moto anulare, caratteristico delle

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Deflusso bifase

78

alte portate specifiche, in cui le gocce liquide disperse nella fase gas o vapore assumono la
configurazione di gocce allungate.
Circa le indicazioni della mappa di Hewitt Roberts, e in generale di tutte le mappe, occorre
osservare che le transizioni non si verificano sempre in modo netto in corrispondenza delle linee
riportate sulle mappe. La transizione si verifica invece su un intervallo finito di variazione delle
portate.
Mappa di Baker

La mappa riportata nella figura che segue applicabile al deflusso adiabatico in tubi orizzontali;
essa deriva da miglioramenti apportati Scott (1963) alla mappa originale di Baker.

Mappa di Baker - Scott


In questa mappa i parametri in ascissa e in ordinata non sono i flussi di quantit di moto, bens le
portata specifiche delle fasi Gg e Gl, modificate mediante i seguenti fattori correttivi riferiti alle
transizioni di una miscela aria-acqua a pressione ambiente:
g l
=
air water

1/ 2

= water l
water

water

2 1/ 3

water infatti la densit dellacqua, pari a 1000 kg/m3; l la viscosit dinamica dellacqua, pari a
10-3 kg/m s); air la densit dellaria, pari a 1.23 kg/m3; water infine la tensione superficiale per
interfacce aria/acqua a temperatura ambiente, pari a 0.072 N/m. Le altre propriet che compaiono
nei parametri sono la densit del gas e del liquido, la viscosit del liquido e la tensione superficiale.
La mappa di Baker applicabile a deflussi di miscele acqua/aria o di olio e gas, per tubi di diametro
fino a 5 cm.

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Deflusso bifase

79

Cenni sui modelli del deflusso bifase e modello omogeneo

Il modello omogeneo un particolare modello del deflusso bifase, basato sullipotesi che le due fasi
siano ben miscelate e che le due velocit medie delle fasi, ul e ug, siano uguali. Nello sviluppo
degli altri modelli, denominati a fasi separate, queste ipotesi sono rimosse e si ammette che il
rapporto tra le due velocit, denominato slip ratio e indicato usualmente con S, sia diverso da uno;
si ha cio:
modello omogeneo:

S=

modelli a fasi separate:

S=

ug
ul

=1

ug

1 (generalmente si ha S > 1, ma in alcuni casi nel moto


ul
discendente si pu avere S < 1)

Calcolo della frazione di vuoto


Si riporta ora la formulazione generale che esprime la frazione di vuoto in funzione della flow
quality, mettendone in evidenza il differente impiego nel caso dei modelli omogeneo e a fasi
separate.
Indicando con A larea della sezione retta del condotto, si possono esprimere le portate delle due
fasi sia in funzione delle portate specifiche, che in funzione delle velocit:
portata in massa della fase gas:

A G g = A G x = g u g A g = g u g A

portata in massa della fase liquido: A G l = A G (1 x ) = l u l A l = l u l (1 ) A


Ag ed Al indicano i valori medi nel tempo dellarea della sezione retta del deflusso rispettivamente
occupati dalla fase gas e dalla fase liquido, esprimibili come frazioni pari ad e ad (1-) dellarea
totale A del condotto; le velocit sono quelle medie precedentemente definite.
Dividendo a membro a membro, ricavando la frazione di vuoto e introducendo lo slip ratio S,
si ottiene:
=

1
1
=
u g 1 x g
1 x g
1+
1+ S
u l x l
x l

La precedente espressione alla base del calcolo della frazione di vuoto nei modelli a fasi separate.
Nellambito di tali modelli, lo slip ratio S pu essere calcolato con differenti formulazioni, di
origine empirica o teorica con eventuali supporti empirici; il fatto che siano disponibili numerose
formulazioni dovuto allo sviluppo di successivi approcci, sempre finalizzati a migliorare
laccuratezza del calcolo della frazione di vuoto e ad estendere la trattazione a tutti i regimi di
deflusso; nonostante gli sforzi dei vari ricercatori, anche le correlazioni attualmente pi accreditate
presentano scarti fino a qualche decina di percento, rispetto ai dati sperimentali su cui si basano.
Per deflussi caratterizzati da portate specifiche elevate, e in particolare maggiori di 2000 kg/(s m2)
l
< 10 , il moto caratterizzato da valori dello slip ratio prossimi
e con rapporti tra le densit
g

27/05/2005

Deflusso bifase

80

allunit e quindi in tali condizioni il modello omogeneo, che assume per S un valore unitario, una
buona approssimazione del deflusso reale; in tal caso la frazione di vuoto semplicemente espressa
dalla relazione seguente, dove il pedice h indica il modello omogeneo:

h =

1
1 x g
1+
x l

Questa relazione mostra che la frazione di vuoto espressa dal modello onogeneo dipende solo dal
rapporto delle densit delle due fasi e dalla flow quality. Landamento in funzione del titolo
rappresentato nella figura seguente:

Frazione di vuoto in funzione del titolo secondo il modello omogeneo


l
= 1 si ottiene la diagonale = x rappresentata in figura. In tal caso la frazione di vuoto
g
uguale al titolo; ad tale condizione tende una miscela bifase liquido-vapore quando la pressione
tende a quella critica (al punto critico le densit delle due fasi diventano uguali). La figura mostra
l
anche che per elevati valori del rapporto
la frazione di vuoto cresce rapidamente al crescere
g
del titolo nella regione dei bassi titoli, per poi aumentare in modo molto pi graduale nella regione
dei titoli elevati; questo significa che in tali condizioni una piccola frazione in massa della fase gas
pu occupare la maggior parte del volume del condotto.

Per

Il legame tra la frazione di vuoto e il titolo si modifica e si complica notevolmente nel caso dei
modelli a fasi separate, che non vengono qui considerati, in quanto interviene lo slip ratio, con le
sue dipendenze dalle propriet fisiche e dai parametri del deflusso.

Calcolo del gradiente di pressione


Si riportano ora le modalit di calcolo del gradiente di pressione in un condotto di sezione retta
costante secondo il modello omogeneo; secondo questo modello la miscela bifase viene trattata
come un fluido monofase con valori della densit e della viscosit cinematica opportunamente
pesati sulla flow quality, utilizzando le stesse formulazioni del caso monofase. A supporto di
questa procedura, si effettua un bilancio di quantit di moto per il tratto di condotto inclinato
rappresentato nella figura seguente:

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Deflusso bifase

81

Elemento di condotto di lunghezza infinitesima utilizzato per il bilancio di quantit di moto


Si pu esprimere il suddetto bilancio per un codotto circolare di diametro d, come se il fluido fosse
monofase con densita , viscosit e velocit u (valore medio nella sezione retta del condotto). Si
indicano inoltre con z e la coordinata assiale e lo sforzo di taglio alla parete (esso viene
supposto uniforme su tutta la sezione laterale del tratto di lunghezza z; nel caso del deflusso bifase
rappresenta un valore medio rispetto al tempo e alla superficie).
Le forze agenti sul fluido contenuto nel volume di controllo di lunghezza infinitesima z nella
direzione dellasse del condotto, sono le seguenti:
 forze di pressione, calcolate considerando la pressione costante in ciascuna sezione retta del
condotto;
 forza peso, calcolata in base allangolo , considerando la sua proiezione lungo lasse del
condotto;
 forza dovuta allo sforzo di taglio alla parete.

Secondo il bilancio della quantit di moto, la risultante delle suddette forze deve essere equilibrata
dalla variazione del flusso della quantit di moto tra le sezioni di ingresso e di uscita del volume di
controllo considerato. Esprimendo gli incrementi delle varie grandezze tra le sezioni z e z+dz,
dp
z per la pressione e con espressioni analoghe per le
calcolati con le usuali espressioni del tipo
dz
altre grandezze, si ottiene:
dp d 2
d2
d d2
z
z d
z g sen = G
dz
4
4
dz
4

u z

Nella precedente espressione sono positivi i vettori orientati nel verso crescente di z; il primo
addendo al primo membro rappresenta le forze dovute alla pressione, il secondo quelle dovute allo
sforzo di taglio alla parete e il terzo rappresenta la forza peso. Il secondo membro esprime la
variazione del flusso della quantit di moto, dato dal prodotto della portata in massa per la velocit
( calcolato in maniera approssimata, in quanto viene considerata la velocit media, anzich la reale
distribuzione della velocit sulla sezione retta del condotto).
Semplificando la precedente espressione si ottiene:
dp 4
d 1

=
+ g sen + G 2
dz d
dz
dp
viene espresso come somma
dz
di tre termini di cui il primo, che contiene lo sforzo di taglio alla parete, rappresenta leffetto

La precedente relazione mostra che il gradiente di pressione totale

27/05/2005

Deflusso bifase

82

dellattrito distribuito lungo il condotto, il secondo termine rappresenta il contributo gravitazionale,


mentre il terzo esprime il contributo della variazione spaziale del flusso di quantit di moto.
Il secondo addendo nullo per i condotti orizzontali, mentre il terzo termine nullo se la densit
non subisce variazioni lungo il percorso del fluido. Il terzo addendo sicuramente non nullo in
presenza di ebollizione o condensazione, in quanto la corrispondente variazione della flow quality
lungo il condotto comporta una variazione della densit; tale termine pu essere invece molto
piccolo e spesso trascurabile nei condotti adiabatici, dove lentit di questo termine dipende
essenzialmente dalla variazione di densit della fase gassosa dovuta alla variazione della pressione
lungo il condotto.
La precedente espressione valida per fluido monofase; nel caso bifase del modello omogeneo,
viene utilizzato il seguente valore della densit omogenea h :
h =

1
x 1 x
+
g
l

Questa relazione si ottiene esprimendo la densit media della miscela in funzione della frazione di
vuoto, come rapporto tra la massa e il volume dellelemento di lunghezza infinitesima:
miscela =

A z g + (1 )A z l
A z

= g + (1 ) l

1
si ottiene la precedente formulazione della
1 x g
1+
x l
densit omogenea h , che consente il calcolo del gradiente di pressione gravitazionale e di quello
dovuto alla variazione del flusso della quantit di moto.
Sostituendo per lespressione h =

Per il calcolo dello sforzo di taglio, si utilizza la relazione valida per deflusso monofase,
esprimendolo in funzione del fattore dattrito di Fanning f, della portata specifica e della densit
omogenea :
=f

G2
2 h

il fattore dattrito f (denominatoo Cf sul testo del Whalley) viene espresso con le usuali
formulazioni valide per il deflusso monofase in moto laminare e turbolento. Per il moto laminare
sviluppato si ha:
f=

16
Re h

Per il moto turbolento sviluppato si hanno numerose formulazioni sia per i tubi lisci che per i tubi
rugosi; nel caso dei tubi lisci, per numeri di Reynolds fino a 100000 si pu utilizzare la seguente
formulazione empirica di Blasius:
f = 0.079 Re h1 / 4

27/05/2005

Deflusso bifase

83

Per i tubi lisci possono naturalmente essere utilizzate altre espressioni; per i tubi rugosi si pu
scegliere tra le numerose correlazioni disponibili, che esprimono il fattore dattrito in funzione del

numero di Reynolds e della rugosit relativa , utilizzando ad esempio la seguente espressione:


d

10 6
f B = 0.00551 + 3 20000 +

d Re h

Il numero di Reynolds si calcola secondo lusuale definizione, data dalla relazione seguente:

Re h =

Gd
h

Per il calcolo della viscosit omogenea h non possibile determinare un valore univoco con un
approccio simile a quello utilizzato per la densit omogenea. Sono state perci proposte varie
espressioni che pesano in modo differente le viscosit delle due fasi; una delle espressioni
formalmente analoga a quella della densit omogenea:

h =

1
x 1 x
+
g
l

Unespressione pi recente e pi accurata, che fornisce un valore medio delle viscosit in funzione
della frazione di vuoto, la seguente:
h = g h + l (1 h )(1 + 2.5 h )

Definizione dei moltiplicatori bifase


Si accenna ora alla definizione dei cosiddetti moltiplicatore bifase di attrito, usualmente indicati con
il simbolo 2 con differenti pedici che dipendono dalla particolare definizione. Essi vengono
normalmente utilizzati per il calcolo del gradiente di pressione per attrito nellambito del modello a
fasi separate, ma sono talvolta anche utilizzati con il modello omogeneo.
Utilizzando i moltiplicatori di attrito bifase, il gradiente di pressione viene espresso come prodotto
tra il moltiplicatore e una caduta di pressione monofase di riferimento, scelta in modo arbitrario,
secondo una delle seguenti quattro possibilit:

moltiplicatore
lo2

deflusso monofase di riferimento


tutta la portata, supporta di liquido (si utilizzano la portata
specifica G e le propriet del liquido)

27/05/2005

Deflusso bifase

2
go

l2

g2

84

tutta la portata, supporta di gas o vapore (si utilizzano la portata


specifica G e le propriet del gas o vapore)
la sola parte liquida della portata (si utilizzano la portata
specifica G(1-x) e le propriet del liquido)
la sola parte gas della portata (si utilizzano la portata specifica G
x e le propriet del gas o vapore)

Con riferimento al caso (1), si ricava ora lespressione del moltiplicatore per il modello omogeneo.
Occorre a questo scopo esprimere il gradiente di pressione per attrito, sia nella forma usuale che
applicando la definizione del moltiplicatore lo2 :

4 h 4 G 2
4 G2
dp

=
= fh
= lo2 f lo
d
d 2 h
d 2 l
dz attrito ,h

Dalla precedente uguaglianza si ricava la seguente espressione di lo2 nel caso del modello
omogeneo, in cui viene inserita lespressione della densit omogenea h :

lo2 ,h =

f h l f h x 1 x f h x l
= l
+
=
+ 1 x = h 1 + x l 1
f lo
g

f lo h f lo g
l f lo g

I due fattori dattrito fh ed flo differiscono in quanto sono calcolati per i seguenti due differenti
numeri di Reynolds:
Re h =

Gd
Gd
, Re lo =
h
lo

Considerata la dipendenza del fattore dattrito dal numero di Reynolds, che mostra valori
decrescenti al crescere del numero di Reynolds e diventa nulla per i tubi rugosi con numeri di
fh
1 ; in tal caso la formulazione del moltiplicatore si
Reynolds elevati, si pu talvolta porre
f lo
riduce allespressione seguente:

lo2 ,h = 1 + x l 1
g

Cenno sulla frazione di vuoto e sulle cadute di pressione in deflusso bifase nelle singolarit

Le principali singolarit geometriche presenti nei condotti sono costituite dalle variazioni di
sezione, dalle curve e dai gomiti, dalle valvole e dalle diramazioni; tra le singolarit vengono anche
incluse le tubazioni con curvatura ad elica.
In corrispondenza alle singolarit geometriche si verificano modificazioni dei regimi di deflusso e
della frazione di vuoto rispetto ai valori tipici del condotto diritto di sezione costante; si tratta di

27/05/2005

Deflusso bifase

85

effetti dovuti alla diversa influenza delle forze in gioco sulle fasi liquido e gas, a causa dei differenti
valori della densit.
Anche il deflusso nelle singolarit pu essere rappresentato con i modelli omogeneo e a fasi
separate. Per il calcolo delle cadute di pressione con il modello omogeneo si pu procedere come
nel caso del fluido monofase, utilizzando la densit omogenea h precedentemente definita. In
alternativa si possono utilizzare i moltiplicatori bifase, definiti per la caduta di pressione localizzata
in modo analogo al caso dellattrito continuo. Il moltiplicatore lo2 ,h diventa in questo caso:

lo2 ,h = 1 + x l 1

Circa lapplicazione del modello omogeneo al calcolo delle cadute di pressione localizzate, occorre
osservare che esso non di applicabilit generale; una rassegna del Collier mette al riguardo in
evidenza che esso fornisce risultati corretti nel caso della brusca contrazione, mentre per le altre
singolarit consigliabile luso di differenti modelli e correlazioni.

12/05/2005

Scambio termico

68

3.4 Cenno sui modelli per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione naturale.
Si accenna ora ad un modello di calcolo del coefficiente di scambio termico in regime di
convezione naturale; anche in questo caso verranno illustrate le assunzioni del modello, in
relazione alla fenomenologia descritta, e i risultati da esso forniti.
La configurazione geometrica di riferimento quella di una piastra verticale a contatto con un
1
fluido stagnante caratterizzato da un coefficiente di espansione termica = positivo,
T p
nellipotesi che la parete si trovi alla temperatura Tw maggiore della temperatura indisturbata

T .
Il fluido a contatto con la parete viene ad avere una densit minore di quella del fluido
indisturbato; la forza ascensionale dovuta alla differenza di densit promuove il moto verso
lalto con la formazione di uno strato limite delle velocit che si pu ritenere coincidente con
quello termico, proprio perch il moto promosso dalle differenze di densit causate dalle
differenze di temperatura tra la parete e il fluido.
Nello strato limite la forza ascensionale netta viene equilibrata dalla forza dattrito e dalle
variazioni del flusso di quantit di moto dovute allevoluzione del profilo di velocit lungo la
direzione verticale.
Nella figura seguente fornita una rappresentazione qualitativa del profilo della velocit e della
temperatura in una generica posizione nello strato limite di spessore .
La temperatura varia in modo monotono dal valore Tw a parete al valore indisturbato T . La
velocit presenta invece un massimo, in quanto essa deve essere nulla sia alla parete che sul
contorno dello strato limite dove, in assenza di sforzo di taglio, deve essere nulla anche la sua
derivata rispetto ad y.

contorno dello strato limite

La trattazione a cui si accenna qui basata sullassunzione dei seguenti profili per gli andamenti
della temperatura e della velocit:

12/05/2005

y
= w 1

Scambio termico

69

y y
u = u 1 1

(3.4.1)
2

(3.4.2)

Si ha:
= T T e
w = Tw T ; sempre nellambito dello sviluppo del modello
approssimato, vengono assunte le seguenti variazioni di e della velocit u1 in funzione della
coordinata x:
u 1 = C1 x m
1 = C 2 x m

(3.4.3)
(3.4.4)

Le precedenti funzioni vengono utilizzate per impostare i bilanci integrali di conservazione della
massa, della quantit di moto e dellenergia, applicati ad un volume di controllo di altezza
infinitesima dx e di larghezza finita, comprendente tutto lo spessore dello strato limite.
Il bilancio di quantit di moto tiene conto delle forze gi citate, considerando trascurabili le
variazioni della pressione e nulla la velocit al di fuori dello strato limite.
Il bilancio di conservazione dellenergia considera i flussi di energia entranti ed uscenti e il
calore ceduto alla parete per conduzione.
Nella valutazione delle forze ascensionali dovute alla variazione della densit con la temperatura
1
si utilizza il coefficiente = , supponendolo costante e linearizzando di conseguenza
T p
le variazioni della densit con la temperatura nel modo seguente:

= (T T )

(3.4.5)

Dopo numerosi calcoli, combinando le varie equazioni, possibile determinare lo spessore dello
strato limite, che viene espresso dalla formulazione seguente:

1/ 4
1 / 4
= 3.93 Pr 1 / 2 (0.952 + Pr ) Grx
x

(3.4.6)

Come si pu osservare, in questo risultato intermedio della trattazione compaiono il numro di


Prandtl e il numero di Grashof , rappresentativo dei fenomeni della convezione naturale, definito
da:
g w x 3
Grx =
(3.4.7)
( / )2
Per calcolare il coefficiente di scambio termico si procede nel modo usuale, uguagliando il flusso
termico alla parete qw per conduzione con quello espresso in base alla definizione del
coefficiente di scambio termico:

12/05/2005

d
2k w
q w = k =
= h w

dy w

Scambio termico

70

(3.4.8)

dalla (3.4.8) si ottiene:


h=

2k

(3.4.9)

Come si pu osservare, il coefficiente di scambio termico varia in ragione inversa rispetto allo
spessore dello strato limite, che d una misura della resistenza termica; esso risulta quindi
decrescente al crescere di x.
Si pu introdurre il numero di Nusselt relativo alla coordinata x:
Nu x =

hx 2k x 2x
1 / 4
1/ 4
=
=
= 0.508 Pr 1 / 2 (0.952 + Pr ) Grx
k

(3.4.10)

Negli usuali calcoli tecnici interessa il valore medio sulla lunghezza L, piuttosto che quello
locale. Si ha:
L

h=

1
4
h (x )dx = h (L )

L0
3

La precedente trattazione vale per strati limite laminari. Una fenomenologia simile a quella
illustrata dagli elementi fondamentali di questo modello si manifesta anche in differenti
configurazioni geometriche. Si former ad esempio uno strato limite termico e delle velocit
anche nel caso di un tubo orizzontale di diametro d con una temperatura di parete differente da
quella del fluido indisturbato; in tal caso stato ricavato un coefficiente di scambio termico
mediato sulla circonferenza pari a quello di una piastra verticale di altezza H = 2.5 d.

12/05/2005

Scambio termico

33

3. Scambio termico nei fluidi.


Il trasferimento del calore, come noto, pu avvenire per conduzione, convezione e
irraggiamento. In questa parte ci si occupa del trasferimento del calore in un fluido per effettivo
moto delle sue particelle. Nei fluidi la pura conduzione rara, perch una differenza di densit
provoca uno spostamento di massa e quindi di energia.
Se si considera, a titolo di esempio, un deflusso bidimensionale con scambio termico tra la parete
e il fluido, si pu scrivere lequazione differenziale di conservazione dellenergia, con propriet
fisiche costanti:

T
T
k 2T 2T

+
+v
=
+

x
y c p x 2 y 2 c p

(3.1)

Analogamente a quanto fatto per lo strato limite delle velocit, pu essere definito uno strato
limite termico, nel quale pu essere trascurata - dallesame degli ordini di grandezza - la derivata
seconda della temperatura rispetto ad x. Anche lultimo termine dellequazione, che rappresenta
la dissipazione di energia dovuta alla viscosit, pu essere rappresentato in modo approssimato
nello strato limite; si ha cos:
T
T
k 2T
u

u
+v
=
+
2
x
y c p y
c p y

(3.2)

Lo spessore dello strato limite termico pu essere definito in modo analogo a quello della
velocit, dalla condizione seguente, dove T rappresenta la temperatura del fluido al di fuori
dello strato limite e Tl la temperatura sul contorno dello strato limite:

Tl Tw = 0.99(T Tw )

(3.3)

Nei casi in cui lultimo termine della (3.2) pu essere trascurato, cosa che si verifica
normalmente con i fluidi termovettori di normale impiego, la (3.2) pu essere ulteriormente
semplificata, nella forma seguente:
u

T
T
k 2T
+v
=
x
y c p y 2

(3.4)

Si pu osservare che il calcolo teorico dello scambio termico, che richiede la conoscenza
dellandamento della temperatura, comporta la risoluzione della (3.4), la quale a sua volta
richiede la conoscenza dellandamento della velocit del fluido.
Dopo aver determinato landamento della temperatura mediante risoluzione della (3.4), si pu
calcolare il coefficiente di scambio termico h uguagliando il flusso di calore che per conduzione
attraversa lo strato infinitesimo di fluido a contatto con la parete, con quello espresso dalla
definizione del coefficiente di scambio termico:
T
h (Tw T ) = k
y w

(3.5)

12/05/2005

Scambio termico

34

Il pedice w indica le grandezze calcolate alla parete. Dalla (3.5) possibile ricavare il
coefficiente di scambio termico:
h=

T
k

(Tw T ) y w

(3.6)

Questo procedimento pu essere applicato anche al deflusso in un condotto; in tal caso la


temperatura di riferimento non pi la T ma la temperatura media del fluido indicata con Tb e
denominata temperatura di massa o di bulk.
Questo tipo di procedimento comporta difficolt di tipo matematico nella risoluzione delle
equazioni, alle quali si aggiunge il fatto che la (3.4) utilizzabile in moto laminare, mentre nel
moto turbolento si aggiunge lulteriore difficolt legata alla rappresentazione del mescolamento
turbolento del fluido. Di conseguenza, accanto ad approcci analitici per il calcolo del
coefficiente di scambio termico, sono state sviluppate numerose correlazioni empiriche, basate
sui numeri adimensionati rappresentativi del fenomeno dello scambio termico convettivo.
Occorre infine ancora osservare che equazioni del tipo della (3.4) sono rappresentative della sola
convezione forzata, in quanto non contengono termini atti a descrivere le variazioni di densit
dovute alle variazioni della temperatura, che promuovono la convezione naturale.
Nel seguito si esaminano alcune correlazioni empiriche per in calcolo del coefficiente di scambio
termico nei condotti; si accenna quindi ad alcuni modelli teorici per il calcolo del coefficiente di
scambio termico nel moto laminare in tubi e alle cosiddette analogie tra il trasferimento di calore
e di quantit di moto, sviluppate per il calcolo del coefficiente di scambio termico in moto
turbolento.
Preliminarmente allesame delle correlazioni, utile mettere in evidenza il legame tra lo scambio
di calore e della quantit di moto, facendo riferimento al caso esempio dello strato limite
bidimensionale. Lequazione di Prandtl dello strato limite, nel caso in cui sia trascurabile la
p
0 ), diventa:
variazione di pressione lungo x (
x
u
u 2 u
u +v
=
(3.7)
x
y y 2

Dal confronto tra la (3.4) e la (3.7) si pu osservare che i fattori che moltiplicano le derivate
seconde sono uguali se verificata la condizione:
k
cp
/

= ;
= Pr =
= =1
cp
k
k / ( c p )

(3.8)

Cio se il numero di Prandtl uguale ad uno. Questa semplice considerazione mette in evidenza
che il numero di Prandtl interviene nella relazione tra landamento della temperatura e quello
della velocit; si pu in particolare dimostrare che da esso dipende lestensione degli strati limite
termico e della velocit. Dal confronto tra una trattazione dello strato limite delle velocit di
Blasius e una trattazione dello strato limite termico di Polhausen stato infatti ricavato il
rapporto tra lo spessore dello strato limite della velocit e lo spessore th dello strato limite
termico:

12/05/2005

Scambio termico

= Pr 1 / 3
th

35

(3.9)

Si riportano a titolo di esempio alcuni valori numerici del rapporto:


Pr
100
10
1
0.1
0.01
0.001

th /
0.215
0.464
1
2.15
4.64
10

Come si pu osservare, per fluidi con elevato numero di Prandtl (quali gli oli da lubrificazione)
lo strato limite delle velocit si estende molto al di l di quello termico. Per fluidi con numero di
Prandtl molto minore dellunit, quali i metalli liquidi, invece lo strato limite termico che si
estende molto al di l di quello delle velocit.
Preliminarmente agli elementi relativi al calcolo del coefficiente di scambio termico, occorre
ancora mettere in evidenza la differenza tra le resistenze termiche nella convezione forzata in
deflusso laminare e turbolento: nel primo caso la resistenza termica dovuta alla conduzione
molecolare ed dello stesso tipo a partire dalla parete fino al centro del condotto; nel secondo
caso lo strato laminare a ridosso della parete offre una resistenza legata alla conduzione
molecolare, mentre al crescere della distanza dalla parete diventa predominante il
rimescolamento del fluido.
Le considerazioni sulla formazione degli strati limite termico e della velocit nel caso
bidimensionale piano si possono estendere, dal punto di vista qualitativo, anche al deflusso in un
condotto. In questo caso dopo una sufficiente lunghezza lo strato limite delle velocit occupa
tutta la sezione retta del condotto e si parla di moto sviluppato.
Per quanto riguarda le temperature, il raggiungimento di una analoga condizione di
stabilizzazione non unico e dipende dalle condizioni al contorno; due tipiche condizioni al
contorno utilizzate nello sviluppo dei modelli teorici sono quella della temperatura di parete
imposta e del flusso termico imposto e costante sulla superficie del condotto. In entrambi i casi
il profilo di temperatura non si stabilizza mai. Procedendo lungo il condotto quando imposta la
temperatura d parete, la differenza tra le temperature del fluido e quella della parete si va man
mano riducendo; nel caso di flusso termico imposto e costante tende invece a stabilizzarsi la
differenza tra le temperature del fluido e la temperatura di parete.

3.1. Correlazioni empiriche per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione
forzata.
Si riportano ora alcune tra le pi note correlazioni empiriche per il calcolo del coefficiente di
scambio termico in convezione forzata, in moto laminare e turbolento, con riferimento al
deflusso in tubi e in sottocanali e al deflusso incrociato su banchi di tubi lisci o alettati, di
particolare interesse nel calcolo degli scambiatori di calore.
Seguono alcune correlazioni per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione
naturale per differenti geometrie e un cenno sulla convezione mista.

12/05/2005

Scambio termico

36

3.1.1 Calcolo del coefficiente di scambio termico in moto laminare nella convezione forzata in
tubi lisci.
Si riporta la correlazione di Hausen, valida per moto laminare in tubi lisci; essa applicabile, con
opportuni valori numerici dei coefficienti, sia per temperatura di parete costante che per flusso
termico uniforme sullintera parete del tubo. La correlazione tiene anche conto del profilo di
velocit, che pu essere in fase di sviluppo o sviluppato.
Nel caso di flusso termico imposto fornisce il valore locale del numero di Nusselt Nux, relativo
alla distanza x dallinizio del tratto riscaldato; per temperatura di parete costante fornisce invece
Nu , valore medio del numero di Nusselt sulla lunghezza riscaldata, per 0 < x < L:
di
Re Pr
x
Nu = Nu +
n
di

1 + K 2 Re Pr

(3.1.1.1)

di
Re Pr
L
temperatura di parete Tw costante: Nu = Nu +
n
di

1 + K 2 Re Pr

(3.1.1.2)

K1

flusso imposto qw uniforme:

K1

Re e Pr rappresentano rispettivamente i numeri di Reynolds e di Prandtl; di il diametro interno


del tubo; i valori delle costanti e dellesponente sono riportati nella tabella seguente:
condizione alla
parete

profilo di
velocit in
entrata
qw imposto uniforme parabolico
qw imposto uniforme in sviluppo
Tw costante
parabolico
Tw costante
in sviluppo

Pr

Nu

qualsiasi
0.7
qualsiasi
0.7

4.36
4.36
3.66
3.66

K1

K2

0.023 0.0012 1.0


0.036 0.0011 1.0
0.0668 0.04 2/3
0.104 0.016 0.8

Per fluidi con forti variazioni della viscosit con la temperatura K1 deve essere moltiplicato per
per il fattore correttivo (b/w)0.14, dove b e w rappresentano rispettivamente le viscosit
dinamiche calcolate alle temperature di massa e di parete.
Eccetto w, tutte le propriet fisiche sono calcolate alla temperatura di massa Tb.
3.1.2 Calcolo del coefficiente di scambio termico in moto turbolento nella convezione forzata
in tubi lisci.
Per moto pienamente sviluppato e moderate differenze di temperatura parete - fluido sono state
ottenute varie correlazioni; si riporta ora la correlazione di Dittus - Boelter:

12/05/2005

G dw
h dw

= 0.023
k b

Scambio termico
0 .8

37

0.4

c p

k b

(3.1.2.1)

il pedice b indica che le propriet fisiche sono valutate alla temperatura di bulk;
nellespressione del numero di Reynolds si introdotta la portata specifica G, pari al prodotto
tra la velocit e la densit, in quanto per la conservazione della massa essa costante lungo il
condotto. La temperatura di bulk la temperatura media della massa fluida pesata non
sullarea della sezione retta del condotto, bens sulle portate; essa la temperatura media a cui si
porterebbe il fluido nella sezione considerata a seguito di un rimescolamento perfetto nella
sezione stessa.
La validit della correlazione di Dittus - Boelter limitata a Re > 10000, 0.7 < Pr < 100 e il
rapporto tra la lunghezza L e il diametro dw del tubo deve essere maggiore di 60.
Lesponente n vale 0.4 per fluido riscaldato e 0.3 per fluido raffreddato.
Altre formulazioni sono state proposte per i casi in cui le propriet fisiche variano fortemente per
piccole variazioni di temperatura. Sieder e Tate proposero la seguente formulazione, applicabile
in presenza di forti variazioni della viscosit:
h

= 0.023 G d w

G cp

0.2

2 / 3

c p

k b

0.14

(3.1.2.2)

Le propriet del fluido sono valutate alla temperatura media, salvo la viscosit w . La validit
ancora limitata a Re > 10000, L/dw > 60, mentre lintervallo dei numeri di Prandtl pi esteso:
0.7 < Pr < 16700.
Si riportano ora due esempi di correlazioni meno generali delle precedenti, in quanto sono state
ricavate appositamente per fluidi in particolari condizioni operative. Si tratta di correlazioni che
danno generalmente risultati pi accurati, ma con un campo di impiego pi limitato. Sono le
due correlazioni seguenti, ricavate da Bishop e altri Autori sulla base di dati sperimentali relativi
al deflusso in tubi ed anuli, valide per vapore e per acqua a pressione ipercritica. Esse sono
pertanto finalizzate al calcolo di generatori di vapore sottocritici ed ipercritici.
La loro struttura analoga a quella tipica delle correlazioni valide per deflusso turbolento; esse
contengono anche un termine che tiene conto del rapporto tra la lunghezza riscaldata e il
diametro interno (nel caso del tubo) o equivalente (nel caso dellanulo). Nella correlazione per
acqua ipercritica sono stati anche inseriti il rapporto tra le masse volumiche del fluido alle
temperature di parete e di massa e un calore specifico appositamente definito, per tenere conto
delle forti variazioni delle propriet fisiche con la temperatura.
correlazione di Bishop per vapore:
0.886

hd eq
d eq G

= 0.0073

k f
f

cp
de,i

0.61

cp

k f

2.76
1 +

L h / d eq

viscosit dinamica
calore specifico a pressione costante
diametri esterno ed interno del condotto anulare

(3.1.2.3),

con:

12/05/2005

deq
f

Scambio termico

38

diametro interno per il tubo; diametro equivalente per lanulo, pari a de-di
(pedice) indica che le propriet fisiche sono calcolate alla temperatura di film Tf=(Tb+Tw)/2,
con Tb e Tw temperature di massa e di parete
portata specifica
coefficiente di scambio termico
conducibilit termica
lunghezza riscaldata

G
h
k
Lh

condizioni sperimentali:
cp

0.88 2.38

k
d eq G

100000 600000

Lh
p

30 385 ft (9 117 m)
1000 3190 psi (69 220 bar)

correlazione di Bishop per acqua ipercritica:


hd eq
d eq G c p w
2.4


1 +

= 0.0069
(3.1.2.4),
L h / d eq
k b
f k b b
significato dei simboli non definiti per la correlazione precedente:
0.90

b
cp =

Hw Hb
Tw Tb

0.61

0.43

con

il

seguente

(pedice) indica che le propriet fisiche sono calcolate alla temperatura di massa Tb
calore secifico medio con Hb,w entalpie alla temperatura di massa e di parete
(pedice) indica che la massa volumica calcolata alla temperatura di parete Tw

condizioni sperimentali:
deq
G
qw
Tb
Tw

0.1 0.2 in (0.254 0.508 cm)


500000 2700000 lb/(h ft2) (680 3665 kg/(s m2))
(flusso termico alla parete) 100000 1100000 Btu/(h ft2) (315 3469 kW/m2)
561 976 F (349 524 C)
666 1172 F (352 633 C)

3.1.3 Correlazioni per deflusso parallelo allesterno di banchi di tubi lisci non alettati con
reticolo quadrato e triangolare.
Per reticoli quadrati di tubi lisci (o di fasci di barre di reattori nucleari) si impiega la correlazione
di Weisman ; essa anche applicabile al reticolo triangolare equilatero:

12/05/2005

Scambio termico
0.8

39

hd eq
d eq G c p

= C

; i simboli hanno il significato precedentemente indicato;
k b
b k b
lesponente n vale 0.4 per fluido riscaldato e 0.3 per fluido raffreddato. La costante C per
S
reticolo triangolare quadrato data da: C = 0.042 0.024 , mentre per il reticolo triangolare si
de
S
ha: C = 0.026 0.006 , dove de il diametro esterno dei tubi ed S il passo del reticolo.
de
I precedenti valori di C sono stati ricavati da Weisman sulla base di risultati sperimentali; i
valori di C possono essere anche espressi mediante la seguente relazione, valida per entrambi i
tipi di reticolo: C = 0.0333 E + 0.0127 ;

E la frazione dellarea della sezione retta occupata dal fluido in un reticolo infinito.
Occorre osservare che la correlazione di Weisman fornisce un valore del coefficiente di scambio
termico mediato sulla circonferenza dei tubi che si discosta, in generale, dai valori locali; stato
verificato che la disuniformit circonferenziale del coefficiente di scambio termico trascurabile
per rapporti S/de > 2.
Per quanto riguarda i numeri di Prandtl e di Reynolds e il rapporto tra la lunghezza riscaldata e il
diametro equivalente L/deq , il campo di validit quello della correlazione di Dittus Boelter.
3.1.4 Convezione forzata; esempio di correlazione per deflusso allinterno di tubi con rugosit
artificiale.
Si riporta ora la correlazione di Kolar, quale esempio di correlazione specifica per tubi con
rugosit artificiale. Si tratta usualmente di condotti nei quali la rugosit artificiale promuove la
turbolenza e aumenta il coefficiente di scambio termico, aumentando anche le perdite di
pressione per attrito. La correlazione di Kolar applicabile a tubi con rugosit artificiale interna
ottenuta mediante filettatura a triangolo equilatero. Essa stata ricavata riscaldando aria e acqua
con numeri di Prandtl compresi tra 0.7 e 5.5 ed applicabile per numeri di Reynolds compresi
f
tra 30000 e 100000. Nel numero di Reynolds compare la friction velocity u* = u b , con il
8
fattore dattrito espresso da: f b = 0.515(e / d i ) , dove e laltezza della rugosit artificiale. Il
numero di Nusselt espresso da:
0.5
T + Tw
hd i
u * d i cp
; le propriet fisiche sono calcolate a Tf = b
.

= 0.0517

k f
f k
2
0.63

3.1.5 Convezione forzata; esempi di correlazioni per deflusso in cross flow allesterno di tubi
singoli o di fasci di tubi.
Si riportano ora alcuni esempi di correlazioni per deflusso incrociato (cross flow) su tubi o
fasci di tubi lambiti esternamente da una corrente di fluido perpendicolare al loro asse.
Si riporta la correlazione per il cilindro liscio singolo investito in cross flow da una corrente con
velocit uniforme V e si accenna poi alle correlazioni per banchi di tubi lisci e alettati con
deflusso in cross flow.

12/05/2005

Scambio termico

40

Cilindro singolo con deflusso in cross flow.


Sono disponibili in letteratura dati sullandamento circonferenziale del coefficiente di scambio
termico, caratterizzato da disuniformit che dipendono dal campo di velocit e, quindi, dal
numero di Reynolds. Per calcoli ingegneristici si possono trascurare le disuniformit
circonferenziali, utilizzando la seguente correlazione empirica che fornisce il valore medio del
numero di Nusselt:

(Nu )

= C ( Re d ) f ( Pr ) f

(Nu )

d f

d f

hd
,
kf

1/ 3

(Re )
d

(3.1.5.1), con:
cp
f V d

, ( Pr ) f =
f
k f

h rappresenta il coefficiente di scambio termico medio; d il diametro del cilindro, f la massa


volumica; le altre grandezze hanno il significato precedentemente definito. V la velocit del
fluido indisturbato, a grande distanza dal cilindro. Il pedice f indica che le propriet fisiche sono
calcolate alla temperatura di film Tf = (Tw+T)/2, dove T la temperatura del fluido al di fuori
dello strato limite termico. I valori di C ed n sono riportati nella tabella seguente e
corrispondono a dati sperimentali ottenuti per unintensit di turbolenza della corrente
dellordine di 1 2 % (intensit di turbolenza pi elevate comportano valori pi elevati di n):
Red
14
4 40
40 4000
4000 40000
40000 250000

C
0.989
0.911
0.683
0.193
0.0266

n
0.330
0.385
0.466
0.618
0.805

Sono disponibili in letteratura correlazioni per sfere e per deflusso in cross flow su corpi di
diversa configurazione geometrica.
Banchi di tubi lisci con deflusso in cross flow.
Le disposizioni tipiche dei tubi nei banchi investiti in cross flow sono quella in linea (in-line,
aligned) e quella a quinconce (staggered), rappresentate nelle figure seguenti:
d

S2

S2

S1

Sd

disposizione in linea

disposizione a quinconce

S1

12/05/2005

Scambio termico

41

In presenza di pi file di tubi la fluidodinamica e lo scambio termico si differenziano, rispetto al


caso del tubo singolo, per il confinamento del deflusso dato dal reticolo e per linterazione delle
scie prodotte dalla generica fila di tubi con le file successive.
In questo caso diventa arbitraria la definizione del diametro equivalente, che vari Autori hanno
definito con modalit diverse (vedere ad esempio Heat and Mass Transfer, Knudzen-Katz). La
definizione pi semplice, a cui peraltro si rifanno correlazioni accreditate, utilizza il diametro
esterno dei tubi.
E anche arbitraria la scelta della portata specifica da impiegare nel calcolo del numero di
Reynolds. Usualmente viene adottato il valore medio relativo alla minima area di passaggio
incontrata dal fluido, qui indicata con Gmax. Per la disposizione in linea essa individuata dalla
distanza S rappresentata in figura: la portata afferente ad un passo trasversale S1 convogliata
nellinterspazio S tra due tubi affiancati. Per la disposizione a quinconce occorre confrontare S
con 2Sd , in quanto la portata afferente ad un passo trasversale S1 attraversa prima larea data
dallinterspazio tra i tubi S e quindi larea data da due interspazi diagonali Sd. Indicando con
WS1 la portata in massa relativa ad un singolo passo trasversale S1 e allunit di lunghezza dei
tubi e con Gmax la portata specifica si ha pertanto:
tubi in linea,

Gmax = Ws1 / S

tubi a quinconce, S < 2 Sd

Gmax = Ws1 / S;

S > 2 Sd

Gmax = Ws1 / 2 Sd.

Le correlazioni della letteratura si basano su risultati sperimentali e forniscono il valore medio


del coefficiente di scambio termico per una singola fila di tubi o per un banco costituito da N
file. Le correlazioni sono presentate in forma grafica o analitica. Una rappresentazione grafica
0.14
h
2/3 w
( Pr ) f
;
di frequente impiego utilizza il fattore j di Colburn, dato da j =
b
c p G max f
G d
esso viene riportato in funzione del numero di Reynolds Re = max , per reticoli di assegnate
f
caratteristiche geometriche.
Si riporta ora a titolo di esempio la correlazione ricavata da Grimison per deflusso di aria con
numeri di Reynolds compresi tra 2000 e 40000; essa ha la forma della correlazione relativa al
cilindro isolato:

(Nu )

d f

con:

= C 1 ( Re d ) f

(Nu )

d f

hd
,
kf

(3.1.5.2)

(Re )

d f

G max d
.
f

I valori di C1 ed n sono riportati nella tabella seguente:

12/05/2005

Scambio termico

a = 1.25
b
1.25
1.5
2
3
tubi a
0.6
quinconce 0.9
1
1.125
1.25
1.5
2
3

C1
0.348
0.367
0.418
0.290

tubi in
linea

0.518
0.451
0.404
0.310

n
0.592
0.586
0.570
0.601

0.556
0.568
0.572
0.592

42

a = S1 / d, b = S2 / d
a = 1.5
C1
n
0.275
0.608
0.250
0.620
0.299
0.602
0.357
0.584

0.497

0.558

0.505
0.460
0.416
0.356

0.554
0.562
0.568
0.580

a=2

a=3

C1
0.100
0.101
0.229
0.374

n
0.704
0.702
0.632
0.581
0.571

C1
0.0633
0.0678
0.198
0.286
0.213
0.401

n
0.752
0.744
o.648
0.608
0.636
0.581

0.446
0.478
0.519
0.452
0.482
0.440

0.565
0.556
0.568
0.556
0.562

0.518
0.522
0.488
0.449
0.421

0.560
0.562
0.568
0.570
0.574

La precedente correlazione applicabile a gas con numero di Prandtl prossimo a quello dellaria,
che si mantiene vicino a 0.7 in un ampio intervallo di temperature. Per i liquidi pu essere
impiegata la correlazione seguente:

(Nu )

d f

= C 2 ( Re d ) f ( Pr ) f
n

1/ 3

(3.1.5.3)

con C2 = 1.11 C1.


Le due correlazioni precedenti e la tabella che fornisce C1 ed n valgono solo per banchi con
almeno 10 file di tubi; per N 10 il coefficiente di scambio termico mediato sulla circonferenza
del tubo e sulle file diventa indipendente dal numero di file. Per N < 10 si ha invece una
dipendenza dal numero delle file (analoga alleffetto di imbocco che si verifica nello scambio
termico in condotti chiusi).
h
Nella tabella seguente riportato il rapporto R N = N in funzione del numero di file N; h N e
h 10
h10 indicano rispettivamente il coefficiente di scambio termico medio per un banco con un
numero di file N < 10 e quello dato dalle correlazioni, valido per N 10.

N
RN tubi in linea
RN tubi a quinconce

1
0.64
0.68

2
0.80
0.75

3
0.87
0.83

4
0.90
0.89

5
0.92
0.92

6
0.94
0.95

7
0.96
0.97

8
0.98
0.98

9
0.99
0.99

10
1.0
1.0

Banchi di tubi alettati con deflusso in cross flow.


Per il caso dei banchi di tubi alettati si riporta qui un esempio di correlazione valida per banchi
con reticolo a quinconce e tubi con alettatura continua a spirale ( un tipo di banchi normalmente
utilizzato nei generatori di vapore a recupero degli impianti a ciclo combinato); si tratta della
Correlazione di Zukauskas-Ulinskas per tubi con alettatura continua a spirale e reticolo a
quinconce.

12/05/2005

Scambio termico

43

La correlazione espressa da tre diverse formulazioni per tre intervalli di variazione del numero
di Reynolds; essa fornisce il coefficiente di scambio termico medio sullintera superficie (tubo e
alettatura) per banchi con un numero di file N 5 (con i tubi alettati il deflusso si stabilizza
entro un numero di file minore, rispetto al caso dei tubi lisci). La correlazione comprende, oltre
ai numeri adimensionati tipici dello scambio termico convettivo, anche i rapporti tra i parametri
geometrici del reticolo e dellalettatura:
S1
( Nu) b = 0192
.
S2

100 Re < 20000 :

0 .2

s

d

0.18

h

d

0.14

( Re )
d

0.65
b

( Pr )

0.36
b

( Pr ) b
( )
Pr w

0.25

(3.1.5.4)
20000 Re < 200000 :

S1

S2

0. 2

( Nu) b = 0.057

s

d

0.18

h

d

0.14

( Pr ) b
(Re d ) 0b.80 ( Pr ) 0b.36 ( Pr

)w

0.25

(3.1.5.5)
S1
200000 Re < 2000000 : ( Nu) b = 0.0081
S2
(3.1.5.6)

0.2

s

d

0.18

h

d

0.14

(Re )

0.95

d b

i simboli hanno il significato seguente:


b (pedice)
d
Gmax

calcolo delle propriet fisiche alla temperatura di massa


diametro del tubo
portata specifica definita come per i banchi di tubi lisci, ma
tenendo conto dellarea di passaggio occupata dallalettatura
altezza dellaletta
numero di Nusselt medio per numero di file N 5

h
hd
kb
G max d
=
b

( Nu) b =

(Re )

d b

numero di Reynolds

s
S1, S2
w (pedice)

passo dellaletta
passo trasversale del reticolo, passo longitudinale
calcolo delle propriet fisiche alla temperatura di parete
d
h

( Pr ) b

( Pr ) w

( Pr ) 0b.40

0.25

12/05/2005

Scambio termico

44

Per un numero di file

N < 5 il coefficiente di scambio termico fornito dalla precedente


h
correlazione (indicato qui con h 5 ) viene moltiplicato per il fattore correttivo R N = N dato
h5
dalla tabella seguente:
N
RN

1
0.75

2
0.88

3
0.96

4
0.99

5
1.00

3.1.6 Correlazioni per il calcolo del coefficiente di scambio termico nei metalli liquidi.
Le correlazioni empiriche viste ai punti precedenti sono valide per fluidi il cui numero di Prandtl
relativamente elevato, normalmente superiore a 0.7. I metalli liquidi, che presentano unalta
conducibilit termica, un discreto calore specifico e una viscosit confrontabile con quella
dellacqua, sono caratterizzati da numeri di Prandtl notevolmente inferiori allunit.
Per il calcolo del coefficiente di scambio termico dei metalli liquidi sono state sviluppate
apposite correlazioni, la cui struttura differisce da quella tipica della correlazione di Dittus Boelter e delle correlazioni analoghe, per la presenza di un termine costante, che tiene conto del
ruolo rilevante della conduzione molecolare.
Si riportano le correlazioni di Lyon - Martinelli e di Seban - Skimazaki, rispettivamente valide
per flusso termico uniforme e per temperatura di parete costante.
correlazione di Lyon - Martinelli:

(Nu )b = 7 + 0.025(Pe )0b.8

(3.1.6.1)

La formulazione valida per valori del numero di Peclet (Pe = Re Pr) maggiori di 100,
rapporto tra al lunghezza e il diametro L/dw > 60; le propriet nel calcolo dei numeri di Nusselt e
di Peclet sono valutate alla temperatura di massa.
correlazione di Seban - Skimazaki:

(Nu )b = 5 + 0.025(Pe )0b.8

(3.1.6.2)

Le propriet sono valutate alla temperatura di massa e i limiti di validit sono gli stessi della
(31.6.1).

3.1.7. Correlazioni per il calcolo del coefficiente di scambio termico in regime di convezione
naturale.
I dati sperimentali relativi al coefficiente di scambio termico mediato su unintera superficie
isoterma sono stati correlati nella forma seguente:
hL
a
= ( Nu) f = C (GrL Pr ) f
kf

con

GrL =

g f Tw T L3

( / )

(3.1.7.1).

Le costanti C ed n dipendono dalla configurazione geometrica e dal numero di Rayleigh, dato

12/05/2005

Scambio termico

45

dal prodotto dei numeri di Grashof e di Prandtl. L una lunghezza caratteristica dipendente
dalla configurazione geometrica. Il pedice f indica che le propriet fisiche sono calcolate alla
temperatura media Tf = (Tw + T)/2 tra la temperatura di parete e quella del fluido indisturbato al
di fuori dello strato limite.
Nella tabella seguente sono riportati i valori di C ed a per alcune configurazioni geometriche:

Configurazione
lastre verticali e cilindri di grandi
dimensioni
regime laminare
regime turbolento
lastre orizzontali di lati L1 ed L2
regime laminare
(superficie superiore riscaldata o
superficie inferiore raffreddata)
regime turbolento
(superficie superiore riscaldata o
superficie inferiore raffreddata)
regime laminare
(superficie inferiore riscaldata o
superficie superiore raffreddata)
cilindri lunghi orizzontali
(diametro d: 0.002 pollici < d < 12 pollici)
regime laminare
regime turbolento

GrL Pr

104 109
109 1012

altezza
altezza

0.59
0.13

1/4
1/3

105 2 107

(L1 + L2)/2

0.54

1/4

2 107 3 1010

(L1 + L2)/2

0.14

1/3

3 105 3 1010

(L1 + L2)/2

0.27

1/4

104 109
109 1012

d
d

0.53
0.13

1/4
1/3

In letteratura sono anche reperibili correlazioni per il calcolo dello scambio termico in regime di
convezione naturale in spazi delimitati da due pareti piane orizzontali o verticali. In tal caso il
coefficiente di scambio termico non definito con riferimento alle temperature Tw e T, ma alle
temperature delle due pareti, T1 e T2:

= h A (T1 T2 ) ; la potenza trasferita e A larea delle due superficie affacciate.


Circa tali configurazioni, per cui non si riportano le correlazioni in questi appunti, comunque
utile segnalare le seguenti particolarit.
Sia per strati orizzontali che verticali, le velocit di convezione sono molto basse per numeri
di Grashof calcolati alla temperatura di massa Grb < 2000; in tal caso si ha conduzione:
T1 T2
= h A (T1 T2 ) = k b A
, dove kb la conducibilit termica ed L lo spessore
L
dello strato, che viene anche impiegato nella definizione del numero di Grashof.
Per strati orizzontali con la parete inferiore a maggior temperatura, per 104 < Grb < 4 105 si
verifica moto del fluido secondo un processo ordinato, in cui il fluido circola in piccole celle
esagonali, chiamate celle di Benard.
Le correlazioni per spazi chiusi verticali si applicano quando il rapporto tra laltezza delle

12/05/2005

Scambio termico

46

piastre affacciate e la loro distanza maggiore di 3; per valori di tale rapporto minori di 3 si
applica a ciascuna superficie la correlazione valida per piastre singole verticali.

3.1.8 Cenno sulla convezione mista.


In regime di convezione forzata con basse velocit del fluido possono diventare significative le
forze derivanti dalle differenze di densit dovute alle differenze di temperatura; in tali condizioni
pu diventare rilevante il contributo della convezione naturale. Quando sono simultaneamente
presenti la convezione forzata e quella naturale si parla di convezione mista.
Lincidenza della convezione naturale individuata dal rapporto tra il numero di Grashof e il
quadrato del numero di Reynolds, che rappresenta il rapporto tra le forze di galleggiamento e le
forze dinerzia. Con riferimento a tale rapporto, i regimi di convezione sono cos definiti:
Gr
>> 1
Re 2
Gr
<< 1
Re 2
Gr
1
Re 2

convezione naturale
convezione forzata
convezione mista

La convezione mista stata studiata nel caso di deflusso in tubi orizzontali e verticali. Nelle
figure seguenti sono riportate le mappe dei regimi nella rappresentazione ReD in funzione di
D
GrD Pr
(il pedice D indica che la lunghezza da introdure nei numeri di Reynolds e Grashof
L
D
il diametro interno del tubo D); le mappe sono valide per 10 2 < Pr < 10
. .
L
Come si osserva nelle mappe, sono possibili vari regimi, a seconda che la convezione sia forzata,
naturale o mista e che il deflusso sia laminare o turbolento.

12/05/2005

Scambio termico

47

12/05/2005

Scambio termico

48

3.2 Modelli teorici per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione forzata nel
moto laminare in tubi.
Si accenna ora ai modelli di calcolo del coefficiente di scambio termico nel moto laminare in
tubi sviluppati da Leveque, Graetz ed Eckert. Vengono in particolare presentate le equazioni
differenziali alla base della trattazione, le ipotesi semplificative adottate e i risultati ottenuti,
omettendo gli elementi intermedi e gli sviluppi della trattazione.
3.2.1 Modello di Leveque.
Leveque ha affrontato il problema con una semplificazione iniziale sulla configurazione
geometrica, rappresentando la geometria del tubo mediante una geometria bidimensionale piana,
di coordinate x ed y, essendo x la coordinata assiale del tubo.
A seguito di questa semplificazione, il risultato ottenuto ha validit limitata ad una opportuna
regione iniziale del tubo, in cui lo strato limite termico e delle velocit hanno uno spessore molto
minore del diametro del condotto.

profilo di velocit
u=cy

La schematizzazione di riferimento quella della figura; la temperatura di parete costante; il


fluido lambisce la parete con valori indisturbati della temperatura e della velocit rispettivamente
pari a T e V .
Per la determinazione della velocit Leveque, anzich utilizzare lequazione di Prandtl dello
strato limite, ha assunto un profilo di velocit lineare (la cui pendenza viene pi oltre adattata a
quella del profilo parabolico del moto laminare sviluppato in un tubo).
Lequazione utilizzata quindi quella dellenergia scritta in regime stazionario, nellipotesi che
sia trascurabile il contributo della dissipazione di energia dovuta allattrito viscoso, che sia nulla
la componente v della velocit e che sia trascurabile la derivata seconda della temperatura
lungo x (ossia che sia trascurabile il contributo della conduzione nella direzione del moto);
questultima assunzione in pratica giustificata dal fatto che normalmente le variazioni della
temperatura per unit di lunghezza nella direzione perpendicolare alla parete sono molto pi
elevate di quelle che si riscontrano nella direzione del moto. Con la posizione u = c y si ha
pertanto:
cy

T
k 2T
2T
=
=

x c p y 2
y 2

(3.2.1.1)

con le condizioni al contorno T = Tw per y = 0 e T = T per x = 0.


Leveque ha risolto lequazione con la seguente sostituzione di variabile:

12/05/2005

Scambio termico

49

1/ 3

X = y
9 x

(3.2.1.2)

con tale sostituzione, si pu ricavare la nuova equazione differenziale nella forma seguente:
3X 2

dT 2 T
+
=0
dX X 2

(3.2.1.3)

La soluzione di questequazione, ricavabile con la sostituzione z =


X
3
T Tw
1
=
e X dX

T Tw 0.893 0

dT
, la seguente:
dx

(3.2.1.4)

Lintegrale si calcola con sviluppi in serie (i valori sono tabulati in letteratura).


Dalla (3.2.1.4) si pu osservare che a valori costanti della variabile X corrispondono valori
costanti della temperatura; se ne deduce quindi che il legame analitico tra y e x espresso dalla
(3.2.1.2) per valori costanti della X rappresenta lequazione delle isoterme.
Mediante la relazione:

h=

k T

Tw T y y=0

(3.2.1.5)

con una serie di passaggi che vengono qui omessi, Leveque ha ricavato la seguente espressione
del coefficiente di scambio termico, in cui compaiono i numeri adimensionati di Nusselt e Peclet
e il rapporto tra il diametro e la lunghezza del condotto:
1/ 3

d
Nu = 1.077 Pe1 / 3 w
x

(3.2.1.6)

Per determinare la costante c della formulazione del profilo lineare di velocit, Leveque ha
r 2
fatto riferimento al profilo parabolico u = 2 u 1 , dove r la coordinata radiale e rw
rw
il raggio del tubo, esprimendo la costante c come derivata del profilo parabolico calcolata alla
parete.

Anche il calcolo di c, come il ricorso alla geometria piana, d un risultato accettabile se lo


spessore dello strato limite piccolo rispetto al raggio del condotto.
Poich y = rw r, si ha :
du
4u
du
du
= ; c = =
dr
dy
dy w rw

(3.2.1.7)

12/05/2005

Scambio termico

50

A seguito delle assunzioni fatte, la validit della (3.2.1.6) limitata ad una regione iniziale del
tubo, individuata dalla condizione seguente:
100 < Pe

dw
< 5000
x

(3.2.1.8)

3.2.2 Trattazione di Graetz.


Graetz non ha effettuato semplificazioni sulla geometria ed ha considerato lequazione
differenziale dellenergia in coordinate cilindriche, introducendovi il profilo parabolico di
velocit del moto laminare sviluppato:
r
2 u 1
rw

T
k 1 T

=
r

x c p r r r

(3.2.2.1)

Con le stesse condizioni al contorno poste da Leveque, Graetz ha ottenuto la soluzione rigorosa
della (3.2.2.1) assumendo che T T sia il prodotto di due funzioni, una del raggio e laltra
dellascissa x, funzioni che sono serie infinite:

Nella regione di imbocco del tubo la soluzione stata rappresentata dalla seguente formulazione,
molto pi semplice, che coincide - come si pu verificare - con la soluzione di Leveque:

12/05/2005

Scambio termico

x / rw
Nu = 1.357

Pe

La (3.2.2.2)

51

1 / 3

(3.2.2.2)

valida per

x / rw
0.01 ;
Pe

per

x / rw
> 0.25 la soluzione esatta invece
Pe

approssimata dalla relazione:


Nu = 3.656

(3.2.2.3)

Graetz ha anche applicato laltra tipica condizione al contorno, caratterizzata da un flusso


dTb
= cos t. (come si pu verificare effettuando
termico costante, che comporta la condizione
dx
un bilancio entalpico nellipotesi che il calore specifico sia costante).
La soluzione matematica, molto complicata, stata approssimata anche in questo secondo caso
con la seguente semplice formulazione, analoga alla (3.2.2.2):
x / rw
Nu = 1.639

Pe

1 / 3

(3.2.2.4)

x / rw
x / rw
0.01 ; per
> 0.25 la soluzione esatta invece
Pe
Pe
approssimata dalla relazione analoga alla (3.2.2.3), ma con diverso valore della costante:

Anche la (3.2.2.2) valida per

Nu = 4.364

(3.2.2.5)

Occorre osservare che, mentre nel moto turbolento (come risulta dalle correlazioni empiriche
precedentemente esaminate) il coefficiente di scambio termico si stabilizza dopo circa 60
diametri, nel caso del moto laminare la lunghezza a cui si verifica la stabilizzazione dipende dal
numero di Peclet e deve quindi essere verificata di volta in volta.

3.2.3 Metodo approssimato di Eckert.


Si accenna infine a due calcoli del coefficiente di scambio termico effettuati da Eckert con un
metodo approssimato.
Entrambi i metodi si basano sullassunzione del profilo parabolico di velocit, corrispondente
alla condizione di moto sviluppato. Nel primo dei due calcoli viene assunto il seguente profilo
cubico della temperatura, in funzione della coordinata y che rappresenta, come nelle trattazioni
precedenti, la distanza dalla parete:
= Tw T = a y + b y 2 + c y 3

(3.2.3.1)

Le costanti a, b, c sono state determinate da Eckert imponendo al centro del tubo, cio per y =
rw, dove la temperatura pari a Tc, le due seguenti condizioni al contorno:
= s = Tw Tc ;

d

=0
dy y= rw

(3.2.3.2)

12/05/2005

Scambio termico

52

Alla parete ha imposto una terza condizione al contorno, data da:

2T
1
2 =
y w rw

T

y w

(3.2.3.3)

Questa condizione si ricava dallequazione differenziale di conservazione dellenergia, in cui si


pone r = rw - y:
u

T
k 1 T
k 1 T 2 T

=
r
=
=
+

x c p r r r c p r r r 2

k
1 T 2 T

=
+
c p rw y r y 2

(3.2.3.4)

Applicando la (3.2.3.4) alla parete, dove la velocit nulla, si ottiene la (3.2.3.3). Con le
precedenti condizioni al contorno si ricava:
6 y 3 y
= s
+
5 rw 5 rw

4 y

5 rw

(3.2.3.5)

In base al profilo parabolico della velocit e alla (3.2.3.5) possibile esprimere analiticamente la
temperatura di massa Tb, espressa dalla media delle temperature pesata sulla portata che,
nellipotesi di densit e calore specifico costanti, diventa:
rw

T u 2 r dr

Tb =

0
rw

(3.2.3.6)

u 2 r dr
0

Svolgendo lintegrale , si ottiene:


Tw Tb = 0.583(Tw Tc ) = 0.583 s

(3.2.3.7)

Uguagliando il flusso termico alla parete con quello espresso dal coefficiente di scambio
termico, si ha:
dT
d
6 s
h (Tw Tb ) = k = k = k
dy
dy
5 rw
w
w

h rw 6
6 1b
= s =
k
5
5 0.583
Nusselt relativo al diametro del tubo:
Si ottiene quindi

h dw
= Nu = 4.12
k

(3.2.3.8)

e, introducendo, come di consueto, il numero di

(3.2.3.9)

12/05/2005

Scambio termico

53

Come si pu osservare, questa soluzione approssimata fornisce un risultato intermedio tra i due
valori di Nu della soluzione di Graetz.
La seconda soluzione approssimata di Eckert fa riferimento allequazione differenziale
dellenergia nella forma considerata da Graetz , nellipotesi che il flusso termico sia uniforme:
r
2 u 1
rw

T
k

=
x c p

1 T
r r r r

(3.2.2.1)

T
sia costante, condizione
x
che pu essere approssimata ad una sufficiente distanza dallimbocco. Si pu osservare infatti
che, con flusso termico uniforme, costante per qualunque valore di x la sola derivata della
Tb
temperatura di massa
; le generiche temperature subiscono invece lungo x variazioni
x
diverse a seconda del raggio.

Lapprossimazione introdotta da Eckert consiste nellassumere che

Con la suddetta ipotesi sulla derivata della temperatura lungo x, la (3.2.2.1) diventa
unequazione differenziale ordinaria facilmente integrabile per separazione delle variabili, che
fornisce il profilo radiale della temperatura (si ottiene un polinomio di quarto grado).
Calcolando nuovamente la temperatura di massa come media della temperatura pesata sulla
portata in volume ed applicando la definizione del coefficiente di scambio termico si ottiene:
Nu = 4.36

(3.2.3.9)

Questa soluzione approssimata coincide con il valore di Nu della soluzione di Graetz, nel
caso di flusso termico uniforme, in accordo con fatto che questa seconda soluzione approssimata
di Eckert pu essere accettabile solo ad una distanza dallimbocco sufficiente per la
stabilizzazione della forma del profilo di temperatura.
3.3 Modelli teorici per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione forzata nel
moto turbolento in tubi.
Come precedentemente accennato, nel caso del moto turbolento alla difficolt di tipo matematico
legata alla risoluzione delle equazioni differenziali, si aggiunge quella di rappresentare il
contributo allo scambio termico del mescolamento turbolento del fluido.
Questo tipo di problematica pu essere messo in evidenza considerando ancora, come esempio di
riferimento, il caso dello strato limite bidimensionale in moto laminare, per il quale lequazione
differenziale dellenergia stata scritta nella forma:
u

T
T
2T
+v
= 2
x
y
y

(3.3.1)

k
la diffusivit termica.
cp
Procedendo come per le equazioni di Reynolds, nellipotesi che oltre alle componenti della
velocit, anche la temperatura possa essere rappresentata dalla somma di un valore medio T e di
una componente fluttuante T, si ottiene:

dove =

12/05/2005

Scambio termico

( ) ( )

T
T
2 T v' T' u ' T'
+v
= 2

x
y
y
y
y

54

(3.3.2)

Analogamente al caso delle equazioni di Reynolds del moto, anche in questo caso lequazione
presenta gli stessi termini del caso del moto laminare, che sono rappresentativi dei valori medi
delle grandezze fluttuanti nel tempo. A tali termini si aggiungono gli ultimi due a secondo
membro che hanno, per quanto riguarda la propagazione del calore, un significato analogo a
quello dovuto agli sforzi di Reynolds nellequazione della quantit di moto.
Circa il significato di questi termini, si pu osservare che al denominatore della diffusivit
termica compare il prodotto c p , che moltiplicata per termini del tipo u ' T ' rende lidea del
trasporto convettivo di calore dovuto alle componenti fluttuanti. Man mano che ci si allontana
dalla parete, il contributo degli ultimi termini pu diventare predominante rispetto a quello della
diffusivit molecolare.
La precedente equazione, che stata qui presentata per illustrare il fenomeno,non verr nel
seguito utilizzata in questi appunti, dove invece lo scambio termico turbolento viene
rappresentato con lestensione della teoria della lunghezza di mescolamento di Prandtl qui di
seguito illustrata.

Con riferimento alla figura, si considerano due sezioni poste alla distanza l , le cui velocit
du
dT
medie sono u ed u + l
e le temperature medie T e T + l
. Il calore che passa per unit
dy
dy
di tempo e di area nella direzione y per effetto della componente fluttuante v della velocit,
(indicato in questa parte come q, anzich come qs) sar dato dal prodotto della portata areica che
scorre lungo y per la differenza di entalpia tra le due sezioni (il segno meno tiene conto del fatto
che il calore viene ceduto nel verso delle temperature decrescenti):
q t = c p v ' l

dT
dy

Poich Prandtl ha assunto v' = u ' = l


q t = c p l 2

du dT
dy dy

(3.3.3)

du
, la (3.3.3) diventa:
dy
(3.3.4)

Aggiungendo il calore che si trasferisce per conduzione, si ha:

12/05/2005

Scambio termico

du dT

q = k + c p l 2
dy dy

55

(3.3.5)

e, dividendo per il prodotto del calore specifico per la densit:


q
dT
= ( + H )
cp
dy

(3.3.6)

du
ed pari alla
dy
diffusivit turbolenta della quantit di moto introdotta col modello della lunghezza di
du
mescolamento di Prandtl m = l 2
.
dy
Con le ipotesi fatte si ha cio H = m , in quanto Prandtl ha supposto la stessa lunghezza di
mescolamento per il trasferimento della quantit di moto e del calore. La verifica sperimentale
ha mostrato che il rapporto tra le due diffusivit, che Prandtl suppose uguale allunit, invece
un po diverso dallunit; in analogia al numero di Prandtl inteso come rapporto tra le diffusivit
molecolare della quantit di moto e del calore, si definisce al riguardo il numero di Prandtl

turbolento Prt = m . Questo rapporto, che peraltro non si discosta molto dallunit, in alcune
H
delle trattazioni illustrate nel seguito verr considerato unitario.

H la diffusivit turbolenta del calore, che in questo modello vale H = l 2

Si presentano ora le pi note ed utilizzate trattazioni per il calcolo del coefficiente di scambio
termico nel moto turbolento in tubi. Si tratta delle analogie tra lo scambio di calore e della
quantit di moto, basate sullintegrazione della (3.3.6) e della corrispondente legge relativa allo
sforzo di taglio:

du
= ( + m )

dy

(3.3.7)

Comune allo sviluppo delle varie analogie il fatto di utilizzare la (3.3.6) e la (3.3.7) mettendo in
relazione il profilo della velocit col profilo della temperatura, con differenti assunzioni e
semplificazioni, che portano in tutti i casi ad esprimere il coefficiente di scambio termico in
funzione del fattore dattrito. Le differenti trattazioni sono svolte solo in parte in questi appunti;
sono in ogni caso messe in evidenza le assunzioni e le formulazioni finali.
Il legame tra il trasferimento del calore e della quantit di moto stato mostrato da differenti
osservazioni sperimentali, in termini ad esempio di perdite di pressione per attrito e di scambio
termico o di similitudine tra i profili della velocit e della temperatura, se posti in unopportuna
forma adimensionata.
Si pu dimostrare, con sviluppi che non vengono presentati in questi appunti, che la (3.3.6) e la
(3.3.7) sono utilizzabili nel deflusso sviluppato in tubi. Esse si ricavano anche, infatti, dalle
equazioni differenziali della quantit di moto e dellenergia, scritte in geometria cilindrica e
mediate nel tempo secondo la procedura di Reynolds.
Vengono ora presentate, nellordine, le analogie di Reynolds, la correzione empirica allanalogia
di Reynolds proposta da Colburn, e le analogie di Prandtl, Von Karman e Martinelli.

12/05/2005

Scambio termico

56

La geometria di riferimento quella del tubo, tranne che per lanalogia di Reynolds, qui
applicata anche al deflusso su si una piastra piana. Al di l dellinteresse storico, occorre
osservare che dal punto di vista applicativo il fattore di Colburn (introdotto pi oltre qui di
seguito) trova applicazione anche attuale e per geometrie diverse dal tubo; nel calcolo pratico del
coefficiente di scambio termico inoltre normalmente pi agevole luso delle correlazioni
empiriche, ma il ricorso allanalogia di Martinelli diventa necessario qualora sia richiesto il
calcolo del profilo di temperatura nel fluido.
Occorre infine segnalare che lanalogia di Martinelli stata anche utilizzata per lo sviluppo di
modelli per il calcolo termico del deflusso bifase anulare.

3.3.1 Analogia di Reynolds.


Con riferimento al deflusso sviluppato e turbolento in un condotto, o al deflusso su di una
piastra, si ipotizza la suddivisione in due regioni, rispettivamente caratterizzate da deflusso
laminare e turbolento; la regione laminare quella a contatto con la parete. Viene fatta lipotesi
che nella regione turbolenta i contributi della conducibilit termica e della viscosit molecolare
siano trascurabili.
dT
du
Nella regione laminare si ha: q = k
, = , dove k e rappresentano la
dy
dy
conducibilit termica e la viscosit dinamica, q il flusso termico specifico, lo sforzo di taglio,
T la temperatura, u la velocit e y la distanza dalla parete.
dT
du
, = m
;
H ed m rappresentano
Nella regione turbolenta si ha: q = H c p
dy
dy
rispettivamente la diffusivit turbolenta del calore e della quantit di moto.
q
k dT
=
,
Dividendo membro a membro le relazioni relative allo strato laminare si ottiene:

du
dove la derivata fatta a parit di y.
Procedendo allo stesso modo per la regione turbolenta ed assumendo H = m si ottiene:
q
dT
= c p

du

(3.3.1.1)

m si giustifica considerando lespressione del


du dT
trasferimento turbolento del calore q t = c p l 2
, che si basa sul modello a lunghezza di
dy dy
du
H = l2
mescolamento di Prandtl;
ponendo
la precedente relazione diventa:
dy
dT
q t = c p H
.
Per confronto con lespressione dello sforzo di taglio turbolento
dy
Lassunzione sulluguaglianza di

H ed

du
du
du
t = l = m
, con m = l 2
, si verifica che le diffusivit turbolente del calore e
dy
dy
dy
della quantit di moto sono uguali. Luguaglianza sussiste solo se il trasferimento di calore e di
quantit di moto sono caratterizzati da uguali lunghezze di mescolamento; come detto in
m
precedenza, il rapporto
(denominato numero di Prandtl turbolento) pu in realt differire
H

12/05/2005

Scambio termico

57

dallunit.
cp

k
q
dT
= c p , la relazione
vale per qualsiasi valore della distanza
= c p

du
dalla parete y; essa pu essere integrata rispetto ad y per esprimere landamento della
temperatura nel fluido.
q
Lintegrazione viene fatta con lipotesi che il rapporto
sia costante rispetto ad y; con tale

q q
ipotesi si ha: = , dove il pedice w indica la parete.
w
Separando le variabili e integrando con la temperatura che varia da Tw a T e la velocit che
varia da 0 alla parete ad u, si ha:

Se

= Pr = 1 , cio

T'

dT =

Tw

1 qw
cp w

u'

du

(3.3.1.2)

Integrazione nel caso della lastra piana.


La temperatura e la velocit variano rispettivamente fino a T e ad V (valori al bordo dello
strato limite). Si ha:
1 qw
T Tw =
V . Utilizzando le relazioni q w = h(Tw T ) , dove h il coefficiente di
cp w
1
scambio termico e w = f V2 , dove f il fattore di attrito di Fanning, si ottiene:
2
c p V 2
qw
1 2q w
=
V , da cui:
= .
2
h
f
h
c p fV
Dalla definizione del numero di Stanton si ha:
St =

Nu
h
f
=
=
Re Pr c p V 2

Si cos ottenuta la relazione St =

(3.3.1.3).
f
che esprime lanalogia di Reynolds.
2

Integrazione nel caso del tubo


Si procede come nel caso precedente, ma nellintegrazione la temperatura viene fatta variare tra
Tw e Tb, dove Tb la temperatura di massa e la velocit tra 0 ed u , dove u la velocit
media del fluido nel tubo.
1
f
In questo caso si ha: q w = h(Tw Tb ) e w = f u 2 . Si ottiene ancora la relazione St = .
2
2
Fattore j di Colburn.
Si tratta di una correzione empirica dellanalogia di Reynolds, consistente nellintroduzione del
numero di Prandtl. Si ha:

12/05/2005

j = St Pr 2 / 3 =

Scambio termico

f
2

58

(3.3.1.4)

j viene detto fattore di Colburn. Il fattore j di Colburn viene ampiamente utilizzato anche per
esprimere il coefficiente di scambio termico in configurazioni geometriche diverse dalla piastra e
dal tubo, quali in particolare i banchi di tubi con deflusso in cross-flow.
Nel caso del tubo si pu esprimere il fattore dattrito mediante la relazione f = 0.046 Re 0.2 . Si
Nu
Pr 2 / 3 = 0.023 Re 0.2 , da cui si ottiene:
ha cos:
Re Pr
hd
Nu =
= 0.023 Re 0.8 Pr 1/ 3
(3.3.1.5)
k
Questa relazione valida per L/d > 60, 0.5 < Pr < 100, 10000 < Re < 100000; L la
lunghezza riscaldata e Re il numero di Reynolds definito con riferimento al diametro del tubo d;
le propriet del fluido sono valutate alla temperatura di film (Tb+Tw)/2, tranne il calore specifico,
che valutato alla temperatura di massa Tb.
Altre espressioni dellanalogia di Reynolds.
Considerando il caso particolare di un condotto con temperatura di parete costante, si ha, dal
bilancio di conservazione dellenergia applicato ad un tratto di condotto di lunghezza
infinitesima dx:
d2
q w d dx = u c p dTb , dove dTb la variazione della temperatura di massa del fluido
4
dovuta alla potenza termica scambiata nel tratto di lunghezza dx. Semplificando si ottiene:
u d c p dTb
.
qw =
4
dx
h
f
Utilizzando lanalogia di Reynolds
=
e la relazione q w = h(Tw Tb ) e ponendo
cp u 2
dTb = d(Tw Tb ) , si ottiene:

d (Tw Tb )
Tw Tb

2f
dx , che integrata su un tratto di condotto di
d

lunghezza L fornisce:
T Tb1 2 f L
ln w
=
d
Tw Tb 2

(3.3.1.6)

dove Tb1 e Tb2 sono le temperature di massa alle estremit del tratto. Si ricorda che la
precedente espressione dellanalogia di Reynolds vale unicamente per temperatura di parete
costante.
Unaltra espressione dellanalogia di Reynolds fa riferimento alle seguenti grandezze:

12/05/2005

Scambio termico

d 2 dp f
(I);
4 dx

W u (II);

W cp

dTb
dx

59

(III);

W c p (Tw Tb ) (IV)

(3.3.1.7)
Il primo termine rappresenta le forze assiali per unit di lunghezza applicate al fluido dovute al
gradiente di pressione per attrito; il secondo il flusso di quantit di moto del deflusso espresso
come prodotto della portata in massa W per la velocit media; il terzo termine rappresenta la
variazione di energia subita dal fluido per unit di lunghezza e il quarto termine rappresenta il
calore sensibile del fluido, riferito alla temperatura di parete.
Lanalogia di Reynolds stabilisce la seguente relazione di proporzionalit tra le quattro
grandezze:

( I) ( III)
=
( II) ( IV)

(3.3.1.8)

le forze applicate allunit di lunghezza stanno cio al flusso di quantit di moto come la
variazione di energia per unit di lunghezza sta al calore sensibile del fluido.
Si pu verificare che questa espressione equivale alla precedente nel modo qui di seguito
dTb h d (Tw Tb )
indicato. Un bilancio di energia effettuato sul tratto dx fornisce: dx =
.
W cp
Dalla relazione

( I) ( III)
=
si ottiene, esprimendo il gradiente di pressione per attrito:
( II) ( IV)

dT
d 2 4 f 1 2 1
1
u
= b
.
4 d 2
W u
dx Tw Tb
Sostituendo

dTb
si ha:
dx

h d(Tw Tb )
d 2 4 f 1 2 1
1
u
=
.
4 d 2
Wu
W cp
Tw Tb

Semplificando si ottiene infine lespressione dellanalogia:

h
f
= .
uc p 2

3.3.2 Analogia di Prandtl.


Con riferimento al deflusso sviluppato in un tubo Prandtl considera ancora due regioni, come
nellanalogia di Reynolds.
Nella regione laminare suppone q e costanti e rispettivamente pari a qw e w. Con tali ipotesi si
ha:
u 1
Tw T1
w
qw
=
e
, dove ed rappresentano rispettivamente le diffusivit
=

1
c p
1
molecolari della quantit di moto e del calore. 1 rappresenta lo spessore dello strato laminare,
individuato dalla condizione y+ = 5, con riferimento al profilo universale di velocit. T1 ed u1
rappresentano la temperatura e la velocit per y = 1.

12/05/2005

Scambio termico

60

Dividendo membro a membro le due precedenti relazioni, ed essendo


Tw T1 =

q w Pr u 1
c p w /

Pr =

, si ottiene:

(3.3.2.1)

Trattando la regione turbolenta con le stesse ipotesi dellanalogia di Reynolds si ottiene:


dT
q 1
=
che, integrata fino alla velocit media e alla temperatura di massa, con lipotesi
du
cp
q qw
=
, fornisce:
w
T1 Tb =

Tb

dT =

T 1

qw 1
w cp

du , da cui si ottiene:
u 1

qw
( u u 1 )
wcp

(3.3.2.2)

Sommando le due differenze di temperatura si ha:


Tw Tb =

qw
qw
Pr u 1 + ( u u 1 ) =
u + ( Pr 1) u 1
wcp
wcp

Eliminando qw mediante la relazione:


w

esprimendo

q w = h(Tw Tb )

(3.3.2.3)

si ottiene: h =

in funzione del fattore dattrito: w = f

1 2
u
2

wcp
u + ( Pr 1) u 1

si ottiene infine:

c p u 2
f
h
f
1
, da cui:
=
;
con riferimento al profilo
u 1
c p u 2
2 u + ( Pr 1) u 1
1 + ( Pr 1) u

universale di velocit, si pu esprimere u1, considerando che la corrispondente velocit


u 1
u 1
f
=
= 5 , da cui si ottiene:
adimendionata pari a 5 e che u* = u
; si ha pertanto:
u*
2
f
u
2
u 1
f
=5
. Si ha quindi:
u
2
h=

St =

f /2

f
1 + 5 ( Pr 1)
2

(3.3.2.4)

si osserva che per Pr = 1 si ottiene lespressione dellanalogia di Reynolds St = f / 2.


Impostando il bilancio di energia ad un condotto con temperatura di parete costante ed
esprimendo il coefficiente di scambio termico mediante lanalogia di Prandtl si ottiene la
relazione seguente:

12/05/2005

Scambio termico

Tw Tb1 2 fL
=
Tw Tb 2
d

ln

1
f
1 + 5 ( Pr 1)
2

61

(3.3.2.5)

La precedente espressione e quella corrispondente dellanalogia di Reynolds sono state utilizzate


per confrontare le previsioni delle due analogie con risultati sperimentali ottenuti da Stanton per
acqua (con numero di Prandtl diverso da 1).

3.3.3 Analogia di Von Karman.


Si accenna in questi appunti solamente agli elementi principali dellanalogia, evidenziando in
particolare le differenze rispetto allanalogia di Prandtl.
Von Karman ha perfezionato lanalogia introducendo lo strato di transizione che si estende nella
regione caratterizzata da 5 < y+ < 30. Il deflusso risulta perci caratterizzato da tre regioni,
trattate nel modo seguente:
strato laminare (y+ < 5); la differenza di temperatura espressa come nellanalogia di Prandtl;
strato di transizione (5 < y+ <
procedimento indicato pi oltre;

30); la differenza di temperatura espressa con il

regione turbolenta (y+ > 30); la differenza di temperatura espressa con procedimento
analogo a quello dellanalogia di Prandtl; indicando con il pedice 2 le grandezze relative ad
y+ = 30, si ha:
Tb
q 1 u

dT = w
du , da cui si ottiene:
w c p u 2
T 2

T 2 Tb =

qw
( u u2 )
cpw

(3.3.3.1)

Nella regione di transizione si impiega la relazione valida per deflusso turbolento:


q
dT
= ( + H )
. Viene fatta lipotesi che le diffusivit turbolente del calore e della quantit
c p
dy
di moto siano uguali; si suppone inoltre che il flusso termico q si discosti poco da qw. Con
queste ipotesi si ha:

T 2

T 1

q
dT = w
c p

1
dy
+ m

Per esprimere m si impiega la relazione

(3.3.3.2)

du
= ( + m ) , assumendo che lo sforzo di taglio si

dy

discosti di poco da w; si ha cos:


m =

w /

du / dy

(3.3.3.3)

12/05/2005

Scambio termico

62

La derivata du/dy viene valutata tramite lespressione del profilo universale di velocit valida
du +
5
.
per 5 < y+ < 30, u + = 3.05 + 5 ln y + , da cui si ottiene:
+ =
dy
y+
Dalle relazioni: u + =

u
f
u
2

, y+ = y

du du + f u 2
=
dy dy + 2

u f
2

si ha:

(3.3.3.4)

Mediante le precedenti relazioni possibile esprimere du/dy e quindi m; svolgendo lintegrale


si ottiene:
T1 T 2 =

5 + 1 / Pr
ln

f 1 / Pr
c p u
2
5q w

(3.3.3.5)

Sommando le tre differenze di temperatura e procedendo come per lanalogia di Prandtl si


ottiene:

St =

f
2
f
5 Pr + 1
1 + 5 Pr 1 + ln

2
6

(3.3.3.6)

Un confronto fra i numero di Stanton calcolati con le analogie di Prandtl e di Von Karman per
fattori dattrito f pari a 0.0025 e 0.0050 e numeri di Prandtl pari a 5, 10 e 100, ha messo in
evidenza scarti compresi fra il 4 % e il 16 % (lanalogia di Prandtl fornisce valori pi elevati del
numero di Stanton).
Occorre osservare che lanalogia di Von Karman d una rappresentazione della regione
turbolenta meno accurata rispetto alle regioni laminare e di transizione, in quanto in essa non
utilizza unespressione della m basata sui dati sperimentali che supportano il profilo universale
di velocit. Questo aspetto della modellizzazione stato affrontato da Martinelli, nello sviluppo
della sua analogia.

3.3.4 Analogia di Martinelli.


Vengono ora illustrate le ipotesi fatte da Martinelli, le relazioni utilizzate e il procedimento
seguito nello sviluppo dell'analogia.
Martinelli ha fatto le medesime assunzioni che stanno alla base delle altre analogie (profili di
temperatura e velocit sviluppati, propriet del fluido costanti e assenza di effetti di imbocco).
Fa quindi riferimento alle leggi elementari che esprimono il flusso termico e lo sforzo di taglio:

12/05/2005

Scambio termico

du

= ( + m )

dy

63

q
dT
= ( + H )
c p
dy

(3.3.4.1)

Ha assunto inoltre andamenti lineari in funzione della coordinata radiale r sia per lo sforzo di
taglio che per il flusso termico:

= w

q r
r
q
,
= w
c p c p rw
rw

si ha inoltre:

(3.3.4.2)

r
r y
= w
rw
rw

(3.3.4.3)

L'andamento lineare dello sforzo di taglio una conseguenza dell'ipotesi di moto sviluppato;
quello del flusso termico si basa invece su di un'assunzione. Si pu infatti verificare che
landamento lineare del flusso comporta un'asportazione della potenza termica nella direzione
assiale uniforme sulla sezione retta; tale condizione sarebbe verificata in modo rigoroso solo con
un profilo di velocit uniforme. Lassunzione peraltro giustificata, in quanto il profilo di
velocit in deflusso turbolento presenta gradienti elevati solo in prossimit della parete.
Le leggi elementari assumono perci la forma seguente:
w
y
du
1 = ( + m )

rw
dy

(3.3.4.4)

qw
y
dT
1 = ( + H )
c p rw
dy

(3.3.4.5)

Lo sviluppo dell'analogia si basa sul calcolo dell'andamento della temperatura fatto a partire
dalla seconda delle precedenti relazioni:

Tw

dT =

qw
c p

y
1
1 dy
H
rw

Pr m m

Nella precedente relazione stato indicato il rapporto

(3.3.4.6)

al posto della diffusivit molecolare


Pr

H
; l'introduzione di questo rapporto ha lo scopo di
m
tenere conto della differenza tra le due diffusivit turbolente; Martinelli ha assunto, negli
sviluppi successivi, che tale rapporto sia costante al variare di y; nell'elaborazione delle tabelle
H
che verranno citate pi oltre ha peraltro assunto
=1 .
m

E' stato inoltre introdotto il rapporto

Per risolvere l'integrale a secondo membro occorre esperimere la diffusivit m, che Martinelli ha
ricavato dall'espressione dello sforzo di taglio:

12/05/2005

m =

Scambio termico

w
y 1
1


rw du
dy

la derivata

64

(3.3.4.7)

du
du +
stata espressa sulla base di
utilizzando il profilo universale di velocit:
dy
dy +

strato laminare:

u+ = y+

( y + < 5)

strato di transizione:

y+
u + = 5 1 + ln = 3.05 + 5 ln y + ( 5 < y + < 30 )
5

(3.3.4.9)

nocciolo turbolento;

. + 2.5 ln y + ( y + > 30 )
u + = 55

(3.3.4.10)

(3.3.4.8)

Lo sviluppo delle correlazioni si basa sullo svolgimento dell'integrale per le tre regioni, che
Martinelli ha effettuato con opportune semplificazioni basate sull'esame degli ordini di
grandezza.
Nello strato laminare, che risulta in ogni caso molto sottile, viene fatta la posizione seguente:
y
1
1 . Con tale posizione viene agevolmente espresso il salto di temperatura, in cui appare
rw
un logaritmo, che viene sostituito dal primo termine del suo sviluppo in serie (anche questa
semplificazione giustificata dal piccolo spessore dello strato laminare). Il salto di temperatura
nel sottostrato laminare viene a coincidere, dopo le semplificazioni, con quello ricavato da
Prandtl e Von Karman.
Nello strato di transizione, il cui spessore molto piccolo rispetto al raggio del tubo, Martinelli
y
assume ancora: 1
1 , ottenendo un'espressione del salto di temperatura che si differenzia
rw
da quella ottenuta da Von Karman solo per la presenza del rapporto tra le diffusivit turbolente;

per H = 1 il salto di temperatura coincide con quello calcolato da Von Karman.


m
Per lo svolgimento dell'integrale nello strato turbolento, Martinelli ha fatto delle assunzioni
semplificative che, a differenza delle precedenti, non hanno validit generale; ha assunto infatti
che siano verificate le seguenti disuguaglianze:

= << H
Pr

( valida solo per elevati numeri di Prandtl );

<< m

( valida solo per elevati numeri di Reynolds ).

Ha quindi corretto il salto di temperatura calcolato con tali ipotesi con il fattore correttivo F1,
che si discosta anche sensibilmente da 1 quando le precedenti disuguaglianze non sono
verificate. Il fattore stato determinato da Martinelli al variare dei numeri di Reynolds e di

Peclet, con l'ipotesi H = 1 ; i valori calcolati da Martinelli sono riportati nella tabella seguente:
m

12/05/2005

Scambio termico

Fattore correttivo F1
Re
104
105
Pe
102
0.18
0.098
3
10
0.65
0.45
104
0.92
0.83
105
0.99
0.985
6
10
1.00
1.00

65

106
0.052
0.29
0.65
0.985
1.00

Il profilo di temperatura ottenuto dallintegrazione, espresso in forma adimensionata,


rappresentato dalle seguenti tre formulazioni:

strato laminare:

H
y
Pr
m 1

Tw T
=
Tw Tc H
Re f

Pr + ln 1 + 5 H Pr + 0.5 F1 ln
m
m

60 2

H
Pr + ln 1 + H Pr 1
m
Tw T
m 1
=
strato di transizione:
Tw Tc H
Re f

Pr + ln 1 + 5 H Pr + 0.5 F1 ln
m
m

60 2

(3.3.4.11)

(3.3.4.12)

1 lo spessore dello strato laminare, corrispondente ad y+ = 5, rw il raggio del tubo;

strato turbolento:

Tw T
=
Tw Tc

Re f y

H
H

Pr + ln 1 + 5
Pr + 0.5 F1 ln
m
m

60 2 rw
Re f

H
H

Pr + ln 1 + 5
Pr + 0.5 F1 ln
m
m

60 2

Se si riporta in un diagramma la velocit adimensionata nella forma

u
u max

(3.3.4.13)

in funzione della

y
, si ottiene una curva che per Pr = 1 coincide con landamento della temperatura
rw
Tw T
adimensionata
. Per Pr = 1 gli andamenti adimensionati delle temperature e delle
Tw Tc
velocit sono pertanto uguali, come risulta confermato dalle considerazioni che seguono.

coordinata

12/05/2005

Scambio termico

Dividendo

membro

membro

le

relazioni

66

w
y
du
1 = ( + m )

rw
dy

qw
qw
y
dT
dT
1 = ( + H )
con . H = m ed = ( Pr = 1 ) si ottiene:
=
e
du
cpw
c p rw
dy

quindi:

T T
d w

Tw Tc

qw
u max
= C , dove C costante rispetto ad y.
c p w Tw Tc

u
d

u max
Tw T
u
Si ha perci:
=C
. Poich al centro del tubo T = Tc ed u = umax , si ha C = 1.
Tw Tc
u max
T T
u
Ne consegue che per H = m e Pr = 1 si ha w
=
.
Tw Tc u max
Come le altre analogie, quella di Martinelli fornisce il coefficiente di scambio termico. A questo
scopo si fa riferimento al numero di Nusselt, espresso nel modo seguente:
Nu =

q wd
q d
Tw Tc
hd
1
=
= w
.
k
k Tw Tc Tw Tb
k(Tw Tb )

Per calcolare h Martinelli ha utilizzato lespressione ricavata per la differenza di temperatura


Tw - Tc, ottenendo la seguente espressione:

Nu =

H
m

f Tw Tc
Re Pr
2 Tw Tb

H
Re f

5 Pr + ln 1 + 5
Pr + 0.5 F1 ln
m

60 2
m

(3.3.4.14)

La precedente espressione deve essere utilizzata unitamente alla tabella seguente, che riporta i
T Tb
valori di w
calcolati da Martinelli per un ampio intervallo di variazione dei numeri di
Tw Tc
Prandtl e Reynolds, con H = m:
Tw Tb
Tw Tc
Re

Pr
0
10-4
10-3
10-2
10-1
1
10
102
103

104

105

106

107

0.564
0.568
0.570
0.589
0.692
0.865
0.958
0.992
1.00

0.558
0.560
0.572
0.639
0.761
0.877
0.962
0.993
1.00

0.553
0.565
0.627
0.738
0.823
0.897
0.963
0.993
1.00

0.550
0.617
0.728
0.813
0.864
0.912
0.966
0.944
1.00

12/05/2005

Scambio termico

67

3.3.5 Osservazioni conclusive sulle analogie e cenno sullo scambio termico con metalli liquidi.

Si accenna qui al peso relativo che hanno le diffusivit molecolare e turbolenta della quantit di
moto nei tre strati individuati dal profilo universale di velocit.

Il rapporto m (determinato in base al profilo universale di velocit) per numeri di Reynolds

pari a 104 e 105 , rappresentativi di molti deflussi di interesse pratico, nella regione di
transizione dellordine di alcune unit e non raggiunge la decina.
Nella regione turbolenta raggiunge invece un valore massimo pari a 30 per Re = 104 e a circa
250 per Re = 105. Questi valori numerici mostrano che nelle regioni di transizione e turbolenta
il peso della diffusivit molecolare poco rilevante.
Circa il numero di Pradltl turbolento, dati sperimentali mostrano che il rapporto

H
, varia tra 1
m

ed 1.6 ed funzione della distanza dalla parete.


In generale si pu affermare che per numeri di Prandtl dellordine dellunit il peso relativo di
ed H sia allincirca pari a quello di ed m. Per i numeri di Prandtl tipici dei metalli liquidi
(di circa due ordini di grandezza inferiori allunit), la diffusivit molecolare d invece un
contributo allo scambio termico rilevante in tutti e tre gli strati, e simile a quello di H .
Il contributo rilevante della conduzione appare anche nelle gi citate correlazioni tipiche per
metalli liquidi, quale quella di Lyon-Martinelli, che riproduce in forma analiticamente semplice i
valori sperimentali: Nu = 7 + 0.025 Pe 0.8 ( Pe = Re . Pr ).
Come gi accennato, si osserva infatti che la precedente espressione contiene un termine
costante, pari a 7, che non dipende dal numero di Peclet, cio dal numero di Reynolds e quindi
dalla velocit del fluido; tale termine esprime quindi il contributo della conduzione. Per Pr =
0.01 e Re 105 si ottiene ad esempio Nu = 13.3, a conferma del fatto che ed H danno un
contributo quasi uguale allo scambio termico (lesame delle altre correlazioni riportate sul testo
fornisce indicazioni analoghe).

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

86

EBOLLIZIONE E CONDENSAZIONE - Bozza


Tipi di ebollizione
Lebollizione pu essere classificata in differenti categorie, in base al meccanismo fisico e alla
condizioni del fluido, che pu essere stagnante o in moto.
In base al meccanismo fisico, si classificano i seguenti tre tipi di ebollizione:
 ebollizione nucleata, nella quale si ha la formazione di bolle di vapore, usualmente su di una
parete solida;
 ebollizione convettiva, in cui il calore trasmesso prevalentemente per conduzione attraverso
un sottile film liquido a contatto con la parete; in questo caso levaporazione avviene
allinterfaccia liquido - vapore, senza formazione di bolle;
 film boiling, in cui la superficie riscaldata ricoperta da un film di vapore; in questo caso il
calore viene trasmesso essenzialmente per conduzione attraverso il vapore e il liquido evapora
allinterfaccia liquido - vapore.
A seconda che il fluido sia stagnante in un recipiente o in moto in un condotto, si ha la seguente
classificazione:
pool boiling; lebollizione si verifica su di una superficie riscaldata posta allinterno di un
contenitore in cui il liquido stagnante, a meno dei movimenti convettivi indotti dallebollizione
stessa;
flow boiling; il liquido defluisce allinterno di un condotto, sulle cui pareti riscaldate si verifica
lebollizione.
Nel caso del flow boiling, il condotto riscaldato pu essere un tubo, allinterno del quale defluisce
il liquido in ebollizione; esso pu ricevere calore per convezione da un liquido monofase o da un
gas che defluisce allesterno del tubo. In altri casi il calore pu essere invece ceduto da un vapore
che condensa allesterno del tubo.
Oltre al tubo, si cita la tipica configurazione geometrica dei canali delimitati dalla superficie esterna
di fasci di tubi o barre disposti secondo un reticolo generalmente quadrato o triangolare ( ad
esempio il caso dei fasci di barre dei reattori nucleari refrigerati ad acqua e dei fasci tubieri dei
generatori di vapore con cambiamento di fase allesterno dei tubi).
Lebollizione nucleata e il film boiling possono verificarsi sia in pool boiling che in flow
boiling, mentre lebollizione convettiva pu verificarsi solo in flow boiling; in pool boiling
non infatti possibile la configurazione con film liquido ed evaporazione allinterfaccia.
Allo studio dellebollizione e delle sue modalit di scambio termico sono stati dedicati moltissimi
lavori sia teorici che sperimentali; il primo studio, effettuato nel 1934 da Nukiyama, ancora oggi
citato per caratterizzare le modalit di ebollizione e lo scambio termico in pool boiling, nei regimi
di ebollizione nucleata e film boiling.
Scambio termico in pool boiling (esperimento di Nukiyama)
Nukiyama ha studiato sperimentalmente lebollizione con lapparecchiatura sperimentale
rappresentata schematicamente nella figura che segue, in cui lebollizione viene realizzata con un
elemento riscaldante costituito da un filo di platino riscaldato elettricamente, immerso nellacqua
stagnante contenuta in un apposito contenitore.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

87

Il filo di platino percorso da corrente continua e genera calore per effetto Joule; dalla misura della
corrente elettrica e della tensione ai capi del filo si risale alla potenza termica generata nel filo e
quindi, in condizioni stazionarie, ceduta allacqua; dividendo la potenza per la superficie del filo si
determina il flusso termico.

Esperimento in pool boiling a flusso termico imposto


Dalla misura della corrente e della tensione si determina anche la resistenza elettrica del filo e da
questa la resistivit elettrica; in base allandamento della resistivit del platino in funzione della
temperatura si determina la temperatura media del filo (se le dimensioni del filo sono
sufficientemente piccole, il salto di temperatura che si realizza per conduzione nel filo tra il centro e
la parete esterna piccolo rispetto alla differenza di temperatura parete - acqua).
Viene cos determinata la temperatura di parete, che pu essere messa relazione con il flusso
termico.
Lesperienza di Nukiyama viene effettuata mantenendo costante la temperatura dellacqua
contenuta nel recipiente, mediante leventuale impiego di un sistema termostatico non rappresentato
in figura, aumentando progressivamente il voltaggio applicato al filo di platino. Si realizzano cos
successive condizioni di scambio termico filo - acqua caratterizzate dallassenza dellebollizione
per i pi bassi valori del flusso termico e da ebollizione via via pi intensa al crescere del flusso
termico stesso; si realizza cos il regime di ebollizione nucleata.
Per un valore limite del flusso termico, il vapore che si forma alla parete non si smaltisce pi in
modo adeguato e la temperatura di parete subisce un forte aumento. Questo fenomeno stato
denominato indifferenti modi; tra questi si cita la denominazione di crisi termica; il
corrispondente flusso termico viene denominato flusso termico critico. Poich il forte aumento di
temperatura pu determinare il danneggiamento e la rottura dellelemento riscaldante, stata anche
adottata la denominazione burn out (bruciamento).
Se lesperienza viene eseguita con acqua a pressione ambiente (temperatura di saturazione di circa
100 C) e lelemento riscaldante un filo di platino di piccolo diametro la rottura del filo non si
verifica, ed quindi possibile proseguire lesperienza al di l del punto di crisi termica. Se si
utilizzano invece elementi riscaldanti costituiti da fili di materiale a pi bassa temperatura di fusione
(come ad esempio le meno costose leghe nichel-cromo) la crisi termica comporta il raggiungimento
della temperatura di fusione e, quindi, la distruzione dellelemento riscaldante.
Se lelemento riscaldante rimane integro, dopo il raggiungimento della crisi termica si instaura il
regime di film boiling che si mantiene per valori crescenti del flusso termico, fino al
raggiungimento della massima temperatura ammissibile per lelemento riscaldante.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

88

Riportando in un diagramma il flusso termico in ordinata e in ascissa la differenza tra la temperatura


di parete e quella di saturazione, si ottiene un diagramma del tipo rappresentato nella figura che
segue.
Circa la differenza di temperatura utilizzata nel diagramma, usualmente indicata con Tsat , occorre
osservare che questa la normale differenza di temperatura di riferimento per lo scambio termico in
regime bifase.
La differenza tra la temperatura di parete e quelle di saturazione relativa alla pressione della massa
fluida infatti pi rappresentativa dei fenomeni fisici associati al cambiamento di fase, rispetto alla
differenza tra la temperatura di parete e quella di massa (bulk), di normale impiego per i fluidi
monofase.
Quando la massa fluida si trova alla temperatura di saturazione, si parla di ebollizione satura; se la
temperatura della massa fluida invece inferiore a quella di saturazione, si parla di ebollizione
sottoraffreddata.

Curva dellebollizione per una superficie a flusso termico imposto


Con riferimento alla figura, si hanno le seguenti regioni:
da A a B

convezione naturale con liquido monofase, in assenza di ebollizione

da B a C

ebollizione nucleata

da D ad E e da D ad F

film boling.

I punti pi significativi della curva sono i seguenti:


B

punto di inizio dellebollizione nucleata

punto di crisi termica, dove il flusso termico raggiunge il valore critico

punto del minimo flusso di film boiling

Occorre notare che, con lapparecchiatura realizzata da Nukiyama, in cui imposto il flusso termico
(che la variabile indipendente del funzionamento dellapparecchiatura), un aumento del flusso
termico seguito da una sua diminuzione comporta il ciclo di isteresi rappresentato dalla curva a
linea intera. Il regime di film boiling si mantiene infatti anche per flussi termici notevolmente
inferiori a quelli per i quali si verificata la crisi termica.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

89

Ci dovuto al fatto che la pellicola di vapore continua a mantenersi stabilmente e impedisce al


liquido di bagnare la parete; nel punto F la produzione di vapore si riduce invece a valori tali per cui
il liquido riesce a bagnare la parete; si passa cos dal regime di film boiling al regime di ebollizione
nucleata.
Con riferimento alla figura, occorre ancora precisare che linizio dellebollizione non avviene
necessariamente per un flusso termico uguale a quello del punto F; se il flusso termico viene ad
esempio ridotto fino alla completa scomparsa dellebollizione, e quindi successivamente aumentato,
la formazione delle bolle inizia nel punto B, per un flusso termico inferiore a quello del punto F.
La linea tratteggiata che unisce i punti E ed F corrisponde allandamento completo della curva, che
fu ipotizzato da Nukiyama, ma non rilevato sperimentalmente. Per la determinazione sperimentale
della curva completa occorre unapparecchiatura sperimentale differente da quella realizzata da
Nukiyama, che sia in grado di imporre la temperatura di parete, piuttosto che il flusso termico.
Unapparecchiatura che realizza valori imposti della temperatura di parete quella realizzata da
Bennett nel 1967, rappresentata schematicamente nella figura che segue.

Esperimento di pool boiling a temperatura di parete imposta


Nellapparecchiatura di Bennett il filo riscaldato per effetto Joule sostituito da un tubo percorso da
un liquido ad alta temperatura; in questo tipo di apparecchiatura la temperatura di parete diventa la
variabile indipendente, in quanto essa pu essere controllata variando la temperatura del liquido che
percorre il tubo. Si ottiene cos la curva - Tsat rappresentata nella figura seguente, che non
presenta isteresi.

Curva dellebollizione per una superficie a temperatura di parete imposta


Il tratto della curva di Nukiyama compreso tra i punti C ed F individua la regione denominata di
transition boiling.
Visualizzazione delle modalit di ebollizione lungo la curva di Nukiyama
Losservazione visiva diretta e rilievi fotografici hanno mostrato le differenti modalit di
ebollizione illustrate nella figura che segue:

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

90

Risultati di esperimenti di visualizzazione in regime di ebollizione nucleata e difilm boiling


Sono state in particolare osservate le modalit di ebollizione qui di seguito elencate.
La regione dellebollizione nucleata (tratto BC della curva di Nukiyama), consiste di due parti:
 la regione delle bolle isolate, dove le bolle evolvono in modo tra di loro indipendente, come in
figura (a);
 la regione denominata a slugs and columns, (b) in figura, dove le bolle cominciano a
coalescere e ad allontanarsi dalla superficie riscaldata sotto forma di getti, con la formazione di
grosse bolle o slugs.
Nella regione del film boiling (c) in figura ed FDE nella curva di Nukiyama, la superficie
riscaldata ricoperta da una sottile pellicola di vapore, che impedisce il contatto tra il liquido e la
parete riscaldante; linterfaccia liquido - vapore instabile e linstabilit consente il rilascio di bolle
di vapore nella massa liquida.
La regione di transition boiling, (FC) della curva di Nukiyama, una regione complessa dove su
differenti parti della parete riscaldante si verificano sia il regime di film boiling che quello a
slugs and columns.
Modalit di crescita delle bolle nellebollizione nucleata
Lebollizione nucleata si pu verificare sia quando la massa di liquido satura, cio si trova alla
temperatura di saturazione corrispondente alla pressione del fluido alla parete, che quando la massa
di liquido sottoraffreddata, cio si trova ad una temperatura inferiore a quella di saturazione.
Si descrivono ora le modalit di crescita delle bolle nei due casi, a partire da bolle di piccole
dimensioni, rimandando al punto successivo lesame delle modalit di formazione delle bolle stesse.
La differenza tra i due casi riguarda essenzialmente le modalit di crescita delle bolle alla parete. In
presenza di liquido saturo le bolle crescono e quindi lasciano la superficie riscaldante per effetto
delle varie forze in gioco, tra cui particolarmente rilevante quella di gravit. Il distacco della bolla
seguito dal deflusso di nuovo liquido verso la parete, con la crescita di una nuova bolla nello
stesso punto, e con successive ripetizioni del ciclo di formazione e distacco.
Nel liquido sottoraffreddato invece, la bolla durante la sua crescita penetra nel liquido a temperatura
minore di quella di saturazione; ne consegue una fase di condensazione del vapore, che causa un
lieve aumento della temperatura del liquido circostante. A seguito della condensazione del vapore,
si pu verificare il completo collasso della bolla, seguito anche in questo caso dal deflusso del

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

91

liquido sottoraffreddato verso la parete, con successive ripetizioni del ciclo di formazione della
bolla e successivo collasso.
Il collasso delle bolle in regime di ebollizione sottoraffreddata causa un suono caratteristico, che si
manifesta anche nella pentola da cucina, quando lacqua viene portata allebollizione a partire da
una temperatura relativamente bassa.
Circa la trasmissione del calore che produce levaporazione e quindi la crescita delle bolle, stato
osservato che le bolle sono a contatto con la parete riscaldata solo attraverso unarea molto piccola
rispetto allarea totale dellinterfaccia liquido - vapore; stata inoltre osservata lesistenza di una
piccola regione priva di liquido alla base della bolla.
Queste osservazioni suggeriscono che la crescita delle bolle determinata, oltre che dallo scambio
termico diretto con la parete, anche dallo scambio termico con il liquido circostante; poich la
crescita della bolla comporta lo spostamento di un ugual volume di liquido, ne consegue che essa
dipende anche dallinerzia del liquido spostato.
Con rilievi sperimentali ed elaborazioni teoriche stato in particolare confermato che la crescita
delle bolle determinata sia dallinerzia del liquido circostante, che dalla diffusione termica dello
strato di liquido che avvolge la bolla durante la sua crescita.
Linerzia del liquido risultata rilevante nella prima fase di crescita della bolla, subito dopo la sua
formazione; in questa fase la velocit di crescita essenzialmente determinata dallinerzia e il
raggio della bolla cresce linearmente in funzione del tempo, in accordo con le previsioni teoriche
della prima fase della crescita.
Nella fase successiva, la velocit di crescita invece essenzialmente controllata dallo scambio
termico che si verifica attraverso lo strato di liquido ad elevata temperatura che avvolge la bolla;
attraverso di esso viene fornito allinterfaccia il calore latente di evaporazione che determina la
produzione di vapore e quindi la prosecuzione dellaccrescimento. La crescita della bolla in questa
fase proporzionale alla radice quadrata del tempo.
La presenza dello strato di liquido ad elevata temperatura trae origine dal fatto che la formazione
della bolla richiede la presenza, alla parete, di liquido a temperatura pi elevata di quella di
saturazione (liquido surriscaldato che si trova, alla parete, alla temperatura Tsat + Tsat ).
Per una rappresentazione intuitiva del fenomeno, si pu pensare che lo strato di liquido
surriscaldato adiacente alla parete venga sollevato dalla bolla in crescita, continuando ad avvolgerla
e a cederle il calore corrispondente al suo surriscaldamento.
Prosegue inoltre, durante la crescita, leffetto dello scambio termico parete liquido, che avviene in
regime transitorio con modalit complesse, in presenza di una configurazione geometrica che varia
nel tempo.
Si pu quindi pensare che il calore latente di evaporazione che raggiunge linterfaccia sia in parte
quello inizialmente accumulato nello strato di liquido surriscaldato e in parte quello dovuto alla
prosecuzione dello scambio termico parete - liquido.
E stato verificato che, dopo che si esaurito leffetto prevalente delle forze dinerzia, e la crescita
della bolla viene ad essere determinata dallo scambio termico allinterfaccia, il raggio cresce
proporzionalmente alla radice quadrata del tempo.
Landamento del raggio di una bolla in funzione del tempo rappresentato in modo qualitativo
nella figura che segue, dove la linea tratteggiata rappresenta landamento rilevato sperimentalmente,
mentre gli andamenti a linea intera sono quelli corrispondenti alle previsioni teoriche relative alle
due fasi della crescita. Come detto sopra, nella prima fase il raggio cresce linearmente in funzione
del tempo, mentre nella seconda fase esso cresce secondo la radice quadrata del tempo.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

92

Andamento del raggio di una bolla in funzione del tempo durante la crescita della bolla
Nucleazione delle bolle
Nei punti precedenti, in accordo con lesperienza di Nukiyama, si fatta lipotesi che le bolle si
formino in corrispondenza di una parete riscaldante. Si analizza ora questo aspetto, esaminando in
dettaglio le modalit di formazione delle bolle in corrispondenza di una parete e la possibilit di
formazione diretta di bolle nella massa liquida.
Il processo di formazione delle bolle usualmente denominato nucleazione; esso presenta delle
analogie con il fenomeno di nucleazione dei cristalli. Una soluzione di sali pu infatti essere
raffreddata finch essa diventa sovrasatura, senza che la formazione dei cristalli abbia inizio;
affinch un cristallo cominci a crescere occorre che sia presente un qualche elemento su cui si possa
innescare la cristallizzazione; questo pu essere una superficie rugosa, una particella solida o un
piccolo cristallo.
Una fenomenologia analoga si manifesta nella formazione delle bolle, anche se questa avviene in
condizioni adiabatiche.
E ad esempio il caso della formazione delle bolle dovuta al rilascio dellanidride carbonica
disciolta in una bevanda gassata posta allinterno di un bicchiere o di una bottiglia. Losservazione
visiva della formazione delle bolle mostra in questo caso quanto segue:
 le bolle di gas si formano sempre sulla parete del recipiente;
 esse realizzano dei treni di bolle che salgono nel liquido dopo essersi formati sempre dallo
stesso punto della superficie;
 spesso le bolle si formano dallo stesso punto della superficie anche dopo che il recipiente stato
svuotato e quindi nuovamente riempito;
 Se il liquido pulito, e non contiene in particolare particelle solide in sospensione, non si
osserva mai la formazione di bolle nella massa liquida.
Quanto precede suggerisce che le propriet della superficie sono importanti sia nei fenomeni di
cristallizzazione, che nella formazione delle bolle di gas e nellebollizione nucleata.
A questo proposito, occorre mettere in evidenza laspetto con cui si presenta una superficie anche
apparentemente liscia qualora essa venga osservata al microscopio: con un sufficiente
ingrandimento, la superficie non appare liscia, bens di aspetto irregolare, con la presenza di
microscopici fori, cavit e fessure; come illustrato nel seguito, le bolle si formano proprio in
corrispondenza di alcune delle microscopiche cavit presenti sulla superficie.

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Allaumentare della finitura i difetti della superficie non scompaiono, ma se ne riducono solamente
le dimensioni.
Il contorno della sezione di una superficie ad elevato ingrandimento pu avere laspetto
rappresentato nella figura seguente:

Ingrandimento di una superficie sede di ebollizione


I fori, le cavit e le fessure non costituiscono di per s siti di nucleazione per la formazione delle
bolle. Affinch lebollizione nucleata possa avere inizio, essi debbono infatti anche contenere
piccole sacche di gas, costituite ad esempio da aria intrappolata durante la fase di riempimento del
contenitore. E proprio da queste sacche di gas che inizia la crescita delle bolle durante lebollizione
nucleata.
Tipi di nucleazione
Il tipo di nucleazione che si verifica usualmente quello descritto nel punto precedente, ossia la
nucleazione che si verifica su di una superficie solida; questo tipo di nucleazione viene denominata
eterogenea, in quanto sono coinvolti il liquido e la superficie della parete.
La nucleazione pu anche avvenire direttamente allinterno della massa liquida; in questo caso essa
viene invece denominata nucleazione omogenea.
La formazione delle bolle avviene normalmente con il meccanismo della nucleazione eterogenea;
la nucleazione omogenea si pu verificare solamente in casi estremi, quando sulle pareti del vessel
non sono presenti siti di nucleazione.
Una situazione di questo tipo pu essere creata artificialmente con un apparato sperimentale del tipo
rappresentato schematicamente nella figura che segue.

Apparecchiatura sperimentale per esperimenti di nucleazione omogenea


In essa la parete del contenitore sostituita dallinterfaccia curva realizzata mediante il mercurio
posto allinterno di un contenitore mantenuto in rotazione; leffetto combinato della gravit e
dellaccelerazione centrifuga produce uninterfaccia curva tra il liquido e lacqua soprastante che,

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per opportuni valori della velocit di rotazione, non viene pi a contatto con le pareti del
contenitore. Se il mercurio e lacqua sono perfettamente puliti, lacqua viene ad essere confinata da
uninterfaccia liscia e priva di cavit di nucleazione.
Riscaldando il mercurio e lacqua a pressione ambiente, stato osservato che la temperatura
dellacqua pu raggiungere valori molto superiori ai 100 C, senza che si inneschi lebollizione.
Per valori sufficientemente elevati della temperatura e quindi di Tsat = Tw Tsat (dove Tw la
temperatura del fluido a contatto con la parete e Tsat la temperatura di saturazione corrispondente
alla pressione locale), si innesca lebollizione omogenea. Il fenomeno viene interpretato con la
formazione di piccole regioni di vapore molto localizzate prodotte dallaggregazione, di tipo
casuale, di molecole aventi lenergia della fase vapore.
Una volta che si formato, il nucleo di vapore cresce rapidamente; per elevati Tsat la velocit di
crescita pu essere esplosiva.
Per molti fluidi organici, alla pressione di 1 bar, la nucleazione omogenea si verifica per
temperature pari a circa 0.89 Tc, dove Tc la temperatura critica espressa in K. La temperatura a
cui avviene la nucleazione omogenea aumenta al crescere della pressione, e tende alla temperatura
critica quando la pressione diventa pari a quella critica. Per lacqua a 1 bar la temperatura a cui
avviene la nucleazione omogenea alquanto differente e pari a 321 C = 0.92 Tc.
La nucleazione omogenea non ha in molti casi interesse tecnico, in quanto il surriscaldamento
richiesto per linnesco della nucleazione eterogenea notevolmente inferiore, come verr precisato
nel punto seguente.
Per lacqua a pressione ambiente, e con normali cavit di nucleazione, il surriscaldamento infatti
dellordine di grandezza della decina di gradi e quindi almeno trenta volte inferiore a quello
richiesto per la nucleazione omogenea; partendo da un surriscaldamento nullo, al crescere del
surriscaldamento si verifica quindi senzaltro prima la nucleazione eterogenea.
La nucleazione omogenea pu tuttavia essere importante e presentare interesse impiantistico in
alcuni sistemi puliti che utilizzano liquidi organici a pressioni prossime a quella critica; in tali
condizioni la vaporizzazione conseguente alla nucleazione omogenea risulta meno violenta e meno
esplosiva rispetto al caso della pressione ambiente, o comunque delle pressioni lontane da quella
critica.
Nucleazione eterogenea in pool boiling
La nucleazione eterogenea viene descritta con un modello che fa riferimento ad una cavit della
parete di forma regolare, rappresentata nella figura che segue; una cavit conica con lasse del
cono perpendicolare alla parete, sulla quale la cavit si affaccia con un foro circolare. Si tratta
evidentemente di una semplificazione rispetto alle superficie reali, caratterizzate da cavit di forma
irregolare. Secondo questo modello, la complessa geometria delle cavit viene rappresentata da un
unico parametro geometrico, che il raggio del foro circolare. Questa schematizzazione,
nonostante lelevato livello di semplificazione che la caratterizza, permette di valutare il
surriscaldamento Tsat necessario per la formazione delle bolle.

Cavit di nucleazione idealizzata

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Ebollizione e condensazione

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Nella parte sinistra della figura la cavit rappresentata prima che la crescita della bolla abbia
inizio; si osserva il piccolo volume del gas intrappolato. Nella parte destra della figura sono
rappresentate successive configurazioni della bolla nella fase di crescita, che si suppone dovuta al
flusso termico proveniente dalla parate.
Si assume che la bolla mantenga sempre la forma di una calotta sferica, il cui raggio varia durante
la crescita. Il minimo raggio di curvatura si raggiunge quando la bolla forma una mezza sfera sulla
bocca della cavit; in tale condizione il raggio della calotta sferica uguale al raggio R della bocca
della cavit.
In condizioni di equilibrio meccanico, la pressione pB allinterno della bolla deve essere maggiore
della pressione p del liquido circostante, per poter equilibrare la forza dovuta alla tensione
superficiale. Considerando lequilibrio della semisfera di raggio R, si impone luguaglianza tra le
due seguenti forze:
 la forza data dal prodotto della tensione superficiale per la circonferenza di raggio R:
2R ;
 la forza data dal prodotto della differenza di pressione pB p per larea del cerchio di raggio
R: R 2 (p B p ) ;
si ottiene la relazione seguente:
pB p =

2
R

Questa la massima differenza di pressione richiesta per la fuoriuscita della bolla dalla cavit, in
quanto R il minimo tra i raggi di curvatura assunti dallinterfaccia durante la crescita.
Si fa ora lipotesi che la quantit di gas eventualmente presente allinterno della bolla e la
corrispondente pressione parziale siano trascurabili rispetto al vapore e che la pressione pB sia
quindi dovuta al solo vapore.
Affinch la pressione raggiunga il valore pB occorre che la temperatura del vapore, che si trova a
contatto del liquido e viene supposto saturo, sia quella di saturazione corrispondente alla pressione
pB.
La figura seguente rappresenta in modo qualitativo la curva di saturazione, che lega la pressione e la
corrispondente temperatura del vapore in condizioni di saturazione.

Curva della pressione del vapore saturo: surriscaldamento richiesto per la nucleazione
Per differenze di pressione pB p sufficientemente piccole, la relazione tra la pressione e la
temperatura di saturazione pu essere linearizzata; in tale ipotesi, la condizione di crescita della
bolla viene espressa dalla relazione seguente:

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Tw > Tsat +

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dT
(p B p )
dp

La pendenza della curva di saturazione viene espressa mediante la relazione di Clausius-Clapeyron:

dp

=
dT (v g v l ) Tsat
dove il calore di vaporizzazione, Tsat la temperatura di saturazione, vg e vl sono i volumi
specifici del gas e del liquido. Per pressioni sufficientemente lontane da quella critica, il volume
specifico del vapore molto maggiore di quello del liquido. Con vg >> vl e vg = 1/g si ottiene:
dT Tsat
=
dp g
La condizione di crescita della bolla diventa perci:
Tw > Tsat +

2 Tsat
R g

Indicando con il raggio R della cavit da cui si pu formare una bolla in presenza del
surriscaldamento, Tsat dato dalla relazione seguente:
R=

2 Tsat
g Tsat

La precedente relazione pu essere utilizzata per valutare il raggio delle cavit attive corrispondenti
a valori sperimentali di Tsat. Per acqua a 1 bar, Tsat dellordine di 5 C; in tali condizioni si
ha:
Tsat = 373 K
= 0.059 N/m
= 2.256 106 J/kg
g = 0.598 kg/m3
e si ottiene R = 6.5 10-6 m = 6.5 m.
Questo valore d unindicazione sul tipico ordine di grandezza del raggio R delle cavit attive, che
dellordine di alcuni m, ossia di alcuni millesimi di millimetro.
Dal punto di vista applicativo, se noto il raggio delle cavit attive, possibile calcolare il Tsat
richiesto per linnesco dellebollizione nucleata. Le superficie reali contengono, naturalmente, un
intervallo pi o meno ampio di valori del raggio R delle cavit attive e, al crescere del Tsat si
attivano via via le cavit di minori dimensioni.
Questo modello, che viene presentato per il pool boiling, prescinde dalle variazioni di
temperatura che si verificano nellacqua in prossimit della parete. Di fatto, in uno strato di liquido
a contatto con la parete di spessore prossimo al raggio delle cavit attive, si verifica un salto di
temperatura non trascurabile, di cui pu essere fatta una valutazione approssimata considerando la
conduzione unidimensionale del calore in direzione perpendicolare alla parete stessa.
Considerando tale caduta di temperatura, si pu osservare che la bolla durante la fuoriuscita dalla
cavit viene a contatto con liquido che non isotermo alla temperatura Tw, ma caratterizzato da

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temperature decrescenti allaumentare della distanza dalla parete; questo effetto stato considerato
nello studio del flow boiling, dove si pu ipotizzare che siano normalmente presenti flussi termici
e quindi salti di temperatura pi elevati di quelli tipici del pool boiling. La formulazione qui
presentata, pur non tenendo conto dellandamento della temperatura del liquido, fornisce comunque
una valutazione attendibile del surriscaldamento.
Scambio termico nellebollizione nucleata

E difficile elaborare metodi teorici generali per il calcolo del coefficiente di scambio termico
nellebollizione nucleata, in quanto lebollizione si manifesta in corrispondenza dei siti di
nucleazione descritti nel punto precedente (costituiti dalle microscopiche cavit che trattengono
sacche di gas e vapore) e il numero dei siti di nucleazione dipende dai seguenti parametri:
 condizioni fisiche e preparazione della superficie;
 modalit con cui il liquido bagna la superficie e pu quindi rimuovere laria intrappolata nelle
cavit.

Sono state proposte formulazioni del tipo seguente, che non forniscono il coefficiente di scambio
termico, ma una relazione tra il flusso termico per unit di area (nel seguito indicato
semplicemente come flusso termico) e il surriscaldamento Tsat :
1.2
Tsat
n 0.33

nella precedente relazione n il numero di siti di nucleazione per unit di area. Questo tipo di
relazione poco utilizzabile per applicazioni di impiego pratico, in quanto la variazione di n con
Tsat non nota.
Sono state proposte altre relazioni empiriche del tipo che segue, nelle quali non viene esplicitata la
dipendenza del coefficiente di scambio termico dal numero di siti attivi:
a
Tsat

sulla base dei dati sperimentali, lesponente a risultato compreso tra 3 e 3.33.
Definendo un coefficiente di scambio termico h riferito al surriscaldamento Tsat , secondo la
relazione:
= h Tsat
si ottengono le relazioni seguenti, che esprimono la dipendenza del coefficiente di scambio termico
da Tsat e dal flusso termico :
a 1
h Tsat

h (a 1) / a
Con a compreso tra 3 e 3.33, lesponente (a-1)/a varia tra 2/3 e 0.7.
Occorre osservare che la dipendenza del coefficiente di scambio termico dal flusso termico
molto pi marcata nellebollizione nucleata che nello scambio termico convettivo monofase (dove
le variazioni di h con il flusso termico o con la temperatura di parete sono unicamente dovute alla
variazione delle propriet fisiche con la temperatura); la forte dipendenza di h dalla temperatura
da mettere essenzialmente in relazione con la variazione del numero di siti di nucleazione attivi.
Il coefficiente di scambio termico nellebollizione nucleata in pool boiling dellordine di 10
kW/(m2C), un po pi elevato per lacqua e un po pi basso per i liquidi organici; si pu quindi

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osservare che lebollizione nucleata una modalit molto efficiente di scambio termico,
confrontabile con la convezione forzata nel deflusso monofase.
Per il calcolo del coefficiente di scambio termico in pool boiling sono stati sviluppati vari modelli
e correlazioni empiriche, che in qualche caso tengono conto delle caratteristiche della superficie.
Alcune correlazioni forniscono direttamente il coefficiente di scambio termico h, mentre altre
mettono in relazione il flusso termico con Tsat, come la correlazione elaborata da Rohsenow nel
1952, che viene qui di seguito illustrata; si tratta di una correlazione che tiene anche conto delle
caratteristiche della coppia superficie - fluido, mediante un coefficiente che dipende dal materiale
della parete riscaldante.
Correlazione di Rohsenow
La correlazione si basa sullimpiego dei gruppi adimensionati, e stabilisce unanalogia con lo
scambio termico della convezione forzata monofase, nella quale il coefficiente di scambio termico
h espresso mediante il numero di Nusselt in funzione dei numeri di Reynolds e Prandtl:
Nu = f (Re, Pr )

si ha:
Nu = hL/k

numero di Nusselt

Re = uL/

numero di Reynolds

Pr = cp /k

numero di Prandtl

k, , , cp sono rispettivamente la conducibilit termica, la viscosit dinamica, la densit e il calore


specifico a pressione costante del fluido monofase; L ed u rappresentano una lunghezza e una
velocit del fluido caratteristiche del condotto in esame (ad esempio, per il deflusso in un tubo si
utilizzano il diametro e la velocit media nella sezione retta).
Rohsenow ha assunto di poter utilizzare la relazione Nu = f (Re, Pr ) anche nel caso del pool
boiling, mettendo in relazione il coefficiente di scambio termico con il moto del liquido indotto
dallebollizione.
In particolare ha considerato le propriet fisiche del liquido e ha scelto i seguenti valori della
velocit u e della lunghezza L.
La velocit u espressa dalla relazione:
u=

essa rappresenta la velocit del liquido che si dirige verso la parete per rimpiazzare il vapore
prodotto dallebollizione; occorre osservare a questo proposito, con riferimento alla fenomenologia
dellebollizione descritta nei punti precedenti, che il liquido si avvicina alla parete simultaneamente
al vapore che da essa si allontana sotto forma di bolle o colonne di bolle; la velocit del liquido qui
considerata invece riferita allintera area ed quindi una velocit del liquido mediata sullintera
superficie riscaldata ( cio una velocit superficiale secondo la definizione data per il deflusso
delle miscele bifase nei condotti).
La lunghezza L data dalla relazione seguente, nella quale la tensione superficiale:

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L=

g ( l g )

questa lunghezza proporzionale alla lunghezza donda che caratterizza linstabilit di


uninterfaccia piana liquido-vapore (instabilit di Taylor); limpiego di tale lunghezza motivato
dal fatto che essa determina la formazione dei treni di bolle e delle colonne con cui il vapore si
allontana dalla superficie.
Le bolle si formano infatti a partire dai siti di nucleazione che hanno, come gi accennato,
dimensioni molto piccole (dellordine di 110 m) e possono essere tra di loro molto vicini; esse
tendono poi a coalescere, raggiungendo dimensioni molto maggiori.
Le bolle tendono cos ad accumularsi in prossimit della superficie; il vapore trova sfogo attraverso
particolari punti che si dispongono sullinterfaccia vapore-liquido secondo un reticolo il cui passo
dato dalla lunghezza donda dellinstabilit di Taylor; nel caso dellacqua questa lunghezza donda
dellordine del centimetro.
Sulla base delle assunzioni fatte per u e per L, si possono ora esprimere i numeri di Nusselt,
Reynolds e Prandtl:
1

2
h

Nu =

k l g ( l g )
1

Re =
l
Pr =

2 l

g ( l g ) l

l C pl
kl

La correlazione tra i tre numeri adimesionati assunta da Rohesow, a parte la definizione degli
esponenti, simile a quella tipica dei fluidi monofase in convezione forzata:
Nu =

1
Re1n Pr m
C sf

Sostituendo le espressioni dei numeri adimensionati, si ottiene infine:


C pl Tsat



= C sf

(
)
g l g
l

n
1+ m

l C pl

kl

Gli esponenti assumono i valori n = 0.33, m = 0.7; la costante Csf dipende dalla coppia fluido superficie riscaldante e varia tra 0.0025 e 0.015.
Si osserva che, per un assegnato Tsat, si ha (Csf)1/n = (Csf)1/0.33 (Csf)3; se quindi Csf varia di
un fattore 6 tra il minimo e il massimo valore, il corrispondente flusso termico varia di un fattore
pari a 63 = 216; questa valutazione mette in evidenza la notevole dipendenza del coefficiente di
scambio termico dal coefficiente Csf e quindi dalla coppia fluido - superficie riscaldante.
Nella tabella seguente sono riportati i valori della costante Csf per varie combinazioni superficie liquido.

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Parte della base fisica del modello di Rohsenow stata anche utilizzata nello sviluppo di un
modello per la previsione del flusso di crisi termica; si tratta in particolare dello sfogo del vapore
attraverso le colonne disposte secondo un reticolo caratterizzato dalla lunghezza donda
dellinstabilit di Taylor.
Il modello (per il quale si rimanda al testo di Whalley citato) basato sullassunzione, confermata
sperimentalmente, che la crisi sia dovuta allinsorgere di fenomeni di instabilit nelle colonne di
vapore.
Ebollizione in flow boiling, cenni sullo scambio termico

Viene ora esaminata lebollizione in flow boiling, con riferimento al caso di un tubo evaporatore
verticale con deflusso verso lalto. Nel tubo entra liquido sottoraffreddato, che raggiunge la
saturazione e quindi subisce la graduale evaporazione fino al raggiungimento della condizione di
vapore saturo ed, infine, surriscaldato.
Il calore pu essere fornito al fluido allesterno del tubo per prevalente irraggiamento, come nel
caso dei tubi evaporatori della camera di combustione di un generatore di vapore convenzionale,
oppure per prevalente convezione da parte di prodotti di combustione, come ad esempio nel caso
dei generatori di vapore a recupero degli impianti a ciclo combinato.
Deflussi bifase simili a quelli del tubo, ma con condotti di differente geometria, si realizzano ad
esempio anche nei reattori nucleari: nei canali del nocciolo dei reattori nucleari ad acqua bollente
lacqua prosegue la sua evaporazione fino ad una frazione in massa di vapore dellordine del 15%,
mentre nei generatori di vapore dei reattori nucleari ad acqua in pressione levaporazione pu essere
parziale o completa, a seconda della tipologia del generatore di vapore.
La graduale formazione del vapore lungo il tubo evaporatore comporta la presenza di differenti
flow pattern come nella figura seguente:

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Flow boiling in un tubo verticale con moto verso lalto

Non tutti i flow pattern coincidono con quelli gi definiti con riferimento a deflussi bifase
adiabatici, a causa della fenomenologia specifica dellebollizione e dellevaporazione. Si ha,
nellordine:








deflusso monofase liquido,


moto a bolle,
deflusso plug,
deflusso churn,
deflusso anulare,
deflusso dispersed-drop,
deflusso monofase di vapore.

Con riferimento alla figura, sono particolarmente significativi i punti del deflusso qui di seguito
elencati.
(a) punto di inizio della nucleazione; essa inizia quando il titolo termodinamico xT = (hmhl,sat)/ ancora negativo; hm lentalpia della miscela, hl,sat quella del liquido saturo e
il calore di vaporizzazione. A causa della variazione radiale della temperatura dovuta
alla presenza del flusso termico, lebollizione inizia con la massa del liquido ancora
sottoraffreddata; il liquido alla parete surriscaldato e si ha il Tsat richiesto per la
formazione delle bolle (ebollizione sottoraffreddata).
(b) In questo punto xT = 0; il titolo termodinamico medio nullo, e quindi lentalpia media
pari a quella del liquido saturo; il deflusso non presenta alcuna caratteristica particolare.
Questo punto tuttavia significativo quando si effettuano di calcoli semplificati trascurando
lebollizione sottoraffreddata.
(c) La formazione delle bolle cessa e il processo di ebollizione viene ad essere caratterizzato
dallebollizione convettiva; prima del punto (c) lebollizione avviene con modalit simili a
quelle del pool boiling, ma con il contributo dello scambio termico convettivo dovuto al
deflusso della miscela bifase. Quando il deflusso diventa anulare, si forma il film liquido

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alla parete, mentre nella parte centrale del condotto defluisce una miscela di vapore e gocce.
Linterfaccia tra il film liquido e il vapore si trova alla temperatura di saturazione. La
temperatura di parete, e quindi il Tsat dipendono dal flusso termico e dallo spessore del
film. Mentre si riduce lo spessore del film si riduce anche il Tsat e pu quindi diminuire,
fino ad annullarsi, la formazione di bolle alla parete; acquista quindi un peso via via
crescente levaporazione allinterfaccia, tipica dellebollizione convettiva.
(d) Il film liquido di esaurisce e la parete rimane a contatto della miscela vapore - gocce di
liquido; il punto di crisi termica, che in queste condizioni viene denominato punto di dryout ed caratterizzato da coefficienti di scambio termico nettamente inferiori rispetto a
quelli dellebollizione nucleata e convettiva. Si tratta comunque sempre di coefficienti di
scambio maggiori di quelli tipici della crisi termica caratteristica da titoli termodinamici
bassi o negativi. In tal caso infatti, la sezione retta del condotto occupata dalla fase liquida
e la crisi dovuta allinstaurarsi del regime di film boiling, come nel caso del pool
boiling.
(e) In questo punto si ha xT = 1 e lentalpia media quindi pari a quella del liquido saturo;
come per xT = 0 il deflusso non presenta alcuna caratteristica particolare; Anche questo
punto tuttavia significativo nello svolgimento di calcoli semplificati basati sullassunzione
della completa evaporazione della fase liquida per xT = 1 (nella realt il deflusso
caratterizzato, anche per notevoli lunghezze, dalla persistenza delle gocce in presenza di
vapore surriscaldato).
(f) Si conclude levaporazione delle gocce e il deflusso prosegue con il solo vapore
surriscaldato.
Linizio dellebollizione per xT < 0 e la persistenza delle gocce per xT >1 mostrano la presenza di
due regioni caratterizzate da condizioni di non equilibrio termodinamico: in tali regioni il liquido e
il vapore non sono in condizioni di saturazione.
Ai differenti regimi di deflusso corrispondono differenti coefficienti di scambio termico e differenti
temperature di parete, con andamenti del tipo rappresentato nella figura che segue.

Temperature della parete e del fluido in flow boiling

La figura fa riferimento a condizioni di flusso termico imposto, in cui la temperatura del fluido
dipende unicamente dalla potenza corrispondente al flusso termico. La variabile dipendente , in

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questo caso, la temperatura di parete che si adegua, in ciascuna regione, alla temperatura del fluido
e al coefficiente di scambio termico.
La riduzione del coefficiente di scambio termico nel punto di dryout causa in particolare un
notevole aumento della temperatura di parete; viceversa, prima del punto di dryout si verifica un
progressivo aumento del coefficiente di scambio termico, dovuto allassottigliamento del film
liquido del moto anulare e alla corrispondente riduzione della resistenza termica.
Se il flusso termico imposto uniforme lungo tutto il condotto, come nel caso della figura
precedente, laumento del coefficiente di scambio termico causa una riduzione della temperatura di
parete.
Occorre al riguardo osservare che nei sistemi a flusso termico imposto, il flusso non normalmente
costante lungo il tubo evaporatore.
I tubi evaporatori della camera di combustione di un generatore di vapore convenzionale, ad
esempio, sono soggetti ad una condizione prossima a quella del flusso termico imposto, in quanto il
flusso termico prevalentemente dovuto allirraggiamento e questo a sua volta dipende
dallandamento della temperatura della fiamma (funzione a sua volta dal numero e dalla posizione
dei bruciatori). Landamento del flusso termico imposto per disuniforme sulla lunghezza, e
presenta un massimo in prossimit dei bruciatori.
Un tipico caso di condotto evaporatore a flusso termico imposto e costante quello delle sezioni di
prova ampiamente utilizzate negli impianti sperimentali di laboratorio, costituite da tubi riscaldati
per effetto Joule, mediante passaggio diretto della corrente elettrica nella parete del tubo.
Nei sistemi in cui il calore ceduto da un fluido in regime di convezione (ad esempio dai prodotti di
combustione ai tubi evaporatori dei generatori di vapore a recupero) lo scambio termico avviene in
condizioni prossime a quelle della temperatura imposta; in tal caso, al variare del coefficiente di
scambio termico lungo il tubo evaporatore, la temperatura di parete rimane costante o non subisce
grandi variazioni.
La variabile dipendente in questo caso il flusso termico, che si adegua alle variazioni del
coefficiente di scambio termico.
Landamento del coefficiente di scambio termico lungo il condotto viene talvolta espresso in
funzione del titolo termodinamico xT come nella figura che segue.

Andamenti del coefficiente di scambio termico in funzione del titolo in flow boiling per differenti
valori del flusso termico imposto

Le tre curve rappresentate nella figura corrispondono a differenti livelli del flusso termico. La
curva 3 corrisponde alla situazione descritta in precedenza; le curve 1 e 2 corrispondono invece a
flussi termici pi elevati che causano la crisi termica (indicata in figura come burnout) per titoli
termodinamici negativi (curva 1) o positivi ma non elevati (curva 2). Nei casi 1 e 2 si passa

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Ebollizione e condensazione

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dallebollizione nucleata alla crisi termica di tipo film boiling, mentre nel caso 3 si realizzano le
seguenti cinque regioni caratterizzate da differenti modalit di scambio termico:
a) regione liquida in convezione forzata, caratterizzata da un coefficiente di scambio termico
pressoch costante;
b) regione dellebollizione sottoraffreddata, in cui il coefficiente di scambio termico aumenta
mano mano che la temperatura della massa liquida si avvicina alla saturazione;
c) regione dellebollizione nucleata satura in cui il coefficiente di scambio termico si mantiene
pressoch costante;
d) regione dellebollizione convettiva satura, in cui il coefficiente di scambio termico aumenta
gradualmente al crescere del titolo;
e) regione di scambio termico in post-burnout caratterizzata da un basso valore del coefficiente
di scambio termico; questo regime si raccorda gradualmente con quello del vapore in
convezione forzata monofase.
Ulteriori considerazioni sullebollizione nucleata e convettiva

Nelle considerazioni precedenti si fatta la distinzione tra lebollizione nucleata e quella convettiva.
Come gi accennato lebollizione nucleata caratterizzata dalla formazione di bolle alla parete del
condotto; nel caso dellebollizione sottoraffreddata le bolle condensano nella fase liquida,
trasferendovi il calore latente con conseguente aumento della temperatura del liquido; nel caso della
pura ebollizione convettiva il calore trasferito per conduzione e convezione attraverso un sottile
film liquido e levaporazione si verifica allinterfaccia tra il liquido e il vapore.
Queste due modalit di ebollizione non debbono essere considerate in alternativa, in quanto non si
ha il passaggio brusco dallebollizione nucleata a quella convettiva. Esse possono infatti coesistere,
se il Tsat (salto di temperatura tra la parete e linterfaccia del film liqido) supera quello minimo
necessario per la formazione delle bolle; al crescere del titolo, lebollizione convettiva
gradualmente sostituisce quella nucleata.
Per il calcolo del coefficiente di scambio termico nellebollizione nucleata e convettiva sono stati
sviluppati modelli e correlazioni empiriche, alcuni dei quali tengono conto della compresenza delle
due modalit di ebollizione, esprimendo il coefficiente di scambio termico come somma di due
addendi: un addendo valuta il contributo dellebollizione nucleata in modo simile al caso del pool
boiling, mentre laltro addendo esprime il contributo dellebollizione convettiva, con formulazioni
analoghe a quelle della convezione forzata monofase.
Modalit di condensazione

La condensazione pu avvenire per contatto diretto tra il vapore e la fase liquida sottoraffreddata,
oppure pu avvenire per contatto della fase vapore con una parete solida che sottrae calore al
vapore. Si pu inoltre avere vapore puro, una miscela di vapori di sostanze differenti, o una miscela
di vapore e di un gas, che costituisce quindi la parte incondensabile della fase gassosa.
Si considera nel seguito il solo caso in della condensazione di un vapore puro su di una parete
solida, facendo poi un cenno qualitativo sullinfluenza degli incondensabili sullo scambio termico
in condensazione.
Con riferimento alla figura che segue, la condensazione su di una parete solida pu avvenire con
due differenti modalit: condensazione a film e condensazione a gocce dropwise condensation.

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Ebollizione e condensazione

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Modalit di condensazione su di una parete: (a) condensazione a film, (b) condensazione a gocce

Nel primo caso il liquido condensato forma un film liquido continuo sulla superficie solida, mentre
nel secondo caso il condensato non bagna bene la parete e si raccoglie sotto forma di piccole gocce
che, raggiunta una dimensione critica, rotolano lungo la parete stessa.
Nel caso della condensazione a film, il calore latente viene ceduto allinterfaccia tra il film liquido e
il vapore e raggiunge la parete attraversando il film liquido per pura conduzione se il film
laminare, o con il contributo del miscelamento turbolento se il film turbolento.
Nel caso della condensazione a film lo scambio termico quindi determinato dalla resistenza
termica del film, mentre nel caso della condensazione a gocce il vapore viene direttamente a
contatto con la parete solida, e di conseguenze il coefficiente di scambio termico notevolmente pi
elevato.
Dal punto di vista tecnico tuttavia difficile mantenere in modo affidabile la condensazione a gocce
in quanto occorre adottare per la superficie speciali rivestimenti, la cui efficacia diminuisce nel
tempo; la normale pratica di progetto quindi conservativamente basata sullassunzione che si
verifichi la condensazione a film.
Modello di Nusselt per la condensazione a film

Il calcolo del coefficiente di scambio termico nella condensazione a film stato sviluppato da
Nusselt, con la trattazione a cui si accenna nel seguito, che descrive il fenomeno con alcune
assunzioni semplificative, in parte rimosse nellambito di successive trattazioni di altri Autori.
Nonostante le semplificazioni, la correlazione di Nusselt fornisce in molti casi risultati attendibili.
Il modello di Nusselt si riferisce alla condensazione di un vapore puro su di una parete verticale,
nellipotesi che il film liquido defluisca lungo la parete in moto laminare. Il moto del condensato
nel film e lo scambio termico vengono trattati separatamente; dal collegamento tra i due aspetti si
ricava quindi il coefficiente di scambio termico.
Le ipotesi su cui si basa la trattazione sono le seguenti:
 il film liquido laminare, stazionario e privo di onde;
 lidrodinamica viene trattata come per un film di spessore , valutando le variazioni di
spessore con i solo bilanci di massa ed energia, senza considerare leffetto della variazione di
quantit di moto;
 linterfaccia del film si trova alla temperatura di saturazione;
 la temperatura della parete costante e il trasferimento del calore avviene per conduzione nella
sola direzione perpendicolare alla parete stessa;
 il vapore stagnante.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

106

Idrodinamica del film

Si imposta un bilancio di quantit di moto sul liquido del film in regime stazionario, con riferimento
alla figura seguente, dove il film rappresentato con spessore costante:

Volume di controllo per il bilancio delle forze agenti sul film liquido

Il volume di controllo considerato quello di spessore - y, dove y la distanza dalla parete; si


considera il vapore stagnante, e pertanto la pressione lungo z varia idrostaticamente di:
p = g g z
si suppone che i filetti fluidi siano paralleli e verticali e che la pressione vari solo lungo z e sia
costante lungo y; le forze agenti sul volume di controllo di profondit unitaria sono dovute alla
pressione, allo sforzo di taglio e alla gravit; con lassunzione che lo sforzo di taglio allinterfaccia
liquido-vapore sia nullo, si ottiene:

z + p ( y ) = l g ( y ) z
e, introducendo la variazione di pressione calcolata lato vapore:
= ( l g ) g ( y )

nel bilancio non sono considerate le variazioni della quantit di moto dovute alle variazioni della
portata e della velocit del film causate dallapporto di massa dato dalla condensazione in quanto
trascurabili rispetto agli altri termini in gioco. I profili di velocit e lo spessore ricavati pi oltre
sono quindi, dal punto di vista idrodinamico, quelli di un film liquido sviluppato di pari portata.
Per deflusso del film laminare e con la sola componente verticale u della velocit, si ha:
du
dy

= l

dalle ultime due equazioni, con la condizione u = 0 per y = 0, si ottiene la seguente espressione
del profilo di velocit:
u=

g ) g y
y

l
2

si pu osservare che, non avendo imposto uno sforzo di taglio allinterfaccia, si ottiene = 0 per y
= . La portata in massa del film, relativa allunit di larghezza, data dalla relazione seguente:

M = l u dy =
0

l ( l g ) g 3
l

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Ebollizione e condensazione

107

nellintegrale dellequazione precedente compare il prodotto della velocit per la densit e per la
lunghezza, in quanto si tratta di una portata relativa allunit di larghezza del film; per ottenere
leffettiva portata del film occorrerebbe ancora moltiplicare per la sua larghezza.
Derivando il primo e il secondo membro della precedente equazione rispetto alla coordinata
verticale z, nellipotesi che lo spessore sia funzione di z, si ottiene:
dM l ( l g ) g 2 d
=

dz
l
dz
Per il modo in cui stata ricavata, la precedente equazione valida se lo spessore del film varia
lentamente, e quindi le linee di flusso nel film liquido sono quasi verticali; deve cio essere
verificata la condizione d/dy << 1. Questa condizione, almeno nelle normali condizioni di
condensazione, verificata, in quanto gli spessori del film liquido sono molto piccoli rispetto a
z e variano i modo molto graduale (ad esempio, la condensazione del vapore a pressione ambiente
determina spessori del film dellordine del millimetro per valori di z dellordine del metro).
Scambio termico nel film

Lunit di massa di vapore, condensando allinterfaccia, cede il calore latente , che raggiunge poi
la parete attraversando per conduzione lo spessore del film. La variazione di portata del film con
z viene messa in relazione con il flusso termico mediante il seguente bilancio di energia:
=

dM
dz

La precedente relazione si ricava impostando il bilancio di energia sul volume di controllo indicato
in figura, corrispondente ad un elemento di film liquido di altezza z:

M, hl

parete

film
liquido

M+

dM
z, h v
dz

dM
z, h l
dz

Volume di controllo per il bilancio di energia sul film liquido

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

z = M h l

108

dM
dM

z h v + M +
z h l
dz
dz

semplificando, ed essendo il calore di vaporizzazione dato dalla differenza tra le entalpie del
vapore saturo e del liquido saturo ( = hv - hl), si ottiene la relazione precedente.
Nel bilancio stato considerato in via approssimata il solo calore latente, trascurando il fatto che il
film liquido non si trova alla temperatura di saturazione.
La temperatura del film in effetti compresa tra Tsat e Tw ; essa quindi mediamente inferiore a
Tsat e il film pertanto sottoraffreddato; la parete sottrae cos al film liquido non solo il calore
latente, ma anche quello corrispondente al sottoraffreddamento del film.
Il flusso termico viene anche espresso mediante la legge della conduzione, valida in moto laminare:
= kl

Tw Tsat
T
= k l sat

circa la definizione della differenza di temperatura, si osserva che nella precedente equazione si ha
Tsat = Tsat Tw (mentre nel caso dellebollizione Tsat = Tsat Tw ).
Determinazione del coefficiente di scambio termico

Uguagliando le espressioni di dM/dz date dal bilancio di quantit di moto e dalla legge della
conduzione si ottiene:
3 d =

l k l Tsat
dz
l ( l g ) g

Integrando con lassunzione che lo spessore del film sia nullo per z = 0, si ottiene lespressione
dello spessore del film in funzione della quota z, delle propriet fisiche e di Tsat:
1

4 l k l Tsat z 4
=

l ( l g ) g

Il coefficiente di scambio termico hz relativo alla generica quota z pu essere espresso dalla
relazione seguente:
= h z (Tsat Tw ) =

k
Tsat

da cui si ottiene:
hz =

kl

e sostituendo lespressione di :
1

l ( l g ) g k 3l 4
hz =

4 l Tsat z

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Ebollizione e condensazione

109

Normalmente pi che il coefficiente di scambio termico locale hz , interessa piuttosto quello


mediato sullintera altezza l della piastra, dato da:
h=

1 L
h z dz
L 0

effettuando lintegrazione si ottiene la seguente espressione del valore medio del coefficiente di
scambio termico h, ricavata da Nusselt nel 1916:
1
2

3
8 l ( l g ) g k l 4
h=

3
l Tsat L

Leffetto del sottoraffreddamento del liquido pu essere valutato assumendo che landamento della
temperatura del film sia lineare (in accordo con la trattazione precedente); la correzione espressa
dalla sostituzione del calore latente con il seguente valore modificato ' che tiene conto del
sottoraffreddamento mediante il calore specifico del liquido.
3
' = + C pl (Tsat Tw )
8

Rohsenow nel 1956 ha messo in evidenza che in realt il profilo di temperatura nel film non
lineare, ricavando una espressione di simile alla precedente, ma con il coefficiente 3/8 sostituito
da 0.68.
Esempio di applicazione della formulazione di Nusselt

Si riporta a titolo di esempio il calcolo del coefficiente di scambio termico per la condensazione di
vapore puro alla pressione di 1 bar, a contatto con una piastra verticale mantenuta alla temperatura
di 60 C. Le propriet fisiche hanno i valori seguenti:
l = 1000 kg/m3
= 2256 103 J/kg
g 0
kl = 0.68 W/(m C)
l = 0.283 10-3 kg/(m s)
Assumendo la temperatura di saturazione pari a 100 C, si ha Tsat = 60 C; la lunghezza della
piastra L = 1 m; applicando la formulazione del modello di Nusselt, si ottiene h = 4700
W/(m2C), valore tipico del coefficiente di scambio termico della condensazione a film (questo
valore anche dello stesso ordine di quello della convezione forzata monofase per i liquidi per i
quali, alle elevate velocit del liquido, pu per essere anche pi elevato).
Condensazione a film su di un tubo orizzontale

La condensazione a film su di un tubo orizzontale anchessa caratterizzata dalla formazione di un


film di condensato che si stacca dal tubo in corrispondenza della sua generatrice inferiore, come
nella figura che segue.

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Ebollizione e condensazione

110

Formazione del film liquido nella condensazione su di un tubo orizzontale

La trattazione di questo caso simile a quella di Nusselt della piastra, con complicazioni legate alla
geometria non piana e al fatto che il moto del film verso il basso non avviene lungo la verticale, ma
lungo la circonferenza del tubo, con un angolo variabile rispetto alla forza peso. Il modello di
Nusselt fornisce in questo caso:
1

l ( l g ) g k 3l 4
h = 0.73

l Tsat d

La formulazione precedente ha la stessa forma di quella ricavata per la piastra, con la lunghezza L
sostituita dal diametro d del tubo e la costante 81/2/3 = 0.94 sostituita da 0.73. Per un tubo di
diametro d il coefficiente di scambio termico minore di quello di una piastra di lunghezza L = d,
in quanto il film che si forma sul tubo tende ad essere pi spesso, a causa delleffetto ridotto della
gravit.
Dato che per il diametro di un tubo in genere notevolmente minore dellaltezza di una piastra, il
coefficiente di scambio termico per i tubi risulta pi elevato di quello delle piastre. Ripetendo il
calcolo del punto precedente per un tubo del diametro d = 0.02 m a parit degli altri dati, si ottiene
h = 9700 W/(m2C), pari a circa il doppio del valore relativo alla piastra.
La fenomenologia della condensazione a film sul tubo verticale invece simile a quella della piastra
verticale, tanto pi quanto pi lo spessore del film piccolo rispetto al diametro del tubo; il
coefficiente di scambio per un tubo verticale quindi prossimo a quello di una piastra verticale di
altezza pari alla lunghezza del tubo. Per questa ragione, i tubi dei condensatori sono usualmente
orizzontali, piuttosto che verticali.
Nei condensatori sono normalmente presenti fasci costituiti da numerosi tubi orizzontali disposti su
varie file, per i quali il coefficiente di scambio termico risente della presenza del condensato
proveniente dai tubi soprastanti. Di fatto, solo per la prima fila di tubi il coefficiente di scambio
termico quello dato dalla formulazione di Nusselt valida per tubi orizzontali; il film liquido che si
forma sui tubi sottostanti invece caratterizzato da uno spessore iniziale non nullo, proprio per la
presenza del liquido proveniente dai tubi soprastanti. Procedendo verso il basso, il coefficiente di
scambio termico va quindi diminuendo per le file successive.
Nel calcolo degli scambiatori di calore, e quindi anche dei condensatori, interessa normalmente il
coefficiente di scambio termico medio; stato a allo scopo calcolato teoricamente landamento del
coefficiente di scambio termico per n file di tubi tra di loro sovrapposte, ottenendo un valore
medio hn dato dalla relazione seguente:

hn =

h
n

1
4

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

111

Nel caso in cui si abbia ad esempio un numero n = 18 di file sovrapposte, con il coefficiente
calcolato secondo il modello di Nusselt pari ad h = 970 W/(m2C), si ha hn = 9700/181/4 = 4700
W/(m2C), risultato simile a quello ricavato per la piastra verticale di altezza pari ad 1 m.
Normalmente nel definire le caratteristiche geometriche del fascio di tubi si sceglie la disposizione
a quinconce, anzich quella in linea, per ridurre il numero delle file che raccolgono il condensato
proveniente dalle file soprastanti, come si pu osservare nella figura che segue:

disposizione in linea

disposizione a quinconce

Un accorgimento impiantistico che viene adottato nei grandi fasci di tubi, dove anche la
disposizione a quinconce comporta la sovrapposizione di un elevato numero di file, quello di
inserire nel fascio delle piastre per la rimozione del condensato.
La correzione con il fattore n1/4 ha la stessa base teorica del modello di Nusselt, tuttavia non
riproduce appieno la realt fisica, come si pu osservare nella figura che segue:

Deflusso del condensato su file di tubi sovrapposti: (a) condensazione con film idealizzato secondo
il modello di Nusselt, (b) deflusso reale del condensato

Nella figura (a) rappresentato il deflusso del condensato che scende dalla parte inferiore del tubo
sotto forma di lama liquida continua, mentre nella figura (b) rappresentato il deflusso reale, che si
manifesta sotto forma di gocciolamenti da punti discreti.
La distanza tra i punti di gocciolamento approssimativamente data dalla lunghezza donda
dellinstabilit di Taylor:

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

112

T = 2 3

( l g ) g

E stato verificato sperimentalmente che nel calcolo del coefficiente di scambio termico medio
deve essere adottata una correzione simile alla precedente ma con lesponente 1/4 sostituito da
1/6:
hn =

h
1

n6
Ripetendo con questa correzione il calcolo del coefficiente di scambio termico medio con h = 9700
W/(m2C) ed n = 18 si ottiene hn = 6000 W/(m2C).
Condensazione reale
 La schematizzazione del fenomeno della condensazione a film adottata nel modello di Nusselt
trascura, come gi accennato, alcuni fenomeni che sono invece presenti nella realt fisica: si ha
in particolare quanto segue.
 Il film liquido normalmente non liscio: si formano sulla superficie delle ondosit che
deformano film ed aumentano larea della superficie di scambio termico; la loro presenza pu
aumentare il coefficiente di scambio termico di circa il 20 %.
 Il deflusso del vapore esercita normalmente uno sforzo di taglio sul film liquido; se si orienta il
deflusso in modo che il film diventi pi sottile, si ha una conseguente diminuzione della
resistenza termica e quindi un aumento del coefficiente di scambio termico.
 Al di l di una certa lunghezza il film liquido diventa turbolento. La transizione si verifica per
valori del numero di Reynolds del film Ref = 4M/l compresi tra 1000 e 2000; M la portata
di film per unit di larghezza della piastra (per la piastra dellesempio riportato in precedenza,
la transizione al film turbolento avviene dopo una lunghezza di circa 1 m). Anche questo
effetto produce un aumento del coefficiente di scambio termico, in quanto la turbolenza
comporta coefficienti di scambio termico pi elevati rispetto al caso del moto laminare. La
turbolenza introduce infatti la viscosit turbolenta (eddy viscosity) che comporta un aumento
della viscosit complessiva e quindi un aumento dello spessore del film; laumento dello
spessore del film, che tenderebbe a produrre un aumento della resistenza termica, per pi che
controbilanciato dallaumento dello scambio termico che si verifica nel liquido a causa della
diffusivit turbolenta del calore (eddy diffusivity).
 Effetti multi - componente: il pi semplice di questi effetti la presenza di un gas, e cio di un
incondensabile, come nel caso della presenza dellaria nel vapore. La valutazione del
coefficiente di scambio termico nella condensazione in presenza di incondensabili pu essere
fatta sia con metodi semplificati, che con complesse trattazioni dello scambio di massa ed
energia nello strato limite della miscela vapore - incondensabili adiacente alla parete. I metodi
semplificati considerano la resistenza termica complessiva come somma di un contributo
dovuto alla fase vapore, valutabile con la correlazione di Nusselt e di un contributo del gas
incondensabile, di tipo convettivo. Circa linfluenza degli incondensabili, occorre mettere in
evidenza che questi comportano una riduzione del coefficiente di scambio termico, che pu
essere rilevante anche in presenza di piccole frazioni di incondensabili.

Leffetto della presenza degli incondensabili visualizzata dalla figura seguente, che
rappresenta landamento delle pressioni parziali di una miscela di aria e vapore in prossimit
dellinterfaccia con la fase liquida.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

113

Pressione parziale dellaria e del vapore in prossimit dellinterfaccia per una miscela vaporearia

In tutta la regione prossima allinterfaccia rappresentata in figura, la pressione totale rimane


costante; in prossimit dellinterfaccia diminuisce invece la pressione parziale del vapore a
causa dellaumento della pressione parziale dellaria che, essendo incondensabile, si accumula
in prossimit dellinterfaccia stessa.
Laria viene trasferita verso linterfaccia dal deflusso del vapore; si realizza un andamento
stazionario della concentrazione per diffusione dellaria accumulata nel verso delle
concentrazioni decrescenti (con riferimento alla figura, in ogni sezione il flusso di massa
dellaria che viene trascinata verso sinistra dal deflusso di vapore uguale e opposto al flusso
di massa che si dirige verso destra per la diffusione causata dal gradiente di concentrazione; il
profilo della pressione parziale dellaria il risultato della competizione tra i due fenomeni).
La rilevanza di questo fenomeno notevole in quanto anche per basse concentrazione medie
degli incondensabili, la pressione parziale e la concentrazione degli incondensabili
allinterfaccia possono essere rilevanti.
Riassumendo, si pu dire che i primi tre aspetti dei reali fenomeni della condensazione comportano
solo aumenti abbastanza contenuti del coefficiente di scambio termico e quindi il calcolo condotto
con il modello di Nusselt risulta abbastanza attendibile e conservativo; leffetto degli incondensabili
invece generalmente elevato e non pu essere valutato con il solo modello di Nusselt, senza
ricorrere alluso di una delle apposite trattazioni.
Condensazione allinterno di un tubo orizzontale

Oltre al caso della condensazione sulla superficie del tubi, utilizzata nelle applicazioni industriali
anche la condensazione allinterno di tubi orizzontali, con ingresso di vapore saturo o surriscaldato;
la fenomenologia in questo caso rappresentata nella figura che segue.

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

114

Condensazione totale di un deflusso di vapore puro in un tubo orizzontale

Nel caso in figura, il vapore entra surriscaldato e prima del punto A scambia calore per convezione,
con una graduale riduzione del surriscaldamento; la condensazione inizia nel punto A, con la massa
del vapore ancora surriscaldata e il film liquido debolmente sottoraffreddato. Le regioni a monte e
a valle del punto A vengo rispettivamente indicate come dry wall desuperheating region e wet
wall desuperheating region.
In corrispondenza al punto B si verifica lo strappamento di gocce dal film liquido, per effetto del
trascinamento esercitato dal vapore sul liquido; le gocce evaporano poi per effetto dello scambio
termico con il vapore. Per effetto di questo fenomeno una parte della portata subisce quindi un
doppio cambiamento di fase: da vapore diventa liquido, per poi evaporare e subire una seconda
condensazione.
Dal punto A al punto C il deflusso anulare; inizialmente, in prossimit del punto A c un
significativo grado di non equilibrio, caratterizzato dalla simultanea presenza di vapore
surriscaldato e di liquido sottoraffreddato, che si riduce procedendo verso destra.
Il deflusso e lo scambio termico della regione da A a C possono essere rappresentati con gli stessi
modelli della letteratura sviluppati per il moto anulare in condizioni di evaporazione.
Procedendo verso destra a partire dal punto C si osservano successive regioni con differenti regimi
di deflusso, fino alla completa condensazione con deflusso monofase di liquido sottoraffreddato. I
regimi di deflusso delle varie regioni possono essere rappresentati mediante la mappa di Baker,
come nella figura che segue (i parametri e sono stati definiti nella parte relativa ai regimi dei
deflusso).

Rappresentazione dei regimi di deflusso nella condensazione di un vapore puro in un tubo


orizzontale sulla mappa dei regimi di deflusso di Baker

28/05/2005

Ebollizione e condensazione

115

La mappa consente di determinare le condizioni di esistenza dei differenti regimi che dipendono
dalla variazione delle propriet fisiche che si verifica lungo il tubo per effetto delle della caduta di
pressione e, soprattutto, dalla variazione del titolo termodinamico che dal valore unitario (vapore
saturo) o da valori maggiori di uno (vapore surriscaldato), diminuisce fino a zero (liquido saturo) o
a valori negativi (liquido sottoraffreddato).
Si pu verificare che, come nel caso dellebollizione, anche nel caso della condensazione il regime
anulare occupa una parte rilevante del tubo.
La presenza di differenti regimi di deflusso rende il calcolo del coefficiente di scambio termico
nella condensazione allinterno di un tubo pi complesso rispetto al caso della condensazione sulla
superficie esterna. Per ciascuna regione del tubo occorre conoscere il regime di deflusso e utilizzare
un modello o una correlazione appropriate. Come gi accennato, il moto anulare pu essere trattato
con gli stessi modelli sviluppati per il deflusso anulare in regime di ebollizione. Per gli altri regimi
sono stati sviluppati modelli specifici, talvolta ancora basati sul modello di Nusselt; questo stato
ad esempio applicato al moto stratificato per la parte vapore del deflusso, che condensa formando
un film liquido sulla parete interna del tubo.
Circa la condensazione allinterno dei tubi, occorre ancora segnalare la maggiore rilevanza delle
cadute di pressione, rispetto al caso della condensazione sulla superficie esterna dei tubi, che
invece caratterizzata da minori cadute di pressione. Nella condensazione allinterno dei tubi
occorre calcolare la caduta di pressione monofase o bifase di ciascuna regione, per valutare
landamento della pressione lungo il tubo stesso e le corrispondenti variazioni delle propriet fisiche
che intervengono nel calcolo del coefficiente di scambio termico; il calcolo pu risultare complesso
e richiedere iterazioni tra la parte termica e quella fluidodinamica.
Con riferimento alla tipica classificazione delle cadute di pressione bifase in un tubo, si osserva
infine che nel caso della condensazione il termine di accelerazione non comporta una caduta ma un
recupero di pressione nel verso del moto (nel caso dellevaporazione si ha invece una diminuzione
della pressione). Si ricorda in proposito che la caduta di pressione bifase in un condotto di sezione
costante comprende il termine di attrito (calcolabile con il modello omogeneo o con luso di
moltiplicatori bifase), quello di elevazione (nullo nel caso del tubo orizzontale, il cui calcolo
richiede la valutazione della densit media della miscela) e quello di accelerazione. La caduta di
pressione per accelerazione dovuta alla variazione del flusso della quantit di moto delle fasi
liquido e vapore che si verifica lungo il condotto per effetto del cambiamento di fase; si parla di
accelerazione in senso spaziale, cio legata a variazioni della velocit lungo il condotto, e non
temporali.

30/05/2005

Heat pipes

116

ELEMENTI SUGLI HEAT PIPE (bozza)


In questa parte degli appunti vengono illustrati il principio di funzionamento degli heat pipe e i
principali aspetti della progettazione e dellesercizio; viene inoltre descritto un tipico metodo di
calcolo approssimato per la valutazione delle prestazioni di un heat pipes, in termini di potenza
trasferita in funzione delle caratteristiche geometriche e del fluido contenuto.
Gli heat pipe costituiscono una speciale classe di dispositivi adibiti al trasferimento del calore
disponibili in differenti configurazioni geometriche, quali veri e propri tubi, piastre, strutture
anulari o strutture curve di vario tipo. La denominazione di heat pipe corrisponde quindi solo ad
una delle tipiche configurazioni di questi componenti.
Nella configurazione ad effettiva geometria tubolare, lheat pipe tipicamente si presenta come un
tubo sigillato, in grado di trasferire una determinata potenza termica da una delle sue estremit
allaltra. I tratti di estremit nei quali avviene lo scambio della potenza termica possono scambiare
calore con un solido, attraverso una resistenza di contatto, o con un fluido; se questo un gas,
normalmente presente unalettatura.
Rispetto ad un cilindro pieno di pari lunghezza e diametro e costituito da un metallo dotato di
elevata conducibilit termica, un heat pipe di pari ingombro ha una capacit di trasferimento del
calore molto pi elevata, nel senso che riesce a trasferire potenze termiche relativamente alte con
piccole differenze di temperatura tra i suoi estremi.
Lelevata capacit di trasferimento del calore dovuta al fatto che allinterno dellheat pipe il calore
viene trasferito da un fluido in cambiamento di fase. Il fluido evapora allestremit in cui lheat
pipe riceve la potenza termica e condensa allestremit opposto, dove la potenza viene ceduta ad un
pozzo. Il cambiamento di fase consente il trasferimento della potenza termica con piccole
differenze di temperatura e basse portate del fluido termovettore allinterno del tubo.
Per effetto del cambiamento di fase, le portate di liquido e vapore circolanti nellheat pipe sono
molto minori di quelle che occorrerebbero per un trasferimento monofase della potenza termica, che
richiederebbe comunque un salto di temperatura pi o meno elevato, in relazione alla portata e alla
potenza trasferita.
Le basse portate richieste in presenza del cambiamento di fase possono essere ottenute in pi modi,
a seconda delle condizioni operative e della disposizione dellheat pipe. Ad esempio, in un heat
pipe verticale, collocato nel campo di gravit, con levaporazione alla base e la condensazione
allestremit superiore, la gravit pu essere sufficiente per mantenere la circolazione del vapore e
del liquido: il liquido generato dalla condensazione pu percorrere lheat pipe sotto forma di film
liquido che discende verso il basso lungo la parete per leffetto combinato della gravit e delle forze
viscose; contemporaneamente il vapore sale verso lalto percorrendo la parte centrale del tubo.
Un funzionamento di questo tipo non sarebbe evidentemente possibile se levaporazione dovesse
invece avvenire in basso e levaporazione in alto; il moto del liquido pu essere anche indotto, ad
esempio, da altre forze, quali la forza centrifuga.
Tipicamente, per, dati i piccoli valori delle portate in gioco, che richiedono pompaggi con piccole
prevalenze, la circolazione del fluido ottenuta sfruttando i fenomeni di capillarit; a questo scopo
viene inserita allinterno del tubo una struttura porosa, allinterno della quale rimane confinata la
fase liquida, che evapora e condensa sulla superficie della struttura porosa, alle due estremit del
tubo; il vapore defluisce nella parte centrale non occupata dalla struttura porosa.
Questultima pu essere, come accennato pi oltre, una struttura porosa vera e propria o una
struttura a griglia o un insieme di microcanali che svolgono una funzione analoga a quella della
struttura porosa.

30/05/2005

Heat pipes

117

Poich la circolazione assicurata dalla capillarit, si parla di pompaggio capillare; esso consente
lesercizio degli heat pipe anche con giacitura orizzontale, o verticale contro la forza di gravit; il
pompaggio capillare consente inoltre limpiego degli heat pipe nelle applicazioni aerospaziali, in
condizioni di microgravit, dove laccelerazione di gravit si riduce di almeno due ordini di
grandezza rispetto al tipico valore di 9.81 m/s2.
Unidea delle potenze trasferibili pu essere data dal seguente ordine di grandezza: un heat pipe del
diametro di circa 2 3 cm, con una lunghezza dellordine di mezzo metro, dotato di ammoniaca
come fluido termovettore, pu trasferire potenze di alcune centinaia di Watt. E rilevante il fatto
che questa potenza, per opportuni valori delle resistenze di contatto, pu essere ceduta al tratto di
tubo evaporatore attraverso una superficie molto piccola; in questo modo possibile asportare
potenze per unit di superficie relativamente elevate.
Le applicazioni dei tubi di calore sono numerose; si citano ad esempio il raffreddamento dei
componenti elettronici o la dissipazione della potenza termica nelle applicazioni aerospaziali; in
questi casi gli heat pipe risultano particolarmente adatti per la bassa resistenza termica e le modalit
operative, che non richiedono alcun intervento attivo.
Gli heat pipe, essendo caratterizzati da una buona uniformit della temperatura, sono anche
utilizzati nelle applicazioni dove luniformit delle temperature essenziale, come in certi processi
industriali e nei dispositivi di calibrazione.
Gli heat pipes possono anche essere usati, in numero elevato e operanti in parallelo, al posto di un
normale scambiatore di calore, qualora sia richiesta una certa ridondanza e non siano accettabili le
conseguenze di un fuori servizio dello scambiatore.
Tra le varie applicazioni degli heat pipes si cita ancora il loro impiego per il controllo della
temperatura e del flusso termico. Essi sono talvolta impiegati a questo scopo nelle applicazioni
aerospaziali; si parla in questo caso di Variable - Conductance Heat Pipes VCHPs che sfruttano,
ai fini del controllo della temperatura, la presenza di opportune quantit di incondensabili nella fase
vapore. Gli in condensabili riducono le prestazioni della sezione condensatrice dellheat pipe;
normalmente richiesta la completa eliminazione degli in condensabili nella fase di riempimento;
la loro presenza, opportunamente dosata, permette per di adattare le prestazioni del condensatore
alle variazioni della potenza da rimuovere.
A fronte dei numerosi vantaggi offerti dagli heat pipe per confronto con i normali scambiatori di
calore, in particolare nel campo delle piccole potenze con elevati flussi termici e dove richiesto un
funzionamento completamente indipendente da interventi attivi, questi dispositivi presentano un
certo numero di svantaggi.
In particolare possibile rimuovere elevate potenze specifiche, ma non elevate potenze in quanto il
pompaggio capillare offre una prevalenza limitata, con un conseguente limite sulle massime portate
realizzabili.
La sensibilit allorientazione pu costituire un limite alle prestazioni, in relazione alle esigenze di
installazione.
Il fatto che lheat pipe sia sigillato e riempito con unassegnata massa di fluido, normalmente
presente con le due fasi vapore e liquido tra di loro a contatto, comporta una dipendenza della
pressione del fluido dalla temperatura. La pressione quella di saturazione corrispondente alla
temperatura del vapore, che molto prossima alla temperatura media dellheat pipe. Inoltre il
volume della fase liquida deve essere compatibile con la frazione di vuoto della struttura porosa,
altrimenti il pompaggio capillare pu essere compromesso o annullato. Le escursioni della
temperatura media di esercizio debbono quindi essere necessariamente limitate, per evitare
pressioni eccessive nellheat pipe e malfunzionamenti della struttura porosa.

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Heat pipes

118

Lintegrit fisica degli heat pipes inoltre un loro requisito essenziale: la tenuta deve essere
perfetta, e debbono essere pertanto evitate forature anche minime, che determinerebbero il
danneggiamento irreversibile dellheat pipe e il possibile rilascio di fluidi pericolosi allambiente
(gli heat pipes non sono facilmente riparabili, in quanto la procedura di riempimento e chiusura
stagna complessa, per assicurare la tenuta perfetta e lespulsione di tutti gli incondensabili che si
potrebbero liberare durante le varie operazioni).
Principio di funzionamento degli heat pipes
Per descrivere il principio di funzionamento degli heat pipes si fa riferimento alla figura che segue,
dove rappresentata in modo schematico la sezione longitudinale di un heat pipe.

Sezione longitudinale di un heat pipe


Come gi accennato, il tubo sigillato (i fondi non sono rappresentati in figura, ma debbono essere
presenti e collegati a tenuta stagna con la parte cilindrica); al suo interno la parte centrale vuota,
mentre alla periferia presente una struttura porosa (descritta pi oltre). In fase di fabbricazione
viene rimossa tutta laria presente e viene introdotto un fluido adatto alla temperatura di esercizio
prevista; questo si trova in parte in fase liquida e in parte in fase vapore. Questo fluido non deve
fuoriuscire attraverso eventuali forature o difetti di fabbricazione e deve conservarsi per tutta la vita
di progetto del componente. La parte in fase liquida trattenuta allinterno delle porosit della
struttura porosa; la parte in fase vapore occupa invece la regione centrale, che vuota.
In assenza di sorgenti o pozzi di calore la situazione quella descritta, con il liquido e il vapore in
quiete.
Fornendo una certa potenza termica al tratto di lunghezza Le (lunghezza della sezione evaporatrice)
posizionato sulla sinistra (Heat source in figura) e sottraendo la stessa potenza termica in
corrispondenza del tratto di lunghezza Lc (condensatore, Heat sink in figura) si realizzano, dopo un
transitorio iniziale, condizioni stazionarie con il deflusso delle fasi liquido e vapore indicato in
figura.

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Heat pipes

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Il vapore defluisce verso destra nella parte vuota del tubo; il liquido defluisce invece verso sinistra,
allinterno della struttura porosa.
Il bordo interno della struttura porosa rappresentato in figura da due file di piccoli cerchi, tra i
quali si realizzano i menischi rappresentati in figura; si pu suppone che la superficie dei menischi
sia una calotta sferica, con raggio della sfera crescente verso destra, fino a raggiungere il valore
infinito per lultimo menisco, la cui interfaccia piana.
Come precisato pi oltre, la forza dovuta alla tensione superficiale in presenza di uninterfaccia
curva deve essere equilibrata da una differenza di pressione (la pressione pi elevata lato vapore).
Poich la situazione che si realizza nelle condizioni stazionarie caratterizzata dalla presenza di
menischi con il raggio di curvatura variabile come in figura, si deduce che questi possono
equilibrare andamenti assialmente variabili delle pressioni dellacqua e del vapore. Se in particolare
la variazione assiale della pressione del vapore fosse trascurabile rispetto a quella del liquido
(potrebbe essere il caso del vapore in moto laminare con velocit molto bassa), e quindi il vapore si
trovasse a pressione uniforme, il liquido alla sinistra sarebbe soggetto alla minima pressione
(calcolabile come indicato pi oltre); lungo la matrice porosa sarebbe perci disponibile una
differenza di pressione dipendente dalla prevalenza capillare propria dellinterfaccia curva. La
portata della fase liquida sarebbe quella compatibile con tale prevalenza capillare, in base alla
resistenza viscosa della struttura porosa.
La potenza che lheat pipe pu rimuovere, trascurando le piccole variazioni assiali della temperatura
del vapore e gli eventuali piccoli sottoraffreddamenti del liquido e surriscaldamenti del vapore,
data dal prodotto della portata del fluido termovettore per il calore di vaporizzazione.
La potenza che pu essere trasferita dipende pertanto, oltre che dalle propriet fisiche del fluido,
anche dalle caratteristiche geometriche della struttura porosa. Come accennato pi oltre, la
prevalenza capillare cresce al crescere della compattezza della struttura, che comporta a sua volta
anche un aumento delle resistenza viscosa, che si oppone allaumento della portata. Le prestazioni
dellheat pipe sono pertanto il risultato del compromesso tra differenti fattori, con leventuale
impiego di particolari accorgimenti per aumentare la prevalenza capillare senza aumentare la
resistenza al moto; sono state sviluppate allo scopo speciali strutture porose non omogenee a cui si
accenna nel seguito.
Si accenna ora ai differenti aspetti del progetto e dellesercizio, presentando infine il modello di
calcolo semplificato.
Pompaggio capillare
Il pompaggio capillare un effetto di superficie; esso richiede che nella struttura porosa siano
presenti pori di dimensioni molto piccole, tipicamente da 0.025 mm a 0.25 mm; quando i pori della
struttura porosa sono riempiti dal fluido, linterfaccia tra le fasi liquido e vapore curva e pu
sostenere una differenza finita di pressione.
I fluidi che bagnano la parete solida presentano uninterfaccia che concava dalla parte del vapore
(questa una caratteristica comune a tutti i fluidi per heat pipes).
In queste condizioni, per uninterfaccia sferica la pressione del vapore supera quella del liquido
della quantit seguente:
p c =

2
r

la tensione superficiale ed r il raggio di curvatura dellinterfaccia sferica; si pu notare


lanalogia di questa formula con quella che descrive la nucleazione delle bolle di vapore nella
nucleazione eterogenea.

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Il raggio r pu variare, come mostrato nella figura precedente, da infinito per linterfaccia piana,
ad un valore minimo pari al raggio dei pori della struttura porosa, indicato con rc (viene
individuato, anche per strutture porose con aperture non circolari, un raggio rc che le riconduce alla
geometria circolare).
Poich la sfera di raggio minimo quella con raggio pari ad rc, ne consegue che la massima
prevalenza capillare realizzabile con una data struttura porosa avente un raggio dei pori pari ad rc
data da:
p c =

2
rc

Nel calcolo degli heat pipe, questa la massima prevalenza a cui si pu fare riferimento nei calcoli
di progetto e di verifica delle prestazioni.
Sotto carico termico il raggio r varia lungo lheat pipe, e il raggio minimo si realizza
nellevaporatore; il minimo valore possibile rc.
Landamento delle pressioni pu essere schematicamente rappresentato dalla figura seguente:

deflusso del
liquido nella
struttura porosa

p - pliquido

p + pvapore

deflusso del vapore


allesterno della
struttura porosa

Andamento delle pressioni allinterno della struttura porosa (fase liquida) e nel vapore

Le prevalenze capillari ottenibili sono relativamente deboli rispetto alla gravit; si riportano a titolo
di esempio nella tabella che segue i valori della prevalenza capillare corrispondenti ad uno stesso
raggio rc della struttura porosa, per alcuni fluidi utilizzabili negli heat pipes:
prevalenze capillari per rc = 0.127 mm
fluido

temperatura F

prevalenza capillare cm

azoto

-321

1.72

ammoniaca

32

6.45

acqua

212 (100 C)

9.75

sodio

1500

25.4

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Cenni sui tipi di strutture porose

La funzione delle matrici porose quella di trattenere la fase liquida presente nellheat pipe e
contemporaneamente realizzare linterfaccia tra le fasi liquido e vapore che genera la prevalenza
capillare.
Come gi accennato, la prevalenza capillare p c cresce al diminuire del raggio rc. Per ottenere
elevati valori della prevalenza capillare occorre quindi utilizzare strutture porose con piccoli rc.
Come si pu dedurre dalla legge di Darcy, che esprime la perdita di pressione nelle strutture porose
(vedere lappendice), la perdita di pressione del fluido nel suo deflusso attraverso la matrice porosa
inversamente proporzionale alla permeabilit; strutture porose con piccoli valori di rc hanno
piccole permeabilit e di conseguenza maggiori perdite di pressione.
Da quanto precede si deduce che strutture porose con piccoli valori di rc presentano maggiori
prevalenze capillari, ma anche maggiori perdite di pressione. Se la struttura porosa presenta le
stesse caratteristiche geometriche in tutto lheat pipe, il progetto dipende pertanto da un
compromesso tra questi due aspetti.
Per ovviare a questo tipo di difficolt, sono state realizzate strutture porose non omogenee, di tipo
composito; il principio su cui si basano quello di eliminare la correlazione esistente nelle strutture
omogenee tra il raggio rc e la porosit. Tra le varie soluzioni riportate nella letteratura specifica, si
cita in particolare quella di particolari strutture composte da piccoli canali le cui pareti sono
realizzate con un materiale poroso caratterizzato da piccoli valori di rc. Se lasse dei canalini
coincide con quello dellheat pipe, nel moto assiale del liquido interviene solo il diametro dei
canalini, molto maggiore di rc (pu assumere valori dellordine di alcuni millimetri); se i canalini
sono pieni di liquido, le perdite di pressione dovute al moto sono nettamente inferiori rispetto a
quelle di una struttura omogenea con raggio rc, mentre la prevalenza capillare elevata.
Un altro tipo di struttura che non una struttura porosa, ma svolge la stessa funzione, basata sulla
realizzazione di numerose scanalature assiali lateralmente aperte verso il centro del condotto; per
quanto riguarda il moto assiale, le scanalature equivalgono a canalini di diametro sufficientemente
elevato da indurre piccole perdite di pressione; la prevalenza capillare dipende invece dalla
larghezza dellapertura laterale, che pu essere sufficientemente piccola, in base alla prevalenza
capillare richiesta.
La realizzazione e limpiego degli heat pipes con scanalature longitudinali sono comuni nelle
applicazioni aerospaziali e la produzione commerciale degli heat pipes di questo tipo fa riferimento
a dimensioni geometriche standardizzate.
Tra le metodologie per realizzare strutture porose omogenee si citano le griglie e le reti, con le
giunzioni tra i fili realizzate mediante saldatura a punti, sinterizzazione o pressatura; in alternativa
possibile limpiego di microsfere metalliche di granulometria uniforme o variabile, da sottoporre a
sinterizzazione con o senza pressatura a seconda del tipo di materiale.
La scelta tra le differenti soluzione coinvolge evidentemente anche aspetti economici; si pu ad
esempio pensare che la realizzazione di tubi con scanalature longitudinali interne sia meno costosa
della realizzazione di una struttura sinterizzata, che deve essere posizionata allinterno del tubo
assicurando sia una adeguata resistenza meccanica che un buon contatto termico.
Circa le strutture porose composite, che da quanto precede sembrerebbero presentare solo vantaggi
rispetto a quelle omogenee, occorre segnalare che esse possono comportare maggiori problemi di
funzionamento: deve essere in particolare evitato lo svuotamento dei canalini (che potrebbe essere
ad esempio indotto dallaccumulo di incondensabili); il canalino svuotato non porta pi il liquido
nei punti di piccolo rc e leffettiva prevalenza capillare subisce una drastica riduzione, anche di un
ordine di grandezza.

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Heat pipes

Alcuni tipici esempi di strutture porose sono rappresentati nelle figure che seguono.

Tipici esempi di strutture porose

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Tipici esempi di strutture porose(segue)

Scelta del fluido per gli heat pipe

La scelta del fluido per gli heat pipe si basa sulla temperatura di esercizio, sulla corrispondente
pressione della fase vapore, sulle propriet di trasporto del fluido, sulla sua compatibilit chimica
con i materiali strutturali e sugli eventuali problemi di manipolazione.
Circa la temperatura di esercizio, questa deve essere evidentemente compresa fra quella di
solidificazione e quella del punto critico; di fatto lintervallo di riferimento molto pi ristretto ed
condizionato dalla corrispondente pressione di saturazione: alle temperature minima e massima
corrispondono tipicamente pressioni di saturazione maggiori di circa 0.1 atmosfere e non superiori
alle 10 atmosfere.
Per pressioni troppo basse possono venire meno le ipotesi del mezzo continuo per il deflusso del
vapore; pressioni troppo elevate possono invece comportare problemi di sicurezza in caso di rottura
dellheat pipe.
Possono essere tuttavia possibili anche intervalli di pressione pi estesi, come risulta dalla tabella
che segue.

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Tipiche possibili condizioni operative per alcuni fluidi impiegabili negli heat pipes
fluido
azoto

temperatura K

pressione bar

65 120

0.174 25.1

ammoniaca

200 405

0.0867 113

Freon - 11

300 410

1.14 17.0

metanolo

280 500

0.0586 64.2

acqua

280 500

0.00994 26.4

sodio

800 1350

0.00946 4.50

Per quanto riguarda la compatibilit dei fluidi con i materiali strutturali, occorre fare riferimento
alla letteratura specifica; una prima indicazione comunque data dalla tabella che segue, da cui
risulta ad esempio che lammoniaca compatibile con heat pipe in alluminio, materiale che
presenta anche una elevata conducibilit termica e favorisce pertanto lo scambio termico e
luniformit delle temperature.

Compatibilit con vari fluidi termovettori per alcuni materiali per heat pipe

Circa la compatibilit, occorre osservare che i problemi non sono solo legati allintegrit strutturale
della parete del tubo e al mantenimento della tenuta stagna; ci sono anche problemi legati alla
liberazione di gas per effetto delle reazioni chimiche del fluido con il materiale del tubo o della
struttura porosa; anche in assenza di perdite della tenuta, si possono avere notevoli degradazioni
delle prestazioni a causa dellaccumulo dei gas nella sezione condensatrice.
Proprio allo scopo di evitare questi effetti, in sede di fabbricazione gli heat pipe vengono sottoposti
ad un funzionamento iniziale di alcune settimane per consentire leventuale liberazione dei gas,
prima della chiusura definitiva del tubo.

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Per quanto riguarda i problemi di manipolazione, si incontrano le specifiche problematiche legate ai


differenti fluidi utilizzati; occorre considerare linfiammabilit, la tossicit e la pericolosit in
generale. I metalli liquidi possono essere ad esempio infiammabili, come nel caso del sodio, o
emettere vapori tossici, come nel caso del mercurio. Naturalmente nelle valutazioni di sicurezza
sono anche importanti il numero di heat pipe e le dimensioni del locale in cui essi sono installati.
Resistenze termiche degli heat pipe

Il trasferimento del calore attraverso un heat pipe dipende da numerose resistenze termiche; alcune
di esse riguardano linterno dellheat pipe, mentre altre dipendono dalla parete del tubo e dalle
modalit di connessione con la sorgente e con il pozzo.
Una rappresentazione schematica delle varie resistenze fatta nella figura che segue.

Resistenze termiche nel trasferimento della potenza termica attraverso un heat pipe.

Le resistenze inserite tra la sorgente e il pozzo e il tubo dipendono dallinstallazione; possono essere
resistenze di contatto e possono assumere valori anche rilevanti.
Revap ed Rcond dipendono dalla cinetica dellevaporazione e della condensazione e sono
generalmente piccole e trascurabili rispetto alle altre resistenze in gioco.
Rv, resistenza offerta dal vapore, in generalmente trascurabile se le temperature sono basse o non
molto elevate.
Rwall la resistenza offerta dalla parete del tubo per effetto della conduzione e dipende, come noto,
dalla conducibilit termica della parete, dalla lunghezza del tubo e dai raggi.
Per la struttura porosa si pu fare riferimento alla conduttanza, definita come reciproco della
resistenza; essa riportata nella tabella che segue come conduttanza per unit di superficie (la
conduttanza si ottiene quindi moltiplicando i valori in tabella per larea laterale della struttura
porosa); in genere questa la resistenza termica predominante.

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Tipiche conduttanze per unit di superficie delle strutture porose degli heat pipes

La tabella riporta valori tipici per la sezione evaporatrice, mentre per la sezione condensatrice si
possono utilizzare i valori ottenuti, incrementando i valori precedenti del 25%.
Capacit di trasferimento del calore di un heat pipe

Si riporta ora il risultato di una trattazione approssimata per la valutazione della capacit di
trasferimento del calore di un heat pipe, indicando poi le assunzioni e le ipotesi semplificative della
trattazione e le formulazioni adottate nel suo sviluppo.
La trattazione riguarda il caso di un heat pipe con struttura porosa omogenea, la cui lunghezza viene
suddivisa in una sezione evaporatrice di lunghezza Le, una sezione condensatrice di lunghezza Lc e
un tratto intermedio adiabatico di lunghezza La.
La massima potenza termica trasferibile dellheat pipe Qmax data dalla relazione seguente:
Q max =

2k w A w N l Fl
rc L eff

dove le grandezze hanno il significato seguente:


Aw

area della sezione retta della struttura porosa; comprende sia la parte piena che la
parte vuota

Fl

rapporto tra la caduta di pressione per attrito p l subita dal liquido nella struttura
porosa e la caduta di pressione totale per attrito, somma di quella del liquido e di
quella del vapore p v

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Kw

permeabilit della matrice porosa

Nl

indicatore delle propriet del liquido

Leff

lunghezza equivalente per il calcolo delle cadute di pressione per attrito

rc

raggio capillare dei pori

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Si ha:
32K w A w v
p l
Fl =
= 1 +
p l + p v
D h2 ,v A v l

con:
Av

area della sezione retta del canale occupata dal deflusso della fase vapore

v,l

viscosit cinematica del vapore e del liquido

D h ,v

diametro idraulico del canale centrale in cui defluisce il vapore (pu coincidere con
il diametro interno della struttura porosa o essere un effettivo diametro idraulico se
la geometria non circolare)

1
1
L eff = L e + L a + L c
2
2
la precedente lunghezza rappresenta in modo approssimato la lunghezza equivalente da adottare nel
calcolo delle cadute di pressione; il fattore tiene conto in modo approssimato del fatto che le
portate di vapore e di liquido relative allunit di lunghezza variano lungo i tratti Le ed Lc per effetto
dellevaporazione e della condensazione; la portata di ciascuna fase costante solo sulla lunghezza
La del tratto adiabatico.
Nl =

l
l

questo parametro un indicatore delleffetto combinato delle differenti propriet fisiche


(nellordine, a partire dal numeratore si hanno la tensione superficiale, la densit del liquido, il
calore di vaporizzazione e la viscosit del liquido).
Le precedenti espressioni si ricavano uguagliando la massima prevalenza capillare con le cadute di
pressione delle due fasi calcolate con le relazioni seguenti:

p l =

l Wl L eff
L 1
, p v = f v eff v Vv2
D h ,v 2
K w A w l

dove:
fv

fattore dattrito del deflusso della fase vapore

Wl

portata in massa della fase liquida

l ,v v,l

densit del vapore e del liquido

Vv

velocit del vapore

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Heat pipes

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con:
fv =

64 v
64
=
Re v v Vv D h ,v

Vv =

Wv
e Wv = Wl
vAv

Si pone infine:
p l = F

2
rc

Q max = Wl
Come risulta dalle precedenti formulazioni, il modello si basa sullipotesi che il deflusso della fase
vapore sia laminare e sviluppato e quindi calcolabile con lusuale espressione valida per il moto
laminare in un condotto; per la caduta di pressione del liquido nella matrice porosa si utilizza invece
la legge di Darcy in forma unidimensionale, illustrata nellappendice sul deflusso nei mezzi porosi.
Tra le semplificazioni del modello oltre a quelle gi citate (uso di unespressione approssimata per
il calcolo della lunghezza efficace, ipotesi di deflussi sviluppati), si cita luso di propriet costanti
dei fluidi, prescindendo dalle piccole variazioni locali della pressione e dagli eventuali piccoli
surriscaldamenti del vapore e sottorafreddamenti del liquido.
Il precedente modello, con opportune modifiche delle correlazioni, pu essere applicato anche al
caso del deflusso turbolento del vapore; la condizione di deflusso turbolento della fase vapore si
pu verificare per elevate velocit del vapore, in presenza di densit molto basse.
Il modello pu anche essere modificato per la configurazione geometrica con scanalature; in tal
caso la perdita di pressione del liquido diventa quella di un deflusso in una corona di piccoli canali
collegati in parallelo. A questultimo caso si riferisce il diagramma della figura che segue, in cui in
ordinata riportato il prodotto della potenza per la portata e in ascissa la temperatura; il fluido
refrigerante ammoniaca, allinterno del suo campo di impiego; come si pu osservare, esiste una
temperatura intermedia alla quale il prodotto presenta un massimo.

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Esempio di capacit di trasferimento del calore di heat pipes in funzione della temperatura

Lespressione della potenza qui esaminata mette in evidenza che il prodotto della potenza per la
lunghezza , a parit degli altri parametri, costante.
Si pu quindi osservare che al crescere della lunghezza e quindi della distanza tra levaporatore e il
condensatore, diminuisce la potenza trasferibile.
Per ovviare a questo inconveniente, sono stati sviluppati dispositivi concettualmente simili agli heat
pipes, ma pi complicati, denominati CPL (Capillary Pumped loop) ed LHP (Loop Heat Pipe),
rappresentati schematicamente nelle figure che seguono. Lidea base del progetto di questi
componenti quella di collegare levaporatore e il condensatore mediante normali tubi, anzich con
il tratto adiabatico realizzato con la struttura porosa; cos possibile ridurre le perdite di pressione
nel tratto adiabatico, potendo cos posizionare levaporatore e il condensatore a distanze maggiori
della lunghezza di un normale heat pipe e con condotti che possono eventualmente essere ripiegati
(questultimo aspetto interessa in particolare le applicazioni aerospaziali).
A differenza dei normali heat pipe, i circuiti CPL ed LPH possono presentare difficolt di messa in
esercizio; mentre ad esempio un heat pipe a condotti scanalati entra immediatamente in funzione
non appena posto in prossimit di una sorgente di potenza (ad esempio acqua calda) e di un pozzo
(ad esempio laria ambiente), un circuito CPL o LHP richiede una specifica procedura di
avviamento.
Data la loro maggiore complessit e il progetto pi recente, i circuiti CPL ed LHP sono a tuttoggi
oggetto di ricerca.

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Esempio di circuito LHP (Loop Heat Pipe)

Heat pipes

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Heat pipes

Esempio di circuito CPL (Capillary Pumped Loop)

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Cenni sul deflusso e sullo scambio termico nei mezzi porosi BOZZA
Si accenna in questa parte al deflusso e allo scambio termico nei messi porosi, mettendo essenzialmente
in evidenza alcuni elementi che intervengono nello studio degli Heat Pipe; al riguardo occorre tuttavia
osservare che lo studio del deflusso nei mezzi porosi trova, da lunga data, applicazioni di vario tipo e in
campi completamente diversi ( il caso, ad esempio, delle applicazioni nellambito dellingegneria
idraulica).
Per mezzo poroso si intende una struttura solida con dei vuoti tra di loro comunicanti, caratterizzata da
una porosit pi o meno elevata, definita dal rapporto tra il volume dei vuoti e il volume complessivo.
Tipici valori della porosit sono i seguenti:
sabbia

31 50 %

mattone

15 34 %

terreno

43 54 %

Per le applicazioni agli heat pipes si utilizzano strutture porose realizzate artificialmente, che possono
essere sia omogenee che disomogenee, con porosit dipendenti dalle caratteristiche geometriche e dal
processo di fabbricazione. Una tipica struttura porosa realizzata artificialmente quella costituita da
sfere di dimensioni molto piccole (anche decimi o centesimi di millimetro), unite tra di loro mediante
un processo di brasatura in forno, che produce fusione e saldatura locale nei punti di contatto.
Deflusso nei mezzi porosi e legge di Darcy
Per un deflusso isotermo, orizzontale e unidimensionale, il legame tra la portata e la caduta di pressione
per unit di lunghezza dovuta alla resistenza viscosa subita dal fluido nel passaggio attraverso la
struttura porosa, espresso dalla legge di Darcy, valida per moto laminare:

Q=

K A dp
dx

nella precedente formulazione si ha:


Q

portata in volume, m3/s

viscosit dinamica, kg/(m s)

area della sezione retta, normale alla direzione x del deflusso, m2; larea complessiva,
comprendente sia la parte piena che i pori

pressione, Pa

coordinata nel verso del moto attraverso il mezzo poroso, m

permeabilit, m2 (considerando le dimensioni dei vari termini, si verifica che


dimensioni di unarea)

K ha le

Qualora sia nota la portata, la precedente relazione pu essere utilizzata per calcolare il gradiente di
pressione; occorre a questo scopo tenere presente che per deflusso lungo una direzione verticale o
inclinata di un angolo interviene anche il contributo dellelevazione, secondo la relazione seguente:

Q=

K A dp

+ g sen
dx

La precedente formulazione si ottiene considerando la portata diretta nel verso positivo dellasse x e
langolo rappresentato nella figura che segue:

x
area A

mezzo
poroso

dx
dz

La caduta di pressione dovuta allattrito viscoso espressa dalla formulazione di Darcy:


Q
dp
=

KA
dx attrito
ad essa si aggiunge la variazione di pressione dovuta al campo di gravit:

(dp)elev = g dz = g dx sen

dp
= g sen
dx elev

La variazione totale di pressione data dalla somma dei due contributi:


dp dp
Q
dp
=
+ =
g sen
dx dx attrito dx elev
KA
Portando al primo membro la portata Q si ottiene:

Q
dp
= g sen
KA
dx

Q=

K A dp

+ g sen
dx

La precedente relazione si pu anche esprimere introducendo la velocit superficiale V definita dal


Q
rapporto V =
(V non la velocit media effettiva del fluido riferita allarea della sezione retta delle
A
porosit, ma la velocit del fluido riferita convenzionalmente allarea complessiva A).

Con riferimento alla velocit superficiale V, si ha:


V=

K dp

+ g sen .
dx

Si riportano ora le equazioni per deflusso non unidimensionale in coordinate cartesiane, con la
coordinata z verticale e rivolta verso l'alto; in questo caso, la pressione viene messa in relazione con
le velocit superficiali Vx, Vy e Vz relative alle direzioni degli assi.
Nellipotesi che la permeabilit K sia indipendente dalla direzione, si hanno le seguenti tre relazioni di
Darcy:

Vx =

K p
,
x

Vy =

K p
,
y

Vz =

K p

+ g
z

Ai fini delle applicazioni, occorre osservare che la validit della legge di Darcy limitata a valori di un
numero di Reynolds appositamente definito non superiore allunit. Il numero di Reynolds espresso
in funzione della velocit superficiale V e del parametro geometrico dp rappresentativo delle
dimensioni delle porosit. La validit della legge di Darcy pertanto limitata dalla condizione
seguente:
Re =

V dp

<1

Applicazioni della legge di Darcy

Due tipiche applicazioni della legge di Darcy in configurazioni geometriche semplici, ma utilizzabili
nel calcolo degli heat pipes, sono riportate qui di seguito.
Deflusso monodimensionale stazionario lineare con gradiente di pressione costante
Il deflusso orizzontale e unidimensionale e si realizza tra una sezione iniziale a pressione p 1 e una
sezione finale a pressione p2; tra le due sezioni, poste alla distanza L nella direzione del moto, larea
di deflusso costante e pari ad A.
Si trascurano le variazioni di pressione che si verificano sulla sezione retta di area A per effetto della
gravit. Dalla legge di Darcy si ricava:

Q=

K A p1 p 2

Se la direzione del deflusso non orizzontale, alla differenza di pressione calcolata con la precedente
relazione occorre ancora aggiungere quella dovuta al campo di gravit.
Deflusso monodimensionale stazionario in coordinate cilindriche
Considerando, in geometria cilindrica, un deflusso unidimensionale in direzione radiale, si pu
applicare la legge di Darcy ad una superficie cilindrica di raggio r ed altezza H, attraversata dalla

portata in volume Q distribuita uniformemente su tutta la superficie cilindrica di area


trascurando leffetto della gravit, si ha:
Q=

2rH;

K 2 r H dp

dr

ricavando la pressione ed integrando tra i raggi r1 ed r2, nellipotesi che la portata in volume Q sia
costante, si ottiene:

Q=

2 K H (p1 p 2 )
r
n 1
r2

p1 e p2 sono le pressioni in corrispondenza ai raggi r1 ed r2. Questa relazione tiene conto della sola
resistenza viscosa e trascura, oltre alla variazione di pressione gravitazionale, anche quella dovuta alla
variazione del flusso di quantit di moto subita dal fluido nel passaggio dalla sezione di raggio r1 alla
sezione di raggio r2.
Spesso gli heat pipes sono realizzati con matrici porose inserite in condotti cilindrici; in tale
K A p1 p 2
pu essere utilizzata per un calcolo
configurazione geometrica, la formulazione Q =

L
approssimato della caduta di pressione subita dal liquido nella matrice porosa in direzione assiale,
2 K H (p1 p 2 )
mentre la Q =
utilizzabile per il calcolo della caduta di pressione in direzione
r1
n
r2
radiale.
Esempio di calcolo della permeabilit per una struttura porosa costituita da microcanali di
raggio R

La permeabilit K di una struttura porosa pu essere in generale determinata sperimentalmente


mediante la legge di Darcy, misurando la caduta di pressione corrispondente ad una portata assegnata.
Nei casi in cui la configurazione geometrica sia sufficientemente semplice e regolare, possibile il
calcolo teorico della permeabilit.
Il caso pi semplice quello di un condotto cilindrico di raggio R e diametro d = 2R, e di lunghezza
tale che il deflusso al suo interno, supposto laminare, si possa ritenere sviluppato.
La sezione retta del condotto circolare non , di fatto, una struttura porosa, in quanto completamente
libera per il passaggio del fluido. Si tratta comunque di una configurazione geometrica di riferimento,
il cui interesse motivato pi oltre.
Per trattare il condotto cilindrico come una struttura porosa e determinarne la permeabilit, occorre
uguagliare la caduta di pressione per attrito espressa dallusuale formulazione valida per moto laminare
che utilizza il fattore dattrito, con quella data dalla legge di Darcy. Dalluguaglianza delle due

espressioni della caduta di pressione si ricava poi lespressione analitica della permeabilit in funzione
del diametro del condotto.
Indicando con x la coordinata assiale, si ha:
dp
1 V2
= f B
dx
d 2
d il diametro del condotto cilindrico, la densit del fluido, supposta costante e V la velocit
media del fluido nella sezione retta del condotto circolare.
Introducendo lespressione del fattore dattrito valida per moto laminare sviluppato, si ha:

fB =

64
Re

con Re =

Vd

Sostituendo lespressione del fattore dattrito, si ottiene:


32 V
dp
=
d2
dx I
Dalla legge di Darcy

Q=

K A dp
dx

con A =

d2
e Q = V A , si ricava
4

V
dp
=
K
dx II

dp dp
Ponendo = si ottiene:
dx I dx II
K=

d2 R 2
=
32
8

La configurazione geometrica del condotto circolare non corrisponde, come gi detto, ad una vera
struttura porosa, ma lespressione ottenuta mette in evidenza la dipendenza della permeabilit dal
diametro del condotto.

Assimilando i condotti presenti in una vera struttura porosa a condotti circolari equivalenti di diametro
d2 R 2
d, si pu utilizzare la relazione K =
=
per una stima dellordine di grandezza delle
32
8
permeabilit.
Nella tabella seguente riportata la permeabilit K calcolata con la precedente relazione per differenti
valori del diametro d; come si pu osservare, a dimensioni delle porosit comprese tra un decimo e un
millesimo di millimetro, corrispondono permeabilit dellordine di 10-10 m2 10-14 m2.
d [m]
K [m 2 ]
1,0E-02
3,1E-06
1,0E-03
3,1E-08
1,0E-04
3,1E-10
1,0E-05
3,1E-12
1,0E-06
3,1E-14

La configurazione geometrica del condotto circolare mette quindi in evidenza che la permeabilit
dipende dallarea libera disponibile per il deflusso e che i suoi valori numerici sono sempre molto
piccoli, essendo pari al valore numerico di unarea molto piccola.
Tra le altre configurazioni geometriche per cui stata espressa la permeabilit per via teorica si citano i
letti di sfere, rimandando a testi e manuali per le relative formulazioni.

05/06/2005

Trasporto di massa

137

Cenni sul trasporto di massa BOZZA


Si accenna in questa parte al trasporto di massa di tipo diffusivo, che si verifica in presenza di gradienti
di concentrazione nellambito di una miscela di gas o di liquidi; questo processo differisce dal trasporto
convettivo legato ai campi di velocit dei deflussi laminari e turbolenti studiato nellambito della
meccanica dei fluidi, e pu ad esso essere sovrapposto o essere accelerato dai processi di mescolamento
turbolento. Lo studio dei fenomeni diffusivi di notevole importanza in tutte le applicazioni in cui
sono presenti miscele di differenti sostanze liquide o aeriformi, quali ad esempio lo studio della
diffusione di inquinanti, e lanalisi della condensazione di vapori in presenza di incondensabili.
Legge di Fick della diffusione
Si considerano due recipienti separati da un setto, contenenti due gas differenti, indicati come gas A e
gas B.

Rimuovendo il setto, si verifica un processo di diffusione tra i due gas, che si conclude quando la
concentrazione dei due gas diventata uniforme. Il rateo di diffusione del gas A, con riferimento al
trasferimento di massa che si verifica nella direzione x, dato dalla legge di Fick:
&A
m
C
= D A
A
x

nella precedente relazione si ha:

&A
m

flusso di massa del gas A che attraversa larea A normale alla direzione x, espressa in kg/s;

CA

concentrazione del gas A, espressa in kg/m3

costante di proporzionalit, detta coefficiente di diffusione di massa, espressa in m2/s

&A
m

A
equivalente alla portata specifica indicata usualmente con G; la differenza sostanziale dovuta al fatto
che nel caso del moto dei fluidi nei condotti la portata specifica G in genere associata a variazioni di
&A
m
pressione lungo il condotto, mentre la portata per unit di superficie
qui considerata unicamente
A
dovuta ai gradienti di concentrazione e non quindi funzione della pressione.

Con riferimento alle definizioni date nellambito del moto dei fluidi, si pu osservare che

05/06/2005

Trasporto di massa

138

Si pu osservare che lequazione di Fick ha la stessa struttura delle equazioni che esprimono il flusso di
T
q
calore di conduzione nella direzione x dovuto al gradiente di temperatura
nella direzione
x
A x
u
nella direzione y
x , e lo sforzo di taglio agente nella direzione x, dovuto al gradiente di velocit
y
normale alla direzione della velocit u:
T
u
q
, =
= k
x
y
A x
nelle precedenti relazioni k e rappresentano rispettivamente la conducibilit termica e la viscosit
dinamica.
Dal punto di vista fisico, la diffusione di massa pu essere messa in relazione con landamento della
concentrazione visualizzato nella figura seguente, dove rappresentato landamento della
concentrazione CA in funzione di x:

flusso di massa dovuto al


gradiente della concentrazione

CA

> concentr.

< concentrazione
x

Con riferimento alla figura, si pu suddividere lintervallo delle x in due regioni; dato landamento
della concentrazione, decrescente verso destra, ne risulta una maggiore concentrazione nella regione di
sinistra. Assumendo che il numero di molecole che attraversa il piano che separa le due regioni per
effetto del loro moto casuale sia funzione crescente della concentrazione, si deduce che maggiore il
flusso di molecole che attraversano il piano dalla sinistra, rispetto a quelle che lo attraversano da destra.
Si ha quindi un flusso netto di molecole nel verso delle concentrazioni decrescenti; la legge di Fick
afferma che tale flusso proporzionale al gradiente della concentrazione.
Dalla teoria cinetica dei gas, si deduce che il fenomeno della diffusione dipende dalla velocit delle
molecole e che quindi il coefficiente di diffusione dipenda dalla temperatura, in quanto essa legata
alla velocit media delle molecole.
Considerando la diffusione dei gas A e B, si pu dimostrare che vale la relazione :
DAB = DBA = D

05/06/2005

Trasporto di massa

139

Per il coefficiente di diffusione di due gas, indicati con A e B, stata sviluppata la seguente
formulazione semiempirica:

D = 435.7

T3/ 2
p(V

1/ 3
A

1/ 3 2
B

+V

1
1
+
MA MB

in questa relazione si ha:


D
T
p
VA, VB
MA, MB

coefficiente di diffusione, espresso in cm2/s


temperatura in K
pressione totale del sistema (somma delle pressioni parziali dei gas A e B, in Pascal
volumi molecolari dei componenti A e B, da calcolarsi utilizzando la tebella dei volumi
atomici riportata qui di seguito
pesi molecolari dei componenti

La precedente equazione di validit generale, ma non deve essere utilizzata quando siano
direttamente disponibili dati sperimentali, pi accurati dei valori ottenibili dalla formulazione. Si pu
ad esempio verificare il valore del coefficiente di diffusione D per CO2 in a aria a pressione
atmosferica e alla temperatura di 25 C; unapposita tabella riporta un coefficiente di diffusione di
0.164 cm2/s, mentre la formulazione precedente con VCO2 = 34, MCO2 = 44, Varia = 29.9, Maria = 28.9
fornisce un coefficiente di diffusione di 0.132 cm2/s, con uno scarto tra i due valori di circa il 25%.
La formulazione della legge di Fick precedentemente riportata fa riferimento alla concentrazioni in
massa e la flusso di massa; in alternativa, la legge di Fick pu essere espressa con riferimento ai flussi e
alle concentrazioni molari. Nel caso particolare dei gas ideali la legge di Fick pu essere espressa
utilizzando le pressioni parziali.
La concentrazione del gas A coincide infatti con la sua densit A , data da:

05/06/2005

CA = A =

Trasporto di massa

140

pA
p M
= A A
R AT
R 0T

R0
MA
essendo R0 la costante universale dei gas ed MA la massa molecolare del gas considerato.

dove la costante RA data da: R A =

Sostituendo lespressione della densit nella legge di Fick, si ottiene:


&A
C
m
M p A
= D A = D A
x
A
R 0 T x

Coefficiente di trasferimento di massa

La corrispondenza formale tra la legge di Fick e le leggi elementari che esprimono il flusso di calore e
lo sforzo di taglio supporta lesistenza di unanalogia tra i differenti fenomeni di trasporto. In tal senso
stato definito il coefficiente di trasferimento di massa hDA, analogo a quello di trasferimento del
calore, espresso dalla relazione seguente:

& A = h DA A(C A1 C A 2 )
m
& A ancora il flusso di massa diffusivo, espresso in kg/s ed A larea attraverso cui la massa
dove m
fluisce; secondo questa espressione il flusso di massa non per pi correlato al gradiente della
concentrazione, bens alla differenza tra le concentrazioni CA1 e CA2 corrispondente a due differenti
posizioni nella regione considerata.
Questo coefficiente di scambio appare essere lanalogo del coefficiente di scambio termico; il flusso di
massa corrisponde al flusso di calore per unit di tempo, il coefficiente di diffusione di massa al
coefficiente di scambio termico e la concentrazione alla temperature.
Le dimensioni del coefficiente di diffusione di massa hDA sono quelle di una velocit, ossia m/s.
Il coefficiente di diffusione di massa pu essere espresso, mettendolo in relazione con la legge di Fick.
Si considera a titolo di esempio il caso monodimensionale con un andamento lineare della
concentrazione CA. Indicando con x lo spessore dello strato e con CA2 e CA1 le concentrazioni ai
suoi estremi e tenendo conto dellandamento lineare della concentrazione, si ha:
& A = D A
m

C A
C C A1
= D A A 2
= h DA A(C A1 C A 2 )
x
x

Dalla precedente uguaglianza si ottiene:


h DA =

D
x

05/06/2005

Trasporto di massa

141

Si pu osservare che questa espressione analoga a quella che esprime il coefficiente di scambio
termico nellambito di trattazioni monodimensionali in cui si considera uno strato di liquido o di
vapore; in tali trattazioni il coefficiente di scambio termico viene espresso dal rapporto tra la
conducibilit termica e lo spessore dello strato di liquido o di vapore.
Analogia tra gli strati limite termico, della velocit e della diffusione di massa

Viene definito, per le concentrazioni e la diffusione di massa, uno strato limite analogo a quello termico
e a quello delle velocit.
Si considera il caso bidimensionale stazionario di uno strato limite adiacente ad un piatto, con
riferimento alle coordinate x ed y indicate nella figura che segue.

direzione prevalente del moto del fluido, velocit V , temperatura T , concentrazione C A


y

strato limite
u

Si assume che la velocit del fluido sia caratterizzata dalle componenti u e v.


Lo strato limite delle velocit indica la regione in cui si ha la transizione tra la velocit V e la
velocit nulla alla parete.
Lo strato limite termico la regione in cui la temperatura passa dal valore
indisturbata al valore della temperatura di parete.

della corrente

Lo strato limite della diffusione di massa quello in cui la concentrazione passa dal valore indisturbato
C A ad un diverso valore alla parete.
Lestensione dei tre strati limite non in generale la stessa (si in particolare gi visto che il rapporto
tra gli spessori degli strati limite termico e delle velocit funzione del numero di Prandtl ed i due
strati limite hanno uguale spessore quando il numero di Prandtl pari ad uno)
k

la viscosit cinematica e con =


la diffusivit termica, si hanno le
cp

seguenti espressioni degli strati limite della velocit e termico:

Indicando con

05/06/2005

Trasporto di massa

142

u
u
2u
+v
= 2
x
y
y

strato limite delle velocit

strato limite termico

T
T
2T
u
+v
= 2
x
y
y

Rimandando alla parte sullo strato limite per le ipotesi semplificative su cui si basano le due equazioni
precedenti, si ricorda che il numero di Prandtl dato dal rapporto tra la viscosit cinematica (diffusivit
molecolare della quantit di moto) e la diffusivit termica:
Pr =

c p
=
k

Per la diffusione si pu ricavare unequazione analoga alle precedenti per la concentrazione CA del
componente A, che fa ancora riferimento alle stesse coordinate x ed y, sotto le seguenti ipotesi:
 si ha moto laminare con le componenti u e v della velocit
 la componente u molto maggiore della v
 nella direzione y (dove si verificano i pi elevati gradienti di concentrazione) il trasporto di massa
sia diffusivo che convettivo (dovuto al campo di velocit)
 nella direzione x il trasporto di massa unicamente convettivo (dovuto al campo di velocit)

strato limite diffusivo

C A
C
2CA
+v A =
x
y
y 2

La precedente equazione si ricava considerando i flussi di massa diffusivi e convettivi con riferimento
al volume di controllo infinitesimo rappresentato nella figura che segue.

massa uscente / tempo

C
v
C A + A dy v + dy
y
y

massa uscente / tempo

C

D dx C A + A dy
y
y

dy
massa uscente / tempo
C
u

C A + A dx u + dx
x
x

massa entrante / tempo


C A u dy

dx
massa entrante / tempo
C A v dx

massa entrante / tempo

D dx

C A
y

05/06/2005

Trasporto di massa

143

Poich il regime stazionario, la somma dei flussi di massa entranti nel volume infinitesimo deve
essere uguale alla somma dei flussi di massa uscenti, considerando linsieme dei contributi convettivi e
diffusivi. Si ha perci:
C A u dy + C A v dx D dx

C A
C
C
u
v

= C A + A dx u + dx dy + C A + A dy v + dy dx +
y
x
x
y
y

C

D dx C A + A dy
y
y

Semplificando e trascurando gli infinitesimi di ordine superiore, si ottiene lequazione dello strato
limite diffusivo precedentemente riportata.
Numeri adimensionati rappresentativi dellanalogia tra il trasporto di massa, calore e quantit di
moto

In analogia alla definizione del numero di Prandtl, si definiscono i numero di Schmidt e Lewis, che
sono rispettivamente rappresentativi del legame tra il profilo della concentrazione e quelli della velocit
e della temperatura:
numero di Schmidt

Sc =

numero di Lewis

Le =

Essi intervengono nei problemi in cui si verificano simultaneamente fenomeni di diffusione e


trasferimento della quantit di moto o del calore.
Esempi di correlazioni empiriche per il calcolo del coefficiente di trasferimento di massa

La similitudine tra le equazioni che descrivono il trasferimento di massa, calore e quantit di moto ha
suggerito una possibile similitudine delle correlazioni empiriche per il calcolo del coefficiente di
trasferimento di massa con le correlazioni per il calcolo del coefficiente di scambio termico.
Si riporta a titolo di esempio una correlazione che fornisce il coefficiente di trasferimento di massa per
la vaporizzazione di liquidi in aria allinterno di colonne circolari di diametro d, nelle quali il liquido
bagna la parete e laria percorre la colonna in circolazione forzata. Il coefficiente di scambio di massa
appare nella correlazione in forma adimensionata, allinterno del numero di Sherwood, che lanalogo
del numero di Nusselt:
numero di Sherwood

Sh =

h Dd
D

05/06/2005

Trasporto di massa

144

Esso viene espresso in funzione dei numeri di Reynolds e di Schmidt. La correlazione ha una struttura
analoga a quelle tipiche per il calcolo del coefficiente di scambio termico in convezione forzata, quale
ad esempio la correlazione di Dittus - Boelter:
h Dd
u md
= 0.023

0.83

0.44

Nel numero di Reynolds appaiono la velocit u m , la densit e la viscosit della miscela aria /
vapore; si pu osservare che gli esponenti non sono molto differenti da quelli dellequazione di Dittus
- Boelter e il coefficiente esattamente uguale.
La correlazione applicabile nei seguenti intervalli dei numeri adimensionati:
2000 < Re d =

u md

< 35000 ,

0.6 < Sc =

< 2 .5

E stata anche estesa lanalogia di Reynolds con la correzione del fattore j di Colburn, per il calcolo
del coefficiente di scambio termico h nel deflusso in tubi, data dalla relazione seguente, dove fB il
fattore dattrito di Blasius:
h
cp u m

Pr 2 / 3 =

fB
8

La corrispondente formulazione per il trasporto diffusivo di massa la seguente:


hD 2/3 fB
Sc =
um
8

Si riportano anche le seguenti espressioni, anche queste analoghe alle corrispondenti formulazioni per il
calcolo del coefficiente di scambio termico, valide per il deflusso laminare e turbolento su piastre
piane, dove f indica il fattore dattrito di Fanning e u la velocit indisturbata al di fuori dello strato
limite:
moto laminare

h D 2/3 f
Sc = = 0.332 Re x1/ 2
u
2

moto turbolento

h D 2/3 f
Sc = = 0.0296 Re x1 / 5
u
2

Il numero di Reynolds Rex calcolato utilizzando la velocit u e la coordinata x relativa alla


direzione del moto lungo la piastra.

05/06/2005

Trasporto di massa

145

Quando sono simultaneamente presente lo scambio termico e di massa, pu essere utile mettere in
relazione i corrispondenti coefficienti di scambio; diventa cos possibile calcolare il coefficiente di
scambio di massa conoscendo il coefficiente di scambio termico, o viceversa.
Dividendo a membro a membro le formulazioni riportate sopra, relative al tubo, si ottiene:

h
Sc
= cp
hD
Pr

2/3

= cp
D

2/3

= c p Le 2 / 3

Come si pu osservare, il legame tra i due coefficienti di scambio espresso in funzione del numero di
Lewis.

2- LEGGI GENERALI DELLA CONDUZIONE TERMICA


2-1
CONDUCIBILIT TERMICA
Nel paragrafo 1-7-1 stata introdotta la legge fenomenologica di Fourier, che esprime il trasporto di
calore per conduzione in un mezzo continuo, e che, con le ipotesi adottate di monodimensionalit, si
scrive :
dT
q= -kA
(2.1)
dx
dove k rappresenta la conducibilit termica del materiale, che definita come la potenza termica
per unit di area trasferita per conduzione attraverso uno spessore unitario per differenza unitaria di
temperatura:
q/A
k =
(2.2)
(T1 - T2 ) / L
Essa si pu quindi misurare, in linea di principio, misurando la potenza termica areica e il gradiente di
temperatura.
In generale k dipende non solo dalla composizione chimica del mezzo, ma anche dalla struttura
fisica e a volte dallorientamento del campione di materiale relativamente alla direzione del flusso
termico. Il mezzo pu essere infatti non omogeneo (in tal caso k dipende dal punto) e/o non isotropo.
Dipende inoltre dallo stato termodinamico locale(quindi dalla pressione e dalla temperatura). La
dipendenza dalla pressione molto meno rilevante e nella maggior parte dei casi pu essere trascurata.
Materiali omogenei e anisotropi sono per esempio il legno, i solidi cristallini, lardesia, la carne, e
in generale i materiali fibrosi; per esempio k nella direzione delle fibre diverso che nella direzione
perpendicolare. Tra i materiali non omogenei si possono citare la lana di vetro, il sughero e in
generale i materiali porosi nei cui pori contenuto gas o liquido; la conducibilit termica dei materiali
non omogenei costituita da contributi diversi che possono essere dovuti anche alla convezione e/o
allirraggiamento nelle cavit; in tali casi corretto considerare la conducibilit apparente.
Lintervallo di valori che assume la conducibilit molto ampio (figg. 2.1, 2.2): alla temperatura di 300
K si va da 0.015 W / m K per la anidride carbonica, a 429 W / m K per largento puro (k del
diamante raggiunge addirittura 1350 W / m K) e quindi si parla comunemente di buoni e cattivi
conduttori del calore. Nella fig. 2.2 si nota anche che alle bassissime temperature (criogeniche) la
conducibilit termica di alcuni metalli puri, quali il rame, raggiunge valori elevatissimi (pi di 10 000
W / m K a temperature inferiori a 20 K), mentre essa diminuisce per i metalli non puri, i solidi non
metallici e i gas ( ma a 4 K lelio diventa superconduttivo per effetti quantistici).
Per quanto riguarda i meccanismi fisici, che permettono di giustificare anche la dipendenza della
conducibilit termica dalla temperatura, occorre distinguere intanto tra gas, liquidi e solidi.
2-1-1 Conducibilit termica nei gas
La conduzione nei gas e vapori dipende principalmente dal trasporto molecolare di energia cinetica a
causa dei moti molecolari, come gi detto nel paragrafo1-7-1. Quanto pi le molecole sono agitate
pi velocemente trasferiscono energia a quelle vicine, quindi la conducibilit termica k dipende
dalla temperatura. Per gas a bassa temperatura e pressione (vicini ai gas ideali) la teoria cinetica
riesce a prevedere accuratamente i risultati sperimentali, per esempio con la formula
k=

c v V
3

(2.3)
1

dove cv il calore specifico a volume costante, V la velocit media delle molecole, il libero
cammino medio tra le collisioni. Unanalisi pi accurata porta a una costante leggermente diversa da
1/3.

Fig.2.1 Conducibilit termica di varie sostanze


a temperatura ambiente

Fig.2.2 Conducibilit termica di vari


materiali in funzione della
temperatura (tra 10 e 1000K)

Per la dipendenza dalla temperatura nei gas monoatomici, per esempio, sono valide in un intervallo
ampio di temperatura, semplici espressioni del tipo:
k = k0(

T
T0

)n

(2.4)

dove k0 la conducibilit termica alla temperatura T0 e lesponente n dipende dal gas (nellelio per
es. n = 0.7). La conducibilit termica nei gas cresce con la temperatura: nella fig. 2.3 sono
mostrate le conducibilit termica dei gas in funzione della temperatura.

Fig.2.3 Conducibilit termica di alcuni gas comuni in funzione della temperatura


2-1-2 Conducibilit termica nei solidi
Nei solidi omogenei la struttura microscopica pu essere cristallina (come nel quarzo) o amorfa
(come nel vetro) o una mescolanza delle due strutture.
La conduzione nei solidi cristallini dovuta a due componenti: nella prima il trasferimento di energia si
verifica a causa delle vibrazioni molecolari e della struttura cristallina, nella seconda per
diffusione di elettroni liberi. Alle vibrazioni molecolari sono associate delle onde elastiche
stazionarie, chiamate fononi, che si propagano alla velocit del suono; gli elettroni si spostano
attraverso il reticolo cristallino, trasportando sia la carica elettrica che lenergia.
Si pu quindi scrivere che k la somma di due termini:
k = ksc + ke

(2.5)

dove ksc esprime leffetto delle vibrazioni della struttura cristallina e ke la diffusione elettronica.
Nei metalli prevale il secondo termine, che pi grande del primo di due ordini di grandezza, per il
ruolo dominante della diffusione elettronica (k = ke). Per questo motivo i metalli puri che hanno
un gran numero di elettroni liberi hanno una conducibilit termica molto maggiore dei materiali
dielettrici o non metallici (materiali da costruzione, materiali isolanti).
Gli elettroni nel loro movimento incontrano una resistenza sia nella vibrazione della struttura
cristallina, sia nelle impurezze (e nelle imperfezioni quali fessure, microcricche) che possono essere
3

presenti nel metallo, cio interagiscono con urti (scattering) sia coi fononi che con le impurezze. Si
pu esprimere questo meccanismo in termini di resistivit (che il reciproco di ke ) al passaggio del
calore, che la somma di due resistivit (reciproco di kf e ki), perch le due resistenze si possono
considerare in serie (c una analogia tra trasporto di calore e di corrente elettrica):
1/ke = 1/kf + 1/ki

(2.6)

Le due resistivit a secondo membro dipendono solo dalla temperatura assoluta, in accordo con la
teoria della conduzione elettronica, secondo le leggi:
1/kf = af T2 ;

1/ki = ai / T

(2.7)

dove i coefficienti af e ai sono due costanti caratteristiche del metallo.


Dalle relazioni (2.7) si evince che a bassa temperatura la resistenza termica causata principalmente
dalle impurezze, mentre lo scattering fononico diventa importante alle alte temperature.
Se si esplicita la ke usando la (2.6) si ottiene:
ke =

1
af T + ai / T
2

(2.8)

La conducibilit termica, secondo la (2.7) raggiunge un valore massimo a una temperatura assoluta
caratteristica, ottenuta derivando la (2.8) e uguagliando a zero:

T=(

ai
2a f

)1 / 3

(2.9)

Il massimo si sposta verso temperature maggiori allaumentare delleffetto delle impurezze,


espresso da ai , come si nota nella fig. 2.2 per il rame. Il massimo scompare quando le impurezze sono
rilevanti come nelle leghe, quali gli acciai, per le quali prevale la componente della resistivit dovuta
alle impurezze, e con buona approssimazione a temperatura ambiente o minore
ke = T/ ai

(2.10)

Il contributo degli elettroni, come gi detto, permette di stabilire unanalogia tra trasporto di elettricit e
calore, che si traduce nella legge di Wiedemann e Franz:
k

el
T

= L0

(2.11)

dove el la resistivit elettrica del metallo (el = Re Ac / Lc se Re la resistenza elettrica, Ac larea


del conduttore e Lc la sua lunghezza) e la costante di Lorentz una costante universale per tutti i
metalli, che vale:
L0 = 2.45 x 10-8 (V / K)2
(2.11bis)
La relazione (2.11) va molto bene alle bassissime temperature (criogeniche) e alle temperature
molto pi alte della temperatura ambiente, mentre alle temperature intermedie sovrastima i
4

valori sperimentali della conducibilit termica. Per metalli non puri per va abbastanza bene anche a
temperature intermedie, che caratterizzano molte applicazioni. Per le leghe la costante della relazione
(2.10) diversa da quella di Lorenz, tanto pi quanto ci si allontana da un solo componente chimico,
come nelle leghe (tabella in Appendice).
La legge di Wiedemann e Franz permette, tra laltro, di ricavare i valori della conducibilit
termica da misure di resistivit elettrica, semplici e precise. Nella fig. 2.4 sono riportati i valori di k
(T) per alcuni metalli.
Di fatto se lintervallo di variazione della temperatura non molto ampio si pu adottare una legge
lineare:
k(T) = k0 [1 + (T-T0 ]
(2.12)

dove k0 = k (T0), il valore di k alla temperatura T0 e una costante chiamata il coefficiente di


temperatura della conducibilit termica, che varia da materiale a materiale, e pu essere positivo o
negativo.

Fig.2.4 Conducibilit termica per


alcuni metalli comuni

Nel caso di solidi amorfi o vetrosi, senza un a struttura cristallina ordinata, il trasporto di energia
dovuto solo a interazioni molecolari, per cui i valori della conducibilit termica sono molto pi bassi e
crescono con la temperatura(fig.2.2).
Nei materiali ceramici (come quelli da costruzione), composti da ossidi, spesso viene adottata la legge
di Debye:
k = (A/ T ) + B

(2.13)

dove A e B sono coefficienti che variano da materiale a materiale.


2-1-3 Conducibilit termica nei liquidi
Nei liquidi le molecole per un verso sono molto pi vicine che nei gas e quindi risentono delle forze
molecolari, per cui hanno valori di k molto maggiori che nei gas, per laltro, essendosi disgregato il
5

Fig.2.4 bis Conducibilit termica del Ferro e di alcuni acciai al Cr e inossidabile


Influenza delle impurezze

Tabella: Conducibilit termica del ghiaccio e di vari materiali da costruzione


Influenza della densit

reticolo cristallino nella fusione del materiale solido, diventa trascurabile il trasporto di calore dovuto
alle vibrazioni della struttura del cristallo e anche la diffusione elettronica molto minore, anche se pu
essere importante come nei metalli liquidi; quindi i valori della conducibilit termica dei liquidi sono
paragonabili a quelli di alcuni solidi amorfi, e quindi molto minori che nei metalli. Generalmente k
scende con T (fig.2.5), salvo che per lacqua per la quale k presenta un massimo (fig.2.6)

Fig.2.5 Conducibilit termica di


alcuni liquidi comuni

Fig. 2.6 Conducibilit termica


dellacqua

Nei metalli liquidi k pu raggiungere valori di due ordini di grandezza maggiore che nei liquidi
ordinari; questo ne giustifica luso in applicazioni in cui occorre asportare alte potenze termiche, come
in alcune tipologie di impianti nucleari.
2-1-4 Conducibilit termica nei materiali isolanti
Allopposto nei problemi in cui lobiettivo lisolamento termico occorre utilizzare materiali isolanti
con basso valore di k (legno, lana di vetro, polistirolo), nei quali spesso la struttura non
omogenea, perch ci sono pori riempiti di gas, che abbassano la conducibilit termica. In genere la
conducibilit termica dei solidi aumenta con la densit e la presenza di gas nei pori fa diminuire la
densit; al di sotto per di certe densit, al crescere delle dimensioni dei pori, possono sorgere dei moti
convettivi che fanno aumentare la conducibilit termica apparente. Potrebbe anche esserci
irraggiamento allinterno delle cavit: in tal caso la curva k (T) presenta una concavit verso lalto.
La presenza di umidit allinterno di un materiale aumenta la conducibilit termica; in questo caso
lumidit tende a migrare verso le regioni pi fredde, e la conducibilit termica pu cambiare.
In Appendice sono riportate alcune tabelle di valori di conducibilit termica di diversi materiali di uso
comune.
2-2 DERIVAZIONE DELLA EQUAZIONE GENERALE DELLA CONDUZIONE
Anzitutto lequazione 2.1 pu essere scritta in forma vettoriale, con riferimento alla fig. 2.7, dove
sono tracciate le isoterme e le linee di flusso definite come le linee che sono normali in ogni punto alle
isoterme; la maggiore differenza di temperatura per unit di lunghezza si ha nella direzione n
normale alle isoterme:

qs = - k T x n

(2.14)

Fig. 2.7 Superficie isoterme e linee di flusso


in cui T il gradiente della distribuzione di temperatura nel punto P ed n il versore in
direzione perpendicolare alla superficie isoterma passante per P e orientato nel senso delle temperature
decrescenti.
In un riferimento cartesiano:

T =

T
T
T
i+
j+
k
x
y
z

(2.14 bis)

In Appendice riportata la formulazione di T in coordinate cilindriche e sferiche.


8

Si pu anche definire un vettore flusso termico normale alle superficie isoterme passanti per P diretto
verso le temperature decrescenti:
qs = qs n = - k T

(2.15)

In una direzione s che forma langolo con n il flusso termico qss pu essere espresso con la
relazione:
qss = qs n x s

(2.16)

qss = -k T / n cos = -k T / s

(2.17)

Quindi in modulo

In coordinate cartesiane si pu pertanto esprimere ogni componente nelle direzioni x, y e z come:


qsx= -k T / x

qsy= -k T / y

qsz= -k T / z

(2.18)

Nei solidi anisotropi il vettore flusso termico pu non essere parallelo al gradiente di temperatura
T, il che significa che il flusso termico non perpendicolare alle superficie isoterme, in quanto la
conducibilit termica non la stessa in tutte le direzioni. La legge di Fourier pu essere generalizzata
per i mezzi anisotropi, assumendo che ogni componente del vettore flusso termico qs in ogni punto sia
una combinazione lineare di tutte le componenti del gradiente di temperatura in quel punto. In
Appendice sono riportate le componenti del vettore flusso.
Un modo per ricavare lequazione generale della conduzione, applicata a un volume v contenuto
in un solido (o fluido incomprimibile), racchiuso da una superficie S (fig.2.7), di partire dalla prima
legge della termodinamica, nella forma integrale e supponendo velocit nulla (equazione (1.26)). Sia T
(r,t) la distribuzione di temperatura nel volume v, cp il calore specifico e la densit supposte
costanti, e k( T), la conducibilit termica.

Fig. 2.8 Volume e superficie di controllo

La potenza per unit di volume qv pu essere generata o da passaggio di corrente elettrica nel volume
di controllo o direttamente allinterno per reazioni chimiche o nucleari.
Lenergia del sistema e in questo caso coincide con lenergia interna u e la derivata rispetto al
tempo pu essere messa allinterno dellintegrale:

(u / t) dv = qcs + qv dv
v

(2.19)

v
9

Per le ipotesi fatte la variazione di energia interna du coincide con la variazione di entalpia dh
e cp = cv = c; quindi:
du = dh = c dT

(2.20)

sostituendo la (2.20) nella (2.19) si ottiene:

c (T / t) dv = qcs + qv dv
v

(2.21)

qcs rappresenta la potenza termica che entra nel volume v attraverso la superficie S e pu essere
espressa :
qcs = - qs x n dS
s

(2.22)

dove qs il vettore flusso termico e n il versore uscente dalla superficie infinitesima dS (fig. 2.7).
La (2.21) diventa:

c (T / t) dv = - qs x n dS
v

qv dv

(2.23)

Per il teorema della divergenza il primo termine a secondo membro pu essere scritto:

qs x n dS = qs dv
s

(2.24)

sostituendo nella (2.23) si ha:

c (T / dt) dv = - qs dv
v

qv dv

(2.25)

che, scritta raggruppando tutto sotto integrale e annullando lintegrando, d:


c (T / t) = -
qs+ qv

(2.26)

Assumendo il solido isotropo il flusso termico sulla superficie pu essere espresso con la legge di
Fourier, che in forma vettoriale si visto che si scrive:
qs = - k T

(2.27)

sostituendo nella (2.25) si ottiene:

10

c (T / t) = (k T)

+ qv

(2.28)

che lequazione generale della conduzione per corpi isotropi.


Si pu anche scrivere:
c (T / t) = k
2 T + k x T + qv

(2.29)

dove x = 2 loperatore Laplaciano. La (2.29) lineare se k dipende solo dallo spazio, mentre se
k dipende anche dalla temperatura non lineare. In questo ultimo caso lequazione si pu linearizzare
con la trasformazione di Kirchhoff (vedi Appendice).
Per corpi omogenei e isotropi k costante e lequazione si riduce a:
c (T / t) = k
2 T + qv

(2.30)

1 / (T / t) = 2 T + qv /k

(2.31)

Dividendo per k si ottiene:

dove = k / ( c) chiamata la diffusivit termica della sostanza.


La equazione (2.31) chiamata equazione di Fourier- Biot.
La diffusivit termica una propriet termofisica, misurata in (m2 / s) nel SI, che importante nei
problemi non stazionari; un alto valore di ha come risultato un trasferimento pi rapido di calore in
un mezzo, e pu derivare da alta conducibilit ( che indica maggiore flusso termico) o da bassa capacit
termica ( che indica che occorre minore energia per aumentare la temperatura del mezzo); ci implica
che una variazione di temperatura sulla superficie di un corpo si propaga al suo interno con
maggiore rapidit quanto pi alta la diffusivit termica. Nella tabella in Appendice sono riportati
i valori di di alcune sostanze comuni.
Se non c generazione interna di potenza o potenza non viene drenata da un circuito elettrico, la eq.
(2.31) diventa (detta equazione della diffusione):
1 / (T / t) = 2 T

(2.32)

mentre altri casi particolari sono lequazione stazionaria, con generazione (detta di Poisson):
2 T + qv /k = 0

(2.33)

e lequazione stazionaria senza generazione (detta di Laplace):


2 T = 0

(2.34)

dove 2 dato nelle coordinate cartesiane da:


2 =

2
2
2
+
+
x 2 y 2 z 2

.
11

(2.35)

Un altro modo di ricavare lequazione generale della conduzione consiste nellapplicare il bilancio di
energia a un volumetto elementare v = x y z (fig. 2.9) sotto le seguenti ipotesi:
- mezzo opaco con propriet fisiche definite e indipendenti dal tempo e con velocit nulla
- variazione del volume trascurabile al variare della temperatura
- generazione di potenza allinterno del volumetto, rappresentata dalla potenza volumica qv
- coordinate cartesiane

Fig. 2.9 Sistema tridimensionale di coordinate cartesiane

Il bilancio energetico, che soddisfa la prima legge della termodinamica, si pu scrivere:

(2.36)
dove q rappresenta il flusso termico qs che entra o esce dalla superficie di controllo:
Prendiamo ad esempio q x : esso pu essere espresso tramite la legge di Fourier della conduzione.
q x = -k

T
x

(2.37)

Analogamente si esprimono q y e q z .
Per i flussi sulle facce opposte si usa la serie di Taylor. Per esempio q x + x dato da:
q x +x = q x +

q x
x
x

(2.38)

Sostituendo la (2.37) nella (2.38) si ottiene:


T T
q x +x = - k
+
k
x
x x x
12

(2.39)

La differenza tra le espressioni date dalla (2.37) e dalla (2.38) d:


q x - q x +x =

T
k
x
x x

(2.40)

Sostituendo nella (2.35) i termini del flusso termico in tutte e tre le direzioni, e dividendo per x y z
si ottiene:
T
T
T
T
k
+
k
+
k
+ qv = c
x x
z z
t
y y

(2.41)

La (2.40) mette in evidenza che ci sono tre termini che competono nel bilancio di energia del
volumetto, che pu essere considerato infinitesimo se x 0:
- il trasferimento netto di energia dovuto alla conduzione attraverso il corpo
- la generazione interna di potenza termica
- linerzia del sistema
La (2.41) coincide con la (2.28).
Lequazione generale della conduzione pu essere ricavata in geometria cilindrica, facendo riferimento
alla figura 2.10:

Fig. 2.10 Sistema tridimensionale di coordinate cilindriche


I flussi termici possono essere espressi come:
(2.42)

13

Facendo il bilancio esattamente nello stesso modo che per le coordinate cartesiane si ottiene:

(2.43)

Di fatti il Laplaciano in coordinate cilindriche si scrive:

(2.44)

Analogamente per le coordinate sferiche:

(2.45)

(2.46)

(2.47)
14

2-3 CONDIZIONE INIZIALE E CONDIZIONI AL CONTORNO


Per calcolare la distribuzione di temperatura in un mezzo occorre conoscerne la forma geometrica, le
dimensioni e le sue propriet termofisiche. Per integrare le equazioni differenziali (2.31) e seguenti
occorre specificare la condizione iniziale:

T(s, t)t0 = T(s)

(2.45)

che esprime la distribuzione di temperatura nel mezzo allistante iniziale.


Bisogna anche specificare le condizioni al contorno, che possono essere distinte in categorie, a
seconda che sulla superficie che delimita il mezzo sia dato: la temperatura, il flusso termico, lo scambio
termico con lesterno (per convezione o irraggiamento), la condizione allinterfaccia.
a) Assegnata la temperatura (condizione al contorno del primo tipo)
Con riferimento alla figura 2.11a, con questa condizione nota la distribuzione di temperatura sul
contorno (per esempio in un riferimento cartesiano):
T(x,y,z,t)c = Tc(t)

(2.46)

Fig.2.11a Condizione al contorno del primo tipo


Come caso particolare la temperatura assume un valore costante o addirittura nullo; in questultimo
caso la condizione al contorno detta omogenea del primo tipo:
T0(t) = 0

(2.47)

b) Assegnato il flusso termico (condizione al contorno del secondo tipo)


Con riferimento alla figura 2.11b, con questa condizione noto il flusso termico, cio, per la legge di
Fourier, il gradiente di temperatura, sul contorno:

-k (T / n )c = qsc

(2.48)

Fig.2.11b Condizione al contorno del secondo tipo


Caso particolare il flusso termico nullo, corrispondente alla condizione di contorno isolato, che viene
anche considerata la condizione al contorno omogenea del secondo tipo.
c) Assegnato lo scambio termico tra il contorno del mezzo e lambiente esterno(condizione al
contorno del terzo tipo). Lo scambio termico pu avvenire per convezione o irraggiamento:
15

c1) Scambio termico per convezione. Con riferimento alla figura 2.11c, tra il contorno e lambiente a
temperatura T lo scambio termico di tipo convettivo; la condizione pu essere espressa con la legge
di Newton:

-k (T / n )c = h [T(x,y,z,t)c - T]

(2.49)

Fig.2.11c Condizione al contorno del terzo tipo(convezione)


dove h il coefficiente di scambio termico. Se h la condizione al contorno del terzo tipo
diventa del primo tipo ( la temperatura sul contorno coincide con quella del fluido).
Caso particolare quello in cui T = 0 (condizione al contorno omogenea del terzo tipo):
-k (T / n )c = h T(x,y,z,t)c

(2.50)

c2) Scambio termico per irraggiamento. Tra il contorno e lambiente a temperatura Te lo scambio
termico di tipo radiativo; la condizione pu essere espressa con la legge:
-k (T / n )c = [T4(s, t)c Te4]

(2.51)

in cui la costante di Stefan- Boltzmann e lemissivit della superficie. Ovviamente la


condizione al contorno non lineare.
d) Assegnata la condizione di scambio termico allinterfaccia tra due mezzi di conducibilit k1 e k2
(condizione al contorno del quarto tipo). Con riferimento alla figura 2.11d si pu scrivere:

(T1 / n ) c
(T2 / n )c
-k1 (T1 / n )c= -k2 (T2 / n )c

(2.52)

Fig.2.11d Condizione al contorno del quarto tipo


Se i due mezzi fossero in perfetto contatto termico la condizione diventerebbe:
T1(s, t)c = T2(s ,t)c

(2.53)

Se il contatto non perfetto c una resistenza termica al contatto di cui occorre tenere conto (come
si vedr nel prossimo capitolo).

16

3- CONDUZIONE TERMICA MONODIMENSIONALE STAZIONARIA


Nel precedente capitolo abbiamo stabilito la formulazione generale dello scambio termico per
conduzione.
In questo capitolo si studiano alcuni semplici problemi nei quali la distribuzione di temperatura e il
flusso termico sono funzioni soltanto della variabile spaziale (problemi stazionari) e il trasporto di
calore pu essere considerato monodimensionale. Numerosi problemi di conduzione termica e diverse
configurazioni geometriche possono essere trattati con un'analisi monodimensionale; per esempio nel
caso di geometria cilindrica i problemi possono essere considerati monodimensionali quando la
temperatura all'interno dei corpi funzione solo dalla coordinata radiale ed indipendente dall'angolo e
dalla distanza assiale.
Inoltre in alcuni problemi bidimensionali l'effetto della seconda coordinata spesso piccolo e tale da
giustificare un'approssimazione del problema con un'analisi monodimensionale.
Per tali problemi la equazione di conduzione del calore pu essere ottenuta direttamente da una delle
forme della equazione generale della conduzione sviluppata nel capitolo precedente, lequazione di
Poisson (ricavata per mezzi omogenei ed isotropi)
2 T + qv /k = 0

(3.1)

trascurando alcuni termini.


L'equazione di conduzione del calore pu anche essere derivata individualmente per ogni problema
sulla base di principi fenomenologici mettendo in luce la fisica del problema.
3.1- CONDUZIONE TERMICA IN ASSENZA DI SORGENTI
3.1.1- Geometria piana (conducibilit termica costante)
A) Condizioni al contorno del primo tipo
Si consideri un piatto di spessore L (fig.3.1) nella direzione x; L sia molto minore delle dimensioni
nelle altre due direzioni.

T1

T2
x
Fig. 3.1 Piatto di spessore L
1

Sulle due facce del piatto le temperature siano T1 e T2. Quindi le condizioni al contorno sono:
T(0) = T1 ;

T(L) = T2

(3.2)

Il trasporto di calore si suppone che avvenga solo nella direzione x.


L'equazione di Poisson in questo caso si riduce all'espressione (equazione di Laplace):
d 2T
=0
dx 2

(3.3)

T(x) = C1 x + C2

(3.4)

2 T =
che integrata, con k costante, d:

C1 = ( T2 - T1) / L;

C2 = T1

(3.5)

T(x) = T1 + ( T2 - T1) x / L

(3.6)

Questo risultato ci permette di calcolare immediatamente la potenza termica dall'equazione di Biot


Fourier:
q = -k A dT / dx = k A ( T1 - T2) / L

(3.7)

qs = -k dT / dx = k ( T1 - T2) / L

(3.8)

e il flusso termico

Lo stesso risultato poteva essere ottenuto osservando la fisica del fenomeno di trasporto del calore.
Definiamo anzitutto un sistema di controllo come mostrato nella figura 3.2. Essendo lo scambio
termico stazionario la applicazione del primo principio della termodinamica, cio la conservazione
dell'energia, in assenza di sorgenti interne di calore, d l'equazione:
q(x) = q(x + x)
q(x + x) = q(x) +

(3.9)
dq
x
dx

(3.10)

dove per x 0 si usata la espansione in


serie di Taylor per esprimere la potenza
termica q(x + x).
Le equazioni precedenti danno:
dq
= 0; d(-k A dT / dx) / dx = 0 (3.11)
dx
che per k e A costanti d la (3.3).

Fig. 3.2 Volume di controllo in geometria piana

Come si vede da questo esempio per formulare un problema dai principi base occorre :
- scegliere un sistema appropriato di coordinate
- definire un volume di controllo appropriato per il problema
- applicare la prima legge della termodinamica per il sistema, cio fare il bilancio termico
- introdurre la legge di Biot Fourier della conduzione termica in modo da ottenere l'equazione
differenziale che governa il fenomeno per la distribuzione di temperatura
- specificare l'origine del sistema di coordinate e stabilire le necessarie condizioni al contorno, e nel
caso di un problema non stazionario, la condizione iniziale per le temperature.
La (3.7) pu anche scriversi:
q = ( T1 - T2) / (L/ k A)

(3.12)

Rt = (L/ k A)

(3.13)

dove

rappresenta la resistenza termica del piatto. Quindi esiste una completa analogia tra il trasporto di
corrente elettrica attraverso una singola resistenza e il trasporto di calore (fig. 3.3); il flusso termico pu
essere espresso come il rapporto tra il salto di temperatura e la resistenza termica.
qs = ( T1 - T2) / Rt

(3.14)

Fig.3.3 Analogia tra scambio termico e


passaggio di corrente elettrica in una
resistenza
Anche nel caso di pareti composte da pi strati si pu utilizzare il concetto di resistenza termica (figura
3.4)

Fig.3.4 Parete composta da pi strati di materiali con differenti conducibilit termiche


3

Con riferimento alla figura 3.4, supponendo che il contatto tra i vari strati sia perfetto e non comporti
variazioni di temperatura all'interfaccia, la potenza termica che attraversa la parete composta si pu
esprimere come il rapporto fra la variazione totale di temperatura tra le facce esterne e la resistenza
termica totale la quale la somma delle resistenze dei singoli strati che quindi vanno considerate in
serie:
q = ( T0 - TL) / Rt

(3.15)

dove:
Rt = Rti;

Rti = Li / (ki A)

(3.16)

B) Condizioni al contorno del terzo tipo


Si consideri il problema dello scambio termico attraverso una piastra piana omogenea che separa due
fluidi, come mostrato nella figura 3.5. Siano noti i coefficienti di scambio termico tra i due fluidi e le
due facce della piastra, h1 e h2.
Le equazioni che esprimono la potenza termica che
passa dal fluido di sinistra al fluido di destra e le
differenze di temperatura tra fluidi e parete e all'interno
della piastra sono rispettivamente :

a)

q = h1 A (T1 - T1)

(3.17)

q = ( T1 - T2) / (L/ k A)

(3.18)

q = h2 A (T2 - T2)

(3.19)

Ricavando le differenze di temperatura e sommandole


si pu scrivere lespressione della potenza termica in
funzione del salto totale di temperatura tra i due fluidi:
q = A (T1 - T2) / (1/ h1 + L/k + 1/ h2 )

b)

(3.20)

Il denominatore rappresenta la resistenza termica totale


che il calore incontra nel passare da un fluido all'altro,
e che si compone di una resistenza interna al corpo,
inversamente proporzionale alla conducibilit termica,
e due resistenze esterne al corpo che il calore incontra
nel passare da un fluido a una parete solida, che sono
inversamente proporzionali al coefficiente di scambio
termico.

Fig. 3.5 Scambio termico attraverso una piastra


piana (a) e una parete composta (b)tra
due fluidi
4

Riferendoci alla figura 3.5 b) si pu utilizzare l'analogia con la corrente elettrica per ricavare la
relazione tra la potenza termica e il salto totale di temperatura tra i due fluidi:
q = A (T1 - T2) / (1/ h1 + Li/ki + 1/ h2 )

(3.21)

Con riferimento alla figura 3.5 a), il flusso termico qs proporzionale al coefficiente di scambio
termico globale H:
qs = H ( T1 - T2 )

(3.22)

1 / H = 1 / h1 + L / k + 1 / h2

(3.23)

Il rapporto tra la resistenza interna e la resistenza esterna viene chiamato numero di Biot:
Bi = h L / k

(3.24)

Il numero di Biot molto usato nei problemi accoppiati di conduzione termica- convezione (quali
quelli delle superficie estese (trattati nel prossimo paragrafo) e soprattutto in condizioni transitorie,
come si vedr dopo. Esso determina l'andamento di temperatura: quando il numero di Biot molto
piccolo (<< 1) prevale la resistenza esterna (convettiva) e la variazione di temperatura si concentra in
essa mentre lo strato solido quasi isotermo; quando invece il numero di Biot grande (>> 1) la
variazione di temperatura si concentra nello strato solido mentre le superficie esterne si trovano
praticamente alla temperatura del fluido (fig. 3.6).

Fig. 3.6 Andamenti della temperatura in uno strato piano a contatto con un fluido per numeri di
Biot molto minori di uno(I) e molto maggiori di uno (II). A destra sono illustrate le situazioni
limite (Bi 0 e Bi )

C) Condizioni al contorno del secondo tipo


Se viene imposto il flusso termico (q s1) su una delle pareti della piastra, e per esempio la temperatura
sull'altra parete (T2), la soluzione si ricava facilmente ed :
T (x) = T2 + (L - x ) q s1 / k

(3.25)

3-1-2 Geometria piana (conducibilit termica dipendente dalla temperatura)


Se la conducibilit termica k dipende dalla temperatura, o pi precisamente se considerare la
conducibilit termica costante porta a un errore significativo, k = k(x) e l'integrazione dell'equazione
differenziale 3. 7, con riferimento alla figura 3. 1, d la seguente espressione:

(3.26)
dove il primo membro viene comunemente chiamato integrale di conducibilit.
possibile calcolare la distribuzione di temperatura se nota la dipendenza funzionale della
conducibilit termica dalla temperatura. Se per esempio la relazione k = k(T) :
k(T) = k0 [1 + (T-T0 ]

(3.27)

L'integrazione della 3. 26 porta alla espressione:


k0 (T1 T2) [1 + /2 (T1 + T2 - 2T0)]= q L / A

(3.28)

In questo esempio essendo l'andamento della conducibilit termica in funzione della temperatura
lineare, si pu introdurre il valore medio km della conducibilit termica nell'intervallo di temperatura
T1- T2:
km = k0 [1 + /2 (T1 + T2 - 2T0)]

(3.29)

q = km A (T1 - T2) / L

(3.30)

La distribuzione di temperatura non pi lineare e dipende dal segno della costante (fig. 3.7)

Fig. 3.7 Distribuzione di temperatura in una piastra avente conducibilit funzione lineare della
temperatura
6

3.1.3- Geometria cilindrica (conducibilit termica costante)

Dalla equazione 3. 44 si deduce che il numero di Biot, calcolato con il raggio critico, uguale all'unit.
Perch esista un raggio critico occorre che il raggio del tubo sia minore del raggio critico; quindi il
numero di Biot, calcolato con il raggio del tubo, deve essere minore dell'unit:
Bi = h r2 /k < 1
In tal caso solo quando il raggio dellisolante supera r3 (fig.3.9 b) diminuisce il calore disperso.
10

3-1-5 Geometria cilindrica (conducibilit termica dipendente dalla temperatura)


Se la conducibilit termica k dipende dalla temperatura, o pi precisamente se considerare la
conducibilit termica costante porta a un errore significativo, la trattazione la stessa fatta per la
geometria piana nel paragrafo 3-1-2: l'integrale di conducibilit e infatti lo stesso. Supponendo, per es.,
la dipendenza della conducibilit termica dalla temperatura lineare e con riferimento alla figura 3. 8, si
ottiene, utilizzando il primo membro della equazione 3.28, lequazione:
T2

- kdT = k0 (T1 T2) [1 + /2 (T1 + T2 - 2T0)] =


T1

r2

2rL dr =
r1

r
q
ln 2
2L r1

In questo caso l'andamento della temperatura con il raggio non quindi puramente logaritmico.
3-1-6 Geometria sferica (sfera cava con conducibilit termica costante)

11

(3.47)

3-2 CONDUZIONE TERMICA CON SORGENTI INTERNE


Problemi di conduzione termica con sorgenti di potenza sono frequenti in diverse applicazioni, per
esempio quando un conduttore percorso da corrente elettrica, la quale genera potenza termica a causa
della resistenza incontrata per effetto Joule (potenza = resistenza elettrica x quadrato della corrente).
Effetti simili sono prodotti da reazioni chimiche nei corpi, in reazioni nucleari nucleari in combustibili
nucleari, cambiamenti di fase. Seguono alcuni esempi monodimensionali in condizioni stazionarie e
supponendo la conducibilit termica indipendente dalla temperatura.
3-2-1 Geometria piana
Si consideri una piastra di spessore 2L (fig.3.10). Si supponga che l'energia interna sia generata
uniformemente nella piastra e sia qv la potenza per unit di volume. Siano note le temperature sulle due
facce della piastra, e per esempio esse siano uguali. Si pu usare l'equazione di Poisson:

12

Supponiamo ora che lo spessore sia L (fig. 3. 11 ) e siano noti sulla faccia di sinistra, per x = 0, il
flusso termico qs1 (condizione del secondo tipo) e la temperatura T1. Si usi in questo caso il bilancio
termico su un volume di controllo di spessore generico x (tratteggiato).

x=0

qs = qs1;

qv A x + qs1A = -k A dT / dx

T = T1

(3.56)
(3.57)

Fig. 3.11 Piastra con generazione interna di calore


e condizione al contorno del secondo tipo
La distribuzione di temperatura presenta un massimo se la derivata dalla temperatura si annulla dentro
la piastra, quindi per x>0. Annullando l'equazione 3. 56 si ottiene la relazione:
xmax = - qs1 / qv

(3.59)

xmax positivo solo se il flusso termico qs1 negativo, quindi orientato nel senso negativo dell'asse x,
cio uscente dalla piastra. Il massimo della temperatura si verifica quindi nel corpo solo se la piastra
raffreddata su entrambe le facce.
Sostituendo la (3.59) nella (3.58), la temperatura massima vale:
2

q
Tmax = T1 + s1
2kq v

(3.60)

Il flusso termico uscente dalla parete di destra, per x = L, qs2 dato (facendo il bilancio termico su
tutta la piastra) da:
qs2 = qs1 + qv L

(3.61)

Supponiamo ora che sulle due facce siano assegnate condizioni al contorno del terzo tipo, di scambio
termico con un fluido esterno a temperatura T; supponiamo per semplicit che si sia perfetta
simmetria, cio i fluidi siano alla stessa temperatura e il coefficiente di scambio termico h sia lo stesso
sulle due facce.
Con riferimento alla figura 3. 12 le condizioni al contorno si scrivono:
13

Fig.3.12 Distribuzione di temperatura in una piastra con generazione interna di calore e condizioni al
contorno del III tipo

dT
) x =0 = 0 ;
dx

-k (

dT
) L = h (T T ) L
dx

(3.62)

La soluzione della equazione di Poisson (3. 50) l'equazione (3. 52); con le condizioni al
contorno(3.62):
C1 = 0;

C2 = qv L2 / 2k + qvL / h + T

(3.63)

Quindi la distribuzione di temperatura espressa da:


(3.64)

E il valore massimo nel centro la piastra dato da:

(3.65)
Mentre la temperatura sulla parete Tw vale:
(3.66)
e il salto di temperatura tra centro piastra e parete vale:

(3.67)
che coincide con la (3. 53).

14

La potenza termica dispersa attraverso la superficie esterna del cilindro di


lunghezza L, uguale a quella generata nellintero elemento e vale:

15

Anche in questo caso, come nell'esempio della piastra piana, se sulle pareti la condizione al contorno
del secondo tipo, se per esempio sul raggio interno del tubo si conosce la potenza scambiata con
l'esterno qi e la temperatura Ti , si pu integrare l'equazione ricavata con il bilancio energetico a un
raggio generico r (fig.3.13 con volume di controllo tratteggiato):
.

Fig. 3.13 Cilindro cavo con generazione interna


di calore
Azzerando la derivata rispetto al raggio si pu facilmente verificare, che si ha un massimo della
temperatura dentro il cilindro cavo solo se le sue pareti sono entrambe raffreddate:
(rmax)2 = (ri)2 -

qL i
q v

(3.78)

Cio se qi diretto verso l'interno del cilindro cavo (quindi negativo).


La potenza lineare uscente dalla parete esterna qLe legata alla potenza qLi e alla generazione qv dalla
relazione:
qv(re2-ri2)+qLi =qLe

3-2-1 Geometria sferica


Si abbia una sfera piena, di raggio R, con generazione interna di calore qv (fig.3.14).

16

(3.79)

17

18

3.4 SUPERFICIE ESTESE (ALETTE)


Nei casi in cui una parete solida a contatto con un fluido con cui scambia calore per convezione e la resistenza maggiore al
passaggio del calore si ha all'interfaccia tra parete e fluido, pu risultare conveniente aumentare la superficie di scambio se
si vuole aumentare la potenza trasmessa dalla parete al fluido, poich la resistenza termica totale condizionata dalle
resistenze pi grandi.
La convenienza si ha quindi quando il coefficiente di scambio termico parete-fluido basso, mentre non c' alcuna
convenienza se lo scambio termico convettivo buono e la resistenza termica interna a alla parete solida dello stesso
ordine di grandezza della resistenza esterna.
Analogamente nello scambio termico tra due fluidi separati da una parete solida, i coefficienti di scambio termico
convettivo sulle due facce della parete possono essere molto diversi tra di loro; in tal caso pu essere conveniente estendere
la superficie, alettare, sulla faccia dove il coefficiente di scambio termico minore. Questo viene fatto in applicazioni quali:
gli scambiatori acqua-gas nei quali lo scambio termico viene realizzato tramite tubi circolari alettati all'esterno, lato gas, i
cilindri dei motori motociclistici raffreddati ad aria, i dispositivi di dispersione del calore delle apparecchiature elettroniche,
i generatori di vapore a recupero degli impianti al ciclo combinato, le barrette di combustibile nucleare dei primi reattori
gas-grafite.
L'aumento della superficie di scambio pu essere ottenuto per esempio per mezzo di alette applicate sulla superficie solida.
Laumento dalla potenza termica scambiata non ovviamente proporzionale all'aumento della superficie di scambio
termico, dal momento che la temperatura della parete sulla superficie estesa varia man mano che ci si allontana dalla
superficie solida; per esempio, se la parete pi calda del fluido, la temperatura diminuisce lungo laletta, e quindi la
potenza scambiata tra il solido e il fluido diminuisce man mano che ci si allontana dalla superficie solida.
Nel seguito saranno espresse le relazioni tra la potenza scambiata attraverso la superficie solida e la differenza di
temperatura tra la parete e il fluido; per impostare questo problema si far riferimento a una barra di sezione costante
applicata sulla parete solida.
3-4-1 Barra di sezione costante

Se si conosce l'efficienza, detta anche rendimento, delle alette, qualsiasi sia la loro geometria, si pu calcolare la potenza
termica smaltita dallaletta, moltiplicando l'efficienza per la potenza termica che sarebbe scambiata dalla superficie della
aletta se si trovasse tutta alla temperatura della base T0 (eq.3.97).
Un altro parametro che viene comunemente utilizzato il rapporto tra la potenza scambiata dall'aletta e quella scambiata
dalla superficie senza alette in corrispondenza dell'area A. Questo parametro viene chiamato efficacia, deve essere maggiore
dell'unit quanto pi grande pi conveniente alettare la superficie:
Efficacia

q
hA 0

(3.101)

3-4-3 Convenienza delle alette e aletta ottima di peso minimo


Il calcolo dell'efficacia con la formula precedente permette di valutare la convenienza di alettare una superficie. Pi in
generale per valutare la convenienza si pu utilizzare questo metodo:
si consideri l'espressione della potenza dissipata dall'aletta usando la formula (3.94), ricavata ponendo che l'aletta scambi
potenza alla punta (si supponga anche che il coefficiente di scambio termico sia uguale dappertutto);
si derivi questa espressione e la si uguagli a zero:

Dopo qualche passaggio si ottiene:

Il risultato finale il seguente:

Ovvero il numero di Biot, calcolato con la met dello spessore della aletta, uguale a 1:

Questo esprime il concetto fisico che quando la resistenza esterna e la resistenza interna sono dello stesso ordine, non
conviene mettere le alette, in quanto in queste condizioni l'aumento della resistenza interna conseguente all'aumento del
materiale solido non compensa la diminuzione della resistenza esterna conseguente all'aumento della superficie di scambio
termico.
Se si seguisse lo stesso calcolo considerando lo scambio termico bidimensionale, si troverebbe che il numero di Biot limite
vale 5.
Nella figura 3.22 stato diagrammato l'andamento della temperatura lungo l'aletta nel caso dell'aletta isolata in punta (curva
B), dell'aletta che scambia potenza alla punta (curva C) e dell'aletta corta, cio calcolata considerando il problema
bidimensionale (curva A). Inoltre le curve sono tracciate per diversi numeri di Biot, da 0. 0001 a 10.
Si nota l'andamento sempre crescente della curva B (secondo la tangente iperbolica), le lunghezze dell'aletta per le quali
l'approssimazione della punta isolata accettabile, i valori del numero di Biot per i quali la potenza scambiata diminuisce
anzich crescere.
7

Aletta rettangolare di volume minimo


Si consideri l'aletta diritta rettangolare piana di Fig. 3.19 a. Si supponga che l'aletta sia sufficientemente lunga e sottile da
essere isolata termicamente sulla punta. La potenza termica dispersa dall'aletta data dall'equazione (3.92). Nell'ipotesi che
lo spessore b sia molto minore della larghezza l, il perimetro p pu essere approssimato da 2l; quindi la potenza espressa
da:

(3.107)

che porta all'espressione:


Sinh (2mL) = 6 m L

(3.110)

dove m dato dall'espressione (3.104).


L'equazione trascendente (3.110) pu essere risolta numericamente oppure graficamente: la soluzione

m L = 1.4192

(3.111)

Sostituendo a m la sua espressione e dividendo per lo spessore b si ottiene:

L 1.4192 2 k
=
b
2
hL

(3.112)

L
2K
1
= 1.4192
= 1.4192
b/2
hb
Bi

(3.113)

Ovvero:

In tal caso la temperatura alla punta dell'aletta vale:


L =

0
= 0.457 0
Cosh (1.4192)

(3.114)

tale relazione permette di valutare le dimensioni pi favorevoli dell'aletta dalla misura delle temperature alla base e sulla
punta.
La potenza scambiata dall'aletta ottima vale:

q = 0.889 l o 2 h k b
9

(3.115)

Note aggiuntive
1- Validit dellapprossimazione di scambio termico nullo allestremit dellaletta.
Laletta isolata in punta una buona approssimazione quando la potenza smaltita dall'aletta molto maggiore della potenza
scambiata tra la punta dell'aletta e il fluido; nel caso di un'aletta a sezione costante:
qx=L << q

(3.116)

Utilizzando per la potenza q l'espressione (3.92), la condizione (3.116) diventa:


q x=L
hA L
hA 0 / Cosh ( mL )
1
1
=
=
<< 1
q
0 Sinh ( mL ) / Cosh ( mL )
hpkA 0 tgh (mL)
hpkA

(3.117)

Semplificando si ottiene:

hA
1
<< 1
kp Sinh ( mL)

(3.118)

Essendo laletta lunga e sottile Sinh(mL) vicino all'unit e quindi la (3. 118) indica che il numero di Biot espresso da
radicando deve essere molto minore dell'unit.
2- Validit del modello monodimensionale
L'analisi delle alette fatta in questo paragrafo basata sulla assunzione che il processo di conduzione sia unidirezionale e
quindi il problema monodimensionale. Nel prossimo paragrafo verr svolta la trattazione bidimensionale. Per stabilire la
validit del modello monodimensionale ci si riferisca alla Fig. 3.23 dove sono indicate le linee di flusso termico in una
geometria bidimensionale. Il modello monodimensionale valido tanto pi quanto pi piccola la componente trasversale
del flusso termico rispetto alla componente longitudinale, cio quando
qsx >> qsy
(3.119)
Con considerazioni di ordine di
grandezza, essendo
qsx = O (q/A)

(3.120)

e qsy = O ( h0 )

(3.121)

la condizione (3.119) si pu
esprimere con:
q/A >> h0

(3.122)

Fig. 3.23 Linee di flusso termico in unaletta bidimensionale


Usando l'espressione (3.92) per la potenza scambiata si ottiene:
kp
tgh ( mL) >> 1
hA

(3.123)

Quindi si ottiene, essendo la tangente iperbolica molto vicino all'unit, che il numero di Biot, che il reciproco del
radicando, deve essere molto minore dell'unit per trattare correttamente il problema come monodimensionale.

10

4- CONDUZIONE TERMICA A PIU DIMENSIONI STAZIONARIA


Quando l'approssimazione monodimensionale non accettabile, occorre risolvere il problema della conduzione termica
tenendo conto del trasporto di calore in pi direzioni.

(4.17)

(4.18)

In precedenza si sono visti degli esempi in cui il metodo della separazione delle variabili si applicava a problemi stazionari
lineari; occorreva cio risolvere un'equazione differenziale omogenea e soddisfare condizioni al contorno tutte omogenee
salvo una. Ovviamente la maggior parte dei problemi bidimensionali non soddisfano questi requisiti; per esempio le
condizioni al contorno possono essere non omogenee, come nell'esempio della figura 4.5. In tali casi si cerca di dividere il
problema in problemi semplici che possono essere risolti con il metodo della separazione delle variabili; la soluzione
ottenuta per sovrapposizione delle soluzioni dei problemi pi semplici, sfruttando il fatto che l'equazione differenziale
lineare omogenea.
Nell'esempio della figura 4.5 la temperatura pu essere espressa come la somma delle temperature dei quattro problemi pi
semplici, le cui soluzioni sono date dalle equazioni (4.15), (4.16), (4.17), (4.18), come illustrato nella figura 4.6.

Fig. 4.6 Illustrazione del principio di sovrapposizione

Infatti l'equazione differenziale di partenza

(4.19)

soddisfatta se T1, T2, T3 e T4 soddisfano le equazioni differenziali:

Inoltre, se per le temperature T1, T2, T3 e T4 le condizioni al contorno sono quelle illustrate nella figura 4.6, la loro somma
d le condizioni al contorno della temperatura T.
Si consideri l'esempio della figura 4.7, in cui le condizioni al contorno sull'asse x sono del secondo tipo, omogenee

In tal caso, facendo riferimento alla tabella 4.1,quintultimo rigo, la soluzione pu essere espressa come:

Dalla stessa tabella si possono ricavare le soluzioni di problemi con condizioni al contorno lungo l'asse x del primo e del
secondo tipo omogenee.
NOTA
Da tutti gli esempi visti si deduce che occorre individuare la direzione nella quale le condizioni al contorno sono entrambe
omogenee. In questa direzione la soluzione della equazione deve essere di tipo periodico, quindi combinazione lineare di
funzioni trigonometriche. La scelta del segno della costante 2 coincide con la scelta di una soluzione combinazione lineare
di funzioni periodiche nella direzione delle condizioni al contorno omogenee; una scelta diversa comporterebbe
l'impossibilit di determinare gli autovalori , quindi di soddisfare la condizione al contorno relativa.
Dagli esempi visti precedentemente spesso si riesce a ricondursi a condizioni al contorno omogenee semplicemente
spostando il livello della temperatura di riferimento oppure, come nell'ultimo esempio, con il metodo della sovrapposizione
delle soluzioni.
Come ultimo esempio di questo paragrafo si consideri unaletta bidimensionale (Fig. 4.8), con le condizioni al contorno
illustrate a lato:

In questo esempio ci sono due direzioni delle condizioni al contorno omogenee, x e y, per cui la soluzione rispetto a x e y
sar una combinazione di lineare di funzioni periodiche.
Il calcolo, che una estensione del calcolo bidimensionale illustrato precedentemente (per cui compariranno doppie

10

11

4-3 Conduzione stazionaria in coordinate cilindriche


La equazione della conduzione stazionaria in coordinate cilindriche senza sorgenti di potenza si scrive:

dove T = T(r,,z). La soluzione della equazione(4.53) con determinate condizioni al contorno pu essere trovata con il
metodo della separazione delle variabili, ponendo:

e seguendo lo stesso procedimento visto nel paragrafo precedente per la geometria piana.
Come esempio si consideri un lungo semicilindro (Fig.4. 11), problema bidimensionale in cui la temperatura funzione solo
del raggio e dell'angolo, con le seguenti condizioni al contorno:

Fig. 4.11 Lungo semicilindro solido


Si ponga = T T0
Si ponga inoltre (r, ) = R (r) () e lo si sostituisca nellequazione differenziale (4.53), con l'ultimo termine nullo
essendo il cilindro molto lungo, ottenendo:

dove il segno della costante di separazione stato scelto considerando che la direzione delle condizioni al contorno
omogenee in questo esempio l'angolo ; infatti la temperatura acquista lo stesso valore T0 per = 0 e = ; quindi la
soluzione della funzione di deve consistere in una combinazione lineare di seni e coseni.

La soluzione della (4.56), che una equazione di Cauchy, data da:

Come si dimostra cambiando la variabile dipendente r in z = ln r, e sostituendo nella (4.56), la derivata prima e la
derivata seconda rispetto a r con derivate rispetto alla nuova variabile z, cos ottenendo l'equazione differenziale:

12

(4.60)
Essendo r = ez , la soluzione dell'equazione differenziale :

Poich (0, ) = 0, r - non pu esistere, tendendo a infinito per raggio nullo (A2 = 0). Imponendo la condizione al
contorno per angolo = 0 anche B2 = 0. Quindi la soluzione diventa:

dove a = A1 B1.
Imponendo la condizione al contorno per = , si ottengono gli autovalori n

e la soluzione come sommatoria per n da 1 a .

Finalmente la condizione al contorno non omogenea sulla faccia cilindrica d:

dove:

Espandendo in serie di Fourier la funzione


piana, si ottengono i coefficienti an:

F () e seguendo lo stesso procedimento seguito negli esempi in geometria

Applicando il solito metodo della separazione delle variabili, si ottiene una soluzione che combinazione lineare di funzioni
di Bessel non modificate rispetto al raggio e di seni e coseni iperbolici rispetto alla quota z. Il procedimento del tutto
simile a quello usato in geometria piana.

13

5- CONDUZIONE TERMICA NON STAZIONARIA

Il problema pi importante della conduzione in regime transitorio consiste nel calcolo della storia della temperatura di un
corpo che viene improvvisamente immerso in un bagno di fluido a diversa temperatura T. Tra le applicazioni di questo
problema si possono citare i trattamenti termici di leghe metalliche o il raffreddamento di magneti superconduttori.
Nei primi istanti del transitorio i primi strati solidi che sentono il contatto termico con il fluido sono quelli superficiali,
immediatamente al di sotto della superficie bagnata di area A; in tale strati la temperatura varia tra il valore sulla superficie
Ts e il valore della temperatura all'interno, nella parte centrale del corpo, ancora pari al valore iniziale (T = T0 per t = 0). La
temperatura superficiale Ts assume un valore compreso tra T0 e T , tendendo verso T al crescere nel tempo (Fig. 5.1)

Fig. 5.1 Formazione di uno strato di penetrazione termica di sotto la superficie di un corpo immerso improvvisamente in un
fluido
.
Per esempio durante il brusco raffreddamento di un corpo caldo in bagno freddo, la porzioei ancora calda circondata da
una regione superficiale pi fredda il cui spessore cresce nel tempo fino ad occupare tutto il corpo. Quando ci avviene
non si pu pi distinguere tra parte centrale e parte periferica: quindi dopo un tempo critico tc , caratteristico del problema, si
ha una completa " penetrazione termica". Per tempi molto maggiori del tempo critico (t >> tc) la temperatura del corpo
diventa essenzialmente uguale alla temperatura superficiale Ts, e quindi la temperatura del corpo dipende praticamente solo
dal tempo e non pi anche dallo spazio. Si possono quindi individuare tre regimi: il regime iniziale, la transizione e il
regime ritardato (Fig. 5.2).

Fig. 5.2 Distribuzione di temperatura in un corpo in transitorio termico dal regime iniziale al regime ritardato
Il regime ritardato corrisponde alla classe di problemi illustrati nella prima pagina (problemi a parametri concentrati) nei
quali la temperatura del corpo uniforme, la cui soluzione molto pi semplice. Quindi importante conoscere l'ordine di
grandezza del tempo critico tc. Con considerazioni su ordini di grandezza, partendo dall'equazione generale della
conduzione monodimensionale, si dimostra che:
2

tc r02 /

(5.1)

dove r0 la dimensione caratteristica del corpo e la diffusivit termica del corpo. Occorre quindi che il tempo sia molto
maggiore del tempo critico per poter trattare il problema come un problema a zero dimensioni. Si riprender l'argomento in
seguito.
In ogni problema di raffreddamento o riscaldamento il processo di scambio termico tra un corpo e il fluido in cui esso
immerso influenzato sia dalla resistenza termica interna del corpo che dalla resistenza termica esterna. noto che il
rapporto tra queste due resistenze espresso dal numero di Biot. Nella figura 3.6 a pagina 5 del capitolo 3 era illustrata
l'influenza del numero di Biot sulla distribuzione di temperatura in un piatto a contatto con un fluido. Se si estende questa
interpretazione alla distribuzione spaziale di temperatura in problemi non stazionari si ottengono i profili di temperatura
illustrati nella figura 5.3.

Bi = hL / k << 1

Bi = hL / k >> 1

Bi = hL / k 1

Fig. 5.3 Variazione spaziale di temperatura in un piatto in transitorio da T = Ti a T = T


In questa figura se il numero di Biot molto piccolo il corpo praticamente isotermo in quanto la resistenza interna pu
essere considerata trascurabile rispetto alla resistenza esterna. Nel caso contrario (Bi >> 1, cio resistenza esterna
trascurabile rispetto alla resistenza interna) la temperatura della superficie del corpo praticamente uguale a quella della
superficie del fluido: questo tipicamente il caso in cui il coefficiente di scambio termico molto alto (ebollizione,
condensazione, molto con alta turbolenza). Se le resistenze sono confrontabili la distribuzione di temperatura indicata nel
diagramma pi a destra, che rappresenta la situazione pi generale. In ogni caso l'approssimazione a zero dimensioni si pu
fare con un piccolo errore solo quando Bi << 1.
5.2 Problemi a parametri concentrati
Si consideri anzitutto la classe di problemi cosiddetti a parametri concentrati (a zero dimensioni) in cui la temperatura
funzione solo del tempo. Da quanto detto ci si verifica quando t >> tc , cio passato un tempo sufficiente a che non esista
approssimativamente un gradiente di temperatura dentro il corpo. Se per esempio la conducibilit termica del corpo fosse
infinita (resistenza interna nulla, Bi = 0) il tempo critico, valutato con l'equazione 5.1, sarebbe nullo, e quindi dai primi
istanti del transitorio non ci sarebbe gradiente di temperatura all'interno del corpo. Nella realt si pu verificare che la
conducibilit termica molto elevata e Bi molto piccolo, il tempo critico molto piccolo e il gradiente di temperatura
molto piccolo, anche se non nullo.

(5.2)

Fig. 5.4 Transitorio di temperatura in un corpo isotermo a diversi numeri di Biot

Il numero di Fourier rappresenta un tempo adimensionato che pu essere espresso come rapporto tra il tempo e il tempo
caratteristico del processo di conduzione tCD :
Fo = t / L2 = t / tCD

(5.7)

Confrontando la 5. 7 con la 5.1 si osserva che il tempo tCD dello stesso ordine di grandezza del tempo critico tc .
D'altra parte confrontando la 5 4 con la 5. 6 si pu scrivere:
(h A / cV) t = Bi Fo

(5.8)

Poich cV / h A rappresenta, come gi detto, la costante di tempo dell'intero processo, che governato dallo scambio
termico per convenzione tra il corpo e il fluido, tCV , introducendo nella 5. 8 tale costante e la costante di tempo caratteristica
del processo di conduzione tCD , si ottiene:
1 / tCV = Bi / tCD

(5.9)

Perch il tempo caratteristico del processo di conduzione tCD sia molto minore della costante di tempo dell'intero processo
tCV (il che giustifica l'approssimazione a parametri concentrati) occorre che il numero di Biot sia molto minore dell'unit,
come era stato gi detto sulla base di un ragionamento intuitivo:
tCD << tCV ; Bi << 1

(5.10)

L'altra condizione che il tempo sia molto maggiore del tempo critico (e quindi di tCD) comporta che il numero di Fourier sia
molto maggiore dell'unit (equazione 5. 7). Di fatto l'approssimazione a parametri concentrati va molto bene se:
Bi < 0.01;

Fo > 0.2

(5.11)

dx = 0

10

Nella figura 5. 7, relativa alla geometria piana sono riportati un primo grafico (a) che diagramma la temperatura (o pi
precisamente l'eccesso di temperatura rispetto al fluido riferito all'eccesso di temperatura iniziale) in funzione del tempo
(adimensionato, cio di Fourier) per x = 0 e un secondo grafico (b) in cui viene riportato il rapporto tra la temperatura in
ogni posizione spaziale e la temperatura del grafico precedente, in funzione del modulo di Biot. Quindi per valutare la
temperatura in un certo istante e in una certa posizione occorre calcolare il numero di Fourier e il numero di Biot, entrare nel
primo diagramma, calcolare la temperatura al centro del piatto, poi utilizzare il secondo diagramma per una data posizione
(x / L) e infine moltiplicare i due valori trovati.
Il primo grafico (a) a sua volta diviso in due parti: la prima per Fo compreso tra 0 e 1, la seconda per Fo fino a 700.

Fig. 5.7 (a) Andamento temporale della temperatura nella mezzeria di una piastra spessa 2L messa improvvisamente a
contatto con un fluido a temperatura T

11

12

Fig. 5.7 (b) Temperatura della piastra in ogni posizione (x / L) rapportata alla temperatura nella mezzeria (Tc)

Fig. 5.8 (a) Andamento temporale della temperatura sull'asse di un cilindro di raggio r0 messo improvvisamente a
contatto con un fluido a temperatura T

13

14

Fig. 5.8 (b) Temperatura del cilindro ad ogni raggio (r / r0) rapportata alla temperatura sullasse (Tc)

Fig. 5.9 (a) Andamento temporale della temperatura nel centro di una sfera di raggio r0 messa improvvisamente a
contatto con un fluido a temperatura T

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Fig. 5.9 (b) Temperatura della sfera ad ogni raggio (r / r0) rapportata alla temperatura del centro (Tc)

17

Fig. 5.10 Calore rilasciato dal corpo al tempo t rapportato a tutto il calore rilasciato dal corpo alla fine del transitorio
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5-3-3 Cenno ai transitori termici in sistemi multidimensionali


Un problema di transitorio termico in sistemi multidimensionali si pu risolvere con il metodo della separazione delle
variabili nello stesso modo dei problemi monodimensionali se lineare, l'equazione differenziale omogenea e le
condizioni al contorno sono omogenee. Le non omogeneit possono essere evitate utilizzando il metodo di sovrapposizione
delle soluzioni come visto nel caso stazionario. In tali casi il risultato consiste in una doppia o tripla serie infinita. Per
condizioni particolari possono essere ottenute soluzioni di problemi di conduzione multidimensionale con un semplice
prodotto di soluzioni monodimensionali, quali quelle ottenute nel paragrafo precedente.
Questa soluzione si pu adottare se il problema da studiare consiste nel raffreddamento o riscaldamento di un corpo a pi
dimensioni, inizialmente a temperatura uniforme Ti , immerso improvvisamente in un fluido a temperatura T.
Per esempio se occorre studiare un transitorio di questo tipo in una sbarra rettangolare molto lunga (Fig. 5.11 a), quindi

Fig. 5.11 a Sbarra rettangolare lunga

Fig. 5.11 b Sbarra rettangolare intersezione di due piastre infinite

bidimensionale, di dimensioni 2a x 2b, si pu dimostrare (metodo di Newman) che la temperatura in un certo istante in un
certo punto P(x,y) il prodotto delle due temperature ottenute risolvendo il problema di due lastre o piastre spesse 2a e 2b
rispettivamente e infinite nelle altre due direzioni (fig. 5.11 b) (vedi equazione 5. 28, nella quale al posto di L si ponga a o
b), calcolando la temperatura nei punti x e y rispettivamente, come espresso nelle equazioni seguenti:

Analogamente nel caso di un parallelepipedo di dimensioni 2a x 2b x 2c la temperatura si pu calcolare facendo il prodotto


delle tre temperature ottenute per le tre piastre infinite di spessore 2a, 2b e 2c rispettivamente; e nel caso di un cilindro di
raggio r0 e altezza 2H si moltiplicheranno le temperature ottenute per una piastra infinita di spessore 2H e per un cilindro
infinito di raggio r0, per esempio utilizzando i grafici delle figure 5.7 e 5.8.

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